“Donare” e
“Perdonare” sono
i due aspetti
inscindibili
dell’amore
evangelico e
“Misericordia” è il
cuore della nostra
vita cristiana.
Il Padre della parabola di Luca dice
molto su questa esperienza.
Papa Francesco, nel messaggio della Quaresima di quest’anno,
ha scritto:
«Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a
portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso,
che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo
fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori
gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia
di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare
i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di
seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la
pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio
nuove strade di evangelizzazione e promozione umana»6.
6. PAPA FRANCESCO, Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cfr. 2 Cor 8,9). Messaggio per la Quaresima (2014).
E noi, come cristiani,
dobbiamo essere
‘figli’ che ritornano,
‘padri’ che
perdonano e non
‘fratelli maggiori’
che giudicano o che
aspettano
ricompense per tutto
quello che hanno
svolto, anche se in
Vorrei suggerire a tutti un esame sulla fraternità.
Scrive don Umberto Brugnoni nel Sussidio per l’Anno
Pastorale dei SdC per il 2014 dal titolo «Il vincolo di
carità!»:
«Egli (don Guanella)…vuole che i congregati
“vivano concordi come veri fratelli in Gesù
Cristo”. La fraternità di cui parla si realizza
rendendo partecipe il fratello di tutta la
ricchezza della propria persona così “come fra
amici avviene, i quali mettono in comune ogni
bene sia del corpo che di mente”. Essa non
dipende semplicemente dallo sforzo personale;
bisogna chiedere al Signore il dono di “una
tenera carità per il prossimo in generale e per i
propri fratelli in particolare”, perché sarà
proprio questa carità vissuta in fraternità che
attirerà, come un soave profumo, tanti altri
fratelli40. La nostra carità parte dall’altare, dalla
Eucaristia»7.
7. UMBERTO BRUGNONI, Il vincolo di carità! Sussidio pastorale 2014. Cfr. LUIGI GUANELLA, Lettere circolari SdC 1910, in Scritti per le Congregazioni,
Nuove Frontiere, Roma 1988, p. 1382. LUIGI GUANELLA, Regolamento interno FSMP 1899, in Scritti per le Congregazioni, Nuove Frontiere, Roma 1988,
p. 975 .
Tra noi cristiani non può nascere e svilupparsi come
qualcosa di spontaneo, frutto solo di amicizia e
simpatia, di un comune modo di vedere le cose.
Apprezzabili, ma non sufficienti.
In certi casi ho
potuto costatare
che satana
sguazza bene fra
noi e ci mette
l’uno contro
l’altro, ci fa
credere che i
limiti dispensino
così spesso il dialogo
fra noi non è sincero,
molto è inquinato
dalle chiacchiere e
ogni volta si ha
l’impressione di
doversi ‘prima’
chiarire, pulire il
campo, “non volevo,
non credevo, non
intendevo”.
Vi domando: non credete che la nostra vocazione
cristiana – consacrati come figli nel battesimo – ci
chieda il dovere di cercarci, di aiutarci, di fare gesti di
generosità e benevolenza reciproca, di tacere
controllando sfoghi il più delle volte avventati, di
riconoscere il bene che il Signore opera negli altri?
E il dovere di non condividere momenti di serenità
I rapporti di vera fraternità
suppongono l’ascolto. Attraverso
l’ascolto, insieme, si trova il Signore e il
Mi sembra di dover
dire che, come
cristiani, uno scoglio
da superare sia quello
di chi, col tempo, si è
costruito una faccia e
un ruolo non nella
fraternità, nella
comunione, ma
nell’autonomia più
sciolta.
Oggi la si chiama “autoreferenza”. Cioè alcuni fra
noi corrono il rischio di essere il riferimento di se
stessi ponendosi come criterio autonomo di ciò che
va fatto o tralasciato, scelto o rifiutato. Si può
chiamare fraternità? O non meglio anti-fraternità,
anti-spirito di comunione?
CARITA’
(Gv 13,1-20)
1 Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre,
dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 2 Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva
messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto
nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio,
se lo cinse attorno alla vita. 5 Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad
asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto.6 Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i
piedi a me?». 7 Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». 8 Gli disse Simon
Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». 9 Gli disse
Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». 10 Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno,
non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». 11 Sapeva infatti chi lo
tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».
12 Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho
fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, il Signore e il Maestro,
ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15 Vi ho dato infatti l'esempio, perché come
ho fatto io, facciate anche voi. 16 In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un
apostolo è più grande di chi lo ha mandato. 17 Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in
pratica. 18 Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che
mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno. 19 Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché,
quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. 20 In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò,
accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».
CANTO: «LA MIA CARITA’»
Ho vissuto ad occhi chiusi, tutta la mia gioventù,
Ho rubato ai miei pensieri, illusioni e niente più.
Come un giardino senza fiori come un sole senza luce,
cerco te, (cerco te) dove sei (dove sei), Signore.
Seguirò i tuoi sentieri che hai tracciato nel mio cuore,
canterò le tue canzoni con amore ed umiltà;
non avrò certo paura se il tuo sguardo è su di me,
avrò te (avrò te), si avrò te (si avrò te), Signore.
E adesso se vuoi essere felice sai come si fa:
spendi la tua vita nella carità;
e poi vedrai che quel giardino senza fiori fiorirà
e tanta luce il sole darà.
Alla vita darò un senso proprio quello dell’amore,
perdonare a braccia aperte questa è la verità.
Darò a tutti le mie mani senza chiedermi il perché,
amo te (amo te), si amo te (sì amo te), Signore.
Spezzerò quelle catene che legano il mio cuore,
pregherò poi per la gente che ha bisogno dell’amore,
in questo mare senza fine, la mia isola Signore,
sarai tu (sarai tu), si sei tu (sì sei tu), Signore.
E adesso se vuoi essere felice sai come si fa:
spendi la tua vita nella carità;
e poi vedrai che quel giardino senza fiori fiorirà
e tanta luce il sole darà.
«La carità è vincolo che lega i cuori.
La mamma che vede sofferenti i figli
non li può abbandonare; la sorella
che scorge in angustia la sorella non
può sorpassare le sue pene.
Parimenti i cuori cristiani non
possono non rimanere
profondamente feriti a vista del bene
che è da fare, del buon esempio di
compagne che fra di loro si amano.
La carità è vincolo che fa nobili e
grandi i cuori; è forte come il martirio,
come la morte, persevera perché è
un fuoco il quale a mano a mano che
si apprende consuma… Le comunità
di oggigiorno, specie nelle religiose e
poi anche nei religiosi, si sostengono
8.
LUIGI GUANELLA,
Massime di spirito edal
metodolegame
d’azione (1888-1889),
avvinte
sovrattutto
di in Scritti per le Congregazioni, Nuove Frontiere, Roma 1988, p. 22.
Diceva don
Guanella:
“Fermarsi non si
può finché ci
sono poveri da
soccorre e
bisogni a cui
provvedere”.
E in questo momento, cari fratelli e sorelle, i nostri poveri ci interpellano: sono
convinto che la Chiesa, mai come in questo momento, senta un urgente
bisogno pastorale per essere testimone visibile della carità di Cristo, di una
carità che non significa fare un po’ di bene quando ne ho tempo o quando me
lo ricordo o quando mi si da l’occasione di farla, ma quella carità che, eredità
di Cristo Gesù, ci impone, se lo vogliamo, di testimoniare il grande dono
dell’amore del Padre.
“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se
avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35).
NON C’E’ CHIESA SENZA CARITA’, SENZA RAPPORTI
FRATERNI, SENZA SOLIDARIETA’.
Il discepolo di Cristo, quindi
non può esimersi dal vivere
il comandamento
dell’amore se vuole essere
chiesa; non può escludere il
servizio, cioè del chinarsi
per lavare i piedi ai fratelli,
soprattutto ai più poveri, se
vuole essere riconosciuto
come discepolo di Gesù.
Deve vivere e
testimoniare la
carità in stile
evangelico,
eredità che ha
ricevuto dal
Signore.
Nel dire a tutti voi la
mia gratitudine per
avermi ascoltato vi
confermo con forza
che la fonte della
nostra gioia, “quella
che il mondo non
conosce” è proprio il
soffrire offrendo per
amore.
E posso testimoniare che nella nostra comunità c’è chi sta
vivendo questa esperienza con fede e serenità. Questi fratelli
e queste sorelle sono un dono del Signore Gesù.
Questa è carità! Questo è avere un cuore grande
che sa dimenticare se stesso e la propria sofferenza
per presentare al Signore quella degli altri.
Questo è
l’Amore, quello
vero, che lascia il
segno, che non
dice tante parole,
che non fa’
polemiche, che si
manifesta nel
nascondimento.
Questo è l’amore che edifica e che bisogna prendere in
considerazione. Questo è l’amore che dà senso alla nostra
vita e la orienta verso il dono di sé senza nulla chiedere,
senza pretese, senza calcoli e senza se…
Lo Spirito lungo la
Quaresima ci guidi
alla conoscenza di
questa grande
carta vincente…
Scarica

Questa è carità! - parrocchia maria ss. addolorata