osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 1 Osservatorio permanente delle attività e delle risorse osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 2 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 3 Caritas Diocesana di Brescia QUARTO RAPPORTO SULLE CONDIZIONI DI POVERTÀ A BRESCIA Caritas Bresciana - Quaderni n. 6 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 4 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 5 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia INTRODUZIONE Il quarto rapporto si pone, per un verso, in linea di continuità rispetto allo scorso anno, ospitando la prosecuzione dell’analisi del reddito delle famiglie bresciane fatta in collaborazione con l’Ufficio statistica del Comune di Brescia: emerge, dai dati presi in esame, una sostanziale conferma di quanto ormai è evidente anche a livello nazionale e cioè una situazione di progressiva difficoltà delle famiglie a mantenere i livelli di consumo del passato, in un momento di difficoltà economica e sociale molto complessa. Per un altro verso, si sono affrontati temi nuovi o, meglio, si è cercato di approfondire qualche elemento emerso lo scorso anno. In particolare, sono presentati due contributi: uno, dedicato alla questione della tutela dei minori, l’altro, alle problematiche degli anziani. Non a caso abbiamo voluto intraprendere questi due percorsi di analisi, poiché in momenti di disagio sociale forte come quelli che stiamo vivendo, sono proprio le fasce deboli della popolazione, cioè i minori e gli anziani, a scontare spesso le conseguenze più gravi: non solo perché hanno un “potere” economico scarso e nullo ma anche perché spesso le tensioni emotive e personali derivanti dalle difficoltà economiche possono colpire, in un nucleo familiare, chi è più debole e indifeso. In questa prospettiva vanno lette anche le interviste ad alcune persone che, pur avendo un posto di lavoro fisso (o quasi) e uno stipendio, pure sono costrette oggi ad affrontare difficoltà e privazioni di ogni tipo, allontanandosi sempre di più da un tenore di vita dignitoso e vedendo limitate molte delle loro possibilità. L’analisi dei dati dei vari servizi collegati alla Caritas rafforza questa sensazione di impoverimento e di progressiva mancanza di punti di riferimento saldi per poter vivere dignitosamente la propria esistenza. Si conferma, ad una prima lettura dei dati, la tendenza già emersa lo scorso anno di una crescente difficoltà delle donne a far fronte a problemi economici e di sostentamento, con in più 5 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 6 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia l’emersione di un orizzonte complessivo di difficoltà per quanto riguarda i nuclei familiari che possono disporre di un solo reddito medio per far fronte alle spese quotidiane: sono purtroppo tante le storie di difficoltà delle famiglie che non riesconopiù a far fronte alle necessità immediate e sono costrette a cercare aiuto presso strutture di solidarietà. Il tema dell’impoverimento di alcuni strati della popolazione non può certo lasciare indifferente una realtà come quella della Caritas, da sempre attenta alla lettura dei fenomeni di disagio per meglio operare nella concretezza della società, sostenendo chi si trova in difficoltà e collaborando con Enti e istituzioni ad individuare soluzioni e progetti. 6 Anche questo volume, come quello dello scorso anno, termina con una riflessione di carattere teologico sulla povertà e sulla carità, a sottolineare la natura pastorale di questo lavoro, nel segno delle parole del Santo Padre che, nella Novo millennio ineunte (n.50), afferma che “dobbiamo fare in modo che i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come « a casa loro ». Non sarebbe, questo stile, la più grande ed efficace presentazione della buona novella del Regno? Senza questa forma di evangelizzazione, compiuta attraverso la carità e la testimonianza della povertà cristiana, l'annuncio del Vangelo, che pur è la prima carità, rischia di essere incompreso o di affogare in quel mare di parole a cui l'odierna società della comunicazione quotidianamente ci espone. La carità delle opere assicura una forza inequivocabile alla carità delle parole”. Offriamo pertanto questo contributo a quanti, ai livelli più diversi, possono agire per alleviare i disagi e le sofferenze dei bisognosi, per costruire una comunità più giusta e più solidale. Don Pier Antonio Bodini Direttore Caritas Diocesana e Delegato Regionale Caritas Lombarda osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 7 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia REDDITO DISPONIBILE E AUTONOMIA DELLE FAMIGLIE A BRESCIA NEL 2000 di Marco Palamenghi#, Luigi Riva## e Marco Trentini# INTRODUZIONE L’anno scorso1 abbiamo iniziato una proficua collaborazione con la Caritas Diocesana, con l’obiettivo di fornire a chi opera a stretto contatto con le situazioni di maggiore disagio sociale ed economico strumenti quantitativi di analisi utili a valutare e orientare la propria attività. Il nostro approccio, basato sull’analisi dei redditi e dell’autonomia delle famiglie, consente di considerare lo stato di indigenza o la povertà non tanto, e non solo, come una condizione dell’individuo ma anche, e soprattutto, come una condizione e un problema delle famiglie, che sono il soggetto sociale che, nel suo complesso, è coinvolto dalle vicende individuali dei suoi componenti. L’approccio consente inoltre di graduare le situazioni familiari, individuando le fasce di popolazione a rischio e le loro caratteristiche sociali ed economiche, fornendo elementi operativi che consentono anche di verificare l’effetto delle politiche (sociali, fiscali, tariffarie) sulle famiglie. L’utilizzo del concetto di autonomia delle famiglie risulta di particolare interesse perché coglie l’aspetto strutturale, vale a dire la presenza/assenza di elementi socio-demografici ed economici che condizionano la famiglia nel medio-lungo periodo. L’indicatore di autonomia può essere raffinato introducendo l’elemento del reddito come criterio per “ordinare” le situazioni individuate. Di seguito, riprendendo quanto già sviluppato nei precedenti lavori, incrociamo i risultati dell’analisi basata sugli indicatori di autonomia delle famiglie con quelli derivati dall’analisi dei redditi. Nei precedenti lavori si sono seguiti due approcci, tra loro paralleli e riferiti alla disponibilità di dati di diversa natura. # Unità di staff Statistica del Comune di Brescia. Marco Palamenghi ha curato la stesura della nota. ## Università degli Studi di Brescia, Facoltà di Economia e commercio, Dipartimento Metodi quantitativi. 1 Si veda: Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse, Terzo rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia, Caritas Bresciana, 2003. Si vedano inoltre le pubblicazioni realizzate dall’Unità di staff Statistica in cui vengono affrontati questi temi, secondo differenti approcci, e talora applicate le metodologie di analisi presentate in questo documento. 7 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 8 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia Il primo approccio, già sperimentato utilizzando i dati della popolazione residente al censimento 1991, è stato condotto con l’analisi del grado di autonomia delle famiglie. E’ uno strumento di analisi che, in assenza di dati sui redditi delle persone e delle famiglie, consente di valutare l’autonomia delle famiglie in base al rapporto tra il numero di redditieri e di consumatori di ciascuna famiglia. Il secondo, basato invece sulla stima dei redditi familiari, ha consentito analisi più dettagliate sulla situazione economica delle famiglie campione. Ciò ha permesso, come vedremo meglio in seguito, di individuare alcune variabili di particolare efficacia esplicativa nell’analisi delle condizioni economiche delle famiglie, con particolare riguardo alle situazioni di deprivazione. Incrociare tra loro informazioni strutturali (gli indicatori di autonomia delle famiglie) con informazioni congiunturali (analisi dei redditi) consente non solo di analizzare in maniera più approfondita questo importante tema, ma anche di affinare una metodologia di studio, nel complesso relativamente semplice da realizzare, replicabile anche in altre realtà e livelli territoriali. 8 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 9 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia IL GRADO DI AUTONOMIA DELLE FAMIGLIE La famiglia è intesa come l’organizzazione elementare che provvede al soddisfacimento dei bisogni dei suoi componenti: “l’autonomia delle famiglie è definibile come l’ampiezza del ventaglio delle scelte che la stessa può, sensatamente, prendere in esame nei suoi processi decisionali”2. Intuitivamente, e a parità di altre circostanze, si conviene che una famiglia con più risorse abbia anche maggior autonomia in quanto può scegliere in un ventaglio oggettivamente più aperto di quello di una famiglia con risorse minori. La famiglia con più risorse (il padre o la madre hanno un lavoro ben retribuito che consente di rinunciare ad un reddito, oppure di acquistare i servizi presso privati, oppure di affidare i figli ai nonni, ecc.) ha un ventaglio di scelte più ampio della famiglia con meno risorse, in cui magari tutti i redditi dei componenti sono irrinunciabili, o in cui i redditi percepiti non consentono di acquistare servizi esterni privati e l’unica alternativa è il servizio pubblico. SI assume, quindi, l’intensità di consumo come direttamente proporzionale al numero di componenti e la capacità di acquisizione di risorse direttamente proporzionale al numero di componenti della famiglia produttori e/o percettori di “reddito”. L’autonomia della famiglia è allora proporzionale alla differenza tra “unità di reddito” o “redditieri” e “unità di consumo” o “consumatori”: il minimo livello di autonomia (povertà) si ha nell’evenienza che nella famiglia non vi siano redditieri; il massimo livello di autonomia (benessere) si registra invece quando tutti i consumatori sono anche redditieri. L’indice del grado di autonomia familiare è quindi dato dal confronto tra il numero di consumatori, cioè il numero di componenti della famiglia, e quello di redditieri, cioè coloro che percepiscono un reddito (occupati, ritirati dal lavoro, benestanti). In particolare, sono utilizzabili due indicatori: l’indice assoluto di autonomia (IAA), espresso dalla differenza tra il numero dei consumatori e il doppio del saldo consumatori-redditieri, e l’indice relativo di autonomia (IRA), che depura l’indice assoluto dalle distorsioni dovute alla numerosità del nucleo familiare. È, infatti, evidente che un’unità consumatrice in più o in meno, in una famiglia di piccole dimensioni, ha un peso ben diverso che in una famiglia numerosa. Sia l’indice assoluto di autonomia, sia l’indice relativo di autonomia, si basano sulla condizione, che laddove vi sia una netta prevalenza di consumatori sui redditieri, le famiglie abbiano un basso o nullo grado di autonomia, mentre quando il numero di redditieri è almeno pari al numero di consumatori, il grado di autonomia della famiglia sia maggiore. 2 Riva L., In tema di autonomia delle famiglie, in Notiziario economico bresciano, n. 39, maggio 1988. 9 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 10 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia DATI Le elaborazioni presentate in questa nota derivano dallo spoglio di un’indagine campionaria relativa ad un campione casuale di famiglie residenti 3 nel Comune di Brescia al 31 dicembre 2000 . 4 I dati riguardano un campione casuale di 995 famiglie (per un totale di 2209 individui) estratto dall’Anagrafe informatizzata dei residenti nel territorio del Comune di Brescia al 31 dicembre 2000, per le quali è stato ricostruito, attraverso l’incrocio di vari archivi amministrativi pubblici, il 5 reddito . Sono state escluse dal campionamento le famiglie/persone residenti presso convivenze (case di riposo, ospedali, ecc.). Per ciascun individuo del campione sono state estratte, dalla banca dati SIATEL, le informazioni relative al reddito, dichiarato ai fini fiscali, disaggregato per fonte. I dati sono stati integrati, quando possibile, con i redditi non dichiarati ai fini fiscali. Una parte di questi, ad esempio quelli sotto la soglia dichiarabile o da trasferimenti, redditi da “lavoro nero” ed evasione fiscale, non sono stati rilevati. In altri casi, invece, (pensioni sociali, pensioni di reversibilità, ecc.), sono stati attribuiti i dati medi provinciali messi a disposizione dall’INPS e/o le stime della Banca d’Italia risultanti dall’indagine sui bilanci delle famiglie. Tramite gli archivi comunali, sono stati rilevati l’eventuale accesso a servizi e l’erogazione di contributi comunali di varia natura e genere. Sono state classificate come percettori di reddito le 1704 persone (20 minorenni) che alla data del 31 dicembre 2000 risultavano aver presentato una dichiarazione dei redditi relativa a redditi da lavoro o assimilabili (escluse quindi le persone che dichiarano solo redditi da fabbricato) di qualsiasi entità e le persone che ricevevano a tale data una pensione sociale o di reversibilità. Sono state invece classificate come non percettori di reddito le 505 persone (278 minorenni) che risultavano al 31 dicembre 2000 non aver presentato alcuna dichiarazione dei redditi o non aver percepito nell’anno di 6 riferimento compensi per attività lavorative o assimilabili . 10 3 4 5 6 Studio progettuale inserito nel Programma Statistico Nazionale 2000-2002, Area Sociale, Settore Famiglia e aspetti sociali vari (cod. Bre-00002), dal titolo “Tasse, bollette e tariffe: La spesa delle famiglie governata dalla mano pubblica”. L’obiettivo è la “definizione del quadro di riferimento, degli archivi disponibili presso le pubbliche amministrazioni e del piano delle elaborazioni sul tema dei consumi delle famiglie su cui può intervenire direttamente o indirettamente il comune o altri enti pubblici attraverso la manovra fiscale o tariffaria”. Ai fini anagrafici per famiglia si intende “un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune”. Istat, Anagrafe della popolazione, Metodi e norme, Serie B, n. 29, 1992. Originariamente il campione era di 1000 famiglie ma 5 sono state escluse successivamente perché sono risultate essere situazioni fittizie. Si veda: Comune di Brescia, Unità di staff Statistica, L’autonomia delle famiglie a Brescia nel 2000, Fatti & problemi, 22/03, 2003; Comune di Brescia, Unità di staff Statistica, Criteri e metodi di stima del reddito delle famiglie bresciane, Rapporti di ricerca 17/2003, 6 luglio 2003. La classificazione tra percettori di reddito e non percettori di reddito è differente da quella classica che distingue tra popolazione attiva e non attiva. In quest’ultimo caso infatti nella popolazione attiva vengono ricompresi anche i disoccupati e le persone in cerca di prima occupazione che, pur non percependo reddito, sono attivi nella ricerca di un lavoro. Nel primo caso, invece, tranne quando il reddito percepito non è rilevabile, non conta la condizione professionale che una persona dichiara, quanto il fatto di aver percepito un reddito. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 11 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia Schema 1. Diagramma della composizione del campione d’indagine Il campione d’indagine 995 famiglie con 2209 persone di cui 1704 (77,1%) percettori di redditi di cui 20 minorenni 505 (22,9%) non percettori di redditi di cui 278 minorenni Fonte: Elaborazione su dati del Comune di Brescia - Unità di staff Statistica I RISULTATI I risultati presentati di seguito mostrano come il concetto di grado di autonomia delle famiglie sia, entro certi limiti, una sufficiente approssimazione del reddito disponibile pro capite . La tavola 1 mostra come a valori più bassi dell’Indice relativo di autonomia (IRA) corrisponda in genere un reddito disponibile pro capite inferiore. 7 Tav. 1.Famiglie per indice relativo di autonomia e fascia di reddito disponibile pro capite - valori assoluti - Comune di Brescia Fasce di reddito disponibile pro capite Valori percentuali di riga Valori percentuali di colanna Valori assoluti Totale <=5120,40 >5120,40 Totale <=5120,40 >5120,40 Totale autonomia <=5120,40 >5120,40 100,0 Basso-Nullo 36 24 60 60,0 40,0 18,0 3,0 6,0 Medio 26 93 119 21,8 78,2 100,0 13,0 11,7 12,0 8,0 14,5 13,2 Alto 16 115 131 13,9 86,1 100,0 Elevato 122 563 685 17,8 82,2 100,0 61,0 70,8 68,8 20,1 79,9 100,0 100,0 Totale 200 795 995 100,0 100,0 Grado di Fonte: Elaborazione su dati del Comune di Brescia - Unità di staff Statistica Si deve però tener conto che l’IRA valuta, indipendentemente dal reddito, la numerosità delle fonti di reddito in rapporto alla numerosità della famiglia. Quindi, reddito basso ma IRA elevato indicano effettivamente una minore disponibilità reddituale, ma anche una minore “vulnerabilità” ai mutamenti e alle congiunture negative rispetto alle famiglie con reddito elevato ma IRA basso. Per quest’ultime, infatti, sebbene un reddito elevato consenta consumi e risparmi maggiori, la vulnerabilità ai mutamenti (perdita del lavoro, separazione dei coniugi, morte del percettore di reddito, ecc.) è sicuramente maggiore. 7 Le famiglie del campione sono state classificate in dieci gruppi (decili) di uguale numerosità, ordinate in base al reddito disponibile pro-capite, in modo da rendere comparabili i redditi di famiglie di diversa composizione. A ciascuna fascia appartiene quindi il 10% del campione. I primi due decili (reddito disponibile pro capite inferiore a 5120.40 ) sono considerati, ai fini di questo lavoro, indice di deprivazione economica. 11 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 12 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia Fatta questa premessa, procediamo a valutare le caratteristiche, familiari e individuali , che, a parità di IRA, consentono di “classificare” e “ordinare” le famiglie per capacità di affrontare il disagio economico. Ai fini di questa prima analisi, sono state prese in considerazione cinque tipologie familiari (schema 2) e tre-cinque fasce di età (schema 3). 8 Schema 2. Diagramma della composizione del campione d’indagine Le tipologie familiari Tipologia familiare 995 famiglie n. famiglie n. persone %famiglie ad autonomia bassa nulla % famiglie con reddito procapite <=5120,40p 358 212 289 81 55 995 358 424 1037 184 206 2209 0,0 0,0 16,3 8,6 9,1 6,0 20,9 17,5 18,0 22,2 32,7 20,2 composte da Persona sola Coppia sola Coppia con figli Genitore con figli Altro Totale con 2209 persone Fonte: Elaborazione su dati del Comune di Brescia - Unità di staff Statistica Schema 3. Diagramma degli schemi di analisi delle famiglie Età della persona di riferimento 12 995 famiglie con 2209 persone composte da Fascia di età della persona di riferimento n. famiglie n. persone %famiglie ad autonomia bassa nulla % famiglie con reddito procapite <=5120,40p 18-40 anni 41-65 anni >65 anni Totale 256 425 314 995 543 1116 550 2209 10,9 7,3 0,3 6,0 14,8 13,6 29,9 20,2 Fonte: Elaborazione su dati del Comune di Brescia - Unità di staff Statistica Gli indici di autonomia sono molto influenzati dalla numerosità familiare diventa quindi rilevante il livello di reddito, poiché consente di “ordinare” le famiglie delle diverse tipologie a parità di grado di autonomia. Per fare un esempio, le famiglie monopersonali possono avere solo gradi di autonomia minimi o massimi, poiché la persona o ha un reddito o non l’ha. Dallo schema 2 si nota che nella tipologia delle “persone sole”, pur non registrando alcun caso di autonomia bassa o nulla (tutti percepiscono un reddito, seppur minimo), il 20,9% di famiglie ha reddito disponibile inferiore a 5120,40 f. Diversa la situazione delle altre tipologie: ad esempio, nella tipologia “genitori soli 8 Per semplicità si utilizzeranno le informazioni relative alla persona di riferimento della famiglia, intesa come la persona che contribuisce maggiormente alla determinazione del reddito familiare. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 13 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia con figli”, solo il 9% ha bassa o nulla autonomia ma il 22,2% ha reddito pro capite basso. Se si prende in considerazione anche la fascia di età (schema 4 e 5) la situazione si diversifica ulteriormente. Schema 4. Diagramma degli schemi di analisi delle famiglie Persone sole per fascia di età della persona di riferimento 358 famiglie composte da con 358 persone Fascia di età della persona di riferimento n. famiglie n. persone %famiglie ad autonomia bassa nulla % famiglie con reddito procapite <=5120,40h 18-40 anni 41-65 anni >65 anni Totale 115 102 141 358 115 102 141 358 0,0 0,0 0,0 0,0 11,3 11,8 35,5 20,9 Fonte: Elaborazione su dati del Comune di Brescia - Unità di staff Statistica Mentre tra le persone sole sono quelle più anziane che mostrano minore capacità economica e quindi maggiore vulnerabilità e rischio di disagio, tra le coppie con figli (conviventi) sono le famiglie più giovani che mostrano una minore autonomia associata a redditi più bassi. Diventa evidente come il ciclo di vita familiare condizioni lo stato economico di una famiglia. La fonte di reddito delle persone sole anziane è principalmente la pensione, che è normalmente inferiore al reddito da lavoro. Tra le coppie con figli, invece, le famiglie più giovani hanno figli più piccoli che richiedono ad esempio la presenza della madre a casa, mentre le famiglie nella fase di vita centrale ricevono il contributo economico dei figli che lavorano. Schema 5. Diagramma degli schemi di analisi delle famiglie Coppie con figli per fascia di età della persona di riferimento 289 famiglie con 1037 persone composte da Fascia di età della persona di riferimento n. famiglie n. persone %famiglie ad autonomia bassa nulla % famiglie con reddito procapite <=5120,40f 18-40 anni 41-65 anni >65 anni Totale 79 180 30 289 290 654 93 1037 30,4 12,8 3,3 16,6 29,1 13,9 13,3 18,0 Fonte: Elaborazione su dati del Comune di Brescia - Unità di staff Statistica Il possesso o meno dell’abitazione (schema 6) è di notevole rilevanza per “ordinare” le famiglie: a redditi più elevati, corrisponde un maggior numero di famiglie con casa in proprietà. 13 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 14 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia Schema 6. Diagramma degli schemi di analisi delle famiglie Titolo di godimento dell’abitazione 995 famiglia con 2209 persone 6,0% delle famiglie con autonomia bassa o nulla 20,2% con reddito disponibile pro-capite <=5120,40i di cui 328 famiglie (33,0%) con abitazione in affitto 667 famiglie (67,0%) con abitazione in proprietà 635 persone 7,9% delle famiglie con autonomia bassa o nulla 21,1% con reddito disponibile pro-capite <=5120,40i 1574 persone 5,1% delle famiglie con autonomia bassa o nulla 16,6% con reddito disponibile pro-capite <=5120,40i Fonte: Elaborazione su dati del Comune di Brescia - Unità di staff Statistica 14 Infatti, la quota di famiglie con basso grado di autonomia e redditi più bassi sono più numerose tra le famiglie che vivono in abitazione in affitto rispetto a quelle che vivono in abitazione in proprietà. Anche la fonte prevalente del reddito, da lavoro autonomo, dipendete o pensione (schema 7), risulta rilevante e tutto sommato coerente con le aspettative, pur con alcune osservazioni. Schema 7. Diagramma degli schemi di analisi delle famiglie Fonte di reddito prevalente del principale percettore di reddito familiare 995 famiglie con 2209 persone di cui 121 (12,2%) Fonte di reddito prevalente Lavoro autonomo 10,7% con autonomia bassa o nulla 12,4% con reddito disponibile procapite<=5120,40i 505 (51,1%) Fonte di reddito prevalente Lavoro dipendente 8,7% con autonomia bassa o nulla 14,2% con reddito disponibile procapite <=5120,40i 336 (36,8%) Fonte di reddito prevalente Pensione 0,8% con autonomia bassa o nulla 30,9% con reddito disponibile procapite <=5120,40i Fonte: Elaborazione su dati del Comune di Brescia - Unità di staff Statistica osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 15 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia Mentre il dato relativo ai pensionati (maggiore concentrazione nelle fasce di reddito più basse) risulta coerente, poco coerenti risultano le informazioni relative ai lavoratori autonomi. Presumibilmente, utilizzando i dati censuari, che su questi aspetti hanno una qualità sicuramente più elevata, si potranno avere risultati più affidabili e completi. Infine, abbiamo provato ad analizzare quelle tipologie familiari più esposte al rischio di disagio economico: le famiglie con figli minorenni (schema 8) e le famiglie con persona di riferimento di cittadinanza straniera (schema 9). L’analisi del solo grado di autonomia evidenzia come tra le famiglie con figli minorenni siano più numerose le situazioni di bassa autonomia: ha bassa autonomia il 6,0% delle famiglie del campione, il 14,5% delle famiglie con figli e il 25,5% delle famiglie con figli minorenni; guardando al reddito disponibile pro capite, esso è inferiore a 5120,40 h per il 20,2% del totale delle famiglie, per 19,5% delle famiglie con figli e per il 27,5% delle famiglie con figli minorenni. Schema 8. Diagramma degli schemi di analisi di sottogruppi di famiglie Famiglie con figli minorenni 995 famiglie con 2209 persone 6,0% delle famiglie con autonomia bassa o nulla 20,2% con reddito disponibile pro-capite <=5120,40i di cui 339 famiglie (40,1%) con figli con 1336 persone 6,0% delle famiglie con autonomia bassa o nulla 20,2% con reddito disponibile pro-capite <=5120,40i di cui 200 famiglie (20,1) con figli minorenni 734 persone 25,5% delle famiglie con autonomia bassa o nulla 27,5% con reddito disponibile pro-capite <=5120,40i Fonte: Elaborazione su dati del Comune di Brescia - Unità di staff Statistica Discorso analogo per le famiglie con persona di riferimento di 15 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 16 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia cittadinanza straniera, che hanno autonomia più bassa, in media, rispetto alle famiglie (8,1% contro 5,8%), e sono anche collocate nella fascia bassa della distribuzione del reddito (32,6% contro 18,9%). Schema 9. Diagramma degli schemi di analisi di sottogruppi di famiglie Famiglia con persona di riferimento di cittadinanza straniera 995 famiglie con 2209 persone 6,0% delle famiglie con autonomia bassa o nulla 20,2% con reddito disponibile pro-capite <=5120,40i di cui 909 famiglia (91,4%) con persona di riferimento italiana 2071 persone 6 famiglie (8,6%) con persone di riferimento straniera 138 persone 5,8% delle famiglie con autonomia bassa o nulla 18,9% con reddito disponibile pro-capite <=5120,40i 8,1% delle famiglie con autonomia bassa o nulla 32,6% con reddito disponibile pro-capite <=5120,40i Fonte: Elaborazione su dati del Comune di Brescia - Unità di staff Statistica 16 Il limite maggiore di questo approccio è dato dalla dimensione del campione, che determina la numerosità dei gruppi di famiglie. Non è quindi possibile analizzare con un maggiore dettaglio le informazioni disponibili. CONCLUSIONI L’analisi dell’autonomia delle famiglie permette, introducendo alcune variabili differenziali, di ottenere interessanti risultati nella individuazione delle situazioni familiari a rischio di disagio. L’integrazione con informazioni relative ai redditi delinea inoltre con più precisione i profili delle famiglie che si trovano o possono trovarsi in difficoltà, fornendo non solo elementi qualitativi ma anche quantitativi sul livello del disagio. Dalla nostra analisi risulta inoltre che, in assenza di dati disaggregati sui redditi familiari, gli indici di autonomia, integrati con informazioni sulle caratteristiche strutturali delle famiglie (tipologia familiare, età del capofamiglia, presenza di figli minorenni, professione, ecc.), consentono di ottenere informazioni quantitative utili all’attività degli operatori sociali. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 17 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia I TERZ’ULTIMI DELLA FILA LAVORARE ED ESSERE “A RISCHIO” UGUALMENTE di Roberto Rossini 1. PREMESSA Nel precedente rapporto, abbiamo narrato storie di persone “penultime”: non di poveri assoluti, di persone che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena. Semmai persone la cui traiettoria li ha esposti ad alcuni rischi: alcol o droga, malattie o reclusione, separazione familiare o comunitaria. Abbiamo cercato di capire il perché e il come hanno superato gli ostacoli ma anche le loro aspettative, la visione della società, i desideri. Su tutto, la tranquillità economica, rappresentata dall’avere un lavoro sicuro, emergeva chiaramente. Quest’anno ci siamo rivolti a chi il lavoro ce l’ha, a chi è a posto. A chi nessun problema ha con droghe o altre dipendenze o sofferenze; qualche disavventura familiare, quella sì. Ma la sicurezza del reddito non manca. Eppure scopriamo che una parte di queste persone “sicure” si sente anch’essa esposta al rischio di non farcela, si sente in quella situazione in cui basta davvero poco per oltrepassare la linea che separa la tranquillità economica dalla povertà. Sono su quella soglia. Sono i lavoratori sulla soglia, quelli che i sociologi americani chiamano working poors, lavoratori poveri. Ma, riprendendo l’immagine del precedente rapporto, preferiamo chiamarli i “terz’ultimi della fila”. Quelli che, girandosi, vedono la fila sempre più corta. Ma che lentamente si ingrossa. 2. I LAVORATORI POVERI 1 I lavoratori poveri [LP - ndr], secondo un’indagine Ires-Cgil , guadagnano mensilmente dai 600 agli 800 euro e hanno un tenore di vita molto simile a quello del disoccupato. Come si fa ad individuare un LP? Margaret Maruani, utilizza la misura individuata 1) la fascia reddituale per definire i LP, attualmente e localmente, ci sembra più vicina ai mille euro, che ai 700/800 che le formule considerate individuerebbero. Non si può definire comunque una misura unica per tutta l’Italia, perché le variabili territoriali (città/fuori città – nord/sud) incidono in maniera decisiva: in città, ad esempio, la linea degli standard minimi è più elevata che in provincia. Se questo è vero, allora gli interventi di welfare devono piegarsi sempre più ad una logica territoriale. Si devono impostare Osservatori locali e individuare criteri di intervento che possono differenziarsi anche notevolmente da provincia a provincia o addirittura, ma solo per certi versi, da comune a comune. Le ragioni che, in ultima istanza, producono scarsità di reddito vanno meglio dettagliate e comprese all’interno dei meccanismi territoriali da cui muovono. 17 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 18 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia 2 dall’Insee , il quale fa riferimento alla soglia del 50% del reddito medio mensile. Questa soglia distingue i lavoratori dai LP. Ma esistono “formule” anche più complesse. Per esempio, Silvana Greco, per presentare le caratteristiche e le dimensioni del fenomeno dei LP in Italia, si riferisce ai risultati dello studio condotto da Claudio Lucifora per il rapporto Cnel sulla redistribuzione del reddito. Secondo questa ricerca, la remunerazione del LP è al di sotto dei due terzi del valore mediano della distribuzione delle retribuzioni. Le caratteristiche di questa fascia di lavoratori si modificano a seconda di alcune variabili: genere, età, qualifica professionale, livello di istruzione, dimensione delle imprese e settore di attività. In altre parole: si osserva che l’incidenza del dato femminile è doppia rispetto a quella maschile; si concentra su chi effettua lavori manuali, soprattutto nelle piccole imprese; su chi possiede livelli bassi di istruzione ed è giovane. 18 Definita la misura per stabilire la “quantità”, bisognerebbe poi approfondire la “qualità” delle condizioni di lavoro del LP. In prima istanza è necessario distinguere tra LP con contratto a tempo indeterminato e LP con contratto atipico (es. interinali ecc.). Perché l’ansia dell’instabilità definisce una partecipazione alla vita sociale assai diversa nei due sottoinsiemi. Se i risultati, sul piano della condotta economica, sono di fatto i medesimi, le ricadute sociali sono differenti. I comportamenti collettivi di rivendicazione, ad esempio, cambiano sensibilmente a seconda della sicurezza o meno del posto di lavoro. Le diverse condotte derivano proprio dalla natura della relazione che si stabilisce tra chi cerca lavoro e chi lo offre. Nel caso dei lavoratori tipici la relazione è tutelata da condizioni che si estendono verso il futuro e sono garantite collettivamente. Nel caso dei lavoratori atipici la relazione è invece individualizzata e, soprattutto, meno tutelante sul piano dell’evoluzione temporale. A conferma, un’indagine Censis-Iref (2003) rileva che le principali preoccupazioni dei lavoratori atipici sono cinque: il trovare un posto di lavoro tutelato, il timore di veder peggiorare le condizioni retributive, la crisi del settore in cui si opera, la mancanza di tutele in caso di disoccupazione e malattia, lo stress da precarietà. 2) l’assistenza ai parenti (ascendenti e discendenti) costituisce una ragione di significativo peso sul reddito delle persone e delle famiglie e, in alcuni casi, incide anche a monte nella scelta del tipo di contratto di lavoro (tipico – atipico). Si può affermare che qualche crisi reddituale deriva dall’impossibilità di gestire situazioni onerose di ordinaria vita familiare. Se qesto è vero, allora gli interventi di welfare devono diversificarsi e rendersi più flessibili sulla base delle reali esigenze, disabili). osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 19 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia Come afferma Massimiliano Gandini, riferendosi ad esempio all’ interinale, per i lavoratori atipici si spezza quel legame psicologico tra azienda e lavoratore. E questo, culturalmente, è un elemento forte. Perché questa triangolazione è percepita come il vecchio caporalato, ovvero una relazione fortemente asimmetrica tra datore di lavoro e lavoratore che non offre alcuna certezza sul proprio futuro. Esistono alcune variabili che caratterizzano il profilo di questa tipologia di lavoratore? Gandini individua tre categorie: gli 3 ex-co.co.co. , gli immigrati e i cosiddetti “casi sociali”. Ma ci sono anche le donne, per questioni di coincidenza con gli orari familiari e, fatto che meriterebbe un approfondimento, i cinquantenni maschi espulsi dal circuito produttivo, perché le imprese preferiscono investire sui giovani. E trovare un nuovo lavoro a 40 anni è una cosa, a 50 è un fatto completamente differente. Un’instabilità, insomma, che investe anche chi ha scelto, se di scelta si può parlare, di entrare nel circuito dei co.co.co. Dall’indagine promossa da Censis-Iref, emerge come questa popolazione non possa staccare il “cordone ombelicale” della famiglia di provenienza. Perché se pochi di essi sembrano preoccupati di potersi trovare in gravi difficoltà economiche, ciò deriva dal fatto che possono contare concretamente sull’aiuto di amici e parenti, di reti sociali insomma. In altre parole, il nomadismo contrattuale di queste forme di conseguimento del reddito individuale/familiare produce una sorta di fragilità economico-sociale che induce ad immaginare un futuro meno certo. E’ a partire da questa percezione che vanno valutate alcune scelte, tra cui il “fare famiglia” oggi. Significativamente l’indagine è infatti titolata “Ci penserò domani”: si privilegia un presente di esperienze spesso stimolanti, rimandando ad un domani incerto e indefinito, l’attenzione rivolta a procurarsi le condizioni per una vecchiaia serena e quantomai percepita come lontana. In altre parole, si vedrà... Questa preoccupazione investe certamente in misura inferiore coloro che sono assunti con contratti tipici, collettivi, a tempo indeterminato. La percezione del futuro risulta più sicura, più certa: per quanto minimo, il reddito mensile ci sarà. Altre, però, sono le preoccupazioni e riguardano in misura considerevole il 3) Modelli di consumo, purtroppo, non facilitano una gestione reddituale sobria ed essenziale. Su questo tema, in questa sede, non è purtroppo possibile approfondire. Da un verso occorrerebbe meglio approfondire i meccanismi di formazione del “desiderio di acquisto” e i fenomeni che ne derivano (es. credito al consumo). Ma, per i casi che abbiamo osservato, ci sembra prioritario il prendere atto come un’attenta politica di sostegno del reddito di alcune fasce familiari possa rivelarsi utilissima. Anche perché, altrimenti, il il sommerso diffuso rischia di essere il principale strumento di ammortizzazione sociale. 19 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 20 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia dato su cui quest’anno ci concentreremo, ovvero il costo della vita. In altre parole: indipendentemente dalla natura del contratto, il reddito percepito in molti casi non basta a garantire ad una certa fascia di lavoratori le condizioni per risparmiare e, quindi, per progettare alcune scelte di vita o, semplicemente, la propria vecchiaia e il futuro dei figli. E’ quella fascia di lavoratori, tipici e atipici, caratterizzati da un dato reddituale che non consente loro di godere di una certa tranquillità economica. 20 Ascoltando le voci di coloro che abbiamo intervistato, ci verrebbe di offrire un’altra misura ancora per definire i LP: meno quantitativa e meno riferita alla tipologia del contratto di lavoro. Sul reddito percepito intervengono infatti alcune condizioni essenziali da considerare: la proprietà o meno della casa, i modelli di consumo e le spese di assistenza per figli o parenti. Paolo Bosi, commentando il Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si concentra in particolare proprio sulla proprietà della casa, affermando come le “famiglie con affitto” siano quelle più a rischio di povertà: esse sono il 36% delle famiglie che appartengono al 20% più povero, contro il 7% di quelle che appartengono al 20% più ricco. E che, inoltre, il problema è naturalmente più forte per chi abita nei centri urbani. Così i modelli di consumo e, in particolare, la spesa per gli alimentari: se nel 2000, sulla base di quanto affermato nel Rapporto, essa raggiungeva per i “poveri” una quota del 70% delle entrate, oggi, sulla base dei dati Eurispes che più avanti considereremo, non si è affatto ridimensionata. Infine, la spesa per i figli: Bosi afferma ancora che le famiglie giovani con figli piccoli sono relativamente svantaggiate rispetto alle altre; il loro reddito cala al crescere del numero di figli, quasi sempre perché in tali nuclei peggiora il rapporto percettori di reddito/componenti. [...] vivere in una famiglia in cui più persone lavorano è decisivo per sfuggire al disagio economico. Riassumendo. Rispetto alla quantità di reddito percepito, indipendentemente dalla natura del contratto, va osservata l’incidenza della quota dell’affitto, degli alimentari, delle spese per figli e parenti in assistenza. Queste sono le tre variabili sulle quali calcolare lo status reale del lavoratore, anche in presenza di redditi “normali” (sul migliaio di euro). La scarsità di reddito è una variabile decisiva per distinguere tra lavoratori e LP. Ma ci pare che il quadro vada specificato con altre variabili e, soprattutto, osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 21 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia sul piano evolutivo. Allorquando, cioè, si innestano condizioni che possono verificarsi in tempi diversi, non necessariamente in concomitanza, con andamenti ciclici. E’ questo che ci fa condividere l’idea di flessibilità del welfare, ovvero di una rete di assistenze più duttile. I percorsi individuali/familiari, infatti, non sono meccanicamente descrivibili come situazioni di individui salvi “una volta per sempre”, visto che le fonti dalle quali nasce il disagio economico possono intervenire anche successivamente e in diversi momenti del ciclo di vita. 3. IL COSTO DELLA VITA IN ITALIA E A BRESCIA Iniziamo dunque a fare qualche osservazione prendendo come spunto alcuni dati disponibili concernenti la spesa per consumi. Ebbene Eurispes, nel suo Rapporto Annuale (anno di riferimento 2003), afferma che i prezzi di alcuni generi alimentari sono aumentati oltre il 15% (acqua minerale, pasta e zucchero, solo per fare pochi esempi) e le tariffe dei trasporti pubblici locali hanno subito aumenti superiori al 20%. Contestualmente, l’Istat rileva dal 2000 una crescita sempre più esigua del reddito delle famiglie (solo lo 0,6% in più nel 2002) il cui potere di acquisto è eroso dall’aumento dei prezzi. A parte alcune eterogeneità emerse nei confronti tra le cifre dichiarate dagli istituti di rilevazione, è senz’altro possibile affermare che la crescita dei redditi è minima (0,6%, dato Istat). Mentre per ciò che concerne la quota di aumento dei prezzi di beni e servizi si può ovviamente discutere. Rimane assolutamente evidente come essi siano comunque cresciuti in modo (assai) superiore rispetto alla quota osservata per i redditi, perlomeno di una quota almeno 4) è possibile aspettarsi un aumento dell’incidenza dei LP sulla forza lavoro complessiva. I fattori che giustificano questo punto di vista possono essere, in linea di massima, individuati nelle seguenti quattro ragioni. La struttura produttiva è sottoposta ad una forte concorrenza internazionale che richiede la riduzione del costo del lavoro. Questa riduzione produce fenomeni quali i lavoratori con contratti atipici ma anche fenomeni quali 6 l’outsourcing , dove il lavoro è esternalizzato ad unità produttive che svolgono il lavoro senza gravare sulla struttura che commissiona. Anche questa modalità produce una riduzione del costo del lavoro nella logica della concorrenza. In secondo luogo la logica della concorrenza internazionale richiede altresì ricerca e innovazione dei prodotti. Questo fa sì che chi possiede capacità e competenze specializzate possa accedere a buone remunerazioni; chi invece è generico rischia di essere spinto verso fasce di reddito sempre più basse. In terzo luogo i modelli familiari italiani per ora garantiscono ancora delle reti informali di sicurezza ad una buona parte delle fasce già ora a rischio. Ma le logiche che guidano i processi sociali vanno nella direzione opposta, con famiglie più isolate, frammentate, con un aumento delle situazioni di instabilità delle coppie che rende davvero preoccupante il quadro. Infine ancora una ragione sociale: si scopre, ancora una volta, la scarsa fiducia in istituzioni e movimenti, ossia verso gli attori principali di una (possibile) resistenza collettiva. Come afferma Bauman, si risponde individualmente a disagi collettivi. Pertanto, logiche economiche e sociali attentano seriamente al mantenimento di alcune condizioni di qualità della vita. Lo sgretolamento della classe media è un fatto sul quale a lungo dovremo riflettere. 21 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 22 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia 4 pari al tasso di inflazione, dunque superiore allo 0,6% . Al di là delle cifre, ci pare del tutto condivisibile quanto affermato dai ricercatori di Eurispes secondo i quali il dato dell’inflazione è da tempo sotto controllo [...], ma la sensazione è che [esso] non riesca più a disegnare una quotidianità fatta di innumerevoli sfaccettature. Le difficoltà di milioni di consumatori non trovano più chiarimento in un tasso di crescita dei prezzi da sette anni inferiore al 3%. E che comunque, prendendo in considerazione quattro tra le più rilevanti categorie di spesa (alimentari, abitazione, sanità e trasporti) [osserviamo come queste assorbano] [...] il 69,3% [delle spese delle famiglie] di operai e il 75,2% di quelle dei pensionati. 22 In maniera più dettagliata Eurispes specifica che nel 2003 la totalità dei beni e servizi ha avuto una dinamica di prezzo [...] sintetizzabile sottolineando come una crescita superiore alla media complessiva (2,7%) abbia riguardato: il 50,8% delle voci di consumo che rientrano nella categoria “alimentari, bevande e tabacchi”; il 55,6% della categoria “abbigliamento e calzature”; il 62,5% di “abitazione ed energia”; e via via sino ad una riduzione per i beni e servizi per le “comunicazioni” nei quali si sono riscontrati stabilità o diminuzione di prezzi e tariffe. Forse qualcuno ha davvero creduto al vecchio slogan di una compagnia telefonica, per cui telefonare allunga la vita... Un altro istituto, l’OD&M, prendendo invece in esame la capacità di spesa di alcuni profili professionali arriva ad affermare come la perdita del potere di acquisto abbia riguardato gli impiegati per un –13,3%, gli operai per un –9,3%, i dirigenti per un –6,8% e infine i quadri per un –4,9%. In sintesi. Da qualunque parti si osservi il rapporto prezzi/redditi, non si può fare a meno di rilevare come esso sia di segno inverso: i prezzi aumentano, i redditi reali perdono capacità d’acquisto. Sulla misura di questa relazione i dati appaiono 5 meno univoci . Ma il modello effettivo e, soprattutto, quello 5) infine un’osservazione (parzialmente) metodologica. Per osservare la povertà occorre certamente prendere in considerazione il reddito. Ma non basta. Occorre disaggregare questo dato sulla base della spesa effettiva per utenze (bollette), spese di welfare (sanità ma anche istruzione, in termini di costi-opportunità per i figli) e spese per la casa (di mutuo, di affitto, di adeguamento agli standard europei, per non parlare dei casi relativi alla ormai nota ‘cartolarizzazione’ degli immobili). Queste tre grandi variabili vanno comprese all’interno di un quadro dove è necessario misurare le risorse sociali e culturali che gli individui sono in grado di mobilitare [cfr. i precedenti rapporti in tema di capitale sociale]. Ma non basta ancora: l’osservazione deve essere compiuta in modo dinamico. Occorre cioè monitorare più fasi di vita delle persone. Perché le condizioni sono instabili, possono risolversi ma anche manifestarsi più volte. Per questo occorre continuare ad ascoltare e, soprattutto, continuare a pensare. Anche in questo campo non può essere assente nè la ricerca nè l’innovazione negli interventi. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 23 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia messo in atto nei modelli di consumo rispecchia inevitabilmente questa evidenza, che si rafforza mettendola in atto. Questa percezione ha dato luogo anche ad alcune indagini territoriali. A Brescia, ad esempio, ci sembra interessante citare quanto effettuato dalle Acli, attraverso un’indagine condotta secondo i criteri della ricerca militante, dalla quale emerge come una famiglia campione di 3 persone, alla fine dell’anno 2003, spenda mediamente oltre 500 euro in più per il solo comparto alimentare rispetto al 2002. Il peso delle utenze (acqua, gas, energia elettrica, rifiuti) implica un aumento di oltre 100 euro annui; l’automobile (tra benzina, a parità di chilometri percorsi, e RCA) richiede uno sforzo aggiuntivo di circa 70 euro annui. In conclusione, si calcola una media di circa 58 euro in più al mese, per un totale annuo che si avvicina ai 700 euro: lo stipendio mensile di un LP. Alessandro Uberti, responsabile dell’indagine, afferma infatti che attraverso la ricerca abbiamo voluto toccare con mano il costo del pane quotidiano. Dal pane al paniere il passo è breve, il famoso e famigerato paniere Istat. Non è mia intenzione criticare scientificamente questo strumento istituzionale, mi limiterò a sottolineare alcune cose che non quadrano e che sono difficilmente spiegabili. Nel paniere non figura il mutuo per la casa perché considerato investimento e non consumo.Gli affitti sono sotto stimati perché oltre il 70% dei nuclei familiari italiani risulta proprietario della propria abitazione. Il peso della RC auto è basso perché tiene conto anche dei rimborsi post incidente. Per questi ed altri motivi, come la questione del prontuario dei farmaci e un paio di grossolani errori riconosciuti dall’ente stesso, ci portano a dubitare del metodo di rilevazione e di calcolo in uso dall’Istat. Più che un paniere, viene in mente una slitta di Babbo Natale, dato che contiene 960 prodotti e servizi ma per i consumatori resta sempre una coperta corta e più che di paniere o gerla che sia, oggi si sente sempre più spesso parlare del più semplice e classico “bidone”. Che sia un paniere o un bidone ci importerebbe poco se non fosse che su questo paniere si calcolano gli adeguamenti salariali e pensionistici. 4. QUALCHE BIOGRAFIA BRESCIANA Presentiamo allora qualche storia, qualche voce di chi ogni giorno dedica tempo ed energie per tirare avanti. Abbiamo scelto quattro persone, quattro esempi, due maschi e due femmine che 23 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 24 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia ci permettono di andare a toccare con mano come anche la presenza di redditi “sicuri” non esaurisca la necessità di guardare più a fondo nelle situazioni effettive, individuando all’interno di esse le condizioni che potrebbero, senza neppure gravi incidenti di percorso, portare alla povertà economica. In altre parole, non basta avere un qualunque lavoro per dirsi salvati. 4.1 VALENTINA Per entrare nella casa di Valentina si è costretti ad una scala buia con gradini molto alti. Lei è gentile e accoglie con un bellissimo sorriso. Mi offre del tè (marca mai sentita, speciale). E’ solare anche quando parla dei momenti difficili che ha vissuto: “sono ottimista, anche a dispetto di quello che mi ha riservato la vita. Ho vissuto situazioni così strane... spesso insostenibili, che questo periodo non posso che descrivertelo come veramente sereno”. 24 Valentina ha superato di poco i trent’anni anni, è senza marito e ha tre figli piccoli. Ha vissuto per lungo tempo in una grande città italiana ma poi, quando la situazione col marito è divenuta insostenibile, si è trasferita con i bimbi a Brescia. Ha un titolo di studio post-obbligo. Le è bastato per trovare un lavoro part-time come segretaria. Il totale delle entrate mensili va sul migliaio di euro. Le devono bastare per far quadrare circa 300 euro per le utenze (gas, luce, telefono), oltre 100 per l’affitto e più o meno per la rata dell’automobile. Il resto (circa la metà delle entrate) per spese alimentari e necessità dei figli che, ci tiene a precisare, “hanno priorità sulle mie, ovviamente”. Di consumi culturali, immateriali (tipo cinema, libri, musei e altro) non c’è traccia, non si può. Queste “mancanze” Valentina le avverte, sono realmente percepite come assenze, soprattutto perché anche a lei piacerebbe dare ai figli qualcosa di più “culturale”. Tiene un minimo di contabilità, conservando gli scontrini, ma non sempre, saltuariamente. E non certo nella prospettiva di un possibile risparmio per il futuro: quanto riesce ad accantonare spesso si dilegua in spese impreviste, tipo quelle mediche. “Sono orgogliosa – mi dice -, non riesco ad andare a piangere qui e là per ottenere aiuti economici. Eppure c’è uno spietato opportunismo, lo vedi in molte persone che non ne avrebbero realmente bisogno, ma pur di ricevere qualche cosa recitano la parte delle vittime. Senza il minimo problema”. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 25 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia Una volta anche lei ha chiesto aiuto ad una istituzione, ottenendo un contributo necessario per risolvere una questione legale. In generale, però, preferisce non chiedere nulla. Anche perché non nutre grande fiducia nelle politiche sociali: “nessuno sa garantire uguaglianza sociale”, afferma con sicurezza. Non si aspetta aiuti neppure dai genitori, sia per necessità sia per orgoglio. Ci sono alcune persone che le danno una mano, una sorta di “rete di aiuto” concreta, ma il quadro che lei stessa dipinge mette in luce una situazione di isolamento: “credo alla solidarietà, anche se non posso dire di averla sperimentata in particolar modo... Io se vedo che c’è bisogno m’impegno per quello che posso, sono solidale. Ma poi mi sembra che manchi la reciprocità del gesto”. Valentina vorrebbe avere anche un po’ di tempo per se stessa. Quello che ha lo passa tutto tra lavoro e figli: “per scelta mia, non affido a nessuno i miei figli. Appena esco dal lavoro, vengo a casa e tutto il tempo che mi resta lo spendo con i miei tre ragazzi. Alla domenica, durante i mesi caldi, a volte andiamo a fare qualche passeggiata, un pic-nic all’aperto ”. Tutto qua. D’altra parte, quando le chiedo cosa la faccia felice, non ha dubbi: “i miei figli sono la mia forza d’animo. Il pensiero di non poter garantire loro in un futuro la possibilità di studiare, di laurearsi per esempio, mi fa stare male: lo studio non dovrebbe mai essere negato a nessuno”. Di più: a nessuno dovrebbe essere negato di poter progettare il proprio futuro. Ma Valentina vive senza poter progettare il suo futuro, con solo un sogno nel cassetto, che mi chiede di non scrivere. Ecco fatto. 4.2 MARCO Marco è giovane, non arriva neppure ai 30 anni. E’ sposato, ha un figlio di quasi tre anni e un altro in arrivo. Marco e sua moglie lavorano entrambi per la stessa impresa, ma a turni. Ovviamente opposti: il bimbo esce dall’asilo-nido alle tre e nessun altro va a prenderlo, visto che non hanno altri riferimenti, parenti o amici. Ma non è certo questo il problema. Marco e sua moglie sono entrambi diplomati e trasferiti dal loro paese natale, oramai da 7 anni. Col diploma in tasca qualche concorso l’hanno tentato, ma senza esiti positivi. Lui il lavoro l’ha comunque trovato quasi subito; lei invece ha dovuto fare un po’ di interinale: “3 mesi qua, 3 mesi là, 6-7 mesi di attesa e poi di nuovo 3 mesi...: è una situazione pesante sia sotto il profilo 25 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 26 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia economico che psicologico”, mi dice. Ma poi trova. Il lavoro è incoerente con entrambi i loro titoli di studio, ma neanche questo pare preoccuparlo più di tanto: “quello che abbiamo ce lo teniamo stretto! Penso proprio di mantenere l’attuale lavoro. In questo mondo di precarietà non ho intenzione di cambiare, a meno che sia costretto ovviamente, perché la logica del lavoro oggi è quella dell’usa e getta, se c’è lavoro, bene; se non sei in grado di soddisfare le loro esigenze stai a casa”. 26 Il suo atteggiamento verso la società è molto timido, quasi impaurito, timoroso: “agli effetti ho paura di cambiare, perché non sai come funzionano le cose. E’ vero che prendo poco, però c’è un vantaggio, è duraturo nel tempo, è la mia stabilità”. Le banche, tuttavia, non paiono condividere granché il suo punto di vista quando discutono di mutui: “mi hanno detto che non ho le garanzie, ti fanno un’analisi per vedere se sei in grado di pagare... Ho provato tante volte ma le banche non ti vengono incontro se non hai qualcuno che ti fa da garante”. Neanche la Banca Etica? “veramente non so cosa sia, di cosa si tratta?”. Gli unici che si sono fidati a far loro credito senza carte da firmare sono i loro affittuari: “ci hanno chiesto di fare un contratto praticamente finto, con degli importi diversi. Ora però è tutto regolare”. L’affitto, insieme agli alimentari, sono le voci di bilancio che lo preoccupano di più. D’altra parte la somma dei due stipendi mensili non è certo molto alta, arriva a quasi 1.800 euro, a cui si devono sottrarre oltre 400 euro di canone per la casa, 400 per l’asilo-nido del bimbo; il resto è per arrivare a fine mese tra spese alimentari, pannolini, pediatra e automobile: “siamo al limite della soglia”, mi dice piuttosto sconsolato. Gli alimentari sono un tema su cui mostra una precisione da consumato commerciante: “pensa che melanzane e finocchi costavano 1500 lire al chilo, ora non li trovi a meno di 2 euro, 2 euro e 50. Non parliamo delle spese per il bambino, 22 pannolini costano 9 euro e 40; io calcolo il prezzo-pannolino e poi faccio il confronto tra le marche. Lasciamo stare il resto, perché nella mia situazione devi solo stare attento”. E dunque? “Per me – sentenzia – il futuro è preoccupante. Quello che costa è il pane quotidiano”. Non si tratta di una metafora. Le sue riflessioni lo conducono sempre ai figli: “il futuro di mio figlio mi spaventa tantissimo, non vedo nessuno che possa dargli osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 27 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia una tutela. Penso intanto a dargli un’educazione, perché le cose che si imparano da piccoli si mantengono per tutta la vita”, afferma. Ma anche istruzione: “c’è un mio collega che dice che il sapere è il potere; infatti anch’io se tornassi indietro studierei di più”. La sua storia invece è stata differente: “beh, eravamo in 4 figli e mio padre è morto giovane. Quindi ho lavorato e studiato per portare avanti la famiglia, fino al diploma. Ma poi, basta...”. E la politica? La società, che ne pensi? “La politica non mi interessa, dovrebbe essere un’altra cosa da quella che si vede. Ascoltare la gente è politica, ma oggi non si ascolta più”. E ancora: “Arriverà un giorno qualcuno che prenderà in mano la situazione e metterà a posto le cose. Bisognerebbe dare a tutti di più in egual modo, più equità nella distribuzione delle ricchezze”. Utopie? “Non lo so. Intanto ho speranza nel centrodestra”. 4.3 EMILIA “Emilia? Ciao, sono nella via che mi hai indicato ma non trovo il numero civico!”. “Scusa, ma io non sono ancora a casa. Dieci minuti! Comunque devi entrare in quel cortile all’angolo, sono tutte case brutte, non puoi sbagliare”. Emilia scende dalla macchina della madre rincorrendo Sara, la figlia, che sta precipitandosi in casa”. Ci vediamo. Ci salutiamo tra la bimba che corre e il gatto che arriva... Emilia parla, non smette di parlare nemmeno quando cerco di intervenire. Emilia ha nemmeno trent’anni, la figlia circa dieci. Vivono sole da poco meno di un anno, prima di trasferirsi dalla casa dei genitori di lei. Emilia parla di sua figlia accennando continuamente a insegnanti di sostegno, logopedisti, psicologi, alla perdita di un anno di scuola. Sara “ha una malformazione cerebrale, soffre di epilessia fin dalla nascita, ora con lo sviluppo, con gli ormoni, ha qualche disagio in più, è autosufficiente ma non del tutto..” . Emilia, dopo la terza media, ha lavorato come barista fino a quando ha avuto Sara: “poi ho deciso di cambiare lavoro. Non puoi garantire la presenza a tua figlia con quell’impiego”. Ora è operaia. Il suo tempo si divide tra lavoro e assistenza, per “farle fare i compiti o le visite”. Il padre non ci dà niente. Al momento del processo nessuno ha fatto emergere “i rapporti, come stavano le cose effettivamente e così...”. Emilia preferisce lasciar perdere, tanto lui vive felice con la sua fidanzata e ogni tanto viene a 27 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 28 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia prendere la bambina. “Io mi sento sola, spesso – dice -. Ho conosciuto qualcuno, ma sto molto attenta, per me e per l’equilibrio di Sara. Lei viene prima di tutto. Sara! Come diciamo, noi? Male o bene siamo sempre insieme!”. 28 Lo stipendio di Emilia arriva ai fatidici 1000 euro al mese, ma nella sua ditta ci sono problemi: “questo mese per esempio ho già fatto due settimane [di Cassa integrazione], perciò non so alla fine cosa mi danno”. Le spese: ogni tre mesi paga l’affitto (poco più di 500 euro), ma tutti i mesi ha una rata di 500 euro per i mobili con cui ha arredato la casa: “sono tutti a rate, carini a guardarsi, vieni ti faccio vedere. Ma non valgono molto. Tutto quello che vedi qui, tutto ti dico, lo sto pagando a rate”. Poi ci sono le bollette da pagare, la macchina, le spese per alimentari e vestiario. “Fino ad ora ce l’ho sempre fatta, quando capiterà il mese in cui non ho soldi per pagare qualcosa... non so, e sì che sto attentissima alla spesa, niente pranzi particolari, dolci vari: il minimo, la carne non più di una volta alla settimana... Devi stare attenta, tirarti il collo...”. Le esigenze della figlia primeggiano sulle sue. Mi dice orgogliosa che l’estate scorsa è riuscita a portarla al mare per cinque giorni: in una brutta pensione, precisa, ma l’ha portata via. Il sostegno economico nei momenti di difficoltà: inesistente da parte degli amici; la famiglia non può contribuire perché “il papà prende la pensione minima”. Solo un’istituzione privata, mi dice, le ha prestato aiuto economico due anni fa. Mi chiede anche di citare il nome dell’ex presidente delle Acli provinciali, “l’unico, forse” ad averla aiutata concretamente. Per il resto, la valutazione che dà alle istituzioni e ai servizi sociali è pessima (mi fa qualche esempio). Le chiedo un’immagine della società ma Emilia mi dice che la società non esiste, che ognuno pensa al proprio interesse: “la solidarietà non esiste. Chi riceve è sempre la stessa gente.” La politica? “[bip], scrivilo pure! Mi fanno schifo, ognuno pensa al proprio. Gli immigrati hanno più diritti di me, non perché sono razzista, ma è così. E i sindacati, cosa fanno?”. Non vede il futuro, per sè e per sua figlia: “Vado avanti alla giornata. Speriamo che Sara non vada avanti a studiare... Vai a lavorare, vero?” Mi saluta, appare un po’ stanca. Le chiedo se ha piacere ad avere il rapporto dell’intervista: “Piuttosto, se sai di qualche possibilità, per qualche contributo... Insomma, informami, il numero l’hai!” osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 29 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia 4.4 LEONARDO Leonardo ha poco più di 40 anni e lavora in una grande impresa bresciana. E’ uno di quei lavoratori che dovremmo definire garantiti: un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio mensile che non è di quelli che sembrerebbero interessare il nostro Osservatorio. Eppure. Leonardo è un lavoratore monoreddito che mantiene una famiglia composta da moglie, tre figli (“ma a me sembrano pochi”), un suocero da accudire. E da un mutuo da pagare. Prima stavano in affitto a 600 euro al mese, ora hanno il mutuo di 400. Ma adesso c’è la reale prospettiva della casa propria: “il mio sogno è sempre stato di avere una casa mia”. Anche perché la trafila dell’assegnazione delle case di edilizia popolare è stata fallimentare: “nella graduatoria c’era sempre qualcuno prima di me... Ma scrivilo, che a quelli a cui è andata stavano comunque peggio di me”. Il lato straordinario della persona è questo: ti parla con una serenità di giudizio, una mitezza del tutto sorprendenti, se si tiene conto di tutti i sacrifici che fa. Sua moglie si è licenziata dopo il secondo figlio e si dedica interamente alla famiglia. O meglio, fa qualche ora “da irregolare” portando a casa circa 4.000 euro all’anno: “ci servono, per chiudere il debito per la casa. Perché i soldi ce li ha dovuti prestare un parente che li rivuole un po’ alla volta”. Ma di fronte ai sacrifici non fa una piega: lavora da 30 anni, perché finita la terza media “mia madre mi ha detto ‘se vuoi, vai avanti’, ma io ho capito che non si poteva” e la vita l’ha sempre vista dalla parte dei più deboli. “Mi ricordo ancora le umiliazioni di mio padre che a 58 anni è andato alla ricerca del lavoro perché alla ditta dov’era conveniva prendere i giovani in nero... Ha fatto denunce, ma niente... Anche perché il sindacato in quella ditta non era forte...”. Al sindacato ci crede, per quanto osservi molto qualunquismo, soprattutto tra i colleghi, “anche perché c’è chi si arrangia col doppio lavoro” e il sindacato è visto solo come fatto individuale, da attivare quando c’è qualche grana economica. E’ un po’ lo specchio della società che Leonardo definisce “egoista”, “che ha perso la cognizione del sociale”, “tanto più lontana dalla realtà quanto più ha i soldi in banca”. I soldi diventano un fatto da trattare con cura, non dal quale dipendere troppo. Sono un fatto educativo. A partire dai figli: “devono imparare a ragionare 29 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 30 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia innanzitutto con coerenza, capire che quello che vuoi costa sacrificio. La mia politica con i bambini è chiara: gli dico, ‘sapete benissimo la situazione’. Prendono una paghetta settimanale e la gestiscono loro. Devono imparare a gestire il denaro. Così il telefonino: se prende una bella pagella magari a quello di 14 anni glielo compro. Però la ricarica se la deve gestire lui con i suoi soldi”. L’autonomia, non solo economica, dei figli è un fatto per lui essenziale: “il mondo ci insegna che tutto può accadere, allora il mio impegno è di traghettare i figli finché non hanno autonomia”. Per questo ha aperto un libretto postale per i bambini che “è un tabù, non lo tocco mai”. Leonardo si sente che è libero, che non dipende da nulla. A certe cose ha anche rinunciato: “il mio hobby era la fotografia, poi mio figlio ha fatto cadere la macchina dal cavalletto e allora... non ho più ricomprato niente”. E’ libero anche dall’automobile come status symbol: “ho comprato l’Elba, usata. Prendo le macchine con su 200.000 chilometri e le tiro fuori io...”. 30 Di consumi extra neanche a parlarne (“io e mia moglie non andiamo in vacanza dal viaggio di nozze, è da cinque anni che non riusciamo ad avere un giorno libero”). I soldi vanno nelle spese essenziali (“non sono aumentate tanto le utenze, quanto il supermercato”). Per questo tiene ordine, controlla (“io e mia moglie teniamo gli scontrini”), si affida alla Provvidenza (“bisogna sapersi affidare a Dio”), è realista (“non puoi sfuggire alla realtà”). Mi consegna un prospetto dove sono annotate con precisione le spese anno per anno. In qualche anno si vedono dei “meno”, quando serve il dentista o lo scooter per andare a lavorare... Ma non bastano certo questi elementi per metterlo a disagio: “ho sempre creduto nella Provvidenza, mi basta gestire il presente”. E lui lo gestisce davvero. Ha lo sguardo di chi è sereno, di chi sa vedere oltre. O semplicemente in parte a se stesso: “sto seguendo il caso di un collega, un ragazzo, che ha avuto un tumore e rischia di dimezzare lo stipendio o di non prendere più nulla”. D’altra parte, mi confida, “è il modo in cui spendiamo questi anni ci fa guadagnare il paradiso. Il paradiso è qui”. Grazie Leonardo. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 31 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia 5. CONCLUSIONI Quest’inverno Dario Di Vico, sul Corriere della Sera, ha pubblicato una serie di reportage sulla vulnerabilità sociale di una consistente parte della popolazione italiana. La tesi è chiara: l’impoverimento del ceto medio è la versione italiana di quella solitudine del cittadino globale che Zygmunt Bauman ha da tempo segnalato. Si verifica una sorta di scivolamento sociale di alcune classi che parevano salve. Lo scivolamento riguarda anche le “classi” (usiamo ormai con timore questa espressione) più basse, che ora si trovano sulla soglia della povertà. Sulla base di quanto abbiamo osservato anche a noi pare del tutto condivisibile l’ipotesi di Di Vico. Ci pare comunque necessario aggiungere qualche considerazione finale. 6. BIBLIOGRAFIA, METODOLOGIA E ALTRO ANCORA Per quanto concerne la ricerca svolta dalle Acli, si precisa che è stata effettuata dal nucleo OM-Iveco in collaborazione con la Lega Consumatori e la supervisione finale del Settore di Staff Statistica del Comune di Brescia. L’indagine ha monitorato, per un anno intero, 73 voci del paniere alimentari in 50 punti vendita di città e provincia. Dei rilevatori volontari hanno tenuto sotto controllo i prezzi dei beni individuati e, alla fine dell’anno di rilevazione, hanno effettuato i calcoli per verificare i prezzi “di partenza” e “di arrivo”. La ricerca è stata presentata nel corso di un convegno effettuato il 26 marzo 2004, a cui la stampa locale ha dato ampio risalto. A Fabio Stabile e a Sandro Uberti (presidente del nucleo) un ringraziamento particolare sia per i dati gentilmente forniti, sia per l’intervista e le riflessioni conseguenti. Le interviste sono state effettuate con tecnica semistrutturata nei mesi di marzo e aprile 2004. Le aree monitorate sono state fondamentalmente quattro (variabili indipendenti, età, titolo di studio, ecc.; gestione economica, consumi materiali e immateriali; reti di solidarietà; opinioni su società e politica). Non tutte sono state sviluppate in modo omogeneo, come si evince dal prodotto finale. Ogni intervista è durata in media circa 50 minuti. Al termine si è prodotto una serie di appunti di dichiarazioni effettuate. Lo spoglio di questo repertorio è stato effettuato con un semplice programma di elaborazione testi. Le dichiarazioni qui riportate sono assolutamente fedeli a quanto espresso, a parte qualche semplificazione sintattica (a patto che non modificasse il senso dell’enunciato). I nomi di persone e di luoghi utilizzati in questo rapporto sono di pura fantasia e non hanno alcun riferimento con quelli reali. Un grazie a Massimiliano Gandini, direttore di Obiettivo Lavoro, per l’intervista e le considerazioni qualitative sul fenomeno del lavoro interinale. Un grazie a tutte le persone che, a seguito del rapporto dello scorso anno, hanno 31 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 32 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia suggerito correzioni, fornito indicazioni, spunti e riflessioni che abbiamo cercato di riportare quest’anno: la povertà non ci abbandonerà, e le modalità per rilevarla non sono certo semplici. Anno dopo anno cerchiamo di condividere alcuni pensieri. Infine un grazie a Valentina Rivetti, dottoranda in filosofia, per le interviste svolte e per la sensibilità che dimostra nel saper leggere tra le righe. Ovviamente il grazie più grande va a tutti gli intervistati, anche a quelli che per diverse e giustificate ragioni non sono stati oggetto del rapporto finale, per la disponibilità e l’attenzione che ci hanno dedicato. Per quanto concerne la documentazione, si riproducono qui di seguito le fonti consultate o citate. ARTICOLI DI RIVISTE E GIORNALI: 32 Un’Italia vulnerabile, di Dario Di Vico. In: Corriere della Sera, 13 febbraio 2004 Le devastazioni nascoste della sotto-occupazione, di Margaret Maruani. In: Le Monde Diplomatique, giugno 2003. [Margaret Maruani è dirigente del Centre national de la recherche scietifique (CNRS) di Parigi] I nuovi poveri con lo stipendio, di Michele Smargiassi. In: la Repubblica, 1 aprile 2004. L’orientamento professionale e la formazione lungo tutto l’arco della vita per i lavoratori adulti a bassa remunerazione in Italia e il ruolo delle parti sociali, di Silvana Greco. In: www.gla.ac.uk (Vocational Guidance for Lower-Paid Workers: an online course), 2004 [Silvana Greco è sociologa del Centro Documentazione Ricerche per la Lombardia; Claudio Lucifora è docente ordinario di Economia Politica presso l’Università Cattolica di Milano] Lavoratori e pensionati a rischio povertà, di Paolo Bosi. In: www.capp.unimo.it, 2004 [il Capp è il Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche; Paolo Bosi, docente ordinario di Scienza delle Finanze presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, è il Presidente]. DATI STATISTICI E RAPPORTI Censis – Iref. Ci penserò domani. Fare welfare: equo e portatile, municipale e comunitario. 2003 Eurispes. XXXVII Rapporto sulla situazione sociale del Paese. 2003. Roma, 2004 Istat. La dinamica dei prezzi al consumo. Maggio 2004 OD&M. V Rapporto sulle retribuzioni in Italia. 2004 Ufficio di Staff Statistica del Comune di Brescia. Criteri e metodi di stima del reddito delle famiglie bresciane. Rdr 17/2003. TESTI: Zygmunt Bauman. La società dell’incertezza. Il Mulino, Bologna, 1999 Zygmunt Bauman. La solitudine del cittadino globale. Feltrinelli, Milano, 2000 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 33 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia Barbara Ehrenreich. Una paga da fame. Come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo. Feltrinelli, Milano, 2002 Geoges Friedmann. Lavoro in frantumi. Edizioni di Comunità, Milano, 1960 NOTE: 1 l’indagine è citata in un articolo de “la Repubblica” del 2 gennaio 2004, a firma di Riccardo De Gennaro. 2 “Institut national de la statistique et des études économiques” di Parigi. 3 lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, ovvero con contratti individuali per specifiche forme di collaborazione 4 Mentre scrivevamo, l’Istat, nel suo bollettino del 14 maggio 2004, rendeva noto che il tasso di inflazione acquisito è pari all’1,7%. 5 Com’è noto alcuni di essi, nei mesi scorsi, sono stati oggetto di confronto tra alcuni istituti nazionali di rilevazione dei dati. Forse – ci sia consentita una battuta - aveva ragione Stanislaw Andreski nella sua critica all’inutilità della quantificazione nelle scienze sociali. D’altra parte il dubbio ci sorge, osservando come secondo Eurispes, in Italia, il numero di famiglie povere o quasi sia superiore ai 14 milioni, mentre secondo l’Istat la cifra si attesti attorno ai 4... 6 l’outsourcing è la delega di attività ad un fornitore di servizi professionale e competente, ma esterno all’impresa. 33 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 34 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 35 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia LA TUTELA DEI MINORI di Adele Ferrari PREMESSA Periodicamente, i mass media locali e nazionali pongono all’attenzione di tutti in modo eclatante episodi di violenza nei confronti dei minori da parte di familiari, a volte degli stessi genitori, e di altri adulti. Chi opera nel settore ogni giorno si confronta con la sofferenza di bambini che hanno incontrato sul proprio percorso di vita persone che hanno usato violenza, maltrattamento, ecc., piuttosto che persone che li accompagnino autorevolmente nella propria crescita. E’ scontato ribadire come queste siano esperienze che incidono profondamente nella vita anche in età adulta. Di fronte a queste situazioni, nessuno può ritenersi indifferente o estraneo oppure assumere l’atteggiamento dello struzzo: “non vedo, non sento, non so“. Essere nel territorio, dimorarci da cristiani, vuol dire assumersi la responsabilità di vigilare con occhio competente, senza alcuna “caccia alle streghe” (spesso inutile e fuorviante), ma per comprendere, approfondire e intervenire in modo sempre più preventivo perché i bambini, ma anche le loro famiglie, trovino “compagni di viaggio “ che li aiutino a far fronte e superare le proprie difficoltà. Può apparire scontato anche ricordare che l’attenzione al bambino non distoglie lo sguardo significativo sulla sua famiglia, sulle persone che l’hanno generato, per proporre interventi non assistenzialistici ma di promozione delle loro capacità educative, in relazione alle loro risorse personali e familiari. Lavorare per i bambini e i ragazzi che vivono in condizioni di disagio e di rischio per carenze del loro stesso ambiente familiare richiede agli operatori e ai volontari, quali che siano la loro professionalità e i loro compiti, la ricerca di strumenti flessibili, individualizzati e tali da sollecitare responsabilità, capacità e risorse, al fine di evitare il deterioramento della situazione con conseguenti interventi più drastici. Sono temi in cui facilmente le emozioni, le esperienze personali anche remote, i pregiudizi, le ideologie possono ostacolare una lucida analisi di questo fenomeno, che richiede serenità e distac- 35 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 36 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia 36 co emotivo, cautela e vigilanza, progettualità e tempestività negli interventi, riservatezza e rispetto delle persone coinvolte e contemporaneamente collaborazione fra tanti attori. Possiamo affermare che la protezione di una crescita armoniosa e serena dei bambini, difendendoli dalla violenza e dalle situazioni di danno fisico, sessuale e psicologico, è condizione del benessere futuro del gruppo sociale: anzi, uno degli indicatori più significativi del livello di sviluppo e di felicità di un popolo è il grado di tutela che esso assicura alla salute fisica e spirituale della sua infanzia. La Caritas, affrontando il tema in questo numero dell’Osservatorio, non intende illustrare le tematiche complessive degli interventi a favore della famiglia in difficoltà e dei minori in situazione di disagio, ma vuole solo offrire una lettura statistica, elaborata da documenti e dati ufficiali forniti dagli Enti competenti, della realtà del territorio bresciano. Questa riflessione non intende essere esaustiva di tutte le problematiche del disagio del minore ma intende portare un contributo informativo, seppur parziale, allo scopo di sensibilizzare e rendere consapevoli le comunità cristiane, i gruppi di volontariato, tutte le agenzie formative e anche gli Enti pubblici e del privato sociale, a costruire sinergie operative a livello preventivo e ad attivare risorse informali e formali adeguate. 1. ENTI COINVOLTI Attualmente, la competenza degli interventi per la tutela dei minori è degli Enti Locali, a seguito della legge n. 328, in collaborazione con le ASL per la competenza sanitaria. In breve, si sottolinea che gli interventi di diagnosi e di sostegno nei confronti di nuclei familiari multiproblematici e pregiudizievoli nei confronti dei figli, richiedono èquipes competenti, integrate di diverse professionalità e costante formazione, oltre alla “passione e alla voglia di rischiare” sul piano personale degli operatori, perché le sofferenze con cui si entra in contatto non lasciano indifferenti ma richiedono una costante attenzione alle proprie motivazioni e al proprio mondo interiore. Sono altresì esperienze in cui l’intervento ha bisogno di consenso e collaborazione con tante realtà sociali, educative e istituzionali del territorio: dalla scuola, ai volontari, alla parrocchia, agli educatori dell’Oratorio, agli operatori sanitari e sociali, ai rappresen- osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 37 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia tanti degli Enti Locali: solo un intervento “ corale” e costruito con il consenso di tutti giunge con più probabilità ad una maggior efficacia. Oggi più che in passato, è necessario sottolineare che questi interventi richiedono costi elevati, non solo intesi come costi degli interventi e dei servizi di accoglienza per i minori e a volte anche per le madri, ma costi in termini di tempo, di acquisizione di competenza, oltre ai “costi umani” e alla “ fatica personale” di ogni operatore e persona coinvolta. Di fronte ad una segnalazione di nucleo familiare con bambini in situazione di pregiudizio e di grave rischio, gli operatori sociali, sanitari e scolastici non possono, nel loro ruolo di pubblici ufficiali, ignorare la segnalazione. E’ loro compito istituzionale approfondire, confrontarsi con altri operatori, approfondire l’osservazione della situazione per valutare la gravità del pregiudizio e le possibili conseguenze sui bambini coinvolti. Il rapporto chiaro ed esplicito con la famiglia, rendendola, se possibile e in riferimento alla tipologia del maltrattamento, edotta dei suoi comportamenti pregiudizievoli, è altresì significativo: a volte questo rapporto incute timore agli operatori che cercano sotterfugi o comunicazioni manipolative, con conseguenze altrettanto negative nel rapporto successivo. Di fronte a situazioni di grave pregiudizio e di non collaborazione al cambiamento da parte della famiglia, è doveroso effettuare una segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni. Non è una denuncia, ma una segnalazione “dovuta” da parte di operatori che hanno un compito istituzionale di tutela dei minori. Chiunque può effettuare una segnalazione circostanziata alla Procura ma gli operatori sociali, sanitari, scolastici che, nell’ambito delle proprie funzioni istituzionali, vengono a conoscenza di una situazione di grave pregiudizio, hanno il dovere di trasmettere una segnalazione. Poi gli organi giudiziari ( Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni e il Tribunale per i Minorenni ) effettuano le loro rilevazioni, raccolgono elementi, sentono gli interessati e dispongono i provvedimenti necessari, all’interno di un progetto di lavoro che ha l’obiettivo di valutare la recuperabilità della famiglia d’origine e prescrivere gli interventi necessari, nel primario interesse di tutela del bambino. 37 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 38 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia 38 La tutela giudiziaria ha a disposizione due strumenti: le prescrizioni ai genitori e l’allontanamento del minore dal nucleo familiare. Sono strumenti a volte risolutivi, ma che devono essere utilizzati con opportuna metodologia e appropriatezza. Le prescrizioni ai genitori, esercenti la potestà genitoriale, sono efficaci se appaiono concrete, attuabili e verificabili nel loro esito e se si inseriscono in un progetto sociale concordato con gli operatori; esse sono soprattutto efficaci se non sono solo imposte ma se c’è stato a monte un impegno del giudice e degli operatori sociali, per ottenere il consenso delle parti a “mettersi alla prova” su di esse. Anche l’allontanamento del minore dalla famiglia va preparato con il minore che ne è destinatario, con la famiglia d’origine, con le persone ( educatori e famiglia ) che accoglieranno il minore: non deve essere vissuto come punitivo e non deve costituire un tempo vuoto, ma un periodo di recupero per la famiglia d’origine e di possibile rientro. Possiamo allora parlare di “allontanamento costruttivo” del minore, all’interno di un progetto operativo articolato e coordinato, con una valutazione prognostica del recupero delle risorse educative famigliari e un adeguato sostegno al ragazzo. Prescrizioni ed allontanamento presuppongono dunque che ad ordinarli ci sia un giudice che sappia comunicare sia con i servizi, sia con le famiglie, sia con i ragazzi. Una “comunità locale“ che vuole essere attenta alla realtà dei bambini e garantire un ambiente educativo, attiva: - tutti gli operatori scolastici a osservare, a prestare ascolto ai comportamenti dei bambini per supportarli, comprenderli, dare parola al loro disagio; - sensibilizza tutti ad essere “antenne sul territorio” per rilevare ma anche per supportare, in una rete di solidarietà informale tra famiglie, quelle che hanno meno risorse e capacità educative; - una collaborazione tra tutte le realtà educative, sociali, religiose del territorio perché si creino opportunità di incontro, di comunicazione, di condivisione, cercando soprattutto di far partecipare e coinvolgere le famiglie e i bambini che hanno meno opportunità. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 39 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia Si paventa il rischio che il cambiamento istituzionale delle competenze socio-assistenziali nel settore della tutela dei minori possa annullare tutta l’esperienza professionale e la letteratura elaborata in questi ultimi venti anni: non si può ritornare a metodologie di lavoro del passato, ad interventi assistenzialistici protratti nel tempo e soprattutto con una ridotta progettualità. I pochi follow up effettuati sulle situazioni seguite evidenziano che una approfondita analisi e un intervento mirato, globale, complessivo, oltre che tempestivo e competente, favoriscono risultati positivi e soprattutto il raggiungimento dell’autonomia dei ragazzi e delle loro famiglie in tempi adeguati. 2. F INANZIAMENTO ANNUALE DEI SERVIZI SOCIO ASSISTENZIALI PER I MINORI E LE FAMIGLIE (CIRCOLARE N. 4) La Regione attribuisce all’ASL di competenza un budget, precisando la modalità di raccolta dei dati relativi al funzionamento dei servizi. L’ASL, in accordo con l’Assemblea dei Sindaci, elabora i criteri di attribuzione delle quote ai vari servizi in riferimento ai dati rendicontati. Nel gergo comune tra gli operatori e i politici, questo contributo annuale viene chiamato il finanziamento “ della circolare n. 4 “, dalla denominazione iniziale. L’ASL di Brescia, per il funzionamento dei servizi socio- assistenziali dell’area minori, nell’anno 2003, ha avuto a disposizione 4.791.622,79 euro. Con tale importo sono stati finanziati i servizi in “mantenimento” e i servizi in “sviluppo“ (cioè di “nuova attivazione”). Il budget è stato ripartito tra le diverse tipologie di servizi (asili nido; assistenza domiciliare minori; centri di aggregazione giovanile; centri ricreativi diurni; comunità alloggio e centri di pronto intervento per minori, per madri e figli, per adulti in difficoltà e utenza mista; affidamento di minori a famiglie, comunità alloggio, ai sensi degli artt. 80, 81 e 82 della L.r. 1/1986). 39 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 40 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia Il budget dell’Area Minori di euro 4.791.622,79 è stato pertanto suddiviso tra i diversi servizi nel modo seguente: TAB. 1 BUDGET AREA MINORI ASL DI BRESCIA. ANNO 2003 servizio Asili nido Centri ricreativi diurni Centri di aggregazione giovanile Assistenza domiciliare minori Comunità alloggio e centri di pronto Intervento Affido artt. 80-81-81 L.R. 1/86 Totale mantenimento 1.027.90013,00 309.000,00 1.106.000,00 155.185,00 523.741,00 1.280.000,00 4.401.839,00 sviluppo 64.116,00 7.981,00 299.146,79 18.540,00 389.783,79 totale 1.092.029,00 316.981,00 1.106.000,00 454.331,79 542.281,00 1.280.000,00 4.791.622,79 I servizi che possono far richiesta di contributo sono quelli previsti dalle legge 1/86 e in possesso di autorizzazione al funzionamento rilasciata dalla Provincia di Brescia. In futuro sono previste modifiche con l’introduzione del processo di accreditamento delle strutture e la definizione dei compiti di vigilanza. 40 In questa riflessione non prendiamo in esame l’analisi economica, ma utilizzeremo i dati relativi all’utenza seguita nei diversi servizi, in quanto dati statistici ufficiali e omogenei, pur nella consapevolezza della parzialità intrinseca in questo tipo di analisi. In questa riflessione si è ritenuto di limitarci al territorio dell’ASL di Brescia, ipotizzando eventualmente un completamento successivo con i dati dell’ASL di Valle Camonica. 3. MINORI CON PROVVEDIMENTO DEL TRIBUNALE PER I MINORENNI In questa esposizione si è ritenuto di limitare il campo di osservazione ai minori con provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, elaborando i dati forniti dal Servizio Famiglia Infanzia Età Evolutiva del Dipartimento ASSI dell’ASL di Brescia, relativamente agli anni 2002 e 2003. Gli operatori sociali dei Consultori Familiari dell’ASL e dei Comuni seguono situazioni familiari multiproblematiche non soggette a provvedimento dell’Autorità Giudiziaria. Presentando i dati non riteniamo di fornire percentuali o altre elaborazioni, in quanto non è in discussione se il territorio “è più o meno patologico” ma piuttosto stimolare la consapevolezza che questa realtà esiste, è presente e, al di là dei numeri grandi o piccoli, non può lasciare nessuno indifferente. 12-10-2004 14:40 Pagina 41 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia I dati forniti dall’ASL sono raggruppati per distretti socio-sanitari, che non coincidono con le zone pastorali della Diocesi: d’altra parte abbiamo scelto di fornire questa analisi dettagliata che, pur con le imprecisioni espresse, può favorire una riflessione di ogni comunità locale, compresi i gruppi di volontariato, gli Oratori e le comunità cristiane. Civile Penale Civile Penale Giudice Tutelare situazioni di abuso sessuale l.66/96, l.269/98 Brescia 424 5 10 18 20 7 28 395 2 7 25 12 2 16 Gussago 72 1 2 4 2 2 4 89 1 0 11 3 1 6 Rezzato 111 0 3 4 0 1 3 125 0 2 10 0 1 3 Gardone V.T. 166 2 6 17 0 2 5 156 2 5 20 0 3 6 Iseo 60 1 0 3 0 2 2 63 1 0 1 0 3 5 Palazzolo S/O 15 0 0 0 0 0 0 74 0 0 2 0 0 0 Chiari 57 3 1 3 3 3 6 113 3 5 17 0 8 1 Orzinuovi 68 0 1 4 2 1 2 60 0 1 4 3 1 2 Leno 149 1 0 8 0 2 5 162 2 0 16 0 4 8 Montichiari 92 1 0 8 1 0 4 73 1 0 8 0 0 3 Salò 121 1 1 5 0 1 1 147 3 0 9 0 0 1 Nozze di Ves. 92 1 0 7 0 1 1 94 3 0 6 0 1 1 1427 16 24 81 28 22 61 1551 18 20 129 18 24 52 Totale Amministrativo Richiesta decreto TM Penale Distretto Richiesta T.O. Civile Richiesta decreto TM Giudice Tutelare Amministrativo Anno 2003 Tipo di provvedimento Penale Anno 2002 Tipo di provvedimento situazioni di abuso sessuale l.66/96, l.269/98 TAB. 2. TIPI DI PROVVEDIMENTO PER DISTRETTO. ANNI 2002-2003 Civile osservatorio 6 Richiesta T.O. 41 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 42 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia Distretto F Brescia 240 190 430 168 80 226 37 33 544 Gussago 49 53 102 77 12 56 3 14 162 Rezzato 83 58 141 100 20 14 1 8 Gardone V.T. 101 85 186 110 19 38 4 18 189 Iseo 34 33 67 37 48 2 12 104 Palazzolo S/O 45 31 76 42 11 56 36 10 155 Chiari 91 54 145 70 48 40 22 4 184 Orzinuovi 27 41 20 5 4 4 65 Leno 91 88 179 149 18 21 8 14 210 Montichiari 35 47 27 0 52 0 3 82 Salò 86 73 159 68 3 88 16 6 181 Nozze di Ves. 55 49 104 39 1 85 3 5 133 Totale 42 M Totale ANNO 2003 Grave trascuratezza PREVALENTE. Maltrattamento Psicologico Maltrattamento fisico Sospetto abuso sessuale Totale Anno 2003 Tipologia prevalente Sesso Violenza assistita TAB. 3. TIPOLOGIA TAB. 4. MINORI 68 32 82 5 143 937 802 1739 919 237 729 136 131 2152 anno 2003 anno 2002 In affido a In affido a Famiglia Comunità Istituto 57 62 2 121 49 47 2 98 -23 Gussago 14 13 0 27 19 10 0 29 Rezzato 19 8 0 27 14 9 0 23 -4 Gardone V.T. 21 12 0 33 17 29 0 46 13 Iseo Distretto Totale Istituto Brescia 2002 E 2003 Totale Comunità ANNI Famiglia EXTRAFAMILIARE. Differenza 2002-2003 IN COLLOCAMENTO 2 17 7 0 24 17 7 0 24 0 Palazzolo S/O 7 1 0 8 29 10 0 39 31 Chiari 14 12 0 26 28 18 0 46 20 Orzinuovi 12 9 0 21 13 7 0 20 -1 Leno 33 17 0 50 38 21 0 59 9 Montichiari 35 4 0 39 33 4 0 37 -2 Salò 17 2 3 22 23 3 3 29 7 Nozze di Ves. 20 8 0 28 21 6 0 27 -1 5 426 301 171 5 477 51 Totale 266 155 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 43 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia COMMENTO AI DATI RIPORTATI NELLE TABELLE - - - - - nel confronto tra il numero dei minori seguiti nel 2002 e nel 2003, si nota un incremento delle situazioni con lieve prevalenza dei maschi (si parla di minori e non di famiglie, in una famiglia non tutti i figli possono o devono essere soggetti a provvedimento dell’Autorità Giudiziaria); il numero dei ragazzi stranieri seguiti rimane inalterato nei due anni presi in esame; la diffusione del fenomeno evidenzia un decremento della casistica in città e un incremento in alcune zone della Provincia, anche se non è possibile azzardare ipotesi interpretative che richiederebbero un’analisi approfondita del territorio; in riferimento al tipo di provvedimento, si conferma il dato ormai rilevato anche in modo informale, cioè l’incremento delle richieste del Tribunale Ordinario per l’affidamento dei minori in caso di separazione conflittuale: il Giudice chiede una conoscenza delle dinamiche familiari e un’ipotesi di affidamento dei figli e di possibile regolamentazione degli incontri con il genitore non affidatario, dopo aver valutato l’impossibilità di giungere ad un accordo sereno in sede di definizione della separazione in Tribunale; con l’incremento dei minori segnalati, si evidenzia anche un aumento dei ragazzi in collocamento extrafamiliare con un aumento degli affidi familiari; in riferimento alle tipologie di problema delle situazioni in carico nel 2003, sembra assumere un rilievo significativo la trascuratezza grave e il maltrattamento psicologico, senza trascurare le altre tipologie pur meno rilevanti sul piano numerico. Va ricordato che la violenza che fa male ad un bambino è quasi sempre una combinazione caotica in miscele diverse di sofferenze fisiche, di offese psicologiche e anche di trascuratezza. Essa non colpisce il corpo da sola, ma è capace di ferire l’anima: è la violenza distruttiva, che manifesta una svalutazione dell’essere, che umilia e mortifica, che non riconosce il bisogno di valorizzazione, che trasmette un’immagine negativa. A danneggiare il bambino non sono le botte ma il messaggio che 43 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 44 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia esse esprimono di rifiuto, di negazione dell’attaccamento e del legame. In qualche caso, la violenza dell’adulto contro il bambino può fare a meno perfino di atti che producano sensazione di sofferenza fisica o lesioni al corpo perché si realizza con l’offesa urlata, il disprezzo, il rifiuto declamato di amore: consiste in condotte omissive come incuria, trascuratezza, disattenzione, assenza, abbandono e rifiuto di soddisfare i bisogni affettivi, emozionali e psicologici più profondi ed essenziali di un bambino. La gravità sta nel fatto che queste condotte sono sottese ad una relazione distorta e disturbata dell’adulto con il bambino. Chi si occupa di queste tematiche dovrebbe lanciare un messaggio culturale che la violenza all’infanzia non si riduce a gesti impulsivi sporadici ma si caratterizza per la cronicità e continuità degli abusi. 4. MINORI IN COMUNITÀ ALLOGGIO 44 Le comunità alloggio sono servizi di tipo residenziale che accolgono minori allontanati temporaneamente dal nucleo familiare d’origine, mediante decreto emesso dal Tribunale per i Minorenni. La conduzione della comunità avviene attraverso una modalità di tipo familiare in quanto favorisce la creazione di un clima di benessere all’interno del quale i ragazzi possano crescere in modo sereno. Attraverso un progetto di “presa in carico” di ogni ragazzo, le comunità intendono supportare una genitorialità deficitaria, orientando il proprio intervento alla riparazione, alla tutela e alla crescita armonica dei ragazzi accolti, assicurando loro una presenza di adulti in grado di fornire un accompagnamento al proprio processo di crescita. L’obiettivo ultimo dell’intervento vede l’autonomia come massima espressione delle finalità perseguite. La rielaborazione delle esperienze rende i ragazzi capaci di attivare, attraverso inserimenti di tipo scolastico e/o lavorativo, momenti di vera e propria integrazione sociale. Un intervento globale prevede, accanto ad una presa in carico del ragazzo, un progetto di intervento con la famiglia d’origine perché riveda le proprie modalità organizzative familiari ed educative genitoriali. I ragazzi mantengono contatti con la famiglia, partecipano a tutte osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 45 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia le attività del territorio e sono aiutati a riflettere e rivedere le proprie storie, passando attraverso la comprensione ed espressione della propria sofferenza. Le dimissioni avvengono per: - raggiungimento della maggiore età, - il conseguimento degli obiettivi previsti dal progetto educativo individualizzato del ragazzo, - affidamento familiare o adottabilità. Interessante è l’esperienza che si sta consolidando di accompagnamento graduale verso l’autonomia personale dei ragazzi che raggiungono la maggiore età e per i quali non esistono le condizioni di un positivo rientro nella propria famiglia d’origine, pur mantenendo rapporti con la stessa. Gli educatori condividono la vita quotidiana con i ragazzi accolti, cercano di stabilire una relazione significativa con ogni ragazzo, per aiutarli a ricostruire la propria personalità e avviarsi verso un futuro di vita positivo e integrato nel contesto sociale In alcuni casi, l’allontanamento del minore è attuato con urgenza e quindi il collocamento avviene in un Centro di Pronto Intervento per valutare la situazione e ipotizzare un progetto di lavoro concordato con la Magistratura. Nel territorio bresciano preso in considerazione, sono presenti 18 comunità alloggio e 3 centri di pronto intervento per minori: di queste 21 strutture, 19 sono a gestione privata e 2 a gestione pubblica. Nel 2002, le comunità alloggio hanno accolto 193 minori di cui 112 maschi, i centri di pronto intervento hanno accolto 36 minori di cui 18 maschi. Non tutti i minori accolti provengono dal territorio bresciano, così come i minori e gli adolescenti bresciani possono, per diversi motivi, essere collocati in strutture site in province limitrofi. 5. MADRI E BAMBINI IN CENTRO DI PRONTO INTERVENTO Per alcune situazioni familiari problematiche si effettua un allontanamento della madre e dei figli e l’accoglienza avviene in Centri di Pronto Intervento appositamente organizzati. 45 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 46 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia In queste strutture gli educatori cercano di conoscere la situazione della madre e dei bambini e, in accordo con gli operatori sociali e la Magistratura, elaborano il progetto di intervento, anche in riferimento alla recuperabilità delle funzioni genitoriali e delle capacità della madre di occuparsi in modo adeguato dei figli. In queste strutture, sono accolte anche ragazze o donne in gravidanza, prive di un sostegno familiare, per accompagnarle alla nascita del figlio e nei primi tempi di vita del figlio stesso. Questa tipologia di utenza era sicuramente più rilevante negli anni scorsi, mentre attualmente appare poco significativa rispetto alle situazioni in cui la madre si trova a dover “ fuggire” da un contesto problematico, spesso violento e pregiudizievole per sé e per i propri figli. Di fronte a queste situazioni sorgono problemi rilevanti per l’autonomia delle madri e quindi si pone il problema dell’apprendimento di un lavoro e la ricerca dello stesso, la ricerca di un’abitazione e soprattutto il recupero di una capacità genitoriale, oltre ad una rete di sostegno che sostituisca la propria famiglia parentale, di cui spesso sono prive oppure è altrettanto problematica. 46 Si stanno attuando servizi sperimentali in cui le donne possano sperimentare gradualmente le proprie capacità di gestione della casa, di occuparsi adeguatamente dei figli, di mantenere un lavoro compatibile con gli impegni familiari… Anche in questi servizi l’aspetto significativo si basa su questi elementi: - educatori competenti e appassionati, - attuazione di un progetto complessivo di intervento concordato con tutti gli attori e che coinvolge la madre stessa - metodo della quotidianità, cioè sull’accompagnamento e condivisione della vita quotidiana di una famiglia, - rivisitazione della propria storia, elaborazione della propria sofferenza per conoscersi meglio e crescere nella propria interiorità. Sta emergendo in questi servizi il problema delle madri straniere sole con figli, che devono spesso “ fare i conti “, oltre ai problemi coniugali e genitoriali, anche con le differenze culturali e l’assenza di riferimenti relazionali. Nel 2002 sono state accolte 43 madri con 60 bambini, mentre sono state accolte 9 gestanti. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 47 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia 6. SERVIZIO DI ASSISTENZA EDUCATIVA DOMICILIARE E’ un servizio che si colloca nella rete dei servizi socio-assistenziali, con la finalità di attivare interventi di tipo preventivo e di sostegno nei confronti di famiglie con minori definite “a rischio” o in situazioni di difficoltà temporanea. Finalità dell’assistenza domiciliare ai minori è promuovere l’evoluzione del nucleo familiare affinché persegua l’obiettivo dell’autonomia nel compito educativo verso i figli, mediante l’affiancamento di personale educativo. L’obiettivo di tale intervento, attraverso l’elaborazione di progetti individualizzati rispetto alle specifiche situazioni di disagio familiare, mira a : • recuperare le risorse potenziali della famiglia e rafforzare le figure parentali, • limitare e contenere gli effetti patogeni di alcune situazioni, • costruire una rete di legami tra minore, nucleo familiare e ambiente ( scuola, vicinato e comunità locale ). Il servizio va attivato laddove esistano situazioni familiari la cui diagnosi è favorevole ad un cambiamento e quindi è possibile una ricuperabilità delle competenze educative familiari. L’intervento di assistenza domiciliare è “ponte” tra il minore a rischio di emarginazione, la sua famiglia e il territorio, come accompagnamento preventivo, sostegno e tutela del percorso di crescita. I destinatari dell’intervento sono minori e famiglie a rischio di emarginazione laddove la relazione genitori / figli risulti disturbata o si rilevi inadeguatezza educativa da parte delle figure parentali. In particolare, il Servizio di assistenza domiciliare minori interviene nelle seguenti situazioni: • carenze socioculturali ed economiche da parte della famiglia con conseguente isolamento sociale del minore, • presenza di conflitti tra i genitori che determinano una scarsa attenzione ai bisogni affettivi ed educativi dei minori, • presenza di “ problematiche sociali “ quali: detenzione di un componente della famiglia, alcoolismo, tossicodipendenza, patologie psichiatriche, ecc.. • disorganizzazione ed incapacità a gestire adeguatamente gli aspetti anche pratici della vita quotidiana. Con questo servizio, il bambino è seguito da un educatore che 47 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 48 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia svolge i seguenti compiti: - intervento educativo nei confronti del minore per sostenerlo ed aiutarlo nel rapporto con le figure genitoriali e parentali, per permettergli di maturare ed esprimere le sue potenzialità; - intervento educativo nei confronti dei familiari per favorire la comprensione di atteggiamenti, comportamenti, dinamiche relazionali del minore, attraverso il recupero della famiglia, interventi di inserimento sociale rivolti al minore e alla sua famiglia, realizzati attraverso contatti con le realtà associative e ricreative ( quali l’oratorio, i centri di aggregazione giovanile, i gruppi sportivi…) e la costruzione di una rete di legami tra nucleo familiare e ambiente circostante. 48 Apparentemente, può sembrare un intervento semplice ma il compito di un educatore che agisce all’interno della famiglia, instaurando un rapporto con il bambino, è estremamente complesso e richiede costanti mediazioni e un progetto di lavoro condiviso con la famiglia stessa. Nel 2002 sono stati seguiti 304 minori appartenenti a 249 nuclei familiari e le fascie d’età più rappresentative sono quella 6-11 anni, con 102 bambini, e 11-14 anni, con 133 ragazzi. 7. AFFIDO FAMILIARE L’ordinamento italiano si propone di mantenere, rinsaldare e rendere il più possibile adeguate le relazioni di ciascun bambino con i propri genitori. Per questo la legge n. 184 del 4/5/83 sull’adozione e sull’affidamento afferma prima di tutto il diritto per ogni minore ad essere educato nell’ambito del proprio nucleo di appartenenza: in questa stessa prospettiva, con l’istituto dell’affidamento eterofamiliare, prevede il suo inserimento in un’altra famiglia laddove si rende necessario allontanarlo dalla sua, poiché temporaneamente inadeguata ad assisterlo. Il provvedimento dell’affido si propone pertanto l’obiettivo di evitare al minore situazioni a rischio evolutivo, riconducibili ad una inadeguatezza temporanea da parte dei suoi genitori a farsi carico ed a prendersi cura di lui, che siano tali da procurargli uno stato di carenza e di crisi personale e relazionale. Esso è quindi osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 49 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia la maniera per curare e proteggere il legame familiare, diventando una risorsa per il bambino, un’esperienza terapeutica che può offrire modelli di identificazione alternativi, attraverso una continuità educativa che assicuri la possibilità di un rapporto più favorevole anche con la propria esperienza passata. Il legislatore ha ben colto la complessità relazionale di questo istituto quando privilegia l’affido a coniugi con figli, a persone sole ed a comunità di tipo familiare, suggerendo così una molteplicità di configurazioni relazionali di cui il bambino può diventare protagonista. Poiché prevede la formazione di nuclei differenti, l’affido richiede un’inevitabile ridefinizione dei ruoli di tali nuclei: il minore viene inevitabilmente a vivere una situazione di doppia appartenenza ed è probabilmente in questo che risiede la potenziale problematicità dell’esperienza. All’evoluzione di questo percorso a meandri tra famiglia d’origine e famiglia affidataria, è legato il futuro sviluppo positivo del bambino. Alla complessità dell’affido contribuisce l’intervento di molteplici sottosistemi interagenti tra loro: il minore, la famiglia d’origine, la famiglia affidataria, gli operatori sociali e la Magistratura. Questi diversi sottosistemi entrano dinamicamente in gioco tra loro in un rapporto di interdipendenza e di reciprocità, di modo che l’intervento di ogni attore influenza gli altri. Gli affidatari hanno il compito di consolare il bambino e contenere la sua rabbia verso la messa in discussione della sua famiglia e contemporaneamente non possono trascurare l’impegno a garantire una continuità di rapporto del bambino con i suoi genitori: questo permetterà inoltre la condivisione di modalità di relazioni affettive, emotive e verbali che aiuterà gli affidatari stessi nella costruzione di una storia assieme al bambino, fondanti la sua nuova appartenenza ed il sentimento di familiarità. Il bambino ha bisogno di essere informato chiaramente sulla sua situazione, sui motivi dell’affido e sulla durata, oltre alla conoscenza della famiglia affidataria. L’affido rappresenta per il bambino la possibilità di mettere insieme, integrandole, l’esperienza fatta nella famiglia naturale ed il nuovo spazio offerto da quella affidataria: egli deve avere la possibilità di guardare, mantenendo una certa distanza, alle proprie vicende recenti e passate. E’ dal rapporto tra le due famiglie che dipenderà il buon esito dell’affido: solo attraverso una fiducia reciproca tra i due nuclei il 49 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 50 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia 50 bambino potrà vivere l’affido come un passaggio e “ stare tra e con due famiglie “ e non come un’ennesima vicenda di rottura. In ogni affidamento, ci si trova a dover gestire esigenze contrastanti ed apparentemente inconciliabili. Da un lato, la necessità del bambino di conservare la propria appartenenza, dall’altro il bisogno di possesso dei genitori affidatari. Si possono, più frequentemente di quanto si pensi, evidenziare idee di possesso da parte degli affidatari, alcune volte dichiarate con semplicità altre volte subdolamente nascoste tra le pieghe del moralismo o peggio nel “ per il bene del bambino “. A volte, l’esigenza di dare un genitore ad un bambino viene sopraffatta dal bisogno di avere un bambino, innescando anche sentimenti di rivalità e competizione tra genitori naturali e affidatari. I bambini, in queste situazioni, sono poi costretti da un lato a dover esprimere una preferenza per qualcuno, dall’altro a rinunciare a qualcun altro, quasi abiurandolo, spesso spinto dagli eventi a frustrare il suo bisogno di appartenenza E gli operatori cercano di mediare, di trovare un compromesso, una soluzione accettabile per tutti, navigando tra il bisogno di possesso dei genitori e quello di appartenenza dei bambini. Spesso gli affidi naufragano quando non si è capaci o non si riesce a gestire la rivalità e la competizione tra i genitori naturali e quelli affidatari. Incomprensioni, gelosie, invidie minano irreparabilmente l’esperienza dell’affido, lasciando tutti con grossi sentimenti di rabbia e fallimento. Si ricorda che l’affido può essere a tempo pieno, ma possono esserci affidi diurni e part time, a seconda della situazione della famiglia d’origine e del progetto di recupero della famiglia stessa. Attualmente, si rileva una diminuzione delle famiglie che si rendono disponibili per l’affido. Si può sottolineare che è una esperienza di gratuità e di impegno non facile ma è educativa anche per la stessa famiglia affidataria. Ricordiamo anche che spesso è un aiuto anche “aprire la propria porta di casa” ai bambini del vicinato, agli amici dei propri figli, prestando attenzione alle loro esigenze in un atteggiamento di “I care”, superando il privatismo familiare. A livello di opinione pubblica, a volte si ritiene più plausibile un affido ad un parente, ma l’esperienza insegna che spesso il bambino rimane al centro di rapporti e di dinamiche familiari non sempre serene. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 51 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia Nel 2003, sono stati seguiti n. 301 affidi familiari di cui 55 di nuova attivazione, mentre nel 2002 gli affidi familiari sono stati 266. Nel 2002 rispetto ai 301 affidi, • 36 bambini sono stranieri • 10 sono disabili, • 93 sono affidati a parenti entro il IV grado, • di 111 affidi non si prevede la durata, • 16 ragazzi avevano un’esperienza precedente di affido, • 40 minori hanno concluso l’affido, con 22 ragazzi che sono rientrati in famiglia e 9 con vita autonoma e 6 sono stati collocati in Comunità Alloggio. 8. CONCLUSIONI Questa breve esposizione non comprende altri ambiti, quali l’adozione e gli interventi penali per i minori, che potranno essere affrontati successivamente. Sappiamo che il maltrattamento all’infanzia è una questione impegnativa da affrontare con cautela, accortezza e consapevolezza della complessità. Tuttavia, sottolineiamo una forte convinzione, cioè che è necessario attivarci tutti per garantire una prevenzione del disagio e della sofferenza dei bambini e per far questo anche noi adulti, sia individualmente che come comunità, abbiamo bisogno di attivare una maggior sensibilità emotiva e una maggior capacità di ascolto per evitare che queste sofferenze non solo restino invisibili ma anche impensabili, cioè non ammesse neppure nella nostra mente. Rendere visibile e pensabile la sofferenza di ogni bambino ci porta a coinvolgerci in sentimenti di dolore e di impotenza nell’identificazione con il bambino, a mettere in discussione l’idealizzazione teorica della famiglia e delle figure genitoriali, a volte conosciute come persone perbene, ed infine esporsi ai conflitti che si aprono quando ci si fa carico di rendere visibile la situazione di disagio. 51 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 52 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 53 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia LA RETE DEI SERVIZI AGLI ANZIANI DEL COMUNE DI BRESCIA di Marco Trentini Il dibattito sui sistemi assistenziali e di sicurezza sociale è accompagnato, quasi sempre ormai, da considerazioni sulla sostenibilità economica della spesa sociale, che giunge fino a considerare necessario subordinare il sistema di welfare a vincoli economici più o meno stringenti. L’introduzione dei vincoli di carattere economico nell’ambito della spesa sociale obbliga a valutare la sostenibilità economica del sistema di welfare, intesa come efficacia ed efficienza della spesa, avendo in mente la particolare natura della spesa sociale che è direttamente collegata al sostegno a persona in condizioni di difficoltà, ed in particolare degli anziani. Una indagine realizzata dall’Unità di Staff Statistica del Comune di Brescia sulla rete comunale dei servizi agli anziani fornisce alcuni spunti di riflessione. L’INDAGINE SULLA RETE COMUNALE DEI SERVIZI PER ANZIANI La nota presenta alcuni dati dell’indagine, realizzata dall’Unità di Staff Statistica del Comune di Brescia, su “La rete comunale dei servizi sociali agli anziani”. L’indagine ricostruisce, attraverso l’uso di fonti amministrative, le biografie individuali ed assistenziali delle persone residenti in città, seguite nel periodo dal 1990 al 2001 dai Servizi Sociali del Comune di Brescia. Le fonti dei dati utilizzate nelle elaborazione sono due: • il Sistema Informativo della Popolazione, SIPo, che comprende l’anagrafe della popolazione residente e permette di raccogliere i dati sui residenti, gli emigrati ed i morti, ricostruendo così la storia (biografia) individuale e familiare a partire dagli eventi cardine come la nascita, l’immigrazione, …, fino alla morte; • il sistema informativo socio-assistenziale, SAP-Servizi Alla Persona, che comprende gli archivi degli utenti seguiti dal Settore Servizi Sociali del Comune. I dati assistenziali sono organizzati per utente e per pratica e permettono di ricostruire, per ogni utente, tutti i servizi erogati dalla struttura nel tempo, vale a dire la storia (biografia) assistenziale dell’utente, che è strettamente collegata alla sua biografia demografica. La ricostruzione delle biografie demografiche e assistenziali consente di analizzare l’evoluzione dei rapporti tra l’utenza ed il gestore dei servizi, che riflette l’evoluzione delle condizioni di bisogno della popolazione. 53 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 54 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia L’indagine si concentra su cinque grandi gruppi di servizi assistenziali, erogati a persone di età superiore a 60 anni: assistenza domiciliare domestica - SAD, Centro diurno, ricovero in strutture protette, Telesoccorso, e altri servizi domiciliari (pasti, lavanderia, bagni ecc.). L’indagine riguarda le biografie demografiche e assistenziali di 6.558 utenti residenti in città, presi in carico a partire dal 1 gennaio 1990 fino al 31 dicembre 2001 e di età, al momento della presa in carico, superiore a 60 anni. 1. CONTABILITÀ DEGLI UTENTI ANZIANI TAB. 1. NUMERO UTENTI SERVIZI SOCIALI CON ETÀ SUPERIORE A 60 ANNI Anno della presa in carico 54 Utenti all’inizio dell’anno Entrati nell’anno (Presi in carico) Già in carico Usciti nell’anno (soppravi venti) (morti o emigranti) Di cui morti Utenti a fine anno 1991 1241 470 1002 239 224 1472 1992 1472 428 1209 263 236 1637 1993 1637 448 1335 302 273 1783 1994 1783 541 1422 361 332 1963 1995 1963 502 1621 342 317 2123 1996 2123 497 1757 366 322 2254 1997 2254 492 1803 451 413 2295 1998 2295 640 1811 484 430 2451 1999 2451 554 1928 523 441 2482 2000 2482 565 2032 450 392 2597 2001 2597 491 2113 484 430 2604 La tabella evidenzia la crescita del numero complessivo di utenti dovuta più che all’aumento del numero di nuovi entrati (che rimane pressoché stabile, intorno a 500 persone all’anno) all’aumento della durata della permanenza in carico (cresce il numero di sopravviventi). A questi primi elementi se ne aggiungono altri tre: • la elevata, e pressoché costante, maggior presenza di femmine, che rappresentano il 70% dei nuovi entrati ed il 65% degli usciti; • l’aumento, passando dal 1991 al 2001, dell’età media dei nuovi utenti, da 79 a 82 anni per le femmine, e da 77 a 79 per i maschi, e la maggiore età media alla presa in carico delle femmine rispetto ai maschi (la differenza è di circa 3 anni); • l’aumento, sempre nello stesso periodo, dell’età media alla morte di 2 anni per i maschi, da 80 a 82 anni, e di uno per le osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 55 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia femmine, da 84 a 85 anni. Gli utenti presi incarico di recente, nel 2001, sono più vecchi rispetto a quelli presi in carico all’inizio degli anni ‘90 e, presumibilmente, anche in condizioni di salute peggiori come indicato dall’aumento della percentuale di morti nell’anno di calendario di presa in carico che passa dall’8,5% nel periodo 1991/94 al 12,7% nel periodo 1995/98, fino al 14% nel periodo 1999/2001. Le caratteristiche della mortalità dell’utenza presa in carico più di recente può dipendere sia dalle politiche assistenziali (le restrizioni di bilancio portano a selezionare la parte più debole della domanda) sia dalla condizione sanitaria e dalla situazione familiare delle corti da cui originano i nuovi utenti rispetto a quelli presi in carico dieci anni prima. 2. TASSI PERCENTUALI DI PRESA IN CARICO PER CLASSE DI ETÀ TAB. 2. UTENTI PER CLASSI DI ETÀ Classe d’età 60-64 65-69 70-74 75-79 80-84 85-89 90-94 95 e più Totale Anno 1994 F 0,1 0,3 0,7 2,0 3,1 4,2 4,2 3,6 1,3 M 0,2 0,5 0,6 1,8 2,8 3,5 2,1 4,8 0,9 Anno 1998 T 0,1 0,3 0,7 1,9 3,0 4,0 3,9 3,8 1,1 F 0,2 0,4 1,0 1,7 3,0 5,0 4,7 4,7 1,4 M 0,2 0,2 0,7 1,5 3,1 5,4 2,8 3,2 0,9 Anno 2001 T 0,2 0,4 0,9 1,7 3,0 5,1 4,4 4,5 1,2 F 0,1 0,3 0,4 1,2 2,4 3,4 3,9 5,1 1,1 M 0,1 0,2 0,3 1,3 1,7 3,4 7,1 0,0 0,7 T 0,1 0,3 0,4 1,2 2,2 3,4 4,5 4,5 0,9 La tabella riporta i tassi di presa in carico, vale a dire il rapporto tra le persone prese in carico e la popolazione di quell’età e permette alcune considerazioni. In totale i tassi di presa in carico sono pressoché simili nel tempo (intorno all’1% in totale) ma con marcate differenze per età: si riduce l’incidenza sulle età inferiori agli 85 anni (2,2% sulla classe di età 80-84 anni nel 2001, contro 3% nel 1994; 3,4% per la classe di età 85-89 nel 2001 contro il 4% nel 1994), mentre cresce l’incidenza della presa in carico per le classi di età elevata (il 4,5% delle persone con più di 90 anni, contro il 3,9% del 1994) oltre i 90 anni superiore. I dati sembrano confermare l’ipotesi che la presa in carico si stia spostando su persone di età maggiore, quindi, presumibilmente, in condizioni di salute meno buone. 55 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 56 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia Il momento della presa in carico da parte della struttura assistenziale è importante per almeno due ragioni: ∆ la struttura effettua in quel momento una valutazione delle condizioni della persona e della situazione familiare, e definisce il piano delle prestazioni assistenziali di cui l’utente necessita; ∆ la persona rimane agganciata alla struttura sostanzialmente fino alla morte. La durata totale della presa in carico, vale a dire fino alla morte dell’assistito, definisce la durata massima dei servizi a cui la struttura è tenuta a fare fronte, e quindi è un elemento utile per la programmazione delle risorse e dei servizi nel tempo. Di seguito presentiamo alcuni risultati numerici limitando l’analisi alle persone prese in carico fino al 1994, che sono state osservate per un massimo di 142 mesi complessivamente fino al 2001. La ragione è evidente: la durata (media e mediana ) della presa in carico si misura nell’ordine degli anni. TAB. 3 INDICATORI DELLA PRESA IN CARICO PER CATEGORIE DI UTENZA PRESE IN CARICO 56 FINO AL 1994 SECONDO IL TIPO DI SERVIZIO. UTENTI PRESI IN CARICO NEL PERIODO DAL 1991 AL 1994 E SEGUITI FINO AL 31.12.2001 Tipologia di servizio erogato al momento della presa in carico Ricovero SAD Altri servizi Telesoccorso Tutti gli utenti Numero di utenti Numero di morti nel periodo Durata media di presa in carico in mesi Durata mediana di presa in carico in mesi 408 1443 698 218 2817 325 1109 434 130 1998 45,7 53,9 72,0 74,1 58,4 31,4 38,3 61,7 60,5 44,1 La durata media della presa in carico degli utenti si avvicina ai 5 anni, raggiungendo i 58 mesi, con la metà degli utenti che rimane in carico oltre 4 anni, 44 mesi esattamente. La durata media della presa in carico per tipologia di servizio mostra differenze notevoli con un minimo di 45 mesi per i ricoveri (con la metà dei ricoverati che muore entro 31 mesi) ed un massimo di 74 mesi (oltre 6 anni!), per il telesoccorso. La scelta del servizio al momento della presa in carico costituisce un “campanello d’allarme” circa le condizioni, sanitarie ed assistenziali, dell’utente ed anche della possibile traiettoria assisten- osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 57 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia ziale. Gli utenti beneficiari di servizi ad alto contenuto assistenziale (servizi “pesanti” come il ricovero in struttura protetta o il servizio di assistenza domiciliare domestico SAD) hanno una mortalità nettamente superiore rispetto agli utenti presi in carico con servizi “leggeri” (telesoccorso o servizi domiciliari leggeri: pasti, lavanderia ecc.). La durata media di presa in carico dell’utente di servizi “leggeri” supera i 5 anni contro i 3,5 anni per i servizi “pesanti”. Gli utenti maschi hanno una mortalità sistematicamente superiore rispetto alle femmine, con differenze dell’ordine di 4 mesi nel ricovero e di oltre 20 mesi per i servizi assistenziali domestici. Tra i vari elementi evidenziamo l’aspetto dell’età, che possiamo analizzare solo per le femmine prese in carico con un SAD: la durata media della presa in carico delle femmine di età fino a 85 anni è 2 anni superiore rispetto a quella delle femmine di età superiore a 85 anni. I dati raccolti permettono di stimare la quantità di servizi, espressa in termini di durata in mesi, che la struttura ha “impegnato” per le varie categorie di utenza. TAB. 4 INDICATORI DELLE RISORSE EROGATE PER TIPOLOGIA DI SERVIZIO. UTENTI PRESI IN CARICO NEL PERIODO DAL 1991 AL 1994 ENTRO IL 31.12.2001 Tipologia di servizio erogato al momento della presa in carico SAD Altri servizi domic. Ricovero Telesoccorso C. D. 1994 al 1998 N. 1.109 434 325 130 56 Numero Durata medio media di servizi della presa in carico C 2,0 33,9 2,3 41,7 1,5 31,0 1,7 41,5 1,9 22,1 E MORTI Durata mediana di presa in carico Durata mediana di presa in carico 41,0 51,6 29,1 46,7 23,6 120,9 123,7 93,7 112,7 106,5 in mesi in mesi Nota: § rapporto tra la durata media dei servizi erogati e la durata media della presa in carico La tavola riporta il numero medio di servizi erogati, la durata media della presa in carico (periodo di tempo tra la presa in carico e la morte) e la durata media dei servizi erogati nello stesso tempo (somma di tutte le prestazioni erogate nel periodo) . L’utenza presa in carico con servizi domiciliari “leggeri” (telesoccorso e altri servizi domiciliari) assorbe, in proporzione, maggiori risorse rispetto all’utenza presa in carico con servizi “pesanti”, quali il ricovero o il SAD, per due ragioni: 57 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 58 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia • rimane in carico più a lungo; • riceve in quel lasso di tempo più servizi anche in contemporanea, il rapporto durata media della presa in carico-durata media dei servizi erogati è sempre superiore al 100%. La differenza ulteriore è fatta dai costi per unità di servizio che sono incomparabilmente più alti per i servizi di ricovero rispetto agli altri servizi domiciliari. Il numero medio di prestazioni erogate varia coerentemente da 1,5 per l’utente che avvia l’assistenza con un ricovero, a dimostrazione che anche questo servizio entra pienamente nella gestione a rete, ed il valore di 2,3 per gli utenti che avviano la loro biografia assistenziale con i servizi domiciliari meno “impegnativi”. 58 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 59 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia I DATI DEL CENTRO DI ASCOLTO “PORTA APERTA” di Elena Moretti, Alberto del Caldo, Anna Lombardi CONSIDERAZIONI GENERALI1 Operando in un centro di ascolto, la realtà delle statistiche e dei numeri assume un’altra prospettiva. Perché ti sembrano sempre di più quelli che non ce la fanno a pagare l’affitto, che non trovano un nuovo lavoro perché troppo “vecchi” (50 anni) o che si dimezzano le dosi delle medicine, perché se comprassero tutte quelle che devono non arriverebbero a fine mese. Ti sembrano troppi quelli lasciati soli, quelli che non hanno nessuno con cui parlare, che sentono di non contar nulla. Numeri. I numeri ci dicono che in Italia, più del 70 % è proprietario di casa, che sono milioni quelli che hanno due macchine, quelli che vanno in vacanza, quelli che non hanno problemi ad affrontare spese straordinarie. I nostri numeri nascondono storie di fatica: fatica a pagare l’affitto, fatica ad affrontare spese sanitarie, fatica a coniugare gli orari di lavoro con quelli della corriera, fatica a saldare l’onerosa assicurazione auto per chi ce l’ha, fatica a reggere situazioni familiari dolorose. Sembra un altro mondo. Ma è qui da noi. E non riguarda situazioni di cittadini immigrati, riguarda per lo più persone bresciane e della nostra provincia. Quanti sono questi poveri? In quali famiglie vivono? Dove abitano? Da che cosa dipende la loro povertà? Numeri. I numeri aiutano la riflessione ma non devono coprire la fatica. I numeri si riferiscono ad una minoranza, statisticamente parlando. Ma questa minoranza assume ai nostri occhi un peso enorme. Non è cresciuta, in realtà, non sono aumentate in modo significativo le situazioni che chiedono aiuto. Ma è indubbio che le storie personali che ci troviamo ad ascoltare, sono sempre più complesse, difficili, cariche di problemi. Questo capitolo è a cura del gruppo degli operatori del Centro “Porta Aperta” della Caritas Diocesana di Brescia. Nello specifico: le considerazioni generali e il settore famiglie sono a cura dell’a.s. Moretti; il paragrafo sul settore emarginazione grave maschile è a cura dell’e.p. Del Caldo; il paragrafo sull’emarginazione grave femminile è a cura della dott.sa Lombardi. 59 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 60 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia 60 E le risorse? E i diritti? E le possibilità “a misura delle persone”? E le reti di solidarietà? Tanti buoni progetti sociali, del pubblico, del privato, del pubblico e del privato insieme, dei gruppi di volontariato, delle cooperative, sono attivi nella nostra città. Tante singole persone, vicini di casa, amici, tendono una mano agli altri. Però resta questa sensazione: che la disuguaglianza stia crescendo, che le persone facciano sempre più fatica, che il dolore a volte sia troppo, che i problemi si concentrino in buona misura su alcune fasce di popolazione. Quali? Alcuni autori considerano la povertà in termini di “desaffiliation”2 ovvero perdita progressiva di legami affettivi, capacità e funzioni in un sistema complesso. Ci sembra che questa definizione possa rappresentare un’efficace sintesi anche delle persone che incontriamo al centro di ascolto. Progressivamente (e quando chiedono aiuto, a noi o altrove, è già passato un arco di tempo considerevole) è impoverita la loro capacità/possibilità di avere legami affettivi stabili, di fiducia negli altri, di intendersi, di aiutarsi reciprocamente, di cooperare verso fini comuni. Appaiono compromesse, in misura lieve in alcuni casi e seria nella maggioranza, le loro possibilità di interagire in modo efficace (cioè ricavando benessere, non solo economico) con il mondo del lavoro e dei servizi in genere. Non siamo degli studiosi del sociale. Il come e il perché sia accaduto è per noi in ogni caso una storia unica, dove hanno giocato il loro ruolo numerose variabili. Le condizioni di povertà risultano essere l’esito di un processo dinamico, che interconnette i bisogni con le condizioni di vita e le risorse e nel quale si forma uno squilibrio fra le risorse e i bisogni. Le persone povere hanno poche risorse su cui fare leva e succede che anche piccole necessità possano mandare in crisi un singolo o un intero nucleo familiare. I poveri non accumulano e non sono nella condizione di risparmiare. A questo punto sono nella improrogabile necessità di fare leva su risorse esterne a loro: e qui entrano in gioco i sistemi di redistribuzione delle risorse economiche e dei servizi, che fanno capo alle scelte politiche di ogni singolo stato, regione e comune. Scelte che hanno a che fare con la vita concreta di molti singoli cittadini. Alcune linee di politica sociale, di riforma del Welfare state, stan2 “La rete spezzata” – Caritas Italiana – Fondazione Zancan – ed. Feltrinelli osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 61 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia no mettendo in crisi l’idea che i bisogni producano dei diritti. È questo un passaggio a cui fare attenzione, perché viene di fatto messa in crisi la nozione stessa della società come comunità di persone con pari dignità e diritti. Ci sono quattro elementi critici che vogliamo sottolineare: 1. E’ noto a tutti che l’erogazione delle prestazioni sociali è subordinata ai vincoli di bilancio. In parole povere, questo significa che ti può essere riconosciuto il fatto di vivere in una condizione di disagio, ma che il Comune dove risiedi non abbia i soldi o li abbia già spesi tutti per situazioni più gravi, per rispondere adeguatamente al tuo stato di necessità. Dal nostro punto di vista, è aumentato il rischio, che per alcuni casi è già un dato di fatto, che un cittadino possa essere lasciato solo nella sua situazione o, comunque, che non vengano disposte misure efficaci di sostegno e di tutela perché troppo onerose. Molti operatori del settore sociale potrebbero facilmente documentare che mentre alcuni anni fa la possibilità di usufruire di certi servizi seguiva determinati criteri, ora si è di molto elevata la soglia di accesso. In altre parole, a parità di situazione, oggi si fa molta più fatica a ricevere un aiuto adeguato. Un esempio: nei servizi di accoglienza della città e della provincia di Brescia è calata, in modo considerevole, a volte fino a scomparire del tutto, la presenza di madri italiane con figli, che fino a pochi anni fa copriva la quasi totalità dei posti disponibili. Che cosa è successo? Non ci sono più situazioni di disagio grave che riguardano madri con bambini italiani? Quali altre risposte si sono articolate? E in quale misura queste rispondono alle reali necessità? Con questo non vogliamo dire che sono assenti interventi a favore di persone che vivono condizioni di difficoltà. Ci sono molte forme di aiuto ma esse tendono ad attivarsi in condizioni sempre più particolari: nei casi dell’accoglienza di madri e figli, continuando sull’esempio, solo con un decreto del Tribunale per i Minorenni. Può avvenire che siano maggiormente aiutate situazioni di disagio estremo e meno coperte situazioni critiche ma non estreme. È come se un ospedale si prendesse cura dei malati gravi; agli altri non si nega lo status di “malati”: si fa quel che si può. 2. Rispetto ad altri paesi europei, in Italia non prende quota, se non in via sperimentale e per pochi soggetti, una forma di aiuto come quella del “reddito minimo di inserimento” che dovrebbe permettere ad ogni singolo o nucleo familiare di poter contare su un minimo per poter vivere dignitosamente. 61 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 62 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia 62 Oltre che per problemi di bilancio, questa misura stenta ad affermarsi anche per una diffusa tendenza culturale che considera ancora oggi la povertà come strettamente connessa a forme di … pigrizia lavorativa. Fra gli addetti ai lavori è ancora in circolazione l’idea che una tale forma di aiuto in molti casi contribuisca a “cronicizzare” le situazioni. 3. Il problema lavoro. In questi ultimi anni, con una accelerazione notevole, il mercato del lavoro è mutato in alcune delle sue caratteristiche fondamentali. Tramontato il mito del “posto” fisso, è richiesta ai lavoratori sempre più flessibilità ed elasticità. Nella quasi totalità, le persone che seguiamo sono dipendenti (soci) di cooperative, o svolgono lavori diversi durante un arco di tempo breve perché “dipendenti” dalle agenzie di collocamento interinale. Se questo può andar bene per una fascia giovane, che ha alle spalle una famiglia, è chiaro invece che introduce ulteriori elementi di precarietà là ove sarebbe necessaria la stabilità. Cambiare sede e orari di lavoro, mansioni e “stipendio”, richiede buone capacità organizzative e psicologiche perché comporta un continuo adattamento, in tempi brevi, a situazioni relazionali (nuovi luoghi di lavoro – nuovi spazi di lavoro – nuovi colleghi) spesso molto diverse fra loro. Allo stato attuale, questa forma del mercato del lavoro è assai poco tutelante (anche dal punto di vista economico) rispetto alle fasce più deboli di popolazione. Un altro elemento che è emerso, soprattutto in questi ultimi anni, è che non è sufficiente avere un’attività lavorativa per scongiurare il rischio povertà. 4. Il problema casa. Sul bilancio dei singoli e dei nuclei familiari che seguiamo, pesa in modo rilevante il canone di affitto. In media, in città gli affitti dei bilocali non sono al di sotto dei 500 g mensili. A questo punto risulta evidente che è impossibile che con un unico reddito (tenendo conto che parliamo di ceti medio / bassi di popolazione, con retribuzioni mensili al massimo di 900 / 1000 g) si possa far fronte a spese che vanno al di là della sussistenza. Anche il fondo regionale del “caro affitti” si sta sensibilmente riducendo, nel senso che ci sono molte più richieste e che i fondi da spartire su ogni singola situazione sono quindi inferiori. Per quel che riguarda l’edilizia pubblica, allo stato attuale sono in assegnazione gli alloggi relativi al bando 2001 e non è ancora stato emesso il nuovo bando. È sconfortante essere costretti ad accettare monolocali arredati a osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 63 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia prezzi esorbitanti (ci sono agenzie immobiliari che si comportano da veri e propri rapaci) perché non ci sono altre via d’uscita e pensare a quella mamma con i figli, che i conti li sa fare, e che vede decurtato di più della metà il suo stipendio per pagare l’affitto. Ci sono persone la cui dignità è minata se avvertono di dover dipendere a lungo dall’aiuto di qualcuno. A poco a poco si fa strada l’idea di aver sbagliato qualcosa di fondamentale nella loro vita, di non sapere gestire il denaro, di correre, faticare e non arrivare mai a tutto. E poi … fino a quando potranno contare sull’aiuto degli altri? “L’incubo del debole è che un giorno egli lancerà il suo appello e il forte esigerà una ragione, un giorno l’espressione di supplica si troverà di fronte lo sguardo inespressivo della forza”3. Crediamo che questo problema della casa e dell’abitare necessiti con urgenza di essere messo al centro anche delle riflessioni pastorali della nostra Chiesa. Nelle prossime pagine entriamo nel dettaglio di alcuni dati sulle situazioni seguite dal “Porta Aperta” nel 2003, che speriamo di aver accolto, ascoltato, meditato e aiutato come richiedevano. La povertà sarà anche un mancato incontro fra bisogni e risorse, ma è prima di tutto un mancato incontro, nella solidarietà, fra le persone. 3. “I bisogni degli altri” – M. Ignatieff - ed. Il Mulino 63 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 64 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia 1. Dati generali “Porta Aperta” anno 2003 PREMESSA Prima di leggere nel dettaglio i dati riportati nelle tabelle, vale la pena di precisare quanto segue: • Le situazioni prese in esame fanno riferimento a persone che sono state incontrate almeno 3 volte dagli operatori di riferimento • Le persone totali che sono transitate nell’anno 2003 dal Centro di Ascolto sono circa 600 TAB. 1. PERSONE SEGUITE DAL SERVIZIO. ANNO 2003 Sesso 64 Donne Uomini famiglie Totale Utenti totali di cui nuovi 87 110 129 326 66 73 80 219 Si registra, rispetto alle persone totali (somma di nuove e già in carico) un aumento delle donne e una diminuzione degli uomini, che noi leggiamo anche con la presenza sul territorio di Brescia di servizi a bassa soglia prevalentemente orientati a un’utenza maschile. Saranno i prossimi anni a confermare o meno l’aumento del disagio che riguarda le donne, come dato a se stante. Rispetto invece ai nuovi utenti, rileviamo che questi sono in aumento rispetto all’anno precedente, indipendentemente dal sesso, e che buona parte di loro erano già entrati precedentemente in contatto con altri servizi sociali che però non hanno ritenuto soddisfacenti. Per quanto riguarda il settore famiglie (inteso in senso ampio come nucleo con almeno un genitore e figli minori), sono in aumento le situazioni delle donne sole con figli osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 65 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia 2. Settore emarginazione grave maschile E’ sempre riduttivo e difficile tracciare il bilancio di un anno di lavoro nel quale si sono incontrate tante persone, ognuna con la sua storia, i suoi problemi, limiti e potenzialità. Un anno nel quale si è cercato di dare occasioni di ascolto e risposta ai tanti disagi che quotidianamente si manifestavano nel servizio. Siamo però chiamati, al di là dei numeri e delle tabelle, che commentiamo a parte qui sotto, a proporre alcune riflessioni di carattere generale sulla povertà che si manifesta nel giro d’orizzonte del nostro osservatorio. Un primo dato che emerge, soprattutto alla luce delle richieste pervenute e degli interventi attuati, è che i problemi economici sono in crescita. Le persone stanno cioè diventando più povere e sono costrette a volte a chiedere aiuto anche quelle che pure hanno un’attività lavorativa. Tale impoverimento è soprattutto determinato, a quanto ci dicono i nostri utenti, ma anche da quanto rileviamo nel nostro quotidiano, dal costante aumento dei prezzi di beni e servizi essenziali. Molti di più i pacchi viveri fatti quest’anno e maggiori i contributi economici rispetto all’anno scorso. Se le persone con stipendi modesti e carico familiare importante si sono trovate in difficoltà, dovendo comunque fare i conti con un restringimento delle loro capacità di spesa, e spesso faticando per riuscire ad arrivare in fondo al mese, le persone senza reddito o con redditi derivanti da pensioni di invalidità o sociali (rispettivamente di 230 e 500 euro mensili), se prima erano in condizioni di povertà materiale ora versano in condizioni di vera e propria indigenza e devono affidarsi quasi per intero ai servizi per recuperare un essenziale livello di vita, poco più della sopravvivenza. Due parole anche sulle spese sanitarie e per farmaci. Se è vero che le persone disoccupate hanno diritto all’esenzione ticket per reddito, è anche vero che tanti farmaci sono stati depennati dalla fascia A (salvavita, gratuiti) e, dopo la scomparsa della fascia B (a parziale rimborso da parte dell’SSN), sono stati passati alla C (a carico totale del paziente) con grossi aggravi per i risicati bilanci dei pazienti. Per fare un esempio: una persona sieropositiva che ha i retrovirali gratuiti ma questi comportano un tale numero di farmaci di contorno per combattere gli effetti collaterali, nel suo caso abbastanza pesanti, deve sborsare una cifra pari al suo asse- 65 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 66 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia 66 gno di invalidità. E come farebbe a vivere? A pagare l’affitto, le utenze, ecc? Un altro aspetto che ci preme sottolineare rispetto alle persone incontrate in questo 2003 è l’aumento delle persone che hanno problemi di gioco d’azzardo, un certo numero delle quali non compare perché non vogliono rilasciare l’autorizzazione a detenere i loro dati personali ma che pure si sono rivolte al nostro centro e sono state ascoltate e consigliate. Sicuramente l’aver diffuso indiscriminatamente sul territorio le macchinette mangiasoldi, il proporre anche nei telegiornali nazionali con grande rilevanza le vincite del lotto, il trasmettere l’immagine della fortuna sempre pronta a cambiare la vita delle persone sol che la si tenti in qualche forma, sta facendo breccia in strati della popolazione una volta immuni dal fenomeno. E i guasti si vedono. Su questa dipendenza, il servizio pubblico sta iniziando piano piano a immaginare qualcosa, soprattutto in alcune realtà della nostra regione, a Varese e Orzinuovi, ma in generale la risposta e il trattamento per questa dipendenza assume carattere privato e quindi taglia fuori una fascia di popolazione con meno risorse e strumenti. In più, questa dipendenza viene inquadrata più come un vizio che come una vera e propria patologia. Infine, un altro dato che ci preoccupa è l’espulsione dal mercato del lavoro di soggetti, più o meno deboli e più o meno qualificati, che non riescono poi a trovare altra collocazione, a causa soprattutto dell’età. Una persona che seguiamo, all’ennesima agenzia di lavoro interinale cui si è rivolto si è sentito dire: “Ma lei perché non va in pensione?”- e non aveva neanche 55 anni! Mentre è facilitata l’espulsione dal mercato del lavoro di maestranze oltre i 40 anni, sapendo benissimo che difficilmente troveranno lavoro, e sopra i 50 non lo troveranno proprio, si precarizza lo status dei nuovi assunti, costringendo i giovani a forme contrattuali che non prevedono alcuna stabilità e sicurezza, facendone dei cittadini a metà, cittadini che non potranno affittarsi una casa, perché il proprietario giustamente vuole garanzie, chiedere un prestito, adire a un mutuo, insomma programmarsi un futuro, e saranno condannati a vivere col sostegno dei genitori in grande parte. Anche per il fronte femminile valgono queste considerazioni, aggravate forse dalla componente della violenza dentro le mura domestiche. Tante nostre utenti vengono da noi per sfuggire a situazioni di violenza da parte del marito/compagno oppure perché cacciate di casa da lui, salvo poi pentirsi e andarsele a riprendere come fossero oggetti. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 67 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia Sale la difficoltà per le nostre persone di accedere ai servizi specialistici: diventa difficile dialogare con il medico, lo psichiatra, lo psicologo di questo o quel servizio. Necessitano di accompagnamento, di una figura che le aiuti a muoversi nell’ambito dei servizi del territorio e allo stesso tempo sappia ascoltarle e far guadagnare loro quella minima fiducia che sola permette di fare ulteriori passi in un processo di maturazione e autonomia. Alla luce di quanto detto finora e del lavoro condotto insieme a tutte le istituzioni e i servizi preposti, sul territorio di Brescia e Provincia, a rispondere al disagio nelle sue varie forme, risulta evidente che il percorso che si può e deve proporre deve essere di cambiamento degli stili di vita delle persone coinvolte nel disagio, ma anche degli operatori e della società tutta, che in alcune sue frange sta sviluppando un discorso sociale improntato nuovamente ad una logica di controllo e punizione. Si comincia a riparlare di custodialità rispetto al disagio e non di promozione e autonomia. La diversità deve trovare spazio ed integrazione e il disagio, diritto di cittadinanza e pari opportunità di trattamento e riabilitazione: questo non significa normalizzazione ma autonomia della persona, al massimo possibile rispetto alle sue potenzialità, nel rispetto delle sue caratteristiche autentiche e profonde. La persona, i suoi valori e il suo sviluppo devono essere al centro dell’agire dei servizi e non l’esigenza di pareggio dei bilanci a tutti i costi, mentre in televisione si fa spazio un’immagine di una società dove sono tutti ricchi e belli, una società di pochi in realtà, drammaticamente diversa dalla quotidianità di tante persone. 67 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 68 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia 3. Settore emarginazione grave femminile 68 L’analisi dell’attività svolta da Porta Aperta nel settore dell’emarginazione femminile implica, anzitutto, la presentazione di alcuni dati riguardanti le concrete situazioni, cui si è venuti a contatto nell’anno 2003. Il numero complessivo delle persone seguite è stato di ottantasette, sessantasei delle quali si sono presentate per la prima volta al centro. Per quanto riguarda la provenienza, si nota che la Regione Lombardia è al primo posto e, ancor nello specifico, in relazione al comune di residenza si rileva che il Comune di Brescia conta il maggior numero di situazioni. L’età delle donne che si presentano al “Porta Aperta” va dai 18 ai 70 anni: prevalgono quelle di età compresa fra i 40 e i 50 anni. Nel confronto con l’anno precedente, i dati evidenziano una crescita notevole del fenomeno delle donne in difficoltà. A partire da questi dati, l’analisi dell’attività svolta viene chiarita e approfondita dalla individuazione dei problemi vissuti dalle donne che giungono al Centro. I problemi, in larga parte, sono costituiti da gravi difficoltà relazionali in ambito familiare e si manifestano in legami conflittuali con il partner (violenza fisica o psicologica), con i figli (donne anziane abbandonate dai figli), con i parenti. Alla luce delle richieste pervenute, si delineano anche problemi economici dovuti all’aumento del costo della vita che determinano difficoltà ad affrontare le spese dell’affitto, delle bollette, delle spese sanitarie e scolastiche e difficoltà relative alla ricerca di un alloggio. A questi problemi sono strettamente collegati problemi nell’ambito lavorativo, costituiti dalla grave difficoltà a trovare un’occupazione sia per le giovani, sia per le donne in età più avanzata, magari senza esperienza, perché da sempre casalinghe. Inoltre, spesso le persone da noi seguite necessitano di lavori protetti perché donne psicologicamente fragili e con molta ansia ad affrontare situazioni lavorative “normali”. Molti di questi problemi si intrecciano a fenomeni, in significativo aumento, di alcool-dipendenza e a problemi di ordine psicologico o psichiatrico. La complessità e la gravità dei suddetti problemi spinge le donne ad uno stato oggettivo di emarginazione ed ad uno stato soggetti- osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 69 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia vo di disagio, caratterizzato da solitudine, frustrazione, mancanza di autostima e, a volte, ribellione contro un sistema vissuto come ancora fortemente discriminante nei confronti della donna. Il Centro di Ascolto “Porta Aperta” ha cercato di rispondere alle gravi situazioni di disagio attraverso un ascolto attivo e non giudicante delle richieste esplicite e dei bisogni inespressi e attraverso l’individuazione delle motivazioni e delle risorse della persona stessa, elaborando progetti che sono individuali perché ogni donna è una storia a sé, rispettando i tempi di crescita della persona. Il Centro ha preso contatti diretti e continuativi con servizi che rispondono a bisogni primari e con Servizi territoriali, perché solo attraverso un funzionale lavoro di rete è possibile raggiungere obiettivi importanti per la persona. Tabelle settore emarginazione grave meschile e femminile TAB. 2. UTENTI PER REGIONE DI PROVENIENZA. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Anno 2003 Sesso Donne Uomini Regione di residenza Lombardia Altre regioni Utenti totali 83 4 Totale Donne Lombardia Altre regioni 87 83 28 Totale Uomini Totale 2003 110 197 69 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 70 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia TAB. 3. UTENTI PER COMUNE DI PROVENIENZA. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Anno Sesso Regione di residenza Provincia di residenza Comune di di residenza Utenti totali 2003 Donne Lombardia Brescia Brescia Altri comuni della provincia 39 Totale Brescia Stato estero Totale donne Lombardia Uomini 70 Lombardia 25 64 15 79 Brescia Altri comuni Regionali 63 stato estero 8 Totale uomini Lombardia 76 5 Rileviamo che gli utenti provengono in gran parte dalla nostra Regione. Meno dispersione regionale di provenienza rispetto all’utenza maschile, legata anche al fatto, per le persone già in carico, dell’acquisizione di nuova residenza a Brescia. TAB. 4. TIPOLOGIA DI PROBLEMI DATI ASSOLUTI RILEVATI DAGLI UTENTI. ANNO 2003. Si rileva che il Comune di Brescia è il comune di residenza di una consistente fetta di utenza sia maschile che femminile. Si registrano arrivi di donne da un esteso numero di comuni della provincia, mentre per gli uomini c’è la tendenza opposta. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 71 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia Anno Sesso Tipo di problema 2003 Donne Abitazione Alcoldipendenza Detenzione Difficoltà familiari Emarginazione Handicap fisico / invalidità Handicap mentale Malattia Occupazione Problemi con enti terzi Problemi economici Problemi psichiatrici Problemi psicologici Prostituzione Solitudine Tossicodipendenza Anno Sesso 2003 Uomini Utenti totali 39 5 2 57 6 2 6 19 46 12 52 16 23 1 19 6 Totale donne 311 Tipo di problema Utenti totali Alcoldipendenza Occupazione Problemi economici Emarginazione Handicap fisico / invalidità Problemi psichiatrici Detenzione Dipendenza dal gioco d'azzardo Problemi psicologici Difficoltà familiari Tossicodipendenza Solitudine Abitazione Malattia Problemi con enti terzi Handicap mentale Polidipendenza ( ) Totale uomini 18 15 15 13 12 11 8 8 8 7 7 6 5 5 3 1 1 143 71 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 72 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia Rispetto alla tipologia delle problematiche evidenziate nel corso dei colloqui con gli utenti registriamo quanto segue: • Rimangono costanti i problemi relativi all’abitazione, alle difficoltà familiari, all’occupazione e ai problemi economici. Il dato discrepante tra uomini e donne relativo all’abitazione è dovuto alla vicinanza cronologica del momento dell’abbandono di casa. Mentre per le utenti donne che si rivolgono al servizio tale perdita è recente, e avviene prevalentemente in seguito a liti familiari anche violente e situazioni di violenza interne alla famiglia, per gli utenti maschi questo evento è oramai lontano nel tempo e quindi vissuto da loro come dato di fatto • In aumento si registrano i problemi di dipendenza di varia natura e la presenza di problematiche legate da un lato all’handicap o invalidità in relazione a un difficoltoso inserimento lavorativo per gli utenti maschi, soprattutto situati in una fascia d’età tra i 40 e i 60 anni; mentre per le donne si registrano in aumento le problematiche psichiatriche TAB.5. 72 TIPOLOGIA DI RICHIESTE EFFETTUATE DAGLI UTENTI. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Anno Sesso Tipo di problema Utenti totali 2003 Donne Ascolto e sostegno Orientamento lavorativo Alloggio Contributo spese di prima necessità Buoni pasto Segretariato sociale Consulenza vita familiare Accoglienza in struttura protetta Contributo economico per affitto Pacco viveri Prestiti Segnalazione servizi sociali di competenza Biglietto viaggio Consulenza legale penale Beni materiali Contributo farmaci 69 Totale femmine 33 22 21 20 20 19 9 7 7 7 3 2 2 1 1 243 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 73 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia Anno Sesso Tipo di problema Utenti totali 2003 Uomini Buoni pasto Orientamento lavorativo Ascolto e sostegno Contributo spese di prima necessità Biglietto viaggio Pacco viveri Alloggio Accoglienza in struttura protetta Contributo farmaci Beni materiali Consulenza economico amministrativa Consulenza vita familiare Contributo economico per affitto Sussidi Contributo bollette Prestiti Segretariato sociale 30 30 20 Totale maschi 17 15 14 12 8 6 3 3 3 3 3 2 2 1 172 Mentre per l’utenza femminile si registra una costanza numerica delle richieste espresse, per gli utenti maschi ci sono alcune variazioni: • Un aumento di richiesta espressa di ascolto e soprattutto presa in carico, con la necessità di avere un’unica figura di riferimento che tenga insieme gli interventi; • Un aumento delle richieste di biglietti viaggio per persone, provenienti nella grande maggioranza da regioni del Sud Italia, che vengono a Brescia in cerca spesso della soluzione miracolistica a tutti i loro problemi, soluzione che dovrebbe essere il posto di lavoro. Una volta che si sono rese conto della realtà, chiedono un biglietto per tornare dai propri familiari; • Un aumento della richiesta di aiuto per reinserirsi nel mercato del lavoro da parte di persone sopra i 40 anni. 73 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 74 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia TAB. 6 TIPOLOGIA DI RISPOSTA FORNITA DAGLI OPERATORI. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Anno Sesso Tipo di problema Utenti totali 2003 Donne Ascolto e sostegno Orientamento lavorativo Consulenza vita familiare Contributo spese di prima necessità Lavoro in rete sul progetto Pacco viveri Segretariato sociale Accoglienza in struttura protetta Invio a servizio competente Buoni pasto Segnalazione servizi sociali di competenza Prestiti Contributo economico per affitto Consulenza legale penale Contributo farmaci Beni materiali Biglietto viaggio Sostegno professionale 75 28 24 Totale femmine 74 Anno Sesso 2003 Uomini Tipo di problema Ascolto e sostegno Biglietto viaggio Orientamento lavorativo Contributo spese di prima necessità Lavoro in rete sul progetto Pacco viveri Accoglienza in struttura protetta Buoni pasto Consulenza economico amministrativa Contributo farmaci Riallaccio servizi sociali di competenza Beni materiali Invio a servizio competente Prestazioni professionali Sostegno professionale Prestiti Segnalazione servizi sociali di competenza Alloggio Consulenza vita familiare Segretariato sociale Totale maschi 22 22 21 20 16 14 12 6 5 4 2 2 1 1 1 276 Utenti totali 59 18 15 11 9 9 6 6 6 6 4 3 3 3 3 2 2 1 1 1 168 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 75 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia Si registra riguardo alle risposte un generale aumento delle misure di sostegno primario, sia in pacchi viveri che in contributi economici, a fronte di un impoverimento legato a un reale caro vita. Questo impoverimento riguarda anche categorie di lavoratori a salario medio. Sull’utenza maschile possiamo aggiungere che: • C’è stato un aumento delle prese in carico; • Si è operato nella direzione di un lavoro di rete con la segnalazione o il riallaccio dell’utenza ai propri servizi di riferimento; • Si registra un aumento dei contributi per l’acquisto dei farmaci, in quanto è aumentata la domanda di salute e non tutte le prescrizioni sono esenti dal ticket. 75 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 76 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia 4. Settore famiglie 76 Il fenomeno dell’aumento della povertà tra le famiglie con minori negli ultimi anni non è un fenomeno solo italiano: è stato segnalato già da qualche anno da diversi rapporti internazionali. Esso tuttavia presenta nel nostro paese delle caratteristiche specifiche. La principale riguarda il fatto che, nonostante in Italia vi sia un numero relativamente ridotto di famiglie con minori prive di almeno un occupato, questo non protegge le famiglie dalla povertà. In altri termini, mentre nella maggior parte degli altri paesi europei la povertà delle famiglie con minori è legata alla disoccupazione di entrambi i genitori e, più ancora, alla disoccupazione dell’unico genitore presente (per lo più la madre), in Italia né l’occupazione di almeno un genitore, né la maggior stabilità dei matrimoni, né il fatto che è molto ridotta la quota di bambini che nasce fuori dal matrimonio protegge efficacemente i bambini dal rischio di povertà5. Possiamo confermare che, anche nei nuclei familiari che hanno chiesto aiuto al Centro nel corso del 2003, almeno uno dei genitori ha un occupazione lavorativa. Questo è un dato che fa riflettere, perché si oppone alla diffusa considerazione che per non essere poveri è sufficiente avere un lavoro. Un tempo, non remoto, era così. Oggi no. Oggi abbiamo a che fare con nuclei dove il problema economico sta ritornando in primo piano nonostante il lavoro di uno dei due membri. Non è che mancano loro cose superflue: queste famiglie non hanno una casa decente, non hanno cibo sufficientemente variato (pane – pasta – olio - pomodoro sono il loro menù fisso), hanno vestiti usati (e non per moda), riscaldano il meno possibile la casa per risparmiare, dilazionano le cure e le visite specialistiche, non vanno dal dentista, non possono permettersi giorni di vacanza. Molti dei bambini che seguiamo non hanno mai visto il mare. Tutte cose che noi consideriamo normali. Quello che poi colpisce è il fatto che i minori che crescono in queste famiglie hanno buone probabilità di rimanere poveri a lungo. Cosa ce lo fa dire? La constatazione che i loro genitori, che chiedono aiuto, hanno alle spalle le stesse situazioni di miseria e non sono mai riusciti a superarle. Pur avendo un lavoro e un livello di istruzione che corrisponde, nella maggioranza dei casi, alla licenza media. 5 “Mutamenti della famiglia e politiche sociali in Italia” - C. Saraceno - 2003 – ed. Il Mulino osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 77 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia Non sono le misure straordinarie, previste di finanziaria in finanziaria, che potranno invertire questa tendenza; è necessario che la questione della povertà, della disuguaglianza, dell’esclusione sociale si imponga fra le priorità dell’agenda politica: non come emergenza su cui far convergere risorse, magari in seguito ad eclatanti fatti di cronaca nera, ma come occasione per ridefinire il modello di cittadinanza che si intende promuovere e sostenere. TAB. 1 UTENTI NUOVI/GIÀ IN CARICO. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Nuclei familiari Già in carico Nuovi Totale 49 80 129 TAB. 2 UTENTI PER NAZIONALITÀ DEL CONIUGE. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI. Situazione famiglie nuclei italiani coppie miste donne sole con figli (italiane e straniere) coppie straniere Totale 93 13 18 5 129 TAB. 1 E 2 Fra le situazioni di cui ci siamo occupati, quelle che hanno richiesto un grosso impegno riguardano le donne sole con figli minori. Questi nuclei sono stati accolti nella rete di alloggi protetti di cui la Caritas dispone (12), ed è stato fatto un costante lavoro di sostegno e monitoraggio con una cura particolare rispetto ai bambini. La maggior parte di queste donne non sono di nazionalità italiana. Provengono dalla Tunisia, dalla Costa d’Avorio, dal Marocco, dalla Romania, dalla Russia, dall’Ucraina, dall’Albania. Non sono solo persone bisognose di aiuto, di educazione sanitaria, di consulenze pediatriche, ma anche donne con proprie competenze nella cura dei figli, tesori di esperienze che però trovano pochi canali di espressione e comunicazione. Certo, alcuni modi di trattare i bambini sono diversi dalle nostre idee sull’educazione. Ma questa diversità può diventare occasione di confronto e non semplicemente motivo di contrasto. 77 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 78 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia TAB. 3 UTENTI PER PROVENIENZA GEOGRAFICA. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Residenza Brescia provincia non residenti Totale 90 25 14 129 TAB. 3 Le situazioni dei non residenti riguardano persone di nazionalità straniera, che pur abitando da tempo in città non hanno effettiva residenza. I cittadini bresciani sono invece dislocati in vari quartieri della città. È venuta meno la prevalenza di alcune zone caratteristiche (es. Carmine o San Polo). TAB. 4 UTENTI PER FASCE D'ETÀ DEI GENITORI. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Fasce d'età dei genitori (media) Sotto i 30 Tra 30 e 40 Tra 40 e 50 Dato non disponibile Totale 78 42 57 16 14 129 TAB. 5 UTENTI PER FASCE D'ETÀ DEI MINORI. ANNO 2003. DATI ASSOLUFasce d'età dei minori minori di 3 anni dai 3 ai 6 anni dai 7 agli 11 dai 12 ai 14 dai 15 ai 19 oltre 19 Dato non disponibile Totale 32 42 25 12 9 6 3 129 TAB. 6 UTENTI PER SITUAZIONE MATRIMONIALE. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Situazione matrimoniale (6) Nubile / celibe Coniugato/a Convivente Separato/a Divorziato/a Non disponibile Totale 6 Corrisponde alla situazione anagrafica, non a quella di fatto. 28 45 12 16 3 25 129 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 79 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia TAB. 7 UTENTI PER LIVELLO DI SCOLARITÀ. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Scolarità elementare media diploma laurea non rilevato Totale 23 72 19 5 10 129 TAB. 7 È degna di nota una considerazione della “Commissione di indagine sulla povertà e sull’emarginazione” che nel rapporto del 1997 scriveva: “L’istruzione acquisita perde di efficacia con l’invecchiamento dei soggetti che l’hanno acquisita al punto che in età adulta si regredisce di cinque anni rispetto ai livelli scolastici massimi raggiunti e quindi chi ha solo la licenza elementare (55=0) è a rischio di regredire in condizioni di non scolarizzato e quindi di analfabeta.” È noto a tutti il rapporto che esiste fra livelli di scolarità e povertà. TAB. 8 UTENTI PER TIPOLOGIA DI GODIMENTO DELL’ABITAZIONE. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Casa di proprietà in affitto in struttura non rilevato Totale 15 84 19 11 129 TAB. 8 Si rimanda alle considerazioni in apertura di capitolo TAB. 9 UTENTI PER NUMEROSITÀ DEI COLLOQUI EFFETTUATI. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI n° di colloqui 3 / 4 volte dalle 4 alle 7 volte oltre 7 volte non rilevato Totale 52 48 17 12 129 79 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 80 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia TAB. 10 UTENTI PER SOGGETTO INVIANTE. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Soggetto inviante di propria iniziativa Su segnalazione di: servizi privati parrocchie non rilevato Interventi 72 18 10 29 129 TAB. 10 Il servizio, aperto dal 1983, ha ormai consolidato la sua presenza in città. Rimangono comunque poco rilevanti numericamente le segnalazioni delle parrocchie. TAB. 11 UTENTI PER TIPOLOGIA DI RICHIESTA EFFETTUATA. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI 80 Richieste Economiche Alloggio Lavoro sostegno e consulenza Totale 65 22 20 13 129 TAB. 11 Il dato riporta il problema evidenziato dalla persona come principale. Non sempre c’è corrispondenza fra domanda espressa e problemi reali. Questo però non deve far dimenticare che il punto di partenza della relazione è comunque la domanda portata dalla persona. Soprattutto dove sono predominanti i problemi che investono la sfera affettiva, va costruita gradualmente una relazione di fiducia che permetta all’altro di esporsi in modo più autentico. TAB. 12 UTENTI PER TIPOLOGIA DI PROBLEMA RILEVATO. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Problemi Economici Psichiatrici Psicologici Multiproblematici Sanitari Disgregazione familiare Totale 55 14 18 20 7 5 129 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 81 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia TAB. 12 In tutte le situazioni che affrontiamo sono presenti, in misura più o meno grave, problematiche di tipo sociale e psicologico. Sono in prevalenza le donne a chiedere aiuto: il loro passato è carico di esperienze sofferte e, sovente, di abbandoni affettivi (separazione dei genitori, separazione dai genitori). Hanno difficoltà nelle relazioni affettive (spesso i legami con il partner sono caratterizzati da alta conflittualità), nelle relazioni sociali più allargate, e vivono spesso situazioni di precarietà abitativa e lavorativa. TAB. 13 UTENTI PER TIPOLOGIA DI INTERVENTO EFFETTUATO. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Interventi Economici Sostegno Consulenza Altro Totale 39 61 19 10 129 TAB. 13 Le persone arrivano al Centro sentendo l’impellente necessità di risolvere tutto e subito. Ma il percorso di chiarificazione e aiuto necessita sempre di tempo e fatica, tempo per comprendere e per agire quindi in modo sensato. La “soluzione” si accompagna sempre ad una nuova comprensione dei fatti: è un capire insieme, rispettando la prospettiva dell’altro. Anche gli interventi economici (più del 70 % dei fondi del Centro sono destinati alle situazioni del settore famiglie) avvengono sempre all’interno di una relazione di aiuto. Preferiamo farci carico di contributi che accompagnino per qualche tempo il percorso di queste persone (ad esempio pagamento di asilo nido per permettere alla madre di lavorare) e le portino verso una situazione di vita caratterizzata da una maggior autonomia e fiducia. Gli aiuti vengono inoltre erogati per sostenere le spese di affitto, per il pagamento di rette di frequenza scolastiche, per l’acquisto di generi di prima necessità, per aiuti di tipo psicologico (psicoterapie), per il pagamento di corsi di formazione professionale, come contributi mensili a integrazione del reddito, per spese sanitarie, per rette di comunità. 81 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 82 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia CONCLUSIONE Dati, tabelle, statistiche, richieste, risposte. Alla fine cosa rimane? Le persone si presentano a noi come bisognose di aiuto. Chiedono. Dobbiamo aver fiducia nella capacità degli uomini di conoscere se stessi. Per quanto imperfetta possa essere questa conoscenza, per quanto i bisogni siano spesso in contraddizione tra loro, dobbiamo ricordare che “a un ricco non mancano mai gli argomenti per negare la sua carità al povero” 7. Non sono gli argomenti quelli che in primo luogo dobbiamo andare a cercare. Il nostro comune impegno dev’essere quello di far scaturire da ogni richiesta, da ogni appello una occasione di incontro e relazione. Alla fine ciò che l’altro chiede è “solo” di essere considerato, di essere accolto, di sapere che è degno di essere ascoltato. 82 7 “I bisogni degli altri” – M. Ignatieff - ed. Il Mulino osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 83 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia I DATI DI ALTRI SERVIZI di Roberto Rossini Anche quest’anno, pubblichiamo i dati di alcuni servizi non direttamente gestiti da Porta Aperta. Conoscere i numeri, quando validi e attendibili, è il primo passo per riflettere sulla realtà basandosi su elementi oggettivi. Purtroppo i dati raccolti si riferiscono solo a quelle poche variabili che il servizio è in grado di rilevare al momento dell’erogazione. Tuttavia le evidenze ci permettono di cogliere, perlomeno a grandi linee, alcune tendenze di fondo. 1. I DATI DEL CENTRO MIGRANTI Il fenomeno dell’immigrazione a Brescia non è certo riassumibile in queste poche righe. Ben altri dati andrebbero presi in considerazione. Quelli che in questa sede presentiamo costituiscono alcuni esiti dell’attività di un osservatorio particolare, ovvero l’associazione Centro Migranti [di seguito CMD], nell’anno 2003. Com’è noto il CMD si occupa della promozione umana del migrante attraverso interventi mirati, che permettono di individuare vie di risoluzione a problemi/conflitti che nascono dall’esperienza della migrazione. L’attività del CMD, oltre a quanto esporremo più avanti, si caratterizza anche per l’essenziale opera di sensibilizzazione e di ricerca sociale. Il centro dispone infatti di numerosi testi e ricerche riferiti ai problemi dell’immigrazione che il CMD stesso contribuisce ad elaborare in collaborazione con altre associazioni o riviste. Il CMD, che si occupa inoltre di promuovere un dibattito attraverso convegni e incontri pubblici, è ormai un punto di riferimento per la città e per i media locali, che spesso richiedono all’associazione pareri e commenti di fatti legati agli stranieri. Dai dati rilevati dagli operatori emerge che in assoluto l’assistenza più richiesta concerne il lavoro, a cui segue a pochissima distanza l’assistenza burocratica. Di minore entità, i bisogni espressi riferiti alle altre aree, compreso l’aiuto economico. Lo spessore dell’attività si legge anche attraverso due semplici indicatori: il numero di persone assistite direttamente, ben oltre i 4000 casi, e un numero di interventi telefonici (es. richiesta di informazioni) che si avvicina ai 6000 casi. 83 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 84 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia Tuttavia ci pare significativo, per comprendere i trend che l’attività annuale suggerisce, essere più precisi in merito alle “nuove” persone che si avvicinano al servizio. Ebbene, nell’anno 2003 si può affermare che il numero di “nuovi” che si sono rivolti al CMD, rispetto all’anno 2002, è quasi raddoppiato. Si è inoltre sensibilmente modificata la composizione interna rispetto alle nazionalità. Se negli anni precedenti prevalevano le nazionalità di provenienza africana, nel 2003 l’immigrazione europea (esteuropea) è oggi quella più consistente; significativo il calo asiatico, interessante l’aumento americano. 84 Per quanto concerne il genere, si accentua la prevalenza femminile, variabile probabilmente associata alla provenienza est-europea, dove appare preponderante il numero di femmine. Rispetto all’età, il dato è meno raffrontabile, visto che la modalità di rilevazione (in particolare, la composizione delle fasce d’età) è stata ancora una volta riclassificata. Possiamo solo affermare che si assiste ad un discreto riequilibrio interno, con una buona distribuzione in tutte le modalità, per quanto continui a prevalere una fascia d’età giovane ma non giovanissima. Più dettagliata rispetto agli anni precedenti è invece la raccolta di dati riferiti allo stato civile, dove l’età si conferma attraverso il dato sui coniugati, che continuano a rappresentare oltre 1 caso su 2. 2. I DATI DELL’ASILO NOTTURNO SAN RICCARDO PAMPURI Per quanto concerne questo servizio, i dati disponibili permettono di rilevare solamente la variabile-nazionalità. Come per il CMD, si conferma la prevalenza di cittadini di Stati europei e, a seguire, africani. Per l’Europa, le cittadinanze più cospicuamente presenti sono albanesi, rumene e italiane; per quanto concerne l’Africa, marocchine, tunisine, algerine e senegalesi. Decisamente meno significativa la presenza di altre nazionalità. Per gli asiatici, le nazionalità più rappresentante sono Pakistan e India. 3. I DATI DELLA CASA DI ACCOGLIENZA FEDERICO OZANAM La prevalenza europea si conferma anche alla casa di accoglienza intitolata a Federico Ozanam, che raccoglie quell’utenza esclusivamente femminile, anche con bambini, priva di risorse alloggiative proprie. La casa, come già spiegato nei precedenti rapporti, offre accoglienza anche diurna e condivisione in una situazione di familiarità. A proposito di accoglienza abitativa, si osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 85 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia segnala che ben 11 persone sono accolte in miniappartamenti: si registra dunque un leggero aumento della recezione (+2) rispetto all’anno 2002. Si rileva una forte presenza di italiane, di bresciane in particolare e, a seguire, di donne provenienti dall’est europeo. Il numero delle italiane è complessivamente aumentato di 2 unità, mentre il numero delle straniere è stabile. Sul piano dell’età emerge come la fascia giovane, dai 18 ai 35 anni, registri una significativa riduzione rispetto all’anno precedente: attualmente, il gruppo numericamente preponderante va dai 35 ai 55 anni. Per quanto concerne i problemi espressi dalle persone ospitate, quasi come nell’anno precedente, abitazione, occupazione e PD sono in cima alla lista delle difficoltà. A seguire registriamo i problemi connessi alla detenzione, alla malattia e alla solitudine; abbastanza significativa, per quanto numericamente ridotta, anche l’incidenza dei problemi psichiatrici e della tossicodipendenza. 4. I DATI DEL DORMITORIO S.VINCENZO DE PAOLI Nel caso del dormitorio, invece, il dato sulle nazionalità è in controtendenza: gli ospiti sono in 1 caso su 2 di provenienza africana. A seguire gli europei: gli italiani in particolare (ma non i bresciani) e gli stranieri provenienti dall’est europeo. In numeri: nel 70% dei casi europei l’ospite è italiano. Dei 132 casi italiani, oltre 1 su 2 proviene da fuori della provincia di Brescia. Un esito, tutto sommato, non molto differente da quanto registrato l’anno scorso, dove si rileva semmai una leggera crescita di utenza italiana ed un lievissimo calo interno a sfavore dei bresciani. Per quanto riguarda l’età, variabile decisiva anche per demitizzare alcuni stereotipi legati al barbonismo, possiamo affermare che la fascia numericamente prevalente va dai 25 ai 35 anni: un dato particolarmente allarmante e solo in parte dovuto alla forte presenza straniera. Già nel Rapporto 2002 si rilevava per gli italiani il dato modale in corrispondenza della fascia 30-35 anni, confermato nel Rapporto 2003. Solo quest’anno la moda si sposta alla fascia [riclassificata] superiore dei 35-45enni: un esito, comunque, affatto rassicurante. L’organizzazione sociale continua a “sprecare” quella che, ormai comunemente, chiamiamo risorsa umana: le difficoltà individuali rischiano di essere accentuate da un modello sociale che rischia di bruciare fin dalla giovane età. 85 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 86 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia Vediamo in conclusione di quali problemi stiamo parlando. Vale la pena di distinguere, sul piano analitico, la situazione degli italiani rispetto a quella degli stranieri. Per gli italiani, possiamo affermare che il dato accomunante di tutte – o quasi - le persone è il problema dell’abitazione e del Pd. In seconda istanza, il grande tema dell’emarginazione sociale, seguito dalle varie dipendenze (da alcool e droghe) e del lavoro. Per queste ultime tre necessità, tuttavia, l’incidenza sul totale della popolazione si ferma ad una quota non superiore ad 1 caso su 4. Nel caso invece degli stranieri, si registrano alcune uguaglianza e alcune differenze. Le uguaglianze riguardano il problema della casa e del Pd, genericamente sentito da tutte e due le popolazioni. Le differenze consistono invece nel tema dell’occupazione che, per gli stranieri, riguarda tutti i casi. Le situazioni legate a qualche dipendenza sono praticamente irrilevanti sul piano numerico. Quindi lavoro e dipendenze distinguono i due gruppi, casa e Pd, invece, li accomunano. 5. I DATI DELLA MENSA “MADRE EUGENIA MENNI” 86 Rispetto ai dati dell’anno 2002, si nota una leggera diminuzione del numero di persone accolte presso questo servizio. Gli accesi prevalenti, tuttavia, restano quelli di persone di sesso femminile provenienti dai Paesi dell’Est Europa, soprattutto Moldavia, Romania, Ucraina e Russia. Seguono gli italiani e poi gli africani, provenienti soprattutto da Marocco, Algeria e Tunisia. Scarsamente rilevante, come lo scorso anno, la componente asiatica e sudamericana. Le persone accolte con la tessera (cioè, con accesso programmato per un periodo di tempo definito) rappresentano sempre la maggioranza assoluta, a dimostrazione della volontà di stabilizzare il rapporto con il servizio. 6. I DATI DEL SERVIZIO “EMERGENZA FREDDO FEMMINILE” Il servizio di “Emergenza freddo femminile” è stato promosso dalla Caritas diocesana di Brescia, dal mese di novembre 2003 al mese di marzo 2004, presso locali di proprietà dell’Associazione “Casa Gabriella” e gestito in collaborazione con l’Organizzazione “Volontari del Sebino”. Il servizio, coordinato da un responsabile operativo con il supporto di più di quaranta volontari, ha accolto donne sole senza fissa dimora, offrendo loro accoglienza e condivisione, mante- osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 87 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia nendo il contatto con altri centri operativi (Centro di ascolto “Porta aperta”, Centro diocesano migranti, San Vincenza, Mensa “Menni” ed altri), per consentire un pieno ed effettivo recupero della persona. 7. PROGETTO STRADA L’utenza del Progetto strada è composta nella quasi totalità da persone tossicodipendenti attive, molte delle quali in trattamento metadonico. Nella gran parte dei casi, si tratta di tossicodipendenti “da strada”, espulso dalla famiglia e che vive di espedienti e di prostituzione, speso con diversi fallimenti di recupero attuati in comunità terapeutiche. Ad essi, il servizio offre: informazioni/contatto con servizi; ristoro; docce; colloquio/ascolto; scambio siringhe; luogo di tregua. L’età media si alza lentamente ogni anno, anche se non manca la presenza di giovani che si trovano a vivere la condizione di tossicodipendenza. Nel 2003, oltre il 30% sono stati nuovi utenti. Oltre la metà delle persone che si sono presentate al servizio vivono in strada, sia di giorno che di notte, non avendo una dimora fissa. Oltre l’80% delle persone interessate (93% donne) non ha un lavoro Nel corso del 2003, il SER.T. (Servizio Tossicodipendenze) dell’ASL, in collaborazione con il progetto Strada, ha aperto un ambulatorio medico ad accesso diretto, attivato sperimentalmente un giorno a settimana, per persone tossicodipendenti con seri problemi sanitari. 8. I DATI DEL SERVIZIO CARCERE Durante l’anno 2003, lo sportello carcere del centro “Porta Aperta” ha aiutato 188 soggetti, dei quali 153 uomini e 55 donne. Il 35 % degli utenti ha un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, il 50% tra i 30 e i 40 anni e il restante 15% oltre i quaranta. Per il 70%, si tratta di persone libere, mentre il restante 30% sono detenuti. Per quanto riguarda la provenienza, il 70% risiede in Regione Lombardia. 87 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 88 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia TAVOLE DEI DATI TAV. 1.1 NUOVI UTENTI DEL CMD PER CONTINENTE DI PROVENIENZA. ANNI 2001-2003. DATI ASSOLUTI. Europa Africa America Asia n.r. Totale 2001 173 353 62 240 0 828 2002 62 107 9 87 2 267 2003 201 172 34 78 0 485 TAV. 1.2. NUOVI UTENTI DEL CMD PER CONTINENTE DI PROVENIENZA. ANNI 2001-2003. DATI RELATIVI. 88 Europa Africa America Asia n.r. Totale fr. rel. 2001 20,9 42,6 7,5 29,0 0,0 100,0 fr. rel. 2002 23,2 40,1 3,4 32,6 0,7 100,0 fr. rel. 2003 41,4 35,5 7,0 16,1 0,0 100,0 TAV. 1.3. NUOVI UTENTI DEL CMD PER GENERE. ANNI 2002-2003. DATI RELATIVI. femmine maschi Totale fr. rel. 2002 51,3 48,7 100,0 fr. rel. 2003 59,6 40,4 100,0 TAV. 1.4. NUOVI UTENTI DEL CMD PER FASCE D’ETÀ. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI E RELATIVI. da 0 a 23 anni da 23 a 33 anni da 33 a 43 anni da 43 a 53 anni oltre i 53 anni Totale fr. ass. 43 161 138 125 18 485 fr. rel. 8,9 33,2 28,4 25,8 3,7 100,0 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 89 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia TAV. 1.5. NUOVI UTENTI DEL CMD PER STATO CIVILE. ANNI 20012003. DATI RELATIVI. coniugati non coniugati altro Totale fr. rel. 2001 57,8 42,2 0,0 100,0 fr. rel. 2002 53,6 45,3 1,1 (*) 100,0 fr. rel. 2003 59,2 27,6 13,2 (**) 100,0 Note: (*) = casi con stato civile non rilevato. (**) = comprende vedovi, separati e divorziati. TAV. 2.1. UTENTI DELL’ASILO NOTTURNO S.R. PAMPURI PER CONTINENTE DI PROVENIENZA. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI E RELATIVI. Europa Africa America Asia Totale fr. ass. 228 158 2 12 400 fr. rel. 57,0 39,5 0,5 3,0 100,0 TAV. 3.1. Utenti della Casa di accoglienza F. Ozanam per fasce d’età e cittadinanza italiana/non italiana. Anno 2003. Dati assoluti. dai 18 ai 25 anni dai 25 ai 35 anni dai 35 ai 45 anni dai 45 ai 55 anni oltre i 55 anni Totale italiane 2 2 4 6 2 16 non italiane 5 6 8 4 1 24 TAV. 3.2. Utenti della Casa di accoglienza F. Ozanam per continente di provenienza. Anno 2003. Dati assoluti e relativi. Europa Africa America Asia Totale fr. ass. 37 13 1 0 51 fr. rel. 72,5 25,5 2,0 0,0 100,0 Nota: il totale della tavola 3.2 non corrisponde al totali rilevabili dalla tavola 3.1 (totali di riga) perché nella 3.2 sono altresì considerate le persone a cui è stato assegnato un minialloggio, escluse invece dal calcolo della tav. 3.1. 89 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 90 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia TAV. 4.1. UTENTI DEL DORMITORIO S, VINCENZO PER FASCE D’ETÀ E CITTADINANZA ITALIANA/NON ITALIANA. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI dai 18 ai 25 anni dai 25 ai 35 anni dai 35 ai 45 anni dai 45 ai 55 anni oltre i 55 anni Totale italiani 3 25 37 34 33 132 non italiani 40 155 108 29 6 338 TAV. 4.2. UTENTI DEL DORMITORIO S, VINCENZO PER CONTINENTE DI PROVENIENZA. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI Europa Africa America Asia Totale 90 fr. ass. 187 247 11 25 470 fr. rel. 39,8 52,6 2,3 5,3 100,0 Note: diversamente dalla tav. 3.2 dove, rispetto alla tav. 3.1, non è stato possibile disporre del dato completo, in questo caso i totali di riga della tav. 4.1 corrispondono al totale della tav. 4.2 in quanto non vi sono persone a cui sia stato assegnato un miniappartamento. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 91 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia TAV. 4.3. UTENTI ITALIANI DEL DORMITORIO S.VINCENZO E DELLA CASA DI ACCOGLIENZA F. OZANAM PER TIPOLOGIA DI PROBLEMA. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI. Abitazione Problemi economici Emarginazione / solitudine Tossicodipendenza Alcoldipendenza Disoccupazione Malattia Problemi psichiatrici Problemi psicologici Detenzione Handicap familiare / mentale Problemi economici Difficoltà familiare Prostituzione Dormitorio 132 106 19 29 30 12 12 7 4 6 4 3 0 0 Casa di accoglienza 16 16 16 4 1 16 0 3 3 0 1 0 2 2 Totale 148 122 35 33 31 28 12 10 7 6 5 3 2 2 TAV. 4.4. UTENTI NON ITALIANI DEL DORMITORIO S.VINCENZO E DELLA CASA DI ACCOGLIENZA F. OZANAM PER TIPOLOGIA DI PROBLEMA. ANNO 2003. DATI ASSOLUTI. Dormitorio Abitazione 338 Problemi economici 338 Disoccupazione 338 Emarginazione / solitudine 9 Alcoldipendenza 8 Problemi psicologici 2 Malattia 0 Problemi psichiatrici 3 Detenzione 0 problemi familiari 0 Tossicodipendenza 0 Handicap familiare / mentale 1 Casa di accoglienza 24 24 24 0 0 4 4 1 4 2 1 0 Totale 362 362 362 9 8 6 4 4 4 2 1 1 91 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 92 TAV. 5.2 MENSA POPOLARE “MADRE EUGENIA MENNI Paesi di provenienza ITALIA Uomini Donne 147 17 Totale 164 Percentuale Somma paesi 11,78 11,78 Pasti Percentuale consumati 3.783 29,89 Tessere recuperate Somma Uomini Totale paesi Donne 29,89 17 1 18 EUROPA Albania 14 Armenia 1 Bielorussia 1 Bulgaria 1 Jugoslavia 3 Lituania 1 Moldavia 31 Polonia 2 Romania 65 Russia 5 Ucraina 48 1 15 1,08 202 1,6 1 0,7 17 0,13 6 7 0,5 31 0,24 3 4 0,29 22 0,17 3 0,22 15 0,12 3 4 0,29 17 0,13 238 269 19,32 1735 13,71 2 0,14 10 0,8 37 102 7,33 716 5,66 29 34 2,44 203 1,6 1 1 472 520 37,36 2,823 22,3 10 10 10 297 46 45 32 16 74 7 65 8 211 5 110 1,108 24 224 4 365 16 15 2 163 0,08 2,35 0,36 0,36 0,25 0,13 0,58 0,05 0,51 0,06 1,67 0,04 0,87 8,75 0,19 1,77 0,03 2,88 0,13 0,12 0,01 1,29 69,11 1 45,75 7 6 13 8 1 9 AFRICA Angola Algeria Benin Burki Camerun Congo Costa d’Avorio Egitto Eritrea Etiopia Ghana Guinea Liberia Marocco Mauritania Nigeria Palestina Senegal Sierra Leone Somalia Sudan Tunisia 1 30 5 3 6 3 4 2 5 1 12 1 10 101 1 5 1 13 1 4 1 21 1 1 5 3 4 4 1 30 55 3 7 4 9 2 5 1 12 1 10 104 1 9 1 17 1 4 1 21 0,07 2,15 8,38 0,22 0,5 0,29 0,38 0,14 0,36 0,07 0,86 0,07 0,72 7,48 0,07 0,65 0,07 1,22 0,07 0,29 0,07 1051 17,46 4 4 1 1 2 1 1 2 2 0 1 1 2 15 15 1 1 22,47 4 1 5 1 1 3 3 1 1 AMERICA LATINA Argentina Brasile Cuba Perù 4 1 1 3 Bangladesh India Pakistan S.R.I. Lanka 2 3 1 3 4 4 1 1 7 0,29 0,07 0,07 0,5 2 3 3 3 0,14 0,22 0,07 0,22 46 10 27 23 0,38 0,08 0,22 0,18 20 60 27 40 0,16 0,47 0,22 0,32 1,17 ASIA 0,65 1,17 OCEANIA Nuova Zelanda Totale paesi 44 1 569 823 1 0,7 0,7 6 0,5 0,5 1.392 100 100 12.658 100 100 69 20 89 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 93 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia TAV. 5.3. MENSA POPOLARE “MADRE EUGENIA MENNI” RESOCONTE GENERALE ANNO 2003 Tessere in essere Tessere nuove Persone senza tessere Tot. persone accolte Pasti consumati con tessera Tot. pasti consumati 571 1.392 1.927 4.343 12.657 17.156 TAV. 6.1. EMERGENZA FREDDO, NAZIONALITÀ NOVEMBRE DICEMBRE GENNAIO FEBBRAIO MARZO Italiane 7 Italiane 8 Italiane 8 Italiane 5 Italiane 4 Ucraine 3 Ucraine 4 Ucraine 3 Ucraine 4 Ganesi 3 Marocchine 2 Nigeriane 2 Nigeriane 1 Rumene 3 Nigeriane 2 Rumene 1 Equadoregne 1 Bosniache 1 Boliviane 3 Moldave 2 Albanesi 1 Moldave Kossovare 1 Ganesi 2 Ucraine 1 Nigeriane 1 Polacche 1 Jugoslave 1 Peruviane 1 1 Srylanchesi 1 Costa d’Avorio 1 TAV. 6.2. EMERGENZA FREDDO, PRESENZE MENSILI NOVEMBRE DICEMBRE GENNAIO FEBBRAIO MARZO Italiane 7 Italiane 8 Italiane 8 Italiane 5 Italiane 4 Ucraine 3 Ucraine 4 Ucraine 3 Ucraine 4 Ganesi 3 Marocchine 2 Nigeriane 2 Nigeriane 1 Rumene 3 Nigeriane 2 Rumene 1 Equadoriane 1 Bosniache 1 Boliviane 1 Moldave 2 Albanesi 1 Moldave Kossovare 1 1 Srylanchesi 1 Ganesi 2 Ucraine 1 Nigeriane 1 Polacche 1 Jugoslave 1 Peruviane 1 Costa d’Avorio 1 , 93 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 94 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia TAV. 6.3. EMERGENZA FREDDO, NOTTI TOTALI DI PRESENZA PER NAZIONALITÀ NOVEMBRE DICEMBRE GENNAIO FEBBRAIO MARZO Italiane 48 Italiane 82 Italiane 88 Italiane 63 Italiane 70 Ucraine 19 Ucraine 28 Ucraine 40 Ucraine 22 Ganesi 59 Marocchine 2 Nigeriane 16 Nigeriane 22 Rumene 8 Rumene 1 Equadoregne 3 Bosniache 1 Boliviane 21 Albanesi 1 Moldave Kossovare 1 Ganesi 14 Ucraine 3 8 Polacche 13 Jugoslave 3 Peruviane 1 3 Srylanchesi 3 Nigeriane Nigeriane 17 Moldave 5 Costa d’Avorio 24 TAB 7.1 PROGETTO STRADA. UTENTI PER SESSO. ANNO 2003 Anni 20-30 30 Anni 30-40 20 Anni 40-60 12 TAB. 7.2 PROGETTO STRADA. UTENTI PER ETÀ. ANNO 2003 94 Anni 20-30 30 Anni 30-40 20 Anni 40-60 12 TAB. 7.3 PROGETTO STRADA. UTENTI PER NAZIONALITÀ. ANNO 2003 Italia 56 Altro 4 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 95 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia IL GIUDIZIO UNIVERSALE(Mat.25,31-46) a cura di Don Ovidio Vezzoli * Il testo di Mt 25,31-46, concludendo l'attività pubblica di Gesù, si colloca nella sezione dell'evangelo che comprende i capitoli 24-25 e che va sotto il nome di «discorso escatologico». Insieme con il discorso della montagna (Mt 5-7), il discorso in parabole (Mt 13), quello missionario (Mt 10) e quello ecclesiale (Mt 18) costituisce l'impianto dell'evangelo di Mt, strutturato lungo cinque grandi discorsi (come 5 sono i rotoli della Torah), prima dei racconti della passione (Mt 26-27) e della risurrezione di Gesù (Mt 28). * Non si tratta di per sé di una parabola, bensì di un discorso apocalittico di rivelazione teso ad operare una descrizione della venuta finale e decisiva del Figlio dell'uomo nel suo ritorno ultimo come signore e giudice della storia. La narrazione descrive, pertanto, la parousìa o manifestazione ultima del Signore. Il tutto trova il suo centro di unificazione nel giudizio sull'umanità che il Signore stesso emette. * La prospettiva che qui viene tracciata è quella dell'universalità del giudizio che riguarda «tutte le genti», non solo Israele e non solo la Chiesa. E questo, in verità, suscita già uno sconcerto negli ascoltatori di Gesù, i quali ritenevano i pagani (non giudei) ormai segnati dal giudizio definitivo di condanna ovvero di impossibilità alla salvezza. Gesù, pertanto, precisa che non è l'appartenenza ad un popolo o all'altro a determinare la salvezza o la condanna delle persone. Nel Regno vi è un posto per tutti; anche pagani e peccatori vi possono prendere parte a partire da una condizione fondamentale, che la narrazione del giudizio finale intende esplicare. * La chiave di tutto il brano pare essere costituita dal dialogo che, in forma simmetrica, il Signore tesse con i «benedetti» e i «maledetti». Tale dialogo è strutturato attorno a tre elementi fondamentali: - la sentenza emessa (vv. 34-36 / vv. 41-43) - la risposta dei dialoganti (vv. 3 7-3 9 / vv. 44) - giustificazione della sentenza (vv. 40.45). Nella risposta del Signore a quanti sono giudicati si indica il criterio: sono presentate in sequenza sei opere di misericordia. Pertanto, il giudizio è operato sul criterio di misura che è costituito dal servire nello stile delle opere di misericordia verso chiunque si trovi in situazione di bisogno. 95 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 96 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia 96 * Il tratto effettivamente rivoluzionario e sconcertante contenuto nel testo è rappresentato dal fatto che lo stesso giudice-re e Signore si identifica con quanti vivono in questa situazione di necessità e ai quali è stata usata misericordia (Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare). Tutto ciò concorre a creare effettivamente un elemento di sorpresa nel confronti di tutti, sia di quelli che hanno usato misericordia, sia in quelli che hanno agito nell'indifferenza (Quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare / non ti abbiamo [ ..]?). Pertanto, il messaggio è esplìcito: il fratello/sorella più bisognoso costituiscono l'eloquenza del sacramento della presenza storica del Signore. * Un altro aspetto caratteristico che è possibile intravedere dalla narrazione è dato dal fatto che la vigilanza escatologica del discepolo, che attende il ritorno del suo Signore, si esercita in un ambito storico concreto: il comandamento dell'amore verso il prossimo. Il terreno su cui si misura la vigilanza del discepolo dell'evangelo è l'agire nella misericordia-compassione. Alla fine, il giudizio su cristiani e non, sarà espresso proprio sull'amore verso l'altro, in quanto eloquenza manifestativa della compassione di Dio verso tutti. Tre momenti particolari ritmano la narrazione di Mt: - vv. 31-33: preparativi del discorso finale - vv. 34-45: scena del giudizio - v. 46: esecuzione del giudizio ultimo. Al centro della pagina ci sta la figura del Figlio dell'uomo. Questo titolo, che Gesù solamente attribuisce a se stesso, rimanda costantemente verso due direzioni interpretative fondamentali; da un lato, sottolinea la dimensione escatologica ovvero la figura di lui come 'Veniente' (ho erchòmenos), giudice della storia e dell'umanità; dall'altro, indica il suo andare verso la passionemorte ossia il suo procedere verso la pasqua, quale atto manifestativo dell'amore libero di Dio verso tutti. 1. 1. PREPARATIVI DEL DISCORSO FINALE (VV. 31-33) Fin dall'inizio la figura del Figlio dell'uomo, dunque, si impone. É lui che viene come Signore e giudice (v. 3.1); è lui che convoca e raduna; è lui che discerne; è lui che emette la sentenza definitiva sulla storia e sull'umanità. Egli viene come Signore della storia con la sua corte (gli angeli servitori): ciò significa che la realtà tutta, il cosmo, è sotto la sua signoria (cfr. Col 1, 15-20). Egli sta sul «trono della sua gloria» osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 97 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia (cfr. Ger 17,12), quale immagine apocalittica del giudizio ultimo e del giorno del Signore decisivo che viene (cfr. Dn 7,9-10.14; 14,5-7). Tutta l'umanità, le genti, indipendentemente dal loro credo religioso e dalla loro appartenenza o no al popolo delle promesse, è radunata attorno a lui (cfr. GI 4,2; Is 66,18), davanti al trono della sua gloria (vv. 32-33). Come la missione dell'annuncio dell'evangelo era destinata a tutti i popoli, così ora tutte le genti vengono raccolte alla presenza del Signore. Quella venuta del giorno del Signore annunciata dai profeti è ora giunta e si compie al comparire del Figlio dell'uomo. Questo giudice ora prende le sembianze del «pastore» che separa (v. 32). Il giudizio è separazione. Come il pastore alla sera separa le pecore madri (per essere munte) dai capri, così ora accade. I giusti vengono separati dai malvagi. Questo giudice è anche chiamato «re», in quanto si intende affermare che la sua qualità messianica si estende su tutti; egli è il re di tutte le genti (v. 34). Pertanto, la prima scena del racconto è dominata dalla convocazione dell'umanità ed è caratterizzata dal silenzio; nessuno può sottrarsi al giudizio o dichiarare che esso non lo riguarda. Si tratta di una convocazione - chiamata per un giudizio, ossia vi è un'opera di discernimento dell'umanità. Colui che fa questo è il Signore della storia, il Figlio dell'uomo che viene, il re che manifesta la sua gloria e la sua signoria su tutti, il pastore che separa le pecore dai capri e il cui giudizio è autorevole perché è quello del Signore unico. 1. 2. IL GIUDIZIO DEL RE (VV. 34-45) La seconda parte della narrazione è interamente dominata dal dialogo al quale il lettore deve porre particolare attenzione perché in esso si rivela il criterio del giudizio da parte del Figlio dell'uomo. Il giudizio che viene espresso non è altro che la sintesi della predicazione dell'evangelo da parte di Gesù: «Beati voi [ ... ]; guai a voi [ ... ]» (Lc 6,20.24). Due termini richiamano particolarmente l'attenzione sul gruppo che viene distinto dal Figlio dell'uomo: «benedetti» e «maledetti». Da un lato, i benedetti (v. 35), posti alla sua destra; in quanto depositari del bene di Dio essi hanno operato la misericordia. Costoro sono quanti hanno fatto posto alla Parola e le hanno permesso di crescere portando il frutto dell'evangelo ossia la carità, 97 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 98 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia 98 la condivisione, la compassione (cfr. Is 58,7; Sir 7,35; Gb 22,7). Benedetti sono quanti hanno accolto la Parola nell'umile obbedienza dell'amore come un dono; al dono che il ha raggiunti essi hanno risposto con il dono di sé all'altro visto nella sua più radicale miseria e povertà, incapace di rialzarsi da solo. Essi, nel dialogo con il Figlio dell'uomo, esprimono tutto il loro stupore; a questa sorpresa il Signore risponde chiaramente identificando con se stesso il più piccolo al quale essi hanno usato misericordia. È necessario precisare, al riguardo, che «fratelli più piccoli» non sta ad indicare solo i discepoli dell'evangelo o i missionari della parola, bensì include tutti i bisognosi con i quali Gesù stesso si identifica e che lui stesso non ha disdegnato di incontrare e di accogliere, come del resto ci documentano gli evangeli. Bisogna anche sottolineare quanto la sorpresa lasci intendere l'assenza più esplicita di ogni forma di azione misericordiosa compiuta in vista di una ricompensa ricercata a tutti i costi; di ciò nel testo non vi è traccia alcuna. Al contrario, si è di fronte ad una testimonianza di gratuità e di libertà che contraddistingue l'agire nella misericordia non segnato da traccia di egoismo o di riconoscimento alcuno. L'altro è amato per se stesso, perché uomo/donna e perché ultimo. Nella seconda parte del dialogo il Signore si rivolge ai maledetti che stanno «alla sinistra» (vv. 41-45), posizione che rivela un'oscura lontananza dal giudice Signore; la loro immagine è segnata dall'empietà ovvero dall'assenza di compassione (pietas). Rinchiusi nel loro egoismo e nella preoccupazione di una sopravvivenza a se stessi non hanno visto l'altro. E ciò ha condotto ad una sterilità interiore il cui effetto è la solitudine e l'abitare nel luogo della desolazione (cfr. Ger 17,5-8) che è stato preparato per il diavolo (l'avversario e il seduttore dell'umanità) e i suoi servitori che l'hanno sostenuto. Nel dialogo tra il re-giudice e l'umanità convocata si mette bene in evidenza la discriminante del giudizio ovvero il metro di misura con il quale avviene la valutazione del re: la diakonìa, la prassi del servire (cfr. v. 44). Il servire nella libertà di amare diventa, pertanto, il criterio oggettivo di verifica e di valutazione del proprio agire (cfr. Mc 10,45); ma ciò rivela anche il significato profondo della propria identità (cfr. Le 10,29-37) e anche quella di Gesù. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 99 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia 1.3. SENTENZA FINALE (V. 46) È la sintesi consequenziale di quanto prospettato prima (cfr. Dn 12,2). Ma qui è necessario precisare il valore dei verbi al futuro. Pertanto, questo fatto sottolinea l'ammonimento a valutare attentamente ora, a discernere con sapienza l'oggi e a leggere non con banalità il segno del tempo che è Gesù il Signore, il quale si manifesta presente nei più piccoli e poveri. 2. IN ASCOLTO DELLA VITA * Partecipare al Regno o no è una realtà che si decide solo a partire dall'atteggiamento di misericordia e di servizio assunto in favore degli ultimi o, comunque, di chi vive nel bisogno ed è esposto alla necessità. E questi ultimi non sono solamente i piccoli o i discepoli dell'evangelo o i missionari di esso, che subiscono persecuzione a causa della Parola; essi sono tutti coloro che vengono incontrati nella loro condizione di bisogno per chiunque li accosti (cfr. Lc 10,29-37). Qui siamo di fronte ad una pagina evangelica che fonda il sacramento del fratello, condizione autentica per poter discernere il vero sacramento dell'altare che è il corpo del Signore. * Gesù chiede di essere incontrato nel quotidiano della storia di ogni uomo; ed è qui che lo si incontra negli ultimi ed è pure qui che il giudizio si opera ogni giorno. Alcuni riferimenti biblici, in proposito, sono illuminanti: Mc 10,17-19: l'uomo ricco domanda a Gesù: «Che cosa devo fare per avere la vita eterna?». La risposta di Gesù lo rimanda ai comandamenti dell'amore. Mc 12,28-34: l'amore a Dio e al fratello costituiscono l'unico comandamento di Dio, in quanto eloquenza dell'amore all'Unico. Gv 13,34: l'amore al prossimo come segno inequivocabile dell'essere discepoli dell'evangelo (cfr. 1 Gv 2,3). I comandamenti che conducono alla vita eterna sono quelli che riguardano il prossimo. La pagina del giudizio finale è un illuminante rimando alla incarnazione di Dio nell'altro, il fratello. Pertanto, un retto agire accanto ad una fede retta diventa testimonianza di un cammino di grazia che la misericordia di Dio opera in noi. 99 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 100 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia * C'è un giudizio alla fine dei tempi e questo lo emetterà il Signore della storia, il Figlio dell'uomo, volto misericordioso del Padre. Con questo atto di giudizio viene riportato l'ordine rispetto al caos dell'ingiustizia introdotto dal peccato. Il testo si presenta, dunque, come annuncio di giudizio oggi, ma anche quale ammonimento all'attesa amante del Signore mediante l'atteggiamento di accoglienza e di amore compassionevole verso il fratello, in qualunque condizione di bisogno egli viva. L'amore a Dio e al fratello si precisano, pertanto, come l'unico comandamento, ma anche come l'unico amore che dall'Unico procede e che domanda di essere riconsegnato attraverso un amore unico, a Dio e ai fratelli. 100 Dalla pagina evangelica di Mt 25,31-46 vi è una sapienza, infine, da apprendere e questa procede nella direzione dell'umano. È stato detto che la nostra generazione è una generazione disorientata, non sa bene dove andare, ha smarrito il senso profondo del suo camminare e del suo esistere in questa storia; sarebbe, dunque, una generazione senza rotta, sperduta, incapace di ritrovare l'oriente ovvero il luogo dove spunta la luce, la vita. Possiamo condividere o no queste affermazioni, ritenerle esagerate nel loro esasperato pessimismo oppure semplicemente idealistiche in quanto manifestano una scontentezza alla quale difficilmente si potrà trovare una risposta adeguata. Credo, comunque, che la provocazione rimanga. Ritengo anche che non possiamo assumere l'atteggiamento banale di quanti affermano che le cose sono sempre state così e non saremo certo noi a cambiarle. Non condivido certamente una miserevole e mediocre posizione propria di chi grida alla disfatta, alla dissoluzione di ogni morale. Oggi è molto più facile esibirsi come profeti di sventura e di dissoluzione della realtà e, probabilmente, vi è anche una buona possibilità di essere ascoltati e seguiti. È altrettanto vero che è molto più difficile essere testimoni di speranza e di fedeltà in questo tempo e in questa storia cogliendoli, comunque, come il tempo nel quale il Signore ci chiama ad essere una umile, ma eloquente presenza-segno della sua misericordia. La provocazione, però, rimane: una società disorientata, una Chiesa chiusa che rischia di perdere di vista l'essenziale, forse perché troppo preoccupata di una visibilità e dì una efficienza legate al frattempo, senza una apertura più ampia al mistero, è ancora Chiesa del Signore, testimone della sua misericordia, segno di speranza per l'umanità? Senza abbandonarci né a sen- osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 101 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia tenze affrettate né alla preoccupazione di indicare soluzioni a basso prezzo, lasciamoci interrogare e domandiamoci verso chi siamo orientati e quale senso profondo porta in sé il nostro camminare e il nostro esistere. Domandiamoci anche: quale sapienza cerchiamo? Quale eloquenza della fede desideriamo? È forse quella di una fuga dal reale, come rimozione dei problemi e delle difficoltà? Oppure si tratta di non stancarsi nel ricercare davanti a Dio quella vera sapienza del cuore che ci aiuta a comprendere la fede come un cammino di senso della vita, come autentica arte del vivere e, soprattutto, come accoglienza pacificata dell'umano e della creaturalità con la quale il Signore ci ha fatti? Vero dono della sapienza da domandare a Dio è quello di non rinunciare all'umano, alla nostra condizione di creature, ma pur sempre dentro un progetto di misericordia e di compassione, che è quella di Dio verso tutti. Vera sapienza da supplicare davanti al Signore è quella che ci fa amare la nostra condizione di creature, non per autoassolverci, ma per scorgere in questa creaturalità il dono di Dio, il quale, non dimentichiamolo, ha assunto totalmente nel Figlio la nostra condizione umana abbassandosi fino alla morte di croce (cfr. Fil 2,6-8). Ireneo di Lione annota con acutezza: «Come potrai essere Dio, se non sei ancora diventato uomo? Devi prima custodire il rango di uomo e poi parteciperai alla gloria di Dio» (Contro le eresie IV, 39, 2). Vera sapienza è imparare ad amare l'umano che noi siamo e che Gesù il Cristo ha assunto totalmente; e questo, in realtà, ci rende simili a Gesù il Signore, che è l'umanità di Dio raccontata agli uomini nei tratti della condivisione con gli ultimi, dell'accoglienza dei lontani, del perdono dei peccatori, della croce degli abbandonati e reietti dalla storia, della risurrezione quale sconfitta definitiva della morte e epifania del trionfo della vita. Questa accoglienza della nostra umanità nella fede, come dono di Dio, ci mette nella condizione di accogliere con misericordia l'umanità dell'altro, ma anche di scorgere la passione di Gesù nella sofferenza e nella passione dell'altro. Questa vera sapienza, che ci rende coscienti dei nostri limiti, ci fa discepoli che si abbandonano alla misericordia di Dio in cui risiede la vera potenza dell'evangelo, fondamento del nostro vivere e della nostra speranza. 101 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 102 Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse - Diocesi di Brescia «L'uomo che io vedo nello specchio non è né angelo né una bestia. L'uomo che io vedo nello specchio è anzitutto visto da un Dio infinitamente buono e amabile, questo Altro che mi permette di lasciare la ricerca senza salvezza dell'immagìne, dell'idolo, per nascere a una ricerca nuova, quella dell'icona [ ... ]. La santità consente di mettersi in marcia: essa è un cammino, un pellegrinaggío. Essa sola rende conto della condizione itinerante della vita umana: l'homo viator non è forse colui che accetta di essere ritrovato e sollevato dal buon samarítano, allorquando le pietre del cammino l'avevano fátto cadere? [ ... 1]. Felice colpa che ci ha permesso di chiamarci a realtà più grandi di noi, a questa assoluta trascendenza che si è resa prossima in Gesù Cristo» Per un approfondimento di questa pagina evangelica, 102 R. FABRIS, Matteo. traduzione e commento, Borla, Roma 1982, pp. 502- 509 (commenti biblici). J. GNILKA, Il vangelo di Matteo. Parte seconda. Testo greco e traduzione. Commento, Paideia, Bre scia 1991, pp. 533-554 (Commentato teologico del nuovo Testamento 1/2) A. MELLO, Evangelo secondo Matteo-Commento midrashico e narrativo, ed. Qigajon, Comunità di Base, Magnano (BI) 1995, pp. 435-440 (Spiritualità biblica) (Laurent Lemoine, «Unifie mon coeur, Seigneur, pour qu'il craigne ton Nom», in «La Vie spirituelle» 84 [2004], p. 72). osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 103 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia 103 L’equipe è composta da: Alberto Del Caldo (per la parte dei servizi di Porta Aperta), Michele Guindani (per la parte statistica), Carla Migliarini (per la parte di organizzazione dei servizi socio-asistenziali) e Roberto Rossini (per la parte sociologica). L’équipe è coordinata da Don Pier Antonio Bodini e Jonas Maniaz (segreteria) Un particolare ringraziamento va all’Unità di Staff Statistica del Comune di Brescia, in particolare al suo dirigente dott. Marco Trentini e al dott. Marco Palamenghi, che hanno elaborato il contributo sul grado di autonomia delle famiglie bresciane. Un eguale ringraziamento va a Luigi Gaffurini, Assessore del Comune di Brescia delegato alla Statistica, per la sensibilità e l’attenzione dimostrata verso questo progetto. osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 104 osservatorio 6 12-10-2004 14:40 Pagina 105 Quarto Rapporto sulle condizioni di povertà a Brescia INDICE INTRODUZIONE…………………………………….……...Pag. 5 Don Pier Antonio Bodini REDDITO DISPONIBILE E AUTONOMIA DELLE FAMIGLIE A BRESCIA…………………………........ Pag. 7 MarcoTrentini, Marco Palamenghi, Luigi Riva I TERZ’ULTIMI DELLA FILA………………………….…...... Pag. 17 Roberto Rossini LA TUTELA DEI MINORI………………………………....... Pag. 35 Adele Ferrari LA RETE DEI SERVIZI PER ANZIANI…………………........ Pag. 53 Marco Trentini I DATI DI “PORTA APERTA”…………………………..........Pag. 59 Alberto Del Caldo, Elena Moretti, Anna Lombardi I DATI DI ALTRI SERVIZI………………………………........Pag. 83 Roberto Rossini IL GIUDIZIO UNIVERSALE (Mat.25,31-46)………….........Pag. 95 Don Ovidio Vezzoli 105