esprino
Il diario online del Lions Club Palermo dei Vespri
foto di Gigliola Siragusa
magazine
NUMERO TRENTATRE - OTTOBRE 2012
Villa Florio Pignatelli
Lions Club Palermo dei Vespri - Distretto 108 Y/b - Circoscrizione I - Zona 1
SOMMARIO
Vesprino Magazine
Astor Piazzolla
Editoriale di ottobre
Care Amiche, Cari Amici, la cultura è un guardiano, un giudice
che ha letto molto, e possiede e
trasmette un’ampia varietà di
esperienze in molti campi: informa, educa, anima. Come uno
specchio riflette la nostra società,
assumendo così un valore sociale
insostituibile. Purtroppo notiamo
che oggi interessa soprattutto la
Gabriella Maggio
cultura dello spettacolo non
quella del ragionamento e del pluralismo e percepiamo
che è stata cancellata l’idea della gerarchia dei valori, di
cui la cultura ha bisogno. Emile Benveniste , studioso
delle lingue indoeuropee, afferma che la polis greca rimandava ad una dimora stabile, in un territorio dai confini certi, la città romana, la civitas, era caratterizzata
dall’ampliamento, la postmetropoli odierna è invece la
città globale dove identità e differenza sono in conflitto.
Tuttavia nell’apparente fuga di significati si deve cercare
una nuova circolazione di senso. Tentiamo di trovarne
una nelle parole con cui Italo Calvino conclude le “Città
invisibili”: «Cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in
mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli
spazio». La nostra libertà ed indipendenza da qualsiasi
categoria economica ci mette nelle condizioni di fare cultura e quindi di distinguere e dare spazio a ciò che “non
inferno”.
Gianfranco Romagnoli
La disfatta delle donne
Riunione della Prima Circoscrizione Attilio Carioti
La crisi di Bellolampo,
i proverbi e la saggezza
dei popoli secondo il mio
commissario Mancuso
Carlo Barbieri
Divagazioni e altri ricordi
Francesco Salmè
Saviezza e follia in
Don Chisciotte e nel
suo scudiero
VesprinoMagazine
incontriamoci in rete
Il Codice dell’Etica lionistica
si scrive o si respira?
La mafia sul tema dell’«addio»
Trame di Artisti
Spaghetti, pomodoro e gamberi
Marie Curie
Il Nobel per la letteratura
Gemellaggio musicale
tra Palermo e Mosca
Adieu ed altro
La nuova frontiera Lions
www.lionspalermodeivespri.it
Hanno collaborato al n. 33 di Vesprino:
Carmelo Fucarino
Patrizia Lipani
Gigi lo Chef
Carla Amirante
Gabriella Maggio
Marta Santoro
Carmelo Fucarino
Masetto Aiello
Carmelo Fucarino
L’oro di Palermo
Gabriella Maggio
Pino Morcesi
Salvatore Aiello
Lettera aperta al Governatore
Carmelo Fucarino
Diciassettesima Charter Night
Attilio Carioti
Con l’occhio dei bambini
Un contrappeso normanno
2
Pietro Manzella
Raffaello Piraino
L’ Heure Espagnole
e L’enfant et les Sortilèges
Comitato di redazione:
Gabriella Maggio (Direttore)
Mimmo Caruso • Renata De Simone
Carmelo Fucarino • Francesco Paolo Scalia
Attilio Carioti
I miei amici orientali
Il mal sottile
Masetto Aiello, Salvatore Aiello, Carla Amirante, Carlo
Barbieri, Attilio Carioti, Rossella Cerniglia, Gigi lo Chef,
Carmelo Fucarino, Patrizia Lipani, Pietro Manzella, Pino
Morcesi, Raffaello Piraino, Gianfranco Romagnoli,
Francesco Salmè, Marta Santoro, Gigliola Siragusa,
Amedeo Tullio.
Rossella Cerniglia
Prima assemblea dei Soci
del Lions Club Palermo dei Vespri
Via Etnea, una strada simbolo
di una città
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Gabriella Maggio
Gabriella Maggio
Amedeo Tullio
Villa Florio Pignatelli ai Lolli
Gigliola Siragusa
Villa Florio Pignatelli ai Lolli-b
Gigliola Siragusa
Musica
ASTOR PIAZZOLLA:
LA RINASCITA DEL MITO DEL TANGO
La
di Gianfranco Romagnoli
pianista e scrittrice Meri Franco
Lao, nel suo bel libro Tempo di
tango, elenca in una tabella i vari
balli alla moda succedutisi nei decenni del ventesimo secolo, e, dopo aver collocato il
tango nel 1910, ne segnala il revival nel 1970. Ma
l’Autrice va oltre, evidenziando l’evolversi di questa
forma musicale, nata in ambito popolare e diffusasi
a livello mondiale ad opera di validi musicisti e
poeti, verso forme più moderne che, sulla scia dell’evoluzione musicale verso forme diatoniche e sperimentali, vengono ad incrociare sia il jazz che la
musica colta. In tale contesto colloca un importante
autore, oggi considerato uno dei più grandi musicisti del Novecento, le cui composizioni sono eseguite
tuttora e in misura crescente nelle sale da concerto
di musica classica. Parlo di Astor Piazzolla, al quale
nel libro della Lao è dedicata una densa scheda.
Astor Pantaleón Piazzolla nasce a Mar del Plata nel
1921, in una famiglia di origini pugliesi stabilitasi
con il nonno in Argentina. Nel 1925 si trasferisce a
New York, dove vive fino all’età di sedici anni, distinguendosi come esecutore di musica classica. Tornato in Argentina, si afferma come suonatore di
bandoneon, la fisarmonica criolla, nell’orchestra di
Troilo, e poi come capo dell’orchestra del cantante
Fiorentino. Nel 1954 vince una borsa di studio grazie alla quale va a Parigi a specializzarsi presso la famosa didatta Nadia Boulanger, che lo apprezza
molto e gli consiglia di non abbandonare il filone
della musica popolare che egli sta intelligentemente
rinnovando. La sua produzione musicale, originale
ed innovativa pur restando ancorata in buona parte
al tango, è sterminata a partire dagli anni Cinquanta e fino alla sua morte, avvenuta a Buenos
Aires nel 1992. Essa abbraccia soprattutto musiche
strumentali ispirate al tango, brani classici, musiche
da film o composizioni colte, come Oda a Buenos
Aires su parole di Jorge Luis Borges, e si avvale di
strumenti elettronici e a percussione inusuali per il
tango: peraltro, anche l’osservanza del ritmo tradizionale del tango non è da lui mantenuta all’interno
Astor Piazzolla
di ogni battuta, ma è recuperata nell’insieme del
brano. Inoltre, Piazzolla introduce novità come il
malambo gaucho, facendo alternare spesso al consueto tempo di 4/4 la battuta di 3/4 e 6/8. Cerca
diverse atmosfere, come nella medioevaleggiante
Milonga triste. Applica le regole dell’armonia e del
contrappunto, ma esplora anche il campo diatonico.
E’ autore dell’operina Maria de Buenos Aires (1968)
e di brani famosi come Libertango, Milonga del
Angel, Muerte del Angel, Oblivion, Nonito.
La sua personalità aggressiva e scontrosa (diceva
di comporre soltanto per se stesso) e la sua grande
carica innovativa, che lo ha portato a creare quello
che è stato definito “il nuovo tango”, rivoluzionario
nella forma e nei colori rispetto al tradizionale tango
argentino, lo ha inevitabilmente schierato con coloro che volevano profondi cambiamenti in Argentina, per cui è stato osteggiato dai conservatori, ma
la sua fama mondiale ha prevalso. Nel 2008 il Presidente della Repubblica Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, ha intitolato al nome di Astor
Piazzolla l'aeroporto internazionale di Mar del
Plata.
3
Arte
LA DISFATTA DELLE DONNE
NELL’OPERA LIRICA
di Gabriella Maggio
S
abato 29 settembre all’Archivio Storico
Comunale di Palermo l’Associazione
Amici dell’Opera Lirica, Ester Mazzoleni,
presieduta da Salvatore Aiello, ha presentato alcuni interessanti ritratti femminili mozartiani e pucciniani. Vittoria Lai, giovane promessa
della nostra lirica accompagnata al pianoforte dal
Maestro Salvatore Scinaldi, ha coniugato insieme
voce, tecnica e sentimento per interpretare un repertorio classico del melodramma: la donna tradita, da “ Mi tradì quell’alma ingrata “ di Donna
Anna nel “Don Giovanni” di Mozart a “Un bel dì
vedremo” di Ciò ciò san, tragica eroina pucciniana. Il Maestro Scinaldi ha eseguito due brani :
“Fantasia in re minore” e Intermezzo dalla Manon
Lescaut di Puccini. Il numeroso pubblico di melomani appassionati ed esperti, che frequenta i
concerti della Mazzoleni, ha applaudito a lungo.
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Lions Club
RIUNIONE DELLA
PRIMA CIRCOSCRIZIONE
di Attilio Carioti
D
omenica 23 settembre presso l’Hotel Palace di Mondello si è svolta la prima riunione dell’anno sociale della 1°
Circoscrizione del Distretto 108 YB ,
presieduta da Natale Caronia. Erano presenti: il
Vice Governatore Gianfranco Amenta, i P.D.G.: Renato De Giacomo, Amedeo Tullio, Franco Amodeo,
i Presidenti di zona, Presidenti e Segretari di club e
numerosi Officers. Dopo un breve indirizzo di saluto del Presidente del club Palermo Host e del Responsabile della Sesta Area Operativa Leo, ha preso
la parola Natale Caronia, che, dopo aver dato il benvenuto ai presenti, ha affrontato il tema dell’autonomia dei vari club nei confronti della condivisione
dei temi di studio ed degli indirizzi programmatici
del Governatore, sollecitando i Presidenti a contemperare i due aspetti al fine di evitare quella dispersione di risorse e mezzi, che vanifica gli sforzi, anche
i più generosi. Successivamente il Segretario della
Circoscrizione, Luigi Licata, ha illustrato il report
relativo alla distribuzione dei 603 lions variamente
aggregati per zone e club, da cui emerge una tendenza alla dispersione di soci. I Presidenti di Zona
hanno illustrato le attività condotte all’interno dell’area di propria pertinenza, evidenziando tutti la
necessità di impegnarsi, in sinergia anche con altre
associazioni del territorio, al fine di perseguire obiettivi più ampi che possano avere un rilevante ambito
sociale. Numerosi sono stati gli interventi sul tema
della crisi dell’associazionismo, affrontato sotto vari
aspetti: sociale, economico, relazionale. Ha concluso
i lavori il Vice Governatore Gianfranco Amenta sottolineando l’importanza della frequenza degli incontri tra soci per cementare la coesione dei club e
ribadendo il concetto che l’associazione va sostenuta con l’adeguata formazione dei soci, ed il mantenimento del loro entusiasmo attraverso il
coinvolgimento operativo.
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Narrativa
LA CRISI, BELLOLAMPO, I PROVERBI E LA SAGGEZZA DEI
POPOLI SECONDO IL MIO COMMISSARIO MANCUSO
di Carlo Barbieri
-Dottore che dice che ce la facciamo?
Mancuso alzò gli occhi dalle carte che stava firmando, grato
dell'interruzione. La firmata delle carte, che aveva fissato
per il primo venerdì del mese in segno di penitenza, era una
cosa che odiava con tutta l'anima.-In che senso, Tranchina?
-Eh, con la crisi.
-E tu che dici?
-Mah, io dico che se la crisi ce l'avevamo solo noi, gli altri
ci guardavano, ci dicevano "mischini quantu sunnu sfurtunati" e se ne tornavano a farsi i… gli affari loro.
-E invece?
-E invece sta finendo come alla discarica di Bellolampo. Ora
stiamo sapendo che bruciava da vent'anni ma piano piano,
sotto sotto, senza esagerare, e prima la diossina in casa di
quelli che dovevano controllarla non ci arrivava. Ora che
se la stanno cominciando a trovare in casa allora i controllori hanno cominciato a dire "Mii ma che è sta cosa, pure
in casa a mia arrivò, non vale" e successe il bordello. C'è
poco da fare, "Ciciro prodroma sua".
-Tranchina lascialo stare il latino. Casomai è "Cicero pro
domo sua".
-E io che dissi? E comunque volevo dire che…
-L'ho capito. Volevi dire che ora che l'incendio della crisi si
è propagato, i vicini correranno certamente a spegnerlo per
non essere coinvolti.
-Esatto dottore. Quando si guardano i problemi degli altri,
sembrano piccoli ma quando si tratta di noi, come si dice
"Una cosa è parlare di morte e altro è morire".
Mancuso gli diede un mezzo sguardo da sbirro: -Ma com'è
che oggi vai a proverbi?
-Mii al secondo proverbio se n'è accorto dottore. Io apposta
l'ho fatto, volevo vedere quando se ne accorgeva. Un libro
mi accattai. Bellissimo.
-E che titolo ha?
-Si chiama "I proverbi: saggezza dei popoli".
-E com'è?
-Una cosa incredibile. Si vede che i proverbi sono, come ci
posso dire... la crema della crema del concentrato dell'esperienza dell'umanità. Una cosa bellissima da rimanere
alloccuto. Una risposta per tutto c'è, dottore. Bella chiara e
matematica.
-I proverbi sono minchiate, Tranchina.
-Come minchiate, dottore? Ma se sono la saggezza dei popoli?
-Proprio per questo, Tranchina. Sono la saggezza dei popoli, e siccome i popoli non sono saggi i proverbi sono minchiate.
-Questa non l'ho capita dottore. Mi posso sedere?
-Siediti.
-Me lo spiega quello che ha detto?
-Certamente. Come hai detto prima? "I proverbi hanno una
risposta per tutto" e poi che hai detto?
-Non ci penso più dottore.
-Hai detto "chiara e matematica".
-Ah sì sì. Giusto, una risposta chiara e matematica danno.
-Due più due quanto fa?
-Quattro dottore.
-E se io ti dico che una volta fa quattro e una volta fa tre, tu
che mi dici?
-Che non può essere.
-E se ti dico che è così che ti sembro saggio, io?
-No.
-Ooooh. E qui ti volevo. Che significa "Chi tardi arriva male
alloggia"?
-Significa "Non perdere tempo, spicciati se no gli altri ti fregano".
-E ti pare una cosa saggia?
-E certo. Saggissima mi pare.
-Bene. E che significa "Chi va piano va sano e va lontano"?
-Significa che bisogna prendersela con cal… minchia il contrario dice.
-Esatto. Visto che ti piace il latino ti faccio un altro esempio.
Questo sta scritto sulla bottiglia dell'amaro Petrus: "Occidit
qui non servat" e cioè "Quello che non fa bene uccide".
Come la mettiamo con "Quello che non ammazza ingrassa?. E poi c'è "Chi non risica non rosica", ma c'è pure
"Chi si accontenta gode". Che te ne sembra?
Tranchina allargò le braccia confuso. -E che ci debbo dire?
Ci dico che quando vado a casa butto il libro.-Si alzò e si diresse verso la porta, la aprì e si girò: -E un'altra cosa ci dico
dottore. Se questa è la saggezza dei popoli, fottuti siamo.
Ora levo i soldi dalla banca e me li mangio al ristorante con
mia moglie i picciriddi.
Mancuso gli sorrise, aspettò che la porta fosse richiusa e si
rivolse alla montagna di carte. “Non fare domani quello che
potresti fare oggi” oppure “Carpe diem”?.
Si alzò e andò a prendersi un caffè al bar.
6
Lions Club
di Francesco Salmè
mente “ il distretto più grande e più bello del
mondo”.
La cerimonia è stata resa ufficiale con la presenza
del governatore, del past governatore Amedeo Tullio, di rappresentanti del lions clubs nel distretto
stesso,o nominati per l’ anno in carica .
Il gemellaggio ebbe un significato profondo, perché
univa in unico contesto, due clubs con eguale nome,
legati dal Mediterraneo, mare comune ad entrambe
le città di appartenenza, che accomuna i popoli che
da questo mare traggono vita e sostentamento.
Fu una cerimonia carica di significati; si era, infatti,
conclusa la conferenza d’ inverno che i due distretti
uniti, avevano celebrato in terra tunisina.
Ricordo, ancora, con piacere, il gemellaggio che unì
il club di Comiso Terra Iblea al club di San Cataldo.
Questi due clubs nacquero insieme, nello stesso
giorno, quando io ero segretario distrettuale.
Ecco, perché, sono gemelli; semplicemente, come
fratelli.
Altri gemellaggi sono stati celebrati, tra clubs che si
univano, con il desiderio di affermare l’ amicizia e la
solidarietà tra lions di clubs diversi.
Edoardo Mangiarotti, un mito dello sport.
Leggo che oggi è morto un grande campione, un
uomo scelto, unico nella storia sportiva , a portare,
per due volte il tricolore nella sfilata delle olimpiadi:
si chiamava Edoardo Mangiarotti.
Certo, magari questi nome e cognome non dicono
niente ai giovani;ma tra i meno giovani, mi rifiuto
di credere che ci sia qualcuno, appassionato di sport
,che non conoscesse il nome di Edoardo Mangiarotti, il più grande schermidore di tutti i tempi.
Un mito! L’ atleta che è riuscito a vincere sei medaglie d’ oro, cinque d’ argento due di bronzo, nelle
Olimpiadi cui ha partecipato.
Nei campionati del mondo, Mangiarotti ha conquistato 13 medaglie d’ oro, altrettante d’ argento o di
bronzo.
A prescindere dall’ essere sportivi, o no, di un campione del genere occorre parlarne. .
Non si parla, tranne che con un frettoloso trafiletto,riportato nelle pagine interne, di uomini che
hanno rappresentato la Patria, come Edoardo Mangiarotti, grandissimo interprete della nobile arte
della scherma.
Grazie, Campione.
Richiesta agli amici
Chiedo agli amici, ma quelli veri, di dedicarmi tre
minuti del loro tempo:
Un minuto per pensare a me, a quell’amico che
hanno avuto.
Un minuto per volermi bene, di quel bene sincero,
che niente riesce a scalfire.
Gemellaggio
Tra tutti i gemellaggi cui ho partecipato, quello che
ricordo esattamente è il gemellaggio del 18 febbraio
2007, tra i lions club Napoli Mediterraneo e Palermo Mediterranea.
Ricordo che , nella serata, si festeggiò la
charter, mentre io ero in visita ufficiale al
club siciliano.
Ricordo i protagonisti di questa serata:
era, allora presidente del Palermo Mediterranea Giuseppe Lo Cascio,mentre era
presidente di Napoli Mediterraneo Fulvio
Di Giovanni.
Entrambi i presidenti,hanno sottolineato
l’ amicizia sincera di due clubs che militano in due distretti, che era unito fino a
due anni prima, e rappresentava, vera-
7
Lions Club
denti della scuola media superiore(sarebbe stato opportuno dedicarla anche a tante persone, che fanno
sfoggio della propria cultura, e che sono professionisti e laureati!).
Io immagino l’ enorme lavoro, anche diplomatico,
che è stato fatto da coloro che hanno dovuto mettere assieme dei principi,tenendo conto delle tre
principali visioni politiche che in quel momento rappresentavano la totalità dei cittadini;le anime erano
quella socialista, quella cattolica e quella liberaldemocratica.
Tra i cittadini che, secondo me, conoscono la Costituzione italiana,esistono anche coloro che neanche
sanno che esiste , come pochi conoscono il lionismo
e le sue norme fondamentali, anche tra gli iscritti all’
Associazione.
Questa ignoranza diffusa fa si che molti sono coloro
che non si possono certo dire buoni cittadini, e, per
altro verso, molti sono gli iscritti alla nostra associazione. che non si possono dire buoni lions.
Improbo lavoro per i formatori, tra gli italiani e tra
i lions!
Un minuto per ridere insieme, io e lui, guardando
cosa siamo riusciti a creare: l’amicizia.
Ecco, mi bastano tre vostri minuti: voi rinunciate ad
un attimo della vostra esistenza, ma rendete felice
me. Posso chiedervi questo sacrificio?
La Costituzione Italiana.
Naturalmente, non starò a riportare tutti gli articoli
(sono 139), della Costituzione Italiana, dirò che è la
legge fondamentale dello Stato, è divisa in 4 sezioni,promulgata dal capo provvisorio dello Stato
Enrico de Nicola il 27 dicembre 1947, ed è entrata
in vigore il 1° gennaio successivo.
Chi vuole può leggersi la nostra Costituzione(cosa
che ritengo indispensabile per una buona formazione del cittadino) , in internet, o può acquistarla in
libreria( non costa molto).
Anche Antonio Corbino , lions del club di Vittoria,magistrato i pensione, già presidente del Tribunale di Gela, ha pubblicato un testo della
Costituzione, commentandolo, dedicandola agli stu-
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8
Letteratura
SAVIEZZA E FOLLIA
IN DON CHISCIOTTE E NEL SUO SCUDIERO
Seconda Parte
di Rossella Cerniglia
simori “sventurate avventure” o “intelligente follia” che si
trovano disseminate nel romanzo e che lo animano di una
ironia suadente e giocosa.
Ma la complementarità dei due personaggi, fondata, all’inizio, su dissonanze e su caratteri antitetici, si attenua via
via, in un travaso vicendevole di esperienze e di idee, per
cui si è parlato di chisciottizzazione di Sancio e di sancizzazione del Chisciotte.
In virtù di tale travaso, anche Sancio subisce un indottrinamento e forbisce il suo linguaggio, che tenderà, progressivamente, ad assomigliare a quello dell’hidalgo. Anch’egli
matura la sua follia che consiste sostanzialmente nel credere
alla promessa fatta da Don Chisciotte di procurargli il governo di una fantomatica Isola . Possiamo credere allora che
la follia di cui parla Cervantes sia la trasposizione dei nostri
irrealizzabili desideri? Vuole, egli, farci intendere che chi si
mantiene sul piano dell’idealità pura, senza fare i conti con
la concretezza del reale, è già sul piano della follia?
Ma se è vero che Sancio rappresenta piuttosto le pulsioni
“basse” che attengono alla concretezza e gioiosità del vivere
- indicativo è, in tal senso il suo cognome (Panza) che bene
esprime simili pulsioni e appetiti - Don Chisciotte traduce,
invece, le pulsioni alte, nobilitate e astratte dell’intelletto,
che non vanno in direzione del piacere di vivere, della giocosità e giocondità che da esso può derivare, bensì della serietà e della coerenza più austera. In essa, si riassume anche
la permalosità del personaggio quando qualcuno mette in
forse la sua visione della realtà deformata dall’influenza nefasta delle sue appassionate letture. Visione, certo, permeata
di morte, non già di vita, come avviene nel suo scudiero
Sancio.
Però, in virtù di questo travaso, nel romanzo, vita e morte
si scontrano, realtà e immaginazione si contendono il
campo, razionalità e follia si compenetrano, si confondono,
animano ogni scena della vita intera.
Inoltre, con la continuazione apocrifa del romanzo da parte
di Avellaneda, Don Chisciotte si trova poi ad essere personaggio reale e libresco, letterario e concreto a un tempo; e
da personaggio reale egli deve difendere la veridicità del suo
personaggio letterario da opporre alla non-veridicità del
personaggio Don Chisciotte dell’Avellaneda.
L’
antitesi Sancio/Chisciotte è ben visibile, d’altronde, nell’interpretazione della realtà oltre
che nel linguaggio che la nomina, e che è, necessariamente, quello di due distinte culture: letteraria e astratta l’una, ingenua e pragmatica l’altra. Così i
mulini a vento di Sancio sono, nella visione donchisciottesca, i giganti dei poemi cavallereschi, di cui a lungo si è nutrito; una bacinella da barbiere è l’elmo di Mambrino; le
osterie sono castelli, e le serve e le prostitute che in esse si incontrano sono nobili dame.
Indice, pure, di questo travisamento e di questa visione ambivalente della realtà è la duplice caratterizzazione di nobildonna/contadina di colei che Don Chisciotte ha scelto
per sua dama e si è imposto di amare in ossequio al codice
cortese-cavalleresco. Essa è, secondo l’una o l’altra visione,
Aldonza Lorenzo/Dulcinea del Toboso. Invocata da Don
Chisciotte come “giorno della mia notte …bussola dei miei
itinerari…” e simili altri appellativi barocchi, durante la penitenza che egli stesso si era inflitta nella Serra Morena, è riportata a connotazioni più realistiche da Sancio con
l’esclamazione: ”Figlia d’una grandissima, che muscoli che
ci ha, e che voce!”
A questo dualismo, a questo scambio prospettico e a questa
ambivalenza tra essere e apparire rimandano anche gli os-
9
Lions Club
Prima assemblea dei Soci
del Lions Club Palermo dei Vespri
di Attilio Carioti
E’ importante anche che l’aspirante socio, prima dell’ammissione, frequenti per un periodo il club e sia ampiamente informato dal socio presentatore sugli scopi e
l’organizzazione del Lions Club International e della Fondazione. Il Club inoltre facilita la socializzazione del
nuovo socio tramite un comitato di accoglienza che si
adopera per la conoscenza degli altri soci e per l’inserimento attivo nella vita di club, venendo incontro alle sue
aspettative di appartenenza.
M
artedì 2 ottobre 2012, nell’accogliente sala
del Caffè letterario Costes si è svolta la
prima assemblea dei soci del L.C. Palermo
dei Vespri. Il Presidente Vincenzo Ajovalasit ha dato inizio ai lavori illustrando il programma delle
attività dell’anno sociale 2012/2013 ed ha donato ai soci
il proprio guidoncino.
Dopo l’approvazione dei bilanci, consuntivo dell’anno
2011/2012 e preventivo del corrente anno sociale e dopo
l’esame dei punti all’ordine del giorno, l’assemblea su
sollecitazione di Pietro Manzella ha affrontato il tema
della episodica partecipazione di alcuni soci alle attività
del club. Dopo ampia e partecipata discussione, si è giunti
alla conclusione di coinvolgere tutti i soci nei comitati di
realizzazione dei service e di rendere più frequenti le
riunioni per incentivare la socializzazione e informare i
soci sullo svolgimento delle attività del Club e, al tempo
stesso, affrontare apertamente e discutere i problemi dell’associazionismo. E’ auspicabile che ci sia anche il coinvolgimento del consorte e di eventuali familiari; è infatti
provato che l’allontanamento del socio è spesso dovuto al
disinteresse mostrato dal consorte.
10
Lions Club
IL CODICE DELL’ETICA
SI SCRIVE O SI RESPIRA?
di Pietro Manzella
In questo incontro intendo prospettare dei concetti
su cui, eventualmente, nel tempo, chi vorrà potrà approfondirli in appositi incontri da organizzare nei
propri club.
Spesso mi sono chiesto se chi ha scritto il nostro codice dell’Etica e successivamente lo ha tradotto dall’inglese con versioni nel tempo più modernizzate o,
per usare un termine caro al nostro Governatore,
contestualizzate, lo abbia scritto, soltanto, in lettere
su fogli bianchi o mentre materializzava i concetti
vergati, li respirava e ne assaporava i profumi e le intrinseche essenze!?
Altre volte mi sono chiesto, ascoltando i discorsi nei
classici “corridoi”, durante le conviviali, se questo codice indossa le ali del colibrì o la corazza della tartaruga, se è limpido come l’acqua fresca o torbido e
pesante come limo dei pantani!
Ogni essere esistente sulla terra, vive la propria vita
secondo la sua specie: vi è l’animale che striscia,
quello che sta sulle quattro zampe, la rosa che sboccia e l’uomo erectus che cammina su due piedi ,ma
con la testa in alto. A volte, però, dimentichiamo che
anche questo aspetto racchiude un simbolismo. A tal
proposito voglio lanciarVi qualche riflessione:
l’uomo, possedendo i 5 sensi, può e deve provare a
immagazzinare concetti e sensazioni attraverso loro
e, quindi, anche nella lettura di un qualsiasi brano
letterario.
Se ci accostiamo, quindi, alla lettura del Codice Lionistico con tutti e 5 i sensi a nostra disposizione,
avremo la sensazione di avere percepito ed immagazzinato maggiori e diversi concetti rispetto a quelli
percepiti con una semplice lettura .
A mio avviso il Codice dell’Etica è composto dà 4
moniti comportamentali da realizzare:
1) Dimostrare che la nostra chiamata al servizio lion
è cosa seria, come se fosse una chiamata dall’Alto.
Invero, si diventa lion per cooptazione;
2) Essere solidale con il prossimo concretizzando un
progetto umanitario;
3) Essere cauto nella critica, etc.. nella consapevo-
lezza che il fine dell’azione proposta (progetto umanitario concretizzato) deve rappresentare costruzione
e non frantumazione degli scopi lionistici;
4) Ogni dubbio circa i propri diritti, deve rappresentare la consapevolezza della positività del dubbio
medesimo, anche con il sacrificio personale dei propri interessi, intesi in senso morale (gratitudine nel
donare) e non economico.
Poi, invece, intravedo 3 moniti di strumenti di lavoro
e cioè
a) Perseguimento del successo, cioè il raggiungimento dell’obiettivo lionistico, etc.. evitando la slealtà quale mezzo invalidante per la riuscita del
progetto da realizzare;
b) Considerare l’amicizia come fine per il raggiungimento dello scopo, valorizzandola e valutandola
proprio quale strumento per il fine da raggiungere;
c) Avere sempre presenti… l’avverbio sempre sta a
indicare che al primo posto assurgono i doveri, spesso
dimenticati, quali la lealtà del pensiero e delle azioni
per donare con essi il proprio tempo, il proprio lavoro e le proprie risorse economiche, come strumenti
attraverso i quali raggiungere sempre l’obiettivo della
realizzazione del progetto umanitario.
Provate a leggere questi moniti, queste parole non
solo con gli occhi, ma anche con l’olfatto per sentire
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Lions Club
IL CODICE DELL’ETICA SI SCRIVE O SI RESPIRA?
il profumo di una pietanza ben cucinata, che viene
gustata da un cieco, che è riuscito a vederla, grazie ad
una nostra opera di bene; immaginate a leggere le
frasi con l’udito per ascoltare la voce di una donna
che ringrazia per avere ricevuto la possibilità di prevenire un danno alla salute perché adeguatamente
informata con un service svolto da un club del suo
territorio (per es. Progetto Martina).
Provate a toccare le mura di una costruzione realizzata per persone disabili e percepirete come le stesse
riecheggino delle voci di gioia degli abitanti ed, infine, provate a gustare una birra seduti ad un tavolo
parlando con i Vs. amici di sionismo puro per cercare di realizzare un service che aiuti i giovani ed i disoccupati!
Avete visto che, se ci sforziamo di leggere il codice
con tutti i nostri sensi a disposizione, ci accorgeremo
che esso non resta al di fuori di chi legge, ma ne diventa sua parte integrante.
Quando si coopta un soggetto perché si ritiene che
egli possieda delle doti lionistiche, e lo si convince a
far parte del proprio club, abbiamo il dovere di comunicargli che la nostra Associazione è armonizzata
attorno a dei principi indelebili quali il Codice dell’Etica, la Missione – (che rappresenta gli scopi, il fare
in generale), la Visione – (che rappresenta l’obiettivo
da raggiungere), che non possono essere derogati poiché sono le colonne portanti, le colonne d’Ercole, che
proiettano il nuovo socio in un’organizzazione differente da tutte le altre, in quanto portatrice di principi scritti non solo su una carta a dimensione
mondiale, ma scolpiti a fuoco dentro ciascun socio.
Per intenderci, con un paragone di tipo calcistico, la
missione di una squadra di calcio è quella di giocare
a calcio, mentre la visione è il guadagno che ciascun
giocatore realizza.
Il Codice dell’Etica, quindi, deve rappresentare per
ciascuno di noi, dal primo socio all’ultimo, evidentemente in senso d’ingresso temporale nell’associazione, la propria carta d’identità, la propria icona da
tenere sul comodino per confrontarlo ogni volta che
si ha qualche dubbio o tentennamento.
In esso troviamo ogni risposta di cui abbiamo bisogno dal punto di vista comportamentale, sia interiore
che esteriore, che dovesse servire nel mondo lionistico. L’eticità lionistica non si discosta dall’eticità del
singolo uomo, ma a volte ne è un rafforzativo, un integratore alimentare che soddisfa e gratifica di più la
sensibilità di ogni uomo, poiché gli lascia comprendere la bellezza di lavorare, insieme ad un proprio simile, per un altro proprio simile. Gli trasmette la
gioia della condivisione non l’ansia della prevaricazione e della sopraffazione; gli trasferisce la trasparenza e la limpidezza della lealtà e non il buio
dell’inganno e del tradimento ammannito dalla viltà
ingannatoria.
E cominciamo a riflettere pure, così come ha detto il
Governatore, sul concetto di “We Serve”: Io e tu serviamo insieme, ma leggiamo pure tale motto in
“dobbiamo essere utili ; quindi trasportiamo il concetto del servizio a quello dell’utilità, per cui domandiamoci: a chi?, a che cosa essere utili?
I colori del lions sono solari: il giallo dell’oro simboleggia la sincerità dei propositi, la liberalità nel giudizio, la trasparenza nella propria vita e la generosità
nella mente con il proprio cuore e le proprie possibilità di donare ai bisognosi. Il sole è unito al leone, che
rappresenta la forza, la caparbietà, poiché noi vogliamo che i nostri progetti si affermino con forza e
vigoria in aiuto ai deboli e bisognosi ma alla luce del
primo sole e nella trasparenza delle azioni di ciascuno di noi. Il viola simboleggia la lealtà verso il proprio paese, gli amici, se stesso e l’integrità della mente
e del cuore. Esso è tradizionalmente il colore della
forza, del coraggio e della dedizione instancabile per
ogni giusta causa
Infine, voglio darVi alcuni aforismi:
1) non è la mano nella spalla ma quella sul cuore
che fa lavorare il lion;
2) La leaderschip è un viaggio ,non una destinazione.
3) Dobbiamo mediare con i giovani, perché non
pensiamo che i vecchi diventino giovani e viceversa;
4) Quando tutto sarà detto e fatto non sarà detto e
fatto abbastanza;
5) Senza ieri e senza domani, oggi non vale nulla!
6) Affrontare i problemi che si presentano con
estrema umiltà e con molto buon senso
12
Attualità
di Carmelo Fucarino
Il
12 Ottobre alle ore 18.00 , nella
sala Martorana di Palazzo Comitini della Provincia Regionale di
Palermo, promosso dal Presidente
del Lions Club Palermo dei Vespri, dott.
Vincenzo Ajovalasit, in collaborazione con
la Provincia Regionale di Palermo, sarà proiettato il documentario “Adieu”, scritto e diretto da Alberto Castiglione. A conclusione
il regista avrà il piacere di incontrare gli spettatori, il Dott. Vittorio Teresi, magistrato
anti-mafia , risponderà alle domande.
Il documentario è stato già premiato il 19 luglio 2012 alla sala Gialla dell’Assemblea Regione Sicilia alla II edizione del Premio
Legalità,“Turismo e Strade della Legalità”.
L’autore, abbastanza giovane, ha avuto una
carriera densa di opere e di successi. L’esordio risale al 2003 alla 60a Mostra di Venezia con un docu-film che chiariva già da
allora le scelte impegnate dell’autore, il caso di Rita
d’Atria. Sono seguite una serie di biografie di uomini esemplari, il Danilo Dolci, carismatico e impegnato nel sociale, l’Aldo Moro, martire delle sue idee
di politica, in campo siciliano e letterario, il Luigi Pirandello mondiale drammaturgo. Ha tuttavia proseguito la linea dell’inchiesta scottante e ancora
misteriosa, come quella sull’assassinio di Mauro Rostagno, opera che è stata finalista al prestigioso premio Ilaria Alpi 2006. Numerosi sono stati i premi
ottenuti e le selezioni di festival, conosciuto in Francia e in Germania, dove da anni i suoi lavori sono
presentati al cinema Babylon di Berlino.
Il documentario è un’indagine assai particolare sul
fenomeno mafioso e sulla possibilità dell’isola di
sconfiggerla, sulle speranze e sulla progettualità di
combatterla. Da una parte l’occhio della macchina
fotografica e l’insostituibile ed eccezionale lettura
della realtà da parte degli scatti di Letizia Battaglia,
osservatrice acuta che ha dato della realtà di questo
nostro dopoguerra una meticolosa documentazione
autoptica, quelle istantanee che sono per se stesse
storia di una società e memoria dei suoi momenti
esaltanti, ma anche tragici. Accanto la riflessione di
un magistrato che continua ad essere partecipe e
protagonista, anche attore reale del filmato, il più
adatto ad esprimere giudizi e riflessioni, ma anche a
dare strategie e certezze, perché non, anche speranze di un riscatto di questa terra martoriata tra
poteri che la corrodono all’interno, stato nello stato
e colonizzatori e rapinatori delle sue risorse secolari.
Parallela la ministoria di un uomo prigioniero e poi
complice per forza della mafia e lo sguardo di un
bambino che si aggira per i luoghi della vendetta e
dietro a quelle immagini perde la sua innocenza.
Questi pochi cenni per sollecitare gli amici ad essere
presenti a questo evento straordinario.
13
Eventi
TRAME DI ARTISTI
di Patrizia Lipani
S
abato 6 ottobre l’Associazione Volo, già nota
al pubblico palermitano per la promozione
di progetti di solidarietà, di educazione permanente e di attività culturali in genere, ha
inaugurato l’inizio del nuovo anno sociale , con un
evento che l’ha vista protagonista, insieme al Centro
Benessere Amazzonia e all’Associazione Ricamarte
di Cefalù, di un momento d’incontro fra maestranze,
dal titolo” Trame di artisti” , esposizione e sfilata
delle creazioni artigianali, presso il centro Amazzonia
di via Villafranca 44a.
L’evento è apparso gradevolissimo agli occhi e al palato in quanto ha permesso di gustare sia l’alta creatività dell’artigianato femminile, attraverso gioielli in
macramè, chiacchierino, stole, abiti e tessiture varie
nel genere, nelle trame e nei colori, sia alcuni prodotti proteici, salumi, vino e formaggi, nell’angolo “
I Proteica” dei locali del centro benessere Amazzonia. Un gruppo di 5 ragazze hanno fatto da modelle,
Elisa Petta, Tiziana Giacchino, Loredana Misuraca,
Sabrina Oliveri, Silvia Miceli, giovani studentesse
che hanno volontariamente offerto i loro volti alle
truccatrici del centro, le loro chiome alle mani
esperte di Salvo Tomasino ideatore del centro
Amazzonia e una delle firme più interessanti dell’acconciatura italiana di alta professionalità, per poi
apparire in pubblico vestite dall’estro e dalla creatività di Tilde Coco, Ida Cannatella, Anna Maria
Scelsi,Teresa Giardina dell’Associazione Ricamarte
di Cefalù, di via Mandralisca 72, maestre e ideatrici
della scuola di tessitura e ricamo, di Cefalù. Promuovere la cultura in senso antropologico e la creatività al femminile è stato ora più che mai l’intento
dell’associazione Volo, e al contempo valorizzare
l’artigianato e le professioni in genere che con il
tempo se non coltivate finiscono per scomparire.
14
Sport
GIGI LO CHEF
SPAGHETTI POMODORO E GAMBERI
Ingredienti:
g.200 di spaghetti artigianali, g.250
salsa passata di pomodoro fresco,
g.400 di gamberi sgusciati, 2 spicchi
d’aglio, uno scalogno, 8 foglie di
basilico, 1 peperoncino piccante, olio
extravergine.
Preparazione:
Pulire lo scalogno e l’aglio e tagliarli a julienne. Soffriggerli nell’olio insieme
al peperoncino. Versare la salsa, fare riscaldare e versare i gamberi sgusciati,
mescolare; dopo 2 minuti togliere dal fuoco ed unire il metà del basilico.
Cuocere gli spaghetti in acqua salata e scolarli al dente. Condire con la
salsa, decorare con qualche foglia di basilico ed accompagnare con un
buon prosecco ben freddo.
15
Storia
Marie Curie
di Carla Amirante
Nel
1903 Pierre e Marie Curie furono insigniti del premio Nobel per la fisica.
Fu un avvenimento molto importante perché si premiavano i due
scienziati per le loro scoperte sulle sostanze radioattive,
dalle quali in seguito sarebbe nata la radiografia con le sue
molteplici applicazioni; ma fu un avvenimento molto importante anche perché, per la prima volta nella storia, si riconosceva ad una donna delle grandi capacità speculative.
Maria Sklodowska, conosciuta con il cognome del marito
Curie, nasce nel 1867 a Varsavia; inizia gli studi prima da
autodidatta con il padre, professore di matematica e fisica,
continua poi gli studi superiori sempre a Varsavia, ma, poiché nel suo paese, la Polonia russa, alle donne è vietato intraprendere la carriera scientifica, nel 1891 si trasferisce in
Francia, a Parigi per iscriversi all’Università della Sorbona,
dove si laurea in chimica e fisica. Nella capitale francese incontra il professore di fisica Pierre Curie che, sposandolo
nel 1895, diviene suo compagno di vita e di laboratorio. La
famiglia si arricchisce presto di due bambine che però non
impediscono il lavoro dei genitori, i quali, senza aiuti e con
mezzi rudimentali, non si scoraggiano e continuano le loro
ricerche scientifiche nel campo della fisica. In un locale di
rue Lohmond i Curie allestiscono un piccolo laboratorio e
giungono presto alla scoperta di due nuovi elementi chimici: il radio ed il polonio. Marie nel 1897, insieme al marito, studia attentamente i raggi spontanei emessi
dall’uranio, da poco scoperti dallo scienziato H. Becquerel, e si accorge che l’intensità della radiazione è proporzionale alla quantità di uranio presente nel sale, riconosce
pure la stessa proprietà nei sali di torio. Comprende anche
che l’atomo non è la particella più piccola della materia,
come si credeva al suo tempo, e dà il nome di radioattività
al fenomeno studiato. La scienziata, continuando le ricerche, ha modo di rendersi conto che altri due minerali, la
torbenite e la pechblenda sono molto più radioattive dell’uranio puro ed infatti, nella sua pubblicazione del 1898
sul bollettino dell’Accademia delle Scienze francese ed
sulla rivista polacca “Swiatlo” annuncia che dalla pechblenda è stato ricavato un metallo nuovo che chiamerà
polonio, un omaggio alla sua Polonia. Molto presto con il
marito giunge a scoprire, sempre nella pechblenda, una
sostanza ancora più radioattiva del polonio, che viene battezzato da loro radio; per questa scoperta di importanza
fondamentale in campo scientifico, i Curie ricevono il premio Nobel per la Fisica nel 1903. In questa occasione am-
mirevole fu il comportamento dei Curie, che non pensarono al guadagno depositando il brevetto internazionale
per il processo di isolamento del radio, ma disinteressatamente, per amore della scienza, permisero che altri studiosi potessero usare liberamente delle loro scoperte.
Dal 1903 in poi per Marie sono anni di grandi soddisfazioni, molto intensi ma anche difficili e travagliati perché
non ama la notorietà; i giornalisti che la intervistano, le
fanno perdere tempo per gli studi e la descrivono essenzialmente come una donna di casa che collabora al lavoro
del marito. Nel 1906 Pierre Curie muore tragicamente investito da una carrozza; Marie riesce a superare il grande
dolore per amore delle figlie, scrivendo la biografia del marito e continuando gli studi. Nel 1910 dopo la bocciatura
di una sua candidatura all’Académie, le viene assegnata
dalla Sorbona la cattedra di fisica, tenuta prima da Pierre:
diviene così la prima donna professore universitario nella
prestigiosa università. Nello stesso periodo forti critiche ed
un grosso scandalo si abbattono su di lei, critiche perché
aveva difeso pubblicamente nel 1903 il colonnello Dreyfus,
ingiustamente accusato di tradimento, scandalo per una
molto chiacchierata relazione con il fisico Paul Langevin,
sposato e che era stato anche allievo del marito. Poi (sem-
16
Storia
Marie Curie
pre prima donna nella storia) Marie riesce ad isolare il polonio puro ed il radio puro, stabilendo l’unità standard internazionale di radio; per questo successo riceve il secondo
premio Nobel per la Chimica nel 1911. L’anno seguente
fonda l’Institut du Radium, che oggi si chiama Institut
Curie ed è tuttora un importante istituzione scientifica per
la ricerca sul cancro; poi, nel 1914, la Sorbone costruisce
per lei un laboratorio di ricerca secondo i criteri richiesti
dalla scienziata e glielo consegna nominandola direttrice.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, la studiosa sospende l’insegnamento e le ricerche di laboratorio per applicare la sua scoperta alla medicina e portare così aiuto ai
soldati al fronte. Con la figlia Irene, gira tra gli ospedali da
campo su di una piccola vettura da lei stessa concepita
dove può fare radiografie ai feriti, di queste auto ne fa realizzare 18 che da lei prenderanno il nome di “petites
Curie” e sono gestite da infermiere specializzate, da lei
istruite. Finita la guerra dà lezioni anche ai soldati americani e scrive “La radiologie et la guerre”, accoglie nel suo
Institut du Radium gli scienziati che vengono da tutto il
mondo; ma non si limita solo allo studio ed all’insegnamento, viaggia tra l’America, l’Europa e la sua Polonia per
raccogliere fondi da utilizzare per la ricerca e per aprire
un altro laboratorio nell’università di Varsavia, S’impegna
inoltre nella vita politica della sua terra natia per l’emancipazione femminile e per la pace, partecipa insieme a
A.Einstein e P.Langevin alle commissioni scientifiche della
Lega delle Nazioni, della quale è vicepresidente.
Marie Curie muore nel 1934 di anemia perniciosa a causa
della sua lunga esposizione alle sostanze radioattive, che
furono tante da inquinare anche i suoi appunti di lavoro e
i suoi ricettari di cucina, considerati così pericolosi da essere in seguito custoditi in scatole piombate e consultati
solo indossando abiti di protezione. Ella fu, come il marito, di costumi molto semplici, molto disinteressata riguardo al denaro ed agli onori, non brevettando le sue
scoperte e rifiutando per ben due volta la Legion d’onore
che lo Stato francese le offriva. Ci sono delle frasi da lei
pronunciate che svelano molto bene il suo carattere: “Nella
vita non c’è nulla da temere, solo da capire”, “ Uno scienziato nel suo laboratorio non è soltanto un tecnico, è anche
un fanciullo posto di fronte a fenomeni naturali che lo impressionano come un racconto di fate”.
17
Letteratura
IL NOBEL PER LA LETTERATURA 2012
di Gabriella Maggio
Il
Nobel per la letteratura quest’anno è stato
assegnato al cinese MO YAN, letteralmente
“ non parlare”, nome d’arte di GUAN
MOYE . La motivazione espressa dall’Accademia Svedese è interessante, perché colloca lo
scrittore e la letteratura cinese nell’ambito di quella
mondiale : “ Attraverso una mescolanza di fantasia
e realtà, prospettive storiche e sociali Mo Yan dà
vita ad un mondo che, nella sua complessità, rimanda a quella delle opere di W. Faulkner e Gabriel
Garcìa Màrquez , ma allo stesso tempo scaturisce
dall’antica letteratura cinese e dalla tradizione
orale”. Nella sua dichiarazione Guan Moye precisa che numerosi sono gli scrittori cinesi di grande
rilievo che da tempo meritano un giusto riconoscimento. Lo scrittore con queste parole interpreta
bene il desiderio della cultura cinese di essere riconosciuta nel mondo, senza però considerare il motivo dell’esclusione, che è legato ad un sistema
autoritario di governo. E questo di fronte al mondo
pesa o pesava sulla immagine della Cina . Mo Yan
è ben inserito nel sistema cinese e la sua critica al
governo è ben celata nelle trame e nelle sfumature
linguistiche delle sue opere. Questo non è il primo
Nobel cinese, come le autorità di Pechino vogliono
far sapere al mondo, ma è il terzo. Lo scrittore Gao
Xingjian nel 2000 ha ottenuto il Nobel per la letteratura, ma siccome vive a Parigi, dove ha preso la
cittadinanza, in patria viene ormai considerato
uno straniero e le autorità cinesi hanno considerato
un vero e proprio affronto il conferimento del Premio. Così è accaduto anche nel 2010 per il il
Nobel per la Pace assegnato allo scrittore dissidente
Liu Xiaobo , in carcere per aver preso parte alla
protesta di Tienanmen nel 1989 e per essere stato
tra i firmatari e i creatori del “Manifesto ’08 della
democrazia in Cina”. Liu ha costantemente sottolineato che i diritti umani sono violati dalla Cina.
L’occidente conosce Mo Yan soprattutto per il romanzo Sorgo Rosso dal quale nel 1987 il regista
Zang Yimou ha tratto il film omonimo, di cui Mo
Yan ha curato la sceneggiatura , premiato con l'Orso
d'oro al Festival del cinema di Berlino nel 1988. I
temi affrontati dallo scrittore sono personali, in particolare il legame con la madre, ma anche storicosociali per raccontare la storia della Cina da un
punto di vista antropologico.
Gli scrittori cinesi di grande rilievo che da tempo
meritano un giusto riconoscimento.
18
Letteratura
IL NOBEL PER LA LETTERATURA 2012
nel 2010 per il il Nobel per la Pace assegnato allo
scrittore dissidente Liu Xiaobo , in carcere per aver
preso parte alla protesta di Tienanmen nel 1989 e
per essere stato tra i firmatari e i creatori del “Manifesto ’08 della democrazia in Cina”. Liu ha costantemente sottolineato che i diritti umani sono
violati dalla Cina. L’occidente conosce Mo Yan soprattutto per il romanzo Sorgo Rosso dal quale nel
1987 il regista Zang Yimou ha tratto il film omonimo, di cui Mo Yan ha curato la sceneggiatura ,
premiato con l'Orso d'oro al Festival del cinema di
Berlino nel 1988. I temi affrontati dallo scrittore
sono personali, in particolare il legame con la
madre, ma anche storico-sociali per raccontare la
storia della Cina da un punto di vista antropologico.
Lo scrittore con queste parole interpreta bene il
desiderio della cultura cinese di essere riconosciuta
nel mondo, senza però considerare il motivo dell’esclusione, che è legato ad un sistema autoritario
di governo che proprio di fronte al mondo pesa sulla
sua immagine. Mo Yan è ben inserito nel sistema
cinese e la sua critica al governo è ben celata nelle
trame e nelle sfumature linguistiche delle sue opere.
Questo non è il primo Nobel cinese, come le autorità di Pechino vogliono far sapere al mondo, ma è
il terzo. Lo scrittore Gao Xingjian nel 2000 ha ottenuto il Nobel per la letteratura, ma siccome vive
a Parigi, dove ha preso la cittadinanza, in patria
viene ormai considerato uno straniero e le autorità
cinesi hanno considerato un vero e proprio affronto
il conferimento del Premio. Così è accaduto anche
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Eventi
GEMELLAGGIO MUSICALE
TRA PALERMO E MOSCA
di Marta Santoro
Il
2 ottobre alla Biblioteca Mazzoleni ai Cantieri Culturali alla Zisa ha avuto inizio il
primo incontro tra i soci della Mazzoleni e
gli Amici dell’Opera Lirica Giuseppe Verdi
di Mosca. Incontro organizzato dal ministro straordinario e plenipotenziario Console Generale di Russia a
Palermo Vladimir Korotkov. E’ stato sottoscritto un
protocollo d’intesa fra i due sodalizi in vista delle celebrazioni, il prossimo anno, del bicentenario della nascita del grande bussetano. Dopo i saluti sono state
apprezzate, per la profondità d’intenti e le linee culturali le relazioni del prof. Viktor Kaslin e del prof. Salvatore Aiello, presidenti delle due associazioni. A
seguito interessanti testimonianze ed interventi dei
soci hanno animato il dibattito cordiale ed appassionato. La serata si è conclusa con una dotta ed articolata conversazione del prof. Aiello su “Giuseppe Verdi
a San Pietroburgo e La forza del destino” accompagnata anche dal canto preziosamente verdiano di
Anita Cerquetti, Mario Del Monaco in un’antologia
dell’opera. Sabato 6 ottobre il gemellaggio veniva siglato da una serata verdiana con cantanti del Bolshoi.
Nell’affascinante sala Damiani Almeyda dell’Archivio
Storico Comunale, l’Associazione Mazzoleni, con il
Consolato Generale della Federazione Russa e il Tour
Plus Sicilia hanno organizzato:”Omaggio a Giuseppe
Verdi” con la partecipazione di Dimitrij Kharitonov,
distintosi per una determinata vocalità nel dare vigore
e passione con un nobile fraseggio e buona tenuta musicale a brani dal Trovatore,dalla Traviata e dall’ Attila; con lui il basso Mikhail Svetlov, anche lui stella del
Bolshoi, si imponeva per vocalismo atletico, volume
ed articolato fraseggio in pagine del Trovatore, Nabucco e Don Carlo . Il giovane tenore Serghey Spiridonov, vincitore del Bellini di Caltanissetta 2009 e
solista della Fondazione Arkipova di Mosca, s’impegnava con temperamento e forza espressiva nell’Ingemisco del Requiem, Luisa Miller e Rigoletto; Irina
Pererva metteva a disposizione la sua vocalità di mezzosoprano lirico con gusto e sorvegliata linea in
Oberto Conte di San Bonifacio, La forza del destino
e Il trovatore. Calogero Di Liberto al pianoforte, reduce da una trionfale tournée in Cina, ha dato una
prova di alto valore nell’attenzione ad accompagnare
i solisti disegnando poi uno spazio tutto particolare
nell’esecuzione trascinante della trascrizione di Liszt
dell’Ernani verdiano. Nell’intervallo scambio di doni
fra i due presidenti e consegna di una targa del Console Korotov al prof. Salvatore Aiello “…in segno di
gratitudine per l’impegno profuso, per lo sviluppo dei
rapporti culturali tra l’Italia e la Russia”. L’associazione Mazzoleni ha dato la disponibilità a presenziare
a giugno a Mosca alle celebrazioni del nostro amato
Verdi. Pubblico numerosissimo che ha manifestato entusiasmo per tutti gli artisti e ha siglato con un’ovazione la serata.
20
Lions Club
ADIEU ed altro
«
di Carmelo Fucarino
Bellodi disse che la Sicilia era incredibile.
- Eh sì, dici bene: incredibile... Ho conosciuto
anch'io dei siciliani: straordinari... E ora
hanno la loro autonomia, il loro governo... Il
governo della lupara, dico io... Incredibile: è la parola che ci vuole.
- Incredibile è anche l'Italia: e bisogna andare in Sicilia per constatare quanto è incredibile l'Italia.
- Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia... A me è
venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono
che la linea della palma, cioè il clima che è propizio
alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord,
di cinquecento metri, mi pare, ogni anno... La linea
della palma... Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato... E sale come l'ago di
mercurio di un termometro, questa linea della
palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed e già, oltre Roma...» (Leonardo Sciascia, Il
giorno della civetta, Einaudi, Torino 1964, p. 116).
Certo pochissimi avevano notato Le parrocchie di
Regalpetra del 1956 e i tre racconti di Gli zii di Sicilia del 1958. Non ricordo che nel 1961 il progenitore di tutta una serie di romanzi gialli all’italiana
avesse suscitato grandi entusiasmi. So che l’iter verso
la celebrità del libro e dell’autore fu lunga e non fu
un bestseller. Io comprai l’edizione Einaudi del
1964, ma non faccio testo. Poi fummo travolti dal
successo del film di Damiano Damiani del 1968,
anno “segnalato” e storico, con un incisivo Franco
Nero e una procace Claudia Cardinale. Per una ventina di anni fu presente mensilmente in tutte le tv locali, fino alla nausea. Una Sicilia datata e stridente.
Poi il 10 gennaio 1987 sul quotidiano milanese
esplose quell’articolo dissacrante I professionisti dell'antimafia, ove i magistrati del pool antimafia erano
gli “eroi della sesta” (giornata), rei di carrierismo, il
Coordinamento antimafia che, per una «certa affinità di cultura», aveva nel suo cuore non Orlando,
ma un sindaco come Vito Ciancimino. Rispose fra
tutti con la stessa virulenza sul Nouvel Observatour
con l’accusa di esibizionismo, Marcelle Padovani,
quella stessa che aveva raccolto la celebre intervista
Al tavolo il regista Castiglione, il prof. Amedeo Tullio,
il presidente Lions Palermo dei Vespri V. Ajovalasit,
il dott. Teresi, l’avv. Manzella
La Sicilia come metafora, altra discussa querelle e
discutibile dell’ultimo Sciascia polemista, che con
questioni locali si atteggiava al PPP nazionale.
Queste riflessioni mi giungono a proposito del documentario di Alberto Castiglione, ultimo in ordine
di tempo, ma non di valori. La coincidenza strabiliante delle ultime estati tropicali e l’avanzare reale
della linea della palma, fino al cuore della Madunnina. Da qualche anno il Nord europeo e lavoratore
è travolto dall’ondata di fango che non risparmia
alcun partito o istituzione, dandoci l’immagine di
una società godereccia e pecoreccia che spreca gli
sghei in scene da Trimalcione, un Satyricon di basso
impero alla meneghina, da sbellicarsi dalle risate o
da seppellirsi di vergogna. Vogliono ancora farci intendere che gli industriali stranieri non si avventurano in Italia per paura delle tasse? Ci sono ben altri
stati dell’Unione che in quanto a tasse non scherzano e le fanno pagare davvero a scanso di pene
certe e severissime. È la corruzione, il pizzo pesantissimo e scandaloso di mafie e politici di ogni livello
a tenere alla larga gli investitori.
Sul piano della mafia siciliana, presentata dagli intermezzi di Letizia Battaglia e Vittorio Teresi, c’è un
filo ininterrotto che lega l’indagine a tante altre inchieste e documentari, quel desiderio di mostrare la
realtà e di indicare l’uscita dal tunnel, la tragedia e
21
Lions Club
ADIEU ed altro
la speranza, anche se qui trapela un innegabile pessimismo. Durante il dibattito la soluzione più adottata è stata la cultura, nella sua forma più ampia e
generale di formazione umana, e nello specifico e
particolare dell’educazione alla legalità secondo il
progetto programmato con il premio. È vero che in
un celebre convegno di proprietari terrieri siciliani si
avanzò l’idea della scuola come male peggiore.
Erano tempi di oscurantismo, ora anche i capimafia
hanno spesso una laurea di prestigio. Perciò, tra tutti
i consueti appelli alla scuola perché si faccia carico
anche di questo e le drammatiche testimonianze personali, mi ha colpito, chiara, precisa e categorica, la
domanda del procuratore Vittorio Teresi: come possiamo parlare di legalità a persone che vivono oltre la
soglia della miseria e del degrado materiale e spirituale? Davanti ad una classe politica e ad un’amministrazione che si dà al saccheggio e allo sperpero,
indecorosi e spudorati, davanti alle tante orge e baccanali, con ostriche, champagne e sesso, suona quasi
oscena una richiesta così semplice, il rispetto degli
altri, della dignità umana e ancor più della vita, che
significa poi il rispetto delle leggi. In un celebre dialogo di Cesare Abba (Da Quarto al Volturno, Noterelle d'uno dei Mille dopo vent’anni, 1880), figlio di
Cairo Montenotte e non certo tenero con i Siciliani
dai tratti e dall’aria “moresca”, il 22 maggio 1860 al
Parco, padre Carmelo, che egli vorrebbe indurre ad
unirsi ai Garibaldini, risponde con un pontificio
“non posso” e spiega: «In quanto al popolo, solo o
diviso, se soffre, soffre; ed io non so che vogliate farlo
felice». «Felice! Il popolo avrà libertà e scuole». «E
nient’altro! Perché la libertà non è pane, e la scuola
nemmeno. Queste cose basteranno forse per voi Piemontesi; per noi qui no». «Dunque che ci vorrebbe
per voi?» «Una guerra non contro i Borboni, ma
degli oppressi contro gli oppressori grandi e piccoli,
che non sono soltanto a Corte, ma in ogni città, in
ogni villa». Siamo ancora a quel punto, in una divaricazione assoluta di stato sociale e di benessere, allora coi piemontesi, oggi … Perché i Siciliani hanno
avuto l’autonomia, ma i capitali da allora sono stati
trafugati in Val Padana. Oggi quelle insegne di
“Banco di Sicilia” fanno tenerezza per la loro falsità.
Ciò non vuol essere un atto di sfiducia o di rinunzia,
ma l’indicazione più ragionevole per uscire dal tunnel. L’istruzione, sì, e lo dice un addetto ai lavori, ma
come operare davanti all’abbandono scolastico? Gli
insegnanti di prima linea sanno che in determinati
ambienti si deve andare casa per casa a cercare i “renitenti”. Lo Stato si è coperto dietro l’obbligo scolastico. Si prevedono sanzioni pecuniarie (pure!) e
infine addirittura i carabinieri. Eppure vai a convincere una madre a mandare il ragazzo a perdere
tempo a scuola, l’unico che porta qualche soldo a
casa. Sì, ancora il lavoro minorile, non certo quello
delle zolfare, ma quello dei servizi infimi per dodici
ore al giorno. Perché è più facile sfruttare un ragazzo.
Gli insegnanti sanno cosa significa operare in simili
condizioni. Io so cosa significa. Eppure la Costituzione oltre al diritto-dovere dell’istruzione obbligatoria prevede il diritto al lavoro. Qui, come
giustamente ha precisato il procuratore, sta la ferita
da curare. Perché anche la disoccupazione minorile
in Sicilia è la più alta di Italia.
22
Arte
VIA ETNEA
Una strada simbolo di una città
di Tommaso Aiello
Q
uando ci riferiamo al nostro tema:Sicilia-Terra di culture,non intendiamo ricordare soltanto coloro che sono stati
creatori di queste culture nel corso dei
secoli,ma anche le opere che hanno saputo creare e
che restano a imperitura testimonianza della grandezza della Sicilia . Lo abbiamo fatto in passato,lo rifaremo anche questa volta parlando di una delle
strade più belle e suggestive del mondo:Via Etnea (‘a
strata ritta) a Catania . Intanto diciamo subito che
Catania è una città aperta,ricettiva al nuovo che
avanza e dove trova spazio ogni forma di sperimentazione culturale,musicale e artistica . Musicisti come
Vincenzo Bellini,scrittori come Giovanni Verga,Federico De Roberto,Luigi Capuana,Vitaliano Brancati e il fisico Ettore Majorana sono nati qui . Al loro
“cigno”catanese,Vincenzo Bellini,che ha scritto le
più belle arie femminili,la città amante del melodramma,ha dedicato un Museo nella casa che lo vide
nascere,un teatro e perfino,la ricetta della”pasta alla
Norma” . Un monumento e i giardini pubblici portano il suo nome . Dal 1434 è città universitaria,Alfonso d’Aragona vi fondò il primo ateneo
SYCOLARUM GYMNASIUM .
Città alla moda,ricca di bei negozi,di giovani che affollano gli oltre 100 Pub,le discoteche,i nuovi tipi di
locali di tendenza che offrono attrazioni gastronomiche diverse,i venti teatri . All’imbrunire con l’arrivo della brezza marina inizia la “movida”:la città
si trasforma in un palcoscenico all’aperto
E’ sacro anche mangiar bene e dalla cucina tradizionale è nata una fantasiosa rivisitazione che offre
prelibatezze gastronomiche e gli sguardi si fanno più
golosi nella via Etnea,la via dei caffè e della pasticceria . Catania odierna,barocca e regale,in pietra lavica e calcare bianco,che ricorda la finezza e il gusto
borrominiano,di strade larghe,palazzi,conventi e
chiese,è il frutto della rinascita che dal 1694 per un
decennio,durante il viceregno spagnolo,vide numerosi promotori fra i quali:Giuseppe Lanza duca di
Camastra che disegnò la nuova città . Ma torniamo
Catania, Teatro Bellini.
Catania, La facciata della Collegiata.
23
Arte
VIA ETNEA
Una strada simbolo di una città
Catania, Teatro Bellini.
Catania, Palazzo Biscari:la terrazza
alla Via Etnea:”Dritta come uno strale/da Porta
Uzeda al Tondo/per le pendici del vulcano sale/una
delle più belle vie del mondo”(Leo Mezzadri,giornalista continentale) e certo la “strata ritta” dei catanesi
lascia davvero a bocca aperta a rimirarla dalla ter-
razza di quel Museo Diocesano posto accanto alla
porta dedicata al vicerè spagnolo Uzeda:lunghissima
. Fu proprio il Duca a disegnare la pianta della città
partendo da un’unica strada:la via Uzeda,poi diventata Stesicorea,poi Stesicoro-Etnea e infine Etnea .
Nell’ardita concezione del Duca di Camastra,che all’indomani del catastrofico sisma del 1693,si chinò
sulle macerie ancora fumanti della città,volle creare
una strada per unire il mare alla montagna .
Una via lunghissima sulla quale prospettano ben
sette chiese,fra cui la magnifica Collegiata di Stefano
Ittar,un tempo riferimento delle famiglie nobili della
città:
al sommo di una breve scalinata,è un monumento di
rara efficacia tardo barocco per la facciata fortemente convessa,le profonde nicchie,le statue aggettanti e la chiaroscurale scansione delle colonne che
ne sottolineano la sapiente partizione . Strada di
eterno”passio”,fino al tondo Gioeni,
misura 2766 metri con un dislivello di circa 90
metri,apparentemente non dissuasivo,ma sufficiente
per stancare i meno allenati . Meglio fare come i catanesi che preferiscono”pigghiari ‘a calata”
ovvero imboccare la discesa . E partiamo,allora,da
Piazza Cavour,tra splendide palme e grandi alberi di
Jaracanda,che quando si riempiono di fiori violacei
sono uno spettacolo incantevole . Imboccando la discesa si arriva in breve all’Orto Botanico,realizzato
nel 1850 su una superficie di 16 mila metri quadrati.
Quello della Via Etnea è soltanto un ingresso secondario,ma la bella cancellata non trattiene i profumi,né nasconde fiori variopinti e rare piante
esotiche di enormi dimensioni.Altre,come i giganteschi Ficus magnolioides dichiarati monumento nazionale,le troviamo nella Villa Bellini,realizzata dopo
il 1856 ampliando il Labirinto dei principi di Paternò,e che Giulio Verne definì uno dei più bei giardini d’Europa . Pochi passi oltre la Villa,ecco il
grandioso palazzo delle Poste che sorge,come scriveva il suo progettista,l’architetto Francesco Fichera,nel punto in cui Catania fa maggiore sfoggio di
bellezza . In omaggio al gusto eclettico,Fichera vi
24
Arte
VIA ETNEA
Una strada simbolo di una città
mescolò bugnati e mascheroni neobarocchi,motivi
classici e decò,e lo completò nel 1929 dopo 10 anni
di lavoro spesso interrotti:nel 1924,per esempio gli
scavi per le fondamenta portarono alla luce un edificio di età imperiale,una necropoli e altri reperti .
L’esistenza di una Catania romana sotto a Via Etneavisitabile scendendo nel sottosuolo quando la “strata
ritta” incrocia Piazza Stesicoro-era stata
rivelata nel XVIII secolo dal principe archeologo Biscari,che aveva portato alla luce un anfiteatro romano secondo per grandezza solo al Colosseo . Oltre
a questo gioiello,la piazza vanta palazzi assai
belli:quello detto del Toscano,che Enrico Alvino realizzò nel 1870 sull’impianto di un edificio del grande
architetto Vaccarini,e quello fatto realizzare nel 1724
dal medico Tezzano come sede dell’ospedale San
Marco.
Dopo piazza Stesicoro ci s’immette nel tratto della
“strata ritta” che sfoggia le vetrine dei negozi di più
antica tradizione . Percorrendo quelli che qualcuno
chiama gli “Champs Elysèes” catanesi,superiamo il
palazzo Minoriti,la chiesa omonima e il settecentesco
tempio di San Michele Arcangelo-dalla doppia scalinata marmorea che culmina in due splendide acquasantiere barocche-e soffermiamoci sul gigantesco
portone di palazzo Caraci,e proprio di fronte,su palazzo Massa di San Demetrio con le sue straordinarie decorazioni . Superati i Quattro Canti-l’incrocio
tra la via Etnea e la via di Sangiuliano,i due assi principali voluti dal Camastra-ecco il palazzetto Biscari,sontuoso gioiello del Settecento immortalato
nella fiction “Il Bell’Antonio”tratta dal romanzo di
Vitaliano Brancati,uno dei principali cantori della
Via Etnea e della sua vita .
Palazzo Biscari è una delle più fastose residenze nobiliari barocche catanesi,appartenuto al principe Paternò Castelli. La costruzione dell’edificio,fra
aggiunte e rifacimenti,è durata un secolo.
Scenografici sono all’interno il Salone delle Feste
tutto specchi,dorature,stucchi e velluti e la Galleria
degli Uccelli con il pavimento di maioliche napoletane e finissime porcellane orientali . Dalla terrazza
con grandi finestre e decori allegorici si gode la vista
del mare.
Poco dopo si arriva nel vero e proprio salotto buono
di Catania:la piazza dell’Università e del Duomo,restituite,dopo quasi tre anni di lavoro,ai cittadini e ai
turisti,belle come mai erano state.
Dalla prima,dove il prospetto dell’Università e quello
di Palazzo San Giuliano si fronteggiano,si gode una
straordinaria visione delle cupole delle chiese del centro . La seconda piazza,tra prospetto del Duomo,palazzo Comunale,palazzo dei Chierici,fontana
dell’Amenano,porta Uzeda e fontana dell’Elefante,il
tutto reso omogeneo e armonico dal genio dell’abate
Vaccarini,rappresenta una summa di quel barocco
fiorito grazie a cui Catania è stata inserita dall’UNESCO tra i luoghi Patrimonio dell’Umanità.
Piazza Duomo sorge alla confluenza delle principali
arterie di Catania,Via Etnea e Via Vittorio Emanuele II.Al suo centro è la fontana dell’Elefante,simbolo della città,realizzata da Giovanni Battista
Vaccarini nel 1763.Dal basamento con le allegorie
dei fiumi catanesi Simeto e Amenano,s’innalza la
scultura di epoca romana,ricavata da un unico
blocco di lava,di un elefante,sul cui dorso si erge un
obelisco egiziano,a sua volta sormontato da un globo
con le insegne di Sant’Agata.E quì ci fermiamo,un
po’ stanchi,ma soddisfatti per le bellezze ineguagliabili che abbiamo potuto ammirare.
Piazza Duomo
25
Lions Club
La nuova frontiera Lions
«
di Carmelo Fucarino
Madden ha insegnato in una scuola superiore per cinque anni e ha conseguito un master in Scienza dell'educazione… Linda ha
insegnato alle scuole elementari. La primogenita Jennifer e la figlia minore Julie hanno sempre
ottenuto ottimi voti a scuola, hanno fatto parte della
banda della scuola e hanno vinto diverse competizioni di retorica» (da biografia online www. President Internazional 2012-13.”Un Classico
Americano”).
Il messaggio del Presidente Internazionale Lions
Club Wayne A. Madden (“Leggere è fondamentale”, «Lion - Il mensile dei Lions», 8 ottobre 2012)
e il suo “Programma d’Azione per la Lettura”, RAP)
Wayne A. Madden
giunge opportuno in questa società di digitalcrazia
in cui, ultimissima ingegnosa arguzia, il pregio della
comunicazione è diventato un ridicolo commovente
sacerdotale il geroglifico egiziano, ieratico e demo“cinguettio” (dall’onomatopeico tweet, a weak chirtico, o il cuneiforme sumerico, ma anche il mandaping sound as of a small bird, passero o cinciallerino cinese fino a qualche secolo fa. Era un’esigenza
gra?): più restringi in pochissime battute il messaggio
imposta dalla complessità della trascrizione del lined esso avrà maggiore efficacia fra questi confratelli,
guaggio, basato su ideogrammi o su forme più avani patiti del “per” (x), dello “più” (+) e dei visini stizate sillabiche come il lineare B. Poi la rivoluzione,
lizzati, i convertiti ai messaggini criptografici, in
la più importante di qualsiasi altra in tutta la storia
nome della celerità (verso dove?), ritorno alla comudella civiltà, più della penicillina e dell’energia atonicazione semeiotica che noi dovremmo ben conomica e dei computer, sì perché fu più dirompente
scere dai graffiti dell’Addaura, se ci fosse concesso
anche della scissione atomica: l’invenzione dell’alfavederli. Perciò benvenuto tra i tanti alti professionibeto fonetico da parte dei Fenici. Era l’uovo di Costi di salute corporale un presidente che rappresenta
lombo e nessuno ci aveva pensato. Bastava soltanto
me e tante centinaia di milioni di professionisti che,
trascrivere i fonemi, nella limitata gamma delle
più per missione che per denaro (pochissimo), hanno
corde vocaliche, con un segno convenzionale conscelto di essere “insegnanti”. Dopo la scoperta del
cordato fra i parlanti e tutto era risolto: l’alfabeto ciClub, come dice nella biografia, con il service della
rillico, il più ampio nella gamma di suoni, giungeva
vista fisica, bene primario dell’umanità, ha voluto
prima della riforma a più di quaranta segni, riforsovrapporre nella sua presidenza, non meno impormato a soli 33, ma era preferibile ad un ideogramma
tante e necessaria, quello della vista intellettuale.
per ogni oggetto esistente, per ogni pensiero astratto.
Le cifre sciorinate: un miliardo di analfabeti, il 26%
Da allora, riadattato dai Greci e poi dai Romani,
dei cittadini del mondo non sanno leggere, 21 minessuno ha saputo inventare nulla di nuovo rispetto
lioni addirittura negli USA, la democratica e più
all’alfabeto, pur nelle sue evidenti imperfezioni.
avanzata civiltà del mondo. Che è anche dire non
Forse la registrazione assicurò una completa trascrisanno scrivere, ma anche hanno un livello culturale
zione, ma in confronto alla sopravvivenza di testi
bassissimo privi degli strumenti basilari per una vita
scritti, si pensi ai papiri del IV secolo a. C., la sua
sociale qualificata. Certo, nelle società protostoriche
esistenza precaria ristretta a qualche decennio, a
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la scrittura era privilegio di ristrette
caste: della casta
forse meno, data la instabilità del mezzo e il rapido
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Lions Club
La nuova frontiera Lions
quotidiano, neppure i nostri benedetti diabolik, topolino e paperino capitalisti. Tanti laureati ed illustri
professionisti non leggono più, neppure un libro all’anno, tanti insegnanti, lo so per diretta conoscenza,
non leggono nulla, forse neppure i loro libri di testo.
L’aggiornamento è un noioso e opprimente corso su
progetti e programmazioni mai verificate, talvolta
fatto per coloro che li gestiscono, mai sui contenuti
specifici delle singole discipline, sulla metodologia e
non sulle novità della ricerca o sullo sviluppo della
critica.
Perciò, uomini di tutto il mondo unitevi, chiudete
TV e internet, aprite un libro, almeno un’oretta al
giorno, uno qualsiasi, che parli dell’uomo e delle sue
speranze e dei suoi sogni. È come piantare un albero.
Qualche anno fa fu attivato il progetto di lasciare un
libro sulle panchine dei giardini pubblici, non so statisticamente quale effetto ebbe. Occorre forse altra
strategia. Ma quale, perché sia accetto il dono della
cultura?
mutamento dei sistemi, vieta ogni illusione di sicuro
e duraturo utilizzo. Il cloud, la stratosferica “nuvola”, sembra ancora una ipotesi di lavoro.
Allora riempiono il cuore di speranza questo messaggio e questa campagna di alfabetizzazione, la
prima grande campagna veramente universale dei
Lions Clubs. Tutte le altre iniziative sono utili e necessarie, ma questa non distingue poveri o ricchi,
stati civilizzati o zone depresse. È la grande sfida che
coinvolge tutti i popoli, perché tutti i popoli soffrono
della malattia gravissima dell’ignoranza, che si
spinge fino al completo analfabetismo. Alcuni popoli del mondo ignorano la scrittura, ma altri che
sono sommersi dalla reclame consumistica, che sono
andati a scuola per almeno un quindicennio e avrebbero dovuto gustare l’inebriante ricchezza della parola, oggi, perdutamente e con grande sconforto,
soffrono del cosiddetto analfabetismo di ritorno.
Tutti quegli anni di scolarizzazione sono stati cancellati, sono tornati semplici parlanti (oh! Che bello
il cellulare tuttofare), non leggono più, neppure un
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Narrativa
I MIEI AMICI ORIENTALI*
Lo
di Raffaello Piraino
scultore Vinalla quale era stato sottratto il
cenzo Ragusa,
kimono, simbolo dell’energia
nato a Pavitale. La mostra incredibillermo
nel
mente incontrò il favore della
1841 … vinse nel 1875 il concritica e dei collezionisti locali.
corso che il Governo Italiano
Azuma viveva anche lui a Mibandì per designare tre artisti
lano. Giunse a Palermo con le
che avrebbero insegnato nella
sue opere nel 1965…. Era stato
nuova Accademia di tipo euroun kamikaze nel 1943 nella dipeo a Tokyo, e nel 1876 iniziò il
visione aeronautica della masuo lavoro di insegnante presso
rina imperiale. Il loro canto
la Kobu Bijutsu Gakko. In
prima del volo suicida così diquel lontano paese rimase un
ceva : “ Se andrò sul mare, il
decennio e lavorò presso la
mio corpo tornerà sospinto
corte imperiale, dove ritrasse
dalle onde./ Se il dovere mi
l’imperatore Mutso Hito. Sposò
porterà sui monti, un tappeto
la pittrice giapponese ‘O Tama
d’erba sarà la mia copertura./
Kiyohara, che a Palermo, conPer la salvezza dell’Imperatore
vertitasi al cattolicesimo, prese
non morirò in pace nella mia
il nome di Eleonora. Sulla scia
casa”.
dell’esperienza di William MorRitratto di Eleonora O’ Tama
dello scultore Vincenzo Ragusa
ris, Ragusa, assieme alla moglie,
fondò a Palermo una scuola di
arti applicate orientali oggi diventata, dopo molte
trasformazioni, Istituto statale d’arte. Dopo la morte
del marito, la pittrice continuò ad abitare a Palermo
per molti anni ancora, ritornò poi a Tokyo dove
morì. Le sue ceneri sono conservate in parte nella
città giapponese in parte accanto alla tomba del marito. Qualche decennio dopo, altre personalità
orientali animarono la scena artistica della città.
Con la mia mediazione e quella dei critici d’arte Vittorio Fagone e Arno Hammacher, alla galleria Arte
al Borgo furono esposte le opere della pittrice Yoshiko Noma e dello scultore Kengiro Azuma. La
Noma abitava a Milano e proveniva da Parigi, dove
aveva perfezionato le tecniche grafiche nel prestigioso Atelier 17 di Hayter. Nel 1963 al pubblico
della città di Palermo proposi le sue opere astratte.
Quell’operazione culturale fu alquanto azzardata
visto che la cultura corrente era ancora ferma all’arte figurativa. Le raffinate incisioni commentavano la celebre opera Hagoromo ( il kimono celeste)
*Da L’airone bianco e altri racconti
– uno dei No più famosi di Seami Motokiyto (
Coppola editore - Palermo 2009
1363- 143)- che narrava le vicende di una fanciulla
28
Letteratura
L’ORO DI PALERMO
di Gabriella Maggio
Sui quotidiani cittadini si torna a parlare
della cultura palermitana militante,
quella che non si compiace di ricordi personali, gelosamente custoditi e aristocraticamente ritenuti esclusivi o di amari
rimpianti di glorie passate e spregio del
presente. L’odierna produzione cinematografica, teatrale, narrativa palermitana
cerca principalmente un approccio diretto senza veli con la città con l’intento
di rendere evidenti i suoi problemi, i
suoi limiti, le sue trite volgarità. E’ l’oro
di Palermo come l’ha definito Mario Di
Caro su La Repubblica del 13 settembre
2012. E’ una risorsa della città, un doppio con cui Palermo dialoga per ritrovarsi e sfuggire alla palude stagnante in
cui è precipitata. Ma nello stesso articolo
Emma Dante dice che la città “ se ne infischia di
questo tesoro”. Forse è vero a livello istituzionale e
diciamo pure della gente che di fatto “conta” per la
realizzazione di progetti artistici. Forse è anche vero
per una parte del pubblico palermitano. Ma questo
è solo uno dei volti di Palermo. Di contro esiste una
fascia di cittadinanza che non prende direttamente
le decisioni, né ha la possibilità di impedire la realizzazione di un progetto, né è indifferente verso la
cultura della città, per questa ha senso parlare di
“oro” . Perché questa ha interesse a conoscere, a
confrontarsi con i punti di vista dei creatori e non
arretra di fronte alla cruda realtà, sperando che la
cultura sia la leva del miglioramento; aiuti a trovare
l’” anello che non tiene “ di montaliana memoria.
E non si tratta soltanto di isolati cittadini, ma di un
buon numero di Palermitani che da soli o riuniti in
associazioni senza fine di lucro o in club service gratuitamente si sforzano di far circolare la cultura, di
svegliare i concittadini, spesso nell’indifferente silenzio delle Istituzioni locali il cui sguardo è sempre
rivolto altrove. Si potrebbe obiettare che nella priorità dei bisogni della città prima viene il lavoro e
poi la cultura. E in parte è vero. Ma la cultura può
essere un lavoro, o può e deve affiancare il lavoro. E’
l’ignoranza il grande nemico da
combattere. E’ lì che la mafia trova la sua manodopera. Questo affermano due opere recentissime,
frutto dell’ingegno di due Palermitani, Egle Palazzolo con “ La chiamata” e Alberto Castiglione con
“Adieu”. L’una giornalista e scrittrice l’altro giovane
regista. Le due opere hanno in comune un tema
purtroppo sempre attuale, la mafia; entrambe lo affidano in maniera scabra ed essenziale alla voce
narrante di un giovane che ripercorre la propria
inevitabile esperienza di mafioso, perché nato in un
contesto di degrado morale e di bisogno economico.
Entrambi gli autori si affidano alla forza mimetica
del parlato e del contrasto linguistico tra chi sa e sa
parlare e chi non sa parlare ed ha appreso troppo
tardi chi è e dove e come vive. A questi giovani
manca la consapevolezza di ciò che fanno, dell’orrore in cui vivono. Sono l’emblema di come si diventa mafiosi in un modo quasi naturale, senza
accorgersene e perciò senza rimorsi; non si pongono domande, non hanno sospetti e se li hanno
sono abituati a non assecondarli, perché non sono
stati educati a pensare e capire; non sono capaci di
parlare anche se articolano suoni : “ Un silenzio
grosso che certo non s’interrompeva anche se ci domandavamo un bicchiere d’acqua .. “ dice Ga-
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Letteratura
L’ORO DI PALERMO
le nostre giornate e compiamo le nostre azioni.
Altro elemento comune è l’allontanamento dei protagonisti dalla Sicilia, Gaspare in Argentina, l’altro
in Germania. Ma la sorte di Gaspare è senza remissione, per quanto si sia sentito rinascere vivendo
lontano da casa ed abbia gustato la vita semplice e
appagante del lavoro e dell’ amore. Basta una cartolina per ricacciarlo nel turbine delle sue origini e
del suo passato. Amara, perciò, ma solo in apparenza la conclusione di Egle Palazzolo, perché la
storia di Gaspare si rivela senza via di scampo in
quanto il giovane non ha saputo sognare come
dice il sottotitolo del racconto lungo o romanzo
breve ( La definizione letteraria non sembra interessare particolarmente Egle Palazzolo). Il sogno,
l’utopia possono essere il motore del cambiamento.
Nel film di Castiglione non sono indicate soluzioni;
probabilmente il regista conta sulla reazione dello
spettatore alla mancanza di speranza.
spare in “La chiamata”. Il senso civile di queste due
opere sta perciò non soltanto nel riproporre all’attenzione della città il tema della criminalità organizzata, nell’additarne le cause nel bisogno
economico, che comprende non soltanto il cibo e
la casa , ma l’automobile, gli abiti alla moda, i telefonini, ma soprattutto nel sottolineare l’incultura
dei protagonisti e del gruppo a cui appartengono,
che genera l’inconsapevolezza dell’adesione al sistema mafioso. Questo angolo d’osservazione ci
dice quanto è ancora lungo e complesso il cammino da fare a vari livelli, da quello socio-economico a quello dell’istruzione, a quello più ampio
della cultura in senso antropologico, per sconfiggere la mafia. “ La chiamata” e “Adieu” sono testi
aspri, che nulla concedono a facili speranze; sono
senza speranza, almeno a breve termine. Ma hanno
la forza di inchiodarci tutti alle nostre responsabilità. Per l’inconsapevolezza con cui spesso viviamo
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Letteratura
IL MAL SOTTILE
di Pino Morcesi
M
al sottile è la denominazione eufemistica ormai poco usata, ma molto
diffusa in passato, della tubercolosi
polmonare. L’espressione alludeva
alla magrezza, che era una frequente caratteristica
di chi ne era colpito. La tubercolosi è una malattia molto antica, se ne trovano tracce già negli
scheletri del Neolitico. Nel 3000 a. C. è nota in
Cina e nel 1000 a.C. in Egitto, dove se ne trova
traccia in alcune mummie. I Greci Galeno e Ippocrate la citano nelle loro opere come malattia
contagiosa e mortale, la chiamano tisi da phthisis
a sua volta da phthìein, consumarsi. Le prime indicazioni igieniche per combattere la malattia le
dà la Scuola Salernitana, che consiglia di lavare
spesso le mani. Nell’Ottocento ha grande diffusione prima nei ceti poveri e poi in quelli benestanti. Spesso è assimilata al vampirismo perché i
malati hanno gli occhi rossi e gonfi e sputano sangue. In quel periodo molte persone famose si ammalano di tisi come J.Keats , E. Bronte, Chopin e
molte eroine della narrativa e del melodramma
muoiono di tisi, Silvia, Violetta, Mimì, Iljuscia dei
fratelli Karamazov. Nei primi anni del ‘900 il
poeta Guido Gozzano, malato di tisi, descrive la
visita medica nella poesia Alle soglie :
….”Mi picchiano in vario lor metro spiando non
so quali segni,
m'auscultano con li ordegni il petto davanti e di
dietro.
E sentono chi sa quali tarli i vecchi saputi... A che
scopo?
Sorriderei quasi, se dopo non bisognasse pagarli.
Appena un lieve sussulto all'apice... qui... la clavicola...»
E con la matita ridicola disegnano un circolo azzurro.
«Nutrirsi... non fare più versi... nessuna notte più
insonne...
non più sigarette... non donne... tentare bei cieli
più tersi:.
Nervi... Rapallo... San Remo... cacciare la malinconia;
e se permette faremo qualche radioscopia...»
Guido Gozzano
Gozzano elenca anche la terapia prescritta ai malati prima della scoperta della penicillina : cibo abbondante, riposo, aria buona. E’ il tempo dei
viaggi nei paesi caldi per sfuggire all’inverno e dei
sanatori. Anche questi luoghi hanno ispirato scrittori, tra cui Tomas Mann con La montagna incantata e Gesualdo Bufalino con Diceria
dell’untore. Della tisi resta traccia in qualche cartello, ormai molto raro, attaccato in vecchi edifici,
con la scritta Vietato sputare ( per non diffondere
la malattia). Oggi i flussi migratori dai paesi extraeuropei diffondono nuovamente la tisi, che
viene curata con gli antibiotici.
31
Letteratura
L’HEURE ESPAGNOLE
E L’ENFANT ET LES SORTILÈGES
In
di Salvatore Aiello
un clima di tensione, movimentato e agitato da scioperi a singhiozzo dei lavoratori della Fondazione Teatro Massimo
denuncianti il fallimento gestionale del
sovrintendente Antonio Cognata, del direttore artistico
Lorenzo Mariani e del coreografo Luciano Cannito, è
andato in scena, per la prima volta insieme,uno dei capolavori della letteratura musicale del Novecento, il
dittico di Maurice Ravel : L’Heure espagnole e L’Enfant et les Sortiléges.
Ben un quindicennio distanzia le due creazioni. Ravel
esordì nel teatro lirico nel 1911, si dovette attendere il
1925 per darci la sigla conclusiva della sua genialità ma
anche della sottentrata crisi che ormai pervadeva il
mondo dell’opera tradizionale. E’ nuovo il ruolo che assegna alla Musica; per il geniale compositore francese
essa non ha più limiti nelle capacità di rappresentazioni
donde la presenza di assunti descrittivi ed immaginifici.
Le due opere sono il documento più alto della poetica
raveliana secondo la quale la creazione artistica vive del
rispetto delle forme tradizionali da una parte ma nello
stesso tempo si sostanzia dell’’ansia di innovazioni sottili
con l’impegno di rinnovare il linguaggio musicale. Nell’Heure espagnole, opera-bouffe, le serenate e le cavatine appaiono volutamente esagerate, in altri momenti il
canto è fatto di parola (il libretto è adottato con l’uso del
recitativo spoglio) anche se pullulano nella partitura rimandi di ritmi spagnoli nell’uso ironico di jotas, habaneras e malaguenas. Ne L’Enfant et les Sortiléges, novello
musical,c’è quel sorridente aristocratico distacco, sigla
della sua personalità che gli consente leggerezze e libertà
nel racconto fantastico ravvivando il tenero e stupito
mondo dell’infanzia animato ancora da esiti di belcanto
e in seconda linea, da virtuosismo strumentale.
Metterle in scena non è un’impresa facile anche perché
corrispondono a due momenti ispirativi e creativi diversi. A Palermo lo spettacolo è risultato assai gradevole e curato in tutti i particolari perché si è riusciti a
valorizzare il mondo espressivo del compositore fatto
di introspezione,fantasia accesa, malinconia, onirismo,
surrealismo. Un valido contributo è stato l’apporto del
nuovo allestimento con le appropriate, belle scene (per
L’Heure ambientazione rococò ravvivata da tanti orologi che battevano il tempo erotico di Concepcion) e
dei colorati, smaglianti costumi di Altan collaborato
Maurice Ravel
dal brillante e chiaro apporto registico di Luciano
Cannito autore pure di notevoli momenti coreografici
risolti anche con la presenza dei campioni olimpici
della Polisportiva Diavoli Rossi di Marsala impegnati,
come libellule, a saltare sul tappeto elastico dell’intrigante bosco; in perfetta sintonia le luci di Vinicio
Cheli. Yves Abel a capo dell’orchestra ha offerto una
gradevole ed ben articolata concertazione riuscendo a
puntualizzare sia le rarefatte atmosfere sonore sia i momenti pregevoli del gioco da lui tenuti sempre presenti
in dialogo continuo col palcoscenico dove agiva la
compagnia il cast ben assortito mettendo a punto non
solo capacità ragguardevoli di canto ma anche attorali. Si sono fatti apprezzare: Marina Comparato nel
doppio ruolo di Conception e dell’Enfant, Sonia Prina
in Marnan, in La Tasse chinoise, in La Libellule; Cristina Melis in La Bergère, La Chatte, L’Ecureuil,Un
Patre; Maria Grazia Schiavo in Le Feu,La Princesse,
Le Rossignol; Maria Chiara Pavone in La ChauveSouris, La Chouette e Une Pastorelle; Andrea Concetti in Don Inigo, Le Fauteuil e Un Arbre; Aldo
Orsolini come Torquemade; Alessandro Luongo in
Ramiro, L’Horloge Comtoise e Le Chat;Filippo
Adami in Gonsalve, La Thèière, Le Petit Vieillard,La
Rainette.
Partecipe il coro istruito da Andrea Faidutti. Pieno
consenso del non numeroso pubblico.
32
Lions Club
Lettera aperta
al Governatore Dott. Antonio Pogliese
di Carmelo Fucarino
In
primis un caloroso ringraziamento
per aver voluto essere presente alla
serata di gala per la celebrazione
della 17a Charter Night del Lions
Club Palermo dei Vespri, presidente il Dott. Vincenzo Ajovalasit. Serata veramente speciale perciò
questa del 24 ottobre per la Sua pregiatissima presenza in questa location eccezionale del salone di
rappresentanza e in quello delle feste del Palazzo
Mazzarino, gentilmente concesso dal socio onorario Marchese Annibale Berlingieri di Valle Perrotta. Da insegnante e cultore di tali discipline
comprendo che talvolta le citazioni di frasi di antichi autori latini e greci, peggio l’ostentazione di
parole talvolta errate negli accenti e addirittura nel
loro valore semantico da parte di cattedratici,
possa dare un certo fastidio. Ma non abbiamo negato la velleità di citazioni in latino a esimi politici, neppure al Bossi che si dice fregiarsi di un
diploma della meritoria Scuola Radio Elettra. Il
grave, non si trattava naturalmente di questa serata, è che spesso le citazioni non hanno che un
lontano accostamento, estrapolate dai tempi e dal
contesto dell’opera. Se io voglio parlare di demo-
crazia citando Aristotele, commetto un grave errore di riferimento, dati i tempi e la speciale connotazione del concetto in una polis ristretta. Così
sono d’accordo che il celebre Alexìs de Tocqueville
abbia espresso concetti profondi nel suo trattato
De la démocratie en Amérique, che ebbe tanto
successo e fu premiato dalla Académie française
(1836). Ma quello che a noi interessa è la Deuxième partie, pubblicato nel 1840 e il Chapitre IV:
De l'association politique aux États-Unis, preceduto da un altrettanto prezioso Chapitre III: De
la liberté de la presse aux États-Unis, da spedire
con telegramma urgente ai nostri rappresentanti
che per salvare un giornalista stanno uccidendo
tutta la libertà di pensiero. I due libri facevano seguito al viaggio negli Stati Uniti con l'incarico di
studiare l'organizzazione penitenziaria nordamericana ed erano basati su impressioni personali.
Leggo e trascrivo dalla semplice Treccani on line,
s.v.: «Il libro secondo intende mostrare l'influenza
dello stato sociale democratico sulle idee, sui sentimenti, sui costumi, sulla società civile, con metodo sociologico. Tuttavia il vero oggetto
dell'opera è più il destino della società occidentale
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Lions Club
Lettera aperta al Governatore Dott. Antonio Pogliese
che l'assetto della società americana. In entrambi
i tomi traspare la medesima preoccupazione: che
la composizione sociale atomistica, principale
frutto dell'eguaglianza delle condizioni, favorisca
irrimediabilmente, attraverso un conformismo di
massa, il sorgere di un governo dispotico e il progressivo svuotamento del concetto e della pratica
della libertà politica».
Perciò interessanti le riflessioni ed esperienze personali dei partecipanti alla cosiddetta tavola rotonda sul tema “Dall’Associazionismo alla Società
Civile: Dalle Analisi alle Proposte”, il prof. Salvatore Costantino, l’interrogato, con l’esperimento a
Capo d’Orlando della rivolta antiracket di Gaetano Grasso, che mi richiama alla mente e al cuore
il sacrificio di un eroe dei tempi brutti, dal nomen
omen (quando il latino ci vuole, per dire un concetto proverbiale), Libero Grassi, e i giornalisti
Nuccio Vara e Luigi Tripisciano, con il loro carico
di esperienze professionali.
Però, lungi da me il sospetto della piaggeria e dell’adulazione, non avendo nulla a pretendere, se
non il successo del club, la sua tirata di somme è
brillata per chiarezza espositiva e concettuale, per
concretezza di proposte e di soluzioni. E qui sta il
pregio di chi vuole pienamente “governare”, in
una organizzazione piramidale e totalmente dirigistica, che è elitaria per statuto, non essendo praticabili le iscrizioni, ma possibili solo le cooptazioni
per presentazione di un altro socio. La mia esperienza nel Club è recente, raggiunge appena il
quinto anno, ma ho potuto farmi un’idea dell’organizzazione e delle finalità esclusive di “service”.
Perciò in questo periodo di crisi del sistema, mi
sono posto, almeno dopo l’allarme lanciato già da
almeno un anno, la questione della crisi. Non sono
d’accordo nel voler negare la diminuzione delle
adesioni, comunque si definisca la questione. Pregiatissimo Governatore, se non esistesse, non porresti il problema con insistenti convegni per
ricavare analisi e proposte. Si tratta, secondo me,
di una crisi di disaffezione, di una calata di
fiamma, come avviene per tutti i grandi amori con
la crisi del settimo anno, perché occorre veramente
un intenso amore per chiedere di far parte di un
club che professa solo service, il dono di se stessi e
dei propri beni per il benessere dell’anonima umanità. Perciò vorrei, da umile e semplice socio anonimo fra i milioni più esperti e dotati, avanzare
qualche riflessione in proposito. La prima osservazione di base parte dalla richiesta di adesione e
dalla sua accettazione. Non vorrei dire che si debbano usare i molteplici gradi di iniziazione degli
adepti al sodalizio pitagorico. Ma certamente partiti dalla fisiognomica e dal carattere occorrerebbe
fare maggiore attenzione sulle ammissioni. E qui
dovrebbero lavorare con competenze sociologiche
e psicologiche i comitati soci, perché si attivino
non solo per negare o accogliere soci con criteri
talvolta arbitrari e legati a personalismi, ma perché
esaminino non le cariche private o pubbliche eminenti e il numero delle pubblicazioni, ma la reale,
concreta motivazione di questa scelta impegnativa
e onerosa in tutti i sensi. Se si entra per presunte
agevolazioni di carriere o desiderio di immagine
sociale, all’illusione subentra presto la disillusione
e la defezione, spesso con lo spiacevole mancato
pagamento delle quote associative. Da qui discende e qui sta il punto dolente di queste entrate
ed uscite. In ogni contesto associativo, anche nell’impegno del lavoro, fondamentale è la motivazione. Ne abbiamo noi insegnanti esperienza della
sua importanza: se non riesci a darne una ai giovani, ti trovi in classe degli zombi, abulici e svogliati, che occupano le sedie per dovere o peggio
per costrizione e imposizione. E il fallimento della
scuola sta proprio qui, se non riesci a comunicare
il perché di Eschilo o di Virgilio, dei logaritmi o
della partita doppia e dei bilanci. Prova questa mia
riflessione il fenomeno dell’aumento delle adesioni
nei paesi emergenti e il calo nei paesi in cui da decenni i club sono radicati, tutti senza esclusione, i
Rotary inclusi. Seconda riflessione. In una società
egoistica ed estremamente materialistica, priva di
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Lions Club
Lettera aperta al Governatore Dott. Antonio Pogliese
tura e lo svago? Cosa può fare un Lion tra un “service” e un altro, senza perdere quello slancio
eroico (da eros, l’eroico furore di Giordano Bruno)
che lo ha portato ad aderire? Non c’è stato più
grave della noia, della lunga assenza. E i giovani
ne soffrono grandemente, tranne quelli che hanno
riempito i loro cuori e la mente nel contatto vivo
dell’altro, nell’empatia delle associazioni, nell’invasamento, talvolta nel fanatismo settario. Ritengo
da freschissimo aderente che occorre riempire
questi vuoti, rendere più frequenti gli incontri, arricchire le motivazioni perché si viva il club. È incontrovertibile che chi si allontana è stato deluso in
qualcosa. Se le illusioni erano mal poste, ben
giunga la sua fuga. Ma se cercava qualcosa di più
solido e completo? La domanda si deve porre,
senza infingimenti, altrimenti qualsiasi strategia è
volta al fallimento.
Con deferenza e cordialità,
Palermo, 26 ottobre 2012
Carmelo Fucarino
ideali e di idealità, può reggere da solo il semplice
fine del “service”? Capisco, non si è un circolo culturale né un dopolavoro ferroviario o di pensionati, pur tuttavia neppure questi hanno altri scopi
se non quelli esclusivamente ricreativi… Anche le
associazioni cattoliche sanno per esperienza secolare che alla catechesi si deve associare l’intrattenimento e la socializzazione, emblematiche le
forme di aggregazione della gloriosa Associazione
cattolica, dai bigliardini ai campi di calcio. Non
puoi riunirti per parlare solo di norme e di progetti, occorre anche un momento consociativo che
non si risolva nelle sole tre o quattro conviviali annuali. Bell’immagine il convivium, “persone che
bevono insieme”, ma Dante propose anche un
altro convito, e tornando a Platone e al suo discepolo umile Senofonte, anche loro proposero in
altro contesto elitario ed aristocratico, Platone un
convito di eccezione in cui si discuteva di Eros.
Non sarebbe quindi il caso di ripensare anche il
modo di vivere il “service”, arricchendolo, senza
scandalo e senza sembrar bestemmia, con la cul-
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Lions Club
di Attilio Carioti
M
ercoledì 24 ottobre 2012 si è svolta la XVII Charter Night
del Lions Club Palermo dei Vespri, a Palazzo Mazzarino,
gentilmente messo a disposizione dal Marchese Annibale
Berlingieri di Valle Perrotta, socio onorario del Club. Era
presente il Governatore del Distretto 108 YB Dott. Antonio Pogliese, il
Vice Governatore, Prof. Gianfranco Amenta, e Officers Distrettuali e di
Club. Nell’occasione particolarmente prestigiosa il Leo Club Palermo
dei Vespri ha celebrato l’investitura di un nuovo socio.
Nel corso della serata il prof. Salvatore Costantino, ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Palermo,
ha trattato il tema “Dall’associazionismo alla società civile: dall’analisi alle prospettive” ed ha risposto alle domande dei giornalisti Nuccio Vara e Luigi Tripisciano, socio del Club.
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Lions Club
CON L’OCCHIO DEI BAMBINI
di Gabriella Maggio
Il giovane artista israeliano con pochi elementi essenziali interpreta la natura come continuità della vita vegetale, animale, umana. Direttore del processo è il sole situato giustamente in alto. Predominante e quindi prorompente è il ciclo
dell’acqua, bene preziosissimo per tutti. Cogliamo l’occasione per riflettere.
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Trovando e ri-trovando: “curiosità” archeologiche
Un contrappeso normanno
di Amedeo Tullio
Nel
cantiere normanno del Duomo
di Cefalù è stato rinvenuto (1980)
un singolare e raffinato contrappeso litico realizzato in marmo
verde delle Alpi, recentemente esposto nell’ampliamento del settore dedicato a Cefalù nell’Antiquarium
di Himera (Buonfornello).
Lo strumento (fig.1), ben datato dal contesto archeologico al XII secolo, è costituito da una lastrina, piuttosto allungata e frammentata ad una delle estremità
(lungh. mass. cm 8,7 ), di forma tronco piramidale.
Lo strumento, è stato rinvenuto nei livelli di “età normanna”; è munito di un gancio di bronzo con decorazioni geometriche (linee ed incroci) impresse. Si
tratta indubbiamente di un contrappeso, probabilmente di un “filo a piombo” (del capomastro o dell’
Architetto che dir si voglia?) come lasciano pensare la
forma ed il peso specifico piuttosto consistente. La
particolare cura nell’esecuzione rivelano il gusto
colto e raffinato dell’acquirente.
L’impiego di un simile strumento, non disponendo
di strumenti ottici, doveva essere a quel tempo più
ampio di quanto non sia quello di verificare la verticalità di una struttura e, con particolare perizia (fig.2),
poteva essere utilizzato per determinare allineamenti
(cosiddetta “coltellazione”) in terreni particolarmente
scoscesi, come quello su cui sorse il Complesso della
Basilica Cattedrale (Duomo) di Cefalù. Simili usi, raffinati ed adottati con felici risultati, posono giustificare la visione dell’architetto come “dio” che con il
suo compasso “crea” il mondo (fig. 3).
Il valore ed il significato di questo oggetto travalicano la sua stessa, indubbia, valenza estetica se il suo
acquirente è un normanno che lo avrebbe aggiunto
ai suoi attrezzi di cantiere, fornendo oggi una prova
tangibile dell’origine almeno di alcuni costruttori del
monumento.
fig. 1 Contrappeso litico (K85/42
) dal saggio presso il portico
della Basilica-Cattedrale di
Cefalù
fig. 2 Impiego di fili a piombo per la “coltellazione” (da
W.Zoric, in La Basilica Cattedrale di Cefalù, I, 1989)
fig. 3 Dio-architetto
crea il mondo con un
compasso (da Bibbia
francese del XIII
secolo)
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Villa Florio Pignatelli
di Gigliola Siragusa
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Villa Florio Pignatelli
di Gigliola Siragusa
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