Storie clandestine Prefazione Mercedes Frias FEGATO LIBRI EDITORE SAVERIO TOMMASI Storie clandestine Questo libro si può fotocopiare e riprodurre interamente senza violare alcuna norma sul copyright e senza dover corrispondere nulla alla SIAE visiitoatommasi.it r www.save Attribuzione - Non commerciale Condividi allo stesso modo - 2.5 Italia stampa giugno 2008 Prefazione Storie clandestine Appunti di viaggio (per la comprensione del testo) Inizio pesante, poi leggero, nuova- mente pesante, ingombrante, fastidioso. Si vorrebbe smettere di leggere, di sapere che è vero, di vedere e ascoltare parole e suoni come fossero le onde di un mare incazzato, ma più di tutto si vorrebbe capire. Nasce così, questo testo, dall’esi- genza di vivere mischiata alla preoccu- pazione di morire. Potremmo definirlo un vomito documen- tato fatto di parole urlate, sussurrate, sputate, commosse e a tratti commoventi. Come la rabbia che ci fa stringere i denti, piangere, svegliarsi la notte e addormentarsi la mattina con il mal di stomaco, comunque andare avanti. La Prefazione rabbia dell’amore. Buona lettura. Buona rabbia. Buon amore. Il testo è metaforicamente diviso in tre parti, realmente è un atto unico cadenzato da tre “momenti”. Nella prima parte l’attore pren- de confidenza con il pubblico, un po’ scherza, un po’ gioca, un po’ fa sul serio. Si capisce, se si vuol capire, che non è “uno scherzo”, ma il tono sembra quello. Nella seconda parte inizia il viag- gio. Un tormento, una spiegazione, una serie di emozioni. E’ dura, ma il viag- gio prosegue, inframmezzato, solo una volta, da una parodia che l’attore re- cita come fosse il protagonista che la recita (al suo paese faceva questo: cabaret). Ma ora non fa ridere, nessuno ha voglia di ridere, il viaggio prosegue. Nella terza parte del testo, dopo aver lasciato Mohammed con un “foglio Storie clandestine di via” in mano, alla fine di un viaggio che è anche un inizio, attacca “Me ne frego” ed entriamo nel mondo della cul- tura fascista e xenofoba italiana. Uno schifo, come lo sono i CPT, come lo è lasciare senza pane chi ne chiede una fetta, una sola, ancora. E tutto è collegato da un filo nero lungo quanto la storia dell’uomo. Buona lettura. Buona rabbia. Buon amore. Ma forse questo l’ho già detto. Saverio Tommasi Prefazione Prefazione di Mercedes Frias Ironia graffiante. Frasi brevi; mol- to brevi. Dense. Intensissime. Veloci. Pizzicotti, piccoli e profondi, fatti con rapidità, come per non fermare la sofferenza. Per farla scappare, per sostituirla, per farla intuire “perché la disperazione arriva talvolta a dei livelli che non si può raccontare”. E quel sorriso che appena sboccia lo si sente svanire. Racconti, quelli di Storie Clandestine, fatti per essere sentiti, percepiti, capiti anche con l’animo, per quell’immedesimarsi dove ci immerge Saverio attraverso Mohammed, attraverso il suo raccontarsi, il suo viaggio, il suo approdo. E poi, le “ragioni” del disprezzo, del razzismo, dell’odio. Testo compatto e complesso nella sua brevità. Parte dall’individuo che rac- Storie clandestine conta e si racconta, nella cornice dei rapporti internazionali, dei movimenti delle persone, delle dinamiche delle relazioni intorno al soggetto, attraversando tutte le fasi dell’emi- grato che è anche immigrato, che entra in mare e dal mare emerge, tenendo insieme partenza e arrivo. Le ragioni della partenza, le sofferenze dell’arrivo, l’incertezza della permanenza. Gioca con gli stereotipi, un po’ ci cre- de, forse. Li deride. Quanto è difficile affrontare i fan- tasmi! Quelli costruiti, quelli de- gli altri. Costruiti dalla paura, anch’essa costruita, poi usata come tenaglia per identificare e punire i nemici. Ottimo strumento di distrazione la paura. Distrae dalla mancanza di risposte ai bisogni sociali, porta a tornare dentro, alla ricerca disperata di garantire sopra ogni cosa la tute- Prefazione la individuale virtualmente minacciata. Paura creata, alimentata, strumento di giustificazione di azioni repressive per punire i fuori luogo. Il libro di Tommasi ha il merito di portarci a ve- derlo da vicino, dal di dentro, il nemico, a seguire il suo percorso, per condurci fuori dai luoghi di quell’iste- ria collettiva frutto di quella paura. Ci porta a comprendere l’impossibilità di compiere piccoli gesti quotidiani, vitali per chi non è a posto, per chi non ha posto qui, ora. Richiama importanti una della delle contraddizioni globalizzazione: il fatto di essere a senso unico. Lo fa attraverso l’immagine dell’essere umano ridotto a meno di un pacco. La libera circolazione delle merci, ma non delle persone delle sponde periferiche, non di quegli oggetti senza bollo, senza affrancatura. Storie clandestine Ci porta ad accompagnare Mohammed nel suo viaggio. Dalle sue condizioni di partenza, e ci sono tutti e tutte: i suoi affetti più intimi, i compagni e le compagne di viaggio, anche quelli che muoiono, che vengono lanciati in mare, quelli i cui corpi inerti arrivano a destinazione; e ci sono anche quelli che arrivano trascinando la loro storia, i naufraghi, e poi i poliziotti, gli scafisti, l’operatore del centro, del CPT. Porte girevoli. Porte girevoli sono stati definiti i CPT. Non girano per far entrare o uscire liberamente dei clienti, soddisfatti o meno, di un centro commerciale, ma per far entrare e uscire i figli e le figlie dell’ingiusta distribuzione, dell’ineguaglianza, i nessuno, quelli che spesso diventano i fantasmi che minacciano lo sciovinismo del con- sumo. I CPT, i luoghi della sospensione. Prefazione Sospensione del diritto e della dignità. Strumento ed emblema del diritto speciale, fatto per persone deprivate dell’umanità. Luoghi dove si consumano le eccezioni : “avete mai visto un processo svolgersi in carcere? O in questu- ra?”, ci chiede ingenuamente Mohammed, ed ancora, con l’efficacia del racconto in prima persona: “...mai potrebbe essere processato in un luogo che non sia un tribunale, mai potrebbe essere limitato della libertà da un giudice che non sia un giudice penale”. Tutto può succedere, nei luoghi del perenne stato speciale, destinati a soggetti stigmatizzati e puniti per quel- lo che sono o per quello che non sono; puniti per aver osato cogliere la via della fuga, per aver rischiato dovendo scegliere fra due morti, diverse nei modi e forse nei tempi. L’autore attraversa agevolmente di- Storie clandestine versi scenari descrivendo sentimenti e suscita senso di prossimità. Poi, in questa vicinanza, ci rallegriamo per uno che “ce l’ha fatta”, in un ambito dove farcela significa sopravvivere. Per tornare all’inizio del libro, alla vita da “clandestino”. Infine, quell’ultima parte, con le grida di vittoria dei nuovi nazifascisti dei nostri tempi oscuri. Un elenco di affermazioni che per la loro violenza e crudeltà sembra l’epilogo di un incubo. Realtà che cresce e si nutre anche dei discorsi e delle azioni delle élite intellettuali e politiche. Banalizza il razzismo, la xenofobia, li fa diventare “senso comune” e crea devastanti effet- ti materiali. Saverio Tommasi ci consegna un pre- zioso strumento fatto di ragioni ed emozioni, per accompagnarci a comprende- re. Una consapevolezza complessa che ci Prefazione porti ad agire, a renderci liberi dalla complicità del silenzio e dal senso di impotenza. “Sono un uomo di speranza però a partire da molte “desesperanze”, e la speranza e le “desesperanze“ mi crollano e si rialzano tante volte al giorno. Se uno è vivo, nasce e muore tante volte al giorno. E ad ogni modo credo che vale la pena vivere e che il mondo può cambiare.” Eduardo Galeano Storie clandestine 15 Saverio Tommasi Buonasera. Sono nato 30 anni fa (credo). Mi chiamo Alì, Mohammed, Assad. Sono nomi finti, identità. Consigliabile, se sei terrorista. Se non vuoi farti beccare. In Italia si dice “beccare”, vero? Ricordare chi sono è faticoso. Tre nomi, tre passaporti, tre carte d’identità. Se la polizia ferma non puoi sbagliare. “Sono Mohammed!” “Fai vedere la carta d’identità. C’è scritto Alì!”. 16 Storie clandestine No, non puoi! Massima attenzione, nessuno sbaglio consentito. Ve l’ho detto, è faticoso. Devo imparare alcuni dettagli. Nelle esercitazioni, quando mi carico di tritolo, sudo. Troppo. Rischio capiscano prima di farmi esplodere. Non va bene, devo controllarmi. Ho due anni, ancora. Se mi applico, imparo. Due anni. Fra due anni neanche vi ricorderete di avermi visto. Magari vi passo accanto: REGISTRAZIONE AUDIO DI BOMBA CHE ESPLODE: BUM! Che botto, eh? GUARDA IL PUBBLICO NEGLI OCCHI, SORRIDE, RIVELA LO SCHERZO Ci avete creduto? 17 Saverio Tommasi RIDE Non dovete credere a tutte le storie che sentite. Non sono terrorista. Vi ho fregato? FUMA Mi diverto. Ho imparato da voi. A raccontare delle storie. La prima volta che conosco qualcuno, lo dico: “Sono un terrorista!” E dico anche: “Non lo dire a nessuno!” Una volta un signore si è eccitato, davvero. RIDE Poi gli ho detto: “Non è vero!” E lui non voleva crederci. 18 Storie clandestine L’ATTORE AFFERRA IL BRACCIO DI IMITA “LA PAURA” DEL SIGNORE DI UNO SPETTATORE, CUI STA RACCON- TANDO “Dimmi quando ti farai esplodere, dimmelo, voglio saperlo”. Gli italiani sono insistenti, gli dici di no e loro continuano, allora l’ho minacciato: “Chiamo la polizia!”. Uno musulmano meticcio come me chiama la polizia perché uno altro 50 anni, bianco, lo infastidisce. Ma neanche in Italia, una cosa così! Non so se avrei chiamata la polizia. Credo di no. Sono clandestino. E mi invento delle storie, ma questo già lo sapete. Lavoro a un semaforo. Non sempre quello, cambio. Mi fanno cambiare. Non mi lamento. Litigo, qualche volta. 19 Saverio Tommasi INIZIA UN GIOCO D’INTERPRETAZIONE DI PERSONAGGI, CON CAMBI CONTINUI DI VOCI E CAPPELLI. L’ATTORE AFFERRA UN CAPPELLO E LO INDOSSA COM- PIENDO UN GIRO SU SE STESSO; IMITA UN AUTOMOBILISTA MILANESE “Huè! Se tocchi il tergicristallo ti ammazzo”. TOGLIE IL CAPPELLO, TORNA IL PERSONAGGIO DI ALÌ MOHAMMED ASSAD Ci sono quelli che si informano: (RIMETTE IL CAPPELLO, RIPRENDE IL DIALETTO MILANESE) “Huè!” TOGLIE IL CAPPELLO, TORNA ALÌ MOHAMMED ASSAD Iniziano sempre con: (RIMETTE DIALETTO MILANESE) “Huè! Da dove vieni?” 20 IL CAPPELLO, Storie clandestine TOGLIE IL CAPPELLO, TORNA ALÌ MOHAMMED ASSAD “Vicino, siamo vicini di geografia. Sono nato a Elbasan, poco più giù Tirana” (LANCIA IL CAPPELLO FRA IL PUBBLICO) Se ne vanno tutti, quando viene il verde. Fanno bene, perché restare? Dietro suonerebbero: Pèèèèèpèèèpèèèè!! Quando un italiano si attacca al clacson non smette più. SORRIDE. MUSICA Pure sarebbe bello se un giorno le prime macchine di ogni fila non partissero. AFFERRA UN FIORE. ACCENTO FRANCESE “Mi ero fermato a odorare il passaggio dall’estate all’autunno. Non sente anche lei questo profumo?” 21 Saverio Tommasi INFILA IL FIORE IN BOCCA, POI GRIDA CON ACCENTO FIORENTINO “Se non ti sposti ti schiaccio!” SPUTA IL FIORE IN TERRA, DIALETTO SICILIANO: “Ha ragione, chiami la polizia!” SI VOLTA, DIALETTO MILANESE “E tu cosa guardi? Perché ridi? Huè! Cos’hai da ridere?” PASSI AVANTI, TORNA IL PERSONAGGIO DI ALÌ MOHAMMED ASSAD “Io? Niente, osservo. Sono clandestino, mi piacciono le storie; la vostra è una bella storia. Gente serena, attende l’autunno”. 22 Storie clandestine STOP MUSICA Peccato non è vero. Una storia perfetta, anche se pure lì ero clandestino! Ma quello lo sono sempre. La mattina mentre lavo il viso alla fontana del giardino pubblico. Presto, alle sei. Prima delle nonne con i nipoti(ni), che se mi vedono, non entrano. Non tutte, ci sono quelle che mi pagano la colazione. Al bar. “Cappuccino e pasta!” Mi piacciono insieme. “Cornetto”, voi dite “cornetto”, vero? RIVOLTO A UN IPOTETICO BARISTA “Al cioccolato!” Ma questa è un’altra storia. Il problema è che dopo devo andare in bagno. Come dite? Fare la cacca! 23 Saverio Tommasi SORRIDE ALLUSIVO Non mi guardate così. E’ cazzata, ma per voi, non per me. Pensate: “dopo” non è “subito dopo”. Magari mezz’ora! Conoscete queste cose, forse un’ora, o addirittura cinque. Chi se ne frega, per chi ha il bagno in casa. Per me è vita. La merda è vita. Una vita di merda. Ah! Ah! Ah! RIFLETTE, TORNA SERIO Se fosse “subito dopo” il barista non farebbe storie, c’è la signora con me. Magari bocca storta, sguardo basso... BARISTA, VOCE GRAVE OGNI VOLTA CHE PARLA “Vai, vai!” Invece basta mezz’ora, e il bagno è rot- 24 Storie clandestine to! “Inagibile!” “Ma come, mezz’ora fa...” “Se faccio entrare te dopo ho la fila” “Ma io glielo giuro, non esco gridando: qui si caga bene! Se vi mandano a cagare venite qui! Lo giuro, non lo grido, sto male, mi faccia passare”. “Ehi, ragazzo!” “Ragazzo? Ho 30 anni!” “Non mi interessa, esci. Fuori! Fuori! Fuoriii!!” MUSICA. L’ATTORE CORRE QUASI CADE, SI RIPRENDE SUL BORDO DEL PALCO, Sono arrivato in barca, rischio di partire in aereo. E’ questo, terrore. Sapere che ogni momento possono fermarti, chiedere documenti. 25 Saverio Tommasi CERCA NELLE TASCHE, SI GUARDA INTORNO, È IMBA- RAZZATO “No, non li ho, lasciati a casa, vado a prenderli (RUMORE DI PUGNO NELLO STOMACO) non porto mai con me, paura di perderli. Sapete com’è, perdere i documenti...” SUONI DI PUGNI E CALCI, L’ATTORE CADE IN GINOC- CHIO Il terrore di essere preso, incarcerato, rispedito. Come pacchi postali il cui contenuto e destinazione sono sbagliati. RUMORE DI SCHIAFFO, CADUTA DI LATO, DISTESO A TERRA Peggio, perché un pacco lo rispedisci al mittente e il mittente del pacco lo rispedisce, non decide di torturare il suo pacco, non è un dittatore! 26 Storie clandestine VOCE REGISTRATA: L’ATTORE “Alzati!!” SI ALZA, È SUDATO, ACCENNA A RICOMPOR- SI Anche lo fosse non schiaffeggerebbe il suo pacco, schiacciandolo (PESTA A TERRA) gettandolo (CALCIO VERSO IL PUBBLICO, ROTAZIONE COMPLETA DEL CORPO). Le merci viaggiano in tutto il mondo. Vini pregiati, abiti firmati, concimi per piante. Quelli non li ferma nessuno. “Cos’è?” “Merda!” “Avanti!” Da noi esigono patente, passaporto, carta d’identità, visto, permesso di soggiorno, impronte digitali, libretto sanitario, e un lavoro, un lavoro trovato prima di venire qui, per telefono o fischiando fino dal- 27 Saverio Tommasi l’altra parte del mare, le probabilità sono le stesse. STREMATO CAMBIO IL CADE SEDUTO SU UNA SEDIA. PERSONAGGIO, DIALETTO DEL NORD. NUOVO PERSONAGGIO FARFUGLIA, LO SCOPO È NON FARE COMPRENDERE SE NON IN PARTE LA SUCCESSIONE DI PAROLE, SUONI, CONCETTI, NOMI. “Huè! Manca timbro responsabile tassa permanenza orsù dunque in virtù manifesta impossibilità gratificare sua richiesta con una accettazione invitiamo lasciare nostro paese entro giorni. Avanti altro. Non ha capito? Prima sezione corte testo unico materia immigrazione in virtù principio notifica, cancelleria, udienza, camera, consiglio autorità fissazione decreto espul-si-o-ne. Va bene?” MUSICA. 28 Storie clandestine SI ALZA, TORNA IL PERSONAGGIO DI ALÌ MOHAMMED ASSAD, CHE GIOCA CON UNA PANCHINA A LATO DEL PALCO Benvenuto nel mondo dei clandestini. Com’è? Uguale, però peggio. Lavoro come prima, mangio – poco – come prima. Dopo lavoro non siedo più sulla panchina a parlare. O mi siedo continuando a guardare intorno circospetto, che se vedessi uno muoversi a questa maniera pure io mi insospettirei. Cosa cerca, guarda, ha paura, clandestino. Che se vogliono prenderti, deportarti nel paese d’origine, possono farlo. Questo fa paura. Che in qualsiasi momento possono controllare, decidere. Possiamo essere prudenti, cioè non vivere del tutto. Non andare al cinema, a teatro – neanche quando è gratis! – allo stadio. Evitare di fumare alla finestra, e possibilmente tenerle chiuse, le finestre. Anche d’estate. Soprattutto d’estate, per- 29 Saverio Tommasi ché d’estate è quando gli altri le tengono aperte. Basta un rumore, lo stereo troppo alto, una canzone sotto la doccia cantaaataaaaa – o niente di questo, solo un vicino insofferente – e arriva la polizia. La polizia non viene mai. Di solito. Ci sono situazioni - puff! - arrivano. “Se non hai fatto niente di male non hai niente da temere” (dicono loro). Ho moglie, due figli, tre figlie. Sono scappato dal mio paese. Ho fatto male? Lavoro? C’era! Abbondante. Ne avevo tre. Ma non bastavano. Così sono scappato. Fuggito. Emigrato, come gli altri. Voi. Non ho fatto niente di male, solo mi piace raccontare delle storie. La storia mia e quella dei miei compagni. Non ho fatto niente di male, ma tanta paura mi prendano. E basta lavoro al semaforo, neanche nei campi, nelle serre vicino Ragusa, 15-20 euro al massimo, per i nuovi arrivati, oppure 30, 30 Storie clandestine anche 35 euro per gli altri. Al nero. Come me. No, sono più bianco di voi, mio padre era curdo, ma mia madre è della Bosnia. MUSICA. STESO SULLA PANCHINA, COME DORMENDO, APRE GLI OCCHI E SI MUOVE CON LENTEZZA Centri di accoglienza, prima e seconda accoglienza, permanenza temporanea, assistenza, centri di detenzione, centri di segregazione (A SEDERE SULLA PANCHINA) Gabbie! Galere! (Etniche). Non a Lampedusa termina il viaggio. Sia che la motovedetta della guardia costiera o finanza ci individua e accompagna-deporta al Centro di Lampedusa, da qui in uno degli altri centri della Sicilia, sia che sbarchiamo di notte nascosti dalle rocce di Cala Pulcino, e ancora arrampichiamo questo tratto d’isola prima di arrivare alla Baia dei Conigli. Se non rimani ospite nel fondo 31 Saverio Tommasi del grande cimitero del Mediterraneo, pensateci la prossima volta che fate un tuffo. Che il vostro/nostro mare è un cimitero con migliaia di morti sepolti fra le onde. I funerali a Lampedusa vengono rinviati, spesso, perché ai morti del giorno si aggiungono quelli della sera, e devono fare le autopsie, per stabilire età e sesso. Autopsie veloci, perché non bastano i frigoriferi, e finiscono le bare. I loculi vengono divisi fra i cimiteri di Agrigento, Sciacca, Siciliana, Lampedusa. Ogni loculo un numero, niente nomi. Oppure fosse comuni. La parola “clandestino” diventa epitaffio, non scritto, sulla tomba. Ultimo saluto (ciao ciao!) del telegiornale. Il mare è pieno di Gesù in croce. Voglio raccontarvi bene questa storia, è divertente. Pronti? (PORTA 32 LA SEDIA IN PROSCENIO) Storie clandestine Le barche, barchette, carrette, navi, gommoni, quelle cose che trasportano i clandestini oltre le frontiere marine, frontiere blu, le chiamano quelli che ci passano. Ecco, queste barchette non sono nuove, i trafficanti sanno che verranno sequestrate e distrutte (talvolta). Sono relitti, ancora galleggianti. Alcuni no, non galleggiano neanche. Affondano. Durante la traversata. E anche i clandestini affondano con le loro barchette. Lo so, non è divertente. COLPO DI TAMBURO Nei giorni dopo, soprattutto quando erano tante le persone a bordo, e sono sempre tante le persone a bordo, perché caricano le navi piene, ecco, i pescatori della zona raccolgono cadaveri nelle reti, insieme ai pesci. Diventano “pescatori di uomini”, 33 Saverio Tommasi come diceva Gesù, (COLPO DI TAMBURO) ma non è ancora questa, la storia dei Gesù in croce. COLPI DI TAMBURO, A TEMPO L’acqua di mare toglie la carne intorno alle ossa. Così dopo del tempo anche i pescatori non hanno più impressione: con le reti a strascico tirano su solo mucchi di ossa bianche, pulite. Al massimo capita di trovarle avvolte dentro dei vestiti. SOFFIATO Anche se alla questura di Portopalo di Capo Passero ci sono relazioni ufficiali con le descrizioni delle scatole craniche: “del tutto integre, contenenti due vongole chiuse e conchiglie”. 34 Storie clandestine MUSICA. L’ATTORE SI ALZA IN PIEDI SOPRA LA SEDIA, CHIUDE GLI OCCHI E RECLINA LA TESTA, APRE LE BRACCIA E DONDOLA Se vi immergete nei fondali di Lampedusa è facile incontrare camicie e pantaloni impigliati nei relitti, con le braccia aperte, perché la corrente gonfia di acqua, e si muovono lentamente. STOP MUSICA, L’ATTORE SI FERMA, APRE GLI OCCHI E’ questa la storia dei Gesù in croce. Senza testa, perché il collo, dopo alcuni giorni in acqua, non ne regge più il peso, e il mare decapita i corpi. Gli scheletri rimangono, ognuno guardi nel suo armadio. SORRIDE, SCENDE DALLA SEDIA E GUARDA IL PUBBLICO NEGLI OCCHI 35 Saverio Tommasi Spargete la voce. Raccontate storie. Vere. Racconti, prima di dormire. Uno al giorno, per non perdere la memoria. Raccontate Lampedusa, 20 Km quadrati di terra in mezzo al mare tra la Sicilia e la Tunisia. Più vicina alla Tunisia: 167 Km da Ras Kaboudja e 205 da Porto Empedocle, Sicilia, Italia. Più o meno la stessa distanza che passa da Lampedusa a Malta: 220 km, Punta Delimara. Lampedusa vicina Tripoli, Libia, Gheddafi; il Governo italiano dice di aver contribuito alla costruzione di “campi”, e per incentivare il controllo libanese premi economici. Non importa se i paesi dove questi nuovi campi vengono costruiti non rispettano i diritti civili. Specie se forniscono gas, come la Libia. Grande invenzione il gas! Come vedete torna di moda. Lampedusa, dove al Centro di detenzione deportano dalle vie periferiche. Non è cattiveria, Lampedusa è piccola, meta turistica, sporchi e affamati non possiamo 36 Storie clandestine passare dalle vie principali, così affamati che rovineremmo l’appetito di chi mangia in Piazza Garibaldi, oppure Via Cavour o Vittorio Emanuele. Sono belli i nomi delle vostre strade, di città in città si ripetono. Piazza Garibaldi. “L’Italia è fatta, ora...” (SORRIDE) Se volete la verità, non ci uccidono. Se pensate che ci uccidano puntando una pistola alla tempia vi sbagliate. Non lo fanno. Schiaffi, piccoli schiaffi, insulti, torture leggere, qualche volta – ma nessuno sparo. Almeno io, non ricordo. Il corpo ce lo lasciano, per permettere di infierirci. Le percentuali di autolesioni nei centri di segregazione sono altissime. Come in carcere. Forse si sentono meglio a “limitarsi a non fare niente perché accada”. Come la prostituzione. “Bravi ragazzi!” protetti dal metallo di 37 Saverio Tommasi una macchina sono così simpatici quando gridano: (VOCE FUORI SCENA) “Troie!” Non è tortura quella? (VOCE SI FUORI SCENA) “Ma sono puttane!” ARRABBIA, PIANGE Non sono “schiave del sesso”, sono schiave di chi le costringe e di chi non le toglie dalle strade. Oppure se fuggendo dal loro paese hanno incontrato branchi di maiali e hanno deciso loro, di rimanere, cambia qualcosa? Perché i maiali sono maiali, ma pagano, e non si muore di fame. Perché la disperazione arriva talvolta a dei livelli che non si può raccontare, solo provare a immaginare saresti presuntuoso, e l’unica cosa da fare è l’accoglienza. A braccia aperte. Non basta tolleranza, in- 38 Storie clandestine tegrazione. Bugie! Bisogna invitare gli altri da noi. GIRA SU SE STESSO, APRE LE BRACCIA Benvenuti! Mi piacciono le provocazioni. Metterle in pratica, raccontarle, le nostre storie. Anche loro ce le raccontano, le storie, se si sta ad ascoltare; ma sono storie diverse. Ci parlano del diritto di asilo; poco, come fosse un segreto, e non ne parlano a tutti. Ne parlano solo per passare oltre. Articolo 10, comma 3 Costituzione Italiana: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”. 39 Saverio Tommasi Le condizioni. Il problema sono le condizioni. Le nostre sono basse! Le Nazioni Unite hanno visitato i centri. Il Parlamento Europeo ha visitato i centri. Le Nazioni Unite e il Parlamento Europeo non hanno trovato irregolarità nei centri. Annunciare una visita permette di preparare chi deve riceverla. Nel mio paese ero, facevo, come dite voi, cabaret, facevo ridere, un attore, una specie. Ora provo a fare questa cosa, non è che faccia ridere, non pensate che ora dovete fare “Ah! Ah! Ah!” però mi va, non è niente di male e la faccio, allora dove ho messo i cappelli? Ci sono delle parolacce… perché dovrò cambiare cappelli… le parolacce le diciamo tutti i giorni… dove sono i cappelli, forse lì… 40 Storie clandestine SI FERMA E ALZA LO SGUARDO VERSO IL PUBBLICO, LO INTERROGA CON ARIA DIVERTITA Non avete capito niente, vero? Aspettate, dopo capite ancora meno. SORRIDE E SI PREPARA A INTERPRETARE UN DIALOGO IN CUI LUI STESSO RECITERÀ TUTTI E TRE I PERSONAGGI PROTAGONISTI; OGNI PERSONAGGIO SARÀ CARATTERIZZATO DA UN DIVERSO CAPPELLO E DIFFERENTI VOCI E POSTURE: ANTONIO VOLGARE E RECITATO IN “DIALETTO” FIORENTINO, GILBERTO VOCE PROFONDA E CADENZATA CON DIZIONE RICERCATA, IRENE VOCE ACUTA E STEREOTIPATA A - Gilberto! G - Oh, Antonio! A - Allora, vecchio marpione caciarone! G - Non sei cambiato! A - Sono sempre io, te come stai? Il mio vecchio amico faccia di culo! (RIDE) 41 Saverio Tommasi NELLA CONVERSAZIONE SUBENTRA IRENE, PARRUCCA BIONDA E CAPPELLO ROSA CON FIORELLINO I - Ragazzi, mi riconoscete? G - Irene! A - Certo che ti riconosco: bella fica! I – Antonio, sei sempre lo stesso! A - Anche te, te l’ho già detto, sei sempre la stessa fi… I - Ho capito! A - Ma fammi parlare, m’interrompi! Domani si festeggia. Ti veniamo a trovare, va bene Irene? I - Volentieri. Vieni anche tu Gilberto? G - Vengo, certo che vengo. A - Viene sì, lui viene sempre. Tu prepara tutto, va bene Irene? I - Sì, ora che mi avete avvertito rimetto a posto. So quando verrete: domani! Bene, pulisco tutta la casa, ogni stanza. G - Ora che ti abbiamo avvertita… 42 Storie clandestine A - Non mi faccio trovare impreparata. TORNA SERIO, DIALOGA CON IL PUBBLICO, L’ARGOMENTO È GRAVE MA CERCA DI SORRIDERE Avete capito? Sistemano tutto. Trasferiscono quelli in soprannumero. Affinché anche Mario Borghezio... Conoscete? Borghezio! (GRUGNISCE CON FORZA) Lui! Il 15 settembre 2005, dopo una visita, possa dichiarare: “Lampedusa è un hotel a cinque stelle, io ci abiterei”. E non avevamo dubbi, visto che lui è un topo, (sorcio, ratto), ma questo non ditelo, non fa parte dello spettacolo. CAMPANE I giornalisti nei Cpt non possono entrare. Potrebbero “raccontare”. Qualcuno ha raccontato. Si è gettato 43 Saverio Tommasi in mare finto immigrato, l’hanno pescato (ripescato), e ha vissuto sette giorni nella gabbia di Lampedusa, come me, ma io ci ho passato 50 giorni. Cotolette fatte di pane grattato, farina, forse uovo. Cotolette che si tagliano con un cucchiaino di plastica: privati della libertà ma anche delle proteine. Soldi sequestrati che i giovani della misericordia non hanno mai restituito. Carabinieri che fanno “corridoio”. Uno di fronte all’altro, formano il corridoio, l’immigrato passa nel mezzo (RUMORE DI PUGNI, UNO DIETRO L’ALTRO) Dove siamo? La caserma di Bolzaneto? (SORRIDE AMARO) “Perché è arrivato in Italia?” Non viene chiesto quasi (mai). “Cosa rischia tornando nel suo paese?” Altra domanda non fatta. Il tempo medio impiegato dai giudici di 44 Storie clandestine pace per decidere se un immigrato può rimanere in Italia o deve essere espulso è cinque minuti. Il tempo trascorso dall’inizio di questo racconto è 20 minuti. Sufficienti per espellere 4 persone. Cinque per quattro uguale venti. Cinque minuti in cui il giudice verifica il decreto di espulsione firmato dal prefetto, l’ordinanza di detenzione firmata dal questore, fa tradurre gli atti in una lingua comprensibile allo straniero e verbalizza la sua decisione. In cinque minuti. Raramente si trova il tempo per le domande. A me non le hanno fatte. Quasi tutti abbiamo un avvocato, come dite voi? Ufficio! D’ufficio! Non potendo permetterci di pagarne uno. Incontrato un minuto prima dell’udienza di convalida. Non c’è tempo per raccontare la propria storia. Per me ancora meno, lo sapete, 45 Saverio Tommasi parlo, non sono breve, mi piace raccontare delle storie, (RIDE COMPLICE) quando inizio mi ci vuole tempo. E poi ci sono dubbi costituzionali. Questo l’ho imparato dopo. L’udienza non avviene in un’aula di Tribunale ma in una stanza della gabbia, spesso alla presenza di poliziotti. Avete mai visto un processo svolgersi in carcere? O in questura? Poi i Giudici di pace. Quale pace? Persone con esperienza quasi solo in campo civile, amministrativo, che mai si erano trovate a decidere sulla libertà delle persone. Prima non sono stato preciso. Una domanda c’è che dicono qualche volta alla persona in gabbia: “Perché non aveva i documenti?” In quei momenti poche cose si ha forza di capire, ma con quella domanda è chiaro che “la legge è uguale per tutti” è falso, perché non tutti sono uguali davanti alla legge: un italiano non potrebbe essere mai 46 Storie clandestine detenuto per un… come lo chiamate voi? Ah, illecito amministrativo. Mai potrebbe essere processato in un luogo che non sia un Tribunale, mai potrebbe essere limitato della libertà da un giudice che non sia un giudice penale. Uno straniero invece sì. Uomini e donne privati della libertà non per ciò che hanno commesso ma per ciò che sono. MUSICA In Gran Bretagna un sistema a punti privilegia gli immigrati più utili, permessi di soggiorno in rapporto al settore economico di manodopera impiegata. In Olanda un test di lingua e cultura generale, al telefono, presso ambasciate e consolati olandesi all’estero. Costo: 350 euro. Circa. 47 Saverio Tommasi ACCENTO OLANDESE “Chi è Guglielmo d’Orange”? “Dove si trova il Parlamento olandese”? Poi un video con una donna in topless, per mettere alla prova i musulmani. In Danimarca alle coppie “miste” viene chiesto di avere un alloggio, un reddito sufficiente e depositare almeno 8.000 euro su un conto che rimane bloccato per sette anni. Grazie mondo. MUSICA, L’ATTORE IL ACCENNA UN BALLO. RUMORE DI UN TEMPORALE, DA PRIMA IN SOTTO- FONDO, COPRE INFINE LA MUSICA; L’ATTORE, SEDUTO E A OCCHI CHIUSI, PIANGE E RIVIVE IL SUO APPRODO SULLE COSTE ITALIANE E LA PERMANENZA NEL CPT Addosso jeans, una maglia (marrone scuro), le scarpe le ho tolte e riposte in 48 Storie clandestine una sacca che tengo a tracolla, in acqua sono zavorra (anche la maglia, ma la sacca non era così grande). Ci hanno gettato in acqua a 500 metri dalla riva, avvicinarsi di più è pericoloso (per loro). Da mangiare niente. “Ve lo danno al centro, appena vi ripescano, non preoccupatevi” dicono gli scafisti. “Non preoccupatevi” ripete un ragazzo della Misericordia, a terra. Freddo. Tanto freddo. Gioia. Sono arrivato. Ancora freddo. Musica ci accompagna in sottofondo. Nell’isola festeggiano, ballano, è estate. Io tremo. Il ragazzo della Misericordia mi passa una tuta da ginnastica. Pulita. “Con questa starai più caldo”. Grazie. Siamo a terra, seduti. Uno accanto all’altro, vicino che sembra di stare ancora sulla barca. I poliziotti ci guardano. E guardano due uomini che con seghe e asce cercano 49 Saverio Tommasi di estrarre un cadavere incastrato nel vano motore del barcone. Un altro cadavere è invece sotto il pavimento, cerchiamo di dirglielo. Altri li abbiamo gettati in acqua, durante il viaggio. Ricordo la prua, a strisce rosse e bianche. E il peso dei cadaveri sollevati prima di gettarli in mare. L’ambulanza se ne è andata con due di noi, l’infermiere gridava “perforazione all’intestino! Hanno bevuto acqua salata!” Scafisti ne hanno presi uno. Ma i tentacoli dei trafficanti si riformano e propagano dopo ogni amputazione. Le sirene, pochi minuti, una strada senza uscita accanto all’aeroporto. A destra, un cancello. Intorno filo spinato. Siamo al Centro. Ci tolgono cinture e lacci delle scarpe, loro tengono manganelli e mascherine. Le indossano per evitare forme di contagio. E i guanti? Sì, anche quelli, per evitare il 50 Storie clandestine contagio. (L’ATTORE RIAPRE GLI OCCHI) La prima cosa che vedo sono i bagni. Molti bagni. La maggior parte puliti, alcuni sporchi. Gli immigrati in quelli sporchi, gli altri per i carabinieri. Puzzo piscia. Mosche dovunque. Dottori no. Navigato giorni, schiacciati come api nel nido. Non veniamo visitati. Qui però mangiamo. Acqua, latte caldo, paste. In mensa. Gli altri dicono: quando i tavoli non sono occupati da materassini e pulci e lenzuoli e persone, ma anche sotto il sole, rovente, una bottiglia in due, senza bicchieri, senza che i medici ci abbiano visitato, ma questo forse l’ho già detto. Mosche dovunque. Ma anche questo, forse, l’ho già detto. I carabinieri ci sono vicini solo quando devono accompagnarci in bagno. Di notte 51 Saverio Tommasi no, tanto porte non ci sono, si vede tutto. Possiamo ripararci con l’asciugamano, oppure con la coperta, o con il parasole, o con il cuscino, tanto il pezzo di stoffa è lo stesso, ha usi molteplici. Anche separé in bagno. La carta igienica finisce spesso. Molto spesso. Viene il dubbio che talvolta non venga rimessa. E’ notte, la luce sul soffitto resta accesa. Provo a dormire. (LUNGA PAUSA, MUSICA) Non riesco a dormire. Altri sì, dormono, tanti altri. E’ una distesa. Ammassati in corridoio. Come me. L’ultimo arrivato, sento dei rumori, più in là si affaccia un nuovo ultimo. Un altro che ce l’ha fatta. Benvenuto. Maledette mosche. Ora posso riposare. MUSICA Oggi grande pulizia, per tutti. Tutti insieme. Ci lavano con gli idranti. Non sem52 Storie clandestine pre. Ci danno anche le saponette. Anche questo, non sempre. QUATTRO VOCI FUORI SCENA “Siamo tutti clandestini!” “Allora vi arrestiamo tutti” “Fascista!” “Comunista di merda!” Io zitto. Un poco non capivo, un bel poco avevo paura delle botte. MUSICA. L’ATTORE VOCE È IMMOBILE, ACCOVACCIATO. FUORI SCENA “Fai qualcosa, bastardo! Vi prendete i sussidi e non fate niente!” Io zitto, ancora. Seduto. Nel piscio. Un po’ acqua un po’ urina. Ma più la seconda. Le 53 Saverio Tommasi persone fuori aumentano, ci fanno rientrare. I poliziotti sono nervosi. Non ridono, e non ci picchiano. Ci picchiano quando sono contenti, si vede lo fanno per festeggiare. VOCE FUORI SCENA: “Mohammed!!” Mi portano in una stanza. Grande. Molte scrivanie, poliziotti in giro, anche una donna. Mi chiedono da dove vengo, dove sono diretto, la mia storia. Io sono bravo a raccontare le storie. Mi interrompono, chiedono di ripetere, saltare alcune parti, non è un bel racconto ma sembrano soddisfatti, si scambiano frasi che non comprendo, sento voci di donne, urlano, fuori stanno litigando (saranno le africane che ho visto si toccavano i capelli scambiandosi treccine), due poliziotti escono, l’interrogatorio è finito, vogliono le impronte digitali, questo lo capisco. Si premono le dita e il palmo della mano su uno scanner col vetro rosso. 54 Storie clandestine Esco dalla stanza, silenzio. Le donne sono ammassate in un angolo, in fondo al corridoio. Dietro il gruppo una donna con una grossa pancia. E’ incinta. Hanno smesso di urlare. (SI GUARDA INTORNO) Uomini sono seduti sparsi, qualcuno è in piedi. Nessun poliziotto. Guardo fuori dalla piccola finestra. Una distesa di panni ad asciugare, anche i miei, da qualche parte. C’è anche un Corano, al sole. Un uomo mi spiega che un carabiniere ha toccato la donna incinta e tutte hanno urlato. Lo descrive ma non capisco chi sia. Esco fuori. Un poliziotto è in terra, accucciato, di fronte cinque, sei ragazzini. Ha un cellulare in mano, mostra loro qualcosa. I bambini guardano, uno no, si alza. Il poliziotto grida: “Frocio!”, gli altri bambini abbassano lo sguardo. Mi avvicino, ora ha piazzato loro il cellulare davanti agli occhi. E parla, non capisco però cosa dice. Accidenti. Mi avvicino ancora un po’, il poli- 55 Saverio Tommasi ziotto mi vede, si alza, si avvicina. Sorride e mostra il cellulare. Appena intravedo qualcosa. Nude. Donne. Sono immagini pornografiche. Ecco cosa stava mostrando. Stupido! “Cosa hai detto?” Niente, non ho detto niente. Mi guarda. Rutta. Se ne va. MUSICA E SUONO DI CAMPANE Nella camerata e nei bagni un cartello indica i diritti degli ingabbiati. Lo ha fatto appendere la prefettura di Agrigento, dicono. Voglio chiamare casa. E’ un mio diritto. C’è scritto lì. Chiedo di comprare una scheda telefonica. O di averne una. Lo chiedono quasi tutti. Le risposte cambiano. INDOSSA UN CAPPELLINO DA BASEBALL AMERICANO (CAMBIO VOCE) 56 Storie clandestine “Non io direttore!” INDOSSA UN CAPPELLO DA POLIZIOTTO (CAMBIO VOCE) Domani. INDOSSA UN CAPPELLO MILITARE (CAMBIO VOCE) Non scassare la minchia! VOCI FUORI SCENA ”Mohammed, corri! Ti vogliono al telefono! Ah! Ah! Ah!” Nessuno ci cerca, nessuno sa che siamo lì. Aspettiamo. Che chiudano le gabbie. VOCE FUORI SCENA 57 Saverio Tommasi “Ashara! Ashara!” Vogliono che usciamo e ci sediamo in file di dieci. Lo abbiamo già fatto ieri, due volte, è facile. Chi viene chiamato va, dicono: “C’è un aereo in partenza!” Per il Cpt di Bari. O per la Libia, nessuno lo dice. Forse non lo sanno neanche loro. Tutti si viene chiamati, prima o poi. Qualcuno lo avvertono il giorno prima, abbiamo tempo di salutarlo. Ti danno un foglio. Vale per tre giorni. Cinque. Non mi ricordo. Lo tieni fino a che non è scaduto, poi lo butti. Sei libero, ma clandestino. Altri modi per stare in Italia non ce ne sono. Mi chiamano, è il mio turno, non ho tempo di salutare. Buona fortuna! MUSICA FASCISTA “ME NE FREGO”. AL TERMINE DELLA MUSICA SEGUE UN BREVE “COLLAGE” 58 Storie clandestine DI INTERVENTI RAZZISTI E DI ISTIGAZIONE ALL’ODIO DI ALCUNI NEL PARLAMENTARI E SENATORI ITALIANI. FRATTEMPO L’ATTORE, DI SPALLE AL PUBBLICO IN FONDO ALLA SCENA, COMUNQUE VISIBILE, SI CAMBIA D’ABITO INDOSSANDO UNA MAGLIETTA ADERENTE CON MOTTI FASCISTI, PANTALONI MIMETICI E ANFIBI. LO SPETTACOLO TERMINA CON UN FLORILEGIO DI SUB- CULTURA ITALIANA XENOFOBA, CON L’INTENTO DI METTERE LO SPETTATORE NELLA CONDIZIONE DI COMPRENDERE MEGLIO L’INTERA VICENDA; IL TESTO, RIADATTATO IN VERSIONE TEATRALE, TRAE ORIGINE DALLO STUDIO CHE L’AUTORE HA FATTO DI SITI E BLOG DI GRUPPI DI ESTREMA DESTRA, MA ANCHE FREQUENTANDO, A SCOPO DIDATTICO, MANIFESTAZIONI E RIUNIONI DEGLI STESSI GRUPPI. Abbiamo fiducia. Ah! Ah! Ah! Gli immigrati hanno rotto il cazzo, ma noi abbiamo fiducia. Gli extracomunitari portano malattie. Rapiscono bambini. Le loro donne puttane. Ma siamo fiduciosi, perché “certi” iniziano a portarci rispetto. 59 Saverio Tommasi Ci candidano alle elezioni. Stiamo tornando. La gente non è stupida, inizia a capire. Bruciamo barboni? Voi lo sapete perché diamo loro fuoco? Perché hanno freddo. Per scaldarli! Ah! Ah! Ah! “Tortura solo se reiterata”, ogni tanto ci prendono sul serio! Uno due tre viva Pinochet, quattro cinque sei morte agli ebrei, sette otto nove il negretto non commuove. Non siamo ipocriti: la tortura non serve a ottenere maggiori informazioni. La tortura occorre per dare all’intero paese il segnale che non ci sono limiti al potere. Quando i camerati fanno entrare topi vivi nelle vagine delle donne non mirano al corpo, ma alla loro anima. A chi interessa il corpo di una puttana? E’ la sensazione del potere. Ultras! Ultras! Ultras! Pochi sguardi no- 60 Storie clandestine bili vedran l’aurora! Stiamo arrivando. Amo mostrare il volto. Non dobbiamo più nasconderci. L’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini ci ha difeso. Il simbolo dei moderati ha rivendicato per noi il diritto a manifestare in campagna elettorale in piazza nel centro di Bologna. Dal 1946 mai una così alta autorità si era fatta portatrice dei nostri diritti. “La democrazia” ha detto, “o vale per tutti o non vale per nessuno”. Bravo Casini! Ai nemici in fronte un sasso, agli amici tutto il cuor. Anche noi siamo democratici. Ce la siamo conquistata il 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna. Per questo ora abbiamo diritto a manifestare, a governare la capitale d’Italia, a festeggiare Alemanno in piazza con il braccio teso. ALZA IL BRACCIO IN UN SALUTO ROMANO Siamo guardati con rispetto. Hu! Hu! 61 Saverio Tommasi Hu! Scimmie negre! Negli stadi comandiamo. No?! Come cazzo pensate riescano a passare striscioni e bandiere naziste? Il motorino lanciato dalle gradinate dello stadio di S.Siro? La partita interrotta a Roma? Lo sbirro morto a Catania? Nessuno passa i controlli, se i controlli ci sono. Siamo gruppo. Eterogeneo, ma gruppo. C’è anche chi ha studiato, chi è bravo con i computer e chi con le mani. Secondo tradizione. Noi amiamo le tradizioni. Siamo pronti per fare il botto. I capi dicono di aspettare. “Stiamo organizzandoci”. Balle. Gli è presa la strizza. Fanno affari con Israele. Affari con gli ebrei? “Ma quale Alleanza, ma quale Nazionale, noi siam fascisti, lasciateci passare!” Mario Borghezio che con il Lisoform disinfettava i treni Torino-Milano dalle puttane negre. Ricordate? Passava dove si erano sedute. Contro l’immigrazione la gioventù si 62 Storie clandestine scaglia boia chi molla è il nostro grido di battaglia! Borghezio! 1 luglio 2001 insieme ad altre camicie verdi, provocò volontariamente il rogo di alcuni oggetti appartenenti a extracomunitari che sotto il Ponte Principessa Clotilde a Torino avevano trovato rifugio con la loro roba. Poca, dopo il rogo ancora meno. Ah! Ah! Ah! Buona questa! Lo hanno condannato a 8 mesi, poi ridotti a 2 mesi e 20 giorni, commutati in 3000 euro di multa. Troppo. Aspettate che torniamo… Il fuoco ci piace. Il nostro motto è: vivere ardendo e non bruciarsi mai. “Noi odiamo negri, gay, zingari ed ebrei, Terzo Reich, Terzo Reich sieg heil apartheid!” Pulizia! I sinistri hanno il cervello compromesso. Sono pedofili. Ammazzano i bambini. 63 Saverio Tommasi Recenti studi effettuati all’Università di Yale affermano che queste pulsioni pedofile violente ricorrenti sono derivanti da una malformazione dell’ippotalamo non visibile ai raggi X. Con una semplice lobotomia (asportazione di parte della massa cerebrale dalla zona libica), si potrebbe verificare e operare alla radice su questi soggetti errati, provocando una retroazione negativa sull’ippotalamo stesso, inibendo l’ulteriore liberazione di testosterone; si chiama meccanismo di feedback negativo. Diventano dementi cronici. A rischio di pelosi epatica con degenerazione calcinomatica. Ma a noi che cazzo ce ne frega? Ah! Ah! Ah! Questi vestiti li ha fatti un sarto? Secondo te, puttanella! Che in fondo ti piace, essere trattata male. Non c’è bisogno di farli su misura. Li vendono nei negozi. In certi negozi. Ma anche nei mercati. In certi mercati. Fateci 64 Storie clandestine caso. DISTRIBUISCE L’EFFIGE DI SPILLE NAZISTE E PORTACHIAVI CON MUSSOLINI Una a te, un’altra a te. Tenetele di conto, stanno tornando di moda. AAAAHHHHH!!!!! FORZA NUOVA!!!!!!!! 65 Storie Clandestine racconta, attraverso le parole del protagonista Alì Mohammed Assad, le vicissitudini e i soprusi cui sono costretti gli extracomunitari nei loro viaggi di migrazione verso le coste italiane. Dalla Nigeria all’Italia, dalla Libia a Lampedusa alla ricerca di pane e diritti. Molti italiani sbarcano qui e subito sembrano cercare soccorso con l’aria di chi dice: “Eccoci qui. Che cosa avete intenzione di fare per noi?” E addirittura insistono sull’aiuto come se gli fosse dovuto. Century Magazine, Usa, 1913 Le mamme dei bimbi italiani pensano che bath, cioè bagno, sia “una brutta parola”. New York Times, Usa, 1905 Saverio Tommasi è attore, scrittore e un centinaio di altre cose, non tutte interessanti. Il suo pensatoio è: www.saveriotommasi.it copyleft Euro 9.90