Lavorare Liberi La fantastica avventura della Cooperativa Condomini di Levigliani dalle origini ad oggi Lavorare Liberi La fantastica avventura della Cooperativa Condomini di Levigliani dalle origini ad oggi Testi: Antonio Bartelletti, Oriente Angeli Foto e Documenti filmati: Aldo Umicini, Daniele Poli, Don Dante Lorini, Enzo Cei, Fernando Agustin Lupone, Franco Bertocchi, Luigi Neri, Marco Battelli, Oliviero Luperi, Vittorio Vannucci TV e Radio: Noi TV, Radioraitre, Rai, Rete Versilia, Teleregione, Teleriviera Testate giornalistiche: Il Corriere della Versilia, Il Tirreno, La Nazione, Versilia Oggi Progetto grafico copertina e inserto: Editografica, Pietrasanta Regia: Andrea Vignali Montaggio: Federico Stagi Consulenza alla regia/archivio filmati: Paolo Bertola Operatori: Andrea Vignali, Federico Stagi Collaboratori: Domenico Zazzara, Alessandra Bandelloni © Copyright Soc. Cooperativa fra i Condomini Lavoratori dei Beni Sociali di Levigliani A.R.L. Si ringrazia per la cortese collaborazione: La Cooperativa Condomini ringrazia sentitamente tutti quanti hanno contribuito alla realizzazione di questo film-documentario ripercorrendo parte della loro vita con testimonianze e riflessioni oppure offrendo documenti e foto d’epoca utili alla ricostruzione di questa emozionante storia vera. È con enorme piacere ed una grande e profonda emozione che attraverso questo film-documentario possiamo presentarVi la storia dalla quale proveniamo. La “Condomini” nasce da un sogno di libertà, vissuta solo grazie ad immensi sacrifici e forza di volontà; muove i primi passi con all’aiuto e il sostegno di tutta la nostra comunità. Crescendo pian piano ripaga lo sforzo di molti, affrontando e superando ostacoli di tutti i generi per poi raggiungere la maggiore età dove dispensa lavoro e benessere. Da grande è invidiata e ammirata allo stesso tempo e deve misurarsi con un mondo lontano pronto a spezzare quel sogno di lavoro e libertà tanto inseguito, costato dolore, lacrime e sudore. Apprezzata e riconosciuta per i suoi primi cinquant’anni riceve attenzioni e manifestazioni d’affetto da più parti, affidando la sua storia alla magica penna di un talentuoso scrittore leviglianese e ad un piccolo Museo dove fanno bella mostra di sè piccoli oggetti e attrezzi che riportano alla memoria momenti lontani. Raccontata così sembra una favola, invece è una storia vera che crediamo possa tramutarsi in uno spaccato da conservare e difendere ricco di tradizione, cultura e appartenenza da dove anche le future generazioni potranno trarre un buon insegnamento di cosa significa stare insieme, lottare per un ideale, non arrendersi mai, sopportare fame e povertà, piangere amici e compagni di lavoro, insieme cadere e insieme rialzarsi guardando con serenità e fiducia il domani, ricordandosi sempre qual’è stato il prezzo pagato perché potessimo “lavorare liberi”. Per la Cooperativa Condomini Levigliani Il Presidente Poli Daniele Levigliani, Dicembre 2009 Nasce LA Cooperativa “Condomini” A gli inizi degli anni Cinquanta dello scorso secolo, la situazione economica di Levigliani, nonostante il trascorrere del tempo, stagnava nella solita precarietà. Ma è anche vero che il marmo tirava, i mercati si aprivano favorevolmente, aziende limitrofe importanti del comprensorio apuo-versiliese producevano e commerciavano con profitto. Gli amministratori della Comunione dei Beni Comuni di Levigliani, da persone intelligenti ed avvedute, capivano i fermenti nuovi che animavano il mercato interpretandoli come segnale dell’ora decisiva: quella della grande riscossa. Sicché, il 7 luglio 1951, la Commissione, incoraggiata dai propri legali, convocò in assemblea generale i soci della Comunione dei Beni con all’ordine del giorno la proposta di citare in giudizio la Soc. La Versilia. Tale società, infatti, non aveva adempiuto al rispetto degli accordi sottoscritti che prevedevano, tra l’altro, il completo sfruttamento degli agri marmiferi concessi, compreso quello dei Tavolini. Proprio questa particolare inadempienza pesò sulla bilancia della giustizia a favore dei Leviglianesi che tra carte bollate, serrati confronti legali, sacrificio di tempo e denaro, susseguirsi di sentenze, giunsero finalmente, con sentenza definitiva della Corte di Cassazione, al riscatto dei Beni Comuni. Era l’anno 1955. Rientrare in legittimo possesso di una proprietà è certo motivo di soddisfazione, ma il gioco non avrebbe valso la candela, considerati i sacrifici della Commissione, la dedizione del suo presidente, Sem Neri, e le ragguardevoli spese affrontate in sede legale, se vinta la battaglia, non seguiva un progetto di sfruttamento dei beni riscattati. Il vero scopo della Commissione, era dunque quello di convincere le braccia valide (ma anche i cervelli) del paese a costituire una cooperativa in grado di aprire cave nelle zone appena riscattate. Dunque l’anno 1956 il giorno tre del mese di agosto presso il Circolo Ricreativo Operaio in Levigliani davanti al notaio Gian Giacomo Guidugli si costituisce la storica Cooperativa fra I Condomini dei Beni Sociali di Levigliani con lo scopo di lavorare le cave nel monte Corchia ottenute in concessione ventennale dalla comunità rappresentata dalla Commissione Amministratrice dei Beni Comuni. Soci Fondatori: 1) Presidente: Aldo Neri 2) Vice Pres.: Romano Babboni 3) Consiglieri: Isaia Battelli 4) “ : Achille Catelani 5) “ : Martino Maggi 1° Consiglio Amministrazione 6) Ulisse Baldini 7) Armido Barsottini 8) Dino Barsottini 9) Vittorio Fornari 10) Polinice Frullani 11) Carlo Maggi 12) Cesare Maggi 13) Natale Maggi 14) Nello Maggi 15) Bruno Neri C. 16) Bruno Neri N. 17) Ernani Neri 18) Alberto Vannucci 19) Ino Vannucci LA TELEFERICA I l primo problema per la Cooperativa è stato il reperimento delle somme che i soci cominceranno a versare il 31 dicembre 1957 e che ammonteranno progressivamente a lire 312.275 a testa (cifra enorme per quei tempi). I primi lavori davvero più urgenti e indispensabili, in mancanza di una strada agibile ai mezzi di trasporto, erano diretti alla installazione di una teleferica che partendo dal paese giungesse ai Tavolini e di una traccia di lizza che dai Tavolini arrivasse al paese. La prima cava aperta è la mitica “Cava del Solco”. Da un certo Cencio di Massa, si acquistarono i resti di una teleferica in disarmo: carrelli, volano, funi di acciaio, supporti. Tutte le braccia valide del paese, non importa a quale ditta appartenessero, si adoperarono per dare man forte. Una di quelle domeniche richiese un impegno massiccio di forze: la risposta del paese non si fece attendere. Si contarono ben 104 (centoquattro) persone impegnate, si fa per dire, al tiro della fune! Per motivi di economia, la teleferica era costruita con spezzoni di cavi che dovettero essere allacciati con appositi giunti. Va detto che i materiali ausiliari che andavano a completare la teleferica furono trasportati mediante la funicolare dei Pellerano fino alla Serretta quindi al Catino e di lì a spalle tradotti ai Tavolini. La teleferica installata a tempo di record, era purtroppo costruita con materiali di fortuna, per ovvie ragioni economiche e tale quindi da non consentire ancora il trasporto di persone. Più tardi, quando circostanze più favorevoli permetteranno l’acquisto di funi portanti nuove e sicure, la teleferica assumerà il ruolo anche di funivia e sarà adibita al trasporto degli operai risparmiando fatiche e disagi. L’impianto aveva inizialmente una portata attorno ai 4 quintali e partendo dalla quota iniziale di 600 metri giungeva fino a quota 1.542, con un dislivello totale di circa 942 metri. LA VIA DI LIZZA P arallelamente alla teleferica si avviarono anche i lavori per realizzare la via della lizza che iniziarono nel maggio 1957 e terminarono nel luglio-agosto del 1958. La via della lizza larga circa tre metri, parte da quota 600 per giungere a quota 1.495 metri con un dislivello di circa 900 metri. La via, costellata dai piri, robusti supporti scavati nella roccia a sostegno del blocco e per permettere lo scorrimento dei cavi, oltre alla perizia tecnica richiese abbondante olio di gomiti. Ma ciò che rese epico quel lavoro, fu senza dubbio la realizzazione della galleria per superare il salto della parete sud del monte Corchia. Il traforo si guadagnava a fendenti di martello pneumatico sostenuto da un operaio e manovrato da un operatore. Un inferno di polvere, detriti e fumo ostacolava e arrestava la marcia. Occorreva sgombrare i detriti con semplici badili (marrelli ), pale (manuali) e carriole, getti d’aria compressa dissipavano il vortice di fumo e di polvere. Si avanzava per non più di cinquanta centimetri al giorno e la galleria avrebbe misurato ben oltre settanta metri! Una grazia inattesa avvenne il giorno in cui si spalancò una voragine nel bel mezzo della galleria che, con grande sollievo degli operai, inghiottì polveri, detriti e fumo e anche un po’ di fatica. La tecnica del trasporto dei blocchi via lizza, una volta preparato il piano inclinato di scorrimento, consisteva nel disporre il blocco su due robusti tronchi di faggio opportunamente squadrati (lizze) e sagomati anteriormente verso l’alto per evitare possibili attriti. Sotto le lizze si disponevano tondelli in legno (parati) obbligando il blocco a scorrere per gravità agli ordini del capo lizza. Il blocco, più noto come carica, affrancato a tre o quattro cavi in acciaio a seconda del peso e della sagoma, avanzava agli ordini del capo lizza mollando i cavi assicurati a loro volta ai piri, supporti in legno adeguatamente rinforzati e fissati saldamente nella roccia, disseminati a debita distanza lungo i margini del piano inclinato. Un intero giorno era necessario per compiere il viaggio di discesa. Parole chiave nel gergo dei lizzatori: - mòlla (lasciare scorrere il cavo) - auncce! (avanzare di qualche centimetro) - Forti (bloccare l’avanzamento). c.c.l. 1 - PRIMO BLOCCO U n passo audace e necessario deve considerarsi l’accordo che la Cooperativa stipulò con la Società Henraux nel 1958. L’accordo novennale prevedeva di concedere alla Società Henraux il diritto di prelazione sulla produzione della Cooperativa. Il prezzo del materiale fu fissato in lire 50.000 a mc., con la clausola che avrebbe permesso alla Henraux di subentrare nel godimento della concessione qualora la Cooperativa avesse dichiarato forfait. Il cinque ottobre 1958 segna una data miliare nella storia della Cooperativa: si festeggia l’arrivo del primo blocco targato C.C.L.1 (Cooperativa Condomini Levigliani) dalla cava dei Tavolini al poggio della piazza Padre Geremia Barsottini. La notizia dell’evento si diffuse con larga risonanza nell’intera Versilia del lavoro che seguiva incredula e meravigliata il rapido concretizzarsi di imponenti realizzazioni come la teleferica e la via della lizza ad opera di un manipolo di operai squattrinati e tutti si chiedevano il segreto di tale successo. L’arrivo del mitico primo blocco via lizza fu salutato dal paese in festa, al suono della banda e al festoso din-don delle campane. La cerimonia iniziava con una messa di ringraziamento celebrata dall’allora parroco don Enrico Vivaldi. Il primo blocco rappresentò un segno di vittoria, sprone a non mollare e ad andare avanti. Ma quanti sacrifici attendevano ancora i nostri operai se si considera che il primo bilancio attivo porterà la data del lontano 1977. Il sereno della tranquillità era ancora al di là di una spessa coltre di nubi. ANNI DIFFICILI G li operai erano organizzati in base alla loro specializzazione. I filisti, addetti alla armatura dei tagli, provvedevano al loro governo nel corso del ciclo di segagione che avveniva a mezzo del filo elicoidale azionato da un motore. Acqua e sabbia accompagnavano il filo durante l’operazione in funzione di raffreddamento, abrasione e pulitura del taglio stesso. I quadratori rappresentavano una categoria molto specialistica che lavorava con la mazza, la mazzetta (mazzolo) e la subbia. Intere giornate a cavallo dei blocchi, magari sotto il sole impietoso, i quadratori sbozzavano la misura con molta accortezza aiutandosi con squadra e gesso. Un aiuto prezioso e pressoché indispensabile proveniva dall’impiego delle mine. Le mine, di potenza variabile, a seconda delle necessità, si impiegavano, tra l’altro, per ottenere le Varate (Barate nel nostro gergo). La barata seppure contenuta, guidata e governata dalla preventiva segagione, rappresentava pur sempre un evento anche spettacolare e al suo esito si legavano le speranze e le attese dei cavatori. L’uomo di tecchia (tecchiaiolo) provvedeva a ripulire il fronte di cava liberandolo da ogni detrito. La manovalanza si incaricava delle operazioni accessorie e ausiliarie come lo sgombro del cocciame dalla piazza caricato, allora, a pala manuale e ad abbondanti carrettate, fornitura dei materiali ai compagni impegnati sui tagli o in altre operazioni, lavoro di fatica ai martini per il sollevamento e la sistemazione dei blocchi ecc. La vecchia tecnica di escavazione, la mancanza di una strada carrozzabile, l’avarizia della cava, costringeva alla scelta di blocchi meno peggio. I così detti informi e i molto difettosi, che pure avrebbero trovato collocazione a prezzi di realizzo in presenza di una strada carrozzabile, risultava antieconomico trascinarli a valle allo stato delle cose di allora. Fino al 1970 si procederà dunque tra alti e bassi barcamenando in una situazione difficile. LE STRADE DEL RETRO CORCHIA E TAVOLINI N onostante i miglioramenti circa qualità e quantità del marmo man mano che avanzavano i lavori di coltivazione delle cave, era chiaro, che la elevata incidenza dei costi di produzione e di trasporto via lizza avrebbero vanificato la speranza di approdare ad utili remunerativi. Serviva la strada carrozzabile. In occasione delle elezioni politiche del 1970, la Cooperativa invitò l’allora Min. Giovanni Pieraccini che, nel visitare le cave risalendo da Levigliani ai Tavolini via teleferica, si rese conto della utilità della strada richiesta e promise il proprio autorevole e decisivo interessamento. Appena finanziata la strada del Retro-Corchia (Terrinca-passo Croce), la Cooperativa si organizzò, per realizzare l’allacciamento passo Croce-monte Corchia. Un progetto ambizioso per la cui approvazione i dirigenti della Cooperativa, guidati dall’indomito presidente Romano Babboni, dovettero faticare non poco a convincere quella parte di soci indecisi e perplessi che lo definirono via della fola. Nel medesimo anno 1970, l’ambizioso progetto era pronto, tenace la volontà ma il fiato era corto, nel senso che mancavano i soldi. I dirigenti della Cooperativa accolsero allora l’opportunità di un finanziamento frutto degli accordi con la ditta Carlo Telara di Carrara. Per realizzare il secondo tratto di strada verso il monte Corchia, la Cooperativa acquistò, a cambiali, una ruspa Fiat FL8, smontata e trasportata via teleferica. Il lavoro, compiuto interamente dalle maestranze della stessa, e iniziato nella primavera del 1970 vedeva la sua ultimazione nel novembre del 1971. La vecchia, gloriosa via della lizza, con la discesa dell’ultimo blocco lizzato in data 13 ottobre 1971, andava ad infoltire l’album dei ricordi. G LA COOPERATIVA SPIEGA LE ALI li anni Settanta, nonostante l’inaugurazione delle strade del Retro-Corchia e dei Tavolini, possono ricordarsi come un decennio problematico, con tentativi di assestamento nell’organizzazione delle cave, nell’impiego di nuove attrezzature e nelle strategie commerciali. Alla pesante situazione debitoria corrispondeva la insoddisfacente qualità e quantità dei siti estrattivi. Alcuni soci, presi da obbiettivo sconforto e spinti da personali situazioni familiari, abbandonarono l’impresa. Gli anni Ottanta segnano finalmente un netto miglioramento nei risultati economici della Cooperativa, in coincidenza con l’ingresso di tecniche rivoluzionarie quali l’uso del filo diamantato, le potenti pale meccaniche, le seghe diamantate continue, i giganteschi Derrick: mastodontiche gru per il sollevamento e la movimentazione dei blocchi. In questo periodo cade anche il venticinquesimo anno di fondazione della Cooperativa. Nel maggio del 1982, tutta la popolazione residente di Levigliani è invitata a partecipare al pranzo sociale di celebrazione delle “nozze d’argento” della più importante impresa dello stesso paese. Per l’occasione, il presidente Romano Babboni pronunciava un applaudito discorso rilevando tra l’altro che “quelli della Cooperativa hanno creato infrastrutture che saranno valide per le future generazioni”. Concludeva la cerimonia il presidente della Comunione dei Beni Comuni, Sem Neri, che ripercorreva, non senza emozione, le tappe significative così concludendo. “ E se adesso abbiamo veduto passare per le vie del paese i marmi delle nostre cave, antico sogno dei nostri padri, è merito vostro che a prezzo di duri sacrifici avete saputo sopportare con animo sereno il peso di svariate decine di milioni di debito continuando nel silenzio, contro l’imperversare del tempo e delle cose, l’opera intrapresa, nella speranza di poter conseguire giorni migliori per voi e per il popolo di Levigliani.” I successivi anni Novanta vengono a caratterizzarsi per il deciso cambio generazionale all’interno della Cooperativa, in un’ideale staffetta tra anziani e giovani cavatori. IL SEQUESTRO U na particolare caratteristica connota le cave del monte Corchia: si tratta della spettacolare formazione carsica del sottosuolo; un fenomeno di interesse mondiale sia dal punto di vista spettacolare che da quello scientifico. Una circostanza questa che, dal 1985 al 1994, divenne fonte di accese diatribe e di reciproche accuse tra ambientalisti e cavatori. Gli uni asserivano infatti che le cave danneggerebbero l’interno dell’Antro del Corchia, gli altri rispondevano che le formazioni sotterranee situate a distanza di sicurezza dai cantieri estrattivi, non avrebbero subito alcun danno. E ancora. Le mine secondo gli ambientalisti danneggerebbero le grotte mentre l’accusa secondo i cavatori si rivelerebbe priva di fondamento in quanto le mine si limiterebbero ad un lavoro di spinta delle masse già staccate dal monte mediante il taglio. Si respingono infine le accuse di sversamenti ed inquinamenti delle acque nel cuore dell’Antro e nelle sorgenti esterne. I Leviglianesi, a scanso di equivoci, affidarono anche ad un nutrito numero di scritte il loro punto di vista; ne ricordiamo un paio: “Antro uguale fame, marmo uguale pane” ed anche: “Amici non padroni”. 27 aprile 1994. Una foschia leggera, come un velo di cipria, truccava la montagna. I cavatori si apprestavano al lavoro salutati dal volo radente dei gracchi in cerca di un grostello di pane dopo i digiuni del lungo inverno. Improvviso, il rumore sinistro di un elicottero precedeva l’irruzione dei carabinieri che senza complimenti ponevano i sigilli di sequestro alle cave. I cavatori assistevano impietriti all’operazione la cui spettacolarità apparve inopportuna quanto inutile quasi si fosse trattato di catturare un pericoloso latitante. Le motivazioni del sequestro riguardavano la presunta irregolarità delle attività estrattive incompatibili con l’ambiente naturale, inquinamento e assenza di autorizzazioni. L’indagine traeva la sua origine dalle varie denunce e dal dossier del WWF. Il 29 aprile 1994 un migliaio tra cavatori, marmisti e popolazione esasperata, Lorenzoni Sindaco di Stazzema in testa, su iniziativa del sindacato, manifestava a Querceta e Pietrasanta. In quel periodo la presidenza della Condomini era affidata a Giorgio Intaschi che ebbe un gran da fare per sbrogliare la matassa. La statale Aurelia è occupata, bloccata temporaneamente la ferrovia Genova-Livorno. Intanto i Leviglianesi sbarravano anche per protesta gli ingressi all’Antro del Corchia. Domenica 29 maggio si svolgeva a Levigliani una grande manifestazione di solidarietà a favore dei cavatori promossa dai Comuni di Stazzema, Seravezza, Vagli, Minucciano e dalla Fillea Cgil. I legali studiano e riesaminano la documentazione prodotta nell’intento di ottenere la revoca del provvedimento da parte del Tribunale e si preparano a rispondere alle accuse formulate dalla Magistratura. Determinante resta l’impegno del Comune di Stazzema e del Parco delle Apuane. Si lavora alla preparazione e approvazione di una Legge Regionale che integri e modifichi le norme sul Parco. Le Amministrazioni locali vengono sollecitate a licenziare speditamente le istanze presentate dalle aziende e ancora oggetto delle Commissioni di esame. Il Gip consente l’apertura delle cave per permettere gli interventi di tutela ambientale che riguardano i lavori relativi agli impianti di depurazione delle acque impiegate nel taglio del monte. Soddisfatti questi obiettivi integrati da prescrizioni che prevedono l’adeguamento degli impianti di smaltimento della marmettola e il riciclaggio delle acque, le cave riprenderanno il loro ciclo produttivo dopo quattro mesi dal sequestro: esattamente il 26 agosto 1994. Che vi abbia messo del suo anche San Ginese? Il 25 agosto ricorreva la sua festa patronale: chi sa in quanti lo avranno pregato! LA COOPERATIVA, IMPRESA CONSOLIDATA I l cammino della Cooperativa, specie nei primi anni della propria storia, stenta a trovare gli equilibri della impresa. Ma l’obiettivo resta quello e pur tra mille difficoltà si cercherà via via di centrarlo. Si lavora, come ovvio, per raggiungere il profitto, e quando il profitto comincia a circolare se ne vedono e se ne apprezzano i risultati. Il volto di Levigliani, senza perdere la sua identità, a poco a poco si trasforma e si arricchisce. La Cooperativa ha coscienza di essere diventata una società imprenditoriale col proprio peso nella economia del settore. Grazie all’accordo del 1993 di Comunione a scopo di godimento tra la Commissione dei Beni Comuni e la Pellerano, si giungeva all’atto di fusione del 1995, che incorporava la Cooperativa Lavoratori di Levigliani nella Cooperativa Condomini, l’attività estrattiva si amplierà notevolmente tant’è che le cave attive lavorate passeranno da due a quattro. Operazioni che lasciano intuire l’incidenza del nuovo assetto nell’ambito della economia leviglianese e dell’intero comprensorio versiliese. I soci della Cooperativa passeranno da tredici a ventidue coadiuvati da ben otto operai. Le condizioni dei cavatori migliorano progressivamente. I servizi resi dalle nuove tecnologie abbattono la fatica e i tempi di produzione. Abbiamo rilevato nelle note precedenti quanto e come la Cooperativa abbia inciso ed incida positivamente in campo socio-economico sia nei confronti dell’impiego di manodopera locale sia per il contributo fornito all’indotto dell’intera zona. Particolare importanza riveste la competenza tecnica sviluppata dalla Cooperativa nel lavoro estrattivo in galleria, resosi necessario per la particolare morfologia della montagna e per evitare interventi demolitivi estremi. Una condizione di lavoro che ha comportato, soprattutto in fase d’impianto, ingenti investimenti e una serie di oneri non indifferenti, ma che ha pure garantito uno sperimentazione d’avanguardia e, in determinati momenti, una resa produttiva elevata. Occorre qui sottolinearne la significativa presenza della Cooperativa anche in campo internazionale e non soltanto in termini commerciali ma nell’importante settore della ricerca scientifica. Tra il 1998 e 2001 la Cooperativa ha infatti partecipato al progetto CAD.PUMA finanziato dalla Comunità Europea per lo studio e la sperimentazione di nuove metodiche con lo scopo di ottimizzare la coltivazione in sotterranea dei materiali lapidei. La Cooperativa, parte di un consorzio formato dalla cava di Lasa (Bolzano) della Società Lasa Marmo S.p.A, dalla società Greca Dyonissos Marble e da un pool di Università e Istituti di ricerca europei tra cui il CNR, il Politecnico di Torino, l’Università di Berlino e l’Istituto di ricerca francese INERIS, ha messo a disposizione la cava dei Tavolini allo scopo di monitorare con strumentazione elettronica un pilastro studiarne le modificazioni in fase di scavo. Sulla base degli esiti strumentali, si è potuto valutare la stabilità dell’area. Nel corso dei quarantadue mesi di vita del progetto, ha partecipato agli incontri di lavoro che si sono svolti a: Bruxelles, Atene, Torino, Nancy, Lisbona, Levigliani e Lasa (Bolzano). Le risultanze scientifiche del progetto, opportunamente approfondite e studiate, concorreranno a sviluppare nuove applicazioni per uno sfruttamento sempre più moderno e razionale della escavazione marmifera. NEL CINQUANTESIMO DELLA FONDAZIONE P er festeggiare e onorare al meglio le nozze d’oro della Cooperativa Condomini (1956 – 2006) furono organizzati diversi eventi e manifestazione seguiti con emozione e commozione da tutta la nostra comunità e oltre, ma soprattutto dai “magnifici fondatori” i quali grazie alla loro forza di volontà, spirito di sacrificio hanno conseguito uno straordinario risultato che ha dato lavoro, libertà di pensiero e parola per tutta la nostra comunità, portando benefici all’intero conprensorio. Tra le iniziative spicca la pubblicazione del libro “Lavorare liberi” a cura del Prof. Oriente Angeli che ripercorre la storia della “Condomini”, presentato il 12 agosto 2006 presso la Pensione Vallechiara alla presenza di un folto pubblico con personalità politiche e culturali, uno per tutti il Sen. Giovanni Pieraccini. Tra i presenti non potevano mancare gli emozionatissimi soci fondatori ai quali e stata donata una medaglia d’oro commemorativa e naturalmente il volume del cinquantesimo. Un momento particolarmente toccante che ha coinvolto gran parte dei presenti è avvenuto quando sono stati ricordati i fondatori scomparsi, al ricordo, molti occhi si sono “stropicciati”. I festeggiamenti sono proseguiti con un pranzo sociale presso l’Albergo Raffaello il 18 agosto 2006 in onore dei soci fondatori ma anche come riconoscente testimonianza ad artigiani, commercianti, titolari di aziende oltre ai rappresentanti di Enti Pubblici che a vario titolo hanno contribuito al sostegno e allo sviluppo della Condomini. Nell’occasione ad alcuni di loro sono state donate targhe commemorative. Da sottolineare, quale evento di rilievo è la scultura, opera del M° Renzo Maggi inaugurata il 23 agosto 2006 posta nel centro del paese in Piazza Ortali. L’opera, donata al paese dalla Cooperativa ha inteso fare memoria dell’antico lavoro del cavatore stilizzandone momenti salienti. Particolarmente delicato e toccante si mostra il rilievo della madre col bambino nell’ansia di un’attesa che il pericolo del lavoro di cava potrebbe rendere drammaticamente vana. Festa allietata dalla nostra Banda Musicale dove la nostra comunità ha partecipato insieme a numerose autorità pubbliche e private anche a livello nazionale. La giornata si concludeva a tarda notte con una cena sociale aperta a tutti in Piazza Geremia Barsottini. Un’avvenimento davvero eclatante che ha avuto echi lontani, doveva poi concludere la solenne ricorrenza il Presidente della NEL CINQUANTESIMO DELLA FONDAZIONE Repubblica Giorgio Napolitano informato dalle gesta compiute dai fondatori della Cooperativa Condomini, apprezzando il volume “Lavorare Liberi” concedeva ai Soci Fondatori supestiti l’Onorificienza del Cavalierato al Merito della Repubblica con decreto del 24 novembre 2006: ...La Repubblica Italiana, con la Sua benedizione, concedendo questo riconoscimento è testimone della forza di volontà, la determinazione, la libertà di azione e di pensiero fanno “grandi” piccoli uomini caratterizzando la comunità di appartenenza con forte senso storico e sociale dove traspare nella vita di tutti i giorni la consapevolezza che “Lavorare liberi” è un bene prezioso dato si dalla generosità della montagna ma soprattutto dallo spirito di sacrificio e dalla forza morale di chi ci ha preceduto, è nostro dovere ricordare, mantenere e valorizzare questo grande patrimonio che ha una unica ricchezza, il lavoro... La volontà dei soci è determinata nel proseguire l’attività sostenedola a nuove iniziative allo studio, oculati investimenti e strategie sempre più al passo coi tempi facendo tesoro dell’insegnamento avuto da chi li ha preceduti. MUSEO “LAVORARE LIBERI” I l 5 Ottobre 2008, data miliare della nostra Comunità, è stato rievocato, dopo cinquant’anni, l’arrivo del primo blocco di marmo arabescato siglato CCL 1, sceso dalle Cave dei Tavolini fino al “Poggio caricatore” di Piazza Geremia Barsottini a Levigliani. L’evento, nel lontano 1958, fu salutato con grande entusiasmo e commozione dai monti al piano, frutto di un lavoro pieno di sacrifici e rinunce segno di una conquistata libertà di lavoro. Nell’occasione della ricorrenza è stato anche inaugurato un piccolo ma significativo Museo di Comu- nità e d’Impresa “Lavorare Liberi” dedicato ai soci fondatori della Cooperativa Condomini, il quale racconta il nostro trascorso con piccoli attrezzi da lavoro, documenti e fotografie. Alla manifestazione, allietata dalla Banda S.Cecilia di Levigliani e molto sentita da tutto il paese, hanno partecipato amministratori a tutti i livelli e personaggi che nel tempo hanno contribuito alla crescita e allo sviluppo della Condomini. IL NOSTRO MARMO NEL MONDO I l monte Corchia è l’alcova dei nostri marmi. L’aspro massiccio calcareo alto 1667 mt. presenta pareti degne di competere per bellezza e difficoltà con montagne dalla M maiuscola: non per nulla le Apuane si chiamano Alpi. La storia geologica di questa montagna risale a circa 30 milioni di anni. Il marmo è il frutto di questo lunghissimo incubamento tra complessi corrugamenti della crosta, collisione di placche, sedimenti marini. Quando il cavatore strappa il blocco alla montagna, è come se lo svegliasse da un lunghissimo sonno per infondergli una vita nuova e diversa. Verso la fine del XVIII sec. iniziarono studi e ricerche sistematiche sui tipi di marmo del Corchia che si svilupparono a partire dal 1840 per l’apprezzamento della presenza di marmi statuari nel versante meridionale della montagna. E’ in questo periodo che spicca la figura del leviglianese Emilio Simi per il suo contributo volto allo studio e alla scoperta dei marmi presenti nella nostra zona. Molta importanza assumevano le Brecce Medicee (Skyros Corchia, Fior di Pesco) estratte fino al 1950 nelle cave del Catino, apprezzate per il loro pregio ornamentale. I tipi di marmi oggi estratti dalla Cooperativa Condomini di Levigliani sono: l’Arabescato Corchia e il marmo venato Corchia. Purtroppo, anche per le note vicende societarie legate ai passaggi di proprietà, non si dispone di una organica mappa che documenti sistematicamente le realizzazioni industriali e artistiche eseguite con i nostri marmi. Possiamo comunque affermare che il nostro arabescato ha raggiunto tutti i continenti. A titolo esemplificativo segnaliamo alcune opere: il premiato monumento al Milite Ignoto di Bagdad (Irak), il Centro Commerciale di Sidney (Australia), i rivestimenti interni del Vittoriale (storica dimora di Gabriele D’Annunzio) e lavori decorativi nella Città del Vaticano. UNA PAGINA AMARA Fatiche salate di esausti sudori memorie trafitte da croci vegliate dai fiori. Cagliato nel cuor della roccia il passo pesante ed antico dei miei cavatori… Oriente Angeli “Passeggiata sulla Pania” I l lavoro di cava, come quello della lizza, ha sempre rappresentato un alto rischio per l’incolumità degli operai. Rischio che non è diminuito con l’avvento delle nuove tecniche di segagione e con l’uso dei potenti mezzi di sollevamento come le pale meccaniche e gli imponenti Derrick. Anzi, proprio l’inesorabilità degli automatismi, la potenza delle pale, la mole delle macchine, possono rivelarsi cause potenzialmente più pericolose di incidenti rispetto alla vecchia organizzazione del lavoro. Si direbbe che l’enorme divario di potenza che passa tra le nuove macchine e l’uomo le fa assomigliare a grandi bestie feroci non sempre e non facilmente domabili. Senza nulla togliere al coefficiente di grande utilità che hanno prodotto le nuove tecnologie sia in relazione all’incremento della produzione sia in termini di abbattimento di immani fatiche che hanno afflitto in passato generazioni di cavatori. La fatalità ma anche l’imprudenza possono giocare i loro tiri: la confidenza col pericolo talvolta è stata letale. D’altra parte la natura stessa del lavoro lascia facilmente comprendere con quante occasioni di pericolo i cavatori debbano confrontarsi ogni giorno. Anche la Cooperativa Condomini nelle cave dei Tavolini, deve stilare con commozione e rispetto l’elenco dei propri morti e dei gravi, talora gravissimi e invalidanti incidenti. Nel tracciare il doloroso elenco, non ci soffermeremo certo a descriverne i particolari. Sono morti sul lavoro nelle cave dei Tavolini: il socio Ulisse Baldini nel 1978, l’operaio Giampaolo Cocheo nel 1996, gli autotrasportatori Giovanni Maggi nel 1986 e Vittorio Appolloni nel 1997. Oltre ai dolorosi decessi, numerosi e talvolta gravissimi incidenti hanno colpito nostri operai nel corso degli anni. È auspicabile che sia presto possibile l’erezione di un monumento che, celebrando il lavoro della cava, onori tutte le vittime del lavoro di ogni tempo e di tutte le cave del Corchia. A ben vedere e nel senso meno scontato del termine, monumenti ai cavatori e ai lizzatori scomparsi già esistono, basta por mente ad una cava dismessa o alle solitarie e fatiscenti vie della lizza. Quando osservi la via di una lizza, torna all’orecchio il lamento dei legni torturati dal peso dei blocchi e quando fissi una vecchia cava fa eco la memoria della fatica che si affidava alla scansione ritmica degli aho- aho per imbrigliare e dirigere senza disperderlo, l’urto della forza collettiva. Come reperti, ruderi e rovine sono traccia e monumenti di civiltà sepolte, così le cave abbandonate e le vie di lizza perpetuano e interpretano silenziosamente la cifra più autentica del lavoro antico dei cavatori. Ma non per questo deve negarsi ai nostri morti l’onore di un monumento da tutti leggibile. PASSATO, PRESENTE E FUTURO M olto è stato detto sul passato della Condomini, sulle difficoltà iniziali e sulle speranze di migliorare le condizioni di vita di tante famiglie di lavoratori. Il dovere di documentare con precisione storica, chi l’ha guidata al posto di massima responsabilità, in oltre cinquant’anni di attività, ci impone di riportare l’esatta cronologia dei Presidenti, fino ad oggi succedutisi: Aldo Neri: dal 1956 al 1958 Armido Barsottini: dal 1958 al 1960 e dal 1972 al 1976 Romano Babboni: dal 1960 al 1962, dal 1964 al 1972, dal 1976 al 1988 Martino Maggi: dal 1962 al 1964 Nello Maggi: dal 1988 al 1991 Giorgio Intaschi: dal 1991 al 2002 Daniele Poli, presidente in carica dal 2002 Nel 1959, la Cooperativa realizzava vendite per circa venti milioni delle vecchie lire, per una produzione che si aggirava sulle 1.000 tonnellate annue di marmo. Lo sviluppo, negli anni successivi, è avvenuto lungo un percorso di crescita moderato ma continuo. Nel 1973 si raggiungeva la soglia dei cento milioni, per una produzione che superava le 4.000 tonnellate annue. Grazie anche allo sviluppo tecnologico ed ai forti investimenti realizzati, le vendite hanno poi registrato una forte accelerazione e così nel 1988 si fatturò oltre il miliardo di lire, per raggiungere nel 2002 un fatturato di 2.424.777 Euro ed una produzione superiore alle 24.000 tonnellate. A consuntivo si può calcolare che il fatturato complessivo generato nei suoi primi cinquanta anni di vita è stato pari a circa 30 milioni di Euro, a cui è corrisposta un’estrazione complessiva di oltre 500.000 tonnellate di marmo. La massima produzione annuale è stata raggiunta nel 1995 con oltre 34.000 tonnellate di materiale estratto e 34 lavoratori alle dipendenze. Per quanto riguarda il presente, la Condomini gestisce quattro cantieri estrattivi nel versante meridionale del monte Corchia, che prendono nome di Piastraio, Piastriccioni, Tavolini A, Tavolini B. Si tratta di cave di marmo ad alta redditività che tuttavia, per l’altitudine (da 1.200 a 1.550 metri s.l.m.) e le condizioni climatiche, consentono un’attività lavorativa non continua, ma limitata a otto-nove mesi l’anno, con chiusura forzata durante il periodo invernale. L’assetto attuale è così composto: Presidente: Daniele Poli - Vice Presidente: Marco Battelli - Consiglieri: Matteo Maggi, Stefano Fornari, Franco Maggi - Soci: Florens Babboni, Elvio Maggi, Giancarlo Neri, Giuliano Maggi, Luca Neri, Luca Corsi, Luigi Neri, Giuseppe Fornari, Francesco Fornari, Fabio Poli - Segretaria: Cinzia Giannelli - Collaboratrice amministrativa: Rachele Deri - Operai: Giovanni Bertozzi, Fernando Lupone, Daniele Verona, Tommaso Del Giudice, Antonio Bertozzi, Scarfi Athos, inoltre si avvale di numerosi collaboratori esterni. Le varietà merceologiche di marmo attualmente estratte sono l’Arabescato Corchia, materiale di punta, insieme al Bianco venato Corchia i quali sono apprezzati e utilizzati in tutto il mondo. Il futuro della Condomini sta tutto nella capacità di vincere le sfide che la globalizzazione dei mercati metterà di fronte, con nuovi soggetti produttivi e competitivi, con nuovi materiali lapidei concorrenti. La prospettiva è quella di contribuire, grazie all’esperienza maturata, al miglioramento delle tecniche estrattive e all’impiego di nuovi macchinari, capaci di ottimizzare il lavoro e l’utilizzo della risorsa, nonché di ridurre gli impatti ambientali. Foto di Enzo Cei (2008) Si ringrazia per il patrocinio concesso: REGIONE TOSCANA COMUNE DI STAZZEMA Medaglia d’Oro al Valor Militare COMUNE DI SERAVEZZA Comune di Pietrasanta Città d’Arte – Città Nobile dal 1841 MCMXIV COMUNE DI FORTE DEI MARMI P A A P R U C A O N E