ANNO 38 N° 156 - LUGLIO 2014
IL SOCIO
Periodico di informazione e dibattito della COTABO, Cooperativa Tassisti Bolognesi. Sede sociale in Bologna, Via Stalingrado 65/13
Periodico di informazione e dibattito
BOLOGNA
NON DIMENTICA
2 Agosto 1980 - 2 Agosto 2014
Stazione di Bologna
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Sommario
IL PRIMO TAXI DI BOLOGNA
4
EDITORIALE
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INTERVISTA AL PRESIDENTE
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INTERVISTA AL DIRETTORE
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DALL’OSCAR DEL RESTAURO A CHAPLIN:
I SUCCESSI DELLA CINETECA DI BOLOGNA
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INFORMAZIONI AI SOCI
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RACCONTI NOTTURNI
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LA PAROLA AI SOCI
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IL CIRCOLO
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GRUPPO PREGHIERA
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RACCONTO BERTAGNIN
Realizzazione
“Il Socio Cotabo“ a cura di CO.TA.BO.
Direttore Responsabile
GABRIELE ORSI
Segreteria di Redazione
KATIA DI BERNARDO
Redazione
SALVATORE VRENNA
TIBERIO BASALTI
ELIO GUBELLINI
MARCO VECCHIATTINI
DANIELE BERTAGNIN
NICOLA TRIVISONNO
Direzione, Amministrazione, Redazione:
Via Stalingrado 65/13 - Bologna
Tel. 051/374300
Periodico d’informazione e dibattito della CO.TA.BO. distribuito
gratuitamente ai propri soci. Gli articoli pubblicati su “il Socio”
impegnano esclusivamente chi li firma e sono a titolo gratuito.
I soci CO.TA.BO. e non sono liberi di esprimere il loro pensiero nei
limiti stabiliti dal codice penale e dalla legislazione vigente.
Autorizzazione Tribunale di Bologna 4355 del 14/06/1974
28SOLIDARIETÀ
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STORIELLE DEL LANFRY
Editoriale
GOOGLE
UBER ALLES
App per fai da te e professioni in pericolo
D
avvero, sento di avere molto in comune con i tassisti.
E non é per dovere di firma in quanto dirigo l’house organ di una cooperativa tassisti, o
per piaggeria verso uno dei miei
datori di lavoro o ancora perché
tema rappresaglie personali nel
caso io non mi schieri dalla loro
parte, ma perché al di là di tutte
le differenze che possono esserci, c’é un fattore che in questo
momento accomuna da un lato
i tassisti e dall’altro quelli come
me, giornalisti freelance i cui introiti dipendono dal lavoro su
commissione. E questo fattore
si chiama, in linguaggio tecnico,
“rischio che il tuo lavoro te lo rubi
qualcuno che non ha i titoli per
farlo”.
La storia, immagino, é nota ai più:
da qualche settimana i tassisti
di tutta Italia e di mezza Europa
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sono sul piede di guerra a causa
di Uber, un’app per smartphone
e tablet proveniente dagli States
che consente di trovare passaggi automobilistici a pagamento,
non necessariamente da conducenti abilitati e forniti di licenza, al
prezzo più conveniente. “Bello” é
la prima cosa che viene da dire,
perché in effetti é nella natura
umana apprezzare la possibilità
di risparmiare e di trovare le cose
nella maniera più facile e immediata, ma a ben vedere dietro
questa novità hi-tech si nasconde ben altro, e non tutto così accattivante.
Tralasciando il fatto che comunque Uber é a pagamento e “tassa” le corse di un dieci per cento
non indifferente, la questione é se
sia lecito, in un paese civile dove
chi guida un’auto pubblica é tenuto ad acquistare un’apposita
licenza, lasciare che poi chiunque possa sostituirsi al tassista
di turno e arrivederci e grazie.
Potrebbe esserlo - e il condizionale é d’obbligo - se a rilasciare
la licenza fosse un soggetto privato, e in questo caso si potrebbe
parlare di concorrenza, magari al
limite dello sleale ma pur sempre
concorrenza. Quando invece é lo
Stato, o l’Amministrazione Comunale, a rilasciare i permessi
per tassisti e Ncc, allora tocca ai
suddetti enti pubblici adoperarsi
perché queste licenze, vendute
sempre a carissimo prezzo, abbiano un significato e un valore,
combattendo ogni forma di abusivismo e di fai da te e tutte le iniziative che, come l’app di cui abbiamo parlato all’inizio, tendono
a stimolarle. Altrimenti si chiama
truffa. Un po’, lasciatemelo dire,
come nella mia professione, per
la quale ogni anno pago oltre 100
euro di iscrizione a un Ordine che
é soggetto di diritto pubblico in
quanto accreditato presso il Ministero della Giustizia: un tempo
(ormai mitico e lontano) si pensava che bastasse dare l’esame
di Stato e prendere il tesserino
da giornalista per avere spalancate le porte della professione.
Oggi invece, complice una crisi
dell’editoria senza precedenti, la
professione giornalistica si sta
infarcendo di ogni sorta di outsider, dagli illusi che pensano di
conquistare gloria e ricchezza
a figuri che dietro un paravento
giornalistico nascondono spesso
altre attività che col giornalismo
nulla hanno a che vedere. Vogliamo dire che oggi, per avere un patentino da pubblicista, basta avere lavorato come disc jockey in
una radio registrata anche come
testata giornalistica (magari solo
perché due volte al giorno manda in onda un notiziario fatto con
tre lanci d’agenzia)? Oppure pensiamo a quante starlette della Tv,
ragazzotte affascinanti e spesso
discinte, ma prive della necessaria preparazione, a domanda su
cosa piacerebbe fare loro rispondono “la giornalista”?
E potete scommetterci casa che
queste aspiranti giornaliste vedranno realizzato il proprio sogno professionale molto prima
del sottoscritto e di tanti altri
come lui, quasi che fossero brave a prescindere. Un giornalista
normale, invece, oggi come oggi,
quando va a fare un colloquio di
lavoro é meglio che stia attendo
a ciò che dice, magari che eviti
di dire se é un giornalista professionista o quanto percepiva
di stipendio nel precedente inca-
rico, perché magari il potenziale
datore di lavoro potrebbe pensare di trovarsi davanti uno che
vuole essere pagato, e pure puntualmente, e magari si spaventa
e sceglie qualcun altro. Un po’
come chi usa Uber senza essere
un autostoppista sulle autostrade dello Utah: cerco qualcuno
che non si faccia pagare, o che
pretenda un po’ di meno, anche
se poi magari non é un tassista abilitato, magari la sua auto
é uno scassone e lui guida da
cani e nemmeno conosce bene
le strade. Basta risparmiare, la
qualità del servizio é un optional,
o peggio qualcosa di fastidioso,
la nostra vita si basa essenzialmente sulla georeferenziazione
di Google: se sei al posto giusto
nel momento giusto buon per te,
altrimenti affari tuoi.
Per tutto il resto c’é Uber.
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Intervista al Presidente Riccardo Carboni
LE NUOVE
TECNOLOGIE
E la globalizzazione nel mondo del trasporto persone
Negli ultimi mesi ha avuto molto risalto sulla stampa nazionale
la vicenda “Uber”, vicenda che ha allarmato la categoria e diviso
l’opinione pubblica tra i favorevoli, solitamente consumatori che
non utilizzano il servizio taxi; e i contrari, composti da buona parte
dei clienti abituali dei taxi.
La nostra categoria é stata dipinta impropriamente come retrograda e contraria all’innovazione.
Un luogo comune che dipinge
erroneamente la nostra categoria da almeno 15 anni, mentre
l’applicazione di Google come l’inarrestabile futuro che avanza.
É indiscutibile che la stampa si sia
lasciata affascinare dal colosso
americano e gli abbia dedicato
ampio spazio e risalto, anche se
poi qualcosa di tanto nuovo non
é. L’Italia é piena di applicazio-
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ni per chiamare taxi e noleggio,
basta guardare su un qualunque
“store” per rendersi conto che di
innovativo non c’é nulla.
Limitandoci a casa nostra, ad
esempio, la Cotabo ha investito
forte sulle applicazioni telefoniche fin dal 2009, per chi non si
ricordasse la nostra prima applicazione si chiamava TTaxi (prodotta da Taxitronic). L’abbiamo
testata non raggiungendo risultati soddisfacenti perché aveva
possibilità limitate.
Dopo solo un anno, alla ricerca di
qualcosa di più performante, siamo passati a Gootaxi (prodotta
dagli spagnoli di Techiedeas, legati all’università di Barcellona),
un’applicazione già evoluta con
caratteristiche
d’avanguardia,
ma con un livello d’integrazione
con la nostra centrale che lasciava a desiderare.
Per cui nel 2011 siamo arrivati
all’applicazione Taxiclick (prodotto Taxitronic), creata e sviluppata
su richieste nostre, un app parti-
colarmente riuscita, che ha come
punti di forza le enormi possibilità informative e di scelta per gli
utenti, quali: geolocalizzazione,
richieste di caratteristiche particolari (esempio pagamento con
carta di credito), possibilità di effettuare prenotazioni di chiamata,
visualizzazione su mappa della
posizione del taxi in arrivo, possibilità di richiedere servizi a credito
per gli abbonati. Un elemento che
avvalora la scelta di Taxiclick é
anche la buona distribuzione nel
mercato spagnolo e portoghese,
per cui gli utenti che provengono
da quei paesi possono utilizzare
l’applicazione direttamente anche sul nostro territorio. Per di più
l’applicazione in Italia funziona oltre che a Bologna anche a Torino.
Con tutta questa tecnologia e
innovazione qualcuno si chiederà qual’é il problema?
In fondo “Uber” non é altro che
un’applicazione che si aggiunge
ad altre già esistenti.
In realtà gli elementi principali che distinguono quest’ultima
dalle altre sono due: l’incredibile
potere economico del produttore e la diffusione a livello mondiale.
Si potrebbe dire che essa segna
l’arrivo della globalizzazione nel
trasporto persone.
Quindi il problema che rappresenta é quello di importare in
Italia e in Europa un nuovo modello di offerta dei servizi, infatti
é stata pensata negli Stati Uniti,
dove l’offerta di trasporto persone é molto diversa rispetto
alla nostra e avviene generalmente su strada, causa l’assenza di cooperative e consorzi
radiotaxi, quindi senza catalizzatori della domanda.
“Uber” é pensata per collocarsi
in questo spazio, e se negli Stati Uniti ha avuto terreno fertile
grazie ad un quadro normativo
favorevole, in Europa per farlo é
pronta ad utilizzare la propria influenza economica per orientare
la politica, che molto spesso si
é dimostrata compiacente con i
poteri forti, per poter cambiare le
regole.
Sarà un caso ma sulla stampa finora sono stati evidenziati esclusivamente gli aspetti positivi di
questa applicazione, facendo
credere ai lettori che si tratti di
una nuova attività in concorrenza
al Settore Taxi, senza raccontare
nulla dei tanti aspetti negativi che
esistono.
Infatti “Uber” non é che un intermediario, che si pone tra gli utenti
e i soggetti che svolgono le prestazioni, per i quali non organizza
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Intervista al Presidente Riccardo Carboni
il servizio, non gestisce direttamente i veicoli, ne si accolla nessun costo di svolgimento della
prestazione, ma si limita unicamente a raccogliere la domanda
e a determinare un prezzo, dal
quale si trattiene il 20%.
Per svolgere prestazioni a simili
condizioni ovviamente é costretto ad affidarsi a noleggiatori che
svolgono i servizi in violazione
alle leggi vigenti. Il tentativo chiaro é quello di gestire il mercato
imponendo regole nuove.
Esistono anche due elementi aggiuntivi che non devono essere
sottovalutati, l’assenza completa
di responsabilità sui servizi svolti,
infatti le violazioni al quadro normativo vengono commessi direttamente dai noleggiatori; anche
se é verosimile ipotizzare che
“Uber” concorra alle violazioni
delle regole. Inoltre pur di mas-
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simizzare i profitti ha adottato un
sistema fiscale a scatole cinesi
piuttosto intricato, finalizzato a
pagare meno tasse,probabilmente nulla di illecito ma secondo
alcune inchieste (svolte in Francia) pare che non sia molto
trasparente.
In questo contesto, la competizione di nuovi operatori nel trasporto persone, rischia di essere
fatta sulla riduzione dei costi delle prestazioni, con ovvi tagli sulla
sicurezza e sul mancato rispetto
delle regole, penalizzando esclusivamente gli utenti.
In gioco ci sono due modi di fare
impresa, quell’attuale che lega
le imprese al territorio, con cooperative che sono obbligate ad
assumersi una responsabilità
sociale sulle attività che vengono
svolte, e da qui derivano le poli-
tiche di sconti e le agevolazioni
tariffarie; oppure la tradizionale logica d’impresa finalizzata
esclusivamente al profitto.
Tutto questo non significa che
l’attuale modello sia superato, ma che dobbiamo lavorare
per migliorarlo. Avere tecnologie sempre più performanti,
tenere alti gli standard di servizio,
presidiare il mercato ed analizzare i nuovi bisogni delle persone cercando di intercettare
la domanda,
proseguendo il
percorso intrapreso da anni.
La novità sta nel fatto che dovremmo lavorare molto meglio
sulla comunicazione, utilizzando
un linguaggio semplice e moderno per spiegare in modo migliore
agli utenti tutto ciò che facciamo,
perché molto spesso non viene
compreso. In aggiunta credo sia
impellente tentare di costitui-
re una rete di imprese allargata
che tenga insieme le cooperative
italiane, possibilmente per caratteristiche omogenee e con stessi
standard qualitativi dell’offerta;
magari condividendo i clienti abbonati e pianificando congiuntamente gli sviluppi tecnologici, in
modo da avere dimensioni tali da
poter reggere meglio l’aggressione di nuovi operatori e avere
migliori sinergie.
Alcuni primi timidi tentativi di costituzione di una rete d’imprese li
stiamo già portando avanti, non
é semplice ma penso che il futuro passi da scelte di questo tipo e
appena ci saranno novità i soci di
Cotabo saranno chiamati come
sempre a decidere.
Nel frattempo speriamo che il
clima in categoria migliori permettendoci di concentrarci sul
futuro.
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Intervista al Direttore Marco Benni
UN SERVIZIO
MIGLIORE
Per una Bologna moderna. Uber? Siamo più avanti
Siamo a metà dell’anno, e con il bilancio chiuso da non molto
e i tanti progetti per il futuro che bollono in pentola di argomenti
da sviscerare con il direttore di Cotabo Marco Benni ce ne sono
a iosa. Nel frattempo però si é scatenata a livello internazionale
una protesta dei tassisti: in Italia come in mezza europa
i conducenti delle auto gialle (non sempre gialle, ma é uguale)
scendono in piazza e protestano sotto i palazzi del potere.
L’oggetto del contendere é Uber,
un’app per smartphone creata
da Google che consente di reperire passaggi a pagamento alla
tariffa più conveniente, ma non
necessariamente da un conducente fornito di licenza. Una
cosa che negli Stati Uniti magari potrà anche funzionare ma
che in Europa, e specialmente in
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Italia, puzza tanto di incitazione
all’abusivismo. Quindi é da questo fronte caldo che iniziamo.
Partiamo dalla fine. Uber: qual é
il nocciolo del problema e come
va affrontato?
«La vicenda Uber é molto semplice: bisogna innanzitutto distinguere fra Uber Pop e la versione
base di Uber. La prima é un’app
per autostoppisti in stile Easy
Rider che magari funzionerà in
California o sulle strade del Nevada, ma che da un punto di vista imprenditoriale qui da noi é
illegale. La seconda può essere
un servizio innovativo, che però
va regolamentato e che comunque non sarà mai la soluzione dei
problemi di mobilità a Bologna.
Venendo ai particolari noi di queste cose é dal 2008 che ne parliamo, e quando passammo dalle
radio al GoBox venimmo tacciati
per futuristi. Basti pensare che
anche se all’epoca non esistevano tablet e l’unico smartphone
esistente era quello della Apple,
nel 2009 all’interno dei servizi che noi erogavamo esisteva
già una simpatica app chiamata
Taxi Click, che oggi si é sviluppata ed é disponibile per sistemi
Apple e Android ed é in uso anche a molti alberghi. Parliamo di
un’app gratuita sia per il tassista
che per l’utente, mentre é noto
che Uber chiede una quota del
20 per cento superiore al prezzo standard della corsa. Quindi,
a parte la pubblicità gratuita che
le stiamo facendo con tutte queste polemiche, la questione Uber
é tutta qua, e noi siamo per certi
versi addirittura un passo avanti:
entro la fine dell’estate saremo
completamente passati dal GoBox al tablet, con la possibilità
per il passeggero di effettuare
pagamenti elettronici o con la
Taxi Card prepagata, mentre già
una fetta considerevole dei nostri
clienti prenota il taxi attraverso
supporti elettronici».
Renzi però ha detto che é stato
negli Stati Uniti, ha provato Uber
e l’ha trovata fenomenale....
«E io gli rispondo invitandolo a
Bologna a provare Taxi Click, sicuro che la troverà ancora migliore. Parliamoci chiaro, se qui
da noi serve una licenza per fare
il tassista o il conducente di auto
pubblica, e questa licenza viene
rilasciata dall’Autorità Pubblica a
caro prezzo, e poi la stessa Autorità Pubblica non fa nulla per
contrastare l’abusivismo é lei a
essere in torto, non i tassisti. Se
vogliamo un modello di trasporto locale come a New York, dove
la licenza e la proprietà del mezzo sono in mano a un’azienda e
il conducente riceve una quota,
molto ridotta in verità, delle corse é un conto. Così come é un
conto se vogliamo un modello
Kazakhstan, dove fermi un’auto
qualsiasi, contratti il prezzo del
passaggio, e sali. Ma qui é molto diverso. Io sono sempre stato
per l’innovazione, ma l’innovazione da sola senza regole rischia di
essere deleteria, l’abbiamo già visto in vari settori del commercio.
Noi siamo qui a rivendicare un
modello bolognese che certi servizi li offre già in maniera legale e
trasparente, e su quei servizi noi
abbiamo investito milioni di euro
negli ultimi anni, siamo trasparenti dal punto di vista fiscale e
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Intervista al Direttore
delle tariffe, e funzioniamo bene
anche senza Uber. Qui si parte
dal presupposto che domanda e
offerta possano incrociarsi spontaneamente, ma questa é una pia
illusione, da testi economici del
XVIII secolo».
Veniamo alle questioni di ordine
pratico, cosa avete fatto dall’inizio dell’anno?
«Abbiamo chiuso, in tempi di crisi
nera, un bilancio che sostanzialmente é in pareggio. Nel frattempo
con Bologna Fiere abbiamo sottoscritto un preliminare che verrà perfezionato entro l’estate per
scambiare l’area su cui sorge l’attuale sede di Cotabo con una nuova sistemazione nei pressi, e dare
così dopo 47 anni a Cotabo una
sede definitiva, di nostra proprietà e
adeguata ai servizi che eroghiamo.
Questo evento in particolare stravolge in positivo le previsioni di bi-
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lancio, tanto che stiamo rivedendo
il budget 2014 e stiamo già valutando i costi dei lavori da effettuare
per la nuova sede, ma d’altro canto
questo ci consente di pianificare gli
investimenti a più ampio respiro.
Nonostante la crisi il numero di corse in questi anni ha avuto una sostanziale tenuta e il numero di soci
cresce in maniera costante, anche
nei primi mesi di quest’anno. Poi,
attraverso una nuova Commissione Marketing, abbiamo messo in
pista nuove iniziative, convenzioni
con imprese e professionisti, e, in
un momento di difficoltà per tanti,
mobilitiamo sempre la sensibilità
dei nostri associati e siamo sempre più presenti nel campo della
solidarietà lavorando con Ant, Fanep, Fondazione Simoncelli, Istituto Ramazzini, Fondazione Susan
Kormen, Moses Onlus, Antoniano,
NoiNo e molti altri soggetti».
Tra poco (e ne abbiamo anche
dato conto in un’intervista su
questo stesso numero) parte il Cinema Ritrovato, e anche
quest’anno si riconferma lo
stretto rapporto fra Cineteca e
Cotabo...
«Sul cinema mi fa molto piacere
proseguire il rapporto che abbiamo con la Cineteca, e da appassionato attendo con grande trepidazione la parte monografica
dedicata ai cento anni della nascita del personaggio di Charlot. Ma
c’é anche il BiografilmFestival, che
si sta svolgendo con successo in
questi giorni e che rappresenta un
altro appuntamento di prestigio.
Tutto questo da voce a un mondo
culturale che é molto importante,
che magari non si traduce subito e cinicamente in corse taxi ma
che nel tempo a Bologna crea un
movimento molto positivo».
A Bologna però, cinema o non
cinema, i turisti di recente non
mancano di certo....
«É vero che il turismo é aumentato, specie da quando si é scelto di
giocare la carta del food, ma devo
lamentare la continua mancanza
di una collaborazione costruttiva,
che noi da anni cerchiamo, con
albergatori e Pubblica Amministrazione. Possibile, per esempio,
che un turista che atterra al Marconi non possa trovare un taxi
incluso nel suo pacchetto turistico? Senza una programmazione che coinvolga tutti i soggetti,
e penso alla mostra di Vermeer,
l’offerta turistica non si riesce a
valorizzarla. Qui invece sembra a
volte che siamo fermi ancora agli
anni d’oro della Fiera, con i prezzi
degli hotel che in periodi fieristici
vanno alle stelle e un’accoglienza
che sembra fatta più per spillare
più soldi possibile sul momento
al turista piuttosto che coccolarlo
e invogliarlo a tornare. L’obiettivo,
invece, dovrebbe essere proprio
questo, e si raggiunge offrendo
un servizio di qualità a costi ragionevoli, in un quadro di molteplici opportunità. In poche parole sul turismo c’é un mondo che
ruota attorno a noi e che dobbiamo imparare a vendere meglio di
quanto facciamo oggi».
Infine, ultimo tassello, le tariffe:
aumenteranno?
«É vero, dopo tanti anni siamo
giunti al momento del rinnovo
delle tariffe, che al momento non
si é ancora concretizzato e che
dovrebbero, da quel momento,
rimanere congelate sino al 2017.
Noi dobbiamo considerare il taxi
come parte del sistema urbano
di trasporto, perciò il sistema tariffario deve tenere conto di varie
fasce, dai meno abbienti ai soggetti speciali come donne, adolescenti, diversamente abili, e tutto
ciò mi fa dire che anche in questo caso sarebbe bene che l’Amministrazione Comunale capisca
che per rendere le singole corse
meno onerose bisogna innanzitutto rendere la viabilità meno
impattante, in termini negativi,
sul trasporto.
Noi abbiamo nel cassetto tante
idee e soluzioni per creare dei
percorsi agevolati e veloci sulle tratte strategiche come stazione-Fiera, aeroporto-Fiera e,
quando sarà realizzato, anche
aeroporto-Fico.
C’é ancora molto da fare, e io
spero che ci sia disponibilità anche dagli altri, ma credo che se
tutto va bene il risultato finale
sarà un miglior servizio per una
città più moderna».
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Articolo
DALL’OSCAR
DEL RESTAURO
A CHAPLIN
I successi della Cineteca di Bologna
Alla vigilia del Cinema Ritrovato
intervista col direttore Gian Luca Farinelli
Non solo è una realtà pressoché
unica in Italia, oggi la Cineteca
di Bologna si presenta come
un presidio d’eccellenza a
livello
internazionale,
status
riconosciutole
da
numerosi
importantissimi premi. Ma è
anche l’organizzatrice di uno degli
appuntamenti clou dell’estate
Bolognese, quel Cinema Ritrovato
che ogni anno trasforma piazza
Maggiore in una grande sala
cinematografica a cielo aperto
in cui vengono proiettati, di
volta in volta, grandi classici
restaurati, pellicole dal successo
sempreverde e piccole chicche
da intenditori. Cotabo da sempre
è vicina alla Cineteca e a questa
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sua iniziativa estiva, cui ogni anno
viene data ampia visibilità sui
taxi della cooperativa, perciò è un
piacere parlare di questo, e dei
successi della Cineteca, con il suo
direttore, Gian Luca Farinelli.
Da Londra a Cannes: ancora non
siamo in estate e il 2014 è già
un anno denso di successi per la
Cineteca...
«Sicuramente nel 2014 stiamo
consolidando un percorso che in
questi anni ci ha portato al centro
del panorama internazionale per
la conservazione e il restauro
del patrimonio cinematografico.
Il mese di maggio, inaugurato
con il Focal International Award,
premio promosso dal British
Film Institute di Londra, vinto dal
nostro laboratorio L’Immagine
Ritrovata per il restauro di “Manyla
in the Claws of Light” del regista
filippino Lino Brocka, si è concluso
con la presentazione al Festival
di Cannes, in occasione della
cerimonia di premiazione, del
restauro di “Per un pugno di dollari”
di Sergio Leone: e a presentarlo
c’era Quentin Tarantino. Credo
che questi due titoli siano
emblematici del nostro lavoro:
da un lato, in collaborazione con
il World Cinema Project di Martin
Scorsese, guardiamo a quello che
egli stesso definisce “neglected
cinema”, per portare al pubblico
a cura di Gabriele Orsi
più ampio capolavori altrimenti
dimenticati
o
misconosciuti;
dall’altro lato, ci dedichiamo al
recupero del grande patrimonio
cinematografico
italiano,
e
ricordiamo che anche qui c’è lo
zampino di Martin Scorsese, che
con la sua The Film Foundation
ha contribuito al restauro di molti
importanti titoli italiani, tra i quali
appunto il primo capitolo della
mitica “Trilogia del dollaro” di
Sergio Leone».
Quest’anno il piatto forte
del Cinema Ritrovato sarà la
monografica dedicata a Chaplin:
in cosa consisterà?
«Il lavoro con l’Association
Chaplin ha ormai radici antiche:
è così che la Cineteca di Bologna,
che da anni lavora al restauro
dell’intera filmografia e che
nel 2013 ha portato a termine
il lavoro di catalogazione e
digitalizzazione dell’intero archivio
di Charles Chaplin, celebrerà
quindi i festeggiamenti ufficiali del
Centenario di Charlot: Il 7 febbraio
1914 Charles Chaplin inventava
quella che sarebbe diventata la più
importante icona della storia del
cinema, con la prima apparizione
del Vagabondo, quello che in lingua
originale era definito The Tramp,
nel cortometraggio “Kid Auto
Races at Venice”. Ora Bologna
diventerà la capitale chaplinana da
mercoledì 25 a sabato 28 giugno,
quando accoglierà un intensissimo
programma di proiezioni, spettacoli
e un convegno internazionale
sul personaggio di Charlot che
raccoglierà ospiti da tutto il
mondo, che confluirà nella XXVIII
edizione del festival Il Cinema
Ritrovato in programma dal 28
giugno al 5 luglio, e che riunirà a
Bologna i più importanti chaplinisti
del panorama internazionale.
Una grande serata in Piazza
Maggiore mercoledì 25 giugno
farà da preludio alla tre giorni tutta
dedicata a Charlot: l’Orchestra del
Teatro Comunale di Bologna diretta
da Timothy Brock accompagnerà
il cine-concerto chapliniano, con
i film e le musiche di Charles
Chaplin. E proprio in occasione del
convegno internazionale dedicato
a Charlot, due serate speciali:
giovedì 26 giugno saranno
protagonisti Jos Houben, uno
degli artisti teatrali più sofisticati
sulla
scena
internazionale,
nonché collaboratore storico di
Peter Brook, che si esibirà in una
performance sull’arte della risata,
e Dan Kamin, ovvero il mimo che
insegnò a Robert Downey Jr come
“diventare” Charlot per il film del
1992 di Richard Attenborough.
15
Articolo
Venerdì 27 giugno, il Premio
Oscar Kevin Brownlow, del quale
la Cineteca di Bologna ha già
pubblicato il suo preziosissimo
documentario “Chaplin Unknown”
presenterà in anteprima il
secondo capitolo del suo viaggio
“Alla ricerca di Charlie Chaplin”. Ad
arricchire il tutto, la mostra con i
manifesti originali di Léo Kouper,
il disegnatore francese - che sarà
ospite a Bologna - collaboratore di
Charles Chaplin e autore di tutte
le affiche per le riedizioni dei suoi
film, che lo stesso Chaplin curò
negli anni Cinquanta».
Come è cambiata la Cineteca
col passaggio alla formula della
Fondazione? Cosa è migliorato?
Cosa invece resta da migliorare?
«Certamente la struttura è ora
più leggera e ciò ci consente di
muoverci con maggior agio sul
mercato internazionale. Come
per tutte le cose, si può e si deve
sempre migliorare!»
Quali sono le iniziative in
programma per il futuro?
«Anche
quest’anno
stiamo
lavorando ad alcuni restauri per
la Mostra del Cinema di Venezia,
altro palcoscenico internazionale
che ci rende orgogliosi».
Da sempre Cotabo da visibilità
alla vostra bella rassegna estiva.
Com’è il vostro rapporto con la
cooperativa tassisti di Bologna?
«I taxi sono come un abbraccio per
la città. E so che il nostro pubblico
apprezza molto il vostro servizio e
la visibilità che attraverso le auto
che girano per la nostra bellissima
città riuscite a dare al Cinema
Ritrovato».
Articolo chiuso in redazione il 30 giugno
“CIAO PUCCI”
Il CdA e tutti i soci
Cotabo
esprimono
il proprio cordoglio
all’amico Elio Gubellini, per la scomparsa
della moglie Maria
Eugenia (“Pucci”).
Oltre alle condoglianze ai familiari,
desideriamo tributare a Maria Eugenia un ringraziamento speciale,
perché la moglie di un collega collabora con la struttura anche solo
permettendo al marito di fare parte
di commissioni, consigli di amministrazione e tutti quegli impegni
che tolgono tempo alla famiglia.
Maria Eugenia ha sempre collaborato all’idee di Elio, atte al miglioramento del nostro lavoro, realizzando con macchina da scrivere tutti
i testi informativi per gli esami dei
nuovi Taxisti e quelli rivolti a facilitare il nostro lavoro, come: libretto
con tutti gli indirizzi utili e con tutte
le vie dei comuni limitrofi e “distanziometro” che con il computer si è
completato da percorsi e costi.
Un ricordo altrettanto speciale da
parte di tutta la redazione del giornalino, per essere stata parte attiva
del “Socio”, contribuendo alla correzione degli articoli (pochi numeri
sono usciti senza uno o più articoli
di Elio) e seguendo la stesura del
nostro House Organ in epoche non
ancora “computerizzate”.
Infine l’immancabile presenza
nell’organizzazione della Commemorazione della Strage del 2 agosto 1980, nonché il suo apporto
all’intitolazione della rotonda antistante Cotabo “Rotonda Taxisti
Vittime Strage del 2 Agosto 1980”
(momento particolare al quale
sono personalmente legato).
In poche parole: parte
attiva della vecchia e nuova Cotabo.
Ci Mancherà la sua presenza e la
sua importante partecipazione,
che la malattia, e poi la scomparsa, ha allontanato da tutti noi. Un
caro saluto.
Per il CDA e Redazione Giornalino
Salvatore Vrenna
Vicepresidente di Cotabo
“Ringraziamento da parte della
mia famiglia a tutti i colleghi che
presenziando alla cerimonia o inviando messaggi di solidarietà ed
anche telefonando hanno reso un
conforto al nostro dolore.”
Elio Gubellini
Informazioni ai Soci
Presentazione ANT
La Fondazione ANT Italia Onlus
opera in nome dell’Eubiosia (dal
greco antico, eu/bene-bios/vita)
intesa come insieme di qualità che
conferiscono dignità alla vita, dal
primo all’ultimo respiro. Dal 1985
ad oggi ANT ha assistito, in modo
completamente gratuito, oltre
96.000 sofferenti oncologici (dato
aggiornato al 30 giugno 2013). In 9
diverse regioni italiane, circa 4.000
malati vengono assistiti ogni giorno
a domicilio da 21 équipe di operatori
sanitari ANT che assicurano,
al malato ed alla sua famiglia,
tutte le necessarie cure di tipo
ospedaliero e socio-assistenziale.
Sono complessivamente 400
i professionisti che lavorano
per la Fondazione (medici,
infermieri, psicologi, nutrizionisti,
fisioterapisti, farmacisti, operatori
socio-sanitari e funzionari) cui si
affiancano circa 1.600 volontari,
iscritti nel registro ANT. Il supporto
affronta ogni genere di problema
nell’ottica del “benessere globale”
del malato. La Fondazione ANT
è inoltre fortemente impegnata
nella prevenzione oncologica, con
progetti di diagnosi precoce del
melanoma, delle neoplasie tiroidee,
ginecologiche
e
mammarie.
Nell’ambito del solo Progetto
Melanoma, che ha preso il via nel
2004, sono stati visitati 67.283
pazienti in 63 diverse province
italiane (dato aggiornato al 30
giugno 2013). Le campagne
di prevenzione si attuano sia
presso strutture sanitarie offerte
gratuitamente ad ANT, sia negli
ambulatori ANT, sia all’interno
dell’ambulatorio mobile - BUS
della Prevenzione.
Il mezzo, dotato di strumentazione
diagnostica
all’avanguardia
(mammografo digitale, ecografo
e videodermatoscopio) consente
di realizzare sul territorio visite
di prevenzione nell’ambito dei
vari progetti ANT. La Fondazione
ANT opera in Italia attraverso 120
delegazioni, dove la presenza di
volontari è molto attiva.
Alle
delegazioni
competono,
a livello locale, le iniziative di
sensibilizzazione e raccolta fondi
e la predisposizione della logistica
necessaria all’assistenza sanitaria
domiciliare. Prendendo come
riferimento il 2012, ANT finanzia la
maggior parte delle proprie attività
grazie alle erogazioni di privati
cittadini e alle manifestazioni di
raccolta fondi organizzate (56%)
al contributo del 5x1000 (11%)
a lasciti e donazioni (12%) al
contributo di banche e fondazioni
(1%). ANT è la 10° Onlus nella
graduatoria nazionale su oltre
30.000 aventi diritto nel medesimo
ambito.
Felice Eubiosia (buona vita)
Silvia Ciresa
Fondazione ANT Italia ONLUS Via
Jacopo di Paolo, 36
Responsabile Raccolta Fondi
40128 Bologna
Cell +39 347 4514171
Tel. +39 051 7190177
Fax. +39 051 7190178
DONA IL TUO 5x1000 all’ANT!
Codice Fiscale 01229650377
NON TI COSTA NULLA.
17
Informazioni ai Soci
Tassista aggredito e rapinato.
Cliente condannato a quattro anni
Dopo essersi fatto trasportare
in taxi da Bologna fino a
un parcheggio nei pressi di
Marzabotto, invece che saldare
il conto strinse il collo del
conducente con una corda,
quindi si fece consegnare soldi e
le chiavi del taxi e riuscì, dopo una
breve colluttazione, a fuggire col
mezzo.
Il taxi venne ritrovato un paio
d’ore dopo e il responsabile
dell’aggressione venne arrestato
lo stesso giorno, l’8 marzo,
riconosciuto dalla vittima al pronto
soccorso. Si tratta di Gaetano
Simeone, 31 anni, con diversi
precedenti: l’uomo, accusato
di rapina e lesioni volontarie, è
stato condannato a quattro anni
in rito abbreviato dal Gup Andrea
Scarpa. Il giudice ha accolto la
costituzione di parte civile del
tassista coinvolto e di Cotabo,
la cooperativa di tassisti di cui è
socio: entrambe le posizioni sono
tutelate dall’avvocato Tommaso
Guerini.
RINGRAZIAMENTI
DA COMO 10
Voglio ringraziare tutti coloro
che mi sono stati vicino
durante la mia disavventura
professionale.
Avviso di chiamata di Tim e Vodafone a pagamento:
ecco quando, costo e come disattivarlo
Lo Sai-Chiama Ora di Tim e Recall/Chiamiami di Vodafone diventano a pagamento: ecco da
quando e come disattivarli.
Il servizio di Tim e Vodafone genericamente conosciuto come
“Avviso di Chiamata” diventa a
pagamento: la data fissata per
l’entrata in vigore della nuova
tariffa è il 21 luglio 2014 e i due
noti operatori telefonici stanno comunicando già da qualche
settimana ai propri clienti, anche
attraverso campagne SMS la novità, purtroppo in senso negativo.
Nel particolare i servizi “Lo
Sai-Chiama Ora” di Tim e “Recall/Chiamiami” di Vodafone
18
saranno soggetti a tariffazione
dalla data del 21 luglio 2014. Per
gli utenti Vodafone sarà applicata una tariffazione di 6 centesimi
di euro al giorno per ogni giorno
in cui il servizio viene utilizzato,
mentre la Tim applicherà un importo fisso pari a 1,90 euro ogni
4 mesi.
Ecco come disattivare il servizio
Come detto “l’Avviso di chiamata” o più propriamente il servizio
di notifica, che avvisa l’utente
(con un sms o una chiamata)
quando un numero precedentemente irraggiungibile o occupato
torna disponibile, diventa a pa-
gamento. Se il servizio non vi interessa o comunque desiderate
disattivarlo ecco come farlo: per
Tim si può chiamare il numero
gratuito 40920 e chiedere la disattivazione di “Lo Sai-Chiama
Ora”.
Per Vodafone è a disposizione il
numero 42070 al quale ci si può
rivolgere per disattivare il servizio “Recall/Chiamiami” (nonché
42592 per informazioni).
NDR: Invitiamo tutti i soci a disattivare nel tablet, come nel go box,
i servizi sopraindicati per non
incorrere in blocchi del sistema
radio taxi a bordo auto.
Apertura posteggio Carracci presso kiss&ride
Informiamo i soci che nell’ultimo
periodo abbiamo avuto diversi
incontri rispetto alla collazione
del posteggio, sito al piano inferiore della stazione alta velocità
di via Carracci; e rispetto alla disposizione della cartellonistica
e indicazioni; viabilità, varie ed
eventuali.
L’apertura del posteggio avverrà
indicativamente il 12 settembre
c.a., esclusivamente per i mezzi pubblici, mentre per i veicoli
privati, l’apertura è posticipata
a data da destinarsi. L’ingresso,
inizialmente, sarà unicamente
quello presso via Svampa (dietro
il Comune nuovo, si accederà da
Via Fioravanti, alla rotonda dopo
Equitalia, si svolterà a sinistra
e si scenderà al kiss&ride). Una
volta scesi dalla rampa, si svolterà a sinistra e si manterrà la
sinistra per giungere al posteggio. Nel 2015 sarà aperto anche
l’accesso NORD-SUD da via Bovi
Campeggi.
Per l’uscita dal posteggio, vi saranno due soluzioni.
Una esclusiva per i taxi svoltando
a sinistra, salendo la rampa che
immette su via Carracci, presso
l’impianto semaforico angolo
via Matteotti; la seconda proseguendo dritto ed uscendo in via
Sebastano Serlio in prossimità
della barracchina dei gelati, poco
prima dell’ Hotel AC.
L’uscita Carracci prevederà un
limite di altezza massima di m
2,15. I mezzi di altezza analoga,
tengano presente anche l’altezza
civetta e antenna, e pertanto prestino attenzione.
Gli incontri con RFI
proseguono per:
• Ripetitore di segnale GPS per
la localizzazione dei taxi, che
dia modo di potersi prenotare
anche all’interno del posteggio
e pertanto di essere in grado di
aggiudicarsi servizi in zona.
• Contatto di un referente RFI responsabile dell’area per eventuali problemi di sicurezza e
gestione.
• Cordolo che delimiti la zona
posteggio.
• Segnaletica orizzontale e verticale, di inizio e fine posteggio,
con strisce gialle tracciate a
terra.
• Segnaletica che indichi la corsia riservata ai taxi già dall’accesso al kiss&ride.
• Indicazioni interni alla stazione
AV rispetto al posizionamento
del posteggio taxi.
• Segnaletica a terra che accompagni i clienti alla testa del posteggio.
• disponibilità di accesso a servizi igienici in prossimità del
posteggio.
RFI si è resa disponibile ad accogliere le nostre richieste e possibilmente a soddisfarle.
Essendo un’area interrata è fatto divieto di fumare e di tenere il
veicolo in moto durante l’attesa
al posteggio.
Nel frattempo abbiamo richiesto
un incontro con l’ Amministrazione Comunale in merito ad alcune questioni che sono:
• Modifica all’impianto semaforico posto all’angolo fra Carracci e Matteotti, posto in prossimità dell’uscita della rampa,
che rischia di impedire il flusso
in uscita del posteggio e limita
le possibilità di svolta a sinistra
verso Piazza dell’Unità.
• Chiarimenti in merito alle competenze di gestione dell’area
sottostante la stazione, che riteniamo opportuno essere della
Polizia Municipale, per questioni
di sicurezza e rimozione veicoli.
19
Racconti notturni
RACCONTI
NOTTURNI
Piccoli conforti
Francesco Selis (FI01)
“Non c’eravamo intesi” sentenzia
con la sua voce squillante il bravo
capofficina: “la sua auto non è in
grado di muoversi, se non vuol
rischiare dei danni molto peggiori.”
Poi mi elenca gli ostacoli che
renderanno possibile la riconsegna
solo fra una settimana, fra cui,
addirittura, la festa del patrono di
Verona, dove ha sede il magazzino
nazionale dei ricambi.
“Si fidi di me” conclude.
“Certo che mi fido, se non mi
fido di lei di chi dovrei fidarmi?
Adesso chiamo subito la Cotabo
per l’auto di scorta.”
Avere un meccanico di fiducia,
onesto, scrupoloso e che cerca
sempre di venirti incontro, è un
20
asso nella manica, per chi fa il
nostro mestiere. E lui incarna
perfettamente questo ruolo.
Sono già le sei di sera, la segreteria
è chiusa. Compongo il trentasette
ventisette ventisette; l’operatrice
di centrale mi assicura che tiene
fissata per me la vettura, l’ultima
rimasta, una Fiat Qubo.
Chiedo al meccanico di poter
vuotare la mia compagna di viaggio
malata di tutto l’equipaggiamento
necessario per lavorare, poi,
effettuata l’operazione, lo saluto
ed esco nel caos serale della città.
Provo a vedere se passa un taxi
da fermare al volo, con lo scrupolo
di risparmiare un paio di euro,
cosa peraltro ridicola rispetto al
preventivo della riparazione.
Poi torno a chiamare la centrale;
questa volta è l’operatore
automatico a rispondermi e a
raccogliere la mia chiamata di un
taxi.
È strano mettersi nei panni, per una
volta, di uno dei nostri quotidiani
clienti.
Finalmente vedo arrivare il collega
prescelto dal caso tramite il
satellite; mi riconosce e mi sorride,
e mi fa segno di salire davanti.
“No, non importa, oggi faccio il
cliente. Devo andare in Cotabo, a
prendere l’auto di scorta.”
Sono stato fortunato, è uno dei
più gentili e cordiali che potesse
capitarmi: la breve traversata è
piacevole. E alla fine, dopo avermi
lasciato proprio davanti alla
palazzina della segreteria e della
centrale, mi dice deciso che non
vuole neanche un euro.
Lo ringrazio di cuore. Avverto il
conforto di un gesto generoso
in un momento di fastidioso
deragliamento dalle abitudini.
Cotabo-12, ecco la macchinina
che, conforto ancor più sostanziale,
mi permetterà di sbarcare il lunario
nei prossimi giorni, piccoletta e
maneggevole (stendendo un velo
pietoso sull’apertura interna delle
porte posteriori, che costituirà un
autentico enigma per gran parte
dei passeggeri...) e alimentata a
metano, come mia abitudine da
sempre. Cerco di sistemare ogni
cosa che ho con me nel posto
più adatto, e, memore di alcune
dimenticanze avvenute in una
simile passata occasione, mi
riprometto di scrivere una lista di
tutto l’armamentario da trasferire,
e magari di pubblicarla sulla
pagina Facebook della Cotabo, per
condividerne l’utilità.
Alla prima gita mi rendo conto
di non essere sfuggito alla
sgradevole tradizione: questa volta
ho dimenticato di trasferire tutte
le monetine per i resti, che tengo
abitualmente nel portacenere.
Le prime due corse mi vanno lisce:
il tassametro segna un importo
finale rotondo, o quasi. Ma non si
può lavorare con questa ulteriore
ansia; decido di chiedere aiuto a
un collega.
La sera ha già cominciato a
sbiadire le luci e i colori della
giornata; in Nettuno, il posteggio
di piazza Re Enzo, c’è solo una
vettura della nostra cooperativa,
in attesa. Vinco la mia ritrosia
e raggiungo il collega. È un tipo
molto anziano, dalla cui capacità
di monologare (in maniera
continua, fluente e non sempre
comprensibile) molti, io compreso,
cercano sistematicamente di
sfuggire, e che ricordo vittima, in
un paio di occasioni, di feroci ma
irresistibili scherzi da parte dei più
burloni.
Non faccio in tempo a spiegargli la
mia necessità, che infila la mano
da qualche parte e pesca una
manciata debordante di monete
di tutti i tagli, e me la offre con
semplicità.
“Troppa grazia! Aspetta che le
contiamo.”
“Poi ci pensiamo” mi fa, anche
perché intanto si è già avvicinato il
suo prossimo cliente.
Rientro nel Qubo e seleziono, e
conto, le monetine e le monetone:
sono quasi venti euro di metallo
sonante.
Ecco che cosa significa la
solidarietà che dovrebbe legare
i soci di una cooperativa, penso
confortato da questo ulteriore
episodio positivo.
E perché, allora, non immaginare
l’intera società umana come
un’unica cooperativa?
E mi tornano in mente le parole
della canzone più famosa di John
Lennon:
Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace.
(Immagina non ci siano nazioni,
non è difficile.
Niente per cui uccidere e morire
e neppure alcuna religione.
Immagina tutta l’umanità
vivere nella pace.)
Fra poco le ombre e le luci della
notte, a me più consuete, finiranno
di imporre la loro presenza. Ho
trovato, nel Qubo, un posto adatto
anche per le monetine, e ora sono
pronto a ripartire, rasserenato e
pieno di energia positiva.
21
La parola ai Soci
Cosa sei disposto a fare
per rincorrere la tua ossessione?
Mentire, tramare, uccidere?
Francesco Raimondi, maestro di
scacchi e neolaureato con lode
in odontoiatria, non ha dubbi. È
disposto a tutto. Senza morale,
giustizia. Senza esclusione di
colpi.
E non importa il dolore, la paura,
il sangue versato. Non importano
i morti lasciati alle spalle. C’è solo
22
l’ossessione per il suo lavoro, che
lo divora. Il resto è un’abissale
solitudine che colma con il sesso
e la droga. O passando le notti
insonni, sul tetto del suo palazzo;
attendendo il mattino, un nuovo
giorno, le notizie dei ritrovamenti
dei cadaveri, l’ennesimo ricatto,
un’indagine che lo riguardi, un
arresto
imminente...
perché
niente va come lui si aspetta. È
l’entropia, la seconda legge della
termodinamica: ogni tentativo di
generare ordine porta solo al caos.
E a nuovi efferati crimini.
È tutto perverso e logico, dall’inizio.
O forse no. Perché il mistero in
questo caso non è in ciò che
accadrà, ma in quello che è già
accaduto. Per questo il romanzo
inizia dal secondo capitolo. Il
secondo, non il primo. E termina
con ciò che non ci si aspetterebbe
mai: l’inizio.
Roberto Carboni, classe 1968,
autore bolognese al suo sesto romanzo, il secondo con
Fratelli Frilli Editori.
Dopo il successo di Bologna
destinazione notte. La fase
Monk, torna a esplorare il lato
più scuro dell’animo umano,
in una storia immorale, che
non dà tregua.
Tassista per diciassette anni,
una vita passata a gareggiare
sulla scacchiera, insegnante
di scrittura creativa, cambia
personaggi a ogni romanzo.
La protagonista invece rimane la stessa: la morbida,
accogliente, elegante e paciosa Bologna.
Che la notte sa trasformarsi
in qualcosa di misterioso e
cupo. Minacciosa, oltre l’immaginabile.
Il Circolo
Polisportiva Tassisti Bolognesi
Circolo A.R.C.I “Fossini”
Branche sportive che usufruiscono
del finanziamento della cooperativa
Tennis
Ciclismo
Pesca
Calcio
Podismo
Tiro
Soci partecipanti 11
Soci partecipanti 19
Soci partecipanti 11
Soci partecipanti 13
Soci partecipanti 9
Soci partecipanti 3
Tennis: il settore quest’anno
segue le orme degli anni passati,
il 6 Maggio con i colleghi toscani,
dal 28 al 31 Maggio il torneo
”Delle Cooperative a Milano
Marittima”, in Ottobre il torneo di
”Portorose” ed in inverno tornei
U.I.S.P.
Pesca: Il 10 Giugno al lago di via
Lunga ad Anzola gara Bologna/
Firenze.
L’ 8 Luglio al lago di Ventrice (Fi)
gara Firenze/Bologna.
Il 16 Settembre Al lago di Longara
“Gara Gastronomica”.
Il 6 Novembre al Circolo CoTaBo
”Cena sociale con premiazione”.
Calcio: partecipazione al
campionato a 7, torneo estivo e
incontro tra colleghi di Co.Ta.Bo
e C.A.T
Podismo: come primo anno si
pensa di fare 5 gare, tre cui la
“Strabologna”, “Staffetta per il
2 Agosto”, ”Camminata nordica
con bastoncini”, più alcune gare
ristrette ai soci.
Ciclismo: organizzazione di
alcune gare ristrette ai soci,
gita al mare con pranzo e la
collaborazione/partecipazione di
altre branche.
Tiro a volo: organizzazione
campionato nazionale in data 16
giugno.
Per quest’anno il campionato
sociale non si terrà in quanto
organizzare il campionato
nazionale richiede molto
impegno.
Per i soci che volessero
partecipare a queste
manifestazioni si possono
rivolgere ai responsabili delle
branche oppure a Franco Mioli,
al Circolo oppure in centrale
radiotaxi.
Saluti a tutti, buone gare e vinca il
migliore.
Franco Mioli per la Polisportiva.
23
Gruppo preghiera
ALLA RICERCA DELLA
BUONA NOTIZIA:
Una festa di solidarietà tra i popoli!
A
mici taxisti… sono da
poco iniziati i Mondiali in
Brasile e… nel momento in
cui scrivo sento nell’aria questo
interesse…
questa
energia…
(perfino le mogli guardano qualche
partita) questa voglia di essere là…
magari al posto di Prandelli…
E che confronti di opinioni si fanno
in ogni posteggio… formazioni…
schemi… sostituzioni…
So che lo leggerete sapendo già
chi ha vinto… e chi ha deluso…
eh… i tempi della stampa…
Comunque approfitto dell’occasione per recuperare le parole
di Papa Francesco che ci
suggeriscono un taglio diverso…
facendo attenzione ai valori dello
sport che vanno oltre il singolo
evento:
“Possa questa Coppa del Mondo
svolgersi con tutta la serenità e la
tranquillità, sempre nel reciproco
24
rispetto, nella solidarietà e nella
fraternità tra uomini e donne che
si riconoscono membri di un’unica
famiglia. Oltre ad una festa di
sport, questa Coppa del mondo
di calcio possa trasformarsi in
una festa di solidarietà tra i popoli.
Lo sport infatti è uno strumento
per comunicare i valori che
promuovono il bene della persona
umana e aiutano a costruire
una società nell’amicizia, nella
condivisione e nella solidarietà”.
Quindi Papa Francesco indica
tre lezioni della pratica sportiva,
tre atteggiamenti essenziali in
favore della pace: la necessità di
“allenarsi”, il “fair play” ed il rispetto
degli avversari.
“Se per vincere è necessario
allenarsi, possiamo vedere, in
questa pratica sportiva, una
metafora della nostra vita. Nella
vita è necessario lottare, ‘allenarsi’,
impegnarsi per ottenere risultati
importanti. Lo spirito sportivo ci
rimanda in tal modo un’immagine
dei sacrifici necessari per crescere
nelle virtù che costruiscono il
carattere di una persona.
Se per migliorare una persona
è necessario un “allenamento”
intenso e continuo, ancora più
impegno dovrà essere investito
per arrivare all’incontro e alla
pace tra individui e tra i popoli
migliorati!”.
Importante anche il ‘fair play’
perché “il calcio può e deve essere
una scuola per la formazione
di una cultura dell’incontro, che
porti armonia e pace tra i popoli.
Per vincere bisogna superare
l’individualismo, l’egoismo, tutte le
forme di razzismo, di intolleranza
AVVISO IMPORTANTE:
Amici colleghi, il Gruppo di Preghiera S. Paolo, costituito tra i taxisti COTABO sensibili ai valori dello
spirito, riprenderà a Settembre: ogni secondo Martedì del mese ci incontreremo nella Sala riunioni
COTABO alle ore 14.40, con l’opportunità di momenti di riflessione e di preghiera: preghiamo insieme
il Rosario, quindi segue una riflessione-confronto su temi religiosi.
L’invito è cordialmente esteso a tutti i colleghi taxisti! Questo nostro Gruppo, in piena comunione con
la Chiesa in Bologna, è assistito dalle Suore Missionarie del Lavoro.
Per contatti e informazioni:
Pietro Bianco (LUCCA 4) - cell. 347.6964788
e di strumentalizzazione della
persona umana.
Essere “individualisti” nel calcio
rappresenta un ostacolo al
successo della squadra; ma
se siamo “individualisti” nella
vita, ignorando le persone che
ci circondano, ne riceve un
pregiudizio l’intera società”.
Infine il Papa sottolinea che “il
segreto della vittoria sul campo,
ma anche nella vita, risiede nel
saper rispettare il mio compagno
di squadra, come pure il mio
avversario. Nessuno vince da solo,
né in campo, né nella vita! Che
nessuno si isoli e si senta escluso!
E se è vero che al termine di
questi Mondiali, solamente una
squadra nazionale potrà alzare la
coppa come vincitore, imparando
le lezioni che lo sport ci insegna,
tutti saremo vincitori, rafforzando
i legami che ci uniscono”.
E con un tweet Papa Francesco ha
augurato “uno splendido Mondiale
di Calcio, giocato con spirito di
vera fraternità”.
Cari colleghi, prima di andare in
vacanza, ci siamo trovati da poco
in una dozzina nella Chiesetta
di Villa Pallavicini, per celebrare
l’Eucarestia assieme al Mons.
Allori, ad Alberto e alle Sorelle
Missionarie del lavoro, e per
condividere la cena.
E proprio in questo incontro ha
preso corpo l’idea
di andare pure noi
taxisti a Roma
(come, nella foto, ha
fatto la nazionale di
Calcio), in udienza
da Papa Francesco!
Taxisti di Bologna
venite dal Papa a Roma!
Informazioni e prenotazioni:
Per chi lavora il mattino:
Fortunato (Vicenza 8)
Per chi lavora la sera:
Pietro (Lucca 4)
Quando? un mercoledì di
settembre: partiremo in
Pullman da Bologna nella
prima mattinata e faremo
rientro in serata.
I taxisti del
Gruppo di Preghiera
“San Paolo”
25
Racconto Bertagnin (MI14)
LA VERITÀ SU MODENA 16
(zirudela)
26
Ma voi la conoscete Robertina?
Lui ha provato lesto ad imbrigliarla
Una taxista bionda e un po’ magrina
S’è allor difesa lei assai gagliarda
Che sembra una gran brava persona
E a fronte le sue scettiche opinioni
Vivace, dolce, forse un po’ b..sona
Ha confutato tutte le obiezioni
Perché mentre tu sudi a far l’incasso
Al marketing, una delle commissioni,
Lei è già andata a Lugo ed a Chivasso
Si distingue nel rompere i maroni
Sfruttando quella dote sua migliore
Lì il grafico l’ascolta disperato
Che ha a che fare con il posteriore
Mentre dice ciò che pensa inadeguato
La Robby ha certo un’ossessione
Il carattere è per lei sempre piccolino
La dignità per chi fa conduzione
E l’azzurro un po’ troppo celestino
Per lei il secondo guidatore
Buone idee però a volte partorisce
È figlio d’un oscuro Dio minore
Ed è indubbio l’impegno che elargisce
Forse che il marito l’Albertino
Ai posteggi lei ti guarda con gli occhioni
La tratta come fosse un cagnolino?
Poi sbatte varie volte i suoi ciglioni
Non credo, anzi a me mi pare
E se non si va mai più via di lì
Che fra lor sia lei quella a comandare
Non si scompone, lei ha il fattore C
Un giorno se ne è andata da Carboni
Insomma questa è Robby, la Bonetti
Non certo per rompergli i coglioni
Il cui peso dicon sia quattr’etti
Ma per una tariffa innovativa
E se non ci sta dando con la chiappa
Che tratta della corsa collettiva
Coi mezzi guanti, guarda, è lì che chatta.
TAXI MON AMOUR
“SOS S. Orsola, via Albertoni 16,
BOLOGNA” è squillato nel mio GoBox come indirizzo di prelievo ed
ora sono davanti alla saracinesca
di entrata del pronto soccorso del
policlinico. La grande porta bianca
si solleva e seduti sulla panchina d’attesa vedo i miei clienti: due
donne sulla cinquantina suonata
che circondano premurosamente
un anziano signore dall’aria smarrita. Come apprenderò più tardi
sono due sorelle che scortano il
vecchio padre. Appena accosto si
animano all’unisono e si muovono
subito cinguettando dolcemente in
sincronia come fossero figurine in
un carillon germanico.
“Ecco papà, è arrivato il taxi” dice
una scattando in piedi.
“Forza papà, dai sali sull’auto”
fa
eco
l’altra
prendendolo
sottobraccio.
“Andiamo che c’è la mamma che
ci aspetta” continua la prima mentre gli apre la portiera.
“Dai papà è ora di andare a casa”.
Queste donne devono avere molto
a cuore il loro genitore. Dimostrano
grande attenzione e premura. Che
bello sarebbe se, giunta la nostra
ora, qualcuno si prendesse cura di
noi con così tanta passione.
Sono bellocce, vestite con cura ed
eleganza, con trucco e acconciatura adeguati. Quella che sembra più
giovane sfoggia pure una discreta
minigonna che mette in mostra un
paio di gambe d’annata ma ancora
non disprezzabili. Anche se si vestono in maniera moderna, con un
look giovanile e velatamente sexy,
lo fanno con misura e buon gusto,
valorizzando i residui di quella bellezza che natura diede loro anni fa,
in modo da risultare ancora decisamente attraenti.
Niente a che vedere quindi con
quelle ridicole carampane che ogni
tanto dobbiamo trasportare. Convinte di aver subito qualche strano
fenomeno di contrazione del tempo, spiegabile con la relatività einsteiniana, queste mature signore
27
Racconto Bertagnin MI14
si vestono, truccano e atteggiano
come le loro figlie o nipoti. Equipaggiate con vestitini da liceale e
acconciature da debuttante, fanno
sfoggio di improbabili seni antigravità ed inespressivi volti di plastica,
tali da sembrare quelle inquietanti
bambole nei film di Dario Argento.
Costoro non si rendono conto
che sì, la primavera è molto bella,
ma che ci può essere anche uno
splendido autunno.
Il padre delle due signore è alto,
dinoccolato, con un importante
naso aquilino e una folta chioma di
svolazzanti capelli bianchi sparati
all’indietro, come aveva il filosofo e
matematico inglese Bertrand Russell. Lo sguardo è però vuoto, l’espressione assente e risponde con
mugugni e farfugli alle esortazioni
delle figlie. Si muove bene e senza
apparenti disagi fisici ma è chiaro
che non è più ben presente a se
stesso. Sembra un grosso rapace
notturno che, sorpreso dalla luce
del giorno, se ne sta confuso su
un ramo, senza ben capire cosa gli
succede attorno. La sorella maggiore sale dietro col padre, mentre
quella che doveva essere una velina negli anni 80, siede davanti, così
mentre vado posso rimirare di sottecchi quelle belle cosce vintage.
“Ma papà non dovevi prendertela
col radiologo... voleva solo vedere
se ti eri rotto qualcosa...”
“Mm... aagh... se... se...”
“Ecco qui siamo in via Mazzini...
te la ricordi eh?”
“Mm... aagh... se... se...”
“Cos’è’ successo?” domando sottovoce alla figlia che mi è accanto.
“Nostro padre ha la malattia d’Al-
zheimer e siccome era caduto in
casa, l’abbiamo portato al pronto
soccorso per un controllo, solo
che quando hanno cercato di fargli i raggi ... l’ha presa male e .....
ha malmenato l’addetto. Di solito
è buono ma qualche volta diventa
manesco”.
Come è noto le forme di demenza
senile possono causare comportamenti aggressivi. Persone che
sono state miti e dolcissime in tutta la loro vita diventano rabbiose,
violente e con una insospettabile
forza fisica.
Arriviamo a destinazione e le figlie
mi fanno entrare nel cortile dei garage dove c’è l’ingresso posteriore del
condominio, giudicato più comodo
per il loro genitore.Giunti davanti al
portone si attivano all’improvviso,
come accese in simultanea da un
interruttore, mettendosi a cicalare
alternativamente quali fossero pupazzi del Muppet Show. L’hanno
fatto anche prima, si vede che questo modo di agitarsi e parlare l’una
in contrappunto all’altra deve essere
nelle loro abitudini.
“Ecco papà siamo arrivati”.
“Forza papà scendi che andiamo
in casa”.
Mentre la minore mi paga, la sorella maggiore va ad aprire la portiera
al padre. La corsa sembra giunta
a conclusione invece... non è così.
Al momento di scendere il canuto
signore non lo fa, resta tranquillo
là seduto e non si muove di un millimetro.
“Dai papà, ma cosa fai ... non vedi
che siamo a casa” .
“Mm... aagh... ne... ne...”
“Scendi papà, la mamma è su che
ci aspetta”
“Mm...aagh...ne..ne..”
“Babbo esci dal taxi che andiamo
in casa e guardiamo cosa c’è per
TV”
Le figlie si prodigano in ogni tipo di
sforzo dialettico, ma non c’è niente
da fare, lui scuote la bianca criniera
e non c’è verso di schiodarlo.
La cosa va avanti così per un po’
con le signore che cercano di convincere il padre a mettere i piedi
fuori dall’auto, blandendolo in ogni
modo possibile ma gli esiti sono
piuttosto deludenti: non si muove
di là! In fondo è una gran bella giornata e sull’ampio sedile posteriore
della mia Toyota Prius si sta così
bene. Inoltre dagli sportelli spalancati entra una brezza fresca e
deliziosa, chi glielo fa fare a lui di
rintanarsi fra quelle quattro mura
che vede ogni giorno che Dio manda in terra!
Poiché con le buone non ottengono niente, le figlie provano con le
cattive. Una si siede accanto e cerca di spingerlo fuori di forza, ma il
nonno è alto e ben piantato e per
levarlo di lì ci vorrebbe un paranco.
L’altra azzarda qualche minaccia:
“Papà il tassista si sta arrabbiando, deve andare a lavorare non
possiamo tenerlo qui”
Lui mi guarda un attimo coi suoi
occhi acquosi ma io lo rassicuro
con ampi cenni. Non è che magari la prende male e poi mi bussa
come l’infermiere al pronto soccorso? Meglio aspettare.
Questa buffa situazione è quindi in
stallo palese, nonostante le signore si diano da fare in tutti i modi,
zampettando avanti e indietro in
uno scalpiccio di tacchi a spillo e in
un tintinnar di collane e braccialetti. La velina, imbarazzatissima, mi
porge dieci euro per la lunga attesa
profondendosi in scuse, mentre la
sorella maggiore chiama al citofono la madre in rinforzo.
Compare allora un’anziana, dolce
signora che porta nel volto, sulle vestigia di una antica bellezza,
i segni del dolore e della fatica di
dover assistere l’uomo di tutta una
vita che ora ha perso purtroppo il
suo senno.
“Dai Pino vieni su, così stiamo un
po’ insieme”.
Ma lui scuote la bianca criniera
rifiutando anche questa offerta
affettuosa. Taxi c’est mon amour
sembra voler dire e se ne sta là
spaparanzato, attaccato al sedile
come una cozza ad uno scoglio.
Dopo un po’ spunta pure la badante con tanto di bigodini in testa:
“Pino andiamo in casa, dai che
ti faccio la limonata che ti piace
tanto” dice col suo forte accento
dell’Est. A Pino però, l’idea della limonata non gli fa un baffo. Magari
oggi ha la gastrite e per lui è meglio
starsene là.
Quindi nonostante questo consistente dispiego di risorse le quattro
donne non ci cavano un ragno da
un buco e mentre la velina sempre
più agitata mi rifila altri dieci euro
che, da vero tassista bolognese, accetto senza fiatare , la figlia
maggiore ha una illuminazione.
“Proviamo a mettere l’auto vicino
alla mia, apriamo gli sportelli e
chissà che vedendo l’altro sedile
non si sposti”. Manovriamo allora entrambe le auto in modo che
siano affiancate l’una all’altra, poi
spalanchiamo le portiere. Pino dà
un’occhiata assente a quel lussuoso SUV ed in un istante qualcosa pare fare breccia nella sua
mente confusa. Quei sedili in pelle
sono troppo belli per non posarci
le terga sopra, farfuglia pertanto qualcosa e subito dopo se ne
esce spontaneamente dal taxi.
Appena fuori viene immediatamente circondato da moglie e
badante che, piene di moine, lo
prendono sottobraccio, una di
qua e una di là come i carabinieri
con Pinocchio, e lo scortano leste
verso il portone senza ulteriori
danni.
La cosa si è quindi conclusa per
il meglio. Tutto e bene ciò che finisce bene. La signora sposta il
SUV in modo che io possa manovrare per uscire, mentre la sorella,
sollevata, si avvicina con in mano
il suo portafoglio firmato per appiopparmi degli altri quattrini.
Stavolta però non ho cuore di accettare, anche un tassista bolognese ha un limite. Mi accontento
allora di un suo smagliante sorriso di ringraziamento dopodichè,
data un’ultima occhiata a quelle belle zampe frutto di chissà
quante sudate ore in palestra, la
saluto e mi avvio. Infilo la rampa di uscita dai garage e rifletto:
chissà quali pensieri ci saranno
ora nella testa malandata di Pino.
Difficile rispondere. Di sicuro nella mia c’è quello di chi fa il mio
mestiere in una situazione come
questa: andare al posteggio ed
aspettare una corsa.
CONVENZIONI
SOLIDARIETÀ
Come alcuni di Voi già sapranno,
COTABO sostiene l’operato della
Fondazione ANT da alcuni anni.
ANT rappresenta la principale
realtà non profit in Italia per
l’assistenza domiciliare gratuita ai
malati di tumore. Anche a Bologna
e provincia ANT offre assistenza
attraverso figure professionali
specializzate. I medici ANT sono
anche impegnati nella prevenzione
oncologica con progetti gratuiti di
diagnosi precoce del melanoma,
dei tumori tiroidei, ginecologici e
con campagne di sensibilizzazione
sanitaria nelle aziende e nelle
scuole. www.ant.it
Per poter continuare a sostenere
questa nobile causa, Cotabo e
ANT cercano nuovi volontari fra
i tassisti che possano adottare il
progetto ‘Professione tassista’,
il libro che il noto giornalista e
fotoreporter Mario Rebeschini ha
iniziato a realizzare e attraverso
il quale immortala le giornate di
un professionista sul suo mezzo.
L’intero ricavato dell’offerta del
libro andrà a sostegno dei progetti
di assistenza e prevenzione ANT
del prossimo anno. Il libro sarà
pronto per essere distribuito i
primi mesi del 2015.
Chi di voi fosse disponibile ad
aiutarci può contattare
[email protected] o 347/4514171
29
Y
LANFR
L
E
D
IELLE
STOR
SE METTI IL RUSCO NEL TASSÌ NON LO DIMENTICHI LÌ
PERCHÈ PUZZA DI LETAME CH’È UN ODORE MOLTO INFAME
C’è un amico un po’ sbadato
che nel taxi ha lasciato,
li di dietro sul sedile,
un sacchetto che incivile
anche se differenziato
puzza che vi toglie il fiato.
S’è scordato, quel tapino,
di buttarlo nel cestino
dei rifiuti e alla chiamata
subito lui l’ha “schiacciata”.
È “Bilaurea” sto burlone
che non perde l’occasione
di lavorare solerte
sia con maschi che con berte.
È partito lestamente
per pigliare quel cliente
che gentile e un poco mesto,
lui doveva fare presto,
non ha detto a quell’autista
di quella tremenda svista,
ma li dentro a quel sacchetto
un fetore da “rigetto”
si levava dietro loro
con pochissimo decoro:
quella puzza esagerata
non fu proprio denunciata!
Arrivati alla Stazione,
il cliente ed il burlone,
il tassista smemorato
dopo avere salutato
si son presto separati
anche un poco preoccupati:
tutti due pensavan molto
a chi era quello stolto
che faceva un gran fetore
che non era di sudore,
era una landra forte
che precedeva la morte.
Dopo un paio di clienti,
che non fecero commenti,
finalmente il nostro bravo
che era rimasto ignavo,
si accorse, costernazione,
della brutta situazione,
quel bel mucchio di rifiuti
in quel sacco contenuti
come un cane ben bagnato
puzzavan da toglier fiato.
Berna undici, sto bravo,
che dell’onestà lui è schiavo,
si domanda ancora adesso
cosa mai fosse successo
se al posto di quel letame
dopo accurato esame
c’era un oggetto prezioso?
Un cliente dispettoso
cosa avrebbe fatto lesto?
Lo prendeva, e molto presto,
se lo ficcava in la tasca
proprio come Vallanzasca!
SE AL BAR TI VUOI RECARE
TU TI DEVI SPRENOTARE
Il tassista, voi sapete,
ha il cervello sempre in quiete.
Vuoi perchè si scorda spesso,
anche se si reca al cesso,
vuoi perchè vuol fare il furbo
e recare un gran disturbo
a coloro che solerti
tu sgarbato non li avverti.
Anche prima che il “sistema”,
non faceva “pagar pena”
(dopo la seconda chiama
per un’ora ti proclama
che sei sordo alla chiamata
e questa è una gran trombata,
che però io condivido
e del fatto io mi fido)
io sempre mi sprenotavo
perchè ciò che io pensavo
era che se qualcheduno
veniva al mio “raduno”
poteva saper di certo
che se ci sono li avverto.
Infatti ho i testimoni
che non sono dei coglioni
che posson dare conferma
che la macchina, anche ferma,
li non era prenotata
perchè se no è una boiata.
Ma son molti gli sbadati
che si lascian prenotati:
tanti lo fanno scordati,
e qualcun perchè son nati
per fregar qualche collega
perchè a lor non glie ne frega
d’esser poco o niente onesto
per andarsene via presto.
Che volete amici cari
sian cavalli oppur somari
sono sempre nella media
che recitan la commedia
di apparire belli e buoni
mentre lor fanno i furboni.
IL PRIMO TAXI DI BOLOGNA
chiama il tuo
taxi con:
“
”
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