Risveglio Pentecostale Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia Periodico Mensile - Poste Italiane spa - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L.353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 2, DCB Vicenza Numero 9 - Anno LXIII Settembre 2009 «Insegna al fanciullo la condotta che dovrà tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà» (Proverbi 22:6) Risveglio Pentecostale Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia” Ente Morale di Culto D.P.R. 5.12.1959 n.1349 Legge 22.11.1988 n.517 Pubblicato dal Consiglio Generale delle Chiese Presidente: Felice A. Loria Vice Presidente: Vincenzo Specchi Segretario: Davide Di Iorio Tesoriere: Giuseppe Tilenni Consiglieri: Eliseo Cardarelli, Salvatore Cusumano, Paolo Lombardo, Gaetano Montante, Vito Nuzzo Presidente emerito: Francesco Toppi Consiglieri onorari: Germano Giuliani, Francesco Rauti Direzione, Redazione e Amministrazione: Via Altichieri da Zevio, 1 35132 Padova Tel. 049.605127 fax 049.612565 e mail: [email protected] www.assembleedidio.org Versamenti sul c/c postale n.12710323 intestato a: Risveglio Pentecostale Via Altichieri da Zevio, 1 35132 Padova Registrazione n.1688 del 1.3.2000 Trib. di Padova La pubblicazione è distribuita a membri e simpatizzanti delle Chi ese Cristiane Evangeliche A.D.I. ed è sostenuta da offerte volontarie. In conformità alla Legge 675/96 e successive modifiche sulla tutela dei dati personali, la Redazione di Risveglio Pentecostale garantisce l’assoluta riservatezza di quelli di cui è in possesso. Inoltre assicura i lettori che i loro dati personali sono custoditi in un archivio elettronico presso la sede del giornale e ver ranno utilizzati soltanto per inviare la corrispondenza relativa al mensile Risveglio Pentecostale. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i loro autori. I manoscritti non pub blicati non si restituiscono. Direttore Responsabile: Vincenzo Specchi Comitato di Redazione Risveglio Pentecostale - Cristiani Oggi: Vincenzo Specchi (sostituto del presidente ex officio), Salvatore Esposito, Lorenzo Framarin, Domenico Modugno, Elio Varricchione. 2 R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 Ba mbini o L’apostolo Paolo in 1 Corinzi 13:11 scrive: “Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino”. In questo verso l’apostolo sottolinea l’evidente distinzione tra infanzia ed età adulta. Nella Bibbia l’infanzia, applicata alla vita spirituale, ha una connotazione sia positiva che negativa. Quella positiva si riferisce alla semplicità e alla purezza tipica dei bambini, come metafora dell’autentica vita vissuta nello Spirito. La connotazione negativa si riferisce invece ai comportamenti improntati alla litigiosità, all’ignoranza, all’incostanza e all’insensatezza dell’età infantile come rappresentazione pratica di una vita cristiana vissuta secondo la carne, non ancora giunta a maturità. Nella sua accezione positiva la condizione tipica della fanciullezza è stata usata dal Signore Gesù Cristo per indicare e spiegare alcuni requisiti spirituali del vero discepolo, a cominciare dalle condizioni indispensabili per entrare nella realtà del Regno dei Cieli: “In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo 18:3). Anche gli apostoli Paolo e Pietro parlano degli aspetti positivi dell’infanzia in riferimento alla vita spirituale: “Fratelli, non siate bambini quanto al ragionare; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto al ragionare, siate uomini compiuti” (1 Corinzi 14:20) “Come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza” (1 Pietro 2:2). È ovvio che l’infanzia è solo la fase iniziale della vita, il bambino deve crescere! “E il bambino cresceva e si fortificava; era pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di lui“ (Luca2:40). Il credente deve raggiungere la maturità, anche se deve conservare i tratti positivi della fanciullezza. Ogni credente, a un certo momento della sua vita, deve poter dire: “Ho smesso le cose da bambino”. Nella vita spirituale di ognuno di noi, all’inizio, si sono manifestati atteggiamenti infantili, compensati però dalle connotazioni positive della fanciullezza spirituale. Ma, in ogni caso, è necessario raggiungere la piena maturità spirituale! I bambini, spiritualmente parlando, preferiscono il gioco al lavoro, il divertimento allo studio; soffrono di paure ingiustificate, evidenziando anche momenti di vera follia e comportamenti irresponsabili. La Scrittura mostra chiaramente le manifestazioni e le caratteristiche dei credenti rimasti “bambini”: • conoscenza lacunosa e superficiale: “Su questo argomento avremmo molte cose da dire, ma è difficile spiegarle a voi perché siete diventati lenti a comprendere“ (Ebrei 5:11); SOMMARIO Settembre 2009 Uomini? • confusione e mancanza di ragionevolezza nell’esercizio dei doni e nella celebrazione del culto in generale: “Fratelli, non siate bambini quanto al ragionare; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto al ragionare, siate uomini compiuti” (1 Corinzi 14:20); • litigiosità, animosità e assurde prese di posizione: “Fratelli, io non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo. Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate capaci di sopportarlo; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali. Infatti, dato che ci sono tra di voi gelosie e contese, non siete forse carnali e non vi comportate secondo la natura umana?” (1 Corinzi 3:1-3); • incontentabilità e caparbietà: “Ma a chi paragonerò questa generazione? È simile ai bambini seduti nelle piazze che gridano ai loro compagni e dicono: “Vi abbiamo sonato il flauto e non avete ballato; abbiamo cantato dei lamenti e non avete pianto”. Difatti è venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “Ha un demonio!” È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco un mangione e un beone, un amico dei pubblicani e dei peccatori!” Ma la sapienza è stata giustificata dalle sue opere” (Matteo 11:16-19); • instabilità e leggerezza nella dottrina: “Fino a che tutti giungiamo all’unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore” (Efesini 4:13-14). Pertanto “cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo” (Efe.4:15). Per quanto riguarda la purezza, la fiducia, l’umiltà e la semplicità rimaniamo pure bambini, ma per tutto il resto dobbiamo crescere, diventando al più presto uomini maturi. Chi fra quanti stanno crescendo nelle vie del Signore Lo stanno servendo anche nell’impegna�tivo e importante compito di monitore o monitrice della Scuola Domenicale, a maggior ragione, preghi il Signore di poter seguire pienamente il consiglio che l’apostolo Paolo dà a Tito: “Ma tu esponi le cose che sono conformi alla sana dottrina... Esorta ugualmente i giovani a essere saggi, presentando te stesso in ogni cosa come esempio di opere buone; mostrando nell’insegnamento integrità, dignità, linguaggio sano, irreprensibile, perché l’avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire contro di noi” (Tito 2:1,7-8). Antonino Mancuso Editoriale - A. Mancuso Bambini o uomini? ..... pag.2 Il compito del monitore M. Pearlman.................. pag.4 Parlare in altre lingue J. Fields.........................pag.6 La prima Scuola della Domenica............ pag.8 Il monitore, modello di comportamento ....pag.10 Cantore dell’Evangelo I. D. Sankey ...................pag.12 Le Scritture e la potenza di Dio A. Cravana ...................pag.15 Valori necessari C. Turco ........................pag.16 Notizie Dalle Nostre Comunità.....................pag.19 R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 3 Il compito del monitore “Come devo svolgere il compito di monitore della Scuola Domenicale? Che cosa devo insegnare agli alunni cha la chiesa ha affidato alle mie cure? Come devo insegnare? Come devo preparare la lezione? A queste e a molte altre domande risponde questo simpatico volumetto” (Guida per i monitori delle Scuole Domenicali, Myer Pearlman) così scriveva il fratello Umberto Nello Gorietti nella prefazione della prima edizione italiana. Oltre a questo: “Personalmente ho tratto grandi insegnamenti dalla lettura di queste pagine, costantemente pervase dal profumo della gioventù che vive cercando gioia e ristoro soltanto in Gesù Cristo e nella Parola di Dio, e che dalla Parola trae la forza per andare alla salvezza e per vivere nella pace e nella dirittura che solo il Figliolo di Dio può dare… In un mondo perverso, vogliamo che i nostri bambini e i nostri giovani non vadano brancolando nel buio ma che, invece, fin da piccoli abbiano davanti agli occhi una luce nitidissima, la fede, e ad essa tendano con tutte le loro forze”. Ecco il primo capitolo di questo libro. 4 R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 Insegnare nella Scuola Domenicale è senza dubbio un compito impegnativo. Esso comporta onore, ma anche una grande responsabilità: quella di cooperare con Dio nella formazione del carattere cristiano dei bambini, dei giovani o dei credenti meno giovani e d’impartire loro le necessarie cognizioni spirituali tratte dalle Sacre Scritture. Il monitore può raggiungere ottimi risultati, se considera questo aspetto del servizio cristiano una vera e propria vocazione. Prima di tutto il monitore deve ricercare qualcosa che non può essere acquisito con il semplice studio: la pienezza dello Spirito Santo, i doni spirituali utili per un efficace servizio cristiano (cfr.1 Cor.12:1-10,28). Poi, ricordando che Dio opera sempre facendo uso anche della nostra intelligenza, comincerà la propria preparazione ponendosi alcune domande. Perché devo insegnare? Ovvero: qual è il ruolo e la finalità dell’insegnamento? Il monitore deve aver chiaro lo scopo principale dell’insegnamento, deve sapere a che cosa esso mira, altrimenti, se il traguardo da raggiungere è incerto, altrettanto incerti saranno i risultati del suo insegnamento. preparazione dell’insegnante, egli non raggiungerà l’obiettivo prefissato se non sarà in grado di convogliare i concetti e le cognizioni nella mente degli alunni. È questione di metodo. Quale metodo devo usare? Questa domanda ci conduce al tema di questo libro, che è: l’arte d’insegnare le lezioni nella Scuola Domenicale. Ma è possibile imparare ad insegnare? Io pensavo che l’insegnamento fosse un dono di natura, dirà il lettore. Noi rispondiamo che è vero che certe persone posseggono un’attitudine particolare Chi devo istruire? all’insegnamento, ma è anche vero che Ovvero: a quale classe dovrò insegnare? I talenti e le qualità proprie di ogni singolo inse- quest’arte può essere acquisita ed affinagnante riveleranno presto se egli è più adatto a ta. Alcuni possono sembrare dei “geni” insegnare agli adulti, ai giovani, ai ragazzi o ai in quest’arte, ma nella maggior parte dei fanciulli che compongono le diverse classi del- casi il loro genio è “il risultato per il due per cento di ispirazione e per il novanla scuola domenicale. totto per cento di sudore”, come disse una volta Edison. Che cosa devo insegnare? L’insegnamento è un’arte che può esOvvero: quale conoscenza ho dell’argomensere acquisita, perché è governata da to che dovrò trattare? Naturalmente il tema leggi definite. Se si studiano e si imparaprincipale dell’insegnamento sarà la Bibbia e le verità in essa contenute; pertanto egli dovrà no bene queste leggi, e si applicano costantemente e pazientemente, si scoprirà fare quanto è in suo potere per apprendere la storia, la dottrina, la geografia e i costumi della che la lezione otterrà l’effetto desiderato. Il successo nell’insegnamento dipende Bibbia stessa. dal sapere come insegnare e dalla con“Tu che insegni agli altri, non insegni a te sacrazione del monitore al Signore. stesso?” (Rom.2:21). L’insegnante non può dare ciò che non possiede, non può spiegare ciò che non comprentratto da de, né può parlare con autorevole certezza se “Guida per i monitori non è padrone dell’argomento che sta trattandelle Scuole Domenicali” do. Myer Pearlman La persona che intende prendere sul serio ADI-MEDIA l’insegnamento studierà senza posa, sarà un lettore diligente di tutto quel che riguarda la Bibbia e si applicherà anche a studi sistematici della Parola di Dio. Tutto questo comporterà sicuramente un duro lavoro, ma non si può acquisire a buon mercato un’efficace abilità nell’insegnamento. Però, tutti i grandi sforzi sono la premessa per ottenere grandi risultati. Dopo un accurato esame della questione, l’insegnante veramente cosciente della propria responsabilità spirituale, che svolge con vero amore e con vera dedizione l’incarico affidatogli, giungerà alla conclusione che il suo lavoro e tutti gli sforzi profusi saranno volti a proclamare le verità della Bibbia, per condurre i suoi alunni all’esperienza della salvezza, e perché ogni lezione sia un’occasione particolare, nella quale venga progressivamente modellato il carattere cristiano di ogni alunno. Insomma, il suo obiettivo principale sarà quello spirituale. Come devo insegnare? Questa è una domanda alla quale è molto importante rispondere, perché per quanto possa essere grande il bagaglio culturale o la R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 5 in altre Parlare Non possiamo leggere il libro degli Atti degli Apostoli evitando il soggetto del parlare in altre lingue. La potente presenza dello Spirito Santo guidò i discepoli di Gesù a parlare delle lingue che non avevano mai conosciuto prima d’allora. In Atti 2:4 è descritto come centoventi discepoli di Gesù “furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro di esprimersi”. In Atti 10 è riportato il messaggio di Pietro ad un gruppo di non credenti nella casa di Cornelio, il centurione. Queste persone ricevettero Gesù come personale Salvatore e parlarono in lingue quando lo Spirito Santo venne anche su loro (Atti 10:45-46). Sempre nel libro degli Atti possiamo leggere di quando l’apostolo Paolo visitò, in Turchia, la città di Efeso. Qui incontrò dodici credenti, discepoli di Giovanni Battista che avevano accettato Gesù come loro Signore. Quando Paolo 6 R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 chiese loro: “Riceveste lo Spirito Santo quando credeste?”, essi gli risposero: “Non abbiamo neppure sentito che ci sia lo Spirito Santo”. Certamente l’apostolo Paolo li istruì in merito e, successivamente, “avendo Paolo imposto loro le mani, lo Spirito Santo scese su di loro ed essi parlavano in lingue e profetizzavano” (Atti 19:6). Parlare in lingue ha sempre fatto parte dell’esperienza cristiana, fin dall’inizio. Parlare in lingue è un atto dello spirito dell’uomo separato dalla mente umana L’apostolo Paolo dichiarò: “…Se prego in altra lingua, prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa… Pregherò con lo spirito; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza” (1 Cor.14:14-15). È così che il parlare in lingue riportato in Atti 2, 10 e 19, mostra dei credenti che parlano a Dio mediante il loro spirito umano. Parlare in lingue è semplicemente parlare dallo spirito umano in lingue sconosciute alla mente di chi innalza la propria voce. Parlare in lingue indirizza l’adorazione a Dio dal nostro spirito, quando la mente non ha più parole Paolo sottolinea: “Chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio” (1 Cor.14:2). Si vede come il parlare in lingue sia la risorsa primaria (non esclusiva) a disposizione del lingue credente che desideri volgersi a Dio direttamente dallo spirito umano. Quando lo spirito umano desidera mostrare tutto l’amore e la devozione al Signore incontra come una specie di blocco stradale sul proprio cammino. Siamo ripieni di amore per Dio, vogliamo dare tutta la lode e l’adorazione a Lui, ma il nostro vocabolario ristretto ci limita, ci blocca nell’esporre tutto quello che è nel nostro cuore. Solo lo Spirito Santo può rendere disponibile il Suo illimitato vocabolario al nostro spirito, permettendoci così di avanzare nell’adorazione a Dio, superando i limiti della nostra mente. Parlare in lingue coopera con il piano di Dio per la nostra vita Lo Spirito di Dio desidera ardentemente esprimersi per mezzo dei Suoi figlioli, ma non forza nessuno ad abbandonarsi a Lui. Dio opera in quanti bramano adoperarsi secondo i desideri del Signore, cooperando nell’opera Sua. Ad esempio, solo dopo che siamo nati di nuovo per la potente opera di convinzione di peccato operata dallo Spirito Santo nei nostri cuori abbiamo desiderato sottometterci alla signoria di Cristo. Abbiamo cooperato con lo Spirito Santo, mentre veniva operata in noi la trasformazione in figli di Dio. Così è con il parlare nelle lingue che Lui ispira. Lo Spirito Santo non forza nessuno a parlare in lingue che la mente non conosce. D’altra parte, Egli mette a disposizione il Suo illimitato vocabolario per ogni credente nato di nuovo che desidera parlare dal proprio spirito umano direttamente a Dio. Notiamo l’enfasi posta in Atti 2:4 riguardo alla realtà che questa esperienza è a disposizione di ogni credente: “Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro da esprimersi”. Lo Spirito Santo ha dato, a quelli che avevano arreso mente e spirito a Dio, la capacità di parlare in altre lingue. Riversare tutto il nostro amore e la nostra adorazione a Dio mediante le lingue provvedute dallo Spirito Santo è un miracolo, ma non è un mistero. Noi crediamo all’Iddio dei miracoli che, immutabilmente e senza vacillare, compie ancora oggi miracoli nella vita dei Suoi figlioli! Gesù ha promesso che il Padre Celeste avrebbe dato lo Spirito Santo a quanti Glielo avessero chiesto (vedi Luca 11:13). Dopo che noi avremmo chiesto al Padre il battesimo nello Spirito Santo, Egli risponderà permettendoci di esprimerci in altre lingue. L’Iddio dei miracoli desidera agire per ciascuno di noi dando alla nostra preghiera una nuova potenza, proveniente dall’alto, per adorare Lui con le lingue che Lui stesso ci provvederà. James Fields - Today Pentecostal Evangel R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 7 la prima Scuola La prima testimonianza storica dell’istituzione della Scuola Domenicale risale al 1780, quando Robert Raikes (1735-1811), editore di Glouchester in Inghilterra, decise di fare qualcosa per frenare lo stato di criminalità e povertà presente La storia di un uomo che nel suo paese. All’inizio desiderava unicamente cercò di lavorare fra i “andare attorno facencarcerati con risultati do del bene”. Crediamo deludenti, perciò decici sia riuscito; le Scuole se di dedicarsi ai bamDomenicali, frequentabini e ai ragazzi della te da milioni di credenti sua città che vivevano nel mondo, ne sono la tein totale abbandono, stimonianza concreta. riuscendo ad organizzare lezioni scolastiche Robert Raikes nell’unico giorno libero a cura di J.Henry Harris dai lavori ai quali i raADI-Media gazzi erano sottoposti: la domenica. Sorse così la Scuola Domenicale nella quale si poteva imparare a leggere e a scrivere grazie all’insegnamento impartito da maestri retribuiti da Robert Raikes. Le motivazioni che inizialmente spinsero Robert Raikes a dare avvio a questa attività furono filantropiche e sociali. John Wesley (1703-1791), pastore anglicano fondatore del movimento metodista, fece della Scuola Domenicale uno dei settori più importanti dell’opera della Chiesa Metodista. Robert Raikes, prima della sua morte, nel 1811, potè rallegrarsi perché oltre 250.000 bambini e ragazzi stavano frequentando le Scuole Domenicali in Inghilterra, in Irlanda e negli Stati Uniti. 8 R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 Fino al 1815 le Scuole Domenicali erano frequentate soprattutto da bambini delle classi più povere, e finalizzate soprattutto, insieme all’educazione cristiana, a combattere l’analfabetismo. Dopo quel tempo lo scopo divenne sempre più chiaramente quello della conversione delle anime per mezzo dell’insegnamento biblico. Il sistema d’insegnamento consisteva nella spiegazione di alcuni episodi biblici e nell’imparare a memoria alcuni versetti della Scrittura. Nel 1826 fu pubblicato il primo Manuale della Scuola Domenicale con un passo biblico per ogni settimana dell’anno e nel 1832, 1833 e 1859 si svolsero negli USA le prime conferenze sulla Scuola Domenicale. Nel 1907 fu istituita l’Associazione Mondiale delle Scuole Domenicali (International Sunday School Association). La Scuola Domenicale e il Movimento Pentecostale in Italia Le Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia” (A.D.I.) nascono in seno a quel movimento di risveglio spirituale diffuso nel principio del secolo scorso in diversi paesi del mondo, quando cristiani di diversa denominazione si riunirono nella ricerca della potenza dall’alto e ricevettero il battesimo nello Spirito Santo con la manifestazione della “glossolalia”, cioè il parlare in altre lingue, com’era avvenuto a Pentecoste: “Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo... Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi” (Atti 2:1,4). Nel 1910 esistevano in Italia soltanto quattro comunità pentecostali e nei dieci anni successivi erano salite a quattordici. Nel 1930 il numero crebbe a 148 chiese e gruppi ed anche nel corso degli anni della dura persecuzione contro il Movimento Pentecostale se ne aggiunsero altre. della Domenica Per avere la prima Scuola Domenicale in Italia si deve attendere la fine della seconda guerra mondiale e il riconoscimento giuridico del Movimento Pentecostale che assunse il nome di “Assemblee di Dio in Italia” (A.D.I.), accettando l’affiliazione offerta dalle “Assemblies of God” degli Stati Uniti. Nel 1948 la sorella Lea Palma, soprintendente della Scuola Domenicale in St. Louis, Missouri, Stati Uniti, dove già dirigeva 47 scuole, sentì la chiamata da parte di Dio a recarsi in Italia per istituire le Scuole Domenicali nelle chiese delle Assemblee di Dio in Italia. Così iniziò da Roma, dalla chiesa di via dei Bruzi, istruendo prima di tutto dei giovani per svolgere il compito di monitori. Poi, durante il servizio di culto del giovedì sera, cominciò anche una classe di bambini: la prima volta parteciparono ben in cinquanta! L’opera della nascente Scuola Domenicale prosperò considerevolmente e si diffuse velocemente in tutte le altre comunità pentecostali d’Italia. Nel 1952, per iniziativa delle “Assemblies of God”, si cominciò a pubblicare il trimestrale “Scuola Domenicale”, un manuale didattico per lo studio sistematico della Bibbia, la cui redazione fu affidata a Giuseppina Furnari (1917-1988), una credente italiana nata in Sicilia, emigrata in giovane età negli USA e lì convertitasi all’Evan- gelo, ritornata nella veste di missionaria specializzata nella didattica cristiana. Nel 1953 venne formata la prima Squadra delle Scuole Domenicali costituita da esperti in didattica cristiana delle chiese consorelle d’America. Successivamente, furono istituite oltre cento nuove Scuole Domenicali e vennero tenuti corsi di formazione per oltre duecento insegnanti. Questa iniziativa condusse alla costituzione di quel “Reparto delle Scuole Domenicali” che, oltre a curare la pubblicazione di testi specializzati, organizzò “Convegni delle Scuole Domenicali” e, negli anni 1955-57, pubblicò anche una rivista mensile dal titolo “Il Consigliere della Scuola Domenicale” che, pur dovendo poi sospendere le pubblicazioni per difficoltà economiche, svolse, in quegli anni, un ruolo insostituibile per la formazione didattica degli insegnanti. La sorella Furnari prese molto a cuore l’attività e l’organizzazione delle Scuole Domenicali, delle quale fu infaticabile e insostituibile animatrice. Fu la fedele, instancabile e puntualissima segretaria di redazione dei Manuali delle Scuole Domenicali, organizzò le Scuole Estive in molte chiese delle grandi città per raccogliere i bambini che troppo spesso rimanevano “incustoditi” durante le vacanze scolastiche, ed insegnò, sempre con grande impegno, didattica cristiana all’Istituto Biblico Italiano. da notizie tratte da http://www.adiroma.it La fotografia ritrae un gruppo di bambini e monitori della prima Scuola Domenicale della chiesa di Roma - via dei Bruzi R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 9 o t n e m a t r o p m o c i d o l l e d o m Il MOnitore Chi ha lasciato la più bella impressione nei vostri ricordi? Un amico, un genitore, il vostro pastore? Forse uno dei monitori di Scuola Domenicale ha lasciato un’impronta nella vostra esperienza cristiana. È dato a tutti di incontrare persone delle quali ammiriamo le qualità. Il nostro obiettivo, come cristiani, è quello di acquisire le virtù di Gesù. Quando viviamo la nostra vita in Cristo allora, come monitori, diveniamo buoni modelli per i nostri studenti. Vivere cristianamente al loro cospetto è più importante di qualsiasi lezione, di tecnica didattica o di aiuto visivo. Per essere dei modelli di comportamento efficaci, dobbiamo comprendere l’importanza degli esempi che diamo. Ebrei 13:7 stabilisce l’importanza di questi esempi. Lo scrittore ci ricorda: “Ricordatevi dei vostri conduttori” e “imitate la loro fede”. Se non vi fosse stato qualcuno a presentarci il Vangelo o a istruirci su come vivere una vita cristiana, saremmo veramente in una triste situazione. L’esempio datoci da queste persone è stato per noi importante. Ora tocca a noi guidare. Non è forse il nostro esempio altrettanto importante? 10 R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 Un’altra ragione importante per cui il monitore deve essere un modello è che gli studenti ci osservano. Pensate un attimo all’ultima volta in cui avete fatto un errore insegnando. Se ne sono accorti subito, non è vero? In Luca 6:40 Gesù disse che un discepolo ben istruito è come il maestro. Poiché i vostri studenti vi guardano, approfittate di questa attenzione per plasmare il loro carattere cristiano. Ricordate che una condotta di vita negativa può distruggere i vostri esempi e indurre alcuni di loro a credere che il cristianesimo dopo tutto non sia niente di speciale. Un monitore deve essere un modello anche perché gli studenti hanno bisogno di un esempio. Il cristianesimo diverrebbe solo un insieme di concetti, se le sue verità non venissero applicate nella vita pratica. Gli alunni debbono vedere l’esempio vivente di un cristiano per acquistare la fiducia che anche loro possono servire Dio. Se abbiamo compreso l’importanza di essere modelli di comportamento, si tratta ora di vedere come. La regola principale da tenere presente è vivere la fede. L’attenzione che i nostri studenti danno a ciò che in- segniamo, dipende in buona parte dall’esempio che diamo. Dobbiamo dimostrarci impegnati, sinceri e coerenti. Impegnàti Tra le altre cose, il vivere la propria fede significa mostrare agli studenti il nostro impegno per Cristo. Ecco alcune domande utili che dobbiamo rivolgere a noi stessi: “Partecipo regolarmente alle riunioni di culto? Cerco di prendere parte attiva alla vita della mia comunità? Dedico tutti i giorni del tempo alla preghiera e alla lettura della Bibbia? La mia vita durante la settimana rispecchia l’immagine che ho la domenica? C’è qualcosa nella mia vita di cui mi vergognerei se i miei studenti venissero a saperla?” Ovviamente, poi, il nostro impegno si evidenzia anche dal modo in cui prepariamo le lezioni. Sinceri Un altro lato del vivere la propria fede è la trasparenza e la sincerità. Dopo aver constatato quanto sia difficile essere di esempio, viene da gridare: “Aiuto!” Ma essere di esempio significa anche dimostrare come si affrontano i problemi. Talvolta occorre la capacità e il coraggio di ammettere di aver sbagliato. Davide fu un buon esempio di questa capacità, quando si pentì dopo essere stato affrontato dal profeta Nathan. Una sincera trasparenza significa dar modo agli studenti di vedere che siamo umani, con problemi analoghi ai loro, ma capaci di dimostrare che, con l’aiuto di Dio, possiamo avere vittoria sulle nostre difficoltà. Se riusciamo a vederli in questa luce, ci sarà più facile insegnare loro ad amare se stessi e gli altri. Un atteggiamento di amore ci darà capacità di comprendere gli altri. La comprensione si sviluppa quando diveniamo più consapevoli di ciò che Dio richiede da noi. Possiamo dimostrare meglio la nostra fede ai nostri alunni comprendendo quello che stanno vivendo. Questo tipo di comprensione richiede studio, preghiera e maggior tempo trascorso insieme ai nostri studenti oltre l’ora della lezione domenicale. La comprensione ci permette anche di individuare i problemi che uno studente sta affrontando. Conoscere una situazione è utile solo se siamo disposti a fare qualcosa per risolvere il problema. Che sia una preghiera, una parola di consiglio o incoraggiamento, o altro, dobbiamo dimostrare di mettere in azione la fede. Più cerchiamo di obbedire al Signore, maggiore sarà la nostra comprensione degli altri e dei loro problemi. Un monitore saggio coglierà ogni occasione per imparare Studio personale della Bibbia, convegni e libri costituiscono eccellenti occasioni per allargare la propria conoscenza. Un monitore deve anche sapere dove essere di esempio. Innanzi tutto il monitore deve essere un modello di comportamento in casa sua. In casa una persona è nella sua condizione più naturale. La confidenza esistente tra i membri della famiglia può renderci meno gentili e premurosi di quanto Coerenti lo siamo con amici e conoscenti. Se siamo coerenti col La coerenza è un altro aspetto importante del vivere Signore a casa, lo saremo dovunque. Come madre, pala fede cristiana. Per essere monitore non è necessario dre, marito, moglie o parente, vi sono sempre dei memessere giganti spirituali, ma dobbiamo identificarci con bri di famiglia ai quali occorre dare il buon esempio. Paolo quando dice: “Siate miei imitatori, come anch’io Il nostro esempio è importante anche sul lavoro. lo sono di Cristo” (1 Cor.11:1). È importante mostrare dei buoni atteggiamenti. Siamo Coerenza significa anche crescita. Abbiamo bisogno di in amicizia con chi manifesta malcontento o con quelli crescere più vicino al Signore malgrado i periodici impe- che lavorano nel modo dovuto? Le nostre parole e le nodimenti personali. Dobbiamo incoraggiare i nostri stustre azioni sul lavoro rivelano la nostra vera natura. denti ad andare avanti, anche quando non sanno come. Il nostro comportamento durante il tempo libero deMolti adolescenti erigono delle difese rispetto le love altresì riflettere il carattere di Gesù. Un principio da ro frustrazioni interiori. Un buon monitore deve esseadottare è questo: “Se voglio veramente essere un esemre in grado di vedere al di là di queste difese ed aiutare pio e uno dei miei studenti mi vedesse in questo mogli studenti ad affrontare apertamente i loro insuccessi. mento e in questo luogo, che cosa penserebbe?”. Potrete riuscire in questo quando vedranno che voi stesIn qualità di monitore, possiamo essere un buon mosi sapete affrontare i vostri insuccessi. dello di comportamento se teniamo presente quanto siaUn fattore importante per essere modelli di comporta- no importanti i nostri studenti. mento è l’aiuto del Signore. Questo ci porterà a diventare una persona secondo la Dio non pretende che riusciate a far tutto da soli. volontà di Dio. Il primo aiuto che abbiamo bisogno da Gesù consiste nell’amore. Senza amore ci rinchiudiamo in un monTratto da do pieno solo di noi stessi. Con l’amore vediamo invece “Direttive della Scuola Domenicale” i nostri studenti come persone bisognose di vivere una ADI-Media relazione personale con Gesù. R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 11 Ira David Sankey cantore dell’Evangelo Ira David Sankey nacque ad Edimburg in Pennsylvania, il 28 agosto 1840. Suo padre David era un eminente cittadino, senatore dello Stato, e membro della Chiesa Metodista. Ira aveva sempre amato cantare e, nella sua biografia, narra di quando la sua famiglia si riuniva la sera attorno al fuoco per cantare gli inni del Signore, l’unica musica che egli conosceva. Andava volentieri in chiesa, non perché gli interessasse, ma perché, per lui, era un’opportunità per cantare. All’età di sedici anni, Ira fu invitato a partecipare ad una serie di raduni di risveglio in una chiesa a tre miglia di distanza da casa. Nonostante avesse preso l’impegno di assistere a tutti i culti, non ne era affatto interessato. Sedeva vicino ad altri ragazzi e, per non annoiarsi, passava il tempo a chiacchierare con loro ed a scambiarsi bigliettini. Le cose non sono cambiate di molto al giorno d’oggi. Accadde che una sera un anziano di chiesa si avvicinò ad Ira, che se ne rimaneva seduto al suo posto e non aveva risposto all’appello del predicatore per accettare il Signore. L’anziano di Chiesa, gli parlò della salvezza, invitandolo ad accettare Gesù. Ad Ira tutto ciò non interessava, ma l’anziano non perse le speranze, ed ogni sera si avvicinava al giovane, incoraggiandolo a dare il proprio cuore a Dio. La costanza dell’anziano di Chiesa fu premiata quando, una sera, Ira rispose all’appello, andò avanti, e chiese perdono a Dio in preghiera, quando l’ultimo dei culti di risveglio giunse al termine, Ira poteva dire di aver ricevuto la salvezza in Cristo. Ira era noto per la sua passione per la musica e la sua abilità nel canto sin da 12 R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 quando era bambino ed un giorno promise che avrebbe dedicato questo dono al servizio del Signore. Nel 1957 la famiglia Sankey si trasferì a Newcastle, Pennsylvania, dando la possibilità al giovane Ira di frequentare le scuole superiori. Ben presto, nella nuova chiesa Metodista, divenne direttore del coro, responsabile della Scuola Domenicale e, in seguito, membro dell’Associazione dei Giovani Cristiani (YMCA). Nel 1860 rispose alla chiamata alle armi del presidente Abramo Lincoln, e si arruolò bel Dodicesimo Reggimento Pennsylvania. Molti anni dopo, avrebbe scoperto che Dio aveva salvato la sua vita attraverso il suo canto. Una notte, infatti, mentre era di guardia, un soldato dell’esercito nemico lo aveva puntato con il fucile per ucciderlo, ma, udendo Ira cantare al Signore, decise di risparmiarlo. Nel 1870 si tenne ad Indianapolis il convegno del YMCA ed Ira fu mandato quale delegato della città di Newcastle. Egli aveva udito parlare molte volte di Dwight L.Moody, il famoso predicatore ed evangelista, con un dono potente del Signore nella predicazione, fu, quindi, compiaciuto nell’udire che anche Moody avrebbe preso parte al raduno quale delegato della città di Chicago. Dopo qualche giorno dall’inizio del raduno, fu annunciato che la riunione di preghiera mattutina, che si sarebbe tenuta alle ore sei nella Chiesa Battista, sarebbe stata condotta dal fratello Moody. Proprio in quella riunione fu chiesto ad Ira Sankey di guidare l’assemblea con il canto. Alla fine della riunione Mc Millan gli disse: “Voglio presentarti il signor Moody”. Ci unimmo alla fila di persone che aspettavano di stringergli la mano, e fu così che incontrai per la prima volta l’uomo con cui, secondo il piano di Dio, avrei collaborato per il resto della vita, ovvero quasi trent’anni. Le prime parole di Moody, dopo la nostra presentazione, furono: “Da dove vieni? Sei sposato? Qual è il tuo lavoro?” Dopo aver risposto che vivevo in Pennsylvania, ero sposato, avevo due figli, e lavoravo per il Governo, mi disse senza mezzi termini: “Dovrai dimetterti!” Rimasi meravigliato, non comprendendo per quale motivo mi veniva chiesto di lasciare quella che consideravo un’ottima posizione. “Per quale ragione?”, esclamai. Quando gli dissi che non potevo lasciare il lavoro, egli ribatté: “Devi! Ho cercato te negli ultimi otto anni”. Risposi che ci avrei pensato; tuttavia non avevo nessuna intenzione di lasciare il mio lavoro. Mi parlò, allora, del suo lavoro per il Signore a Chicago, e concluse dicendo che il maggior problema nei suoi incontri era il canto.” Moody riferì di non poter ovviamente cantare da solo e di dipendere, per condurre il canto durangte il culto, da altre persone che si erano spesso dimostrate inadeguate, poiché, dopo aver condiviso il messaggio con una gran folla di uditori ed essere stato sul punto di arrivare al dunque, queste persone non avevano dimostrato la giusta sensibilità nella scelta del canto e del modo di cantarlo. Nella sua grande opera di predicazione e di risveglio, Dwight Moody riteneva che il canto fosse una parte essenziale nell’opera evangelistica e, nel momento in cui avesse ottenuto il supporto definitivo di Sankey, le preghiere di otto anni sarebbero state esaudite. Ovviamente lo sforzo evangelistico sarebbe stato di Moody, ma la sua visione era che Sankey, con il canto, potesse attrarre le folle e preparare il suolo per il messaggio della Parola di Dio. Quella stessa mattina, Moody inviò un messaggio a Sankey chiedendogli di incontrarsi in un preciso angolo di una certa strada, alle sei di quella sera. Sankey giunse all’appuntamento con alcuni amici, intanto Moody era andato in un negozio nei paraggi ed era tornato con una cassa di legno, sulla quale invitò Sankey a salire e a cantare un inno. Quandio Sankey vi salì e cominciò a cantare, si avvicinò un gran numero di persone. Dopo il canto, fu il turno di Moody, che salì sulla cassa e presentò un fervente sermone per circa venticinque minuti. Un gran numero di operai, che aveva appena finito di la- vorare e si stava recando a casa, si era radunato attorno ai due evangelisti, fino a che circa trecento persone non circondarono la cassa sulla quale parlava Moody, per ascoltarlo. Al termine del messaggio egli invitò i presenti a seguirlo per continuare la riunione all’Opera House. Chiese quindi a Sankey di chiudere con un altro inno per poi continuare a cantandone uno inno familiare a tutti presenti, mentre la folla si recava all’Opera House di Indianapolis, proprio dove quella stessa sera avrebbe dovuto tenersi il convegno del YMCA. Giunti all’Opera House, gli uditori la riempirono completamente. Moody predicò ancora in un modo che Sankey non aveva mai sentito prima. All’arrivo dei delegati del YMCA, Moody dovette chiudere l’incontro, e lo fece con queste parole: “Ora dobbiamo chiudere, in quanto i fratelli del convegno desiderano entrare per discutere questo tema: “Come raggiungere le masse.” Ancora oggi si parla molto, ma si fa ben poco. Moody continuò a far pressione su Sankey perchè si unisse a lui nell’opera evangelistica, ma Sankey continuò a rifiutarsi fino a che il Signore non lo mise con le spalle al muro e, nel 1871, raggiunse Moody a Chicago. I due si recarono per le strade della città cantando e predicando in riunioni di preghiera mattutine e durante i culti regolari. Una sera, alla fine di un incontro, durante il quale la sala aveva traboccato di persone desiderose di udire la predicazione di Moody, Sankey comincò a cantare un canto, “Oggi il Signore chiama”. Giunto alla terza strofa, che diceva: “Oggi il Signore chiama: corri a cercare riparo; la tempesta della giustizia, incombe, e la morte è vicina”, la voce di Sankey fu soffocata dal suono dei motori e delle campane delle vetture dei vigili del fuoco. Nelle strade si udì una tremenda confusione, e Moody decise di chiudere il culto. La città di Chicago era in fiamme, e quell’episodio sarebbe rimasto nella memoria come “l’incendio di Chicago”. Sembrava che Dio avesse chiuso una porta nell’evangelizzazione di Chicago, ma Egli ne stava per riaprire un’altra. R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 13 Sankey tornò in Pensylvania, ma si unì definitivamente all’opera di Moody nel 1873, quando i due, assieme alle rispettive famiglie, si recarono in Gran Bretagna, dove operarono inizialmente in piccoli incontri, per poi predicare la salvezza in raduni a cui parteciparono migliaia di persone. Degno di nota è il culto tenutosi nella città di Londra, cui parteciparono circa ventimila persone, o l’occasione in cui Sankey cantò davanti alla regina Vittoria. Fu durante il viaggio in Inghilterra, che Sankey cominciò a compilare qualche semplice libretto con le parole dei canti, da usare nelle riunioni. Spesso, le persone li vollero in prestito, alle volte senza restituirli. Da qui, la decisione di Sankey di redigere un libro contenente gli inni da cantare e mettendolo in vendita per pochi soldi, in questo modo l’assemblea riunita ai culti avrebbe potuto unirsi al canto. Questa fu la nascita di uno dei più famosi innari in lingua inglese, intitolato “Sacred Songs and Solos”, e dell’innario di cui Sankey fu co-autore, intitolato “Gospel Hymns”. Egli stesso fu autore di molte melodie e testi che spesso apparivano sotto pseudonimo. In italiano alcuni titoli conosciuti sono: “Al buon combattimento”, “Cerchiamo il Signore”, “Vien, ti cerca l’alma mia”, “Sicuro io volgo il passo”, “Chi è qui pel Signore?” Un giorno, mentre la comitiva si recava a Liverpool, giunse la notizia che i fratelli, che tempo addietro li avevano invitati in occasione di alcuni culti, erano deceduti e che, pertanto non ci sarebbe stato più alcun raduno. La comitiva si diresse, allora, verso York dove, in fretta, fu organizzato un raduno al cui primo culto parteciparono solo una cinquantina di persone. La gente del luogo non era abituata al tipo di predicazione di Moody ed al tipo di canti eseguiti da Sankey, ma presto cominciarono ad arrivare inviti entusiastici da altre chiese. Ovunque i fratelli Moody e Sankey giungevano, il messaggio della salvezza era annunciato con potenza. In una chiesa il pastore invitò l’assemblea a partecipare alle riunioni in cui il fratello Sankey avrebbe cantato l’evangelo, gospel in inglese, un termine che non sarebbe anda14 R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 to perduto. Sankey cantava e il messaggio del canto preparava i cuori a ricevere il messaggio della Parola di Dio; Moody presentava il messaggio della salvezza e, mentre il canto di Sankey risuonava nella sala, le folle di peccatori rispondevano all’appello recandosi davanti al pulpito in modo che Moody potesse pregare con loro per la salvezza. Solitamente Sankey iniziava con un canto, quindi Moody predicava e infine Sankey concludeva con un canto mentre le anime rispondevano all’appello. Il merito di Sankey fu quello di aver reso l’inno evangelico un canto popolare, presentando la forma strofa-coro-strofa-coro in modo tale da rendere i canti più pregnanti dal punto di vista emotivo e più facili da memorizzare, facendo del canto uno strumento per convincere di peccato i cuori e per prepararli ad accettare il messaggio della salvezza. La sua sorprendente estensione di voce, la chiara pronuncia e la sua evidente semplicità unita al messaggio della salvezza e alla potente predicazione di Moody avevano divulgato la loro fama in tutta la Gran Bretagna, cosicché prima ancora del loro ritorno in America i nomi “Moody e Sankey” erano divenuti una sola cosa. In una lettera, il predicatore scozzese Horatius Bonar scrisse: “Questi fratelli americani non ci recano un nuovo Evangelo, né è nei loro piani portare alcuna novità, fatta eccezione, forse, per l’importanza maggiore attribuita al canto degli inni, attraverso i quali recano la Buona Novella agli ascoltatori. Possiamo fidarci di loro. Essi meritano pienamente la nostra fiducia”. Al suo ritorno negli Stati Uniti, Sankey continuò a seguire Moody nell’opera di evangelizzazione e fino alla fine lo accompagnò con perseveranza in varie zone urbane della costa Atlantica, annunciando la salvezza alle anime perdute. Ira D.Sankey e Fanny Crosby, di cui si è già parlato, furono buoni amici. Prima che Ira andasse col Signore, Fanny gli fece visita. Ecco come viene descritto il loro ultimo incontro: “Quando lei gli disse che il mondo intero stava pregando per la sua guarigione, il malato scosse la testa e rispose di dire ai suoi amici: ‘Spero di vederli nella terra in cui non c’è più sofferenza né dolore, e in cui Dio asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi.’ Ira chiese a Fanny di incontrarlo in Cielo, ‘presso la porta di perla sul lato orientale della città.’ Lì, disse, ‘ti prenderò per mano e ti accompagnerò lungo la strada d’oro, fino al trono di Dio, e… gli diremo: ‘Ed ora ti vediamo faccia a faccia, salvati per la tua infinita e pura grazia’”. Le Scritture e la potenza di Dio Matteo 22:23-33 I Sadducei, fautori di un credo mentale più che d’una fede spirituale, propugnavano la fine dell’esistenza umana dopo la morte e, quindi, negavano l’insegnamento biblico della resurrezione. A tal fine, essi interrogarono Gesù con il quesito rompicapo di una donna rimasta vedova di ben sette fratelli, dopo averli sposati uno dopo l’altro. Era probabilmente una storiella fittizia, tendente ad evidenziare quale imbarazzante ed insanabile caos ci sarebbe qualora uomini e donne dovessero vivere ancora dopo la morte fisica. Le idee religiose di questi sadducei, tuttavia, non si appoggiavano unicamente su inesistenti casi della vita terrena, ma ancor più su una errata concezione della realtà ultraterrena. Il Signore rispose innanzitutto alla loro ignoranza, insegnando che i vincoli coniugali non sussistono nella vita celeste. Infatti i rapporti tra gli uomini saranno mutati, sublimati nella gloria eterna, affinché “Dio sia tutto in tutti” (I Cor.15:28). Poi Gesù affrontò lo scoglio su cui s’infrange ancora l’anelito di elevazione spirituale di tante persone: il razionalismo. Per dimostrare la verità della vita a venire, citò Dio stesso, che, parlando al presente, disse a Mosè: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe” (Eso.3:6). Infatti, mentre Dio faceva tale affermazione, erano trascorsi già due secoli da quando l’ultimo dei tre patriarchi era stato sepolto. Queste parole furono pronunciate da un pruno che, sebbene avvolto dalle fiamme, restava intatto (Eso.3:2). Se il primo fattore potrebbe essere spiegato con un fenomeno di autocombustione, magari possibile nel cocente deserto, il fatto che quel cespuglio non si consumava oltrepassa indubbiamente le leggi naturali. Tale è il carattere delle Scritture ispirate: esse non sono contrarie alla logica naturale, ma operanti all’interno come al di sopra di essa. Chi si limita a credere e accettare quanto la mente umana o le leggi fisiche possono spiegare, si riduce ad aver fede nell’uomo, nelle sue facoltà, non certo in Dio e nella Sua onnipotenza. Questa è una fede morta, che non sperimenta l’opera del Dio vivente, né va oltre la fine di questa vita. Se la vera fede non annulla la razionalità umana, essa non si basa sulla sua capacità di comprensione, ma agisce sul piano spirituale fondandosi sulla soprannaturale Parola di Dio: “Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti... Per fede Abramo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito. Eppure Dio gli aveva detto: È in Isacco che ti sarà data una discendenza. Abramo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione” (Ebrei 11:3, 17-19). È tempo di credere in Dio con tutto il cuore, di quella fede che piace a Dio perché onora la Sua gloria di Creatore e Redentore con un animo umile e sincero. E tu, che cosa farai dinanzi alla Parola e all’opera di Cristo? Ti ostinerai nei tuoi pregiudizi, così che il tuo stupore degeneri in superbo scetticismo? Lascia piuttosto che esso sbocci in un nuovo senso di fiduciosa meraviglia, aprendoti alla luce e alla potenza vivificante dell’Evangelo! Alessandro Cravana R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 15 necessari Valori “Se dunque voi siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di sopra dove Cristo è seduto alla destra di Dio” (Colossesi 3:1). Si fa un gran parlare della mancanza di comunicazione, del fatto che la gente parla sempre meno, ma questo non significa che non comunica. Il modo di vestirsi, di parlare, di agire e di presentarsi di una persona ci evidenziano precisamente quali sono i suoi valori. Le cose che si considerano piacevoli e preziose rivelano dov’è rivolto il nostro cuore. A tal proposito Gesù disse: “Perché dov’è il tuo tesoro, lí sarà anche il tuo cuore” (Mat.6:21). Il cristiano, senza trascurare i suoi doveri terreni, forma la sua scala di valori sulla base della Parola di Dio e cerca prima di tutto: • la presenza del Signore. Il piacere più grande per il cristiano è quello di accostarsi a Dio, la fonte della sua gioia e soddisfazione. Siamo chiamati a “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio…” (Mat.6:33), perché in Lui ogni desiderio viene soddisfatto; • l’estensione del Suo regno. Quando annunciamo il messaggio dell’Evangelo al mondo, stiamo cercando le “cose di sopra”. Attraverso l’evangelizzazione e il servizio cristia- 16 R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 no, ci facciamo un tesoro eterno in cielo; • la comunione col Suo popolo. Il nostro amore per Dio si riflette nell’amore per la Sua Chiesa. Questi sono valori eterni che possiamo far nostri subito e sono le ricchezze spirituali che porteremo in cielo con noi. Necessità di cercare costantemente le cose eterne (Col.3:14). Paolo parla della pratica di vita che dovrebbe essere nei credenti. La vita nuova nel credente genera nuovi interessi, nuovi desideri e nuovi obiettivi. Il cristianesimo è più che un credo: è una vita, una nuova vita che ha inizio con una nuova nascita (Giov.3). Il Signore non si limita a insegnarci come vivere, ma mette in noi il desiderio di vivere come a Lui piace. La risurrezione in Cristo non va considerata solo come un evento futuro, ma è una realtà attuale; siamo “risuscitati con Cristo” già al presente. Siamo spronati a cercare “le cose di sopra”, i nostri desideri devono essere secondo la nostra nuova posizione in Cristo. Le nostre ambizioni non possono limitarsi alle cose terrene, al guadagno momentaneo; è necessario guardare scrupolosamente alla vita con ARTICOLI DI FEDE Crediamo e accettiamo l’intera Bib bia come la ispirata Parola di Dio, unica, infallibile e autorevole regola della nostra fede e della nostra condotta (II Tim.3: 15 -17; II Pie.1:21; Rom.1:16; I Tess.2:13). Crediamo nell’unico vero Dio, Eter no, Onnipotente, Creatore e Signore di tutte le cose e che nella Sua unità vi sono tre distinte Persone: Padre, Figliolo e Spirito Santo (Efe.4:6; Matt. 28:19; Luca 3: 21-22, I Giov.5:7). Crediamo al battesimo nello Spi rito Santo, come esperienza susseguente a quella della nuova nascita, che si manifesta, secondo le Scrit ture, con il segno del parlare in altre lingue e, praticamente, con una vita di progressiva santificazione, nell’ubbidienza a tutta la verità delle Sacre Scritture, nella potenza dell’annun cio di “Tutto l’Evangelo” al mondo (Atti 2:4; 2:42-46, 8:12-17; 10:44-46; 11:14-16; 15: 7-9; 19:2-6; Mar. 16:20; Giov.16: 13; Matt.28:19-20). Crediamo che il Signore Gesù Cri sto fu concepito dallo Spirito Santo e assunse la natura umana in seno di Maria vergine. Vero Dio e vero uomo (Giov.1:1,2, 14; Luca 1:34,35; Matt.1:23). una prospettiva spirituale, poiché siamo stati sollevati con Cristo alla destra del Padre nei “luoghi celesti” (Efe.2:6). La nostra vita attuale va vissuta alla luce della sua portata eterna; il piano di Dio sulla terra deve rientrare in tutti i nostri interessi e attività, la nostra vita “è nascosta con Cristo in Dio” (v.3). Il mondo ci è ostile, spesso appariamo misteriosi ai suoi occhi, perché non si rende conto di quando siamo importati agli occhi di Dio. Al massimo possiamo essere considerati come delle brave persone, anche se non veniamo riconosciuti come figli di Dio, coeredi di Cristo. Un giorno, quando Cristo sarà manifestato, appariremo con Lui in gloria e la nostra vera identità sarà rivelata. Allora il mondo conoscerà chi è Gesù e quali sono i Suoi veri discepoli. Necessità di regolare gli istinti (Col.3:5-11) La vita cristiana non è vissuta in una campana di vetro, dobbiamo affrontare le attrazioni di un mondo moralmente corrotto. Pur essendo rinnovato dallo Spirito Santo, il credente è tuttora nel corpo e deve perciò contendere con la vecchia natura. La nostra carne ci spinge in direzione opposta a quella del Signore, perciò il comando di Dio è: “Fate morire la carne!”. Crediamo ai carismi e alle grazie dello Spirito Santo nella vita dei cristiani che, nell’esercizio del sacerdozio universale dei credenti, si manifestano per l’edificazione, l’esortazione e la consolazione della comunità criCrediamo nella Sua vita senza pec- stiana e, conseguentemente, della società umana (I Cor. 12:4-11; Gal.5:22; cato, nei Suoi miracoli, nella Sua Ebr.13:15; Rom.12:1). morte vicaria, come “prezzo di riscatto per tutti” gli uomini, nella Sua resurrezione, nella Sua ascensione al- Crediamo ai ministeri del Signore la destra del Padre, quale unico me- glorificato, quali strumenti autorediatore, nel Suo personale e immi- voli di guida, d’insegnamento, di e nente ritorno per i redenti e poi sulla dificazione e di servizio nella comuterra in potenza e gloria per stabilire nità cristiana, rifuggendo da qualsiasi il Suo regno (I Pie. 2:22; II Cor.5:21; forma gerarchica (Efe.1: 22-23; 4:11Atti 2:22; I Pie.3:18; Rom. 1:4; 2:24; 13; 5:23; Col.1:18). I Cor.15:4; Atti 1:9-11, Giov.14:1-3; I Crediamo all’attualità e alla validiCor. 15:25; I Tim.2:5). tà delle deliberazioni del Concilio di Crediamo all’esistenza degli ange- Gerusalemme, riportate in Atti 15:28li creati tutti puri e che una parte 29; 16:4. di questi, caduti in una corruzione e perdizione irreparabili, per diret- Crediamo alla resurrezione dei ta azione di Satana, angelo ribelle, morti, alla condanna dei reprobi e saranno con lui eternamente puniti alla glorificazione dei redenti, i qua(Matt.25:41; Efe.6:11-12). li hanno perseverato nella fede fino alla fine (Atti 24:15; Matt.25:46; Crediamo che soltanto il ravvedi- 24:12,13). mento e la fede nel prezioso sangue di Cristo, unico Sommo Sacer Celebriamo il battesimo in acqua dote, siano indispensabili per la pu- per immersione, nel nome del Pa rificazione dal peccato di chiunque dre e del Figliolo e dello Spirito San Lo accetta come personale Salvatore to, per coloro che fanno professione e Signore (Rom.3:22-25; Atti 2:38; I della propria fede nel Signore Gesù Pie.1:18, 19; Efe.2:8). Cristo come loro personale Salvatore (Matt.28:18-19; Atti 2:38; 8:12). Crediamo che la rigenerazione (nuova nascita) per opera dello Spi rito Santo è assolutamente essenziale Celebriamo la cena del Signore o per la salvezza (Giov.3:3; I Pie.1:23; Santa Cena, sotto le due specie del pane e del vino, rammemorando coTito 3:5). sì la morte del Signore e annunzianCrediamo alla guarigione divina, done il ritorno, amministrata a chi secondo le Sacre Scritture median- unque sia stato battezzato secondo te la preghiera, l’unzione dell’olio e le regole dell’Evangelo e vive una vil’imposizione delle mani (Isa.53:4-5; ta degna e santa davanti a Dio e alla Matt.8:16-17; I Pie.2:24; Mar. 16:17- società (I Cor.11:23-29; Luca 22:1918; Giac.5: 14-16). 20). R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 17 Il corpo può essere un’ampia strada per la quale accede la tentazione o diventare per grazia di Dio il tempio dello Spirito Santo. La vita cristiana è soggetta alla lotta incessante per la vita; non fermiamoci a godere le vittorie del passato, la battaglia non è ancora finita! Opponiamoci ai peccati della carne, respingiamoli senza compromessi! L’apostolo elenca dettagliatamente quei comportamenti peccaminosi che provocano l’ira di Dio. Le debolezze della carne menzionate da Paolo sono in ogni individuo che vive lontano da Dio. “Fornicazione, impurità, lussuria, mala concupiscenza e cupidigia” non sono certo cose adatte “all’uomo nuovo” (Mat.5:27-28). Lo Spirito Santo non si limita a condannare i peccati della carne, ma attraverso l’apostolo denuncia i peccati di temperamento e di lingua: ira, ovvero quel rancore malefico che genera all’istante rabbia e vendetta; collera, cioè ostilità e cattiveria radicati nell’animo naturale; malignità, ossia desiderio di vedere il male abbattersi sul prossimo; maldicenza, che è parola provocatoria contro gli altri; parole disoneste, ossia espressioni scurrili. Tutte queste cose vanno “rimosse” come un vecchio vestito logoro ed anche le falsità, inconciliabili con la condotta cristiana, vanno eliminate. ta nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria” (v.4). Il vincolo che unisce i credenti è l’amore, questi è il primo frutto dell’anima rigenerata, e prova dell’autenticità della conversione. Un cristianesimo senza amore è una misera finzione. Il vero amore è concepito nel credente solo dallo Spirito Santo: è la natura di Dio in noi. In armonia con la pace: Dio vuole che ci sia pace nella Chiesa, che deve essere unita in un solo corpo. È la pace di Cristo che regna nei cuori a condizionare i rapporti con gli altri “E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un sol corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti” (v.15). In armonia con la Sua Parola: la Parola di Cristo, quando dimora in noi, ci ammaestra, ammonisce e suscita in noi dei canti di lode a Dio: “La parola di Cristo abiti in voi doviziosamente; ammaestrandovi ed ammonendovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni, e cantici spirituali” (v.16). In armonia con il potente nome di Gesù Cristo: l’apostolo avverte che ogni cosa deve essere fatta nel nome del Signor Gesù, cioè secondo la Sua volontà e alla Sua gloria; in questo modo, Egli ci provNecessità di vivere in armonia (Col.3:12-17) vede la guida e la forza per praticare i Suoi coman“Eletti di Dio, santi ed amati”; con queste parodamenti. le l’apostolo identifica i Colossesi. Non perdiamo “Che male c’è?” È un’espressione che non dovrebmai di vista la nostra nuova identità in Cristo, il no- be essere sulle labbra dei credenti. Non dobbiamo me che portiamo; la posizione di santità in Cristo percorrere la strada pericolosa delle discolpe o delcui siamo stati elevati deve condizionare le nostre le difese, ci vuole poco a sfuggire dal modello che azioni ed i nostri atteggiamenti. Paolo evidenzia che Dio ha stabilito. non basta deporre il vizio, che deve essere sostituiSe, invece, vogliamo valorizzare i nostri modi di to dalla virtù. agire, domandiamoci sempre: “Che bene c’è?”, oppure: “Gesù che cosa avrebbe fatto?”. In armonia con la compassione: la tenera comCiò che siamo veramente si manifesta da come passione, la benignità, l’umiltà, la dolcezza, la lonviviamo, non da ciò che diciamo di credere, e per ganimità; queste virtù che Paolo elenca riguardascoprirlo basta esaminare le cose che facciamo in no i nostri rapporti col prossimo. I figli di Dio non segreto. possono fare a meno di perdonare e sopportare: E questo è possibile solo se viviamo sotto la po“Sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi a vi- tente unzione dello Spirito Santo, solo così possiacenda, se uno ha di che dolersi d’un altro. Come il mo adoperarci alle cose utili ed edificanti, condiviSignore vi ha perdonati, così fate anche voi” (v.13). dendo appieno quello che l’apostolo afferma: “Ogni Anche eventuali divergenze che possono crearcosa è lecita, ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è si vanno affrontate coerentemente con la natura di lecita, ma non ogni cosa edifica” (I Cor.10:23). Cristo. Siamo chiamati a perdonare come Cristo ci ha perdonati, con grazia e generosità. Cesare Turco In armonia con l’amore: l’amore è la virtù che Dio richiede dal Suo popolo: “Quando Cristo, la vi18 R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 Notizie dalle nostre Comunità CALENDARIO APPUNTAMENTI RADUNO CAMPISTICO ITALIA NORD EST BATTESIMI A GINOSA (TA) no fatto Abbiamo il piacere di comunicare che nella gioire comunità di Ginosa (TA) abbiamo avuto due la comunidomeniche festose consecutive. Il 31 maggio 2009, nel culto pomeridiano una coppia è tà che scesa nelle acque battesimali durante un cul- ha reso lodi al Signore con una numerosa e to nel quale abbiamo avuto, gradito ospite, il sentita partecipazione, lasciandoci la certezza fratello Raffaele Lucano da Cornaredo (MI). Il che ognuno è rientrato a casa, nelle due cirSignore è stato con noi e Lo ringraziamo con costanze, benedetto e consolato dal Signore. Pregate per noi affinché il Signore ci conceprofonda gratitudine. La domenica successida di vedere altri scendere nelle acque batteva, 7 giugno, abbiamo celebrato la Cena del simali, segno di progresso spirituale e beneSignore e nell’occasione il messaggio è stato predicato dal fratello Marco Tesoro, che cura dizioni dall’alto. A Dio sia la gloria per tutto le comunità di Locorotondo e Grumo Appula quello che ci concede. Carmine Lamanna in provincia di Bari. Queste circostanze hanBATTESIMI A NAPOLI SANTA LUCIA la Cena del Signore, ricordando la Sua morte con i simboli del pane e del vino. In una meravigliosa attitudine di riverenza e di intima Desideriamo ringraziare il Signore per cocomunione siamo stati edificati dalla Parola di me continua la Sua opera nella comunità di Dio tratta dall’epistola degli Ebrei capitolo 1, Napoli-Santa Lucia. Rendiamo partecipe la fratellanza della gioia che il Signore ci ha con- soffermandoci sull’autorità di Cristo sulla morcesso il 7 Giugno nel veder scendere nelle ac- te che è per noi garanzia per la vita eterna. Fiduciosi in Colui che ha iniziato un’opeque battesimali cinque credenti. Le loro testimonianze ci hanno rallegrato perché, nono- ra buona in noi e la condurrà a compimento, stante le difficoltà, “Gesù Cristo è lo stesso ie- studiandoci di rimanerGli fedeli fino alla fine. Paolo Vitulli ri, oggi e in eterno” (Ebr.13:8). L’opera preziosa della grazia di Dio trasforma i cuori e dona una nuova vita. Per l’occasione la chiesa era gremita di credenti e simpatizzanti. Il Signore ci ha parlato attraverso il brano del profeta Isaia al capitolo 43, mettendo in evidenza la strada che Dio ha aperto nel deserto: Cristo Gesù il nostro Signore. La domenica successiva 14 Giugno abbiamo celebrato il culto con NUOVO LOCALE DI CULTO A BUSTO ARSIZIO (VA) tello Samuele Plasmati, pastore della comunità di Saronno (VA) e Bollate (MI), invitandoci attraverso il Salmo 122 ad amare la Chiesa e a pregare affinché il Signore continui a beDesidero comunicare a tutta la fratellanza nedirla. Domenica 21 è stato tra noi il fratelche dopo qualche anno di ricerca il Signore lo Loid Ambros, in visita nella nostra zona. ci ha concesso di poter avere un nuovo loIl fratello, meditando da II Cronache 7:14, ci cale di culto per la Chiesa di Busto Arsizio. Con grande gioia ed emozione, nei giorni 20 ha parlato di come il popolo di Dio è un popolo che deve mantenersi umile, cercare la e 21 giugno abbiamo dedicato al Signore il Sua faccia, pregare e ricercare la Sua volonnuovo locale di culto con due serate di ringraziamen- tà. Grati al Signore per quanto ci ha concesso, un ringraziamento va a tutti i fratelli che hanto al nono collaborato aiutandoci a realizzare ciò che stro Dio, che ci ha il Signore aveva preparato per noi. Egli, che è un Dio ricco, arricchirà coloro che si sono imonorato con la Sua pegnati in ogni maniera per la Sua gloria. A presenza. Dio sia tutta la gloria e l’onore. Il nuovo indiSabato 20 rizzo è: via Pontebba, 2 – Busto Arsizio (VA). è stato tra Un saluto in Cristo a tutta la fratellanza. Gaetano Salerno noi il fra- Sabato 12 settembre 2009, a Castel San Pietro (BO), presso il Pala Congressi, si terrà il Raduno Campistico della zona Italia Nord Est. Ospite il fratello Domenico Modugno. INCONTRO CONDUTTORI PROVINCIA DI TARANTO Lunedì 14 settembre 2009 a Palagiano (TA), alle ore 19, si terrà un incontro dei conduttori delle chiese provincia di Taranto. INCONTRO CAMPISTI PUGLIA-BASILICATA Sabato 24 ottobre 2009, a Massafra (TA), presso il locale di culto di Viale Marconi, si terrà l’Incontro Campisti della zona Puglia e Basilicata. Ospite il pastore Giuseppe Conserva. CONVEGNO NAZIONALE RADIO EVANGELO Sabato 3 ottobre 2009, presso il Centro Comunitario Evangelico Poggiale (BO), si terrà il Convegno Nazionale delle Radio Evangelo, riservato ai direttori ed ai collaboratori delle diverse radio presenti sul territorio nazionale. CONVEGNO PASTORALE ITALIA NORD EST Venerdì 16 e sabato 17 ottobre 2009, presso il Centro Comunitario Evangelico Poggiale (BO), si terrà il Convegno Pastorale della zona Italia Nord Est. INCONTRO CHIESE PROVINCIA DI MATERA Sabato 17 ottobre 2009 si terrà, a Matera - Via XX Settembre 14/6, l’Incontro delle chiese della provincia di Matera XXXIV INCONTRO NAZIONALE GIOVANILE ADI-IBI Da venerdì 30 ottobre a lunedì 2 novembre 2009, a Fiuggi Terme (FR), presso il PalaFiuggi, si terrà il XXXIV Incontro Nazionale Giovanile A.D.I.I.B.I. R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9 19 Notizie dalle nostre Comunità BATTESIMI A PADOVA ma di un annuncio per tutti coloro che per la prima volta hanno sentito che Gesù anDomenica 14 giugno è stata una giorna- cora oggi è il Vivente, è l’unico Salvatore ta di grande festa per la chiesa di Padova. che ama e perdona, che abita nel cuore di Nove neofiti hanno testimoniato nella pre- tutti coloro che Lo amano, e che dona vita eterna a chi Lo invoca con tutto il cuore! senza di Dio e davanti a tutta la comuDopo i battesimi, le testimonianze dei neonità della loro esperienza di salvezza in fiti hanno raccontato tante storie di vita diCristo. Una grande affluenza di oltre 450 verse, ma con un unico punto in comune a presenze tra parenti, amici e fratelli delle comunità circonvicine hanno reso il lo- tutti: Gesù è il loro Salvatore e Redentore. La nostra preghiera va a tutti coloro cale insufficiente a contenere tutti i conche hanno pertecipato per la prima volvenuti. Per l’occasione il messaggio della Parola del Signore è stato affidato al fratel- ta al culto affinché il Signore possa segnalo Alessandro Cravana, pastore delle chiese re il loro cuore con quello che hanno vidi Brescia e Cremona. Il testo tratto da una sto e udito e che possano dire insieme a porzione del capitolo 51 di Isaia ha trovato noi “Oggi abbiamo visto cose straordinaspunti di esortazione e riflessione per tutti, rie” (Luca 5:26). Iddio ci benedica e ci tensia per i credenti, sia per coloro che parte- ga fedeli a Lui fino alla fine. Vincenzo Specchi cipavano al culto del Signore per la prima volta. Il momento del battesimo è stato ricco di gioia e commozione. Non si è trattato solo un atto di ubbidienza a Dio e alla Sua Parola; PROMEMORIA APPUNTAMENTI XXXIV Incontro Nazionale Giovanile ADI-IBI riservato a credenti d’età compresa fra i 18 e i 40 anni Fiuggi Terme (FR) dal 30 ottobre al 2 novembre 2009 prenotazioni entro e non oltre il 15 settembre 2009 presso Istituto Biblico Italiano - Via Prenestina 639 - 00155 Roma fax 06.22.80.111 e mail [email protected] Risveglio Pentecostale Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia” Ente Morale di Culto D.P.R.5.12.1959 n.1349 Legge 22.11.1988 n.517 Mensile a carattere religioso pubblicato dal Consiglio Generale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia” Direzione, Redazione e Amministrazione: Via Altichieri da Zevio, 1 - 35132 Padova Tel. 049.605127 - fax 049.612565 e mail: [email protected] Versamenti c/c postale n.12710323 intestato a: Risveglio Pentecostale Via Altichieri da Zevio, 1 - 35132 Padova Spedizione in Abbonamento Postale Poste Italiane spa - D.L.353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 2, DCB Vicenza Tipografia Cooperativa Tipografica Operai srl - Vicenza “Risveglio Pentecostale” è una pubblicazione delle As semblee di Dio in Italia, che fin dal 1946 ha lo scopo d’essere, con l’aiuto di Dio, strumento di edificazione per la Chiesa del Signore, sostenendosi esclusivamente con libere offerte. Questo numero di Risveglio Pentecostale è consultabile anche su internet all’indirizzo web delle Chiese Cristia ne Evangeliche A.D.I.: www.assembleedidio.org STAMPE PERIODICHE Imprimé à taxe réduite - taxe perçue Tassa pagata - Italia In caso di mancata consegna si prega di restituire al mittente (Redazione Risveglio Pentecostale, Via Altichieri da Zevio, 1 - 35132 Padova) che si impegna a corrispondere il diritto fisso specificando il motivo contrassegnando con una X il quadratino corrispondente: Destinatario sconosciuto PARTITO Trasferito IRREPERIBILE deceduto Indirizzo insufficiente inesatto Oggetto rifiutato non richiesto non AMMESSO grazie per la cortese collaborazione 20 R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9