Come approfondire la fede: l’Istituto di Scienze religiose S. Ilario di Poitiers si presenta. La lezione del cardinal Martini nelle parole di chi l’ha conosciuto. Il ricordo del Vescovo Solmi Da Parma al Camerun: intervista al missionario Carlo Salvadori, alla vigilia dell’ordinazione 10-11 2 12 POSTE ITALIANE S.P.A. • SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE • D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB PARMA euro 1,65 anno XCIII GIORNALE LOCALE DIOCESI DI PARMA 28 7 SE T T E M B R E 2 0 1 2 Le opere del Pastore i ha colpito, tra le tante testimonianze che hanno ricordato ed elogiato il cardinale Martini, l’uomo di cultura, l’uomo del dialogo, l’uomo della modernità, quelle della gente comune, di giovani diventati adulti, di fidanzati oggi sposi, che ringraziano il prete, il pastore. «Ancora oggi lo ringrazio per come ci ha insegnato a leggere il vangelo. Si vedeva che ne era innamorato e così lo ha fatto scoprire anche a noi giovani». E ancora: «Ci ha insegnato a portare e a vivere la Parola di Dio nella vita di tutti i giorni. Non è una cosa da poco». Cuore di un pastore che nutre il suo gregge, che dona quella Parola che disseta, sazia; che offre il senso profondo delle cose e della vita e che, nello stesso tempo, inquieta, apre orizzonti sempre nuovi, indica mete sempre “oltre” il nostro sguardo, il nostro passo incerto. Parola donata perchè prima di tutto accolta come dono e fatta diventare vita, carne, anche se dolorosa e ferita. Mi sembra questo il grazie più bello per un pastore — al compimento della sua esistenza —, ma anche motivo di forza per proseguire in questo non facile ministero, quando potrebbe prevalere lo scoraggiamento o la tentazione di seguire altre logiche, solo apparentemente vincenti. Come a dire che le realizzazioni più belle che può lasciare un prete, un pastore, sono le pietre vive delle persone, dei cuori sanati, illuminati, consolati. Se questo disegna in modo specifico il tratto del pastore, non può non delineare anche il compito di ogni battezzato, chiamato, nella diversità di situazioni e di vocazioni, a spezzare il pane della Parola. Dono di cui il mondo di oggi, i nostri contemporanei, nel loro ricercare, a volte a tentoni, ci chiedono conto. Urgenza cui non ci possiamo sottrarre o che non possiamo delegare ad altri. E che ci chiede, lo ha scritto il nostro vescovo, di ritrovare «il gusto di nutrirci della Parola di Dio, trasmessa dalla Chiesa in modo fedele, e del Pane di Vita». Per non correre il rischio di diventare sale insipido o luce nascosta. Mi piace, allora, pensarci insieme — in questo mese di “ripartenza” — a fare ressa accanto alla barca dove Gesù insegna, ma anche dentro la stessa barca. Disposti, nonostante gli insuccessi delle nostre lunghe notti, a gettare le reti. Per portare il vangelo ricevuto in dono. Maria Cecilia Scaffardi M AGENZIA PARMA SANTA BRIGIDA Agente Generale: CAVARRETTA DOTT. GAETANO Borgo XX Marzo, 18/d - Parma Tel. 0521.289580 - Fax 0521.200467 E mail: [email protected] AGENZIA CERTIFICATA SISTEMA QUALITÀ ISO 9001: 2000 N e l l ’a g e n d a d ei p r es id i LEGGI IL SETTIMANALE DELLA TUA DIOCESI Ogni venerdì in edicola e nelle parrocchie Continua il nostro viaggio nel mondo della scuola. Rendere gli ambienti di apprendimento più stimolanti e ripensare la qualità dell’offerta formativa. 5 9 771825 290006 Missione 20028 Testimone ISSN 1825-2907 Formazione IL RICORDO E LA RIFLESSIONE •La testimonianza del Cardinal Martini F 7 SETTEMBRE 2012 lettere Grazie alla Rettoria della Steccata Mi permetto di chiedere ospitalità sul nostro Settimanale Diocesano, per un ringraziamento commosso alla Rettoria della Steccata che ha voluto fare un gesto di grande generosità in favore dell’Hospice Piccole Figlie: il contributo di Euro 10.000. Il dono è frutto di solidarietà cristiana da parte di numerose persone resesi strumenti della Provvidenza. Grazie di cuore da parte della Congregazione delle Piccole Figlie e dell’équipe assistenziale del Centro. Il sostegno anche economico a questo nostro Centro di Cure Palliative è doppiamente prezioso: ci permette di sentire la vicinanza del donante e di attivare livelli di qualità sempre più adeguati alle esigenze degli Ospiti e delle loro famiglie. È l’obbiettivo che ci proponiamo: vorremmo che la struttura si connotasse sempre più come luogo di accoglienza e di cura, luogo di vita dove frequentemente s’incrocia la vita che si accende con la vita che si spegne; luogo dove s’impara ad assaporare ciò che è stato e ciò che resta, a gioire delle piccole come delle grandi cose; dove il tempo (che si fa breve) diventa tempo di ascolto, di rela- zione, ed anche tempo di silenzio, di consegne, di bilancio, di riconciliazione; tempo in cui acquista importanza non tanto quanto si vive, ma come si vive. E perché questo si realizzi, bisogna Investire nella formazione del Personale dell’Hospice: sono gli infermieri e gli operatori sociosanitari (OSS) i depositari privilegiati di tante storie di vita. Ogni giorno apprendono una lezione nuova, inedita, motivo in più per essere e rimanere accanto alla persona malata e ai suoi cari e creare quel senso di famiglia e di casa in grado di offrire ospitalità, sollievo, rassicurazione, insieme a cure mediche buone ed avanzate. Per il generoso contributo, destinato a tutto questo, veramente grazie ancora! Sr. Erika Bucher Piccola Figlia dei SS.mi Cuori di Gesù e Maria Parma PER CONTATTARCI Vita Nuova è raggiungibile per telefono, allo 0521.230451, per posta elettronica: [email protected] [email protected] e via Skype: vitanuova-parma La linea fax è momentaneamente disattivata. DIOCESI DI PARMA «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore». (Gaudium et spes, 1) Stampa Diocesana 2 amato. Chiesa che ha manifestato ancora di essere la rete gettata, per amore, nelle acque della storia e del mondo per portare in salvo tutti. Offerta di amore quella rete che il Signore dice agli apostoli, e ai loro successori, di lanciare ancora e che tutti accoglie, proprio perché è sostenuta da mani diverse che, nella sinergia dell’unico mandato, mantengono tenace lo sforzo. La rete non si rompe né gettata nelle acque, né tra le mani dei pescatori. Così la parlando di... voci u Santa Cecilia a graziarmi. Era il 22 novembre 1983. Il cardinal Martini teneva il titolo cardinalizio proprio di Santa Cecilia e non era presente alla Santa Messa da me presieduta con tanto di omelia nel Seminario Lombardo. Lui si metteva in fondo alla cappella, in profonda preghiera e lì stava lungamente. Allora non era difficile incontrarlo a Roma, al Lombardo. Si raccontano ancora gaffes ed episodi divertenti dovuti alla sua presenza. Ora se ne piange la morte. Anche chi non lo frequentava da vicino, sapeva della sua malattia, che lo accomunava al Beato Giovanni Paolo II, e del suo modo di viverla. Da cristiano. A ragione si parla di profezia e di uno stile di vita che ha attratto tanti, ha suscitato rispetto, forse anche ha fatto scalpore. Vivere da cristiani è così. Non è un fatto banale, forse, purtroppo, neanche tanto consueto, specialmente se da atto puntuale, la vita cristiana diventa uno stile di vita che si impone nel silenzio, nella non ostentazione, semplicemente da sé. Carlo Maria Martini ha vissuto da cristiano. Alla fede e alla fedeltà a Dio Uno e Trino ha unito la creatività di una personalità ricca, di uno studio teologico e scritturistico profondo, che faceva trasparire il vero della teologia (non solo parlare di Dio, ma con Dio) e l’amore per la Parola, con la grazia di saperla offrire e farla risuonare nelle corde dell’umano, del quale era appassionato. E questa faceva un tutt’uno con l’essere consacrato nella Compagnia di Gesù, con i tratti propri di una formazione forte, e con l’essere Pastore a Milano della chiesa che Lui ha grandezza del Mistero è colta dai doni che lo Spirito Santo dà ai cristiani, ai consacrati, ai Vescovi, ai Papa e il sacramento - che è la Chiesa - è ricco di carismi diversi e nuovi per l’utilità comune. Così è e così è stato anche per il Cardinal Martini nella Chiesa universale, nella Chiese sorelle che sono in Italia, nella sua grande diocesi. Il peccato, che non abbandona la Chiesa, sempre bisognosa di riforma, sta nel vedere e creare nella molteplicità la divisione, nel presumere di essere esaustivi e unici nel capire, nell’intrepretare e vivere la fede. Poi la Chiesa, ringraziando Dio, ha il magistero del Vescovo di Roma, che sostiene nell’unità e garantisce il suo cammino, sempre valorizzando doni e carismi, vetera et nova, come fa il saggio scriba evangelico. Molte cose scritte sul Cardinal Martini mi sono sembrate anche frutto di non conoscenza della vita del cristiano e della dottrina della chiesa. A volte anche danno l’idea di contrapposizioni forzate. Ad esempio, a nessun cristiano è lecito l’accanimento terapeutico, considerando insieme criteri etici, fiducia tra medico e paziente e l’insostituibile visione della vita che inizia dal concepimento e si sviluppa fino alla sua fine, non spegnendosi in un oscuro nulla, ma consegnandosi nelle mani di Dio. Il rifiuto dell’accanimento significa anche accettare le forme terapeutiche specifiche per indicazioni mediche e in dialogo con il paziente. Così è stato per il Cardinal Martini il non ricorrere alla tracheotomia (diversamente da Giovanni Paolo II, che certamente con questo non ha fatto accanimento terapeutico) e la sedazione coscientemente richiesta, per evitare il rischio del soffocamento. Passaggi, questi, che attuano questa scelta e che, a mio parere, dovrebbero essere maggiormente protetti, anche da chi era più vicino, da un senso acuto di rispetto e pudore. Ci sono cose vere che non si dicono, ma che restano patrimonio di chi ha, nella verità dell’amore, tenuto la mano accompagnando in questo passaggio tra la vita e la morte. Mani amorose per un premuroso coraggio non comune, mani tenaci come quelle che aiutano a nascere. Ora Carlo Maria Martini è nelle Mani di Dio, veramente in buone mani. + Enrico Solmi Vescovo di Parma S ettembre è tempo di ripartenza. Ormai tutti sono tornati al lavoro, anche nelle nostre redazioni. Per la verità qualche settimanale non si è mai fermato e qualche altro ha fatto soste brevissime. Per altri ancora, le ferie sono state occasione per una sospensione più lunga, per limitare le “uscite” su base annua e per contenere i costi crescenti. Come su tutta l’economia italiana, anche sul mondo dell’editoria locale si addensano nubi poco rassicuranti. Lo andiamo dicendo da tempo: il taglio ai contributi pubblici governativi coinvolge anche una settantina di nostre testate che dovranno correre ai ripari per trovare nuove forme di finanziamento. Abbiamo sempre ricevuto ’briciole di contributi’ (neanche quattro milioni di euro nel 2010), ma su quelle briciole abbiamo costruito, negli anni, piccole imprese editoriali. Siamo intervenuti ai tavoli istituzionali parlando di ’rigore ed equità’, sempre disponibili a compiere anche sacrifici, purché accompagnati da un maggiore equilibrio nel trattamento di situazioni simili. Se le condizioni non cambieranno nel breve volgere di pochi mesi, alla fine del 2013 terminerà l’attuale sistema in vigore dal 1990. Dovremo adattarci alla nuova normativa, come da tempo andiamo dicendo: dobbiamo ragionare come se… i contributi non esistessero. La stampa cattolica in generale, quella diocesana in particolare, ha un suo ruolo che riteniamo insostituibile. In numerosi territori rappresenta l’unico giornale, da oltre un secolo. Alle spalle esiste una storia gloriosa che ci impegna e ci stimola ad andare avanti. I nostri predecessori ci hanno consegnato un’eredità pesante ed entusiasmante al tempo stesso, che non possiamo tradire. Nel nostro dna c’è il territorio, la gente che vive e opera nella provincia di questo nostro Paese che è molto meno sgangherato di come appare. Noi ci poniamo, ogni settimana, come compagni di viaggio, facendoci interpreti delle comunità locali. Raccontiamo le storie, le fatiche e le preoccupazioni che i grandi network narrano raramente. Dalle nostre 190 testate emerge una realtà ben diversa da quella che viene raccontata sulle pagine dei grandi quotidiani nazionali. Non si trovano, sulle nostre colonne, i battibecchi fra i politici, ma dai nostri fogli e dai numerosi siti online dei nostri periodici emerge la vitalità di un popolo che ha an- Direttrice responsabile: Maria Cecilia Scaffardi Vice direttore: don Luciano Genovesi In redazione: Alessandro Ronchini. Pagina Fedi: Laura Caffagnini. Fotografie: Alessandro Ronchini (copertina), Erick Ceresini. Hanno contribuito a questo numero: Agenzia Sir, Nando Bonati, Liliana Castagneti, Erick Ceresini, Istituto Sant’Ilario di Poitiers, Massimo Lavena, Michele Tarlazzi, Marco Testi, Aluisi Tosolini, Francesca Zanni. cora desiderio di lottare. I campi scuola, i centri estivi, i grest, le route, le feste parrocchiali e le assemblee di ripresa dei cammini pastorali diocesani: questi sono solo alcuni esempi di un movimento che coinvolge migliaia di persone in un incessante impegno educativo che si perpetua nel silenzio. Da queste notizie, spesso non-notizie per chi non le sa leggere e interpretare, si alza un messaggio di speranza per tutto il Paese. Non ancora tutto è perduto. Anzi. Siamo in presenza di un tessuto sano della nostra società che tiene, nonostante la crisi e nonostante una mentalità che pare andare in direzione opposta. C’è chi spende gran parte delle vacanze per condividere il tempo libero con gruppi di adolescenti. Ci sono sacerdoti ed educatori di associazioni e movimenti cattolici che portano migliaia di giovani sui sentieri di montagna per far comprendere loro che una vita piena di senso si conquista ogni giorno con fatica. C’è tutto un mondo che ruota attorno alla comunità cristiana ancora attivo e vitale. Un mondo di speranza, nel quale si incontrano giovani dagli occhi belli e puliti che raccontano al primo venuto perché vale la pena trascorrere settimane in compagnia dei disabili. E non lo fanno per compassione, ma per la propria realizzazione, per rispondere alla chiamata di un Altro. È quella parte di Paese solidale che sa soffrire con chi soffre e piangere con chi piange. Quella parte di Paese al quale i giornali diocesani danno voce da oltre un secolo. Redazione e amministrazione: Parma - Piazza Duomo, 1 (Palazzo del Vescovado) - Tel. 0521.230451 - E-mail: [email protected] - [email protected] - Skype: vitanuova-parma Pubblicità e diffusione: William Tedeschi - Tel. 0521.230451 - Cell. 338.4074037 - Fax 0521.206265 - Email: [email protected] . Editrice: Opera Diocesana San Bernardo degli Uberti. Iscritto il 15-12-1950 al n. 75 del Registro stampa del Tribunale di Parma. Iscritto al Roc n. 1758. Iscritto al Rea dal 21-1-1997 n. 199562. Il giornale usufruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Francesco Zanotti Presidente Federazione italiana settimanali cattolici Abbonamento annuo (45 numeri): Ordinario 50 € - Sostenitore 75 € C.C.P. n. 221432 intestato a «Vita Nuova» Parma. Spedizione in abbonamento postale 45%, art. 2, comma 20/b, L. 662/96. Filiale di Parma. Stampa: Società Editrice Cremonese - Via delle Industrie 2 - Cremona Tel. 0372.498248 ASSOCIATO Federazione Italiana Settimanali Cattolici ASSOCIATO Unione Stampa Periodica Italiana Questo numero è stato chiuso in redazione mercoledì 5 settembre, alle 19. Tiratura: 1.785 copie. Incapacidiannunciare LodailSignore,animamia Marco 7,31-37 In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». «A METAFORA DI ISRAELE • Il sordobalbuziente, qui quasi spettatore passivo, rimanda al testo di Isaia ed è figura di Israele, qui per indicare la difficoltà di accogliere e trasmettere il messaggio di Gesù e per tanto bisognoso di essere “liberato”. Isaia 35,4-7a Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso sorgenti d’acqua. G Salmo 145 Loda il Signore, anima mia. Il Signore rimane fedele per sempre rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri. Il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri. Egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi. Il Signore regna per sempre, il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. Lettera di Giacomo 2,1-5 Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali. Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi? Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano? li portarono un sordo balbuziente... Collaboratori anonimi presentano a Gesù una persona in difficoltà; lui non fa il primo passo, probabilmente non è cosciente della propria situazione. Loro sanno che Lui può far qualcosa, per questo intervengono. L’individuo sordo rappresenta colui che non intende o non vuole intendere; il balbuziente, colui il cui linguaggio è confuso o inintelligibile. Dal momento che non si indica né il luogo di origine né il nome del sordo-balbuziente, costui appare come un personaggio emblematico. D’altra parte il termine balbuziente si trova soltanto qui e una sola volta nell’AT, nel contesto dell’esodo da Babilonia: “Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà la lingua del balbuziente...” Questa chiara allusione di Marco al testo di Isaia, dimostra che il sordo-balbuziente è figura di Israele in quanto necessita di liberazione (esodo). Anche Israele, quand’era in Egitto, non aveva coscienza della propria schiavitù e della necessità di liberazione. Al tempo di Marco, l’unico Israele ancora esistente è quello fondato da Gesù, formato dai suoi seguaci proveniente dall’ebraismo (i Dodici/i discepoli). Quindi il sordo rappresenta questo gruppo, in quanto gruppo che offre resistenza al messaggio di Gesù; e, conseguenza di questa chiusura, non possono esporre un messaggio intellegibile (balbetta): chiusi all’annuncio di Gesù si scoprono incapaci di annunciare in modo comprensibile. Marco, dunque, riferisce che l’incomprensione del messaggio del Maestro e l’incapacità di annunciare rimane all’interno della sua Chiesa. ... immise le dita negli orecchi. Come se li perforasse; significa che Gesù deve vincere una forte resistenza.. ... con la saliva gli toccò la lingua. Nella cultura ebraica, la saliva, veniva considerato “alito condensato”. Si vuole sottolineare con forza che Gesù con la sua saliva trasmette il suo Spirito. ... Ammonì loro di non dirlo a nessuno. Lo stupore è negli astanti, non nel sordo-balbuziente. E’ strano che lui non dimostri alcuna emozione, nessun atteggiamento positivo di fronte a quanto gli è accaduto. L’evangelista descrive la situazione negativa in cui versano i discepoli del suo tempo, attaccati all’ebraismo, e afferma che la soluzione sta nel portare con fedeltà la buona notizia di Gesù. don Nando Bonati OCLOS Significa “folla”. Nei vangeli costituisce lo sfondo anonimo dell’azione di Gesù: accorre per vederlo e ascoltarlo; lo accoglie, gli va incontro o lo cerca. Spesso Gesù stesso chiama a sé la folla per istruirla; Gesù spesso ha compassione della folla; a volte lo infastidisce e lui cerca una barca per ritirarsi. La folla svolge un ruolo essenziale, quasi un coro che conferma le gesta e le parole di Gesù con la gioia, l’ammirazione, lo stupore e il timore. Gesù è considerato un seduttore delle masse; i capi notano questo e, di conseguenza, spesso hanno paura della folla. Premesso questo, colpiscono i passi in cui Gesù vuole operare lontano dalla folla. Nel brano di oggi Marco sottolinea che Gesù lo prese in disparte, lontano dalla folla… Il sordo/balbuziente è guarito in disparte anche se poi tutti ne sono testimoni e, contro la raccomandazione di Gesù, divulgano il fatto. Cosa ci vuol dire Marco? Forse che fin a quando uno rimane confuso nella folla non sarà mai capace di comprendere quello che Cristo opera e rimane comunque sordo/ balbuziente? lleluia!» Il poema si apre nella lode (Salmo 145,1). È l’inizio dell’ultimo libretto dei Salmi, l’Hallel (Lodate Dio) finale. Convinzione del salmista è che la fiducia in Dio sia fondamento della sua esistenza di credente e della sua preghiera di lode: «Loderò il Signore finché ho vita, canterò inni al mio Dio finché esisto (2). La confidenza gioiosa è infatti la nota dominante: possiamo sperare in Dio (3.5) perché non solo ha creato ogni cosa (6), ma ha mezzi e soluzioni per trasformare in bene ogni esperienza negativa (7-9): «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio … Egli viene a salvarvi» (Is 35,4). Nel Salmo è annunciato — e nel Messia Gesù si manifesta — l’agire fedele e giusto del Re, Colui che deve venire: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!» (Mc 7,37). Egli è il nostro custode, con lui la gioia non tarderà! «Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe: la sua speranza è nel Signore suo Dio» (5) «“Effatà” … E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente» (Mc 7,3435). Non temiamo, ecco il nostro Dio: apre il nostro cuore alla fedeltà (5), riempie le nostre mani di giustizia (7)! Non temiamo, ecco il nostro Signore: apre i nostri occhi alla gioia (8), riempie la nostra vita di dono! Non temiamo, ecco il nostro Re: apre i nostri orecchi al Vangelo, riempie la nostra lingua di canto (2)! Non temiamo, ecco il nostro Dio: apre le nostre vie alla salvezza (8), riempie la nostra terra di speranza (5)! «Alleluia! Loda il Signore, anima mia!». Parola XXIII DOMENICA Tempo ordinario - B 3 Liliana Castagneti Parole e giorni suscitare un facile entusiasmo, quasi che avessimo capito quello che non avevamo mai capito. Pare di sentire la cosiddetta testimonianza di chi ritorna da una esperienza “forte”: da un campo (se è giovane); da un pellegrinaggio (se più adulto); da un ritiro, dall’incontro con una persona “di cui si parla” (chi non ha ascoltato qualche “testimonianza” di questo tipo?!);… Allora ci sentiamo portati a grandi trasporti, grande entusiasmo, a grandi promesse per il futuro... Poi la realtà, la quotidianità, smentisce puntualmente i nostri entusiasmi vuoti che partivano da noi e non dal Signore Gesù. La Chiesa/noi deve preoccuparsi, pertanto, di annunciare il Vangelo; non è compito suo aspettare risultati. L’uomo non sempre ha coscienza della propria povertà. D’altra parte, tutti noi siamo assetati; di cosa, esattamente non lo sappiamo. Purtroppo, quando viene a mancare la materia prima, sappiamo accontentarci anche di surrogati. A volte cerchiamo un Dio che confermi le nostre attese e, quando pensiamo di avere incontrato questo Dio, la nostra ricerca finisce. Solo quando all’uomo arriva un annuncio più “novità” delle proprie convinzioni, allora si mette in movimento. Fino a gridare con il sordo balbuziente: «… fa udire i sordi…»! Solo Lui può ripetere a noi: «Coraggio, non temete… e si schiuderanno gli orecchi dei sordi». Ma per giungere ad ascoltare quella Parola pronunciata da Lui, il cammino è lungo. Abbiamo salutato nei giorni scorsi il Card. Martini: una vita dedicata allo studio della Parola, alla contemplazione della Parola, all’annuncio della Parola; un invito rinnovato, sull’esempio del Maestro: ritirarsi in disparte, con il Libro in mano, a leggere, rileggere, contemplare, lasciarsi interrogare da quella Parola… fino a restare anche noi pieni di stupore… N. B. 7 SETTEMBRE 2012 I l fatto che la Chiesa/noi molto spesso cada in equivoci nel proprio annuncio, può essere causato dal fatto che non sa stare in ascolto. E’ balbuziente (non muta!), dice molte cose, ma non riesce a spiegarsi. E’ come uno che balbetta e non sa cosa dica. E questo perché è sorda, non sa stare in ascolto del suo Signore, si fida delle proprie convinzioni, delle proprie deduzioni. “Chi mal comprende, peggio risponde...” Può capitare – è già capitato a Gesù, è capitato ai Dodici/ai discepoli, alla chiesa di Marco – che una situazione, un evento, una bella notizia, un momento spiritualmente ricco possa 7 GIORNI in10 RIGHE È SUCCESSO A PARMA E PROVINCIA DAL 29 AGOSTO AL 4 SETTEMBRE 1982 - 2012 • Come a Palermo, si è tenuta al cimitero della Villetta la cerimonia di commemorazione in ricordo del 30esimo anniversario dell’omicidio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e della moglie Manuela Setti Carraro. Dopo la messa officiata dal vescovo Enrico Solmi, nella cappella del cimitero si è tenuta la commemorazione, dove tra gli altri ha preso la parola la figlia Simona. FURTI/1 • In via Repubblica colpo in appartamento da 25mila euro. I via S.Eurosia anziani legati e rapinati in casa. AEROPORTO • Nuovi problemi per il Verdi, già a rischio. Fine dei rapporti con Air Vallée, niente voli per Olbia e Catania. ANARCHICI • A Bianconese va a fuoco, doloso, un ripetitore telefonico. Ritrovate alcune scritte di rivendicazione. FURTI/2• Continuano i raid nelle abitazioni alla ricerca di gioielli e contanti. In via Langhirano tagliata una cassaforte. 118 • Per risparmiare la Regione propone per Parma una centrale unica anche per Piacenza e Reggio. Proteste dai vicini. CONSIGLIO COMUNALE• Nessuna proposta di delibera dalla Giunta, annullata la seduta del 6. Si riapre il 13. “SHOPPING” • Arrestato 38enne romeno specializzato in acquisti costosi con carte clonate. In città il colpo fatale. MARONI • Il nuovo leder della Lega a Parma. Critiche a destra, sinistra e 5 Stelle. «Nel 2013 saremo primo partito». MATRICOLE • Al via i test di ingresso per le facoltà a numero chiuso. 1368 gli aspiranti medici per “soli” 280 posti. DROGA • Imprenditore residente nel parmense cercava di importare 23 chili di coca nascosta in mobili da ufficio. Parma non è certo un’isola felice e le nostre aziende risentono della crisi in atto. E anche la siccità non ha aiutato mappe Tra mercati in sofferenza e produzione in calo, abbiamo alle porte un autunno caldo. E cruciale 4 C ome sta l’economia locale? Domanda difficile cui rispondere, anche perchè - come già dimostrato in altre occasioni oggi non possono esistere piccole isole autoreferenziali e autosufficienti, ma si vive solidali e interdipendenti, “nella buona e nella cattiva sorte”. Per collocare problemi e prospettive locali, è utile dare uno sguardo alla situazione più ampia del Paese e dell’Europa. Sguardo che non può lasciarci troppo tranquilli. Dal momento che - secondo diversi economisti stiamo vivendo una minaccia straordinaria, a rischio di ricaduta nella recessione, con effetti devastanti. E preoccupante è l’esplosione della disoccupazione, con un aumento significativo in breve tempo. Segnali che non possono non avere ricadute anche a livello locale, per un territorio che si stava consolidando come territorio di esportazione e che ora deve fare i conti con la crisi, oltre che propria, anche degli altri Paesi partner. E quindi non sono solo le piccole e piccolissime realtà artigianali e commerciali ad essere in sofferenza, ma, e i motivi sono tanti, segnali preoccupanti arrivano anche da realtà ben più grosse e ben più, all’apprenza, consolidate. Due casi su tutti, ribaltati alla cronaca recente, quelli di Parmalat e di Ghizzoni. L’azienda di Collecchio e quella di Polesine sono state al centro di un incontro in Provincia per fare il punto della situazione sulle due aziende: due realtà economiche di grande prestigio e rilievo internazionale, per le quali si rende necessario un dialogo costante tra il livello locale e quello del Governo centrale. In particolare per quanto riguarda la Ghizzoni di Polesine si è ricapitolato quanto si sta facendo a livello locale e nazionale per l’azienda, che Tra i reati, abuso edilizio e d’ufficio. Indagati in Comune, Provincia, Iren Nuova tegola sull’Inceneritore La Procura chiede il sequestro del cantiere di Ugozzolo 7 SETTEMBRE 2012 N uovo colpo di scena nella sempre più complicata vicenda del termovalorizzatore, la cui realizzazione (e prossima apertura) vede contrapposti Comune di Parma e Iren. Da indiscrezioni dei giorni scorsi, infatti, si è venuti a sapere che già nel mese di giugno la Procura della Repubblica, che sta indagando sull’iter con cui si giunse a iniziare i lavori, avrebbe chiesto il sequestro del cantiere di Ugozzolo, ipotizzando i reati di abuso d’ufficio e di abuso edilizio. Iren infatti agendo da ente privato avrebbe dovuto chiedere e ottenere la licenza edilizia, cosa invece mai avvenuta. Una nuova tegola per l’impianto, da anni al centro di polemiche, per il quale i lavori stavano procedendo a pieno ritmo in vista dell’annunciata accensione entro la fine del 2012. La decisione se apporre o meno i sigilli al cantiere è attesa nei prossimi giorni dal Giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Sarli. Nel frattempo proseguono el indagini della Procura e sempre da indiscrezioni ci sarebbero anche diversi indagati, a partire da alcuni alti dirigenti Iren (si parla dell’Ad di Iren ambiente Andrea Viero), dirigenti di Provincia e Comune e, sembrerebbe, anche l’ex sindaco Elvio Ubaldi, indagato per una delibera del 2006, quando ancora era primo cit- tadino. Per ora pochi i commenti da parte del Comune, col Sindaco Pizzarotti che nel ribadire fiducia nei magistrati nota come «la richiesta rende giustizia ai numerosi dubbi espressi negli anni passati, riguardanti incongruità nella costruzione del Paip. In attesa delle decisioni occorre lavorare su un progetto alternativo all’impianto di Ugozzolo». Da parte sua Iren, dopo aver ribadito assoluto rispetto per le decisioni dei magistrati, ha ribadito di non nutrire preoccupazioni «nel caso i reati ipotizzati dovessero essere realmente contestati, poiché riteniamo di poter dare, anche nelle sedi opportune, compiutamente conto della legittimità di ogni singolo passaggio di questo progetto così articolato e complesso». Assoluto rispetto delle procedure da parte degli uffici della Provincia è stato infine ribadito dal presidente Vincenzo Bernazzoli. da fine maggio è in amministrazione controllata. Per quanto riguarda la Parmalat, alla luce degli incontri in Provincia e di quanto è successo anche recentemente in chiave nazionale, si è fatto il punto della situazione rispetto allo stato delle relazioni e del piano industriale da poco presentato dall’azienda che parallelamente ha avviato le pratiche per la mobilità (che coinvolgerebbe numerose famiglie), provocando la dura reazione dei lavoratori che sono scesi in sciopero protestando contro la chiusura della dirigenza ad ogni discussione. Altra minaccia: la caduta della domanda interna, che mette a rischio anche quelle nicchie di produzione che ci caratterizzano. E se la crisi, che da finanziaria si è trasformata in crisi economica e di lavoro, da un lato permette una minore capacità, o propoensione, di spesa delle famiglie, dall’altro la siccità di agosto non ha certo aiutato, in particolare in un territorio a forte vocazione agricola come il nostro. Seppur più rosea che in altre province, la mancanza di pioggia ha portato ad una situazione drammatica anche a Parma. Milioni di euro i danni alle colture e in prospettiva anche all’industri agroalimentare, uno dei punti di forza del parmense, che già a inizio agosto lamentava cali della produzione del 10 per cento e aggravatisi col perdurare della siccità. E settembre è solo all’inizio. La recessione da un lato e la stretta del mercato creditizio dall’altro rischiamo di mandare in sofferenza sempre più le piccole e medie imprese e le attività commerciali. Già molti negozi non hanno riaperto dopo le ferie estive e il rischio è che il 2012 si chiuda con un pesante deficit nel rapporto tra aziende nate e chiuse. E dopo i calori metereologici del’estate, la prospettiva sembra sempre più quella di un autunno molto caldo sui temi economici e di tenuta dei posti di lavoro. con tutto ciò che questo, anche e soprattutto in termini sociali, può comportare. DAGLI EX SOCI SOSTEGNO PER FESTIVAL E BICENTENARIO Regio, il Comune va avanti da solo N é vincitori né vinti nell’ultima puntata della telenovela estiva sul Teatro Regio. La scena iniziale ha visto l’uscita dalla Fondazione che gestisce il treatro di via Garibaldi anche da parte di Banca Monte dopo che nei mesi scorsi avevano abbandonato la barca la Provincia, la Fondazione Cariparma e la Camera di Commercio. Attualmente perciò dentro al teatro resta solo il Comune di Parma, di fatto diventato socio unico. Le ultime difficoltà dell’ente lirico si sommano quindi a quelle già note, a partire dal presunto buco di bilancio passando per la nomina del nuovo Sovrintendente, dopo la scadenza del contratto con Mauro Meli, e non ultima l’organizzazione e la gestione del Festival Verdi e del Bicentenario verdiano in programma nel 2013. Tema quest’ultimo assai delicato in un periodo in cui, in generale, le risorse sono più che scarse. E proprio con un occhio all’impellente Festival e ai finanziamenti statali (che non bisogna lasciarsi scappare) per il 2013 si è svolta lunedì scorso una riunione tra i rappresentanti del Comune e quegli degli ormai ex soci. Riunione dalla quale è emerso un comunicato condiviso nel quale si legge come da parte di tutti i presenti fosse chiaro e condiviso «il valore e l’importanza strategica che riveste il Teatro Regio per il tessuto culturale e sociale di Parma. Prendendo at- to della crisi generale che stiamo attualmente vivendo, ci siamo comunque impegnati a sostenere il piano di risanamento del debito pregresso del nostro Teatro, la prosecuzione del Festival Verdi 2012 e la partecipazione economica per un programma condiviso per il prossimo 2013. Il rilancio del Regio rappresenta un terreno comune di impegno, nonostante per motivi diversi di carattere giuridico istituzionale è emersa oggi la decisione che Fondazione Cariparma, Provincia di Parma, Camera di Commercio e Fondazione Banca Monte non faranno più parte della Fondazione, lasciando come unico socio il Comune di Parma». Come a dire, finché si potrà continueremo a sostenere il teatro, ma d’ora in avanti il Comune dovrà fare da solo. PACI: «SALVIAMO L’ESISTENTE E PARLIAMO» Asili, mille domande scomode Come già accaduto con l’assessora Rossi riguardo al debito Asp, anche per la vice-sindaca Nicoletta Paci, che ha la delega ai Servizi educativi, giungono le accuse di immobilismo. Ma nella Giunta a 5 Stelle due propositi sono chiari: (1) in tempo di vacche magre, salvare l’esistente; (2) prima di fare proposte e progetti, ascoltare le esigenze delle parti coinvolte (ogni cittadino può farsi sentire). Sul tema della scuola dell’infanzia torna la questione delle liste d’attesa: il totale di 1400 bimbi fuori da nidi e materne sarà da rivedere al ribasso (a causa dei genitori che hanno fatto “iscrizioni multiple”) ma è comunque alto, in aumento del 5%. Tra le ipotesi di soluzione: ampliare le convezioni, modificare il regolamento di accesso ai servizi, creare forme sperimentali di accoglienza. Già in due strutture è avviato un servizio di sostegno alla genitorialità. Riguardo alle graduatorie di accesso occorre gestire la variabile del lavoro part-time. Ci sarà poi da scovare chi bara nel compilare le autocertificazioni. La Paci sulla legge Fornero puntualizza: il blocco dei SI TORNA SUI BANCHI contratti a tempo determinato (con sanzioni per le assunzioni fatte entro 90 giorni dal termine dell’ultimo contratto) non si applica ai servizi educativi. I rinnovi sono stati fatti o si faranno, ma il numero di insegnanti è fissato, puntando al rapporto 1 a 5 nei nidi, 1 a 7 alle materne. Parmazerosei, società partecipata del Comune, chiuderà o no? Valutazione in corso, giudizio sospeso (ma il M5S preferiva la chiusura). Il fatto che vi siano contratti e convenzioni di lunghissima durata, da 13 a 30 anni, limita il potere d’azione. Sui progetti lunghi non si può intervenire. Per valutare la qualità dei servizi affidati a esterni — che dovrà essere alta, al livello dei servizi comunali, e comprendere ad esempio la compresenza delle operatrici — ci si affida ai sondaggi tra i genitori, ma ci vorrà altro. Vista la crescente richiesta di formazione permanente, sotto la guida di addetti ai lavori esperti (anche esterni), sarà incrementato il rapporto con l’Università. Lunedì scorso hanno riaperto le scuole dell’infanzia. Lunedì prossimo entreranno i nuovi bimbi, senza i ritardi preventivati dal Comune. Bambini più grandi, quelli della Racagni (ai limiti dell’agibilità) saranno ancora smistati tra la Cocconi e la Corazza. Per la struttura sostitutiva Ciclosi ha messo a bilancio 8 milioni. Sui tempi dei lavori, è presto pronunciarsi. (e.c.). L’ASSESSORA ROSSI RIBATTE AGLI ATTACCHI Debito Asp, responsabilità di chi? Tutta colpa del Wcc. L’assessora al Welfare, Laura Rossi, ribadisce il suo pensiero sulla fonte principale dei 4 milioni di debito di Asp. E durante la seduta della Commissione consiliare sui Servizi sociali per discutere proposte di soluzione, arriva il tiro incrociato di più schieramenti quando decide di non diffondere il piano strategico, per la presenza di «imprecisioni» e perché l’amministrazione è «non del tutto convinta». Per Buzzi (Pdl) e Iotti (Pd) il passivo non dipende dal Wcc. Per Guarnieri (Altra politica) i modi per risollevarsi «o non sono stati vagliati, o ci sono tenuti nascosti». A lei, che accusava la Giunta di prendere decisioni senza confrontarsi, Rossi risponde: «Negli incontri con i dirigenti Asp abbiamo solo dato suggerimenti per un piano strategico. La discussione vera parte adesso». Resta da decidere sull’abbattimento della residenza Tamerici, sulle 2 strutture (per legge più piccole) che dovrebbero sotituirla, e sulla vendita dello Stuard-Romanini (per oltre 13 milioni?). Dal Pdl: il progetto Wcc non ha di per sé danneggiato i servizi agli anziani, ma l’averlo abbandonato sì. (e.c.) Immagini ed esperienze raccontate dai nuovi prèsidi della Parmigianino e del Comprensivo di Traversetolo. Dai problemi di oggi alle speranze di domani IncontrocoineodirigentiscolasticiAndreaGrossieAnnaritaSicuri però scontrarsi con alcuni aspetti difficili e problematici. Partiamo dalle urgenze, sicuramente tante, che affollano le menti e le scrivanie di molti: dal vostro punto di vista, quali sono quelle realmente improcrastinabili, per l’Italia e per Parma? E a quale, in particolare, vorreste poter porre rimedio? (AR.S.) «Abbiamo poche risorse per rendere gli ambienti di apprendimento più stimolanti e al passo con i tempi. Le nuove tecnologie entrano nelle scuole con difficoltà. Inoltre occorrerebbe investire molto di più nella formazione dei docenti favorendo chi si impegna nell’elaborare strategie didattiche innovative che rendano la scuola un luogo più propositivo e motivante». (A.G.) «L’urgenza, a mio avviso, è la qualità delle esperienze di apprendimento che sono offerte agli studenti. Nella quantità, di stimoli e di informazioni, occorre continuare a riflettere con grande attenzione a cosa, e a come, proponiamo in quelle ore di attività didattica, dietro cui stanno la tradizione storica di un paese, il suo impegno economico e organizzativo, le preoccupazioni delle famiglie, la passione educativa e la preparazione professionale degli insegnanti, le attese di futuro di tutti; così che attraverso quelle esperienze i ra- gazzi siano in grado di trovare il senso di ciò che affronteranno nella società e nella vita. Una seconda urgenza, o meglio, una forte necessità, è quella di offrire un percorso adatto ad ognuno. Stiamo scoprendo che siamo molto diversi nelle modalità di capire, di operare intellettualmente e di affrontare emotivamente i compiti. Offrire a ciascuno un percorso che valorizzi le proprie potenzialità, pur essendo molto oneroso, è l’unica strada per un’educazione che si rivolga a una persona, nella sua originalità e irripetibilità. A Parma ci sono limitate, ma significative, urgenze di tipo logistico (edifici inagibili) e problemi legati alle difficoltà economiche (penso alle si- tuazioni di disagio e disabilità). Considero però strategico un impegno per una scuola sempre più centrata su modelli conoscitivi di tipo collaborativo e cooperativo. Se Parma a volte sconta la scarsa attitudine ad agire di concerto, si caratterizza per una propensione all’autoreferenzialità dei soggetti, al fare da soli come più produttivo che il fare insieme, il suo futuro allora si gioca nel cambio di mentalità dei suoi futuri cittadini, che potranno imparare sui banchi di scuola, prima ancora che nella vita e nel lavoro, come la partnership e la collaborazione consentano di raggiungere risultati più profondi e duraturi». Prima è emersa la parola “addio”: ogni anno i ragazzi lasciano la scuola senza sapere, con certezza, chi li riaccoglierà in autunno. (AR.S.) «Questo aspetto è proprio il primo aspetto a cui vorrei porre rimedio, la prima urgenza: dare alle scuole un organico stabile». Oltre che uno svantaggio evidente per i ragazzi, sarebbe fondamentale anche per la scuola, per la squadra di docenti che si verrebbe a creare: «affiatata, che sente il senso di appartenenza alla propria scuola, elaborando così anche un bilancio sociale». Ogni anno la scuola sembra presa, appunto, nella morsa del “toto-nomine”: il sottosegretario all’istruzione Ugolini prevede che il problema potrebbe prendere una svolta in positivo nel corso dell’anno prossimo, quando verrà introdotta l’agenda digitale per l’assegna- zione di nomine e supplenze? E’ una soluzione fattibile e fattiva? (A.G.) «Dal processo di digitalizzazione della scuola mi aspetto un netto miglioramento in termini di efficacia del servizio, anche se il senso di lentezza della macchina scolastica dipende dall’estrema complessità della normativa», la classica propensione all’italiana burocrazia. «Mi auguro che la digitalizzazione spinga nella direzione di uno snellimento delle procedure». Concorda anche la dirigente scolastico Sicuri, auspicando che significhi una reale stabilizzazione dell’organico: tale proposta governativa prevede infatti la permanenza dei docenti per almeno tre anni nello stesso istituto e potrebbe essere l’inizio di una svolta direzionale importante. 5 Francesca Zanni PROVOCAZIONI Almenoiniziate conun“Grazie”... «A mia volta ogni anno, a settembre, mi sottopongo al mercato del bestiame. […] Fanno l’appello cominciando dal primo in graduatoria e scendendo fino all’ultimo convocato. Nome Cognome ad alta voce, come alla visita – per chi l’ha fatta – dei tre giorni del militare. Ci chiedono cosa scegliamo: tre ore di diritto a 50 km dalla città; oppure possiamo scegliere 6 ore in carcere con i detenuti del 41 bis (per carità bella esperienza, ma bisogna averne voglia!) oppure a 90 km ci potrebbero essere 12 ore. O ancora ci propongono un mix: carcere più paese fuori città a casa del diavolo. Ma non è profondamente umiliante? Perché non cominciare tutto questo – anziché con un appello - con un ringraziamento? Perché non condividere insieme una difficoltà? Vedete, se cominciamo a eliminare l’umiliazione, e riconosciamo davvero che gli insegnanti hanno un ruolo, ma non quello giuridico, un ruolo umano, un ruolo educativo e sociale allora avremo fatto già un grande passo verso una scuola nuova. Una classe di persone umiliate non è certo il meglio per crescere il futuro del paese». tratto da “IL RUOLO” di Francesco Camattini 7 SETTEMBRE 2012 D opo aver tracciato un primo schizzo del mondo della Scuola, aiutati dal dirigente scolastico Guido Campanini, cominciamo ora ad addentrarci tra le figure e le idee di un universo lungo anni e trasversale nelle generazioni. Ad una settimana dall’inizio ufficiale dell’anno scolastico ascoltiamo allora l’opinione di chi, nella scuola da tanto, viene a ricoprire un ruolo nuovo. Freschi di nomina, Andrea Grossi e Annarita Sicuri sono tra i diciotto neo-dirigenti scolastici di Parma e Provincia. A getto, quali sono tre immagini o esperienze che associate al mondo della scuola e che vi hanno “formato”? Da soli sette giorni all’Istituo Comprensivo di Traversetolo ma una vita dietro la cattedra del Bocchialini, risponde Annarita Sicuri: «Sicuramente, il volto dei ragazzi tutte le mattine a scuola: è sempre in attesa di cose nuove da fare. La scuola deve poter soddisfare la loro voglia di crescere e diventere competenti! Allo stesso modo, l’ultimo giorno di scuola: sempre un addio difficile. E infine, gli esami finali: una sfida per tutti». Andrea Grossi, ora dirigente scolastico presso l’istituto comprensivo Parmigianino, ci propone altre due immagini: «la scuola come una scialuppa su cui tanti cercano di arrampicarsi con il rischio che si capovolga. Questo per dire il rischio di sovraccarico di funzioni che a volte percepisco nel fare scuola tutti i giorni». Dall’altro lato, «la scuola come uno scrigno: a dire delle tante esperienze meravigliose, quotidiane, spesso nascoste, che passano negli sguardi di bambini e insegnanti o in cui si dà lo spazio per il miracolo, frequente e sempre stupefacente, della comprensione». Uno spaccato delle attese e delle — belle — immagini che sono ora emerse deve mappe Il presente e il futuro della scuola 6 7 SETTEMBRE 2012 GIAMPAOLO L’avvocato ed ex parlamentare ricorda l’esperienza con le “Aquile Randagie” negli MORA ultimi anni della “Giungla silente”, quando indossare il fazzolettone era da fuorilegge Al campo estivo rischiando la galera Quandoperdirenoalfascismogliscoutsidiederoallaclandestinità M Conclusa l’esperienza scout dopo la scomparsa di don Bonati e divenuto avvocato (iscritto all’albo dal ’52), Giampaolo Mora dai seggi della DC, a Parma e poi a Roma, ha fronteggiato il comunismo, sedendo in Parlamento dal ’76 per 5 legislature — tre alla Camera e due al Senato — fino al ’94 e al «definitivo scioglimento del partito per volontà di Martinazzoli», che ha ritenuto concluso un ciclo: «la DC era storicamente in funzione anticomunista e nell’89 il comunismo era crollato insieme al Muro. Chiesi di mantenerla in vita: “i tempi duri in cui paghiamo per i nostri errori, in misura anche eccesiva, finiranno”. Oggi ci sarebbe bisogno di una DC, ma ormai ritengo che non debbano più esserci partiti dichiaratamente cattolici. Certo auspico il ritorno dei cattolici in politica, in qualunque formazione, e che portino il lievito della loro cultura». Responsabile del Sedas (Segretariato diocesano di attività sociale) già negli anni ’50, Mora su incarico di mons. Colli ha fondato il Movimento cooperativo bianco. Dal ’69 al ’92 è stato presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano e ancora oggi lo è dell’associazione Musei del Cibo. Passerebbe volentieri il testimone a colui (e fa nome e cognome) che attualmente svolge il 90% del lavoro. Ma non è riuscito a convincerlo. (e.c.) nere fede alla Promessa e alla Legge scout («Legge di lealtà, di libertà, di fraternità») decisero di continuare a «fare del nostro meglio per crescere uomini onesti e cittadini preparati e responsabili». La “Giungla silente” iniziò così, animata per 17 anni dal gruppo delle Aquile Randagie, clandestini fedeli e ribelli con l’ambizioso obiettivo di vivere da scout “ogni giorno, per un giorno in più” della durata del Fascismo. A loro si aggiunse don Bonati, grazie all’amico lombardo don Andrea Ghetti (“Baden”, altra mitica Aquila), compagno di stanza e di studi alla Pontificia Università Gregoriana, che gli trasmise l’entusiasmo per il metodo scout. Don Ennio coinvolse poi il futuro avvocato... in attività illecite. Giampaolo Mora, dopo la prematura scomparsa del giovane cappellano, è l’unica Aquila Randagia di Parma. • Avvocato, cosa la spinse ad unirsi al gruppo? Il fatto che fosse dichiaratamente clandestino; la forte personalità dei capi, oltre alla loro competenza; la volontà di ignorare le proibizioni del regime per vivere fino in fondo i propri ideali. In contatto col Movimento francese e svizzero erano riusciti a partecipare al Jamboree (il periodico raduno mondiale scout, ndr) in Ungheria nel ’33 spacciandosi per svizzeri, e in Olanda nel ’37 da italiani, incontrando il fondatore del Movimento, Baden-Powell (BP). Furono loro i primi, quando ancora non avevo opinioni e convinzioni precise, a educarmi alla politica, ad aprirmi gli occhi sul Fascismo (lo stesso BP nei primi anni ne ebbe un’impressione positiva, ndr). I capi delle Aquile erano apertamente avversi al regime: era il male, non tanto perché aveva sop- TRA LE FOTO-RICORDO E NEI NOSTRI ARCHIVI 1926:VitaNuovadifendel’Asci... Sfogliando un fotodiario, Giampaolo Mora si riconosce nello scatto del ’41 qui riportato. Seduto, è il primo da destra. Don Bonati è alle spalle, in veste talare; poi individua altre due anime trainanti del riparto: don Ghetti “Baden” e Giulio “Kelly” Uccellini (in piedi, da sinistra, quinto e ottavo). La storia di fedeltà all’ideale scritta dalle Aquile Randagie, che dopo 16 anni, 11 mesi e 5 giorni restituirono all’Italia un Movimento temprato e gioioso, desta ancora ammirazione. Recita un loro motto: “Ciò che noi fummo un dì, voi siete adesso. Chi si scorda di noi scorda se stesso!”. L’Asci di Parma, tacciata dalla stampa fascista di essere «corpo militarizzato del Partito Popolare», fu difesa proprio da Vita Nuova, il cui direttore don Del Monte nel ’26 precisò che l’associazione era nata nel 1916, tre anni pri- ma del partito di don Sturzo. Parma si inchina al decreto del ’28 deponendo le insegne (fiamme) nella chiesa della Steccata, ai piedi dell’altare dedicato al patrono San Giorgio. Leggiamo nel messaggio di solidarietà inviato dal vescovo Conforti: “il Signore terrà conto del sacrificio... Vi sorregga il pensiero di non avere nulla da rimproverarvi. Proseguite nella franca espressione di quei principi santi nei quali è riposto il segreto della prosperità domestica e sociale”. (e.c.) presso lo scautismo, ma ogni libertà di espressione; perché incitava al razzismo, perché ci aveva portati alla guerra. E’ grazie a loro che ho appreso i concetti di democrazia e libertà. • Dal ’42 al ’45 per vivere l’esperienza di quei campi estivi sulle Alpi che rischi avete corso? A 14 anni non è che fossi molto consapevole della posta in gioco, soprattutto se penso ai capi. La vita di campo per noi scorreva tranquilla, con pochi imprevisti. Al tempo non ti assalivano se tagliavi un alberello... Ho partecipato ai campi in Val di Non, Val Pusteria, Val Bresciadega; proprio qui (in provincia di Sondrio) l’episodio più eclatante: il maresciallo dei Carabinieri del paese si insospettì molto vedendoci in uniforme e col cappellone da ranger canadesi. Pensava fossimo paracadutisti nemici. Fece un’inchiesta e vedendo che c’erano preti e ragazzi si calmò, ma ugualmente doveva fare rapporto e per precauzione voleva arrestarci. Fortunatamente tra noi c’era il figlio di un gerarca, un certo Osio, grande industriale. Bastarono un paio di telefonate per far finire tutto in una bolla di sapone. L’infrazione fu “derubricata”: una ragazzata, non una vera e propria ricostituzione del Movimento scout. Era appena cominciata la guerra. I capi hanno rischiato la denuncia per organizzazione di associazione dichiarata sciolta, e forse la galera. • Molto più pericolosa, dopo l’8 settembre, l’attività dell’Oscar (Organizzazione scout collegamento e aiuto ricercati), la “Resistenza” tacitamente approvata anche dall’arcivescovo Schuster. Ne sapeva qualcosa? Vagamente... I più giovani giustamente erano tenuti allo scuro. So che i capi avevano rapporti e si sono impegnati a proteggere ebrei, perseguitati politici e disertori. Con tutta probabilità è in quegli anni di incontri con Andrea e Vittorio Ghetti e Uccellini che don Ennio maturò la decisione di operare a fianco dei partigiani cattolici, insieme a don Cavalli, assumendosi gravissimi rischi. (Ndr: a fine guerra, l’Oscar, di cui Uccellini faceva parte sotto falso nome, aveva operato oltre 2100 espatri e prodotto 3000 documenti falsi). • Come ha reagito la famiglia alla suo ingresso tra le Aquile? In casa non eravamo tanto fascisti... Sapevano del carattere “leggermente eversivo” del gruppo, ma tale era la fiducia in don Ennio che si limitarono a dirmi “sii prudente!”. Mai avrebbero pensato a cosa rischiavamo... Ma anche in quella fucina di spiritualità che è Azione Cattolica, di cui ero assiduo frequentatore tra il ’35 e il ’40, si rischiava. Con l’associazione San Raffaele partecipavamo alle gare diocesane, e primeggiavamo. Ero delegato aspiranti di AC e un giorno venne un giovane che si presentò come soldato, bersagliere... Si diceva in cerca di amici, in realtà era una spia della federazione fascista, incaricato di scoprire se la sede era un covo di antipartito. Dato che lì ognuno si esprimeva come voleva, il presidente ebbe problemi. Credo l’abbia salvato il Vescovo. • Il ’45 è l’anno della Liberazione e della rinascita dell’Asci. Momenti memorabili da allora? Perché il valore dell’esperienza nella Giungla silente non andasse perduto, con don Ennio e gli amici conosciuti prima dello scioglimento fondammo subito il Riparto Parma 3 “S. Giorgio” (io ero un aiuto-capo). La nostra sede si divideva tra le chiese di Sant’Andrea e San Pietro, e la casa dello stesso don Bonati (via Piccinini 6), nuovo assistente provinciale e di lì a poco fondatore delle Guide insieme a Alda Lagazzi, mia cugina. Partecipammo a Roma al primo Campo nazionale del dopoguerra, a Villa Doria Pamphili. Un viaggio lunghissimo: a causa dei molti ponti danneggiati, il treno si fermava per tempo, scendevamo, superavamo a piedi la gola e risalivamo su un treno che aspettava dall’altra parte. Tra i ragazzi dei cinque riparti della città c’era un sano spirito di competizione, in un continuo confronto sui risultati raggiunti nelle attività e sulla partecipazione ai grandi eventi (il Jamboree su tutti). C’erano la gioia e l’orgoglio dell’appartenenza al gruppo. Del Parma V conoscevo bene l’assistente don Tarcisio (Tar), figlio dei beati coniugi Beltrame Quattrocchi. Li ho incontrati, era la fine degli anni ’40, invitato a pranzo a Roma nella loro casa storica, dimora di primi ministri, a due passi dal Viminale. Maria Corsini era donna austera, di un rigore estremo, mi incuteva soggezione. Luigi, avvocato dello Stato, era più alla mano. Ritengo che lo spirito religioso di lei, trasmesso ai quattro figli, sia stato determinante nella loro scelta di consacrarsi. Ricordo la scomparsa di don Ennio, a soli 35 anni, colpito da una malattia che in poco tempo lo immobilizzò. Celebrò Messa finché gli fu possibile, esercitando il ministero in totale serenità di spirito. Un esempio di vita cristiana vissuta ai limiti dell’eroismo. • Cosa deve allo scautismo? Il senso di solidarietà, l’attenzione al prossimo, la vita ordinata, la preghiera, l’essere pronti, la capacità di superare le difficoltà con paziente determinazione; il pensare con la mia testa, abitudine che nonostante l’età conservo. Ora mi interesso allo sviluppo dei rapporti tra fede e politica, e colgo l’occasione: gradirei se voleste pubblicare qualche mio scritto. E così l’avvocato, l’ultima Aquila, si rivelò potenziale collaboratore di Vita Nuova. Erick Ceresini persone In studio e in Parlamento 7 7 SETTEMBRE 2012 embro attivo di associazione eversiva. A che età? 14 anni. I genitori hanno pure dato il nulla osta; senza ansie eccessive, visto che assieme al figlio c’era sempre... il parroco. Settant’anni dopo incontriamo quel ragazzo in via Farini, nel suo studio. Uno studio legale; suo, letteralmente. Questa settimana “si va per avvocati”. Giampaolo Mora, classe 1928, ampi e intensi trascorsi politici — prima segretario provinciale della DC, poi deputato e quindi senatore —; diversi ruoli di prestigio tra “ieri” e oggi, altre cariche che gli hanno proposto e che ha rifiutato, frequenta ancora i tribunali «ma molto meno di prima». Curriculum di tutto rispetto, ma il movente dell’incontro non è questo, bensì il ricordo di settimane d’estate vissute in clandestinità. Antefatti: 1941. Giampaolo, ragazzino della parrocchia di San Sepolcro, conosce lo scautismo. A coinvolgerlo, a suscitarne la passione, è il giovane cappellano don Ennio Bonati. Ma il “Grande gioco” in Italia era proibito da 13 anni, e lo sarebbe stato per altri quattro, soppresso per volontà di Mussolini (decreto del 9 aprile 1928). A Parma la decisione fu rispettata: sciolta l’associazione cattolica Asci, in provincia non vi è notizia di attività scout realizzate segretamente. Però, più a Nord, ci fu chi disse no («Non è giusto e non accettiamo che ci venga impedito di vivere insieme», parole del capo carismatico del gruppo Milano II, Giulio Cesare Uccellini, in arte Kelly). A Milano e Monza un nucleo di capi e assistenti spirituali insieme ai loro ragazzi, per te- Gr.Est e campi in parole e immagini estate FAMIGLIA DI NAZARETH • Si è svolto dall’11 al 22 Giugno presso la Parrocchia Famiglia di Nazareth il Gr.Est “Passpartù, dì soltanto una parola”. Un’esperienza bellissima con 50 bambini e 12 animatori, una grande disponibilità e partecipazione affettiva e pratica anche dei genitori, terminata venerdì 22 con una cena con tutte le famiglie, animatori e parroci insieme nel cortile parrocchiale. BAZZANO • Per due settimane, dal 18 al 29 giugno si è svolto il Grest per bambini e ragazzi della Nuova parrocchia della zona di Neviano degli Arduini. Il tema che ci ha accompagnato è stato la ricerca dei valori, oggi quanto mai necessari, quali: l’Impegno, il Coraggio, l’Altruismo, l’Amicizia, il Rispetto, la Lealtà. Giornate intense tra gioco, passeggiate, uscite, sostenuti dal gruppo dei ragazzi più grandi e diverse mamme a tempo pieno. SORBOLO • Anche quest’anno la Parrocchia di Sorbolo ha organizzato il tradizionale campo estivo di Berceto. Una cinquantina di ragazzi, accompagnati dal giovane gruppo di animatori e da don Giuseppe, ha trascorso l’ultima settimana di luglio nel paesino dell’Appennino Parmense. Grande soddisfazione da parte di tutti per sette giorni di divertimento, compagnia, camminate, riflessioni e crescita, sullo sfondo del racconto del ”Piccolo Principe”. CRISTO RISORTO • Sono stati cinque giorni intensi di vita comunitaria quelli passati a Sasso, nel comune di Neviano, dal Gruppo Giovani della parrocchia. Cinque giorni trascorsi tra divertimento, preghiera, servizio riflettendo, assieme al parroco don Crispino, sul tema: “E ora dove si va? Passato, presente e futuro”. SACRO CUORE • Una bellissima esperienza di fraternità e di condivisione, di amicizia e di comunione. È il campo estivo delle famiglie a Corvara. Un’occasione davvero formidabile per stare insieme, conoscerci, sentirsi comunità viva e reale radunata attorno ai presbiteri e all’interno dell’unica famiglia che è la Chiesa. Il fascino delle Dolomiti non ha ostacolato il convergersi dei momenti di svago in uno spirito di preghiera e riflessione orientato sulla tematica della fede. I tanti momenti vissuti insieme durante le passeggiate, le gite in montagna, momenti di preghiera, corse in bici, ricreazioni alla sera, i vari giochi ed incontri più o meno formali, hanno creato ed arricchito i legami di amicizia già esistenti, dando occasione di conoscerci meglio e di sentirci parte di un’unica famiglia e comunità cristiana. 8 7 SETTEMBRE 2012 BASILICANOVA • “Movimentato”, quasi sospinto dalla brezza dello Spirito appena ricevuto, il Campo-Cresima vissuto a Capriglio. I ragazzi, più che lasciarsi coinvolgere, hanno coinvolto i catechisti e i genitori in un Rally che ha intensificato l’amicizia maturata lungo i quattro anni di catechesi… E non finisce qui! Parola di ragazzi. TRAVERSETOLO • La parrocchia nel mese di giugno ha organizzato il Gr.Est per 12 giorni, diviso in due turni per i ragazzi delle elementari e delle medie. Il tema svolto è stato quello indicato dalla Diocesi “Passpartu” ... Dimmi soltanto una parola” ... molto buona la partecipazione dei ragazzi e degli animatori. Tantissime sarebbero le foto da pubblicare... per adesso ci fermiamo a quelle di gruppo! SANT’ANDREA IN ANTOGNANO • Molto partecipato il campo dei bambini e ragazzi della comunità, passato tra giochi, canti, risate e momenti di preghiera e riflessione per scoprire i fondamenti della nostra fede. PALANZANO • Un mese di Gr. Est. in nome della famiglia e della fratellanza accompagnati dalla figura di Giuseppe e i suoi 11 fratelli. Ed è proprio come in una grande famiglia, con gioie e dolori, dissapori e grandi intese, che si è relaizzata questa esperienza. SAN SECONDO • Il Gr. Est. si è tenuto negli spazi parrocchiali dal 2 al 27 luglio. Sono state 4 settimane intense, con la partecipazione di 120 bambini e ragazzi e una cinquantina di giovani animatori. All’insegna del tema ”Passpartu” sono state fatte gite, nelle foto l’escursione al monte Grigna (Lecco), laboratori, giochi, tendate e uscite in piscina. LESIGNANO • Il Gr.Est, realizzato in collaborazione con Eidé, si è svolto dal 18 al 29 giugno coinvolgendo 65 bambini e ragazzi e 7 giovani animatori. Le giornate si sono alternate tra piscina, uscite in fattoria, giochi di squadra e laboratori per concludersi con un bellissimo Talent Show. Abbiamo gioito insieme, bambini e animatori, e non finiremo mai di ringraziare chi ha reso possibile la quarta edizione del Gr.Est. di Lesignano...che non si ferma qui! Dal2017occorreràlalaureamagistraleconseguitapressogliIstitutidiScienzereligiose, cheperònonèancorariconosciutacometaledagliateneipontificiedaquelliitaliani «L’ Intesa tra Miur e Cei trova il suo significato nell’esigenza di adeguare i titoli richiesti per l’Irc a quelli richiesti a tutti gli altri insegnanti italiani di ciascun ordine e grado per tutte le altre discipline, cioè la laurea magistrale o specialistica. L’operazione di per sé riguarda solo il punto 4 dell’intesa del 1985, così come disposto dal Protocollo Addizionale alla revisione concordataria del 1984. I pregi: 5 anni di studio, parità tra insegnanti comuni e specialisti Lo scopo è raggiunto precisamente alla lettera c) del punto 4.2.1, laddove si individua il nuovo titolo necessario per impartire l’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado a partire dall’anno scolastico 2017-18 (anche per la scuola dell’infanzia e primaria) nella laurea magistrale in scienze religiose, titolo rilasciato dagli istituti superiori di scienze religiose approvati dalla Santa Sede. Si tratta di un titolo che va a sostituire il vecchio magistero in scienze religiose, quadriennale, aggiungendo un altro anno di studi. Un titolo del tutto equivalente ad una laurea magistrale conseguita nelle università statali, poiché fondato su un I limiti: un titolo che vale solo per l’Irc e molte disomogeneità Le ombre iniziano subito con lo stesso titolo definito di “laurea magistrale” in scienze religiose ma poi non riconosciuto come tale dalle università pontificie e pertanto non ricadente nel regime di equiparazione dei titoli previsto con l’accordo ItaliaSanta Sede di cui al Dpr 175/94. La laurea specialistica in scienze religiose, pertanto, non ha alcun valore di laurea, né nell’ordinamento accademico pontificio (in cui non è neppure valutato come pari al baccalaureato in teologia) né di conseguenza in quello italiano. FORMAZIONE • La nuova Intesa adegua i titoli richiesti per l’Irc a quelli richiesti agli insegnanti delle altre discipline. Rimane comunque necessaria l’idoneità rilasciata dalla diocesi. Serve solo per l’insegnamento della religione ma non per altro. Non è neppure riscattabile ai fini pensionistici. Una laurea di fatto, perché sono cinque anni di studi seriamente intesi, ma non di diritto. Un titolo, quindi, senza alcun valore al di fuori dell’Irc. Manca, inoltre, una disposizione relativa all’indirizzo scelto nel biennio finale da chi consegue il titolo. Non sembrano equiparabili del tutto, dal punto di vista della destinazione nell’ambiente scolastico, l’indirizzo pedagogico con quello ministeriale o spirituale. Un altro appunto riguarda l’eccessiva disomogeneità tra il titolo fondamentale per l’Irc e gli altri titoli di qualificazione previsti dalle lettere a) e b) del punto 4.2.1 dell’Intesa, già presenti peraltro nella precedente intesa. La lettera a) dispone che siano validi i tre gradi successivi dei titoli rilasciati dalle università pontificie (baccalaureato, licenza, dottorato). Sembra abbastanza inutile averli enumerati tutti insieme, visto che il solo titolo di base, il baccalaureato in teologia, è già sufficiente essendo contenuto negli altri. Il che significa però che un titolo di primo livello, una laurea breve di durata triennale, diviene utile per l’insegnamento dell’Irc nello stesso modo della laurea magistrale, che però è quinquennale e di secondo livello. Sarebbe stato augurabile prevedere solo la licenza in teologia, eventualmente perfezionabile con un master di tipo pedagogico. La lettera b) poi, dispone che sia ancora sufficiente per l’insegnamento, sempre al pari della laurea magistrale, anche un mero attestato di compimento degli studi in un seminario maggiore. Po- sto che ciò esclude il genere femminile ma qui siamo addirittura al di sotto del primo livello universitario. Si tratta di situazioni accettabili solo nella fase di prima Intesa nel 1985 non nell’attuale, visto che lo scopo dichiarato è quello di alzare il livello di qualificazione a quello richiesto per gli altri insegnanti. Fase transitoria: poca chiarezza e troppe eccezioni Le norme sulla fase transitoria sono formulate in modo poco comprensibile, racchiuse in ambiti di volta in volta superati dal successivo, quasi a voler allargare ampiamente ed a più riprese la platea dei non aventi obbligo al nuovo titolo, dei cosiddetti “graziati”. Non ha bisogno di munirsi del nuovo titolo necessario a partire dal 201718 (cinque anni di tempo per munirsene, come nella vecchia Intesa) oltre ovviamente ai docenti già in servizio: a) chi consegue il vecchio magistero in scienze religiose entro l’anno accademico 2013-14; b) chi consegue una qualsiasi laurea civile più un diploma di scienze religiose entro l’a.a. 2013-14; c) chi consegue un diploma di scienze religiose entro l’a.a. 2013-14 (solo per la scuola dell’infanzia e primaria); d) l’insegnante comune che ha impartito l’Irc per almeno un anno nel periodo 2007-12 (solo per la scuola dell’infanzia e primaria); e) chi, in possesso di uno dei titoli succitati, ha svolto un anno di servizio continuativo entro il 2016-17; f) chi, in possesso di uno dei vecchi titoli previsti dall’Intesa del 1985, ha svolto un anno di servizio continuativo dal 2007-08. Su ciò occorre precisare che già da anni gli istituti superiori di scienze religiose non rilasciano più diplomi triennali e magisteri quadriennali. Sul concetto di anno di servizio continuativo, che farà certamente aprire un contenzioso, pure occorre precisare che s’intende per esso sia l’incarico che la supplenza, e che non può non riconoscersi come tale quello previsto dall’art. 11 comma 14 della legge 124/99, cioè della durata di almeno 180 giorni o dal 1° febbraio al termine delle lezioni compresi gli scrutini, purché continuativo, cioè svolto da una o più supplenze senza interruzione tra di esse, neppure di un sol giorno. Vale la pena sottolineare, infine, che il requisito del titolo di studio non sostituisce ma si accompagna a quello dell’idoneità diocesana altrettanto necessaria come prima per impartire l’Irc». 9 L’istituto,cheservelediocesiromagnole,èstatocompletamenterinnovato.UncorsosullarecezionedelConcilio «Prevediamo un boom di iscrizioni» IntervistaapadreDinoDozzi,direttoredell’ISSR“Sant’Apollinare”diForlì Cogliendo l’occasione della nuova Intesa abbiamo interpellato il direttore dell’ISSR “S. Apollinare”, padre Dino Dozzi. «L’ISSR “S. Apollinare” — spiega padre Dozzi — ha sede a Forlì, presso il Seminario diocesano, in via Lunga 47, perché è più centrale e più comoda per le cinque Diocesi romagnole che vi fanno riferimento e che l’hanno promosso: RavennaCervia, Cesena-Sarsina, FaenzaModigliana, Imola, Forlì-Bertinoro. La sede è stata del tutto rinnovata con ampio parcheggio, aule provviste delle più moderne attrezzature, biblioteca di consultazione per studenti e professori. In soli due anni possiamo dire di “aver fatto miracoli». E questo grazie soprattutto al generoso investimento dei nostri cinque Vescovi che hanno mostrato di crederci davvero in un progetto di collaborazione per preparare adeguatamente i futuri professori di religione, ma anche gli animatori per gruppi, per la catechesi dei bambini e degli adulti, per la liturgia, per la cooperazione pastorale • Quanti frequentano i corsi? Abbiamo già più di trenta iscritti per ognuno dei cinque anni, ma crediamo che nel prossimo anno avremo un boom di iscrizioni per gli effetti dell’intesa firmata da S. Sede e Stato Italiano. • Quali sono le richieste per chi si iscrive? L’impegno richiesto per la frequenza (obbligatoria) e per dare gli esami (14 esami per il triennio e 12 per la specialistica ogni anno) è notevole, ma abbiamo già avuto ventisette lauree triennali e tre di specializzazione. Il sostegno dei Vescovi si esprime anche nel tenere bassa la retta di iscrizione (solo 500 euro all’anno), impegnandosi loro a “far tornare i conti”. Trentasei sono i docenti — sacerdoti e laici, uomini e donne — per le varie discipline: filosofiche, storiche, umanistiche, bibliche, teologiche, morali, liturgiche. • Quando si tengono le lezioni? Per favorire la partecipazione degli studenti — molti dei quali lavorano — le lezioni si svolgono il martedì, il mercoledì e il giovedì dalle ore 18 alle ore 22,50. L’anno accademico che inizierà il prossimo 25 settem- bre è caratterizzato anche dall’anno della fede e dal 50o dell’inizio del Concilio Vaticano II. A tutti gli studenti dei cinque anni nel primo quadrimestre proponiamo un corso straordinario su “La recezione del Concilio Vaticano II” che sarà tenuto dal prof. Erio Castellucci il giovedì con inizio alle ore 21 e sarà aperto alla partecipazione anche di sacerdoti, religiosi e laici non iscritti. Le iscrizioni al prossimo anno accademico sono possibili dal 4 settembre al 18 ottobre. Programmi, orari e tutte le altre informazioni sono disponibili sul sito www.issrapollinare.it Michele Tarlazzi 7 SETTEMBRE 2012 I l 28 giugno 2012 è stata firmata un’ intesa tra la Conferenza Episcopale Italiana e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (nella foto, il ministro Profumo)sulla formazione degli insegnanti di religione cattolica. L’intesa prevede che, per accedere all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado, si debba essere in possesso dei titoli accademici di baccalaureato, licenza o dottorato in teologia o in altre discipline ecclesiastiche, oppure si sia conseguita la laurea magistrale in Scienze Religiose secondo il nuovo ordinamento. I nuovi titoli saranno richiesti a partire dal 1o settembre 2017 per lasciare a tutti il tempo di completare eventuali percorsi di studio già avviati. È un’intesa importante che finalmente porta ordine nell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane e valorizza gli Istituti Superiori di Scienze Religiose. Qui di seguito le note di Michele Manzo, della Cisl Scuola Regione Lazio, membro del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione. triennio di base (in cui prevalgono le scienze teologiche) da cui si esce con un baccalaureato o laurea breve, più un biennio specialistico (in cui prevalgono le discipline d’indirizzo, specificamente pedagogico-didattiche). E’ un titolo di durata quinquennale, pertanto, dai contenuti molto adeguati per l’insegnamento scolastico. La struttura dei corsi è articolata sulla base dell’accordo di Bologna del 1999. L’altro pregio della nuova Intesa è costituito dalla posizione di parità tra le due figure di docenti di religione nella scuola dell’infanzia e primaria: le insegnanti specialiste e quelle comuni. Non c’è più la figura principale e poi quella ausiliaria, come nell’Intesa del 1985. A entrambe si chiede il titolo di laurea specialistico. Alla seconda figura, però, priva di preparazione teologica specifica, si richiede in più un master di secondo livello, cioè un corso di perfezionamento universitario di durata annuale. regione Insegnanti di religione: firmata la nuova Intesa tra Cei e Stato CARATTERISTICHE E TARGET DELL’ISTITUTO DI VIALE SOLFERINO CARTA D’IDENTITÀ Tuttii“come”(ei“chi”)dell’IISSR VICEDIRETTORE: prof. Vinicio Zanoletti SEGRETARIA: Patrizia Rocchi CONSIGLIO DI ISTITUTO: prof. don Matteo Visioli (direttore) prof. dott. Vinicio Zanoletti (vicedirettore) prof. don Umberto Cocconi (docente stabile) prof.ssa Serena Rinaldi (docente stabile) prof. Mons. Pietro Ferri (docente stabile) prof. don Raffaele Mazzolini (delegato del Moderatore) prof. Sr. Plautilla Brizzolara (delegata dei docenti incaricati) Patrizia Rocchi (Segretaria) Corso di Laurea Il piano degli studi segue l’articolazione europea del “3+2”. L’Istituto garantisce lo svolgimento del percorso accademico di primo ciclo, strutturato su tre anni di studio, al termine dei quali la Facoltà conferisce il grado accademico di Laurea in Scienze Religiose. Il Corso di Laurea è aperto ai seguenti studenti: • ordinari (con diploma di scuola superiore o laurea) interessati al conseguimento del grado accademico di Laurea in Scienze Religiose; • straordinari, che non dispongono dei titoli previsti, o che pur disponendo di questi non sono intenzionati a conseguire il titolo accademico; • ospiti/uditori che possono seguire l’intero percorso oppure scegliere alcuni corsi specifici, senza sostenere i relativi esami. ISTITUTO INTERDIOCESANO DI SCIENZE RELIGIOSE “SANT’ILARIO DI POITIERS” Viale Solferino 25 43123 PARMA CHI SIAMO • L’Istituto Interdiocesano Superiore di Scienze Religiose “Sant’Ilario di Poitiers” delle Dio- cesi di Parma, Piacenza-Bobbio e Fidenze, promosso dalla Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna, è un’Istituzione accademica eretta dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica della Santa Sede e collegata alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna. Il percorso formativo è orientato alla conoscenza sistematica e scientifico della tradizione ebraicocristiana e della teologia cattolica, a partire dai loro fondamenti storici, biblici, dottrinali e spirituali, in dialogo con lo sviluppo della storia del pensiero e delle scienze umane. 7 SETTEMBRE 2012 10 A partire dal Concilio Vaticano II è cresciuta tra i fedeli la richiesta di un “sapere della fede”. La fede infatti nasce dalla rivelazione, che si offre all’intelligenza e allo studio. Oggi in particolare si avverte la necessità di pensare la fede nel suo incontro con la cultura contemporanea e le sue questioni più urgenti: etiche, filosofiche, sociali, storiche, giuridiche... Le grandi domande aperte sull’esistenza e il senso stesso del vivere richiedono un attento vaglio da parte di una fede che non può esaurire il suo compito rifugiandosi nella pietà. Al contrario essa deve essere sempre ragionevole, capace di valorizzare la ragione più profonda dell’animo umano. Singoli credenti e comunità ecclesiali sentono il bisogno di sviluppare l’intrinseca ragionevolezza dell’atto del credere e di saper rendere ragione della fede e della speranza affidate loro in quanto testimoni del vangelo. Ecco perché esiste a Parma l’Istituto Interdiocesano Superiore di Scienze Religiose “S. Ilario di Poitiers”, condiviso con le chiese sorelle di Piacenza-Bobbio e Fidenza. Esso intende fornire le coordinate per pensare la fede e renderla ragionevole, credibile, capace di “dire Dio” nel dialogo con le religioni, con la cultura contemporanea, e tradurla in una autentica vita di carità. Nato negli anni Ottanta come “Istituto di Scienze Religiose” (ISR), ha saputo guardare profeticamente avanti intrecciando fin dal suo sorgere una felice collaborazione tra diocesi vicine. Se agli inizi era conosciuto principalmente come “la scuola degli insegnanti di religione”, la sua identità è andata sempre più specificandosi come un servizio alla vita della chiesa nel dialogo con la cultura contemporanea. Certo, l’Istituto era necessario per l’acquisizione dei titoli degli insegnanti di religione cattolica. E anche oggi il percorso fornisce questa opportunità, recentemente confermata dalla Intesa CEI - MIUR siglata a fine giugno. Ma ciò che all’inizio sembrava solo una scuola funzionale all’ottenimento di un diploma ha subito una vera evoluzione di identità. Il diploma è diventato una laurea, l’Istituto ha assunto una fisionomia realmente accademica, e nella maggiore serietà della proposta apre oggi le sue porte a quanti desiderano approfondire i temi centrali della fede, svolgere in modo qualificato un servizio ecclesiale, affrancare la fede cristiana dall’ambito sentimentale e privatistico in cui viene spesso relegata da chi non ne conosce lo spessore e presentarne la ragionevolezza in rapporto al mondo contemporaneo. Tra i meriti attribuiti da più parti al cardinale Carlo Maria Martini vi è stato proprio quello di avere collocato lo studio della Sacra Scrittura, e più in generale della rivelazione cristiana, nell’ambito dei saperi scientifici che — se assunti con libertà e verità — aiutano a comprendere il valore della storia in cui viviamo ed educano a una pace duratura. Ci piace ricordare che fu proprio lui a dare vita nella sua diocesi di Milano all’Istituto diocesano di Scienze religiose. A esso guardava come alla scuola nella quale fede e ragione si alleano tra loro nella libertà per portare lo sguardo profetico dei credenti a comprendere il significato profondo degli eventi. Al di là dei titoli e dei diplomi, e attraverso gli sbocchi professionali che questa proposta genera, è in fondo questa la missione del nostro Istituto: non a caso dedicato a S. Ilario, patrono della città di Parma ma soprattutto valido indagatore della verità rivelata da portare poi al servizio di tutti. Don Matteo Visioli La proposta formativa dell’Istituto è aperta a: • coloro che desiderano una seria preparazione teologica e culturale per una formazione personale; • coloro che intendono qualificare e perfezionare il servizio pastorale nei diversi ambiti dell’e- sito internet: www.istitutosantilario.it Struttura dell’Istituto MODERATORE: Mons. Enrico Solmi, Vescovo di Parma DIRETTORE: prof. don Matteo Visioli Gli studenti iscritti hanno la possibilità di accedere alla Biblioteca del Seminario Maggiore (in foto) in borgo XX Marzo 19/A, munita di un vasto patrimonio librario specializzato nelle Scienze Religiose. La Biblioteca riapre il 17 settembre, secondo i consueti orari: il martedì dalle 8.30 alle 12.30 e il giovedì e il sabato dalle 8.30 alle 16.30. Per informazioni: tel. 0521.286292 e.mail: [email protected] web: www.ceibib.it/opac Alla scoperta dell’Istituto superiore “S.Ilario di Poitiers”: approcci, didattica e sbocchi del Corso di Laurea. Il direttore don Matteo Visioli: «È difficile pensare ad un futuro senza il contributo vivo del sapere teologico» Un’esperienza per approfondire la fede e per rispondere alle grandi domande A lla vigilia dell’inizio del nuovo Anno Accademico, abbiamo intervistato don Matteo Visioli, direttore dell’Istituto Interdiocesano di Scienze Religiose, per capire e conoscere, assieme a lui, le caratteristiche e il funzionamento dell’Issr. • Don Matteo, da due anni è direttore dell’Istituto S. Ilario: che senso ha parlare di “scienze religiose”? Anche per lo studio dell’esperienza religiosa non si può rinunciare a un pensiero critico e rigoroso, capace di comprendere il senso e la complessità di questa dimensione. Diversamente si riduce l’esperienza religiosa all’ambito del privato, per lo più con una colorazione puramente emotiva, rischio questo a cui si espone fortemente una certa modernità. Perciò l’esigenza di un metodo di ricerca e di studio in grado di definire i contenuti, di porre dei confini, di chiarire i fondamenti è parte del sapere “scientifico” della teologia, scienza che studia la rivelazione cristiana. • Se “scienza” ha quindi rilevanza pubblica? Nel linguaggio comune si tende ad attribuire valore scientifico solo alle discipline che contemplano un laboratorio, un metodo sperimentale, in vista di un risultato concreto e universalmente apprezzabile. Capita spesso di sentire scienziati che la pensano così. È questa l’eredità del pensiero moderno che ci connota ma che da sola non può esaurire gli orizzonti infiniti dell’esperienza umana soprattutto in ordine alle grandi domande sul senso. Le scienze religiose, quando si confrontano con la realtà, non possono che avere una rilevanza “pubblica”, ovvero una capacità di interpretare e orientare l’agire delle persone e della società. Il senso della persona umana, della sua trascendenza, del suo anelito all’assoluto, la sua libertà e la sua coscienza non possono essere indagati dalle sole scienze empiriche. E co- sì tanti altri aspetti della realtà. • Molti laici in questi anni si sono avvicinati al sapere teologico. Che cosa li ha spinti? Con l’ISSR abbiamo un osservatorio particolare: per molti la motivazione allo studio della teologia nasce da un bisogno di approfondire e dare un fondamento alla esperienza della fede, sia quella personale che quella che alimenta le diverse religiosità, anche nella nostra Emilia. A questo si aggiunge per diversi studenti la possibilità di spendere questo sapere in ambiti professionali come l’insegnamento, l’animazione culturale, il servizio alla Chiesa nelle diverse forme di ministero pastorale. La Chiesa di oggi già si avvale di competenze laicali qualificate assumendone la professionalità e la competenza. Nella Chiesa di domani questi aspetti di certo cresceran- no. • Quanto dura il percorso di studio? Chi desidera compiere l’intero percorso deve frequentare l’Istituto per tre anni per conseguire così il titolo di Laurea in scienze religiose. Questo diploma, rilasciato sotto il patrocinio della Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, è riconosciuto dalla Chiesa Italiana e dalla S. Sede. Lo Stato Italiano ne riconosce il valore giuridico in vista dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica. A questo proposito vale la pena ricordare che è in corso un processo di riconoscimento dei titoli di studio in Europa, il cosiddetto “Processo di Bologna”, al quale partecipa anche la S. Sede, che porterà a estendere a livello europeo il valore dei titoli di laurea. È auspicabile in questo contesto che la laurea in Scienze religiose possa presto essere riconosciuta a tutti gli effetti quale titolo di studio accademico. • Che cosa si studia in particolare? Il piano di studi prevede una articolazione in aree disciplinari: l’area biblica, che consiste nello studio esegetico della Sacra Scrittura, primo e nuovo testamento, con una attenzione particolare al testo nelle lingue ebraica e greca; l’area filosofica e delle scienze umane, che comprende un approccio storico e uno teoretico alle grandi questioni del pensiero, nella varietà dei vari linguaggi e metodi delle scienze; l’area teologicodogmatica, che esplora la rivelazione cristiana secondo le tradizionali domande sull’uomo e il suo destino, su Dio, su Gesù Cristo, sulla Chiesa, sulla fede; l’area storica, che si occupa di rivisitare la Chiesa nel suo per- corso bimillenario, tra luci e ombre; l’area morale, con le grandi questioni di attualità relative all’agire individuale e sociale, come il bene e il male, la vita e la morte, la coscienza e la libertà ecc. Questo percorso è articolato in lezioni frontali, seminari di studio, approfondimenti personali sotto la guida dei docenti competenti, che sono uomini e donne, preti e laici. È previsto al termine del curriculum un esame con la discussione pubblica di una tesi di laurea e il confronto su temi di natura teologica. • Guardando indietro notiamo un numero elevato di studenti che nel corso degli anni sono passati attraverso questa proposta di formazione. E guardando avanti cosa prevede? La ricchezza dell’esperienza cristiana e l’inesauribilità del senso della rivelazione rendono questi studi scientifici sempre aperti a nuovi orizzonti. Molto dipenderà anche da quanto le nostre comunità cristiane sapranno intuire la necessità di una continua riflessione sulla fede e sulla propria esperienza di chiesa. Il nostro sogno è che ogni comunità susciti l’interesse per questo tipo di studio a prescindere dell’età anagrafica. È difficile pensare ad un futuro senza il contributo vivo del sapere teologico. Del resto la ricerca di Dio, oggi come ieri, è sempre stata uno straordinario stimolo per il pensiero e quindi per l’agire concreto. • Torniamo alla vita dell’Istituto. È solo per chi desidera acquisire un titolo? Alla nostra scuola si presentano molte persone anche per percorsi brevi, dettati da interessi personali. C’è chi si iscrive a percorsi biblici, volendo approfondire ogni anno un libro del testo sacro; chi è interessato ad approfondimenti di carattere morale, per esempio su tematiche relative alla bioetica, oppure al dialogo interreligioso… insomma è possibile anche un “menu a la carte” per i più svariati gusti! zoom Leesigenze diunafedematura A chi si rivolge La Biblioteca del Seminario IL PIANO DI STUDIO Materiadopomateria, tutteletappedelpercorsoformativo I ANNO • Storia della filosofia 1 (antica – medievale) — 32 ore — Cardarelli • Storia della filosofia 2 (moderna – contemporanea) — 32 ore — Zanoletti • Psicologia della religione — 24 ore — Allegri • Sociologia della religione — 24 ore — Dattaro • Introduzione alla Sacra Scrittura — 24 ore — Bedodi • AT – Pentateuco — 32 ore — Larcher • NT – Giovanni — 40 ore — Salvadori • NT – Sinottici e Atti — 40 ore — Mazzolini • Introduzione alla lingua greca I — 24 ore — Bonati • Introduzione al diritto canonico — 24 ore — Genovesi • Teologia fondamentale — 48 ore — Schianchi G. • Morale fondamentale — 32 ore — Schianchi J. • Morale sociale — 32 ore — Campanini e coll. • Storia della Chiesa 1 (antica) — 32 ore — Bianchi 11 III ANNO • Filosofia della religione — 32 ore — Rinaldi • Filosofia morale — 24 ore — Belli • Pedagogia della religione — 24 ore — Cocconi • AT – Profeti — 40 ore — Larcher • NT - Giovanni — 40 ore — Salvadori • Morale familiare — 24 ore — Ferri • Bioetica — 32 ore — Marchesi • Storia della Chiesa 4 (contemporanea) — 32 ore — Vezzali • Liturgia II — 24 ore — Pezzani • Teologia spirituale — 24 ore — Brizzolara • Dialogo interreligioso — 24 ore — Garlaschelli • Ecumenismo — 24 ore — Brizzolara • Escatologia — 24 ore — Bavagnoli • Opzionale — 24 ore — Montez • Arte e catechesi — 24 ore — Greci • Elaborazione della tesi finale — 64 ore — Stocchi II ANNO • Sociologia della Religione — 24 ore — Dattaro • Ontologia-metafisica — 24 ore — Pozzi • Fenomenologia della religione — 24 ore — Lusignani • AT – Salmi e sapienziali — 40 ore — Mascilongo • Introduzione alla lingua greca II — 24 ore — Bonati • Antropologia teologica — 24 ore — Chiapparoli • Cristologia — 48 ore — Costantino • Trinità — 32 ore — Maggiali • Ecclesiologia — 32 ore — Sargenti • Morale sociale — 32 ore — Campanini e coll. • Storia della chiesa 2 (medievale) — 32 ore — Bianchi • Storia della Chiesa 3 (moderna) — 32 ore — Vanin • Storia delle religioni — 40 ore — Rinaldi • Teologia spirituale — 24 ore — Brizzolara • Liturgia I — 24 ore — Pezzani • Filosofia Morale — 24 ore — Belli ORARI DELLE LEZIONI E INFO Le lezioni dei corsi hanno luogo presso la sede dell’IISSR il lunedì, martedì e mercoledì dalle 17.00 alle 21.45. La sede dell’IISSR è in Viale Solferino 25, 43123 PARMA, raggiungibile con mezzi pubblici e privati. Tel (e Fax) 0521-289001 sito internet: www.istitutosantilario.it e-mail: [email protected] La Segreteria dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose è aperta dal lunedì al mercoledì, dalle 17.00 alle 21,45. Gli studenti iscritti all’IISSR hanno libero accesso alla Biblioteca Diocesana del Seminario Vescovile. 7 SETTEMBRE 2012 zoom EDITORIALE Tel (e Fax) 0521-289001 e-mail: [email protected] vangelizzazione e dell’annuncio: catechesi, animazione, servizio culturale, comunicazione, ecc. • ai futuri insegnanti di religione cattolica; coloro che intraprendono il cammino verso il diaconato permanente e i ministeri laicali. IN FESTA IntervistaalmissionariosaverianodiParmaCarloSalvadorichericeveràl’ordinazionepresbiterale Essere prete per poter donare il perdono del Signore alle persone e soprattutto ai giovani chiesa S 12 abato 22 settembre, per le mani del vescovo Enrico, il missionario saveriano Carlo Salvadori, di origini parmigiane, di cui abbiamo ospitato le esperienze in terra d’Africa, riceverà l’ordinazione presbiterale. Lo abbiamo incontrato nella nostra nuova redazione. • Come arrivi e come riparti da questa importante tappa? Ci arrivo con tranquillità, con naturalezza, perchè attesa da tanti anni. Il cammino formativo proposto mi ha permesso di prepararmi. Da 4 anni, poi, sto vivendo un’esperienza pastorale forte, in una parrocchia di periferia. In un qualche modo la realtà missionaria, con le sue necessità impellenti, mi ha portato quasi ad anticipare il ”servizio” del prete. Una sorta di conferma sul campo, che mi ha fatto capire ancora una volta che il Signore mi sta chiamando per questa strada. Lavoro pastorale che continuerò, anche se con responsabilità diverse e maggiori: in particolare potrò presiedere l’Eucaristia e amministrare il sacramento della Riconciliazione, che sento come una possibilità importante nell’incontro con le persone, soprattutto con i giovani. • Approfondiamo questo aspetto: perchè vedi così centrale nel tuo ministero di prete il sacramento della Riconciliazione? Il lavoro che i confratelli mi hanno affidato è stato il lavoro con i malati. In queste peregrinazioni per il quartiere ho potuto conoscere diversi tipi di malati (dagli anziani, alle persone paralizzate, ai amalti di aids...). Fra tutti, ricordo una giovane, gravemente ammalata di aids, che non aveva conosciuto Cristo. In lei ho ascoltato un desiderio profondo di poter aprire il suo cuore e di liberarsi da quel nodo che l’opprimeva: era stata prostituita; a 14 anni il primo figlio. Pensando a lei e alle tante persone incontrate, ho colto questo bisogno di confessarsi. La possibilità di donare questo sacramento lo vedo molto importante nel contatto con i giovani. Non posso non ricordare anche i miei dialoghi col mio direttore spirituale, durante i quali emergevano alcuni aspetti che erano propri della confessione. Per questo spesso il colloquio finiva con l’assoluzione. Sarebbe bello poter salutare i giovani non con un nostro saluto, ma con l’assoluzione. Solo così la missione può dirsi compiuta: Cristo ti libera in AMICI • Padre Carlo Salvadori (a sinistra) assieme a p. Romeo Kengne e a padre Andrea Facchetti, ordinato presbitero lo scorso 30 giugno e in partenza per la missione in Mozambico. tutto ciò che gli/mi hai detto. Se il Signore mi ha mandato lì, penso che questa sia la cosa più importante per l’ Africa, tra tutte le cianfrusaglie che si portano: la presenza sanante di Cristo. • Proviamo a dire qualcosa su questo Paese La società è molto conflittuale; il contesto urbano è molto frenetico; la maggior parte non ha un lavoro, ma vive di quello che riesce a vendere al minuto. Questa rincorsa aumenta la frenesia e il conflitto: tutti sono disposti a fare di tutto per sopravvivere e trovare l razione quoti- diana. La maggior parte dei giovani frequenta la scuola ma a pancia vuota. Quando si è affamati, si ragiona poco e ci si arrabbia. Come comunità ci poniamo la domanda: cosa portare a questa gente in ricerca della pace? Secondo noi è importante che i giovani prendano coscienza di se stessi, delle potenzialità che hanno. Nonostante il Camerun sia classificato come uno dei paesi poveri, il Signore ha dato tante ricchezze al territorio, che vanno valorizzate. Spesso l’aspettativa dei giovani è quella di una vita ideale: il sogno di un ufficio climatizzato, di una scrivania col computer. Bisogna invece aiutare i giovani ad accettare qualsiasi lavoro per cercare una via d’uscita dalla soglia di povertà. L’obiettivo, quindi, è dare fiducia ai giovani, perchè vivono in un contesto caratterizzato da false promesse e da corruzione, che li scoraggia molto. • Quale spinta dalla canonizzazione del Conforti? Il fatto che la Chiesa universale abbia riconosciuto che il carisma del nostro fondatore è valido e lo propone a tutti, ci ha aiutato a livello di presa di coscienza. La missione, come l’ha pensata il Conforti, è fare di tutta l’umanità una sola famiglia. C’è di mezzo una croce, il travaglio del parto. Declinando questa idea nella nostra missione. credo necessario compiere un percorso di liberazione interiore, per non lasciarsi corrompere e giungere così alla piena liberazione. • Cosa diresti ai giovani di Parma? Ciò che direi ai giovani di Parma, ma anche a quelli dell’Africa: credete in voi, che velete molto di più di ciò che la televisione e i mass media cercando di dirvi. Riscoprite la verità di voi stessi e delle cose. L’Africa ha bisogno di voi. Pensateci spesso e se qualcuno ha il desiderio di fare un giro dalle nostre parti, sarà accolto col cuore. LA TESTIMONIANZA DI PADRE ROMEO KENGNE, DELLA DIOCESI DI DOUALA IN CAMERUN MissionarioperannunciareilvangeloinCamerun U 7 SETTEMBRE 2012 A d accompagnare Carlo c’è un missionario camerunense, Romeo Kengne. Gli chiediamo di raccontarci perchè è diventato prete nella famiglia dei saveriani. «A 9 anni, il catechista aveva chiesto chi voleva diventare prete e io ho sollevato la mano, Una risposta incosciente, ma mi sentivo spinto a vivere quello che vedevo attorno a me, ovvero l’esempio dei missionari. Vedevo intorno a me una comunità di preti bianchi è mi sono sentito quasi obbligato a vivere il loro stesso stile di vita. Di loro mi stupiva il loro stare con la gente, in mezzo alla gente. Fra questi preti, c’era uno in particolare che amava i bambini e mostrava le diapositive. In particolare ricordo le diapositive dei martiri dell’Uganda: mi colpiva la loro storia, perchè non avevano ceduto ai capricci del loro ingiusto re, che chiedeva loro di rinnegare la fede, ma hanno dato la vita per il vangelo. Sono cresciuto in questo clima. Come ha sottolineato il Papa, dicendo che ”la vocazione nasce dalla comunità in cui si vive”, posso dire di essere un frutto di quella parrocchia». E la tua famiglia? «I miei genitori sono divorziati; mio papà ha lasciato mia mamma quando avevo 6 anni. Sono riconoscente al Signore, perchè nonostante questo, non mi sono mai sentito abbandonato. La mamma, donna di fede, ha contribuito fortemente alla mia educazione e vocazione. Mi ha dato molta libertà nel par- tecipare alle attività parrocchiali, anche se lontano da casa. E, nonostante le diverse pressioni dei parenti, non mi hai mai posto vincoli». Cosa vuol dire, per te, annunciare il vangelo a Douala? «Sono cresciuto con l’idea che missione voleva dire partire. Per fare cosa? Il missionario è si qualcuno che parte, ma non come un turista o un esploratore. E vedevo tanti missionari bianchi, ma nessun camerunense. Oggi Douala è una chiesa missionaria: il Cristo è conosciuto, la diocesi è evangelizzata. Ha ricevuto molto e ora ha il dovere di mandare a sua volta missionari in giro per il mondo. E ci sono già dei preti fidei donum che la diocesi ha inviato in altre diocesi più povere di preti. Il primo missionario camerunense è stato babà Simon, un prete di Douala, che negli anni ’50 è andato come missionario al Nord del Paese. Il nostro lavoro, quindi, oggi è non è quello di sostituirci al clero locale, ma far nascere e risvegliare nel cuore dei preti la coscienza missionaria, aiutando ad aprire gli occhi, il cuore e la mente, per vedere il Cristo che si offre per tutti gli uomini». Qual è il vostro stile pastorale? «Desideriamo che la nostra parrocchia possa diventare un ”laboratorio missionario”. Occorre, cioè, pensare la parrocchia con criteri missionari: promuovere le comunità di base, fare in modo che la chiesa sia inserita nel quartiere, nei suoi problemi sociali, aperta e attenta a ciò che accade attorno a sè e nel mondo; mettere al centro delle preoccupazioni pastorali i giovani e i loro problemi (dobbiamo tener presente che il 75% della popolazione ha meno di 35 anni), lavorando nell’animazione missionaria e vocazionale; dare priorità alla formazione, all’impegno per la giustizia e per la pace. Ed è bello vedere che la diocesi ha accolto questo stile e sta crescendo in questa direzione. Non a caso sono stati promossi, grazie anche alla spinta dei missionari saverian, l’Ufficio diocesano missionario e la commissione per le Comunità di base». n congresso per “rafforzare l’identità del laicato cattolico” in Africa: proseguirà fino al 9 settembre, a Yaoundé, in Camerun, per iniziativa del Pontificio Consiglio per i laici e in collaborazione con la Conferenza episcopale del Camerun. Il congresso, al quale partecipano oltre 300 delegati da tutta l’Africa (vescovi, associazioni laicali, movimenti ecclesiali e comunità). Tema del convegno “Essere testimoni di Gesù Cristo in Africa oggi: sale della terra, luce del mondo”. Lo scopo, spiegano gli organizzatori, “è aiutare il laicato cattolico africano a vivere la sua corresponsabilità nella missione di costruire la Chiesa nei diversi campi di apostolato, tra i quali l’educazione e la formazione cristiana, la pastorale familiare, il ruolo delle donne e dei giovani nella costruzione della comunità cristiana e della società, e la partecipazione dei fedeli laici nel mondo del lavoro e della politica, per testimoniare la fede cristiana”. Interverranno, tra gli altri, il card. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici e il card. Peter K.A. Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace. UnapropostaperentrareneicantidellaBibbiacheciapronoanoistessieaglialtri I salmi, voce del quotidiano InsettembredueincontriallaTendadellaParola Suore maestre Luigine, nuova Generale «Questo Capitolo è un momento di grazia che viene a collocarsi in questo istante della storia della Chiesa e vostra: guardiamo con serenità al domani mettendoci nelle mani del Signore». Con queste parole, S.E. Mons Enrico Solmi ha aperto il VII Capitolo della Congregazione delle Suore Maestre Luigine che si è tenuto a Parma il 2 agosto. In un clima di preghiera e di riflessione che ha coinvolto tutta la comunità, è stata eletta la nuova Superiora Generale nella persona di maestra suor Lucia Bazzarini che, con le sorelle del Consiglio, guiderà la Congregazione per i prossimi sei anni. Maestra Lucia Bazzarini (nella foto, la prima da destra), originaria di Ozzano Taro, è entrata nella Congregazione nel 1987; laureata in Pedagogia e in Scienze Religiose, insegna alla Scuola Primaria “Santa Rosa”. La comunità ringrazia il Signore per la generosa disponibilità di maestra Lucia nell’assumere questo incarico e invoca su di lei e sul consiglio il dono dello Spirito Santo per continuare ad essere, in questo istante della storia, sacramento di Cristo. (R. R.) 50 ANNI DI VITA CLAUSTRALE L’eccomi quotidiano di suor M.Paola Domenica 2 settembre al monastero delle Carmelitane Scalze di Piacenza c’è stata grande festa per i 50 anni di ingresso al Carmelo di Sr. Maria Paola di Cristo Re che partiva il 3 settembre 1962, giorno del suo ventiduesimo compleanno, da Baganzola accompagnata dal suo parroco e direttore spirituale don Lino Rolli, dalla sua numerosa famiglia e dai tanti amici che, stupefatti, avevano da poco appreso della sua decisione. In preprazione a questo anniversario, venerdì scorso nella chiesa di Baganzola si è proposta un’ora di adorazione eucaristica di preghiera per le vocazioni. A guidarla, con il parroco don Gianni, sr. Luigina: anche lei, come suor Claudia, suor Silvana, suor Maria Pia, suor Valeria e suor Paola, giovani di Baganzola che negli anni 60 hanno risposto si alla chiamata del Signore alla vita consacrata. Domenica la chiesa del Carmelo era veramente gremita, i concelebranti P.Devis carmelitano di vita eremitica della diocesi di Piacenza, don Gianni Gabba di Baganzola, don Mauro Pongolini, hanno innalzato, con tutta l’assemblea formata da famigliari e amici “di un tempo”, un ringraziamento al Padre per la vita donata da sr. Paola , (Laura Zerbini) nella preghiera, nella fedeltà, nell’adesione alla sua chiamata. Nell’occasione la famiglia e gli amici, le hanno consegnato questa lettera. «…in un piccolo paese di pianura, tanti anni fa, la gente mormorava “non resiste molto, ce l’ha mandata il Don…. capirai, allegra com’è se dura…figurati”. Ma il cuore della giovane voleva realizzare l’invito di Gesù che con il Cantico dei Cantici le diceva: “Alzati amica mia e vieni presto …o mia colomba… mostrami il tuo viso… fammi sentire la tua voce”. Io a quel tempo non la conoscevo bene ma mi sarebbe piaciuto essere una farfalla per starle vicino e farle compagnia nei momenti di solitudine o di tristezza come quando la grande Gemma ci ha lasciato, perché lo sapevamo bene che, anche se ti sei sempre presentata con il sorriso, in certi momenti il tuo cuore piangeva. Ora la giovane novizia è diventata “madre” di tutte le sue sorelle ma non è cambiata, il sorriso è sempre nei suoi occhi perché ancora, dopo 50 anni, a tratti le sembra di vedere il suo Sposo e di sentire la sua voce che le sussurra…. “Tutta bella sei tu amata mia.. vieni… quanto è soave il tuo amore, sorella mia, mia sposa!”. E subito lei, ogni volta risponde: eccomi. Nei salmi, le storie di tutti I salmi sono amici sapienti, fedeli, premurosi, solleciti ogni giorno, come sentinelle che vegliano e nulla si lasciano sfuggire della nostra vita e dei popoli che abitano sulla faccia della terra. Per questo, sono compagni di strada, mentre viviamo in questo mondo e nella storia di oggi. Quelli che ci sono sono più familiari giungono dal cuore alle labbra quasi naturalmente e ci abitano: sostengono, confortano il cuore, sollecitano e aprono lo sguardo: ci fanno entrare nelle pieghe nascoste della vita degli uomini e donne che passano accanto a noi per strada, al mercato, nel luo- PICCOLE FIGLIE Con i salmi, nuova vita È qui che nasce un altro atteggiamento, mentre accogliamo la preghiera dei salmi: dal lamento alla lode, dalla supplica al ringraziamento, come il giorno segue la notte, la luce subentra al buio. Con una benedizione terminano tutti i cinque libri che compongono il salterio. E al termine, sempre ci accorgiamo che qualcosa di nuovo è accaduto, come lievito che fermenta, sale che purifica, latte e miele, olio in ab- bondanza. Sempre, trasformati dal salmo: non avremmo cantato, non avremmo gridato e invocato, non avremmo lodato, non avremmo reso grazie. E sentiamo, invece, che il salmo è in noi, in tutto il cuore, nel profondo: calice che trabocca e riposa nascosto, come lo Spirito nei cuori, e diviene viva Parola che ferisce e risana, consola e sospinge alla vita. E nella presenza nascosta in noi dello Spirito sperimentiamo di divenire noi stessi salmo per Dio, l’unico Dio di tutti. G. P. IncontroconsuorAlfonsinaMazzi,nuovasuperioragenerale Due sguardi: al Tabernacolo e sul mondo IlnuovoConsiglioeilvoltomulticoloredellaCongregazione • L’inizio del nuovo incarico di Suor Alfonsina Mazzi quasi coincide con la memoria liturgica della Beata Picco. Quale il suo messaggio oggi? La memoria liturgica (per noi Festa liturgica) della beata Eugenia è un forte richiamo a guardare a questa Sorella e madre totalmente in balia del “divino volere”, innamorata dell’Eucaristia, assetata di santità, eroicamente impegnata nel servizio… In lei sono costanti due sguardi: uno al Tabernacolo e uno sul mondo, sui bisogni emergenti per risposte concrete e quotidiane. Mi sembra questo il messaggio che la Beata dà alla Congregazione e alla Chiesa. Chiamata ad un servizio di grande responsabilità, faccio mie le parole che la Beata indirizzò alle Sorelle nella sua prima lettera dopo la elezione a superiora generale. Scriveva nel 1912: «Sorelle, aiutiamoci con la preghiera e con il lavoro. Vi supplico, per amore di Gesù e di Maria, aiutiamoci! La Congregazione è di ognuna… è in mano a ciascuna. In questo grande impegno riusciremo con la forza dell’amore. L’amore ci unisca tutte in un cuor solo ed in un’anima sola. L’amore purissimo di Gesù consumi in noi tutto ciò che non è Lui. E l’amore reciproco tra noi e per i nostri sia tale da essere pronte ad immolarci l’una per l’altra e a dare l’ultima goccia di sangue per il nostro fratello…». • Il tema del vostro capitolo e le sfide della vita consacrata. Il capitolo ha cercato di cogliere le sfide della vita religiosa oggi, che possono essere sintetizzate in queste due parole-chiave: mistica e profezia; cioè una rinnovata, profonda esperienza di Dio quale radice e forza generativa di una rinnovata fecondità nella missione (annuncio/testimonianza e servizio). Si tratta di ritornare alla radicalità della nostra fede e ad un appassionato servizio all’umanità che ci presenta un volto “multicolore”. • E sulla composizione del Consiglio… La composizione internazionale del Consiglio è una conseguenza dell’internazionalità della congregazione che in questi anni ha assunto un volto “multicolore”. Ciò è una opportunità grande per un arricchimento reci- proco e ed una rilettura del carisma con il “colore” della grazia particolare di ogni cultura e popolo. È una spinta, una chiamata ad allargare gli orizzonti, a condividere il “comune destino” dell’umanità il cui volto porta sempre più i segni dell’internazionalità-interculturalità, a valorizzare sempre meglio ogni persona e ogni cultura. • Quali le priorità che intravvede Ho cercato di sintetizzarle nella mia prima lettera alle Comunità: per le Piccole Figlie di due grandi Cuori, la priorità non può che essere l’amore, rivestito della nostra piccolezza e povertà. “Tu amerai....” rispose un giorno Gesù ad un tale. Tutto il nostro futuro è racchiuso in un verbo : “Tu amerai”, un verbo coniugato al futuro perchè è un’azione mai conclusa, perchè ogni mattina è un progetto nuovo, ed è l’unico: “Tu amerai”. Aiutarci insieme, allora, ad accogliere il cuore del Vangelo, il vangelo dell’amore e a diventare Vangelo, coltivando lo sguardo positivo del Creatore. Se nel cuore c’è una rinnovata passione per Dio e per l’uomo, la Congregazione troverà facilmente anche le risposte ad alcune urgenze quali la formazione, e in particolare la pastorale vocazionale, la valorizzazione come profezia della debolezza, malattia, vecchiaia… e nello stesso tempo la valorizzazione delle “scintille” di saggezza, proprie della terza età… E, non ultima, la ridefinizione delle nostre presenze e del numero delle comunità, richiesto dalla diminuzione delle vocazioni. chiesa IL CAPITOLO HA ELETTO LUCIA BAZZARINI go di lavoro, e che entrano in noi con i loro sguardi che cercano, con l’ansia che trasuda dai corpi, con la gioia di vivere e la pace visibile a chi osserva con amore e attenzione fraterna. Sì, i salmi sono un grande aiuto ad uscire da noi, dai nostri piccoli e limitati interessi per avere il cuore aperto e accogliere in noi, se fosse possibile, la vita di tanti, il cuore di tutti. Del resto, quanti ogni giorno sono in difficoltà, quanti invocano e gridano, se non con la voce, con la vita, con le mani, con lo sguardo. Quante domande, quanti interrogativi, quanti dubbi e incertezze, quante fatiche e strade strette e in salita: i Salmi sono percorsi da queste domande, da queste grida, e tutte le accolgono, mentre una comunione profonda viene a ferire il nostro cuore di carne come fuoco, e sale a Dio con amore e confidenza, in grande speranza. 13 7 SETTEMBRE 2012 D a molti anni alla Tenda della Parola (chiesa della SS. Trinità - Parma, borgo Trinità 5) in settembre vengono proposti due incontri dedicati ciascuno a un salmo: cibo importante perché cresca in noi il desiderio di abitare questa casa che non è nostra, ma che chiede di essere conosciuta e accolta per accoglierci. Quest’anno l’appuntamento, alle 21 nella chiesa della SS. Trinità, è per mercoledì 19 settembre con il il Salmo 11(10), Egli odia chi ama la violenza, e giovedì 27 settembre con il Salmo Salmo 12(11), Io sorgerò!. Ogni salmo viene tradotto, commentato e poi celebrato ogni volta con un modo espressivo proprio, perché divenga, per la forza dello Spirito, celebrazione unica. REPORTAGE Elettelenuovecariche,stabiliteleprioritàinambitoecclesiale esociale Il Sinodo, una chiesa in dialogo Valdesie metodistiaTorrePellicenell’assiseannuale fedi L 14 a Tavola valdese ha un nuovo Moderatore, il pastore Eugenio Bernardini(foto sotto, in piedi). E’ stato eletto venerdì 31 agosto al termine del Sinodo che si era aperto domenica 26 con la consacrazione a pastore di William Jourdan e a diacona di Rossella Luci. Nel quartiere valdese di Torre Pellice, in provincia di Torino, è stata una settimana ricca di incontri, dialoghi e discussioni avvolti dai manti verdi delle Alpi Cozie per i 180 deputati — metà pastori e pastore, metà laici e laiche — che rappresentano le chiese valdesi e metodiste italiane. I dialoghi franchi e il clima amichevole nell’aula sinodale si sono estesi nelle pause sotto il tendone del ristoro, e durante i pasti nella Foresteria valdese o nei locali cittadini dove talvolta potevi trovare qualche delegato intrattenere colleghi e locali a una tastiera. Un clima internazionale grazie agli ospiti delle chiese sorelle di Europa ed America, e ai deputati africani e asiatici che sono diventati parte integrante delle comunità. Tra gli ospiti c’erano rappresentanti della Mensa valdense, la Tavola dei valdesi del Rio della Plata che costituiscono un’unica chiesa con quella italiana; dell’American Waldensian Society, che associa i valdesi statunitensi; della Comunione delle Chiese protestanti in Europa (Leuenberg), di cui l’Unione delle Chiese valdesi e metodiste fa parte; della CEVAA, Comunità di Chiese in missione; inoltre ospiti delle Chiese evangeliche del Baden, della Westfalia, della Renania, della Chiesa luterana di Hessen Nassau e di quella metodista del Portogallo. Nei loro interventi è emerso il volto del protestantesimo europeo, impegnato per l’unità del continente, attento ai diseredati e al creato, e solidale nei rapporti tra chiese sorelle. Tra gli ospiti italiani Holger Milkau, decano della Chiesa luterana; il presidente dell’Ucebi Raffaele Volpe, che si è soffermato sui rapporti tra battisti e partner della Fede- razione Chiese evangeliche in Italia; monsignor Pier Giorgio Debernardi, vescovo di Pinerolo e monsignor Gino Battaglia, direttore dell’Ufficio nazionale ecumenismo e dialogo. Nel suo saluto a nome della CEI, Battaglia, citando parole del 1993 del cardinale Ratzinger, ha detto che l’ecumenismo «non è pensabile come una cosa in più da fare, bensì come un modo di essere, di sentire la Chiesa, di vivere la fede cristiana» e ha rilevato l’importanza di «irrobustire e allargare la via del dialogo, dell’amore e dell’ecumenismo spirituale. Non è una via laterale o parallela a quella del dialogo teologico; al contrario, ne è in qualche modo il fondamento». Di ecumenismo come «funzione critica delle nostre chiese» ha parlato Marianita Montresor, nuova presidente del Segretariato attività ecumeniche, invitata fuori programma a portare un saluto terminato così: «Desideriamo impegnarci insieme, esercitare una resilienza rispetto alle spinte contrarie; mi auguro che si vada avanti insieme tra chiese diverse». Il carattere plurale del Sinodo si è manifestato già nel culto di apertura, presieduto dalla pastora della Chiesa valdese di Milano Eliana Briante, intessuto di preghiere e canti in diverse lingue, e nei piccoli culti mattutini, aperti da un coro tedesco, incentrati sul tema del lavoro, che hanno ospitato meditazioni di un cattolico, un ortodosso, un valdese e una metodista. Alla serata pubblica sul tema “Italiani/e di oggi e di domani. La sfida dell’integrazione”— a cui ha partecipato il ministro per l’integrazione e la cooperazione internazionale Andrea Riccardi — sono emerse le testimonianze del segretario della Federazione giovanile evangelica italiana Claudio Paravati e di Anita Afia Nipah e Gilbert Kenimon. Genitori ghanesi lei, camerunensi lui, hanno evidenziato le difficoltà come figli di immigrati a vivere una effettiva parità a scuola e nelle professioni per la mancanza dello status di cittadini seppur li siano nella pratica. I deputati — sotto la presidenza di Marcella Tron Bodmer, della Chiesa valdese di Zurigo, e di Mirella Manocchio, pastora della Chiesa metodista di Udine che assumerà l’incarico a Parma, hanno discusso — attraverso le relazioni della Moderatora uscente, Maria Bonafede, e della Commissione d’esame, presieduta da Pawel Gajewski — il lavoro dell’anno trascorso, hanno esaminato le criticità e le eccellenze, e individuato la via da percorrere. L’evangelizzazione, la formazione, il dialogo tra generazioni, l’integrazione nelle chiese tra autoctoni e immigrati, l’ecumenismo, i nuovi modelli di famiglia, sono stati i temi salienti di questo Sinodo insieme all’esame del servizio, delle opere di diaconia, culturali e di comunicazione, e dell’otto per mille che nel 2009 — i dati statali arrivano in ritardo — ha ricevuto 500.000 firme, e i cui proventi sono impiegati per un 70% in Italia e un 30% all’estero in progetti sociali e culturali. Le Chiese valdesi e metodiste — dal 1975 unite in un Patto d’integrazione — sono una realtà formata per un 15 per cento da cristiani africani, asiatici, americani. «Oggi la nostra chiesa è molto più colorata, e dall’accoglienza entusiasta e ingenua siamo passati attraverso i problemi della convivenza e dell’integrazione — ci ha detto Maria Bonafede —. Oggi siamo nella fase in cui l’identità di ciascuno si ridefinisce per vivere insieme la fede. I giovani si stanno organizzando meglio; abbiamo un bel movimento giovanile che lavora trasversalmente alle chiese, il problema del ricambio generazionale c’è, però mi sembra che quelli presenti siano molto consapevoli e abbiano voglia di cercare i loro fratelli e le loro sorelle per rimotivarli». Del suo mandato l’ex moderatora dice: «Sono stati anni molto belli e anche complessi, ciò che rimane è la ricchezza e l’intensità degli incontri». IL NEO MODERATORE BERNARDINI L’integrazioneèilfuturo dellechieseedellasocietà N on è nuovo a incarichi di chiesa, Eugenio Bernardini, 58 anni, sposato, tre figli, pastore dal 1982. Dal 2005 al 2010 è stato vice Moderatore, dal 1996 al 2003 direttore di Riforma. Nel tracciare con noi un bilancio del Sinodo 2012, parte dal contesto: «In questo difficile periodo i nostri partner protestanti europei hanno espresso al Sinodo la preoccupazione per un’Europa unita, solidale e responsabile anche verso il resto del mondo. La crisi evidenzia la nostra accresciuta responsabilità in campo diaconale, perché ci sono meno risorse pubbliche per chi ha bisogno». Oltre una maggiore necessità di servizio, è emersa l’esigenza di «stimolare società e Stati a mantenere responsabilità e impegno, dare delle regole perché abbiamo bisogno di equità e giustizia sociale e i deboli non possono essere abbandonati». E visto che la crisi non è solo economica, ma anche spirituale, «i cristiani sono chiamati a essere luoghi in cui si coltiva una speranza fondata sulla certezza che niente e nessuno ci può separare dall’amore di Dio. Coltivare la speranza è importante per i giovani che non possono immaginare il loro futuro, ma anche per la generazione più anziana che vede la perdita di piccoli pezzi di sicurezza. Ciò significa dare maggiore slancio alla vita comunitaria, alla missione e all’evangelizzazione». Riguardo al rapporto tra generazioni è stato riconosciuto l’apporto dei giovani nella vita delle chiese e del Paese, ma «oggi ancora troppi anziani decidono tutto. La questione della solidarietà generazionale nelle nostre comunità è importante e va affrontata insieme ai giovani». Anche sulla relazione con i nuovi membri di chiesa si continua a lavorare: «il processo “Essere chiesa insieme”, basato sull’integrazione dei migranti evangelici, non solo è lungo, ma complesso, perché sono portatori di identità culturale e religiosa forte e diversa dalla nostra. Occorre cercare di costruire insieme un’identità nuova. Ciò richiede fatica, ascolto e comprensione. Vogliamo proseguire: questo è il futuro non solo delle chiese, ma della società tutta». Alle donne il neo Moderatore rivolge un pensiero riconoscente: «guardando al settenato della moderatura Bonafede, abbiamo avuto la conferma che riconoscere alle donne pari diritti e doveri è un’esperienza consolidata e una grande benedizione. Non riesco a immaginarci senza il loro apporto. Alle chiese che su ciò dissentono dico che per noi costituisce maggiore completezza e che occorrerebbe riflettere se non sia ora di riconoscerci sullo stesso piano di responsabilità». Sull’ecumenismo con la Chiesa Cattolica, è stato rilevato al Sinodo un raffreddamento nel dialogo istituzionale: «forse ognuno ha iniziato a pensare ai problemi emergenti al proprio interno — commenta Bernardini —, forse la frammentazione determinata dall’immigrazione e dalla pluralità culturale emersa ha creato condizioni diverse da prima. Per noi non è cambiato nulla: resta la disponibilità a parlarsi con fraternità e franchezza per cercare di progredire sulle questioni che ci tengono lontani. Occorre però andare al di là dell’affetto, del rispetto e della fraternità — dati ormai acquisiti —, e avere il coraggio di riprendere il filo delle discussioni sui punti spinosi». Il Sinodo ha rilanciato la riflessione sulle “famiglie”: «usiamo il plurale perché la realtà è pluralità di esperienze. Riconoscere queste modifiche non significa partecipare alla disintegrazione della famiglia tradizionale. Riconoscendo un dato, cerchiamo di aiutare le persone che, in famiglie tradizionali o nuove, credono in una comunione di vita nella responsabilità. Anche questo, in una società con minori mezzi, è fattore d’integrazione da incoraggiare». Tutto ciò Bernardini affida allo Spirito che «rende possibili i cambiamenti positivi, soffia e spalanca le porte chiuse delle nostre case, chiese e coscienze; spezza ogni catena che soffoca la nostra libertà e dignità di figli e figlie di Dio». Laura Caffagnini IL NEO PASTORE WILLIAM JOURDAN: DALLE STORICHE VALLI VALDESI AL NORDEST MULTICULTURALE DI VICENZA 7 SETTEMBRE 2012 A ppartenente a una famiglia valdese «almeno fin dal 1532», cresciuto nelle Valli, il neo pastore William Jourdan, 30 anni, vive a Vicenza con la moglie, pastora metodista tedesca, e due bambini. «Fin da piccolo ho partecipato alla scuola domenicale e alle diverse attività ecclesiali, ho frequentato il Collegio valdese e il nostro Centro culturale, elementi che hanno fatto crescere in me la consapevolezza di voler servire in questo ministero particolare nell’ambito della chiesa». Gli studi alla Facoltà valdese di teologia di Roma hanno confermato questa passione. Per Jourdan vivere la fede significa «inserirmi in un’ottica che non è solo la mia confessione di fiducia nel Dio che mi ha amato per primo, a cui appartengo, ma è guardare la fede testimoniata da altri prima di me. Mi riferisco alla comunione di tutti i credenti. Questo legame ha sempre avuto un ruolo molto forte nella mia vita». Quale specifico le chiese valdese e metodista offrono? «Sicuramente ogni chiesa offre sottolineature particolari, noi abbiamo sempre cercato di sottolineare la centralità della Parola. Credo che, anche alla luce della discussione sull’evangelizzazione che stiamo facendo, non dobbiamo mai dimenticare questo. E’ciò che le chiese possono dare le une alle altre. L’attenzione a problemi particolari, anche nei risvolti migliori, sono interpretazioni parziali». Come si trova nella chiesa in cui presta servizio? «Parto da un aneddoto: sono cresciuto in una comunità in cui si suona l’organo, strumento che ho amato molto. Arrivando a Vicenza e a Bassano, dov’è nata una Chiesa ghanese entrata a ruolo nellUnione, ho trovato un 85% della comunità africano: suonano batteria, percussioni e ballano durante il culto. Un’esperienza spiazzante, ma anche un quadro arricchente perché interroga la nostra identità già stabilita e ci dà strumenti per ripresentarla in modo nuovo e più semplice, più chiaro a noi stessi. Allo stesso tempo possono anche nascere dei problemi sul piano liturgico, teologico e nel modo di gestire l’etica come credenti. La tensione morale, però, non dovrebbe portare eccessivo scompiglio o frattura nella testimonianza. Non credo che la chiesa si spacchi sui temi etici, proprio perché abbiamo un fondamento diverso dall’etica: Gesù Cristo». A che punto è l’ecumenismo nelle vostre città? «Oggi non si sente solo la crisi economica, c’è anche un po’ di stanchezza nella volontà di rapportarsi con realtà nuove, sebbene prosegua un importante lavoro della diocesi anche verso le altre religioni. Il Centro studi Rezzara porta avanti un lavoro di carattere culturale molto positivo. Ma l’ecumenismo non è solo cultura in senso intellettuale, dovrebbe essere vita vissuta e sentita dalle comunità cristiane, altrimenti non può essere quell’ispirazione grande dell’ecumenismo che è l’apertura alla terra abitata. Non siamo in pieno inverno ecumenico, ma un po’ di autunno c’è: le foglie rosseggiano». Lei è pastore, e anche marito di una pastora, e padre. Come vive questa dimensione plurale? «A dire il vero non vi ho mai riflettuto teoricamente. Per noi come famiglia la chiesa e la comunità locale e tutte le questioni particolari inerenti le nostre chiese sono pane quotidiano. Molte volte è un privilegio avere come compagna di vita una persona che condivide questo ministero, con la quale talvolta ci si può capire con uno sguardo soltanto; in altri casi c’è spazio anche per una buona discussione su questioni su cui la pensiamo in modo differente. Indubbiamente l’esistenza teologica fa parte del nostro vivere quotidiano, anche come famiglia». (l. c.) L a “Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, scritta nel 1950, è un Trattato internazionale sottoscritto dai 47 Stati membri del Consiglio d’Europa. Conferma e sancisce, fra l’altro, il diritto alla vita, la proibizione della tortura o del lavoro forzato, il diritto alla libertà personale, quello a un processo equo, il rispetto della vita familiare, la libertà di espressione. L’articolo 9 della Cedu si riferisce in particolare alla “Libertà di pensiero, di coscienza e di religione” e recita al punto 1: “Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti”. Al punto 2 invece si legge: “La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge”. Sta tutto qui il diritto di vivere in piena libertà la propria religione - ogni fede religiosa, purché rispettosa degli altri diritti dell’uomo - a casa propria, nella sacrestia di una chiesa, entro le mura di una sinagoga o di una moschea, così come quello di manifestare il proprio credo in una piazza, su un vagone ferroviario, al ristorante o sul posto di lavoro. La fede che non contrasta con la libertà e i diritti altrui, che è orientata al bene dell’uomo e al bene comune, che è vissuta nel rispetto pieno e totale di chi ci sta accanto, non può essere questo attesta la Convenzione - né limitata, né mortificata, né perseguita. Il caso aperto presso la Corte di Strasburgo da quattro cittadini britannici che ricorrono contro lo Stato, pur presentando situazioni e fattispecie diverse, va letto in questa ot- tica. I quattro cristiani praticanti si sono sentiti lesi nel loro diritto di manifestare una religione che non contrasta con la legge del Regno Unito, che non mira a ledere i diritti altrui, che è parte del patrimonio storico e culturale inglese, e che è orientata alla “promozione umana”. I ricorrenti si sono sentiti discriminati (in due casi si è giunti al licenziamento) nei rispettivi posti di lavoro e impossibilitati a manifestare, in forme diverse, l’essere fedeli cristiani. La prima udienza presso la Corte, svoltasi il 4 settembre ha suscitato però forti perplessità. Soprattutto quando, sentito dalla Corte, il legale del governo inglese, James Eadie, ha affermato in relazione a due dei casi in esame che il divieto di esibire segni religiosi (una catenina con una croce) non impedisce di praticare la propria religione in privato, e che comunque un lavoratore è libero di cambiare posto nel caso volesse manifestare esplicitamente la propria fede. Una posizione, questa, che appare come una lettura distorta e riduttiva dei diritti e delle libertà fondamentali garantite propria dalla Convenzione. In una società moderna e democratica - dunque, come si vorrebbe, in tutta Europa - le espressioni del credo religioso devono essere garantite ovunque e a ciascuno; naturalmente le espressioni del credo religioso non devono contrastare con altri diritti fondamentali. Emergono così rilievi di carattere legislativo e giuridico, etico, educativo, che non possono essere sottovalutati e che non mancheranno di ritornare a galla sia a proposito del ricorso dei cittadini britannici contro Londra, sia, prevedibilmente, in un numero di casi crescente. Sarà dunque doveroso tenere puntato il timone verso la difesa dei diritti fondamentali, compreso quello, essenziale, di credo religioso, già troppe volte calpestato in Europa e nel mondo. Il neologismo nasce dall’unione di due parole: algoritmo e trading, ovvero la matematica applicata all’acquisto (o alla vendita) di titoli sui mercati finanziari. L’ Algorithmic Trading), noto anche come robo-trading o black box trading, è l’uso di algoritmi matematici per mezzo di piattaforme elettroniche che consentono l’operatività in automatico sui mercati finanziari. L’uso di questi sistemi è prettamente istituzionale in quanto usato maggiormente da fondi pensione, traders istituzionali, hedge funds, investment banks. Questi sistemi fanno sì che aumenti la liquidità sui mercati e consentono ai “big player” di piazzare grandi ordini senza creare un enorme e improvviso impatto sul mercato. Questi trades possono essere automatici oppure eseguiti da un trader specializzato. La maggior parte di essi è di tipo Immediate-or-Cancel, ossia “eseguire immediatamente oppure cancellare” e si presume che siano proprio questi trades a “falsare” domanda e offerta sui book di negoziazione dei traders: solamente l’1% di essi si trasforma in un contratto, quindi la grande totalità degli ordini non viene eseguita. Questi sistemi sono prettamente automatici e di conseguenza poco controllabili per via della loro velocità di esecuzione: nel Flash Crash del 6 maggio 2010 il Dow Jones crollò del 9% in poco più di mezz’ora per via di ordini automatici eseguiti ad altissima velocità. Da anni tra gli addetti ai lavori si discute se questi strumenti debbano in qualche modo essere regolamentati o quanto meno resi trasparenti. Se fino a ieri la paura più grande era che il trading “ad alta frequenza” determinasse solo un eccesso di volatilità, oggi si teme che possa far fallire un Paese in una notte. E i famosi “poteri forti” che muovono miliardi e determinano il nostro futuro ormai sono sempre di più, nascosti dentro dei microchip. terra AllaCorteilricorsodiquattrocittadinibritannici Dizionario delle globalizzazioni Libertà religiosa, caso a Strasburgo ALGO-TRADING Aluisi Tosolini Discriminati(elicenziati)perchéindossavanounacrocesulluogodilavoro.MaperLondraèok PerBenedettoXVI«hainsegnatoacredentienonchel’unicaParoladegnadiessereaccoltaeseguitaèquelladiDio» Un uomo che ha studiato, e amato, la Parola 15 L unedì pomeriggio nel duomo di Milano si sono svolte le esequie del cardinal Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, spentosi a Gallarate, all’età di 85 anni, venerdì 31 agosto. La messa, presieduta dall’attuale arcivescovo di Milano, cardinal Angelo Scola, è stata concelebrata da 9 cardinali, 39 vescovi e 1.200 sacerdoti, alla presenza di numerose autorità civili, come il premier Mario Monti, 4 ministri, l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, 30 parlamentari e 35 sindaci provenienti da tutta Italia. In piazza Duomo c’erano oltre 15 mila persone, e circa 6 mila fedeli si sono raccolti in preghiera all’interno della chiesa. «È stato un uomo di Dio, che non solo ha studiato la Sacra Scrittura, ma l’ha amata intensamente, ne ha fatto la luce della sua vita, perché tutto fosse ad maiorem Dei gloriam, per la maggior gloria di Dio». passaggio del messaggio che Benedetto XVI ha fatto giungere in occasione delle esequie. Proprio per questo, secondo il Pontefice, il cardinal Martini «è stato capace di insegnare ai credenti e a coloro che sono alla ricerca della verità che l’unica Parola degna di essere ascoltata, accolta e seguita è quella di Dio, perché indica a tutti il cammino della verità e dell’amore». E il cardinal Martini è stato capace di farlo «con una grande apertura d’animo, non rifiutando mai l’incontro e il dialogo con tutti, rispondendo concretamente all’invito dell’Apostolo di “essere pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”. Lo è stato con uno spirito di carità pastorale profonda, secondo il suo motto episcopale, “Pro veritate adversa diligere”, attento a tutte le situazioni, specialmente quelle più difficili, vicino, con amore, a chi era nello smarrimento, nella povertà, nella sofferenza». «Siamo qui convocati dalla figura imponente di questo uomo di Chiesa, per esprimergli la nostra commossa gratitudine — ha detto il car- dinal Angelo Scola, nell’omelia per le esequie. Il cardinal Martini, ha ricordato il porporato, «non ci ha lasciato un testamento spirituale, nel senso esplicito della parola. La sua eredità è tutta nella sua vita e nel suo magistero e noi dovremo continuare ad attingervi a lungo». Secondo il cardinal Scola, «affidare al Padre questo amato pastore significa assumersi fino in fondo la responsabilità di credere più che mai in questo Anno della fede e la responsabilità di testimoniare il bene della fede a tutti. Ci chiede il nostro amato cardinale di diventare, con lui, mendicanti di Cristo». Questo è «il grande lascito del cardinale Carlo Maria: davvero egli si struggeva per non perdere nessuno e nulla. Egli, che viveva eucaristicamente nella fede della risurrezione, ha sempre cercato di abbracciare tutto l’uomo e tutti gli uomini. E lo ha potuto fare proprio perché era ben radicato nella certezza incrollabile che Gesù Cristo, con la Sua morte e risurrezione, è perennemente offerto alla libertà di ognuno. Il pastore che ora affidiamo al Padre — ha evidenziato il cardinal Scola— ha amato il suo popolo, spendendosi fino all’ul- timo istante. Anch’io ho potuto far tesoro del suo aiuto quest’anno, fin all’ultimo affettuoso colloquio, una settimana prima della sua morte. Nell’attitudine salvifica, e quindi pienamente pastorale, del suo ministero — ha aggiunto — egli ha riversato competenza scritturistica, attenzione alla realtà contemporanea, disponibilità all’accoglienza di tutti, sensibilità ecumenica e al dialogo interreligioso, cura per i poveri e i più bisognosi, ricerca di vie di riconciliazione per il bene della Chiesa e della società civile». Al termine della celebrazione ha preso la parola anche il cardinal Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano e successore di Martini sulla cattedra di Ambrogio e Carlo: «Lui è stato, per me come per tantissimi altri, punto di riferimento per interpretare le divine Scritture, leggere il tempo presente e sognare il futuro, tracciare sentieri per la missione evangelizzatrice della Chiesa in amorosa e obbediente docilità al suo Signore. Il cardinale Martini mi ha accolto come suo successore sulla cattedra di Ambrogio e Carlo consegnandomi il pastorale mentre mi diceva: Vedrai quanto sarà pesante!». Per questo per il por- porato è stata forte l’emozione:«Mi è difficile parlare eppure vorrei tentare di essere la voce di questa Chiesa di cui egli è stato, nel nome del Signore, padre, pastore, maestro, servo, intercessore, testimone della verità di Dio e della dignità dell’uomo ». Il cardinal Tettamanzi ha così rievocato il “sorriso” e la “parola” del cardinal Martini, il suo “chinarsi sulle nostre fragilità”, lo “sguardo capace di vedere lontano”, la fede “nei giorni della gioia e in quelli del dolore” e “l’arte di ascoltare e di dare speranza a tutti”. Unanime il cordoglio della comunità cristiana e civile, delle autorità e di tanta gente comune.Monsignor Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, nel ricordare come l’agenda del cardinal Martini come presidente delle Conferenze episcopali europee fosse ricca, testimonia: «Mi ha sempre colpito la capacità del card. Martini di rileggere le vicende dell’Europa, le preoccupazioni dei popoli e delle singole persone con la Parola di Dio. Era il suo carisma più importante: con la Scrittura portava luce. L’Europa ha ora un nuovo intercessore che la custodisce dall’alto». 7 SETTEMBRE 2012 IlricordodelcardinaleMartininelleparoledelPapaediScola CATECHESI DI Nell’udienza di mercoledì 5 il Papa ha parlato dell’Apocalisse, «un libro difficile, ma BENEDETTO XVI che ci mette in contatto con la preghiera viva e palpitante dell’assemblea cristiana» Come nella visione di Giovanni, Gesù tiene nelle sue mani la Chiesa di tutti i tempi terra C 7 SETTEMBRE 2012 16 ari fratelli e sorelle, oggi, dopo l’interruzione delle vacanze, riprendiamo le Udienze in Vaticano, continuando in quella «scuola della preghiera» che sto vivendo insieme con voi in queste Catechesi del mercoledì. Oggi vorrei parlare della preghiera nel Libro dell’Apocalisse, che, come sapete, è l’ultimo del Nuovo Testamento. E’ un libro difficile, ma che contiene una grande ricchezza. Esso ci mette in contatto con la preghiera viva e palpitante dell’assemblea cristiana, radunata «nel giorno del Signore» (Ap 1,10): è questa infatti la traccia di fondo in cui si muove il testo. Un lettore presenta all’assemblea un messaggio affidato dal Signore all’Evangelista Giovanni. Il lettore e l’assemblea costituiscono, per così dire, i due protagonisti dello sviluppo del libro; ad essi, fin dall’inizio, viene indirizzato un augurio festoso: «Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia» (1,3). Dal dialogo costante tra loro, scaturisce una sinfonia di preghiera, che si sviluppa con grande varietà di forme fino alla conclusione. Ascoltando il lettore che presenta il messaggio, ascoltando e osservando l’assemblea che reagisce, la loro preghiera tende a diventarenostra. La prima parte dell’Apocalisse (1,4-3,22) presenta, nell’atteggiamento dell’assemblea che prega, tre fasi successive. La prima (1,4-8) è costituita da un dialogo che – unico caso nel Nuovo Testamento – si svolge tra l’assemblea appena radunata e il lettore, il quale le rivolge un augurio benedicente: «Grazia a voi e pace» (1,4). Il lettore prosegue sottolineando la provenienza di questo augurio: esso deriva dalla Trinità: dal Padre, dallo Spirito Santo, da Gesù Cristo, coinvolti insieme nel portare avanti il progetto creativo e salvifico per l’umanità. L’assemblea ascolta e, quando sente nominare Gesù Cristo, ha come un sussulto di gioia e risponde con entusiasmo, elevando la seguente preghiera di lode: «A colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen» (1,5b-6). L’assemblea, avvolta dall’amore di Cristo, si sente liberata dai legami del peccato e si proclama «regno» di Gesù Cristo, che appartiene totalmente a Lui. Riconosce la grande missione che con il Battesimo le è stata affidata di portare nel mondo la presenza di Dio. E conclude questa sua celebrazione di lode guardando di nuovo direttamente a Gesù e, con entusiasmo crescente, ne riconosce «la gloria e la potenza» per salvare l’umanità. L’«amen» finale conclude l’inno di lode a Cristo. Già questi primi quattro versetti contengono una grande ricchezza di indicazioni per noi; ci dicono che la nostra preghiera deve essere anzitutto ascolto di Dio che ci parla. Sommersi da tante parole, siamo poco abituati ad ascoltare, soprattutto a metterci nella disposizione interiore ed esteriore del silenzio per essere attenti a ciò che Dio vuole dirci. Tali versetti ci insegnano inoltre che la nostra preghiera, spesso solo di richiesta, deve essere invece anzitutto di lode a Dio per il suo amore, per il dono di Gesù Cristo, che ci ha portato forza, speranza e salvezza. Un nuovo intervento del lettore richiama poi all’assemblea, afferrata dall’amore di Cristo, l’impegno a coglierne la presenza nella propria vita. Dice così: «Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto» (1,7a). Dopo essere salito al cielo in una «nube», simbolo della trascendenza (cfr At 1,9), Gesù Cristo ritornerà così come è salito al Cielo (cfr At 1,11b). Allora tutti i popoli lo riconosceranno e, come esorta san Giovanni nel Quarto Vangelo, «volgeranno lo sguardo verso colui che hanno trafitto» (19,37). Penseranno ai propri peccati, causa della sua crocifissione, e, come coloro che avevano assistito direttamente ad essa sul Calvario, «si batteranno il petto» (cfr Lc 23,48) chiedendogli perdono, per seguirlo nella vita e preparare così la comunione piena con Lui, dopo il suo ritorno finale. L’assemblea riflette su questo messaggio e dice: «Sì. Amen!» (Ap 1,7b). Esprime col suo «sì» l’accoglienza piena di quanto le è comunicato e chiede che questo possa davvero diventare realtà. E’ la preghiera dell’assemblea, che medita sull’amore di Dio manifestato in modo supremo sulla Croce e chiede di vivere con coerenza da discepoli di Cristo. E c’è L’assemblea ascolta e, quando sente nominare Gesù Cristo, ha come un sussulto di gioia e risponde con entusiasmo, elevando la seguente preghiera di lode: «A colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen». L’assemblea, avvolta dall’amore di Cristo, si sente liberata dai legami del peccato e si proclama «regno» di Gesù. la risposta di Dio: «Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!» (1,8). Dio, che si rivela come l’inizio e la conclusione della storia, accoglie e prende a cuore la richiesta dell’assemblea. Egli è stato, è, e sarà presente e attivo con il suo amore nelle vicende umane, nel presente, nel futuro, come nel passato, fino a raggiungere il traguardo finale. Questa è la promessa di Dio. E qui troviamo un altro elemento importante: la preghiera costante risveglia in noi il senso della presenza del Signore nella nostra vita e nella storia, e la sua è una presenza che ci sostiene, ci guida e ci dona una grande speranza anche in mezzo al buio di certe vicende umane; inoltre, ogni preghiera, anche quella nella solitudine più radicale, non è mai un isolarsi e non è mai sterile, ma è la linfa vitale per alimentare un’esistenza cristiana sempre più impegnata e coerente. La seconda fase della preghiera dell’assemblea (1,9-22) approfondisce ulteriormente il rapporto con Gesù Cristo: il Signore si fa vedere, parla, agisce, e la comunità, sempre più vicina a Lui, ascolta, reagisce ed accoglie. Nel messaggio presentato dal lettore, san Giovanni racconta una sua esperienza personale di incontro con Cristo: si trova nell’isola di Patmos a causa della «parola di Dio e della testimonianza di Gesù» (1,9) ed è il «giorno del Signore» (1,10a), la domenica, nella quale si celebra la Risurrezione. E san Giovanni viene «preso dallo Spirito» (1,10a). Lo Spirito Santo lo pervade e lo rinnova, dilatando la sua capacità di accogliere Gesù, il Quale lo invita a scrivere. La preghiera dell’assemblea che ascolta, assume gradualmente un atteggiamento contemplativo ritmato dai verbi «vede», «guarda»: contempla, cioè, quanto il lettore le propone, interiorizzandolo e facendolo suo. Giovanni ode «una voce potente, come di tromba» (1,10b): la voce gli impone di inviare un messaggio «alle sette Chiese» (1,11) che si trovano nell’Asia Minore e, attraverso di esse, a tutte le Chiese di tutti i tempi, unitamente ai loro Pastori. L’espressione «voce … di tromba», presa dal libro dell’Esodo (cfr 20,18), richiama la manifestazione divina a Mosè sul monte Sinai e indica la voce di Dio, che parla dal suo Cielo, dalla sua trascendenza. Qui è attribuita a Gesù Cristo Risorto, che dalla gloria del Padre parla, con la voce di Dio, all’assemblea in preghiera. Voltatosi «per vedere la voce» (1,12), Giovanni scorge «sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo» (1,12-13), termine particolarmente familiare a Giovanni, che indica Gesù stesso. I candelabri d’oro, con le loro candele accese, indicano la Chiesa di ogni tempo in atteggiamento di preghiera nel- la Liturgia: Gesù Risorto, il «Figlio dell’uomo», si trova in mezzo ad essa e, rivestito delle vesti del sommo sacerdote dell’Antico Testamento, svolge la funzione sacerdotale di mediatore presso il Padre. Nel messaggio simbolico di Giovanni, segue una manifestazione luminosa di Cristo Risorto, con le caratteristiche proprie di Dio, che ricorrono nell’Antico Testamento. Si parla dei «capelli… candidi, simili a lana candida come neve» (1,14), simbolo dell’eternità di Dio (cfr Dn 7,9) e della Risurrezione. Un secondo simbolo è quello del fuoco, che, nell’Antico Testamento, viene spesso riferito a Dio per indicare due proprietà. La prima è l’intensità gelosa del suo amore, che anima la sua alleanza con l’uomo (cfr Dt 4,24). Ed è questa stessa intensità bruciante dell’amore che si legge nello sguardo di Gesù Risorto: «i suoi occhi erano come fiamma di fuoco» (Ap 1,14a). La seconda è la capacità inarrestabile di vincere il male come un «fuoco divoratore» (Dt 9,3). Così anche «i piedi» di Gesù, in cammino per affrontare e distruggere il male, hanno l’incandescenza del «bronzo splendente» (Ap 1,15). La voce di Gesù Cristo poi, «simile al fragore di grandi acque» (1,15c), ha il frastuono impressionante «della gloria del Dio di Israele» che si muove verso Gerusalemme, di cui parla il profeta Ezechiele (cfr 43,2). Seguono ancora tre elementi simbolici che mostrano quanto Gesù Risorto stia facendo per la sua Chiesa: la tiene saldamente nella sua mano destra un’immagine molto importante: Gesù tiene la Chiesa nella sua mano - le parla con la forza penetrante di una spada affilata, e le mostra lo splendore della sua divinità: «il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza» (Ap 1,16). Giovanni è talmente preso da questa stupenda esperienza del Risorto, che si sente venire meno e cade come morto. Dopo questa esperienza di rivelazione, l’Apostolo ha davanti il Signore Gesù che par- Gesù tiene la Chiesa nella sua mano - le parla con la forza penetrante di una spada affilata, e le mostra lo splendore della sua divinità: «il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza». la con lui, lo rassicura, gli pone una mano sulla testa, gli dischiude la sua identità di Crocifisso Risorto e gli affida l’incarico di trasmettere un suo messaggio alle Chiese (cfr Ap 1,17-18). Una cosa bella questo Dio davanti al quale viene meno, cade come morto. E’ l’amico della vita, e gli pone la mano sulla testa. E così sarà anche per noi: siamo amici di Gesù. Poi la rivelazione del Dio Risorto, del Cristo Risorto, non sarà tremenda, ma sarà l’incontro con l’amico. Anche l’assemblea vive con Giovanni il momento particolare di luce davanti al Signore, unito, però, all’esperienza dell’ incontro quotidiano con Gesù, avvertendo la ricchezza del contatto con il Signore, che riempie ogni spazio dell’esistenza. Nella terza ed ultima fase della prima parte dell’Apocalisse (Ap 2-3), il lettore propone all’assemblea un messaggio settiforme in cui Gesù parla in prima persona. Indirizzato a sette Chiese situate nell’Asia Minore intorno ad Efeso, il discorso di Gesù parte dalla situazione particolare di ciascuna Chiesa, per poi estendersi alle Chiese di ogni tempo. Gesù entra subito nel vivo della situazione di ciascuna Chiesa, evidenziandone luci e ombre e rivolgendole un pressante invito: «Convertiti» (2,5.16; 3,19c); «Tieni saldo quello che hai» (3,11); «compi le opere di prima» (2,5); «Sii dunque zelante e convertiti» (3,19b)... Questa parola di Gesù, se ascoltata con fede, inizia subito ad essere efficace: la Chiesa in preghiera, accogliendo la Parola del Signore viene trasformata. Tutte le Chiese devono mettersi in attento ascolto del Signore, aprendosi allo Spirito come Gesù richiede con insistenza ripetendo questo comando sette volte: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese» (2,7.11.17.29; 3,6.13.22). L’assemblea ascolta il messaggio ricevendo uno stimolo per il pentimento, la conversione, la perseveranza, la crescita nell’amore, l’orientamento per il cammino. Cari amici, l’Apocalisse ci presenta una comunità riunita in preghiera, perché è proprio nella preghiera che avvertiamo in modo sempre crescente la presenza di Gesù con noi e in noi. Quanto più e meglio preghiamo con costanza, con intensità, tanto più ci assimiliamo a Lui, ed Egli entra veramente nella nostra vita e la guida, donandole gioia e pace. E quanto più noi conosciamo, amiamo e seguiamo Gesù, tanto più sentiamo il bisogno di fermarci in preghiera con Lui, ricevendo serenità, speranza e forza nella nostra vita. Grazie per l’attenzione. © Copyright 2012 Libreria Editrice Vaticana DIRITTI L’allarmedelCommissarioMuiznieks:2milionie800milalepersonechehannobisognodiprotezione Gli sfollati in Europa: generazioni perdute, senza casa, condannate a sopravvivere I numeri «A seguito delle passate crisi politico-militari — avverte Muiznieks — un altro tipo di generazione perduta sta lottando per sopravvivere in molti Paesi europei». Si tratta degli sfollati interni in Europa (Internally displaced persons - IDPs), alcuni dei Numeri dietro i quali si nascondono persone in uno stato di limbo, prosegue Muiznieks, «cacciate dalle loro case e nell’impossibilità di farvi ritorno; condannate Quali linee di intervento più che a vivere a sopravvivere». Circa 390mila (il 15%) vive in centri collettivi o in rifugi di fortuna «spesso senza alcuna garanzia di permanenza», né accesso a cure sanitarie, istruzione o lavoro. Molti di essi hanno subito traumi e non possono tornare nei luoghi di origine a causa di conflitti ancora irrisolti e del reale rischio di subire persecuzioni. e Montenegro, Muiznieks osserva: «Se i fondi promessi verranno assegnati e ben spesi, questo potrà segnare la fine di un lungo e doloroso capitolo per molti». Secondo il commissario, anche la Georgia ha compiuto progressi in questo ambito «grazie all’elaborazione di politiche nazionali e l’allocazione di risorse significative». Segni di speranza Strumenti di garanzia Nel richiamare la Conferenza internazionale dei donatori, lo scorso aprile a Sarajevo per raccogliere aiuti finanziari per le esigenze abitative dei 74mila sfollati più vulnerabili in Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Croazia Diversi, elenca Muiznieks, gli strumenti internazionali di garanzia dei diritti di queste persone. Tra questi la Raccomandazione del Comitato dei ministri CdE (2006), i principi guida Onu sugli sfollati interni, una serie di sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. Più spesso, avverte, «la loro maggiore speranza è l’integrazione nei nuovi luoghi di residenza o una nuova sistemazione altrove». La protezione degli sfollati interni, precisa il commissario, è in primo luogo di competenza delle autorità nazionali. Tuttavia esse spesso «non hanno o non possono applicare misure di protezione, o per mancanza di autorità nelle aree di conflitto che non sono sotto il controllo del governo, o per mancanza di volontà, di un quadro istituzionale, o di mezzi. Di qui il monito a non strumentalizzare “politicamente” la questione e a far prevalere Per Muiznieks la risposta deve essere “tempestiva ed efficace”. Al riguardo richiama la risoluzione adottata lo scorso 5 luglio dal Consiglio dei diritti umani Onu. Occorre, spiega «colmare urgentemente le lacune nella protezione degli sfollati. Gli Stati membri dovrebbero adottare misure per prevenire gli spostamenti interni» e, quando essi avvengono, se questi stessi Stati non sono in grado di fornire assistenza, devono «garantire agli sfollati l’accesso agli aiuti umanitari». Imperativo: individuare«soluzioni di permanenza durature e sostenibili, e misure per il ritorno e il reinserimento degli sfollati nelle loro comunità di origine”. Il commissario chiede “particolare attenzione” per i “più vulnerabili: disabili, anziani, bambini e donne”, ed auspica che gli Stati, “in collaborazione con gli attori internazionali”, assicurino, laddove possibile, “che gli sfollati stessi vengano consultati e partecipino in qualità di partner alla progettazione e realizzazione del ritorno o di eventuali altre azioni correttive”. Lavitadichiscendeinminieraperestrarrecarboneperfarviverelafamiglia Finita l’occupazione, rimane forte la vigilanza dei lavoratori e della gente della Sardegna T erminata l’occupazione della miniera Nuraxi Figus, ma non i timori e le perpessità dei lavoratori. La solitudine del minatore strideva con il bailamme di microfoni, cavi, telecamere, stand up, giornalisti che per una settimana hanno presidiato il campo minerario, alla stanca ricerca di un significato spettacolare che spiegasse perché nel 2012 ci siano ancora degli esseri umani, che per otto ore al giorno scendono nella pancia della terra ad estrarre carbone. Lo doveva spiegare alla “gente” dei rotocalchi patinati, delle trasmissioni strappalacrime della tivù, dei quotidiani necessitanti una notizia in una estate povera di gossip. È mancata la notizia bomba, ed ecco che ci pensano quei minatori di una miniera dal nome lontano che ricorda i nuraghi e i fichi, ad innescare l’esplosivo: quello della santabarbara che c’è in ogni miniera, e che loro, al momento dell’occupazione fa, si sono peritati di mettere in sicurezza e di usare come memento per chiunque mettesse in dubbio la loro determinazione. Determinati lo sono ancora, ora che l’occupazione è stata levata, che lo spettacolo e l’importanza mediatica sono finite. Hanno levato l’occupazione dal pozzo, è vero, hanno visto il can can dei lustrini allontanarsi, hanno recepito le timide rassicurazioni del Governo e la “promessa” che, se e quando la miniera chiuderà, non sarà in questi giorni, e l’hanno vista come un segnale di S.O.S. ricevuto. Perché tanto la miniera chiuderà, lo sanno i minatori di Nuraxi Figus: come tutte le miniere che si esauriscono, che terminano il filone. Lo sanno i minatori che il loro carbone non è il migliore, anzi, ha troppo zolfo, è lignite ma che in altre parti del mondo è usata con profitto per produrre energia e con l’anidride carbonica che si crea con il processo produttivo, stoccata e lavorata, ed in determinate condizioni geologiche, si può creare metano. Lo sanno i minatori che è un processo industriale costoso, anche pericoloso. Ma a chi scende tutti i giorni da 30 anni a -373 metri sotto il livello del mare non si può parlare di pericolo: ci convivono. “Cos’è la miniera? È quella che mi ha dato da mangiare, mi ha dato da vivere –dice Roberto Ziranu, minatore da oltre venti anni, che ha già conosciuto l’occupazione degli anni ’90-. La miniera mi ha permesso di farmi una famiglia, è la mia vita che mi sostiene su tutto. L’uomo che è in miniera ha in testa di arrivare alla fine della giornata ed alla fine degli anni di lavoro e giungere alla pensione, come tutti gli altri uomini”. Ziranu è uscito dal pozzo come i suoi compagni dopo una settimana di tensioni, della politica che non ha saputo dare risposte al ter- ritorio scegliendo di rimandare scelte e speranze a un domani che ha scadenze molto prossime: “Nuraxi Figus è una miniera che è stata usata come serbatoio per tante cose –prosegue il minatore-, ma è sempre stata tenuta al disotto delle sue possibilità, la verità è questa. Il problema della fame è di tutti nel Sulcis, ma si ferma qui da noi quando entra in gioco la lotta per il lavoro. La nostra colpa è essere una miniera di proprietà regionale. Le altre industrie in crisi adesso ci hanno lasciato soli in lotte passate. La differenza è stata che al momento della loro crisi noi eravamo con loro, come ora”. Già, le altre industrie della zona, le industrie del comparto dell’alluminio di Portoscuso e Portovesme, Alcoa ed Euroallumina. Distano da Nuraxi Figus meno di due chilometri. Il Governo ha momentaneamente salvato il lavoro dei minatori, la multinazionale americana Alcoa (ampiamente foraggiata da contributi statali e regionali negli anni…) non ha accettato di prolungare la sua attività produttiva di alluminio di qualità eccelsa, e chiude i battenti. Ha iniziato il processo di spegnimento degli impianti, i lavoratori hanno fatto una marcia, l’ennesima, a Roma, dicono che ne faranno un’altra, e la solidarietà dei minatori c’era. Ma questa volta anche gli operai di Alcoa hanno stretto il loro abbraccio con i minatori nei pozzi. Non è una guerra tra poveri, è la percezione lenta e dolorosa di un coltello avvelenato che affonda la sua ferocia nel corpo violato di una terra dura e abbandonata dai suoi amministratori, statali, regionali, che in tanti anni di gestioni di questo o quel manager non hanno saputo e voluto dare risposte concrete. I lavoratori, le popolazioni della Sardegna sud-occidentale, con un ter- 17 ritorio massacrato in oltre duemila anni di scavi, con industrie che hanno inquinato e impoverito zone agricole, falde acquifere, con una delle più grandi concentrazioni di metalli pesanti nei terreni al mondo, attendono. Perché in miniera ci sono sempre persone decise a non perdere il loro lavoro, per sé e per gli altri lavoratori. INFORTUNISTICA M. ZURINI - VECCHI a cura di Massimo Lavena ASSISTENZA LEGALE, MEDICO LEGALE E PERITALE CON RICOSTRUZIONI CINEMATICHE E MEDIACONCILIAZIONE • RECUPERO DANNI DI OGNI GENERE E RESPONSABILITÀ CIVILE MEDICA • COMPENSO STRAGIUDIZIALE A COSTO ZERO PER IL CLIENTE eccetto spese vive Viale dei Mille, 54/B - 43125 Parma Tel. 0521.921155 - Fax: 0521.618061 Cell. 348.5316022 e-mail: [email protected] 7 SETTEMBRE 2012 LAVORO A RISCHIO Una sorta di limbo “la tutela dei diritti”. terra Q uando si discute della crisi economica in corso in Europa e delle sue molte vittime, non si possono dimenticare le vittime di crisi più antiche e di conflitti tuttora in corso, ossia gli sfollati. Diversamente, oltre alla cosiddetta ”generazione perduta a causa della crisi economica, il nostro continente dovrà fare i conti anche con la perdita di un’altra generazione, e forse più di una. A lanciare il monito è Nils Muiznieks, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, nel suo Human Rights Comment pubblicato il 4 settembre. quali stanno da decenni affrontando condizioni estremamente difficili; vittime di conflitti passati o tuttora in corso continuano ad avere bisogno dell’aiuto della comunità europea e internazionale. Negli Stati membri CdE si contano tra i 2 milioni e mezzo e i 2 milioni e 800mila sfollati interni, la maggior parte dei quali, circa 1 milione, vive in Turchia ed è vittima di conflitti armati e violenze nelle zone abitate prevalentemente dalla minoranza curda. Altrove in Europa, la maggior parte degli sfollati è stata costretta a fuggire a causa dei conflitti che oltre due decenni fa hanno disintegrato l’Unione sovietica e la Jugoslavia e, più recentemente, a seguito del conflitto del 2008 in Georgia. Gli sfollati sono circa 600mila in Azerbaigian; 274mila in Georgia; 225mila in Serbia; 113mila in Bosnia ed Erzegovina. I rimanenti sono distribuiti negli altri Stati balcanici, in Armenia e Russia IN EVIDENZA Visiteaiprosciuttifici,degustazioni,contornisportiviemusicali,eanchelabibliotecaitinerantedigastronomia Gioie e segreti del “Parma”, il re dei prosciutti Dal7al16tornailfestivalchecoinvolge13comunidellazonadiproduzione T utto pronto per il Festival del prosciutto di Parma che animerà, dal 7 al 16 settembre, tutta la provincia: 13 comuni della zona di produzione del Re dei prosciutti saranno coinvolti in un calendario ricco di appuntamenti all’insegna della gastronomia, dello spettacolo e della cultura. “Finestre Aperte” resta il momento più entusiasmante della manifestazione grazie alla sua forza attrattiva sui visitatori, esperti o semplicemente appassionati. Tutti i prosciuttifici del- TUTTE LE INFORMAZIONI Il programma completo con i luoghi e gli orari degli eventi è on-line sul sito www.festivaldelprosciuttodiparma.com e presso il Parmapoint (Parma, strada Garibaldi, 18, [email protected], 0521 931800), tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. Per Finestre Aperte: Orari visite: 10-13, 15-19 quando non diversamente specificato 18 • Stand PuntoInfoFestivaldelProsciutto presso le Fiere di Parma, dal 7 al 16 settembre, tel. 0521.996653 • IAT di Parma tel. 0521 218889 c/o Comune di Parma, piazza Garibaldi 1 • Segreteria Finestre Aperte: tel. 0521 351358 c\o Comune Langhirano dal 7 al 16 settembre. Tra cibo e cultura L’inaugurazione ufficiale della XV edizione del Festival è fissata per venerdì 7 settembre alle 18.30 a Langhirano, in piazza Ferrari, alla presenza di molte autorità locali. Seguirà, come di consueto, l’apertura delle prosciutterie che darà il via alla manifestazione vera e propria. www.festivaldelprosciuttodiparma.com FUORI LE MURA - Mantova - • LA COLLINA DEL VENTO 7 SETTEMBRE 2012 di Carmine Abate (Mondadori, 2012) “La collina del vento” è il romanzo vincitore del premio Campiello 2012. L’autore è nato a Carfizzi, Crotone, in un’isola albanese della Calabria, 58 anni fa, si è laureato all’università di Bari e ha poi raggiunto il padre che era emigrato in Germania in cerca di lavoro. Da questo melting pot etnico e culturale nascono quasi tutti i romanzi di Abate, mentre l’ultimo, vincitore del prestigioso Campiello, è piuttosto la rivendicazione della casa perduta, la collina del Rossarco che i membri della famiglia Arcuri difendono contro la violenza e la bramosia degli uomini. La religione della casa assume qui, dopo la grande stagione verghiana dei Malavoglia, di nuovo una dimensione epico-religiosa. Dopo Verga, Pascoli e Pavese avevano tentato una per loro impossibile riappropriazione del giardino (etimologicamente assai vicino al significato originario di paradiso) e degli affetti familiari. Ma il romanzo di Abate, come tutta la sua opera, non nasconde un messaggio ad excludendum, vale a dire una egoistica delimitazione dello spazio vitale, bensì un segno assai forte, che l’autore rafforza nelle interviste e negli altri racconti: il dover andar via dalla madre terra perché non si trova lavoro è un’ingiustizia. Le tracce del vissuto familiare di doppia estraneità potenziale, quella di appartenere alla comunità arbereshe in Italia e a quella italiana in Germania, sono evidenti. Nel romanzo vincitore del Campiello, la famiglia Arcuri, come quella dei Toscano nel capolavoro di Verga, difende la propria ident ità contro quella che di volta in volta si configura come una faccia della modernità: la guerra, la dittatura, la malavita organizzata che vuole trasformare terre arcaiche e dense di risonanze profonde in villaggi turistici, nel luogo del divertimento a tutti i costi, mordi e fuggi, tanto poi il cemento resta e il turista se ne va. (Marco Testi) Foro Boario di Langhirano, così come — su tutto il territorio — le degustazioni del Prosciutto di Parma in abbinamento ai migliori vini. Per tutto il periodo della manifestazione inoltre sarà possibile degustare menu speciali a base di Prosciutto di Parma nei ristoranti “amici” del Festival. Gli appuntamenti in città Anche gli altri comuni coinvolti (Parma, Calestano, Collecchio, Corniglio, Felino, Lesignano De Bagni, Montechiarugolo, Neviano Degli Arduini, Sala Baganza, Tizzano Val Parma, Traversetolo, Varano De Melegari) svilupperanno specifiche iniziative per le colline parmensi, attività sportive, stand con le eccellenze culinarie locali, degustazioni, e non mancherà la musica come ad esempio il concerto dei Nomadi a Langhirano o a Sala Baganza il concerto di musica antica “Membra Jesu Nostri”, nell’ambito dell’International Early Music Festival, soltanto per citarne alcuni. Una provincia tutta “dolce” Dal mattino sino a tarda sera il dolce “Parma” sarà motivo di una sorta di pellegrinaggio del gusto. Occasione ideale per visitare una bella città e il suo magnifico territorio. Tra le numerose escursioni a contatto con la natura sono da segnalare i Salti del Diavolo, una spettacolare formazione sedimentaria di strette guglie e pareti rocciose in direzione di Berceto, e il grande giro in mountain bike dell’Appennino nel territorio del Comune di Felino, che offre interessanti scorci visivi. Da non perdere anche la visita al Museo del Prosciutto e dei Salumi di Parma, nell’antico In ogni caso è possibile recarsi direttamente presso i prosciuttifici con mezzi propri. biblioteca cult I punti per la prenotazione delle navette: la zona tipica di produzione saranno aperti al pubblico, offrendo la possibilità di assistere al ciclo di lavorazione. Saranno i produttori a illustrare tutte le fasi di lavorazione delle cosce di suino che per una magica combinazione di clima, tradizione e passione, diventano Prosciutti di Parma. Un servizio di bus navetta gratuito sarà messo a disposizione dei turisti per accompagnarli nella zona tipica di produzione del Prosciutto di Parma. Il Festival del Prosciutto di Parma sarà coordinato anche quest’anno da Fiere di Parma e si conferma un’importante vetrina internazionale per un prodotto italiano di grande qualità il cui indotto coinvolge 160 aziende produttrici, 5 mila allevamenti suinicoli e tremila addetti per un giro d’affari complessivo di 1,5 miliardi di euro. Approda a Mantova, allestita nelle Fruttiere della dimora gonzaghesca, la mostra “Pier Luigi Nervi Architettura come Sfida”, prima grande retrospettiva internazionale dedicata al più noto ingegnere italiano del ’900. Frutto di un vasto progetto di ricerca, il complesso percorso attraverso l’opera di Nervi è scandito da dodici progetti-icona e si arricchisce di nuovi contenuti nella tappa mantovana, sottotitolata “L’Industria e la Fabbrica Sospesa”. A Mantova infatti Nervi ha lasciato una delle sue opere più complesse e ardite dal punto di vista tecnico e architettonico, la Cartiera Burgo: appunto, la “Fabbrica sospesa”, appunto. Plastici, disegni originali, immagini di cantiere e foto d’attualità illustrano, capitolo dopo capitolo, l’intero percorso creativo di Pier Luigi Nervi, fra cui lo Stadio Municipale di Firenze, la sede Unesco a Parigi, l’Aula vaticana delle udienze, la Torre della Borsa di Montreal, l’Ambasciata Italiana a Brasilia. • Fino al 25 novembre a Mantova, Palazzo Te (viale Te 13). Orari: lunedì 13-18; da martedì a domenica 918. Info: www.pierluiginervi.org – www.centropalazzote.it, 0376 369198. Parma in particolare ospiterà presso i Portici del Grano, da venerdì 14 a domenica 16, delle degustazioni di Prosciutto di Parma e dei migliori pani della tradizione italiana, innafiati dai vini dei Colli di Parma. Un programma “gustoso”, per grandi e piccini, all’insegna del cibo e della musica. Sempre in città l’interessante iniziativa “Happy book: c’è un libro per te”. Biblioteca itinerante di gastronomia dove saranno illustrati libri sulla gastronomia con possibilità di prestiti. I promotori del Festival Il Festival del Prosciutto è firmato da un comitato organizzatore composto dalla Regione Emilia Romagna, dalla Provincia di Parma, dai Comuni di Parma e Langhirano, dal Consorzio del Prosciutto di Parma, dalla Camera di Commercio di Parma e dalle Fiere. Il Comitato è affiancato dai Comuni di Calestano, Collecchio, Corniglio, Felino, Lesignano Bagni, Montechiarugolo, Neviano Arduini, Sala Baganza, Tizzano, Traversetolo, Varano Melegari. Il Festival è realizzato con il contributo e il sostegno di Unione Parmense degli Industriali, Cna, Istituto Parma Qualità e Stef. Il Festival si può seguire anche su www.facebook.com/consorzio.prosciuttodip arma www.youtube.com/ProsciuttodiParmaDOP twitter.com/prosciuttoparma Indialogosuragazzeelibertà Con MarisaOmbraaFontevivo.AOzzanoinvece festaperGuatelli Un convegno per riflettere sul pensiero di René Girard: è la proposta in programma venerdì 7 e sabato 8 settembre nell’Aula dei Filosofi dell’Università di Parma (via Università 12). L’appuntamento è coordinato dalla Cappella Universitaria di Parma. Venerdì 7 settembre - Mattino: Coordinate del pensiero girardiano. Ore 9 iscrizione dei convegnisti; 9.30 saluto delle autorità; seguono le relazioni; “Lo scandalo René Girard” (don Umberto Cocconi), “Quattro motivi per lasciarsi interrogare dall’antropologia di René Girard” (Sergio Manghi, Università di Parma), “Verità e romanzo: alle origini del pensiero di Girard” (Mariolina Bertini, Università di Parma), “Cristiani come capro espiatorio: la persecuzione a Lione nell’anno 177” (don Stefano Perego, diocesi di Milano). Pomeriggio: Gli sviluppi delle teorie di René Girard.. Dalle 14.30: “Importanza e limiti del pensiero di René Girard. Formulazione di un nuovo paradigma” (Giuseppe Fornari, Università di Bergamo); “Le due facce della mimesi. La teoria mimetica di Girard” (Vittorio Gallese, Università di Parma); “Per una sociologia del risentimento: la sfida di René Girard alle scienze sociali” (Stefano Tomelleri, Università di Bergamo); alle 17 il dibattito. Sabato 8 settembre Una nuova immagine dell’uomo alla ricerca della nuova immagine di Dio. . Dalle 9.30: “Girard e Kierkegaard: i volti dell’inquietudine” (Alberto Siclari, Università di Parma); “René Girard: il sacro il simbolico e il demoniaco” (Silvio Morigi, Università di Siena); “Il sangue tra violenza e dono: René Girard e la teologia cristiana” (Paola Mancinelli); alle 12 il dibattito e le conclusioni. “Amicizia senza frontiere” FESTA BRASILE PER DON DALL’ASTA Sabato 8 e domenica 9 settembre al parco giochi “Impariamo la natura”, zona Orti sociali della Crocetta (via Bonomi) Amicizia senza frontiere onlus organizza la “Festa Brasile”, con torta fritta e spalla cotta dalle 16 alle 20. Il ricavato sarà interamente devoluto a don Giuseppe Dall’Asta a sostegno della sua missione in Brasile. Ragazze in dialogo su “Libere sempre?” ANPI: MARISA OMBRA E MONI OVADIA Nell’ambito della Festa provinciale dell’Anpi di Parma, che si svolge a Fontevivo dal 7 al 9 settembre, segnaliamo alcuni appuntamenti: sabato 8 alle 21 all’arena spettacoli. “Senza confini, ebrei e zingari”: spettacolo teatrale di e con Moni Ovadia e con Paolo Rocca (clarinetto), Massimo Marcer (tromba), Ennio D’Alessandro (clarinetto), Ion Stanescu (violino), Albert Florian Mihai (fisarmonica), Marian Serban (cymbalon), Marin Tanasache (contrabbasso); domenica 9, alle 18 all’auditorium, “Libere sempre?”: venti giovani lettrici e altre ragazze dialogano con Marisa Ombra (vice presidente nazionale Anpi), autrice del volume “Libere Sempre” (Ed. Einaudi). Coordina Giovanna Bertani; alle 21 spettacolo teatrale “Pane per i vostri denti”: le barricate del 1922 nel 90o anniversario. Info: www.anpiparma.it, 0521.286236, [email protected] Visite, libri, pedalate e laboratori FESTA AL MUSEO GUATELLI Domenica 9 settembre il Museo Guatelli di Ozzano Taro propone una giornata di festa in ricordo del maestro Guatelli, con il tradizionale appuntamento organizzato dell’Associazione Amici di Ettore Guatelli, in collaborazione con la Fondazione Museo Ettore Guatelli e Circolo Rondine di Ozzano T. Ore 10.30-12.30 visite guidate al Museo (cadenza: 30’); ore 11 presentazione del libro di Vito Fumagalli “La pietra viva” (Daniela Romagnoli, già docente di Storia Medievale all’Università Parma). Seguirà aperitivo. Ore 14.30 presso il Parco del Taro (Pontescodogna di Collecchio): pedalando lungo la via, tra gioco e storia; si pedalerà fino al Museo con biciclette messe a disposizione dai Parchi Regio- In Seminario Minore CONVEGNO MINISTRANTI Sabato 8 settembre in Seminario Minore (viale Solferino 25) si svolge il tradizionale Convegno diocesano ministranti, per rinnovare l’impegno riflettendo sul tema della fede e sul Simbolo degli Apostoli. Alle 10 ritrovo in Seminario Minore; 10.30 S. Messa; 11.30 lavori di gruppo; 13 pranzo al sacco; 13.45 grande gioco; 15.30: conclusione. Messe in suffragio IN RICORDO DI DON FRANCO GUIDUZZI Nel 7o anniversario della morte di don Franco Guiduzzi, per ricordare nella preghiera il presbitero, il maestro, il pastore e l’amico verranno celebrate in suffragio la Messa in Santa Croce domenica 9 settembre alle 10.30 e quella in Sant’Uldarico domenica 16 settembre alle 11. Alla badia di Torrechiara CONSIGLIO PRESBITERALE Una giornata di studio e di confronto, lunedì 11 settembre dalle 9.30 alle 17.30 alla badia di Torrechiara, con la presenza anche dei vicari zonali. Martedì 12, dalle 9.30 alle 12.30, i lavori si concluderanno in Seminario Minore (viale Solferino, 25). Festa dell’Azione Cattolica ACINFESTA A BASILICANOVA Sabato15 settembre, al Circolo Don Bosco di Basilicanova, ritorna Acinfesta, il tradizionale appuntamento di inizio anno di tutta l’Azione cattolica diocesana. A partire dalle 15 sono in programma giochi per i ragazzi dai 6 agli 11 anni e tornei di pallavolo e calcetto, dai 12 anni in su. Alle 16 per gli adulti “Il corpo in gioco. Incontro pratico-teorico sul linguaggio teatrale”, guidato da Gigi Tapella e Sylviane Onken della Compagnia “Nautai Teatro” (si raccomanda la massima puntualità, perché è sconsigliato entrare a laboratorio iniziato). Alle 19 preghiera insieme e a seguire cena e serata spettacolo. Ritiro e Lectio CENTRO IGNAZIANO SAN ROCCO Riprendono le attività del Centro ignaziano di spiritualità San Rocco (Parma, via Università 10): • domenica 16 settembre alle 9.30 il ritiro mensile: una occasione di raccoglimento e di silenzio nel cuore della città e della vita. Gli incontri iniziano con gli spunti per la meditazione, segue un ora di preghiera personale silenziosa e la celebrazione dell’Eucarestia. L’incontro è accompagnato da padre Enrico Simoncini s.j; • mercoledì 19 settembre ore 16 e ore 21.15 (lo stesso incontro sarà proposto nei due orari) lectio divina del libro della Genesi accompagnata da padre Enrico Simoncini s.j. L’incontro dura un’ora. Si raccomanda la massima puntualità. Info: 0521.233935 (segreteria telefonica) - 331.1426180 [email protected] www.sanroccoparma.it Incontro con Morandini ABITARE LA TERRA, CUSTODIRNE I BENI Mercoledì 19 settembre alle 17.30 in Vescovado (Sala dei Vescovi) si terrà la presentazione del volume “Abitare la terra, custodirne i beni” di Simone Morandini, coordinatore del progetto “Etica, filosofia e teologia” della Fondazione Lanza di Padova, membro del gruppo “Custodia del Creato” del’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI e membro del comitato esecutivo del Segretariato attività ecumeniche. Organizza l’incontro, nel quale interverrà l’autore, il Centro etica ambientale, ente nato dalla sinergia tra la Diocesi, il Comune di Parma e l’Enia, ora Iren. In Battistero GIORNATA ECUMENICA PER IL CREATO Il Consiglio delle Chiese cristiane di Parma e il Gruppo giustizia pace ambiente invitano domenica 23 settembre in Battistero alla Giornata ecumenica per la salvaguarda del creato dal titolo “Un’alleanza per il suolo ferito”. Alle 18.30 in Battistero riflesisoni di Mirella Manocchio, pastora della Chiesa evangelica metodista di Parma (“La terra, il suolo, nelle pagine della Bibbia”) e di Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna (“Il territorio, un bene comune minacciato”). Alle 20 nel chiostro del Seminario Maggiore si condividerà un’agape fraterna con i frutti della nostra terra nella sobrietà. Alle 21 in Battistero ci celebrerà veglia di ascolto e preghiera con il Coro ecumenico di Parma. A 50 anni dal Concilio, per una memoria rigeneratrice ASSEMBLEA NAZIONALE “CHIESA DI TUTTI, CHIESA DEI POVERI” Settanta fra gruppi e associazioni (alcuni anche di Parma: Viandanti, il Borgo, Chiesa oggi, Vaticano II davanti a noi) e venticinque riviste sono i promotori dell’assemblea nazionale “Chiesa di tutti, chiesa dei poveri”, che si svolge sabato 15 settembre a Roma, dalle 10 alle 18 nell’Auditorium del Massimo g.c. (www.auditorium.it), a 50 anni dall’inizio del Concilio e alla vigilia dell’Anno della fede. Il titolo riprende una frase pronunciata da Giovanni XXIII nel messaggio dell’11 settembre 1962, e l’incontro si pone nella linea di un’ermeneutica della memoria rigeneratrice, volta a cogliere l’“aggiornamento” che il Concilio ha portato ed ancora oggi porta nella Chiesa. Dopo un pensiero sulla “Mater Ecclesia” che gioì in quel giorno inaugurale dell’11 ottobre 1962 (Rosanna Virgili) l’incontro si articolerà in tre momenti: il primo, al mattino, dedicato a ricordare ciò che erano la Chiesa e il mondo fino al Concilio (Giovanni Turbanti); dopo il pranzo in comune, il secondo momento, per discernere tra le diverse ermeneutiche del Vaticano II (Carlo Molari); infine il terzo, sulle prospettive future, nella previsione e nella speranza di un “aggiornamento” che continui, sia nelle forme dell’annuncio, sia nelle forme della preghiera, sia nella riforma delle strutture ecclesiali (Cettina Militello), con parole conclusive di Raniero La Valle (“Il Concilio nelle vostre mani”). Durante l’assemblea sono previsti interventi di Luigi Bettazzi, Giovanni Franzoni, Paolo Ricca, Felice Scalia, Adriana Valerio e di rappresentanti delle organizzazioni promotrici. Partecipazione libera, iscrizione sul posto; referenti organizzativi (per info e per segnalare la presenza al pasto - entro il 10 settembre): Gianni Novelli - [email protected], 06.5814018, 335.6159057; Fabrizio Truini - [email protected], 339.8928097. nali della Macroarea Emilia occidentale. Rientro a Giarola entro le 19. Consigliata la prenotazione: 0521-803017. Ore 15-17 visite guidate (cadenza ogni 30 minuti); ore 15.30 “Facciamo un giocattolo”: laboratorio per bambini a cura di Luigi Vecchi (partecipazione gratuita); ore 16 “Gli abitanti del Museo si raccontano”: storie tra realtà e fantasia, per bambini e adulti; e “Confine e ponte”: presentazione della mostra a cura di Lia Simonetti ed Enrico Barbero (la mostra sarà visitabile già dal mattino); ore 17 “Fole da osteria”: spettacolo teatrale a cura del Teatro dell’Orsa, di e con Monica Morini e Bernardino Bonzani; Claudia Catellani pianoforte, Giovanni Cavazzoli contrabbasso, Denis Zannani violino; ore 21.30 “E’ Festa”: lettura scenica con musica e immagini; con Giancarlo Ilari, Stefano Cenci, Laura Cleri; Marzio Matteoli chitarra, liuto; e con il piccolo Tommaso Vaja; foto di Stefano Vaja tratte dai quadri di Renato Lori. Nel corso della giornata apertura dello spazio ristoro “La cantina del Museo” a cura del Circolo Rondine. Info: 0521.333601, [email protected], www.museoguatelli.it. Ai Boschi di Carrega, su identità e diversità I DUEPOMERIGGI DELLA VAL BAGANZA L’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Occidentale e il Centro Studi della Val Baganza organizzano la 29a edizione dei Duepomeriggi a Sala Baganza presso il Centro Parco “Renzo Levati”, Strada Olma n. 3. Tema di fondo è la domanda “Campanile, patria, nazione: quant’è il torto o la ragione?”, che introduce l’analisi della “conflittuale bellezza della diversità”; una bellezza su cui getteranno luce, a partire dalle ore 15 di giovedì 13 settembre, il prof. Luigi Lanzi (Dal calderon del pensiero umano prendono forma “popolo”, “patria”, “stato”), la prof.ssa Valeria Fochi (Orgogli campanilistici ed orizzonti mondiali nel fantasioso mondo dell’Alighieri) ed una carrellata di diapositive di Gaetano Bonatti e Pietro Bonardi (Campanile che vai Santo che trovi). Il successivo sabato 15 settembre saranno documentati altri aspetti della “diversità” con gli interventi, sempre a partire dalle ore 15, del prof. Ugo Trombi e dott. Massimo Casales (Morire in difesa della patria è un piacere e un onore: sempre?, secondo Greci e Latini), di Anna Berta e Peppino Spaggiari, Ermes Ghirardi e Aldina Bonati (Amor di campanile in buon dialetto parmigiano), e del Coro Cantafabula introdotto da Maria Grazia Dall’Aglio Gombi e diretto da Marina Gatti, e della fisarmonica di Luigi Abbati (Patria e campanile a suon di musica vocale e strumentale). Alla fine si convergerà attorno alle mense imbandite di specialità gastronomiche nostrane. Concerti a Colorno, Parma e Guastalla RASSEGNA “L’ORGANO RITROVATO” La XVIII edizione della rassegna concertistica colornese “Serassi. L’organo ritrovato” si svolge quest’anno dal 16 settembre al 7 ottobre, in diverse sedi a causa dei lavori di restauro da cui è interessata la Cappella Ducale di San Liborio. Qui di seguito il programma dei concerti, che sono a ingresso gratuito. Domenica 16 settembre, ore 18, Sala del Trono della Reggia di Colorno: “Sonate di G.B. Piatti e C.Ph.E. Bach (Stefano Innocenti, clavicembalo); domenica 23 settembre, ore 21, chiesa di San Sepolcro (str. Repubblica 76, Parma) “Intorno a J.S. Bach: la musica, la famiglia, le suggestioni” (Roberto Balconi, controtenore, Davide Pozzi, organo e clavicembalo); domenica 30 settembre, ore 16, Cattedrale di Parma “L’interprete di musica francese e spagnola e l’improvvisatore” (Francis Chapelet, organo); domenica 7 ottobre, ore 18, a Guastalla (uogo da definire) “Dal liuto alla tastiera: S.L. Weiss e J.S. Bach” (Michele Barchi, liuto a tastiera (Lautenwerk). Info: www.eventi.parma.it, www.serassi.it. memo LA SFIDA ANTROPOLOGICA DI GIRARD 19 Apertura straordinaria pomeridiana DI SABATO ALLA CAMERA DI S. PAOLO Dal mese di settembre alla fine anno torna l’iniziativa “Aperti per Voi”, che vede i Volontari del Patrimonio Culturale, soci del Touring Club, impegnati a fianco del personale stabile della Soprintendenza nello sforzo di promuovere la conoscenza e la diffusione del nostro patrimonio artistico cittadino, garantendo nella giornata del sabato l’apertura prolungata pomeridiana della Camera di San Paolo, fino alle 18. Il pubblico avrà quindi una ulteriore opportunità per ammirare i due straordinari cicli affrescati dipinti dal Correggio e dal pittore parmense Alessandro Araldi all’inizio del Cinquecento nell’appartamento privato della Badessa Giovanna da Piacenza. La Camera di San Paolo si trova in via Melloni 3/a, ed è aperta — oltre che il sabato — da martedì a domenica dalle 8.30 alle 14. Ingresso gratuito per i minori di 18 anni e sopra i 65 e per i visitatori disabili con accompagnatore (percorso accessibile alle persone con disabilità motoria). Info: 0521.233309, sbsae-pr@ be-niculturali.it, [email protected]. 7 SETTEMBRE 2012 Convegno sulla teoria mimetica 20 7 SETTEMBRE 2012