Tratto da P.G. Bresciani, D. Callini (a cura di), Personalizzare e
individualizzare. Strumenti di lavoro per la formazione, Franco Angeli,
Milano, 2004
PORTFOLIO,
DOSSIER
PROFESSIONALE,
FORMATIVO
di Carla Ruffini e Giuseppe Porzio
LIBRETTO
Portfolio / Dossier professionale
Definizione
Sotto il profilo etimologico il termine “portfolio” (in francese portefeuille,
in italiano portafoglio) rimanda a significati prossimi all’idea del contenere
e conservare in modo ordinato e organizzato.
In un’accezione non specialistica il portfolio inglese è una cartellacontenitore in cui vengono raccolti e presentati a scopo prevalentemente
illustrativo materiali di documentazione, saggi e prototipi che dimostrano
ciò che un soggetto singolo o un’impresa hanno prodotto di più
qualificante e rappresentativo.
In un’accezione specialistica, utilizzata nell’ambito della formazione,
dell’orientamento e dei servizi per il lavoro, il termine portfolio
(portafoglio) o portfolio di competenze sta ad indicare sia un repertorio
composito di dati e informazioni, formali e informali, riguardanti la storia
formativa e professionale di un individuo e le competenze acquisite (che
viene di solito organizzato in forma di dossier o fascicolo personale) sia la
pratica che sostiene la costruzione e formalizzazione di tale repertorio.
Nelle prime applicazioni sperimentali (nel periodo che segue la seconda
guerra mondiale) e nelle successive esperienze di implementazione e
consolidamento (negli anni ’70) dello strumento “portfolio” in ambito
nordamericano e canadese il processo di apprendimento dall’esperienza
sotteso alla costruzione del portfolio (attraverso il quale una persona
cercava di dimostrare, con evidenze e prove documentali specifiche, cosa
aveva appreso nei diversi passaggi, eventi ed esperienze della propria
biografia socio-professionale) era legato soprattutto ad iniziative di
riconoscimento e validazione delle acquisizioni formative e professionali.
Alcune sperimentazioni realizzate in Francia (negli anni ’80) con valenze
ed esiti differenti hanno portato progressivamente ad attribuire al portfolio
la connotazione di dossier in grado di attestare le competenze acquisite da
un individuo non soltanto in ambito formativo e professionale, ma anche
nella vita sociale e personale, fino ad arrivare in anni più recenti a proporre
la formalizzazione di pratiche di portfolio o dossier professionale
nell’ambito di azioni di bilancio di competenze (come supporto
all’implementazione del progetto professionale) o di azioni finalizzate al
conseguimento di un titolo certificato, quali in primo luogo la Validation
des Acquis Professionelles (come supporto alla “produzione” di prove
descrittive e documentali per attestare le acquisizioni realizzate).
In Gran Bretagna la pratica del portfolio riguarda prevalentemente
l’ambito educativo e formativo e viene utilizzata per lo più dagli studenti
come azione di sostegno alla progettazione del curriculum di studi e dagli
insegnanti come metodologia di supporto alla valutazione degli allievi
(nella logica del riconoscimento dei crediti formativi). Vengono anche
segnalate, benché si verifichino con minor frequenza e diffusione,
esperienze di utilizzo della pratica del portfolio in ambito professionale
come attività finalizzata ad accompagnare percorsi e processi di
cambiamento e sviluppo.
Finalità
La finalità principale del portfolio (ma sarebbe più appropriato parlare
della finalità delle pratiche di costruzione del portfolio), guardando
soprattutto alle esperienze che si sono andate diffondendo nel nostro paese,
è quella di consentire a un soggetto di raccogliere, organizzare e
formalizzare in un contenitore a ciò predisposto le tracce, le evidenze e le
prove (formali e non), che documentano il proprio percorso personale e
professionale allo scopo di:
- ricostruire, “inventariare” e documentare le acquisizioni e le
competenze/risorse professionali e personali (formali e informali,
evidenti e implicite) maturate nella formazione, nelle esperienze di
lavoro e nelle esperienze professionali in genere, in ambiti
extraprofessionali e in contesti sociali;
- acquisire o sviluppare consapevolezza circa la propria storia e le
acquisizioni e le risorse professionali e personali di cui si dispone;
- sostenere la progettualità personale e la definizione degli obiettivi
professionali e formativi da perseguire in vista di transizioni e passaggi
cruciali dell’iter professionale, quali l’accesso alla formazione,
l’ingresso nel mondo del lavoro, i cambiamenti e gli sviluppi lavorativi.
La pratica del portfolio e la sua formalizzazione, nella prospettiva di
documentare e testimoniare attraverso procedure di attivazione e logiche
evolutive i percorsi professionali degli individui, può dar luogo a diversi
esiti per il soggetto coinvolto.
2
•
•
•
Pervenire a un riconoscimento di tipo personale (autoriconoscimento)
delle proprie competenze, fare cioè il punto sulle proprie acquisizioni,
identificando allo stesso tempo le proprie potenzialità di sviluppo in
funzione di prefigurazioni progettuali. In questo caso il portfolio
assume prevalentemente la connotazione di “inventario” personale di
esperienze e risorse che la persona può decidere di investire
nell’elaborazione di progetti di sviluppo, pur assumendo anche una
valenza di riconoscimento “sociale” (grazie alla funzione di
mediazione sociale svolta dal consulente, alle caratteristiche
“probatorie” della documentazione richiesta, alla validità e pregnanza
del dispositivo di ricostruzione e analisi attivato).
Ottenere un riconoscimento “istituzionale”, prepararsi cioè, attraverso
la pratica del portfolio, a una validazione delle acquisizioni
professionali da parte di una commissione appositamente istituita o di
un’istanza istituzionale a ciò deputata (oppure investita, tra altre, di
questa funzione di “certificazione”). Il portfolio assume qui la valenza
di percorso di consulenza (da realizzarsi in un setting individuale e/o
di gruppo, con un grado maggiore o minore di supporto
metodologico), preliminare e propedeutico a un obiettivo di
certificazione di acquisizioni e competenze professionali.
Perseguire un riconoscimento “professionale”, ovvero autovalutare e
comprovare, con ricostruzioni analitiche e materiale documentale di
supporto, le proprie competenze in relazione a funzioni, ruoli e aree
professionali di interesse, per sostenere e promuovere un proprio
inserimento o reinserimento in un contesto di lavoro, un cambiamento
professionale, uno sviluppo di carriera. Il portfolio può diventare in
questo caso uno strumento “alternativo” di selezione in ingresso o di
gestione e sviluppo delle risorse umane, che, in quanto strumento che
coinvolge e responsabilizza il soggetto da valutare nel processo di
valutazione, aggiunge efficacia alle azioni di incrocio domanda e
offerta, selezione del personale, gestione dei piani di sviluppo interni
alle imprese.
Ambiti e modalità applicative
In relazione agli obiettivi perseguiti dai singoli soggetti la costruzione di
un portfolio individuale di competenze può avvenire nell’ambito di un
percorso di bilancio di competenze, in uscita da un percorso di formazione
e/o di orientamento, in un percorso di consulenza specificamente
finalizzato (che può realizzarsi in modo autonomo o essere propedeutico a
un percorso di validazione delle acquisizioni professionali).
3
In generale, anche se con diverse accentuazioni e differenti livelli di
“profondità” in relazione alla specifica finalizzazione, il percorso di
costruzione del portfolio si sviluppa intorno a tre nuclei tematici/processi
fondamentali.
1) La ricostruzione della storia e delle esperienze formative,
professionali ed extra-professionali della persona
E’ la persona stessa che realizza questa attività, utilizzando le schede che
compongono il portfolio. Si tratta di un lavoro di auto-ricostruzione, fatto
individualmente, nel quale il consulente svolge essenzialmente un ruolo di
supporto: illustra le schede di lavoro, la loro finalità, le modalità di utilizzo
e di compilazione.
L’attività consiste essenzialmente in un “recupero di memoria” della
persona, che il consulente stimola attraverso l’utilizzo delle schede, ma
anche attraverso domande che aiutino la persona a definire con maggiore
precisione e dettaglio gli eventi che ricorda e ricostruisce.
In particolare, il consulente sollecita la persona a ricorrere ad esempi
concreti della propria esperienza, che facilitino la ricostruzione e la
descrizione dei propri modi di operare
2) L’individuazione e descrizione delle competenze che la persona ha
sviluppato attraverso le proprie esperienze di formazione e lavoro
E’ un’attività che viene realizzata insieme, dalla persona e dal consulente,
a partire dall’analisi delle esperienze che la persona ha ricostruito e
descritto.
L’attività consiste, da un lato, in un ulteriore lavoro di auto-descrizione e
auto-valutazione fatto dalla persona, dall’altro in un lavoro di “induzione”
sviluppato e confrontato con il consulente, sulla base delle informazioni
emerse relative alle esperienze e agli ambiti formativi e professionali in cui
la persona ha operato. Consulente e soggetto mettono a confronto le
proprie analisi e valutazioni e definiscono insieme il quadro delle
competenze e risorse della persona, costruendo il passaggio dall’analisi dei
tratti salienti della biografia professionale alla formalizzazione in categorie
descrittive delle aree di competenze evidenziate. Ciò consente di rendere
comunicabili all’esterno del setting di consulenza i dati individuali e
personali che emergono dalle ricostruzioni dei singoli e di dotarli di “senso
sociale”.
3) La raccolta della documentazione che attesta le esperienze formative
e professionali realizzate
La persona si fa carico di ricostruire, reperire e organizzare la
documentazione relativa alle attestazioni formative e professionali e ai
titoli legali acquisiti, al fine di dar conto degli elementi di “riconoscimento
sociale” connessi allo sviluppo della propria biografia formativa e
4
professionale e alla costruzione del proprio repertorio di competenze. Tali
elementi introducono aspetti e contenuti di etero-validazione in un
percorso fondato essenzialmente su processi auto-ricostruttivi e autovalutativi.
Per quanto riguarda l’aspetto di “prodotto”, il portfolio si presenta
solitamente in veste di dossier (sempre più di frequente in formato
elettronico) o cartella-raccoglitore composta di più sezioni, che possono
essere aggiornate e arricchite lungo tutto il corso della vita professionale
del soggetto (naturalmente il formato elettronico rende più agevole
l’aggiornamento delle diverse sezioni del dossier, aumentandone il valore
d’uso e di scambio).
Dal punto di vista del “processo” di costruzione e dell’impostazione
metodologica, il portfolio si è andato definendo e connotando con sempre
maggior chiarezza come una pratica attiva e riflessiva di ricostruzione di
tracce e significati, che si fonda su un’attività di analisi e autovalutazione
approfondita da parte del soggetto e si avvale del confronto con un
consulente nell’ambito di un percorso di consulenza individuale (il numero
di colloqui da realizzare può variare, ma si attesta di solito tra i tre e i
quattro) ed eventualmente di sessioni di gruppo.
Strumenti esemplificativi
Gli strumenti proposti di seguito a scopo esemplificativo consistono in due
schede-tipo per la ricostruzione, raccolta e sistematizzazione delle
informazioni da inserire nel portfolio (S1 e S2), precedute da un prototipo
di struttura di portfolio (S0), che dovrebbe consentire di comprendere in
che tipo di ambito applicativo e articolazione operativa tali schede sono
collocabili e utilizzabili. La scheda S1 si riferisce alla prima sezione del
portfolio (“Autodichiarazioni”), la scheda S2, invece, alla seconda sezione
(“Attestazioni”).
5
S0
1
STRUTTURA DEL PORTFOLIO
PRIMA SEZIONE. AUTODICHIARAZIONI
1. Curriculum vitae
2. Approfondimenti sul percorso formativo
3. Approfondimenti sul percorso professionale
4. Descrittivo delle competenze acquisite
5. Progetto professionale
SECONDA SEZIONE. ATTESTAZIONI
1. Attestazioni di lavoro
2. Attestazioni di stage o tirocini
3. Attestazioni di formazione professionale
4. Attestazioni di percorsi integrati di istruzione e formazione professionale
(IFTS)
5. Attestazioni di orientamento / bilancio di competenze
6. Attestazioni di esperienze extralavorative
TERZA SEZIONE. TITOLI LEGALMENTE RICONOSCIUTI
1. Diplomi e certificati a corso legale
2. Attestati di qualifica
1
Occorre precisare che ciascuna delle tre sezioni di cui si compone il portfolio prevede la massima estensione e articolazione teorica
possibile. Ciascun soggetto, sulla base degli elementi che intende inserire nel proprio porfolio, definisce la struttura effettiva (e quindi
l’articolazione delle diverse sezioni) comprendendovi soltanto le parti corrispondenti alla documentazione effettivamente prodotta.
6
S1
DESCRITTIVO DELLE COMPETENZE ACQUISITE
COMPETENZE DI BASE
linguistiche …………………………………………………………………………………….....
informatiche ……………………………………………………………………………………...
di contesto, di settore, ecc. …………………………………………………………………….
COMPETENZE TECNICO-PROFESSIONALI
Area di attività _______________
…………………………………………………………………………………….......................
Area di attività _______________
…………………………………………………………………………………….......................
COMPETENZE TRASVERSALI
Relazione, diagnosi, fronteggiamento e strategie d’azione
……………………………………………………………………………………………………..
……………………………………………………………………………………………………..
RISORSE PSICOSOCIALI
Rappresentazioni del lavoro, atteggiamenti, motivazioni, interessi e valori
……………………………………………………………………………………………………..
……………………………………………………………………………………………………..
S2
Periodo
(dal al)
ATTESTAZIONI DI LAVORO
Denominazione
Settore di attività
Tipo di
dell’azienda / ente dell’azienda / ente
inquadramento
Attività principali
Attestazione
Campo riservato al responsabile dell’azienda /ente
Io sottoscritto/a____________________________ in qualità di ________________________________
confermo quanto sopra dichiarato.
Compilato da _____________________________ il ____________________
Firma________________________
7
Il libretto formativo
Definizione
Il "libretto formativo" è uno strumento per la documentazione,
attestazione, certificazione delle risorse che un soggetto ha sviluppato
attraverso i suoi percorsi individuali di formazione e lavoro.
L'attenzione per strumenti di questo tipo si è andata affermando in
relazione ad una crescente e diffusa domanda di conoscenza, che riguarda
un numero sempre più ampio di persone e si distribuisce lungo tutto l’arco
della loro vita professionale e sociale. I sistemi formativi sono sollecitati
a rispondere a queste richieste diversificando le opportunità di
apprendimento e favorendo lo sviluppo di percorsi individualizzati e
flessibili di crescita personale e professionale.
Da qui l'esigenza di strumenti di documentazione che integrassero i
tradizionali titoli di studio e le singole attestazioni, per favorire la
"visibilità complessiva" dei percorsi di formazione e lo sviluppo delle
competenze del singolo individuo.
Finalità
Un libretto formativo si propone di "documentare" e "mettere in
trasparenza" le risorse acquisite dal soggetto attraverso le sue specifiche
esperienze di apprendimento.
Le informazioni raccolte nel libretto possono essere funzionali a:
• evidenziare le risorse che il soggetto acquisisce attraverso la
partecipazione a percorsi formativi "parziali" (perché interrotti
anticipatamente o frequentati solo in parte), o a iniziative che non
prevedono il rilascio di una qualifica o di un titolo di studio;
• attestare le acquisizioni maturate al di fuori dei contesti formativi
istituzionali, attraverso esperienze di lavoro e/o di autoformazione;
• favorire una visione organica e immediata dell'insieme delle risorse
complessivamente maturate dal soggetto e delle modalità con cui esse
sono state acquisite (titoli di studio, attestati di qualifica, esperienze di
lavoro, ecc.), per permettere di capire più facilmente e rapidamente in
che misura possano essere valorizzate all'interno di nuove opportunità
di formazione e/o lavoro.
Le concrete applicazioni del libretto formativo possono riguardare
l'insieme o solo alcune di queste finalità, in rapporto agli specifici obiettivi
e al contesto di riferimento in cui esso viene istituito.
Le caratteristiche dello specifico libretto influenzerà anche il possibile
utilizzo delle acquisizioni documentate al suo interno. In termini generali,
esse potranno essere:
8
•
•
riconosciute come "crediti" che consentono al titolare del libretto di
essere ammesso a ulteriori azioni formative, con la possibilità di non
dover partecipare alla parte di attività didattiche finalizzate
all'acquisizione di conoscenze e abilità che sono già in suo possesso;
valorizzate come prerequisiti per l'accesso al mondo del lavoro e/o per
lo sviluppo della propria carriera professionale.
Ambiti e modalità applicative
E' opportuno ricordare che attualmente le applicazioni di questo
dispositivo sono ancora relativamente poco numerose e tutte in una fase
iniziale di sperimentazione. A partire dalla definizione di "libretto
formativo" è quindi possibile incontrare strumenti caratterizzati da finalità
e ambiti di applicazione anche relativamente diversi tra di loro.
In alcuni casi il libretto formativo viene inteso come uno strumento che
permette di registrare in modo articolato e trasparente le singole
competenze maturate all'interno di uno specifico percorso di istruzione o di
formazione professionale. Le informazioni raccolte con questo strumento
possono poi essere utilizzate per scopi diversi. Ad esempio, i risultati
registrati sul libretto costituiscono una delle basi documentali per rilasciare
la certificazione finale a chi conclude quel percorso formativo. Oppure,
soprattutto per coloro che non completano il percorso, possono
rappresentare un materiale di partenza per poter ottenere il riconoscimento
di crediti formativi all'interno di altri sistemi e/o canali formativi.
In altri casi il libretto formativo è inteso come uno strumento che supporta
le "pratiche di costruzione del portfolio", a cui si è fatto riferimento in
precedenza.
Al suo interno vengono raccolte e riordinate in modo
organico le attestazioni relative alle acquisizioni maturate nei percorsi di
formazione e lavoro, che vanno poi ad integrarsi con il resto dei materiali e
delle informazioni contenute nel portfolio.
Infine, il libretto può invece essere visto come un dispositivo che registra e
valorizza le diverse "certificazioni" che un soggetto ha conseguito
all'interno del suo percorso formativo e professionale (ma anche
eventualmente attraverso la propria rete di esperienze e relazioni sociali),
evidenziando il patrimonio di competenze complessivamente disponibile.
A questa finalità sembra ad esempio fare riferimento il decreto del
Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 31 maggio 2001,
relativo alla "Certificazione nel sistema della formazione professionale",
che prevede che tutte le competenze certificare dalle regioni siano riportate
all'interno del Libretto formativo del cittadino. In quest'ultima accezione,
il rapporto tra portfolio e libretto formativo appare rovesciato: il portfolio è
un dispositivo a supporto della validazione delle competenze possedute,
9
mentre il libretto diventa uno strumento in cui riportare quanto è stato
certificato.
Al di là delle diverse caratteristiche delle sperimentazioni in corso, si pone
in ogni caso il problema dell'effettivo utilizzo del libretto formativo da
parte del soggetto che ne è titolare.
In mancanza di poco proponibili meccanismi di "riconoscimento
automatico" delle acquisizioni documentate, l'efficacia di dispositivi di
questo tipo è condizionata dall'effettivo valore d'uso che particolari attori
sociali e/o istituzionali sono disposti a riconoscere alle informazioni
contenute nel libretto.
In altri termini, è necessario che chi è
potenzialmente interessato ad utilizzare le competenze documentate nel
libretto riconosca la validità e attendibilità delle informazioni che sono
riportate.
In questa prospettiva diventa importante, in relazione alle specifiche
finalità e agli ambiti di utilizzo che si intende assegnare al libretto,
individuare fin dall'inizio i potenziali utilizzatori e coinvolgerli nel
processo di definizione delle sue caratteristiche e modalità di
funzionamento, affinché possa svilupparsi un'effettiva condivisione del
significato da attribuire alle informazioni che vi saranno contenute. La
sottovalutazione di questa esigenza rischia di portare alla costruzione di
strumenti "autoreferenziali" che, nonostante la loro coerenza interna e tutti
i possibili imprimatur istituzionali, finirebbero per essere poco utilizzabili
per il riconoscimento di crediti formativi e/o per l'inserimento e sviluppo
professionale.
Strumenti esemplificativi
Il libretto formativo trova la sua specificità nella messa in trasparenza delle
acquisizioni maturate dal soggetto nel corso delle sue diverse esperienze.
L'esplicitazione analitica delle competenze acquisite di volta in volta,
contestualmente alla descrizione delle caratteristiche salienti delle
esperienze che hanno consentito di svilupparle, dovrebbe costituire il
criterio di fondo per definire la struttura del libretto.
Per rendere più facilmente comprensibili e comparabili le caratteristiche e
la consistenza delle competenze, potrebbe essere opportuno definire dei
"descrittori standard" per documentare in modo uniforme le diverse
esperienze che hanno portato alla loro acquisizione.
10
Il tipo di descrittori da adottare deve tenere conto della finalità del libretto
e dei potenziali utilizzatori a cui dovrebbe essere rivolto.
In ogni caso, all'interno del libretto dovrebbero essere richiamate
sinteticamente tutte le esperienze di apprendimento che hanno portato ad
una specifica e significativa acquisizione di competenze.
A titolo puramente esemplificativo, e senza entrare nel merito della diversa
natura delle esperienze che possono aver consentito l'acquisizione delle
specifiche competenze, per la "messa in trasparenza" di ognuna di esse si
potrebbe ipotizzare una "scheda tipo" che comprenda i descrittori
richiamati qui di seguito.
SCHEDA PER LA DOCUMENTAZIONE DELLE ESPERIENZE DI APPRENDIMENTO
Competenze acquisite
Tipo di esperienza realizzata (corso di formazione, attività lavorativa, percorsi
individuali di autoformazione, ecc.)
Tipo di certificazione conseguita (qualifica, certificazione di competenze, dichiarazione
di competenze, ecc.)
Ente che ha seguito l'apprendimento (scuola, agenzia formativa, impresa, ecc.)
Data e durata dell'attività
Informazioni
sulle
attività
svolte
(articolazione
percorso
formativo;
stage;
responsabilità e compiti svolti in impresa; tipo di esperienze sociali e associative;
ecc.)
11
Fonti e approfondimenti:
- J. Aubret, Reconnaissance et validation des acquis : le portefeuille
de compétences, Pratiques de formation, Formation Permanente
Université de Paris VIII 1992
- F. Bonami, Valider les acquis professionnels. Édition
d’Organisation, Paris 2000
- P.G. Bresciani, Ricostruire le proprie competenze, in
Professionalità, n.68/2002
- G. Le Boterf, Construire les compétences individuelles et
collectives, Édition d’Organisation, Paris 2000
- A. Rossi, Documentare le competenze, in Professionalità,
n.68/2002
- I. van der Vliet, La certificazione delle competenze nel sistema
formative integrato, in C. Torrigiani e I. van der Vliet (a cura di)
Formazione integrata e competenze, Carocci, Roma 2002
- Documentazione relativa all’esperienza di “Portfolio delle
competenze” realizzata dalla Regione Emilia-Romagna
nell’ambito del Progetto O.P.T.O. con la consulenza di Studio
Méta & associati, Bologna 2000
12
Scarica

Tratto da P.G. Bresciani, D. Callini (a cura di), Personalizzare e