N otes Notiziar io dell’Associazione Cantus— Amici della Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi www.lodicappella.org Anno 2006. GENNAIO – FEBBRAIO L Di fronte alla bellezza noi viviamo lo stupore come il sollevarsi di un velo, come una rivelazione, un’epifania che ci coglie nella nostra miopia. Se c’è questo stupore, che non è sguardo di possesso, allora dallo stupore si passa alla contemplazione, alla visione delle cose secondo lo sguardo di Dio. (E. Bianchi) La citazione è tratta dalla presentazione scritta da Ettore Garioni per il Concerto di Natale che la Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi, accompagnata dall'orchestra Silete Venti!, ha offerto come di consueto alla cittadinanza lo scorso 19 dicembre 2005. Rimandando al libretto del concerto per tutte le notizie riguardanti la Messe de Minuit, il Te Deum e il pezzo orchestrale Nuit eseguiti e per le informazioni sul compositore, Marc Antoine Charpentier, vorremmo invece rinnovare l'attenzione sulle preziose intuizioni dell'estensore relative a quella che, nella presentazione stessa, è definita “la bellezza irradiata da Dio attraverso l'arte musicale”. a bellezza è un linguaggio che non ha bisogno di interpreti per farsi comprendere: essa è sempre traduzione in atto, comunicazione che raggiunge tutte le parti del nostro corpo: i sensi, l’intelligenza, il cuore, lo spirito che da essa sono beneficati. Chi è conquistato dalla bellezza non può non provare meraviglia e stupore: è uno stato di sospensione che giunge improvviso e in modo sorprendente, sempre inatteso e sempre nuovo nello stesso tempo. E’ lo stupore che si prova di fronte a ciò che si vede, a ciò che si ascolta e si conosce, eppure resta sempre incompreso, insondabile, misterioso. I nostri sensi, di fronte alla bellezza, provano stupore nel senso che quasi vengono meno, li sentiamo come inadeguati e incapaci di reggere la sua presenza! E nello stupore non sappiamo cosa dire, perché siamo presi da ciò che contempliamo nella sua bellezza. Si tratta di un vero e proprio rapimento! Lo stupore, come scrive S. Petrosino, annette a noi stessi il non pensato: si è rapiti da ciò che si vede o si ascolta, che non si comprende pienamente, ma che ci raggiunge nello splendore e nella gratuità del suo apparire. Se c’è questo stupore, che non è sguardo di possesso sulla bellezza, ma grata meraviglia di fronte alla bellezza quale nome e manifestazione di Dio, allora dallo stupore si passa alla contemplazione, alla visione delle cose come le vede Dio stesso. La bellezza di Dio e la sua magnificenza sono riflesse sulle creature e sulle loro creazioni: bellezza e bontà stanno insieme in una funzione di ornamento e di servizio, in una funzione estetica e diaconale. In questa prospettiva anche la musica, come le altre arti, non è un lusso elitario per pochi privilegiati o un addobbo facoltativo in balìa della buona volontà di qualche melomane: è parte integrante dell’esperienza della persona che viene recuperata alla sua dignità e alla sua dimensione soprannaturale. Nella musica sacra non si può non percepire lo sforzo umano di accogliere ed esprimere, nelle forme suggerite dalle varie epoche, la bellezza dell’esperienza della fede, incarnata nella storia e nella “città dell’uomo”. Ogni tappa della traditio fidei riceve quindi in consegna un duplice compito: riesprimere la fede nell’oggi della vita e custodire il patrimonio faticosamente e generosamente consegnato dai “padri” attraverso la loro testimonianza di fede e di arte. Ettore Garioni “… E VIDE CHE ERA BELLO” "… e vide che era bello" è il titolo del secondo Convegno dedicato al rapporto tra arte e sacro, tenutosi ad Assisi nel settembre 2003 e di cui sono stati recentemente pubblicati gli atti per il tramite delle Edizioni Cittadella: dalla lettura degli interventi ivi raccolti traggo in particolare spunto e materiale per le riflessioni che seguono. Proprio del bello è il rendersi manifesto, il comunicarsi: il dipinto allo sguardo, la composizione poetica alla lettura, il componimento musicale all'ascolto nell'atto stesso in cui viene presentato, disposto alla nostra presenza. Così il bello suscita nell'uomo meraviglia, suscita ammirazione (ad-mirazione), che non è appagamento di se stesso, non è soddisfazione di un interesse personale: «piuttosto l'uomo viene attirato, interessato, guadagnato» (S. Ubbiali). È l'esperienza dell'incanto, per la quale l'uomo «risponde con gratuita e generosa liberalità a quanto l'ha colpito». Per rivelarsi, il bello necessita dunque di un testimone (il visitatore, lo spettatore, il lettore, l'ascoltatore…), un testimone della "eccedenza" dell'opera rispetto alla consuetudine, della eccezionalità del «capolavoro vincolato alla grazia divina». Quale testimonianza, allora, se non l'opera stessa. « È l'opera stessa che parla» (R. Cresti). In questo senso l'arte si apparenta all'estasi, esperienza stra-ordinaria, vicina a quella della preghiera: il linguaggio dell'arte trascende il proprio testo, dice di più. Come avevano ben compreso gli antichi, il bello dell'arte ha le sue radici nel buono, «quella dell'artista è una estetica che si contrae in etica» (R. Cresti). Si dice che gli artisti in generale, e la maggior parte dei musicisti in particolare, dimostrino una certa reticenza al parlare, quasi volessero lasciare all'arte il privilegio di mostrarsi e di comunicare il proprio essere. Il pensiero, la parola del compositore-musicista è dunque il suono. A questo proposito, Aldo Ceccato dichiara, in qualità di direttore d'orchestra, di sentirsi «non tanto un protagonista della musica, ma un servitore di geni». Il vero traguardo dell'esperienza artistica è piuttosto «raggiungere l'essenza dell'opera, mostrarne il vero significato, il vero contenuto» (A. Ceccato) e questo richiede studio continuo e una costante umiltà nei confronti del compositore dell'opera musicale stessa, della sua personalità, della sua storia e delle sue intenzioni. Richiede anche meditazione profonda e un'assidua ricerca verso il meglio. Fin dalle sue origini la musica è "espressione sacrale", mezzo per l'elevazione dell'anima; secondo il compositore giapponese Toru Takemitsu Dio stesso «risuona in ogni singolo suono». Ma nella musica sacra in particolare si rivela con forza la presenza di Dio, sorgente della bellezza, che ispira l'uomo. In un'epoca come la nostra, in cui ogni manifestazione artistica viene discussa e rischia di essere strumentalizzata, la tensione che nasce da un'ispirazione autentica e profonda continua ad essere percepita dal pubblico, e non solo quelli che "conoscono", ma anche quelli che "non hanno studiato" la intendono, non solo gli interpreti ma anche gli ascoltatori. È una delle più vive aspirazioni della Cappella Musicale quella di conservare e coltivare il prezioso patrimonio che ci è stato tramandato nell'ambito della musica sacra, di farne un segno vivente della bellezza spirituale. (A.C.) GENNAIO Venerdì 6 - h. 17.30 - Cattedrale Domenica 15 - h. 11 - Cattedrale Mercoledì 18 - h. 21 - Cattedrale Giovedì 19 - h. 10 - Cattedrale Domenica 22 - h. 11 - Cattedrale Domenica 29 - h. 11 - Cattedrale Epifania II per annum Veglia di San Bassiano San Bassiano III per annum IV per annum Giovedì 2 - h. 17.30 - Cattedrale Domenica 12 - h. 11 - Cattedrale Domenica 19 - h. 11 - Cattedrale Presentazione del Signore VI per annum VII per annum Coro completo. Coro voci maschili. Coro degli adulti. Coro adulti e ragazzi. Coro voci femminili. Coro voci maschili. FEBBRAIO Coro dei ragazzi. Coro Medio. Coro dei ragazzi.