Giornale del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” Macerata (MC), anno VI, n° 3, Dicembre 2011
di Alessandro Mariani
dalla cassetta della posta...
Dato che siamo stati chiamati in causa con appellativi del calibro di “altro candidato” o “quel candidato”,
anticipando la falce della damnatio memoriae sulle nostre teste, abbiamo deciso di avvalerci della facoltà
di rimanere nell’anonimato nel quale siamo stati posti. Ci raccomandiamo che non accada come nel numero scorso, dove un ragazzo che ha introdotto il suo articolo chiedendo di voler restare anonimo, è stato pubblicato con tanto di nome e cognome! Inoltre speriamo che già sappiate i nostri nomi e che non ci
abbiate tirato in ballo così, tanto per scrivere qualcosa di polemico. Noi di certo non l’abbiamo fatto. Purtroppo però le prove che ci chiedete come non ci è stato possibile fornirvele durante l’assemblea, allo
stesso modo non siamo in grado di darvele ora. Il problema infatti è proprio quello che non sappiamo
che fine abbia fatto quell’articolo. Abbiamo già detto tutto ciò che c’è stato possibile raccontare e avete
già negato tutto il negabile, pur di non fare una magra figura; forse però, non tutti gli attuali redattori e
scrittori sono a conoscenza dei fatti, perciò vi riscriviamo quella che voi considerate la nostra “storiella”.
Gennaio 2011, poco dopo il rientro dalle vacanze di natale. Il nostro amico Marco Salvucci vi invia una
aperta contestazione nei riguardi dell’articolo “Cogito ergo sciopero” (su cui tralasciamo i commenti) uscito a fine 2010 sul giornalino scolastico, scritto da Agasucci Michelangelo. L’esposizione del nostro amico non ha mai visto la luce del sole, né nel primo numero del 2011 né nei seguenti. E’ vero: abbiamo
parlato erroneamente di censura. Il fatto è che preferiamo pensare a un occultamento voluto più che a
una svista causata dalla sbadataggine. Non sappiamo se l’articolo sia finito in qualche cestino elettronico,
se volutamente non pubblicato o dimenticato per errore. L’unica cosa che sappiamo è che abbiamo perso
la fiducia e la stima nell’ormai vostro giornalino: non lo sentiamo più nostro. - Anonimo
Abbiamo invitato chiunque volesse chiarire la questione ad una riunione del Sic Est, e non si è presentato nessuno. L’articolo sopracitato non è mai arrivato. La questione si è trasformata da critica costruttiva ad attacco deliberatamente ostile e privo di utilità. Abbiamo dunque deciso di pubblicare
l’ultimo articolo e di chiudere qui la questione. Chiunque voglia davvero contribuire al giornalino
scolastico è invitato a entrare nella redazione, i cui incontri si tengono il Venerdì alla sesta ora.
La redazione del Sic Est
Errata corrige
Lo scorso numero abbiamo erroneamente pubblicato il nome
dell’autore dell’articolo “Indagine
sulla scuola”. È tardi per
“correggere”, ma ci scusiamo. Per
evitare che accada nuovamente vi
preghiamo di specificare che
l’articolo debba essere pubblicato
come anonimo, oppure potete utilizzare le cassette della posta.
Se ti regalassi del tempo?
La Banca del Tempo a Macerata
“Per questo Natale vorrei regalarti il mio tempo!”
“Nonno ma cosa dici! Come fai a regalarmi del tempo, mica lo puoi toccare con mano ed impacchettarlo ben bene!”
Ecco forse ci si stupirà, ma proprio a Macerata, sotto i nostri nasi indaffarati dagli odori natalizi, si
trova un deposito del tempo, una vera e propria
Banca del Tempo, situata presso via Don Minzoni n.
17. I suoi associati non fanno altro che aprire il loro
proprio “conto corrente - tempo” ed iniziano così le
trattative.
Ciascuno mette le proprie capacità e le proprie conoscenze a disposizione degli altri per un paio di
ore a settimana. Siete dei bravi informatici? Sapete
cucire e lavorare all’uncinetto? Siete degli instancabili lettori? Ebbene troverete qualcuno che ha bisogno di voi!
Apre il primo negozio eBay a
Londra
di Riccardo Coluccini, ex studente
La BdT non comporta alcun obbligo: se un socio offre un determinato servizio è sempre libero, a fronte
di una richiesta, di non effettuarlo.
Si crea così una rete di amicizie e conoscenze tramite la tanto temuta figura della “Banca” : deposititempo, prelievi-tempo, estratti-conto-tempo; a fine
anno solare viene redatto il consuntivo delle attività
svolte da cui ognuno potrà rilevare un “utiletempo”, una “perdita-tempo” o una “parità-tempo”.
E allora si, il Nonno aveva ragione, si può regalare il
proprio tempo.
È morto a 26 anni il cane più vecchio del mondo
Sarà esposta per la prima volta da
86 anni la cassetta blindata in cui si
trova la ricetta della Coca-Cola
primo piano
Tibet: una lacrima di speranza
in un lago di sangue
di Marco Matteucci
Una causa presa in considerazione da molti enti internazionali (ad esempio l’ONU) quella del Tibet, un paese che recentemente sta subendo un soffocamento
culturale, religioso e anche fisico da parte della Cina.
Tutto iniziò quando il nuovo sovrano della Mongolia,
Kublai Khan, unificò Mongolia e Cina, fondando la dinastia Yuan. Da questa decisione di unione tra questi
due popoli, il sovrano ebbe la pretesa di unire anche il
Tibet a se. L’imperatore poco dopo si convertì al Lamaismo, religione che divenne ufficiale per lo stato;
dopo quest’evento la Mongolia perse importanza per
l’impero dando occasione al Tibet di emanciparsi dalla propria influenza nel 1358, ma rimase sotto la
stretta e il protettorato della dinastia Ming.
Nel 1391 nacque Gedun Khapa, colui che
sarebbe stato nominato primo Dalai Lama.
Costruì scuole Buddhiste che vennero accusate di alimentare i conflitti tra i vari regni; questo
fatto fece si che il Tibet tornasse sotto l’influenza
mongola. L’eccessivo controllo e potere della Mongolia
sul Tibet, spinse il quinto Dalai Lama, Ngawang Lobsang Gyatso, a chiedere aiuto alla Cina, allora sotto il
periodo della Dinastia Qing, che ristabilì il potere del
Dalai Lama. Dopo questo “favore” il sovrano della dinastia Qing si impose sulla maggior parte dei territori
del Tibet, imponendogli la sua sovranità e insediando
al suo interno truppe militari e un suo rappresentante
politico, l’Amban. Da quel momento in poi (1716) il
Tibet divenne campo di battaglia, oggetto di ricatto e
minacce da parte dei nemici della Cina (India Britannica). Ma alla Cina non importava molto del Tibet e
quindi il Dalai Lama fu costretto a fuggire in Mongolia
e il Tibet fu distrutto dalla guerra. Successivamente in
Cina scoppiò una guerra civile e il Dalai Lama poté
tornare e governare in pace fino al 1950. Nel 1949,
Mao Zedong proclamò ufficialmente la Repubblica
Popolare della Cina, e invase immediatamente il
Kham, una regione tibetana. Nel 1951, si stipulò
l’accordo dei 17 punti, trattato secondo il quale il Tibet riconosceva la sovranità cinese e permetteva
l’ingresso di un solo contingente di soldati alla volta
in Tibet. Ovviamente queste condizioni furono violate
Scoperta al CERN una traccia del
Bosone di Higgs, ultima particella
di cui verificare l’esistenza
dalla Cina e nel 1959 una rivolta fu placata nel sangue; le motivazioni di questa rivolta erano le ingiustizie, le violenze e i soprusi commessi dall’ esercito cinese. Dopo la rivolta furono deportate 70.000 persone
e il Dalai Lama fuggi in India insieme al suo governo;
per tutta risposta la Cina invase il Tibet completamente e lo smembrò dividendolo tra le provincie cinesi.
Solo una piccola parte si salvò e nel 1964 divenne Regione Autonoma del Tibet. Da quel momento in poi
si imbatte un periodo oscuro e doloroso per il Tibet:
dal 1966 al 1976, alcuni studenti ed estremisti mossi
dal regime comunista, condannarono la cultura tibetana come anti-rivoluzionaria e distrussero gran parte
del patrimonio artistico e sacro tibetano (Templi, luoghi di culto, monasteri…). I monaci vengono perseguitati e il Dalai Lama definisce quello che sta succedendo come genocidio culturale. Non ci riguarda direttamente questa lotta, ma pensando che saremmo potuti
essere noi a trovarci al posto di un monaco che si dà
fuoco per protesta oppure che viene ucciso a sangue
freddo da un soldato, dovemmo almeno riconoscere
che non solo non è giusto (perché è scontato), ma dovremmo chiederci perché la maggior parte del mondo
chiude gli occhi su questa faccenda. L’ONU prova a
prendere le difese del Tibet, ma la Cina lo impedisce,
affermando con prepotenza che sono “faccende interne” e che nessuno deve interferire. Ma perché il Tibet
non ha sin da subito organizzato un esercito? Perché
quando la Cina unificò tutto sotto il suo dominio, il
Tibet, non si ribellò con violenza? Perché il monaco
che sta per venire fucilato dal soldato non lotta e prova ad ucciderlo? Semplice! Loro credono nella pace,
ormai sono gli unici che ci credono veramente e davanti a tutte queste ingiustizie non possono far altro
che scappare. Davanti alla guerra, loro cambiano direzione, piangendo e sperando che qualcosa con il tempo cambi, sperando che la parte buona delle persone
esca fuori e sia pietosa. Loro credono che venire alle
mani o alle armi non serva a niente. La Cina sta sterminando un popolo (forse l’ultimo) pacifico e innocente, che semplicemente vuole professare la sua religione ed esprimere la sua cultura. Per concludere utilizzo una frase del XIV Dalai Lama: “L’unica arma che
abbiamo è la Verità, vi chiedo di aiutarci a diffonderla, poiché quando la Verità è in pericolo, è in pericolo l’uomo stesso ed il mondo intero”
Il QI non è fisso: durante
l’adolescenza può anche variare
fino a 30 punti nella scala We-
chsler
Organizzata la prima gara di velocità per cellule, vinta da una sta-
dalla scuola
Complimenti!
di Federica Spalletti
Grandi performance di “cultura” nella nostra scuola
Che tristezza. Un vero e proprio squallore ciò che è
avvenuto poco tempo fa in 1L: una bella bestemmia
scritta a caratteri cubitali sui banchi della classe.
“Che novità” direte voi. Questi bei geroglifici sono
già abbondantemente presenti da anni qua e là ben
incisi su banchi, sedie e varie.. perciò dov’è lo stupore? Contraddico volentieri affermando che ha rinnovato l’attenzione per questo “fatterello” scolastico è stata la libertà, la disinvoltura nel compiere un
gesto così apparentemente “nella norma”. Sicuramente non c’è bisogno di vedere bestemmie scritte
per non sentirne parlare: al giorno d’oggi è scontata , ovvia , NORMALE la bestemmia… non per tutti. Molti non amano sentirsi parte della gioventù
che” bestemmia, ma tanto è normale”. Ma sì omologhiamoci tutti allo stereotipo! No, grazie. Esistono, CI SONO molti ragazzi a cui la bestemmia dà
fastidio, irrita , una martellata al cranio. Questo
articolo non dovrà compiacere i professori, né dare
lezioncine: vuole solo aprire gli occhi. MA come?
Noi giovani siamo così bravi a schierarci sempre per
difendere i nostri diritti, il nostro futuro , per difendere l’altro e la sua cultura e poi non siamo in
grado di prenderci cura della nostra civiltà? La religione è parte della nostra cultura italiana, che siate credenti o no e se vogliamo parlare tanto di rispetto per le religioni, per le idee dell’altro dobbiamo cercare di non essere ipocriti. Bella figura che
facciamo, continuiamo ad imbrattarci di questa ignoranza diffusa. Vuoi proprio bestemmiare? Fallo
a casa tua. Vuoi scherzare? Non farlo con idee e
credenze di altri e, se proprio devi, fallo apertamente. Perché in ogni classe c’è un crocifisso? Perché ci sono le vacanze di Natale e si fa il presepio a
scuola? Per “la festa dell’Inverno?” Non credo. La
religione cristiana a scuola esiste e si manifesta con
i suoi simboli perché è fra gli aspetti fondanti della
storia del nostro paese, nel rispetto delle altre religioni e credenze. La bestemmia la pronuncia chi
crede, non chi non crede... che senso avrebbe? Sei
così arrabbiato con Dio? Rimani nella tua intimità.
Vuoi semplicemente fare lo stupido? Evita di
“esibirti” sotto gli occhi di tutti gli altri studenti: c’è
chi ti stimerà solo perché uguale a te, chi ti ignorerà perché la cosa non lo tocca ma anche chi avrà il
bernoccolo della tua bella martellata in testa.
Non solo Liceo, ecco i Daevon
La band del Liceo vince l’HRF 2011!
I DaevoN sono una giovane band alternative/indie
rock attiva dal 2010, di cui tre membri fanno parte
del nostro Liceo. Il tutto nasce da Gabriel Medina
(voce/chitarra) e Giulio Cardarelli (batteria), i quali
per passare il tempo cominciano a provare nei meandri di Rione Pace, a Macerata. La prima trasformazione avviene con la "venuta" di Fabrizio Bordi (basso),
amico stretto e compagno di classe di Gabriel. Nel
Dicembre 2010 si sono esibiti per la prima volta
all'assemblea di istituto del Nostro Liceo, suonando
però come ultima band e riscuotendo quindi un successo relativo poiché il pubblico aveva già lasciato il
palazzetto. Dopo il live, il gruppo è partito alla ricerca di un altro Chitarrista per completare il proprio
sound. Avendo sentito questa notizia in giro, Gianluca Daniele non si lascia scappare l'occasione e si propone come primo chitarrista mettendo in mostra le
proprie doti di shredder. Con questa line-up, il gruppo raggiunge un sound stabile e compatto, partendo
cosi per un tour di dieci date circa nel Maceratese durante il 2011. Eventi più rilevanti dalla fondazione a
oggi del gruppo, sono la performance per l'Helter
Skelter Club ma soprattutto la vittoria all' Homeless
Rock Fest 5 (27/11/11), grazie alla quale hanno l'opportunità di registrare un demo CD di 6 pezzi previsto per la primavera-estate 2012 e di essere mandati
di Alessandro Daniele
in onda su Radio Linea n.1. Il
sound particolare dei Daevon è
car at t eri z z ato
dalle influenze
di gruppi come
Radiohead e Muse per quanto
riguarda la parte
rock ("New habits", "Ginger"),
e da gruppi come Scars On
Broadway
per
quanto riguarda
lo stampo Metal accennato in "Abductions", uno
stampo che il Frontman ha dichiarato "estraneo e distaccato" da quello degli anni '80, ma più simile a
quello del Nu/alternative-Metal odierno. Se volete ascoltare qualcosa della band, cercate su Facebook
"Daevon", troverete i primi due inediti sopracitati e
qualche cover eseguita dalla band in alcuni live. Adesso vi lascio alla lettura delle altre pagine del Giornalino, invitandovi a partecipare alla festa del 23 Dicembre nella quale si esibirà la band.
SIC EST as you like it - Giornale del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” Macerata (MC), anno VI, n° 3, Dicembre 2011
dalla scuola
Lo scientifico al MAXXI di Roma
Veronica Ribichini del 5D partecipa al progetto
L’esperienza che Veronica Ribichini, studentessa della
classe 5D del Liceo Scientifico “G.Galilei” di Macerata,
ha vissuto per una settimana presso il Maxxi (Museo
Nazionale delle Arti del XXI sec.) di Roma con altri 19
studenti provenienti da tutta Italia, è stata originale e,
allo
stesso
tempo,
altamente
formativa.
Selezionata in base al merito e all’ottima conoscenza
dell’inglese, ha rappresentato le Marche al progetto
“Recycle-lab”,(evento collaterale alla mostra “Re-cycle
Strategie per l’Architettura, la Città, ilPianeta”) patrocinato dal Maxxi in collaborazione con il Ministero
dell’Istruzione, Università e Ricerca, a cui il Liceo Scientifico ha aderito nell’ambito della valorizzazione delle
Racconta Veronica dell’avventura vissuta con i suoi coetanei: “Questo Progetto, a cui ho potuto partecipare
soprattutto grazie all’attenzione che il mio Liceo mostra nei confronti di esperienze innovative offerte agli
studenti più meritevoli, mi ha arricchito sia a livello
formativo sia umano, facendomi capire quanto
l’impegno e la collaborazione siano basilari. Durante
questa settimana abbiamo lavorato sodo, sentendoci
una squadra e affrontando difficoltà pratiche che sembravano insormontabili, ma ci siamo anche divertiti
scoprendo l’utilità di cose che di solito, una volta usate, vengono buttate perché ritenute inutili. Non pensavamo di poter realizzare manualmente la strana casa
fatta di materiali di riciclo che
avevamo progettato con gli architetti, ma alla fine, alla cerimonia di inaugurazione della
mostra, ci siamo sentiti veramente
orgogliosi
dell’istallazione artistica che ha
preso forma grazie a tutti noi:
studenti e architetti. Ci hanno
detto che questo è stato il primo
esperimento di questo tipo , pienamente riuscito, a livello Europeo. Consiglio tutti i miei coetanei di cogliere tutte le opportunità che vengono loro propoeccellenze.
ste, perché gli insegnamenti e i ricordi da esse lasciati,
Il progetto prevedeva un laboratorio sperimentale sul sono di stimolo alla crescita.”
riciclo ideato e diretto dal gruppo di architetti tedeL’istallazione è visibile nella piazza del Maxxi in Roma
schi Raumlaborberlin; lo scopo del laboratorio era la
ed è collegata alla Mostra “Re-cycle: strategie per
realizzazione, in tutte le sue fasi, di un’istallazione arl’architettura, la città e il pianeta” aperta dal 1-12chitettonica costruita interamente con materiali di
2011 al 29-04-2012 ; non perdete l’occasione di visitarscarto.
e… l’intervista
Veronica è stata molto disponibile e felice di racconta- All’inizio ci sono sembrati un po’ disorganizzati, ma
re le sue emozioni ed impressioni personali
solamente perché sono abituati a lavorare
sull’esperienza vissuta.
all’impronta, ovvero realizzando e progettando “a
braccio” e ciò ci ha permesso di ampliare la nostra caParlaci un po’ di questa settimana.. con chi hai condivipacità di adattamento.
so questa esperienza?
“Eravamo venti ragazzi ognuno da una regione diversa Qual è stato il risultato finale di questa collaborazione?
e provenienti da diverse scuole,licei classici scientifici,
Abbiamo realizzato una casetta di 40 metri quadrati
ma soprattutto istituti d’arte. I ragazzi erano fortissiinteramente con materiali riciclati . ( scherzando momi, ci siamo trovati molto bene insieme.”
stra la sua “ciste” sulla mano dovuta all’impegnativo
Il livello di competenze era mediamente uguale tra voi lavoro compiuto per la realizzazione dell’impianto)
ragazzi o c’è qualcuno che è spiccato maggiormente?
Questa esperienza ti ha indirizzato verso
Ognuno ha dato del suo meglio: c’è chi sapeva parlare
l’architettura… pensi sia questo l’ambito nel quale lavomeglio in inglese, chi era più abile nel lavoro manuale.
rerai in futuro? Non ne sono ancora sicura al 100%,
La collaborazione è stata fondamentale .
ma sicuramente questa settimana a Roma è servita a
Come è stato lavorare con degli architetti provenienti chiarirmi molto le idee su ciò che mi piacerebbe fare
del Raumlaborberlin di Berlino?
dopo il liceo.
SIC EST as you like it - Giornale del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” Macerata (MC), anno VI, n° 3, Dicembre 2011
dalla scuola
Macerata in trasferta in Germa-
di Cristina Angeloro
17 alunni del liceo in viaggio per le terre tedesche, e non solo!
Una ricorrenza che si protrae da 20 anni, una ricorrenza che potrebbe essere definita un “tesoro”. Il gemellaggio Macerata-Weiden quest’anno ha visto come protagonisti gli alunni coinvolti nello studio della lingua
tedesca appartenenti al III e al IV A. La prima parte del
programma, ovvero l’accoglienza tedesca, ha avuto
luogo dal 3 al 10 Dicembre : 8 giorni di pura frenesia.
Infatti le attività non sono rimaste entro i limiti della
città di Weiden, ma si sono espansi anche molto oltre.
Per fare un esempio: la prima tappa, ancor prima di
arrivare alla meta, è stata la bellissima Monaco, con la
quale si è cominciato il tour dei tradizionalissimi mercatini di Natale. Il giorno seguente, sistematisi nelle
proprie case, tutti hanno visitato, se pur non insieme ,
la città di Regensburg. Il lunedì invece, terzo giorno di
permanenza, è stato dedicato alla visita e alla conoscenza di Weiden stessa. Inoltre prima del giro turistico nella città, si è assistito a 2 ore di lezione nel liceo
Augustinus, gemello del nostro. Quel che è stato regalato nel pomeriggio, visto la stanchezza dovuta al viaggio, è stata un’entrata alle terme della città. Il seguente giorno la tappa era costituita da Norimberga,
seguita poi da una cena presieduta dal sindaco di Wei-
den, in un ristorante degno di nota; il 7 ci si è spinti
fuori dai confini tedeschi, giungendo alla stregata Praga. Il giovedì si è stati partecipi di un’altra ora di lezione nel liceo, seguita dalla visita al campo di concentramento di Floßenbürg con, in aggiunta, una visita ai
musei di Weiden, uno della città ed uno della ceramica. L’ultimo giorno di residenza a Weiden, il 9, si è visto Bayreuth come tappa, visitando luoghi collegati al
famoso musicista e compositore Richard Wagner, ovvero il teatro da lui voluto e “Wahnfried”, ovvero la
sua villa ora adibita a museo in suo onore, dove si può
anche trovare la sua tomba, e il suo teatro barocco
cittadino. Il sabato si è partiti, ma non con molto entusiasmo: la voglia di rimanere era tanta; ed è anche tanta l’impazienza, aspettando con ansia il momento in
cui saranno i tedeschi a venire a Macerata, ad Aprile,
indicativamente dal 13 al 21. Purtroppo tutto questo
giungerà ad una fine. E’ anche in dubbio la possibilità
di una partenza degli alunni del futuro IV A, mentre è
sicuro la conclusione di tutto questo, con grande dispiacere. Speriamo invece che si troverà un modo perché non sia così, perché una tradizione non scompaia
nel nulla.
Natale nel mondo:
la Francia
(di Martina Ortolani)
Il Natale in Francia viene celebrato in modo differente a seconda
della regione e della città di provenienza. L’usanza della famiglia
francese è di preparare il presepe natalizio con le statuine tradizionali; questa tradizione si tramanda di padre in figlio, soprattutto nella regione della Provenza. Importante per i bambini la
figura del piccolo Ravi, un personaggio che con la lanterna illumina il sentiero verso la grotta di Gesù. I bambini ricevono i regali da Gesù Bambino (Petit Jésus) o da Père Noël. In alcune parti della nazione i bambini ricevono i regali due volte: il 6 dicembre, giorno di San Nicola e il
giorno di Natale. Gli adulti invece si scambiano i regali a capodanno, giorno di Saint-Sylvestre. Nel nord della Francia il Natale viene annunciato dalla festa di San Martino, nella quale i bambini costruiscono delle lanterne per andare poi a cercare il santo e il suo asinello. In altre parti della
Francia i bambini sono soliti lasciare le loro scarpette accanto
al camino per essere riempite con frutta, dolci e noci da Babbo Natale. Ogni regione conserva le sue tradizioni con orgoglio. Ad esempio in Provenza c’è l’usanza di cantare gli antichi canti pastorali e accendere dei piccoli falò con i famosi
ceppi di Natale. Il dolce rappresentativo della nazione è il Buche de Noël ovvero il tronchetto di Natale, il famoso dolce al
cioccolato a forma di ceppo, molto colorato proprio come un
albero di Natale. JOYEUX NOËL ET BONNE ANNÉE!!!
punti di (s)vista
Cin-etica: l’etica della Cina
Salve. Come una strana e nostalgica specie di anguilla voglio infilarmi nelle vostre teste ancora una volta,
nonostante non faccia più parte di questa scuola. Ora
frequento l’università e devo dire che è un posto pieno di idee nuove ed interessanti, e se qualcuna di
queste, riuscisse ad essere conosciuta in un liceo significherebbe fare più passi avanti e più velocemente. Mi è venuta voglia di scrivere quest’articolo perché qua nella gelida città Urbinense, a lezione si parlava dell’ipocrisia storica, e venivano criticati i liberalisti inglesi/americani che sulla carta professavano la
libertà per tutti gli esseri umani, e nella vita erano
proprietari e commercianti di schiavi. Un pochino
ipocriti, eh? Da qui mi è venuto in mente, con associazioni libere e fatti di cronaca che non sto a menzionarvi, che invece di criticare il passato, il quale
risulta essere cristallizzato così com’è, e può solo
essere riletto o analizzato sotto chiavi interpretative
diverse senza poter essere cambiato, si dovrebbe altresì guardare, criticare, analizzare profondamente il
presente, che ora come ora ci da parecchio materiale
interessante. Dico la verità: l’analisi politicosociologica non mi è mai piaciuta, ma a volte, contrastando la mia naturale riluttanza, mi ritrovo invece a
buttarmi a capofitto, a volte commettendo anche errori di valutazione, che spero vogliate perdonarmi se
verranno commessi involontariamente. L’argomento
è la Cina. Questo colosso dell’economia mondiale
ormai visto quasi da tutti come la nuova frontiera in
praticamente tutti i campi, soprattutto commerciali.
L’esempio da seguire. Addirittura c’è chi dice che bisognerebbe imparare il cinese al posto dell’inglese a
scuola, non solo perché la Cina ora è il leader economico mondiale, ma anche perché il cinese è parlato
da più di un sesto della popolazione mondiale (detto
questo saluto la professoressa Fermani, gentile propugnatrice di questa assurda tesi.). Sopra ho detto
“quasi” perché io mi dissocio in maniera quasi violenta da quell’affermazione. Inizio dalla lingua: il cinese è parlato da più di un sesto della popolazione
mondiale semplicemente perché il popolo cinese è
più di un sesto della popolazione mondiale; è pleonastico, ovvio, palese. Mi sento stupido anche a scriverla una cosa così ovvia. Mi esce un sincero: “Ma va?”
Sta fatto che il cinese è parlato solo in Cina e che ai
bambini cinesi insegnano l’inglese a scuola: si calcola
che la Cina sarà entro il 2020 il paese con la più
grande popolazione parlante inglese. Infatti i cinesi
non sono stupidi: sono un popolo con una tradizione
millenaria, con dei comportamenti sociali che definirei in alcuni casi impeccabili e meravigliosi; tra le al-
di Riccardo Pietrella
tre cose capiscono che è più semplice per loro imparare una lingua relativamente molto semplice e già
diffusa in tutto il mondo (sia economico, sia scientifico, sia che non comprenda questi due campi), come
l’inglese, piuttosto che far imparare al mondo la propria lingua basata su ideogrammi, e quindi molto
complessa. Va detto anche che il cinese si diffonderà
sicuramente, continuando l’economia in questo modo, ma mai come l’inglese. Continuo cambiando versante. Per secoli e secoli si è combattuto,e versato
sangue per alcuni ideali e concetti come: la libertà in
tutte le sue forme espressive, il diritto al voto, la proprietà privata. Noi dovremmo seguire un paese che,
per quanto all’avanguardia in molti campi, è retrogrado per questi aspetti? Iniziamo dalla libertà di
espressione bloccata : si ricordano episodi come la
protesta alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Benjii 2008, censurata nelle tv cinesi; il fatto
molto recente delle persone che si sono date alle
fiamme in pazza Tienanmen, tutto messo a tacere e
scoperto solo grazie ad alcune foto che in seguito
sono circolate sul web; la premio nobel per la pace
del 2010, Liu Xiaobo, ancora in carcere per quanto ne
sappiamo, che non ha nemmeno saputo di aver vinto
quel premio, e la sua famiglia e i suoi amici messi
agli arresti domiciliari in modo da non poter comunicare con la stampa per riferire notizie o per andare a
ritirare il premio al posto suo. Continuiamo con il
diritto di voto: io starei ben lungi dal seguire un paese con un partito unico; è già successo qui da noi una
cosa simile (ognuno interpreti questa frase come meglio creda) e non voglio assolutamente che si ripeta:
bisognerebbe imparare dai propri errori, e non reiterare negli sbagli. Calchiamo la mano ora con i Laogoi.
I Laogoi non sono altro che campi di concentramento. Lager. Gulag. Nomi diversi, stessa roba, infime
differenze. E ci sono in questo momento. Qui. Ora.
Noi facciamo giornate della memoria… tutte belle
cose, ma se queste realtà esistono ancora nel mondo,
che bisogno c’è di ricordarle perché non succedano
più? Sono ancora qui… nel 2011. Sia ben chiaro: non
ho nulla contro i cinesi, se non il fatto che per ogni
cosa che credevo di saper far bene trovo sempre un
cinese su YouTube che mi dimostra il contrario.
Scherzi a parte, questo articolo non è una critica a
loro, ma a noi che invece di fare in modo che questo
scempio cessi vogliamo prendere come esempio e
come leader mondiale un paese che secondo me è
cresciuto troppo e troppo in fretta, lasciandosi indietro degli step molto importanti sul piano della civiltà
e della società moderne.
punti di (s)vista
Avremo mai tempo per prenderci del tem“Non c’è niente di male a rimandare il lavoro a più tardi”di Federica Spalletti
“Non c’è niente di male a rimandare il tuo lavoro a più
tardi” (Antoine de Saint-Exupery). È una delle mie frasi preferite: è tratta dal famosissimo libro “Il Piccolo
Principe” di Saint-Exupéry (del quale avete già potuto
leggere la recensione curata da Cristina Angeloro nello scorso numero). Noi siamo le generazioni dei
“bambini prodigio”, quelli che fin da piccoli già praticavano uno sport, hanno iniziato a studiare uno strumento. Siamo le generazioni dalle mille possibilità.
Un tempo i ragazzi non facevano o non avevano
l’opportunità di fare lezioni di piano, corsi di
nuoto, progetti per viaggi all’estero.. chiedere
per credere. Era una vita più semplice, ma nessuno si è mai lamentato. Noi abbiamo in mano
grandi possibilità e questo è un dono da sfruttare al massimo. L’unico
problema è che abbiamo
imparato a stressarci ,
spesso, perfino alla nostra età e parlo in prima persona. Troppe, davvero troppe cose da fare: è così bello,
irresistibile essere attratti ,piccole calamite viventi,
dalle nostre passioni, dai nostri sogni, dai nostri progetti.. Che c’’è allora di tanto male a rimandare ,
per una volta, il proprio lavoro a più tardi? A concedersi una piccola pausa quando serve? Ovviamente
c’è chi di questi problemi non ne ha: le giornate possono essere una lunghissima “pausa” dallo studio ,
dal “lavoro”, da noi stessi. Ma questo vuole essere un
invito per chi per tutto l’anno “sgobba” in qualsiasi
attività, per chi fa, agisce, sperimenta, si “butta”, crea. Non avete mai avuto la sensazione che la giornata
sia troppo corta per tutto ciò che dovete fare? Che il
tempo scorra sempre troppo veloce? Corriamo con il
mondo, a mille, ed è bello: se la creatività e la voglia
ci sono gli stimoli sono tanti. Ma ogni tanto stacchiamo la spina, anche solo per un attimo. Questo non
vuol dire non riuscire a dare il massimo, ma solamente che bisogna “andarci piano”.. E quando il”.. più
tardi” arriverà , inesorabilmente ,sapremo ripartire
carichi, come sappiamo fare.
Il digitale e l’innovazione che non c’è
di Alessandro Mariani
Il 5 Dicembre ha avuto fine l’attesa dello switch
off dei canali analogici. Vi sarete forse chiesti perché
siamo stati obbligati a dismettere i nostri vecchi televisori e ad acquistare il decoder, miracoloso strumento che ci permette di assaporare nuovamente la gioia
di guardare la tv. E se avete un televisore appena acquistato, ha il decoder integrato! Sarebbe questo il
passaggio al digitale? Una procedura lineare e indolore tramite la quale possiamo continuare a fruire come
al solito della spazzatura televisiva? In realtà è molto
di più: la ricerca di un decoder con quei maledetti bollini, pomeriggi al telefono con un tecnico della televisione che ne sa meno di voi. Ma soprattutto è il segno
di un Italia ancorata al passato. Il digitale terrestre è
una tecnologia già vecchia all’installazione, che non
porta novità sostanziali. Promettono minori interferenze, ma in realtà, mentre l’analogico sotto una certa
soglia si vede peggio, il digitale non funziona per nulla. Promettono più canali, ma lo avrete notato: la maggior parte o sono criptati o trasmettono solo televendite; e non dovremmo forse puntare sulla qualità
piuttosto che sulla quantità? Promettono interattività,
ma le risposte dovrebbero passare per la rete telefonica, con costi aggiuntivi per l’utente. La scelta del digitale è solo un sintomo di uno dei tanti problemi
dell’Italia di oggi: la mancanza d’innovazione, direttamente proporzionale all’anzianità di chi ci governa.
Ma non è solo questo, è il desiderio di una classe politica che ha a cuore solamente i propri interessi. In
piena crisi economica, il precedente governo ha deciso di non far pagare le frequenze tv, avviando invece
un “beauty contest” con il quale verranno regalate le
frequenze tv all’operatore che meglio soddisfa le richieste del Ministero dello Sviluppo. Un sistema che
sembra in realtà progettato appositamente per favorire l’attuale duopolio Rai-Mediaset eliminando la concorrenza, per ragioni che potete di certo intuire da
soli. Proprio ora, in piena crisi, una vera asta per le
frequenze sarebbe un toccasana: secondo le stime, lo
Stato potrebbe guadagnare dai 4 ai 16 miliardi di euro. È stata promossa una petizione contro il contest
all’indirizzo: http://bit.ly/fermacontest. Invece di costringere al passaggio al digitale, lo stato dovrebbe
puntare su internet. Solo il 49% degli italiani ha accesso rapido alla rete: è il digital divide. Prima di parlare
di innovazione, bisogna permettere a tutti di avere
accesso ad una risorsa tramite la quale si può fare
tutto (anche guardare questa benedetta tv). Una risorsa davvero democratica, che ha un ruolo fondamentale nell’innovazione e nella comunicazione. Sono
anni che vengono promessi 800 milioni per la fibra
ottica, ancora bloccati. L’innovazione passa per
internet, e noi siamo già abbastanza indietro per poterci permettere una tale politica.
SIC EST as you like it - Giornale del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” Macerata (MC), anno VI, n° 3, Dicembre 2011
punti di (s)vista
La paura di morire
di Ana Lalaj
Distinguiti dalla massa e sarai qualcuno
Lunedì. Quarta ora, latino. L’ora precedente abbiamo
avuto matematica e la professoressa si è raccomandata di non fare foto all’interno della struttura scolastica, o perlomeno di non pubblicarle su Internet. Non
avevamo capito bene a cosa alludesse, ma lo scoprimmo presto grazie alla professoressa di latino, che entrò in classe sbraitando qualcosa a proposito
dell’Olocausto. Infatti un nostro compagno di classe
ha idee fasciste e per scherzare gli abbiamo fatto una
foto mentre faceva il classico saluto di Mussolini con
un altro ragazzo a terra che portava un numero disegnato sul braccio, l’ebreo. Diciamo che era uno scherzo, ma la professoressa non l’ha presa così. Ha giudi-
cato il gesto un crimine verso l’umanità, apologia di
reato. Se il forte si scaglia contro il debole non è forte,
è un vigliacco. È stata calpestata la dignità dell’uomo,
negata la libertà di pensiero, parola e religione. Un
crimine contro sei milioni di persone, uccise, per quale motivo?, semplicemente per la loro diversità. Oggi
invece diciamo: “distinguiti dalla massa e sarai qualcuno”. Molte cose cambiano, in realtà siamo noi a
cambiarle, senza accorgercene. Genocidio, poche lettere da un significato immensamente ripugnante. Già,
perché morire fa venire i brividi, pensi a come puoi
sentirti in quell’ attimo, come si sentivano gli ebrei all’
idea di essere gasati? Non lo sappiamo, ma sicuramente avevano paura, sì, quella c’era eccome! Se ci pensiamo bene non siamo cambiati poi così tanto, certo non
uccidiamo chi è diverso, ma chi non prende in giro lo
sfigato della classe, o il secchione, o quella “brutta
copia di Patty” con cui si ritrova a condividere cinque
ore della sua giornata? È davvero solo uno scherzo?
Avete anche soltanto pensato come si può sentire chi
subisce questo vostro scherzo? Non sempre è facile
ridere sulla realtà, perché quello che voi vedete come
uno scherzo è la semplice realtà e a volte è scomoda
così si cerca di coprirsi, di essere qualcun altro per
piacere agli altri, per non sentirti escluso, fuori da
quel gruppetto di gente snob. Gli unici che ti possono
aiutare a essere te stesso sono gli amici, ma quelli veri, quelli a cui racconti proprio tutto perché sai che ti
puoi fidare e non ti prenderanno in giro per i tuoi difetti, anzi li apprezzeranno, sono proprio i difetti a
renderti speciale, unico, diverso. Valori che nessuno
considera, se sei diverso sei fallito, non hai nulla in
comune con gli altri. Sbagliato. Chi sono gli altri? È
sempre giusto quello che fanno e dicono gli altri? Il
diverso fa paura e siamo costretti ad indossare delle
maschere, ma da chi ci nascondiamo veramente? Solo
da noi stessi. Quindi cosa ci guadagniamo a non essere ciò che siamo realmente? Niente, credo. Ognuno ha
i suoi punti di vista, ognuno ha la libertà di scegliere
chi essere, per cambiare non è mai troppo tardi se lo
si vuole veramente.
Il nuovo giochino crittografico
La volta scorsa c’è stato un errore, il gioco è sbagliato
e non ha soluzione! Mi dispiace, prometto di non fare
più errori del genere! Comunque, Andrea Bordoni del
5E ha intuito l’errore e l’ha risolto ugualmente. Il vero
giochino era: DEA+DEA+DEA+DEE=1993 la cui soluzione è D=4, E=9, A=8. La soluzione è semplice, ma
potete sempre rivolgervi ad Alessandro in 3G.
Nuovo mese, nuovo giochino!, le regole sono sempre
le stesse, ad ogni lettera corrisponde un numero e a
lettere diverse corrispondono numeri diversi.
Questa
volta
è un pochino
più
complesso,
ma nulla
di
impossibile!
Karate-do: la via della mano vuota
Quanti ne conoscono davvero l’essenza?
di Marco Matteucci
Il Karate-do (Via della Mano Vuota) nasce a Okinawa mi. -Il Karate è rettitudine, ricononella seconda metà dell’Ottocento, da un maestro di scenza, perseguire la via della giunome Kanryo Higaonna e nasce principalmente come stizia. -Il Karate è prima di tutto
metodo di auto-difesa alternativo alle armi (ad Okina- capire se stessi e poi gli altri. -Nel
wa non erano consentite armi); inizialmente era per- Karate lo spirito viene prima; la
messo praticarlo solo ai nobili e veniva tramandato di tecnica è il fine ultimo. -Il Karate
generazione in generazione tramite la famiglia. Poi a è lealtà e spontaneità; sii sempre
seguito di un improvviso impoverimento della società pronto a liberare la tua mente. -Il
quest’arte viene estesa a tutti. Il Karate ha diversi stili, Karate insegna che le avversità ci
ognuno creato da famiglie che lo approfondirono a colpiscono quando si rinuncia. -Il
fondo, oppure da studenti che
Karate non si vive
“Come la superficie di uno solo nel dojo. -Il
avendo avuto occasione di studiare arti marziali in Cina, fon- specchio riflette qualunque Karate è per la videvano gli stili. Per quanto ri- cosa le stia davanti, così il ta. -Lo spirito del
guarda il concetto filosofico, è
Karate deve ispirakarateka
deve
rendere
vuota
basato sulla conoscenza del
re tutte le nostre
corpo umano, ma lo stile che la sua mente da egoismo e azioni. -Il Karate va tenuto vivo col fuoviene presentato proprio come
debolezze, nello sforzo di re- co dell'anima; è come l'acqua calda, ne“disciplina interiore” è lo stile
cessita di calore costante o tornerà acagire
adeguatamente
a
tutto
chiamato Shotokan (di cui vi
qua fredda. -Il Karate non è vincere, ma
posso parlare per esperienza ciò che potrebbe incontra- è l'idea di non perdere. -La vittoria giace
personale). Questo stile nasce
nella tua abilità di saper distinguere i
re." G. Funakoshi
dal maestro Funakoshi Gichin,
punti vulnerabili da quelli invulnerabili.
e viene diffuso anche al di fuori di Okinawa dal 1922. -Concentrazione e rilassamento devono trovare posto
Questo stile consiste in attacchi penetranti e agili, che al momento giusto; muoviti e asseconda il tuo avversaservono sia la difesa nel combattimento (Kumite) che rio. -Mani e piedi come spade. -Pensare che tutto il
la dimostrazione artistica (Kata). Il maestro Funakoshi mondo può esserti avversario. -La guardia ai princivedeva il Karate come mezzo per liberare se stessi da pianti, la posizione naturale agli esperti. -Il kata è permalvagità e cattivi pensieri e per questo lasciò 20 pre- fezione dello stile, la sua applicazione è altra cosa. cetti ai suoi allievi. Secondo lui solo se si vive umil- Come l'arco, il praticante deve usare contrazione, emente si possono cogliere tutti gli insegnamenti del spansione, velocità ed analogamente in armonia, rilaskarate. I 20 precetti del Karate: -Il Karate comincia e samento, concentrazione e lentezza. -Fai tendere lo
finisce con il saluto. -Il Karate è mai attaccare per pri- spirito al livello più alto.
Natale nel mondo:
gli Stati Uniti
(di Francesco Corradini)
Negli Stati Uniti, il modo di celebrare il Natale varia
di casa in casa. Tutto dipende dalle origini familiari
che spesso rimandano a tradizioni diverse.
In genere il pranzo più importante è quello del 25.
Per alcuni è basato sull'arrosto di manzo, per altri su
tacchino e purea di patate, salsa di mirtillo rosso e
verdure come fagiolini verdi o zucchini. Per dessert,
poi, gli americani mangiano biscotti e crostate fatte
secondo le ricette familiari risalenti ai tempi dei
padri pellegrini. L'eggnog è la tradizionale bevanda
delle feste natalizie, fatto con uova, latte, zucchero e
a volte anche rum.
Il piatto più caratteristico è il Lumberjack Pie, una
crostata di purea di patate riempita di carne, cipolla
e cannella.
scienza e tecnologia
Non preoccuparti papà, questa la risolviamo
Viaggio nella psiche con il DreamBrain
La tecnologia che permette di leggere il pensiero non
appartiene più alla fantascienza: un ingegnere torinese
ha sviluppato un apparecchio, simile ad un casco, che
permette di decodificare le onde cerebrali emesse da
un soggetto e di convertirle in dati scritti o in immagini. L’avventura di Riccardo Prodam iniziò nel dicembre 2009, quando il padre, colpito da un ictus, perse la
capacità di comunicare. Da quel momento, insieme a
sua sorella Flavia, decise di mettere a frutto tutte le sue
conoscenze nel campo informatico e matematico per
ideare un sistema di comunicazione alternativo alle
parole e ai gesti. Concluse che il mezzo adatto alla rea-
lizzazione di questo progetto doveva essere un particolare software che, basandosi su complessi modelli matematici, fosse in grado di convertire i segnali captati
da sensori in dati. <<Alla fine ho capito due cose: primo, che il software non poteva analizzare dati assoluti,
ma andava sottoposto a un training sull'attività di un
di Edoardo Altamura
cervello specifico; secondo, che la matematica giusta
era quella del caos. 16 sensori non andavano presi singolarmente, ma come se configurassero un unico spazio a 16 dimensioni>> queste sono le parole con cui
Prodam accenna il principio della sua invenzione. Il
cervello produce in ogni istante migliaia di segnali contraddittori in gara l'uno con l'altro. <<Il Dreambrain è
composto da un’interfaccia encefalografica a sensori
non invasivi posti sulla calotta cranica ch registrano le
onde cerebrali sottoforma di onde elettriche, e da
un’unità di calcolo, che non è altro che un semplice
netbook. Attraverso un training il modello matematico
viene allenato e tarato sulla mente del soggetto. Quando mi chiedono perché hai inventato il Dreambrain io
rispondo: perché ero disperato. Io dovevo parlare con
mio padre e mi serviva uno strumento per farlo.
L’interazione con una persona è basilare. È una cosa
incredibile restituire a qualcuno la facoltà di esprimere
i proprio pensiero. Non è soltanto un miglioramento da
parte del paziente che riesce di nuovo a comunicare,
ma migliora la vita anche a chi gli sta intorno, chi con
lui vive la quotidianità, restituendogli la serenità emotiva.>> . Questa importante innovazione, inoltre, potrà
trovare applicazione non solo in campo neurologico,
ma anche come macchina della verità con una percentuale di attendibilità senza precedenti: 87.3%. Il sogno
che da due anni Riccardo Prodam segue è diventato
realtà, così mantenendo la promessa fatta al padre,
colpito dalla malattia: “Non preoccuparti papà, questa
la risolviamo”
Cielo in diretta #3
Kepler 22b: il “gemello” della Terra
Sarà lui il pianeta gemello della Terra? Sbilanciarsi è
ancora prematuro, ma il suo curriculum da aspirante
mondo abitabile, appena convalidato da Kepler (un
satellite della NASA che sta scandagliando la zona di
cielo compresa tra le costellazioni del Cigno e della
Lira alla ricerca di stelle con sistemi planetari), fa una
certa impressione: con un raggio pari a 2.4 volte
quello terrestre, è il più piccolo fra i pianeti extrasolari in orbita nella fascia d’abitabilità scoperti – dunque potenzialmente in grado di avere acqua liquida in
superficie – attorno ad una stella simile al Sole. Si trova a circa 600 anni luce da noi; gli scienziati ancora
non sanno se sia prevalentemente roccioso, liquido o
gassoso: questo sarà chiarito sulla base delle osservazioni che verranno condotte prossimamente. Inoltre
gli anni, su Kepler-22b, si susseguono più o meno come da noi, visto che durano 290 giorni l’uno. La tem-
di Edoardo Altamura
peratura media, stimata attorno ai 22°C, lascia sperare in un clima primaverile. E anche albe e tramonti
dovrebbero avere un aspetto familiare: la stella attorno alla quale il pianeta orbita (a una distanza di circa
il 15% inferiore a quella che separa la Terra dal Sole) è
infatti di tipo G5. Vale a dire, una stella gialla: proprio
come il nostro Sole, che essendo una stella di tipo G2
è appena un po’ più grande e calda.
“Una scoperta”, ha dichiarato Alan Boss, della Carnegie Institution for Science, al quale si deve il risultato,
“che rafforza la nostra convinzione di vivere in un
universo affollato di vita”. Insomma, un pianeta di
cui ci ricorderemo: comunque vada a finire, Kepler22b rappresenta già una pietra miliare nella caccia a
un nuovo mondo abitabile.
scienza e tecnologia
L’astronomia sotto l’albero
C/2009 P1 Garrad – Questa è la cometa che più si è prestata alle osservazioni e che più a lungo è rimasta ben
visibile. Il 23/12 passerà al perielio, tenendosi comunque ben lontana dal Sole (oltre 1,5 U.A. – 225 milioni di
km). La sua luminosità dovrebbe anche per questo variare di poco, mantenendosi non lontana dalla sesta magnitudine. Il picco previsto, non distante dalla luminosità attuale, dovrebbe essere raggiunto a febbraio, quando
sarà un po’ più vicina al nostro pianeta.
C/2010 G2 Hill – La Hill ha già superato il picco di luminosità, che è stato più alto di quanto previsto: decima
magnitudine. Transitata al perielio in settembre e ora
anche in allontanamento dal nostro pianeta, dovrebbe
affievolirsi sempre più (attualmente è di undicesima magnitudine). Visibile ora in prima serata.
78/P Gehrels – Anche la Gehrels è osservabile non appena fa buio. Raggiungerà il perielio a gennaio, ma transiterà a ben 2 U.A. (300 milioni di km) dal Sole e nello
stesso istante una distanza simile la separerà dalla Terra, da cui si sta già allontanando. Tutto questo implica
di Edoardo Altamura
un leggero calo di luminosità della cometa che attualmente sfiora l’undicesima magnitudine.
21/P Giacobini – Zinner – È questa la new entry del dicembre 2011, la periodica gioviana 21/P GiacobiniZinner (responsabile dello sciame meteorico delle Draconidi dell’8 ottobre) che prende il nome dello scopritore, il francese Michel Giacobini che la individuò il 20 dicembre del 1900, e da
chi la recuperò nel suo
successivo transito, il
tedesco Ernst Zinner il
23 ottobre 1913. Questo suo ennesimo passaggio nei pressi del
Sole non verrà probabilmente ricordato come il migliore, dato che
la massima luminosità
prevista (in febbraio) dovrebbe portarla alla decima magnitudine. Per il momento la sua visibilità risulterà molto problematica, data la luminosità ridotta.
Cosa sono gli Eurobond?
Piccolo glossario dei termini della crisi
Come ho spiegato nella scorsa puntata, per mantenersi
uno stato ha bisogno di emettere dei titoli con un certo rendimento, nella speranza che vengano acquistati
dagli investitori. Ebbene, gli Eurobond sono la stessa
cosa. L’unica differenza è l’ente che li emette: mentre i
titoli di stato sono emessi da uno Stato, gli Eurobond
sono emessi dalla Banca Centrale Europea (BCE), la
banca centrale responsabile dell’attuazione della politica monetaria degli stati membri della cosiddetta
“zona euro”. Quali sono i vantaggi degli Eurobond?
Procediamo con calma: innanzitutto, l’euro è una moneta atipica. Quando uno stato è in difficoltà finanziarie, per poter far fronte al debito solitamente aumenta
la quantità di denaro circolante, così da svalutare la
moneta e ripagare il debito. Ad esempio, se con 1€ si
può acquistare un pacchetto di gomme, aumentando
la quantità di denaro circolante il valore dell’euro di
prima, pari ad un pacchetto di gomme, sarà inferiore e
il pacchetto di gomme sarà più costoso. Quindi uno
Stato, il cui debito è espresso nella valuta nazionale,
facendo diminuire il valore della valuta può far fronte
al debito più facilmente. Ma come si svaluta il denaro?
Il modo più diretto è quello di stampare banconote.
Ora, l’euro è atipico perché non ha una corrispondenza politica: (continua) mentre, ad esempio, la lira era
di Alessandro Mariani
legata all’Italia, stato sovrano, l’euro è legato contemporaneamente a più stati, tutti quelli facenti parte della zona euro, ciascuno sovrano nel suo territorio. Se
uno Stato è in difficoltà, non può più stampare a piacimento, perché l’unico organismo che può stampare
denaro è la BCE, legata agli interessi di più Stati. Allora come salviamo gli stati indebitati? Qui entrano gli
Eurobond: sono dei titoli acquistabili, emessi dalla
BCE, che servono a finanziare il debito degli Stati a
rischio, con gli Stati più ricchi come garanzia di pagamento. Così è possibile per uno stato indebitato farsi
prestare denaro a bassi rendimenti. L’idea va di certo
bene agli stati più indebitati, ma non piace a quelli più
ricchi, ai quali si richiede di accollarsi debiti altrui. Gli
Eurobond avrebbero potuto funzionare, ma ormai
molti economisti sono scettici sulla reale possibilità di
salvare l’Euro-zona tramite questo strumento. Cosa
accadrà? Le linee di pensiero sono principalmente due. Alcuni credono che l’Europa riuscirà a far fronte
alla crisi tramite una maggiore unione politica e una
riforma delle istituzioni: è una via auspicabile ma non
semplicemente realizzabile. Altri credono che
l’Eurozona sarà ridotta solo agli stati più ricchi oppure che i più ricchi escano dall’euro adottando nuovamente le monete nazionali. Stiamo a vedere...
scienza e tecnologia
You
are
Netiquette
the web!
L’”etichetta” del web
di Francesco Mecca
La Netiquette, sono una serie di convenzioni sociali nate nella rete, ovvero non sono leggi, ma consigli su un comportamento civile e giusto da
adottare quando si naviga sulla rete, e si scrive nei forum o nei blog, o nel
chat dei social network (la guida originale, in inglese è reperibile a http://
tools.ietf.org/html/rfc1855).
1)CAPITAL LETTERS MAKES IT LOOK LIKE YOU'RE SHOUTING.
Evitare di usare le maiuscole, quando si scrive, perché scrivere in MAIUSCOLO è come URLARE! Vi sono altri modi per porre in evidenza ciò che
si scrive, come ad esempio cambiare tipo di carattere, usare il corsivo o il
grassetto oppure sottolineare o inserire accanto alla frase i "*".
2) Chain Letters.
Prima o poi a chiunque verrà spedita una chain letter (le cosiddette
"catene"), ovvero quelle mail dove alla fine del messaggio si chiede di inoltrare questa mail a più mittenti possibile: oltre al fatto che le mail inquinano (20 grammi circa di CO2 a mail), in questo caso risultano molto
inopportune, e sempre false!
3)La punteggiatura!
Spesso nelle chat evitiamo di usare la punteggiatura, ma la netiquette impone (suggerisce) di inserirla, per maggior chiarezza, e per dare una successione logica al discorso.
4)OFF TOPIC
I messaggi e gli articoli dovrebbero essere "brevi e al punto" (brief and to
the point), e non bisogna mai andare off topic, ovvero "fuori tema", e sopratutto non fare errori di grammatica, questo più di altro rendono chi
scrive: "an immature beginner".
5) Flame wars
"Don't get involved in flame wars. Neither post nor respond to incendiary
material". Questo è uno dei più interessanti, e forse è uno dei meno rispettati; non si deve mai rispondere ai troll (trollare, ovvero insultare o
offendere una community o un gruppo): a sua volta non si deve trollare.
6)Non fare errori
Questo è molto chiaro, non bisogna fare errori e pensare a cosa scrivere,
e nel caso in cui si si trova uno sbaglio nei propri post, cancellali il prima
possibile.
7)L'undicesimo comandamento!
Farsi i propri "cavoli" è necessario online: mai chiedere informazioni personali (età, sesso, residenza e così via) ad altri utenti.
Queste sono le principali regole che si consiglia di seguire, ma ovviamente ve ne sono molte altre più specifiche, che si consiglia di osservare, specialmente ai newbies, ovvero agli utenti meno esperti.
di Francesco Mecca
Questa rubrica nasce come un valido aiuto per poter sfruttare il più
possibile il computer e gli strumenti che il web ci offre.
Voglio proporre ogni settimana tre
link utili e forse anche necessari,
sia per lo studente che per il professore!
Ecco i primi:
www.wolframalpha.com
Questo sito offre un
motore di ricerca capace di rispondere a
quesiti di ogni genere, dalle statistiche
alle nozioni storiche e soprattutto a
risolvere operazioni e funzioni matematiche, in maniera molto accurata e con molte descrizioni. È assolutamente da provare! Solo in
inglese.
bayfiles.com
Questo sito permette di hostare" (ovvero di
caricare online) i
propri file, per
poi scaricarli da un altro computer:
è molto utile, e molto più pratico
delle pennette usb. È stato sviluppato dai creatori del celebre piratebay.org .
bit.ly
Questo sito è
molto conosciuto
dagli utenti di
Twitter: permette
di ridurre la lunghezza di un
link, e se si possiede un account si
può attribuire un nome a piacere:
molto utile per ricordarsi i link dei
file hostati su bayfiles ;)
scienza e tecnologia
Nuova Ford Evos
La tecnologia va oltre ogni limite
Il 25 settembre è stata presentata al salone di Francoforte la nuova Ford Evos, l’ultima frontiera del design e
della tecnologia Ford. Presenta una trasmissione ibrida
con batterie agli ioni di litio , che permetterà prestazioni elevate, l’arrivo sul mercato è previsto per il 2012 in
Nord America, e per il 2013 in Europa. L'architettura
ibrida power split (“Potenza divisa”) permette ai due
motori, quello elettrico e quello a carburante, di lavorare contemporaneamente. Normalmente funziona solo
l'elettrico, per poi passare manualmente alla modalità
ibrida con mantenimento di carica delle batterie: una
Ascoltalo (da un anonimo)
AscoltaLo.
Non è come ogni altro,
lo senti ,anche fievole ,
in mite inverno o in neve,
volontà di riscatto, di nuovo
da tutto ciò che , fosco , sporco,
opprime.
Nel cuore è forte è caldo.
L’aria ancor mediocre,
Ancor falsa
Ne ha bisogno, un bisogno matto.
Arriva in silenzio
Il vero Senso.
Arriva e, nascosto, aspetta sorridendo.
Il Natale.
di Francesco Corradini
grande efficienza nei consumi. La tecnologia è ben più
di un elenco di sensori, microprocessori e software; ma
è l’applicazione di soluzioni in grado di migliorare
l’esperienza e la soddisfazione al volante. Si parla non
a caso nel comunicato ufficiale della "creazione di un
profilo del guidatore e delle sue abitudini e stili di guida, e l’accesso a informazioni tramite la connettività
cloud". "Si stanno esplorando tutte le possibili offerte
di questa affascinante tecnologia, che permette sia tenere conto delle abitudini di guida del guidatore, sia di
garantire una continuità, in auto, delle attività digitali che svolge a casa o in ufficio. L’auto inoltre
riconosce il guidatore e adatta automaticamente la dinamica di guida, la risposta dello sterzo e le regolazioni del motore, per rendere l’esperienza di guida straordinariamente dinamica e personalizzata. "I ricercatori
Ford stanno concentrando i loro sforzi in questo campo per portare ai clienti quattro vantaggi principali:
personalizzazione, miglioramento dell’esperienza di
guida,
comfort
e
benessere
del
guidatore,
un’ottimizzazione intelligente della propulsione ibrida". Lunga 4,50 metri, larga 1,97 m e alta 1,36 m con
un passo di 2,74 m. La Ford Evos la suo interno presenta, superfici semplici e pulite, che si animano nella
parte superiore del quadro strumenti con una forma
slanciata e un carattere sportivo. Le curve del cruscotto presentano superfici che si slanciano in forme avvolgenti, offrendo informazioni sulla vettura e sui sistemi di infotainment. Il sedile del guidatore sfoggia
una dinamica colorazione rossa, e l'idea di un'interattività senza precedenti è sottolineata da un'interfaccia
utente particolarmente avanzata. In più, la Evos tiene
sotto controllo alcuni parametri dello stato fisico, la
stanchezza e l'attenzione del guidatore, e sceglie automaticamente le migliori impostazioni per garantire
una maggiore sicurezza. Soffrite di allergie primaverili? No problem: avanzati sensori per l'analisi della qualità dell'aria e di filtri per venire incontro a chi soffre
di allergie. In base
al luogo in cui si
trova, la Evos può
accedere, grazie
alla
tecnologia
cloud, ai dati sulla
qualità dell'aria,
ed evitare i percorsi dove l'aria è
particolarmen te
cultura
The Twilight Mania
Solito “film tratto dal libro”?
Vi è mai capitato di andare al cinema e di passare due
ore a ridere a crepapelle davanti allo schermo?? Sicuramente si. Proprio come è capitato a me poco tempo
fa, quando sono andata a vedere Breaking Dawn.Ma
un momento…Breaking Dawn non doveva forse essere il penultimo film della saga tratta dai bestseller di
Stephenie Meyer, il quarto capitolo della storia di Edward e Bella e di tutti i vampiri, licantropi & co??
Strano, perché per due ore mi è sembrato di assistere
a una versione appena più romantica di Scary Movie.
L’unica differenza è che quest’ultimo è demenziale
di proposito, per far ridere, mentre invece
l’obiettivo della saga di Twilight sarebbe quello di
regalare qualche emozione un po’ più profonda. Obiettivo, a mio parere, non raggiunto.Personalmente
ho letto tutti i libri della saga e non mi vergogno a
dire che li ho apprezzati molto. Leggendoli, è bello
immaginarsi la storia di un amore superiore ad ogni
cosa tra un vampiro, diverso da tutti i modelli solitamente proposti, e una fragile umana, con tutte le peripezie che ne conseguono. Ma, come solitamente succede, tutte queste congetture se ne vanno in fumo
appena esce il “film tratto dal romanzo”. Se il primo
film della saga è quasi carino, il secondo è decente e il
terzo è sopportabile, questo (fortunatamente) penultimo capitolo, a mio parere, è un completo disastro.
Durante la prima parte si susseguono le scene del matrimonio e della luna di miele di Edward e Bella, durante le quali è quasi impossibile non ridere pensando
a mille modi diversi di reinterpretare con sarcasmo i
dialoghi tra i due, di una banalità ai limiti del tollerabile. Poi Bella scopre di essere incinta di una “cosa”
mezza vampiro e mezza umana. E a questo punto, si
salvi chi può! Il film si tramuta improvvisamente in
una specie di splatter, e la povera Bella diventa uno
zombie dal pancione tumefatto assai inquietante. Ma
la scena peggiore di tutte è quella del parto. La vampira bionda Rosalie tagliuzza la pancia a Bella, mentre il
sangue scorre a fiotti e la poveretta urla come una
pazza. Ma poco dopo ad Edward viene la brillante idea di facilitare il processo prendendola direttamente a
morsi. La bambina esce finalmente, e con lei tutte le
interiora della sventurata madre. E la mia faccia è a
metà tra l’inorridito e l’attonito. Sulle reazioni del
pubblico in sala durante il film è meglio sorvolare. I
continui applausi e gli urletti delle ragazzine alla vista
del licantropo Jacob a torso nudo mi hanno fatto chiedere più volte tra me e me cosa ci facessi in quella
sala. Purtroppo ormai i film disastrosi tratti da bei
romanzi sono all’ordine del giorno, ed è assai demotivante sentirsi rispondere alla domanda: “Hai letto il
libro??” con un: “No, ma ho visto il film! È bellissimo!!” quando in realtà, in confronto al romanzo, è
scadente. Perciò consiglio a tutte quelle ragazzine urlanti che amano tanto i film di Twilight di leggere i
libri e di partire da quelli per formulare un giudizio
sui film, e non dagli addominali di Taylor Lautner.
Sono consapevole anche del fatto che molte di loro li
hanno effettivamente letti, e (non capisco come) continuano ad amare i film lo stesso, quindi beh…come
sono solita dire,“de gustibus non est disputandum”,
quella che ho scritto è solo la mia personalissima opinione. Sicuramente con questo articolo avrò conquistato le ire di tutte le Twilighters del Liceo Scientifico,
ma cosa ci posso fare? Come dice un mio amico
“filosofo”: “la cosa non mi tange”.
Il ritorno dei Litfiba
Il 17 gennaio 2012 i negozi di dischi saranno lieti di
accogliere il nuovo capolavoro dei Litfiba, “Grande
nazione”. Questo è il primo disco di inediti dopo il ricongiungimento di Piero Pelù e Federico “Ghigo” Renzulli: rispettivamente cantante e chitarrista, entrambi
leaders e fondatori dei Litfiba (rockband italiana formatasi a Firenze nel 1980, dalla quale Pelù si allontanò
nel 1999). Infatti, in seguito alla reunion del 2010, la
band aveva registrato soltanto un disco live, “Stato libero di Litfiba”. Il nuovo album della mitica rockband
fiorentina è stato annunciato dagli stessi componenti
con queste parole: “rock, rabbia e massima energia”.
“Grande nazione” è stato prodotto dai due frontmen
del gruppo, mixato da Tim Palmer e masterizzato da
di Martina D’Ottavio
di Matteo Guardati
Greg Calbi allo Sterling Studio di New York. Inoltre sarà disponibile in tre versioni: Cd standard, Cd
“deluxe” (con libretto di 32 pagine ed una bonus track)
e addirittura in vinile da 180 grammi. Per acquietare
l’insaziabile desidero dei fans, lo scorso 25 novembre
l’album è stato anticipato dal nuovo singolo “Lo Squalo”, un vero e proprio “apripista” dai toni aggressivi e
carico di grinta, in cui non può mancare quel timbro di
voce potente, sicuro e modulato di Pelù. I Litfiba hanno annunciato tre grandi anteprime live per il nuovo
album: il 2 marzo alla loro città natale, Firenze (Nelson
Mandela Forum), il 6 marzo a Milano (Mediolanum Forum) e il 10 marzo a Roma (Palalottomatica).
SIC EST as you like it - Giornale del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” Macerata (MC), anno VI, n° 2, Novembre 2011
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"Giornale Scuola SIC-EST":
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