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Missionari di Sant’Urbano nel mondo:
suor Olga Raschietti
Di suor Olga Raschietti avevamo
già parlato qualche anno fa, nel
fascicolo della sagra di S. Eurosia
2007. A poco più di un anno dalla
sua tragica scomparsa, torniamo a
ricordarla.
Suor Olga nacque a S. Urbano il 22
agosto 1931. Trascorse l’infanzia
al paese, impegnata in molteplici
attività fra la famiglia e la parrocchia. A venticinque anni decise di
entrare nella congregazione delle Missionarie di Maria - Saveriane,
a Parma. Il periodo di formazione alla vita religiosa e missionaria
si protrasse fino al 1968, anno in cui sr Olga partì per il Congo. Lì
iniziò il proprio apostolato in condizioni difficili. Il Congo aveva
ottenuto nel 1960 l’indipendenza dal Belgio e fra il 1964 e il 1967
aveva subito due rivoluzioni: la violenza e le lotte fra fazioni imperversavano. Suor Olga prestò il proprio servizio con entusiasmo,
ammirando la fede semplice ma solida della popolazione, la fiducia
che le cose potessero cambiare, il coraggio di perdonare nonostante
le privazioni e le avversità.
Accanto agli impegni legati al miglioramento delle condizioni di
vita, alla lotta alla fame e alle malattie, suor Olga seguì gli impegni
pastorali, occupandosi dei catecumeni e dei fedeli battezzati da preparare all’itinerario sacramentale. Passati gli anni più duri, la situazione nel paese migliorò anche se molto restava da fare. Negli ultimi
anni di permanenza in Congo, grazie anche agli aiuti dall’Italia, suor
Olga avviò l’impresa di sostenere circa quattrocento bambini delle
scuole elementari, pagando loro le tasse scolastiche e con particolare
attenzione alle bambine, spesso private per prime del diritto all’istruzione.
Nel 2010, dopo un periodo di cura in Italia, suor Olga venne destinata a Kamenge, un quartiere popolare della periferia di Bujumbura,
in Burundi. Nonostante l’età, il morale restava alto. L’ultimo rientro
in Italia e nella sua S. Urbano avveniva nella primavera del 2014. Al
momento di ripartire, suor Olga scriveva queste parole: «Riparto con
gioia per l’Africa, con il desiderio di continuare a comunicare la Parola di Dio e testimoniare il suo grande amore per noi, per tutti. Sento
fortemente che per una vera missione è necessaria la preghiera: occorre stare con Gesù per capire la forza del Vangelo, sola forza che
può trasformare il mondo e cambiare la storia. Io vorrei trasmetterla
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a tutta l’Africa con la mia presenza e con gesti semplici della quotidiana fraternità. TUTAONANA!, arrivederci».
La notte fra il 7 e l’8 settembre 2014 suor Olga viene assassinata assieme alle due consorelle Lucia Pulici e Bernardetta Boggian. Le circostanze del triplice assassinio a tutt’oggi non sono state chiarite. Quel
che è certo, però, è che il ricordo di suor Olga è ancora vivo: la sua vita
limpida a servizio di Gesù e dei fratelli è un esempio per tutti, modello
di fede vissuta fino in fondo. Attualmente il luogo del delitto è divenuto
un luogo di preghiera.
scritto da Michele Santuliana
s.a.s.
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DOMENICA 18 OTTOBRE 2015
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Ottobre 2015 una cronoscalata riservata alla categoria “AMATORI ACSI”
Junior, Senior, Veterani, Gentleman, Supergentleman e Donne.
REGOLAMENTO
Iscrizioni: avranno luogo dalle ore 12.00 alle ore 13.00 del giorno 18 Ottobre
2015 presso l’Istituto dei P.P. Giuseppini di Montecchio Maggiore (Vicenza).
PARTENZA: ore 13.00 in ordine d’iscrizione, con un minuto di intervallo fra un
concorrente e l’altro.
PERCORSO: Montecchio Maggiore - Via Murialdo, Via Salita SS. Trinità, Via
Covolo, Via Riosecco, Via Padre Giovanni Schiavo con arrivo alla Chiesa. Per un
totale di mt. 4.600.
IMPORTANTE: è obbligatorio il casco regolamentare. Per quanto non contemplato
dal presente regolamento, vige quello ACSI.
Gli organizzatori declinano ogni responsabilità per danni ai concorrenti e a terzi,
prima, durante e dopo lo svolgimento della manifestazione. Visto si approva.
IL PRESIDENTE
Bisarello Luciano
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IL DELEGATO PROVINCIALE
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S. Urbano: una storia attraverso i secoli
S. Urbano e la Grande Guerra: il 1915 dal Libro cronistorico
All’alba del 24 maggio 1915, fra le montagne del vicentino risuonò un colpo di cannone.
Sparato dal forte Verena, quel colpo segnava l’inizio delle ostilità fra Regno d’Italia e
Impero austro-ungarico. Anche il nostro paese entrava in quella che sarebbe passata alla
storia come Prima guerra mondiale o, più comunemente, come Grande Guerra. Il conflitto, scoppiato il 28 luglio 1914, si sarebbe protratto fino al novembre 1918 portando
distruzione, rovina e morte quali il mondo mai aveva visto. Concentriamoci però sul
1915. Cerchiamo di ricostruire come passò a S. Urbano il primo anno di guerra attraverso
quanto annotato dal curato don Ippolito Porra nel Libro cronistorico della Curazia.
In data 24 maggio 1915, mentre nelle città si legge il proclama del re, il giovane prete
così scrive: «La penna mi trema fra le dita nello scrivere queste parole. Oggi è scoppiata
la guerra coll’Austria. I primi rombi del cannone mormoravano stamane con eco sinistra
sulle Prealpi di Recoaro, di Schio, di Asiago. È il principio delle ostilità. Abbiamo sotto le
armi già 60 Curaziani. In Curazia regnano trepidazione, abbattimento, angoscia generali.
Il Signore pietoso protegga, salvi i miei soldati Curaziani e benedica l’Italia». Sono parole che rivelano lo stato
d’animo suo e del paese in quei giorni.
Trascorre una settimana, l’esercito italiano preme contro le difese austriache sul fronte dell’Isonzo, iniziano le
carneficine. Il 1 giugno don Ippolito annota: «La guerra
arde alle frontiere con progressi lenti dei nostri. Per la
Curazia nessuna triste notizia. Secondo le prescrizioni
vescovili in questo scorcio di tempo registro di avere
scritto lettere ventidue a conto delle famiglie». Sarà,
quest’ultima, una pratica che lo vedrà impegnato assiduamente nei mesi successivi. In agosto le lettere scritte saranno sessantadue, in settembre quarantanove, in
ottobre ventisei, in novembre ventisette. Nel frattempo
il curato organizza gli aiuti per chi ha i figli in guerra:
«Curaziani volenterosi» sono mandati nei campi ad aiutare le famiglie a corto di braccia.
Una buona notizia, che non riguarda il conflitto, viene
registrata in data 1 agosto 1915 e comunica l’apertura
del nuovo ufficio postale; poi, l’11 dello stesso mese, arriva il primo doloroso annuncio
di morte. Scrive il curato: «Con vivo dolore registro la morte dell’artigliere Sinico Giustiniano, colpito da una granata austriaca nelle Alpi Carniche. È il primo eroe che cade sui
campi di battaglia della nostra Curazia». Non sarà l’unico paesano a cadere in quei mesi.
La guerra ormai infuria e il 30 settembre il curato registra la morte di Montagna Pietro.
Passa ottobre, giunge novembre con San Martino: la stagione agricola si chiude e ci si
prepara per il Santo Natale. Proprio per questa solennità il curato trascrive una lettera
da lui inviata a tutti i suoi Curaziani al fronte. È un testo intenso, a tratti struggente, che
riportiamo di seguito per intero.
«Miei carissimi soldati,
All’avvicinarsi del S. Natale sento vivo il desiderio di inviarvi un saluto, un augurio. 115
lettere, 140 cartoline in franchigia, 50 cartoline illustrate ecco la corrispondenza vostra
al Curato in questi mesi di guerra. Vi ringrazio di sì buona memoria, di tante affettuose
espressioni, dei vostri rispettosi saluti.
Io procurai di rispondervi, poiché il mio diario dà per iscritte oltre duecento lettere. Rilessi in questi dì moltissimi vostri scritti; a molti di voi non manca il coraggio, la fiducia, il
sentimento del dovere, l’alto morale se mi fu scritto: il mio cuore non trema - guai a noi se
cadessimo sotto i tedeschi! - Bravi. Alcuno poi mi accenna ai gravi sacrifici per le fatiche,
per l’ambiente, per il freddo, per il pericolo. Offriteli al Signore tali sacrifici e pensate
che ve li chiede la Patria, una delle cose più dolci e più care della vita umana. Vi osservo
che quella frontiera che voi difendete, fu imporporata dal sangue d’un valoroso vostro
compaesano. Il caro Sinico Giustiniano è caduto da forte il 5 agosto. E pare pure caduto
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da prode il buon giovane Pietro Montagna in Libia nella notte
sul 9 luglio. Pace, onore ai due nostri eroi del dovere! Assaggiarono poi gloriosamente il piombo nemico Sinico Eliseo Peruffo Giovanni - Ghiotto Luigi - Valtinoni Luigi - Rubbo
Giovanni, le cui ferite, grazie al cielo, furono assai leggiere.
Unico fra i dispersi figura Meggiolaro Matteo.
Ottima salute poi in Curazia: non mancano la calma per la
vostra lontananza e la fiducia nel vostro felice ritorno. E si
prega la Madonna, S. Urbano, l’Angelo Custode per la vostra
salvezza continuamente; voi certo farete altrettanto. La nuova
Chiesa dal maggio sta aspettando il vostro braccio. Il nuovo ufficio postale funziona egregiamente. Coraggio, soldati:
anch’io ho indossata la vostra divisa, ho mangiato il vostro
pane, ho sentita la vostra disciplina, sia pure per otto giorni,
dopo i quali ebbi dal R. Governo la dispensa dal servizio d’arme per essere tra i vostri cari soldato di preghiera, di penna,
di parola, di opera. State tranquilli, ai bisogni dei famigliari
vostri provvede generosamente l’Autorità civile e in parte il vostro Comitato di Assistenza.
Il Natale vi trova lontani dalla vostra casa e dalla vostra Chiesa. Pazienza. Se non vedrete il
piccolo presepio del paese, pensate che il presepio l’avete con voi. La grotta, la povertà, la paglia, il freddo, il monte, il silenzio di Gesù Bambino, eccoli nella baracca che vi ospita, nelle
privazioni che vi stringono, nella poca paglia su cui dormite, nel rigido che vi tormenta, nelle
vette rocciose su cui siete, nei silenzi delle trepide veglie notturne. Oh! Come simili al Divin
Pargoletto siete voi in quest’anno! Sentiate con Lui il Cantico degli angeli: Gloria a Dio, e
pace in terra! Questo il mio caro augurio. Il Signore vi conservi buoni e sani. Saluti cordiali.
S. Urbano nella novena del S. Natale - 1915».
scritto da Michele Santuliana
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