Lavorare
Liberi
La fantastica avventura della
Cooperativa Condomini di Levigliani dalle origini ad oggi
Lavorare
Liberi
La fantastica avventura della
Cooperativa Condomini di Levigliani
dalle origini ad oggi
Testi:
Antonio Bartelletti, Oriente Angeli
Foto e Documenti filmati:
Aldo Umicini, Daniele Poli, Don Dante Lorini, Enzo Cei,
Fernando Agustin Lupone, Franco Bertocchi,
Luigi Neri, Marco Battelli, Oliviero Luperi, Vittorio Vannucci
TV e Radio:
Noi TV, Radioraitre, Rai, Rete Versilia, Teleregione, Teleriviera
Testate giornalistiche:
Il Corriere della Versilia, Il Tirreno, La Nazione, Versilia Oggi
Progetto grafico copertina e inserto:
Editografica, Pietrasanta
Regia: Andrea Vignali
Montaggio: Federico Stagi
Consulenza alla regia/archivio filmati: Paolo Bertola
Operatori: Andrea Vignali, Federico Stagi
Collaboratori: Domenico Zazzara, Alessandra Bandelloni
© Copyright
Soc. Cooperativa fra i Condomini Lavoratori
dei Beni Sociali di Levigliani A.R.L.
Si ringrazia
per la cortese collaborazione:
La Cooperativa Condomini ringrazia sentitamente tutti quanti hanno contribuito alla realizzazione di
questo film-documentario ripercorrendo parte della loro vita con testimonianze e riflessioni oppure
offrendo documenti e foto d’epoca utili alla ricostruzione di questa emozionante storia vera.
È con enorme piacere ed una grande e profonda emozione che attraverso questo film-documentario possiamo presentarVi la storia
dalla quale proveniamo.
La “Condomini” nasce da un sogno di libertà, vissuta solo grazie ad
immensi sacrifici e forza di volontà; muove i primi passi con all’aiuto e il sostegno di tutta la nostra comunità. Crescendo pian piano
ripaga lo sforzo di molti, affrontando e superando ostacoli di tutti
i generi per poi raggiungere la maggiore età dove dispensa lavoro
e benessere. Da grande è invidiata e ammirata allo stesso tempo
e deve misurarsi con un mondo lontano pronto a spezzare quel
sogno di lavoro e libertà tanto inseguito, costato dolore, lacrime
e sudore.
Apprezzata e riconosciuta per i suoi primi cinquant’anni riceve attenzioni e manifestazioni d’affetto da più parti, affidando la sua
storia alla magica penna di un talentuoso scrittore leviglianese e
ad un piccolo Museo dove fanno bella mostra di sè piccoli oggetti e
attrezzi che riportano alla memoria momenti lontani.
Raccontata così sembra una favola, invece è una storia vera che
crediamo possa tramutarsi in uno spaccato da conservare e difendere ricco di tradizione, cultura e appartenenza da dove anche le
future generazioni potranno trarre un buon insegnamento di cosa
significa stare insieme, lottare per un ideale, non arrendersi mai,
sopportare fame e povertà, piangere amici e compagni di lavoro,
insieme cadere e insieme rialzarsi guardando con serenità e fiducia
il domani, ricordandosi sempre qual’è stato il prezzo pagato perché potessimo “lavorare liberi”.
Per la Cooperativa Condomini Levigliani
Il Presidente Poli Daniele
Levigliani, Dicembre 2009
Nasce LA Cooperativa “Condomini”
A
gli inizi degli anni Cinquanta dello scorso secolo, la
situazione economica di Levigliani, nonostante il trascorrere del tempo, stagnava nella solita precarietà.
Ma è anche vero che il marmo tirava, i mercati si aprivano
favorevolmente, aziende limitrofe importanti del comprensorio apuo-versiliese producevano e commerciavano con
profitto.
Gli amministratori della Comunione dei Beni Comuni di Levigliani, da persone intelligenti ed avvedute, capivano i fermenti nuovi che animavano il mercato interpretandoli come
segnale dell’ora decisiva: quella della grande riscossa.
Sicché, il 7 luglio 1951, la Commissione, incoraggiata dai
propri legali, convocò in assemblea generale i soci della
Comunione dei Beni con all’ordine del giorno la proposta di
citare in giudizio la Soc. La Versilia.
Tale società, infatti, non aveva adempiuto al rispetto degli
accordi sottoscritti che prevedevano, tra l’altro, il completo sfruttamento degli agri marmiferi concessi,
compreso quello dei Tavolini.
Proprio questa particolare inadempienza pesò sulla bilancia della giustizia a favore dei Leviglianesi che
tra carte bollate, serrati confronti legali, sacrificio di tempo e denaro, susseguirsi di sentenze, giunsero
finalmente, con sentenza definitiva della
Corte di Cassazione, al riscatto dei Beni
Comuni.
Era l’anno 1955. Rientrare in legittimo
possesso di una proprietà è certo motivo
di soddisfazione, ma il gioco non avrebbe valso la candela, considerati i sacrifici
della Commissione, la dedizione del suo
presidente, Sem Neri, e le ragguardevoli
spese affrontate in sede legale, se vinta
la battaglia, non seguiva un progetto di
sfruttamento dei beni riscattati.
Il vero scopo della Commissione, era dunque quello di convincere le braccia valide
(ma anche i cervelli) del paese a costituire
una cooperativa in grado di aprire cave
nelle zone appena riscattate. Dunque l’anno 1956 il giorno tre del
mese di agosto presso il Circolo Ricreativo Operaio in Levigliani davanti al notaio Gian Giacomo Guidugli si costituisce la storica Cooperativa fra I Condomini dei Beni Sociali di Levigliani con lo scopo di
lavorare le cave nel monte Corchia ottenute in concessione ventennale dalla comunità rappresentata dalla Commissione Amministratrice dei Beni Comuni.
Soci Fondatori:
1) Presidente: Aldo Neri
2) Vice Pres.: Romano Babboni
3) Consiglieri: Isaia Battelli
4) “
: Achille Catelani
5) “
: Martino Maggi
1°
Consiglio Amministrazione
6) Ulisse Baldini
7) Armido Barsottini
8) Dino Barsottini
9) Vittorio Fornari
10) Polinice Frullani
11) Carlo Maggi
12) Cesare Maggi
13) Natale Maggi
14) Nello Maggi
15) Bruno Neri C.
16) Bruno Neri N.
17) Ernani Neri
18) Alberto Vannucci
19) Ino Vannucci
LA TELEFERICA
I
l primo problema per la Cooperativa è stato il reperimento
delle somme che i soci cominceranno a versare il 31 dicembre 1957 e che ammonteranno progressivamente a lire
312.275 a testa (cifra enorme per quei tempi).
I primi lavori davvero più urgenti e indispensabili, in mancanza di una strada agibile ai mezzi di trasporto, erano diretti alla
installazione di una teleferica che partendo dal paese giungesse ai Tavolini e di una traccia di lizza
che dai Tavolini arrivasse al paese. La prima cava aperta è la mitica “Cava del Solco”.
Da un certo Cencio di Massa, si acquistarono i resti di una teleferica in disarmo: carrelli, volano, funi
di acciaio, supporti. Tutte le braccia valide del paese, non importa a quale ditta appartenessero, si
adoperarono per dare man forte. Una di quelle domeniche richiese un impegno massiccio di forze:
la risposta del paese non si fece attendere. Si contarono ben 104 (centoquattro) persone impegnate,
si fa per dire, al tiro della fune!
Per motivi di economia, la teleferica era costruita con spezzoni di cavi che dovettero essere allacciati
con appositi giunti. Va detto che i materiali ausiliari che andavano a completare la teleferica furono
trasportati mediante la funicolare dei Pellerano fino alla Serretta quindi al Catino e di lì a spalle tradotti ai Tavolini. La teleferica installata a tempo di record, era purtroppo costruita con materiali di
fortuna, per ovvie ragioni economiche e tale quindi da non consentire ancora il trasporto di persone.
Più tardi, quando circostanze più favorevoli permetteranno l’acquisto di funi portanti nuove e sicure,
la teleferica assumerà il ruolo anche di funivia e sarà adibita al trasporto degli operai risparmiando
fatiche e disagi. L’impianto aveva inizialmente una portata attorno ai 4 quintali e partendo dalla quota iniziale di 600 metri giungeva fino a quota 1.542, con un dislivello totale di circa 942 metri.
LA VIA DI LIZZA
P
arallelamente alla teleferica si avviarono anche i lavori
per realizzare la via della lizza che iniziarono nel maggio
1957 e terminarono nel luglio-agosto del 1958. La via
della lizza larga circa tre metri, parte da quota 600 per giungere a quota 1.495 metri con un dislivello di circa 900 metri.
La via, costellata dai piri, robusti supporti scavati nella roccia a
sostegno del blocco e per permettere lo scorrimento dei cavi,
oltre alla perizia tecnica richiese abbondante olio di gomiti.
Ma ciò che rese epico quel lavoro, fu senza dubbio la realizzazione della galleria per superare il salto
della parete sud del monte Corchia. Il traforo si guadagnava a fendenti di martello pneumatico sostenuto da un operaio e manovrato da un operatore. Un inferno di polvere, detriti e fumo ostacolava
e arrestava la marcia. Occorreva sgombrare i detriti con semplici badili (marrelli ), pale (manuali) e
carriole, getti d’aria compressa dissipavano il vortice di fumo e di polvere. Si avanzava per non più
di cinquanta centimetri al giorno e la galleria avrebbe misurato ben oltre settanta metri! Una grazia
inattesa avvenne il giorno in cui si spalancò una voragine nel bel mezzo della galleria che, con grande sollievo degli operai, inghiottì polveri, detriti e fumo e anche un po’ di fatica.
La tecnica del trasporto dei blocchi via lizza, una volta preparato il piano inclinato di scorrimento,
consisteva nel disporre il blocco su due robusti tronchi di faggio opportunamente squadrati (lizze) e
sagomati anteriormente verso l’alto per evitare possibili attriti.
Sotto le lizze si disponevano tondelli in legno (parati) obbligando il blocco a scorrere per gravità
agli ordini del capo lizza. Il blocco, più noto come carica, affrancato a tre o quattro cavi in acciaio a
seconda del peso e della sagoma, avanzava agli ordini del capo lizza mollando i cavi assicurati a loro
volta ai piri, supporti in legno adeguatamente rinforzati e fissati saldamente nella roccia, disseminati
a debita distanza lungo i margini del piano inclinato. Un intero giorno era necessario per compiere
il viaggio di discesa. Parole chiave nel gergo dei lizzatori: - mòlla (lasciare scorrere il cavo) - auncce!
(avanzare di qualche centimetro) - Forti (bloccare l’avanzamento).
c.c.l. 1 - PRIMO BLOCCO
U
n passo audace e necessario deve considerarsi l’accordo che la Cooperativa stipulò con la
Società Henraux nel 1958.
L’accordo novennale prevedeva di concedere alla Società Henraux il diritto di prelazione sulla
produzione della Cooperativa. Il prezzo del materiale fu fissato in lire 50.000 a mc., con la clausola
che avrebbe permesso alla Henraux di subentrare nel godimento della concessione qualora la Cooperativa avesse dichiarato forfait. Il cinque ottobre 1958 segna una data miliare nella storia della
Cooperativa: si festeggia l’arrivo del primo blocco targato C.C.L.1 (Cooperativa Condomini Levigliani) dalla cava dei Tavolini al poggio della piazza Padre Geremia Barsottini.
La notizia dell’evento si diffuse con larga risonanza nell’intera Versilia del lavoro che seguiva incredula e meravigliata il rapido concretizzarsi di imponenti realizzazioni come la teleferica e la via della lizza ad opera di
un manipolo di operai squattrinati e tutti si chiedevano il
segreto di tale successo.
L’arrivo del mitico primo blocco via lizza fu salutato dal paese in festa, al suono della banda e al festoso din-don delle
campane. La cerimonia iniziava con una messa di ringraziamento celebrata dall’allora parroco don Enrico Vivaldi. Il primo blocco rappresentò un segno di vittoria, sprone a non
mollare e ad andare avanti. Ma quanti sacrifici attendevano
ancora i nostri operai se si considera che il primo bilancio
attivo porterà la data del lontano 1977. Il sereno della tranquillità era ancora al di là di una spessa coltre di nubi.
ANNI DIFFICILI
G
li operai erano organizzati in base alla loro specializzazione.
I filisti, addetti alla armatura dei tagli, provvedevano al loro governo nel corso del ciclo di
segagione che avveniva a mezzo del filo elicoidale azionato da un motore. Acqua e sabbia
accompagnavano il filo durante l’operazione in funzione di raffreddamento, abrasione e pulitura
del taglio stesso.
I quadratori rappresentavano una categoria molto specialistica che lavorava con la mazza, la mazzetta (mazzolo) e la subbia. Intere giornate a cavallo dei blocchi, magari sotto il sole impietoso, i
quadratori sbozzavano la misura con molta accortezza aiutandosi con squadra e gesso.
Un aiuto prezioso e pressoché indispensabile proveniva dall’impiego delle mine. Le mine, di potenza variabile, a seconda delle necessità, si impiegavano, tra l’altro, per ottenere le Varate (Barate nel
nostro gergo).
La barata seppure contenuta, guidata e governata dalla preventiva segagione, rappresentava pur
sempre un evento anche spettacolare e al suo esito si legavano le speranze e le attese dei cavatori.
L’uomo di tecchia (tecchiaiolo) provvedeva a ripulire il fronte di cava liberandolo da ogni detrito.
La manovalanza si incaricava delle operazioni accessorie e ausiliarie come lo sgombro del cocciame
dalla piazza caricato, allora, a pala manuale e ad abbondanti carrettate, fornitura dei materiali ai
compagni impegnati sui tagli o in altre operazioni, lavoro di fatica ai martini per il sollevamento e la
sistemazione dei blocchi ecc.
La vecchia tecnica di escavazione, la mancanza di una strada
carrozzabile, l’avarizia della cava, costringeva alla scelta di blocchi meno peggio. I così detti informi e i molto difettosi, che pure
avrebbero trovato collocazione a prezzi di realizzo in presenza di
una strada carrozzabile, risultava antieconomico trascinarli a valle
allo stato delle cose di allora.
Fino al 1970 si procederà dunque tra alti e bassi barcamenando in
una situazione difficile.
LE STRADE DEL RETRO CORCHIA E TAVOLINI
N
onostante i miglioramenti circa qualità e quantità del marmo man mano che avanzavano i lavori di coltivazione delle cave, era chiaro, che la elevata incidenza dei costi di produzione e di
trasporto via lizza avrebbero vanificato la speranza di approdare ad utili remunerativi. Serviva
la strada carrozzabile. In occasione delle elezioni politiche del 1970, la Cooperativa invitò l’allora Min.
Giovanni Pieraccini che, nel visitare le cave risalendo da Levigliani ai Tavolini via teleferica, si rese
conto della utilità della strada richiesta e promise il proprio autorevole e decisivo interessamento.
Appena finanziata la strada del Retro-Corchia (Terrinca-passo Croce), la Cooperativa si organizzò,
per realizzare l’allacciamento passo Croce-monte Corchia. Un progetto ambizioso per la cui approvazione i dirigenti della Cooperativa, guidati dall’indomito presidente Romano Babboni, dovettero
faticare non poco a convincere quella parte di soci indecisi e perplessi che lo definirono via della fola. Nel medesimo anno 1970, l’ambizioso progetto era
pronto, tenace la volontà ma il fiato era corto, nel senso che
mancavano i soldi. I dirigenti della Cooperativa accolsero
allora l’opportunità di un finanziamento frutto degli accordi
con la ditta Carlo Telara di Carrara. Per realizzare il secondo
tratto di strada verso il monte Corchia, la Cooperativa acquistò, a cambiali, una ruspa Fiat FL8, smontata e trasportata via
teleferica. Il lavoro, compiuto interamente dalle maestranze
della stessa, e iniziato nella primavera del 1970 vedeva la sua
ultimazione nel novembre del 1971. La vecchia, gloriosa via
della lizza, con la discesa dell’ultimo blocco lizzato in data 13
ottobre 1971, andava ad infoltire l’album dei ricordi.
G
LA COOPERATIVA SPIEGA LE ALI
li anni Settanta, nonostante l’inaugurazione delle strade del Retro-Corchia e dei Tavolini,
possono ricordarsi come un decennio problematico, con tentativi di assestamento nell’organizzazione delle cave, nell’impiego di nuove attrezzature e nelle strategie commerciali. Alla
pesante situazione debitoria corrispondeva la insoddisfacente qualità e quantità dei siti estrattivi.
Alcuni soci, presi da obbiettivo sconforto e spinti da personali situazioni familiari, abbandonarono
l’impresa. Gli anni Ottanta segnano finalmente un netto miglioramento nei risultati economici della
Cooperativa, in coincidenza con l’ingresso di tecniche rivoluzionarie quali l’uso del filo diamantato,
le potenti pale meccaniche, le seghe diamantate continue, i giganteschi Derrick: mastodontiche gru
per il sollevamento e la movimentazione dei blocchi. In questo periodo cade anche il venticinquesimo anno di fondazione della Cooperativa. Nel maggio del 1982, tutta la popolazione residente di
Levigliani è invitata a partecipare al pranzo sociale di celebrazione delle “nozze d’argento” della più
importante impresa dello stesso paese. Per l’occasione, il presidente Romano Babboni pronunciava
un applaudito discorso rilevando tra l’altro che “quelli della Cooperativa hanno creato infrastrutture
che saranno valide per le future generazioni”. Concludeva la cerimonia il presidente
della Comunione dei Beni Comuni, Sem
Neri, che ripercorreva, non senza emozione, le tappe significative così concludendo. “ E se adesso abbiamo veduto passare
per le vie del paese i marmi delle nostre cave,
antico sogno dei nostri padri, è merito vostro
che a prezzo di duri sacrifici avete saputo
sopportare con animo sereno il peso di svariate decine di milioni di debito continuando nel silenzio, contro l’imperversare del tempo e delle cose, l’opera intrapresa, nella speranza di poter conseguire giorni
migliori per voi e per il popolo di Levigliani.”
I successivi anni Novanta vengono a caratterizzarsi per il deciso cambio generazionale all’interno
della Cooperativa, in un’ideale staffetta tra anziani e giovani cavatori.
IL SEQUESTRO
U
na particolare caratteristica connota le cave del monte Corchia: si tratta della spettacolare formazione carsica del sottosuolo; un fenomeno di interesse mondiale sia dal punto di
vista spettacolare che da quello scientifico. Una circostanza questa che, dal 1985 al 1994,
divenne fonte di accese diatribe e di reciproche accuse tra ambientalisti e cavatori. Gli uni asserivano infatti che le cave danneggerebbero l’interno dell’Antro del Corchia, gli altri rispondevano
che le formazioni sotterranee situate a distanza di sicurezza dai cantieri estrattivi, non avrebbero
subito alcun danno.
E ancora. Le mine secondo gli ambientalisti danneggerebbero le grotte mentre l’accusa secondo
i cavatori si rivelerebbe priva di fondamento in quanto le mine si limiterebbero ad un lavoro di
spinta delle masse già staccate dal monte mediante il taglio. Si respingono infine le accuse di
sversamenti ed inquinamenti delle acque nel cuore dell’Antro e nelle sorgenti esterne.
I Leviglianesi, a scanso di equivoci, affidarono anche ad un nutrito numero di scritte il loro punto di vista; ne ricordiamo un paio: “Antro uguale fame, marmo uguale pane” ed anche: “Amici non
padroni”.
27 aprile 1994. Una foschia leggera, come un velo di cipria, truccava la montagna. I cavatori si
apprestavano al lavoro salutati dal volo radente dei gracchi in cerca di un grostello di pane dopo
i digiuni del lungo inverno.
Improvviso, il rumore sinistro di un elicottero precedeva l’irruzione dei carabinieri che senza complimenti ponevano i sigilli di sequestro alle cave. I cavatori assistevano impietriti all’operazione
la cui spettacolarità apparve inopportuna quanto inutile quasi si fosse trattato di catturare un
pericoloso latitante. Le motivazioni del sequestro riguardavano la presunta irregolarità delle attività estrattive incompatibili con l’ambiente naturale, inquinamento e assenza di autorizzazioni.
L’indagine traeva la sua origine dalle varie denunce e dal dossier del WWF.
Il 29 aprile 1994 un migliaio tra cavatori, marmisti e popolazione esasperata, Lorenzoni Sindaco
di Stazzema in testa, su iniziativa del sindacato, manifestava a Querceta e Pietrasanta. In quel periodo la presidenza della Condomini era affidata a Giorgio Intaschi che ebbe un gran da fare per
sbrogliare la matassa. La statale Aurelia è occupata, bloccata temporaneamente la ferrovia Genova-Livorno. Intanto i Leviglianesi sbarravano anche per protesta gli ingressi all’Antro del Corchia.
Domenica 29 maggio si svolgeva a Levigliani una grande manifestazione di solidarietà a favore
dei cavatori promossa dai Comuni di Stazzema, Seravezza, Vagli, Minucciano e dalla Fillea Cgil.
I legali studiano e riesaminano la documentazione prodotta nell’intento di ottenere la revoca del
provvedimento da parte del Tribunale e si preparano a rispondere alle accuse formulate dalla
Magistratura. Determinante resta l’impegno del Comune di Stazzema e del Parco delle Apuane. Si
lavora alla preparazione e approvazione di una Legge Regionale che integri e modifichi le norme
sul Parco.
Le Amministrazioni locali vengono sollecitate a licenziare speditamente le istanze presentate dalle aziende e ancora oggetto delle Commissioni di esame.
Il Gip consente l’apertura delle cave per
permettere gli interventi di tutela ambientale che riguardano i lavori relativi agli impianti di depurazione delle acque impiegate nel taglio del monte.
Soddisfatti questi obiettivi integrati da prescrizioni che prevedono l’adeguamento
degli impianti di smaltimento della marmettola e il riciclaggio delle acque, le cave
riprenderanno il loro ciclo produttivo dopo
quattro mesi dal sequestro: esattamente
il 26 agosto 1994. Che vi abbia messo del
suo anche San Ginese? Il 25 agosto ricorreva la sua festa patronale: chi sa in quanti lo
avranno pregato!
LA COOPERATIVA, IMPRESA CONSOLIDATA
I
l cammino della Cooperativa, specie
nei primi anni della propria storia,
stenta a trovare gli equilibri della
impresa.
Ma l’obiettivo resta quello e pur tra mille
difficoltà si cercherà via via di centrarlo.
Si lavora, come ovvio, per raggiungere
il profitto, e quando il profitto comincia
a circolare se ne vedono e se ne apprezzano i risultati. Il volto di Levigliani,
senza perdere la sua identità, a poco a
poco si trasforma e si arricchisce.
La Cooperativa ha coscienza di essere
diventata una società imprenditoriale
col proprio peso nella economia del
settore.
Grazie all’accordo del 1993 di Comunione a scopo di godimento tra la Commissione dei Beni Comuni e la Pellerano, si
giungeva all’atto di fusione del 1995, che
incorporava la Cooperativa Lavoratori di Levigliani nella Cooperativa Condomini, l’attività estrattiva si amplierà notevolmente tant’è che le cave attive lavorate passeranno da due a quattro. Operazioni che lasciano intuire l’incidenza del nuovo assetto nell’ambito della economia leviglianese
e dell’intero comprensorio versiliese.
I soci della Cooperativa passeranno da tredici a ventidue coadiuvati da ben otto operai.
Le condizioni dei cavatori migliorano progressivamente. I servizi resi dalle nuove tecnologie abbattono la fatica e i tempi di produzione.
Abbiamo rilevato nelle note precedenti quanto e come la Cooperativa abbia inciso ed incida positivamente in campo socio-economico sia nei confronti dell’impiego di manodopera locale sia per
il contributo fornito all’indotto dell’intera zona.
Particolare importanza riveste la competenza tecnica sviluppata dalla Cooperativa nel lavoro
estrattivo in galleria, resosi necessario per la particolare morfologia della montagna e per evitare
interventi demolitivi estremi. Una condizione di lavoro che ha comportato, soprattutto in fase
d’impianto, ingenti investimenti e una serie di oneri non indifferenti, ma che ha pure garantito
uno sperimentazione d’avanguardia e, in determinati momenti, una resa produttiva elevata.
Occorre qui sottolinearne la significativa presenza della Cooperativa anche in campo internazionale e non soltanto in termini commerciali ma nell’importante settore della ricerca scientifica.
Tra il 1998 e 2001 la Cooperativa ha infatti partecipato al progetto CAD.PUMA finanziato dalla
Comunità Europea per lo studio e la sperimentazione di nuove metodiche con lo scopo di ottimizzare la coltivazione in sotterranea dei materiali lapidei.
La Cooperativa, parte di un consorzio formato dalla cava di Lasa (Bolzano) della Società Lasa
Marmo S.p.A, dalla società Greca Dyonissos Marble e da un pool di Università e Istituti di ricerca
europei tra cui il CNR, il Politecnico di Torino, l’Università di Berlino e l’Istituto di ricerca francese
INERIS, ha messo a disposizione la cava dei Tavolini allo scopo di monitorare con strumentazione
elettronica un pilastro studiarne le modificazioni in fase di scavo. Sulla base degli esiti strumentali,
si è potuto valutare la stabilità dell’area.
Nel corso dei quarantadue mesi di vita del progetto, ha partecipato agli incontri di lavoro che si
sono svolti a: Bruxelles, Atene, Torino, Nancy, Lisbona, Levigliani e Lasa (Bolzano).
Le risultanze scientifiche del progetto, opportunamente approfondite e studiate, concorreranno a
sviluppare nuove applicazioni per uno sfruttamento sempre più moderno e razionale della escavazione marmifera.
NEL CINQUANTESIMO DELLA FONDAZIONE
P
er festeggiare e onorare al meglio le nozze d’oro
della Cooperativa Condomini (1956 – 2006) furono organizzati diversi eventi e manifestazione
seguiti con emozione e commozione da tutta la nostra
comunità e oltre, ma soprattutto dai “magnifici fondatori” i quali grazie alla loro forza di volontà, spirito di
sacrificio hanno conseguito uno straordinario risultato che ha dato lavoro, libertà di pensiero e parola per
tutta la nostra comunità, portando benefici all’intero
conprensorio.
Tra le iniziative spicca la pubblicazione del libro “Lavorare liberi” a cura del Prof. Oriente Angeli che ripercorre la storia della “Condomini”, presentato il 12 agosto
2006 presso la Pensione Vallechiara alla presenza
di un folto pubblico con personalità politiche e culturali, uno per tutti il Sen.
Giovanni Pieraccini.
Tra i presenti non potevano mancare gli emozionatissimi
soci fondatori ai quali e stata donata una medaglia d’oro
commemorativa e naturalmente il volume del cinquantesimo. Un momento particolarmente toccante che ha coinvolto gran parte dei presenti è avvenuto quando sono stati
ricordati i fondatori scomparsi, al ricordo, molti occhi si sono
“stropicciati”.
I festeggiamenti sono proseguiti con un pranzo sociale presso
l’Albergo Raffaello il 18 agosto 2006 in onore dei soci fondatori ma anche come riconoscente testimonianza ad artigiani,
commercianti, titolari di aziende oltre ai rappresentanti di Enti
Pubblici che a vario titolo hanno contribuito al sostegno e allo
sviluppo della Condomini.
Nell’occasione ad alcuni di loro sono state donate targhe commemorative.
Da sottolineare, quale evento di rilievo è la scultura, opera del M°
Renzo Maggi inaugurata il 23 agosto 2006 posta nel centro del paese in Piazza Ortali.
L’opera, donata al paese dalla Cooperativa ha inteso fare memoria
dell’antico lavoro del cavatore stilizzandone momenti salienti.
Particolarmente delicato e toccante si
mostra il rilievo della madre col bambino
nell’ansia di un’attesa che il pericolo del
lavoro di cava potrebbe rendere drammaticamente vana.
Festa allietata dalla nostra Banda Musicale
dove la nostra comunità ha partecipato
insieme a numerose autorità pubbliche e
private anche a livello nazionale. La giornata si concludeva a tarda notte con una
cena sociale aperta a tutti in Piazza Geremia Barsottini.
Un’avvenimento davvero eclatante che ha
avuto echi lontani, doveva poi concludere
la solenne ricorrenza il Presidente della
NEL CINQUANTESIMO DELLA FONDAZIONE
Repubblica Giorgio Napolitano informato dalle
gesta compiute dai fondatori della Cooperativa
Condomini, apprezzando il volume “Lavorare Liberi” concedeva ai Soci Fondatori supestiti l’Onorificienza del Cavalierato al Merito della Repubblica con decreto del 24 novembre 2006:
...La Repubblica Italiana, con la Sua benedizione,
concedendo questo riconoscimento è testimone
della forza di volontà, la determinazione, la libertà
di azione e di pensiero fanno “grandi” piccoli uomini caratterizzando la comunità di appartenenza con forte senso storico e sociale dove traspare
nella vita di tutti i giorni la consapevolezza che
“Lavorare liberi” è un bene prezioso dato si dalla
generosità della montagna ma soprattutto dallo
spirito di sacrificio e dalla forza morale di chi ci ha preceduto, è nostro dovere ricordare, mantenere e
valorizzare questo grande patrimonio che ha una unica ricchezza, il lavoro...
La volontà dei soci è determinata nel proseguire l’attività sostenedola a nuove iniziative allo studio,
oculati investimenti e strategie sempre più al passo coi tempi facendo tesoro dell’insegnamento
avuto da chi li ha preceduti.
MUSEO “LAVORARE LIBERI”
I
l 5 Ottobre 2008, data miliare della nostra Comunità, è stato rievocato, dopo cinquant’anni, l’arrivo del primo blocco di marmo arabescato siglato
CCL 1, sceso dalle Cave dei Tavolini fino al “Poggio
caricatore” di Piazza Geremia Barsottini a Levigliani.
L’evento, nel lontano 1958, fu salutato con grande
entusiasmo e commozione dai monti al piano, frutto di un lavoro pieno di sacrifici e rinunce segno di
una conquistata libertà di lavoro.
Nell’occasione della ricorrenza è stato anche inaugurato un piccolo ma significativo Museo di Comu-
nità e d’Impresa “Lavorare Liberi” dedicato ai soci
fondatori della Cooperativa Condomini, il quale
racconta il nostro trascorso con piccoli attrezzi da
lavoro, documenti e fotografie.
Alla manifestazione, allietata dalla Banda S.Cecilia
di Levigliani e molto sentita da tutto il paese,
hanno partecipato amministratori a tutti i livelli e
personaggi che nel tempo hanno contribuito alla
crescita e allo sviluppo della Condomini.
IL NOSTRO MARMO NEL MONDO
I
l monte Corchia è l’alcova dei
nostri marmi. L’aspro massiccio calcareo alto 1667 mt. presenta pareti degne di competere per bellezza e difficoltà con
montagne dalla M maiuscola:
non per nulla le Apuane si chiamano Alpi.
La storia geologica di questa
montagna risale a circa 30 milioni di anni. Il marmo è il frutto di
questo lunghissimo incubamento tra complessi corrugamenti
della crosta, collisione di placche, sedimenti marini.
Quando il cavatore strappa il
blocco alla montagna, è come se
lo svegliasse da un lunghissimo
sonno per infondergli una vita
nuova e diversa.
Verso la fine del XVIII sec. iniziarono studi e ricerche sistematiche
sui tipi di marmo del Corchia che si svilupparono a partire dal 1840 per l’apprezzamento della
presenza di marmi statuari nel versante meridionale della montagna.
E’ in questo periodo che spicca la figura del leviglianese Emilio Simi per il suo contributo volto allo
studio e alla scoperta dei marmi presenti nella nostra zona.
Molta importanza assumevano le Brecce Medicee (Skyros Corchia, Fior di Pesco) estratte fino al
1950 nelle cave del Catino, apprezzate per il loro pregio ornamentale.
I tipi di marmi oggi estratti dalla Cooperativa Condomini di Levigliani sono: l’Arabescato Corchia
e il marmo venato Corchia.
Purtroppo, anche per le note vicende societarie legate ai passaggi di proprietà, non si dispone di
una organica mappa che documenti sistematicamente le realizzazioni industriali e artistiche eseguite con i nostri marmi.
Possiamo
comunque
affermare che il nostro
arabescato ha raggiunto
tutti i continenti.
A titolo esemplificativo
segnaliamo alcune opere:
il premiato monumento
al Milite Ignoto di Bagdad
(Irak), il Centro Commerciale di Sidney (Australia),
i rivestimenti interni del
Vittoriale (storica dimora
di Gabriele D’Annunzio)
e lavori decorativi nella
Città del Vaticano.
UNA PAGINA AMARA
Fatiche salate
di esausti sudori
memorie trafitte da croci
vegliate dai fiori.
Cagliato nel cuor della roccia
il passo pesante ed antico
dei miei cavatori…
Oriente Angeli
“Passeggiata sulla Pania”
I
l lavoro di cava, come quello della lizza, ha sempre rappresentato un alto rischio per l’incolumità
degli operai. Rischio che non è diminuito con l’avvento delle nuove tecniche di segagione e con
l’uso dei potenti mezzi di sollevamento come le pale meccaniche e gli imponenti Derrick.
Anzi, proprio l’inesorabilità degli automatismi, la potenza delle pale, la mole delle macchine, possono rivelarsi cause potenzialmente più pericolose di incidenti rispetto alla vecchia organizzazione
del lavoro.
Si direbbe che l’enorme divario di potenza che passa tra le nuove macchine e l’uomo le fa assomigliare a grandi bestie feroci non sempre e non facilmente domabili.
Senza nulla togliere al coefficiente di grande utilità che hanno prodotto le nuove tecnologie sia in
relazione all’incremento della produzione sia in termini di abbattimento di immani fatiche che hanno afflitto in passato generazioni di cavatori.
La fatalità ma anche l’imprudenza possono giocare i loro tiri: la confidenza col pericolo talvolta è
stata letale. D’altra parte la natura stessa del lavoro lascia facilmente comprendere con quante occasioni di pericolo i cavatori debbano confrontarsi ogni giorno.
Anche la Cooperativa Condomini nelle cave dei Tavolini, deve stilare con commozione e rispetto
l’elenco dei propri morti e dei gravi, talora gravissimi e invalidanti incidenti.
Nel tracciare il doloroso elenco, non ci soffermeremo certo a descriverne i particolari.
Sono morti sul lavoro nelle cave dei Tavolini: il socio Ulisse Baldini nel 1978, l’operaio Giampaolo
Cocheo nel 1996, gli autotrasportatori Giovanni Maggi nel 1986 e Vittorio Appolloni nel 1997.
Oltre ai dolorosi decessi, numerosi e talvolta gravissimi incidenti hanno colpito nostri operai nel
corso degli anni.
È auspicabile che sia presto possibile l’erezione di un monumento che, celebrando il lavoro della
cava, onori tutte le vittime del lavoro di ogni tempo e di tutte le cave del Corchia. A ben vedere e nel
senso meno scontato del termine, monumenti ai cavatori e ai lizzatori scomparsi già esistono, basta
por mente ad una cava dismessa o alle solitarie e fatiscenti vie della lizza.
Quando osservi la via di una lizza, torna all’orecchio il lamento dei legni torturati dal peso dei blocchi
e quando fissi una vecchia cava fa eco la memoria della fatica che si affidava alla scansione ritmica
degli aho- aho per imbrigliare e dirigere senza disperderlo, l’urto della forza collettiva.
Come reperti, ruderi e rovine sono traccia e monumenti di civiltà sepolte, così le cave abbandonate
e le vie di lizza perpetuano e interpretano silenziosamente la cifra più autentica del lavoro antico
dei cavatori.
Ma non per questo deve negarsi ai nostri morti l’onore di un monumento da tutti leggibile.
PASSATO, PRESENTE E FUTURO
M
olto è stato detto sul passato della Condomini,
sulle difficoltà iniziali e sulle speranze di migliorare le condizioni di vita di tante famiglie di lavoratori. Il dovere di documentare con precisione storica,
chi l’ha guidata al posto di massima responsabilità, in oltre cinquant’anni di attività, ci impone di riportare l’esatta
cronologia dei Presidenti, fino ad oggi succedutisi:
Aldo Neri: dal 1956 al 1958
Armido Barsottini: dal 1958 al 1960 e dal 1972 al 1976
Romano Babboni: dal 1960 al 1962, dal 1964 al 1972, dal
1976 al 1988
Martino Maggi: dal 1962 al 1964
Nello Maggi: dal 1988 al 1991
Giorgio Intaschi: dal 1991 al 2002
Daniele Poli, presidente in carica dal 2002
Nel 1959, la Cooperativa realizzava vendite per circa venti milioni delle vecchie lire, per una produzione che si aggirava sulle 1.000 tonnellate annue di marmo. Lo sviluppo, negli anni successivi, è avvenuto lungo un percorso di crescita moderato ma continuo. Nel 1973 si raggiungeva la soglia dei
cento milioni, per una produzione che superava le 4.000 tonnellate annue. Grazie anche allo sviluppo
tecnologico ed ai forti investimenti realizzati, le vendite hanno poi registrato una forte accelerazione e
così nel 1988 si fatturò oltre il miliardo di lire, per raggiungere nel 2002 un fatturato di 2.424.777 Euro
ed una produzione superiore alle 24.000 tonnellate.
A consuntivo si può calcolare che il fatturato complessivo generato nei suoi primi cinquanta anni di
vita è stato pari a circa 30 milioni di Euro, a cui è corrisposta un’estrazione complessiva di oltre 500.000
tonnellate di marmo. La massima produzione annuale è stata raggiunta nel 1995 con oltre 34.000
tonnellate di materiale estratto e 34 lavoratori alle dipendenze.
Per quanto riguarda il presente, la Condomini gestisce quattro cantieri estrattivi nel versante meridionale del monte Corchia, che prendono nome di Piastraio, Piastriccioni, Tavolini A, Tavolini B. Si tratta di
cave di marmo ad alta redditività che tuttavia, per l’altitudine (da 1.200 a 1.550 metri s.l.m.) e le condizioni climatiche, consentono un’attività lavorativa non continua, ma limitata a otto-nove mesi l’anno,
con chiusura forzata durante il periodo invernale.
L’assetto attuale è così composto:
Presidente: Daniele Poli - Vice Presidente: Marco Battelli - Consiglieri: Matteo Maggi, Stefano Fornari,
Franco Maggi - Soci: Florens Babboni, Elvio Maggi, Giancarlo Neri, Giuliano Maggi, Luca Neri, Luca Corsi, Luigi Neri,
Giuseppe Fornari, Francesco Fornari, Fabio Poli - Segretaria:
Cinzia Giannelli - Collaboratrice amministrativa: Rachele
Deri - Operai: Giovanni Bertozzi, Fernando Lupone, Daniele Verona, Tommaso Del Giudice, Antonio Bertozzi, Scarfi
Athos, inoltre si avvale di numerosi collaboratori esterni.
Le varietà merceologiche di marmo attualmente estratte
sono l’Arabescato Corchia, materiale di punta, insieme al
Bianco venato Corchia i quali sono apprezzati e utilizzati
in tutto il mondo.
Il futuro della Condomini sta tutto nella capacità di vincere le sfide che la globalizzazione dei mercati metterà di
fronte, con nuovi soggetti produttivi e competitivi, con
nuovi materiali lapidei concorrenti. La prospettiva è quella di contribuire, grazie all’esperienza maturata, al miglioramento delle tecniche estrattive e all’impiego di nuovi
macchinari, capaci di ottimizzare il lavoro e l’utilizzo della
risorsa, nonché di ridurre gli impatti ambientali.
Foto di Enzo Cei (2008)
Si ringrazia per il patrocinio concesso:
REGIONE
TOSCANA
COMUNE DI STAZZEMA
Medaglia d’Oro al Valor Militare
COMUNE DI SERAVEZZA
Comune di Pietrasanta
Città d’Arte – Città Nobile dal 1841
MCMXIV
COMUNE DI
FORTE DEI MARMI
P
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DVD - Lucca Imprese di tradizione e successo