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L’invasione
di
Elena Betta
Era molto strana quella luce verde
che lampeggiava in lontananza, ora più
chiara, ora più scura. Stavo chiudendo le
persiane delle mie finestre e la vista del
Parco Archeologico e del vivaio mi trasmetteva sempre un grande piacere, ma
non quella sera; le sagome nere dei palazzi
davano con il loro volume un senso di
minaccia, di catastrofe imminente.
Ero molto orgogliosa di abitare in una
delle zone più belle di Milano, anche se
io non ne ave vo nessun merito, ovviament e. Era stata la casualità a portare la mia
famiglia di terroni del nord ad abitare una
casa del Ticinese con davanti la vecchia
arena romana e dietro l’ex parco della
Vetra ora ex parco delle Basiliche. Tutto
ex ormai, pensai con tristezza.
Spensi la televisione e guardai l’ora: le
dodici e trenta, sì effettivamente era ora
di andare a dormire, ma non so, quella
sera avevo un senso d’oppressione al petto
e una nausea leggera, come da mal di
mare, come se avessi mangiato qualcosa
che non avevo digerito.
Certo le notizie che avevo sentito non mi
erano piaciute e mi avevano dato sì la
nausea: ma come, non bastava aver
costruito tutti quei palazzi in piazza San
Lorenzo nascondendo praticamente la
vista sulle colonne romane e poi ancora
tutto quel progetto edilizio, quella serie di
villette a schiera tra il retro della chiesa e
la circonvallazione, progetto che aveva
cementificato tutto il famoso parco.
No, ora fare le stesse operazioni anche
dalla parte della basilica di sant’Eustorgio
era veramente troppo.
Andai in cucina per prepararmi un po’ di
acqua e limone e fu allora che notai che
dalle persiane filtrava un riflesso verde,
denso e quasi vischioso la cui vista mi
dava la nausea. Sono proprio rimbecillita,
pensai, il verde mi dà la nausea, a me che
lo adoro, che lo difendo, che lo coltivo;
meglio che mi prenda 20 gocce di valeriana, biancospino e camomilla e vada a
letto perché sto dando i numeri.
Andai a letto, e per un po’ pensai ancora
a quanto era bella questa zona quando
aveva i suoi parchi con bambini, cani,
giovani, vecchi… Certo la politica del
governo, e poi della regione, aveva dovuto
tener conto dei problemi che si erano
verificati ultimamente per la presenza
massiccia di insetti e uccelli che avevano
invaso il poco verde rimasto, lucertole e
vermi che ti entravano in casa a ogni ora
del giorno e della notte, e poi i ragni,
ragni di tutti i tipi e colori che in una
notte con le loro tele ti sbarravano una
strada come quella volta che era arrivato
non so che politico che non aveva potuto
attraversare via Dante e gli uccelli a stormi avevano fatto piovere sul corteo non
volantini di benvenuto ma sostanziosi
ricordi della loro presenza. Le autorità,
preso atto del problema, avevano dovuto
costruire, costruire e poi ancora costruire
e ancora lo stavano facendo. La disoccupazione praticamente era ormai nulla,
tutti impiegati nell’edilizia a fare e disfare.
Milano era un immenso cantiere e anche
la provincia e fuori fino ad arrivare a
Lodi, Piacenza, Bergamo, Como, Lecco
e poi lì ancora cantieri fino ad arrivare ai
monti e al mare di qua e di là…
Quando mi svegliai la luce era diversa,
più piena, più calda. Andai, ondeggiando
come in una nebbia, ad aprire la finestra,
e quello che vidi mi lasciò senza fiato: la
vegetazione si era impadronita della città,
una giungla tropicale stava coprendo case,
macchine, sollevando asfalto e crepando
muri. Allora sì, mi resi conto che la guerra era cominciata, una guerra da farci
vedere i sorci verdi.
Questo libretto è stato stampato
nel mese di dicembre 2010 in venti copie
presso la Tipografia Compositori di Bologna
Copia N.
Copertina originale di
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L`invasione - BETTA