Sussidio per la preghiera in famiglia Carissimi, con gioia e trepidazione ci apprestiamo a vivere l'avvento, il tempo che prepara il cuore e la vita alla nascita di Cristo, salvatore dell'Umanità. Sei in attesa... con queste parole ci introduciamo e camminiamo in questa grazia che in noi si compie. Già, ognuno di noi vive in modo diverso l'attesa, c'è chi attende una persona cara, chi una casa, chi la guarigione, chi una data importante, chi un lavoro, chi un tempo nuovo che sia più promettente. Noi in questo tempo vogliamo vivere l'attesa del Natale. La Chiesa intera attende il ritorno di Cristo nell'ultimo giorno e si allena ogni anno con l'attesa della celebrazione natalizia per rinnovare l'adesione al Suo Signore, redentore dell'uomo e dell'universo. Nella nostra comunità parrocchiale desideriamo, quindi, condividere quest'attesa con ogni nostro fratello e ogni nostra sorella. In questo cammino ci affianchiamo a 6 testimoni che ispireranno la nostra preghiera e i nostri gesti di carità! Allora buon cammino perché anche tu...6 in attesa! I vostri sacerdoti ETTY HILLESUM Nata nel 1914 in Olanda da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica, Etty Hillesum muore ad Auschwitz nel novembre del 1943. Ragazza brillante, intensa, con la passione della letteratura e della filosofia, si laurea in giurisprudenza e si iscrive quindi alla facoltà di lingue slave; quando intraprende lo studio della psicologia, divampa la seconda guerra mondiale e con essa la persecuzione del popolo ebraico. Durante gli ultimi due anni della sua vita, scrive un diario personale: undici quaderni fittamente ricoperti da una scrittura minuta e quasi indecifrabile, che abbracciano tutto il 1941 e il 1942, anni di guerra e di oppressione per l’Olanda, ma per Etty un periodo di crescita e, paradossalmente, di liberazione individuale. Sotto l’aspetto vivace e spontaneo, Etty è profondamente infelice: in preda a sfibranti malesseri fisici, scopre a poco a poco che questi sono in relazione con tensioni di ordine spirituale. Dopo tanti errori, finalmente l’incontro decisivo con uno psicologo ebreo tedesco, Spier, molti anni più anziano di lei, che si rivela ben più di un terapeuta: attraverso le contraddizioni di una relazione complessa, inizialmente anche ambigua, egli la guida in un percorso di realizzazione umana e spirituale. L’aiuta a conoscere e ad amare la Bibbia, le insegna a pregare, le fa conoscere S. Agostino ed altri autori fondamentali della tradizione cristiana: sarà per Etty un mediatore fra lei e Dio. Seguendo quindi un proprio itinerario, Etty matura una sensibilità religiosa che da’ ai suoi scritti una grande dimensione spirituale. La parola “Dio” compare anche nelle prime pagine del diario, usata però quasi inconsapevolmente, come spesso accade nel linguaggio quotidiano. A poco a poco però Etty va verso un dialogo molto più intenso con il divino, che percepisce intimo a se stessa: “Quella parte di me, la più profonda e la più ricca in cui riposo, è ciò che io chiamo Dio”. Ormai libera dagli errori del passato, si avvia sulla strada del dono di sé a Dio ed ai fratelli, nel suo caso il popolo ebraico, la cui sorte sceglie di condividere pienamente. I sopravvissuti del campo hanno confermato che Etty fu fino all’ultimo una persona “luminosa”. JACQUES FESCH Jacques nacque presso Parigi, il 6 aprile 1930. Il padre, direttore di banca, era colto, avventuriero, amante della musica, pianista, ma anche cinico, donnaiolo, dichiaratamente ateo; dei figli si interessava quel tanto che bastava. Il tenore di vita era alto, con cambio di case lussuose ma prive di calore umano. Nell’adolescenza il padre cominciò a diventare un ideale per il ragazzo. In una sua lettera, ne scriverà tante dal carcere, Jacques diceva: “A casa nostra c’era tanta religione quanta ce n’era in una scuderia ed eravamo tutti dei mostri di egoismo e di orgoglio”. Aveva 19 anni quando interruppe gli studi, si impiegò in banca, ma per poco tempo; continuò ad appassionarsi al suo amato jazz, ai racconti di viaggi, alla mineralogia; di Dio non si interessava più, anzi copiando il padre, diceva: ”Dio è una graziosa leggenda, la consolazione di coloro che soffrono, la religione dello schiavo e dell’oppresso”. Da quando aveva 17 anni cominciò un’amicizia con Pierrette Polack, primogenita di una numerosa e ricca famiglia di origini ebraica. Il desiderio di sposarsi, fu necessariamente accantonato, perché il matrimonio era osteggiato dal padre di lei ebreo e da suo padre antisemita arrabbiato. Attesero così la maggiore età e poi si sposarono civilmente (con la sola presenza del padre di Pierrette), un mese prima della nascita della piccola Véronique. Il matrimonio non durò.. Venne poi il giorno fatidico, il 24 febbraio 1954 con l’appoggio di due delinquenti abituali, armato, , si recò a sera nel negozio di un cambiavalute ebreo, conosciuto dal padre, a ritirare dell’oro che aveva ordinato la mattina stessa. Mentre l’uomo girato, tirava fuori dalla cassaforte l’oro, egli lo colpì alla testa col calcio della pistola, ma partì un colpo e si ferì lui stesso alla mano. Preso dal panico, scappò a piedi. Fu inseguito e lui si infilò in un grosso caseggiato, ma all’uscita dal caseggiato fu riconosciuto. Gli fu intimato di fermarsi, ma Jacques in preda al panico, non riconoscendo per la miopia chi gli stava davanti, sparò attraverso l’impermeabile, uccidendo così un agente. Mentre la giustizia degli uomini, faceva il suo corso con i processi, gli interrogatori, le accuse della Procura, i piani di difesa dell’avvocato, Jacques Fesch nella solitudine della sua cella, prese a leggere libri, riviste, classici, romanzi, che passava il carcere, altri libri gli pervenivano dalla famiglia, dai genitori in parte rappacificati, dai suoceri e poi dal cappellano e dall’avvocato Baudet, un convertito e Terziario carmelitano; non mancarono opere di un certo livello spirituale, le vite di s. Francesco d’Assisi, s. Teresa d’Avila, s. Teresa del Bambin Gesù. Attraverso la lettura dei numerosi libri (250 il primo anno), cominciò a conoscere la vita, i caratteri, le passioni, i desideri, le possibilità di peccare e di raggiungere la santità, la grandezza e la miseria del genere umano, le altezze e le volgarità del pensiero; lesse fra l’altro la “Divina Commedia”. Alle otto del mattino leggeva in un messalino la Messa del giorno, poi faceva la meditazione su quanto letto, a sera concludeva la giornata con la “Compieta” della domenica. Pregava per la conversione del padre; scoprì l’amore perduto e sciupato per il suo comportamento per la moglie Pierrette. Il 6 aprile 1957, giorno del suo 27° compleanno, giunse la sentenza definitiva del tribunale. Voleva che fosse celebrato il matrimonio religioso con Pierrette. Il Presidente della Repubblica René Coty, pur respingendo la domanda di grazia, gli mandò a dire: “Dite che gli stringo la mano per ciò che egli è diventato”. Il giorno prima della sentenza, ebbe la consolazione di sapere che Pierrette si era confessata e ricevuto la Santa Comunione, e a sera tramite l’amico Thomas, fu celebrato per procura il loro matrimonio religioso. La sentenza era fissata per il 1° ottobre 1957 e Jacques qualche giorno prima disse: “Io tendo una mano alla Vergine, e l’altra alla piccola Teresa; in tal modo non corro alcun rischio, ed esse mi attireranno a sé per consegnarmi al piccolo Gesù per l’eternità”. All’alba del 1° ottobre, si avviò all’orribile macchina, con dignità, compostezza e perfino con una certa serenità, baciando il crocifisso, chiedendo perdono a tutti; al punto che la cinquantina di persone presenti e lo stesso boia rimasero scossi. GIORGIO LA PIRA Nacque il 9 gennaio 1904 a Pozzallo, in Sicilia, primogenito di una famiglia di umili condizioni. Nel 1926 si trasferisce a Firenze seguendo il relatore della sua tesi di Diritto romano, qui si laurea con lode. L’anno dopo divenne professore supplente di Diritto Romano all’Università di Firenze e nel 1934 diventa ordinario. Fonda la “Messa di San Procolo”, per l’assistenza materiale e spirituale dei poveri. Nel 1946 viene eletto all’Assemblea costituente: La Pira svolge un’opera apprezzata nell’ambito della “Commissione dei 75”, specialmente nella redazione dei Principi Fondamentali. L’attuale Art. 2 della Costituzione viene modellato attorno alla sua proposta iniziale. L’Articolo 2 della Costituzione Italiana, recita: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Il 6 luglio 1951 è eletto sindaco di Firenze. La pace tra Francia e Algeria nasce nei corridoi di Palazzo Vecchio a Firenze. Nel 1955 porta a Firenze il sindaco di Mosca, e lo fa incontrare con Dalla Costa: la foto del sindaco comunista che bacia l’anello a un cardinale fa il giro del mondo. Nel 1959, invitato a ricambiare la visita, va a Mosca dove incontra Krusciov. Davanti al Soviet Supremo parla di pace nel nome di Gesù, e invita a “tagliare il ramo secco dell’ateismo di stato”. Anni più tardi Gorbaciov dirà pubblicamente che la figura di La Pira ha avuto un ruolo fondamentale nel cammino del regime comunista verso la perestroijka. Nel 1956 porta alcuni esponenti cristiani, ebrei e musulmani a pregare insieme sulla tomba del comune patriarca Abramo. Nel 1959, primo uomo politico occidentale a superare la «cortina di ferro», si recò in Russia creando un ponte di preghiera, unità e pace tra oriente ed occidente. Nel 1965 un altro “viaggio impossibile”, stavolta in Vietnam: è l’unico uomo politico che Ho Chi Min accetta di incontrare, in un disperato tentativo di mediazione con gli Stati Uniti, destinato a fallire. Molto importante è anche la sua azione in Medio Oriente, di mediazione tra Egitto (tra i suoi grandi amici c’è il presidente egiziano Nasser) e Israele. Scrive anche ad Arafat, che all’epoca si delineava come leader palestinese, sollecitando la nascita, di due Stati distinti. Negli anni dei suo mandati Firenze viene dotata di un numero di scuole tale da ritardare di almeno vent’anni la crisi dell’edilizia scolastica in città. Di fronte al grave problema degli sfrattati, respinta la sua richiesta di graduare gli sfratti da parte dei proprietari, La Pira chiese ad essi di affittare al Comune un certo numero di abitazioni non utilizzate. In mancanza di una disponibilità ordinò la requisizione degli immobili stessi, basandosi su una legge del 1865. Davanti al Consiglio comunale tenne un accorato discorso in difesa del suo operato: «Signori Consiglieri, io ve lo dichiaro con fermezza fraterna ma decisa: voi avete nei miei confronti un solo diritto: quello di negarmi la fiducia! Ma non avete il diritto di dirmi: signor Sindaco non si interessi delle creature senza lavoro (licenziati o disoccupati), senza casa (sfrattati), senza assistenza (vecchi, malati, bambini, ecc.). È il mio dovere fondamentale questo: dovere che non ammette discriminazioni e che mi deriva prima che dalla mia posizione di capo della città -e quindi capo della unica e solidale famiglia cittadina- dalla mia coscienza di cristiano! Se c’è uno che soffre io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi con tutti gli accorgimenti che l’amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia o diminuita o lenita. Altra norma di condotta per un Sindaco in genere e per un Sindaco cristiano in ispecie non c’è!» Morì a Firenze il 5 novembre 1977. Nel 1986 è stata avviata la sua causa di beatificazione. DON ORESTE BENZI Don Oreste Benzi nasce il 7 settembre 1925 a S. Clemente, un paesino sulle colline romagnole vicino a Rimini, da una povera famiglia di operai, settimo di 9 figli. All’età di sette anni sceglie di diventare prete e appena può, nel 1937, all’età di 12 anni entra in seminario. Il 29 giugno 1949 riceve l’ordinazione sacerdotale dal Vescovo di Rimini, Mons. Luigi Santa. Fin da allora fu grande il suo interesse per gli adolescenti ed i giovani, per proporre loro “un incontro simpatico con Cristo”. Dopo il 1950, per diversi anni, è stato insegnante e padre spirituale al seminario di Rimini. Successivamente insegnò religione in diverse scuole riminesi divenendo riferimento per molti studenti liceali. Nel 1969 si dimise da ogni incarico per dedicarsi pienamente al nuovo ruolo di parroco, che mantenne fino al 2000, nel quartiere “Grotta Rossa” della periferia di Rimini. Dall’incontro con persone sole ed emarginate e con la disponibilità a tempo pieno di alcuni giovani, don Oreste guidò l’apertura della prima Casa Famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII a Coriano, vicino a Rimini, il 3 luglio 1973. E’ stato il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII e suo Responsabile Generale fino al 2 novembre del 2007, giorno in cui è tornato al Padre. Lo abbiamo forse visto tante volte in TV, la proposta di don Oreste è davvero originale. Don Oreste, questo anziano prete romagnolo, alto e grosso, un telefonino cellulare per tasca, rosario sempre fra le mani, lunga veste nera e lisa, sguardo trafiggente e parlantina sciolta, passa per le strade della sua terra, raccoglie i tossici della piazza, incontra personalmente le prostitute mentre “lavorano” per strada, entra serenamente nelle discoteche domandando al discjockey tre minuti di intervallo per predicare il Vangelo, oggi è a Bologna, domani in Africa e dopodomani chissà dove... E tutto questo per creare delle “case-famiglia” dove delle coppie di sposi accolgano uno, due figli naturali e gli altri comperati già fatti e grandi, “acquistandoli” dall’orfanotrofio, dal manicomio, dalla piazza dei tossici o dal marciapiede. A queste persone non basta dare pane e lavoro: bisogna dare una famiglia. Ai Poveri non più servizio ma condivisione! PADRE PINO PUGLISI Don Giuseppe Puglisi nasce nella borgata palermitana di Brancaccio, il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio e di una sarta, e viene ucciso dalla mafia nella stessa borgata il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno. Entra nel seminario diocesano di Palermo nel 1953 e viene ordinato sacerdote dal cardinale Ernesto Ruffini nel 1960. Nel 1961 viene nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del SS.mo Salvatore e dal 27 novembre1964operaanchenellavicinachiesa di San Giovanni dei Lebbrosi a Romagnolo. Inizia anche l’insegnamento in varie scuole fino d arrivare al liceo classico Vittorio Emanuele II. Nel 1967 è nominato cappellano presso l’istituto per orfani “Roosevelt” all’Addaura e vicario presso la parrocchia Maria Santissima Assunta a Valdesi. Nel 1969 è nominato vicerettore del seminario arcivescovile minore. Sin da questi primi anni segue in particolare modo i giovani e si interessa delle problematiche sociali dei quartieri più emarginati della città. Segue con attenzione i lavori del Concilio Vaticano II e ne diffonde subito i documenti tra i fedeli. Il suo desiderio fu sempre quello di incarnare l’annunzio di Gesu’ Cristo nel territorio, assumendone quindi tutti i problemi per farli propri della comunità cristiana. Il primo ottobre 1970 viene nominato parroco di Godrano, un piccolo paese in provincia di Palermo - segnato da una sanguinosa faida - dove rimane fino al 31 luglio 1978, riuscendo a riconciliare le famiglie dilaniate dalla violenza con la forza del perdono. Il 29 settembre 1990 viene nominato parroco a San Gaetano, a Brancaccio, e dall’ottobre del 1992 assume anche l’incarico di direttore spirituale del corso propedeutico presso il seminario arcivescovile di Palermo. Il 29 gennaio 1993 inaugura a Brancaccio il centro “Padre Nostro”, che diventa il punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere. Collabora con i laici della zona dell’Associazione Intercondominiale per rivendicare i diritti civili della borgata, denunciando collusioni e malaffari e subendo minacce e intimidazioni. Viene ucciso sotto casa, in piazzale Anita Garibaldi 5, il giorno del compleanno, 15 settembre 1993. La sua attività pastorale - come è stato ricostruito anche dalle inchieste giudiziarie - ha costituito il movente dell’omicidio, i cui esecutori e mandanti mafiosi sono stati arrestati e condannati con sentenze definitive. Per questo già subito dopo il delitto numerose voci si sono levate per chiedere il riconoscimento del martirio. Il 25 maggio 2013 padre Pino Puglisi è proclamato beato. CHIARA CORBELLA Una donna di 28 anni che amava la vita. A tal punto che per vederne nascere una nuova, frutto dell’amore con il marito, ha scelto di rinunciare a sottoporsi ai cicli di chemio e radioterapia finché il suo bambino non venisse alla luce. Ha rischiato quella mamma. E non ce l’ha fatta. E’ morta per dare la vita a suo figlio. Questa era Chiara Corbella. Romana di 28 anni. Era sposata con Enrico Petrillo. Entrambi romani. Una coppia normalissima, molto credente. Una di quelle della generazione Wojtyla, cresciuta in parrocchia a pane e Gmg (Giornata Mondiale della Gioventù). Dopo pochi mesi dal giorno del Matrimonio, Chiara, come desideravano, è rimasta subito incinta. Di Maria. Una notizia fantastica. Ma purtroppo alla bimba, sin dalle prime ecografie, è stata diagnosticata un’anencefalia. Senza alcun tentennamento Enrico e Chiara l’hanno accolta comunque e accompagnata nella nascita terrena e, dopo circa 30 minuti, come dicono i loro amici «alla nascita in cielo». Qualche mese dopo, ecco un’altra gravidanza. Ma come se qualcuno avesse voluto mettere alla prova i cuori di quei due giovani ragazzi, anche in questo caso le prime ecografie non sono andate bene. Il bimbo, questa volta era un maschietto, era senza gambe. Senza paura e con il sorriso sulle labbra hanno scelto ancora una volta di portare avanti la gravidanza. Purtroppo, però, verso il settimo mese, l’ecografia ha evidenziato delle malformazioni viscerali con assenza degli arti inferiori e incompatibilità con la vita. Spacciato. Ma i due giovani con il sorriso hanno voluto accompagnare il piccolo Davide, questo il nome che avevano scelto per lui, fino al giorno della sua venuta alla luce. Poco dopo la nascita anche Davide è deceduto. Un altro funerale. Un’altra croce. Ma una voglia infinita di vita. Ancora. Ancora di più, se è possibile. Passano i mesi e arriva un’altra gravidanza: Francesco, il nome prescelto. Tutti gli amici, sempre di più intorno a loro, hanno gioito per la notizia e per la speranza di Chiara ed Enrico verso la vita. E finalmente tutto va per il meglio: le ecografie confermavano la salute del bimbo che cresce forte e sano. Ma al quinto mese arriva una nuova croce. A Chiara viene diagnosticata una brutta lesione della lingua e dopo un primo intervento, i medici le dicono quello che non avrebbero mai voluto dirle: ha un carcinoma. Nonostante questo, Chiara ed Enrico hanno combattuto ancora, uniti, forti, insieme per difendere il loro Francesco. Non hanno avuto dubbi e hanno deciso di portare avanti la gravidanza mettendo a rischio la vita della mamma. Chiara, infatti, solo dopo il parto si è potuta sottoporre a un nuovo intervento chirurgico più radicale e poi ai successivi cicli di chemio e radioterapia. Mesi difficili. Durissimi. Chiara è tornata dal Padre suo. Domenica Papà: Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito santo. Tutti: Amen Mamma: Lettura del Profeta Isaia (7,10-14) Il Signore parlò ancora ad Acaz: "Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall'alto". Ma Acaz rispose: "Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore". Allora Isaia disse: "Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. Alternandosi genitori e figli Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia A poveri del popolo renda giustizia, salvi i figli del misero e abbatta l’oppressore. Scenda come pioggia sull’erba, come acqua che irrora la terra. Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace. In lui siano benedette tutte le stirpi della terra ed tutte le genti lo dicano beato. Benedetto il Signore, Dio d’Israele: egli solo compie meraviglie. E benedetto il suo nome glorioso per sempre: della sua gloria sia piena tutta la terra. Figli: Insieme preghiamo dicendo: Vieni Signore, noi ti attendiamo! Tutti: Vieni Signore, noi ti attendiamo! F: Nella nostra famiglia, soprattutto quando facciamo fatica ad andare d’accordo. T: Vieni Signore, noi ti attendiamo! F: Nelle nostre giornate così piene di attività e di belle occasioni. T: Vieni Signore, noi ti attendiamo! F: Nei nostri cuori, soprattutto per renderli più buoni e più appassionati di Te e di chi abbiamo accanto. T: Vieni Signore, noi ti attendiamo! T: Padre nostro... Si conclude insieme con il segno di croce Lunedì Papà: Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito santo. Tutti: Amen Mamma: Lettura del Profeta Isaia (9,1-6) Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Madian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Alternandosi genitori e figli Splendido tu sei, magnifico sui montagne di preda. Furono spogliati i valorosi, furono colti dal sonno, nessun prode ritrovava la sua mano. Dio di Giacobbe, alla tua minaccia si paralizzano carri e cavalli. Tu sei davvero terribile; chi ti resiste quando si scatena la tua ira? Dal cielo hai fatto udire la sentenza: sbigottita tace la terra, quando Dio si alza per giudicare, per salvare tutti i poveri della terra. Persino la collera dell’uomo ti dà gloria; gli scampati dalla collera ti fanno festa. Fate voti al Signore, vostro Dio, e adempiteli, quanti lo circondano portino doni al Terribile, a lui che toglie il respiro ai potenti, che è terribile per i re della terra. Figli: Insieme preghiamo dicendo: Ascolta la nostra preghiera! Tutti: Ascolta la nostra preghiera! F: Per tutte le persone che faticano a credere. Preghiamo. T: Ascolta la nostra preghiera! F: Per tutte le persone che non hanno una casa e un lavoro. Preghiamo. T: Ascolta la nostra preghiera! F: Per tutte le persone che stanno vivendo momenti importanti di scelta circa la loro vita. T: Ascolta la nostra preghiera! T: Ave Maria... Si conclude insieme con il segno di croce Martedì Papà: Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito santo. Tutti: Amen Mamma: Lettura del Profeta Isaia (11,1-8) Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Alternandosi genitori e figli Gioirò ed esulterò in te, canterò inni al tuo nome, o Altissimo. Il Signore sarà un rifugio per l’oppresso, un rifugio nei momenti di angoscia. Confidino in te quanti conoscono il tuo nome, perché tu non abbandoni chi ti cerca, Signore. Cantate inni al Signore, che abita in Sion, narrate le sue imprese tra i popoli. Figli: Insieme preghiamo dicendo: Guidaci verso di Te! Tutti: Guidaci verso di Te! F: Quando pensiamo di poter cavarcela da soli senza la preghiera. T: Guidaci verso di Te! F: Quando pensiamo di decidere da soli cosa è giusto e cosa è sbagliato. T: Guidaci verso di Te! F: Quando auguriamo il male a qualcun altro. T: Guidaci verso di Te! T: Padre nostro... Si conclude insieme con il segno di croce Mercoledì Papà: Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito santo. Tutti: Amen Mamma: Lettura del Profeta Isaia (40,1-5) “Consolate, consolate il mio popolo - dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati”. Una voce grida: “Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato”. Alternandosi genitori e figli Dio è per noi rifugio e fortezza, aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce. Perciò non temiamo se trema la terra, se vacillano i monti nel fondo del mare. Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio, la più santa delle dimore dell’Altissimo Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare. Dio la soccorre allo spuntare dell’alba. Fremettero le genti, vacillarono i regni; egli tuonò: si sgretolò la terra. Il Signore degli eserciti è con noi, nostro baluardo è il Dio di Giacobbe. Venite, vedete le opere del Signore, egli ha fatto cose tremende. Figli: Insieme preghiamo dicendo: Vieni Salvatore del mondo! Tutti: Vieni Salvatore del mondo! F: Nei paesi che vivono la guerra e le persecuzioni violente. G: Vieni Salvatore del mondo! F: Nelle famiglie dove non si crede più e c’è disperazione. G: Vieni Salvatore del mondo! F: Nei luoghi di lavoro dove domina la competizione e manca il rispetto per la persona. G: Vieni Salvatore del mondo! T: Padre nostro... Si conclude insieme con il segno di croce Giovedì Papà: Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito santo. Tutti: Amen Mamma: Lettura del profeta Isaia (61,1-3.10-11) Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti, per dare agli afflitti di Sion una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito da lutto, veste di lode invece di uno spirito mesto. Essi si chiameranno querce di giustizia, piantagione del Signore, per manifestare la sua gloria. Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli. Poiché, come la terra produce i suoi germogli e come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti. Alternandosi genitori e figli Lodate il nome del Signore, lodatelo, servi del Signore, voi che state nella casa del Signore, negli atri della casa del nostro Dio. Lodate il Signore, perché il Signore è buono; cantate inni al suo nome, perché è amabile. Il Signore si è scelto Giacobbe, Israele come sua proprietà. Signore, il tuo nome è per sempre; Signore, il tuo ricordo di generazione in generazione. Sì, il Signore fa giustizia al suo popolo e dei suoi servi ha compassione. Figli: Insieme preghiamo dicendo: Vieni e abita la nostra casa! Tutti: Vieni e abita la nostra casa! F: Ogni notte e ogni mattina, in ogni stagione della vita, in ogni tempo che sia di pace o di litigio G: Vieni e abita la nostra casa! F: Quando dobbiamo ascoltarci e raccontare le cose belle che viviamo. G: Vieni e abita la nostra casa! F: Quando ceniamo insieme e ci confrontiamo sulle cose importanti per la nostra famiglia. G: Vieni e abita la nostra casa! T: Padre nostro... Si conclude insieme con il segno di croce Venerdì Papà: Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito santo. Tutti: Amen Mamma: Lettura del profeta Michea (4,1-5) Alla fine dei giorni il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e si innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno i popoli. Verranno molte genti e diranno: “Venite, saliamo sul monte del Signore e al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri”. Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra molti popoli e arbitro fra genti potenti, fino alle più lontane. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Siederanno ognuno tranquillo sotto la vite e sotto il fico e più nessuno li spaventerà, perché la bocca del Signore degli eserciti ha parlato! Tutti gli altri popoli camminino pure ognuno nel nome del suo dio, noi cammineremo nel nome del Signore, nostro Dio, in eterno e per sempre. Alternandosi genitori e figli Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro. Sì, le mie iniquità io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinnanzi. Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto: così sei giusto nella tua sentenza, sei retto nel tuo giudizio. Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. Rendimi la gioia di essere salvato, sostieni in me un animo generoso. Figli: Insieme preghiamo dicendo: Rendici tuoi amici attenti e vigili! Tutti: Rendici tuoi amici attenti e vigili! F: Quando siamo tentati di non rispettare i tuoi Comandamenti. Preghiamo T: Rendici tuoi amici attenti e vigili! F: Quando compiamo qualche errore e ci manca la forza per il pentimento. Preghiamo. T: Rendici tuoi amici attenti e vigili! F: Quando siamo chiamati ad aiutare qualcuno in difficoltà, con l’ascolto o dando un consiglio. Preghiamo. T: Rendici tuoi amici attenti e vigili! T: Padre nostro... Si conclude insieme con il segno di croce Sabato Papà: Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito santo. Tutti: Amen Mamma: Lettura del profeta Michea (5,1-2) E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele. Alternandosi genitori e figli Canterò in eterno l’amore del Signore, di generazione in generazione farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà, perché ho detto: “E’ un amore edificato per sempre; nel cielo rendi stabile la tua fedeltà”. “Ho stretto un’alleanza con il mio eletto, ho giurato a Davide, mio servo. Stabilirò per sempre la tua discendenza, di generazione in generazione edificherò il tuo trono”. Beato il popolo che ti sa acclamare: camminerà, Signore, alla luce del tuo volto; esulta tutto il giorno nel tuo nome, si esalta nella tua giustizia Figli: Insieme preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore! Tutti: Ascoltaci Signore! F: Per i nostri insegnanti, perchè trasmettano con gioia il loro sapere e ci aiutino a gustare la vita. Preghiamo. G: Ascoltaci Signore! F: Per le nostre catechiste e i nostri animatori, perchè siano nostri amici per aiutarci a diventare sempre più Tuoi amici. Perghiamo. G: Ascoltaci Signore! F: Per i nostri compagni e amici perchè siano sempre contenti di seguirTi. Preghiamo G: Ascoltaci Signore! T: Padre nostro... Si conclude insieme con il segno di croce Io ti cerco Dio Etty Hillesum Ieri, per un momento, ho pensato che non avrei potuto continuare a vivere, che avevo bisogno di aiuto. La vita e il dolore avevano perso il loro significato, avevo la sensazione di "sfasciarmi" sotto un peso enorme, ma anche questa volta ho combattuto una battaglia che poi all'improvviso mi ha permesso di andare avanti con maggiore forza. Ho provato a guardare in faccia il "dolore dell'umanità". Ho affrontato questo dolore, molti interrogativi hanno trovato risposta, l'assurdità ha ceduto il posto ad un po' più di ordine e di coerenza: ora posso andare avanti di nuovo. E' stata un'altra breve ma violenta battaglia, ne sono uscita con un pezzetto di maturità in più. Mi sento come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono i problemi o alcuni problemi del nostro tempo. L'unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono pur trovare ospitalità in qualche parte, in cui possono combattere e placarsi e noi dobbiamo aprire loro il nostro spazio interiore senza sfuggire. Il marciume che c'è negli altri c'è anche in noi, continuavo a predicare; non vedo nessun'altra soluzione, veramente non ne vedo nessun altra, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappare via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi. E' l'unica soluzione di questa guerra (seconda guerra mondiale): dobbiamo cercare in noi stessi, non altrove. Le minacce e il terrore crescono di giorno in giorno. M'innalzo intorno la preghiera come un muro oscuro che offre riparo, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori più "raccolta", concentrata e forte. Questo ritirarmi nella chiusa cella della preghiera, diventa per me una realtà sempre più grande. Dappertutto c'erano cartelli che ci vietavano le strada per la campagna: Ma sopra quell'unico pezzo di strada che ci rimane c'è pur sempre il cielo, tutto quanto. Non possono farci nulla, non possono veramente farci niente. Possono renderci la vita un po' spiacevole, possono provarci di qualche bene materiale e di un po' di libertà di movimento, ma siamo noi stessi a provarci delle nostre forze migliori col nostro atteggiamento sbagliato: col nostro sentirci perseguitati, umiliati ed oppressi, col nostro odio e con la millanteria che maschera la paura. Certo che ogni tanto si può essere tristi e abbattuti per quello che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli. (…) Si deve anche avere la forza di soffrire da soli e di non pesare sugli altro con le proprie paure e con i propri fardelli. Lo dobbiamo ancora imparare e ci si dovrebbe reciprocamente educare a ciò, se possibile con la dolcezza e altrimenti con la severità. Dobbiamo pregare di tutto cuore che succeda qualcosa di buono, finché conserviamo la disposizione verso questo qualcosa di buono. Infatti, se il nostro odio ci fa degenerare in bestie come lo sono loro, non servirà a nulla. L'unica cosa che possiamo salvare in questi tempi e anche l'unica che veramente conti è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì mio Dio sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi ad ogni battito del mio cuore cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all'ultimo la tua casa in noi. Esistono persone che all'ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d'argento, invece di salvare te, mio Dio. E altre persone che sono ridotte a ricettacoli di innumerevoli paure e amarezze, vogliono a tutti i costi salvare il proprio corpo. Dicono: me non mi prenderanno. Dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessun se si è nelle tue braccia. Mio Dio è un periodo troppo duro per persone fragili come me. So che seguirà un periodo diverso, un periodo di umanesimo. Vorrei tanto poter trasmettere ai tempi futuri tutta l'umanità che conservo in me stessa, malgrado le mie esperienze quotidiane. L'unico modo che abbiamo di preparare questi tempi nuovi e di prepararli fin d'ora in noi stessi. Vorrei tanto vivere per aiutare a preparare questi tempi nuovi: verranno di certo, non sento forse che stanno crescendo in me, ogni giorno? La miseria che c'è qui è veramente terribile, eppure alla sera tardi quando il giorno si è inabissato dentro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato e allora dal mio cuore s'innalza sempre una voce: non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire in mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzettino di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere. E se sopravviveremo intatti a questo tempo, corpo e anima ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio, allora avremo anche il diritto di dire la nostra parola a guerra finita. Se conoscessi il dono di Dio! Jacques Fesch Io costato che il più favorevole stato dell’anima, e certo quello che più piace al Signore, è lo stato che si acquisisce quando si grida verso Dio per la prima volta. L’umiltà è perfetta, e la tensione dello spirito è la più sostenuta. È un vero appello al soccorso, al quale viene presto risposto. In seguito, quando si progredisce, la gramigna dell’orgoglio viene a mescolarsi al buon grano della preghiera, ed è molto difficile restare nell’umiltà auspicabile.L’anima che si sente colmata dal suo Signore ne trae una grande gioia, ma anche quasi imprescindibilmente una fierezza che nulla giustifica. Non ci si può impedire di pensare che si piace a Dio, che la luce di cui ci illumina ci innalza al disopra dei comuni mortali, e ci si sorprende in flagrante delitto di meditazione sospetta, per mezzo della quale i progetti del Signore vengono valutati, diretti e più o meno previsti. Inoltre, si diviene facilmente gelosi. Certo, vogliamo di tutto cuore essere degli eletti, ma vorremmo altresì essere un po’ i soli a divenirlo. La parabola degli operai dell’ultima ora ci colpisce e ci sembra ingiusta. Che t’importa ciò che dono agli altri? Come la si sente la propria miseria, e come si prova gioia a costatarla negli altri! Di ciò che riguarda gli apostoli, niente giova tanto alla mia fede quanto la loro incredulità, il loro razionalismo, la loro debolezza, le loro vanterie e il loro orgoglio. Chi è il più grande di noi? diceva Simon Pietro [Mt 18,1; Lc 22,24]. E chi non si rallegra del suo rinnegamento, vedendovi il riflesso della sua propria debolezza? Ma quanto è dolce la risposta, e consolante questa frase: Gesù, essendo uscito, si volse e guardò Pietro. [Lc 22,61]. Chi non ha sentito su di sé lo sguardo di Gesù, carico di amore e di perdono, e chi non ne ha pianto come Pietro? Penso che ciascuno di noi risente più o meno fortemente una o due frasi del Vangelo, che forse parlano più direttamente all’anima nostra. Questa è una che non posso mai leggere senza emozione. Amo anche l’episodio della Samaritana. Se tu conoscessi il dono di Dio. [Gv 4,10]. Queste poche parole mi sembrano contenere tutto l’amore di Cristo, tutte le promesse di una misericordia infinita, e tutte le grazie di cui Egli mi colma. E meglio interdirsi di meditare su altro che sulla vita di Cristo, almeno agli inizi, e diffidare della tendenza naturale che è in tutti noi di ricondurre Dio al nostro livello. La pace più grande viene dalla preghiera semplice e umile, quella che non interroga ma non ha bisogno che di un totale abbandono e di una sottomissione perfetta. Satana è rudemente forte; ci tenta apertamente nel male, e nel bene giunge a turbarci così che ne trae del male. La Messa di quest’oggi era davvero bella e proprio sull’orgoglio. Possa io acquistare la perfetta umiltà!Ritenevo, dopo tutte queste ore di felicità, di cui il Signore mi fa grazia, di attraversare qualche periodo di relativo abbandono, ma costato che non ne è nulla. Gesù è lì tutto il tempo, vicino a me, sensibile e consolatore Non posso fare altro che pensare a Lui e parlargli, e ho sempre timore di ferirlo con un qualunque peccato.Attualmente recito le mie preghiere in ginocchio, ed è un mezzo eccellente di combattere il mio orgoglio. Vorrei rinunciare al tabacco, e mi sarebbe penoso, ma ne ho talmente l’abitudine. Credo che bisogna fare le cose a poco a poco, abbandonando ogni giorno un piccolo nulla per Nostro Signore, ma farlo con volontà costante. Le grandi fiammate di rinuncia si consumano come fuoco di paglia. Ci vuole misura in tutto, e occorre diffidare dell’ascetismo mal diretto, al termine del quale si trova spesso Satana. Colui che vuole costruire una casa, ne calcola prima la spesa. [cf Lc 14,28].Gesù vuole portarmi con sé in paradiso, e mi dona anche la possibilità di giungervi. Bisogna divenire simile a Lui, e nessuno potrà contemplarlo se non sarà stato purificato dal fuoco dell’amore, o da quello più terribile del purgatorio. La minima offesa sarà contata, e felice chi potrà pagare tutti i suoi debiti su questa terra.Noi possiamo molto quaggiù, perché siamo liberi, e così la nostra volontà diretta incessantemente verso di Lui, acquista ai suoi occhi un valore inestimabile. Lassù, non vi è più libertà, e non è più al Dio della misericordia che possiamo fare appello, ma al Dio della giustizia. Chi si dirà giusto?Credo che se potessimo valutare la gravita della minima offesa commessa contro il suo divin Cuore, noi ne saremmo impietriti di orrore e comprenderemmo meglio tutta la grandezza del suo amore. Malgrado le mie pene, io sono felice, perché mi è dato di potermi purificare e di presentarmi davanti a Lui un po’ meno indegno. E questa è una grande grazia. Signore, dona a ciascuno la sua propria morte, la grande morte che ciascuno porta in sé! [Paul Claudel]. La nostra vocazione sociale Giorgio La Pira Fratello che leggi, io ho bisogno di trattare con te oggi alcuni punti che concernono certi lati essenziali della nostra vocazione cristiana. Si tratta di domande che rinascono spesso nel mio e nel tuo cuore. La prospettiva nella quale queste domande si inseriscono è quella attuale del mondo: comprenderai; noi siamo in questo mondo, anche se la grazia di Cristo ci ha sottratto al suo imperio; non solo: ma che significa: «Voi siete il sale della terra? Voi siete la luce del mondo?». Che significa l’equiparazione al lievito, al seme e così via? Significa che abbiamo una missione trasformante da compiere; significa che per opera del nostro sacrificio amoroso, reso efficace dalla grazia di Cristo, noi dobbiamo mutare -quanto è possibile- le strutture di questo mondo per renderle al massimo adeguate alla vocazione di Dio (adveniat regnum Tuum sicut in coelo et in terra). (…) Siamo dei laici: cioè delle creature inserite nel corpo sociale, poste in immediato contatto con le strutture della città umana: siamo padri di famiglia, insegnanti, operai, impiegati, industriali, artisti commercianti, militari, uomini politici, agricoltori e così via; il nostro stato di vita ci fa non solo spettatori ma necessariamente attori dei più vasti drammi umani. Come possiamo sottrarci ai problemi che hanno immediata relazione con la nostra opera? L’educazione dei figli, l’insegnamento della verità o dell’errore, il contrasto fra capitale e lavoro, l’oppressione del tecnicismo industriale, il valore dell’espressione artistica, l’onestà del traffico, le tragedie della guerra, le strutture dello stato (oppressive o umane?), i problemi dell’educazione agricola e così via. Cosa c’è da fare? Si resta davvero come stupiti quando, per la prima volta, si rivela alla nostra anima l’immenso campo di lavoro che Dio ci mette davanti: messis quidem multa; c’è da trasformare in senso cristiano tutti questi vastissimi settori dell’ azione umana che sono in tanta parte sottratti alla influenza della grazia di Cristo! Il nostro «piano» di santificazione è sconvolto: noi credevamo che bastassero le mura silenziose dell’orazione! Credevamo che chiusi nella fortezza interiore della preghiera noi potevamo sottrarci ai problemi sconvolgitori del mondo; e invece nossignore; eccoci impegnati con una realtà che ha durezze talvolta invincibili; una realtà che ci fa capire che non è una pia espressione l’invito di Gesù: nel mondo avrete tribolazioni; prendi la tua croce e seguimi . Bisogna lasciare –pur restandovi attaccato col fondo del cuore- l’orto chiuso dell’orazione (…) L’orazione non basta; non basta la vita interiore; bisogna che questa vita si costruisca dei canali esterni destinati a farla circolare nella città dell’uomo. Bisogna trasformarla la società! Guarda, fratello, cosa hanno fatto i nostri padri; la Chiesa nascente venne a contatto coi problemi più gravi; problemi di teologia e di metafisica (pensa al pensiero greco ed alle trasformazioni che vi operò il cristianesimo); problemi di diritto e di politica (pensa alla schiavitù dello Stato); problemi sociali di ogni genere. (…) La «elemosina» non è tutto: è appena l’introduzione al nostro dovere di uomini e di cristiani; le opere anche organizzate della carità non sono ancora tutto: sono un passo avanti notevole nell’adempimento del nostro dovere di uomini e di cristiani; il pieno adempimento del nostro dovere avviene solo quando noi avremo collaborato, direttamente o indirettamente, a dare alla società una struttura giuridica, economica e politica adeguata -quanto è possibile nella realtà umana- al comandamento principale della carità. Le prove storiche di questa verità non sono davvero scarse: basta pensare alla trasformazione strutturale del rapporto sociale avvenuta col riconoscimento cristiano della eguaglianza di natura fra gli uomini e col riconoscimento cristiano del valore «assoluto» della persona umana. Cade, sia pure lentamente, la schiavitù: e col cadere della schiavitù cade tutto l’ordinamento giuridico, economico e politico che poggiava sopra questa pietra angolare dell’edificio sociale antico. Così dicasi di tutti gli schemi giuridici e politici entro cui erano incasellati gli uomini: cittadini e stranieri; amici e nemici; romani e peregrini; greci e barbari; giudei e gentili. L’eguaglianza rivelata da Cristo spezza gradualmente questi schemi e con essi spezza gli ordinamenti giuridici e politici che sopra di essi si fondavano. Così dicasi della economia: la proprietà gradualmente assume una funzione sociale ed il principio della accessione di tutti ad un minimo di benessere diventa principio ispiratore delle nuove costruzioni sociali. Ribellatevi con la vita don Oreste Benzi Io dico spesso ai giovani che sempre più frequentemente incontro: “Ribellatevi, non con la violenza, ma con la vita, senza mai demordere. Siate come un rullo compressore vivente che non lascia tranquillo nessuno. Non scendete a compromesso. Riappropriatevi della gestione della società. Siete stati sradicati dalle vostre origini, vi è stato tolto il futuro dalle mani, siete costretti a consumare emozioni. Per il sistema è meglio che siate drogati!”. Nella società del profitto il potere economico, politico, finanziario, ha come fine principale se stesso. Le leggi che lo regolano non tengono conto dell’uomo, del suo bene, del suo progresso. Occorre che le persone che non accettano le regole del profitto e che vogliono intraprendere la strada del gratuito s’incontrino per dare vita a “mondi alternativi” fondati su un sistema di relazioni interpersonali basate sul gratuito. All’interno di questi “mondi vitali” deve nascere non tanto l’elaborazione teorica, quanto la sperimentazione di vita. Se dei professionisti (medici, avvocati, giudici, maestri etc.) si uniscono ed operano assieme secondo le regole del gratuito, si spezzano le regole della casta. Se uno è solo potrà essere additato come esempio, ma non cambia la storia. Se sono più persone, incidono sulle dinamiche della società del profitto e le mettono in crisi. Questi “mondi vitali” come insieme di persone che attuano la società del gratuito mettono in crisi il modello di famiglia della società del profitto, il modello di impresa, di commercio, di scuola, di divertimento, di lavoro dipendente della società del profitto. Intaccano anche il modello di difesa della patria con il servizio militare, di difesa civile con la polizia, di amministrazione della giustizia. La seconda linea strategica è l’azione sulla società del profitto, attraverso incentivi e disincentivi e la lotta nonviolenta ma decisa. Quando si parla di oppressi bisogna individuare gli oppressori, quando si parla di affamati bisogna individuare coloro che affamano, quando si parla di handicappati bisogna individuare chi fa diventare handicappato, perché si nasce con un limite ma chi fa diventare handicappato è la società. Bisogna rimuovere le cause dell’ingiustizia perché siano smantellate le fabbriche dei poveri. L’art. 3 della Costituzione “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, l’’ordine politico, economico, sociale che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo e la partecipazione dei lavoratori alla vita sociale”. lo spero che soprattutto i giovani si sveglino, si ribellino con una vita basata sulla giustizia, non con la violenza, e smettano di accodarsi a chi dice parole e cerca solo di conservare il potere. Grande è la vostra ricompensa nei cieli Padre Pino Puglisi “Se vogliamo essere discepoli di Gesù, dobbiamo diventare testimoni della risurrezione. Certo, la testimonianza cristiana va incontro a difficoltà, diventa martirio; e infatti testimonianza in greco si dice martyrion. Dalla testimonianza al martirio il passo è breve, anzi e proprio questo che da valore alla testimonianza. San Matteo ci riferisce le parole dell’inizio del Discorso della montagna, le Beatitudini, che si concludono cosi: Sarete felici quando vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate perché grande e la vostra ricompensa nei cieli (Mt 5,11). Per il discepolo testimone e proprio quello il segno più vero che la sua testimonianza e una testimonianza valida”. “Il testimone è testimone di una presenza del Cristo presente dentro, anzi dovrebbe diventare trasparenza di questa presenza. E testimonia la presenza di Cristo attraverso la sua vita, vissuta proprio con questo desiderio costante di vivere in una comunione di lui. Ricordate San Paolo: Desidero ardentemente persino morire per essere con Cristo. Ecco, questo e un desiderio che diventa desiderio di comunione che trascende persino la vita, che va al di là della vita stessa. Anzi quasi può sembrare una porta chiusa da aprire per potere aprirsi a questo splendore di comunione con lui”. Infine, un pensiero per i giovani, uno per i poveri e un’autocritica sui sacerdoti: “A chi e disorientato il testimone della speranza indica non cos’è la speranza, machi è la speranza. La speranza è Cristo e il testimone lo indica logicamente attraverso una propria vita orientata verso Cristo. Molti giovani purtroppo continuano a non avere senso della propria vita perché non hanno trovato in noi questo orientamento preciso, chiaro nei confronti e verso di Cristo Testimone della speranza è colui che, attraverso la propria vita, cerca di lasciar trasparire la presenza di colui che è la sua speranza, la speranza – in assoluto – in un amore che cerca l’unione definitiva con l’amato. E intanto il testimone gli manifesta questo amore nel servizio a lui, visto presente nella Parola e nel Sacramento, nella comunità e in ogni singolo uomo, specialmente nel più povero, finchè si compia per tutti il suo Regno e lui sia tutto in tutti. Il testimone manifesta, insomma, quel desiderio ardente di un amore che ha fame della presenza del Signore”. Non tutto va come pensiamo Chiara Corbello Petrillo «Il Signore ha sempre qualcosa di diverso per noi. Non tutto va come noi pensiamo.Avevo visto con la dottoressa, attraverso l’ecografia, che la scatola cranica della nostra bambina non si era formata. Anche se lei si muoveva perfettamente, per lei non c’erano possibilità. Io non me la sentivo proprio di andare contro di lei, mi sentivo di sostenerla come potevo, e non di sostituirmi alla sua vita. Ora non sapevo come dirlo a mio marito. Ho passato una notte terribile, e ho detto: «Signore, mi vuoi donare questa cosa, ma perché non me lo hai fatto scoprire insieme a mio marito? Perché mi chiedi di dirglielo?». E ancora: «A quel punto ho pensato alla Madonna, che anche a lei il Signore aveva donato un figlio e gli aveva chiesto di annunciarlo a suo marito. Anche a lei il Signore aveva donato un figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vedere morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito, e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere. Ma già avviene il primo miracolo: il momento in cui lo dico a Enrico è stato un momento indimenticabile. Mi ha abbracciato e mi ha detto: «E’ nostra figlia e la terremo così com’è». Nonostante tutto è stata una gravidanza stupenda, in cui abbiamo potuto apprezzare ogni singolo giorno, ogni piccolo calcio di Maria è stato un dono. Il figlio dona la vita alla madre... Il parto è stato naturale, veloce e indolore. Il momento in cui l’ho vista è un momento che non dimenticherò mai. Ho capito che eravamo legati per la vita. L’abbiamo battezzata, ed è stato il dono più grande che il Signore potesse farci». Prima domenica: 16 novembre Il discepolo L’uomo che cerca: Etty Hillesum Dì’ a noi: quando accadranno queste cose e quale sarà il sogno? Seconda domenica: 23 novembre Il convertito L’uomo che si pente: Jacques Fesch Accorrevano a lui confessando i loro peccati. Terza domenica: 30 novembre Il profeta L’uomo che annuncia: Giorgio La Pira La mia giustizia è vicina, si manifesterà la mia salvazza. Quarta domenica: 7 dicembre I semplici Coloro che accolgono: don Oreste Benzi Molti stendevano i propri mantelli sulla strada. Quinta domenica: 14 dicembre Il precursore L’uomo che indica: padre Pino Puglisi In mezzo a voi sta uno che viene dopo di me, ed era prima di me. Sesta domenica: 21 dicembre Maria La donna che crede: Chiara Corbella Avvenga per me secondo la tua parola