Ma c’è l’aldilà? – Prof. Don Paolo Scquizzato 1
Associazione di volontariato
Chicercatrova onlus
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Ma c’è l’aldilà?
(parte prima)
(testo non rivisto dall’autore)
Relazione del Prof. Don Paolo Scquizzato
Direttore del Centro di Spiritualità
Mater Unitatis del Cottolengo di Druento
(11 novembre 2015)
Buona sera,
a tutti e a tutte, qualcuno già mi conosce perché vedo dei volti noti, qualcuno invece non mi
conosce ed è l’occasione dei conoscerci proprio stasera. La domanda che è posta dal titolo di queste
due serate è una domanda in realtà pretenziosa perché si suppone che potrei darvi una risposta: «C’è
l’aldilà!», ecco, ma io non sono in grado di dirvi se c’è o non c’è, io credo che ci sia, poi…a
ciascuno la risposta.
È un tema molto delicato, un tema da una parte affascinante dall’altra delicato, e la cosa che mi
inquieta un pochino è il fatto di presentarlo a persone che non conosco. Perché chi mi conosce, sa in
che terreni mi muovo e anche a volte sembra che io canti un po’ fuori dal coro, ma vi assicuro che
sono molto dentro al coro. Dipende da che coro parliamo, ecco.
Questo tema è delicato perché è facile parlare fuori dal coro, da quello che solitamente si sente.
Infatti, se prendiamo il Catechismo della Chiesa Cattolica sulla parte di Escatologia, questa parola
difficile che riguarda le cose ultime, l’aldilà in qualche modo, troveremo un’esposizione che voi
non sentirete questa sera, anzi questa sera ci sarà tutta una parte di smantellamento di quello che
viene detto nel Catechismo della Chiesa Cattolica.
Spero di non sconvolgere nessuno, ma io sono convinto che se il Catechismo della Chiesa
Cattolica fosse l’ultima parola non ci sarebbe più la teologia. La teologia ha il compito di andare
oltre il catechismo, poi tra un po’ di tempo verrà riscritto il catechismo con le nuove acquisizioni
della teologia.
Quello che cercherò di presentare questa sera e la prossima volta, tra 15 giorni, è in realtà quello
che è scritto in un libricino che fa parte di una collana edita da Effatà, e il terzo volume porta il
titolo “E ultima verrà la morte, e poi?”; ho pensato questo testo a mo’ di domanda e risposta. Questo
libretto è nato da una serata come questa, ero a Brescia, il tema era proprio più o meno questo e la
parte più bella è stata quella delle domande, quindi ho detto: «Ma perché non partiamo da queste
domande per scrivere qualcosa?», quindi ho immaginato, poi a tavolino, delle persone che mi
facessero queste domande e allora ho risposto in maniera più semplice possibile perché scrivere un
Ma c’è l’aldilà? – Prof. Don Paolo Scquizzato 2
ennesimo testo di escatologia per esperti ai lavori è inutile, perché alla gente che si occupa d’altro
non serve assolutamente nulla; quindi ho cercato di scrivere in poco spazio, e in maniera più sciolta
possibile ho riportato sulla carta queste tematiche importanti.
Mi servo di alcune slide per portare avanti il discorso però sono dell’idea che le cose più
interessanti verranno poi nel secondo momento, cioè quando ci saranno delle domande.
Sicuramente ci saranno delle domande perché le cose che dirò saranno anche un po’ provocatorie.
Provocatorie cosa vuol dire? “Pro- vocare”, vuol dire “chiamare fuori” nel senso che spero di poter
tirare fuori qualche voce vostra, qualche pensiero anche di dissenso perché è giusto anche dissentire
di queste cose.
Come prima slide ho messo questa: Il Dio di Gesù. Quello che troviamo nel Primo Testamento, il
Dio che Gesù è venuto a rivelarci, è il Dio dei vivi e non dei morti. Questo è importante perché?
Perché il nostro Dio, il Dio che Gesù ci rivela, è un Dio che con la nostra morte non ha nulla a che
fare: non è il Dio dei morti, non si occupa dei morti, si occupa dei vivi. Matteo 22, 32, un passo
molto conosciuto, dice “Dio è il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”, vuol dire il Dio
personale, il Dio di una storia, il Dio di una vita e non il Dio dei morti; cosa vuol dire questo? Vuol
dire che in quanto vivente si occupa soltanto dei viventi.
Perché dico questo? Perché (sarà il vostro caso anche) a me piace ogni tanto andare a delle
Messe, mi piace stare dall’altra parte; quando non celebro mi piace andare in una Chiesa, se sono in
giro, andare ad ascoltare. E ai funerali soprattutto chiedo di non concelebrare perché voglio stare
dall’altra parte, così posso concentrarmi sulla predica. Vi sarà capitato di sentire delle cose
tremende nelle prediche per i funerali, indistintamente sia che il prete sia anziano o se è giovane.
Preti che esordiscono dicendo: «Il Signore ha chiamato a sé… » ad esempio, oppure: «Il Signore ha
strappato da questa vita Giovanni, Carla,… »; se è un bambino o se è un giovane si può anche
sentire bestialità del tipo: «Ha colto il fiore più bello, lo voleva con sé in paradiso», oppure:
«Desiderava un angelo in più in cielo». Ecco queste sono bestialità, cioè pensare che Dio strappi,
che Dio tolga agli affetti un bimbo, un ragazzo, un giovane, per averlo con sé! È un dittatore, non è
un Dio! Che Dio è? Dio non strappa, Dio dona, elargisce, edifica, perché l’amore è questo. Dio è
soltanto amore e quindi Dio non può togliere.
Leopardi, ma ancora prima il poeta greco Menandro, in un verso celebre dice “muor giovane
colui che al cielo è caro”, è tremendo eh! “Muore giovane colui che al cielo è caro”! Allora una
domanda: «E allora quelli che muoiono vecchi?», domanda interessante! Quindi Dio non toglie, non
strappa, non chiama a sé! Stiamo attenti, eh! Ora, se si sentono per strada queste stupidaggini può
andare, ma che vengano dette da un prete davanti a delle persone che magari vanno in chiesa
soltanto al funerale di un parente o di un amico…
C’è una bella poesia dedicata alla sorella Sissel di un poeta ebreo Vogelmann, gli è morta la
sorellina piccolissima in un campo di concentramento poi lui, da adulto, scrive questa poesia:
“Muor giovane colui che al cielo è caro” (riprende sia Menandro che Leopardi)
“Dovevi essere davvero cara a Dio
se ti ha voluta così presto con sé.
Ma allora dimmi tu, che forse sai tutto,
noi non gli siamo cari?”.
Allora forse dovremo comprendere questo: che Dio è datore soltanto di vita e non di morte. Dio
non dà la morte, almeno il Dio di Gesù Cristo, il Dio del Vangelo non dà la morte; e se in un
incidente stradale ti muore un giovane di 18 anni non puoi pensare: «I disegni di Dio sono
imperscrutabili», quello non è senz’altro disegno di Dio! Almeno, per me è una bestemmia!
Dio è datore di vita e la vita che cosa è? La vita è “nascita e morte”, cioè la morte non è il
contrario della vita, la morte è il contrario della nascita, cioè nascita più morte dà la vita e Dio è
datore di vita. Perché ci sia la vita occorre che un processo nasca e finisca e tutte le cose che vivono
nascono e finiscono, nascono e finiscono! Quindi Dio dà la vita, è datore di vita, è creatore (anche
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se qui si aprirebbe un discorso immenso sul Dio creatore) ma diciamo che «Dio è creatore, crea la
vita; dà la vita che contempla nascita e morte», ma non che «Vuole la morte», che «Dà la morte»,
questo penso che sia importantissimo.
Sapete che c’è quel proverbio che recita più o meno così, poi ci sono un po’ di varianti: “non
cade foglia che Dio non voglia”, ora fin che siamo in ambito popolare lo accettiamo, ma detto da un
cristiano mi suona un po’ strano. Credo che sia finita l’epoca di pensare così, cioè siamo talmente
maturi ormai a livello teologico, a livello cristiano, che non possiamo più pensare che “se cade una
foglia è perché Dio lo voglia”.
È vero, chi mastica un po’ il Vangelo si ricorderà che in Matteo 10, 29 c’è un passo, un bel
discorso di Gesù, quando dice ai suoi discepoli “due passeri non si vendono forse per un soldo?
Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro”, cosa vuol dire? Che se
cade un passero è perché lo vuole il Padre, c’è scritto così! Ora voi non mettete un passero, mettete
un cristiano, mettete una persona, mettete qualsiasi cosa, una foglia…
Ma qui c’è solo un problema che qui è la traduzione (tra l’altro del 2008, l’ultima traduzione
della CEI), peccato che l’originale greco non è così! Io mi chiedo come mai si sia continuato a
tradurre in questo modo, quando già nel 1974 era così. In greco c’è: “non cade un passero senza che
Dio lo sappia”, ora tra “volere” e “sapere” capite che c’è una bella differenza.
Altro pugno nello stomaco: il cristiano non crede né all’immortalità dell’anima né alla
resurrezione dei corpi, è spiazzante questa cosa! Sarebbe grave però che noi credessimo
all’immortalità dell’anima e alla resurrezione dei corpi, perché dico questo? Perché credessimo
all’immortalità dell’anima saremmo “greci”, greci nel senso di “pensatori”, saremo in piena
filosofia greca, diciamo proprio platonica; credessimo alla resurrezione dei corpi saremmo ebrei.
Ora, il Vangelo, il Vangelo di Gesù, quindi il Dio di Gesù Cristo che viene rivelato è un Dio che
non dà l’immortalità dell’anima e che non fa risuscitare i corpi.
Questo è un altro tema molto grosso, sono quelle cose che noi probabilmente abbiamo imparato
a catechismo in maniera errata e continuiamo a portarcela avanti. Io penso che l’idea classica è
quella di pensare che quando la persona muore il corpo rimane lì e l’anima prende le alucce (come
nei cartoni animati) e sale verso il cielo. No! Cioè dico di no perché? Perché è una riduzione
impressionante della grandezza dell’uomo, noi non siamo “anima”, noi siamo “persone” che è di
più dell’anima. La concezione filosofica greca, il platonismo in qualche modo (anche se non
possiamo fare filosofia, però diciamo la filosofia platonica) pensava che avendo posto quest’idea
molto negativa del corpo: “il corpo è come una prigione”, l’anima che è inserita si stacca e, quello
che conta va verso la divinità, verso l’alto, mentre il corpo che è la prigione si dissolve.
Ecco, Gesù ci fa fare un salto avanti in questo, non parla di anima. Tenete conto che nel
Vangelo non si parla mai di anima, mai! La parola “anima” non esiste nel Vangelo e tanto meno
nell’Antico Testamento, ma noi parliamo del Vangelo. Purtroppo la traduzione italiana riporta
“anima”, ma in geco non c ’è “anima”, in greco c’è “vita”. Il greco ha tre forme per dire “vita”, tre
modalità di “vita” possiamo dire: “bìos”, “zoè”, “psyché”, ma mai “anima”. Anima è un termine
sconosciuto in greco e noi, probabilmente perché abbiamo una lingua un pochino più povera, in
italiano continuiamo a tradurre “anima”, ma Gesù non parla mai di ”anima”. Ci torneremo su
questo.
Quindi noi non crediamo all’immortalità dell’anima, noi non crediamo neanche alla
resurrezione dei corpi. Chi va ancora a Messa (diciamo così perché non è più tanto di moda) quando
si dice il Credo, verso la fine si dice: “Credo alla resurrezione….”
Inrterlocutori: “Credo alla resurrezione della carne”.
Don Scquizzato: alla domenica si dice: “Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che
verrà, amen”, nel Credo domenicale non si usa mai l’altro Credo dove si parla della “carne”. E
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“aspetto la resurrezione dei morti”, dire “morti” è diverso da dire “corpi”! “Io aspetto la
resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”, ci torneremo sopra, adesso mettiamola in
stand by questa cosa.
Voi sapete che Gesù è ebreo, è nato ebreo, è morto ebreo, Gesù non è morto cristiano! Gesù è
ebreo, ha vissuto da ebreo, ed è morto da ebreo. Gesù si è formato in una cultura che ha conosciuto
negli ultimi secoli prima di Cristo, pochissimo tempo prima in realtà, la formazione di una
escatologia. In realtà l’Antico Testamento che si è formato in più di mille anni non ha una sua
escatologia ben chiara, soltanto negli ultimi secoli, dal terzo - quarto secolo prima di Cristo, si è
cominciato a formare una certa escatologia.
Stiamo attenti! Gli ebrei non credevano e non credono, (sarebbe interessante anche parlare
dell’escatologia nel mondo ebraico oggi) ma non credevano che quando il mondo fosse finito ci
sarebbe stata una vita oltre la morte, come la intendiamo noi. Loro credevano che “in questo mondo,
in questo mondo preciso, i giusti che non hanno goduto del bene da questa parte avrebbero avuto
la possibilità di un tempo supplementare”, ma in questo mondo! È un discorso molto complicato e
voglio fermarmi qui, però c’era un’idea escatologica che si è andata a formare; Gesù però fa fare un
passo avanti e lo vedremo qual è. Quindi per l’ebreo “se io muoio, alla fine Dio mi darà la
possibilità di tornare con questo corpo (con questo corpo!) in questa terra a giocarmi un tempo
supplementare perché quel che non ho goduto da questa parte lo godrò per l’altra”, quindi diciamo
la formazione di una escatologia. Perché si è costruita? Per salvare la fedeltà e la giustizia di Dio!
Ma noi andiamo avanti.
Ma Gesù, allora, cosa è venuto a fare in questa Terra? Stiamo attenti, non certamente a dirci,
come fanno certi preti con una pacca sulle spalle dicendo: «Su, porta pazienza che, vedrai, di là è
bello», se voi sfogliate il Vangelo vi accorgete che Gesù è molto poco interessato all’aldilà, è
impressionante! Gesù non parla mai dell’aldilà. Ma c’era bisogno di parlare dell’aldilà? No!
Tantissime religioni, a parte l’Antico Testamento, a parte l’ebraismo, pensate soltanto alla cultura
egizia, avevano una grande visione escatologica; i romani stessi, i greci. Questa idea di un mondo
oltre la morte era presente in tantissime grandi culture precedenti a Cristo e contemporanee, nelle
religioni della Mesopotamia, quindi più o meno il contesto dove è nato il cristianesimo; quindi non
c’era bisogno di un Gesù Cristo, di un Gesù di Nazareth che mi venisse a dire “guarda che di là c’è
qualcosa”.
Gesù è venuto perché noi vivessimo in pienezza di qua. È impressionante questo dato, è
sconvolgente che tutto il Vangelo è un inno alla vita da questa parte. Che poi noi abbiamo fatto del
cristianesimo una “religione del dopo morte” è un altro discorso; che noi abbiamo fatto passare
l’idea che da questa parte bisogna fare in fretta: «tutto sommato cosa vuoi che siano 60 – 80 adesso
anche 100 anni? Ma l’importante è dall’altra parte, allora sì… », ecco questa incrostazione di un
cristianesimo che tradisce la Terra. Questa è stata la grande accusa di Nietzsche al cristianesimo;
Nietzsche diceva: «State attenti ai cristiani perché tradiscono la terra in nome del cielo», ecco Gesù
non ha mai tradito la terra in nome del cielo. Gesù era fortemente innamorato dell’al di qua. Dio è
innamorato dell’al di qua, altrimenti l’Incarnazione che cos’è?
Stavo dicendo, un’incrostazione di questa mentalità perversa che “tanto l’importante è l’oltre
morte, l’oltretomba” l’abbiamo ancora in quella preghiera mariana che viene ancora, giustamente,
recitata che è la Salve Regina. Si paragona la vita a una valle di lacrime, lo si dice; ma io credo che
per quanto male vadano le cose in questa valle di lacrime si viaggia abbastanza bene, proprio
aspettare la morte perché ci tolga da questa valle di lacrime mi sembra un po’ esagerato.
Ecco, Gesù è un innamorato dell’al di qua e con la sua vita, morte, resurrezione, ci ha permesso
di vivere in pienezza da questa parte. È questo il centro del Vangelo. Cosa è il Vangelo? Il Vangelo
è la bella notizia che noi, gli uomini (gli uomini, non i cristiani) possono vivere da risorti di qua: è
questa la bella notizia! Non che risorgeremo, non è questa la bella notizia! Tutte le religioni
Ma c’è l’aldilà? – Prof. Don Paolo Scquizzato 5
dicevano più o meno che ci sarebbe stato un aldilà ma la bella notizia è che possiamo vivere da
risorti di qua!
Giovanni 10, 10 “io sono venuto perché abbiano qui la vita e la vita in sovrabbondanza”; sempre
Giovanni nella prima lettera al capitolo 3, 14 c’è un versetto che secondo me è di capitale
importanza quando Giovanni dice: “noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita perché
amiamo i fratelli”, tradotto: “noi sappiamo di essere risorti (il passaggio dalla morte alla vita cosa
vuol dire? Essere risorti!) noi sappiamo di essere risorti perché amiamo i fratelli” avete visto? Non
dice “noi sappiamo che risorgeremo” ma: “noi sappiamo di essere risorti perché amiamo i fratelli”.
Gesù cosa è venuto a fare allora? È venuto ad abilitarci, a darci la possibilità di vivere attraverso
l’amore, vivere da risorti! Questa è la bella notizia. Che bella notizia è che dopo la morte
risorgiamo? Io ci terrei a vivere bene, per quanto possibile, da questa parte.
Ecco, Gesù è venuto a darci la possibilità, con la sua Incarnazione, la sua vita, morte e
resurrezione, con lo Spirito che ci ha donato, ci ha permesso di vivere da risorti da questa parte. E
guardate che il primo cristianesimo, le prime testimonianze cristiane, quindi la primissima comunità
cristiana, era tutta incentrata sull’al di qua . I primi cristiani non avrebbero mai fatto un incontro
come questo di questa sera “Cosa c’è nell’aldilà? Cosa ci sarà?”; le domande dei primi cristiani
quali erano? Come vivere da risorti di qua! Questa è la domanda capitale del cristianesimo, nessuna
fretta! Come vivere da risorti di qua!
Girava nella prima comunità cristiana un aforisma (che è stato incastonato poi nel Vangelo
Apocrifo di Filippo) che diceva che “ chi non vive da risorto da questa parte non si illuda, non
vivrà da risorto neanche dall’altra parte”. Allora la questione è proprio questa: come vivere da
risorti? E Giovanni ci ha dato la risposta: “noi sappiamo che viviamo da risorti perché amiamo i
fratelli”, chi non ama i fratelli, chi non vive, chi non si gioca la vita nell’amore, è morto! È morto di
qua! Capite cosa sta avanzando? Questa idea splendida che di qua è possibile vivere da morti.
Ecco Gesù è venuto a fare in modo che non vivessimo da morti di qua, perché? Perché è
possibile vivere da cadaveri qui. Basta guardarsi intorno, girate un pochino alcuni posti dove vivete,
quanti morti viventi ci sono? Quanti cadaveri che camminano? Gente svuotata, gente morta. Ecco,
Gesù è venuto ad abilitarci a vivere da “vivi” di qua. Perché guardate che essere venuti al mondo
non vuol dire ancora niente; essere nati non vuol dire che uno vive perché è nato, eh! Uno è nato,
ma può continuare a esistere da morto; vivere è un’altra cosa, bisogna nascere due volte.
Il seme può rimanere seme anche per tremila anni, ma rimarrà sempre seme; per diventare
pienamente se stesso cioè quello che in potenza, in lui, c’è dentro al seme, deve “morire
nell’amore” dice Gesù, Giovanni 12, 24 “se il chicco di grano non muore non porta frutto”. Allora
essere venuti al mondo non vuol dire nulla, essere nati non vuol dire ancora nulla, bisogna morire
nell’amore, cioè bisogna amare. È l’amore che ci fa nascere la seconda volta, eco Gesù è venuto a
darci la possibilità di nascere la seconda volta.
Quindi con Cristo siamo già risorti, è interessantissimo vedere come San Paolo quando parla
della resurrezione non usa mai, o quasi mai, verbi al futuro, sono tutti al presente: “ Cristo ci ha
risuscitati dai morti, ci ha fatti sedere nei cieli…” sono tantissimi i passi in cui Paolo dice questo.
Avevamo già detto che “anima” non è un termine del Vangelo, allora che cosa è che risorgerà
in ultima analisi? La persona, non l’anima, stiamo attenti, la persona! È diverso, eh! Ci torneremo
sopra ve la butto lì solo per non farvi rimanere con l’interrogativo, ecco, tra anima e persona c’è un
abisso! La persona cos’è? La persona è il frutto delle relazioni che abbiamo avuto, degli amori che
abbiamo vissuto, degli abbracci che abbiamo stretto, la nostra storia personale, di tutto questo che
ha formato la nostra persona. Noi siamo il frutto di una vita, è questa vita che risorgerà, è questa
vita che “diventata eterna da questa parte” non morirà (diciamo così, non che risorgerà!). La
persona che vive adesso da risorta, quando incontrerà la morte biologica questa persona continuerà
a esistere perché? Perché è già risorta, ma non l’anima!
Ma c’è l’aldilà? – Prof. Don Paolo Scquizzato 6
Quando Gesù è apparso risorto ai suoi discepoli è apparsa l’anima di Gesù? E noi risorgeremo
con quel corpo di Gesù, cioè in maniera personale. Cos’è risorto di Gesù? Tutta la sua persona,
tanto che i suoi l’hanno, con un po’ di fatica, riconosciuto. Non col suo corpo; non con il suo corpo;
con un altro corpo che ha permesso di essere riconosciuto nella sua persona, tanto che passava
attraverso le porte. Ora, che Gesù passasse attraverso le porte non lo so, ma per noi è importante
questo simbolo, possiamo dire, perché? Per dirci che Gesù aveva un corpo personale tanto che i suoi
l’hanno riconosciuto perché era la persona con cui hanno passato tre - quattro anni, l’hanno amato,
l’hanno tradito, l’avranno anche abbracciato, ecco è questo che è risorto: la persona!
Un’altra difficoltà nella quale possiamo imbatterci è il concetto di vita eterna. Io sono certo che
per la maggior parte di voi, forse formatasi principalmente al catechismo da piccoli, per voi “vita
eterna” è la vita oltre la morte. No! Vita eterna non è la vita dopo la morte, purtroppo questo
termine c’è anche nel Messale Romano, c’è nel catechismo forse c’è “vita eterna” inteso in questo
modo, ma non è certamente un termine evangelico “vita eterna”.
Cos’è la vita eterna? La vita eterna è una vita qualitativamente così alta e così grande da
riuscire a vincere anche la morte, questa è la vita eterna. La vita eterna siamo chiamati a viverla
di qua! La vita, la persona, la storia, che ama i fratelli, che si gioca tutta nell’amore, che si inzuppa
dell’amore diventa vita eterna. Vita eterna vuol dire vita alta, grande, bella, dignitosa, amante,
questa vita è venuto a donarci Gesù! Gesù è venuto a darci la vita eterna ma non la vita dopo la
morte, la vita qualitativamente così bella e così grande da questa parte che quando incontrerà la
morte biologica (che arriverà per tutti) la supererà perché è eterna, perché è grande, perché è
infinita. Questa vita è una vita, la nostra, talmente dilatata che si espanderà anche oltre la morte
biologica.
Fino qua va bene?
Interlocutori: .., ci sta aprendo delle cose su cui non siamo ancora preparati, ci vuole un po’ di
preparazione.
Risposta: tornerò il prossimo anno!
Interlocutori: ci sconvolge!
Risposta: ve lo dicevo in apertura di questo provocare, sconvolgere… Vi assicuro che queste cose
non me le sono inventate. Fortunatamente adesso, ma in fondo anche la Patristica, una certa
Patristica, San Francesco, tutta la teologia contemporanea sta andando in questa direzione.
Domanda: dalle sue parole sembra abbia diritto ad ambire al superamento della morte biologica
soltanto colui che ha fatto della propria vita un capolavoro, che ha amato, ha vissuto una vita di
relazione piena. Gesù non è venuto per santi, Gesù è venuto a colmare quelle che sono le nostre
povertà, le nostre insufficienze…. il Dio di misericordia è il Dio che aiuta a superare i nostri limiti.
E ci sono i fortunati che hanno avuto in dono un DNA e un destino di un certo tipo e persone che
hanno avuto un destino di un altro tipo…
Risposta: semmai io dico ancora qualcosa per dieci minuti, poi passiamo alla risposta delle
domande. È sempre la parte più interessante in realtà le domande.
Riprende la conferenza:
allora la vita cosa diventa? Cos’è la vita evangelicamente parlando? La vita è questo
passaggio dal seme all’albero, al fiore, al grano, al compimento, ognuno è il seme di qualcosa.
Ma c’è l’aldilà? – Prof. Don Paolo Scquizzato 7
E qui comincio a rispondere: sono tantissimi passi in cui Gesù invita a prenderci in mano quando
dice “vegliate”, “state attenti”, le parabole e penso ai talenti, penso ai tantissimi momenti in cui
Gesù in qualche modo dice: “occhio, che di vita ne hai una sola, cerca di spendertela bene”,
ovviamente la “Grazia” è un dono importante ma questo non supera il nostro impegno, la Grazia
suppone la natura, questo è importantissimo.
Quindi la vita che cosa è? Ho scritto nella slide: la vita è una sorta di cammino di
resurrezione: più si invecchia più ci si compie. È molto bella questa! L’idea umana del mondo è
che con l’invecchiarsi si va a disfarsi. Noi rischiamo di pensare, anche bombardati da una certa
mentalità mondana, che col passare degli anni (basta guardarsi allo specchio) man mano ci si disfa.
No! La vita non è un disfarci, al vita è un trasfigurarci, cioè la vita è fare la nostra parte per quanto
ci è possibile nella nostra povertà, nella nostra miseria, nella nostra fragilità e friabilità, cercare di
emergere sempre più dalla nostra condizione per poter emergere, appunto, per poter crescere sino a
diventare Dio in qualche modo: questa è la nostra vocazione, tutta la Patristica va in questa
direzione.
Anche se il nostro corpo esteriore si va disfacendo, dice Paolo in questo passo bellissimo della
seconda Corinzi 4, 7 “anche se il nostro corpo va a distruggersi, il nostro uomo interiore si rinnova
di giorno in giorno” ecco, ma già adesso si va rinnovando, già adesso la nostra umanità, la nostra
persona, si rinnova (per come possibile, ciascuno ama come può) si va costruendosi in modo da
farsi capaci di vincere anche la morte.
C’è un bellissimo passo di Antonio Fogazzaro, un grande cristiano, dice: «Noi non discendiamo
dagli animali, noi ascendiamo dagli animali», è bellissimo questo! Non mette in crisi
l’evoluzionismo, dice soltanto: «Noi non discendiamo dagli animali, o perlomeno questo non ci
interessa. Noi ascendiamo, questo è il nostro compito: ascendere!», attraverso cosa? Attraverso una
vita che è una vita dello Spirito, una vita di collaborazione con la Grazia, una vita di
consapevolezza, una vita di risveglio. Pensate il tema del risveglio nelle altre religioni, è
importantissimo per il cristianesimo, “rinascere”; ecco attraverso questo cammino di rinascita io mi
sto rinnovando di giorno in giorno anche se il mio corpo fisico esteriore si va a distruggere.
Se noi stiamo attenti al Vangelo c’è una cosa curiosa, è come se per Gesù esistessero due tipi di
morte: noi tutti conosceremo la morte biologica, verrà! Abbiamo detto che perché ci sia vita è
necessario che ci sia nascita e morte; tutti i processi vitali nascono e muoiono. La morte biologica in
realtà a Gesù non interessa molto; Gesù sa che tutti moriremo, è morto anche il suo amico Lazzaro e
ha pianto per questo, gli spiace eccome!
Ma quello che interessa Gesù è non morire la seconda volta! E non so se avete mai sentito
parlare di “morte seconda”, ne parla l’Apocalisse e poi San Francesco nel Cantico delle Creature.
Vi cito questo passo perché è molto bello; siamo nel 1200 e queste cose che vi ho detto questa sera
c’erano già; che poi durante il cammino della Chiesa siano state poi un po’, così, tradite, ecco è un
altro discorso.
“Laudato si’ , mi’ Signore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullo homo vivente può skappare.
Guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali,
Beati quelli ke troverà ne le tue sanctissime voluntati
ke la morte secunda no ‘l farà male”
cos’è questa morte seconda? E qui ci introduciamo in un tema fondamentale che poi magari
rimandiamo alla prossima volta perché è tutto il tema dell’inferno, ecco. Noi saremo toccati dalla
morte biologica, Gesù è venuto a darci la possibilità di vivere una vita qualitativamente così alta da
vincere anche la morte biologica, e chi non si costruisce allora conoscerà la morte definitiva, la
morte seconda. Cioè la morte biologica ci toccherà tutti, ma qualcuno sarà toccato anche dalla
morte seconda.
Ma c’è l’aldilà? – Prof. Don Paolo Scquizzato 8
Quindi c’è la possibilità in qualche modo di conoscere la morte seconda, cioè facciamo questo
esempio che mi è piaciuto molto, l’ho ascoltato anch’io: cos’è questa vita? La vita che ci è stata
donata è la possibilità, il tempo, concessoci per formarci quei polmoni che saranno in grado di
respirare un’aria “altra” dopo la nostra morte biologica. La vita è questo: la vita è questo periodo
che ci è stato concesso per crearci quei polmoni per respirare un’atmosfera diversa, in che modo?
Lo abbiamo detto, attraverso l’amore, attraverso le relazioni, attraverso gli affetti, attraverso la
costruzione, ovviamente ciascuno nella sua misura. Ecco, noi ci stiamo costruendo per poter poi
respirare la vita “altra” dopo la morte biologica, ma chi non si costruisce questi polmoni allora
conoscerà la morte definitiva, conoscerà la “morte secunda”, per dirla con Francesco.
E qui (ve la butto lì ma non possiamo dire tutto perché ormai è tardi) cosa vuol dire? Che andrà
all’inferno? No! Io lo dico chiaramente e lo scrivo anche nel libro (dove riporto tutto… e anche qui
sono in buona compagnia, non sono solo!) l’inferno è come il paradiso, d’altra parte non è un luogo
dove noi andremo a finire, l’inferno in qualche modo è il “non essersi giocati la vita eterna da
questa parte, ti fa vivere da morto!”. Ecco, lo anticipiamo: l’inferno in qualche modo è vivere in
maniera morta questa nostra esistenza; arriva la morte biologica e tu sei già morto, e non vai da
nessuna parte ovviamente! Chi non ama è già morto!
Chi ama, chi vive la vita eterna da questa parte, supererà la morte biologica e continuerà a
vivere perché “siamo già risorti” dice Giovanni; siamo già risorti e quindi continueremo a essere
risorti. Cosa vuol dire essere risorti? Vivere nell’amore! L’amore chi è? È Dio! Quindi siamo già in
Dio e quando conosceremo la morte biologica continueremo ad essere in Dio, quindi il paradiso è
già qui. Per chi ama il paradiso è già qui. Lo dite voi, quando avete fatto esperienza di amore avete
fatto esperienza di paradiso: ebbene, chi ama è già nell’amore, è già in Dio, e quindi rimarrà in Dio
per sempre; ma non che andremo in un luogo! Staremo in Dio come stiamo già adesso in maniera
ovviamente totale, piena, compiuta.
Chi non ama cioè non si e costruito in questo modo è già un inferno, per dirla con Dostoevskij
e Bernanos: “il non amare è un inferno” cioè vivi da morto, arriverà la morte e allora conoscerai la
morte definitiva e tu di là non passi, non passerà nulla di là. Non pensiamo che Dio abbia preparato
per chi non ha amato, per chi ha odiato, un inferno con le fiamme per l’eternità, queste sono figure
medievali. L’inferno non viene mai citato in tutto il Vangelo. La parola “inferno” nel primo
documento ufficiale della Chiesa compare nel 359 d.C. cioè quattro secoli dopo Gesù ma è tutta
un’altra storia.
Ecco per stasera io direi che può bastare.
Una domanda è già stata fatta prima, ora raccogliamo altre domande:
Domanda: stando all’ultima cosa che ha detto, nella pagina del povero Lazzaro e del ricco
Epulone, che senso ha quello che dice Gesù in questo episodio? Non mi quadra con quello che ha
detto lei, ecco.
Domanda: durante l’esposizione ho pensato all’illuminazione che è la cosa più importante per i
buddisti e alla ricerca del regno di Dio che è la cosa più importante per Gesù; il cristianesimo
andrebbe spiegato attraverso il buddismo? Ho pensato a dei mistici, e anche ai veggenti di
Medjugorje, alla visione che hanno avuto del paradiso e dell’inferno…. Nell’insegnamento di Gesù
non è spiegato il perché del destino diverso da uomo a uomo e non comprensibile a noi; come mai
uno abbia fortuna e uno abbia disgrazie, e capire come tutto questo venga poi valutato. E poi dov’è
la responsabilità se uno non arriva a capire certe cose? A qualcuno è stata data la possibilità di
arrivare a capirle e a qualcuno che ha vissuto in altri ambienti no!
Domanda: Paolo ci dice che muore il corpo corruttibile e risorge un corpo incorruttibile che cosa
ci vuole dire? Il corpo dunque, o la persona?
Domanda: “essere in questo mondo ma non essere di questo mondo”, nell’accezione che ha dato
lei sembra che questo mondo sia una provocazione e ci si debba evolvere, trascendere la
Ma c’è l’aldilà? – Prof. Don Paolo Scquizzato 9
materialità e non come penso sia l’intendimento comune: non pensare a questo mondo perché il
vero mondo è dopo.
Domanda: mi riallaccio alla domanda sulla misericordia i Dio che ho posto in precedenza, nel
Vangelo si parla di un Dio che interviene attraverso la Grazia, per colmare le nostre insufficienze.
Ci possono essere vite fallite, segnate dalla sofferenza, dalla colpa, e che invece (e questo forse ai
tempi di Gesù faceva scandalo) vengono raccolte da Dio, come nella parabola della pecorella
smarrita.
Poi sulla frase “non muove foglia che Dio non voglia”, come giustamente dice lei, se tutto quello
che succede fosse una diretta emanazione della volontà divina noi non saremmo liberi; invece
siamo liberi anche di fare il male, siamo liberi di scegliere. Un teologo dice che Dio è “totalmente
altro” rispetto al mondo, ma se Dio è totalmente altro può essere legittimata una visione
pessimistica del mondo. Giovanni ha detto “noi siamo nel mondo ma non siamo del mondo” e
questo concetto forse ci sposta l’asse verso una concezione un po’ più dualistica che non è una
concezione poi così anti biblica come molto spesso sembra di capire.
Risposte: parto da questa considerazione della misericordia e anche l’anno che sta iniziando è
l’anno della misericordia. Sfonda una porta aperta perché ho dedicato anche un libro “Padre nostro
che sei all’inferno” (per rimanere in ambito di provocazione!) dove porto avanti tutto questo
discorso dell’amore come “Grazia”, cioè gratis, come un amore immeritato, ecco. È vero che
l’amore è immeritato, l’amore è gratuito, l’amore non chiede nulla in cambio, cioè Dio fa piovere
sui buoni e sui cattivi; sui giusti e sugli ingiusti fa sorgere il sole; la chiesa ha parabole che vanno in
questa direzione. Però questo non toglie che il disegno di Gesù vada anche nella direzione di una
responsabilità, di un impegno personale sennò qui cadiamo nel pietismo, nel senso “va beh, tanto
tutto è Grazia, e io sto fermo!”.
Nel Vangelo non c’è tutto bianco e tutto nero. Bisogna stare attenti di non fare contrapposizioni
nel Vangelo, anzi il Vangelo anche in sé a volte è contraddittorio, il buon ladrone in fondo è quello!
Il buon ladrone è un disgraziato che non ha fatto nulla, si suppone perché se l’hanno crocifisso era
un maledetto, e lui che viene crocifisso è l’unico che gode il paradiso in tutto il Vangelo, eh!
Neanche la Madonna è una santa canonizzata nel Vangelo, solo questo disgraziato è un santo
canonizzato! E quindi è questo gioco tra “Grazia” e “responsabilità”, tra “compito” e “dono”, ci si
muove in questa direzione: “a chi è stato dato tanto, verrà chiesto molto di più”.
Una domanda era proprio questa: “Allora chi non ama? E chi non sapeva queste cose? E chi le
sa? E chi legge il Vangelo? E chi va a Messa la domenica? E chi ha fatto catechismo?” E qui c’è
una grande responsabilità a questo punto, no? Di, attraverso la vita, portarsi da seme a compiersi, a
diventare appunto grande, a diventare fiore, a diventare albero. Quindi io terrei aperte le due
possibilità Grazia totale, gratuita appunto e la prossima volta vedremo: che cos’è il Giudizio di Dio?
Il giudizio di Dio si chiama giustificazione! Solo giustificazione, quindi vuol dire che siamo tutti
giustificati. Al contempo c’è però questo compito di realizzarsi, di compiersi, è importante!
Riguardo la parabola del ricco Epulone e di Lazzaro stiamo attenti che le parabole sono le parti
più complesse dell’Evangelo (non dico difficili perché in Dio non vi sono cose difficili) le parabole,
togliamoci dalla testa che siano quei raccontini come si dice a catechismo, perché Gesù per dire
delle cose importanti usava delle storielle semplici. No! Perché Gesù stesso nel Vangelo dice: “io
parlo in parabole perché chi mi ascolta non capisca”, lo dice Gesù. Questo è l’intento parabolico.
Cosa vuol dire? Diceva “cominciate a seguirmi, cioè cominciate ad entrare nella logica evangelica
e poi tutto sarà chiaro per voi”. Quindi il ricco Epulone, come tutte le altre parabole.
Pensate soltanto a Matteo 25, 31 dove si parla del giudizio universale, anche quella è una
parabola; anche lì pare che Dio divida l’umanità in buoni e cattivi, e manda all’inferno i cattivi e in
paradiso i buoni, non è assolutamente così! Quella parabola va letta proprio in un altro modo,
semmai ne parleremo la prossima volta, è una parabola che ha un significato che è tutt’altro di
quello che è immediato. Quindi anche la parabola del ricco Epulone e di Lazzaro è molto
Ma c’è l’aldilà? – Prof. Don Paolo Scquizzato 10
complessa, questa parabola è in Luca, siamo in un contesto di ricchezza e Luca mette in bocca a
Gesù questa parabola per cui l’intento è quello di dire al ricco cioè al pieno si sé, che deve stare
attento a giocarsi la sua vita nella relazione, cioè nella cura dell’altro perché è questo che permetterà
di entrare nel seno di Abramo.
È un po’ quello che dicevamo stasera “la tua vita spesa fuori dall’amore è un inferno” per dire
che la vita è una vita fallita, perché che cos’è il peccato? Che cos’è la morte? È il fallimento di una
vita, ecco Lazzaro ha avuto una vita fallita però, stiamo attenti, non vuol dire che le cose andranno
così. Se la mamma dice al bambino: «Guarda che vai di là e c’è il lupo che ti mangia!», non è che
c’è il lupo che ti mangia di là, eh! Sono ovviamente parabole, sono simboli o comunque costruzioni
per far passare un messaggio che da Gesù è fondamentale: “costruirsi fuori dall’amore è una vita
fallita”. E il tempo per “giocarsi”, per “costruirsi” è solo questo, è come per dire “è troppo tardi
adesso, dovevi pensarci prima” ma non lo dice a lui, lo dice a noi che stiamo leggendo, non lo dice
al ricco Epulone: “è troppo tardi, adesso sei fregato”, lo dice a noi per dire: “stai attento che di vita
ne hai una sola e giocatela bene perché poi sarà troppo tardi”, c’è un abisso poi, non c’è più! È
molto bella quella parabola, meriterebbe di essere approfondita.
Non vorrei scandalizzare ma io sono pienamente d’accordo col signore che diceva che è giunto il
tempo, il momento, di fare un serio dialogo interreligioso. Io mi sto avvicinando personalmente al
Buddismo Zen Soto grazie anche all’amicizia con una monaca buddista e vi assicuro che
approfondendo lo Zen Soto mi si illumina il Vangelo, questo sì. È illuminante, è incredibile! Ma
perché? Perché lo Spirito è uno! Perché la verità è una! E quindi dovremmo finirla in certi ambienti
di pensare che attingere ad altre tradizioni religiose sia pericoloso; ma pericoloso un corno! Cioè
abbiamo bisogno di questi contributi, di queste storie millenarie a volte per illuminarci a vicenda.
“La verità è sinfonica” diceva Von Balthasar, sinfonica vuol dire che se suoniamo soltanto i violini,
e beh, una sinfonia è un po’ poverina eh! O soltanto i contrabbassi o soltanto le percussioni, vero? E
allora sono d’accordo. Io non l’ho voluto dire ma quando si parlava che Gesù è venuto a farci
passare dalla vita all’esistere, se vogliamo all’uscire da noi stessi, a risvegliarci, beh, il Budda è il
risvegliarsi, il Budda è il risvegliato. Quindi siamo chiamati a risvegliarci tutti in qualche modo.
Credo che l’apporto mistico sia fondamentale anche perché, secondo me, se nella storia del
cristianesimo avessimo fatto un po’ meno di dogmatica e avessimo recuperato un pochino di più i
mistici avremo meno problemi oggi nel cristianesimo. Un certo dogmatismo, diciamo così (e gli
“ismi” non sono mai positivi), ha fatto molti danni; se avessimo riscoperto i mistici e non li
avessimo messi al rogo come Margherita Porete nel 1300 perché diceva che “Dio è amore e
misericordia pura” e l’hanno messa al rogo! Ecco, non avessimo fatto queste cose oggi avremmo
meno problemi in un certo cristianesimo e in una certa Chiesa.
Corpo corruttibile e incorruttibile. Paolo a un certo punto si ferma e dice: “con quale corpo
risorgeremo poi? Non è dato saperlo”, quindi Paolo si ferma. È certamente un corpo incorruttibile
come quello di Cristo. Il corpo è fondamentale; è fondamentale questo nostro corpo e Gesù non dice
mai di disprezzare il corpo, ma poi un certo cristianesimo… Ho messo nel libro un passo di un
“best seller” che girava nel Medioevo, opera di un Papa (ma lui l’ha scritto quando era cardinale) un
certo Lotario diventato Papa col nome di Innocenzo III, ha un’idea del corpo dell’uomo che è
paurosa!
Ecco, Gesù non ha mai disprezzato il corpo, anche perché questo corpo ci permette di amare e
quindi capitalizza la nostra vita alla morte. Questo corpo però andrà a disfarsi sotto terra però come
un seme e nascerà un corpo; Paolo dice: “non sappiamo, non possiamo dire come sarà questo
corpo” ma sicuramente un corpo che ci permetterà di ritrovarci, di riconoscerci, di abbracciarci
perché l’amore non è possibile che possa finire. L’amore deve essere eterno perché l’amore è più
forte della morte.
In qualche modo le Lettere e anche il Nuovo Testamento lasciano trasparire che noi avremo una
possibilità di rincontrarci e di riconoscerci, come appunto è stato riconosciuto il corpo di Gesù dai
suoi discepoli, che lo hanno amato, anche se non era un corpo in carne ed ossa come poteva essere
Ma c’è l’aldilà? – Prof. Don Paolo Scquizzato 11
quello precedente. Qui la teologia medioevale purtroppo ha fatto un po’ delle cose strane, Tommaso
ha dedicato l’ultima parte della Summa all’escatologia, però dicono che in realtà è stata la parte che
non ha avuto modo di rivederla perché è morto. Quindi è soltanto un abbozzo. E Tommaso era
convinto che noi saremmo risuscitati con questo preciso corpo, proprio con questo, però col corpo
che avevamo a 33 anni; come se uno muore a 90 anni non risorge col corpo dei 90 anni, risorge con
quello che aveva, diciamo così, quando aveva 33 anni. Perché? Perché è l’età di Gesù. Però con
quei capelli, con quei denti, con quella menomazione fisica anche, con tutto! Però Tommaso dice:
“per gli uomini, senza lo strumento della riproduzione”, ecco, perché dice che intanto dall’altra
parte è inutile, non ce n’è bisogno. Questo lo dice san Tommaso, ma ha detto anche tante altre cose
Tommaso che è bene non ripetere, ad esempio che la donna non abbia l’anima, che gli handicappati
non andrebbero mai in paradiso, ecco, queste sono cose di Tommaso; ovviamente bisogna
contestualizzarle, bisogna entrare un po’ nel periodo.
La domanda sul mondo è in riferimento al mondo Giovanneo; per Giovanni il mondo è un po’
quello che è la carne di Paolo, cioè è tutto ciò che è imbevuto da una egoità cioè da una logica
egoica, incentrata sull’ego, sull’egoismo, è per questo che lui dice: “voi siete nel mondo, non siete
del mondo”, però Gesù non ha mai detto di toglierci dal mondo. Per questo vi dicevo che Gesù è
innamorato di questo mondo e di questa terra e ha fatto in modo che noi ci potessimo compiere in
questa terra. Nella preghiera più bella che conosciamo di Gesù, che non è il Padre Nostro perché
quella è la nostra preghiera (Gesù ha detto “vi insegno la vostra preghiera” eh! “Quando pregate
voi, dite “Padre Nostro”). La più bella preghiera di Gesù di cui abbiamo testimonianza è in
Giovanni 17, la preghiera sacerdotale, dove Gesù prega il Padre dicendo: “Io non ti prego di
togliermi dal mondo, (perché questo mondo è cattivo, ci sono i romani, ci sono…no!) io ti dico
soltanto di custodirli dal maligno”. Quindi vedete come Gesù è profondamente innamorato di
questo mondo e sa e vuole che questo mondo sia il terreno, il solco, nel quale noi, poveri semi,
entriamo dentro e siamo chiamati a sbocciare e ad arrivare al nostro compimento.
Domanda: su Von Balthasar e “l’inferno non esiste”, questa visione è paragonabile alla sua?
Risposta: Von Balthasar dice che per lui l’inferno esiste ma è vuoto. Le anticipo, ma ovviamente
lo proponiamo la prossima volta perché il tema è delicato, le anticipo che secondo una certa
teologia che io sposo l’inferno è da questa parte. L’inferno è da questa parte e non c’è bisogno di
spiegare il perché: dal bambino abusato a tutto quello che succede, quindi l’inferno è qui; è “il non
amare” dice Dostoevskij, di conseguenza chi vive l’inferno da questa parte, abbiamo detto, si
consuma, cioè fallisce la sua vita.
Allora la misericordia di Dio cosa fa in quel caso lì? Non lo so cosa fa la misericordia di Dio
con chi ha soltanto odiato. Poi la mia obiezione è questa: è esistito su questa terra un uomo che ha
soltanto odiato, ha soltanto fatto male? Che soltanto dal primo momento all’ultimo si è costruito
fuori dall’amore? Io dubito che ci sia un uomo così.
Domanda: e Hitler?
Risposta: Hitler viene preso come simbolo del male assoluto, ecco, di fronte al male assoluto lì io
mi fermo. Però io credo che per salvare Dio come amore, in qualche modo dobbiamo pensare che
l’inferno non esiste come luogo che immaginiamo solitamente.
Io vi ringrazio per questa sera, per chi lo desidera ci vedremo tra quindici giorni.
Grazie
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