Dalle “Memorie dell’Oratorio di S. Francesco di Sales dal 1815 al 1855” Non volevo credere ai sogni La chiave di lettura La chiave di lettura opera a cui rimandiamo. Il capitolo XIV della prima decade: 1825-1835 è un vero gioiello di pedagogia del discernimento vocazionale. Don Bosco nel narrare ai sui primi salesiani l’esperienze della sua giovinezza, si rivela una guida sicura per indicare i criteri concreti con i quali giungere a decidere della propria vita in docile obbedienza alla volontà di Dio. Oltre a suggerirci consigli autorevoli, ci avverte anche di pericoli da evitare che mettono a rischio quella che è la risposta fondamentale della nostra vita. Ad esso vogliamo rifarci per trovare una “originale” ossia carismatica metodologia di orientamento vocazionale salesiana. I commenti in corsivo vogliono far emergere queste indicazioni educative che don Bosco ancora oggi, con una freschezza ed attualità straordinaria ci dona. on Bosco scrive queste pagine all’età di 58 anni per ordine del papa Pio IX. Sono “ le confidenze paterne di Don Bosco ai suoi figli. Attraverso la sua “autobiografia”, egli vuole formare e nello stesso tempo divertire”. Cercheremo quindi di far emergere fra le righe quelle indicazioni piene di sapienza che don Bosco volle donare ai suoi figli amatissimi e che ancora oggi hanno un valore inestimabile per noi. In quegli anni Don Bosco è ormai un uomo alle prese con il consolidamento e l’espansione di una famiglia religiosa che aveva visto nascere tra mille difficoltà nella culla di Valdocco, vuole far percepire ai suoi figli “...come Dio abbia egli stesso guidato ogni cosa in ogni tempo”. Il titolo – quasi sommario – è quello originale posto da don Bosco all’inizio del capitolo mentre la lingua è stata curata da don Bosco Teresio nella sua IV NON CREDEVO AI SOGNI NON CREDEVO AI SOGNI Cosa farò della mia vita? avviavo al termine dell’anno di umanità. Anche per me era giunto il tempo di pensare seriamente a cosa avrei fatto nella vita. iamo ormai al termine dell’anno scolastico 1833-34 e Giovanni Bosco ha 19 anni, più o meno la tua stessa età, anno più anno meno. È perfettamente cosciente che quello è tempo di scelte vere, di scelte che orientano tutta la vita e che non possono essere fatte in “fai da te”- tentazione che lui avrà – ma in ascolto della chiamata di Dio. Vediamo insieme come il nostro Giovanni è alle prese con la propria vocazione. NON CREDEVO AI SOGNI IX in maniera sempre più chiara. sogno che avevo fatto ai Becchi mi era sempre fisso in mente Devo anzi dire che quel sogno si era rinnovato più volte Cosa farò della mia vita? ’ è una esperienza fatta da Giovanni che non è scivolata via tra le tante altre vissute. Un sogno, seppur confuso e misterioso, gli è rimasto nel cuore, anzi gli si è rinnovato più volte rendendosi via, via più chiaro. Vedi, ci sono esperienze nella vita di ciascuno che toccano in modo del tutto particolare le corde della nostra anima, le chiamiamo “emozioni privilegiate”. In esse percepiamo una sensibilità a valori, situazioni, persone che non proviamo tutti giorni e nelle quali sentiamo forte e chiaro la voce di un appello. Per Giovanni sono state la vista dei giovani bisognosi, la presenza di Gesù e Maria ...insomma in questa emozione profonda, intuiamo misteriosamente un senso più grande, una chiamata che ci supera per grandezza e bellezza, ma nella quale riconosciamo la nostra gioia...e il tutto senza sapere concretamente cosa sia! Mistero tremendo e stupendo del progetto di Dio! Giovanni non ha continuato a ricercare la gratificazione che questo sogno gli dava, magari fantasticando, ma nel suo vissuto quotidiano ha iniziato un serio discernimento dei segni che vedeva nella sua vita, emozione privilegiata inclusa. NON CREDEVO AI SOGNI XI Cosa farò della mia vita? volevo credere a quel sogno, dovevo pensare a diventare sacerdote. Avevo anche una certa inclinazione a diventarlo. Ma non volevo credere ai sogni. E poi la mia maniera di vivere, certe abitudini che avevo preso, la mancanza totale delle virtù che sono necessarie ai sacerdoti, mi rendevano molto incerto. La mia era una scelta molto difficile. l fascino di queste emozioni privilegiate, l’orizzonte smisurato che si apre a nostri occhi, da una parte ci conquista, ma dall’altra ci spaventa, ci spinge alla fuga. Ci sentiamo così inadatti e piccoli davanti al Suo dono, che vorremo solo scappare. Tutto ci appare incerto e sentiamo le nostre gambe vacillare. Non temere, queste sono le condizioni migliori perché possiamo aprirci all’accoglienza del progetto di Dio, ci pongono in quello stato di autentica umiltà, oserei dire di mendicanza, che rendono il nostro cuore terreno fertile affinché il seme della vocazione germogli sicuro. NON CREDEVO AI SOGNI XIII Cosa farò della mia vita? volte avrei voluto avere una guida spirituale che mi aiutasse in quei momenti. Per me sarebbe stato un vero tesoro, ma questo tesoro mi mancava. Avevo un buon confessore che mi aiutava ad essere un cristiano onesto, ma non volle mai parlare di vocazione. a solo non andrai molto lontano! Questo ci dice la sapienza di don Bosco che rilegge la sua giovinezza. Lui che divenne guida per migliaia di anime riconosce questa carenza nella sua giovinezza. Fai in modo che ci sia sempre qualcuno che ti conosce in profondità, nelle cui mani metti tutto te stesso, la tua storia, i tuoi desideri più autentici, anche quando ti costa. Questo amico dell’anima, insieme ad un confessore stabile con il quale aprirti in piena sincerità ed obbedienza, diventano degli autentici difensori della tua vocazione. Con la guida spirituale puoi davvero riuscire a scoprire quei lineamenti del volto di Dio che nel quotidiano della tua esperienza ti interpellano e giungere così ad una risposta generosa. NON CREDEVO AI SOGNI XV Il fai da te e la fuga iflettei a lungo. Lessi alcuni libri sulla vocazione alla vita religiosa e sacerdotale. Alla fine decisi di entrare tra i Francescani. el testo originale don Bosco scrive: “consigliandomi con me stesso”; è la tentazione del “fai da te”! Anche Giovanni Bosco ha sentito la tentazione di sbrigarsi da sé la questione della vocazione: ha studiato un po’ l’argomento, si è guardato intorno per vedere cosa proponeva il mercato delle vocazioni e poi ha scelto quello che lui pensava meglio per la sua realizzazione. Insomma tutto da solo! NON CREDEVO AI SOGNI XVII Il fai da te e la fuga così: agionavo “Se divento prete in mezzo al mondo, corro il rischio di fallire. Diventerò prete, ma non vivrò in mezzo alla gente. Mi ritirerò in un convento, mi dedicherò allo studio e alla meditazione. Nella solitudine mi sarà più facile combattere le passioni, specialmente l’orgoglio, che ha già messo profonde radici nel mio cuore”. a riesci ad immaginare cosa sarebbe il mondo senza don Bosco e invece con un fra Giovanni dedito allo studio? Quanti giovani sarebbero stati privati della sua presenza? Quando si tratta di ciò che dobbiamo fare della nostra vita, non possiamo fare da soli, dobbiamo avere la fiducia incrollabile di chi crede che coloro che ci guidano sono voce di Dio per noi! Ne va della nostra ed altrui salvezza! Un consiglio ci da don Bosco: mai scegliere per paura, ma solo per un grande amore. Giovanni sa quali sono le sue risorse, ha fatto un lavorio profondo di conoscenza di sé tanto da sapere quale è la radice delle sue fatiche e la vuole con decisione combattere. Ma non si può rispondere ad una vocazione a partire dalle proprie risorse o debolezze, ma SOLO dalla chiamata di Dio. La paura ci induce a fuggire davanti alle richieste coraggiose di Dio per noi, ma questo non risolve il problema; dobbiamo avere il coraggio di un primato, il primato di Dio, il Dio che vuole il nostro bene e al quale nulla è impossibile (Lc 1,37). NON CREDEVO AI SOGNI XIX Il fai da te e la fuga feci domanda di entrare tra i Francescani conventuali riformati. Diedi l’esame per l’ammissione, fui accettato. utto è incentrato su di lui: feci, diedi, fui. È l’uomo senza vocazione, tutto è limitato alle proprie vedute, senza referenze e pochi riferimenti. Vedi carissimo, così il centro di tutto, è ciò che IO faccio, e non l’accoglienza di un mistero, sono le MIE qualità e non l’incompiutezza che mi apre ad una trascendenza, il possesso immediato piuttosto che la riconoscenza di aver ricevuto tutto come dono. NON CREDEVO AI SOGNI XXI Il fai da te e la fuga ellissimo!! Anche quando fatichiamo a discernere la volontà di Dio e prendiamo strade che non sono le nostre, la cura provvidente di Dio interviene per ricondurre la storia e persuaderci, mai obbligarci, a rispondere alla Sua chiamata. Sono interessanti i segni che don Bosco traccia per mostrare che quella non era la vocazione che Dio pensava per Lui: per la mia entrata nel Convento della Pace, in Chieri. Mancavano pochi giorni all’entrata quando feci uno dei sogni più strani. Vidi una grande quantità di quei religiosi che portavano vesti strappate e correvano in direzioni diverse. Uno di loro venne verso di me e mi disse: “Tu cerchi la pace, ma qui pace non troverai. Non vedi come si comportano i tuoi fratelli? Dio ti prepara un altro luogo, un campo di lavoro diverso”. In sogno volevo rivolgere qualche domanda a quel frate, ma un rumore mi svegliò e ogni cosa scomparve. vede una evidente disarmonia, le vesti stracciate, l’agitazione insomma; in quella strada Giovanni non avrebbe trovato quella pace che tanto desiderava. Vedi, in te, come in ogni altro uomo, alberga un desiderio di felicità piena, di pace, che solo rispondendo alla chiamata di Dio trova soddisfazione; allora è importante sapere che se stiamo camminando sulla strada giusta sentiamo veramente che lì dove siamo è casa nostra, sentiamo gradualmente che il centro unificatore della nostra vita non è più la nostra volontà, ma la volontà di Dio su di noi. NON CREDEVO AI SOGNI XXIII Il fai da te e la fuga i, zion lina . inc rati e sue tto. di f l i tu ni né guire pos g e i es di so deve s é e gl ore rlare n gnuno a o fess con tire p cose mio sen ueste ltri”. dal volle q n li a I Non isse: “ gli deg i d Mi i cons non roverai anche dei sacerdoti che dovrebbero esserti da guida nel discernimento e che invece non vorranno assumersi la responsabilità di comprendere l’opera di Dio e la Sua volontà. Non temere, il Signore ti manderà persone capaci di guidarti. NON CREDEVO AI SOGNI XXV Un modo per capire in questo tempo capitò un fatto che mi mise nell’impossibilità di entrare subito tra i Francescani. Credevo fosse una difficoltà passeggera, invece arrivarono altri ostacoli ancora più grandi. n altro criterio di discernimento don Bosco lo scopre nell’adesione alla realtà. È il principio del realismo vocazionale, per cui la vita con i suoi avvenimenti, le doti ricevute con le loro esigenze, gli incontri o le mancanze possono tracciare percorsi imprevisti e orientativi. NON CREDEVO AI SOGNIXXVI Un modo per capire iovanni rivela che non può risolvere da solo la questione. È normale allora affidarsi agli amici, soprattutto se riconosciuti di grande spessore morale e spirituale, mediazione di ciò che non si è ancora riusciti a trovare: una guida. allora di confidarmi con il mio amico Luigi Comollo. NON CREDEVO AI SOGNI XXIX Un modo per capire fare una novena e scrivere una lettera a suo zio parroco. he tesoro avere un amico così! Due consigli che ci illuminano con grande semplicità su quali passi fare per un discernimento vero. È necessario prima di tutto rimettere Dio al primo posto e verificarlo nella continuità. Tutto ciò e garantito dal consiglio della novena, ma non basta, bisogna accettare il confronto con la Chiesa, che nella mediazione dello Zio sacerdote, riconosce i segni dell’agire di Dio nella sua vita. È proprio così che Giovanni inizia la sua “conversione” vocazionale passando dal” fai da te” ad una docilità obbediente. NON CREDEVO AI SOGNI XXXI Un modo per capire ’ultimo giorno della novena, in sua compagnia ho fatto la confessione e la Comunione. Poi, nel duomo, ascoltammo una Messa e ne servimmo un’altra all’altare della Madonna delle Grazie. l primato di Dio nel discernimento qui si colora di sfumature che noi oggi chiamiamo“spiritualità salesiana”. La condivisione con Luigi ci ricorda tutta l’importanza del gruppo e di relazioni autentiche di amicizia, le necessità della purificazione interiore nel sacramento della riconciliazione, la forza dell’Eucaristia che pone al centro della mia vita Dio e non Io e un abbandono fiducioso a Maria riconosciuta come fonte della Grazia. Con questi compagni di viaggio si creano le condizioni di disponibilità al rivelarsi della volontà di Dio nella mediazione della Chiesa. NON CREDEVO AI SOGNIXXXII Un modo per capire he uomo di fede don Bosco! trovammo una lettera con la risposta di don Comollo; lo zio di Luigi diceva: “Tutto considerato, io consiglierei il tuo compagno di non entrare in convento. Vesta l’abito dei chierici, e mentre proseguirà gli studi verrà a conoscere sempre meglio ciò che Dio vuole da lui. Non abbia paura di perdere la vocazione. Con la ritiratezza e le pratiche di pietà supererà ogni ostacolo”. ornati a casa, Nella coincidenza cronologica della fine della novena e dell’arrivo della lettera dello zio di Comollo viene a dirci che la provvidenza di Dio non abbandona chi si affida a Lei. Per don Bosco ciò che muove e custodisce l’esistenza degli uomini non è il caso, ma un amore provvidente capace di suscitare il desiderio di una risposta autentica. Questa risposta ha tutti i criteri di un autentico discernimento secondo Dio. Giovanni non decide più perché mosso dalla paura di una prospettiva che sente troppo grande per le sue possibilità, ma sospinto dal fascino di un’emozione privilegiata nella quale ancora percepisce la paura, ma sostenuto dalla fiducia in Dio, vero centro del discernimento vocazionale, prosegue con continuità il suo cammino. Concreto nei suoi propositi, Giovanni traduce il primato di Dio nella cura di una intensa vita interiore fatta di preghiera, buone letture e vita sacramentale costante. NON CREDEVO AI SOGNIXXXV Il cuore seguito quel consiglio sapiente, e cominciai a fare letture e riflessioni che mi aiutassero nella preparazione a indossare l’abito dei chierici. qui don Bosco va al cuore del problema: “Ho seguito quel consiglio sapiente”. La docile obbedienza alle mediazioni che la cura divina ci pone accanto è l’unica via sicura per la realizzazione della propria vocazione! È il principio mariano dell’«Eccomi sono la serva del Signore, si compia in me secondo la tua parola» (Lc 1,38). NON CREDEVO AI SOGNI XXXV Il cuore Solo l’incondizionata docilità rende aperti al soffio dello Spirito, di cui si fa esperienza nell’obbedienza della fede: «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,8). Accogliere la vocazione è lasciarsi condurre come foglia nel vento della Pentecoste. Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento la vocazione esige innanzitutto una disponibilità incondizionata e illimitata per tutto ciò a cui Dio potrebbe inviare chi da lui è chiamato (Gen 12, 1; I Sam 3, 9; Is 6, 8; Atti 9, 6). È quindi impensabile una vocazione felice e piena, laddove chi è chiamato mette le mani avanti per decidere da sé il modo concreto in cui questa dovrà realizzarsi, è inutile parlare di risposta vocazionale se la nostra disponibilità è già limitata in partenza, se è lei stessa a dettare le condizioni alle quali questa può avvenire. La vocazione non è un contratto dove i due contraenti, ognuno diffidente dell’altro, cercano di spillarsi a vicenda le condizioni migliori per sé. Quante volte abbiamo sentito queste parole: «Sì, voglio seguirti e servirti Signore, ma solo se potrò fare...». Il sì al Dio che chiama è troppo vicino all’atto di fede nel Dio che si rivela, per poter permettere tali limitazioni; atto di fede che deve avvenire in maniera ugualmente illimitata nei confronti di tutta la volontà di Dio, sia che l’uomo la comprenda o no, sia che gli sia gradita o spiacevole. La specificazione del «per che cosa» essere chiamato avviene da parte di Dio soltanto all’interno del sì della disponibilità incondizionata. Insomma, doniamoci senza riserve al Signore e dentro questo sì incondizionato si svelerà a nostri occhi anche cosa concretamente Dio vuole da noi. NON CREDEVO AI SOGNI XXVIII