FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO IN BOLOGNA PARROCCHIA DI SAN GIULIANO E CHIESA DI S. CRISTINA Elevazione Spirituale in Canto Gregoriano In Passione Domini SCHOLA GREGORIANA BENEDETTO XVI DOM NICOLA M. BELLINAZZO direttore Domenica 28 marzo 2010 - ore 20.30 Chiesa di Santa Cristina della Fondazza Piazzetta Morandi - Bologna Programma L’ANNUNCIO DELLA PASSIONE Incipit Oratio Jeremiæ prophetæ Ecce ascendimus Ant. L’INGRESSO A GERUSALEMME Ant. Hym. Ante sex dies Magnum salutis gaudium NELLA CENA DEL SIGNORE Ant. Ant. Ant. Co. Dominus Iesus In hoc cognoscent Mandatum novum Qui manducat NELLA PASSIONE DEL SIGNORE Gr. Christus factus est Evangelium Passionis secundum Joannem Tenebræ factæ sunt Resp. Adoratio Sanctæ Crucis Ant. Proskynumem ton stauròn su Adoramus crucem tuam Ant. Enumen se, Christe Laudamus te, Christe Hym. Crux fidelis Domenica 28 Marzo 2010 ore 20.30 SCHOLA GREGORIANA BENEDETTO XVI LA GIOIA DELLA RESURREZIONE Ant. Hym. Angelus autem Domini Salve festa dies DOM NICOLA M. BELLINAZZO direttore Presentazione Concerto Secondo consuetudine, il direttore della Schola Gregoriana “Benedetto XVI” articola il programma, nell’àmbito di un disegno generale, in momenti tematici. Il primo di essi, “L’annuncio della Passione”, si apre con la Lamentazione V, denominata anche Oratio Ieremiæ Prophetæ, sebbene, come le altre quattro, non si possa considerare di pugno del grande profeta. Si tratta di un brano pieno di dolore, che la Chiesa amava cantare il Sabato santo, come terza lettura del Primo Notturno. Pur assai suggestivo, il brano presenta una struttura molto semplice, con due corde preminenti: il La, innanzitutto, e il Re. All’Oratio viene legata l’antifona «Ecce ascendimus Ierosolymam», che può definirsi “asseverativa” in quanto narra la realizzazione di una profezia: l’affido di Gesù al popolo, lo scherno, la flagellazione, gli sputi, il sacrificio, e infine la resurrezione il terzo giorno. Si tratta di un’antifona d’impianto narrativo, costruita su formule ricorrenti, così da dare il sapore del ritorno gradito al già ascoltato. Il secondo tema dell’Elevazione ha per titolo “L’ingresso a Gerusalemme”, con tre brani molto appropriati e di forma distinta. Il primo, costituito da un’antifona assai nota, «Ante sex dies solemnis Paschæ», con Gesù che giunge a Gerusalemme e i fanciulli che gli vanno incontro festanti. L’antifona, in primo modo, presenta uno stile complesso, con dominante Sol alla quarta; così facendo prepara l’inno seguente, anch’esso in primo modo, «Gloria, laus et honor»: è un famoso canto di gioia, non classico, si direbbe, e però suggestivo, con testo del vescovo Teodulfo di Orléans (ca. 750 - 821), nel quale tra l’altro si leggono termini che si rifanno a Davide e alla sua discendenza, e che conclude con l’appellativo di Re buono e clemente, riferito a Gesù. Segue finalmente l’inno ambrosiano «Magnum salutis gaudium», sempre dedicato alle Palme e alla loro storia, che si muove in una strutturazione certo interessante e tuttavia non priva di tendenze ripetitive. Il tema successivo, “Nella Cena del Signore”, riguarda la Missa vespertina in Cœna Domini con tre notissime antifone che esaltano il testamento di Gesù dedito, la sera del Giovedì santo, a raccomandare ai discepoli l’amore vicendevole: sono antifone che non solo sottolineano un rito bensì additano una direzione all’esistenza. Conclude la parte tematica il communio «Qui manducat», proprio in effetti della festa del Corpus Domini, primo brano del programma dedicato a un canto, appunto, appartenente al Proprium Missæ. Qui muta evidentemente lo stile, che diviene meno “generale” e più caratterizzante, con sprazzi di autentica bellezza, pur non privo com’è di formule, ma perfettamente combinate. Il tema “Nella Passione del Signore” rappresenta il punto centrale dell’Elevazione, con brani – almeno i due più noti ma non solo – di straordinaria intensità espressiva: essi sono il graduale «Christus factus est» e il responsorio «Tenebrae factae sunt». Un pieno apprezzamento di questo graduale, noto a generazioni di sacerdoti cattolici, non può che giovarsi delle chiavi di lettura offerte dalla moderna scienza semiologica, che ha consentito una più esatta decifrazione degli antichi neumi. La pagina, originale nell’ispirazione, presenta formule che si osservano anche in altri canti: ma la particolare drammaticità dell’intreccio di testo e musica ne ha fatto un brano da sempre molto amato Non meno intenso è il responsorio del Venerdì santo, che così genialmente descrive la Passione e la Morte di Gesù Cristo. In questo brano spiccano le parole, sconvolgenti, di Gesù sulla Croce: l’urlo «Deus meus, ut quid me dereliquisti?» (Dio mio, perché mi hai abbandonato?). L’autenticità del grido non trova pari nella letteratura profana anche drammatica. I due brani vengono inframmezzati dal racconto della Passione secondo Giovanni e conclusi dal canto degli Improperi, con l’adorazione della Croce, legata pure al canto di due antifone tratte dal repertorio beneventano e all’inno «Crux fidelis», che su un testo del secolo VI (attribuito a Venanzio Fortunato) esalta la Croce, con ritmo intenso e forte. Concludono l’Elevazione il canto dell’antifona pasquale «Angelus autem Domini», narrativa nel tono – l’Angelo rimuove la pietra del sepolcro di Cristo, vuoto, e ci si siede sopra –, e l’inno «Salve, festa dies», che ha carattere responsoriale giacché, malgrado il progredire dei versi, si ascolta sempre il medesimo, lieto, trionfale ritornello: «Salve, giorno di festa, giorno venerabile in eterno, nel quale Dio ha vinto l’inferno e dimora nei cieli!». ANTONINO ALBAROSA Testi Concerto L’ANNUNCIO DELLA PASSIONE INCIPIT ORATIO IEREMIÆ PROPHETÆ Recordare, Domine, quid acciderit nobis: intuere, et respice opprobrium nostrum. Hereditas nostra versa est ad alienos: domus nostræ ad exsraneos. Pupilli facti sumus absque patre, matres nostræ quasi viduæ. Aquam nostram pecunia bibimus; ligna nostra pretio comparavimus. Cervicibus nostris minabamur, lassis non dabatur requies. Ægypto dedimus manum, et Assyriis, ut saturaremur pane. Patres nostri peccaverunt, et non sunt; et nos iniquitates eorum portavimus. Servi dominati sunt nostri; non fuit qui redimeret de manu eorum. In animabus nostris afferebamus panem nobis, a facie gladii in deserto. Pellis nostra quasi clibanus exusta est, a facie tempestatum famis. Mulieres in Sion humiliaverunt, et virgines in civitatibus Iuda. Ierusalem, Ierusalem, convertere ad Dominum Deum tuum. Ricòrdati, Signore, di quanto ci è accaduto, guarda e considera la nostra umiliazione. La nostra eredità è passata a stranieri, le nostre case a estranei. Orfani siamo diventati, senza padre, le nostre madri sono come vedove. La nostra acqua beviamo a pagamento, dobbiamo acquistare la nostra legna. Con un giogo sul collo siamo perseguitati, siamo finiti, non c’è per noi riposo. All’Egitto abbiamo teso la mano, all’Assiria per saziarci di pane. I nostri padri peccarono e non sono più, noi portiamo la pena delle loro iniquità. Schiavi comandano su di noi, non c’è chi ci liberi dalle loro mani. A rischio della nostra vita ci procuriamo il pane, minacciati dalla spada del deserto. La nostra pelle si è fatta bruciante come un forno a causa degli ardori della fame. Hanno disonorato le donne in Sion, le vergini nelle città di Giuda. Gerusalemme, Gerusalemme, convertiti al Signore Dio tuo. ECCE ASCENDIMUS Ecce ascendimus Ierosolymam, et consummabuntur omnia quæ scripta sunt de Filio hominis. Tradetur enim gentibus, et illudetur, et flagellabitur, et conspuetur; Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e si compirà tutto ciò che fu scritto riguardo al Figlio dell’uomo: verrà infatti consegnato ai pagani, verrà deriso e insultato, et postquam flagellaverint, occiderent eum, et die tertia resurget. lo copriranno di sputi e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno e il terzo giorno risorgerà. L’INGRESSO A GERUSALEMME ANTE SEX DIES Ante sex dies solemnis Paschæ, quando venit Dominus in civitatem Ierusalem, occurrerunt ei pueri et in manibus portabant ramos palmarum, et clamabant voce magna, dicentes: [...] Sei giorni prima della Pasqua, quando il Signore venne nella città di Gerusalemme, accorsero incontro a lui dei fanciulli, portando in mano rami di palme e a gran voce acclamavano: [...] GLORIA LAUS * Gloria, laus et honor tibi sit, rex, Christe redemptor, * Gloria, lode e onore a te, o re, Cristo redentore, cui puerile decus prompsit Hosanna pium. pel quale il coro dei bambini fece risuonare il pio Osanna. Israel es tu rex, Davidis et inclita proles, nomine qui in Domini, rex benedicte, venis. * Gloria laus et honor ... Plebs Hebraea tibi cum palmis obvia venit, cum prece, voto, hymnis adsumus, ecce, tibi. * Gloria laus et honor ... Hi placuere tibi, placeat devotio nostra, rex bone, rex clemens, cui bona cuncta placent. * Gloria laus et honor ... Tu sei re d’Israele e nobile prole di Davide, tu che vieni, re benedetto, nel nome del Signore. * Gloria, lode e onore a te ... Il popolo Ebreo ti viene incontro con palme, con preghiere, voti ed inni, eccoci davanti a te. * Gloria, lode e onore a te ... Ti furono accetti, accetta le nostre preghiere, re buono, re clemente, cui piace ogni bene. * Gloria, lode e onore a te ... MAGUM SALUTIS GAUDIUM Magnum salutis gaudium. lætetur omne sæculum! Iesus, redemptor gentium, sanavit orbem languidum. È giorno di grande e salutare gaudio, si allieti ogni epoca! Gesù, redentore degli uomini, ha recato salute al mondo intero. Rex ecce tuus humilis noli timere veniet, pullo iugalis residens, tibi benignus patiens. Ecco, umile il tuo Re, non temere, verrà, cavalcando un puledro, alla tua volta benigno e paziente. Ramos virentes sumpserat palma recisos tenera Impugnando verdeggianti rami tagliati dalla tenera palma, turba, procedens obviam regi perenni, plurima. la turba mosse incontro, numerosissima, al re eterno. Cœtus sequens et prævius, Sancto repletus Spiritu, clamabat: «In altissimis, hosanna David Filio». Nos ergo tanto iudici curramus omnes obviam, palmas gerendo gloriæ, mente canentes sobria. La schiera che seguiva e precedeva, ripiena di Spirito santo, acclamava: «Nel più alto dei cieli, osanna al Figlio di Davide». Noi pure al grande giudice corriamo tutti incontro, portando gloriose palme, rendiamogli cantando l’omaggio del nostro cuore. NELLA CENA DEL SIGNORE DOMINUS IESUS Dominus Iesus, postquam cenavit cum discipulis suis, lavit pedes eorum, et ait illis: «Scitis quid fecerim vobis ego Dominus et Magister? Exemplum dedi vobis, ut et vos ita faciatis». Il Signore Gesù, dopo aver cenato coi suoi discepoli, lavò loro i piedi e disse: «Comprendete che cosa vi ho fatto, io, che chiamate Signore e Maestro? Ho voluto lasciarvi l’esempio, perché facciate così anche voi». IN HOC COGNOSCENT In hoc cognoscent omnes, quia mei estis discipuli: Da questo avranno tutti la prova che siete miei discepoli: si dilectionem habueritis ad invicem. se vi amerete gli uni con gli altri. V. Dixit Iesus discipulis suis. Vs. Disse Gesù ai suoi discepoli. MANDATUM NOVUM Mandatum novum do vobis: ut diligatis invicem, sicut dilexi vos, dicit Dominus. Ps. Beati immaculati in via, qui ambulant in lege Domini. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni con gli altri, come io ho amato voi, dice il Signore. Ps. Beato chi è integro nella sua condotta e cammina nella legge del Signore. QUI MANDUCAT Qui manducat carnem meam et bibit sanguinem meum in me manet, et ego in eo, dicit Dominus. Ps. Venite, filii, audite me: timorem Domini docebo vos. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me, e io in lui, dice il Signore. Ps. Venite, figli, ascoltatemi: vi insegnerò il timore del Signore. NELLA PASSIONE DEL SIGNORE CHRISTUS FACTUS EST Christus factus est pro nobis obediens usque ad mortem, mortem autem crucis. V. Propter quod Deus exaltavit illum, et dedit illi nomen quod est super omne nomen. Cristo per noi si è fatto obbediente fino alla morte, alla morte di croce. Vs. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato un nome che è sopra ogni nome. PASSIO DOMINI NOSTRI IESU CHRISTI SECUNDUM IOANNEM C. In illo tempore introivit in prætorium Pilatus, et vocavit Iesum, et dixit ei: S. Tu es Rex Iudæorum? C. Respondit Iesus: + A temetipso hoc dicis, an alii dixerunt tibi de me? C. Respondit Pilatus: S. Numquid ego Iudæus sum? Gens tua et pontifices tradiderunt te mihi: quid fecisti? C. Respondit Iesus: + Regnum meum non est de hoc mundo; si ex hoc mundo esset regnum meum, ministri mei utique decertarent, ut non traderer Iudæis. Nunc autem regnum meum non est hinc. C. Dicit Iudæis Pilatus: S. Ego nullam invenio in eo causam. Est autem consuetudo vobis ut unum dimittam vobis in Pascha; vultis ergo dimittam vobis regem Iudæorum? C. Clamaverunt ergo rursum omnes dicentes: S. Non hunc, sed Barabbam. C. Erat autem Barabbas latro. Tunc ergo apprehendit Pilatus Iesum, et flagellavit. Et milites plectentes coronam de spinis, imposuerunt capiti eius, et veste purpurea circumdederunt eum. Et veniebant ad eum, et dicebant: S. Ave, Rex Iudæorum. C. Et dabant ei alapas. Exivit ergo iterum Pilatus foras, et dicit eis: S. Ecce adduco vobis eum foras, ut cognoscatis quia nullam invenio in eo causam. In quel tempo Pilato entrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il Re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Pilato disse ai Giudei: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà uno per voi: volete dunque che io rimetta in libertà il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante. Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un manto di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, o Re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». C. Cum ergo vidissent eum pontifices et ministri, clamabant dicentes: S. Crucifige, crucifige eum. C. Dicit eis Pilatus: S. Accipite eum vos et crucifigite; ego enim non invenio in eo causam. C. Responderunt ei Iudæi: S. Nos legem habemus, et secundum legem debet mori, quia Filium Dei se fecit. C. Cum ergo audisset hunc sermonem, magis timuit. Et querebat dimittere eum. Iudæi autem clamabant dicentes: S. Si hunc dimittis, non es amicus Cæsaris. C. Pilatus, cum audisset hos sermones, adduxit foras Iesum et dicit Iudæis: S. Ecce Rex vester. C. Illi autem clamabant: S. Tolle, tolle, crucifige eum. C. Tunc ergo tradidit eis illum ut crucifigeretur. Stabant autem iuxta crucem Iesu mater eius et soror matris eius, Maria Cleophæ, et Maria Magdalene. Cum vidisset ergo Iesus matrem, et discipulum stantem quem diligebat, dicit matri suæ: + Mulier, ecce filius tuus. C. Deinde dicit discipulo: + Ecce mater tua. C. Postea sciens Iesus quia omnia consummata sunt, ut consummaretur Scriptura, dixit: + Sitio. C. Illi autem spongiam plenam aceto, hyssopo circumponentes, obtulerunt ori eius. Cum ergo accepisset Iesus acetum, dixit: + Consummatum est. C. Et inclinato capite, tradidit spiritum. Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!» Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge, e secondo la legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio». All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. E cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare!» Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e disse ai Giudei: «Ecco il vostro Re!». Ma quelli gridavano: «Via! Via! Crocifiggilo!». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèofa, e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». I soldati posero perciò una spugna, imbevuta nell’aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, reclinato il capo, spirò. TENEBRÆ FACTÆ SUNT Tenebræ factæ sunt, dum crucifixissent Iesum Iudæi; et circa horam nonam exclamavit Iesus voce magna: Deus meus, ut quid me dereliquisti? * Et inclinato capite, emisit spiritum. V. Exclamans Iesus voce magna, ait: Pater, in manus tuas commendo spiritum meum. * Et inclinato capite, emisit spiritum. Si fece buio su tutta la terra, mentre i Giudei crocifiggevano Gesù; e verso l’ora nona esclamò Gesù a gran voce: «Dio mio, perché mi hai abbandonato?» * E, reclinato il capo, spirò. Vs. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito». * E, reclinato il capo, spirò. IMPROPERIA Popule meus, quid feci tibi? Aut in quo contristavi te? Responde mihi. V. Quia eduxi te de terra Ægypti, parasti crucem Salvatori tuo. Popolo mio, che male ti ho fatto? In che ti ho contristato? Dammi risposta! Vs. Perché io ti ho guidato fuori dall’Egitto, tu hai preparato la croce al tuo Salvatore. Hagios o Theos. – Sanctus Deus. Hagios Ischyros. – Sanctus Fortis. Hagios Athanatos, eleison hymas. – Sanctus Immortalis, miserere nobis. Santo sei, Dio! Santo sei, Onnipotente! Santo sei, Immortale! Abbi pietà di noi. ADORATIO SANCTÆ CRUCIS Proskynumen ton stauron su, Adoramus crucem tuam, ke ton tipon tu stauru su, et signum de cruce tua, ke tu staurothentos ten dinamin. et qui crucifixus est virtutem. Adoriamo la tua croce, adoriamo il mistero della tua croce e la salvezza che viene da te crocifisso. Enumen se, Christe, ke ymnologumen se, oti dia tu stauru exigorasas ton cosmon. Ti lodiamo, o Cristo, e un inno a te cantiamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo. Laudamus te, Christe, et hymnum dicimus tibi, quia per crucem redemisti mundum. CRUX FIDELIS Crux fidelis, inter omnes arbor una nobilis, nulla talem silva profert fronde, flore, germine. * Dulce lignum, dulci clavo, dulce pondus sustinens. O Croce, sempre fedele, sei l’unico albero glorioso. Nessuna selva ne produce eguali, per fronde, fiori e ceppo. * Amato legno, che con dolci chiodi reggi il dolce peso. Pange, lingua, gloriosi prælium certaminis et super crucis trophæo dic triumphum nobilem, qualiter Redemptor orbis immolatus vicerit. * Dulce lignum ... Ogni lingua canti la corona di vittoria di una lotta gloriosa e proclami del trofeo della croce il famoso trionfo, poiché il Redentore del mondo, benché immolato, ha vinto. * Amato legno ... De parentis protoplasti fraude factor condolens, Del primo uomo, ingannato quando assaggiò il frutto proibito quando pomi noxialis morte morsu corruit, ipse lignum tunc notavit, damna ligni ut solveret. Crux fidelis ... e precipitò nella morte, ha avuto pietà il Creatore, e fin da allora ha stabilito che un albero riparasse il danno dell’altro albero. O Croce, sempre fedele ... LA GIOIA DELLA RISURREZIONE Angelus autem Domini descendit de cælo, et accedens revolvit lapidem, et sedebat super eum. Alleluia, alleluia. Un angelo del Signore, sceso dal cielo, si avvicinò,rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Alleluia, alleluia. SALVE FESTA DIES * Salve festa dies, toto venerabilis ævo, qua Deus infernum vicit et astra tenet. * Salve, giorno di festa, venerabile in eterno, nel quale Dio ha vinto l’inferno e dimora nei cieli. Ecce, renascentis testatur gratia mundi, omnia cum Domino dona redisse suo. * Salve festa dies ... Ecco, si manifesta la grazia del mondo che rinasce e restituisce al suo Signore i suoi doni. * Salve, giorno di festa ... Namque triumphanti post tristia tartara Christo undique fronde nemus, gramina flore favent. * Salve festa dies ... Dopo i tristi giorni della morte, i boschi con le loro fronde, le erbe con i loro fiori festeggiano il trionfo di Cristo. * Salve, giorno di festa ... Qui genus humanum cernens mersisse profundo, Tu che hai visto il genere umano cadere nell’abisso, ut hominem eriperes, es quoque factus homo. per salvarlo sei giunto a farti uomo. * Salve festa dies ... * Salve, giorno di festa ... Tristia cesserunt infernæ vincula legis expavitque chaos luminis ore premi. * Salve festa dies ... Sono cessati i tristi vincoli della legge infernale, e, incalzato dalla fonte della luce, l’abisso ha tremato. * Salve, giorno di festa ... e currícula Organico SCHOLA GREGORIANA BENEDETTO XVI La Schola Gregoriana “Benedetto XVI” nasce nel 2007 da un’idea di Fabio Roversi Monaco a seguito della felice intesa tra la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, la parrocchia di S. Giuliano e l’Arcidiocesi di Bologna per valorizzare il complesso monumentale di S. Cristina. La Schola ha sede nella chiesa di S. Cristina e si avvale della direzione del monaco benedettino olivetano dom Nicola M. Bellinazzo. I tredici cantori, pur provenienti da differenti esperienze e formazioni, sono tutti professionisti variamente impegnati in esecuzioni musicali, strumentali e corali: Antonello Bitella, Lorenzo Bizzarri, Roberto Di Cecco, Rocco De Cia, Cristian Gentilini, Primo Iotti, Marcello Mazzetti, Giacomo Saccu, Andrea Sardi, Raffaele Sargenti, Gabriele Stanzani, Andrea Stella e Livio Ticli. A fianco delle esecuzioni, i membri della Schola seguono lezioni sulla cultura grego- riana e sulla genesi dei testi tradizionalmente eseguiti nella liturgia. La Schola Gregoriana si avvale della consulenza musicologica di Nino Albarosa, paleografo e gregorianista, e di Lorenzo Bianconi e Cesarino Ruini, docenti nell’Università di Bologna, Dom Nicola M. Bellinazzo, monaco benedettino della Congregazione di S. Maria di Monte Oliveto, gregorianista e direttore di coro, ha perfezionato la sua formazione musicale e approfondito lo studio del Canto gregoriano frequentando sia i Corsi internazionali di Cremona con Luigi Agustoni, Nino Albarosa e Johannes Berchmans Göschl, sia il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica sacra di Milano con Alberto Turco. Ha studiato armonia con Luigi Molfino, contrappunto e direzione di coro con Giorgio Bredolo, musicologia liturgica con Valentino Donella, armonizzazione del canto gregoriano con Luciano Migliavacca. Ha seguito corsi di specializzazione in canto e direzione di coro, impartiti tra gli altri da Giovanni Acciai, Filippo Maria Bressan, Steve Woodbury, Giorgio Mazzucato, Maria Antonietta Piovan; dal 1993 al ’95 ha diretto la formazione gregoriana del Polifonico Città di Rovigo, conseguendo il primo premio al III Concorso nazionale di Guastalla. Nel settembre ’95 ha assunto la direzione della Schola Gregoriana «Ergo cantemus», che nel maggio ’99 ha mutato il nome in Schola Gregoriana Scriptoria; alla guida di quest’ultimo gruppo vocale ha tenuto numerosi concerti in tutt’Italia e ha inciso sei CD per Tactus e due per Brilliant. In àmbito musicologico si dedica alla ricostruzione filologicamente fondata di liturgie antiche e alla presentazione di sacri cerimoniali d’epoca. Con Filippo Maria Bressan ha realizzato la ricostruzione del Vespro della Beata Vergine e della Messa concertata a due cori di Francesco Cavalli. Ha collaborato con Iuri Camisasca e la cantante Alice,e con Franco Battiato. È stato docente di Canto liturgico e Musicologia liturgica nell’Istituto diocesano di Musica sacra di Modena. Con numerosi complessi corali, fra i quali la Nova Schola Gregoriana diretta da Alberto Turco, ha tenuto numerosi concerti in Italia, in tutt’Europa, negli Stati Uniti d’America, in Brasile e in Messico. Ha inciso per Ares, Naxos, Bongiovanni, Tactus, Arts, Chandos, le Edizioni Paoline, la Libreria Editrice Vaticana, Symphonia, Brilliant. Ideazione e stampa Grafiche il Pilastrello