Teatro Donizetti Stagione 2015 - 2016
photo: Paolo Porto
Altri Percorsi
Nel presentare il trentacinquesimo anno di vita di Altri
Percorsi, c’è tutta l’emozione di una responsabilità e di
uno stupore.
Nel 1999 Benvenuto Cuminetti mi chiese di scrivere
un Quaderno dello Spettacolo alla soglia dei primi
vent’anni di Altri Percorsi: era una gioia intrecciare i
fili di quelle stagioni magnifiche che vedevano i grandi
protagonisti del nuovo teatro italiano riconoscere in
Bergamo un luogo privilegiato dove passare e coltivare
incontri.
Negli anni si è andata spegnendo questa volontà
iniziale di realizzare una stagione, in parallelo alla
prosa maggiore, che fosse di ricerca, che fosse un
«Il teatro è emozione, l’atto teatrale diviene icona di
corpi e voci che rimandano ad altro, ad un mondo
interiore che anche nelle mille repliche o ripetizioni
non è mai uguale a se stesso»
luogo di elaborazione di pensiero e di condivisione per
spettatori di generazioni diverse, per giovani pronti
a vivere le messinscene non come obbligo scolastico,
ma come un’esperienza, possibile tempo per la città
di riflettere se stessa tramite il teatro.
Ecco, questo è il pensiero che mi ha guidato nel
programmare la nuova stagione (passando da cinque
a sette titoli) che non può non tornare con il pensiero
a Benvenuto Cuminetti e al teatro che gli piaceva,
fatto di belle drammaturgie, grandi interpreti, ottime
messinscene, ma soprattutto un teatro che parlava
all’uomo e alla donna contemporanei ed interrogava
le loro vite…
Proprio a Benvenuto Cuminetti è dedicato Iliade,
spettacolo ripreso quest’anno dal Teatro del Carretto
e ospitato venticinque anni fa nella stagione
di Altri Percorsi.
Realtà e mito poetico vibrano all’unisono, grazie
all’uso del teatro di figura che diviene elemento
importante per fare risuonare l’atto attoriale ed
amplificare lo spazio.
La stagione di Altri Percorsi 2015-2016 ospita attori
ormai affermati (Mario Perrotta, Maria Paiato,
Arianna Scommegna, César Brie), ma anche giovani
promesse (Teatro Presente e Marta Cuscunà),
intrecciando registri e generi teatrali, dal teatro di
figura al teatro di narrazione, con un’attenzione anche
sulla drammaturgia europea. Questo aspetto si trova
in Due donne che ballano del drammaturgo catalano
Josep Maria i Benet, con in scena due fra le migliori
attrici del teatro italiano: Maria Paiato ed Arianna
Scommegna (insieme assommano ben 14 premi di
livello nazionale) ed una regista di grande talento,
Veronica Cruciani. Si tratta di una prima nazionale:
da tempo Bergamo non ospitava un debutto assoluto e
questo vuole essere l’inizio di un percorso di centralità
per il nostro teatro.
Merita una sottolineatura la personale di tre spettacoli
dedicata all’attore e regista argentino, César Brie,
per la prima volta in rassegna. Esempio di coerenza
umana ed artistica, Brie in ogni messinscena fa
compiere allo spettatore un profondo viaggio: basta
salire sulla sua imbarcazione ed affidarsi e l’incontro
ogni volta è quasi inevitabile per sondare i turbamenti
e le profondità dell’animo umano. È proprio con le
sue parole, come un augurio, che vogliamo iniziare
«Ogni spettacolo di Brie è un profondo viaggio,
basta salire sulla sua imbarcazione ed affidarsi»
la navigazione in questo nuovo ciclo di Altri Percorsi:
«Non teatro intellettuale, ma teatro concreto. Il
concreto è semplice, parla chiaro, immagina, si rivela
e rivela il dramma dell’esistenza. La scena allora è più
che un riflesso della vita, è un fatto reale, potente
come la vita. ​L’illusione è distrutta e trasformata in
azione. Dietro gli oggetti e non dietro la scenografia
devono celarsi concetti, simboli, idee, e quanto più
i simboli sono ambigui, maggiore sarà la loro forza
di suggestione. E lo spettatore smette di osservare
soltanto, e pensa, si commuove e intuisce, perché si
commuove e pensa».
Maria Grazia Panigada
Direttore Artistico Stagione di Prosa e Altri Percorsi
photo: LUIGI BURRONI
23 ottobre 2015
Teatro Sociale
«Milite Ignoto racconta il primo, vero
momento di unità nazionale. È, infatti,
nelle trincee di sangue e fango che gli
“italiani” si sono conosciuti e ritrovati
vicini per la prima volta: veneti e
sardi, piemontesi e siciliani, pugliesi
e lombardi accomunati dalla paura
e dallo spaesamento per quell’evento
più grande di loro. Spaesamento
acuito dalla babele di dialetti che
risuonavano in quelle trincee. Per
questo ho immaginato tutti i dialetti
italiani uniti e mescolati in una lingua
d’invenzione, una lingua che si facesse
carne viva. Ho provato a cucire insieme
nella stessa frase quanti più dialetti
potevo. Ne è venuta fuori una lingua
nuova che ha regalato allo spettacolo
un suono sconosciuto ma poggiato sulle
viscere profonde del nostro paese.
Ho scelto questo titolo, Milite Ignoto,
perché la prima guerra mondiale fu
l’ultimo evento bellico dove il milite
uno spettacolo di Mario Perrotta
Mario Perrotta in
Milite ignoto
quindicidiciotto
ALTRI PERCORSI
tratto da Avanti Sempre di Nicola Maranesi e da La Grande Guerra, i diari raccontano un
progetto a cura di Pier Vittorio Buffa e Nicola
Maranesi per Gruppo editoriale L’Espresso
e Archivio Diaristico Nazionale
con Mario Perrotta
produzione Permàr, Archivio Diaristico
Nazionale, dueL e La Piccionaia
durata spettacolo : 1h 15’ atto unico
ebbe ancora un qualche valore anche
nel suo agire solitario, mentre da quel
conflitto in poi - anzi, già negli ultimi
sviluppi dello stesso - il milite divenne,
appunto, ignoto. E proprio per questo
sono andato controcorrente e ho rivolto
la mia attenzione verso le piccole storie,
verso gli sguardi e le parole di singoli
uomini che hanno vissuto e descritto
quegli eventi dal loro particolarissimo
punto d’osservazione, perché questo
è il compito del teatro, o almeno del
mio teatro: esaltare le piccole storie per
gettare altra luce sulla grande storia».
M ario P errotta
«Una delle più
strepitose prove d’attore
degli ultimi anni»
photo: MarinaAlessi
u
Due donne che ballano è la prima produzione
del Centro d’Arte Contemporanea
Teatro Carcano. Ad interpretarla due
autentiche stelle della scena italiana, le
pluripremiate Maria Paiato e Arianna
Scommegna. A dirigerle Veronica
Cruciani, premio Hystrio alla regia
2012 dell’Associazione Nazionale
Critici Italiani.
Una donna anziana e una giovane
chiamata a farle da badante. Tutte
e due schive, energiche, sarcastiche
ed eroiche. Si odiano e si detestano
perché sono simili, perché ognuna ha
bisogno dell’altra, e, nella solitudine
delle rispettive vite, sono l’una per l’altra
l’unica presenza confortevole.
Ballano. Come balla una nave in balìa
delle onde. Avrebbero potuto non
incontrarsi mai e continuare a ballare da
sole come hanno sempre fatto, e invece
per loro fortuna il sollievo della coppia
finalmente addolcisce un po’ la fatica.
o
u
t to
na
deb
le
le
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na zi
na zi
Maria Paiato e Arianna Scommegna in
DUE DONNE
CHE BALLANO
ALTRI PERCORSI
Teatro Sociale
na
t to
24 - 25 novembre 2015
di Josep Maria Benet i Jornet
traduzione Pino Tierno
regia Veronica Cruciani
scene Barbara Bessi
luci Gianni Staropoli
musiche Paolo Coletta
con Maria Paiato e Arianna Scommegna
produzione Centro d’Arte Contemporanea
Teatro Carcano
durata spettacolo : 1h 40’ atto unico
Una minuscola storia come tante che
accadono nei grandi condomini di
qualsiasi città, un microcosmo, un
ecosistema esistenziale, che attraverso
la scrittura di Josep M. Benet i Jornet
diventa un modo gentile, amaro e
profondamente ironico di raccontare
un’intera società, in cui le persone difficili
e scomode sono estromesse e confinate
ai margini, ad affrontare in solitudine la
pista da ballo del proprio destino.
«Una storia come
tante, che attraverso
la scrittura di Benet i
Jornet diventa un modo
amaro e ironico
di raccontare
un’intera società»
o
photo: guido mencari
22 gennaio 2016
Teatro Sociale
In uno spettacolo storico, il Teatro Del
Carretto riesce ad evocare la portata
universale dell’Iliade con una semplicità
che ci rimanda immediatamente al
sacro, al rituale e al liturgico. Eppure
non v’è qui niente di raccontato: tutto
avviene dall’incontro di musiche, luci,
parole, gesti e macchinari meravigliosi,
d a cu i sc at u r i scono a font a na
visioni e suggestioni su uomini, dei e
semidei. Creatura indomita, multiforme,
epica e fragile al contempo, ingegnosa
macchina ove legno e corpi si fondono
per riportare in vita l’eco di un passato
eroico, Iliade si presenta al pubblico in
tutta la sua vulnerabile forza, legata a
un filo tra presente e passato.
«Così, in un’aria di mare, cicale e
bronzi, l’attore perpetuamente in
bilico tra sovrumana forza e morta
carne trascinata, car icandosi d i
corazze e scudi straripanti di vittime
da Omero
adattamento e regia Maria Grazia Cipriani
scene e costumi Graziano Gregori
suono Hubert Westkemper
Teatro del Carretto in
iliade
ALTRI PERCORSI
con Giovanni Balzaretti, Nicolò Belliti,
Andrea Jonathan Bertolai, Maria Vittoria
Nervi, Fabio Pappacena, Giacomo Pecchia,
Antonio Pomponio
e Giacomo Vezzani
produzione Teatro del Carretto
durata spettacolo : 1h 30’ atto unico
in bassorilievo, assume sembianze
d’eroe in un Artificio Teatrale senza
retroscena.
E gli dei, concepiti come atroci bambini,
esseri che conservano connotati somatici
dell’infante, sono attori meccanici che
avanzano in carri-nicchie o artigliano
la schiena di un eroe filando la trama
a metà tra l’innocenza bambinesca e la
terribile, inaccessibile forma».
M aria Grazia Cipriani
«L’Iliade è
un’affascinantissima
affabulazione visiva
raccontata da attori
in carne ed ossa e da
pupazzi meccanici...»
photo: Alessandro Sala Cesuralab
8 aprile 2016
ALTRI PERCORSI
Auditorium Piazza della Libertà
Oggi c’è estremo bisogno di parlare di
Resistenze femminili perché nella nostra
società la figura femminile è molto
contraddittoria: da un lato abbiamo
bisogno di garantire per legge la
presenza minima delle donne in politica
attraverso le quote rosa; dall’altro
proprio le donne sono al centro della vita
mediatica in quanto merce di scambio
tra politici e imprenditori corrotti...
La semplicità ingannata racconta da quali
semi è nata la rivendicazione delle
donne nel Cinquecento, nel tentativo di
ridare slancio a una rivoluzione di cui
non sentiamo più il bisogno, e forse non
per un caso fortuito, ma per una precisa
strategia che, anche se con modalità
apparentemente diverse, ci schiaccia
ancora sotto lo strapotere maschile.
«In questo progetto ho cercato di
elaborare alcuni lati della vicenda
realmente accaduta con analogie che
li rendessero più vicini a noi spettatori
Satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne
Seconda tappa del progetto sulle Resistenze
femminili in Italia
del XXI secolo.
Per questo ho cercato di fare in modo
che concetti come “eresia”, “dote”
assumessero anche significati altri, più
ampi di quelli letterali e che la “monaca
forzata” d iventasse simbolo non
esclusivo della condizione femminile nel
suo complesso. Una condizione che ha
ancora bisogno di riscatto. La semplicità
ingannata parla del destino collettivo di
generazioni di donne e della possibilità
di farsi “coro” per cambiarlo».
M arta Cuscunà
«Straordinaria
la sua capacità di
dare identità e voce
a tutti i personaggi
del racconto»
co-produzione Centrale Fies e Operaestate
Festival Veneto
durata spettacolo : 1h 10’ atto unico
Marta Cuscunà in
LA SEMPLICITà
INGANNATA
liberamente ispirato alle opere letterarie di
Arcangela Tarabotti e alla vicenda
delle Clarisse di Udine
di e con Marta Cuscunà
luci Claudio “Poldo” Parrino
suono Alessandro Sdrigotti
realizzazioni scenografiche Delta Studios e
Elisabetta Ferrandino
costumi Antonella Guglielmi
cito
re del ban
do
i teatri
del sacro
2014-15
photo: Paolo Porto
vin
19 febbraio 2016
ALTRI PERCORSI
Teatro Sociale
«L’abbiamo chiamato Carlo Manfredi,
gli abbiamo dato un ruolo, quello di
infermiere, e il compito di accudire
Simone Weil nella sua agonia.
Il muro non è più un letto. Su quel muro
Simone e il suo infermiere disegnano
l’universo. Le stelle, che Simone studiava,
appaiono mentre vengono brutalmente
cancellate le sagome dei fucilati nelle
purghe staliniste che Simone fu tra le
prime a denunciare. Il muro è il luogo
dove si mostra l’esercizio della forza e il
letto galleggia attraversato da Simone e
dalle sue ossessioni: il lavoro, la violenza,
lo spirito, la febbre e gli stenti che la
porteranno a morire a 33 anni, sola.
Il pensiero di Simone Weil oggi ci
interroga con una forza sconvolgente.
Fu operaia, sindacalista, insegnante,
scrittrice, storica, poetessa, drammaturga,
combattente, filosofa, contadina. Morì di
stenti, in esilio. Si occupava degli uomini
e dimenticava se stessa».
César Brie
drammaturgia e regia César Brie
scene e costumi Giancarlo Gentilucci
musiche originali Pablo Brie
luci Daniela Vespa
César Brie in
LA VOLONTà
Frammenti per Simone Weil
con César Brie e Catia Caramia
produzione Campo Teatrale e César Brie
ringraziamenti Giampiero Piscaglia,
Giada Fornaciari, Tamara Balducci,
Gloria Betelli, Tiziana Irti
durata spettacolo : 1h 10’ atto unico
PROGETTO:
SIMONE WEIL
in collaborazione con Fondazione Serughetti
La Porta e Università degli Studi di Bergamo
- Dipartimento di Scienze Umane e Sociali
Giovedì 11 febbraio 2016
Università degli Studi di Bergamo | ore 10.00
Fondazione Serughetti La Porta | ore 17.30
SIMONE WEIL, PENSARE
LA FORZA: DALL’“ILIADE”
A “VENEZIA SALVA”
Domenico Canciani e Maria Antonietta Vito
(studiosi e curatori dell’opera weiliana)
Giovedì 18 febbraio 2016
Università degli Studi di Bergamo | ore 10.00
Fondazione Serughetti La Porta | ore 17.30
ATTUALITÀ DEL PENSIERO DI
SIMONE WEIL SU DIRITTO E
GIUSTIZIA
Filippo Pizzolato (costituzionalista,
docente di Istituzioni di Diritto Pubblico
all’Università degli Studi Milano Bicocca)
sabato 20 febbraio 2016
Università degli Studi di Bergamo | ore 10.30
il tema della forza in weil
César Brie, Ivo Lizzola, Fulvio Manara
Giovedì 25 febbraio 2016
Università degli Studi di Bergamo | ore 10.00
Fondazione Serughetti La Porta | ore 17.30
“ANTIGONI” DEL NOSTRO
TEMPO: FIGURE FEMMINILI
CONTEMPORANEE ALLA LUCE
DELLA TESTIMONIANZA DI WEIL
Laura Boella (professore ordinario di
Filosofia Morale - Dipartimento di Filosofia
dell’Università Statale di Milano)
photo: P.Porto
23 marzo 2016
ALTRI PERCORSI
Teatro Sociale
testo e regia César Brie
César Brie in
ero
scene e costumi Giancarlo Gentilucci
musiche Pablo Brie
luci Daniela Vespa
burattino Tiziano Fario
con César Brie
produzione Arti e Spettacolo e César Brie
ringraziamenti Andrea Bettaglio,
Gloria Bettelli, Giacomo Ferraù, Fernando
Marchiori,Donato Nubile, Federico Manfredi, Umberto Terruso
durata spettacolo : 60’ atto unico
disperato, fatto in esilio, nell’istante in
cui crollavano i nostri miti, mi salvò la
vita. Credevo di parlare dei miei amici
suicidi e in realtà esorcizzavo il mio
suicidio rannicchiato sotto le sconfitte
di una generazione.
Ero forse cerca di chiudere quella
parentesi aperta. Parlavo degli altri
per riscattare me. Parlo di me per dire
degli altri e forse riuscire ancora a
riscattarmi».
César Brie
«In un’ora e dieci
minuti ci si commuove,
si pensa, si ride,
si ha paura, come
se tutti fossimo colti
sul personale»
personale césar brie
Dietro parole come amore, morte,
assenza, dolore, g ioia, si celano
vicende personali, volti precisi, piccoli
disag i, rimpianti sbiaditi, eventi
apparentemente inf imi che hanno
segnato la nostra esistenza.
Questo lavoro è un viaggio attraverso
le vicende annidate dietro le grandi
parole. Indaga sul bambino nascosto
dietro al vecchio; indaga sul vecchio
che si disfa del bambino.
A ognuno di noi è data la possibilità
di tornare dall’esilio, di aprire la porta
della nostra casa.
«Ho indagato sulle vicende delle
persone, dei miei contemporanei. Ho
unito queste figure in un racconto che
sembra autobiografico ma che non è la
mia biografia. Ho raccontato di me per
dire di voi nella convinzione che possiate
riconoscervi in una vicenda altrui.
Trent asei ann i fa ho fatto uno
spettacolo, A rincorrere il sole. Quel lavoro
photo: viviana cangialosi
15 aprile 2016
Teatro Sociale
liberamente tratto dal racconto di Fëdor
Dostoevskij
adattamento e regia César Brie
la mite
bambola realizzata da Tiziano Fario
musiche originali Pietro Traldi
costumi Elisa Alberghi
scene Roberto Spinacci
luci Sergio Taddo Taddei
con Clelia Cicero e Daniele Cavone Felicioni
produzione Teatro Presente e César Brie
durata spettacolo : 60’ atto unico
I due sono in scena senza separarsi
mai, in un dialogo di azioni e parole.
Lui cerca di capire l’accaduto, torna
indietro, ricorda, si confonde, capisce,
sale dolorosamente verso la coscienza
di ciò che ha scatenato, provocato. Lei
lo aiuta a ricostruire, descrive i fatti,
aggiunge, conferma, tace. Poiché è
morta, non può argomentare, ragionare
o giustificare. Lei è la sua memoria, la
sua vittima, la sua colpa, il suo amore
ferito, il suo silenzio».
César Brie
«Clelia Cicero e
Daniele Cavone
Felicioni sono stati a
dir poco magnetici»
personale césar brie
«Finché lei è qui va ancora tutto bene,
posso andare a guardarla ogni istante,
ma domani che la porteranno via, come
farò a rimanere da solo?»
Questa disperata domanda è l’inizio
della vicenda.
La Mite è un racconto che Dostoevskij ha
scritto prima di fare I fratelli Karamazov,
ispirandosi a un fatto di cronaca che lo
aveva molto colpito: il suicidio di una
ragazza definito dai titoli dei giornali
un “suicidio mite”. L’originale ci
presenta un uomo disperato che vuole
capire perché sua moglie si è uccisa e
fa una specie di lungo soliloquio nel
quale ricerca le ragioni di questo atto
disperato. Nel nostro spettacolo invece
abbiamo fatto parlare entrambi.
«A raccontarci la storia è lui, l’usuraio,
l’uomo freddo e severo del banco dei
pegni, che poco prima aveva sposato
una ragazza buona e mite, e ora cerca
una ragione che spieghi il suo suicidio.
Teatro Presente in
ALTRI PERCORSI
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