Preghiera a Don Bosco
SEI CON NOI DON BOSCO
Ti rendiamo grazie, o Signore, per Don Bosco.
In lui celebriamo le meraviglie del tuo amore.
Lo hai ricolmato di doni di intelligenza e di cuore
e lo hai dato a noi come Padre, Amico e Maestro.
Egli fu l’uomo profondamente umano
attento ai segni del suo tempo,
capace di cogliere le provocazioni della società
e le invocazioni dei giovani in particolare.
Egli fu l’uomo di Dio animato dallo Spirito.
Concedi a noi, ti preghiamo,
di renderlo oggi presente nella nostra persona,
di essere, come lui, fedeli all’uomo e fedeli a te
nel servizio ai ragazzi e ai giovani,
o nel nostro impegno nei circoli e negli Oratori.
Impegno e servizio che vogliamo realizzare,
nella diversità dei ruoli e dei compiti,
con fedeltà e con passione, con competenza
e con la sensibilità di una presenza,
che assume i tratti del cuore del Padre.
AMEN
2011
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“Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore,
e che Dio solo ne è il padrone,
e noi non potremo riuscire a cosa alcuna,
se Dio non ce ne insegna l’arte,
e non ce ne mette in mano le chiavi.”
Noi Associazione
comitato territoriale Vicenza
Si può ancora parlare di don Bosco oggi?
Cari amici degli Oratori e Circoli,
anche quest'anno arriva la fatidica data: 31 gennaio, festa di
San Giovanni Bosco. Sembra una festa legata a un personaggio
datato, a tempi ormai irrimediabilmente passati... Torino nel
1800 all'inizio dell'epoca dell'industrializzazione, immigrazione
dalla campagna alla città alla ricerca di un lavoro più redditizio
rispetto ai campi, immigrazione dal sud d'Italia verso il ricco e
industrializzato nord, bande di ragazzini in giro per la città
senza scuola, educazione, assenza di adulti significativi che li
seguano...
Non vi sembra che la storia si stia ripetendo?
Beh, a ben guardare forse sono cambiati i tempi ma non
le problematiche! Anche oggi si vive un tempo di difficoltà
economica dove spesso per poter trovare un lavoro o poter
studiare occorre andarsene lontano da casa, l'immigrazione ci
riguarda ancora ma piuttosto come “terra di arrivo” per gente
di altri continenti, nonostante l'obbligo scolastico anche oggi i
nostri ragazzi e giovani cercano figure adulte di riferimento e
non sempre le trovano, dove lo sballo e l'abuso di strumenti
tecnologici diventano le nuove forme di devianza e di
solitudine...
Allora, probabilmente don Bosco ha ancora molto da
dirci! Il suo metodo educativo basato sulla prevenzione
piuttosto che sulla punizione, sull'autorevolezza degli adulti nei
confronti dei più giovani piuttosto dell'imposizione è ancora
una strada da seguire...
Il tempo che viviamo, i giovani che incontriamo nei nostri
circoli, oratori e bar sono molto diversi da quelli che don Bosco
incontrava per le strade di Torino? No, sono sempre giovani
alla ricerca della propria identità e della propria felicità! Ogni
tempo porta con sé difficoltà, ostacoli ma questo non significa
che non sia possibile trovare una strada da percorrere per
vivere una vita piena e viva... e don Bosco ce la sa ancora
indicare!
don Matteo Zorzanello
Il consiglio Direttivo NOI associazione
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CONTATTI E INFORMAZIONI
Se vuoi comunicarci come hai intenzione di vivere
la festa di San Giovanni Bosco scrivici pure una
mail: [email protected] oppure scrivi a:
Segreteria Territoriale NOI Vicenza
Piazza Duomo, 2
36100 VICENZA
Tel. 0444-226622
Puoi visitare vari siti internet utili per preparare
bene la festa con materiale vario:
www.noivicenza.it
www.vigiova.it
www.animattivi.it
www.qumran2.net
www.sdb.org
www.colledonbosco.it
www.donboscoland.it
www.donboscoweb.it
Ricorda che puoi trovare online questo libretto e farne
uso per le attività e la festa di san Giovanni Bosco.
Visita il sito www.noivicenza.it
Buona Festa!!!
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C’è Campo?
Spunti di riflessione dall’analisi su giovani, spiritualità,
religione, condotta dall’Osservatorio Socio-Religioso
Triveneto
Gioco delle carte
Gioco da giocare... all'aperto o al chiuso
N.Giocatori: da 12 a 99
Età: da 7 a 99
Durata media: 20-30 minuti
Materiale necessario:
-carte di scala quaranta
Regole:
L'educatore dispone tutti i ragazzi in cerchio, ognuno seduto sulla
propria sedia. In sequenza dirà ad ognuno il tipo di seme (o cuori,
o fiori, o quadri, o picche) che lo rappresenterà durante il gioco.
Una volta sistemati, l'educatore farà da guida per tutto il gioco; ed
estraendo una carta alla volta, dirà ad alta voce il seme estratto.
Chi sarà chiamato dovrà spostarsi di un posto, sia che la sedia sia
vuota, sia che sia occupata da un altro compagno (in questo
ultimo caso ci si siede sopra), o sulla destra o sulla sinistra, in
senso comunque circolare e programmato fin dall'inizio del gioco.
Vince
riesce
tutto il
per
proprio
chi...
a
percorrere
giro
arrivando
primo al
posto.
La vita spirituale dei giovani è oggi un continente sconosciuto.
Questo libro cerca di aprirvi uno squarcio. Esso fa il punto
sulle ricerche condotte dall’Osservatorio Socio-Religioso
Triveneto sui giovani e presenta i risultati di un nuovo studio
con il quale si è cercato di far parlare direttamente loro. Ne
emerge un quadro ben diverso dalle immagini stereotipate
prevalenti. La scoperta e la costruzione di sé inducono
resistenze verso obblighi e divieti imposti dall’esterno, ma non
comportano un radicale scetticismo morale. Le difficoltà del
rapporto giovani religione sono reali, ma non sono il segno di
un generale impoverimento spirituale. Le difficoltà nel credere
esistono, ma non implicano un orizzonte piattamente
materialistico. L’epoca dell’individuo “costretto” a fare i conti
con sé stesso è semmai segnata dall’apertura allo spirituale. La
domanda spirituale però è diversa e più difficile da
intercettare.
I giovani incedono sulla fragile linea di un crinale, dove sono
esposti a veti contrastanti, in bilico tra l’assuefazione al
superficiale e la nostalgia del profondo, il credere e il non
credere. La loro vita spirituale è un mondo popolato di forze e
di segnali che vanno e vengono, che ora inducono una
percezione e una comunicazione, una relazione e un’apertura,
ora fanno sperimentare la perdita del “segnale”. Per tutti vi
sono momenti in cui “c’è campo” e momenti in cui “non c’è
campo”. Sia che questo rappresenti una proiezione verso
l’altro, sia che prefiguri uno sguardo verso il cielo
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3
Castegnaro A. e altri (a cura di) “C’è Campo?” Giovani,
la parola ai testimoni...
Valori educativi: Sapienza, progetto di Dio, pazienza,
perseveranza
Don Bosco ci scrive
Cari giovani, non voglio rubarvi la libertà o manipolarla,
ma mi sta a cuore la vostra vita,
cioè il senso, la motivazione delle scelte,
perché ho visto alcuni di voi andare allo sbaraglio
altri perdersi in tiraemolla senza costrutto.
Voglio aiutarvi, se me lo permettete,
a districarvi tra bene e male
tra ciò che piace e non piace,
a evitare le vie più comode, più facili,
perché l’istinto non prenda il sopravvento e diventi regola...
Mi sta a cuore
che diventiate padroni, con Dio, della vostra vita,
che sappiate essere critici di fronte al mondo e a voi stessi, che sappiate
pensare con la vostra testa.
Non fidatevi al limite di me che vi voglio bene,
delle mie parole, della mia fede,
non fidatevi neppure degli amici
e di chi vuole rendervi la vita troppo facile,
non lasciatevi rubare l’anima.
Don Oreste Benzi:
"Mia mamma faceva spesso il ricamo ed io, curioso, la osservavo.
Chiedevo: "Mamma, cosa fai?" "Adesso non puoi capire, aspetta e vedrai
che cosa bella viene fuori." Poi mi mostrava il lavoro compiuto: "Visto che
avevo ragione?". Dio ha un disegno su ciascuno di noi, un progetto
preciso che però non ci rivela tutto in una volta. Ce lo rivela invece un
passo dopo l'altro. Come faceva mia mamma: un punto qui, un punto là e
alla fine emergeva il disegno completo. Lei però il disegno l'aveva già
tutto in mente fin dal principio. E se io mi fido di questo grande disegno
d'amore, allora entro da protagonista in quella storia preparata da Dio che
è Padre".
Annalena Tonelli:
Non parlate a vanvera!
Gioco da giocare... all'aperto e al chiuso
N. giocatori: da 5 a 30
Età: da 12 a 99
Durata media: 20-30 minuti
Materiale necessario:
- fogli di carta
- colori
- disegni già pronti, da riprodurre
Regole:
Si gioca in squadre di almeno 5 giocatori, di cui uno è il
disegnatore. Ogni squadra si posiziona con un giocatore in piedi di
fronte a un muro della stanza e gli altri seduti dietro di lui.
Sul muro è attaccato un foglio bianco su cui il giocatore in piedi
deve riprodurre un disegno che il conduttore consegna ai suoi
compagni (le altre squadre sono di fronte alle altre pareti...)
Il disegno viene descritto dai ragazzi seduti, che si passano il foglio
da uno all'altro ogni 30 secondi (al fischio dell’educatore), cercando
di dare al compagno le indicazioni di cosa deve disegnare. Chi è in
piedi non può assolutamente girarsi verso gli altri né parlare. I suoi
compagni di squadra possono guardarlo mentre disegna e
correggerlo, ma solo a voce.
Vince chi... la squadra che riesce a riprodurre più fedelmente il
disegno che ha ricevuto.
Valori educativi: comunicazione, cooperazione
Io impazzisco per i brandelli di umanità ferita, più son feriti, più
maltrattati, più di nessun conto agli occhi del mondo, più io 4li amo.
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Materiale necessario:
- la storia 'Il ricamo di Dio'(vedi sopra)
(articolo tratto da www.donboscoland.it )
Regole:
Si sceglie un componente del gruppo che esce dalla stanza. Agli altri
viene spiegato il gioco che verrà condotto dall’educatore. Quando rientra
il componente del gruppo uscito, dovrà cercare di capire qual è il
meccanismo del gioco che si sta facendo. Farà quindi domande a chi
vorrà, in modo che la risposta possa essere solo “SI”, “NO”, “NON LO
SO”. Ma non risponderanno le persone alle quali il giocatore farà la
domanda! Sarà l’educatore che, senza farsi notare, indicherà il ragazzo
che dovrà rispondere. Tutti i ragazzi che sono in cerchio devono stare
attenti alle domande del giocatore che è al centro, ma devono anche
guardare bene l’educatore, che indica chi deve dare la risposta. Quando
il gioco finisce (sperando che il componente del gruppo riesca a capirne
il meccanismo...), si inizia ad analizzare quello che è successo,
evidenziando come è complicato capire ciò che sta dietro a un gioco
così semplice, se lo si guarda da esterni, se non lo si conosce.
Si legge quindi la storia del ricamo di Dio e si trova insieme la
conclusione chiara a tutti: è difficile capire il progetto che Dio ha su
ognuno di noi.
Don Bosco innamorato…
Chiedi oggi a don Bosco che ti aiuti a distinguere ciò che è
essenziale da ciò che nella vita non serve perché nella vita
sono poche le cose che contano davvero. E quelle che
contano sono quelle che ti innamorano per sempre.
Nei giorni scorsi mi è capitato di imbattermi, su un
blog di internet, in un diario virtuale che diceva così: «Oggi
piove e il cielo è grigio… come il mio cuore; oggi vorrei
aver la forza di risorgere come ha fatto l’alba questa
mattina, ma non ho motivi per alzarmi da questo letto. Il
motore della mia vita ha fatto pochi chilometri ma è già
stanco… Solo un innamoramento può cambiarmi».
Vince chi...
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Mi hanno colpito le parole finali di queste righe
perché anch’io nella mia vita ho fatto la stessa esperienza.
Solo quando ci si innamora può cambiare una vita che ha
preso una piega sbagliata. Vi è mai successo di
innamoravi di qualcuno? Il cuore, batte il pensiero è
sempre rivolto alla persona di cui ci si è innamorati, le
fatiche diventano lievi e un senso di onnipotenza ci
prende. Ma soprattutto le giornate di un innamorato sono
piene di sole anche se fuori piove perché l’innamorato è
colui che ha trovato un senso alla sua vita, un motivo per
vivere più forte di qualsiasi difficoltà. Quando si ama
davvero la vita si illumina e tutto ci sembra più semplice
perché siamo fatti per amare e per essere amati.
Don Bosco è questo che ha voluto trasmettere ai
suoi ragazzi, ha voluto far capire loro che la felicità è un
problema di innamoramento. Ha un motivo per vivere solo
chi ha qualcuno da amare. Ha un motivo per vivere solo
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chi ha qualcuno che gli dice “Ti voglio bene”.
Le persone tristi quindi sono quelle a cui nessuno dice
“Ti voglio benDon Bosco capì benissimo questo a tal
punto che disse, riguardo i ragazzi che stavano in
carcere: “Se questi giovani avessero un amico che si
prende cura di loro…”, ovvero qualcuno che voglia loro
bene, “questi giovani cambierebbero e non finirebbero
più in carcere”. Questa è stata la grandezza di don
Bosco: far sentire i giovani amati perché colui che è
amato fa pazzie per la persona che lo ama.
Don Bosco ci tenne a dire che il primo che ama
in modo folle è Dio… sì, proprio Dio, quel Dio che a
volte bestemmiamo e altre volte semplicemente
mettiamo da parte o che tiriamo in ballo solo quando ci
comoda. Dio è colui che ama in modo esagerato anche
quando noi gli puntiamo il dito contro o quando ce la
prendiamo con lui. Ricorda… che dove c’è l’amore c’è
anche Dio e che mettere da parte Dio significa
spazzare dalla propria vita l’esperienza dell’amore.
Un giorno una persona mi ha detto “Ti voglio
bene”. E poi ha aggiunto: “Ti voglio così bene che se
un giorno ci sarà bisogno sono disposto a dare la vita
per te”. Non credevo alle mie orecchie… In quel
momento mi sono sentito la persona più fortunata del
mondo! E lo sono davvero perché so che nella mia vita
c’è almeno una persona che mi vuol così bene che è
disposta a dare la vita per me! È una cosa pazzesca
se ci pensate…
E tu… hai qualcuno che ti vuole bene fino a
questo punto? Gli amici, quelli veri, sono coloro che
sono disposti a questo. E anche tu sei un amico vero
se sei disposto a dare la vita… Volersi bene non è
tanto guardarsi negli occhi davanti ad una birra fresca
in un bar o fare qualche cavolata assieme, ma essere
disposti a fare pazzie per la persona che si ama, quelle
stesse pazzie che un innamorato compie
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senza pensarci tanto…
attenzione, intelligenza, creatività, gioco di squadra
Guardare con gli occhi di Dio
Gioco da giocare... all'aperto e al chiuso
N. giocatori: da 10 a 30
Età: da 13 a 99
Durata media: 40 minuti
Ambientazione:
Il ricamo di Dio
Quando io ero piccolo mia madre era solita cucire tanto. Io mi
sedevo vicino a lei e le chiedevo cosa stesse facendo. Lei mi
rispondeva che stava ricamando. Osservavo il lavoro di mia madre
da un punto di vista più basso rispetto a dove stava seduta lei,
cosicché ogni volta mi lamentavo dicendole che dal mio punto di
vista ciò che stava facendo mi sembrava molto confuso. Lei mi
sorrideva, guardava verso il basso e gentilmente mi diceva: 'Figlio
mio, vai fuori a giocare un po' e quando avrò terminato il mio ricamo
ti metterò sul mio grembo e ti lascerò guardare dalla mia posizione.
Mi domandavo perché utilizzava dei fili di colore scuro e perché mi
sembravano così disordinati visti da dove stavo io. Alcuni minuti
dopo sentivo la voce di mia madre che mi diceva: 'Figlio mio, vieni
qua e siediti sul mio grembo'. Io lo facevo immediatamente e mi
sorprendevo e mi emozionavo al vedere i bei fiori o il bel tramonto
nel ricamo. Non riuscivo a crederci; da sotto si vedeva così confuso.
Allora mia madre mi diceva: 'Figlio mio, di sotto si vedeva confuso e
disordinato, ma non ti rendevi conto che di sopra c'era un progetto.
C'era un disegno, io lo stavo solo seguendo. Adesso guardalo dalla
mia posizione e saprai ciò che stavo facendo'. Molte volte lungo gli
anni ho guardato il cielo e ho detto: 'Padre, che stai facendo?'. E Lui
mi ha risposto: 'Sto ricamando la tua vita'. Allora io ho replicato: 'Ma
si vede così confuso, è tutto un disordine. I fili sembrano così scuri,
perché non sono più brillanti?' Dio mi è sembrato dirmi: 'Figliolo mio,
occupati del tuo lavoro... e lascia che io faccia il mio. Un giorno ti
porterò in cielo, ti metterò sul mio grembo e vedrai il disegno dalla
m i a
p o s i z i o n e . . .
a l l o r a
c a p i r a i ! '
Nei giorni in cui sembra che nemmeno Dio si ricordi di te, invece di
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angustiarti, ripeti con certezza: 'Signore, io confido in te'.
Dimmi una parola che...
Gioco da giocare... al chiuso
N. giocatori: da 2 a 998 Età: da 10 a 99
Durata media: 15 minuti
Materiale necessario:
- 26 foglietti, ognuno dei quali ha sopra una lettera dell'alfabeto
Regole:
L'animatore ha un po' di foglietti, su ognuno dei quali c'è una lettera
dell'alfabeto.
I giocatori vengono divisi in due o più squadre.
Ogni squadra elegge un caposquadra (consigliate di scegliere
qualcuno affidabile e veloce) che può essere cambiato durante il
g
i
o
c
o
.
Le
squadre
sono
equidistanti
dall'animatore.
L'animatore estrae a caso una, due, tre o più lettere (a seconda
della difficoltà che volete dare) senza farle vedere immediatamente.
Poi dice: 'Dimmi una parola che... '
•
contiene le lettere estratte
•
Incomincia per una delle lettere estratte
•
Finisce con una delle lettere estratte
ecc... a seconda di cosa vi suggerisce la fantasia.
Esempio: Estraiamo le due lettere A e R. L'animatore dice, ad alta
voce: Dimmi una parola che contiene le lettere A ed R! Il
caposquadra si consulta con la propria squadra per trovare la
parola e corre a dirla all'animatore. Dice la soluzione il caposquadra
che arriva per primo. Se sbaglia, la squadra che è arrivata per
seconda può fare un tentativo e così via.
Esempio: Il caposquadra blu arriva per primo, quello rosso per
secondo. Il blu dice Ampolla. Errore: manca la R.
Tocca al rosso, che dice Aereo. Esatto. Guadagna un punto per la
sua squadra.
Si può dare un valore diverso alle parole, a seconda della difficoltà.
Vince chi... la squadra che raggiunge per prima un certo punteggio
concordato in partenza.
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Valori educativi:
Siamo fatti per amare così come ama Dio. Una volta
mi è capitato di trovare un bigliettino per terra in una
Chiesa in cui c’era scritto “Vorrei volerti bene così come ti
ama Dio”. Era un bigliettino che un ragazza scriveva al
suo ragazzo. È bello desiderare di amare così.
Oggi don Bosco vi direbbe: «Non fatevi rubare il
cuore. Non fatevi rubare il vostro desiderio di amare a tutti
i costi, non fatevi rubare il desiderio di avere delle amicizie
vere, non fatevi rubare la vostra voglia di fare della vostra
vita qualcosa di unico e bello, qualcosa di grande. Ascolta
quel grido che c’è dentro di te e che ti dice: “Voglio vivere
davvero”». Siamo fatti per la vita, per dare la vita. Così
come ha fatto don Bosco. Sei fatto per coltivare e
realizzare sogni grandi. Ascolta i desideri del tuo cuore,
quelli veri, quelli belli… Non farti rubare la tua capacità di
sognare. Anche don Bosco ha sognato, ma soprattutto ha
creduto che i sogni potevano divenire realtà.
Don Bosco ha sognato una casa per i ragazzi che
non avevano casa… e
quel sogno è diventato
realtà! Don Bosco ha
sognato delle famiglie
per i ragazzi che non
avevano famiglia… e
quel sogno è diventato
realtà! Don Bosco ha
sognato un lavoro per i
giovani che non ce
l’avevano… e quel
sogno
è
diventato
realtà! Don Bosco ha
sognato delle scuole
per i giovani che non
7
DEFINIZIONI
avevano possibilità di andare a scuola… e quel sogno è
diventato realtà!
E tu che cosa sogni? Quali sono i sogni nel cassetto
della tua vita, quelli che solo tu sai? Forse dovremmo
sognare che le guerre finiscano, dovremmo sognare che i
giovani che non trovano un senso alla loro vita lo trovino,
dovremmo sognare giustizia per tutti, dovremmo sognare di
aiutare chi vede violati i propri diritti umani… Insomma,
dovremmo sognare di divenire persone capaci di amare sul
serio, persone capaci di sporcarsi le mani… Dovremmo
sognare l’amore, l’amore della nostra vita.
Don Bosco disse che ogni giovane è capace di
grandi cose e che in tutti c’è un punto positivo su cui far
leva. Se don Bosco oggi ti apparisse dinanzi ti direbbe che
in te ci sono grandi possibilità, grandi capacità. In tutti, in
tutti voi c’è la qualità necessaria per divenire unici e capaci
di cose uniche. Tutti voi siete degni di essere amati, tutti voi
valete più di ogni altra cosa. Non accontentarti di una vita
che non prende il volo, non accontentarti di essere come
tutti, non accontentarti di avere tante cose perché non sono
queste che rendono felici, non accontentarti di dire “Sono
arrivato nella vita” ma impara piuttosto a distinguere ciò che
conta da ciò che non conta, il bene dal male, il buio dalla
luce.
La vita infatti è come un automobile. Alcuni pezzi,
come il motore, sono indispensabili, altri sono degli
optional. E come l’automobile, la vita funziona solo se ci
metti il carburante giusto.
Don Bosco è un santo perché ha vissuto da
innamorato cioè con passione per i giovani e la gente
povera, dedito agli immigrati del tempo e alle famiglie
povere.
Chiedi oggi a don Bosco che ti aiuti a distinguere ciò
che è essenziale da ciò che nella vita non serve perché
nella vita sono poche le cose che contano davvero.
E
8
1. Giovanni Bosco lo era di padre.
2. Ha cresciuto Giovanni Bosco e poi i suoi ragazzi.
3. Ha segnato la vita di Giovanni Bosco.
4. Fin da piccolo, Giovanni, impara a farlo per intrattenere i suoi
coetanei.
5. Nel sogno dei 9 anni si trasformano in agnelli.
6. Luogo in cui Giovannino Bosco intrattiene ogni domenica i suoi
coetanei.
7. Era cappellano di Morialdo e fu il primo prete di riferimento
per Giovanni bosco.
8. Vi va Giovanni Bosco a studiare.
9. A Castelnuovo, Giovanni Bosco, alloggia presso Roberto
Giovanni da cui si fa insegnare il suo lavoro di…
10. Nel 1830 vi va a studire Giovanni Bosco.
11. La fonda Giovanni Bosco a Chieri.
12. L’amico ebreo di Giovanni Bosco.
13. Il fratello maggiore di Giovanni Bosco.
14. Il caffè in cui lavoro Giovanni Bosco da studente a Chieri.
15. Luogo in cui nasce Giovanni Bosco.
16. L’amico degli anni di seminario di Giovanni Bosco.
17. A Lei deve tutto don Bosco.
18. Con lui inizia l’oratorio l’8 dicembre 1841.
19. Il nome dell’ordine fondato da don Bosco.
20. La prima cappella dell’oratorio di don Bosco.
21. Il nome del cane che più volte ha salvato la vita a don Bosco.
22. Vi vive don Bosco coi suoi ragazzi.
25
•
Giovanni Bosco
Crucintarsio -
2
7
11
3
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“Fare il bene senza comparire. La violetta sta nascosta
ma si conosce e si trova grazie al suo profumo.”
17
1
“Dalla buona o cattiva educazione della gioventù dipende
un buon o un triste avvenire per la società”
19
8
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1
2
10
5
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“Chi sa di essere amato, ama e chi è amato ottiene
tutto, specialmente dai giovani”
9
INTO THE WILD (2007—Sean Penn)
Incontro di preghiera
Schema:
Creare ambiente adatto ad un momento di preghiera
(Chiesa o cappella, oppure stanza opportunamente
preparata, musica di sottofondo per iniziare in
silenzio, o solo silenzio, immagini proiettate, ecc...)
Introduzione (chi presiede può decidere se iniziare
subito con il segno della croce oppure con una breve
spiegazione).
Canto
Provocazione (quello che il mondo ci dice attraverso un
video di una canzone, testo di un libro, racconto sulla
vita di san Giovanni Bosco, immagine o foto, ecc...)
Il film racconta la storia vera di Christopher Mc Candless, giovane benestante
che, subito dopo la laurea in scienze sociali, dona i suoi risparmi e abbandona
amici e famiglia per sfuggire ad una società consumista e capitalista in cui
non riesce più a vivere. La sua inquietudine, in parte dovuta al pessimo
rapporto con la famiglia e in parte alle letture di autori come Thoreau e
London, lo porta a viaggiare per due anni con lo pseudonimo di Alexander
Supertramp. Durante il suo lungo viaggio verso l’Alaska incontrerà sulla sua
strada diversi personaggi dai quali riceverà la formazione necessaria per
affrontare le immense terre solitarie dell'Alaska. Qui trova la natura selvaggia
ed incontaminata che, con il passare del tempo, gli fa comprendere che la
felicità non è nelle cose materiali che circondano l'uomo o nelle esperienze
intese come eventi indipendenti e fini a sé stessi, ma nella piena condivisione
e nell'incontro incondizionato con l'altro. Morirà il 18 agosto 1992 di stenti
proprio in Alaska. Prima di morire troverà nel suo cuore il perdono per i suoi
genitori e riconoscerà la sua vera identità, dopo aver toccato con mano la
libertà più estrema.
"Happiness only real when shared":
la felicità è autentica solo se condivisa
Parola di Dio ( lettura salmo, vangelo...)
Riflessione (breve commento, momento di silenzio,
lettura meditativa, ….)
Segno (oggetto significativo da consegnare, gesto da
compiere da parte dell'assemblea, …)
Invocazioni (spontanee, scritte, …)
Padre Nostro
Benedizione
Canto
10
IL CLUB DEGLI IMPERATORI (2002—Michael Hoffman)
Diceva Eraclito: "il carattere di un uomo è il suo destino". Memore di questo
assunto, il professor Hundert, docente di storia greca e romana al prestigioso
college St. Benedict, è convinto che il suo compito come insegnante sia
quello di forgiare i caratteri dei suoi allievi, trasmettendo loro non solo
nozioni di storia, ma soprattutto i principi classici, alla base del vivere etico.
Tutto fila liscio nel suo rapporto con gli studenti modello, fino a quando in
classe arriva Sedgewick Bell, figlio impertinente di un senatore del West
Virginia. Tra i due nasce subito un rapporto conflittuale che li porta a
scontrarsi più di una volta nel corso delle lezioni. Il professore, convinto che
l'ostilità del ragazzo derivi dal problematico rapporto con un padre severo e
distante, decide di aiutarlo e conquistarsi la sua fiducia, favorendolo per il
titolo di novello "Giulio Cesare" del St. Benedict. Scoperto, nel corso della
competizione, che il ragazzo non è affatto (e non sarà mai) quel modello di
virtù nascoste che lui sperava, Hundert comprenderà di aver fallito
clamorosamente nel suo intento di trasformarlo in un uomo "degno" e dopo
25 anni…
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La gioventù invecchia, l’immaturità si perde via via,
l’ignoranza può diventare istruzione e l’ubriachezza sobrietà,
Film da vedere…
UP (2009—Pete Docter e Bob Peterson):
Carl Frederiksen rimane vedovo, senza figli, dopo una vita passata con
la moglie Elly e con il sogno di un viaggio alle cascate Paradiso. Mentre
la sua vecchia casa è assediata dalla costruzione di un nuovo quartiere
elabora un piano: fuggire volando via con la propria casa grazie a un
gran numero di palloncini. Si troverà casualmente un compagno di
viaggio in Russel, giovane scout imbranato e sovrappeso, con il quale
arriverà alle cascate, scoprendo un raro animale battezzato “beccaccino”
Kevin e il cane parlante “Dug”. Dovrà affrontare e vincere le manie del
famoso esploratore Charles Munz ma soprattutto arriverà a vincere le
proprie paure e l’attaccamento morboso alla memoria della moglie
perduta, che gli impedivano di continuare a vivere in pieno l’avventura
della vita e di uscire dal proprio egoismo.
Proposta per letture bibliche:
2 Corinzi 4, 1—6 “Splenda la luce fra le tenebre”
Salmo 139 “Signore, tu mi scruti e mi conosci…”
Vangelo Matteo 5, 14—ss. “Voi siete la luce del mondo…”
Don Bosco ci scrive
Cari giovani,
vi sto accompagnando verso il domani che è davanti a voi;
non ho nessun tornaconto
se non la gioia del sapervi incamminati
con fiducia nella strada della vita.
“Grazie dell’avventura, ora va e vivine un’altra”
Ho creduto e credo in tutti voi,
ho rischiato e rischio a ragion veduta
perché Dio è largo nell’elargire i suoi doni,
e io vi ho aiutato a scoprirli e a metterli a segno.
Questo è l’amore di don Bosco verso di voi,
impedire di chiudervi in voi stessi,
farvi prendere coscienza del «tesoro» che siete,
e quando mi avete visto sorridere
è perché vi vedevo crescere in questa conoscenza.
Vi ho dato la mia amicizia,
ve l’ho trasmessa con la parola, lo sguardo,
il trovarvi un lavoro, il farvi parte della mia vita.
Se qualche volta mi avete deluso,
ho dimenticato perché avete recuperato.
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Vi ho voluto e vi voglio bene.
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(Spiegazione)
PADRE NOSTRO Tu ci hai dato la vita, hai mandato tuo figlio per
salvarci, ci hai dato lo Spirito Santo per darci luce e darci forza.
CHE SEI NEI CIELI Tu sei nel profondo di noi stessi, sei sempre in
attesa paziente in tutto il nostro cammino sulla terra, sei nella gloria dei
cieli con i santi che ci hanno preceduto nella tua casa, sei in tutte le
cose che hai creato.
SIA SANTIFICATO IL TUO NOME Il tuo nome sia conosciuto,
glorificato e amato da tutti gli uomini, sia sostegno e forza nella lotta
contro il maligno, sia gioia quando siamo in pace con te.
VENGA IL TUO REGNO Perché tu possa essere il re di tutti i popoli
metti nei nostri cuori il desiderio di farti conoscere, di portarti a tutti.
Donaci occhi per conoscere i segni del tuo volere perché noi cristiani
possiamo essere tuoi testimoni.
SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ Sia fatta la tua volontà nella gioia,
ma anche quando cerchiamo di ribellarci di fronte ai dolori e alle
contrarietà di ogni giorno. Donaci la sapienza di scoprire che cosa vuoi
da noi.
DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO Dacci il
necessario per vivere e la fiducia nella tua provvidenza. Liberaci dal
desiderio eccessivo di possedere le cose della terra. Donaci la gioia di
condividere con i fratelli quello che abbiamo.
RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI Molto abbiamo peccato contro
di te, e la nostra colpa ci toglie la gioia di chiamarti PADRE. Aiutaci a
credere nel tuo perdono sempre, anche quando pensiamo che non ci sia
più speranza.
COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI Non
siamo degni del tuo perdono se noi non riusciamo a perdonare chi ci ha
offeso. Aiutaci a lasciar perdere, a dimenticare i torti ricevuti per
ricordare solo i gesti di amore.
NON CI INDURRE IN TENTAZIONE, MA LIBERACI DAL
MALE Non ci lasciare soli nel momento della prova, delle tentazione;
non permettere che ci allontaniamo da te; sostieni la nostra debole
volontà. La nostra inclinazione al male non abbia il sopravvento, ma il
tuo amore di Padre sia il nostro sostegno.
AMEN Credo che sarà così perché tu sei buono e il tuo amore è per
sempre su coloro che con fiducia si rivolgono a te.
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ARMANDO MATTEO
LA PRIMA GENERAZIONE INCREDULA
Il difficile rapporto tra i giovani e la fede
Ed. Rubettino
Perché il messaggio di felicità che Gesù ha portato sulla
terra non fa più breccia nel cuore dei giovani? Perché i
nostri ventenni stanno alla larga dalle pratiche di fede e di
preghiera? Dove sono finiti le ragazze e i ragazzi delle
GMG? Di fronte a tali situazioni e più in generale
all’irritualità che segna molti comportamenti giovanili, ci si
ripete solitamente che “i giovani non sono più quelli di una
volta”, avvallando la rassicurante idea che sia “normale” il
loro non essere normali.
Il libro, al contrario, interroga sul serio l’inedito che il
modo di vivere e di credere/non credere dei giovani
manifesta. Individua così al fondo del loro cuore la ferita di
un grido di speranza, in mezzo a una società che ama più la
giovinezza che i giovani.
È da questo grido che bisogna ripartire. Per il loro futuro,
per il futuro della società, per il futuro della Chiesa.
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Canzoni da ascoltare…
vanno bene, che c’è bisogno di agire, di reagire, per cambiare la
situazione e non soltanto lamentarsi sentendosi vittima di un
sistema che alla fine ha innescato lui stesso.
Una volta compreso il suo punto debole, inizia la risalita verso
la vetta, ed è in quel frangente che sfidando se stesso con ironia,
giudizio e ragionevolezza, affronta la depressione e l’ipocondria
di cui è succube.
Ma come avviene sempre nella vita di ogni uomo c’è qualcosa
che smuove le acque e fa rinsavire, e in questo caso è l’incontro
di una donna che seppur non perfetta, riesce a risvegliarlo dal
torpore, a fargli sentire delle strane vibrazioni nel petto, a dargli
nuovi occhi con cui guardare il mondo per innamorarsene.
Ed ecco che si dicono parole bellissime, forse non troppo
romantiche, ma più dirette e viscerali, quando in fondo si erano
ripetute nella mente in modo completamente diverso, cariche di
poesia e coinvolgimento. Alla fine, non conta ciò che si dice,
conta quell’abbraccio notturno, la sensazione di sentire sempre
vicina la propria amata, il pensare costantemente all’altra
persona.
“E’ una vita che ti aspetto”, è una frase che può essere riferita
all’amore o a se stessi, non importa chi è il destinatario. Quello
che Fabio Volo vuole indicare nel suo romanzo è che è giusto
credere e sperare ed attendere, in qualcosa di bello, che prima o
poi,
di
cert o ,
arriverà.
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LA LINEA D’OMBRA
(Jovanotti – L’albero 1997)
La linea d'ombra la nebbia che io vedo a me davanti per la
prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio e a
non saper immaginar quello che trovo mi offrono un incarico di
responsabilità portare questa nave verso una rotta che nessuno
sa è la mia età a mezz'aria in questa condizione di stabilità
precaria ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto mi
giro e mi rigiro sul mio letto mi muovo col passo pesante in
questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome il
fondo del caffè confonde il dove e il come e per la prima volta
so cos'è la nostalgia la commozione nel mio bagaglio panni
sporchi di navigazione per ogni strappo un porto per ogni porto
in testa una canzone è dolce stare in mare quando son gli altri a
far la direzione senza preoccupazione soltanto fare ciò che c'è
da fare e cullati dall'onda notturna sognare la mamma... il
m
a
r
e
.
Mi offrono un incarico di responsabilità mi hanno detto che una
nave c'ha bisogno di un comandante mi hanno detto che la paga
è interessante e che il carico è segreto ed importante il pensiero
della responsabilità si è fatto grosso è come dover saltare al di
là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato
che è passato saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto
di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura
cosa sarò dove mi condurrà la mia natura? La faccia di mio
padre prende forma sullo specchio lui giovane io vecchio le sue
parole che rimbombano dentro al mio orecchio "la vita non è
facile ci vuole sacrificio un giorno te ne accorgerai e mi dirai se
ho ragione" arriva il giorno in cui bisogna prendere una
decisione e adesso è questo giorno di monsone col vento che
non ha una direzione guardando il cielo un senso di oppressione
ma è la mia età dove si sa come si era e non si sa dove si va,
cosa si sarà che responsabilità si hanno nei confronti degli
esseri umani che ti vivono accanto e attraverso questo vetro
vedo il mondo come una scacchiera dove ogni mossa che io
faccio può cambiare la partita intera ed ho paura di essere
mangiato ed ho paura pure di mangiare mi perdo nelle 13
letture, i
libri dello zen ed il vangelo l'astrologia che mi racconta
il cielo galleggio
alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare
ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare. Mi
offrono un incarico di responsabilità non so cos'è il
coraggio se prendere e mollare tutto se scegliere la fuga
od affrontare questa realtà difficile da interpretare ma
bella da esplorare provare a immaginare cosa sarò
quando avrò attraversato il mare portato questo carico
importante a destinazione dove sarò al riparo dal
prossimo monsone mi offrono un incarico di
responsabilità domani andrò giù al porto e gli dirò che
sono pronto a partire getterò i bagagli in mare studierò
le carte e aspetterò di sapere per dove si parte quando
si parte e quando passerà il monsone dirò levate
l'ancora diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la
direzione questa è la decisione.
QUALCOSA CHE NON C’E’
(Elisa – Soundtrack)
Tutto questo tempo a chiedermi
Cos'è che non mi lascia in pace
Tutti questi anni a chiedermi
Se vado veramente bene
Così
Come sono
Così
delusioni, i sogni.
Il testo si apre con la frase: “Ogni cosa è un colore. Ogni
emozione è un colore. Il silenzio è bianco”. I colori cardinali della
storia sono tre, come i personaggi principali: il bianco, il rosso e
l’azzurro, Leo, Beatrice e Silvia. Se il primo rappresenta il
silenzio, il vuoto e la rassegnazione, insomma il negativo – visto
che è un non colore e quindi “non ha confini”, e molte volte Leo,
il sedicenne protagonista, si perde in esso; il secondo è l’amore, è
tempesta, è sole, è il nuovo, è la ragazza fonte d’amore; il terzo è
un porto sicuro a cui tornare, è l’amicizia, è la parola, è…
Fabio Volo “è una vita che ti aspetto” ed. Feltrinelli
la storia:
Francesco è un ragazzo come tanti altri, che superati i trent’anni si
accorge di quanto la sua esistenza sia confusa, ingestibile, priva di
un senso che dia valore al suo tempo. Vive nella contraddizione,
ha un lavoro remunerativo, ma per placare lo stress che deriva
dalle tante ore passate a sgobbare, spende i suoi soldi in oggetti
che gli riducano l’esaurimento.
Il protagonista di “E’ una vita che ti aspetto” ama tantissimo suo
padre, ma non riesce ad avere un rapporto semplice e affettuoso
con lui. Vorrebbe smettere di fumare, ma continua ostinatamente a
farsi le canne, vorrebbe innamorarsi, ma non fa altro che passare
da una donna all’altra. Donne che riescono ad appagare il suo
piacere narcisistico e non quello dell’anima.
Così un giorno
Ho scritto sul quaderno
Io farò sognare il mondo con la musica
Non molto tempo
Dopo quando mi bastava
Fare un salto per
Raggiungere la felicità
E la verità è che
Ma la cosa più estrema del suo modo di essere paradossale, è che
vorrebbe tanto stare da solo, puntare su se stesso, ma teme di
essere escluso dal gruppo e dal resto, quindi sta fermo…
A un certo punto, però, come per magia, probabilmente dopo aver
toccato il fondo, dopo essersi svuotato completamente, si accorge
che continuare così non è giusto, che le cose in quel modo non
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Libri da leggere
Gustavo Pietropolli Charmet – Loredana Cirillo
“Adolescienza”,
manuale per genitori e figli sull’orlo di una crisi di nervi
Ed. San Paolo
L'adolescenza è la fase di passaggio dall'infanzia all'età adulta,
ma anche il momento più difficile nella vita di un genitore, che
si ritrova in casa un figlio che - spesso - non riesce a capire. In
sessantacinque punti Gustavo Pietropolli Charmet e Loredana
Cirillo affrontano - insieme a un team di specialisti - i problemi
con cui mamme e papà devono fare i conti ogni giorno e danno
delle risposte concrete ed efficaci. Chi è l'adolescente? Come
comportarsi con un figlio che racconta bugie? E a cosa servono
le sue bugie e le reticenze? Si può leggere il diario segreto
lasciato sulla scrivania, o peggio nascosto nel cassetto? Ma sarà
poi tutto vero quel che c'è scritto? Dalla cameretta off-limits al
"non rompere", dal coprifuoco notturno alla scoperta della
sessualità, un libro che - con un linguaggio immediato e chiaro aiuta i genitori nel loro compito.
D’Avenia Alessandro “Bianca come il latte, rosso come il
sangue” ed. Mondadori
Opera prima di Alessandro D’Avenia, il romanzo è annoverabile
tra quelli di formazione e racconta di adolescenti alle prese con
la vita.
“Bianca come il latte, rossa come il sangue” è un libro
scorrevole, da leggere d’un fiato che ci riporta sui banchi di
scuola con le dovute differenze dei tempi, quando Wikipedia non
era utilizzato per una ricerca o quando “prof” non era parola da
utilizzare, che fa riflettere su tematiche ricorrenti: il rapporto
genitori/figli, insegnanti/studenti, il primo amore, le prime
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Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c'è
Invece di guardare il sole sorgere
Questo è sempre stato un modo
Per fermare il tempo
E la velocità
I passi svelti della gente
La disattenzione
Le parole dette
Senza umiltà
Senza cuore così
Solo per far rumore
Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c'è
Invece di guardare
Il sole sorgere
E miracolosamente non
Ho smesso di sognare
E miracolosamente
Non riesco a non sperare
E se c'è un segreto
E' fare tutto come
Se vedessi solo il sole
Un segreto è fare tutto
Come se
Fare tutto
Come se
Vedessi solo il sole
Vedessi solo il sole
Vedessi solo il sole
E non
Qualcosa che non c'è
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Perché a Messa?
Vi siete mai posti la domanda: «perché vado a Messa?».
Ecco alcune testimonianze
Si va volentieri
Matteo, 16 anni, studente di liceo classico, per esempio, ci
confida che ci va «volentieri», e aggiunge: «non mi annoio». A
questa disposizione d’animo positiva contribuiscono certo
anche fattori esterni: «il fatto che ci trovo gli amici, i
compagni…». Federica, 15 anni, studentessa anche lei liceale,
conferma che va a Messa anche nei giorni feriali. «Non tutti i
giorni – precisa –, ma mi capita di frequentare la messa
vespertina, perché come animatrice assisto i bambini del
catechismo all’oratorio», dunque, la Messa è un’occasione per
«ricaricarsi».
Se ne sente il bisogno
Lucrezia, 15 anni, frequenta il quinto ginnasio, riconosce
inoltre che quando va a Messa «l’ascolto delle letture e
dell’omelia sono momenti importanti che consentono di
riflettere e danno una risposta ai tuoi problemi, ai dubbi, alle
tue ansie, alle contrarietà che immancabilmente ti ritrovi ad
affrontare durante la settimana, in famiglia, con gli amici, a
scuola… Sembra quasi che quelle letture parlino a noi in prima
persona, e ti coinvolgono intimamente». Andrea, 26 anni, neo
laureato in Legge, ci rivela che non va a Messa per abitudine,
ma perché «ne sento il bisogno». Avverte la necessità di
ricevere misericordia da parte di Dio, e di fare la comunione in
quanto sa che è «un’energia in più che mi viene donata proprio
e solo a Messa». Ludovico, 24 anni, apprendista meccanico,
dichiara che a volte prova una certa emozione quando va a
Messa, si sente coinvolto, ma ammette che prima non era così:
infatti ci andava perché erano i suoi genitori che lo avevano
educato in quella direzione, a «ordinarglielo», e quindi si
sentiva come «forzato». Ha voluto capirci di più, ci ha pregato
su, ha reagito e ora ci va spontaneamente perché ne è
convinto. A differenza di Antonio, 19 anni, suo amico, che fa
lavori saltuari aiutando in un bar, il quale si era allontanato
dalla chiesa, non andava a Messa perché riteneva 16
la cosa
«improponibile».
Tutto sapeva di esteriorità e le parole che si
pronunciavano o si sentivano, erano incomprensibili,
addirittura «anacronistiche». Poi «è tornato all’ovile», e ha
compreso che la partecipazione alla messa non «è cosa da
poco».
Un faccia a faccia con Dio
Marco, 23 anni, studente in Medicina definisce la Messa come
«una sorta di imbuto che porta al momento della Comunione».
E aggiunge: «quel momento lo accolgo, cercando di fare un
po’ di silenzio dentro di me». È un incontro, un faccia a faccia
tra Dio e lui, personale, misterioso, senza il bisogno che «sia
affollato di parole». Laura, 27 anni, insegnante di lettere alle
prime armi, ha scoperto nella Messa la bellezza del senso della
comunità, dice: «Il fare comunità, il sentirsi far parte della
famiglia di Dio comporta l’emozione di condividere insieme ad
altri, a tutti i presenti il dono che Dio fa di se stesso a noi
riuniti in chiesa». Antonella, studentessa quindicenne, non si
sente obbligata, né lo fa per abitudine, ha semplicemente
«voglia di andare a Messa». Perché è consapevole di
«incontrare un amico con l’A maiuscola». Roberto, 15 anni,
frequenta l’istituto tecnico, ammette che va a Messa «per
abitudine», ma anche «per fortuna», per lui in effetti è un
momento importante in cui «pregare insieme alla comunità» e
fare presente a Dio le sue esigenze e necessità. Valeria, 24
anni, laurea in Biologia, ancora in cerca di un lavoro, non ha
dubbi: «Si tratta di un bell’appuntamento! Che ti dà la giusta
carica per affrontare la settimana». Sostiene inoltre che «da
parte mia c’è un impegno in più, perché aiuto il mio gruppo
nell’animare,
organizzare,
gestire
la
Messa,
infatti
provvediamo all’assegnazione delle letture, prepariamo la
preghiera dei fedeli, facciamo l’offertorio, programmiamo i
canti, ecc.». «Queste cose mi aiutano a sentire la messa una
cosa mia, una cosa propria, e la vivo con maggiore
partecipazione, ne sono coinvolta in prima persona, con un
i n t e r e s s e
s e m p r e
n u o v o » .
La Messa dunque, in base a queste riflessioni offerte a caldo
da alcuni giovani praticanti, si comprende che non è solo un
rito da esaurire in fretta e/o di malavoglia. È un’esperienza da
fare nell’ottica della maturazione personale della propria fede
17 si è
cristiana. Si va a Messa per incontrare «un amico», che
sacrificato, ha dato la sua vita per noi ed è risorto. Questo
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sei con noi don bosco