CONSERVATORIO DI MUSICA BENEDETTO MARCELTO
-
VENEZIA
in collaborazione con
[A
BIENNATE DI VENEZIA e TEAIRO DONTZETTI DI BERGAMO
La S.V. è inuitata alla presentazione delle opere
Opéra pasticbe con
parti tratte da
Uimpresario in angustie
e Der Schauspieldirektor
musicbe di Domenico Cimarosa e Wolfgang Amadeus Mozart
Teatro piccolo fusenale
diVenezia
venerdì \2,sabato 13 maggio 2006,ore20.30
Il dissoluto punito
ossia Il Don Giovanni
musica di Wol;t'gang Amadeus Mozafi
Teatro Piccolo Arsenale diYenezia
venerdì 19, domenica 27 maggio 2006, ore 20,30
1
\
,, Direrore
Giouanni Umberto Battel
Per
informzioni;
rel. 041 5225604
Opéra-pasticbe con
parti tratte da
I'impresario in angustie
e
Der Scbauspieldirektor
ie jr.
I
t
M
Mozan
Yenezia, Teatro Piccolo Arsenale
Venerdì 12 e Sabato 13 maggio 2006, ore20.30
Il
dissoluto punito
Il Don"àforornr
Dramma giocoso in due atti di
Lorenzo Da Ponte
Musica di
Volfgang Amadeus Mozart
Yenezia, Teatro Piccolo Arsenale
Venerdì 19 e Domenica 27 magg)o 2006, ore 20.30
ltT
)
20
uista,
a:no ycad|nko
diuersi
punti di
te
ricordato da docmti e studenti come meruorabile, sotto
cbe negatiuo.
Da dimenticare e, si spera, superare al più presto è il taglio del
35oÀ deifinanziamenti statali al sistema ita_
liano dell'Alta Formazione Artistica e Musicale per il 2006; azione che'ba
costretto tutti gli Istituti,
compre-
il nostro, a drasticbe riduzioni della programmazione artistica. Da ricordare
è innanzitutto l,arriuo del
tanto atteso statuto, primo atto amministratiuo conqeto seguente la
ben nota legge di Riforma del lggg.
re
delle
aprirsi con
di tale priìs
basti
direfiore, co
di cbi scri_
te
ne' e
Accademico; mentre per la piena costituzione d,el
nuouo Consiglio di Amministrazione douremo aspettare, twmco
a dirlo, una deckione ministeriale relatiso
ua ad un decreto del 2003.
Tralasciando I'amministrazione e uenendo alla sostanza del
nostro operare, la Musica,
2006 ua ricordato innanzi tutto per le celebrazioni mozartiane. Il Benedelto Marrrilo
bo trattato l,euento non come un
obbligo di programmazione ma come
ilua,
il
un'opportun
p
così come deue
, pro
jo* uni\r;;
alcune produzioni istituzionali, accLtnto ad altri
ordinamentali e liberi, sono state orientate
uerso il grande salisburgbese. Il 4 e il 5 narzo scorsi, a seguito
di apposite selezioni, due pianiste e una uiolinista si sono esibite in tre concerti di Mozart accompagnate dall'orchestra
del lèatro ra Fmice ed ora è
canterina
cbe
e originali di
2005,
ribili
a Mozart e al suo
a
presen
periodo
'
Mayr
celebrazioni, que-
il conseruatorio allestirà
ben due opere rife-
Lasciando
re di scoprire libretti, riferimenti testuali ed altre notizie nelle
diuerse sezioni
della
e, a me non resta che sottolineare innanzi tutto lo sforzo organizzatiuo,
in
netta controtendenza rispetto ai citati problemi economici, e l'accezione
didanica dellintero progeno,
il teatro d'opera,fra tutte le possibili produzioni di un Conserua
le molte materie - strumentali, uocali, teatrali e sto,iche _ segu
di lauoro e di organizzazione cbe ha il suo preciso corrispondente nel
mondo delle professioni.
La prima produzione fimpresario in angustie owero Der
Schauspieldirekror contiene, oltre alle citate
ualenze didattiche, un ualore agiunto a liuello di originalità: si
iratta di una libera rielaborazione in
forma di opéra-pastiche di due lauori, lafarsa in un atto Limpresario in angostie di cimarosa e la commedia con brani musicali di Mozart Der schauspieldirekt or, unili da molti
etimenti fra i quali l,anno di pro-
il
duzione,
1786. Sono coinuolte le classi di canto, arte scenica,
clauicembalo,-esercitazioni orchestrali.
La wconda produzione uuole propoffe al pubblico ueneziano
una nuoua classe del Benedetto Marcello:
quella di Direzione d'orchestra. Tale Scuola, unica nelle he
vmezie, è stata apefia nel nostro
Corneruatorio
sinfon
':;ffi:::,'iLK:!!ryi^yldmti
in
pro.
duzioni
Gli allestimmti si giouano della collaborazione di altri enti prestigiosi,
quali la Bimnale di venezia e
Teatro Donizetti di Bergamo.
il
Un caloroso benuenuto al pubblico cbe sicuramente uorrà unirsi
al nostro sentito ringraziamento a procbe sanno mostrare quante e quali siano le abilità (artisticbe
e tecniche) acquisibili in
una scuola di Alta Formazione Artistica come la nostra.
fexori e studenti
Il Direttore
Giou
anni Umberto Battel
DI MUSICA
BENEDETTO MARCEII,O
!,ENEZIA
CONSERVATORIO
ù1
callaharaàone can
BIENNAIS DI \TNEZI{
TI]AIRO DONIZE']'TI DI BERGA,MO
Opéra-pastiche con par.ti tratte da
Ilimpresarìo in angustie e Der Schauspì,eldìrektor
Testi di Giuseppe Maria Diodati e Gottlieb Stephanie jr.
rivisti da Francesco Bellotto e Edoardo Cavalli
Musiche di Domenico Cimarosa e l(olfgang Amadeus Mozart
Pe$ona§li ed interpreti
Grusosoro,impresarìorearrale GiovanniBertoldi
Prruzoxro F,rrrAral;l, poera Edoardo Cavalli
iraljana Rosanna Lo Greco I Cliaru Isotton (13-05)
muslca Elvis Fanton
MnnrrN,c, canranre jraljana Gina lanni I Caiotta Melchiori
1t:_o;;
MADAME HERZ, canranre tedesca Floriana Fornelli
À4qDAME SrrnRRKrANc, cantante redesca Maria Matveeva I Sata Bino (13-05)
Doncrs4 canrante iraljana Lludmila Dobreva
Fro«orspnu, cantanre
Gnluuo Sc,ccuozzt,
composirore di
Maestro concertdtore
e
Direttol? d'orchestra
Maurizio Dini Ciacci
Regia
Francesco Bellotto
Orchestra del Conservatorio
l.,laestro al cembalo
Cecflia Song-A
cui^
scenica
Silvia Varotto
ff:i#,"é'[tiff f
mi e impianto
Tatianu
lmpianto scenico
e
Ca"pen.df;'
s
oog.n
Luci
e
direzione allestimenlo
Carlo pallieri
on, Anna Ussardi
materiale illuminotecnico: Biennale di Venezia Costumi: Nicolao Ateliet - Trasporti: pandolfo
Yerezia, Teatfo Piccolo Arsenale
Venerdì 12 e Sabato 13 maggio, orc 20.j0
INGRESSO TIBERO
Conservatorio di Muslca Benedetto Marcello
S0l24Yetezia - San Marco, 2E10 - tel 04t 52256041041 5236561 - fu< 04t 5ZJ9Z6B
e.mail: [email protected] - http:/,&rw.conseve.it
W rlllirrrrli Anrrrk'trs Mozrtr
,I
l (Attonìnro, prtstclkr tlcl l7tì6)
Opéra-pasticbe con parti tratte da
L'impresario in angustie
e
Der Scbauspieldirektor
Personaggi
Interpreti
Grisobolo, impresario teatrale
Perizonio F allapane p o e t a
Fiordispina, cantante italiana
1
Gelindo Scagliozzi, compositore di musica
Merlina, cantante italiana
Madame Heftz, cantdnte tedesca
Madame Silberklang, cantltnte tedesca
Doralba, cantante italiana
Maestro Concertatore e Direttore
Regia
Maestro al cembalo
Assistenti allaregia
Giovanni Bertoldi, III corso (a)
Edoardo Cavall| III corso (a)
Rosanna Lo Greco, N corso (.d)
Chiara Isotton, in proua periodo superiore (b) (13 05)
Elvis Fanton**
Gina Ianni, ll anno, Triennio (a)
Carlotta Melchiori, in proua perioclo superiore O) (13 0,
Floriana Fornelli, V corso (.c)
Maria Matveeva,l anno, Triennio @)
Sara Bino, rcorso (b) (13 05)
Ludmila Dobreva,ll anno, Triennio @)
Maurizio Dini Ciacci, rìocente di Esercitazioni orchestrali
Francesco Bellotto, docente di Afie scenica
Cecilia Song-A,
1
anno, hiennio (e)
Carla Lestani, Bienniofuori corso (f')
Cecilia Song-A (e)
Costumi e impianto scenico
Silvia Varotto**
Trucco
Emanuele Tasca**
Luci e direzione allestimento
Carlo Pallieri**
Omar Ruffato, assistente amministratiuo
Marciano Rizzo*+
Federico Fornoni**
Fonico
Direttore tecnico
Redazione editoriale
Assistenti al palcoscenico
Tatiana Carpenedo, I Biennio (d
-&arÌa
Grazia Marcon,
Anna Ussardi,
(a) Stella Silva
1b) Stefano Gibellato
(c) Elena De Martin
(d) Mirna Pecile
Scuola di Pianoforte
(e) Anna Barutti
Scuola di Musica corale e Direzione di coro
(f) Marco Gemmani
lu
ciltlì nttalc tli \(rtlfgang Amadeus Mozart
* collaboratore
esterno
Il anno, Triennio (d)
corso (c)
Scuole di canto
*
Sllisllrtgo,
V
Aauenture e dkauaenture teatrali dù un poaero impresario
Orchestra del Conservatorio
Edoardo Caualli
Violini
Violoncelli
Fagotti
Eleonora Concina
Carlotta Rossi
Giovanni Agzzi
Laura Brunello
Davide Gibellato
Giovanni Battista Scarpa
Constatin Beschieru
Valerio Cossu
FedeicaRaguzi
Andrea l(accher
Manuel Cester
Ester Vianello
Caterina Rossi
Tiombe
Luca Scarpi
Contrabbasso
Loris Tagliapietra
Paola Tamburin
Margherita Busetto
Maria Chiara Fratoni
Flauti
Enrico Vacca
Elena Pasquale
Elena Gabbrielli
Alessandra Scatola
Paolo Bertoldo
Il teatro alla moda di
Benedetto Marcello, graffiante satira del mondo dell'opera seria, e aveva fornito materiale a librettisti e compositori per tutto il Settecento. Le dinamiche interne del mondo del melodramma sono state più volte oggetto di riflessione della classe di fute Scenica del Conservatorio di Venezia, il quale negli ultimi anni ha riproposto al pubblico in forma scenica due partiture di argomento metateatrale da tempo dimenticate: l'intermezzo
F. J. Haydn Ia canterina (Presburgo 1767;Yenezia2003) elafarsa Cbe ortginali di G, S. Mayr (Venezia
1798;Yenezia2004, pima rappresentazione moderna secondo la versione originale).
di
Sara Bagnati
Oboi
Diana Lupascu
Cora Battocchio
Andrea Massaro**
Elisabetta Benozzi
di nascita, il 1786) dal soggetto metateatrale: entrambe rappresentano eridicolhzano gli aspetti deterlori del
teatro musicale tardosettecentesco, esponendo al pubblico ludibrio la sua icona caratteristica - l'impresario.
La parodia dell'opera musicale aveva preso ìe mosse dalla pubbliczione nel 7720 de
Timpani
Steiano Bruni
I'impresario in angustie, ouuero Der Scbauspieldirektor nasce dalla scherzosa contaminzione di due commedie per musica, appunto L'impresario in angustie di Domenico Cimarosa e Der Schauspieldirektor di
V/olfgang Amadeus Mozart. Formalmente molto diverse tra loro, esse sono accomunate (oltre che dall'anno
Francesca Turcato
Nel solco di questa ormai consolidaratradizione si pone anche la messinscena de L'impresario in angustie,
ouuero Der kbauspieldirektor, Come si vedrà, I'idea di creare questa sorta di opéra-pastiche, a metà fia il
Clarinetti
Singspiel e la farsa, viene da lontano e recupera esigenze di fruibilità e contatto col pubblico contemporaneo
Viole
Stefania Enea Comite
Marco Nason
Guillermo Dugarte
awertite già due secoli orsono; nel contempo, I'operazione di adattamento permette di presentare al pubblico in un'unica occasione due lavori tra i meno conosciuti dei rispettivi autori.
Corni
I. L'impresario
Margherita Murgia
Zeno Scattolin
lsabella Bortoluzzi
Marco Spoladore
Nikolay Novik
Igino Archetti
in angustie di Domenico Cimarosa (1749-1801) è una farsa per musica in un atto su libretto
di Giuseppe Maria Diodati; fu datala prima volta a Napoli nel 1786, al Teatro Nuovo. La ffamaè semplice:
in un teatro tre soprani (Fiordispina, prima buffa; Merlina, prima donna giocosa; e Doralba, prima donna
seria), un librettista (don Perizonio Fattapane, buffo), un impresario (don Grisobolo, buffo) e un composito-
*
* collaboratorc
esterno
re (Gelindo ScaSiozzi, tenore) si preparano a produrre una nuova opera, ma subito sorgono delle complicazioni. Ciascuna delle tre primedonne chiede un trattamento particolare, e Fiordispina e Merlina tentano di
volgere gli eventi a proprio favore sfruttando le amorose attenzioni di Perizonio e Gelindo. Vista la maìpara-
tutti a bocca asciutta. Alla prima rappresentzione la farsa condi otto numeri musicali: un quartetto introduttivo, due duetti Fiordispina-Perizonio (uno nella prima
ta, l'impresario scappa con la cassa lasciando
stava
parte, uno alla fine dell'opera), quattro arie ed un quintetto a metà della farsa; non era previsto un concerta-
to flnale e murcaya la sinfonia innial,e, alla maniéra degli intermezzi.
A causa dell'estremancchezzaformale che \a caratteraza, per molto tempo la musicologia ha faticato a defìnire
la farsa come genere a sé, soprattutto se paragonato a quello ben più conosciuto e praticato dell'opera giocosa.
Finalmente le ultime generzioni di studiosi hanno restituito congruo ruolo e chiara dignità a questo vasto corptts di testi teatrall,i cui modelli di riferimento sono essenzialmente la farsa yeneziana e la farsa napoletana.
L'impresario in angustie permette forse di recuperare alcuni caratteri fondamentali della farsa napoletana del
secondo Settecento, o quanto meno di quella cimarosiana, che, nonostante rappresenti solo una minima pafte
del repertorio operistico buffo del compositore di Aversa, ebbe grande e duraturo successo in Italia. In effetti la
farsa musicale
- come quella di prosa, di cui è natura.le
derivzione
- è un fenomeno profondamente
legato alla
cultura teatrale italiana e alla commedia dell'arte, tanto che alcune maschere, come i Pulcineìla e gli Zannidivaria
provenienza, vi compaiono regolarmente, esprimendosi in dialetto; a Napoli inoltre
prossimità con la farsa di prosa
-
-
altro impoftante dato di
quasi sempre in luogo dei recitativi secchi si usano dialoghi parlati,
Prima caratteristica delle farse cimarosiane è quella di risolversi per lo più in un atto, poste com'erano a complemento di commedie in due atti rappresentate la medesima sera; la seconda è la loro profonda affinità col
dramma giocoso, che si esplica a vari livelli e che distingue la farca da altri generi, come per esempio l'intermezzo. In primrs il numero dei personaggi: in scena si muovono da quattro a nove attori, come nei drammi
di più ampio respiro. Inoltre Cimarosa, complice il librettista del momento, organizzai propri atti unici secondo una successione di arie e pezzi d'insieme che ricaìca molto da vicino quella delle commedie giocose in due
atti: di norma si trovano ensemble drammaturgicamente rilevanti in apertura e a conclusione della farsa; e non
manca quasi mai un concertato d\mezzo del tutto assimilabile ad un finale d'atto.
Questi caratteri formali
hanno portato all'esecuzione in due atti di molte farse di Cimarosa una volta riprese fuori Napoli, sorte che
tocco an che all' lmpre sario.
Nelle farse di Cimarosa, tuttavia, la costellzione dei cantanti è peculiare e costante e contribuisce a distinguere
il genere da quello della commedia maggiore: non vi è mai più di un tenore; abbondano le voci maschili gravi,
sia di basso buffo sia di baritono brillante, al quale di norma si affìdano personaggi di un certo livello sociale; si
puo dire manchi il mezzosoprano puro. Non a tutti viene afftdataun'aria: clovendo mantenere gli insiemi, di
norma utili allo snluppo dell'zione, l'autore privilegia i ruoli più importanti, perseguendo una coerenza fra peso
musicale ed importanza drammaturgica che non tutti gli atti unici coevr dimostrano. Esemplare perfetto di farsa
cimarosiana, L'impresario in angustie mette in campo sette cantanti: tre soprani (Fiordispina, Merlina e
Doralba), tre buffl (don Gnsobolo, don Perizonio e Strabinio) ed un tenore (Gelindo). Di quesri solo quartro
due soprani e due bufi - sostengono parti musicalmente rilevanti, perché importanti dal punto di vista drammaturgico; il tenore interviene con recitativi e nei concertati; alterzo buffo sono affldati solo due recitativi.
-
II. Formalmente molto diverso è Der.lcbauspieldirektor di \flolfgang Amadeus Mozart (1756-1791'): si tratta
di una commedia di Gottlieb Stephanie jr., arricchita daunaouuerture e daquattro numeri musicali composti dal maestro salisburghese; fu data la prima volta nella reggia imperiale di SchÒnbrunn, vicino a Vienna, nel
1186 La trama è molto simile a quelladell'lmpresarro di Cimarosa: Frank (arrore), impresario rearrale, deve
i capricci e le pretese di attori e cantanti della sua compagnia, e in particolare la rivalità dei due
soprani, Madame Herz e Mademoiselle Silberklang. I brani musicali sono collocati nella seconda parte del
lavoro, quando Frank dà inizio alle audizioni dei cantanti: i due soprani dapprima si esibiscono da soli (aria
affrontare
Herz:
nDa schlàgt die Abschiedsstunde,
I um grausam uns zu trennen,, nscocca l'ora dell,addio, a dividerci
spietata»; aria Silberklang: nBesterJùngling!,, «Ottimo giovanel,), poi si affrontano in un temibile duetto (*lch
bin die erste Sàngerin,, ulo sono laprima donna$;ricco di virtuosismi, che diviene un terzetto quando il
tenore della compagnia, Monsieur Vogelsang, interviene, nel timido tentativo di portare la pace. Nel numero
finale è presentata la morale: gli artisti devono puntare all'eccellenza, ma senza rendersi meschini con le proprie ambizioni ({eder Kùnstler strebt nach Ehre,, nOgni artista cerca glori»).
Rappresentato durante i festeggiamenti offerti dall'imperatore Giuseppe r per la visita della sorella, arciduchessa Maria Cristina, e del marito, duca Alberto di Sachsen-Teschen, governatore generale dei Paesi Bassi,
Der Scbauspieldirektor si trovò di falto in gara con il 'divertimento teatrale' Prima la musica, poi le parole
di Antonio Salieri (libretto di G. B. Casti), sempre di stampo metateatrale, commissionato per la stessa occasione. È molto probabile che l'argomento fosse scelto dallo stesso imperatore, che intendeva mettere a confronto opera tedesca e operailalianasullo stesso tema del'teatro nel teatro'. Gli ospiti riuniti a SchÒnbrunn
assistettero in successione alle due rappresentzioni, date su due palcoscenici montati all'uopo alle due estremità dell'Orangerie. Il contributo di Mozart, per quanto limitato ai quattro numeri di 'musica di scena', tutti
collocati verso lafine dellapièce, è di valore straordinario. La commedia, tuttavia, nel complesso manca cli un
I
)onrL'nitr r (littutrosa
l0
vero sviluppo drammatico, ciò che probabilmente fu alla base della 'vittoria' dell'opera di Salieri.
ll
.Il. L'lmpresario di Cimarosa e quello di Mozart si 'incontrarono' per la prima volta nella ì(eimar di Goethe
Goethe modifico sensibilmente anche il duetto tra Fiordispina
illa fìne del XVIII secolo. Il grande poeta tedesco era un estimatore di Cimarosa; durante il viaggio in Italia
Jegli anni 1186-1188 aveva a\uto modo di assistere a diversi lavori del compositore italiano, tra i quali anche
t.'impresario in angustie . Era il3l luglio 1787 e Goethe si trovava a Roma. Nel resoconto della serata passata
rl Teatro Valle, quale si legge in una lettera riportata dal poeta nell'Italieniscbe Reise del 1829, egli dimostra
decisamente più lirico (,So mild wie Friihlingsregen,
;utto il suo apprezzamento per la farsa cimarosiana:
e Perizonio, nsenti, senti
l'augellino...,, in senso
sanft wie die Morgensonne,
I welch Streben, welche
Wonne I fùhlt sich mein Herz entbrannt..,»,
morbido
pioggia
primavera,
come
la
di
I molle come il sole
"Sì
del mattino, I per qual desiderio, per qual delizia I il mio cuore si sente in fiamme...,); rimaneggiò l'aria di
I
Merlina; ma soprattutto inserì una nuova aria per Fiordispinaflsabella, sempre di sua creazione, nella quale la
cantante riconosce in Gelindo,4olidoro il suo antico innamorato (,,Ach leider! es bleiben I nur Trànen und
Schmerzen
Dienstag,denll.Juli,, NachtsindiekomischeOper.Einneueslntermezz,»Ilmpresanoinangustien,istganz
vortrefflich und wird uns manche Nacht unterhalten, so heiB es auch im Schauspiele sein mag. Ein Quinlett,
da der Poeta sein Sttick vorliest, der impresar und die pnma donna auf der einen Seite ihm Beifall geben, der
Komponist und die seconda donna auf der andern ihn tadeln, worijber sie zuletzt in einen allgemeinen Srreit
gemten, ist gar glùcklich Die als Frauenzimmer verkleideten Kastraten machen ihre Rollen immer besser und
gefallen immer mehr lflirklich fùr eine kleine Sommertruppe, die sich nur so zusammengefunden
hat, ist sie
recht artig, Sie spielen mit einer groBen Natùrlichkeit und gutem Humor.
Martedì 31 luglio,,. In serata all'opera buffa, Un nuovo intermezzo, L'impresario in angustie,è proprio buono
il poeta
e ci divenirà qualche sera, per quanto Ia sala possa essere un forno. Un quinterto è riuscitissjmo
-
dà un assaggio del proprio pezzo, l'Ìmpresario
elaprima
donna da un lato lo applaudono, dall'altro il com-
I dem treusten der Herzen...,, ,,Ah!, restan puftroppo I sol pianti e dolori I al più fedel dei
cuori...,). La penna del poeta non risparmiò neppure il quintetto che tanto gli era piaciuto a Roma, ch'egli
rilesse all'insegna d'una più accesa drammaticità. La versione delll91 si concludeva poi con un quartetto di
ricomposizione, che sfociava in un duetto d'amore.
In questa forma
le
Abenteuer andarono in scena fino al dicembre 1793; dopodiché furono escluse dal repefto-
rio del teatro di Veimar fino al1797.ln quell'anno, infani, il Vulpius, sotto la supervisione di Goethe, presentò al pubblico un'opera 'nuova': Die tbeatraliscben Abenteuer, per la musica di D. Cimarosa e l(/. A. Mozartl
Il pasticbe era compiuto, in virtù della pressoché completa identità della vicenda e dell'esiguo numero di
pezzi musicati dal salisburghese. liinterpolazione dei pezzi mozartiani comportò certo la soppressione di alcu-
ni brani di Cimarosa; per parte sua Goethe aggiunse al libretto altre due arie, perché fossero eseguite da
posi[ore e la secozda donna [o criticano e alla fine si metto[o tutti a discutere, I castralr en trauesti tnletpetano i loro ruoli sempre meglio e piacciono sempre di piir. Dawero, per una piccota compagnia esilva raccol-
Merlina e Rosalba quali arie di prova.
ta per I'occasione non c'è male. Recitano con gran rraLtralerza e molto spirito.
ll99 e trasformata in un Singspiel
vero e proprio, con numeri musicali e dialoghi parlati, come testimonia l'edizione a stampa che se ne fece nel
1858. Dopo la prima, Ie nuove Abenteuer furono rappresentate più volte a Weimar fra il 1199 e il 1802, poi
La nuova versione
forma fra
Una volta tornato in Germania e assunta Ia direzione del teatro di corte di \treimat Goethe volle che una delle
tre recite settimanali fosse dedicata all'opera in musica; a tal fine si valse della collaborzione di Christian
August Vulpius (1162-1827) e di Friedrich Hildebrand von Einsiedel (1122-1196), il quale pure era stato in
Italiaeavevastudiato l'operabuffa italiana: le opere importate non erano rappresentate nellaversione origi-
il
1191 e
delle Abenteuer non era destinata ad essere l'ultima:
il
dopo numerose riprese in questa
1798, I'opera venne ulteriormente rimaneggi ata nel
sempre più di rado fino al 1814. Dopodiché la creazione goethiana godé di una certa fortuna anche altrove,
a Riga (già neÌ 1812), Vienna (1814) e Berlino (1817).
nale, bensì venivano accuratamente tradotte in tedesco per il pubblico locale. Una volta confezionato il nuovo
libretto, le partiture erano riviste ed adaftate da Karl Ditters von Dittersdorf (1139 1199) di Vienna,
Kapellmeister di Grosswardein, poi arcivescovo di Breslavia.
Visto l'entusiasmo con cui Goethe aveva salutato L'inxpresario in angustie, non sorprende che il poeta volesse proprio questa farsa per inaugurare la prima stagione regolare del teatro a
lui affidato; né che fosse egli
stesso a curare la rielaborazione tedesca del libretto italiano, che rimaneggiò e interpolò ampiamente.
L'impresario in angustie divenne così Die tbeatraliscben Abenteuer e fu rappresentata la prima volta a
Wcimar il 24 ottobre 1191'.La prima e sostanziale modiflca al libretto originario riguardò il finale: la bancarotta
dell'impresario mal s'accordava ai gusti del pubblico weimarese, dunque si pensò ad una chiusura rdilliaca,
nella quale la prima donna e il compositore, un tempo innamorati, si riconciliano. Dal nuovo finale derivarono le modifiche alla trama generale dell'opera, arricchita di richiami all'antica passione dei due; in particolarc, Goethe introdusse una scena affatto nuova, nella quale la cantante, per ingelosire il suo vecchio innamorato, finge di essere interessata al direttore del teatro, il quale dal canto suo le fa realmente la corte... Nello
scompiglio generale che ne deriva, i due innamorati si ncongrungono.
Nclla revisione del copione nel suo complesso Goethe ridusse i personaggi da sette a sei
-
eliminò cioè il
huffo Strabinio, affatto secondario e ne mutò i nomi in Lorenzo, Orlando, Polidoro, Isabella, Rosalba e
Mcrlina. Inoltre diede maggiore spazio al tenore, per giustificare il finale: compose perciò egli stesso una
nuova aria per Gelindo,?olidoro ({a, ich fùhle wohl das Bedenkliche, I keinem Màdchen zu gehòren,, nSì,
mi rcndo conto del pericolo I di non appartenere a nessuna...»), nella quale il compositore ricorda la sua
innamorata d'un iempo, Fiordispinaflsabella, senza sapere ch'ella è in procinto di unirsi alla compagnia.
-
12
Aloysia lfeber, cognata di Mozart e prima Madame Herz
13
In qualche modo legittimata dal precedente di Goethe e Vulpius, anche la ripresa odierna de L'impresario
|n angustie di Cimarosa si presenta arricchita dei numeri dello kbauspieldirektor mozartiano e in forma di
lV.
lingspiel,nonostante alcuni dei recitativi originali siano stati mantenutir una decisione, questa, presa perché
l'apporto mozartiano non prevalesse sul]a base cimarosiana, in sé notevole ma musicalmente più 'leggera'.
Riproporre il pasticcio di Goethe, come è stato fatto a Rouen nel marzo scorso (nillésauentures lyriques,
Opera buffa d'après Der Scbauspieldirektor deMozartetL'lmpresario in angus/ie de Cimarosa, Dramaturgie
établie par Goethe, restituée par Lionel Peintre, direction de Giuseppe Grazioli,'), sarebbe forse stato più filo-
logicamente corretto, ma avrebbe impedito di compiere quell'aggiornamento e adattamento del testo alle
aspettative det pubblico contemporaneo che già erano stati alla base della ripresa cimarosiana a \W'eimar
Si è preferito perciò procedere ad una autonoma rielaborazione del libretto, all'adattamento della musica e
all'inserimento dei numeri del Singspiel mozartiano. Il risultato è w opéra-pasticbe con una sua coerenza
drammaturgica, che speriamo possa divertire il pubblico oggi, come due secoli fa.
Argomento
In un teatro tedesco l'impresario Grisobolo @uffo) ha deciso di produrre una nuova opera. In contratto ha
messo un poeta napoletano, Perizonio Fattapane (baritono), e un compositore veneziano, Gelindo Scagliozzi
(tenore). I tre si ritrovano nella sala prove. Grisobolo deve riuscire ad ottenere buoni incassi per poter pagare la compagnia e teme le capricciose abitudini della cantanti italiane, sempre pronte a chiedere danai e trat-
tamenti di favore. Temendo liti e problemi ha escogitato una soluzione: mentre gli italiani studieranno la
nuova opera - I e interne conuulsioni di Piruo contro gli affeni isterici di Andromaca -, nella slanza accanto si terranno audizioni per le cantanti tedesche, pronte a rimpiazzare le volubili primedonne italiane.
Grisobolo ruol dunque allestire un'opera ltaliaoa (alla Cimarosa) ouuero tedesca (allaMozart) con una compagnia straniera ouuero localei «per curiosità
i mercanti di questa città accorreranno
a
frotte e I'incasso sarà
gamntito». Gelindo e Perizonio contestano ilbizzarro progetto ma alla fine accettano di collaborare.
Aria Ferizonio: nlo impresario gioia mia, (Cimarosa). Mentre il compositore va ad accogliere le cantanti tedesche, il poeta spiega a Grisobolo doveri e virtù del buon impresario.
La lezione - la uschola,
termina quando, nella sranza accanto, si presenta per l'audizione Madame Herz
-
(soprano), cantante tedesca.
Arietta Herz: nDa schlàgt die Abschiedsstunde» (Mozart). Laria è un patetico lied che parla d'amore:
i
tre italiani sono vinti dallabellezza e dalla sensibilità dell'interprete, che viene congedata in mezzo a mille
cerimonie galanti. Nel frattempo si è fatta l'ora dell'arrivo delle soliste italiane.
Quartetto: nVeh, che matta» (Cimarosa). Doralba (mezzosoprano) e Merlina (soprano) cominciano
reclamare privilegi: ambedue vogliono aria, duetto, costumi sontuosi
a
e danari in anticipo. Con non poco
imbaruzo Grisobolo e Gelindo tentano di tenerle tranquille.
Aria Fiordispina: «Senti senti l'augelline, (Cimarosa). Scoftata da Perizonio, arrivain città Fiordispina
(soprano), la prima buffa, che civetta col poeta.
Aria Grisobolo: «Vado giro ne' palchetti, (Cimarosa). Ilimpresario si mette al servizio delìa cantante,
RTFERil\4ENTr
rassicurandola sull'accoglienza del pubblico. Rassicurata, Fiordispina se ne va.
BrBrroGMfl ct
aLl.a porta: introdotta da Gelindo arriva Mademoiselle Silberklang (soprano), alffa cantante tedesca.
Rondeau Silberklang: *BesterJùngling!, (Mozart). Per I'audizione la giovane presenta un'aria di grande
Si bussa
L'imprewrio in angu§ie
D. IJrwo6naunc, Le farse di Dommico Cimarosa, in Mozart e
L
i
musicisti italiani del suo tsmpo. Atti deL Conuegno
Inlernazionale di Shtdi, Roma 21-22 ottobre 1991 (farte armonica,6tudi e testi, 1), a cura di A. Bint,Lucca1994, pp. 119-128.
D, BRyANT, [Jn sistema di consumo delL'opera itdliana neL primo Ottocento: il caso della farsa, ulMSCR, 14,1987, pp.
497-503,
G.LM,^RwtcH,L'impresario
t uictni di
Mozan.
in angustie,inThe New
Groue
Dictionary of Opera,vol.ll, p.
Atti del conuegno di studi (Venezia 10-12 ottobre 1986)
(Studi di Musica Veneta, 75/2), a
c::Lra
diD. Bryant
,II:
La
790.
farsa musicaLe uuteziana (1750-1810)
e M.T, Muraro, Firenze 1989,
effetto. Impresario, poeta e compositore sono conquistati dalla prova della musicista che yiene congedata con
promessa di nuovi contatti. Si ritorna nella sala preve.
Aria Merlina: .Il meglio mio carattere» (Cimarosa).
La seconda buffa, corteggiando il compositore, chie-
de una cavatina adattata alle proprie caratteristiche vocali e drammatiche. Finalmente il libretto di Perizonio
è ultimato, e gli artisti siedono per studiarlo.
Quintetto: «Aflima cruda
e cotta» (Cimarosa). La prima lettura produce un disastro: Merlina, spalleggia-
ta da Gelindo, contesta il dramma di Perizonio. Fiordispina prende le difese del librettista, mentre l'impresall. Der kbauspi
e Ldire
rio si trova in mezzo ai contendenti, senza sapere che partito prendere.
htor
D,VrrJonrs, (Der)kbauspieldirektor,ir.Dict.desoeuresdel'aftuocal,P-Z,Paris1992,1868-1859.
\V.A,
Mozarl. Ttttti i libretti d'opera,vol.
[,
a cura di P Mioli, pp, 47-77.
me a loro, confidando nella serietà teutonica.
lll, Dle theatraliscben Abenteuer
J.W, Gonrun, Die theatralischen Abenteuer, io Scimtlicbe Werhe, 4.7, Wirkungen der Franzòsischen
Reuolution 1791-1797,vol. I, hrsg. von R. Vild, pp.204315 eKommentar pp.991995.
M, Mrrrrnrs, GoethealsBearbeiteruonitalimiscbenOpemtexte, oGoetheJb,26,1905,
F, §(:ttr,u'zxR, Goelhe e Cimarosa (Quaderni dell'Accademia Chigiana, 23), Siena 1950
14
Infine, allontanate le litiganti italiane, Grisobolo si risolve: fa chiamare Herz e Siiberklang per concertare assie-
pp 3-i1
Terzett: {eder Kùnstler strebt nach Ehre, (Mozart). Ma quando le due cantanti vengono messe insieme cominciano alitigare esattamente come le ital\ane, nonostante i tentativi di conciliazione da parte di
Gelindo.
Aria Fiordispina: «Io son placida e serena» (Cimarosa). Ad aggravare ulteriormente la situazione ora
anche Fiordispina comincia a far storie: non luole esser subordinata a Merlina e Doralba.
15
La soluzione è una sola: Grisobolo decide di svignarsela con la cassa.
Tutti si ritrovano in scena, allaricerca dell'impresario fuggito. S'incontrano così le due compagnìe. Passato
l'iniziale sconcerto, per rimediare al disastro il poeta propone di mettere in scena l'opera senza impresario:
forse gli incassi basteranno a coprire le spese.
Schlussgesang: ,{eder Kùnstler strebt nach Ehre» (Mozart). Gli anisti accettano di buon grado la proposta e celebrano il trionfo dell'arte awiandosi ad allestire Pirro ed Andromaca, dramma ilaliano ouuero
tcdesco,
.
.
: ll7
,lkl*
*
u;!t
L'li,
L
Crqi
;,.
c
t l»l
l)aglna autografa dell'Ouverture del
16
kbauspieldirektor
In grassetto si danno i vetsi di G.M. Diodati e di G. Stephanie jt; in chiato il testo di F. Bellotto;
i vetsi italiani del concettato finale sono di E. Cavalli.
17
,fi apre ano :piraglio nel :ipario.
)eriqonio e Celindo.)
)ttR./
)ru./
Ne
cantarìte stfalìlefe.
escono Grisobolo,
Caro 'mpresario, c'avete misse ddnt'a
nu bel guajo: convocare 'na compagnia
di artisti italiani qui, in un teatro
Tedesco...
Lo so, lo so, ma vedete: qui i mercanti
sono ben più ricchi che in Italia. Ho
pteso in affitto questo teatto (che mi
Gru./
Ggt./
)tin./
l,uole mett'in scena nu dramma classi-
lnt./
e s'intitoleràr "L'Impresatio"
'Jt,,t../
llnr./
Ptin./
e
Andtomaca".
Esatto! E tu> caro Gelindo, dovrai ditigefe una pattitura sullo stile italiano
ouuero tedesco: siamo una compagnia
italtar'a, ma pet vendere molti biglietti
dobbiamo anche inconttate il gusto di
questa nazione... Perciò la musica sarà
dello stile di Cimatosa ouuero diMozarq
"Det schauspielditektot".
.
ouuero
A Griso', cierto
Gru./
Cslre./
Puon ciotnol
che ti si'piglìato nu
mestiete davweto'nfame...
Eh sì... (entra il nnbali:t) Buon giotno!
(siede
al cenbalo
(agti altri daQ
@
Ora continuiamo in musica
Psn./
Gru./
bbestie...
lìnr./ Dici bene: avrat ll dtnarc anche tu.
Gt,,t,./ Ma sei poi sicuro che le nostte cantan
Pen./
confesso un segreto: ho affittato
questo teatfo che ha due ingtessi (sl
il sipaio). Vedete? A sinistra c'è la
sala pet le cantanti italiane. A destra,
invece... - ma ztti, eh! - ... faremo le
apre
audizioni pet alcune cantanti di questo
Paese...
Prin./
Ma allota tu si'wetamente a ccaccia de
guaje: si le nostre cantante venissero a
sape' che songo in concotrenza con Ie
in
Istruiscimi,
cato don Perizonio" giacché il
Idiavolo
mtha posto in queste angustie.
Io ti compiango, o ciuccio, assaje
ouuero tedesca?
(ì.nr./ Vi
o»»ero
e già che
si' 'ncappato
Iassaie,
or dentlo a questa gabbia,
scétete, amico mio, siente sta scola!
Lo'mpresario, groja mia
ha d'avere 'ste tle cose:
lo raggiro, la bbuscia,
faccia tosta e niente cchiù.
Si qualcuno vò ddenari
piglia tiempo e campanea;
quann'è cchiena la platea
[Abschied krànket,
dem ist kein Wankelmut
Ibekannt!
§fohin es auch das
ISchicksal lenket,
nichts trennt das fest
[geknùpfte Band.
Gru./
Btava, bravissima, ecceziornle,Le fatemo sapere qualcosa al piu presto (/a
Istanno:
luminari, banchettari,
auompagna
architetti, sediari
maste d,asce, soffiatori,
cusceture e compagnia..,
Lo raggiro, la bbuscia,
faccia tosta e niente cchiù!
Herzf
Faccia tosta
Gnr./
e
niente cchiù!
Gru./
bussano di
bassa da
dutr) Ma ecco:
(bussano da
gio
e
la mia testa fan girar!
Io I'ho detto, e non mi
Don./
Isposto:
voglio l'ada, vo, il duetto,
netto, lei valda la aoce)
Gru./
Hlxz/
Gru./
Prn. e GEt-./
Hp.tz/
(...Ouuero tutti occhi...)
Da schlàgt die
[Abschiedsstunde,
um grausam rms zu trennen.
§flie werd ich leben ktinnen,
o Damon, ohne dich?
dutra, Grisobolo gaarda l'orolo
È l'otal Eccoli. . . La compagnia itzliana. . .
Spedamo non dcomincino a litigare...
(a Doralba) Ve', che matta maledetta,
che non sente mai ragione;
le sue ciade, cospettone,
-
Schauspielditektor!
Meine liebe FrauHerzl Bitte... kant...
singen... chantez-vousl
Ja, per mia ardizzione ho portato tifiàl
atia di Maestro Tedesco Mozart che
patlare di amore...
Prego, prego, siamo tutti otecchie...
Ma... non
sì agita)
tante tedesca...l (entra madama
Bton Giotno!
Hp.xz/ Guten Tagl Puon ciorno, Hetr
dcstrQ.
Danke!
dev'essere la pdma canHer7,
acczmpdgndta da Celindo, pantomima, inchi1à
r.'ersa
possibilen...
lo raggito, la bbuscia,
faccia tosta e niente cchiù.
Grazie o caro poetal Seguitò i tuoi
consigli... (si
fuoi
dubiti... farò tutto il possibile... si... il
Lo 'mpresarior gioja mia
ha d,avere.ste tte cose:
tedesco anche lui. . .)
fecltatvo...
Ma tu, che sei più pratico,
darnrni almeno un consiglio.
E che consiglio t'aggia dà?
ti vottanno impatate un'opera italiana
non sanno lavotar.
Ma pò a quante (ncene
e apre lo
stipendi.
Dici bene: avtai i tuoi soldi.
Non so se mi spiego: scdvete 'nu lib-
[treulos sein,
ach nein, ach nein.
Ein Herz, das so der
e
s?d
Gnr./
[so was ein?
Du kannst gewiss nicht
ché sennò non viene ltestro
dutrQ
Pen./
alla fine noi possiamo incassare i nostri
btetto novo pef nu teatro novo, tedesco pure... mantaggia, è una fatica da
ad
fatemo un successone...
Pgn. e Ger-./
...aut)erl ùrr disasto!
Gy,t,./ Con permesso, io vado a vedere se pet
caso sono atrivttele cantanti... (esce da
.
Fa'come credi: quel che importa è che
invece no! Questi Tedeschi sono
otdinati, obbedienti, per nulla capric-
re favori o, peggio ancora, anucipi e
aumenti di salario...
Sono pronto: faremo un'opeta italtzr,a
ouuero tedesca... Con una compagnia
straniera ouuero loca.le... Pet curiosità i
metcanti di questa città accotteranno a
ftotte e avremo gatantito l'incasso:
patla de 1o 'mpresado teatrale che
Doch nein! wie fàllt mir
altrimenti in prigione
un bel giorno frnirai!
Ma il poeta ed il maestro
tu non devi ttascufate,
E
essete stufo delle primedonne italiane
così di moda: sempre pronte a chiede-
soggietto novo novissimo, che
co ch'aggio scritt'io: "Pirro
capricciose le canlerine.
Appunto: le potrò Lcerziate quando
voglìo se ho delle sostitute!
A me sembta una cosa pericolosa e
ciosi, gtan lavotatoti. Comincio
Pedzonio Fattapane, celebte poeta pattenopeo, e a te, Gelindo Scagltozzi,
abile compositore veneziano, conto di
mettere in scena un'opera gìocosa.
Io petò non so nulla: il soggetto alFrne
quale satebbe?
È nu
dit che pierde e .ngrassa tu.
Quanno I'opera lz tn poppa
tiene mano alle mesate,
ca pò appriesso le tronate
te potranno inabbessà!
Le cantante? Sta, alla larga!
Voca fora chtè mmaretto,
inutile...
Gru./
costa una fottuna) e gta.zte a te,
:t,.t../
..
Gw./ Si arrabbierebbero moltissimo, sì sì.
PEn./ A'mptesa': tu lo saje quanto so'
Ggt,/
Mem../
Don./
voglio entrare nel quartetto
e non s'ha da replicat!
Ta ta ta ta, ta i ri i,
ta ta fa ta ta ta ta...
Ti to ra ti ra ti ta i,
ti to ra ri t^ ti t^...
Io che son la prima donna,
come Lei m,ha scritturata,
voglio l'aria, ma obbligata,
col fagotto e I'oboè.
I-ei non serve che s,inquied
che borbotti e arricci il naso:
voglio l'abito di raso
Ich will dich begleiten,
im Geist dir zur Seiten
Mnnr.
schweben um dich.
Gnt./
Und du, und du,
vielleicht auf ewig
con bordure in quantità!
Sì, signora, non si scaldi,
ogni cosa si fatà.
(Milusingo che quest'anno
l'impresario fallità.)
Io ptevedo già il malanno
GaY./
Ma, cospetto!, andate viat
vergisst dafùr du mich!
G2./
e
Don./
che mi deve inabissar!
Questo chiasso che costè?
18
19
Una grida e I'altra sbatte
vuol I'anticipazionel ma le misere
non sanno che se l'opeta
Ya a tetra, in fede rnia,
un salto voglio far di qua in Turchia!
per turbatmi ltatmonia
ed
3nr./
zu-./
Don./
Mt
Gn:s./
Gt,s../
io qui la sinfonia
sto a cassare e ricassar!
Quando i strepiti si fanno
non si può più studiar!
Ma, care mie, potreste senza chiasso
dire le vostre voglie; questi grilli
che vi saltano in testa...
Scusi, signor, la mia natura è questa.
Ed io, quando non vedo
le mie brame aderite,
mi monta tosto un grillo così strano,
che, giuro al Ciel, so darvi ancor di
[mano.
(Partono tuth)
Fron./
Pen./
Fron./
Psn./
Gnr./
Bene, il poeta è andato
ad incontar la buffa.
Subito ch'essa capita,
leggeremo il libretto, e...
Mt,tnr-./
Oh, io v'awiso:
voglio che il nome mio dentro al
in disparte si metta...
(ìnr./
I)on./
Gtt.t.,/
[ibretto
FIon./ Mi dica un poco: in questo
(con aria di proteTìone)
20
colo Rondò, perché possiate giudicate
vol
Gnr./
SLs./
stesso.
Grazie, Danke.. sono pronto!
BestetJùngling! Mit
[Entzùcken
nehm'ich deine Liebe an,
da in deinen holden Blicken
ich mein Glùck entdecken
[kann.
Aber ach! wenn dùsttes
[Leiden
unsrer Liebe folgen soll.
lohnen dies der Liebe
A cantar tu poi cominci,
come un flebile usignuolo,
sflrolo a sftrolo,
e la gente, a
Suo
sento!
Quello che in Alessandria
per gelosia mi fece andare a terra!
Ma fingiamo.)
Ch'è stato?
Non te sona'sto maestro?
Fron./
Anzi, è btavissimo,
Gru./ Oh, ben venga il garofalo
delle buffe d'ltalia.
Io sono don Grisobolo impresario,
ed ho saputo adesso
da un subaltetno mio che Lei sbarcò.
Come sta? Passa bene?
Le gtadisce il Paese?
Sta pur di buon umore?
Il viaggio fu felice?
Vuol venire in mia casa, che ne dice?
IFreunden?
Jiingling, das bedenke wohl!
"Brava, bravalr, ti dirà.
Da me tosto si ripiglia:
"Miei signori, la sentite?
È una brìna, buona figlia,
[Dante.)
canto, il petsonale, oppur la
Icomica?
...Ma statti allegramente,
ché saprò fatti esente
dalli pubblici scherni ti fida a mme e a' miei pasticci eterni!
Chi scriverà la musica?
(Cancaro!Lo'mpresario
renonmée. Ma poiché \a fzma è
sovente ingannevole, vi canterò un pic-
gran silenzio si farà.
Igenio.)
FIon./
Psn./ Il maestro Scagliozzi.
(Oh, Dio, che
FIon./
PEn./
par
Iquello.
Gtt./
Nichts ist mir so wert
[und teuer
als dein Herz und deine
non sa ltacqua intorbidarrt.
Se poi sento i zerbinetti,
che ti facciano i frschietti,
c'è la spada ed il bastone
che a dovere li fa star.
cosa gtadisce di più? lJaspetto, il brio,
Psn./
Ha detto: "Serva vostra, signot impresario. A quel che sento mettete in scena
un'opera ttzltana? Voglio propormi a
voi come cantarìte. Sono Mademoiselle
Sìlbetklang, mi conoscete senz'altro
Ed al suon del ritotnello
il
Non dubitar: vo' farti
untaria come quella
che ti feci a Milano
(sebbene la copiai da un'altra
[mano...).
l)tx./ Orsù, sor impresario, io ho bisogno
dell'anticipazione... Eh! Non sapete
che ltirnptesado deve
tener la borsa aperta ad ogni cenno
di tutte le cantanti, ch'altrirnente
in scena non si va sicuramente?
Mrinr../ Dice bene Doralba;
bisogna che paghiate.
Gt,l../ Pazietna, amico mio, e non padate,
(ìttt./ Bravo, mi trovo comodo davwero.
Una vuol pet adesso
aria, duetto, quartetto e l'altra poi
Gru./
ha fatto...
...un grande, splendido libtetto,
che, unito con la musica
del maestro Scagll'ozzi,
ne vulimme fa'ttante, ttante repliche
ch'à da èsse un terrore!
Vogliamo fat furore allegramente.
Ascolta un po', diletta mia sitena,
cosa farò quando tu esci in scena.
Yado, gito ne, palchetti;
parlo a questo, e parlo a
[Paese,
Pen./
Cnlts./
...sappi, o cara,
che mi fa'mptolv'isa'meglio di
Fra le cornici!
Oh, per cornici, o cara,
ntavfai quante ne vuoi, stanne sicura:
è nota a tutti già la tua bravura.
Io poi, maestro, a voi mi raccomando.
Pen./
che, senza esaggerare
il mio bollor febeo,
appennete si può nel Culiseo.
Bravo! (Questo poeta mi va a
(Questa strega de buffa
m'ha già sonato un paccaro
alla vena poetica
principia a concerta, prima delfopem!)
Farò come comanda...
ch'il mio don Perizonio Fattapane
Idramma
(a Gelindo, in disparte)
Maestro, una parola:
dimmi un po', si datanno
ftale razze giumente più sfrenate?
Pazienza, amico mio,
e non parlate.
Senti, senti I'augellino
come canta in sul mattinol
già dà segni di diletto
col piacevole trillar...
Can, aggjo arrevotato
tm Patnaso sano sano
per diffamatti, ed ho composto un
Fton./
Gru./
(Inmobile, da solo in meqo alla vena)
Lo
sapevo, lo sapevo, lo sapevo...
Gru./
Accidenti al diavolo che m'ispirò I'idea
[Hand;
voll vom reinsten
[Liebesfeuet
geb' ich dir mein Herz
[zum Pfand.
Btava, btavissima, eccezionale, Le fatò
sapete qualcosa al più ptesto (la accom-
fuon) ...Ma ...non dubiti ...fatò
tutto il possibile ...Sì ...i1 possibilen...
pagna
di fare l'imptesano... ma la vedranno:
se si com.incia così... come porremo
mai andate in scena... (si bassa alla
Snn./
Gsr./
pona di dutÒ . . ..
Ma dimenticavo: forse la mia salvezza
sta bussando alla porta ed io non lo so
aftcota... Presto: si apta alla seconda
cantante tedesca...
Msnr./ Chi mai?
Ger./
La Corbanti.
Mgnr./ Bravo! La tua amorosa.
Gsr./
oh, giuro
Sna.,/ Ihre
Dienetin,
fletr
Schauspieldirektor... Sie erichten,
wie ich hòre, eine italienische
Pen./
Opet? Ich will mich also bei Ihnen
als Sàngerin melden. Ich bin
Mademoiselle Silberklang, Sie
mùssen mich ohne Zweifel par
renommée Kennen, Weil der Ruf
aber oft betrùglich ist, so will ich
Ihnen ein kleines Rondeau singen,
damit Sie selbst utteilen kònnen.
Menr./
Prn./
Dankel
Merlina, sai chi
è
mai la prima
[buffa?
al Cielo
chta tetta la fo andare cettamente!
Oh, questo glielo fo sicuramente!
E permesso, se licet, drossequiare
la mia diletta?
Orsù, mi dica un poco:
che parte Lei m,ha fatta?
Lei già saprà più o meno
La Sua obbligazione...
Msnr./ Ecomeadire?
Prn./ Verbi gtatia, le ruote
hanno
[bisogno
21
Mlnr./
d'essere unte a dovere...
Mandasi un regaluccio
al maestfo, al poeta...
.,.Oh, questo poi
Gru./
mai cercai di sapedo.
Ma questo non rn'importa,
Pr:x./
un poco stia a sentir qual è il rnio
[fare.
- statò a r,,vede' come Voi fate;
ma se non vien ltargento, ftesca state!
Il meglio mio carattere,
che più mi sta adattato,
che spesso ho recitato,
Dica
Msnr./
Fron./
(uelenosa)
Ma Lei doveva anticipar un poco...
Gru./ IJn poco, dice bene...
Munr-./ Ma ho dol'uto aspettare
di stare allo specchio tre ore almeno.
E qui non standoci io necessaria
ch'appena sa padar.
non c'eta tanta ftetta.
nel fasto e nell'orgoglio,
perché così m'imbroglio
e poi non 1o so far,
Intanto la platea con un dsetto a questo,
un'occhiatina a quello
-
farà colla sua musica
t7 pezzo tisaltat. (parte)
(ìt,.t../ Vi prego, sor poeta,
Gru./
Menr./
[pubblico
dguardata di buon occhio assai.
Io già mi sono'accorto
che Lei è innamotato.
Basta, rni sforzerò; ma, caro amico,
è tiempo petso, si nun c'è ddanaro.
[prima
la scrittura è chiara.
E pur non dice male...
(ìttt./
Itton./
Oh, come siam cascati!
Gzr./
22
Hon./
Men./
Gm./
Pnn./
Mò abbusca lo 'mpresario,
Fton./
Vetamente
Fron./
PEn.z'
Gnr./
Gt:.t./
Pen./
Ger./
Psn./
Fron./
Gnr./
Prn./
dell'udienza di Pitro. A mano ddtta
le cimmerie grotte...
Che? Che cos'è "cimmerie"?
"Cimmeda" è voce greca singopata
che
lrrol dir "cimminiela", ossia
dove Pirro era solito,
Ittcamino",
L'occhio solo
basta che si soddisfi;
il resto non si cura: passi avanti.
Così è, dice bene.
(Del poeta I'ingrata è cetto amante.)
Esce Pirto a cavallo d'un cammello..,
Uh, uh! Diavolo! Grotte,
mare e cammelli in una sala.
Prn./
Sì.
[bbuono?
(a Gelindo) Questa non è maniera!
Ma scusami, maestio.
Finisci di sentir. Questi son modi
affé troppo indiscreti.
(Vedi a che so' atredutte li poeti!)
Frc,n./
Sopra
il
Fron. e Gru./
Pun./
Mr.ru.. e
Ger./
Pen./
Menr,. e
Grrl./
Pen./
Munr. e Gel../
Pr.n./
Fron./
.,.esce
Id'aspettativa.
(Io per dispetto tutto vo' approvate.)
Gru./ E dice ben.
MEnr. e Gor./
Che bestia singolate!
Pen./
"Anima cruda e cotta!
A Pirro questo perro,
Pirro, che per ma.rmotta
nel mondo mai passò?"
Fron. e Gnr./
Btavo, viva!
Psn./
Tatte gtaziel Obbligato,
Bravo, viva!
T ante gtaziel Obbligato,
Iobbligatissimo!
No, non ci piace affatto.
Dunque dirò così:
t'Quando l'amor mi
fstwzzica..."
No, no, no, no, no, no.
Che verso è questo qua?
"Cara, perché mi
lmozzichi...?,'
Che verso scellerato!
Puozz'essete scannato...
Tu, Pirro, ed io pozzì!
Ma questa è impertinenza,
qui non si sta a ciadare;
Lei pensi a recitare
e
Mlr.r-./
non ci stia a seccat.
Lei badi a'fatti suoi,
ch'a fan la parte rnia,
perdoni ussignoria,
sol io ci ho da pensar.
Gru./
Turlrf
Sicuro, dice bene,
ciascuno pensi a sé.
Imbroglio più tetribile
di questo, no, non v'è.
Mr,nr../
Signori, con permesso,
io vado a desinare.
Pen./
Cos'è? Lei se ne va?
Non ho da ditlo a te.,
cammello?
come diavolo esce,
e nel vedere Andromaca
di là, che sta scontenta,
la prega, si contorce e si dimena.
Sentite or I'aria, come cade in scena.
Oh, questo è un punto inver
No, non ci piace affatto.
Dunque dirò così:
"Se tu non ti mollifrchi,
Andromaca pettegola,
il frglio tuo ti smofero
due quarti in rnezzo qua",
Va bene.
Ota, insomma, esce Pirro...
Ge.r.l
Ptn./
Che già!
Ma frglia mia...
Stiamo alla prima scena finalmente.
Lei abbia la bontà; si segga e senta.
A momenti io straccio lo prim'atto
e ce lo sbatto in faccia.
Isecca!)
Iobbligatissimo!
Mnru.. e GIrr-./
Ma tu lo saje che m'haje scocciato
ci doveva pur essere.,.
'Già, già!
Scena pdrna: gtan sala
(esn)
[obbligante...
Ma il poeta petò non viene ancora
per leggerci il libretto?
e
Gnr./
Fton./ Tu,ttprima"...?
Msnr./
...io, sì!
(Mmalora, mò s'afferrano!)
Prn./
Gru./ Ma via, che non è niente...
Mr .n./
la Cisabolo) Sei un asino, tu.
Fron./
Tu sei una bestia!
Pnn./ "IJna bestia, dice bene...".
è
(ir',t,./ Ah, sì... amo Medina
più di me stesso, e 'l core
che son la prima buffa...
Prima buffa, sì, cara, dice bene...
Che prime e prime: qua son io la
donna giocosa,
di contentar cotesta tagazzetta.
Carìta un po'pulituccio, e poi dal
arde per lei nel sen d'un dolce
larnore.
Cara, sappi che il pubblico
sta cosl appetitoso per vederti,
che sembta un affamato.
Son grata a questo pubblico
Quest'è scena di nuova invenzione.
(Or vi è questo messere che mme
Gnr./ Eppure dice bene...
Fton./ Ma essendoci io,
Non mi ponete affatto
'Gnonnò, questo lo dice Orazio Flacco!
(Cielo, mantiene ltacqua, ca mo,
Fton./ (Quella è ttoppo indiscreta!)
Gnr./
(Ma se è matta!)
Pen./ A mano manca, poi, lo mare Jonio.
Gsr./ (rid)Ilnarc nella sala!
Ptn./
Sissignore!
è
innocentina e semplice,
un po'vefgognosetta,
dtandatsi a riscaldar quann,era
['nverno.
Così è, dice bene.
Questo I'ho letto anch'io nel[talrnanacco,
Isferro!)
il parrucchiere, ed il solito mio
Di far la villanella,
l)titr./
Gru./
Ptn./
contro gli affetti isterici diAndromaca".
Come! Si legge il libto
ed io non ne so niente?
sapete voi qual è?
applauso mi farà.
Così Voi regolatevi,
perché il maestro poi
come dice l'istoria,
Orben, leggiamo.
titolo è: "Le interne
convulsioni di Pirto
[affrnché Lei
Mlm../
Ifranco.
I1
e
si possa regolare,
l)ttn./
Eccolo in tempo.
E viene col maestro: favoriscano,
(a FiordiEina) Siedi, o cata, al rlrio
MEnr./
Gru./
GtL./
Prn./
Gst./
Gnr./
Pen./
Mnnr-. e Ger-./
Pen./
MEnr. e Gnr./
Fton. e Gu./
ciascuno pensi a sé.
(Stasera me ne scappo
e la frnisco, affé.)
Signori, con pelrnesso,
io vado a passeggiare.
Cos'è? Lei pur sen va?
Non ho da dido a te,
ciascuno pensi a sé.
(Stasera me ne scappo
e la frnisco, affé.)
Or la seconda parte...
Ma che seconda parte!
Sentite il chiaroscuto...
Eh, via, che chiaroscuro!
Ma questa è impertinenza,
23
sentite come va!
\[Enr. e GEr./
lurrr/
Snr./
Snn. e
(con degna{one)
Sentiamo come va!
Che ghetto maledetto!
Chi tira e chi la spezz^,
e come un sasso immobile
ognuno testa già. (partono)
Come vi dicevo, con le italiane non si
può più lavorate; basta, Gelindo, smettila di guatdate in cagnesco Perizonio e
vai a chiamare le signote Herz
SiÌbetklang di là.
Ho deciso: proverò a metterle
Hsxz/
in con-
Srrn./
sionismo, la sedetà tedesca!
tedtvb)
Scusate, gentili signore, ma volevo
fawi cantzre insieme per capire se il
(entra Gelindo con le due cantanti
colore delle vostre sublimi voci si
atmotizza, formando il soave concento ch'io scelsi pet allietare le orecchie
dei vostti teutonici concrttadini... (fa
(ìriun./
al
lucce
poi dice)
e
cembalista
Ger./
Hpxz/
SIrs./
Gar./
e
cettato. Vedrai che differenza con le
nostte: Fiordispina che i ldra per la
gacchettz, Merlina che fa gli occhi
dolci a Gelindo... Ma via! Un po' di
serietà... Vedrete ora cos'è il ptofes-
cenno
Hsnz/
IPianississimo!
Fa gtave totto all'arte e a lorq
di due colleghe il bisticciat.
Vohlan, nichts kann die
[Kunst mehr adeln.
Ganz recht, nichts kann
[die Kunst mehr adeln.
[dirninuendo,
decrescendo, piano,
[pianissimo...
Stt,tt,/
llt,,ttr./
[bestreiten!
Ich will es Ihnen nicht
,.1
l'|t,.rtt,/
Str,n,/
Gt,l,./
24
Gp;L./
Psn./
Ger./
Msnr-l/
italiane...
di far la mia vendetta.
Pen./ Non ce pensa'; le appioppo
l'aria delli sorbetti e buonanotte.
Fron./ Zitto, vien I'impresado
tutto pallido e mesto;
io fingo stare in collera.
Gr,,t
Prn./
Anche le tedesche... uguali... sono
disperato... state qui... ardvo subito... Ota cimanca soltanto che queste
l-lt,lz/
lltt,ttz,/
Gru./
Piano, calando, mancando,
Das glaub'ich ja,
nach Ihrem Sinn.
Das sollen Sie mir nicht
Str,u./
I
Ich!
FIon./ Orsù, pensa, mio caro,
Ibestreiten.
Ehi, non vi state a dscaldate,
vi vogliate moderare!
Ich bin von keiner zu
Ierteichen,
das wird mir jeder
[zugesteh'n.
Gewiss, ich habe
IIhresgleichen
noch nie geh<irt, und nie
Igeseh'n.
Ma perché poi gtidare in due,
i patagoni mai son buoni!
Le doti sue ciascuna avrà!
Ich bin die erste Siingerin.
Ich bin die erste Sàing€rin.
Ehi, non vi state a riscaldate,
Psn./
cru./
Pen./
Gru./
Fron./
Clt'è stato, don Grisò, stapoco buono?
Eh, nulla; ho un doloretto giusto qua.
Non è niente, sarà carne spelata.
Foglia di cavolliote ed olio caldo.
Ma la signora pare che stia in collera.
Senta, sor don Grisobolo,
io non son troppo ayyezza
di tollerar de'sgarbi
da chicchessia, e adesso
di Medina soffrir deggio l'eccesso?
Signor, io finalmente
sono la prima buffa, e quando
[voglio
so, perbacco, domar ltaltrui otgoglio!
Io son placida e serena,
son modesta e costumata;
on
quella
andtà!
ch'io son donna ancor di btio;
Ich stehe ebenfalls nun ab,
von meiner Fordtrung ab.
Ich bin die erste! Ich!
Ich bin die erste Sàngedn.
Ct,.t../
or con questa ed or
atpìe tedesche s'incontrino con quelle
Cantate!
n'è fuggito, e noi simmo timasti... Ma
questa sala è fissa pet il mese intiero:
avimmo da mettece d'accordo...
Lo 'mpresatio con la cassa s'involò.
Chi poteva dirlo un mese fa? Ma il
"Pitro" mio (il "Pirto" nostrf in scena
per qui farmi disperat,
sappia pure il signor mio
[Fotd'rung ab.
Srr,u./
fo la scena
se vedo poi per sorte
che Lei faccia bagattella
Ich steh'von meiner
Haxz/
Srrn./
Ggr./
e
tanto cicalat.
Ma
Allegro, allegdssimo!
Pian, piano, pianissirno!
Strr./
di tradarre. l-,uifa:pal-
cantol'aia
senza
Ehi, vi vogliate modetatel
Adagio, adagio!
I{srtz/
Gru./
vi vogìiate moderare!
Mich lobt ein iedet, det
[rnich hòrt.
Psn./
Mpnr./
Gst,./
Pen./
{
Fron./
Pen./
Fton./
Psn./
La nostra
impresa non sarà gettata alle
ottiche per colpa del nostro irzpreuiol
Sentite a mme: monteremo l'opeta e
con i biglierd recupereremo i nostri stipendi svaniti...
tengo ancora le mie lune,
che mi fanno dspettar.
@ cambiato di colore,
si fa pallido il meschino.
Oh, che caro babbuino
velamente è questo qua!)
Questa nemmeno scherza con le lune!
Orsù per me le cose van di male in
peggto (le cantanti tederche stanno spingendo pian piano la scena). Ed or bisogna
tfovafe un mezzo tefmne oppoftuno.
Va bene, ho già pensato: così bisogna
fare e non c'è caso. Dovtan tutti restaf
cofl tanto dt nasol Qc@pa)
Ora che siamo d'accordo
Srrs./
wiirrscht der einzige zu sein;
und wenn wenn dieser
[Ttieb nicht wàre
Strn./
Salute a lor signori.
Ch'è successo?
Lo tnpresatio ha stimato di filgirsene
insalutato ospite.
Cospetto!
E dov'è andato?
E a mme me I'addimanne?
Chionziariello, il decano,
m'ha raccontato tutto, e m,ha narfato
che s'è preso il danaro e pò è scappato!
Or io vado a ricorrere
per la mia paga.
Io v'accompagno. Oh! Caspita.
Dacché sono arivato,
il truffator m'ha sempre ruggiratd=Curre, curre, stai frisco!
Da ch'è nato chillo, cecame ntuocchio
si ha scrittto mai na nota che sia soia!
Sempre ha rubato a tutti
i pezzi bel]t e pure i pezzi btutti!
Don Perizonio?
O cara,
c'è qualche novità?
E più di questa,
che I'imptesario ci ha cosl piantati?
Figlia, il mondo è teatro,
dice Sofocle, e ognun fa la sua scena.
Lo tmpresario s'è visto ormai finito ha fatto la sua scena ed è partito.
Ma... in fondo, è vero, don Gtisò se
su
tutto...ricominciam! Guardiamo avanti
ricotdando la lezione:
Jeder Kùnstler strebt
[nach Ehre,
Gat./
Gsr./
bliebe iede Kunst nur klein.
Kùnstler mùssen freilich
Istreben,
sffidesvozugsvredrzrsekU
doch sich selbst den
[Vorzug geben,
ùber Andre sich erheben,
macht den gròssten
[Kùnstlet klein.
Cari miei, state a sentire,
le Tedesche dicon bene:
son da scioglier le catene
dell'otgoglìo personal!
La concotdia fra gli attori
è il segreto del mestiet:
è f insieme dei colod
che il bel quadto fa piacet!
Fron./
Msnr./
Don./
Gsr./
Flon./
H.er.z/
l'attista cerca gloiz
suo valor dimosterà:
Se
millantate il proprio ingegno
denigtando I'alttui impegno
anche il grande picciol fa!
Certq ognuno metta in gioco
fama e onot se vale poco
sarà il pubblico a fischiar!
...Cè qualcun dre sa mdurre..?
(I-^a. Heryalry la mano)
Ben, mi aiuti a declamar:
"Satà il pubblico a fischiar".
"Lasst das Publicum
[dann zeigen,
25
wern das grihste I.ob gehiird'
Hr,xz/ Kùnstler mùssen freilich streben,
Su.s./ stets des Vorzugs wetth zu sein;
doch sich selbst den Vorzug geben,
ùber Andre sich etheben,
macht den gròssten Kùnstler klein.
[:rtx./
Mlnr-./
Dt rq./
Gt.t../
Ptin./
Se l'attista cerca glorta
suo valot dimostretà:
Fron./
Msu./
Don./
Psn./
Al
Gst-./
...ticominciam!
Guatdiamo avanti dcotdando
la lezione ricotdando la Ìezion:
DI ITIUSICA
BT]MDETIO MARCELIO
CONSERVATOruO
millantare il proprio ingegno
anche il grande picciol fa!
*rmine, sagli applauti,
millantare il proprio ingegno
denigrando l'ahruì impegno
anche il gtande picciol fa!
Lo 'mptesatio con la cassa
s'involò.
Chi poteva ditlo un mese fa?
Ma 1l Pirro mio in scena andrà!
...In scena andrà!
...In scena andtà!
La nostra inpresa r,on satà
gettata alle ottiche per colpa
del nostto impresaiol
Ota che siamo d'accotdo su tutto...
l'attista cetca glotia
suo valot dimostrerà:
Se
VENEZIA
.#fiilif'#%'-";;"
Ge/indo prende la parola
TEATRO DONZETTI
Ma... se abbiamo tecitato il libtetto di
Perizonio, allota non vedo perché non
far sentite allo stimatissimo pubblico
anche il frutto delle mie fatiche: ptenda
questa pattituta, Maestro (porge ana par-
Il dksoluto Punùto
titura al direttore d'orchestra). E
Tum/
...1'apettuta,
ouuero
BERGAMO
ossia
Il Don Gìouannì
Dramma giocoso in due atti di Lorenzo Da Ponte
Musica di lfiolfgang Amadeus Mozart
Personaggi ed Interpreti
l'Ouvetture del "Piro" ... E in
ftancese Oauertare significa apertara.
pet finire, dunque, suoneremo...
DI
Dor GroveNxr Cùneyt Ùnsal
DoNN,c. ANNA. Zhou Mo / Marina Bontempelli G1-05)
Dou Orreuo Deniz Senhozur
DoNNl Ervrnc, Xdenetuja nalganym/Jasrnfun Radanovic pt-01
ZEnur',rl, Noriko Ogawa / Ozlem Nazliaslan 1zt-ol;
hponuro Dario Giorgelè
F,
\a chiusuta!
Durante la sinfonia, Cisobok rientra fartìuamente per
prendere la cassaforte: /a compagnia, cbe è rinastafno ad
allora ordinatanente sedata in scena, si lancia all'insegui-
M.rsrrro Gianlucaltrmino
Ir CouunnomonE Li Ming Yue
mento'
FINI,
Maestro Concertatore
Giorgio Proietti
Direfiort d'orcbestra
l'lt,lt./ Kùnstlet mùssen freilich streben,
Sr,n./ stets des Votzugs uierth zu sein;
Luisa Russo
Roberto Salvalaio
doch sich selbst den Votzug geben,
ùbet Andre sich erheben,
macht den gròssten Kùnsder klein.
pr-o»
Regia e impianlo scmogratico
Francesco Bellotto
Orchestra della Scuola di Direzione
Coro del Conseryatorio
.
Direzione
di
Maesho del Corc
e
l,Iaestro aL cembalo
Zoia lhkhmanova
coro
,Assislenti alla regta
Caggiula
Cada
Co§umi e attrezzeria
Luci e direzione allestimmto
SilviaVarotto
Cado Pallieri
Zofa ltrkhmanova e Stefania
Lestani
e
Cecilia Song-A
Asistsnte alle luci
Chiara Brunello
Mateiali scenografici: Teatro Donlzettl diBeryamo - MateriaLe illuminotecnico:LaBie[.triale
diYetezìa -hasporti:Pandollo
Yeneaa, Teatfo Piccolo Arsenale
Venerdì 19 e Domenica 21 Maggio, ore 20.30
.l:....:...'...
,frx
,2
- http:/Avww.consfleit
27
26
Il dissoluto punrto
il
1t
ossia
Il Don Giouanni
Personaggi
Interpreti
Don Giovanni
Cùneyt Unsal, II anno, Biennio (a)
Zhou Mo, I anno, I Biennio (.a)
Marina Bontempelli,ll anno, Triennio @) (21 05)
Deniz Senozhur, II anno, hiennio (a)
Erdenetuya Balgansuren, II anno, Biennio @'1
Jasmina Radanovic, Biennio,fuori corso (a) (21 05)
Donna Anna
Don Ottavio
Donna Elvira
Zerline
Noriko Ogawa, Biennio fuori corso (a)
Ozlem Nazliaslan, II anno, Biennio @)
Ieporello
Dario Giorgelè++
Masetto
Gianluca Tumino**
Il Commendatore
Li Ming Yue, I anno, Biennio (c)
Maestri Concertatori
Grorgio Proietti , docente di Direzione cl'orchesta
Classe di Direzione d'orchestra*
Luisa Russo, Ìl aruto Biennio (e)
Roberto Salvalaio, lll anno, hiennio (e)
Francesco Bellotto, docenle di ArLe scenica
Zoja Tukhmanova, I anno, Biennio (f
Stefania Caggiula, I anno,Triennio (f)
Zoja Tukhmanova, I anno, Biennkt (i)
Carìa Lestani, Bienniofuori corso (f)
Cecilia Song-A, I anno, Biennio (.g1
Silvia Varotto*{'
Carlo Pallieri*+
Direttori d'orchestra
ll 'li'irl
r( ) Nostitz a Praga, dove [u rappresenurra la 'prima' di Don Giouannt
Regia e impianto scenografico
Maestro del coro e Maestro al cembalo
Direzione di coro
Assistenti alla regia
Costumi e attrezzena
Luci e direzione allestimento
Direttore tecnico
FedericdFòrnoni**
(a) Stella Silva, @) Stefano Gibellato,
(c) Mirna Pecile, (d) Elena De Martin
Redazione editoriale
I
Scuole di Canto
Scuola di Direzione d'orchestra
Scuola di Musica corale e
Dir di coro
Scuola di Pianoforte
*
Tiiennic.t
Giulia D'Andrea, II corso
Francesco Scarcella,
r
I
I
rr rr
rt't
I
t' t I i
N4ozl
rt
rcalit.z.ala a Praga in occasione
['ll,t 'plinlt' rli l)on (ìiovrnn]
.ll'ì
Nathaniel Roger
Ritratto
d1
Lorenzo Da Ponte
(e) Giorgio Proietti
(f) Marco Gemmani
(g) Anna Barutti
Classe di Direzione d'orchestra
Vecchio orclinamento
Sr
'1
Omar Ruffato, assistente amministratiuo
Chiara Brunello, N corso (.[1
Marciano Bizzo**
Foniccr
Assistente alle luci
I
(.21-05)
1'*
11
corso
Bierutio
anno
anno
Damir Smerdel, /
NanMagnala, I
Roberto Salvalaio, III anno
Federico Crisanaz, I anno
Marco Girctni,l anno
Luisa Russo,
.11
azntr
Emanuele Pedrini,l anno
«tllaboratore eslerno
29
Orchestra della Scuola di Direzione
Il
Violini
Violoncelli
Clarinetti
Paolo De Rossi*
Andrea Marchiorello
Stefano Eulogi
Francesco Scanolin
Valentina Salamini
Alessandra Boldrin
Antonio Galligioni
Elisa Corti
Lucia Premierl
Paolo Carraio
Maritan Anania
Gianluca DalLago
LuigiCalzavara
Dan Paun
Simone D'Eusanio
Anni Killhars
Michele Laschi
PaolaRamuzina
Anna Moro
Massimo Bottiglieri
Contrabbassi
Georgiev Atanas
Alessandro Bin
Saglia
Paola Fasolo
Moro
Elisabetta Rinaldo
Marta liaversi
pochi
stre
1787 per la musi-
ca di Giuseppe Gazzantga: quest'opera ebbe
ottimo successo e ampia circolazione in Europa. Forse fu rappresentata anche a Vienna: il libretto di Da Ponte testimonia evidenti 'prestiti', mentre è ancora incerto se Mozart
avesse
Cembalo
Zoja Tukhmanova (f)
-
Memone sostiene d'esser stato ispiratore e principale
responsabile della scelta del soggetto. Il poeta utilizzò come base di lavoro un libretto di Giovanni Bertati,
del ruolo di Figaro. Da Ponte nelle
Il conuitato di pietra, ruppresentato per la primavohaaYenezia nel gennaio di quello stesso
Mandolino
Viole
Andrea
dicembre 1786. Domenico Guardasoni, impresario in quella città, scritturò Mozart per l'opera nuova assieme
Marcella Maio
Luca Nobis
Elena Busetto
Il Don Giouannil{l 527, dramma giocoso in due atti di Lorenzo Da Ponte con musiin scena aPraga, al Nationaltheater, il 29 ottobre 1787.
fopera fu commissionata dopo il grandissimo successo della ripresa praghese delle Nozze di Figaro nel
ossia
ca di l(olfgang Amadeus Mozart andò
mesi prima
Trombe
Paolo De Bei
Il dissoluto punito,
ad una compagnia di canto che aveva come prima stella il baritono Luigi Bassi, strepitoso interprete
Daysi Togni
Fabio Munerotto
Francesco Bellotto
Flauti
Timpano
Mariarosa Cannistraci
Elisa
Oboi
Katia Curcio
dissoluto punito ossie Il Don Giouannì
awto effettivamente modo di conoscere l'interessante partitura di Guzaniga. Oltre ad alcune analogie
drammatiche e stilistiche, una ulteriore circostanza induce
a
pensarlo: il Don Ottavio di Gazzaniga e quello di
Mozart fi.rrono creati dallo stesso tenore, Antonio Baglioni. In linea del tutto teorica l'interprete poteva essere dunque il tramite attraverso il quale Mozart ebbe modo di leggere la musica di Guzaniga. Ad ogni buon
Fagotti
conto, il libretto fu steso dal poeta entro il giugno 1787 e l'opera debutto il 29 ottobre. Così il compositore
Paolo Fregato
Alessandra Zago
scriveva a Gottfried Von Jacquin cinque giorni dopo: ull 29 ottobre è andata in scena la mia opera Don
Giouanni, accolta con il più vivo entusiasmo. Ieri è stata rappresentata per la quarta volta (a mio beneflcio).
Mary Skeyic
Vorrei che i miei buoni amici potessero essere presenti, anche una sera soltanto, per prendere pNte alla mia
Michele Scarpa
gioia, MaforseverràrappresentataancheaVienna?
* docente
(f
Melo auguro,. Xauguriofu profezia:DonGiouannidopo
una serie nutrita di repliche praghesi approdo, il 7 maggio 1788, nell'imperiale Burgtheater diVienna. In quel-
di uiolino
la occasione il compositore aggiunse tre numeri: per Ottavio oDalla sua pace», per Elvira uMi tradì quell'alma
) Scuola di Musica corale e Direzione di coro, Marco Gemmani
ingrata, e per la coppia di contadini il duetto
«Per
queste tue manine,. Le due arie sono entrate nella tradizio-
ne esecutiva, tanto da essere ormai considerate parte integrante e irrinunciabile della partitura. Invece, sulle
precise volontà di Mozart circa il finale ancor oggi la critica non è arrivata ad un parere concorde: pare \nfat-
Coro del Conservatorio
Soprani
Orsola Bollettini
Lucia Sartori
Sara De Angelis
MariaGruiaMarcon
Contralti
Tenori
Bassi
ti che il testo viennese terminasse con la morte del protagonista, omettendo dunque il sestetto nQuesto è il
fin di chi fa mal,,. Alcuni studiosi sostengono pejQ--che il taglio fosse stato operato daMozart fìn dall'epoca
Gianluca Chiarini
Simone Matteo
Claudio Micconi.
Edoardo Cavalli
della première; altri infine pensano che l'opera nelle due versioni sia sempre stata caratterizzata dal finale
'doppio'. La questione è probabilmente irresolubile, ma quel che conta è che l'opera, dopo un debutto buono
Stefano Losta**
Alessandro Sessolo
ma non travolgente
Giovanni Bertoldi
Menon Carlo
- più 'esplosivo' fu quello delle Nozze - conquistò gradualmente l'attenzione dei più
importanti teatri del mondo e dei più celebrati interpreti, diventando uno dei capolavori più eseguiti ed amati
del repertorio operistico.
Carla Lestani
Stefania Caggiula
Elena De Simone
fi
collahoratore esterno
30
31
Argomento
Note di regia
Il grande lavoro intrapreso quest'anno attorno al Don Giouanni di Mozart può essere qui riassunto atrraye
so tre sostantiù: storia, teatro e poesia.
ll soggetto di Don Giouanni ciè stato consegnato da secoli di tradizione drammatica: fabula di un passato che si perde nella notte dei tempi, fabula che solo nel XVII secolo cominciò ad esser trascritta su carta.
Storia.
miti tragici e commedìa dell'Arte, indistricabile groviglio di'altezze'metafisiche
(il percorso escatologico della trama) e'bassezze'terrene (l'erotismo,Tapaura,le leggi, lafame,il pianto e il
riso). E per questo che i personaggi, la loro tipologia, i loro costumi convivono nel nostro studio d'allestimen-
Emblematico incontro fra
to senza calendario:Ilburlador di Siviglia seduce con inuenzaunità di tempo, luogo, azione, Contesto storico, mimesi naturalistica, razionale svolgimento della narrzione drammatica lasciano il posto ad un presente
continuo, ad una contemporaneità di epoche e stili. In Don Giouanni non esiste un prima e un dopo:
il Commendatore è morto-vivo dall'inizio dell'opera; Donna Elvira è Penelope, eterna sposa perduta-trovata;
-
Leporello sta facendo lagtardiadavantialla casa del Commendatore, padre di DonnaAnna. Il suo padrone
Don Giovanni è infatti entrato nella dimora per tentare di insidiare la fanciulla. Improwisamente la porta si
spalanca e Don Giovanni esce inseguito da Donna Anna. AIle grida accorre il Commendatore che si batte in
duello con Don Giovanni, ma ne resta ucciso. Don Giovanni e Leporello fuggono, mentre Donna Anna riceve dal suo fidanzato Don Ottavio la promessa che il padre sarà vendicato. Di primo mattino, in una strada,
Leporello sta rimproverando il padrone quando sl avanza una damavelatain lacrime.
È
Donna Elvira, uno dei
tanti amori di Don Giovanni. Il libertino riesce ad eclissarsi lasciando a Leporello il compito di fornire spiega-
ziori
l'interminabile catalogo delle conquiste del suo padrone e fugge
a sua volta. Più tardi Don Giovanni si imbatte nel corteo nuziale di Masetto eZerlina. Leporello distrae il promesso sposo) mentre Don Giovanni corteggia Zerlina, che si salva solo grazie all'intervento di Elvira.
alla donna. Leporello elenca ad Elvira
Giungono Anna e Ottavio in cerca dell'assassino del Commendatore e Don Giovanni impassibile finge di aiutarli. Anna lo riconosce, ma Don Giovanni si è già dileguato, Ottavio, cui Anna racconta l'accaduto della notte
Zetlina è sposa fedele-infedele; Donna Anna è assalitrice-assalita; Don Ottavio è sposo-padre; Leporello
fatale, girlra ancora vendetta. Intanto Zerlina cerca di calmare il geloso Masetto, che sventa poi un nuovo ten-
coscienza buona-cattiva. E così le diverse epoche delle dramatispersonae si danno appuntamento nel rettangolo del boccascena.
tativo del cavaliere di sedurre la sua fidanzata. Don Giovanni organizza una festa nel suo palzzo e qui viene
smascherato da Anna, Elvira e Ottavio, mentre sta tentando di sedurre nuovamente Zerlina. Ancora una volta
è costretto a fuggire.
Teatro. Se i costumi raccontano un tempo continuo, i pochi mezzi disponibili per la scena e l'attrezzeria sono
Davanti alla casa di Donna Elvira, Leporello e Don Giovannl si scambiano i vestiti, perché il cavaliere ha inten-
stati utilizzati per raccontare uno spazio permanente, un douunque.Iimpianto fisso, sette praticabili e tre
carri, è luogo deputato al convegno, piccolamachina daagire con nuda semplicità, La funzione narrativa del-
zione di conquistare la cameriera di Elvira. Eìvira, scambia Leporello per Don Giovanni, e i due si allontana-
l'ambiente
-
sì che in una scena villereccia accadano fatti che non awerrebbero in un
servata attraverso citazioni iconografiche, un sel di vecchi e nobilì fondali
interno nobile
no. Nel frattempo il vero Don Giovanni iniziauna serenata, interrotta da Masetto, intenzionato a vendicarsi.
è pre-
Don Giovanni si spaccia per il suo servo e riesce a bastonare il povero contadino. Davanti allacasa di Donna
di magazzino provenienti da allesti-
Anna, Leporello subisce le rampogne di Elvira, che continua a crederlo Don Giovanni, ma viene riconosciuto
-
menti diversi: non si tralta di scene praticabili, abitabili, ma di sguardi bidimensionali che incombono su personaggi a tutto tondo. Una galleria di forme e colori appesa e ferma sul fondo della scena, mentre sul davanti s'agita un nastro di teatralissima vita fremente. Un estremo del nastro è legato al seduttore, che lo usa per
awincere tutti coloro che v'incappano.
faltro capo è annodato ad un commendatore che, essendosi fatto di
pietra pesantissima, finirà collo sprofondare anche il suo antipodo.
besia,lbbiamo immaginato la stoiadiDon Giouanni come la paraboladiundaimon Attraverso ildaimon
ci è dato scoprire uno spirito permanentemente racchiuso dentro di noi. È un fuoco che brucia, che seduce
e awince con tutta la forza che un compositore/poeta come Mozafi sa incastonare nelle sue partiture.
Lo sanno bene tutti i personaggi, ma lo sa meglio di ogni altro Donna Elvira, moglie consacrata ad un sacerdote blasfemo che celebra I'ultima cena senza riconoscere colpe o peccati, rifiutando anzi qualsiasi pentimento. La comunione fra lei e il suo Prometeo è completa. Tutti continueranno in qualche modo a vivere anche
dai sopraggiunti Anna, Masetto, Zerlina e Ottavio. In un cimitero Don Giovanni e Leporello si rivestono dei
rispettivi abiti.
Si ode una voce minacciare
Don Giovanni.
È
h statua funebre del Commendatore, sepolto pro-
prio in quel cimitero. leporello è atterrito, ma il seduttore, spavaldo, replica invitando a cenala statua, che fa
un cenno di assenso. Nel suo palzzo DonnaAnna dice a Ottavio che non lo sposerà finché il padre non sarà
vendicato. Nella sala dapranzo del suo castello Don Giovanni si prepara a cenare. Arriva Elvira supplicando-
lo di cambiare vita, ma naturalmente Don Giovanni rifiuta. In quel momento si sente battere pesantemente
alla pona, Giunge la statua del Commendatoreche invita il liber"tino a pentirsi, ma Don Giovanni ancora una
volta rifiuta e la terra si apre sotto di lui inghiottendolo fra le fiamme. Entrano Anna, Ottavio, Masetto, Zerlina
ed Elvira, ai quali Leporello racconta l'accaduto.
dopo lo sprofondamento: recupereranno I'anima dopo averla creduta perduta, dopo averla guardata come
guardiamo un fiore strappato da un campo. Ma Elùra, sposa in eterno, vorrà tenere in sé, dentro il suo corpo
- dentro il suo campo, la maiìa deì ladro di fiori.
Sarà la perenne vestale
32
d'un fioraio poeta.
33
iloa
't'
Il Don Gioaanni
Dranrrra giocoso in due atti
di Lorenzo Da Ponte
DclN Gtc lv\NNl, giovane cavaLicrc cstf cm2mcnte
Ir. ColruuxDi\l'( )Rì.;
D<lt',,1N,,t
-Axxr,
licenzi o so
sua 1ìglia, dama pr<-,messa sposa cli
l)oN ()'rlwur
DoxN,l ltt-vtlt-t,
dama cli Butqos, abbandonata da
f)on Giovanni
LRpi)Rlt.t,tl, scn-o di Don Giovanni
NfrfSEfftl, ?ìmante .li
Znnl-tN,t. contadine
Coro di contadini e contadile
Coro interm-r
Coro di sotterra
I
I
Sr
rn Gjovanni e Lcporello nella scena del cjmltero, da Les Beautés de
I
I
rr rr
rct
I
cs rlei lrrint i in terpreti clel Don
(,'
|Opéra, putgt, Soulié,
1844
Coto di servitori
Sétni
Suonatori
1u,sce6a,i§i,,fìngtrou 6i6a:,dèlla.Spa§na,
iouanni
35
Atto I
E dal seno palpitante
Ciardino; da an lato il palaqry del Comnendatorq al
biò dcl qaale stanno delle panche di pietra. NoUe.
D.G.
Tinto e coperto de1 color di morte...
Ei non tespita più... fredde ha le
Sento I'anima pattir.
Ah, già cade il sciagurato...
LEP.
il Coamendatore.
LEP.
Notte
giorno faricar,
Pet chi nulla sa gtadir,
Piova e vento sopportar,
Mangiar male e mal dotmir.
Vogìio far il gentiluomo
E non voglio piri servir...
o.t.
LEP.
D.G.
LEP.
D.G.
LEP.
cer-
rando senpre
).c.
,EP.
Taci e ftema al mio furore!
).4.
Scelletato!
),G.
SconsigLiata!
IÌha voluto, suo danno.
Ma Donn'Anna
D.c.
Taci,
loMM.
).c.
Battiti meco!
Va': non mi degno
.EP.
).4.
Di pugnar
l()MM.
.IiP.
).c.
teco.
Così ptetendi
Da me fuggk?
eotessi alneno
Di qua pattir!)
Miseto, attendi,
Se r,'uoi monr] combattono.
toMM.
noialmente ferito.
Ah, soccotsol son ttadito!
L'assassino m'ha ferito,
\6
D.A.
D.o.
I/
D.A.
Cosa ha voluto?
D.o.
Non mi seccar, vien meco, se non
[vuoi
in atto di batterlo
LEP.
Questa fuda disperata
l\[i v.uol far precipitar.
Sta a vedet che il libettino
Mi fatà precipitat
Come fuda disperata
Ti saptò perseguitat.
Lasciala,indegno!
D.G.
Cetcatemi, recatemi
Qualche odot, qualche spirto. Ahl
LEP.
[non tatdate.
Donn'Anna! sposa! amica! II duolo
LEP.
D.A.
Qualche cosa ancor tu!
Non vo'nulla, signot, non pado pirì.
?aftono,
D.o.
SceNz Tenz,t
Don Ottauio, Donna Anna
si
con serui
cbe
portano diuer-
lsni
D.A.
D.A.
Ah, del padre in periglio
In soccotso voliam.
D.o. conrtrro ignudo in mano
Tutto il mio sangue
Verserò, se bisogna.
Ma dov'è il scelletato?
D.A.
ln questo loco..,
uede
il
^
2
Via!
Vi posso dire tutto
I-iberamente?
Sì!
Dunque quando è così:
Già rinviene...
Datele nuor.i aiuti.
Padte mio!
D.G.
Celate, allontanate agli occhi suoi
LEP.
QueÌl'oggetto d'otrote.
Anima mia... consolati... fa' core.
D.G.
Caro signor padrone,
La vita che mefi te all'lrecchio, naforte
È d^ bti..on..
Temetaio, in tal guisa...
E il giuramento?
Non so di giuramenti. Taci, o chi'io...
Non parlo più, non fiato, o padton
Ahi...
LEP.
Comnendatore uien traportato.
Fuggi, ctudele, flrggi!
Lascia che mora anchi'io
Ora che è motto, oh Dio!
Chi a me la vita diè!
Senti, cor mio, deh senti;
Guardami un solo istante.
Ti parla il caro amante,
Che vive sol per te.
Tu sei!... perdon, mio bene...
L'affanno mio, le pene...
Ah! il padre mio dov'è?
Il padte? Lascia, o czra.,
La rlrnembtznz
^matl.
Hai sposo e padre in me.
Ah! Vendicat, se il puoi,
Giura quel sangue ognot!
Lo giuto agli occhi tuoi,
Lo giuto ai nostro amot!
Che giutamento, oh Dei!
Che batbato momento!
Tra cento affetti e cento
Vammi ondeggiando tl cot. partono,
LEP.
D.G.
LEP.
D.G.
SceNz
Spettacolo funesto agli occhi miei!
padte!... padre mio!...mio caro
padre!...
Alba cbiara. Strada. Don Giouanni,
[mio.
Così satemo amici. Or odi un poco:
Sai tu petché son qui?
Non ne so nulla.
Ma essendo I'alba chiata, non satebbe
Qualche nuova conquista?
Io lo devo saper per potla in lista.
Va' là, che sei il grand'uom: sappi
[chi'io sono
Innamorato d'una bella dama,
E son certo che m'ama.
La vidi... le parlai; meco al casino
Questa notte verrà... Zitto, mi pare
Sentir odor di femmina,..
(Cospetto!
Che odorato perfetto!)
All'ada mi par bella.
@ che occhio, dico!)
Ritidamoci ulì poco,
E scopriamo terren.
Già prese fuoco!
SceNzpwNr,t
I
puzxrz
Ma qual mai s'offre, oh Dei,
saddetti in dispate; Donna Elaira in abito da
uugt0.
I-,eporello.
D.r.
Signore!
I,EP.
Otsù, spicciati ptesto. Cosa l'uoi?
laffar dt cui si ttatta
Ah, l'assassino
Mel trucido. Quel sangue...
Quella piaga... quel volto
D.G.
È i-pott^rrt..
Lo credo.
LEP.
È importantissimo.
D.G.
Lo vedo.
Nessun ci sente.
I-EP
cadauere
II
D.o.
D.,{.
D.o.
D.G.
Putché non parli del Commendatote.
Siamo so[.
D.G.
inuiene
D.o.
Son qui, per mia disgtazia, e voi?
Son qui.
Chi è morto, voi o il vecchio?
Che domanda da bestial Il vecchio.
Bravo
Due imptese leggiadre:
Sforzzr la figlia ed ammzLzz^r il padte!
D,c.
LEP.
Il padton in nuovi guai.
Gente! Seryi! Al ttaditote!
).G.
Ah soccottete, amici, il mio tesoro!
La meschinella uccide.
D.G. Jolt1a^ce sempreLeporelo, ove sei?
Ma mi par che venga gente;
Non mi voglio fat senir. s'ayonde.
di cekrsi.
Non spetat, se non m'uccidi,
Ch'io ti lasci fuggir mail
Donna folle! indarno gddi,
Chi son io ru non saprai.
Che tumulto! Oh ciel, che gtidi!
I-EP.
[esttemo
D on G iouanni, I-.epore I/0.
Oh che caro galantuomo!
Vuol stat dento colla bella,
Ed io fat la sentinella!
ù.A. Tenendoforte pel braccio Don Gioaanni ed egli
Io manco... io moto. suiene,
Scet'tz SecoNoz
Giurate
Lo giuto sul mio onote,
[amato!...
D.o.
Meglio ancora. Finiscila.
Di non andat in colleta.
Padre mio!... cato padte!... padre
Già dal seno palpitante
Veggo I'anima partir.
Qual misfatto! qual eccesso!
Entto il sen dallo spavento
Palpitat il cor mi sento.
Io non so che fat, che dir.
e
LEP.
[membta...
Affannoso e agotizzznte,
SceNz Pruuz
bporello nnferraialo, cbe passegia dauanti alla casa
di Donna Anna; poi Don Giouanni, DonnAnna; indi
D.G.
Ah, chi mì dice mai
QueI batbaro dov'è,
Che per mio scorno amai,
Che mi mancò di fè?
Ah, se dtrovo l'empio
E a me non torna ancot,
37
D.G.
t,l.tP.
t).c.
r).E.
I).c.
LFrì
t).tit.
Vo' fatne ortendo scempio,
Gli vo'cavare il cor.
Udisti? Qualche bella
Dal vago abbandonata. Povetina!
Cetchiam di consolate il suo tormento.
(Così ne consolò mile e ottocento).
Signodnal
LEP.
[mondo
Conciossia cosa quando fosse che...
Il quadro non è tondo...
D.E.
uerso
(O bella! Donna Elvita!)
Fuggì! Miseta me! Dove? In qual
parte?
Don Giovanni!
I-EP.
Sei qui, mostto, fellon, nido d'inganni!
(Che titoli cruscanti! Manco male
Che 1o conosce bene!)
D.E.
t).(;.
Yia, cara Donn'Elvira,
t-EP.
Calmate quella collera... sentite...
Lasciatemi patlar...
Cosa puoi dite,
Dopo azion sì nera? In c^s^ mia
Entri furtivamente. A lorza d'ztte,
Di giuramenti e di lushinghe, attivi
A sedurre il cor mio;
M'innamoti, o crudele!
Mi dichiari tua sposa, e poi, mancando
Della tetta e del cielo al santo ddtto,
Con enorme delitto
Dopo tte dì da Burgos t'allontani.
M'abbandoni, -i fuggr, e lasci in pteda
Al rimorso ed al pianto,
tt,.
l).(;.
l.l
Per pena forse che t'amai cotanto!
(Pare un libro stampato!)
Oh, in quanto a questo,
Fbbi le mie ngSoni. a L,eporello
E vero?
l,lt.l', ironicamenfu
È vero.
E, che ragìoni
l).|i.
E
l).(;.
fotti!
Se non Ia tua petfidia,
La leggerezza tua? Ma il giusto cielo
Volle ch'io ti uovassi,
Per fat le sue, le mie vendette.
Eh via!
Siate più tagionevole!... (Arli pone
A cimento costei!). Se non credete
Al labbto mio, credete
A questo galantuomo.
l,lilì
(Salvo
il vero.)
ltporello Via, dille un poco...
Llt,P, ,tottouoce E cosa devo ditle?
l),(;.
Sì, sì, dille pùt tstto. parte.
D.<). a
l).1i.
I
38
Ehl Consolatevi:
Non siete voi, non foste,
Né
Ebben,fa'ptesto.
n qru$o frattempo Don Giouanni fuge.
questa forma dunque
Mi tadì il scelletato? E questo il premio
Che quel batbato tende all'amot mio?
Ah! Vendicat vogf io
L'ingannato mio cor. Pda ch'ei mi
[fugga
Si dcorta... si vada... Io sento in petto
Sol vendetta patlat, tabbra e dispetto.
Pdrte.
e
non satete
ptima, né l'ultima. Guardate:
Questo non picciol lìbto è tutto pieno
Dei nomi di sue belle:
Masetto, Zerlina
V'han contesse, batonesse,
Marchesine, principesse.
E v'han donne d'ogni grado,
Nella btuna la costaràa,
Nella bianca 1z dolcezza.
Vuol d'inverno la grassotta,
Vuol d'estate la magtotta;
È Ia gtande maestosa,
La piccina è ognot \rezzosa.
Delle vecchie fa conquisra
Pel piacer di porle in lista;
Ma passion predominante
E ìa giovin principiante.
Non si picca se sja ricca.
che
Giovinette che fate all'amore,
Me ne consolo.
Lo sposo?
MAS.
D.G.
LEP
zgl..
D.c.
Io, per setvitla.
Oh btavo! Pet setvitmi; questo è veto
PalJar da galafltuomo.
Basta che sia marito.
Oh, il mio Masetto
È rr, ,orn d'ottimo core.
Oh anch'io, vedete!
Voglio che siamo amici. Il vostto nome?
zER. Zeitna.
D.c.
E il tuo?
MAS. Masetto.
D.c.
O cato il mio Masetto!
Cata h mia. Zethnal v'esibisco
a L,eporello chefa scherai alle altre contadine
Non lasciate che passi l'età!
Se nel seno vi bulica il cote,
Cosa fai 1ì, bitbone?
LEP.
Anch'io, cato padtone,
D.c.
Presto, va' con costot; nel mio palazzo
Il timedio
Esibisco la mia protezione.
vedetelo qua!
La ra la, la ru Ia, \a n la,
Che piacer, che piacer che sarà!
CoRo
N{AS.
La ra\a,la rala,la rala.
Giovinetti legged di testa,
Non andate gitando qua e là.
Poco duta de'matti la festa,
Ma per me cominciato non ha.
Lt ra la., Lt rz la.. La. ra 12.
Che piacer, che piacet che satà!
coRo Lr rala,la rala,lt rz-la.
zER.eMAS. Vieni, vieni, cxinof a e godiamo,
E cantiamo e balliamo e saltiamo!
Vieni,vieni, c ril:,of
età.
Ne1la bionda egli ha l'usanza
Di lodar Ia gent:\ezza,
D.c.
La mia protezione. Lepotello...
z-E,r..
Ogni viJla, ogni borgo, ogni paese
Madamina, il catalogo è questo
Delle belle che amò il padron mio;
Un catalogo egli è che ho fatt'io;
Ossetvate, leggete con me.
In Italia seicento e quaranta;
In Almagna duecento e tfentuna;
Cento in Francia, in Tuchia novantuna;
Ma in Ispagna son già mille e tre.
V'han fta queste contadine,
Camedete, cittadine,
e coro
suanano, ballano e carxtal,to.
E testimon di sue donnesche imptese.
Se sia btutta, se sia bella;
Putché potti la gonnella,
Voi sapete quel che fa.
parte.
di Don Giouanni.
di contadini e contad.ine,
Paese contigao al palaTTo
1a
Sì, signore,
E la sposa son io.
In
ScnNe Sr,rutu
M'ingannò, mi tradì...
D'ogni fotma, d'ogni
quaLi sono,
D.F..
Eh! lascìate che vada. Egli non mera
Che di lui ci pensiate.
I1 scellerato
zEI..
Donna Eluira sola.
Così del mio dolor gioco ti prendi?
Don Giouanni che non crede partito
Ah! Voi... Stelle! L'iniquo
è là?
Stelle! che vedo!
Scr.Nt Snsrt
Sciagurato!
chi
t.t.tt.
l).li.
Madama... vefamente... in questo
TUTTI
^egodiamo,
Che piacer, che piacer che sarà!
La ra La. La ta La. La ra La.
Che piacer, che piacer che sarà!
Conducili sul fatto. Ordina ch'abbiano
Cioccolatta. caFfè, vini, prosci utti:
Cetca divettit rutù,
Mostra loro il giatdino,
La gallena,le camete; in effetto
Fa' che resti contento il mio Masetto.
Hai capito?
I-EP. Ho capito. Andiam!
M-\s. a Dofi Ciouanni Signote...
D.G.
MAS.
Senza me non può star.
I-EP.
Fare Ie vostre parti.
ScxNz Orrzv;t
D.c.
D.c.
OL',La.
È i.,
Zeitra
-".,
d'un cavalier. Va'pur, fra
e detti.
[poco
Manco male, è patita. Oh guarda,
[uarda
LEP.
In vostro loco
Ci sarà sua eccelTenza; e saprà bene
D.G.
Don Ciouanni, l-xporello
Cosa c'è?
La Zeitna
Che bella gioventu! che belle donne!
fta tante, pet mia fè,
Vi satà qualche cosa anche pet me.)
Cari amici, buon giorno. Seguitate
A state allegtamente,
Seguite a suonar, o buona gente.
C'è qualche sposalizio?
zER.
ElIa meco vetrà.
Va', non temere.
À,{,{S.
zF,R.
Nelle mani son io d'un cavaliete.
E per questo...
E pet questo
Non c'è da dubitar...
M,{S.
D.G.
Ed io, cospetto...
Olà, finiam le dispute! Se subito
Senz'altro replicar non te ne vai,
nostrandogli la spada
Masetto, guarda ben, ti pentitai.
39
\{,{S.
Ho capito, signot
sìl
Chino il capo e me ne vò.
Giacchè piace a voi così,
Altre tepl-iche non fo.
CavoJter
ZER.
D.G.
voi siete già.
ZER,
D.G.
ZER,
D.G.
9cxNa NoNz
).c.
^2
Zerlina.
D.o.
siam liberati,
Si incamminano abbracciati
aerso
i/
Ahi Ch'ora, idolo mio, son vani
11,R.
).c.
ztiR.
).(.ì.
4tiR.
).(i,
ztiR.
Tal pzrola
Non vale un zero. Voi non siete fatta
Per essete paesana; un'altra sorte
Vi procuran quegli occhi bticconcelli,
Quei labbtetti sì belli,
Quelle ditucce candide e odorose:
Parmi toccat giuncata e frutar rose.
Ah!... Non vortei...
Che non votreste?
AIfine
lngannztz testar. Io so che tado
Colle donne voi altri cavalieri
D.G.
D.A.
È un impostura
Della gente plebea! La nobilità
Ha dipinta negli occhi l'onestà.
Otsù, non perdiam tempo; in questo
[istante
40
e
cbe
D.c.
Signote, a tempo
avete core, avete
D.A.
a
I congiunti, i parenti,
tempo
D.E.
Divertirti?
È vero! Divettitti... Io so, ctudele,
Come tu ti diverd...
zer.. Ma, signot cavaliere...
E ver quel ch'ella dice?
D.G. piano a Zerline La povera infelice
E di me innamorata,
E pet pietà deggio fingete amore,
Ch'io son, pet mia disgrazia, uom di
[Comandate.
puon cuote.
il
SCENA D)DICESIMA
Donna Eluira
D.E.
e detti.
Ah, ti ritrovo ancor, perfido mostro!
Non ti fidat, o misera,
Di quel tibaldo cot;
Me già ttadì quel batbaro,
Te r,,uol tradir ancot.
D.A.,D.o. (Cieli, che aspetto nobile,
Ah, fuggi il ttaditot!
Non lo lasciar più dit!
Che dolce maestà!
II suo palJor, le lagrime
Il labbro è mentitor,
M'empìono di pietà.)
D.G.
a
pdrte; Donna
E
ascolta
poveta t^g zz^
E pazza, amici mieil
Ta
quella?...
E pazarela.
D.L. a Dlnna EluiraDtnqre quegli?...
Spenderò pet setvitvi.
Ma voi, bella Donn'Anna,
Perché così piangete?
II ctudele chi fu che osò la calma
Turbat del viver vostro?
Chlo voglio divertirmi?
a quel cot,
Lz r,er'zlma guidicat.
Dln CiouanniDtngue
D.G.
[sangue
Meschina! Cosa sento!
(Amor, consigliol) piano a Donna Eluira
Idol mio, non vedete
A creder
d
D.o. a
Questa man, questo ferto, i beni,
Dal tuo barbaro artiglio.
il ciglio.
pdrle Se men vado, sr porria
Qualche cosa sospettar.
D.E. Da quel ceffo si dovtia
Che domanda! Perché?
Bisogno abbiamo
Della vostra amicizia.
(Atli torna il frato in cotpo.)
salvar questa misera innocente
Da' miei tormenti impara
Certo moto d'ignoto tormento
Dentro l'alma girare mi sento
Che mi dice, pet quell'infelice,
Cento cose che intendet non sa.
D.r... Sdegno, tabbia. dispetto, tormento
Dentro l'alma girare mi sento,
Che mi dice, di quel ttaditore,
Cento cose che intendet non sa.
D.o. a Parte Io di qua non vado via
Se non so com'è l'affat.
D.^. d PatTc Non ha l'aria di pazzia
II suo volto, il suo patlat.
[cosa.
dttti.
Fallace
Ep^rr^,nonbadate.
Restate ancor, testate!
D.A.,D.o. -A chi si ctedetà?
D.c.
casino.
Udit Ie tue perfidie. Io sono
zpl..
D.c.
[Giovanni!
invetl)
(Sta'a vedete
Che i1 diavolo le ha detto qualche
ferma con atti diEeratissimi Don Gioaanni
Fermati, scelletato! II ciel mi fece
Di
Don
Anima genetosa?
D.c.
o.a.
si patli. Oh,
(Àtfancava questo
Vi dttoviam:
Drdnu
Donna Elaira
D.E.
Siete onesti e sinceti.
i).(ì.
ScpNz
i
[pianti!
Di vendetta
Zeitnettz gentil, da quel scioccone.
Che ne dite, mio ben, so fat pulito?
Signote, è mio marito...
Chi? Colui?
Vi par che un onest'uomo,
Un nobil cavaliet, qual io mi vanto,
Possa soffrir che quel visetto d'oto,
Quel viso inzucchetato
Da un bifolcaccio vil sia strzpazzato?
Ma, signore, io gli diedi
Patola di sposarlo.
Mi par ch'oggi il demonio si divetta
a DofirxAnna
D'un innocente amot.
Alfin
DonnAnna.
D'opporsi a' miei piacevoli ptogtessi;
Vanno maì tuni quanti.
Andiam!
Andiam, andiam, mio bene.
-4. tistorar le pene
ZEP..
e
Lasciatemi con 1ei,
Fotse si calmetà.
Ah non credete al perfido!
D.A.,D.O.,D.G.
Ma può butlarmi ancot.
Vieni, mio bel diletto!
Mi fa pietà Masetto.
Io cangietò tua sorte.
Presto... non son più forte.
Andiam, andiam!
D.G.
D.E.
D.G.
D.E.
seco Zcr/ina.
ScBN,t UNotcxstuz
Don Ciouanni solo; poi Don Oltavio
D.G.
Felice, è ver, sarei,
seco
con
parle rondacendo
Vorrei e non vorei,
Mi trema un poco il cor.
ZEP.,
Resta, resta.
E una cosa molto onesta!
Faccia i-l nostro cavaliere
Cavakera
te. I-eporello parte
^ncor^
Masetto e con gli altri mntadini.
e
Dal mio pedglio.
Là ci datem la mano,
Là mi dirai di sì.
Vedi, non è lontano;
Partiam, ben mio, da qui.
Che volete aver per me.
a Zerlina, a parte
Don Ciouanni
E nasca il tuo timor
Voi?
Certo, io.
Quel casinetto è mio: soli saremo
E là, gioiello mio, ci sposetemo.
Dubitar non posso affé;
Me Io dice la bontà
Bricconaccia, malandrinal
Fosti ognot la mia ruina!
a L.cporello, che lo aaol cordtr
Vengo, vengo! a Zerlina
Io ti voglio sposar.
D.E.
D.G.
D.E.
E un traditore.
Infelice!
Mentitote!
D.A.,D.o. Incomincio a dubitar.
D.G. piano a Donna
Elaira
Zitto, zitto, che Ia gente
Si raduna a noi d'intotno;
Siate un poco più ptudente,
M
farete ctiticar.
Don Ciouanni
Non spetatlo, o scelletato,
Ho perduta 1z prtdenza;
Le tue colpe ed il mio stato
Voglio a t:utti palesat. parte,
D.A.,D.o. a parte, gaardando Don Gioaanni
QuegLi accenti sì sommessi,
Quel cangiatsi di colote,
Son indizi troppo espressi
Che mi fan determinat.
Poveta sventurata! I passi suoi
D.c.
D.E. forte, a
Voglio, seguir; non vogJìo
Che faccia un precipizio:
Petdonate, belLissima Donn'Anna;
Se servitvi poss'io,
In mia casa v'aspetto. Amici, addio!
41
Icr.Nt Tneotcnslttl
Or sai chi l'onore
t)onna
D.G.
Rapite a me volse,
I,EP.
).4.
).o.
).A.
).().
).^.
).().
).().
),^,
Anna e Don Ottauio.
Chi fu il traditote
Che il padte mi tolse.
Don Ottavio, son morta!
Cosa è stato?
Pet pietà... soccottetemi!
Mio bene,
Fate cotaggio!
Oh dei! Quegli è il catnefice
Del padre mio!
Che dite?
Non dubitate più. Gli ultimi accenti
Che l'empio proferì, tutta 1a voce
Richiamat nel cot mio di quell'indegno
Che nel mio appattamento ...
O ciel! Possibile
Che sotto il sacto manto d'amicizia...
Ma come fu? Narratemi
Lo sttano awenimento:
Era già alquanto
Avanzata la notte,
Quando nelle mie stanze, ove soletta
Mi trovai per sventura, entrar io vidi,
In un mantello avwolto,
Un uom che al primo istante
Avea preso per voi.
S cr:N,l
D.o.
Da lui mi sciolsil
Ohimè! Respiro!
)A
Allota
V'accotre, r,,uol conoscerlo e f indegno
Che del poveto vecchio eta più forte,
Compie il misfatto suo col dargli
fmorte!
42
D.G.
sì
T,F,P.
D.G.
Dico
Mille cose
a Masetto per placado,
Per tratgli dal pensier la gelosia.
Btavo, in coscienza mia!
Faccio che bevano
E gli uomini e le donne.
Son già mezzi ubbdachi.
]-EP.
D.G.
E tu, cosa facesti?
r-ìlP.
Tacqui.
D.G.
Ed ella?
IEP.
Seguì a gtidat.
E tu?
D.G.
D.G.
I,}ì,P.
incresce
Morte mi dà.
S'ella sospita,
Sospiro anch'io;
E mia quell'ita,
Zerltna.
Btavo! E con lei chi viene?
Donna EÌvira!
Bravo! E disse di voi?
Tutto quel mal che in bocca le venia.
Bravo, in coscienza mia!
I,EP.
Io sento in
mi pada:
Disingannarla voglio, o vendicarla.
Dalla sua pace
La mia dipende;
Quel che a lei piace
Vita mi rende,
1e
D.G.
Devi aumentatl
Giardino di Don Ciouanni con d.ae porte chiuse a chiaue
per difaori; nelfondo il palaqo illaninato; dae nicchie
ai lati,
Masetto e Zerlina; caro di contadini e di contadine sparse qaa e /à the dornono e sedono sopra sofa d'erbe.
zE!.. Masetto... senti un po'...
MAS. Non mi toccat.
7.F.R. Petché?
MAS. Petché mi chiedi?
MAS.
ztcR.
Queste contadinotte;
Le voglio divertit finchè vien notte.
Fin ch'han dal r.ino
Calda la testa
Una gran festa
Io deggio
ad ogni patto
Pet sempre abbandonar questo
[matto...
Eccolo qui: guardate
Con qual indifferctza se ne viene!
Oh, Lepotello mio! va tutto bene.
Don Giovannino mio! va tutto male.
Come va tutto male?
Vado a casa,
Come voi m'ordinaste,
Con tutta quella gente...
Se
Di me quel che ti piace,
ttovi inpiazzt
Lascetò sttaztarmi i1 crine,
Lascetò cavarmi gìi occhi,
E le care tue manìne
Lieta poi sapro baciar.
Ah, lo vedo, non hai cote!
Qualche ragazz^,
Teco ancor quella
Cetca menat.
Senza alcun otdine
La dtnzz sia;
Chi'l minuetto,
Chi la follia,
Chi I'alemanna
Fxitbal.ar
non fosse 1o scandalo, vottei...
Ma se colpa io non ho, ma se da lui
Ingannata dmasi; e poi, che temi?
Tranquillati, mia vital
Non mi toccò la punta della dita.
Non me lo credi? Ingtato!
Vien qui, sfogaù, amrnazzami, h trtto
Ma poi, Masetto mio, ma poi fa'pace.
Batti, batti, o bel Masetto,
La tua poveta Zeitna;
Starò qui come agnellina
Le tue botte ad aspettat
Fa'pteparar.
be1
Perfidal Il tocco sopportar dovtei
D'una man infedele?
Ah no! taci, ctudele,
Io non merto da te tal tfattameflto.
Come! Ed hai I'atdimento di scusarti?
Stat sola con un uom! abbandonatmi
Il dì delle mie nozzel Porre in ftonte
A un villano d'onote
Questa marca d'infamia! Ah, se non
[fosse,
Incominciasti,
SceNe pumorcnstua
Itporello solo; poi Don Cìouanni.
Masetto, dico.
Se
lo saprò terminar. Troppo mi premono
S'eila non |'ha. parte.
partono.
Scet'u Sn»tcp.sttt<
zer..
Quando mi parve
Che già fosse sfogata, dolcemente
Fuot dell'otto Ia ttassi, e con bell'atte
Chiusa la porta a chiave io mi cavai.
E sulla via soletta Ia lasciai.
Btavo, bravo, atcibtavo!
L'affat non può andar meglio.
Quel pianto è mio;
E non ho bene,
D.c.
I-EP.
D.c.
LEP.
Con questa e quella
Vo'amoteggiat.
Ah! la mia lista
Doman mattina
D'una decina
Cerco d'inttattenetli...
Bravo!
canta, altti schetza,
seguita a ber. In sul pirì bello,
Chi credete che capiti?
Come mai creder deggio,
QueI che
Dall'alro canto
Altri
Altri
solo.
I1 dover che
LEP.
Rinforzo i stddi miei, chiamo soccotso;
Fugge il fellon; arditamente il seguo
Fin nella sttada pet fetmatlo, e sono
Assa[tdce d'assalita: il padre
pu.troRDtcu s tMA
E di sposo e d'amico
D'impedite la voce,
E coll'altra m'afferra
Stetta così, che già mi ctedo vinta.
)()
I-EP.
[petto
Ei più mi stdnge; gddo;
Non viene alcun: con ufla mano cefca
)A
D.G.
Ognt mezzo si cerchi.
).(t. ton qf/ànno Stelle! Seguitel
).4.
Tacito a me s'apptessa
E mi I'uole abbracaar; sciogìietmi cerco,
Perhdo!.. alfin?
Alhne il duol, l'ortore
Dell'infame attentato
Acctebbe sì la lena mia, che a. forza
Di svincolarmi, torcermi e piegarmi,
Rimìta di sangue
Copetto il tetreno.
Se I'ita in te langue
D'un giusto furot.
]-EP.
neto delitto
Capace un cavaliero!
Ah! Di scoprire i1 veto
Ma riconobbi poi
Che un inganno era il mio.
)()
D.G.
Di
Ed io frattanto
A forza
Di chiacchiere, divezzi
e di bugie,
Ch'ho imparato si bene a star con voi,
Vendetta ti chiedo,
La chiede il tuo cor.
Rammenta \a piaga
DeI misero seno,
Don Ottauio
Bravo!
Pace, pace,
o vita mia.
In contento
MAS.
ed allegtia
Notte e dì vogliam passar.
Guatda un po' come seppe
43
Questa sttega sedurmi! Siamo pute
I
deboLi di testa!
Don Giouanni, Zerlina; Masetto nella
D.C.
nicchia.
/.tt.R. Ah Masetto,
tutto
a urìa gran festa.
Masetto! odi la voce
t\,1AS.
Del monsu cavaliero!
Ebben, che c'è?
/,lt,R.
Vertà...
NIAS.
Lascia che venga.
Ah, se vi fosse
Un buco da fuggit!
Di cosa temi?
Perché diventi pallida? Ah, capisco,
/.1i,R.
N4AS.
/,titì.
Capisco, bdcconcella!
Hai timor ch'io comprenda
Com'è tta voi passata la faccenda.
Presto, presto, ptia ch'ei venga,
Pot mi vo'da qualche lato;
C'è una nicchia... qui celato,
Cheto cheto mi vo' star.
Senti, senti. . . dove vai?
Ah, non t'asconder, o Masettol
Se
\lAs.
/,lt,tt,
\44s.
/,tt,t\.
\lAS.
zF.R.
Di'che ci fanno onor. ientra.
D.c.
t tN.,t
D.c.
M,\S.
D.G. afi
MAS. iln pzco ironico Capisco, sì signore.
Ah, non giovan le parole!
Patla fotte, e qui t'arresta.
D.G.
DtcussprrESIMA
ue.rliti.
Sr)l svegliatevi da btavi!
Sù! cotaggio, o buona gente!
Voglìam stat allegramente,
Vogliam tidere e schetzat. ai serui
Alfa stanza del)a danza
) t)t sERvI
Sù! svegliatevi da bravi, ecc.
partono i serù e i ron/adini.
Adesso fate cote.
I suonatod udite?
Venite ormai con me.
ZER.,A,I,\S. Sì, sì,
facciamo core,
D.o.
D.A.
Bisogna aver coraggio.
O cari amici miei,
E i suoi misfarti rei
Scoprit pottemo allor.
L'amica dice bene,
Coraggio aver conviene;
Discaccia, o vita mia,
L'affznLrro ed il timor.
ll passo è petiglioso,
Può nascet qualche imbroglio.
Temo pel caro sposo,
E pet noi temo ancor.
LEP. a?re lafnestra
e
:'fficcia.
Signor, guatdate un poco,
44
Cosa chiedete?
Al ballo, se vi piace,
V'invita il mio signor.
MAS. Ah bticcona, mi r,'uoi disperar!
Efitranl Don Ottauio, Donna Anna, Donna
Elvira
LEP.
D.G.
masche-
Siam grati a tanti segni
generosità.
Di
Grazie di tanto onore.
Andiam, compagne belle.
LEP. (I-'amico anche su quelle
Ptova fata d'amor.)
entra e chiude lafnestra,
D.A.,D.o. Protegga il giusto cielo
Il zelo del mio cor.
D.E. Vendichi il giusto cielo
Il mio tradito amor] entrano.
si
TUTTI
i
LEP.
Da btavi, via ballatel
Don Ottatio balla il ninuetto con Donna Anna.
D.E.
a Donna Anna Quella è la contadina.
D.A.
o.o.
zF,R.
ILAS.
si mette a ballare
rna Controdanqa,
Non balli, povetetto!
Vien quà, Masetto caro,
Facciam quel ch'altri fa.
No, no, ballat non voglio.
Caro Masetto balla!
D.,q.. a Donna EluiraResister
non poss'io!
D.E.,D.o. a Donna Anna Fingete per pietà!
I-.eporello balla la Teitsch con Maselto.
Vieni con me, vita rrital ballando
e
lafa
condlce
entrare qaa:i perforTa.
Ah tot. ZeÀrntl
Oh Numi! son tradita!...
Lasciami!
Masetto si caua dalle rztani di bporello
e segae
Zerlina.
LEP.
scena;
pur vaga, btillante Zedtna.
Sua bontà.
endtLabirccona la festal
inita il padrone colle altre ragaqTe.
Sei pur cara, Giannotta, Sanddna.
MAS. (Iocca pur, che ti cada Ia testal)
LEP.
LEP.
N,L{s.
zgp..
fd care«e a Zerlina.
Sei
Zerhnavier pur qua...
con Zerlina
Zerlina presso und Pzrta,
ZER.,MAS. aparte
D.G.
Anna Simulatel
D.c.,LEP. Va bene in vedtà!
D.G. pianr a L,eporello A bada tien Masetto.
a Zer/ina ll tuo compagno io sono,
D.c.
riryfruchi.
Io moro!
a Donna
MAS.
LEP.
D.c.
Ehi! caffè!
LEP. Cioccolata!
D.c.
Sorbetti!
Nr,A.S. -Lh,Zer\ta,guidizio!
LEP. Confetti!
(Iroppo dolce comincia la
In amaro poffia terminar.)
Viva la libertà!
suilatli Ricominciate il suono!
a L.eporello Tu accoppia i ballerini.
D.G. ai
Riposate, Yezzose r^g zze,
portano
mascherati.
Venite pur avanti,
Vezzose mascherettel
E aperto a tutti quanri,
Viva la libertà!
D.A.,D.E.,D.O.
Rinfrescatevi,beigiovinotti.
D.G.,LEP. Tornetete a fat ptesto le pazze,
Totnetete z schetzar e ballat.
Scpxz DtcLzNNornsIMA
D.E.
LEP.
D.o.
LEP.
D.G.
LEP.
Ed a balÌat con gli altti
Andiamo t:utti e ffe. partofio.
Don Ottauio, Donn'Anna e Donna Eluira in
ra; poi Leporello e Don Giouanni allafnutra.
D.A.,D.E.
Scp.Nz VeNtestuz
Sala illuminata e prEaratd per ilna granfesta da ballo.
Don Giouanni, I-zporel/o, Zerlina, Mantto; Contadini
e Contadine; poi Don Ottaaio, DonnAnna e Donna
Eluira in nascberq suonatorl seruitoi con rinfreschì.
Don Ciouanni fa uder le ragaqe e l-.eporello i ragagi
che saranro in alto d'auerfnito wn ballo.
si sente il preladio della danTa
Conducete rurti quanri,
Ed a tutti in abbondanza
Gtan dnfreschi f^te d^t.
'i( )l{(
Masetto!
Sì, Masetto.
pocl confuso E chiuso là, perché?
La bella tta Zerhna
Non può. la poverina.
Più star senza di te.
Faccia, dica quel che vuole.
LEP.
D.G.,LEP. (Quel Masetto mi par sttalunato,
Qui bisogna cervello adoptar.)
D.o.
(Ah, s'ei vede iJ sposo mio,
So ben io quel che può far.)
Don Cioaanni nell'aprire la niccbia e uedendo
Masetto,fa m moto di stupore.
Tu non sai quel che può far.
Zerlina; Don Giouanni con quattro serui nobi/mente
t).(;.
in core!
Sì, ben mio! son tutto amore...
Vieni un poco in questo loco
Fottunata io ti vo'far.
Se piedate avete
zER.
entra nella niccbia.
|t
Zedtnetta, mia garbata,
T'ho grà visto, non scappat! laprende.
Ah lasciatemi andx vial
No, no, testa, gioia mia!
zqp..
D.c.
zrr..
D.c.
(Al volto ed alla voce
il taditore.)
Zì, zì! Signote maschete!
Z\,2i...
?idnl a Don Ottaaio Via, rispondete.
Zì, zì...
Si scopte
ttuo/ nascondersi.
ti ttova, poveretto>
Che capticcio ha nella testal
(Quell'ingrato, quel crudele
Oggi r.,uol precipitar.)
(Capirò se m'è fedele,
E in qual modo andò l'affat.)
D.A.,D.E.,D.O.
Tta quest'atbod celata,
Si può dat che non mi veda.
(Quel Masetto mi par stralunato,
Btutto, brutto si fa quest'affar.)
FalJe passat avanti,
|t.<;. dì dentro
Sia prepatato
zar..
Che maschere galanti!
\.F,NA DrcroriESIMA
segae
Qui nasce una ruina.
infrella Don Ciouanni.
D.A.,D.E.,D.O.
L'iniquo da
se stesso
Nel laccio se ne va!
znR. di dentrz, ad alta
aoce;
:trepìto
di
piedi a destra
Gente... aiuto!... aiuto!... gentel
D.A.,D.E.,D.O.
Soccorriamo f innocente!
i saonatori e gli altri partono
MAS. Ah,Zerltnal
confasi.
45
tat. di dentro Scellerato!
si sente
iJ
e
h
Atto II
SceNz Pruuz
Strada; a lato la casa di Dom'Eluira
Don Giouanni e ltporello.
D.A.,D.E.,D.O.
Ota gdda de quel lato!
Ah gettiamo girì la porta!
/,F.R.
eJCe
A.,D.E.,D.O.,MAS.
Siam qui noi pet tua difesa!
in mano, condace secl per tun
bracrìo l-,eporello, efnge di aolerferirlo; rna la
t-l.,c, esce colla spada
tpada non uce dalfodero.
Ecco il bitbo che t'ha offesa!
Ma da me la pena avrà!
Mod, iniquol
,t,P.
D.c.
Ò,o, cdud
Ah, cosa fate?
Mori, dico!
,trxa
Pistola contro Don Giouanni.
spetate...
Nol
Eh via, buffone, non m1 seccat.
No, no, padtone, non vo'testaf.
LEP.
D.c.
LEP.
Signore?
Don Giouanni, I-eporello, Donna Eluira.
I-EP.
Vien qui, facciamo pace, prendi...
Sifa
D.G. mette Prerrl
Di nascondet l'empietà!
Sì, malvagio!
Di
D.c.
Sì, signore!
Anna Ah, credete...
rrl
fuorché D.c. e LE
Traditore!
Tutto tutto già si sa!
Ttema, trema, o scellerato!
Saptà tosto il mondo intero
I1 misfatto otrendo e nero
Lz t:ua lteta ctudeltà!
Odi ì1 tuon della vendetta,
Che ti fischia intorno ntorno;
Sul tuo capo in questo grotno
ll suo fulmine cadrà.
),(;.,l.tiP. È confusa la mia/sua testa,
Non so/sa più quel chlo mi/ei si faccia,
E un ordbile tempesta
Minacciando, o Dìo, mi/lo va
Ma non manca in me/lui cotaggìo,
Non mi perdo/si petde o mi/si con
[fondo/e,
Se cadesse ancota
il mondo,.
LEP.
D.c.
LEP.
D.c.
sedutte i mier pan,
Come le donne, a fotza dt danati.
Non parliam più di ciò! Ti basta l'animo
Dì fat quel ch'io ti dico?
Purché lasciam le donne.
Lasciar le donne! Pazzo!
Lasciat le donne? Sai ch'elle pet me
Son necessade più del pan che mangio,
Più dell'aria che spitol
E avete cote
D'ingannatle poi tutte?
E tutto amorel
Chi a una sola è fedele,
Vetso l'altte è crudele: '
Io, che in me sento
Sì esteso sentimento,
Vo'bene
I-EP
a tutte quante.
Le donne poi che calcolat non sanno,
Il mio buon natural chiamano inganno.
Non ho veduto mar
Naturale più vasto, e più benigno.
Otsù, cosa votreste?
Odi! Vedesd tu la cameriera
Di Donn'Elvira?
Io? No!
D.G.
Non hai veduto
LEP.
D.G.
Nulla mai temet mi/lo fa.
e
si melte qaello di L.eporello.
r.rrP.
».c.
D.G.
con collera
Quando costei qui viene,
Tu cotti ad abbtacciarla,
Falle quattfo c fezze,
Fingi la voce mia: poi con bell'atte
Finiscila! Non soffto opposizioni!
Don Ciouanni.
Scr:Nt Sr:coNoz
nolte apoco aPoco.
D.l-r.
Qualche cosa di bello,
Cato il mio Lepotello; ota io con lei
Ah taci, ingiusto cote!
Non palpitatmi in seno!
un empio, è un tradìtore
E colpa aver pietà.
Zittol. d:. Donna Elvita,
Cetca teco conduda in altra parte.
LEP.
D.G.
F.
I-EP.
Signot, la voce io sento!
Cogliere io vo'il momento,
Tu fermati un po'là!
si mette dietro Ltporello e parla a Donna Elaira.
Elvita, idolo mio!...
D.L.
Non è costui f ingtato?
D.c.
Si, vita rrua, son io,
E chiedo carità.
D.E.
§umi, che strano affetto,
Mi si tisvegta in petto!)
I-tsP. (State a vedet \t pazza,
Che ancot gli credetà!)
D.G. Discendi, o gioia bella,
Vedrai che tu sei quella
Che adora I'alma mia
Pentito io sono già.
D.E. No, non ti credo, o barbaro!
D.G. con tra$orto e qaasi pìangendo
Ah credimi, o m'uccido!
LLP. piafil a Don Giouanni Se seguitate, io ddo!
D.G. Idolo mio, vien qua!
D.c.
D.F.. a parte
Dei, che cimento è questo!
Non so s'io vado o testo!
A proteggete voi
La mia credulità.
parte dallafnestra.
d ?arte Speto che cada ptesto!
Che bel colpetto è questo!
D.G.
Va là, che sei il gran gonzo! -A.scolta
pene:
Sbtigati... via...
Signor... per piu ragioni...
l,"eporello si mette I'abito di
Oh, sentite:
Donna Elvita!
>,<;. a Donna
Han poco ctedito
Con gente di tal tango
Gl-i abiti signodli. i caaa il proprio abito
Cosa?
Per questa volta ancota
La cerimonia accetto;
Ma non vi ci a:tvezzzte; non ctedete
Don Ottavio!
D.G.
Sentimi, amico...
Vo'andar, vi dicol
Ma che ti ho fatto, che'"uoi lasciatmi?
O niente affatto: quasi ammazzarmi!
Va', che sei matto! Fu per butlat
Ed io non butlo, ma voglio andar.
ua per patire.
D.c.
Leporello!
si cauano la mascbera.
+6
LEP.
Più fertile talento
Del mio, no, non si dà.
LEp. d Parte Già quel mendace labbto
Torna a sedur costei,
Deh proteggete, o dei!
La sua ctedulità.
o.c. allegrissino Amico, che ti pat?
I-EP. Mi pat che abbiate
Un'anima di btonzo.
D.c.
I-EP.
D.c.
LEP.
D.G.
LEP.
D.G.
I-EP.
LEP.
L'empio ctede con tal ftode
l'tl
con un balcone.
o.c. gli àà del denaro. Quattro doppie.
l).4.,D.E.,D.O.
t).(ì.
t).tr.
).(ì.
l).( ).
Giacché siam vetso sera,
Per agozzarle meglio 1'appetito
Di ptesentarmi a lei col tuo vestito.
E perché non potreste
Presentarvi col vostro?
da an'altra parte.
Soccorretemi! o son morta!
t).
Vo' tentat la mia sotte, ed ho pensato,
strepito dalla parte opposta.
tu in
Ma, Signot...
il naso ana pistola a Lzporello.
Non più repliche!
E se poi mi conosce?
Non ti conoscetà, se tu non vuoi...
Zitto: e\l'apre, ehi giudizio!
disparte.
Scp,N.t Txpza
I saddetti; Donna Eluira.
D.E.
D.c.
I-ljP.
Eccomi a voì.
(Veggramo che fatà.)
(Che bell'imbtoglio!)
o.a. a l-eporello scantbiandolo per Don Ciovanni
Dunque credet pottò che i pianti miei
Abbian vinto quel cor? Dunque
Pentito
L'amato Don Giovanni al suo dovete
E all'amor mio titotna?
Sì, caitnal.
Ctudele, se sapeste
Quante lagrime e quanti
Sospit voi mi costaste!
LEP. altera,xdo /a uoce
D.E.
LEP.
D.E.
LEP
D.ll.
LEP.
D.E.
LEP.
D.E.
LEp.
D.E.
lEP
D.E.
Io, vita mia?
Voi.
Povedna! Quanto mi dispiace!
Mi fuggitete
più?
No, muso bello.
Satete sempte mio?
Sempre.
Carissimo!
Catissima! (-a burla mi dà gusto.)
Mio tesoro!
Mia Venete!
Son pet voi tutta foco.
47
t-EP.
D.c.
D.E.
t-EP.
D.E.
LEP.
D.c.
M,{S.
Io tutto cenere.
(Il birbo si riscalda.)
E non m'ingannerete?
No, sicuro.
[un poco
Dove possiam ttovado?
Giutatemi.
Lo giuro a questa mano,
Che bacio con ftaspotto, e a que'bei
D.G.
accennando a sinistra
Zi,2i...
puzxrz
yd-
letto.
Leporello.
§on
in
).G.
\44S.
48
Ahi, ahi! le spalle
Ferite put, fetite,
ZER.
II
MAS.
mi voglio scopdr.) Sei tu,
Appunto quello; e tu?
Non mi conosci? Il setvo
Son io di Don Giovanni.
Leporello!
Servo di quelllndegno cavaliete!
e
il petto!
T,a
[ascosi
ZE,R.
Cosa è stato?
Liniquo, il scelletato
Mi tuppe l'ossa e i netvi.
Oh poveretta me! Chi?
À,L\S.
Lepotello!
O qualche diavol che somiglia
D.G,
Dunque dobbiam uccidetlo?
Sicuo!
E non ti bastetìa tompergli l'ossa,
Ftacassargli le spalle?
Finché da noi si scosta.
Ma che temi,
D.E.
a lui!
Che con questa tua pzzza gelosta
a qualche
brutto
passo?
Questo piè, questo btaccio, e questa
zER.
Adotato mio sposo?
Nulla, nulla...
Certi tiguatdi... io vo' veder se il lume
E già lontano. (,\h, come
Da costei liberarmi?)
Rimanti, anima bella... s'allontana.
D.F.. Ah! non lasciatmi!
Sola, sola in buio loco
Palpitat il cor mi sento,
E m'assale ufl tal spavento,
Che mi sembra di morir.
tep. andando a kfi/ow Qiu che cerco, men ritrovo
Questa potta sciagurata;
I-EP
Ctudel, non tel diss'io
Ti tidurtesti
per la mano
padrone
S'avvicina, o mio ben: stiamci qui
voce di Masetto!
Zerhna mizl soccorso!
zER.
uoce del
O Dio,Zedna,
MAS.
zF-E..
N4As. Qui... e ancora qui...
zul..
E poi non ti duol altto?
MÀS. Duolmi un poco
seco
ingendt la
Di molte faci il lume
Dove ti duole?
Qui.
E poi?
Zitto, lascia ch'io senta! Ottimamente.
À,I,{S.
t,EP.
Di sentite mi patve
[mano.-
Maselto,
Yia, vit, non è gtan mal, se il resto
è
[sano.
Vientene meco a casa;
Purché tu mi ptometta
MAS.
No, no, voglto ammazzaio,
Vo' farlo .in cento brani.
D'essere men geloso,
Io, io ti guatfuò, caro i1 mio sposo.
Vedrai, carino,
D.G.
Hai buone armi?
Se sei buonino,
Piano, piano, l'ho ttovata!
Ecco il tempo di fuggir.)
sbaglia la porta
Donna Anna e Don Ottauio entrano rcstiti a latto.
D.o, a Donna AnnaTergl il ciglio, o vita mìa,
E da' cùma a tuo dolote!
L'ombta omai del genitote
Pena avrà de' tuoi mattir.
D.A. Lascia almen alla mia pena
Questo picciolo risrotol
Sol la motte, o mio tesoro,
II mio pianto può finit.
esJer Ah dov'è Io sposo
Cospetto!
Che bel dmedio
Ho pria questo moschetto,
Ti voglìo dar!
D.E. sen<a
e
E natutale,
tzn,
MAS
E poì?
Non basta?
Non dà disgusto,
E lo speziale
Non lo sa far.
(Se mi trova, son petduto!)
D.E.,LEP Una potta 1à vegg'io,
Cheto/a, chetof a, io vo' partir!
D.G.
Eh, basta certo. Or prendi:
È or, ..rto balsamo
N{AS
Masetto?
vl/\S.
Donna Elaira, l-*porello; poi Donna Anna, Don
Ottauio con serui e lumi; poi Zerlina e Masetto.
M,\S.
scena, conducendo
terreno 0scw0 cln tre porte in cau di Donna
Masetto, ind.i Zerlina con lanterna.
Passegg.ian per 1a piazza,
Se sotto a una finestfa
Fare alJ'amor sentite,
D,G. ritlrna in
cuore, poi paÈono.
Anna.
ZEP..
Don Ciouanni e Masetto.
il
ScaNz SBsr.t
MAS. Ahi! ahi! Ia testa mia!
SceNtpwNra
toccare
SceNz SBrntttt
Lontan non fia di qua!
Se un uom eùfl r^gazz^
prende uco Masetto e ?arte,
Non ci stanchiamo; il cor mi dice
Che trovarlo dobbiam.
(Qualcuno patlal)
Fermatevi; mi pare
Che alcuno qui si muova.
).c.
(Se non fallo, è Masetto!)
\L\S.forte Chi va là?
piano Nor tisponde;
Animo, schioppo al muso!
più forte Chi va 1à?
).c.
§on è solo;
Ci vuol giudizio.)
Amici... cerca di iruitare la yoce di
glifa
Atio
E già vedrai cos'è.
).c.
uAS.
Sentilo battere,
Toccami qua!
parte.
E gli altri vadan 1à!
E pian pianin 1o cetchino,
mio padton sarà.
In testa egli ha un cappello
Con candidi pennacchi,
Addosso uIì gtafl mantello,
E spada al fianco egli ha.
Andate, fate ptesto! i contadini partono.
a Maulto Tu sol vettai con me.
Noi far dobbiamo il testo,
Lasciati almen veder, mio bell'amote!
V'e gente alla finesta! Sarà dessa!
\{^S.
Saper vottesti
Dove mi sta?
con le armi alla mano.
Taci, o sei morto!
Questa pet ammazzarlo.. .
Questa per farlo in brani...
Villano, mascalzon! Ceffo da cani!
@agattelle!)Btavissimo,Masetto!
Metà di voi qua vadano,
Non esset, gioia mia, con me ctudele!
e
MAS.
n.c. minacàandolo
[intenzione.
[cote!
fceN;t
Questa pet la pistola...
Questa per il moschetto...
Ahi, ahi! soccotso! ahi! ahi!
accennando a de$ra
[miele,
mezzo al
\[aselto, armato d'archibaso e pistola; contadini
Lo cerco con costor per tucidado!
Che potto addosso,
Dare tel posso,
Se il r.-uoi provar.
batte Masetto col rouescio d.ella spada.
Anch'io con voi m'unisco,
Per fatgliela a quel bitbo di padtone.
Ma udite un po'qual è la mia
[umi...
o,c. fingendo di mcidere qaalchedano con la Eada alla
mano. Ahl eh! ih! ah! ih! ah, sei morto...
D.E.,LEP. Oh nrmil fugono.
D.G. Ih Eh Ih Eh Ih Ah! Pat che la sotte
Mi secondi; veggiamo...
Le finestre son queste. Ora cantiamo.
Deh, vieni alla finestra, o mio tesoro!
Deh, vieni a consolar il pianto mio.
Se neghi a me di dar qualche tistoro,
Davanti agli occhi tuoi morir vogf io!
Tu ch'hai la bocca dolce più che il
Tu che il zucchero potti in
Certo; di quel bticcone!
senza onor: ah, dimmi
Di quell'uom
poi questa pistola...
dà il noschetto e k pistola a Don Giouanni.
collera
D.G.
dalla
porta
mio?
senTa eser ui$o
nel sortire incontrano Zerlina e Maselto.
49
|otN,t Ot'taua
I saddetti; Zerlina
o.o.
e
lliR.,MAS. Fetma, briccone,
Dove ten
van?
bporelk
s'asconde lafaccia.
).4.,D.o. Ecco il fellone...
Com'eta qua?
^.,2ER.,D.Ah, mora
).
rp.P. a Don Ottauio
il perfido
artennando a Donna
'Vel
dità questa fanciulla:
A.,ZER.,D.O.,D.E.,MAS.
Dei! Leporello!
Che inganno è questo!
Stupido/a testo!
Che mai sarà?
À4ille rotbidi pensieri
1a
Vo da quel lato...
Poi qui celato...
L'affar si sa...
Mille torbidi pensied
Ma s'io sapeva
Che giornata, o'stelle, è questa!
Che impensata novità!
Donm Anna pafte roi senti.
e
MIasetto.
[Masetto
Poco fa crudelmente malttattasti?
Ò,1t,. a l rplrelll Dunque tu m'ingannasti, o
[scellerato,
Spacciandoti con me da Don
[Giovanni!
D.o.
D.G.
[vuole;
Dico poche patole, ella mi piglia,
Sai
fuge.
e
.
LEP.
Ancora meglio.
$i;
D.G.
M' accarezza, mi abbraccia. . .
Cato il mio Lepotello...
Lepotello, mio cato... A.llor m'accorsi
Ch'eta qualche tua bella.
(Oh maledetto!)
Dell'inganno apptofitto; nofl so come
Mi dconosce, gtida; sento gente,
A fuggrr mi metto, e pronto ptonto
Per quel muretto in questo loco io
cbiaso informa di wpalreto. Diuerse statue equestalaa de/ Conmendatora
Don Ciouanni enlra pcr milrello idendo; indi ltporello.
Masetto.
Ah, ah, ah, questa è buona,
Or lasciala cetcar; che bella notte!
È più chiata del giomo, sembta fatta
Per gitar zonzo a caccia di ragazze.
B
.
[casa
]-EP.
D.G.
^
S'egli ha avuto giudizio!
ItsP. in rtrad.a.
D.c.
-
tardl? guarda sull'orolagio.
Oh, ancor flon sono
Due della notte; avrei
Voglia un po'di saper come è finìto
L'^ff^t tr^ Lepotello e Donna Elvira,
Dopo eccessì sì enormi,
Dubitat non possiam che Don Giovanni
Non sia l'empio uccisore
Del padre di Donn'Anna; in questa
pet chi?
Ltogo
Dxciltl
Si sottrasse l'iniquo.
Amici miei,
LEP.
Che gli piomba sul capo! Aperto veggio
Ma se guardo il suo cimenlo,
Palpitando iì cor mi v^. paie.
D.E. Ferma, petfido, fetma!
tvIAS. Il birbo ha l'ali ai piedi...
ZER. Con qual atte
/.lt,l\. a Leporello Dunque, quello sei tu che il mio
parmi
bporello entra; si cangiano d'abito.
Divetse istotielle
Che accadute mi son da che Pattisti,
Ti dirò un'altra volta: ot la più bella
Ti vo' solo nattar.
Donnesca al cetto.
C'è dubbio? Una fanciulla,
Bella, giovin, galante,
Pet la strada incontrai; le vado appresso,
La prendo per la man, fuggir mi
Non
Nolla
Donna Eluira, Don Ottauio, L^epore//0, Zeilina
giàL
Signot, vel dono.
LEP.
D.c.
LEP.
D.c.
LEP.
D.G.
D.c.
Donna Eluira, Don Ottauio, Zerlina
50
e
Fuggìa per qua.
ScpNz
Cose ti deggio dir.
Ma cosa fate qui?
Vien dentro e lo saprai.
Scnt'u UN»tcr,nvtt
s'auuicina con dutreSa alk poxa
Mi s'aggitan per la testa:
[accoppato.
LEP
D.c.
La fatale saetta,
Infelice, o Dio, mi fa.
Ma tradita e abbandonata,
Ptovo ancot pet lui pietà.
Quando sento il mìo tormento,
Di vendetta il cor favella,
additando la porta doubrasi chiaso per errore
).A.,ZER.,D.O.,D.E.,MAS.
Pet cagion vostra io fui quasi
Mi radì, quell'alma ingrata,
Non c'è riparo...
La porta, iI muro...
Se mi salvo in tal tempesta,
E un prodigio in vetità.
Cosa è stato?
Via, via, vien qua, che belle
Che contrasto d'affetti, in sen ti nasce!
Petché questi sospiri e queste ambascie?
Cetto accidente...
Di fuod chiato
Di denrro oscuro...
testa;
Così nol conoscessi!
Come? Birbol
Ah, siete voi? Scusate.
LEP.
D.c.
Il batatto mottal! Miseta Elvira!
A voi, signore,
Non dico niente...
Certo timote...
Pet carità!
I'r,rirv;
La glusizra. tatdat. Sentit
E/tira
Che con lei gitando vo.
a Don Ollauìo run ronlasione
Vivet lasciatemi
Ebben, non era questo
Txdarl'ira del cielo,
so nulla;
E un'oretla circumcirca
Sbaglia costei!
D.G.
[puote
Di Masetto non
alti.
Non conosci il padron?
E awolto il sciagutato! Ah no! non
a Zer|ina
l-,eporelÌo si
D.G.
LEP.
D.c.
LEP
D.c.
LI:P.
Un onote pet te?
partono, ectelto Donna Eluira.
D.E. In quaLi eccessi, o Numi,
I.n quali misfatti ottibili, tremendi
Donna Elvira! compatite
Già capite come andò.
Signoti miei!
Quello io non sono
Mi s'aggiran per
Donna Eluira
piano a Donna Eluira
scopre e si mette in ginonhio dauanti agli
tt,e. qaasi piangendo Perdon, perdono,
.t).
mio tesoto ìntanto
Andate a consolat,
E del bel ciglio i1 pianto
Cercate di asciugat.
Ditele che i suoi torti
A vendicar io vado:
Che soi di stragi e mord
Nunzio vogl'io totnat.
padron con prepotenza
Yinnocenza mi tubò.
Appena il credol
No, no, Mottà!
Don Ottauiofa l'atto di ucàderlo,
.t
Così r,'uole dovet, pietade, affetto!
11
A.,ZER.,D.O.,MAS.
in pochi istanti
I1
Doragioneavoiealei,
Ma il deltto mio non è.
È Donna Elvira?
Quella ch'io vedo?
).
e
si deve, e
Vendicatvi prometto.
Ah pietà, signori miei,
Ah pietà, pietà di me!
Che m'ha traditol
È mio marito!
Pietà, pietà!
).ti.
Yo' far a chi
D.E.
ZEI.. -{nzi a me!
D.o.
No, no, a me!
l\,L{S. -A.ccoppatelo meco tutti e tre!
O.,N{,\S.
).
Pet poche ote fetmatevi, un ticorso
Dunque tu in questi panni
Venisti qui per qualche ttadimento!
A me tocca punitlo.
a Leporello
Masetto.
Alfin vuole ch'io faccia un ptecipizio.
È d.r.o. Oh, Leporello!
t.BP. dal maretto.
Chi mi chiama?
1o so.
Per Lepotello.
Pet me?
Per te.
Va bene.
Per la mano
Essa allota rni ptende...
[monto.
LEP.
E mi dite la cosa
Con tale indifferenza?
D.c.
LEP.
Petché no?
Ma se fosse
Costei stata mia moglìe?
Meglio ancora! ride noltoforte.
D.c.
coMM. Di ridet finitai pria dell'aurota!
51
),(ì.
czlt
,tt,P.
D.c.
LEP.
Chi ha parlato?
alti di paura Ahl qualche anima
Sarà dell'altro mondo,
Che vi conosce a fondo.
Taci, sciocco!
).(ì.
melte ,]rano alla spada, cerca qaa
e /à
pel
Chi va là? Chi va là?
t)MM.
t.<;. con
,liP.
Ribaldo, audace.
Lascia. a'morti la pace!
Ve l'ho detto!
indffiren<a e $re<<o Sarà qualcun di fuori
Che si burla di noi...
Ehi? del Commendatore
Non è questa Ia statua? Leggi un poco
Quella isctizion.
D.c.
LEP.
D.G.
LEP.
Va'1à, che se'un buffone!
Guardate ancor, padtone!
E che degg'io guardar?
Colla marmorea testa,
imila la stataa. Ei fa così, così!
Ia stataa cbina qui la testa.
D.G. aedendo il cbino Corl la marmotea testa
Ei fa così, così. alla stataa
Patlate, se potete.
lf
raggi della luna...
Leggi, dico!
[esttemo
Qui attendo la vendetta" Udìste?.. Io
)(;.
COMM.
Sì!
D.c.
Bizzara è inver la scena. . .
Vettà il buon vecchio cefl^...
A ptepania andiamo, ^
LEP.
[ttemo!
O vecchio buffonissimo!
Pet carità... pattiamo,
Andiamo via di qui! Partoflo.
Che pzzzia ! Ma
sera
vi pat?.. Oh Dei,
[mirate,
).(;.
E che voglia patlx...
D.o.
ti
seppellisco!
Piano, piano, signore, ota obbedisco.
O statua gentilissima
Del gran Commendatore...
D.,{.
D.o.
,tit,.
Io sentomi
).(i.
gelar.
Che gusto! Che spassetto!
Lo voglio fat tremar.
,lil).
O statua gentiJissima,
Benché di marmo siate...
a Don Giouanni
D.A.
se
ttisti momenti?
52
ceN.t
I
saddetti; Donna Eluira.
e
n tran
[Diol
1z costanza
D.c.
Se
D.E.
i "Litiganti".
il vino!
L,eporello uersa il aino nel bicchiere.
e
frelta. A parte
Questo pezzo dt faglano,
Quasi da piangere
Mi fa costei.
o.c.
fa sorgere Donna Elvira.
Io te deddere? con affettata tenereqa
sorgendo
Fingerò di non capir.
Questa poi la conosco Puf ttoPPo...
».c. lo chiama senqa gaardarlo Leporello!
I-EP.
piena Padton
D.E.
D.c.
D.E.
D.c.
Che vuoi, mio bene?
Che vita cangi!
Braval
Cot periido!
Lascia ch'io mang,
torna a
Piano piano vo' inghiottit.
D.G. a palte Sta mangiando, quel marrano!
bocca
s'irginorchia.
Cieli! perché?
ìn
la
non sorgete
Non resto inpiè.
Ah non deridere
Gli affani miei!
LEP.
Evwivano
LEP. risplnde con
..
Quest'alma opPressa
Della sua fede
Qualche metcè.
Mi mataviglio!
Cosa volete?
Versa
'
io senro.
o.a. s'inginonhia.
Da te non chiede
Setvo.
LEP. I-,epzrelll cangia il
Acctescer 1e mie pene?
Ctudele!
Ah no, mio ben! Ttoppo mi spiace
Allontanarti un ben che lungamente
La nostr'alma desia... ma il mondo, oh
do di spe ra ta
Pietade
Btavi! Btavi! "Cosa wa"l
Che ti par del bel concerto?
È confotme al vostro metto.
-A.h che piatto saporito!
t.ov. a parte Ah che batbaro appetito!
Che bocconi da gigante!
Mi par proprio di svenir.
D.G. a Parte Nel vedere i miei bocconi
Gli pat proptio di svenir.
mangia
4
D.G.,LEP. sorgendo Cos'è? Cos'è?
D.G.
LEP.
D.G.
D.c.
cE s IL't
Gl'inganni tuoi,
serai
LEP.
pu,troRDl
S
Fare con te.
Più non tammento
Leporello, ptesto in tavola.
Son prontissimo a servir.
Eccellente matzimino!
piatto a Don Ciouanni
Vortesti
Con indugi novelli
che?
Non sedut
Che Io volle anch'ei ptovat.
L'ultima prova
Dell'amor mio
Ancor vogl'io
Piatto!
vuoi, dolce compenso
Questo cof, questa mano...
Che il mio tenero amor...
Oh dei, che dite
sì
D.c.
Sì eccellente è il vostto cuoco,
Che lo volli anch'io ptovar.
Sì eccellente è il cuoco mio,
mensa prePardta per mangìare.
portano in tauola, ruentre L,eporello uuol
uscire. I suonatori cominciano a suonare, e Don
Vendicati sarem.
Ma il padte, o Dio!
Convien chinate il ciglio
Ai voleti del ciel. Respira, o cara!
Ah padton mio! Mitate!
Che seguita a goardarl
I
Calmatevi, idol mio! Di quel ribaldo
Vedrem puniti in breve i gravi eccessi,
E
Scusate!
Già la mensa è PreParuta.
t.F.P.
Anna e Don Ottaaio.
In
D.o.
LEP.
Ciouanni mangia.
Fia domani,
D.A.
D.G. s'accorge che sta nangiando Cos'è?
Voi suonate, amici cari!
Già che spendo i miei danari,
lo mi voglio divettir.
Di tua perdita amata
a Don Giouanni
Padton... mi trema il cote;
Non posso tetminar!
Finiscila, o nel petto
Ti metto quest'acciar!
Che impiccio, che capriccio!
D.G.
Patla schietto, mascalzone.
Non mi lascia una flussione
Le parole proferir.
Mentre io mangio, fischia un poco.
Non so fat!
D.G.
LEP.
Don Cìouanni, Ltpore//o; alcani sttonatori.
Camera letra in casa di Donna Anna.
Donna
Orsù, va'là!
O qui t'ammazzo, e poi
Sala; ana
D.G.
LEP.
D.a.
ScBNz TxpotcBstu,t
ScnNt Dootcrstu,l
Che terribili occhiate egli ci dà!
Pat vivo! Pat che senta,
,lt,lr, tremando
).(;.
parte.
Pattiamo via di qui!
Movet mi posso appena...
Mi manca, oh Dei, la lena...
Digli che questa
L'attendo a cena mecol
,t:lì
D.o.
Vettete a cena?
lege. "Dell'empio che mi trasse al passo
,lt,P.
Ja statua cltina /a
te:ta. Ah, ah, che scena è questa!
Oh ciell Chinò la testal
Scusate...
Non ho imparato a leggere
).(ì.
DeI sensibil mio cote;
Abbastanza per te mi P^rL^
^more
Non mi dir, bell'idol mio,
Che son io ctudel con te.
Tu ben sai quant'io t'amai,
Tu conosci la mia fè.
Cakna, calma il tuo tormento,
Se di duol non vuoi ch'io motal
Forse un giorno iI cielo ancota
Sentità pietà dt me. Parte.
Ah, si segua il suo passo; io vo' con lei
DMdere i mattìti.
Satan meco men gravi i suoi sosPiri
Badate ben... non io...
Vorrìa con voi cenar...
sepolcreto, dando diuerse percosse al/e statae.
,tit.
Mori...
No, no... attendetel a//a stataa
Signor, il padron mio...
mio...
E
D.E.
sedere a mangiare,
se
ti piace,
Mangia con me.
Rèstati, batbato!
Nel lezzo immondo
Esempio ordbile
D'inquinità!
53
,lilr.
Se
non si muove
D.G.
Del suo dolore,
Di
).(;.
sasso ha
il
core,
Vanne dìco... L.eporelk,
par,lra,
COMM.
Alffa cute più gravi di queste,
slrte, e prirza di tornare, mette an grido. Atr!
Chi si pasce di cibo celeste;
Altra btama quaggiù mi guldò!
La tetzana d'avete mi sembra
E 1e membta fermar più non so.
LEP.
Che gtido indiavolato!
Patla dunque! Che chiedi? Che r.,uoi?
Parlo, ascolta, più tempo non ho.
Pzrla, patla, ascoltando ti sto.
D.G.
COMM.
D.G.
Tu m'invitasti a cena,
Il tuo dovet or sai.
Rispondimi: vettai
Tu a cenat meco?
COMM.
Leporello, che cos'è?
.t,.1. eiltra sPauilrtalo e rhiade I'ascio.
Ah, signor... per carità!..
Non andate fuot di qua!..
L'uom... di... sasso... l'uomo...
pianco...
Ah padrone!.. io gelo... io manco...
Se vedeste che figura!
CoMM.
Se sentiste come fa:
D.c.
Ho gìà risolto.
Ta ta ta ta. ta. ta tal
Non capisco niente affatto.
Tu sei matto in vetità.
si sente baltere a//a porta.
Ah sentitel
Apd, ti dico!
I
rN tt
putNotcest;tt,t
uddetti; il
Commendatore.
LEP. a
Non ho timor, vetròl
CoMM.
Dammi la mano ìn pegno!
D.G.
Eccolal
,tt,t.
i4
Lepotello, un'alffa cena
Fa che subito si porti!
megofaori col capo dalk mensa
Ah padton! Siam tutti motti.
Chi l'anima lr,ilaceta?
CLtt m'ag1ta le viscete?
Che stazio, ohimè, che smania!
Che inferno, che tetror!
Che ceffo dispetato!
I-EP
Che gesti da dannato!
Che gtidi, che lamenti!
Come mi fa tertor!
Ilfuoco cresce; Don Gioaanni si sprofonda.
Oimè!
Cos'hai?
D.G.
Che gelo è questo mai?
Pentiti, cangia vita:
COX,IM.
E l'ultimo momento!
o.c.
uaol scioglìersi, ma inuano.
D.G.
No, no, ch'io non mi pento,
Vanne lontan da me!
Pentiti scelletato!
No, vecchio infatuato! '
COMM.
Pentiti!
D.G.
No!
COMM.
SìI
D.G.
No!
COMM.
Ah tempo più non v'è!
parti, trerilultl.
Da qual tremore insolito...
Sento assalit gli spiriti...
Donde escono quei vortici
Di fuoco pien d'orror?
Parte. Foco da diuern
D.G.
D.A.,D.E.,ZER.,D.O.,MAS.
Stelle, che sento!
LEP.
D.E.
ScnNz Uruu-z
l,,eporello, Donna Eluira, DonnAnna, Zerlina, Don
Ottauia, Maulto con ministri di giustiTia.
Ah, certo
D.A.
Dov'è l'indegno?
Tutto il mio sdegno
Sfogat io vo'!
Solo mitandolo
Stfetto in caterìe
Calma datò.
Pirl non sperate...
Di titrovatlo...
D..{.
D.o.
D.l-.
t-EP.
Ed io vado all'osteria
A ttovat padton migliot
ZERI-.,N'I,AS.,I,EP.
Cos'è? Favella!
I-EP.
casa
[andiamo!
D.E.,ZER.,D.O.,MAS.
Venne un colosso...
Via, presto, sbrigati!
Ma se non posso...
la vita mia!
Noi, Masetto/Zerlina, a
A cenar in compagnia!
Lontano andò.
D.E.,ZER.,D.O.,NLAS.
Or che tutti, o mio tesoro,
Vendicati siam dal cielo,
Porg, porgi a me un ristoro,
Non mi far languire ancor.
Lascia, o caro, un anno ancota
AIlo sfogo del mio cor.
Al desio di chi t'adota
Cedet deve un fido amot.
A1 desio di chi m'adota
Cedet deve un fido amor.
Io men vado in un ritiro
A hnit
ZER.,NLA.s.
Più non cercate.
I-EP.
l'ombta
o.o. a Donna Anna
Alle mie pene
r.LP.
è
Che f inconttò.
D.E.,ZER.,D.O.,r\{AS.
Ah, dov'è il petfido?
Veto è l'evento!
Ah, certo è l'ombta
Che m'inconttò.
D.A.,ZER.,D.O.,MAS.
D.G.;LEP. Ah!
Don Giouanni ruta inghiottito dalla terra.
forte
COMM.
:()l\lM. Don Giovanni, a cen t
).(;.
Don CiouanniDite di nol
Ho fermo il cuote in petto:
D.G.
COMM.
teco
M'invitasti e son venuto!
Non l'awei giammai cteduto;
Ma farò quel che potrò.
D.G.
COMM. Verrai?
4h...
Per togliermi d'intrico
Ad aptit io stesso andtò.
piglia il lane e ua per aprire.
,lill
Non vo'più veder l'amico
Pian pianin m'ascondetò.
s'ayonde sotto la tauola.
\' <,: t
D.G.
Qualcun batte!
Apd...
,lt,\,, trertando Io temo!
).(ì.
,tilì
),(;.
rae. da lontano, trenando Olbòl
Tempo non ha... scusate.
A toto di viltate
Tacciato mai sarò.
fusolvi!
imitando i passi della $atua.
,till
),(;.
Fetma un po'!
Vivan le femmine
Viva il buon vino!
D'umanità!
Ahl ientra efage dall'altra parte.
).(;.;t.EP. Che gddo è questo mai?
),(ì.
Va' a veder che cosa è stato.
).(;.
per partire,
Non si pasce di cibo mottale
).ti.. slrte.
).(;.
nolti atti di
O cot non ha!
Sostegno e gloda
.lt,P.
esce e ua
con
TUTTI
Resti dunque quel bitbon
Con Ptosetpina e Pluton.
E noi tutti, o buona gente,
Ripetiam allegtamente
L'antichissima c tzon.
Questo è il fin di chi fa mal!
E de'pethdi la motte
A1la vita è sempre ugual!
D.E,.,ZER.,D.O.,MAS.
Presto! Favella!
I-EP.
FIIJE
Tta fumo e fuoco...
Badate un poco...
L'uomo di sasso...
Fermate il passo...
Giusto là sotto...
Diede il gtan botto...
Giusto 1à il diavolo
Se 'l trangugiò.
CoRo dì sotteffd, con uoci cape
Tutto a tue colpe è pocol
Vieni, c'è un mal peggior!
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Conservatorio di Musica Benedetto Marcello
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Veneziono s.al.