Settembre 2007 N. 89 1 2 Sommario IN CORDATA DALLA REDAZIONE Pag. 3 LA PAROLA DELLA MADRE Pag. 4 depliant per Fondatore Pag. 5 VERSO IL 150° DI FONDAZIONE: Il sogno di Padre Salerio - Le prime realizzazioni realizzazioni APPRFONDIMENTI: Il disagio adolescenziale Pag. 6 Pag. 8 IN CORDATA CON... ...L’ITALIA: ...L’ITALIA: San Donà: Sfilata giovane Pag. 10 Nazareth e Sicar - luoghi di vita, ieri come oggi Pag. 11 Nazareth: Battesimo e Matrimonio di volontari Pag. 13 Istituto Sacro Cuore: Un laboratorio di biologia molecolare... Pag. 14 Varese: Una storia di integrazione Pag. 16 Semi di speranza Pag. 18 Abbiategrasso: Let’s go to Myanmar! Pag. 19 Rho: Rifiuto, non ti rifiuto Pag. 20 ...LA PAPUA: PAPUA: “News”… da Gusaweta! Pag. 21 IL BRASILE: La visita del Papa Benedetto Pag. 22 ...L’AUSTRALIA: ...L’AUSTRALIA: Grazie, Madre, per la sua visita! Pag. 26 ...IL MYANMAR: MYANMAR: Pag. 28 Storia di fondazioni - Il conveno“Divin Redemption” di Dorokho Dorokho Pag. 28 ADORAZIONE COMUNITARIA: L’amore di Dio è in mezzo a noi Pag. 29 RICORDIAMO LE NOSTRE DEFUNTE: E detergerà ogni lacrima Pag. 31 ISTITUTO SUORE DELLA RIPARAZIONE Indirizzo: Via Padre Carlo Salerio, 53 20151 MILANO Tel. 02.38007316 - Fax 02.3086070 - ee-mail: mail: [email protected] GRUPPO REDAZIONALE: Madre Vittoria Papa - Augusta Negri - Tilde Longhi - Maria Beretta Beretta RECAPITI: Manuale: “IN CORDATA” Casa Generalizia - Milano Via Padre Carlo Salerio ,53 E-mail: “IN CORDATA” casageneralizia casageneralizia @suoredellariparazione.191.it [email protected] IN COPERTINA: DOLOMITI [La seguente stampa è ad uso interno] interno] Identità Il bellissimo messaggio del Papa benedetto XVI ai giovani, dal titolo programmatico “Avrete forza dallo Spirito santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”, testimoni” contiene indicazioni ed arricchimenti per tutti noi. Identità, vocazione, missione: punto di partenza sono i sacramenti della iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima, Eucaristia, fa seguito la sequela di Gesù Cristo fino alla sua imitazione, fino a condividere con lui mentalità, sentimenti (abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù – Fil. 2,5), passione, dedizione “fino alla fine”. Quando Padre Carlo Salerio dava vita alla nuova famiglia religiosa (l’opera della sua maturità spirituale) e la voleva all’insegna della riparazione, non faceva altro che proporre di vivere al vita cristiana non annacquata, ma seria e generosa, facendo anche riferimento al binomio “verginità e martirio”; per questo la mise sotto la protezione e il modello del Cuore Immacolato di Maria. La Madre di Gesù è divenuta madre di tutti ai piedi della croce dopo che lei, l’Immacolata, la Purissima, ha dovuto fare l’esperienza di crescere in un mondo segnato dalla presenza del peccato e di peccatori che non poteva non incontrar sui suoi passi, mondo, anche allora di pregiudizi e di male di ogni genere, ma nello stesso tempo guardando il suo divin Figlio e osservando gli avvenimenti e “conservando tutto nel suo cuore”, imparò non solamente a detestare il male ma soprattutto ad avere compassione, ad amare, ad offrirsi per la causa della redenzione e, con la sua santità sempre più sovrabbondante, a riparare. Scorrendo le pagine di questo numero di In Cordata, trovo a pag. 16 il sottotitolo “vittima di amore”: amore” è una definizione appropriata che potremmo attribuire anche ad altre persone fortemente provate dall’esistenza e capaci di accettare il sacrificio, vittime il più delle volte inconsapevoli di esserlo. Certo, noi non dovremmo esternare con troppa frequenza le parole: vittima, olocausto, perché è quasi abbassarne il valore, ma siamo chiamati a vivere dal di dentro la nostra adesione a Dio e a Cristo con un orientamento interiore che tende all’offerta di sé. Tra gli aiuti spirituali, determinante è l’Eucaristia, dove Gesù rinnova, sull’altare, il sacrificio del Calvario e, nell’ostensorio e nel tabernacolo, è presente per incontrarci e proporsi a noi che andiamo ripetendo nella preghiera eucaristica: “avendo amato i suoi, li amò fino alla fine”. Così si forma l’identità cristiana e riparatrice nella giusta direzione per una vita non dispersa ma unificata. E se Padre Carlo Salerio vivesse oggi, in questo nostro mondo, ripeterebbe: “Non vi dirò molto, ma griderò con tutto il cuore: RIPARAZIONE!”. PARAZIONE!” A.V.P. 3 4 (La Madre) “Quanto tempo che non vi vedo! Fate bene, andate avanti con coraggio. Avete in vostra mano anima e corpo di tante ragazze, che, ben coltivate e dirette, faranno un gran bene; ma per questo ci vuole in voi umiltà e spirito di orazione. Vi raccomando, state sempre in buona unione e concordia; continuate ad accrescere l’opera del Signore. Vi benedico, o figliuole, e benedico tutte. ...Eccomi nelle sue mani. In questa stanza moriva l’amatissimo don Paolo Reina; ecco, è venuta la mia ora. Ho già disposto le mie cose in modo da non aver d’ora innanzi altro pensiero che per l’anima. ...Saluto e benedico tutte. E poi più nulla sulla terra. Paradiso! Paradiso! Paradiso! O Gesù Salvatore, che per liberarci dai nostri peccati ti sei offerto vittima al Padre e per nostro amore ti sei fatto obbediente fino alla morte di croce, Piero Gheddo: Carlo Salerio - pag. 241-242 noi ti preghiamo umilmente di glorificare, anche su questa terra, il tuo servo, Padre Carlo Salerio, 29 settembre 1870 29 settembre 2007 che consacrò se stesso alla gloria della Santissima Trinità e alla salvezza delle anime più bisognose e abbandonte, perché sia, anche Nel ricordo del Servo di Dio e Venerato Padre Carlo Salerio le Suore della Riparazione invitano ad un pomeriggio celebrativo Ore 15.30 Incontro celebrativo/formativo sul tema: ………………………….. ……………………………….. presentato da: Dott.ssa Francesca Consolini (?) oggi, modello di intenso amore per l’Eucaristia e di fervente carità apostolica. Ti supplichiamo di volerci concedere, per sua intercessione, la grazia. . ., che ardentemente desideriamo. Gloria. . . Postulatrice della causa di Beatificazione e Don Ennio Apeciti (?) Preside della Facoltà dell’Italia settentrionale Ore 18.00 Santa Messa (prefestiva) Presieduta da …………………. L’invito è rivolto a tutti Coloro che ricevessero grazie per intercessione del Servo di Dio sono pregati di informare la segreteria delle Suore della Riparazione Tel. 02.38007314—Fax 02.3086070 E-mail: [email protected] Milano, Via Padre Carlo Salerio, 53 5 6 Il sogno di Padre Salerio - le prime realizzazioni perché si mostrino sensibili ai doveri derivanti “Il suo sguardo e il suo cuore non erano fatti per gli orizzonti chiusi” “…anche Maria Carolina orsenigo batteva ella dal loro nome… Le opere di riparazione non si possono fare senza sangue, cioè senza penitenza e mortificazio- pure strade non comuni…”. Così diceva di lei il fratello Don Luigi Orsenigo, rientrato in diocesi dopo una breve esperienza all’Istituto Missioni Estere. “Orizzonti aperti, strade comuni” due temi che presentano uno scenario affascinante e complesso dove luci e ombre si intrecciano per la realizzazione di un progetto destinato a durare, nel tempo, per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Milano: All’Orsenigo l’imbocco della nuova strada non si ne (Esortazioni, Madre Orsenigo). presentò del tutto facile, c’era tutto da impostare, La prima opera esterna a cui si dedicò da Fon- con creatività, carità, dedizione e, come ella datrice la Madre Orsenigo fu la visita settimanale qualche volta diceva “il Salerio non era di facile all’ospedale delle donne dissolute. Quale predi- contentatura”. lezione per quelle creature!… Defraudate o ferite “Casa di Nazareth” il significato religioso e morale di questo titolo sarà spessissimo l’argomento dei discorsi del Salerio alle sue figlie spirituali, con le quali si mostrava sempre esigentissimo nella loro dignità di donne e di mamme, ma pur sempre depositarie del dono di trasmettere la vita. I gesti di riparazione, nei loro confronti, di ascolto, preghiera, comprensione, cure, incoraggiamento, appaiono alla nostra riflessione come tante delicate pennellate per ridipingere quell’immagine originaria che la Misericordia divina ha impressa in ogni creatura. Oggi, in molti vissuti di donne si parla di violenza, di sfruttamento, di “tratta”. Sono voci che si alzano e chiedono con tutta forza “riparazione”. Altre prestazioni apostoliche furono richieste all’incipiente Istituto. Una casa per le “povere serMilano: venti” della città; questa casa della “Provvidenza” fu la prima casa filiale. Nonostante i tempi si presentassero burrascosi, in fatto di religione, la Madre Fondatrice riceve con una certa frequenza quelle sue figlie, le incoraggiava nei loro propositi a vigilare sulla osservanza dei doveri quotidiani. dal regio Tribunale di Milano il permesso di visi- Intanto l’incontro con le persone dedite alla gio- tare le carceri, premesso che sarà esteso alle ventù più disagiata, l’affidamento di alcune gio- altre riparatrici. Un dato importante, allora come vani da parte della polizia, che offrivano speran- oggi. Un altro tassello che era nel sogno del Sa- za di ravvedimento, le cure della orsenigo intor- lerio e di Madre Orsenigo. Visitare i carcerati è no a quella primizia delle sue figlie adottive, che opera di misericordia proposta dal Vangelo e in- non passavano inosservate all’autorità giudizia- sieme impegno solidale di riparazione. Accosta- ria, che continuò ad inviarne un numero sempre re fratelli che hanno intrapreso sentieri sbagliati crescente, determinarono la primaria missione è mettersi in atteggiamento di continua verifica dell’Istituto. per essere in grado di pronunciare “parole vere” a chi è stato annebbiato, per volontà propria o altrui, da false mete, e proporre messaggi di Con questa istituzione il Salerio veniva ad inserirsi nella storia della beneficenza milanese e lombarda. speranza che scaturiscono unicamente dal Cuore di Cristo. “…Portiamo a questa fornace arden- Una eredità impegnativa ed entusiasmante in- te le anime affidate alle nostre cure… chiedia- sieme, per continuare nella concretezza il so- mogli di saperlo vedere e servire in tutte le ani- gno. me”. (Direttorio) Madre Augusta Negri “E vivevano felici”. Il Padre Salerio, che visitava “Il mondo non si accorge di quanto si compie in questa umile casetta. Invece gli Angeli Custodi, sotto gli asupici dei quali si fonda la casa, e che presiedono a quanto stiamo compiendo, vedono in voi le pietre fondamentali su cui si innalzerà l’edificio di una istituzione che dovrà portare alla terra una benedizione immensa”. 2 ottobre 1859: Dal discorso di Padre Salerio Quadro della Madonna davanti alla quale Madre Maria Carolina Orsenigo si consacrò a Dio insieme alle sue amiche e collaboratrici: Teresa Gatti, Angiolina Arnaboldi e Rosa Morlacchi 7 8 Il disagio adolescenziale A partire da questo numero la redazione di IN CORDATA presenta alcuni articoli di conoscenza e approfondimento della realtà adolescenziale e, in particolare, di quell’adolescenza problematica che fu l’assillo apostolico del Servo di Dio Padre Carlo Salerio e della Venerata Madre Maria Carolina Orsenigo e di cui l’Istituto delle Suore della Riparazione si è sempre interessato prendendosene cura mediante gli storici “gruppi” di ragazze o le attuali comunità residenziali, come anche con la formazione scolastica e professionale. Gli articoli svilupperanno tre aspetti: perché l’adolescenza per alcune ragazze si trasforma in “disagio”; quali sono le risposte della società di fronte a tale malessere; come è configurato il servizio che la Casa di Nazareth offre alle minori nelle comunità e nelle scuole. Come dice la parola, il dis-agio indica la mancanza - dis - di agio, ; dal francese antico aise, aise derivato dal latino “adiacere” - , di tranquillità di spirito. Il disagio è una difficoltà esistenziale, quindi è sempre doloroso: lo è in modo particolare negli anni dell’adolescenza. L’adolescenza è il periodo della vita in cui si passa dall’infanzia alla giovinezza: si deve cioè “ traghettare” verso la realtà di persona adulta e si vive una situazione di precarietà che, in quanto tale, rende fragili. Cambia il fisico, si ha una diversa percezione di sé e del mondo, si hanno interessi nuovi, si tengono comportamenti contraddittori; c’è una forte spinta all’autonomia insieme ad un bisogno di dipendenza; non si persegue più l’identificazione con le persone adulte e si ricerca il gruppo dei coetanei; si assumono atteggiamenti di sfida e si tengono condotte oppositive. Tali difficoltà sono, per altro, parte essenziale di ogni percorso di crescita e generalmente sono superate per la costante presenza di adulti disponibili a rispondere ai bisogni dell’adolescente ed a mettere in gioco se stessi nella relazione. A volte, invece, l’adolescente vive una sofferenza molto grande, causata dalla consapevolezza – impossibile negli anni dell’infanzia – di difficoltà intrafamiliari esistenti da molto tempo, ed è portato a mettere in atto condotte negative: sono queste le situazioni a cui ci si vuole riferire quando si considera il disagio adolescenziale come fenomeno sociale. I comportamenti problematici agiti dall’adolescente sono molteplici e differenziati - quelli solitamente più considerati sono un forte rifiuto scolastico e gravi difficoltà nelle relazioni interne al nucleo familiare – e compromettono seriamente il cammino di maturazione personale: sono infatti a rischio l’acquisizione dell’identità, la capacità di scelte autonome e consapevoli, la possibilità di relazioni sociali ed affettive stabili, l’inserimento con soddisfazione nel mondo del lavoro. In situazioni particolarmente gravi si arriva alla devianza - anche commettendo reati -, in altre alla ricerca del pericolo fino al limite estremo: si mani festa così il rifiuto per le regole, che rendono possibile la convivenza sociale, come pure per i valori che ne stanno alla base, compreso quello della vita stessa. Le cause del grave disagio dell’adolescente sono molteplici. La famiglia, luogo delle radici e dello sviluppo, è chiamata a svolgere un compito essenziale nella crescita dell’adolescente: si verificano, però, situazioni in cui la famiglia non è mai esistita o si dibatte in molte difficoltà – economiche, relazionali, educative, culturali, ambientali – e non è in grado di accudire, di “prendersi cura” dell’adolescente – o si limita a soddisfare i suoi bisogni elementari -, di coltivare modalità di relazione che sono a fondamento della crescita. La società di oggi presenta i più diversi valori ed i più differenti modelli di vita; all’interno della stessa società si verificano, inoltre, continui mutamenti - come pure all’interno della famiglia dovuti anche alla sempre maggiore diffusione della tecnologia, che comportano cambiamenti nel lavoro, nei ruoli, nelle relazioni: questa realtà di vita acuisce il disorientamento dell’adolescente che, invece, in passato si vedeva proporre modelli univoci – in quanto socialmente condivisi – e stabili e sapeva che la loro accettazione gli garantiva l’inclusione nel tessuto sociale. La pluralità dei valori e dei modelli proposti e la rapidità dei mutamenti comporta che la famiglia, la scuola, la società siano scarsamente normative e che i comportamenti negativi vengano sanzionati solo se estremamente gravi: ne consegue che l’adolescente non è aiutato a rispettare le regole, a mantenere gli impegni, ad assumere le proprie responsabilità; non neppure messo in grado di sviluppare un senso di appartenenza, né a livello familiare, né sociale e non ha la possibilità di distinguere tra ciò che è bene e ciò che è male. Da alcuni anni si evidenzia una nuova dimensione di disagio, legata al fenomeno delle immigra- zioni di imponenti flussi di persone che sperano di trovare nel nostro diffuso benessere una possibilità di sopravvivenza: queste persone – e in modo del tutto particolare le adolescenti - vengono a trovarsi in una situazione di forte disagio perché il nostro ambiente di vita contrasta profondamente con la loro cultura; le ragazze vorrebbero, infatti, aderire ai comportamenti, agli stili di vita delle coetanee che incontrano: questo loro desiderio è però negato e contrastato dalla famiglia, che lo vive come un tradimento dei propri valori, con il conseguente insorgere di profondi conflitti interfamiliari e di crisi di identità e difficoltà di socializzazione nelle adolescenti. Il disagio adolescenziale molto spesso rimane ignorato - e per farlo emergere si rende necessario un delicato e lungo lavoro - perché la famiglia che lo vive non ha consapevolezza della sua gravità, nega l’esistenza dei problemi o rifiuta di chiedere aiuto, perché non vuole sia conosciuta la propria realtà di vita o perché ha paura che il figlio sia “portato via” dai servizi sociali: questo atteggiamento aggrava le problematiche e compromette ulteriormente l’esito degli interventi di aiuto. Ass. Sociale Carla Cagnaroni Consulente della Casa di Nazareth 9 10 Da San Dona’ di Piave - “Sfilata Giovane” Il Centro di Formazione “San Luigi” di San Dona’ di Piave ha celebrato nel corso dell’anno scolastico 2006-2007 i suoi 50 anni di attività. Fra i numerosi eventi a programma riportiamo la cronaca dell’ultimo: la “SFILATA GIOVANE” che ha suscitato nelle ragazze un grande coinvolgimento ed entusiasmo. Sicuramente le stelle sono state le spettatrici, assieme ad un folto pubblico, della sfilata “Adolescenti in primavera”, organizzata lo scorso 21 maggio nel cortile del centro di formazione professionale San Luigi di San Donà di Piave. “La metafora” - spiega Madre Elisabetta, direttrice del CFP San Luigi - mi è familiare, perché usata dalla Fondatrice delle Suore della Riparazione, Madre Maria Carolina Orsenigo, che voleva le sue suore come delle stelle in mezzo alle tenebre risplendenti di virtù per attirare le anime al bene e al Signore”. Nell’anno di celebrazione del 50° dell’attività di formazione, che attualmente propone i percorsi professionali di operatore amministrativo, commerciale, operatore di segreteria ed acconciatora, gli insegnanti e tutti gli operatori di questa scuola cattolica, hanno voluto proporre un’iniziativa che testimoniasse il rinnovamento e la vitalità del centro per rendere attuale la preziosa eredità consegnata dall’Istituto delle Suore della Riparazione: il carisma che mette al centro la persona dei giovani e la loro educazione per diventare personalità forti ed impegnate nella storia e nel sociale. Con lo sguardo proteso in avanti il Centro di formazione professionale vuole offrire ai giovani gli strumenti conoscitivi e professionali adeguati e d’avanguardia per trovare il proprio posto come persone e come lavoratori nel mondo del lavoro. Così la serata del 21 maggio ha realizzato un eccezionale sodalizio: gli allievi ed i loro formatori sono stati affiancati da esperti dei diversi settori professionali (trucco, acconciature, servizio di accoglienza, scenografie, musiche) e dagli sponsor, i commercianti di via XIII Martiri, per realizzare una sfilata di cultura, arte e moda, all’insegna della bellezza. Tra le varie passerelle di vestiti, occhiali e accessori, anche floreali, si è potuta gustare anche la recitazione della Creazione tratta dalla Genesi con la proiezione delle immagini della Cappella Sistina, poesie di Emily Dickinson abbinate alle musiche di Beethoven e Grig. Ed è anche stata l’occasione, considerata la natura della scuola cattolica, di fare sintesi tra cultura e fede: la serata si è infatti conclusa con l’omaggio a Maria, nel mese di maggio a lei dedicato. Durante la sfilata degli abiti da sposa, accompagnati dalle note e dal canto dell’Ave Maria di Schubert, tra l’ala multicolore delle allieve modelle, è stato offerto alla statua della Madonna il bouquet di fiori. Alla serata erano presenti anche il sindaco Francesca Zaccariotto e l’assessore alla Cultura ed Istruzione Pietro Furlan a testimonianza che la scuola non può essere pensata separatamentedalle altre istitutzioni, ma deve rapportarsi con la società nel suo complesso Michele Vidotto Milano - Nazareth… e …Sicar luoghi di vita, ieri come oggi Seguendo le ispirazioni dello Spirito e le strade che Lui stesso favorisce e predispone, alcune religiose della Casa di Nazareth e la fraternità Pozzo di Sicar [vedi testimonianza a pagina 12] si sono incontrate nel corso di quest’anno per iniziare un discernimento sulle rispettive esperienze. La domanda: Signore, che forma vuoi che prenda il nostro seguire te?… che lo Spirito ha suggerito per bocca del suo ministro, Don Matteo Panzeri, Vicario della Parrocchia S. Elena di Milano e assistente spirituale per le ragazze della Casa di Nazareth e del Centro di Formazione Professionale, ha offerto l’occasione per un cammino appena iniziato, che lasciamo allo Spirito di condurre. Riportiamo alcuni stralci della meditazione offerta da Don Matteo per addentrarci insieme nelle sfide di cui parla il documento RIPARTIRE DA CRISTO al n. 31: “Oggi si riscopre sempre più il fatto che i carismi dei fondatori e delle fondatrici, essendo stati suscitati dallo Spirito per il bene di tutti, devono essere di nuovo ricollocati al centro stesso della Chiesa, aperti alla comunione e alla partecipazione di tutti i membri del popolo di Dio”. IN ASCOLTO DEI DISCEPOLI DEL SIGNORE Per piccolissimi accenni, vorrei offrirvi nove parole in cui vedo le caratteristiche con cui Carlo Salerio, Carolina Orsenigo e Anna Maria Marovich hanno saputo incarnare il dinamismo pasquale che avevano dentro. - Quotidianità: fin da bambini le loro vite sono immerse in un clima composto da una miriade di gesti semplici e concreti che in qualche modo, silenziosamente, raccontano la Risurrezione. - Scioltezza: non sono stati rigidi. Sia nello slancio della giovinezza che nei tempi della maturità questi santi hanno gustato il bene, anche a costo di un po’ di “rivoluzione” dei propri assetti. - Irrequietezza: hanno mal sopportato l’inattivismo, la ponderazione eccessiva, l’inoperosa disarnina delle condizioni e delle fattispecie che rischia di diventare scusa per non muoversi. - Gli ultimi: individuare, tra tutti i bisognosi, gli ultimi come destinatari del loro servizio è una scelta preferenziale che questi santi hanno sempre perseguito in missione, a Milano, a Venezia. - Patire “allegramente”: un paradosso incarnato soprattutto da don Carlo (come da molti altri santi del resto); è la grazia descritta nella prima Lettera di Pietro, la gioia di soffrire con e per Cristo. - I battezzati: centrale, per questi autentici discepoli del Signore non è la consacrazione, la fraternità o lo statuto laicale o clericale; la santità che propongono e vivono è semplicemente un essere discepoli del Vangelo. - Vocazione: Colpisce la determinazione con cui da “sincere generosità” questi santi maturino un impegno stabile di tutta la vita; si tratta della radicalità evangelica. - Passione di Cristo: è il condividere con Lui l’ansia di raggiungere ognuno e la sofferenza del desiderare per tutti l’esperienza della salvezza; S. Paolo la chiama conformazione a Cristo. - Sete di bene: è la radice dell’inventiva e delle grande libertà nelle forme con cui questi dscepoli del Signore diffondono volta per volta, in edizioni sempre nuove, il “profumo di Cristo”. LA CHIESA DI OGGI Oggi ci percepiamo come discepoli del Signore in un contesto sociale pagano che, non prende più necessariamente come riferimento il Vangelo. Molti modelli culturali si affiancano a quello permeato di cristianesimo e questo ci può a volte spaventare. Leggendo i giorni travagliati in cui vissero i fondatori della Casa di Nazareth siamo condotti a riscoprire che c’è una freschezza, un brio tutto particolare che tonifica e sveglia la Chiesa soprattutto nei contesti in cui essa è minoranza. Il piccolo seme è un’immagine cara alla Chiesa fin dai tempi della comunità apostolica. Qualsiasi sbocco dunque che lo Spirito darà al vostro discernimento conterrà questa intenzione di testimoniare, di essere segno, di irradiare un gusto di vita che ha le sue radici in Gesù Cristo; un gusto proposto e annunciato a persone e gruppi sociali che di Cristo non si occupano; sarà insomma il fascino che emanerà dalla vostra esperienza a segnarne l’autenticità, sarà l’ardore dell’annuncio, a far vivere il proprio discepolato con coraggio, con capacità di osare, come testimonia l’adagio di don Carlo, occorre “perdere un po’ la testa” se si vuol seguire la strada dell’amore di Cristo. 11 12 Mi piace qui ricordare un verbo caro al nostro Vescovo emerito, C. M. Martini: “sognare”. Alle soglie del nuovo millennio, in mezzo a tante incertezze, paure e sconvolgimenti, il Card. Martini ci chiese di sognare e di lasciarsi coinvolgere dalla visione di una Chiesa libera, snella e radicata nella gioia pasquale. Forse anche Carlo Salerio e le sue collaboratrici si sono “persi via” a sognare qualcosa di inizialmente irrealizzabile... LA NOSTRA SOCIETÀ Essa è anzitutto piena di povertà. povertà Se Madre Teresa di Calcutta, oltre al Vangelo, diceva spesso: “I poveri li avrete sempre con voi”, le nostre città oggi ne sono un esempio limpido. Lavoro nero, immigrazione, inculturazione, ingiustizie, disagio psichico, violenza, crisi famigliari, solitudini, precarietà del lavoro, crisi economica, criminalità, corruzione, sono solo alcuni dei mille volti delle povertà di oggi. C’è poi una povertà più diffusa che è quella interiore: l’uomo e la donna di oggi non sanno più ritrovare la propria interiorità, il gusto di raccogliersi e, per così dire, elevarsi: ne è prova la volgarità, la sciatteria, il malcostume sempre più diffusi che sfigurano le persone e le riempiono di menzogne. paura. paura L’incertezza economica, il disagio sociale che i media sbandierano, la presenza degli stranieri generano reazioni di diffidenza, di porte chiuse, di paura dell’altro, di attacco autodifensivo evidenziate a partire dal pianerottolo di casa.. La radice di tutto ciò è un’ansia amplificata da una tradizione di operosità a volte portata all’eccesso in nome della produttività, del lavoro, del profitto. Le nostre città sono anche luoghi in cui vive moltissima brava gente. gente C’è un “popolo numeroso” che sa conservare in mille modi, in questo contesto tribolato, tratti di umanità, di apertura, di virtù, di voglia di unire e guarire. Questa energia buona è stemperata a tutti i livelli e in tutte le forme aggregative di cui si compone il tessuto sociale. Questa gente oggi mi pare abbia bisogno di poter vedere un segno; il segno non solo incoraggia, ma stimola e, per così dire, conferma nella via di bene che si è scelta. Queste le considerazioni che a partire dal Vangelo, dalla testimonianza dei santi e dalla realtà di oggi reputo importante tener presente per cominciare a chiederci: Signore, che forma vuoi che prenda il nostro seguire te?”. Le nostre città oggi mi sembrano anche piene di Don Matteo Panzeri La fraternità “il Pozzo di Sicar“. . . . . . è formata da quattro famiglie cristiane radicate nella spiritualità di San Francesco d’Assisi (la maggior parte di noi è membro professo dell’Ordine Francescano Secolare) ed abbiamo fatto nostro il compito di trovare una strada per realizzare appieno l’invito della Chiesa: “Famiglia diventa ciò che sei”. Da questa consapevolezza siamo partiti anni fa guidati dal desiderio di trovare una modalità per stare meglio come famiglie, vivendo una maggiore condivisione tra noi e aiutandoci a trasformare il nostro stile di vita secondo il Vangelo. I valori cardine su cui poggia la fraternità sono: condivisione, accompagnamento tra famiglie e persone, accoglienza, sobrietà. Lo strumento per camminare su questa strada è quello del condominio solidale: realtà abitativa nella quale vivono diverse famiglie ciascuna con i propri spazi ma in un’ottica di mutuo soccorso e di apertura agli altri, metten do in comune le proprie risorse economiche. Importante presupposto è la reciproca fiducia; ogni famiglia rimane tuttavia sovrana, conserva la piena autonomia sulle proprie scelte di vita ed è responsabile anche per quanto riguarda iniziative di accoglienza (affido, eccetera…). Questo nostro cammino ci ha portato a trovare accoglienza tra le mura della Casa di Nazareth, ed anche questo abbiamo voluto leggerlo come un segno che il Signore ci ha posto davanti: è nato così il desiderio di incontrare la comunità di suore che anima quest’opera e la proposta di un cammino comune di conoscenza e di condivisione, ora appena iniziato, che speriamo possa arricchire l’esperienza umana e la fede di entrambe le realtà”. (per la fraternità, Luca) “Nel 1859 il Signore diede ad un suo ministro zelante un granello di senape da piantare: l’opera della Riparazione che incominciò appunto il 2 ottobre di quell’anno. ...Quel granello di venne una pianticella, che poi si fece grande con velocità… L’albero mise profonde radici… [che] lo resero così generoso da generare nuovi virgulti”. [Esortazioni spirituali di M. M. C. Orsenigo n. 157] RICORDI E SORRISI DALLE ALTE VETTE… Nel mese di agosto a Fontanedo di Roncone (TN) si è formata una vivace comunità intercomunitaria ed interculturale; erano infatti presenti “rappresen-tanze” di sorelle delle comunità di Casa Generalizia, Nazareth, Busto Arsizio, Viggiù e Roma. Il “fascino” di quei luoghi non è solo legato alla bellezza della natura, ma anche, per le sorelle italiane, al ricordo dei tempi di Noviziato, quando, di buon’ora si partiva con scarponi ai piedi e scorta di panini nello zaino e si raggiungevano le “malghe” dove, coi mandriani si condivideva il pranzo. Le sorelle birmane, a loro volta, da autentici scoiattoli, amano immergersi nell’incantevole natura arrampicandosi per strade e sentieri impervi, come è usanza in Myanmar. Per tutte, questi giorni ameni sono divenuti “ristoro” del corpo e dello spirito, ma sosprattuto hanno offerto l’opportunità di divenire sempre più sorelle. E chi, come la sottoscritta, non ha avuto il coraggio di tentare la scalata..., si accontenti di ammirare la foto! Mr. Maria B. 13 14 Nazareth: battesimo e matrimonio di volontari TESTIMONIANZA DI UNA RICERCA Riportiamo ampi stralci della lettera che Tania - attuale volontaria della Casa di Nazareth - ha scritto al Cardinal Dionigi Tettamanzi quando, al termine del suo percorso di catecumenato, ha chiesto di ricevere i Sacramenti dell’iniziazione cristiana, nella Parrocchia Sacro Cuore di Gesù alla Gagnola, durante la Veglia Pasquale di quest’anno. A lei le nostre felicitazioni e… buon cammino! “Caro Arcivescovo, mi chiamo Tatiana, ho 32 anni e vengo dall’Ucraina. Sono in Italia da sei anni eho seguito la mia mamma, come migliaia di altre donne che. Ho trovato presto lavoro come badante. In Italia non ho vissuto momenti pericolosi o brutte esperienze; la mia storia è una ricerca di me stessa, della mia strada in questa vita. Potevo essere contenta, ma ho sofferto tanto di nostalgia,… mi sentivo sempre un vuoto nell’anima. Spesso, girando senza meta, entravo nelle bellissime chiese di Milano per pensare e riflettere sulla mia vita… Mi ricordo che un giorno sono salita sul tetto del Duomo di Milano e in questo posto meraviglioso per la prima volta ho sentito la necessità di pregare, di raccontare le mie paure e i miei disagi; mi sono rivolta alla statua dorata della Madonnina e a tutta la città di Milano stesa davanti a me. Non chiedevo niente di preciso, solo aiuto. Da quel giorno è successo per me un piccolo miracolo… La mia migliore amica si chiama Elisa ed all’epoca lavorava come educatrice alla Casa di Nazareth, lei mi è stata vicina nei momenti più difficili della mia vita. Grazie a lei ho conosciuto altre persone, i suoi amici, che facevano volontariato alla Casa di Nazareth. In loro compagnia non mi sono mai sentita estranea o diversa. Il loro esempio per me è stato sempre significativo. E la cosa che li rende diversi è la loro fede, non proclamata con le parole, ma semplicemente vissuta nel quotidiano. Fra i volontari della Casa Nazareth ho incontrato il mio fidanzato, Paolo, ed in lui ho trovato non solo la persona con la quale vorrei passare tutta la mia vita, ma colui che mi ha aiutata a trovare la mia strada verso il Signore. Grazie a lui ho capito che cosa è l’Amore; non solo sentimento ma anche un modo di vivere la vita. Per questo ho deciso di chiedere il Battesimo della Chiesa Cattolica perché il Signore è amore e vorrei vivere la mia vita con questa idea… Vorrei aiutare gli altri e costruire la vita nella fede cristiana con la persona che amo e con l’aiuto del Signore…”. Tatiana Y GESÙ, AIUTACI AD ESSERE LUCE L’UNA PER L’ALTRO Gli sposi Elisa e Sergio attorniati da ragazze, volontari, ed educatrici Domenica 29 luglio u.s. Elisa Campari e Sergio Stasi, Stasi fedeli volontari della Casa di Nazareth, hanno celebrato il sacramento del matrimonio nella nostra cappella Cuore Immacolato di Maria. La S. Messa è stata concelebrata da don Silvano Colombo, parroco di Molinazzo, da don Matteo Panzeri e don Giuseppe Lotta (assistenti spirituali delle nostre ragazze). Erano presenti: ragazze, volontari, suore, parrocchiani, e tanti amici che hanno voluto esserci per gli sposi. Ad Elisa e Sergio auguriamo la piena realizzazione del programma di vita da loro scelto e riportato sulla copertina del libretto di matrimonio: Gesù, aiutaci ad essere luce l’una per l’altro. l’altro Lo Spirito santo fecondi la vita di questa coppia che, nel canto iniziale della S. Messa, ha ribadito al Signore la fedeltà della loro scelta, vissuta e condivisa fino ad oggi: “Tu sei prima d’ogni cosa, prima d’ogni tempo, d’ogni mio pensiero: prima della vita!”. vita!” Auguri anche al volontario, Avv. Marco Farina, Farina [primo a destra nella foto] che il 29 settembre p.v., nella parrocchia Sacro Cuore di Gesù alla Cagnola, celebrerà il suo matrimonio con Daniela Gazzola. Il Signore benedica questa unione e la fecondi di vita, secondo il desiderio che questi giovani portano in cuore! Mr. Maria B. Abbiategrasso: let’s go to Myanmar! Nel 1990 ad Abbiategrasso si costituì il gruppo G.A.I.A. (Gruppo Abbiatense Infanzia Abbandonata). L’idea venne ad una coppia abbiatense in seguito al viaggio in Brasile per adottare un bambino e che venne a contatto con la realtà dei bambini di strada. Si creò subito una catena di solidarietà che si pose come obiettivo il sostegno a distanza, in alcune regioni del mondo, di bimbi in stato di bisogno; garantire un pasto quotidiano,l’assistenza medica necessaria, un minimo di scolarizzazione e assicurare l’assistenza completa agli orfani, erano gli scopi principali di questa organizzazione. Oggi, l’aiuto delle famiglie che sostengono il gruppo è destinato a comunità del Brasile, Congo, Burundi,Russia e Myanmar. Alla fine del 2006, poiché nella nostra città operavano altri gruppi con le medesime finalità, si è creata una ONLUS che porta il nome “AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA-GAIA”. La solidarietà del gruppo si è estesa ad altre realtà dell’India, della Tailandia e del Perù. Circa 10 anni fa, grazie all’amicizia con Madre Maria Luisa Oggioni, ora Superiora della Casa del Rosario di Abbiategrasso, abbiamo conosciuto l’attività che le suore svolgono con i bambini in Myanmar. Da allora è nata una collaborazione costante alimentata dagli incontri sia con la Superiora Generale, Madre Ottavia, sia con le suore che occasionalmente giungono in Italia dalle “case” birmane. Lo scorso 11 maggio, Madre Cristina Magatti, nostra concittadina, ci ha incontrato per raccontarci il suo recente viaggio in terra birmana. In quell’occasione erano presenti tutte le famiglie che hanno un legame con il Myanmar. Madre Cristina ci ha fatto fare un interessante “viaggio” nella realtà locale di quel paese trasmettendoci le sensazioni da lei vissute in prima persona attraverso fotografie e racconti. Dopo aver esordito scusandosi di non essere una buona oratrice, ha saputo tenere vivi l’interesse e l’attenzione della platea per oltre due ore !!! È stata un’esperienza positiva che ci ha confermato la validità del nostro cammino di solidarietà. Sarebbe bello vivere ancora momenti così intensi. Un membro del Gruppo GAIA 15 16 Milano - Istituto Sacro Cuore - Un laboratorio di biologia molecolare e genetica umana La ricerca della biologia moderna fa sperare che si possano migliorare le condizioni di quanti sono colpiti da malattie genetiche, e anche guarire i più piccoli e deboli tra gli esseri umani. Queste mie considerazioni vi dimostrano quanto io approvi e appoggi le vostre ricerche. Tuttavia, riaffermo che esse debbono subordinarsi ai principi e ai valori morali che rispettano e realizzano nella sua pienezza la dignità dell’uomo. (Giovanni Paolo II, Ai partecipanti alla settimana di studio su “La sperimentazione in biologia”, 23 ottobre 1982) La domenica volge al tramonto. In portineria di piazza Buonarroti una giovane coppia chiede del Professor Don Roberto Colombo. Non è difficile trovarlo: è in casa, anzi in laboratorio come ogni giorno, anche se è festa e solennità, ogni ora, anche, di buon mattino, la sera inoltrata perché il suo lavoro non conosce orari; quando nel cortile manca la sua macchina, probabilmente egli è a Roma. Non conosciamo il contenuto del colloquio, ma il congedo è di quelli che ti stringono il cuore: “Ci vuole un miracolo”. Per questa ricerca l’Università Cattolica del S. Cuore ha allestito nei locali del nostro Istituto un laboratorio di Biologia Molecolare e Genetica Umana, in collaborazione con l’Istituto Scientifico Internazionale “Paolo VI” (Roma) e la Pontificia Accademia per la Vita (Città del Vaticano). E’ noto che “La diagnosi e la terapia di molte malattie che si manifestano in persone di ogni età, ma con particolare frequenza colpiscono sin dalla nascita - anzi, ancor prima, a partire dallo sviluppo pre-natale -, in un numero crescente di casi trae vantaggio da una migliore conoscenza dei meccanismi cellulari, molecolari e genetici con cui queste malattie insorgono, presentano una ricorrenza familiare, o progrediscono nel corso della vita dei pazienti. Per questa ragione le basi genetiche e cellulari delle patologie sono oggi al centro dell’attenzione scientifica e clinica di numerosi studiosi nei laboratori di tutto il mondo. Ma la ricerca continua, continua con pazienza, sacrificio, tenacia, intelligenza, aggiornamenti. Con il completamento del Progetto Menoma Umano, Umano la più grande impresa della biome- dicina moderna che sta mettendo a disposizione di tutti i ricercatori la sequenza dei nucleotidi del DNA dell’uomo e della donna, è stata inaugurata una nuova stagione della biologia e della genetica umana, ed è ora richiesto un impegno straordinario perché – nel più breve tempo possibile – tutti gli uomini ed i popoli possano beneficiare dei risultati conseguiti dal Progetto per la scoperta e correzione delle componenti ereditarie delle malattie che li affliggono. La biologia molecolare e la genetica umana rappresentano i fondamenti per la costruzione di una larga parte del sapere della medicina contemporanea, ed i progressi in questo campo sono ritenuti decisivi per gli sviluppi delle capacità diagnostiche, preventive e terapeutiche di chi si “prende cura” dell’uomo che soffre con passione scientifica, competenza professionale e spirito di servizio alla persona”. “Il nuovo laboratorio della Unità di Ricerca in Biologia e Genetica Umana – collocato nella sede universitaria presso l’Istituto Sacro Cuore delle Suore della Riparazione (p.za Buonarroti ang. Via Giotto, Milano) – è stato progettato per rispondere alle necessità di una attività moderna e rigorosa ricerca sperimentale nel campo della biologia molecolare e della genetica umana, e sarà in grado di ospitare studiosi e formare giovani ricercatori che intendono dedicarsi allo studio delle basi biologiche e genetiche delle malattie umane. Esso si situa all’interno di un edificio già completamente attrezzato per le attività didattiche della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del sacro Cuore…”. Se vi venisse la tentazione di domandare a Don Roberto Colombo come concilia il suo assiduo lavoro di laboratorio con la sua vocazione e missione sacerdotale, vi risponderebbe che la sua Messa, celebrata al mattino, continua in lui lungo il corso della giornata e investe il suo lavoro di ricerca e servizio della vita, per un bene sociale, in collaborazione con Dio stesso, che vuole l’attività umana associata alla sua opera creatrice e redentiva. Madre Angela Vittoria Papa Istituto Sacro Cuore - Milano, P.za Buonarroti, 30 - Cortile interno 17 18 Varese - La giornata mondiale del Rifugiato Verso l’integrazione - le migrazioni e l’asilo nel mondo e in Italia ALCUNI DATI ATI SUL FENOMENO DELLE MIGRAZIONI Il numero è in aumento rispetto ai dati 1995 e interessati anche i paesi industrializzati, tra cui l’Italia, che oggi supera i 3 milioni di presenze immigrate e che “nel 2050 è destinata a salire al quarto posto della classifica mondiale tra le nazioni industrializzate che sono meta dei principali flussi migratori” (fonte: ONU, 2007). In questo contesto si collocano le “migrazioni involontarie” di chi chiede protezione in altri paesi. Nel 2005 la popolazione di competenza dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) è pari a 20.751.900 individui, di cui il 40% rifugiati. Nei paesi più industrializzati, lo scorso anno sono state inoltrate 300.000 domande di asilo, il 10% in meno del 2005. In Italia, invece, le domande hanno superato quota 10.000, con un aumento del 10% sul 2005. Ai 10.000 richiedenti asilo nel 2006 vanno sommati i rifugiati (protetti umanitari inclusi), presenti in Italia a fine 2005, stimati in circa 20.000 (fonte ACNUR) e gli oltre 15.000 entrati ben prima dello scorso anno e ancora in attesa di risposta. A queste persone vanno sommati i circa 5.000 richiedenti asilo stimati per il primo semestre 2007. Possiamo dire che il fenomeno dell’asilo riguarda oggi in Italia circa 50.000 persone. Kiptue Koroma - Istituto Addolorata. Via B. Luini, 9, Varese UNA STORIA DI INTEGRAZIONE Vittima d’amore Avevo 18 anni quando ho incontrato l’uomo che avrei amato per tutta la vita. Lui ne aveva 19, venivamo dallo stesso villaggio e parlavamo la stessa lingua. Era alto e bello. Andavamo a scuola insieme, a tutti e due piaceva giocare a pallavolo e andare alla sera a passeggiare lungo il fiume. Mia madre era una negoziante e mio padre un povero pescatore. In tutto eravamo sei in famiglia. Io mi trovavo molto bene con J. Mi aiutava sempre nello studio e nei compiti, specialmente in matematica. Però il nostro amore doveva rimanere nascosto perché se mio padre mi avesse scoperto mi avrebbe mandato via dal villaggio, in un posto dove J. non mi avrebbe potuta trovare. Più di tutto mi piaceva quando andavamo insieme a caccia di uccelli nella foresta. Eravamo sempre insieme… Alla fine della scuola superiore programmavamo di andare all’università insieme, ma mio padre non poteva permettersi di pagarla. Avrei tanto voluto dirgli che avevo una storia con un ragazzo, ma avevo paura della sua reazione. Infatti mio padre aveva già ricevuto del denaro da un omone che sarebbe diventato presto mio marito: era arrivato per me il momento della tradizionale cerimonia di nozze. Il mio cuore batteva forte. Ero stata così felice con J. in quei due anni… “Sto per perderlo!?” pensavo. Oh quanto lo amavo… Ma ormai quell’uomo mi aveva scelto per essere la sua seconda moglie. Lo odiavo. L’avrei voluto morto… J. era scoraggiato. Saremmo dovuti scappare in un’altra città, ma avevo paura: se la mia famiglia mi avesse presa mi avrebbe uccisa. J. lasciò il villaggio per la città. “Se solo venisse a prendermi per portarmi con sé gli direi quanto lo amo…” pensai. Scoppiò la guerra. Mio marito venne ucciso. Io decisi di lasciare il villaggio e di andare in città per cercare lui, il mio vero e unico amore. Appena la nostra auto svoltò per andare verso la strada principale vidi un camioncino in fiamme. I ribelli stavano attaccando il nostro villaggio. Io ero curiosa di vedere com’era un ribelle: erano forse animali?! Allora mi arrampicai sull’albero più vicino per vedere cosa stava succedendo. Sparavano ovunque, uccidendo persone innocenti, persone come noi, nostri fratelli. Li vedevo venire verso il mio nascondiglio. Erano disperati… Passò una donna incinta: “Ehi, donna, che bambino hai in quella pancia?”. “Non lo so”, disse. Andarono a vedere… Che morte terribile! Quando se ne andarono uscii dal mio nascondiglio e tornai al mio villaggio per cercare la mia famiglia. Trovai il villaggio in fiamme. Mio padre era stato ucciso, mia madre bruciò viva nella nostra casa. Dovevo scappare prima che i ribelli prendessero anche me. La mia anima cadde nello sconforto. Il mondo è pieno di avidità, di ricattatori, di assassini. C’era da attraversare un fiume, ma non c’erano barche e non sapevo nuotare. “Cosa posso fare”? Le persone morivano nel fiume. “Dove andrò”? glia mi avrebbe uccisa. Io ti amo. Se solo tu potessi vedere il mio cuore sapresti quanto mi manchi. Ti prego prendimi ancora una volta con te. Ti prometto che non ti lascerò mai. La mia vita è vuota senza te. Ti amo. Caddie.” Nel profondo del mio cuore sapevo che non avrebbe mai letto quella lettera. Non ho mai più avuto sue notizie. La guerra divenne ancora più violenta. Non sapevo dove andare e non potevo trovare più nessuno della mia famiglia. Gridai: “Dio, perché mi hai abbandonato”? Nessuno vuole la guerra, ma nessuno mai riesce ad impedirla… I ribelli ora avevano il controllo su tutto il paese e sulla nostra ricchezza: i nostri bellissimi e insanguinati diamanti. Erano vicini al posto in cui eravamo nascosti. Ancora li vidi tagliare mani di innocenti bambini, costretti a guardare e a vivere gli orrori della guerra. “Dov’è il nostro futuro?”. C’era una maggioranza silenziosa sofferente. Stavamo pagando il prezzo per un minerale che conduce tutti alla pazzia. E io lo odiavo ancora di più. Vidi i ribelli venire da quella parte, allora mi addentrai nella foresta. Camminai per tutta la notte. Durante quel disperato cammino incontrai un amico che mi aiutò a raggiungere la città. La città era colma di gente che correva da una parte all’altra per scappare dai ribelli. Il mio amico era il figlio di uno di loro, ma lui li odiava e si rifiutò di unirsi a loro. Per questo temeva di essere ucciso. Quella notte i ribelli distrussero l’intera città. Erano come formiche. Ho visto macchine bruciare insieme alle persone, ho visto bambini mentre venivano rapiti e strappati alle loro madri. Ho visto i ribelli che tagliavano le mani e i piedi di innocenti. Li ho visti mentre, divertiti, cucivano le bocche delle persone. Non posso dimenticare… Dopo due giorni incontrammo un amico di J.: aveva una sua lettera per me. Lo seguimmo verso la sua casa per avere la lettera. “Ciao Caddie. Sto per lasciare il villaggio perché non posso vederti con un altro uomo. Andrò negli Stati Uniti per unirmi all’esercito. Un giorno tornerò per combattere per il mio paese perché non riesco a stare a guardare i ribelli mentre uccidono i nostri fratelli. So che il tuo cuore non è più per me. La bellezza della vita mi aiuterà a trovare il vero amore. J.” Caddi subito nello sconforto. Mi sedetti e risposi alla sua lettera mentre i miei occhi si riempivano di lacrime. “Mio caro J. non avrei mai voluto ferirti. Ho dovuto sposare quell’uomo, altrimenti la mia fami- Qualche giorno dopo abbiamo dovuto lasciare il nostro nascondiglio perché i ribelli avanzavano. Il mio amico mi propose di sposarlo. Io accettai perché non avevo scelta, ma il mio cuore era ancora per J. Mi mancava molto, lo potevo sentire dentro di me suscitare il mio più intimo sentimento, che gli avevo tenuto nascosto. 19 20 Se lo avessi saputo sarei fuggita con lui. Il mio cuore era gonfio di dolore, spezzato dalle frecce delle pene d’amore. Lo immaginavo, distante migliaia di chilometri e desideravo stare con lui ogni giorno. Lui era buono, gentile e compassionevole. Io soffrivo: non sarebbe più ritornato da me perché io non avevo accettato di scappare con lui. Allora, finalmente mi convinsi di stare con Soleman. Ci fidanzammo e rimasi incinta. Intanto i ribelli avevano nelle loro mani tutta la città eccetto la parte occidentale. Io sapevo che non sarei mai uscita viva dalla città perché le giovani donne venivano rapite. Loro conoscevano il mio fidanzato e se mi avessero vista, incinta, insieme a lui, per me e per il mio bambino non ci sarebbe stato scampo. Dovevo lasciarlo se volevo salvare la mia e quella piccola vita dentro di me. Il mio bambino voleva nascere in un mondo pieno di amore, di compassione e di felicità. Mi rifugiai in una chiesa. Un sacerdote pagò qualcuno per portarmi fuori dal paese. Guardai ancora per un istante la mia terra: scura di giorno, illuminata di notte a causa delle case che bruciavano. Guardavo il mio amato pae- se, il posto in cui sono nata, diventare un campo di battaglia, in cui ciascuno cercava disperatamente di lottare per la vita. La mia casa, la mia famiglia, tutti cancellati dalla guerra. Pregai Dio di venire giù e di punire tutti i responsabili di questo inferno. Ho camminato nella foresta per una settimana prima di raggiungere il paese confinante. Lì ho preso un aereo che mi ha portato in Italia. In Italia sono stata accolta e aiutata. Qui è nata la mia bellissima bambina e ora ci sentiamo come a casa. Ma i miei pensieri corrono sempre verso la mia amata Sierra Leone. Kiptue K. Nella Comunità di accoglienza di Via Luini, ora Kiptue collabora con gli operatori Caritas e le Suore per l’inserimento delle nuove ospiti. E’ una presenza positiva sotto tutti gli aspetti, non solo per la conoscenza delle lingue, ma soprattutto per la sua grande generosità e disponibilità. Ha rapporti di amicizia all’esterno con qualche famiglia italiana ed è aperta ad ogni proposta di socializzazione. Si spera che anche per le altre richiedenti asilo, ci siano sentieri simili. IL DIAMANTE: UN MINERALE CHE CONDUCE TUTTI ALLA PAZZIA La Sierra Leone [Serra Lyoa = la montagna del leone] deve il suo nome ai portoghesi, primi europei a sbarcarvi nel 1462; a partire dal XVII secolo però, l'influenza dei commercianti inglesi ha avuto però il sopravvento. Il paese dispone d'enormi risorse: giacimenti di diamanti, d'oro, di bauxite e di rutilio, eppure la maggior parte della popolazione è estremamente povera! La Sierra Leone, con la sua capitale Freetown (=città libera!), sta affogando in un oceano di sangue. Il RUF (Fronte Unito Rivoluzionario) vuole la conquista del potere e per ottenerla ha bisogno delle armi. Le armi non è in grado di fabbricarsele..., lotta perciò per averle, perché senza mitra, caricatori e arsenali di morte, non ha possibilità per la sua marcia verso il potere. Così, con i diamanti venduti all’Occidente, il RUF autofinanzia la sua guerriglia, calpesta i diritti umani e civili della popolazione, rapisce bambini e bambine per farli diventare guerriglieri, “ribelli”, tossici e feroci, addestrati a mutilare braccia e mani. I diamanti, purissime pietre, contese dai ribelli, servono per azioni sporche ed interessi politici tesi a soffocare ogni anelito democratico. Nonostante nel 1999 si firmi un trattato per sospendere i combattimenti fra esercito e ribelli, la lotta per la supremazia del potere continua, così come per il controllo delle risorse minerarie..., grazie anche alla sotterranea e complice supervisione che l’Occidente esercita su questa “preziosa” Sierra Leone. Per assurdo, i diamanti in Sierra Leone sono i migliori amici della guerra... e dell’Occidente che ci guadagna. Semi di speranza … Alcuni detenuti della IV Sezione della Casa Circondariale di Busto Arsizio, così si sono espressi dopo aver meditato qualche brano dell’Enciclica “Deus Caritas Est”: “Senza amore non c’è gioia, né felicità, non esiste nessuna relazione con gli altri; senza amore siamo soli…, ma abbiamo scoperto, insieme, che c’è qualcuno che ci ama incondizionatamente nonostante la nostra situazione: Gesù nostro Salvatore.” “Ci siamo proposti l’impegno di cercare di capire gli altri con amore e comprensione, proprio come ha fatto Gesù con le persone che incontrava. Non sarà un cammino facile, ma lo riteniamo indispensabile per riuscire ad aiutare concretamente chi è nel bisogno molto più di noi.” “Ho avuto la fortuna di incontrare, in cella, un vero amico anche se di religione diversa, lui è mussulmano, io cristiano. Spesso dialoghiamo comunicandoci espressioni tratte io dalla Bibbia, lui dal Corano, e constato che ci arricchiamo a vicenda, soprattutto cresce tra noi la comprensione, il rispetto, la gioia di cercare insieme.” . “A volte siamo ignoranti, presuntuosi ed egoisti, e questo ci impedisce di vedere nelle persone dei fratelli da amare. Ma Gesù ci ha detto: “Fate agli altri quello che volete facciano a voi!” Anche se difficile, dovremmo impegnarci a praticare questo comando di Gesù.” Gli incontri di gruppo di evangelizzazione si tengono ogni sabato pomeriggio. Sono guidati da tre catechiste laiche, una religiosa – Madre Augusta – e durante l’anno da due seminaristi. 21 22 Rho: “Rifiuto...non ti rifiuto”. Nella società odierna, in cui spesso si ha molto di più di quello di cui si ha realmente bisogno, anche i bambini sono abituati a sottovalutare il reale valore degli oggetti che li circondano. Questo porta spesso le persone a servirsi delle cose con superficialità, e a liberarsi delle stesse nel momento in cui non servono più. La cultura del “riutilizzo” non fa parte del bagaglio di esperienze dei bambini, che molto difficilmente nella pratica quotidiana si trovano ad avere a che fare con oggetti senza più un utilizzo preciso, e che quasi non si domandano dove vanno a finire i loro rifiuti. La nostra scuola si è proposta di attuare un percorso il cui obiettivo fosse quello di scoprire la natura e l’ambiente e di sperimentare ed esplorare le caratteristiche e le potenzialità, prendendo coscienza dell’importanza dei materiali di recupero per la salvaguardia delle risorse primarie. Per fare ciò, il progetto “Rifiuto, non ti rifiuto!” si è articolato su differenti livelli: LIVELLO LUDICO 1. Proposta di giochi che in maniera divertente e stimolante, permettessero ai bambini di interrogarsi sul problema del riutilizzo; 2. “Realizzazione di giocattoli e oggetti di uso quotidiano, utilizzando materiale riciclato. LIVELLO ESPRESSIVO 1. Utilizzo di strumenti espressivi immediati per i bambini, quali canzoni, danze, che proponessero i temi del riciclo e della salvaguardia delle risorse naturali; LIVELLO PROGRAMMATICO 1. Promozione di iniziative, comportamenti e attività adatte alle menti dei bambini per educarli al rispetto dell’ambiente. 2. sensibilizzazione e coinvolgimento delle famiglie dei nostri alunni rispetto al tema proposto con attività pensate ad hoc, e con qualche proiezione di documentari. Il tema del riutilizzo intelligente dei rifiuti è stato lo sfondo per diverse iniziative. L’Istituto San Michele, ha organizzato più momenti a tema, in cui alcuni esperti in materia hanno testimoniato direttamente la propria esperienza nel campo del riciclaggio e della salvaguardia ambientale. Per quanto riguarda la partecipazione dei bambini, l’attività didattica è consistita in: • nterventi di ricerca-azione sul territorio per quanto riguarda la presenza di strutture atte alla raccolta differenziata; • Relazione di indagini sui libri di testo in adozione relativamente ai fattori ambientali, all’incidenza dell’intervento umano sull’ambiente naturale, alla possibilità o meno di riutilizzare le risorse; • Canti, danze, poesie che hanno affrontato il tema dell’incontro consapevole e responsabile tra l’uomo e l’ambiente; Realizzazione da parte dei bambini di opere (disegni, collage, lavoretti) in cui hanno potuto esprimere il proprio punto di vista utilizzando materiale povero e di facile reperibilità, tipo: carta,plastica, pile, carta-vetro ecc… • Messa in atto nelle singole classi di una piccola raccolta differenziata della carta; • Momenti di gioco comuni per la realizzazione dei quali si è utilizzato il materiale di riciclo. La festa di fine anno del 27 maggio, che doveva essere la rappresentazione del lavoro di tutto l’anno, è stata un po’ rovinata dalla pioggia. Gli alunni hanno potuto eseguire all’ interno i canti, le danze, le poesie preparate ad hoc mentre sono saltati i giochi, tutti ispirati all’ecologia, tra bambini e genitori: la parte più attesa... Pazienza! La festa è stata bella ugualmente. Istituto San Michele suore e insegnanti scuola elementare Gli alunni della Scuola elementare S. Michele di Rho “News”... da Gusaweta! IMPEGNO APOSTOLICO A Gusaweta abbiamo iniziato a dare un corso per futuri aspiranti catechisti, 22 in tutto ,da diverse comunità. Il corso è residenziale: Padre Alfredo il lunedì sera fa il giro per raccogliere i partecipanti e le loro provviste. Martedì mattina alla 9.00 Padre Alfredo apre il corso con il “Catechismo” in generale. Alle 10.30 il Pastoral Animation Team procede con il Leadership programme e nel pomeriggio dalle 2.00 p.m. alle 4.3’ (a giorni o settimane alterne, dipende dai nostri impegni); Madre Francesca ed io ci occupiamo rispettivamente dei Sacramenti e della Liturgia. Dopo di che i corsisti si preparano da mangiare, tagliano l’erba e la legna, pregano con noi e poi dormono nell’aula. Il mattino seguente, dopo le preghiere, la S. Messa e la colazione ricominciano con lo stesso schema, così fino al Giovedì sera quando in genere sono io a riportarli ai loro villaggi. Anche per questo motivo in questo momento la nostra comunità sembra una biblioteca, nel senso che appena abbiamo un po’ di tempo ci mettiamo zitte zitte a studiare e a preparare le lezioni. Anche Madre Natalina è presa con lo studio perché è membro della commissione diocesana per HIV/AIDS. Ha già partecipato al secondo corso di formazione (il primo era stato qui a Gusaweta, il secondo ad Alotau). Il prossimo 16 aprile sarà di nuovo ad Alotau per un’altra settimana di formazione circa il Counseling pre-test. LAVORI DI AMPLIAMENTO DELLA CASA I lavori procedono bene, anche se sono piuttosto impegnativi (operai da gestire, materiale da far arrivare, da controllare, furti da evitare etc.). La costruzione si presenta come un’estensione su tutto il fronte SUD (la cucina) di circa 6 metri. Questo ci consentirà di avere qualche spazio per le attività, qualche luogo dove ricevere le persone ed eventualmente occuparci del pronto soccorso (almeno fino a che non si definirà la faccenda dell’AID Post). Sono particolarmente contente di questa soluzione M. Teresina e M. Natalina che fin dall’inizio si occupano più direttamente del settore sanitario dedicando particolari cure alla salute dei bambini (medicazioni a ferite da taglio e non, malesseri vari, etc.). Abbiamo ritenuto opportuno far presente a Padre Cesare le particolari condizioni climatiche: quando c’è la stagione delle piogge (circa metà dell’anno) qui andiamo in barca perché si formano circa cinquanta centimetri di acqua, cosa che è sicuramente da tener presente nell’impostare le fondamenta dell’edificio. Scavando abbiamo visto anche la friabilità del corallo… e quindi Padre Cesare ha optato per fondamenta all’italiana… Allo stesso tempo dobbiamo tener presente che nel periodo secco potremmo rimanere senza acqua, come è successo quando siete partite voi che per più di tre mesi non ha piovuto. Abbiamo una pompa poco lontano, ma l’acqua è un po’ salata: risparmiamo il sale quando dobbiamo preparare la minestra, ma il te è sconsigliabile, almeno per i nostri gusti. Sister Valentina Pozzi 23 24 Brasile: la visita del Papa Benedetto NOVAS E RICAS EXPERIENCIAS A convite do grupo do Catecumenato da nossa paróquia, São José Operário, me dispus, com muita alegria, ir ver o nosso querido Papa, em Aparecida, São Paulo. Foi uma experiência muito marcante, Saímos da paróquia às 05hs da manhã, em dois ônibus, cada um levava 45 pessoas. No ônibus que eu estava, viajava também uma Senhora muito doente, já na fase final do câncer. Esta senhora é muito amiga da Ir. Aninha e desejava muito que também ela fosse à Aparecida, já havia até lhe oferecido a passagem (mas como não havia mais lugar, não foi possível Ir. Aninha viajar). Depois de uma hora de viagem, ela percebeu que havia uma poltrona vazia e se informou com o coordenador do grupo e este lhe disse que uma pessoa desistiu na última hora. Foi impressionante a maneira como esta senhora se dirigiu até a mim, perguntando: Ir. Eunice a Senhora acredita em Deus? A Senhora tem fé? Lhe respondi que sim. Ela continuou, a Senhora me permite uma coisa? Me dá licença? Lhe perguntei o que desejava, e ela me respondeu: Me deixa telefonar para Ir. Aninha vir conosco, Deus quer que ela venha, surgiu uma vaga. Quando lhe disse que sim, imediatamente ela pegou o telefone celular de um amigo, ligou para o seu irmão em Londrina, pegar Ir. Aninha e levar até a cidade de Assis, SP, para lá se juntar a nós. E assim aconteceu. às 09hs, Ir. Aninha estava lá e grande foi a sua alegria. Em Assis, nos unimos a mais 8 ônibus que se dirigia para o Santuário de Aparecida. Fazia parte da peregrinação a celebração penitencial. Em Assis estavam mais de 10 sacerdotes preparados para atender as confissões individuais, todos nós nos confessamos. Continuamos a viagem para a próxima cidade, Sorocaba, agora uma frota de 11 ônibus. Chegamos lá às 16hs. Fomos todos para a catedral, lá foi celebrada a Santa Eucaristia. No ritmo do Catecumenato, durou umas duas horas e meia. Terminada a Missa, fomos todos para a evangelização na praça e para o testemunho de vida de alguns jovens. Saímos de Sorocaba às 22hs. O que me impressionava era que ninguém se preocupava com comida, durante este dia não houve almoço e nem janta, e sim muita oração e penitência, durante a viagem no ônibus, se rezava a liturgia das horas: laudes, hora média e vésperas. Este grupo de leigos neo-catecumenal, me fez refletir muito sobre alguns valores da vida Consagrada que os NUOVE RICCHE ESPERIENZE Con molta allegria ho accettato l’invito fattomi dal gruppo del Catecumenato della nostra Parrocchia S. José Operario, per andare a vedere il nostro caro Papa a Aparecida–S. Paolo. Partimmo che erano le ore 5:00, dalla Parrocchia con due pulmman. Eravamo 45 persone in ognuno. Dove stavo c’era una signora, ammalata di cancro, e in fase finale, molto amica di Ir. Aninha, perché lavora anche nel gruppo degli anziani, e avrebbe desiderato che anche lei fosse, ma non c’erano piú posti. Dopo circa un’ora di viaggio, la signora notava che il posto al suo fianco era vuoto. Informatosi, seppe che la persona aveva desistito all’ultima ora. Dopo avermi chiesto se credevo in Dio, se avessi fede e se le permettesse una cosa, notando il mio consentimento, avendo capito dove volesse arrivare, telefonó a Londrina, a suo fratello,chiedendogli di andare a prendere la Sor. Aninha e portarla ad Assis, dove avremmo avuto un tempo di sosta. (A pensare che per arrivare a questa cittá ci sono piú di tre ore di macchina). Per le ore 9:00 Sor. Aninha giá stava ad Assis. Potete immaginare la gioia di questa signora. In questa sosta ad Assis, ci aspettavano dieci sacerdoti per attendere alle confessioni. Alla partenza si unirono a noi altri otto pulmman, con la programmazione di fare un’altra sosta a Sorocaba. Erano le ore 16:00 quando siamo arrivati e subito ci siamo diretti alla cattedrale dove é stata celebrata l’Eucaristia che per i Catecumenati duró circa due ore e mezza. In seguito ci siamo portati nella piazza per l’evangelizzazione attraverso la testimonianza della vita di alcuni giovani. Siamo ripartiti alle ore 22:00. Ci credete e vi meravigliate se vi dico che nessuno sin é preoccupato di mangiare qualcosa? Durante tutto il giorno non abbiamo fatto altro che ma solamente si cantare e pregare. Abbiamo recitato tutta la liturgia delle ore. Come ho riflesso per l’intensitá della preghiera, per la tenacia per l’obbedienza per lo spirito di sacrificio, e per la grande capacitá di perdono. Siamo arrivati fianlamente ad Aparecida all’1:30. La piazza giá stava piena. Abbiamo scelto il nostro posto, lungo la passarella, convinti che il Papa sarebbe ben vicino a noi. E adesso, dove, come dormire dopo una lunga giornata di viaggio? Se non volevamo perdere il posto dovevamo adattarci dove stavamo, quindi abbiamo dormito sotto il cielo aperto, sdraindoci su qualche materassino, coprendoci con qualche lenzuolo e tutto ció che potesse ripararci dal freddo, essendo una notte in cui il freddo si faceva sentire molto. Era davvero un accampamento di pellegrini. religiosos foram deixando e que eles pegaram com muita garra, por exemplo: A obediência, espírito de sacrifício, capacidade de perdão, etc... Chegamos na cidade de Aparecida 01:30 h da madrugada. A praça já estava bem cheia. Escolhemos o nosso lugar perto a uma passarela, pensando que Sua Santidade passasse por ali no papa móvel, mas infelizmente ele passou bem longe. E como foi a nossa dormida? Ao relento, céu aberto, cada um pegou seu colchonete, cobertores lençóis tudo aquilo que era possível se proteger contra o frio e sereno da noite, era realmente um acampamento de peregrinos. Muitos jovens passaram a noite cantando e rezando. As 07hs nos levantamos, mas não havia onde lavar o rosto, escovar dentes, trocar de roupa, era levantar e continuar ali segurando o lugar para poder ver o Papa mesmo se de longe. Pois se saíssemos perdíamos aquele pouco espaço. A praça ficou superlotada. Às 9hs começou a Celebração Eucarística. O sol muito quente, não tinha nada de proteção, e nem se podia usar sombrinha para não atrapalhar o irmão acompanhar a missa no telão. A missa terminou às 12hs, estávamos todos bem cansadas e cansados, mas felizes por estarmos ali bem perto do nosso Pastor. Cada um procurou comer o lanche que havia levado ou comprar alguma coisa se fosse possível. Fomos visitar a Basílica e as 15:30 hs. nos dirigimos para Cachoeira Paulista, pois lá os Catecúmenos, ou grupo do Caminho, como são chamados, deviam se encontrar com o seu fundador, o Chico (kiko). Depois de duas noites perambulando pelas estradas, finalmente teríamos aí um hotel para passarmos a noite. Chegamos em Cachoeira Paulista às 20:00h., depois de um rápido banho, fomos jantar num restaurante, às 22:00 h nos recolhemos no hotel para passar a noite, 6, 7, 8 pessoas em cada quarto e alguém pelo chão. Também aqui foi uma loucura, depois do café fomos para a Canção Nova, o local onde deveria acontecer o grande encontro com o Kiko, um espaço que comporta 150 mil pessoas. Aos poucos o local foi lotando e as 03hs que deveria chegar o personagem esperado o auditório estava bem cheio. A espera foi com cantos e orações. Chegando o Coordenador geral do Catecumenato, às 15hs, começou sua formação espiritual, era um silêncio enorme no auditório, todos atentos às palavras do Fundador. Este encontro era também o grande encontro vocacional, depois das exortações, o “Kiko”, fez a leitura do texto do Evangelho que fala do chamado e “rezai para o Senhor da Messe que In attesa di Papa Benedetto Molti giovani hanno preferito passare la notte pregando e cantando. Alle ore 7:00 ci siamo svegliati, ma nessuno ha potuto lavarsi la faccia per timore di perdere il posto, anche se abbiamo saputo che Sua Santitá non sarebbe passato lá dove c’eravamo accampati. Non importa. Ci accontentavamo di vederlo almeno da lontano. La piazza era gremita! Alle nove é iniziata la Celebrazione Eucarística. Il sole cominciava a spandere il suo calore con i suoi raggi luminosi. Non potevamo difenderci con gli ombrelli per non togliere la visione della proezione della S. Messa sui grandi teloni. Piú di una volta l’omelia é stata interrota per applausi. Eravamo molto stanchi, ma molto felici per stare lá, ben vicini al nostro Pastore, sentire la sua voce e i suoi messaggi. La S. Messa é finita a mezzoggiorno. Oltre la stanchezza si faceva presente la fame. Ognuno ha cercato di mangiare qualcosa: chi ha consumato la merenda che aveva portato,chi é andato a comprarsela. Abbiamo visitato, in seguito la Basilica ed erano já le ore 15:30; bisognava patire per Cachoeira Paulista, perché il gruppo dei catecumenati deveva incontrarsi con il loro Fondatore: KiKo. Dopo due notti sempre randagi, ci siamo fermati in un Hotel per passare la notte. Erano giá le ore 22:00. Siamo stati destinati di 6 a 8 persone per camera. Qualcuno ha potuto dormire sul letto, altri per terra. Al mattino dopo aver fatto colazione ci siamo diretti per la Canção Nova e in un grandissimo salone che comporta piú di 150.000 persone, ci sarebbe stato l’incontro con Kiko. Erano le ore 15:00, quando in un grande silenzio, il Fondatore ha dato inizio per una formazione spirituale, tendo di mira la promozione vocacionale. Dopo una reflessione, sul testo evangelico “Vieni e seguimi” ha invitato l’assembblea a “pregare il Signore della messe per mandare operari.....” Si fece ancora una volta un grande silenzio per la preghiera individuale. Dopo questa pausa il Fondatore fece questo invito: “Se qualcuno di voi, giovani se sente chiamato in questo momento a seguire G. Cristo nella vita sacerdotale, se alzi e 25 26 mande operários...” Em seguida pediu toda a assembléia que se colocasse em oração, se fez um grande silêncio. Foi um momento de grande recolhimento seguido pela emoção, quando ele fez o apelo aos jovens dizendo: Se alguém de vocês jovens se sentir chamado neste momento para seguir Jesus Cristo na vida sacerdotal, levante-se e venha até no palco. Foi muito comovente. No silêncio se via os jovens se levantarem no meio da multidão e se dirigirem rumo ao palco. Trezentos jovens se levantaram para dar a resposta ao chamado. O bispo que estava presente, abençoou a cada um e pediu para a assembléia novamente rezar, para que estes jovens fossem fiel ao longo do caminho. Depois foi feito o apelo para as jovens. O texto motivador foi o do cântico dos cânticos que diz: “levanta minha filha, vê e presta atenção, esquece teu povo e a casa do teu pai, que o rei se encante com a tua formosura”. Levantaram-se também duzentas e cinqüenta jovens. Para a formação dos Sacerdotes, eles tem os seminários “Redentoris Mater” que são acompanhados pela espiritualidade do Caminho. Para as jovens em vez, eles encaminham para os mosteiros de Clausura. Pena que não são liberadas para a vida Consagrada Ativa. Este grupo possui uma formação bastante rígida e fechada, creio que podemos dizer, um pouco tradicional. Depois destas respostas ao chamado, foram feitas orações de agradecimentos e se deu por encerrado o encontro. Saímos de Cachoeira Paulista às 20hs, paramos para o jantar em um restaurante na estrada. Durante a viagem, no ônibus, se fez a oração das completas seguida de testemunhos dos jovens a respeito da peregrinação e do que significa para eles estar no caminho do catecumenato. Para mim foi muito válida esta experiência, me levou a refletir e a viver melhor a minha vocação Reparadora e me fez perceber que o amor de Deus age em qualquer lugar, o importante é estarmos abertos à acolher a sua proposta de amor. Muitos jovens que hoje freqüentam este grupo, realmente saíram de uma vida de pecado e de vícios e hoje seguem a Jesus Cristo com muito amor e fidelidade, inclusive no mês de dezembro próximo passado, foi ordenado sacerdote um jovem aqui da nossa comunidade São José Operário, que se encontrava perdido no mundo da bebedeira e do vício e que foi resgatado pelo Neo-Catecumenato. A oportunidade de ter ido ver o Papa foi coroada com esta experiência enriquecedora do encontro do Caminho. E graças a Deus, aquela senhora doente, foi e voltou em paz, glorificando e louvando ao Senhor. A nossa presença, minha e Irma Eunice e Irma Aninha con altri fedeli venga fino al palco”. Fu un momento molto commovente: uno, due cinque, dieci, cinquanta cento, duecento, trecento giovanisi presentano, per dare il loro si. Un vescovo che stava presente, li benedisse e chiese all’assembblea di pregare per la loro fedeltá, lungo il Cammino. Seguì l’appello alle giovani con le parole del cantico dei cantici: ”Alzati mia figlia, vede e presta attenzione, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre, che il Re s’incanti con la tua bellezza”. Anche circa duecentocinquanta giovani si alzano e si presentano al palco. Qualcosa difficile a credere! I giovani che scelgono il sacerdozio vengono incamminati per la formazione nei vari seminari: ”Redentoris Mater” secondo la spiritualitá del Cammino, le ragazze vengono distribuite nei vari monasteri di clausura anche loro con una formazione ben rigida. Erano le ore 20 quando dopo una piccola sosta in un ristorante per consumare qualcosa, ognuno/a é ritornata al suo pulman per il ritorno. Che esperienza forte ho fatto e quanta riflessione per vivere piú intensamente la mia vocazione riparatrice. Come Dio agisce in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo! Bisogna stare aperti per accogliere la Sua prosposta de Amore. E a pensare che la maggioranza di questi giovani sono usciti da una vita di peccato e di vizi e che una volta capito il loro errore vogliono seguire Gesú com grande amore e fedelta. In dicembre nella nostra comunita Parrocchiale viene ordinato un sacerdote di questo gruppo, che si trovava perso nella vita, ma con la grazia di Dio fu fu riscattato da questo gruppo. Che esperiênza: la visita del Papa, questo incontro dei Catecumenati, la signora che ritorna con molta pace, pur nella fase finale della sua vita, in una attitudine di ringraziamento. Il Cordinatore, anche se la nostra presenza é stata silenziosa. piú di una volta ci ha detto: “Come é stato fruttuoso Suore, la vostra presenza in mezzo a noi”. A Dio tutta la gloria e a noi la gratitudine di essere sue creature Ir. Eunice da Ir. Aninha, embora estivéssemos quase sempre caladas, era para o grupo motivo de força e apoio. O coordenador sempre nos dizia: Irmãs que bom vocês estarem conosco! A Deus toda a glória e a nossa a gratidão por sermos suas criaturas Momenti del pellegrinaggio Ir. Maria Eunice INTERVISTA A MADRE LUIGIA ADELE CATTANEO Sono l'insegnante d'Inglese dell'Istituto "San Michele" di Rho. Madre mi piacerebbe conoscere qualcosa della missione che svolge in Brasile. Mi parli un po' di questa terra. Il Brasile è grande. E' una confederazione di Stati che si diversificano l'uno dall'altro per ampiezza, configurazione naturale, clima, per la connotazione dei suoi abitanti… Conosco un po' meglio lo Stato di Bahia, che si trova nel Nord-Est brasiliano. Abito a Seabra, città a 500 km. dalla Capitale Salvador. Come vive la popolazione? Si dedica alla agricoltura. Quando piove il terreno è fertile e produce molto. Purtroppo alla pioggia si alternano lunghi periodi si siccità e la gente, specie i giovani si trasferiscono a Rio de Janeiro in cerca di lavoro. Alcuni finiscono per rimanere a Rio, molti altri poi ritornano per tentare di coltivare ancora la terra. E' una città importante Seabra? Si certamente: 1° Per le sue Scuole di ogni ordine e grado. Ci son o anche tre Università. Ogni mattina la città accoglie circa sei mila giovani che arrivano dal circondario. Sono ragazzi che ci tengono a frequentare la scuola in vista soprattutto del lavoro. Oggi per accedere al concorso di spazzino comunale, la persona deve possedere il titolo di frequenza scolastica; ci vuole assolutamente preparazione culturale e tecnica. 2° Per la Sanità. Sanità A Seabra c'è un ospedale regional e e tante cliniche private. Purtroppo chi ha bisogno di essere curato deve pagare. 3° Per il Commercio. Commercio La città ha avuto un impulso non da poco dopo la costruzione della strada Salvador–Brasilia che passa vicino a Seabra così questa si è sviluppata con uffici vari e negozi, dando luogo ad un movimento interno di persone e di affari. E voi, oltre alla cuola, di cui conosco il progetto, in che cosa vi adoperate? Lavoriamo in Parrocchia, coordiniamo i gruppi della catechesi, seguiamo la pastorale delle famiglie, accostiamo i giovani, organizziamo per lori degli incontri. Come sono i giovani? Gli adolescenti spesso vivono allo stato brado, sono per la strada, si danno al divertimento. Non hanno alcun punto di riferimento. Molte sono le ragazze che attendono bambini, c'è molta libertà; si pratica con facilità e superficialità l'aborto. E a questo livello possiamo fare poco. Qualche volta i giovani partecipano a iniziative indette dalle parrocchie ma non mostrano interesse e non c'è continuità. C'è anche molta fragilità nella loro costituzione fisica. Nonostante questo pare ci sia qualche vocazione sacerdotale! E’ stato aperto di recente un seminario. Speriamo nel futuro. E della visita del Papa che cosa mi dice? C'è stata un’accoglienza straordinaria da parte di tutti i Brasiliani. Chi ha potuto andare personalmente ad accoglierlo vi ha partecipato; moltissimi lo hanno seguito alla TV nei vari momenti. I giovani erano interessati? Moltissimo. Sono convenuti da tutti gli Stati del Brasile e anche da quelli confinanti. Il Papa ha ascoltato i loro problemi. Gli stessi giovani gli avevano presentato la loro situazione riguardo la povertà, il lavoro, la carenza di cultura. Un momento forte è stato quello della sua visita in una fattoria adattata a casa di accoglienza dove vivono giovani in recupero dalla droga. Mi pare che un avvenimento importante sia stato anche quello di Apareçida. Sì. Qui il Pontefice è andato per l’apertura dell’Assemblea dei Vescovi. Se a Puebla il problema era la teologia della liberazione, oggi esiste quello delle sette evangeliche che catturano i cristiani più deboli in gran quantità. I Brasiliani sono battezzati ma non evangelizzati per cui con facilità disertano. Il nostro lavoro a questo riguardo è quello di visitare le famiglie cattoliche per fortificarle nei principi cristiani e in tanti casi per tentare di farle ritornare alla Chiesa Cattolica. E’ un lavoro immane. 27 28 Australia: grazie, Madre! Con affetto per le nostre sorelle ontane abbiamo accompagnato la Rev.da madre in Myanmar, nelle Filippine, in Australia. Le giornate sono state intense, ricche di scambi e di insegnamenti e anche noi, dall’Italia, ringraziamo la Madre e invochiamo tante benedizioni divine su quella comunità e su tutta la Congregazione. In Australia vivono e operano sorelle che dalla “Terra delle Pagode” si sono trasferite in ambienti ultramoderni e superorganizzati dove, con notevoli sacrifici, devono conciliare studio, autentica vita religiosa e prestare servizio agli anziani osservando regole e orari precisi. Lasciamo a loro la parola. Entrata di uno dei Villaggi Scalabrini “...La Rev.da Madre è arrivata a Sidney da Singapore il giorno 11 aprile e due di noi sono andate a riceverla all’aeroporto accompagnate da una nostra benefattrice, Nancy. A Drummoyne, presso il villaggio Scalabrini dove la nostra comunità vive e opera, abbiamo accompagnato la Madre nel nostro appartamento dove ha condiviso con noi le giornate dall’11 al 16 aprile. Ascolto e condivisione della Parola Abbiamo dialogato, abbiamo condiviso insieme la Parola, ci ha condotte a prendere decisioni e ha offerto a ciascuna il sostegno spirituale. Momenti sereni di fraternità La sera, durante la ricreazione, ci ha insegnato canti italiani; ha partecipato alla S. Messa domenicale, proclamato la lettura della Parola e guidato i canti. Si è poi incontrata con il Padre Provinciale degli Scalabriniani, con responsabili e dirigenti dei villaggi. Ha anche visitato gli ospiti della Casa di Riposo tutti di origine italiana, contenti di sapere che venire dalla loro madre patria”. Le sorelle della comunità di Sydney Info veloci dal Myanmar Madre Florence ha raccolto ed inviato la seguente comunicazione, a testimonianza della fervente devozione verso il nostro amato Padre e Fondatore. “Quando sono stata a Htithasaw ho incontrato Agata, una nostra orfana, che ha sette bambini. Mi ha raccontato che il sesto figlio è nato prematuro (a sette mesi). La mamma, Agata, era ammalata ed anche il piccolo. La nostra sorella infermiera, sister Edvige Quaresima, le disse di pregare il Servo di Dio e nostro Fondatore. Agata pregò il venerato Padre per la sua guarigione e per quella del bambino. Entrambi stettero bene. Il piccolo fu poi battezzato con il nome di Carlo Salerio. Ora il bambino ha due anni”. Il piccolo Carlo Salerio con la mamma Ancora Madre Florence scrive: “Sono stata a Htithasaw per il 75° Anniversario di apertura del Convento Santa Maria. ...Partimmo da Thank Ye Khat alle 5,30 del mattino. Lungo il cammino abbiamo dovuto arrampicarci sulle montagne. Raggiungemmo Htithasaw alle 13,00! Htithasaw: celebrazione eucaristica in occasione del 75° di apertura del Convento E’ stata una bella ed indimenticabile esperienza, per me e per le sorelle. Le fatiche del viaggio mi hanno indotta a pensare ai missionari e alle missionarie e ad immaginare i loro grandi sacrifici per evangelizzare la gente di Htithasaw”. Storia delle fondazioni in Myanmar La redazione di IN CORDATA si propone di pubblicare periodicamente la storia delle fondazioni delle nostre case in Myanmar. La raccolta, scritta in inglese, in occasione del centenario dell’apertura della missione in quella terra, offre l’opportunità di contemplare entusiasmi, fatiche e zelo apostolico di tante religiose appassionate per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. CONVENTO “DIVIN REDEMPTION” DOROKHO Stato “KAYAH” - fondato nel 1933 Dorokho è un grosso villaggio, una regione montuosa nello stato Kayah; confina con Demosoe e Daungakha ad est, Bicikone ad ovest, Hwarikhu a nord e Pruso a sud. La sua altitudine è 482 metri sopra il livello del mare. L’inverno è rigido con tanto gelo. Le colline e le montagne sono coperte di pini, ciliegi e meli selvatici. Vi si trova inoltre bambù in abbondanza. Il terreno è pieno di rocce con enormi, scure e spaventose caverne che possono essere viste da lontano. Negli anni scorsi le comunicazioni erano scarse. La maggior parte dei viaggi si faceva a piedi. Oggi possiamo raggiungere la residenza missionaria ed altri luoghi con la macchina. Gli abitanti coltivano riso, grano, fagioli, patate ed altri ortaggi. Ogni famiglia possiede un campo ed un giardino. Si alleva pure il bestiame. L’acqua scarseggia. I missionari insegnarono alle persone a costruire vaste cisterne per raccogliere l’acqua piovana, che viene poi usata con parsimonia per tutto l’anno. 29 30 Su oltre 24 villaggi della zona, più di 16 sono totalmente cattolici. Il più vasto tra loro è Dorokho. Gli abitanti degli altri villaggi sono “cristiani battisti” ed una minoranza “animasti”. Le razze di Dorokho sono: Known, come Kayan Kangan (Yinbaw). La gente ha carattere forte e coraggioso; sono svelti nell’imparare e sono anche bravi musicisti. Molti di loro sono educati ed istruiti ed occupano alte cariche governative. Il primo missionario che si avventurò in Dorokho, Mons. R. Tornatore, fu veramente un “santo eroe”. Quando gli abitanti dei villaggi videro il missionario, alto, dalle pelle bianca e dalla barba lunga, avvicinarsi alle loro case, scapparono dentro a nascondersi; chiusero porte e finestre e spiarono attraverso i buchi delle pareti. Essi credevano che l’uomo bianco fosse un fantasma cattivo, venuto per mangiarli. Gli indovini e le streghe anche loro spiavano dalle porte chiuse e nel frattempo praticavano i loro artefizi per capire se il gigante avrebbe dovuto essere ucciso. Decisero di non ucciderlo e di lasciarlo andar via liberamente! La seconda volta il missionario entrò in Dorokho accompagnato da due giovani ragazzi provenienti dai villaggi vicini. Gli abitanti di Dorokho fecero come la volta precedente. Erano sicuri che il gigante avrebbe mangiato i ragazzi. Tuttavia un vecchio chiamato “Hpu Parosu” diede riparo al missionario nella sua casa al piano terra, per tenerlo sotto stretta sorveglianza. Quando videro le sue labbra muoversi in preghiera credettero che il gigante stesse recitando i rituali per prepararsi a mangiare uno dei ragazzi! Poi il missionario si tolse le scarpe e le calze per asciugare i piedi bagnati. Vedendo i suoi piedi esclamarono: “appartiene alla categoria umana!”. Col passare degli anni il vecchio Hpu Parosu e l’intera famiglia si fece cristiana, il figlio maggiore di- venne sacerdote (Mons. Angelo Soe Su). Nel 1878 un catechista di Leiktho, chiamato U San fu inviato a Dorokho. Questo zelante uomo cercò di insegnare la Parola di Dio nel dialetto locale così gli abitanti del villaggio furono attratti dal cattolicesimo. Il missionario venne anche più di frequente. Nel 1880 tutte le famiglie di Dorokho abbracciarono la fede cattolica. Nel 1906 il Rev.do Padre B. Piano del PIME divenne il primo Parroco di Dorokho. Il secondo Parroco fu il Rev.do Padre Mangizi del PIME. Egli costruì la chiesa ed una grotta simile a quella di Lourdes ed insegnò ai suoi parrocchiani l’amore e la devozione alla Nostra Madre benedetta. Nel giorno della sua memoria gli abitanti di Dorokho sono unici nella loro devozione a Maria. Così gli anni passavano e la popolazione cattolica cresceva. Padre F. Mangizi del PIME vide l’urgenza di chiamare le suore come collaboratrici nel servizio della Chiesa. Nell’anno 1933, il 28 marzo, un gruppo di Suore (della Riparazione) lasciò Taungngu e arrivarò a Dorokho il 12 aprile. La prima Superiora fu la Rev.da Madre Luigia Prassede Sanvi. Una grande area di più di due “acres” di terra fu loro assegnata, su questa terra era situata una casa di legno a due piani; furono costruiti una cucina ed un dispensario per la popolazione. Coloro che contribuirono ad edificare questi edifici furono: il Rev.do Padre Mangizi, Fratel Giovanni, i catechisti e gli abitanti del villaggio. Le suore possedevano oltre ai due “acers” di campo a riso, un grande orto e due ampie cisterne in cemento per raccogliere l’acqua piovana. L’appezzamento è recintato con blocchi in muratura. Nel giorno dell’inaugurazione, alla presenza di numerosa folla, Padre Mangizi benedisse il convento denominato “Divine Redemption”. Il convento di Dorokho nei primi anni di fondazione Il convento di Dorokho è gemellato con la Casa di Nazareth di Milano Apostolato Dal loro arrivo fino al 1993 e Suore insegnarono nella scuola primaria e nella scuola media. In convento curavano i malati e quando giravano per i villaggi gli abitanti consideravano i missionari e le missionarie come loro dottori. Madre Olga Visentin era una di loro, responsabile dell’orfanatrofio e del convitto, le ragazze si rivolgevano a lei per i bisogni spirituali e materiali, compresi i ragazzi che vivevano con il sacerdote. Le suore preparano i bambini e gli adulti a ricevere i sacramenti e tenevano incontri settimanali per “le figlie di Maria”, l’Associazione S. Anna, l’Associazione S. Maddalena, la gioventù, ecc… L’occupazione giapponese Durante la II a Guerra Mondiale quando i Giapponesi entrarono nel paese di Dorokho la battaglia fu feroce perché gli abitanti combatterono con le armi degli inglesi e fecero rappresaglie. Nessuno poteva rimanere nella propria casa. Gli uomini e le donne trovarono rifugio lontano, sulle montagne. I sacerdoti, le suore, gli orfani si nascosero nelle grotte. Conoscendo che una enorme grotta era suddivisa in due parti, i Padri Beniamino ed Alessio occuparono ne occuparono una, mentre la Madre Superiora Josephine Letizia Giambelli, Madre Cecilia Girola e la comunità si erano sistemate nell’altra. Gli orfani durante la notte dormivano fuori dalla grotta. I soldati giapponesi occuparono il convento. Uccisero e mangiarono tutti gli animali domestici ed sfruttarono la rimanente proprietà. Alla fine distrussero ogni cosa. Mentre i missionari stavano ricostruendo, per ricominciare una vita normale, si sviluppò un altro conflitto. Nel 1948 si verificarono, tra cristiani battisti e cattolici, prepotenze, odio, malintesi e violenze. Mons. Sebastian Shwe Yauk, suo fratello U Mya Lay [che poi divenne il capo dello Stato Kayah] e molte altre persone autorevoli divennero i loro bersagli, così che queste persone dovettero fuggire nella notte in altri lontani villaggi della Diocesi di Taungngu. Coloro che furono catturati a Dorokho, furono crudelmente uccisi. Alcuni furono gettati vivi nell’abisso di buie caverne. Il nonno di Madre Anne Mary Nan Bu soffrì così tanto che morì. Il dispensario delle suore era superaffollato di feriti. Madre Olga Visentin e Madre Cecilia Girola si offrirono a tempo pieno per i loro bambini sofferenti. Esse eseguirono anche interventi chirurgici d’emergenza rimovendo pallottole infisse nelle carni e suturando ferite. I Battisti entrarono in chiesa durante la celebrazione della S. Messa ed aprirono il fuoco. Alcuni Cattolici furono colpiti a morte sull’entrata della Chiesa. Questi morirono in modo ammirevole incoraggiando i loro compagni a non abbandonare mai la lotta ed a combattere fino alla fine. Alcuni uomini si nascosero nel soffitto del convento e le suore prepararono anche per loro i pasti. Le donne ed i bambini che si rifugiarono con le suore si unirono all’adorazione perpetua. Alcuni di loro stavano in ginocchio davanti alla Grotta di Nostra Signora recitando il rosario con piena confidenza nell’intercessione della nostra benedetta Madre. I Battisti aprirono il fuoco quando il Rev.do Padre P. Calvani del PIME, le suore ed alcune donne si trovavano al cimitero per un rito funebre di sepoltura. Tuttavia nessuno di loro lasciò il luogo prima del termine della celebrazione. Persino di notte si continuava a colpire il convento, ed in un tale incidente Madre Eugenia non poté fuggire. “…Non si è mai udito che chi è ricorso alla tua protezione, sia stato abbandonato”, disse San Bernardo. Sì, Lei che è attenta ai segreti dolori ed ai dispiaceri dei suoi angosciati figli, ascolterà senz’altro benevolmente i suoi prediletti figli di Dorokho. I Battisti videro Nostra Signora stendere il suo mantello sopra Dorokho, insieme alle sue mani, in una gesto di protezione verso i propri figli. “Noi non vinceremo; la Signora che i cattolici invocano è con loro!”… esclamarono e fuggirono! I cattolici bruciarono i loro villaggi e ripresero la terra, i campi e gli animali. In questa occasione un altro villaggio divenne cattolico. Nel 1992 a causa di nuove insurrezioni ed agitazioni il Governo ordinò al popolo di Dorokho di lasciare il villaggio nel giro di pochi giorni e di stabilirsi in una zona arida e disabitata da loro assegnata. Ancora una volta le nostre suore condivisero le angosce ed i dolori del loro popolo. Ciò nonostante una suora con poche ragazze e ragazzi rimase in Dorokho rischiando di incontrarsi con i guerriglieri. Le altre sorelle della comunità si rifugiarono a Daungakha, alla Casa S. Giuseppe, finchè non fosse loro permesso di tornare a Dorokho. Al presente la pace è più stabile e l’evangelizzazione prosegue con energia. Parecchi animisti hanno abbracciato la fede cattolica, così ora, girando per i villaggi si possono vedere molte croci erette sulle cime dei monti e all’ingresso dei villaggi. Come già detto prima gli abitanti testimoniano la loro profonda fede in Cristo a chi sta loro intorno. Le vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa aumentano di anno in anno. Il seme della fede, che i missionari e le missionarie hanno piantato col loro sudore, ha dato alla Santa Madre Chiesa un vescovo e tanti sacerdoti e religiose. Ad majorem Dei gloriam 31 32 L’amore di Dio è in mezzo a noi Canto: Tu sei vivo fuoco La Santissima Eucaristia è il dono che Gesù fa di se stesso, rivelandoci l’amore infinito di Dio per ogni uomo. […]. Nel sacramento dell’altare il Signore viene incontro all’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, facendosi suo compagno di viaggio”. [Sacramento della carità…] Dalla prima lettera di San Giovanni apostolo (1 Gv 4,11-16) Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.. PREGHIERA DI LODE Noi ti rendiamo grazie, o Dio, per il segno più grande del tuo amore per noi: Tu hai tanto amato il mondo da mandare il tuo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Il tuo amore, o Signore, ci attragga, ci trasformi, ci inondi del tuo Spirito, ci doni di amare ogni uomo e donna con amore gratuito e operoso, secondo la misura del tuo stesso cuore. A te la lode e la gloria nei secoli. A te la lode e la gloria nei secoli. Tu sei l’amore di Dio, fatto carne nel grembo di Maria, e poi corpo e sangue offerti sulla croce, dono senza misura per noi e per tutti. Sia il tuo Spirito, donato dall’Eucaristia, ad accendere nel cuore di ciascuno e nel cuore della nostra Chiesa, in ogni nostra comunità e realtà ecclesiale, il fuoco della missione per essere nella storia testimoni umili e forti, gioiosi e credibili dell’amore del Padre. A te la lode e la gloria nei secoli. Nella tua Croce, o Signore, incontriamo e contempliamo la realtà dell’amore di Dio per noi, e la verità che Dio è amore! A te la lode e la gloria nei secoli. Ogni volta che mangiamo di questo Pane e che beviamo di questo calice, noi annunciamo, Signore, la tua morte proclamiamo la tua resurrezione, incontriamo il tuo amore che libera e redime, che anima ogni desiderio umano, lo assume e lo purifica, lo eleva al senso più alto della vita. A te la lode e la gloria nei secoli. L’eucaristia che anche oggi adoriamo, apra il nostro sguardo sulle prove e sofferenze, sulle povertà e i bisogni di ogni persona sola e ammalata, vittima dell’egoismo e dell’ingiustizia, abbandonata a un destino di miseria, minacciata nella speranza, derubata della verità, oppressa da ogni forma di schiavitù. A te la lode e la gloria nei secoli. Nell’Eucaristia, tu, nostro Signore e nostro Dio, sei con noi sempre. Sei con noi anche quando, lontani da te e da noi stessi, ci chiudiamo nella nostra solitudine. Guida: Fa’, o Signore, che partecipando all’Eucaristia e lasciandoci plasmare da essa, impariamo a farci promotori di comunione, di solidarietà e di pace, e ad essere, nella preghiera e nelle opere, testimoni dell’amore di Dio giunto a compimento in Gesù risorto e vivo, unica speranza del mondo e gioia piena di ogni cuore. A te la lode e la gloria nei secoli. Canto: A te la lode e la gloria nei secoli. Sei tu, Signore, il pane NON HANNO PIU’ VINO Dal Vangelo secondo Giovanni: (Gv 2,3-4) Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora. Riflessione Le parole di Maria, quasi sussurrate all’orecchio di Gesù, hanno la potenza di un grido che si alza dal cuore di ciascuno di noi. La mancanza del vino richiama l’esperienza quotidiana del disagio, quando qualcosa di concreto sembra incrinarsi e qualcosa di promesso venir meno. La gioia, che da sempre è legata all’amore, quasi vacilla, si deturpa, è incapace di alimentarsi, di resistere, di durare. Ci sono giorni in cui gli affetti, le amicizie, i rapporti che si sono costruiti con pazienza si allentano e si scompongono, appaiono non credibili, insufficienti a dare gusto alla vita. In momenti come questi sembra di udire ancora le parole discrete di Maria, la Madre : “Non hanno più vino!” Non abbiamo più il vino della gioia, della speranza, della bellezza della vita! E Maria ci da fiducia nel dirlo, nell’affidare a Lui – che sta in mezzo a noi – questo bisogno che ci tocca con urgenza. Ecco l’Agnello di Dio che abita in mezzo a noi! Lui ha preso su di sé il peccato del mondo, la tristezza del mondo, la paura del mondo. Ecco l’Agnello di Dio che prende su di sé la nostra indigenza e versa su di noi il vino buono e abbondante della sua Grazia! Adorazione silenziosa Preghiera di intercessione Guida: A Cristo Agnello immolato e vittorioso, acclamiamo con fiducia: - Ti invochiamo per i sofferenti e gli ammalati che sono nelle nostre case e nei nostri ospedali: Kyrie eléison - Ti invochiamo per le famiglie oppresse dalla tristezza e dalla prova: Kyrie eléison. - Ti invochiamo per i giovani tentati di sfiducia o disimpegno: Kyrie eléison. - Ti invochiamo per coloro che soffrono a causa della violenza: Kyrie eléison. - Ti invochiamo per coloro a cui manca il lavoro, la casa, una giusta assistenza: Kyrie eléison. - Ti invochiamo per chi soffre la solitudine e l’abbandono: Kyrie eléison Canto PREGHIERA DI SAN TOMMASO d’AQUINO O Gesù, che tanto mi ami, Dio realmente nascosto nell’Eucaristia, ascoltami! La tua volontà sia anche la mia volontà. Concedimi di cercarla, di trovarla, di compierla. Tu hai i tuoi disegni su di me: fammeli conoscere e dammi di seguirli sino alla salvezza definitiva della mia anima. Rendimi amara ogni gioia che non sia tua, impossibile qualunque desiderio fuori di te, deliziosa ogni fatica accettata per te, insopportabile ogni riposo che non sia in te. O Gesù, bontà suprema, ti chiedo un cuore fedele e generoso, che non vacilli né si abbassi mai; un cuore indomito, pronto sempre a lottare in ogni tempesta; un cuore libero, un cuore retto che non si smarrisca nelle vie tortuose. Con la grazia effondi i doni del tuo amore, sulla strada del mio ultimo viaggio. La gioia della tua eterna visione Riempia la mia anima nella patria del cielo. 33 34 E detergerà ogni lacrima Madre Lucia Angela Besana La Madonna accompagnò con particolare benevolenza lungo la sua non breve giornata terrena lei, Madre Lucia, che era nata l’8 dicembre 1920 a Missaglia, e si spense a Ello il primo sabato del mese di maggio del 2007. La ricordiamo attiva, premurosa, instancabile. Le sue giornate erano tutte un dimenticarsi per compiere anche con sacrifici i suoi compiti, sia di cuciniera, sia di prestazioni varie, quelli che facilitano alle sorelle il vivere in comunità. Il suo carattere franco e vivace faceva intravedere la trasparenza della sua anima che non conosceva diplomazie. Dopo che a Venezia, Milano Casa Nazareth, Civitanova Marche, Genova, fu a Missaglia per quasi trent’anni, che lasciò con sofferenza per passare alla Casa di Ello, dove si prodigò ancora in tanti quotidiani servizi in aiuto alle infermiere e alle malate; ma soprattutto non abbandonò mai la preghiera e il bisogno sempre più vivo di Dio. Finì i suoi giorni nella completa infermità, preziosa anticamera del riposo eterno nella gloria di Dio. Fiore di campo è questa vita; germina e cresce e sboccia in un solo mattino,... Madre Maria Virginia La sofferenza visitò ben presto Madre Maria Virginia e l’accompagnò per tutta la sua vita. In particolare i dolori fisici andarono sempre più accentuandosi fino a che ebbero il sopravvento su di lei, che lasciò questa terra quando non aveva compiuto i 50 anni. Fu presente in diverse comunità con incarichi vari che sempre svolse con proprietà e competenza. Si occupò dell’insegnamento catechistico, della mansione di sacrestana, si dedicò alla cucina, alla cura dei bambini, delle ragazze interne, degli anziani, delle sorelle ammalate. Sopportò a lungo i dolori fisici, che i medici cercavano di curare senza diagnosticarle niente di grave finchè non scoprirono una preoccupante insufficienza renale. Fu curata con i mezzi disponibili in quelle regioni; tutte noi pregammo perché intervenisse un miracolo, ma il buon Dio la ritenne pronta per il Paradiso. Morì il 17 maggio 2007. Una chiesa gremita di gente partecipò ai suoi funerali, concelebrati da nove sacerdoti, testimonianza eloquente di stima e di affetto. Lidia E’ cresciuta tra noi e con noi, divenendo sempre più parte delle nostre Comunità di Varese. Orfana, non del tutto autonoma, ma ubbidiente, pulita, ordinata, svolgeva i suoi piccoli servizi in aiuto alle sue suore che ormai costituivano la sua famiglia. Aveva una sorella e lo sapeva, riuscì a rintracciarla, ma era talmente diversa, ormai anziana e lontana che non poteva contare su di lei; anzi, Lidia con grande commozione e gioia riuscì, prima di morire, a farle visita più di una volta. Ora, dal Paradiso, Lidia senz’altro non mancherà di esserle vicino e di proteggerla. Lidia si spense a Viggiù, dopo una malattia lunga e dolorosa; ora certamente prega per tutti quelli che l’hanno conosciuta e la ricordano, mentre si trova nella gioia incantevole, che il Signore riserva ai piccoli e agli ultimi della terra. Lidia (a destra) con Madre Raffaella e Elda ...ma già alla sera langue; o Verbo eterno del Padre, salvami! [Inno della Liturgia ambrosiana dei defunti] Madre Ignazia Mortari Una Suorina piccola di statura, un po’ curva, questi ultimi anni, ma ricca di brio, arguta, di intelligenza vivida e di grande saggezza. La saggezza propria della gente della bassa mantovana, su cui s’aggiungeva, in lei, una fede robusta che è stata il sostegno della sua lunga vita, non priva di difficoltà e di traversie. La comunità religiosa di Rho ha goduto per ben sessant’anni la sua presenza, sempre solerte, serena, attenta a chi potesse avere bisogno in cucina prima, e negli ultimi anni, in portineria. Soprattutto in Chiesa soddisfaceva al dovere proprio di Riparatrice di raggiungere con la preghiera tutti, intercedendo per loro, unita a Gesù. Un posto particolare, nella preghiera, ebbero i suoi familiari, cui rimase sempre molto affezionata. E anche per loro offrì la sofferenza del distacco da Rho l’ultimo anno della sua vita laboriosa. Tanti parenti parteciparono ai suoi funerali a Viggiù l’8 agosto scorso e tante consorelle. E a Rho, dove la salma fu portata, il Prevosto ebbe per lei parole di grande stima e riconoscenza. 35 36 Ho sentito nei vostri canti questo grande amore per la bella terra dolomitica, per questa terra donataci dal Signore. E nel grazie, nell'amore per la terra, è presente e risuona anche l'amore per il Creatore, l'amore per Dio che ci ha donato questa terra, questa nostra vita di gioia; una gioia che vediamo ancor di più nella luce della nostra fede, la quale ci dice che Dio ci ama. [Luglio 2007: Benedetto XVI ai cori di montagna del Cadore]