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A venticinque anni decise di entrare nella congregazione delle Missionarie di Maria - Saveriane, a Parma. Il periodo di formazione alla vita religiosa e missionaria si protrasse fino al 1968, anno in cui sr Olga partì per il Congo. Lì iniziò il proprio apostolato in condizioni difficili. Il Congo aveva ottenuto nel 1960 l’indipendenza dal Belgio e fra il 1964 e il 1967 aveva subito due rivoluzioni: la violenza e le lotte fra fazioni imperversavano. Suor Olga prestò il proprio servizio con entusiasmo, ammirando la fede semplice ma solida della popolazione, la fiducia che le cose potessero cambiare, il coraggio di perdonare nonostante le privazioni e le avversità. Accanto agli impegni legati al miglioramento delle condizioni di vita, alla lotta alla fame e alle malattie, suor Olga seguì gli impegni pastorali, occupandosi dei catecumeni e dei fedeli battezzati da preparare all’itinerario sacramentale. Passati gli anni più duri, la situazione nel paese migliorò anche se molto restava da fare. Negli ultimi anni di permanenza in Congo, grazie anche agli aiuti dall’Italia, suor Olga avviò l’impresa di sostenere circa quattrocento bambini delle scuole elementari, pagando loro le tasse scolastiche e con particolare attenzione alle bambine, spesso private per prime del diritto all’istruzione. Nel 2010, dopo un periodo di cura in Italia, suor Olga venne destinata a Kamenge, un quartiere popolare della periferia di Bujumbura, in Burundi. Nonostante l’età, il morale restava alto. L’ultimo rientro in Italia e nella sua S. Urbano avveniva nella primavera del 2014. Al momento di ripartire, suor Olga scriveva queste parole: «Riparto con gioia per l’Africa, con il desiderio di continuare a comunicare la Parola di Dio e testimoniare il suo grande amore per noi, per tutti. Sento fortemente che per una vera missione è necessaria la preghiera: occorre stare con Gesù per capire la forza del Vangelo, sola forza che può trasformare il mondo e cambiare la storia. Io vorrei trasmetterla 10 a tutta l’Africa con la mia presenza e con gesti semplici della quotidiana fraternità. TUTAONANA!, arrivederci». La notte fra il 7 e l’8 settembre 2014 suor Olga viene assassinata assieme alle due consorelle Lucia Pulici e Bernardetta Boggian. Le circostanze del triplice assassinio a tutt’oggi non sono state chiarite. Quel che è certo, però, è che il ricordo di suor Olga è ancora vivo: la sua vita limpida a servizio di Gesù e dei fratelli è un esempio per tutti, modello di fede vissuta fino in fondo. Attualmente il luogo del delitto è divenuto un luogo di preghiera. scritto da Michele Santuliana s.a.s. 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CICLISTICA BISARELLO di Alte Ceccato organizza per Domenica 18 Ottobre 2015 una cronoscalata riservata alla categoria “AMATORI ACSI” Junior, Senior, Veterani, Gentleman, Supergentleman e Donne. REGOLAMENTO Iscrizioni: avranno luogo dalle ore 12.00 alle ore 13.00 del giorno 18 Ottobre 2015 presso l’Istituto dei P.P. Giuseppini di Montecchio Maggiore (Vicenza). PARTENZA: ore 13.00 in ordine d’iscrizione, con un minuto di intervallo fra un concorrente e l’altro. PERCORSO: Montecchio Maggiore - Via Murialdo, Via Salita SS. Trinità, Via Covolo, Via Riosecco, Via Padre Giovanni Schiavo con arrivo alla Chiesa. Per un totale di mt. 4.600. IMPORTANTE: è obbligatorio il casco regolamentare. Per quanto non contemplato dal presente regolamento, vige quello ACSI. Gli organizzatori declinano ogni responsabilità per danni ai concorrenti e a terzi, prima, durante e dopo lo svolgimento della manifestazione. Visto si approva. IL PRESIDENTE Bisarello Luciano 28 IL DELEGATO PROVINCIALE Toniolo Riccardo ELENCO OFFERENTI PREMI - COPPE SAFAS S.P.A. - FONDERIA Via Verona, 23 - Tavernelle (VI) GSA S.P.A. - FONDERIA Via 1° Maggio, 15 - Sovizzo (VI) 29 30 31 S. Urbano: una storia attraverso i secoli S. Urbano e la Grande Guerra: il 1915 dal Libro cronistorico All’alba del 24 maggio 1915, fra le montagne del vicentino risuonò un colpo di cannone. Sparato dal forte Verena, quel colpo segnava l’inizio delle ostilità fra Regno d’Italia e Impero austro-ungarico. Anche il nostro paese entrava in quella che sarebbe passata alla storia come Prima guerra mondiale o, più comunemente, come Grande Guerra. Il conflitto, scoppiato il 28 luglio 1914, si sarebbe protratto fino al novembre 1918 portando distruzione, rovina e morte quali il mondo mai aveva visto. Concentriamoci però sul 1915. Cerchiamo di ricostruire come passò a S. Urbano il primo anno di guerra attraverso quanto annotato dal curato don Ippolito Porra nel Libro cronistorico della Curazia. In data 24 maggio 1915, mentre nelle città si legge il proclama del re, il giovane prete così scrive: «La penna mi trema fra le dita nello scrivere queste parole. Oggi è scoppiata la guerra coll’Austria. I primi rombi del cannone mormoravano stamane con eco sinistra sulle Prealpi di Recoaro, di Schio, di Asiago. È il principio delle ostilità. Abbiamo sotto le armi già 60 Curaziani. In Curazia regnano trepidazione, abbattimento, angoscia generali. Il Signore pietoso protegga, salvi i miei soldati Curaziani e benedica l’Italia». Sono parole che rivelano lo stato d’animo suo e del paese in quei giorni. Trascorre una settimana, l’esercito italiano preme contro le difese austriache sul fronte dell’Isonzo, iniziano le carneficine. Il 1 giugno don Ippolito annota: «La guerra arde alle frontiere con progressi lenti dei nostri. Per la Curazia nessuna triste notizia. Secondo le prescrizioni vescovili in questo scorcio di tempo registro di avere scritto lettere ventidue a conto delle famiglie». Sarà, quest’ultima, una pratica che lo vedrà impegnato assiduamente nei mesi successivi. In agosto le lettere scritte saranno sessantadue, in settembre quarantanove, in ottobre ventisei, in novembre ventisette. Nel frattempo il curato organizza gli aiuti per chi ha i figli in guerra: «Curaziani volenterosi» sono mandati nei campi ad aiutare le famiglie a corto di braccia. Una buona notizia, che non riguarda il conflitto, viene registrata in data 1 agosto 1915 e comunica l’apertura del nuovo ufficio postale; poi, l’11 dello stesso mese, arriva il primo doloroso annuncio di morte. Scrive il curato: «Con vivo dolore registro la morte dell’artigliere Sinico Giustiniano, colpito da una granata austriaca nelle Alpi Carniche. È il primo eroe che cade sui campi di battaglia della nostra Curazia». Non sarà l’unico paesano a cadere in quei mesi. La guerra ormai infuria e il 30 settembre il curato registra la morte di Montagna Pietro. Passa ottobre, giunge novembre con San Martino: la stagione agricola si chiude e ci si prepara per il Santo Natale. Proprio per questa solennità il curato trascrive una lettera da lui inviata a tutti i suoi Curaziani al fronte. È un testo intenso, a tratti struggente, che riportiamo di seguito per intero. «Miei carissimi soldati, All’avvicinarsi del S. Natale sento vivo il desiderio di inviarvi un saluto, un augurio. 115 lettere, 140 cartoline in franchigia, 50 cartoline illustrate ecco la corrispondenza vostra al Curato in questi mesi di guerra. Vi ringrazio di sì buona memoria, di tante affettuose espressioni, dei vostri rispettosi saluti. Io procurai di rispondervi, poiché il mio diario dà per iscritte oltre duecento lettere. Rilessi in questi dì moltissimi vostri scritti; a molti di voi non manca il coraggio, la fiducia, il sentimento del dovere, l’alto morale se mi fu scritto: il mio cuore non trema - guai a noi se cadessimo sotto i tedeschi! - Bravi. Alcuno poi mi accenna ai gravi sacrifici per le fatiche, per l’ambiente, per il freddo, per il pericolo. Offriteli al Signore tali sacrifici e pensate che ve li chiede la Patria, una delle cose più dolci e più care della vita umana. Vi osservo che quella frontiera che voi difendete, fu imporporata dal sangue d’un valoroso vostro compaesano. Il caro Sinico Giustiniano è caduto da forte il 5 agosto. E pare pure caduto 32 da prode il buon giovane Pietro Montagna in Libia nella notte sul 9 luglio. Pace, onore ai due nostri eroi del dovere! Assaggiarono poi gloriosamente il piombo nemico Sinico Eliseo Peruffo Giovanni - Ghiotto Luigi - Valtinoni Luigi - Rubbo Giovanni, le cui ferite, grazie al cielo, furono assai leggiere. Unico fra i dispersi figura Meggiolaro Matteo. Ottima salute poi in Curazia: non mancano la calma per la vostra lontananza e la fiducia nel vostro felice ritorno. E si prega la Madonna, S. Urbano, l’Angelo Custode per la vostra salvezza continuamente; voi certo farete altrettanto. La nuova Chiesa dal maggio sta aspettando il vostro braccio. Il nuovo ufficio postale funziona egregiamente. Coraggio, soldati: anch’io ho indossata la vostra divisa, ho mangiato il vostro pane, ho sentita la vostra disciplina, sia pure per otto giorni, dopo i quali ebbi dal R. Governo la dispensa dal servizio d’arme per essere tra i vostri cari soldato di preghiera, di penna, di parola, di opera. State tranquilli, ai bisogni dei famigliari vostri provvede generosamente l’Autorità civile e in parte il vostro Comitato di Assistenza. Il Natale vi trova lontani dalla vostra casa e dalla vostra Chiesa. Pazienza. Se non vedrete il piccolo presepio del paese, pensate che il presepio l’avete con voi. La grotta, la povertà, la paglia, il freddo, il monte, il silenzio di Gesù Bambino, eccoli nella baracca che vi ospita, nelle privazioni che vi stringono, nella poca paglia su cui dormite, nel rigido che vi tormenta, nelle vette rocciose su cui siete, nei silenzi delle trepide veglie notturne. Oh! Come simili al Divin Pargoletto siete voi in quest’anno! Sentiate con Lui il Cantico degli angeli: Gloria a Dio, e pace in terra! Questo il mio caro augurio. Il Signore vi conservi buoni e sani. Saluti cordiali. S. Urbano nella novena del S. Natale - 1915». scritto da Michele Santuliana Chi avesse materiale o foto sulla storia di Sant’Urbano contatti il numero 340 29 43 727 o scriva a [email protected] 33 34 35 36 Via dell’Impresa 14/16 [email protected] 39