END Milano Giornalino dell'Équipes Notre Dame - Settore di Milano Anno 16° n° 1 - Febbraio 1997 “Davanti a Dio, mi sento come un panno al sole” PADRE HENRI CAFFAREL, MAESTRO DI PREGHIERA Fondatore delle Équipes Notre Dame e della Casa di Preghiera di Troussures, Padre Caffarel, morto il 18 Settembre 1996, era anzitutto un contemplativo. Alla vigilia dell’arrivo del Santo Padre in Francia, tornava a Dio Padre Henri Caffarel. Nato il 30 Luglio 1903, fece nel 1923 l’Incontro decisivo: “A 20 anni Gesù Cristo, improvvisamente, è diventato Qualcuno per me. Oh, niente di straordinario. In quel lontano giorno di Marzo, mi sono reso conto di essere amato e di amare e che da quel momento Lui ed io saremmo stati insieme per sempre. Mi ero giocato tutta la vita.” Da giovane Padre Caffarel sentì la vocazione del trappista ma si lasciò convincere dal suo padre spirituale ed entrò in Seminario. La nostalgia per la vita monastica rimase tuttavia viva in lui per tutta la vita. Ma il Signore sapeva quello che faceva: “Se non mi fossi sentito così fortemente attratto dalla preghiera, non avrei provato il bisogno di pregare ogni giorno, né di riservarmi ogni anno un certo numero di settimane di vita di silenzio e solitudine. Se il mio sacerdozio è stato in qualche modo efficace, lo devo alla pratica della preghiera quotidiana”. Ordinato sacerdote a Parigi nel 1930, Padre Caffarel esercitò il suo ministero dapprima presso la segreteria della Gioventù Operaia Cristiana e poi presso la segreteria generale dell’Azione Cattolica. Nell’Autunno del 1940 fu nominato vicario presso la chiesa di Sant'Agostino a Parigi. Nel frattempo, alla fine del 1938, quattro giovani coppie, desiderose di “integrare il loro amore umano, fonte di gioia, con la loro vita di fede”, vollero incontrarlo. “E la scintilla scoccò: perché non riunirsi per approfondire insieme il senso del matrimonio cristiano?”. E fu così che a partire dal 25 Febbraio 1939, presso l’abitazione di una delle coppie, incominciò una feconda riflessione sulla natura e sulla grandezza del sacramento. Con il nome di Groupe Notre-Dame de Toute-Joie (Gruppo di Nostra Signora di ogni gioia) si sviluppò l’embrione di quello che diventerà in seguito un grande movimento. La collaborazione tra il Padre e le giovani coppie continuò per molti anni; l’intuizione di partenza fu approfondita ed il numero dei gruppi continuò a crescere. Nello stesso periodo Padre Caffarel iniziò una riflessione con giovani donne vedove di guerra. Pensava infatti che la morte dei loro mariti non poteva aver causato la rottura dell’unione matrimoniale che, quindi, sopravviveva per l’eternità. Questa riflessione porterà da un lato alla ripresa del rito di consacrazione delle vedove e dall’altro alla nascita di due movimenti: Notre-Dame de la Résurrection (1943) ed Groupement spirituel des veuves (1946). Nel 1945, alla fine della guerra, Padre Caffarel fondò “L’Anneau d’Or” (l’Anello d’Oro), rivista di spiritualità coniugale e familiare che conobbe un grande sviluppo ed Continua a pag. 2 END milano 2 - Febbraio 1997 PADRE HENRI CAFFAREL Dalla pagina una grossa diffusione fino al 1968, anno in cui fu la pubblicazione fu interrotta per iniziativa dello stesso fondatore. E fu proprio attraverso questa rivista che Padre Caffarel parlò per la prima volta di “dovere di sedersi”, ossia della necessità per gli sposi di prevedere regolarmente del tempo per fare insieme, alla presenza di Dio, il punto del loro amore. L’8 Dicembre 1947, Padre Caffarel promulgò una Carta, diede ai gruppi di coppie il nome di Equipe Notre-Dame (END) e ne assunse la direzione spirituale fino al 1973. Le END, movimento di spiritualità con l’obiettivo di aiutare gli sposi cristiani a perfezionare il loro stato di vita, cioè a santificarsi attraverso il matrimonio, contano oggi, alla vigilia del cinquantesimo dalla loro fondazione, 7200 gruppi composti da 5-7 coppie ciascuno e sono presenti in 53 Paesi. “Davanti a Dio mi sento come un panno al sole”. Tra le numerose attività, la preghiera rimane il perno di tutta la sua vita, ne è l’ossigeno, il respiro. “Sono un falso attivo”, confessa, “in fondo sono rimasto un contemplativo”. Fondò nel 1958 una rivista dal titolo “Cahiers sur l’Oraison” (Quaderni sulla preghiera), dedicata alla preghiera interiore, e nel 1969 un corso di preghiera per corrispondenza. Infine, quando gli venne offerta in eredità da Père Doncoeur una vasta costruzione a 80 Km da Parigi, in un paesino a sud di Beauvais, vi fondò un Centro internazionale di preghiera, la Maison de Prière de Troussures. Per 30 anni, Padre Caffarel animò durante tutto l’arco dell’anno le “Settimane di preghiera”: sei giorni di preghiera e di formazione alla preghiera interiore, corpo e anima, nel più completo silenzio. Circa 25.000 persone, laici, giovani e adulti, sacerdoti, religiosi venuti da tutto il mondo hanno partecipato a queste Settimane. Nonostante fosse essenzialmente maestro di preghiera, Padre Caffarel trovò il tempo per scrivere una quindicina di opere sulla preghiera e il matrimonio, pubblicate dalla Casa editrice Editions du Feu Nouveau, da lui fondata nel 1946 e tradotte in moltissime lingue (inglese, tedesco, portoghese, italiano, spagnolo, olandese, polacco, russo, ceco, giapponese, arabo). Tra le più conosciute: Présence à Dieu: cent Lettres sur la prière (Presenza di Dio: cento Lettere sulla preghiera), Nouvelles Lettres sur la prière (Nuove Lettere sulla preghiera), Cinq Soirées sur la prière intérieure (Cinque sere sulla preghiera interiore), frutto di numerose serate dedicate alla preghiera, tenute a Parigi tra il 1968 e il 1970 e tra il 1978 e il 1979, Dieu, ce nom le plus trahi (Dio, il nome più tradito), Prends chez toi, Marie, ton épouse.... Prendi con te, Maria, il tuo sposo.... Il 18 Settembre scorso quest’ uomo assetato di Dio è entrato nell’eterna giovinezza del Padre. I funerali sono stati celebrati all’indomani a Troussure, in forma strettamente riservata, come egli desiderava, ed il corpo è stato seppellito nel cimitero del paese. Il giorno seguente, su richiesta delle Équipes NotreDame, il cardinale Lustiger ha celebrato una messa e pronunciato un’omelia in suo suffragio nella chiesa de La Madeleine a Parigi. da FAMILLE CHRETIENNE Marie Catherine d'Hauser 1 Traduzione Biagio e Marina Savaré BEATITUDINI DEL NOSTRO TEMPO BEATI quelli che sanno ridere di se stessi: non finiranno mai di divertirsi. BEATI quelli che sanno distinguere un ciottolo da una montagna: eviteranno tanti fastidi. BEATI quelli che sanno ascoltare e tacere: impareranno molte cose nuove. BEATI quelli che sono attenti alle richieste degli altri: saranno dispensatori di gioia. BEATI sarete voi se saprete guardare con attenzione le cose piccole e serenamente quelle importanti: andrete lontano nella vita. BEATI voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo: il vostro cammino sarà sempre pieno di sole. BEATI voi se saprete interpretare con benevolenza gli atteggiamenti degli altri anche contro le apparenze: sarete giudicati ingenui, ma questo è il prezzo dell'amore. BEATI quelli che pensano prima di agire e che pregano prima di pensare: eviteranno tante stupidaggini. BEATI soprattutto voi che sapete riconoscere il Signore in tutti coloro che incontrate: Avete trovato la vera luce e la vera pace. END milano Febbraio 1997 - 3 LA VERA CARITA' E' DI CHI SA NASCONDERE LA MANO La Fondazione Casa del Giovane “La Madonnina” é un Ente Morale dedito all’ospitalità ed alla formazione dei giovani. Opera fin dal 1953. Obiettivo delle sue Comunità è permettere ai ragazzi meno fortunati di perseguire obiettivi di realizzazione personale nonostante gli svantaggi subiti. Nelle nove Comunità che costituiscono la Fondazione accogliamo giovani compresi tra i 14 ed i 24 anni, studenti o lavoratori, di diverse provenienze e livelli, con progetti più o meno ambiziosi secondo le caratteristiche di ciascuno ma con un denominatore comune, la povertà. Ciascuna Comunità ha significati ed obiettivi propri, tali da permettere l’individualizzazione dei progetti degli ospiti. Le Comunità sono organizzate in modo da prefigurare un cammino interno alla Fondazione che permetta ai giovani il raggiungimento dell’autonomia personale globale e l’inserimento nel tessuto sociale. Sono ormai più di 5.000 i ragazzi che hanno usufruito dell’ospitalità e dell’accompagnamento pedagogico delle nostre strutture. Finalità della Fondazione sono la formazione umana, spirituale, professionale e culturale nei propri giovani. Caratteristica peculiare è quella di seguire i ragazzi anche dopo il raggiungimento della maggiore età, pur non potendo contare per essi su aiuti pubblici perché ormai maggiorenni. Ciò, se da un lato permette di far sentire maggiormente rassicurati nel loro cammino ragazzi che molto spesso possono contare esclusivamente sulla nostra attenzione, dall’altro diventa per noi impegno economico gravoso. La quadratura del nostro bilancio perciò, è fatto utopistico e la sopravvivenza nel quotidiano ha più del miracoloso che del logico. Del resto i risultati e gli obiettivi ci sembrano talmente nobili da diventare irrinunciabili da perseguire. E, allora, cerchiamo amici su cui poter contare per condividere. Le crescenti situazioni di povertà di cui la Casa deve farsi carico inducono operatori ed amici a cercare strade attraverso le quali aiutare la sopravvivenza e le finalità della stessa. In particolare la situazione è gravosa per i ragazzi stranieri inseriti nella nostra struttura dagli Enti Pubblici che, però, al raggiungimento della maggiore età, pur non avendo ancora maturato le minime condizioni di sopravvivenza, perché ancora in attesa dei documenti necessari per l’inserimento lavorativo o il completamento di un progetto di formazione, chiude i contributi di sostegno. Abbiamo parlato di questo con una nostra operatrice, la Sig.ra Pinuccia Bonne, che, facendo parte dell’Équipes Notre Dame di Milano, ha inteso proporre la situazione di un nostro ospite albanese nell’ambito dell’Équipes, cercando di coinvolgere gli amici in una catena di aiuto che permettesse ad Artur di portare a compimento il percorso formativo intrapreso e permettergli l’inserimento lavorativo. Per Artur sono giunti i contributi che permetteranno alla nostra struttura di accompagnarlo in questo suo progetto. Un grande grazie all’Équipes. E’ questa un’espressione di carità viva che ancora una volta conferma la sensibilità di chi sa donarsi con Amore vero. Artur vuole personalmente ringraziare di ciò. Noi Vi assicuriamo che in Casa ci sono altri “Artur” e altri ne verranno, è questo il nostro compito ma, finché troviamo Amici come Voi, possiamo serenamente pensare di poter continuare la nostra “missione”. Alberino Mazzon Milano, 4 dicembre 1996 Grazie ! Sono Artur Rudaj. La Sig.ra Pinuccia Bonne mi ha detto del Vostro aiuto perché io possa finire il cammino presto e possa continuare ad abitare a “La Madonnina”. Era quello che speravo ma che pensavo difficile da ottenere. Ora posso solo ringraziarvi con tutto il mio cuore, e promettere che farò bene. Ciao! Buon Natale e Buon 1997 a tutti. Il mio Natale, grazie a Voi, é certamente più bello. Artur Rudaj END milano 4 - Febbraio 1997 Le nostre équipes si presentano La Monza 3: "urca che roba seria!" Mi sono alzato oggi dandomi dello stupido per essermi assunto l’incarico di scrivere la presentazione dell’équipe Monza 3. Le solite frasi “sai, bisognerebbe dire qualcosa sulla nostra esperienza, niente di complicato per l’amor di Dio, due parole tanto per dire chi siamo, dai fallo tu che scrivi bene”ed eccomi qui in un bel pomeriggio di domenica sentono... come dire... alla periferia della Chiesa) fossero di serio ostacolo al cammino dell’équipe. E quale bella sorpresa scoprire che invece con il passare del tempo proprio questa diversità si sta rivelando una grossa ricchezza per tutti. E mi sembra che ciò avvenga perché c’è in tutti la voglia di rimettersi in discussione ogni volta, come individui e come coppia, senza giudicarci ma cercando di capirci e di incoraggiarci a vicenda, riconoscendoci tutti viandanti sulla stessa difficile strada dove Uno solo è il Maestro e la Guida. Urca che roba seria! seduto al tavolo a metter giù frasi, cancellarle, ricominciare da capo, in attesa dell’ispirazione. Sarà meglio cominciare con l’anagrafe: Paolo e Laura, anni di matrimonio 22, 2 figli di anni 20 e 18. Giuseppe e Bruna, anni di matrimonio 23, 3 figli di anni 19, 14 e 9. Gianluca e Rosy, anni di matrimonio 14, 1 figlia di anni 12. Ezio e Miriam, anni di matrimonio 24, 3 figlie di anni 23, 19 e 14. Ignazio e Maria Grazia, anni di matrimonio 3, 1 figlia di mesi 16. Andrea e Donatella, anni di matrimonio 4 Roberto e Monica, anni di matrimonio 7, 1 figlio di anni 4. Don Mario, anni di sacerdozio 19, tanti figli degli altri da curare. Siamo al quarto incontro dopo la stagione del pilotaggio e prendiamo spunto per le riflessione mensili dal libretto di P. Bernard Olivier dal titolo piuttosto impegnativo “Amore, Felicità, Santità. Se devo dire cosa più ci caratterizza: credo sia la diversità. Siamo diversi per età, per estrazione sociale, per tempo di appartenenza al movimento e anche per percorsi di fede. A voler essere sincero, quando mi sono accostato alle END temevo che queste diversità, soprattutto l’ultima (alcuni di noi si Per il resto il dovere di sedersi resta quasi per tutti un traguardo lontano da raggiungere; si arriva alla riunione con il libretto ancora fresco di lettura; qualche volta sembriamo una allegra compagnia a una cena di piacere finché qualcuno non richiama tutti all’ordine; qualche altra le tensioni all’interno della coppia esplodono e intervengono i riappacificatori specializzati; insomma, cerchiamo di essere quello che siamo, con tutte le ricchezze ma anche con tutte le povertà che ognuno di noi si porta dentro. Ezio (e Miriam) Serenthà END milano Febbraio 1997 - 5 UNA PREGHIERA INSIEME Pubblichiamo su ogni numero del giornalino una preghiera che riteniamo significativa: riportata da un giornale o recitata in comunità o durante una veglia o ad un ritiro ci può aver fatto pensare e meditare e quindi vogliamo proporla a tutti. Per questo vi invitiamo a farci pervenire quelle preghiere che volete condividere con gli altri, saranno sicuramente pubblicate. Ti preghiamo Signore per la nostra famiglia, perché ci conosciamo sempre meglio e ci comprendiamo nei nostri desideri e nei nostri limiti, perché ciascuno di noi senta e viva i bisogni degli altri, perché a nessuno sfuggano i momenti di stanchezza, di disagio e di prostrazione dell'altro, perché le nostre discussioni non ci dividano ma ci uniscano nella ricerca del vero e del bene, perché ciascuno di noi nel costruire la propria vita non impedisca all'altro di vivere la sua, perché viviamo insieme i momenti di gioia di ciascuno e guardiamo a te che sei la fonte di ogni vera gioia, perché, soprattutto, conosciamo Te e colui che ci hai mandato, Gesù Cristo, perché la nostra famiglia non si chiuda in sé stessa, ma sia disponibile ai parenti aperta agli anziani, sensibile ai bisogni dei fratelli, perché ci sentiamo sempre parte viva della Chiesa in cammino e possiamo continuare insieme in cielo il cammino che abbiamo cominciato sulla terra. Amen 6 - Febbraio 1997 END milano La preghiera durante la riunione Per prima cosa citiamo la Carta "La preghiera in comune è il grande mezzo per incontrarsi in profondità, per acquisire una comunanza di anima, per prendere coscienza della presenza del Cristo in mezzo ai suoi" (Carta delle équipes Notre-Dame). (La sottolineatura è nostra). Ogni équipe costruisce la sua preghiera a seconda di come la intende. Ecco in ogni modo alcune idee per questa costruzione, idee che sono frutto delle esperienze vissute da moltissime équipe, ma che non esauriscono le possibilità: ciascuno inventi a piacere suo! Sarebbe opportuno, secondo noi, situare la preghiera all'inizio della riunione. 1. Perché lo spazio per il Signore va messo in primo posto, 2. Perché all'inizio abbiamo tutti le idee più fresche. Infatti alla fine della serata, a volte, la discussione del tema si protrae a scapito poi della preghiera che viene fatta male o in fretta. Alcuni incominciano la preghiera con un'invocazione allo Spirito Santo, altri con un breve momento di silenzio. La lettura della parola di Dio Ogni mese il Movimento propone un testo della Scrittura, ma l'équipe potrà eventualmente sceglierne un altro più adatto. Il testo della Scrittura prescelto vuole e deve essere occasione e mezzo di riflessione sulla Parola e di conversione anche durante il mese che precede la riunione. Su di un tema comune, ciascuno e tutti si verificano giorno per giorno (anche a livello di coppia e di famiglia), per l'esperienza poi di fede vissuta (o non vissuta) nel mese. Infatti, rileggendo più volte la Parola in momenti e stati d'animo diversi, è possibile intravedere e scoprire verità nascoste, che ci possono aiutare a capire ciò che Dio vuole da ciascuno di noi. Le preghiere personali La lettura della Parola di Dio è abitualmente seguita da un momento più o meno lungo durante il quale ciascuno se ne lascia penetrare fino nel più profondo del suo essere, poi risponde alla Parola stessa, sia silenziosamente, sia ad alta voce: la preghiera personale che ne viene fuori non è l'espressione d'uno stato d'animo momentaneo, né d'una semplice meditazione del testo proposto, ma una risposta personale a ciò che Dio ci ha detto con la sua Parola, risposta che viene dal nostro cuore e non dalla nostra intelligenza: a questa preghiera tendiamo ma nessuno è obbligato a farlo. L'essenziale è che tutti siano assolutamente autentici e che la preghiera sia realmente "comunitaria" in modo che ciascuno si unisca quanto più totalmente è possibile alla preghiera espressa dagli altri. La messa in comune delle intenzioni Dopo l'adorazione, la lode, il ringraziamento e l'offerta, espressi in modo speciale dalle preghiere personali, tocca ora più specificamente alla preghiera di domanda: ognuno esprime ad alta voce le intenzioni che gli stanno a cuore, intenzioni personali o grandi intenzioni per il mondo o per la Chiesa: queste intenzioni, che possono esprimere l'essenza delle preoccupazioni, degli affanni di ciascuno, sono così affidate alla comunità; saranno presenti nelle preghiere di tutti durante il mese. La preghiera del consigliere spirituale Il consigliere spirituale che, come gli altri, ha partecipato ai due precedenti momenti di preghiera, può ora "concluderla" raccogliendo tutte le preghiere e tutte le intenzioni, nonché tutti i silenzi, e offrendoli a Dio, in unione con la preghiera di tutta la Chiesa. La preghiera liturgica Proprio per dilatare questa preghiera alla dimensione del mondo e della Chiesa, il consigliere spirituale la completa spesso con la lettura di un testo tolto dalla liturgia della Chiesa, di solito alcuni versetti di un salmo; così questa preghiera si unirà a quella di tutti coloro che ogni giorno, in tutto in mondo, cantano il Signore. Precisiamo anche che al termine della riunione molte équipes recitano il Magnificat, in unione con tutti i membri delle Équipes Notre-Dame (del mondo) e secondo le loro intenzioni: poi la riunione può concludersi con la benedizione sacerdotale. Fin qui i libretti vecchi e nuovi. Ora l'esperienza. Ricordo in particolare la preghiera di un équipier, per ascoltare la quale, decisi di rimanere in équipe. Letteralmente mi sconvolgeva. Era la profondità del suo rapporto con Dio, era la verità di ciò che diceva, era il peso dei problemi altrui che portava, spartendoli con noi quella sera. Non meditazione, non riflessione ma un a tu per tu col Risorto. Il quotidiano della sua vita di marito, di giovane padre, immerso nel mondo del lavoro: quotidiano impregnato della Parola. Il silenzio denso e ricco che seguiva era la presenza palpabile di Qualcuno. "Quando due o tre saranno riuniti nel mio nome, io sarò in mezzo a loro" è scritto. (Mt. 18, 19). Padre Caffarel insisteva molto su questo punto. Cristo non dice: quando due o tre saranno riuniti, io sarò in mezzo a loro, ma quando due o tre saranno riuniti nel mio nome. E' importante. Quindi quella del Risorto è presenza che si può toccare, palpare. Non per niente l'apostolo Giovanni adopera questo verbo: "Metti qua il tuo dito" (Gv. 20, 27) dice a Tommaso. "Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che abbiamo contemplato, ciò che le nostre mani hanno toccato". (Gv. 1, 1) dice nella prima lettera Giovanni. Ma dove si fa visibile per me il mio Signore, ha detto qualcuno, dove si conclude e si riapre la mia ricerca di Dio? Si conclude e si riapre alla carne ferita del mio Signore. Nella carne ferita delle donne e degli uomini che END milano Febbraio 1997 - 7 incontro si fa visibile per me il Signore. E ancora: la mia Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo" dice ricerca di Dio si conclude e si riapre nell'esperienza delle il Salmo 50. Così ogni volta che preghiamo insieme: Sacre Scritture: "aprì loro la mente all'intelligenza delle svelamento del volto di Dio, svelamento del volto dell'uoScritture", è scritto. (Lc. 24, 27; Gv. 5, 39). mo. "Potremo così chiedere al Padre della gloria" come E' molto importante quindi, nella preghiera d'équipe, diceva S. Paolo, domenica scorsa, nella lettera agli Efesini, l'ascolto e la preparazione. L'ascolto di Dio nella preghiera perché ci "dia lo Spirito di sapienza e di rivelazione per una dell'altro e l'ascolto di Dio nella preparazione della preghie- più¨ profonda conoscenza di lui" (Ef. 1, 17). Quando invece banalizziamo la preghiera, improvvisanra di ognuno di noi. Abbiamo appena udito da Don Colzani, il 27 ottobre, dola per negligenza, per dissipazione, per superficialità, quanto sia necessario che ognuno di noi faccia suo, in noi impoveriamo la preghiera, ingombriamo la strada a mezzo al nostro benessere di oggi, uno stile di vita sobrio. Cristo. Impedendogli di lavorare in profondità, facciamo da Sobrio di beni, sobrio di dissipazioni, sobrio di parole, schermo al Signore. "E aprì loro la mente all'intelligenza delle scritture". E' sobrio di sprechi di tempo. La preghiera in équipe è frutto di questo esercizio alla sobrietà, allo spazio interiore, al importante, nel preparare la preghiera, innestarla sulla parola di Dio. "Le parole dei discepoli di Emmaus, così come silenzio. Silenzio dell'essere: quando vogliamo affermarci, quan- le nostre parole, sono parole che non concludono, non danno frutto, do ci facciamo sono cronaca. valere, quando Credo che la preghiera non é tutto, ma che tutto deve cominciare dalla preghiera Senza la parola ci giustifichiaperché l’intelligenza umana é troppo corta e la volontà dell’uomo é troppo di Dio si fa cromo, quando siadebole naca. "Senza di mo preoccupame non potete ti di noi, ingomperché l’uomo che agisce senza Dio, non dà mai il meglio di sè stesso. fare nulla" è briamo lo spascritto. Gesù zio. Credo che Gesù Cristo dandoci il Padre Nostro, non dice poteSilenzio daci ha voluto insegnare che la preghiera é amore. te fare qualcovanti al prossiCredo che la preghiera non ha bisogno di parole, sa, o un poco. mo: quando perché l’amore non ha bisogno di parole. No, non potete vedo nel mio fare nulla. Solo prossimo più di con la parola di quanto appare, Credo che si può pregare tacendo, soffrendo, lavorando, Dio dunque si allora lascio ma il silenzio é preghiera solo se si ama, fa saggezza. E' spazio a Dio che la sofferenza é preghiera solo se si ama, come se, sulla mi sta davanti, il lavoro é preghiera solo se si ama. nostra vita, si nell'altro, nel proiettasse la fratello. Questa Credo che non sapremo mai con esattezza se la nostra é preghiera o non lo é, misteriosa sagattenzione a Dio gezza della croma esiste un test infallibile della preghiera: nell'altro non va ce del Signore. mai tradita né se cresciamo nell’amore, Di questo Sicon la neglise cresciamo nel distacco dal male, gnore, principe genza, né con se cresciamo nella fedeltà alla volontà di Dio. della luce, l'indifferenza. come canta la "Non fate nulla Credo che impara a pregare solo chi impara a tacere davanti a Dio. liturgia di Capoper spirito di riCredo che impara a pregare solo chi impara a resistere al silenzio di Dio. danno. valità o per vaSenza che ce nagloria, ma ne accorgiamo, ognuno di voi, Credo che tutti i giorni dobbiamo chiedere al Signore il dono della preghiera, la preghiera, incon tutta umilnestata sulla tà, consideri gli Parola, trasforma. La Parola portata durante il mese nel altri superiori a se stesso". (Fil. 2, 3-4) Gesù, nel vangelo, quando ci racconta del Padre, non ci quotidiano illumina le varie sfaccettature delle nostre giorracconta tutto. Quando dice: Dio è come un padre che nate con luce sempre nuova. E non arriveremo al momento aveva due figli, non ci dice tutto di Dio, ma dice : è come, della preghiera in Equipe con le mani vuote, ma portando è così, ma è anche altro e di più. Ogni équipier padre o madre, in una il peso della nostra povertà, dei nostri limiti, ma anche quando nella sua preghiera partecipa l'ansia per un figlio, lo sforzo di una rinnovata "regola di vita" e nell'altra, gravemente ammalato, o che si sta allontanando da un sempre, una sofferenza o una gioia che non ci appartengocerto cammino, ci sta svelando Dio. Nel loro seguire passo no. "Come la pioggia non torna al cielo senza prima aver passo il figlio, nel cercarlo, nel loro chinarsi su di lui, c'è fecondato la terra, così la mia parola non tornerà a me senza prima aver realizzato ciò per cui fu mandata" (Is. 55, 11). palpabile, per me che ascolto, l'amore di Dio per me. "Dio è come un padre che aveva due figli. Dio è come una Così, ma infinitamente di più. Nella gioia immensa e serena di due genitori che ringra- donna che ha perso una dramma, Dio è come un vignaiolo ziano per il dono di un figlio, c'è lo svelamento di Dio. Io che andò a piantare una vigna. Dio è come un seminatore sono per Dio la gioia di quel bimbo per quei due genitori. ...." (A. Casati). Dio è come.... Ognuno di noi può, nella preghiera di Così, ma infinitamente di più. "Come la fidanzata fa la gioia del fidanzato, così tu sarai la gioia del tuo Dio" (Is 62, 5). équipe aiutare l'altro a sollevare impercettibilmente il velo Quando avvertiamo la ri-generazione dell'amore, avve- che copre il mistero. Questa preparazione e questo ascolto nuta fra marito e moglie che sono arrivati al perdono nulla tolgono alla autenticità della preghiera. Solo permetgrande, quando vediamo la loro emozione e l'avvertiamo tono al Signore di lavorare meglio, più in profondità, anche dalla voce rotta in gola durante la preghiera, lì tocchiamo e soprattutto se non ce ne accorgiamo. il divino. Perché solo Dio può ri-generare. "Crea in me, o Andrea e Giovannella Luquer Milano 8 8 - Febbraio 1997 END milano N Pavia Itinerario consigliato. Da Milano Via Ripamonti: Opera(tangenziale Ovest), Locate Triulzi, S.S. n° 203 Vigentina fino a Pavia. A sinistra via Emilia, a destra via Fasolo, a sinistra via Brianza. Alternativa. Da Milano autostrada dei Fiori: Assago, Binasco, Certosa di Pavia, viale Repubblica, Viale Bligny, Viale Sardegna, Viale Campari, a sinistra via Contardo Ferrini, via Fasolo, a destra via Brianza. END milano Febbraio 1997 - 9 Giornata di Settore: UN PUNTO DEL METODO Domenica 25 maggio 1997 LA PREGHIERA IN COPPIA Relatori: Agostino e Gina Gallino (END Genova) Pietro e Sara Calori (Com. di Caresto) Programma 8,45 9,15 9,30 11,00 12,00 13,00 14,30 16,15 Accoglienza Preghiera (Senago) Testimonianze (Gallino e Calori) Dovere di sedersi Santa Messa Pranzo frugale al sacco Equipes di formazione Magnificat e saluti ISTITUTO SUORE MARIA CONSOLATRICE - PAVIA Via Brianza 1/3 - Zona Dosso Verde - Tel. 0382-466939 Confermare la partecipazione entro il 18maggio 1997 a Michele e Dina Dicorato, tel. 0382-577343 oppure a Ludovico e Maria Luisa Lacognata. tel. 0382-579581 10 - Febbraio 1997 END milano Giornata di Settore del 27 ottobre 1996 La sobrietà, stile di vita Il punto di partenza é il clima in cui viviamo: produzione e industrializzazione sono il criterio di una emancipazione e di uno sviluppo. Qui vi è una dimensione trascurata: la cultura. Non a caso qualcuno ha parlato della imposizione di una logica scientifico-tecnica come di un assassinio delle culture, come del venir meno di una modalità acquisita e collettiva di esistenza. Rimangono dei gusci vuoti. In realtà nè le nazioni possono prescindere dalla cultura, nè lo sviluppo può prescindere dagli aspetti psicologici, etici e spirituali. Assistiamo ad una scomparsa della identità collettiva: la sua spia è il malessere del benessere. Da qui il bisogno di una alternativa, il bisogno di una distinzione tra modernità e consumismo, il bisogno di un ritorno ai valori basilari. Penso che questa ricerca può liberamente ispirarsi a diversi modelli di vita ma non dovrebbe trascurare le radici cristiane del nostro mondo. Per questo cercherò le radici della sobrietà all’interno del mondo europeo e cristiano: all’interno cioè della tradizione spirituale monastica. Si tratta di una tradizione ricca di una singolare finezza spirituale e di una grande sensibilità psicologica. La difficile ricerca delle nostre radici Recuperare il progetto cristiano e gli atteggiamenti virtuosi necessari per viverlo è comprendere la religione come via alla salvezza. Alla base di tutto questo sta il desiderio: esso volge il nostro cuore oltre noi prima ancora che ne siamo coscienti. Il desiderio ci mette in moto verso una realtà diversa che non è un luogo geografico ma una diversa condizione della nostra vita. La qualità del desiderio e la capacità di plasmare i desideri è l’impegno di una vita virtuosa. Anche la norma, lungi dall’essere esteriore, va coinvolta in questa pedagogia. In questa dialettica tra realtà e desiderio sta la complessa ricerca del nostro equilibrio: la eccessiva divaricazione tra desiderio e realtà provoca inquietudine e nervosismo, l’appiattimento del desiderio sulla realtà conduce ad una mediocrità che scambia per fedeltà l’abitudine. Se non si promuove la verità su di sè desiderandola, si finisce per scambiare il progetto di Dio con una immagine sociale a cui adattarsi e la conversione con la capacità integrativa delle buone maniere o, peggio ancora, del servilismo. Là dove si rinuncia a cercare il progetto di Dio ci si accontenta di un equilibrio psicologico privo di grandi guai. Il complesso universo della sobrietà e della temperanza 1. L’inclinazione ai piccoli piaceri. E' lo stile di vita più diffuso: corrisponde all’estendersi di un agire non motivato eticamente, che si muove solo secondo l’utilità o la convenienza. La sua radice è quella ricerca di stabilità emotiva che, magari non sa da cosa dipende in modo profondo e serio la propria vita, ma la lega a piccole cose come il cibo, il lusso, la proprietà e il sesso. Si cerca una saturazione, non una chiarezza. E' uno stile consumistico. Inoltre si presta a facili scuse: questi piaceri sono cose piccole mentre i veri problemi del mondo sono altri, cioè la fame , la corruzione e l’ambiente... Si stabilisce così una facile indulgenza che nasconde i veri problemi: non si tratta di tanto o poco ma di come vivere virtuosamente . La temperanza è il limite posto a questo lasciarsi andare alla epithumia, alla concupiscenza, al lasciarsi andare. I monaci esaminano a fondo questo atteggiamento: vi colgono il lento inclinare dell’animo, il suo lasciarsi ferire da pensieri, immaginazioni, sentimenti. Ci sono lotte profonde che si scatenano nella mente e nel cuore. Il punto decisiva è che questa inclinazione abitua facilmente al compromesso con sè e le proprie convinzioni o, addirittura, alla menzogna: ci si abitua al disimpegno, al lasciar correre, al tranquillo comodo. Qui vi è una superficialità che è rifiuto della responsabilità e della autentica libertà della vita. 2. Il desiderio tra emotività e verità. L’inclinazione ai piccoli piaceri porta così al centro il desiderare, cogliendovi una basilare struttura antropologica. Prima della consapevolezza razionale, prima dello scegliere, la vita è già sperimentata nella sua spontaneità e nella sua ricchezza. Sta qui il problema della virtù: la passione è cieca, fatta di voglie, la virtù ha bisogno di conoscenza e di volontà. Nella nostra visione, il desiderio è ambivalente: può avere un nocciolo autentico, capace di anticipare il valore autentico della vita. Alla base di questo sta una antropologia. Le passioni non hanno in sè valore etico o assoluto; questo dipende dalle scelte. In effetti il pàtere, cioè il sentire gradire dispiacersi, è solo una prima elementare determinazione e delle cose e di sè: tuttavia, attraverso esse, si fa strada qualcosa di più... Attraverso esse vi è quasi la promessa di una felicità di una pace sconosciuta che va impegnativamente cercata. La passione non è un atteggiamento languido ma un impegno attivo. Le promesse che risuonano nelle passioni non sono tanto un inganno ma piuttosto una invocazione per un impegno profondo della persona. L’impegno etico, infatti, non risponde solo alla legge ma anche alla necessità di configurare il cuore dell’uomo.. La Parola educa il cuore. La legge si colloca in questa dinamica di sapiente pedagogia per introdurci al Dio vivo che ci conosce e cammina con noi. Le forme originarie di questo desiderio: incontrare e dialogare, fermarsi e ascoltare, interrogare e conoscere... 3. La rinuncia volontaria: custodire e orientare il cuore. E' questo lo spazio dell’ascesi, cioè dell’esercizio liberamente intrapreso. Su di essa il nostro tempo ha accumulato non poche difficoltà: morire a sè stessi non è una forma di diffidenza verso la vita o, almeno, il suo presente? Si può parlare di dolorismo, di masochismo, di paura di vivere? In realtà l’ascesi è un rinunciare alle cose per coltivare e concentrarsi su un desiderio più grande. Mt 6, 21: là dove è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. Gv 4, lo: se tu conoscessi il dono di Dio... Accettare e volere alcune restrizioni per educare il desiderio è imparare dalle cose patite (Eb 5, 8: pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbe- END milano dienza dalle cose che patì). Es 16, 3: fossimo morti per mano del Signore nel paese d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne mangiando a sazietà! Questo lamento è resa: si tratta invece di trasformare l’amarezza delle cipolle in possibili speranze. Occorre fare i conti con il lamento e la mormorazione che è in noi: non si tratta di scavalcarla o zittirla ma di correggerle modificando il nostro cuore. Sta qui il valore della riconciliazione come virtù e come sacramento; sta qui il valore della direzione spirituale (possibile anche tra marito e moglie). In questo contesto trova spazio i anche il digiuno: va motivato in ordine alla ricerca di Dio e al pane dei fratelli. L’analisi psichica attuale ci aiuta però a cogliere nel desiderio di cibo l’espressione di una ansietà, sullo sfondo infantile del cibo come rassicurazione e presenza. Nel bambino il cibo è più di un fatto biologico: é il simbolo della accoglienza e dell’amore. Il cibo donato diventa così simbolo di altro, di fame e sete della giustizia, della verità profonda del desiderio. 4. Fermare una interiorità errabonda. Per Rm 7, 7 il non desiderare è la sintesi della legge mentre la concupiscenza (Gen 3, 4-6; lGv 2, 15-17) è l’espressione di un desiderio senza misura, volto a vedere ed a conoscere tutto e tutti senza alcuna distinzione. Nasce così una insaziabilità dove il conoscere tutto è la forma, pretesa, di una partecipazione alla vita di un altro, di una evasione. Attraverso questa evasione ci si estranea a una vita ritenuta troppo angusta; si tratta di provare tutto senza legarsi a nulla (il seduttore, il don Giovanni di Kierkegaard). Fermare questo vagabondaggio significa muoversi oltre l’immediatamente accessibile e fruibile, significa il coraggio di spegnere la TV per poter parlare. Certo la stanchezza, il riposo ed il relax offrono buone ragioni per questo lasciarsi andare: evagatio mentis, vagabondaggio fantastico. Questo divagare conosce varie forme: dalla dispersione che è occuparsi di troppe cose senza andare a fondo, lasciando tutto incompiuto; alla curiosità che consiste nel pretendere di conoscere mille particolari, di sapere tutto, soprattutto gli aspetti deleteri della vita altrui; alla leggerezza che è una forma di giudizio che rifiuta di imparare dagli altri, perché non sono meglio; alla verbosità che sta nella parola, nel discorrere senza fine, nel pettegolezzo. A questa pretesa di sapere e di dire va aggiunta la inquietudine del corpo, il bisogno di muoversi continuamente, il nervosismo tipico del nostro tempo. Così il viaggiare continuo, il bisogno di uscire da casa, la instabilitas. E' la pretesa di cercare quello che manca attraverso il semplice traslocare. La fortezza o il difficile rapporto con gli altri Febbraio 1997 - 11 La fortezza non riguarda la moderazione ma la positiva disposizione della persona in ordine alla promozione del bene. Anche di fronte a resistenze. Lo sfondo cristiano del problema è la fiducia in Dio: il contrario è la pretesa di fare da sè. Apprezzata quando è esercitata verso gli altri, non è sempre amata quando è esercitata verso sè stessi. 1. La solitudine controcorrente: l’ironia e la rabbia. Il punto di partenza è quello di una vita segnata dai rapporti con gli altri, segnata da una alleanza con loro. La solitudine è una sorta di impazienza: è la pretesa di venire a capo della propria vita da soli, tra sè e sè. Il risultato di questo è la amarezza per gli sbagli ed il timore per le conseguenze che questi sbagli possono avere sulla immagine che gli alti hanno di noi. In questo modo stacchiamo noi stessi dalla coscienza della permanente presenza di Dio alla nostra vita. L’impazienza è perdita del senso della realtà. La solitudine di cui parliamo è invece la capacità di ritornarvi come alla radice della propria vita. L’ironia su di sè è un modo sincero di ritornarvi, invece di affrontare gli sbagli con rabbia interiore ed esteriore. L’autoironia dissolve la suscettibilità e aiuta a ritrovare pace. 2. Il vero coraggio: fede nella Parola e fiducia nell’altro. Abbiamo qui il come costruire il proprio rapporto con sè o con la propria vocazione. Sono forme attraverso cui si accede alla scoperta della verità e, quindi, della gioia del cuore. Dio ha cura di noi. Un nuovo stile di vita. Si tratta di reinventare la vita al di là dell’avere e delle sue illusioni. * L’Eucaristia, riscoperta della prossimità evangelica * La famiglia prima creativa ricchezza * Rivalutare il progresso morale: l’educazione e la testimonianza * Credere nello Spirito e... nella speranza La fede “via” alla integralità Una svolta verso la speranza integrale, per il cielo e per la terra: costruire la pace nella solidarietà. * Riscoprire l’etica e le sue singolari priorità: gli ultimi. * Il ruolo delle istituzioni: armonizzare il sapere con il vissuto * Il malessere psichico del nord impari dalla sapienza dei poveri Conclusione Rileggere e meditare Michea 4,1-7. Don Gianni Colzani SCS Equipe Italia Bibliografia: Qo 4, 9-12 - Gdt 8, 22-25 - Est 4, 13-14 - Gv 11, 49-52 - At 4, 32-37 - lGv 4,19-21 - Gc 2, 1-9 - 2Cor 8, 9-14 - Is 58, 5-10 12 - Febbraio 1997 END milano Il Vangelo in ottonari: per i più, e per i meno, piccini LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI E DEI PESCI A una folla radunata su un’erbosa gran spianata Gesù tenne un fervorino lungo il tempo di un mattino: mezzogiorno era passato ed il popolo affamato. Alfin mosso a compassione di ‘sta massa di persone ai suoi ebbe ad ordinare di dar loro da mangiare. Quei risposero a Gesù: “Come fare dicci tu: nulla abbiamo da mangiare nè di certo per comprare ‘ste migliaia di panini basterebbero i quattrini. C’è però qui un ragazzino con qualcosa in un cestino: sono sol cinque panetti e due piccoli pescetti”. Poi che tutti ebbe invitato a sedersi sopra il prato, Gesù gli occhi al cielo alzò ed il Padre suo pregò. Benedetti poi col gesto prese i pani fuor dal cesto: dopo averli ai pesci uniti ai discepoli stupiti ei li fe’ distribuire fino quasi all’imbrunire. Cinquemila eran gli astanti e mangiare tutti quanti or potero’ a volontà fin a averne sazietà. Poi, raccolti tutti i resti, ‘na dozzina di gran cesti ne fur’ presto ricolmati, ché non fossero sprecati. Se un problema avessi tu grande fede abbi in Gesù: metti allor nelle sue mani i tuoi pesci ed i tuoi pani, che Lui moltiplicherà per le tue necessità. END milano Febbraio 1997 - 13 LE NOSTRE RUBRICHE Ricordiamo a tutti gli Equipiers che il nostro giornalino nasce da contributi spontanei, che gli articoli vengono impaginati in modo artigianale e che l’ordine in cui essi compaiono è solo casuale. Ricordiamo invece che solo gli articoli firmati “Equipe di Settore” esprimono la posizione del Settore: tutti gli altri sono proposte che possono essere oggetto di riflessione e confronto, nel rispetto di un fraterno pluralismo Paolo e Laura Casalone FIOCCO AZZURRO Carlo Maria Di Primio, figlio di Massimiliano ed Alessandra, dell'équipe Milano 9, nato il 13 dicembre 1996. Viene a far compagnia a Sebastian di 3 anni. Nicolò Balducci, figlio di Luca e Marta, dell'équipe Milano 10, nato il 28 dicembre 1996. Viene a fare trio dopo Maurizio di 7 anni e Maddalena di 5. L’angolo dei ghiottoni La pastissada de caval: Piatto tipico della cucina popolare veronese: risale alle guerre per l'indipendenza del 1848 e del 1958-59. L'abbondanza di cavalli morti e la mancanza dei surgelatori stimolò la fantasia popolare per conservare tutto quel ben di Dio. Ingredienti per 6 persone Polpa di spalla di cavallo Kg. 1, vino rosso lt. 0,5, cipolla 300 gr., sedano 300 gr., carote 300 gr, alloro, rosmarino, salvia, pepe nero in grani, cannella, chiodi di garofano, sale (dosaggio a gusto). Procedimento. Tagliare la carne a pezzetti piccoli e metterla a macerare nel vino, al fresco, per 24 ore, con le verdure tritate finemente e gli aromi. Cuocere quindi il tutto in una teglia coperta a fuoco lentissomo per 10 ore, fino ad ottenere una purée indistinta. A fine cottura asciugare per ebollizione l'eventuale eccesso di liquido. Servire moderatamente calda con polenta. Accompagnarla con vino rosso generoso. Lo chèf Lino Opeavasa C'è differenza fra udire ed ascoltare. Si ode con l'orecchio, ma si ascolta col cuore. Buon umore in pillole Un vescovo si reca in visita ad un monastero e si mette a confessare le suore. Ne capita una anziana che conferma al suo pastore la sua piena disponibilità al progetto di Dio. Alla fine il vescovo le dice: "Ricevi da me, sorella, le chiavi del Regno". Ne capitano altre ed a tutte, conferito il perdono nella confessione il vescovo dice la stessa frase: "Ricevi, sorella le chiavi del Regno". Finché arriva una novizia che gli confida di avere le notti turbate da sogni erotici e peccaminosi, facendone al suo pastore ampia e dettagliata descrizione. Dato anche a lei il perdono sacramentale il vescovo le sussurra: "Ricevi da me, sorella, le chiavi di camera mia!" END milano 14 - Febbraio 1997 I temi di studio delle nostre équipes Un contributo reciproco per crescere insieme nello spirito I sette capitoli sono dedicati a sette salmi (tra cui il salmo 1 e il salmo 150, l’ultimo del salterio) presentati e commentati dal Cardinale in occasione della Scuola della Parola da lui stesso tenuta nel Duomo di Milano durante l’anno pastorale 1981/82; sette lezioni (una al mese proprio come le nostre riunioni di équipe) nelle quali ci viene insegnato da un maestro d’eccezione come leggere il testo biblico, in particolare i Salmi. Essi ci mostrano come Dio, manifestandosi all’uomo, gli sveli il mistero dell’esistenza umana. Nelle parole del Cardinale traspare una particolare attenzione agli interrogativi dell’uomo contemporaneo; tutto ‘Che cosa è l’uomo perché te ne curi’ ciò espresso con un linguaggio semplice e stimolante ‘Pregare con i salmi’ anche per il tono del discordi C.M.Martini. so: non e’ un libro teorico, ma Editrice LDC Lit 3.300 (nel è la trascrizione dei suoi di1990, ora da aggiornare) scorsi rivolti personalmente ai suoi ascoltatori. Le sessioni nazionali, a cui raccomandiamo la La scelta di un tema di stuLo stile è pedagogico, si partecipazione, per la grande ricchezza che posdio esprime concretamente la rivolge delicatamente ad sono offrire, si terranno a sensibilità, la tensione, la voognuno di noi, porgendoci glia di ricerca dei membri deldelle domande che, persol’équipe in modo corale. nalmente ed in coppia, posE’ vero che il processo desono suscitare delle risposte dal 30 aprile al 4 maggio cisionale può variare da caso da confrontare, poi, nella didal 22 al 26 agosto a caso, ma nel regime di libertà scussione in équipe. e di non sopraffazione che (ci Leggendo il commento e la Tema: auguriamo) contraddistingue spiegazione dei salmi, siamo le nostre équipes, è il risultato stati spesso colpiti dalla prodi una condivisione di intefondità e dall’acutezza a cui ressi comuni. arriva il nostro Cardinale: inNel caso della Monza 2, alfatti abbiamo dovuto tante cuni anni fa le cose sono anvolte sorprenderci con noi date così: qualcuno ha prostessi per i divario tra quello posto come tema questo libretto, gli altri, attratti dalla che la nostra mente riusciva a percepire dal testo del salmo autorevolezza dell’autore e dal richiamo del titolo (un tema e ciò che il Cardinale ci suggeriva. profondamente umano che andava a toccare le nostre più Paolo e Laura Casalone profonde motivazioni dell’esistere di tutti i giorni) hanno accolto favorevolmente la proposta. Esaminate poi le dimensioni così ridotte del volume e l’articolazione e la suddivisione dell’argomento in 7 capitoli, è stato considerato perfettamente adatto alle nostre Argomento Pag. esigenze di équipe. Padre Caffarel- da Famille Chrètienne 1 Beatitudini del nostro tempo 2 La vera carità A. Mazzon 3 Redazione: Paolo e Lidia Avesani Presentazione della Monza 3 4 Equipe Monza 1 Una preghiera insieme 5 Largo Esterle, 3 - 20052 MONZA (MI) La preghiere durante la riunione A. e G. Luqer 6-7 Tel. 039-389729 Giornata di Settore a Pavia 8-9 La sobrietà: stile di vita don. G. Colzani 10-11 Per i Milanesi Paolo è reperibile c/o La moltiplicazione dei pani e dei pesci 12 A.I. Automazione Industriale sas Le nostre rubriche 13 Via Monte Santo, 112 - CINISELLO B. I temi di studio delle ns. équipesP. e L. Casalone 14 Tel. 02-66013014 - Fax. 02-66014388 Cellulare 0336-803336 Con questo piccolo contributo vogliamo iniziare su questo giornalino una presentazione dei vari temi di studio che le nostre équipes hanno già svolto con soddisfazione, per offrire un aiuto reciproco nella conoscenza e nella scelta del tema di studio annuale. Tutte le équipe sono invitate a contribuire. Presentazione di un tema di studio affrontato dalla Monza 2: SESSIONI NAZIONALI '97 Nocera Umbra Fedeltà, Sobrietà, Solidarietà. Sommario