esprino Il diario online del Lions Club Palermo dei Vespri foto di Gigliola Siragusa magazine NUMERO TRENTATRE - OTTOBRE 2012 Villa Florio Pignatelli Lions Club Palermo dei Vespri - Distretto 108 Y/b - Circoscrizione I - Zona 1 SOMMARIO Vesprino Magazine Astor Piazzolla Editoriale di ottobre Care Amiche, Cari Amici, la cultura è un guardiano, un giudice che ha letto molto, e possiede e trasmette un’ampia varietà di esperienze in molti campi: informa, educa, anima. Come uno specchio riflette la nostra società, assumendo così un valore sociale insostituibile. Purtroppo notiamo che oggi interessa soprattutto la Gabriella Maggio cultura dello spettacolo non quella del ragionamento e del pluralismo e percepiamo che è stata cancellata l’idea della gerarchia dei valori, di cui la cultura ha bisogno. Emile Benveniste , studioso delle lingue indoeuropee, afferma che la polis greca rimandava ad una dimora stabile, in un territorio dai confini certi, la città romana, la civitas, era caratterizzata dall’ampliamento, la postmetropoli odierna è invece la città globale dove identità e differenza sono in conflitto. Tuttavia nell’apparente fuga di significati si deve cercare una nuova circolazione di senso. Tentiamo di trovarne una nelle parole con cui Italo Calvino conclude le “Città invisibili”: «Cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». La nostra libertà ed indipendenza da qualsiasi categoria economica ci mette nelle condizioni di fare cultura e quindi di distinguere e dare spazio a ciò che “non inferno”. Gianfranco Romagnoli La disfatta delle donne Riunione della Prima Circoscrizione Attilio Carioti La crisi di Bellolampo, i proverbi e la saggezza dei popoli secondo il mio commissario Mancuso Carlo Barbieri Divagazioni e altri ricordi Francesco Salmè Saviezza e follia in Don Chisciotte e nel suo scudiero VesprinoMagazine incontriamoci in rete Il Codice dell’Etica lionistica si scrive o si respira? La mafia sul tema dell’«addio» Trame di Artisti Spaghetti, pomodoro e gamberi Marie Curie Il Nobel per la letteratura Gemellaggio musicale tra Palermo e Mosca Adieu ed altro La nuova frontiera Lions www.lionspalermodeivespri.it Hanno collaborato al n. 33 di Vesprino: Carmelo Fucarino Patrizia Lipani Gigi lo Chef Carla Amirante Gabriella Maggio Marta Santoro Carmelo Fucarino Masetto Aiello Carmelo Fucarino L’oro di Palermo Gabriella Maggio Pino Morcesi Salvatore Aiello Lettera aperta al Governatore Carmelo Fucarino Diciassettesima Charter Night Attilio Carioti Con l’occhio dei bambini Un contrappeso normanno 2 Pietro Manzella Raffaello Piraino L’ Heure Espagnole e L’enfant et les Sortilèges Comitato di redazione: Gabriella Maggio (Direttore) Mimmo Caruso • Renata De Simone Carmelo Fucarino • Francesco Paolo Scalia Attilio Carioti I miei amici orientali Il mal sottile Masetto Aiello, Salvatore Aiello, Carla Amirante, Carlo Barbieri, Attilio Carioti, Rossella Cerniglia, Gigi lo Chef, Carmelo Fucarino, Patrizia Lipani, Pietro Manzella, Pino Morcesi, Raffaello Piraino, Gianfranco Romagnoli, Francesco Salmè, Marta Santoro, Gigliola Siragusa, Amedeo Tullio. Rossella Cerniglia Prima assemblea dei Soci del Lions Club Palermo dei Vespri Via Etnea, una strada simbolo di una città Visita > Leggi > Commenta > Collabora > Scrivi Gabriella Maggio Gabriella Maggio Amedeo Tullio Villa Florio Pignatelli ai Lolli Gigliola Siragusa Villa Florio Pignatelli ai Lolli-b Gigliola Siragusa Musica ASTOR PIAZZOLLA: LA RINASCITA DEL MITO DEL TANGO La di Gianfranco Romagnoli pianista e scrittrice Meri Franco Lao, nel suo bel libro Tempo di tango, elenca in una tabella i vari balli alla moda succedutisi nei decenni del ventesimo secolo, e, dopo aver collocato il tango nel 1910, ne segnala il revival nel 1970. Ma l’Autrice va oltre, evidenziando l’evolversi di questa forma musicale, nata in ambito popolare e diffusasi a livello mondiale ad opera di validi musicisti e poeti, verso forme più moderne che, sulla scia dell’evoluzione musicale verso forme diatoniche e sperimentali, vengono ad incrociare sia il jazz che la musica colta. In tale contesto colloca un importante autore, oggi considerato uno dei più grandi musicisti del Novecento, le cui composizioni sono eseguite tuttora e in misura crescente nelle sale da concerto di musica classica. Parlo di Astor Piazzolla, al quale nel libro della Lao è dedicata una densa scheda. Astor Pantaleón Piazzolla nasce a Mar del Plata nel 1921, in una famiglia di origini pugliesi stabilitasi con il nonno in Argentina. Nel 1925 si trasferisce a New York, dove vive fino all’età di sedici anni, distinguendosi come esecutore di musica classica. Tornato in Argentina, si afferma come suonatore di bandoneon, la fisarmonica criolla, nell’orchestra di Troilo, e poi come capo dell’orchestra del cantante Fiorentino. Nel 1954 vince una borsa di studio grazie alla quale va a Parigi a specializzarsi presso la famosa didatta Nadia Boulanger, che lo apprezza molto e gli consiglia di non abbandonare il filone della musica popolare che egli sta intelligentemente rinnovando. La sua produzione musicale, originale ed innovativa pur restando ancorata in buona parte al tango, è sterminata a partire dagli anni Cinquanta e fino alla sua morte, avvenuta a Buenos Aires nel 1992. Essa abbraccia soprattutto musiche strumentali ispirate al tango, brani classici, musiche da film o composizioni colte, come Oda a Buenos Aires su parole di Jorge Luis Borges, e si avvale di strumenti elettronici e a percussione inusuali per il tango: peraltro, anche l’osservanza del ritmo tradizionale del tango non è da lui mantenuta all’interno Astor Piazzolla di ogni battuta, ma è recuperata nell’insieme del brano. Inoltre, Piazzolla introduce novità come il malambo gaucho, facendo alternare spesso al consueto tempo di 4/4 la battuta di 3/4 e 6/8. Cerca diverse atmosfere, come nella medioevaleggiante Milonga triste. Applica le regole dell’armonia e del contrappunto, ma esplora anche il campo diatonico. E’ autore dell’operina Maria de Buenos Aires (1968) e di brani famosi come Libertango, Milonga del Angel, Muerte del Angel, Oblivion, Nonito. La sua personalità aggressiva e scontrosa (diceva di comporre soltanto per se stesso) e la sua grande carica innovativa, che lo ha portato a creare quello che è stato definito “il nuovo tango”, rivoluzionario nella forma e nei colori rispetto al tradizionale tango argentino, lo ha inevitabilmente schierato con coloro che volevano profondi cambiamenti in Argentina, per cui è stato osteggiato dai conservatori, ma la sua fama mondiale ha prevalso. Nel 2008 il Presidente della Repubblica Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, ha intitolato al nome di Astor Piazzolla l'aeroporto internazionale di Mar del Plata. 3 Arte LA DISFATTA DELLE DONNE NELL’OPERA LIRICA di Gabriella Maggio S abato 29 settembre all’Archivio Storico Comunale di Palermo l’Associazione Amici dell’Opera Lirica, Ester Mazzoleni, presieduta da Salvatore Aiello, ha presentato alcuni interessanti ritratti femminili mozartiani e pucciniani. Vittoria Lai, giovane promessa della nostra lirica accompagnata al pianoforte dal Maestro Salvatore Scinaldi, ha coniugato insieme voce, tecnica e sentimento per interpretare un repertorio classico del melodramma: la donna tradita, da “ Mi tradì quell’alma ingrata “ di Donna Anna nel “Don Giovanni” di Mozart a “Un bel dì vedremo” di Ciò ciò san, tragica eroina pucciniana. Il Maestro Scinaldi ha eseguito due brani : “Fantasia in re minore” e Intermezzo dalla Manon Lescaut di Puccini. Il numeroso pubblico di melomani appassionati ed esperti, che frequenta i concerti della Mazzoleni, ha applaudito a lungo. Visita > Leggi Commenta > Collabora > Scrivi VesprinoMagazine incontriamoci in rete www.lionspalermodeivespri.it 4 Lions Club RIUNIONE DELLA PRIMA CIRCOSCRIZIONE di Attilio Carioti D omenica 23 settembre presso l’Hotel Palace di Mondello si è svolta la prima riunione dell’anno sociale della 1° Circoscrizione del Distretto 108 YB , presieduta da Natale Caronia. Erano presenti: il Vice Governatore Gianfranco Amenta, i P.D.G.: Renato De Giacomo, Amedeo Tullio, Franco Amodeo, i Presidenti di zona, Presidenti e Segretari di club e numerosi Officers. Dopo un breve indirizzo di saluto del Presidente del club Palermo Host e del Responsabile della Sesta Area Operativa Leo, ha preso la parola Natale Caronia, che, dopo aver dato il benvenuto ai presenti, ha affrontato il tema dell’autonomia dei vari club nei confronti della condivisione dei temi di studio ed degli indirizzi programmatici del Governatore, sollecitando i Presidenti a contemperare i due aspetti al fine di evitare quella dispersione di risorse e mezzi, che vanifica gli sforzi, anche i più generosi. Successivamente il Segretario della Circoscrizione, Luigi Licata, ha illustrato il report relativo alla distribuzione dei 603 lions variamente aggregati per zone e club, da cui emerge una tendenza alla dispersione di soci. I Presidenti di Zona hanno illustrato le attività condotte all’interno dell’area di propria pertinenza, evidenziando tutti la necessità di impegnarsi, in sinergia anche con altre associazioni del territorio, al fine di perseguire obiettivi più ampi che possano avere un rilevante ambito sociale. Numerosi sono stati gli interventi sul tema della crisi dell’associazionismo, affrontato sotto vari aspetti: sociale, economico, relazionale. Ha concluso i lavori il Vice Governatore Gianfranco Amenta sottolineando l’importanza della frequenza degli incontri tra soci per cementare la coesione dei club e ribadendo il concetto che l’associazione va sostenuta con l’adeguata formazione dei soci, ed il mantenimento del loro entusiasmo attraverso il coinvolgimento operativo. 5 Narrativa LA CRISI, BELLOLAMPO, I PROVERBI E LA SAGGEZZA DEI POPOLI SECONDO IL MIO COMMISSARIO MANCUSO di Carlo Barbieri -Dottore che dice che ce la facciamo? Mancuso alzò gli occhi dalle carte che stava firmando, grato dell'interruzione. La firmata delle carte, che aveva fissato per il primo venerdì del mese in segno di penitenza, era una cosa che odiava con tutta l'anima.-In che senso, Tranchina? -Eh, con la crisi. -E tu che dici? -Mah, io dico che se la crisi ce l'avevamo solo noi, gli altri ci guardavano, ci dicevano "mischini quantu sunnu sfurtunati" e se ne tornavano a farsi i… gli affari loro. -E invece? -E invece sta finendo come alla discarica di Bellolampo. Ora stiamo sapendo che bruciava da vent'anni ma piano piano, sotto sotto, senza esagerare, e prima la diossina in casa di quelli che dovevano controllarla non ci arrivava. Ora che se la stanno cominciando a trovare in casa allora i controllori hanno cominciato a dire "Mii ma che è sta cosa, pure in casa a mia arrivò, non vale" e successe il bordello. C'è poco da fare, "Ciciro prodroma sua". -Tranchina lascialo stare il latino. Casomai è "Cicero pro domo sua". -E io che dissi? E comunque volevo dire che… -L'ho capito. Volevi dire che ora che l'incendio della crisi si è propagato, i vicini correranno certamente a spegnerlo per non essere coinvolti. -Esatto dottore. Quando si guardano i problemi degli altri, sembrano piccoli ma quando si tratta di noi, come si dice "Una cosa è parlare di morte e altro è morire". Mancuso gli diede un mezzo sguardo da sbirro: -Ma com'è che oggi vai a proverbi? -Mii al secondo proverbio se n'è accorto dottore. Io apposta l'ho fatto, volevo vedere quando se ne accorgeva. Un libro mi accattai. Bellissimo. -E che titolo ha? -Si chiama "I proverbi: saggezza dei popoli". -E com'è? -Una cosa incredibile. Si vede che i proverbi sono, come ci posso dire... la crema della crema del concentrato dell'esperienza dell'umanità. Una cosa bellissima da rimanere alloccuto. Una risposta per tutto c'è, dottore. Bella chiara e matematica. -I proverbi sono minchiate, Tranchina. -Come minchiate, dottore? Ma se sono la saggezza dei popoli? -Proprio per questo, Tranchina. Sono la saggezza dei popoli, e siccome i popoli non sono saggi i proverbi sono minchiate. -Questa non l'ho capita dottore. Mi posso sedere? -Siediti. -Me lo spiega quello che ha detto? -Certamente. Come hai detto prima? "I proverbi hanno una risposta per tutto" e poi che hai detto? -Non ci penso più dottore. -Hai detto "chiara e matematica". -Ah sì sì. Giusto, una risposta chiara e matematica danno. -Due più due quanto fa? -Quattro dottore. -E se io ti dico che una volta fa quattro e una volta fa tre, tu che mi dici? -Che non può essere. -E se ti dico che è così che ti sembro saggio, io? -No. -Ooooh. E qui ti volevo. Che significa "Chi tardi arriva male alloggia"? -Significa "Non perdere tempo, spicciati se no gli altri ti fregano". -E ti pare una cosa saggia? -E certo. Saggissima mi pare. -Bene. E che significa "Chi va piano va sano e va lontano"? -Significa che bisogna prendersela con cal… minchia il contrario dice. -Esatto. Visto che ti piace il latino ti faccio un altro esempio. Questo sta scritto sulla bottiglia dell'amaro Petrus: "Occidit qui non servat" e cioè "Quello che non fa bene uccide". Come la mettiamo con "Quello che non ammazza ingrassa?. E poi c'è "Chi non risica non rosica", ma c'è pure "Chi si accontenta gode". Che te ne sembra? Tranchina allargò le braccia confuso. -E che ci debbo dire? Ci dico che quando vado a casa butto il libro.-Si alzò e si diresse verso la porta, la aprì e si girò: -E un'altra cosa ci dico dottore. Se questa è la saggezza dei popoli, fottuti siamo. Ora levo i soldi dalla banca e me li mangio al ristorante con mia moglie i picciriddi. Mancuso gli sorrise, aspettò che la porta fosse richiusa e si rivolse alla montagna di carte. “Non fare domani quello che potresti fare oggi” oppure “Carpe diem”?. Si alzò e andò a prendersi un caffè al bar. 6 Lions Club di Francesco Salmè mente “ il distretto più grande e più bello del mondo”. La cerimonia è stata resa ufficiale con la presenza del governatore, del past governatore Amedeo Tullio, di rappresentanti del lions clubs nel distretto stesso,o nominati per l’ anno in carica . Il gemellaggio ebbe un significato profondo, perché univa in unico contesto, due clubs con eguale nome, legati dal Mediterraneo, mare comune ad entrambe le città di appartenenza, che accomuna i popoli che da questo mare traggono vita e sostentamento. Fu una cerimonia carica di significati; si era, infatti, conclusa la conferenza d’ inverno che i due distretti uniti, avevano celebrato in terra tunisina. Ricordo, ancora, con piacere, il gemellaggio che unì il club di Comiso Terra Iblea al club di San Cataldo. Questi due clubs nacquero insieme, nello stesso giorno, quando io ero segretario distrettuale. Ecco, perché, sono gemelli; semplicemente, come fratelli. Altri gemellaggi sono stati celebrati, tra clubs che si univano, con il desiderio di affermare l’ amicizia e la solidarietà tra lions di clubs diversi. Edoardo Mangiarotti, un mito dello sport. Leggo che oggi è morto un grande campione, un uomo scelto, unico nella storia sportiva , a portare, per due volte il tricolore nella sfilata delle olimpiadi: si chiamava Edoardo Mangiarotti. Certo, magari questi nome e cognome non dicono niente ai giovani;ma tra i meno giovani, mi rifiuto di credere che ci sia qualcuno, appassionato di sport ,che non conoscesse il nome di Edoardo Mangiarotti, il più grande schermidore di tutti i tempi. Un mito! L’ atleta che è riuscito a vincere sei medaglie d’ oro, cinque d’ argento due di bronzo, nelle Olimpiadi cui ha partecipato. Nei campionati del mondo, Mangiarotti ha conquistato 13 medaglie d’ oro, altrettante d’ argento o di bronzo. A prescindere dall’ essere sportivi, o no, di un campione del genere occorre parlarne. . Non si parla, tranne che con un frettoloso trafiletto,riportato nelle pagine interne, di uomini che hanno rappresentato la Patria, come Edoardo Mangiarotti, grandissimo interprete della nobile arte della scherma. Grazie, Campione. Richiesta agli amici Chiedo agli amici, ma quelli veri, di dedicarmi tre minuti del loro tempo: Un minuto per pensare a me, a quell’amico che hanno avuto. Un minuto per volermi bene, di quel bene sincero, che niente riesce a scalfire. Gemellaggio Tra tutti i gemellaggi cui ho partecipato, quello che ricordo esattamente è il gemellaggio del 18 febbraio 2007, tra i lions club Napoli Mediterraneo e Palermo Mediterranea. Ricordo che , nella serata, si festeggiò la charter, mentre io ero in visita ufficiale al club siciliano. Ricordo i protagonisti di questa serata: era, allora presidente del Palermo Mediterranea Giuseppe Lo Cascio,mentre era presidente di Napoli Mediterraneo Fulvio Di Giovanni. Entrambi i presidenti,hanno sottolineato l’ amicizia sincera di due clubs che militano in due distretti, che era unito fino a due anni prima, e rappresentava, vera- 7 Lions Club denti della scuola media superiore(sarebbe stato opportuno dedicarla anche a tante persone, che fanno sfoggio della propria cultura, e che sono professionisti e laureati!). Io immagino l’ enorme lavoro, anche diplomatico, che è stato fatto da coloro che hanno dovuto mettere assieme dei principi,tenendo conto delle tre principali visioni politiche che in quel momento rappresentavano la totalità dei cittadini;le anime erano quella socialista, quella cattolica e quella liberaldemocratica. Tra i cittadini che, secondo me, conoscono la Costituzione italiana,esistono anche coloro che neanche sanno che esiste , come pochi conoscono il lionismo e le sue norme fondamentali, anche tra gli iscritti all’ Associazione. Questa ignoranza diffusa fa si che molti sono coloro che non si possono certo dire buoni cittadini, e, per altro verso, molti sono gli iscritti alla nostra associazione. che non si possono dire buoni lions. Improbo lavoro per i formatori, tra gli italiani e tra i lions! Un minuto per ridere insieme, io e lui, guardando cosa siamo riusciti a creare: l’amicizia. Ecco, mi bastano tre vostri minuti: voi rinunciate ad un attimo della vostra esistenza, ma rendete felice me. Posso chiedervi questo sacrificio? La Costituzione Italiana. Naturalmente, non starò a riportare tutti gli articoli (sono 139), della Costituzione Italiana, dirò che è la legge fondamentale dello Stato, è divisa in 4 sezioni,promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico de Nicola il 27 dicembre 1947, ed è entrata in vigore il 1° gennaio successivo. Chi vuole può leggersi la nostra Costituzione(cosa che ritengo indispensabile per una buona formazione del cittadino) , in internet, o può acquistarla in libreria( non costa molto). Anche Antonio Corbino , lions del club di Vittoria,magistrato i pensione, già presidente del Tribunale di Gela, ha pubblicato un testo della Costituzione, commentandolo, dedicandola agli stu- Visita > Leggi Commenta > Collabora > Scrivi VesprinoMagazine incontriamoci in rete www.lionspalermodeivespri.it 8 Letteratura SAVIEZZA E FOLLIA IN DON CHISCIOTTE E NEL SUO SCUDIERO Seconda Parte di Rossella Cerniglia simori “sventurate avventure” o “intelligente follia” che si trovano disseminate nel romanzo e che lo animano di una ironia suadente e giocosa. Ma la complementarità dei due personaggi, fondata, all’inizio, su dissonanze e su caratteri antitetici, si attenua via via, in un travaso vicendevole di esperienze e di idee, per cui si è parlato di chisciottizzazione di Sancio e di sancizzazione del Chisciotte. In virtù di tale travaso, anche Sancio subisce un indottrinamento e forbisce il suo linguaggio, che tenderà, progressivamente, ad assomigliare a quello dell’hidalgo. Anch’egli matura la sua follia che consiste sostanzialmente nel credere alla promessa fatta da Don Chisciotte di procurargli il governo di una fantomatica Isola . Possiamo credere allora che la follia di cui parla Cervantes sia la trasposizione dei nostri irrealizzabili desideri? Vuole, egli, farci intendere che chi si mantiene sul piano dell’idealità pura, senza fare i conti con la concretezza del reale, è già sul piano della follia? Ma se è vero che Sancio rappresenta piuttosto le pulsioni “basse” che attengono alla concretezza e gioiosità del vivere - indicativo è, in tal senso il suo cognome (Panza) che bene esprime simili pulsioni e appetiti - Don Chisciotte traduce, invece, le pulsioni alte, nobilitate e astratte dell’intelletto, che non vanno in direzione del piacere di vivere, della giocosità e giocondità che da esso può derivare, bensì della serietà e della coerenza più austera. In essa, si riassume anche la permalosità del personaggio quando qualcuno mette in forse la sua visione della realtà deformata dall’influenza nefasta delle sue appassionate letture. Visione, certo, permeata di morte, non già di vita, come avviene nel suo scudiero Sancio. Però, in virtù di questo travaso, nel romanzo, vita e morte si scontrano, realtà e immaginazione si contendono il campo, razionalità e follia si compenetrano, si confondono, animano ogni scena della vita intera. Inoltre, con la continuazione apocrifa del romanzo da parte di Avellaneda, Don Chisciotte si trova poi ad essere personaggio reale e libresco, letterario e concreto a un tempo; e da personaggio reale egli deve difendere la veridicità del suo personaggio letterario da opporre alla non-veridicità del personaggio Don Chisciotte dell’Avellaneda. L’ antitesi Sancio/Chisciotte è ben visibile, d’altronde, nell’interpretazione della realtà oltre che nel linguaggio che la nomina, e che è, necessariamente, quello di due distinte culture: letteraria e astratta l’una, ingenua e pragmatica l’altra. Così i mulini a vento di Sancio sono, nella visione donchisciottesca, i giganti dei poemi cavallereschi, di cui a lungo si è nutrito; una bacinella da barbiere è l’elmo di Mambrino; le osterie sono castelli, e le serve e le prostitute che in esse si incontrano sono nobili dame. Indice, pure, di questo travisamento e di questa visione ambivalente della realtà è la duplice caratterizzazione di nobildonna/contadina di colei che Don Chisciotte ha scelto per sua dama e si è imposto di amare in ossequio al codice cortese-cavalleresco. Essa è, secondo l’una o l’altra visione, Aldonza Lorenzo/Dulcinea del Toboso. Invocata da Don Chisciotte come “giorno della mia notte …bussola dei miei itinerari…” e simili altri appellativi barocchi, durante la penitenza che egli stesso si era inflitta nella Serra Morena, è riportata a connotazioni più realistiche da Sancio con l’esclamazione: ”Figlia d’una grandissima, che muscoli che ci ha, e che voce!” A questo dualismo, a questo scambio prospettico e a questa ambivalenza tra essere e apparire rimandano anche gli os- 9 Lions Club Prima assemblea dei Soci del Lions Club Palermo dei Vespri di Attilio Carioti E’ importante anche che l’aspirante socio, prima dell’ammissione, frequenti per un periodo il club e sia ampiamente informato dal socio presentatore sugli scopi e l’organizzazione del Lions Club International e della Fondazione. Il Club inoltre facilita la socializzazione del nuovo socio tramite un comitato di accoglienza che si adopera per la conoscenza degli altri soci e per l’inserimento attivo nella vita di club, venendo incontro alle sue aspettative di appartenenza. M artedì 2 ottobre 2012, nell’accogliente sala del Caffè letterario Costes si è svolta la prima assemblea dei soci del L.C. Palermo dei Vespri. Il Presidente Vincenzo Ajovalasit ha dato inizio ai lavori illustrando il programma delle attività dell’anno sociale 2012/2013 ed ha donato ai soci il proprio guidoncino. Dopo l’approvazione dei bilanci, consuntivo dell’anno 2011/2012 e preventivo del corrente anno sociale e dopo l’esame dei punti all’ordine del giorno, l’assemblea su sollecitazione di Pietro Manzella ha affrontato il tema della episodica partecipazione di alcuni soci alle attività del club. Dopo ampia e partecipata discussione, si è giunti alla conclusione di coinvolgere tutti i soci nei comitati di realizzazione dei service e di rendere più frequenti le riunioni per incentivare la socializzazione e informare i soci sullo svolgimento delle attività del Club e, al tempo stesso, affrontare apertamente e discutere i problemi dell’associazionismo. E’ auspicabile che ci sia anche il coinvolgimento del consorte e di eventuali familiari; è infatti provato che l’allontanamento del socio è spesso dovuto al disinteresse mostrato dal consorte. 10 Lions Club IL CODICE DELL’ETICA SI SCRIVE O SI RESPIRA? di Pietro Manzella In questo incontro intendo prospettare dei concetti su cui, eventualmente, nel tempo, chi vorrà potrà approfondirli in appositi incontri da organizzare nei propri club. Spesso mi sono chiesto se chi ha scritto il nostro codice dell’Etica e successivamente lo ha tradotto dall’inglese con versioni nel tempo più modernizzate o, per usare un termine caro al nostro Governatore, contestualizzate, lo abbia scritto, soltanto, in lettere su fogli bianchi o mentre materializzava i concetti vergati, li respirava e ne assaporava i profumi e le intrinseche essenze!? Altre volte mi sono chiesto, ascoltando i discorsi nei classici “corridoi”, durante le conviviali, se questo codice indossa le ali del colibrì o la corazza della tartaruga, se è limpido come l’acqua fresca o torbido e pesante come limo dei pantani! Ogni essere esistente sulla terra, vive la propria vita secondo la sua specie: vi è l’animale che striscia, quello che sta sulle quattro zampe, la rosa che sboccia e l’uomo erectus che cammina su due piedi ,ma con la testa in alto. A volte, però, dimentichiamo che anche questo aspetto racchiude un simbolismo. A tal proposito voglio lanciarVi qualche riflessione: l’uomo, possedendo i 5 sensi, può e deve provare a immagazzinare concetti e sensazioni attraverso loro e, quindi, anche nella lettura di un qualsiasi brano letterario. Se ci accostiamo, quindi, alla lettura del Codice Lionistico con tutti e 5 i sensi a nostra disposizione, avremo la sensazione di avere percepito ed immagazzinato maggiori e diversi concetti rispetto a quelli percepiti con una semplice lettura . A mio avviso il Codice dell’Etica è composto dà 4 moniti comportamentali da realizzare: 1) Dimostrare che la nostra chiamata al servizio lion è cosa seria, come se fosse una chiamata dall’Alto. Invero, si diventa lion per cooptazione; 2) Essere solidale con il prossimo concretizzando un progetto umanitario; 3) Essere cauto nella critica, etc.. nella consapevo- lezza che il fine dell’azione proposta (progetto umanitario concretizzato) deve rappresentare costruzione e non frantumazione degli scopi lionistici; 4) Ogni dubbio circa i propri diritti, deve rappresentare la consapevolezza della positività del dubbio medesimo, anche con il sacrificio personale dei propri interessi, intesi in senso morale (gratitudine nel donare) e non economico. Poi, invece, intravedo 3 moniti di strumenti di lavoro e cioè a) Perseguimento del successo, cioè il raggiungimento dell’obiettivo lionistico, etc.. evitando la slealtà quale mezzo invalidante per la riuscita del progetto da realizzare; b) Considerare l’amicizia come fine per il raggiungimento dello scopo, valorizzandola e valutandola proprio quale strumento per il fine da raggiungere; c) Avere sempre presenti… l’avverbio sempre sta a indicare che al primo posto assurgono i doveri, spesso dimenticati, quali la lealtà del pensiero e delle azioni per donare con essi il proprio tempo, il proprio lavoro e le proprie risorse economiche, come strumenti attraverso i quali raggiungere sempre l’obiettivo della realizzazione del progetto umanitario. Provate a leggere questi moniti, queste parole non solo con gli occhi, ma anche con l’olfatto per sentire 11 Lions Club IL CODICE DELL’ETICA SI SCRIVE O SI RESPIRA? il profumo di una pietanza ben cucinata, che viene gustata da un cieco, che è riuscito a vederla, grazie ad una nostra opera di bene; immaginate a leggere le frasi con l’udito per ascoltare la voce di una donna che ringrazia per avere ricevuto la possibilità di prevenire un danno alla salute perché adeguatamente informata con un service svolto da un club del suo territorio (per es. Progetto Martina). Provate a toccare le mura di una costruzione realizzata per persone disabili e percepirete come le stesse riecheggino delle voci di gioia degli abitanti ed, infine, provate a gustare una birra seduti ad un tavolo parlando con i Vs. amici di sionismo puro per cercare di realizzare un service che aiuti i giovani ed i disoccupati! Avete visto che, se ci sforziamo di leggere il codice con tutti i nostri sensi a disposizione, ci accorgeremo che esso non resta al di fuori di chi legge, ma ne diventa sua parte integrante. Quando si coopta un soggetto perché si ritiene che egli possieda delle doti lionistiche, e lo si convince a far parte del proprio club, abbiamo il dovere di comunicargli che la nostra Associazione è armonizzata attorno a dei principi indelebili quali il Codice dell’Etica, la Missione – (che rappresenta gli scopi, il fare in generale), la Visione – (che rappresenta l’obiettivo da raggiungere), che non possono essere derogati poiché sono le colonne portanti, le colonne d’Ercole, che proiettano il nuovo socio in un’organizzazione differente da tutte le altre, in quanto portatrice di principi scritti non solo su una carta a dimensione mondiale, ma scolpiti a fuoco dentro ciascun socio. Per intenderci, con un paragone di tipo calcistico, la missione di una squadra di calcio è quella di giocare a calcio, mentre la visione è il guadagno che ciascun giocatore realizza. Il Codice dell’Etica, quindi, deve rappresentare per ciascuno di noi, dal primo socio all’ultimo, evidentemente in senso d’ingresso temporale nell’associazione, la propria carta d’identità, la propria icona da tenere sul comodino per confrontarlo ogni volta che si ha qualche dubbio o tentennamento. In esso troviamo ogni risposta di cui abbiamo bisogno dal punto di vista comportamentale, sia interiore che esteriore, che dovesse servire nel mondo lionistico. L’eticità lionistica non si discosta dall’eticità del singolo uomo, ma a volte ne è un rafforzativo, un integratore alimentare che soddisfa e gratifica di più la sensibilità di ogni uomo, poiché gli lascia comprendere la bellezza di lavorare, insieme ad un proprio simile, per un altro proprio simile. Gli trasmette la gioia della condivisione non l’ansia della prevaricazione e della sopraffazione; gli trasferisce la trasparenza e la limpidezza della lealtà e non il buio dell’inganno e del tradimento ammannito dalla viltà ingannatoria. E cominciamo a riflettere pure, così come ha detto il Governatore, sul concetto di “We Serve”: Io e tu serviamo insieme, ma leggiamo pure tale motto in “dobbiamo essere utili ; quindi trasportiamo il concetto del servizio a quello dell’utilità, per cui domandiamoci: a chi?, a che cosa essere utili? I colori del lions sono solari: il giallo dell’oro simboleggia la sincerità dei propositi, la liberalità nel giudizio, la trasparenza nella propria vita e la generosità nella mente con il proprio cuore e le proprie possibilità di donare ai bisognosi. Il sole è unito al leone, che rappresenta la forza, la caparbietà, poiché noi vogliamo che i nostri progetti si affermino con forza e vigoria in aiuto ai deboli e bisognosi ma alla luce del primo sole e nella trasparenza delle azioni di ciascuno di noi. Il viola simboleggia la lealtà verso il proprio paese, gli amici, se stesso e l’integrità della mente e del cuore. Esso è tradizionalmente il colore della forza, del coraggio e della dedizione instancabile per ogni giusta causa Infine, voglio darVi alcuni aforismi: 1) non è la mano nella spalla ma quella sul cuore che fa lavorare il lion; 2) La leaderschip è un viaggio ,non una destinazione. 3) Dobbiamo mediare con i giovani, perché non pensiamo che i vecchi diventino giovani e viceversa; 4) Quando tutto sarà detto e fatto non sarà detto e fatto abbastanza; 5) Senza ieri e senza domani, oggi non vale nulla! 6) Affrontare i problemi che si presentano con estrema umiltà e con molto buon senso 12 Attualità di Carmelo Fucarino Il 12 Ottobre alle ore 18.00 , nella sala Martorana di Palazzo Comitini della Provincia Regionale di Palermo, promosso dal Presidente del Lions Club Palermo dei Vespri, dott. Vincenzo Ajovalasit, in collaborazione con la Provincia Regionale di Palermo, sarà proiettato il documentario “Adieu”, scritto e diretto da Alberto Castiglione. A conclusione il regista avrà il piacere di incontrare gli spettatori, il Dott. Vittorio Teresi, magistrato anti-mafia , risponderà alle domande. Il documentario è stato già premiato il 19 luglio 2012 alla sala Gialla dell’Assemblea Regione Sicilia alla II edizione del Premio Legalità,“Turismo e Strade della Legalità”. L’autore, abbastanza giovane, ha avuto una carriera densa di opere e di successi. L’esordio risale al 2003 alla 60a Mostra di Venezia con un docu-film che chiariva già da allora le scelte impegnate dell’autore, il caso di Rita d’Atria. Sono seguite una serie di biografie di uomini esemplari, il Danilo Dolci, carismatico e impegnato nel sociale, l’Aldo Moro, martire delle sue idee di politica, in campo siciliano e letterario, il Luigi Pirandello mondiale drammaturgo. Ha tuttavia proseguito la linea dell’inchiesta scottante e ancora misteriosa, come quella sull’assassinio di Mauro Rostagno, opera che è stata finalista al prestigioso premio Ilaria Alpi 2006. Numerosi sono stati i premi ottenuti e le selezioni di festival, conosciuto in Francia e in Germania, dove da anni i suoi lavori sono presentati al cinema Babylon di Berlino. Il documentario è un’indagine assai particolare sul fenomeno mafioso e sulla possibilità dell’isola di sconfiggerla, sulle speranze e sulla progettualità di combatterla. Da una parte l’occhio della macchina fotografica e l’insostituibile ed eccezionale lettura della realtà da parte degli scatti di Letizia Battaglia, osservatrice acuta che ha dato della realtà di questo nostro dopoguerra una meticolosa documentazione autoptica, quelle istantanee che sono per se stesse storia di una società e memoria dei suoi momenti esaltanti, ma anche tragici. Accanto la riflessione di un magistrato che continua ad essere partecipe e protagonista, anche attore reale del filmato, il più adatto ad esprimere giudizi e riflessioni, ma anche a dare strategie e certezze, perché non, anche speranze di un riscatto di questa terra martoriata tra poteri che la corrodono all’interno, stato nello stato e colonizzatori e rapinatori delle sue risorse secolari. Parallela la ministoria di un uomo prigioniero e poi complice per forza della mafia e lo sguardo di un bambino che si aggira per i luoghi della vendetta e dietro a quelle immagini perde la sua innocenza. Questi pochi cenni per sollecitare gli amici ad essere presenti a questo evento straordinario. 13 Eventi TRAME DI ARTISTI di Patrizia Lipani S abato 6 ottobre l’Associazione Volo, già nota al pubblico palermitano per la promozione di progetti di solidarietà, di educazione permanente e di attività culturali in genere, ha inaugurato l’inizio del nuovo anno sociale , con un evento che l’ha vista protagonista, insieme al Centro Benessere Amazzonia e all’Associazione Ricamarte di Cefalù, di un momento d’incontro fra maestranze, dal titolo” Trame di artisti” , esposizione e sfilata delle creazioni artigianali, presso il centro Amazzonia di via Villafranca 44a. L’evento è apparso gradevolissimo agli occhi e al palato in quanto ha permesso di gustare sia l’alta creatività dell’artigianato femminile, attraverso gioielli in macramè, chiacchierino, stole, abiti e tessiture varie nel genere, nelle trame e nei colori, sia alcuni prodotti proteici, salumi, vino e formaggi, nell’angolo “ I Proteica” dei locali del centro benessere Amazzonia. Un gruppo di 5 ragazze hanno fatto da modelle, Elisa Petta, Tiziana Giacchino, Loredana Misuraca, Sabrina Oliveri, Silvia Miceli, giovani studentesse che hanno volontariamente offerto i loro volti alle truccatrici del centro, le loro chiome alle mani esperte di Salvo Tomasino ideatore del centro Amazzonia e una delle firme più interessanti dell’acconciatura italiana di alta professionalità, per poi apparire in pubblico vestite dall’estro e dalla creatività di Tilde Coco, Ida Cannatella, Anna Maria Scelsi,Teresa Giardina dell’Associazione Ricamarte di Cefalù, di via Mandralisca 72, maestre e ideatrici della scuola di tessitura e ricamo, di Cefalù. Promuovere la cultura in senso antropologico e la creatività al femminile è stato ora più che mai l’intento dell’associazione Volo, e al contempo valorizzare l’artigianato e le professioni in genere che con il tempo se non coltivate finiscono per scomparire. 14 Sport GIGI LO CHEF SPAGHETTI POMODORO E GAMBERI Ingredienti: g.200 di spaghetti artigianali, g.250 salsa passata di pomodoro fresco, g.400 di gamberi sgusciati, 2 spicchi d’aglio, uno scalogno, 8 foglie di basilico, 1 peperoncino piccante, olio extravergine. Preparazione: Pulire lo scalogno e l’aglio e tagliarli a julienne. Soffriggerli nell’olio insieme al peperoncino. Versare la salsa, fare riscaldare e versare i gamberi sgusciati, mescolare; dopo 2 minuti togliere dal fuoco ed unire il metà del basilico. Cuocere gli spaghetti in acqua salata e scolarli al dente. Condire con la salsa, decorare con qualche foglia di basilico ed accompagnare con un buon prosecco ben freddo. 15 Storia Marie Curie di Carla Amirante Nel 1903 Pierre e Marie Curie furono insigniti del premio Nobel per la fisica. Fu un avvenimento molto importante perché si premiavano i due scienziati per le loro scoperte sulle sostanze radioattive, dalle quali in seguito sarebbe nata la radiografia con le sue molteplici applicazioni; ma fu un avvenimento molto importante anche perché, per la prima volta nella storia, si riconosceva ad una donna delle grandi capacità speculative. Maria Sklodowska, conosciuta con il cognome del marito Curie, nasce nel 1867 a Varsavia; inizia gli studi prima da autodidatta con il padre, professore di matematica e fisica, continua poi gli studi superiori sempre a Varsavia, ma, poiché nel suo paese, la Polonia russa, alle donne è vietato intraprendere la carriera scientifica, nel 1891 si trasferisce in Francia, a Parigi per iscriversi all’Università della Sorbona, dove si laurea in chimica e fisica. Nella capitale francese incontra il professore di fisica Pierre Curie che, sposandolo nel 1895, diviene suo compagno di vita e di laboratorio. La famiglia si arricchisce presto di due bambine che però non impediscono il lavoro dei genitori, i quali, senza aiuti e con mezzi rudimentali, non si scoraggiano e continuano le loro ricerche scientifiche nel campo della fisica. In un locale di rue Lohmond i Curie allestiscono un piccolo laboratorio e giungono presto alla scoperta di due nuovi elementi chimici: il radio ed il polonio. Marie nel 1897, insieme al marito, studia attentamente i raggi spontanei emessi dall’uranio, da poco scoperti dallo scienziato H. Becquerel, e si accorge che l’intensità della radiazione è proporzionale alla quantità di uranio presente nel sale, riconosce pure la stessa proprietà nei sali di torio. Comprende anche che l’atomo non è la particella più piccola della materia, come si credeva al suo tempo, e dà il nome di radioattività al fenomeno studiato. La scienziata, continuando le ricerche, ha modo di rendersi conto che altri due minerali, la torbenite e la pechblenda sono molto più radioattive dell’uranio puro ed infatti, nella sua pubblicazione del 1898 sul bollettino dell’Accademia delle Scienze francese ed sulla rivista polacca “Swiatlo” annuncia che dalla pechblenda è stato ricavato un metallo nuovo che chiamerà polonio, un omaggio alla sua Polonia. Molto presto con il marito giunge a scoprire, sempre nella pechblenda, una sostanza ancora più radioattiva del polonio, che viene battezzato da loro radio; per questa scoperta di importanza fondamentale in campo scientifico, i Curie ricevono il premio Nobel per la Fisica nel 1903. In questa occasione am- mirevole fu il comportamento dei Curie, che non pensarono al guadagno depositando il brevetto internazionale per il processo di isolamento del radio, ma disinteressatamente, per amore della scienza, permisero che altri studiosi potessero usare liberamente delle loro scoperte. Dal 1903 in poi per Marie sono anni di grandi soddisfazioni, molto intensi ma anche difficili e travagliati perché non ama la notorietà; i giornalisti che la intervistano, le fanno perdere tempo per gli studi e la descrivono essenzialmente come una donna di casa che collabora al lavoro del marito. Nel 1906 Pierre Curie muore tragicamente investito da una carrozza; Marie riesce a superare il grande dolore per amore delle figlie, scrivendo la biografia del marito e continuando gli studi. Nel 1910 dopo la bocciatura di una sua candidatura all’Académie, le viene assegnata dalla Sorbona la cattedra di fisica, tenuta prima da Pierre: diviene così la prima donna professore universitario nella prestigiosa università. Nello stesso periodo forti critiche ed un grosso scandalo si abbattono su di lei, critiche perché aveva difeso pubblicamente nel 1903 il colonnello Dreyfus, ingiustamente accusato di tradimento, scandalo per una molto chiacchierata relazione con il fisico Paul Langevin, sposato e che era stato anche allievo del marito. Poi (sem- 16 Storia Marie Curie pre prima donna nella storia) Marie riesce ad isolare il polonio puro ed il radio puro, stabilendo l’unità standard internazionale di radio; per questo successo riceve il secondo premio Nobel per la Chimica nel 1911. L’anno seguente fonda l’Institut du Radium, che oggi si chiama Institut Curie ed è tuttora un importante istituzione scientifica per la ricerca sul cancro; poi, nel 1914, la Sorbone costruisce per lei un laboratorio di ricerca secondo i criteri richiesti dalla scienziata e glielo consegna nominandola direttrice. Allo scoppio della prima guerra mondiale, la studiosa sospende l’insegnamento e le ricerche di laboratorio per applicare la sua scoperta alla medicina e portare così aiuto ai soldati al fronte. Con la figlia Irene, gira tra gli ospedali da campo su di una piccola vettura da lei stessa concepita dove può fare radiografie ai feriti, di queste auto ne fa realizzare 18 che da lei prenderanno il nome di “petites Curie” e sono gestite da infermiere specializzate, da lei istruite. Finita la guerra dà lezioni anche ai soldati americani e scrive “La radiologie et la guerre”, accoglie nel suo Institut du Radium gli scienziati che vengono da tutto il mondo; ma non si limita solo allo studio ed all’insegnamento, viaggia tra l’America, l’Europa e la sua Polonia per raccogliere fondi da utilizzare per la ricerca e per aprire un altro laboratorio nell’università di Varsavia, S’impegna inoltre nella vita politica della sua terra natia per l’emancipazione femminile e per la pace, partecipa insieme a A.Einstein e P.Langevin alle commissioni scientifiche della Lega delle Nazioni, della quale è vicepresidente. Marie Curie muore nel 1934 di anemia perniciosa a causa della sua lunga esposizione alle sostanze radioattive, che furono tante da inquinare anche i suoi appunti di lavoro e i suoi ricettari di cucina, considerati così pericolosi da essere in seguito custoditi in scatole piombate e consultati solo indossando abiti di protezione. Ella fu, come il marito, di costumi molto semplici, molto disinteressata riguardo al denaro ed agli onori, non brevettando le sue scoperte e rifiutando per ben due volta la Legion d’onore che lo Stato francese le offriva. Ci sono delle frasi da lei pronunciate che svelano molto bene il suo carattere: “Nella vita non c’è nulla da temere, solo da capire”, “ Uno scienziato nel suo laboratorio non è soltanto un tecnico, è anche un fanciullo posto di fronte a fenomeni naturali che lo impressionano come un racconto di fate”. 17 Letteratura IL NOBEL PER LA LETTERATURA 2012 di Gabriella Maggio Il Nobel per la letteratura quest’anno è stato assegnato al cinese MO YAN, letteralmente “ non parlare”, nome d’arte di GUAN MOYE . La motivazione espressa dall’Accademia Svedese è interessante, perché colloca lo scrittore e la letteratura cinese nell’ambito di quella mondiale : “ Attraverso una mescolanza di fantasia e realtà, prospettive storiche e sociali Mo Yan dà vita ad un mondo che, nella sua complessità, rimanda a quella delle opere di W. Faulkner e Gabriel Garcìa Màrquez , ma allo stesso tempo scaturisce dall’antica letteratura cinese e dalla tradizione orale”. Nella sua dichiarazione Guan Moye precisa che numerosi sono gli scrittori cinesi di grande rilievo che da tempo meritano un giusto riconoscimento. Lo scrittore con queste parole interpreta bene il desiderio della cultura cinese di essere riconosciuta nel mondo, senza però considerare il motivo dell’esclusione, che è legato ad un sistema autoritario di governo. E questo di fronte al mondo pesa o pesava sulla immagine della Cina . Mo Yan è ben inserito nel sistema cinese e la sua critica al governo è ben celata nelle trame e nelle sfumature linguistiche delle sue opere. Questo non è il primo Nobel cinese, come le autorità di Pechino vogliono far sapere al mondo, ma è il terzo. Lo scrittore Gao Xingjian nel 2000 ha ottenuto il Nobel per la letteratura, ma siccome vive a Parigi, dove ha preso la cittadinanza, in patria viene ormai considerato uno straniero e le autorità cinesi hanno considerato un vero e proprio affronto il conferimento del Premio. Così è accaduto anche nel 2010 per il il Nobel per la Pace assegnato allo scrittore dissidente Liu Xiaobo , in carcere per aver preso parte alla protesta di Tienanmen nel 1989 e per essere stato tra i firmatari e i creatori del “Manifesto ’08 della democrazia in Cina”. Liu ha costantemente sottolineato che i diritti umani sono violati dalla Cina. L’occidente conosce Mo Yan soprattutto per il romanzo Sorgo Rosso dal quale nel 1987 il regista Zang Yimou ha tratto il film omonimo, di cui Mo Yan ha curato la sceneggiatura , premiato con l'Orso d'oro al Festival del cinema di Berlino nel 1988. I temi affrontati dallo scrittore sono personali, in particolare il legame con la madre, ma anche storicosociali per raccontare la storia della Cina da un punto di vista antropologico. Gli scrittori cinesi di grande rilievo che da tempo meritano un giusto riconoscimento. 18 Letteratura IL NOBEL PER LA LETTERATURA 2012 nel 2010 per il il Nobel per la Pace assegnato allo scrittore dissidente Liu Xiaobo , in carcere per aver preso parte alla protesta di Tienanmen nel 1989 e per essere stato tra i firmatari e i creatori del “Manifesto ’08 della democrazia in Cina”. Liu ha costantemente sottolineato che i diritti umani sono violati dalla Cina. L’occidente conosce Mo Yan soprattutto per il romanzo Sorgo Rosso dal quale nel 1987 il regista Zang Yimou ha tratto il film omonimo, di cui Mo Yan ha curato la sceneggiatura , premiato con l'Orso d'oro al Festival del cinema di Berlino nel 1988. I temi affrontati dallo scrittore sono personali, in particolare il legame con la madre, ma anche storico-sociali per raccontare la storia della Cina da un punto di vista antropologico. Lo scrittore con queste parole interpreta bene il desiderio della cultura cinese di essere riconosciuta nel mondo, senza però considerare il motivo dell’esclusione, che è legato ad un sistema autoritario di governo che proprio di fronte al mondo pesa sulla sua immagine. Mo Yan è ben inserito nel sistema cinese e la sua critica al governo è ben celata nelle trame e nelle sfumature linguistiche delle sue opere. Questo non è il primo Nobel cinese, come le autorità di Pechino vogliono far sapere al mondo, ma è il terzo. Lo scrittore Gao Xingjian nel 2000 ha ottenuto il Nobel per la letteratura, ma siccome vive a Parigi, dove ha preso la cittadinanza, in patria viene ormai considerato uno straniero e le autorità cinesi hanno considerato un vero e proprio affronto il conferimento del Premio. Così è accaduto anche Visita > Leggi Commenta > Collabora > Scrivi VesprinoMagazine incontriamoci in rete www.lionspalermodeivespri.it 19 Eventi GEMELLAGGIO MUSICALE TRA PALERMO E MOSCA di Marta Santoro Il 2 ottobre alla Biblioteca Mazzoleni ai Cantieri Culturali alla Zisa ha avuto inizio il primo incontro tra i soci della Mazzoleni e gli Amici dell’Opera Lirica Giuseppe Verdi di Mosca. Incontro organizzato dal ministro straordinario e plenipotenziario Console Generale di Russia a Palermo Vladimir Korotkov. E’ stato sottoscritto un protocollo d’intesa fra i due sodalizi in vista delle celebrazioni, il prossimo anno, del bicentenario della nascita del grande bussetano. Dopo i saluti sono state apprezzate, per la profondità d’intenti e le linee culturali le relazioni del prof. Viktor Kaslin e del prof. Salvatore Aiello, presidenti delle due associazioni. A seguito interessanti testimonianze ed interventi dei soci hanno animato il dibattito cordiale ed appassionato. La serata si è conclusa con una dotta ed articolata conversazione del prof. Aiello su “Giuseppe Verdi a San Pietroburgo e La forza del destino” accompagnata anche dal canto preziosamente verdiano di Anita Cerquetti, Mario Del Monaco in un’antologia dell’opera. Sabato 6 ottobre il gemellaggio veniva siglato da una serata verdiana con cantanti del Bolshoi. Nell’affascinante sala Damiani Almeyda dell’Archivio Storico Comunale, l’Associazione Mazzoleni, con il Consolato Generale della Federazione Russa e il Tour Plus Sicilia hanno organizzato:”Omaggio a Giuseppe Verdi” con la partecipazione di Dimitrij Kharitonov, distintosi per una determinata vocalità nel dare vigore e passione con un nobile fraseggio e buona tenuta musicale a brani dal Trovatore,dalla Traviata e dall’ Attila; con lui il basso Mikhail Svetlov, anche lui stella del Bolshoi, si imponeva per vocalismo atletico, volume ed articolato fraseggio in pagine del Trovatore, Nabucco e Don Carlo . Il giovane tenore Serghey Spiridonov, vincitore del Bellini di Caltanissetta 2009 e solista della Fondazione Arkipova di Mosca, s’impegnava con temperamento e forza espressiva nell’Ingemisco del Requiem, Luisa Miller e Rigoletto; Irina Pererva metteva a disposizione la sua vocalità di mezzosoprano lirico con gusto e sorvegliata linea in Oberto Conte di San Bonifacio, La forza del destino e Il trovatore. Calogero Di Liberto al pianoforte, reduce da una trionfale tournée in Cina, ha dato una prova di alto valore nell’attenzione ad accompagnare i solisti disegnando poi uno spazio tutto particolare nell’esecuzione trascinante della trascrizione di Liszt dell’Ernani verdiano. Nell’intervallo scambio di doni fra i due presidenti e consegna di una targa del Console Korotov al prof. Salvatore Aiello “…in segno di gratitudine per l’impegno profuso, per lo sviluppo dei rapporti culturali tra l’Italia e la Russia”. L’associazione Mazzoleni ha dato la disponibilità a presenziare a giugno a Mosca alle celebrazioni del nostro amato Verdi. Pubblico numerosissimo che ha manifestato entusiasmo per tutti gli artisti e ha siglato con un’ovazione la serata. 20 Lions Club ADIEU ed altro « di Carmelo Fucarino Bellodi disse che la Sicilia era incredibile. - Eh sì, dici bene: incredibile... Ho conosciuto anch'io dei siciliani: straordinari... E ora hanno la loro autonomia, il loro governo... Il governo della lupara, dico io... Incredibile: è la parola che ci vuole. - Incredibile è anche l'Italia: e bisogna andare in Sicilia per constatare quanto è incredibile l'Italia. - Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia... A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno... La linea della palma... Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato... E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed e già, oltre Roma...» (Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, Einaudi, Torino 1964, p. 116). Certo pochissimi avevano notato Le parrocchie di Regalpetra del 1956 e i tre racconti di Gli zii di Sicilia del 1958. Non ricordo che nel 1961 il progenitore di tutta una serie di romanzi gialli all’italiana avesse suscitato grandi entusiasmi. So che l’iter verso la celebrità del libro e dell’autore fu lunga e non fu un bestseller. Io comprai l’edizione Einaudi del 1964, ma non faccio testo. Poi fummo travolti dal successo del film di Damiano Damiani del 1968, anno “segnalato” e storico, con un incisivo Franco Nero e una procace Claudia Cardinale. Per una ventina di anni fu presente mensilmente in tutte le tv locali, fino alla nausea. Una Sicilia datata e stridente. Poi il 10 gennaio 1987 sul quotidiano milanese esplose quell’articolo dissacrante I professionisti dell'antimafia, ove i magistrati del pool antimafia erano gli “eroi della sesta” (giornata), rei di carrierismo, il Coordinamento antimafia che, per una «certa affinità di cultura», aveva nel suo cuore non Orlando, ma un sindaco come Vito Ciancimino. Rispose fra tutti con la stessa virulenza sul Nouvel Observatour con l’accusa di esibizionismo, Marcelle Padovani, quella stessa che aveva raccolto la celebre intervista Al tavolo il regista Castiglione, il prof. Amedeo Tullio, il presidente Lions Palermo dei Vespri V. Ajovalasit, il dott. Teresi, l’avv. Manzella La Sicilia come metafora, altra discussa querelle e discutibile dell’ultimo Sciascia polemista, che con questioni locali si atteggiava al PPP nazionale. Queste riflessioni mi giungono a proposito del documentario di Alberto Castiglione, ultimo in ordine di tempo, ma non di valori. La coincidenza strabiliante delle ultime estati tropicali e l’avanzare reale della linea della palma, fino al cuore della Madunnina. Da qualche anno il Nord europeo e lavoratore è travolto dall’ondata di fango che non risparmia alcun partito o istituzione, dandoci l’immagine di una società godereccia e pecoreccia che spreca gli sghei in scene da Trimalcione, un Satyricon di basso impero alla meneghina, da sbellicarsi dalle risate o da seppellirsi di vergogna. Vogliono ancora farci intendere che gli industriali stranieri non si avventurano in Italia per paura delle tasse? Ci sono ben altri stati dell’Unione che in quanto a tasse non scherzano e le fanno pagare davvero a scanso di pene certe e severissime. È la corruzione, il pizzo pesantissimo e scandaloso di mafie e politici di ogni livello a tenere alla larga gli investitori. Sul piano della mafia siciliana, presentata dagli intermezzi di Letizia Battaglia e Vittorio Teresi, c’è un filo ininterrotto che lega l’indagine a tante altre inchieste e documentari, quel desiderio di mostrare la realtà e di indicare l’uscita dal tunnel, la tragedia e 21 Lions Club ADIEU ed altro la speranza, anche se qui trapela un innegabile pessimismo. Durante il dibattito la soluzione più adottata è stata la cultura, nella sua forma più ampia e generale di formazione umana, e nello specifico e particolare dell’educazione alla legalità secondo il progetto programmato con il premio. È vero che in un celebre convegno di proprietari terrieri siciliani si avanzò l’idea della scuola come male peggiore. Erano tempi di oscurantismo, ora anche i capimafia hanno spesso una laurea di prestigio. Perciò, tra tutti i consueti appelli alla scuola perché si faccia carico anche di questo e le drammatiche testimonianze personali, mi ha colpito, chiara, precisa e categorica, la domanda del procuratore Vittorio Teresi: come possiamo parlare di legalità a persone che vivono oltre la soglia della miseria e del degrado materiale e spirituale? Davanti ad una classe politica e ad un’amministrazione che si dà al saccheggio e allo sperpero, indecorosi e spudorati, davanti alle tante orge e baccanali, con ostriche, champagne e sesso, suona quasi oscena una richiesta così semplice, il rispetto degli altri, della dignità umana e ancor più della vita, che significa poi il rispetto delle leggi. In un celebre dialogo di Cesare Abba (Da Quarto al Volturno, Noterelle d'uno dei Mille dopo vent’anni, 1880), figlio di Cairo Montenotte e non certo tenero con i Siciliani dai tratti e dall’aria “moresca”, il 22 maggio 1860 al Parco, padre Carmelo, che egli vorrebbe indurre ad unirsi ai Garibaldini, risponde con un pontificio “non posso” e spiega: «In quanto al popolo, solo o diviso, se soffre, soffre; ed io non so che vogliate farlo felice». «Felice! Il popolo avrà libertà e scuole». «E nient’altro! Perché la libertà non è pane, e la scuola nemmeno. Queste cose basteranno forse per voi Piemontesi; per noi qui no». «Dunque che ci vorrebbe per voi?» «Una guerra non contro i Borboni, ma degli oppressi contro gli oppressori grandi e piccoli, che non sono soltanto a Corte, ma in ogni città, in ogni villa». Siamo ancora a quel punto, in una divaricazione assoluta di stato sociale e di benessere, allora coi piemontesi, oggi … Perché i Siciliani hanno avuto l’autonomia, ma i capitali da allora sono stati trafugati in Val Padana. Oggi quelle insegne di “Banco di Sicilia” fanno tenerezza per la loro falsità. Ciò non vuol essere un atto di sfiducia o di rinunzia, ma l’indicazione più ragionevole per uscire dal tunnel. L’istruzione, sì, e lo dice un addetto ai lavori, ma come operare davanti all’abbandono scolastico? Gli insegnanti di prima linea sanno che in determinati ambienti si deve andare casa per casa a cercare i “renitenti”. Lo Stato si è coperto dietro l’obbligo scolastico. Si prevedono sanzioni pecuniarie (pure!) e infine addirittura i carabinieri. Eppure vai a convincere una madre a mandare il ragazzo a perdere tempo a scuola, l’unico che porta qualche soldo a casa. Sì, ancora il lavoro minorile, non certo quello delle zolfare, ma quello dei servizi infimi per dodici ore al giorno. Perché è più facile sfruttare un ragazzo. Gli insegnanti sanno cosa significa operare in simili condizioni. Io so cosa significa. Eppure la Costituzione oltre al diritto-dovere dell’istruzione obbligatoria prevede il diritto al lavoro. Qui, come giustamente ha precisato il procuratore, sta la ferita da curare. Perché anche la disoccupazione minorile in Sicilia è la più alta di Italia. 22 Arte VIA ETNEA Una strada simbolo di una città di Tommaso Aiello Q uando ci riferiamo al nostro tema:Sicilia-Terra di culture,non intendiamo ricordare soltanto coloro che sono stati creatori di queste culture nel corso dei secoli,ma anche le opere che hanno saputo creare e che restano a imperitura testimonianza della grandezza della Sicilia . Lo abbiamo fatto in passato,lo rifaremo anche questa volta parlando di una delle strade più belle e suggestive del mondo:Via Etnea (‘a strata ritta) a Catania . Intanto diciamo subito che Catania è una città aperta,ricettiva al nuovo che avanza e dove trova spazio ogni forma di sperimentazione culturale,musicale e artistica . Musicisti come Vincenzo Bellini,scrittori come Giovanni Verga,Federico De Roberto,Luigi Capuana,Vitaliano Brancati e il fisico Ettore Majorana sono nati qui . Al loro “cigno”catanese,Vincenzo Bellini,che ha scritto le più belle arie femminili,la città amante del melodramma,ha dedicato un Museo nella casa che lo vide nascere,un teatro e perfino,la ricetta della”pasta alla Norma” . Un monumento e i giardini pubblici portano il suo nome . Dal 1434 è città universitaria,Alfonso d’Aragona vi fondò il primo ateneo SYCOLARUM GYMNASIUM . Città alla moda,ricca di bei negozi,di giovani che affollano gli oltre 100 Pub,le discoteche,i nuovi tipi di locali di tendenza che offrono attrazioni gastronomiche diverse,i venti teatri . All’imbrunire con l’arrivo della brezza marina inizia la “movida”:la città si trasforma in un palcoscenico all’aperto E’ sacro anche mangiar bene e dalla cucina tradizionale è nata una fantasiosa rivisitazione che offre prelibatezze gastronomiche e gli sguardi si fanno più golosi nella via Etnea,la via dei caffè e della pasticceria . Catania odierna,barocca e regale,in pietra lavica e calcare bianco,che ricorda la finezza e il gusto borrominiano,di strade larghe,palazzi,conventi e chiese,è il frutto della rinascita che dal 1694 per un decennio,durante il viceregno spagnolo,vide numerosi promotori fra i quali:Giuseppe Lanza duca di Camastra che disegnò la nuova città . Ma torniamo Catania, Teatro Bellini. Catania, La facciata della Collegiata. 23 Arte VIA ETNEA Una strada simbolo di una città Catania, Teatro Bellini. Catania, Palazzo Biscari:la terrazza alla Via Etnea:”Dritta come uno strale/da Porta Uzeda al Tondo/per le pendici del vulcano sale/una delle più belle vie del mondo”(Leo Mezzadri,giornalista continentale) e certo la “strata ritta” dei catanesi lascia davvero a bocca aperta a rimirarla dalla ter- razza di quel Museo Diocesano posto accanto alla porta dedicata al vicerè spagnolo Uzeda:lunghissima . Fu proprio il Duca a disegnare la pianta della città partendo da un’unica strada:la via Uzeda,poi diventata Stesicorea,poi Stesicoro-Etnea e infine Etnea . Nell’ardita concezione del Duca di Camastra,che all’indomani del catastrofico sisma del 1693,si chinò sulle macerie ancora fumanti della città,volle creare una strada per unire il mare alla montagna . Una via lunghissima sulla quale prospettano ben sette chiese,fra cui la magnifica Collegiata di Stefano Ittar,un tempo riferimento delle famiglie nobili della città: al sommo di una breve scalinata,è un monumento di rara efficacia tardo barocco per la facciata fortemente convessa,le profonde nicchie,le statue aggettanti e la chiaroscurale scansione delle colonne che ne sottolineano la sapiente partizione . Strada di eterno”passio”,fino al tondo Gioeni, misura 2766 metri con un dislivello di circa 90 metri,apparentemente non dissuasivo,ma sufficiente per stancare i meno allenati . Meglio fare come i catanesi che preferiscono”pigghiari ‘a calata” ovvero imboccare la discesa . E partiamo,allora,da Piazza Cavour,tra splendide palme e grandi alberi di Jaracanda,che quando si riempiono di fiori violacei sono uno spettacolo incantevole . Imboccando la discesa si arriva in breve all’Orto Botanico,realizzato nel 1850 su una superficie di 16 mila metri quadrati. Quello della Via Etnea è soltanto un ingresso secondario,ma la bella cancellata non trattiene i profumi,né nasconde fiori variopinti e rare piante esotiche di enormi dimensioni.Altre,come i giganteschi Ficus magnolioides dichiarati monumento nazionale,le troviamo nella Villa Bellini,realizzata dopo il 1856 ampliando il Labirinto dei principi di Paternò,e che Giulio Verne definì uno dei più bei giardini d’Europa . Pochi passi oltre la Villa,ecco il grandioso palazzo delle Poste che sorge,come scriveva il suo progettista,l’architetto Francesco Fichera,nel punto in cui Catania fa maggiore sfoggio di bellezza . In omaggio al gusto eclettico,Fichera vi 24 Arte VIA ETNEA Una strada simbolo di una città mescolò bugnati e mascheroni neobarocchi,motivi classici e decò,e lo completò nel 1929 dopo 10 anni di lavoro spesso interrotti:nel 1924,per esempio gli scavi per le fondamenta portarono alla luce un edificio di età imperiale,una necropoli e altri reperti . L’esistenza di una Catania romana sotto a Via Etneavisitabile scendendo nel sottosuolo quando la “strata ritta” incrocia Piazza Stesicoro-era stata rivelata nel XVIII secolo dal principe archeologo Biscari,che aveva portato alla luce un anfiteatro romano secondo per grandezza solo al Colosseo . Oltre a questo gioiello,la piazza vanta palazzi assai belli:quello detto del Toscano,che Enrico Alvino realizzò nel 1870 sull’impianto di un edificio del grande architetto Vaccarini,e quello fatto realizzare nel 1724 dal medico Tezzano come sede dell’ospedale San Marco. Dopo piazza Stesicoro ci s’immette nel tratto della “strata ritta” che sfoggia le vetrine dei negozi di più antica tradizione . Percorrendo quelli che qualcuno chiama gli “Champs Elysèes” catanesi,superiamo il palazzo Minoriti,la chiesa omonima e il settecentesco tempio di San Michele Arcangelo-dalla doppia scalinata marmorea che culmina in due splendide acquasantiere barocche-e soffermiamoci sul gigantesco portone di palazzo Caraci,e proprio di fronte,su palazzo Massa di San Demetrio con le sue straordinarie decorazioni . Superati i Quattro Canti-l’incrocio tra la via Etnea e la via di Sangiuliano,i due assi principali voluti dal Camastra-ecco il palazzetto Biscari,sontuoso gioiello del Settecento immortalato nella fiction “Il Bell’Antonio”tratta dal romanzo di Vitaliano Brancati,uno dei principali cantori della Via Etnea e della sua vita . Palazzo Biscari è una delle più fastose residenze nobiliari barocche catanesi,appartenuto al principe Paternò Castelli. La costruzione dell’edificio,fra aggiunte e rifacimenti,è durata un secolo. Scenografici sono all’interno il Salone delle Feste tutto specchi,dorature,stucchi e velluti e la Galleria degli Uccelli con il pavimento di maioliche napoletane e finissime porcellane orientali . Dalla terrazza con grandi finestre e decori allegorici si gode la vista del mare. Poco dopo si arriva nel vero e proprio salotto buono di Catania:la piazza dell’Università e del Duomo,restituite,dopo quasi tre anni di lavoro,ai cittadini e ai turisti,belle come mai erano state. Dalla prima,dove il prospetto dell’Università e quello di Palazzo San Giuliano si fronteggiano,si gode una straordinaria visione delle cupole delle chiese del centro . La seconda piazza,tra prospetto del Duomo,palazzo Comunale,palazzo dei Chierici,fontana dell’Amenano,porta Uzeda e fontana dell’Elefante,il tutto reso omogeneo e armonico dal genio dell’abate Vaccarini,rappresenta una summa di quel barocco fiorito grazie a cui Catania è stata inserita dall’UNESCO tra i luoghi Patrimonio dell’Umanità. Piazza Duomo sorge alla confluenza delle principali arterie di Catania,Via Etnea e Via Vittorio Emanuele II.Al suo centro è la fontana dell’Elefante,simbolo della città,realizzata da Giovanni Battista Vaccarini nel 1763.Dal basamento con le allegorie dei fiumi catanesi Simeto e Amenano,s’innalza la scultura di epoca romana,ricavata da un unico blocco di lava,di un elefante,sul cui dorso si erge un obelisco egiziano,a sua volta sormontato da un globo con le insegne di Sant’Agata.E quì ci fermiamo,un po’ stanchi,ma soddisfatti per le bellezze ineguagliabili che abbiamo potuto ammirare. Piazza Duomo 25 Lions Club La nuova frontiera Lions « di Carmelo Fucarino Madden ha insegnato in una scuola superiore per cinque anni e ha conseguito un master in Scienza dell'educazione… Linda ha insegnato alle scuole elementari. La primogenita Jennifer e la figlia minore Julie hanno sempre ottenuto ottimi voti a scuola, hanno fatto parte della banda della scuola e hanno vinto diverse competizioni di retorica» (da biografia online www. President Internazional 2012-13.”Un Classico Americano”). Il messaggio del Presidente Internazionale Lions Club Wayne A. Madden (“Leggere è fondamentale”, «Lion - Il mensile dei Lions», 8 ottobre 2012) e il suo “Programma d’Azione per la Lettura”, RAP) Wayne A. Madden giunge opportuno in questa società di digitalcrazia in cui, ultimissima ingegnosa arguzia, il pregio della comunicazione è diventato un ridicolo commovente sacerdotale il geroglifico egiziano, ieratico e demo“cinguettio” (dall’onomatopeico tweet, a weak chirtico, o il cuneiforme sumerico, ma anche il mandaping sound as of a small bird, passero o cinciallerino cinese fino a qualche secolo fa. Era un’esigenza gra?): più restringi in pochissime battute il messaggio imposta dalla complessità della trascrizione del lined esso avrà maggiore efficacia fra questi confratelli, guaggio, basato su ideogrammi o su forme più avani patiti del “per” (x), dello “più” (+) e dei visini stizate sillabiche come il lineare B. Poi la rivoluzione, lizzati, i convertiti ai messaggini criptografici, in la più importante di qualsiasi altra in tutta la storia nome della celerità (verso dove?), ritorno alla comudella civiltà, più della penicillina e dell’energia atonicazione semeiotica che noi dovremmo ben conomica e dei computer, sì perché fu più dirompente scere dai graffiti dell’Addaura, se ci fosse concesso anche della scissione atomica: l’invenzione dell’alfavederli. Perciò benvenuto tra i tanti alti professionibeto fonetico da parte dei Fenici. Era l’uovo di Costi di salute corporale un presidente che rappresenta lombo e nessuno ci aveva pensato. Bastava soltanto me e tante centinaia di milioni di professionisti che, trascrivere i fonemi, nella limitata gamma delle più per missione che per denaro (pochissimo), hanno corde vocaliche, con un segno convenzionale conscelto di essere “insegnanti”. Dopo la scoperta del cordato fra i parlanti e tutto era risolto: l’alfabeto ciClub, come dice nella biografia, con il service della rillico, il più ampio nella gamma di suoni, giungeva vista fisica, bene primario dell’umanità, ha voluto prima della riforma a più di quaranta segni, riforsovrapporre nella sua presidenza, non meno impormato a soli 33, ma era preferibile ad un ideogramma tante e necessaria, quello della vista intellettuale. per ogni oggetto esistente, per ogni pensiero astratto. Le cifre sciorinate: un miliardo di analfabeti, il 26% Da allora, riadattato dai Greci e poi dai Romani, dei cittadini del mondo non sanno leggere, 21 minessuno ha saputo inventare nulla di nuovo rispetto lioni addirittura negli USA, la democratica e più all’alfabeto, pur nelle sue evidenti imperfezioni. avanzata civiltà del mondo. Che è anche dire non Forse la registrazione assicurò una completa trascrisanno scrivere, ma anche hanno un livello culturale zione, ma in confronto alla sopravvivenza di testi bassissimo privi degli strumenti basilari per una vita scritti, si pensi ai papiri del IV secolo a. C., la sua sociale qualificata. Certo, nelle società protostoriche esistenza precaria ristretta a qualche decennio, a lionspalermodeivespri.wordpress.com la scrittura era privilegio di ristrette caste: della casta forse meno, data la instabilità del mezzo e il rapido 26 Lions Club La nuova frontiera Lions quotidiano, neppure i nostri benedetti diabolik, topolino e paperino capitalisti. Tanti laureati ed illustri professionisti non leggono più, neppure un libro all’anno, tanti insegnanti, lo so per diretta conoscenza, non leggono nulla, forse neppure i loro libri di testo. L’aggiornamento è un noioso e opprimente corso su progetti e programmazioni mai verificate, talvolta fatto per coloro che li gestiscono, mai sui contenuti specifici delle singole discipline, sulla metodologia e non sulle novità della ricerca o sullo sviluppo della critica. Perciò, uomini di tutto il mondo unitevi, chiudete TV e internet, aprite un libro, almeno un’oretta al giorno, uno qualsiasi, che parli dell’uomo e delle sue speranze e dei suoi sogni. È come piantare un albero. Qualche anno fa fu attivato il progetto di lasciare un libro sulle panchine dei giardini pubblici, non so statisticamente quale effetto ebbe. Occorre forse altra strategia. Ma quale, perché sia accetto il dono della cultura? mutamento dei sistemi, vieta ogni illusione di sicuro e duraturo utilizzo. Il cloud, la stratosferica “nuvola”, sembra ancora una ipotesi di lavoro. Allora riempiono il cuore di speranza questo messaggio e questa campagna di alfabetizzazione, la prima grande campagna veramente universale dei Lions Clubs. Tutte le altre iniziative sono utili e necessarie, ma questa non distingue poveri o ricchi, stati civilizzati o zone depresse. È la grande sfida che coinvolge tutti i popoli, perché tutti i popoli soffrono della malattia gravissima dell’ignoranza, che si spinge fino al completo analfabetismo. Alcuni popoli del mondo ignorano la scrittura, ma altri che sono sommersi dalla reclame consumistica, che sono andati a scuola per almeno un quindicennio e avrebbero dovuto gustare l’inebriante ricchezza della parola, oggi, perdutamente e con grande sconforto, soffrono del cosiddetto analfabetismo di ritorno. Tutti quegli anni di scolarizzazione sono stati cancellati, sono tornati semplici parlanti (oh! Che bello il cellulare tuttofare), non leggono più, neppure un Visita > Leggi Commenta > Collabora > Scrivi VesprinoMagazine incontriamoci in rete www.lionspalermodeivespri.it 27 Narrativa I MIEI AMICI ORIENTALI* Lo di Raffaello Piraino scultore Vinalla quale era stato sottratto il cenzo Ragusa, kimono, simbolo dell’energia nato a Pavitale. La mostra incredibillermo nel mente incontrò il favore della 1841 … vinse nel 1875 il concritica e dei collezionisti locali. corso che il Governo Italiano Azuma viveva anche lui a Mibandì per designare tre artisti lano. Giunse a Palermo con le che avrebbero insegnato nella sue opere nel 1965…. Era stato nuova Accademia di tipo euroun kamikaze nel 1943 nella dipeo a Tokyo, e nel 1876 iniziò il visione aeronautica della masuo lavoro di insegnante presso rina imperiale. Il loro canto la Kobu Bijutsu Gakko. In prima del volo suicida così diquel lontano paese rimase un ceva : “ Se andrò sul mare, il decennio e lavorò presso la mio corpo tornerà sospinto corte imperiale, dove ritrasse dalle onde./ Se il dovere mi l’imperatore Mutso Hito. Sposò porterà sui monti, un tappeto la pittrice giapponese ‘O Tama d’erba sarà la mia copertura./ Kiyohara, che a Palermo, conPer la salvezza dell’Imperatore vertitasi al cattolicesimo, prese non morirò in pace nella mia il nome di Eleonora. Sulla scia casa”. dell’esperienza di William MorRitratto di Eleonora O’ Tama dello scultore Vincenzo Ragusa ris, Ragusa, assieme alla moglie, fondò a Palermo una scuola di arti applicate orientali oggi diventata, dopo molte trasformazioni, Istituto statale d’arte. Dopo la morte del marito, la pittrice continuò ad abitare a Palermo per molti anni ancora, ritornò poi a Tokyo dove morì. Le sue ceneri sono conservate in parte nella città giapponese in parte accanto alla tomba del marito. Qualche decennio dopo, altre personalità orientali animarono la scena artistica della città. Con la mia mediazione e quella dei critici d’arte Vittorio Fagone e Arno Hammacher, alla galleria Arte al Borgo furono esposte le opere della pittrice Yoshiko Noma e dello scultore Kengiro Azuma. La Noma abitava a Milano e proveniva da Parigi, dove aveva perfezionato le tecniche grafiche nel prestigioso Atelier 17 di Hayter. Nel 1963 al pubblico della città di Palermo proposi le sue opere astratte. Quell’operazione culturale fu alquanto azzardata visto che la cultura corrente era ancora ferma all’arte figurativa. Le raffinate incisioni commentavano la celebre opera Hagoromo ( il kimono celeste) *Da L’airone bianco e altri racconti – uno dei No più famosi di Seami Motokiyto ( Coppola editore - Palermo 2009 1363- 143)- che narrava le vicende di una fanciulla 28 Letteratura L’ORO DI PALERMO di Gabriella Maggio Sui quotidiani cittadini si torna a parlare della cultura palermitana militante, quella che non si compiace di ricordi personali, gelosamente custoditi e aristocraticamente ritenuti esclusivi o di amari rimpianti di glorie passate e spregio del presente. L’odierna produzione cinematografica, teatrale, narrativa palermitana cerca principalmente un approccio diretto senza veli con la città con l’intento di rendere evidenti i suoi problemi, i suoi limiti, le sue trite volgarità. E’ l’oro di Palermo come l’ha definito Mario Di Caro su La Repubblica del 13 settembre 2012. E’ una risorsa della città, un doppio con cui Palermo dialoga per ritrovarsi e sfuggire alla palude stagnante in cui è precipitata. Ma nello stesso articolo Emma Dante dice che la città “ se ne infischia di questo tesoro”. Forse è vero a livello istituzionale e diciamo pure della gente che di fatto “conta” per la realizzazione di progetti artistici. Forse è anche vero per una parte del pubblico palermitano. Ma questo è solo uno dei volti di Palermo. Di contro esiste una fascia di cittadinanza che non prende direttamente le decisioni, né ha la possibilità di impedire la realizzazione di un progetto, né è indifferente verso la cultura della città, per questa ha senso parlare di “oro” . Perché questa ha interesse a conoscere, a confrontarsi con i punti di vista dei creatori e non arretra di fronte alla cruda realtà, sperando che la cultura sia la leva del miglioramento; aiuti a trovare l’” anello che non tiene “ di montaliana memoria. E non si tratta soltanto di isolati cittadini, ma di un buon numero di Palermitani che da soli o riuniti in associazioni senza fine di lucro o in club service gratuitamente si sforzano di far circolare la cultura, di svegliare i concittadini, spesso nell’indifferente silenzio delle Istituzioni locali il cui sguardo è sempre rivolto altrove. Si potrebbe obiettare che nella priorità dei bisogni della città prima viene il lavoro e poi la cultura. E in parte è vero. Ma la cultura può essere un lavoro, o può e deve affiancare il lavoro. E’ l’ignoranza il grande nemico da combattere. E’ lì che la mafia trova la sua manodopera. Questo affermano due opere recentissime, frutto dell’ingegno di due Palermitani, Egle Palazzolo con “ La chiamata” e Alberto Castiglione con “Adieu”. L’una giornalista e scrittrice l’altro giovane regista. Le due opere hanno in comune un tema purtroppo sempre attuale, la mafia; entrambe lo affidano in maniera scabra ed essenziale alla voce narrante di un giovane che ripercorre la propria inevitabile esperienza di mafioso, perché nato in un contesto di degrado morale e di bisogno economico. Entrambi gli autori si affidano alla forza mimetica del parlato e del contrasto linguistico tra chi sa e sa parlare e chi non sa parlare ed ha appreso troppo tardi chi è e dove e come vive. A questi giovani manca la consapevolezza di ciò che fanno, dell’orrore in cui vivono. Sono l’emblema di come si diventa mafiosi in un modo quasi naturale, senza accorgersene e perciò senza rimorsi; non si pongono domande, non hanno sospetti e se li hanno sono abituati a non assecondarli, perché non sono stati educati a pensare e capire; non sono capaci di parlare anche se articolano suoni : “ Un silenzio grosso che certo non s’interrompeva anche se ci domandavamo un bicchiere d’acqua .. “ dice Ga- 29 Letteratura L’ORO DI PALERMO le nostre giornate e compiamo le nostre azioni. Altro elemento comune è l’allontanamento dei protagonisti dalla Sicilia, Gaspare in Argentina, l’altro in Germania. Ma la sorte di Gaspare è senza remissione, per quanto si sia sentito rinascere vivendo lontano da casa ed abbia gustato la vita semplice e appagante del lavoro e dell’ amore. Basta una cartolina per ricacciarlo nel turbine delle sue origini e del suo passato. Amara, perciò, ma solo in apparenza la conclusione di Egle Palazzolo, perché la storia di Gaspare si rivela senza via di scampo in quanto il giovane non ha saputo sognare come dice il sottotitolo del racconto lungo o romanzo breve ( La definizione letteraria non sembra interessare particolarmente Egle Palazzolo). Il sogno, l’utopia possono essere il motore del cambiamento. Nel film di Castiglione non sono indicate soluzioni; probabilmente il regista conta sulla reazione dello spettatore alla mancanza di speranza. spare in “La chiamata”. Il senso civile di queste due opere sta perciò non soltanto nel riproporre all’attenzione della città il tema della criminalità organizzata, nell’additarne le cause nel bisogno economico, che comprende non soltanto il cibo e la casa , ma l’automobile, gli abiti alla moda, i telefonini, ma soprattutto nel sottolineare l’incultura dei protagonisti e del gruppo a cui appartengono, che genera l’inconsapevolezza dell’adesione al sistema mafioso. Questo angolo d’osservazione ci dice quanto è ancora lungo e complesso il cammino da fare a vari livelli, da quello socio-economico a quello dell’istruzione, a quello più ampio della cultura in senso antropologico, per sconfiggere la mafia. “ La chiamata” e “Adieu” sono testi aspri, che nulla concedono a facili speranze; sono senza speranza, almeno a breve termine. Ma hanno la forza di inchiodarci tutti alle nostre responsabilità. Per l’inconsapevolezza con cui spesso viviamo Visita > Leggi Commenta > Collabora > Scrivi VesprinoMagazine incontriamoci in rete www.lionspalermodeivespri.it 30 Letteratura IL MAL SOTTILE di Pino Morcesi M al sottile è la denominazione eufemistica ormai poco usata, ma molto diffusa in passato, della tubercolosi polmonare. L’espressione alludeva alla magrezza, che era una frequente caratteristica di chi ne era colpito. La tubercolosi è una malattia molto antica, se ne trovano tracce già negli scheletri del Neolitico. Nel 3000 a. C. è nota in Cina e nel 1000 a.C. in Egitto, dove se ne trova traccia in alcune mummie. I Greci Galeno e Ippocrate la citano nelle loro opere come malattia contagiosa e mortale, la chiamano tisi da phthisis a sua volta da phthìein, consumarsi. Le prime indicazioni igieniche per combattere la malattia le dà la Scuola Salernitana, che consiglia di lavare spesso le mani. Nell’Ottocento ha grande diffusione prima nei ceti poveri e poi in quelli benestanti. Spesso è assimilata al vampirismo perché i malati hanno gli occhi rossi e gonfi e sputano sangue. In quel periodo molte persone famose si ammalano di tisi come J.Keats , E. Bronte, Chopin e molte eroine della narrativa e del melodramma muoiono di tisi, Silvia, Violetta, Mimì, Iljuscia dei fratelli Karamazov. Nei primi anni del ‘900 il poeta Guido Gozzano, malato di tisi, descrive la visita medica nella poesia Alle soglie : ….”Mi picchiano in vario lor metro spiando non so quali segni, m'auscultano con li ordegni il petto davanti e di dietro. E sentono chi sa quali tarli i vecchi saputi... A che scopo? Sorriderei quasi, se dopo non bisognasse pagarli. Appena un lieve sussulto all'apice... qui... la clavicola...» E con la matita ridicola disegnano un circolo azzurro. «Nutrirsi... non fare più versi... nessuna notte più insonne... non più sigarette... non donne... tentare bei cieli più tersi:. Nervi... Rapallo... San Remo... cacciare la malinconia; e se permette faremo qualche radioscopia...» Guido Gozzano Gozzano elenca anche la terapia prescritta ai malati prima della scoperta della penicillina : cibo abbondante, riposo, aria buona. E’ il tempo dei viaggi nei paesi caldi per sfuggire all’inverno e dei sanatori. Anche questi luoghi hanno ispirato scrittori, tra cui Tomas Mann con La montagna incantata e Gesualdo Bufalino con Diceria dell’untore. Della tisi resta traccia in qualche cartello, ormai molto raro, attaccato in vecchi edifici, con la scritta Vietato sputare ( per non diffondere la malattia). Oggi i flussi migratori dai paesi extraeuropei diffondono nuovamente la tisi, che viene curata con gli antibiotici. 31 Letteratura L’HEURE ESPAGNOLE E L’ENFANT ET LES SORTILÈGES In di Salvatore Aiello un clima di tensione, movimentato e agitato da scioperi a singhiozzo dei lavoratori della Fondazione Teatro Massimo denuncianti il fallimento gestionale del sovrintendente Antonio Cognata, del direttore artistico Lorenzo Mariani e del coreografo Luciano Cannito, è andato in scena, per la prima volta insieme,uno dei capolavori della letteratura musicale del Novecento, il dittico di Maurice Ravel : L’Heure espagnole e L’Enfant et les Sortiléges. Ben un quindicennio distanzia le due creazioni. Ravel esordì nel teatro lirico nel 1911, si dovette attendere il 1925 per darci la sigla conclusiva della sua genialità ma anche della sottentrata crisi che ormai pervadeva il mondo dell’opera tradizionale. E’ nuovo il ruolo che assegna alla Musica; per il geniale compositore francese essa non ha più limiti nelle capacità di rappresentazioni donde la presenza di assunti descrittivi ed immaginifici. Le due opere sono il documento più alto della poetica raveliana secondo la quale la creazione artistica vive del rispetto delle forme tradizionali da una parte ma nello stesso tempo si sostanzia dell’’ansia di innovazioni sottili con l’impegno di rinnovare il linguaggio musicale. Nell’Heure espagnole, opera-bouffe, le serenate e le cavatine appaiono volutamente esagerate, in altri momenti il canto è fatto di parola (il libretto è adottato con l’uso del recitativo spoglio) anche se pullulano nella partitura rimandi di ritmi spagnoli nell’uso ironico di jotas, habaneras e malaguenas. Ne L’Enfant et les Sortiléges, novello musical,c’è quel sorridente aristocratico distacco, sigla della sua personalità che gli consente leggerezze e libertà nel racconto fantastico ravvivando il tenero e stupito mondo dell’infanzia animato ancora da esiti di belcanto e in seconda linea, da virtuosismo strumentale. Metterle in scena non è un’impresa facile anche perché corrispondono a due momenti ispirativi e creativi diversi. A Palermo lo spettacolo è risultato assai gradevole e curato in tutti i particolari perché si è riusciti a valorizzare il mondo espressivo del compositore fatto di introspezione,fantasia accesa, malinconia, onirismo, surrealismo. Un valido contributo è stato l’apporto del nuovo allestimento con le appropriate, belle scene (per L’Heure ambientazione rococò ravvivata da tanti orologi che battevano il tempo erotico di Concepcion) e dei colorati, smaglianti costumi di Altan collaborato Maurice Ravel dal brillante e chiaro apporto registico di Luciano Cannito autore pure di notevoli momenti coreografici risolti anche con la presenza dei campioni olimpici della Polisportiva Diavoli Rossi di Marsala impegnati, come libellule, a saltare sul tappeto elastico dell’intrigante bosco; in perfetta sintonia le luci di Vinicio Cheli. Yves Abel a capo dell’orchestra ha offerto una gradevole ed ben articolata concertazione riuscendo a puntualizzare sia le rarefatte atmosfere sonore sia i momenti pregevoli del gioco da lui tenuti sempre presenti in dialogo continuo col palcoscenico dove agiva la compagnia il cast ben assortito mettendo a punto non solo capacità ragguardevoli di canto ma anche attorali. Si sono fatti apprezzare: Marina Comparato nel doppio ruolo di Conception e dell’Enfant, Sonia Prina in Marnan, in La Tasse chinoise, in La Libellule; Cristina Melis in La Bergère, La Chatte, L’Ecureuil,Un Patre; Maria Grazia Schiavo in Le Feu,La Princesse, Le Rossignol; Maria Chiara Pavone in La ChauveSouris, La Chouette e Une Pastorelle; Andrea Concetti in Don Inigo, Le Fauteuil e Un Arbre; Aldo Orsolini come Torquemade; Alessandro Luongo in Ramiro, L’Horloge Comtoise e Le Chat;Filippo Adami in Gonsalve, La Thèière, Le Petit Vieillard,La Rainette. Partecipe il coro istruito da Andrea Faidutti. Pieno consenso del non numeroso pubblico. 32 Lions Club Lettera aperta al Governatore Dott. Antonio Pogliese di Carmelo Fucarino In primis un caloroso ringraziamento per aver voluto essere presente alla serata di gala per la celebrazione della 17a Charter Night del Lions Club Palermo dei Vespri, presidente il Dott. Vincenzo Ajovalasit. Serata veramente speciale perciò questa del 24 ottobre per la Sua pregiatissima presenza in questa location eccezionale del salone di rappresentanza e in quello delle feste del Palazzo Mazzarino, gentilmente concesso dal socio onorario Marchese Annibale Berlingieri di Valle Perrotta. Da insegnante e cultore di tali discipline comprendo che talvolta le citazioni di frasi di antichi autori latini e greci, peggio l’ostentazione di parole talvolta errate negli accenti e addirittura nel loro valore semantico da parte di cattedratici, possa dare un certo fastidio. Ma non abbiamo negato la velleità di citazioni in latino a esimi politici, neppure al Bossi che si dice fregiarsi di un diploma della meritoria Scuola Radio Elettra. Il grave, non si trattava naturalmente di questa serata, è che spesso le citazioni non hanno che un lontano accostamento, estrapolate dai tempi e dal contesto dell’opera. Se io voglio parlare di demo- crazia citando Aristotele, commetto un grave errore di riferimento, dati i tempi e la speciale connotazione del concetto in una polis ristretta. Così sono d’accordo che il celebre Alexìs de Tocqueville abbia espresso concetti profondi nel suo trattato De la démocratie en Amérique, che ebbe tanto successo e fu premiato dalla Académie française (1836). Ma quello che a noi interessa è la Deuxième partie, pubblicato nel 1840 e il Chapitre IV: De l'association politique aux États-Unis, preceduto da un altrettanto prezioso Chapitre III: De la liberté de la presse aux États-Unis, da spedire con telegramma urgente ai nostri rappresentanti che per salvare un giornalista stanno uccidendo tutta la libertà di pensiero. I due libri facevano seguito al viaggio negli Stati Uniti con l'incarico di studiare l'organizzazione penitenziaria nordamericana ed erano basati su impressioni personali. Leggo e trascrivo dalla semplice Treccani on line, s.v.: «Il libro secondo intende mostrare l'influenza dello stato sociale democratico sulle idee, sui sentimenti, sui costumi, sulla società civile, con metodo sociologico. Tuttavia il vero oggetto dell'opera è più il destino della società occidentale 33 Lions Club Lettera aperta al Governatore Dott. Antonio Pogliese che l'assetto della società americana. In entrambi i tomi traspare la medesima preoccupazione: che la composizione sociale atomistica, principale frutto dell'eguaglianza delle condizioni, favorisca irrimediabilmente, attraverso un conformismo di massa, il sorgere di un governo dispotico e il progressivo svuotamento del concetto e della pratica della libertà politica». Perciò interessanti le riflessioni ed esperienze personali dei partecipanti alla cosiddetta tavola rotonda sul tema “Dall’Associazionismo alla Società Civile: Dalle Analisi alle Proposte”, il prof. Salvatore Costantino, l’interrogato, con l’esperimento a Capo d’Orlando della rivolta antiracket di Gaetano Grasso, che mi richiama alla mente e al cuore il sacrificio di un eroe dei tempi brutti, dal nomen omen (quando il latino ci vuole, per dire un concetto proverbiale), Libero Grassi, e i giornalisti Nuccio Vara e Luigi Tripisciano, con il loro carico di esperienze professionali. Però, lungi da me il sospetto della piaggeria e dell’adulazione, non avendo nulla a pretendere, se non il successo del club, la sua tirata di somme è brillata per chiarezza espositiva e concettuale, per concretezza di proposte e di soluzioni. E qui sta il pregio di chi vuole pienamente “governare”, in una organizzazione piramidale e totalmente dirigistica, che è elitaria per statuto, non essendo praticabili le iscrizioni, ma possibili solo le cooptazioni per presentazione di un altro socio. La mia esperienza nel Club è recente, raggiunge appena il quinto anno, ma ho potuto farmi un’idea dell’organizzazione e delle finalità esclusive di “service”. Perciò in questo periodo di crisi del sistema, mi sono posto, almeno dopo l’allarme lanciato già da almeno un anno, la questione della crisi. Non sono d’accordo nel voler negare la diminuzione delle adesioni, comunque si definisca la questione. Pregiatissimo Governatore, se non esistesse, non porresti il problema con insistenti convegni per ricavare analisi e proposte. Si tratta, secondo me, di una crisi di disaffezione, di una calata di fiamma, come avviene per tutti i grandi amori con la crisi del settimo anno, perché occorre veramente un intenso amore per chiedere di far parte di un club che professa solo service, il dono di se stessi e dei propri beni per il benessere dell’anonima umanità. Perciò vorrei, da umile e semplice socio anonimo fra i milioni più esperti e dotati, avanzare qualche riflessione in proposito. La prima osservazione di base parte dalla richiesta di adesione e dalla sua accettazione. Non vorrei dire che si debbano usare i molteplici gradi di iniziazione degli adepti al sodalizio pitagorico. Ma certamente partiti dalla fisiognomica e dal carattere occorrerebbe fare maggiore attenzione sulle ammissioni. E qui dovrebbero lavorare con competenze sociologiche e psicologiche i comitati soci, perché si attivino non solo per negare o accogliere soci con criteri talvolta arbitrari e legati a personalismi, ma perché esaminino non le cariche private o pubbliche eminenti e il numero delle pubblicazioni, ma la reale, concreta motivazione di questa scelta impegnativa e onerosa in tutti i sensi. Se si entra per presunte agevolazioni di carriere o desiderio di immagine sociale, all’illusione subentra presto la disillusione e la defezione, spesso con lo spiacevole mancato pagamento delle quote associative. Da qui discende e qui sta il punto dolente di queste entrate ed uscite. In ogni contesto associativo, anche nell’impegno del lavoro, fondamentale è la motivazione. Ne abbiamo noi insegnanti esperienza della sua importanza: se non riesci a darne una ai giovani, ti trovi in classe degli zombi, abulici e svogliati, che occupano le sedie per dovere o peggio per costrizione e imposizione. E il fallimento della scuola sta proprio qui, se non riesci a comunicare il perché di Eschilo o di Virgilio, dei logaritmi o della partita doppia e dei bilanci. Prova questa mia riflessione il fenomeno dell’aumento delle adesioni nei paesi emergenti e il calo nei paesi in cui da decenni i club sono radicati, tutti senza esclusione, i Rotary inclusi. Seconda riflessione. In una società egoistica ed estremamente materialistica, priva di 34 Lions Club Lettera aperta al Governatore Dott. Antonio Pogliese tura e lo svago? Cosa può fare un Lion tra un “service” e un altro, senza perdere quello slancio eroico (da eros, l’eroico furore di Giordano Bruno) che lo ha portato ad aderire? Non c’è stato più grave della noia, della lunga assenza. E i giovani ne soffrono grandemente, tranne quelli che hanno riempito i loro cuori e la mente nel contatto vivo dell’altro, nell’empatia delle associazioni, nell’invasamento, talvolta nel fanatismo settario. Ritengo da freschissimo aderente che occorre riempire questi vuoti, rendere più frequenti gli incontri, arricchire le motivazioni perché si viva il club. È incontrovertibile che chi si allontana è stato deluso in qualcosa. Se le illusioni erano mal poste, ben giunga la sua fuga. Ma se cercava qualcosa di più solido e completo? La domanda si deve porre, senza infingimenti, altrimenti qualsiasi strategia è volta al fallimento. Con deferenza e cordialità, Palermo, 26 ottobre 2012 Carmelo Fucarino ideali e di idealità, può reggere da solo il semplice fine del “service”? Capisco, non si è un circolo culturale né un dopolavoro ferroviario o di pensionati, pur tuttavia neppure questi hanno altri scopi se non quelli esclusivamente ricreativi… Anche le associazioni cattoliche sanno per esperienza secolare che alla catechesi si deve associare l’intrattenimento e la socializzazione, emblematiche le forme di aggregazione della gloriosa Associazione cattolica, dai bigliardini ai campi di calcio. Non puoi riunirti per parlare solo di norme e di progetti, occorre anche un momento consociativo che non si risolva nelle sole tre o quattro conviviali annuali. Bell’immagine il convivium, “persone che bevono insieme”, ma Dante propose anche un altro convito, e tornando a Platone e al suo discepolo umile Senofonte, anche loro proposero in altro contesto elitario ed aristocratico, Platone un convito di eccezione in cui si discuteva di Eros. Non sarebbe quindi il caso di ripensare anche il modo di vivere il “service”, arricchendolo, senza scandalo e senza sembrar bestemmia, con la cul- Visita > Leggi Commenta > Collabora > Scrivi VesprinoMagazine incontriamoci in rete www.lionspalermodeivespri.it 35 Lions Club di Attilio Carioti M ercoledì 24 ottobre 2012 si è svolta la XVII Charter Night del Lions Club Palermo dei Vespri, a Palazzo Mazzarino, gentilmente messo a disposizione dal Marchese Annibale Berlingieri di Valle Perrotta, socio onorario del Club. Era presente il Governatore del Distretto 108 YB Dott. Antonio Pogliese, il Vice Governatore, Prof. Gianfranco Amenta, e Officers Distrettuali e di Club. Nell’occasione particolarmente prestigiosa il Leo Club Palermo dei Vespri ha celebrato l’investitura di un nuovo socio. Nel corso della serata il prof. Salvatore Costantino, ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Palermo, ha trattato il tema “Dall’associazionismo alla società civile: dall’analisi alle prospettive” ed ha risposto alle domande dei giornalisti Nuccio Vara e Luigi Tripisciano, socio del Club. 36 Lions Club CON L’OCCHIO DEI BAMBINI di Gabriella Maggio Il giovane artista israeliano con pochi elementi essenziali interpreta la natura come continuità della vita vegetale, animale, umana. Direttore del processo è il sole situato giustamente in alto. Predominante e quindi prorompente è il ciclo dell’acqua, bene preziosissimo per tutti. Cogliamo l’occasione per riflettere. Visita > Leggi > Commenta > Collabora > Scrivi VesprinoMagazine incontriamoci in rete www.lionspalermodeivespri.it 37 Trovando e ri-trovando: “curiosità” archeologiche Un contrappeso normanno di Amedeo Tullio Nel cantiere normanno del Duomo di Cefalù è stato rinvenuto (1980) un singolare e raffinato contrappeso litico realizzato in marmo verde delle Alpi, recentemente esposto nell’ampliamento del settore dedicato a Cefalù nell’Antiquarium di Himera (Buonfornello). Lo strumento (fig.1), ben datato dal contesto archeologico al XII secolo, è costituito da una lastrina, piuttosto allungata e frammentata ad una delle estremità (lungh. mass. cm 8,7 ), di forma tronco piramidale. Lo strumento, è stato rinvenuto nei livelli di “età normanna”; è munito di un gancio di bronzo con decorazioni geometriche (linee ed incroci) impresse. Si tratta indubbiamente di un contrappeso, probabilmente di un “filo a piombo” (del capomastro o dell’ Architetto che dir si voglia?) come lasciano pensare la forma ed il peso specifico piuttosto consistente. La particolare cura nell’esecuzione rivelano il gusto colto e raffinato dell’acquirente. L’impiego di un simile strumento, non disponendo di strumenti ottici, doveva essere a quel tempo più ampio di quanto non sia quello di verificare la verticalità di una struttura e, con particolare perizia (fig.2), poteva essere utilizzato per determinare allineamenti (cosiddetta “coltellazione”) in terreni particolarmente scoscesi, come quello su cui sorse il Complesso della Basilica Cattedrale (Duomo) di Cefalù. Simili usi, raffinati ed adottati con felici risultati, posono giustificare la visione dell’architetto come “dio” che con il suo compasso “crea” il mondo (fig. 3). Il valore ed il significato di questo oggetto travalicano la sua stessa, indubbia, valenza estetica se il suo acquirente è un normanno che lo avrebbe aggiunto ai suoi attrezzi di cantiere, fornendo oggi una prova tangibile dell’origine almeno di alcuni costruttori del monumento. fig. 1 Contrappeso litico (K85/42 ) dal saggio presso il portico della Basilica-Cattedrale di Cefalù fig. 2 Impiego di fili a piombo per la “coltellazione” (da W.Zoric, in La Basilica Cattedrale di Cefalù, I, 1989) fig. 3 Dio-architetto crea il mondo con un compasso (da Bibbia francese del XIII secolo) 38 ombrecontroluci Villa Florio Pignatelli di Gigliola Siragusa 39 ombrecontroluci Villa Florio Pignatelli di Gigliola Siragusa 40