Pellicani – 5P – David – 5 ottobre 2012 - Pagina 1 di 4 JACQUES-LUOIS DAVID LA VITA: Jacques-Louis David nacque a Parigi nel 1748; durante la sua vita soggiornò in alcune città artistiche italiane nel periodo che va dal ’75 all’80. In seguito alla visita delle città di Napoli, Pompei ed Ercolano vi fu un ritorno all’antico dell’artista. Nel 1775 vinse a Parigi Le prix de Rome (Premio di Roma) ovvero un soggiorno a Roma, dove rimase per cinque anni. Durante questi anni si recò anche a Parma per il Correggio, a Bologna per Guido Reni e per Carracci, a Firenze per l’arte rinascimentale e a Napoli per vari pittori. Poi, dopo essere rientrato in Francia, realizzò l’opera Bellisario chiede l’elemosina e ebbe numerosi incarichi di lavoro e partecipò attivamente alla rivoluzione francese del 1789 appoggiando Robespierre, alla morte del quale David fu incarcerato. Successivamente, come altri intellettuali europei, fu attirato dalla personalità di Napoleone tanto da diventarne sostenitore e fu anche nominato Primo Pittore dell’Imperatore. Dopo la caduta di Napoleone Jaques Louis David fu costretto all’esilio a Bruxelles dove morì nel 1825. LA TECNICA: Raramente i disegni di David sono realizzate con tecniche grafiche elaborate o per mezzo di colori seducenti. Essi, al contrario, si presentano molto austeri e quasi poveri di mezzi. Solitamente si tratta di disegni nei quali si nota l’uso per lo più esclusivo della matita a mina di piombo. Tuttavia David impiega anche la penna e l’inchiostro, il cui segno netto è ravvivato dall’acquerello (bruno, nero o grigio) e dalle lameggiature a tempera bianca o gessetti. Le finalità che David si propone nel disegno sono la chiarezza del segno, la purezza dell’immagine e la sua semplificazione per mezzo del contorno netto, della linearità. Il Giuramento degli Orazi Pellicani – 5P – David – 5 ottobre 2012 - Pagina 2 di 4 Leggenda: durante il regno di Tullio Ostilio, per decidere l'esito della guerra tra Roma e Alba Longa, tre fratelli romani (gli Orazi) si dovettero scontrare contro tre fratelli di Alba (i Curiazi). Dei Curiazi non sopravvisse nessuno mentre dei tre Orazi, uno riuscì a ritornare sancendo la vittoria di Roma. Nell’opera è raffigurato il momento i cui il padre (personaggio con il mantello rosso) sta pronunciando ai figli il giuramento “o Roma o la morte”, perciò possiamo notare che le labbra sono semiaperte. Nel dipinto sono presenti tutti i contenuti formali e compositivi dell’arte neoclassica. L’osservatore è guidato alla lettura dell’opera, tanto che l’occhio è condotto al centro dell’opera, in corrispondenza dell’incrocio delle spade sorrette dal padre. Il dipinto rappresenta, dunque, le virtù civiche romane dal momento che i tre giovani giurano o di vincere o di morire per Roma. Traspare dunque un forte attaccamento alla patria, che riprende il tema classico dell’amor di patria. L’artista aderisce pienamente a questo ideale e invita implicitamente la nuova generazione ad ispirarsi a questo comportamento. Il pittore, in primis, razionalizza lo spazio per dare equilibrio alla scena: infatti sulla sinistra vi sono le figure maschili che simboleggiano la forza, sulla destra abbiamo la gentilezza d’animo delle donne, abbandonate nel dolore e nella rassegnazione. Il complesso risulta, dunque, estremamente equilibrato. La prospettiva è di richiamo rinascimentale e viene realizzata attraverso il pavimento e le colonne. In secondo piano vi sono due pilastri e due colonne doriche dal fusto liscio che sorreggono tre archi a tutto sesto, oltre i quali, immerso nell’ombra, un muro delimita un porticato, mentre un’ulteriore arcata lascia intravedere altri ambienti abitativi. Infine, la luce è richiamo al Caravaggio ed i colori sono del Raffaello. La Morte di Marat Contesto storico: ci troviamo durante la rivoluzione francese, fondata sulle idee illuministe. Marat, il protagonista dell’opera, era uno dei leader intellettuali della rivoluzione e chiaramente fu uno dei primi a cadere sotto la repressione del movimento. L’artista è chiamato, dunque, a santificare in chiave laica la figura di un martire della rivoluzione, ed è per questo che l’episodio si configura come un ritratto del cristo morto, come la deposizione del cristo di Caravaggio. Il soggetto viene rappresentato mentre è immerso nella vasca dove curava la sua dermatite, e nel mentre scriveva e continuava la sua attività. Per Marat la penna è l’unico strumento della lotta contro il potere, strumento con il quale poteva far “sentire la sua voce”. Nel dipinto non compaiono tutti quegli elementi che nella realtà caratterizzavano il luogo del delitto e che avrebbero fatto apparire la morte di Marat troppo simile a quella di un uomo comune: la tappezzeria in carta da parati viene infatti sostituita con uno sfondo scuro sovrastate da fitte pennellate gialle formanti una sorta di pulviscolo dorato che sembra voler investire il personaggio, la carta geografica sulla parete viene eliminata e il tavolino viene sostituito da una cassetta di legno chiaro. L’immagine che ne emerge è quella di un politico austero, sorretto da forti valori; Marat è, infatti, l’icona dell’eroe rivoluzionario moderno. Bellisario chiede l’elemosina Pellicani – 5P – David – 5 ottobre 2012 - Pagina 3 di 4 La tela risente dell’esperienza romana dell’artista, quindi vi è un’impostazione compositiva che emula la cultura classica. L’episodio narra di Bellisario, che un tempo era un grande generale, che cade in disgrazia poiché diventa cieco, perciò egli vivrà una vecchiaia assai infelice. Naturalmente il vecchio cieco sarebbe stato riconosciuto, mentre chiedeva l’elemosina, da una passante e da un soldato che aveva militato ai suoi ordini. Questa immagine acquista così un significato universale, cioè costituisce una riflessione sulla caducità della gloria, sulla vita che scorre, e sulla impossibilità di conservare una funzione morale anche nella povertà. David, quindi, prova interesse nello studio del mondo antico proprio perché vede un mondo incorrotto e puro, privo di perdite morali. Architettura neoclassica Teatro alla Scala Giuseppe Piermarini nacque a Foligno nel 1734. Dopo una iniziale formazione architettonica nella sua città natale, l'architetto studiò con Luigi Vanvitelli a Roma, collaborando col maestro, tra il 1765 e il 1769, alla Reggia di Caserta e trasferendosi in quest'ultimo anno, sempre insieme al maestro, a Milano. La sua opera universalmente conosciuta è il Teatro alla Scala, costruito nel 1776-78, un edificio di foggia neoclassica, ma ove si legge il recupero di un linguaggio morfologico rinascimentale. Compì anche altre opere importanti sempre nella città di Milano ove divenne l’architetto più apprezzato della città. Il Teatro della Scala è l’emblema del tempio della lirica, nonché teatro più importante d’Italia e quindi della prestigiosa istituzione lirica italiana. Durante l’800 in tutte le principali città venne edificato un teatro proprio per dare un luogo a quella forma d’arte che si stava sviluppando sempre più: la musica. Nacque infatti progressivamente l’usanza di assistere alla opere liriche nei teatri. Il Teatro alla Scala, in particolare, fu voluto dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria, la quale incaricò Giuseppe Piermarini che compì la realizzazione del teatro fra il 1776 e il 1778. Fu costruito sul sito della Chiesa si Santa Maria la Scala, dalla quale prende, appunto, il nome il teatro. Piermarini prestò particolare attenzione nella costruzione all’utilizzo pubblico a cui era designato, per questo motivo diventò un teatro esempio, visto come Pellicani – 5P – David – 5 ottobre 2012 - Pagina 4 di 4 modello da imitare. Recentemente, l’edificio è stato restaurato per adeguarlo alle esigenze sempre più moderne del pubblico, pur sempre mantenendo quegli aspetti decorativo settecenteschi, ma inserendo nuove tecnologie. Oggi, dunque, il Teatro si presenta come lirico ma anche come moderno, ed è modello teatro pubblico autorevole. Piermarini Ha concepito nuovo edificio per l’utilizzo pubblico ricreando all’esterno un portico per le carrozze, attribuendo quindi un tocco estetico all’edificio ma anche funzionale. Per caratterizzarlo creando una sua propria tipologia, l’artista realizza la terrazza e il timpano sovrastante in maniera gettante in avanti rispetto alla facciata: questo sarà considerato il modello da imitare per molti altri teatri come quello Comunale a Bologna. All’interno il Teatro alla Scala è caratterizzato da una serie di palchi sovrapposti e la forma che Piermarini crea ha l’obiettivo di creare un’acustica perfetta: in effetti, dietro a questa opera, vi è uno studio scientifico dell’acustica dettagliato. Questa forma, studiata minuziosamente, sarà poi imitata e utilizzata nella costruzione di altri teatri, caratterizzando così un’espressione dell’epoca illuministica. Il modello classico che Piermarini metterà in pratica nella sua opera lo si nota da diversi elementi strutturali e formali: i rivestimenti in colore caldo (giallognolo) per evidenziare il vugnato che corre nella parte inferiore (come ad esempio quello utilizzato nel Palazzo Diamanti a Ferrara). Lo stile classico, caratterizzato anche da paraste ripetute in maniera lineare che hanno la funzione di razionalizzare gli spazi, attribuisce una forma che deriva proprio dalla funzione che esse hanno (talvolta la funziona stabilisce la forma). Dunque risulta fondamentale l’unione dell’estetica (bellezza) e la funzionalità; come dicevano greci “ciò che bello è buono”. Il restauro è stato eseguito nel 2002-2004 prestando assoluta attenzione all’aspetto conservativo ma puntando anche all’innovazione, con l’inserimento di nuove tecnologie. Dunque è stato effettuato un restauro assolutamente innovativo in campo scientifico. L’aspetto monumentale del teatro comprende la facciata, il prospetto principale, l’accesso, la sala teatrale, l’atrio e il museo del teatro. Per quanto concerne il pavimento, durante il restauro si è potuto recuperare lo stile veneziano nei corridoi, il cotto dei palchi e il marmorino delle pareti, mentre antecedentemente i corridoi erano nascosti da moquette e linoleum e anche i decori originali ovvero i dipinti settecenteschi del Vicerè. L’intervento significativo del restauro è stato fatto per far durare più a lungo possibile, attraverso la scelta materiali estremamente accurata specialmente per quelli soggetti a modifica come il pavimento flottante costituito da materiali diversi (come per esempio quello costituito da rovere –parquet- assolutamente indispensabile per aumentare l’acustica. Per quanto riguarda le nuove tecnologie, invece, sono state inserite nuove poltrone nella platea che sono dotate di moderni display luminosi sui quali è possibile seguire il testo del libretto in diverse lingue. Questo teatro può essere, dunque, considerato come una moderna macchina teatrale: infatti la struttura del palcoscenico e la macchina scenica sono tra le più moderne del mondo anche perché l’architetto è riuscito a mettere a norma delle tecnologie, degli impianti meccanici, un progetto idrico-sanitario e la movimentazione delle scene. Tutto questo è all’interno di una forma a “L”. E’ stato rinnovato anche l’aspetto della facciata dall’architetto svizzero Mario Botta, che ha proposto un rapporto morfologico, ovvero un collegamento fra la parte storica e quella moderna. Così il Teatro presenta volumi: il primo è a forma di parallelepipedo ed ospita la complessa macchina degli allestimenti scenici di dimensioni imponenti (16 metri nel sottosuolo e si alza fino 38 metri), ma ancora più scenografico è il maestoso ellissoide articolato in tre piani che è destinato a ospitare gli uffici del teatro, le sale prova, l’orchestra, i camerini e il coro. Il Teatro alla Scala si trova a Milano, in via dei Filodrammatici ed è aperto tutti i giorni, essendo una struttura pubblica.