Comunità Magnificat
Rinnovamento nello Spirito Santo
Cammino
di
Discepolato
post effusione
LA
Vita Nuova
in
Cristo
Il paralitico - La preghiera gli uni sugli altri
sesta catechesi
Il Paralitico - La Preghiera gli Uni sugli Altri
Dio guarisce la paralisi del cuore, della mente e del corpo
Pregare per e sui fratelli
I
n quel tempo si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla,
scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura,
calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro
fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là
alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia!
Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo
nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste
cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono
perdonati i peccati”, oppure dire “Alzati, prendi la tua barella e cammina”?
Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: alzati, prendi la tua barella
e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi
di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non
abbiamo mai visto nulla di simile!»74.
Questo brano ci fa riflettere sull’uomo che è imprigionato e
immobilizzato dai propri mali e che quando incontra il Signore
Gesù viene liberato. Egli – attraverso il miracolo – dimostra che
in lui è presente il potere stesso di Dio, il potere più grande del
Dio di misericordia: perdonare l’uomo e rifarlo nuovo.
Perdonare è miracolo più grande che far risuscitare, infatti il
risuscitato muore ancora, mentre il perdonato ha sperimentato
l’amore di Dio, trovando la vita nuova, quella che non muore più.
Oggi si tende a giustificare il male, facendo finta che le paralisi di cui l’uomo contemporaneo soffre semplicemente non esistano; l’egoismo imperante si traveste da giusta attenzione a se
stessi e, invece che incapacità di muoversi per andare incontro
all’altro bisognoso del nostro amore concreto, esso – l’egoismo
74 Marco 2, 4-12.
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sesta catechesi
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– diventa una cosa addirittura buona. È necessario riflettere su
questa realtà, perché senza la consapevolezza della paralisi, non
può esserci nemmeno la domanda di guarigione e di perdono.
I farisei, che rimangono offesi e turbati dalle parole di Gesù
sul perdono dei peccati, rappresentano la legge ebraica che, –
lungi dal togliere il male dell’uomo – lo evidenzia.
Dopo la chiamata, il peccatore perdonato, diventa pieno di
vita e di Spirito Santo; da paralitico e immobilizzato che era, può
camminare e andare verso casa.
Il brano termina con la meraviglia (“non abbiamo mai visto nulla di simile”), proclamata sia per il miracolo che per il perdono
accordato al paralitico.
Il lettuccio su cui giaceva il paralitico
La paralisi è simbolo del peccato che immobilizza l’uomo. Il
paralitico rappresenta l’umanità incapace di muoversi verso il
proprio fine, fallita perché immobilizzata, uccisa dal peccato che
le impedisce di raggiungere la propria casa. A questo paralitico
Gesù dice: “Figlio, ti sono perdonati i peccati”. È la parola potente
di perdono che salva.
Il peccato è il fallimento dell’uomo che – per paura e sfiducia – si è allontanato da Dio nascondendosi a colui del quale è
immagine, perdendo il proprio volto, non essendo più se stesso,
alienandosi da Dio quindi dagli altri. Il peccato è porre l’io al posto di Dio: si rompe il rapporto vitale con lui e si scopre la propria
radicale autoinsufficienza.
Guardiamo il peccato a partire dalle sue conseguenze sulla nostra vita: questo brano evangelico ci fa capire che ogni malattia
come quella del paralitico è il segno della presenza del peccato.
Ti sono perdonati i tuoi peccati
Gesù non dice al paralitico «cammina», bensì: “ti sono perdonati i tuoi peccati»”. Chiediamoci ancora: cos’è il peccato? Peccare,
in ebraico, significa essere deviato, mancare l’obiettivo, come una
freccia che fallisce il bersaglio. Il peccatore è dunque un uomo
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sviato dal suo fine. Fatto per Dio, a sua immagine e somiglianza,
per istigazione del diavolo, comincia ad aver paura e sfiducia in
Dio. In sintesi si può dire che il peccato è l’ignoranza dell’amore
di Dio per noi. Lo pensiamo sì come Padre, ma in quanto datore
della legge e giudice severo. Ignoriamo che è amore e accoglienza
infinita per tutte le sue creature.
Un’altra domanda: cosa produce il peccato? Questo brano del
Vangelo ci dice che produce la paralisi impedendoci di camminare verso Dio. Possiamo muoverci solo con l’aiuto di qualcuno
che ci porti. Il peccato paralizza il cuore, la memoria, la volontà.
Il cuore non si commuove più, non sa più amare, porta rancore,
odio, vendetta, insensibilità e freddezza verso gli altri. La memoria non cammina, pensa sempre al passato ai fallimenti e peccati
commessi, alle ferite ricevute: non ci si apre più alla speranza. La
volontà non riesce a fare ciò che il cuore e la mente vogliono, non
si sforza perché tanto dice che non ce la fa.
Gesù, facendosi peccato e maledizione, a prezzo del suo sangue, ci ha riscattati dalla schiavitù del male! Sulla croce ha distrutto il documento della nostra condanna e ha abbattuto ogni
divisione tra gli uomini e Dio e degli uomini tra loro75. Ora siamo
capaci di amare come lui ci ama. Il paralitico ora cammina con
il lettuccio in mano. Questo lettuccio è come la legge: prima
lo teneva imprigionato, dichiarandolo colpevole e destinato alla
morte, perché la trasgrediva. Proprio essa lo ha condotto da chi
perdona; ora che è risorto può portare il suo giogo, che è divenuto soave e dona la vita.
Va’ a casa tua
Gesù invita il paralitico sanato a tornare a casa sua e la casa
dell’uomo è Dio. Se ne era allontanato, ed era incapace di camminare verso di lui. Ora finalmente è guarito e può mettersi a seguire il cammino del Figlio che lo porta a casa dal Padre. Il brano,
iniziato con Gesù in casa, termina col paralitico che va verso la
75 Cfr. Colossesi 2,14.
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sua casa. Dio ha preso casa tra noi perché noi trovassimo casa in
lui. Tutta la nostra vita, che prima era una fuga, ora è un ritorno.
L’esilio è diventato pellegrinaggio.
Gli amici del paralitico
Vediamo ora un particolare apparentemente piccolo – ma
indispensabile – che ha reso possibile l’operazione di perdono
e guarigione compiuta da Gesù: quattro persone hanno avuto
compassione del paralitico, hanno sentito parlare di Gesù, hanno avuto fede che Lui potesse fare qualcosa per il loro amico ammalato, hanno deciso di caricarselo sulle spalle, lo hanno portato
davanti al Maestro superando varie difficoltà, hanno perseverato
finché il loro amico non si è potuto trovare davanti al Signore.
Ciascun cristiano è chiamato a vedere le sofferenze del proprio prossimo e ad adoperarsi per portarlo a Gesù.
I segni che accompagneranno quelli che credono
Gesù, prima di ascendere al cielo, dà il comando di andare
in tutto il mondo ad annunziare la buona notizia della salvezza.
Insieme a questo comando dà anche una serie di garanzie sulla
presenza viva ed operante della sua grazia nei credenti: “Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio
nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in
mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno;
imporranno le mani ai malati e questi guariranno”76.
La Bibbia afferma: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome,
lì sono io in mezzo a loro”; e più avanti assicura “io sono con voi
tutti i giorni, fino alla fine del mondo”77. Se Gesù ha operato segni
e prodigi, anche coloro che crederanno in Lui verranno riconosciuti dalla stessa caratteristica78. Infatti, negli Atti degli Apostoli
si legge che i primi cristiani, appena usciti dall’evento grandioso e fondante della Pentecoste vivevano cose di questo genere:
76 Marco 16,17-18.
77 Matteo 18,20; 28,20.
78 Giovanni 14,12.
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“prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli”; “parlavano con
franchezza in virtù del Signore, che rendeva testimonianza alla parola
della sua grazia e concedeva che per mano loro si operassero segni e
prodigi”79.
La caratteristica fondamentale di una comunità autenticamente cristiana deve essere una solida fede: fiducia che quanto
il Signore chiede dà anche la capacità di farlo; fiducia che ogni
difficoltà, accettata e vissuta con Gesù, si trasforma in un’occasione di grazia; fiducia che, ogni volta che preghiamo, otteniamo80. Se questa fede c’è si può e si deve vederlo dai segni che la
testimoniano.
…nel mio nome...
Gesù è il nome nel quale è scritto che possiamo essere salvati,
è il nome pieno di potenza che significa letteralmente «YHWH
salva». È in nome suo che siamo chiamati a vivere e a rapportarci
con tutti, compreso il Padre, quando gli chiediamo qualcosa81.
Nel nome del Signore dobbiamo iniziare e finire ogni cosa82.
Una comunità cristiana – dato che secondo il comando di
Gesù è chiamata ad evangelizzare – può vivere la presenza di “segni e prodigi” solo quale accompagnamento della testimonianza che
dà. Quando la ricerca dei segni dovesse diventare preponderante
rispetto all’annun­cio del Vangelo, non sarebbe più la grazia divina ad operare, ma ben altro, con gravi rischi per chi opera in tal
senso come ci mette in guardia Gesù stesso: “molti mi diranno in
quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome
e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo
nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi
da me, voi operatori di iniquità”83. È da notare che i prodigi possono
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Atti 2,43; 14,3.
Cfr. Marco 11,24.
Cfr. Giovanni 16,23.
Cfr. Colossesi 3,17.
Matteo 7,23.
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essere fatti nel nome di Gesù senza che Gesù c’entri nulla: questo
è quanto accade quando si vuole ottenere non la costruzione del
Regno di Dio, bensì quella di una gloria personale, per un egoistico tornaconto, invece che per amore del prossimo.
…scacceranno i demoni...
I demoni, secondo l’insegnamento della Chiesa Cattolica,
sono “angeli decaduti per avere liberamente rifiutato di servire Dio e il
suo disegno. La loro scelta contro Dio è definitiva. Essi tentano di associare l’uomo alla loro ribellione contro Dio”84. Scacciare i demoni
significa innanzitutto smascherare la loro opera di corruzione per
far perdere la grazia e la comunione con Dio inducendo al peccato; poi, una volta venuto alla luce l’inganno, scacciarlo lontano
dalla vita dei fratelli cui l’evangelizzazione è rivolta. Come è accaduto anche nella vita del Signore, i cristiani, sono innanzitutto
chiamati a fare piazza pulita del loro nemico. Quando Gesù inizia
la sua missione, appena uscito dall’acqua del Giordano, si trova
a fare i conti con la tentazione del demonio85; quando comincia
ad evangelizzare, il primo ostacolo che si trova ad affrontare è
l’opposizione di un indemoniato86. In tutti e due i casi Gesù, per
prima cosa, scaccia lontano i demoni. Così anche i cristiani, nel
loro annunciare il Vangelo devono imitarlo facendo altrettanto.
...parleranno lingue nuove...
Il parlare lingue nuove, segno della fede dei cristiani, significa
avere un linguaggio compreso da tutti, come fu davvero evidente
nel giorno di Pentecoste, quando Giudei osservanti di ogni nazione
che è sotto il cielo riescono a capire nella loro lingua nativa le grandi
opere di Dio quello che i Galilei dicono87.
... prenderanno in mano i serpenti...
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Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 414.
Cfr. Matteo 4,1; Marco 1,12-13; Luca 4,1-2.
Cfr. Marco 1,21-26
Cfr. At 2,5-11.
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La fede dei credenti è più potente di qualsiasi veleno, sia quello dei serpenti che quello preparato e somministrato dagli uomini. La fede protegge da queste insidie, rendendole impotenti. Il
più celebre esempio di questi segni è nella Scrittura e riguarda
san Paolo; egli fu protagonista, nell’isola di Malta di un episodio
nel quale una vipera gli morse la mano, ma, sotto lo sguardo incredulo degli isolani, non gli recò danno88.
…imporranno le mani ai malati e questi guariranno…
L’imposizione delle mani è il gesto che Gesù chiede esplicitamente di fare ai credenti quale mezzo per veder guarire gli
ammalati. Essa può comunque avere almeno due significati: un
significato di invocazione e un significato di consacrazione. Il
primo è appannaggio dei laici, il secondo dei sacerdoti durante i
sacramenti. Nel Rinnovamento si fa un largo uso dell’imposizione delle mani con un carattere soltanto invocatorio, come Gesù
quando, ad esempio, ponendo le mani sopra i bambini li benediceva, oppure quando prega per gli ammalati89.
Imporre le mani ha anche un valore altamente simbolico:
richiama l’immagine dello Spirito Santo che copre con la sua
ombra, ma ricorda anche lo Spirito Santo che aleggiava sulle acque90; in ebraico il termine che traduciamo con aleggiava significa «ricoprire con le proprie ali, o covare, come fa la gallina con i
suoi pulcini». Dice Tertulliano: “la carne è adombrata dall’imposizione delle mani perché l’anima sia illuminata dallo Spirito”91. C’è un
paradosso: l’imposizione delle mani illumina adombrando, come
la nube che seguiva il popolo eletto nell’Esodo o quella che avvolse i discepoli sul Tabor92. Il discepolo Anania viene inviato da
Saulo perché recuperi la vista che aveva perduto nel momento
88 Cfr. Atti 28.
89 Cfr. Marco 10,13-16; Matteo 19,13-15; Marco 6,5; 8,23-25; Luca 4,40;
13,13.
90 Cfr. Luca 1,35; Genesi 1,2c.
91Tertulliano, Sulla risurrezione dei morti, 8,3.
92 Cfr. Esodo 14,20; Matteo 17,5.
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in cui aveva incontrato Gesù sulla via di Damasco, attraverso
l’imposizione delle mani. L’ordine di imporre le mani viene dato
ad Anania dal Signore stesso e diventa un gesto efficace per la
guarigione fisica di Saulo. Saulo, una volta divenuto credente,
assunto il nome di Paolo, a sua volta impone le mani su un ammalato e questi guarisce93.
Pregate gli uni per gli altri per ottenere la guarigione
Tutto quanto abbiamo fin qui detto sui segni che accompagnano l’evangelizzazione ha anche una sua valenza per quanto
riguarda la comunità cristiana al proprio interno. Ce ne parla
l’apostolo Giacomo nella sua lettera: “Chi è malato, chiami presso
di sé i presbiteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con
olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni
per gli altri per essere guariti. Molto potente è la preghiera fervorosa
del giusto”94. È un dovere, dunque, per la comunità occuparsi dei
propri ammalati i quali, oltre all’assistenza fisica di cui hanno
bisogno, hanno anche la necessità della preghiera del corpo.
L’uomo nuovo, dunque, non è più solo davanti alla propria vita
con le sue difficoltà – non solo perché ha Dio – ma perché Dio lo
ha inserito in un corpo di fratelli e sorelle, configurato a Cristo.
L’uomo nuovo sa di poter contare su questo corpo, presieduto dagli anziani (presbiteri) della Chiesa. L’unzione con olio, riservata
ai presbiteri, depositari della funzione sacramentale, indica però
anche la presenza viva e vivificante dello Spirito Santo, presente
e operante nella Comunità dei credenti. Condizione essenziale
perché l’efficacia della preghiera taumaturgica sia garantita, non
è certo la correttezza dell’azione rituale, bensì la fede di chi prega.
93 Cfr. Atti 9,10-18; 28,8.
94 Giacomo 5,14-16.
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sesta catechesi
L’apostolo invita inoltre ad ammettere i peccati davanti alla
Comunità, vivendo nella sincerità, perché nessuno monti mai in
superbia, perdendo così la grazia che Dio dà agli umili95.
La preghiera di intercessione, ma anche la preghiera di invocazione per chi è nel bisogno, diventa un imperativo, secondo
l’Apostolo. Non è qualcosa che si può, bensì qualcosa che si deve
fare. Scopo della confessione e della preghiera gli uni per gli altri
è la guarigione interiore. Se la malattia è l’incapacità di accogliere e dare l’amore (come Dio aveva previsto per l’uomo), la
guarigione arriva dall’umiltà e dalla carità fraterna.
Chi può esercitare il carisma della preghiera sui fratelli?
Ogni battezzato, ogni membro del Corpo di Cristo può pregare sui fratelli anche mediante l’imposizione delle mani, usando
questo gesto nel suo significato di invocazione e benedizione.
Quali sono è le persone più adatte a pregare su una persona?
Tutti possiamo e dobbiamo pregare ma alcune persone sono
particolarmente idonee: chi è stato guarito dallo stesso problema
o malattia – perché più di altri ha fede; chi soffre della stessa malattia o problema – perché più di altri ha compassione; chi ama
quella persona – perché più di altri desidera la guarigione.
Con quale atteggiamento o disposizione si prega sui fratelli?
Con la semplicità di bambini che sanno di avere un Padre Onnipotente “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi
sarà aperto... il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che
gliele domandano”96. Con fede in Dio sapendo che Egli ci ascolta
sempre e ci dà le cose di cui abbiamo bisogno: “la preghiera fatta
con fede salverà il malato”97. La fede vera non ha paura di chiedere
anzi osa. Con amore: durante la preghiera chiediamo il dono che
95 Cfr. Proverbi 3,34; Giacomo 4,6; 1Pietro 5,5.
96 Matteo 7,7-11
97 Giacomo 5,15.
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settima catechesi
Il cieco
il nostro cuore diventi come il cuore di Gesù per amare come lui
ama la persona che riceve la preghiera.
Per che cosa dobbiamo pregare?
Certamente per la guarigione sia fisica che interiore, ma anche per sostenere i nostri fratelli e le nostre sorelle in un momento di prova dove possiamo donar loro consolazione o per la
loro esigenza di ricevere una luce o una parola che li sostenga e
li illumini, e più in generale per ogni necessità.
Come avviene la preghiera?
Lo Spirito Santo non ha schemi, tuttavia proviamo a fare un
esempio. La persona che chiede la preghiera viene accolta dai
fratelli. Il clima deve essere di semplicità perché è Dio che opera,
non noi. Si chiede allo Spirito Santo il dono della fede, della speranza e dell’amore. I fratelli che pregano chiedono a Dio di essere
usati con potenza ma soltanto per la gloria di Dio. Essi chiedono
anche al Padre di poter avere l’amore che Gesù ha per la persona
malata per poter pregare come Gesù e attraverso Gesù. Si invoca
sempre lo Spirito Santo su chi riceve la preghiera e si dà ampio
spazio al dono delle lingue specie nelle preghiere nelle quali si
intercede per la guarigione.
Attualizzazione
Un tempo non potevi andare dal Signore perché eri paralizzato
dai tanti peccati, dalle consuetudini, dalle mode, dalle ideologie
del mondo che, come gli scribi e la folla del vangelo, ti impedivano e ti ostacolavano l’incontro con Gesù. Non potevi camminare
con le tue gambe, il tuo peccato ti faceva stare fermo, immobilizzato sul tuo lettuccio.
Ora, invece hai incontrato la fede della Chiesa nel volto dei
fratelli che hanno preso su di loro la tua paralisi, ma anche il
tuo desiderio di camminare spedito nella via della fede. Gesù,
quando ti ha visto, non ha guardato i tuoi peccati, ma la tua fede
celata nella nostalgia di Dio che hai sempre custodito in te e ti
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Il cieco
settima catechesi
ha perdonato. Ora puoi camminare in una vita nuova. Ora con
la barella in mano ritorni a casa con il desiderio di portare a Gesù
chi ti assomigliava e che non ha ancora avuto la grazia di incontrarlo personalmente. Ora puoi annunciare agli altri ciò che hai
visto, ciò che hai udito, ciò che hai contemplato, ciò che le tue
mani hanno toccato, cioè il Verbo della Vita, Gesù Cristo!98
Domande per la riflessione
• Riconosco da quale paralisi il Signore mi ha guarito?
• Ho compreso che la paralisi di cui soffrivo veniva dal peccato?
Ho compreso che l’opera di guarigione più grande di Dio nella
mia vita è quella del suo perdono?
• Adesso che sono stato liberato dalla paralisi, ho il desiderio
vivo di seguire Gesù?
• Ho capito che i segni e i prodigi accompagnano l’evangelizzazione e non sono fine a se stessi?
• Credo che Dio ci ascolta?
• Ho compreso che nella vita nuova non sono più solo, ma Dio
mi ha messo in un corpo di fratelli e sorelle attraverso i quali
Egli vuol continuare ad agire nella mia vita?
• Ho compreso che cominciare ad aprirmi agli altri, mostrando
ciò che sono senza paura è di per sé fonte di guarigione?
• Sono disposto a guardarmi intorno per riconoscere coloro che
possono aver bisogno della mia preghiera?
• Desidero diventare qualcuno che accompagna gli altri a Gesù?
Possibili impegni da prendere
• Scegli una persona (un amico o un parente) e annunciargli
ciò che il Signore ha fatto per te.
• Cominciare a pregare intensamente e con continuità per la
guarigione (fisica o spirituale) di una persona che conosciamo
98 Cfr. 1Giovanni 1,1-3.
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