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JACQUES-LUOIS
DAVID
LA VITA:
Jacques-Louis David nacque a Parigi nel 1748; durante la sua
vita soggiornò in alcune città artistiche italiane nel periodo
che va dal ’75 all’80. In seguito alla visita delle città di Napoli,
Pompei ed Ercolano vi fu un ritorno all’antico dell’artista. Nel
1775 vinse a Parigi Le prix de Rome (Premio di Roma) ovvero
un soggiorno a Roma, dove rimase per cinque anni. Durante
questi anni si recò anche a Parma per il Correggio, a Bologna
per Guido Reni e per Carracci, a Firenze per l’arte
rinascimentale e a Napoli per vari pittori. Poi, dopo essere
rientrato in Francia, realizzò l’opera Bellisario chiede
l’elemosina e ebbe numerosi incarichi di lavoro e partecipò
attivamente alla rivoluzione francese del 1789 appoggiando
Robespierre, alla morte del quale David fu incarcerato.
Successivamente, come altri intellettuali europei, fu attirato
dalla personalità di Napoleone tanto da diventarne
sostenitore e fu anche nominato Primo Pittore dell’Imperatore.
Dopo la caduta di Napoleone Jaques Louis David fu costretto
all’esilio a Bruxelles dove morì nel 1825.
LA TECNICA:
Raramente i disegni di David sono realizzate con tecniche grafiche elaborate o per mezzo di
colori seducenti. Essi, al contrario, si presentano molto austeri e quasi poveri di mezzi.
Solitamente si tratta di disegni nei quali si nota l’uso per lo più esclusivo della matita a mina di
piombo. Tuttavia David impiega anche la penna e l’inchiostro, il cui segno netto è ravvivato
dall’acquerello (bruno, nero o grigio) e dalle lameggiature a tempera bianca o gessetti. Le
finalità che David si propone nel disegno sono la chiarezza del segno, la purezza dell’immagine
e la sua semplificazione per mezzo del contorno netto, della linearità.
Il Giuramento degli Orazi
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Leggenda: durante il regno di Tullio Ostilio, per decidere l'esito della
guerra tra Roma e Alba Longa, tre fratelli romani (gli Orazi) si dovettero
scontrare contro tre fratelli di Alba (i Curiazi). Dei Curiazi non
sopravvisse nessuno mentre dei tre Orazi, uno riuscì a ritornare
sancendo la vittoria di Roma. Nell’opera è raffigurato il momento i cui
il padre (personaggio con il mantello rosso) sta pronunciando ai figli il
giuramento “o Roma o la morte”, perciò possiamo notare che le
labbra sono semiaperte.
Nel dipinto sono presenti tutti i contenuti formali e compositivi dell’arte neoclassica.
L’osservatore è guidato alla lettura dell’opera, tanto che l’occhio è condotto al centro
dell’opera, in corrispondenza dell’incrocio delle spade sorrette dal padre. Il dipinto
rappresenta, dunque, le virtù civiche romane dal momento che i tre giovani giurano o di
vincere o di morire per Roma. Traspare dunque un forte attaccamento alla patria, che
riprende il tema classico dell’amor di patria. L’artista aderisce pienamente a questo ideale e
invita implicitamente la nuova generazione ad ispirarsi a questo comportamento.
Il pittore, in primis, razionalizza lo spazio per dare equilibrio alla scena: infatti sulla sinistra vi sono
le figure maschili che simboleggiano la forza, sulla destra abbiamo la gentilezza d’animo delle
donne, abbandonate nel dolore e nella rassegnazione. Il complesso risulta, dunque,
estremamente equilibrato. La prospettiva è di richiamo rinascimentale e viene realizzata
attraverso il pavimento e le colonne. In secondo piano vi sono due pilastri e due colonne
doriche dal fusto liscio che sorreggono tre archi a tutto sesto, oltre i quali, immerso nell’ombra,
un muro delimita un porticato, mentre un’ulteriore arcata lascia intravedere altri ambienti
abitativi. Infine, la luce è richiamo al Caravaggio ed i colori sono del Raffaello.
La Morte di Marat
Contesto storico: ci troviamo durante la rivoluzione
francese, fondata sulle idee illuministe. Marat, il
protagonista dell’opera, era uno dei leader intellettuali
della rivoluzione e chiaramente fu uno dei primi a
cadere sotto la repressione del movimento.
L’artista è chiamato, dunque, a santificare in chiave
laica la figura di un martire della rivoluzione, ed è per
questo che l’episodio si configura come un ritratto del
cristo morto, come la deposizione del cristo di
Caravaggio. Il soggetto viene rappresentato mentre è
immerso nella vasca dove curava la sua dermatite, e
nel mentre scriveva e
continuava
la
sua
attività. Per Marat la
penna
è
l’unico
strumento della lotta
contro il potere, strumento con il quale poteva far “sentire la
sua voce”. Nel dipinto non compaiono tutti quegli elementi che
nella realtà caratterizzavano il luogo del delitto e che
avrebbero fatto apparire la morte di Marat troppo simile a
quella di un uomo comune: la tappezzeria in carta da parati
viene infatti sostituita con uno sfondo scuro sovrastate da fitte pennellate gialle formanti una
sorta di pulviscolo dorato che sembra voler investire il personaggio, la carta geografica sulla
parete viene eliminata e il tavolino viene sostituito da una cassetta di legno chiaro. L’immagine
che ne emerge è quella di un politico austero, sorretto da forti valori; Marat è, infatti, l’icona
dell’eroe rivoluzionario moderno.
Bellisario chiede l’elemosina
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La tela risente dell’esperienza romana dell’artista,
quindi vi è un’impostazione compositiva che emula
la cultura classica.
L’episodio narra di Bellisario, che un tempo era un
grande generale, che cade in disgrazia poiché
diventa cieco, perciò egli vivrà una vecchiaia assai
infelice. Naturalmente il vecchio cieco sarebbe stato
riconosciuto, mentre chiedeva l’elemosina, da una
passante e da un soldato che aveva militato ai suoi
ordini. Questa immagine acquista così un significato
universale, cioè costituisce una riflessione sulla
caducità della gloria, sulla vita che scorre, e sulla
impossibilità di conservare una funzione morale
anche nella povertà. David, quindi, prova interesse
nello studio del mondo antico proprio perché vede
un mondo incorrotto e puro, privo di perdite morali.
Architettura neoclassica
Teatro alla Scala
Giuseppe Piermarini nacque a Foligno nel 1734.
Dopo una iniziale formazione architettonica nella
sua città natale, l'architetto studiò con Luigi
Vanvitelli a Roma, collaborando col maestro, tra il
1765 e il 1769, alla Reggia di Caserta e
trasferendosi in quest'ultimo anno, sempre insieme
al maestro, a Milano. La sua opera universalmente
conosciuta è il Teatro alla Scala, costruito nel 1776-78, un edificio di foggia neoclassica, ma ove
si legge il recupero di un linguaggio morfologico rinascimentale. Compì anche altre opere
importanti sempre nella città di Milano ove divenne l’architetto più apprezzato della città.
Il Teatro della Scala è l’emblema del
tempio della lirica, nonché teatro più
importante
d’Italia
e
quindi
della
prestigiosa istituzione lirica italiana. Durante
l’800 in tutte le principali
città venne edificato un
teatro proprio per dare
un luogo a quella forma
d’arte che si stava
sviluppando
sempre
più: la musica. Nacque
infatti progressivamente
l’usanza di assistere alla
opere liriche nei teatri. Il
Teatro alla Scala, in particolare, fu voluto dall’imperatrice Maria Teresa
d’Austria, la quale incaricò Giuseppe Piermarini che compì la realizzazione
del teatro fra il 1776 e il 1778. Fu costruito sul sito della Chiesa si Santa Maria
la Scala, dalla quale prende, appunto, il nome il teatro. Piermarini prestò
particolare attenzione nella costruzione all’utilizzo pubblico a cui era
designato, per questo motivo diventò un teatro esempio, visto come
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modello da imitare. Recentemente, l’edificio è stato restaurato per adeguarlo alle esigenze
sempre più moderne del pubblico, pur sempre mantenendo quegli aspetti decorativo
settecenteschi, ma inserendo nuove tecnologie. Oggi, dunque, il Teatro si presenta come lirico
ma anche come moderno, ed è modello teatro pubblico autorevole.
Piermarini Ha concepito nuovo edificio per l’utilizzo pubblico ricreando all’esterno un portico
per le carrozze, attribuendo quindi un tocco estetico all’edificio ma anche funzionale. Per
caratterizzarlo creando una sua propria tipologia, l’artista realizza la terrazza e il timpano
sovrastante in maniera gettante in avanti rispetto alla facciata: questo sarà considerato il
modello da imitare per molti altri teatri come quello Comunale a Bologna. All’interno il Teatro
alla Scala è caratterizzato da una serie di palchi sovrapposti e la forma che Piermarini crea ha
l’obiettivo di creare un’acustica perfetta: in effetti, dietro a questa opera, vi è uno studio
scientifico dell’acustica dettagliato. Questa forma, studiata minuziosamente, sarà poi imitata e
utilizzata nella costruzione di altri teatri, caratterizzando così un’espressione dell’epoca
illuministica.
Il modello classico che Piermarini metterà in pratica nella sua opera lo si nota da diversi
elementi strutturali e formali: i rivestimenti in colore caldo (giallognolo) per evidenziare il
vugnato che corre nella parte inferiore (come ad esempio quello utilizzato nel Palazzo
Diamanti a Ferrara). Lo stile classico, caratterizzato anche da paraste ripetute in maniera
lineare che hanno la funzione di razionalizzare gli spazi, attribuisce una forma che deriva
proprio dalla funzione che esse hanno (talvolta la funziona stabilisce la forma). Dunque risulta
fondamentale l’unione dell’estetica (bellezza) e la funzionalità; come dicevano greci “ciò che
bello è buono”.
Il restauro è stato eseguito nel 2002-2004 prestando assoluta attenzione all’aspetto conservativo
ma puntando anche all’innovazione, con l’inserimento di nuove tecnologie. Dunque è stato
effettuato un restauro assolutamente innovativo in campo scientifico. L’aspetto monumentale
del teatro comprende la facciata, il prospetto principale, l’accesso, la sala teatrale, l’atrio e il
museo del teatro.
Per quanto concerne il pavimento, durante il restauro si è potuto recuperare lo stile veneziano
nei corridoi, il cotto dei palchi e il marmorino delle pareti, mentre antecedentemente i corridoi
erano nascosti da moquette e linoleum e anche i decori originali ovvero i dipinti settecenteschi
del Vicerè. L’intervento significativo del restauro è stato fatto per far durare più a lungo
possibile, attraverso la scelta materiali estremamente accurata
specialmente per quelli soggetti a modifica come il pavimento
flottante costituito da materiali diversi (come per esempio quello
costituito da rovere –parquet- assolutamente indispensabile per
aumentare l’acustica.
Per quanto riguarda le nuove tecnologie, invece, sono state
inserite nuove poltrone nella platea che sono dotate di moderni
display luminosi sui quali è possibile seguire il testo del libretto in
diverse lingue. Questo teatro può essere, dunque, considerato
come una moderna macchina teatrale: infatti la struttura del
palcoscenico e la macchina scenica sono tra le più moderne del
mondo anche perché l’architetto è riuscito a mettere a norma delle tecnologie, degli impianti
meccanici, un progetto idrico-sanitario e la movimentazione delle scene. Tutto questo è
all’interno di una forma a “L”.
E’ stato rinnovato anche l’aspetto della facciata dall’architetto svizzero Mario Botta, che ha
proposto un rapporto morfologico, ovvero un collegamento fra la parte storica e quella
moderna. Così il Teatro presenta volumi: il primo è a forma di parallelepipedo ed ospita la
complessa macchina degli allestimenti scenici di dimensioni imponenti (16 metri nel sottosuolo
e si alza fino 38 metri), ma ancora più scenografico è il maestoso ellissoide articolato in tre piani
che è destinato a ospitare gli uffici del teatro, le sale prova, l’orchestra, i camerini e il coro.
Il Teatro alla Scala si trova a Milano, in via dei Filodrammatici ed è aperto tutti i giorni, essendo
una struttura pubblica.
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