IL SOGNO CINESE
di Nicholas Gineprini
Il Sogno Cinese è una raccolta di sei articoli pubblicati per tuttocalcioestero.it
Il calcio cinese può rappresentare il futuro di questo sport? Negli anni che verranno il
quesito potrà trasformarsi in un’affermazione. In sole quattro stagioni il valore della
lega è cresciuto in modo repentino, un boom economico che ricorda quello della
Borsa di Shanghai nel 2004. Solitamente i campionati dell’est sono visti come una
pensione dorata, lo stesso non lo si può dire per la Chinese Super League che guarda
attentamente ai migliori prospetti del calcio brasiliano.
Oltre al calciomercato, i vari capitoli andranno a raccontare le realtà delle Accademy
cinesi, e in esclusiva assoluta i meccanismi che coinvolgono i fondi di investimento
per le transazioni che dal Sudamerica portano alla Cina. In primis l’analisi si
focalizzerà su cosa è la società cinese oggi, e come si è arrivati a questo punto. Non si
può comprendere il calcio cinese senza prima conoscere il suo contesto. Società e
sport si amalgamano perfettamente in un meccanismo chiave-serratura.
La realtà del calcio cinese non è ancora nota, i media occidentali stentano a parlarne,
di conseguenza il pubblico ignora il potenziale, o per meglio dire il pericolo che la
Chinese Super League può rappresentare per il calcio occidentale, ovvero una
concorrenza come non si è mai vista fino ad ora.
Questa non sarà certamente una guida completa al calcio cinese e a tutti i meccanismi
che ne determinano la crescita, soprattutto per quanto riguarda i fondi di investimento
data la povertà delle fonti. La situazione dopotutto è in rapido mutamento e nel giro
di un paio di anni gli scenari qui raccontati potrebbero essere già vecchi. Non è un
inchiesta su quel che è, ma un punto di partenza per decifrare il futuro del football.
CAPITOLO I
LA SECONDA
RIVOLUZIONE
CULTURALE
Il gioco del calcio nasce in Cina, nell’XI secolo a.c. era diffusa una disciplina
militare chiamata Tsu-chu, letteralmente: palla di cuoio calciata dal piede, che
impiegava un pallone ripieno di piume e capelli femminili, lo scopo era quello di
infilare il pallone in un buco sostenuto da due canne di bambù, utilizzando
unicamente i piedi. Un manuale militare risalente al periodo della dinastia Han,
includeva questa disciplina fra le esercitazioni di formazione fisica. Un manoscritto
del 50 a.c., conservato a Monaco, attesta l’introduzione del tsu-chu in Giappone e la
disputa d’incontri internazionali tra le squadre dei due Paesi.
Raffigurazione del tse Chu, XI secolo a.c.
La Cina per molti secoli prima dell’occupazione giapponese è stata una nazione
avanzata rispetto al resto del mondo, nelle epoche passate osservando il colosso
asiatico si poteva prevedere in che direzione sarebbe confluito l’occidentale, quali i
beni di consumo e le tecnologie che sarebbero state utilizzate, Marco Polo quando
approdò per la prima volta in Cina fu estasiato da ciò che trovò non dall’altra parte
del mondo, bensì in un altro mondo. Lo stesso si può dire della Chinese Super
League che indica chiaramente quale sarà il futuro del calcio, ovvero un apparato
senza cultura e tradizione, un movimento basato costantemente sugli sponsor e la
politica dell’entertainment, un fenomeno che da qualche anno sta prendendo piede e
mutando il settore occidentale, in Cina tale dinamica è già a un livello avanzato.
In tale contesto non è poi così lontano lo scenario prospettato da David Foster
Wallace in Infinite Jest, il romanzo, o per meglio dire, una delle opere fondamentali
della letteratura mondiale, prende luogo in un’America post moderna nella quale gli
anni non vengono più conteggiati, le vicende avvengono durante l’anno del
Pannolone per Adulti Depend, nel quale l’intera nazione è tappezzata dal marchio
dell’azienda, persino la Statua della libertà tiene in mano una confezione del
prodotto, in un processo di assuefazione che porta alla totale dipendenza del marchio.
Infinite Jest di David Foster Wallace
Il punto focale di questa analisi sono proprio i nomi delle squadre che militano nella
Chinese Super League, altri non sono quelli delle aziende proprietarie: il Guangzhou
Evergrande è una società immobiliare del Canton, una delle regioni più ricche e
prolifiche della Cina meridionale, lo Shanghai SIPG (fino al 2014 Shanghai South
East Asia) è una società portuale, nonché il più grande attracco per navi mercantili
di tutto il continente. Un fenomeno molto simile a quello del Basket, con l’unica
differenza che quest’ultimo ha una identità e una tradizione decennale in Europa.
Immaginatevi fra dieci anni un derby di Milano nel quale si affrontano Fininvest e
Pirelli, con i tifosi che inneggiano alle due aziende (e magari alla qualità degli
pneumatici) esponendone il simbolo di modo che sia ben visibile agli occhi delle
telecamere e dal pubblico da casa. Non vi sarebbe tradizione in tutto questo, ma solo
un marchio da importare ed è ciò che sta succedendo a occidente con la progressiva
colonizzazione calcistica, prima da parte degli emiri qatarioti, per poi spostarsi verso
l’estremo oriente: Cina, Hong Kong, Thailandia.
Lo stesso fenomeno di perdita di tradizione e identità culturale lo si riscontra anche al
di fuori dello sport, può certamente stonare tale definizione per la Cina, con ogni
probabilità tale scenario sarà la forma definitiva di un processo tutt’ora in atto di
“Seconda Rivoluzione Culturale”. Per il momento è più appropriato parlare di un
paese senza memoria storica a discapito di una cultura millenaria fatta di dinastie e
grandi personalità da Confucio a Gengis Khan, per citare i più famosi.
La Rivoluzione culturale voluta da Mao negli anni ’60 a seguito del fallimento del
Grande Balzo in avanti, ha causato notevoli stravolgimenti. Questa imponeva di
dimenticare, sradicare il passato attraverso la sua distruzione perché di tipo feudale
e quindi non rispettava i dettami del comunismo. Il distacco dalla teoria del
confucianesimo è netto, L’opera di Mao per struttura è molto simile a quelle del
filosofo: anche esse contengono massime e brevi dialoghi, ma le similitudini si
fermano qui, perché il Grande Timoniere nella sua personale bibbia non richiama la
figura del vecchio filosofo, quindi tutta la tradizione sorta da quel pensiero. Il
libretto Rosso si basa su una teoria prettamente marxista.
La lunga marcia, Mao e il Libretto Rosso
Se Confucio prospettava una società ideale attraverso il rispetto delle leggi morali,
Mao sottolineava la continua battaglia dell’uomo verso la libertà, in «un processo
senza fine». Confucio, mediante l’indottrinamento morale, indicava la via delle
istituzioni: «Vi è governo quando il principe si comporta da principe, il ministro da
ministro, il padre da padre, il figlio da figlio». Mao non ammette repliche alla propria
legittimità: «Soltanto attraverso il partito comunista si può vincere il nemico e
portare a termine la rivoluzione nazionale e democratica». Ancora, Confucio
allontanava l’uomo dalla materialità, conducendo l’individuo verso un percorso
spirituale. Mao, da vero uomo politico, fa uso del simbolo e dell’oggetto per
sottomettere la nazione al proprio volere. Tutto, nella Cina socialista viene vissuto
in funzione dei dettami del Libretto, e tutto in funzione di Mao.
E’ interessante notare alcune similitudine con la società odierna nonostante
l’ideologia di base sia totalmente differente. Pensiamo ai rastrellamenti di interi
quartieri storici, per l’edificazione di industrie siderurgiche dallo stile sovietico
negli anni ’60 agli sfarzosi grattacieli che dominano le metropoli cinesi. Al libretto
Rosso, elemento della propaganda comunista oggi sostituito dagli smartphone, dai
nuovi mezzi di comunicazione e dalla nuova droga di internet che ingloba il soggetto
in un contesto virtuale e non reale. Al volto di Mao ad ogni angolo della strada, il
cui sguardo era rivolto in lontananza, sostituito dalle celebrità del momento, pop
star, attori, calciatori. Cambiano i soggetti e gli oggetti della propaganda ma non la
destinazione finale, il progresso tecnologico permette la parziale liberazione degli
istinti ma al contempo crea nuove forme di repressione e alienazione del lavoro.
Nonostante ancora oggi il governo si definisce comunista, la Cina è un paese
assolutamente capitalistico. Una forte contraddizione che ha un movente
fondamentale, quello di mantenere il partito e i suoi uomini al potere. La vecchia
nomenclatura, dopo la morte di Mao, non voleva fare la fine della Russia che subì
un’opera di destalinizzazione con l’avvento di Nikita. Deng Xiaoping nonostante la
liberalizzazione dei mercati dopo le molte riforme che facevano supporre ad
un’immediata apertura democratica, non permise mai che la figura del Grande
Timoniere fosse dimenticata o osteggiata. E’ Deng il padre della Cina moderna,
colui che ne ha cambiato la filosofia e il modo di pensare attraverso le sue massime:
“Non importa se un gatto è bianco o nero, finché cattura i topi”. O “Arricchirsi è
glorioso”, deviando in tal modo le ambizioni di un popolo, dalla libertà e la
rivoluzione all’ambizione capitalistica.
Deng Xiaoping
Dal 1989 in poi (anno infausto per il massacro di Piazza Tienanmen) il PIL cinese ha
conosciuto una progressione mai osservata fino ad allora del 9% annuo per portarlo
a contendersi il mondo con e contro gli Stati Uniti, tanto che si può parlare
nuovamente di un globo diviso fra est e ovest. La battaglia si svolge sul campo delle
risorse, ovvero il neocolonialismo per quanto concerne le materie prime, gas,
petrolio, la Cina ha giacimenti che si estendono dall’area del Golfo, all’Africa per
arrivare fino al Venezuela. Si può parlare di un’inversione di poli , noi, l’Europa,
siamo diventati l’Oriente di venti anni fa, un’occasione di saccheggio per i capitali
dell’est.
Nonostante tutto si tende a identificare un popolo mediante uno stereotipo, permane
ancora la convinzione che la Cina sia la terra della manodopera a basso costo e delle
imitazioni che portano il marchio Made in China, queste sono realtà ora dominanti
nei paesi in via di sviluppo del sud est asiatico come l’India che sta ripercorrendo le
tappe dello sviluppo cinese. La trasformazione è avvenuta in modo così rapido da non
essere percettibile. Lo stesso apparato calcistico in Europa, in costante perdita e
con una situazione debitoria preoccupante può ancora sopravvivere con i continui
investimenti di impresari orientali, ma con il passare degli anni e l’acquisizione
dei brand più importanti è naturale pensare a uno spostamento del calcio verso est.
Lo sport può per l’appunto divenire un tramite per l’imposizione dei prodotti e dei
marchi orientali attraverso gli sponsor ritagliandosi così una fetta di mercato anche a
occidente.
Le generazioni nate nel periodo maoista sono per la maggior parte ancorate alle
proprie tradizioni e alle usanze che hanno caratterizzato da sempre il popolo cinese,
mentre il processo di inversione dei valori e degli ideali ha inglobato la new wave,
questa si assoggetta alle mode di consumo importate dall’occidente perdendo
progressivamente le proprie radici, per questo si può parlare di “Seconda Rivoluzione
Culturale” che fa uso di sistemi molto differenti e impercettibili rispetto al
movimento maoista.
uno dei centri commerciali di Pechino
La popolazione si è arricchita notevolmente in modo stratificato, superando il
processo di occidentalizzazione avvenuto con l’esportazione del branding e di un
nuovo stile di vita fra gli anni ’80 e ‘90. La classe media ora ha possibilità
inimmaginabili fino a venti anni fa, quella di un istruzione, di un lavoro ben
retribuito, di un appartamento spazioso e una grossa macchina. E’ questo il sogno
cinese, soppressi i desideri di democrazia nel 1989 l’ambizione dominante è
materialista, del culto dell’oggetto e dell’immagine. La Cina è l’unico sistema
dittatoriale che è stato in grado di innalzare la qualità della vita del proprio popolo
oltre ad essere una potenza economica ancora in crescita che si appresta a dettar legge
sul mondo intero. Il che mette in discussione il sistema occidentale basato su una
democrazia spesso aleatoria. E’ questo il fulcro della nostra sconfitta, il fatto di
considerare scontata la nostra libertà grazie all’apporto delle nuove tecnologie, ai
nuovi metodi di comunicazione, al sovraccarico di informazione che converge in un
meccanismo altamente speculativo ben distante dal concetto di verità.
Nella sempre più opulenta società cinese la macchina dell’entertainment calcistica si
inserisce perfettamente. E’ il nuovo mezzo di propaganda del governo di Pechino.
CAPITOLO II
VERSO ORIENTE
L’IMPERO DIRIGE IL SUO
CORSO
“I soldi creano il tempo, una volta era il contrario, gli orologi hanno accelerato
l’ascesa del capitalismo.” Recita un passaggio di Cosmopolis di Don De Lillo.
Il football cinese sta conoscendo il suo momento di massima espansione, gli equilibri
e le forze in gioco sono precarie e in rapido mutamento. Proprio per questo non si può
fare a meno di citare il caso Dalian Shide (precedentemente Dalian Wanda), la
squadra più titolata del calcio cinese che oggi non esiste più, proprietà del gruppo
Shide, (specializzato in materiali chimici per le costruzioni, elettrodomestici per la
casa, prodotti petrolchimici, ma anche in ambito finanziario, assicurativo e sanitario),
nel corso della sua storia conquista ben otto titoli nazionali dalla sua fondazione nel
1983 oltre alla Asian cup Winner’s cup (l’equivalente della vecchia Coppa delle
Coppe). La società fu sciolta nel 2012 e acquistata dal gruppo Aerbin dando vita al
Dalian Aerbin Fc, che attualmente milita nella China League One (l’equivalente
della Serie B).
la tifoseria del Dalian Shide, anche questa non esiste più
Il calcio cinese sta seguendo due vie parallele di sviluppo che un giorno
combaceranno decretando l’ascesa come super potenza mondiale, la prima riguarda il
massiccio calciomercato intrapreso dai club cinesi, mentre la seconda la crescita
delle giovani leve.
E’ necessaria una premessa, quel che manca al calcio cinese fino ad ora è il
branding (provate ad acquistare una divisa dello Shanghai SIPG o di qualsiasi altra
squadra) dato che è ancora un’economia circoscritta a se stessa. A differenza di
quello che sta accadendo con i club occidentali, quelli cinesi non fanno uso di
piattaforme telematiche per far conoscere il proprio marchio. Si affidano al social
cinese Seina Weibo (al quale gli utenti italiani non possono accedere), per il resto sui
più tradizionali facebook o twitter non vi è traccia di pagine ufficiali dei vari club,
non vi è ancora quell’accanimento di informazioni tipico dei media italiani per
quanto riguarda la forma o le dichiarazioni dei vari giocatori, solamente l’essenziale è
fatto trasparire. Per cui, l’evoluzione dovrà passare anche per questa via e creare una
congrega di fan virtuali per richiamare sponsor e quindi maggiori introiti.
Prendendo ad esempio il Guangzhou, se ne è parlato molto in Italia quando Lippi era
l’allenatore, oltre ai trasferimenti di Diamanti e Gilardino, ma il club non è mai stato
intenzionato di insinuarsi nel mercato italiano. Per tutti i club la corsia preferenziale
più ovvia potrebbe essere il Sud America, nello specifico Argentina e Brasile per la
mole di sudamericani che militano nella Chinese Super League.
La Cina, così come il Qatar, non rappresenta più una meta per giocatori sul viale
del tramonto. Oltre alla colonizzazione dei club occidentali che hanno toccato
l’Italia con il Pavia e il Milan, il calciomercato ha segnato uno spostamento di
talenti e capitali verso est. Il colpo che ha decretato quest’inversione di tendenza lo
piazzò il Guangzhou nel 2011 con l’ingaggio di Dario Conca dal Fluminense. Il
fantasista argentino allora ventisettenne era stato eletto come miglior giocatore del
campionato brasiliano e fu pagato 8,5 milioni di euro, ma ciò che richiamò
maggiormente l’opinione dei media fu l’ingaggio da 13 milioni di
euro stagionali che resero il giocatore il terzo più pagato al mondo per qualche
periodo, solamente dietro Messi e Ronaldo. Una mossa che si discostava dalla
politica degli altri club cinesi che puntavano all’ingaggio di stelle a fine carriera come
Drogba e Anelka che miltavano nello Shanghai Senhua, oppure Keita, oggi alla
Roma. Vecchie e vincenti glorie hanno certamente creato appeal e aspettative nei
tifosi. Quello stesso anno l’inversione di tendenza fu definitiva dato che in estate
arrivarono in Cina altre grandi promesse fra cui Lucas Barrios, fresco bicampione di
Germania con il Borussia Dortmund, il brasiliano Muriqui e il promettente Elkeson
dal Botafogo.
Dario Conca e Lucas Barrios dopo la vittoria della CSL 2012
Le cifre del calciomercato cinese in pochi anni hanno conosciuto una crescita
repentina escludendo la flessione del 2014 a causa della bolla speculativa nel settore
immobiliare (fu un anno controverso per l’intero paese che segnò il minimo della
crescita dal 1989 pari al 7%). Nella sessione invernale del 2015 i club della Chinese
Super League hanno speso complessivamente 85 milioni di euro, posizionandosi
dietro la Premier League (120 mln) e la Bundesliga (87 mln). Per l’ennesima stagione
il bacino dal quale pescare è stato il mercato brasiliano, sempre colmo di giovani
talenti. I giocatori arrivati sono di primo livello, oltre al ritorno di Dario Conca,
stavolta allo Shanghai SIPG, il Guangzhou ha ingaggiato l’esperto Alan, attaccante
prelevato dal Red Bull Salisburgo con il quale stava vivendo una stagione
estremamente prolifica in Europa League con 8 centri nella fase a gironi. Il colpo che
ha più clamore è quello di Ricardo Goulart, 23 anni, che, sempre il Guangzhou, ha
acquistato dal Cruzeiro per 15 milioni, squadra nella quale il giovane attaccante era il
perno offensivo. Lo Shandong è emerso mettendo a segno l’acquisto di Diego
Tardelli, pupillo di Dunga e attaccante della nazionale brasiliana. Queste sono solo
alcune delle star che vanno a popolare la CSL.
Non è da meno la campagna estiva attualmente in atto: lo Shanghai Shenua ha
ingaggiato Demba Ba dal Besiktas, ma è ancora il Guangzhou a dettare legge con
l’acquisto di Paulinho dal Tottenham per 17 milioni di sterline nonché il giocatore
più costoso della storia del calcio asiatico. Oltre a questi nomi altisonanti sono in
dirittura d’arrivo anche Robinho (Guangzhou), Asamoah Gyan (Shanghai SIPG)e il
più recente Kleber che il Beijing Guoan ha prelevato dal Porto.
La presentazione di Paulinho al Guangzhou
La maggior parte degli acquisti stranieri - che non raggiungono nemmeno il 20%
sul total di giocatori della CSL dato che vi è un limite di cinque per squadra riguardano il reparto offensivo o del centrocampo, mentre le difese sono composte
prettamente da atleti cinesi. L’influenza di talentuosi stranieri ha portato benefici alla
stessa nazionale con una buona crescita sul profilo del gioco permettendo ai giocatori
cinesi di confrontarsi a un livello più alto. I nomi di spicco per la nazionale sono
quelli dei velocissimi esterni Wu Lei (SIPG) e Yu Hanchao (Guangzhou) oltre
all’imbattibile coppia difensiva del Beijing Guoan composta da Yunlong e Liang. La
rappresentativa allenata dal francese Perrin (ex Lione) ha raggiunto dei risultati che
fanno ben sperare per il futuro mettendo in mostra una squadra compatta e sicura di
sé nell’ultima edizione della Asian Cup, dopo un girone terminato a punteggio pieno
con le vittorie contro Nord Corea, Arabia Saudita e il più quotato Uzbekistan, la Cina
si è arresa ai quarti di finale contro i campioni dell’Australia trascinata da un
intramontabile Cahill (guarda caso ora allo Shanghai Shenhua).
La domanda sorge spontanea, perché un promettente brasiliano dovrebbe
preferire il campionato cinese piuttosto che ne tentare la fortuna in Europa? (E
molti di questi talenti hanno tutte le carte in regola per riuscire nell’impresa). La
risposta sta nei soldi, gli ingaggi che possono offrire i club orientali sono
notevolmente elevati rispetto agli standard europei. Quello di Dario Conca non è un
caso isolato (che saprà certamente accontentarsi degli 8,5 milioni percepiti dallo
Shanghai SIPG). Prendendo ad esempio i giocatori ingaggiati nell’ultima sessione
invernale, Goulart percepisce 6 milioni di euro, mentre Diego Tardelli 4,
attualmente il giocatore che vanta l’ingaggio più ricco è Robinho con ben 12 milioni
di euro.
Non se la passano affatto male nemmeno i tecnici, Lippi aveva ben 12 milioni di
buoni motivi per rimanere in Cina. Gli allenatori dei club di vertice sono stranieri
con una lunga esperienza internazionale alle spalle, da Cuca a Scolari che si sono
recentemente fronteggiati, un suggestivo continuum della loro storica rivalità sotto la
Grande Muraglia. Uno dei nomi più appetibili è quello di Sven Goran Erikson,
ancora a secco di successi in Cina, precedentemente al Guangzhou R&F, ora siede
sulla panchina dello Shanghai SIPG, squadra dalle fortissime ambizioni.
Scolari e il suo staff al guangzhou
I risultati in campo internazionale sono radicalmente cambiati, il Guangzhou è stata
la prima squadra cinese a vincere la AFC Champions League, un risultato storico
considerando che sino ad allora i club cinesi a malapena riuscivano a passare la fase a
gironi. La squadra del Canton ha tutte le carte in regola ber bissare il successo del
2013 essendo la squadra più quotata del torneo. Per uno sviluppo a ampio raggio e la
realizzazione de “Il sogno cinese”, dovranno necessariamente migliorare pure i
risultati degli altri club, fino ad ora molto poveri in ambito continentale. Il Beijing
Guoan questa stagione è stato eliminato agli ottavi di finale dai coreani del Jeonbuck,
mentre lo Shandong e il Sainty non hanno nemmeno passato la fase a gironi. Sarà
importane una maggiore competizione, il monopolio del Guangzhou, campione delle
ultime quattro edizioni della CSL, negli anni a venire rischierà di limitare la crescita
dell’intero sistema.
CAPITOLO III
LA MEGLIO GIOVENTU’
Le intenzioni del governo di Pechino sono chiare, la Cina deve dominare in campo
calcistico e ha tutti i mezzi e le risorse per farlo. Sorge però un problema, quello della
mentalità individualista nella società cinese, tale propensione si evidenzia già sin
dalla tenera età, dove i bambini sono soggetti alla “sindrome del piccolo
imperatore”. Nel periodo infantile a partire dagli studi scolastici l’individuo è messo
in competizione, infatti solo l’elite intellettuale può avanzare con la prospettiva di
impieghi redditizi, sin dalle scuole elementari il vicino di banco è visto come un
concorrente che si deve sopprimere. Crescendo l’individuo è costantemente messo a
dura prova, in particolare nel lavoro dove la competizione si fa sempre più serrata per
gli impieghi più prestigiosi ed è facile vedere le proprie ambizioni megalomani
andare in frantumi. A questa dura prova del mondo capitalistico dobbiamo pur
aggiungere una notevole disparità numerica fra i sessi, a causa della politica del
figlio unico voluta da Deng Xiaoping negli anni ’80, si è consumato in special modo
nelle campagne un genocidio delle nasciture femmine, questo ha portato nel 2015 a
50 milioni di uomini in più rispetto alle donne, motivo di ulteriore affanno per la
popolazione maschile che non avrà la prospettiva di poter mettere su famiglia e
realizzare così il Sogno Cinese. Ancora oggi è molto facile imbattersi a Pechino in
piazze o parchi dove giovani rampolli per ottenere la mano della propria amata si
propongono ai genitori o lasciano annunci.
La bacheca degli annunci nel Parco di Shanghai
In tale contesto di forte individualismo è estremamente difficile creare un collettivo
affiatato, tale propensione influenza lo sport, infatti delle 386 medaglie conquistate
in campo olimpico, poco più di 20 appartengono a sport di squadra, una percentuale
minima che denota una forte programmazione dell’individuo sin dalla tenera età.
Dell’egualitarismo, dalla collettività predicata dal partito comunista di Mao non
rimane che un lontano ricordo.
Il movimento calcistico non può reggersi senza un continuo ricambio generazionale, i
dirigenti dello sport cinese lo hanno capito nella loro oculatezza, di certo non può
bastare l’ingaggio di stranieri per aumentare il livello della competizione, a lungo
andare il sistema non sarà più auto sostenibile. Negli anni 2000 il pubblico cinese si
allontanò dal calcio nazionale preferendo lo spettacolo offerto dalla Premier League
e dei campionati occidentali. Molteplici furono i fattori che decretarono la crisi:
primo fra tutti lo scandalo relativo al calcio scommesse che ha portato all’arresto di
alcune delle più alte cariche dello sport fra cui il presidente della Chinese Football
Association, oltre a veder coinvolte squadre di prestigio come il Guangzhou e lo
Shanghai Shenhua, quest’ultima si vide revocare il titolo del 2003, scene già viste in
Italia, eppure le scommesse sono un grave problema in Cina che causano una perdita
annuale di 600 miliardi di yuan (asianews.it), oltre ad essere una delle attività
preferite dal popolo cinese come riferito dal giornalista Romeo Orlandi (festival del
giornalismo, “Te la do io la Cina”).
A tali scandali, divenuti routine, si aggiungono gli scarsi risultati della
rappresentativa nazionale, fattore ancora più grave dato il cieco patriottismo del
popolo cinese, ovvero l’eliminazione al primo turno nel mondiale di CoreaGiappone e la disastrosa olimpiade casalinga del 2008 terminata con due sconfitte e
un solo pareggio. Le conseguenze furono deleterie per il movimento calcistico che
vide il numero di giovani calare da 300.000 a 18.000 unità, inoltre, a parte rari
casi, prima del 2011 non esisteva alcuna programmazione per l’evoluzione del
giovane calciatore in quanto le scuole calcio iniziavano solamente a 14 anni,
perdendo così le età più prolifiche per l’apprendimento della tecnica di base.
Il governo di Pechino ha deciso di voltare pagina nel 2011 ingaggiando Tom Byer
come consulente per la crescita dei giovani calciatori. Il caso vuole che Byer sia un
americano che ha lavorato per un lungo periodo in Giappone, entrambi paesi acerrimi
nemici della Cina. Nel 1993, dopo una carriera da calciatore trascorsa fra Inghilterra e
Giappone, fonda un’accademia calcistica itinerante per insegnare ai figli dei
soldati americani e canadesi in Giappone a giocare a calcio. Gli inizi non furono
certamente semplici, dopo pochi mesi Byer vedeva molto vicina la chiusura del
proprio progetto per problemi economici, fino a che, uno dei padri degli allievi,
presidente della Nestlè, decise di sponsorizzare il progetto salvandolo da una
prematura chiusura, permettendo così l’apertura della prima scuola non
itinerante. Quella di Tom Byer nel corso degli anni è diventata una istituzione, che
conta ben 100 campus e oltre 20.000 iscritti, dalla quale sono emersi alcuni dei più
grandi giocatori che oggi militano nella nazionale giapponese come Honda e
Kagawa.
Tom Byer e Zinedine Zidane
Se oggi dobbiamo indicare quale è la più grande infrastruttura a livello giovanile non
dobbiamo guardare né in Olanda né in Spagna, ma nella regione del Canton. Stiamo
parlando dell’Accademy del Guangzhou Evergrande fortemente voluta dal
proprietario Ji per la quale ha investito 130 milioni di euro. Innumerevoli sponsor
sono accorsi a finanziare il progetto fra cui la Dailan Wanda di Wang Jianling, il
secondo uomo più ricco della Cina (recentemente entrato nel calcio europeo con
l’acquisto del 20% delle quote dell’Atletico Madrid). 50 Campi da calcio, scuole e
università in un paesaggio verde e incontaminato che agli allievi ricorda lo scenario
di Hogwarts nel celebre film di Harry Potter. Qui 2600 studenti sono stati selezionati
dagli ex tecnici delle giovanili del Real Madrid che hanno eseguito un operazione
di scouting per tutta la Cina e i paesi limitrofi (Singapore, Taiwan, Hong Kong).
Questa è solo una delle innumerevoli realtà a livello giovanile. Un progetto di grandi
dimensioni che non è esente da polemiche, la retta annuale da 6.000 euro taglia fuori i
figli della classe operaia riservando così tale sogno solo per la classe sociale
benestante.
Guangzhou Football Accademy
Spicca anche l’infrastruttura dello Shanghai Shenhua, una delle prime ad essere
emersa in Cina, lo Shandong Luneng è andato ben oltre grazie all’agenzia Kirin
Soccer, inaugurando nel 2014 una scuola calcio in Brasile. All’interno di tale
processo si inserisce la United Vansen Sports International, il gruppo che ha
organizzato le varie Supercoppe italiane in Cina. Con il recente acquisto del club
olandese Ado Den Haag, l’obiettivo è quello di stabilire una partnership con il calcio
olandese allo scopo di formare allenatori e calciatori nelle accademy più prolifiche
d’Europa.
il progetto della Vansen Sports International
Il precursore di tale progetto fu Xu Ginbao con la fondazione della propria
Accademy a Shanghai che avrebbe poi dato vita all’attuale Shanghai SIPG. Nel 2006
con i prodotti del vivaio la società partecipò al campionato di Chinese League two
trionfando e ottenendo così la promozione in League One con una squadra composta
prettamente da sedicenni e diciasettenni. Fra questi l’attuale pilastro del SIPG, a 14
anni e 287 giorni fece il suo esordio da professionista Wu Lei.
Lo stesso provvedimento del presidente del partito Xi Jinping pone il calcio al centro
della vita dei cinesi in quanto è stato introdotto come materia scolastica con tanto di
valutazione per il proseguimento degli studi. Il risultato è tutto quello che conta, lo
sport come elemento di propaganda e discriminazione che per certi versi ricorda la
politica hitleriana del Mein Kampf. Il pubblico risponde con fervore, nonostante fino
ad ora i tesserati sono un numero molto limitato, lo 0,05% della popolazione, il calcio
ha un grande seguito, con una affluenza media agli stadi di 18.000 persone con le
compagini del Guangzhou e del Beijing Guoan che sfiorano i 40.000. Si è riacceso
l’interesse anche per la nazionale, durante il quarto di finale dell’Asian Cup fra Cina
e Australia si è raggiunto il record di ascolti per un evento calcistico pari a 27 milioni
di utenti. Tutte cifre che, considerando l’enorme bacino d’utenza, sono destinate a
crescere.
Cornice di pubblico del Beijing Guoan
Il sogno cinese ha tutto il necessario per poter essere realizzato, ci son voluti 25 anni
per portare il colosso asiatico a rivaleggiare con gli USA per il dominio del mondo,
molti meno ce ne potrebbero volere per vedere la nazionale sollevare la Coppa del
Mondo, anche se, come sostiene Tom Byer, la crescita del calcio cinese sarà
confermata dai risultati delle squadre e delle nazionali giovanili.
Eppure in tutto questo vi è un meccanismo oscuro che si arricchisce sfruttando la
voglia di rivalsa del calcio asiatico. Ancora una volta si deve parlare di TPO e di
enigmatici agenti. Dalla Cina dobbiamo spostarci per l’appunto in Brasile con una
breve occhiata in Lussemburgo.
CAPITOLO IV
IL FONDO EUROPE
SPORTS GROUP DI
EDUARDO URAM
Dopo la vittoria del quarto scudetto Lippi si dimette dalla carica di allenatore del
Guangzhou in favore di Cannavaro reinventandosi come direttore tecnico. Nel mese
di Dicembre l’ex ct della nazionale si reca a Rio De Janeiro in compagnia di
Eduardo Uram, uno degli agenti più influenti del calcio brasiliano. I giocatori sotto
osservazione sono suoi assistiti in campo con la maglia del Fluminense: Cicero, Jean
e Henrique. Sarebbe meglio dire però che questi non sono dei semplici assistiti, dato
che percentuali del loro cartellino sono proprietà del fondo di Edurdo Uram, la
Europe Sports Group. Nessuno di loro arriverà in Cina e quella visita brasiliana fu
l’ultimo incarico di Lippi prima di interrompere definitivamente i rapporti con il
Guangzhou.
Lippi in visita all’allenamento della Fluminense
Molti dei sudamericani che giocano in Cina (circa cinquanta) sono gestiti dal fondo
Europe Sports Group di Eduardo Uram e Israel Rolim Do Carmo, due enigmatiche
figure di cui non si è parlato molto in Italia, anzi, quasi nulla traspare sul primo (a
parte un articolo su calcioturco.it), mentre il secondo è stato citato in un paio di
articoli come l’agente di alcuni giocatori sudamericani in orbita Sere A. Il sogno
cinese passa per le loro mani (e i loro soldi). Le informazioni più immediate sul
fondo si possono ricavare da tranfermarkt, i giocatori monitorati sono oltre
settecentocinquanta, il più caro è Enzo Perez (25 milioni di euro) trasferitosi nella
scorsa sessione invernale dal Benfica al Valencia. Alcuni giocatori anche se non vi
militano più, nelle scorse stagioni hanno giocato nella Chinese Super League come
Cleò e Muriqui. Gestiti dal fondo vi sono molti degli ultimi colpi della CSL come
Goulart e Renè Junior (Guangzhou) , il boliviano Moreno (Yatai) e Batalla
(Beijing Guoan) oltre a una serie di sudamericani che militano nelle leghe del medio
oriente, in quelle giapponesi e coreane.
Il sito del fondo ESG è completamente vuoto, senza alcuna informazione sulle
persone che lo amministrano, lo stesso lo si può dire per la pagina facebook se
possibile ancora più priva di contenuti. Alcuni indirizzi ce li fornisce la pagina
Linkedin dove è presente la foto del solo Carmo Israel, un tipo calvo, dall’espressione
truce, a prima occhiata non sembra conveniente ritrovarsi dalla parte sbagliata. Un
nuovo elemento sorge dalla pagina Linkedin, ovvero che il fondo ha sede legale in
Lussemburgo, dettaglio non trascurabile che merita un approfondimento.
Israel Rolim Do Carmo
Molti sono i fondi di investimento che hanno sede in paradisi fiscali (la Doyen
Sports a Malta, la MSI di Kia nelle Isole Vergini Britanniche), il Lussemburgo rientra
fra questi in particolar modo per il tanto ambito segreto bancario. Come riportato da
un articolo del Novembre 2013, della rivista Desporto, il fondo di Israel allacciò a
inizio stagione una partnership con il club lussemburghese dell’Hamm Benfica
elargendo innumerevoli promesse, ovvero promuovere il calcio locale a un livello
professionistico e l’ingaggio di giocatori che avrebbero permesso al club di
affacciarsi alla fase a gironi della Champions League. A sollevare i problemi per
quanto concerne il ritardo nei pagamenti e il mancato tesseramento di giocatori
per problemi relativi al rilascio del permesso di lavoro, fu l’allenatore portoghese Rui
Vieira che denunciò il presidente Nico Zietanmen. I soldi non erano però stati
promessi da quest’ultimo bensì da Carmo Israel. Le colpe rimbalzarono da una parte
all’altra per tutta la stagione fino all’interruzione della partnership.
Il perché di questi legami, all’apparenza controversi, è semplice, in quanto
permettono una direzione effettiva del business proprio in Lussemburgo, il che
comporta una tassazione ulteriormente minore. Nel 2014 la ESG di Carmo Israel si
accasò al Raxing Luxembourg, come riportato nella pagina Wikipedia del club. Al
momento il calcio lussemburghese attende invano lo sviluppo promesso. Dopotutto
stiamo parlando di un broker senza scrupoli, il sito Blog do Paulinho ci racconta
infatti come Carmo Israel abbandonò letteralmente Kanu, uno dei suoi assistiti
trasferitosi in Ucraina, dopo che questi aveva riscontrato dei problemi
cardiocircolatori che convinsero il club a scaricarlo senza garantirgli le adeguate cure,
l’agente brasiliano non riprese con sé il giocatore lasciandolo in balia del suo destino.
Per la cronaca, ora sta bene gioca in Russia nel Terek Grozny.
Le attività e gli affari del fondi Europe Sports Group è capillare e difficile da
identificare, ma per capirle al meglio dobbiamo guardare alla periferia del calcio
brasiliano, giù fino alla serie minori.
E’ difficile parlare del calcio brasiliano come qualcosa di magico, il paese carioca è
diventato oggetto di una speculazione totale, secondo Globe Sport infatti ben l’80%
degli atleti tesserati in Brasile sono sotto il controllo delle TPO. A questi tipo di
gestione si può imputare la crisi del calcio brasiliano, in quanto i giocatori, costretti a
cambiare bandiera di volta in volta, devono adattarsi a un nuovo ambiente con il
rischio di fallire nel proprio intento e veder svanire le proprie ambizioni. Fino ad ora
abbiamo parlato delle attività legate a Israel Rolim Do Carmo in Lussemburgo, ma
per andare “in fondo al fondo” dobbiamo ricollegarci alla figura di Eduardo Uram e
scendere fino alla serie C brasiliana, al Tombense Futebol Club (TFC).
Eduardo Uram
Le entrate e le cessioni di tale club presentano una anomalia dato che si tratta di una
squadra assolutamente periferica. Ogni anno, secondo transfermarkt, tornano dal
prestito oltre venti giocatori di categorie superiori per poi essere girati nuovamente ad
altri club, nuovamente in prestito o a titolo definitivo. Emblematico il caso di Renè
Junior (26), ora in forza al Guangzhou Evergrande, dalla stagione 2008/2009 ha
cambiato squadra ogni anno (transitando costantemente per il TFC), secondo il
principio che un giocatore stazionario non produce soldi. Nel 2013-2014 ha
giocato per il Santos, alla sua prima stagione nella massima divisione, per poi essere
acquistato dal Guangzhou per 5,10 milioni di euro versati nelle casse del TFC…
Stagione
Venditore
Acquirente
Gennaio 2014
Tombense
Guangzhou
Dicembre 2013
Santos
Tombense
Gennaio 2013
Tombense
Santos
Dicembre 2012
AA Ponte Preita
Tombense
Maggio 2012
Tombense
AA Ponte Preita
Aprile 2012
Mogi Mirim
Tombense
Gennaio 2012
Tombense
Mogi Mirim
Novembre 2011
Salgueiro
Tombense
Giugno 2011
Tombense
Salgueiro
Maggio 2011
Democrata
Tombense
Gennaio 2011
Tombense
Democrata
Giugno 2010
Figueirence
Tombense
Settembre 2009
Tombense
Figueirence
Giugno 2009
Madureia Esporte
Tombense
Ottobre 2008
Tombense
Madueira Esporte
Non proprio, infatti il TFC è proprietà del fondo Europe Sports Group di Eduardo
Uram, per cui i 5,10 milioni di euro finiscono nelle casse della TPO. Essere
proprietari di un club ora è un requisito fondamentale per un fondo, in quanto la
circolare FIFA del primo maggio “in teoria” impedisce trattative di mercato con le
TPO, ma nulla impedisce a questi soggetti di essere proprietari di una squadra.
Vi sono innumerevoli casi in Europa, in Portogallo con il Leisexor e il Beira Mar, in
Belgio il Kas Eupen appartiene al fondo Aspire e la Doyen ha finanziato l’acquisto
del Valencia di Peter Lim.
Non si parla solo del TFC, le trattative registrate nel club riguardano un numero
limitato di giocatori, dopotutto il fondo possiede quote di oltre 250 atleti. Altro caso
che ha fatto molto scalpore è quello di Ricardo Goulart, talentuoso attaccante
brasiliano di cui abbiamo già parlato. Il Guangzhou lo ha acquistato dal Cruzeiro
dopo due stagioni da protagonista pagandolo 15 milioni di euro, ma come sono stati
ripartiti questi soldi? Ce lo svela cruzeiroonlineblogspot, il club campione del Brasile
ha incassato solo 1,5 milioni di euro come premio per essere stato una vetrina
importante per il giocatore, la stragrande maggioranza dei soldi come facilmente
intuibile li ha incassati il fondo ESG e in parte la Kirin Soccer, azienda responsabile
delle transazioni dei giocatori sudamericani verso il calcio asiatico. Un caso molto
simile che ha coinvolto il Cruzeiro ha visto la cessione di Nilton verso un club
ucraino, la ripartizione delle cifre è pressoché identica.
Infine non si può tralasciare un altro broker si sta ritagliando un ruolo nel calcio
cinese, ovvero Giuliano Bertolucci. La sua ascesa iniziò nel Corinthias affiancando
Kia Joorabchian e la Media Sport Investment.
Giuliano Bertolucci
Il fondo allestì una squadra di alto livello acquistando giocatori per oltre 60 milioni di
euro. La partnership con il club bianconero si interruppe nel 2007 per il
deterioramento dei rapporti con l’ex presidente Nesi Curi e il mandato di cattura
internazionale nei confronti dell’agente iraniano per il riciclo di denaro. E’ la
fine di un grande Corinthians, avviene una vera e propria diaspora di giocatori che
implicherà una storica retrocessione per il club. Successivamente Giuliano si crea un
ricchissimo portfolio di giocatori e fa affari d’oro con il Chelsea di Abramovich
portando a Stamford Bridge i brasiliani David Luiz, Ramires, Willian e Oscar, un
giro d’affari da oltre 100 milioni. Fonda la Euro Export Assesoria & Propaganda
Ltda e grazie all’intermediazione della Kirin Soccer conduce in Cina prima Elkeson
e successivamente Diego Tardelli.
Manca l’ultimo tassello, quello fondamentale, il boss alla fine del gioco. Stiamo
parlando della Kirin Soccer del cinese Joseph Lee.
CAPITOLO V
NEL VENTRE
DELL’ARCHITETTO: JOSEPH
LEE E LA KIRIN SOCCER
Siamo nell’ottobre del 2012, Chen Zizhao è il primo giocatore cinese a calcare i
campi del campionato brasiliano con la maglia del Corinthians, una breve esperienza
in prestito prima del ritorno in patria al Shenxin e il successivo acquisto del Beijing
Guoan, squadra nella quale tutt’ora milita, per 2,25 milioni. I pochi mesi trascorsi in
Brasile permisero a Chen di guadagnarsi una maglia da titolare per la propria
nazionale. Una delle innumerevoli operazioni che vedono coinvolte Cina e Brasile,
mediate come sempre dalla Kirin Soccer.
Chen Zizhao con la maglia del Corinthias
Si tratta del fondo di Joseph Lee, indonesiano naturalizzato cinese, nel 1980 si
trasferisce da Hong Kong a San Paulo, è un Brasile nel quale sta vi è un accenno di
cambiamento dopo quasi vent’anni di tremenda dittatura filo americana, il periodo in
cui sorge un movimento che accumunerà tutto il popolo brasiliano, quello della
Democracia Corinthiana del dottor Socrates, capitano del Corinthias. In tale
contesto Lee si ritaglia uno spazio suo aprendo una catena di ristoranti e una rivendita
di auto, nel tempo libero si dedica al calcio con gli amici partecipando a alcuni tornei
amatoriali, dopotutto i più grandi agenti non sono famosi per il proprio passato da
atleti.
La svolta avviene nel 1993 quando la rappresentativa giovanile del Jianlibao si
reca in Brasile per uno stage. Lee approfittò dell’occasione ritagliandosi un ruolo da
interprete per il team cinese ovviando ai problemi di lingua, cibo e sistemazioni oltre
all’organizzazione di una serie di partite. L’esperienza permise a Lee di allacciare
solidi rapporti con il club di Shenzhen e di conseguire la licenza di Agente FIFA
viste le innumerevoli opportunità che si sarebbero poi presentate. Per alcuni anni il
team cinese grazie alle tournée in Sudamerica è stato il principale serbatoio per la
nazionale e il manager, Zu Guanghu divenne CT dal 2005 al 2007 sfiorando
l’impresa di vincere la Coppa D’Asia di fronte il proprio pubblico, per poi arrendersi
solo in finale per 1-3 contro il Giappone.
Roberto Amdo nel suo articolo su DCM definisce Joseph Lee un personaggio poco
chiaro, i cui modi di agire sono spesso enigmatici. Poche foto reperibili e poche
apparizioni in pubblico, la stampa brasiliana descrive Lee come un uomo di
cinquant’anni dal largo sorriso con una fitta rete di legami e società off-shore. Le
attività dell’impresario cinese dagli inizi degli anni ’80 si sono notevolmente
diversificate, ora possiede una catena di alberghi e si è cimentato nella compravendita
di oro.
Joseph Lee, sullo sfondo uno dei suoi assistiti
Nel 1995 Joseph Lee fonda la Kirin soccer, agenzia con sede a San Paulo che si
pone di intermediare i trasferimenti di giocatori dal Brasile alla Cina, ogni anno
verso il continente asiatico transitano dai 20 ai 30 giocatori, tali operazioni non
riguardano solamente la Cina ma anche i campionati coreani e giapponesi. Negli anni
successivi, in tale contesto il fondo di Eduardo Uram, la Europe Sports Group, ha
visto un’occasione unica scoprendo la nuova El Dorado del calcio.
Lee è la personalità più influente del movimento calcistico cinese, il suo braccio è
Wang Jianling, secondo uomo più ricco della Cina con un patrimonio stimato in 49
miliardi (42mo secondo Forbes) proprietario della Dalian Wanda e main sponsor
dell’Accademy del Guangzhou, nel 2011 ha investito ben 210 milioni di dollari per la
rinascita dei settori giovanili oltre ad essere entrato nel calcio europeo con l’acquisto
del 20% delle quote societarie dell’Atletico Madrid.
Lo scorso anno la Kirin Soccer ha acquistato il club Deportivo Brasilerao che
milita in Serie B, direttamente dalla Traffic Sports, finita recentemente nel mirino
dell’FBI per quanto concerne lo scandalo tangenti del FIFA Gate. Nulla si sa sulle
cifre della transazione, la Traffic ha giustificato la vendita sostenendo che il gruppo
di Lee ha formulato un’offerta tre volte maggiore a quanto prospettato. Rimanendo in
tema episodi economici poco leciti, nel 2014 il Congress ha stilato una lista di ben 99
agenti brasiliani indagati per le transazioni bancarie, evasione fiscale e riciclaggio
di denaro, fra i nomi spiccano proprio quelli di Joseph Lee e Eduardo Uram, ancora
oggi sotto indagine, oltre alla Traffic, la Kirin Soccer e l’ex tecnico Luxemburgo.
Nel 2014 la Kirin è stata protagonista di un giro d’affari pari a 130 milioni di reias
(36 milioni di euro). Joseph Lee è l’architetto del calcio cinese, responsabile della
doppia transizione di Dario Conca, e dell’approdo in Cina di importanti giocatori
sudamericani fra cui Elkeson, Barrios, Vagner Love. E’ sempre la Kirin Soccer
inoltre che ha permesso al Guangzhou l’ingaggio di Lippi e dei suoi pupilli,
Gilardino e Diamanti (assistiti dal figlio dell’allenatore) oltre ai più recenti approdi di
Scolari e Cuca sulle panchine di Guangzhou Evergrande e Shandong Luneng e al
clamoroso colpo Paulinho che la squadra del Canton ha pagato ben 17 milioni di euro
dal Tottenham.
E’ dunque chiaro che dietro a ogni movimento che conduce in Cina vi è lo zampino
di Joseph Lee. Il tutto avviene alla luce del sole, gli affari vengono riportati
direttamente sul sito della Kirin Soccer che sta espandendo le proprie attività anche
nel calcio europeo con la prococura di Casemiro (Real Madrid) e la mediazione del
passaggio di Hernanes dalla Lazio all’Inter. Essendo un fondo, la Kirin possiede
quote di dodici giocatori brasiliani e investe nel settore giovanile del Sao Paulo dove
ha recentemente rilevato le quote di nove giovani talenti grazie al solido rapporto
instaurato con l’ex presidente Juvenal Juvenicio.
Nel sito della Kirin Soccer vi è un comunicato del presidente Joseph Lee riguardo
le intenzioni di sviluppare il football cinese e la partnership con il Brasile:
“Il football professionistico, soprattutto in Cina ha mosso dei passi da gigante, tanto
da diventar una attività quotidiana per il popolo cinese. C’è sempre più interesse per
il calcio brasiliano che in Asia raccoglie molti fan. Intermediamo gli interessi di
molti giocatori che militano in Italia, Germania, Turchia, Cina, Giappone, Corea,
UAE e Singapore. Negli ultimi vent’anni Corea e Giappone hanno imparato molto
dal calcio brasiliano, tutt’ora i due paesi mantengono la stessa politica portando
giovani atleti brasiliani a giocare e a allenarsi in Asia, il loro è un modo differente di
intendere lo sport e può rivitalizzare il movimento cinese. La nostra missione è quella
di consolidare il rapporto fra Cina e Brasile permettendo al movimento calcistico
cinese di diventare sempre più forte e indipendente”.
A tale scopo lo Shandong Luneng nel 2014 ha istituito una scuola calcio a Sao
Paulo, nella sede del Deportivo Brasilerao l’obiettivo è quello di formare nuovi
giocatori per la Chinese Super League sia brasiliani, ma sopratutto cinesi. La struttura
comprende cinque campi da calcio e due per il Futsal e ospita 190 persone fra staff
tecnico e atleti di un’età compresa fra i 13 e I 17 anni. Le attività sono iniziate lo
scorso luglio dopo il mondiale dato che il Luneng Brazil Sport Center ha ospitato il
ritiro dell’Honduras.
Gli allievi della scuola calcio dello Shandong
Movimenti non percettibili a cui i media non danno alcun risalto. Eppure l’economia
che si sta sviluppando attorno il calcio cinese, nel lungo periodo soppianterà il
sistema occidentale. Secondo Fernando Ferreira, direttore del Consultant e
specializzato in business sportivo, il valore delle squadre cinesi sorpasserà quello
dei club brasiliani nel giro di due anni. Nel 2011 la Cina era al 60esimo posto fra i
mercati calcistici, ora è 14esima e il Brasile solamente nono.
Per capire come sarà il calcio fra qualche anno dobbiamo guardare alla Cina e porre
una maggiore attenzione attorno all’economia speculativa che vi gravita attorno. Poco
importa se Il sogno cinese avverrà alle spalle del calcio carioca che vede privarsi dei
propri talenti in favore di una terra così lontana che storicamente non ha una
tradizione calcistica.
“Non importa se il gatto è bianco o nero, purché acchiappi i topi”
“Arricchirsi è glorioso”
CAPITOLO VI
UNA PANORAMICA SUI
CLUB E LE AZIENDE
PROPRIETARIE
Il calcio cinese è alla ricerca di una propria identità. I nomi dei club corrispondono
ai gruppi/aziende proprietarie. Ed è molto facile che questi cambino totalmente. A
volte sono i governi locali a finanziare i club. In prima istanza questo tipo di politica
non ha fatto presa sul pubblico cinese che vedeva mutare costantemente logo e colori
della propria squadra. La situazione ora sembra essersi stabilizzata e sempre più
aziende sono interessate a associare il proprio marchio al settore calcistico.
Eppure questo tipo di gestione comporta dei grossi rischi per l'intero settore
calcistico, in particolar modo per quanto concerne le aziende immobiliari. La bolla
speculativa che si è generata e il recente crollo delle borse di Shanghai sono il
manifesto di una economia instabile per quanto ancora in crescita. La crisi si è
generata per l'eccessiva offerta, infatti vengono edificate intere città senza che vi sia
una reale domanda, a sud di Shanghai come riportato nel documentario di Vice è sorta
una metropoli che può ospitare un milione di persone ma solo 30mila sono i residenti.
Le società immobiliari sono le più influenti nel calcio cinese, oltre ad essere una
cartina al tornasole dello stato di salute dell'intera economia.
Di seguito, un breve focus sui club della Chinese Super League e sui loro proprietari
DALIAN SHIDE
La squadra più titolata della storia del calcio cinese che non esiste più. Vinse ben 8
titoli nazionali (sette Jia-A e una Chinese Super League) per poi essere acquistata nel
2012 dal gruppo Dalian Aerbin.
La società era di proprietà del gruppo Shide (specializzato in materiali chimici per le
costruzioni, elettrodomestici per la casa, prodotti petrolchimici, ma anche in ambito
finanziario, assicurativo e sanitario). Lo sponsor tecnico del Dalian era l’Adidas (che
forniva il kit da gioco: maglie, pantaloncini e abbigliamento vario), al quale si
aggiungevano tutti gli sponsor commerciali (Dupont, Sina, Xi'an Sunward Aerospace
Material Co. Ltd., Guangdong Development Bank, Qingdao Oceanera, Taiping Life
Insurance, People's Life Insurance, China Shipping Container Lines Co. Ltd., Flying
Horse Furniture, Dalian Fan Mei Medicine).
DALIAN AERBIN
Milita tutt'ora nella China League One ed è l'erede del Dalian Shide che acquistò nel
2012 risolvendo un debito da 330 milioni di yen. Aerbin in lingua maciù significa
letteralmente "luogo con l'acqua"ed è il nome di una piccola cittadina nel distretto di
Jinzhou, Liaoning. Il presidente è il giovane Li Ming, ex calciatore. Fondata nel solo
2009 e denominata Blue Hawks, la società è stata una delle prime ad ingaggiare
vecchie
glorie
del
calcio
europeo,
ovvero
Seydou
Keita.
E' una delle tante società immobiliari in suolo cinese.
SHANGHAI SIPG
Si tratta della società portuale di Shanghai, il più grande attracco per navi
commerciali dell'intero continente asiatico del presidente Jiang Haitao.
La società fu fondata nel 2005 dal progetto Genbao football Base, una serie di
Accademy create dall'allenatore Xu Genbao. La squadra che sorge porta il nome di
Shanghai Dongya. Le prime stagioni sono un miracolo sportivo, il club guadagna la
promozione vincendo il campionato di League Two con una squadra composta da
giocatori fra i 14 e i 17 anni, fra cui Wu Lei, il più giovane calciatore professionista
che ha fatto il suo debutto a 14 anni e 287 giorni ed è tutt'ora un cardine negli schemi
di Eriksson. Nella scorsa stagione il club ha firmato un contratto di sponsorizzazione
da 40 milioni di yuan con lo Shanghai International Port Group.
Il Porto di Shanghai appartiene per il 56% al SIPG mentre la restante percentuale è
di proprietà del governo.
BEIJING GUOAN
Il Beijing Guoan è una delle compagini più vecchie dell'attuale Chinese Super
League, fondata nel 1992, vanta un campionato vinto nel 2009 e tre coppe nazionali.
Stiamo parlando della squadra del governo di Pechino, un caso che ricorda la
Dinamo Berlino nella Germania dell'est. Fra i maggiori finanziatori vi è l'impresa
pubblica della CITIC Guoan (società informatica del presidente Li Shilin) e il
dipartimento sportivo dello sport ovvero il Beijing Sports Bureau, che investe ogni
anno 20 milioni di euro nel club
GUANGZHOU EVERGRANDE
La compagine più ricca della Chinese Super League la cui proprietà è divisa al 60%
dal gruppo Evergrande Real Estate, ovvero una società immobiliare, mentre il
restante 40% appartiene al gruppo Alibaba specializzato nell'e-commerce.
Il Real Estate (precedentemente Hengda Group) è la seconda società di edificazioni i
Cina, proprietà del presidente Xu Jiayn che ha un patrimonio stimato in 6 miliardi di
euro. Recentemente ha allacciato una collaborazione con la Dalian Wanda di Wang
Jianling (secondo uomo più ricco della Cina con un patrimonio da 49 miliardi) per
differenziare i propri affari in agribuisness e nei pannelli solari. Nel CEO ha un
ruolo minore anche Jack Ma del gruppo Alibaba dal valore stimato di 230 milioni di
dollari.
Il nome completo della rappresentativa calcistica è Guangzhou Evergrande Taobao
F.C. ed è l'unico club cinese ad aver trionfato in campo continentale con la conquista
nel 2013 della AFC Champions League sotto la guida di Marcello Lippi realizzando
così il primo passo verso "il sogno cinese" Possiede la più grande scuola calcio al
mondo nella regione del Canton che conta 2600 allievi selezionati dai tecnici delle
giovanili del Real Madrid. Il progetto è finanziato, oltre dal presidente Jiyan, dal
governo e dal gruppo Dalian Wanda.
SHANDONG LUNENG
Il team appartiene allo Shandong Luneng Group, che è una succursale Shandong
Electric Power Group Corporation, ovvero uno dei più grandi fornitori di
elettricità dell'intera Cina. Si tratta del team con la tradizione più antica dato che la
sua fondazione risale al 1956, quasi quarant'anni prima della formazione della prima
lega professionistica. Sponsorizzato dalla Nike dal 2005, lo Shandong ha una fitta
rete di rapporti per quanto concerne le Accademy con i giapponesi del Jubilio Iwata,
con gli australiani dell'Adelaide United e con i brasiliani del Sao Paulo grazie
all'intermediazione della Kirin Soccer di Joseph Lee. Si tratta di uno di pochi club che
hanno centri di formazione al di fuori della Cina.
HENAN CONSTRUCTION
Sfido il lettore a trovare un nome più orrendo per un club calcistico di "Costruzioni
Henan". Fu fondata nel 1959 per partecipare ai giochi nazionali cinesi per poi
aggregarsi al campionato in rapida espansione. La squadra appartiene al Henan
Jianye Real Estate Development Co., Ltd., che è parte del Central China Real
Estate Limited. Si occupa dell'edificazione nella provincia di Henan.
Secondo la "Research Report on Top 500 Chinese Property Developers”, l'Henan
Real Estate si classifica al 21esimo posto per efficienza e profitti.
SHANGHAI SHENHUA
Divenuta professionista nel 1993, la prima squadra di Shanghai è fra le più famose
della Chinese Super League, il nome completo è Shanghai Greenland Shenhua fc.
Fino al 2001 la squadra è stata sponsorizzata dallo Shenhua Gruoup, società di
proprietà statale della Cina, attiva nei settori dell'estrazione mineraria e dell'energia.
È la più grande società di produzione di carbone del mondo di cui il popolo cinese
fa largo uso in ogni aspetto del suo apparato, la quantità estratta ogni anno è così
elevata che eccede i bisogni energetici e quindi la rimanente parte viene sportata
all'estero. E' a questo tipo di politica energetica che si deve l'inquinamento così
elevato e lo smog che, come un manto, spesso ricopre le città. Nonostante la
partnership sia terminata nel 2001, la società si porta ancora appresso il marchio
Shenhua, uno dei pochissimi gesti tradizionali all'interno della CSL.
Nel 2013 la Greenland Holding Group ha acquistato il club dal Shanghai Media &
Entertainment Group. Si tratta di una società attiva nella ricerca di fonti di energia
alternativa
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