PREMESSA
Il Movimento Per l’Alleluia, MPA, è il Movimento dei
Laici sorto nel 1993 a fianco dell’Istituto Maestre Pie
dell’Addolorata.
La sua finalità è vivere la fede cristiana nella famiglia,
nell’ambiente di lavoro, nella comunità parrocchiale attraverso
il carisma della Beata Elisabetta Renzi.
“Sii felice perché il buon Dio ti ama!”: dice Madre Elisabetta;
lo stile di vita, quindi proposto all’MPA è una fede gioiosa,
carica di fiducia, di speranza cristiana.
“La Croce! Essa ha dato la pace al mondo! E io l’amo.”: l’amore
a Cristo crocifisso è uno degli elementi fondanti la spiritualità
della Beata.
“Io porto Colui che mi porta”: lo spirito di unione con Gesù
Crocifisso trova alimento e suggello nella partecipazione del
dono eucaristico.
Animati dalla stessa spiritualità, i laici MPA sono perciò
chiamati ad accogliere, custodire e vivere il carisma della Beata
Elisabetta Renzi.
Il cammino annuale dell’MPA viene scandito da un
incontro mensile nei singoli gruppi, dove si segue il programma
predisposto dalla Commissione Formazione del Movimento per
tutti i gruppi, in Italia e all’estero.
La programmazione annuale segue generalmente le
tematiche proposte dalla Chiesa per la Catechesi degli adulti e si
armonizza con la spiritualità della Beata.
La caratteristica del cammino sta soprattutto nel metodo,
che vuole favorire.
™ L’accoglienza gioiosa a tutti i partecipanti
™ L’ascolto della parola di Dio e della Chiesa
intercalate dal canto
™ La condivisione delle proprie risonanze di fede
™ La preghiera comune
™ Il momento della fraternità
Frequentando regolarmente gli incontri avremo occasione
per crescere in veri rapporti di amicizia dove potremo
condividere i nostri pensieri, il nostro agire, il nostro cammino
personale di santità con quella fede gioiosa, quella speranza e
fiducia in Dio che caratterizzò Madre Elisabetta e che è il
fondamento di una autentica fede cristiana.
Sapendo di poter essere sempre gioiosi, non perché tutto
va bene, ma perché Dio ci ama, siamo chiamati, per vocazione, a
diffondere amicizia, condivisione, cordialità, accoglienza e ci
impegniamo a incarnare nella vita quotidiana i messaggi che lo
Spirito Santo trasmette al gruppo e ai singoli amici MPA.
E’ impegno di ciascuno l’utilizzo personale del libretto, per
arrivare agli incontri avendo già letto e meditato l’argomento
che viene via via proposto.
E’ sollecitudine di ciascuno invitare nuovi amici a vivere
un cammino di santità secondo la spiritualità della Beata
Elisabetta, infondendo nei loro cuori pace, serenità e
predisposizione all’ascolto della Parola tenendo vive e presenti le
parole di Giovanni Paolo II: “Non temere di aprire il tuo cuore a
Cristo”.
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Il Cammino MPA
Il cammino di questo anno punta la nostra attenzione sulle
prime quattro BEATITUDINI del discorso della montagna,
tratte dal Vangelo di Matteo.
Matteo ha collocato le Beatitudini proprio all’inizio
dell’attività pubblica di Gesù. Di questa attività Matteo offre subito l’esempio. Le Beatitudini stanno all’inizio del cap. 5 e il loro valore è chiaro: Dio inizia ora ad esercitare un potere regale
sulla storia (il Regno dei Cieli è vicino); bisogna dunque che gli
uomini si convertano, accettino questa sovranità di Dio e vivano
in obbedienza alla legge del Regno. Le Beatitudini rivelano la
logica dell’esistenza che si pone sotto la sovranità di Dio; esse
sono il codice della vita cristiana, la sintesi del messaggio che il
Signore ha portato al mondo: un messaggio di felicità.
In appendice riproponiamo la “Meditazione davanti a
Gesù sulla Croce” e la “Corona dell’Addolorata” per alcuni
momenti di preghiera personali e nel gruppo.
La meditazione dei dolori di Gesù occupava molto del
tempo di Elisabetta ed era ciò che consigliava alle sue figlie e
figli di ieri e di oggi, perchè diceva che “l’unione dell’anima con
Gesù Cristo si fa per l’amore e la virtù della croce”.
Parte della sua spiritualità è anche la devozione a Maria
Addolorata, colei che ha ‘seguito’ il Cristo sulla Via della Croce
ed è stata corredentrice insieme a Lui.
Per l’approfondimento di ogni beatitudine dedicheremo
due incontri: nel primo ci soffermeremo sulle prime due parti
“Dalla Parola di Dio...” e “Un aiuto alla riflessione...”; nel secondo “Dai Documenti della Chiesa” e sulla Beata Elisabetta
Renzi.
Al termine di ogni parte è stato lasciato dello spazio “Per
la riflessione personale” dove poter annotare ciò che ha maggiormente colpito o il frutto della propria meditazione o una
preghiera, da poter condividere con il gruppo durante
l’incontro.
Ogni incontro terminerà con la preghiera che anche per
questo anno abbiamo incentrato sui salmi.
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ANNO ELISABETTIANO
Per questo anno non proponiamo la tappa dell’Itinerario
Elisabettiano MPA perchè per l’intero Istituto delle Maestre Pie
dell’Addolorata e quindi per il Movimento MPA è un anno
particolare.
In occasione del 150° anno della nascita al cielo della Beata Elisabetta Renzi è stato indetto l’ANNO ELISABETTIANO.
In questo anno molteplici saranno le iniziative alle quali
come Laici MPA è importante partecipare.
E’ importante ricordare che per questo anno è stato concesso di “acquistare l’indulgenza plenaria una volta nell’anno e
l’indulgenza parziale più volte per coloro che faranno visita a Coriano
alla Cappella dove sono custodite le spoglie mortali della Beata Elisabetta.
Alcuni avvenimenti programmati per l’anno sono i seguenti, ma le date possono subire variazioni. Il programma dettagliato uscirà tra qualche settimana.
CALENDARIO PER L’ANNO ELISABETTIANO 2008/2009
19 novembre 08 - in ogni realtà MPdA si faccia un gesto per dare inizio all’Anno Elisabettiano
22 novembre 08 - nel Duomo di Rimini alle ore 17.30
Mons.Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini, presiederà la solenne celebrazione
eucaristica di apertura ufficiale dell’Anno
Elisabettiano (confermato)
01 febbraio 09
- Pellegrinaggio USMI-CISM luoghi elisabettiani in preparazione alla festa della Vita
consacrata (confermato)
07 marzo 09
- 50° anniversario del miracolo (forma privata)
25 marzo 09
- Apertura mostra a Coriano
25/26 aprile 09
- Festa dei giovani, premiazione dei concorsi, pellegrinaggio a piedi (da confermare)
Le condizioni per l’acquisto dell’indulgenza sono:
• il sincero desiderio e impegno di conversione;
• la confessione e la comunione nel giorno della visita o in
quelli precedenti o seguenti;
• la recita del Credo e del Padre nostro;
• una preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre (Padre
Nostro e Ave Maria o altra preghiera).”
Inoltre Mons. Francesco Lambiasi, Vescovo della Diocesi
di Rimini che ha emanato il decreto per l’indulgenza (Prot. VFL
2008/43), in chiusura del testo chiede preghiere anche per Lui.
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13/14 giugno 09 - a Coriano traslazione dell’urna della Madre e 20° anniversario Beatificazione (da
confermare)
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14 agosto 09
Ottobre 09
- 150° anniversario della morte di M. Elisabetta
- Musica e testimonianze su Madre Elisabetta (da definire)
19 novembre 09 - Celebrazione conclusiva in duomo a Rimini (da confermare)
Per i Giovani verrà indetto un concorso a premi sulla figura della Beata Elisabetta Renzi. Verrà inviato il bando nelle varie
realtà dove sono presenti le Maestre Pie e nella Diocesi di Rimini.
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SCHEMA DEGLI
INCONTRI MPA
1. La Preparazione
L’incontro MPA inizia il mese precedente, quando si decide
quale parte del tema si tratterà al successivo. Il mese che separa
sarà il tempo della meditazione e riflessione.
Ogni settimana, per chi può ogni giorno, dedichiamo qualche minuto a leggere e soffermarci su qualche riga di ciò che è
riportato nel libretto, per meditare, sottolineare quello che più
ci ha colpito.
Iniziamo questo momento con un Segno di Croce e un Gloria, per metterci alla presenza del Padre, del Figlio e invocare luce dallo Spirito Santo, chiedendo la grazia di vivere le beatitudini che andremo a meditare, perchè prima di tutto sono una grazia da domandare.
A questo punto leggiamo qualche riga, senza fretta, senza avere l’ansia di leggere tutto ed arrivare in fondo, anzi tornando
indietro più volte, ed anche in tempi diversi, sottolineando,
fermandoci in silenzio.
Concludiamo con l’invocazione: Beata Elisabetta Renzi, prega
per noi.
Questo meditare che diventa preghiera è ciò che cambia e
trasforma il nostro cuore, perchè è la Parola di Dio, è Dio stesso
che opera e ci cambia dal di dentro.
Per chi lo desidera, si possono anche leggere i riferimenti alla
Parola di Dio nella Bibbia, o approfondire i temi nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nei documenti della Chiesa, oppure nella Positio che troviamo in ogni comunità Maestre Pie e
che ogni responsabile di gruppo avrà in consegna.
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2. L’Accoglienza
Tempo: 20 minuti circa
L’incontro inizia sempre con il canto, segno di accoglienza e
di festa, di gioia nel ritrovarsi.
Anche il canto può darci spunti per una riflessione personale e di gruppo, crea un clima fraterno e gioioso.
E’ il momento in cui si può cogliere l’occasione per ascoltare
e imparare un canto nuovo, soprattutto i canti proposti dalla
Commissione Musica e Canto. Ma non deve essere un tempo
dedicato solo ed esclusivamente a questo.
I gruppi che “fanno fatica a cantare”, possono aiutarsi con
audiocassette o cd o chiedere aiuto ad un membro della Commissione Musica e canto.
3. L’Invocazione allo Spirito Santo
Al canto segue l’invocazione allo Spirito perchè sia luce alle
nostre menti e ai nostri cuori. Lo Spirito Santo ci doni la capacità di metterci in ascolto della Parola di Dio, di accogliere la Sua
Parola con animo aperto e docile.
4. L’Introduzione al tema
Tempo: 10-15 minuti circa
Segue l’introduzione al tema dell’incontro
dall’animatore o da una persona che si è preparata.
“...l’energia dello Spirito che è in uno passa contemporaneamente a tutti. Qui non solo si fruisce del proprio dono, ma lo si moltiplica nel farne
parte ad altri e si gode del frutto del dono altrui come del proprio” (San
Basilio).
La condivisione può essere fatta semplicemente leggendo le
frasi che hanno più colpito, oppure raccontando quale è stato il
cammino spirituale del mese e ciò che lo Spirito ha suscitato
dentro.
6. La Preghiera finale
Tempo: 10-15 minuti circa
Tutte le nostre riflessioni, condivisioni diventano preghiera.
Insieme preghiamo con un salmo, preghiera di Cristo e della
Chiesa. Essi ci aiutano a rivolgere la mente, il cuore a Dio, a lodarlo, a ringraziarlo, a chiedergli ciò che riteniamo utile per la
nostra vita e quella dei nostri fratelli.
Terminiamo con la preghiera alla Beata Elisabetta Renzi,
presentando a Dio, per sua intercessione, ogni necessità nostra,
delle nostre famiglie e del mondo intero, pregando anche per
ogni Laico MPA in Italia, Louisiana, Messico, Brasile, Bangladesh e Zimbabwe e per ogni Maestra Pia dell’Addolorata.
fatta
5. La Condivisione
Tempo: 25-30 minuti circa
A questo punto ognuno è chiamato a condividere con gli altri la ricchezza delle sue riflessioni. E’ questo un momento importante e significativo perchè siamo chiamati a mettere in comune quello che lo Spirito ha suscitato nei nostri cuori:
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7. Il Momento di fraternità
Dopo aver condiviso riflessioni, preghiera... terminiamo
l’incontro con un momento fraterno di festa, di convivialità.
Anche questo momento è importante per favorire tra noi
rapporti aperti, sereni e di conoscenza reciproca.
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Le Beatitudini
Le Beatitudini
BEATI I POVERI IN SPIRITO
Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e,
messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male
contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra
ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.
Dalla Parola di Dio
Leggiamo nel libro del
Deuteronomio: Dai generosamente al tuo fratello bisognoso e,
quando gli darai, il tuo cuore
non si rattristi; perché proprio per
questo il Signore Dio tuo ti benedirà in ogni lavoro e in ogni cosa
a cui avrai messo mano. Poiché i
bisognosi non mancheranno mai
nel paese; perciò io ti do questo
comando e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo fratello
povero e bisognoso nel tuo paese
(Dt 15,10-11).
I profeti si fecero difensori della giustizia sociale lanciando invettive contro i ricchi del loro tempo e difendendo i miseri e i deboli. De-
(Mt. 5,1-12)
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nunciando ogni forma di oppressione: il commercio fraudolento,
l’acca-parramento
delle terre, la giustizia venale,
la violenza dei capi. Dio ha
orrore dei sacrifici e delle offerte dei ricchi le cui mani
grondano sangue sottratto ai
poveri (Am 2,6-8; Is 1,15-17;
Ger 5,28); la vera religione
consiste nel rendere giustizia
ai poveri e agli afflitti, perché
Dio sta dalla loro parte.
In questo contesto si sviluppa il significato spirituale
e religioso della povertà. Il
povero, privo di beni di questo mondo e spesso indifeso,
è cosciente della propria in-
sufficienza ed è portato a porre la sua fiducia in Dio, attendendo da lui la salvezza.
La povertà diventa perciò un
atteggiamento religioso di
fronte a Dio, caratterizzato da
sentimenti di fede, di umiltà
e di fiducia. Il ricco invece,
che confida nei beni terreni
ed è cosciente della sua autosufficienza,
è
portato
all’arroganza e all’orgoglio, e
perciò alla dimenticanza di
Dio,
al
peccato,
all’oppressione dei miseri e
all’empietà.
La vita e l’insegnamento
di Gesù si collocano sulla scia
della mistica della povertà
materiale
e
spirituale
dell’Antico Testamento e la
portano alla perfezione.
La povertà di Gesù non
significa mancanza del necessario: egli possedeva un abbigliamento decoroso ed esercita un mestiere remunerato, il
suo gruppo è sostenuto dai
sussidi di amici, principalmente dalle donne facoltose
della Galilea (Lc 8,3). Tuttavia egli visse in modo mode-
sto e durante la sua missione
apostolica non aveva un luogo stabile dove posare il capo
(Mt 8,20). Gesù si circondò
di gente umile, di pescatori e
di gabellieri; si prese cura dei
poveri, dei malati, dei peccatori, dei mendicanti e delle
vedove; predicò il vangelo ai
poveri, praticò l’elemosina
(Gv 13,29), raccomandandola
ai suoi discepoli (Lc 11,41).
Insegnò a vedere nei poveri
l’immagine della sua presenza.
L’ultimo
giudizio
sull’uomo avrà come criterio
fondamentale il comportamento avuto nel riguardo dei
miseri e dei bisognosi (Mt
25,31-46). La povertà di Gesù
equivale a libertà (Mt 8,20),
mitezza e umiltà di cuore (Mt
11,29), disponibilità alla volontà del Padre fino all’accettazione cosciente della sofferenza e della morte in croce.
Gesù risveglia nei suoi discepoli lo sforzo di eliminare
la sofferenza e l’indigenza attraverso la pratica della giustizia sociale, la distribuzione
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della ricchezza e l’aiuto tangibile ai meno abbienti.
Gesù condanna la ricchezza quando essa impedisce
l’apertura dell’animo umano
verso Dio. La povertà rende
l’uomo distaccato dai legami
della terra e disponibile a
Dio.
In questo ordine di idee si
comprende la beatitudine
della povertà annunciata da
Cristo. Essa occupa il primo
posto tra le beatitudini: Beati
i poveri in spirito perché di essi è
il regno dei cieli (Mt 5,3). I po-
veri in spirito sono coloro
che, interiormente distaccati
dai beni della terra, sono
convinti della propria insufficienza e del bisogno di Dio e
di conseguenza si aprono fiduciosi a lui. Ad essi Gesù
promette la ricchezza più preziosa: il regno di Dio: Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio
non ha forse scelto i poveri nel
mondo per farli ricchi con la fede
ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano? (Gc
2,5).
Un aiuto alla riflessione...
“Beati coloro che hanno un’anima da poveri”
“Beati quelli che sono poveri di fronte a Dio”
Queste sfumature sottolineano che, per capire davvero il
pensiero di Gesù, è necessario comprendere bene il significato
di “poveri”.
“Poveri”: sono coloro che non cantano sulle proprie forze
perchè hanno ben poco di cui gloriarsi o a cui aggrapparsi, ma
sono certi del Signore, della sua bontà, della sua potenza, della
sua misericordia.
Avendo posto in Dio ogni speranza, non fidandosi di sè, sono disponibili alla buona notizia di Gesù, al suo Vangelo.
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Chi ha imparato a non contare su se stesso, chi ha imparato
a conoscere la fragilità umana, è aperto alle novità del Regno.
Coloro che pretendono di primeggiare, di spingere, di farsi
largo schiacciando gli altri, non sono i prediletti di Dio.
Lo sono, al contrario, quelli che accettano umilmente la loro
condizione, fidandosi di Dio, mettendosi nelle Sue mani.
Possiamo allora cogliere il messaggio per noi, l’atteggiamento
che il Signore ci chiede. E’ l’atteggiamento che spalanca il cuore
al mistero di Dio, che rende semplici, capaci di affidamento, di
abbandono, di attesa di Dio.
Ci domandiamo:
“So accettare quei piccoli segni di povertà che mi toccano un
po’ sempre? Anche se abbiamo delle ricchezze, ci sono in realtà
delle povertà che ci raggiungono tutti: la povertà di salute, piccole indisposizioni, delusioni, incomprensioni, depressioni,...
Certe volte ci arrabbiamo per queste cose, ci arrovelliamo,
mentre potremmo viverle partecipando alla condizione di povertà di tanta parte dell’umanità e mettendoci in stato di ascolto e
di disponibilità di fronte al messaggio di Gesù.
Nella preghiera sappiamo pregare come i poveri, come coloro che mendicano la grazia di Dio, il suo perdono, il suo regno,
la sua misericordia?
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Per la riflessione personale
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Dai Documenti della Chiesa
Pakistan, Filippine I, Guam (Stati Uniti II), Giappone, Anchorage (Stati Uniti II)
16-27 febbraio 1981
DISCORSO DEL
SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
AI POVERI DEL DISTRETTO DI TONDO
18 febbraio 1981
Beati i poveri in spirito
Qui a Tondo (sobborgo di Manila – Filippine) ed in altre parti di
questa terra ci sono tanti poveri, e in loro vedo i poveri in spirito che
Gesù chiamò beati. I poveri in spirito sono coloro che tengono i loro occhi su Dio ed i loro cuori aperti alla sua azione divina. Essi accettano il
dono della vita come un dono che viene dall’Alto e lo apprezzano perché viene da Dio. Con gratitudine verso il Creatore e misericordia verso
i propri simili, sono pronti a dividere ciò di cui dispongono con chi è più
bisognoso di loro. Amano le loro famiglie ed i loro bambini e dividono le
loro case e le loro tavole con il bambino affamato e il giovane senza casa. I poveri in spirito si arricchiscono di qualità umane; sono vicini a
Dio, pronti ad ascoltare la sua voce ed a cantare le sue lodi.
Essere poveri in spirito non significa disinteressarsi dei problemi che
affliggono la comunità e nessuno ha un più acuto senso di giustizia della gente povera che soffre le ingiustizie determinate dalle circostanze e
dall’egoismo umano. Ricercando la forza nella solidarietà umana, i poveri, proprio con la loro esistenza, indicano l’obbligo della giustizia che
s’impone alla società e a tutti coloro che hanno potere economico, culturale o politico. Così la stessa verità della prima Beatitudine indica un
sentiero che ciascun individuo deve percorrere. Essa dice a coloro che vi17
vono in una povertà materiale che la loro dignità, la loro dignità umana, deve essere difesa, che i loro inviolabili diritti umani devono essere
salvaguardati e protetti. Essa dice loro anche che essi stessi possono realizzare molto se mettono insieme la loro intelligenza, i loro talenti, e specialmente la loro determinazione di essere artefici del loro proprio progresso e sviluppo.
La prima Beatitudine dice al ricco, che gode del benessere materiale
o che accumula una parte spropositata di beni materiali, che l’uomo è
grande non per ciò che possiede ma per ciò che è: non per ciò che ha ma
per ciò che divide con gli altri. Il povero in spirito è l’uomo ricco che non
chiude il suo cuore, ma affronta le intollerabili situazioni che perpetuano la povertà e la miseria di tanti costantemente affamati e privati delle loro legittime possibilità di crescere e sviluppare il loro potenziale umano, di tanti che non hanno una dimora decorosa e vestiario sufficiente, che soffrono di malattie per mancanza delle più elementari cure
sanitarie, che raggiungono la disperazione per mancanza di una occupazione tale da consentir loro di provvedere, attraverso un onesto lavoro, alle necessità delle loro famiglie. Povero in spirito in realtà è l’uomo
ricco che non si concede riposo fino a che un suo fratello o una sua sorella è avviluppato nell’ingiustizia e nell’impotenza. Povero in spirito è
colui che detiene il potere politico e si ricorda che esso è dato solo per il
bene comune e che non desiste mai dal ricercare mezzi per organizzare
tutti i settori di una società in conformità alle esigenze della dignità e
della uguaglianza che costituiscono il diritto nativo di ogni uomo, donna e bambino che Dio ha chiamato all’esistenza.
Beata Elisabetta povera in spirito
I poveri in spirito sono coloro, che hanno messo in Dio ogni
speranza e sono disponibili alla buona notizia del Vangelo. I poveri gli umili si fidano di Dio, mettendosi nelle sue mani, per18
ché Lui solo è più grande di ogni persona. La Beata Elisabetta
Renzi e le povere del Crocifisso, contemplano Gesù sulla croce,
che si è fatto povero per noi.
La Serva di Dio sentiva nella povertà, non solo una forma di
imitazione di Cristo, ma anche un mezzo per rinsaldare gli animi nella carità e stimolarli a una gara sempre più viva di azione.
Spogliatasi di tutto, si abbandonava alla divina provvidenza e diceva: “Si è così contenti di dover tutto a Colui che è tutto”.
In una meditazione del 4 luglio1856 scriveva: “Il medesimo (il
Signore) mi ha fatto conoscere che non solo nei beni di questa terra non
può il cuore nostro rimanere appagato, ma neanche con le delizie del
paradiso, ma solo nel godimento di Dio, e del suo Sacro Cuore. Mi ha
fatto poi conoscere che chi vuol arrivare a questo s. amore conviene di
riformare la nostra volontà a quella di Lui operando sempre con retta
intenzione, seguendo con l’immaginazione nelle diverse circostanze del
mio operare ciò che Gesù faceva”.
A un pio e bravo sacerdote, predicatore, ella diceva: “Ah: i
nostri vasi erano troppo piccoli per ricevere e contenere cose sì belle…”.
“Io porto Colui che mi porta” era solita esclamare meditabonda,
dopo essersi comunicata.
A chi le usava qualche cortesia, diceva amorosamente: “A fareste meglio a donarmi le vostre virtù”.
“ Madre, le fu detto da una religiosa, partendo pel cielo, ci lascerà il mantello di Elia?”. A cui ella soggiunse: “Non crediate che vi sia
da ereditare un mantello dove non è neppure una camicia”. Elisabetta
conservava quella semplicità che è il carattere dei figli di Dio.
Parlando dei santi aveva mille storie da narrare le une più belle
delle altre; raccontava di un beato che acceso di desiderio di adorare nottetempo N.S. nel sacramento dell’amor suo, non aveva che da muovere un passo verso una chiesa e le porte di per se
stesse gli si aprivano! Dio fa miracoli per nulla concludeva,
quando un suo amico glieli domanda.
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Scriveva alla nipote Giuseppina: “L’unica cosa non invidiata è
l’ultimo posto, e solamente in esso non vi è vanità o afflizione di spirito.
Schieriamoci dunque tra gli imperfetti, stimiamoci piccole anime, che
Dio debba sostenere ad ogni istante… ma se vorremmo provare a fare
qualche cosa di grande anche sotto colore di zelo, ci lascia soli. Basta
dunque che ci umiliamo e che sopportiamo volentieri la nostra imperfezione; ecco in che consiste per noi la vera santità”.
“Amore! E l’esercizio per acquistare il divino amore non è altro che
il molto abbassamento, cioè l’umiliazione; per un atto d’amore o di altra virtù che passa un momento, potete acquistarvi un grado di gloria
che non passerà per tutta l’eternità”. (1851) “La pena non ti apporti
pena, la gloria non ti apporti gloria, in tutto vivi come se fossi morta…”.
La venerata Madre insegnava costantemente altrui la via
dell’infanzia spirituale, della confidenza cioè e dell’abbandono
totale, e scrisse: “Voglio insegnare quei piccoli mezzi che mi sono sempre riusciti, dire che non vi è una sola cosa da fare quaggiù: gettare a
Gesù i fiori di piccoli sacrifici”.
Altra volta esclamò: “E’ proprio necessario che io giunga a far
sempre e in tutte le cose il contrario di quello che vorrei! V’immolo questa volontà, o Signore! Siate mia forza e mia vita, mia vittoria: io non
vi abbandonerò mai. Ah! Sarei molto più colpevole di quegli sciacalli
che Vi crocifissero venti secoli fa”.
(Dalla Positio, Summarium LXIII, pag. 379,503,504, 510,511)
Per la riflessione personale
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Preghiamo con la preghiera della Chiesa…
SALMO 1 - LE DUE VIE
Possiamo paragonare questo salmo sapienziale di contenuto
didattico morale con il seguente brano tratto dal libro del Deuteronomio (30,13-20):”Io ti ho posto davanti la vita e la morte,
la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore tuo Dio, obbedendo alla Sua voce e tenendoti unito a Lui, poiché è Lui la tua
vita e la tua longevità”.
Esso ci presenta le due vie dell’uomo: quella della giustizia e
quella dell’empietà optando per la quale l’uomo decide verso
quale fine indirizzare la propria esistenza rendendola più o meno piena e feconda del valore con cui l’ha nutrita ed alimentata.
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Beato l’uomo che segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;
ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte:
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Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere.
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Non così, non così gli empi:
ma come pula che il vento disperde;
perciò non reggeranno gli empi nel giudizio,
ne i peccatori nell’ assemblea dei giusti.
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Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
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Le Beatitudini
ma la via degli empi andrà in rovina.
Rileggiamo il salmo in silenzio per alcuni istanti, ognuno poi
legga a voce alta, spontaneamente, le parole che lo hanno maggiormente colpito.
Dopo ogni frase ripetiamo insieme:
BEATI GLI AFFLITTI
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
FACCI SCEGLERE LA VIA CHE PORTA A TE,
SIGNORE
Altre intenzioni di preghiera:
• nella Chiesa ed in ogni cristiano
• nei poveri e nei sofferenti
• nella scuola e nel mondo del lavoro
• nei giovani e nei ragazzi
• …..
Dalla Parola di Dio
PREGHIERA
Padre, siamo come pula dispersa dal vento, pietà di noi peccatori. Accresci la nostra fede perché possiamo ogni giorno mostrarti
più amore. Fa che le radici di ogni nostra azione siano ben salde
in te e che, meditando e osservando la tua Legge, siamo sempre
fedeli ai nostri impegni, possiamo vivere nella tua grazia e così
riconoscerci in quell’albero piantato sulle rive del fiume, carico
di frutti di vita eterna. Amen.
Preghiera alla Beata
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Il dolore in tutte le sue
manifestazioni
costituisce
uno dei problemi maggiori
che hanno angosciato e angosciano gli uomini. Ad esso
cercano di dare una spiegazione le filosofie e le religioni.
Nella Bibbia la sofferenza
viene trattata in modo serio e
ampio. L’Antico Testamento
ci offre delle soluzioni parziali
di questo enigma umano,
mentre il Nuovo Testamento
propone la trasfigurazione del
dolore in unione vitale e feconda con la passione redentrice di Cristo.
In ogni tempo e in ogni
condizione di vita, l’uomo è
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colpito da molte tribolazioni.
Le cause delle sofferenze sono
le più disparate: le malattie, la
vecchiaia e la morte sono dei
fenomeni connessi con la natura fragile e limitata
dell’uomo. Molte sventure
sono procurate all’uomo dalle
potenze del male. Altre volte
la causa dei dolori e delle ingiustizie è la libera decisione
dell’uomo che si oppone alla
volontà di Dio, cioè il peccato. I profeti scoprono nella
sofferenza un valore purificante, simile a quello del fuoco che libera il metallo dalle
scorie. Sta scritto nel libro del
Qoèlet: Accetta quanto ti capi-
ta, sii paziente tra le tue vicende
dolorose, perché nel fuoco si prova l’oro, e gli uomini graditi nel
crogiuolo del dolore (Qo 2,4-6).
Il dolore è una prova di
amore da parte di Dio ed è
un mezzo di salvezza per
l’uomo. Il libro della Sapienza
assicura a coloro che soffrono
una vita felice dopo la morte:
Per una breve pena riceveranno
grandi benefici, perché Dio li ha
provati, e li ha trovati degni di
sé; li ha saggiati come oro nel
crogiuolo e li ha graditi come un
olocausto. Nel giorno del loro
giudizio risplenderanno; come
scintille nella stoppia correranno
qua e là (Sap 3,5-7).
Gesù fu sensibile alla sofferenza umana, dimostrò
compassione e tenerezza verso
i malati, i sofferenti e i bisognosi. Molti dei suoi miracoli
furono compiuti per liberare
gli uomini dalle sofferenze e
dalla malattia. Leggiamo nel
vangelo secondo Matteo: Gesù percorreva tutte le città e i villaggi insegnando e curando ogni
malattia e infermità. E vedendo
le folle ne sentì compassione per-
ché erano stanche e abbattute
come pecore senza pastore (Mt
9,35-36). Anche ai discepoli
inviati in missione temporanea nei villaggi della Palestina, Gesù diede il potere di
guarire le infermità. In questo
modo Gesù mostrò che il regno di Dio nella sua completa
realizzazione esclude ogni dolore e sofferenza umana.
Però Gesù non solo ha
lenito le sofferenze umane,
ma ha voluto lui stesso provare il dolore fino all’estreme
conseguenze. Nell’imminenza
della sua passione Gesù è
turbato e prova un’angoscia
mortale; nel Getsemani la tristezza e lo scoramento lo assalgono in maniera intensissima; è tradito da un amico
(Mt 26,49-50), è abbandonato
dagli apostoli (Mt 26,56), è
rinnegato da Pietro (Lc 22,5462), oltraggiato dalla folla, dai
soldati e dai sommi sacerdoti.
Ma proprio attraverso la passione e la morte accettate liberamente e pazientemente,
Gesù dà la suprema testimonianza della sua obbedienza
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al Padre e dell’amore infinito
per gli uomini peccatori. Per
mezzo della sofferenza e della
croce si compie il mistero della liberazione degli uomini,
che mediante la fede in Cristo crocifisso e risorto hanno
nuovamente accesso al Padre
che è nei cieli. Nel disegno di
Dio esiste un nesso inscindibile tra dolore e amore, tra
sofferenza e glorificazione, tra
umiliazione ed esaltazione. Il
dolore umano, quando diventa manifestazione di amore e di obbedienza, subisce un
processo trasfigurante profondo ed impegnativo.
Un aiuto alla riflessione...
“Beati coloro che sono nella tristezza, perchè Dio li consolerà.”
Gli afflitti sono tutti coloro che subiscono una disgrazia, che
vivono un dolore personale.
Afflitti sono anche coloro che sono dispiaciuti dei loro peccati e soffrono per aver offeso il Signore, come Pietro che piange
amaramente dopo aver tradito Gesù.
L’afflizione proclamata come beati nasce da uno sguardo
contemplativo rivolto al mistero infinito di Dio e allo stesso
tempo dalla considerazione, tenera e compassionevole, sulla fragilità della condizione umana.
Possiamo allora comprendere perchè gli afflitti sono “Beati”.
Beati non in quanto afflitti, non per l’afflizione in se stessa,
ma perchè vivendola come atteggiamento positivo, saranno consolati, anzi Dio li consolerà.
La consolazione è quell’insieme di gioia, di letizia, di esultanza, di vittoria, che riempe il cuore superando e travolgendo
l’afflizione.
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Domandiamoci: quali sono le cause delle nostre lacrime, della nostra tristezza?
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Ci sono sofferenze visibili, come la malattia... e ci sono sofferenze morali interiori spesso più profonde, schiaccianti.
Tutto questo carico di sofferenza può essere portato davanti
a Dio, nella preghiera e così esso diventa meno pesante.
Riscopriamo allora il valore di conforto che ha la preghiera
umile di lamentazione.
Quando qualcosa ci disturba o ci fa soffrire normalmente
siamo portati a comunicarlo con nervosismo a chi ci sta intorno.
Perchè non imparare a lamentarcene prima con il Signore,
nella fede e nella preghiera, come ci insegnano i salmi?
Allorchè riusciremo a portare davanti al Signore le nostre afflizioni, non con stizza e con amarezza, ma nella pace e
nell’umiltà, ci risparmieremo sofferenze inutili e sperimenteremo la promessa delle divine consolazioni.
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Per la riflessione personale
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Dai Documenti della Chiesa
LETTERA APOSTOLICA
DIES DOMINI
DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
ALL'EPISCOPATO, AL CLERO E AI FEDELI SULLA SANTIFICAZIONE DELLA DOMENICA
Al di là delle singole espressioni rituali, che possono variare nel
tempo secondo la disciplina ecclesiale, rimane il dato che la domenica,
eco settimanale della prima esperienza del Risorto, non può non portare
il segno della gioia con cui i discepoli accolsero il Maestro: «I discepoli
gioirono al vedere il Signore» (Gv 20, 20). Si realizzava per loro, come
poi si attuerà per tutte le generazioni cristiane, la parola detta da Gesù
prima della passione: «Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si
cambierà in gioia» (Gv 16, 20). Non aveva forse pregato egli stesso perché i discepoli avessero «la pienezza della sua gioia» (cfr Gv 17, 13)? Il
carattere festoso dell'Eucaristia domenicale esprime la gioia che Cristo
trasmette alla sua Chiesa attraverso il dono dello Spirito. La gioia è
appunto uno dei frutti dello Spirito Santo (cfr Rm 14, 17; Gal 5, 22).
Beata Elisabetta pur afflitta non dispera
“Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi” (Rm 8,18). La
speranza cristiana è la prima grande consolazione.
La Serva di Dio era di gracile costituzione e da giovane secondo lo Zavoli, era tormentata da “un malore”, di cui non precisa la natura, ma che si manifestò con “sofferenze fisiche e un
indebolimento sempre crescente”. Oltre questo nel corso degli
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anni sofferse anche “vari incomodi nervali”, frequenti indisposizioni di stomaco e dolori alla gola, che impedivano, con suo
grande rincrescimento, di accostarsi spesso all’Eucarestia. Nel
1849 dovette trovarsi in uno stato di tale prostrazione fisica, da
farle dire: “Signore vi offro la salute sempre più cagionevole e la debolezza di un corpo che non basta ormai più a tante angosce e fatiche”.
(Summarium LXIX)
In una meditazione del 6 luglio1856 scriveva: “Nel meditare la
vita di sacrificio di Gesù nel Ss.mo Sacramento, pensai che, per imitare
Gesù in questa vita di sacrificio, basterebbe che offrissi ogni volta
all’amoroso Cuore di Gesù quegli incomodi quelle noie e travagli che
porta seco la mia natura e lo stato mio presente, usando particolare attenzione in soffrire tutto per piacere a Lui”.
Chi può mai escogitare le disposizioni del cielo? Povera colomba, cui fu distrutto il nido anche prima d’aver preso forti ali,
la tempesta della rivoluzione volle cacciarla come le derelitte religiose di Pietra Rubbia; ripose il piede nella casa paterna, in attesa di bonaccia per riguadagnare il porto, guardando le cose
con quell’occhio tranquillo che non permette al cuore di esacerbarsi, né all’immaginazione di traviare, fidente che tutto torna a bene per chi ama e cerca il Signore… Certo fu in
quell’occasione che la giovane generosa e serena, così scrisse:
“La croce! Essa ha dato la pace al mondo! Ed io l’amo; una sofferenza
rassegnata non è più sofferenza; ed io non mi lamento; che? Godo anzi,
poiché l’unione dell’anima con Gesù Cristo si fa per l’amore e per la
virtù della sua Croce”.
Gli anni vissuti nella vita domestica dovettero essere di prove care e preziose: care poiché, come
ella ebbe a dire ordinariamente sempre, “le pene e contraddizioni ci mettono ai piedi della croce, e la croce alla porta del cielo; sono
quindi doni impareggiabili che Dio fa ai suoi amici”; preziose poiché
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riconoscendosi indegna di restare tranquillamente nel chiostro,
esercitandosi nell’umiltà, vedevasi nell’agiata casa paterna come
in un cantuccio a piangere la “mia povera vita”. “Quante penitenze
da fare! Quante lacrime da spargere”! (Da un tenue autografo-1817)
(Dalla Positio pag. 379,500)
Ne fatiche ne sofferenze scemavano vivacità al conversare di
lei, né la conducevano ad abbreviarlo; la sua gaiezza e benevolenza parevano crescere in mezzo alle infermità della vecchiezza:
e una freschezza d’immaginazione e di sentimento durava sotto
il gelo dell’età come l’eterna gioventù della vita beata. E’ ben vero che gli ultimi pensieri di un cuore pieno dell’amore di Dio,
somigliano agli ultimi raggi di sole, più intensi e più colorati
prima del tramonto.
Tollerava con quieto animo e santa disinvoltura i dolori del
corpo, le tribolazioni della vita, senza permettersi il minimo lamento con chicchessia. Una sol volta da una sua confidente fu
vista piangere in coro dinanzi l’immagine del S.Cuore di Gesù
esclamando: “Mi convien gemere sotto il mio carico!”. E così Dio
volle dare a noi un meraviglioso esempio in questa sua serva che
si mantenne calma, benché rimanesse priva per lungo tempo di
ogni umano e celeste conforto!
Non minore era la sua rassegnazione nelle pene interne, di
spirito. Soffriva molto, ma Iddio solo era testimone delle sue
ambasce, studiandosi che le sue amarissime pene fossero conosciute solo dal suo Gesù.
Fra i consigli ed esortazioni si legge in uno scritto del 1848:
“Per essere tutta di Dio bisogna soffrire molto e ogni giorno. Bisogna fissarsi bene in mente, nell’entrare in convento, che si viene per soffrire;
allora tutto riesce naturale: prove, sofferenze e tutto il resto. La felicità
è al fondo dei patimenti e Dio la misura conforme la grandezza del sacrificio…”; “Come è bello il soffrire, e come sono felici le vittime”.
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1849… “Signore, vi offro la salute sempre più cagionevole e la debolezza di un corpo che non basta ormai più a tante angosce e fatiche”.
“Si è così contenti di dover tutto a colui che è tutto. Ma che cosa è
l’umana creatura, perché ve ne ricordiate così? …”.
“La povertà e l’umiltà sono i due bracci della croce; l’amore del patire è il terzo, e compie nell’anima fedele la rassomiglianza di Gesù
Crocifisso”.
…1857 “L’eccesso del dolore ha fatto discendere la pace nel mio
cuore contrito; imperocché sempre, quando si accetta di bere il calice sino alla feccia vi si trova Gesù Cristo e il suo soccorso… E’ la superficie
del calice che è amara, e non la feccia della quale si ha tanta paura…”.
(Dalla Positio pag. 504, 506, 516, 519)
Per la riflessione personale
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Preghiamo con la Preghiera della Chiesa...
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SALMO 21 (22)
PREGHIERA DEL GIUSTO SOFFERENTE
E’ un salmo di lamentazione individuale che in maniera emblematica ci rimanda alla Passione del Signore inquadrata in
modo particolare nel momento della Sua crocifissione e morte.
Si apre proprio con questo grido di angoscia rivolto al Padre: è il
grido dell’umanità presente in Gesù che ci mostra come Egli si è
reso in tutto simile agli uomini condividendo in pieno la loro
sofferenza e il senso di desolazione che spesso ad essa si accompagna.
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“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Tu sei lontano dalla mia salvezza”:
sono le parole del mio lamento.
Dio mio, invoco di giorno e non rispondi,
grido di notte e non trovo riposo.
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Eppure tu abiti la santa dimora,
tu, lode di Israele.
In te hanno sperato i nostri padri,
hanno sperato e tu li hai liberati;
a te gridarono e furono salvati,
sperando in te non rimasero delusi.
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Ma io sono verme, non uomo,
infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.
Mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
“Si e affidato al Signore, lui lo scampi;
lo liberi , se è suo amico”.
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Salvami dalla bocca del leone
E dalle corna dei bufali.
Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Sei tu che mi hai tratto dal grembo,
mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.
Al mio nascere tu mi hai raccolto,
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
Da me non stare lontano,
poiché l’angoscia è vicina
e nessuno mi aiuta.
Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe di Israele;
perché egli non ha disprezzato
né sdegnato l’afflizione del misero,
non gli ha nascosto il suo volto,
ma, al suo grido d’aiuto lo ha esaudito.
Mi circondano tori numerosi,
mi assediano tori di Basan.
Spalancano contro di me la loro bocca
Come leone che sbrana e ruggisce.
Come acqua sono versato,
sono slogate tutte le mie ossa.
Il mio cuore è come cera,
si fonde in mezzo alle mie viscere.
E’ arido come un coccio il mio palato,
la mia lingua si è incollata alla gola,
su polvere di morte mi hai deposto.
Rileggiamo il salmo in silenzio per alcuni istanti, ognuno poi
legga a voce alta, spontaneamente, le parole che lo hanno maggiormente colpito.
Dopo ogni frase ripetiamo insieme:
DONACI LA TUA CONSOLAZIONE, SIGNORE
Un branco di cani mi circonda,
mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi,
posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano, mi osservano:
si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte.
Altre intenzioni di preghiera:
• Nel cammino di ogni giorno
• Nella fatica e nella sofferenza
• Quando le tentazioni del mondo sembrano prevalere
• Quando la nostra forza sembra venire meno
• …..
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.
Scampami dalla spada,
dalle unghie del cane la mia vita.
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PREGHIERA
Gesù crocifisso, davanti al tuo atto d’infinito amore non
posso dubitare di quello che tu ci hai promesso e se anche il
mio cammino è cosparso di prove, la tua croce trionfante mi
aiuta a portarle, a capirle, ad offrirle perché sono sicuro di essere
amato. O Maria, insegnami a guardare la croce; tu aspettavi per
tuo Figlio quel regno che l’angelo ti aveva promesso, e sei rimasta ai piedi della croce, mentre Gesù moriva, immobile ma sicura che anche quel momento veniva dalla volontà di Dio Padre.
Fa che anch’io sia sempre capace di vedere la volontà di Dio nelle vicende della mia vita. Amen.
Preghiera alla Beata
Le Beatitudini
BEATI I MITI
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Dalla Parola di Dio
La mitezza secondo la Bibbia
non è debolezza d’animo,
mollezza di carattere, remissività nell’affrontare gli eventi
della vita; essa è invece una
tranquillità d’animo, che è
frutto della carità e che si
manifesta esteriormente in
un atteggiamento di totale
benevolenza verso gli uomini
e di coraggiosa sopportazione
di persone o di eventi spiacevoli. Il termine ebraico che
indica la mitezza significa anche povertà. Perciò la mitezza
include un atteggiamento di
povertà spirituale, di pazienza, dolcezza e fiducia in Dio,
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che esclude la collera lo sdegno e l’irritazione.
L’Antico Testamento celebra
con molto fervore la mitezza
di Dio che è più incline al
perdono che al castigo; anche
quando punisce, Dio agisce
con moderazione. I salmi soprattutto mettono in rilievo
l’immensa bontà di Dio.
Quanto è grande la tua bontà,
Signore! La riservi per coloro che
ti temono, ne ricolmi chi in te si
rifugia davanti agli occhi di tutti
(Sal 31,20); Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi ti invoca (Sal
86,5). Di fronte alla prosperità dei malvagi le anime pie ri-
schiano di accalorarsi, di eccitarsi e di rivoltarsi contro
Dio. Il salmo 37 invece ci insegna: Non adirarti contro gli
empi, non invidiare i malfattori... Sta in silenzio davanti al Signore e spera in lui; non irritarti
per chi ha successo, per l’uomo
che trama insidie. Desisti dall’ira
e deponi lo sdegno, non irritarti;
faresti del male, poiché i malvagi
saranno sterminati, ma chi spera
nel Signore possederà la terra... I
miti possederanno la terra e godranno di una grande pace.
Il Messia, il Cristo, si distinguerà per la sua mansuetudine: in lui si sono manifestati la
bontà di Dio, nostro salvatore, e
il suo amore per gli uomini (Tt
3,4). Gesù compì la missione
ricevuta dal Padre nella debolezza e nell’umiltà. Ciò non
significa che egli fosse apatico
e indifferente all’ipocrisia, alla durezza di cuore, agli scandali e alle profanazioni religiose e morali.
Gesù scacciò i trafficanti del
tempio con zelo risoluto, si
rattristò per la cecità e la durezza di cuore dei suoi avver-
sari e rivolse loro parole severe. Ma pur smascherando la
malvagità degli uomini, Gesù
fu sempre il maestro mite e
buono. Lui stesso presentò
come sua caratteristica la mitezza e l’umiltà di cuore: Imparate da me, che sono mite e
umile di cuore (Mt 11,29).
Matteo ama sottolineare la
discrezione e la bontà di Gesù
anche nel suo trionfale ingresso a Gerusalemme prima
della sua passione, tutti gli
evangelisti citano la profezia
di Zaccaria: Gesù non avanza
su un cavallo che è animale
da guerra, ma su un asino,
che simboleggia la non violenza, l’umiltà e la dolcezza.
I seguaci di Gesù sono invitati a imitare la mansuetudine e
dolcezza del loro maestro.
L’apostolo Paolo scrive ai Colossesi: Rivestitevi dunque, come
amati da Dio, santi e diletti, di
sentimenti di misericordia, di
bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a
vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di
che lamentarsi nei riguardi degli
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altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi (Col
3,12-13). E nella lettera agli
Efesini scrive: Vi esorto... a
comportarvi in maniera degna
della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a
vicenda con amore, cercando di
conservare l’unità dello spirito
per mezzo del vincolo della pace
(Ef 4,1-3).
I miti piacciono a Dio, gli sono graditi, si attirano la sua
amicizia con la loro mansuetudine. Non ci sorprende,
perché anche a noi piace la
vicinanza di persone miti: esse sono animate da uno spirito accogliente, dolce, senza
durezza, sono capaci di sopportare, di tacere, di ascoltare. Ecco in fondo com'è
l'uomo mite.
Un aiuto alla riflessione...
Il termine “mitezza” non è usuale nel nostro linguaggio di
oggi e quando lo usiamo gli attribuiamo una certa sfumatura
negativa, confondendo la mitezza con debolezza, con facile accondiscendenza.
La Bibbia interconfessionale traduce così questa beatitudine:
“Beati quelli che non sono violenti perchè Dio darà loro la terra
promessa”.
Un esegeta tedesco sceglie invece un termine che significa
“coloro che sono cortesi, gentili, affabili, accoglienti, buoni di
cuore”.
La mitezza è la virtù fondamentale di Gesù: “Ecco viene il
tuo re mite” (Zc 9,9).
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La mitezza è un frutto dello Spirito Santo, e significa mansuetudine, benevolenza, dolcezza, pazienza verso gli altri.
La persona mite è colei che nonostante l’ardore dei sentimenti, rimane duttile, non possessiva, interiormente libera, rispettosa del mistero della libertà, imitatrice, in questo, di Dio
che opera tutto nel sommo rispetto per gli altri.
La mitezza si oppone a ogni forma di prepotenza materiale e
morale; è vittoria della pace sulla guerra, del dialogo sulla sopraffazione.
Mitezza è quell’aspetto dell’umiltà che si manifesta
nell’affabilità messa in atto nei rapporti con il prossimo.
Tale mitezza trova il suo modello perfetto nella persona di
Gesù, mite e umile di cuore.
In fondo tale mitezza è una forma della carità, paziente e delicatamente attenta nei riguardi altrui.
Tre propositi scaturiscono da questo:
1. Non voler avere sempre l’ultima parola nelle discussioni
2. Non rispondere al male con il male. Male non è solo violenza fisica, ma quelle piccole malignità della conversazione, a cui siamo spesso tentati di rispondere con altrettante piccole cattiverie.
3. Per vivere la mitezza occorre grande attenzione a coloro
che sono più deboli, che sono miti per natura perchè incapaci di difendersi.
Se contempliamo profondamente Gesù nell’Eucarestia e nella Croce, attingeremo da Lui quella pace vera che è possesso della terra, della luce, della giustizia, promessi ai miti e umili di
cuore.
Per la riflessione personale
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La rinuncia alla vendetta, alla sopraffazione, alla prepotenza,
fa trovare al cristiano, in ogni occasione, la via per aprire spazi
alla misericordia della verità, alla costruzione di un nuovo volto
della società.
Naturalmente, la mentalità evangelica della mitezza matura
lentamente. Bisogna essere passati per molte prove, delusioni,
amarezze, sconfitte, per capire che la violenza di ogni tipo è alla
fine perdente.
Mitezza è capacità di accoglienza, di amicizia, di relazioni autentiche e vere, capacità di credere nella forza trasformante
dell’amicizia.
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Dai Documenti della Chiesa
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NUOVO CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
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Capitolo 22
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LIBERTÀ CRISTIANA E LEGGE EVANGELICA
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[859] “Beati i miti” (Mt 5,5). Beati coloro che sono umili, pazienti e miti. Chi è umile davanti a Dio è mite, rispettoso e condiscendente
con il prossimo. Non avanza pretese eccessive. È comprensivo, affabile,
umano, non violento. Rinuncia a primeggiare sugli altri. A volte è capace perfino di rinunciare alla difesa dei propri diritti e alla propria giustificazione di fronte a ingiuste accuse. Segue Gesù “mite e umile di
cuore” (Mt 11,29) e come lui conquista il mondo con la forza della sua
umanità e carità.
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Beata la mite Elisabetta...
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L’uomo mite è colui che, duttile e sciolto non è possessivo,
è interiormente libero, rispetta il mistero della libertà e in questo imita Dio che opera rispettando l’uomo, muovendolo
all’obbedienza e all’amore, senza mai usargli violenza. La mitezza
ci appare come una forma di carità paziente e delicatamente attenta nei riguardi altrui.
Elisabetta Renzi manifestò fin da fanciulla, una natura molto dolce, sembrava proprio nata per obbedire. Il suo confessore
attestò che “per la dolcezza del suo mansuetissimo naturale portata a dipendere totalmente da chi la comandava, imparò a ben
capire il merito dell’obbedienza e sentì nascersi nello spirito un
nuovo desiderio di offrire anche la propria volontà al Signore”.
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E’ chiaro, quindi, che un’anima così ben disposta a donarsi
totalmente, abbia trovato nell’invito del Signore, l’ideale più alto della sua anima e, nella sua risposta la realizzazione più completa di tutte le sue aspirazioni.
Quando si veniva a trovare nella necessità di esprimere il
proprio parere e di illuminare il superiore su qualche fatto o disposizione, lo faceva con discrezione e chiarezza, poi lasciava
sempre a questi ogni decisione, che ella accettava volentieri e serenamente.
(Summarium LXVII)
Adolescente, colomba pavida e amorosa, udì la voce del suo
Gesù che la voleva tutta sua, e diciottenne passò nel convento di
Pietra Rubbia, ove continuò una vita di singolare devozione;
protestossi allegramente di essere nata non per gradire agli occhi
degli uomini, ma per compiacere solo al suo Sposo celeste, sempre più risoluta di applicarsi santamente a farsi bella nell’anima
adornandola ogni giorno più di azioni virtuose e perfette.
Madre Elisabetta predicava col suo contegno; sempre in
bell’accordo l’esteriore coll’interiore suo: umile, affabile, di una
urbanità e saggezza che escludono ogni femminile cerimonia, si
attirava la stima, il rispetto e l’amore di tutti; tutti erano felici di
avvicinarla e conversare con lei. Le giovanette educande si privavano spesso della ricreazione o del passeggio per ritirarsi e conferire con essa, aprendole il cuore come avrebbero fatto a un direttore di spirito; le sue parole avevano un non so che di unzione atte a tranquillizzare, ad incoraggiare, a spingere a qualunque
sacrificio.
A una giovane suora suggeriva: “Porta nell’armata il contributo
delle tue fresche energie”. Incitava così una delle sue anziane religiose: “Metta a disposizione di tutti i tesori della sua saggezza!”
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“Avezze ai combattimenti, già vittoriose per grazia di Dio, rinsaldiamoci con la vita di povertà, castità e obbedienza… Siamo le une di
stimolo alle altre, e si stabilisca tra noi più attiva la gara di azione, che
non lascerà illanguidire lo spirito animatore del piccolo esercito”.
(1853) “Quando verrò a Sogliano, sarà una festa, uno scambio di saluti, di consigli, di vedute…”. Oh il filo d’oro destinato ad avvincere i cuori generosi e ingenui, sapeva ben gettarlo la pia e generosissima Madre.
Dal suo protocollo 1844 si hanno frasi, espressioni edificanti:
“… Si procuri sollievo o rimedio alla miseria umana e quindi non ci
si rifiuti a dar consiglio o direzione alle persone misericordiose e benefiche, anche ad ostili e nemiche”.
“Figliuola mia, sta bene mirare Iddio nelle nostre guide e nei nostri
direttori; ma bisogna pure alle volte guardare Dio solo il quale senza
uomo e senza piscina non può guarirci dalla nostra paralisia”.
Ad una signora, incerta sullo stato di vita che avrebbe scelto…la Madre Renzi disse questa frase: “Rotto il vincolo con lo spegnersi doloroso della vita di sua madre, ella ha acquistato la libertà. dove la chiama Iddio? Preghi e conoscerà il porto destinato dalla provvidenza alla navicella dell’anima sua. Non si fidi di se stessa… e ricorra
anche alle preghiere altrui per aver chiaro lume, forza di spezzare ogni
attacco…”.
Ad altra consigliava: “Tenga una vita più nascosta, alimentata
da preghiera, lavoro e mortificazione… sia frequente il pensiero amoroso
della presenza di Dio…”.
Le sorelle e figliuole desolate le manifestavano timori pel
momento nel quale Ella sarebbe venuta a mancare; la santa Madre premendo una mano sul cuore: “Gesù è qui… Gesù è pur sempre con voi… Egli solo ha fondato l’Istituto; Egli solo vorrà custodirlo
sempre. Io non centro nulla! Io… io non fatto che guastare l’opera sua…
. Amiamo il nostro buon Dio! … io nella beatitudine, che spero di rag46
giungere per sua bontà e misericordia; voi nell’umiliazione e nella lotta…”. “Oh come è bello l’angelo della morte! È l’angelo più amico
dell’uomo,quello che ci porta in cielo!”.
(Dalla Positio, pag. 499, 501, 506, 512, 513, 525)
Per la riflessione personale
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Preghiamo con la preghiera della Chiesa…
SALMO 99(100) LA GIOIA DI COLORO CHE ENTRANO NEL TEMPIO
E’ un inno di lode e di ringraziamento,ci invita a rallegrarci
per l’incontro col Signore . Esprime la gioia e la sicurezza di essere nelle mani di Dio:”egli ci ha fatti e noi siamo suoi”. Questo
salmo ci richiama Gesù, il Buon Pastore, che si prende cura del
“gregge del suo pascolo”e ci ricorda le Sue parole ai discepoli:”Io
sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me” perché “buono è il Signore, eterna la sua misericordia”. Vedendo il nostro Dio in questa luce, il salmo ci invita
a gettarci nelle sue braccia con tanta fiducia nel Suo amore.
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Acclamate al Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.
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Riconoscete che il Signore è Dio;
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.
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Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome;
poiché buono è il Signore,
eterna è la sua misericordia,
la sua fedeltà per ogni generazione.
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Le Beatitudini
Rileggiamo il salmo in silenzio per alcuni istanti, ognuno poi
legga a voce alta, spontaneamente, le parole che lo hanno maggiormente colpito.
Dopo ogni frase ripetiamo insieme:
BEATI QUELLI CHE HANNO FAME
E SETE DELLA GIUSTIZIA
CREA IN NOI O DIO UN CUORE PURO
Altre intenzioni di preghiera:
• Per gli insensibili alle necessità dei fratelli e chiusi
nell’egoismo
• Per tutti i cristiani, perché ti cerchino con cuore sincero
• Per gli indifferenti ed i superficiali
• Per tutti coloro che cercano la loro vocazione
• …..
PREGHIERA
Onnipotente mio Signore, che con amore infinito hai redento ogni uomo, fa che anch’io possa sempre servirti nella
gioia;concedimi di benedire sempre il tuo Santo Nome e di esserti fedele nelle tribolazioni e nelle tentazioni. Amen.
Preghiera alla Beata
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Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Dalla Parola di Dio
Nel vangelo di Matteo il
termine giustizia designa una
condotta conforme alla volontà di Dio, in altre parole la
santità, la perfezione cristiana. Vengono proclamati beati
coloro che hanno un vivissimo desiderio della santità:
Beati quelli che hanno fame e
sete di giustizia perché saranno
saziati. Gesù ha detto: Se la
vostra giustizia (santità) non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei
cieli (Mt 5,20). La norma suprema della morale cristiana è
la perfezione stessa del Padre:
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Siate voi dunque perfetti come è
perfetto il Padre vostro celeste
(Mt 5,48).
Per noi la giustizia riguarda i rapporti sociali, spesso
significa retribuzione adeguata in bene e in male. Quando
Gesù usa questo termine,
non lo comprenderemmo se
ci fermassimo alla nostra
mentalità.
Il termine giustizia è molto usato sia nell’Antico Testamento che nel Nuovo Testamento. Il termine può indicare sia un attributo di Dio
che
un
atteggiamento
dell’uomo.
Dio si manifesta giusto
quando opera con misericordia e realizza le sue promesse
di salvezza.
La giustizia divina è un attributo per cui Dio agisce con
bontà e misericordia verso gli
uomini peccatori, concedendo loro il perdono e la grazia
che li trasforma in figli di Dio
ed eredi della beatitudine celeste e ciò in virtù dei meriti
di Cristo.
Proprio il Messia è la giustizia di Dio che salverà il popolo dai peccati in cui è stato
travolto dal suo nemico interiore! Gesù è la giustizia di
Dio! Egli realizza la misericordia del Padre, egli che ci
mostra la paternità di Dio e
ce la concretizza.
È diventato per noi da parte
di Dio sapienza, giustizia, santificazione e redenzione (1 Cor 1,
30).
Gesù è la giustizia di Dio.
Chi accoglie Gesù diventa
giusto agli occhi del Padre,
perché diventa figlio. Ed essere figlio è il giusto posto dell'uomo, la situazione in cui si
realizza al massimo la sua
umanità. Dunque la vera giustizia dell'uomo è quella che
viene da Dio, non quella che
egli cerca di procurarsi con le
sue opere, perché l'uomo è
sempre peccatore: Nessun uomo sarà giustificato davanti a
Lui (Rm 3, 20). La giustizia
viene sempre da Dio come
dono, conseguenza dell'adesione a Gesù: Indipendentemente dalla legge si è manifestata la giustizia di Dio testimoniata dalla legge e dai profeti, giustizia di Dio per mezzo della fede
in Gesù Cristo per tutti quelli
che credono (Rm 3, 21ss).
Nella comunità cristiana
viene proclamata la totale uguaglianza dei credenti in
Cristo, per cui non ha più
senso la distinzione tra ricco e
povero, tra libero e schiavo.
La giustizia nella sacra
scrittura designa dunque
l’amoroso atteggiamento di
Dio verso gli uomini e
l’appropriato atteggiamento
degli uomini verso Dio e verso i propri fratelli.
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Un aiuto alla riflessione...
“Beati quelli che desiderano ardentemente ciò che Dio vuole, perchè Dio esaudirà i loro desideri”.
Giustizia indica tre ambiti diversi:
1. la giustizia di Dio, la salvezza finale offerta da Dio a tutti
gli uomini.
2. la giustizia dell’uomo, le sue opere buone
3. la giustizia sociale, i rapporti giusti
Tre atteggiamenti collegati tra loro come la radice, il fiore e
il frutto.
La radice è la giustizia di Dio; è Lui che ci fa giusti, è la sua
grazia che ci rende giusti.
Il fiore sono le opere buone secondo la volontà di Dio.
Il frutto è la giustizia sociale, la solidarietà, la carità,
quell’atteggiamento per cui l’uomo non punta tutto sulla propria soddisfazione o il proprio interesse, ma li sottopone
all’impegno per la difesa della vita e della dignità del fratello più
povero.
L’invito che le parole di Gesù ci rivolgono è di desiderare
per la nostra vita ciò che è veramente essenziale.
Ciascuno di noi è sollecitato ad avere fame e sete anzitutto
della volontà di Dio.
Beati quelli che hanno fame e sete di fare la volontà di Dio,
cioè che dicono: il mio nutrimento, il nutrimento su cui faccio
crescere la mia vita, così come il corpo cresce sul pane e
sull’acqua, non è la mia volontà, ma la volontà di Dio.
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Mi affido a Dio, Lui è la mia gioia, ciò che Egli mi rivela lo
mangio e lo bevo con quella avidità con cui l’assetato e
l’affamato bevono l’acqua e mangiano il pane.
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Contempliamo Gesù, il cui cibo è stato fare la volontà del
Padre che lo ha mandato.
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Contempliamo Maria dicendole: “Maria tu che hai voluto si
compisse in te la volontà di Dio, avvenisse in te secondo la Sua
parola, tu che hai avuto fame e sete della volontà di Dio e sei
stata pienamente saziata, divenendo madre di Dio, madre della
Chiesa, madre dell’umanità, insegnaci a gustare il cibo della volontà di Dio.
Fa’ risuonare in noi la voce del tuo Figlio: “il mio cibo è fare
la volontà di Colui che mi ha mandato”.
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Per la riflessione personale
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Dai Documenti della Chiesa
Beata Elisabetta assetata di giustizia...
Ioannes Paulus PP. II
REDEMPTOR HOMINIS
ai venerati fratelli nell'episcopato ai sacerdoti
e alle famiglie religiose
ai figli e figlie della Chiesa e a tutti gli uomini di buona volontà
all'inizio del suo ministero pontificale
1979.03.04
Proprio Lui, solo Lui ha soddisfatto all'eterno amore del Padre, a
quella paternità che sin dal principio si è espressa nella creazione del
mondo, nella donazione all'uomo di tutta la ricchezza del creato, nel
farlo «poco meno degli angeli», in quanto creato «ad immagine ed a somiglianza di Dio»; e, egualmente, ha soddisfatto a quella paternità di
Dio e a quell'amore, in un certo modo respinto dall'uomo con la rottura
della prima Alleanza e di quelle posteriori che Dio «molte volte ha offerto agli uomini». La redenzione del mondo - questo tremendo mistero dell'amore, in cui la creazione viene rinnovata - è, nella sua più profonda
radice, la pienezza della giustizia in un Cuore umano: nel Cuore del
Figlio primogenito, perché essa possa diventare giustizia dei cuori di
molti uomini, i quali proprio nel Figlio primogenito sono stati, fin dall'eternità, predestinati a divenire figli di Dio e chiamati alla grazia,
chiamati all'amore. La croce sul Calvario, per mezzo della quale Gesù
Cristo - uomo, figlio di Maria Vergine, figlio putativo di Giuseppe di
Nazaret - «lascia» questo mondo, è al tempo stesso una nuova manifestazione dell'eterna paternità di Dio, il quale in Lui si avvicina di nuovo all'umanità, ad ogni uomo, donandogli il tre volte santo «Spirito di
verità».
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Avere “fame e sete di giustizia”, significa metaforicamente
un bisogno profondo dell’uomo, che chiede di essere appagato.
Fame e sete di giustizia, è la giustizia nei riguardi di Dio, la tensione di una vita pienamente conforme alla volontà divina:
“Venga il tuo regno sia fatta la tua volontà” (Mt. 6,9-13).
Quando Elisabetta Renzi tornò alla casa paterna, dopo la
chiusura del monastero di Pietra Rubbia, successe che l’aria del
mondo allora tanto guasto e corrotto, potè penetrare anche nella sua domestica e volontaria solitudine, per cui sebbene non
declinasse dal retto sentiero della virtù mantenendo in sé grande
orrore per ciò che sa di vizio, pure rallentò alcun poco dal suo
primiero fervore, dandosi più del solito alla ricreazione e al conversare con compagne della sua età. Dio però nei suoi eterni decreti l’aveva destinata ad operare non poco per la sua maggiore
gloria, trovò modo di farle conoscere l’errore in che era caduta.
Come l’apostolo S. Paolo, andava la Renzi, per diporto, sopra
un cavallo in compagnia di una domestica ma, nel mezzo della
sua passeggiata, senza sapere come, si vide caduta a terra; e,
quantunque non gliene fosse avvenuto male alcuno nella persona, pure si sentì sorpresa da interna ma viva confusione. Così
umiliata disse nel suo cuore: “Dio mi castiga per essermi allontanata alquanto da Lui; la chiamata è sua, la voce è del mio Diletto; eccomi pronta a fare la sua volontà. Il mondo non è per me e il disgusto che
da qualche tempo io sentiva nel fondo del cuore, chiaramente me lo diceva”.
“Ho vocazione per lo stato perfetto… la risoluzione è presa… Dio
provvederà a mandarla ad effetto…”. E passò lungo intervallo, ripieno di gravi prove, cui aggiungevano la sofferenza fisica ed un
indebolimento sempre crescente: ma Elisabetta si consolava facilmente, troppo contenta di dover portare la croce di Gesù e,
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contenta anche di pensare ch’era un segno della divina volontà,
che mediante l’impotenza la ritraeva dalla vita attiva e la fissava,
nel suo proposito di lasciare il mondo.
Quantunque tutta assorta nella funzione del suo ministero,
di preghiera, di insegnamento, di direzione, la donna forte non
rimaneva indifferente ad alcuna delle questioni esteriori che
concernevano sia direttamente, sia indirettamente l’ordine religioso e l’ordine sociale. Le sue vedute chiare e nette, venivano
nel suo spirito sempre sciolte dal punto di vista della gloria di
Dio e della salute delle anime.
Quando S. E. mons. Vescovo Francesco Gentilini, proponeva alla Madre Elisabetta di affidare al confessore don. Macchini
anche l’ufficio di sindaco, ossia amministratore, ella rispose con
umilissimo foglio del 31 ottobre 1834: “…Mi sembra superfluo eleggere un sindaco per un capitale di si poca entità; mi sarebbe necessario solo un po’ di aiuto per le poche provviste e per le poche esigenze di
frutti. Per ora il povero Conservatorio di Coriano ha bisogno di usare la
maggior parsimonia possibile, senza però contravvenire alle leggi della
giustizia, ne di carità e sotto la dovuta sorveglianza dei superiori, a me
sempre molto gradita. Tutte le cose hanno il loro principio; spero poi
anche qui la sua perfezione, la quale io anelo con il più vivo desiderio;
ma conviene aspettare il momento stabilito dal Signore, che non sarà
tanto lontano, e Dio avrà riservato il merito di ciò all’E.V. Rev.ma…”.
onde possa aver io la consolazione in punto di morte, se il Signore mi fa
la Grazia di vivere un altro poco, di lasciare le mie buone figliole senza
intrighi. Sono tutte animate dallo spirito di fede, carità e divozione, disposte a servire il prossimo, onorare Dio e farsi sante senza bisogno di
grate e cancelli…”.
Oh! Benedetta Madre! Che ci fai contemplare la bellezza di
tante vite vissute in Dio, care a Dio e agli uomini chi di te tratterà degnamente? Oh vivessero quelle che ti conobbero da vicino, per ripetere alle tue figlie dell’oggi e del domani che tu nascesti ai piedi della croce, la vivesti, la moristi serena. Dalle tue
sofferenze venga anche a noi la virtù che sostiene i deboli, consola gli affitti, ed ispira la fiducia ai più timidi; virtù somigliante
alla stella del mattino, che splende fra la nebbia antelucana, somigliante all’iride, che colora di soavi colori le nuvole della sera.
(Dalla Positio pag. 399, 515, 517, 520, 521, 522)
1844 “Dove però le nostre speranze in qualche parte fallissero,
quantunque con acerbo dolore dell’animo nostro, ci ricorderemo pur
sempre che se la clemenza è attributo più soave della sovranità, la giustizia ne è il primo dovere”.
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Per la riflessione personale
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19 luglio1859: “La Provvidenza si serve del sesso debole per mostrare che l’opera è più divina che umana. Spero a poco a poco, con
l’assistenza del nostro buon Pastore, di ridurre a buon termine le cose,
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Preghiamo con la preghiera della Chiesa…
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SALMO 62(63)
L’ANIMA ASSETATA DEL SIGNORE
E’ un salmo di lamentazione individuale che contiene motivi
di lode e di ringraziamento. In esso possiamo riconoscere
l’anelito dell’uomo a Dio quale esperienza di fede di ogni cristiano che a sua volta si concretizza e raggiunge la sua espressione più matura nella vita di Gesù.
Veramente tutto raggiunge la sua pienezza in Gesù che si è
fatto nostro cibo e nostra bevanda.
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O Dio tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco,
di te ha sete l’anima mia,
a te anela la mia carne,
come terra deserta, arida , senz’acqua.
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Così nel santuario ti ho cercato,
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode.
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Costi benedirò finché io viva,
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come lauto convito,
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
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Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo
E penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
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A te si stringe l’anima mia,
e la forza della tua destra mi sostiene.
Ma quelli che attentano alla mia vita
Scenderanno nel profondo della terra,
saranno dati in potere alla spada,
diverranno preda di sciacalli.
Il re gioirà in Dio
Si glorierà chi giura per lui,
perché ai mentitori verrà chiusa la bocca.
Rileggiamo il salmo in silenzio per alcuni istanti, ognuno poi
legga a voce alta, spontaneamente, le parole che lo hanno maggiormente colpito.
Dopo ogni frase ripetiamo insieme:
SUSCITA LA TUA FAME E SETE DI GIUSTIZIA,
SIGNORE
Altre intenzioni di preghiera:
• Nelle difficoltà di ogni giorno
• Nella tentazione di sentirci superiori agli altri
• Nella disponibilità e nel servizio ai fratelli
• Quando la logica del potere e del successo sembra prevalere
• …..
PREGHIERA
Signore, che nel battesimo ci hai liberati dal peccato, sazia la
nostra sete di te, nutrici al convito dell’eucaristia e concedici di
camminare all’ombra delle tue ali, per sempre. Amen.
Preghiera alla Beata
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Meditazione davanti a Gesù sulla Croce
Introduzione
G. Nel nome del Padre…
T. Amen
G. Noi cerchiamo il tuo volto,
Signore.
T. Attiraci tutti a te.
G. “Volgeranno lo sguardo a
Colui che hanno trafitto”.
T. Fa’ che oggi comprendiamo questa tua Parola.
APPENDICE
Gesù Cristo ha patito prima di
noi, più di noi, e per noi...
Non si trattava già di piccoli
sacrifici come i nostri, ma di
abbracciare somma povertà,
disprezzi, fatiche, umiliazioni e
patimenti tali, che Gli dovevano far terminare la vita sopra una
Croce. (E.R.)
G. Nella luce della Santissima Trinità, seguiamo il cammino di
Gesù che sulla croce ci ha rivelato il mistero del suo amore per il
Padre e per noi.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la
sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver
amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. (Gv.13,1)
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G. Preghiamo. O Padre, hai tanto amato il mondo da donare il tuo
Figlio unigenito, perché credendo in lui abbiamo la vita eterna:
donaci il tuo Spirito, affinché possiamo avere la forza di seguire
il tuo dilettissimo Figlio sulla croce. Egli vive e regna nei secoli
dei secoli.
T. Amen
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Prima Riflessione
G. L’evangelista Marco comincia il suo Vangelo in questo modo:
“Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio” (Mc 1,1). Nei
carmi del servo del Signore, il profeta Isaia aveva detto:
“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì bocca; era come
agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi
tosatori, e non aprì la sua bocca”. (Is 53,7).
Tutti, chi per un verso, chi per un altro, sentiamo il peso delle
nostre croci, e tutti abbiamo bisogno di cercare il conforto “in
Cruce Domini Nostri Jesu Christi, in quo est salus, vita et
resurrectio nostra” (nella croce di nostro Signore Gesù Cristo,
nel quale è salute, vita e resurrezione nostra). (E.R)
G. Preghiamo. O Dio onnipotente e misericordioso, il Figlio tuo,
che era senza peccato, accettò di patire per noi peccatori e,
consegnandosi a un’ingiusta condanna, portò il peso delle nostre
colpe; concedi ora a noi, che commemoriamo la sua Passione, il
dono della misericordia e della Pace. Per Cristo nostro Signore.
T. Amen
Dal Vangelo secondo Luca
Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero Lui e i
due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva.
“Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno.”
(Lc 23,33-34)
Quella che non vuole perdonare a sua sorella non deve sperare
di ricevere il frutto dell’Orazione. (E.R)
(Pausa di riflessione)
Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia, nella tua grande
bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.
T. Tu gradisci, Signore, il cuore penitente.
Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato quello che è male ai tuoi
occhi io l’ho fatto.
T. Tu gradisci, Signore, il cuore penitente.
Tu non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti. Uno
spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato tu, o
Dio, non disprezzi.
T. Tu gradisci, Signore, il cuore penitente.
G. Preghiamo. Infondi in noi, o Padre, la sapienza e la forza del tuo
Spirito, perché camminiamo con Cristo sulla via della croce,
pronti a far dono della nostra vita per manifestare al mondo la
speranza del tuo regno. Per Cristo nostro Signore.
T. Amen
Seconda Riflessione
G. Nel descrivere il battesimo di Gesù, Marco afferma: “E si sentì
una voce dal cielo ‘Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono
compiaciuto’” (Mc 1,11). Isaia profetizza: “E’ cresciuto come un
virgulto davanti a Lui e come una radice in terra arida. Non ha
apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non
splendore per provare in lui diletto” (Is 53,2).
Non solo nei beni di questa terra non può il nostro cuore
rimanere appagato, ma neanche con le delizie del Paradiso,
bensì solo del godimento di Dio e del Suo Sacro Cuore. (E.R)
Preghiamo il salmo 50 in forma responsoriale, ripetendo:
T. Tu gradisci, Signore, il cuore penitente.
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G. Preghiamo. Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, che salisti
il patibolo della croce per la salvezza del mondo, e spargesti il
tuo sangue prezioso in remissione dei nostri peccati, concedi, ti
preghiamo, di poter entrare gioiosi con te nel tuo regno beato.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
T.
Amen
Dal Vangelo secondo Luca
Uno dei malfattori appeso alla croce lo insultava: ”Non sei tu il
Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo
rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio benchè
condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché
riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto
nulla di male”. E aggiunse: “ Gesù, ricordati di me quando
entrerai nel tuo regno”. Gli rispose Gesù: “In verità ti dico,
oggi sarai con me nel paradiso”.
(Lc 23, 39-43).
Nonostante le nostre debolezze, le nostre miserie, le nostre
montagne di difetti, noi avanziamo verso Dio ogni giorno, e
forse tanto più quanto meno lo sentiamo. (E.R)
(Pausa di riflessione)
Preghiamo il salmo 102 in forma responsoriale, ripetendo:
T. Il Signore è buono e grande nell’amore.
Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo
santo nome. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare i suoi
benefici.
T. Il Signore è buono e grande nell’amore.
Egli perdona tutte le colpe, guarisce tutte le malattie; salva dalla
fossa la tua vita, ti corona di grazia e di misericordia.
T. Il Signore è buono e grande nell’amore.
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Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua misericordia su
quanti lo temono; come dista l’oriente dall’occidente, così allontana
da noi le nostre colpe:
T. Il Signore è buono e grande nell’amore.
G. Preghiamo. Dio grande e fedele, che hai fatto conoscere ai
piccoli il mistero insondabile del cuore di Cristo, formaci alla
scuola del tuo Spirito, perché nella fede del tuo Figlio che ha
condiviso la nostra debolezza per farci eredi della tua gloria,
sappiamo accoglierci gli uni gli altri con animo mite e generoso,
e rimanere in te che sei l’amore. Per Cristo nostro Signore.
T. Amen
Terza Riflessione
G. Dopo la professione di fede di Pietro, l’evangelista Marco
riporta il primo annuncio della passione fatto da Gesù. "E
cominciò ad insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto
soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e
dagli scribi , poi venir ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare”.
(Mc 8,31) . E già Isaia aveva proclamato: “Disprezzato e reietto
dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come
uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non
ne avevano alcuna stima”. (Is. 53,3)
Lassù, in Cielo, non incontreremo più sguardi indifferenti; sono
certa che vi saranno, lassù, delle simpatie deliziose e
sorprendenti. (E.R)
G. Preghiamo. O Dio, tu hai voluto che accanto al tuo Figlio,
innalzato in croce, fosse presente la sua Madre Addolorata;
concedi alla tua Chiesa di essere associata con lei alla passione
di Cristo, per partecipare alla vita del Signore risorto. Lui che
vive e regna nei secoli dei secoli.
T.
Amen
68
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua
madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora,
vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che amava,
disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al
discepolo: “Ecco la tua madre!” E da quel momento il
discepolo la prese nella sua casa. (Gv 19,25-27)
La cara Madre (Elisabetta Renzi) passa lunghe ore nella
preghiera davanti alla sua Madonna Addolorata, nella
meditazione dei suoi dolori, e nella solitudine si sente più
vicina al caro Gesù Crocefisso.
“O Vergine Maria, quanto sei bella, quanto mi piace il Verginal
candore, di che adorna risplendi agli occhi miei! Della terra e
del ciel Tu sei l’amore”. (E.R)
Ha soccorso Israele, suo servo.
Ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
G. Preghiamo. O Dio, Padre del Cristo, il solo uomo perfetto, nato
dalla Vergine Maria, fa’ di tutti noi radunati nella Chiesa il
segno della sua presenza, che continua fino alla fine dei secoli,
primizia della creazione rinnovata nello Spirito. Per Cristo
nostro Signore.
T. Amen
(Pausa di riflessione)
Quarta Riflessione
Eleviamo a Dio, insieme a Maria, il canto del Magnificat.
Preghiamo a cori alterni:
L’anima mia magnifica il Signore,
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo il suo Nome:
di generazione in generazione
la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
G. Dopo il primo annuncio della sua passione, Gesù rimprovera
severamente Pietro, poi il vangelo di Marco continua così:
“Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: “Se
qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la
sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita,
la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del
vangelo, la salverà” (Mc 8,34-35). Anche Isaia dice: “Chi tra di
voi teme il Signore ascolti la voce del suo servo! Il Signore Dio
mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare
allo sfiduciato una parola”.(Is.50,10.4a).
Se tu facessi cosa anche grandemente utile al prossimo senza
l’occhio della pura intenzione di piacere a Dio, a nulla ti
varrebbe per crescere nell’amore, per conoscere la grandezza
del divino amore. (E.R)
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
G. Preghiamo. O Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come
modello agli uomini Gesù Cristo nostro salvatore, fatto uomo ed
69
70
umiliato sino alla morte di croce, concedi a noi di avere sempre
presente questa prova suprema di obbedienza e di amore per
partecipare alla gloria della sua risurrezione. Lui che è Dio, e vive e
regna con te per tutti i secoli dei secoli.
T. Amen
Dal Vangelo secondo Marco
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre
del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: “Eloì, Eloì,
lema sabactàni?” che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi
hai abbandonato?” (Mc 15, 33-34).
Quando tutto s’intricava, quando il presente mi era così
doloroso e l’avvenire mi appariva ancor più buio, chiudevo gli
occhi e mi abbandonavo come una creaturella tra le braccia
del Padre che è nei cieli. (E.R)
(Pausa di riflessione)
Preghiamo il salmo 22 in forma responsoriale, ripetendo:
T. Salvami, Signore, per il tuo grande amore.
“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano
dalla mia salvezza”: sono le parole del mio lamento.
T. Salvami, Signore, per il tuo grande amore.
Dio mio, invoco di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo
riposo.
T. Salvami, Signore, per il tuo grande amore.
Da me non stare lontano, poiché l’angoscia è vicina e nessuno mi
aiuta.
T. Salvami, Signore, per il tuo grande amore.
G. Preghiamo. O Dio, sorgente inesauribile di vita, sostieni con la
forza del tuo Spirito l’umanità che aspira a un avvenire di
giustizia e di pace, perché resti salda in ogni uomo la fede nella
vittoria del bene sul male, promessa e attuata nella croce del tuo
figlio. Per Cristo...
T. Amen
71
Quinta Riflessione
G. Nel suo vangelo, Marco, pone un secondo annuncio della
passione dopo che Gesù ha guarito un epilettico. “Istruiva
infatti i suoi discepoli e diceva: “Il Figlio dell’uomo sta per
essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma
una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà” (Mc 9,31). Sempre
dal profeta Isaia ascoltiamo: “Dopo il suo intimo tormento
vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio
servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità”. (Is.
53,11).
Certamente dovremo ancor molto e sempre patire, ma senza il
Venerdì Santo non vi è il giorno di Pasqua.
L’Alleluia sta di casa al di là del Calvario. (E.R)
G. Preghiamo. O Dio onnipotente, che conosci l’umana miseria e
debolezza in mezzo a tante difficoltà, concedi a noi, che ti
preghiamo, di essere sostenuti e confortati dalla Passione del
Figlio tuo, che vive e regna con te nei secoli dei secoli.
T.
Amen
Dal Vangelo secondo Giovanni
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata
compiuta, disse per adempiere la scrittura: “Ho sete”. Vi era lì
un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di
aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. (Gv
19, 28-29).
Le pene o contraddizioni ci mettono ai piedi della Croce e la
Croce alla porta del Cielo: sono, quindi, i doni impareggiabili
che Dio fa ai suoi amici.
Voglio pensare spesso al mio ultimo fine, e pensare in ogni
azione che farò come la farei se fosse l’ultima di mia vita. (E.R)
(Pausa di riflessione)
72
Preghiamo il salmo 84 in forma responsoriale, ripetendo:
T. Rialzaci, o Dio, nostra salvezza.
Non tornerai tu forse a darci la vita perché in te gioisca il tuo
popolo?
T. Rialzaci, o Dio, nostra salvezza.
Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza
T. Rialzaci, o Dio, nostra salvezza.
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annunzia la pace per il
suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con tutto il cuore.
T. Rialzaci, o Dio, nostra salvezza.
Quando a noi si presenta un grave dolore e un minimo
sacrificio, pensiamo subito che quella è l’ora nostra, l’ora nella
quale proveremo il nostro amore a Colui che troppo ci ha
amati. (E.R)
G. Preghiamo. O Dio, che nel cuore del tuo Figlio ferito per i nostri
peccati, ci hai aperto tesori di carità infinita: concedi a noi di
corrispondere con una generosa riparazione all’offerta del tuo
amore misericordioso. Per Cristo...
T. Amen
Dal Vangelo secondo Giovanni
E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse:“ Tutto è compiuto!”
(Gv 19,30)
G. Preghiamo. O Padre, che fai ogni cosa per amore e sei la più
sicura difesa degli umili e dei poveri, donaci un cuore libero da
tutti gli idoli, per servire te solo e amare i fratelli secondo lo
Spirito del tuo Figlio, facendo del suo comandamento nuovo
l’unica legge di vita. Per Cristo nostro Signore.
T. Amen
Se per mortificare in me questo spirito di orgoglio conoscesse il
Superiore che fosse necessaria per me questa umiliazione,
benedirei anche in mezzo alle lacrime le disposizioni del
Signore manifestatemi per Suo mezzo.
Sesta Riflessione
Vi auguro fortunato combattimento e invitto coraggio sino alla
morte, perchè in Cielo deponiate, ai piedi di Gesù, le riportate
corone. (E.R)
G. Marco, nel suo vangelo, pone il terzo annuncio della passione
dopo la rinuncia del giovane ricco: “Ecco, noi saliamo a
Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi
sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo
consegneranno ai pagani, lo scherniranno, gli sputeranno
addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno: ma dopo tre giorni
risusciterà” (Mc 10,33-34). Nel carme del servo del Signore di
Isaia è riferito: “Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non
ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho
presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi
strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e
agli sputi”. (Is 50,5-6)
73
(Pausa di riflessione)
Preghiamo il salmo 145 in forma responsoriale, ripetendo:
T. Salvami, Signore, in te confido.
Il Signore è fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il
pane agli affamati.
T. Salvami, Signore, in te confido.
Il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi.
T. Salvami, Signore, in te confido.
74
guarda all’umanità sfinita per una debolezza mortale, e
concedile di riprendere vita per la passione del tuo unico Figlio:
Lui che è Dio, e vive e...
T.
Amen
Il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti.
T. Salvami, Signore, in te confido.
G. Preghiamo. Guarda con amore, Padre, questa tua famiglia, per la
quale il Signore nostro Gesù Cristo non esitò a consegnarsi nelle
mani dei nemici e a subire il supplizio della croce. Per Cristo
nostro Signore.
T. Amen
Settima Riflessione
Dal Vangelo secondo Luca
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio
su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio
si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse:
“Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo
spirò.
(Lc 23, 44-46)
G. Il vangelo di Marco, dopo la morte di Gesù, riporta la
professione di fede di un pagano. E’ la professione del
centurione romano di guardia alla croce. “Allora il centurione
che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo disse:
‘Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio’” (Mc 15,39). Il
Vangelo di Marco inizia e termina con l’affermazione che Gesù
è il Figlio di Dio, il Messia. Di Lui, il profeta Isaia nel suo
carme del servo del Signore, aveva detto: “Al Signore è piaciuto
prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo
la volontà del Signore” (Is 53,10).
Gesù mio, Amor mio crocifisso per me, abbi misericordia di
me, e benedicimi.
La Croce! Essa ha dato la pace al mondo! E io l’amo.
Preghiamo il salmo 15 in forma responsoriale, ripetendo:
T. Nelle tue mani, Signore, è la mia vita.
Sempre, quando si accetta di bere il calice sino alla feccia, vi si
trova Gesù Cristo e il Suo soccorso... É la superficie del calice
che è amara e non la feccia, della quale si ha tanta paura.
L’eccesso del dolore ha fatto discendere la pace e la forza nel
mio cuore contrito. (E.R.)
G. Preghiamo. O Dio, che nel tuo disegno di amore hai voluto
annullare il decreto della nostra condanna, sul legno della Croce
75
La povertà e l’umiltà sono i due bracci della Croce del
Salvatore; l’amore del patire è il terzo e compie, nell’anima
fedele, la rassomiglianza con Gesù Crocifisso.
Un giorno ci troveremo tutti insieme in Paradiso, dove non si
muore più. (E.R)
(Pausa di riflessione)
Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio
corpo riposa al sicuro.
T. Nelle tue mani, Signore, è la mia vita.
Non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, nè lascerai che il tuo
santo veda la corruzione.
T. Nelle tue mani, Signore, è la mia vita.
76
Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.
T. Nelle tue mani, Signore, è la mia vita.
- Per i giovani, perché possano essere segno di speranza, di
giovialità, di apertura e di servizio, a esempio del tuo Figlio
prediletto Gesù, preghiamo.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
T. Nelle tue mani, Signore, è la mia vita.
- Per tutti coloro che operano perché regni la pace in tutta la terra.
Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, continui ad intercedere
perché le loro forze non vengano mai meno, preghiamo.
Preghiera dei Fedeli
G. Uniti in preghiera davanti alla Croce di Gesù, supplichiamo il
Signore che ci conceda la forza di partecipare generosamente
alla sofferenza della sua passione e diciamo insieme:
Noi ti preghiamo, o Signore.
- Per il Papa, i Vescovi, i sacerdoti e i missionari perché a esempio
di Cristo possano essere testimoni fedeli della Sua presenza,
preghiamo.
- Per le comunità delle Maestre Pie e i gruppi MPA, perché ad
esempio di Maria Addolorata possano essere sempre luoghi
d’incontro e di accoglienza fraterna, soprattutto verso chi è nel
bisogno, preghiamo.
- Perché seguiamo le orme di Cristo che patì per noi lasciandoci un
esempio, preghiamo.
- Perché la nostra sofferenza quotidiana, unita alla passione di
Cristo, abbia per noi e i nostri cari un valore di redenzione,
preghiamo.
- Perché tutti i malati, gli infelici, gli sfiduciati, gli emarginati,
abbiano la grazia di sapere unire le loro sofferenze alla passione di
Cristo, preghiamo.
77
G. O Signore Dio nostro, che nel Figlio tuo fattosi per noi servo
sofferente, hai voluto darci un sublime esempio di fortezza e di
amore, concedi di poter portare generosamente insieme con Lui
la nostra croce e di aderire sempre alla tua volontà. Per Cristo
nostro Signore.
T.
Amen
G. Figli nel Figlio, sotto la croce affidati a Maria, serva e discepola
di Cristo, preghiamo Dio nostro Padre:
PADRE NOSTRO...
Benedizione Finale
G. Ci benedica il Dio della vita che ha dato se stesso morendo in
croce per tutti noi.
T. Amen. La nostra vita sia una risposta di amore a un amore
così grande.
G. Ci benedica il Cristo dalla croce che ci ha liberato dalle nostre
colpe.
T. Amen. Ci aiuti il Signore Gesù a vedere la vita dall’alto della
sua croce.
G. Ci benedica lo Spirito amore che ci ha convocati per questa
preghiera.
T. Amen. Ci aiuti lo Spirito Santo a testimoniare l’amore che ci
unisce.
78
G. Ci protegga e ci consoli sempre Maria Addolorata, nostra madre,
ai piedi della croce per tutti noi.
T. Amen. Ci aiuti affinchè sappiamo portare la luce di Cristo
per un mondo nuovo.
G. Ci benedica Dio Onnipotente, Padre, Figlio, e Spirito Santo
T. Amen.
Vergine Addolorata. Prega per noi.
Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi.
79
Corona dell’Addolorata
Dal Vangelo secondo Giovanni
(19, 25-30)
Stavano presso la croce di
Gesù sua madre, la sorella di sua
madre, Maria di Clèofa e Maria di
Màgdala. Gesù allora, vedendo la
madre e lì accanto a lei il
discepolo che egli amava, disse
alla madre: “Donna, ecco il tuo
figlio!”. Poi disse al discepolo:
“Ecco la tua madre!”. E da quel
momento il discepolo la prese
nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata
ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho
sete”. Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una
spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela
accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto,
Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. E, chinato il capo, spirò.
che si sono protratte
per l’intero arco della tua vita terrena,
uniamo anche le nostre sofferenze,
e inoltre quelle di tutti i genitori,
di tutti i giovani ammalati,
dei bambini e degli anziani,
affinchè ogni loro dolore
sia accettato con amore
e ogni croce
sia portata con la speranza nel cuore.
Amen.
PRIMO DOLORE:
Maria nel tempio ascolta la profezia di Simeone
O Maria, mentre nel tempio presentavi a Dio il tuo Figlio, il
vecchio Simeone ti predisse che Gesù sarebbe stato segno di
contraddizione e che la tua anima sarebbe stata trafitta da una
spada di dolore. Queste stesse parole sono state già una spada per
la tua anima: hai custodito anche queste parole, come le altre, nel
tuo cuore. Grazie, o Maria.
•
Offriamo questo mistero per tutti quei genitori che in un
qualsiasi modo si trovano a soffrire per i loro figli.
7 Ave Maria
Vergine Addolorata, prega per noi
Preghiera iniziale:
O Madonna cara,
o Madre dei dolori,
vogliamo soffermarci a riflettere
su tutte quelle situazioni in cui tu più hai sofferto.
Desideriamo rimanere un po’ di tempo con te
e ricordarci con gratitudine
di quanto tu hai sofferto per noi.
Alle tue sofferenze,
80
SECONDO DOLORE:
Maria fugge in Egitto per salvare Gesù
O Maria, sei dovuta fuggire col tuo Figlio in Egitto, perchè i
potenti della terra si erano alzati contro di Lui per ucciderlo.
E’ difficile immaginare tutti i sentimenti che hai provato
quando, all’invito del tuo sposo, ti sei alzata nel cuore della notte e
81
Ti preghiamo per quelli che hanno dovuto lasciare la casa
paterna per motivi di salute e si trovano soli negli ospedali.
Ti preghiamo in modo particolare per quei giovani che sono
rimasti privi di amore e di pace, e non sanno più che cosa
sia la casa paterna. Ricercali tu, o Maria, e fa’ che si lascino
trovare, perchè la realizzazione di un mondo nuovo diventi
sempre più possibile.
hai preso il tuo Bambino per fuggire, quel Bambino nel quale
riconoscevi e adoravi il Messia e il Figlio di Dio.
Sei rimasta senza quelle sicurezze che la patria e il focolare
domestico sanno offrire. Sei fuggita, e così ti sei associata a coloro
che non hanno un tetto sopra il loro capo o che vivono in paesi
stranieri, senza patria.
•
Maria, ci rivolgiamo a te, che sei Madre, e ti preghiamo per
chi è costretto ad abbandonare la propria casa.
Ti preghiamo per i profughi, per i perseguitati, per gli
esiliati; ti preghiamo per i poveri, che non hanno mezzi a
sufficienza per costruirsi una casa e una famiglia.
Ti preghiamo in particolare per quelli che, in seguito a
conflitti familiari, hanno abbandonato la loro famiglia e si
trovano a vivere sulla strada: per i giovani che sono in
disaccordo con i genitori, per i coniugi che si sono separati,
per le persone che vengono allontanate. Guidali, o Maria,
attraverso la loro sofferenza verso la “nuova dimora”.
7 Ave Maria
Vergine Addolorata, prega per noi
TERZO DOLORE:
Maria smarrisce Gesù e poi lo ritrova nel tempio.
O Maria, per tre giorni, con indicibile affanno, hai cercato il
tuo Figlio, e finalmente, piena di gioia, l’hai ritrovato nel tempio. La
sofferenza è durata a lungo nel cuore.
La pena è stata grande, perchè eri cosciente della tua
responsabilità. Sapevi che il Padre celeste ti aveva affidato il suo
Figlio, il Messia Redentore. Perciò il tuo dolore è stato immenso, e
la gioia dopo il ritrovamento è stata certamente sconfinata.
•
82
Maria, ti preghiamo per quanti si sono allontanati dalle loro
case e di conseguenza si trovano a soffrire molto.
7 Ave Maria
Vergine Addolorata, prega per noi
QUARTO DOLORE:
Maria incontra Gesù che porta la croce.
O Maria, hai incontrato il tuo Figlio mentre portava la Croce.
Chi potrebbe descrivere il dolore che hai provato in quel momento?
•
Madre Santissima ti preghiamo per quelli che sono lasciati
soli nel loro dolore. Visita i carcerati e confortali; visita gli
infermi; va incontro a quelli che si sono perduti.
Porgi una carezza a coloro che sono affetti da malattie
incurabili, come quando per l’ultima volta qui in terra hai
accarezzato il tuo Figlio. Aiutali a offrire la loro sofferenza
per la salvezza del mondo, come Tu stessa, accanto al tuo
Figlio, offristi il tuo dolore.
7 Ave Maria
Vergine Addolorata, prega per noi
QUINTO DOLORE:
Maria è presente alla crocifissione e morte di Gesù.
O Maria, ti contempliamo mentre stai in piedi accanto al tuo
Figlio morente. Lo avevi seguito con dolore, e ora con dolore
inconsolabile ti trovi sotto la sua Croce.
83
O Maria, la tua fedeltà nella sofferenza è veramente grande.
Hai un animo forte, il dolore non ti ha chiuso il cuore di fronte ai
nuovi impegni: per desiderio del Figlio, diventi Madre di tutti noi.
•
Ti preghiamo, Maria, per quelli che assistono i malati. Aiutali
a prestare con amore le loro cure. Dona forza e coraggio a
quelli che non ce la fanno più accanto ai loro malati. In
modo particolare, benedici le mamme che hanno bambini
infermi, fa’ che anche per loro il trovarsi a contatto con la
croce sia cosa salutare.
Unisci al tuo dolore di Madre l’estenuante fatica di chi per
anni o forse per tutta la vita è chiamato a prestare servizio
ai propri cari infermi.
7 Ave Maria
Vergine Addolorata, prega per noi
SETTIMO DOLORE:
Maria accompagna Gesù alla sepoltura.
O Maria, hai accompagnato Gesù fino al sepolcro. Hai
singhiozzato e pianto su di Lui, come si piange per un figlio unico.
Molte persone nel mondo vivono nel dolore, perchè hanno
perduto i loro cari. Consolali Tu, e dona loro il conforto della fede.
Molti sono senza fede e senza speranza, e si dibattono nei problemi
di questo mondo, perdendo fiducia e gioia di vivere.
•
Maria, intercedi per loro, perchè abbiano fede e trovino la
loro strada. Sia distrutto il male, e fiorisca una vita nuova,
quella vita che è nata dalla tua sofferenza e dal sepolcro del
tuo Figlio. Amen.
7 Ave Maria
Vergine Addolorata, prega per noi
SESTO DOLORE:
Maria riceve sulle braccia Gesù deposto dalla croce.
Ti osserviamo, o Maria, mentre, immersa nel più profondo
dolore, accogli sulle tue ginocchia il corpo esamine del tuo Figlio. Il
tuo dolore continua anche quando il suo è terminato. Lo riscaldi
ancora una volta col tuo seno materno, con la bontà e con l’amore
del tuo cuore.
•
Madre, ci consacriamo a te in questo momento, ti
consacriamo il nostro dolore, il dolore di tutti gli uomini. Ti
consacriamo le persone che sono sole, abbandonate,
rifiutate, che sono in discordia con gli altri. Ti consacriamo il
mondo intero. Siano tutti accolti sotto la tua protezione
materna. Fa’ che il mondo diventi una sola famiglia, dove
tutti si sentano fratelli e sorelle.
Salve Regina...
Preghiamo:
O Dio, tu hai voluto che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla croce,
fosse presente la tua Madre Addolorata; fa’ che la tua Santa Chiesa,
associata con lei alla passione del Cristo, partecipi alla gloria della
risurrezione. Per lo stesso tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con
te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
T. Amen.
7 Ave Maria
Vergine Addolorata, prega per noi
84
85
INDICE
PREMESSA ................................................................................... 1
Il Cammino MPA.........................................................................3
ANNO ELISABETTIANO ........................................................ 5
Calendario per l’Anno Elisabettiano ...........................................6
SCHEMA DEGLI INCONTRI MPA........................................... 8
La preparazione ............................................................................8
L’accoglienza.................................................................................9
L’invocazione allo Spirito Santo...................................................9
L’introduzione al tema .................................................................9
La condivisione.............................................................................9
La preghiera finale ......................................................................10
Il momento di fraternità.............................................................10
Le Beatitudini (Mt 5,1-12)............................................... 11
BEATI I POVERI IN SPIRITO ................................................. 12
Dalla Parola di Dio.....................................................................12
Un aiuto alla riflessione .............................................................14
Per la riflessione personale .........................................................15
Dai Documenti della Chiesa ......................................................17
Beata Elisabetta povera in spirito ...............................................18
Per la riflessione personale .........................................................20
Preghiamo con la preghiera della Chiesa... ................................22
86
87
BEATI GLI AFFLITTI............................................................ 24
Dalla Parola di Dio.....................................................................24
Un aiuto alla riflessione .............................................................26
Per la riflessione personale .........................................................27
Dai Documenti della Chiesa ......................................................29
Beata Elisabetta pur afflitta non dispera ....................................29
Per la riflessione personale .........................................................32
Preghiamo con la preghiera della Chiesa... ................................34
BEATI I MITI ...................................................................... 38
Dalla Parola di Dio.....................................................................38
Un aiuto alla riflessione .............................................................40
Per la riflessione personale .........................................................42
Dai Documenti della Chiesa ......................................................44
Beata la mite Elisabetta...............................................................44
Per la riflessione personale .........................................................47
Preghiamo con la preghiera della Chiesa... ................................48
BEATI QUELLI CHE HANNO FAME E SETE DELLA GIUSTIZIA ... 50
Dalla Parola di Dio.....................................................................50
Un aiuto alla riflessione .............................................................52
Per la riflessione personale .........................................................53
Dai Documenti della Chiesa ......................................................55
Beata Elisabetta povera in spirito ...............................................56
Per la riflessione personale .........................................................58
Preghiamo con la preghiera della Chiesa... ................................60
APPENDICE ....................................................................... 63
Meditazione davanti a Gesù sulla croce............................. 64
Corona dell’Addolorata ..................................................... 80
88
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Libretto Formativo 2008/2009 - Maestre Pie dell`Addolorata