Come approfondire la
fede: l’Istituto di Scienze
religiose S. Ilario di
Poitiers si
presenta.
La lezione del cardinal
Martini nelle parole di
chi l’ha conosciuto. Il
ricordo del Vescovo
Solmi
Da Parma al Camerun:
intervista al missionario
Carlo Salvadori, alla
vigilia
dell’ordinazione
10-11
2
12
POSTE ITALIANE S.P.A. • SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE • D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB PARMA
euro 1,65
anno XCIII
GIORNALE
LOCALE
DIOCESI DI PARMA
28
7 SE T T E M B R E 2 0 1 2
Le opere
del Pastore
i ha colpito, tra le tante testimonianze che hanno ricordato ed elogiato il
cardinale Martini, l’uomo di cultura,
l’uomo del dialogo, l’uomo della
modernità, quelle della gente comune, di
giovani diventati adulti, di fidanzati oggi
sposi, che ringraziano il prete, il pastore.
«Ancora oggi lo ringrazio per come ci ha insegnato a leggere il vangelo. Si vedeva che
ne era innamorato e così lo ha fatto scoprire
anche a noi giovani». E ancora: «Ci ha insegnato a portare e a vivere la Parola di Dio
nella vita di tutti i giorni. Non è una cosa da
poco». Cuore di un pastore che nutre il suo
gregge, che dona quella Parola che disseta,
sazia; che offre il senso profondo delle cose
e della vita e che, nello stesso tempo, inquieta, apre orizzonti sempre nuovi, indica
mete sempre “oltre” il nostro sguardo, il nostro passo incerto. Parola donata perchè prima di tutto accolta come dono e fatta diventare vita, carne, anche se dolorosa e ferita.
Mi sembra questo il grazie più bello per un
pastore — al compimento della sua esistenza —, ma anche motivo di forza per proseguire in questo non facile ministero, quando potrebbe prevalere lo scoraggiamento o
la tentazione di seguire altre logiche, solo
apparentemente vincenti. Come a dire che
le realizzazioni più belle che può lasciare un
prete, un pastore, sono le pietre vive delle
persone, dei cuori sanati, illuminati, consolati.
Se questo disegna in modo specifico il tratto del pastore, non può non delineare anche il compito di ogni battezzato, chiamato,
nella diversità di situazioni e di vocazioni, a
spezzare il pane della Parola. Dono di cui il
mondo di oggi, i nostri contemporanei, nel
loro ricercare, a volte a tentoni, ci chiedono
conto. Urgenza cui non ci possiamo sottrarre o che non possiamo delegare ad altri. E
che ci chiede, lo ha scritto il nostro vescovo,
di ritrovare «il gusto di nutrirci della Parola
di Dio, trasmessa dalla Chiesa in modo fedele, e del Pane di Vita». Per non correre il
rischio di diventare sale insipido o luce nascosta.
Mi piace, allora, pensarci insieme — in questo mese di “ripartenza” — a fare ressa accanto alla barca dove Gesù insegna, ma anche dentro la stessa barca. Disposti, nonostante gli insuccessi delle nostre lunghe notti, a gettare le reti. Per portare il vangelo ricevuto in dono.
Maria Cecilia Scaffardi
M
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Agente Generale:
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della scuola. Rendere gli ambienti di
apprendimento più stimolanti e ripensare
la qualità dell’offerta formativa.
5
9 771825 290006
Missione
20028
Testimone
ISSN 1825-2907
Formazione
IL RICORDO E LA RIFLESSIONE •La testimonianza del Cardinal Martini
F
7 SETTEMBRE 2012
lettere
Grazie alla Rettoria
della Steccata
Mi permetto di chiedere
ospitalità sul nostro Settimanale Diocesano, per un
ringraziamento commosso
alla Rettoria della Steccata che ha voluto fare un gesto di grande generosità in
favore dell’Hospice Piccole
Figlie: il contributo di Euro
10.000. Il dono è frutto di
solidarietà cristiana da
parte di numerose persone
resesi strumenti della Provvidenza. Grazie di cuore
da parte della Congregazione delle Piccole Figlie e
dell’équipe assistenziale
del Centro.
Il sostegno anche economico a questo nostro Centro di Cure Palliative è
doppiamente prezioso: ci
permette di sentire la vicinanza del donante e di attivare livelli di qualità
sempre più adeguati alle
esigenze degli Ospiti e delle loro famiglie.
È l’obbiettivo che ci proponiamo: vorremmo che
la struttura si connotasse
sempre più come luogo di
accoglienza e di cura, luogo di vita dove frequentemente s’incrocia la vita che
si accende con la vita che si
spegne; luogo dove s’impara ad assaporare ciò che è
stato e ciò che resta, a gioire delle piccole come delle
grandi cose; dove il tempo
(che si fa breve) diventa
tempo di ascolto, di rela-
zione, ed anche tempo di
silenzio, di consegne, di bilancio, di riconciliazione;
tempo in cui acquista importanza non tanto quanto si vive, ma come si vive.
E perché questo si realizzi, bisogna Investire nella
formazione del Personale
dell’Hospice: sono gli infermieri e gli operatori sociosanitari (OSS) i depositari
privilegiati di tante storie
di vita. Ogni giorno apprendono una lezione nuova, inedita, motivo in più
per essere e rimanere accanto alla persona malata
e ai suoi cari e creare quel
senso di famiglia e di casa
in grado di offrire ospitalità, sollievo, rassicurazione, insieme a cure mediche
buone ed avanzate.
Per il generoso contributo, destinato a tutto questo,
veramente grazie ancora!
Sr. Erika Bucher
Piccola Figlia dei SS.mi
Cuori di Gesù e Maria
Parma
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DIOCESI DI PARMA
«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo,
e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».
(Gaudium et spes, 1)
Stampa Diocesana
2
amato. Chiesa che ha manifestato ancora
di essere la rete gettata, per amore, nelle
acque della storia e del mondo per portare in salvo tutti. Offerta di amore quella rete che il Signore dice agli apostoli, e ai loro successori, di lanciare ancora e che tutti accoglie, proprio perché è sostenuta da
mani diverse che, nella sinergia dell’unico
mandato, mantengono tenace lo sforzo.
La rete non si rompe né gettata nelle acque, né tra le mani dei pescatori. Così la
parlando di...
voci
u Santa Cecilia a graziarmi. Era il 22
novembre 1983. Il cardinal Martini
teneva il titolo cardinalizio proprio
di Santa Cecilia e non era presente alla
Santa Messa da me presieduta con tanto
di omelia nel Seminario Lombardo. Lui si
metteva in fondo alla cappella, in profonda preghiera e lì stava lungamente. Allora
non era difficile incontrarlo a Roma, al
Lombardo. Si raccontano ancora gaffes ed
episodi divertenti dovuti alla sua presenza. Ora se ne piange la morte. Anche chi
non lo frequentava da vicino, sapeva della sua malattia, che lo accomunava al Beato Giovanni Paolo II, e del suo modo di viverla. Da cristiano. A ragione si parla di
profezia e di uno stile di vita che ha attratto tanti, ha suscitato rispetto, forse anche
ha fatto scalpore. Vivere da cristiani è così. Non è un fatto banale, forse, purtroppo,
neanche tanto consueto, specialmente se
da atto puntuale, la vita cristiana diventa
uno stile di vita che si impone nel silenzio, nella non ostentazione, semplicemente da sé. Carlo Maria Martini ha vissuto da cristiano. Alla fede e alla fedeltà a
Dio Uno e Trino ha unito la creatività di
una personalità ricca, di uno studio teologico e scritturistico profondo, che faceva
trasparire il vero della teologia (non solo
parlare di Dio, ma con Dio) e l’amore per
la Parola, con la grazia di saperla offrire e
farla risuonare nelle corde dell’umano, del
quale era appassionato. E questa faceva
un tutt’uno con l’essere consacrato nella
Compagnia di Gesù, con i tratti propri di
una formazione forte, e con l’essere Pastore a Milano della chiesa che Lui ha
grandezza
del Mistero
è colta dai
doni che lo
Spirito Santo dà ai cristiani,
ai
consacrati,
ai Vescovi,
ai Papa e il
sacramento
- che è la
Chiesa - è
ricco di carismi diversi e
nuovi per
l’utilità comune. Così
è e così è
stato anche
per il Cardinal Martini
nella Chiesa
universale,
nella Chiese
sorelle che
sono in Italia, nella sua grande diocesi. Il peccato,
che non abbandona la Chiesa, sempre bisognosa di riforma, sta nel vedere e creare nella molteplicità la divisione, nel presumere di essere esaustivi e unici nel capire, nell’intrepretare e vivere la fede. Poi
la Chiesa, ringraziando Dio, ha il magistero del Vescovo di Roma, che sostiene nell’unità e garantisce il suo cammino, sempre valorizzando doni e carismi, vetera et
nova, come fa il saggio scriba evangelico.
Molte cose scritte sul Cardinal Martini mi
sono sembrate anche frutto di non conoscenza della vita del cristiano e della dottrina della chiesa. A volte anche danno l’idea di contrapposizioni forzate. Ad esempio, a nessun cristiano è lecito l’accanimento terapeutico, considerando insieme
criteri etici, fiducia tra medico e paziente
e l’insostituibile visione della vita che inizia dal concepimento e si sviluppa fino alla sua fine, non spegnendosi in un oscuro
nulla, ma consegnandosi nelle mani di
Dio. Il rifiuto dell’accanimento significa
anche accettare le forme terapeutiche
specifiche per indicazioni mediche e in
dialogo con il paziente. Così è stato per il
Cardinal Martini il non ricorrere alla tracheotomia (diversamente da Giovanni
Paolo II, che certamente con questo non
ha fatto accanimento terapeutico) e la sedazione coscientemente richiesta, per evitare il rischio del soffocamento. Passaggi,
questi, che attuano questa scelta e che, a
mio parere, dovrebbero essere maggiormente protetti, anche da chi era più vicino, da un senso acuto di rispetto e pudore. Ci sono cose vere che non si dicono,
ma che restano patrimonio di chi ha, nella verità dell’amore, tenuto la mano accompagnando in questo passaggio tra la
vita e la morte. Mani amorose per un premuroso coraggio non comune, mani tenaci come quelle che aiutano a nascere.
Ora Carlo Maria Martini è nelle Mani di
Dio, veramente in buone mani.
+ Enrico Solmi
Vescovo di Parma
S
ettembre è tempo di ripartenza. Ormai tutti sono tornati al lavoro, anche nelle nostre redazioni. Per la verità qualche settimanale non si
è mai fermato e qualche altro ha fatto soste brevissime. Per altri ancora, le ferie sono state occasione
per una sospensione più lunga, per limitare le “uscite” su base annua e per contenere i costi crescenti.
Come su tutta l’economia italiana, anche sul mondo dell’editoria locale si addensano nubi poco rassicuranti. Lo andiamo dicendo da tempo: il taglio ai
contributi pubblici governativi coinvolge anche una
settantina di nostre testate che dovranno correre ai
ripari per trovare nuove forme di finanziamento. Abbiamo sempre ricevuto ’briciole di contributi’
(neanche quattro milioni di euro nel 2010), ma su
quelle briciole abbiamo costruito, negli anni, piccole imprese editoriali. Siamo intervenuti ai tavoli istituzionali parlando di ’rigore ed equità’, sempre disponibili a compiere anche sacrifici, purché accompagnati da un maggiore equilibrio nel trattamento di
situazioni simili.
Se le condizioni non cambieranno nel breve volgere di pochi mesi, alla fine del 2013 terminerà l’attuale sistema in vigore dal 1990. Dovremo adattarci
alla nuova normativa, come da tempo andiamo dicendo: dobbiamo ragionare come se… i contributi
non esistessero.
La stampa cattolica in generale, quella diocesana in
particolare, ha un suo ruolo che riteniamo insostituibile. In numerosi territori rappresenta l’unico
giornale, da oltre un secolo. Alle spalle esiste una
storia gloriosa che ci impegna e ci stimola ad andare avanti. I nostri predecessori ci hanno consegnato
un’eredità pesante ed entusiasmante al tempo stesso, che non possiamo tradire. Nel nostro dna c’è il
territorio, la gente che vive e opera nella provincia di
questo nostro Paese che è molto meno sgangherato
di come appare. Noi ci poniamo, ogni settimana, come compagni di viaggio, facendoci interpreti delle
comunità locali. Raccontiamo le storie, le fatiche e le
preoccupazioni che i grandi network narrano raramente. Dalle nostre 190 testate emerge una realtà
ben diversa da quella che viene raccontata sulle pagine dei grandi quotidiani nazionali. Non si trovano,
sulle nostre colonne, i battibecchi fra i politici, ma
dai nostri fogli e dai numerosi siti online dei nostri
periodici emerge la vitalità di un popolo che ha an-
Direttrice responsabile: Maria Cecilia Scaffardi
Vice direttore: don Luciano Genovesi
In redazione: Alessandro Ronchini.
Pagina Fedi: Laura Caffagnini.
Fotografie: Alessandro Ronchini (copertina), Erick Ceresini.
Hanno contribuito a questo numero: Agenzia Sir, Nando Bonati, Liliana Castagneti,
Erick Ceresini, Istituto Sant’Ilario di Poitiers, Massimo Lavena, Michele Tarlazzi,
Marco Testi, Aluisi Tosolini, Francesca Zanni.
cora desiderio di lottare. I campi scuola, i centri estivi, i grest, le route, le feste parrocchiali e le assemblee di ripresa dei cammini pastorali diocesani: questi sono solo alcuni esempi di un movimento che
coinvolge migliaia di persone in un incessante impegno educativo che si perpetua nel silenzio.
Da queste notizie, spesso non-notizie per chi non le
sa leggere e interpretare, si alza un messaggio di speranza per tutto il Paese. Non ancora tutto è perduto.
Anzi. Siamo in presenza di un tessuto sano della nostra società che tiene, nonostante la crisi e nonostante una mentalità che pare andare in direzione
opposta. C’è chi spende gran parte delle vacanze per
condividere il tempo libero con gruppi di adolescenti. Ci sono sacerdoti ed educatori di associazioni e movimenti cattolici che portano migliaia di giovani sui sentieri di montagna per far comprendere
loro che una vita piena di senso si conquista ogni
giorno con fatica. C’è tutto un mondo che ruota attorno alla comunità cristiana ancora attivo e vitale.
Un mondo di speranza, nel quale si incontrano giovani dagli occhi belli e puliti che raccontano al primo venuto perché vale la pena trascorrere settimane in compagnia dei disabili. E non lo fanno per
compassione, ma per la propria realizzazione, per
rispondere alla chiamata di un Altro.
È quella parte di Paese solidale che sa soffrire con
chi soffre e piangere con chi piange. Quella parte di
Paese al quale i giornali diocesani danno voce da oltre un secolo.
Redazione e amministrazione: Parma - Piazza Duomo, 1 (Palazzo del Vescovado) - Tel. 0521.230451 - E-mail: [email protected] - [email protected] - Skype: vitanuova-parma
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Editrice: Opera Diocesana San Bernardo degli Uberti.
Iscritto il 15-12-1950 al n. 75 del Registro stampa del Tribunale di Parma. Iscritto al Roc n. 1758. Iscritto al Rea dal 21-1-1997 n. 199562.
Il giornale usufruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250.
Francesco Zanotti
Presidente Federazione italiana settimanali cattolici
Abbonamento annuo (45 numeri): Ordinario 50 € - Sostenitore 75 €
C.C.P. n. 221432 intestato a «Vita Nuova» Parma. Spedizione in abbonamento
postale 45%, art. 2, comma 20/b, L. 662/96. Filiale di Parma.
Stampa: Società Editrice Cremonese - Via delle Industrie 2 - Cremona
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Periodica Italiana
Questo numero è stato chiuso in redazione mercoledì 5 settembre, alle 19.
Tiratura: 1.785 copie.
Incapacidiannunciare
LodailSignore,animamia
Marco 7,31-37
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la
mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le
dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse:
«Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi,
si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i
muti!».
«A
METAFORA
DI ISRAELE •
Il sordobalbuziente, qui
quasi spettatore
passivo, rimanda
al testo di Isaia ed
è figura di Israele,
qui per indicare la
difficoltà di
accogliere e
trasmettere il
messaggio di Gesù
e per tanto
bisognoso di
essere “liberato”.
Isaia 35,4-7a
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto,
scorreranno torrenti nella steppa.
La terra bruciata diventerà una palude,
il suolo riarso sorgenti d’acqua.
G
Salmo 145
Loda il Signore, anima mia.
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.
Lettera di Giacomo 2,1-5
Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo,
Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali.
Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed
entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate
colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui,
comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi»,
oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate
forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?
Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i
poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed
eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?
li portarono un sordo balbuziente... Collaboratori anonimi presentano a Gesù una persona in difficoltà; lui
non fa il primo passo, probabilmente non è cosciente
della propria situazione. Loro sanno che Lui può far qualcosa,
per questo intervengono. L’individuo sordo rappresenta colui
che non intende o non vuole intendere; il balbuziente, colui il
cui linguaggio è confuso o inintelligibile.
Dal momento che non si indica né il luogo di origine né il nome del sordo-balbuziente, costui appare come un personaggio
emblematico. D’altra parte il termine balbuziente si trova soltanto qui e una sola volta nell’AT, nel contesto dell’esodo da
Babilonia: “Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà la
lingua del balbuziente...” Questa chiara allusione di Marco al
testo di Isaia, dimostra che il sordo-balbuziente è figura di
Israele in quanto necessita di liberazione (esodo). Anche Israele, quand’era in Egitto, non aveva coscienza della propria schiavitù e della necessità di liberazione.
Al tempo di Marco, l’unico Israele ancora esistente è quello
fondato da Gesù, formato dai suoi seguaci proveniente dall’ebraismo (i Dodici/i discepoli). Quindi il sordo rappresenta
questo gruppo, in quanto gruppo che offre resistenza al messaggio di Gesù; e, conseguenza di questa chiusura, non possono esporre un messaggio intellegibile (balbetta): chiusi all’annuncio di Gesù si scoprono incapaci di annunciare in modo comprensibile. Marco, dunque, riferisce che l’incomprensione del messaggio del Maestro e l’incapacità di annunciare
rimane all’interno della sua Chiesa.
... immise le dita negli orecchi. Come se li perforasse; significa
che Gesù deve vincere una forte resistenza..
... con la saliva gli toccò la lingua. Nella cultura ebraica, la saliva, veniva considerato “alito condensato”. Si vuole sottolineare con forza che Gesù con la sua saliva trasmette il suo Spirito.
... Ammonì loro di non dirlo a nessuno. Lo stupore è negli astanti, non nel sordo-balbuziente. E’ strano che lui non dimostri alcuna emozione, nessun atteggiamento positivo di fronte a
quanto gli è accaduto. L’evangelista descrive la situazione negativa in cui versano i discepoli del suo tempo, attaccati all’ebraismo, e afferma che la soluzione sta nel portare con fedeltà
la buona notizia di Gesù.
don Nando Bonati
OCLOS
Significa “folla”. Nei vangeli costituisce lo sfondo
anonimo dell’azione di Gesù: accorre per vederlo e
ascoltarlo; lo accoglie, gli
va incontro o lo cerca. Spesso Gesù stesso chiama a sé
la folla per istruirla; Gesù
spesso ha compassione della folla; a volte lo infastidisce e lui cerca una barca
per ritirarsi. La folla svolge
un ruolo essenziale, quasi
un coro che conferma le gesta e le parole di Gesù con
la gioia, l’ammirazione, lo
stupore e il timore. Gesù è
considerato un seduttore
delle masse; i capi notano
questo e, di conseguenza,
spesso hanno paura della
folla. Premesso questo, colpiscono i passi in cui Gesù
vuole operare lontano dalla
folla. Nel brano di oggi
Marco sottolinea che Gesù
lo prese in disparte, lontano
dalla folla… Il sordo/balbuziente è guarito in
disparte anche se poi tutti
ne sono testimoni e, contro
la raccomandazione di Gesù, divulgano il fatto. Cosa
ci vuol dire Marco? Forse
che fin a quando uno rimane confuso nella folla non
sarà mai capace di comprendere quello che Cristo
opera e rimane comunque
sordo/ balbuziente?
lleluia!» Il
poema si apre
nella lode
(Salmo 145,1). È l’inizio
dell’ultimo libretto dei
Salmi, l’Hallel (Lodate
Dio) finale. Convinzione
del salmista è che la
fiducia in Dio sia
fondamento della sua
esistenza di credente e
della sua preghiera di
lode: «Loderò il Signore
finché ho vita, canterò inni
al mio Dio finché esisto (2).
La confidenza gioiosa è
infatti la nota dominante:
possiamo sperare in Dio
(3.5) perché non solo ha
creato ogni cosa (6), ma ha
mezzi e soluzioni per
trasformare in bene ogni
esperienza negativa (7-9):
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio … Egli
viene a salvarvi» (Is 35,4).
Nel Salmo è annunciato —
e nel Messia Gesù si
manifesta — l’agire fedele
e giusto del Re, Colui che
deve venire: «Ha fatto
bene ogni cosa: fa udire i
sordi e fa parlare i muti!»
(Mc 7,37). Egli è il nostro
custode, con lui la gioia
non tarderà! «Beato chi ha
per aiuto il Dio di
Giacobbe: la sua speranza
è nel Signore suo Dio» (5) «“Effatà” … E subito gli si
aprirono gli orecchi, si
sciolse il nodo della sua
lingua e parlava
correttamente» (Mc 7,3435). Non temiamo, ecco il
nostro Dio: apre il nostro
cuore alla fedeltà (5),
riempie le nostre mani di
giustizia (7)! Non
temiamo, ecco il nostro
Signore: apre i nostri occhi
alla gioia (8), riempie la
nostra vita di dono! Non
temiamo, ecco il nostro
Re: apre i nostri orecchi al
Vangelo, riempie la nostra
lingua di canto (2)! Non
temiamo, ecco il nostro
Dio: apre le nostre vie alla
salvezza (8), riempie la
nostra terra di speranza
(5)! «Alleluia! Loda il
Signore, anima mia!».
Parola
XXIII DOMENICA
Tempo ordinario - B
3
Liliana Castagneti
Parole e giorni
suscitare un facile entusiasmo, quasi che avessimo
capito quello che non avevamo mai capito. Pare di
sentire la cosiddetta testimonianza di chi ritorna da
una esperienza “forte”: da
un campo (se è giovane);
da un pellegrinaggio (se
più adulto); da un ritiro,
dall’incontro con una persona “di cui si parla” (chi
non ha ascoltato qualche
“testimonianza” di questo
tipo?!);… Allora ci sentiamo portati a grandi trasporti, grande entusiasmo,
a grandi promesse per il futuro... Poi la realtà, la quotidianità, smentisce puntualmente i nostri entusiasmi vuoti che partivano da
noi e non dal Signore Gesù.
La Chiesa/noi deve preoccuparsi, pertanto, di annunciare il Vangelo; non è
compito suo aspettare risultati. L’uomo non sempre
ha coscienza della propria
povertà. D’altra parte, tutti
noi siamo assetati; di cosa,
esattamente non lo sappiamo. Purtroppo, quando
viene a mancare la materia
prima, sappiamo accontentarci anche di surrogati.
A volte cerchiamo un Dio
che confermi le nostre attese e, quando pensiamo di
avere incontrato questo
Dio, la nostra ricerca finisce. Solo quando all’uomo
arriva un annuncio più
“novità” delle proprie convinzioni, allora si mette in
movimento. Fino a gridare
con il sordo balbuziente:
«… fa udire i sordi…»! Solo
Lui può ripetere a noi: «Coraggio, non temete… e si
schiuderanno gli orecchi
dei sordi». Ma per giungere
ad ascoltare quella Parola
pronunciata da Lui, il cammino è lungo.
Abbiamo salutato nei giorni scorsi il Card. Martini:
una vita dedicata allo studio della Parola, alla contemplazione della Parola,
all’annuncio della Parola;
un invito rinnovato, sull’esempio del Maestro: ritirarsi in disparte, con il Libro
in mano, a leggere, rileggere, contemplare, lasciarsi
interrogare da quella Parola… fino a restare anche noi
pieni di stupore…
N. B.
7 SETTEMBRE 2012
I
l fatto che la Chiesa/noi
molto spesso cada in
equivoci nel proprio
annuncio, può essere causato dal fatto che non sa
stare in ascolto. E’ balbuziente (non muta!), dice
molte cose, ma non riesce
a spiegarsi. E’ come uno
che balbetta e non sa cosa
dica. E questo perché è sorda, non sa stare in ascolto
del suo Signore, si fida delle proprie convinzioni, delle proprie deduzioni. “Chi
mal comprende, peggio risponde...”
Può capitare – è già capitato a Gesù, è capitato ai Dodici/ai discepoli, alla chiesa di Marco – che una situazione, un evento, una
bella notizia, un momento
spiritualmente ricco possa
7 GIORNI in10 RIGHE
È SUCCESSO A PARMA E PROVINCIA DAL 29 AGOSTO AL 4 SETTEMBRE
1982 - 2012 • Come
a Palermo, si è tenuta
al cimitero della
Villetta la cerimonia
di commemorazione
in ricordo del
30esimo anniversario
dell’omicidio del
Generale Carlo
Alberto Dalla Chiesa
e della moglie
Manuela Setti
Carraro. Dopo la
messa officiata dal
vescovo Enrico Solmi,
nella cappella del
cimitero si è tenuta la
commemorazione,
dove tra gli altri ha
preso la parola la
figlia Simona.
FURTI/1 • In via Repubblica colpo in appartamento da 25mila euro. I via S.Eurosia anziani legati e rapinati in casa.
AEROPORTO • Nuovi problemi per il Verdi, già a rischio. Fine dei rapporti con Air Vallée, niente voli per Olbia e Catania.
ANARCHICI • A Bianconese va a fuoco, doloso, un ripetitore telefonico. Ritrovate alcune scritte di rivendicazione.
FURTI/2• Continuano i raid nelle abitazioni alla ricerca di gioielli e contanti. In via Langhirano tagliata una cassaforte.
118 • Per risparmiare la Regione propone per Parma una centrale unica anche per Piacenza e Reggio. Proteste dai vicini.
CONSIGLIO COMUNALE• Nessuna proposta di delibera dalla Giunta, annullata la seduta del 6. Si riapre il 13.
“SHOPPING” • Arrestato 38enne romeno specializzato in acquisti costosi con carte clonate. In città il colpo fatale.
MARONI • Il nuovo leder della Lega a Parma. Critiche a destra, sinistra e 5 Stelle. «Nel 2013 saremo primo partito».
MATRICOLE • Al via i test di ingresso per le facoltà a numero chiuso. 1368 gli aspiranti medici per “soli” 280 posti.
DROGA • Imprenditore residente nel parmense cercava di importare 23 chili di coca nascosta in mobili da ufficio.
Parma non è certo un’isola felice e le nostre aziende risentono della crisi in atto. E anche la siccità non ha aiutato
mappe
Tra mercati in sofferenza e produzione in calo,
abbiamo alle porte un autunno caldo. E cruciale
4
C
ome sta l’economia
locale? Domanda difficile cui rispondere,
anche perchè - come già dimostrato in altre occasioni oggi non possono esistere
piccole isole autoreferenziali e autosufficienti, ma si vive
solidali e interdipendenti,
“nella buona e nella cattiva
sorte”.
Per collocare problemi e
prospettive locali, è utile dare uno sguardo alla situazione più ampia del Paese e dell’Europa. Sguardo che non
può lasciarci troppo tranquilli. Dal momento che - secondo diversi economisti stiamo vivendo una minaccia straordinaria, a rischio di
ricaduta nella recessione,
con effetti devastanti. E
preoccupante è l’esplosione
della disoccupazione, con
un aumento significativo in
breve tempo.
Segnali che non possono
non avere ricadute anche a
livello locale, per un territorio che si stava consolidando come territorio di esportazione e che ora deve fare i
conti con la crisi, oltre che
propria, anche degli altri
Paesi partner.
E quindi non sono solo le
piccole e piccolissime realtà
artigianali e commerciali ad
essere in sofferenza, ma, e i
motivi sono tanti, segnali
preoccupanti arrivano anche da realtà ben più grosse
e ben più, all’apprenza, consolidate. Due casi su tutti, ribaltati alla cronaca recente,
quelli di Parmalat e di Ghizzoni. L’azienda di Collecchio
e quella di Polesine sono state al centro di un incontro in
Provincia per fare il punto
della situazione sulle due
aziende: due realtà economiche di grande prestigio e
rilievo internazionale, per le
quali si rende necessario un
dialogo costante tra il livello
locale e quello del Governo
centrale.
In particolare per quanto riguarda la Ghizzoni di Polesine si è ricapitolato quanto si
sta facendo a livello locale e
nazionale per l’azienda, che
Tra i reati, abuso edilizio e d’ufficio. Indagati in Comune, Provincia, Iren
Nuova tegola sull’Inceneritore
La Procura chiede il sequestro del cantiere di Ugozzolo
7 SETTEMBRE 2012
N
uovo colpo di scena
nella sempre più
complicata vicenda
del termovalorizzatore, la cui
realizzazione (e prossima
apertura) vede contrapposti
Comune di Parma e Iren.
Da indiscrezioni dei giorni
scorsi, infatti, si è venuti a sapere che già nel mese di giugno la Procura della Repubblica, che sta indagando sull’iter con cui si giunse a iniziare i lavori, avrebbe chiesto
il sequestro del cantiere di
Ugozzolo, ipotizzando i reati
di abuso d’ufficio e di abuso
edilizio. Iren infatti agendo da
ente privato avrebbe dovuto
chiedere e ottenere la licenza
edilizia, cosa invece mai avvenuta.
Una nuova tegola per l’impianto, da anni al centro di
polemiche, per il quale i lavori stavano procedendo a pieno ritmo in vista dell’annunciata accensione entro la fine
del 2012. La decisione se apporre o meno i sigilli al cantiere è attesa nei prossimi
giorni dal Giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Sarli.
Nel frattempo proseguono el
indagini della Procura e sempre da indiscrezioni ci sarebbero anche diversi indagati, a
partire da alcuni alti dirigenti
Iren (si parla dell’Ad di Iren
ambiente Andrea Viero), dirigenti di Provincia e Comune
e, sembrerebbe, anche l’ex
sindaco Elvio Ubaldi, indagato per una delibera del 2006,
quando ancora era primo cit-
tadino.
Per ora pochi i commenti da
parte del Comune, col Sindaco Pizzarotti che nel ribadire
fiducia nei magistrati nota come «la richiesta rende giustizia ai numerosi dubbi espressi negli anni passati, riguardanti incongruità nella costruzione del Paip. In attesa
delle decisioni occorre lavorare su un progetto alternativo all’impianto di Ugozzolo».
Da parte sua Iren, dopo aver
ribadito assoluto rispetto per
le decisioni dei magistrati, ha
ribadito di non nutrire preoccupazioni «nel caso i reati
ipotizzati dovessero essere
realmente contestati, poiché
riteniamo di poter dare, anche nelle sedi opportune,
compiutamente conto della
legittimità di ogni singolo
passaggio di questo progetto
così articolato e complesso».
Assoluto rispetto delle procedure da parte degli uffici della Provincia è stato infine ribadito dal presidente Vincenzo Bernazzoli.
da fine maggio è in amministrazione controllata. Per
quanto riguarda la Parmalat,
alla luce degli incontri in
Provincia e di quanto è successo anche recentemente
in chiave nazionale, si è fatto
il punto della situazione rispetto allo stato delle relazioni e del piano industriale
da poco presentato dall’azienda che parallelamente
ha avviato le pratiche per la
mobilità (che coinvolgerebbe numerose famiglie), provocando la dura reazione dei
lavoratori che sono scesi in
sciopero protestando contro
la chiusura della dirigenza
ad ogni discussione.
Altra minaccia: la caduta
della domanda interna, che
mette a rischio anche quelle
nicchie di produzione che ci
caratterizzano. E se la crisi,
che da finanziaria si è trasformata in crisi economica
e di lavoro, da un lato permette una minore capacità,
o propoensione, di spesa
delle famiglie, dall’altro la
siccità di agosto non ha certo aiutato, in particolare in
un territorio a forte vocazione agricola come il nostro.
Seppur più rosea che in altre
province, la mancanza di
pioggia ha portato ad una situazione drammatica anche
a Parma. Milioni di euro i
danni alle colture e in prospettiva anche all’industri
agroalimentare, uno dei
punti di forza del parmense,
che già a inizio agosto lamentava cali della produzione del 10 per cento e aggravatisi col perdurare della siccità.
E settembre è solo all’inizio.
La recessione da un lato e la
stretta del mercato creditizio
dall’altro rischiamo di mandare in sofferenza sempre
più le piccole e medie imprese e le attività commerciali. Già molti negozi non
hanno riaperto dopo le ferie
estive e il rischio è che il 2012
si chiuda con un pesante deficit nel rapporto tra aziende
nate e chiuse.
E dopo i calori metereologici del’estate, la prospettiva
sembra sempre più quella di
un autunno molto caldo sui
temi economici e di tenuta
dei posti di lavoro. con tutto
ciò che questo, anche e soprattutto in termini sociali,
può comportare.
DAGLI EX SOCI SOSTEGNO PER FESTIVAL E BICENTENARIO
Regio, il Comune va avanti da solo
N
é vincitori né vinti nell’ultima puntata della telenovela estiva sul Teatro Regio.
La scena iniziale ha visto l’uscita dalla Fondazione che gestisce il treatro di via Garibaldi anche da parte di Banca Monte dopo
che nei mesi scorsi avevano abbandonato la
barca la Provincia, la Fondazione Cariparma e la Camera di Commercio. Attualmente perciò dentro al teatro resta solo il Comune di Parma, di fatto diventato socio unico.
Le ultime difficoltà dell’ente lirico si sommano quindi a quelle già note, a partire dal
presunto buco di bilancio passando per la
nomina del nuovo Sovrintendente, dopo la
scadenza del contratto con Mauro Meli, e
non ultima l’organizzazione e la gestione del
Festival Verdi e del Bicentenario verdiano in
programma nel 2013. Tema quest’ultimo assai delicato in un periodo in cui, in generale, le risorse sono più che scarse.
E proprio con un occhio all’impellente Festival e ai finanziamenti statali (che non bisogna lasciarsi scappare) per il 2013 si è
svolta lunedì scorso una riunione tra i rappresentanti del Comune e quegli degli ormai ex soci. Riunione dalla quale è emerso
un comunicato condiviso nel quale si legge
come da parte di tutti i presenti fosse chiaro
e condiviso «il valore e l’importanza strategica che riveste il Teatro Regio per il tessuto
culturale e sociale di Parma. Prendendo at-
to della crisi generale che stiamo attualmente vivendo, ci siamo comunque
impegnati a sostenere il piano di risanamento del debito pregresso del nostro Teatro, la prosecuzione del Festival
Verdi 2012 e la partecipazione economica per un programma condiviso per
il prossimo 2013. Il rilancio del Regio
rappresenta un terreno comune di impegno, nonostante per motivi diversi di
carattere giuridico istituzionale è emersa oggi la decisione che Fondazione Cariparma, Provincia di Parma, Camera di
Commercio e Fondazione Banca Monte non faranno più parte della Fondazione, lasciando come unico socio il
Comune di Parma».
Come a dire, finché si potrà continueremo a sostenere il teatro, ma d’ora in
avanti il Comune dovrà fare da solo.
PACI: «SALVIAMO L’ESISTENTE E PARLIAMO»
Asili, mille domande scomode
Come già accaduto con l’assessora Rossi riguardo al debito
Asp, anche per la vice-sindaca Nicoletta Paci, che ha la delega ai Servizi educativi, giungono le accuse di immobilismo.
Ma nella Giunta a 5 Stelle due propositi sono chiari: (1) in
tempo di vacche magre, salvare l’esistente; (2) prima di fare
proposte e progetti, ascoltare le esigenze delle parti coinvolte (ogni cittadino può farsi sentire).
Sul tema della scuola dell’infanzia torna la questione delle liste d’attesa: il totale di 1400 bimbi fuori da nidi e materne sarà
da rivedere al ribasso (a causa dei genitori che hanno fatto
“iscrizioni multiple”) ma è comunque alto, in aumento del
5%. Tra le ipotesi di soluzione: ampliare le convezioni, modificare il regolamento di accesso ai servizi, creare forme sperimentali di accoglienza. Già in due strutture è avviato un servizio di sostegno alla genitorialità. Riguardo alle graduatorie
di accesso occorre gestire la variabile del lavoro part-time. Ci
sarà poi da scovare chi bara nel compilare le autocertificazioni. La Paci sulla legge Fornero puntualizza: il blocco dei
SI TORNA
SUI BANCHI
contratti a tempo determinato (con sanzioni per le assunzioni
fatte entro 90 giorni dal termine dell’ultimo contratto) non si
applica ai servizi educativi. I rinnovi sono stati fatti o si faranno, ma il numero di insegnanti è fissato, puntando al rapporto 1 a 5 nei nidi, 1 a 7 alle materne.
Parmazerosei, società partecipata del Comune, chiuderà o no?
Valutazione in corso, giudizio sospeso (ma il M5S preferiva la
chiusura). Il fatto che vi siano contratti e convenzioni di lunghissima durata, da 13 a 30 anni, limita il potere d’azione. Sui
progetti lunghi non si può intervenire. Per valutare la qualità
dei servizi affidati a esterni — che dovrà essere alta, al livello dei
servizi comunali, e comprendere ad esempio la compresenza
delle operatrici — ci si affida ai sondaggi tra i genitori, ma ci
vorrà altro. Vista la crescente richiesta di formazione permanente, sotto la guida di addetti ai lavori esperti (anche esterni),
sarà incrementato il rapporto con l’Università.
Lunedì scorso hanno riaperto le scuole dell’infanzia. Lunedì
prossimo entreranno i nuovi bimbi, senza i ritardi preventivati dal Comune. Bambini più grandi, quelli della Racagni (ai limiti dell’agibilità) saranno ancora smistati tra la Cocconi e la
Corazza. Per la struttura sostitutiva Ciclosi ha messo a bilancio
8 milioni. Sui tempi dei lavori, è presto pronunciarsi. (e.c.).
L’ASSESSORA ROSSI RIBATTE AGLI ATTACCHI
Debito Asp, responsabilità di chi?
Tutta colpa del Wcc. L’assessora al Welfare, Laura Rossi, ribadisce il suo pensiero sulla fonte principale dei 4 milioni di debito di Asp. E durante la seduta della Commissione consiliare
sui Servizi sociali per discutere proposte di soluzione, arriva il
tiro incrociato di più schieramenti quando decide di non
diffondere il piano strategico, per la presenza di «imprecisioni» e perché l’amministrazione è «non del tutto convinta».
Per Buzzi (Pdl) e Iotti (Pd) il passivo non dipende dal Wcc. Per
Guarnieri (Altra politica) i modi per risollevarsi «o non sono
stati vagliati, o ci sono tenuti nascosti». A lei, che accusava la
Giunta di prendere decisioni senza confrontarsi, Rossi risponde: «Negli incontri con i dirigenti Asp abbiamo solo dato suggerimenti per un piano strategico. La discussione vera parte
adesso». Resta da decidere sull’abbattimento della residenza
Tamerici, sulle 2 strutture (per legge più piccole) che dovrebbero sotituirla, e sulla vendita dello Stuard-Romanini (per oltre 13 milioni?). Dal Pdl: il progetto Wcc non ha di per sé danneggiato i servizi agli anziani, ma l’averlo abbandonato sì. (e.c.)
Immagini ed esperienze raccontate dai nuovi prèsidi della Parmigianino e del
Comprensivo di Traversetolo. Dai problemi di oggi alle speranze di domani
IncontrocoineodirigentiscolasticiAndreaGrossieAnnaritaSicuri
però scontrarsi con alcuni
aspetti difficili e problematici. Partiamo dalle urgenze,
sicuramente tante, che affollano le menti e le scrivanie di
molti: dal vostro punto di vista, quali sono quelle realmente improcrastinabili, per
l’Italia e per Parma? E a quale, in particolare, vorreste
poter porre rimedio?
(AR.S.) «Abbiamo poche risorse per rendere gli ambienti di apprendimento più stimolanti e al passo con i tempi. Le nuove tecnologie entrano nelle scuole con difficoltà.
Inoltre occorrerebbe investire
molto di più nella formazione dei docenti favorendo chi
si impegna nell’elaborare
strategie didattiche innovative che rendano la scuola un
luogo più propositivo e motivante».
(A.G.) «L’urgenza, a mio avviso, è la qualità delle esperienze di apprendimento che
sono offerte agli studenti.
Nella quantità, di stimoli e di
informazioni, occorre continuare a riflettere con grande
attenzione a cosa, e a come,
proponiamo in quelle ore di
attività didattica, dietro cui
stanno la tradizione storica
di un paese, il suo impegno
economico e organizzativo, le
preoccupazioni delle famiglie, la passione educativa e
la preparazione professionale degli insegnanti, le attese di
futuro di tutti; così che attraverso quelle esperienze i ra-
gazzi siano in grado di trovare il senso di ciò che affronteranno nella società e nella
vita. Una seconda urgenza, o
meglio, una forte necessità, è
quella di offrire un percorso
adatto ad ognuno. Stiamo
scoprendo che siamo molto
diversi nelle modalità di capire, di operare intellettualmente e di affrontare emotivamente i compiti. Offrire a
ciascuno un percorso che valorizzi le proprie potenzialità, pur essendo molto oneroso, è l’unica strada per
un’educazione che si rivolga
a una persona, nella sua originalità e irripetibilità.
A Parma ci sono limitate, ma
significative, urgenze di tipo
logistico (edifici inagibili) e
problemi legati alle difficoltà
economiche (penso alle si-
tuazioni di disagio e disabilità). Considero però strategico un impegno per una scuola sempre più centrata su
modelli conoscitivi di tipo
collaborativo e cooperativo.
Se Parma a volte sconta la
scarsa attitudine ad agire di
concerto, si caratterizza per
una propensione all’autoreferenzialità dei soggetti, al fare da soli come più produttivo che il fare insieme, il suo
futuro allora si gioca nel
cambio di mentalità dei suoi
futuri cittadini, che potranno
imparare sui banchi di scuola, prima ancora che nella vita e nel lavoro, come la partnership e la collaborazione
consentano di raggiungere risultati più profondi e duraturi».
Prima è emersa la parola
“addio”: ogni anno i ragazzi
lasciano la scuola senza sapere, con certezza, chi li riaccoglierà in autunno.
(AR.S.) «Questo aspetto è
proprio il primo aspetto a cui
vorrei porre rimedio, la prima urgenza: dare alle scuole
un organico stabile». Oltre
che uno svantaggio evidente
per i ragazzi, sarebbe fondamentale anche per la scuola,
per la squadra di docenti che
si verrebbe a creare: «affiatata, che sente il senso di appartenenza alla propria
scuola, elaborando così anche un bilancio sociale».
Ogni anno la scuola sembra
presa, appunto, nella morsa
del “toto-nomine”: il sottosegretario
all’istruzione
Ugolini prevede che il problema potrebbe prendere
una svolta in positivo nel
corso dell’anno prossimo,
quando verrà introdotta l’agenda digitale per l’assegna-
zione di nomine e supplenze? E’ una soluzione fattibile
e fattiva?
(A.G.) «Dal processo di digitalizzazione della scuola mi
aspetto un netto miglioramento in termini di efficacia
del servizio, anche se il senso
di lentezza della macchina
scolastica dipende dall’estrema complessità della normativa», la classica propensione all’italiana burocrazia.
«Mi auguro che la digitalizzazione spinga nella direzione di uno snellimento delle
procedure».
Concorda anche la dirigente
scolastico Sicuri, auspicando che significhi una reale
stabilizzazione dell’organico: tale proposta governativa prevede infatti la permanenza dei docenti per almeno tre anni nello stesso istituto e potrebbe essere l’inizio di una svolta direzionale
importante.
5
Francesca Zanni
PROVOCAZIONI
Almenoiniziate
conun“Grazie”...
«A
mia volta ogni anno, a settembre, mi sottopongo al mercato del bestiame. […]
Fanno l’appello cominciando dal primo
in graduatoria e scendendo fino all’ultimo convocato. Nome Cognome ad alta voce, come alla visita
– per chi l’ha fatta – dei tre giorni del militare. Ci
chiedono cosa scegliamo: tre ore di diritto a 50 km
dalla città; oppure possiamo scegliere 6 ore in carcere con i detenuti del 41 bis (per carità bella esperienza, ma bisogna averne voglia!) oppure a 90 km ci
potrebbero essere 12 ore. O ancora ci propongono
un mix: carcere più paese fuori città a casa del diavolo. Ma non è profondamente umiliante? Perché
non cominciare tutto questo – anziché con un appello - con un ringraziamento? Perché non condividere insieme una difficoltà? Vedete, se cominciamo
a eliminare l’umiliazione, e riconosciamo davvero
che gli insegnanti hanno un ruolo, ma non quello
giuridico, un ruolo umano, un ruolo educativo e sociale allora avremo fatto già un grande passo verso
una scuola nuova. Una classe di persone umiliate
non è certo il meglio per crescere il futuro del paese».
tratto da “IL RUOLO” di Francesco Camattini
7 SETTEMBRE 2012
D
opo aver tracciato
un primo schizzo
del mondo della
Scuola, aiutati dal dirigente
scolastico Guido Campanini, cominciamo ora ad addentrarci tra le figure e le
idee di un universo lungo
anni e trasversale nelle generazioni. Ad una settimana
dall’inizio ufficiale dell’anno
scolastico ascoltiamo allora
l’opinione di chi, nella scuola da tanto, viene a ricoprire
un ruolo nuovo. Freschi di
nomina, Andrea Grossi e
Annarita Sicuri sono tra i diciotto neo-dirigenti scolastici di Parma e Provincia.
A getto, quali sono tre immagini o esperienze che associate al mondo della scuola e che vi hanno “formato”?
Da soli sette giorni all’Istituo
Comprensivo di Traversetolo ma una vita dietro la cattedra del Bocchialini, risponde Annarita Sicuri: «Sicuramente, il volto dei ragazzi tutte le mattine a scuola: è
sempre in attesa di cose nuove da fare. La scuola deve poter soddisfare la loro voglia di
crescere e diventere competenti! Allo stesso modo, l’ultimo giorno di scuola: sempre
un addio difficile.
E infine, gli esami finali: una
sfida per tutti».
Andrea Grossi, ora dirigente
scolastico presso l’istituto
comprensivo Parmigianino,
ci propone altre due immagini: «la scuola come una
scialuppa su cui tanti cercano di arrampicarsi con il rischio che si capovolga. Questo per dire il rischio di sovraccarico di funzioni che a
volte percepisco nel fare scuola tutti i giorni». Dall’altro lato, «la scuola come uno scrigno: a dire delle tante esperienze meravigliose, quotidiane, spesso nascoste, che
passano negli sguardi di
bambini e insegnanti o in cui
si dà lo spazio per il miracolo, frequente e sempre stupefacente, della comprensione».
Uno spaccato delle attese e
delle — belle — immagini
che sono ora emerse deve
mappe
Il presente e il futuro della scuola
6
7 SETTEMBRE 2012
GIAMPAOLO L’avvocato ed ex parlamentare ricorda l’esperienza con le “Aquile Randagie” negli
MORA
ultimi anni della “Giungla silente”, quando indossare il fazzolettone era da fuorilegge
Al campo estivo rischiando la galera
Quandoperdirenoalfascismogliscoutsidiederoallaclandestinità
M
Conclusa l’esperienza scout dopo la scomparsa di don Bonati e divenuto avvocato (iscritto all’albo dal ’52), Giampaolo Mora dai
seggi della DC, a Parma e poi a Roma, ha fronteggiato il comunismo, sedendo in Parlamento dal ’76 per 5 legislature — tre alla Camera e due al Senato — fino al ’94 e al «definitivo scioglimento del
partito per volontà di Martinazzoli», che ha ritenuto concluso un
ciclo: «la DC era storicamente in funzione anticomunista e nell’89
il comunismo era crollato insieme al Muro. Chiesi di mantenerla
in vita: “i tempi duri in cui paghiamo per i nostri errori, in misura anche eccesiva, finiranno”. Oggi ci sarebbe bisogno di una DC,
ma ormai ritengo che non debbano più esserci partiti dichiaratamente cattolici. Certo auspico il ritorno dei cattolici in politica, in
qualunque formazione, e che portino il lievito della loro cultura».
Responsabile del Sedas (Segretariato diocesano di attività sociale) già negli anni ’50, Mora su incarico di mons. Colli ha fondato
il Movimento cooperativo bianco. Dal ’69 al ’92 è stato presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano e ancora oggi lo è dell’associazione Musei del Cibo. Passerebbe volentieri il testimone
a colui (e fa nome e cognome) che attualmente svolge il 90% del
lavoro. Ma non è riuscito a convincerlo. (e.c.)
nere fede alla Promessa e alla
Legge scout («Legge di lealtà,
di libertà, di fraternità») decisero di continuare a «fare del
nostro meglio per crescere
uomini onesti e cittadini preparati e responsabili». La
“Giungla silente” iniziò così,
animata per 17 anni dal gruppo delle Aquile Randagie,
clandestini fedeli e ribelli con
l’ambizioso obiettivo di vivere
da scout “ogni giorno, per un
giorno in più” della durata del
Fascismo. A loro si aggiunse
don Bonati, grazie all’amico
lombardo don Andrea Ghetti
(“Baden”, altra mitica Aquila),
compagno di stanza e di studi alla Pontificia Università
Gregoriana, che gli trasmise
l’entusiasmo per il metodo
scout. Don Ennio coinvolse
poi il futuro avvocato... in attività illecite. Giampaolo Mora,
dopo la prematura scomparsa del giovane cappellano, è
l’unica Aquila Randagia di
Parma.
• Avvocato, cosa la spinse ad unirsi al gruppo?
Il fatto che fosse dichiaratamente clandestino; la forte
personalità dei capi, oltre alla
loro competenza; la volontà
di ignorare le proibizioni del
regime per vivere fino in fondo i propri ideali. In contatto
col Movimento francese e
svizzero erano riusciti a partecipare al Jamboree (il periodico raduno mondiale scout,
ndr) in Ungheria nel ’33 spacciandosi per svizzeri, e in
Olanda nel ’37 da italiani, incontrando il fondatore del
Movimento, Baden-Powell
(BP). Furono loro i primi,
quando ancora non avevo
opinioni e convinzioni precise, a educarmi alla politica,
ad aprirmi gli occhi sul Fascismo (lo stesso BP nei primi
anni ne ebbe un’impressione
positiva, ndr). I capi delle
Aquile erano apertamente avversi al regime: era il male,
non tanto perché aveva sop-
TRA LE FOTO-RICORDO E NEI NOSTRI ARCHIVI
1926:VitaNuovadifendel’Asci...
Sfogliando un fotodiario, Giampaolo
Mora si riconosce
nello scatto del ’41
qui riportato. Seduto, è il primo da destra. Don Bonati è
alle spalle, in veste
talare; poi individua
altre due anime trainanti del riparto:
don Ghetti “Baden”
e Giulio “Kelly” Uccellini (in piedi, da
sinistra, quinto e ottavo). La storia di fedeltà all’ideale scritta
dalle Aquile Randagie, che dopo 16 anni, 11
mesi e 5 giorni restituirono all’Italia un Movimento temprato e gioioso, desta ancora
ammirazione. Recita un loro motto: “Ciò
che noi fummo un dì, voi siete adesso. Chi
si scorda di noi scorda se stesso!”. L’Asci di
Parma, tacciata dalla stampa fascista di essere «corpo militarizzato del Partito Popolare», fu difesa proprio da Vita Nuova, il cui
direttore don Del Monte nel ’26 precisò che
l’associazione era nata nel 1916, tre anni pri-
ma del partito di don Sturzo. Parma si inchina al decreto del ’28 deponendo le insegne (fiamme) nella chiesa della Steccata, ai
piedi dell’altare dedicato al patrono San
Giorgio. Leggiamo nel messaggio di solidarietà inviato dal vescovo Conforti: “il Signore terrà conto del sacrificio... Vi sorregga il
pensiero di non avere nulla da rimproverarvi. Proseguite nella franca espressione di
quei principi santi nei quali è riposto il segreto della prosperità domestica e sociale”.
(e.c.)
presso lo scautismo, ma ogni
libertà di espressione; perché
incitava al razzismo, perché ci
aveva portati alla guerra. E’
grazie a loro che ho appreso i
concetti di democrazia e libertà.
• Dal ’42 al ’45 per vivere
l’esperienza di quei campi estivi sulle Alpi che rischi avete corso?
A 14 anni non è che fossi molto consapevole della posta in
gioco, soprattutto se penso ai
capi. La vita di campo per noi
scorreva tranquilla, con pochi
imprevisti. Al tempo non ti
assalivano se tagliavi un alberello... Ho partecipato ai campi in Val di Non, Val Pusteria,
Val Bresciadega; proprio qui
(in provincia di Sondrio) l’episodio più eclatante: il maresciallo dei Carabinieri del
paese si insospettì molto vedendoci in uniforme e col
cappellone da ranger canadesi. Pensava fossimo paracadutisti nemici. Fece un’inchiesta e vedendo che c’erano preti e ragazzi si calmò, ma
ugualmente doveva fare rapporto e per precauzione voleva arrestarci. Fortunatamente
tra noi c’era il figlio di un gerarca, un certo Osio, grande
industriale. Bastarono un
paio di telefonate per far finire tutto in una bolla di sapone. L’infrazione fu “derubricata”: una ragazzata, non una
vera e propria ricostituzione
del Movimento scout. Era appena cominciata la guerra. I
capi hanno rischiato la denuncia per organizzazione di
associazione dichiarata sciolta, e forse la galera.
• Molto più pericolosa,
dopo l’8 settembre, l’attività dell’Oscar (Organizzazione scout collegamento e aiuto ricercati),
la “Resistenza” tacitamente approvata anche
dall’arcivescovo Schuster. Ne sapeva qualcosa?
Vagamente... I più giovani
giustamente erano tenuti allo scuro. So che i capi avevano
rapporti e si sono impegnati
a proteggere ebrei, perseguitati politici e disertori. Con
tutta probabilità è in quegli
anni di incontri con Andrea e
Vittorio Ghetti e Uccellini che
don Ennio maturò la decisione di operare a fianco dei partigiani cattolici, insieme a don
Cavalli, assumendosi gravissimi rischi. (Ndr: a fine guerra, l’Oscar, di cui Uccellini faceva parte sotto falso nome,
aveva operato oltre 2100
espatri e prodotto 3000 documenti falsi).
• Come ha reagito la famiglia alla suo ingresso
tra le Aquile?
In casa non eravamo tanto fascisti... Sapevano del carattere “leggermente eversivo” del
gruppo, ma tale era la fiducia
in don Ennio che si limitarono a dirmi “sii prudente!”. Mai
avrebbero pensato a cosa rischiavamo... Ma anche in
quella fucina di spiritualità
che è Azione Cattolica, di cui
ero assiduo frequentatore tra
il ’35 e il ’40, si rischiava. Con
l’associazione San Raffaele
partecipavamo alle gare diocesane, e primeggiavamo. Ero
delegato aspiranti di AC e un
giorno venne un giovane che
si presentò come soldato,
bersagliere... Si diceva in cerca di amici, in realtà era una
spia della federazione fascista, incaricato di scoprire se la
sede era un covo di antipartito. Dato che lì ognuno si
esprimeva come voleva, il
presidente ebbe problemi.
Credo l’abbia salvato il Vescovo.
• Il ’45 è l’anno della Liberazione e della rinascita dell’Asci. Momenti memorabili da allora?
Perché il valore dell’esperienza nella Giungla silente non
andasse perduto, con don
Ennio e gli amici conosciuti
prima dello scioglimento fondammo subito il Riparto Parma 3 “S. Giorgio” (io ero un
aiuto-capo). La nostra sede si
divideva tra le chiese di
Sant’Andrea e San Pietro, e la
casa dello stesso don Bonati
(via Piccinini 6), nuovo assistente provinciale e di lì a poco fondatore delle Guide insieme a Alda Lagazzi, mia cugina. Partecipammo a Roma
al primo Campo nazionale
del dopoguerra, a Villa Doria
Pamphili. Un viaggio lunghissimo: a causa dei molti ponti
danneggiati, il treno si fermava per tempo, scendevamo,
superavamo a piedi la gola e
risalivamo su un treno che
aspettava dall’altra parte. Tra
i ragazzi dei cinque riparti
della città c’era un sano spirito di competizione, in un
continuo confronto sui risultati raggiunti nelle attività e
sulla partecipazione ai grandi
eventi (il Jamboree su tutti).
C’erano la gioia e l’orgoglio
dell’appartenenza al gruppo.
Del Parma V conoscevo bene
l’assistente don Tarcisio (Tar),
figlio dei beati coniugi Beltrame Quattrocchi. Li ho incontrati, era la fine degli anni ’40,
invitato a pranzo a Roma nella loro casa storica, dimora di
primi ministri, a due passi dal
Viminale. Maria Corsini era
donna austera, di un rigore
estremo, mi incuteva soggezione. Luigi, avvocato dello
Stato, era più alla mano. Ritengo che lo spirito religioso
di lei, trasmesso ai quattro figli, sia stato determinante
nella loro scelta di consacrarsi. Ricordo la scomparsa di
don Ennio, a soli 35 anni, colpito da una malattia che in
poco tempo lo immobilizzò.
Celebrò Messa finché gli fu
possibile, esercitando il ministero in totale serenità di spirito. Un esempio di vita cristiana vissuta ai limiti dell’eroismo.
• Cosa deve allo scautismo?
Il senso di solidarietà, l’attenzione al prossimo, la vita ordinata, la preghiera, l’essere
pronti, la capacità di superare
le difficoltà con paziente determinazione; il pensare con
la mia testa, abitudine che
nonostante l’età conservo.
Ora mi interesso allo sviluppo dei rapporti tra fede e politica, e colgo l’occasione: gradirei se voleste pubblicare
qualche mio scritto.
E così l’avvocato, l’ultima
Aquila, si rivelò potenziale
collaboratore di Vita Nuova.
Erick Ceresini
persone
In studio e in Parlamento
7
7 SETTEMBRE 2012
embro attivo di associazione eversiva. A che età? 14 anni. I genitori hanno pure dato
il nulla osta; senza ansie eccessive, visto che assieme al
figlio c’era sempre... il parroco.
Settant’anni dopo incontriamo quel ragazzo in via Farini,
nel suo studio. Uno studio legale; suo, letteralmente. Questa settimana “si va per avvocati”. Giampaolo Mora, classe
1928, ampi e intensi trascorsi
politici — prima segretario
provinciale della DC, poi deputato e quindi senatore —;
diversi ruoli di prestigio tra
“ieri” e oggi, altre cariche che
gli hanno proposto e che ha
rifiutato, frequenta ancora i
tribunali «ma molto meno di
prima». Curriculum di tutto
rispetto, ma il movente dell’incontro non è questo, bensì il ricordo di settimane d’estate vissute in clandestinità.
Antefatti: 1941. Giampaolo,
ragazzino della parrocchia di
San Sepolcro, conosce lo
scautismo. A coinvolgerlo, a
suscitarne la passione, è il
giovane cappellano don Ennio Bonati. Ma il “Grande gioco” in Italia era proibito da 13
anni, e lo sarebbe stato per altri quattro, soppresso per volontà di Mussolini (decreto
del 9 aprile 1928). A Parma la
decisione fu rispettata: sciolta l’associazione cattolica
Asci, in provincia non vi è notizia di attività scout realizzate segretamente.
Però, più a Nord, ci fu chi disse no («Non è giusto e non accettiamo che ci venga impedito di vivere insieme», parole del capo carismatico del
gruppo Milano II, Giulio Cesare Uccellini, in arte Kelly). A
Milano e Monza un nucleo di
capi e assistenti spirituali insieme ai loro ragazzi, per te-
Gr.Est e campi in parole e immagini
estate
FAMIGLIA DI NAZARETH • Si è svolto dall’11 al 22 Giugno presso la
Parrocchia Famiglia di Nazareth il Gr.Est “Passpartù, dì soltanto una parola”.
Un’esperienza bellissima con 50 bambini e 12 animatori, una grande
disponibilità e partecipazione affettiva e pratica anche dei genitori, terminata
venerdì 22 con una cena con tutte le famiglie, animatori e parroci insieme nel
cortile parrocchiale.
BAZZANO • Per due settimane, dal 18 al 29 giugno si è svolto il Grest per
bambini e ragazzi della Nuova parrocchia della zona di Neviano degli
Arduini. Il tema che ci ha accompagnato è stato la ricerca dei valori, oggi
quanto mai necessari, quali: l’Impegno, il Coraggio, l’Altruismo, l’Amicizia, il
Rispetto, la Lealtà. Giornate intense tra gioco, passeggiate, uscite, sostenuti dal
gruppo dei ragazzi più grandi e diverse mamme a tempo pieno.
SORBOLO • Anche quest’anno la Parrocchia di Sorbolo ha organizzato il tradizionale campo
estivo di Berceto. Una cinquantina di ragazzi, accompagnati dal giovane gruppo di animatori e
da don Giuseppe, ha trascorso l’ultima settimana di luglio nel paesino dell’Appennino
Parmense. Grande soddisfazione da parte di tutti per sette giorni di divertimento, compagnia,
camminate, riflessioni e crescita, sullo sfondo del racconto del ”Piccolo Principe”.
CRISTO RISORTO • Sono stati cinque giorni intensi di vita
comunitaria quelli passati a Sasso, nel comune di Neviano, dal
Gruppo Giovani della parrocchia.
Cinque giorni trascorsi tra divertimento, preghiera, servizio
riflettendo, assieme al parroco don Crispino, sul tema: “E ora dove
si va? Passato, presente e futuro”.
SACRO CUORE • Una bellissima esperienza di
fraternità e di condivisione, di amicizia e di
comunione. È il campo estivo delle famiglie a
Corvara. Un’occasione davvero formidabile per
stare insieme, conoscerci, sentirsi comunità viva e
reale radunata attorno ai presbiteri e all’interno
dell’unica famiglia che è la Chiesa. Il fascino delle
Dolomiti non ha ostacolato il convergersi dei
momenti di svago in uno spirito di preghiera e
riflessione orientato sulla tematica della fede. I tanti
momenti vissuti insieme durante le passeggiate, le
gite in montagna, momenti di preghiera, corse in
bici, ricreazioni alla sera, i vari giochi ed incontri
più o meno formali, hanno creato ed arricchito i
legami di amicizia già esistenti, dando occasione di
conoscerci meglio e di sentirci parte di un’unica
famiglia e comunità cristiana.
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7 SETTEMBRE 2012
BASILICANOVA • “Movimentato”, quasi sospinto dalla brezza dello Spirito appena ricevuto, il
Campo-Cresima vissuto a Capriglio. I ragazzi, più che lasciarsi coinvolgere, hanno coinvolto i
catechisti e i genitori in un Rally che ha intensificato l’amicizia maturata lungo i quattro anni di
catechesi… E non finisce qui! Parola di ragazzi.
TRAVERSETOLO • La parrocchia nel mese di giugno ha organizzato il Gr.Est per 12
giorni, diviso in due turni per i ragazzi delle elementari e delle medie. Il tema
svolto è stato quello indicato dalla Diocesi “Passpartu” ... Dimmi soltanto una
parola” ... molto buona la partecipazione dei ragazzi e degli animatori. Tantissime
sarebbero le foto da pubblicare... per adesso ci fermiamo a quelle di gruppo!
SANT’ANDREA IN ANTOGNANO • Molto partecipato il
campo dei bambini e ragazzi della comunità, passato
tra giochi, canti, risate e momenti di preghiera e
riflessione per scoprire i fondamenti della nostra fede.
PALANZANO • Un mese di Gr. Est. in nome della famiglia e della
fratellanza accompagnati dalla figura di Giuseppe e i suoi 11 fratelli.
Ed è proprio come in una grande famiglia, con gioie e dolori,
dissapori e grandi intese, che si è relaizzata questa esperienza.
SAN SECONDO • Il Gr. Est. si è tenuto negli spazi parrocchiali
dal 2 al 27 luglio. Sono state 4 settimane intense, con la
partecipazione di 120 bambini e ragazzi e una cinquantina di
giovani animatori. All’insegna del tema ”Passpartu” sono
state fatte gite, nelle foto l’escursione al monte Grigna (Lecco),
laboratori, giochi, tendate e uscite in piscina.
LESIGNANO • Il Gr.Est, realizzato in collaborazione con Eidé, si è svolto
dal 18 al 29 giugno coinvolgendo 65 bambini e ragazzi e 7 giovani
animatori. Le giornate si sono alternate tra piscina, uscite in fattoria, giochi
di squadra e laboratori per concludersi con un bellissimo Talent Show.
Abbiamo gioito insieme, bambini e animatori, e non finiremo mai di
ringraziare chi ha reso possibile la quarta edizione del Gr.Est. di
Lesignano...che non si ferma qui!
Dal2017occorreràlalaureamagistraleconseguitapressogliIstitutidiScienzereligiose,
cheperònonèancorariconosciutacometaledagliateneipontificiedaquelliitaliani
«L’
Intesa tra Miur
e Cei trova il
suo significato
nell’esigenza di adeguare i titoli richiesti per l’Irc a quelli
richiesti a tutti gli altri insegnanti italiani di ciascun ordine e grado per tutte le altre
discipline, cioè la laurea magistrale o specialistica. L’operazione di per sé riguarda solo il punto 4 dell’intesa del
1985, così come disposto dal
Protocollo Addizionale alla
revisione concordataria del
1984.
I pregi: 5 anni di
studio, parità tra
insegnanti comuni e
specialisti
Lo scopo è raggiunto precisamente alla lettera c) del
punto 4.2.1, laddove si individua il nuovo titolo necessario per impartire l’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado
a partire dall’anno scolastico
2017-18 (anche per la scuola dell’infanzia e primaria)
nella laurea magistrale in
scienze religiose, titolo rilasciato dagli istituti superiori
di scienze religiose approvati dalla Santa Sede. Si tratta di
un titolo che va a sostituire il
vecchio magistero in scienze
religiose, quadriennale, aggiungendo un altro anno di
studi.
Un titolo del tutto equivalente ad una laurea magistrale
conseguita nelle università
statali, poiché fondato su un
I limiti: un titolo che
vale solo per l’Irc e
molte disomogeneità
Le ombre iniziano subito con
lo stesso titolo definito di
“laurea magistrale” in scienze religiose ma poi non riconosciuto come tale dalle università pontificie e pertanto
non ricadente nel regime di
equiparazione dei titoli previsto con l’accordo ItaliaSanta Sede di cui al Dpr
175/94.
La laurea specialistica in
scienze religiose, pertanto,
non ha alcun valore di laurea,
né nell’ordinamento accademico pontificio (in cui non è
neppure valutato come pari
al baccalaureato in teologia)
né di conseguenza in quello
italiano.
FORMAZIONE • La
nuova Intesa
adegua i titoli
richiesti per l’Irc a
quelli richiesti agli
insegnanti delle
altre discipline.
Rimane comunque
necessaria
l’idoneità rilasciata
dalla diocesi.
Serve solo per l’insegnamento della religione ma non per
altro. Non è neppure riscattabile ai fini pensionistici.
Una laurea di fatto, perché
sono cinque anni di studi seriamente intesi, ma non di
diritto. Un titolo, quindi, senza alcun valore al di fuori dell’Irc. Manca, inoltre, una disposizione relativa all’indirizzo scelto nel biennio finale da chi consegue il titolo.
Non sembrano equiparabili
del tutto, dal punto di vista
della destinazione nell’ambiente scolastico, l’indirizzo
pedagogico con quello ministeriale o spirituale.
Un altro appunto riguarda
l’eccessiva disomogeneità tra
il titolo fondamentale per
l’Irc e gli altri titoli di qualificazione previsti dalle lettere
a) e b) del punto 4.2.1 dell’Intesa, già presenti peraltro
nella precedente intesa. La
lettera a) dispone che siano
validi i tre gradi successivi dei
titoli rilasciati dalle università pontificie (baccalaureato, licenza, dottorato).
Sembra abbastanza inutile
averli enumerati tutti insieme, visto che il solo titolo di
base, il baccalaureato in teologia, è già sufficiente essendo contenuto negli altri. Il
che significa però che un titolo di primo livello, una laurea breve di durata triennale,
diviene utile per l’insegnamento dell’Irc nello stesso
modo della laurea magistrale, che però è quinquennale e
di secondo livello. Sarebbe
stato augurabile prevedere
solo la licenza in teologia,
eventualmente perfezionabile con un master di tipo pedagogico.
La lettera b) poi, dispone che
sia ancora sufficiente per
l’insegnamento, sempre al
pari della laurea magistrale,
anche un mero attestato di
compimento degli studi in
un seminario maggiore. Po-
sto che ciò esclude il genere
femminile ma qui siamo addirittura al di sotto del primo
livello universitario. Si tratta
di situazioni accettabili solo
nella fase di prima Intesa nel
1985 non nell’attuale, visto
che lo scopo dichiarato è
quello di alzare il livello di
qualificazione a quello richiesto per gli altri insegnanti.
Fase transitoria:
poca chiarezza e
troppe eccezioni
Le norme sulla fase transitoria sono formulate in modo
poco comprensibile, racchiuse in ambiti di volta in
volta superati dal successivo,
quasi a voler allargare ampiamente ed a più riprese la
platea dei non aventi obbligo
al nuovo titolo, dei cosiddetti “graziati”. Non ha bisogno
di munirsi del nuovo titolo
necessario a partire dal 201718 (cinque anni di tempo per
munirsene, come nella vecchia Intesa) oltre ovviamente
ai docenti già in servizio: a)
chi consegue il vecchio magistero in scienze religiose
entro l’anno accademico
2013-14; b) chi consegue una
qualsiasi laurea civile più un
diploma di scienze religiose
entro l’a.a. 2013-14; c) chi
consegue un diploma di
scienze religiose entro l’a.a.
2013-14 (solo per la scuola
dell’infanzia e primaria); d)
l’insegnante comune che ha
impartito l’Irc per almeno un
anno nel periodo 2007-12
(solo per la scuola dell’infanzia e primaria); e) chi, in possesso di uno dei titoli succitati, ha svolto un anno di servizio continuativo entro il
2016-17; f) chi, in possesso di
uno dei vecchi titoli previsti
dall’Intesa del 1985, ha svolto un anno di servizio continuativo dal 2007-08.
Su ciò occorre precisare che
già da anni gli istituti superiori di scienze religiose non
rilasciano più diplomi triennali e magisteri quadriennali. Sul concetto di anno di servizio continuativo, che farà
certamente aprire un contenzioso, pure occorre precisare che s’intende per esso
sia l’incarico che la supplenza, e che non può non riconoscersi come tale quello
previsto dall’art. 11 comma
14 della legge 124/99, cioè
della durata di almeno 180
giorni o dal 1° febbraio al termine delle lezioni compresi
gli scrutini, purché continuativo, cioè svolto da una o più
supplenze senza interruzione tra di esse, neppure di un
sol giorno.
Vale la pena sottolineare, infine, che il requisito del titolo
di studio non sostituisce ma
si accompagna a quello dell’idoneità diocesana altrettanto necessaria come prima
per impartire l’Irc».
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L’istituto,cheservelediocesiromagnole,èstatocompletamenterinnovato.UncorsosullarecezionedelConcilio
«Prevediamo un boom di iscrizioni»
IntervistaapadreDinoDozzi,direttoredell’ISSR“Sant’Apollinare”diForlì
Cogliendo l’occasione della nuova
Intesa abbiamo interpellato il direttore dell’ISSR “S. Apollinare”, padre Dino Dozzi.
«L’ISSR “S. Apollinare” — spiega
padre Dozzi — ha sede a Forlì, presso il Seminario diocesano, in via
Lunga 47, perché è più centrale e
più comoda per le cinque Diocesi
romagnole che vi fanno riferimento
e che l’hanno promosso: RavennaCervia, Cesena-Sarsina, FaenzaModigliana, Imola, Forlì-Bertinoro. La sede è stata del tutto rinnovata con ampio parcheggio, aule
provviste delle più moderne attrezzature, biblioteca di consultazione
per studenti e professori. In soli due
anni possiamo dire di “aver fatto
miracoli». E questo grazie soprattutto al generoso investimento dei
nostri cinque Vescovi che hanno
mostrato di crederci davvero in un
progetto di collaborazione per preparare adeguatamente i futuri professori di religione, ma anche gli
animatori per gruppi, per la catechesi dei bambini e degli adulti,
per la liturgia, per la cooperazione
pastorale
• Quanti frequentano i corsi?
Abbiamo già più di trenta iscritti
per ognuno dei cinque anni, ma
crediamo che nel prossimo anno
avremo un boom di iscrizioni per
gli effetti dell’intesa firmata da S.
Sede e Stato Italiano.
• Quali sono le richieste per
chi si iscrive?
L’impegno richiesto per la frequenza (obbligatoria) e per dare gli
esami (14 esami per il triennio e 12
per la specialistica ogni anno) è notevole, ma abbiamo già avuto ventisette lauree triennali e tre di specializzazione. Il sostegno dei Vescovi si esprime anche nel tenere
bassa la retta di iscrizione (solo 500
euro all’anno), impegnandosi loro
a “far tornare i conti”. Trentasei sono i docenti — sacerdoti e laici, uomini e donne — per le varie discipline: filosofiche, storiche, umanistiche, bibliche, teologiche, morali, liturgiche.
• Quando si tengono le lezioni?
Per favorire la partecipazione degli
studenti — molti dei quali lavorano
— le lezioni si svolgono il martedì,
il mercoledì e il giovedì dalle ore 18
alle ore 22,50. L’anno accademico
che inizierà il prossimo 25 settem-
bre è caratterizzato anche dall’anno della fede e dal 50o dell’inizio
del Concilio Vaticano II. A tutti gli
studenti dei cinque anni nel primo
quadrimestre proponiamo un corso straordinario su “La recezione
del Concilio Vaticano II” che sarà
tenuto dal prof. Erio Castellucci il
giovedì con inizio alle ore 21 e sarà
aperto alla partecipazione anche di
sacerdoti, religiosi e laici non iscritti.
Le iscrizioni al prossimo anno accademico sono possibili dal 4 settembre al 18 ottobre. Programmi,
orari e tutte le altre informazioni
sono
disponibili
sul
sito
www.issrapollinare.it
Michele Tarlazzi
7 SETTEMBRE 2012
I
l 28 giugno 2012 è stata
firmata un’ intesa tra la
Conferenza Episcopale
Italiana e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e
della Ricerca (nella foto, il ministro Profumo)sulla formazione degli insegnanti di religione cattolica. L’intesa prevede che, per accedere all’insegnamento della religione
cattolica nelle scuole di ogni
ordine e grado, si debba essere in possesso dei titoli accademici di baccalaureato, licenza o dottorato in teologia
o in altre discipline ecclesiastiche, oppure si sia conseguita la laurea magistrale in
Scienze Religiose secondo il
nuovo ordinamento. I nuovi
titoli saranno richiesti a partire dal 1o settembre 2017 per
lasciare a tutti il tempo di
completare eventuali percorsi di studio già avviati. È
un’intesa importante che finalmente porta ordine nell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane e valorizza gli Istituti
Superiori di Scienze Religiose.
Qui di seguito le note di Michele Manzo, della Cisl
Scuola Regione Lazio, membro del Consiglio Nazionale
della Pubblica Istruzione.
triennio di base (in cui prevalgono le scienze teologiche) da cui si esce con un
baccalaureato o laurea breve,
più un biennio specialistico
(in cui prevalgono le discipline d’indirizzo, specificamente pedagogico-didattiche).
E’ un titolo di durata quinquennale, pertanto, dai contenuti molto adeguati per
l’insegnamento scolastico.
La struttura dei corsi è articolata sulla base dell’accordo di
Bologna del 1999.
L’altro pregio della nuova Intesa è costituito dalla posizione di parità tra le due figure di docenti di religione nella scuola dell’infanzia e primaria: le insegnanti specialiste e quelle comuni. Non c’è
più la figura principale e poi
quella ausiliaria, come nell’Intesa del 1985. A entrambe
si chiede il titolo di laurea
specialistico. Alla seconda figura, però, priva di preparazione teologica specifica, si
richiede in più un master di
secondo livello, cioè un corso
di perfezionamento universitario di durata annuale.
regione
Insegnanti di religione: firmata
la nuova Intesa tra Cei e Stato
CARATTERISTICHE E TARGET DELL’ISTITUTO DI VIALE SOLFERINO
CARTA
D’IDENTITÀ
Tuttii“come”(ei“chi”)dell’IISSR
VICEDIRETTORE: prof. Vinicio Zanoletti
SEGRETARIA: Patrizia Rocchi
CONSIGLIO DI ISTITUTO:
prof. don Matteo Visioli (direttore)
prof. dott. Vinicio Zanoletti (vicedirettore)
prof. don Umberto Cocconi (docente stabile)
prof.ssa Serena Rinaldi (docente stabile)
prof. Mons. Pietro Ferri (docente stabile)
prof. don Raffaele Mazzolini (delegato del Moderatore)
prof. Sr. Plautilla Brizzolara (delegata dei docenti
incaricati)
Patrizia Rocchi (Segretaria)
Corso di Laurea
Il piano degli studi segue l’articolazione europea del “3+2”. L’Istituto garantisce lo svolgimento del percorso accademico di primo ciclo, strutturato su tre anni di studio, al termine dei quali
la Facoltà conferisce il grado accademico di Laurea in Scienze Religiose. Il Corso di Laurea è
aperto ai seguenti studenti:
• ordinari (con diploma di scuola superiore o
laurea) interessati al conseguimento del grado
accademico di Laurea in Scienze Religiose;
• straordinari, che non dispongono dei titoli previsti, o che pur disponendo di questi non sono
intenzionati a conseguire il titolo accademico;
• ospiti/uditori che possono seguire l’intero percorso oppure scegliere alcuni corsi specifici,
senza sostenere i relativi esami.
ISTITUTO INTERDIOCESANO
DI SCIENZE RELIGIOSE
“SANT’ILARIO DI POITIERS”
Viale Solferino 25
43123 PARMA
CHI SIAMO • L’Istituto Interdiocesano Superiore di Scienze Religiose “Sant’Ilario di Poitiers” delle Dio-
cesi di Parma, Piacenza-Bobbio e Fidenze, promosso dalla Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna, è un’Istituzione accademica eretta dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica della
Santa Sede e collegata alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna.
Il percorso formativo è orientato alla conoscenza sistematica e scientifico della tradizione ebraicocristiana e della teologia cattolica, a partire dai loro fondamenti storici, biblici, dottrinali e spirituali,
in dialogo con lo sviluppo della storia del pensiero e delle scienze umane.
7 SETTEMBRE 2012
10
A
partire dal Concilio Vaticano II è cresciuta tra i fedeli la
richiesta di un “sapere della fede”. La fede infatti nasce
dalla rivelazione, che si offre all’intelligenza e allo studio.
Oggi in particolare si avverte la necessità di pensare la fede nel
suo incontro con la cultura contemporanea e le sue questioni
più urgenti: etiche, filosofiche, sociali, storiche, giuridiche... Le
grandi domande aperte sull’esistenza e il senso stesso del vivere richiedono un attento vaglio da parte di una fede che non
può esaurire il suo compito rifugiandosi nella pietà. Al contrario essa deve essere sempre ragionevole, capace di valorizzare
la ragione più profonda dell’animo umano. Singoli credenti e
comunità ecclesiali sentono il bisogno di sviluppare l’intrinseca ragionevolezza dell’atto del credere e di saper rendere ragione della fede e della speranza affidate loro in quanto testimoni
del vangelo.
Ecco perché esiste a Parma l’Istituto Interdiocesano Superiore
di Scienze Religiose “S. Ilario di Poitiers”, condiviso con le chiese sorelle di Piacenza-Bobbio e Fidenza. Esso intende fornire le
coordinate per pensare la fede e renderla ragionevole, credibile, capace di “dire Dio” nel dialogo con le religioni, con la cultura contemporanea, e tradurla in una autentica vita di carità.
Nato negli anni Ottanta come “Istituto di Scienze Religiose”
(ISR), ha saputo guardare profeticamente avanti intrecciando
fin dal suo sorgere una felice collaborazione tra diocesi vicine.
Se agli inizi era conosciuto principalmente come “la scuola degli insegnanti di religione”, la sua identità è andata sempre più
specificandosi come un servizio alla vita della chiesa nel dialogo con la cultura contemporanea. Certo, l’Istituto era necessario per l’acquisizione dei titoli degli insegnanti di religione cattolica. E anche oggi il percorso fornisce questa opportunità, recentemente confermata dalla Intesa CEI - MIUR siglata a fine
giugno. Ma ciò che all’inizio sembrava solo una scuola funzionale all’ottenimento di un diploma ha subito una vera evoluzione di identità. Il diploma è diventato una laurea, l’Istituto ha
assunto una fisionomia realmente accademica, e nella maggiore serietà della proposta apre oggi le sue porte a quanti desiderano approfondire i temi centrali della fede, svolgere in modo qualificato un servizio ecclesiale, affrancare la fede cristiana dall’ambito sentimentale e privatistico in cui viene spesso
relegata da chi non ne conosce lo spessore e presentarne la ragionevolezza in rapporto al mondo contemporaneo.
Tra i meriti attribuiti da più parti al cardinale Carlo Maria Martini vi è stato proprio quello di avere collocato lo studio della Sacra Scrittura, e più in generale della rivelazione cristiana, nell’ambito dei saperi scientifici che — se assunti con libertà e verità — aiutano a comprendere il valore della storia in cui viviamo ed educano a una pace duratura. Ci piace ricordare che fu
proprio lui a dare vita nella sua diocesi di Milano all’Istituto
diocesano di Scienze religiose. A esso guardava come alla scuola nella quale fede e ragione si alleano tra loro nella libertà per
portare lo sguardo profetico dei credenti a comprendere il significato profondo degli eventi. Al di là dei titoli e dei diplomi,
e attraverso gli sbocchi professionali che questa proposta genera, è in fondo questa la missione del nostro Istituto: non a caso dedicato a S. Ilario, patrono della città di Parma ma soprattutto valido indagatore della verità rivelata da portare poi al servizio di tutti.
Don Matteo Visioli
La proposta formativa dell’Istituto è aperta a:
• coloro che desiderano una seria preparazione
teologica e culturale per una formazione personale;
• coloro che intendono qualificare e perfezionare il servizio pastorale nei diversi ambiti dell’e-
sito internet:
www.istitutosantilario.it
Struttura dell’Istituto
MODERATORE: Mons. Enrico Solmi, Vescovo di
Parma
DIRETTORE: prof. don Matteo Visioli
Gli studenti iscritti hanno la possibilità di accedere alla Biblioteca del Seminario Maggiore (in
foto) in borgo XX Marzo 19/A, munita di un vasto patrimonio librario specializzato nelle Scienze Religiose.
La Biblioteca riapre il 17 settembre, secondo i
consueti orari: il martedì dalle 8.30 alle 12.30 e il
giovedì e il sabato dalle 8.30 alle 16.30.
Per informazioni: tel. 0521.286292 e.mail: [email protected]
web: www.ceibib.it/opac
Alla scoperta dell’Istituto superiore “S.Ilario di Poitiers”: approcci, didattica e sbocchi del Corso di Laurea.
Il direttore don Matteo Visioli: «È difficile pensare ad un futuro senza il contributo vivo del sapere teologico»
Un’esperienza per approfondire la fede
e per rispondere alle grandi domande
A
lla vigilia dell’inizio del nuovo
Anno Accademico, abbiamo
intervistato don Matteo Visioli, direttore dell’Istituto Interdiocesano di Scienze Religiose, per capire
e conoscere, assieme a lui, le caratteristiche e il funzionamento dell’Issr.
• Don Matteo, da due anni è direttore dell’Istituto S. Ilario: che
senso ha parlare di “scienze religiose”?
Anche per lo studio dell’esperienza
religiosa non si può rinunciare a un
pensiero critico e rigoroso, capace di
comprendere il senso e la complessità di questa dimensione. Diversamente si riduce l’esperienza religiosa all’ambito del privato, per lo più
con una colorazione puramente
emotiva, rischio questo a cui si espone fortemente una certa modernità.
Perciò l’esigenza di un metodo di ricerca e di studio in grado di definire
i contenuti, di porre dei confini, di
chiarire i fondamenti è parte del sapere “scientifico” della teologia,
scienza che studia la rivelazione cristiana.
• Se “scienza” ha quindi rilevanza pubblica?
Nel linguaggio comune si tende ad
attribuire valore scientifico solo alle
discipline che contemplano un laboratorio, un metodo sperimentale,
in vista di un risultato concreto e
universalmente apprezzabile. Capita spesso di sentire scienziati che la
pensano così. È questa l’eredità del
pensiero moderno che ci connota
ma che da sola non può esaurire gli
orizzonti infiniti dell’esperienza
umana soprattutto in ordine alle
grandi domande sul senso. Le scienze religiose, quando si confrontano
con la realtà, non possono che avere
una rilevanza “pubblica”, ovvero una
capacità di interpretare e orientare
l’agire delle persone e della società. Il
senso della persona umana, della
sua trascendenza, del suo anelito all’assoluto, la sua libertà e la sua coscienza non possono essere indagati dalle sole scienze empiriche. E co-
sì tanti altri aspetti della realtà.
• Molti laici in questi anni si sono avvicinati al sapere teologico. Che cosa li ha spinti?
Con l’ISSR abbiamo un osservatorio
particolare: per molti la motivazione allo studio della teologia nasce da
un bisogno di approfondire e dare
un fondamento alla esperienza della fede, sia quella personale che
quella che alimenta le diverse religiosità, anche nella nostra Emilia. A
questo si aggiunge per diversi studenti la possibilità di spendere questo sapere in ambiti professionali come l’insegnamento, l’animazione
culturale, il servizio alla Chiesa nelle diverse forme di ministero pastorale. La Chiesa di oggi già si avvale di
competenze laicali qualificate assumendone la professionalità e la
competenza. Nella Chiesa di domani questi aspetti di certo cresceran-
no.
•
Quanto dura il percorso di
studio?
Chi desidera compiere l’intero percorso deve frequentare l’Istituto per
tre anni per conseguire così il titolo
di Laurea in scienze religiose. Questo
diploma, rilasciato sotto il patrocinio
della Facoltà Teologica dell’Emilia
Romagna, è riconosciuto dalla Chiesa Italiana e dalla S. Sede. Lo Stato
Italiano ne riconosce il valore giuridico in vista dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola
pubblica. A questo proposito vale la
pena ricordare che è in corso un processo di riconoscimento dei titoli di
studio in Europa, il cosiddetto “Processo di Bologna”, al quale partecipa
anche la S. Sede, che porterà a estendere a livello europeo il valore dei titoli di laurea. È auspicabile in questo contesto che la laurea in Scienze
religiose possa presto essere riconosciuta a tutti gli effetti quale titolo di
studio accademico.
• Che cosa si studia in particolare?
Il piano di studi prevede una articolazione in aree disciplinari: l’area biblica, che consiste nello studio esegetico della Sacra Scrittura, primo e
nuovo testamento, con una attenzione particolare al testo nelle lingue
ebraica e greca; l’area filosofica e delle scienze umane, che comprende
un approccio storico e uno teoretico
alle grandi questioni del pensiero,
nella varietà dei vari linguaggi e metodi delle scienze; l’area teologicodogmatica, che esplora la rivelazione cristiana secondo le tradizionali
domande sull’uomo e il suo destino,
su Dio, su Gesù Cristo, sulla Chiesa,
sulla fede; l’area storica, che si occupa di rivisitare la Chiesa nel suo per-
corso bimillenario, tra luci e ombre;
l’area morale, con le grandi questioni di attualità relative all’agire individuale e sociale, come il bene e il
male, la vita e la morte, la coscienza
e la libertà ecc. Questo percorso è articolato in lezioni frontali, seminari
di studio, approfondimenti personali sotto la guida dei docenti competenti, che sono uomini e donne, preti e laici. È previsto al termine del
curriculum un esame con la discussione pubblica di una tesi di laurea e
il confronto su temi di natura teologica.
• Guardando indietro notiamo
un numero elevato di studenti
che nel corso degli anni sono
passati attraverso questa proposta di formazione. E guardando avanti cosa prevede?
La ricchezza dell’esperienza cristiana e l’inesauribilità del senso della
rivelazione rendono questi studi
scientifici sempre aperti a nuovi
orizzonti. Molto dipenderà anche da
quanto le nostre comunità cristiane
sapranno intuire la necessità di una
continua riflessione sulla fede e sulla propria esperienza di chiesa. Il nostro sogno è che ogni comunità susciti l’interesse per questo tipo di
studio a prescindere dell’età anagrafica. È difficile pensare ad un futuro
senza il contributo vivo del sapere
teologico. Del resto la ricerca di Dio,
oggi come ieri, è sempre stata uno
straordinario stimolo per il pensiero
e quindi per l’agire concreto.
• Torniamo alla vita dell’Istituto. È solo per chi desidera acquisire un titolo?
Alla nostra scuola si presentano
molte persone anche per percorsi
brevi, dettati da interessi personali.
C’è chi si iscrive a percorsi biblici, volendo approfondire ogni anno un libro del testo sacro; chi è interessato
ad approfondimenti di carattere morale, per esempio su tematiche relative alla bioetica, oppure al dialogo
interreligioso… insomma è possibile
anche un “menu a la carte” per i più
svariati gusti!
zoom
Leesigenze
diunafedematura
A chi si rivolge
La Biblioteca del Seminario
IL PIANO DI STUDIO
Materiadopomateria,
tutteletappedelpercorsoformativo
I ANNO
• Storia della filosofia 1 (antica – medievale) — 32 ore
— Cardarelli
• Storia della filosofia 2 (moderna – contemporanea) —
32 ore — Zanoletti
• Psicologia della religione — 24 ore — Allegri
• Sociologia della religione — 24 ore — Dattaro
• Introduzione alla Sacra Scrittura — 24 ore — Bedodi
• AT – Pentateuco — 32 ore — Larcher
• NT – Giovanni — 40 ore — Salvadori
• NT – Sinottici e Atti — 40 ore — Mazzolini
• Introduzione alla lingua greca I — 24 ore — Bonati
• Introduzione al diritto canonico — 24 ore — Genovesi
• Teologia fondamentale — 48 ore — Schianchi G.
• Morale fondamentale — 32 ore — Schianchi J.
• Morale sociale — 32 ore — Campanini e coll.
• Storia della Chiesa 1 (antica) — 32 ore — Bianchi
11
III ANNO
• Filosofia della religione — 32 ore — Rinaldi
• Filosofia morale — 24 ore — Belli
• Pedagogia della religione — 24 ore — Cocconi
• AT – Profeti — 40 ore — Larcher
• NT - Giovanni — 40 ore — Salvadori
• Morale familiare — 24 ore — Ferri
• Bioetica — 32 ore — Marchesi
• Storia della Chiesa 4 (contemporanea) — 32 ore —
Vezzali
• Liturgia II — 24 ore — Pezzani
• Teologia spirituale — 24 ore — Brizzolara
• Dialogo interreligioso — 24 ore — Garlaschelli
• Ecumenismo — 24 ore — Brizzolara
• Escatologia — 24 ore — Bavagnoli
• Opzionale — 24 ore — Montez
• Arte e catechesi — 24 ore — Greci
• Elaborazione della tesi finale — 64 ore — Stocchi
II ANNO
• Sociologia della Religione — 24 ore — Dattaro
• Ontologia-metafisica — 24 ore — Pozzi
• Fenomenologia della religione — 24 ore — Lusignani
• AT – Salmi e sapienziali — 40 ore — Mascilongo
• Introduzione alla lingua greca II — 24 ore — Bonati
• Antropologia teologica — 24 ore — Chiapparoli
• Cristologia — 48 ore — Costantino
• Trinità — 32 ore — Maggiali
• Ecclesiologia — 32 ore — Sargenti
• Morale sociale — 32 ore — Campanini e coll.
• Storia della chiesa 2 (medievale) — 32 ore — Bianchi
• Storia della Chiesa 3 (moderna) — 32 ore — Vanin
• Storia delle religioni — 40 ore — Rinaldi
• Teologia spirituale — 24 ore — Brizzolara
• Liturgia I — 24 ore — Pezzani
• Filosofia Morale — 24 ore — Belli
ORARI DELLE LEZIONI E INFO
Le lezioni dei corsi hanno luogo presso la sede dell’IISSR il lunedì, martedì e mercoledì dalle 17.00 alle
21.45.
La sede dell’IISSR è in Viale Solferino 25, 43123 PARMA, raggiungibile con mezzi pubblici e privati.
Tel (e Fax) 0521-289001
sito internet: www.istitutosantilario.it
e-mail: [email protected]
La Segreteria dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose è aperta dal lunedì al mercoledì, dalle 17.00 alle
21,45.
Gli studenti iscritti all’IISSR hanno libero accesso alla
Biblioteca Diocesana del Seminario Vescovile.
7 SETTEMBRE 2012
zoom
EDITORIALE
Tel (e Fax) 0521-289001
e-mail: [email protected]
vangelizzazione e dell’annuncio: catechesi, animazione, servizio culturale, comunicazione,
ecc.
• ai futuri insegnanti di religione cattolica;
coloro che intraprendono il cammino verso il
diaconato permanente e i ministeri laicali.
IN FESTA
IntervistaalmissionariosaverianodiParmaCarloSalvadorichericeveràl’ordinazionepresbiterale
Essere prete per poter donare il perdono del
Signore alle persone e soprattutto ai giovani
chiesa
S
12
abato 22 settembre, per le mani del vescovo Enrico, il missionario saveriano Carlo Salvadori, di origini parmigiane, di cui
abbiamo ospitato le esperienze in
terra d’Africa, riceverà l’ordinazione
presbiterale. Lo abbiamo incontrato nella nostra nuova redazione.
• Come arrivi e come riparti da
questa importante tappa?
Ci arrivo con tranquillità, con naturalezza, perchè attesa da tanti anni.
Il cammino formativo proposto mi
ha permesso di prepararmi. Da 4
anni, poi, sto vivendo un’esperienza
pastorale forte, in una parrocchia di
periferia. In un qualche modo la
realtà missionaria, con le sue necessità impellenti, mi ha portato
quasi ad anticipare il ”servizio” del
prete. Una sorta di conferma sul
campo, che mi ha fatto capire ancora una volta che il Signore mi sta
chiamando per questa strada.
Lavoro pastorale che continuerò,
anche se con responsabilità diverse
e maggiori: in particolare potrò presiedere l’Eucaristia e amministrare
il sacramento della Riconciliazione,
che sento come una possibilità importante nell’incontro con le persone, soprattutto con i giovani.
• Approfondiamo questo
aspetto: perchè vedi così centrale nel tuo ministero di prete
il sacramento della Riconciliazione?
Il lavoro che i confratelli mi hanno
affidato è stato il lavoro con i malati. In queste peregrinazioni per il
quartiere ho potuto conoscere diversi tipi di malati (dagli anziani, alle persone paralizzate, ai amalti di
aids...). Fra tutti, ricordo una giovane, gravemente ammalata di aids,
che non aveva conosciuto Cristo. In
lei ho ascoltato un desiderio
profondo di poter aprire il suo cuore e di liberarsi da quel nodo che
l’opprimeva: era stata prostituita; a
14 anni il primo figlio. Pensando a
lei e alle tante persone incontrate,
ho colto questo bisogno di confessarsi.
La possibilità di donare questo sacramento lo vedo molto importante nel contatto con i giovani. Non
posso non ricordare anche i miei
dialoghi col mio direttore spirituale,
durante i quali emergevano alcuni
aspetti che erano propri della confessione. Per questo spesso il colloquio finiva con l’assoluzione. Sarebbe bello poter salutare i giovani non
con un nostro saluto, ma con l’assoluzione. Solo così la missione può
dirsi compiuta: Cristo ti libera in
AMICI • Padre Carlo Salvadori (a sinistra) assieme a p. Romeo Kengne e a padre
Andrea Facchetti, ordinato presbitero lo scorso 30 giugno e in partenza per la
missione in Mozambico.
tutto ciò che gli/mi hai detto.
Se il Signore mi ha mandato lì, penso che questa sia la cosa più importante per l’ Africa, tra tutte le cianfrusaglie che si portano: la presenza
sanante di Cristo.
• Proviamo a dire qualcosa su
questo Paese
La società è molto conflittuale; il
contesto urbano è molto frenetico;
la maggior parte non ha un lavoro,
ma vive di quello che riesce a vendere al minuto. Questa rincorsa aumenta la frenesia e il conflitto: tutti
sono disposti a fare di tutto per sopravvivere e trovare l razione quoti-
diana.
La maggior parte dei giovani frequenta la scuola ma a pancia vuota.
Quando si è affamati, si ragiona poco e ci si arrabbia. Come comunità
ci poniamo la domanda: cosa portare a questa gente in ricerca della
pace? Secondo noi è importante
che i giovani prendano coscienza di
se stessi, delle potenzialità che hanno. Nonostante il Camerun sia classificato come uno dei paesi poveri,
il Signore ha dato tante ricchezze al
territorio, che vanno valorizzate.
Spesso
l’aspettativa dei giovani è quella di
una vita ideale: il sogno di un ufficio
climatizzato, di una scrivania col
computer. Bisogna invece aiutare i
giovani ad accettare qualsiasi lavoro per cercare una via d’uscita dalla
soglia di povertà. L’obiettivo, quindi,
è dare fiducia ai giovani, perchè vivono in un contesto caratterizzato
da false promesse e da corruzione,
che li scoraggia molto.
• Quale spinta dalla canonizzazione del Conforti?
Il fatto che la Chiesa universale abbia riconosciuto che il carisma del
nostro fondatore è valido e lo propone a tutti, ci ha aiutato a livello di
presa di coscienza.
La missione, come l’ha pensata il
Conforti, è fare di tutta l’umanità
una sola famiglia. C’è di mezzo una
croce, il travaglio del parto. Declinando questa idea nella nostra missione. credo necessario compiere
un percorso di liberazione interiore,
per non lasciarsi corrompere e
giungere così alla piena liberazione.
• Cosa diresti ai giovani di Parma?
Ciò che direi ai giovani di Parma,
ma anche a quelli dell’Africa: credete in voi, che velete molto di più di
ciò che la televisione e i mass media cercando di dirvi. Riscoprite la
verità di voi stessi e delle cose. L’Africa ha bisogno di voi. Pensateci
spesso e se qualcuno ha il desiderio
di fare un giro dalle nostre parti,
sarà accolto col cuore.
LA TESTIMONIANZA DI PADRE ROMEO KENGNE, DELLA DIOCESI DI DOUALA
IN CAMERUN
MissionarioperannunciareilvangeloinCamerun U
7 SETTEMBRE 2012
A
d accompagnare Carlo c’è un missionario camerunense, Romeo Kengne.
Gli chiediamo di raccontarci perchè è
diventato prete nella famiglia dei saveriani.
«A 9 anni, il catechista aveva chiesto chi voleva diventare prete e io ho sollevato la mano,
Una risposta incosciente, ma mi sentivo spinto a vivere quello che vedevo attorno a me,
ovvero l’esempio dei missionari.
Vedevo intorno a me una comunità di preti
bianchi è mi sono sentito quasi obbligato a
vivere il loro stesso stile di vita. Di loro mi stupiva il loro stare con la gente, in mezzo alla
gente. Fra questi preti, c’era uno in particolare che amava i bambini e mostrava le diapositive. In particolare ricordo le diapositive dei
martiri dell’Uganda: mi colpiva la loro storia, perchè non avevano ceduto ai capricci
del loro ingiusto re, che chiedeva loro di rinnegare la fede, ma hanno dato la vita per il
vangelo. Sono cresciuto in questo clima. Come ha sottolineato il Papa, dicendo che ”la
vocazione nasce dalla comunità in cui si vive”,
posso dire di essere un frutto di quella parrocchia».
E la tua famiglia?
«I miei genitori sono divorziati; mio papà ha
lasciato mia mamma quando avevo 6 anni.
Sono riconoscente al Signore, perchè nonostante questo, non mi sono mai sentito abbandonato. La mamma, donna di fede, ha
contribuito fortemente alla mia educazione
e vocazione. Mi ha dato molta libertà nel par-
tecipare alle attività parrocchiali, anche se
lontano da casa. E, nonostante le diverse
pressioni dei parenti, non mi hai mai posto
vincoli».
Cosa vuol dire, per te, annunciare il vangelo a Douala?
«Sono cresciuto con l’idea che missione voleva dire partire. Per fare cosa? Il missionario è
si qualcuno che parte, ma non come un turista o un esploratore. E vedevo tanti missionari bianchi, ma nessun camerunense. Oggi
Douala è una chiesa missionaria: il Cristo è
conosciuto, la diocesi è evangelizzata. Ha ricevuto molto e ora ha il dovere di mandare a
sua volta missionari in giro per il mondo. E ci
sono già dei preti fidei donum che la diocesi
ha inviato in altre diocesi più povere di preti.
Il primo missionario camerunense è stato
babà Simon, un prete di Douala, che negli
anni ’50 è andato come missionario al Nord
del Paese. Il nostro lavoro, quindi, oggi è non
è quello di sostituirci al clero locale, ma far
nascere e risvegliare nel cuore dei preti la coscienza missionaria, aiutando ad aprire gli
occhi, il cuore e la mente, per vedere il Cristo
che si offre per tutti gli uomini».
Qual è il vostro stile pastorale?
«Desideriamo che la nostra parrocchia possa
diventare un ”laboratorio missionario”. Occorre, cioè, pensare la parrocchia con criteri
missionari: promuovere le comunità di base,
fare in modo che la chiesa sia inserita nel
quartiere, nei suoi problemi sociali, aperta e
attenta a ciò che accade attorno a sè e nel
mondo; mettere al centro delle preoccupazioni pastorali i giovani e i loro problemi (dobbiamo tener presente che il 75% della popolazione ha meno di 35 anni), lavorando nell’animazione missionaria e vocazionale; dare priorità alla formazione, all’impegno per
la giustizia e per la pace.
Ed è bello vedere che la diocesi ha accolto
questo stile e sta crescendo in questa direzione. Non a caso sono stati promossi, grazie anche alla spinta dei missionari saverian, l’Ufficio diocesano missionario e la commissione
per le Comunità di base».
n congresso per “rafforzare
l’identità del laicato cattolico” in Africa: proseguirà fino al 9
settembre, a Yaoundé, in Camerun, per iniziativa del Pontificio
Consiglio per i laici e in collaborazione con la Conferenza episcopale del Camerun. Il congresso, al quale partecipano oltre 300
delegati da tutta l’Africa (vescovi,
associazioni laicali, movimenti
ecclesiali e comunità). Tema del
convegno “Essere testimoni di
Gesù Cristo in Africa oggi: sale
della terra, luce del mondo”. Lo
scopo, spiegano gli organizzatori,
“è aiutare il laicato cattolico africano a vivere la sua corresponsabilità nella missione di costruire
la Chiesa nei diversi campi di
apostolato, tra i quali l’educazione
e la formazione cristiana, la pastorale familiare, il ruolo delle
donne e dei giovani nella costruzione della comunità cristiana e
della società, e la partecipazione
dei fedeli laici nel mondo del lavoro e della politica, per testimoniare la fede cristiana”. Interverranno, tra gli altri, il card. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici e il card.
Peter K.A. Turkson, presidente del
Pontificio Consiglio della giustizia e della pace.
UnapropostaperentrareneicantidellaBibbiacheciapronoanoistessieaglialtri
I salmi, voce del quotidiano
InsettembredueincontriallaTendadellaParola
Suore maestre Luigine, nuova Generale
«Questo Capitolo è un momento di grazia che viene a collocarsi in questo istante della storia della Chiesa e vostra: guardiamo con serenità al
domani mettendoci nelle mani del Signore». Con queste parole, S.E.
Mons Enrico Solmi ha aperto il VII Capitolo della Congregazione delle
Suore Maestre Luigine che si è tenuto a Parma il 2 agosto.
In un clima di preghiera e di riflessione che ha coinvolto tutta la comunità, è stata eletta la nuova Superiora Generale nella persona di maestra
suor Lucia Bazzarini che, con le sorelle del Consiglio, guiderà la Congregazione per i prossimi sei anni.
Maestra Lucia Bazzarini (nella foto, la prima da destra), originaria di Ozzano Taro, è entrata nella Congregazione nel 1987; laureata in Pedagogia e in Scienze Religiose, insegna alla Scuola Primaria “Santa Rosa”.
La comunità ringrazia il Signore per la generosa disponibilità di maestra
Lucia nell’assumere questo incarico e invoca su di lei e sul consiglio il dono dello Spirito Santo per continuare ad essere, in questo istante della
storia, sacramento di Cristo. (R. R.)
50 ANNI DI VITA CLAUSTRALE
L’eccomi quotidiano di suor M.Paola
Domenica 2 settembre al monastero delle Carmelitane Scalze di
Piacenza c’è stata grande festa
per i 50 anni di ingresso al Carmelo di Sr. Maria Paola di Cristo
Re che partiva il 3 settembre
1962, giorno del suo ventiduesimo compleanno, da Baganzola
accompagnata dal suo parroco e
direttore spirituale don Lino Rolli, dalla sua numerosa famiglia e
dai tanti amici che, stupefatti,
avevano da poco appreso della
sua decisione.
In preprazione a questo anniversario, venerdì scorso nella chiesa
di Baganzola si è proposta un’ora
di adorazione eucaristica di preghiera per le vocazioni. A guidarla, con il parroco don Gianni, sr. Luigina: anche lei, come suor Claudia, suor Silvana, suor Maria Pia, suor Valeria e suor Paola, giovani di Baganzola che negli anni 60 hanno risposto si alla chiamata del Signore alla vita consacrata.
Domenica la chiesa del Carmelo era veramente gremita, i concelebranti P.Devis carmelitano di vita eremitica della diocesi di Piacenza, don
Gianni Gabba di Baganzola, don Mauro Pongolini, hanno innalzato, con
tutta l’assemblea formata da famigliari e amici “di un tempo”, un ringraziamento al Padre per la vita donata da sr. Paola , (Laura Zerbini) nella
preghiera, nella fedeltà, nell’adesione alla sua chiamata.
Nell’occasione la famiglia e gli amici, le hanno consegnato questa lettera.
«…in un piccolo paese di pianura, tanti anni fa, la gente mormorava “non
resiste molto, ce l’ha mandata il Don…. capirai, allegra com’è se dura…figurati”. Ma il cuore della giovane voleva realizzare l’invito di Gesù
che con il Cantico dei Cantici le diceva: “Alzati amica mia e vieni presto
…o mia colomba… mostrami il tuo viso… fammi sentire la tua voce”. Io
a quel tempo non la conoscevo bene ma mi sarebbe piaciuto essere una
farfalla per starle vicino e farle compagnia nei momenti di solitudine o
di tristezza come quando la grande Gemma ci ha lasciato, perché lo sapevamo bene che, anche se ti sei sempre presentata con il sorriso, in
certi momenti il tuo cuore piangeva. Ora la giovane novizia è diventata
“madre” di tutte le sue sorelle ma non è cambiata, il sorriso è sempre nei
suoi occhi perché
ancora, dopo 50
anni, a tratti le sembra di vedere il suo
Sposo e di sentire la
sua voce che le sussurra…. “Tutta bella sei tu amata mia..
vieni… quanto è
soave il tuo amore,
sorella mia, mia
sposa!”. E subito lei,
ogni volta risponde: eccomi.
Nei salmi, le storie di tutti
I salmi sono amici sapienti, fedeli,
premurosi, solleciti ogni giorno,
come sentinelle che vegliano e nulla si lasciano sfuggire della nostra
vita e dei popoli che abitano sulla
faccia della terra. Per questo, sono
compagni di strada, mentre viviamo in questo mondo e nella storia
di oggi. Quelli che ci sono sono più
familiari giungono dal cuore alle
labbra quasi naturalmente e ci abitano: sostengono, confortano il
cuore, sollecitano e aprono lo
sguardo: ci fanno entrare nelle pieghe nascoste della vita degli uomini e donne che passano accanto a
noi per strada, al mercato, nel luo-
PICCOLE FIGLIE
Con i salmi, nuova vita
È qui che nasce un altro atteggiamento, mentre accogliamo la preghiera dei salmi: dal lamento alla
lode, dalla supplica al ringraziamento, come il giorno segue la notte, la luce subentra al buio. Con
una benedizione terminano tutti i
cinque libri che compongono il
salterio.
E al termine, sempre ci accorgiamo
che qualcosa di nuovo è accaduto,
come lievito che fermenta, sale che
purifica, latte e miele, olio in ab-
bondanza. Sempre, trasformati dal
salmo: non avremmo cantato, non
avremmo gridato e invocato, non
avremmo lodato, non avremmo reso grazie. E sentiamo, invece, che il
salmo è in noi, in tutto il cuore, nel
profondo: calice che trabocca e riposa nascosto, come lo Spirito nei
cuori, e diviene viva Parola che ferisce e risana, consola e sospinge
alla vita. E nella presenza nascosta
in noi dello Spirito sperimentiamo
di divenire noi stessi salmo per Dio,
l’unico Dio di tutti.
G. P.
IncontroconsuorAlfonsinaMazzi,nuovasuperioragenerale
Due sguardi: al Tabernacolo e sul mondo
IlnuovoConsiglioeilvoltomulticoloredellaCongregazione
• L’inizio del nuovo incarico di
Suor Alfonsina Mazzi quasi coincide con la memoria liturgica della Beata Picco. Quale il suo messaggio oggi?
La memoria liturgica (per noi Festa
liturgica) della beata Eugenia è un
forte richiamo a guardare a questa
Sorella e madre totalmente in balia
del “divino volere”, innamorata dell’Eucaristia, assetata di santità, eroicamente impegnata nel servizio… In
lei sono costanti due sguardi: uno al
Tabernacolo e uno sul mondo, sui bisogni emergenti per risposte concrete e quotidiane. Mi sembra questo il
messaggio che la Beata dà alla Congregazione e alla Chiesa. Chiamata ad un servizio di
grande responsabilità, faccio mie le parole che la Beata
indirizzò alle Sorelle nella sua prima lettera dopo la elezione a superiora generale. Scriveva nel 1912: «Sorelle,
aiutiamoci con la preghiera e con il lavoro. Vi supplico,
per amore di Gesù e di Maria, aiutiamoci! La Congregazione è di ognuna… è in mano a ciascuna. In questo
grande impegno riusciremo con la forza dell’amore. L’amore ci unisca tutte in un cuor solo ed in un’anima sola. L’amore purissimo di Gesù consumi in noi tutto ciò
che non è Lui. E l’amore reciproco tra noi e per i nostri
sia tale da essere pronte ad immolarci l’una per l’altra e
a dare l’ultima goccia di sangue per il nostro fratello…».
• Il tema del vostro capitolo e le sfide della vita consacrata.
Il capitolo ha cercato di cogliere le sfide della vita religiosa oggi, che possono essere sintetizzate in queste
due parole-chiave: mistica e profezia; cioè una rinnovata, profonda esperienza di Dio quale radice e forza generativa di una rinnovata fecondità nella missione (annuncio/testimonianza e servizio). Si tratta di ritornare
alla radicalità della nostra fede e ad un appassionato servizio all’umanità che ci presenta un volto “multicolore”.
• E sulla composizione del Consiglio…
La composizione internazionale del Consiglio è una
conseguenza dell’internazionalità della congregazione
che in questi anni ha assunto un volto “multicolore”. Ciò
è una opportunità grande per un arricchimento reci-
proco e ed una rilettura del carisma con il “colore” della grazia particolare di ogni cultura e popolo. È una spinta, una chiamata ad allargare gli orizzonti, a condividere il “comune destino” dell’umanità il cui volto porta
sempre più i segni dell’internazionalità-interculturalità,
a valorizzare sempre meglio ogni persona e ogni cultura.
• Quali le priorità che intravvede
Ho cercato di sintetizzarle nella mia prima lettera alle
Comunità: per le Piccole Figlie di due grandi Cuori, la
priorità non può che essere l’amore, rivestito della nostra
piccolezza e povertà.
“Tu amerai....” rispose un giorno Gesù ad un tale. Tutto
il nostro futuro è racchiuso in un verbo : “Tu amerai”, un
verbo coniugato al futuro perchè è un’azione mai conclusa, perchè ogni mattina è un progetto nuovo, ed è
l’unico: “Tu amerai”. Aiutarci insieme, allora, ad accogliere il cuore del Vangelo, il vangelo dell’amore e a diventare Vangelo, coltivando lo sguardo positivo del
Creatore. Se nel cuore c’è una rinnovata passione per
Dio e per l’uomo, la Congregazione troverà facilmente
anche le risposte ad alcune urgenze quali la formazione,
e in particolare la pastorale vocazionale, la valorizzazione come profezia della debolezza, malattia, vecchiaia…
e nello stesso tempo la valorizzazione delle “scintille” di
saggezza, proprie della terza età… E, non ultima, la ridefinizione delle nostre presenze e del numero delle comunità, richiesto dalla diminuzione delle vocazioni.
chiesa
IL CAPITOLO HA ELETTO LUCIA BAZZARINI
go di lavoro, e che entrano in noi
con i loro sguardi che cercano, con
l’ansia che trasuda dai corpi, con la
gioia di vivere e la pace visibile a
chi osserva con amore e attenzione
fraterna.
Sì, i salmi sono un grande aiuto ad
uscire da noi, dai nostri piccoli e limitati interessi per avere il cuore
aperto e accogliere in noi, se fosse
possibile, la vita di tanti, il cuore di
tutti. Del resto, quanti ogni giorno
sono in difficoltà, quanti invocano
e gridano, se non con la voce, con
la vita, con le mani, con lo sguardo.
Quante domande, quanti interrogativi, quanti dubbi e incertezze,
quante fatiche e strade strette e in
salita: i Salmi sono percorsi da queste domande, da queste grida, e
tutte le accolgono, mentre una comunione profonda viene a ferire il
nostro cuore di carne come fuoco,
e sale a Dio con amore e confidenza, in grande speranza.
13
7 SETTEMBRE 2012
D
a molti anni alla Tenda della Parola (chiesa della SS.
Trinità - Parma, borgo Trinità 5) in settembre vengono proposti due incontri dedicati ciascuno a un salmo: cibo importante
perché cresca in noi il desiderio di
abitare questa casa che non è nostra, ma che chiede di essere conosciuta e accolta per accoglierci.
Quest’anno l’appuntamento, alle
21 nella chiesa della SS. Trinità, è
per mercoledì 19 settembre con il
il Salmo 11(10), Egli odia chi ama
la violenza, e giovedì 27 settembre
con il Salmo Salmo 12(11), Io sorgerò!. Ogni salmo viene tradotto,
commentato e poi celebrato ogni
volta con un modo espressivo proprio, perché divenga, per la forza
dello Spirito, celebrazione unica.
REPORTAGE
Elettelenuovecariche,stabiliteleprioritàinambitoecclesiale esociale
Il Sinodo, una chiesa in dialogo
Valdesie metodistiaTorrePellicenell’assiseannuale
fedi
L
14
a Tavola valdese ha un
nuovo Moderatore, il
pastore Eugenio Bernardini(foto sotto, in piedi).
E’ stato eletto venerdì 31 agosto al termine del Sinodo che
si era aperto domenica 26 con
la consacrazione a pastore di
William Jourdan e a diacona
di Rossella Luci. Nel quartiere valdese di Torre Pellice, in
provincia di Torino, è stata
una settimana ricca di incontri, dialoghi e discussioni avvolti dai manti verdi delle Alpi Cozie per i 180 deputati —
metà pastori e pastore, metà
laici e laiche — che rappresentano le chiese valdesi e
metodiste italiane. I dialoghi
franchi e il clima amichevole
nell’aula sinodale si sono
estesi nelle pause sotto il tendone del ristoro, e durante i
pasti nella Foresteria valdese
o nei locali cittadini dove talvolta potevi trovare qualche
delegato intrattenere colleghi
e locali a una tastiera. Un clima internazionale grazie agli
ospiti delle chiese sorelle di
Europa ed America, e ai deputati africani e asiatici che
sono diventati parte integrante delle comunità. Tra gli
ospiti c’erano rappresentanti
della Mensa valdense, la Tavola dei valdesi del Rio della
Plata che costituiscono un’unica chiesa con quella italiana; dell’American Waldensian Society, che associa i valdesi statunitensi; della Comunione delle Chiese protestanti in Europa (Leuenberg),
di cui l’Unione delle Chiese
valdesi e metodiste fa parte;
della CEVAA, Comunità di
Chiese in missione; inoltre
ospiti delle Chiese evangeliche del Baden, della Westfalia, della Renania, della Chiesa luterana di Hessen Nassau
e di quella metodista del Portogallo. Nei loro interventi è
emerso il volto del protestantesimo europeo, impegnato
per l’unità del continente, attento ai diseredati e al creato,
e solidale nei rapporti tra
chiese sorelle.
Tra gli ospiti italiani Holger
Milkau, decano della Chiesa
luterana; il presidente dell’Ucebi Raffaele Volpe, che si è
soffermato sui rapporti tra
battisti e partner della Fede-
razione Chiese evangeliche in
Italia; monsignor Pier Giorgio Debernardi, vescovo di
Pinerolo e monsignor Gino
Battaglia, direttore dell’Ufficio nazionale ecumenismo e
dialogo. Nel suo saluto a nome della CEI, Battaglia, citando parole del 1993 del cardinale Ratzinger, ha detto che
l’ecumenismo «non è pensabile come una cosa in più da
fare, bensì come un modo di
essere, di sentire la Chiesa, di
vivere la fede cristiana» e ha
rilevato l’importanza di «irrobustire e allargare la via del
dialogo, dell’amore e dell’ecumenismo spirituale. Non è
una via laterale o parallela a
quella del dialogo teologico; al
contrario, ne è in qualche modo il fondamento».
Di ecumenismo come «funzione critica delle nostre chiese» ha parlato Marianita
Montresor, nuova presidente del Segretariato attività
ecumeniche, invitata fuori
programma a portare un saluto terminato così: «Desideriamo impegnarci insieme,
esercitare una resilienza rispetto alle spinte contrarie; mi
auguro che si vada avanti insieme tra chiese diverse».
Il carattere plurale del Sinodo
si è manifestato già nel culto
di apertura, presieduto dalla
pastora della Chiesa valdese
di Milano Eliana Briante, intessuto di preghiere e canti in
diverse lingue, e nei piccoli
culti mattutini, aperti da un
coro tedesco, incentrati sul tema del lavoro, che hanno
ospitato meditazioni di un
cattolico, un ortodosso, un
valdese e una metodista. Alla
serata pubblica sul tema “Italiani/e di oggi e di domani. La
sfida dell’integrazione”— a
cui ha partecipato il ministro
per l’integrazione e la cooperazione internazionale Andrea Riccardi — sono emerse le testimonianze del segretario della Federazione giovanile evangelica italiana Claudio Paravati e di Anita Afia
Nipah e Gilbert Kenimon.
Genitori ghanesi lei, camerunensi lui, hanno evidenziato
le difficoltà come figli di immigrati a vivere una effettiva
parità a scuola e nelle professioni per la mancanza dello
status di cittadini seppur li
siano nella pratica.
I deputati — sotto la presidenza di Marcella Tron Bodmer, della Chiesa valdese di
Zurigo, e di Mirella Manocchio, pastora della Chiesa
metodista di Udine che assumerà l’incarico a Parma, hanno discusso — attraverso le
relazioni della Moderatora
uscente, Maria Bonafede, e
della Commissione d’esame,
presieduta da Pawel Gajewski — il lavoro dell’anno trascorso, hanno esaminato le
criticità e le eccellenze, e individuato la via da percorrere. L’evangelizzazione, la formazione, il dialogo tra generazioni, l’integrazione nelle
chiese tra autoctoni e immigrati, l’ecumenismo, i nuovi
modelli di famiglia, sono stati i temi salienti di questo Sinodo insieme all’esame del
servizio, delle opere di diaconia, culturali e di comunicazione, e dell’otto per mille che
nel 2009 — i dati statali arrivano in ritardo — ha ricevuto
500.000 firme, e i cui proventi sono impiegati per un 70%
in Italia e un 30% all’estero in
progetti sociali e culturali.
Le Chiese valdesi e metodiste
— dal 1975 unite in un Patto
d’integrazione — sono una
realtà formata per un 15 per
cento da cristiani africani,
asiatici, americani. «Oggi la
nostra chiesa è molto più colorata, e dall’accoglienza entusiasta e ingenua siamo passati attraverso i problemi della convivenza e dell’integrazione — ci ha detto Maria Bonafede —. Oggi siamo nella
fase in cui l’identità di ciascuno si ridefinisce per vivere insieme la fede. I giovani si stanno organizzando meglio; abbiamo un bel movimento giovanile che lavora trasversalmente alle chiese, il problema
del ricambio generazionale
c’è, però mi sembra che quelli
presenti siano molto consapevoli e abbiano voglia di cercare i loro fratelli e le loro sorelle
per rimotivarli». Del suo
mandato l’ex moderatora dice: «Sono stati anni molto belli e anche complessi, ciò che rimane è la ricchezza e l’intensità degli incontri».
IL NEO MODERATORE BERNARDINI
L’integrazioneèilfuturo
dellechieseedellasocietà
N
on è nuovo a incarichi di chiesa, Eugenio Bernardini, 58 anni, sposato, tre figli, pastore dal 1982.
Dal 2005 al 2010 è stato vice Moderatore, dal 1996
al 2003 direttore di Riforma. Nel tracciare con noi un bilancio del Sinodo 2012, parte dal contesto: «In questo difficile periodo i nostri partner protestanti europei hanno
espresso al Sinodo la preoccupazione per un’Europa unita,
solidale e responsabile anche verso il resto del mondo. La
crisi evidenzia la nostra accresciuta responsabilità in campo diaconale, perché ci sono meno risorse pubbliche per
chi ha bisogno». Oltre una maggiore necessità di servizio,
è emersa l’esigenza di «stimolare società e Stati a mantenere responsabilità e impegno, dare delle regole perché abbiamo bisogno di equità e giustizia sociale e i deboli non
possono essere abbandonati». E visto che la crisi non è solo economica, ma anche spirituale, «i cristiani sono chiamati a essere luoghi in cui si coltiva una speranza fondata
sulla certezza che niente e nessuno ci può separare dall’amore di Dio. Coltivare la speranza è importante per i giovani che non possono immaginare il loro futuro, ma anche
per la generazione più anziana che vede la perdita di piccoli pezzi di sicurezza. Ciò significa dare maggiore slancio
alla vita comunitaria, alla missione e all’evangelizzazione». Riguardo al rapporto tra generazioni è stato riconosciuto l’apporto dei giovani nella vita delle chiese e del
Paese, ma «oggi ancora troppi anziani decidono tutto. La
questione della solidarietà generazionale nelle nostre comunità è importante e va affrontata insieme ai giovani».
Anche sulla relazione con i nuovi membri di chiesa si continua a lavorare: «il processo “Essere chiesa insieme”, basato sull’integrazione dei migranti evangelici, non solo è lungo, ma complesso, perché sono portatori di identità culturale e religiosa forte e diversa dalla nostra. Occorre cercare
di costruire insieme un’identità nuova. Ciò richiede fatica,
ascolto e comprensione. Vogliamo proseguire: questo è il
futuro non solo delle chiese, ma della società tutta».
Alle donne il neo Moderatore rivolge un pensiero riconoscente: «guardando al settenato della moderatura Bonafede, abbiamo avuto la conferma che riconoscere alle donne pari diritti e doveri è un’esperienza consolidata e una
grande benedizione. Non riesco a immaginarci senza il loro apporto. Alle chiese che su ciò dissentono dico che per noi
costituisce maggiore completezza e che occorrerebbe riflettere se non sia ora di riconoscerci sullo stesso piano di responsabilità». Sull’ecumenismo con la Chiesa Cattolica, è
stato rilevato al Sinodo un raffreddamento nel dialogo istituzionale: «forse ognuno ha iniziato a pensare ai problemi
emergenti al proprio interno — commenta Bernardini —,
forse la frammentazione determinata dall’immigrazione e
dalla pluralità culturale emersa ha creato condizioni diverse da prima. Per noi non è cambiato nulla: resta la disponibilità a parlarsi con fraternità e franchezza per cercare di progredire sulle questioni che ci tengono lontani.
Occorre però andare al di là dell’affetto, del rispetto e della
fraternità — dati ormai acquisiti —, e avere il coraggio di
riprendere il filo delle discussioni sui punti spinosi».
Il Sinodo ha rilanciato la riflessione sulle “famiglie”: «usiamo il plurale perché la realtà è pluralità di esperienze. Riconoscere queste modifiche non significa partecipare alla
disintegrazione della famiglia tradizionale. Riconoscendo
un dato, cerchiamo di aiutare le persone che, in famiglie
tradizionali o nuove, credono in una comunione di vita
nella responsabilità. Anche questo, in una società con minori mezzi, è fattore d’integrazione da incoraggiare». Tutto ciò Bernardini affida allo Spirito che «rende possibili i
cambiamenti positivi, soffia e spalanca le porte chiuse delle nostre case, chiese e coscienze; spezza ogni catena che
soffoca la nostra libertà e dignità di figli e figlie di Dio».
Laura Caffagnini
IL NEO PASTORE WILLIAM JOURDAN: DALLE STORICHE VALLI VALDESI AL NORDEST MULTICULTURALE DI VICENZA
7 SETTEMBRE 2012
A
ppartenente a una famiglia valdese «almeno fin dal 1532», cresciuto nelle Valli, il neo
pastore William Jourdan, 30 anni, vive a Vicenza con la moglie, pastora metodista tedesca, e due bambini. «Fin da piccolo ho partecipato alla scuola domenicale e alle diverse attività ecclesiali, ho frequentato il Collegio valdese e il nostro Centro culturale, elementi che hanno fatto crescere in me la consapevolezza di voler servire in questo ministero particolare nell’ambito della chiesa». Gli studi alla Facoltà valdese di teologia di Roma hanno confermato questa passione. Per Jourdan vivere la fede significa «inserirmi in un’ottica che non
è solo la mia confessione di fiducia nel Dio che mi ha amato per primo, a cui appartengo, ma
è guardare la fede testimoniata da altri prima di me. Mi riferisco alla comunione di tutti i credenti. Questo legame ha sempre avuto un ruolo molto forte nella mia vita».
Quale specifico le chiese valdese e metodista offrono? «Sicuramente ogni chiesa offre sottolineature particolari, noi abbiamo sempre cercato di sottolineare la centralità della Parola. Credo che, anche alla luce della discussione sull’evangelizzazione che stiamo facendo, non dobbiamo mai dimenticare questo. E’ciò che le chiese possono dare le une alle altre. L’attenzione
a problemi particolari, anche nei risvolti migliori, sono interpretazioni parziali».
Come si trova nella chiesa in cui presta servizio? «Parto da un aneddoto: sono cresciuto in una
comunità in cui si suona l’organo, strumento che ho amato molto. Arrivando a Vicenza e a Bassano, dov’è nata una Chiesa ghanese entrata a ruolo nellUnione, ho trovato un 85% della comunità africano: suonano batteria, percussioni e ballano durante il culto. Un’esperienza spiazzante, ma anche un quadro arricchente perché interroga la nostra identità già stabilita e ci dà
strumenti per ripresentarla in modo nuovo e più semplice, più chiaro a noi stessi. Allo stesso
tempo possono anche nascere dei problemi sul piano liturgico, teologico e nel modo di gestire
l’etica come credenti. La tensione morale, però, non dovrebbe portare eccessivo scompiglio o
frattura nella testimonianza. Non credo che la chiesa si
spacchi sui temi etici, proprio perché abbiamo un fondamento diverso dall’etica: Gesù Cristo».
A che punto è l’ecumenismo nelle vostre città? «Oggi
non si sente solo la crisi economica, c’è anche un po’ di
stanchezza nella volontà di rapportarsi con realtà nuove, sebbene prosegua un importante lavoro della diocesi anche verso le altre religioni. Il Centro studi Rezzara
porta avanti un lavoro di carattere culturale molto positivo. Ma l’ecumenismo non è solo cultura in senso intellettuale, dovrebbe essere vita vissuta e sentita dalle comunità cristiane, altrimenti non può essere quell’ispirazione grande dell’ecumenismo che è l’apertura alla
terra abitata. Non siamo in pieno inverno ecumenico,
ma un po’ di autunno c’è: le foglie rosseggiano».
Lei è pastore, e anche marito di una pastora, e padre.
Come vive questa dimensione plurale? «A dire il vero
non vi ho mai riflettuto teoricamente. Per noi come famiglia la chiesa e la comunità locale e
tutte le questioni particolari inerenti le nostre chiese sono pane quotidiano. Molte volte è un
privilegio avere come compagna di vita una persona che condivide questo ministero, con la
quale talvolta ci si può capire con uno sguardo soltanto; in altri casi c’è spazio anche per una
buona discussione su questioni su cui la pensiamo in modo differente. Indubbiamente l’esistenza teologica fa parte del nostro vivere quotidiano, anche come famiglia». (l. c.)
L
a “Convenzione per la
salvaguardia dei diritti
dell’uomo e delle libertà fondamentali”, scritta
nel 1950, è un Trattato internazionale sottoscritto dai 47
Stati membri del Consiglio
d’Europa. Conferma e sancisce, fra l’altro, il diritto alla vita, la proibizione della tortura o del lavoro forzato, il diritto alla libertà personale,
quello a un processo equo, il
rispetto della vita familiare, la
libertà di espressione.
L’articolo 9 della Cedu si riferisce in particolare alla “Libertà di pensiero, di coscienza e di religione” e recita al
punto 1: “Ogni persona ha
diritto alla libertà di pensiero,
di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di
cambiare religione o credo,
così come la libertà di manifestare la propria religione o
il proprio credo individualmente o collettivamente, in
pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza
dei riti”. Al punto 2 invece si
legge: “La libertà di manifestare la propria religione o il
proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge”.
Sta tutto qui il diritto di vivere in piena libertà la propria
religione - ogni fede religiosa, purché rispettosa degli altri diritti dell’uomo - a casa
propria, nella sacrestia di
una chiesa, entro le mura di
una sinagoga o di una moschea, così come quello di
manifestare il proprio credo
in una piazza, su un vagone
ferroviario, al ristorante o sul
posto di lavoro. La fede che
non contrasta con la libertà e
i diritti altrui, che è orientata
al bene dell’uomo e al bene
comune, che è vissuta nel rispetto pieno e totale di chi ci
sta accanto, non può essere questo attesta la Convenzione - né limitata, né mortificata, né perseguita. Il caso
aperto presso la Corte di
Strasburgo da quattro cittadini britannici che ricorrono
contro lo Stato, pur presentando situazioni e fattispecie
diverse, va letto in questa ot-
tica. I quattro cristiani praticanti si sono sentiti lesi nel
loro diritto di manifestare
una religione che non contrasta con la legge del Regno
Unito, che non mira a ledere
i diritti altrui, che è parte del
patrimonio storico e culturale inglese, e che è orientata
alla “promozione umana”. I
ricorrenti si sono sentiti discriminati (in due casi si è
giunti al licenziamento) nei
rispettivi posti di lavoro e impossibilitati a manifestare, in
forme diverse, l’essere fedeli
cristiani.
La prima udienza presso la
Corte, svoltasi il 4 settembre
ha suscitato però forti perplessità. Soprattutto quando,
sentito dalla Corte, il legale
del governo inglese, James
Eadie, ha affermato in relazione a due dei casi in esame
che il divieto di esibire segni
religiosi (una catenina con
una croce) non impedisce di
praticare la propria religione
in privato, e che comunque
un lavoratore è libero di cambiare posto nel caso volesse
manifestare esplicitamente
la propria fede. Una posizione, questa, che appare come
una lettura distorta e riduttiva dei diritti e delle libertà
fondamentali garantite propria dalla Convenzione. In
una società moderna e democratica - dunque, come si
vorrebbe, in tutta Europa - le
espressioni del credo religioso devono essere garantite
ovunque e a ciascuno; naturalmente le espressioni del
credo religioso non devono
contrastare con altri diritti
fondamentali. Emergono
così rilievi di carattere legislativo e giuridico, etico, educativo, che non possono essere sottovalutati e che non
mancheranno di ritornare a
galla sia a proposito del ricorso dei cittadini britannici
contro Londra, sia, prevedibilmente, in un numero di
casi crescente. Sarà dunque
doveroso tenere puntato il timone verso la difesa dei diritti fondamentali, compreso
quello, essenziale, di credo
religioso, già troppe volte calpestato in Europa e nel mondo.
Il neologismo nasce dall’unione di due parole: algoritmo e trading, ovvero la matematica applicata all’acquisto (o alla vendita) di titoli sui mercati
finanziari. L’ Algorithmic Trading), noto anche come robo-trading o black box trading, è l’uso di algoritmi matematici per mezzo di piattaforme elettroniche che consentono l’operatività in automatico sui mercati finanziari. L’uso di questi sistemi
è prettamente istituzionale in quanto usato maggiormente da fondi pensione, traders istituzionali, hedge funds, investment banks. Questi sistemi
fanno sì che aumenti la liquidità sui mercati e consentono ai “big player” di piazzare grandi ordini
senza creare un enorme e improvviso impatto sul
mercato. Questi trades possono essere automatici
oppure eseguiti da un trader specializzato. La
maggior parte di essi è di tipo Immediate-or-Cancel, ossia “eseguire immediatamente oppure cancellare” e si presume che siano proprio questi trades a “falsare” domanda e offerta sui book di negoziazione dei traders: solamente l’1% di essi si
trasforma in un contratto, quindi la grande totalità
degli ordini non viene eseguita. Questi sistemi sono prettamente automatici e di conseguenza poco controllabili per via della loro velocità di esecuzione: nel Flash Crash del 6 maggio 2010 il Dow
Jones crollò del 9% in poco più di mezz’ora per via
di ordini automatici eseguiti ad altissima velocità.
Da anni tra gli addetti ai lavori si discute se questi
strumenti debbano in qualche modo essere regolamentati o quanto meno resi trasparenti. Se fino
a ieri la paura più grande era che il trading “ad alta frequenza” determinasse solo un eccesso di volatilità, oggi si teme che possa far fallire un Paese
in una notte. E i famosi “poteri forti” che muovono miliardi e determinano il nostro futuro ormai
sono sempre di più, nascosti dentro dei microchip.
terra
AllaCorteilricorsodiquattrocittadinibritannici
Dizionario delle globalizzazioni
Libertà religiosa, caso a Strasburgo
ALGO-TRADING
Aluisi Tosolini
Discriminati(elicenziati)perchéindossavanounacrocesulluogodilavoro.MaperLondraèok
PerBenedettoXVI«hainsegnatoacredentienonchel’unicaParoladegnadiessereaccoltaeseguitaèquelladiDio»
Un uomo che ha studiato, e amato, la Parola 15
L
unedì pomeriggio nel
duomo di Milano si
sono svolte le esequie
del cardinal Carlo Maria
Martini, arcivescovo emerito
di Milano, spentosi a Gallarate, all’età di 85 anni, venerdì 31 agosto. La messa,
presieduta dall’attuale arcivescovo di Milano, cardinal
Angelo Scola, è stata concelebrata da 9 cardinali, 39 vescovi e 1.200 sacerdoti, alla
presenza di numerose autorità civili, come il premier
Mario Monti, 4 ministri, l’ex
presidente del Consiglio, Romano Prodi, 30 parlamentari e 35 sindaci provenienti da
tutta Italia. In piazza Duomo
c’erano oltre 15 mila persone, e circa 6 mila fedeli si sono raccolti in preghiera all’interno della chiesa.
«È stato un uomo di Dio, che
non solo ha studiato la Sacra
Scrittura, ma l’ha amata intensamente, ne ha fatto la
luce della sua vita, perché
tutto fosse ad maiorem Dei
gloriam, per la maggior gloria di Dio». passaggio del
messaggio che Benedetto
XVI ha fatto giungere in occasione delle esequie. Proprio per questo, secondo il
Pontefice, il cardinal Martini «è stato capace di insegnare ai credenti e a coloro
che sono alla ricerca della
verità che l’unica Parola degna di essere ascoltata, accolta e seguita è quella di
Dio, perché indica a tutti il
cammino della verità e dell’amore». E il cardinal Martini è stato capace di farlo
«con una grande apertura
d’animo, non rifiutando mai
l’incontro e il dialogo con
tutti, rispondendo concretamente all’invito dell’Apostolo di “essere pronti sempre a
rispondere a chiunque vi
domandi ragione della speranza che è in voi”. Lo è stato
con uno spirito di carità pastorale profonda, secondo il
suo motto episcopale, “Pro
veritate adversa diligere”, attento a tutte le situazioni,
specialmente quelle più difficili, vicino, con amore, a
chi era nello smarrimento,
nella povertà, nella sofferenza».
«Siamo qui convocati dalla
figura imponente di questo
uomo di Chiesa, per esprimergli la nostra commossa
gratitudine — ha detto il car-
dinal Angelo Scola, nell’omelia per le esequie. Il cardinal Martini, ha ricordato il
porporato, «non ci ha lasciato un testamento spirituale,
nel senso esplicito della parola. La sua eredità è tutta nella sua vita e nel suo magistero e noi dovremo continuare
ad attingervi a lungo». Secondo il cardinal Scola, «affidare al Padre questo amato
pastore significa assumersi
fino in fondo la responsabilità di credere più che mai in
questo Anno della fede e la
responsabilità di testimoniare il bene della fede a tutti. Ci
chiede il nostro amato cardinale di diventare, con lui,
mendicanti di Cristo». Questo è «il grande lascito del
cardinale Carlo Maria: davvero egli si struggeva per non
perdere nessuno e nulla. Egli,
che viveva eucaristicamente
nella fede della risurrezione,
ha sempre cercato di abbracciare tutto l’uomo e tutti gli
uomini. E lo ha potuto fare
proprio perché era ben radicato nella certezza incrollabile che Gesù Cristo, con la
Sua morte e risurrezione, è
perennemente offerto alla libertà di ognuno. Il pastore
che ora affidiamo al Padre —
ha evidenziato il cardinal
Scola— ha amato il suo popolo, spendendosi fino all’ul-
timo istante. Anch’io ho potuto far tesoro del suo aiuto
quest’anno, fin all’ultimo affettuoso colloquio, una settimana prima della sua morte. Nell’attitudine salvifica, e
quindi pienamente pastorale, del suo ministero — ha aggiunto — egli ha riversato
competenza scritturistica, attenzione alla realtà contemporanea, disponibilità all’accoglienza di tutti, sensibilità
ecumenica e al dialogo interreligioso, cura per i poveri e i
più bisognosi, ricerca di vie
di riconciliazione per il bene
della Chiesa e della società
civile». Al termine della celebrazione ha preso la parola
anche il cardinal Dionigi
Tettamanzi, arcivescovo
emerito di Milano e successore di Martini sulla cattedra
di Ambrogio e Carlo: «Lui è
stato, per me come per tantissimi altri, punto di riferimento per interpretare le divine Scritture, leggere il tempo presente e sognare il futuro, tracciare sentieri per la
missione evangelizzatrice
della Chiesa in amorosa e
obbediente docilità al suo Signore. Il cardinale Martini
mi ha accolto come suo successore sulla cattedra di Ambrogio e Carlo consegnandomi il pastorale mentre mi diceva: Vedrai quanto sarà pesante!». Per questo per il por-
porato è stata forte l’emozione:«Mi è difficile parlare eppure vorrei tentare di essere
la voce di questa Chiesa di
cui egli è stato, nel nome del
Signore, padre, pastore, maestro, servo, intercessore, testimone della verità di Dio e
della dignità dell’uomo
». Il cardinal Tettamanzi ha
così rievocato il “sorriso” e la
“parola” del cardinal Martini, il suo “chinarsi sulle nostre fragilità”, lo “sguardo capace di vedere lontano”, la
fede “nei giorni della gioia e
in quelli del dolore” e “l’arte
di ascoltare e di dare speranza a tutti”. Unanime il cordoglio della comunità cristiana
e civile, delle autorità e di
tanta
gente
comune.Monsignor Aldo Giordano, osservatore permanente
della Santa Sede presso il
Consiglio d’Europa, nel ricordare come l’agenda del
cardinal Martini come presidente delle Conferenze episcopali europee fosse ricca,
testimonia: «Mi ha sempre
colpito la capacità del card.
Martini di rileggere le vicende dell’Europa, le preoccupazioni dei popoli e delle singole persone con la Parola di
Dio. Era il suo carisma più
importante: con la Scrittura
portava luce. L’Europa ha
ora un nuovo intercessore
che la custodisce dall’alto».
7 SETTEMBRE 2012
IlricordodelcardinaleMartininelleparoledelPapaediScola
CATECHESI DI Nell’udienza di mercoledì 5 il Papa ha parlato dell’Apocalisse, «un libro difficile, ma
BENEDETTO XVI che ci mette in contatto con la preghiera viva e palpitante dell’assemblea cristiana»
Come nella visione di Giovanni, Gesù tiene
nelle sue mani la Chiesa di tutti i tempi
terra
C
7 SETTEMBRE 2012
16
ari fratelli e sorelle, oggi, dopo l’interruzione
delle vacanze, riprendiamo le Udienze in Vaticano,
continuando in quella «scuola della preghiera» che sto vivendo insieme con voi in
queste Catechesi del mercoledì.
Oggi vorrei parlare della preghiera nel Libro dell’Apocalisse, che, come sapete, è l’ultimo del Nuovo Testamento. E’
un libro difficile, ma che contiene una grande ricchezza.
Esso ci mette in contatto con
la preghiera viva e palpitante
dell’assemblea cristiana, radunata «nel giorno del Signore» (Ap 1,10): è questa infatti
la traccia di fondo in cui si
muove il testo.
Un lettore presenta all’assemblea un messaggio affidato
dal Signore all’Evangelista
Giovanni. Il lettore e l’assemblea costituiscono, per così
dire, i due protagonisti dello
sviluppo del libro; ad essi, fin
dall’inizio, viene indirizzato
un augurio festoso: «Beato
chi legge e beati coloro che
ascoltano le parole di questa
profezia» (1,3). Dal dialogo
costante tra loro, scaturisce
una sinfonia di preghiera, che
si sviluppa con grande varietà
di forme fino alla conclusione. Ascoltando il lettore che
presenta il messaggio, ascoltando e osservando l’assemblea che reagisce, la loro preghiera tende a diventarenostra.
La prima parte dell’Apocalisse (1,4-3,22) presenta, nell’atteggiamento dell’assemblea
che prega, tre fasi successive.
La prima (1,4-8) è costituita
da un dialogo che – unico caso nel Nuovo Testamento – si
svolge tra l’assemblea appena
radunata e il lettore, il quale
le rivolge un augurio benedicente: «Grazia a voi e pace»
(1,4). Il lettore prosegue sottolineando la provenienza di
questo augurio: esso deriva
dalla Trinità: dal Padre, dallo
Spirito Santo, da Gesù Cristo,
coinvolti insieme nel portare
avanti il progetto creativo e
salvifico per l’umanità. L’assemblea ascolta e, quando
sente nominare Gesù Cristo,
ha come un sussulto di gioia e
risponde con entusiasmo,
elevando la seguente preghiera di lode: «A colui che ci
ama e ci ha liberati dai nostri
peccati con il suo sangue, che
ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre,
a lui la gloria e la potenza nei
secoli dei secoli. Amen»
(1,5b-6). L’assemblea, avvolta
dall’amore di Cristo, si sente
liberata dai legami del peccato e si proclama «regno» di
Gesù Cristo, che appartiene
totalmente a Lui. Riconosce
la grande missione che con il
Battesimo le è stata affidata di
portare nel mondo la presenza di Dio. E conclude questa
sua celebrazione di lode
guardando di nuovo direttamente a Gesù e, con entusiasmo crescente, ne riconosce
«la gloria e la potenza» per
salvare l’umanità. L’«amen»
finale conclude l’inno di lode
a Cristo. Già questi primi
quattro versetti contengono
una grande ricchezza di indicazioni per noi; ci dicono che
la nostra preghiera deve essere anzitutto ascolto di Dio che
ci parla. Sommersi da tante
parole, siamo poco abituati
ad ascoltare, soprattutto a
metterci nella disposizione
interiore ed esteriore del silenzio per essere attenti a ciò
che Dio vuole dirci. Tali versetti ci insegnano inoltre che
la nostra preghiera, spesso
solo di richiesta, deve essere
invece anzitutto di lode a Dio
per il suo amore, per il dono
di Gesù Cristo, che ci ha portato forza, speranza e salvezza.
Un nuovo intervento del lettore richiama poi all’assemblea, afferrata dall’amore di
Cristo, l’impegno a coglierne
la presenza nella propria vita.
Dice così: «Ecco, viene con le
nubi e ogni occhio lo vedrà,
anche quelli che lo trafissero,
e per lui tutte le tribù della
terra si batteranno il petto»
(1,7a). Dopo essere salito al
cielo in una «nube», simbolo
della trascendenza (cfr At
1,9), Gesù Cristo ritornerà così come è salito al Cielo (cfr At
1,11b). Allora tutti i popoli lo
riconosceranno e, come esorta san Giovanni nel Quarto
Vangelo, «volgeranno lo
sguardo verso colui che hanno trafitto» (19,37). Penseranno ai propri peccati, causa
della sua crocifissione, e, come coloro che avevano assistito direttamente ad essa sul
Calvario, «si batteranno il petto» (cfr Lc 23,48) chiedendogli perdono, per seguirlo nella vita e preparare così la comunione piena con Lui, dopo
il suo ritorno finale. L’assemblea riflette su questo messaggio e dice: «Sì. Amen!» (Ap
1,7b). Esprime col suo «sì»
l’accoglienza piena di quanto
le è comunicato e chiede che
questo possa davvero diventare realtà. E’ la preghiera dell’assemblea, che medita sull’amore di Dio manifestato in
modo supremo sulla Croce e
chiede di vivere con coerenza da discepoli di Cristo. E c’è
L’assemblea ascolta e, quando sente
nominare Gesù Cristo, ha come un sussulto
di gioia e risponde con entusiasmo,
elevando la seguente preghiera di lode: «A
colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri
peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi
un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a
lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli.
Amen». L’assemblea, avvolta dall’amore di
Cristo, si sente liberata dai legami del
peccato e si proclama «regno» di Gesù.
la risposta di Dio: «Io sono
l’Alfa e l’Omèga, Colui che è,
che era e che viene, l’Onnipotente!» (1,8). Dio, che si rivela
come l’inizio e la conclusione
della storia, accoglie e prende a cuore la richiesta dell’assemblea. Egli è stato, è, e sarà
presente e attivo con il suo
amore nelle vicende umane,
nel presente, nel futuro, come
nel passato, fino a raggiungere il traguardo finale. Questa è
la promessa di Dio. E qui troviamo un altro elemento importante: la preghiera costante risveglia in noi il senso della presenza del Signore nella
nostra vita e nella storia, e la
sua è una presenza che ci sostiene, ci guida e ci dona una
grande speranza anche in
mezzo al buio di certe vicende umane; inoltre, ogni preghiera, anche quella nella solitudine più radicale, non è
mai un isolarsi e non è mai
sterile, ma è la linfa vitale per
alimentare un’esistenza cristiana sempre più impegnata
e coerente.
La seconda fase della preghiera dell’assemblea (1,9-22)
approfondisce ulteriormente
il rapporto con Gesù Cristo: il
Signore si fa vedere, parla,
agisce, e la comunità, sempre
più vicina a Lui, ascolta, reagisce ed accoglie. Nel messaggio presentato dal lettore,
san Giovanni racconta una
sua esperienza personale di
incontro con Cristo: si trova
nell’isola di Patmos a causa
della «parola di Dio e della testimonianza di Gesù» (1,9) ed
è il «giorno del Signore»
(1,10a), la domenica, nella
quale si celebra la Risurrezione. E san Giovanni viene
«preso dallo Spirito» (1,10a).
Lo Spirito Santo lo pervade e
lo rinnova, dilatando la sua
capacità di accogliere Gesù, il
Quale lo invita a scrivere. La
preghiera dell’assemblea che
ascolta, assume gradualmente un atteggiamento contemplativo ritmato dai verbi «vede», «guarda»: contempla,
cioè, quanto il lettore le propone, interiorizzandolo e facendolo suo.
Giovanni ode «una voce potente, come di tromba»
(1,10b): la voce gli impone di
inviare un messaggio «alle
sette Chiese» (1,11) che si trovano nell’Asia Minore e, attraverso di esse, a tutte le Chiese
di tutti i tempi, unitamente ai
loro Pastori. L’espressione
«voce … di tromba», presa dal
libro dell’Esodo (cfr 20,18), richiama la manifestazione divina a Mosè sul monte Sinai e
indica la voce di Dio, che parla dal suo Cielo, dalla sua trascendenza. Qui è attribuita a
Gesù Cristo Risorto, che dalla
gloria del Padre parla, con la
voce di Dio, all’assemblea in
preghiera. Voltatosi «per vedere la voce» (1,12), Giovanni
scorge «sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri,
uno simile a un Figlio d’uomo» (1,12-13), termine particolarmente familiare a Giovanni, che indica Gesù stesso. I candelabri d’oro, con le
loro candele accese, indicano
la Chiesa di ogni tempo in atteggiamento di preghiera nel-
la Liturgia: Gesù Risorto, il
«Figlio dell’uomo», si trova in
mezzo ad essa e, rivestito delle vesti del sommo sacerdote
dell’Antico Testamento, svolge la funzione sacerdotale di
mediatore presso il Padre. Nel
messaggio simbolico di Giovanni, segue una manifestazione luminosa di Cristo Risorto, con le caratteristiche
proprie di Dio, che ricorrono
nell’Antico Testamento. Si
parla dei «capelli… candidi,
simili a lana candida come
neve» (1,14), simbolo dell’eternità di Dio (cfr Dn 7,9) e
della Risurrezione. Un secondo simbolo è quello del fuoco, che, nell’Antico Testamento, viene spesso riferito a
Dio per indicare due proprietà. La prima è l’intensità
gelosa del suo amore, che
anima la sua alleanza con
l’uomo (cfr Dt 4,24). Ed è questa stessa intensità bruciante
dell’amore che si legge nello
sguardo di Gesù Risorto: «i
suoi occhi erano come fiamma di fuoco» (Ap 1,14a). La
seconda è la capacità inarrestabile di vincere il male come un «fuoco divoratore» (Dt
9,3). Così anche «i piedi» di
Gesù, in cammino per affrontare e distruggere il male,
hanno l’incandescenza del
«bronzo splendente» (Ap
1,15). La voce di Gesù Cristo
poi, «simile al fragore di grandi acque» (1,15c), ha il frastuono impressionante «della gloria del Dio di Israele»
che si muove verso Gerusalemme, di cui parla il profeta
Ezechiele (cfr 43,2). Seguono
ancora tre elementi simbolici
che mostrano quanto Gesù
Risorto stia facendo per la sua
Chiesa: la tiene saldamente
nella sua mano destra un’immagine molto importante: Gesù tiene la Chiesa
nella sua mano - le parla con
la forza penetrante di una
spada affilata, e le mostra lo
splendore della sua divinità:
«il suo volto era come il sole
quando splende in tutta la
sua forza» (Ap 1,16). Giovanni è talmente preso da questa
stupenda esperienza del Risorto, che si sente venire meno e cade come morto.
Dopo questa esperienza di rivelazione, l’Apostolo ha davanti il Signore Gesù che par-
Gesù tiene la
Chiesa nella sua
mano - le parla
con la forza
penetrante di una
spada affilata, e le
mostra lo
splendore della
sua divinità: «il
suo volto era come
il sole quando
splende in tutta la
sua forza».
la con lui, lo rassicura, gli pone una mano sulla testa, gli
dischiude la sua identità di
Crocifisso Risorto e gli affida
l’incarico di trasmettere un
suo messaggio alle Chiese (cfr
Ap 1,17-18). Una cosa bella
questo Dio davanti al quale
viene meno, cade come morto. E’ l’amico della vita, e gli
pone la mano sulla testa. E
così sarà anche per noi: siamo amici di Gesù. Poi la rivelazione del Dio Risorto, del
Cristo Risorto, non sarà tremenda, ma sarà l’incontro
con l’amico. Anche l’assemblea vive con Giovanni il momento particolare di luce davanti al Signore, unito, però,
all’esperienza dell’ incontro
quotidiano con Gesù, avvertendo la ricchezza del contatto con il Signore, che riempie
ogni spazio dell’esistenza.
Nella terza ed ultima fase della prima parte dell’Apocalisse
(Ap 2-3), il lettore propone all’assemblea un messaggio
settiforme in cui Gesù parla
in prima persona. Indirizzato
a sette Chiese situate nell’Asia
Minore intorno ad Efeso, il discorso di Gesù parte dalla situazione particolare di ciascuna Chiesa, per poi estendersi alle Chiese di ogni tempo. Gesù entra subito nel vivo della situazione di ciascuna Chiesa, evidenziandone
luci e ombre e rivolgendole
un pressante invito: «Convertiti» (2,5.16; 3,19c); «Tieni saldo quello che hai» (3,11);
«compi le opere di prima»
(2,5); «Sii dunque zelante e
convertiti» (3,19b)... Questa
parola di Gesù, se ascoltata
con fede, inizia subito ad essere efficace: la Chiesa in preghiera, accogliendo la Parola
del Signore viene trasformata. Tutte le Chiese devono
mettersi in attento ascolto del
Signore, aprendosi allo Spirito come Gesù richiede con
insistenza ripetendo questo
comando sette volte: «Chi ha
orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese»
(2,7.11.17.29; 3,6.13.22). L’assemblea ascolta il messaggio
ricevendo uno stimolo per il
pentimento, la conversione,
la perseveranza, la crescita
nell’amore, l’orientamento
per il cammino.
Cari amici, l’Apocalisse ci presenta una comunità riunita in
preghiera, perché è proprio
nella preghiera che avvertiamo in modo sempre crescente la presenza di Gesù con noi
e in noi. Quanto più e meglio
preghiamo con costanza, con
intensità, tanto più ci assimiliamo a Lui, ed Egli entra veramente nella nostra vita e la
guida, donandole gioia e pace. E quanto più noi conosciamo, amiamo e seguiamo
Gesù, tanto più sentiamo il
bisogno di fermarci in preghiera con Lui, ricevendo serenità, speranza e forza nella
nostra vita. Grazie per l’attenzione.
© Copyright 2012
Libreria Editrice Vaticana
DIRITTI
L’allarmedelCommissarioMuiznieks:2milionie800milalepersonechehannobisognodiprotezione
Gli sfollati in Europa: generazioni perdute,
senza casa, condannate a sopravvivere
I numeri
«A seguito delle passate crisi politico-militari — avverte
Muiznieks — un altro tipo di
generazione perduta sta lottando per sopravvivere in
molti Paesi europei». Si tratta degli sfollati interni in Europa (Internally displaced
persons - IDPs), alcuni dei
Numeri dietro i quali si nascondono persone in uno
stato di limbo, prosegue
Muiznieks, «cacciate dalle
loro case e nell’impossibilità
di farvi ritorno; condannate
Quali linee
di intervento
più che a vivere a sopravvivere». Circa 390mila (il 15%)
vive in centri collettivi o in rifugi di fortuna «spesso senza
alcuna garanzia di permanenza», né accesso a cure
sanitarie, istruzione o lavoro. Molti di essi hanno subito traumi e non possono tornare nei luoghi di origine a
causa di conflitti ancora irrisolti e del reale rischio di subire persecuzioni.
e Montenegro, Muiznieks
osserva: «Se i fondi promessi verranno assegnati e ben
spesi, questo potrà segnare
la fine di un lungo e doloroso capitolo per molti». Secondo il commissario, anche la Georgia ha compiuto
progressi in questo ambito
«grazie all’elaborazione di
politiche nazionali e l’allocazione di risorse significative».
Segni di speranza
Strumenti
di garanzia
Nel richiamare la Conferenza internazionale dei donatori, lo scorso aprile a Sarajevo per raccogliere aiuti
finanziari per le esigenze
abitative dei 74mila sfollati
più vulnerabili in Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Croazia
Diversi, elenca Muiznieks,
gli strumenti internazionali
di garanzia dei diritti di queste persone. Tra questi la
Raccomandazione del Comitato dei ministri CdE
(2006), i principi guida Onu
sugli sfollati interni, una serie di sentenze della Corte
europea dei diritti dell’uomo. Più spesso, avverte, «la
loro maggiore speranza è
l’integrazione nei nuovi luoghi di residenza o una nuova
sistemazione altrove». La
protezione degli sfollati interni, precisa il commissario,
è in primo luogo di competenza delle autorità nazionali. Tuttavia esse spesso «non
hanno o non possono applicare misure di protezione, o
per mancanza di autorità
nelle aree di conflitto che
non sono sotto il controllo
del governo, o per mancanza
di volontà, di un quadro istituzionale, o di mezzi. Di qui
il monito a non strumentalizzare “politicamente” la
questione e a far prevalere
Per Muiznieks la risposta
deve essere “tempestiva ed
efficace”. Al riguardo richiama la risoluzione adottata lo
scorso 5 luglio dal Consiglio
dei diritti umani Onu. Occorre, spiega «colmare urgentemente le lacune nella
protezione degli sfollati. Gli
Stati membri dovrebbero
adottare misure per prevenire gli spostamenti interni» e,
quando essi avvengono, se
questi stessi Stati non sono
in grado di fornire assistenza, devono «garantire agli
sfollati l’accesso agli aiuti
umanitari». Imperativo: individuare«soluzioni di permanenza durature e sostenibili, e misure per il ritorno e
il reinserimento degli sfollati nelle loro comunità di origine”. Il commissario chiede
“particolare attenzione” per
i “più vulnerabili: disabili,
anziani, bambini e donne”,
ed auspica che gli Stati, “in
collaborazione con gli attori
internazionali”, assicurino,
laddove possibile, “che gli
sfollati stessi vengano consultati e partecipino in qualità di partner alla progettazione e realizzazione del ritorno o di eventuali altre
azioni correttive”.
Lavitadichiscendeinminieraperestrarrecarboneperfarviverelafamiglia
Finita l’occupazione, rimane forte la vigilanza
dei lavoratori e della gente della Sardegna
T
erminata l’occupazione della miniera Nuraxi Figus, ma non i timori e le perpessità dei lavoratori. La solitudine del minatore strideva con il bailamme
di microfoni, cavi, telecamere, stand up, giornalisti che
per una settimana hanno presidiato il campo minerario,
alla stanca ricerca di un significato spettacolare che spiegasse perché nel 2012 ci siano ancora degli esseri umani,
che per otto ore al giorno
scendono nella pancia della
terra ad estrarre carbone. Lo
doveva spiegare alla “gente”
dei rotocalchi patinati, delle
trasmissioni strappalacrime
della tivù, dei quotidiani necessitanti una notizia in una
estate povera di gossip. È
mancata la notizia bomba, ed
ecco che ci pensano quei minatori di una miniera dal nome lontano che ricorda i nuraghi e i fichi, ad innescare l’esplosivo: quello della santabarbara che c’è in ogni miniera, e che loro, al momento
dell’occupazione fa, si sono
peritati di mettere in sicurezza e di usare come memento
per chiunque mettesse in
dubbio la loro determinazione. Determinati lo sono ancora, ora che l’occupazione è
stata levata, che lo spettacolo
e l’importanza mediatica sono finite. Hanno levato l’occupazione dal pozzo, è vero,
hanno visto il can can dei lustrini allontanarsi, hanno recepito le timide rassicurazioni del Governo e la “promessa” che, se e quando la miniera chiuderà, non sarà in questi giorni, e l’hanno vista come un segnale di S.O.S.
ricevuto. Perché tanto la miniera chiuderà, lo sanno i minatori di Nuraxi Figus: come
tutte le miniere che si esauriscono, che terminano il filone. Lo sanno i minatori che il
loro carbone non è il migliore,
anzi, ha troppo zolfo, è lignite
ma che in altre parti del mondo è usata con profitto per
produrre energia e con l’anidride carbonica che si crea
con il processo produttivo,
stoccata e lavorata, ed in determinate condizioni geologiche, si può creare metano. Lo
sanno i minatori che è un
processo industriale costoso,
anche pericoloso. Ma a chi
scende tutti i giorni da 30 anni a -373 metri sotto il livello
del mare non si può parlare di
pericolo: ci convivono. “Cos’è
la miniera? È quella che mi ha
dato da mangiare, mi ha dato
da vivere –dice Roberto Ziranu, minatore da oltre venti
anni, che ha già conosciuto
l’occupazione degli anni ’90-.
La miniera mi ha permesso di
farmi una famiglia, è la mia
vita che mi sostiene su tutto.
L’uomo che è in miniera ha in
testa di arrivare alla fine della
giornata ed alla fine degli anni di lavoro e giungere alla
pensione, come tutti gli altri
uomini”. Ziranu è uscito dal
pozzo come i suoi compagni
dopo una settimana di tensioni, della politica che non
ha saputo dare risposte al ter-
ritorio scegliendo di rimandare scelte e speranze a un
domani che ha scadenze
molto prossime: “Nuraxi Figus è una miniera che è stata
usata come serbatoio per tante cose –prosegue il minatore-, ma è sempre stata tenuta
al disotto delle sue possibilità,
la verità è questa. Il problema
della fame è di tutti nel Sulcis,
ma si ferma qui da noi quando entra in gioco la lotta per il
lavoro. La nostra colpa è essere una miniera di proprietà
regionale. Le altre industrie in
crisi adesso ci hanno lasciato
soli in lotte passate. La differenza è stata che al momento
della loro crisi noi eravamo
con loro, come ora”. Già, le altre industrie della zona, le industrie del comparto dell’alluminio di Portoscuso e Portovesme, Alcoa ed Euroallumina. Distano da Nuraxi Figus meno di due chilometri.
Il Governo ha momentaneamente salvato il lavoro dei minatori, la multinazionale
americana Alcoa (ampiamente foraggiata da contributi statali e regionali negli
anni…) non ha accettato di
prolungare la sua attività produttiva di alluminio di qualità
eccelsa, e chiude i battenti.
Ha iniziato il processo di spegnimento degli impianti, i lavoratori hanno fatto una marcia, l’ennesima, a Roma, dicono che ne faranno un’altra, e
la solidarietà dei minatori c’era. Ma questa volta anche gli
operai di Alcoa hanno stretto
il loro abbraccio con i minatori nei pozzi. Non è una
guerra tra poveri, è la percezione lenta e dolorosa di un
coltello avvelenato che affonda la sua ferocia nel corpo
violato di una terra dura e abbandonata dai suoi amministratori, statali, regionali, che
in tanti anni di gestioni di
questo o quel manager non
hanno saputo e voluto dare
risposte concrete. I lavoratori,
le popolazioni della Sardegna
sud-occidentale, con un ter-
17
ritorio massacrato in oltre
duemila anni di scavi, con industrie che hanno inquinato
e impoverito zone agricole,
falde acquifere, con una delle
più grandi concentrazioni di
metalli pesanti nei terreni al
mondo, attendono. Perché in
miniera ci sono sempre persone decise a non perdere il
loro lavoro, per sé e per gli altri lavoratori.
INFORTUNISTICA
M. ZURINI - VECCHI
a cura di Massimo Lavena
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7 SETTEMBRE 2012
LAVORO A RISCHIO
Una sorta di limbo
“la tutela dei diritti”.
terra
Q
uando si discute della crisi economica in
corso in Europa e
delle sue molte vittime, non
si possono dimenticare le
vittime di crisi più antiche e
di conflitti tuttora in corso,
ossia gli sfollati. Diversamente, oltre alla cosiddetta
”generazione perduta a causa della crisi economica, il
nostro continente dovrà fare
i conti anche con la perdita
di un’altra generazione, e
forse più di una. A lanciare il
monito è Nils Muiznieks,
commissario per i diritti
umani del Consiglio d’Europa, nel suo Human Rights
Comment pubblicato il 4
settembre.
quali stanno da decenni affrontando condizioni estremamente difficili; vittime di
conflitti passati o tuttora in
corso continuano ad avere
bisogno dell’aiuto della comunità europea e internazionale. Negli Stati membri
CdE si contano tra i 2 milioni e mezzo e i 2 milioni e
800mila sfollati interni, la
maggior parte dei quali, circa 1 milione, vive in Turchia
ed è vittima di conflitti armati e violenze nelle zone
abitate prevalentemente
dalla minoranza curda. Altrove in Europa, la maggior
parte degli sfollati è stata costretta a fuggire a causa dei
conflitti che oltre due decenni fa hanno disintegrato
l’Unione sovietica e la Jugoslavia e, più recentemente, a
seguito del conflitto del 2008
in Georgia. Gli sfollati sono
circa 600mila in Azerbaigian; 274mila in Georgia;
225mila in Serbia; 113mila
in Bosnia ed Erzegovina. I rimanenti sono distribuiti negli altri Stati balcanici, in Armenia e Russia
IN EVIDENZA
Visiteaiprosciuttifici,degustazioni,contornisportiviemusicali,eanchelabibliotecaitinerantedigastronomia
Gioie e segreti del “Parma”, il re dei prosciutti
Dal7al16tornailfestivalchecoinvolge13comunidellazonadiproduzione
T
utto pronto per il Festival del prosciutto di Parma che animerà, dal 7 al 16 settembre, tutta la provincia: 13 comuni
della zona di produzione del Re dei prosciutti
saranno coinvolti in un calendario ricco di appuntamenti all’insegna della gastronomia,
dello spettacolo e della cultura.
“Finestre Aperte” resta il momento più entusiasmante della manifestazione grazie alla sua
forza attrattiva sui visitatori, esperti o semplicemente appassionati. Tutti i prosciuttifici del-
TUTTE LE INFORMAZIONI
Il programma completo con i luoghi e gli
orari degli eventi è on-line sul sito
www.festivaldelprosciuttodiparma.com
e presso il Parmapoint (Parma, strada Garibaldi, 18, [email protected], 0521
931800), tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30.
Per Finestre Aperte:
Orari visite: 10-13, 15-19 quando non diversamente specificato
18
• Stand PuntoInfoFestivaldelProsciutto
presso le Fiere di Parma, dal 7 al 16 settembre, tel. 0521.996653
• IAT di Parma
tel. 0521 218889
c/o Comune di Parma, piazza Garibaldi 1
• Segreteria Finestre Aperte:
tel. 0521 351358
c\o Comune Langhirano dal 7 al 16 settembre.
Tra cibo e cultura
L’inaugurazione ufficiale della XV edizione del
Festival è fissata per venerdì 7 settembre alle
18.30 a Langhirano, in piazza Ferrari, alla presenza di molte autorità locali. Seguirà, come di
consueto, l’apertura delle prosciutterie che
darà il via alla manifestazione vera e propria.
www.festivaldelprosciuttodiparma.com
FUORI LE MURA
- Mantova -
• LA COLLINA DEL VENTO
7 SETTEMBRE 2012
di Carmine Abate (Mondadori, 2012)
“La collina del vento” è il romanzo vincitore del premio
Campiello 2012. L’autore è nato a Carfizzi, Crotone, in
un’isola albanese della Calabria, 58 anni fa, si è laureato
all’università di Bari e ha poi raggiunto il padre che era
emigrato in Germania in cerca di lavoro. Da questo melting pot etnico e culturale nascono quasi tutti i romanzi
di Abate, mentre l’ultimo, vincitore del prestigioso Campiello, è piuttosto la rivendicazione della casa perduta, la
collina del Rossarco che i membri della famiglia Arcuri
difendono contro la violenza e la bramosia degli uomini. La religione della casa assume qui, dopo la grande
stagione verghiana dei Malavoglia, di nuovo una dimensione epico-religiosa. Dopo Verga, Pascoli e Pavese avevano tentato una per loro impossibile riappropriazione
del giardino (etimologicamente assai vicino al significato originario di paradiso) e degli affetti familiari. Ma il
romanzo di Abate, come tutta la sua opera, non nasconde un messaggio ad excludendum, vale a dire una egoistica delimitazione dello spazio vitale, bensì un segno
assai forte, che l’autore rafforza nelle interviste e negli altri racconti: il dover andar via dalla madre terra perché
non si trova lavoro è un’ingiustizia.
Le tracce del vissuto familiare di doppia estraneità potenziale, quella di appartenere alla comunità arbereshe
in Italia e a quella italiana in Germania, sono evidenti.
Nel romanzo vincitore del Campiello, la famiglia Arcuri,
come quella dei Toscano nel capolavoro di Verga, difende la propria ident ità contro quella che di volta in volta
si configura come una faccia della modernità: la guerra,
la dittatura, la malavita organizzata che vuole trasformare terre arcaiche e dense di risonanze profonde in villaggi turistici, nel luogo del divertimento a tutti i costi, mordi e fuggi, tanto poi il cemento resta e il turista se ne va.
(Marco Testi)
Foro Boario di Langhirano, così come — su
tutto il territorio — le degustazioni del Prosciutto di Parma in abbinamento ai migliori
vini. Per tutto il periodo della manifestazione
inoltre sarà possibile degustare menu speciali a base di Prosciutto di Parma nei ristoranti
“amici” del Festival.
Gli appuntamenti in città
Anche gli altri comuni coinvolti (Parma, Calestano, Collecchio, Corniglio, Felino, Lesignano
De Bagni, Montechiarugolo, Neviano Degli
Arduini, Sala Baganza, Tizzano Val Parma,
Traversetolo, Varano De Melegari) svilupperanno specifiche iniziative per le colline parmensi, attività sportive, stand con le eccellenze culinarie locali, degustazioni, e non mancherà la musica come ad esempio il concerto
dei Nomadi a Langhirano o a Sala Baganza il
concerto di musica antica “Membra Jesu Nostri”, nell’ambito dell’International Early Music
Festival, soltanto per citarne alcuni.
Una provincia tutta “dolce”
Dal mattino sino a tarda sera il dolce “Parma”
sarà motivo di una sorta di pellegrinaggio del
gusto. Occasione ideale per visitare una bella
città e il suo magnifico territorio. Tra le numerose escursioni a contatto con la natura sono
da segnalare i Salti del Diavolo, una spettacolare formazione sedimentaria di strette guglie
e pareti rocciose in direzione di Berceto, e il
grande giro in mountain bike dell’Appennino
nel territorio del Comune di Felino, che offre
interessanti scorci visivi.
Da non perdere anche la visita al Museo del
Prosciutto e dei Salumi di Parma, nell’antico
In ogni caso è possibile recarsi direttamente presso i prosciuttifici con mezzi propri.
biblioteca
cult
I punti per la prenotazione delle navette:
la zona tipica di produzione saranno aperti al pubblico, offrendo la possibilità di assistere al ciclo di lavorazione. Saranno i produttori a illustrare tutte le fasi di
lavorazione delle cosce di suino
che per una magica combinazione di clima, tradizione e passione, diventano Prosciutti di Parma.
Un servizio di bus navetta gratuito sarà messo a disposizione dei
turisti per accompagnarli nella
zona tipica di produzione del Prosciutto di Parma.
Il Festival del Prosciutto di Parma
sarà coordinato anche quest’anno da Fiere di
Parma e si conferma un’importante vetrina internazionale per un prodotto italiano di grande qualità il cui indotto coinvolge 160 aziende
produttrici, 5 mila allevamenti suinicoli e tremila addetti per un giro d’affari complessivo di
1,5 miliardi di euro.
Approda a Mantova, allestita nelle Fruttiere della
dimora gonzaghesca, la
mostra “Pier Luigi Nervi
Architettura come Sfida”,
prima grande retrospettiva internazionale dedicata al più noto ingegnere
italiano del ’900. Frutto di
un vasto progetto di ricerca, il complesso percorso
attraverso l’opera di Nervi
è scandito da dodici progetti-icona e si arricchisce
di nuovi contenuti nella
tappa mantovana, sottotitolata “L’Industria e la
Fabbrica Sospesa”. A Mantova infatti Nervi ha lasciato una delle sue opere più
complesse e ardite dal
punto di vista tecnico e architettonico, la Cartiera
Burgo: appunto, la “Fabbrica sospesa”, appunto.
Plastici, disegni originali,
immagini di cantiere e foto d’attualità illustrano, capitolo dopo capitolo, l’intero percorso creativo di
Pier Luigi Nervi, fra cui lo
Stadio Municipale di Firenze, la sede Unesco a
Parigi, l’Aula vaticana delle udienze, la Torre della
Borsa di Montreal, l’Ambasciata Italiana a Brasilia.
• Fino al 25 novembre a
Mantova, Palazzo Te (viale
Te 13). Orari: lunedì 13-18;
da martedì a domenica 918.
Info: www.pierluiginervi.org – www.centropalazzote.it, 0376 369198.
Parma in particolare ospiterà presso i Portici
del Grano, da venerdì 14 a domenica 16, delle
degustazioni di Prosciutto di Parma e dei migliori pani della tradizione italiana, innafiati
dai vini dei Colli di Parma. Un programma
“gustoso”, per grandi e piccini, all’insegna del
cibo e della musica.
Sempre in città l’interessante iniziativa
“Happy book: c’è un libro per te”. Biblioteca
itinerante di gastronomia dove saranno illustrati libri sulla gastronomia con possibilità di
prestiti.
I promotori del Festival
Il Festival del Prosciutto è firmato da un comitato organizzatore composto dalla Regione
Emilia Romagna, dalla Provincia di Parma, dai
Comuni di Parma e Langhirano, dal Consorzio
del Prosciutto di Parma, dalla Camera di Commercio di Parma e dalle Fiere. Il Comitato è affiancato dai Comuni di Calestano, Collecchio,
Corniglio, Felino, Lesignano Bagni, Montechiarugolo, Neviano Arduini, Sala Baganza,
Tizzano, Traversetolo, Varano Melegari. Il Festival è realizzato con il contributo e il sostegno di Unione Parmense degli Industriali,
Cna, Istituto Parma Qualità e Stef.
Il Festival si può seguire anche su
www.facebook.com/consorzio.prosciuttodip
arma
www.youtube.com/ProsciuttodiParmaDOP
twitter.com/prosciuttoparma
Indialogosuragazzeelibertà
Con MarisaOmbraaFontevivo.AOzzanoinvece festaperGuatelli
Un convegno per riflettere sul pensiero di
René Girard: è la proposta in programma venerdì 7 e sabato 8 settembre nell’Aula dei Filosofi dell’Università di Parma (via Università
12). L’appuntamento è coordinato dalla Cappella Universitaria di Parma.
Venerdì 7 settembre - Mattino: Coordinate
del pensiero girardiano. Ore 9 iscrizione dei
convegnisti; 9.30 saluto delle autorità; seguono le relazioni; “Lo scandalo René Girard”
(don Umberto Cocconi), “Quattro motivi per
lasciarsi interrogare dall’antropologia di René
Girard” (Sergio Manghi, Università di Parma),
“Verità e romanzo: alle origini del pensiero di
Girard” (Mariolina Bertini, Università di Parma), “Cristiani come capro espiatorio: la persecuzione a Lione nell’anno 177” (don Stefano
Perego, diocesi di Milano). Pomeriggio: Gli sviluppi delle teorie di René Girard.. Dalle 14.30:
“Importanza e limiti del pensiero di René Girard. Formulazione di un nuovo paradigma”
(Giuseppe Fornari, Università di Bergamo);
“Le due facce della mimesi. La teoria mimetica di Girard” (Vittorio Gallese, Università di
Parma); “Per una sociologia del risentimento:
la sfida di René Girard alle scienze sociali”
(Stefano Tomelleri, Università di Bergamo);
alle 17 il dibattito. Sabato 8 settembre Una
nuova immagine dell’uomo alla ricerca della
nuova immagine di Dio. . Dalle 9.30: “Girard e
Kierkegaard: i volti dell’inquietudine” (Alberto Siclari, Università di Parma); “René Girard:
il sacro il simbolico e il demoniaco” (Silvio
Morigi, Università di Siena); “Il sangue tra violenza e dono: René Girard e la teologia cristiana” (Paola Mancinelli); alle 12 il dibattito e le
conclusioni.
“Amicizia senza frontiere”
FESTA BRASILE PER DON DALL’ASTA
Sabato 8 e domenica 9 settembre al parco
giochi “Impariamo la natura”, zona Orti sociali della Crocetta (via Bonomi) Amicizia senza
frontiere onlus organizza la “Festa Brasile”, con
torta fritta e spalla cotta dalle 16 alle 20. Il ricavato sarà interamente devoluto a don Giuseppe Dall’Asta a sostegno della sua missione
in Brasile.
Ragazze in dialogo su “Libere sempre?”
ANPI: MARISA OMBRA E MONI OVADIA
Nell’ambito della Festa provinciale dell’Anpi
di Parma, che si svolge a Fontevivo dal 7 al 9
settembre, segnaliamo alcuni appuntamenti:
sabato 8 alle 21 all’arena spettacoli. “Senza
confini, ebrei e zingari”: spettacolo teatrale di
e con Moni Ovadia e con Paolo Rocca (clarinetto), Massimo Marcer (tromba), Ennio D’Alessandro (clarinetto), Ion Stanescu (violino),
Albert Florian Mihai (fisarmonica), Marian
Serban (cymbalon), Marin Tanasache (contrabbasso); domenica 9, alle 18 all’auditorium, “Libere sempre?”: venti giovani lettrici e
altre ragazze dialogano con Marisa Ombra (vice presidente nazionale Anpi), autrice del volume “Libere Sempre” (Ed. Einaudi). Coordina Giovanna Bertani; alle 21 spettacolo teatrale “Pane per i vostri denti”: le barricate del
1922 nel 90o anniversario.
Info: www.anpiparma.it, 0521.286236, [email protected]
Visite, libri, pedalate e laboratori
FESTA AL MUSEO GUATELLI
Domenica 9 settembre il Museo Guatelli di
Ozzano Taro propone una giornata di festa in
ricordo del maestro Guatelli, con il tradizionale appuntamento organizzato dell’Associazione Amici di Ettore Guatelli, in collaborazione con la Fondazione Museo Ettore Guatelli e Circolo Rondine di Ozzano T.
Ore 10.30-12.30 visite guidate al Museo (cadenza: 30’); ore 11 presentazione del libro di
Vito Fumagalli “La pietra viva” (Daniela Romagnoli, già docente di Storia Medievale all’Università Parma). Seguirà aperitivo. Ore
14.30 presso il Parco del Taro (Pontescodogna
di Collecchio): pedalando lungo la via, tra gioco e storia; si pedalerà fino al Museo con biciclette messe a disposizione dai Parchi Regio-
In Seminario Minore
CONVEGNO
MINISTRANTI
Sabato 8 settembre in Seminario Minore (viale Solferino
25) si svolge il tradizionale
Convegno diocesano ministranti, per rinnovare l’impegno riflettendo sul tema della
fede e sul Simbolo degli Apostoli. Alle 10 ritrovo in Seminario Minore; 10.30 S. Messa;
11.30 lavori di gruppo; 13
pranzo al sacco; 13.45 grande
gioco; 15.30: conclusione.
Messe in suffragio
IN RICORDO DI
DON FRANCO GUIDUZZI
Nel 7o anniversario della morte di don Franco Guiduzzi,
per ricordare nella preghiera
il presbitero, il maestro, il pastore e l’amico verranno celebrate in suffragio la Messa in
Santa Croce domenica 9 settembre alle 10.30 e quella in
Sant’Uldarico domenica 16
settembre alle 11.
Alla badia di Torrechiara
CONSIGLIO
PRESBITERALE
Una giornata di studio e di
confronto, lunedì 11 settembre dalle 9.30 alle 17.30 alla
badia di Torrechiara, con la
presenza anche dei vicari zonali. Martedì 12, dalle 9.30 alle 12.30, i lavori si concluderanno in Seminario Minore
(viale Solferino, 25).
Festa dell’Azione Cattolica
ACINFESTA
A BASILICANOVA
Sabato15 settembre, al Circolo Don Bosco di Basilicanova, ritorna Acinfesta, il tradizionale appuntamento di
inizio anno di tutta l’Azione
cattolica diocesana.
A partire dalle 15 sono in programma giochi per i ragazzi
dai 6 agli 11 anni e tornei di
pallavolo e calcetto, dai 12 anni in su. Alle 16 per gli adulti
“Il corpo in gioco. Incontro
pratico-teorico sul linguaggio
teatrale”, guidato da Gigi Tapella e Sylviane Onken della
Compagnia “Nautai Teatro”
(si raccomanda la massima
puntualità, perché è sconsigliato entrare a laboratorio
iniziato). Alle 19 preghiera insieme e a seguire cena e serata spettacolo.
Ritiro e Lectio
CENTRO IGNAZIANO
SAN ROCCO
Riprendono le attività del
Centro ignaziano di spiritualità San Rocco (Parma, via
Università 10):
• domenica 16 settembre alle 9.30 il ritiro mensile: una
occasione di raccoglimento e
di silenzio nel cuore della
città e della vita. Gli incontri
iniziano con gli spunti per la
meditazione, segue un ora di
preghiera personale silenziosa e la celebrazione dell’Eucarestia. L’incontro è accompagnato da padre Enrico Simoncini s.j;
• mercoledì 19 settembre
ore 16 e ore 21.15 (lo stesso
incontro sarà proposto nei
due orari) lectio divina del libro della Genesi accompagnata da padre Enrico Simoncini s.j. L’incontro dura
un’ora. Si raccomanda la
massima puntualità.
Info: 0521.233935 (segreteria
telefonica) - 331.1426180 [email protected] www.sanroccoparma.it
Incontro con Morandini
ABITARE LA TERRA,
CUSTODIRNE I BENI
Mercoledì 19 settembre alle
17.30 in Vescovado (Sala dei
Vescovi) si terrà la presentazione del volume “Abitare la
terra, custodirne i beni” di Simone Morandini, coordinatore del progetto “Etica, filosofia e teologia” della Fondazione Lanza di Padova, membro del gruppo “Custodia del
Creato” del’Ufficio nazionale
per i problemi sociali e il lavoro della CEI e membro del
comitato esecutivo del Segretariato attività ecumeniche.
Organizza l’incontro, nel quale interverrà l’autore, il Centro etica ambientale, ente nato dalla sinergia tra la Diocesi, il Comune di Parma e l’Enia, ora Iren.
In Battistero
GIORNATA ECUMENICA
PER IL CREATO
Il Consiglio delle Chiese cristiane di Parma e il Gruppo
giustizia pace ambiente invitano domenica 23 settembre
in Battistero alla Giornata
ecumenica per la salvaguarda del creato dal titolo “Un’alleanza per il suolo ferito”.
Alle 18.30 in Battistero riflesisoni di Mirella Manocchio,
pastora della Chiesa evangelica metodista di Parma (“La
terra, il suolo, nelle pagine
della Bibbia”) e di Lorenzo
Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna (“Il
territorio, un bene comune
minacciato”).
Alle 20 nel chiostro del Seminario Maggiore si condividerà
un’agape fraterna con i frutti
della nostra terra nella sobrietà.
Alle 21 in Battistero ci celebrerà veglia di ascolto e preghiera con il Coro ecumenico
di Parma.
A 50 anni dal Concilio, per una memoria rigeneratrice
ASSEMBLEA NAZIONALE
“CHIESA DI TUTTI, CHIESA DEI POVERI”
Settanta fra gruppi e associazioni (alcuni anche di Parma:
Viandanti, il Borgo, Chiesa oggi, Vaticano II davanti a noi) e
venticinque riviste sono i promotori dell’assemblea nazionale “Chiesa di tutti, chiesa dei poveri”, che si svolge sabato 15
settembre a Roma, dalle 10 alle 18 nell’Auditorium del Massimo g.c. (www.auditorium.it), a 50 anni dall’inizio del Concilio e alla vigilia dell’Anno della fede. Il titolo riprende una frase pronunciata da Giovanni XXIII nel messaggio dell’11 settembre 1962, e l’incontro si pone nella linea di un’ermeneutica della memoria rigeneratrice, volta a cogliere l’“aggiornamento” che il Concilio ha portato ed ancora oggi porta
nella Chiesa.
Dopo un pensiero sulla “Mater Ecclesia” che gioì in quel giorno inaugurale dell’11 ottobre 1962 (Rosanna Virgili) l’incontro si articolerà in tre momenti: il primo, al mattino, dedicato
a ricordare ciò che erano la Chiesa e il mondo fino al Concilio (Giovanni Turbanti); dopo il pranzo in comune, il secondo momento, per discernere tra le diverse ermeneutiche del
Vaticano II (Carlo Molari); infine il terzo, sulle prospettive future, nella previsione e nella speranza di un “aggiornamento”
che continui, sia nelle forme dell’annuncio, sia nelle forme
della preghiera, sia nella riforma delle strutture ecclesiali (Cettina Militello), con parole conclusive di Raniero La Valle (“Il
Concilio nelle vostre mani”).
Durante l’assemblea sono previsti interventi di Luigi Bettazzi,
Giovanni Franzoni, Paolo Ricca, Felice Scalia, Adriana Valerio
e di rappresentanti delle organizzazioni promotrici.
Partecipazione libera, iscrizione sul posto; referenti organizzativi (per info e per segnalare la presenza al pasto - entro il 10
settembre): Gianni Novelli - [email protected],
06.5814018, 335.6159057; Fabrizio Truini - [email protected], 339.8928097.
nali della Macroarea Emilia occidentale. Rientro a Giarola entro le 19. Consigliata la prenotazione: 0521-803017.
Ore 15-17 visite guidate (cadenza ogni 30 minuti); ore 15.30 “Facciamo un giocattolo”: laboratorio per bambini a cura di Luigi Vecchi
(partecipazione gratuita); ore 16 “Gli abitanti
del Museo si raccontano”: storie tra realtà e
fantasia, per bambini e adulti; e “Confine e
ponte”: presentazione della mostra a cura di
Lia Simonetti ed Enrico Barbero (la mostra
sarà visitabile già dal mattino); ore 17 “Fole da
osteria”: spettacolo teatrale a cura del Teatro
dell’Orsa, di e con Monica Morini e Bernardino Bonzani; Claudia Catellani pianoforte, Giovanni Cavazzoli contrabbasso, Denis Zannani
violino; ore 21.30 “E’ Festa”: lettura scenica
con musica e immagini; con Giancarlo Ilari,
Stefano Cenci, Laura Cleri; Marzio Matteoli
chitarra, liuto; e con il piccolo Tommaso Vaja;
foto di Stefano Vaja tratte dai quadri di Renato Lori. Nel corso della giornata apertura dello spazio ristoro “La cantina del Museo” a cura del Circolo Rondine.
Info: 0521.333601, [email protected],
www.museoguatelli.it.
Ai Boschi di Carrega, su identità e diversità
I DUEPOMERIGGI DELLA VAL BAGANZA
L’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Occidentale e il Centro Studi della
Val Baganza organizzano la 29a edizione dei
Duepomeriggi a Sala Baganza presso il Centro
Parco “Renzo Levati”, Strada Olma n. 3.
Tema di fondo è la domanda “Campanile,
patria, nazione: quant’è il torto o la ragione?”,
che introduce l’analisi della “conflittuale bellezza della diversità”; una bellezza su cui getteranno luce, a partire dalle ore 15 di giovedì
13 settembre, il prof. Luigi Lanzi (Dal calderon del pensiero umano prendono forma “popolo”, “patria”, “stato”), la prof.ssa Valeria Fochi
(Orgogli campanilistici ed orizzonti mondiali nel fantasioso mondo dell’Alighieri) ed una
carrellata di diapositive di Gaetano Bonatti
e Pietro Bonardi (Campanile che vai Santo che
trovi).
Il successivo sabato 15 settembre saranno
documentati altri aspetti della “diversità” con
gli interventi, sempre a partire dalle ore 15, del prof. Ugo Trombi e dott. Massimo Casales (Morire in difesa della patria è un
piacere e un onore: sempre?, secondo Greci e
Latini), di Anna Berta e Peppino Spaggiari,
Ermes Ghirardi e Aldina Bonati (Amor di campanile in buon dialetto parmigiano), e del
Coro Cantafabula introdotto da Maria Grazia
Dall’Aglio Gombi e diretto da Marina Gatti, e
della fisarmonica di Luigi Abbati (Patria e
campanile a suon di musica vocale e strumentale). Alla fine si convergerà attorno alle mense imbandite di specialità gastronomiche nostrane.
Concerti a Colorno, Parma e Guastalla
RASSEGNA “L’ORGANO RITROVATO”
La XVIII edizione della rassegna concertistica
colornese “Serassi. L’organo ritrovato” si svolge quest’anno dal 16 settembre al 7 ottobre, in
diverse sedi a causa dei lavori di restauro da
cui è interessata la Cappella Ducale di San Liborio. Qui di seguito il programma dei concerti, che sono a ingresso gratuito.
Domenica 16 settembre, ore 18, Sala del Trono della Reggia di Colorno: “Sonate di G.B.
Piatti e C.Ph.E. Bach (Stefano Innocenti, clavicembalo);
domenica 23 settembre, ore 21, chiesa di San
Sepolcro (str. Repubblica 76, Parma) “Intorno
a J.S. Bach: la musica, la famiglia, le suggestioni” (Roberto Balconi, controtenore, Davide
Pozzi, organo e clavicembalo);
domenica 30 settembre, ore 16, Cattedrale di
Parma “L’interprete di musica francese e spagnola e l’improvvisatore” (Francis Chapelet,
organo);
domenica 7 ottobre, ore 18, a Guastalla (uogo da definire) “Dal liuto alla tastiera: S.L.
Weiss e J.S. Bach” (Michele Barchi, liuto a tastiera (Lautenwerk).
Info: www.eventi.parma.it, www.serassi.it.
memo
LA SFIDA ANTROPOLOGICA DI GIRARD
19
Apertura straordinaria pomeridiana
DI SABATO ALLA CAMERA DI S. PAOLO
Dal mese di settembre alla fine anno torna l’iniziativa “Aperti per Voi”, che vede i Volontari
del Patrimonio Culturale, soci del Touring
Club, impegnati a fianco del personale stabile della Soprintendenza nello sforzo di promuovere la conoscenza e la diffusione del nostro patrimonio artistico cittadino, garantendo
nella giornata del sabato l’apertura prolungata pomeridiana della Camera di San Paolo, fino alle 18.
Il pubblico avrà quindi una ulteriore opportunità per ammirare i due straordinari cicli affrescati dipinti dal Correggio e dal pittore parmense Alessandro Araldi all’inizio del Cinquecento nell’appartamento privato della Badessa Giovanna da Piacenza.
La Camera di San Paolo si trova in via Melloni
3/a, ed è aperta — oltre che il sabato — da
martedì a domenica dalle 8.30 alle 14. Ingresso gratuito per i minori di 18 anni e sopra i 65
e per i visitatori disabili con accompagnatore
(percorso accessibile alle persone con disabilità motoria). Info: 0521.233309, sbsae-pr@
be-niculturali.it,
[email protected].
7 SETTEMBRE 2012
Convegno sulla teoria mimetica
20
7 SETTEMBRE 2012
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- Diocesi di Parma