La Preghiera 2 ANNO PASTORALE 2014-2015 Parrocchia della Natività di N.S.G.C. Alcune indicazioni Il libretto che avete tra le mani vuole essere una piccola introduzione al mondo misterioso e affascinante della preghiera intesa come dialogo con Dio. Vi consiglio di non affrettarvi nel leggerlo, ma di saper ‘dosare’ la lettura prendendo un paragrafo al giorno, e casomai approfondendo l’argomento trattato aiutandovi con dei brani biblici. Se avete dei dubbi sulla preghiera o volete imparare a pregare, chiedete con fiducia un colloquio con i sacerdoti che sono sempre a vostra disposizione. SUGGERIMENTI PER ENTRARE IN PREGHIERA - Entro in preghiera - pacificandomi con un momento di silenzio, pensando che incontrerò il Signore, chiedendo perdono delle offese fatte, e perdonando di cuore le offese ricevute - invocando lo Spirito Santo: prendo coscienza che in me c’è qualcuno che sta pregando, lo Spirito Santo. - La lettura: l’inizio della preghiera è l’ascolto di Dio che parla a me. Leggo e rileggo il salmo più volte. La meditazione e la preghiera: leggo il testo lentamente, punto per punto, prendendo una parola, una riga e scendendo con la mente nel cuore, ripeto questa parola – In 1a di copretina: Fra Angelico “L'Annunciazione” (Museo Diocesano, Cortona 1433-1434 5- L’ADORAZIONE Ed ecco, c'era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto. Colui che stava seduto era simile nell'aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono. Attorno al trono, poi, c'erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro vegliardi avvolti in candide vesti con corone d'oro sul capo. Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; sette lampade accese ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio. Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d'occhi davanti e di dietro. Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l'aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l'aspetto d'uomo, il quarto vivente era simile a un'aquila mentre vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: Santo, santo, santo il Signore Dio, l'Onnipotente, Colui che era, che è e che viene! E ogni volta che questi esseri viventi rendevano gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti al trono, dicendo: di ricevere la gloria, l'onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono». (Ap 4,2-11) La visione del trono e degli esseri viventi, così come ci viene presentata dal libro dell'Apocalisse, è il paradigma dell'adorazione, ovvero di quell'atteggiamento di preghiera in cui noi siamo davanti a Dio e riconosciamo la sua immensa gloria e la nostra piccolezza davanti a Lui. È il momento in cui riconosciamo che Lui è Dio e Signore, padrone assoluto della creazione. È come se percepissimo l'infinita distanza che intercorre tra la creatura e il suo Creatore e nello stesso tempo constatiamo l'amore infinito che copre questa distanza colmandola con la sua misericordia. Tutte e due le realtà sono complementari l'una all'altra nell'adorazione. Questa è fatta di stupore per la gloria di Dio che a noi si rivela e da timore per l'infinita trascendenza che questa gloria ci manifesta. Il timore, infatti, non è paura di Dio, il timore è consapevolezza della disparità tra noi e Dio. Il timore è una virtù, un dono dello Spirito Santo che, spirando in noi, ci dona la grazia di percepire questa differenza la quale non fa che aumentare in noi la gioia di vederla colmata dall'amore di Dio che scende fino a noi. Nel momento in cui San Francesco d'Assisi ricevette le stimmate egli 1 pronunciava una sola frase: Chi sei Tu, dolcissimo Dio mio, e chi son'io, vilissimo verme? È la coscienza di una trascendenza infinita che viene ad abbracciare la nostra povertà per colmarla della sua grazia. Questa è l'adorazione, questo è l'atteggiamento basilare di ogni nostra preghiera. Questo è ciò che viene descritto nella Scrittura con la prostrazione che è l'atteggiamento fisico tipico dell'adorazione. Portarsi con il volto fino a terra, così come si faceva per i re, significa la totale sottomissione all'autorità divina e il riconoscimento della sua grandezza. Occorre ricordare che questo atteggiamento interiore è indispensabile per iniziare un'autentica preghiera. Noi non possiamo considerare Dio un nostro pari, solo in Cristo Gesù, venuto a colmare l'infinita distanza che ci separava da Dio, ci permette per la sua mediazione di rivolgerci a Dio con confidenza pregando nel suo nome, ovvero unendoci alla sua adorazione del Padre. Egli come vero uomo è solidale con la nostra adorazione di povere creature, come vero Dio, Figlio unigenito del Padre, vive l'intimità perfetta con Lui: in questo modo Egli è mediatore tra Dio e l'uomo ed insieme autentico adoratore del Padre. È questa la ragione per cui noi preghiamo sempre per Cristo nostro Signore. Sal 29 Date al Signore, figli di Dio, date al Signore gloria e potenza. Date al Signore la gloria del suo nome, prostratevi al Signore in santi ornamenti. Il Signore tuona sulle acque, il Dio della gloria scatena il tuono, il Signore, sull'immensità delle acque. Il Signore tuona con forza, tuona il Signore con potenza. Il tuono del Signore schianta i cedri, il Signore schianta i cedri del Libano. Fa balzare come un vitello il Libano e il Sirion come un giovane bufalo. Il tuono saetta fiamme di fuoco, il tuono scuote la steppa, il Signore scuote il deserto di Kades. Il tuono fa partorire le cerve e spoglia le foreste. Nel suo tempio tutti dicono: Il Signore è assiso sulla tempesta, il Signore siede re per sempre. Il Signore darà forza al suo popolo benedirà il suo popolo con la pace. 2 6- LA LODE Quando si loda qualcuno si mette in evidenza qualche sua caratteristica che lo rende apprezzabile. La lode è sempre motivata da una ragione, da una causa per cui si loda quella persona. Similmente con Dio, per lodarlo occorre conoscerlo e sapere la causa di ciò che fa scaturire lo stupore e l'apprezzamento di ogni creatura. Dio è lodato perché è Creatore e Redentore. Quando il Signore ha creato il cielo e la terra ha fatto ogni cosa a sua immagine e somiglianza, in tutte le cose si scorge il suo volto e si può contemplare la sua bontà. La lode è l'atteggiamento dell'uomo che riconosce il volto del Signore e ne esulta, fa scaturire la gioia dal cuore dell'uomo che s'innalza al di sopra di sé stesso per contemplare la grandezza di Dio. La caratteristica precipua della lode è lo stupore che è l'inizio della lode. L'effetto della lode è quello di innalzarci al di sopra di noi stessi portandoci come creature quasi all'altezza del Creatore perché la lode ci conduce a contemplare la gloria di Dio. Dio è lodato perché è Redentore. La gioia cristiana nasce dal riconoscimento della grandezza di Dio che risplende nelle sue azioni e nell'amore che riversa su di noi. Si loda Dio perché: - Dio esiste nelle sue perfezioni e nella sua infinita bellezza; - Dio ci ama e ce lo dimostra attraverso le opere delle sue mani e le meraviglie che compie per noi; - le creature riflettono le sue perfezioni e suscitano in noi lode. Anzi esse stesse lodano con la loro esistenza Colui che le ha create. – nel nostro cuore possiamo riconoscere il volto di Dio e scopriamo così una bellezza e una grandezza che ci viene di riflesso dal Signore e che a lui conduce. Cristo è la ragione più bella della nostra lode, anzi è Egli stesso lode perfetta ed eterna. 3 Il Salmo 148 descrive la lode universale del creato che ogni giorno s'innalza dinanzi a Dio. Alleluia. Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell'alto dei cieli. Lodatelo voi tutti, suoi angeli, lodatelo, voi tutte, sue schiere. Lodatelo, sole e luna, lodatelo voi tutte fulgide stelle. Lodatelo, cieli dei cieli, voi acque al di sopra dei cieli. Lodino tutti il nome del Signore, perché egli disse e furono creati. Li ha stabiliti per sempre, ha posto una legge che non passa. Lodate il Signore dalla terra, mostri marini e voi tutti abissi, fuoco e grandine, neve e nebbia, vento di bufera che obbedisce alla sua parola, monti e voi tutte, colline, alberi da frutto e tutti voi cedri, voi fiere e tutte le bestie, rettili e uccelli alati. I re della terra e i popoli tutti, i governanti e i giudici della terra, i giovani e le fanciulle i vecchi insieme ai bambini lodino il nome del Signore: perché solo il suo nome è sublime, la sua gloria risplende sulla terra e nei cieli. Egli ha sollevato la potenza del suo popolo. È canto di lode per tutti i suoi fedeli, per i figli di Israele, popolo che egli ama. 4 7- IL RINGRAZIAMENTO Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: ... Appena li vide, Gesù disse: ... E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era uno di loro, vedendosi guarito, Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: ... E gli disse: ... (Lc 17,11-19) Nella lode noi celebriamo la grandezza di Dio, nel ringraziamento noi gli dimostriamo la riconoscenza dovuta a Colui che ci dona ogni cosa. Il rendimento di grazie (eucarestia in greco) è il gesto tipico del cristiano, perché manifesta l'efficacia della salvezza di Cristo riconosciuta dal fedele. Quando si noi restituiamo al Signore la benevolenza che Egli su di noi effonde. In Mc 8,6 Gesù, prima di compiere il miracolo della moltiplicazione dei pani, lo stesso gesto egli lo compie nell'ultima cena così come è raccontata da Mc 14,23, Mt 26,27 e Lc 22,17-19 e in 1Cor 11,24-25 dove si racconta l'istituzione della cena del Signore che diviene, a partire dal II sec. semplicemente Eucaristia, ovvero rendimento di grazie. La parola Eucaristia porta in sé la parola charis ovvero grazia. Il ringraziamento nasce infatti dal dono della grazia così come ci ricorda S. Paolo che inizia spesso le sue lettere rendendo grazie a Dio per il dono della grazia della salvezza (Rm 1,8; Ef 1,16; Col 1,3; 1Ts 1,2 etc.). Il legame del ringraziamento con la lode è strettissimo in quanto che il nostro ringraziamento dipende e deriva dalla lode, proprio come nel racconto evangelico dei dieci lebbrosi. I benefici dell'amore di Cristo non possono lasciarci indifferenti, la nostra risposta ai doni di Dio è necessaria, questa non consiste semplicemente nel dire al Signore ma consiste in diversi elementi, come suggerisce il racconto: - la lode; in cui costatiamo di essere guariti da Cristo, - la conversione a Dio; per la quale torniamo indietro dalle nostre vie per incontrare Cristo, ci mettiamo in cammino verso di lui, - l'adorazione di Dio; del Signore per riconoscerne la grandezza, - il rendimento di grazie. Imparare a ringraziare è dunque fondamentale per la nostra preghiera soprattutto perché non dobbiamo concepire il dono della grazia come 5 dovuto a noi dalla misericordia di Dio, la grazia è veramente un dono gratuito, che ci viene offerta per puro amore da Dio ed esige la nostra piena disponibilità e la nostra sincera gratitudine. L'Eucaristia che celebriamo ogni giorno deve essere autenticamente vissuta e partecipata come rendimento di grazie a Dio attraverso suo Figlio, Colui che compie il ringraziamento al Padre perfetto riconsegnando a Lui, attraverso la sua umanità redentrice, tutta la creazione rinnovata dalla sua redenzione. Inoltre l'Eucaristia si celebra come comunità, proprio perché la forma di ringraziamento più perfetta è quella comunitaria dove si ringrazia Dio con i fratelli e per i fratelli. La carità operosa e la condivisione dei beni di grazia donatici dal Signore saranno la testimonianza più viva del nostro ringraziamento. Il Sal 138 ci esorta a ringraziare Dio per i suoi benefici rendendoci compagni degli angeli nella lode divina. Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. A te voglio cantare davanti agli angeli, mi prostro verso il tuo tempio santo. Rendo grazie al tuo nome per la tua fedeltà e la tua misericordia: hai reso la tua promessa più grande di ogni fama. Nel giorno in cui t'ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza. Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra quando udranno le parole della tua bocca. Canteranno le vie del Signore, perché grande è la gloria del Signore; eccelso è il Signore e guarda verso l'umile ma al superbo volge lo sguardo da lontano. Se cammino in mezzo alla sventura tu mi ridoni vita; contro l'ira dei miei nemici stendi la mano e la tua destra mi salva. Il Signore completerà per me l'opera sua. Signore, la tua bontà dura per sempre: non abbandonare l'opera delle tue mani. 6 8- LA SUPPLICA Quando noi ci poniamo davanti al Signore siamo sempre dei poveri che implorano da Lui ogni bene. L'atteggiamento normale di ogni orante è sempre quello che nasce dal giusto senso di timore di Dio, che non è mai paura ma senso di Dio, capacità di comprendere la vera posizione che intercorre tra noi e Lui, tra figlio e Padre, tra servo e Signore. Questa povertà fondamentale dell'uomo esige l'atteggiamento della supplica che è la richiesta umile che nasce dalle nostre necessità; sono suppliche rivolte a colui che solo può darci il sostentamento e il perdono, i beni fondamentali per la nostra esistenza. A volte pecchiamo di presunzione pensando di poter fare a meno di questo atteggiamento. Certo non bisogna dimenticare l'atteggiamento della lode e del ringraziamento ma quello della supplica è l'atteggiamento più autentico per chi, come noi, è debitore di fronte al Signore della salvezza e conosce la propria povertà di uomo peccatore. La supplica è l'atteggiamento dei semplici e degli umili. Il bambino e l'anziano chiede al Signore, supplica le grazie, si attende da Lui la soluzione dei suoi problemi. Tutto questo non è negativo, anzi è il giusto atteggiamento dei poveri che possiedono solo ciò che Dio dona loro. I brani evangelici che parlano di poveri che chiedono grazie a Gesù ci mostrano persone che supplicano, come la vedova importuna, il Centurione, il padre dell'epilettico, la Cananea, il cieco di Gerico e altri personaggi. Questa povertà ci rende grandi davanti a Dio perché l'insistenza commuove il suo cuore di Padre, l'umiltà attira il suo sguardo, la povertà stimola la sua generosità immensa. La grazia si deve chiedere e supplicare perché non è un nostro diritto, deriva esclusivamente dalla sua misericordia senza limiti. Se siamo capaci di rimanere fedeli a quest'atteggiamento fondamentale della nostra preghiera noi saremo sempre sicuri di pregare in modo giusto e di essere esauditi nelle nostre richieste. Il Sal 143 ci aiuta a comprendere la supplica come dimensione fondamentale dell'uomo, dimensione dei poveri. Signore, ascolta la mia preghiera, porgi l'orecchio alla mia supplica, tu che sei fedele, e per la tua giustizia rispondimi. 7 Non chiamare in giudizio il tuo servo: nessun vivente davanti a te è giusto. Il nemico mi perseguita, calpesta a terra la mia vita, mi ha relegato nelle tenebre come i morti da gran tempo. In me languisce il mio spirito, si agghiaccia il mio cuore. Ricordo i giorni antichi, ripenso a tutte le tue opere, medito sui tuoi prodigi. A te protendo le mie mani, sono davanti a te come terra riarsa. Rispondimi presto, Signore, viene meno il mio spirito. Non nascondermi il tuo volto perché non sia come chi scende nella fossa. Al mattino fammi sentire la tua grazia, poiché in te confido. Fammi conoscere la strada da percorrere, perché a te si innalza l'anima mia. Salvami dai miei nemici, Signore, a te mi affido. Insegnami a compiere il tuo volere, perché sei tu il mio Dio. Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana. Per il tuo nome, Signore, fammi vivere, liberami dall'angoscia, per la tua giustizia. Per la tua fedeltà disperdi i miei nemici, fa perire chi mi opprime, poiché io sono tuo servo 8 Matteo-6,6: “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa” ORARI DEL TEMPO DI AVVENTO SS. Messe Feriale SS. Messe Festive 8 8,30. 9 10 10 11,30. 18 18 20 LODI: Dal Lunedì al Venerdì, alle ore 7,30 CATECHESI PER ADULTI: Mercoledì, alle ore 16,30 e 20 MENSA “DOMUS CARITATIS”: Lunedì e Giovedì, dalle ore 15,30 alle 19 Avvisi per la Seconda Settimana SABATO 13 DICEMBRE: Uscita per vedere i Presepi di Roma (Ore 15 davanti alla Parrocchia per Bambini Comunioni e Cresima) CONCERTO IN CHIESA: Sabato 20 Dicembre,ore 19,30 NOVENA DI NATALE: Da Lunedì 15 a Venerdì 19 Dicembre, ore 7 Sabato 20 Dicembre ore 10,30 conclusione Novena e dopo …la cioccolata calda e panettone GIORNATA PENITENZIALE: Martedì 16 Dicembre ore 8 – 12; 16 - 20 Parrocchia della Natività di N.S.G.C. Roma:“Abside” (particolare)