La matematica, per me, è sempre stata un vero incubo; non
so darmi una motivazione di tale avversione per questa
disciplina, ma di una cosa ne son certa… io la odiavo!
Quando ero più piccolina adoravo le scarpe da ginnastica
con lo strappo, ma non capivo il perché mia mamma
quando me le allacciava diceva sempre ad alta voce
“uno, due e tre”; mi ricordo che una volta le chiesi
spiegazioni e lei mi disse che dovevo imparare a contare,
e che era importante farlo!
La prima volta che ho
sentito il termine
matematica è stato
nella scuola dell’infanzia;
lì non si faceva vera e
propria matematica, ma
per esempio mi facevano
colorare dentro le forme,
classificare gli oggetti,
metterli in serie,
rappresentare la scala
dal più piccolo al più
grande…
…ricordo che mi piaceva tanto fare quel genere di
esercizi, ma ero ancor più contenta quando la mia
maestra, mentre mi guardava, mi faceva i complimenti
per la mia precisione nell’esecuzione dell’attività.
Mi disse che alle scuole elementari sarei sicuramente
stata brava in matematica… senza nemmeno sapere
cosa volesse dire quel termine, che aveva utilizzato alla
fine della frase, ero orgogliosa di ciò che mi aveva detto
M., ma nello stesso tempo incuriosita di andare alle
elementari e dimostrare a tutti la mia bravura in
matematica!
Sono sempre stata una bambina molto curiosa, ho sempre
cacciato il naso dappertutto… all’ uscita dell’asilo il nonno
mi veniva a prendere e mi accompagnava a casa sua; non
dimenticherò mai quell’enorme scatola di pastelli che aveva
in salotto, io tutti i giorni la prendevo e dopo aver fatto il mio
quotidiano disegno, tiravo fuori tutti i pastelli dello stesso
colore e facevo dei piccoli gruppetti.
La cosa più buffa è che li contavo a voce alta “1, 2, 5,
22,34…” , e sentivo che, dalla cucina, i nonni si facevano
delle sane risate… più volte si inginocchiavano vicino alla
mia scatola e mi facevano contare ad alta voce con loro!
Imparai ben presto a contare, grazie alle continue
correzioni che mi facevano i nonni… contavo tutto quello
che vedevo: gli uccellini nel cielo, i frutti sull’albero, le
fotografie nell’album…
Nella prima infanzia, allora, la matematica non mi faceva
tribulare, anzi, mi piaceva, mi incantava.
Ora posso rendermi conto del motivo di quella canzone
che intonava “un elefante si dondolava sopra un filo di
ragnatela, visto che il gioco era interessante andarono a
chiamare un altro elefante, due…” e che ci facevano
cantare sempre nella scuola dell’infanzia…
…era il modo di introdurci nel mondo della matematica e
imparare a farci contare!
Mentre la cantavamo le maestre ci facevano adoperare le
dita della mano. Ora posso affermare che, contare con le
dita aiuta il bambino a tenere traccia del conteggio
verbale costituendo un indice visivo della procedura.
Tutto era semplice quando si
arrivava a contare 10 elefanti, ma
quando bisognava rappresentare e dire
i numeri dopo la decina, tutto si faceva
più difficile…
Entrando nelle scuole elementari, l’ora di matematica era per
me una vera e propria fonte di disagio.
Avevo difficoltà a sottrarre (dovevo usare le dita della mano),
se dovevo contare 3+5 non capivo che invertendo gli
addendi, il risultato non cambiava… mi arrabbiavo e
piangevo se non riuscivo a risolvere il problema nello
stesso tempo che ci impiegavano i miei compagni.
Le tabelline le sapevo tutte a memoria, ma se mi si chiedeva
una moltiplicazione, senza dire tutta la cantilena, mi
risultava più complesso; non mi entrava in testa la tabellina
dell’ 8…così tutte le sere, prima di andare a dormire, mia
sorella me la faceva ripetere sempre!
Tutto questo era per me fonte di disperazione ed angoscia! Mi
sentivo diversa dagli altri miei compagni, anche se non ho
mai avuto nessun problema nell’apprendimento!
L'abaco è un antico strumento di calcolo, utilizzato come
ausilio per effettuare operazioni matematiche; è il primo
strumento usato per i calcoli sin dal 2000 a.C. in Cina e
utilizzato in seguito anche tra i Greci e i Romani.
Ricordo vivamente di aver utilizzato questo strumento,
che non mi piaceva moltisissimo, ma era ed è un ottimo
strumento, purtroppo oggi poco utilizzato.
Se ho 10 caramelle e 1 la do a te,
a me ne restan 9 e son tutte per me.
Se ho 10 ciambelline e 2 le prendi tu
a me ne restan 8 ti guardo a naso in su.
Se ho 10 biscottini e 3 li mangio io ,
a me ne restan 7 e il pacco tutto mio.
Se ho 10 dolcetti ma 4 sono rotti,
me ne rimangon 6 son buoni quei biscotti.
Se ho 10 gelati e 5 li vuol Piero,
a me ne restan 5 son buoni per davvero.
*****************************
Se ho 10 noccioline e 6 ne ho regalate,
me ne rimangon 4 di quelle un po’ salate.
Se ho 10 ciliegine e Laura ne vuol 7,
a me ne restan 3 chissà dove le mette.
Se ho 10 mele rosse e 8 son bacate,
me ne rimangon 2 ma dolci e profumate.
Se ho 10 liquirizie e 9 ne ho prestate,
ne resta solo 1 neanche le ho assaggiate.
Le 10 caramelle adesso non ho più,
me ne rimangon 0 me le hai rubate tu.
Questa filastrocca ce l’hanno fatto
imparare in prima elementare! Ancora
adesso me la ricordo…
se solo fossi stata un po’ più abile nel
calcolare a mente le somme o le
sottrazioni enunciate nella filastrocca
avrei impiegato meno tempo ad
impararla a memoria!
Ancora adesso non capisco il perché
ai bambini fanno imparare poesie e
filastrocche a memoria…
oggi è necessario sensibilizzare
l’educatore ad aspetti
dell’apprendimento cognitivo, meno
formali, ma determinanti. Sto parlando
di un fenomeno poco conusciuto: la
matematica da strada, ovvero le
conoscenze matematiche sviluppate in
modo naturale o spontaneo in contesti
non scolastici.
Ho impiegato più tempo rispetto ai miei amici ad imparare
la destra e la sinistra, ma ricordo che le maestre ce
l’avevano spiegata malissimo. Avevano realizzato una
figura di corpo umano in cartone e l’ avevano divisa in
due parti: la parte sinistra era di colore blu, la parte destra
era colorata in rosso,successivamente ci avevano fatto
mettere un nastrino rosso sulla mano destra… e non
ricordo bene come, forse spiegandoci che la maggior
parte di noi scriveva con la mano dove ci avevano messo
il nastrino, mentre la minoranza scriveva con quell’altra!
Mi avevano messo una confusione terribile in testa,
quindi mi ero realizzata io una rappresentazione per
riconoscere la destra dalla sinistra.
Io, fin dalla nascita, ho un angioma piccolino sulla mano
sinistra, ho deciso di sfruttare questo “dono” naturale e
superare la mia difficoltà nel riconoscere la destra e la
sinistra.
Altre mie difficoltà, collegate alla matematica sono state:
• riconoscere le ore nell’ orologio… non riuscivo a
capire la disposizione dei numeri e delle corrispettive
lancette, dopo molte prove finalmente riuscì a
comprendere il suo funzionamento;
• Scrivere in parola i numeri grandi (es.: 50235,
“cinquantamiladuecentotrentacinque”)
• Gli esercizi relativi all’ uso dei simboli minore e
maggiore; sapevo dire che 3 è maggiore di 5,
ma ho sempre avuto problemi ad assegnare i simboli;
La matematica, nella scuola elementare è stata, per me, un
ossessione, fonte di incubi… mi causava, persino, disturbi nel
sonno prima di una un compito in classe; sono perfino arrivata
a pensare che essa era un ostacolo troppo difficile da superare.
Un episodio che non dimenticherò mai è avvenuto nel periodo
di Natale. I miei nonni, materni e paterni, quell’anno avevano
deciso di darmi dei soldi da mettere nel salvadanaio, entrambi
mi avevano dato cinquanta mila lire, ma non mi avevano dato la
banconota da 50, ma un insieme di cartamoneta da 5, 10 e 20.
Ero entusiasta perché erano tantissimi soldi, ma mi misi
piangere e strillare quando mio padre mi scambiò i soldi con
una banconota da 100 mila lire. Cercò di farmi capire che il
valore era lo stesso, ma io non riuscivo a comprendere quello
che mi stava dicendo… era come se mi avesse rubato del
denaro!
Il mio rapporto con essa cominciò a migliorare nelle scuole
medie. Avevo una professoressa che adorava la
matematica, e grazie al suo amore per questa materia
riuscì a farmi appassionare anche a me.
Lei, oltre ad esporci teorie, regole e concetti ci faceva
giocare con i numeri. Le sue lezioni, oltre che frontali, erano
un gioco-apprendimento, ci proponeva l’utilizzo di materiali
speciali che ci permettevano di ragionare sui principi
aritmetici, manipolando concretamente le quantità implicate
nel far di conto, ci faceva fare degli esperimenti e la cosa
che adoravo più in assoluto era quando ci portava nell’aula
informatica.
La preoccupazione primaria, per quest’ insegnante, non era
completare un programma didattico, ma portare noi scolari
a colmare le nostre lacune, stimolando la nostra curiosità
prima con giochi divertenti e poi con la graduale
introduzione della matematica, geometria, algebra…
Non sono mai diventata un talento in matematica, ma alle
scuole superiori ho rivalutato questa disciplina, mi
piaceva… ero abile nel fare le espressioni, mi piacevano le
equazioni, e l’ argomento che mi ha interessato e coinvolto
di più è stata la statistica. All’inizio prendevo facilmente un
7, e negli ultimi anni ho portato a casa 8 e 9.
Ero contenta dei miei risultati raggiunti, così ho iniziato a
dare delle ripetizioni a dei bambini della scuola primaria; ho
rivisto, in alcuni bambini che seguivo, il mio modo di
affrontare le incertezze in questa materia.
Ho cercato di destare la loro curiosità prima con dei giochi
matematici, poi avvicinandomi piano piano alla materia.Un
giorno mi sono presentata a casa di un bambino con il cubo
di Rubik… abbiamo passato tutto il pomeriggio a cercare la
soluzione per risolverlo!
Nell’estate del 2005, sulle spiagge, era molto gettonato un
gioco chiamato Sudoku, un passatempo giapponese di
logica, nel quale il giocatore deve riempire le celle bianche
con i numeri da 1 a 9 in modo tale che in ogni riga, colonna
e regione erano presenti tutte le cifre da 1 a 9 e, senza
ripetizioni.
Ancora tutt’ oggi faccio quotidianamente i sudoku che
mettono sui giornali. Facendolo assiduamente ho scoperto
che ci sono diverse metodologie risolutive: per
eliminazione, per zone proibite…
Arrivando all’università pensavo che nel corso di
matematica si affrontassero teoremi complessi, spiegati
tramite lezioni frontali… invece mi sono duvuta ricredere
perché ho trovato una matematica vicina al mondo reale,
interessante, piacevole, diversa dal normale; Il programma
è all’ insegna dell’interattività e della creatività.
Pensavo che l’utilizzo del computer, in matematica, fosse
un ostacolo, invece è servito tantissimo a documentare il
mio percorso.
Nel preparare questo esame mi sono resa conto di quanto
la matematica sia importante e vicina a noi. Non mi ero
mai soffermata a pensare all’evoluzione della mia idea di
matematica; tutto questo è stato stimolante!
Ho iniziato a fare uso del computer nella scuola
primaria; il suo utilizzo era solo relegato
nell’ora di matematica/informatica.
Ricordo, che utilizzavamo molto il programma
Logo per studiare le figure geometriche.
Successivamente ho utilizzato il computer solo per fare delle
ricerche dall’aula informatica della scuola.
Quando ancora non avevo il computer, andavo a casa di una
mia amica a giocare al Solitario, oppure a FreeCell…
scrivevamo delle cose con Word e le stampavamo.
Il mio primo computer è stato un Windows95 e lo utilizzavo
per giocare, fare ricerche, scrivere e creare disegni con
Paint.
Fare ricerche/studiare
Scrivere
documenti
Comunicare in
tempo reale
Ascoltare
musica/guardare film
Uso quotidianamente il
Computer/Internet per
Condividere
passioni ed
interessi
Tenermi informata
su tutti gli aspetti
Giocare
Disegnare/colo
rare
MATEMATICA
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Non è cosa da geni,
Non è un linguaggio incomprensibile,
Non è un sistema di formule,
Non è un’ abilità di calcolo,
Non è un insieme di simboli astrusi,
Non è un oscuro gioco di numeri,
Non è un esercizio di memoria.
Matematica è un mondo da scoprire!
Voglio concludere con una citazione di
Ennio De Giorgi:
“La matematica è una delle manifestazioni più
significative dell'amore per la sapienza. Come tale è
caratterizzata da un lato da una grande libertà, dall'altro
dall'intuizione che il mondo è fatto di cose visibili e
invisibili e la matematica ha forse una capacità, unica fra
le altre scienze, di passare dall'osservazione delle cose
visibili all'immaginazione delle cose invisibili. Questo
forse è il segreto della forza della matematica
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io e la matetica