Celebrazione Eucaristica
presieduta dal Santo Padre
Francesco
in visita pastorale a Napoli
21 marzo 2015
Sabato della IV Settimana di Quaresima
La Chiesa di Napoli
accoglie il Santo Padre Francesco
Il Santo Padre Giovanni Paolo II, parlando ai napoletani
il 21 ottobre 1979 in Piazza Plebiscito, tra l’altro si chiedeva:
«Che cosa significa la parola tradizione qui, a Napoli? Voi capite benissimo come, dicendo tradizione, io qui intendo soprattutto quella tradizione religiosa cristiana, che è stata mirabilmente attestata fin dall’approdo dell’Apostolo Paolo nell’adiacente Golfo di Pozzuoli, mentre era in viaggio verso Roma.
Stando così alla esplicita testimonianza degli Atti degli
Apostoli (28,14), egli qui trovò alcuni “fratelli” e, dietro loro richiesta, vi sostò sette giorni. Proprio l’accertata presenza di cristiani agli inizi della nostra era, e la legittima deduzione che
non poté certo essere sterile di frutti spirituali la permanenza
del Dottore delle Genti in mezzo a loro, sono fatti che mi spingono a definire, come letteralmente e autenticamente “apostolica”
la vostra fede, a cui poi l’ininterrotto contatto con la Chiesa di
Roma, nel corso dei secoli, ha conferito ulteriore sviluppo e compatta saldezza. Napoli non ha conosciuto mai distacchi e lacera zioni nella sua professione cristiana. È questa la ragione, figli
e fratelli della Chiesa apostolica partenopea, per la quale io
desidero per prima cosa esaltare il vostro patrimonio religioso
e, nel tempo stesso, esortarvi alla coerenza della fedeltà e al
coraggio della testimonianza».
Le più antiche fonti agiografiche, non anteriori al IX secolo, attribuiscono la fondazione della Chiesa di Napoli a San
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Pietro. Egli, provenendo da Antiochia e diretto a Roma, si
sarebbe fermato a Napoli e vi avrebbe battezzato e consacrato il primo Vescovo Aspreno o Asprenate. La presenza di una
comunità cristiana, nel II secolo, è attestata con certezza dalle testimonianze archeologiche del complesso catacombale
di Capodimonte. Che la Chiesa di Napoli, poi, fosse già fiorente al IV secolo lo lascia intendere il Liber Pontificalis romano, in cui si legge che l’imperatore Costantino, sotto il pontificato di Papa Silvestro (314-335), fece costruire a Napoli una
basilica, alla quale offrì preziosi donativi.
La serie dei Vescovi di Napoli viene solitamente divisa in
quattro periodi: il primo, dalle origini all’erezione della Chiesa
a sede metropolitana; il secondo, dall’erezione ad Arcivescovado allo scisma di Avignone; il terzo è costituito dal tempo
dello scisma; il quarto, infine, va dalla fine dello scisma ai
tempi odierni.
Per il periodo che va dalle origini alla metà del IV secolo,
il Liber Pontificalis registra dieci nomi: Aspren(as), Epitimius,
Maro, Probus, Paulus, Agrippinus, Eustathius, Ephebus,
Fortunatus e Maximus. In questo periodo Napoli non ha
martiri indigeni, però si diffonde il culto per il Vescovo
beneventano Gennaro, martirizzato a Pozzuoli († 305). Tra
il IV e il V secolo, poi, fiorisce a Napoli la vita religiosa: il
Vescovo Severo (363-409) eresse un monastero intitolato
a San Potito, martire dell’Apulia, e un altro a San Martino,
mentre un altro dei primi monasteri fu eretto da Gaudioso,
Vescovo africano di Abitine e profugo della persecuzione
vandalica. Questi cenobi, insieme a numerosi altri anche di
origine greca, vengono menzionati da Papa Gregorio Magno.
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Nell’VIII secolo Napoli ricoprì un ruolo importante nel la lotta antiiconoclasta, di cui furono campioni i Vescovi
Sergio (718-747), Paolo II (762-767) che per due anni non potette entrare in città a causa delle opposizioni e dovette risiedere presso la catacomba extra moenia, e Stefano II (767800).
Nel 966, Napoli non era ancora Arcivescovado, ma nel
990 Sergio era già chiamato Arcivescovo. È probabile che ciò
sia avvenuto non molto tempo dopo l’identica elevazione di
Capua (966) e Benevento (969). Ma la Chiesa napoletana,
fino a quando non divenne capitale di un grande regno, subì,
con i rimaneggiamenti territoriali, le stesse sorti del Ducato
Napoletano, soffocata e spesso mortificata dai principi di
Capua e Benevento. Per l’epoca il Liber censuum indica come
suffraganee di Napoli le diocesi di Aversa, Nola, Pozzuoli,
Cuma e Ischia.
A partire dall’evo carolingio la Chiesa napoletana visse un
significativo sviluppo culturale. Già il Vescovo Stefano II
aveva inviato a Montecassino membri del suo clero alla scuola di Paolo diacono; un secolo dopo, invece, si stabilirono a
Napoli, profughi da Roma, i due letterati Ausilio e Vulgario,
e alla scuola del primo si perfezionò Giovanni diacono, il più
grande storico delle antichità medievali napoletane. La cultura letteraria si estese al campo agiografico e, per il IX e X
secolo, si ricordano figure come Paolo diacono, il Vescovo
Atanasio II, Guarimpoto, Pietro suddiacono, il prete Orso,
l’arciprete Leone.
Il grande risveglio culturale durò a lungo. Non è un caso,
infatti, che a Napoli per tutto il XIII e XIV secolo prosperò
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uno dei maggiori Studi europei, sotto il patrocino angioino e
per l’interessamento di studiosi di grande valore come San
Tommaso d’Aquino, Michele Scoto, il Beato Giacomo da
Viterbo e tanti altri.
La relativa pace e floridezza della città al tempo degli
Angioini permise la rapida espansione sul territorio dei nuovi
ordini mendicanti e di stretta osservanza. Fu così che, mentre si edificava una nuova chiesa cattedrale (1294) in sostituzione dell’antica costantiniana Basilica di Santa Restituta, già
ricostruita dopo un incendio da Stefano I (499-501), sorsero
altri monumentali edifici di culto. I Frati Predicatori costruirono la chiesa di San Domenico Maggiore sulla chiesa benedettina di San Michele; i Frati Minori avviarono la costruzione del complesso di Santa Chiara; una certosa sorse sul colle
di San Martino; e nella città vecchia si costruì San Lorenzo
Maggiore, in gotico provenzale, sui resti di una basilica paleocristiana fatta innalzare dal Vescovo Giovanni il Mediocre,
intorno alla metà del VI secolo. Vanno pure ricordate le chiese di Sant’Eligio Maggiore, dell’Incoronata, di San Pietro a
Majella, di Santa Maria Donnaregina. Appartengono a questo periodo le cosiddette Costituzioni orsiniane, il primo
organizzato corpus disciplinare diocesano, dovuto all’arcivescovo Giovanni Orsini (1327-1358) per regolare la liturgia, il
calendario, le norme funerarie e i costumi del clero nella Chiesa
napoletana.
Durante lo scisma d’Occidente, però, gli eventi storici
ebbero gravi e anche durature ripercussioni sulla Chiesa napoletana, legata a fasi alterne alle sorti del papato sia romano
che avignonese attraverso le dinastie d’Angiò e Durazzo.
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Nei tempi moderni, fino a oggi, la storia della Chiesa di
Napoli si presenta ricca di avvenimenti importanti e di uomini illustri. Tra questi ultimi vanno certamente ricordati i
Vescovi che la famiglia Carafa ha dato alla diocesi: Alessandro
Carafa (1484-1503), che nel 1497 trasportò il corpo di San
Gennaro, Patrono della città, da Montevergine a Napoli;
Oliviero Carafa (1503-1505); Vincenzo Carafa (1505-1541);
Francesco Carafa (1542-1544); Gian Pietro Carafa (15511555), poi Papa Paolo IV; Alfonso Carafa (1557-1565), che subito dopo il Concilio di Trento tenne il primo Sinodo Diocesano
dei tempi moderni (1565) e dette prova di larghezza di vedute e di fermezza di propositi nel restaurare la disciplina ecclesiastica; Mario Carafa (1565-1576), che in ossequio alle norme
tridentine eresse il Seminario Urbano (1566).
Nel clima della Controriforma, ma ancor più come risposta a reali esigenze del paese, non tardarono a insediarsi a
Napoli gli ordini religiosi di recente fondazione. La Compagnia
di Gesù si dedicò prevalentemente alla educazione dei giovani, mentre i Chierici Regolari di San Gaetano da Thiene
organizzarono l’assistenza e la carità (e teatino fu pure il Beato
Paolo Burali d’Arezzo, Arcivescovo dal 1576 al 1578). Bar nabiti e Scolopi aprirono collegi e scuole, senza rifuggire dai
ministeri pastorali.
La situazione economica e sociale del Regno di Napoli,
ridotto dal 1503 a vicereame spagnolo, precipitò nel corso del
XVII secolo, sia per la cosiddetta «rivoluzione di Masaniello»
(1647), sia per la peste del 1656 che decimò la popolazione
della capitale. La Chiesa napoletana in quelle occasioni subì
momenti di seria crisi, superata, però, grazie alle qualità del
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clero, guidato dall’Arcivescovo Ascanio Filomarino (16421666). Della vitalità della diocesi è testimone, oltre all’elezione
a Sommo Pontefice dell’Arcivescovo Antonio Pignatelli (16851691), diventato Papa Innocenzo XII, la nascita di varie congregazioni diocesane di sacerdoti missionari.
Dopo due secoli, nel 1734, Napoli tornò a essere capitale
di un regno autonomo con i Borbone. Fu l’inizio di un periodo di floridezza, caratterizzata nella politica religiosa dalle
rivendicazioni anticurialistiche di Carlo di Borbone e del suo
ministro Bernardo Tanucci. Non mancò, comunque, il favore dei Sovrani agli eruditi ecclesiastici che il Settecento produsse a Napoli. Ne godettero in modo particolare Alessio
Simmaco Mazzocchi e il suo discepolo e biografo Nicola
Ignarra, entrambi storici e archeologi, a cui andò anche l’appoggio dell’illuminato Arcivescovo Giuseppe Spinelli (17351754), ideatore di una decorosa Accademia Ecclesiastica.
In questi floridi tempi nacque la congregazione del SS.mo
Redentore, voluta da Sant’Alfonso M. de Liguori per una nuova e più popolare dimensione del ministero pastorale.
Non minore vivacità mostrò l’Arcidiocesi di Napoli nel
XIX secolo. Non sempre pronta – è vero – a rispondere alle
sollecitazioni unitarie del Risorgimento, essa, tuttavia, partecipò e visse con impegno gli avvenimenti della Chiesa universale (primo fra tutti il Concilio Vaticano I) e vide fiorire
vari movimenti culturali. Ricordiamo il canonico Gaetano
Sanseverino, che, in collaborazione con altri sacerdoti, diede
vita al periodico La Scienza e la Fede (1841-1888) e a un’Acca demia filosofica, che in Italia furono il vessillo della ripresa
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neo-scolastica nel campo degli studi filosofici e teologici (nel
1849, per opera dei Gesuiti, nasceva, sempre a Napoli, La
Civiltà Cattolica); mentre il canonico Gennaro Aspreno Galante
avviò una scuola archeologica napoletana.
Arcivescovi in quegli anni furono il Servo di Dio Sisto
Riario Sforza (1845-1877), che ospitò Pio IX durante il breve
esilio napoletano del ’48 e fu egli stesso protagonista di un
violento braccio di ferro con il nuovo regime unitario; il benedettino Guglielmo Sanfelice (1878-1897), attivo collaboratore al programma di “risanamento” urbanistico della città
all’indomani dell’Unità d’Italia, insieme al sindaco Nicola
Amore; il Servo di Dio Vincenzo Sarnelli (1897-1898).
Quando iniziò il Novecento, da due anni era Arcivescovo
Giuseppe Prisco (morto nel 1923), discepolo di Sanseverino
ed egli stesso tomista di buona fama. Gli successe per pochi
mesi Michele Zezza e dopo di lui Alessio Ascalesi (19241952), che resse l’Arcidiocesi durante il ventennio fascista, il
drammatico secondo conflitto mondiale e il primo avvio della
ricostruzione. Arcivescovi del dopoguerra furono Marcello
Mimmi (1952-1957) e Alfonso Castaldo (1958-1966).
È stato merito del Cardinale Corrado Ursi (1966-1987)
guidare saggiamente la nuova stagione ecclesiale seguita al
Concilio Vaticano II. E sulle sue orme ha proseguito il
Cardinale Michele Giordano (1987-2006), rendendo esecutivo quanto disposto nel corso del XXX Sinodo Diocesano e
organizzando la visita apostolica di San Giovanni Paolo II a
Napoli (9-12 novembre 1990).
Oggi, il Cardinale Crescenzio Sepe è il CXXIV Vescovo
della Chiesa napoletana.
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Sarebbe assai lunga l’elencazione qui dei tanti cristiani di
riconosciuta santità che la diocesi di Napoli ha dato alla
Chiesa dal primo Vescovo Sant’Aspreno a Sant’Agrippino,
a San Gaetano Thiene, a Sant’Alfonso M. de Liguori, a Santa
Giovanna Antida, a Santa Maria Francesca delle Cinque
Piaghe, a San Giuseppe Moscati, fino ai Beati Vincenzo
Romano e Nunzio Sulprizio. Tra gli ultimi canonizzati vi
sono San Filippo Smaldone (2006), fondatore delle Suore
Salesiane dei Sacri Cuori; San Gaetano Errico (2008), fondatore dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria; Santa
Caterina Volpicelli (2009), fondatrice delle Ancelle del Sacro
Cuore; Santa Giulia Salzano (2010), fondatrice delle Suore
Catechiste del Sacro Cuore; il francescano San Ludovico da
Casoria (2014), fondatore dei Frati Bigi e delle Suore Elisabettine; la Beata Maria Cristina di Savoia (2014).
Nella Chiesa napoletana, a partire dal XVI secolo, sono
stati celebrati trenta Sinodi Diocesani e tre Sinodi Provinciali.
Attualmente sono suffraganee della Chiesa metropolitana
di Napoli le sedi arcivescovili di Capua e Sorrento-Castel lammare, le diocesi di Alife, Aversa, Teano-Calvi, Caserta,
Ischia, Nola, Pozzuoli, Sessa Aurunca e la prelatura di Pompei.
Francesco è il quarto Papa dei tempi moderni a visitare
Napoli. E la nostra Chiesa, oggi, esultante lo accoglie!
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I
Preparazione
Inno della visita pastorale
TU SEI PIETRO
(testo di B. Forte - musica di F. Veniero)
R/. Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa.
Corpo di Cristo, dimora dello spirito,
è il tuo popolo nel tempo, o Dio,
la Chiesa famiglia viva nella Trinità. R/.
Vieni, Pietro, a confermarla nella fede,
si raduni intorno a te la famiglia di Dio,
famiglia di famiglie unite nell’amore. R/.
Popolo in missione, vangelo vivo di Dio,
la tua Chiesa inviata tra gli uomini
raccolga la sua gente nel nome tuo. R/.
Vieni, Pietro, a confermarla nella fede,
apra le porte a Cristo nel cuore della storia,
sia degna di speranza fra la sua gente amata. R/.
Come la sposa bella simile a Maria,
la tua Chiesa, vergine accogliente,
sia madre generosa dei figli tuoi. R/.
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Vieni, Pietro, a confermarla nella fede,
accolga il dono nell’umile assenso della lode,
l’irradi nel gesto generoso dell’amore. R/.
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SAN GENNARO (AFFRESCO, V SECOLO)
Napoli, Catacombe di San Gennaro a Capodimonte
Si tratta della più antica raffigurazione del vescovo e martire Gennaro,
particolare della scena centrale della lunetta di un arcosolio a fondo bianco, delimitata da una spessa fascia rossa con rigo nero. Il Santo è raffigurato in posizione frontale, a figura intera, in atteggiamento orante, cioè
con le braccia allargate (expansis manibus). Lo si individua dall’iscrizione dedicatoria che sormonta la sua figura tra due croci monogrammatiche: Sancto Martyri Ianuario. Veste una bianca tunica clavata in rosso e
pallio giallo; ai piedi, calza sandali. Il capo è circondato da un ampio
nimbo, al cui interno è inscritto un monogramma cristologico con le lettere apocalittiche A e w, riservato nelle catacombe romane alle sole raffigurazioni del Cristo (e una sola volta a San Pietro).
La Chiesa di Napoli si affida all’intercessione del suo Patrono affinché
l’incontro con il Santo Padre Francesco porti frutti abbondanti nel cammino di evangelizzazione.
Dalla Esortazione Apostolica
Evangelii Gaudium
del Santo Padre Francesco
La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di
coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano
salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal
vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre
nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa
evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il
cammino della Chiesa nei prossimi anni.
Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice
ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata.
Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi
è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si
ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia
del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente.
Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e
piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è
la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto.
(nn. 1-2)
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LAUDES REGIAE
A te, Francesco, Successore di Pietro
e Pastore di tutto il gregge di Dio:
pace, vita e salvezza
in questo giorno e per sempre.
R/. Christus vincit, Christus regnat,
Christus, Christus imperat!
A te, Crescenzio, Vescovo di questa Chiesa,
a tutti i ministri e a tutto il popolo dei credenti:
pace, vita e salvezza
in questo giorno e per sempre. R/.
Venga la gioia di Cristo,
venga la pace di Cristo,
venga il Regno di Cristo. R/.
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Dalla Lettera Pastorale
Dar da mangiare agli affamati
del Cardinale Crescenzio Sepe
Cari amici, se vogliamo dar da mangiare a chi è affamato, dobbiamo ascoltare Gesù che ci invita a confidare che i
nostri pochi pani e pesci, le nostre scarse risorse possono
mettere in moto un miracoloso processo di condivisione. È
proprio il nostro vissuto, umile e inadeguato, a essere chiamato in causa. La condivisione è dono di se stessi, è mettere in comune orizzonti, passioni, esperienze. I discepoli
“fecero così”, conclude l’evangelista. Anche noi siamo invitati a seguire le indicazioni del Maestro e a farci pane per
chi ha fame.
La nostra coscienza di credenti tuttavia non ci suggerisce solo di chinarci sul bisogno dell’altro per risolvere
un’occasionale emergenza. Essa ci sollecita a interrogarci
accuratamente sulle cause che hanno indotto quel grave
disagio per sanarlo in radice. Può essere anche umanamente gratificante offrire da mangiare ad un affamato. Richiede
senza dubbio maggiore responsabilità interrogarsi sui motivi della sua povertà e avviare i necessari processi di emancipazione e di sviluppo perché in futuro non abbia più fame.
(pp. 19-20)
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ET VITAM
dalla Petite Messe Solennelle
di G. Rossini
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Dalla Esortazione Apostolica
Evangelii Gaudium
del Santo Padre Francesco
La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù
che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui
che ci spinge ad amarlo sempre di più. Però, che amore è
quello che non sente la necessità di parlare della persona
amata, di presentarla, di farla conoscere? Se non proviamo
l’intenso desiderio di comunicarlo, abbiamo bisogno di soffermarci in preghiera per chiedere a Lui che torni ad affascinarci. Abbiamo bisogno d’implorare ogni giorno, di chiedere la sua grazia perché apra il nostro cuore freddo e scuota la nostra vita tiepida e superficiale. Posti dinanzi a Lui
con il cuore aperto, lasciando che Lui ci contempli, riconosciamo questo sguardo d’amore che scoprì Natanaele il giorno
in cui Gesù si fece presente e gli disse: «Io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi» (Gv 1,48). Che dolce è stare
davanti a un crocifisso, o in ginocchio davanti al Santissimo,
e semplicemente essere davanti ai suoi occhi! Quanto bene
ci fa lasciare che Egli torni a toccare la nostra esistenza e ci
lanci a comunicare la sua nuova vita! Dunque, ciò che succede è che, in definitiva, «quello che abbiamo veduto e
udito, noi lo annunciamo» (1Gv 1,3). La migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo è contemplarlo
con amore, è sostare sulle sue pagine e leggerlo con il cuore.
Se lo accostiamo in questo modo, la sua bellezza ci stupisce,
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torna ogni volta ad affascinarci. Perciò è urgente ricuperare
uno spirito contemplativo, che ci permetta di riscoprire ogni
giorno che siamo depositari di un bene che umanizza, che
aiuta a condurre una vita nuova. Non c’è niente di meglio da
trasmettere agli altri.
(n. 264)
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TE LODIAMO, TRINITÀ
Te lodiamo, Trinità,
nostro Dio, ti adoriamo;
Padre dell’umanità,
la tua gloria proclamiamo.
R/. Te lodiamo, Trinità,
per l’immensa tua bontà.
Tutto il mondo annuncia te:
tu lo hai fatto come un segno.
Ogni uomo porta in sé
il sigillo del tuo regno. R/.
Noi crediamo solo in te,
nostro Padre e Creatore;
noi speriamo solo in te,
Gesù Cristo, Salvatore. R/.
Infinita carità,
Santo Spirito d’amore,
luce, pace e verità,
regna sempre nel mio cuore. R/.
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NOI CANTEREMO GLORIA A TE
Noi canteremo gloria a te,
Padre che dai la vita,
Dio d’immensa carità,
Trinità infinita.
Tutto il creato vive in te,
segno della tua gloria;
tutta la storia ti darà
onore e vittoria.
La tua Parola venne a noi,
annuncio del tuo dono;
la tua Promessa porterà
salvezza e perdono.
Dio si è fatto come noi,
è nato da Maria:
egli nel mondo ormai sarà
Verità, Vita, Via.
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II
Celebrazione Eucaristica
Riti di introduzione
Il Santo Padre, i Concelebranti e i Ministri si avviano all’altare. La
schola e l’assemblea li accompagnano con il
Canto d’ingresso
LODATE DIO
1. Lodate Dio, schiere beate del cielo.
Lodate Dio, genti di tutta la terra.
Cantate a lui, che l’universo creò:
somma sapienza e splendore.
2. Lodate Dio, Padre che dona ogni bene.
Lodate Dio, ricco di grazia e perdono.
Cantate a lui, che tanto gli uomini amò
da dare l’unico Figlio.
3. Lodate Dio, uno e trino Signore.
Lodate Dio, meta e premio dei buoni.
Cantate a lui, sorgente d’ogni bontà,
per tutti i secoli. Amen.
4. Lode all’Altissimo, lode al Signor della gloria.
Al re dei secoli forza, onore e vittoria.
Cantate a lui, tutti acclamate con noi,
cielo e terra esultate.
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5. Lode all’Altissimo, re dell’immenso creato:
con ali d’aquila tutti i suoi figli ha portato.
Ci guiderà, ed ogni uomo saprà
quanto è grande il suo amore.
6. Lode all’Altissimo, che a noi dal cielo ha parlato,
e per gli uomini l’unico Figlio ha donato.
Morto per noi, Cristo ci chiama con lui
oltre il peccato e la morte.
7. Lode all’Altissimo, Padre di grazia infinita,
che dona agli umili pace, benessere, vita.
Dio regnerà, e tutto a lui canterà
gloria nei secoli. Amen.
Saluto e Atto penitenziale
Dopo aver venerato l’altare, il Santo Padre dice:
Nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito Santo.
R/. Amen.
… saluta l’assemblea:
La pace sia con voi.
R/. E con il tuo spirito.
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… introduce l’atto penitenziale:
Il Signore Gesù,
che ci invita alla mensa della Parola e dell’Eucaristia,
ci chiama alla conversione.
Riconosciamo di essere peccatori
e invochiamo con fiducia la misericordia di Dio.
Il cantore:
Signore,
che fai passare dalla morte alla vita
chi ascolta la tua parola, abbi pietà di noi. Signore, pietà.
La schola e l’assemblea:
Signore, pietà.
Il cantore:
Cristo,
che hai voluto essere innalzato da terra
per attirarci a te, abbi pietà di noi. Cristo, pietà.
La schola e l’assemblea:
Cristo, pietà.
Il cantore:
Signore,
che ci sottoponi al giudizio della croce
per donarci la salvezza, abbi pietà di noi. Signore, pietà.
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La schola e l’assemblea:
Signore, pietà.
Il Santo Padre:
Dio onnipotente abbia misericordia di noi,
perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.
R/. Amen.
Orazione colletta
Il Santo Padre:
Preghiamo.
Signore onnipotente e misericordioso,
attira verso di te i nostri cuori,
poiché senza di te
non possiamo piacere a te, sommo bene.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
R/. Amen.
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CERULA (AFFRESCO, VI SECOLO)
Napoli, Catacombe di San Gennaro a Capodimonte
La defunta Cerula, identificata con il nome scritto in basso a sinistra in
colore rosso, è raffigurata a mezzo busto in atteggiamento orante. Il capo
della defunta è sormontato da una croce monogrammatica con le lettere
apocalittiche A e w. Accanto, si squadernano i codici aperti dei quattro
Vangeli, identificabili dai nomi degli evangelisti scritti su due righi con
colore nero.
Il messaggio della raffigurazione diventa immediatamente esplicito: la
fedeltà alla Parola e l’adesione a Cristo, Verbo di Dio, sono a fondamento della speranza nella risurrezione della nostra Chiesa di Napoli.
Liturgia della Parola
Prima lettura
Come agnello mansueto che viene portato al macello
Dal libro del profeta Geremìa
(11, 18-20)
Il Signore me lo ha manifestato e io l’ho saputo; mi ha fatto
vedere i loro intrighi. E io, come un agnello mansueto che
viene portato al macello, non sapevo che tramavano contro
di me, e dicevano: «Abbattiamo l’albero nel suo pieno vigore, strappiamolo dalla terra dei viventi; nessuno ricordi più
il suo nome».
Signore degli eserciti, giusto giudice,
che provi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa.
Parola di Dio.
R/. Rendiamo grazie a Dio.
35
Salmo responsoriale
Il Salmista e poi l’assemblea:
R/. Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio.
Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio:
salvami da chi mi perseguita e liberami,
perché non mi sbrani come un leone,
dilaniandomi senza che alcuno mi liberi. R/.
Giudicami, Signore, secondo la mia giustizia,
secondo l’innocenza che è in me.
Cessi la cattiveria dei malvagi.
Rendi saldo il giusto,
tu che scruti mente e cuore, o Dio giusto. R/.
Il mio scudo è in Dio:
egli salva i retti di cuore.
Dio è giudice giusto,
Dio si sdegna ogni giorno. R/.
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(dal Salmo 7)
Acclamazione al Vangelo
Mentre il Diacono porta solennemente il libro dei Vangeli all’ambone, si acclama il Cristo presente nella sua Parola.
La schola e poi l’assemblea:
Lode e onore a te, Signore Gesù.
La schola:
Oggi non indurite il vostro cuore,
ma ascoltate la voce del Signore.
La schola e l’assemblea:
Lode e onore a te, Signore Gesù.
La schola:
Non di solo pane vive l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
La schola e l’assemblea:
Lode e onore a te, Signore Gesù.
37
Vangelo
Il Cristo viene forse dalla Galilea?
Il Diacono:
Il Signore sia con voi.
R/. E con il tuo spirito.
Il Diacono:
✠
Dal Vangelo secondo Giovanni.
(7, 40-53)
R/. Gloria a te, o Signore.
In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la
gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo
viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il
Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani
su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete
condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha
parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei
capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la
Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù,
ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un
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uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli
risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai
che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a
casa sua.
Parola del Signore.
R/. Lode a te, o Cristo.
Omelia
Silenzio per la riflessione personale.
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Credo
L’Arcivescovo di Napoli introduce l’assemblea alla Professione di
fede:
Dopo aver ascoltato la Parola di Dio,
davanti al Successore di Pietro
e insieme a lui,
che è venuto a confermarci nella fede,
rinnoviamo la nostra professione di fede.
L’assemblea:
Io credo in Dio, Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra;
e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo,
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo,
siede alla destra di Dio Padre onnipotente;
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la Comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna. Amen.
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Preghiera dei fedeli
Il Santo Padre:
Fratelli e sorelle,
l’avvicinarsi della Pasqua
ci sollecita a intensificare
il nostro impegno di conversione;
imploriamo Dio,
perché renda efficaci in noi
i segni della sua misericordia.
Il cantore e poi l’assemblea:
R/. Ascoltaci, Signore.
1. Per il nostro Papa Francesco,
capo e pastore della Chiesa universale,
perché fedele al mandato
ricevuto da Cristo Gesù
possa confermare nella fede
l’intero popolo di Dio,
preghiamo. R/.
2. Per il nostro Arcivescovo Crescenzio
e tutto l’ordine episcopale,
perché uniti al Santo Padre
siano segno di Cristo pastore,
preghiamo. R/.
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3. Per la Chiesa che è in Napoli,
perché possa essere sempre attenta ai segni dei tempi,
per condurre ogni uomo a vivere la comunione con Dio,
oggi su questa terra
e alla fine dei tempi nella Gerusalemme celeste,
preghiamo. R/.
4. Per gli artisti, i poeti,
coloro che trasfigurano la materia in armonia e bellezza,
perché aiutino i vicini e i lontani
a scorgere nelle varie espressioni artistiche
il riflesso della Bellezza che non tramonta,
preghiamo. R/.
5. Per quelli che operano per la pace
all’interno delle famiglie, delle comunità,
dei movimenti, degli organismi internazionali,
perché l’amore per la riconciliazione li renda forti
anche di fronte alle grandi difficoltà,
preghiamo. R/.
6. Per l’assemblea oggi qui riunita,
perché l’esempio dei numerosi fratelli e sorelle
Santi di questa Chiesa che è a Napoli
ci rafforzi nel cammino quotidiano
e nella ricerca incessante
del Regno di Dio
e della sua giustizia,
preghiamo. R/.
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Il Santo Padre:
O Padre, che ci hai aperto in Cristo
la sorgente di acqua viva che rigenera il mondo,
irriga tutti i nostri deserti
e fa’ che l’umanità intera
possa estinguere la sua sete di verità e di giustizia.
Per Cristo nostro Signore.
R/. Amen.
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LA FAMIGLIA DI THEOTECNUS (AFFRESCO, VI SECOLO)
Napoli, Catacombe di San Gennaro a Capodimonte
L’affresco, che si trova sul fondo della lunetta di un arcosolio, è su fondo
bianco, ma la scena è delimitata da due fasce semicircolari verdi e un’ampia fascia rossa, in cui corre una lunga iscrizione di colore bianco fra tre
croci. Le figure sono raffigurate nell’atteggiamento orante, cioè con le
braccia allargate, benché la figura maschile sulla destra (Theotecnus) e
quella femminile sulla sinistra (Ilaritas) ritraggono un braccio sul petto
per non coprire il volto della piccola defunta raffigurata al centro
(Nonnosa). Si tratta di un piccolo espediente tecnico, che tuttavia rende
ancor più visibile l’unanimità di questo nucleo familiare, ancor più affiatato nell’atto della preghiera, che insieme manifestano come se si trattasse di una sola persona.
Anche qui il messaggio della raffigurazione è esplicito: una famiglia rappresenta la Chiesa di Napoli nel cammino tra due Sinodi e mentre si
accosta all’altare per il rendimento di grazie assieme al Successore di
Pietro.
Liturgia Eucaristica
Alcuni fedeli portano al Santo Padre le offerte per il sacrificio. Intanto, la schola e l’assemblea cantano
DOV’È CARITÀ E AMORE
R/. Dov’è carità e amore, lì c’è Dio.
1. Ci ha riuniti tutti insieme Cristo amore:
godiamo, esultanti nel Signore!
Temiamo e amiamo il Dio vivente,
e amiamoci tra noi con cuore sincero. R/.
2. Noi formiamo, qui riuniti, un solo corpo:
evitiamo di dividerci tra noi.
Via le lotte maligne, via le liti!
E regni in mezzo a noi Cristo Dio. R/.
3. Chi non ama resta sempre nella notte,
e dall’ombra della morte non risorge:
ma se noi camminiamo nell’amore,
noi saremo veri figli della luce. R/.
4. Nell’amore di colui che ci ha salvati,
rinnovati dallo Spirito del Padre,
tutti uniti, sentiamoci fratelli
e la gioia diffondiamo sulla terra. R/.
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5. Imploriamo con fiducia il Padre santo,
perché doni ai nostri giorni la sua pace:
ogni popolo dimentichi i rancori,
ed il mondo si rinnovi nell’amore. R/.
6. Fa’ che un giorno contempliamo il tuo volto
nella gloria dei beati, Cristo Dio.
E sarà gioia immensa, gioia vera:
durerà per tutti i secoli, senza fine. R/.
Il Santo Padre:
Pregate, fratelli,
perché il mio e vostro sacrificio
sia gradito a Dio, Padre onnipotente.
R/. Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio
a lode e gloria del suo nome,
per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa.
Orazione sulle offerte
Il Santo Padre:
Accogli, o Dio, quest’offerta di riconciliazione,
e con la forza del tuo amore
piega a te, anche se ribelli, le nostre volontà.
Per Cristo nostro Signore.
R/. Amen.
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PREGHIERA EUCARISTICA III
Il Santo Padre invita l’assemblea a innalzare il cuore verso il Signore
nell’orazione e nell’azione di grazie, e l’associa a sé nella solenne
preghiera che, a nome di tutti, rivolge al Padre per mezzo di Gesù
Cristo nello Spirito Santo.
Prefazio
I frutti della penitenza
Il Signore sia con voi.
R/. E con il tuo spirito.
In alto i nostri cuori.
R/. Sono rivolti al Signore.
Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
R/. È cosa buona e giusta.
È veramente cosa buona e giusta,
innalzare un inno a te,
Padre onnipotente,
e cantare insieme la tua lode.
Tu vuoi che ti glorifichiamo
con le opere della penitenza quaresimale,
perché la vittoria sul nostro egoismo
ci renda disponibili alle necessità dei poveri,
a imitazione di Cristo tuo Figlio, nostro salvatore.
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E noi,
uniti agli Angeli e agli Arcangeli,
ai Troni e alle Dominazioni
e alla moltitudine dei Cori celesti,
cantiamo con voce incessante
l’inno della tua gloria:
Santo
La schola e l’assemblea:
Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna, osanna, osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna, osanna, osanna nell’alto dei cieli.
La lode a Dio a nome di tutte le creature
Il Santo Padre:
Padre veramente santo,
a te la lode da ogni creatura.
Per mezzo di Gesù Cristo,
tuo Figlio e nostro Signore,
nella potenza dello Spirito Santo
fai vivere e santifichi l’universo,
e continui a radunare intorno a te un popolo,
che da un confine all’altro della terra
offra al tuo nome il sacrificio perfetto.
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Invocazione dello Spirito Santo
Tutti i Concelebranti, a voce sommessa:
Ora ti preghiamo umilmente:
manda il tuo Spirito
a santificare i doni che ti offriamo,
perché diventino il corpo e ✠ il sangue
di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore,
che ci ha comandato di celebrare questi misteri.
Racconto dell’istituzione
Nella notte in cui fu tradito,
egli prese il pane,
ti rese grazie con la preghiera di benedizione,
lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, e disse:
Prendete, e mangiatene tutti:
questo è il mio Corpo
offerto in sacrificio per voi.
Il Santo Padre presenta al popolo l’ostia consacrata e genuflette in
adorazione.
Dopo la cena, allo stesso modo,
prese il calice,
ti rese grazie con la preghiera di benedizione,
lo diede ai suoi discepoli, e disse:
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Prendete, e bevetene tutti:
questo è il calice del mio Sangue
per la nuova ed eterna alleanza,
versato per voi e per tutti
in remissione dei peccati.
Fate questo in memoria di me.
Il Santo Padre presenta al popolo il calice e genuflette in adorazione.
Il Santo Padre:
Mistero della fede.
La schola e l’assemblea cantano:
Ogni volta che mangiamo di questo pane
e beviamo a questo calice
annunciamo la tua morte, Signore,
nell’attesa della tua venuta.
Memoriale e offerta
Tutti i Concelebranti:
Celebrando il memoriale del tuo Figlio,
morto per la nostra salvezza,
gloriosamente risorto e asceso al cielo,
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nell’attesa della sua venuta
ti offriamo, o Padre, in rendimento di grazie
questo sacrificio vivo e santo.
Invocazione perché lo Spirito operi la nostra unità
Guarda con amore
e riconosci nell’offerta della tua Chiesa,
la vittima immolata per la nostra redenzione;
e a noi, che ci nutriamo del Corpo e Sangue del tuo Figlio,
dona la pienezza dello Spirito Santo
perché diventiamo in Cristo
un solo corpo e un solo spirito.
Preghiera di intercessione…
L’Arcivescovo di Napoli:
Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito,
perché possiamo ottenere il regno promesso
insieme con i tuoi eletti:
con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio,
con San Giuseppe, suo sposo,
con i tuoi santi apostoli,
i gloriosi martiri,
San Gennaro
e tutti i santi,
nostri intercessori presso di te.
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per la Chiesa universale e i suoi pastori…
Un altro Concelebrante:
Per questo sacrificio di riconciliazione
dona, Padre, pace e salvezza al mondo intero.
Conferma nella fede e nell’amore
la tua Chiesa pellegrina sulla terra:
il tuo servo e nostro Papa Francesco,
il nostro Vescovo Crescenzio,
il collegio episcopale,
tutto il clero e il popolo che tu hai redento.
Ascolta la preghiera di questa famiglia,
che hai convocato alla tua presenza.
Ricongiungi a te,
Padre misericordioso,
tutti i tuoi figli ovunque dispersi.
per i defunti e per la nostra felicità eterna
Accogli nel tuo regno
i nostri fratelli defunti
e tutti i giusti che, in pace con te,
hanno lasciato questo mondo;
concedi anche a noi di ritrovarci insieme
a godere per sempre della tua gloria,
in Cristo, nostro Signore,
per mezzo del quale tu, o Dio,
doni al mondo ogni bene.
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Il Santo Padre e i Concelebranti:
Per Cristo, con Cristo e in Cristo,
a te, Dio Padre onnipotente,
nell’unità dello Spirito Santo
ogni onore e gloria
per tutti i secoli dei secoli.
La schola e l’assemblea cantano:
Amen! Amen! Amen!
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COMINIA (AFFRESCO, V SECOLO)
Napoli, Catacombe di San Gennaro a Capodimonte
Si tratta di un particolare della più antica raffigurazione del vescovo e
martire Gennaro, già descritta. Cominia è la donna raffigurata alla sinistra di San Gennaro, madre della piccola Nicatiola (il nome è vezzoso di minutivo di Nicatia, Vittoriosa). La donna reca intorno al capo un’iscrizione identificativa: hic requiescet benem/erens in pace Cominia. È abbigliata con una tunica matronale bianca, stretta in vita e ai polsi, recante
due ampie fasce color porpora che ornano, più sottili, anche le maniche.
A coprire la tunica, una paenula bianca, che lascia intravedere l’abbigliamento sottostante, e un velo a incorniciarle il volto, coprendo i capelli.
Al di sotto della tunica si intravedono delle calzature bianche e chiuse.
L’espressione dei grandi occhi e delle labbra lascia intendere che la
defunta è assorta.
La Chiesa di Napoli, come quest’antica cristiana, si accosta all’altare con
umiltà e prega il Signore con le parole di San Tommaso d’Aquino: «Io ti
ricevo, prezzo di riscatto della mia anima, io ti ricevo, viatico del mio pellegrinaggio».
Riti di comunione
Preghiera del Signore
Il Santo Padre:
Obbedienti alla parola del Salvatore
e formati al suo divino insegnamento,
osiamo dire:
La schola e l’assemblea cantano:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
Il Santo Padre:
Liberaci, o Signore, da tutti i mali,
concedi la pace ai nostri giorni,
e con l’aiuto della tua misericordia
vivremo sempre liberi dal peccato
e sicuri da ogni turbamento,
nell’attesa che si compia la beata speranza
e venga il nostro salvatore Gesù Cristo.
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L’assemblea:
Tuo è il regno,
tua la potenza e la gloria nei secoli.
Rito della pace
Il Santo Padre:
Signore Gesù Cristo,
che hai detto ai tuoi apostoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace»,
non guardare ai nostri peccati,
ma alla fede della tua Chiesa,
e donale unità e pace secondo la tua volontà.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
R/. Amen.
Il Santo Padre:
La pace del Signore sia sempre con voi.
R/. E con il tuo spirito.
Il Diacono:
Scambiatevi un segno di pace.
I presenti si scambiano un gesto di pace, per essere degni di ricevere
il Corpo del Signore.
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Mentre il Santo Padre spezza il pane eucaristico, la schola e l’assemblea cantano:
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
dona a noi la pace, dona a noi la pace.
Il Santo Padre:
Beati gli invitati alla Cena del Signore.
Ecco l’Agnello di Dio,
che toglie i peccati del mondo.
L’assemblea:
O Signore, non sono degno
di partecipare alla tua mensa:
ma di’ soltanto una parola
e io sarò salvato.
Il Santo Padre e i Concelebranti si comunicano al Corpo e al Sangue
di Cristo.
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Anche i fedeli ricevono la comunione, mentre si eseguono i
Canti di comunione
TU, FONTE VIVA
1. Tu, fonte viva: chi ha sete, beva!
Fratello buono, che rinfranchi il passo:
nessuno è solo se tu lo sorreggi,
grande Signore!
2. Tu, pane vivo: chi ha fame, venga!
Se tu lo accogli, entrerà nel Regno:
sei tu la luce per l’eterna festa,
grande Signore!
3. Tu, segno vivo: chi ti cerca, veda!
Una dimora troverà con gioia:
dentro l’aspetti, tu sarai l’amico,
grande Signore!
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AVE, VERUM CORPUS
Ave, verum Corpus natum de Maria Virgine:
vere passum, immolatum in cruce pro homine,
cuius latus perforatum fluxit aqua et sanguine.
Esto nobis praegustatum mortis in exàmine.
O Iesu dulcis, o Iesu pie,
o Iesu, Fili Mariae.
63
IL SIGNORE È IL MIO PASTORE
1. Il Signore è il mio pastore,
nulla manca ad ogni attesa;
in verdissimi prati mi pasce,
mi disseta a placide acque.
2. È il ristoro dell’anima mia,
in sentieri diritti mi guida
per amore del santo suo nome,
dietro lui mi sento sicuro.
3. Pur se andassi per valle oscura
non avrò a temere alcun male,
perché sempre mi sei vicino,
mi sostieni col tuo vincastro.
4. Quale mensa per me tu prepari,
sotto gli occhi dei miei nemici!
E di olio mi ungi il capo:
il mio calice è colmo di ebbrezza.
5. Bontà e grazia mi sono compagne
quanto dura il mio cammino:
io starò nella casa di Dio
lungo tutto il migrare dei giorni.
64
SEI TU, SIGNORE, IL PANE
1. Sei tu, Signore, il pane,
tu cibo sei per noi.
Risorto a vita nuova,
sei vivo in mezzo a noi.
2. Nell’ultima sua Cena
Gesù si dona ai suoi:
«Prendete pane e vino,
la vita mia per voi».
3. È Cristo il pane vero
diviso qui tra noi:
formiamo un solo corpo,
la Chiesa di Gesù.
4. Se porti la sua Croce,
in lui tu regnerai.
Se muori unito a Cristo,
con lui rinascerai.
5. Verranno i cieli nuovi,
la terra fiorirà.
Vivremo da fratelli,
e Dio sarà con noi.
65
SEI IL MIO MATTINO
1. Sei il mio mattino, sei la mia rugiada,
l’anima mia ti chiama e sospira a te.
Come terra arsa, grido la mia sete,
dammi l’acqua chiara, scendi su di me.
2. Come la colomba, docile all’amore,
l’anima mia ti cerca, spera solo in te.
Presa dentro il laccio, chiusa nell’errore,
scioglila, Signore, perché voli a te.
3. Fonte della vita, pane dell’amore,
l’anima ti vuole, brama solo te.
Come sera spenta, la mia carne muore,
se da te la vita non arriva a me.
4. Sola nel silenzio, persa nella notte,
l’ansia della luce porto dentro me.
Voce del silenzio, porta del mistero:
squarcia questo velo, fa’ che veda te.
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Orazione dopo la comunione
Il Santo Padre:
Preghiamo.
Padre misericordioso,
il tuo Spirito operante in questo sacramento
ci liberi dal male
e ci renda degni della tua benevolenza.
Per Cristo nostro Signore.
R/. Amen.
Tutti siedono.
L’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Crescenzio Sepe, rivolge un
indirizzo di saluto al Santo Padre.
Al termine, tutti si alzano in piedi.
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TRIONFO DELLA CROCE (AFFRESCO VI SECOLO)
Napoli, Catacombe di San Gennaro a Capodimonte
San Paolo non parla della croce come di un oggetto di culto, bensì come
segno di salvezza e sintesi della dottrina cristiana (Rom 6,6; 1 Cor 1,17-18;
Gal 2, 19-20; Fil 2,8; Col 1,20). Fino al III secolo, infatti, vi erano molte
riserve a rappresentarla e a collegarla al culto cristiano per la carica ignominiosa che essa rivestiva nella cultura del tempo (Cicerone definiva la
crocifissione: «Il supplizio più crudele e più tetro»). Solo dopo che l’imperatore Costantino ebbe vietato il ricorso alla crocifissione nei tribunali ufficiali dell’Impero, la croce divenne progressivamente simbolo della
fede cristiana. Il suo culto e la conseguente fortuna iconografica furono
favoriti dalla leggenda del ritrovamento della croce di Gesù, nata dalla
dedicazione delle basiliche gerosolimitane del Santo Sepolcro e del Calvario (325), e da una ricca e poetica letteratura omiletica.
La Chiesa di Napoli, attraverso una delle sue più antiche raffigurazioni
della croce, rende lode al Padre e, nella forza dello Spirito, si impegna nel
cammino della missione per testimoniare che Gesù Cristo è la nostra salvezza, la vita, la risurrezione.
Riti di conclusione
Benedizione
Il Santo Padre:
Il Signore sia con voi.
R/. E con il tuo spirito.
Il Diacono:
Inchinatevi per la benedizione.
Il Santo Padre:
Dio Padre misericordioso
conceda a tutti voi come al figliol prodigo
la gioia del ritorno nella sua casa.
R/. Amen.
Cristo, modello di preghiera e di vita,
vi guidi nel cammino della Quaresima
all’autentica conversione del cuore.
R/. Amen.
Lo Spirito di sapienza e di fortezza
vi sostenga nella lotta contro il maligno,
perché possiate celebrare con Cristo la vittoria pasquale.
R/. Amen.
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E la benedizione di Dio onnipotente,
Padre ✠ e Figlio ✠ e Spirito ✠ Santo,
discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.
R/. Amen.
Il Diacono:
La gioia del Signore sia la nostra forza. Andate in pace.
R/. Rendiamo grazie a Dio.
72
‘A MARONNA T’ACCUMPAGNA!
IMMAGINE REALIZZATA PER LA VISITA DI PAPA FRANCESCO
Soccorri la nostra debolezza, o Maria.
Tu, Vergine dell’ascolto e dell’accoglienza,
aiutaci a meditare nel nostro cuore le parole di Gesù.
Tu, Vergine del silenzio e del servizio,
aiutaci a diventare testimoni credibili del Vangelo
in un mondo che cambia:
nelle nostre chiese e nelle nostre sacrestie,
nelle nostre case e nelle nostre scuole,
nei luoghi della politica e del lavoro,
per le piazze, le strade e i vicoli delle nostre città.
Tu, Tota pulchra.
Tu, Honorificentia populi nostri.
Tu, Madre di Gesù Cristo,
nostra unica salvezza e speranza.
Amen.
Il Santo Padre rende omaggio all’Immagine della Beata Vergine
Maria, mentre si canta
AVE MARIA
(di R. Cimmaruta)
Ave, Maria, grátia plena,
Dóminus tecum.
Benedícta tu in muliéribus,
et benedíctus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta María, Mater Dei,
ora pro nobis peccatóribus,
nunc et in hora mortis nostrae.
Amen.
Canto finale
TU SEI PIETRO
R/. Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa.
Corpo di Cristo, dimora dello spirito,
è il tuo popolo nel tempo, o Dio,
la Chiesa famiglia viva nella Trinità. R/.
Vieni, Pietro, a confermarla nella fede,
si raduni intorno a te la famiglia di Dio,
famiglia di famiglie unite nell’amore. R/.
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Popolo in missione, vangelo vivo di Dio,
la tua Chiesa inviata tra gli uomini
raccolga la sua gente nel nome tuo. R/.
Vieni, Pietro, a confermarla nella fede,
apra le porte a Cristo nel cuore della storia,
sia degna di speranza fra la sua gente amata. R/.
Come la sposa bella simile a Maria,
la tua Chiesa, vergine accogliente,
sia madre generosa dei figli tuoi. R/.
Vieni, Pietro, a confermarla nella fede,
accolga il dono nell’umile assenso della lode,
l’irradi nel gesto generoso dell’amore. R/.
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IN COPERTINA:
SAN PIETRO (AFFRESCO, V SECOLO)
NAPOLI, CATACOMBE DI SAN GENNARO A CAPODIMONTE
A CURA DELL’UFFICIO DI PASTORALE LITURGICA DELL’ARCIDIOCESI DI NAPOLI
E DELLA SEGRETERIA GENERALE PER LA VISITA DI PAPA FRANCESCO
CON L’APPROVAZIONE DELL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE
DEL SOMMO PONTEFICE
NELLA GRANDE CORALE HANNO PARTECIPATO:
LE SCHOLAE CANTORUM PARROCCHIALI DELL’ARCIDIOCESI
E I CANTORI DI POSILLIPO
DIRETTI DAI MAESTRI:
MONS. VINCENZO DE GREGORIO, DON ROSARIO CANTONE
E DON FEDERICO BATTAGLIA
A.C.M. SpA
- TORRE DEL GRECO
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9897 libretto.qxp - Visita di Papa Francesco a Napoli 21 marzo 2015