Preghiera a Don Bosco SEI CON NOI DON BOSCO Ti rendiamo grazie, o Signore, per Don Bosco. In lui celebriamo le meraviglie del tuo amore. Lo hai ricolmato di doni di intelligenza e di cuore e lo hai dato a noi come Padre, Amico e Maestro. Egli fu l’uomo profondamente umano attento ai segni del suo tempo, capace di cogliere le provocazioni della società e le invocazioni dei giovani in particolare. Egli fu l’uomo di Dio animato dallo Spirito. Concedi a noi, ti preghiamo, di renderlo oggi presente nella nostra persona, di essere, come lui, fedeli all’uomo e fedeli a te nel servizio ai ragazzi e ai giovani, o nel nostro impegno nei circoli e negli Oratori. Impegno e servizio che vogliamo realizzare, nella diversità dei ruoli e dei compiti, con fedeltà e con passione, con competenza e con la sensibilità di una presenza, che assume i tratti del cuore del Padre. AMEN 2011 32 “Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.” Noi Associazione comitato territoriale Vicenza Si può ancora parlare di don Bosco oggi? Cari amici degli Oratori e Circoli, anche quest'anno arriva la fatidica data: 31 gennaio, festa di San Giovanni Bosco. Sembra una festa legata a un personaggio datato, a tempi ormai irrimediabilmente passati... Torino nel 1800 all'inizio dell'epoca dell'industrializzazione, immigrazione dalla campagna alla città alla ricerca di un lavoro più redditizio rispetto ai campi, immigrazione dal sud d'Italia verso il ricco e industrializzato nord, bande di ragazzini in giro per la città senza scuola, educazione, assenza di adulti significativi che li seguano... Non vi sembra che la storia si stia ripetendo? Beh, a ben guardare forse sono cambiati i tempi ma non le problematiche! Anche oggi si vive un tempo di difficoltà economica dove spesso per poter trovare un lavoro o poter studiare occorre andarsene lontano da casa, l'immigrazione ci riguarda ancora ma piuttosto come “terra di arrivo” per gente di altri continenti, nonostante l'obbligo scolastico anche oggi i nostri ragazzi e giovani cercano figure adulte di riferimento e non sempre le trovano, dove lo sballo e l'abuso di strumenti tecnologici diventano le nuove forme di devianza e di solitudine... Allora, probabilmente don Bosco ha ancora molto da dirci! Il suo metodo educativo basato sulla prevenzione piuttosto che sulla punizione, sull'autorevolezza degli adulti nei confronti dei più giovani piuttosto dell'imposizione è ancora una strada da seguire... Il tempo che viviamo, i giovani che incontriamo nei nostri circoli, oratori e bar sono molto diversi da quelli che don Bosco incontrava per le strade di Torino? No, sono sempre giovani alla ricerca della propria identità e della propria felicità! Ogni tempo porta con sé difficoltà, ostacoli ma questo non significa che non sia possibile trovare una strada da percorrere per vivere una vita piena e viva... e don Bosco ce la sa ancora indicare! don Matteo Zorzanello Il consiglio Direttivo NOI associazione 2 CONTATTI E INFORMAZIONI Se vuoi comunicarci come hai intenzione di vivere la festa di San Giovanni Bosco scrivici pure una mail: [email protected] oppure scrivi a: Segreteria Territoriale NOI Vicenza Piazza Duomo, 2 36100 VICENZA Tel. 0444-226622 Puoi visitare vari siti internet utili per preparare bene la festa con materiale vario: www.noivicenza.it www.vigiova.it www.animattivi.it www.qumran2.net www.sdb.org www.colledonbosco.it www.donboscoland.it www.donboscoweb.it Ricorda che puoi trovare online questo libretto e farne uso per le attività e la festa di san Giovanni Bosco. Visita il sito www.noivicenza.it Buona Festa!!! 31 C’è Campo? Spunti di riflessione dall’analisi su giovani, spiritualità, religione, condotta dall’Osservatorio Socio-Religioso Triveneto Gioco delle carte Gioco da giocare... all'aperto o al chiuso N.Giocatori: da 12 a 99 Età: da 7 a 99 Durata media: 20-30 minuti Materiale necessario: -carte di scala quaranta Regole: L'educatore dispone tutti i ragazzi in cerchio, ognuno seduto sulla propria sedia. In sequenza dirà ad ognuno il tipo di seme (o cuori, o fiori, o quadri, o picche) che lo rappresenterà durante il gioco. Una volta sistemati, l'educatore farà da guida per tutto il gioco; ed estraendo una carta alla volta, dirà ad alta voce il seme estratto. Chi sarà chiamato dovrà spostarsi di un posto, sia che la sedia sia vuota, sia che sia occupata da un altro compagno (in questo ultimo caso ci si siede sopra), o sulla destra o sulla sinistra, in senso comunque circolare e programmato fin dall'inizio del gioco. Vince riesce tutto il per proprio chi... a percorrere giro arrivando primo al posto. La vita spirituale dei giovani è oggi un continente sconosciuto. Questo libro cerca di aprirvi uno squarcio. Esso fa il punto sulle ricerche condotte dall’Osservatorio Socio-Religioso Triveneto sui giovani e presenta i risultati di un nuovo studio con il quale si è cercato di far parlare direttamente loro. Ne emerge un quadro ben diverso dalle immagini stereotipate prevalenti. La scoperta e la costruzione di sé inducono resistenze verso obblighi e divieti imposti dall’esterno, ma non comportano un radicale scetticismo morale. Le difficoltà del rapporto giovani religione sono reali, ma non sono il segno di un generale impoverimento spirituale. Le difficoltà nel credere esistono, ma non implicano un orizzonte piattamente materialistico. L’epoca dell’individuo “costretto” a fare i conti con sé stesso è semmai segnata dall’apertura allo spirituale. La domanda spirituale però è diversa e più difficile da intercettare. I giovani incedono sulla fragile linea di un crinale, dove sono esposti a veti contrastanti, in bilico tra l’assuefazione al superficiale e la nostalgia del profondo, il credere e il non credere. La loro vita spirituale è un mondo popolato di forze e di segnali che vanno e vengono, che ora inducono una percezione e una comunicazione, una relazione e un’apertura, ora fanno sperimentare la perdita del “segnale”. Per tutti vi sono momenti in cui “c’è campo” e momenti in cui “non c’è campo”. Sia che questo rappresenti una proiezione verso l’altro, sia che prefiguri uno sguardo verso il cielo 30 3 Castegnaro A. e altri (a cura di) “C’è Campo?” Giovani, la parola ai testimoni... Valori educativi: Sapienza, progetto di Dio, pazienza, perseveranza Don Bosco ci scrive Cari giovani, non voglio rubarvi la libertà o manipolarla, ma mi sta a cuore la vostra vita, cioè il senso, la motivazione delle scelte, perché ho visto alcuni di voi andare allo sbaraglio altri perdersi in tiraemolla senza costrutto. Voglio aiutarvi, se me lo permettete, a districarvi tra bene e male tra ciò che piace e non piace, a evitare le vie più comode, più facili, perché l’istinto non prenda il sopravvento e diventi regola... Mi sta a cuore che diventiate padroni, con Dio, della vostra vita, che sappiate essere critici di fronte al mondo e a voi stessi, che sappiate pensare con la vostra testa. Non fidatevi al limite di me che vi voglio bene, delle mie parole, della mia fede, non fidatevi neppure degli amici e di chi vuole rendervi la vita troppo facile, non lasciatevi rubare l’anima. Don Oreste Benzi: "Mia mamma faceva spesso il ricamo ed io, curioso, la osservavo. Chiedevo: "Mamma, cosa fai?" "Adesso non puoi capire, aspetta e vedrai che cosa bella viene fuori." Poi mi mostrava il lavoro compiuto: "Visto che avevo ragione?". Dio ha un disegno su ciascuno di noi, un progetto preciso che però non ci rivela tutto in una volta. Ce lo rivela invece un passo dopo l'altro. Come faceva mia mamma: un punto qui, un punto là e alla fine emergeva il disegno completo. Lei però il disegno l'aveva già tutto in mente fin dal principio. E se io mi fido di questo grande disegno d'amore, allora entro da protagonista in quella storia preparata da Dio che è Padre". Annalena Tonelli: Non parlate a vanvera! Gioco da giocare... all'aperto e al chiuso N. giocatori: da 5 a 30 Età: da 12 a 99 Durata media: 20-30 minuti Materiale necessario: - fogli di carta - colori - disegni già pronti, da riprodurre Regole: Si gioca in squadre di almeno 5 giocatori, di cui uno è il disegnatore. Ogni squadra si posiziona con un giocatore in piedi di fronte a un muro della stanza e gli altri seduti dietro di lui. Sul muro è attaccato un foglio bianco su cui il giocatore in piedi deve riprodurre un disegno che il conduttore consegna ai suoi compagni (le altre squadre sono di fronte alle altre pareti...) Il disegno viene descritto dai ragazzi seduti, che si passano il foglio da uno all'altro ogni 30 secondi (al fischio dell’educatore), cercando di dare al compagno le indicazioni di cosa deve disegnare. Chi è in piedi non può assolutamente girarsi verso gli altri né parlare. I suoi compagni di squadra possono guardarlo mentre disegna e correggerlo, ma solo a voce. Vince chi... la squadra che riesce a riprodurre più fedelmente il disegno che ha ricevuto. Valori educativi: comunicazione, cooperazione Io impazzisco per i brandelli di umanità ferita, più son feriti, più maltrattati, più di nessun conto agli occhi del mondo, più io 4li amo. 29 Materiale necessario: - la storia 'Il ricamo di Dio'(vedi sopra) (articolo tratto da www.donboscoland.it ) Regole: Si sceglie un componente del gruppo che esce dalla stanza. Agli altri viene spiegato il gioco che verrà condotto dall’educatore. Quando rientra il componente del gruppo uscito, dovrà cercare di capire qual è il meccanismo del gioco che si sta facendo. Farà quindi domande a chi vorrà, in modo che la risposta possa essere solo “SI”, “NO”, “NON LO SO”. Ma non risponderanno le persone alle quali il giocatore farà la domanda! Sarà l’educatore che, senza farsi notare, indicherà il ragazzo che dovrà rispondere. Tutti i ragazzi che sono in cerchio devono stare attenti alle domande del giocatore che è al centro, ma devono anche guardare bene l’educatore, che indica chi deve dare la risposta. Quando il gioco finisce (sperando che il componente del gruppo riesca a capirne il meccanismo...), si inizia ad analizzare quello che è successo, evidenziando come è complicato capire ciò che sta dietro a un gioco così semplice, se lo si guarda da esterni, se non lo si conosce. Si legge quindi la storia del ricamo di Dio e si trova insieme la conclusione chiara a tutti: è difficile capire il progetto che Dio ha su ognuno di noi. Don Bosco innamorato… Chiedi oggi a don Bosco che ti aiuti a distinguere ciò che è essenziale da ciò che nella vita non serve perché nella vita sono poche le cose che contano davvero. E quelle che contano sono quelle che ti innamorano per sempre. Nei giorni scorsi mi è capitato di imbattermi, su un blog di internet, in un diario virtuale che diceva così: «Oggi piove e il cielo è grigio… come il mio cuore; oggi vorrei aver la forza di risorgere come ha fatto l’alba questa mattina, ma non ho motivi per alzarmi da questo letto. Il motore della mia vita ha fatto pochi chilometri ma è già stanco… Solo un innamoramento può cambiarmi». Vince chi... 28 Mi hanno colpito le parole finali di queste righe perché anch’io nella mia vita ho fatto la stessa esperienza. Solo quando ci si innamora può cambiare una vita che ha preso una piega sbagliata. Vi è mai successo di innamoravi di qualcuno? Il cuore, batte il pensiero è sempre rivolto alla persona di cui ci si è innamorati, le fatiche diventano lievi e un senso di onnipotenza ci prende. Ma soprattutto le giornate di un innamorato sono piene di sole anche se fuori piove perché l’innamorato è colui che ha trovato un senso alla sua vita, un motivo per vivere più forte di qualsiasi difficoltà. Quando si ama davvero la vita si illumina e tutto ci sembra più semplice perché siamo fatti per amare e per essere amati. Don Bosco è questo che ha voluto trasmettere ai suoi ragazzi, ha voluto far capire loro che la felicità è un problema di innamoramento. Ha un motivo per vivere solo chi ha qualcuno da amare. Ha un motivo per vivere solo 5 chi ha qualcuno che gli dice “Ti voglio bene”. Le persone tristi quindi sono quelle a cui nessuno dice “Ti voglio benDon Bosco capì benissimo questo a tal punto che disse, riguardo i ragazzi che stavano in carcere: “Se questi giovani avessero un amico che si prende cura di loro…”, ovvero qualcuno che voglia loro bene, “questi giovani cambierebbero e non finirebbero più in carcere”. Questa è stata la grandezza di don Bosco: far sentire i giovani amati perché colui che è amato fa pazzie per la persona che lo ama. Don Bosco ci tenne a dire che il primo che ama in modo folle è Dio… sì, proprio Dio, quel Dio che a volte bestemmiamo e altre volte semplicemente mettiamo da parte o che tiriamo in ballo solo quando ci comoda. Dio è colui che ama in modo esagerato anche quando noi gli puntiamo il dito contro o quando ce la prendiamo con lui. Ricorda… che dove c’è l’amore c’è anche Dio e che mettere da parte Dio significa spazzare dalla propria vita l’esperienza dell’amore. Un giorno una persona mi ha detto “Ti voglio bene”. E poi ha aggiunto: “Ti voglio così bene che se un giorno ci sarà bisogno sono disposto a dare la vita per te”. Non credevo alle mie orecchie… In quel momento mi sono sentito la persona più fortunata del mondo! E lo sono davvero perché so che nella mia vita c’è almeno una persona che mi vuol così bene che è disposta a dare la vita per me! È una cosa pazzesca se ci pensate… E tu… hai qualcuno che ti vuole bene fino a questo punto? Gli amici, quelli veri, sono coloro che sono disposti a questo. E anche tu sei un amico vero se sei disposto a dare la vita… Volersi bene non è tanto guardarsi negli occhi davanti ad una birra fresca in un bar o fare qualche cavolata assieme, ma essere disposti a fare pazzie per la persona che si ama, quelle stesse pazzie che un innamorato compie 6 senza pensarci tanto… attenzione, intelligenza, creatività, gioco di squadra Guardare con gli occhi di Dio Gioco da giocare... all'aperto e al chiuso N. giocatori: da 10 a 30 Età: da 13 a 99 Durata media: 40 minuti Ambientazione: Il ricamo di Dio Quando io ero piccolo mia madre era solita cucire tanto. Io mi sedevo vicino a lei e le chiedevo cosa stesse facendo. Lei mi rispondeva che stava ricamando. Osservavo il lavoro di mia madre da un punto di vista più basso rispetto a dove stava seduta lei, cosicché ogni volta mi lamentavo dicendole che dal mio punto di vista ciò che stava facendo mi sembrava molto confuso. Lei mi sorrideva, guardava verso il basso e gentilmente mi diceva: 'Figlio mio, vai fuori a giocare un po' e quando avrò terminato il mio ricamo ti metterò sul mio grembo e ti lascerò guardare dalla mia posizione. Mi domandavo perché utilizzava dei fili di colore scuro e perché mi sembravano così disordinati visti da dove stavo io. Alcuni minuti dopo sentivo la voce di mia madre che mi diceva: 'Figlio mio, vieni qua e siediti sul mio grembo'. Io lo facevo immediatamente e mi sorprendevo e mi emozionavo al vedere i bei fiori o il bel tramonto nel ricamo. Non riuscivo a crederci; da sotto si vedeva così confuso. Allora mia madre mi diceva: 'Figlio mio, di sotto si vedeva confuso e disordinato, ma non ti rendevi conto che di sopra c'era un progetto. C'era un disegno, io lo stavo solo seguendo. Adesso guardalo dalla mia posizione e saprai ciò che stavo facendo'. Molte volte lungo gli anni ho guardato il cielo e ho detto: 'Padre, che stai facendo?'. E Lui mi ha risposto: 'Sto ricamando la tua vita'. Allora io ho replicato: 'Ma si vede così confuso, è tutto un disordine. I fili sembrano così scuri, perché non sono più brillanti?' Dio mi è sembrato dirmi: 'Figliolo mio, occupati del tuo lavoro... e lascia che io faccia il mio. Un giorno ti porterò in cielo, ti metterò sul mio grembo e vedrai il disegno dalla m i a p o s i z i o n e . . . a l l o r a c a p i r a i ! ' Nei giorni in cui sembra che nemmeno Dio si ricordi di te, invece di 27 angustiarti, ripeti con certezza: 'Signore, io confido in te'. Dimmi una parola che... Gioco da giocare... al chiuso N. giocatori: da 2 a 998 Età: da 10 a 99 Durata media: 15 minuti Materiale necessario: - 26 foglietti, ognuno dei quali ha sopra una lettera dell'alfabeto Regole: L'animatore ha un po' di foglietti, su ognuno dei quali c'è una lettera dell'alfabeto. I giocatori vengono divisi in due o più squadre. Ogni squadra elegge un caposquadra (consigliate di scegliere qualcuno affidabile e veloce) che può essere cambiato durante il g i o c o . Le squadre sono equidistanti dall'animatore. L'animatore estrae a caso una, due, tre o più lettere (a seconda della difficoltà che volete dare) senza farle vedere immediatamente. Poi dice: 'Dimmi una parola che... ' • contiene le lettere estratte • Incomincia per una delle lettere estratte • Finisce con una delle lettere estratte ecc... a seconda di cosa vi suggerisce la fantasia. Esempio: Estraiamo le due lettere A e R. L'animatore dice, ad alta voce: Dimmi una parola che contiene le lettere A ed R! Il caposquadra si consulta con la propria squadra per trovare la parola e corre a dirla all'animatore. Dice la soluzione il caposquadra che arriva per primo. Se sbaglia, la squadra che è arrivata per seconda può fare un tentativo e così via. Esempio: Il caposquadra blu arriva per primo, quello rosso per secondo. Il blu dice Ampolla. Errore: manca la R. Tocca al rosso, che dice Aereo. Esatto. Guadagna un punto per la sua squadra. Si può dare un valore diverso alle parole, a seconda della difficoltà. Vince chi... la squadra che raggiunge per prima un certo punteggio concordato in partenza. 26 Valori educativi: Siamo fatti per amare così come ama Dio. Una volta mi è capitato di trovare un bigliettino per terra in una Chiesa in cui c’era scritto “Vorrei volerti bene così come ti ama Dio”. Era un bigliettino che un ragazza scriveva al suo ragazzo. È bello desiderare di amare così. Oggi don Bosco vi direbbe: «Non fatevi rubare il cuore. Non fatevi rubare il vostro desiderio di amare a tutti i costi, non fatevi rubare il desiderio di avere delle amicizie vere, non fatevi rubare la vostra voglia di fare della vostra vita qualcosa di unico e bello, qualcosa di grande. Ascolta quel grido che c’è dentro di te e che ti dice: “Voglio vivere davvero”». Siamo fatti per la vita, per dare la vita. Così come ha fatto don Bosco. Sei fatto per coltivare e realizzare sogni grandi. Ascolta i desideri del tuo cuore, quelli veri, quelli belli… Non farti rubare la tua capacità di sognare. Anche don Bosco ha sognato, ma soprattutto ha creduto che i sogni potevano divenire realtà. Don Bosco ha sognato una casa per i ragazzi che non avevano casa… e quel sogno è diventato realtà! Don Bosco ha sognato delle famiglie per i ragazzi che non avevano famiglia… e quel sogno è diventato realtà! Don Bosco ha sognato un lavoro per i giovani che non ce l’avevano… e quel sogno è diventato realtà! Don Bosco ha sognato delle scuole per i giovani che non 7 DEFINIZIONI avevano possibilità di andare a scuola… e quel sogno è diventato realtà! E tu che cosa sogni? Quali sono i sogni nel cassetto della tua vita, quelli che solo tu sai? Forse dovremmo sognare che le guerre finiscano, dovremmo sognare che i giovani che non trovano un senso alla loro vita lo trovino, dovremmo sognare giustizia per tutti, dovremmo sognare di aiutare chi vede violati i propri diritti umani… Insomma, dovremmo sognare di divenire persone capaci di amare sul serio, persone capaci di sporcarsi le mani… Dovremmo sognare l’amore, l’amore della nostra vita. Don Bosco disse che ogni giovane è capace di grandi cose e che in tutti c’è un punto positivo su cui far leva. Se don Bosco oggi ti apparisse dinanzi ti direbbe che in te ci sono grandi possibilità, grandi capacità. In tutti, in tutti voi c’è la qualità necessaria per divenire unici e capaci di cose uniche. Tutti voi siete degni di essere amati, tutti voi valete più di ogni altra cosa. Non accontentarti di una vita che non prende il volo, non accontentarti di essere come tutti, non accontentarti di avere tante cose perché non sono queste che rendono felici, non accontentarti di dire “Sono arrivato nella vita” ma impara piuttosto a distinguere ciò che conta da ciò che non conta, il bene dal male, il buio dalla luce. La vita infatti è come un automobile. Alcuni pezzi, come il motore, sono indispensabili, altri sono degli optional. E come l’automobile, la vita funziona solo se ci metti il carburante giusto. Don Bosco è un santo perché ha vissuto da innamorato cioè con passione per i giovani e la gente povera, dedito agli immigrati del tempo e alle famiglie povere. Chiedi oggi a don Bosco che ti aiuti a distinguere ciò che è essenziale da ciò che nella vita non serve perché nella vita sono poche le cose che contano davvero. E 8 1. Giovanni Bosco lo era di padre. 2. Ha cresciuto Giovanni Bosco e poi i suoi ragazzi. 3. Ha segnato la vita di Giovanni Bosco. 4. Fin da piccolo, Giovanni, impara a farlo per intrattenere i suoi coetanei. 5. Nel sogno dei 9 anni si trasformano in agnelli. 6. Luogo in cui Giovannino Bosco intrattiene ogni domenica i suoi coetanei. 7. Era cappellano di Morialdo e fu il primo prete di riferimento per Giovanni bosco. 8. Vi va Giovanni Bosco a studiare. 9. A Castelnuovo, Giovanni Bosco, alloggia presso Roberto Giovanni da cui si fa insegnare il suo lavoro di… 10. Nel 1830 vi va a studire Giovanni Bosco. 11. La fonda Giovanni Bosco a Chieri. 12. L’amico ebreo di Giovanni Bosco. 13. Il fratello maggiore di Giovanni Bosco. 14. Il caffè in cui lavoro Giovanni Bosco da studente a Chieri. 15. Luogo in cui nasce Giovanni Bosco. 16. L’amico degli anni di seminario di Giovanni Bosco. 17. A Lei deve tutto don Bosco. 18. Con lui inizia l’oratorio l’8 dicembre 1841. 19. Il nome dell’ordine fondato da don Bosco. 20. La prima cappella dell’oratorio di don Bosco. 21. Il nome del cane che più volte ha salvato la vita a don Bosco. 22. Vi vive don Bosco coi suoi ragazzi. 25 • Giovanni Bosco Crucintarsio - 2 7 11 3 6 9 13 20 14 18 4 21 16 “Fare il bene senza comparire. La violetta sta nascosta ma si conosce e si trova grazie al suo profumo.” 17 1 “Dalla buona o cattiva educazione della gioventù dipende un buon o un triste avvenire per la società” 19 8 22 1 2 10 5 15 24 “Chi sa di essere amato, ama e chi è amato ottiene tutto, specialmente dai giovani” 9 INTO THE WILD (2007—Sean Penn) Incontro di preghiera Schema: Creare ambiente adatto ad un momento di preghiera (Chiesa o cappella, oppure stanza opportunamente preparata, musica di sottofondo per iniziare in silenzio, o solo silenzio, immagini proiettate, ecc...) Introduzione (chi presiede può decidere se iniziare subito con il segno della croce oppure con una breve spiegazione). Canto Provocazione (quello che il mondo ci dice attraverso un video di una canzone, testo di un libro, racconto sulla vita di san Giovanni Bosco, immagine o foto, ecc...) Il film racconta la storia vera di Christopher Mc Candless, giovane benestante che, subito dopo la laurea in scienze sociali, dona i suoi risparmi e abbandona amici e famiglia per sfuggire ad una società consumista e capitalista in cui non riesce più a vivere. La sua inquietudine, in parte dovuta al pessimo rapporto con la famiglia e in parte alle letture di autori come Thoreau e London, lo porta a viaggiare per due anni con lo pseudonimo di Alexander Supertramp. Durante il suo lungo viaggio verso l’Alaska incontrerà sulla sua strada diversi personaggi dai quali riceverà la formazione necessaria per affrontare le immense terre solitarie dell'Alaska. Qui trova la natura selvaggia ed incontaminata che, con il passare del tempo, gli fa comprendere che la felicità non è nelle cose materiali che circondano l'uomo o nelle esperienze intese come eventi indipendenti e fini a sé stessi, ma nella piena condivisione e nell'incontro incondizionato con l'altro. Morirà il 18 agosto 1992 di stenti proprio in Alaska. Prima di morire troverà nel suo cuore il perdono per i suoi genitori e riconoscerà la sua vera identità, dopo aver toccato con mano la libertà più estrema. "Happiness only real when shared": la felicità è autentica solo se condivisa Parola di Dio ( lettura salmo, vangelo...) Riflessione (breve commento, momento di silenzio, lettura meditativa, ….) Segno (oggetto significativo da consegnare, gesto da compiere da parte dell'assemblea, …) Invocazioni (spontanee, scritte, …) Padre Nostro Benedizione Canto 10 IL CLUB DEGLI IMPERATORI (2002—Michael Hoffman) Diceva Eraclito: "il carattere di un uomo è il suo destino". Memore di questo assunto, il professor Hundert, docente di storia greca e romana al prestigioso college St. Benedict, è convinto che il suo compito come insegnante sia quello di forgiare i caratteri dei suoi allievi, trasmettendo loro non solo nozioni di storia, ma soprattutto i principi classici, alla base del vivere etico. Tutto fila liscio nel suo rapporto con gli studenti modello, fino a quando in classe arriva Sedgewick Bell, figlio impertinente di un senatore del West Virginia. Tra i due nasce subito un rapporto conflittuale che li porta a scontrarsi più di una volta nel corso delle lezioni. Il professore, convinto che l'ostilità del ragazzo derivi dal problematico rapporto con un padre severo e distante, decide di aiutarlo e conquistarsi la sua fiducia, favorendolo per il titolo di novello "Giulio Cesare" del St. Benedict. Scoperto, nel corso della competizione, che il ragazzo non è affatto (e non sarà mai) quel modello di virtù nascoste che lui sperava, Hundert comprenderà di aver fallito clamorosamente nel suo intento di trasformarlo in un uomo "degno" e dopo 25 anni… 23 La gioventù invecchia, l’immaturità si perde via via, l’ignoranza può diventare istruzione e l’ubriachezza sobrietà, Film da vedere… UP (2009—Pete Docter e Bob Peterson): Carl Frederiksen rimane vedovo, senza figli, dopo una vita passata con la moglie Elly e con il sogno di un viaggio alle cascate Paradiso. Mentre la sua vecchia casa è assediata dalla costruzione di un nuovo quartiere elabora un piano: fuggire volando via con la propria casa grazie a un gran numero di palloncini. Si troverà casualmente un compagno di viaggio in Russel, giovane scout imbranato e sovrappeso, con il quale arriverà alle cascate, scoprendo un raro animale battezzato “beccaccino” Kevin e il cane parlante “Dug”. Dovrà affrontare e vincere le manie del famoso esploratore Charles Munz ma soprattutto arriverà a vincere le proprie paure e l’attaccamento morboso alla memoria della moglie perduta, che gli impedivano di continuare a vivere in pieno l’avventura della vita e di uscire dal proprio egoismo. Proposta per letture bibliche: 2 Corinzi 4, 1—6 “Splenda la luce fra le tenebre” Salmo 139 “Signore, tu mi scruti e mi conosci…” Vangelo Matteo 5, 14—ss. “Voi siete la luce del mondo…” Don Bosco ci scrive Cari giovani, vi sto accompagnando verso il domani che è davanti a voi; non ho nessun tornaconto se non la gioia del sapervi incamminati con fiducia nella strada della vita. “Grazie dell’avventura, ora va e vivine un’altra” Ho creduto e credo in tutti voi, ho rischiato e rischio a ragion veduta perché Dio è largo nell’elargire i suoi doni, e io vi ho aiutato a scoprirli e a metterli a segno. Questo è l’amore di don Bosco verso di voi, impedire di chiudervi in voi stessi, farvi prendere coscienza del «tesoro» che siete, e quando mi avete visto sorridere è perché vi vedevo crescere in questa conoscenza. Vi ho dato la mia amicizia, ve l’ho trasmessa con la parola, lo sguardo, il trovarvi un lavoro, il farvi parte della mia vita. Se qualche volta mi avete deluso, ho dimenticato perché avete recuperato. 22 Vi ho voluto e vi voglio bene. 11 (Spiegazione) PADRE NOSTRO Tu ci hai dato la vita, hai mandato tuo figlio per salvarci, ci hai dato lo Spirito Santo per darci luce e darci forza. CHE SEI NEI CIELI Tu sei nel profondo di noi stessi, sei sempre in attesa paziente in tutto il nostro cammino sulla terra, sei nella gloria dei cieli con i santi che ci hanno preceduto nella tua casa, sei in tutte le cose che hai creato. SIA SANTIFICATO IL TUO NOME Il tuo nome sia conosciuto, glorificato e amato da tutti gli uomini, sia sostegno e forza nella lotta contro il maligno, sia gioia quando siamo in pace con te. VENGA IL TUO REGNO Perché tu possa essere il re di tutti i popoli metti nei nostri cuori il desiderio di farti conoscere, di portarti a tutti. Donaci occhi per conoscere i segni del tuo volere perché noi cristiani possiamo essere tuoi testimoni. SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ Sia fatta la tua volontà nella gioia, ma anche quando cerchiamo di ribellarci di fronte ai dolori e alle contrarietà di ogni giorno. Donaci la sapienza di scoprire che cosa vuoi da noi. DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO Dacci il necessario per vivere e la fiducia nella tua provvidenza. Liberaci dal desiderio eccessivo di possedere le cose della terra. Donaci la gioia di condividere con i fratelli quello che abbiamo. RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI Molto abbiamo peccato contro di te, e la nostra colpa ci toglie la gioia di chiamarti PADRE. Aiutaci a credere nel tuo perdono sempre, anche quando pensiamo che non ci sia più speranza. COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI Non siamo degni del tuo perdono se noi non riusciamo a perdonare chi ci ha offeso. Aiutaci a lasciar perdere, a dimenticare i torti ricevuti per ricordare solo i gesti di amore. NON CI INDURRE IN TENTAZIONE, MA LIBERACI DAL MALE Non ci lasciare soli nel momento della prova, delle tentazione; non permettere che ci allontaniamo da te; sostieni la nostra debole volontà. La nostra inclinazione al male non abbia il sopravvento, ma il tuo amore di Padre sia il nostro sostegno. AMEN Credo che sarà così perché tu sei buono e il tuo amore è per sempre su coloro che con fiducia si rivolgono a te. 12 ARMANDO MATTEO LA PRIMA GENERAZIONE INCREDULA Il difficile rapporto tra i giovani e la fede Ed. Rubettino Perché il messaggio di felicità che Gesù ha portato sulla terra non fa più breccia nel cuore dei giovani? Perché i nostri ventenni stanno alla larga dalle pratiche di fede e di preghiera? Dove sono finiti le ragazze e i ragazzi delle GMG? Di fronte a tali situazioni e più in generale all’irritualità che segna molti comportamenti giovanili, ci si ripete solitamente che “i giovani non sono più quelli di una volta”, avvallando la rassicurante idea che sia “normale” il loro non essere normali. Il libro, al contrario, interroga sul serio l’inedito che il modo di vivere e di credere/non credere dei giovani manifesta. Individua così al fondo del loro cuore la ferita di un grido di speranza, in mezzo a una società che ama più la giovinezza che i giovani. È da questo grido che bisogna ripartire. Per il loro futuro, per il futuro della società, per il futuro della Chiesa. 21 Canzoni da ascoltare… vanno bene, che c’è bisogno di agire, di reagire, per cambiare la situazione e non soltanto lamentarsi sentendosi vittima di un sistema che alla fine ha innescato lui stesso. Una volta compreso il suo punto debole, inizia la risalita verso la vetta, ed è in quel frangente che sfidando se stesso con ironia, giudizio e ragionevolezza, affronta la depressione e l’ipocondria di cui è succube. Ma come avviene sempre nella vita di ogni uomo c’è qualcosa che smuove le acque e fa rinsavire, e in questo caso è l’incontro di una donna che seppur non perfetta, riesce a risvegliarlo dal torpore, a fargli sentire delle strane vibrazioni nel petto, a dargli nuovi occhi con cui guardare il mondo per innamorarsene. Ed ecco che si dicono parole bellissime, forse non troppo romantiche, ma più dirette e viscerali, quando in fondo si erano ripetute nella mente in modo completamente diverso, cariche di poesia e coinvolgimento. Alla fine, non conta ciò che si dice, conta quell’abbraccio notturno, la sensazione di sentire sempre vicina la propria amata, il pensare costantemente all’altra persona. “E’ una vita che ti aspetto”, è una frase che può essere riferita all’amore o a se stessi, non importa chi è il destinatario. Quello che Fabio Volo vuole indicare nel suo romanzo è che è giusto credere e sperare ed attendere, in qualcosa di bello, che prima o poi, di cert o , arriverà. 20 LA LINEA D’OMBRA (Jovanotti – L’albero 1997) La linea d'ombra la nebbia che io vedo a me davanti per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo mi offrono un incarico di responsabilità portare questa nave verso una rotta che nessuno sa è la mia età a mezz'aria in questa condizione di stabilità precaria ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto mi giro e mi rigiro sul mio letto mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome il fondo del caffè confonde il dove e il come e per la prima volta so cos'è la nostalgia la commozione nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione per ogni strappo un porto per ogni porto in testa una canzone è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione senza preoccupazione soltanto fare ciò che c'è da fare e cullati dall'onda notturna sognare la mamma... il m a r e . Mi offrono un incarico di responsabilità mi hanno detto che una nave c'ha bisogno di un comandante mi hanno detto che la paga è interessante e che il carico è segreto ed importante il pensiero della responsabilità si è fatto grosso è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura cosa sarò dove mi condurrà la mia natura? La faccia di mio padre prende forma sullo specchio lui giovane io vecchio le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio "la vita non è facile ci vuole sacrificio un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione" arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione e adesso è questo giorno di monsone col vento che non ha una direzione guardando il cielo un senso di oppressione ma è la mia età dove si sa come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare mi perdo nelle 13 letture, i libri dello zen ed il vangelo l'astrologia che mi racconta il cielo galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare. Mi offrono un incarico di responsabilità non so cos'è il coraggio se prendere e mollare tutto se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare ma bella da esplorare provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare portato questo carico importante a destinazione dove sarò al riparo dal prossimo monsone mi offrono un incarico di responsabilità domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire getterò i bagagli in mare studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte e quando passerà il monsone dirò levate l'ancora diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione questa è la decisione. QUALCOSA CHE NON C’E’ (Elisa – Soundtrack) Tutto questo tempo a chiedermi Cos'è che non mi lascia in pace Tutti questi anni a chiedermi Se vado veramente bene Così Come sono Così delusioni, i sogni. Il testo si apre con la frase: “Ogni cosa è un colore. Ogni emozione è un colore. Il silenzio è bianco”. I colori cardinali della storia sono tre, come i personaggi principali: il bianco, il rosso e l’azzurro, Leo, Beatrice e Silvia. Se il primo rappresenta il silenzio, il vuoto e la rassegnazione, insomma il negativo – visto che è un non colore e quindi “non ha confini”, e molte volte Leo, il sedicenne protagonista, si perde in esso; il secondo è l’amore, è tempesta, è sole, è il nuovo, è la ragazza fonte d’amore; il terzo è un porto sicuro a cui tornare, è l’amicizia, è la parola, è… Fabio Volo “è una vita che ti aspetto” ed. Feltrinelli la storia: Francesco è un ragazzo come tanti altri, che superati i trent’anni si accorge di quanto la sua esistenza sia confusa, ingestibile, priva di un senso che dia valore al suo tempo. Vive nella contraddizione, ha un lavoro remunerativo, ma per placare lo stress che deriva dalle tante ore passate a sgobbare, spende i suoi soldi in oggetti che gli riducano l’esaurimento. Il protagonista di “E’ una vita che ti aspetto” ama tantissimo suo padre, ma non riesce ad avere un rapporto semplice e affettuoso con lui. Vorrebbe smettere di fumare, ma continua ostinatamente a farsi le canne, vorrebbe innamorarsi, ma non fa altro che passare da una donna all’altra. Donne che riescono ad appagare il suo piacere narcisistico e non quello dell’anima. Così un giorno Ho scritto sul quaderno Io farò sognare il mondo con la musica Non molto tempo Dopo quando mi bastava Fare un salto per Raggiungere la felicità E la verità è che Ma la cosa più estrema del suo modo di essere paradossale, è che vorrebbe tanto stare da solo, puntare su se stesso, ma teme di essere escluso dal gruppo e dal resto, quindi sta fermo… A un certo punto, però, come per magia, probabilmente dopo aver toccato il fondo, dopo essersi svuotato completamente, si accorge che continuare così non è giusto, che le cose in quel modo non 14 19 Libri da leggere Gustavo Pietropolli Charmet – Loredana Cirillo “Adolescienza”, manuale per genitori e figli sull’orlo di una crisi di nervi Ed. San Paolo L'adolescenza è la fase di passaggio dall'infanzia all'età adulta, ma anche il momento più difficile nella vita di un genitore, che si ritrova in casa un figlio che - spesso - non riesce a capire. In sessantacinque punti Gustavo Pietropolli Charmet e Loredana Cirillo affrontano - insieme a un team di specialisti - i problemi con cui mamme e papà devono fare i conti ogni giorno e danno delle risposte concrete ed efficaci. Chi è l'adolescente? Come comportarsi con un figlio che racconta bugie? E a cosa servono le sue bugie e le reticenze? Si può leggere il diario segreto lasciato sulla scrivania, o peggio nascosto nel cassetto? Ma sarà poi tutto vero quel che c'è scritto? Dalla cameretta off-limits al "non rompere", dal coprifuoco notturno alla scoperta della sessualità, un libro che - con un linguaggio immediato e chiaro aiuta i genitori nel loro compito. D’Avenia Alessandro “Bianca come il latte, rosso come il sangue” ed. Mondadori Opera prima di Alessandro D’Avenia, il romanzo è annoverabile tra quelli di formazione e racconta di adolescenti alle prese con la vita. “Bianca come il latte, rossa come il sangue” è un libro scorrevole, da leggere d’un fiato che ci riporta sui banchi di scuola con le dovute differenze dei tempi, quando Wikipedia non era utilizzato per una ricerca o quando “prof” non era parola da utilizzare, che fa riflettere su tematiche ricorrenti: il rapporto genitori/figli, insegnanti/studenti, il primo amore, le prime 18 Ho aspettato a lungo Qualcosa che non c'è Invece di guardare il sole sorgere Questo è sempre stato un modo Per fermare il tempo E la velocità I passi svelti della gente La disattenzione Le parole dette Senza umiltà Senza cuore così Solo per far rumore Ho aspettato a lungo Qualcosa che non c'è Invece di guardare Il sole sorgere E miracolosamente non Ho smesso di sognare E miracolosamente Non riesco a non sperare E se c'è un segreto E' fare tutto come Se vedessi solo il sole Un segreto è fare tutto Come se Fare tutto Come se Vedessi solo il sole Vedessi solo il sole Vedessi solo il sole E non Qualcosa che non c'è 15 Perché a Messa? Vi siete mai posti la domanda: «perché vado a Messa?». Ecco alcune testimonianze Si va volentieri Matteo, 16 anni, studente di liceo classico, per esempio, ci confida che ci va «volentieri», e aggiunge: «non mi annoio». A questa disposizione d’animo positiva contribuiscono certo anche fattori esterni: «il fatto che ci trovo gli amici, i compagni…». Federica, 15 anni, studentessa anche lei liceale, conferma che va a Messa anche nei giorni feriali. «Non tutti i giorni – precisa –, ma mi capita di frequentare la messa vespertina, perché come animatrice assisto i bambini del catechismo all’oratorio», dunque, la Messa è un’occasione per «ricaricarsi». Se ne sente il bisogno Lucrezia, 15 anni, frequenta il quinto ginnasio, riconosce inoltre che quando va a Messa «l’ascolto delle letture e dell’omelia sono momenti importanti che consentono di riflettere e danno una risposta ai tuoi problemi, ai dubbi, alle tue ansie, alle contrarietà che immancabilmente ti ritrovi ad affrontare durante la settimana, in famiglia, con gli amici, a scuola… Sembra quasi che quelle letture parlino a noi in prima persona, e ti coinvolgono intimamente». Andrea, 26 anni, neo laureato in Legge, ci rivela che non va a Messa per abitudine, ma perché «ne sento il bisogno». Avverte la necessità di ricevere misericordia da parte di Dio, e di fare la comunione in quanto sa che è «un’energia in più che mi viene donata proprio e solo a Messa». Ludovico, 24 anni, apprendista meccanico, dichiara che a volte prova una certa emozione quando va a Messa, si sente coinvolto, ma ammette che prima non era così: infatti ci andava perché erano i suoi genitori che lo avevano educato in quella direzione, a «ordinarglielo», e quindi si sentiva come «forzato». Ha voluto capirci di più, ci ha pregato su, ha reagito e ora ci va spontaneamente perché ne è convinto. A differenza di Antonio, 19 anni, suo amico, che fa lavori saltuari aiutando in un bar, il quale si era allontanato dalla chiesa, non andava a Messa perché riteneva 16 la cosa «improponibile». Tutto sapeva di esteriorità e le parole che si pronunciavano o si sentivano, erano incomprensibili, addirittura «anacronistiche». Poi «è tornato all’ovile», e ha compreso che la partecipazione alla messa non «è cosa da poco». Un faccia a faccia con Dio Marco, 23 anni, studente in Medicina definisce la Messa come «una sorta di imbuto che porta al momento della Comunione». E aggiunge: «quel momento lo accolgo, cercando di fare un po’ di silenzio dentro di me». È un incontro, un faccia a faccia tra Dio e lui, personale, misterioso, senza il bisogno che «sia affollato di parole». Laura, 27 anni, insegnante di lettere alle prime armi, ha scoperto nella Messa la bellezza del senso della comunità, dice: «Il fare comunità, il sentirsi far parte della famiglia di Dio comporta l’emozione di condividere insieme ad altri, a tutti i presenti il dono che Dio fa di se stesso a noi riuniti in chiesa». Antonella, studentessa quindicenne, non si sente obbligata, né lo fa per abitudine, ha semplicemente «voglia di andare a Messa». Perché è consapevole di «incontrare un amico con l’A maiuscola». Roberto, 15 anni, frequenta l’istituto tecnico, ammette che va a Messa «per abitudine», ma anche «per fortuna», per lui in effetti è un momento importante in cui «pregare insieme alla comunità» e fare presente a Dio le sue esigenze e necessità. Valeria, 24 anni, laurea in Biologia, ancora in cerca di un lavoro, non ha dubbi: «Si tratta di un bell’appuntamento! Che ti dà la giusta carica per affrontare la settimana». Sostiene inoltre che «da parte mia c’è un impegno in più, perché aiuto il mio gruppo nell’animare, organizzare, gestire la Messa, infatti provvediamo all’assegnazione delle letture, prepariamo la preghiera dei fedeli, facciamo l’offertorio, programmiamo i canti, ecc.». «Queste cose mi aiutano a sentire la messa una cosa mia, una cosa propria, e la vivo con maggiore partecipazione, ne sono coinvolta in prima persona, con un i n t e r e s s e s e m p r e n u o v o » . La Messa dunque, in base a queste riflessioni offerte a caldo da alcuni giovani praticanti, si comprende che non è solo un rito da esaurire in fretta e/o di malavoglia. È un’esperienza da fare nell’ottica della maturazione personale della propria fede 17 si è cristiana. Si va a Messa per incontrare «un amico», che sacrificato, ha dato la sua vita per noi ed è risorto. Questo