PRIMO INCONTRO A
LA RICERCA
2
LECTIO
INPUT
La Parola
Giosuè – Nm 13,25-14,12.20-24
Alla fine di quaranta giorni
tornarono dall’esplorazione
del paese26 e andarono a
trovare Mosè e Aronne e tutta
la comunità degli Israeliti nel
deserto di Paran, a Kades;
riferirono ogni cosa a loro e a
tutta la comunità e mostrarono
loro i frutti del paese.27
Raccontarono: «Noi siamo
arrivati nel paese dove tu ci
avevi mandato ed è davvero un
paese dove scorre latte e miele;
ecco i suoi frutti.28 Ma il popolo
che abita il paese è potente, le
città sono fortificate e immense
e vi abbiamo anche visto i figli
di Anak.29 Gli Amaleciti abitano
la regione del Negheb; gli
Hittiti, i Gebusei e gli Amorrei
le montagne; i Cananei abitano
presso il mare e lungo la riva
del Giordano».30 Caleb calmò il
popolo che mormorava contro
Mosè e disse: «Andiamo presto
25
3
li ha abbandonati mentre il Signore
è con noi; non ne abbiate paura».10
Allora tutta la comunità parlò di
lapidarli; ma la Gloria del Signore
apparve sulla tenda del convegno a
tutti gli Israeliti.11 Il Signore disse a
Mosè: «Fino a quando mi disprezzerà
questo popolo? E fino a quando
non avranno fede in me, dopo tutti i
miracoli che ho fatti in mezzo a loro?
12
Io lo colpirò con la peste e lo
distruggerò, ma farò di te una
nazione più grande e più potente di
esso». 20 Il Signore disse: «Io perdono
come tu hai chiesto;21 ma, per la mia
vita, com’è vero che tutta la terra
sarà piena della gloria del Signore,22
tutti quegli uomini che hanno visto
la mia gloria e i prodigi compiuti
da me in Egitto e nel deserto
e tuttavia mi hanno messo alla
prova già dieci volte e non hanno
obbedito alla mia voce,23 certo non
vedranno il paese che ho giurato
di dare ai loro padri. Nessuno di
quelli che mi hanno disprezzato
lo vedrà;24 ma il mio servo Caleb
che è stato animato da un altro
spirito e mi ha seguito fedelmente
io lo introdurrò nel paese dove è
andato; la sua stirpe lo possiederà.
e conquistiamo il paese, perché
certo possiamo riuscirvi».31 Ma
gli uomini che vi erano andati
con lui dissero: «Noi non saremo
capaci di andare contro questo
popolo, perché è più forte di noi».
32
Screditarono presso gli Israeliti
il paese che avevano esplorato,
dicendo: «Il paese che abbiamo
attraversato per esplorarlo è un
paese che divora i suoi abitanti;
tutta la gente che vi abbiamo notata
è gente di alta statura;33 vi abbiamo
visto i giganti, figli di Anak, della
razza dei giganti, di fronte ai quali
ci sembrava di essere come locuste
e così dovevamo sembrare a loro».
Nu 14,1
Allora tutta la comunità alzò la
voce e diede in alte grida; il popolo
pianse tutta quella notte.2 Tutti
gli Israeliti mormoravano contro
Mosè e contro Aronne e tutta la
comunità disse loro: «Oh! fossimo
morti nel paese d’Egitto o fossimo
morti in questo deserto!3 E perché
il Signore ci conduce in quel paese
per cadere di spada? Le nostre
mogli e i nostri bambini saranno
preda. Non sarebbe meglio per noi
tornare in Egitto?».4 Si dissero l’un
l’altro: «Diamoci un capo e torniamo
in Egitto».5 Allora Mosè e Aronne si
prostrarono a terra dinanzi a tutta
la comunità riunita degli Israeliti.
6
Giosuè figlio di Nun e Caleb figlio
di Iefunne, che erano fra coloro
che avevano esplorato il paese, si
stracciarono le vesti7 e parlarono
così a tutta la comunità degli
Israeliti: «Il paese che abbiamo
attraversato per esplorarlo è un
paese molto buono.8 Se il Signore
ci è favorevole, ci introdurrà in
quel paese e ce lo darà: è un
paese dove scorre latte e miele.
9
Soltanto, non vi ribellate al Signore
e non abbiate paura del popolo del
paese; è pane per noi e la loro difesa
4
L’eco
bene, la pienezza nel segno della terra e della
benedizione. Di questa volontà di Dio il giovane
Giosuè si mette “alla ricerca”, promessa
attraverso Mosè e i patriarchi prima di lui. Il
giovane condottiero diventa così uno strumento
attraverso il quale passa la benedizione di Dio,
oltre che una guida per il popolo che continua
ad alternare momenti di sconforto e di dubbio
(durante le difficoltà) a momenti di grande fede
e disponibilità (quando percepisce Dio vicino).
La “conquista” della terra e la successiva
organizzazione territoriale delle tribù fa
maturare nei diversi gruppi di ebrei la
coscienza di essere un unico popolo e di avere
un unico Dio, allargando questa esperienza
di fede alle popolazioni con le quali hanno
condiviso i frutti della loro nuova terra.
Giosuè, come tutti gli uomini chiamati da Dio
ad essere “segno e guida” in mezzo al popolo,
è l’uomo della speranza: con lo sguardo aperto
sul futuro, riesce non semplicemente a prevederlo quanto piuttosto a prolungare in avanti
il senso del progetto di Dio compreso oggi e
garantito dalla sua realizzazione nel passato.
Giosuè guida tutto il popolo con
autorevolezza, bontà e decisone verso la
conquista della terra promessa; i Padri della
Chiesa hanno riconosciuto in lui la prefigurazione
di Gesù: non solo egli porta lo stesso nome
salvifico, ma il passaggio del Giordano, che
introduce alla terra promessa è simbolo del
battesimo cristiano che aggrega al popolo di
Dio, e la conquista e divisione del territorio è
immagine dell’espansione della Chiesa di Cristo.
Nella conclusione del brano biblico, tratto
dal libro del Numeri, solo quelli che sono
rimasti fedeli a Dio avranno in eredità la terra.
La terra era uno dei grandi temi della
fede di Israele. L’aspetto più importante era
che si trattava di un dono. Israele aveva una
terra in cui vivere semplicemente perché
Dio l’aveva data loro “per grazia”.
La terra di Canaan è il “sogno” del
popolo: il popolo ha trovato nel deserto
il suo Dio; ora da Dio riceve la Sua terra,
rendendo terra e popolo sua eredità.
L’esodo è un’epoca di grandi prodigi: le
piaghe d’Egitto, il passaggio attraverso il Mar
Rosso, i miracoli compiuti da Dio nel deserto…
Ma l’Esodo è anche altro: tempo di incontro
con Dio e tentazione, tempo dei favori di Dio
e dell’infedeltà del popolo… ma soprattutto il
tempo dove le promesse di compiono e la terra
promessa è dono a cui credere ricercandola.
Il lungo cammino del deserto
costituisce, soprattutto, una
fondamentale educazione alla fede.
L’arrivo nella Terra Promessa diventa il punto
d’arrivo di questa esperienza oltre che punto di
partenza nella nuova condizione di popolo di Dio.
In questo contesto avviene il “passaggio
di consegne tra Mosè e Giosuè, tra il
vecchio “patriarca” ed il suo giovane
“condottiero”, autorevole successore.
La “vocazione di Giosuè è scritta nel
significato del suo nome: Jahvè salva.
È Giosuè (v. 6) che “porta” alla
salvezza, nella situazione di grande
delusione dopo l’esplorazione della
“Terra Promessa”. Egli definisce il paese
molto buono e soprattutto ricco di frutti
e di benedizione (latte e miele); non si
è fermato sulle difficoltà ma ha messo
in luce che il dono di Dio è sempre più
grande della fatica del percorso e della
lotta da sostenere, e che la terra dove
scorre latte e miele valeva la pena perché
più grande di ogni fatica: in fondo la
promessa di Dio “non mentiva” e “non
ingannava” come sostenevano gli altri.
Giosuè incoraggia il popolo (v. 8)
sottolineando che nulla è impossibile a
Dio; Egli è capace di fare nuove tutte le
cose, di far diventare possibili le cose
impossibili; quando Lui è col Suo popolo
non ci saranno ostacoli nell’arrivare a possedere
la terra promessa. La sua forza arriva al di la
di ogni previsione ed aspettativa umana.
Dio sogna per il Suo popolo la felicità, il
5
Per riflettere …
1. Ti sei mai sentito in cammino; hai mai provato a
fare un cammino spirituale con una guida?
2. Quali possono essere secondo te le fatiche di oggi, che
frenano, che annebbiano la vista della meta?
3. Sei convinto veramente che la forza di Dio vince qualsiasi difficoltà?
4. Di che cosa bisogna “armarsi” per non cedere
alla tentazione di tornare indietro?
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6
7
Chiedete e vi
sarà dato:
Lo spirito
La preghiera
di domanda
e di invocazione
G:
Davanti a Te Signore, quando percepiamo la Tua grandezza
immediate salgono al nostro cuore la miriadi di richieste:
per il nostro corpo e la nostra vita,
per coloro a cui vogliamo bene e per chi soffre,
per la nostra serenità e la vera pace.
Domande che da sempre Ti hanno interpellato.
Domande che salgono a Te anche da chi non è cristiano.
E a volte anche da chi non si dice credente,
ma nel bisogno… cerca ancore di salvezza.
Domande, richieste, suppliche
che neppure noi sappiamo se corrispondono al nostro vero
bene. E ancora una volta Tu ci insegni a pregarTi.
Ci insegni a rapportarci con Te.
A chiedere il nostro vero bene. E allora guidaci Tu.
Canto: Io domando
Un amore che fiorisce, una vita che finisce,
una luce che si accende, un’angoscia che ti prende, io domando…
Un amore senza tempo, una vita senza senso,
un sorriso che si schiude, una porta che si chiude, io domando…
Io domando dove porta l’altalena della vita
dove spesso ciò che vale, sembra proprio ciò che muore.
Io domando e mi risponde la Tua voce,
mi risponde, io Ti cerco e Tu sei qui
io Ti cerco, Tu mi chiami e capisco che sei Tu
l’incredibile speranza della vita
e continuo a camminare con la mano nella Tua
e con tutti gli altri amici che Tu hai.
Quando rido con gli amici, quando piango di nascosto,
quando parlo con le cose, quando penso al mio silenzio, io domando…
Quando tutti sono uniti, quando gli altri son nemici,
quando il mondo è la mia casa, quando Tu rimani fuori, io domando…
Io domando quanto tempo si resiste nella vita
Prima di desiderare che la vita sia finita.
8
PRIMA TAPPA
Chiedere è
secondo la tua volontà
lettura biblica
Gesù disse ai suoi discepoli “Tutto quello che chiederete con fede nella
preghiera, lo otterrete.” (Mt 21,22)
Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.
Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto
(Lc 11,9-10)
1L:
Signore Tu vuoi che innalziamo a Te la nostra richiesta.
Tu sai che siamo deboli.
Ma sai che a volte
non sappiamo neppure
cosa sia davvero importante chiedere.
Vorremmo tutto e di fatto non sappiamo cosa sia essenziale
Ora vogliamo avere questo,
dopo vogliamo quell’altro
e dopo ancora preferiremmo un’altra cosa.
2L:
Tu attendi da noi che ci esprimiamo con chiarezza.
Che Ti gridiamo cosa veramente ci sta a cuore.
Che cerchiamo il nostro vera bene.
Da Te, come un dono prezioso.
Da Te, come unica fonte.
Da Te, come verità di noi stessi.
G:
Ci hai fatto delle promesse enormi, Signore.
Ci hai detto che il Padre risponderà di certo alle nostre suppliche
ma solo se lo faremo con fede.
1L:
Ti chiediamo fin troppo,
con una marea di parole ripetute con meccanicità
in pochi minuti strappati alle mille altre cose.
aspettando magiche soluzioni.
3L:
Chiedere con fede
È chiedere avendo scelto ciò che davvero ci sta a cuore.
È chiedere avendo selezionato fra le tante esigenze.
È chiedere dopo una buona riflessione di fondo.
Chiedere con fede è dentro una relazione di amicizia profonda,
perché solo all’amico si chiedono le cose grandi
Chiedere con fede è chiedere senza titubanza...
perché si chiede a un…papà.
9
2L:
Chiedere con fede,
è essere certi che ci donerai ciò che abbiamo bisogno,
è vivere nell’umiltà di chi non pretende,
ma attende un dono che non gli è dovuto.
Chiedere con fede è lasciarTi fare o Dio,
consegnandoti le nostre fatiche.
1L:
Chiedere con fede è pregarTi con costanza,
segno di buona volontà e di amore concreto.
Chiedere con fede, significa chiederTi con insistenza
uscendo dalla superficialità del “tutto e subito”,
riconoscendo che senza di Te non siamo nulla
Cosa chiedo? Sono costante?
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10
SECONDA TAPPA
Chiedere secondo la Tua preghiera.
lettura biblica
Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di
venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché
il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele
chiediate. Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il
tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci
oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiticome noi li
rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci
dal male. Mt 6,7-13
G:
TUTTI:
G:
TUTTI:
G:
TUTTI:
G:
Signore ci dici che le domande giuste
sono tutte nella Tua preghiera
Sia santificato il tuo nome:
Ti domando Signore che nella mia vita
TUTTO parli di Te, rimandi a Te, trovi in Te forza,
così chi mi vede comprenda che senza Te nulla ha senso
e quindi a Te si affidi
Venga il tuo regno
Ti chiedo Signore che La tua logica, l’amore
abiti in tutte le relazioni,
sia presente in tutti i pensieri,
nelle parole che pronuncio,
nei gesti che compio,
Ti chiedo che con gradualità
Ti assomiGli sempre più
nei pensieri, nelle parole, nei gesti.
Sia fatta la tua volontà
Ti chiedo Signore che il mio e altrui egoismo
non blocchi mai la realizzazione dei Tuoi disegni
perché solo nella Tua volontà c’è la vera gioia.
Ti chiedo in particolare di farmi comprendere
dove mi hai pensato nella Chiesa
al servizio Tuo e degli altri. 11
TUTTI:
G:
TUTTI:
G:
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
Signore dacci il pane materiale
dallo a Tutti
e non permettere che nessuno soffra per l’ingiustizia
di vedersi privato dell’essenziale
mentre altri hanno troppo
Dacci però anche il pane spirituale per far crescere la nostra vita
e non permettere che aumentino in noi
superficialità e banalità che ci uccidono.
Rimetti a noi i nostri peccati
Trattaci non come noi trattiamo gli altri
non misuraci come noi giudichiamo
perché solo gustando la Tua bontà,
cambieremo e impareremo ad amare
E non ci indurre in tentazione e liberaci dal
male:
TUTTI:
G:
e donaci la forza di resistere al male
all’egoismo che distrugge
al diavolo che divide
al peccato che uccide.
12
per riflettere
1. Che immagine di Dio “passa” dalla mia preghiera di domanda?
2. Il Dio slot machine: metto il gettone preghiera, incrocio
e dita e spero che mi vada di… fortuna
3. Il Dio dell’istante: all’occorrenza e quando non se ne può più.
4. Il Dio lontano a cui chiedo ma che poi… mi lascia a far da me
5. Il Dio della tegola: chiedo che si faccia la Sua volontà
ma che non mi cada addosso la tegola della vocazione...
E speriamo che Lui non mi chieda nulla…
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13
TERZA TAPPA
Tu ci doni il massimo: Dio, lo Spirito
G:
È straordinario.
Le Tue promesse arrivano là
dove noi non ci saremmo neppure immaginati.
Non solo vuoi donarci Tutto ciò
che chiediamo con fede
che chiediamo con costanza
che chiediamo con profondità di vita e in una relazione d’amicizia
con Te.
Ma vuoi darci il Tuo tutto
Vuoi darci Dio, dandoci lo Spirito.
Vuoi darci davvero il TUTTO.
lettura biblica
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra?
O se li chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se
gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete
cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro
celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!”. Lc 11,11-13
1L:
G:
Tu vuoi donarci il massimo: Dio Spirito
Ma noi lo vogliamo veramente questo “massimo”?
Avere lo Spirito significa avere TUTTO,
perché è avere Dio e tutto il resto viene di conseguenza
In ogni situazione
Per ogni cosa
In ogni tempo
Possiamo invocare questo dono
Canto finale: Vieni Qui tra Noi (Gen)
Vieni
Vieni
Vieni
Vieni
qui
qui
qui
qui
tra
tra
tra
tra
noi come fiamma che scende dal cielo.
noi, rinnova il cuore del mondo.
noi, col tuo amore rischiara la terra.
noi, soffio di libertà.
Nel silenzio tu sei pace, nella notte luce,
Dio nascosto, vita, Dio tu sei, Amore.
Tutto si ricrea in te, tutto vive in te.
Scalda col tuo fuoco terra e cielo.
Tu, che sai raccogliere ogni gemito,
semina nel nostro cuoreuna speranza d’eternità.
Vieni qui tra noi... Amore, Dio in mezzo a noi!.
14
DALL’AURORA
Chiedete e vi
sarà dato:
lo Spirito
Preghiera del mattino
Canto: Lo Spirito di Cristo
Lo Spirito di Cristo fa fiorire il deserto,
torna la vita, noi diventiamo testimoni di luce. (2v.)
•
•
•
Non abbiamo ricevuto uno Spirito di schiavitù,
ma uno Spirito d’amore, uno Spirito di pace,
nel quale gridiamo “Abbà Padre, Abbà
Padre”.
Lo Spirito che Cristo risuscitò darà vita ai nostri
corpi, corpi mortali, e li renderà strumenti di
salvezza, strumenti di salvezza.
Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e
come desiderio che divampi nel mondo, e
porti amore ed entusiasmo in tutti i cuori
Salmo 130
1C Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
2C Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore.
1C Io spero nel Signore,
l’anima mia spera nella sua parola.
L’anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l’aurora.
2C Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.
TUTTI:Gloria al Padre…
15
lettura biblica
Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi
sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca
trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio che
gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un
pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi
sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre
vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele
domandano! Mt 7,7-11
Intercessioni
Certi che il Signore non lascia cadere la nostra
preghiera, ripetiamo insieme: Ascolta, o Signore.
Ascoltaci, o Signore.
Signore, aumenta la nostra fede. Aiutaci a chiedere con la fiducia di figli.
Preghiamo.
Aiutaci Signore a vivere nell’umiltà profonda di chi non pretende, ma
attende da te doni non dovuti.
Preghiamo.
Ti consegniamo le nostre fatiche Signore. Fa che sentendoti vicino
sappiamo compiere con serenità le scelte importanti sulla nostra vita.
Preghiamo.
Accompagnaci Signore nel cammino della nostra vita: dacci la forza di
uscire dalla superficialità del “tutto e subito” e di saper riconoscere che
senza di Te non siamo nulla.
Preghiamo.
Padre Nostro
Affidamento a Maria: Ave Maria
Ave Maria, ave. Ave Maria, ave.
Donna dell’attesa e madre di speranza ora pro nobis
donna del sorriso e madre del silenzio ora pro nobis
donna di frontiera e madre dell’ardore ora pro nobis
donna del riposo e madre del sentiero ora pro nobis.
Donna del deserto e madre del respiro ora pro nobis
donna della sera e madre del ricordo ora pro nobis
donna del presente e madre del ritorno ora pro nobis
donna della terra e madre dell’amore ora pro nobis
16
ACTIO
La Risposta
SENSO DELLA RICERCA E DEL CAMMINO
Per iniziare …
1. Quando sei stato invitato al gruppo del GrAdo, che
tipo di gruppo ti aspettavi di incontrare?
2. Perché hai accettato di partecipare al GrAdo?
3. Cosa ti rende veramente felice?
4. Cos’è per te la vocazione?
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17
1. La ricerca:
perché? Creati per
essere felici
La santità viene sempre “a grappoli”:
un santo, per le sue caratteristiche, porta
sempre altra santità. La sua vita affascina
e richiama le coscienze di tante persone.
Così per don Bosco. Il suo oratorio fu
sempre frequentato da piccoli e grandi santi.
Uno tra questi fu Michele Magone, di cui
don Bosco scriverà una piccola biografia.
Anche se non fu un santo canonizzato, da
altare, ha comunque tanto da insegnarci:
“- Perché non ti confessi anche
tu? Queste parole buttate là da Beppe
come per caso continuano
a risuonare all’orecchio di Michele. Il
mattino dopo Michele si alzò stanco morto e
tutto indolenzito. Era di pessimo umore. Le
parole di Beppe erano state come la goccia
che aveva fatto traboccare il vaso. In cortile
non si lascia avvicinare da nessuno. Nemmeno
i suoi giochi preferiti non lo interessano più.
- Michele, vieni a giocare!
- Non mi sento. Giocherò un’altra volta.
- Vieni! Si tratta della rivincita.
- Ti ho detto che non vengo.
- Se non vieni, perdiamo.
- Lasciami in pace, altrimenti…
Anche i suoi migliori amici non osano
insistere. Con un tipo simile non si sa mai…
In un attimo la notizia fa il giro dell’Oratorio.
- Cos’ha? Cosa gli hanno fatto?
- Mah! Chi lo sa!
Per tre giorni anche Beppe non riesce a
strappargli una parola e deve accontentarsi di
pregare. Alla fine, visto inutile ogni tentativo,
decide di parlarne a don Bosco. Don Bosco
non si meraviglia. Aspettava anzi questo
momento decisivo di disagio spirituale.
È’ il Signore che passa, che bussa al
cuore di Michele e vuole
impadronirsene. Beppe corre in cortile,
pieno di rinnovata buona volontà.
- Hai visto Magone?
- Non lo vedi, è là in quell’angolo. È
meglio lasciarlo stare - gli dice Antonio. Un momento fa quasi prendeva a pugni un
ragazzo che insisteva per farlo giocare. Infatti
Michele oggi è ancor più di cattivo
umore. Se ne sta seduto con la testa
tra le mani, tutto assorto nei
suoi pensieri. Beppe gli si avvicina,
ma egli non alza nemmeno la testa
e grida ancor più arrabbiato:
- Volete lasciarmi in pace, sì o no?
- Senti, Michele - si azzarda a dire Beppe.
- Ah, sei tu?
- Cosa capita? Non stai bene nemmeno oggi?
- No. Lasciami stare.
Beppe però nota un cambiamento
nel tono di voce del suo amico.
In realtà, Michele cerca di salvare le
apparenze. Ha il cuore grosso e sente un
bisogno disperato di sfogarsi con qualcuno.
- Cos’hai? Perché non parli? - insiste Beppe.
- Ti dico che non ho niente.
- E allora perché non vieni a giocare
con noi? Sei arrabbiato anche con me?
Michele non ne può più.
- Non lo so nemmeno io cos’ho! Vedo gli
altri che vanno a confessarsi e comunicarsi
e sembrano così contenti che mi viene
una rabbia da morire. Questa volta Beppe
cade dalle nuvole. Non se lo sarebbe mai
aspettato. Michele se ne accorge.
- Non te l’avevo detto che
non avresti capito niente?
- Mah! Non riesco a capire perché
devi arrabbiarti se gli altri vanno a
confessarsi e comunicarsi.
- Perché gli altri sono bravi ragazzi,
18
e diventano sempre più bravi.
- E quindi?
- E quindi io sono sempre lo stesso
mascalzone, capace solo di bestemmiare
e far baruffa e far arrabbiare tutti dal
mattino alla sera. Hai capito adesso
cos’ho? Quando vedo gli altri che vanno
a confessarsi e comunicarsi, sento
il sangue alla testa e dico: questi sì che
sono bravi ragazzi. Tu non sei che un
mascalzone e devi vergognarti di te stesso.
Beppe non sa davvero cosa rispondere.
Finalmente gli viene un’idea.
- Non arrabbiarti se ti dico che non sei
furbo. Invece di invidiare gli altri perché sono
contenti, perché non fai come loro? Va’ a
confessarti e sarai contento anche tu!
- Va’ a confessarti! Va’ a confessarti! Fai
presto a dirlo. Dovresti essere al mio posto!
Michele si sente così solo e infelice che
scoppia a piangere. Poi, all’improvviso, si alza,
scappa via da Beppe e si rifugia in sacrestia.
Ma un istante dopo, Beppe lo raggiunge.
- Perché scappi?
- È inutile! Ho la coscienza così
imbrogliata che non so più che cosa fare.
Mi sembra di avere mille diavoli addosso.
- Motivo di più per andare da
un confessore e dirgli tutto.
- È inutile. Lasciami stare. Caso
mai ne parleremo domani” .
Per pensare
1. In quali occasioni ho sentito parlare del “mettersi in ricerca”?
2. Che significato ho compreso?
3. Cos’è per me un preconcetto
4. Quando mi sembra di metterlo in
atto?
Scrivo un esempio di disponibilità…
(un momento, una situazione in cui ho
saputo rendermi disponibile.)
Michele è un giovane in ricerca.
Vuol dare senso alla sua vita.
E questo ci interpella.
19
20
2. Come cercare?
Quali sono i passi da compiere per met-
tersi in ricerca? Ecco alcune indicazioni.
La lotta dei sentimenti
Guardando Michele ci viene in mente
una fatica che ognuno di noi è chiamato
a percorrere: quella della lotta con i propri
sentimenti, negativi o positivi che siano. Spesso
ci capita di “sentire” qualcosa dentro di noi ma
di non riuscire a comprenderlo, di non riuscire
a dominarlo, quasi che non ci appartenesse.
I sentimenti per quanto a volte difficili da
interpretare dicono molto di noi e su di noi.
Imparare a conoscerli e a chiamarli per nome
è una sfida che dura tutta la vita e come in
tutte le cose bisogna allenarsi per vincere.
Come Michele Magone anche noi vogliamo
fare lo sforzo di riconoscere i nostri sentimenti.
All’inizio è molto difficile, ma con un buon
impegno ed una buona guida ci si può riuscire.
Nell’iniziare questo cammino del GRADO
(Gruppo Ricerca ADOlescenti) dovresti fare
lo sforzo di mettere in pratica tutte e tre le
parole che compongo il nome del gruppo:
-
Gruppo: vivremo insieme alcuni
incontri durante l’anno con ragazzi e salesiani
che provengono da varie case salesiane
dell’ispettoria (alcuni incontri li vivrai nella tua
casa salesiana di provenienza). E’ il momento
dell’apertura, del confronto, del mettersi in gioco,
del condividere i propri sentimenti, pensieri, idee.
-
Ricerca: è il momento del cercare
insieme, dell’esplorare. Iniziamo questo gruppo
proprio per farci una domanda: “Cosa vuole
il Signore da me? Qual è il progetto di felicità
che ha sulla mia vita?” Una domanda di non
semplice risposta, una domanda che esige un
cammino quotidiano, un impegno costante.
-
Adolescenti: è proprio per voi,
non per persone adulte ma per la vostra età nel
cammino di vita che adesso state facendo. E
quindi pensare alla propria Vocazione, non è una
cosa da grandi ma è proprio per la vostra età!!!
In questo cammino insieme lo sforzo nel
riconoscere i nostri sentimenti parte non da noi,
non è un semplice “guardarsi addosso”, non è
un impegno solo personale, ma nasce da una
Chiamata. Si, se siamo qui abbiamo questa
coscienza forte dentro di noi, non siamo noi a
chiamare noi stessi, non ci costruiamo da soli,
ma siamo dei Chiamati, la nostra vita, la nostra
esistenza parte da qualcun Altro…(con la A
maiuscola), e questo qualcuno è proprio Dio.
I tuoi sentimenti come Michele Magone
sono allora un segnale, per quanto difficile da
interpretare, della parola e della chiamata di
Dio. Michele si trova in un momento di difficoltà,
affaticato, sofferente, in cerca di qualcosa,
non sa bene di cosa si tratti, ma capisce che
gli manca la vera felicità… . Ecco perché
è necessario che ci mettiamo in cammino,
perché dobbiamo trovare la vera felicità!
Un cammino ben indicato….
Secondo te, questa profonda ricerca,
ai nostri occhi potrebbe sembrare:
a) Qualcosa di inutile
b) Una cosa solo per preti (o salesiani)
c) Io ho già la mia play station, lo
scooter, il computer, la ragazza….serve altro??
d) Troppo impegnativa…
e) Altro…
Eppure il cammino di ricerca ha un
significato estremamente profondo, è l’unico
modo per costruire la propria vita al di là
dell’appiattimento su ciò che accadrà oggi e
basta, ma spinge a costruirsi e a progettarsi per
il futuro. A noi non serve altro che il coraggio di
buttarsi in una esperienza che richiede impegno,
è vero, perché ogni cosa che porta alla vera gioia
lo richiede, ma che costruisce a lungo andare
una mentalità ed un cuore pronti ad essere veri
collaboratori di Dio e delle sue meraviglie.
Come nel brano che abbiamo letto
Michele non sente semplicemente una
neutra spinta a stare bene come gli altri, ma
21
letteralmente desidera la gioia che vede in
loro e si accorge che quella gioia viene da una
vita vicina a Dio, la nota precisamente nella
loro serena e profonda partecipazione a due
sacramenti: la confessione e la comunione.
Per questo il nostro cammino è ben
indicato. Non è una vuota esortazione del
tipo: “comportati bene…”, “fai il bravo…”,
“diventa un buon ragazzo…”, ma qui tu puoi
camminare con veri e propri “strumenti” che
ti guidano e che puoi verificare, sono come
i termometri della tua vita spirituale, che
misurano con che intensità la vivi, ed allo
stesso tempo ne sono il nutrimento primario.
E’ necessario abilitarsi ad un serio, profondo,
sereno e fiducioso esame di coscienza per
penetrare la profondità del proprio cuore e
rendersi disponibili a mettersi in gioco.
3. Ricerca e
disponibilità!
Michele non si stanca di “porsi
in atteggiamento di ricerca”.
Ecco un punto fondamentale: è spaventato
dai suoi sentimenti, vorrebbe vivere la gioia
degli altri, è insofferente per la tristezza…
ma non si lascia vincere anzi cerca di più, va
avanti, questo atteggiamento è fondamentale
e necessita di alcuni passaggi che vogliamo
insieme riconoscere e scovare nella nostra vita:
- Allenarsi alla disponibilità:
significa saper uscire da se stessi, smetterla
di concentrarsi solo su di sé sui propri pensieri,
desideri, attese, ma saper ascoltare con le
orecchie di Dio (ascoltare le sue Parole ed essere
pronti a seguirlo), saper guardare con gli occhi
di Dio (vedere le situazioni, gli avvenimenti
attraverso il suo amore), saper parlare con la
bocca di Dio (avere parole di speranza e di
bontà). La disponibilità si costruisce (come ci
si crea un “buon tiro” giocando a calcio… è
una questione di allenamento), un esempio
è quello dell’allenarsi a dire di SI come fece
22
la Madonna alla proposta dell’angelo: Quante
volte sei capace di dire il tuo SI, ai tuoi
genitori, ai tuoi amici, ai tuoi insegnanti, a
color che non ti stanno tanto simpatici…ecc.
Dire SI a Dio esige allenamento quotidiano,
solo così si diventa capaci di disponibilità.
- Allenarsi all’accoglienza:
significa costruirsi da veri uomini che sanno
fare spazio all’ingresso di Dio nella propria vita,
all’ascolto della sua Parola, perché è l’unica
che può dare vera vita. Quando si accoglie
qualcuno è necessario “fargli un po’ di spazio”
sapersi spostare un pochino per permettergli di
avere anche lui un posto al nostro fianco. Con
Dio la dinamica è molto più profonda: lasciargli
spazio vuol dire dargli tutto lo spazio, far si che
ogni posto diventi il suo posto, perché in realtà
è proprio lui che ci permette di accoglierlo
nella nostra vita e di diventare così veramente
accoglienti. La cosa interessante è che in
principio potrebbe sembrare troppo, e troppo
esigente, quasi Qualcuno che ci togli i “nostri
spazi”, invece con l’andare del tempo questo
“preconcetto” lascia il posto alla verità: “Dio
non toglie nulla” anzi dà cento volte tanto.
- Allenarsi a riconoscere la
vera felicità: è questo, forse, il concetto più
complicato anche se forse il più importante, cioè
fidarsi di Dio, lasciarlo entrare nella propria vita,
rendersi disponibili ad accoglierlo e a lasciarci
accogliere da Lui ci dona la vera felicità. Come
nella vicenda di Zaccheo che, appena comprende
che il Signore vuole entrare nella sua vita, si
riempie di gioia. E quel “oggi devo fermarmi a
casa tua” significa proprio: devo entrare nella tua
vita in pienezza. Questa è la vera felicità, coloro
che la vogliono trovare non devono fare altro che
“aprire, anzi spalancare le porte a Cristo”. Anche
questo necessità di un allenamento che permetta
di crescere nella vera felicità, eliminando
tutte le false felicità, che altro non sono se
non “palliativi”, una sorta di anestetizzanti
della coscienza che chiudono il nostro cuore
a ripiegamenti infantili e falsi. Lasciare che il
Signore diventi davvero il Dio della tua storia
passata, presente e futura è ciò che costruisce
dentro di Te quell’entusiasmo che sfocia nella
gioia profonda di chi si sente realizzato.
Attenzione a questi anestetizzanti
che minano la vera felicità:
Se faccio quello che voglio sto davvero bene;
Io sono libero quindi decido da me;
Essere disponibili significa essere
degli imbecilli, chi fa da sé fa per tre!
Mi basta pensare a oggi, domani vedremo….
Ok Dio, però non chiedermi proprio tutto
…(aggiungine qualcuno tu)
Per concludere…
Per fare un cammino sincero di ricerca
è dunque indispensabile una coscienza
pura e purificata dall’Amore di Dio, perché
da soli noi non possiamo nulla.
Guardare dentro al proprio cuore deve
partire necessariamente dal riconoscere l’amore
che Dio ha per noi, guardando tutti i doni che
ci ha fatto, le doti che ci ha concesso, le cose
belle a cui ci ha chiamato: ringraziandolo
per tutto questo dicendogli come Maria:
“Grandi cose ha fatto me l’Onnipotente”.
23
RIFLESSIONE PERSONALE
1.
2.
3.
4.
5.
6.
Quali sono i miei sentimenti, cosa provo davanti alla storia di Michele?
Cosa sento che mi appartiene, che anch’io vivo?
Sei convinto che mettersi in ricerca del progetto di Dio,
sia indispensabile per ogni uomo? Perché?
Cosa devi trasformare (convertire) nel tuo modo di pensare e in
quello che senti da amici, insegnanti…ecc per costruirti una mentalità
che si mette in ricerca di Dio e del suo progetto d’amore?
Quali passi concreti pensi di dover fare per allenarti alla disponibilità?
All’accoglienza? Alla vera felicità?
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24
output
Per la mia vita …
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25
SECONDO INCONTRO A
Conoscenza
di sè
26
LECTIO
INPUT
La Parola
Davide 1Sam 17,32-51
Davide disse a Saul: «Nessuno si
perda d’animo a causa di costui. Il
tuo servo andrà a combattere con
questo Filisteo».33 Saul rispose a
Davide: «Tu non puoi andare contro
questo Filisteo a batterti con lui:
tu sei un ragazzo e costui è uomo
d’armi fin dalla sua giovinezza».34
Ma Davide disse a Saul: «Il tuo
servo custodiva il gregge di suo
padre e veniva talvolta un leone
o un orso a portar via una pecora
dal gregge.35 Allora lo inseguivo, lo
abbattevo e strappavo la preda dalla
sua bocca. Se si rivoltava contro
di me, l’afferravo per le mascelle,
l’abbattevo e lo uccidevo.36 Il tuo
servo ha abbattuto il leone e l’orso.
Codesto Filisteo non circonciso
farà la stessa fine di quelli, perché
ha insultato le schiere del Dio
vivente».37 Davide aggiunse: «Il
Signore che mi ha liberato dalle
unghie del leone e dalle unghie
32
27
dell’orso, mi libererà anche dalle
mani di questo Filisteo». Saul
rispose a Davide: «Ebbene va’ e il
Signore sia con te».38 Saul rivestì
Davide della sua armatura, gli
mise in capo un elmo di bronzo
e gli fece indossare la corazza.39
Poi Davide cinse la spada di
lui sopra l’armatura, ma cercò
invano di camminare, perché
non aveva mai provato. Allora
Davide disse a Saul: «Non posso
camminare con tutto questo,
perché non sono abituato». E
Davide se ne liberò.40 Poi prese
in mano il suo bastone, si scelse
cinque ciottoli lisci dal torrente e
li pose nel suo sacco da pastore
che gli serviva da bisaccia;
prese ancora in mano la fionda
e mosse verso il Filisteo.41 Il
Filisteo avanzava passo passo,
avvicinandosi a Davide, mentre
il suo scudiero lo precedeva.42 Il
Filisteo scrutava Davide e, quando
lo vide bene, ne ebbe disprezzo,
perché era un ragazzo, fulvo di
capelli e di bell’aspetto.43 Il Filisteo
gridò verso Davide: «Sono io forse
un cane, perché tu venga a me
con un bastone?». E quel Filisteo
maledisse Davide in nome dei
suoi dèi.44 Poi il Filisteo gridò a
Davide: «Fatti avanti e darò le tue
carni agli uccelli del cielo e alle
bestie selvatiche».45 Davide rispose
al Filisteo: «Tu vieni a me con la
spada, con la lancia e con l’asta.
Io vengo a te nel nome del Signore
degli eserciti, Dio delle schiere
d’Israele, che tu hai insultato.46 In
questo stesso giorno, il Signore
ti farà cadere nelle mie mani. Io
ti abbatterò e staccherò la testa
dal tuo corpo e getterò i cadaveri
dell’esercito filisteo agli uccelli del
cielo e alle bestie selvatiche; tutta
la terra saprà che vi è un Dio in
Israele.47 Tutta questa moltitudine
saprà che il Signore non salva per
mezzo della spada o della lancia,
perché il Signore è arbitro della
lotta e vi metterà certo nelle nostre
mani».48 Appena il Filisteo si mosse
avvicinandosi incontro a Davide,
questi corse prontamente al luogo
del combattimento incontro al
Filisteo.49 Davide cacciò la mano
nella bisaccia, ne trasse una pietra,
la lanciò con la fionda e colpì il
Filisteo in fronte. La pietra s’infisse
nella fronte di lui che cadde con
la faccia a terra.50 Così Davide
ebbe il sopravvento sul Filisteo
con la fionda e con la pietra e lo
colpì e uccise, benché Davide non
avesse spada.51 Davide fece un
salto e fu sopra il Filisteo, prese la
sua spada, la sguainò e lo uccise,
poi con quella gli tagliò la testa. I
Filistei videro che il loro eroe era
morto e si diedero alla fuga.
L’eco
Davide era l’ultimo di otto fratelli, il Padre,
Iesse, era un uomo ricco delle virtù della sua
gente, molto timorato di Dio e molto fedele
alla cose della terra, un uomo molto concreto.
Il Signore lo aveva benedetto con la nascita
di otto figli maschi, un onore per la sua gente,
e con dei possedimenti terreni e di bestiame
sufficienti per sè e per la sua famiglia. Non
aveva pretese, ma era contento di quel che aveva
e ogni giorno ringraziava il Signore. L’educazione
impartita ai suoi figli era molto religiosa, aveva
insegnato ai suoi figli ad amare il Signore con
tutto il cuore e con tutta l’anima. Qualunque
cosa avessero compiuto, Iesse insegnava ai
suoi figli ad affidarsi al Signore e a volgere
lo sguardo verso di lui per qualunque cosa
capitasse. Non era come a dirlo. Non sempre
andava bene. A volte la natura non perdonava
e lui e i suoi figli erano costretti a faticare
molto, specie quando arrivava la carestia…
tutto si faceva più difficile. Mai smettere di
confidare nel Signore. Solo lui è la nostra forza.
Dio avrebbe chiesto a Davide qualcosa
di incredibile. Davide era molto giovane
ma aveva già capito che il rapporto con
Dio era la cosa più importante per un buon
Israelita, niente al mondo avrebbe dovuto
sovvertire questo principio basilare.
Passando spesso nella reggia del Re, non
sapeva che cosa fare. Il suo popolo intanto
perdeva uomini sul campo di battaglia in
numero sempre superiore…non poteva
rimanere lì impalato ad assistere a questo
spettacolo….doveva fare qualcosa.
In quel tempo il popolo aveva intrapreso
una battaglia con i filistei, un popolo strano,
molto caparbio, non facile da sconfiggere.
Il re durante quella battaglia era molto in
affanno. Samuele se ne era accorto. In effetti
Saul era cambiato, la preoccupazione poteva
essere cosa giusta e normale, ma sembrava
che l’agitazione del re dipendesse dalla sua
mancata fiducia nel Signore. Perché dubitare?
Perché escluderlo? Aveva dato prova molte volte
della sua onnipotenza? In effetti la battaglia
28
si faceva sempre più difficile perché il popolo
avverso aveva un’arma segreta…un gigante di
nome Golia. L’esercito aveva più volte tentato
di aprire dei varchi per guadagnare terreno,
ma ogni volta che Golia entrava in azione
tutti erano costretti alla ritirata e bisognava
incominciare da capo. Nel cuore di Saul, re
d’Israele regnava lo sconcerto. Cosa voleva
davvero il Signore dal popolo di Israele? Lui
era il responsabile primo, era colui che doveva
rendere conto al Signore delle sue azioni.
Mentre, con passo spedito, si incamminava
verso Golia si affidava a Dio. “Signore non
abbandonare il tuo servo, dammi forza affinché
io, con quello che sono, possa essere strumento
di salvezza per il mio popolo. Sii tu a Guidare
le mie azioni. Io metto a disposizione me
stesso”. Questa preghiera, Davide la sentiva
profondamente nel cuore ed era scuro che il
suo Dio non lo avrebbe abbandonato. Dopo
poco ecco spuntare Golia….Davide lo guardò
con un po’ di timore…era il doppio di Lui.
Quando Golia volse il suo sguardo verso
Davide si mise a deriderlo e a sbeffeggiare
il Dio di Israele. Non era semplicemente uno
sguardo di sfida, era uno sguardo di disprezzo
e sufficienza. Anche le sue parole erano
offensive e sottostimavano le qualità di Davide.
Udendo quelle parole, Davide si accese
di collera. Non poteva permettere che il
suo Dio fosse sbeffeggiato e ridicolizzato.
Improvvisamente sentì dentro di Lui una forza
così grande, una forza che gli veniva dall’alto.
La paura lasciò posto al coraggio e dopo essersi
difeso verbalmente dalle minacce del gigante, in
un attimo estrasse la fionda e colpì gravemente
Golia, il quale sorpreso per una mossa così
astuta, non ebbe nemmeno il tempo di evitare
il colpo….la sua statura enorme gli impediva
di muoversi velocemente. Davide invece, in un
balzo gli fu addosso e con un’agilità fu sopra
il suo corpo. Dio lo stava accompagnando
in questa impresa. Improvvisamente, prima
del colpo mortale, Davide si guardò attorno e
vide in lontananza il re che si era affacciato al
terrazzo delle sua casa. Invocò il Signore con
un alto grido e finì Golia con un colpo di spada.
Attorno a Lui gioia immensa. In
quel momento sapeva che il Signore lo aveva
utilizzato per manifestare, ancora una volta, la
sua gloria al popolo di Israele. Non gli passava
per la testa il fatto di considerarsi un eroe. Egli
aveva fatto ciò che doveva fare, secondo quanto
poteva fare…il resto, lo aveva fatto il Signore.
Da questo racconto scopriamo subito
alcune caratteristiche fondamentali nella vita
di Davide. Il suo temperamento, la sua tenacia,
il suo coraggio, non si improvvisano da zero.
Tutto ha origine all’interno della sua storia.
Prima di tutto non bisogna dimenticare
le sue caratteristiche esteriori. La statura,
il colore dei capelli, degli occhi, il fatto di
essere di bell’aspetto fanno tutte parte di un
progetto che è pensato per noi. Non dobbiamo
recriminare il fatto che non corrispondiamo
ad un certo prototipo televisivo. Il nostro
volto è frutto dell’amore. Ciascuno di noi è
frutto di un dono anche nelle sue più intime
strutture. Il Signore vuole incontrare realmente
noi non la nostra copia rifatta, ideale.
In secondo luogo è necessario che ciascuno
di noi prenda consapevolezza che il proprio
carattere, il proprio temperamento è frutto
anche delle nostre relazioni: la nostra famiglia,
l’educazione che abbiamo ricevuto. La capacità
di Davide di considerare la presenza di Dio
nelle vicende quotidiane, la semplicità di cuore
l’ha imparata da suo Padre. Così come anche
il fatto di non mollare mai, di non lasciarsi
prendere dallo sconforto. Anche Samuele ha
svolto un ruolo molto importante nella storia di
Davide. L’ha seguito e ha fatto in modo che i
suoi doni giungessero ad essere parte di lui.
Anche le situazioni della nostra vita ci aiutano
a coltivare dei doni. A volte tentiamo di eliminare
alcuni episodi della nostra vita che vorremmo
non ci fossero mai stati, ma è un errore.
Dobbiamo considerare tutto in positivo e essere
certi che da una situazione negativa il signore
vuole insegnarci qualcosa, vuole farci un dono.
Il fatto di riconoscere che i nostri doni li
apprendiamo dalla nostra storia non ci deve far
cadere nel tranello che il Signore non c’entri
nulla. Tutto ciò che viviamo è espressione della
29
sua misericordia. Noi veniamo al mondo per
una scelta d’amore e tutto ciò che è intorno a
noi è irradiazione di questo amore. Anche le
vicende negative, se vissute in comunione con
Dio, possono aiutarci a crescere a maturare.
Anche tu puoi giungere a compiere cosa
impossibili con l’aiuto del Signore. Anche a te
il Signore fa grandi doni. Magari fai fatica a
scoprirli perché è più facile fissare lo sguardo
sulle nostre realtà più fragili. Dio però ti ama in
modo concreto e personale e lo fa donandoti
delle qualità perché attorno a te e grazie a loro
impiego il Regno di Dio cresca sempre di più.
Come a Maria Dio ripete ancora a
ciascuno di noi: “Nulla è impossibile a Dio”.
30
Per riflettere …
1. Quali sono i doni che il Signore ti ha fatto?
2. Prova a rileggere alcuni momenti importanti della tua vita; dove
il Signore ha incontrato in modo particolare le tue strade?
3. Hai mai fatto esperienza del fatto che nulla è impossibile a Dio; che
Egli può rendere possibili le cose impossibili; in quali situazioni?
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In ogni cosa
rendete grazie
La preghiera
di ringraziamento
Canto: Ti ringrazio mio Signor
Ti ringrazio mio Signore e non ho più paura
perché con la mia mano nella mano
degli amici miei cammino tra la gente
della mia città e non mi sento più solo,
non sento la stanchezza
e guardo dritto avanti a me
perché sulla mia strada ci sei tu.
Amatevi l’un l’altro come Lui ha amato voi,
e siate per sempre suoi amici;
e quello che farete al più piccolo tra voi,
credete l’avrete fatto a Lui.
Se amate veramente perdonatevi tra voi,
nel cuore di ognuno ci sia pace;
il Padre che è nei cieli vede tutti i figli suoi:
con gioia a voi perdonerà.
Da Te, come unica fonte.
32
PRIMA TAPPA
La malattia della pretesa
ingrata
lettura biblica
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i
quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù
maestro, abbi pietà di noi!». Lc 17,12 - 13
G:
La sanguisuga ha due figli, il loro nome è: Dammi! Dammi!Pr 10,15
Nella preghiera di domanda c’è una piccola tentazione che si
nasconde spesso nel nostro cuore: Dammi! Dammi!
Ed ecco la pretesa, l’accumulo, l’egoismo che vuole per sé e
non ringrazia.
Gesù ci mette in guardia e nel grido pretenzioso dei dieci
lebbrosi ci mostra come a volte domandiamo senza ringraziare,
chiediamo senza riconoscere, pretendiamo senza donare. E
così ancora una volta Lui ci insegna a pregare:
lettura biblica
Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai
sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. Lc 17,14
G:
TUTTI:
Tutti siamo un poco malati, malattie diverse ma che hanno
un’unica conseguenza:
ci tolgono la vita,
ci tolgono la linfa vitale della serenità,
ci tolgono la bellezza dell’amicizia profonda,
ci tolgono la forza del dono.
La malattia dell’ingratitudine da cui Gesù vuol guarirci.
Siamo malati di ingratitudine Signore
ma primariamente siamo malati di cecità
Non vediamo la miriadi di doni che abbiamo
e ci lamentiamo senza sosta
Non vediamo che tutto attorno a noi è gratuità
e continuiamo a pretendere
Non vediamo che Tu sei la fonte
da cui deriva ogni cosa
e non diciamo mai Grazie, Eucaristia.
33
1. Quali sono i doni che riempiono la mia vita?
2. Dove si esprime normalmente la mia pretesa lamentosa?
3. Riconosco che TUTTO ciò che ho arriva
da Dio datore di ogni bene?
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SECONDA TAPPA
La terapia del ritorno
lettura biblica
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a
gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era
un Samaritano. Lc 17,15-16
2L:
G:
L’unica terapia è tornare indietro
riprendere coscienza delle cose
e non attendere di perderle per vederne il valore
Tornare ai sensi.
E ri-conoscere, conoscere di nuovo il valore della vista.
Non vi sono più contorni
Non vi è più colore
Non vi è più nulla
Tutto pare inesistente
TUTTI:
Grazie
Grazie
Grazie
Grazie
Tutto si spegne
Si riaccendono le luci
Signore per il dono degli occhi e della vista
perché gli incontri sono possibili
perché la vita è bellezza
perché alla Tua luce tutto prende senso
Scrivi tre cose belle che apprezzi con la vista
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34
G:
Tornare ai sensi.
E ri-conoscere, conoscere di nuovo il valore della vista.
Si introduce del profumo o incenso nel luogo della preghiera
Profumo che dalle narici invade la nostra mente,
tocca i ricordi, rende le cose gradevoli
Profumo della natura che parla della cura
con cui hai creato le cose
Profumo dei sapori che parla dell’amore
con cui le persone ci curano
Profumo che parla di incontri che lasciano il segno
TUTTI:
G:
Grazie Signore per il dono dell’olfatto
che ci narra di un’invisibilità che ci incontra
della bellezza della realtà al di là della visibilità
del gusto con cui incontrare le cose
per apprezzare, scegliere, prediligere il meglio
Tornare ai sensi.
E ri-conoscere, conoscere di nuovo il valore dell’udito.
Musiche diverse – suoni – parole
Suoni che dicono una armonia perfetta
Suoni che narrano di una precisione matematica
Suoni che parlano di realtà inconfondibili
Suoni che rivelano le persone, il loro incontro,
la condivisione del loro cuore
TUTTI: Grazie Signore dell’udito,
senza il quale le relazioni divengono complesse e il
mondo pare finire in me.
Grazie perché tutto ha la misura dell’armonia e
della perfezione e che per questa siamo stati fatti.
Grazie perché l’udito costruisce incontri,
apre all’altro.
Grazie perché possiamo così ascoltarTi,
certi che parli al nostro cuore
e per noi hai una parola di vittoria che vuole
donarci felicità.
35
G:
Tornare ai sensi.
E ri-conoscere, conoscere di nuovo il valore del tatto
Musica - Scambio di pace
TUTTI:
Di un abbraccio che dice accoglienza
Di un bacio che dice amore
Di una stretta di mano che dice impegno
Di un incontro che riconosce
Di un tatto che sa distinguere
l’accoglienza dalla formalità
il bacio dal tradimento
l’accordo dal possesso
l’incontro dallo scontro
TUTTI:
Grazie Signore per il dono del nostro corpo via dell’amore,
dell’impegno vero, della conoscenza
Grazie perché attraverso il nostro corpo, che si pone in
relazione, verifichiamo la nostra maturità,
entriamo in amicizia, uscendo da noi per essere come Te,
dono.
G:
Tornare ai sensi.
E ri-conoscere, conoscere di nuovo il valore del gusto
Musica - Viene spezzato e distribuito
del pane dolce da consumarsi
Sapori delle cose e sapore della vita:
buono e gustoso, dolce e amaro.
Capacità, attraverso ciò che ci doni,
di cogliere le diversità più profonde:
fra bontà e cattiveria
fra dolcezza nell’incontro e chiusura che soffoca
fra ciò che fa crescere e ciò che mortifica.
TUTTI:
Grazie Signore per il gusto che rimanda al sapore
dell’anima.
Grazie per ciò che siamo per il nostro corpo per
le nostre doti, che spesso non conosciamo o non
ri-conosciamo
grazie per i tanti doni che da Te provengono e ci
rendono uomini
grazie perché ci hai fatto come un prodigio.
36
TERZA TAPPA
Il club dei tre D
lettura biblica
Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri
nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render
grazie a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse:
«Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». Lc 17,17-19
TUTTI:
1L:
TUTTI:
2L:
TUTTI:
1L:
TUTTI:
2L:
TUTTI:
1L:
TUTTI:
2L:
Ringraziare è solo per chi è intelligente,
per chi sa leggere dentro le cose e gli avvenimenti.
Ringraziare è solo per chi ha cuore,
per chi sa di essere amato in ogni istante, come in ogni istante
batte il suo cuore.
Ringraziare è solo per chi è gioioso e vuole la
felicità
per chi non si fa vincere dal negativo, dalla sconfitta, dal male.
Ringraziare è solo per chi è equilibrato e sta
crescendo,
ponendo Dio e se stesso al giusto posto, senza voler invertire
i ruoli.
Ringraziare è solo per chi vuol fare una strada
semplice,
senza perdersi per i sentieri complessi di speculazioni.
Ringraziare è per tutti,
non necessità di doti straordinarie,
di cultura eccezionale,
di strumenti adatti,
di parole sublimi,
ma solo di occhi puri che vanno dalla superficie
alle profondità, di desiderio di comprendere i doni ricevuti,
di gioia per l’esistente, dell’idea che Dio è buono,
è Padre, è Amore.
Ed ama continuamente TE.
37
G:
Ringraziare è continuità
Ringraziare anche quando ci pare un suono vuoto,
senza sentimento
Ringraziare per ogni cosa proprio perché Tu Signore ami
continuamente e non abbandoni mai.
TUTTI: E così Ti riconosciamo presente
in ogni avvenimento,
in ogni persona,
in Me.
E viviamo dicendo a Tutti e a Te in ogni cosa,
GRAZIE!
G: Vogliamo anche noi entrare Signore nel club dei 3D
Riconoscendo nel silenzio della preghiera della sera 3 Doni che
ci hai fatto
A partire da ora
Sul pacco dono posto al centro ciascuno,
con un pennarello scrive 3 Doni mentre si esegue il canto.
Canto finale: Popoli tutti
Mio Dio, Signore, nulla è pari a Te. Ora e per sempre, voglio lodare
il Tuo grande amor per noi. Mia roccia Tu sei, pace e conforto mi
dai. Con tutto il cuore e le mie forze, sempre io Ti adorerò.
Popoli tutti acclamate al Signore,
gloria e potenza cantiamo al re,
mari e monti si prostrino a te,
al tuo nome, o Signore.
Canto di gioia per quello che fai,
per sempre Signore, con te resterò.
38
DALL’AURORA
in ogni cosa rendete grazie
Preghiera del mattino
Canto: Dall’aurora al tramonto
Dall’aurora io cerco te fino al tramonto ti chiamo
ha sete solo di te l’anima mia come terra deserta
Non mi fermerò un solo istante sempre canterò la tua lode
perché sei il mio Dio il mio riparo mi proteggerai
all’ombra delle tue ali.
Dall’aurora ...
Non mi fermerò un solo istante io racconterò le tue opere
perché sei il mio Dio unico bene
nulla mai potrà la notte contro di me.
Salmo 136
G:
Lodate il Signore perché è buono:
Lodate il Dio degli dei:
perché eterna è la sua misericordia..
Lodate il Signore dei signori:
perché eterna è la sua misericordia..
Egli solo ha compiuto meraviglie:
perché eterna è la sua misericordia..
Ha creato i cieli con sapienza:
perché eterna è la sua misericordia..
TUTTI
: perché eterna è la sua misericordia..
perché eterna è la sua misericordia..
Ha fatto i grandi luminari:
perché eterna è la sua misericordia..
Il sole per regolare il giorno:
perché eterna è la sua misericordia..
la luna e le stelle per regolare la notte:
perché eterna è la sua misericordia..
Percosse l’Egitto nei suoi primogeniti:
perché eterna è la sua misericordia..
39
Da loro liberò Israele:
perché eterna è la sua misericordia..
con mano potente e braccio teso:
perché eterna è la sua misericordia..
Divise il mar Rosso in due parti:
perché eterna è la sua misericordia..
Guidò il suo popolo nel deserto:
perché eterna è la sua misericordia..
Percosse grandi sovrani
perché eterna è la sua misericordia..
uccise re potenti:
perché eterna è la sua misericordia..
Seon, re degli Amorrei:
perché eterna è la sua misericordia..
Og, re di Basan:
perché eterna è la sua misericordia..
Diede in eredità il loro paese;
perché eterna è la sua misericordia..
in eredità a Israele suo servo:
perché eterna è la sua misericordia..
Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi:
perché eterna è la sua misericordia..
ci ha liberati dai nostri nemici:
perché eterna è la sua misericordia..
Egli dá il cibo ad ogni vivente:
perché eterna è la sua misericordia..
Lodate il Dio del cielo:
perché eterna è la sua misericordia..
Gloria al Padre…
Lettura breve
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali,
fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro,
abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi
ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro,
vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò
ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò:
«Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non
si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo
straniero?». E gli disse: «Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».
19
40
Lc 17,12-
Intercessioni
Riconoscenti a Dio per il Suo amore, lo ringraziamo dei doni ricevuti:
Ti ringraziamo Signore per le nostre famiglie.
-Attraverso di loro aiutaci a riconoscere il tuo amore.
1.
Ti ringraziamo Signore per come siamo: il nostro carattere,
le nostre emozioni, il nostro corpo, tutta la nostra vita.
- Parlaci a partire dalla nostra storia personale.
Ti ringraziamo Signore per la tua presenza in mezzo a noi.
- Aiutaci a riconoscerti presente in ogni avvenimento,
in ogni persona, in me stesso.
2.
Ti ringraziamo Signore perché ci hai fatto come un prodigio.
- Sostienici nelle difficoltà, ricordandoci che siamo importanti
ai tuoi occhi.
Padre Nostro
Affidamento a Maria: Madre della speranza
Ave, ave Maria, piena di grazia e d’amore, piena di Dio:
madre che ci precedi, madre che ci accompagni,
madre che parli al cuore dei figli tuoi.
Tu che sei Madre della speranza,
veglia sul nostro cammino e su di noi:
tu che ci doni Cristo, tu che ci porti a Dio,
donaci la fiducia nella vita. (2V)
41
ACTIO
La Risposta
Conoscenza di sè
1. Quali doni?
-Il dono della forza fisica
“Un giorno taluni che volevano
disprezzare e percuotere il Comollo
ed un altro di nome Candelo Antonio
modello di bonomia. Io volli intervenire
in loro favore, ma non si voleva badare.
Vedendo un giorno quegli innocenti
maltrattati, guai a voi, dissi ad alta voce,
guai a chi fa ancora oltraggio a costoro.
Un numero notabile dei più alti e dei più
sfacciati si misero in atteggiamento di
comune difesa e di minaccia contro di
me stesso, mentre due sonore ceffate
cadono sulla faccia del Comollo. In
quel momento io dimenticai me stesso
ed eccitando in me non la ragione, ma
la mia forza brutale, non capitandomi
tra mano ne sedia ne bastone strinsi
colle mani un condiscepolo alle spalle,
e di lui mi valsi come di bastone a
percuotere gli avversari. Quattro
caddero stramazzoni a terra gli altri
fuggirono gridando e dimandando
pietà. Ma che? In quel momento
entrò il professore nella scuola, e
mirando braccia e gambe sventolare
in alto in mezzo ad uno schiamazzo
dell’altro mondo, si pose a gridare
dando spalmate a destra e a sinistra. Il
temporale stava per cadere sopra di me,
ma fattasi raccontare la cagione di quel
disordine, volle fosse rinnovata quella
scena, o meglio sperimento di forza.
Rise il professore, risero tutti gli allievi ed
ognuno facendo maraviglia, non si badò
più al castigo che mi era meritato. Ben
altre lezioni mi dava il Comollo. Mio caro,
dissemi appena potemmo parlare tra
noi, la tua forza mi spaventa, ma credimi,
Dio non te la diede per massacrare i
compagni. Egli vuole che ci amiamo, ci
perdoniamo, e che facciamo del bene a
quelli che ci fanno del male. Io ammirai la
carità del collega, e mettendomi affatto
nelle sue mani, mi lasciava guidare
dove come egli voleva. D’accordo
coll’amico Garigliano andavamo insieme
a confessarci, comunicarci, fare la
meditazione, la lettura spirituale, la
visita al SS. Sacramento, a servire la
S. Messa. Sapeva invitare con tanta
bontà, dolcezza, e cortesia, che era
impossibile rifiutarsi a’ suoi inviti” .
-
Il dono della memoria
“Era da due mesi in questa classe
quando un piccolo incidente fece
parlare alquanto di me. Un giorno il
professore spiegava la vita di Agesilao
scritta da Cornelio Nipote. In quel
giorno non aveva meco il libro e per
celare al maestro la mia dimenticanza
tenevami davanti il Donato aperto.
Se ne accorsero i compagni. Uno
comincio, l’altro continuo a ridere a
segno che la scuola era in disordine.
Che c’è, disse il precettore, che c’è, mi
si dica sull’istante. E siccome l’occhio
di tutti stava rivolto verso me, egli
mi comandò di fare la costruzione e
42
ripetere la stessa sua spiegazione. Mi
alzai allora in piedi, e tenendo tuttora
il Donato tra mano ripetei a memoria il
testo, la costruzione e la spiegazione. I
compagni quasi istintamente mandando
voci di ammirazione batterono le mani.
Non è a dire a quale furia si lasciasse
portare il professore; perché quella era
la prima volta, che, secondo lui, non
poteva tener la disciplina. Mi diede uno
scappellotto, che scansai piegando
il capo; poi tenendo la mano sul mio
Donato si fece dai vicini esporre la
cagione di quel disordine. Dissero
questi: Bosco ebbe sempre davanti
a se il Donato, ed ha letto e spiegato
come se tra mano avesse avuto il libro
di Cornelio. Il professore prese di fatto il
43
Donato, mi fece ancora continuare due
periodi e poi mi disse: Per la vostra felice
memoria vi perdono la dimenticanza che
avete fatto. Siete fortunato, procurate
soltanto di servirvene in bene” .
Per pensare
1. Rileggo i due brani su Giovanni
Bosco, si parla di pregi e
difetti? Dove? Come?
2. Se dovessi dare un voto
da 1 a 10 su quanto mi
conosco che voto darei?
3. Faccio un elenco di tutte le
mie doti e dei miei pregi…
4. Scrivo tutti i punti su cui penso
di dover crescere (difetti)…
2. Conoscersi come
Dio ci conosce
Conoscere se stessi è il punto di partenza
per ogni vera amicizia. Se non ci conosciamo
non possiamo farci conoscere dagli altri, se non
ci conosciamo veramente non possiamo creare
delle relazioni buone e positive. La stessa cosa
è con Dio, se non ci conosciamo non possiamo
creare una vera e profonda amicizia con Lui,
che ci permetta di ascoltarlo in profondità.
Non bisogna però sbagliare il punto di
partenza: per conoscersi davvero in profondità
non dobbiamo pensare di essere un puntino
nel nulla comparo per caso, siamo invece figli
di un progetto, quello che Dio ha per noi.
Quindi è necessario partire da Dio
per conoscersi davvero e profondamente,
la conoscenza di noi stessi è vera tanto
quanto parte da Dio, il quale ci ha creati,
ci ha costituiti, ci ha dato la vita.
Conoscersi significa:
-
Porsi in atteggiamento di ascolto della
parola di Dio, del Suo amore misericordioso e
sempre presente. Qui infatti non proponiamo
una conoscenza meramente psicologica
di sé, ma una conoscenza teologica, che
comprenda tutto il nostro essere, con tutto
le sue caratteristiche anche spirituali.
-
Conoscersi significa riconoscersi.
E’ quindi necessario partire dalla parola
grazie. Riconoscere che ciò che siamo e
che siamo stati parte necessariamente
da un dono di Dio. Che quindi va tenuto
presente e riscoperto continuamente.
Riconoscere di essere stati voluti, desiderati,
creati, accolti, amati fin dal principio, prima
ancora che ci desiderassero i nostri stessi
genitori; paradossalmente ci sono casi in cui
alcuni bambini nascono già come non desiderati
dai loro genitori, ebbene essi sono comunque
profondamente desiderati e voluti da Colui che dà
la vita. Partire da come ci vede Dio, ecco qual è il
primo gradino, guardarsi con i suoi stessi occhi.
3. I punti fermi
Dopo aver visto insieme qual è il punto da
cui partire per camminare nella conoscenza di
sé, è ora necessario porre alcuni punti fermi
di questo cammino per poter progredire.
a. Ci conosciamo in
maniera imperfetta
Spesso crediamo (erroneamente) che
una volta acquisita un po’ di conoscenza su
noi stessi questa sia già sufficiente e non sia
più necessario farsi nessuna domanda su se
stessi. Invece non è così, la nostra conoscenza
è sempre in divenire, non è mai una volta per
tutte. E per quanto crediamo di sapere tutto di
noi, c’è sempre qualcosa che ci sfugge, che
non ci torna, situazioni nuove che permettono
di scoprire altri lati di noi che non pensavamo
di possedere. Quindi è indispensabile
l’atteggiamento dell’umiltà per non sentirsi mai
degli arrivati sulla conoscenza di sé, bisogna, per
così dire, lasciare sempre una finestra aperta…
Solo Dio ci conosce veramente in profondità.
b. La necessità degli altri
Per conoscersi sono necessari gli altri…
amici, parenti, coetanei adulti. Essi possono
aiutarmi a cogliere aspetti di me che da solo
44
non riesco a riconoscere. Perché ci sia questo
aiuto, questo cammino deve necessariamente
esserci una profonda fiducia nei confronti
delle persone che mi sono vicine così che chi
mi sta accanto possa dirmi cosa pensa di me.
Qui si pone anche l’importanza della presenza
di una guida spirituale, dalla quale farmi
conoscere pienamente, perché possa guidarmi
in una crescita sempre più approfondita.
“castelli in aria” che rischiamo di costruirci.
Dice la Scrittura: “Se non hai un amico che ti
dica i tuoi difetti paga un amico perché lo faccia”.
4. Dove non cadere!
c. Non avere paura
delle sorprese
Ci sono situazioni in cui scopriamole nostre
reazioni in un modo nuovo, modi del nostro
essere che non avevamo mai conosciuto, in
momenti di stanchezza o di entusiasmo, o
in situazioni nuove. La conoscenza di sé è
sempre in divenire, ci conosciamo man mano
che cresciamo, cambiamo… Per questo non
bisogna temere le sorprese, sia in positivo
che in negativo. Un punto fondamentale in
questo discorso è quello di non crearsi su se
stessi (e anche sugli altri) delle etichette, che
non è permettono di crescere nel vero amore\
conoscenza su di sé e fissano in stadi immaturi
d. Conoscenza feed-back
La risonanza che si riceve da altri
sui nostri atteggiamenti, azioni… (che
possono essere anche delle critiche) su ciò
che ho detto e su ciò che ho fatto, è uno
strumento molto utile per conoscermi.
Anche le critiche vanno valorizzate, anche
se sembrano ingiuste. Valorizzarle ci aiuta a
smontare l’irritazione provocata dai giudizi su di
noi, che riteniamo sbagliati. La riflessione serena
e oggettiva è necessaria per un autoconoscenza
seria, e deve soffermarsi sulle risonanze negative
e non solo positive che suscitiamo negli altri.
Questa accettazione e riflessione non significa
affatto il ripiegarsi ad una disistima di sé come
se ogni difetto ce l’avessimo noi, ma anzi è
riflessione su ciò che gli altri dicono di noi.
Ricordiamoci che è nel giocarsi, nel decidersi
nell’agire che ci permette poi di riflettere su
noi stessi, quindi vengono smontati tutti i
Sono sostanzialmente due i rischi
in cui bisogna evitare di cadere. Come
camminare su un crinale di una montagna,
sia a destra che a sinistra si frappongono
due precipizi, in cui si rischia di cadere
se ci si sporge troppo o di qua o di là.
-
Il precipizio di destra: è quello
causato dal fatto di non riflettere mai su di
sé, non si fa mai una autocritica, si negano
le critiche, non si accettano le correzioni, si
tenta di rovesciare le proprie colpe sugli altri,
sui genitori, sulla scuola, sulle istituzioni, sugli
amici… In questi casi si fanno scelte e decisioni
che non prendono in reale considerazione
tutti gli aspetti della scelta stessa.
-
Il precipizio di sinistra:
è quello dove si riflette eccessivamente
sulle cose fatte, sui pensieri avuti, siamo
eccessivamente minuziosi(scrupolosi) su
tutti i particolari che ci accadono cono gli
altri. In questi casi si svigorisce la forza
dell’azione, restando gli eterni indecisi, sempre
titubanti sul futuro, non si sceglie mai…
Questo cammino di conoscenza di sé
deve portarci ad una conoscenza di noi stessi
equilibrata, che non si spinga in interminabili
“viaggi mentali” che non giungono a nulla
45
di concreto, o in esasperate analisi di sé
e di tutto ciò che capita in noi, limitando
l’azione. Nemmeno la nostra conoscenza di
noi
deve
essere
da dice a don Bosco?
1. stessi
Cosa
pensi
di superficiale,così
ciò che il Comollo
non considerare
di noi.
2.
Pensi chegliloaspetti
aiuti importanti
sulla conoscenza
di sé? Perché?
3. IlIn
questi anni
sei per
stato
capace di porti dal punto
conoscersi
è sempre
un decidersi,
partenza:
“partire
per undigiocarsi,
cioè per
mettereda
le Dio”?
proprie
4.
Se
si
come,
se
no,
cosa
dovresti
capacità a servizio di Dio e quindi dei
fratelli. fare per iniziare?
5. Per ognuno dei quattro punti fermi di cui abbiamo parlato prova a
Riconoscersi con umiltà, non significa
scrivere una tua breve impressione, che parta dalla tua esperienza…
umiliarsi,
nonrischio
deve quindi
diventare una
6. Quale
è maggiormente
presente in te? Perché?
scusa per non mettersi a servizio.
Tutto questo cammino parte, come abbiamo
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detto
al principio, dallo sguardo di Dio su di
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noi,
quindi dobbiamo ogni giorno sforzarci di
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vederci
come Lui ci vede, solo in quest’ottica
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la
conoscenza di sé non.........................................................................................................................
diventa fine a sé
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stessa,
fa il salto di qualità vocazionale.
........... ma
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Per pensare
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46
OUTPUT
PER LA MIA vITA …
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47
Terzo INCONTRO A
La regola
di vita
48
Lectio
INPUT
La Parola
Es 34,1-5.10-11;
Es 20,1-17; Es 34,27-30
Poi il Signore disse a Mosè:
«Taglia due tavole di pietra come
le prime. Io scriverò su queste
tavole le parole che erano sulle
tavole di prima, che hai spezzate.2
Tieniti pronto per domani mattina:
domani mattina salirai sul monte
Sinai e rimarrai lassù per me in
cima al monte.3 Nessuno salga
con te, nessuno si trovi sulla cima
del monte e lungo tutto il monte;
neppure armenti o greggi vengano
a pascolare davanti a questo
monte».4 Mosè tagliò due tavole di
pietra come le prime; si alzò di buon
mattino e salì sul monte Sinai, come
il Signore gli aveva comandato,
con le due tavole di pietra in
mano.5 Allora il Signore scese nella
nube, si fermò là presso di lui e
proclamò il nome del Signore.
10
Il Signore disse: «Ecco io stabilisco
un’alleanza: in presenza di tutto
1
49
il tuo popolo io farò meraviglie,
quali non furono mai compiute
in nessun paese e in nessuna
nazione: tutto il popolo in
mezzo al quale ti trovi vedrà
l’opera del Signore, perché
terribile è quanto io sto per
fare con te.11 Osserva dunque
ciò che io oggi ti comando.
Ecco io scaccerò davanti a te
l’Amorreo, il Cananeo, l’Hittita,
il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo.
34,1
Dio allora pronunciò tutte
queste parole:2 «Io sono il
Signore, tuo Dio, che ti ho fatto
uscire dal paese d’Egitto, dalla
condizione di schiavitù:3 non avrai
altri dèi di fronte a me.4 Non ti
farai idolo né immagine alcuna
di ciò che è lassù nel cielo né di
ciò che è quaggiù sulla terra, né
di ciò che è nelle acque sotto la
terra.5 Non ti prostrerai davanti
a loro e non li servirai. Perché
io, il Signore, sono il tuo Dio,
un Dio geloso, che punisce la
colpa dei padri nei figli fino alla
terza e alla quarta generazione,
per coloro che mi odiano,6 ma
che dimostra il suo favore fino a
mille generazioni, per quelli che mi
amano e osservano i miei comandi.7
Non pronuncerai invano il nome del
Signore, tuo Dio, perché il Signore
non lascerà impunito chi pronuncia
il suo nome invano.8 Ricordati del
giorno di sabato per santificarlo:
9
sei giorni faticherai e farai ogni
tuo lavoro;10 ma il settimo giorno è
il sabato in onore del Signore, tuo
Dio: tu non farai alcun lavoro, né
tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il
tuo schiavo, né la tua schiava, né
il tuo bestiame, né il forestiero che
dimora presso di te.11 Perché in sei
giorni il Signore ha fatto il cielo e
la terra e il mare e quanto è in essi,
ma si è riposato il giorno settimo.
Perciò il Signore ha benedetto il
giorno di sabato e lo ha dichiarato
sacro.12 Onora tuo padre e tua madre,
perché si prolunghino i tuoi giorni nel
paese che ti dà il Signore, tuo Dio.13
Non uccidere.14 Non commettere
adulterio.15 Non rubare.16 Non
pronunciare falsa testimonianza
contro il tuo prossimo.17 Non
desiderare la casa del tuo prossimo.
27
Il Signore disse a Mosè: «Scrivi
queste parole, perché sulla base
di queste parole io ho stabilito
un’alleanza con te e con Israele».28
Mosè rimase con il Signore quaranta
giorni e quaranta notti senza
mangiar pane e senza bere acqua.
Il Signore scrisse sulle tavole le
parole dell’alleanza, le dieci parole.29
Quando Mosè scese dal monte Sinai
- le due tavole della Testimonianza
si trovavano nelle mani di Mosè
mentre egli scendeva dal monte non sapeva che la pelle del suo viso
era diventata raggiante, poiché aveva
conversato con lui.30 Ma Aronne
e tutti gli Israeliti, vedendo che la
pelle del suo viso era raggiante,
ebbero timore di avvicinarsi a lui.
L’eco
L’esodo è un’epoca di prodigi: le piaghe
d’Egitto, il passaggio attraverso il Mar Rosso,
i miracoli compiuti da Dio nel deserto, il dono
della Legge. Il lungo cammino nel deserto, sotto
la guida saggia e sapiente di Mosè, costituisce
soprattutto una fondamentale educazione
alla fede. Nella povertà del deserto, Israele
si sperimenta incapace di provvedere a se
stesso e bisognoso di Dio. Dunque, tempo di
educazione alla fede e di verifica: da una parte,
il popolo sperimenta la propria insufficienza e,
dall’altra, la continua presenza dell’aiuto divino.
Il deserto diventa il luogo delle molte
domande, sia da parte di Mosè che di tutto il
popolo; sostanzialmente queste domande girano
sempre intorno alla questione fondamentale:
Dio è con noi? Come agisce Dio con noi?
L’uomo si interroga quando cerca Dio,
ma anche quando l’ha trovato e si accorge
che è diverso da come l’ha pensato.
Dio è con il popolo, ma non nelle mani
del popolo: i Comandamenti, dettati da Dio
a Mosè, diventano il metro di misurazione
dell’Alleanza: io sarò il tuo Dio se tu, caro
il mio Israele, sarai il mio popolo.
La Legge diventa la “regola
fondamentale” di vita per tutto il popolo.
La Bibbia presenta Mosè come «il più umile
di tutti gli uomini che sono sulla faccia della
terra» (Nm 12,3), ma anche come il grande amico
di Dio, che con lui parlava “faccia a faccia”:
«Mosè parlava e Dio gli rispondeva» (Es 19,19).
Mosè ha ricevuto da Dio il compito
grande e grave di accompagnare il popolo
fino alla terra promessa: attraverso il lungo
cammino del deserto, l’episodio centrale del
Sinai diventa il sigillo dell’Alleanza tra Dio
stesso e il suo popolo; un’alleanza basata
sul rispetto della Legge, Parola e volontà
di Dio per il bene di tutto il popolo.
La Legge diventa, da questo
momento in poi, suprema regola di vita,
garanzia della benedizione di Dio.
50
Sul Sinai, attraverso il “Decalogo”,
Dio si manifesta a Mosè e a tutto il
popolo con assoluta chiarezza:
6. Non commettere adulterio.
Rispetta la struttura familiare
come “tempio dell’amore”.
Io sono il Signore, tuo Dio, che
ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto,
dalla condizione di schiavitù;
7. Non rubare.
Non sottrarre qualcosa che appartiene
ad altri: ognuno ha diritto al necessario
per una vita dignitosa: appropriarsi dei
beni altrui significa non rispettare i doni
fatti da Dio e rendere la vita difficile.
8. Non pronunciare falsa
testimonianza contro il tuo prossimo.
Il tuo parlare sia onesto e vero. Fai
attenzione anche al pettegolezzo.
9. Non desiderare la
casa del tuo prossimo.
Non desiderare, sia pensando
sia “efficacemente”, cioè passare
dal desiderio all’azione.
10. Non desiderare la
moglie del tuo prossimo.
Vivi una vita nella fedeltà, e non
mettere in difficoltà gli altri.
(La fondamentale esigenza divina)
1. Non avrai altri dei di fronte a me; non ti
farai idolo ne immagine alcuna. Non ti prostrerai
e non li servirai. Perché io sono un Dio geloso.
Un Dio unico per Israele, il solo ad
avere diritto di culto: geloso perché ama
di un amore vero e totalmente donato
per il bene assoluto dell’altro.
2. Non pronuncerai invano
il nome del Signore tuo Dio.
Non giurare usando il nome di
Dio, e non pronunciarlo “fuori posto”,
perche il suo nome è benedetto.
(I fondamenti della comunità umana)
3. Ricordati del giorno di
sabato per santificarlo.
L’unico precetto relativo al culto presente
nel Decalogo: osservare il sabato per santificarlo
come giorno di Dio, dedicato a lui solo.
4. Onora tuo padre e tua madre.
Riconosci la dignità dei tuoi genitori
e dai a loro il giusto peso: Dio si è servito
di loro per metterti al mondo.
(I grandi beni della vita)
5. Non uccidere.
Non porre in atto azioni che tendano
a privare una persona della vita e
neanche ciò che serve per renderla
vivibile. La vita è sacra e dono di Dio.
I comandamenti non sono soltanto dei paletti
che segnano il cammino del giusto davanti a Dio,
e neppure un codice giuridico da osservare, ma
piuttosto una via da percorrere per realizzarsi e
raggiungere la felicità secondo il progetto di Dio.
Sono un po’ come il “libretto di istruzioni”,
il manuale che il progettista prepara con
cura, affinchè un motore, una macchina
possa dare il 100% delle sue potenzialità.
Stabiliscono con Dio un rapporto leale e
profondo, permettendo di creare una società
fraterna rispettosa della libertà e delle giustizia:
amore verso Dio e amore verso il prossimo.
Per tutti la sorgente della fiducia si
trova in Dio: egli è amore e perdono, abita
al centro dell’anima di ciascuno.
Questo “progetto di felicità”, oppure
“regola di vita”, è una proposta fatta da
Dio all’uomo: egli può rifiutarla, ignorarla,
51
oppure accoglierla parzialmente. Questi ultimi
atteggiamenti sono chiamati, nella Bibbia,
“peccato”, e cioè: sbagliare il bersaglio, rompere
una relazione, provocare una divisione.
Il peccato allora è: sbagliare il bersaglio
della propria vita, non accogliendo il progetto
di felicità offerto da Dio. E questo perché
provoca la rottura delle relazioni fondamentali:
colpisce la fraternità dividendo le persone e
aggredisce il rapporto con Dio: e se nella società
umana circolano ingiustizie ed idoli vuol dire
che il progetto di Dio è stato rifiutato. E dilaga
l’infelicità e il non-senso dell’esistenza.
La Legge dell’Amore permette di
stare con Dio, insieme ai fratelli.
52
Per riflettere …
1. Come vedi le regole, le indicazioni; sono una
“strettoia” o una strada per non sbandare
2. Si può giocare, stare insieme, vivere eliminando le regole?
3. Nella vita spirituale secondo te ci vogliono delle
regole o con Dio ognuno se la vede da solo?
4. Hai mai provato a darti una Regola di Vita (cristiana e spirituale)?
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53
Pregate
incessantemente
senza stancarvi
INSEGNACI
A PREGARE
La preghiera:
isuoi tempi e i suoi modi
G:
Pregare è come amare, l’intimità chiede
esclusività. Pregare è come studiare, non si
può apprendere nella confusione. Pregare è
come incontrare l’amico del cuore, con tempi
e modi unici. Gesù ha dato molta importanza
al tempo, al luogo ed ella posizione della
preghiera: non tutto è uguale perché Gesù
conosce bene come siamo, sa che tutto
può servire all’incontro o tutto può distrarre,
allontanare, svilirne il valore. Ancora una
volta chiediamogli:
“Signore insegnaci a pregare”.
Canto: Vivere la vita
Vivere la vita con le gioie e coi dolori di ogni giorno,
è quello che Dio vuole da te.
Vivere la vita e inabissarti nell’amore,
è il tuo destino,è quello che Dio vuole da te.
Fare insieme agli altri, la tua strada verso Lui,
correre con i fratelli tuoi, scoprirai allora il cielo dentro di te,
una scia di luce lascerai.
Vivere la vita è l’avventura più stupenda dell’amore,
è quello che Dio vuole da te.
Vivere la vita, e generare ogni momento il Paradiso,
è quello che Dio vuole da te.
Vivere perché ritorni al mondo l’unità, perché Dio sta nei
fratelli tuoi… scoprirai allora il cielo dentro di te,
una scia di luce lascerai, una scia di luce lascerai.
54
Prima TAPPA
Quando il tempo di un primato
lettura biblica
Gesù al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di
casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Mc 1,35
Gesù al mattino…
G
Mc 1,35
C’è un tempo per ogni cosa
Un tempo privilegiato per nutrirsi:
un tempo che il corpo reclama.
Un tempo privilegiato per riposare:
un tempo che il corpo urge.
Un tempo privilegiato per pregare:
un tempo per incontrarlo.
Un tempo non lasciato al caso,
un tempo non abbandonato all’ultimo momento,
un tempo scelto, curato, programmato.
Ho mai programmato e scelto con cura
i tempi di incontro con il Signore?
Quali sono i tempi della mia preghiera?
G
Il mattino, il tempo del ringraziamento:
ancora per una volta aprendo gli occhi
scopriamo la vita come dono immeritato.
Il mattino, il tempo della consegna della giornata,
perché Tu Signore la custodisca.
Il mattino, il tempo della fede
rinnovando la coscienza
che tutto sarà dono Tuo.
55
TUTTI
G
TUTTI
G
TUTTI
Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore.
Ti ringrazio di avermi creato,
fatto cristiano e conservato in questa notte.
Ti offro le azioni della giornata:
fa’ che siano tutte secondo la tua santa volontà,
per la maggior tua gloria.
Preservami dal peccato e da ogni male.
La tua grazia sia sempre con me
e con tutti i miei cari. Amen.
I tempi del nutrimento.
Il tempo di un segno di croce:
rimando all’amore con cui siamo amati.
Il tempo della benedizione:
lode per i doni ricevuti.
Il tempo del grazie:
responsabilità per non sciupare nulla.
Benedici o Signore noi e i doni che riceviamo
dalla Tua bontà
Fa’ che ce ne serviamo sempre in bene.
Per Cristo nostro Signore. Amen
La sera, il tempo del ringraziamento per la miriadi
di doni ricevuti.
La sera, il tempo della consegna
per il bene fatto,
per il bene che avremmo potuto fare,
per ciò che non siamo riusciti a vivere.
La sera, il tempo della fede che ci rende certi
che tutto è nelle Tue mani
e solo Tu porterai a frutto ogni seme gettato.
Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore.
Ti ringrazio di avermi creato,
fatto cristiano e conservato in questo giorno.
Perdonami il male oggi commesso
e se qualche bene ho compiuto, accettalo.
Custodiscimi nel riposo e liberami dai pericoli.
La tua grazia sia sempre con me
e con tutti i miei cari. Amen.
Suono delle campane e giro dell’orologio.
56
Sac
Io sono il figlio di colei che tua madre ti insegnò a salu­tare tre volte
al giorno.
G
I tre tempi del sole: i tempi con Maria.
I tempi per ricordare che Tu Ti sei fatto uomo
e sempre sei con noi,
i tempi per dirTi il nostro “sì”.
G
L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria.
TUTTI
G
TUTTI
G
TUTTI
G
TUTTI
G
TUTTI
Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.
Ecco, io sono la serva del Signore.
Si compia in me la tua parola.
Il Verbo di Dio si è fatto uomo.
E venne ad abitare in mezzo a noi.
Ave, o Maria...
Prega per noi, santa Madre di Dio.
E saremo degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo.
O Padre.
tu hai voluto che il tuo Verbo
si facesse uomo nel grembo della Vergine Maria:
concedi a noi, che adoriamo il mistero
del nostro Redentore, vero Dio e vero uomo,
di essere partecipi della sua vita immortale.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
57
SECONDA TAPPA
Come un corpo che parla
lettura biblica
Gesù al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di
Mc 1,35
casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava.
G
Gesù si alza
Musica – ci si alza in piedi
Sta in piedi
Il suo corpo parla al Padre e dice attenzione
disponibile, pronta a partire, ad obbedire.
Stare in piedi è l’atteggiamento dei risorti
di chi ha dignità.
E noi, stando davanti a Dio in piedi,
Sentiamo, Signore, che ci dici che noi abbiamo
una grande dignità.
Che siamo Figli del Padre
fratelli, famigliari di Gesù
Animatati dalla stessa potenza, dallo stesso
Spirito.
lettura biblica
Gesù si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo:
«Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però
Mt 26,39b
non come voglio io, ma come vuoi tu!»
G
Gesù si prostra,
si pone in ginocchio davanti al Padre.
Musica – ci si mette in ginocchio
58
G
adora la sua volontà, si sottomette a Lui,
si consegna nelle Sue mani.
Il suo corpo parla al Padre e dice totale
disponibilità, totale consegna, totale obbedienza.
E noi stando in ginocchio
facendo la fatica di piegare la nostra comodità,
il nostro agio davanti a Te
davanti all’eucaristia
davanti alla Tua presenza
riconosciamo che solo Tu sei Dio
che solo Tu sei il Tutto
1L
Il nostro corpo parla al Padre
in piedi dice una presenza che sta d’innanzi e di
una missione che deve essere attuata
in ginocchio parla di una Signoria, di una Regalità
a cui dare adorazion
seduto ascolta con una attenzione piena
Con le mani alzate parla di una supplica che si
rivolge verso il cielo.
2L
Nulla è escluso dal nostro rapporto con Dio
Nulla è indifferente dalla nostra amicizia con Gesù
Il corpo parla dell’anima
L’anima si esprime nel corpo
E l’uno e l’altra manifestano l’importanza che
l’Altro ha per me.
G
Il corpo influenza ogni nostra relazione,
anche quella con Gesù.
Ed allora può essere strumento o ostacolo
nella preghiera
e se lui prega lo spirito entra in sintonia
Ma se il corpo si oppone difficilmente
arriveremo alla concentrazione del cuore
59
Che compostezza ho nella mia preghiera?
Mi sono abituato a fare gesti con senso?
Sono cosciente, esprimendolo con il corpo, di essere davanti
al Dio che i cieli dei cieli non possono contenere?
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TERZATAPPA
Dove una casa non è un altra
lettura biblica
Gesù al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di
casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Mc 1,35
G
Il luogo deserto dice solitudine, silenzio, raccoglimento.
Non favorisce la strada,
non pone in una relazione di dialogo l’I-pod,
o la musica nelle orecchie per tutto il giorno
non pone una relazione un corpo sdraiato,
svaccato, distratto.
Il luogo concentra lo sguardo,
il luogo orienta la mente,
il luogo dice un tipo di relazione.
lettura biblica
Gesù disse “Tu invece, quando preghi, entra nella tua
camera…” Mt 6,6
Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò,
secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga. Lc 4,16
G
Il luogo deserto, il luogo del raccoglimento
La camera, un luogo raccolto
La sinagoga, il tempio, la casa di Dio
In ogni luogo posso pregare
Ma non ogni ambiente
ci può aiutare ad incontrare il Signore
che parla, chiama ed invia
61
Quale è il luogo che più mi aiuta alla preghiera?
Scelgo lo spazio della mia preghiera
o “dove capita capita”?
Curo gli spazi con l’ordine,
dei simboli (croce, icona, candela…), la loro cura?
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Canto finale
Laudato
Laudato
Laudato
Laudato
sii,
sii,
sii,
sii,
o
o
o
o
mi’
mi’
mi’
mi’
Signore.
Signore.
Signore.
Signore.
E per tutte le creature, per il sole e per la luna,
per le stelle e per il vento e per l’acqua e per il
fuoco.
Per sorella madre terra ci alimenta e ci sostiene,
per i frutti, i fiori e l’erba, per i monti e per il mare.
Perché il senso della vita è cantare e lodarti,
e perché la nostra vita sia sempre una canzone.
Per sorella nostra morte che noi tutti incontreremo,
ma se a lui ci affideremo non avremo mai paura.
62
DALL’AURORA
Pregate incessantemente senza stancarvi
Canto: VOI SIETE DI DIO
Tutte le stelle della notte le nebulose e le comete
il sole su una ragnatela è tutto vostro e voi siete di Dio.
Tutte le rose della vita il grano, i prati, i fili d’erba
il mare, i fiumi, le montagne è tutto vostro e voi siete di Dio.
Tutte le musiche e le danze, i grattacieli, le astronavi
i quadri, i libri, le culture è tutto vostro e voi siete di Dio.
Tutte le volte che perdono quando sorrido, quando piango
quando mi accorgo di chi sono è tutto vostro e voi siete di Dio.
E’ tutto nostro e noi siamo di Dio
Salmo 138
1L 2L Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
A te voglio cantare davanti agli angeli,
mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome per la tua fedeltà e la tua misericordia:
hai reso la tua promessa più grande di ogni fama.
Nel giorno in cui t’ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.
TuttiTi loderanno, Signore, tutti i re della terra,
quando udranno le parole della tua bocca.
Canteranno le vie del Signore,
perché grande è la gloria del Signore;
1L eccelso è il Signore e guarda verso l’umile
ma al superbo volge lo sguardo da lontano.
Se cammino in mezzo alla sventura
tu mi ridoni vita;
2L
contro l’ira dei miei nemici stendi la mano
e la tua destra mi salva.
Il Signore completerà per me l’opera sua.
Gloria al Padre…
63
Lettura breve
Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando
ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli
uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece,
quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre
tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di
venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché
il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele
chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia
santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come
in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi
i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Mt 6,5-13
Intercessioni
Chiamati a pregare incessantemente, senza stancarsi, ripetiamo insieme:
Ascoltaci Signore.
Tutti: Ascoltaci Signore.
Ti chiediamo, Signore, il dono della fedeltà alla nostra preghiera personale.
Diventi ogni giorno momento atteso di incontro con Te.
Preghiamo.
Aprici all’ascolto della Tua parola, Signore. E’ il modo con il quale ti comunichi
a noi oggi.
Preghiamo.
Manda il Tuo Spirito su di noi: fa che sappiamo aprire il nostro cuore alla guida
spirituale, con sincerità e fiducia.
Preghiamo.
Signore, fa crescere in noi lo spirito del servizio nei confronti di chi ci è vicino:
in famiglia, con gli amici, in oratorio, a scuola. La nostra disponibilità ci metta
ogni giorno in gioco.
Preghiamo.
Padre Nostro
Affidamento a Maria: Madonna nera
C’è una terra silenziosa dove ognuno vuol tornare, una terra e un dolce volto con
due segni di violenza; sguardo intenso e premuroso che ti chiede di affidare
la tua vita ed il tuo mondo in mano a Lei.
Madonna, Madonna Nera, è dolce esser tuo figlio! Oh, lascia, Madonna Nera,
ch’io viva vicino a te.
Lei ti calma e rasserena, Lei ti libera dal male, perché sempre ha un cuore grande
per ciascuno dei suoi figli; Lei ti illumina il cammino se le offri un po’ d’amore,
se ogni giorno parlerai a Lei così.
64
ACTIO
La Risposta
LA REGOLA DI VITA
Giovanni Bosco
Regolamento di Vita, scritto nel
giorno della sua vestizione da
chierico. nel quale tracciò delle linee
per la sua personale crescita spirituale:
“Dopo quella giornata io doveva occuparmi
di me stesso. La vita fino allora tenuta doveva
essere radicalmente riformata. Negli anni
addietro non era stato uno scellerato, ma
dissipato, vanaglorioso, occupato in partite,
giuochi, salti, trastulli ed altre cose simili,
che rallegravano momentaneamente, ma
che non appagavano il cuore. Per farmi un
tenore di vita stabile da non dimenticarsi,
ho scritto le seguenti risoluzioni:
1° Per l’avvenire non prenderò mai più
parte a pubblici spettacoli sulle fiere, sui
mercati; né andrò a vedere balli o teatri. E
per quanto mi sarà possibile non interverrò ai
pranzi, che soglionsi dare in tali occasioni.
2° Non farò mai più i giuochi de’ bussolotti,
di prestigiatore, di saltimbanco, di destrezza, di
corda; non suonerò più il violino, non andrò più
alla caccia. Queste cose le reputo tutte contrarie
alla gravità ed allo spirito ecclesiastico.
3° Amerò e praticherò la ritiratezza,
la temperanza nel mangiare e nel bere;
e di riposo non prenderò se non le ore
strettamente necessarie per la sanità.
4° Siccome pel passato ho servito
al mondo con letture profane, così per
l’avvenire procurerò di servire a Dio
dandomi alle letture di cose religiose.
5° Combatterò con tutte le mie forze
ogni cosa, ogni lettura, pensiero, discorsi,
parole ed opere contrarie alla virtù della
castità. All’opposto praticherò tutte quelle
cose anche piccolissime, che possano
contribuire a conservare questa virtù.
6° Oltre alle pratiche ordinarie di pietà,
non ometterò mai di fare ogni giorno un poco
di meditazione ed un po’ di lettura spirituale.
7° Ogni giorno racconterò qualche
esempio o qualche massima vantaggiosa
alle anime altrui. Ciò farò coi compagni,
cogli amici, coi parenti, e quando non
posso con altri, il farò con mia madre.
Queste sono le cose deliberate quando
ho vestito l’abito chericale, ed affinché mi
rimanessero bene impresse sono andato avanti
ad un’immagine della Beata Vergine, le ho
lette, e dopo una preghiera ho fatto formale
promessa a quella Celeste Benefattrice, di
osservarle a costo di qualunque sacrificio” .
65
Alberto Marvelli (1918-1946)
Alberto non si limita a stendere una
regola di vita, ma verifica spesso anche come
l’ha vissuta, quasi come un esame:
Ecco la testimonianza di un giovane
oratoriano della casa salesiana di Rimini:
Dalla sua regola/progetto di vita:
“Il silenzio è il mezzo ottimo per
santificarsi, per non dire sciocchezze e
commettere meno peccati, per abbassare
l’orgoglio, esercitare l’umiltà e la pazienza
e imparare a conversare con Dio. Devo
assolutamente vincere i miei scatti
d’impazienza, e usare invece con tutti
un’amorevole pazienza e una carità ardente…
Frenare la mia fantasia e tenerla costantemente
alla realtà... Avere davanti alla mente sempre
il pensiero di Gesù in Croce e l’esempio della
sua vita. Studiare con continuità e assiduità
ciò che devo, e con regolarità e metodo.
Ampliare la mia cultura ogni qualvolta ne
capiti l’occasione... Accettare il dolore come
inviato dal Signore per provare la nostra fede
e per affinare le nostre virtù morali... Alzarmi
alla mattina il più presto possibile e all’ora
che ho stabilito. Fare ogni mattina mezz’ora
di meditazione senza mai tralasciarla, salvo
casi imprevedibili. Mezz’ora al giorno di
lettura spirituale e possibilmente anche di più.
Ascoltare ogni mattina la S. Messa e accostarmi
ai SS. Sacramenti, senza defezione, salvo anche
qui motivi di forza maggiore. Confessarmi
usualmente una volta la settimana e recarmi
dal direttore spirituale molto spesso. Recitare
giornalmente il S. Rosario e dire l’Angelus al
suono del mezzogiorno e dell’Ave Maria.
Questo in breve il programma della
mia vita, a cui voglio attenermi da oggi, 22
settembre 1938. Prego il Signore con tutta
l’anima che mi voglia aiutare a metterlo in
pratica continuamente. Se dovessi mancare,
Dio voglia che mi riprenda subito onde poter
migliorare e dimostrare in tal modo a Dio la
mia riconoscenza per quanto Egli fa per me
continuamente, per il bene che mi ha voluto,
per il dolore che ha sofferto per
me. “Morire ma non peccare”.
“23 agosto 1946. Come sono passati
per me questi anni? Quali progressi ho
fatto nella vita spirituale? Gli avvenimenti, i
dolori, le sofferenze, i sacrifici, le gioie hanno
saputo insegnarmi qualche cosa, hanno
accresciuto la mia fede, la speranza, la carità?
Sono progredito insomma, o sono rimasto
staticamente fermo, o peggio, ho peggiorato?
Voglio analizzare a fondo la vita di questi
anni, l’attuale tenore spirituale, voglio fare un
accurato e meticoloso esame di coscienza,
necessario dopo tanto tempo. Voglio abituarmi
di nuovo a riflettere, a pensare, a meditare,
perché sento purtroppo che l’attività intensa
di questi ultimi anni è andata a discapito della
vita interiore, perché mi accorgo che penso
poco, che medito poco, che tiro avanti così alla
buona, per tradizione, per abitudine, per inerzia,
per spinte esterne, sia nell’attività professionale
e apostolica e politica e caritativa. Sento che i
problemi che quotidianamente risolvo non sono
frutto di un ripensamento interiore, di uno studio
profondo, non sono infine una cosa sentita,
sofferta, vissuta, amata, ma una normale,
piatta, scialba espressione di una volontà
qualunque. A forza di consentire, di cedere su
qualche punto dei programmi di vita passata,
di non approfondire per mancanza di tempo,
dì voler abbracciare troppo, di voler dare lo
spolvero a troppe cose, di volermi interessare
di tutto, sto diventando un superficiale, uno
che si lascia entusiasmare od abbattere da un
discorso o da un articolo, una mezza cartuccia,
uno che non ha le idee radicate, profonde,
decise. Manco di costanza e di fermezza nei
propositi, la volontà non risponde più come
una volta, o forse non ha mai risposto a tono:
abituarsi ad esercitare la volontà anche nelle
piccole cose è sommamente utile; trascurare
questo porta a conseguenze gravi. Non sento
più entusiasmo sincero, duraturo per qualche
opera, come sentivo per l’Azione Cattolica
una volta. Pur dedicandomi a varie attività
apostoliche, caritative, assistenziali, politiche
non ho quello slancio che ci vorrebbe, sono
un trascinato, lo sento, non un trascinatore,
66
sono un rimorchiato che vive di rendita, per la
bontà degli altri e per la fama immeritata di altri
tempi. Vorrei lavorare qui, là, vorrei mettere a
posto su e giù, ma all’atto pratico se non ricevo
l’imbeccata non marcio. Tutte le idee vengono
dagli altri, io sembra che faccia tutto e faccio
niente, figuro un attivo, degno di essere additato
ad esempio, e giro a vuoto, brancolando qua e
là come un mulino a vento, senza concludere.
Non dò un tono alle mie attività, mi sembrano
estranee, pur essendo desideroso di vivere per
esse. Forse è il troppo lavoro professionale,
le preoccupazioni materiali presenti e
dell’avvenire? Sì, certo, influiscono non poco,
ma è sempre e rimane mia la colpa dì questo
stato di cose. Più volontà ci vuole, più serietà,
più costanza, più studio, più raccoglimento,
più meditazione. Qui casca l’asino, è inutile
pretendere di voler farsi santi, di voler essere
apostoli, di apparire attivi lavoratori se non si
medita, se si corre dietro ad ogni pensiero
anche frivolo, se non si è capaci di imporsi un
più vivo raccoglimento, un senso critico (buono)
di osservazione, un’autonomia di riflessione
nell’esame dei problemi, una sensibilità viva
per tutti quei fenomeni spirituali, politici, sociali,
religiosi che si verificano intorno a noi”.
2.Costruire la Personale Regola di
Vita
Capire CHI SONO!!!
Scontato, banale, superficiale? Non credo!!!
In tutto quello facciamo, cerchiamo di far
venire fuori la nostra identità più vera: i nostri
doni, le nostre capacità, ciò che gli altri dicono
di noi, i nostri sogni, desideri, insieme ai nostri
limiti, alle nostre debolezze, alle nostre fragilità,
alle nostre ferite, tutto questo mettiamo in circolo
ogni giorno e dice magari in modo confuso: “CHI
SONO”, primo gradino della nostra torre, diventa
piano piano CHI VOGLIO ESSERE e in chiave della
nostra fede CHI SONO CHIAMATO AD ESSERE.
Vediamo di chiarirci meglio di che
cosa e soprattutto come è possibile
attuare la nostra personale regola di
vita, per passare dalle parole ai fatti:
-
Anzitutto si parla
di PERSONALE
Il cammino che state percorrendo è
un cammino di gruppo, svolto a suo tempo
all’interno di una casa salesiana e ancora
all’interno di una comunità più grande che
è la Chiesa: e questo è importante!
Ma questo non può far venire meno la
dimensione personale, che certamente anche
voi state scoprendo come sempre più centrale
per la vostra vita. La fase del “gruppo” come
luogo in cui trovare conferme e rifugio sta
facendo spazio ad una nuova realtà: quella
personale, quella che vuole scoprire le proprie
possibilità, capacità, attitudini che nessun
altro mi può dare o dire! E che mi permetterà
NON SOLO DI PRENDERE dal gruppo, ma
anche di DARE nella mia originalità e unicità.
-
Poi si parla di REGOLA
Senza regole, senza un ordine nelle
cose, senza priorità la nostra vita si perde
e disperde. Pensiamo all’esperienza dei
campi scuola. Senza regole il campo diventa
una giungla invivibile. Una regola che però
non diventa “incasellamento”, ma strada
verso la libertà e la verità della mia vita.
-
Perché è regola di VITA.
Cioè un atteggiamento, uno stile che
coinvolge tutta la vita. Un rischio che possiamo
correre nel nostro cammino di fede è quello
di separare la dimensione spirituale da quella
umana, affettiva, fisica, psicologica. Ma
non è così che Gesù ci ha insegnato: la sua
incarnazione è stato il segno del suo desiderio di
prendere tutta la nostra umanità, senza lasciare
fuori niente. Attenzione: una regola per la vita
e non una vita per la regola!!! Avere una regola
di vita è una opportunità che ogni persona,
giovane e adulto, dovrebbe darsi, proprio per
raggiungere quel CHI SONO e quel COME
POSSO ESSERE AL MEGLIO CIÒ CHE SONO.
67
Per noi cristiani, questo obiettivo si inserisce
in un progetto che supera le nostre capacità e
i nostri metri. Perché significa ENTRARE NEL
PROGETTO DI DIO, entrare, scoprire il modo in
cui Dio ha pensato alla mia vita, alla mia più
piena realizzazione in Lui. Scoprire, per usare
una parola tanto inflazionata e spesso non capita
la mia vocazione, il mio modo unico e irripetibile
di amare con tutta la mia persona. Darsi una
regola di vita diventa allora PRENDERSI CURA di
alcuni aspetti fondamentali della propria vita, che
possono “ordinare” e fare luce su tutto il resto.
a. Prendermi cura di me stesso
- Imparare ad ascoltarsi, darsi del tempo
in cui riflettere su ciò che si sta vivendo e
sul come si sta vivendo (le mie emozioni,
i miei stati d’animo, le mie paure, i miei
desideri, i miei sogni, le mie fatiche).
- Fare bene ciò che sono chiamata a fare
oggi: pensare al futuro è bello e importante,
ma quello che mi è chiesto oggi è il
“compito” che il Signore mi affida in modo
unico…evitiamo la dispersione.
- Imparare a rispettarsi (soprattutto
nel fisico, che tante volte trattiamo come
qualcosa di diverso da noi, che deve stare
ai nostri ritmi, come se fosse un oggetto).
- Imparare a volersi bene in tutto
ciò che costituisce la mia vita:
o la propria storia passata, familiare
e di amicizie o il proprio corpo o il
proprio carattere e modo di fare.
b. Prendersi cura delle relazioni
Siamo nati da una relazione… la nostra
vita è relazione. Attraverso le relazioni
scopriamo molto di noi: gli altri diventano
come uno specchio che ci rivela il nostro
vero volto. E allora anche questo diventa
un ambito importante da curare:
Acquistare uno sguardo GRATO
verso le nostre relazioni quotidiane…
imparare che nulla è scontato… nessuno
è un CASO, ma da ogni incontro piccolo,
ordinario, posso imparare qualcosa…
Per crescere dalla GRATITUDINE verso
la GRATUITÀ bisogna imparare a dare agli
altri il giusto spazio rispetto alla mia vita;
individuando se ci sono relazioni che mi
ostacolano, che mi legano troppo che ho
bisogno di liberare. Riconoscere quelle
relazioni che invece mi liberano, in cui
mi sento libero di essere me stesso.
Curare la sfera affettiva: la dimensione della
affettività e della sessualità sono ambiti tanto
importanti e delicati che chiedono di essere
valorizzati e non banalizzati o tenuti sotto chiave.
L’amore è il motore di tutta la nostra vita!!!
c. Prendersi cura della
realtà in cui si è inseriti:
…non siamo isole! E non
possiamo vivere come tali!
La realtà in cui siamo inseriti è parte di noi.
-
L’ascolto del telegiornale, la
lettura di qualche quotidiano che mi tengono
aggiornato su ciò che succede intorno a me
-
La vita parrocchiale la casa salesiana
l’oratorio in cui sono inserito, può diventare lo
spazio in cui metto in circolo le mie capacità.
-
Le realtà di povertà (materiale o
anche spirituale e umana) che posso incontrare
e di fronte alle quali pormi in atteggiamento
di ascolto: cosa dicono alla mia vita, come
mi interpellano, come posso dare il mio
contributo (la preghiera o un aiuto concreto).
-
L’ambiente del lavoro o dello studio:
possono essere ambienti dai quali mi lascio
vivere o che assumo come ambienti nei quali
posso esprimere non solo le mie capacità
intellettuali o pratiche, ma anche i miei valori,
rendendoli luoghi in cui esprimo quella che sono.
d. Prendersi cura del
rapporto con il Signore
Il nostro rapporto con il Signore è chiamato
ad illuminare tutto il resto e in modo ancora
68
più speciale, è nello scoprire la presenza di
Dio nella mia vita, nello scoprire il suo amore
per me (passaggio non scontato, al quale
siamo chiamati) che riscopro la mia vita
come progetto che tende a realizzarsi in una
scelta di vita concreta (il matrimonio, la vita
consacrata, il sacerdozio) come espressione
del mio modo di amare e come modo di vivere
in pienezza la mia fede, a servizio degli altri!
Anche in questo caso si parla di una
relazione: come una relazione umana quella con
il Signore ha bisogno di essere approfondita,
verificata, alimentata, resa visibile.
Approfondita attraverso la preghiera
personale, momento privilegiato per riguardare
alla propria vita alla luce della Parola di Dio;
il Vangelo in particolare è la Parola che il
Signore consegna alla tua vita per aiutarti
a riconoscere la sua presenza nella tua
quotidianità e ti indichi il sentiero da percorrere.
Verificata, con costanza e fedeltà con
un sacerdote, un salesiano, una suora o
anche un padre o madre di famiglia a
cui puoi affidarti e che possono aiutarti a
fare chiarezza su punti che a te possono
risultare più complessi, difficili e oscuri.
Alimentata attraverso una
partecipazione sempre più piena ai sacramenti,
specie l’Eucaristia e il Sacramento della
riconciliazione, in cui si è immersi nell’amore
e nella misericordia gratuita di Dio.
Resa visibile attraverso un modo
nuovo di stare con gli altri, di vivere le
relazioni, di guardare alla realtà, sentendo la
responsabilità per quanto succede intorno
a te, sentendoti interpellato a metterci
del tuo attraverso il servizio e l’impegno
in ciò che sei chiamato a vivere.
Gli aspetti condivisi sono
tanti e i RISCHI sono tanti:
*voler far tutto…e alla fine non si fa niente!
*troppo lavoro…manco mi ci metto!
*iniziare bene…e poi perdersi
per strada, scoraggiarsi
3. Modalità concrete di realizzazione
Ciò che è importante è tenere
presente il fine di verità, di libertà e
di unità che questa proposta ha.
Come primo passo mi sembra importante
ridirsi personalmente le motivazioni che
spingono ciascuno di voi a ricercare un
proprio progetto personale. Avere chiara
la motivazione, aiuta nei momenti in cui si
fa più fatica a camminare! Scriverla!
In secondo luogo, nella riflessione personale
e nella preghiera, individuare per ogni aspetto
di quelli citati una modalità per camminare in
questo anno che si apre: la ruota “più a terra” e
che sento ho bisogno di curare di più. Scrivo sia
l’ambito sia ciò su cui desidero impegnarmi.
Individuo delle modalità concrete, (non
vaghi desideri) realiste (non mete irraggiungibili)
verificabili (posso verificare quotidianamente
se sto compiendo ciò che mi ero prefissato)
Tra i quattro aspetti ne
identifico uno con cui partire.
Attenzione al rischio del tutto che finisce
presto! Verifico se ho una persona con la
quale confrontarmi! Se non c’è un passo
importante è mettermi alla ricerca (a partire
dalla preghiera perché la guida spirituale è
un dono da chiedere prima di tutto al Signore
e poi cercarlo). Darmi dei tempi di verifica di
quanto ho pensato di approfondire, per far sì
che non si tratti dell’entusiasmo di un giorno!
Analizzo gli ambiti di cui si è parlato…
mi confronto con la mia vita e con
altri…. Aggiungo qualche ambito….
Inizio a scrivere dei punti
fermi da cui partire…
Lavoro sui:
tempi, luoghi,
situazioni, persone coinvolti nella
mia personale regola di vita.
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70
OUTPUT
PER LA MIA vITA …
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71
Quarto INCONTRO A
LA SIGNORIA
DI GESù
72
INPUT
La Parola
Lc 15,11-32
Disse ancora: “Un uomo aveva
due figli. 12 Il più giovane disse al
padre: Padre, dammi la parte del
patrimonio che mi spetta. E il padre
divise tra loro le sostanze. 13 Dopo
non molti giorni, il figlio più giovane,
raccolte le sue cose, partì per un
paese lontano e là sperperò le sue
sostanze vivendo da dissoluto. 14
Quando ebbe speso tutto, in quel
paese venne una grande carestia ed
egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
15
Allora andò e si mise a servizio di
uno degli abitanti di quella regione,
che lo mandò nei campi a pascolare
i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi
con le carrube che mangiavano i
porci; ma nessuno gliene dava. 17
Allora rientrò in se stesso e disse:
Quanti salariati in casa di mio padre
hanno pane in abbondanza e io qui
muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò
da mio padre e gli dirò: Padre, ho
peccato contro il Cielo e contro di
te; 19 non sono più degno di esser
11
chiamato tuo figlio. Trattami come
uno dei tuoi garzoni. 20 Partì e si
incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano
il padre lo vide e commosso gli
corse incontro, gli si gettò al collo e
lo baciò. 21 Il figlio gli disse: Padre,
ho peccato contro il Cielo e contro
di te; non sono più degno di esser
chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre
disse ai servi: Presto, portate qui
il vestito più bello e rivestitelo,
mettetegli l’anello al dito e i
calzari ai piedi. 23 Portate il vitello
grasso, ammazzatelo, mangiamo
e facciamo festa, 24 perché questo
mio figlio era morto ed è tornato
in vita, era perduto ed è stato
ritrovato. E cominciarono a far festa.
25
Il figlio maggiore si trovava
nei campi. Al ritorno, quando fu
vicino a casa, udì la musica e le
danze; 26 chiamò un servo e gli
domandò che cosa fosse tutto ciò.
27
Il servo gli rispose: È tornato
tuo fratello e il padre ha fatto
ammazzare il vitello grasso, perché
lo ha riavuto sano e salvo. 28 Egli si
arrabbiò, e non voleva entrare. Il
padre allora uscì a pregarlo. 29 Ma
lui rispose a suo padre: Ecco, io ti
servo da tanti anni e non ho mai
trasgredito un tuo comando, e tu
non mi hai dato mai un capretto
per far festa con i miei amici. 30 Ma
ora che questo tuo figlio che ha
divorato i tuoi averi con le prostitute
è tornato, per lui hai ammazzato
il vitello grasso. 31 Gli rispose il
padre: Figlio, tu sei sempre con me
e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma
bisognava far festa e rallegrarsi,
perché questo tuo fratello era
morto ed è tornato in vita, era
perduto ed è stato ritrovato”.
73
L’eco
Questa parabola, del Figliol prodigo o meglio
del Padre misericordioso ci dice la grandezza
e la forza di Dio: cioè l’amore misericordioso.
Il figlio più giovane osa chiedere l’eredità
al padre, in un certo senso lo vuole morto,
vuole scappare lontano, non vuole avere più
niente a che fare con lui, vuole semplicemente
guadagnare il più possibile chiudendo ogni
ponte con colui che più di tutti gli vuole bene.
Mentre si allontana dalla casa di suo padre,
quella casa che è anche sua, si incammina
verso la carestia, verso lo squallore che gli fa
addirittura desiderare il cibo dei maiali. Mentre
si incammina lontano da suo Padre si allontana
anche da se stesso, crede inizialmente di
trovare la felicità, la vera libertà, la vita, ma trova
esattamente l’opposto. Lontano dal Padre non
può esserci felicità, c’è solamente tristezza,
non c’è libertà ma si è in balia della carestia,
della miseria, non c’è vita ma staticità e fame.
Ad un certo punto i suoi calcoli umani
gli fanno capire che tutto sommato in casa
di suo Padre si stava bene. Dopo un buon
ragionamento, mettendo tutto sul piatto della
bilancia riprende la via di casa cercando di
prepararsi un bel discorso da recitare.
Il Padre da parte sua lo vede quando è
ancora lontano, non gli è capitato in casa
all’improvviso inaspettatamente ma era atteso
probabilmente momento dopo momento. Attimo
dopo attimo cercava di scrutare all’orizzonte
sperando di vederlo e finalmente la sua gioia
si accende quando lo intravede da lontano.
Ecco che parte la “poesia” che aveva imparato
per l’occasione, ma il Padre sembra non
ascoltare più di tanto, gli interessa soprattutto
riabbracciarlo, risollevarlo, rimetterlo in gioco.
Il vestito più bello, l’anello, i calzari
rappresentano i segni della regalità e la dignità
di figlio che aveva perduto. Questo figlio può
ritornare ora a dire a suo Padre: “Padre”! E
questo Padre può finalmente ritornare a chiamare
suo figlio: “Figlio”! Per l’occasione fa ammazzare
il vitello grasso, che si teneva appunto per le
grandi occasioni, per le feste speciali, segno di
abbondanza, occasione di comunione. Il cristiano,
il figlio è uno che non smette mai di camminare,
uno che si sente sempre in viaggio, anche se gli
capita disgraziatamente di allontanarsi anche
molto da Colui che al mondo gli vuole più bene e
anche da se stesso. Egli è colui al quale è resa la
gioia di essere stato salvato, è colui che si lascia
rinnovare e purificare il cuore dall’Unico capace
di farlo: Dio. Padre e figlio gioiscono ora senza
fine perché si ritrovano ed il loro legame è ora
più saldo, più autentico e più bello di quanto non
lo sia mai stato prima. Insomma il cristiano è un
peccatore convertito che non ha paura a tendere
la mano aperta a Dio portandogli ciò che ha.
Il figlio maggiore vive costantemente in
una correttezza formale; probabilmente non ha
mai sgarrato, non è mai “uscito dagli schemi”,
non ha mai disobbedito ad un comando del
Padre; ma probabilmente non ha mai fatto ciò
che conta, che è essenziale: non ha mai amato.
L’amore è un’altra cosa, esige il cuore, non basta
l’osservanza delle regole, non basta l’esteriorità.
E’ sempre stato fisicamente in casa ma forse
non è mai stato dentro con il cuore, con la vita.
La festa è pronta anche per lui, ma
ritiene di essere troppo giusto, impeccabile,
e allora non entra, volta le spalle a questo
Padre che fa di tutto per amarlo.
Il Padre chiama a se ed ama ciascuno
in modo infinito e particolarissimo ma
questo non basta; ognuno può decidere se
lasciarsi amare oppure no. Non sappiamo se
alla fine anche questo figlio sia “rientrato”,
conosciamo solo che il desiderio del padre di
avere tutti con se nella sua casa è fortissimo
è insistente. Ecco com’è l’amore di Dio:
insistente, misericordioso ed abbondante.
74
Per riflettere …
1. Hai provato a gustare l’amore misericordioso di Dio?
2. Guardandoti intorno quali possono essere
concretamente oggi le lontananze dal Padre?
3. Quali possono essere secondo te i sentimenti dei due figli?
4. Quali possono essere secondo te i sentimenti del
Padre prima e dopo la partenza del Figlio?
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75
Dove due o tre...
io sono
in mezzo a loro
INSEGNACI
A PREGARE
La preghiera della Chiesa
Canto: Beatitudine
Dove due o tre sono riuniti nel mio nome,
io sarò con loro, pregherò con loro,
amerò con loro perché il mondo venga a Te,
o Padre, conoscere il tuo amore e avere vita con Te.
Voi che siete luce della terra, miei amici,
risplendete sempre della vera luce, perché il mondo creda
nell’amore che c’è in voi, o Padre,
consacrali per sempre e diano gloria a Te.
Ogni beatitudine vi attende nel mio giorno
se sarete uniti, se sarete pace,
se sarete puri perché voi vedrete Dio che è Padre,
in lui la vostra vita gioia piena sarà.
Voi che ora siete miei discepoli nel mondo
siate testimoni di un amore immenso,
date prova di quella speranza che c’è in voi coraggio,
vi guiderò per sempre, io rimango con voi.
Spirito che animi la Chiesa e la rinnovi,
donale fortezza, fa che sia fedele,
come Cristo che muore e risorge perché
il Regno del Padre
si compia in mezzo a noi e abbiamo vita in lui
si compia in mezzo a noi e abbiamo vita in lui .
76
PRIMA TAPPA
Il corpo di Gesù che prega
Cellule di uno stesso corpo
G
Gesù ci ha insegnato a pregare al plurale
per uscire anche nel rapporto con Dio da ogni egoismo.
Sì, perché siamo cellule vive di uno stesso corpo,
il Suo corpo,
il corpo di Gesù.
Ecco perché Lui è in mezzo a noi.
Musica – ciascuno consegna il suo cartoncino
che compone il volto di Gesù
1L
Tu corpo di Cristo.
Tu parte del corpo di Cristo insieme ai fratelli che hai accanto
e anche quanti nel mondo sono battezzati nel Suo nome.
Pregare con e per gli altri è allora curare il nostro stesso corpo,
il Suo corpo.
Pregare con e per gli altri,
vicini e lontani,
di condizioni diverse, di età, storia, lingua, cultura diverse,
ma tutti dello stesso corpo:
il Suo.
Musica – vengono posti i cartoncini all’intorno
di quelli consegnati che delineano il mondo
Lettura biblica
Gesù disse loro: In verità vi dico ancora: se due di voi sopra
la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa,
il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove
sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.
Mt 18,19-20
G
Gesù ci ha svelato il segreto di una potenza:
la Sua presenza quando siamo uniti.
Quando siamo uniti fisicamente
ma anche quando siamo uniti nella stessa richiesta,
quando siamo uniti per la stessa preghiera.
Ecco la liturgia
ed in particolare la liturgia delle ore
77
2L
G
Tutti nel mondo,
con lingue diverse,
con stili diversi:
dal monaco che veglia nella notte alla famiglia che prega prima
del lavoro,
dal sacerdote con la sua parrocchia al religioso con la sua
comunità;
con temi diversi:
dall’oriente all’occidente.
Tutti innalzano la stessa supplica,
la stessa lode,
la stessa invocazione.
Tutti, corpo, chiesa,
cattolica ossia universale.
Di tutta la chiesa che cammina nel tempo,
ma anche la chiesa che è già davanti a Dio.
Tutti unica voce,
unica intenzione,
unico corpo,
nel corpo di Gesù.
Ecco la nostra potenza,
non siamo più noi a pregare ma Gesù prega in noi.
SECONDA TAPPA
La liturgia
G
La preghiera del corpo, del Suo corpo
La preghiera della Chiesa, corpo di Cristo
La preghiera di Cristo.
La liturgia
La preghiera con Cristo: è Lui che pone
sulle nostre labbra ciò che gli sta a cuore
La preghiera in Cristo: è Lui che prega
con la nostra voce
La preghiera per Cristo: è Lui che ci attira a sé.
78
1. Che coscienza ho del fatto che quando celebro la preghiera
della chiesa o l’Eucaristia è Gesù che prega?
2. Sento che non posso più pregare solo per me e per le “mie” cose?
3. Che consapevolezza do a gesti, parole, formule che vivo con gli altri?
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TERZA TAPPA
Cristo nel tempo
Lettura biblica
Gesù al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di
casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Mc 1,35
Musica – vengono girati i cartoncini del mondo
e divengono contorni per un grande orologio con numeri romani
79
G
È il tempo del silenzio che non è stato ancora distrutto,
dove le forze ristorate vorrebbero guardare lontano,
dove la mente libera si confronta
con l’ideale che colma la vita
dove il cuore è più puro e può scegliere il bene
che può immediatamente incontrare il Mistero di Dio.
Musica – l’orologio posto al centro
viene spostato sul tempo del Mattino
G
1L
La chiesa come madre sapiente
che conosce le nostre fatiche
ci regala in quest’ora la preghiera delle Lodi
preghiera di benedizione, lodi
per il dono del nuovo giorno, di una vita che
anche oggi gratuitamente abbiamo ricevuto,
preghiera che anticipa tutto il
possibile che potrà accadere,
nell’antica preghiera dei salmi: che è lode,
supplica, invocazione, ringraziamento,
preghiera di consegna di ogni istante perché Lui la custodisca,
preghiera che nelle intercessioni si fa voce per tutti:
per il giovane e l’anziano
per il sano ed il malato
per il credente e il lontano da Dio
per chi nasce come il sole
e per chi muore nel tramonto.
Lettura biblica
Gesù…passò la notte in orazione.
Lc 6,12
Musica – l’orologio posto al centro viene
spostato sul tempo della sera
80
G La chiesa come madre sapiente
che conosce le nostre fatiche
ci regala in quest’ora la preghiera del vespro
preghiera di ringraziamento
per il dono del giorno appena trascorso,
di eventi, persone, situazioni che oggi
gratuitamente abbiamo ricevuto
preghiera che nella calma e nel silenzio fa riecheggiare
la Parola di Dio con Parole di uomini, i salmi
che danno un significato a quanto abbiamo vissuto.
Parole che parlano di doni per cui rendere grazie
parole che parlano di prove per le quali supplicare aiuto
parole che vantano una bellezza a cui tutti aneliamo
parole che gridano il dolore che cerca risposte
parole di Dio in bocca all’uomo,
perché il dialogo sia vero.
2L
Preghiera di consegna perché nulla vada
sciupato di ciò che abbiamo vissuto
preghiera che prega per tutti e a nome di tutti
per chi è nella gioia, per chi è nella prova,
per chi è nel dolore, per chi è nella pace
Preghiera della Chiesa
perché tutto il mondo in questo momento così Ti prega
Preghiera della chiesa
perché ci fa uscire dai nostri piccoli recinti
e ci proietta sugli spazi infiniti della chiesa
Preghiera della Chiesa
perché pregata in ogni tempo
da Gesù sino ad oggi
passando per ogni credente dal santo al peccatore
Preghiera universale.
Musica – l’orologio posto al centro
viene spostato sul tempo della notte
G
Ed arriva il tempo del riposo
E prima di chiudere gli occhi al giorno.
A Te Signore consegniamo tutto: il
passato avvenuto ed il futuro che verrà.
La chiesa come madre sapiente
che conosce le nostre fatiche
ci regala in quest’ora la preghiera di Compieta.
81
1L
G
Preghiera che fa sintesi del giorno
e della nostra amicizia con Te,
preghiera di richiesta di perdono:
con l’esame di coscienza
preghiera con le Tue Parole, nel salmo
che consegna ogni nostro sentimento
preghiera di consegna nel Cantico di Simeone,
preghiera affidamento nel ricordo della Vergine Maria
Tutto il nostro tempo è tempo di Dio
Ma in alcuni momenti particolari
Il tempo diventa più favorevole.
Tempo della Chiesa.
Musica consegna della compieta a quelli del I
Lodi e vespri della I dom. al II anno
Preghiera del mattino e della sera al III anno
Tutti:
Santa Maria Madre delle Chiesa
Che mai ti sei chiusa su te stessa ma sempre
sei stata centro di unità per i discepoli
che con Te pregavano riuniti nel Cenacolo
che con Te ascoltavano la Parola che con Te invocavano la
liberazione di Pietro dal carcere che con Te ringraziavano per
le cose belle che Dio compiva
Che con Te imparavano ad essere il corpo vivente
del Tuo Figlio che ora era accanto al Padre.
Santa Maria Madre della Chiesa
Fa che la nostra preghiera non sia mai espressione di egoismo
Ma rendici coscienti di essere corpo di Gesù
Testimoni della Sua presenza,
Coscienti della Sua famigliarità, vicinanza, amicizia.
Al punto da essere Sua voce, sua Parola, Suo Corpo.
Insegnaci ad amare la Chiesa. Insegnaci a pregare con Lei,
Insegnaci ad essere corpo di Cristo.
Amen
Canto: Madre della Speranza
Ave, Ave Maria piena di grazia e d’amore piena di Dio
Madre che ci precedi, Madre che ci accompagni,
Madre che parli al cuore dei figli tuoi
Tu che sei Madre della speranza
veglia sul nostro cammino e su di noi
Tu che ci doni Cristo Tu che ci porti a Dio,
donaci la fiducia nella vita (2 Volte)
82
83
DALL’AURORA
Due o tre,
Io in mezzo a loro
Preghiera del mattino
Lodi della prima domenica
del tempo ordinario
84
con qualche bugia, prima di averne la risposta
ripeteva: Ricordati che Dio ti vede. Senza saperlo
ripeteva ai figli le parole dette da Dio ad Abramo:
- Cammina alla mia presenza e sii perfetto. - E il
ricordo che Tobia dava al suo figlio: - Tutti i giorni
della tua vita abbi Dio nella mente” (MB I, 44).
Don Bosco è capace di scoprire
la presenza di Dio accanto a lui.
Ma quali sono i luoghi della presenza di Dio?
• La Parola
• L’Eucaristia
• La Chiesa
• I fratelli
ACTIO
La Risposta
2. NASCONDITI AL
TORRENTE KERIT
LA SIGNORIA DI GESU’
Don Bosco è introdotto alla preghiera dalla
madre, che insegna al piccolo Giovannino tutti
i “trucchi del mestiere” per pregare bene:
“Nel giorno della prima Comunione, in mezzo
a quella folla di ragazzi e di genitori, era quasi
impossibile conservare il raccoglimento. Mia
madre, al mattino, non mi lasciò parlare con
nessuno. Mi accompagnò alla sacra mensa.
Fece con me la preparazione e il ringraziamento,
seguendo le preghiere che il parroco, don
Sismondo, faceva ripetere a tutti a voce alta.
Quel giorno non volle che mi occupassi
di lavori materiali. Occupai il tempo
nel leggere e nel pregare.” (MO).
Ma qual è il dove, il quando,
il come della preghiera?
1. LA CARTA D’IDENTITA’
DEL PROFETA
Don Bosco, come il profeta Elia, era un uomo
di Dio, capace di vivere alla Sua presenza.
Ma tutto questo non lo impara da solo, ma
guidato da sua madre, mamma Margherita:
“Margherita, essendo essa donna di gran
fede, in cima a tutti i suoi pensieri, come
pure sulle sue labbra, v’era sempre Iddio.
D’ingegno sveglio e di facile parola, sapeva in
ogni occasione servirsi del Nome di Dio per
padroneggiare il cuore dei suoi fanciulli. Dio ti
vede: era il gran motto, col quale rammentava ad
essi come fossero sempre sotto gli occhi di quel
gran Dio, che un giorno li avrebbe giudicati. Se
loro permetteva di andare a sollazzarsi nei prati
vicini, li congedava dicendo: Ricordatevi che Dio
vi vede. Se talora li scorgeva pensierosi e temeva
covassero nell’animo qualche piccolo rancore,
loro susurrava all’improvviso all’orecchio:
Ricordatevi che Dio vi vede e vede anche i vostri
più reconditi pensieri. Se, interrogando qualcuno
di essi, cadeva in sospetto che potesse scusarsi
Il dove
Scegli bene il luogo della preghiera, è
necessario che sia silenzioso e raccolto. Se puoi
metti davanti a un crocifisso o un’immagine
sacra, ed ancora meglio davanti all’Eucaristia.
Il quando
Dedica un tempo ben preciso
alla tua preghiera: all’’inizio, è utile
85
almeno un quarto d’ora.
La preghiera, come la vita, ha un suo
ritmo, un ritmo che la sostiene, che permette di
prolungarla senza fatica. È come uno che una
volta trovato il buon ritmo del cammino può
andare avanti per chilometri senza stancarsi.
Così è importante anche un certo ritmo fisico,
psichico, interiore nella preghiera. In che cosa
consiste questo ritmo? Il ritmo fondamentale,
quella musica che portiamo dentro di noi è il
respiro. Questo è il ritmo fondamentale della
vita, quello che ci dà i tempi del vivere.
toccando fronte consacrando al Padre i tuoi
pensieri; toccando, il petto consacrando
a Cristo il tuo cuore, la tua capacità di
amare; toccando le spalle consacrando
allo Spirito le tue azioni, la tua volontà.
Il come
Mettiti in ginocchio: con le spalle erette, le
brace rilassate; se impari a far pregare anche
il corpo la tua preghiera sarà più attenta.
Dovremmo poi vedere se qualche
atteggiamento si forma in noi: può essere
l’atteggiamento dell’orante, con le braccia
alzate o le mani giunte in invocazione; può
essere l’atteggiamento della preghiera come
usano gli orientali che si buttano con la faccia
a terra, o come Gesù nell’orto, in ginocchio con
la faccia a terra; può essere l’atteggiamento
delle mani in accoglienza, di chi guarda
lontano e aspetta, come il padre aspetta il
ritorno del figliol prodigo, o l’atteggiamento
di chi attende qualcosa o di chi domanda.
Sembrano cose semplici, potrebbe forse
sembrare ridicolo metterle in pubblico, ma
noi ci esprimiamo così, ci esprimiamo anche
con i gesti. E quando nel silenzio, come dice
Gesù in Matteo, “chiusa la porta della camera,
prega il Padre nel segreto” (Mt 6,6), lasciamoci
qualche volta liberi di esprimerci: potremo
cadere in ginocchio con la fronte a terra, o
alzare spontaneamente le mani, o aprirle in
atteggiamento di colui che sta per ricevere,
oppure possiamo metterci in atteggiamento
di sottomissione. E importante che proprio
attraverso l’esperienza del nostro corpo noi
mettiamo a nudo la profondità dei nostri desideri.
È estremamente importante incominciare
a pregare non soltanto con un momento di
silenzio, di pausa, di respiro, ma con il chiaro
riconoscimento che non siamo capaci di pregare:
«Signore, sei Tu che preghi in me. Non so da
che parte cominciare: è il tuo Spirito che mi
guiderà». E necessario togliere dal dialogo con
Dio ogni presunzione, tutto ciò che crediamo
di aver imparato e di possedere. Dobbiamo
entrare nella preghiera come poveri, non come
possidenti. Ogni volta che ci presentiamo davanti
a Dio ci presentiamo come assolutamente poveri;
credo che tutte le volte che non lo facciamo la
nostra preghiera ne soffre, diventa più pesante,
è carica di cose che la disturbano. E necessario
entrare davanti a Dio veramente in stato di
povertà, di spogliazione, di assenza di pretese:
«Signore, non sono capace di pregare, e se tu
permetterai che io stia davanti a te in uno stato
di aridità, di attesa, ebbene benedirò questa
attesa, perché tu sei troppo grande perché io ti
possa comprendere. Tu sei l’Immenso l’Infinito,
l’Eterno, come posso io parlare con te? ».
Non terminare la preghiera senza
qualche decisione concreta da attuare al
più presto, perché l’amore è un fatto e
la preghiera deve portarti all’azione
Concludi con un pensiero a Maria
SS., implora con un’Ave Maria la grazia di
imparare a pregare ed amare con costanza.
Nel momento in cui non hai voglia è il
tempo della volontà amante prendendo anche
una posizione che più richiede al proprio
corpo una attenzione al Signore presente.
Incomincia col segno di croce fatto bene:
86
3. IL SILENZIO SOTTILE
Ecco un episodio accaduto a Domenico
Savio, sull’incontro con il Signore:
“Un giorno accadde che Domenico mancò
alla colazione, alla scuola e al pranzo. Nessuno
sapeva dove fosse. Nello Studio non c’era,
a letto nemmeno. Quando il Direttore (è don
Bosco che scrive pur non nominandosi) fu
informato, sospettò quello che poi risultò vero:
che fosse in chiesa. Era accaduto già altre
volte. Il direttore entrò in chiesa, andò dietro
l’altare e lo vide fermo come un sasso. Teneva
un piede sull’altro, una mano appoggiata
su un grosso leggio e l’altra sul petto, la
faccia fissa e rivolta verso il tabernacolo. Non
muoveva palpebra. Don bosco lo chiamò.
Non rispose. Lo scosse, e allora Domenico lo
guardò e disse: “Oh, è già finita la Messa?” .
“Vedi – dice il direttore mostrandogli
l’orologio -,sono le due del pomeriggio”
Domenico domandò perdono del
ritardo, ma il direttore lo mandò a pranzo,
dicendogli “se qualcuno ti chiede dove sei
stato, rispondi che sei andato a fare una
commissione che ti avevo affidato”.
Un altro giorno, terminate le preghiere di
ringraziamento dopo la Messa, sto per uscire
dalla sacrestia quando sento dietro l’altare una
voce. Sembra uno che discuta. Vado a vedere e
trovo Domenico che parla, poi si arresta come
per ascoltare la risposta. Fra le altre cose sentii
chiaramente queste parole: “Sì, mio Dio, ve
l’ho già detto e ve lo dico di nuovo: io vi amo e
vi voglio amare per tutta la vita. Se voi vedete
che sto per offendervi, prendetevi la mia vita.
Sì, preferisco morire piuttosto che offendervi”.
Qualche volta gli domandai che cosa
facesse quando ritardava a uscire di Chiesa.
Con semplicità mi rispondeva: “povero me,
mi prende una distrazione, perdo il filo delle
preghiere e mi pare di vedere cose tanto
belle che le ore volano via in un momento”.
(dalla “Vita di Domenico Savio”
scritta da Don Bosco)
Proviamo a chiederci: se dovessi in
questo momento gridare, esprimere con
una invocazione ciò che chiedo a Dio di
più profondo, ciò che maggiormente mi
sta a cuore, come lo esprimerei? Lasciamo
che venga liberamente alla luce ciò che in
quel momento ci qualifica: potrebbe essere
l’invocazione: «Signore, abbi pietà di me»,
oppure: «Signore, non ne posso più! »; «Signore,
ti lodo»; «Signore, ti ringrazio»; «Signore, vieni
in mio soccorso»; «Signore, sono sfinito».
Anche Gesù in un preciso momento
della sua vita ha esclamato: «L’anima mia
è triste fino alla morte» e «Ti ringrazio,
Padre, perché mi esaudisci sempre».
Cerchiamo tra queste invocazioni del cuore
quella che maggiormente risponde a ciò che
sentiamo, quella che può essere il punto di
partenza della nostra preghiera, quella che
qualifica la situazione che stiamo vivendo.
Questa invocazione potrà evidentemente essere
arricchita con preghiere altrui, approfondita
con l’aiuto di altri che hanno pregato
prima di me e forse meglio di me. Questa
invocazione può sembrare una realtà povera,
semplicissima, è un filo d’erba, magari un filo
d’erba piccolissimo in confronto agli alberi
giganteschi della preghiera dei Santi; però
il mio filo d’erba, è ciò che io metto davanti
a Dio come mia semplicissima preghiera.
Gesù ha richiamato la parola di quel
pubblicano nel tempio: «Signore, abbi pietà di
me peccatore». Ecco, quest’uomo che aveva
trovato autenticamente il suo stato di preghiera
tornò giustificato: con una sola espressione
aveva messo a nudo completamente se
stesso. Era dunque un grido del cuore.
Ma inizialmente è bene seguire una
struttura per abilitarci ad ascoltare quel
silenzio sottile. Quando siamo cresciti per
almeno un anno di continuità allora il nostro
cuore sarà pronto ad abbandonarsi un poco
alla forza che è generata dal nostro cuore.
87
4. I FRUTTI DELLA
SUA PRESENZA
•
La verità
Verità su di sé e giudizio degli altri
La nostra vita è immersa nei doni di Dio. Il
primo dono siamo noi stessi, così come siamo
stati pensati dal suo amore fin dall’eternità e
poi chiamati all’esistenza attraverso i nostri
genitori, in questo momento della storia.
Ma tu sei consapevole di essere
uno straordinario dono di Dio?
La verità su di me
La nostra vita è immersa nei doni di Dio. Il
primo dono siamo noi stessi, così come siamo
stati pensati dal suo amore fin dall’eternità e
poi chiamati all’esistenza attraverso i nostri
genitori, in questo momento della storia.
Ma tu sei consapevole di essere
uno straordinario do-no di Dio?
Hai già pregato tante volte con la
parola del salmo 139: «Ti lodo, Signore,
perché mi hai fatto come un miracolo»?
Un miracolo io? Sì, un miracolo, anzi, una
catena di miracoli e non per merito tuo, ma
perché Dio l’ha voluto, lo vuole. Il merito è
suo, Dio fa le cose bene, sa fare solo miracoli.
Dobbiamo prenderne atto e ac¬coglierci
con fede e riconoscenza dalle sue mani.
E essenziale imparare a conoscere i
doni più belli che costituiscono la nostra
persona, per svilupparli, puri¬ficarli e
metterli a servizio degli altri, con amore.
E qui che Dio ci attende: che tutto, nella
nostra vita, diventi dono per gli altri. In noi
tutto è dono e tutto deve diventare dono.
Siamo stati progettati così.
Fa pena incontrare persone con doni
meravigliosi che vivono nella persuasione di
non essere niente, di non valere niente. Sono
persone depresse che soffrono e non possono
dare il meglio di se stesse, nella libertà. Perché?
Perché non sono state aiutate a vedere i
mi¬racoli di Dio, il miracolo che sono loro stesse.
Forse conoscono tutti i loro difetti e lottano con
tenacia per correggerli, ma non osano guardare
ai doni stupendi che Dio ha deposto in loro.
Sono convinte di essere le persone più brutte,
più stu¬pide, più inutili del mondo. Che peccato!
Solo se saranno molto amate e stimate
da qualcuno, queste persone impareranno ad
avere uno sguardo più positivo verso se stesse.
Quando nasce un bambino i parenti e gli
amici fan-no i loro commenti: «Assomiglia
alla mamma! ». «Sì, però non trovi che la
fronte, gli occhi, sono del pa¬pà?... ». Non ho
mai capito se sia davvero possibile tro¬vare
queste somiglianze in un neonato. Ma una
cosa che si può dire con sicurezza (e non l’ho
mai sentita) è questa: «Assomiglia a Dio».
Sicuro, ogni uomo, ogni donna
della terra assomi¬glia a Dio.
«Dio disse: facciamo l’uomo a nostra
immagine, a nostra somiglianza, e domini...
Dio creò l’uomo a sua immagine; uomo e
donna li creò e li benedisse» (Gn 1,26ss).
E meraviglioso! E la meraviglia
si fa gratitudine e adorazione.
ma siamo diversissimi gli uni dagli altri,
compresi i ge¬melli. Ognuno è un miracolo
unico, un messaggio irri¬petibile che Dio
lancia nel mondo. Come non esclama-re
con il salmista: «Ti lodo, mio Dio, perché mi
hai fatto come un prodigio» (Sal 138).
Riflettiamo insieme sui doni che Dio ha
deposto in noi e che costituiscono una grossa
responsabilità. E un discorso che da una parte
ci apre alla ricono¬scenza e dall’altra ci chiama
a un lavoro impegnativo su noi stessi perché
tutto in noi maturi fino al dono completo.
È un lavoro affascinante che esige
sforzo e che porta alla libertà e alla gioia.
Un pericolo
Quando si parla di doni, è facile che la nostra
attenzione sia sviata da un tranello: la mania di
confrontarci con gli altri. Subito viene da pensare
a questo o quel dono che vediamo in questa o
in quella persona... e che noi non abbiamo (o
pensiamo di non avere), e ci sentiamo scon¬fitti.
88
Anche questo è frutto di cattiva educazione, a
volte è una vera e propria tentazione. Ringrazia
di questo dono e sviluppalo davanti agli occhi
di Dio, con grande umiltà. Hai una capacità
grande di resistere alla fatica? Sai tirare bene?
Non goderti questo dono: bisogna che uno tiri
di più e così i deboli prendono coraggio e tirano
anche loro. Hai una bella voce, canti bene?
Sai far poesie? Sei un tipo estroso, poetico?
Sai fare fumetti? È troppo poco che tu ringrazi
di questo dono: hai la responsabi¬lità di non
chiamarlo neppure dono (finché parli di dono tu ti
ammiri, ti compiaci, ti guardi allo specchio). No!
Questo non serve: tu hai il compito di seminare
la gioia; guai se perdi tempo ad am¬mirarti!
Devi spenderti per gli altri e sviluppare i tuoi
doni per la felicità di tutti. Elia non ha paura
del giudizio della gente. Abbiamo spesso paura
dell’opinione pubblica, della folla, del «si dice».
Siamo talmente condizionati da non riuscire a
compiere determinati gesti, a intervenire con
parole e con azioni. Elia agisce da solo, non di
rado, chi sceglie una voca¬zione religiosa, una
vocazione claustrale, e le persone non capiscono,
mormorano, portano argomenti speciosi per
dissuadere. Ma il vero senso di Dio ci permette
di superare coraggiosamente le opinioni,
ap¬parentemente ragionevoli, degli altri.
•
La carità
La nostra preghiera non potrà essere
un caricare le spalle di Dio delle nostre
responsabilità. Per molti la preghiera è un
mezzo per fuggire dalle responsabilità, dalla
solida¬rietà con gli altri uomini. Non si può
pregare perché cessino le sofferenze senza fare
un gesto che aiuti que¬sta fine. La preghiera
affinché cessino le sofferenze deve essere in
noi la fonte di un passo verso la sofferen¬za
per alleggerirla. Non si può pregare per la pace
senza far proseguire alla preghiera delle scelte
di pace e di perdono. Non si può pregare per la
fine dello sfruttamen¬to senza di conseguenza
compiere un atto di giustizia. Non si può pregare
per la conversione al vangelo sénza prendere
l’iniziativa della missione e dell’annuncio. Non
si può pregare per le vittime di un disastro o di
una calamità naturale senza fare qualcosa in loro
aiuto. Il vangelo dice forse: chi ha due man¬telli
preghi per chi non ne ha? Non dice forse: dia
un mantello a chi non ne ha? D’altronde, per
sapere cosa deve fare il cristiano non dovrà
forse ascoltare la parola, cioè pregare, aprirsi
affinché tale parola piena di efficacia gli trasformi
la sua realtà e lo apra alla realtà degli altri, del
prossimo? È questo l’istan¬te in cui l’azione
è un atto di Dio. Innanzitutto im¬pariamo ad
ascoltare, a sentire, a vedere, a compren¬dere
Dio e il mondo, i fratelli dell’umanità intera. Poi
agiamo, compiamo l’azione secondo questa
sapien¬za divina che si rivela nella scrittura,
nei sacramenti, nella vita. Ecco dove azione
e preghiera si incontrano e si garantiscono
l’autenticità. Un’azione senza preghiera finirebbe
presto per consumare e trasformare una persona
in un uomo agitato organizzatore che a poco
a poco perde l’entusiasmo. Una preghiera
senza azione non solo soffoca l’uomo ma è una
bestemmia verso il messaggio di chi è Amore
e ha legato l’amore verso di lui con l’amore
del prossimo nel grande comandamento «Chi
ama Dio ami anche il proprio fratello» (1 Gv. 4,
20). Non si può pregare per i poveri senza farsi
povero. Non si può pregare per una realtà senza
essere sensibili alla sua tragedia fino al punto
di par¬teciparvi, sino ad assumerla. È qui allora
che vita e preghiera diventano tutt’uno. Così fa
l’uomo che pre¬ga incessantemente fino a far
diventare preghiera la sua vita. Uno dei grandi
mali che minaccia oggi la vita cristiana è il rifiuto
del quotidiano. Si vivono grandi momenti di
entusiasmo o grandi momenti ma poi si rifiuta
la vita semplice e quotidiana di ogni giorno, si
rifiutano le azioni banali cui siamo chiamati dalla
nostra realtà e con esse anche la pre¬ghiera
che trova lì dentro la sua vera collocazione.
Occorre che collochiamo Dio nel quotidiano e ci
occorre vivere della quotidianità della preghiera.
89
OUTPUT
PER LA MIA vITA …
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90
Quinto INCONTRO A
APPARTENENZA
ALLA CASA
91
LECTIO
INPUT
La Parola
Gv 2,1-12
Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio
a Cana di Galilea e c’era la madre
di Gesù. 2 Fu invitato alle nozze
anche Gesù con i suoi discepoli. 3
Nel frattempo, venuto a mancare
il vino, la madre di Gesù gli disse:
“Non hanno più vino”. 4 E Gesù
rispose: “Che ho da fare con te,
o donna? Non è ancora giunta
la mia ora”. 5 La madre dice ai
servi: “Fate quello che vi dirà”.
6
Vi erano là sei giare di pietra per la
purificazione dei Giudei, contenenti
ciascuna due o tre barili. 7 E Gesù
disse loro: “Riempite d’acqua le
giare”; e le riempirono fino all’orlo. 8
Disse loro di nuovo: “Ora attingete
e portatene al maestro di tavola”.
Ed essi gliene portarono. 9 E come
ebbe assaggiato l’acqua diventata
vino, il maestro di tavola, che non
sapeva di dove venisse (ma lo
sapevano i servi che avevano attinto
l’acqua), chiamò lo sposo 10 e gli
disse: “Tutti servono da principio
92
il vino buono e, quando sono un
pò brilli, quello meno buono; tu
invece hai conservato fino ad ora
il vino buono”. 11 Così Gesù diede
inizio ai suoi miracoli in Cana di
Galilea, manifestò la sua gloria e
i suoi discepoli credettero in lui.
12
Dopo questo fatto, discese a
Cafarnao insieme con sua madre,
i fratelli e i suoi discepoli e si
fermarono colà solo pochi giorni.
L’eco
Maria è mediazione perché Gesù e la sua Chiesa sia
alla nostra festa. Si accorge, non attende la richiesta
di aiuto. Anticipa, come una mamma capisce tutto al
volo, arriva prima.
Maria è madre del sistema preventivo che intercetta
il bisogno anche a volte inespresso, ma anche
donna coraggiosa che sa domandare… “chiedete e
vi sarà dato, bussate e troverete”, non sta in silenzio
ad aspettare. Il cuore materno gioca di anticipo,
coglie tutte quelle sfumature che spesso passano
inosservate.
Gesù è un invitato uno che non fa violenza, che con
delicatezza e senza clamore è presente alle nostre
feste; un invitato “di peso” che però non fa rumore.
Mc 8,2 (Mt 15,32) – “Non hanno da mangiare”
Gesù non risponde immediatamente alle nostre
richieste… ma le pone al vaglio del silenzio, al
vaglio della notte, al vaglio anche dell’asprezza; non
è un’agenzia di pronto intervento a basso prezzo.
Maria non si ferma di fronte al vaglio ma diviene
donna insistente (Mt 15,25-27; 8,6-8; Gv 4,47-50)
dentro una estrema delicatezza che la fa muovere
preparando tutte le condizioni perché l’opera si
compia.
Lei ci educa così all’insistenza che opera e
all’obbedienza che non brontola e non pretende.
Dopo aver fatto tutto quanto poteva fare – mettendo
ogni cosa nelle Sue mani Maria è l’emblema della
disposizione ad affidarsi alla sovranità di Gesù ed è
questa che fa si che il miracolo si possa compiere.
Il Signore ascolta e agisce anche ben oltre le nostre
aspettative.
Una giara conteneva duo o tre metrete \barili di
cui ciascuna ha una capacità di circa 40 l – il che
significa che la capienza totale d’acqua può essere
minimamente di 480l massimamente di 720 l, quindi
una quantità enorme, molto abbondante.
I festeggiamenti soliti per il matrimonio consistevano
in una processione in cui gli amici dello sposo
portavano la sposa a casa dell’amico e nel pranzo
di nozze con le relative espressioni che potevano
durare anche sino a sette giorni.
Fra i semiti definire una donna “la madre di…” è
titolo onorifico. L’Evangelista Giovanni non la chiama
mai Maria
Non essendoci miracoli precedenti non vi è nulla che
potesse indurre ad aspettarsi che Gesù ne operasse
, ed anche nelle attese messianiche dell’AT nulla
poteva far pensare ad un azione del messia. La fede
di Maria allora è chiaramente “in anticipo” rispetto
ad ogni evidenza.
Il Titolo “Donna” non è un rimprovero né tanto
meno segno di scortesia ma il modo normale di
rivolgersi alle donne (Mt 15,28; Lc 13,12; Gv 4,21;
8,10; 20,13). Invece è peculiare il fatto che ad
esso non venga aggiunto nulla , senza un titolo di
accompagnamento o un aggettivo qualificativo da
parte di un figlio. Nessun precedente letterario è
riscontrabile. Per questo il sospetto degli esperti è la
soggiacente dimensione simbolica.
- Gesù sembra porre un rifiuto a questa domanda
non domanda, quasi a non lasciarsi coinvolgere.
- Nell’AT la domanda di Gesù ha due sfumature di
significato:
(a) quando una parte sta ingiustamente molestando
un’altra, la parte ingiuriata può dire: « Che c’è tra me
e te? », cioè, che ti ho fatto perché tu debba farmi
questo? Quale motivo di discordia c’è tra noi? (Gdc
11,12; 2 Cr 35,21; 1 Re 17,18);
(b) quando a qualcuno si chiede di interessarsi di una
questione che egli sente che non è affar suo, egli può
dire a colui che glielo chiede: « Che ho da fare con
te? », cioè: questo è tuo, che c’entro io? (2 Re 3,13;
Os 14,8).
Quindi c’è sempre un qualche rifiuto di un
coinvolgimento inopportuno e una divergenza di
opinioni tra due persone interessate; tuttavia,
(a) implica ostilità, mentre
(b) implica semplice disimpegno.
Le istruzioni date da Maria riecheggiano quelle del
faraone in Gn 41,55: « Andate da Giuseppe, fate
quello che vi dirà ». Maria sembra non aver dubbio
che Gesù interverrà ed è incerta solo circa il modo
dell’intervento. E’ davvero Madre della fede.
L’uso di giare di pietra era probabilmente il derivato
delle leggi levitiche dell’impurità rituale (Lv 11,2938): mentre le giare di terracotta potevano diventare
ritualmente contaminate e dovevano essere spezzate
, le giare di pietra non potevano diventare impure.
Dei sette miracoli tracciati da Gv tre sono varianti di
episodi sinottici e tre sono i medesimi, solo questo è
unico. L’unicità
L’acqua che veniva usata per la purificazione lascia il
posto al vino segno di festa, di abbondanza, di gioia.
93
Per riflettere …
1.
2.
3.
4.
Che posto ha Maria nella tua vita?
La vedi come una madre che capisce al volo le necessità, i bisogni?
Vicina ai commensali e vicina a Gesù, la chiedi la sua intercessione?
Si è presentata in sogno a Don Bosco, gli ha indicato la strada della sua
Vocazione; Le hai mai chiesto di aiutarti a capire la tua Vocazione?
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94
INSEGNACI
A PREGARE
Assidui nella
preghiera… con Maria
La preghiera Mariana
Canto: La mia anima canta
La mia anima canta la grandezza del Signore
il mio spirito esulta nel mio salvatore;
nella mia povertà l’infinito mi ha guardata
in eterno ogni creatura mi chiamerà beata.
La mia gioia è nel Signore
che ha compiuto grandi cose in me la mia lode al Dio fedele
che ha soccorso il suo popolo
e non ha dimenticato
le sue promesse d’amore.
Ha disperso i superbi
nei pensieri inconfessabili
ha deposto i potenti
ha risollevato gli umili
ha saziato gli affamati
e ha aperto ai ricchi le mani.
Viene introdotto il quadro della Vergine
95
PRIMA TAPPA
la storia di Maria in un saluto
G
TUTTI
G
TUTTI
G
TUTTI
G
Ave Maria, Shalom Miriam, Pace Maria
Ciao Maria, sono Tuo schiavo Ti saluto Maria
Mi sento di casa a salutarti così
sento di entrare nella Tua dimora, nella Tua vita
Maria mi sento vicino a Te, o Tu accanto a me
ti saluto con quell’amore con cui l’angelo, Dio stesso,
ti ha salutata.
Piena di Grazia, piena, colma di ogni bene
ricolmata di ogni bontà sovrabbondanza di doni
piena di Dio
Grazie Maria perché Tu una ragazzina
mi mostri che se stai dalla parte di Dio
non perdi nulla ma ti ritrovi ad essere
pieno di bene ricolmato di bontà
sovrabbondante di doni.
Il Signore è con Te ti è accanto
ti dona Tutto e nulla ti può mancare
nulla devi temere, nulla ti può ferire
il Signore è con Te ti è dentro
nel Tuo grembo corpo del Tuo corpo
In Te Maria vediamo che il Signore non è lontano
che è un Dio vicino
e che nulla, se c’è Lui, deve farci temere,
farci dubitare o vacillare.
Un Dio vicino, sì, ma anche un Dio dentro,
corpo del nostro corpo quando si fa nostro cibo
e noi diventiamo suoi tabernacoli,
come Te Sua custodia, Suo tempio, Sua casa.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto il Frutto del Tuo seno, Gesù
si, di Te non si può che dire bene
96
TUTTI
G
TUTTI
Benedetta per il Sì che prontamente hai
pronunciato
E ci hai insegnato a non rifiutare nulla a Dio
Benedetta per il servizio che subito hai donato
alla cugina anziana
E così ci hai spronato a non stare comodi
nelle nostre case e nelle nostre cose.
Benedetta per il grazie che hai
cantato nel Tuo magnificat
mostrandoci la via del ringraziamento come stile
di vita
G
Benedetta per l’attenzione che a Cana
hai avuto nei confronti dei bisogno degli altri
anche quando non avevano la forza di chiederlo
TUTTI
Ma soprattutto sei benedetta
per averci donato Gesù
Lui il benedetto
Lui in cui ogni dono raggiunge il vertice
Lui con il quale tutto abbiamo
Lui il benedetto e la benedizione
G
TUTTI
G
Santa Maria, Madre di Dio,
tu non solo sei la madre di un bimbo straordinario
ma colei che ha dato alla luce Gesù:
il Dio che ci sta accanto
il Dio che ha assunto di noi tutto tranne il peccato
il Dio che ancora abita fra noi
Prega per noi peccatori
Prega per me peccatore
Prega per me tentato di puntare in basso
Prega per me scoraggiato o meglio
in balia delle emozioni
Prega per me che a volte mi ribello a quanto vivo,
e invidio l’altro, sognandomi diverso,
prega per me che non scelgo
il Suo primato, il servizio, la profondità di vita.
Adesso e nell’ora della nostra morte
prega per me in questo istante:
a volte faticoso a volte lieto
a volte angosciante a volte insignificante
a volte il tutto a volte relativo.
97
TUTTI
G
TUTTI
Prega per me quando morirò
perché mi prepari sin da ora ad incontrare il
Signore,
perché prepari sin da ora il Paradiso,
perché l’eternità non avrà mai fine mentre
il tempo ora è breve.
Prega per me,
perché alla luce del cielo guardi alla terra.
Amen
Così sia Così si realizzi. Secondo la Tua volontà.
SECONDA TAPPA
la vita di Gesù
a tappe
G
Maria ci conduce a Gesù
Maria ci presenta il Suo Figlio
Maria ci introduce alla Sua storia
Ce la fa guardare con i suoi occhi
Quella storia che ha il sapore del Mistero
Misteri della gioia
Musica di sottofondo. Ad ogni annuncio dei misteri viene portato un frammento di legno che comporrà il braccio della croce
L’annunciazione della nascita del Verbo
La visita di Maria alla cugina Elisabetta
La nascita di Gesù a Betlemme
Gesù presentato al tempio
Gesù ritrovato nel Tempio
Misteri della luce
Musica di sottofondo Ad ogni annuncio dei misteri viene portato un pezzettino di legno che comporrà il braccio della croce
Gesù è battezzato nel fiume Giordano
Gesù si rivela con il primo miracolo alle nozze di Cana
Gesù annuncia la presenza del regno di Dio
fra noi e invita alla conversione
98
Misteri del dolore
Musica di sottofondo
Ad ogni annuncio dei misteri viene portato un pezzettino di legno che comporrà il braccio della croce
Gesù
Gesù
Gesù
Gesù
Gesù
prega e suda sangue nell’orto degli ulivi
è flagellato alla colonna
è coronato di spine
porta la croce verso il monte Golgota
muore per noi sulla croce
Misteri della gloria
Musica di sottofondo
Ad ogni annuncio dei misteri viene portato un pezzettino di legno che comporrà il braccio della croce
Gesù risorge da morte
Gesù ascende in cielo
Gesù dona lo Spirito alla chiesa riunita con Maria
Maria è assunta in cielo
Maria è coronata regina nella festa del Paradiso
99
TERZA TAPPA
Come i bambini, l’insistenza che
ottiene
G
5 episodi della vita di Gesù
per 4 grandi momenti detti misteri
5 Padre Nostro
50 saluti alla Vergine nelle Ave Maria
5 lodi alla Trinità nella lode del Gloria
Ecco la contabilità dell’insistenza
Perché solo chi è capace di intere ottiene
Lettura biblica
«Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a
dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un
amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e
se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la
porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me,
non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si
alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti
gliene occorrono almeno per la sua insistenza.» Mt 7, 1-7
G
Come un bimbo che vuole ottenere
continua a chiamare “mamma”,
così chi crede chiama “Maria”.
Impariamo a guadare a Gesù,
impariamo a chiedere con insistenza
con questi sentimenti meditiamo la nascita
di Gesù a Betlemme,
nel nostro cuore scegliamo un dono,
il più urgente per la nostra vita
per la vita delle persone che ci stanno
a cuore o hanno più bisogno
per i bisogni della chiesa e del mondo
un attimo di silenzio mentre ciascuno sceglie una intenzione
Padre Nostro
Ciascuno ragazzo può dire liberamente un’Ave Maria
mentre un incaricato accende a ciascuna preghiera un cero
che posto a cerchio fanno una coroncina con quattro diverse intenzioni:
tre per i sacerdoti, tre per i religiosi, tre per le famiglie
100
Canto finale: Signora della pace
Dolce Signora, vestita di cielo,
Madre dolce della speranza.
Gli uomini corrono senza futuro,
ma nelle loro mani, c’è ancora quella forza,
per stringere la pace e non farla andare via,
dal cuore della gente.
Ma Tu, portaci a Dio,
nel mondo cambieremo le strade e gli orizzonti,
e noi apriremo nuove vie,
che partono dal cuore e arrivano alla pace,
noi, non ci fermeremo mani
perché insieme a te, l’amore vincerà (2v)
Dolce Signora vestita di cielo,
Madre dolce dell’innocenza,
libera il mondo dalla paura,
dal buio senza fine, dalla guerra e della fame,
dall’odio che distrugge gli orizzonti della vita,
dal cuore della gente.
Consegna del Rosario
101
appunti
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102
DALL’AURORA
assidui...
con maria
Preghiera del mattino
Lodi della prima domenica
del tempo ordinario
103
ACTIO
La Risposta
APPARTENENZA ALLA CASA
1. Una grande famiglia
E’ molto bello poter riassaporare
gli inizi dell’Oratorio di Valdocco:
“Nelle sere d’inverno e d’autunno alcuni
dei suoi allievi tornando a casa al tramonto del
sole, e altri non comparendo se non due o tre
ore dopo, secondo portavano le esigenze dei
rispettivi mestieri, D. Bosco cercava di dare ai
primi venuti una proficua occupazione, perchè
non oziassero. Buzzetti Giuseppe ci dipingeva
una scena degna di un quadro fiammingo.
Si radunavano tutti in cucina... Dalla soffitta
pende un lume. In un angolo siede mamma
Margherita, intenta a cucire una giubba.
A cavalcioni di una panchetta un giovane
appoggiato al tavolino scarabocchia il suo
quaderno. Vicino a lui un suo compagno studia
la lezione col libro in mano e un altro recita
ad alta voce alcune risposte del catechismo.
In disparte quasi all’oscuro appoggiato alla
parete un garzone fa stridere un suo vecchio
violino. Presso alla porta nella stanza vicina
si ode chi pesta i tasti della spinetta e più
innanzi alcuni fanciulli eseguiscono colle
carte in mano un pezzo di musica, rivolti a
D. Bosco, il quale nello sfondo della scena,
tolta dal fuoco la pignatta, segna la battuta col
matterello fumante per la rimestata polenta.
Ma ciò non basta: egli si dava in casa a
più altre occupazioni. Non potendosi fidare di
prendere gente di servizio, con sua madre faceva
ogni lavoro domestico. Mentre Margherita si
occupava della cucina, presiedeva al bucato,
adattava e cuciva la biancheria e accomodava gli
abiti logori, egli attendeva a tutte le più minute
faccende. D. Bosco in questi primi anni, facendo
vita comune coi giovani, allorchè non si muoveva
di casa era pronto ad ogni servigio. Al mattino
insisteva perchè i giovani si lavassero le mani
e la faccia; ed egli a’ pettinare i più piccoli, a
tagliare loro i capelli, a pulirne i vestiti, assettarne
i letti scomposti, scopare le stanze e la chiesuola.
Sua madre accendeva il fuoco ed egli andava ad
attingere l’acqua, stacciava la farina di meliga o
sceverava la mondiglia dal riso. Talora sgranava
i fagioli e sbucciava pomi di terra. Egli ancora
preparava sovente la mensa per i suoi pensionarii
e rigovernava le stoviglie ed anche le pentole
di rame che in certi giorni facevasi imprestare
da qualche benevolo vicino. Secondo il bisogno
fabbricava o riattava qualche panca perchè i
giovani potessero sedersi; e spaccava legna.
Per risparmiare spese di sartoria tagliava
e cuciva i calzoni, le mutande, i giubbetti e
coll’aiuto della madre in due ore un vestito
era fatto. Nella notte poi, allorchè i giovani
dormivano, andava per le camere raccogliendo
quegli abiti che aveva visti sdrusciti, e ne
faceva le richieste riparazioni. Se qualcuno
cadeva ammalato, egli subito ordinava che
fosse chiamato il medico e provvedeva
quanto era necessario; e prestavagli ogni
assistenza, servendolo come infermiere. Se
era impedito destinavagli un compagno che
esercitasse tale pietoso ufficio e fu il primo
Felice Reviglio; e semprechè poteva si recava
soventissimo a visitarlo di giorno e di notte”
L’Oratorio di Valdocco è segnato, fin
dall’inizio, da una forte esperienza famigliare.
104
I ragazzi ospitati da don Bosco provenivano
da varie regioni italiane e spesso si trovavano a
Torino senza la loro famiglia, rimasti addirittura
orfani. Don Bosco accoglie nella sua casa tutti
questi ragazzi, creando con loro le condizioni
per una crescita umana e religiosa. Ripropone
uno schema famigliare che questi ragazzi
avevano perduto, invitando anche la propria
madre, mamma Margherita, ad abbandonare
le sue certezze, la sua casa, i nipoti, per
diventare madre di chi non aveva più madre.
E così nasce una nuova famiglia.
Lo stile famigliare si può vedere bene
nella disponibilità al servizio che i ragazzi
hanno verso il loro oratorio. Le Memorie
Biografiche raccolgono una bella testimonianza
di questo sentirsi a casa, anche durante il
periodo dell’oratorio itinerante, dove non
esisteva un luogo stabile per incontrarsi
(… segno che il legame nato non era
con una struttura, ma tra persone):
“La Domenica IX dopo Pasqua, 13 luglio
i giovani si raccolsero per l’ultima volta ad
udire la santa messa nella prima loro cappella
di S. Francesco di Sales, finita la quale, D.
Bosco diede il disgustoso annunzio che era
giocoforza abbandonare quel sito. Fu un istante
di turbamento e di rammarico, poichè i giovani
amavano quel luogo come fosse loro, proprio;
ma egli in bel modo assicurandoli, fece loro
coraggio, e li invitò pel dopo mezzodì a venirgli in
aiuto per trasportare alla nuova chiesa gli oggetti
del culto divino e della ricreazione. Tutti furono
puntuali. Il Teologo Borel disse loro alcune poche
parole di congedo: - Il sito che noi dobbiamo
lasciare, deve essere per noi come quelle osterie,
in cui il pellegrino si riposa durante il viaggio e
donde riparte ben tosto per riprendere la sua
via. Dunque coraggio e... in marcia! Seguite
dappertutto e assidui l’Oratorio vostro nel suo
errante ed incerto viaggio... Non istancatevi...
La Provvidenza troverà per l’Oratorio una
stabile dimora. Ma prima tocca a voi fargli una
dimora fissa nei vostri cuori, la quale sia al
riparo da tutte le esterne vicissitudini... Amate
e praticate la preghiera mattino e sera, amate
e frequentate i catechismi, ascoltate sempre la
santa Messa alla domenica.... andate volentieri
a confessarvi bene e a comunicarvi. Fuggite
chi bestemmia, chi dà scandalo, chi parla male,
chi vorrebbe collo scherno tenervi lontani dalle
cose di chiesa! Se farete cosi, avrete l’Oratorio
stabile nel cuore. Dunque?... Addio, miei cari
figliuoli. - Il Teologo Borel era profondamente
commosso e, fatta una breve pausa, esclamò
con voce energica: - Ma prima ringraziamo il
Signore che ci ha preparato ai Molini un nuovo
asilo! Te Deum laudamus! Ei tacque, ed ecco
ad un cenno di D. Bosco seguire un movimento
indescrivibile e dilettevole ad un tempo. Chi
dà di piglio a panche e chi ad inginocchiatoi;
questi si carica sulle spalle una sedia e quegli
un quadro; uno porta un candelliere, un altro
la croce. L’uno ha sottobraccio i paramentali,
l’altro tiene in mano le ampolline o qualche
statuetta, e D. Bosco in mezzo a quel tramestio,
era tutto occupato a far deporre quegli oggetti
che riputava inutili nel nuovo Oratorio e a
mandarli in sua camera. I più festosi portavano
stampelle, taschetti di bocce e altri giuochi; ma
tutti ansiosi di vedere le meraviglie del luogo
che doveva accoglierli. Così in lunga fila, a guisa
di popolare emigrazione, si andò a piantare le
tende e stabilire il quartiere generale presso i
Molini. Al rumore e alla vista di tanti ragazzi la
gente di quei dintorni traeva curiosa, e gli uni
uscivano sulle porte, gli altri si mettevano alle
finestre delle case, tutti domandavano che cosa
fosse e dove andassero. Ciò servì mirabilmente
a far vie meglio conoscere l’Oratorio in quelle
parti, e attirarvi molti altri giovanetti della città.”
Un altro bell’esempio di questo
clima di famiglia lo possiamo trovare
proprio in mamma Margherita:
“Un giorno D. Bosco le diceva: - Mamma,
per carità provvedetevi di un’altra veste. Sono
già tanti anni che avete quella indosso!
- Oh bella! E non ti pare che vada
ancora bene questa veste?
- Bene? Io vi dico che non è più decente.
Vengono da voi il Conte Giriodi e la Marchesa
Fassati, e certo non è conveniente che li
105
riceviate con quell’abito. Nessuno di quelli che
scopano per la strada è vestito peggio di voi.
Ma come vuoi che faccia a comprarmi
una veste mentre non abbiamo niente?
- È vero che non abbiamo niente; ma piuttosto
che vedervi così lacera, lasceremo di comprare il
vino, lasceremo la pietanza, e voi provvedetevi.
- Quando la cosa sia così, vada pure questa spesa.
- E quanto costerà un vestito?
- Venti lire
- Eccole!
Margherita, prese le venti lire, se ne andò
pe’ suoi lavori. Passa una settimana, ne passano
due, passa un mese e Margherita aveva sempre
la stessa veste indosso. D. Bosco finalmente la
interrogava: - Mamma! E il vestito nuovo?
- Già! Hai ragione! Ma come si fa a
comprarlo se non ho un soldo?
- E le venti lire?
- Oh! a quest’ora sono spese! Con quelle
ho comperato sale, zucchero, cipolle e cose
simili. Poi ho visto un povero giovane che era
senza scarpe, e gliene ho dovuto comprare un
paio. Mi rimase qualche residuo, ed ho provvisto
di calzoni il tale, e di cravatta il tal altro.
- Sia pure: avete fatto bene; ma non
posso più soffrire di vedervi in quello
stato: ce ne va del mio onore!
- Ciò mi rincresce: bisogna
rimediarci; ma come fare?
- Ebbene; vi darò altre venti lire, ma questa volta
esigo assolutamente che provvediate a voi stessa.
- Provvederò, se così ti piace.
- Ecco le venti lire; ma ricordatevi che desidero
di vedervi finalmente vestita con più decoro!
- Sta’ tranquillo, sta’ tranquillo!
Ma si era da capo: tutto veniva speso
per i giovani. Una benefattrice le regalò una
bella mantiglia di seta molto larga”.
ricambiato, di accoglienza. Tutto questo
viene chiamato spirito di famiglia, così
come indicano le nostre Costituzioni:
“Don Bosco voleva che nei suoi ambienti
ciascuno si sentisse “a casa sua”. La casa
salesiana diventa una famiglia quando l’affetto e
ricambiato e tutti, confratelli e giovani, si sentono
accolti e responsabili del bene comune.
In clima di mutua confidenza e di quotidiano
perdono si prova il bisogno e la gioia di condividere
tutto e i rapporti vengono regolati non tanto dal ricorso
alle leggi, quanto dal movimento del cuore e dalla fede.
Tale testimonianza suscita nei giovani il desiderio
di conoscere e seguire la vocazione salesiana”.
Per noi salesiani lo spirito di famiglia
è uno degli elementi essenziali del nostro
carisma, senza il quale mancherebbe
qualcosa di fondamentale.
Significativo che le nostre Costituzioni
parlano dello spirito di famiglia come quella
testimonianza che suscita nel cuore dei
giovani il desiderio di conoscere in modo
più approfondito la vocazione salesiana
e magari di seguirla per tutta la vita.
Credo che se abbiamo deciso di
partecipare al GrAdo sia anche perché
l’incontro con un salesiano od una comunità
salesiana, abbia interpellato il tuo cuore,
aprendo di fronte a te nuovi orizzonti.
Da qui si comprende bene perché le
opere salesiane vengono chiamate case: in
esse si respira un clima di gioia, di affetto
106
Pensiamoci su …
1. Quali sono le attenzioni che devo avere verso la mia famiglia di origine
(un servizio concreto, un atteggiamento che porti serenità in casa, …)?
2. Quale disponibilità posso dare verso la mia casa salesiana di origine?
3. Hai mai percepito l’opera salesiana da cui
provieni come una casa? Quando?
4. Come vedi lo spirito di famiglia nella tua casa salesiana di provenienza?
107
2. La casa della
vocazione
di Sales “tutto per amore, niente per forza”.
b. Cura dell’ambiente/delle cose
Sentirsi a casa, sentirsi in famiglia, significa
condividere con altri le stesse esperienze,
gli stessi ideali, le stesse motivazioni.
Sentirsi a casa significa avere relazioni
che fanno crescere, senza il timore di
confrontarsi e di essere corretti.
Sentirsi in famiglia significa guardare
nella stessa direzione, certi che il proprio
parere non va perduto ma arricchito;
certi che tutto è per il proprio bene.
In una casa così non si ha paura
di parlare di vocazione, di qualsiasi
vocazione. Perché la vocazione nasce dalla
propria casa, dalla propria famiglia.
Non si teme di parlare di vocazione perché
in questa casa c’è chi ti ascolta e guida,
alla ricerca del tuo bene. Infatti a Valdocco i
ragazzi di don Bosco non avevano paura di
parlare di vocazione, tant’è che dall’Oratorio
uscirono numerosi sacerdoti e religiosi.
Ma qual’era il segreto di questo stile di
famiglia? Cosa i ragazzi stessi mettevano in
atto per contribuire a costruire questo clima?
Capita di trovare persone che non rispettano
l’ambiente in cui vivono e le cose che usano.
Ogni ambiente/cosa è frutto del lavoro e del
sacrificio di altri che hanno cooperato a rendere
quel luogo più bello e umano. L’attenzione
allo spreco, allo sporcare, al non mettere le
cose al proprio posto, sono tutti sintomi di
come quell’ambiente non mi interessa, di
come ci sarà un altro che lavorerà (… deve,
è la donna delle pulizie!!! Frase sentita varie
volte, purtroppo) per sistemare tutto.
c. FBL (fa balà l’oc)
Occhi aperti su tutto, capaci di accorgersi
delle situazioni che ci circondano, dell’ambiente.
Un esempio concreto è quello delle luci
accese (… i costi del consumo), l’attenzione
al nuovo arrivato, l’accoglienza, … .
d. Servizio concreto
Ecco alcuni indicatori che dicono quale grado
di appartenenza c’è verso la propria casa:
a. Disponibilità
Mettere a disposizione le proprie energie
ed il proprio tempo con gratuità. Spesso
di fronte all’impegno, anche caritativo,
troviamo mille scuse per non mettersi in
gioco (sono troppo stanco, chiedilo ad
un altro, ho un altro impegno, …).
Altre volte invece, all’estremo opposto,
si incontra chi considera tutto come dovuto
a causa dei “meriti” del lavoro che ha svolto.
L’atteggiamento di fondo della disponibilità
indica quanto una realtà, una relazione, mi sta
a cuore. Di fronte ad una persona amata, non
c’è misura di tempo, non c’è fatica, ma tutto
viene fatto con gioia. Come dice S. Francesco
Scegliere un servizio concreto
nell’ambiente in cui vivi. Il tuo servizio fa
crescere quell’ambiente, dà la tua originalità,
il tuo stile. Ma soprattutto mette in campo le
tue energie, ti chiede di lasciar cadere i tuoi
egoismi (… che tutti abbiamo!), ti chiede di
fare sacrifici. Ma ti permette anche di scoprire
quanto sai amare, quante risorse hai, quali
anche i tuoi limiti. Insomma, il tuo ambiente
ha bisogno del tuo servizio, tu hai bisogno
che il tuo ambiente chieda il tuo servizio.
e. Condivisione delle esperienze
Infine, l’ambiente salesiano è sentito
come casa se ti è spontaneo condividere in
esso le tue esperienze, anche le più profonde.
La condivisione delle proprie esperienze, dei
sentimenti, delle emozioni, diventa l’occasione
per la crescita umana e vocazionale di
ognuno di noi. Dove mi sento a casa, non è
difficile condividere il profondo del cuore.
108
3. Questa è la mia casa
Cosa posso fare io per la “seconda famiglia”
che ho incontrato, la famiglia salesiana? Il tuo
operato è fondamentale per la casa salesiana
che frequenti! L’opera salesiana infatti non
prescinde dal contributo dei giovani, come se
i salesiani potessero fare tutto da soli. Basta
pensare che la congregazione è nata dai ragazzi:
“Il 18 dicembre di quel 1859 era
domenica. Don Bosco chiuse la
laboriosa giornata festiva vissuta tra
un migliaio di giovani, come nella festa
dell’Immacolata e in ogni domenica.
Poi chiamò in conferenza quelli che
avevano deciso di far parte della Pia
Società di San Francesco di Sales.
Erano le 21, dopo le preghiere
della sera. L’appuntamento era nella
camera di Don Bosco. In pochi minuti
furono presenti in diciotto con Don
Bosco. Due soltanto non erano venuti.
I radunati attorno a Don Bosco erano
diciassette: un sacerdote (47 anni),
un diacono (24 anni), un suddiacono
(22 anni), tredici chierici (da 21 a 15
anni), uno studente giovanissimo”
Dovremmo arrivare a dire anche noi,
utilizzando le parole di don Bosco: “questa
è la mia casa”. Il tuo contributo diventa
allora determinante. Cosa possiamo fare
per rendere più bella e accogliente la nostra
casa salesiana? Con il tuo contributo puoi
far crescere la casa, tanto da poter dire
che un pezzo di casa porta il tuo nome.
109
Per pensare…
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
Come vivo la disponibilità? Cerco scuse?
Sono capace di darmi da fare per la mia casa salesiana?
Quale servizio concreto puoi mettere in atto per la tua casa salesiana?
Scegli un servizio di lunga durata e confrontati con la tua guida.
Ho cura del mio ambiente? Sono attento all’ordine, alla pulizia, alle persone?
Come ti interpella l’idea che la tua casa salesiana possa essere la tua seconda casa?
Cosa ti dice?
Cosa ti colpisce?
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110
OUTPUT
PER LA MIA vITA …
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Scarica

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