P I N IO ce EZ vin /13 EL pro gg 6 LE 5 pa IA lle o a EC ne artin SP oto e M v D Il ino Organo Ufficiale Ipasvi di Napoli Anno XX n° 4 Sped. Abb. Post. art. 2 Comma 20/c legge 662/96 Filiale di Napoli Infermieri alle urne Vince la professione COMFORT CARE Intervista a Elvira Parravicini Franca Sarracino a pag. 21 POLITICA SANITARIA “La nuova sanità scriviamola con gli infermieri” Chiara Sepe alle pagg. 14/15 3 Dicembre 2014 L’Editoriale Un nuovo patto per l’assistenza di Ciro Carbone b b i am o a r ch i v i a t o n e l m i g l i o r e d e i modi l’anno che ci lasciamo a lle spa lle. In poco più di due mesi, i Colleg i Ipasvi d’Italia hanno rinnovato g li org anismi dirigenti. E’ stat o un passagg io indispensa bile per arrivare prepa rati al Congresso che ci attende tra breve e che ra ppresenterà u n nuovo spa rtiacque. A Napoli e in Campania è stato un successo. “Ha vinto la professione”. Abbiamo titolato così questo numero del nost ro giorna le p erché a l di la delle liste, le urne hanno certificato il grande lega me che unisce cia scun iscritto alla casa comune degli infermieri. Per questo successo non finirò mai di dire grazie a i ta nti colleghi che, a N apoli in part icolare, ma in tutt a la Ca mpa nia, h anno on ora to il vot o con u na pa rt ecipa zion e mai cosi nu merosa e convinta. Un consenso che ci dà la forza e la fiducia necessa ria per continuare e per fare meglio. Abbia mo un bisogno enorme di unità, e di un comune sentire, cari colleghi. L e sfide che ci attendono d’ora in avanti sono tutte decisive. Non solo per la nostra professione. Direi sopra ttutto p er l’in tero sistema salu te del nostro Pa ese al q ua le siamo leg at i. Un ’enorme respon sabilità g r a v a s u d i n o i : s i a m o l ’ u n i c a p r o fe s s i o n e a d a vere un progetto coerente e unitario sul futuro della sanità italia na. Siamo l’un ica professione ad avere un progetto di sanità con al centro il citta dino. Non è cosa da poco. Ciò ci deve esaltare e i n o r g o gl i r e n e l l a g i us t a m i s ur a . D i s i cu r o ci deve dare tanta consapevolezza. E queste elezioni a ppena archiv ia t e sono u na premessa importa nte. Il cong resso che ci a pprest ia mo a celebrare a marzo segnerà un altro decisivo passaggio per la p ro fessione. C’è da scriv ere in sieme u n nu ovo patto per l’assistenza tra cittadini e infermieri. E poi bisognerà convincere chi ci governa che un sistema sanitario universalistico e solidaristico è possibile senza ricorrere come sempre a tagli e rispa rmi. Sopra ttu tt o se q uesti sono in diriz za ti dov e è più fa cile, cioè su l persona le. Proprio A Infermieri Pediatrici e Vigilatrici d’Infanzia scelgono il loro futuro come è st at o fat to fino a d og gi. Gli infermieri hanno dato, e come, in qu esti anni. Lo sappiamo b e n e n o i i n C a m p an i a. I n p i ù al l ’ o r i z z o n t e s i prospetta ancora, con la legge di stabilità 2015, il mantenimento dell'attuale staticità sulla spesa per il personale ch e altro non fa se non mina re l’efficienza del Servizio pu bblico e le speranze di miglia ia di giovani. A Governo e Regioni dobbiamo spieg are che spending review non significa solta nt o ta gliare. Significa anch e ripensare, riorganizza re, innovare. Va nno rivisti, per prima cosa, i para digmi orga niz za tivi dell'int ero sistema. Vogliamo che al centro di ogni organizzazione ci sia l'assistenza alla persona. E’ possibile rivedere i sistemi d’acquist o per portare un g uadagno in termini di efficienza ed efficacia. Si possono eliminare duplicazioni di centri decisionali; di funzioni e di strutture che non danno risposte ai bisog ni dei cittadini, ma che in compenso a ssorbono risorse importanti, penalizzando l’equità di accesso alle cure. S i dia u n t ag lio a q uelle struttu re che di ospedale hanno solo il nome per trasforma rle in ciò che davvero serve alla collett i v i t à . S i a um e n t i l ' a p p r o p r i at e z z a d e i r i c o v e r i ospedalieri, con una rete di cu re e assist enza primaria. Tocca al Governo e a lle Reg ioni riorg aniz za re il sistema . N oi sa remo li a sot enere le nostre idee e le nostre ragioni. Noi ch iederemo rispetto per le nostre idee. L o chiederemo con forza, prima, dura nt e e dopo il congresso. A Roma , come in og ni rea ltà locale. In Campania , a d esempio, attendiamo con ansia quei mille nuovi posti di lavoro annu nciati dal Govern at ore Caldoro per effet to dello sblocco del turn over. Sia mo fiduciosi. Entro Gennaio i ministeri di Sanità e d Economia dovranno da re il via libera per i nuovi concorsi e per ta nte stabilizzazioni a favore dei preca ri. Ci contiamo per i nostri colleghi e per una sanità più a ttenta ai citta dini. Ma non aspet teremo a lung o. Non ci piacerebbe denunciare che tu tto quanto annunciato era solo campa gna elettorale. Buon a nno a tu tti. In questo NUMERO 14 Supplemento di Napolisana Rivista periodica di: aggiornamenti professionali, attualità e cultura Organo ufficiale dei Collegi Ipasvi di Napoli e Benevento AUTORIZZAZIONE DEL TRIBUNALE DI NAPOLI N. 4681 DEL 27/9/1995 Spedizione in abb. pos. /art. 2, comma 20/c, L. 662/96 Filiale di Napoli Direttore editoriale Direttore responsabile Pino De Martino Comitato scientifico Margherita Ascione, Francesco Attena, Angela Basile, In questo numero: 3 Florinda Carcarino, Francesco Catapano, Giuseppe De Falco, Andrea Della Ratta, Maria Rosaria Esposito, Assunta Guillari, Eva Lieto, Nicola Scarpato, Carlo Vigorito, Americo Zotti. Segreteria scientifica Franca Sarracino Hanno collaborato a questo numero Maddalena De Maria, Vincenzo Di Girolamo, Maria Rosaria Esposito, Alfredo La Monica, Giuseppe Matarazzo, Alessia Melillo, Grace Novara, Franca Sarracino, Chiara Sepe , Marco Tesone, Pippo Trio. Editore, direzione e redazione: Collegio Ipasvi Napoli Via Costantinopoli, n 27, Cap. 80138, Napoli, Tel. 081 440140, Fax 081 440217 e-mail: [email protected] web: www.ipasvinapoli.org LA RIVISTA VIENE INVIATA GRATUITAMENTE AGLI ISCRITTI RESP. GRAFICA, IMPAGINAZIONE E STAMPA QUORUM - VIA T. G. BLANCH 8 - 80143 NAPOLI La riproduzione e la ristampa anche parziali di articoli e immagini del giornale sono formalmente vietate senza la debita autorizzazione dell’editore. “La nuova sanità scriviamola con gli infermieri La denuncia di Ciro Carbone al Convegno promosso da Enzo Rivellini. “Ci si ricorda della professione infermieristica solo per i sacrifici. La si dimentica quando c’è da decidere sul nuovo piano ospedaliero. ANNO XX- N. 4 - DICEMBRE 2014 Ciro Carbone Politica sanitaria 6 L’Editoriale Un nuovo patto per l’assistenza di Ciro Carbone Speciale elezioni Urne aperte In Campania vince la professione Forte aumento della partecipazione al voto per il rinnovo degli organismi collegiali nei cinque Collegi Ipasvi della regione. Napoli, Benevento, Avellino e Salerno confermano i gruppi dirigenti uscenti. A Caserta cambio al vertice: la presidenza a Mario Falco. Servizi a cura di Pino De Martino Napoli 17 Qui Pronto intervento di Chiara Sepe 18 Qui Napoli 19 Comfort care, Elezioni, Il presidente Della Ratta rafforza la leadership 23 di Pippo Trio Congresso Cives Volontariato, il volto migliore del Paese 27 Ospedali e territorio Notizie e Servizi curati da Pino De Martino cardiopolmonare Iniziativa del Cives a Frattamaggiore di Chiara Sepe 22 Qui Benevento Qui Napoli No alle violenze contro le donne. Gli infermieri in prima linea di Gennaro Ascione approfondimenti su nosocomi e Asl della Campania servizi a cura della redazione di Napolisana 36 laDentro professione Sindrome di Shaken Baby 39 Dentro la professione di Assunta De Martino Interventi infermieristici nella lotta alla fatigue quando l’inizio si confonde con la fine Napoli 20 Qui Una terapia che di Franca Sarracino guarda ai cuori di Franca Sarracino 43 di Grace Novara, Maria Rosaria Esposito Dentro la professione Disgeusia, l’alterazione del gusto di Alessia Melillo, Alfredo La Monica, Maddalena De Maria Dicembre 2014 Dicembre 2014 Urne aperte, in Campania vince la professione Forte aumento della partecipazione al voto per il rinnovo degli organismi collegiali nei cinque Collegi Ipasvi della regione. Napoli, Benevento, Avellino e Salerno confermano i gruppi dirigenti uscenti. A Caserta cambio al vertice: la presidenza a Mario Falco. Nelle dichiarazioni post voto dei presidenti enorme soddisfazione per la straordinaria affluenza alle urne. di Pino De Martino a vinto la professione. E’ il commento quasi unanime a urne chiuse. Soprattutto di chi le ha vinte queste elezioni. Ma anche di chi, come a Napoli, ha gareggiato lealmente, pur senza vincere. Il rinnovo dei gruppi dirigenti nei cinque collegi Ipasvi della Campania ha fatto registrare ovunque un considerevole aumento di elettori. La professione ha vinto in democrazia. Ne esce rafforzata ovunque. Tra le grandi città, con oltre il 17 per cento di votanti, Napoli è tra le prime in Italia per affluenza. Ma anche Avellino, Benevento, Caserta e Salerno hanno fatto registrare percentuali record. In un appello al voto pubblicato sul precedente numero di Napolisana, si è insisto sulla partecipazione come indice per misurare lo spessore di una comunità professionale, la sua crescita in termini di identità e coesione, il suo sentirsi gruppo, la sua coscienza di se. Con queste elezioni gli infermieri della Campania hanno dato prova di esserci. Hanno fornito una dimostrazione di grande maturità. Di una più forte identità professionale. Di un accresciuto sentimento d’appartenenza, di partecipazione alla vita dei Collegi, alle attività che in essi si svolgono. Con queste elezioni gli infermieri della Campania hanno dimostrato ai colleghi italiani di non esse solo la somma aritmetica di tanti singoli professionisti, di tante istanze e di molte aspettative. Ma di saper trovare le motivazioni giuste per contribuire alla crescita sociale di se stessi e del proprio gruppo professionale. H Dicembre 2014 Dicembre 2014 Il voto nelle cinque province AVELLINO . Per il capoluogo irpino, il presidente Maurizio Roca parla di “svolta epocale”. E i numeri gli danno ragione. Durante le elezioni per il rinnovo degli organi collegiali, si sono recati alle urne 937 elettori: oltre il trenta per cento del corpo elettorale. Numeri importanti. “Voglio esprimere il mio più grande apprezzamento a tutti gli iscritti”, ha detto Maurizio Roca subito dopo Maurizio Roca lo scrutinio. “Un grazie di cuore ai tanti colleghi che hanno dato un forte contributo assicurando la loro presenza in un momento importante della vita del collegio.” L’esito si può dire ampiamente scontato. Le urne hanno riconfermato alla guida del Collegio di Avellino il gruppo dirigente uscente con un ampio vantaggio sull’unica lista d’opposizione presente d’ispirazione sindacale. Un distacco di oltre seicento voti in media tra i candidati dell’una e dell’altra ne esprime la consistenza. “Sarebbe qui facile rispondere, numeri alla mano, alle tante provocazioni e agli attacchi ricevuti”, commenta il presidente Roca senza nascondere una certa soddisfazione e la voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. ”Invece voglio solo ringraziare tutti, in particolare chi ha creduto ancora una volta ad una lista che è frutto di impegno, esperienza, unità d’intenti, di cose buone fatte solo per amore della professione”. BENEVENTO – Anche nel Capoluogo sannita, a parte i quattro nuovi innesti, le urne hanno confermato il gruppo dirigente uscente e la leadership del Presidente Andrea Della Ratta. E’ questo in sostanza l’esito delle elezioni per il rinnovo delle cariche collegiali del- Andrea Della Ratta l’Ipasvi di Benevento. Altra conferma, l’alta affluenza al voto. Nei giorni 12, 13 e 14 dicembre scorso, oltre il 22 per cento degli aventi diritto ha affollato la sede elettorale. In valori assoluti, 508 votanti: schede valide 483; schede nulle 20; schede bianche 5.Sul grande valore della partecipazione e dell’attaccamento alla pro- fessione si è incentrato, non a caso, il breve commento di Andrea Della Ratta subito dopo il voto. “Voglio innanzitutto ringraziare i colleghi per la straordinaria partecipazione ed il profondo attaccamento alla professione dimostrati anche questa volta”, ha detto alla stampa il presidente subito dopo la maratona elettorale. “Nel nostro appello al voto - ha aggiunto - avevamo chiesto un segnale di forte legame con la professione, prima ancora che un voto di rinnovata fiducia. Gli infermieri di Benevento e provincia hanno fatto entrambe le cose. Di questo siamo fieri. Leggiamo l’ampia partecipazione e il successo della lista come un apprezzamento per quanto fatto fino ad ora dai vertici del Collegio e uno sprone a fare ancora di più per la professione. Continueremo a difenderla e a sostenerla con l’impegno di sempre e con rinnovata energia”. CASERTA – Particolarmente attese erano le elezioni in Terra di Lavoro. Dopo l’annullamento del 2012 per anomalie nell’invio delle comunicazioni agli iscritti e il sequestro delle urne per quelle del 2013 per sospetti brogli elettorali, la tensione era alta. Questa tornata elettorale si è Mario Falco volta invece in modo sereno, trasparente e nel totale rispetto delle regole democratiche, nonostante più liste si confrontassero, tutte accreditate di un consistente seguito. L’esito è un sostanziale terremoto. Forte il ricambio e le novità nel gruppo dirigente. Sono stati riconfermati sei consiglieri e nove eletti per la prima volta. Anche il Collegio dei Revisori dei Conti ha visto l’ingresso di quattro nuovi professionisti. A guidare il Collegio di Caserta per il prossimo triennio sarà Mario Falco. Alla carica di Vice Presidente Ferdinando Chiacchio, Segretario Giacinto Basilicata, Tesoriere Concetta Galasso. Per la carica di Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti è stato eletto Luigi Di Giovanni. Anche Caserta ha fatto registrare una notevole affluenza alle urne: 1709 votanti. “Il mio ringraziamento va a tutti coloro che hanno partecipato al voto”, dice infatti il Presidente Mario Falco commentando il risultato elettorale. E aggiunge: “Uno degli obiettivi che vogliamo perseguire e che sarà un punto cardine del nostro mandato, è quello di rafforzare l’immagine sociale degli Infermieri e la loro visibilità. A tal fine il Consiglio direttivo si adopererà per contribuire alla crescita della professione e al cambiamento nelle organizzazioni, attivando un dialogo costante con gli enti locali (Regione, Pro- Ciro Carbone vincia, Comune), gli altri Collegi, gli Ordini, l’Enpapi, le Università e le Aziende Sanitarie pubbliche e private presenti nella Provincia di Caserta, oltre che con le Associazioni professionali, di volontariato e dei cittadini.” Peluso; segretario Alessandro Olivieri; tesoriere Gennaro Sanges; presidente del Collegio dei revisori dei conti Vincenzo Saraiello. SALERNO – Qui, la tormentata e combattuta tornata elettorale si è conclusa con la conferma sub iudice del gruppo dirigente uscente. Alla guida del Collegio c’è però Cosimo Cicia, vice presidente, Carlo Celentano; Annamaria Del Corvo, segretario; Gennaro D’Andretta tesoriere. Confermata quindi buona parte del precedente NAPOLI – Anche Napoli conferma il consiglio, ma con un forte segnale di ringruppo dirigente uscente e la leadership novamento. inossidabile del presidente e consigliere naSono ben sei le new entry tra consiglieri zionale, Ciro Carbone. Un segnale di rin- e revisori. Un segnale apprezzato dalla planovamento nella squadra di governo è stato tea elettorale. Anche a Salerno le urne dato con l’innesto di due nuovi consiglieri hanno fatto il pieno: 1911 i votanti. Circa e del revisore dei conti supplente: in ordine ottocento in più di tre anni fa. RinnovaTeresa Rea, Luigi Trimento a parte, anche la premarco e Assunta De Marsenza di una agguerrita lista tino. Con essi si è d’opposizione ha contrirafforzata la presenza del buito nel forte aumento d’afCollegio Ipasvi di Napoli fluenza. “Fuori da ogni nell’ambiente universitainutile polemica – dice Carlo rio, della sanità privata e Celentano ormai da ex predell’infermieristica pediasidente – c’è da ringraziare i trica. “Abbiamo fatto un tanti infermieri che si sono buon lavoro in questi anni recati alle urne. e i numeri lo dimostrano”, Che ci sia sana competiosserva Carbone. Ma non zione tra candidati lo ritengo possiamo fermarci: il rinnouna ricchezza per la profesvamento, quando non lo sione e per la democrazia inanticipi, poi ti travolge. E Carlo Celentano terna. Altra cosa sono gli noi ci siamo mossi per attacchi personali che retempo rinnovando di poco una squadra che spingo al mittente. Continueremo a fare ha ben fatto in questi anni. Nuovi innesti che bene al Collegio di Salerno rappresentando serviranno a dare più forza a quei settori della tutti, anche chi ci ha contrastato fino alla professione che oggi meritano particolare at- fine. Cercheremo ancora una volta di fare il tenzione”. meglio di noi stessi per rappresentare meAlla guida di Napoli confermato quindi glio gli interessi di una professione bella e in Ciro Carbone; vice presidente Antonietta continua espansione”. Dicembre 2014 Dicembre 2014 E il Collegio di Napoli fa il pieno di voti Ciro Carbone confermato presidente: “Il voto ha testimoniato il grande senso d’appartenenza alla casa comune degli infermieri”. Alla vicepresidenza Antonietta Peluso; segretario, Alessandro Olivieri; tesoriere, Gennaro Sanges. Presidente dei revisori dei Conti, Vincenzo Saraiello. Lusinghiera affermazione per la lista d’opposizione guidata da Marco Tesone. gno quotidiano di ciascuno; che per rinnovare e per crescere dentro e fuori i luoghi di lavoro, serve il contributo di tutti. C’è un dato che conferma questa crescita: tutti i collegi Ipasvi provinciali della Campania hanno fatto registrare un’impennata di partecipanti. Ovunque si è registrata un’affluenza alle urne superiore ad ogni previsione. E non vedo come si possa spiegare, anche al netto della questione quorum. Alla guida di Napoli conferma per Ciro Carbone che con questo rafforza ancora di più la sua leadership; vice presidente Antonietta Peluso; segretario, Alessandro Olivieri; tesoriere, Gennaro Sanges; presidente del Collegio dei revisori dei di Pino De Martino Tanti infermieri al voto, ha vinto la professione, ha vinto la democrazia”. Cosi ha commentato il Consigliere nazionale e presidente Ipasvi di Napoli, Ciro Carbone, compulsato dai giornalisti che gli chiedevano dell’esito del voto per il rinnovo delle cariche collegiali. “Con queste elezioni, il Collegio degli infermieri di Napoli ottiene un risultato di grandissimo valore, soprattutto sotto il profilo della partecipazione e della democrazia”, ha ELEZIONI 2015/2017 aggiunto Carbone, tradendo un filo d’emozione e di soddisfazione. RIEPILOGO DELLE SCHEDE SCRUTINATE La sfida non è stata semplice, soprattutto quella con la tendenza a disertare le urne. “Per questo importante traguardo - ha detto anCONSIGLIO DIRETTIVO cora - voglio ringraziare quanti hanno preso parte al voto, compreso CANDIDATO VOTI la lista a noi contrapposta che ha conseguito un lusinghiero risultato. Ma soprattutto voglio ringraziare tutti gli iscritti, che hanno testiCARBONE CIRO 1937 moniato attaccamento alla professione e alla casa comune di tutti gli PELUSO ANTONIETTA 1889 infermieri, senza dimenticare il gruppo dirigente uscente che ha ben ACUNZO GIANCLAUDIO 1690 lavorato in questi tre anni”. Carbone tiene il profilo basso, non acGRECO MARIAGRAZIA 1676 REA TERESA 1671 cenna nemmeno ai circa duemila voti personali ottenuti e al buoSANGES GENNARO 1649 nissimo risultato elettorale di tutta la squadra. ASCIONE GENNARO 1646 Il voto conferma alla guida del Collegio di Napoli il gruppo diDE FALCO GIUSEPPE 1630 rigente uscente. Un’affermazione oltre le righe. Sia come voto di OLIVIERI ALESSANDRO 1629 lista, ma soprattutto per l’ampia partecipazione. Con 2835 votanti, GATTA DAVIDE 1613 al momento Napoli è tra i primi collegi in Italia per affluenza alle LEMBO LUIGI 1606 urne, soprattutto tra le grandi città. VOLTURA COSTANTINO 1601 Circa tremila infermieri hanno risposto all’appello al voto, diTRIMARCO LUIGI 1590 mostrando di sentirsi parte attiva e protagonista di un progetto AMATO GUIDO 1498 condiviso che pone la crescita della professione al centro dell’attiDE ROSA GIOVANN 1467 TESONE MARCO 356 vità collegiale. Al brillante risultato hanno contribuito vari fattori, PAPI GIUSEPPE 309 compreso la presenza della lista contrapposta: “Infermiere profesTORTORELLA NICOLA 286 sionista della salute”. MANZO PAOLA 279 Con una media di 300 voti, il gruppo d’opposizione ha portato CARUSO ANGELO 269 valore aggiunto, soprattutto in termini di affluenza alle urne e di stile. E’ stata una leale competizione. Così come dev’essere tra avversari che si rispettano e cha hanno gente uscente e la ventata di novità della lista guidata da Marco a cuore il medesimo obiettivo: far vincere la professione. A chi Tesone, la professione in sé sia maturata oltre ogni aspettativa: è scrive piace pensare che a parte il buon lavoro del gruppo diri- più consapevole che il futuro della professione passa per l’impe- “ REVISORI DEI CONTI CANDIDATO VOTI REVISORI DEI CONTI CANDIDATO VOTI BUFALINO GIOVANNI SARAIELLO VINCENZO DE FALCO VINCENZO DI GIROLAMO VINCENZO STRINO PATRIZIO ESPOSITO GENNARO (Supplente) DE MARTINO ASSUNTA SABATINO MICHELE SCARPATI ANNA ROSARIA 1688 1610 1528 357 253 206 1419 277 10 Collegio Provinciale di Napoli conti, Vincenzo Saraiello. Nelle tabelle qui di fianco abbiamo riportato i voti assegnati ai primi venti candidati, sia per la carica di consigliere, che per quella dei revisori. “Confronto leale, arricchita la professione” di Marco Tesone e Vincenzo Di Girolamo* Analizzando il risultato elettorale possiamo affermare che la nostra lista “Infermiere professionista della salute” ha contribuito in maniera sostanziale alla grande partecipazione al voto con una affluenza di 2835 elettori, portando il Collegio di Napoli tra i primi in Italia per numero di votanti. Questo, a nostro parere, per due motivazioni: in primo, luogo ha spinto i consiglieri uscenti, che per la prima volta avevano dei concorrenti veramente motivati e con un seguito significativo, a sensibilizzare e mobilitare il proprio elettorato. In secondo luogo, ha portato più di trecento colleghi al voto, che in mancanza di una lista alternativa non si sarebbero mai recati in via Costantinopoli. L’esperienza che abbiamo vissuto in questa tornata elettorale ci ha arricchiti dal punto di vista umano e ha rafforzato in noi la convinzione che per cambiare le cose è inutile e deleterio il solo lamentarsi, ma bisogna mettersi in gioco, scendere in campo e finanche contrapporsi. In questi giorni, abbiamo avuto la possibilità di confrontare la nostra visione del Collegio con tanti altri Colleghi. Anche con quelli appartenenti alla lista (storica) avversa. Abbiamo conosciuto personalmente il Presidente Carbone al quale riconosciamo il merito di aver interpretato un ruolo super partes in maniera impeccabile.Per il futuro, ci proponiamo di non vanificare quanto di buono fatto. Daremo un seguito a quest’iniziativa elettorale che nasce dal basso per portare avanti le nostre idee, anche se per il momento fuori dal Consiglio Direttivo. Faremo un’opposizione ferma, ma costruttiva. Con un approccio propositivo, ma anche di controllo, volto alla valorizzazione della professione. A questo proposito, abbiamo già riscontrato la disponibilità, sia di alcuni consiglieri eletti, che dello stesso Presidente, a recepire alcune delle proposte contenute nel nostro programma elettorale. In sintesi, riteniamo sia stata una straordinaria occasione di crescita personale ed un’affermazione degli infermieri nel loro insieme. La professione infermieristica sta lentamente maturando, sviluppando sempre di più una condivisione di valori ed un sentimento di appartenenza alla professione, capace di poter imporre la centralità della professione nell’universo sanità in un futuro che vediamo sempre più vicino. *Coordinatori lista “Infermiere professionista della salute” Dicembre 2014 Ipasvi Napoli, tre new entry Due consiglieri e un revisore supplente Teresa Rea, Consigliere Diploma Universitario in Scienze Infermieristiche Master In Infermieristica territoriale e in sanità Pubblica. Laurea Magistrale conseguita presso l'università degli studi di Napoli Federico II. Ha lavorato presso l'Aorn San Giovanni- Addolorata di Roma in Rianimazione e poi al Trauma Center. Attualmente all’ Aou Federico II Napoli, presso il dipartimento di Sanità Pubblica. Dottaranda di ricerca in “Economia e Management delle aziende e delle organizzazioni sanitarie” presso la Università Federico Secondo di Napoli. E’ stata componente del gruppo di lavoro nazionale per l’abolizione del mansionario. E’ componente del Consiglio direttivo di Aniarti e Anipio. E’ componente del Comitato di redazione della Rivista “Orientamenti” di Anipio e componente del Comitato scientifico della “Simpios” Ama nuotare, passeggiare, ascolta volentieri “Pink Floid” e “U2”. Pittore preferito “Michelangelo da Caravaggio”. Scrittore, “Pirandello”. Luigi Trimarco, Consi- gliere Laurea in infermiieristica. Master in “Managment delle professioni sanitarie”. Specializzazione in “Piaghe da decubito”. Ha preso parte a numerosi convegni e corsi di specializzazione. Dal 1998 svolge la professione di infermiere presso la Clinic Center di Napoli. E’ Presidente dell’ Associazione “Sivita” e dell'Associazione culturale e di arte “Le Muse di Caliel”. E’ responsabile regionale UGL Sanità Privata. E’ componente Consiglio nazionale Ugl Sanità. Commander della Confederazione Internazionale dei cavalieri Crociati di Malta/Assisi. E’ stato insignito dell’alta onorificenza “Croce al Merito”. E’ curatore d'arte e di mostre nazionali. Assunta De Martino, Revisore supplente Infermiera pediatrica, laureata nel 2013 presso la scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Polo didattico Santobono Pausilipon. Componente del Collegio dei Revisori Conti presso Ipasvi di Napoli. In qualità di Relatore ha preso parte ai corsi organizzati dal Collegio Ipasvi di Napoli: “Intubazione-estubazione: complicanze e prevenzione“ e “L’infermiere pediatrico e la sicurezza del bambino tra abilità scienza ed etica”. Nelle attività post universitarie fin qui svolte, ha messo in evidenza spiccate capacità di lavorare in gruppo e buone capacità di gestire situazioni in regime di stress. Ottime capacità relazionali, comunicative ed organizzative, non solo in equipè, ma anche con pazienti e familiari. Capacità di svolgere procedure applicando protocolli e linee guida. Ama lo sport, pratica il body building,le piace il cinema, adora i bambini. Infermieri Pediatrici e Vigilatrici d’Infanzia scelgono il loro futuro di Mariagrazia Greco uale indirizzo abbiano preferito lo sapremo solo all’apertura delle urne. Intanto però, un primo risultato è certo: 230 tra Vigilatrici d’Infanzia e Infermieri Pediatrici hanno partecipato all’ inchiesta proposta dalla Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi. “Quali volete che siano gli indirizzi futuri per l’Infermieristica di Area Pediatrica e Neonatologica?” Un articolo pubblicato nel numero precedente di questa stessa rivista, dal titolo “Un sondaggio Ipasvi in occasione del rinnovo dei Direttivi dei Collegi” invitava tutti gli Infermieri Pediatrici e le Vigilatrici d’Infanzia ad esprimere un loro parere. E, dati alla mano, bisogna dire che quell’appello è stato accolto. Nonostante la delusione e lo sconforto che la nostra categoria professionale sta vivendo, più di duecento persone hanno deciso di dire la propria e di farlo sapere. Tenendo conto che al Collegio di Napoli sono iscritti circa 2000 professionisti dell’area pediatrica, stiamo parlando di un’adesione al sondaggio all’incirca del12 per cento. Un successo. Soprattutto se consideriamo quel diciassette e poco più per cento di infermieri che ha preso parte alle elezioni. Un risultato storico per la professione a Napoli, mai andata oltre il dieci per cento. Il buon esito del sondaggio, almeno in termini di partecipazione, è confortato anche dalla definizione stessa del termine sondaggio, riportata dall’Enciclopedia Treccani. Secondo la prestigiosa pubblicazione, si definisce sondaggio “un’indagine statistica, attuata mediante intervista o compilazione di questionario, per rilevare l’opinione di un campione rappresentativo di persone su un determinato argomento. La bontà del sondaggio dipende dal modo con cui vengono selezionate le persone da intervistare e non dal numero di queste ul- Q time, tuttavia quanto più grande è il campione, tanto più i risultati tendono ad essere precisi” (Treccani.it). E se proviamo a tracciare il profilo di chi ha preso parte al sondaggio, possiamo essere convinti che conta solo in parte quanti hanno espresso la propria opzione, piuttosto diventa significativa la “coscienza” professionale degli stessi. I duecentotrenta Infermieri Pediatrici che hanno reso noto il proprio parere, hanno compreso l’importanza del momento sfavorevole che vive l’infermieristica pediatrica e vuole essere parte attiva di una futura decisione. Hanno fatto propri l’appello che il Collegio Ipasvi di Napoli, nella sua interezza, ha voluto lanciare alla vigilia del voto: un richiamo alla partecipazione, all’adesione cosciente e convinta ai processi decisionali che segnano la professione. Ciascun iscritto ha il diritto/dovere di prendere parte attiva alla vita del proprio Ordine Professionale, altrimenti, come si dice, gli assenti hanno sempre torto. I risultati del sondaggio saranno resi noti, in una seduta pubblica pomeridiana, il 23 gennaio 2015 a Roma presso la sede della Federazione nazionale collegi Ipasvi. 14 Dicembre 2014 15 Dicembre 2014 Politica Sanitaria “La nuova sanità scriviamola con gli infermieri” La denuncia di Ciro Carbone al Convegno promosso da Enzo Rivellini: “Ci si ricorda della professione infermieristica solo per i sacrifici. La si dimentica, quando c’è da decidere sul nuovo piano ospedaliero. Eppure siamo gli unici ad avere un progetto con al centro il cittadino”. di Chiara Sepe Non saranno le prossime nuove nove nomine a cambiare la Sanità campana. E non credo che questo sia il problema maggiore. Piuttosto pensiamo a reinvestire quanto risparmiato in salute e a dare un occhio anche alla qualità". E' partito da queste considerazioni Ciro Carbone, presidente del Collegio Ipasvi di Napoli, intervenendo al convegno organizzato dall'associazione Sana Sanità. Un incontro con autorevoli esponenti della sanità, promosso dall'eurodeputato Enzo Rivellini. Nell'aula di Santa Maria la Nova si sono confrontati medici, infermieri, mana- “ Ciro Carbone ger della sanità pubblica e privata, addetti ai lavori. Ma soprattutto i relatori scelti da Enzo Rivellini per un confronto, guardando anche alle prossime elezioni regionali fissate nella prossima primavera. Volti noti come Salvatore Varriale, Capo Dipartimento Regione Campania; Achille Coppola, Direttore Generale dell' Asl Napoli 1; Mario Morlacco, Sub Commissario Sanità Campana; Ciro Carbone, Presidente del Collegio degli infermieri di Napoli e Consigliere nazionale Ipasvi; Maria Triassi, Ordinario di Igiene all’Università Federico II, e tanti interessanti interventi dal pubblico hanno squarciato il velo sui nodi del sistema sanitario regionale. ”Non sono un politico, ma penso che la politica deve assumersi le proprie responsabilità per fornire valide risposte ai cittadini.” Ciro Carbone ha messo da subito i piedi nel piatto. Senza preamboli ha detto ciò che gli infermieri pensano circa lo stato di salute della nostra sanità. ”Veniamo da sette anni di blocco del turn-over. In questi anni abbiamo sopportato turni massacranti, carichi di lavoro da soma, mansioni improprie. E mentre ringrazio Enzo Rivellini per l’invito di oggi, segnalo il nostro disappunto verso la politica che ci tiene fuori da altri importanti confronti. Avrei gradito che come si chiedono sacrifici agli infermieri in tempi di spending, cosi ci si ricordasse di loro quando si programma e si progetta la Sanità. Al tavolo dove si discute del nuovo piano ospedaliero gli infermieri non sono stati convocati. E questo è un dato che ci offende. E’ una grave mancanza. Noi rappresentiamo una parte consistente del sistema sanitario, sia per numero, sia per ruolo e funzioni. L’assistenza è affidata agli infermieri, non ai medici impegnati nel percorso diagnostico. A quel tavolo avremmo detto che avere i conti in ordine è sicuramente importante, ma non si può trascurare la qualità. In Campania purtroppo bisogna migliorare vari aspetti: Lea ,prevenzione ,parti cesari, liste di attesa, emigrazione sanitaria. Questi sono aspetti non autoreferenziali e scomodi da dire. Ma noi lo diremo, perché siamo l’unica professione ad avere un progetto di sanità con al centro il cittadino”. Poco prima, introducendo i lavori, Rivellini aveva ammonito: “La Politica deve scegliere, non può limitarsi a valutazioni e comportamenti ragionieristici”. E Maria Triassi rispondeva: “Finchè non cambiano le regole del gioco a livello nazionale, non cambierà niente a livello regionale. Nella sanità decidono i ministeri della salute e dell’economia. Troppo concentrati sull’aspetto economico, poco sulla qualità dell’assistenza. La politica deve assumersi la responsabilità delle scelte: fossi io a dover scegliere i prossimi manager, non terrei conto delle regole, ma nominerei sulla base del rapporto fiduciario”. E’ toccato a Salvatore Varriale fare l’avvocato del diavolo: “E’ sbagliato ridurre l’attenzione sui conti, il rigore che ha voluto il Presidente Caldoro, ad un aspetto ragionieristico. Oggi in campania c’è un equilibrio di bilancio proprio grazie a questa attenzione. Intanto lo si è dovuto fare visto il disastro lasciato dalla precedente amministrazione. Secondo, senza la premessa dei conti in ordine non potremmo parlare di altro, di nuove assunzioni a gennaio per esempio. Saranno possibili perché usciremo dal commissariamento bene e prima del previsto, proprio grazie alla ricetta di buona amministrazione voluta da Caldoro. Lo stesso presidente ha voluto in questi anni tenere fuori la politica dalla sanità. Le regole servono a queste, scegliere i dirigenti secondo i titoli e secondo il merito acquisito sul campo. E non per essere amico di qualcuno”. L’ultima annotazione era un siluro rivolto alla Triassi, ma anche a Mario Morlacco. Poco prima il manager aveva detto: ”Con le attuali normative si corre il rischio che non si scelga il migliore”. Nel botta e risposta tra vecchi e nuovi amministratori s’è inserito quasi a conclusione l’intervento di Celeste Condorelli, Dg della Clinica Mediterranea. Un Politica Sanitaria controcanto da chi la sanità la guarda con occhi rivolti al futuro, senza difendere l’esistente: “In Campania manca soprattutto una governance. Ci vogliono referenti certi e autorevoli. E bisogna rendere certi gli obiettivi. Certo che i direttori possono incidere sulla qualità, ma dipende dalla qualità dei direttori”. Enzo Rivellini 16 Dicembre 2014 Politica Sanitaria “Un sistema sanitario centrato sul paziente” di Giuseppe Matarazzo Ripensare la sanità: ruoli strategici e responsabilità”. Con questo titolo abbiamo voluto assegnare al Congresso Nazionale dei direttori sanitari degli ospedali italiani un ruolo di pensatoio, di dibattito costruttivo e di proposte per uscire da un ingorgo che rischia di tramortire l’intero Sistema sanitario nazionale. Se un esito si vuol trarre dalla tre giorni congressuale, potrebbe essere questo: L’Associazione dei direttori sanitari ospedalieri ritiene che sia giunto il momento di modificare in maniera sostanziale l’attuale organizzazione della Sanità italiana. L’obiettivo è massimizzare il valore per il paziente, ottenendo i migliori risultati al costo più basso. Per conseguirlo bisognerebbe abbandonare, una volta per tutte, l’attuale modello organizzativo incentrato più sui professionisti sanitari, per realizzare un sistema sanitario centrato sul paziente ed organizzato sulla base dei suoi bisogni reali. In un periodo di grave crisi economica e di difficoltà di sostenibilità dei servizi sanitari nazionali, parlare di “meno per più” (sottotitolo del congresso) significa che con meno risorse economiche, di personale si devono garantire più prestazioni con particolare riferimento all’efficienza e all’ efficacia. E allora bisogna avere coraggio: individuare ed eliminare gli sprechi e gli eccessi di medicalizzazione; ridurre allo stretto necessario le prescrizioni di indagini diagnostiche, anche di alto costo, quando non del tutto appropriate; cosi come pure l’effettuazione di trattamenti terapeutici di dubbia efficacia non sostenuti da documentata evidenza scientifica, rispondendo alla logica che l’offerta crea la domanda. Le relazioni ed i successivi dibattiti congressuali hanno evidenziato come il Servizio Sanitario Nazionale italiano, analogamente a quanto avviene nei paesi più avanzati, è alle prese con l’incremento continuo dei costi con una qualità dell’assistenza sanitaria disomogenea nell’ambito delle varie Regioni. Di recente attualità il contrasto tra le Regioni e il Governo che, nel far ricorso alla spending review ed ai conseguenti tagli indiscriminati, sta mettendo a dura prova la sopravvivenza stessa del Servizio Sanitario. La proposta di riduzione del finanziamento statale alle Regioni, con una ulteriore sottrazione di oltre tre miliardi di euro all’anno, mette a rischio l’erogazione stessa dei livelli essenziali di assistenza. Ed anche qua è tutta questione di coraggio. Bisogna avere coraggio per sostituire l’attuale sistema frammentato, in cui ciascun erogatore locale offre una vasta gamma di servizi, con un sistema in cui l’erogazione dei servizi per determinate patologie sia concentrata in organizzazioni sanitarie di eccellenza, correttamente “ dimensionate e posizionate, al fine di garantire una risposta completa di elevata qualità ai bisogni sanitari dei pazienti. L’imperativo “meno per più” richiama all’intelligenza del saper fare bene, alla sobrietà, all’essenzialità, all’efficienza ed all’efficacia. Il contributo dei medici delle Direzioni Sanitarie, addetti all’organizzazione ed al funzionamento degli ospedali, è imprescindibile ed essenziale nel definire una strategia condivisa insieme con tutti gli operatori sanitari, con i cittadini e con l’industria. Siamo fermamente convinti che è possibile fare meglio con meno risorse, assicurando nel tempo la sostenibilità del nostro sistema sanitario. Come è stato ripetutamente evidenziato nel congresso, il tempo della crisi deve essere vissuto come una opportunità per analizzare l’attuale modello organizzativo dei servizi sanitari e proporre soluzioni più innovative e vantaggiose nell’interesse dei cittadini, con l’auspicio di continuare a mantenere il nostro sistema sanitario equo, gratuito ed universale che, una recente indagine colloca al 3° posto a livello internazionale per l’allungamento della vita media e per l’impiego di risorse economiche (9% del Prodotto Interno Lordo) al di sotto di molti paesi occidentali. Dicembre 2014 I Collegi della Campania informano QUI NAPOLI 17 Pronto intervento cardiopolmonare Iniziativa del Cives a Frattamaggiore di Chiara Sepe “Progetto Viva” e “tutti con le mani sul cuore”. Sono stati questi i temi presentati dal nucleo Cives durante l’iniziativa “Come affrontare l’arresto cardiaco”. Patrocinata dal Collegio Ipasvi di Napoli e dal Comune di Frattamaggiore, la giornata dedicata alla rianimazione cardio polmonare si è svolta presso l’Aula magna dell’Isis di Frattamaggiore. L’iniziativa è stata organizzata in sessioni teoriche e pratiche. L’obiettivo è quello che i nuclei Cives territoriali portano avanti da sempre nelle piazze, nelle scuole, sui luoghi di lavoro e di svago: diffondere fra la gente e tra gli operatori sanitari l’importanza e la conoscenza teorico-pratica degli interventi di pronto intervento in caso di attacco car- diaco. Le cosiddette manovre che salvano la vita. Movimenti semplici che tutti possono attuare e che possono salvare una vita. Guido Amato, Presidente nucleo Cives di Napoli, insieme con Giuseppina Cafasso, Dirigente scolastico dell’Isis Filangieri di Frattamaggiore sono stati gli animatori dell’iniziativa. Tra la gente, il primo cittadino Francesco Russo, sindaco di Frattamaggiore. Ma anche dirigenti e professionisti del mondo sanitario. Folta la delegazione Ipasvi. Oltre a Guido Amato, erano presenti Ciro Carbone, Presidente Ipasvi di Napoli e Consigliere nazionale; Antonietta Peluso, vicepresidente degli infermieri di Napoli e dirigente del dipartimento delle professioni sanitarie dell’ Asl Na 2 Nord. E poi, Agnese Iovino, Direttore Generale Asl Na 2 Nord; Dario Golta, Direttore 118 Asl Na 2Nord; Antonio Del Prete, Direttore formazione Cives Napoli. L’iniziativa ha voluto sottolineare l’importanza della tempestività nell’esecuzione della rianimazione cardiopolmonare. ”Garantire il più rapidamente possibile il mantenimento delle funzioni vitali, significa evitare danni permanenti”, ha detto Guido Amato spiegando il senso dell’iniziativa. “Non solo il personale sanitario, ma tutti dovrebbe apprendere le semplici nozioni e le manovre che possono salvare vite umane guadagnando tempo prezioso in attesa dei soccorsi”. Attestati di bravo soccorritore e premiazione dei vincitori competition Rcp, hanno concluso un evento interessante e sicuramente da esportare in altre scuole. 18 Dicembre 2014 QUI NAPOLI No alle violenze contro le donne Gli infermieri in prima linea di Gennaro Ascione l 25 novembre, giornata in cui il mondo si ferma a riflettere per porre fine all’ondata di violenza contro le donne, gli Infermieri hanno narrato a gran voce il proprio punto di vista. Non poteva essere altrimenti. Il forte impegno della professione è inscritto nel profilo professionale e nel codice deontologico. Secondo un’ultima ricerca dell’Agenzia Unione Europea, sessantadue milioni di donne in Europa (33% della popolazione femminile) hanno subito violenza. I dati sul fenomeno risultano decisamente allarmanti, per cui il Ministero della Salute ha dichiarato il problema della violenza alle donne una priorità in termini di salute pubblica, per le molteplici conseguenze psicofisiche che comporta. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che la violenza contro le donne rappresenta un problema di sanità di proporzioni epidemiche e che il personale sanitario si trova in una posizione unica per intercettare e rispondere alla domanda di salute alla donna vittima di violenza. E nel rispondere alla domanda di salute gli infermieri sono in prima linea. La centralità della professione infermieristica nell’assistenza alle donne vittime di violenza è stata rappresentata dall’intervento della dott.ssa Florinda Carcarino in occasione del Convegno “Violenza e tutela nella città” tenuto al Palazzo delle Arti Napoletane. Il discorso è partito prendendo in considerazione i risultati delle revisioni sistematiche, resi noti dall’Oms. Essi dimostrano che le donne vittime di violenza soffrono di problemi fisici e psicologici con frequenza maggiore rispetto alle donne che non hanno subito violenza. Lo stress derivante da episodi di violenza nel corso della gravidanza è responsabile di un rischio più alto di avere figli con basso peso alla nascita. Doppio è il rischio di abortire rispetto alle donne che non hanno subito violenza; più che doppia è la frequenza di depressione, rischio di suicidio, abuso di alcool. In alcune regioni del mondo, il rischio di contrarre l’infezione da Hiv è più elevato del 50%. Diversi gli esiti di salute presi in considerazione da questi studi: i disturbi gastrointestinali cronici, la sindrome da dolore cronico, i disturbi del comportamento I alimentare, l’uso di tabacco e droghe, le malattie croniche non comunicabili (malattie cardiovascolari, malattie oncologiche, diabete). Impossibile negare l’impegno degli infermieri su questo fronte. Ma ciò che fa la differenza e fa sì che la professione infermieristica emerga sulle altre professioni coinvolte nell’assistenza alle donne vittime di violenza, così come nelle parole di Carcarino, parte da un altro dato statistico. E’ noto che il numero di donne sottoposte a violenza che si rivolge in Pronto Soccorso è nettamente superiore a quello delle donne che si recano alla Polizia, ai consultori, ai servizi sociali. Da qui si intuisce che l’infermiere è la prima persona che la donna incontra al suo ingresso in ospedale. L’intervento infermieristico, continua Carcarino, risulta rilevante non solo nella cura ma soprattutto nell’accoglienza, così come ha ribadito l’Oms nelle raccomandazioni stilate, utili a combattere il fenomeno. L’approccio infermieristico è fondamentale nel riconoscere i bisogni assistenziali di cui una vittima di abusi e maltrattamenti di ogni genere necessita, donna che il più delle volte è incapace o impossibilitata persino di chiedere aiuto, impotente di fronte quella violenza che la deprime e le impedisce di uscire da quella spirale. L’infermiere ha il compito di operare con competenza nel tentativo di interpretare quel bisogno troppo spesso imprigionato in un muro di silenzio. L’infermiere realizza quella che viene definita “relazione d’aiuto” definita la condizio sine qua non dell’assistenza infermieristica mediante l’attuazione di un approccio centrato sulla persona per stabilire quella relazione al centro della quale c’è la persona. L’infermiere, conclude Carcarino, al cospetto di una donna vittima di violenza fornisce un’adeguata accoglienza mediante un atteggiamento rassicurante, disponibilità all’ascolto, informandola dei suoi diritti e dei rischi che possono derivare dal non provare a modificare la propria situazione e indirizzandola verso i percorsi terapeutici previsti dal caso. Senza però perdere di vista che solo attivando un lavoro di “rete” con tutte le figure sociali e sanitarie, è possibile attuare programmi di sanità pubblica orientati alla prevenzione e contrasto del fenomeno. 19 Dicembre 2014 QUI NAPOLI Comfort care neonatale, quando l’inizio si confonde con la fine E’ la terapia dedicata ai neonati con diagnosi infausta. La Fondazione evangelica Villa Betania di Napoli, primo ospedale al Sud a praticarla, è la seconda struttura in Italia dopo il Sant’Orsola di Bologna. La toccante esperienza professionale e umana raccontata da chi l’ha vissuta. di Franca Sarracino* a vita ha una dignità sempre. Anche se brevissima. Anche se il suo inizio si confonde con la fine. E’ la filosofia che accompagna la Comfort-care neonatale, una terapia applicata a bambini con diagnosi infausta e praticata da tempo negli Stati Uniti, da idee, sensibilità e competenze tutte italiane. Elvira Parravicini, medico neonatologo al Columbia University Medical Center di New York è la fondatrice del primo hospice neonatale in cui si pratica la “comfort care”. Caposcuola di una disciplina che sta conquistando sempre più consensi. Prima di arrivare negli Usa, seguendo la strada di tanti cervelli nostrani, muove i suoi primi passi al San Gerardo di Monza. E’ lì che dà il via ad un’esperienza che ora ha varcato i confini americani e sta conquistando L sempre più proseliti. Le sue conoscenze sono arrivate a noi attraverso il desiderio di due mamme. Titti e Imma. Due gravidanze con diagnosi infausta, appunto. Due donne coraggiose: hanno voluto con fermezza che le loro bambine vivessero anche un solo lampo di vita, rinunciando al rituale aborto terapeutico. Hanno chiesto che le loro creature avessero dignità di vita, anche se per pochi istanti. Una scelta difficile. In questi casi giocano un ruolo decisivo fattori diversi: l’aspetto religioso, quello morale ed esistenziale. La paura di provocare dolore. Sono state loro a portare a noi, nel reparto di terapia intensiva neonatale di Villa Betania, il credo di Elvira Parravicini. Le sue idee sulla dignità di vita, anche per chi è condannato a viverne poca, erano ancora poco diffuse. Solo il caso volle che la neonatologa della Columbia University, venisse a conoscenza di Benedetta, una bambina con diagnosi ‘life-limiting’, per cui la medicina non poteva fornire guarigione, n’è prolungare la vita. Da quella vicenda, ancora viva negli occhi e nel ricordo di chi scrive, si è deciso poi di istruire A Villa Betania un protocollo sulla comfort care, anche grazie alla particolare sensibilità del Direttore Generale Pasquale Accardo, da subito anch’egli disponibile e operativo. Ho scelto di citare qui questi pochi appunti di cronaca con l’intento di dare conto di come la comfort care sia arrivata a noi. La Fondazione Evangelica Villa Betania, si fregia infatti di essere oggi l’unica struttura sanitaria al Sud a praticare questa terapia. In Italia siamo secondi solo al Sant’Orsola di Bologna. Dall’incontro con Titti ed Imma, i reparti di Ginecologia e di Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale di Ponticelli hanno sviluppato maggiori sinergie. La pratica della comfort-care non ha bisogno di strutture speciali, n’è di attrezzature particolari. Richiede, quello si, uno speciale spirito di accoglienza, una ottima organizzazione e un efficiente lavoro d’equipe. Tutti sono mobilitati per realizzare l’obiettivo. La mission è tutta nelle parole di continua a pagina 20 20 Dicembre 2014 QUI NAPOLI 21 QUI NAPOLI “Una terapia che guarda ai cuori: come ci ha insegnato il Moscati” continua da pagina 19 Titti: “Far sì che un neonato, un bimbo che ha nessuna speranza di sopravvivenza, sia curato e amato in tutti gli istanti della sua vita, anche se pochi. Vuol dire donargli la dignità di essere umano. Dargli un nome e un’identità. Significa battezzarlo e donargli la dignità di cristiano. Significa farlo morire nell’amore dei genitori e dei familiari, tra le coccole, le cure e le attenzioni di tutti, con un funerale e tutto quello che ogni essere umano dovrebbe ricevere per diritto”. Il team multidisciplinare creato a Villa Betania è nato sull’onda dell’entusiasmo. Il primo caso di comfort care ha mobilitato cuori e coscienze di tutti, prima ancora che competenze e professionalità. Una forza emotiva propulsiva e contagiosa ha reso più facile tutto. Ha fatto superare abitudini e stereotipi professionali. Una straordinaria disponibilità si è diffusa in tutto il team. L’attuazione del programma ha richiesto di rivedere organizzazioni e standard lavorativi dei due reparti. Tra gli obbiettivi non c’era solo quello di dare comfort al neonato, ma assicurarsi dello stato di salute psicofisico della mamma innanzitutto, ma anche della famiglia, seguendola e supportandola in tutte le fasi del percorso, a partire dalla diagnosi prenatale, fino al decesso e alla onoranze al feretro. Dicembre 2014 Elvira Parravicini, neonatologa italiana e caposcuola della Comfort Care al Columbia University Medical Center di New York, contagiata dalla filosofia del medico Santo napoletano In quei giorni nessuno s’è risparmiato. Medici, infermieri, un’intesa e una collaborazione forse mai sperimentate, ma da allora standardizzate. Fornire un’assistenza personalizzata ventiquattrore su ventiquattro ha richiesto uno sforzo organizzativo non indifferente. Per non lasciare sole le mamme in comfort terapy, abbiamo raddoppiato i turni. La collaborazione con la dottoressa Elvira Parravicini è stata deci- siva: un punto di riferimento professionale e umano fondamentale. La sua semplicità parla ai cuori. E quella sera del 20 gennaio parlava al mio, via skipe. In rappresentanza del reparto di terapia intensiva neonatale, insieme con la coordinatrice delle ostetriche e altre colleghe fummo in costante collegamento con lei per cercare conferme al nostro operato. Ma soprattutto conforto. Le sue parole sono rimaste impresse a vita: “E cosa vi posso dire in più… state facendo tutto quello che la comfort richiede, bravi!! “.Oggi, a distanza di un anno circa, quella esperienza è diventata coscienza e pratica professionale standardizzata. La sua forza emotiva non s’è spenta, anzi. Ci aiuta ad affrontare nuovi difficili casi. Ha sedimentato dentro ciascun infermiere e medico addetti alla Comfort una speciale attitudine all'accoglienza. Siamo il primo Perinatal hospice del Sud, uno dei 230 in tutto il mondo. E’ questo ci onora e ci responsabilizza. Insieme con la mia coordinatrice, Imma Como, Annalisa Agangi, Assia Piccolo e tutto il gruppo infermieristico, lavoriamo oggi alla stesura di un protocollo della comfort-care, L'esperienza con Titti e Imma ci ha segnati. Oggi siamo tutti più consapevoli di essere parte di un progetto d’amore per quelle famiglie che ci scelgono. + Infermiera, referente Comfort care per Tin Fondazione Evangelica Villa Betania. (f.s.) “Una semplice neonatologa”. Così si definisce, con l’umiltà dei grandi, Elvira Parravicini, scienziata italiana al Columbia University Medical Center di New York e fondatrice della Comfort care, una terapia applicata ai neonati destinati a morte precoce. Una pratica d'amore e di scienze che oramai non conosce frontiere. Non è un caso se una donna, unascienziata dalla grande carica umana, ha scelto una figura semplice e immensa per parlare ai suoi studenti americani. Un mito della cultura scientifica e spirituale partenopea, San Giuseppe Moscati: il “medico santo”, come lo chiamavano tra la gente umile che curava. Un film ne narra la storia di uomo di scienze e di fede. Per lui il malato non è semplice portatore di una malattia da guarire, ma una persona che soffre e a cui bisogna perciò riconoscere pari dignità nella sua sfera fisica e in quella emotivo/spirituale, con una presa in carico totale dei suoi bisogni. La morale del medico Santo ora guida Elvira Parravicini, medico dalla grande umanità e dalla voce accogliente. Dottoressa Parravicini, cos’è in sostanza la “Comfort care”? “È una terapia medica e infermieristica che si prende cura di bimbi con una vita molto breve. È perciò impostata sul dare conforto, così che la vita, anche cortissima, sia serena e piena di amore. Cerchiamo di garantire delle condizioni di conforto al bimbo. Lo lasciamo in braccio ai genitori, così che si senta amato e rimanga al caldo. Gli diamo da mangiare e garantiamo un minimo di idratazione, così che non soffra fame o sete. E poi trattiamo il dolore.” A quali soggetti può essere applicata? “Sono bimbi diagnosticati con malattie cosiddette ‘life-limiting’, cioè per cui la medicina non può fornire guarigione o prolungare la vita. Ci sono anche bimbi trattati per lungo tempo in terapia intensiva, che magari hanno subito delle operazioni e che diventano terminali. Ancora la medicina non può guarirli, ma possiamo fare tantissime cose per rendere la loro breve vita piacevole e piena di amore.” Con la Comfort care entrano in gioco aspetti sociali, religiosi, etici complessi. Quali fattori culturali possono aiutare o ostacolare questa pratica? “Il popolo americano crede a Dio. Ciascuno ha il suo: cattolici, musulmani, ebrei. Si tratta di un popolo multietnico, in esso la forza delle religioni si sente e interviene in ogni aspetto sociale e culturale. La Comfort Care parla ai cuori. Parla di dignità e di rispetto per la persona. Rafforza il concetto e il valore della vita che è inestimabile. Poter tenere in braccio, anche se per poche ore o minuti, il loro bambino è un' opportunità che ha un grande valore. E la mia esperienza a New York, risente molto di questa forte dimensione spirituale”. Vuole dire che la religione avvicina alla Comfort care? “Si. La vita mandata da Dio deve essere accolta. Mentre nell' aborto terapeutico questo bimbo viene perso nel nulla. La comfort offre un sostegno psicologico, ma soprattutto parla di fede, di umanità, di dignità della vita umana”. Eppure non manca chi parla di accanimento terapeutico… “I bambini non muoiono come gli adulti. Non soffrono, tendono ad addormentarsi. I neonati vengono tenuti in comfort con amore, con calore. Da recenti studi si è evidenziato che un neonato che pratica la kanguro-care abbassa la sua soglia di dolore. Vuol dire che maggiore è il comfort, migliori sono le risposte fisiologiche alla sofferenza. In questi casi, tenere in braccio il proprio piccolo può essere più importante che somministrare poche gocce di latte. È questa e l' unica cosa che i genitori ci chiedono: tenere imbraccio il proprio bambino”. Napoli è la prima città del Sud dove si pratica la Comfort, la seconda in Italia. Crede che questo abbia a che fare con le particolarità culturali del nostro Mezzogiorno? “Sono stata ad un convegno ad Ancona dove si sono avvicinate una mamma ed una figlia. Mi hanno detto: dottoressa ho fatto una scommessa con mia figlia sulle sue origini, un cuore come il suo non può che essere del Sud Italia. Le ho risposto sorridendo che aveva perso la sua scommessa. Ma qualcosa di giusto c’era nella sua osservazione. Alla base della Comfort ci deve essere il cuore degli operatori e il cuore dell' utenza. Ma anche l’entusiasmo: l’esperienza con voi di Villa Betania, come infermieri dedicati, e di mamme come Titti ne è la testimonianza. Del resto io cito sempre un vostro conterraneo: San Giuseppe Moscati. E consiglio a tutti di vederne il film. Stiamo parlando di un medico che parlava ai cuori, l'esempio per eccellenza della missione a cui ogni operatore sanitario dovrebbe ambire”. 22 QUI BENEVENTO Dicembre 2014 I Collegi della Campania informano Elezioni, Della Ratta rafforza la leadership Alta affluenza alle urne per il rinnovo delle cariche collegiali. Quattro nuovi innesti. Per il resto, confermato il gruppo dirigente uscente. Il Presidente: “Grazie per la partecipazione e per la rinnovata fiducia”. di Pippo Trio ono bastati quattro nuovi innesti. Per il resto, le urne hanno confermato il gruppo dirigente uscente e la leadership del Presidente Andrea Della Ratta. E’ questo in sostanza l’esito delle elezioni per il rinnovo delle cariche collegiali dell’Ipasvi di Benevento. Altra conferma, l’alta affluenza al voto. Nei giorni 12, 13 e 14 dicembre scorso oltre il 22 per cento degli aventi diritto ha affollato la sede elettorale. In valori assoluti, 508 votanti: schede valide 483; schede nulle 20; schede bianche 5. Sul grande valore della partecipazione e dell’attaccamento alla professione si è incentrato, non a caso, il breve commento di Andrea Della Ratta subito dopo il voto. “Voglio innanzitutto ringraziare i colleghi per la straordinaria partecipazione ed il profondo attaccamento alla professione dimostrati anche questa volta”, ha detto alla stampa il presidente subito dopo la maratona elettorale. “Nel nostro appello al voto - ha aggiunto - avevamo chiesto un segnale di forte legame con la professione, prima ancora che un voto di rinnovata fiducia. Gli infermieri di Benevento e provincia hanno fatto entrambe le cose. Di questo siamo fieri. Leggiamo l’ampia partecipazione e il successo della lista come un apprezzamento per quanto fatto fino ad ora dai vertici del Collegio e uno sprone a fare ancora di più per la professione. Continueremo a difenderla e a sostenerla con l’impegno di sempre e con rinnovata energia”.. Con il primo Consiglio Direttivo, convocato dal Consigliere Anziano, sono state assegnate poi le cariche sia del direttivo, sia del collegio dei Revisori dei conti per il triennio 2015/2017. L’esecutivo è cosi composto: Andrea Della Ratta, Presidente; Americo Zotti, Vice Presidente; Andrea D’Addio, Segretario; Salvatore Amore, Tesoriere. Consiglieri: Angelo de Luisi, Maria Pompea Ricci, Alfredo La Monica, Franco Formato, Anna De Vita, Giovanna Annese, Patrizia Callaro, Vittorio Massimo Zurlo, Claudia Genetiempro e Antonella Mottola. Per il Collegio dei revisori dei conti, Antimo Antonio Caiazza, Presidente; Nicola Di Rubbo e Antonella Labagnara Revisori Effettivi; Loredana Napolitano, Revisore Supplente. S Lo spoglio voto, per voto 508 votanti: schede valide 483; schede nulle 20; schede bianche 5 Risultano eletti per il Consiglio: Della Ratta Andrea (455 voti); Amore Salvatore (440); Di Biase Michelina (435); Zotti Americo (433); De Luisi Angelo (431); Ricci Maria Pompea (430); La Monica Alfredo (428); Formato Franco (428); D’Addio Andrea (426); De Vita Anna (422); Annese Giovanna (422); Callaro Patrizia (417); Zurlo Vittorio Massimo (416); Genetiempro Claudia (414); Mottola Antonella (411) Primo dei non eletti Orlando Carmine (39). Risultano eletti per il Collegio dei Revisori dei Conti: Di Rubo Nicola (428); Labagnara Antonella (421); Caiazza Antimo Antonio (417). Primo dei non eletti Caporaso Carlo (18). Eletto Revisore Supplente: Napolitano Loredana (420). Primo dei non eletti Rubino Adele (7). 23 Dicembre 2014 Speciale Congresso CIVES Volontariato, il volto migliore del Paese Grande partecipazione all’ottavo congresso nazionale del Cives, l’Associazione di Volontariato degli infermieri impegnati nella protezione civile per le emergenze sanitarie. La due giorni si è svolta quest’anno a Benevento, presso il Cinema Teatro Massimo: “Buone Politiche e Buone Pratiche. l’Infermiere per il Cittadino nel Sistema di Protezione Civile”. Su questo tema si sono confrontati varie figure professionali, politici e amministratori. Allestito in piazza Castello il Pass, (Posto di Assistenza Socio-Sanitaria), il modulo operativo integrato di intervento già installato durante il terremoto dell’Aquila. Servizi curati da Pino De Martino Buone politiche e Buone Pratiche. L'infermiere e il cittadino nel sistema di Protezione Civile”. Su questo tema si è svolta la due giorni di confronto e dibattito promossa dal Cives per celebrare l’ottavo congresso nazionale. La Sala del Cinema Teatro Corso era strapiena sempre, con delegati, circa 350, giunti da ogni parte d'Italia e tanti, tanti infermieri di " Benevento e provincia. E’ toccato alla città sannita ospitare quest’anno il congresso degli infermieri volontari impegnati nella protezione civile per le emergenze sanitarie. Il Presidente Michele Fortuna l’ha voluto con forza al Sud, come ha sottolineato nel suo discorso d’apertura: “Volevamo portare nel Mezzogiorno d’Italia, parte importante della nostra bella Italia, le esperienze, le innovazioni e le piccole e grandi conquiste che il Cives continua a inanellare. Volevamo partecipare tutto questo con una popolazione ospitale e culturalmente predisposta alla solidarietà e all’aiuto sociale”. Il Cives sta crescendo. E’ ormai una bellissima realtà del volontariato di protezione civile del nostro Paese, dove gli infermieri sono protagonisti con capacità professionali e spirito di servizio”. Infermieri, politici, medici, manager, esperti delle attività di protezione civile e assistenza sanitaria sono intervenuti con relazioni tutte di alto livello professionale e di forte impegno civile. I lavori del congresso si sono articolati in sei sezioni. A discutere sulle nuove frontiere organizzative e assistenziali sulle quali il Cives è impegnato, sono stati i vertici nazionali, regionali, procontinua a pagina 24 24 Speciale Congresso CIVES continua da pagina 23 vinciali e locali degli infermieri, e della Onlus, ma anche esponenti del mondo della politica e delle Istituzioni locali e nazionali. Dibattiti e relazioni si sono alternati per due giorni nell’interesse visibile dei tanti ospiti istituzionali e non. Ad accogliere i congressisti, il Sindaco di Benevento, Fausto Pepe, a Palazzo Paolo V. L’ospitalità e la cordiale accoglienza del primo cittadino hanno messo da subito sul binario giusto un evento atteso e importante per la capitale del Sannio. Per due giorni alberghi e ristoranti strapieni. Invase anche le piazze del centro per ospitare le nuove strutture di pronto intervento presentate dal Cives (Pass) e per attività di dimostrazione di pronto soccorso cardiovascolare ai cittadini (Viva). Mobilitato, comprensibilmente, il Collegio Ipasvi di Benevento. Dirigenti, iscritti e collaboratori hanno contribuito a rendere efficiente lo snodo dei lavori e piacevole il soggiorno. Il Presidente Fortuna: “Dal Congresso forti stimoli per fare meglio” Giunti alla conclusione dell’8° Congresso Nazionale Cives a Benevento desidero condividere con tutti gli attori il successo della manifestazione. Dal congresso sono emersi eccellenti risultati, sotto tutti i punti di vista. Non solo per la numerosissima, attenta e interessata presenza dei partecipanti, ma soprattutto per i contenuti e la bravura dei relatori nel trattarli. La presenza delle istituzioni nazionali, regionali e locali, ha contribuito a fornire un valore aggiunto alla manifestazione. A completare la cornice del Congresso, la presentazione del Pass (Posto di Assistenza Socio-Sanitaria), evoluzione del SARI Cives, allestito in Piazza Castello Rocca dei Rettori di cui si è potuto ammirare la consistenza e visionarne la funzionalità. La struttura sarà un utilissimo strumento a disposizione del Dipartimento della Protezione Civile da impiegarsi nelle emergenze in cui è richiesta tale tipologia di intervento.Con grande soddisfazione, la Direzione Nazionale Cives desidera ringraziare quanti hanno contribuito alla realizzazione del Congresso. Il Sindaco del Comune di Benevento Fausto Pepe per la collaborazione e la squisita ospitalità. Il Presidente di Confindustria, sezione turismo Luca Mazzone. Per il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile Titti Postiglione. La Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi, Senatrice Annalisa Silvestro. Il Presidente della Cassa Enpapi Cavaliere Mario Schiavon. Il Presidente del Collegio Ipasvi di Benevento Andrea Della Ratta e i membri del Consiglio Direttivo. Il Presidente del nucleo Cives di Benevento Filippo Guarnieri e tutti i suoi collaboratori. Gli oltre 350 partecipanti e i Nuclei Provinciali. I colleghi che compongono lo staff -unitamente alla componente tecnica- che hanno permesso, anche sotto la pioggia, l’allestimento del Pass. 25 Dicembre 2014 Speciale Congresso CIVES Il Presidente Della Ratta: “Plaudo al successo di una squadra” “Quando mi è stato chiesto di ospitare a Benevento l’VIII Congresso Nazionale Cives, ho immediatamente detto si. Era infatti da qualche anno che, il Consiglio Direttivo, che mi onoro di presiedere, unitamente al Nucleo Provinciale Cives di Benevento, avevamo comunicato ai Vertici nazionali dell’Associazione la nostra disponibilità e l’immenso piacere. Ora ci siamo. E voglio ringraziare quanti hanno reso possibile quest’evento. Siamo fieri e onorati di tenere nella nostra città l’appuntamento più importante del Cives. Noi consideriamo quest’attività di volontariato come la massima espressione del vivere civile, come esempio di fratellanza, come alto messaggio di pace e di cooperazione tra i popoli, tra gli uomini. Dunque grazie per l’opportunità e per la stima. Il primo ringraziamento per l’accoglienza e l’ospitalità va al sindaco di Benevento Fausto Pepe, anche per la partecipazione e l’attenzione con la quale ha seguito i nostri eventi. Grazie ai tanti congressisti. Grazie al Consigliere regionale della Campania e Presidente della Commissione Ambiente e Protezione Civile, Luca Colasanto, al direttore Boccalone e alle tante autorità che hanno mostrato vivo interesse e apprezzamento per l’attività di volontariato degli infermieri impegnati nella protezione civile. Grazie ai rappresentanti nazionali della Federazione nazionale Ipasvi, nelle persone di Barbara Mangiacavalli, Maria Adele Schiru, Rita Maricchio. Ai vertici Cives: Michele Fortuna e Rosaria Capotosto. Grazie a tutto il gruppo di lavoro messo in piedi dal Collegio Ipasvi di Benevento, al gruppo Cives locale. E grazie ai tanti studenti dei corsi di laurea in Infermieristica delle due università Partenopee che hanno seguito con zelo e attenzione i lavori congressuali”. I temi messi sul tavolo nel corso della due giorni congressuale sono stati tutti di grande attualità e di forte interesse, scientifico e sociale. A Benevento la Onlus Cives si conferma ormai come fiore all’occhiello della nostra professione in campo umanitario, sociale e di altissima professionalità applicata alle emergenze ambientali. Siamo fieri di essa e ringraziamo ancora la Presidente Annalisa Silvestro per l’intuizione iniziale e il continuo sostegno. Oggi il CIVES si arricchisce ulteriormente di equipaggiamenti e attrezzature per intervenire in caso di necessità nelle zone colpite da calamità ove necessitano prestazioni assistenziali anche in team con altre professioni sanitarie medici, psicologi, professionisti del soccorso. Nel corso della due giorni di Benevento, all’ombra della Rocca dei Rettori, abbiamo presentato strumenti innovativi d’intervento, come il Pass, che insieme al Sari, completa una importantissima struttura campale. A testimonianza del fatto che oggi Cives non è soltanto sinonimo di impegno e di disponibilità all’aiuto e all’assistenza, ma anche di grandi capacità organizzative e professionali messe a disposizione dei cittadini”. 26 Speciale Congresso CIVES Dicembre 2014 Ospedali e territorio Napoli Al Fatebenefratelli la cardiologia del terzo millennio a pagina 28 Aversa Via libera al nuovo blocco operatorio a pagina 31 Sessa Aurunca Apre il nuovo centro di salute mentale a pagina 34 Napoli Una “tazza speciale” per il Santobono a pagina 29 Napoli Giornata di studi alla Federico II Caserta L’ospedale avrà più posti letto Senologia resta a pagina 29 Il Pass, una postazione di frontiera per le emergenze sanitarie "Il Pass (Posto di Assistenza Socio-Sanitaria), evoluzione del Sari Cives, è nato dalle esperienze di partecipazione come professionisti sanitari degli infermieri volontari ad attività di protezione civile e si sostanzia in un posto di soccorso mobile attrezzato in diverse unità. Un modulo di coordinamento e di servizio con strumentazioni elettroniche, funzionale come front office, postazione conservazione dati e sala operativa. Una tenda infermieristica articolata in più box. Autoclave per lavaggio e altri presidi. Adesso in Italia ce ne sono tre. Allestito in Piazza Castello Rocca dei Rettori a Benevento nel corso dell’ultimo congresso Cives si è potuto ammirare la consistenza e visionarne la funzionalità. La struttura sarà un utilissimo strumento a disposizione del Dipartimento della Protezione Civile da impiegarsi nelle emergenze in cui è richiesta tale tipologia di intervento. Nel corso della due giorni, in Piazza lV Novembre, sono state allestite delle postazioni BLS dotate di manichino, con istrut- tore per dimostrare e insegnare ai cittadini la rianimazione cardiopolmonare e come salvare una vita in caso d’ arresto cardiaco: Le manovre che salvano la vita. Gli istruttori Cives hanno diffuso le loro conoscenze ai cittadini che pur privi di una specifica preparazione sanitaria, hanno chiesto di apprendere le pratiche salvavita. Ponticelli Ospedale del mare, ci siamo a pagina 28 Sant’Agnello L’ospedale della Costiera Avellino Il “Moscati” ottiene la certificazione di qualità a pagina 31 Avellino A Solofra un centro d’eccellenza a pagina 30 Salerno Al “Ruggi”le cure per l’infertilità a pagina 32 a pagina 33 a pagina 32 Eboli - Salerno Dialisi a domicilio parte il progetto pilota a pagina 31 28 Dicembre 2014 Ospedali e territorio Ospedale del mare, ci siamo! L’intera struttura di Ponticelli sarà ultimata nell’agosto 2015 A febbraio saranno consegnati dodici ambulatori e completati, tra gli altri, i laboratori di diabetologia, nefrologia, angiologia, cardiologia, oncologia NAPOLI – Non solo i lavori procedono spediti, ma addirittura 12 ambulatori saranno completati e consegnati alla Asl Napoli 1 Centro il prossimo 15 febbraio. In particolare, entro quella data, saranno completati e consegnati i laboratori di diabetologia, nefrologia, angiologia, cardiologia, dermatologia, ematologia, endocrinologia, geriatria, neurologia, oncologia, pneumologia e reumatologia. Per la stessa data saranno consegnati gli ambienti dedicati alla formazione, la hall e l’eliporto. Il presidente della V Commissione Michele Schiano di Visconti ha sottolineato l’importanza dei passi fatti per arrivare fi- completare l’ospedale entro il prossimo sazione è che l’Ospedale del Mare possa nalmente a vedere il traguardo. Pare dun- mese d’agosto si molto vicina alla realtà e trasformarsi presto da simbolo dello spreco que che la promessa di Stefano Caldoro di lontana dalla politica degli annunci. La sen- ad eccellenza della nostra regione. Un'eccellenza della sanità cittadina Al Fatebenefratelli la cardiologia del Terzo Millennio nei. Ufficialmente la cardiologia è riconosciuta dalla Regione per i suoi diciotto posti letto che comprendono anche la particolare sezione Utic (Unità di terapia intensiva coronarica) dotata di quattro letti costantemente monitorizzati dove curiamo pazienti con crisi cardiache L’emergenza cuore è entrata di diritto acute. E' una centrale di eccellenza nell'assistenza che il «Fatebenefratelli» anche per quelle che gli specialisti in (struttura sanitaria religiosa gestita dai cardiologia definiscono le «attività eletfrati dell'Ordine ospedaliero San Giotriche», minuscoli apparecchietti da vanni di Dio) garantisce ogni giorno a impiantare in locali sterili che consenchi ha problemi cardiaci. Un'eccellenza tono al muscolo più importante del nodella sanità cittadina diretta da circa stro organismo di continuare a dieci anni da Raffaele Sangiuolo che funzionare al meglio. I risultati sono con la collaborazione di dodici specialisti in cardiologia e di oltre trenta infermieri fronteggia ogni anno nella casistica che vede il Fatebenefratelli in prima linea con altre migliaia di casi delicati, a partire dai pazienti con infarto del mio- strutture pubbliche. Circa cinquemila impianti effettuati, tra pacardio. Problemi importanti e complessi che il Fatebenefratelli cemaker, defibrillatori apparecchi per la resincronizzazione carrisolve nella divisione di cardiologia con un turn over molto ra- diaca nel paziente dilatato. Altre 400 pazienti l’anno vengono pido e un'assistenza di alta specialità. Nel reparto di cardiologia seguiti con controlli «remoti», verifiche che si eseguono con colvengono impiantati con ottimi risultati i defibrillatori sottocuta- legamenti a distanza tra il paziente e la struttura ospedaliera. 29 Dicembre 2014 Ospedali e territorio Una "tazza speciale" per il Santobono NAPOLI - Torna l'iniziativa natalizia di solidarietà: parte del ricavato sarà destinato al nuovo reparto di terapia intensiva neonatale Dopo il successo dell'edizione 2013 è ripartita anche quest’anno l'operazione "Una tazza speciale per un Natale più buono". Lo scorso Natale, Progress ha devoluto 5.616 euro alla Croce Rossa Italiana per affrontare l'emergenza Sardegna causata dal ciclone "Cleopatra" che interessò le coste dell'isola il 18 novembre 2013. Quest'anno la vendita della tazza da collezione firmata Progress per il Natale 2014 e realizzata in edizione limitata in vetro made in Italy e sosterrà il nuovo reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell'Ospedale Santobono Pausilipon di Napoli. Per ogni tazza venduta, Progress donerà 1 euro alla Fondazione Santobono Pausilipon. La mission della Fondazione è affiancare l'Azienda Ospedaliera Pediatrica Santobono Pausilipon nelle attività assistenziali, nello sviluppo di progetti di formazione e ricerca di rilievo nazionale ed internazionale e nel promuovere direttamente o in collaborazione iniziative sociali. Denominatore comune di tutte le attività è il perseguimento di una migliore qualità della vita in ospedale per i piccoli degenti e per le loro famiglie. L'ultimo, importante progetto sostenuto dalla Fondazione, in collaborazione con l'azienda Ospedaliera, la Regione Campania ed altri enti privati, è stata l'apertura del nuovo reparto di Terapia Intensiva Neonatale con struttura di accoglienza per i familiari. Il nuovo reparto è dotato di 13 postazioni fomite delle più moderne attrezzature (monitor, incubatrici e respiratori) per l'assistenza intensiva di neonati, con integrata un'area per l'assistenza e la stabilizzazione del neonato chirurgico e per la dialisi neonatale. Un'altra area del nuovo reparto è destinata ai familiari dei neonati lungo- degenti. Tale struttura è una novità assoluta nell'offerta assistenziale nazionale poiché coniuga l'innovazione tecnologica e l'accoglienza ai familiari che potranno, in tal modo, partecipare attivamente alla cura dei loro bambini. Con la realizzazione di questo progetto si realizza una visione diversa e più moderna del "fare ospedale". Una visione nella quale l'ospedale diventa un luogo di accoglienza e cura del bambino ma anche dei familiari che lo accompagnano. In quest'ottica, oltre ad aver creato degli alloggi dedicati ai familiari, la Fondazione ha aperto uno sportello di sostegno ed ascolto che possa aiutare e supportare sia dal punto di vista psicologico che pratico i familiari del bambino ricoverato. I fondi raccolti da Progress tramite l'operazione "Una tazza speciale per un Natale più buono" saranno utilizzati proprio per sostenere il funzionamento di tale sportello. “Officina Cardiologica 2014” Giornata di studi alla Federico ll “Officina Cardiologica 2014” , è l’evento formativo organizzato per il secondo anno di seguito dal Professore Nicolino Esposito presso il Centro Congressi dell’Università Federico ll. Con la giornata di studi di que- st’anno si è voluto evidenziare l’importanza della figura infermieristica, dedicando ad essa una speciale sessione, separata da quella medica. Maria Minichino, Infermiera Pediatrica della Tin (terapia intensiva neonatale) della Fondazione Evangelica Villa Betania ne ha coordinato i lavori. Nelle relazioni sono state illustrate le esperienze lavorative e i di- versi percorsi assistenziali degli operatori. La mission della sessione infermieristica ha avuto come obiettivo quello di mettere in evidenza il paziente nella sua totalità corpomente-anima. Si è partiti dal primo battito e le cure necessarie nell’accoglienza di una nascita prematura e della neo-famiglia attraverso il tocco dolce. Continuando con i vari percorsi critici del paziente adulto. Mettendo in evidenza un profilo infermieristico ormai proiettato non solo all’attuazione tecnica delle competenze acquisite, ma ad un aspetto umanistico che sollecita all’ascolto attivo dei pazienti e delle loro famiglie. 30 Ospedali e territorio Dicembre 2014 A Sant`Agnello l`ospedale della Costiera L'ok dell'Asl 3 Napoli Sud NAPOLI - L'ospedale unico della penisola sorrentina si farà. La conferma è arrivata direttamente dal Governatore Stefano Caldoro nel corso dell'ultima audizione in commissione Sanità. Il presidente della Regione ha annunciato l'inserimento del progetto nel piano ospedaliero triennale: un passo dcisivo dopo l'ok da parte dell'AsI Napoli 3 Sud e dei Comuni della costiera. La struttura troverà spazio a Sant'Agnello, dove oggi sono ospitati gli uffici del distretto 59 dell'Asl: dall'ampliamento della sede si ricaverà un ospedale a sei piani e con oltre 200 posti letto, circa cento in più rispetto ai 120 attualmente disponibili tra il «Santa Maria della Misericordia» di Sorrento e il «De Luca e Rossano» di Vico Equense. Le unità operative attive in questi due nosocomi, come chirurgia e ortopedia, saranno trasferite nella nuova struttura. A esse si aggiungeranno i reparti di terapia intensiva neonatale, pediatria infantile, ostetricia e ginecologia, oculistica, emodinamica e nefrologia. II complesso avrà 200 posti letto e nuovi reparti. Previsti anche posti di medicina d'urgenza e di osservazione breve, oltre a un parcheggio interrato e a una superficie per il decollo e l'atterraggio delle eliambulanze. II costo si aggira intorno 120 milioni di euro che la Regione dovrebbe finanziare con i fondi europei del Por 2014-2020. L'obiettivo è dar vita entro il 2018 a un ospedale all'avanguardia, dotato di strumentazioni altamente tecnologiche, attrezzato per fronteggiare le emergenze e dare risposte efficaci alla massiccia utenza della penisola sorrentina: 11 mila residenti, più di tré milioni di turisti che, ogni anno, scelgono la costiera come meta delle proprie vacanze. Nel frattempo, l'inserimento dell'ospedale unico nel piano triennale della Regione conferma che il progetto è destinato a concretizzarsi. E spazza via i dubbi sollevati da più parti nelle ultime settimane. «Contrariamente a quanto qualche disfattista voglia far credere, l'ospedale unico si farà - sottolinea il presidente della commissione regionale Sanità, Michele Schiano, in una nota ufficiale - L'amministrazione Caldoro non si caratterizzata per i tagli, cui è stata costretta dal disastro ricevuto in eredità, ma soprattutto per l'attenzione alla programmazione sanitaria». 31 Dicembre 2014 Aversa: Via libera al nuovo blocco operatorio Ospedali e territorio AVERSA - Il presidio Moscati di Aversa, in linea con il programma di adeguamento strutturale, oggi può contare su un nuovo blocco operatorio. Grazie a un investimento straordinario concesso dalla Regione, che si aggiunge a quello complessivo di oltre tre milioni finanziato con fondi ex articolo 20 e con risorse proprie, il complesso appena inaugurato dal manager Paolo Menduni e dal direttore sanitario Gaetano Danzi col vescovo di Caserta Angelo Spinillo e il sindaco Giuseppe Sagliocco, consta di tre sale, un'ampia area destinata alla preparazione e al risveglio dei pazienti, e può fruire di percorsi differenziati per il personale ed i pazienti. Il comparto, completo di apparecchiature tecnologiche avanzate, è stato dotato di una workstation per anestesia collegata ai monitor cardiorespiratori e ai sistemi per il monitoraggio emodinamico non invasivo. Sempre nell'ottica del potenziamento, sono stati ultimati i lavori per la nuova Emodinamica che, al momento, è in fase di collaudo, mentre a breve dovrebbe partire l'affidamento dei lavori per la ristrutturazione del pronto soccorso. Dialisi a domicilio, a Eboli parte il progetto pilota SALERNO - II reparto di nefrologia ri- Eboli avvia il servizio di dialisi a domicilio. lancia dotandosi delle nuove attrezzature Il programma pilota per l'intera provinper l'assistenza ai pazienti L'ospedale di cia di Salerno partirà a gennaio: il dg, An- tonio Squillante, punta dunque sul nosocomio ebolitano quale centro di eccellenza nella nefrologia. A differenza degli altri trattamenti di dialisi domiciliare effettuati grazie all'impegno dei sanitari e dei pazienti questo è istituzionalizzato è, quindi, parte integrante della programmazione sanitaria dell'Azienda ospedaliera. Per il servizio domiciliare saranno impiegati un medico e due infermieri che effettueranno anche la formazione del paziente, in modo da renderlo autonomo. Obiettivi che hanno indicato anche il profilo dell'utente da includere nel progetto pilota: saranno bambini, giovani e donne. La strumentazione necessaria alla dialisi è contenuta in un trolley che sarà consegnato in comodato d'uso al paziente che con l’ausilio di medici e infermieri imparerà ad utilizzarlo riacquistando autonomia ed indipendenza abbattendo anche i rischi clinici che comporta la procedura standard della dialisi extracorporea. 32 Ospedali e territorio Dicembre 2014 Al "Ruggi" le cure per l’infertilità SALERNO - Potenziato il centro già esistente nell'ospedale. Istituita una banca dove congelare gli ovociti delle donne malate di tumore Potenziato al "Ruggi" il Centro per la cura dell'infertilità. Istituita, inoltre, nell'ospedale una banca per la conservazione del tessuto ovarico e dei gameti. Le due novità, rese possibili grazie ad uno stanziamento regionale di 600mila euro, rappresentano una svolta per le donne che per avere figli devono sottoporsi a cure complesse e costose. Ora potranno farlo in una struttura pubblica, l'ospedale "Ruggi". Fino ad ora il Centro per la procreazione medicalmente assistita (Pma) dell' azienda ospedaliera, diretto dal ginecologo Giorgio Colarieti, ha potuto operare solo in maniera limitata, per interventi di "Ruggi" diventa a tutti gli effetti una primo livello e per la diagnostica. Con lo struttura per le fecondazioni di secondo e stanziamento regionale, il Centro del terzo livello, che consentirà alle pazienti Il progetto promosso dall'Asl di Avellino con il sostegno della Regione Disturbi del comportamento alimentare A Solofra un centro di eccellenza AVELLINO - Un centro per la terapia dei disturbi del comportamento alimentare (Dea). E' 'il progetto promosso dall' Asl di Avellino e che vedrà la riconversione del vecchio ospedale di via Sorbo Soprano a Solofra, in un centro residenziale per il trattamento dei disturbi legati all' alimentazione con pertinenze psichiatriche. La struttura, la prima in Campania nel settore, punta a candidarsi come fiore all'occhiello nel circuito regionale ed extraregionale. L'idea parte da lontano. Prima Bisaccia, poi San Nicola Baronia ora Solofra, che rappresenterà una struttura all'avanguardia regionale in grado di poter rispondere alle richieste di tanti giovani che colpiti da disturbi legati all'alimentazione e che necessitano di un trattamento residenziale sono costretti a migrare verso altre regioni. Questo centro rappresenterà una ricchezza per la spesa sanitaria regionale. Ampiamente soddisfatto della riconversione di questa struttura in un polo specialistico all'avanguardia è il sindaco di Solofra Michele Vignola che fin da subito ha sposato con entusiasmo questo progetto. di sottoporsi a cure complete nella propria città e di non dover andare fuori provincia o addirittura in altre regioni. La regione preferita fino ad ora è stata la Toscana, insieme all'Umbria con alti costi per i rimborsi a carico della Regione Campania. Il bacino di utenza si calcola sia molto esteso, se si pensa che ogni anno nel Salernitano le donne si sottopongono mediamente a 1500/2000 cicli di terapie contro l'infertilità. L'altra novità è la creazione di una banca per la conservazione del tessuto ovarico e dei gameti. Da oggi le donne che devono essere sottoposte a cicli di terapia chemioterapica possono fare richiesta di congelare gli ovociti fino al momento in cui vorranno affrontare una gravidanza dopo la guarigione, Salerno era l'unico capoluogo campano privo di tale servizio. 33 Dicembre 2014 Ospedali e territorio Avellino - Ieri la conferenza stampa per illustrare i dettagli Il Moscati ottiene la certificazione di qualità Il manager Rosato: “Sono stati valutati tutti i parametri dal pronto soccorso, alle sale parto e non solo” AVELLINO - Al tavolo dei lavori il direttore Sanitario, Vincenzo Castaido, Stefano Mezzopera di Federsanità-Anci e il responsabile del rischio medico della struttura di via Amoretta Vincenzo Arbucci. "Si tratta - dichiara Castaido - di una grossa soddisfazione che premia il lavoro svolto da tutti in questa struttura. Essere certificati per la qualità in un momento di gravi difficoltà che più volte abbiamo messo in evidenza (dalla mancanza di personale alla gestione della struttura) ci gratifica. Certo, c'è bisogno di maggior personale per competere a livello nazionale. Ma questo è solo un primo passo, possiamo crescere ancora". "Ora la sfida - continua Rosato - più im- portante è mantenere la certificazione, non tanto conseguirla. Ora l'obiettivo è passare al secondo step, nostro punto di riferimento è un ospedale sicuro per i pazienti ma anche per chi vi lavora". Ecco i parametri presi in considerazione: dal pronto soccorso, alle sale operatorie, al blocco parto, all'informatizzazione, alle cartelle cliniche e sanitarie, ai percorsi interni, alla sicurezza, ai controlli delle apparecchiature. “Sono soprattutto felice – ha concluso Rosato - per la partecipazione attiva degli infermieri, dei facilitatori, di tutto il personale dipendente e non, poiché sono loro i primi attori per questa sfida utile per primeggiare a livello nazionale". Caserta, l`ospedale avrà più posti letto, senologia resta CASERTA - L'atto aziendale dell'ospedale di Caserta, ossia il documento di riorganizzazione e programmazione che disegna il futuro dell'ospedale, è stato inviato dal direttore generale Luigi Muto alla Regione e attende l'ok di Caldoro per divenire operativo. Sulla carta si delinea un potenziamento dell'assistenza sanitaria offerta da un ospedale che ha un bacino di utenza di un milione di abitanti, con moltissimi pazienti provenienti anche da fuori provincia e altre regioni. Nei fatti si dovrà valutare l'impatto effettivo sulla qualità e quantità dei servizi offerti, sulla scorta di accorpamenti e soppressioni, che naturalmente il manager ritiene dettati da esigenze di maggiore funzionalità ed economicità. I posti letto dell'ospedale passeranno dagli attuali 487 ai 539 per effetto della riorganizzazione e dell'ultimazione di alcuni lavori strutturali ancora in corso. L'area sanitaria sarà organizzata in sei dipartimenti: Chirurgie, Salute della donna e del bambino, Scienze cardiologiche e vascolari, Scienze diagnostiche e servizi sanitari, Scienze mediche e oncologia, Emergenza e accettazione. Obiettivo prioritario resta inoltre una più proficua collaborazione con l'Azienda sanitaria di Caserta da cui dipendono gli altri ospedali territoriali e tutti i servizi sanitari extra ospedalieri.Di fatto l'unica soppressione è quella della Breast Unit, ossia dell'unità di senologia che, assolutamente non scompare, ma perde la sua autonomia organizzativa. Senologia dipenderà dal Dipartimento di chirurgia. Su questo punto c'era stata una levata di scudi da parte di associazioni, sindacati, istituzioni, pazienti. A tutti il manager Muto ha assicurato che la variazione, richiesta dalla Regione, avrebbe un carattere meramente «nominalistico» dovuta all'assenza del servizio di radioterapia interno all'ospedale. Anzi Muto rilancia affermando che «in considerazione delle esigenze socio-sanitarie del territorio casertano che, a seguito di tale soppressione vedrebbe penalizzati i propri cittadini, la direzione generale ritiene quanto mai opportuno l'istituzione di un'Unità operativa semplice di senologia nel dipartimento di chirurgia». Quindi la promessa: «Si opererà per l'istituzione della Radioterapia per il riconoscimento di una struttura di maggiore impegno e autonomia al fine ultimo di ripristinare, nella sua massima qualificazione, la Breast Unit». 34 Dicembre 2014 Ospedali e territorio Sessa Aurunca, apre il nuovo centro di salute mentale CASERTA - L'Azienda sanitaria locale di Caserta ha inaugurato, nel Comune di Sessa, il nuovo 'Centro di Salute Mentale', consegnando, così ai cittadini un plesso completamente ristrutturato e rinnovato nell'arredo. La struttura insiste in un'area geografica posta al confine tra due regioni, fra mare e monti e, purtroppo, ad alta incidenza di disagi psichici. Con il centro di Sessa viene completato il livello di assistenza territoriale che può contare sulla presenza di una Struttura Residenziale Intermedia (Sir) e su un Reparto di Diagnosi e Cura (emergenza) di prossima riapertura. L'edificio ospiterà, inoltre, anche la sede periferica del Referente per la Sanità Penitenziaria Minorile di valenza Dipartimentale ed attiverà un percorso di assistenza ed osservazione per l'adolescenza, in assistenza di secondo livello, così come previsto da un protocollo d'intesa siglato con il Coordinamento Materno Infantile. La struttura, completata secondo i più avanzati criteri di edilizia sanitaria è stata realizzata con fondi riservati alla Salute Mentale provenienti dalla vendita del complesso Leonardo Bianchi, avvenuta alcuni anni fa e resi disponibili grazie all'intervento della Direzione Generale, dei Tecnici aziendali e dalla Direzione del Dipartimento di Salute Mentale.L'impegno rientra in un più vasto programma strutturale e progettuale dedicato all'assistenza preventiva e di cura dei disturbi psichiatrici. La novità arriva anche codice a barre impresso La salute per i cittadini campani sul promemoria, al farmache si vedranno rilasciare cista appariranno direttadal proprio medico di mente sul monitor del base non più la «vecchia» ricetta rossa cartacea, ma un prome- computer i farmaci e le quantità di cui il paziente necessita semoria con il quale potranno ritirare i farmaci di cui necessitano condo la prescrizione medica. Una semplificazione pratica per i nella farmacia sotto casa. cittadini, ma anche un imFederfarma Campania ha portante snellimento delle illustrato ai propri iscritti procedure burocratiche e il funzionamento del contabili per farmacie e nuovo sistema informaAsl. Con questo sistema, tizzato. Parte, dunque, la infatti, l'Asl avrà direttaricetta dematerializzata, mente e immediatamente finalmente a regime dopo contezza delle ricette, con la fase sperimentale: conseguente razionalizzacome avviene già in altre zione del lavoro per i farregioni, per ritirare i farmacisti. Per avvicinare maci prescrivibili, gli l’utenza al nuovo sistema utenti non dovranno far informatizzato saranno dialtro che portare in farmacia il promemoria rilasciato dal pro- stribuiti nelle oltre 1700 farmacie della Regione opuscoli e maprio medico curante ed esibire la tessera sanitaria. Leggendo il nifesti informativi. Ricetta elettronica rivoluzione in farmacia Inserto di Cultura e di Scienze Infermieristiche 36 Dicembre 2014 Dentro la professione Sindrome di Shaken Baby Prevenzione, come evitare danni irreversibili al bambino di Assunta De Martino ABSTRACT La Shaken Baby Syndrome letteralmente “Sindrome del Bambino Scosso”, è una forma severa di maltrattamento fisico dovute al violento scuotimento di un neonato o di un lattante. L’abusante generalmente tiene il bambino per il torace, le braccia, le spalle e scuote vigorosamente la vittima. E’ importante sottolineare che, nella maggior parte dei casi, l’abuso è di tipo involontario; tali atti, infatti, sono spesso la conseguenza di tensione, di frustrazione e/o di irritabilità da parte dei genitori, generati dal pianto inconsolabile del neonato. Secondo studi americani circa un quarto dei bambini muore alcuni giorni o settimane dopo il trauma. Attraverso la diffusione di opuscoli informativi, poster, incontri con i genitori, sarà possibile colmare, nel piccolo microcosmo scelto per questo progetto, l’assenza di informazioni che, ad oggi, è causa di una tra le più ignorate ragioni di morte del neonato. Parole chiave: neonato – pianto irrefrenabile – g enitori – stress-prevenzione INTRODUZIONE La causa più comune di morte in età infantile, nei paesi industrializzati, è costituita da eventi di origine traumatica, accidentali o meno. Tra questi, i traumi cranici sono quelli associati ad una maggiore morbilità e mortalità. Una delle cause più frequenti di lesioni cerebrali è rappresentata dalla Shaken Baby Syndrome (SBS), forma di trauma encefalico che si verifica quando la testa del bambino è sottoposta a rapide accelerazioni, decelerazioni e forze rotazionali, in assenza di traumi esterni. La Shaken Baby Syndrome (SBS), letteralmente “Sindrome del Bambino Scosso”, è una forma severa di maltrattamento fisico, costituita da un complesso di lesioni da trauma inflitto (inflictedtraumaticinjury) dovute al violento scuotimento di un lattante o bambino. Nel 1972 il radiologo pediatrico John Caffey coniò il termine “whiplashshaken baby syndrome” (whiplash: “colpo di frusta”)per descrivere la contemporanea presenza di emorragie retiniche, emorragie subdurali o subaracnoidee in presenza o meno di lesioni del parenchima cerebrale e/o del tavolato osseo della scatola cranica nei neonati il cui capo subiva bruschi, rapidi e violenti movimenti da flessione ed PRESENTAZIONE DI UN CASO CLINICO (tratto da documentazione della Struttura iperestensione del rachide cervicale, con Complessa di Medicina Legale – AORN Santobono-Pausilipon – Anno -2012) Bambino di sesso maschile, di tre mesi di età, accompagnato in stato comatoso al Pronto Soccorso dai genitori di nazionalità italiana. Per quanto riguarda la dinamica lesiva, i genitori riferivano di aver afferrato il piccolo dagli arti inferiori perché manifestava pianto irrefrenabile. L’esame Tomografico Computerizzato dell’encefalo mostrava ematoma subdurale bilaterale, che veniva trattato attraverso derivazione esterna.L’esame del fondo oculare mostrava emorragie retiniche e preretiniche bilaterali. Diagnosi: Shake Baby Sindrome Figura 2 Figura 1: immagine rappresentativa della massa cerebrale durante lo scuotimento conseguente scuotimento della massa cerebrale all’interno della scatola cranica (Figura 1) L’abusante generalmente tiene il bambino per il torace, le braccia, le spalle o le gambe e scuote vigorosamente la vittima ad una frequenza approssimativamente di 2-4 volte al secondo, per una durata che va dai 5 ai 20 secondi Figura 2/3: Immagini raffiguranti "lo scuotimento" C’è da dire, però, che nella maggior parte dei casi l’abuso è di tipo involontario; tali atti sono spesso la conseguenza di tensione, di frustrazione e/o di irritabilità da parte dei genitori, generati dal pianto inconsolabile del neonato. Il Dott.Barr,1 infatti, ha rilevato come la curva di presentazione e andamento degli episodi di scuotimento sia sovrapponibile a quella relativa al periodo di maggior manifestazione di pianto insistente nel lattante (Grafico1) Il pianto del neonato, quindi, rappresenta l’elemento scatenante la condotta abusante, la cui attuazione è direttamente proporzionale alla durata e alla frequenza delle crisi di pianto del neonato nonché al carattere di irrefrenabilità delle stesse. 37 Dicembre 2014 Si stima che codesta sindrome ricorra nel 24% dei bambini di età inferiore ai due anni che presentino un trauma cranico-encefalico e che sia responsabile del 10-12% delle morti conseguenti ad abusi. Secondo studi americani circa un quarto dei bambini muoiono alcuni giorni o settimane dopo il trauma. Dei tre quarti dei sopravvissuti, il 75% riporta danni permanenti del tipo paralisi cerebrale, disturbi della capacità visiva di vario grado fino alla cecità, epilessia, danni neurologici. Frequentemente le manifestazioni della Sbs sono acute e drammatiche. In altri casi però un bambino vittima di SBS può presentarsi con quadri clinici subacuti o cronici, i cui sintomi includono: storia di scarsa alimentazione, suzione o deglutizione; vomito; letargia o irritabilità; ipotermia; Ritardo di crescita. In questi casi, a causa della non specificità dei sintomi, la SBS può spesso non essere identificata ed i segni e sintomi interpretati come dovuti a processi infettivi comuni nei bambini. Il problema grave, soprattutto nei casi che non congiungono a morte è un meccanismo di autoperpetuantesi (Tabella 1) Il trattamento iniziale di bambini con importanti alterazioni di coscienza è quello adottato nell’insufficienza respiratoria, quindi: intubazione; ventilazione; ripristino Tabella 1 del volume ematico; terapia anticonvulsiva. Larghi ematomi subdurali, che causano un importante effetto massa, devono essere Grafico 1: Curva del pianto del neonato correlata all'incidenza della SBS evacuati chirurgicamente, mentre i più piccoli possono essere gestiti con follow-up clinico e radiologico. Una volta stabilizzati, i bambini vittima di SBS devono essere seguiti con cure multidisciplinari, coinvolgendo la terapia intensiva pediatrica, la neurologia, la neurochirurgia, pediatri forensi e servizi sociali. Nella mia esperienza di tirocinio, nel Dipartimento di Emergenza/Urgenza dell’AORN SantobonoPausilipon, ho avuto modo di incontrare piccoli pazienti per i quali, al loro ingresso in ospedale, per i sanitari la diagnosi era incerta e che solo dopo dettagliate indagini hanno potuto appurare, talvolta con certezza, che il danno fosse provocato, in modo involontario, proprio da chi si prendeva cura di loro. In tali occasioni ho riflettuto sul ruolo educativo del Servizio Sanitario Nazionale, e quanto, la grave mancanza d’informazioni, possa giocare un ruolo deleterio sulla salute dei nostri bambini. Da qui è nata l’idea di creare un progetto dal titolo: “Un bambino non va mai scosso, a nessuna età!” Obiettivo generale: Realizzazione di un programma di prevenzione della Shaken Baby Sindrome Obiettivi specifici: Rilevare la conoscenza della Shaken Baby Sindrome in un campione casuale di genitori; accrescere la conoscenza della Shaken Baby Sindrome in contesti sociali e sanitari; sensibilizzare i genitori alla conoscenza del pianto del proprio bambino. Materiali: Questionario - Il programma di prevenzione della Shaken Baby Sindrome è stato elaborato sulla base di risultati tangibili ricavati dalla somministrazione Figura 3 di un questionario a risposta multipla, composto da cinque item. I risultati dei questionari hanno consentito di valutare: la percentuale dei genitori ai quali era capitato di scuotere il proprio bambino; la reazione dei piccoli allo “scuotimento”; la conoscenza delle conseguenze “dello scuotimento “ dei piccoli da parte dei genitori; la percentuale dei genitori che conosceva la Sindrome di Shaken Baby; la percentuale di genitori che avevano sofferto di depressione-stress dopo la nascita del proprio figlio. Metodo: Diagramma di Gantt Per la corretta pianificazione del progetto è stato utilizzato il Diagramma di Gantt ,tale strumento ci ha consentito di avere una rappresentazione grafica delle attività necessarie in un arco temporale prestabilito - Matrice Swot. Per una valutazione continua dei risultati ottenuti è stato necessario l’utilizzo della matrice Swot la quale ci ha consentito di prendere in considerazione i punti di forza (Strenghts), debolezza (Weaknesses), le opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats) del progetto - Incontri formativi con gestanti RISULTATI Questionario: 1 item: “Le è mai capitato di scuotere suo figlio, in braccio o nel passeggino per calmarlo, durante un pianto inconsolabile?, su un campione totale di 300 genitori: Il 72% ha risposto SI; Il 28% ha continua a pagina 38 38 Dicembre 2014 continua da pagina 37 risposto NO. 2 item: Al genitore che aveva risposto “SI” alla prima domanda veniva chiesto :”Dopo averlo scosso il bambino smetteva di piangere?”. L’87% dei bambini smetteva di piangere dopo lo scuotimento; nel restante 13% dei casi i bambini non smettevano di piangere. 3 item: “Ha sofferto di depressione-stress dopo la nascita del bambino? Dal grafico si evince che il 17% degli intervistasti aveva sofferto di depressione-stress dopo la nascita del proprio figlio. 4 item: Ha mai sentito parlare della Sindrome di Shaken Baby (o Sindrome del Bambino Scosso)? Il 98% degli intervistati ha dichiarato di non aver mai sentito parlare della SBS. Solo il 2 % conosceva codesta sindrome. Grafico 2 5 item: Ai genitori che avevano risposto SI al quarto item veniva formulata la seguente domanda: “Sa quali possono essere le conseguenze della Sindrome di Shaken Baby? Due persone su sei hanno affermato di conoscere le conseguenze della SBS. I risultati del questionario hanno messo in evidenza la quasi totale carenza di informazione sulla sindrome e la necessità, quindi, di adottare strategie atte al miglioramento del problema emerso. Il programma di prevenzione ha previsto l’elaborazione di brochure informative e poster contenenti notizie utili per coloro che, a diverso titolo, accudiscono un bambino. Avvalendosi del patrocinio morale dell’Ordine Professionale IPASVI e dell’associazione SIMEUP (Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatriche), gli strumenti informativi sono stati redatti tenendo conto di tutte le evidenze scientifiche più accreditate. Per l’affissione e la distribuzione di poster e brochure sono stati identificate unità operative dell’AORN Santobono-Pausilipon e dell’AU Policlinico Federico II che, per tipologia di assistenza, vedeva un maggior afflusso di utenza. Una tappa fondamentale nella continuazione del progetto si è svolta nel Reparto di Ostetricia dell’AU Policlinico – Federico II dove, alla presenza di quaranta gestanti, si è tenuto un’attività formativa sulla sindrome da scuotimento. Alle giovani donne è stata tenuta una lezione frontale attraverso l’utilizzo di slide, sono state date indicazione sul pianto del loro bambino, illustrando le possibili cause e i possibili rimedi. Naturalmente sono state fornite tutte le informazioni utili sui pericoli derivati dallo scuotimento violento del piccolo. Alla lezione frontale ha fatto seguito un dibattito ed infine la distribuzione di materiale informativo. Grafico 2 DISCUSSIONE Come si evince dai risultati del questionario, la Sindrome di Shaken Baby è una patologia poco, anzi pochissimo, conosciuta. Per prevenire la SBS è fondamentale che i genitori (e più in generale tutti coloro che si prendono cura del bambino, compresi i nonni, le baby-sitter, etc.) siano consapevoli della pericolosità dello scuotimento dei bambini piccoli. CONCLUSIONI Un pianto ininterrotto durante le ore notturne, una madre decisamente provata dal post parto, sono fattori che possono determinare un forte stato di stress, tale da causare, nei confronti del piccolo, gesti pericolosi, pur non avendo l’intenzione di provocare danno al proprio bambino. Attraverso la diffusione di opuscoli informativi, poster, incontri con i genitori, è stato possibile colmare, nel piccolo microcosmo scelto per il mio progetto, l’assenza di informazioni che, ad oggi, è causa di una tra le più ignorate ragioni di morte del neonato. Il progetto è solo una piccola goccia in un mare di poca attenzione al problema … forse servirà solo ad una piccolissima fetta del mondo di coloro che si prendono cura di un neonato, malgrado ciò, sono certa che qualcuno in più, oggi, saprà che un bambino non deve mai essere scosso … a nessuna età e per nessun motivo al mondo! BIBLIOGRAFIA Francesco Montecchi Dal bambino minaccioso al bambino minacciato. Gli abusi e la violenza in famiglia: prevenzione, rilevamento e trattamento Carbaugh SF: Understanding Shaken Baby Syndrome. Advances in Neonatal Care, 2004; 4: 105-116. Vgl. Matschke J., Herrmann B., Sperhake J., Körber F., Bajanowski T., Glatzel M.: DasSchütteltrauma-Syndrom: Einehäufige Form desnichtakzidentellenSchädel-Hirn-TraumasimSäug lings- und Kleinkindesalter. In: DeutschesÄrzteblatt International. Jg. 106 (2009), Heft 13, S. 211–217 Keenan HT, Runyan DK, Marshall SW, et al. A population-based comparison of clinical and outcome characteristics of young children with serious inflicted and non inflicted traumatic brain injury. Pediatrics, 2004; 114: 633-639 Keenan HT, Runyan DK, Marshall SW, et al. A population-based comparison of clinical and outcome characteristics of young children with serious inflicted and non inflicted traumatic brain injury. Pediatrics, 2004; 114: 633-639 Bonnier C, Nassogne MC, Saint-Martin C, Mesples B, Kadhim H, Sébire G: Neuroimaging of Intraparenchimal Lesions Predicts Outcome in Shaken Baby Syndrome. Pediatrics, 2003; 112: 808814 Newton AW, Vandeven AM: Update on child maltreatment with a special focus on shaken baby syndrome. Current Opinion in Pediatrics, 2005; 17:246-251 Duhaime AC, Christian CW, BalianRorke L, Zimmerman RA: Nonaccidental head injury in infants – The “Shaken Baby Syndrome”. The New England Journal of Medicine, 1998; 338: 1822-1829 Lancon JA, Haines DE, Parent AD: Anatomy of the Shaken Baby Syndrome. The New Anatomist 1998; 253: 13-18. 39 Dicembre 2014 Interventi infermieristici nella lotta alla fatigue Dentro la professione Valutazione nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia di *Grace Novara; ** Maria Rosaria Esposito ABSTRACT Introduzione: La fatigue si presenta come un fenomeno multidimensionale che si sviluppa nel tempo riducendo i livelli di energia, le capacità mentali e lo stato psicologico dei pazienti oncologici. L’importanza del monitoraggio dell’andamento del sintomo risulta uno degli obiettivi che l’infermiere deve raggiungere al fine di stimolare e supportare i pazienti verso i comportamenti ritenuti più efficaci, proponendo suggerimenti e rinforzi da adottare nella lotta alla fatigue. Materiali e metodi: Studio trasversale con campionamento di convenienza. I dati sono stati raccolti in un Day Hospital di chemioterapia di un istituto oncologico della Campania. Per la valutazione multidimensionale del sintomo è stata utilizzata la scala Brief Fatigue Inventory. Risultati: Il campione è costituito da 40 pazienti. Il 95% dei pazienti presenta CRF da lieve, moderata a grave. Conclusioni: I risultati confermano l’esperienza di fatigue nei pazienti sottoposti a somministrazioni chemioterapiche. Parole chiave: Fatigue, paziente oncologico, educazione terapeutica INTRODUZIONE Negli ultimi anni si è assistito ad un notevole sforzo per definire l’astenia correlata ai tumori, in termini anglosassoni la Cancer-Related Fatigue (CRF). Ad oggi la definizione più accreditata è quella stilata da un gruppo di esperti afferente al National Comprehensive Cancer Network (NCCN) che definisce la CRF come “un senso soggettivo di inusuale persistente stanchezza, correlato al tumore o ai trattamenti associati che interferisce con le normali attività del paziente” . E’ un fenomeno multidimensionale che si sviluppa nel tempo riducendo i livelli di energia, le capacità mentali e lo stato psicologico dei pazienti oncologici. La fatigue nei malati oncologici può presentarsi come parte integrante della sintomatologia di base o soprattutto come effetto collaterale delle terapie oncologiche e non2. Esiste una forma acuta ed una cronica di fatigue. La forma cronica, relativa al cancro, è una situazione patologica in cui non si riesce a ristabilire un adeguato livello energetico neppure dopo il riposo, terapie di supporto o talvolta tramite la rimozione delle cause scatenanti3. In ogni caso, la fatigue viene intesa come forma cronicizzata di stanchezza, che viene percepita dal paziente come inusuale o anormale, del tutto sproporzionata rispetto al grado di esercizio o di attività della persona che non regredisce con il riposo né con il sonno. Benchè rappresenti un problema frequente, la fatigue, spesso, non viene considerata dai clinici, la cui attenzione rimane per lo più focalizzata sul dolore e sulla sopravvivenza libera da malattia, nonostante il notevole impatto Gli effetti della fatigue in funzione della sfera interessata A livello fisico Impossibile di condurre una vita normale e di svolgere le proprie attività abituali. Alla sensazione generale di stanchezza corrisponde un aumento della necessità di dormire e riposare A livello mentale e d emozionale Riduzione di motivazione e di interesse; sentimenti di tristezza, frustrazione, irritabilità; perdita della capacità di apprezzare la vita presente e l’intimità con il proprio partner; difficoltà a concentrarsi, ricordare le cose, memorizzare le date, ecc. A livello sociale e comportamentale Difficoltà a svolgere attività che richiedano anche un minimo sforzo fisico (ad esempio fare la spesa); perdita di interesse per la vita di relazione A livello professionale Interferenze sulla vita lavorativa che si traducono nell’esigenza di cambiare mansioni e ridurre l’orario che tale sintomo ha sulla qualità di vita del paziente. A questo proposito va sottolineato che la crescente attenzione di cui è divenuta oggetto l’astenia in ambito oncologico è conseguenza diretta e proporzionale dell’importanza che in ambito medico-scientifico ha recentemente conquistato la “qualità di vita”. Sebbene l’astenia sia riportata dalla letteratura un’ elevata prevalenza nei pazienti oncologici, non è facile identificare i fattori associati a questo sintomo. Si riconosce, difatti, un’eziologia multifattoriale. Un’adeguata considerazione della fatigue non può limitarsi alla semplice stima continua a pagina 40 40 Dicembre 2014 BIETTIVI continuaOda pagina 39 Analisi dei dati Terminata l’indagine le schede BFI sono state organizzate con il numero di protocollo e inserite nel data base. Ogni voce di ogni sessione è stata codificata al fine di agevolare l’immissione dei dati in un file Excel per l’opportuna raccolta dei dati. L’analisi statistica dei dati è stata eseguita mediante il pacchetto statistico Stata 10.0, articolata in due momenti: trasporto dei dati da Excel al data base e successiva analisi descrittiva. della sua presenza e severità, ma deve evidenziare gli effetti che ha sulla qualità della vita. La fatigue può influire sul modo di pensare e di sentire. La sua percezione è soggettiva: alcuni pazienti avvertono un senso di stanchezza molto lieve che non interferisce con le attività di vita quotidiana, per altri, invece, le conseguenze sono molto pesanti. Alcuni degli effetti della fatigue più comunemente riferiti dai pazienti sono: difficoltà a compiere le normali attività (cucinare, rifare il letto, fare la doccia, pettinarsi); non avere la forza di fare nulla, sentirsi completamente svuotato di ogni energia; difficoltà a concentrarsi e a prestare attenzione, a parlare, e a prendere decisioni; difficoltà a ricordare le cose; respiro affannoso anche solo dopo aver svolto una leggere attività; sensazione di vertigine o di avere la testa vuota; disturbi del sonno; perdita del desiderio sessuale; tendenza alla facile commozione; umore fragile. Esistono moltissime scale di misura, multidimensionali e unidimensionali, riportate dalla letteratura medico-scientifica ma poche riescono a rilevare il fenomeno nella sua globalità. La scala di valutazione maggiormente affidabile, di possibile uso clinico e che meglio esprime il grado di severità e l’impatto della fatigue è la Brief Fatigue Inventory. L’importanza del monitoraggio dell’andamento risulta uno degli obiettivi dell’infermiere che deve continuare ad offrire suggerimenti e rinforzi per adottare dal paziente comportamenti efficaci. OBIETTIVI Stimare e valutare il grado di fatigue nella popolazione selezionata. Stimolare i pazienti a comportamenti efficaci per la riduzione della fatigue. MATERIALI E METODI Studio trasversale con campionamento di convenienza. I dati sono stati raccolti nel periodo compreso tra Novembre 2013 e Gennaio 2014. Il campione è costituito da pazienti afferenti ad un DH di Chemioterapia di un centro oncologico della Campania. Considerazioni sia di ordine teorico che tecnico-applicativo hanno portato ad individuare lo studio epidemiologico trasversale, attraverso l’utilizzo di una scala, come particolarmente adatto al perseguimento degli obiettivi. La revisione della letteratura scientifica ha portato ad individuare quale popolazione di studio pazienti che effettuavano chemioterapie per le cure oncologiche. Sono stati esclusi pazienti sottoposti alla prima somministrazione di chemioterapia. Ai responsabili del DH oncologico è stata presentata la richiesta per la raccolta dei dati nella quale è stato indicato lo scopo, oltre l’adesione allo studio. Inoltre, è stato ri- 41 Dicembre 2014 RISULTATI Il campione è costituito da 40 pazienti. Nella tabella 1 sono rappresentate e sintetizzate le caratteristiche generali della popolazione. Relativamente alla fatigue si rileva che: - il 95% presenta affaticamento nell’ultima settimana (grafico1). Nella Tabella 2 vengono sintetizzati gli Item della scala BFI-I con il relativi dati sui livelli di fatigue lieve (0-3), moderata (4-6) e severa (7-10), rilevati nel campione. chiesto ai partecipanti, il consenso informato e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali, nel pieno rispetto del Decreto Legislativo 196/2003. STRUMENTO UTILIZZATO Dalla letteratura emerge che la Brief Fatigue Inventory (BFI) è una scala multidimensionale che permette una rapida valutazione della CRF nel paziente oncologico. La BFI è uno strumento di misura semplice e di rapida somministrazione, validato in diversi paesi e recentemente anche in Italia1. La versione italiana della BFI si compone di nove items, preceduta da una domanda in cui viene chiesto al paziente se nell’ultima settimana si è sentito più stanco/affaticato del solito. Per indicare il valore di gravità di tale sintomo è utilizzata una scala Likert da 0 a 10 in cui lo 0 corrisponde a “nessun affaticamento” e 10 coincide con il “peggior affaticamento”. Il livello di fatigue viene interpretato: lieve, se il valore oscilla da 1-3; moderato se va da 4-6 e grave se invece va da 7-10. Il risultato finale della BFI-I può variare da 0 a 90 ed è calcolato come media dei punteggi dati ai nove elementi. Nel grafico1 sono rappresentate le medie per singoli items Global score 5,4. Il global score, la media delle risposte per singolo paziente, BFI-I è riportato nel grafico2. una percentuale che oscilla tra l’ 80% e il 90% per i soggetti in trattamento chemioterapico. Dall’analisi dei vari items, prevale in media una fatigue moderata in quanto i valori rientrano nell’intervallo compreso tra 4 e 6. Solo l’item che valuta lo stato di “fatigue peggiore” raggiunto nell’arco delle 24 ore ha assunto il valore medio di 7,5, corrispondente ad un livello di fatigue severo. Questi risultati riflettono l’esigenza di un sostegno immediato da parte degli operatori sanitari nei confronti dei pazienti oncologici, considerato l’impatto della fatigue sulla qualità di vita. Questo studio offre una visione generale fatiDISCUSSIONE gue e si sofferma sulla necessità di considerare tale sintomo nella L’ interpretazione dei dati sulla fatigue con la scala BFI, risulta pratica clinica, ma non offre la visione completa per la presenza di semplice e chiara. Complessivamente si è rilevata un’elevata pre- alcuni limiti. Il campione, infatti, non è rappresentativo per divalenza, riferiscono fatigue il 95% dei pazienti sottoposti a chegrafico1 mioterapia. Questo valore è significativo in quanto mette in evidenza la necessità di considerare la fatigue come un parametro vitale e mostra l’importanza di introdurlo come indice di valutazione dei malati oncologici nella routine ospedaliera. Nonostante il campione dei pazienti sia di numero molto piccolo, la percentuale di fatigue registrata è sovrapponibile a quella riportata in letteratura e in altri studi come ad esempio quello di Catania et all.1 Anche le linee guida del NCCN2 identificano la fatigue come il sintomo più frequentemente riferito nei pazienti oncologici con grafico 2 mensione ed inoltre non sono state analizzate le variabili e le possibili correlazioni tra esse che potrebbero possono portare alla luce nuove informazioni. CONCLUSIONI In questo studio emerge, cos’ come dalla letteratura, la necessità di considerare e valutare il sintomo fatigue come il sesto “parametro vitale”. Gli infermieri responsabili dell’assistenza, attraverso l’informazione e l’educazione possono agevolare la conoscenza di continua a pagina 42 42 Dicembre 2014 continua da pagina 41 aspetto intrinseco di tale professionista, ma anche perché prendendosi carico dell’assistenza del malato oncologico acquista un tale sintomo distogliendo i pazienti dalla convinzione che la fatigue notevole rilievo nel vissuto della sua malattia. sia parte ineluttabile della malattia ma rendendoli consapevoli che * Infermiera neolaureata; **Dr.ssa-Docente CdL in Infermieristica si tratta invece di un fenomeno da poter trattare e gestire. Nella geSUN e Tor Vergata- C. I. CIO INT G. Pascale. stione della fatigue è importante un approccio multidisciplinare che preveda anche interventi dall’infermiere, non solo perché è un Interventi educativi nella promozione del self-care RISULTATI DELLA LETTERATURA L’obiettivo dell’educazione terapeutica è quello di promuovere e facilitare il self-care e l’automonitoraggio in modo che il paziente affronti adeguatamente il problema dell’astenia senza ingigantirlo né minimizzarlo. Per garantire il self-care occorre: informarlo sulla conservazione dell’energia e sul riposo, incoraggiarlo a pianificare attività volte al recupero dell’attenzione (giardinaggio, camminata); aiutarli nell’identificazione di attività che procurano maggiore affaticamento, consigliare l’esecuzione dell’attività fisica in base alle caratteristiche del singolo paziente; insegnare a gestire attività impegnative nei momenti di minor livello di fatica e ottimizzare la nutrizione e l’idratazione. Nella revisione sistematica “Non pharmacologic SupportiveStrategies to Promote Quality of Life in Patients Exsperiencing Cancer-Related Fatigue”, la terapia non farmacologica per gestire la fatigue viene esaminata criticamente per valutare se esiste un effettivo miglioramento della qualità di vita dei pazienti affetti da cancro. I risultati mostrano come le varie terapie non farmacologiche (terapia del sonno e terapie complementari, educazione e l’esercizio), rappresentino un supporto vitale per migliorare le loro condizioni di vita. La terapia del sonno in base a diversi studi, risulta efficace per la riduzione della fatigue e dei sintomi psicologici tra cui l’ansia e la depressione. L’infermiere può intervenire dando dei consigli utili come: andare a letto alla stessa ora, evitare sonnellini pomeridiani, garantire per la notte un ambiente confortevole, buio e tranquillo ed evitare l’assunzione di caffeina. La combinazione di questa terapia comportamentale con quella complementare (yoga, massaggi) può determinare un incremento di relax. L’esercizio fisico è considerato un metodo che porta dei benefici effettivi al paziente oncologico. Anche le linee guida (NCCN 2011) lo riconoscono come tale sottolineando però la necessità di modificarlo in base ai diversi fattori che influenzano la tolleranza di ogni singolo paziente. Tra queste variabili prevalgono la severità della malattia, l’età e la dose chemioterapica. L’operatore sanitario quindi deve motivare ed incoraggiare l’individuo a svolgere gli esercizi fisici anche attraverso l’individuazione di strategie innovative. Nello studio originale sull “InterACTIV: An Explorator Study of the Use of a Game Console to Promote Physical Activation of Hospitalized Adult Patients With Cancer”, per motivare i pazienti adulti ospedalizzati con cancro ad essere attivi durante i periodi di trattamento, si è ricorso ad una console interattiva (Nintendo Wii) in grado di far simulare sport e attività ludiche/ricreative tramite specifici movimenti degli arti e del corpo. Tale intervento ha riscontrato esito positivo non solo poiché stimolava i pazienti all’esercizio fisico ma anche perché è stato un metodo strategico di distrazione dalla routine ospedaliera. BIBLIOGRAFIA 1. National Comprhehensive Cancer Network Clinical Practice Guidelines in Oncology. Cancer related Fatigue 2011. 2. Ahlberg K, Ekman, T, Gaston-Johansson, F., & Mock, V. Assessment and management of canc errelated fatigue in adults. Lancet, 2003; 362(9384), 640–650. 3. Bower JE, Ganz PA, Desmond KA et al. Fatigue in longterm breast carcinoma survivors. 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Mitchell SA, Beck SI, Hood LE et all. Putting evidence in to Practice-evidence based interventions for fatigue end during following cancer and its treatment. Oncol Nurs 2007 Feb; 11 (1):99-113. 10. Catania G, Bell C, Ottonelli S, Marchetti M, Bryce J, Grossi A et all. Cancer related fatigue in Italian cancer patients: a validation of the Italian version of the Brief Fatigue Inventory (BFI). Support Care Cancer. 2012; 21:414-419. 11. National Comprehensive Cancer Network. NCCN Clinical Practice Guidelines in Oncology: Cancer-related fatigue.2008 . http://www.nccn.org/professionals/physician_gls/PDF/fatigue.pdf. Consultato il 3/01/2014. 43 Dicembre 2014 Dentro la professione Disgeusia, l’alterazione del gusto Uno studio descrittivo ABSTRACT Il management infermieristico della disgeusia, alterazione del gusto, in alcuni pazienti è sovente inadeguato; da ciò è nata l'esigenza di compiere un’ indagine approfondita per fornire una concreta risposta assistenziale. Pertanto lo studio effettuato ha avuto come obiettivi: l’analisi della percezione del problema da parte dei pazienti; la descrizione delle alterazioni del gusto analizzandone l’intensità, la modalità di insorgenza, le caratteristiche; la ricerca di eventuali correlazioni tra disgeusia e schema chemioterapico; la raccolta di informazioni sulle prassi adottate autonomamente dai pazienti per alleviarlo. Lo studio è stato effettuato mediante la somministrazione di un questionario ad un campione di adulti affetti da cancro, sottoposti ad almeno un ciclo chemioterapico con regimi terapeutici differenti. Dall’analisi dei risultati è apparso che l’alterazione del gusto, presente nel 62% del campione, viene avvertita dai pazienti come un problema importante e può comparire sin dal primo ciclo terapeutico interferendo sulla buona programmazione dello stesso. Gli agenti citostatici più fortemente associati ad una maggiore frequenza ed intensità di disgeusia sono stati il 5-fluorouracile in monoterapia o associato, il Taxotere ed il regime chemioterapico CHOP. L’alterazione del gusto in questo studio si associa con la diminuzione dell’appetito, nausea e perdita di peso generando implicazioni significative sullo stato nutrizionale. E’ stato inoltre riscontrato che gli operatori sanitari spesso sottovalutano il sintomo e non forniscono suggerimenti adeguati sulla sua gestione. Parole chiave: Alterazione del gusto, avversione per il cibo, chemioterapia, effetti collaterali, team assistenziale. INTRODUZIONE Le persone sottoposte a regimi chemioterapici spesso sperimentano gli effetti collaterali del trattamento stesso. Questi si presentano in concomitanza o in seguito al trattamento terapeutico e sono molto frequenti. Sovente i pazienti riferiscono disgeusia, sintomo meno frequente, e con un impatto meno immediato rispetto a quelli più frequenti e visibili quali nausea, vomito, mucosite, alopecia che sono, più spesso, oggetto di monitoraggio da parte degli operatori sanitari. La letteratura scientifica documenta l’impatto negativo del fenomeno “disgeusia” sulla condizione di salute del malato. Infatti, i dati raccolti evidenziano che la disgeusia interessa la percentuale compresa tra il 36 e il 71% dei pazienti sottoposti a chemioterapia; sintomo che viene riportato tra i fattori negativi della terapia, in quanto provoca la diminuzione dell’appetito, il dimagrimento, oltre al peggioramento complessivo della qualità di vita del paziente trattato. La riduzione o la mancanza del desiderio di alimentarsi legata alla disgeusia comporta, tra l'altro, una perdita di peso corporeo e contribuisce all'instaurarsi di un'eventuale sindrome anoressico-cachettica che è un fattore prognostico negativo. Nonostante la disgeusia rappresenti un problema considerevole per il paziente, raramente infermieri e medici ne parlano o suggeriscono possibili strategie informative per ridurre o alleviare tale sintomatologia. Nasce quindi la necessità di svolgere un’ indagine più approfondita sul fenomeno, anche al fine di contribuire ad una concreta e adeguata risposta al bisogno informativo-educativo dei pazienti. Inoltre, la gestione infermieristica del sintomo deve tenere in considerazione che la malattia neoplastica è molto invalidante non solo da un punto di vista fisico, ma soprattutto da quello psichico. Intervenire sulla disgeusia è importante per il processo di cura ed è un modo per aiutare il paziente a conservare la propria rete relazionale. di Alessia Melillo*, Alfredo La Monica**, Maddalena De Maria*** MATERIALI E METODI Il disegno dello studio di ricerca è stato di tipo descrittivo ed ha avuto l'approvazione degli organi preposti. Il campione di convenienza è costituito da 67 pazienti affetti da cancro e sottoposti a trattamenti chemioterapici al fine di valutare come le differenti percezioni del gusto dei cibi influiscono sull’efficacia del trattamento e sulla qualità della vita. I criteri di inclusione considerati sono stati: soggetti di età superiore ai 18 anni con diagnosi di tumore sottoposti ad almeno un ciclo chemioterapico in regime di day Hospital indipendentemente dal farmaco cito- statico utilizzato; performance status inferiore o pari a 2 secondo i criteri della scala ECOG1; mucosite inferiore o pari a 2 secondo i criteri della scala WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità). Ai soggetti arruolabili è stato tenuto un colloquio per valutare le effettive capacità di comprensione del questionario e agli stessi è stato richiesto il consenso alla partecipazione allo studio. I criteri di esclusione considerati sono rappresentati da pazienti ricoverati in regime di ricovero ordinario; sottoposti a terapie ad alte dosi per l’elevata presenza di mucosite; pazienti trattati con radioterapia o sottoposti ad intervento chirurgico per tumori testa-collo; presenza di metastasi cecontinua a pagina 44 44 rebrali, stomatiti o infezioni del cavo orale in atto; soggetti fumatori. I dati sono stati ottenuti somministrando un questionario che era suddiviso nelle seguenti sezioni: presenza dell’alterazione del gusto e rilevanza del problema, modalità di manifestazione del sintomo, correlazione tra variazione del gusto e fattori di influenza sul gusto, informazioni ricevute dai pazienti sull’alterazione del gusto e modifica delle abitudini alimentari. Il questionario era composto da 60 domande a risposta multipla. Ogni questionario è stato accompagnato da una scheda di raccolta dei dati clinici del paziente : diagnosi, schema terapeutico, eventuali farmaci assunti riconosciuti in letteratura come agenti in grado di provocare disgeusia. La raccolta dei dati è avvenuta per un periodo di tre mesi ed ha coinvolto i pazienti afferenti al servizio di day Hospital dell’ Unità Operativa Complessa di Oncologia Medica del Presidio Ospedaliero A.Cardarelli di Campobasso. RISULTATI I pazienti arruolati nello studio, affetti da neoplasie localizzate in vari organi, sono stati sottoposti a diversi trattamenti chemioterapici. Le neoformazioni più frequenti sono: il tumore del colon (30%) e della mammella (21%) seguiti dai tumori ematologici (16%). Come si evince dalla tabella1, vi è stata una predominanza del sesso maschile(62%) e la fascia d'età più colpita è stata tra i 40 e i 59 anni(56%) L’alterazione del gusto viene riportata dal Dicembre 2014 45 Dicembre 2014 zioni effettuate prima, durante e dopo la chemioterapia al fine di chiarire la reale durata ed evoluzione del sintomo. BIBLIOGRAFIA 62% dei pazienti inclusi nello studio; dato coerente con la prevalenza riportata in altri lavori rinvenuti in letteratura (Wickham, Foltz, Gaines et al.). L’inizio e la modalità di insorgenza del sintomo dopo chemioterapia sono state differenti: il 70% dei pazienti riferisce alterazione del gusto durante il primo ciclo di trattamento, nel 30% dei casi l' alterazione si è verificata subito dopo il secondo ciclo di chemioterapia. Il 75% ha percepito il disturbo in maniera continua, mentre per il 25% si presenta in modo discontinuo. Questo varia anche a secondo del trattamento citostatico (tabella 2) Tabella 2 - Descrizione del gusto percepito dai pazienti sottoposti a regime chemioterapico. Ai pazienti che hanno presentato il sintomo è stato chiesto di descrivere quali sapori sembrano assumere i cibi. Essi riferiscono di percepire sapore metallico nel 47% e di non percepire i sapori nel 44% (tabella 2). I soggetti sottoposti ai regimi terapeutici Folfox, CHOP e al Taxotere in monoterapia hanno riportato queste alterazioni in modo prevalente. I gusti che risultano particolarmente alterati sono il gusto dolce per il 33% ed il salato per il 46%, in particolare se il paziente è sottoposto a trattamenti chemioterapici con Taxotere e Folfox e 5-flu Dallo studio si evince che il 60% dei soggetti, che ha riferito il sintomo, ha avuto variazione dell’appetito e contestuale alterazione del gusto nel 51% dei casi. Infine, è stata valutata la correlazione disgeusia- farmaci chemioterapici, come dimostra la tabella3. I regimi chemioterapici più associati alle alterazioni del gusto sono il Folfox e il Folfiri insieme al Taxotere, il CHOP e il 5-fluo- ruracile. Il grafico 3 ci mostra come la maggior parte dei pazienti intervistati riferisce di aver modificato il proprio regime alimentare a causa della comparsa del sintomo. Infine dallo studio è emerso che solo poco più della metà dei pazienti intervistati ha ricevuto dai sanitari informazioni sull’alterazione del gusto dopo chemioterapia DISCUSSIONE Più della metà dei pazienti chemiotrattati riferisce disgeusia, considerandola un problema importante visto che, associato alla diminuzione di appetito, alla nausea e alla diminuzione di peso, provoca conseguenze significative sullo stato nutrizionale. Lo studio condotto conferma la correlazione del sintomo con età, nausea, ridotta salivazione, ridotto appetito evidenziata dalla letteratura. Infatti, l’alterazione del gusto trova forte associazione con la nausea presente nel 70% dei soggetti. Sicuramente bisogna considerare anche altri fattori come l’effetto altamente emetogeno di alcuni dei cicli chemioterapici ai quali i pazienti sono sottoposti. Bisogna anche considerare che, a volte, la sottovalutazione della disgeusia potrebbe correlarsi all’esiguità di riferimenti in letteratura, all’elevata soggettività del sintomo, all’assenza di una scala standard di valutazione del problema. Nell’indagine condotta i pazienti gestiscono il sintomo con pasti piccoli e frequenti, modificando alcune abitudini alimentari ed evitando i cibi che provocano avversione. I pazienti tendono a salare di più i cibi o a renderli più dolci, in accordo con il dato riferito ai gusti maggiormente alterati. Dai dati ottenuti si evincono alcune considerazioni e spunti di riflessioni. La valutazione iniziale del paziente è il primo passo per identificare i bisogni educativi e dovrebbe includere la ricerca di informazioni circa la storia nutrizionale, le abitudini alimentari, la valutazione dei gusti e dell’appetito. Sarebbe utile anche effettuare una valutazione iniziale del cavo orale. L’infermiere riveste un ruolo chiave nella valutazione e gestione dell’alterazione del gusto. Potrebbe suggerire alcuni possibili accorgimenti, tra i quali: - aumentare l’apporto di liquidi fino a 2 o 3 litri al giorno; - consumare pasti piccoli e frequenti; - utilizzare posate in plastica per limitare il gusto metallico; - mangiare in un luogo accogliente in compagnia di parenti e amici; - scegliere cibi freddi per limitare l’odore; - evitare di mangiare un’ora prima e un’ora dopo la chemioterapia; - eseguire una corretta igiene orale. L'operatore sanitario deve tenere in esame il sintomo nel complesso della malattia neoplastica e deve considerare anche gli aspetti sociali legati al cibo, ad esempio l’avversione per alcuni cibi può perfino portare la persona ad evitare la partecipazione a momenti di incontro. In effetti migliorare tale sintomo, contribuisce ad ottimizzare la qualità della vita ed aumentare l’efficacia del trattamento chemioterapico. Altro aspetto signficativo è quello di potenziare il momento informativo-educativo da parte del team assistenziale, che deve coinvolgere non solo il malato ma anche la sua famiglia. Infine tra i limiti di quest’analisi vi è la rappresentatività campionaria, in quanto proporzioni maggiori del campione avrebbero potuto dare una maggiore significatività statistica. Altro aspetto che si poteva adempiere è quello di effettuare uno studio multicentrico in modo da constatare se il substrato etnico, storico e culturale poteva perfezionare i risultati dell'analisi. Nel futuro tale ricerca infermieristica potrebbe essere ampliata per approfondire le strategie e/o gli interventi più efficaci per una corretta gestione di questo frequente effetto tossico chemio-correlato e lo studio potrebbe valutare l’alterazione del gusto invece che in un unico momento, effettuando solo una misurazione, in più momenti con misura- Karp G. Biologia Cellulare e Molecolare. Napoli : ed. Edi SES; 2008. Lippinccott W. Chemioterapia. Milano: ed. Baquiran DC; 2010. Lippincott W W . Drugs in Cancer Chemotherapy. Milano: ed. Chabner; 2010. Gentilini P. Medicina Interna II. Roma: ed. Società Editrice Universo; 2007. Vignotto F, De Luca A, Berretto O, Ciuffreda L. Corso di Perfezionamento in Cure Palliative. Torino: ed. Scienza Medica; 2011. Dyson M, Bannister L H. Lingua,Faringe ed esofago. Bologna: ed. Zanichelli; 2008. De Conno F, Ripamonti C, Sbanotto A, Ventafridda V. Oral complications in patients with advanced cance. 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PUBBLICAZIONE DI ARTICOLI A CARATTERE SCIENTIFICO NORME EDITORIALI “Napolisana” pubblica articoli inediti di interesse infermieristico, medico, sanitario previa approvazione del Comitato Scientifico. L’articolo è sotto la responsabilità dell’autore o degli autori, che, nel rispetto delle vigenti leggi sulla privacy, devono dichiarare: nome, cognome, qualifica professionale, ente di appartenenza, recapito postale e telefonico, e mail dell’autore a cui si deve indirizzare la corrispondenza. Il contenuto non riflette necessariamente le opinioni del Comitato Scientifico, del giornale, dell’Editore , e in caso di necessità, sarà cura del Comitato Scientifico rivedere il riassunto/abstract. Gli articoli Tutti i testi da pubblicare, devono essere inviati in “Word” e strutturati secondo il seguente schema: 1) riassunto/abstract; 2) parole chiave (max 6) ; 3) introduzione; 4) obiettivi; 5) materiali e metodi; 6) risultati; 7) eventuali discussioni; 8) conclusioni; 9) bibliografia. Gli articoli vanno accompagnati da un abstract in italiano (max 170 parole) articolato in maniera da esporre complessivamente il contenuto. La lunghezza del testo non deve superare i 15.000 caratteri, spazi e bibliografia inclusa. Citazioni bibliografiche In bibliografia vanno riportati solo gli articoli citati nel testo ( max 30 voci bibliografiche). La bibliografia dovrà essere redatta secondo le norme riportate nel Vancouver Style: la lista delle voce bibliografiche deve essere presentata nell’ordine in cui le singole voci vengono citate nel testo, con numerazione araba senza parentesi. Quando gli autori sono più di 6, vanno citati i primi 6, et al. Figure, grafici e tabelle Le figure, le tabelle e i grafici devono essere scelti secondo criteri di chiarezza e semplicità. Saranno numerate progressivamente in cifre arabe e saranno accompagnante da brevi ma esaurienti didascalie. Nel testo deve essere chiaramente indicata la posizione d’inserimento. Diagrammi e illustrazioni dovranno essere sottoposti alla redazione in veste grafica accurata, tale da permetterne la riproduzione senza modificazioni. Vanno inviate in file separati, in formato JPEG o TIFF a risoluzione alta. Se le immagini ritraggono pazienti o persone, gli autori devono presentare un’autorizzazione o liberatoria, firmata dagli stessi che ne autorizzi la pubblicazione, oppure le immagini devono essere modificate per evitare il riconoscimento delle persone ritratte. Ogni tabella deve avere un titolo. Non saranno pubblicati grafici e tabelle pubblicati sul web. Grafici e tabelle riprodotti da altre fonti devono riportare l’indicazione della fonte e il permesso scritto di riproduzione da parte del possessore dei diritti deve essere inviato insieme al manoscritto. L’autore del manoscritto è responsabile per l’ottenimento dei permessi di riproduzione di materiale i cui diritti sono posseduti da terzi. 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È sempre gradita una traduzione in italiano del termine utilizzato in inglese. Modalità e termini per l’invio dei lavori Tutto il materiale (una copia in formato elettronico, oppure su cd rom) deve essere inviato al Comitato Scientifico. Ulteriori informazioni sulle norme editoriali qui sinteticamente illustrate, potranno essere acquisite, contattando la segreteria del comitato al seguente indirizzo e-mail: [email protected]. XVII Congresso Federazione Nazionale Collegi IPASVI Roma, dal 5 al 7 marzo 2015 “Infermieri e cittadini: un nuovo patto per l’assistenza” www.ipasvi.it