Anno II - Numero 293 - Sabato 14 dicembre 2013
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Politica
Attualità
Cronaca
Soldi ai partiti:
lo stop non convince
La Bonino abbandona
i tifosi a Varsavia
I Forconi rinunciano
a scemdere su Roma
a pag. 2
a pag. 3
Capasso a pag. 10
OGGI IL RITO DELL'ASSEMBLEA DELLA FONDAZIONE AN: MA È LA POLITICA CHE DOVRÀ DECIDERE
di Francesco Storace
on fate guai, vorrei dire
a chi fa parte dell'assemblea convocata oggi
dalla fondazione Alleanza nazionale. Si è improvvisamente dato un potere di
vita, di morte e di veto sull'utilizzo
di un simbolo di partito ad una
fondazione che partito non è. Ma
queste sono le bizzarrie a cui ci
ha abituato il percorso complesso
e travagliato della destra italiana.
Passi presto la giornata di oggi,
nella quale c'è chi pretende di affidare la decisione sul simbolo di
An a chi sta nel partito del cavaliere o di quello che era il suo
delfino, anziché a quei milioni di
uomini e donne che hanno diritto
a reclamarlo sulla scheda elettorale.
Sarebbe anche sbagliato pensare
che questa sia la giornata finale,
in cui si decide ora o mai più. Le
complessità della politica ci hanno
insegnato che di ben altri tempi
occorre disporre per far maturare
le decisioni, a partire da quelle
vere, importanti.
Da lunedì, ricominci il percorso
della politica. Noi del movimento
per An vogliamo in pista il simbolo
che ci piacerebbe riproporre come
elemento unificante per tutta la destra italiana. Giorgia Meloni e il suo
movimento vogliono che il riferimento a Fratelli d'Italia sia esplicitato. Alemanno da' ragione a tutti.
Ma tutti - dico io - devono rispettare
una storia che è di tutti.
Domandiamoci intanto se c'è spazio per costruire una forza politica di destra di dimensioni importanti. Convinciamoci che An
N
SI
NO
contengono solo i nomi dei partiti,
non sono come genitore uno e genitore due: ad esempio, se si chiede lo scongelamento di quello di
An - posto che sia davvero di proprietà dell'omonima fondazione la fiamma che fine fa? E se la fiamma sparisce, siamo sicuri che si
tratti ancora di destra? Davvero la
fondazione pensa che si possa"cedere" - se può davvero farlo - un
simbolo a pezzetti, scritta si' fiamma no?
Poi, c'è da decidere altro per rendere credibile un messaggio e il
soggetto politico che ne è promotore. Va detto, ed è ancora piu'
importante. Riguarda i contenuti,
a partire da questioni fondamentali: come e se stare in Europa; le
politiche riguardanti i diritti dei
cittadini italiani prima di quelli
che arrivano dal resto del mondo
(alla Caritas si moltiplicano i nostri
connazionali in fila in cerca di cibo
e coperte); lo sviluppo tradizionale
della società secondo un modello
culturale che non può essere abbattuto dal relativismo; l'etica come
pilastro della politica.
E poi, come stare insieme. Con
quali regole; per quanti mandati;
con quali limiti rispetto al codice
penale....
Di tutto questo vogliamo parlare. E
non di patrimonio, come è chiaro.
Se ci sono disponibilità vere, ogni
ostacolo si affronta e si supera. Se
come ho sentito anche ieri, i simboli non sono la fine del mondo,
tutti debbono convincersene. Contano le politiche e la volontà unitaria. Altrimenti, i voti e le persone di destra
si rivolgono a Grillo o a Berlusconi. Mettiamocelo tutti in testa.
ADDA PASSÀ ‘A NUTTATA
Per una forza politica di destra servono
simbolo, contenuti, regole. E soprattutto chiarezza
IL DRAMMA DI 48 ITALIANI
non è quella che si può tranquillamente
bollare come operazione nostalgia e poi
occupiamoci del resto.
Poniamo il caso che si scelga invece di fondere più simboli uno sopra l'altro, o accanto,
o come diavolo si vuole. Ma i simboli non
CRISTICCHI E L’ISTRIA: SPETTACOLO OSTEGGIATO
Genitori adottivi
bloccati in Congo:
la Kyenge vaneggia
di Igor Traboni
a oltre tre mesi 24 famiglie italiane
sono bloccate nella Repubblica del
Congo, assieme ai bambini adottati, per
il mancato nulla osta all’espatrio dei bambini. Vivono in condizioni pessime: poca
acqua, energia elettrica solo un’ora al
giorno, alcuni di loro hanno addirittura
contratto la malaria. A riportarli in Italia
ha provato, oltre un mese fa , il ministro
Cecile Kyenge, peraltro proprio congolese
e con delega alle adozioni. Ma ieri la
Kyenge ha così risposto ad una serie interrogazione: “Le autoritá congolesi non
hanno adempiuto agli impegni presi durante la mia visita". Ammissione di fallimento, magari con tanto di dimissioni
dal governo? Macchè: la dottoressa ha
la scusa pronta: "Il vero motivo della sospensione delle pratiche risiede nell'esigenza, interna all'amministrazione congolese, di rivedere i vari passaggi delle
proprie procedure di perfezionamento
dell'adozione per fugare i dubbi di scarsa
trasparenza o addirittura di corruzione".
Insomma: gli italiani magari hanno corrotto
i suoi connazionali. E la colpa – per
Cecile – è sempre la nostra.
I.Tr.
Un pensionato su due
non arriva a fine mese
di Federico Colosimo
D
I
PAURA DELLA STORIA
Di Giorgi a pagina 4
l dato è impietoso. Vergognoso. Il 46,2% dei pensionati
italiani fatica ad arrivare a
fine mese. E si ritrova così costretto
a rimandare i pagamenti, a intaccare i piccoli risparmi e a chiedere
prestiti, aiuti. Alle banche, o in via
subordinata ai familiari. Oppressi,
umiliati, non riescono neanche a
permettersi di comprare un piccolo dono ai propri nipoti. Devono
fare i conti con la recessione, e
giorno dopo giorno spendono
sempre meno. Il 37% di loro, si è
ritrovato a dover ridurre anche la
spesa per i generi alimentari. Anziani che hanno lavorato per una
vita, faticato per la loro patria e
che adesso sono ridotti a pane,
acqua e minestrine. E non perché
non riescono più a masticare.
L’Italia e le sue ministre, come la
Kyenge e la Bonino, pensano a
tutti. Agli immigrati, in primis. Sarebbero loro, secondo le due politiche, le nostre “risorse”. E i
“vecchi” lavoratori, che in termini
di sacrifici hanno donato anche
l’anima al Belpaese, adesso non
ne possono più. C’è chi è uscito
di testa, e chi medita il suicidio.
Perché stremato, indignato di fronte a tanto menefreghismo. Ma
adesso il Governo deve dare delle
risposte. Pronte e immediate, a
partire dalla Legge di Stabilità.
A sopravvivere dignitosamente,
solo il 20,4% dei pensionati.
Quest’ultimi, non hanno ridotto in
maniera così significativa il proprio
stile di vita, ma al contempo riescono a risparmiare poco e niente.
Quelle mani così semplici che
hanno costruito l’Italia, adesso
sono diventate vittime di un Paese
bravo solo a farfugliare.
2
Sabato 14 dicembre 2013
Attualità
IL PREMIER ANNUNCIA L O STOP AL FINANZ IAMENTO (MA DAL 2017 ), I BERLUSCONIANI CONTESTANO
Soldi ai partiti, il fumo di Letta
SARA’ PRESIDENTE DEL PD
di Igor Traboni
opo averlo promesso
appena insediatosi,
e tenuto rigorosamente in freezer
come tante altre promesse, Enrico Letta in questi
giorni ha deciso di dare un’accelerata allo stop al finanziamento pubblico ai partiti. E in
tanti hanno visto la decisione,
presa ieri dal Consiglio dei ministri, come un tentativo di rintuzzare, e in qualche modo ingraziarsi, la protesta del movimento dei forconi. Da ultimo,
c’erano state anche le parole
secche del procuratore del Lazio
della Corte dei Conti, Raffaele
De Dominicis, che aveva sollevato la questione di legittimità
costituzionale di tutte leggi sui
finanziamenti varate negli ultimi
anni, in difformità con il referendum dell’aprile 1993. Quello
con cui gli italiani, in larghissima
maggioranza, votarono no al finanziamento pubblico ai partiti.
E quindi, il dado è tratto. Anche se i giochi non
finiscono qui, visto che di fatto il finanziamento
ai partiti andrà a scemare solo verso il 2017,
semmai la cosa accadrà davvero..
Intanto Letta e Alfano gongolano e scrivono su
twitter: “Impegno mantenuto".
In conferenza stampa Letta ha poi spiegato che
"il cittadino che vuole dare un contributo a un
partito lo può fare attraverso il 2 per mille o con
contribuzione volontaria". E chiarisce che nel
sistema del 2 x mille il cosiddetto l’inoptato (la
Renzi ‘addomestica’
lo sfidante Cuperlo
D
opo le pressioni del neo segretario Matteo
Renzi, alla fine Gianni Cuperlo, arrivato
secondo alle primarie di domenica scorsa
(anche se i suoi puntavano ad un risultato molto
più ampio, se non addirittura alla vittoria) ha accettato il ruolo di presidente del Partito Democratico. La proposta del sindaco di Firenze era
arrivata già subito dopo la vittoria, come un
segnale che potesse, in qualche modo, sancire
l’unità all’interno del partito. Così ha cercato di
'venderla' Renzi ed il suo entourage, sempre più
scatenato in una guerra mediatica. Ma, di fatto, è
nota l’ostilità di molti big “democratici” nei
confronti del rottamatore.
Lo stesso Cuperlo, esponente vicinissimo a Massimo D’Alema, aveva dapprima rifiutato seccamente
la proposta del neo segretario. Ma adesso ha
cambiato idea. Non è difficile pensare che la
marcia indietro di Cuperlo possa essere un modo,
da parte dei “rottamati” del partito, di controllare
l’operato di Renzi.
Ma attenzione anche alle abili mosse 'democristiane' di Renzi che, per tenersi tutti buoni, è
proprio tutti che cerca di accontentare. E non a
caso il sindaco di Firenze sta già facendo pressioni
su Letta per dare un ministero a Guglielmo
Epifani, ex segretario del Pd, da lui palesemente
‘sopportato’ durante il passaggio di consegne
dell’altro giorno. Con Epifani ridotto a vallettopresentatore, ma che ora chiede un ‘risarcimento’
per aver fatto da traghettatore in una fase niente
affatto facile per il partito.
I.T.
D
fetta di denaro equivalente alle dichiarazioni
dei redditi senza alcuna indicazione di 2 x mille,
ndr) resta allo Stato". "Nella nuova disciplina sul
finanziamento dei partiti "c’è anche l’obbligo
della certificazione esterna dei bilanci dei partiti
politici".
Ma subito sono arrivate critiche alla decisione,
soprattutto dal centrodestra berlusconiano: "Il
governo Letta la presenta come una conquista,
io penso invece che l'abolizione del finanziamento
pubblico ai partiti sia un grave errore che
inciderà profondamente ed in negativo sulla
qualità della nostra democrazia", ha dichiarato
il senatore Fi-Pdl Altero Matteoli.
Sempre ieri, il Consiglio dei ministri ha approvato
il piano "Destinazione Italia". Si tratta - ha spiegato
il ancora il premier Letta al termine della riunione
- di un decreto legge e di un disegno di legge.
"Ci sarà una forte riduzione del costo dell’energia
e del costo delle bollette. C’è un intervento significativo anche sui crediti per la ricerca e una
serie di misure per la digitalizzazione delle imprese e sul campo assicurativo dell’Rc Auto. Ci
sarà il calo dei costi per i consumatori".
LE INTERCETTAZIONI DEPOSITATE NEL PROCESSO PLINIUS RIVELANO I RAPPORTI TRA L’ERMELLINO E I PROFESSIONISTI FINITI IN MANETTE
Esposito e le telefonate con politici e avvocati imputati per mafia
di Federico Colosimo
opo le polemiche per la discussa intervista
rilasciata a il Mattino – ancor prima che
uscissero le motivazioni della sentenza Mediaset –, il presidente della sezione feriale della Corte
di Cassazione che ha condannato Berlusconi a 4
anni di carcere, Antonio Esposito, continua a far
parlare di sé. “Per i suoi rapporti confidenziali, stretti,
con uomini politici e professionisti imputati per associazione mafiosa nell’inchiesta Plinius che nel
luglio scorso ha portato all’arresto il sindaco di
Scalea, Pasquale Basile, cinque suoi assessori e
M
altre 32 persone. Tra queste, l’avvocato Mario Nocito,
che secondo gli inquirenti è la figura di collegamento
fra le cosche locali Valente e Stummo e gli esponenti
politici che si accordavano per pilotare gli appalti
pubblici ormai nelle mani della ‘ndrangheta”. A
scriverlo è “il Tempo”. Secondo il quotidiano romano,
è proprio con Nocito e Basile che l’ermellino si intrattiene spesso al telefono. A conferma, ci sarebbero
alcune intercettazioni telefoniche che i carabinieri
calabresi hanno depositato due giorni fa a inizio processo. Colloqui che si riferiscono al biennio 20102012. “Rapporti talmente intimi e frequenti – spiega
ancora il giornale capitolino - da aver indotto Vincenzo
Adamo e Marina Pasqua, legali dell’ex primo cittadino
di Scalea, a richiedere la deposizione in aula del
giudice come teste”.
Tra il giudice della Suprema Corte e gli imputati ci
sarebbero stati aperitivi e lunghe chiacchierate. Il 25
dicembre 2012, Nocito telefona al magistrato per
fargli gli auguri di Natale. Il 31 marzo 2013, lo
richiama per quelli di Pasqua. Il 9 maggio 2013 – si
legge nei brogliacci depositati in Tribunale – l’avvocato
finito a processo lo contatta per dirgli che si trova a
Roma. Il togato, nelle stessa conversazione, gli
chiede invece se è in buoni rapporti col sindaco di
Scalea “che sta facendo una serie di scorrettezze” in
merito alla gestione di alcuni locali in comodato
proprio al Presidente Esposito. Nocito, al telefono
con tale Fama, nello stesso giorno dichiara “che il
Presidente è molto incazzato con Basile e lo considera
uno stronzo”. Tra sms e telefonate, si arriva al 30
maggio 2011. Fama contatta il sindaco del piccolo
comune in provincia di Cosenza e gli dice: “Alle 13
pranziamo con il Presidente e l’avvocato Nocito. Ti
aspettiamo, tieni riservato l’aperitivo di ieri”. Poi,
ecco arrivare l’ultimo contatto. Il 15 giugno 2011
Fama manda un sms a Basile: “Il Presidente – si
legge - ha ottenuto l’Università a Scalea e vuole festeggiarla con te lunedì”.
LA STATUNITENSE STANDARD&POOR’S BOCCIA SONORAMENTE L’AZIONE DI GOVERNO IN MATERIA ECONOMICA
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Il rating che non fa più notizia
di Giorgio Musumeci
era una volta il rating.
Per tre anni questa
parola ha letteralmente condizionato gli umori degli italiani, ha riempito intere
pagine di giornale e, soprattutto, ha tenuto in piedi un
governo non eletto dal popolo. Particolare, quest’ultimo,
da tenere sempre in considerazione, dato che non è
mai accaduto in nessun altro
Stato del mondo. Ebbene,
dopo aver imparato a convivere con questo termine fino
al 2011 sconosciuto, col trascorrere dei mesi e la formazione di un nuovo gover-
C’
no, guarda caso anch’esso
anomalo, del famigerato “rating” non se n’è più sentito
parlare. Come se, quella nuvola di Fantozzi che per anni
ha condizionato il sonno di
economisti, imprenditori e
politici, fosse ad un tratto
sparita. Inutile dire che il rating esiste ancora e che, anzi,
continua a riservare nei confronti dell’economia italiana,
un giudizio negativo e scettico sul futuro. Tuttavia, col
governo delle larghe intese
diretto dal Partito Democratico, e Silvio Berlusconi fuori
dal Senato, l’ennesima bocciatura degli analisti di Standard&Poor’s è notizia di se-
condo piano. Eppure, il giudizio dell’agenzia di rating
statunitense sulle manovre
dell’esecutivo guidato da Letta è chiaro e inequivocabile:
il rating sovrano dell’Italia
resta a BBB/A-2, poiché continuano ad esserci “i rischi
di una ripresa fragile in un
contesto di elevato debito
pubblico”. Le prospettive negative del rating riflettono
poi il fatto che –spiegano gli
analisti- “c'è una probabilità
su tre che potremmo abbassare il giudizio nei prossimi
12 mesi, se concluderemo
che il governo non è in grado
di realizzare le riforme ed
evitare un deterioramento
Direttore responsabile
Francesco Storace
Amministratore
Roberto Buonasorte
Direttore Generale
Niccolò Accame
Capo Redattore
Igor Traboni
degli indicatori del debito”.
D’altra parte, invece, l’outlook
verrebbe rivisto a “stabile”
se l’esecutivo “realizzerà le
riforme strutturali nei mercati
del lavoro, dei prodotti e dei
servizi che porterebbero
l’economia italiana a un più
altro livello di crescita”. Sonora bocciatura, dunque. Una
notizia del genere, due anni
addietro avrebbe quantomeno fatto cadere il governo.
Oggi, invece, tutto resta
com’è, con una tassa sulla
casa che si continuerà a pagare e il rischio sempre più
concreto di aumenti delle accise sul carburante utilizzato
a mo’ di bancomat per un
governo che non riesce a tagliare dove dovrebbe.
Progetto grafico
Raffaele Di Cintio
Società editrice
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3
Sabato 14 dicembre 2013
Attualità
IL GIUDICE DEL TRIBUNALE DI VARSAVIA HA RESPINTO 3 ISTANZE DI SCARCERAZIONE. E ADESSO 10 RAGAZZI POTREBBERO PASSARE IL NATALE IN CARCERE
La Polonia ci umilia ancora, Bonino assente
Mentre il primo gruppetto di tifosi atterrava a Ciampino, altri 4 supporters uscivano di prigione
di Federico Colosimo
Dopo aver trascorso due settimane nell’infernale carcere
di Bialoleka, ieri
pomeriggio, alle 15:30 in punto,
sono atterrati all’aeroporto di
Ciampino (Roma) i primi quattro tifosi della Lazio scarcerati
in Polonia. Ad attenderli, genitori, familiari commossi, e il
presidente generale della Polisportiva Lazio Antonio Buccioni. Il periodo più brutto
della loro giovane vita è finalmente finito. Così come quello
di altri 4 supporters biancocelesti. Il giudice ha accolto
anche le loro richieste di patteggiamento. I ragazzi hanno
firmato il foglio di scarcerazione e nel primo pomeriggio hanno lasciato
la prigione. Hanno subito una condanna durissima, al pari degli amici liberati. Due anni di
reclusione con la condizionale, una multa pesantissima e tre anni di daspo europeo. Il copione è stato lo stesso. Per uscire da quel
lager, dove venivano rinchiusi gli oppositori
del regime comunista, sono stati costretti ad
ammettere di aver partecipato “all’adunata
sediziosa”. Ma finalmente, oggi pomeriggio,
saranno a Roma anche loro. Martedì, invece,
usciranno da quella terribile prigione altri 4
ragazzi. In udienza, poi, una vera e propria
doccia fredda. Il giudice di prime cure ha
esaminato anche le richieste di scarcerazione
M
su cauzione di 3 ragazzi (su 10) condannati
nel processo per direttissima. Che hanno presentato un foglio firmato dall’ambasciatore italiano in Polonia che certificava la loro residenza
a Varsavia. Sembrava tutto fatto. E invece….
Dopo aver aggiornato la seduta al pomeriggio,
il magistrato ha incredibilmente rigettato le
istanze avanzate. La vergogna è servita. L’accanimento contro quei ragazzi continua. E
adesso 10 tifosi potrebbero addirittura passare
le feste natalizie all’interno del penitenziario
di Bialoleka.
Il ministro degli Esteri Emma Bonino si è presa
i meriti per le prime scarcerazioni. Le ha annunciate a gran voce, ma ha fatto scena muta
A TORRE ANNUNZIATA ASSISTENZA
ALL’EQUIPAGGIO DI UNA MOTONAVE TURCA
E intanto noi aiutiamo tutti
P
er un contenzioso economico aperto tra un
armatore turco e un
imprenditore di Torre del
Greco, il comandante della
motonave “Trader” e i suoi
otto uomini dell’equipaggio
sono rimasti bloccati per
tre mesi al porto di Torre
Annunziata. Quattro turchi,
tre georgiani, e uno dell’Azerbaijan costretti a restare su una nave posta sotto
sequestro dal tribunale di
Torre Annunziata per l’accusa di aver consegnato legno avariato e la conseguente richiesta di risarcimento per 140 mila euro.
Ecco che da ottobre scorso,
la “Trader” battente bandiera panamense, ha sostato nel porto, mantenuta
in “vita” dalla solidarietà
della croce rossa e dall’associazione Stella Maris con
una continua distribuzione
di alimenti e abbigliamento.
Un aiuto, quello della popolazione locale, che l’equipaggio non dimenticherà
mai. Emblematiche le parole del comandante della
motonave, Acundo Soluleman, che prima di salpare
in direzione del porto di
Istanbul, saluta con un “grazie Torre Annunciata, e grazie Italia. Non dimenticheremo mai quello che avete
fatto per noi”. Dopo tre
mesi di tira e molla, infatti,
due giorni fa è arrivata la
svolta. Accordo tra imprenditore e armatore: pagamento del 60% della cifra
richiesta, e di tre stipendi
arretrati dell’equipaggio.
Così in poche ore arriva il
dissequestro, e la vecchia
motonave, si è potuta rimettere in viaggio verso la Turchia. “La capitaneria di porto – ha detto il comandante
del porto oplontino Valerio
Massimo Acanfora - è stata
sempre presente in questa
vicenda. Ci siamo soprattutto dedicati all’aspetto
umanitario perché non potevamo far altro che aspettare. L’equipaggio – continua - non si è sentito mai
abbandonato continuando
ad avere viveri a bordo. Il
dissequestro del giudice,
della nave per sopraggiunti
accordi economici tra armatore e creditore, ha fatto
si che la vicenda si chiudesse bene”. Ancora una
volta, dunque, dopo lo straordinario esempio dato a
Lampedusa, il popolo italiano si rende nuovamente
protagonista di uno straordinario esempio di solidarietà. Peccato non poter dire
lo stesso degli altri Paesi.
Giorgio Musumeci
dopo l’incredibile decisione
di ieri. La fondatrice dell’organizzazione internazionale
“Non c’è pace senza giustizia”
ha tradito tutte le attese. Come
nel caso dei due marò, si è
dimostrata assente ingiustificata
anche nella dolorosa vicenda
di Varsavia. L’ennesima pagina
nera del nostro Paese. Eppure
la Bonino è una delle figure
più influenti dei radicali. E in
questo caso doveva prendere
esempio e spunto dal suo leader, Marco Pannella. Che giorno dopo giorno mette a repentaglio la sua vita con continue battaglie volte a risolvere
la grave situazione carceri.
Quella, una delle sue ragioni
di vita. E invece la Bonino ha
fatto poco. Troppo poco per
dei ragazzi rinchiusi in una
prigione vergognosa. Il suo omologo polacco,
dopo l’incontro con Letta (il fatto è ancora più
inquietante), ha bollato i tifosi della Lazio
come dei “banditi”. E la titolare del dicastero
degli Esteri come ha reagito? “Parole fuori
luogo”, la sua semplice replica. La Polonia ha
offeso 22 ragazzi italiani, ci ha umiliato, messo
in ginocchio e continua a farlo. Ma le nostre
istituzioni hanno preferito scegliere la via del
silenzio: assordante.
I gravissimi fatti di Varsavia – attinti da continui
soprusi e umiliazioni – hanno segnato l’ennesima figuraccia del governo sul piano internazionale. Un esecutivo praticamente nullo, a
tratti impotente.
LA LEADER RADICALE PLAUDE ALL’URUGUAY
Il viaggio “in canna”
del ministro degli Esteri
quando le ricapita ad Emma Bonino di
fumare liberamente marijuana con tanto di
benestare dello Stato? Ecco che il ministro
degli Esteri italiano plaude alla legge adottata
dal parlamento dell’Uruguay che conferisce allo
Stato la possibilità di produrre e vendere cannabis.
Non solo. Rispondendo ai cronisti in occasione
della sesta conferenza Italia-America Latina-Caraibi a Villa Madama, il capo della Farnesina ha
annunciato che a marzo sarà nel Paese latinoamericano. Alla faccia dei nostri marò ancora
bloccati in India, la visita istituzionale a nome
del popolo italiano sarà, per la leader del Partito
Radicale, propizia per una “canna” in libertà.
Per quanto la Bonino venisse da un lungo trascorso
da antiproibizionista, è quantomeno inopportuno
che, da ministro degli Esteri, si esponga a tali
plausi. Intanto, come ampiamente anticipato dal
nostro giornale nelle scorse settimane, lo Stato
dell’Uruguay è pronto a farsi carico della produzione e della distribuzione della droga. Per
rendere possibile il controllo del mercato della
marijuana sarà creato anche un registro di consumatori. Il presidente José Mujica ha ribadito
che l’obiettivo della riforma non è “diventare un
Paese del fumo libero”, ma piuttosto tentare un
“esperimento al di fuori del proibizionismo, che
è fallito”. A questo punto, l’unica speranza è che
Emma Bonino decida di trasferirsi definitivamente
in sud America lasciando il suo posto di ministro.
G.M.
E
L’uomo era stato rapito la settimana scorsa nel sud del paese
Nigeria, liberato Marcello Rizzo
di Giorgio Musumeci
È
finito l’incubo per
Marcello Rizzo, il
geometra siciliano
rapito in Nigeria una settimana fa: le voci sulla sua
liberazione sono state confermate dalla Farnesina, insieme alla notizia che l’uomo “sta bene” ed è “in
buone condizioni di salute”. Facilmente immaginabile la gioia dei familiari
di Rizzo che, appresa la
notizia, sperano solo di poterlo riabbracciare presto
e trascorrere insieme il Natale. Il rapimento di Rizzo,
55 anni, dipendente di una
ditta messinese che collabora con l’impresa edile
“Gitto”, era avvenuto nel
sud della Nigeria, verso il
delta del Niger, in un’area
petrolifera generalmente
estranea al terrorismo islamico di Boko Haram (attivo
nel nord-est) e agli scontri
interconfessionali che insanguinano altre
province. Secondo le prime ricostruzioni, il tecnico italiano era stato catturato
nel sud del paese insieme con l’autista,
poi invece rilasciato. Sulla dinamica del
rapimento e della conseguente liberazione, la Farnesina mantiene il “più
stretto riserbo”. Rizzo lavorava in Nigeria, paese ricco di risorse ma anche
teatro di violenze, instabilità e sequestri
a ripetizione, da otto anni. Il primo della
famiglia a sapere della liberazione è
stato un cognato di Rizzo, Franco Amato,
che rintracciato dall’ANSA, affermava
di “avere appreso la notizia dalla stampa”, e si affrettava a chiudere la telefonata
per chiamare la moglie del geometra
liberato. Quest’ultima, insieme ai suoi
due figli, un ingegnere e un architetto,
in questi giorni si era trincerata dietro
il silenzio. Non è la prima volta che in
Nigeria vengono presi di mira cittadini
italiani e altri tecnici stranieri, impiegati
nel settore petrolifero o in altre attività
economiche. Emblematica la vicenda
di Silvano Trevisan, ingegnere veneto
rapito a febbraio scorso da miliziani
islamico-radicali del gruppo Ansaru e
ucciso il mese dopo con altri sei ostaggi
stranieri.
4
Sabato 14 dicembre 2013
Primo piano
PROSEGUE IL TOUR TEATRALE DELLO SPETTACOLO DI SIMONE CRISTICCHI
Magazzino 18: quando la storia
coinvolge ed emoziona
Giallo a Pola: manifesti offensivi e furgoni con gli allestimenti di scena danneggiati. Ma sembra una bufala
di Cristina Di Giorgi
a storia, quella con la S maiuscola, non dovrebbe avere
colore “politico”. Dovrebbe
infatti rispondere soltanto
alla Verità. Accade però che, in un
Paese come l’Italia - che sia della
verità sia della storia ha purtroppo
molto spesso fatto un uso parziale
e partigiano - chi porta nei teatri di
tutta la Penisola uno spettacolo che
racconta di drammi dimenticati
come quelli delle foibe e degli esuli
di Istria, Fiume e Dalmazia, venga
fatto oggetto di attacchi mediatici e
sabotaggi di bassa lega.
Lo sa bene Simone Cristicchi, che
con il suo “Magazzino 18” sta suscitando grande interesse, purtroppo
non sempre positivo. Il tour dello
spettacolo, che ha debuttato a Trieste
il 22 ottobre scorso, dopo aver toccato varie città d’Italia è in questi
giorni giunto a Pola. E qui si è aperto
un giallo la cui consistenza è tutt’altro
che certa ma che, comunque, merita
di essere citato se non altro in quanto
indicatore di un clima che, attorno
a certi argomenti, è tutt’altro che
sereno. Alcuni giornali hanno infatti
riportato la notizia secondo cui ad
accogliere la compagnia a Pola ci
sarebbero stati numerosi manifesti
contro lo “spettacolo fascista”. Inoltre
i mezzi che trasportano gli allestimenti di scena sarebbero stati danneggiati a sfregio. È però una notizia
non verificata. Che non ha inciso
per niente sull’entusiasmo del pubblico ma che però fa comunque riflettere, perché indica il persistere
di un pregiudizio politico e ideologico purtroppo molto duro a morire:
chi parla di foibe e di esodo è di
destra, revisionista e fascista. E
quindi va osteggiato e boicottato.
In realtà Simone Cristicchi non è
un uomo di destra. Anzi, tutt’altro.
Al di là delle sue convinzioni politiche, però, il cantautore romano è
una persona libera e sensibile, che
è rimasta colpita da una storia che
in pochi conoscono e che quasi
nessuno ha raccontato. Quella degli
italiani dell’Esodo, costretti ad abbandonare anche i propri beni. Che
vennero accatastati in un luogo chiamato appunto Magazzino 18. Simbolo toccante di una memoria tragica che, anche grazie allo spettacolo
di Cristicchi, può diventare meno
sconosciuta e più condivisa.
A dimostrazione dell’importanza e
della correttezza del lavoro in questi
mesi a teatro, il notevole apprezzamento dello stesso da parte degli
esuli e delle loro famiglie. Che, secondo quanto affermato dallo stesso
autore, gli hanno chiesto di fare da
loro ambasciatore in Italia. “Mi hanno
detto: racconti la nostra storia al
resto del Paese, faccia conoscere a
tutti quelli che non le conoscono le
nostre vicissitudini. Un impegno non
da poco, ma a questo punto anche
un dovere” racconta il cantante romano. Che aggiunge di aver compreso, parlando con quelli che avevano assistito alla rappresentazione,
che il suo lavoro “è stato inteso
come un modo diverso di raccontare
la storia”.
“Magazzino 18 - si legge su Il Piccolo
- ha sicuramente fatto breccia nel
cuore di quei polesani coinvolti più
o meno direttamente nelle tragiche
vicende dell’Esodo, tanto che su diversi volti abbiamo notato scorrere
lacrime di commozione. Le due ore
dello spettacolo sono trascorse all’insegna della massima serenità e
tranquillità, merito soprattutto delle
vibrazioni positive emanate dal protagonista e autore, nonché del suo
approccio tematico, libero da connotazioni politiche o di parte”.
L
Dal cd Album di famiglia
La canzone
IN USCITA A FEBBRAIO UN VOLUME EDITO DA MONDADORI
Il lavoro di Cristicchi diventa un libro
scirà per la Mondadori nel
febbraio 2014 il volume intitolato come lo spettacolo che in
questi mesi l’autore sta presentando
in parecchie città della Penisola. Secondo l’anteprima editoriale, di cui
si è avuta notizia in questi giorni,
nelle circa 160 pagine del libro
(euro 16.50) sarà riproposto anche
il testo del lavoro teatrale del cantautore romano, assai denso di emozioni e di storie, fino ad ora sconosciute ai più.
“Nel porto di Trieste - si legge nella
scheda di presentazione del libro c’è un capannone che si chiama
Magazzino 18. Dietro il suo portone
sono conservate le masserizie di
U
un intero popolo, gli italiani d’Istria,
che fu costretto ad abbandonare la
sua terra consegnata alla ex-Jugoslavia
in seguito ai trattati di pace della Seconda guerra mondiale. Tra foibe, omicidi politici di massa e l'esodo di circa
350mila italiani, la cessione dell'Istria
si trasformò in una vera e propria
azione di pulizia etnica, che il resto
dell'Italia ha colpevolmente dimenticato.
Eppure le prove di questo sradicamento
epocale sono evidenti, tutte dentro il
magazzino, coperte solo da un abbondante velo di polvere. Cristicchi
racconta alcune delle vicende più
struggenti degli istriani, suggerite dagli
oggetti presenti nel Magazzino 18”.
CdG
Siamo partiti in un giorno di pioggia
cacciati via dalla nostra terra
che un tempo si chiamava Italia
e uscì sconfitta dalla guerra
Hanno scambiato le nostre radici
con un futuro di scarpe strette
e mi ricordo faceva freddo
l’inverno del Quarantasette.
E per le strade un canto di morte
come di mille martelli impazziti
le nostre vite imballate alla meglio
i nostri cuori ammutoliti.
Siamo saliti sulla nave bianca
come l’inizio di un’avventura
con una goccia di speranza
dicevi “non aver paura”.
E mi ricordo di un uomo gigante
della sua immensa tenerezza
capace di sbriciolare montagne
a lui bastava una carezza.
Ma la sua forza, la forza di un padre
giorno per giorno si consumava
fermo davanti alla finestra fissava
un punto nel vuoto diceva:
Ahhah come si fa a morire di malinconia
per una terra che non è più mia
Ahhah che male fa aver lasciato il mio
cuore dall’altra parte del mare
Sono venuto a cercare mio padre
in una specie di cimitero
tra masserizie abbandonate
e mille facce in bianco e nero.
Tracce di gente spazzata via
da un uragano del destino
quel che rimane di un esodo
ora riposa in questo magazzino.
E siamo scesi dalla nave bianca
i bambini, le donne e gli anziani
ci chiamavano fascisti
eravamo solo italiani.
Italiani dimenticati
in qualche angolo della memoria
come una pagina strappata
dal grande libro della storia.
Ahhah come si fa a morire di malinconia
per una vita che non è più mia
Ahhah che male fa se ancora cerco il mio
cuore dall’altra parte del mare
Quando domani in viaggio
arriverai sul mio paese
carezzami ti prego il campanile
la chiesa, la mia casetta
Fermati un momentino,
soltanto un momento
sopra le tombe del vecchio cimitero
e digli ai morti, digli ti prego
che non dimentighemo.
5
Sabato 14 dicembre 2013
Primo piano
Il 31 dicembre si avvicina, dipendenti e volontari non sanno che fine faranno ma la Triplice tace
Croce Rossa: l’assurdo silenzio dei sindacati
di Giuliano Castellino
alle colonne del nostro
quotidiano stiamo seguendo con molta attenzione le
vicende riguardanti la nostra amata “divisa rossa e bianca”:
abbiamo “attaccato” il presidente
Rocca, lo abbiamo intervistato per
consentirgli una doverosa replica
e oggi ci addentriamo nel “fantastico mondo” della Triplice sindacale, ovvero di Cgil-Cisl-Uil.
I volontari e i lavoratori della Cri
si chiedono dove sia finita la Triplice sindacale, di Roma e nazionale, unite come non mai in un ingiustificato silenzio “assordante”.
Ora, da cronisti, ci resta solo di
capire, anche perché altrove le
cose sono andate diversamente.
Basti pensare a Genova: nel capoluogo ligure per un’ipotesi di
privatizzazione del servizio di trasporto pubblico hanno fatto le
“barricate” vincendo la battaglia
ed evitando la vendita ai privati.
E sul decreto 178 (che interessa
dipendenti della pubblica amministrazione) il silenzio. Sul riordino
dell’Alitalia stessa storia, mentre
per i lavoratori della Cri il silenzio
regna sovrano.
Ma il decreto 178 non prevedeva
la costituzione di un tavolo con il
ministero della Funzione pubblica
proprio per tutelare i lavoratori È
stato mai fatto questo tavolo? Se
sì, allora diteci quali sono le conclusioni. Se no, spiegateci le motivazioni.
Siamo pronti ad ospitare sulle no-
D
stre pagine le argomentazioni che
tutte le federazioni sindacali provinciali, regionali o meglio ancora
nazionali sono disposte a dare.
Ma proviamo noi a ipotizzare delle
risposte.
La prima che potrebbe dare la
Cgil: non sempre si può vincere
(risposta data a un lavoratore da
un suo rappresentante), ma se il
“padrone”, termine una volta molto caro al sindacato rosso, vince,
se i dipendenti perdono, come
mai la Cgil pareggia sempre? Magari perché la privatizzazione di
qualsiasi ente spiana la strada alla
politica delle “sue cooperative”?
Altrettanto grave, se non di più, il
silenzio di Cisl e Uil. La Cisl, se-
condo i dati da noi raccolti, nelle
ultime elezioni delle Rsu è risultato
il primo sindacato, ma primo in
cosa? Nessuno ha mai sentito la
federazione alzare la voce con i
vertici di Cri. Certo la politica urlata non piace a nessuno, forse la
sussurrata è quella più civile, la
bisbigliata avrebbe dato una speranza ai dipendenti nel segno del
meglio poco che niente, ma questo
silenzio è veramente imbarazzante.
Ancora una volta ci chiediamo il
perché…
Ma passiamo alla Uil… ma c’è in
Cri? Fino allo scorso anno rappresentata da un ‘bizzarro’ personaggio, ma oggi dov’è? Ci piacerebbe di nuovo capire: le fede-
razioni provinciali e regionali di
queste organizzazioni sindacali
da che parte stanno? Perché due
pesi e due misure? Perché battaglia a Genova e resa per la Cri?
Perché battaglia per i lavoratori
Alitalia e silenzio/assenso per
quelli della Croce rossa? Perché
mobilità guidata per i lavoratori
di Unire e l’abbandono per i lavoratori della Cri? C’è sotto un
gioco? Qual è? La garanzia sulla
tutela dei posti di lavoro dov’è?
I contratti privatistici, confermati
anche sul nostro quotidiano dal
Presidente della Cri, quindi non
sono il “male assoluto” come dichiarano per altre aziende…
Questo imbarazzante comporta-
mento dei sindacati dà tutta l’idea
di un atteggiamento quanto meno
‘complice’. La triplice in Cri ha
sposato, sotto sotto, la privatizzazione, ma non ha il coraggio di
dirlo ai lavoratori. Ma o si è contro
le privatizzazioni o a favore, non
si può essere “barricaderos” in
alcuni casi e complici in altri.
Poi cosa accadrà con la privatizzazione della Croce Rossa sarà il
futuro a dirlo. I lavoratori sono seriamente preoccupati e sono convinti di perdere il posto. C’è chi
pubblicamente ha giurato sui propri figli che questo non accadrà.
Il presidente Rocca ha rassicurato
i lavoratori che nessuno perderà
il suo lavoro. Non ci resta che vedere che fine faranno i precari civili e militari,: il 31 dicembre è
vicino, pericolosamente vicino.
I lavoratori della Cgil, Cisl e Uil
potrebbero, in una assemblea pubblica, prendere una posizione precisa, netta, perché oggi è ancora
tutto coperto da una cortina fumogena alzata non sappiamo bene
da chi. Questo dovrebbe essere
un atto dovuto, dal momento che
ogni iscritto passa alla propria
organizzazione sindacale 173 euro
ogni anno.
Per quanto riguarda poi le privatizzazioni, la storia insegna: al di
là di ogni rassicurazione, ogni
qualvolta un’azienda pubblica viene “svenduta” ai privati il primo
atto che si compie è il taglio del
personale. Cittadini a casa e nazione “rapinata” di un altro gioiello
di famiglia.
6
Sabato 14 dicembre 2013
Storia
La Legge sulla socializzazione delle imprese, il grande sogno, l’unica rivoluzione socialista mai tentata in Italia
Lo scomodo propugnatore della “sintesi”/ 8
Quella ricomposizione sociale cercata da Bombacci avrebbe cambiato le sorti della nazione e reso inutile il comunismo
di Emma Moriconi
ombacci segue Mussolini
finché può, fino all’ultimo.
A Menaggio i due vengono separati, Nicolino
è fucilato insieme agli
altri gerarchi. Pavolini grida “Viva
l’Italia”, mentre una scarica di
piombo lo investe per ucciderlo.
Nello stesso istante Bombacci urla
“viva il socialismo”. Siamo al 28
aprile 1945. A piazzale Loreto, il
giorno successivo, il corpo di Nicola Bombacci viene esposto a
pubblico ludibrio, appeso per i
piedi e, sopra, la scritta “supertraditore”. Con Mussolini condivide il sogno di tutta la vita, la socializzazione. Con Mussolini condivide i seicento giorni della Rsi.
Con Mussolini condivide, infine,
il destino.
Ma la morte e il trattamento riservato a Bombacci meritano una
riflessione: anche in ambito di
leggi di guerra, cosa ha fatto di
tanto grave da essere fucilato? Di
quali colpe si è macchiato per essere appeso per i piedi a un distributore di benzina in una giornata di primavera che resta fissa
nella storia per essere una delle
pagine più buie della cosiddetta
civiltà? “Supertraditore” di cosa?
Di chi? Quale colpa ha commesso?
Forse quella di affermare e dimostrare, giorno dopo giorno e per
tutta la sua vita che, a prescindere
B
dalle terminologie, si
potrebbe e si dovrebbe operare in favore
dei lavoratori? Forse
quella di essere stato
sempre e solo se
stesso? Forse quella
di aver tentato una
conciliazione tra gli
estremi opposti e di
aver tentato di capire,
o di far capire, che
forse così opposti
non sono? Legittimo
essere in disaccordo,
Nicolino Bombacci
potrebbe avere torto.
Dunque merita di essere fucilato? Di essere appeso per i
piedi e infamato? Di
essere chiamato “supertraditore”? Di essere, infine, dimenticato?
Ha ritenuto di voler
dire a viso aperto che il solo uomo
a portare il socialismo in Italia risponde al nome di Benito Mussolini. Ha avuto il torto di sedere al
fianco del Duce nell’Alfa che da
Milano doveva condurli alla cattura
e poi alla morte. Ha osato voler
bene a Mussolini. È giunto addirittura a morire con lui, in luoghi
diversi ma sotto lo stesso cielo di
una strana giornata di primavera
senza colore.
“Aveva un paio di pantaloni a
righe e una giacca nera lunghissima - racconterà il partigiano Renato Codara - mi fissò un istante
e mi disse, portando la mano destra al cuore: ‘Spara qui’. Rimasi
un po’ sorpreso, poi gli risposi in
dialetto ‘Cal sa preoccupa no…’.
Prima che morisse l’ho udito gridare: ‘Viva Mussolini! Viva il socialismo!’ …”. Un testimone ricorda: “E un fuoco infernale … di
quelli che in guerra precedono il
balzo dell’assalto. Pare siano stati
sparati milleduecento colpi, due
caricatori da quaranta pallottole
per condannato. La gente urla.
Alla prima scarica molti rimangono in piedi, alla seconda cadono
tutti. Bombacci è caduto di spalle,
con gli occhi azzurri rivolti al cielo.
Ricomincia a piovere”.
Sono passati pochi mesi, poco più
di un anno, dal varo della Legge
sulla Socializzazione delle imprese,
il grande sogno, l’unica rivoluzione
socialista mai tentata nella Peni-
sola. Lo Stato sociale,
la proprietà privata
che si concilia con l’interesse dello Stato, la
“sintesi”, la ricomposizione sociale, che in
un colpo solo avrebbe
cambiato le sorti d’Italia e spazzato via il comunismo come ideologia ormai inutile: ed
ecco il perché della
damnatio memoriae.
Scomodo, Bombacci:
per i comunisti, per i
poteri del mercato.
Scomodo.
25 aprile 1945, ore 10:
visitatori affollano lo
studio di Mussolini a
Milano. Ciascuno ha
un consiglio da dare,
chi suggerisce di resistere, chi di fuggire,
chi di trattare, chi di
prendere tempo. Bombacci insiste: “Bisogna pensare a
salvare Mussolini, prima che la
ritirata arrivi qui e lo travolga. In
Valtellina ci vado, se ci va lui. Ma
è lo stesso che farci imbottigliare.
I comunisti li conosco. Essi non si
lasceranno sfuggire l’occasione
per fare il caos. Ma, per farlo, dovranno togliere di mezzo Mussolini, l’unico capace di creare delle
situazioni”.
(… continua …)
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7
Sabato 14 dicembre 2013
Da Roma e dal Lazio
MOBILITÀ: IL PRIMO MUNICIPIO HA RESPINTO ALL’UNANIMITÀ IL PIANO PULLMAN DEL CAMPIDOGLIO
E’ ufficiale: Marino non lo vuole nessuno
L’affondo di Marchi (La Destra): “O si dimette il sindaco o la presidente”
di Giuseppe Sarra
nfernale il primo semestre del sindaco Ignazio Marino. A bocciare la
giunta capitolina anche il I Municipio.
Il parlamentino capitanato dalla presidente Sabrina Alfonsi, infatti, ha respinto all’unanimità il Piano pullman dell’assessore Guido Improta. Un dato incontrovertibile e un fatto politico gravissimo.
La mobilità rappresenta uno dei settori strategici dell’azione amministrativa. Non è bastato, quindi, il campanello d’allarme dei
giorni scorsi dal Pd municipale. Molti esponenti di Largo del Nazareno avevano avvertito
I
il primo cittadino genovese e il titolare alla
Mobilità di rimandare al mittente il piano
messo a punto dal Campidoglio. Insomma
il sindaco chirurgo ha fatto orecchie da mercante e ha accettato lo scontro con la base.
Risultato? bocciato. Per quale motivo il piano
che ha avuto l’ok anche dalla terza commissione capitolina è stato respinto? Perché
l’assessore Improta aveva dato il via libera
a 440 accessi per l’area intorno al Vaticano
rispetto ai 300 della giunta precedente.
Intanto si è aperta una crisi politica tutta interna alla sinistra romana.
“Un dato politico importante. All’unanimità
il municipio ha votato contro il piano. E’
giunto il momento delle decisioni: o si dimette il sindaco oppure la presidente municipale”. Non usa mezzi termini il capo
dell’opposizione, capogruppo de La Destra
e già assessore comunale alla Mobilità,
Sergio Marchi, che tuona ancora: “Ne ha
commessi tanti, ma questo è il primo
grande errore amministrativo del 2013
commesso da Marino. La mobilità è un
settore strategico”.
Ma non finisce qui. La sinistra municipale si
è spaccata anche sulla mozione presentata
dall’opposizione sul preside del liceo romano
Mamiani che ha cambiato la dicitura mamma
e papà nel libretto delle giustificazioni, in
‘genitore 1’ e ‘genitore 2’ tra lo stupore generale. Inequivocabile la votazione: 12 contrari, 6 favorevoli e 2 astenuti. A lavarsi le
mani come Ponzio Pilato, la numero uno del
municipio e il presidente del consiglio (entrambi del Pd).
“Questa votazione fotografa la crisi politica
e la mancanza di idee della sinistra romana”,
attacca ancora Marchi che poi entra nel merito della questione: “A parte il fatto che
non è un diritto della preside cambiare la
dicitura, andando perfino contro la nostra
costituzione ma – ribatte l’esponente de La
Destra – questo ennesimo episodio dimostra
che la sinistra non ha le carte in regola per
governare la città”. Non solo. Marchi analizza
anche in che stato versa il Partito Democratico: “La componente cattolica si sente stretta
all’interno del piddì perché le proprie istanze
non sono rappresentate”.
ESTORSIONE
Sesso e mille euro
per riavere l’auto
a dell’incredibile quanto successo a
Roma. Vittima una donna di 46 anni
alla quale è stata rubata l’auto. Il
ladro, però, l’ha tempestata di telefonate:
“Se la rivuoi, facciamo l’amore e mille
euro in contanti”.
L’incubo della romana è durato dieci giorni
ed è terminato nel pomeriggio di giovedì
con l’arresto del suo estorsore, beccato in
flagranza dagli agenti del commissariato
Prenestino.
L’arrestato, V.R., un 53enne di origini campane, infastidito dai continui rifiuti della
donna, con la quale avrebbe voluto intrattenere una relazione sentimentale, dopo
averle rubato l’auto, ha cominciato a tempestarla di telefonate per convincerla ad
accettare la sua proposta. La vittima, decisa
a mettere fine a questa imbarazzante situazione, che la stava ossessionando, si è
rivolta alla Polizia raccontando l’accaduto.
La donna, sempre sotto suggerimento degli
investigatori, si dichiarava disponibile per
un incontro presso un bar di via Prenestina.
L’appuntamento, monitorato dai poliziotti,
pronti ad intervenire in caso di pericolo,
ha inchiodato l’uomo che durante tutta la
conversazione non solo ha ribadito quanto
già denunciato dalla vittima, ma ha anche
minacciato la 46enne di ulteriori ritorsioni
se non si fosse piegata ai suoi voleri. G.S.
L
DOPO LE ASSOLUZIONI DEL MAGGIO 2012, SI RIACCENDONO I RIFLETTORI SU UNA DELLE PAGINE PIÙ NERE DELLA CRONACA D’ITALIA
Pedofilia: Rignano Flaminio, iniziato il processo di appello
La prossima udienza, fissata per il 29 gennaio, stabilirà se ascoltare di nuovo i periti o procedere sulle carte processuali
di Emma Moriconi
opo l’assoluzione con formula piena del 28 maggio
2012 di Patrizia Del Meglio,
Silvana Malagotti, Marisa
Pucci, Cristina Lunerti e Gianfranco
Scancarello, marito di Patrizia Del
Meglio, accusati di abusi sessuali
nei confronti di 21 bambini della
scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio nell’anno scolastico
2005-2006, la procura e le parti
civili sono ricorse in appello. Il relativo processo è iniziato lo scorso
12 dicembre davanti alla terza Corte
d’Appello presieduta da Ernesto
Mineo. “Insussistenza dei fatti”: è
stata questa la formula con cui gli
imputati sono stati assolti poco più
di un anno fa. A seguito della pronuncia, il Pubblico Ministero e l’avvocato Carlo Taormina (legale di
alcuni parenti dei piccoli) hanno
deciso di ricorrere appunto in appello. Nell’udienza dello scorso 12
dicembre sono stati ricordati i fatti
attraverso la relazione del giudice
e presentate richieste istruttorie a
cui la Corte risponderà nella prossima udienza, fissata per il 29 gennaio. In quella circostanza, dunque,
la Corte deciderà se ascoltare di
nuovo i periti che durante le indagini
sentirono i bambini, come richiesto
dalla Procura di Tivoli, o se rifiutare
la richiesta e procedere sulle sole
carte processuali.
Infatti, secondo il Tribunale di Tivoli,
“le dichiarazioni dei bambini, nella
D
Foto Eros Guzzo
maggior parte dei casi, non furono
oggetto di spontanee rivelazioni
ma piuttosto esito di sollecitazioni
dei genitori” mentre secondo la
Procura la sola “contaminazione”
che i piccoli subirono fu quella che
ne violò l’innocenza.
La sentenza di assoluzione in primo
grado del 2012, che consta di 322
pagine di motivazioni, qualifica tra
l’altro il tunnel nel quale i bambini
sarebbero stati condotti non come
una strada che conduceva all’in-
ferno, ma ritenendo l’ipotesi formulata “congetturale, perché priva
di idonei, ovvero univoci, elementi
di conferma”. Ma il procuratore
capo di Tivoli De Ficchy non ci sta
e nelle duecento pagine dell’appello indica i quattro bambini che
presentavano lesioni all’ano, le due
piccole che presentavano lesioni
all’imene, i sei bimbi che presentavano gravi turbe: tutte vicende,
secondo i periti, compatibili solo
con l’abuso sessuale. Il collegio to-
gato del primo grado aveva invece
ritenuto di attribuire la causa di
queste lesioni “solo ai toccamenti
che i bimbi si facevano in giardino
durante i giochi”.
La vicenda di Rignano Flaminio, divenuta uno dei casi più eclatanti
della cronaca nazionale, torna così
ad essere un caso aperto: molte le
considerazioni che si potrebbero
fare, molte le congetture. Prima di
tutto: le lesioni all’ano e all’imene
ci sono, sono state refertate. I periti
hanno indagato in merito, dovendo
necessariamente sottoporre i minori
ad esami che, per loro stessa natura,
probabilmente hanno vissuto come
un’altra intromissione nella propria
sfera intima, sebbene siano stati –
senza ombra di dubbio – eseguiti
con la preparazione professionale
necessaria a gestire situazioni così
delicate.
Inoltre c’è un dato che va necessariamente sottolineato: all’epoca in
cui i fatti divennero di dominio
pubblico, la vicenda di Rignano
Flaminio finì su tutti i tg nazionali,
ogni giorno, per mesi. Davanti alle
telecamere i genitori - giustamente
indignati - manifestavano il proprio
orrore, il proprio dolore, la propria
disperazione, la voglia di avere giustizia, di sapere la verità sulla sorte
che era toccata ai propri figli. Probabilmente perché vicende così
orribili fanno così male da perdere
il lume della ragione. Al punto da
non rendersi conto che, in una realtà
piccola come Rignano, il viso di un
adulto in tv che parla del proprio
figlio inevitabilmente significa mettere il piccolo alla pubblica gogna.
Una vicenda che forse doveva essere gestita anche dagli stessi genitori con maggiore discrezione,
perché in questi casi, certo, si ha
voglia di urlare al mondo la propria
rabbia ed il proprio dolore, ma si
deve pensare, prima, sempre, alla
tutela degli innocenti che non si
possono, per ragioni oggettive, difendere da soli.
8
Sabato 14 dicembre 2013
Dall’Italia
Il governatore Maroni annuncia novità in Regione
A Bari falso funzionario comunale in azione
Divorzio alla lombarda
Addio Equitalia
Frode agli anziani
all’ordine del giorno
iò che tutti vorrebbero fare
ma in pochi hanno la volontà
di farlo. Succede così che la
Regione Lombardia si fa baluardo
di una nuova politica. Per il prossimo
natale il presidente Roberto Maroni
ha un regalo particolare per i suoi
cittadini: addio Equitalia e ticket sui
farmaci per i redditi sotto i 18mila
euro. Votato già dalla giunta, anche
se lo sconto sulle ricette è ancora
da definire per modalità e importi,
il divorzio dall’agenzia di riscossione
è ormai ufficiale.
Dall’anno prossimo la Regione sarà
autosufficiente per quanto riguarda
la riscossione dell’evasione del bollo
auto e delle altre imposte regionali
(tranne l’Irap). “Saranno ridotti i
costi per i cittadini e ci sarà un
modo di procedere più umano che
tiene conto delle condizioni anche
di difficoltà in cui versano i cittadini
contribuenti. Vogliamo un rapporto
C
corretto con chi paga le tasse”, ha
annunciato Maroni. “L’obiettivo aggiunge l’assessore Massimo Garavaglia - è di ottenere al più presto
un modello di fisco regionale, meno
oppressivo nei confronti della popolazione”.
A lunedì fissata una riunione di
giunta straordinaria per stabilire i
primi dettagli sulla manovra: stando
alle prime indiscrezioni dell’assessore
Mario Mantovani, si privilegeranno
i redditi bassi, almeno per il momento. La manovra, ancora da scrivere, costerà una quarantina di milioni di euro.
Ma nel frattempo il gruppo della
Lega s’è portato avanti e ha già depositato la sua proposta in aula.
“Le risorse aggiuntive al bilancio
regionale - spiega il capogruppo
del Carroccio Massimiliano Romeo
- derivanti dall’introduzione dei costi
standard saranno utilizzate per iniziare il processo di riduzione dei
ticket. La nostra proposta, messa
nero su bianco in un ordine del
giorno, prevede sia la rimodulazione
per fasce reddituali, con l’esenzione
per i redditi più bassi, sia specifiche
gratuità per alcune patologie o riduzioni per categorie come i donatori
di sangue”.
F.Ce.
Una donna di quarantanove anni arrestata dai carabinieri
n meccanismo ben collaudato che
ha arrecato danni a diversi anziani
nella zona del barese. È una donna
il soggetto incriminato: carpiva la fiducia
delle sue vittime, principalmente anziani
ultrassessantacinquenni, presentandosi
come falso funzionario di enti pubblici e
guadagnando l’ingresso in casa. Una volta
dentro riusciva a rubare ingenti somme
di denaro per poi allontanarsi. Finalmente
scoperta dalle forze dell’ordine è finita
in manette. Si tratta di una 49enne residente
nel quartiere Madonnella di Bari e già
nota alle forze di polizia, arrestata dai carabinieri in esecuzione di un’ordinanza
di custodia cautelare ai domiciliari emessa
dal gip di Bari con le accuse di furto aggravato e sostituzione di persona.
Stando alle indagini è stato accertato che
la malvivente, tra settembre e ottobre di
quest’anno, avrebbe messo a segno sette
furti in abitazione, quattro nel capoluogo
pugliese e tre nel centro storico del comune di Altamura, che le avrebbero fruttato all'incirca ottomila euro. La donna,
dopo aver individuato le vittime, spesso
sole in casa, si presentava spacciandosi
per falso funzionario di enti pubblici,
U
come Inps o Asl, a suo dire per effettuare
dei controlli utili a migliorare le condizioni
economiche delle stesse. In alcuni casi
addirittura, proponeva incrementi sulla
pensione, in altri sussidi pubblici derivanti
dallo stato di invaliditaà dei malcapitati,
in altri ancora riferiva di dover controllare
la validità del tipo di medicinali assunti.
Così, dopo averne carpito la fiducia, chiedeva di poter visionare il denaro in loro
possesso allo scopo di vagliarne l’auten-
ticità. Alla fine, con uno stratagemma di
turno, consegnava ai pensionati fotocopie
di banconote precedentemente preparate
mentre guadagnava l’uscita con le banconote vere.
Fondamentale per l’identificazione della
donna, la collaborazione delle vittime e i
fotogrammi tratti da telecamere di sorveglianza collocate nei pressi di alcune
delle abitazioni.
Francesca Ceccarelli
BARI
Giovane carbonizzata
in un centro estetico
n caso ancora da risolvere, è
stata trovata morta una 29
enne nel suo centro estetico
“Arwen” in Via Vitulli a Mola di Bari.
La vittima, nata in Brasile ma residente
in Puglia, è stata trovata semicarbonizzata sul lettino solare circondato
di candele. Indagano sul caso i carabinieri della Compagnia di Monopoli
e della sezione investigazioni scientifiche di Bari che dovranno le cause
della morte. Sul corpo della donna
sarebbero stati trovati segni di una
ferita sulla parte alta della schiena,
mentre sul muro della stanza nella
quale è stata rinvenuta cadavere
anche degli schizzi di sangue. Pare
che la donna nel pomeriggio, verso
le 17.00 abbia ricevuto un cliente
per un massaggio. Tutto lascerebbe
U
Eurosky Tower.
Entrare in casa e uscire dal solito.
pensare che si sia trattato di una aggressione. Ma al momento non vi
sono certezze. Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco per
spegnare l’incendio che potrebbe
essere stato provocato da alcune
candele che erano accese.
In attesa dell’esito dell’autopsia da
eseguire, il medico legale ha riscontrato sul corpo della vittima alcune
lesioni sul cranio che “potrebbero
essere compatibili con una caduta”.
I carabinieri spiegano che trattasi di
“una scena del delitto non chiara
sulla quale sarà necessario fare ulteriori verifiche”. Da quanto risulta
dalle indagini, la donna era l’intestataria di un regolare contratto d’affitto
del centro estetico.
Chantal Capasso
TRAGEDIA FAMILIARE A RAVENNA
Madre e figlio morti:
omicidio-suicidio
icino allo svincolo per Mirabilandia, sono stati trovati morti
un uomo di 52 anni ed una
donna di 75. Il corpo della donna era
situato all’interno di una Panda, mentre
l’uomo con accanto il fucile da caccia,
è stato rinvenuto fuori dall’auto. L’utilitaria con a bordo le due vittime era
parcheggiata in una piazzola della superstrada a 6.3 km dallo svincolo
dell’abitato Casemurate, in vista del
paese di San Zaccaria. Sul posto Polstrada e squadra mobile, oltre al pm
Isabella Cavallari. Tutta la corsia sud
dell’E45 da Ravenna è stata chiusa al
traffico, affinché gli inquirenti potessero
espletare le loro ricerche investigative.
V
Per la Polizia dai primi rilievi risulta
che siano stati uccisi con un fucile da
caccia. Le vittime erano madre e
figlio. Secondo una prima ricostruzione
dovrebbe trattarsi di un omicidio suicidio. L’uomo dopo essere sceso dall’auto ha aperto il baule dell’auto e ha
preso il fucile con il quale ha fatto
fuoco contro la donna che era seduta
nel posto lato passeggero: centrata
da distanza ravvicinata, è morta sul
colpo. A quel punto l’uomo ha puntato
il fucile verso il suo mento e si è sparato. Anche lui è morto all’istante.
L’allarme è stato dato, in seguito, alla
Polstrada da un automobilista. Ancora
sconosciute le cause del gesto.
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9
Sabato 14 dicembre 2013
Dall’Italia
QUANDO L’ARTE, SEPPUR DISCUTIBILE, RIESCE A CREARE SCALPORE
Reggia di Caserta, “un corno”
Nonostante le numerose polemiche si è riusciti comunque a portare i riflettori sul sito in crisi
Sono soddisfatto del clamore
che si sta creando attorno al
corno rosso di Lello Esposito
e del fatto che si parli del
Natale a Caserta. Si tratta di una provocazione, l'opera resterà al suo posto” queste le parole del sindaco di
Caserta Pio Del Gaudio dopo le polemiche sull'installazione “Good Luck,
Caserta” posizionata dallo scorso
weekend, previo ok del Comune,
davanti a Palazzo Reale. Un'iniziativa
sui generis, voluta nell'ambito della
rassegna invernale di arte, musica e
spettacolo “XIV Leuciana Festival
Christmas Event Holy Voices”. Ma
date le fattezze dell’opera si stanno
creando molte polemiche nella città
con fratture interne tra la sovrintendente Paola Raffaella David, che non
ha mai autorizzato l'installazione, e
il Comune.
Del Gaudio non fa passi indietro e
rilancia: “l'installazione del corno è
stata una provocazione forte, ma fatta
per suscitare l'interesse sulla città
anche perchè si tratta di una scultura
di un artista di fama internazionale.
L'opera resterà al suo posto per tutta
la durata della rassegna, sarà poi la
città a decidere una sua diversa col-
“
locazione che non potrà che essere
indirizzata alla sua funzione attuale:
un richiamo nazionale e internazionale per Caserta. Per favore, non
parlatemi dell'Unesco che potrebbe
revocare la protezione alla Reggia,
visto che l'organismo dell'Onu non
è mai intervenuto sul degrado in cui
versa il monumento Vanvitelliano.
Un gesto di sfida quello del sindaco
che ha avuto pronta replica dell'Unesco:”Il corno davanti all'ingresso?
Risponde a una logica paragonabile
a quella dei forconi - sostiene Giovanni Puglisi, presidente della commissione nazionale italiana per l'Unesco - il problema è che siamo sulla
stessa linea tracciata dai forconi, ovvero per attirare l'attenzione si fa di
tutto, ma siamo fuori da qualsiasi logica istituzionale. Se il sindaco ha
qualcosa da dire e chiede di vedere
il ministro, non credo che il ministro
si rifiuti di vederlo. Io spero che ci si
fermi al corno e non si vada oltre
perchè c'è anche un livello di stile e
di eleganza nella rappresentatività
istituzionale. In ogni caso, c'è un rapporto coerente tra la spesa, il risultato
e la motivazione che ne è alla base
e, per quanto mi riguarda, ritengo
EFFERATO OMICIDIO
Uccisa a Biella
una donna di 63 anni
Vigliano nel biellese è sotto choc per l’omicidio di
Vanda Vazzoler, 63 anni.
Pensionata è stata trovata morta
nel suo appartamento di Via
Dante Alighieri. Una violenza
inaudita, la donna è stata legata
ed imbavagliata e massacrata
di botte. Il marito, Renato Doria,
70enne ha rinvenuto il corpo
esanime della moglie, nel camera
da letto. L’uomo dopo la sua
solita partita al circolo, verso le
17.00 è tornato nella sua dimora,
trovando un’agghiacciante sorpresa. La polizia, coordinata dai
Pm Alvino e Napolillo, ha formulato che potrebbe l’ipotesi di
una rapina finita in un tragico
epilogo. Anche se, nulla è stato
A
assolutamente discutibile che ci sia
la legittimità di spendere anche un
euro per mettere un corno rosso
davanti alla Reggia di Caserta”. E
aggiunge: “Il sindaco di Caserta ha
trovato la vacca grassa per finire sui
giornali - dice Puglisi - è questo il
punto. L'Unesco è soltanto un organismo che registra la situazione del
bene, ma il dovere di tutelarlo spetta
a chi lo possiede materialmente.
L'Unesco, verificato tutto questo, decide se quel bene è ancora qualcosa
che merita di essere nella lista dei
patrimoni dell'umanità oppure no.
L'Unesco è esterrefatta davanti a una
cosa del genere, esterrefatta nel vedere in che mani siano le istituzioni
di questo Paese. C'è un problema
di affidabilità di questo Paese rispetto
all'agenzia internazionale: mentre il
governo e il Presidente della Re-
pubblica si spendono per dare un
sempre maggiore spessore alla rappresentatività del nostro Paese, quello
che mette il corno davanti alla Reggia
di Caserta dà una mazzata che è
assolutamente incredibile. Senza
contare che con 70 mila euro ci campa una famiglia media italiana per
un anno, oltre ad essere uno stipendio
di un dirigente di primo livello oppure
di un quadro alla fine della carriera
in una amministrazione pubblica”.
Sul piede di guerra anche la Sovrintendente Paola Raffaella David che
ha commentato: “Il corno rosso davanti alla Reggia di Caserta è inopportuno, e come me la pensano allo
stesso modo sia i funzionari del Ministero, a partire dal direttore generale, che la Direzione regionale campana dei Beni Culturali. Siamo in attesa che il Comune di Caserta disponga una nuova collocazione della
scultura così come da noi proposto.
Sull'aspetto della vicenda relativa all'Unesco non rispondo, aspetto solo
che il Comune sposti l'opera in un
posto più adeguato a tutelare la bellezza della facciata principale”.
Barbara Fruch
Eurosky Tower .
Entrare in casa e uscire dal solito.
toccato, in casa c’era una cassaforte e in un cassetto il denaro
della pensione. Nessun segno
d’effrazione della porta d’ingresso
dell’appartamento al quinto piano. La famiglia Vazzoler in paese
è molto conosciuta, Doria è un
noto imprenditore della zona, la
moglie era parente di un noto
amministratore comunale locale.
Sulla scena del delitto sono presenti Volanti in divisa, i colleghi
della sezione Scientifica, in borghese, e della Squadra mobile,
che stanno raccogliendo probabili indizi per ricostruire la vicenda e risalire al colpevole.
Oltre a loro, anche i carabinieri
e il capitano Davide Montinaro.
Chantal Capasso
DUE DENUNCIATI
Truffa all’Inps con
le pensioni dei morti
ruffa all’Inps di Cetraro,
centro dell’alto Tirreno cosentino. Due cittadini continuavano a riscuotere le pensioni
destinate ai loro congiunti defunti. Due distinte vicende scoperte dalla Guardia di Finanza,
della Compagnia di Paola. La
donna percepiva l’Indennità di
invalidità civile nonostante il padre fosse morto nel 1996, mentre
l’uomo incamerava la pensione
della zia defunta nel 2003. Le
fiamme gialle hanno avviato le
indagini in collaborazione con i
funzionari dell’Inps e attraverso
l’incrocio dei dati si è potuto risalire ai due truffatori. Gli investigatori hanno veicolato le loro
ricerche sulla categoria degli in-
T
validi civili, ed hanno individuato
una pensione ancora attiva riconducibile ad un uomo morto
17 anni fa, la cui beneficiaria risultava la figlia che è riuscita ad
intascare, nel frattempo, ben 96
mila euro. I finanzieri hanno individuato un’altra indennità attiva
riferita ad una donna defunta
nel maggio 2003, il beneficiario
era il nipote che in dieci anni ha
riscosso circa 132.000 euro. I
due sono accusati del reato di
truffa aggravata ai danni dello
Stato. La Procura della Repubblica di Paola ha emesso nei
loro confronti un decreto di sequestro per equivalente per l’importo pari a quanto indebitamente riscosso.
Ch.C.
Il relax ha una nuova casa.
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Sabato 14 dicembre 2013
Dall’Italia
La protesta non finisce, ma i leader del movimento escludono azioni clamorose nella Capitale
Forconi: a Roma rischio infiltrazioni
A Torino si torna alla normalità, dopo gli scontri provocati dall'estrema sinistra
a giornata di ieri, venerdì 13
dicembre, era il termine ultimo fissato dagli organizzatori
della protesta dei Forconi. Ora
sembra che tutto sia cambiato ed è
confermato che la manifestazione
andrà ad oltranza, sintomatico del
grande successo che l’evento ha riportato nei giorni precedenti in tutto
il Paese.
La protesta dei Forconi andrà avanti,
ma non ci sarà alcuna ‘marcia’ su
Roma, solo un presidio permanente
che potrebbe partire già la prossima
settimana. Ad annunciarlo è stato il
‘Coordinamento 9 dicembre’, nel
corso di una conferenza stampa convocata a Roma sulle proteste e i presidi di questi giorni in tutta Italia. “Faremo un presidio statico a Roma - ha
spiegato il leader del Movimento
dei Forconi Mariano Ferro - Non abbiamo ancora deciso il luogo e la
data, li concorderemo con la questura.
Non faremo un corteo perché non
vogliamo dare ai facinorosi l’opportunità di infiltrarsi tra di noi e di spaccare vetrine. Chiediamo soluzioni
democratiche - ha continuato - abbiamo fatto una forzatura alla democrazia ma siamo d’accordo con Alfano
quando dice di colpire i facinorosi
ma c’è il diritto di manifestare”.
L
“Gli atti di teppismo non si riconoscono in questo Coordinamento, la
nostra etica non è violenta” ha affermato dal canto suo Gaetano Montico.
Oltre a Roma proseguiranno a oltranza
anche gli altri presidi già presenti in
tutta Italia e “inizieremo a farne altri
anche davanti ad Equitalia” ha detto
Lucio Chiavegato.
Sul fronte della cronaca, è stata riaperta la frontiera a Ventimiglia, dopo
che ieri un gruppo di manifestanti
aveva occupato il ponte sul fiume
Roja bloccando la circolazione con
la Francia. Il presidio, allestito dai dimostranti che avevano montato alcune
tende sulla strada, è stato sgomberato
nella notte, intorno alle 4.30, dalla
polizia senza dover ricorrere all’uso
della forza. Anche Torino e provincia,
dopo cinque giorni dall’inizio della
protesta, torna lentamente alla normalità. Aperti negozi, mercati e grandi
centri commerciali. La circolazione
stradale è fluida, anche nelle piazze
interessate nei giorni scorsi da blocchi
stradali. Su tutto il territorio la situazione è monitorata dalle forze dell'ordine: questa mattina in piazza Pitagora sono stati identificati e allontanati dalla polizia alcuni manifestanti.
Intanto presidi e blocchi in autostrada
continuano ad imperversare in tutta
Italia. A Milano problematica la viabilità a Milano, dove è confluita la
manifestazione degli studenti per
l’anniversario della strage di Piazza
Fontana nei vari presidi ovunque diffusi ed organizzati dal movimento
dei Forconi.
“Abbassate le saracinesche in segno
di solidarietà”: questo l'invito, fatto
con i megafoni, ai negozianti dagli
aderenti al ‘Coordinamento 9 dicembre’ che oggi, dopo tre giorni e tre
notti di presidio con mezzi pesanti
della statale 16 e della provinciale
231, all’altezza di Ruvo di Puglia,
hanno manifestato per le vie del centro di Bari. I manifestanti ai megafoni
a gran voce - “Invitiamo la cittadinanza
a unirsi alla protesta”. Il corteo formato
da 50 persone è partito da piazza
Prefettura per poi ripercorrere le
principali strade del centro di Bari.
Anche qui la manifestazione si è
svolta in maniera pacifica. Mentre a
Palermo è stato rimosso il presidio
dei Forconi in via Ernesto Basile. Tutti
i manifestanti si sono spostati in piazza
Indipendenza, davanti la sede della
presidenza della regione Sicilia, dove
si sono uniti con la protesta degli
studenti specializzandi in Medicina.
Il movimento dei Forconi ha annunciato una grande manifestazione nella
capitale ma probabilmente il giorno
designato sarà lunedì 16 dicembre.
Chantal Capasso
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Sabato 14 dicembre 2013
Dall’Italia
NUOVO COLPO PORTATO A SEGNO DALLE FORZE DELL’ORDINE NELLA LOTTA ALLA CRIMINALITÀ
Trapani, arrestata la sorella di Denaro
Le accuse sono di scambio elettorale politico-mafioso, intestazione fittizia di beni ed estorsione
Truffe e ricettazione
In manette tre boss
R
U
na maxi-operazione antimafia
alle prime ore dell’alba di ieri,
quella condotta trasversalmente in provincia di Trapani da
parte di polizia, carabinieri, guardia
di finanza e Direzione investigativa
antimafia (Dia). Oggetto dei provvedimenti di arresto, emessi dal gip di
Palermo, esponenti di spicco del clan
di Matteo Messina Denaro (latitante
dal 1993), considerato numero uno di
Cosa nostra. Una manovra antimafia
che ha portato al sequestro di beni
per ben 5 milioni di euro.
A essere colpite dalle ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Palermo, in particolare le famiglie mafiose di Castelvetrano e Campobello di Mazara. Diverse le accuse
nei loro confronti: associazione di tipo
mafioso, scambio elettorale politicomafioso, intestazione fittizia di beni ed
estorsione. Stando agli inquirenti gli
arrestati gestivano ormai da anni uno
stretto controllo sul territorio della provincia di Trapani, con modalità riconducibili a Cosa Nostra: rispetto alle attività economiche ed imprenditoriali
della zona operavano interessi particolari nel settore dell’edilizia.
Grazie ad accurate indagini è stato riscontrato un ruolo di primo piano rivestito dal latitante Matteo Messina Denaro e dalle persone a lui vicine: sono
stati raggiunti dal provvedimento infatti
anche alcuni familiari del latitante, tra
cui il nipote Francesco Guttadauro, la
sorella Patrizia Messina Denaro, e i cu-
MAXI-OPERAZIONE A GIOIA TAURO
gini Giovanni Filardo, Lorenzo Cimarosa
e Mario Messina Denaro.
In particolare a carico di Patrizia, sorella
del boss latitante una grave accusa:
avrebbe estorto 70mila euro ad una
donna, che aveva ricevuto la somma a
seguito del decesso della madrina di
battesimo della stessa sorella del padrino di Castelvetrano. “Le indagini –
hanno dichiarato gli investigatori - hanno
accertato l’esistenza di un articolato
circuito imprenditoriale, che assicurava
di fatto il controllo quasi monopolistico
nel settore dell’edilizia, mediante la gestione e la realizzazione di importanti
commesse, tra cui opere di completamento di aree industriali, parchi eolici,
strade pubbliche e ristoranti. L’organizzazione era, infatti, in grado di monitorare costantemente le opere di maggiore rilevanza del territorio, intervenendo nella loro esecuzione con una
fitta rete di società controllate in modo
diretto o indiretto da imprenditori mafiosi
ed elementi di spicco del sodalizio”.
Francesca Ceccarelli
Cercateci e ci troverete ovunque.
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Se volete scriverci, potete farlo all’indirizzo e-mail:
[email protected]
affica di arresti a Gioia
Tauro: i Carabinieri, insieme ai militari del Gruppo
della Guardia di Finanza, hanno
notificato un'ordinanza di misura
cautelare nei confronti di G.B.
(42 anni), P.L. (54), P.P. (58) e
M.C. (54) tutti in carcere tranne
l'ultimo che è ai domiciliari. Le
accuse sono di associazione per
delinquere, ricettazione, truffa
in concorso, falsità in scrittura
privata e uso di atti e falsificazione, favoreggiamento personale, tutti reati aggravati. Secondo le indagini la cosca di
malavitosi avrebbe eseguito truffe sull'intero territorio nazionale
sotto la supervisione delle 'ndrine
Piromalli, Pesce e Bellocco attive
sul territorio di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando.
Tali provvedimenti sono diretta
conseguenza del filone d'indagine Dejavu che nel maggio
scorso aveva già portato all'arresto di otto persone per gli
stesso reati commessi per ottenere da parte dei commercianti,
la consegna di merce senza pagarne il dovuto il corrispettivo.
Durante le indagini gli inquirenti
hanno portato alla luce un vasto
meccanismo portato avanti dal
gruppo criminale: sfruttando
competenze nel settore merceologico delle vendite on line
aveva dato vita a un meccanismo per frodare varie aziende
locali e nazionali. Questo l’iter
perpetuato dagli arrestati: venivano comunicate false polizze
fidejussorie attraverso le quali
venivano raggirati gli ignari fornitori di svariate tipologie merceologiche. Sul documento falsificato inviato alle ditte venditrici
veniva dunque inserito un numero telefonico temporaneo, intestato ad un soggetto inesistente
al quale però rispondeva uno
dei soggetti arrestati che, spacciandosi per un funzionario di
due filiali di alcune banche confermava le modalità di assicurazione dei pagamenti che puntualmente non avvenivano.
Diverse le merci che venivano
così immagazzinate per essere
vendute sul mercato nero: macchine per gelati piuttosto che
carrelli elevatori, vini e marmi
pregiati. Grande soddisfazione
soprattutto in relazione ad un
ingente ordine di pregiati marmi
di Carrara: i Carabinieri sono
riusciti ad intervenire nel momento in cui stava avvenendo
la consegna a due ricettatori
anch'essi arrestati nella flagranza
del reato il 10 ottobre dello scorso anno. La conferma che l’affare
era stato autorizzato dalla suddetta cosca è venuta anche dal
collaboratore di giustizia A.R.
Un giro d'affari degno di nota,
con una cifra calcolata attorno
F.Ce.
a un milione di euro.
12
Sabato 14 dicembre 2013
Società
PER IL 2015 PREVISTI TAGLI DEL 50%. E GLI ENTI TEMONO UN FUTURO DI LACRIME E SANGUE
Il futuro incerto del Servizio Civile
I RISULTATI DI UNA RICERCA
Internet e chat dilagano
tra i ragazzi italiani
di Giorgio Musumeci
l Servizio Civile Nazionale brancola
ancora nell’incertezza. Dopo i tagli
netti e indistinti dell’ex premier italiano Mario Monti, gli enti del servizio civile rischiano di restare, ancora
una volta, al palo. Se, infatti, per il 2014 il
governo Letta ha stanziato 115 milioni,
per gli anni a seguire sono previsti tagli
che sfiorano il 50%, scendendo quindi a
60/70 milioni di euro. A lanciare l’allarme
è Primo Di Blasio, presidente della Conferenza nazionale enti servizio civile
(Cnesc), in occasione della presentazione
del suo XIV rapporto. “In un’Italia che
vede la disoccupazione giovanile al 42%
-ha spiegato Di Blasio- il Servizio civile
non si pone come “la risposta”, ma è sicuramente un’esperienza dal positivo
impatto, che si può definire come un
ponte tra formazione formale e inserimento nel mondo del lavoro. Noi crediamo
poi, e chiediamo, -ha continuato il presidente- che il Servizio Civile debba essere
un istituto aperto agli stranieri, anche in
prospettiva dello sviluppo del nostro Paese che si sta avviando a diventare multietnico. Su questo tema non vorremmo
più subire decisioni giuridiche, ma vedere
finalmente prese decisioni politiche”. Se
dal fronte governativo sembra profilarsi
il ben servito, dal rapporto della Conferenza emerge, invece, una crescita generale, che spazia dal numero di sedi
accreditate, al numero dei volontari impiegati. Dati che ne fanno un interlocutore
accreditato per quanto riguarda l’azione
di rappresentanza e di coordinamento
degli enti membri. Andando poi al dettaglio dell’attività di Servizio civile, nel
2011 gli enti membri hanno registrato
I
ltre l'80% dei ragazzi italiani tra i 12 e i 17 anni
ha un telefono che si collega a internet, passano più di
un'ora al giorno a navigare; postano sui social network gli
‘stati’ e nel 75% dei casi anche
foto e video. Emerge da un'indagine dell'osservatorio di Federconsumatori presentata alla
Camera con l'Abusdef .
La partecipazione alle chat costituisce la parte più rilevante
della presenza dei giovani su
internet. Inoltre, quasi la metà
(il 45%) dei ragazzi intervistati
dichiara di aver avuto contatti
con persone sconosciute incrociate occasionalmente in rete.
Più di 4 su dieci ritengono di
essere rimasti in qualche modo
vittime di diffusione di notizie
false o riservate (pur senza che
questo sia sfociato in veri e
propri episodi di bullismo o di
'stolkeraggio'). Il 41% ritiene
di essere rimasto vittima in
qualche modo di atteggiamenti
scorretti da parte di altri. In
particolare di diffusione non au-
O
complessivamente 11.184 sedi accreditate. Nel 2012 le sedi accreditate sono
aumentante a 11.302. Tra i settori d’intervento, la maggior parte dei progetti
ha riguardato l’ambito dell’assistenza,
seguito da cultura ed educazione, e infine
ambiente, protezione civile e Servizio
civile all’estero. Nel 2011 gli enti Cnesc
hanno messo a bando 6.511 posti per i
quali sono pervenute 17.372 domande:
il 266% circa dei posti disponibili. Nel
2012, invece, i posti messi a bando sono
stati 7.012 a fronte di 17.776 domande:
oltre il 250% dei posti disponibili. Ciò
spiega ulteriormente l’importanza del
Servizio Civile per i giovani. Ed è proprio
alle nuove generazioni che il Cnesc dedica il proprio impegno, accrescendo
gli investimenti in termini di risorse: nel
2011 presso gli enti aderenti sono state
impiegate e dedicate al Servizio civile
4.066 persone, di cui circa il 36% (1.475
persone) rappresentato da personale retribuito, lo 0,7% (29 persone) da personale
distaccato da altri enti, e il 63% (2.562
persone) da volontari. Le frasi di circostanza del ministro per l’integrazione,
Cecile Kyenge, riferite “all’adeguamento
delle linee teoriche e strategiche del
Servizio Civile”, lasciano presagire il
peggio. Se per “adeguamento” si intende
tagliare i fondi del 50% per il biennio
2015/2016, sarebbe la conferma che il
governo continua ad essere sordo dinanzi
le vere necessità del paese. E a doversi
adeguare, sono sempre i più deboli.
torizzata di notizie e di foto che
sarebbero dovute rimanere riservate.
Più colpiti i 15-17enni (44%)
rispetto ai più piccoli (33%).
Essere presi di mira viene percepito come un pericolo molto
rilevante dal 71% dei ragazzi.
Anche in questo caso non c'è
molta differenza nel modo di
percepire il fenomeno tra i 1517enni (75%) e i 12-14enni
(66%). Quindi da un lato emerge
negli adolescenti la gran sicurezza e disinvoltura nell'utilizzo,
dall'altra anche una spiccata
sensibilità e vulnerabilità. Il 90%
ritiene che "le vessazioni, le molestie, il bullismo messi in campo
attraverso i canali di Internet
possano aver avuto un ruolo
significativo nei casi dolorosi
di cronaca sfociati nel suicidio
di giovani vittime". Sono rimaste
impresse alcune tragedie, come
quella di Carolina, la quattordicenne piemontese che si è uccisa dopo che le immagini della
stupro di gruppo subito erano
finite su Facebook.
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adda passà `a nuttata