Politica Ce le hanno scramacciate di Maurizio Paolini Territorio Il Fatto L’Agenda 21 per lo sviluppo sostenibile locale di Saverio Zanni La carta vince, la carta perde... di E. Dantes a pag. 3 La scuola Tradizioni Giovani Poeti e Scrittori si cimentano Il Carnevale al Circeo di Tommaso Lanzuisi a pag. 7 a pag. 5 pag. 8-9 a pag. 11 CENTRO STORICO SAN FELICE CIRCEO ASSOCIAZIONE CULTURALE “IL CENTRO STORICO” di ALESSANDRO CRESTI Nos numerus sumus Noi (benché pochi) siamo folla Editoriale Noi ci crediamo giunta l’ora di un totale coraggioso cambiamento e le prossime elezioni amministrative offrono una grande opportunità in tal senso. Noi dell’Associazione Culturale “Il Centro Storico” ci crediamo e intendiamo sostenere chiunque, credendoci come noi, voglia proporsi per una trasformazione radicale della situazione attuale, che, già da molti anni, ha caratterizzato l’andazzo dominante a San Felice Circeo. Per lo più si è mantenuto, se non peggiorato, lo “statu quo” a tutti i livelli, urbanistico, paesaggistico, turistico, agricolo, commerciale, per non turbare gli interessi di categorie e cittadini preoccupati più del proprio tornaconto che del bene comune e dello sviluppo del Paese. Quando si scende in campo per una campagna elettorale, tutti i candidati, a qualunque area politica appartengano, vogliono e promettono interventi e riforme con un lunghissimo elenco. L’elenco è sì lunghissimo, ma nessuno mai chiarisce quale tipo di riforma voglia e quale preciso programma intenda concretizzare. Tutti vogliono e promettono rinnovazione, cambiamento e trasformazione, ma non si vede mai uno che lo faccia poi realmente. Il politico esercita in tal modo l’arte del possibile, usando parole di apertura e disponibilità in ogni direzione allo scopo di acquisire consensi numerosi. Il consenso, si sa, si può perdere se si somministra una medicina amara ma necessaria per curare una malattia grave e si spera di riconquistarlo quando ci sarà la guarigione. Riteniamo di conoscere e poter proporre ottimi “medici” in grado di somministrare la terapia più giusta al malato territorio del Circeo e sappiamo anche che questa terapia potrà sembrare una medicina amara, difficile da mandare giù. Siamo però altrettanto sicuri che questi stessi medici sono così bravi da ottenere certamente la guarigione del territorio, facendo dimenticare o meglio apprezzare la terapia imposta. Tutto questo è possibile solo se l’”ammalato” non si dimostri, attraverso i suoi attuali amministratori, così affezionato alla sua malattia con la quale sembra convivere benissimo, tanto da rifiutare medicine e medici. A San Felice Circeo questo rischio c’è. I cittadini hanno spesso dimostrato di non avere alcuna voglia di guarire i mali della loro terra, non amano le medicine, cioè le regole in generale, preferiscono arrangiarsi da soli, curarsi da soli e, semmai dare la colpa ai “medici” (Amministratori) se le condizioni della malattia peggiorano. È continua a pag. 6 VUOTI DI BIMESTRALE GRATUITO - ANNO 5 N. 22 - GENNAIO-FEBBRAIO 2007 MEMORIA Villaggio della Mercede Quattro piccoli “pionieri” Un’esperienza dura, ma educativa La racconta Carlo Arli I I giorno 15 novembre 1950, le suore Calasanziane dell’Istituto “Celestino Zini” in Roma (Montemario - Via Trionfale 193), chiamarono i bambini: Carlo Arli, Mario Febbi, Ettore Pettirossi e Amerigo Pandolfi, tutti di dodici anni, e li affidarono ad un frate. Salutammo i nostri compagni e salimmo sul cassone del camion sedendo sulle panche di legno. Il frate disse che ci avrebbe portato in un nuovo istituto, appena fondato, vicino al mare. Noi saremmo stati i fondatori di quest’opera e, un giorno, saremmo usciti con un buon mestie1951 - I quattro ragazzi con pala e piccone puliscono un campo re in mano. Il camion si lasciò rapidamente l’Istituto di Roma alle spalgna per riscattare i cristiani ridotti in schiavitù dai sarale e, dopo aver attraversato la città, imboccò la via Ponceni. tina immergendosi nella campagna da poco bonificata. Noi ce ne stavamo in disparte, uno vicino all’altro coCi guardavamo in faccia senza parlare. Pensavamo agli me pulcini infreddoliti e spaventati con i nostri pantaanni belli trascorsi al collegio, a ciò che ci attendeva, loncini corti ed un maglioncino che poco riparava dal mentre osservavamo le abitazioni tutte uguali, basse, freddo. Ad un tratto ci venne incontro una signora andi colore giallognolo e con grandi scritte sui muri “Vinziana dal portamento signorile e delicato, capelli biancere e vinceremo” oppure: “E’ l’aratro che traccia il solchissimi ed un sorriso affabile, la contessa Beatrice Trosco, è la spada che lo difende” e tante altre che oggi so si, vedova di un ammiraglio. Si avvicinarono altre due inneggianti al regime fascista. signore: la signorina Fides Mura e la signorina Clotilde Sulla facciata di ogni casa campeggiava la sigla dell’ente che aveva un cagnolino, chiamato Fliry. che le aveva costruite: O. N. C., Opera Nazionale ComIn uno stanzone, accanto ad una grossa cucina, manbattenti. Tante mucche maremmane o di razza olandegiammo un pasto frugale e dopo, nel locale sovrastanse e cavalli pascolavano nei campi sotto il tiepido sole te il fabbricato centrale, ci indicarono delle brandine di autunnale. Tanti terreni erano arati ed altri tenuti a patela di tipo militare con pagliericci di crine e una coperta scolo da coloni provenienti dall’Italia Settentrionale, dal a testa. Veneto e dal Friuli. Non ci spogliammo neppure per il freddo e ci coricamI centri abitati avevano nomi di monti e fiumi del Nord mo vestiti. Eravamo terrorizzati. Le suore ci avevano Italia come Borgo Hermada, borgo Montello, borgo Mondetto che andavamo ad inaugurare come primi ospiti un tenero, borgo Piave, borgo Isonzo, borgo Grappa ed alnuovo collegio, ma questo era l’inferno. tri. Erano tutti uguali con al centro la chiesa, una piazII mattino successivo di buon’ora raggiungemmo i baza e la Casa del Fascio con un balcone da cui i gerargni, molto malridotti, che erano attigui alla camerata. chi del regime, in visita al paese, tenevano i loro disL’acqua era fredda gelata. Uno straccio serviva per corsi alla popolazione. asciugarci. Poi, scesi in cortile, girammo tra le varie coDopo circa due ore di viaggio, il camion lasciò la strastruzioni che costituivano l’agglomerato di quello che da provinciale per imboccare un brutto viale acciottolauna volta era un centro agricolo ed ora doveva divento dal fondo sconnesso, e si fermò in un piazzale. tare centro di accoglienza per bambini abbandonati o Scendemmo dal mezzo ed il frate, che aveva viaggiato con problemi familiari. in cabina con l’autista, si avvicinò a noi dicendo di chiamarsi padre Ovidio Serafini, dell’ordine di S. Maria delcontinua a pag.2 la Mercede che S. Pietro Nolasco aveva fondato in Spa- Editore: Associazione culturale “Il centro storico” di San Felice Circeo (LT). Corso Vittorio Emanuele, 23. Tel. 333 1904459, fax 06 51985217. E-mail: [email protected] - Reg. Trib. di Latina n. 796 del 12/09/2003 - Direttore responsabile: Gloria Gabrielli - Direttore editoriale: Alessandro Cresti . Redazione Carlo Gallone, Stefano Pagliaroli, Tommaso Di Prospero, Maurizio Paolini, Alessia Bravo - Stampato da CSR, via di Pietralata, Roma IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO PAG . 2 Vuoti di memoria Quattro piccoli “pionieri” Facemmo conoscenza con Eligio Lucci, che con la moglie e due figli abitava in un appartamentino ricavato sotto il porticato e che ci disse che ci avrebbe insegnato molti lavori agricoli. Girammo tra le case e vedemmo che alcune erano in buone condizioni ed abitate da famiglie di braccianti veneti che lavoravano nella zona. C’erano la famiglia Pirocca, la più benestante e la famiglia Marocco, l’officina del fabbro signor Ruzzenenti, un vecchietto tutto muscoli arzillo, che ci mostrò come si batte il ferro e come ferrare i cavalli. Conoscemmo la famiglia dei Pasetto, che aveva la casa a ridosso del muro di cinta. Il capo famiglia si chiamava Duilio, sua moglie Rita e suo figlio Silvano detto “Banetto”. Un’altra famiglia Pasetto abitava poco distante: c’erano i fratelli di Duilio, Eleneo e Battista con gli anziani genitori, veronesi di Maccacari. Un giorno padre Serafini tornò da Roma con la macchina carica di attrezzi agricoli: picconi, zappe, rastrelli e vanghe e ci mise subito al lavoro per fare delle aiuole attorno alla grande aia di cemento. Sotto la guida di Eligio cominciammo a picconare un terreno così sassoso e secco che ci faceva rompere la schiena e ci faceva venire grosse bolle alle mani. Eravamo dei ragazzini e facevamo un lavoro da adulti, ma padre Serafini ripeteva sempre: “Lavorare, lavorare, lavorare”. Per fare un’aiuola impiegavamo delle settimane. Man mano che il lavoro era terminato, venivano messe a dimora delle piante di limoni. Un giorno arrivò un falegname che pose sulle colonne ai lati del cancello d’entrata un cartellone con la scritta: “Villaggio della Mercede per i figli dei carcerati”. L’aveva voluto padre Serafini perché l’Ordine della Madonna della Mercede era sorto appunto per la redenzione dei carcerati ed il riscatto degli schiavi. “ le suore ci avevano detto che andavamo ad inaugurare come primi ospiti un nuovo collegio, ma questo era l’inferno “ I lavori di ristrutturazione progredivano, noi ragazzi spesso ripensavamo al collegio di Roma. Tutto era un lontano ricordo. Affacciati ai finestroni della camerata guardavamo una montagna che si stagliava davanti a noi ed il cui crinale si alzava e si addolciva come una persona distesa che dorme. Ci fu spiegato che quello era il promontorio del Circeo, la mitica mon- tagna di Ulisse e della maga Circe, che avevamo studiato a scuola. Imparammo col tempo a conoscerne tutti gli anfratti e le grotte che si affacciavano sul mare azzurro, come la grotta delle capre o quella dell’Impiso che prendeva il nome da una stalattite pendente al centro della volta come un impiccato. La spesa la facevamo noi ragazzi al negozio gestito dalla famiglia Centra. Stavamo molto attenti a non sprecare i soldi: facevamo segnare la spesa su un libretto e saldavamo il debito alla fine del mese con i pochi soldi che padre Serafini riusciva a racimolare con le offerte. Un giorno arrivarono al villaggio molti operai, iniziarono a disboscare il terreno, che poi venne arato. La terra era buona e padre Serafini già vedeva i frutti di chissà quali piantagioni. Trascorso il periodo di assestamento, il terreno fu diviso in appezzamenti rettangolari con ai lati i fossi per farvi scorrere l’acqua per irrigare. I vari settori furono coltivati a grano, mais e patate americane. Questa produzione fu poi sostituita con il cotone che crebbe bene, ma richiedeva un grosso lavoro per separare i fiocchi dai semi. Spesso dovevamo abbandonare quell’attività per dedicarci alle viti o ai fiori, di cui nel frattempo era stata avviata la coltivazione. Erano soprattutto tuberose e gladioli ordinati in gran quantità direttamente dall’Olanda, che arrivavano con un carro merci alla stazione di Priverno, dove ogni mattina ci recavamo con un mezzo militare, prestatoci dall’Aeronautica. La coltivazione dei fiori andò bene per diverso tempo ma anch’essa finì per le notevoli spese di trasporto ai mercati ge- Lo spazio della memoria Per la serie “vuoti di memoria” – i grandi personaggi legati a San Felice Circeo - in questo numero riportiamo il racconto appassionato e commovente di Carlo Arli, maggiore dei carabinieri (ufficiale superiore) in pensione, che insieme a tre amici arrivò il 15 novembre 1950 al Villaggio della Mercede, costituito allora da costruzioni fatiscenti e diroccate, che, però, grazie anche al sacrificio, al lavoro e all’entusiasmo di questi ragazzi e di altri che a loro si unirono nel tempo, si trasformò in un bel complesso, articolato e ben organizzato. Il racconto è il naturale completamento della storia riportata nel numero precedente, scritta da padre Domenico Acquaro, che tanto merito ha avuto nella riuscita della struttura e dei numerosi giovani che vi hanno vissuto nerali di Roma. La stessa fine fece la coltivazione delle calle. Provammo anche con le arachidi e le patate americane ma con scarso profitto. Poi padre Serafini pensò di allevare bachi da seta perché la zona era ricca di gelsi, delle cui foglie i bachi si nutrono. Fece arrivare un paio di once di minuscoli vermi che stavano nel palmo di una mano e la cui vita dura circa un paio di mesi. Ammucchiavamo molte fascine di legna dove i bachi andavano a costruirsi il bozzolo. Allora li raccoglievamo e con rudimentali macchinari li pulivamo. Infine li consegnavamo ai laboratori per un ulteriore trattamento e per ricavarne la seta. Un grande cartello evidenziava questo lavoro: “Industria serica del baco da seta”. L’allevamento dei bachi da seta, però, richiedeva l’utilizzo di ambienti molto ampi e poiché nel frattempo erano stati aperti altri laboratori, di falegnameria, di ceramica, di sartoria e di calzoleria, l’allevamento venne chiuso e noi potemmo iniziare ad apprendere altri lavori. Io fui assegnato al laboratorio di ceramica con il maestro Gaz- “ “ Mario Febbi, Padre Acquaro e Carlo Arli affacciati ai finestroni della camerata guardavamo una montagna che si stagliava davanti a noi ed il cui crinale si alzava e si addolciva come una persona distesa che dorme Nei cerchi in alto da sinistra: Carlo Arli, Ettore Pettirossi, Amerigo Pandolfi e Mario Febbi zotti che era giunto da Faenza. Lavoravamo il caolino. Il laboratorio era stato impiantato dalla ditta Borsari ed i forni da cottura erano della ditta SCEI di Novara. Facevamo statuette, servizi di piatti a forma di pesci, cavalli rampanti e mattonelle con l’immagine del Monte Circeo con la scritta presa dall’Odissea: “Navigammo e giungemmo sull’isola Eea ove Circe, diva dal crespo crine e dal dolce canto, avea soggiorno”. La merce, di buona qualità, veniva in parte venduta ai turisti nei negozi di S. Felice, altra veniva spedita. Tutto andò bene fino a quando il signor Borsari, che era di Milano, cominciò a rimetterci ed il laboratorio fu chiuso. Mario Febbi, invece, fu addetto al laboratorio di falegnameria, che dopo cinquant’anni è ancora in attività sotto la sua direzione coadiuvato da Francesco Centra, il sordomuto, da Battista Pasetto e da Quirino, anch’egli cresciuto nel Villaggio. Ad Ettore Pettirossi toccò invece l’allevamento degli animali da cortile ai quali si aggiunsero due vitelli e due maiali. Amerigo Pandolci, che ora non è più con noi, andò al laboratorio di calzoleria, che funzionò per parecchio tempo. C’era, infine, anche il laboratorio degli alabastri. Il nostro numero era cresciuto ed eravamo, ormai, una trentina, tutti dediti a qualche attività. Solo Eligio continuava a lavorare in campagna e noi ogni tanto andavamo a dargli una mano servendoci di un carretto per i trasporti. Poi arrivò Resina, una somarella che ci alleviò un po’ il lavoro, ma era un’impunita che scalciava sempre ed era meglio lasciarla nella stalla. La domenica il padre celebrava la messa in una chiesetta attigua al terreno dove lavoravamo, dedicata a S. Elena. Venivano molti abitanti dei dintorni e ciò ci consentiva di conoscere tante persone. Nel pomeriggio andavamo al cinema parrocchiale di Borgo Montenero dove era parroco don Augusto. Andavamo a piedi. Io, spesso, usavo una bicicletta perché, al “ “ segue dalla pag. 1 eravamo dei ragazzini e facevamo dei lavori da adulti: picconavamo un terreno sassoso e secco per fare delle aiuole ritorno, mi dovevo fermare ad attivare le pompe elettriche per l’acqua potabile che si trovavano in un casolare della campagna. Un’autoclave, attraverso una condotta, faceva arrivare l’acqua all’Istituto. Avevamo la fortuna di avere la stazione meteo dell’Aeronautica poco distante, il cui comandante ci propose di seguire dei corsi per telegrafisti insegnandoci l’alfabeto Morse. Le lezioni, che seguimmo tutti con grande profitto, ci vennero tenute da un sergente. Tutto serviva per il nostro futuro. Nel frattempo padre Serafini era stato affiancato da un giovane frate appena laureato, padre Domenico Acquaro e un continua a pag. 7 IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO PAG . 3 Politica di Maurizio Paolini Un volantino diffuso prima delle ultime amministrative “Ce le hanno scramacciate” Il giovane che sostenne lo slogan è stato eletto nelle liste di Forza Italia N umerose ricerche mettono in rilievo che molS. Felice. Improvvisamente, però, il gruppo di giovati tra i giovani di oggi hanno poche relazioni ni neofiti della politica prese una decisione: bisognacon le istituzioni e che gli atteggiamenti preva esprimere un candidato in una lista e possibilmendominanti verso queste organizzazioni sono di indifte in quella che avesse maggiori probabilità di vinceferenza, di diffidenza e talvolta di ostilità. Eppure è re le elezioni. Chi di quel gruppo non fu d’accordo, difficile pensare un miglioramento della condizione perché animato da spirito critico e da una maggiore giovanile, senza una presa di coscienza, una forma di capacità di analisi, fece la fine del pifferaio di montagna, che invece di suonare il piffero fiorganizzazione, un impegno che una vicenda prima della scorsa ammini- nì per essere suonato. Ipso facto: il candetermini delle strazione aveva fatto sperare in un radi- didato fu eletto nella lista di Forza Itaconquiste. Co- cale rinnovamento nel panorama politico lo- lia, che, con il sistema maggioritario, si aggiudicò la maggioranza dei seggi del me afferma Ge- cale consiglio comunale. Ora, considerando rard Lutte, “i che Forza Italia, capitanata sempre da movimenti dei Schiboni, aveva già governato nella precedente legisgiovani sono fattori di cambiamento sociale, possono latura, dando ampia prova di disinteresse verso le aiutare una società a realizzare i valori ai quali prequestioni che gli venivano poste, resta difficile non tende di credere”. Per cui, quando anche a S. Felice percepire il contrasto tra una simile scelta, peraltro leun gruppo di giovani prende coscienza del carattere gittima, e l’esigenza di rinnovamento in tante occacollettivo dei suoi problemi e del fatto che tali prosioni sbandierata. Non poniamo, però, limiti alla “buoblemi derivano dalla struttura stessa della società, ci na volontà”. troviamo di fronte a un evento degno di essere sotLa macchina si è rimessa in moto, tutte le forze politolineato. Ecco allora la ricostruzione di una vicenda tiche sono mobilitate. Tra pochi mesi si tornerà a voche aveva prodotto molte aspettative e che invece si tare per eleggere un nuovo sindaco e una nuova magè poi rivelata un’illusione. gioranza ed è ormai giunto il tempo di tirare le somIn pochi lo ricorderanno, ma prima delle scorse amme. Cosa è stato fatto per i giovani? Quali risposte soministrative fu diffuso per il paese un volantino così no state date ai bisogni di lavoro, al problema della intitolato: “Ce le hanno scramacciate”. Attorno a quecasa, all’assenza di cultura, al reperimento di spazi di sto slogan, di dubbio gusto, ma di sicura efficacia coaggregazione, alla realizzazione di strutture per lo municativa, si riunì un nutrito gruppo di giovani, che sport e all’organizzazione del tempo libero? Quali le poneva con forza una maggiore attenzione verso le risposte ai tanti disagi che pure ci sono e tutti fingopolitiche giovanili e, in pari tempo, l’esigenza di un rano di non vedere? Fidandicale rinnovamento nel panorama politico locale. Iniziarono oggi, alla vigilia delle nuove amministra- domi della mia memoria i primi incontri, le prime ritive, visto che l’immobilismo regna sovra- sarei contento di essere unioni e si discusse a lungo di no, auspichiamo una vera svolta, un reale cam- smentito dai fatti- non ricordo sia stato fatto nulprogrammi e di quale comporbiamento la per le giovani generatamento fosse opportuno aszioni del Circeo. Sì, è vesumere in quella tornata eletro, è stato ristrutturato il “Tennis”, storico campetto torale. Furono contattate tutte le forze politiche schiedove ciascuno di noi almeno una volta si è sbucciato rate, insieme ai loro candidati, e si intraprese un serle ginocchia giocando a pallone. Non appena termirato confronto sui programmi amministrativi. Le cene nati i lavori, il campetto è stato dato in gestione a elettorali non vennero disdegnate, tantochè in quel un’associazione sportiva di Sabaudia e quindi reso periodo, a forza di girare ristoranti, qualcuno mise a inaccessibile e inutilizzato. Sono stati messi i pesciodura prova il proprio fegato. Fin qui nulla da dire, solini rossi nella fontana “dell’asso di coppe”, grazie al prattutto se si pensa alla scarsa partecipazione depagamento del primo gettone di presenza, ma al di là mocratica che caratterizza la vita politica e sociale di del valore simbolico non si può riconoscere a quest’atto null’altro. Per il resto tutto come prima, vengono perpetuati vecchi modelli, anzi vecchi vizi ormai incancreniti e così continuano a lavorare solo gli amici degli amici, si formano e si rafforzano le clientele e l’immobilismo regna sovrano. Non si scorge all’orizzonte un progetto capace di proiettare i giovani verso un futuro dignitoso e fondato sulla cultura del diritto e della legalità. Si vola basso e ci si accontenta di gestire con approssimazione il presente. Il paese continua a non offrire alternative valide alla birra e, quando va bene, allo spinello. Con uno sguardo rivolto verso il Anni ‘50 - Ingresso al Paese recente passato ed esaminando “ “ “ “ accuratamente quanto avvenuto, resta difficile credere all’ingenuità di chi si avvicinava alla politica per la prima volta. Permane il dubbio se quest’operazione, certamente ben riuscita, fosse mirata più alla conquista di un piccolo spazio di potere anziché all’assunzione di responsabilità verso la comunità. Forse per una vera svolta, per un reale cambiamento non basta salire sul carro dei vincitori e avere una visione strumentale della politica. Le parole non possono essere semplicemente pronunciate, devono essere seguite da azioni coerenti e riempite di contenuti. E’ necessaria, insomma, una corrispondenza tra linguaggio e realtà delle cose, oltre a un recupero di valori autentici, da qualsiasi parte essi provengano, per ridare alla politica quel ruolo che le è proprio. Tutto questo spero sia motivo di riflessione non solo per quei giovani che si apprestano a votare per la prima volta, ma anche per quelli che, oggi sono un po’ cresciuti, in passato hanno sostenuto chi si era eretto a paladino dei giovani e del rinnovamento. Non si possono fare previsioni, rimane la speranza in una nuova generazione che, stanca di averle “scramacciate”, possa finalmente porre fine al degrado a cui quotidianamente assistiamo. ■ SOMMARIO Vuoti di memoria Nos numerus sumus Quattro piccoli “pionieri” Politica “Ce le hanno scramacciate” Archeologia fantastica Invito a Ponza Territorio Agenda 21 Lettere Lettere al Direttore 1 3 4 5 6 Il fatto La carta vince, la carta perde... 7 Editoriale Scuola Cultura Tradizioni Musica Giovani Poeti e Scrittori si cimentano Dizionario del dialetto circeiense Il Carnevale al Circeo Gli “Art Café Novecento” Delibere Intrattenimento Personaggi – Oroscopo Sport Calcio Cucina – Film Ora legale – Poesia Tempo libero 8-9 10 11 12 13 14 15 IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO PAG . 4 Archeologia fantastica di Stefano Pagliaroli La nave era «enòrme», lunga almeno centocinquanta metri Invito a Ponza Dalle “Memorie” di Sly Foureyes U n sabato della metà di ottobre di quell’anno1 trovai nella cassetta della posta una lettera con un sigillo di ceralacca gialla. Si trattava di un invito a Ponza, a nome del «Capitano della Comunità del Circeo», per il giorno successivo. Un «Araldo» sarebbe passato a «prelevare» gli interessati e, dopo una breve sosta sulla cima del promontorio «per i preparativi», c’era l’imbarco per l’isola. Rimasi piacevolmente sorpreso da tanta ospitalità e cortesia: «Questa sì che è brava gente» pensai. Quanto all’«Araldo», sulle prime mi domandai se non fosse una maschera e se il viaggio in barca non rappresentasse una cerimonia molto anticipata del Carnevale. Mi venne quasi da sorridere al pensiero di vederlo girare porta per porta suonando la tromba, come avevo visto fare in alcuni villaggi durante la mia ultima missione in Asia Minore. Io, che di sogni non ne faccio mai uno, la notte di quel sabato fui spettatore del seguente. Mi parve di aprire gli occhi e di vedere in alto il Castello del Circeo emergere dal buio con le sue mura merlate tinte di luce rossastra. Incominciai a correre e, prima di raggiungere l’ingresso, mi arrestai sul ciglio di un enorme cratere, che racchiudeva un lago di lava. «Figlio di puttana:»2 pensai «trova anche la forza di remare!». Un vecchio con i capelli bianchi, lunghi e sfilacciati come muffa, si allontanava lentamente su una gondola, urlando agli operai disseminati a perdita d’occhio sulle rive di rimestare di più e di ricordarsi che quello era il «crogiolo delle lingue». Quelli rispondevano adoperando ognuno una favella diversa. I più vicini al mio punto di osservazione assentivano con un «naí»: era- Sentiero per il porto no dunque Greci. Lì mi svegliai di soprassalto al suono dell’orologio del Castello, che riecheggiò lungamente lungo i versanti selvosi del promontorio. Alle sei udii un colpo di clacson. Un bus a tre piani, stracolmo di gente, mi attendeva. Mi sentii in colpa, come per un privilegio o un dono immeritato, quando mi fu indicato il mio posto, libero in primissima posizione, nello scompartimento più alto. In tutto saremo stati trecento. Intanto quella canaglia faceva chiasso attorno al guidatore, complimentandosi per l’organizzazione: «Grazie infinite, signor Araldo». «Non dovete ringraziare me,» rispondeva ridendo «ma il Capitano», e la sua voce era percorsa come da una vecchia complicità. «Adesso ho capito, questo viaggio deve essere un rito annuale:» mi dissi «di qui il concorso di tanta gente». Quando arrivammo su – saranno state le sette –, mentre la folla muoveva ormai come un formicaio, mi domandai perché l’appuntamento, se la gita era in barca, doveva avvenire sulla cima del monte. Mi diedi questa risposta, mentre ci spostavamo verso le mura ciclopiche a strapiombo sul mare, già a quell’ora punteggiato di vele bianche: il Capitano, da quella veduta incantata, intendeva mostrarci la via, prima di scendere a riva e mollare gli ormeggi. Ma poi pensai che di certo ci avrebbe guidato, attraverso un sentiero tra i boschi noto a lui soltanto, fino al porto immobile laggiù. Questa mia ultima ipotesi colse nel segno: in marcia gaia e festosa gli invitati avevano già incominciato ad incolonnarsi, anzi procedevano in modo così spedito e solenne, che mi fu facile dedurre che i capofila dovessero essere giunti ormai in prossimità del luogo dell’imbarco. Mi sporsi su una roccia e diedi una voce, per dire che bisognava che si dessero una smossa laggiù, ma poi ritenni più opportuno tacere, per non provocare l’ira del Capitano. A poco meno di duecento metri, si scoperse tutto il lato destro del porto, rimasto occulto tra i lecci fino a quel momento. Mi defilai e mi arrampicai sulla pianta più alta. Prima ne intravidi l’ombra nello specchio dell’acqua, poi ebbi conferma che la nave era «enòrme» – così pronunciavano l’aggettivo i miei compagni di viaggio, che defluivano rapidi lungo il pendio –, lunga almeno centocinquanta metri, tutta di legno dorato a grandi strisce come quello di una botte o dell’arca di Noè. Il ponte era altissimo. Gli alberi, vestiti di vele nere, svettavano fin quasi a toccare le nebbie della notte precedente che si andavano disperdendo. Fu lì che riconobbi il Capitano, sospeso, in una minuscola piattaforma, sulla folla che entrava nella nave da una porticina minuscola a poppa. «Figlio di puttana,»3 – mormorai – «sta già facendo sollevare il portello», mentre gli ultimi si buttavano a bordo. Guardai giù e mi accorsi che ero rimasto da solo. Scesi dal leccio, graffiandomi anche un gomito, e corsi lungo il sentiero che conduceva al porto. «Aspettate» gridai il più forte che potei. Ma nulla. Quando fui a riva, la gigantesca Mare velivolum imbarcazione scivolava via ed era già distante forse sessanta metri. Strinsi una manciata di sabbia e gliela scagliai contro, maledicendola. Tutti i passeggeri intonavano un coro, ma non mi fu possibile comprenderne le parole.■ 1 1971: vd. Sly Foureyes al Circeo, «Il Centro Storico», 21 (2006), p. 4. 2 Non ho potuto rendere alla lettera l’imprecazione – intraducibile – del prof. Foureyes, e ho fatto ricorso al più prossimo eufemismo. 3 Vd. nota 2. Pasta all’uovo di Federico Fedeli V.le T. Tittoni, 113 - S. Felice Circeo - La Cona TUTTI I TIPI DI PASTA DELLA MIGLIORE QUALITÀ Tel. 0773.540608 Le novità Sono in vendita i nuovi libri Il Circeo nella leggenda e nella storia di Tommaso Lanzuisi e il Dizionario del dialetto circeiense di Andrea De Sisti IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO PAG . 5 Territorio di Carlo Saverio Zanni Un valido strumento di gestione del territorio di San Felice Circeo L’Agenda 21 per lo sviluppo sostenibile locale Un processo di sviluppo ambientale sostenibile e socio-economicamente compatibile I l cittadino vota e chi viene eletto ha il compito ed il dovere di amministrare la cosa pubblica per il bene di tutta la comunità. Niente di più semplice. I problemi sorgono quando si comincia a parlare di come si possa ben governare un paese, considerando sempre che il fine ultimo della politica è quello di migliorare la qualità della vita dei propri cittadini, residenti e turisti. Perché la cittadinanza sia soddisfatta dei propri amministratori è necessario che ci sia una reale crescita sociale, culturale ed economica che non prescinda però dalla tutela dell’ambiente e dei valori della propria comunità, che sono le risorse fondamentali per qualsiasi tipo di sviluppo. Un concetto, quest’ultimo, che prende il nome di sviluppo sostenibile. Varie definizioni permettono di apprezzare la portata innovativa e la rilevanza culturale, politica, sociale ed economica dello sviluppo sostenibile. Tra queste, forse la più completa e puntuale è quella formulata nel 1994 dal Local Governments for Sustainability che considera sostenibile uno sviluppo che “offra servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza minacciare l’operatività dei sistemi naturale, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi”. Una definizione che migliora quella formulata in precedenza dalla Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo secondo la quale uno sviluppo sostenibile è quello che “soddisfa i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere quelli delle generazioni future”. Lo sviluppo sostenibile interessa tutti i settori di attività (economici, ambientali, sociali, culturali ed istituzionali), tutti i comportamenti e tutte le scale dell’azione umana (individuale, locale, regionale, nazionale, internazionale, globale) ed impone soluzioni complesse la cui attuazione presuppone l’attivo coinvolgimento nel processo decisionale di tutti i soggetti interessati. In occasione della “Conferenza su Ambiente e Sviluppo” delle Nazioni Unite (Rio de Janeiro, 1992) sono stati approvati alcuni documenti di grande importanza tra cui l’Agenda 21 che affronta i temi rilevanti dello sviluppo sostenibile cercando di formulare criteri che possano essere validi per l’intero pianeta tramite la definizione di principi, obiettivi, azioni e strumenti. È suddiviso in quattro sezioni: dimensione economica e sociale, conservazione e gestione delle risorse per lo sviluppo, rafforzamento del ruolo degli attori sociali, strumenti di attuazione. Il testo, essendo una “dichiarazione di principi”, non è vincolante sul piano giuridico ma costituisce un documento di elevato valore politico poiché rappresenta la più alta espressione globale di consenso sui temi dello sviluppo e dell’ambiente. L’Agenda 21, inoltre, riconosce agli Enti locali un ruolo fondamentale nel conseguimento dell’o- Anni ‘50 - San Felice Circeo - Panorama dall’aereo biettivo dello sviluppo sostenibile, rivolgendo loro un preciso invito affinché realizzino una propria Agenda 21 Locale che traduca gli obiettivi generali in programmi e interventi concreti, specifici per ogni realtà territoriale. L’impegno degli Enti locali deve consentire un sincero e attivo coinvolgimento di tutti gli attori sociali, secondo forme innovative di informazione, di comunicazione, di partecipazione e di azione, dirette a conseguire una reale partnership sociale. Ogni Ente locale, anche in associazione ad altri, può partecipare alla Campagna delle Città europee sostenibili sottoscrivendo la Carta di Aalborg e impegnandosi ad avviare un processo di Agenda 21 Locale; tale processo è finalizzato alla definizione e all’attuazione di un Piano d’Azione Locale che ha come obiettivo la sostenibilità ambientale, sociale, economica, e che deve compiersi attraverso l’elaborazione, l’attuazione, la valutazione e la revisione continua di un programma di iniziative concrete e condivise dalla comunità locale. La Carta di Aalborg e la Campagna europea sono i risultati principali della “Conferenza europea sulle Città sostenibili” svoltasi ad Aalborg (Danimarca) nel 1994. In occasione della “2a Conferenza europea sulle Città sostenibili” (Lisbona 1996), è stato messo a punto e adottato il Piano d’Azione di Lisbona che promuove il ricorso a strumenti operativi quali indicatori di sostenibilità, procedure di gestione e certificazione ambientale, e suggerisce il ricorso sistematico alla costruzione del consenso mediante la partecipazione, la cooperazione e il dialogo. Insieme, la Carta di Aalborg e il Piano d’Azione di Lisbona individuano principi e modalità operative per supportare gli Enti locali impegnati nei processi d’azione per lo sviluppo sostenibile. Nel 2004, decennale della Carta di Aalborg, è stata organizzata, sempre ad Aalborg, la “Conferenza Aalborgplus10” finalizzata a definire gli impegni futuri che gli Enti locali si impegnano a sottoscrivere e attuare nel prossimo decennio, che sono: Governance: rafforzare i processi decisionali tramite una migliore democrazia partecipatoria. Gestione locale per la sostenibilità: mettere in atto cicli di gestione efficienti, dalla loro formulazione alla loro implementazione e valutazione. Risorse naturali comuni: assumere la piena responsabilità per la protezione, la conservazione e la disponibilità per tutti delle risorse naturali comuni. Consumo responsabile e stili di vita: adottare e incentivare un uso prudente ed efficiente delle risorse, incoraggiando un consumo e una produzione sostenibili. Pianificazione e progettazione urbana: svolgere un ruolo strategico nella pianificazione e progettazione urbana, affrontando problematiche ambientali, sociali, economiche, sanitarie e culturali per il beneficio di tutti. Migliore mobilità, meno traffico: riconoscere l’interdipendenza di trasporti, salute e ambiente promuovendo scelte di mobilità sostenibili. Azione locale per la salute: proteggere e promuovere la salute e il benessere dei nostri cittadini. Economia locale sostenibile: creare ed assicurare una vivace economia locale che promuova l’occupazione senza danneggiare l’ambiente. Equità e giustizia sociale: costruire comunità solidali e aperte a tutti. Da locale a globale: farsi carico delle nostre responsabilità per conseguire pace, giustizia, equità, sviluppo sostenibile e protezione del clima per tutto il pianeta. L’Agenda 21 Locale è, di fatto, un valido strumento di gestione del territorio capace di coniugare, nel lungo periodo, lo sviluppo economico alla tutela delle risorse culturali e ambientali, al fine di generare benessere e di migliorare la qualità della vita dei cittadini. Molte località turistiche affermate, in tutto il mondo, hanno implementato ormai da anni l’Agenda 21 Locale con risultati più che positivi. San Felice Circeo non è tra queste.■ IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO PAG . 6 Editoriale - Lettere segue dalla prima Editoriale Nos numerus sumus Noi (benché pochi) siamo folla ottenere solo attraverso un corretto uso dei beni comuni, secondo etica equità e responsabilità, altrimenti non ci sarà mai futuro prospero e tranquillo. Per quanto concerne l’altro cardine, la politica partecipata, ci tornano in mente le parole del Capo dello Sta- di ALESSANDRO CRESTI Per fortuna non tutti la pensano così, e tra questi noi, che ancora speriamo e crediamo in una “medicina” che possa risollevare il Circeo. Questi pochi, che fortemente ci credono, e che guardano con tristezza chi considera sacro solo il proprio comodo e disprezza ciò che appartiene a tutti, si stanno impegnando nella stesura di un programma fattibile, articolato e approfondito, che intende sostenere e presentare alle prossime elezioni amministrative. Questo programma avrà due cardini fondamentali: uno sviluppo sostenibile ed una politica partecipata. Intendiamo come sviluppo sostenibile quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i loro. E in tal senso lo sviluppo deve essere il risultato di azioni e di scelte che il corpo sociale esprime nei modi storicamente ammissibili, oggi esercitando il potere democratico. Tali azioni e tali scelte devono essere sostenibili, devono cioè stare entro certi limiti in modo da rispettare e non distruggere il contesto in cui si svolgono. Ogni cittadino ha la responsabilità della crescita e dello sviluppo del proprio Paese oppure del suo degrado ed ogni cittadino si deve far carico di costruire con le sue sole forze il territorio dove vivranno le generazioni future, più o meno bene, più o meno felici a seconda di ciò che si fa oggi. Non dimentichiamo mai che la costruzione di uno sviluppo valido e sostenibile si può Ines Colandrea Le elezioni sono vicine to, Giorgio Napolitano, nel suo discorso di fine anno, sulla distanza tra la politica e la società con conseguente duplice invito: agli italiani a colmare quella distanza guardando alla politica non più come altro da sé; alla politica a dare di sé una immagine tale da giustificare una ritrovata fiducia da parte dei cittadini, ora indifferenti. In questa ottica noi siamo fautori di una politica partecipata, che dia corpo e visibilità a tanti, a tutti. Desideriamo fortemente cambiamento e giustizia e pensiamo che solo la partecipazione sia l’antidoto giusto affinché il bene comune prevalga sull’interes- ✉ ✉ Mezzomonte Egregio Direttore, volevo parlarle di una questione che probabilmente le sarà stata sottoposta decine di volte, magari in ambiti diversi. Sono nata e cresciuta a Mezzomonte e ho un bellissimo ricordo della mia infanzia e della mia adolescenza. C’erano molte meno case e più strade polverose ma c’era anche tanta tanta voglia di passare i pomeriggi insieme ai coetanei facendo qualcosa di costruttivo. Non avevamo una chiesa, ma il sistema “oratorio” c’era e funzionava bene. Ora io credo che l’oratorio per molti aspetti sia obsoleto e non rispecchi esattamente le esigenze del periodo. Andrebbe modernizzato e non necessariamente accostato alla religione. Sono fermamente convinta però che in un paese sia fondamentale l’esistenza di un luogo di aggregazione, che non sia come lo è ora l’unica sala giochi in piazza. Un posto organizzato da personale competente o anche autogestito ma che consenta ai giovani di conoscersi, confrontarsi e tirar fuori le proprie potenzialità. Si dovrebbe puntare di più sui nostri ragazzi, pretendere il meglio per la loro crescita e formazione. Le strutture ci sono manca solo qualcuno che ci creda con un po’ più di convinzione. Roberta Cestra Borgo Montenero Egregio Direttore, sono un agricoltore con dei figli che frequentano la scuola di Borgo Montenero. Anche se il lavoro non mi permette di accompagnarli sempre, ci tengo ad essere informato su come svolgono la loro giornata. Ho sentito da mia moglie che il terreno dove il Comune voleva fare la palestra, è risultato dalla sentenza del Tribunale di Latina, proprietà della famiglia Angellotto. Allora, Sig. Direttore, mi chiedo, le chiedo e chiedo a tutti: sono parecchi anni che va avanti questa causa tra il Comune e la famiglia Angellotto, mi risulta che è stato approvato un progetto per la palestra e sono arrivati i primi soldi per realizzarla, ma non hanno il terreno e nemmeno un’alternativa su dove realizzarla … è incapacità o deficienza dei nostri Amministratori? E’ come se io presentassi un progetto di serre senza avere il terreno…. Ci devo provare! (lettera firmata) ✉ Via Cristoforo Colombo Caro Direttore, passando giorni fa per via Cristoforo Colombo, immediatamente a ridosso del centro storico, ho notato un insolito via vai di camion. Addirittura delle piccole ruspe accumulavano grandi quantità di sassi e terreno, preparandole per essere caricate e portate via. Sul cancello di una villa era esposto un car- se personale o sul tornaconto individuale. Con la partecipazione si costruisce uguaglianza, si dilatano le opportunità decisionali di ciascuno, si dà una spinta propulsiva ad una vera trasformazione. Orgogliosi di essere cittadini o anche solo assidui frequentatori di San Felice Circeo, pensiamo che se la Comunità locale vive un modo nuovo di essere presente, partecipe e protagonista del bene comune, riprova il piacere di giustizia e verifica che i bisogni e le necessità dei cittadini vengono erogati come diritti e non come favori, che obbligano chi è privato di qualcosa ad elemosinarla o a supplicarla all’”amico in Comune”, in cambio di perenne riconoscenza. Certamente la strada che proponiamo, che non è di fantasia ma molto concreta, è fatta di grande fatica e di ricerca continua delle migliori soluzioni. Questo però è il solo vero cammino, un percorso che offre opportunità a tutti, con la garanzia del sostegno di un’”Comune per amico”. Vogliamo perciò un rinnovamento della gestione politica e amministrativa di San Felice Circeo, per cui crediamo si debbano dare subito segnali molto forti. Pensiamo, quindi, di affidare la formalizzazione e la gestione del nostro progetto ad una squadra, i cui componenti siano esperti qualificati, abbiano passione politica, siano profondamente onesti e credibili e vogliano condividere insieme il progetto che andremo a costruire, consapevoli di assumersi una grande responsabilità, di esporsi al pericolo di perdere, perché solo così si vince, e di non volere trasformare il progetto stesso in un meschino espediente tattico. Per concludere voglio riportare un’affermazione dell’economista Nicola Rossi, affermazione che condivido e che penso rispecchi bene la posizione della nostra squadra: “Si può fare politica per una vita intera senza mai farla veramente e farla per un giorno solo mettendoci la passione di una intera vita”. ■ tello di lavori in corso. Incuriosito, ho chiesto in giro e mi hanno spiegato che in quell’immobile erano in corso grossi lavori: sparizione dei tetti, coperti da muri rialzati perimetrali, piscina, modifica dei prospetti, spostamento del piano del terreno. Mi è stato anche riferito che tutto sarebbe stato autorizzato e che un abuso non avrebbe ricevuto la regolare ordinanza, né sarebbe stato sequestrato. Come è possibile che, a pochi metri dal centro storico e in pieno Parco Nazionale si possa realizzare un immobile in così radicale contrasto col contesto edilizio circostante e con modifiche così profonde all’assetto del suolo? (lettera firmata) n.d.r. Le diverse questioni sollevate in queste lettere, mi offrono l’opportunità di ribadire da queste righe che all’Associazione Culturale “Il Centro Storico” sta predisponendo un Programma per le prossime votazioni amministrative che prevede un nostro forte impegno per risolvere questi ed altri problemi. IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO PAG . 7 Il Fatto di E. Dantes Un gioco che non muore mai La carta vince, la carta perde… Nel Comune di San Felice Circeo ritorna il gioco delle tre carte. più giovani tra i nostri lettori, nonostante la loro abilità nel pilotare caccia spaziali virtuali e la loro sicurezza nell’affrontare terrificanti mostri altrettanto virtuali, sarebbero rimasti di stucco se avessero potuto ammirare uno di quegli straordinari personaggi che si esibivano nel “gioco delle tre carte”. Certamente qualche fiera di paese o i dintorni di qualche stazione ferroviaria vedono ancora questi signori come nostalgici protagonisti, ma la loro epoca è ormai tramontata ed è un peccato: perché almeno una volta nella vita bisognerebbe avere la fortuna di vedere le capacità quasi magiche di quelle mani che meriterebbero di svolgere attività più consone alle loro attitudini. Ma, in pratica, che cosa succedeva? Un signore, di solito dall’apparenza innocua e dagli abiti molto modesti, con gesto rapido materializzava dal nulla un tavolino pieghevole, lo apriva ad un angolo di strada, e su di esso (che a volte era già corredato di un panno verde) cominciava a far piroettare tre carte da gioco. A seconda delle latitudini le carte erano napoletane, piacentine, siciliane, francesi, e tutte erano appena piegate a metà nel senso della lunghezza in modo da essere più semplici da prendere; pure l’inflessione dialettale mutava anche se il richiamo era, più o meno, sempre lo stesso: “La carta vince, la carta perde. Puntate signori. La carta perde, la carta vince…”. E il nostro croupier, dopo aver indicato quale delle tre carte si dovesse indovinare per vincere, dava inizio alle danze: dapprima muoveva le carte lentamente, per invogliare gli spettatori a partecipare al gioco, poi sempre più velocemente per confondere le idee; alcuni di quelli che seguivano le sue evoluzioni, ad un certo punto erano talmente sicuri di quello che avevano visto, che decidevano di puntare, anche perché qualcun altro, tra i presenti, aveva scommesso e vinto. Ma, naturalmente, la carta non si trovava dove loro pensavano e, ovviamente, quelli che avevano vinto facevano da spalla al compare che I maneggiava le carte. E se – ma questo accadeva molto raramente – qualcuno azzeccava la carta giusta, ne seguiva una scusa, un rifiuto al pagamento ed una lite sicura ma senza storia. Era un gioco sporco ed anche proibito, ma bisognava davvero togliersi il cappello davanti a tanta abilità. Leggendo i giornali di qualche giorno fa, sembra, però, che l’occasione per rivedere il gioco delle tre carte si sia ripresentata negli uffici del Comune laddove, evidentemente, un’amministrazione attenta e laboriosa sembra non volere privare proprio di nulla i suoi concittadini. Diciamo sembra e rinviamo agli articoli apparsi sulla stampa locale perché non vorremmo che qualche personaggio permaloso se la prendesse ingiustamente con il nostro Direttore. Dunque, la scena rappresenta una seduta di Giunta Comunale; sul tavolino (pieghevole?) è presente, tra le altre, una proposta di deliberazione con tanto di pareri favorevoli, uno a firma del Responsabile degli Affari Generali e l’altro a firma del Responsabile della Ragioneria; attorno al tavolino ci sono il Sindaco, quattro assessori, ed il Segretario verbalizzante che è, poi, il già citato Responsabile degli Affari Generali. La deliberazione in questione è un po’ scottante dal momento che dovrebbe decidere del pagamento di alcune spettanze avanzate dai dipendenti comunali, già scesi in sciopero per il fatto di non averle ricevute. Tutto sembra andare per il verso giusto e l’atto viene approvato; ma, siccome è stato aggiunto un rigo alla stesura originale, la delibera viene inviata nuovamente al Responsabile della Ragioneria affinché vi apponga un’altra volta il parere tecnico previsto. Ed è a questo punto che nei corridoi del Comune qualcuno giura di aver sentito riecheggiare il vecchio richiamo: “La carta vince, la carta perde, signori…”. E già, perché quando l’atto è ritornato indietro per essere pubblicato, non era più quello su cui avevano puntato…pardon…che avevano firmato gli assessori; infatti portava correzioni a pen- na nel suo contenuto mentre il parere del Responsabile della Ragioneria si era miracolosamente allungato. Il Responsabile degli Affari Generali ha, però, ritenuto opportuno pubblicare all’Albo Pretorio la delibera così come, secondo lui, l’aveva originariamente approvata la Giunta. Apriti cielo! Il Responsabile della Ragioneria ha alzato la voce ed ha asserito, mettendolo per iscritto, che la carta sulla quale aveva puntato…ehm, scusate…la delibera sulla quale aveva posto il suo parere non era quella che stava all’Albo; il Segretario ha ribadito, con lettera protocollata, che invece era proprio quella e quello era un tavolino su cui non si barava; un assessore, notoriamente paladino della Ragioneria e della Ragioniera, non sapendo che pesci pigliare, ha dichiarato che la delibera sarebbe stata riscritta; un altro assessore ha chiamato in ballo, a mezzo stampa, gli errori materiali ed i vizi formali; il Sindaco (probabilmente troppo occupato ad organizzare il capodanno ai Tropici per se stesso e per mezza giunta) ha fatto finta che i fatti non fossero i suoi; i dipendenti si sono imbestialiti ancora di più perché, comunque, i soldi non li hanno visti… Insomma una dimostrazione accademica, genuina e ruspante, del gioco delle tre carte con tanto di prestigiatori, compari, pubblico, polli da spennare, carte truccate, liti e vincitori non pagati. Va detto, però, che quando nelle fiere si esibivano i veri protagonisti di questa truffa paesana, ad un certo punto, una delle “spalle”, avendo adocchiato un paio di Carabinieri in avvicinamento, dava un segnale che consentiva la sparizione immediata del tavolino ed il dileguarsi di tutti i protagonisti del gioco. Ecco, dopo un episodio dequalificante come quello descritto, vorremmo mandare anche noi un segnale ai nostri governanti e chiedere loro: ma perché non prendete il vostro tavolino e ve ne andate? Magari a quel paese, qui vicino, hanno bisogno di voi. ■ segue dalla pag. 2 in Svizzera, e Marcello che ha imparato a fare il vetraio a S. Felice. Il Villaggio, nel frattempo, era diventato un punto di riferimento anche per la gente del paese e soprattutto per i ragazzi che potevano frequentare la scuola elementare interna. Intanto si conclusero i lavori di ristrutturazione. Quel lugubre complesso semi abbandonato che avevo trovato, aveva lasciato il posto ad ambienti accoglienti e confortevoli. Vestivamo discretamente; io indossavo i pantaloni alla zuava e gli stivali e mi sentivo un grande. Padre Serafini nel corso delle sue visite a Roma era riuscito a sollecitare alcuni politici perché fosse emanata la legge che aboliva l’umiliante obbligo di dichiarare la propria condizione di figlio di ignoti. Più il tempo passava e più sentivamo l’impulso a conoscere l’altro sesso. Erano gli anni dell’adolescenza che si facevano sentire come la primavera è sentita dai fiori e dalle piante. Accanto al Villaggio c’era la casa di Duilio Pasetto la cui moglie, Rita, faceva la magliaia ed aveva un laboratorio dove lavoravano alcune ragazzine di quattordici o quindici anni. Noi le vedevamo quando arrivavano al mattino in bicicletta e ripartivano la sera. Qualche volta attiravamo la loro attenzione riflettendo il sole con qualche pezzo di specchio e loro facevano altrettanto. Poi pian piano, senza che padre Acquaro e gli altri assistenti se ne accorgessero, riuscimmo ad avvicinarle ma solo per parlare con loro. Si chiamavano Luciana, Gabriella e Olimpia. La signora Rita se ne era accorta, ma non diceva nulla, anzi, ci assecondava. In seguito nel Villaggio giunsero delle insegnanti molto giovani da Cerreto Sannita, Caserta e Gaeta. Avevamo un bel daffare, ma tutto si fermava lì. Eravamo molto giovani e loro erano più grandi di noi. Una ragazza che ci faceva girare la testa abitava in una casa proprio a fianco delle nostre camerate. Quando d’estate si sedeva sulla porta di casa a prendere il sole con un vestito rosa che il vento sollevava mettendo in mostra le belle gambe, noi ci affollavamo dietro alla persiane. Lei se ne rendeva conto, ma faceva un po’ la civetta. Quando avevo quasi 18 anni, padre Acquaro, che era anche mio tutore, mi propose di entrare nell’Arma dei Carabinieri anziché fare il servizio di leva. La cosa mi entusiasmò ed egli mi accompagnò presso la Stazione dei Carabinieri di S. Felice Circeo, dove il Maresciallo Ioti mi fece fare la domanda di arruolamento, che venne accolta. Mentre aspettavo la chiamata lavoravo di buona lena con i muratori per realizzare la mensa e i bagni portando a spalla le “caldarelle” di calce. Una mattina il padre mi chiamò dicendomi che era arrivata la cartolina e mi dovevo presentare a Roma presso la Legione Carabinieri Lazio per la visita di arruolamento. Ebbi un attimo di smarrimento e di tristezza. Non avevo mai pensato che un giorno avrei lasciato il Villaggio e gli amici. Andai a lavarmi e a cambiarmi, riposi alcuni indumenti in una valigia di cartone e dopo aver salutato tutti, salii in macchina con padre Acquaro. La vettura partì ed io ero silenzioso e guardavo avanti. Il padre non diceva nulla e mi lasciava ai miei pensieri. Ripensavo a tanti anni prima, a quel 14 novembre 1950, quando ero arrivato al Villaggio in rovina, alle suore che avevo lasciato al Trionfale, alle tante fatiche per contribuire assieme ad altri ragazzi a dare un volto accogliente a quel Villaggio che ci aveva visto tra i fondatori, al Monte Circeo, al mare e a tutto quello che dal 15 novembre 1950 al 13 marzo 1957 avevo vissuto. Tirando le somme avevo imparato a lavorare, ad essere educato, a non indietreggiare davanti ai sacrifici, ad essere disciplinato, a rispettare il prossimo, a mantenere una vita cristiana. Potevo essere soddisfatto. ■ Quattro piccoli “pionieri” giorno ci annunciò che avrebbe lasciato la direzione del Villaggio a lui. Poco dopo fu, infatti, trasferito, mi pare, a Napoli. Con lui se ne andarono anche la contessa Trossi e le signorine Fides e Clotilde, Eligio e la sua famiglia, mentre arrivò Marianna con suo figlio Alessio per fare la cuoca. Il nuovo direttore venne assistito da altri confratelli come padre Polo, padre Belfiori e tanti altri che periodicamente venivano a soggiornare al Villaggio. Fu completata la chiesina alla quale il pittore Ricci donò due suoi quadri. Benché la cuoca fosse brava, scarseggiavano le cibarie per cui spesso eravamo costretti ad andare a cicoria per i campi o a crescione nei ristagni d’acqua o ad acquistare, a poco prezzo, il pesce azzurro. Si tirava la cinghia, ma nessuno è mai stato male e la salute era buona. Poi padre Acquaro riuscì ad ottenere adeguati contributi statali anche con l’aiuto di alcune personalità. Uno di questi benefattori era il dottor Martino, un romano che è stato per anni stretto collaboratore e disinteressato animatore. Ancora oggi è presente quando c’è qualche ricorrenza importante. Il primo ragazzo a partire per il servizio militare fu Carlo Belleri che al compimento del diciottesimo anno di età fu mandato in Fanteria ad Arezzo. Quando tornava in licenza ci raccontava la sua esperienza. Di diciottenni ce n’erano diversi: Sabatino Bonini, i fratelli Graziani, Angelo Amicucci, che, dopo aver imparato a fare il pastaio ed il pasticcere, si è trasferito IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO ISTITUTO COMPRENSIVO “LEONARDO DA PAG . 8 VINCI” Spazio autogestito di Giammarco Marzella Lavori di alcuni alunni delle Giovani Poeti e Tre ragazzi della classe II B scrivono poesie sul Natale, mentre altri, della IV classe elementare, di Emiliano Di Prospero Dolce di neve Oggi fuori il mondo è bianco tutto è cambiato ed è così strambo, gli alberi e i rami, spogliati dal gelo sono ricoperti di zucchero al velo. Il mondo è una torta di soffice panna dove, col mio papà e la mia mamma vorrei andare a passeggiare. Tutto mi sembra un dolce assaggiare. di Stefania Vitali È Natale E’ Natale per me Perché non lo è anche per te? Per te che sei nato in un luogo sfortunato, un luogo dove insegnano a sparare, mentre io vado a scuola per imparare. La mia tavola è imbandita di torroni e dolci di marzapane, invece sulla tua non c’è neanche un tozzo di pane. di Valeria Matteini Natale per sempre Tutti abbiamo un compito speciale ricordare al mondo che è Natale, se metti le ali al tuo cuore sarai un Angelo che porta amore. Se metti le ali ai tuoi piedi ti accorgi che tutto quel che chiedi subito diventerà realtà e sarà Natale per un’eternità. Sta nascendo Gesù Bambino e penso a te, povero fanciullino. Odo la melodia delle zampogne e delle trombe mentre tu senti solo i boati delle bombe. Non più un solo giorno Natale vero ma per un anno intero e vedere, ogni volta giù dal caminetto, scendere quel simpatico vecchietto. Se siamo tutti figli di Dio, perché il tuo Natale non è come il mio? Il mio desiderio è un Natale di pace e d’amore che ti auguro con tutto il cuore. Quanti regali sotto l’albero tutte le notti: bambole, trenini e orsacchiotti! E per ringraziare Babbo Natale, latte e biscotti sino a saziare. mi sembra un dolce assaggiare. di Gaia Leo Oggi è stata una giornata un po’ particolare, perché il Vescovo è venuto a farci visita. Quando è arrivato abbiamo sventolato dei fazzoletti gialli e lo abbiamo acclamato dicendogli: “Benvenuto!”. Il Vescovo ha incominciato a parlare e a farci domande sulle maestre e sul nostro plesso. Poi noi ragazzi abbiamo cantato la canzone del Circeo, intitolata “La tarantella”, e dei nostri compagni l’hanno ballata indossando dei vestiti particolari. Con alcuni ragazzi ho letto delle riflessioni sulla pace e sull’amicizia e Sua Eccellenza è stato molto contento. La Preside ha avuto una bella idea: farsi regalare le nostre frasi, così le avrebbe inserite sul sito web della scuola. Abbiamo concluso con una canzone sulla pace. Come sempre le cose belle hanno una fine! Abbiamo donato qualche regalo al Vescovo e al sacerdote che l’ha accompagnato, che si chiama Don Carlo, e così il nostro incontro con Sua Eccellenza si è concluso. di Filippo Federici Oggi a scuola è stata una giornata particolare perché è venuto a farci visita il Vescovo accompagnato da Don Carlo, il nostro sacerdote, e dalla Preside. Sua Eccellenza non veniva a visitare la nostra scuola dal lontano 1967. Noi l’abbiamo accolto sventolando dei fazzoletti gialli e dandogli il benvenuto. Un bambino di V ha spiegato cosa stavamo per fare. Il Vescovo si è seduto e noi gli abbiamo cantato la tarantella del Circeo mentre quattro bambini ballavano indossando costumi tradizionali. Finita la canzone ha incominciato a farci delle domande sullo studio e su come ci comportiamo in famiglia. Alcuni bambini gli hanno letto delle riflessioni sulla pace, subito dopo abbiamo cantato una canzone sullo stesso tema e lui è rimasto molto contento. Ci ha fatto altre domande e ci ha ringraziato per la nostra partecipazione. Infine gli abbiamo consegnato dei doni: un quadro realizzato con il decoupage dalle nostre insegnanti e un cesto natalizio offerto dai genitori. Alla fine il Vescovo, Don Carlo e la Preside ci hanno ringraziato per la nostra accoglienza e salutandoci sono andati via a far visita agli altri plessi. Per me questa giornata è stata molto importante perché il Vescovo ha lasciato serenità e gioia nel mio cuore. IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO ISTITUTO COMPRENSIVO “LEONARDO DA VINCI” PAG . 9 Spazio autogestito di Giammarco Marzella elementari e delle medie Scrittori si cimentano descrivono l’incontro con il Vescovo di Latina mostrando tutti capacità “giornalistiche” Goletta verde a San Felice Circeo I l Mar Mediterraneo è uno tra i 25 luoghi del pianeta a maggiore concentrazione di forme di vita sulla Terra. E’ l’unico dove gli ambienti naturali convivono da tempo a stretto contatto con l’uomo che li ha profondamente condizionati, modificati, plasmati. Per conoscere e difendere questo Mare Nostrum co- di Serena Di Cosimo Pagina di diario San Felice Circeo,25 novembre 2006 Cara Minù, sono svuotata, non ho più emozioni. Aspetta che ti racconto.. Questa mattina a scuola è venuto a farci visita il Vescovo di Latina Mons. Giuseppe Petrocchi, era accompagnato dalla Preside dell’Istituto Comprensivo “L. da Vinci” la Prof.ssa Loredana Mosillo, da Don Carlo e dal Vice-Preside Prof. Fausto Lanzuisi. Appena sono arrivati, noi ragazzi ci siamo alzati e abbiamo cantato la canzone “Un senso” di Vasco Rossi. In quel momento si è creata un’atmosfera magica perché tutti noi ci stavamo impegnando a cantare con il cuore. Ma ecco che è arrivato il mio momento!! Mi viene da urlare solo a ripensarci.. Io e Patrick, un ragazzo che frequenta la IIA, abbiamo illustrato a tutti i presenti il lavoro svolto l’anno scorso, nell’ambito del progetto “Adotta un monumento”. L’argomento trattato riguardava i fari, in particolare il nostro faro, quello di San felice Circeo. Il bello è, cara Minù, che nonostante abbia studiato per una settimana intera questi argomenti, durante la presentazione, a causa dell’emozione, ho sbagliato alcune date. Per fortuna mi sono corretta e ho superato l’imbarazzo! Poi la parola è andata a Monsignor Petrocchi, il quale ha parlato di molte cose che riguardano la scuola e la nostra istruzione. Ti confido che un po’ ci sono rimasta male, quando ha generalizzato dicendo che i giovani sono tutti poco studiosi. Bah! Chi li capisce i grandi!! Dopo è stata la volta della Preside, la quale si è congratulata con me e Patrick per la nostra esposizione, che ha considerato al pari di una vera e propria lezione! Si è complimentata anche con i nostri compagni perchè hanno saputo ascoltare con attenzione. A quel punto alcuni ragazzi hanno offerto al nostro illustre ospite dei doni realizzati nell’ambito del laboratorio di Decoupage. L’incontro è terminato con i ringraziamenti del Vescovo. A quel punto si è alzato un applauso talmente forte che devono averlo sentito anche nel plesso vicino e gli ultimi flash delle macchine digitali hanno accompagnato i nostri ospiti fino all’uscita dalla scuola. Cara Minù, per oggi è tutto. Ti posso assicurare che è stata una giornata veramente emozionante e per me una un’esperienza indimenticabile. Ma devo concludere, da “Diva”, che l’esibizione in pubblico mi ha stancato e che il mio lettino sicuro e confortevole mi sta aspettando. ‘Notte, ‘notte. Tua Serena di Linda Ceccato Oggi 16 novembre 2006 è venuto a farci visita il Vescovo. È stato puntualissimo: alle ore 10,30 come stabilito era già a scuola. Appena è entrato lo abbiamo salutato sventolando in aria fazzoletti di stoffa gialla. Io pensavo a cosa ci avrebbe detto ed ero eccitatissima. Dopo un po’ abbiamo iniziato a cantare la Tarantella mentre alcuni compagni la ballavano. Appena finito le maestre ci hanno applaudito e noi ci applaudivamo da soli, devo dire che per questo mi sentivo un po’ strana! Poi ci ha iniziato a fare domande e domande ed io non ce la facevo più a stare seduta senza cantare. Poi finalmente è toccato a me e ad alcuni compagni leggere i nostri pensieri sulla pace e sull’amicizia: ci siamo alzati ed uno alla volta, passandoci il microfono, abbiamo letto. Quando è venuto il mio turno ero spaventata e cercavo di leggere bene; poi ci siamo seduti per cantare una canzone sulla pace ed anche al termine di questa ci siamo applauditi da soli. Alla fine alcuni compagni hanno consegnato al Vescovo e a Don Carlo dei quadretti realizzati con il decoupage ed un cesto con panettoni e frutta. Io ero molto felice della sua visita. Lo abbiamo salutato allo stesso modo dell’arrivo e la Preside ci ha chiesto di regalarle le nostre frasette perché le avrebbe messe sul sito della nostra scuola. Quando se ne sono andati io ho pensato che non mi dimenticherò mai questa visita si prezioso ma spesso trascurato, Goletta Verde organizza una campagna regionale di informazione e analisi sul litorale e nel mare della regione Lazio. Dal 1986 ad oggi, ogni estate, il battello ambientalista compie il periplo delle coste italiane prelevando e analizzando circa 500 campioni d’acqua, proponendo in ogni sua tappa incontri e manifestazioni per stimolare i cittadini e le istituzioni a rispettare l’ambiente marino, una delle risorse più importanti per la vita del pianeta Terra. Lunedì 9 ottobre Goletta verde è stata a San Felice Circeo dove sono stati realizzati, per la scuola, laboratori con attività divulgative legate all’ambiente marino e costiero. I laboratori sono un modo per avvicinare i ragazzi alle bellezze degli ambienti più peculiari della regione e contribuire alla valorizzazione e alla diffusione di comportamenti responsabili e consapevoli. Le attività hanno coinvolto gli alunni della Scuola Secondaria di 1° grado per circa due ore dalle 9,00 alle 11,00 e gli alunni della Scuola Primaria dalle 11.00 alle 13.00 e sono state così articolate: – analisi delle acque direttamente dal mare; – attività legate al ciclo dell’acqua, al vento e alle onde, alle maree e alle correnti; – osservazioni di flora e fauna marino-costiera. Gli alunni della scuola primaria e media del plesso centrale hanno ascoltato attentamente gli uomini di Goletta verde che proponevano alcune attività laboratoriali sulla spiaggia di San Felice. Purtroppo la Goletta non è riuscita a raggiungere il porto a causa del fondale sabbioso, ma la disponibilità dell’equipaggio è stata grande: hanno portato a riva tutto l’occorrente per coinvolgere i ragazzi in una bella lezione di educazione ambientale. Sarà anche possibile partecipare alla ricerca/concorso su scala regionale “La più bella sei tu”: i ragazzi potranno scegliere qualsiasi forma espressiva (disegni, immagini, fotografie, racconti) per scoprire e raccontare i “paradisi” sparsi lungo le coste del Lazio, vere e proprie perle della regione per la loro bellezza. La premiazione degli elaborati più significativi, scelti da un’apposita commissione, avverrà a conclusione del viaggio di Goletta verde lungo le coste laziali. ■ IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO PAG . 10 Cultura di Alessandro Cresti Il dialetto sanfeliciano sta scomparendo Dizionario del dialetto circeiense Un prezioso lavoro per la sua specificità e il valore di ricerca documentale L a lingua italiana ha origine dal dialetto fiorentino, parlato a Firenze, che prevalse sugli altri dialetti soprattutto per il prestigio culturale di cui era portatore e in effetti era la lingua di Dante Alighieri, Francesco Petracca e Giovanni Boccaccio. Comunque ogni Regione aveva il suo dialetto, ricco di espressioni particolari, e tutti ancora oggi raffigurano bene il passato e la nostra storia anche se è sempre più raro trovare persone che parlino il dialetto d’origine. Eppure non mancano estimatori e nostalgici della tradizione dialettale, persone che amano raccogliere quanto rimane del proprio passato e celebrarlo, recuperare le proprie radici attraverso lo studio degli antichi dialetti così da mostrare con orgoglio quali fossero le parole e le espressioni in uso e il loro significato. In quest’ottica ben si colloca il lavoro dell’avvocato Andrea De Sisti, nato a San Felice Circeo il 1° marzo 1927, che da quando è andato in pensione si è dedicato allo studio sistematico del dialetto sanfeliciano fino ad arrivare alla pubblicazione, nel luglio del 2005, del “Dizionario del dialetto circeiense”. Parliamo con lui di questa fatica e gli chiediamo subito spiegazioni sul titolo del libro Dizionario del dialetto Circeiense. “Come è noto dizionario equivale a vocabolario, cioè raccolta di vocaboli, nella fattispecie di vocaboli sanfeliciani. Circeiense, perché nella ricerca storica delle origini del nostro dialetto, prendiamo le mosse dalla fondazione della colonia romana Circei, avvenuta intorno al 508-510 a. c., ad opera di Arunte, figlio di Tarquinio il Superbo, l’ultimo re di Roma. Circeienses furono denominati gli abitanti, circeiensis è l’aggettivo equivalente a di Circei, appartenente a Circei”. Perché questo libro? “Esso scaturisce dall’attaccamento al mio Paese natio e dal desiderio di conoscere come si è formato il nostro vernacolo. Ora che il dialetto sanfeliciano sta scomparendo, ora che il latino, la nostra lingua madre, non è più oggetto di studio, con eccezione del Liceo Classico, ora che il vocabolario italiano si sta arricchendo, ma direi imbastardendo di vocaboli di lingua inglese, lingua che molto probabilmente, nel giro di qualche secolo, diverrà la lingua ufficiale dell’Europa e l’italiano rimarrà un dialetto, in questa situazione di trasformazione, di cambiamento, parlare di dizionario Circeiense potrebbe sembrare un non senso, un navigare contro corrente, ma non per il sottoscritto, che ha voluto fotografare un pezzo di storia del Circeo per conservarne le radici”. Quando ha iniziato a lavorarci? “Appena andato in pensione, fine dicembre 1990, ho dato inizio alla ricerca ed allo studio sistematico del nostro dialetto, scoprendo così che il sanfeliciano è un insieme o meglio un amalgama di dialetti. Prevale il ciociaro, poi il napoletano, quindi il romanesco. Come tutti i dialetti italiani, il sanfeliciano affonda le sue radici nel latino, non mancano vocaboli greci e di lingua neolatina, come il francese e lo spagnolo” Ci potrebbe sintetizzare i tre influssi sul dialetto sanfeliciano, cominciando con l’influsso ciociaro? “Più che ciociaro, dovremmo parlare di influsso romanovolsco-ciociaro. Il popolo volsco derivò da quello osco-umbro. Occupò e dominò, per alcuni secoli, una vasta porzione del Lazio: Ciociaria, Monti Lepini, Agro Pontino e la zona marittima da Anzio a Formia. Nel nostro dialetto sono rimasti diversi vocaboli volsci originali, che cioè non hanno subito la romanizzazione o latinizzazione. Es. maddumane, masséra, iterza, isterza, trécënë, rolla, ecc. (questa mattina, stasera, l’altro ieri, tre giorni or sono, bagnato fradicio, casetta del maiale). Sempre dal volsco abbiamo ereditato alcune caratteristiche, come la e muta o indistinta. La carenza del verbo avere, che viene sostituito dal verbo tenere. Es: me tè fama, me tè seta, oppure tènghe fama, tènghe seta. Le facce quande me ne tè. L’inesistenza del verbo dovere, che viene supplito dal verbo tenere più la particella ta. Es: tènghe-ta magna, tènghe-ta béve. Anche il romano ha lasciato tracce profonde. Es: camore (quam ob rem) = perché, per quale ragione - is = egli, esso, colui - requerra. dal verbo requaero = andare alla ricerca di qualcuno o di qualcosa e tanti altri.” E l’influsso napoletano? “Per poter spiegare l’influsso napoletano dobbiamo fare riferimento alla dittongazione uè, che abbonda nel nostro dialetto, come fuésse, puérche, uérte, puéche, stuérte, ecc. Esaminando il dialetto napoletano, ho selezionato diversi vocaboli con il dittongo uó, che somigliano quasi perfettamente a quelli sanfeliciani e seguono le stesse regole, cioè si trovano solo nei vocaboli maschili, siano essi singolari o plurali, mai nei femminili, con la sola differenza da uó nap. a uè sanf. Cuórpe (cuérpe) - suónne (suénne) - uórte (uérte) - puparuóle (peparuéle) - capecuóglie - (capecuéglie) mustacciuóle (mastacciuéle) e tanti altri.” Ma come spiegare l’influsso della lingua campana al Circeo e come giustificare il passaggio del dittongo da uó a uè? “Per rispondere a detti quesiti dobbiamo ritornare indietro al 1501, quando S. Felice fu distrutto una seconda volta dagli aragonesi e precisamente da Ferdinando I. In tale frangente perirono diversi sanfeliciani ed altri furono fatti prigionieri. Quella parte della popolazione che riuscì a sfuggire all’eccidio, si rifugiò sui paesi dei monti Lepini ed in particolare a Sermoneta, roccaforte dei Caetani. Il dominio della famiglia Caetani sul feudo del Circeo, durò, quasi ininterrottamente, per quattrocento anni, dal 1301 al 1713. Guglielmo Caetani, autorizzato da Papa Giulio II a ricostruire S. Felice, per ripopolarlo incominciò a convocare una deputazione degli ex abitanti, rifugiati sui monti Lepini, intorno al 1508. Non sappiamo quanti degli antichi abitanti siano rientrati nei paesello, ma riteniamo che dovettero essere tutti o quasi, attratti dalle promesse del Caetani e dalla nostalgia della loro terra. La vita a S. Felice incominciò a riprendersi. Successivamente una prima ondata diciamo di stranieri, pervenne a S.Felice dal napoletano precisamente dall’isola d’Ischia. Undici famiglie (circa sessanta persone), con contratto stipulato dal Duca Francesco Caetani, nel 1625. Discendenti di dette famiglie rimangono oggi al Circeo i Calisi, alquanto numerosi ed i Capponi numerosissimi. Sempre in quel periodo, attratti dalle promesse prospettate dai Caetani, giunsero a S. Felice diverse altre famiglie dal Regno di Napoli: da Sperlonga, da Giugliano, Melito, Itri, S. Giovanni Incarico ed altri paesi. Cosicché nel 1659 abbiamo a S. Felice una componente di oltre cento napoletani, compresi i regnicoli. Sempre in quell’epoca, antecedente il 1659, arrivarono a S. Felice, alla spicciolata, un altro centinaio di persone (venti-venticinque famiglie), provenienti da diversi paesi d’Italia: Terelle, Pratica, Pastena, Arpino, Roccagorga, Firenze, Valmontone, Livorno, ecc.. Nel 1659 a S. Felice abbiamo in totale una popolazione di 325 unità, di cui un centinaio di napoletani, un centinaio di quelli provenienti da diversi paesi d’Italia e centoventi circa sanfeliciani. I napoletani, costituenti una componente unita e continua a pag. 16 IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO PAG . 11 Tradizioni di Tommaso Lanzuisi Al tempo della mia infanzia Il Carnevale al Circeo Nel ricordo di un sanfeliciano A nche il Circeo ha, o meglio aveva il suo Carnevale. Non era il carnevale di Rio, né quello di Viareggio, né quello di Venezia. Era un carnevale minuscolo, il carnevale dei ragazzi. Ma era pur sempre un carnevale, atteso e festeggiato con entusiasmo, anche se, come ho detto, quasi solo dai ragazzi. E il clou di questo avvenimento era il rogo del Fantoccio, costruito dai ragazzi stessi, a cui veniva imposto il nome di Carnevale. Non so se si festeggiasse già prima della mia nascita, ma so che, al rientro dallo sfollamento, già prima degli anni cinquanta, si è cessato di festeggiarlo: da quando, mi dicono, non si è sentito più il rintocco del campanone suonare a morto. Ma il ricordo del piccolo carnevale del Circeo è vivo in me in tutte le sue fasi e rappresenta una pausa lieta della mia infanzia, incancellabile. Ignoro chi abbia inventato questo tipo di carnevale, se un adulto o un ragazzo, ma, chiunque sia stato, mi sembra che abbia pienamente rispettato il duplice significato della parola composta latina “carne-vale”: di addio alla carne come alimento e come divertimento, all’abbuffata e alla vita licenziosa, prima di dare inizio alla Quaresima, al periodo di austerità, di pentimento, di astinenza, di preparazione alla Pasqua, alla Resurrezione, alla rigenerazione, alla vita nuova. Il carnevale circeiano non era una entità astratta: si materializzava in Così la pittrice sanfeliciana, Buttari del Circeo, ha sapientemente disegnato il Carnevale una realtà vivente. Si impersonava in un ragazzo che, dopo essersi indel Circeo, come si festeggiava una volta. Il Fantoccio è quasi ultimato, due ragazzi in gozzato di carne e di ogni genere di golosità, riceveva la meritata pupiedi attendono alle rifiniture, un terzo, con le braccia colme di “sellaroni”, è seduto acnizione. canto alla barella di legno, il “pisciaturo” è pronto per essere posto sulla testa del FanQuindi non mancava neppure l’insegnamento morale; si concludeva intoccio. fine con una punizione, sia pure esagerata, ossia con la morte. Però nella mente di noi ragazzi non si trattava di morte vera, ma, per così dire, di una morte indolore, o meglio di una morte gioiosa, di una morte per finta, che non comportava sofferenza, ma solo esplosione trare la via Cristoforo Colombo, dritta e ripida, proveniente dal mare; la stessa stradi lamenti misti a risate. da che, allargata e asfaltata, conduce oggi agli edifici scolastici e alla Biblioteca Assumeva la caratteristica di uno scherzo collettivo, di una morte per vivere, per comunale. divertirsi, compreso il rogo finale del Fantoccio. A “Ciaquea” si dava inizio alla costruzione elaborata del Carnevale, cioè del FanEra tutto una recita all’aperto, a cui partecipava l’intera popolazione dei ragazzi, toccio dalle sembianze di un ragazzo: la maglietta, la giacchetta e calzoncini venimaschi e femmine, ma rispettava, come già detto, il vero significato del termine vano imbottiti di “sellaroni e pappatana”, termini dialettali indicanti erbe selvaticarnevale, di addio alla carne, alla vita licenziosa, per aderire allo spirito della Quache, che crescevano e crescono rigogliose ai lati delle strade. Sulla testa, cioè sulresima. l’involucro di stracci che voleva rappresentare un volto umano, veniva posto un capIl carnevale del Circeo, atteso con ansia, si celebrava soprattutto l’ultimo giorno, il pello speciale, un “Pisciaturo”, ossia un orinale raccattato nel sentiero maleodomartedì grasso. Fin dal mattino, tutti o quasi tutti i ragazzi del Paese, come obrante sotto le mura dell’abitato. bedendo ad un segnale prestabilito, si riversavano nel luogo dell’appuntamento, Terminata la costruzione del fantoccio, quattro ragazzi, tra i più robusti, lo sollea Ciaquea, una stradicciola subito a destra del limite delle “Scalelle”, la scalinata vavano, lo adagiavano su una rozza barella di legno già preparata e posta sul terdagli ampi gradoni, che da via XX settembre scendeva e scende tuttora ad inconreno. Sollevavano la barella impugnando le quattro stanghe, se la caricavano sulle spalle, due davanti e due di dietro, e davano inizio al trasporto funebre, come si faceva una volta con i morti che venivano portati a spalla al cimitero dentro una cassa di legno adagiata su una barella. Dopo la salita delle Scalelle, iniziava il vero trasporto funebre, seguito da un codazzo di ragazzi, maschi e femmine, che schiamazzavano ed emettevano alti lamenti, fingendo di piangere, e cantavano in coro: “Carnevale girunte girunte, a Pasqua facìme iu cunte. Carnevale mie buene, te sì magnate la ciaccia mia e mò sì muerte, povero Carnevale mie …” Ciaccia è uguale a ciccia, carne. Mi sfugge il significato del termine “girunte”, ma forse equivaleva a “girandolone”, vagabondo, a meno che non sia stato inventato per far rima con “cunte”. Questo corteo schiamazzante e piangente faceva il giro del Paese e andava a fermarsi nella piazza principale, ai piedi della Torre dei Templari. Qui si attendeva il rintocco del campanone del campanile della chiesa, che suonava a morto per dire addio al Carnevale e dare inizio alla Quaresima. Poi si accendeva un gran fuoco e si condannava al rogo il Fantoccio di Carnevale con i vestiti e la barella, fino alla consumazione di tutto, con grida e schiamazzi e applausi di una gran folla assiepata all’intorno. In tal modo avevano termine i festeggiamenti del piccolo Carnevale del Circeo ■ Il grande rogo IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO PAG . 12 Musica di Romolo Alessandrelli Un successo costruito e che parte da lontano Gli “Art Cafè Novecento” in Belgio Grande e sentita è stata la partecipazione degli emigrati Sanfeliciani È con una malcelata punta di orgoglio che mi accingo a raccontare della nostra positiva trasferta musicale in Belgio, dove siamo stati accolti, dal 13 al 17 dicembre scorso, con un calore ed un affetto emozionanti, riservatoci da pubblico e critica ogni sera, ed in particolare dalla numerosa comunità di Sanfeliciani presenti nel territorio di Liegi. Nel ringraziare per l’attenzione e per i giudizi lusinghieri rivolti al nostro gruppo, sia dal Console Italiano a Liegi, sia dagli organizzatori che ci hanno cortesemente invitato, non posso non sottolineare che il nostro lavoro, spesso faticoso (e non di rado anche ostacolato al Circeo da qualche “bravo assessore”), che portiamo avanti ormai da più di un anno, ha avuto qui un giusto riconoscimento, ed ha maturato i suoi frutti proprio con queste esibizioni in Belgio, dopo che i primi affermativi esiti si erano manifestati con i Concerti Estivi del Circeo al nuovo Belvedere, e culminati poi nel bellissimo concerto del 25 Agosto in Piazza del Comune, dove si è registrato, con mia somma soddisfazione, un pienone storico di spettatori. Sono tutti successi che gratificano, insieme al nostro, il lavoro dell’Associazione Culturale “L’isola EEA” che da sempre ci sostiene con la Scuola di Musica e con l’organizzazione tecnica. La trasferta degli “Art Café Novecento” in Belgio e’ servita da una parte a rinvigorire il legame, mai interrotto, tra le numerose famiglie di Sanfeliciani che lavorano all’estero con la propria terra d’origine, il Circeo, che noi abbiamo fieramente rappresentato, ma e’ stata una trasferta im- portante anche per noi musicisti, per verificare la tenuta del nostro gruppo di fronte a situazioni più impegnative, come l’avere addosso gli occhi puntati di personalità, dirigenti e critici avvezzi a spettacoli di alto livello o una platea meno “casalinga”, e più disincantata di quella che abbiamo quando suoniamo dalle nostre parti. Sono proprio queste le situazioni che io personalmente cercavo e speravo di trovare, perchè ti spingono a raggiungere un’altissima tensione interpretativa, mentre suoni, e ti stimolano a dare sempre il meglio di te, come nella prima serata, poche ore dopo essere sbarcati dall’aereo e catapultati in un bellissimo Auditorium gremito di invitati (si svolgeva un importante convegno medico), ai quali avremmo dovuto “alleggerire” l’atmosfera seriosa del tema che stavano dibattendo. Ebbene, grazie all’ottimo impianto acustico della Sala, che ha consentito alla platea di cogliere appieno tutto il fitto tessuto di sfumature e toni delle nostre due voci soliste, Paola Fabrizi e Carmine Monaco, siamo riusciti ad accendere il pubblico con un concerto che ha attraversato il Musical, lo Swing ed il repertorio della Tradizione Italiana, che praticamente tutti hanno dimostrato di conoscere ed apprezzare. Delibere di Giunta Comunale N Data 228 15/11/06 229 “ 230 “ 231 “ 232 “ 233 “ 234 24/11/06 235l “ 236 “ 237 “ 238 29/11/06 239 07/12/06 240 “ 241 “ 242 “ 243 “ 244 “ 245 “ 246 12/12/06 247 13/12/06 Oggetto Prelievo dal fondo di riserva per automezzi di servizio Progetto di massima per installazione di n. 12 pensiline alle fermate bus trasporto urbano e scolastico. Approvazione. Differimento termini per conclusione iter concorso pubblico n. 2 istruttori contabili L. 68/99 Avvio corsi di formazione professionale finalizzati alle progressioni verticali per personale dipendente Servizi di vigilanza presso le scuole svolto da cittadini anziani. Approvazione disciplinare Nomina commissione esperti in lingua straniera commissioni L.R. 29/96 Concessione utilizzo locale comunale all’associazione culturale “Isola Eea” Nomina commissione esaminatrice per formazione graduatoria per inquadramento personale nei nuovi profili professionali Intervento sociale a favore di P. M. Presa d’atto presentazione progetto preliminare prot. 20099 del 11/08/06 ai sensi della L.R. 26/06/97 n. 22 Piano provinciale di interventi a favore degli immigrati extracomunitari Iniziativa associazione “Tendi la mano”. Concessione patrocinio morale Iniziativa “Mercato di Natale”. Concessione patrocinio morale Incarico consulenza con consorzio Invenio finalizzato all’ottenimento di finanziamenti comunitari nazionali e provinciali Costituzione in giudizio innanzi al TAR Lazio ricorso promosso da Anna e Vera Blanc contro comune di San Felice Circeo e Regione Lazio . Nomina legale (avv. Maria Panetta 3.422,77 ¤) Modifica atto di Giunta Comunale n. 214/06 Concessione Teatro comunale e patrocinio morale all’associazione Pro Loco di San Felice Circeo per esposizione presepi Piano di riqualificazione urbana di La Cona. Validazione versione definitiva dello studio preliminare Prelievo dal fondo di riserva spese straordinarie manutenzione automezzi raccolta R.S.U Rappresentazione Presepe Vivente di Borgo Montenero. Concessione patrocinio ed energia elettrica 248l “ 249 “ 250 “ 251 “ 252 “ 253 “ 254 “ 255 “ 256 257 258 259 260 “ “ 15/12/06 20/12/06 “ 261 262 263 264 265 “ “ “ “ “ 266 “ 267 29/12/06 Non meno bella ed emozionante e’ stata un’altra sera, l’ultima, davanti a numerose famiglie di Sanfeliciani emigrati, che ci hanno persino fatto commuovere per la loro forte partecipazione emotiva. Quando si accendono le luci sul palcoscenico, inizia sempre un momento magico tra chi suona e chi ascolta. Ma la sera di sabato 16 Dicembre, forse perchè vicina al Natale, e’ stata speciale, ancor più suggestiva. E siamo orgogliosi, come sanfeliciani, di aver fatto vivere al pubblico momenti intensi, risvegliando in loro la nostalgia per l’Italia, e regalando loro, specie con musiche del repertorio napoletano, lunghi momenti di emozione. Come musicisti siamo consapevoli di aver vissuto un’esperienza preziosa, che sappiamo si ripeterà con piacere di nuovo nella prossima primavera, con un’altra serie di concerti all’Estero. Per concludere questo breve diario di viaggio, desidero fortemente ringraziare l’eccezionale vitalità di una nostra cara amica, ormai quasi nostra manager, Anna Calisi Bellomi, sanfeliciana D.O.C. che vive e lavora a Liegi, che si e’ prodigata con ogni mezzo per rendere la nostra trasferta in Belgio meravigliosa, comoda e senza alcun tipo di problemi. Grazie a persone come lei, come suo marito Freddy, che credono tenacemente nel nostro lavoro, noi ci sentiamo forti, pieni di energia per tutti i progetti a venire. E saranno tanti. Con buona pace di qualche bravo “assessore” sanfeliciano… ■ Adeguamento compenso anno 2006 ditta Europa Viaggi per servizio gratuito per gli anziani Presa d’atto della graduatoria del progetto di inserimento e reinserimento categoria ad alta fragilità sociale. Prelievo fondo di riserva spese funzionamento SUAP Patrocinio gruppo musicale “Apeiron sax quartet” per concerto di Natale Approvazione inquadramento dei dipendenti nei nuovi profili professionali Modifica art. 4 c. 2 del Regolamento per il funzionamento del nucleo di valutazione Servizio di controllo interno – Conferma esperti esterni per un biennio dal 01/01/2007 Patrocinio Ass. Italiana per la ricerca sul cancro. Distribuzione arance della salute Mostra mercato in piazza Ivo Ceccarelli. Concessione patrocinio Partecipazione al bando pubblico di cui alla L.R. 1/2001 Aggiornamento Piano Esecutivo di Esercizio 2006. Risorse finanziarie Conferma componenti esterni Nucleoo di Valutazione biennio 2007/08 Implementazione cap. 56/4. Indennità rimborso missioni. Prelievo dal fondo di riserva Servizio Pubblico locale. Nuovo programma di esercizio 2006/2007 Interventi di disinfestazione. Prelievo dal fondo di riserva Automezzo di rappresentanza. Prelievo dal fondo di riserva Spese di rappresentanza. Prelievo dal fondo di riserva Lavori di messa in sicurezza di via Terracina. Approvazione progetto definitivo Implementazione cap. 325/1. Autorizzazione prelievo dal fondo di riserva Esigenze dei vari uffici. Prelievo dal fondo di riserva Delibere del Consiglio Comunale 86 30/11/06 Designazione rappresentante del comune in seno al consiglio di amministrazione del Consorzio di Bonifica. Punto ritirato 87 “ Comunicazione prelievi dal fondo di riserva 88 “ Assestamento generale di bilancio per l’esercizio finanziario anno 2006 89 “ Esame ed approvazione del regolamento per le entrate comunali. SUAP 90 “ Approvazione protocollo d’intesa operativo per attività risocializzanti 91“ Adozione P. P. E. sottozona D 5 del PRG. Seduta deserta. 92 04/12/06 Adozione P. P. E. sottozona D 5 del PRG. Punto ritirato IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO PAG . 13 Personaggi Tipici - Oroscopo di Andrea De Sisti Sacrestano e postino nello stesso tempo Valleriane (Valeriane) 1° parte P iccolo di statura, gibboso, canuto, occhiali con lenti spesse, con erre arrotata. Nonostante i suoi difetti, svolgeva una duplice attività: quella di sacrestano e quella di postino. I nostri ricordi si riferiscono agli anni 1936-40. Valeriano sacrestano. Come sacrestano suonava i rintocchi del campanone all’alba, a mezzogiorno e all’Ave Maria. Nei giorni festivi, quando doveva azionare tutte e tre le campane, cioè il campanone, la mezzana e la campanella, veniva coadiuvato da qualche chierichetto. II suono dell’alba e dell’Ave Maria generalmente era regolato dal suo orologio: un grosso “cipollone” legato ad una catenella ancorata ad un’asola della giacca e infilato nel taschino sinistro (jù burzacchine). Detto orologio, spesso anticipava o ritardava di diversi minuti e Valeriano, nel dubbio circa l’esattezza dell’ora, consultava l’orologio della Torre dei Templari. Ma anche questo, ogni tanto, ritardava di alcuni minuti, fino a quando non veniva regolato dall’addetto al controllo. Per poter più agevolmente afferrare le corde delle campane, Valeriano si serviva di un supporto, composto da una robusta cassetta di legno, alta una quin- dicina di centimetri. Orbene, una volta, dei ragazzi gliela nascosero, cosicché, per suonare i rintocchi di mezzogiorno, il povero Valeriano dovette saltellare per poter acchiappare la corda del campanone. Il sacrestano, quando entrava nel campanile, lasciava sempre la chiave nella toppa della porta. Una volta i soliti birbanti lo rinchiusero dentro e fecero sparire la chiave. Valeriano, prigioniero, incominciò prima a bussare con i pugni, poi con i calci contro la porta, quindi a urlare, a invocare e a singhiozzare. A quell’ora però, mezzogiorno, in chiesa non c’era anima viva e Valeriano, quasi disperato, stava per procurare l’allarme, azionando il suono del campanone, quando un passante percepì le sue urla e con l’aiuto del parroco, che possedeva una seconda chiave in sacrestia, riuscì a liberarlo. Da allora il campanaro non lasciò mai più la chiave nella toppa. Nondimeno, i soliti “noti” continuarono a far- gli dispettucci. Come quando gli piazzarono dietro la porta, che si apriva dall’esterno, due banchi di chiesa. Il poveruomo tentò di rimuovere gli ostacoli, spingendo la porta con tutte le sue forze, ma inutilmente. Alle sue urla accorse un’anima pia, che provvide a spostare i banchi, consentendo l’apertura della porta. Prima di qualsiasi funzione religiosa, il sacrestano accendeva le candele dell’altare con uno stoppino legato alla punta di un’asta. Terminato il rito, le spegneva con una cupoletta collegata ad un’altra asta. Dette operazioni non erano semplici, data la sua accentuata miopia. Ricordo che, specialmente quando le spegneva, si sentiva un odore sgradevole di cera. Ciò creava il pretesto a quelli che non entravano in chiesa “perché gli puzzava la cera”. Alla fonte battesimale reggeva un cesto rotondo contenente gli ingredienti del rito: olio, sale, ovatta e acqua. Rispondeva, assieme agli altri presenti alle domande del sacerdote, con la sua erre arrotata - “Credi in Dio Padre Onnipotente...?” “Crrredo” “Abronunci a satana, alle sue pompe...!” “Abbrrrununzio”. (continua) da O’KEA’MUS di Andrea De Sisti Oroscopo di Febbraio 2007 di Aldebaran Ariete Toro Gemelli Cancro dal 21/3 al 20/4 dal 21/4 al 22/5 dal 23/5 al 21/6 dal 22/6 al 22/7 Tutto ciò che è nuovo vi porta vantaggi. L’appoggio benefico di Saturno e di Giove vi ricordano di saper aspettare. C’è una grande energia nell’aria che rende calda anche la stagione invernale. Dopo tanti problemi, finalmente, un periodo in cui ricominciate a guardare la vita piacevolmente. Il lavoro e l’amore vi arriveranno da ogni parte. Sarete più ottimisti e sicuri di voi stessi. Sono favorite le attività associative. Nonostante Saturno e Nettuno favorevoli, non sarà un mese facile soprattutto nel lavoro. Sarete esposti a critiche e commenti vari. Sarà utile cambiare atteggiamento ed essere diplomatici. In fondo anche le critiche aiutano a crescere se sono costruttive. L’energia di Marte in opposizione vi rende nervosi e molto ipersensibili. E’ preferibile mantenere una condotta moderata. Mercurio intanto vi aiuterà in amore e nel lavoro con un pizzico di umorismo, perché fa sempre bene sdrammatizzare. Leone Vergine Bilancia Scorpione dal 23/7 al 23/8 dal 24/8 al 22/9 dal 23/9 al 22/10 dal 23/10 al 22/11 Tante opportunità bussano alla porta: amore, lavoro, concretezza di progetti. Giove favorevole ed espansivo aspetta solo una vostra risposta. Fate attenzione ad un inatteso problema di vecchia data, però poi tutto troverà la sua giusta soluzione. In questo mese Marte suggerisce: investite sulla razionalità tutte le decisioni da prendere. Allontanate da voi insofferenza e ribellione. Possibili cambiamenti in casa e nel lavoro. Usate la vostra preziosa ironia e guardatevi senza prendervi troppo sul serio. Più fantasiosi e creativi di sempre, troverete la soluzione, senza sforzo, a diversi problemi che vi assillano. Un incontro malizioso potrebbe farvi perdere la testa. Mercurio e Venere vi stimolano ad essere più ottimisti e sicuri di voi stessi. La carica di energia potrà favorire i rapporti con amici e parenti. Ottimo periodo in cui brillerete nelle attività di gruppo. L’amore sarà vissuto con più desiderio e genuinità. Sagittario Capricorno Acquario Pesci dal 23/11 al 21/12 dal 22/12 al 20/1 dal 21/1 al 19/2 dal 20/2 al 20/3 Forse state scoprendo in voi una vena di dolcezza che non sapevate di possedere? Grandi e piccole novità in arrivo. Apritevi con fiducia verso il futuro e camminate su un tappeto di iniziative favorevoli.ù Marte è nel vostro segno e vi colmerà di giusta energia per affrontare cambiamenti incisivi e fortunati. Giorni splendidi per l’amore. Riprendete i contatti con una persona che non vedete da tempo. I rapporti di lavoro o di affari saranno favoriti, anche i guadagni, ma attenti agli investimenti di denaro. Evitate conflitti con colleghi e mantenete un certo distacco. Usate il vostro buon senso e la generosità del cuore. Dovete concentrare la vostra attenzione sul lavoro, la carriera e la realizzazione personale, quindi organizzatevi. Non assumete posizioni che potrebbero danneggiarvi. Venere raggiante sostiene i vostri sentimenti d’amore. IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO PAG . 14 Sport di Tommaso Di Prospero Soltanto un punto in casa La Circe d’inverno I l periodo compreso tra la fine di novembre e l’inizio del mese di dicembre, è coinciso con il momento più buio della squadra sanfeliciana. Dopo la sconfitta, non senza rimpianti, rimediata sul campo della Nuova Itri, la Circe è andata incontro ad una serie di partite nelle quali, anche a causa delle troppe defezioni dovute agli infortuni, ha ottenuto soltanto un punto in casa contro il Sermoneta. E’ opportuno fare delle considerazioni, perché se nelle due partite interne contro il Sermoneta e l’Hermada, la squadra di mister Ceccarelli deve fare il “mea culpa” per aver giocato due brutte partite, nelle quali si è notato molto nervosismo; invece, sulle due trasferte contro il Podgora ed il Sabotino, c’è qualche recriminazione da fare. In effetti, sul campo del Podgora, la Circe ha sfiorato in almeno tre occasioni la rete del vantaggio per poi subire a metà ripresa il goal dei padroni di casa, che raddoppiavano a pochi minuti dal termine. Sul campo del Sabotino, l’inizio della squadra era disarmante, con la prima mezz’ora alla mercé dei padroni di casa che mantenevano un ritmo asfissiante mettendo alle corde i ragazzi di mister Ceccarelli che andavano sotto di due reti dopo circa venti minuti. Nella ripresa era un’altra partita, la Circe assediava con orgoglio la metà campo del Sabotino, sorpreso dalla veemente reazione dei sanfeliciani che a metà del secondo tempo, venivano premiati dal gran goal siglato da Egidi (Gigio) che s’avventava su una corta respinta della difesa e faceva partire un bel tiro che s’infilava all’incrocio. Rinfrancati dalla rete con la quale veniva riaperta la partita, i ragazzi della Circe continuavano a spingere e proprio al novantesimo, Capponi R. segnava di testa il goal del pareggio che l’arbitro annullava inspiegabilmente. La serie di partite senza punti, veniva interrotta nell’incontro giocato al Ballarin contro il Penitro, con la Circe che dominava la formazione ospite per lunghi tratti e veniva gratificata dal 4-1 finale. Il van- La scuola di calcio Un modello da imitare D Il portiere Carbone e il difensore Scardellato taggio arrivava dopo pochi minuti di gioco con un gran tiro da fuori area di Palmerio, il raddoppio era opera di Scardellato che da pochi metri ribadiva in rete un assist di capitan Benetti, mentre nella ripresa il conto veniva chiuso da un redivivo Mancini con un gran tiro in diagonale e da Sacchetti con un’azione di rimessa. Nella trasferta di Latina Scalo, la Circe accarezzava il sogno della prima vittoria esterna grazie al repentino vantaggio su punizione di Sacchetti ma dopo pochi minuti della ripresa, i ragazzi di Ceccarelli nonostante il vantaggio numerico maturato nel primo tempo, venivano raggiunti su calcio di rigore. All’Aldo Ballarin contro il 24Mila Baci, la Circe otteneva il terzo risultato utile consecutivo, ma gettava al vento la vittoria per una leggerezza difensiva dopo aver capovolto lo svantaggio iniziale. Prima il capitan Benetti su punizione e poi Dal Montenero, flebili segnali La squadra ha acquisito maggiore coscienza dei propri mezzi I l Montenero, fatica a risalire la china dopo un inizio di campionato piuttosto difficile. Il momento difficile del Montenero ha raggiunto il suo culmine dopo la partita di Sermoneta, nella quale la squadra del borgo ha rimediato un 3-0 a tavolino, a causa di cinque espulsioni che hanno costretto l’arbitro a sospendere la partita. Un po’ per volta il Montenero ha provato a riordinare le idee e dopo la partita di Sermoneta, che ha lasciato degli strascichi con il pesante fardello degli squalificati, la formazione del Presidente Benetti è riuscita ad ottenere quattro risultati utili consecutivi. In effetti, nonostante le squalifiche cui il Montenero ha dovuto fare fronte dopo Sermoneta, la squadra è riuscita a riorganizzarsi e dopo la sconfitta interna per 1-0 contro il quotato Podgora, sono arrivati in successione, tre pareggi ed una vittoria. Nel derby contro l’Hermada e nella successiva partita interna contro il forte Sabotino, la squadra del borgo, che nel frattempo aveva sostituito Vinciguerra con mister Polidori, otteneva due pareggi a reti bianche. Nell’insidiosa trasferta contro il Penitro, il Montenero tornava a casa con un buon 1- 1, nella successiva partita, tra le mura amiche, arrivava la prima agognata vittoria “strappata con i denti” quasi al termine grazie al solito Capponi. La vittoria contro il Latina Scalo, vedeva l’iniziale vantaggio del Montenero grazie al difensore Equino. Nella ripresa arrivava il pareggio della squadra ospite, quando mancavano appena dieci minuti al termine, ma ci pensava il bomber Capponi a regalare la prima storica vittoria in campionato. La piccola striscia positiva veniva interrotta nella trasferta di Latina contro il 24Mila Baci, con il Montenero che rimediava una sconfitta per 1-0, anche se il risultato più difficile da digerire era quello successivo con la squadra del borgo che rimediava un pesante passivo interno per 4-0 contro il Monte San Biagio. La squadra del borgo, sembra essersi calata con maggior umiltà nel campionato di Prima Categoria ed anche se da qui alla fine della stagione ci sarà un campionato di passione, la squadra ha acquisito maggior coscienza dei propri mezzi e pensiamo che possa diventare una mina vagante in grado di fare lo sgambetto a qualsiasi formazione del girone. ■ opo appena due stagioni di vita, la scuola calcio della Nuova Circe si sta ritagliando uno spazio importante nell’ambito della nostra provincia. Sono circa cinquanta i ragazzini che stanno acquisendo i primi rudimenti della tecnica calcistica, sotto la guida qualificata degli Istruttori. In effetti, oltre ai nuovi arrivati, bambini di appena sei anni, ce ne sono alcuni con qualche anno in più, che si stanno cimentando con passione nelle prime partite con altre realtà calcistiche del nostro comprensorio. In ogni caso, andrà valutata attentamente la crescita d’ogni singolo bambino, tenendo in considerazione che abbiamo a che fare con fanciulli in forte crescita evolutiva sia sul piano fisico che mentale. In quest’età, come ha sottolineato il responsabile della scuola calcio, Franco Farinella, supportato dai suoi tecnici, sarà insegnata la tecnica di base, che a dispetto della giovanissima età, è acquisita velocemente. In quest’età, il sistema nervoso centrale dei bimbi è molto sviluppato, e quindi gli esercizi proposti, sono assimilati senza grosse difficoltà. Fino ai 10-12 anni sono stimolate le capacità coordinative, attraverso le cosiddette fasi sensibili, i momenti nei quali in funzione dell’età si può andare ad incidere ottenendo dei risultati importanti. Il tutto è presentato in modo ludico e disimpegnato perché il fine principale è quello della proposta tecnica attraverso il gioco. L’iniziativa di cui si è fatto carico Farinella, con l’aiuto di Filippo Senesi il Presidente della Nuova Circe, di Luciano Magnanti, Giuseppe Mignardi, Gianpaolo Cicconi e dei tre Istruttori, Alberto Calisi, Luigi Di Prospero e Raimondo Petrucci, ha una finalità moralmente encomiabile, perché offre la possibilità di un’alternativa al poco che, sul piano meramente sportivo, viene offerto per i più piccoli nel nostro paese. La cultura dello sport, come scuola di vita, l’idea del gruppo come contrapposizione all’individualismo e lo spirito di sacrificio, costituirà un bagaglio solido dal quale attingere nei momenti di difficoltà nell’età adulta. A quest’età, si lavora per formare i sanfeliciani del domani, che attraverso la scuola calcio, si confrontano con dei modelli sani e costruttivi. Mancini ad inizio ripresa con un bel goal su un tiro dal limite dell’area, portavano in vantaggio la Circe che, però veniva raggiunta dopo qualche minuto ed era costretta ad accontentarsi di un pareggio per 2-2. La formazione di mister Ceccarelli che ha dovuto fare i conti con tanti infortuni, non può prescindere da giocatori dello spessore tecnico di capitan Benetti, Sacchetti e Recchia, i quali, in tutte le occasioni in cui sono stati presenti ci hanno fatto vedere una Circe più competitiva. Nonostante quello che pensano alcuni (l’arte denigratoria e disfattista di certi sanfeliciani potrebbe essere materia di studio…), i ragazzi di mister Ceccarelli hanno le potenzialità umane e tecniche per fare un girone di ritorno da protagonisti. La mia è semplicemente l’analisi oggettiva dei contenuti che ci sono in seno alla Circe e la constatazione che ci sono molte squadre mediocri alla portata della formazione sanfeliciana. Da segnalare l’arrivo dell’attaccante Marigliani nel mercato di Dicembre. ■ IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO PAG . 15 Lo spazio della città di ALESSIA BRAVO Coppiette affumicate NATALE A NEW YORK 1 chilo di carne di maiale sale peperoncino semi di “petartera” (coriandolo) macinati semi di finocchietto selvatico Tagliate la carne a listarelle larghe circa 6 cm e lunghe circa 15 cm. Tagliate di nuovo tutte le listarelle al centro, per il lungo, fino a una altezza di 10 cm, formando, in pratica, una y. In una terrina mescolate il sale, il peperoncino, la petartera e il finocchietto. Cospargete questo composto sulla carne e lasciate insaporire nel frigorifero per 24 ore. La mattina successiva preliminarmente accendete il camino, perché dovrete mettere ad affumicare le coppiette, appese ad un lungo bastoncino, con il fuoco già spento (anche la brace non deve più “occhieggiare”). Ripetete l’operazione di affumicatura fin quando saranno ben secche. ■ da “LA VISCOTTA Ricette di San Felice Circeo” di Angela Bassani Il film più visto C Ingredienti: on un incasso di diciotto milioni di euro, Natale a New York è stato il film più visto durante il periodo natalizio. Dopo la separazione da Massimo Boldi, e contemporaneamente l’uscita di “Olè”, Christian De Sica torna come tutti i Natali a far sorridere con la sua verve comica e le sue battute, affiancato da un cast d’eccezione. Massimo Ghini, Sabrina Ferilli, Elisabetta Canalis, Fabio De Luigi e Claudio Bisio sono solo alcuni dei nomi più conosciuti. Due storie parallele ambientate entrambe nella Grande Mela, quella di Fabio De Luigi e di Christian De Sica. Chirurgo in carriera il primo e bugiardo patentato il secondo. Relazioni amorose e tradimenti che si intrecciano, sospetti e bugie che creano esilaranti gag comiche. Un’eccezionale Sabrina Ferilli nel ruolo della moglie /amante “burina”, un fresco e sorprendente Fabio De Luigi, sono gli ingredienti fondamentali della riuscita del film. ORA LEGALE Usi Civici: un po’ di chiarezza È di Neri Parenti di Antonio Di Salvo noto che il territorio di San Felice Circeo presenta numerose zone “ad uso civico”. Ma cosa sono esattamente gli usi civici? Proviamo, in poche righe, a capire qualcosa di più in materia. Gli usi civici sono diritti di godimento, d’uso e anche di proprietà spettanti alla collettività su terreni di proprietà di comuni o di terzi e che hanno ad oggetto, di volta in volta, il pascolo, la pesca, la caccia, la raccolta della legna e dei funghi ecc. Essi spettano ai membri della collettività che nei fruiscono uti cives e non all’ente rappresentativo della collettività (comune); la collettività si identifica nella frazione, nella collettività comunale. Gli Usi Civici gravano su beni immobili, privati e demaniali e sono inalienabili. La legislazione che disciplina la materia risale al 1927 (L. 1766/1927) che ne prevede la trasformazione in diritti dominicali su porzioni ridotte dei beni su cui essi gravano. La normativa richiamata disciplina la liquidazione degli usi che gravano su beni privati mediante il distacco di una quota da cedere in proprietà alla collettività, nonché l’eliminazione delle promiscuità esistenti allorché degli stessi immobili beneficino più collettività. Le attribuzioni degli organi istituiti a tale scopo – il Commissariato per la liquidazione degli usi civici (nel ns. caso quello del Lazio, Umbria e Toscana) – sono stati, oggi, trasferiti alle Regioni; al Commissariato sono rimaste, tuttavia, le funzioni giurisdizionali attinenti alle controversie che nascono in ordine all’esistenza, natura ed estensione di tali usi. La presenza dell’uso civico su un territorio comporta, per il proprietario del medesimo, l’obbligo di sopportare il godimento del terreno anche da parte dei membri della collettività. Si è detto che il Commissario per la liquidazione degli usi civici è competente a decidere sulle controversie circa l’esistenza, la natura e l’estensione dei diritti di godimento spettanti alla collettività su beni demaniali e privati. Contro le decisioni del commissario è ammesso il reclamo ad una sezione specializzata della Corte di Appello di Roma, avverso la cui sentenza è ammesso il ricorso in Cassazione entro quarantacinque giorni dalla notificazione della sentenza stessa. Naturalmente il presente scritto non ha la presunzione di esaurire l’intera problematica relativa gli usi civici, ma tenta di essere un primo approccio alla stessa rinviando ad altre sedi i necessari approfondimenti. R I S T O R A N T E Al Convento di Lolita Capponi Piazza Mazzini, 4 (Centro Storico) - 04017 San Felice Circeo (LT) - Tel. 0773/546167 - 348.9185443 ANGOLO DELLA POESIA L’incantesimo di Maga Circe di Grigor Grigorov Quando i miei occhi parlano con il tuo corpo il mio cuore trabocca di gioia! Quando il vento gioca con i tuoi capelli sono geloso e lo sono anche con il mare che ti accarezza ed abbraccia con le sue onde! Quando sorridi sostituisci il sole, nascosto dietro una nuvola e sento piacere e calore! Quando ti vedo ogni giorno io aspetto che le parole diventano realtà ed il vento e il mare ti lasceranno solo per me! San Felice Circeo, Ferragosto 2006 Gioielleria Luigina Bartelloni Piazza Vittorio Veneto S. F ELICE CIRCEO Centro Storico tel. 0773.548292 IL CENTRO STORICO DI SAN FELICE CIRCEO PAG . 16 Annunci • ANNUNCI GRATUITI ANNUNCI GRATUITI ANNUNCI GRATUITI ANNUNCI GRATUITI • segue dalla pag. 10 Dizionario del dialetto compatta per cultura e dialetto, anche se col tempo furono sanfelicianizzati, hanno lasciato nell’originale dialetto sanfeliciano, tracce profonde. Mentre i cento forestieri, di varia provenienza, non costituendo una unità compatta,influirono solo parzialmente sul nostro dialetto. Dal napoletano il dialetto sanfeliciano ha ereditato oltre al dittongo uó, trasformato in uè, l’altro dittongo ié (viécchie, viénte, diente, cunfiétte) e la doppia TT nel passato remoto (iétte, venétte, iéttene, venéttene).” Infine l’influsso romanesco: “Dopo la distruzione di Circei avvenuta verso la fine del secolo nono, ad opera dei pirati saraceni, il feudo del Circeo ha fatto sempre parte dello Stato Pontificio, anche se si sono avvicendati diversi padroni. L’influsso romanesco derivò dal contatto dei prelati pontifici con le autorità civili e militari di S. Felice. In particolare con il Vicegovernatore, che alloggiava nel palazzo baronale e con il Capitano delle milizie, che risiedeva nella Torre dei Templari. Tali contatti si accentuarono allorché la Rev. Camera Apostolica gestì direttamente il feudo del Circeo dal 1720 al 1870. E poi non dimentichiamo che dopo la caduta dello Stato Pontifìcio, S. Felice ha continuato a far parte della Provincia di Roma fino al 1934, quando fu costituita la Provincia di Littoria. II sanfeliciano con il romano ha, ad esempio, in comune i verbi, i quali sono sempre tronchi, come penzà, crede, sentì, invece di pensare, credere, sentire”. Ringraziamo l’avvocato Andrea De Sisti per questa sua fatica, che negli anni a venire sarà sempre più preziosa come testimonianza della storia di San Felice così ben rappresentata nel suo dialetto. ■ Rinomata Macelleria COCCIA Via XX Settembre, 13 S. Felice Circeo - Centro storico tel. 0773.546454 PAOLA Parrucchiera Via XXIV Maggio, 18 - S. Felice Circeo tel. 0773.549010 riceve per appuntamento Gioielleria Oreficeria Maria Grazia Colambrosi C.so V. Emanuele, 20 S. Felice Circeo - Centro storico tel. 0773.548580 Compleanni – 4 gennaio. Buon compleanno a Pino Lo Pinto dalla moglie, la figlia e dai parenti tutti. – 26 gennaio. Tantissimi auguri alla piccola Federica Lo Pinto per il suo primo compleanno dalla mamma, dal papà, dalle commari, dai nonni, dagli zii e dai cugini. – 31 gennaio. Finalmente siamo a 40! Tantissimi auguri a Chiara Di Prospero dal marito, dalla figlia e da tutti i parenti – 1 febbraio. Tanti auguri di compleanno a Federica Donà amore dei nonni e della mamma. – Buon compleanno ad Anna D’Orso il 2 febbraio da Annamaria. – 2 febbraio. Buon compleanno a Fabrizio Di Prospero da mamma e papà. – A Savina Menghini tanti auguri di buon compleanno il 3 febbraio dalla mamma. – Il 4 febbraio è il compleanno di Gargiullo Alessandro. Tanti auguri da zia Annamaria. – 6 febbraio. Buon compleanno a Lorella Reggio dalla famiglia. – 6 febbraio. Tanti auguri a Cristina dalla sua dolce metà, Antonio. – Alla nostra sorellina Fiorella Barbisan tanti auguri di compleanno il 7 febbraio. – 10 febbraio. A Martina Lamberti tanti tanti auguri per i tuoi 18 anni, da Gabriella. – Andrea Cinquegranelli, l’11 febbraio compie gli anni. Tanti auguri da mamma, papà e Claudia – 12 febbraio buon compleanno a Rosanna Pedrollo “dagli amici di bicchiere” – 12 febbraio. Infiniti auguri di buon compleanno a nonna Rita dai nipoti. – 13 febbraio. Auguri a Monica di buon compleanno da Amelia e famiglia Marin. – San Valentino 14 febbraio. Il mio cuore batte ancora per te … Danilo Menegatti, ma solo perché è il giorno del tuo compleanno. Tanti auguri dalla tua mogliettina e figlie. – 15 febbraio. Festa grande in casa Mancini per la prima candelina di Milena. Buon compleanno da nonna Monica, papà, mamma e il fratello Valerio. – Auguri di buon compleanno il 15 febbraio a Fabio Mancini da Natascia e tutta la famiglia. – 18 febbraio. Affettuosi auguri per un felicissimo compleanno alla signorina Vincenza da amici e famiglia. – Buon compleanno a Fabio Di Cosimo il 19 febbraio, dalla famiglia. – 19 febbraio. Buon compleanno a Maria Menghini dalla mamma. – Cara Primula il tuo compleanno è il 20 febbraio come vedi non lo dimentichiamo perciò ti facciamo tanti auguri e speriamo di vedere presto il nostro Lollo. Le tue zie. – 20 febbraio. Buon compleanno a Giorgia Di Prospero da mamma e papà. – 22 febbraio. Ad Alessandra Cerasoli, buon compleanno dalla nonna. – Tanti auguri di buon compleanno a Rosalia Di Cesare il 24 febbraio da Virginia. – 24 febbraio. Buon compleanno a Barbara Di Palma da Aurora, mamma e papà. – 25 febbraio. Buon compleanno a Giulia Aiello da mamma e papà. – 1 marzo. Alla bella tra le belle, Fiorella Cormons, tanti auguri di compleanno da Paola e Samanta. – Buon compleanno a Federico Calisi il 2 marzo dalla nonna. – 2 marzo. Tanti auguri di compleanno a Giuliana Marin dalla mamma e l’intera famiglia. – Tanti auguri il 3 marzo a Giuseppe D’Isanto dalla famiglia. – Buon compleanno il 4 marzo a Valentino Menghini dalla mamma. – 9 marzo. Valerio Mancini soffia sei candeline. Tanti auguri di buon compleanno dalla famiglia. – 9 marzo. Tanti auguri di compleanno a Gian Battista Di Prospero dalla famiglia. – Buon compleanno ad Angelo Zambellan il 10 marzo da mamma e papà. – 10 marzo. Buon compleanno a Gianni Fagaraz dalla suocera Bianca. – 10 marzo. Buon compleanno ad Alessandro Valenti dalla famiglia. – Tanti auguri di compleanno l’11 marzo a Giovanna Casarcia da mamma e papà. – Buon compleanno il 13 marzo a Cesira Giustini. Un consiglio dal marito…non esagerare con la mia pazienza … ti voglio bene. – Al nostro gioiello più prezioso, Giordana Marin, Buon compleanno il 14 marzo da mamma e papà. – Alle cugine Serena e Giordana Tanti auguri il 14 marzo da Flò, Giù e Ross. – 14 marzo. Tanti auguri di compleanno a Noemi Ceccarelli da Alessandro e Cristina. – 15 marzo. Buon compleanno a Marco Coppi dalla mamma e dalla nonna. – Buon compleanno a Paola Velocci il 15 marzo, dalla famiglia. – Felice compleanno il 16 marzo a Cristina Maria Galeotto, dalle sorelle. – Tanti auguri di compleanno il 17 marzo ad Antonietta Di Fraia dalla famiglia. – Luciano Apicella 17 marzo compie gli anni. Tanti auguri da Flavia. – 18 marzo … 18 anni. Tanti auguri a Maria Malandrin dalla zia Giovanna e famiglia. – Il 21 marzo compie gli anni la mia dolce metà, Lorenza Bergami, un bacio Antonio. – Tanti auguri di compleanno a Flavia D’Isanto il 23 marzo da mamma e papà. – Buon compleanno alla nostra sorellina Marilena Barbisan il 23 marzo. – 26 marzo. Buon compleanno a Giovanni Di Tommaso dalla famiglia. – 28 marzo. A Lidio Mancini tanti auguri da chi ti ama tanto. Valentina. – Un bacione di buon compleanno a Viviana Zambellan il 28 marzo da mamma e papà.