CARMEN STREET
ANNO II - N. 4
REDAZIONE: VICOLO MANZONE N. 7 BS
NOVEMBRE 1994
TEL. 40807
Anno II - N. 4
HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO:
Maga Magari, Marco, Giambattista, Anna Rossetti, Giuliano, Fausto, Andrea
& Lilia, Ersilia, Giancarlo B., C&C, Elena, Luisa, Silvana, Debora R.,
Roberta, Sabrina, Emma, Cristian P., Manuel, ecc. ecc.
SEGRETARIE DI REDAZIONE:
Roberta, Luisa, Silvana.
FOTO: Franco
Scritto, stampato e fotocopiato in proprio.
ESCE QUANDO PUO'!!!
(NUMERI PREVISTI: 3-4 ALL'ANNO)
in questo numero:
Notizie di Redazione:
Di tutto un po’
CARMEN STREET , TOUR & COOP
UNA VILLA UNA NOTTE
LA CAROVANA DI CARMEN STREET
Analisi grafologica:
IL TEST DELLA SCRITTURA E DEL DISEGNO
S.O.S.
IL LIBRETTO DI LAVORO
Pensieri e parole:
AMORE DI MAMMA
Parole in libertà:
UN BRICIOLO DI POESIA
Ricette per sopravvivere LA CUCINA LOCALE ITALIANA
Racconti:
SANGUE SUL SAGRATO (IV PARTE)
UNA MUSICA CHE UCCIDE
LA FIRMA
IL RACCONTO DEI CASTORI
La pagina delle stelle:
L’OROSCOPO DI MAGA MAGARI
Otto & Mezzo:
IL GIORNALE DEGLI ANNUNCI DI CARMEN STREET
Musica & Spettacolo:
L’ALTRO CINEMA UN’ALTRA MUSICA
Una pagina per giocare: IL PIACERE DI SCOPRIRLO
Notizie utili:
CARMENINFORMA
PAG. 3
PAG. 4
PAG. .5
PAG. 6
PAG. 7
PAG. 8
PAG. 10
PAG. 12
PAG. 14
PAG. 15
PAG. 16
PAG. 18
PAG. 19
PAG. 20
PAG. 21
PAG. 22
PAG. 24
Nella fotografia di copertina: Dimitri, Mirko, Veronica C., Houda e Tecla. La foto è stata realizzata
durante il corso di fotografia nei primi mesi del 1994.
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Notizie di redazione
CARMEN STREET
TOUR & COOP
Con queste tre espressioni si vuole indicare una fucina di idee e di proposte... Anche questo giornalino ne rappresenta un piccolissima parte.
A poco più di un mese
dall’uscita del numero precedente eccoci di nuovo in
edicola (si fa per dire). Il
successo con cui è stato accolto il numero dell’inizio
anno scolastico ci ha
lusingato e anche sorpreso
un po’ (si è dovuto
ristampare un certo numero
di copie poiché quelle
iniziali sono andate esaurite
nel giro di pochi giorni).
Bisogna premettere (scusandoci con gli interessati) che
pur restringendo gli spazi ed
aumentando le pagine alcuni
contributi abbiamo dovuto
dirottarli per il prossimo
numero (che prevediamo per
il Natale). Pensiamo che ciò
siamo un buon segno.
Apre il presente numero un
articolo di Debora R. che ci
narra un’esperienza (veritiera) occorsale alcune settimane or sono in una sperduta
villa della Franciacorta.
Il nostro corrispondente sindacale Giancarlo invece cerca di dare un’idea di quella
inesauribile fucina di idee e
di proposte che è CARMEN
STREET (con le rispettive
varianti CARMEN TOUR e
CARMEN COOP).
La prof. Anna Rossetti continua con la sua preziosa collaborazione
proponendoci
l’analisi di un testo e di un
disegno.
Con questo numero prende
avvio la rubrica S.O.S. Vuole essere un semplice strumento di aiuto circa alcuni
problemi. La pagina di questo numero è dedicata al Libretto di lavoro.
La signora Ersilia ci narra
attraverso il filo dei suoi ricordi alcune avvenimenti legati alla sua esperienza di
giovane madre. Stavolta ci
offre una poesia in italiano:
Per la festa della mamma.
Ritorna, dopo un periodo di
assenza, la rubrica Parole in
libertà, spazio dedicato alla
poesia. Uno spazio tutto al
femminile.
Già per il precedente numero era stata programmata
una rubrica dedicata alla cucina, ma un’inspiegabile dimenticanza ha lasciato nei
meandri del computer La
cucina italiana locale: un
intero menù propostoci da
Andrea e Lilia. Eccolo. E,
nel caso che vi cimentiate
con padelle e fornelli,
BUON APPETITO!
Grande parte, anche in questo numero, continuano ad
avere i racconti (chissà che a
Carmen Street non s’annidi
qualche scrittore in erba...).
Sangue sul sagrato con la
quarta puntata si conclude
dopo averci tenuto col fiato
sospeso per quasi un anno.
Tuttavia G&B ci propone
subito un altra sua fatica:
Una musica che uccide,
racconto che ci rivela anche
i suoi gusti musicali.
La firma narra le vicende
causate a Giovanni da un
non ben precisato suo ac3
compagnatore. Ma è soltanto
un racconto?
La sezione dedicata ai racconti si chiude con una moderna favola scritta i cui
protagonisti sono degli animali: i Castori (di C&C).
Maga Magari nelle scorse
settimane si è offerta a collaborare al nostro piccolo
giornale. Ci ha stilato
l’oroscopo del mese e ha curato la posta. Le siamo grati.
Per l’ormai classico appuntamento con gli Annunci di
Carmen Street dobbiamo
precisare che, contrariamente alle apparenze, quasi tutti
gli annunci sono veri e propri inserti. Provare per credere!
Musica & Spettacolo, con la
segnalazione critica di un
film e di un disco e ben due
pagine dedicate ai Giochi (a
proposito, come ve la siete
cavata con i piccoli rompicapi del numero scorso? Potrete ora verificare le vostre
soluzioni).
Chiude il giornalino la pagina dedicata alle Notizie utili.
Un ultimo ringraziamento è
per la Ditta VOLPAGO che
si è offerta a sponsorizzare
la nostra pubblicazione.
Naturalmente dobbiamo proporvi
alcuni
consigli
d’acquisto...
Sperando che il numero sia
di vostro gradimento ricordiamo ancora che il giornalino è uno spazio aperto a
tutti...
Di tutto un po’
UNA VILLA
UNA NOTTE
Debora R.
Ospiti, per una notte, in un’antica villa. Come in un film dalle cupe atmosfere... Una porta che cigola, un rubinetto che gocciola, un quadro appeso alla parete... Forse son sufficienti per tenere lontano il sonno, anche dopo una giornata di intenso
lavoro.
Ciao a tutti sono la Debby!
Avrei voluto stupirvi con effetti
speciali, ma diciamo la verità,
ormai è roba passata e poi (detto fra noi) costano troppo.
Dovrei scrivere un articolo su
una serata speciale che ho vissuto e così eccomi qua pronta a
narrarvela! Più che serata la
chiamerei nottata da incubo,
per gli eventi paranormali che
vi si sono svolti.
umano, perché proveniva da
una ragazza che si era trovata
quasi faccia a faccia con un ragno delle dimensioni di una
pantegana.
Quel povero ragno, padrone
incontrastato di quella parete
fino a quella sera, di certo non
immaginava che la venuta di
quegli estranei significasse per
lui la morte (perché in effetti i
ragazzi lo carbonizzarono con
gli accendini).
Tutto ebbe inizio all'incirca un
mese fa quando un gruppo di
amici dopo una giornata di volontariato furono alloggiati nella vecchia ala di una villa medioevale dal padrone di detta
villa.
L'ambiente odorava di muffa e
polvere, le finestre erano chiuse
da pesanti ante di legno marcio,
il bagno, come le camere, era
gelido e il tutto dava l'impressione di un ambiente mai usato.
Ma ecco che mentre si guardavano intorno un urlo agghiacciante, come quello di un morto
che rivede per la prima volta la
luce, si insinuò tra quelle mura.
Tutti tirarono un gran respiro
vedendo che l'urlo disumano
non era molto disumano, anzi,
per meglio dire, era molto
Gli altri ragazzi, Salvatore,
Enrico, Alberto e Fabrizio erano in un altra stanza adiacente
alla nostra.
Non fu di certo una notte tranquilla per me e per gli altri,
statene certi. Non sto a dirvi
che ho dormito in fondo al sacco a pelo perché è ovvio.
Una porta sbatteva, il rubinetto
del bagno gocciolava, ogni tanto una cimice andava contro la
testiera del letto e ricadeva sul
cuscino (ed io sprofondavo
sempre più nel sacco a pelo). E
tanti altri rumori strani, che
non ho ben identificato.
Fin qui può sembrare tutto
normale, ma quello che non ho
detto è che la vecchia ala della
villa era si vecchia, ma anche
diroccata, con porte che cigolavano, ragnatele ovunque e quel
classico venticello gelido che ti
spira sul collo e ti fa accapponare la pelle. Già da lì immaginatevi come ero tranquilla.
Quando i nostri eroi entrarono
nelle stanze non pensavano a
nient'altro che a dormire, così
sistemati i sacchi a pelo e cianfrusaglie varie si guardarono un
po’ intorno.
centro. Quindi io e l'altra ragazza abbiamo dormito in pendenza (Lara era in mezzo).
Fatto questo divenimmo ancora
più scrupolosi e fra paura e
schifo scoprimmo interi nidi di
cimici appesi alle finestre e un
centinaio di farfalle notturne
che gli facevano compagnia.
Aprimmo un armadio contenente delle coperte ma non ne usammo nemmeno una per paura
che ne saltassero fuori dei topi
o che magari dal fondo dell'armadio saltasse fuori uno
scheletro.
Dopo aver controllato ogni cosa, ci infilammo nei sacchi a
pelo: io, Lara e Milena (la ragazza che aveva lanciato l'urlo
disumano), in un letto matrimoniale, che era alquanto scomodo perché era inarcato al
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Ma per fortuna il sole si alzò
nel cielo e la notte da incubo se
ne andò con il buio... Ma
nell’aprire gli occhi l'immagine
non fu delle migliori: c’era un
quadro appeso alla parete accanto al letto raffigurante due
bambini con in braccio due orsacchiotti. Fin qui, tutto normale: Ma la cosa macabra del
quadro era che la bambina,
come a nascondere qualcosa,
portava una benda all’occhio.
Voi direte: «E allora? Cosa c'è
di strano? Avrà avuto la congiuntivite!».
Ma pensate un po': quale pittore dipingerebbe una bimba con
una benda sull'occhio in un ritratto di famiglia e quale madre, sapendo che è congiuntivite, non leverebbe la benda alla
figliola evitando così di rovinare l'atmosfera del quadro?
Tutto questo mi sa di mistero...
Ma una cosa è certa: in quelle
stanze non ci metterò più piede
se non di giorno. Parola mia!
Di tutto un po’
LA CAROVANA
DI CARMEN STREET
di Giancarlo Bui
Passo Cereda non significa soltanto vacanze (estive ed invernali), ma anche, per alcuni volenterosi (volontari) di Carmen
Street, momenti di lavoro (per montare e smontare la struttura, per l’ordinaria e la straordinaria manutenzione, ecc.). In questi ultimi mesi però si è aggiunto un’altra intensa attiva in terra veneta: Carmen Street può infatti ora contare sull’utilizzo di
una casa in quel di Ponzano V. (a pochi chilometri da Venezia)...
Dopo il campeggio estivo a
Passo Cereda, sulle Dolomiti, è
iniziata da alcuni fine settimana, con partenza da CARMEN
STREET, una strana carovana
di lavoranti: ci sono falegnami,
muratori, elettricisti, idraulici,
cuochi, fumatori, galli cedroni
a cresta mozza, agitatori di
popolo con spiccate tendenze a
lavori socialmente utili, religiosi senza tonaca dalle barbe folte
e dal volto silenzioso e fiero.
Ma chi sono realmente, dove
vanno, qual è il loro scopo?
E' necessario cari amici, per
capire meglio, compiere un
passo indietro e ricordare a tutti
i lettori di questo giornale che
CARMEN STREET è una inesauribile fucina di idee e di proposte di strilli e di grida ed è
proprio in questa cornice che
nasce CARMEN TOUR, proposta di viaggio e tempo libero.
Si, è vero, si tratta di sognare
ad occhi aperti con itinerari alla
scoperta di luoghi italiani da
valorizzare e far risorgere a
nuova vita; ma vuol dire anche
impegno d'arte, di folclore e
cultura con l'obiettivo di portare nei vicoli nostrani i luoghi,
le case, gli odori gli ambienti di
altre religioni e paesi.
Ecco perché dalla nuova proposta di CARMEN TOUR, ne
scaturisce il braccio operativo,
la sua organizzazione: è CARMEN COOP, potenziale e futura cooperativa, in attesa di cospicui finanziamenti, ma già in
grado di far fronte alle prime
emergenze. Questi sono quindi
i nostri lavoranti, sono soci in
bolletta e senza azioni e con i
loro mezzi sofisticati permettono la perfetta riuscita delle iniziative intraprese.
C'è un modernissimo furgone
vetrinato sempre lucido e splen-
dente con il cambio sincron e la
partenza rapida: peccato che
ogni tanto si fermi e più non
riparta, niente paura intervengono prontamente i meccanici e
gli addetti alle spinte forti di
Carmen Coop. Altri attrezzi
sono secchi, pennelli, scope e
stracci, olio di gomito e mal di
schiena, una cassetta dei ferri
sempre in perfetto ordine: peccato che per trovare una chiave
bisogna ribaltare mezzo pulmino!
Alla fine però, perfettamente
attrezzati, siamo partiti alle
prime luci dell'alba con destinazione Dolomiti per continuare
il restauro del rifugio PADRETERNO, il quale di eterno ha
solo il grande camino.
Infatti i nostri architetti ed ingegneri, nonostante i ripetuti
montaggi e smontaggi, le funi e
le livelle... allunghiamo ed allarghiamo..., sono riusciti a
produrre soltanto tanto... fumo
(chissà se riusciremo a sfruttarlo per produrre energia!).
I lavori sono comunque proseguiti nella prima neve di ottobre e dopo aver per la milionesima volta smontato il campeggio (ma quando mai benefattori
sconosciuti e sinceri ci aiuteranno a realizzare un allestimento fisso?) abbiamo completato la staccionata, pulito e ramazzato, tolto tutti i letti e gli
armadi per un trattamento di
lusso del pavimento di legno.
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Fu in questa circostanza che
ROMEO e GIULIETTA (o forse si chiamava CLAUDIA) si
diedero la mano e nonostante i
tentativi separatori del prode
compagno BOICO, che dal tetto
del campeggio con la scopa in
mano tirava fendenti a destra e
a manca alla neve, le mani dei
due piccioncini rimasero saldamente attaccate (dal freddo).
Ultimamente però si è aperto un
nuovo fronte: il restauro della
villa ex Maristi di Ponzano Veneto e la nostra CARMEN
STREET-TOUR-COOP e chi
più ne ha più ne met, si è
prontamente spostata in quella
terra bianca (una volta) e religiosa, piena di tessuti di benettoniana memoria: il Veneto.
Nel prossimo numero del giornale vi racconteremo della
VILLA VENETA con fattezze
extracomunitarie, di come questo gruppo di watussi africani la
custodì, ma soprattutto di come
essa rimase, pulita e lucida... di
grasso. Vi diremo cosa fecero
gli uomini e le donne di CARMEN COOP per la sua piena
«purificazione». Vi faremo inoltre conoscere il fascino delle
cene a lume di
candela
(eravamo senza corrente), delle
grappe di Gabriele, del compleanno di GIAN BOREL ed infine delle lunghe, lunghissime
appassionate sedute (al gabinetto) cul...turali del ragno delle
Dolomiti, di nome MARCO,
detto grilletto facile per le sue
sciagurate imprese militaristiche
(è un obiettore di coscienza.....
ma quale coscienzaaaaaaaa?)
Arrivederci allora a tutti quanti
dal vostro corrispondente sindacale.
Analisi grafologica
IL TEST DELLA SCRITTURA
E DEL DISEGNO
di Anna Grasso Rossetti
Prosegue l’analisi di un testo scritto (a cui si aggiunge quella di un di un disegno). Se qualcuno dei nostri lettori volendo conoscersi meglio attraverso l’analisi della scrittura o del disegno può sempre inviare un breve testo scritto (almeno 10 righe) su
di un foglio bianco, indicando l’età ed il sesso. Ne pubblicheremo la risposta sui prossimi numeri.
ANALISI DI UN TESTO:
L.***, anni 19.
In questa scrittura compaiono due segni grafici decisamente contrastanti, sia nel
significato psicologico, sia
nella relativa presentazione
comportamentale:
- grande capacità di dare e di
ricevere tenerezza;
- grande diffidenza nell’andare incontro alla vita.
Come è possibile conciliare
queste due tendenze?
Quando una persona desidera voler bene è solitamente
portata a dimostrarlo; qui,
invece, il soggetto attende
che le dimostrazioni provengano e gli siano quasi imposte da coloro che fanno parte
del suo habitat.
Quando questo non è palese,
o non succede, la personalità
si chiude in sé, medita, rimugina e non collabora. E’
un peccato, perché, a livello
intellettivo, si notano ottime
capacità di approfondimento;
di cogliere le implicazioni
che compongono un argomento; di effettuare buona
logica, anche se con un pizzico di fantasticheria gratificante.
Un consiglio per L.***, a
questo punto si impone.
Se le parlassi a tu per tu, ora
che ho analizzato la sua
scrittura, potrei dirle:
«Hai doti di intelligenza anche superiori alla norma; hai
possibilità notevoli di riuscire, nella vita, a ritagliarti un
tuo spazio, in modo più che
soddisfacente.
E’ vero: hai in te tanta sofferenza, ma anche se hai
sofferto, questo non deve
frenarti, perché puoi dimostrare al mondo che vali, che
sei capace.
Non essere diffidente, soprattutto negli affetti. Non
avere timore. Nessuno di noi
deve provare la paura di offrire il bene, la tenerezza, la
dolcezza che fa parte della
nostra personalità.
Prima o poi ne riceveremo
altrettanto. Forse, si tratta di
aspettare un poco; di non lasciarsi schiacciare. E, quando tutto ci sembra nero, cercare qualcuno con cui parlarne, per capire meglio quel
mistero che è la VITA».
Le direi questo. Anzi, glielo
sto dicendo.
ANALISI DI UN DISEGNO
CATTIVICK, OSSIA C.
La posizione sul foglio è indicativa: al centro dello spazio C. pone il suo disegno,
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così come vuole essere al
centro dell’attenzione. Lo
merita? Sicuramente. Anche
se un po’ pestifero - lo rivela
attraverso il suo modo di
riempire con la matita corpo
e braccia del disegno l’Artista indica anche tanto
senso dell’umorismo, curiosità, esplosione di collericità
latente, non aderenza alla
realtà materialistica (il che,
in parole povere, si potrebbe
anche dire: «Voglia di lavorare saltami addosso») e
molta simpatia, ma non sempre espressa.
Non ama chi lo controlla,
preferisce essere lui ad avere
potere; poi si stanca del gioco e vuole cambiare incombenza, ma sempre in posi-
zione predominante.
Preferisce l’azione ed il movimento allo stare fermo ad
eseguire i compiti... ma
questa è una caratteristica
che tanti altri ragazzi di mia
conoscenza posseggono.
S.O.S.
IL LIBRETTO
DI LAVORO
Capita spesso che un ragazzo o una ragazza che compiano le prime esperienze di lavoro siano sprovvisti di un documento molto importante: IL LIBRETTO DI LAVORO...
Bisogna premettere che il più
delle volte la scuola non fornisce molti elementi oltre a quelli
più propriamente scolastici. Finita le medie ci si accorge così
che la scuola non ha dato alcun
insegnamento riguardo ad alcuni piccoli problemi che si presentano a chi ha deciso di avviarsi al mondo del lavoro.
Risulta difficile compilare anche un semplice bollettino postale e del libretto di lavoro chi
mai ne ha parlato? Anche la
televisione, soprattutto in quei
programmi dedicati ad un pubblico giovanile, non aiuta in
questo compito. Ciò che la televisione presenta sono spesso
ville lussuose o spiagge da favola e ragazzi/e assillate da un
solo problema: le prime espe-
rienze affettive di coppia.
Sembra che il mondo del lavoro
non debba entrare in tutto ciò.
Viene però il dubbio che ciò sia
appositamente voluto. Perché?
Proviamo a chiederci se ci possa esserci una relazione tra il
mondo di quelli che hanno ville, panfili, soldi, aziende, ecc. (i
soliti protagonisti dei soliti programmi televisivi dedicati ad un
pubblico giovanile) e la quotidiana esperienza di lavoro non
tutelato. Già, poiché un lavoro
senza libretto è un lavoro non
tutelato.
Chi può avere il libretto di
lavoro?
Possono ottenere il libretto di
lavoro tutti coloro che:
- hanno compiuto i 15 anni di
età;
- i giovani di età compresa tra i
14 e i 15 anni. Questi però devono dimostrare di avere conseguito la licenza della scuola
dell'obbligo (terza media), oppure di aver compiuto almeno 8
anni di studio, pur non avendo
conseguito la licenza di scuola
media.
Dove si può fare il libretto
di lavoro?
Presso il Servizio Anagrafe del
Comune di residenza (per quelli
che abitano a Brescia presso il
Palazzo Broletto).
Quali documenti sono necessari?
Per presentare domanda bisogna
essere muniti di:
- un documento di riconoscimento (carta d’identità o documento equivalente);
- il titolo di studio conseguito
(questo documento sarà subito
restituito);
- il certificato di stato di famiglia in carta libera.
Cosa altro è necessario fare?
Dopo il rilascio del libretto di
lavoro (di solito dopo trequattro giorni) l'interessato deve portare lo stesso a vidimare
presso l’Ufficio vaccinazioni
(per coloro che abitano a Brescia, in via Cantore n. 20, Ufficio vaccinazioni per i libretti
di lavoro; aperto dal lunedì al
Venerdì, dalle 8,30 alle 12,00).
Bisogna in seguito sottoporsi ad
una visita medica da parte dell'Ufficiale Sanitario presso
l'USSL (per coloro che abitano
a Brescia, in Biseo n. 17, presso il Poliambulatorio; aperto dal
7
lunedì al venerdì, dalle 8,30 alle
12,00).
A questa visita bisogna presentarsi muniti di esame
schermografico e con il libretto
di lavoro vidimato dall’Ufficio
Vaccinazioni. L’esame schermografico si effettua presso il
Consorzio Provinciale Antitubercolare di Via Guglielmo
Marconi n. 26 (aperto dal lunedì al venerdì, dalle .8.00 alle
11.00 e dalle 14.00 alle 16.00)
E una volta che si è ottenuto il libretto?
Una volta ottenuto il libretto di
lavoro, unitamente a:
- documento di identità;
- codice fiscale;
- copia autenticata del titolo di
studio;
bisogna recarsi presso l'Ufficio
Provinciale del Lavoro (Ufficio
di Collocamento. A Brescia si
trova in Via Cipro n. 3, aperto
dal lunedì al venerdì, dalle 8,30
alle 12,30) per iscriversi nelle
liste di Collocamento. Questo
Ufficio rilascia un tagliando conosciuto, dal colore, come car-
tellino rosa.
Che cosa è il cartellino rosa?
Il cartellino rosa è il documento
che attesta che la persona intestataria non ha una occupazione
(è in cerca di primo lavoro o è
disoccupata). Egli è iscritta nelle liste del Collocamento e pertanto ha un punteggio che lo
inserisce in una graduatoria (in
base a questa graduatoria vengono fatte le chiamate al lavoro).
Una cosa importante da non
dimenticare, per i disoccupati:
ogni sei mesi il cartellino va
fatto timbrare altrimenti si perde il punteggio nella graduatoria
della lista.
Pensieri e parole
AMOR
DI MAMMA
di Ersilia Barbieri Petesi
Nonna Ersilia, poetessa dialettale da tanti anni abitante al Carmine, ci offre un altro racconto legato al filo dei ricordi. Questa
volta ci parla della sua esperienza di madre. Naturalemente non poteva mancare una poesia. Questa volta, però, in italiano.
Continuando il racconto
della mia vita e riallacciandomi all'evento della nascita della mia prima bimba
vorrei dare risalto a un fatto
stupendo successo proprio
quel mattino del 24 novembre 1941, quando cioè era
nata Cesarina. Erano le 7
quando mia mamma e mia
sorella maggiore vennero a
trovarmi. Io lo credetti un
miraggio dato che non correva fra noi buon sangue
per le circostanze trascorse:
cioè avevo sposato uno a
loro tutti ostile. Ma la
mamma è sempre mamma:
da quell'istante, il che credevo ad un odio perpetuo,
si svegliò in me un forte
sentimento e capii l'amore
della mamma. Capii che lei
avrebbe voluto che io scegliessi meglio, non un poveraccio, forse uno più
benestante per avere la vita
più facile. Apprezzai quell'atto di sottomissione e dimenticai il rancore che avevo accumulato verso tutti i
miei. Ripeto perciò l'amore
di mamma è tutto: tutto perdona, tutto dimentica. Era la
prima volta che il mio cuore
si apriva al cuore di mamma ed il perché era chiaro e
lampante.
Anch'io
ero
mamma! Anch'io mi preoccupavo già per il domani di
mia figlia, mi avevano portato quasi tutto il corredino per
la bimba e tante cose utili a
me e anche a mio marito: il
quale restò meravigliato
quando a mezzogiorno tornò
dal lavoro.
Peccato che la perdetti così
giovane a soli 60 anni quando io ero incinta della mia
terza bambina. Il morbo di
Parkinson l'aveva distrutta!
Povera donna! Anche lei carica non di anni, ma di figli
(9) e con le spalle e la schiena distrutti dal lavoro dei
campi e dalle tribolazioni
che le davamo noi. Quando
sento della gente che deride i
paesani e i contadini mi si
gela il sangue nelle vene. Ma
si provino loro, i cittadini, i
signori benestanti, ad affrontare il duro lavoro della
campagna! Non voglio farne
una colpa a costoro perché
ognuno vive ed affronta la
qualità del suo lavoro dove e
come è destinato a vivere. Al
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mondo ci vuole l'uno e l'altro! Però scusate, cari cittadini, credetemi: la vita dei
campi è la più dura di tutte!
Ed è anche la meno considerata. Mi ritorna alla mente
quando i miei fratelli mi tiravano giù dal letto perché li
aiutassi a mungere le vacche:
o quando servivo loro sulla
falciatrice o dietro ai buoi
che coll'aratro tracciavano i
solchi e quello che facevo io,
mia madre l'aveva già fatto
a suo tempo. Dice un proverbio che con la terra non
la spunta nemmeno il diavolo. Perciò, cari cittadini, vi
pregherei di voler bene ai
poveri contadini.
E' vero che si tribolava tanto, ma si mangiava fresco e
genuino. Tutti i prodotti
della nostra terra erano e sono a vostro sostentamento,
quindi amate la campagna.
Ricordo a proposito che
quando si veniva in città alla
Previdenza, al Consultorio
per i bambini o addirittura
all'ospedale, voi ci guardavate di sbieco, per le nostre
scarpe antiquate o per i nostri vestiti, passati di moda o
stinti nel colore. Certo, noi
non potevamo stare a vestire
al pari vostro. Non pensavate, però, che eravamo noi la
causa del vostro benessere?
Pensieri e parole
Meno male che il mondo è
tanto grande e ospita uno e
l'altro ceto. Ritornando sui
miei primi pensieri e ricordando la mamma, la mia per
me e io per i miei figli e tutti per la loro, voglio elogiare
tutte le mamme del mondo.
Sfortunati quei bimbi che
non hanno più la mamma,
per il loro compleanno o per
qualsiasi altro avvenimento
inerente a lei. Termino qui
questa mia puntata di ricordi
nel presentarvi una poesia
che ho scritta ancora nel
1964, a Faverzano. Era vigilia della festa della mamma
ed il mio penultimo figlio,
che frequentava la quarta elementare, venne di corsa a
casa con un foglio. La sua
maestra gli aveva detto: Vai, vai da mamma e fatti
scrivere una poesia. Pensate
un po'. Indaffarata com'ero
rifiutai ed egli se ne tornò
mogio mogio in classe. Abitavamo a due passi dalla
scuola. Io che stavo sbrigando un infinità di mestieri non
avevo né tempo né l'ispirazione per comporre. E l'ispirazione è la componente
strettamente necessaria per
scrivere poesie e cose simili.
Fatto sta che due minuti dopo me lo rivedo ricomparire
dicendomi che la maestra
(Astori Maria di Manerbio)
voleva proprio la poesia.
Tralasciai i miei lavori e lo
accontentai. Ed ecco che ve
la presento.
Per la festa della mamma
Mamma! il nome tuo è si bello,
che lo metterei sull'ali di un angelo
per trasportarlo in cielo, in compagnia
a quello della vergine Maria!
Mamma! il nome tuo è si grande
ed un profumo grato attorno spande
con la semplicità del core mio
lo metterei accanto al cuor di Dio!
Mamma! che il che il tuo bel nome io possa dire
quando la vita mia sta per finire
come fu il primo nome che io chiamai
tra i primi dolci nomi che io imparai!
Mamma! che questo giorno a te sia portatore
di favorite grazie del Signore
e cento t'auguro ancor di queste date
da viver con persone da te più amate!
Mamma! ti prego accetta questo fiore
che è simbol dell'affetto che ho nel core
ti prego, mamma, oggi è la tua festa
siediti a me vicino e un poco resta!
PER RIDERE UN PO’
1. Simone: «Ammetto di aver detto un paio di balle. Ma sono le uniche...». Marco: «Ecco, con questa
oggi fanno già tre!».
2. Maria: «Sai che cosa mi ha detto oggi il tuo maestro? Che quando spiega, tu non fai altro che guardare gli altri...». Houda: «Ma io faccio esattamente quello che fa lui!».
3. Mjid: «Si può sapere cosa stai cercando?». Giovanni: «Un biglietto da cinquantamila». Mjid: «Perché
l’hai perso tu?». Giovanni: «No! ma potrebbe darsi che qualcuno l’abbia perduto e che io, a forza di
cercarlo, lo trovi».
9
Parole in libertà
UN BRICIOLO
DI POESIA
Ritorna, dopo una breve assenza (si sa, la vena poetica non è continua, dipende da certi momenti), lo spazio dedicato alla poesia.
TI TRADIRÒ QUANDO.....
Potrò tradirti quando
il pittore cieco
riuscirà a dipingere
il rumore di un petalo
di rosa mentre cade
su un pavimento di cristallo.
(Roberta)
MORIS
Il mio amore vagherà
come una foglia senza meta
strappata via dal proprio albero
da un burrascoso vento.
Di te,
forse mi rimarranno ricordi
o attimi trascorsi insieme
e la speranza
di rivederti ancora.
(Roberta)
Quando mi lascerai vedrai
i grandi occhi di bambina
che piano piano moriranno
per la fine del loro primo
amore che mi ha fatto
diventare donna!!!
(Roberta)
L'AMORE
Quando finisce l'amore
è sempre uno che soffre
se non soffre nessuno
non era amore
se si soffre in due
l'amore non è ancora FINITO!
(Roberta)
UN SOGNO
Se tu sei un sogno
non svegliarmi,
ma se sei realtà
non lasciarmi addormentare,
Perché se tu ci sei
la mia vita sorride
ma se tu manchi
diventa un mare di lacrime.
(Roberta)
UN VECCHIO DETTO
Un giorno camminando per strada
incontrai un vecchio che mi disse:
«Non cercare la luce fuori la finestra in un giorno di sole poiché la
luce può essere in te anche in un
giorno di pioggia».
(Roberta)
MORIS (II)
Un anno se n'é andato
e con esso pure tu.
Ma l'amore che cos'è?
Quando soffrirai e gioirai
per una persona allora tu
avrai scoperto di amarla
o forse....
(Roberta)
NON SAI
Non sai
che mi manchi
quando non ci vediamo
non sai
che ti guardo
quando sei vicino a me
non sai
quanto soffro
quando mi tratti male
ma soprattutto
non sai quanto ti voglio bene.
(Sabrina)
IL MIO UNICO AMORE
Tu, bambino dai bei occhioni chiari e infantili
tu, che rallegri i miei sogni
tu, dolce ed incosciente crudele
tu bel tenebroso
tu che mi fai impazzire
tu mio UNICO e SOLO amore.
Vorrei che il tempo si fermasse,
vorrei che tu restassi qui con me,
vorrei che le sofferenze che ho
provato per te
non fossero mai esistite
ma tutto ciò non posso farlo
perché il fato me lo impedisce ma
non potrà impedirmi
di amarti tutta l'eternità.
Se i genitori ci capissero
forse noi capiremmo loro.
La vita senza te è
come l'inferno delle sofferenze,
tu, ora non ci sei ed io soffro
e piango perché io ti amo
veramente.
10
IO TI CERCHERÒ
negli occhi delle donne
che nel mondo
incontrerò
e dentro quei
ricordi... chissà se
si chiamerà
AMORE.
(Sabrina)
SCUSA
Scusa se
da quando ti ho visto
non ho fatto
che pensarti.
Scusa se sei diventato
molto speciale per me
scusa se ti sento nell'aria e
ti respiro nel profumo dei
fiori nei raggi del sole
scusa se... TI AMO!!!
(Sabrina)
LA VITA
la vita è come l'aria... cambia
la vita è come l'acqua... sporca
la vita è come il cielo... nero
la vita è come il sole... bicolore
Parole in libertà
la vita è come l'erba... cancella
la vita è come il fiore... MUORE.
(Sabrina)
Se un giorno
sei triste e qualcuno
ti chiede cos’hai
rispondigli
AMA E CAPIRAI....
si ribatte in questo buio... silenzioso....
limitato da questi miei pensieri forse troppo vani.....
(Sabrina)
(Sabrina)
Anche un ragazzo
piange per amore
in silenzio per non essere
sentito al buio per non essere
visto anche il tuo ragazzo
ha fatto il duro con i tuoi amici
ma questa notte ha pianto per te!!!
(Sabrina)
SENZA TITOLO
Mi distraggo così da questa vita...
un po'... o forse... tanto veramente...
per quello che ho dato ho fatto
con questo non voglio niente in
cambio...
perché io voglio dare oppure fare...
perché il mio istinto il mio cuore...
mi consiglia il bene... soprattutto
per chi come me soffre...
mi ritrovo così nella trasparenza di
questo mio dare... così un po'
troppo affollato
di pensieri stabili innocenti o perlomeno
realisti... come li accantono...
giorno dopo
giorno... alla fine mi ritrovo in
possesso...
di tutti questi miei problemi...
mi domando forse adesso dove trovo questo mio
coraggio... o meglio forza... perché a uno a uno
si mettono in fila...
rispettivamente chiedendomi di essere risolti...
allora mi compro la notte... per
poche ore...
la notte... il mio sfogo... mi accarezza mi consola...
mi fa sentire importante... il suo
calore...
e' la mia forza... la mia riflessione
di cio’ che sono...
allora così maliziosamente mi domando... se e'
proprio vero... che non e' solo una
forza fisica...
che ti dà tanto affetto... dove tanto
il mio sfogo...
ESPERIMENTO
Camminando per le vie del quartiere
ho voluto fare un esperimento pazzo.
Ogni persona che incontravo
lo fissavo dritta negli occhi.
Sulle prime ho faticato un po’
poi sempre più curiosa di
vedere dentro quegli occhi
ho continuato con il mio esperimento.
E sapete cosa facevano gli altri?
Abbassavano lo sguardo,
di giravano da un’altra parte,
frugavano nelle tasche.
Facevano di tutto pur di non
guardarmi negli occhi.
Hanno paura tutti di guardarsi,
di vedersi, hanno paura
di far entrare qualcuno
nel loro mondo...
Ho continuato così, finché ho
incontrato un bimbo in braccio
a sua madre.
L’ho guardato dritto negli occhi,
erano occhi innocenti che non
avevano paura di far vedere
quello che c’è dietro, l’anima.
Ho continuato a fissarlo
e sapete il bimbo cosa
ha fatto?
Mi ha sorriso...
(Debora R.)
IL MIO PAESE NON C’E’ PIÙ
Il mio paese non c’è più...
Se lo sono portato via
le ruspe e i camion.
Non c’è più nulla che
mi ricordi il mio paese.
La mia casa, la vecchia casa,
dove vivevo da bambina,
11
ora non c’è più.
E’ diventata un palazzo
di un miliardario...
Il pino che vedevo
dalla mia camera,
compagno di tanti segreti,
non c’è più;
ora, al suo posto,
c’è una piscina.
Il mio paese non c’è più...
Le vie segnate da tante piogge,
sono di asfalto nuovo.
Il cortile dove giocavo
è diventato un parcheggio.
Le case sono tutte nuove...
non ci sono più muri che
perdono ogni giorno un po’
di cemento.
I volti familiari della mia
infanzia sono nascosti da
altri volti che non conosco.
Il mio paese non c’è più...
C’è solo una cosa che mi fa
pensare che non tutto è morto
sotto i colpi delle ruspe,
una fontanella.
Essa continua incessante, e
incurante di quello che le
accade intorno,
a dare acqua fresca a
tutti quelli che gliela chiedono.
Ecco dov’è finito il mio
paese...
(Debora R.)
AVEVO...
Avevo tracciato sulla sabbia
parole di fuoco,
ma l’onda del mare
ha cancellato l’orma.
Avevo posto il tuo sigillo
sul mio cuore,
ma il tempo ha sbiadito
i contorni del tuo volto.
Di tutte le parole che
ero capace
pronunciare
non ne resta che una:
scusami...
(A.)
Ricette per sopravvivere
LA CUCINA ITALIANA
LOCALE
a cura di Andrea e Lilia
Molti di noi hanno già avuto modo di conoscere la cucina di Andrea e di Lilia. Quanti non ricordano, al ritorno da certe estenuanti passeggiate per i monti e i boschi del Cereda, gli odori di certi sughetti e di certi arrosti che provenivano dalla cucina? Per non farci dimenticare il gusto di quei pranzetti Andrea ci ha gentilmente offerto la sua collaborazione e ci ha preparato un intero menù. Ma stavolta, per assaporare questi buoni piatti, c’è bisogno che siano i lettori a cimentarsi tra fornelli e
padelle. E, dunque, BUON APPETITO!
PICCOLO ANTIPASTO
Sardelle in agrodolce
e Zucchini marinati.
Ingredienti: 500 gr. di sardelle fresche, farina, olio
d'oliva, sale, 2 grosse cipolle, 2 bicchieri di vino bianco.
Pulire e lavare le sardelle,
asciugarle e rivoltarle nella
farina. Rosolarle da ambo i
lati fino a dorarle, toglierle e
farle sgocciolare su carta assorbente (scotex), salare.
Versare mezzo bicchiere di
olio d'oliva in una pentola e
scaldarlo. Tagliare le cipolle
ad anelli sottili, aggiungerle
e cuocerle a fuoco lento.
Aggiungere l'aceto e continuare la cottura a fuoco lento, finché il liquido si sarà
raddensato. In una teglia
piuttosto bassa disporre le
sardelle in uno strato, annaffiare con parte dell'intingolo, sovrapporre un secondo
strato e coprire con il rimanente intingolo. Le sardelle
debbono essere completamente coperte con il liquido.
Coprire e lasciare riposare
in luogo fresco 48 ore.
Ingredienti: 600 gr. di zucchini medio piccoli, prezze-
molo, 3 spicchi d'aglio, c.a.
8 cucchiai di olio d'oliva,
sale, 2 cucchiai di aceto di
vino.
Lavare gli zucchini, asciugarli e tagliarli a fette rotonde, tritare aglio e prezzemolo finemente. Scaldare la
metà dell'olio e rosolarvi le
fette di zucchini, finché saranno ben croccanti, salare e
lasciare raffreddare. In una
teglia fare degli strati di zucchini, condendo ogni strato
con aglio e prezzemolo,
aceto e olio d'oliva. Lasciare
marinare in frigo per 48 ore.
Levare dal frigorifero un'ora
prima di servire.
PRIMO PIATTO
Maccheroni ai 4 formaggi.
Ingredienti: 400 gr. di maccheroni, 60 gr. di mozzarella, 60 gr. di groviera, 60 gr.
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di gouda, 60 gr. di fontina
valdostana, 60 gr. di burro,
1/2 cucchiaio di farina, un
bicchiere di latte, parmigiano
grattugiato, sale e pepe.
Tagliuzzare i quattro tipi di
formaggio. Scaldare la metà
del burro, incorporarvi la
farina, annaffiare con il latte
caldo e mescolare bene il
tutto a calore moderato. Togliere dalla fiamma ed aggiungere, mescolando, i dadini di formaggio. Cuocere i
maccheroni in abbondante
acqua salata, scolarli, disporli in una terrina preriscaldata, irrorarli del burro
rimasto e macinarvi del pepe. Distribuire la crema dei
formaggi, riscaldata o tenuta
in preriscaldo a bagnomaria,
mescolare bene e servire a
parte il parmigiano.
NOTA: Si possono utilizzare
anche dei tipi di formaggio
diversi da quelli sopra indicati, però non dovrebbe
mancare la fontina valdostana.
Ricette per sopravvivere
PESCE
Tonno o Spada in
tranci.
Ingredienti: 600 gr. di tonno
o spada in tranci, 2 bicchieri
di vino bianco secco, 1 spicchio d'aglio, 1 ramoscello di
rosmarino, 3 filetti di acciuga, ben sciacquati e spinati,
1 limone, mezzo bicchiere di
olio d'oliva, sale e pepe.
La sera lavare bene le trance. Mescolare il vino, lo
spicchio d'aglio schiacciato,
il rosmarino, il succo del limone, il sale, il pepe,
(marinata).
In una teglia adagiare le
trance e coprirle con la marinata, lasciarvelo per tutta la
notte. Il giorno dopo sgocciolare il pesce e cuocerlo
alla griglia, bagnandolo accuratamente con la marinata
ambo le parti. Porlo al caldo, scaldare in un pentolino
l'olio con i filetti di acciuga,
sminuzzandoli con una forchetta, versare questo intingolo sulle fette di pesce e
servire subito.
PIATTO DI CARNE
Saltimbocca alla Romana.
Ingredienti: 8 fettine di vitello, sale pepe, 8 sottili fettine
di prosciutto crudo, 8 foglie
di salvia fresca, 2 noci di
burro e 2 cucchiai di olio per
cuocere, 1 bicchiere di vino
bianco ed una noce di burro.
Battere delicatamente le fettine, salarle, pepare, appoggiare su ognuna una foglia di
salvia e sovrapporvi una fetta
di prosciutto crudo. Adagiare le fettine, con il prosciutto
sotto, nell'olio e burro caldo,
rosolare per alcuni minuti,
rivoltare e continuare la cottura. Togliere la carne dal recipiente e porla al caldo.
Sciogliere nel fondo di cottura con il vino bianco, rimestando bene, lasciare evaporare un poco il liquido. Aggiungere il burro e mescolare bene. Aromatizzare con
sale e pepe e versare l'intingolo accanto alla carne predisposta su un piatto caldo (2
cucchiai di intingolo a porzione).
NOTA: I contorni che si adattano al piatto: verdure
cotte tutte e purea di patate
ed insalate.
DESSERT
Pesche ripiene.
Ingredienti: 4 pesche mature
a polpa bianca, 2 cucchiai di
zucchero, 5 amaretti, 40 gr.
di mandorle tritate, 1 cucchiaio di cioccolato in polvere, 1 cucchiaio di Amaretto
(liquore), mezzo bicchiere di
vino bianco, zucchero, burro.
Tagliare a metà le pesche,
snocciolarle e togliere una
parte della polpa. Aprire i
noccioli e mescolare il contenuto con le mandorle tritate, gli amaretti sbriciolati, il
13
cioccolato in polvere, il liquore e lo zucchero, fino ad
ottenere una pasta. Riempire
le pesche con questo composto, porle in una pirofila imburrata, cospargerle di zucchero. Annaffiare con il vino
e metterle in forno preriscaldato per 15-20 minuti,
finché il ripieno avrà una
bella crosta dorata.
Racconti.....
IL TEMPIO
DELLE TORTURE
di Cristian e Manuel
In un palazzo viveva un
bambino di nome Joi che
sognava tutte le notti di trovare un tempio e di giorno
continuava a scavare una
buca. Un giorno pensò: «Se
lo scavo lo facessi di notte a
luna piena, sarebbe meglio». Infatti il giorno dopo
era luna piena: lui andò in
quel campo, scavò molto e
vide un fondo tutto vuoto
che non si vedeva il fondo.
Lui scivolò dentro e disse:
«Aiuto!!!». Cadde sul materasso e vide un corridoio e
lui andò fino in fondo. Disse: «Waw! il tempio che sognavo».
Ecco, mi ero dimenticato di
dire che era armato di tutto:
pistola, coltello, bussola,
mitra, sei pugnali, ecc.
Ma ai gradini di quel tempio cominciarono i pericoli.
Al primo pericolo venne
catturato dallo scheletro. Joi
venne portato nella stanza
delle torture e là si spaventò. Dopo dieci giorni venne
ucciso.
Racconti
SANGUE SUL SAGRATO
(IV PARTE)
G&B
Qualche lettore ha chiesto alla redazione se si poteva conoscere la conclusione del micidiale racconto. Con quest’ultima parte
possiamo soddisfare una tale curiosità. G&B infatti ci ha finalmente fatto pervenire la sua ultima fatica.
8. CAPITOLO
Data la sua esperienza, non
ci aveva messo molto, anche perché la carne del giovane era molto tenera, e lo
aveva rivoltato come un
guanto, senza intaccare minimamente il tessuto muscolare.
Con un rumore acuto e
prolungato di sirene, due
macchine della polizia erano passate davanti alla
chiesa. Fermandosi al semaforo con uno stridio di
freni, uno degli agenti che
erano a bordo dell'auto aveva notato un rivolo di
sangue uscire da sotto il
massiccio portale della
chiesa, che in un istante si
era trasformato in una vera
pozzanghera.
Così, seguendo il suo istinto, aveva fatto inversione
di marcia, andando a parcheggiare proprio dinanzi
alla statua di San Francesco. Erano scesi velocemente dall'auto, lui e i suoi
colleghi, con una pistola
malamente celata sotto la
giacca. Entrando in chiesa,
avevano pensato di essere
vittime di allucinazioni.
Non poteva essere vero: un
demonio enorme li fissava
con occhi che non avevano
nulla di umano. Gli agenti
si sentirono scoppiare qual-
cosa dentro. Due getti di
sangue misti a cervello erano schizzati dalle loro teste, andando a formare dei
misteriosi disegni cadendo
sul pavimento.
Nel frattempo, un bambino
fissava il tutto da dietro una
colonna, con occhi inespressivi. Ad un tratto si
era parato davanti al mostro, iniziando a proferire
una formula in un dialetto
sconosciuto
e
vecchio
quanto il mondo:
«Nyarlatotep, portatore di
caos e di pestilenze, signore dei bassi istinti che dominano la donna e l'uomo
da sempre, depredatore,
grande assassino, fautore di
falsi miti e abominevoli riti, io ti ordino di terminare
qui la tua opera di distruzione!».
Con un rumore irreale, il
mostro si era lentamente
voltato verso il suo interlocutore, e vedendo che era
solo un bambino, non aveva potuto trattenere uno
scoppio di risa...
Non aveva fatto a tempo a
terminare la sua risata ed
un fascio di luce lo aveva
colpito in pieno, dilaniandolo totalmente, mentre il
fanciullo rideva di gioia,
gridandogli: «Hai ucciso
mia madre impossessandoti
14
del corpo di mio padre, ora
defungi, bastardo!!!!!!».
Dai rapporti in possesso
della polizia, 12 ottobre
1994:
«Misteriosamente scarcerato Giovanni Veschetti, arrestato il 24 agosto per omicidio, a quanto pare per
cause burocratiche, dopo
aver scontato una pena di
quindici mesi di detenzione».
Prima di uscire dal carcere,
Veschetti aveva voluto salutare Dante, lasciandogli il
suo indirizzo e stringendogli calorosamente la mano,
come ad un vecchio amico.
Sul suo palmo poi, aveva
sentito qualcosa di duro,
una specie di talismano di
cuoio. Era un regalo di
Dante, che lo aveva accompagnato con queste parole: «Tienilo, ti è già stato
utile».
Sul talismano, era inciso un
fanciullo piccolissimo, che
aveva strizzato l'occhio a
Veschetti.
Racconti
UNA MUSICA
CHE UCCIDE
G&B
I gusti sono gusti. Anche per quanto riguarda la musica i gusti possono essere diversissimi (come nel caso di Stefano e di sua
sorella). E non sempre la musica esercita una funzione benefica e distensiva. Stefano ne sa qualcosa. Che il racconto sia un
invito a non ascoltare un certo tipo di musica (metallara o giù di lì)?
Stefano, un ragazzone di diciassette anni, se ne stava
solo in camera sua a riflettere su ciò che avrebbe fatto
quella sera. Essendo estate,
ovviamente di alternative
non che ce ne fossero molte:
gli amici erano quasi tutti in
vacanza e di locali belli non
ce n'erano.
Era la tipica serata estiva,
con un caldo di tipo sovrannaturale, quasi non si respirava. Dalla stanza accanto
gli era arrivata la voce di sua
sorella, che lo pregava di
aiutarla a spostare il mobile
dei dischi, un mobiletto dove
lei ammucchiava dischi, cassette e compact disc. Ora la
paranoica faceva storie perché gli era scivolato dietro il
suo disco preferito, The division bell dei Pink Floyd.
Sbuffando Stefano aveva
spostato di pochi centimetri
il mobile, tanto da permettere a sua sorella di potercisi
infilare dietro ad estrarre il
prezioso album, come lo
chiamava lei. Dio, quanto gli
sarebbe piaciuto schiacciarla
contro il muro, farle schizzare fuori quel cervello malato! Ma non lo aveva fatto. A
operazione compiuta, fra i
suoi ringraziamenti idolatri,
insomma, che senza quel disco la sua vita sarebbe finita,
che il giorno che i Pink
Floyd si sarebbero sciolti si
sarebbe tagliata le vene e via
dicendo, Stefano era di nuovo corso in camera sua, camera che tanto sua sorella
tanto i suoi genitori odiavano
per via dei poster e dei dischi appesi ai muri. Sbuffando, si era messo alla ricerca
di un disco. Dopo pochi istanti, la sua scelta era caduta su Chaos a.d. dei Sepultura. Subito le note devastanti di Territtory avevano
invaso la sua stanza, accompagnate dalla voce viscerale
di Max Cavalera, cantante
osannato da Stefano, e maledetto dai suoi genitori, che
lo definivano strappabudella,
per via della voce.
Stefano si sentiva attratto da
quelle canzoni, forse troppo.
Era anche vero che lo aiutavano nei momenti di sconforto, ma il suo era un atteggiamento maniacale. A volte
sognava persino di vivere le
canzoni, di venire trasportato
nelle realtà da incubo tanto
osannate.
Il disco scorreva, e lui rifletteva. Non si era reso conto
di essere sdraiato su un lettaccio di legno tarlato, sul
fondo di una parete che puzzava di sangue. Se ne era
reso conto quando cinque
omaccioni in divisa da poliziotti avevano fatto irruzione
15
da lui. Erano mulatti e parlavano brasiliano, e sulla
giacca della divisa portavano
stampato Special corp. P9.
C'è un errore, lasciatemi
andare... tentava di spiegare
il ragazzo, ma non c'era
verso. Lo avevano picchiato
brutalmente,
lasciandolo
sanguinante sul pavimento.
Attorno a lui, persone morte
e urlanti, dappertutto polizia
carceraria che distribuiva
violenza a gò-gò. In tutto ciò
Stefano non ci capiva nulla.
Ma non c'era tempo per riflettere, doveva scappare.
Urla. Uno scoppio, e qualcuno lo trascinava fuori,
verso la libertà. In un attimo
di calma, aveva fatto vagare
lo sguardo, ed aveva visto,
scritto su una parete di fronte del penitenziario Pavilào.
Caspita, il penitenziario, la
violenza della polizia... Era
penetrato nella canzone dei
Sepultura! Ma doveva anche
uscirne.
Stop. Sua madre, nella realtà, aveva spento lo stereo,
lasciandolo prigioniero in un
mondo che non era suo.
Sfogliando poi casualmente
un fascicolino con i testi del
disco, aveva visto pressato
in una cella frigorifera, un
ragazzo che sembrava suo
figlio e recava appeso ad un
angolo della bocca un cartellino con la data del decesso.
Ma era suo figlio! Stefano
che vedeva riflessa l'immagine di sua madre: l’aveva
maledetta.
Racconti
LA FIRMA
di F.F.
Ogni racconto che si rispetti non contiene riferimenti a fatti o a persone realmente esistenti. Ed è bene che sia così. Se per caso, però, qualcuno si sentisse qui descritto ciò può essere soltanto a causa di fortuite coincidenze. Bisogna infatti considerare
che ogni racconto riflette episodi ed aspetti presi dalla nostra vita.
«Adesso devi venire con
me». Lui non disse una parola, rinsaccò la sua testa taurina nelle falde del giubbotto
di jeans e girandosi di scatto
sputò per terra.
Era una pigra mattina autunnale. Durante la notte aveva
piovigginato, le strade e le
cose erano ancora segnate
d'umido. Nel cielo le nuvole
andavano diradandosi per
lasciare posto al tiepido sereno.
Non disse una parola. Ma
l'orecchio ormai esperto di
chi l'aveva invitato (chiameremo costui, per semplificare, il suo accompagnatore)
poteva indovinare tutto quello che veniva bofonchiato a
denti stretti: un misto di imprecazioni, di domande e di
esclamazioni. Una sorta di
grammelot tutto speciale,
personale che irresistibilmente andava componendosi nei
meandri del cervello ma che
si contorceva tra i muscoli
della lingua ed andava a
sbattere contro i denti. Succedeva ogni volta che Giovanni era invitato a fare una
cosa che non avrebbe voluto
fare (che però non poteva
permettersi il lusso di non
farla. Questioni di prezzo.
Ogni cosa ha il suo costo).
Nel vicolo Giovanni cominciò a parlare del più e del
meno. Né, del resto, diede
molta importanza a quello
che gli veniva ripetuto tra il
serio e il faceto:
«Stai venendo a firmare la
tua condanna a morte».
Pensò piuttosto che fosse
utile saggiare il terreno circa
i suoi immediati progetti.
Una cosa soltanto, infatti, lo
preoccupava in quel momento. Rientrare al più presto in
possesso del suo giubbotto.
Il giorno precedente l'aveva
portato in un negozio specializzato per adornarlo con
borchie metalliche (dieci
borchie metalliche avvitate
sulle spalline) e si era concesso il lusso di pagare in
anticipo l'ordinazione (cinquecento lire a borchia). E
visto che stavano percorrendo proprio la strada del negozio non era forse quanto
mai opportuno fermarsi a ritirare l'agognato giubbino.
Mentre già si accingeva a
salire il gradino che l'avrebbe portato all'interno del negozio venne raggiunto alle
spalle, quasi fosse una pugnalata messa a segno a tradimento, dalla medesima affermazione, stavolta tremendamente seria, anche se carica di ironia:
«Stai venendo a firmare la
tua condanna a morte. E tu ti
preoccupi di un giubbotto!?».
Giovanni si fece pallido in
viso. Si volse indietro celermente e diede mostra di
un certo disagio. Si raschiò
la gola e sputò di nuovo per
terra. Non aveva dato importanza alla faccenda, ora non
era più tempo di mostrarsi
così spensierato.
Cominciò a pensare cosa
potesse essere il reale contenuto di un tale messaggio.
16
Escluse per un attimo che
dovesse prendere alla lettera
le parole sentite. Si augurò
che fosse soltanto un imbroglio, una minaccia, uno
sbaglio.
Ma no! Cosa poteva temere?
Be’, effettivamente qualcosa
c'era. Poteva essere sbattuto
lontano, a qualche centinaio
di chilometri. Aveva perso il
lavoro ed era stato avvertito
che la prossima occupazione
l'avrebbe anche potuto portare lontano da casa sua. Se
fosse ciò stato esatto, c'era
già di che preoccuparsi.
Oppure...
Eppure non riusciva a capire
cosa altro ci potesse essere.
Ma ormai temeva che ci fosse qualcosa d'altro. Un imbroglio, una minaccia, una
fregatura.
Oppure... Venne assalito dal
dubbio che le parole dette
corrispondessero concretamente a ciò che l'aspettava a
momenti. Effettivamente non
sapeva dove si stava recando. Il messaggio che il suo
accompagnatore gli aveva
dato era stato molto generico
(«In
Comune»). Avrebbe
benissimo potuto dirgli che si
andava a Canton Mombello
o nei sotterranei del Castello
che sarebbe stato lo stesso. E
incominciò a sospettare che i
primi gradini da lui saliti sarebbero stati, egualmente a
quelli di kafkiana memoria,
preludio di un inesorabile,
inappellabile Processo e di
una condanna senza scampo.
Già, gradini! Come quelli
che ora
stava salendo.
Un'onda di gelido sudore lo
colpì nel midollo spinale e
gli spappolò le ossa. Si reggeva ormai a fatica al passamano. Riuscì tuttavia a
Racconti
pensare per un attimo che
sarebbe stato meglio prendere l'ascensore. Almeno gli
era risparmiata la fatica della
salita. Sapeva che non poteva tornare indietro. Anche se
il divieto non era stato pronunciato sapeva bene che
non gli sarebbe stato permesso di volgersi indietro.
«La firma serve per ritirare i
soldi di un pagamento sospeso. Non ti ricordi che devi
ricevere un mese di paga?».
Distese di campi verdeggianti. Uccelli in volo nel
meriggio. E dietro al mare
altri mari... Dolci suoni. Parole in libertà in un tripudio
di colori...
In un attimo tutto era cancellato. Soldi! Denaro! Sì, la
cosa era più che plausibile.
C'era quindi di che stare allegri. Era disponibile a firmare anche tutti i giorni.
Finché si trattava di soldi...
Con questo qui bisogna sempre stare attenti. Non si sa
mai se stia scherzando o se
fa sul serio. Mi ha fatto paura. Quasi quasi ci cascavo.
I pensieri di Giovanni ripresero il loro andamento abituale, tornarono a fiorire in
una ridda di convenevoli. Si
diede da fare per far percepire intorno a sé il ritrovato
buon umore.
L'ufficio, occupato per la
maggior parte da grandi
scrivanie sommerse da pile
insormontabili di scartoffie,
era quasi deserto. O, meglio,
un'impiegata non dava mostra di occuparsi d'altro che
del suo lavoro, difesa dalle
spesse lenti dei suoi occhiali.
E chi stava parlando al telefono era impegnato in una
conversazione che sembrava
non dovesse avere più termine. La persona che cercavano non c'era. Ma fu ben
presto rintracciata. Venne di
fretta e presentò con noncuranza il foglio da firmare.
Giovanni non lo lesse neppure. Tracciò la sua firma,
contratta e nervosa più del
solito. Restituì la penna e
tirò un sospiro di sollievo.
Anche questo era fatto. Ed
ora era contento.
Per strada ritornò ai suoi
progetti. C'era il giubbotto
da recuperare il più in fretta
possibile...
«Non hai neppure letto ciò
che hai firmato. Poteva essere di tutto, compresa la tua
condanna a morte».
L'atroce sospetto tornò ad
affiorare. Come una serpe
sinuosa, l’aveva aggredito
pungendolo di nuovo nei
suoi pensieri. Un'ombra oscura solcò il suo viso e andò a spegnersi sul fondo degli occhi. Si sentì giocato.
Avevano giocato a scacchi
con lui, senza che se ne accorgesse, e aveva perso la
partita. Doveva verificare
subito in calce a chissà quale
documento avesse apposto la
sua firma. Doveva tornare
indietro, risalire quelle scale, riguadagnare la porta di
quell'ufficio, pregare l'impiegata che gentilmente gli
lasciasse dare un'occhiata a
quel foglio prima che esso
scomparisse sommerso da
tonnellate di altri documenti.
Con una scusa qualsiasi si
liberò del suo accompagnatore. In certe situazioni era
sempre molto bravo ad inventare una scusa - per lo
più abbastanza verosimile per svincolarsi... E ritornò
sui suoi passi.
Pensò tuttavia che in questa
occasione gli era stato troppo
facile svicolare via dal suo
accompagnatore. Costui non
aveva fatto alcuna resistenza.
Anche ciò diventava ulteriore
motivo di preoccupazione.
Risalì di corsa i gradini (avrebbe preso volentieri l'ascensore, ma in quel momento era occupato e lui aveva
una fretta bestiale) ed entrò
nella prima porta che trovò
socchiusa.
17
Sulle prime non si rese conto
dove si trovasse. Non riusciva più a raccapezzarsi.
Era un'abitazione privata.
Alla parete una grossa pendola segnava il tempo. Alcune poltrone di dubbio gusto
circondavano un acquario
dentro al quale scorse nuotare alcuni pesciolini che non
gli erano per niente rassicuranti (un cultore come lui di
film e fumetti del genere
splatter aveva subito riconosciuto in quei apparenti innocui pesciolini dei famelici
piranha). Una diffusa penombra circondava ogni cosa. Dov'era finito il bianco
ufficio che aveva visto appena pochi minuti prima? E la
gentile signorina che si era
inchinata ad indicargli con la
punta dell'indice la casella
su cui andava apposta la sua
firma? Che avesse sbagliato
ufficio? O piano? O edificio?
Riguadagnò a ritroso l'uscita
e in pochi secondi si trovò in
strada con il fiato grosso e la
mente confusa. Si fermò ad
osservare il caseggiato da cui
era sortito. Il suo sguardo
andò allargandosi sulle strade vicine, alla ricerca di un
palazzo familiare, ma ormai
sempre più improbabile.
Soltanto allora cominciò a
capire. Capì che la piazza
davanti a lui apparteneva ad
un'altra città e che il palazzo
in cui avrebbe voluto tornare
si trovava distante centinaia
di chilometri - e forse già in
un'altra nazione.
Capì che il foglio firmato quel misterioso foglio che
recava la sua firma, quel
dannato foglio che aveva
vergato con un fare troppo
distratto - giaceva da qualche
parte e già qualcuno aveva
iniziato ad usarlo.
I favolosi
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presentarvi Mascalzone, il mascarpone da usarsi al posto della mozzarella per confezionare pizze e calzoni infarciti. Morbido, è il migliore, è il mascarpone Mascalzone.
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Racconti
IL RACCONTO
DEI CASTORI
di C&C
Gli animali sono protagonisti delle favole. Ma questi attori del regno animale si comportano e agiscono come esseri umani.
Perché il racconto favolistico ha come scopo quello di indurre l’ascoltatore (le favole infatti si narrano) a considerare la propria vita. Gli animali, nel racconto, sono come uno specchio che riflette pregi e difetti. Abbiamo qui una «favola scritta». E al
posto dei castori ci potrebbe forse essere ciascuno di noi...
Venne un castoro e trovò
il luogo delizioso. Il piccolo fiume scorreva limpido: le sue acque, fresche
e delicate, erano percorse
dal salmone e ricche di
innumerevoli pesci. L'ame-nità del luogo era difesa dall'asperità della natura circostante. Le vie di
accesso erano poche e difficili da percorrere.
Il castoro iniziò a costruire la sua casa in mezzo alle acque di quel fiume.
La sua vita trascorse tranquilla per alcuni tempi.
Capitò un giorno che da
quelle parti passasse un
altro castoro, la cui fama
era quella di essere un
perdigiorno - se ne andava
a spasso per le valli e lungo i fiumi senza conoscere
la fatica del lavoro guadagnandosi la vita a forza di
pettegolezzi. Vide che il
suo collega viveva felice
in un posto niente male e
sparse la notizia ai quattro
venti.
Vennero altri castori. All'inizio solo per curiosare.
Ma il luogo era bello e in
cuor loro già decisi a ritornarvi - e questa volta
per sempre. Ci fu chi lodò
l'amico intraprendente e
chi cercò di persuaderlo
che la solitudine non era
fatta per i castori.
In poco tempo si formò
una piccola colonia. La
diga nel fiume venne rinforzata perché in essa ci
fosse posto per tutti. Furono introdotti i comfort
necessari per una vita collettiva.
Le sponde del fiume divennero brulicanti di castori. Le nuove famiglie
crescevano innumerevoli.
Fu ben presto necessario
che una nuova diga venisse innalzata, magnifica e
portentosa sulle tranquille
acque del fiume.
Nel bosco si formò una
radura sempre più larga gli alberi abbattuti per la
diga venivano trascinati al
fiume da luoghi sempre
più lontani. E l'amenità
del luogo ben presto restò
un vago ricordo nella
mente dei primi arrivati.
E del nostro castoro cosa
ne fu? Un giorno morì,
carico di anni e di rispetto
e fu sepolto con tutti gli
onori. La sua perdita fu
considerata irrimediabile,
lo si pianse a lungo, con
lacrime sincere e veri
gemiti. Ma ben presto i
18
fiori sulla sua tomba appassirono - oh, che tomba
magnifica gli era stata innalzata! e la vita della colonia continuò.
Gli anziani castori, orgogliosi delle loro grandi realizzazioni, non si accorgevano che tutto era cambiato e che si erano adagiati in un quieto vivere. I
giovani, irrequieti e delusi, si lasciavano conquistare dalla noia più nera. La
vita nella colonia divenne
insopportabile.
E' venuto ora il tempo che
qualche giovane castoro,
abbandonata la colonia, si
metta sulla strada alla ricerca di un nuovo fiume.
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La pagina delle stelle
L’OROSCOPO
di Maga Magari
Inizia con questo numero la preziosa collaborazione di MAGA MAGARI. Grande esperta di parapsicologia, occultismo, magia in technicolor (bianca, nera, rossa soprattutto), cartomante e sensitiva, esperta in ogni tipo di arte divinatoria, purché a
pagamento. E' brava a risolvere problemi di coppia (o almeno lo dice lei). Ottima praticante di magia nera, lancia fatture, malocchi ed ammaliamenti. Ottima anche come esorcista. P.S. il suo modello di vita, nonché, sostiene, uomo ideale, sarebbe
Dylan Dog. Pubblichiamo qui una lettera speditale da una cliente e l’Oroscopo del Mese, curato appositamente per noi.
Cara Maga Magari,
ti seguo sempre nei tuoi appuntamenti televisivi, ma
non ho il coraggio ad intervenire durante le trasmissioni perché sono timida. Ho
deciso quindi di prendere in
mano la penna e di scriverti
per parlarti di un mio cruccio, un mio problema. Mio
marito P**** perde i capelli, e ogni volta che mangia
304 fette di cotechino con la
polenta si riempie di brufoli.
Avrà il malocchio? In quest'anno ho provato di tutto:
gli ho perfino dato il CIAPPI, il PAL e MICIO MIAO,
al posto del cotechino. Ma
non e' servito a nulla, ha
sempre quei fastidiosi brufoli sul fondoschiena.
Aiutami sono disperata.
Tua G.O. (Brescia).
P.S.: aggiungo alcune notizie utili: è alto, bello ed ha
il 44 di scarpe.
Carissima G.O.: ti capisco.
Siccome ha il 44 di scarpe,
mi sento di consigliarti questo efficace rimedio contro il
malocchio: prendi due dita
di acqua calda in un bicchiere (rigorosamente di vetro),
aggiungi del limone spremuto e una punta di bicarbonato. Daglielo quando mangia
il cotechino; vedrai che i
brufoli spariranno.
Con affetto. Maga Magari.
L’OROSCOPO DEL MESE
A CURA DI
MAGA MAGARI
ARIETE: (21/3,20/4) Problemi di corna con il partner. Se qualcuno grida
cornuto, non preoccupatevi, ce l'hanno col toro. Incontri fortunati coi pesci
il 1° di aprile.
TORO (21/4,20/5): anche per voi problemi di corna con il partner. Se
qualcuno grida cornuto preoccupatevi: ce l'hanno proprio con voi.
GEMELLI (21/5,21/6): evitate gli specchi, potreste confondervi. Non date
retta agli oroscopi, vivrete più sereni e senza farvi venire l’ulcera.
CANCRO (22/6,22/7): è un bel problema. Meglio sarebbe avere l’ulcera.
Per quelli della prima decade: problemi in famiglia. Per quelli della seconda decade: lo stesso. Per quelli dell’ultima decade: pure.
LEONE (23/7,23/8): il vostro caratteraccio vi preclude il dialogo. Abbassate la cresta. Avrete meno problemi in famiglia. Mangiate poca carne fresca.
VERGINE (24/8,22/9): se avete più di 60 anni datevi una mossa, non è
mai troppo tardi!!! Oppure fate un annuncio sulle colonne di Carmen
Street.
BILANCIA (23/9,22/10 ): occhio alla dieta. Problemi di peso. Se siete ragionieri occhio al bilancio. Se siete obesi occhio alla pancia.
SCORPIONE (23/10,22/11): attenzione a non mordere. Problemi con tutti,
chiudetevi in casa, al buio e non ditelo a nessuno, forse così eviterete gli
strali di Mercurio.
SAGITTARIO (23/11,21/12): problemi agli zoccoli, consiglio morbide
ciabatte di pelo di cincillà. Cambiate maniscalco.
CAPRICORNO (22/12,20/1): problemi con il partner perché puzzate di
stalla. Consigliamo bagno caldo con succo di limone e bicarbonato di calcio
(dosi abbondanti). Usate anche il sapone, ma tanto tanto tanto...
ACQUARIO (21/1,20/2): a parte i soliti problemi in famiglia, la luna nel
vostro segno favorisce incontri romantici con tonni, cozze, scorfani e dentici. Problemi invece con gli squali. Ricordatevi di cambiare l’acqua tutti i
giorni! Sarebbe meglio avere un piccolo depuratore in casa...
PESCI: (21/2,20/3): sarete vittime dello stesso scherzo 3 volte in una mattinata e voi ci abboccherete sempre. Se non vorrete fare la figura del pesce
lesso, acqua in bocca con amici e parenti. Incontro fortunato con l'acqua-
La Maga Magari è disponibile per lettura mano, piedi e tazzine di
caffè a domicilio. Per consulenze telefoniche: Tel. 144-61 2
19
Otto & Mezzo
IL GIORNALE
DEGLI ANNUNCI
DI CARMEN STREET
a cura di Giuliano
Cinquantenne rotonda
cerca patner di qualsiasi età
purché veramente bravo in
ballo liscio per 2 serate dimagranti e ginnico-danzanti
(e basta!) alla settimana.
Tel. 40807 e chiedere informazioni a Renzo.
A.A.A. Caffeinomani
accaniti. La Ditta CaffèMARCUS dichiara il proprio fallimento. Dopo la terza vittima è stata sequestrata
la micidiale Moka. Niente
paura: ora c’è il caffè LARA’S della Ditta GORNI. Si
salvi chi può!
Urgentissimo. Cercasi
disperatamente
TORBA.
Do-ve sei? Torna tra noi che
il TREVISO ci attende.
Bravissima insegnante
pluridiplomata cerca lavoro
come lavapiatti in qualsiasi
trattoria, ristorante, pizzeria
in Brescia e non limitrofi
(non ho il motorino e non ho
soldi per l’abbonamento).
Tel.: mancante. Sono ancora
S.F.D. (senza fissa dimora).
Per rintracciarmi cercatemi
sotto il cavalcavia di BS2.
Attenzione, i miei cani mordono. Elena.
Cercasi metallari (o,
meglio, metallare) per formare compagnia con molto,
molto, molto casino da fare
per recarsi in data ancora
ignota al primo concerto dei
MEGALET. Niente roba pesante, ma solo spinelli di
camomilla. GB.
Ragazza bella presenza
anni 19 cerca lavoro come
commessa negozio articoli
sex-shop (o, al limite, articoli generici). Per contat-
tarmi cercatemi su una delle
panchine davanti alla COOP.
di Viale Venezia.
Ragazza bionda, alta,
bella e snella (modello
CLAUDIA SCHIFOR) cerca
uomo ideale (= possibilmente pieno di soldi) per trascorrere serate romantiche e
splendide (basta che paghi
lui). Si accettano solo regali
adeguati alla persona (dai
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25100 Carmine - BS.
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Siamo particolarmente felici
di comunicarvi che grazie
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cinese come piatto del giorno il cagnolino smarrito.
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clinica Città Mercato di
Concesio. Ora la nuova famiglia vive felice e pensionata (governo permettendo).
Scartato dagli Amici dello Scarto cerco lavoro senza
fretta e senza urgenza. Non
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non faticoso e di breve durata. Per i soldi sono disposto
a far di tutto. Mi trovate
presso EXOTIC ad ascoltare
musica. Giovanni.
Cedo i seguenti fumetti
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n’roll Comix: Metallica e
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G.N’R. Mortal Kombat 1 e
2 Comics; albi Ken il Guerriero (in lingua originale).
Dispongo inoltre un discreto
numero di fumetti horror e
splatter. No scambi. Astenersi incompetenti. Per contatti lasciare messaggio scritto alla redazione di Carmen
Street.
Cerco disperatamente i
primi dodici numeri di Demon Hunter. Disposto a pagare bene purché in blocco.
Per contatti lasciare recapito
presso redazione Carmen
Street.
Signorina cerca uomo
pieno di soldi anche novantenne. Sono distinta, gentile
e carina. Chiedere di Emma.
Disposta a regalare mia
sorella perché non la sopporto più. Telefonare al
3752895 Emma.
Formasi squadra di pallavolo femminile. Per interessate rivolgersi al Centro
Carmen Street. Tel. 40807.
Maga Titty. La maga del
cuore. Per i vostri problemi
sentimentali: sono comprensiva e ho la risposta adeguata per qualsiasi genere di richieste. P.S. State alla larga
da Maga Magari, quella vi
imbroglia di sicuro.
Cerco pitoncino scomparso la sera del 16 ottobre
c.a. in zona Carmine. Lungo
circa 5 metri. Ama i luoghi
umidi. Lauta ricompensa a
chi lo ritrovasse. Sergio.
Musica & Spettacolo
L’ALTRO CINEMA
UN’ALTRA MUSICA
a cura del Critico
Un film delicato che narra la vicenda di due fratelli, di cui uno portatore di un grave handicap fisico. Nonostante tutte le apparenze anche tra le sabbie del deserto può fiorire una rosa... Un disco un po’ demenziale sulla vita di provincia (bresciana)...
LE VALUTAZIONI DEL CRITICO:
= da vedere/da sentire
= brutto
LOUSS (ROSA DELLE
SABBIE)
Un film che sicuramente vale la
pena di vedere (sempre ammesso che siate nauseati della solita
solfa propinata dai piccoli
schermi). Recentemente è stato
anche trasmesso dalla RAI (ma
a ora tardissima), resta comunque di difficile reperimento (il
circuito normale di distribuzione delle videocassette fornisce
quasi esclusivamente film provenienti dagli Stati Uniti).
E’ un film algerino girato tra le
dune del deserto e che ci permette di capire qualcosa di più
di una nazione e di un popolo
di cui forse conosciamo soltanto le attuali tristi vicende degli
attentati terroristici.
Moussa, il protagonista del
film, fin dalla nascita è portatore di un grave handicap fisico
(senza braccia, può servirsi solo di una gamba e di un piede).
Egli vive in un’oasi perduta nel
mezzo del deserto del Sahara
insieme con la sorella Zineb. I
due fratelli si amano profondamente e cercano, nella loro piccola casa, di ricostruire il nucleo familiare che la guerra ha
distrutto quando loro erano
bambini.
Moussa, pur essendo così gravemente colpito nel suo fisico
dall’handicap, è perfettamente
autosufficiente, anche se preferisce farsi servire e coccolare
☺ = buono
= pericoloso per la salute
dalla sorella. Zineb, a sua volta, non osa lasciare il fratello
affrontando una nuova condizione di vita quale il matrimonio.
La vita scorre in questo angolo
di mondo, con Zineb che ogni
mattina si reca al lavoro e
Moussa che tra le dune di sabbia coltiva nel segreto una piccola rosa inaffiandola e difendendola dalle capre affamate.
Attraverso il sogno Moussa riesce a valicare le dune del deserto e a vivere l’amore con Mariem, la donna alla quale, non
osando dichiararsi (a causa del
suo handicap), porta doni da
parte di un ignoto ammiratore.
Questo mondo però sta per essere turbato. Zineb infatti cade
malata e viene ricoverata in ospedale. Moussa resta solo in
casa...
Non è un film strappalacrime.
Come tra l’aridità del deserto
può crescere una pianticella che
«dà frutti più dolci del miele»,
così tra le sabbie del deserto e
in una società resa dura dalle
difficoltà della vita può nascere
un forte sentimento di solidarietà e di speranza.
SCHEDA TECNICA
REGIA: Mohamed Rachid Benhadj
ORIGINE: Algeria
ANNO: 1989
INTERPRETI: Moussa , Zined
21
= simpatico
= neanche in punto di morte
CHARLIE AND THE CATS
ORZINUOVI
Le linee telefoniche dei Vigili
Urbani e dei Carabinieri sono
ancora calde dall’estate 1993
quando furono subissate da una
marea di chiamate da parte di
residenti del nostro quartiere.
Nell’afa ferragostana si teneva,
sul sagrato della Chiesa del
Carmine un concerto di Cinelli
e compagni. E’ vero che tale
concerto si protrasse fino ad
ore piuttosto piccole (verso
l’una di notte o giù di li), ma
Charlie ed i suoi gatti sono bravi e lo dimostrano anche nel
loro recente disco Orzinuovi.
Nelle canzoni del disco si narra
della noia che si può vivere in
un piccolo paese di provincia
come Mairano e della voglia di
vedere posti nuovi (spingendosi
perfino ad Orzinuovi!), della
passione (tutta ironica) che si
può avere per la televisione o di
attrezzi insignificanti come la
carriola...
Comunque se siete tra coloro
che quella sera hanno alzato la
cornetta del telefono per gridare una disperata voglia di dormire (nonostante il caldo) potete ricredervi ascoltando (questa
volta con più calma) un paio di
loro canzoni. Chissà, forse ascoltando riuscirete anche a
sorridere (e a dormire poi sonni
più tranquilli)...
Una pagina per giocare
IL PIACERE
DI SCOPRIRLO!
Dopo le difficoltà incontrate con i giochi del numero precedente, ecco qualcosa di più semplice. Ma abbiamo pensato bene di
dedicarvi ben due pagine. BUON DIVERTIMENTO!
IL BRISCOLONE
IL CRUCIVERBA
1
2
3
6
8
4
7
9
10
11
13
15
12
14
16
17
19
5
18
20
ORIZZONTALI: 1. Capitale - 4. Tira
l’aratro - 6. Una sua foglia compare sulla
bandiera canadese - 8. Ingiuste - 11. Dio
del Nord - 13. Stanno spesso tra le nuvole - 15. Napoli - 16. Giro di guardia 17. Cupi, tenebrosi - 18. Si usa in Giappone - 19. Usato per formulare le ipotesi
- 20. Pone un alternativa agli Inglesi.
VERTICALI: 1. Colpevoli - 2. Contrario di sempre - 3. Segno zodiacale - 4.
Abitanti della Bretagna - 5. Il dittongo di
tuo - 7. Euridice non ridice - 9. Stanno
in chiesa - 10. Antichi abitanti dell’India
- 12. Famose quelle barbariche- 13. Si
occupa delle strade - 14. Torino.
Forse non tutti sanno che tra gli amici di Carmen Street si nascondono alcuni accaniti giocatori di BRISCOLONE. E’ questo (per quanti non lo conoscono) un gioco a carte che si gioca
in cinque. Appena distribuite le carte ciascun giocatore, a turno, chiama una carta. Colui che chiama la carta più bassa ne
indica in seguito anche il seme. A questo punto si gioca come
se fosse una normale partita di briscola, ma senza conoscere i
propri compagni e gli avversari di gioco. Solo la calata della
carta scelta inizialmente permette di scoprire il compagno del
chiamante e i suoi tre avversari. Per il Briscolone, tanto per
fare nomi, Marco, Franca, Gianna, Natascia, Enrico non perdono un’occasione. A volte si ritrovano la sera fino a tarda
ora, ma ogni momento è buono per sedersi intorno ad un
tavolo ed avere tra le mani, quasi magicamente, un mazzo di
carte pronto ad essere distribuito. Ma il loro dramma (se così
si può dire) sta nel fatto che raramente riescono a ritrovarsi
tutti e cinque insieme per cui sono sempre alla caccia di uno o
più occasionali (malcapitati) compagni di gioco. Una volta però, dopo un lauto pranzetto preparato da Franca, hanno potuto
realizzare il loro sogno e si sono sfogati in una interminabile
partita di Briscolone.
Sapendo che Marco ha chiamato il doppio di volte di Enrico,
che Enrico a sua volta ha chiamato il doppio di volte di Natascia. E inoltre che Marco rispetto a Franca ha chiamato il triplo di volte e che Gianna avendo chiamato 10 volte lo ha fatto
più di Franca e meno di Enrico:
Sapreste dire quante partite di Briscolone hanno giocato e
quante volte ciascuno di loro ha chiamato?
REBUS (frase: 1,7,2,6,6)
22
Un’altra pagina per giocare
IL PAROLIERE
LE SOLUZIONI DEL NUMERO
PRECEDENTE
DEBITI E CREDITI
Elena è in debito con Tiziana, Bruna e Luisa.
La soluzione è possibile trovarla: sostituendo i
nomi con le rispettive iniziali e partendo dai dati
forniti si costruisce uno schema a doppia entrata,
giungendo alla seguente soluzione.
A EM
A
EM
T
M
B
L
EL
T
M
B
L
EL

 






 


 

 

 
In questo schema risultano per ciascuna nelle caselle orizzontali i debiti (indicati con il simbolo
) ed i crediti (indicati con il simbolo ). Nelle
caselle verticali invece risulta l’inverso.
E’ un gioco abbastanza semplice e divertente. Si tratta, all’interno
dei due schemi proposti, di individuare un certo numero di parole di
senso compiuto, osservando le seguenti regole:
- per ciascuna parola che si trova le lettere dello schema si utilizzano
una sola volta;
- queste lettere utilizzate devono essere sempre in caselle contigue.
Per esempio, nel primo schema proposto, la parola TEMA è corretta
(le lettere sono in caselle contigue ed usate una sola volta), mentre la
parola TENNIS non è valida (le due N non sono in caselle contigue).
N
E
C
L
Se i giorni di lavoro sono
risulta:
x+y=48
x e quelli di riposo y
5x=7y
x=28
y=20
REBUS GRAFICO (FRASE 1,4,6,3,5,5)
«E’ bene vivere con tanti amici».
IL DISPACCIO ANSA
«Sinora s’ignora la sorte della signora».
I
N
A
N
T
S
E
D
L T I D
U M R A
I M A R
L I I E
Riuscite ad individuare in ciascuno di questi schemi almeno sei parole composte da otto o più lettere?
TRE PROBLEMI
P.S. Elena tiene a precisare che in realtà ha debiti con nessuno.
UNO STRANO CONTRATTO DI LAVORO
E
T
M
A
Il gatto e i topi. Un gatto e mezzo mangiano un topo e mezzo in un
minuto e mezzo. Quanti gatti occorrono per mangiare 60 topi in 30
minuti?
Una lumaca stravagante. Una lumaca, per affari suoi particolari,
vuol trasferirsi da un orto in un altro (ove sembra che l’insalata sia
più saporita), valicando il muro di separazione alto 9 metri. Essa sale lungo il muro (sempre verticalmente) percorrendo ogni giorno
ben 5 metri in ascesa, e ridiscendendo (capricci di lumaca!) ogni
notte di 4 metri. Di tale passo (si fa per dire) di fatto la nostra lumaca ogni giorno percorre effettivamente 1 metro del suo viaggio. Sapete dire in quanti giorni essa arriverà in cima al muro?
La corda tagliata. Nel magazzino si trova una corda di canapa lunga
39 metri, del diametro di 1 centimetro. Se ogni giorno se ne taglia
via un pezzo di 3 metri, in quanti giorni si sarà finito di tagliare?
TITOLI DA COMPLETARE
IL QUADRATO MAGICO
Ecco un quadrato diviso in 25 quadratini.
Provate a disporre le cifre dall’1 al 25, una per
ogni quadratino (evitando di ripeterle) in modo
che, sommate per ogni verso (orizzontalmente,
verticalmente e diagonalmente) diano sempre per
totale 65. Per facilitarvi la soluzione vi abbiamo
dato un piccolo aiuto, immettendo già 4 numeri.
1. ............ spaziali - 2. Il silenzio degli ............ - 3. .......... di
piombo - 4. .......... più di uno - 5. Cassandra .......... - 6. L’
......... degli zoccoli - 7. La .......... delle matite spezzate - 8. Le
streghe di .......... - 9. .......... col vento - 10. Marrakech ..........
Scrivete nello spazio libero la dovuta parola in modo da ricostruire i
titoli completi di questi 10 film. Le iniziali delle parole aggiunte,
prese in ordine, formeranno il titolo di un altro famoso film di animazione.
22
21
25
24
PAROLE IN... CATENA
CA - LA - LE - MA - ME - NE - NO - PRE - RO - SA SE - STO - TE
Con queste sillabe formare 13 parole (di due sillabe ciascuna) incatenate, tali cioè che la sillaba finale di ciascuna parola sia la sillaba
iniziale della successiva. La sillaba finale dell’ultima parola sarà
l’iniziale della prima. Il gioco può essere cominciato da qualsiasi sillaba. Non sono valide le voci verbali.
23
Notizie utili
CARMENINFORMA
NUMERI UTILI
Attività:
Il centro di aggregazione Carmen Street propone le seguenti attività:
- Fascia pomeridiana (ragazzi 6-15 anni):
cucina: mercoledì e venerdì ore 17.00-18.30
cuoio: mercoledì e venerdì ore 17.00-18.30
canto: giovedì ore 17.00-18.30
ceramica: lunedì ore 17.00-18.30
computer: Lunedì e giovedì, ore 17.00-18.30
piscina: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 18.00-19.30
e in più.......giochi di gruppo, gite, film!!!!!!
- Fascia serale (per tutti gli altri):
calcio: mercoledì e venerdì ore 21.00-22.00,
presso il campo di calcio dell’ Oratorio di
S.Faustino.
teatro: è in allestimento una commedia; ci si
trova al lunedì, ore 20.30.
pallavolo: prossimamente, al mercoledì dalle
20.30 alle 22.00.
giornalino: un’opportunità aperta a tutti,
grandi e piccini, di dar voce a pensieri, parole
idee.
e in più.......incontri, gite, film!!!!!!
Orari S.Messe:
Presso la Cappella, vicolo Manzone 7
Da lunedì a sabato, ore 8.00.
Domenica ore 9.00
Ponzano
Con l’esperimento dei primi di novembre è
iniziata la peregrinazione verso Ponzano.
Ponzano è un comune in provincia di Treviso
ed ora è lì disponibile una casa dei Padri Ma
risti, dove trascorrere week-end o vacanze
immersi nella tranquillità della campagna;
dotata di ogni comfort, possiede anche campo
di calcio in erba, campo di pallavolo in cemento, orto e pollaio. Prossimamente, sul
prossimo numero, notizie e ragguagli nonché
il resoconto della prima esperienza.
Biblioteca
Di prossima apertura “La Biblioteca di Carmen Street”; ampia disponibilità di libri di
ogni genere e soprattutto di letture per ragazzi; possibilità di prestito o consultazione in
loco.
EMERGENZE
Polizia
Soccorso ACI
Carabinieri
Vigili del fuoco
Croce verde
Croce bianca
Polizia municipale
Croce Rossa Italiana
113
116
112
115
222242
44244
45001
3532932
TAXI
Radio taxi: Tel. 44461
S.O.S.
Telebimbo: "Pronto ti ascolto"
Servizio pubblico a tutela dei minori; via Galilei, 20 dalle ore 9
alle 23 tutti i giorni. Tel. 399022
SERVIZI
Ufficio passaporti: martedì, giovedì, Sabato ore 9,30-13
Ferrovie: informazioni: ore 8-12
e 15-19; Tel. 52449
Anagrafe: Tel. 29831: lunedì venerdì ore 8,30-13,30
sabato 8,30-12,15
Ufficio pensioni, libretto di lavoro: da lunedì a sabato ore
8.30-13.30; Tel. 2983275
IX circoscrizione Via F. Borgondio, 29 - Tel. 56354 - Fax
3772565; da lunedì a giovedì
dalle 8 alle 17; venerdì ore 8-14
-Servizio autentica firme, fotocopie e atti notori; da lunedì a
venerdì ore 10-12
-Raccolta domande soggiorni
climatici per anziani nei periodi
stabiliti dal settore Servizi Sociali
da lunedì a venerdì ore 9-12
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Documenti rilasciati dal comune
- Atti notori e dichiarazioni sosti
tutive di atti notori
- Autentica copie documenti
- Autentica firme e foto
- Carta d’identità'
- Cittadinanza
- Esistenza in vita
- Godimento dei diritti politici e
iscrizione liste elettorali
- Iscrizione liste di leva
- Libretto di lavoro
- Matrimonio
- Morte
- Nascita
- Residenza
- Stato di famiglia
- Stato libero
OSPEDALI
Ospedale Civile: Piazzale Ospedali Civili,1 Tel. 39951
Orario feriale: 13,15-14,15 e
18,45-20,00
Orario festivo: 10-11 e 19-20
Divisione infettivi: (c/o Ospedale Civile) Orario feriale: 13,1514,15 e 19,00-20,00
Orario festivo: 10-11 e 19-20,15
Ospedale dei bambini: V. Vitt.
Emanuele II, 50 :Tel. 293261
Orario feriale: 13,15-14,15 e
19,00-20,00
Orario festivo: 10-11 e 19-20,00
Ronchettino: Tel. 399066
Orario feriale 13,15-14,15
19,15-20,15
Orario festivo 10-11 e 19-20
e
Ospedale S.Orsola : V. Vittorio
Emanuele II, 27 Tel. 29711
Orario feriale: 13,00-15,00 e
19,15-20,15 Orario festivo 1011; 13-15 e 19-20
Centro psichiatrico residenziale:
V.le Duca d. Abruzzi, 15
Tel. 58172.
Orario 10-11,30 e 15-17
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Numero 4 - Carmen Street