L’ITALIA IN OPERA 2013/2014 SIMON BOCCANEGRA Melodramma in un prologo e tre atti Musica: Giuseppe Verdi Libretto: Francesco Maria Piave e Arrigo Boito Prima rappresentazione: Venezia, Teatro La Fenice, 12 marzo 1857 Prima rappresentazione della seconda versione: Milano, Teatro alla Scala, 24 marzo 1881 IN BIBLIOTECA SPIGOLATURE TRAMA L’ITALIA IN OPERA 2013/2014 SIMON BOCCANEGRA Oltre al libretto vi proponiamo alcune letture di approfondimento che potete trovare presso la Biblioteca del CRAL o reperibili presso altre biblioteche : SULL’OPERA: SUL COMPOSITORE: - Aldo Nicastro (a cura di), Guida al teatro d’opera, 2011, pagg. 533535 - Alain Duault, Verdi. La musica e il dramma, 1995, pagg. 64-67 - Mauro Mariani, Giuseppe Verdi, 1994, pagg. 106-109 - Michele Porzio (a cura di), Dizionario dell’opera lirica, 1991, pagg. 320-322 - Claudio Casini, Verdi, 1982, pagg. 191-195; 444-446 - Gustavo Marchesi, Verdi, 1974 pagg. 223-231 - Gino Roncaglia, L’ascensione creatrice di Giuseppe Verdi, 1940, pagg. 248-268 - A. D’Angeli, Giuseppe Verdi, 1924, pag. 51 - Raffaele Mellace, Con moltissima passione. Ritratto di Giuseppe Verdi, 2013 nuovo acquisto - Riccardo Muti, Verdi l’italiano. Ovvero, in musica, le nostre radici, 2012 - Alain Duault, Verdi. La musica e il dramma, 1995 - Mauro Mariani, Giuseppe Verdi, 1994 - Alberto Basso (diretto da), Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti, Le biografie, vol. VIII, 1988, pagg. 194-209 - Claudio Casini, Verdi, 1982 - Gustavo Marchesi, Verdi, 1974 - René Leibowitz, Conoscete Verdi? in Storia dell’opera, 1966, pagg. 199-233 - Carlo Graziani (a cura di) – Giuseppe Verdi. Autobiografia dalle lettere, 1941 - Gino Roncaglia, L’ascensione creatrice di Giuseppe Verdi, 1940 - Annibale Alberti (raccolto e annotato da), Verdi intimo (1861-1886), 1931 - A. D’Angeli, Giuseppe Verdi, 1924 - Simon Bocccanegra: melodramma in un prologo e tre atti, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave [e Arrigo Boito]; Torino : Teatro Regio, 2003 http://bct.comperio.it ALL’INIZIO L’ITALIA IN OPERA 2013/2014 SIMON BOCCANEGRA NUOVI ACQUISTI Raffaele Mellace, Con moltissima passione. Ritratto di Giuseppe Verdi Il libro di Raffaele Mellace propone una ricognizione completa del personaggio Verdi e del suo teatro musicale, senza ricalcare il taglio tradizionale "vita/opere". La biografia verdiana è accostata attraverso la geografia delle città decisive per la vicenda dell'uomo e dell'artista, nel percorso politico tra Risorgimento e Unità, e nelle dinamiche della vita professionale e di quella privata. Il teatro di Verdi è discusso nel complesso dei suoi fondamenti estetici e drammaturgici e dei suoi riferimenti ideali, decifrato nel microcosmo abitato dai suoi personaggi, seguito dal primo all'ultimo titolo, senza tralasciare i lavori non operistici. ALL’INIZIO L’ITALIA IN OPERA 2013/2014 SIMON BOCCANEGRA SPIGOLATURE 1/8 Boccanegra personaggio storico “Simone Boccanegra fu il primo Doge genovese eletto dal popolo il 23 settembre 1339. Il parlamento affiancò al Doge un consiglio di quindici popolani escludendo i nobili, decisione che provocò gravi tensioni. Boccanegra si illuse di ristabilire I'ordine ammettendo nel consiglio anche quindici nobili che ne approfittarono per farlo abdicare il 23 dicembre 1344. Si ritirò a Pisa, ma quando il Doge Giovanni di Valente nel 1353 consegnò la Repubblica ai Visconti, il Boccanegra, facendosi appoggiare da questi, riuscì a riprendere il potere il 15 novembre 1356 opponendosi alle manovre sotterranee della nobiltà. Morì il 13 marzo 1363, si disse, avvelenato durante un banchetto.” _____ ‐ Giampiero Tintori, Invito all’ascolto di Verdi, Mursia, 1983 La fonte del libretto e il «programma» di Verdi “«Credo di aver trovato il sogetto [sic] per Venezia e da Parigi ti manderò il programma». La prima menzione esplicita del dramma di Gutiérrez si trova però solo tre settimane dopo, in un'altra lettera a Piave datata Parigi 23 agosto 1856. Come era già accaduto altre volte, […] l'incontro di Verdi con il dramma di Gutiérrez ha dunque tutte le caratteristiche di una sorta di 'colpo di fulmine' o di 'epifania', di un incontro diretto e improvviso, senza l'intermediazione del librettista, con il soggetto ricercato. Nel giro di poche settimane il citato «programma» dell'opera è pronto, e già il 28 di agosto Piave lo può inoltrare alla presidenza della Fenice per l'approvazione. Nella terminologia melodrammatica ottocentesca il programma ‐ Verdi più spesso parla di «selva» ‐ è uno schema drammatico in prosa del libretto, contenente l'articolazione in atti e scene dell'opera e spesso alcune indicazioni circa la distribuzione dei numeri musicali. Verdi, soprattutto quando collaborava con Piave, del quale temeva la propensione alla prolissità, era solito redigere da solo i programmi […]. L'eccezionalità del programma del Simon Boccanegra […] consiste […]nel fatto che esso, per la presenza di dialoghi perfettamente sviluppati, con tanto di didascalie dettagliate, è molto di più della solita «selva». Si tratta infatti di una vera e propria riduzione in prosa dell'originale spagnolo, di cui segue fedelmente lo schema drammatico. “ _____ ‐ Marco Marica, «Mia la desdicha fué: mas la culpa es de la suerte». Il «Simón Bocanegra» di Antonio García Gutiérrez in Simon Bocccanegra: melodramma in un prologo e tre atti, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave [e Arrigo Boito]; Torino : Teatro Regio , 2003 ALL’INIZIO L’ITALIA IN OPERA 2013/2014 . SIMON BOCCANEGRA SPIGOLATURE 2/8 Il «Simon Boccanegra» del 1857 “Anche se il Boccanegra, andato in scena alla Fenice il 12 marzo 1857, non è quello che conosciamo noi dopo la revisione del 1881 con la collaborazione di Boito, un'opera dove non primeggiavano la storia d'amore o i gran colpi di scena, non poteva soddisfare il pubblico. L'opera infatti non ottenne successo. Fu ritenuta lugubre anche se, come scriveva la « Gazzetta privilegiata di Venezia », era «assai elaborata, condotta col più squisito artifizio e si vuole studiarla nei suoi particolari ». Il pubblico di Venezia, che protestò energicamente, si attendeva ben altro (il giornale appena citato rimpiange il Nabucco e I lombardi) e non poteva comprendere la « ricerca» del musicista, applaudendo solo nei momenti di maggiore effetto. Per il resto, come scriveva Verdi […]: « Ho fatto a Venezia un fiasco quasi altrettanto grande di quello della "Traviata". Credevo di aver fatto qualche cosa di possibile, ma pare che mi sia ingannato ».” _____ ‐ Giampiero Tintori, Invito all’ascolto di Verdi, Mursia, 1983 “[Verdi] scrisse a Ricordi in difesa di Simon Boccanegra, affermando che l'opera «non è inferiore a tante altre mie opere più fortunate di questa, perché per questa abbisogna forse esecuzione più finita, ed un pubblico che voglia ascoltare». È la prima volta che, nelle lettere di Verdi, affiora l'accusa al pubblico di non essere all'altezza di ciò che gli viene offerto. Questo atteggiamento, così tipico in un autore d'avanguardia, in genere gli era estraneo. Ma la lettera a Ricordi contiene altre considerazioni inconsuete per Verdi: «Noi poveri zingari, ciarlatani, e tutto quello che volete, siamo costretti a vendere le nostre fatiche, i nostri pensieri, i nostri deliri per dell'oro, il pubblico per tre lire compera il diritto di fischiarci o di applaudirci. Nostro destino è rassegnarci: ecco tutto ».” ‐ Claudio Casini, Verdi, Rusconi, 1982 ALL’INIZIO L’ITALIA IN OPERA 2013/2014 . SIMON BOCCANEGRA SPIGOLATURE 3/8 Il «Simon Boccanegra» del 1881 “L'opera, rivestita a nuovo, andò in scena alla Scala il 24 marzo dell' '8I. Il giorno dopo Filippo Filippi, sulla «Perseveranza», dona un resoconto chilometrico dello spettacolo […] «Trionfo: questa è la parola più adatta per esprimere il successo che ebbero, ieri sera alla Scala, il prologo, il primo ed il terzo atto del Boccanegra ... Non si può descrivere l'effetto prodotto dal prologo: tutti domandavano se veramente la massima parte di quella musica era stata composta 24 anni fa ... Il finale primo, tutto nuovo di pianta, parola e musica, fece uno stranissimo effetto sul pubblico, il quale lo ascoltò con attenzione, con palpito, direi quasi con ansia curiosa, e non lo interruppe con applausi intempestivi. Alla fine solamente gli spettatori si levarono in piedi ad applaudire maestro ed esecutori. lo credo che questo pezzo, il quale da tutti fu compreso e ch'è una delle creazioni capitali del Verdi, piacerà sempre di più, e finirà col divenire la great attraction del Boccanegra ... […]».” _____ ‐ Gustavo Marchesi, Verdi, UTET, 1974 ALL’INIZIO L’ITALIA IN OPERA 2013/2014 SIMON BOCCANEGRA SPIGOLATURE 4/8 «Boccanegra» al Teatro Regio di Torino “I Torinesi dovettero attendere fino al 25 dicembre 1864 per conoscere Simon Boccanegra. Decisamente molto, se si pensa che a quella data si contavano già oltre trenta edizioni dell'opera […]. L'allestimento del Regio fu dunque uno degli ultimi della prima versione del Boccanegra, quando ormai questa poteva dirsi praticamente fuori repertorio. Il forte ritardo non valse peraltro neppure a ingenerare un po' di attesa e di curiosità nei sempre più svogliati spettatori torinesi, che quella sera si recarono a teatro con spirito puramente mondano, offrendo il peggio di sé. […] Secondo quanto riferito da d'Arcais [Francesco d’Arcais, importante critico musicale italiano, ndr] ‐ «dalla prima nota del prologo sino alla fine dell'opera l'orchestra ed i cantanti sono stati coperti da un frastuono incessante ed intollerabile». E il pubblico «rimase apatico, indifferente, distratto come si trattasse di cosa che non lo interessasse», per poi darsi alla fuga verso la mezzanotte quando, dopo il ballo di prammatica […], ebbe inizio l'Atto III, «senza dubbio fra i più bei lavori del Verdi», ma purtroppo «cantato alle panche»! […] Trascorrono circa vent'anni e i torinesi, resi nuovamente civili e sensibili alle ragioni dell'arte anche grazie all'innovativa ed intelligente gestione del Regio di Giovanni Depanis (terminata nel 1881 e quindi ancora produttiva di benefici effetti), accolgono con rispetto e attenzione la seconda versione dell'opera. Il nuovo Boccanegra fu presentato dal Regio il 24 gennaio 1883, a meno di due anni dall'esordio scaligero, questa volta con un cast di un certo rilievo.” _____ ‐ Giorgio Rampone, «Simon Boccanegra» nelle stagioni del Regio in Simon Bocccanegra: melodramma in un prologo e tre atti, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave [e Arrigo Boito]; Torino : Teatro Regio, 2003 ALL’INIZIO L’ITALIA IN OPERA 2013/2014 SIMON BOCCANEGRA SPIGOLATURE 5/8 Da un’intervista a Claudio Abbado “[…] Simon Boccanegra fu riscoperta negli anni Settanta proprio grazie a quel nostro allestimento alla Scala, che girò il mondo facendosi applaudire a Londra, a Parigi, a Mosca, a Washington e a Vienna. Fu tra le cose più belle fatte da Strehler in campo operistico. Fino ad allora l’opera era stata considerata tra le più difficili di Verdi. Non la si eseguiva quasi mai. D’altra parte lo stesso Verdi, nelle lettere, parla dei suoi tre “malati” da curare: Macbeth, Simone e Don Carlo. […] [L’opera] esige un cast eccezionale. È molto ardua per gli interpreti anche per la scarsezza di romanze famose, se si escludono Il lacerato spirito del basso e le romanze del tenore e del soprano. Questa è anche una delle ragioni della limitata circolazione dell’opera. Spesso gli interpreti preferivano ruoli assai meno importanti, purché provvisti dei popolari traguardi delle romanze, ritenuti indispensabili per conseguire il successo. Basti invece Basti invece pensare che qui il protagonista ha una parte di grande rilievo che lo impegna per tutto il corso dell’opera, ma non ha neppure una romanza.” _____ ‐ Leonetta Bentivoglio (interviste di), Il mio Verdi. Dodici opere di Verdi raccontate dai più grandi interpreti del nostro tempo, Edizioni Socrates, 2000 ALL’INIZIO L’ITALIA IN OPERA 2013/2014 SIMON BOCCANEGRA SPIGOLATURE 6/8 La «Balladenton» “La scelta audace di far iniziare l'opera come di solito iniziano i drammi parlati, con due personaggi che entrano in scena continuando un discorso iniziato dietro le quinte, anziché con un momento 'chiuso' e affermativo […], c'era già nella versione del 1857, e valeva proprio a rendere percepibile questa continuità del presente rispetto al passato; geniale fu però, nel rifacimento del 1881, l'aver preparato e poi sonorizzato la scena con lo stupendo motivo avvolgente degli archi, un po' evocazione naturale, un po' eco poetica in Balladenton […] del tempo andato. Ecco, sappiamo subito che l'inizio dell'opera non è l'inizio della storia ... […] A proposito di Balladenton: era buona norma, nel melodramma italiano, raccontare per l'appunto gli antefatti importanti in forma di ballata, una tipologia musicale ispirata alla tradizione lirica romantica […]. In opere dove gli antefatti hanno una certa importanza […] la cosa può avvenire più volte. Nel Simone, però, questo senso di presenza del tempo andato è talmente forte che l'atto del raccontare, dell'evocare il passato, non si esplica tramite una o due sacramentali ballate, ma pervade molti momenti lirici del dramma: la norma secondo cui i tempi lenti servono ad esprimere il presente affettivo del personaggio è quasi superata dall'irruzione del 'passato affettivo'. “ _____ ‐ Luca Zoppelli, La feroce storia. Tempo, politica e Utopia in «Simon Boccanegra» in Simon Bocccanegra: melodramma in un prologo e tre atti, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave [e Arrigo Boito]; Torino : Teatro Regio, 2003 Il personaggio Boccanegra: un colosso. “[…] E’ Boccanegra che effettivamente domina l'opera come un colosso. La bellezza e l'eloquenza della sua parte musicale, la forza e la consistenza della sua caratterizzazione ne fanno uno dei ruoli verdiani più compiutamente realizzati. È uomo di stato e sognatore, e questi due aspetti del suo carattere sono perfettamente resi nella espressione musicale e drammatica che gli appartiene. Il risultato dell'opera dipende da Boccanegra. Volendo accettare la metafora di Verdi che paragonò l'opera a un tavolo, possiamo affermare che non potrà mai cadere e che non è più zoppo. È solidissimo.” _____ ‐ Charles Osborne, Tutte le opere di Verdi, Mursia, 1975 ALL’INIZIO L’ITALIA IN OPERA 2013/2014 SIMON BOCCANEGRA SPIGOLATURE 7/8 “Le grandi frasi di Simone pongono questa straordinaria figura, paragonabile per vitalità solo a Rigoletto'e a Violetta, ma superiore a tutte per l'immensa nobiltà delle sue concezioni, in un ruolo di super‐protagonista, anche se è ben noto, almeno ai verdiani, un fatto stranissimo, eccezionale: questo è l'unico protagonista (e per giunta « titolare », dato che il dramma porta il suo nome) verdiano al quale non sia affidata nemmeno una breve aria solistica, in tutta l'opera! In compenso è quasi sempre in scena, « entra» in qualcosa come dodici pezzi o brani […]. _____ Luciano Zeppegno, Il manuale di Verdi, Lato Side, 1980 Simone e Fiesco, due personaggi a confronto “ Si è detto, al tempo della prima a La Fenice, che Simon Boccanegra era opera lugubre: il Boccanegra che conosciamo noi è opera di profonda malinconia, Simone e Fiesco, il grande vecchio, ci comunicano tutta la loro disperata amarezza, si odiano per una intera vita per ritrovarsi vinti ambedue. […] Il lamento di Fiesco per la morte della figlia (« Il lacerato spirito ») è una delle pagine più celebri nel repertorio della voce di basso. Fiesco è uno dei grandi vecchi verdiani […]. In Fiesco, Verdi ritrae mirabilmente il nobile offeso, l'uomo che crede graniticamente nella gerarchia e nei valori della nascita; l'elezione di un popolano (che oltre tutto gli ha sedotto la figlia) è per lui il crollo di un ordine che riteneva immutabile. Nel suo animo alberga solo l'insaziata sete di vendetta, da ottenere ad ogni costo […]. Un personaggio, in fondo, complesso, soprattutto per le sfumature che il musicista ci fa sottintendere. Si veda, nel duetto che segue tra lui e Simone, come sono diversi i linguaggi: altero pur nell'ira il parlare di Fiesco; sempre spontaneo, immediato, di autenticità popolana il parlare di Simone. La franchezza, la malinconia che lo dominano si manterranno intatte anche quando assumerà il potere; è la cifra che lo distingue e che gli conferisce una particolare nobiltà.” _____ ‐ Giampiero Tintori, Invito all’ascolto di Verdi, Mursia, 1983 ALL’INIZIO L’ITALIA IN OPERA 2013/2014 . SIMON BOCCANEGRA SPIGOLATURE 8/8 «Boccanegra»: è un’opera politica? “«Boccanegra è la lotta tra plebe e nobiltà»: così Muzio, l'allievo di Verdi, sintetizzava la nuova opera del Maestro, non ancora presentata al pubblico, in una lettera a Ricordi del 1856. Questa lettura 'politica', che vede nel Simone […] in primo luogo un dramma della contrapposizione fra idee, principi politici, gruppi, può contenere la sua parte di verità, ma è decisamente naïve e ipersemplificata. Certo lo scontro fra classi è ben presente, e più lo sarà dopo l'aggiunta della grande scena della Camera del Consiglio nel 1881. E tuttavia quella di Verdi è e rimane una drammaturgia centrata sugli individui e sui loro conflitti: conflitti fra personalità, ai quali eventualmente si attacca e si sovrappone, acquisendone peso ed evidenza drammatica, un conflitto ideologico […]. Nel nostro caso, l'opposizione Fiesco‐Simone non è quella fra patriziato e plebe, ma quella fra un modo inesorabilmente partigiano di intendere la lotta politica, rappresentato dalla granitica implacabilità di Fiesco e della musica che gli si attaglia (il suo vero pendant sul versante plebeo è casomai il perfido Paolo), e una visione più lungimirante, aperta e magnanima, rappresentata da Simone.” […] Nel “nuovo Finale I del 1881 ‐ nelle sue grandi linee un'idea di Verdi, stimolata dalla lettura delle Lettere familiari di Petrarca” ‐ […], la perorazione di pace “non è l'espressione di un pensiero politico (l'unità italiana), [ma] è un appello alla pratica della pace e della tolleranza come filosofia di vita, come principio di lungimiranza nei rapporti interpersonali ‐ proprio quell'atteggiamento che distingue Simone tanto da Fiesco, da un lato dell'agone politico, che da Paolo, dal lato opposto.” ______ ‐ Luca Zoppelli, La feroce storia. Tempo, politica e Utopia in «Simon Boccanegra» in Simon Bocccanegra: melodramma in un prologo e tre atti, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave [e Arrigo Boito]; Torino : Teatro Regio, 2003 ALL’INIZIO L’ITALIA IN OPERA 2013/2014 SIMON BOCCANEGRA TRAMA Prologo. ‐ In una piazza di Genova, verso la metà del XIV secolo. Simon Boccanegra, corsaro al servizio della Repubblica, è sostenuto dalla fazione popolare per assumere la carica di doge; sulle prime riluttante, egli alla fine accetta per l'intervento di Paolo Albiani, un orefice di umili origini, che gli fa intravvedere la possibilità, una volta assunto alla dignità suprema, di ottenere la mano di Maria, figlia del patrizio Jacopo Fiesco, e così legittimare la bimba nata dalla loro relazione. A causa dei ripetuti contrasti con il padre, Maria però è morta di dolore; Simone ne viene a conoscenza per caso, e la notizia della morte lo sconvolge a tal punto che sembra non udire le grida festose del popolo che saluta la sua elezione alla suprema magistratura. Atto I. ‐ Quadro I. Nel parco di palazzo Grimaldi, nelle immediate vicinanze di Genova. Sono trascorsi venticinque anni dall'ascesa al potere di Simon Boccanegra, che ha nominato suo consigliere Paolo Albiani, al quale, a compenso dei servigi resi, avrebbe in animo di concedere in sposa Amelia Grimaldi, figlia di Andrea Grimaldi. La fanciulla ama però Gabriele Adorno, che con altri nobili cospira per abbattere l'attuale governo della città. Gabriele apprende però da Andrea, sotto le cui vesti si cela Jacopo Fiesco costretto a mutar nome per sfuggire ai sicari del doge, che Amelia non è sua figlia, bensì una orfana da lui adottata. Reduce da una partita di caccia giunge Simone, per proporre ad Amelia le nozze con Albiani. Ma Amelia rifiuta risolutamente ed anzi, incoraggiata dalla benevolenza del doge, narra la propria infanzia, mostrandogli poi un'immagine nella quale Simone riconosce la sua amata Maria. Il doge non ha più alcuna esitazione: di fronte a sé ha Maria, la figlia creduta morta e ritrovata dopo tanti anni. ALL’INIZIO L’ITALIA IN OPERA 2013/2014 SIMON BOCCANEGRA Atto I. ‐ Quadro II. Nel palazzo degli Abati, dove si svolge la seduta del Consiglio della Repubblica. Il doge tenta di placare gli animi accesi dalla rivalità tra le fazioni contrastanti. In piazza scoppia intanto un tumulto popolare in cui rimane coinvolto Gabriele Adorno, che però riesce a penetrare nella sala e ad accusare Simone di aver coperto con la sua autorità il tentato rapimento di Amelia Grimaldi. Si accende allora un nuovo tumulto fra patrizi e plebei che Simone tenta di sedare, trattenendo presso di sé Gabriele; si rivolge all'Albiani, al quale attribuisce il tentato rapimento, e lo costringe ad associarsi all'unanime esecrazione per l'odioso gesto. Atto II. ‐ Una sala del palazzo dogale. Paolo Albiani vuole consumare la sua vendetta verso Boccanegra; si rivolge dapprima a Fiesco, che rifiuta, poi insinua in Gabriele il sospetto sui sentimenti del doge verso Amelia; infine versa in una coppa alcune gocce di un veleno lento ma inesorabile. Simone, dopo aver bevuto, si assopisce e non si accorge dell'arrivo di Gabriele, che si lancia su di lui per trafiggerlo, ma ne è impedito dall'intervento di Maria che gli rivela la verità sul rapporto che la lega al doge. Gabriele chiede perdono alla stessa Maria ed a Simone, destatosi di soprassalto, mentre si odono da lontano grida ostili al Boccanegra, il quale invoca la pace sulla città insanguinata. Atto III. ‐ La rivolta è fallita e Paolo Albiani, schieratosi con gli insorti, è stato condannato a morte ma, prima di affrontare il patibolo, confida a Fiesco di aver avvelenato il doge. Il vecchio patrizio decide di rivelare a Simone la sorte che gli è riservata; i fieri avversari di un tempo si scambiano parole di perdono e Simone, prima di morire, benedice le nozze fra Maria e Gabriele, nominato suo successore al soglio dogale. _______ da: Aldo Nicastro (a cura di), Guida al teatro d’opera, Zecchini, 2011 ALL’INIZIO