Risveglio
Pentecostale
Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia
Periodico Mensile - Poste Italiane spa - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L.353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 2, DCB Vicenza
Numero 9 - Anno LXIII
Settembre 2009
«Insegna al fanciullo
la condotta
che dovrà tenere;
anche quando
sarà vecchio
non se ne
allontanerà»
(Proverbi 22:6)
Risveglio
Pentecostale
Organo ufficiale
delle Chiese Cristiane Evangeliche
“Assemblee di Dio in Italia”
Ente Morale di Culto
D.P.R. 5.12.1959 n.1349
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Modugno, Elio Varricchione.
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Ba mbini o
L’apostolo Paolo in 1 Corinzi
13:11 scrive: “Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo
da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino”.
In questo verso l’apostolo sottolinea l’evidente distinzione tra infanzia ed età adulta.
Nella Bibbia l’infanzia, applicata
alla vita spirituale, ha una connotazione sia positiva che negativa.
Quella positiva si riferisce alla
semplicità e alla purezza tipica dei
bambini, come metafora dell’autentica vita vissuta nello Spirito.
La connotazione negativa si riferisce invece ai comportamenti improntati alla litigiosità, all’ignoranza, all’incostanza e all’insensatezza
dell’età infantile come rappresentazione pratica di una vita cristiana
vissuta secondo la carne, non ancora giunta a maturità.
Nella sua accezione positiva la
condizione tipica della fanciullezza è stata usata dal Signore Gesù
Cristo per indicare e spiegare alcuni requisiti spirituali del vero discepolo, a cominciare dalle condizioni indispensabili per entrare nella
realtà del Regno dei Cieli: “In verità vi dico: se non cambiate e non
diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo
18:3).
Anche gli apostoli Paolo e
Pietro parlano degli aspetti positivi dell’infanzia in riferimento alla
vita spirituale: “Fratelli, non siate
bambini quanto al ragionare; siate
pur bambini quanto a malizia, ma
quanto al ragionare, siate uomini
compiuti” (1 Corinzi 14:20) “Come
bambini appena nati, desiderate
il puro latte spirituale, perché con
esso cresciate per la salvezza” (1
Pietro 2:2).
È ovvio che l’infanzia è solo la
fase iniziale della vita, il bambino
deve crescere! “E il bambino cresceva e si fortificava; era pieno di
sapienza e la grazia di Dio era su
di lui“ (Luca2:40).
Il credente deve raggiungere la
maturità, anche se deve conservare i tratti positivi della fanciullezza.
Ogni credente, a un certo momento della sua vita, deve poter
dire: “Ho smesso le cose da bambino”.
Nella vita spirituale di ognuno di
noi, all’inizio, si sono manifestati
atteggiamenti infantili, compensati però dalle connotazioni positive
della fanciullezza spirituale.
Ma, in ogni caso, è necessario
raggiungere la piena maturità spirituale!
I bambini, spiritualmente parlando, preferiscono il gioco al lavoro,
il divertimento allo studio; soffrono di paure ingiustificate, evidenziando anche momenti di vera follia e comportamenti irresponsabili.
La Scrittura mostra chiaramente
le manifestazioni e le caratteristiche dei credenti rimasti “bambini”:
• conoscenza lacunosa e superficiale: “Su questo argomento
avremmo molte cose da dire, ma è
difficile spiegarle a voi perché siete diventati lenti a comprendere“
(Ebrei 5:11);
SOMMARIO
Settembre 2009
Uomini?
• confusione e mancanza di
ragionevolezza nell’esercizio
dei doni e nella celebrazione
del culto in generale: “Fratelli,
non siate bambini quanto al ragionare; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto al ragionare, siate uomini compiuti”
(1 Corinzi 14:20);
• litigiosità, animosità e
assurde prese di posizione:
“Fratelli, io non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come
a bambini in Cristo. Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate capaci di sopportarlo; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora
carnali. Infatti, dato che ci sono
tra di voi gelosie e contese, non
siete forse carnali e non vi comportate secondo la natura umana?” (1 Corinzi 3:1-3);
• incontentabilità e caparbietà: “Ma a chi paragonerò questa generazione? È simile ai bambini seduti nelle piazze che gridano ai loro compagni e dicono: “Vi abbiamo sonato il flauto e non avete ballato;
abbiamo cantato dei lamenti e
non avete pianto”. Difatti è venuto Giovanni, che non mangia e
non beve, e dicono: “Ha un demonio!” È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco un mangione e un beone, un amico dei pubblicani e
dei peccatori!” Ma la sapienza è
stata giustificata dalle sue opere”
(Matteo 11:16-19);
• instabilità e leggerezza
nella dottrina: “Fino a che tutti giungiamo all’unità della fede e
della piena conoscenza del Figlio
di Dio, allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta
di Cristo; affinché non siamo più
come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per
l’astuzia loro nelle arti seduttrici
dell’errore” (Efesini 4:13-14).
Pertanto “cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè
Cristo” (Efe.4:15).
Per quanto riguarda la purezza, la fiducia, l’umiltà e la semplicità rimaniamo pure bambini, ma
per tutto il resto dobbiamo crescere, diventando al più presto uomini maturi.
Chi fra quanti stanno crescendo nelle vie del Signore Lo stanno servendo anche nell’impegna�tivo e importante compito di monitore o monitrice della Scuola
Domenicale, a maggior ragione,
preghi il Signore di poter seguire
pienamente il consiglio che l’apostolo Paolo dà a Tito: “Ma tu esponi le cose che sono conformi alla
sana dottrina... Esorta ugualmente i giovani a essere saggi, presentando te stesso in ogni cosa come
esempio di opere buone; mostrando nell’insegnamento integrità, dignità, linguaggio sano, irreprensibile, perché l’avversario resti confuso, non avendo nulla di male da
dire contro di noi” (Tito 2:1,7-8).
Antonino Mancuso
Editoriale - A. Mancuso
Bambini o uomini? ..... pag.2
Il compito del monitore
M. Pearlman.................. pag.4
Parlare in altre lingue
J. Fields.........................pag.6
La prima Scuola
della Domenica............ pag.8
Il monitore, modello
di comportamento ....pag.10
Cantore dell’Evangelo
I. D. Sankey ...................pag.12
Le Scritture
e la potenza di Dio
A. Cravana ...................pag.15
Valori necessari
C. Turco ........................pag.16
Notizie Dalle Nostre
Comunità.....................pag.19
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Il compito del monitore
“Come devo svolgere il compito di monitore della Scuola Domenicale? Che cosa devo
insegnare agli alunni cha la chiesa ha affidato alle mie cure? Come devo insegnare? Come
devo preparare la lezione? A queste e a molte altre domande risponde questo simpatico
volumetto” (Guida per i monitori delle Scuole
Domenicali, Myer Pearlman) così scriveva il
fratello Umberto Nello Gorietti nella prefazione
della prima edizione italiana. Oltre a questo:
“Personalmente ho tratto grandi insegnamenti dalla lettura di queste pagine, costantemente pervase dal profumo della gioventù che vive
cercando gioia e ristoro soltanto in Gesù Cristo
e nella Parola di Dio, e che dalla Parola trae la
forza per andare alla salvezza e per vivere nella pace e nella dirittura che solo il Figliolo di
Dio può dare… In un mondo perverso, vogliamo che i nostri bambini e i nostri giovani non
vadano brancolando nel buio ma che, invece,
fin da piccoli abbiano davanti agli occhi una
luce nitidissima, la fede, e ad essa tendano con
tutte le loro forze”.
Ecco il primo capitolo di questo libro.
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Insegnare nella Scuola Domenicale è senza dubbio
un compito impegnativo. Esso comporta onore, ma
anche una grande responsabilità: quella di cooperare con Dio nella formazione del carattere cristiano dei
bambini, dei giovani o dei credenti meno giovani e
d’impartire loro le necessarie cognizioni spirituali tratte dalle Sacre Scritture. Il monitore può raggiungere
ottimi risultati, se considera questo aspetto del servizio cristiano una vera e propria vocazione.
Prima di tutto il monitore deve ricercare qualcosa
che non può essere acquisito con il semplice studio: la
pienezza dello Spirito Santo, i doni spirituali utili per
un efficace servizio cristiano (cfr.1 Cor.12:1-10,28).
Poi, ricordando che Dio opera sempre facendo uso
anche della nostra intelligenza, comincerà la propria
preparazione ponendosi alcune domande.
Perché devo insegnare?
Ovvero: qual è il ruolo e la finalità dell’insegnamento? Il monitore deve aver chiaro lo scopo principale dell’insegnamento, deve sapere a che cosa esso
mira, altrimenti, se il traguardo da raggiungere è incerto, altrettanto incerti saranno i risultati del suo insegnamento.
preparazione dell’insegnante, egli non
raggiungerà l’obiettivo prefissato se non
sarà in grado di convogliare i concetti
e le cognizioni nella mente degli alunni. È questione di metodo. Quale metodo devo usare? Questa domanda ci conduce al tema di questo libro, che è: l’arte d’insegnare le lezioni nella Scuola
Domenicale.
Ma è possibile imparare ad insegnare? Io pensavo che l’insegnamento fosse
un dono di natura, dirà il lettore. Noi rispondiamo che è vero che certe persone posseggono un’attitudine particolare
Chi devo istruire?
all’insegnamento, ma è anche vero che
Ovvero: a quale classe dovrò insegnare? I
talenti e le qualità proprie di ogni singolo inse- quest’arte può essere acquisita ed affinagnante riveleranno presto se egli è più adatto a ta. Alcuni possono sembrare dei “geni”
insegnare agli adulti, ai giovani, ai ragazzi o ai in quest’arte, ma nella maggior parte dei
fanciulli che compongono le diverse classi del- casi il loro genio è “il risultato per il due
per cento di ispirazione e per il novanla scuola domenicale.
totto per cento di sudore”, come disse
una volta Edison.
Che cosa devo insegnare?
L’insegnamento è un’arte che può esOvvero: quale conoscenza ho dell’argomensere acquisita, perché è governata da
to che dovrò trattare? Naturalmente il tema
leggi definite. Se si studiano e si imparaprincipale dell’insegnamento sarà la Bibbia e
le verità in essa contenute; pertanto egli dovrà no bene queste leggi, e si applicano costantemente e pazientemente, si scoprirà
fare quanto è in suo potere per apprendere la
storia, la dottrina, la geografia e i costumi della che la lezione otterrà l’effetto desiderato.
Il successo nell’insegnamento dipende
Bibbia stessa.
dal sapere come insegnare e dalla con“Tu che insegni agli altri, non insegni a te
sacrazione del monitore al Signore.
stesso?” (Rom.2:21).
L’insegnante non può dare ciò che non possiede, non può spiegare ciò che non comprentratto da
de, né può parlare con autorevole certezza se
“Guida per i monitori
non è padrone dell’argomento che sta trattandelle Scuole Domenicali”
do.
Myer Pearlman
La persona che intende prendere sul serio
ADI-MEDIA
l’insegnamento studierà senza posa, sarà un
lettore diligente di tutto quel che riguarda la
Bibbia e si applicherà anche a studi sistematici
della Parola di Dio.
Tutto questo comporterà sicuramente un
duro lavoro, ma non si può acquisire a buon
mercato un’efficace abilità nell’insegnamento.
Però, tutti i grandi sforzi sono la premessa per
ottenere grandi risultati.
Dopo un accurato esame della questione,
l’insegnante veramente cosciente della propria
responsabilità spirituale, che svolge con vero
amore e con vera dedizione l’incarico affidatogli, giungerà alla conclusione che il suo lavoro
e tutti gli sforzi profusi saranno volti a proclamare le verità della Bibbia, per condurre i suoi
alunni all’esperienza della salvezza, e perché
ogni lezione sia un’occasione particolare, nella quale venga progressivamente modellato il
carattere cristiano di ogni alunno. Insomma, il
suo obiettivo principale sarà quello spirituale.
Come devo insegnare?
Questa è una domanda alla quale è molto importante rispondere, perché per quanto
possa essere grande il bagaglio culturale o la
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in altre
Parlare
Non possiamo leggere il libro degli Atti degli Apostoli
evitando il soggetto del parlare
in altre lingue.
La potente presenza dello
Spirito Santo guidò i discepoli di Gesù a parlare delle lingue
che non avevano mai conosciuto prima d’allora.
In Atti 2:4 è descritto come
centoventi discepoli di Gesù
“furono riempiti di Spirito
Santo e cominciarono a parlare
in altre lingue come lo Spirito
dava loro di esprimersi”.
In Atti 10 è riportato il messaggio di Pietro ad un gruppo
di non credenti nella casa di
Cornelio, il centurione. Queste
persone ricevettero Gesù come
personale Salvatore e parlarono in lingue quando lo Spirito
Santo venne anche su loro (Atti
10:45-46).
Sempre nel libro degli Atti
possiamo leggere di quando l’apostolo Paolo visitò, in
Turchia, la città di Efeso. Qui
incontrò dodici credenti, discepoli di Giovanni Battista che
avevano accettato Gesù come
loro Signore. Quando Paolo
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chiese loro: “Riceveste lo Spirito Santo quando credeste?”, essi gli risposero: “Non abbiamo
neppure sentito che ci sia lo Spirito Santo”.
Certamente l’apostolo Paolo li istruì in merito e, successivamente, “avendo Paolo imposto
loro le mani, lo Spirito Santo scese su di loro ed
essi parlavano in lingue e profetizzavano” (Atti
19:6).
Parlare in lingue ha sempre fatto parte
dell’esperienza cristiana, fin dall’inizio.
Parlare in lingue è un atto dello spirito
dell’uomo separato dalla mente umana
L’apostolo Paolo dichiarò: “…Se prego in altra lingua, prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa… Pregherò con lo
spirito; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza” (1 Cor.14:14-15).
È così che il parlare in lingue riportato in
Atti 2, 10 e 19, mostra dei credenti che parlano a Dio mediante il loro spirito umano. Parlare
in lingue è semplicemente parlare dallo spirito
umano in lingue sconosciute alla mente di chi
innalza la propria voce.
Parlare in lingue indirizza l’adorazione
a Dio dal nostro spirito, quando la mente
non ha più parole
Paolo sottolinea: “Chi parla in altra lingua
non parla agli uomini, ma a Dio” (1 Cor.14:2).
Si vede come il parlare in lingue sia la risorsa primaria (non esclusiva) a disposizione del
lingue
credente che desideri volgersi
a Dio direttamente dallo spirito
umano.
Quando lo spirito umano
desidera mostrare tutto l’amore e la devozione al Signore
incontra come una specie di
blocco stradale sul proprio
cammino. Siamo ripieni di
amore per Dio, vogliamo dare tutta la lode e l’adorazione
a Lui, ma il nostro vocabolario ristretto ci limita, ci blocca
nell’esporre tutto quello che è
nel nostro cuore. Solo lo Spirito
Santo può rendere disponibile il Suo illimitato vocabolario
al nostro spirito, permettendoci così di avanzare nell’adorazione a Dio, superando i limiti
della nostra mente.
Parlare in lingue coopera con il piano di Dio per la
nostra vita
Lo Spirito di Dio desidera
ardentemente esprimersi per
mezzo dei Suoi figlioli, ma non
forza nessuno ad abbandonarsi
a Lui. Dio opera in quanti bramano adoperarsi secondo i desideri del Signore, cooperando
nell’opera Sua.
Ad esempio, solo dopo che
siamo nati di nuovo per la potente opera di convinzione di
peccato operata dallo Spirito
Santo nei nostri cuori abbiamo
desiderato sottometterci alla signoria di Cristo.
Abbiamo cooperato con lo Spirito Santo, mentre veniva operata in noi la trasformazione in figli di Dio.
Così è con il parlare nelle lingue che Lui ispira.
Lo Spirito Santo non forza nessuno a parlare
in lingue che la mente non conosce. D’altra parte, Egli mette a disposizione il Suo illimitato vocabolario per ogni credente nato di nuovo che
desidera parlare dal proprio spirito umano direttamente a Dio.
Notiamo l’enfasi posta in Atti 2:4 riguardo alla realtà che questa esperienza è a disposizione di ogni credente: “Tutti furono riempiti di
Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre
lingue come lo Spirito dava loro da esprimersi”.
Lo Spirito Santo ha dato, a quelli che avevano
arreso mente e spirito a Dio, la capacità di parlare in altre lingue.
Riversare tutto il nostro amore e la nostra
adorazione a Dio mediante le lingue provvedute dallo Spirito Santo è un miracolo, ma non è
un mistero. Noi crediamo all’Iddio dei miracoli
che, immutabilmente e senza vacillare, compie
ancora oggi miracoli nella vita dei Suoi figlioli!
Gesù ha promesso che il Padre Celeste
avrebbe dato lo Spirito Santo a quanti Glielo
avessero chiesto (vedi Luca 11:13).
Dopo che noi avremmo chiesto al Padre il
battesimo nello Spirito Santo, Egli risponderà
permettendoci di esprimerci in altre lingue.
L’Iddio dei miracoli desidera agire per ciascuno di noi dando alla nostra preghiera una nuova potenza, proveniente dall’alto, per adorare
Lui con le lingue che Lui stesso ci provvederà.
James Fields - Today Pentecostal Evangel
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la prima
Scuola
La prima testimonianza storica dell’istituzione della Scuola
Domenicale risale al
1780, quando Robert
Raikes (1735-1811), editore di Glouchester in
Inghilterra, decise di fare qualcosa per frenare lo stato di criminalità e povertà presente
La storia di un uomo che
nel suo paese. All’inizio
desiderava unicamente
cercò di lavorare fra i
“andare attorno facencarcerati con risultati
do del bene”. Crediamo
deludenti, perciò decici sia riuscito; le Scuole
se di dedicarsi ai bamDomenicali, frequentabini e ai ragazzi della
te da milioni di credenti
sua città che vivevano
nel mondo, ne sono la tein totale abbandono,
stimonianza concreta.
riuscendo ad organizzare lezioni scolastiche
Robert Raikes
nell’unico giorno libero
a cura di J.Henry Harris
dai lavori ai quali i raADI-Media
gazzi erano sottoposti:
la domenica.
Sorse così la Scuola Domenicale nella quale si poteva imparare a leggere e a scrivere grazie all’insegnamento impartito da maestri retribuiti da Robert
Raikes. Le motivazioni che inizialmente spinsero
Robert Raikes a dare avvio a questa attività furono filantropiche e sociali.
John Wesley (1703-1791), pastore anglicano fondatore del movimento metodista, fece della Scuola
Domenicale uno dei settori più importanti dell’opera della Chiesa Metodista. Robert Raikes, prima della sua morte, nel 1811, potè rallegrarsi perché oltre
250.000 bambini e ragazzi stavano frequentando le
Scuole Domenicali in Inghilterra, in Irlanda e negli
Stati Uniti.
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Fino al 1815 le Scuole Domenicali erano frequentate soprattutto da bambini delle classi più povere, e finalizzate soprattutto, insieme all’educazione cristiana,
a combattere l’analfabetismo. Dopo quel tempo lo
scopo divenne sempre più chiaramente quello della
conversione delle anime per mezzo dell’insegnamento biblico. Il sistema d’insegnamento consisteva nella
spiegazione di alcuni episodi biblici e nell’imparare a
memoria alcuni versetti della Scrittura.
Nel 1826 fu pubblicato il primo Manuale della
Scuola Domenicale con un passo biblico per ogni
settimana dell’anno e nel 1832, 1833 e 1859 si svolsero negli USA le prime conferenze sulla Scuola
Domenicale.
Nel 1907 fu istituita l’Associazione Mondiale delle Scuole Domenicali (International Sunday School
Association).
La Scuola Domenicale e il Movimento
Pentecostale in Italia
Le Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio
in Italia” (A.D.I.) nascono in seno a quel movimento
di risveglio spirituale diffuso nel principio del secolo scorso in diversi paesi del mondo, quando cristiani di diversa denominazione si riunirono nella ricerca
della potenza dall’alto e ricevettero il battesimo nello Spirito Santo con la manifestazione della “glossolalia”, cioè il parlare in altre lingue, com’era avvenuto a Pentecoste: “Quando il giorno della Pentecoste
giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo... Tutti
furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a
parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di
esprimersi” (Atti 2:1,4).
Nel 1910 esistevano in Italia soltanto quattro comunità pentecostali e nei dieci anni successivi erano salite a quattordici. Nel 1930 il numero crebbe a 148
chiese e gruppi ed anche nel corso degli anni della
dura persecuzione contro il Movimento Pentecostale
se ne aggiunsero altre.
della Domenica
Per avere la prima Scuola Domenicale in Italia si
deve attendere la fine della seconda guerra mondiale e il riconoscimento giuridico del Movimento
Pentecostale che assunse il nome di “Assemblee di Dio
in Italia” (A.D.I.), accettando l’affiliazione offerta dalle
“Assemblies of God” degli Stati Uniti.
Nel 1948 la sorella Lea Palma, soprintendente della Scuola Domenicale in St. Louis, Missouri, Stati
Uniti, dove già dirigeva 47 scuole, sentì la chiamata da parte di Dio a recarsi in Italia per istituire le
Scuole Domenicali nelle chiese delle Assemblee di Dio
in Italia. Così iniziò da Roma, dalla chiesa di via dei
Bruzi, istruendo prima di tutto dei giovani per svolgere il compito di monitori.
Poi, durante il servizio di culto del giovedì sera, cominciò anche una classe di bambini: la prima volta
parteciparono ben in cinquanta! L’opera della nascente Scuola Domenicale prosperò considerevolmente e si
diffuse velocemente in tutte le altre comunità pentecostali d’Italia.
Nel 1952, per iniziativa delle “Assemblies of God”,
si cominciò a pubblicare il trimestrale “Scuola
Domenicale”, un manuale didattico per lo studio sistematico della Bibbia, la cui redazione fu affidata a
Giuseppina Furnari (1917-1988), una credente italiana
nata in Sicilia, emigrata in giovane età negli USA e lì
convertitasi all’Evan-
gelo, ritornata nella veste di missionaria specializzata
nella didattica cristiana.
Nel 1953 venne formata la prima Squadra delle Scuole Domenicali costituita da esperti in didattica cristiana delle chiese consorelle d’America.
Successivamente, furono istituite oltre cento nuove
Scuole Domenicali e vennero tenuti corsi di formazione per oltre duecento insegnanti.
Questa iniziativa condusse alla costituzione di quel “Reparto delle Scuole Domenicali” che, oltre a curare la pubblicazione di testi specializzati, organizzò “Convegni delle
Scuole Domenicali” e, negli anni 1955-57, pubblicò anche una rivista mensile dal titolo “Il Consigliere della
Scuola Domenicale” che, pur dovendo poi sospendere
le pubblicazioni per difficoltà economiche, svolse, in
quegli anni, un ruolo insostituibile per la formazione
didattica degli insegnanti.
La sorella Furnari prese molto a cuore l’attività e l’organizzazione delle Scuole Domenicali, delle quale fu
infaticabile e insostituibile animatrice. Fu la fedele, instancabile e puntualissima segretaria di redazione dei
Manuali delle Scuole Domenicali, organizzò le Scuole
Estive in molte chiese delle grandi città per raccogliere i bambini che troppo spesso rimanevano “incustoditi” durante le vacanze scolastiche, ed insegnò, sempre con grande impegno, didattica cristiana all’Istituto
Biblico Italiano.
da notizie tratte da
http://www.adiroma.it
La fotografia ritrae un
gruppo di bambini e monitori della prima Scuola
Domenicale della chiesa
di Roma - via dei Bruzi
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Il MOnitore
Chi ha lasciato la più bella impressione nei vostri ricordi? Un amico, un genitore, il vostro pastore? Forse
uno dei monitori di Scuola Domenicale ha lasciato
un’impronta nella vostra esperienza cristiana. È dato
a tutti di incontrare persone delle quali ammiriamo le
qualità. Il nostro obiettivo, come cristiani, è quello di
acquisire le virtù di Gesù. Quando viviamo la nostra vita in Cristo allora, come monitori, diveniamo buoni modelli per i nostri studenti. Vivere cristianamente al loro
cospetto è più importante di qualsiasi lezione, di tecnica didattica o di aiuto visivo.
Per essere dei modelli di comportamento efficaci,
dobbiamo comprendere l’importanza degli esempi che
diamo. Ebrei 13:7 stabilisce l’importanza di questi esempi. Lo scrittore ci ricorda: “Ricordatevi dei vostri conduttori” e “imitate la loro fede”.
Se non vi fosse stato qualcuno a presentarci il
Vangelo o a istruirci su come vivere una vita cristiana,
saremmo veramente in una triste situazione. L’esempio
datoci da queste persone è stato per noi importante.
Ora tocca a noi guidare. Non è forse il nostro esempio altrettanto importante?
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Un’altra ragione importante per cui il monitore deve
essere un modello è che gli studenti ci osservano.
Pensate un attimo all’ultima volta in cui avete fatto un
errore insegnando. Se ne sono accorti subito, non è vero? In Luca 6:40 Gesù disse che un discepolo ben istruito è come il maestro. Poiché i vostri studenti vi guardano, approfittate di questa attenzione per plasmare il loro carattere cristiano. Ricordate che una condotta di vita
negativa può distruggere i vostri esempi e indurre alcuni di loro a credere che il cristianesimo dopo tutto non
sia niente di speciale.
Un monitore deve essere un modello anche perché
gli studenti hanno bisogno di un esempio. Il cristianesimo diverrebbe solo un insieme di concetti, se le sue verità non venissero applicate nella vita pratica. Gli alunni debbono vedere l’esempio vivente di un cristiano
per acquistare la fiducia che anche loro possono servire Dio.
Se abbiamo compreso l’importanza di essere modelli
di comportamento, si tratta ora di vedere come.
La regola principale da tenere presente è vivere la fede. L’attenzione che i nostri studenti danno a ciò che in-
segniamo, dipende in buona parte dall’esempio che diamo. Dobbiamo dimostrarci impegnati, sinceri e coerenti.
Impegnàti
Tra le altre cose, il vivere la propria fede significa mostrare agli studenti il nostro impegno per Cristo.
Ecco alcune domande utili che dobbiamo rivolgere a
noi stessi: “Partecipo regolarmente alle riunioni di culto?
Cerco di prendere parte attiva alla vita della mia comunità? Dedico tutti i giorni del tempo alla preghiera e alla lettura della Bibbia? La mia vita durante la settimana
rispecchia l’immagine che ho la domenica? C’è qualcosa nella mia vita di cui mi vergognerei se i miei studenti venissero a saperla?” Ovviamente, poi, il nostro impegno si evidenzia anche dal modo in cui prepariamo le
lezioni.
Sinceri
Un altro lato del vivere la propria fede è la trasparenza e la sincerità. Dopo aver constatato quanto sia difficile essere di esempio, viene da gridare: “Aiuto!” Ma essere di esempio significa anche dimostrare come si affrontano i problemi. Talvolta occorre la capacità e il coraggio di ammettere di aver sbagliato. Davide fu un buon
esempio di questa capacità, quando si pentì dopo essere
stato affrontato dal profeta Nathan.
Una sincera trasparenza significa dar modo agli studenti di vedere che siamo umani, con problemi analoghi ai loro, ma capaci di dimostrare che, con l’aiuto di
Dio, possiamo avere vittoria sulle nostre difficoltà.
Se riusciamo a vederli in questa luce, ci sarà più facile
insegnare loro ad amare se stessi e gli altri.
Un atteggiamento di amore ci darà capacità di comprendere gli altri. La comprensione si sviluppa quando
diveniamo più consapevoli di ciò che Dio richiede da
noi.
Possiamo dimostrare meglio la nostra fede ai nostri alunni comprendendo quello che stanno vivendo.
Questo tipo di comprensione richiede studio, preghiera
e maggior tempo trascorso insieme ai nostri studenti oltre l’ora della lezione domenicale.
La comprensione ci permette anche di individuare i
problemi che uno studente sta affrontando. Conoscere
una situazione è utile solo se siamo disposti a fare qualcosa per risolvere il problema. Che sia una preghiera,
una parola di consiglio o incoraggiamento, o altro, dobbiamo dimostrare di mettere in azione la fede.
Più cerchiamo di obbedire al Signore, maggiore sarà la
nostra comprensione degli altri e dei loro problemi.
Un monitore saggio coglierà ogni occasione per
imparare
Studio personale della Bibbia, convegni e libri costituiscono eccellenti occasioni per allargare la propria conoscenza.
Un monitore deve anche sapere dove essere di esempio. Innanzi tutto il monitore deve essere un modello di
comportamento in casa sua.
In casa una persona è nella sua condizione più naturale. La confidenza esistente tra i membri della famiglia può renderci meno gentili e premurosi di quanto
Coerenti
lo siamo con amici e conoscenti. Se siamo coerenti col
La coerenza è un altro aspetto importante del vivere
Signore a casa, lo saremo dovunque. Come madre, pala fede cristiana. Per essere monitore non è necessario
dre, marito, moglie o parente, vi sono sempre dei memessere giganti spirituali, ma dobbiamo identificarci con
bri di famiglia ai quali occorre dare il buon esempio.
Paolo quando dice: “Siate miei imitatori, come anch’io
Il nostro esempio è importante anche sul lavoro.
lo sono di Cristo” (1 Cor.11:1).
È importante mostrare dei buoni atteggiamenti. Siamo
Coerenza significa anche crescita. Abbiamo bisogno di in amicizia con chi manifesta malcontento o con quelli
crescere più vicino al Signore malgrado i periodici impe- che lavorano nel modo dovuto? Le nostre parole e le nodimenti personali. Dobbiamo incoraggiare i nostri stustre azioni sul lavoro rivelano la nostra vera natura.
denti ad andare avanti, anche quando non sanno come.
Il nostro comportamento durante il tempo libero deMolti adolescenti erigono delle difese rispetto le love altresì riflettere il carattere di Gesù. Un principio da
ro frustrazioni interiori. Un buon monitore deve esseadottare è questo: “Se voglio veramente essere un esemre in grado di vedere al di là di queste difese ed aiutare pio e uno dei miei studenti mi vedesse in questo mogli studenti ad affrontare apertamente i loro insuccessi.
mento e in questo luogo, che cosa penserebbe?”.
Potrete riuscire in questo quando vedranno che voi stesIn qualità di monitore, possiamo essere un buon mosi sapete affrontare i vostri insuccessi.
dello di comportamento se teniamo presente quanto siaUn fattore importante per essere modelli di comporta- no importanti i nostri studenti.
mento è l’aiuto del Signore.
Questo ci porterà a diventare una persona secondo la
Dio non pretende che riusciate a far tutto da soli.
volontà di Dio.
Il primo aiuto che abbiamo bisogno da Gesù consiste nell’amore. Senza amore ci rinchiudiamo in un monTratto da
do pieno solo di noi stessi. Con l’amore vediamo invece
“Direttive della Scuola Domenicale”
i nostri studenti come persone bisognose di vivere una
ADI-Media
relazione personale con Gesù.
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11
Ira David Sankey
cantore dell’Evangelo
Ira David Sankey
nacque ad Edimburg
in Pennsylvania, il 28
agosto 1840. Suo padre David era un eminente cittadino, senatore dello Stato, e
membro della Chiesa
Metodista. Ira aveva
sempre amato cantare e, nella sua biografia, narra di quando la
sua famiglia si riuniva
la sera attorno al fuoco per cantare gli inni
del Signore, l’unica musica che egli conosceva.
Andava volentieri in chiesa, non perché gli interessasse, ma perché, per lui, era un’opportunità
per cantare. All’età di sedici anni, Ira fu invitato a partecipare ad una serie di raduni di risveglio in una chiesa a tre miglia di distanza da casa. Nonostante avesse preso l’impegno di assistere a tutti i culti, non ne era affatto interessato.
Sedeva vicino ad altri ragazzi e, per non annoiarsi, passava il tempo a chiacchierare con loro
ed a scambiarsi bigliettini.
Le cose non sono cambiate di molto al giorno d’oggi. Accadde che una sera un anziano di
chiesa si avvicinò ad Ira, che se ne rimaneva seduto al suo posto e non aveva risposto all’appello del predicatore per accettare il Signore.
L’anziano di Chiesa, gli parlò della salvezza,
invitandolo ad accettare Gesù. Ad Ira tutto ciò
non interessava, ma l’anziano non perse le speranze, ed ogni sera si avvicinava al giovane, incoraggiandolo a dare il proprio cuore a Dio.
La costanza dell’anziano di Chiesa fu premiata quando, una sera, Ira rispose all’appello, andò avanti, e chiese perdono a Dio in preghiera,
quando l’ultimo dei culti di risveglio giunse al
termine, Ira poteva dire di aver ricevuto la salvezza in Cristo. Ira era noto per la sua passione per la musica e la sua abilità nel canto sin da
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quando era bambino ed un giorno promise che
avrebbe dedicato questo dono al servizio del
Signore. Nel 1957 la famiglia Sankey si trasferì
a Newcastle, Pennsylvania, dando la possibilità al giovane Ira di frequentare le scuole superiori. Ben presto, nella nuova chiesa Metodista,
divenne direttore del coro, responsabile della Scuola Domenicale e, in seguito, membro
dell’Associazione dei Giovani Cristiani (YMCA).
Nel 1860 rispose alla chiamata alle armi del
presidente Abramo Lincoln, e si arruolò bel
Dodicesimo Reggimento Pennsylvania. Molti
anni dopo, avrebbe scoperto che Dio aveva salvato la sua vita attraverso il suo canto.
Una notte, infatti, mentre era di guardia, un
soldato dell’esercito nemico lo aveva puntato
con il fucile per ucciderlo, ma, udendo Ira cantare al Signore, decise di risparmiarlo.
Nel 1870 si tenne ad Indianapolis il convegno
del YMCA ed Ira fu mandato quale delegato
della città di Newcastle. Egli aveva udito parlare
molte volte di Dwight L.Moody, il famoso predicatore ed evangelista, con un dono potente del
Signore nella predicazione, fu, quindi, compiaciuto nell’udire che anche Moody avrebbe preso parte al raduno quale delegato della città di
Chicago. Dopo qualche giorno dall’inizio del raduno, fu annunciato che la riunione di preghiera mattutina, che si sarebbe tenuta alle ore sei
nella Chiesa Battista, sarebbe stata condotta dal
fratello Moody.
Proprio in quella riunione fu chiesto ad Ira
Sankey di guidare l’assemblea con il canto.
Alla fine della riunione Mc Millan gli disse:
“Voglio presentarti il signor Moody”. Ci unimmo
alla fila di persone che aspettavano di stringergli la mano, e fu così che incontrai per la prima
volta l’uomo con cui, secondo il piano di Dio,
avrei collaborato per il resto della vita, ovvero quasi trent’anni. Le prime parole di Moody,
dopo la nostra presentazione, furono: “Da dove vieni? Sei sposato? Qual è il tuo lavoro?”
Dopo aver risposto che vivevo in Pennsylvania,
ero sposato, avevo due figli, e lavoravo per il
Governo, mi disse senza mezzi termini: “Dovrai
dimetterti!” Rimasi meravigliato, non comprendendo per quale motivo mi veniva chiesto di lasciare quella che consideravo un’ottima posizione. “Per quale ragione?”, esclamai. Quando gli
dissi che non potevo lasciare il lavoro, egli ribatté: “Devi! Ho cercato te negli ultimi otto anni”.
Risposi che ci avrei pensato; tuttavia non avevo nessuna intenzione di lasciare il mio lavoro.
Mi parlò, allora, del suo lavoro per il Signore a
Chicago, e concluse dicendo che il maggior problema nei suoi incontri era il canto.”
Moody riferì di non poter ovviamente cantare da solo e di dipendere, per condurre il canto durangte il culto, da altre persone che si erano spesso dimostrate inadeguate, poiché, dopo
aver condiviso il messaggio con una gran folla
di uditori ed essere stato sul punto di arrivare al
dunque, queste persone non avevano dimostrato la giusta sensibilità nella scelta del canto e del
modo di cantarlo. Nella sua grande opera di predicazione e di risveglio, Dwight Moody riteneva
che il canto fosse una parte essenziale nell’opera evangelistica e, nel momento in cui avesse ottenuto il supporto definitivo di Sankey, le preghiere di otto anni sarebbero state esaudite.
Ovviamente lo sforzo evangelistico sarebbe stato
di Moody, ma la sua visione era che Sankey, con
il canto, potesse attrarre le folle e preparare il
suolo per il messaggio della Parola di Dio.
Quella stessa mattina, Moody inviò un messaggio a Sankey chiedendogli di incontrarsi in
un preciso angolo di una certa strada, alle sei di
quella sera. Sankey giunse
all’appuntamento con alcuni amici, intanto Moody
era andato in un negozio
nei paraggi ed era tornato con una cassa di legno,
sulla quale invitò Sankey
a salire e a cantare un inno. Quandio Sankey vi
salì e cominciò a cantare,
si avvicinò un gran numero di persone.
Dopo il canto, fu il
turno di Moody, che salì sulla cassa e presentò un fervente sermone
per circa venticinque
minuti. Un gran numero di operai, che aveva appena finito di la-
vorare e si stava recando a casa, si era radunato
attorno ai due evangelisti, fino a che circa trecento persone non circondarono la cassa sulla quale parlava Moody, per ascoltarlo. Al termine del messaggio egli invitò i presenti a seguirlo per continuare la riunione all’Opera House.
Chiese quindi a Sankey di chiudere con un altro
inno per poi continuare a cantandone uno inno
familiare a tutti presenti, mentre la folla si recava all’Opera House di Indianapolis, proprio dove
quella stessa sera avrebbe dovuto tenersi il convegno del YMCA.
Giunti all’Opera House, gli uditori la riempirono completamente. Moody predicò ancora in un
modo che Sankey non aveva mai sentito prima.
All’arrivo dei delegati del YMCA, Moody dovette
chiudere l’incontro, e lo fece con queste parole:
“Ora dobbiamo chiudere, in quanto i fratelli del
convegno desiderano entrare per discutere questo tema: “Come raggiungere le masse.” Ancora
oggi si parla molto, ma si fa ben poco.
Moody continuò a far pressione su Sankey perchè si unisse a lui nell’opera evangelistica, ma
Sankey continuò a rifiutarsi fino a che il Signore
non lo mise con le spalle al muro e, nel 1871,
raggiunse Moody a Chicago. I due si recarono
per le strade della città cantando e predicando in
riunioni di preghiera mattutine e durante i culti
regolari.
Una sera, alla fine di un incontro, durante il
quale la sala aveva traboccato di persone desiderose di udire la predicazione di Moody, Sankey
comincò a cantare un canto, “Oggi il Signore
chiama”. Giunto alla terza strofa, che diceva:
“Oggi il Signore chiama: corri a
cercare riparo; la tempesta della giustizia, incombe, e la morte è vicina”, la
voce di Sankey fu soffocata dal suono dei motori e
delle campane delle vetture dei vigili del fuoco. Nelle
strade si udì una tremenda
confusione, e Moody decise
di chiudere il culto. La città
di Chicago era in fiamme, e
quell’episodio sarebbe rimasto nella memoria come “l’incendio di Chicago”.
Sembrava che Dio avesse
chiuso una porta nell’evangelizzazione di Chicago, ma
Egli ne stava per riaprire
un’altra.
R i s v e g l i o P e n t e c o s ta l e - S e t t e m b r e 2 0 0 9
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Sankey tornò
in Pensylvania,
ma si unì definitivamente all’opera di Moody nel
1873, quando i
due, assieme alle rispettive famiglie, si recarono
in Gran Bretagna,
dove operarono inizialmente
in piccoli incontri,
per poi predicare
la salvezza in raduni a cui parteciparono migliaia di persone.
Degno di nota è il culto tenutosi nella città di
Londra, cui parteciparono circa ventimila persone,
o l’occasione in cui Sankey cantò davanti alla regina Vittoria. Fu durante il viaggio in Inghilterra,
che Sankey cominciò a compilare qualche semplice libretto con le parole dei canti, da usare nelle
riunioni. Spesso, le persone li vollero in prestito,
alle volte senza restituirli. Da qui, la decisione di
Sankey di redigere un libro contenente gli inni da
cantare e mettendolo in vendita per pochi soldi, in
questo modo l’assemblea riunita ai culti avrebbe
potuto unirsi al canto.
Questa fu la nascita di uno dei più famosi innari in lingua inglese, intitolato “Sacred Songs and
Solos”, e dell’innario di cui Sankey fu co-autore,
intitolato “Gospel Hymns”. Egli stesso fu autore di
molte melodie e testi che spesso apparivano sotto pseudonimo. In italiano alcuni titoli conosciuti sono: “Al buon combattimento”, “Cerchiamo il
Signore”, “Vien, ti cerca l’alma mia”, “Sicuro io
volgo il passo”, “Chi è qui pel Signore?”
Un giorno, mentre la comitiva si recava a
Liverpool, giunse la notizia che i fratelli, che tempo addietro li avevano invitati in occasione di alcuni culti, erano deceduti e che, pertanto non ci
sarebbe stato più alcun raduno. La comitiva si diresse, allora, verso York dove, in fretta, fu organizzato un raduno al cui primo culto parteciparono solo una cinquantina di persone. La gente del
luogo non era abituata al tipo di predicazione di
Moody ed al tipo di canti eseguiti da Sankey, ma
presto cominciarono ad arrivare inviti entusiastici
da altre chiese. Ovunque i fratelli Moody e Sankey
giungevano, il messaggio della salvezza era annunciato con potenza. In una chiesa il pastore invitò l’assemblea a partecipare alle riunioni in cui
il fratello Sankey avrebbe cantato l’evangelo, gospel in inglese, un termine che non sarebbe anda14
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to perduto. Sankey cantava e il messaggio del canto preparava i cuori a ricevere il messaggio della
Parola di Dio; Moody presentava il messaggio della salvezza e, mentre il canto di Sankey risuonava
nella sala, le folle di peccatori rispondevano all’appello recandosi davanti al pulpito in modo che
Moody potesse pregare con loro per la salvezza.
Solitamente Sankey iniziava con un canto, quindi Moody predicava e infine Sankey concludeva con un canto mentre le anime rispondevano
all’appello. Il merito di Sankey fu quello di aver reso l’inno evangelico un canto popolare, presentando la forma strofa-coro-strofa-coro in modo tale
da rendere i canti più pregnanti dal punto di vista
emotivo e più facili da memorizzare, facendo del
canto uno strumento per convincere di peccato
i cuori e per prepararli ad accettare il messaggio
della salvezza.
La sua sorprendente estensione di voce, la chiara pronuncia e la sua evidente semplicità unita al
messaggio della salvezza e alla potente predicazione di Moody avevano divulgato la loro fama in
tutta la Gran Bretagna, cosicché prima ancora del
loro ritorno in America i nomi “Moody e Sankey”
erano divenuti una sola cosa.
In una lettera, il predicatore scozzese Horatius
Bonar scrisse: “Questi fratelli americani non ci recano un nuovo Evangelo, né è nei loro piani portare alcuna novità, fatta eccezione, forse, per l’importanza maggiore attribuita al canto degli inni, attraverso i quali recano la Buona Novella agli
ascoltatori. Possiamo fidarci di loro. Essi meritano
pienamente la nostra fiducia”.
Al suo ritorno negli Stati Uniti, Sankey continuò
a seguire Moody nell’opera di evangelizzazione
e fino alla fine lo accompagnò con perseveranza
in varie zone urbane della costa Atlantica, annunciando la salvezza alle anime perdute.
Ira D.Sankey e Fanny Crosby, di cui si è già parlato, furono buoni amici. Prima che Ira andasse
col Signore, Fanny gli fece visita.
Ecco come viene descritto il loro ultimo incontro: “Quando lei gli disse che il mondo intero stava pregando per la sua guarigione, il malato scosse la testa e rispose di dire ai suoi amici: ‘Spero
di vederli nella terra in cui non c’è più sofferenza né dolore, e in cui Dio asciugherà ogni lacrima
dai nostri occhi.’ Ira chiese a Fanny di incontrarlo
in Cielo, ‘presso la porta di perla sul lato orientale della città.’ Lì, disse, ‘ti prenderò per mano e ti
accompagnerò lungo la strada d’oro, fino al trono
di Dio, e… gli diremo: ‘Ed ora ti vediamo faccia a
faccia, salvati per la tua infinita e pura grazia’”.
Le Scritture
e la potenza
di Dio
Matteo 22:23-33
I Sadducei, fautori di un credo mentale più che
d’una fede spirituale, propugnavano la fine dell’esistenza umana dopo la morte e, quindi, negavano
l’insegnamento biblico della resurrezione.
A tal fine, essi interrogarono Gesù con il quesito
rompicapo di una donna rimasta vedova di ben sette fratelli, dopo averli sposati uno dopo l’altro. Era
probabilmente una storiella fittizia, tendente ad evidenziare quale imbarazzante ed insanabile caos ci
sarebbe qualora uomini e donne dovessero vivere
ancora dopo la morte fisica.
Le idee religiose di questi sadducei, tuttavia, non
si appoggiavano unicamente su inesistenti casi della
vita terrena, ma ancor più su una errata concezione
della realtà ultraterrena.
Il Signore rispose innanzitutto alla loro ignoranza,
insegnando che i vincoli coniugali non sussistono
nella vita celeste. Infatti i rapporti tra gli uomini saranno mutati, sublimati nella gloria eterna, affinché
“Dio sia tutto in tutti” (I Cor.15:28).
Poi Gesù affrontò lo scoglio su cui s’infrange ancora l’anelito di elevazione spirituale di tante persone: il razionalismo. Per dimostrare la verità della
vita a venire, citò Dio stesso, che, parlando al presente, disse a Mosè: “Io sono il Dio di tuo padre, il
Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe”
(Eso.3:6). Infatti, mentre Dio faceva tale affermazione, erano trascorsi già due secoli da quando l’ultimo dei tre patriarchi era stato sepolto.
Queste parole furono pronunciate da un pruno
che, sebbene avvolto dalle fiamme, restava intatto
(Eso.3:2). Se il primo fattore potrebbe essere spiegato con un fenomeno di autocombustione, magari possibile nel cocente deserto, il fatto che quel cespuglio non si consumava oltrepassa indubbiamente le leggi naturali.
Tale è il carattere delle Scritture ispirate: esse non
sono contrarie alla logica naturale, ma operanti
all’interno come al di sopra di essa.
Chi si limita a credere e accettare quanto la mente
umana o le leggi fisiche possono spiegare, si riduce
ad aver fede nell’uomo, nelle sue facoltà, non certo
in Dio e nella Sua onnipotenza.
Questa è una fede morta, che non sperimenta
l’opera del Dio vivente, né va oltre la fine di questa
vita.
Se la vera fede non annulla la razionalità umana,
essa non si basa sulla sua capacità di comprensione, ma agisce sul piano spirituale fondandosi sulla soprannaturale Parola di Dio: “Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola
di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti... Per fede Abramo, quando fu
messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito. Eppure Dio gli
aveva detto: È in Isacco che ti sarà data una discendenza. Abramo era persuaso che Dio è potente da
risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per
una specie di risurrezione” (Ebrei 11:3, 17-19).
È tempo di credere in Dio con tutto il cuore, di
quella fede che piace a Dio perché onora la Sua
gloria di Creatore e Redentore con un animo umile
e sincero.
E tu, che cosa farai dinanzi alla Parola e all’opera
di Cristo?
Ti ostinerai nei tuoi pregiudizi, così che il tuo stupore degeneri in superbo scetticismo?
Lascia piuttosto che esso sbocci in un nuovo senso di fiduciosa meraviglia, aprendoti alla luce e alla
potenza vivificante dell’Evangelo!
Alessandro Cravana
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necessari
Valori
“Se dunque voi siete stati risuscitati con Cristo,
cercate le cose di sopra dove Cristo è seduto alla destra di Dio” (Colossesi 3:1).
Si fa un gran parlare della mancanza di comunicazione, del fatto che la gente parla sempre meno,
ma questo non significa che non comunica. Il modo di vestirsi, di parlare, di agire e di presentarsi di
una persona ci evidenziano precisamente quali sono i suoi valori. Le cose che si considerano piacevoli e preziose rivelano dov’è rivolto il nostro cuore. A
tal proposito Gesù disse: “Perché dov’è il tuo tesoro,
lí sarà anche il tuo cuore” (Mat.6:21).
Il cristiano, senza trascurare i suoi doveri terreni,
forma la sua scala di valori sulla base della Parola di
Dio e cerca prima di tutto:
• la presenza del Signore. Il piacere più grande
per il cristiano è quello di accostarsi a Dio, la fonte della sua gioia e soddisfazione. Siamo chiamati a “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio…”
(Mat.6:33), perché in Lui ogni desiderio viene soddisfatto;
• l’estensione del Suo regno. Quando annunciamo il messaggio dell’Evangelo al mondo, stiamo
cercando le “cose di sopra”.
Attraverso l’evangelizzazione e il servizio cristia-
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no, ci facciamo un tesoro eterno in cielo;
• la comunione col Suo popolo. Il nostro amore per Dio si riflette nell’amore per la Sua Chiesa.
Questi sono valori eterni che possiamo far nostri
subito e sono le ricchezze spirituali che porteremo
in cielo con noi.
Necessità di cercare costantemente le cose
eterne (Col.3:14).
Paolo parla della pratica di vita che dovrebbe essere nei credenti. La vita nuova nel credente genera nuovi interessi, nuovi desideri e nuovi obiettivi. Il cristianesimo è più che un credo: è una vita,
una nuova vita che ha inizio con una nuova nascita
(Giov.3). Il Signore non si limita a insegnarci come
vivere, ma mette in noi il desiderio di vivere come a
Lui piace.
La risurrezione in Cristo non va considerata solo come un evento futuro, ma è una realtà attuale;
siamo “risuscitati con Cristo” già al presente. Siamo
spronati a cercare “le cose di sopra”, i nostri desideri devono essere secondo la nostra nuova posizione
in Cristo.
Le nostre ambizioni non possono limitarsi alle cose terrene, al guadagno momentaneo; è necessario guardare scrupolosamente alla vita con
ARTICOLI DI FEDE
Crediamo e accettiamo l’intera Bib­
bia come la ispirata Parola di Dio,
unica, infallibile e autorevole regola
della nostra fede e della nostra condotta (II Tim.3: 15 -17; II Pie.1:21;
Ro­m.1:16; I Tes­s.2:13).
Crediamo nell’unico vero Dio, E­ter­
no, Onnipotente, Creatore e Signo­re
di tutte le cose e che nella Sua u­nità
vi sono tre distinte Per­sone: Pa­dre,
Fi­glio­lo e Spirito San­to (Efe.4:6; Matt.
28:19; Luca 3: 21-22, I Gio­v.5:7).
Crediamo al battesimo nello Spi­
rito Santo, come esperienza susseguente a quella della nuova nascita,
che si manifesta, secondo le Scrit­
ture, con il segno del parlare in altre
lingue e, praticamente, con una vita
di progressiva santificazione, nell’ubbidienza a tutta la verità delle Sacre
Scritture, nella potenza del­l’an­nun­
cio di “Tutto l’E­van­ge­lo” al mondo
(Atti 2:4; 2:42-46, 8:12-17; 10:44-46;
11:14-16; 15: 7-9; 19:2-6; Mar. 16:20;
Gio­v.16: 13; Matt.28:19-20).
Crediamo che il Signore Gesù Cri­
sto fu concepito dallo Spirito Santo
e assunse la natura umana in seno di Maria vergine. Vero Dio e vero uomo (Gio­v.1:1,2, 14; Luca 1:34,35;
Matt.1:23).
una prospettiva spirituale, poiché siamo stati sollevati con Cristo alla destra del Padre nei “luoghi celesti”
(Efe.2:6).
La nostra vita attuale va vissuta alla luce della sua
portata eterna; il piano di Dio sulla terra deve rientrare in tutti i nostri interessi e attività, la nostra vita “è
nascosta con Cristo in Dio” (v.3).
Il mondo ci è ostile, spesso appariamo misteriosi ai
suoi occhi, perché non si rende conto di quando siamo importati agli occhi di Dio. Al massimo possiamo
essere considerati come delle brave persone, anche se
non veniamo riconosciuti come figli di Dio, coeredi di
Cristo. Un giorno, quando Cristo sarà manifestato, appariremo con Lui in gloria e la nostra vera identità sarà rivelata. Allora il mondo conoscerà chi è Gesù e
quali sono i Suoi veri discepoli.
Necessità di regolare gli istinti (Col.3:5-11)
La vita cristiana non è vissuta in una campana di vetro, dobbiamo affrontare le attrazioni di un mondo
moralmente corrotto.
Pur essendo rinnovato dallo Spirito Santo, il credente è tuttora nel corpo e deve perciò contendere con la
vecchia natura. La nostra carne ci spinge in direzione opposta a quella del Signore, perciò il comando di
Dio è: “Fate morire la carne!”.
Crediamo ai carismi e alle grazie
dello Spirito Santo nella vita dei cristiani che, nell’esercizio del sacerdozio universale dei credenti, si manifestano per l’edificazione, l’esortazione
e la consolazione della comunità criCrediamo nella Sua vita senza pec- stiana e, conseguentemente, della società umana (I Cor. 12:4-11; Gal.5:22;
cato, nei Suoi miracoli, nella Sua
Ebr.13:15; Rom.12:1).
morte vicaria, come “prezzo di riscatto per tutti” gli uomini, nella Sua
resurrezione, nella Sua ascensione al- Crediamo ai ministeri del Signore
la destra del Padre, quale unico me- glo­rificato, quali strumenti autorediatore, nel Suo personale e immi- voli di guida, d’insegnamento, di e­
nente ritorno per i redenti e poi sulla dificazione e di servizio nella comuterra in potenza e gloria per stabilire nità cristiana, rifuggendo da qualsiasi
il Suo regno (I Pie. 2:22; II Cor.5:21; forma gerarchica (Efe.1: 22-23; 4:11Atti 2:22; I Pie.3:18; Rom. 1:4; 2:24; 13; 5:23; Col.1:18).
I Cor.15:4; Atti 1:9-11, Gio­v.14:1-3; I
Crediamo all’attualità e alla validiCor. 15:25; I Tim.2:5).
tà delle deliberazioni del Con­cilio di
Crediamo all’esistenza degli ange- Ge­ru­sa­lem­me, riportate in Atti 15:28li creati tutti puri e che una parte
29; 16:4.
di questi, caduti in una corruzione
e perdizione irreparabili, per diret- Crediamo alla resurrezione dei
ta azione di Satana, angelo ribelle, morti, alla condanna dei reprobi e
saranno con lui eternamente puniti alla glorificazione dei redenti, i qua(Mat­t.25:41; Efe.6:11-12).
li hanno perseverato nella fede fino alla fine (Atti 24:15; Matt.25:46;
Crediamo che soltanto il ravvedi- 24:12,13).
mento e la fede nel prezioso sangue di Cristo, unico Sommo Sa­cer­ Celebriamo il battesimo in acqua
do­te, siano indispensabili per la pu- per immersione, nel nome del Pa­
rificazione dal peccato di chiunque dre e del Figliolo e dello Spirito San­
Lo ac­cetta come personale Sal­va­tore to, per coloro che fanno professione
e Si­­gnore (Rom.3:22-25; Atti 2:38; I della propria fede nel Si­gnore Gesù
Pie.1:18, 19; Efe.2:8).
Cristo come loro personale Salvatore
(Matt.28:18-19; Atti 2:38; 8:12).
Crediamo che la rigenerazione
(nuo­va nascita) per opera dello Spi­
rito San­­to è assolutamente essenziale Celebriamo la cena del Signore o
per la sal­vezza (Giov.3:3; I Pie.1:23; San­ta Cena, sotto le due specie del
pa­ne e del vino, rammemorando coTito 3:5).
sì la morte del Signore e annunzianCrediamo alla guarigione divina, done il ritorno, amministrata a chi­
secondo le Sacre Scritture median- un­que sia stato battezzato secondo
te la preghiera, l’unzione dell’olio e le regole dell’Evangelo e vive una vil’imposizione delle mani (Isa.53:4-5; ta degna e santa davanti a Dio e alla
Matt.8:16-17; I Pie.2:24; Mar. 16:17- società (I Cor.11:23-29; Luca 22:1918; Giac.5: 14-16).
20).
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17
Il corpo può essere un’ampia strada per la quale
accede la tentazione o diventare per grazia di Dio il
tempio dello Spirito Santo.
La vita cristiana è soggetta alla lotta incessante
per la vita; non fermiamoci a godere le vittorie del
passato, la battaglia non è ancora finita!
Opponiamoci ai peccati della carne, respingiamoli senza compromessi!
L’apostolo elenca dettagliatamente quei comportamenti peccaminosi che provocano l’ira di Dio.
Le debolezze della carne menzionate da Paolo sono in ogni individuo che vive lontano da Dio.
“Fornicazione, impurità, lussuria, mala concupiscenza e cupidigia” non sono certo cose adatte
“all’uomo nuovo” (Mat.5:27-28).
Lo Spirito Santo non si limita a condannare i peccati della carne, ma attraverso l’apostolo denuncia
i peccati di temperamento e di lingua: ira, ovvero
quel rancore malefico che genera all’istante rabbia
e vendetta; collera, cioè ostilità e cattiveria radicati nell’animo naturale; malignità, ossia desiderio di
vedere il male abbattersi sul prossimo; maldicenza,
che è parola provocatoria contro gli altri; parole disoneste, ossia espressioni scurrili. Tutte queste cose
vanno “rimosse” come un vecchio vestito logoro ed
anche le falsità, inconciliabili con la condotta cristiana, vanno eliminate.
ta nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete
con lui manifestati in gloria” (v.4).
Il vincolo che unisce i credenti è l’amore, questi è
il primo frutto dell’anima rigenerata, e prova dell’autenticità della conversione.
Un cristianesimo senza amore è una misera finzione. Il vero amore è concepito nel credente solo
dallo Spirito Santo: è la natura di Dio in noi.
In armonia con la pace: Dio vuole che ci sia pace
nella Chiesa, che deve essere unita in un solo corpo. È la pace di Cristo che regna nei cuori a condizionare i rapporti con gli altri “E la pace di Cristo,
alla quale siete stati chiamati per essere un sol corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti” (v.15).
In armonia con la Sua Parola: la Parola di Cristo,
quando dimora in noi, ci ammaestra, ammonisce e
suscita in noi dei canti di lode a Dio: “La parola di
Cristo abiti in voi doviziosamente; ammaestrandovi
ed ammonendovi gli uni gli altri con ogni sapienza,
cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni, e cantici spirituali” (v.16).
In armonia con il potente nome di Gesù Cristo:
l’apostolo avverte che ogni cosa deve essere fatta
nel nome del Signor Gesù, cioè secondo la Sua volontà e alla Sua gloria; in questo modo, Egli ci provNecessità di vivere in armonia (Col.3:12-17)
vede la guida e la forza per praticare i Suoi coman“Eletti di Dio, santi ed amati”; con queste parodamenti.
le l’apostolo identifica i Colossesi. Non perdiamo
“Che male c’è?” È un’espressione che non dovrebmai di vista la nostra nuova identità in Cristo, il no- be essere sulle labbra dei credenti. Non dobbiamo
me che portiamo; la posizione di santità in Cristo
percorrere la strada pericolosa delle discolpe o delcui siamo stati elevati deve condizionare le nostre
le difese, ci vuole poco a sfuggire dal modello che
azioni ed i nostri atteggiamenti. Paolo evidenzia che Dio ha stabilito.
non basta deporre il vizio, che deve essere sostituiSe, invece, vogliamo valorizzare i nostri modi di
to dalla virtù.
agire, domandiamoci sempre: “Che bene c’è?”, oppure: “Gesù che cosa avrebbe fatto?”.
In armonia con la compassione: la tenera comCiò che siamo veramente si manifesta da come
passione, la benignità, l’umiltà, la dolcezza, la lonviviamo, non da ciò che diciamo di credere, e per
ganimità; queste virtù che Paolo elenca riguardascoprirlo basta esaminare le cose che facciamo in
no i nostri rapporti col prossimo. I figli di Dio non
segreto.
possono fare a meno di perdonare e sopportare:
E questo è possibile solo se viviamo sotto la po“Sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi a vi- tente unzione dello Spirito Santo, solo così possiacenda, se uno ha di che dolersi d’un altro. Come il
mo adoperarci alle cose utili ed edificanti, condiviSignore vi ha perdonati, così fate anche voi” (v.13).
dendo appieno quello che l’apostolo afferma: “Ogni
Anche eventuali divergenze che possono crearcosa è lecita, ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è
si vanno affrontate coerentemente con la natura di
lecita, ma non ogni cosa edifica” (I Cor.10:23).
Cristo. Siamo chiamati a perdonare come Cristo ci
ha perdonati, con grazia e generosità.
Cesare Turco
In armonia con l’amore: l’amore è la virtù che
Dio richiede dal Suo popolo: “Quando Cristo, la vi18
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Notizie dalle nostre Comunità
CALENDARIO APPUNTAMENTI
RADUNO CAMPISTICO
ITALIA NORD EST
BATTESIMI A GINOSA (TA)
no
fatto
Abbiamo il piacere di comunicare che nella gioire
comunità di Ginosa (TA) abbiamo avuto due la comunidomeniche festose consecutive. Il 31 maggio 2009, nel culto pomeridiano una coppia è tà che
scesa nelle acque battesimali durante un cul- ha reso lodi al Signore con una numerosa e
to nel quale abbiamo avuto, gradito ospite, il sentita partecipazione, lasciandoci la certezza
fratello Raffaele Lucano da Cornaredo (MI). Il che ognuno è rientrato a casa, nelle due cirSignore è stato con noi e Lo ringraziamo con costanze, benedetto e consolato dal Signore.
Pregate per noi affinché il Signore ci conceprofonda gratitudine. La domenica successida di vedere altri scendere nelle acque batteva, 7 giugno, abbiamo celebrato la Cena del
simali, segno di progresso spirituale e beneSignore e nell’occasione il messaggio è stato
predicato dal fratello Marco Tesoro, che cura dizioni dall’alto. A Dio sia la gloria per tutto
le comunità di Locorotondo e Grumo Appula quello che ci concede.
Carmine Lamanna
in provincia di Bari. Queste circostanze hanBATTESIMI A NAPOLI SANTA LUCIA
la Cena del Signore, ricordando la Sua morte
con i simboli del pane e del vino. In una meravigliosa attitudine di riverenza e di intima
Desideriamo ringraziare il Signore per cocomunione siamo stati edificati dalla Parola di
me continua la Sua opera nella comunità di
Dio tratta dall’epistola degli Ebrei capitolo 1,
Napoli-Santa Lucia. Rendiamo partecipe la
fratellanza della gioia che il Signore ci ha con- soffermandoci sull’autorità di Cristo sulla morcesso il 7 Giugno nel veder scendere nelle ac- te che è per noi garanzia per la vita eterna.
Fiduciosi in Colui che ha iniziato un’opeque battesimali cinque credenti. Le loro testimonianze ci hanno rallegrato perché, nono- ra buona in noi e la condurrà a compimento,
stante le difficoltà, “Gesù Cristo è lo stesso ie- studiandoci di rimanerGli fedeli fino alla fine.
Paolo Vitulli
ri, oggi e in eterno” (Ebr.13:8). L’opera preziosa della grazia di Dio trasforma i cuori e dona
una nuova vita. Per l’occasione la chiesa era
gremita di credenti e simpatizzanti. Il Signore
ci ha parlato attraverso il brano del profeta
Isaia al capitolo 43, mettendo in evidenza la
strada che Dio ha aperto nel deserto: Cristo
Gesù il nostro Signore. La domenica successiva 14 Giugno abbiamo celebrato il culto con
NUOVO LOCALE DI CULTO
A BUSTO ARSIZIO (VA)
tello Samuele Plasmati, pastore della comunità di Saronno (VA) e Bollate (MI), invitandoci attraverso il Salmo 122 ad amare la Chiesa
e a pregare affinché il Signore continui a beDesidero comunicare a tutta la fratellanza
nedirla. Domenica 21 è stato tra noi il fratelche dopo qualche anno di ricerca il Signore
lo Loid Ambros, in visita nella nostra zona.
ci ha concesso di poter avere un nuovo loIl fratello, meditando da II Cronache 7:14, ci
cale di culto per la Chiesa di Busto Arsizio.
Con grande gioia ed emozione, nei giorni 20 ha parlato di come il popolo di Dio è un popolo che deve mantenersi umile, cercare la
e 21 giugno abbiamo dedicato al Signore il
Sua faccia, pregare e ricercare la Sua volonnuovo locale di culto con due serate di ringraziamen- tà. Grati al Signore per quanto ci ha concesso,
un ringraziamento va a tutti i fratelli che hanto al nono collaborato aiutandoci a realizzare ciò che
stro Dio,
che ci ha il Signore aveva preparato per noi. Egli, che è
un Dio ricco, arricchirà coloro che si sono imonorato
con la Sua pegnati in ogni maniera per la Sua gloria. A
presenza. Dio sia tutta la gloria e l’onore. Il nuovo indiSabato 20 rizzo è: via Pontebba, 2 – Busto Arsizio (VA).
è stato tra Un saluto in Cristo a tutta la fratellanza.
Gaetano Salerno
noi il fra-
Sabato 12 settembre 2009, a
Castel San Pietro (BO), presso il
Pala Congressi, si terrà il Raduno
Campistico della zona Italia Nord
Est. Ospite il fratello Domenico
Modugno.
INCONTRO
CONDUTTORI
PROVINCIA DI TARANTO
Lunedì 14 settembre 2009 a
Palagiano (TA), alle ore 19, si terrà
un incontro dei conduttori delle chiese provincia di Taranto.
INCONTRO CAMPISTI
PUGLIA-BASILICATA
Sabato 24 ottobre 2009, a Massafra
(TA), presso il locale di culto di Viale
Marconi, si terrà l’Incontro Campisti
della zona Puglia e Basilicata. Ospite
il pastore Giuseppe Conserva.
CONVEGNO NAZIONALE
RADIO EVANGELO
Sabato 3 ottobre 2009, presso il
Centro Comunitario Evangelico
Poggiale (BO), si terrà il Convegno
Nazionale delle Radio Evangelo, riservato ai direttori ed ai collaboratori
delle diverse radio presenti sul territorio nazionale.
CONVEGNO PASTORALE
ITALIA NORD EST
Venerdì 16 e sabato 17 ottobre 2009,
presso il Centro Comunitario
Evangelico Poggiale (BO), si terrà il Convegno Pastorale della zona
Italia Nord Est.
INCONTRO CHIESE
PROVINCIA DI MATERA
Sabato 17 ottobre 2009 si terrà, a
Matera - Via XX Settembre 14/6,
l’Incontro delle chiese della provincia di Matera
XXXIV INCONTRO
NAZIONALE GIOVANILE
ADI-IBI
Da venerdì 30 ottobre a lunedì 2 novembre 2009, a Fiuggi Terme (FR),
presso il PalaFiuggi, si terrà il XXXIV
Incontro Nazionale Giovanile A.D.I.I.B.I.
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Notizie dalle nostre Comunità
BATTESIMI A PADOVA
ma di un annuncio per tutti coloro che per
la prima volta hanno sentito che Gesù anDomenica 14 giugno è stata una giorna- cora oggi è il Vivente, è l’unico Salvatore
ta di grande festa per la chiesa di Padova. che ama e perdona, che abita nel cuore di
Nove neofiti hanno testimoniato nella pre- tutti coloro che Lo amano, e che dona vita eterna a chi Lo invoca con tutto il cuore!
senza di Dio e davanti a tutta la comuDopo i battesimi, le testimonianze dei neonità della loro esperienza di salvezza in
fiti hanno raccontato tante storie di vita diCristo. Una grande affluenza di oltre 450
verse, ma con un unico punto in comune a
presenze tra parenti, amici e fratelli delle comunità circonvicine hanno reso il lo- tutti: Gesù è il loro Salvatore e Redentore.
La nostra preghiera va a tutti coloro
cale insufficiente a contenere tutti i conche hanno pertecipato per la prima volvenuti. Per l’occasione il messaggio della
Parola del Signore è stato affidato al fratel- ta al culto affinché il Signore possa segnalo Alessandro Cravana, pastore delle chiese re il loro cuore con quello che hanno vidi Brescia e Cremona. Il testo tratto da una sto e udito e che possano dire insieme a
porzione del capitolo 51 di Isaia ha trovato noi “Oggi abbiamo visto cose straordinaspunti di esortazione e riflessione per tutti, rie” (Luca 5:26). Iddio ci benedica e ci tensia per i credenti, sia per coloro che parte- ga fedeli a Lui fino alla fine.
Vincenzo Specchi
cipavano al culto del Signore per la prima
volta. Il momento del battesimo
è stato ricco
di gioia
e commozione. Non
si è trattato solo un atto di ubbidienza
a Dio e
alla Sua
Parola;
PROMEMORIA APPUNTAMENTI
XXXIV Incontro Nazionale
Giovanile ADI-IBI
riservato a credenti d’età compresa fra i 18 e i 40 anni
Fiuggi Terme (FR) dal 30 ottobre al 2 novembre 2009
prenotazioni entro e non oltre il 15 settembre 2009
presso Istituto Biblico Italiano - Via Prenestina 639 - 00155 Roma
fax 06.22.80.111 e mail [email protected]
Risveglio
Pentecostale
Organo ufficiale delle Chiese Cristiane
Evangeliche
“Assemblee di Dio in Italia”
Ente Morale di Culto D.P.R.5.12.1959 n.1349
Legge 22.11.1988 n.517
Mensile a carattere religioso pubblicato
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Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”
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sem­blee di Dio in Ita­lia, che fin dal 1946 ha lo scopo
d’essere, con l’aiuto di Dio, strumento di edificazione
per la Chiesa del Signore, sostenendosi esclusivamente
con libere offerte.
Questo numero di Risveglio Pen­te­co­stale è consultabile
anche su internet all’indirizzo web delle Chiese Cri­stia­
ne Evangeliche A.D.I.: www.assembleedidio.org
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impegna a corrispondere il diritto fisso speci­fi­cando
il motivo contrassegnando con una X il quadratino
corrispondente:
Destinatario
sconosciuto
PARTITO
Trasferito
IRREPERIBILE
deceduto
Indirizzo
insufficiente
inesatto
Oggetto
rifiutato
non richiesto
non AMMESSO
grazie per la cortese collaborazione
20
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Settembre 2009 - Assemblee di Dio in Italia