PERCORSI DI PACE
PERCORSI DI PACE
Proposte educative e formative
della Scuola di Pace di Reggio Emilia
A. S. 2009-2010
Proposte educative e formative
della Scuola di Pace di Reggio Emilia
A. S. 2009-2010
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Cari insegnanti delle scuole reggiane,
Cari insegnanti delle scuole reggiane,
la Scuola di Pace è un progetto aperto di educazione alla
nonviolenza volto a promuovere la diffusione di una sensibilità collettiva
riguardante tutti i conflitti e lo sviluppo di pratiche di prevenzione,
mediazione e riconciliazione delle situazioni conflittuali, attraverso
momenti di ricerca, educazione e azione che la nostra Amministrazione
ha fortemente voluto per coniugare, in maniera stabile e strutturale, i
due temi che da sempre caratterizzano la Città di Reggio: l’attenzione
alla crescita educativa dei nostri ragazzi e l’aspirazione ad una politica
di pace.
la Scuola di Pace è un progetto aperto di educazione alla
nonviolenza volto a promuovere la diffusione di una sensibilità collettiva
riguardante tutti i conflitti e lo sviluppo di pratiche di prevenzione,
mediazione e riconciliazione delle situazioni conflittuali, attraverso
momenti di ricerca, educazione e azione che la nostra Amministrazione
ha fortemente voluto per coniugare, in maniera stabile e strutturale, i
due temi che da sempre caratterizzano la Città di Reggio: l’attenzione
alla crescita educativa dei nostri ragazzi e l’aspirazione ad una politica
di pace.
Oggi la scuola di pace raggruppa circa 30 associazioni, ha un
proprio coordinamento e tre gruppi di lavoro stabili, un sito internet ed
una sede (Villa Cougnet, in via Adua n. 57), e soprattutto tanti progetti
in cantiere che man mano stanno crescendo.
Oggi la scuola di pace raggruppa circa 30 associazioni, ha un
proprio coordinamento e tre gruppi di lavoro stabili, un sito internet ed
una sede (Villa Cougnet, in via Adua n. 57), e soprattutto tanti progetti
in cantiere che man mano stanno crescendo.
Il libretto che avete tra le mani, e che voglio presentarvi
personalmente, raccoglie le proposte educative e formative sui temi della
pace e della nonviolenza che la Scuola di Pace di Reggio Emilia rivolge a
tutte le scuole della nostra Città, per l’anno scolastico2009-2010.
Il libretto che avete tra le mani, e che voglio presentarvi
personalmente, raccoglie le proposte educative e formative sui temi della
pace e della nonviolenza che la Scuola di Pace di Reggio Emilia rivolge a
tutte le scuole della nostra Città, per l’anno scolastico2009-2010.
Tali proposte sono il frutto delle molte realtà cittadine che con
impegno e competenza lavoravano già sui questi temi: abbiamo loro
chiesto di costruire insieme a noi un progetto partecipato di Scuola di
Pace e dalle loro risposte sono nate le proposte illustrate nel libretto.
Tali proposte sono il frutto delle molte realtà cittadine che con
impegno e competenza lavoravano già sui questi temi: abbiamo loro
chiesto di costruire insieme a noi un progetto partecipato di Scuola di
Pace e dalle loro risposte sono nate le proposte illustrate nel libretto.
Il progetto “PerCorsi di Pace”, mi sembra un’occasione educativa
particolarmente importante per le nostre scuole. Esso raccoglie sia
Il progetto “PerCorsi di Pace”, mi sembra un’occasione educativa
particolarmente importante per le nostre scuole. Esso raccoglie sia
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percorsi educativi, rivolti a bambini e ragazzi, sia precorsi formativi, rivolti
agli insegnanti, che vogliono affrontare il tema della pace in maniera non
retorica, ma capace di attivare processi di consapevolezza e azione.
percorsi educativi, rivolti a bambini e ragazzi, sia precorsi formativi, rivolti
agli insegnanti, che vogliono affrontare il tema della pace in maniera non
retorica, ma capace di attivare processi di consapevolezza e azione.
L’approccio all’educazione alla pace proprio della Scuola di Pace
di Reggio Emilia - e quindi dei progetti qui presentati - è infatti fondato
sulla trasformazione nonviolenta dei conflitti e sul tenere insieme le
dimensioni interpersonale, sociale e internazionale. Si tratta cioè di un
approccio non banale ma complesso e, mi sembra, adeguato alle sfide
impegnative con le quali oggi la nostra città e in particolare i suoi luoghi
educativi si stanno confrontando.
L’approccio all’educazione alla pace proprio della Scuola di Pace
di Reggio Emilia - e quindi dei progetti qui presentati - è infatti fondato
sulla trasformazione nonviolenta dei conflitti e sul tenere insieme le
dimensioni interpersonale, sociale e internazionale. Si tratta cioè di un
approccio non banale ma complesso e, mi sembra, adeguato alle sfide
impegnative con le quali oggi la nostra città e in particolare i suoi luoghi
educativi si stanno confrontando.
Troverete in queste pagine proposte di approfondimento sui temi più
importanti, tanto sul piano sociale che internazionale, e lavori di metodo
per acquisire (e far acquisire) competenze relazionali costruttive; percorsi
di educazione alla comunicazione e proposte di strumenti educativi e
didattici; elementi di analisi dei conflitti e indicazione di buone prassi
per la loro gestione creativa. Insomma quanto di meglio la società civile
e la cultura pedagogica hanno fin’ora elaborato per educare ad una
cittadinanza responsabile e attiva.
Troverete in queste pagine proposte di approfondimento sui temi più
importanti, tanto sul piano sociale che internazionale, e lavori di metodo
per acquisire (e far acquisire) competenze relazionali costruttive; percorsi
di educazione alla comunicazione e proposte di strumenti educativi e
didattici; elementi di analisi dei conflitti e indicazione di buone prassi
per la loro gestione creativa. Insomma quanto di meglio la società civile
e la cultura pedagogica hanno fin’ora elaborato per educare ad una
cittadinanza responsabile e attiva.
Anche quest’anno, la Scuola di Pace propone un progetto di formazione
pr adulti che si ispira alle linee guida sull’educazione alla pace amanate
dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Anche quest’anno, la Scuola di Pace propone un progetto di formazione
pr adulti che si ispira alle linee guida sull’educazione alla pace amanate
dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Graziano Delrio
Graziano Delrio
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ELENCO ASSOCIAZIONI
ARCI SOLIDARIETA’
ASSOCIAZIONE ONLUS ARCOBALENO
ATTAC REGGIO EMILIA
AUSER
ASSOCIAZION BERRETTI BIANCHI
CENTRO ESSERCI
CISV
CNA AREA CITTADINA
CONSORZIO OSCAR ROMERO
DONNE IN NERO
ECPAT
EMERGENCY
GIOLLI COOPERATIVA SOCIALE
ASSOCIAZIONE GIORGIO LA PIRA
GRANELLO DI SENAPA
GRUPPO LAICO MISSIONARIO
INCONTROTEMPO
INFOSHOP MAG6
ASSOCAZIONE JAIMA SAHRAWI
COOPERATIVA LIBERAMENTE
MEDICI PER L’AFRICA
PROGETTOMONDO MLAL
MOVIMENTO NONVIOLENTO
OSTELLO PER LA GIOVENTU’
ASSOCIAZIONE PANE, PACE E LAVORO
PAX CHRISTI REGGIO EMILIA
REGGIO CHILDREN
UNICEF REGGIO EMILIA
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ELENCO ASSOCIAZIONI
ARCI SOLIDARIETA’
ASSOCIAZIONE ONLUS ARCOBALENO
ATTAC REGGIO EMILIA
AUSER
ASSOCIAZION BERRETTI BIANCHI
CENTRO ESSERCI
CISV
CNA AREA CITTADINA
CONSORZIO OSCAR ROMERO
DONNE IN NERO
ECPAT
EMERGENCY
GIOLLI COOPERATIVA SOCIALE
ASSOCIAZIONE GIORGIO LA PIRA
GRANELLO DI SENAPA
GRUPPO LAICO MISSIONARIO
INCONTROTEMPO
INFOSHOP MAG6
ASSOCAZIONE JAIMA SAHRAWI
COOPERATIVA LIBERAMENTE
MEDICI PER L’AFRICA
PROGETTOMONDO MLAL
MOVIMENTO NONVIOLENTO
OSTELLO PER LA GIOVENTU’
ASSOCIAZIONE PANE, PACE E LAVORO
PAX CHRISTI REGGIO EMILIA
REGGIO CHILDREN
UNICEF REGGIO EMILIA
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INDICE
INDICE
Presentazione
Introduzione
Riepilogo progetti
Note tecniche
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Presentazione
Introduzione
Riepilogo progetti
Note tecniche
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I progetti
CRESCERE PERSONE DI PACE
EDUCAZIONE AI DIRITTI COME EDUCAZIONE ALLA PACE
EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI CONFLITTI QUOTIDIANI
IL CONFLITTI TRATTATO CON IL TEATRO BOAL
IL POPOLO SARAWI
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA
LA GUERRA CONTRO I BAMBINI
PACHA MAMA
IL FASCINO DELLA DIVERSITA’ IN CLASSE
VADO AL MINIMO
L’INTERCULTURA ATTORNO A ME
IL MONDO CON OCCHI DI DONNA
LA GESTIONE DEI CONFLITTI
DIRITTI E DOVERI
VITTIME DI GUERRA
TUTTI UGUALI SULLA CARTA
UNO, DUE E TRE ... CONTO ANCH’IO!
TERRA SANTA
DA SCHIAVI A BAMBINI
H2Oro: acqua bene comune fonte di democrazia
SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE
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I progetti
CRESCERE PERSONE DI PACE
EDUCAZIONE AI DIRITTI COME EDUCAZIONE ALLA PACE
EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI CONFLITTI QUOTIDIANI
IL CONFLITTI TRATTATO CON IL TEATRO BOAL
IL POPOLO SARAWI
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA
LA GUERRA CONTRO I BAMBINI
PACHA MAMA
IL FASCINO DELLA DIVERSITA’ IN CLASSE
VADO AL MINIMO
L’INTERCULTURA ATTORNO A ME
IL MONDO CON OCCHI DI DONNA
LA GESTIONE DEI CONFLITTI
DIRITTI E DOVERI
VITTIME DI GUERRA
TUTTI UGUALI SULLA CARTA
UNO, DUE E TRE ... CONTO ANCH’IO!
TERRA SANTA
DA SCHIAVI A BAMBINI
H2Oro: acqua bene comune fonte di democrazia
SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE
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Le associazioni proponeneti
CENTRO ESSERCI E ESSERDI EDIZIONI
GIOLLI cooperativa sociale – Centro Permanente di Ricerca
e Sperimentazione teatrale sui Metodi Boal e Freire
ASSOCIAZIONE GIORGIO LA PIRA
GRANELLO DI SENAPA
ASSOCIAZIONE JAIMA SAHRAWI
per una soluzione giusta e nonviolenta in Sahara Occidentale
BERRETTI BIANCHI
MOVIMETO NONVIOLENTO
ProgettoMondo MLAL
ASSOCIAZIONE ONLUS CENTRO SOCIALE PAPA GIOVANNI XXIII E
COOPERATIVA SOCIALE LIMERA-MENTE
COMITATO PROVINCIALE UNICEF di Reggio Emlia
ECPAT
AA.VV
Appendice
MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
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Le associazioni proponeneti
CENTRO ESSERCI E ESSERDI EDIZIONI
GIOLLI cooperativa sociale – Centro Permanente di Ricerca
e Sperimentazione teatrale sui Metodi Boal e Freire
ASSOCIAZIONE GIORGIO LA PIRA
GRANELLO DI SENAPA
ASSOCIAZIONE JAIMA SAHRAWI
per una soluzione giusta e nonviolenta in Sahara Occidentale
BERRETTI BIANCHI
MOVIMETO NONVIOLENTO
ProgettoMondo MLAL
ASSOCIAZIONE ONLUS CENTRO SOCIALE PAPA GIOVANNI XXIII E
COOPERATIVA SOCIALE LIMERA-MENTE
COMITATO PROVINCIALE UNICEF di Reggio Emlia
ECPAT
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Appendice
MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
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PRESENTAZIONE
PRESENTAZIONE
La Scuola di Pace di Reggio Emilia, promosa dall’Amministrazione
Comunale e da molte associazioni cittadine e costituitasi ufficialmente il
30 gennaio 2006, è un progetto aperto di educazione alla nonviolenza e
un luogo d’incontro, valorizzazione e promozione delle esperienze che
lavorano sul tema della pace.
La Scuola di Pace di Reggio Emilia, promosa dall’Amministrazione
Comunale e da molte associazioni cittadine e costituitasi ufficialmente il
30 gennaio 2006, è un progetto aperto di educazione alla nonviolenza e
un luogo d’incontro, valorizzazione e promozione delle esperienze che
lavorano sul tema della pace.
La Scuola di Pace si fonda sui seguanti principi ispiratori:
1. Rifiuto della guerra e del sistema di violenza, sia qquesta diretta,
culturale o stutturale, che la sostiene e l’alimenta.
2. Affermazione dei valori sui quali è fondata la Costituzione italiana, a
partire dall’art. 11.
3. Difesa dei principi sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani e di Cittadinanza e della Carta delle Nazioni Unite.
4. Promozione di una sensibilità collettiva riguardante tutti i conflitti (dalla
dimensione interpersonale a quella internazionale) e sviluppo delle
pratiche di prevenzione, mediazione e riconciliazione.
5. Diffusione di una cultura della giustizia sociale a livello globale, della
cooperazione internazionale e dell’economia non violenta, che garantisca
una qualità della vita e relazini sostenibili tra le persone.
6. Sostegno aòòa costruzione di una Citta inclusiva e rispettosa delle
differenze, siano esse politiche, culturali, religiose o sociali.
7. Tutela di ogni tipo di libertà di espressione.
8. Valorizzazione di pratiche e relazioni sostenibili tra persone e
ambiente.
La Scuola di Pace si fonda sui seguanti principi ispiratori:
1. Rifiuto della guerra e del sistema di violenza, sia qquesta diretta,
culturale o stutturale, che la sostiene e l’alimenta.
2. Affermazione dei valori sui quali è fondata la Costituzione italiana, a
partire dall’art. 11.
3. Difesa dei principi sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani e di Cittadinanza e della Carta delle Nazioni Unite.
4. Promozione di una sensibilità collettiva riguardante tutti i conflitti (dalla
dimensione interpersonale a quella internazionale) e sviluppo delle
pratiche di prevenzione, mediazione e riconciliazione.
5. Diffusione di una cultura della giustizia sociale a livello globale, della
cooperazione internazionale e dell’economia non violenta, che garantisca
una qualità della vita e relazini sostenibili tra le persone.
6. Sostegno aòòa costruzione di una Citta inclusiva e rispettosa delle
differenze, siano esse politiche, culturali, religiose o sociali.
7. Tutela di ogni tipo di libertà di espressione.
8. Valorizzazione di pratiche e relazioni sostenibili tra persone e
ambiente.
La Scuola di Pace si pone i seguanti obiettivi:
• Partecipare attivamente alla crescita politica, sociale e culturale
della cittadinanza reggiana adottando e promuovendo la pratica della
trasformazione non violenta dei conflitti
• Promuovere programmi di ricerca, formazione ed azione nell’ambito
della non violenza, dell’educazione alla pace, dell’interculturalità e
dell’ecologia.
• Creare un dialogo privilegiato con le istituzioni scolastiche di ogni
ordine e grado nel comune intento di educare a una cultura di pace e di
nonviolenza.
La Scuola di Pace si pone i seguanti obiettivi:
• Partecipare attivamente alla crescita politica, sociale e culturale
della cittadinanza reggiana adottando e promuovendo la pratica della
trasformazione non violenta dei conflitti
• Promuovere programmi di ricerca, formazione ed azione nell’ambito
della non violenza, dell’educazione alla pace, dell’interculturalità e
dell’ecologia.
• Creare un dialogo privilegiato con le istituzioni scolastiche di ogni
ordine e grado nel comune intento di educare a una cultura di pace e di
nonviolenza.
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• Favorire occasioni di dialogo tra soggetti coinvolti in situazioni di
conflitto degenerati verso la violenza e la guerra.
• Proporre iniziative pubbliche di coscientizzazione e partecipazione
sulle tematiche della pace e della nonvilenza.
• Contriuire a promuovere sinergie con altri enti o istituzioni di vario
genere, a livello locale, nazionale ed internazionale, che sostengono il
disarmo, la pace e la nonviolenza.
• Impegnarsi affinchè le relazioni internazionali del Comune di Reggio
Emilia e di tutti gli Enti associati siano caratterizzati dal rifiuto della
guerra, dal tema della nonviolenza e dalla difesa e rispetto dei Diritti
Umani.
• Favorire occasioni di dialogo tra soggetti coinvolti in situazioni di
conflitto degenerati verso la violenza e la guerra.
• Proporre iniziative pubbliche di coscientizzazione e partecipazione
sulle tematiche della pace e della nonvilenza.
• Contriuire a promuovere sinergie con altri enti o istituzioni di vario
genere, a livello locale, nazionale ed internazionale, che sostengono il
disarmo, la pace e la nonviolenza.
• Impegnarsi affinchè le relazioni internazionali del Comune di Reggio
Emilia e di tutti gli Enti associati siano caratterizzati dal rifiuto della
guerra, dal tema della nonviolenza e dalla difesa e rispetto dei Diritti
Umani.
Coerentemente con questi obiettivi la Scuola di ace ha scelto di
focalizzare la propria attività di ricerca, edcazione ed azione su tre piani
interconnessi:
• Il piano del contesto internazionale attraverso la !£adozione di uno o
più conflitti armati.
• Il piano del contesto locale, della dimensione urbana e della convivenza
civile.
• Il piano dell’educazione e della formazione in collaborazione con le
istituzioni formative presenti sul territorio.
Coerentemente con questi obiettivi la Scuola di ace ha scelto di
focalizzare la propria attività di ricerca, edcazione ed azione su tre piani
interconnessi:
• Il piano del contesto internazionale attraverso la !£adozione di uno o
più conflitti armati.
• Il piano del contesto locale, della dimensione urbana e della convivenza
civile.
• Il piano dell’educazione e della formazione in collaborazione con le
istituzioni formative presenti sul territorio.
La Scuola di Pace ha avviato su tutti e tre i piani cantieri aperti di studio
e lavoro.
La Scuola di Pace ha avviato su tutti e tre i piani cantieri aperti di studio
e lavoro.
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Una nuova stagione di educazione alla
pace
Una nuova stagione di educazione alla
pace
Essere contro la guerra è una posizione moralmente lodevole,
ma non è sufficiente a risolvere i problemi delle alternative alla guerra
Essere contro la guerra è una posizione moralmente lodevole,
ma non è sufficiente a risolvere i problemi delle alternative alla guerra
e delle condizioni per la sua abolizione1
e delle condizioni per la sua abolizione1
Per fare educazione alla pace in maniera non retorica ma
efficace - cioè incisiva rispetto alla prospettiva dell’abolizione della
guerra e della costruzione delle sue alternative - è necessario
affrontare parallelamente la questione su tre piani, considerando
contestualmente tre forme di violenza, e sviluppando due
indispensabili acquisizioni: da un lato il confronto con la
complessità, che richiede risposte di carattere multidisciplinare e
dall’altra il confronto con i conflitti reali, a tutti i livelli, che richiede
l’apprendimento di modalità nonviolente.
Per fare educazione alla pace in maniera non retorica ma
efficace - cioè incisiva rispetto alla prospettiva dell’abolizione della
guerra e della costruzione delle sue alternative - è necessario
affrontare parallelamente la questione su tre piani, considerando
contestualmente tre forme di violenza, e sviluppando due
indispensabili acquisizioni: da un lato il confronto con la
complessità, che richiede risposte di carattere multidisciplinare e
dall’altra il confronto con i conflitti reali, a tutti i livelli, che richiede
l’apprendimento di modalità nonviolente.
I tre piani
il piano della ricerca;
il piano dell’educazione;
il piano dell’azione
I tre piani
il piano della ricerca;
il piano dell’educazione;
il piano dell’azione
Non necessariamente chi opera su uno di questi tre piani deve farlo
contemporaneamente sugli altri tre, ma deve essere almeno informato
ed aggiornato. Per esempio chi educa alle materie scientifiche non è
necessariamente un ricercatore o uno sperimentatore, ma – se è un buon
insegnante - non può non essere informato su cosa si muove all’interno
della ricerca scientifica e sulle conseguenti applicazioni tecnologiche.
Allo stesso modo un educatore di pace non può improvvisarsi ma deve
essere, almeno un po’, informato sull’avanzamento dei peace studies
internazionali e sulle sperimentazioni delle grandi lotte nonviolente della
storia passata e recente che hanno affrontato tanti conflitti senza l’uso
della guerra.
Le tre forme di violenza
Non necessariamente chi opera su uno di questi tre piani deve farlo
contemporaneamente sugli altri tre, ma deve essere almeno informato
ed aggiornato. Per esempio chi educa alle materie scientifiche non è
necessariamente un ricercatore o uno sperimentatore, ma – se è un buon
insegnante - non può non essere informato su cosa si muove all’interno
della ricerca scientifica e sulle conseguenti applicazioni tecnologiche.
Allo stesso modo un educatore di pace non può improvvisarsi ma deve
essere, almeno un po’, informato sull’avanzamento dei peace studies
internazionali e sulle sperimentazioni delle grandi lotte nonviolente della
storia passata e recente che hanno affrontato tanti conflitti senza l’uso
della guerra.
Le tre forme di violenza
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Questi tre piani si intrecciano poi con le tre forme di violenza con le
quali ci si deve confrontare, di cui la guerra non è che una espressione:
la violenza diretta;
la violenza strutturale;
la violenza culturale,
Questi tre piani si intrecciano poi con le tre forme di violenza con le
quali ci si deve confrontare, di cui la guerra non è che una espressione:
la violenza diretta;
la violenza strutturale;
la violenza culturale,
Secondo Galtung generalmente i sistemi di violenza si sviluppano
attraverso un modello triangolare di cui la violenza diretta, quella che
spara e uccide, è solo il vertice superiore più visibile, mentre ai vertici
di base sono posizionate le altre due violenze più radicate, quella
strutturale e quella culturale, che oltre a consentire e legittimare la prima
sono violenze esse stesse ed agiscono in profondità.
Secondo Galtung generalmente i sistemi di violenza si sviluppano
attraverso un modello triangolare di cui la violenza diretta, quella che
spara e uccide, è solo il vertice superiore più visibile, mentre ai vertici
di base sono posizionate le altre due violenze più radicate, quella
strutturale e quella culturale, che oltre a consentire e legittimare la prima
sono violenze esse stesse ed agiscono in profondità.
Il ruolo degli educatori
Per affrontare le questioni delle alternative alla guerra, in maniera non
retorica ma efficace, è necessario avere contemporaneamente presenti
l’insieme dei piani e l’insieme delle forme di violenza, anche se ciascuno
– il ricercatore, l’insegnante, l’attivista - darà il contributo specifico nel
campo che gli è proprio.
All’interno di questa mappa, il contributo specifico che possono dare gli
educatori di pace, siano essi insegnanti, educatori o volontari si situa
naturalmente sul piano dell’educazione, e può avere un’efficacia tanto
sia sul versante della
violenza culturale quanto su quello della violenza diretta.
Perché si situi sul piano dell’educazione è immediatamente evidente:
la scuola è la principale agenzia educativa: veicola valori, conoscenze,
modelli e norme di comportamento. Educa tanto agli apprendimenti
cognitivi, e cioè ai contenuti, che a quelli relazionali, e cioè ai
comportamenti sociali, perciò ha un ruolo prioritario sia rispetto alla
trasmissione della cultura che rispetto alla costruzione delle modalità di
relazione, tanto nei confronti dei pari che nei confronti dell’autorità.
Il ruolo degli educatori
Per affrontare le questioni delle alternative alla guerra, in maniera non
retorica ma efficace, è necessario avere contemporaneamente presenti
l’insieme dei piani e l’insieme delle forme di violenza, anche se ciascuno
– il ricercatore, l’insegnante, l’attivista - darà il contributo specifico nel
campo che gli è proprio.
All’interno di questa mappa, il contributo specifico che possono dare gli
educatori di pace, siano essi insegnanti, educatori o volontari si situa
naturalmente sul piano dell’educazione, e può avere un’efficacia tanto
sia sul versante della
violenza culturale quanto su quello della violenza diretta.
Perché si situi sul piano dell’educazione è immediatamente evidente:
la scuola è la principale agenzia educativa: veicola valori, conoscenze,
modelli e norme di comportamento. Educa tanto agli apprendimenti
cognitivi, e cioè ai contenuti, che a quelli relazionali, e cioè ai
comportamenti sociali, perciò ha un ruolo prioritario sia rispetto alla
trasmissione della cultura che rispetto alla costruzione delle modalità di
relazione, tanto nei confronti dei pari che nei confronti dell’autorità.
Sulla cultura
Nel preambolo della costituzione dell’UNESCO del 1945 è scritto il
famoso assunto:
“poiché le guerre cominciano nelle menti degli uomini, è nelle menti degli
uomini che si devono costruire le difese della Pace”
Negli anni ‘80 l’UNESCO ha pensato di verificare se ciò che è dichiarato
nella sua Carta fondante corrisponda al vero ed ha chiesto ad un
cospicuo numero di studiosi di varie parti del mondo e di varie discipline
Sulla cultura
Nel preambolo della costituzione dell’UNESCO del 1945 è scritto il
famoso assunto:
“poiché le guerre cominciano nelle menti degli uomini, è nelle menti degli
uomini che si devono costruire le difese della Pace”
Negli anni ‘80 l’UNESCO ha pensato di verificare se ciò che è dichiarato
nella sua Carta fondante corrisponda al vero ed ha chiesto ad un
cospicuo numero di studiosi di varie parti del mondo e di varie discipline
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di fare una ricerca multidisciplinare sulle cause della violenza. Da questa
ricerca è scaturita la cosiddetta “Dichiarazione di Siviglia” che, dopo
aver spazzato via molti luoghi comuni sulla inevitabilità biologica delle
violenza, si conclude così:
Concludiamo affermando che la biologia non condanna l’umanità alla
guerra. Così come “le guerre cominciano nella mente degli esseri umani”,
anche la pace comincia nella nostra mente. La stessa specie che ha
inventato la guerra può inventare la pace. In questo compito ciascuno di
noi ha la sua parte di responsabilità.
di fare una ricerca multidisciplinare sulle cause della violenza. Da questa
ricerca è scaturita la cosiddetta “Dichiarazione di Siviglia” che, dopo
aver spazzato via molti luoghi comuni sulla inevitabilità biologica delle
violenza, si conclude così:
Concludiamo affermando che la biologia non condanna l’umanità alla
guerra. Così come “le guerre cominciano nella mente degli esseri umani”,
anche la pace comincia nella nostra mente. La stessa specie che ha
inventato la guerra può inventare la pace. In questo compito ciascuno di
noi ha la sua parte di responsabilità.
Ciò significa che la violenza, ed in particolare la sua forma organizzata
che è la guerra, non è un fenomeno naturale ma una costruzione storico/
culturale.
Dunque perché le persone uccidono? Perché sono educate a farlo: non
educate direttamente ad uccidere, ma a considerare legittimo uccidere
in determinate circostanze. Questo ci riporta alla cultura, grande
legittimatrice di violenza, o levatrice di pace (Galtung)2.
Ciò significa che la violenza, ed in particolare la sua forma organizzata
che è la guerra, non è un fenomeno naturale ma una costruzione storico/
culturale.
Dunque perché le persone uccidono? Perché sono educate a farlo: non
educate direttamente ad uccidere, ma a considerare legittimo uccidere
in determinate circostanze. Questo ci riporta alla cultura, grande
legittimatrice di violenza, o levatrice di pace (Galtung)2.
E’ esattamente questa la categorie della “violenza culturale”: essa
racchiude quelle manifestazioni culturali, in senso lato, che fanno sì che
la violenza diretta e strutturale appaiano e addirittura vengano sentite
come giuste, o almeno non sbagliate. Possiamo, anzi, parlare di una
sorta di gradualità nella profondità e nel radicamento della violenza, e
perciò definire la violenza diretta come un evento, la violenza strutturale
come un processo, e la violenza culturale come una permanenza
(Galtung)3.
E’ esattamente questa la categorie della “violenza culturale”: essa
racchiude quelle manifestazioni culturali, in senso lato, che fanno sì che
la violenza diretta e strutturale appaiano e addirittura vengano sentite
come giuste, o almeno non sbagliate. Possiamo, anzi, parlare di una
sorta di gradualità nella profondità e nel radicamento della violenza, e
perciò definire la violenza diretta come un evento, la violenza strutturale
come un processo, e la violenza culturale come una permanenza
(Galtung)3.
Da ciò deriva il senso di impotenza che ci invade quando ci illudiamo di
bloccare una guerra con le grandi manifestazioni pacifiste: con queste –
pur necessarie nell’immediato - ci opponiamo solo all’evento emergente,
mentre è attraverso la ricerca e l’educazione che possiamo lavorare sui
piani più profondi della struttura e della cultura.
Da ciò deriva il senso di impotenza che ci invade quando ci illudiamo di
bloccare una guerra con le grandi manifestazioni pacifiste: con queste –
pur necessarie nell’immediato - ci opponiamo solo all’evento emergente,
mentre è attraverso la ricerca e l’educazione che possiamo lavorare sui
piani più profondi della struttura e della cultura.
LA PRIMA ACQUISIZIONE: LO SGUARDO DELLA COMPLESSITA
LA PRIMA ACQUISIZIONE: LO SGUARDO DELLA COMPLESSITA
A questo punto mi sembra evidente la responsabilità degli insegnanti
e degli educatori sul piano culturale: è quella di svolgere una grande
operazione pedagogica che ha due momenti logicamente distinti ma
contemporanei nello svolgimento:
A questo punto mi sembra evidente la responsabilità degli insegnanti
e degli educatori sul piano culturale: è quella di svolgere una grande
operazione pedagogica che ha due momenti logicamente distinti ma
contemporanei nello svolgimento:
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aggredire la violenza culturale attraverso una de-costruzione
delle categorie consolidate, nell’ottica betsoniana dell’apprendimento di
terzo livello: apprendere a disapprendere
e di sostituzione della legittimazione culturale della guerra con
la ricerca e la proposta delle sue alternative nonviolente, nella lettura e
nell’interpretazione dei contenuti didattici.
aggredire la violenza culturale attraverso una de-costruzione
delle categorie consolidate, nell’ottica betsoniana dell’apprendimento di
terzo livello: apprendere a disapprendere
e di sostituzione della legittimazione culturale della guerra con
la ricerca e la proposta delle sue alternative nonviolente, nella lettura e
nell’interpretazione dei contenuti didattici.
Naturalmente, se questa è la portata del compito è chiaro che, per
dirla con Morin, c’è un’inadeguatezza sempre più ampia, profonda e
grave tra i nostri saperi disgiunti, frazionati, suddivisi in discipline da
una parte, e realtà e problemi sempre più polidisciplinari, trasversali,
multidimensionali, transnazionali, globali, planetari dall’altra4. Anzi
spesso l’iperspecializzazione impedisce di vedere tanto il globale quanto
l’essenziale e induce a risposte riduzioniste e semplificatorie.
I temi dei conflitti e delle guerre proprio perché rimandano,
contemporaneamente, a più ambiti di questioni - politiche, economiche,
ecologiche, energetiche, storiche, geografiche, antropologiche ecc
- richiedono invece l’acquisizione di una visione complessa e interdisciplinare della realtà. Anzi le buone prassi di educazione alla pace
devono tendere a ricomporre i saperi in un’ottica di trasversalità, per
rendere i ragazzi, da un lato, capaci di cogliere la complessità e le
connessioni presenti tra gli avvenimenti locali e globali e, dall’altro, di
agire al loro interno con uno sguardo consapevole e un fare efficace.
Lo sguardo della complessità è pertanto la prima acquisizione di cui
gli insegnanti devono dotarsi, per delegittimare la cultura di violenza e
promuovere cultura di pace. Questa è un’acquisizione necessaria ma
non ancora sufficiente, bisogna accompagnarla ad una seconda.
Naturalmente, se questa è la portata del compito è chiaro che, per
dirla con Morin, c’è un’inadeguatezza sempre più ampia, profonda e
grave tra i nostri saperi disgiunti, frazionati, suddivisi in discipline da
una parte, e realtà e problemi sempre più polidisciplinari, trasversali,
multidimensionali, transnazionali, globali, planetari dall’altra4. Anzi
spesso l’iperspecializzazione impedisce di vedere tanto il globale quanto
l’essenziale e induce a risposte riduzioniste e semplificatorie.
I temi dei conflitti e delle guerre proprio perché rimandano,
contemporaneamente, a più ambiti di questioni - politiche, economiche,
ecologiche, energetiche, storiche, geografiche, antropologiche ecc
- richiedono invece l’acquisizione di una visione complessa e interdisciplinare della realtà. Anzi le buone prassi di educazione alla pace
devono tendere a ricomporre i saperi in un’ottica di trasversalità, per
rendere i ragazzi, da un lato, capaci di cogliere la complessità e le
connessioni presenti tra gli avvenimenti locali e globali e, dall’altro, di
agire al loro interno con uno sguardo consapevole e un fare efficace.
Lo sguardo della complessità è pertanto la prima acquisizione di cui
gli insegnanti devono dotarsi, per delegittimare la cultura di violenza e
promuovere cultura di pace. Questa è un’acquisizione necessaria ma
non ancora sufficiente, bisogna accompagnarla ad una seconda.
Sulle relazioni
Oltre che sul piano culturale, gli insegnanti e gli educatori svolgono
un ruolo importante anche sul piano della prevenzione della “violenza
diretta”. Vediamo perché.
La violenza a tutti i livelli, da quello interpersonale a quello internazionale,
è sempre un tentativo di risolvere un conflitto: dove c’è una contraddizione
tra due o più bisogni ed un vissuto personale o storico, di una persona
o di un popolo, di modalità violente (subite e/o agite) di affrontare i
conflitti, il comportamento violento - nelle diverse intensità e modalità è quello che (apparentemente) naturalmente viene messo in campo. Ma
l’entrata in campo dei comportamenti violenti è proprio ciò che provoca
la degenerazione del conflitto da evento fisiologico nelle relazioni umane
Sulle relazioni
Oltre che sul piano culturale, gli insegnanti e gli educatori svolgono
un ruolo importante anche sul piano della prevenzione della “violenza
diretta”. Vediamo perché.
La violenza a tutti i livelli, da quello interpersonale a quello internazionale,
è sempre un tentativo di risolvere un conflitto: dove c’è una contraddizione
tra due o più bisogni ed un vissuto personale o storico, di una persona
o di un popolo, di modalità violente (subite e/o agite) di affrontare i
conflitti, il comportamento violento - nelle diverse intensità e modalità è quello che (apparentemente) naturalmente viene messo in campo. Ma
l’entrata in campo dei comportamenti violenti è proprio ciò che provoca
la degenerazione del conflitto da evento fisiologico nelle relazioni umane
14
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verso la dinamica perversa dell’escalation .
verso la dinamica perversa dell’escalation .
Per questo è necessario che, oltre ad una rilettura nonviolenta della
Storia e della cultura, i bambini e i ragazzi siano aiutati a fare esperienza
diretta di gestione positiva e creativa dei conflitti, per poter sedimentare
un vissuto personale di esperienze positive. Tra le competenze
degli insegnanti infatti non c’è solo quella di favorire l’acquisizione di
apprendimenti cognitivi, ma anche quella di favorire l’acquisizione di
apprendimenti relazionali e perciò, dopo lo sguardo della complessità,
la pedagogia della nonviolenza è l’altra acquisizione di cui insegnanti ed
educatori devono dotarsi.
Per questo è necessario che, oltre ad una rilettura nonviolenta della
Storia e della cultura, i bambini e i ragazzi siano aiutati a fare esperienza
diretta di gestione positiva e creativa dei conflitti, per poter sedimentare
un vissuto personale di esperienze positive. Tra le competenze
degli insegnanti infatti non c’è solo quella di favorire l’acquisizione di
apprendimenti cognitivi, ma anche quella di favorire l’acquisizione di
apprendimenti relazionali e perciò, dopo lo sguardo della complessità,
la pedagogia della nonviolenza è l’altra acquisizione di cui insegnanti ed
educatori devono dotarsi.
LA SECONDA ACQUISIZIONE: LA PEDAGOGIA DELLA
NONVIOLENZA
LA SECONDA ACQUISIZIONE: LA PEDAGOGIA DELLA
NONVIOLENZA
Lungi dal demonizzare i conflitti o da ritenerli tout-court sinonimo di
guerra, l’approccio nonviolento all’educazione introduce tre elementi
fondamentali:
1.
propone una visione generativa del conflitto, in quanto
moltiplicatore di energie;
2.
svolge una analisi comparata delle dinamiche conflittuali che
si sviluppano ai diversi livelli dalle relazioni interpersonali (micro),
intergruppali (meso) e internazionali (macro)
3.
educa all’apprendimento di modalità di trasformazione dei conflitti,
da eventi potenzialmente distruttivi dei soggetti coinvolti in occasione di
incontro più profondo con l’altro/gli altri, a tutti i livelli.
L’intervento educativo che tende a connettere la dimensione personale
dei conflitti vissuti, per esempio, dai ragazzi e le modalità di trasformazione
nonviolenta che siamo capaci di far loro sperimentare, con dimensioni
più ampie come i conflitti tra i popoli o gli Stati apre prospettive nuove
nella loro capacità di immaginare soluzioni alternative a quelle regressive
(o patologiche) della guerra e della violenza.
Voglio dire che - accanto alle acquisizioni relative ad una cultura
improntata finalmente a categorie di analisi di carattere nonviolento la sperimentazione diretta di relazioni improntate alla nonviolenza nel
proprio quotidiano, e specialmente nei momenti di crisi quali sono i
conflitti a scuola, in famiglia, tra amici, aiuta i ragazzi a rileggere oggi
e sopratutto domani - quando saranno diventati cittadini con dirette
responsabilità civili, politiche e sociali - i conflitti nei quali saranno
chiamati ad intervenire o, almeno, ad esprimersi individuando altre
Lungi dal demonizzare i conflitti o da ritenerli tout-court sinonimo di
guerra, l’approccio nonviolento all’educazione introduce tre elementi
fondamentali:
1.
propone una visione generativa del conflitto, in quanto
moltiplicatore di energie;
2.
svolge una analisi comparata delle dinamiche conflittuali che
si sviluppano ai diversi livelli dalle relazioni interpersonali (micro),
intergruppali (meso) e internazionali (macro)
3.
educa all’apprendimento di modalità di trasformazione dei conflitti,
da eventi potenzialmente distruttivi dei soggetti coinvolti in occasione di
incontro più profondo con l’altro/gli altri, a tutti i livelli.
L’intervento educativo che tende a connettere la dimensione personale
dei conflitti vissuti, per esempio, dai ragazzi e le modalità di trasformazione
nonviolenta che siamo capaci di far loro sperimentare, con dimensioni
più ampie come i conflitti tra i popoli o gli Stati apre prospettive nuove
nella loro capacità di immaginare soluzioni alternative a quelle regressive
(o patologiche) della guerra e della violenza.
Voglio dire che - accanto alle acquisizioni relative ad una cultura
improntata finalmente a categorie di analisi di carattere nonviolento la sperimentazione diretta di relazioni improntate alla nonviolenza nel
proprio quotidiano, e specialmente nei momenti di crisi quali sono i
conflitti a scuola, in famiglia, tra amici, aiuta i ragazzi a rileggere oggi
e sopratutto domani - quando saranno diventati cittadini con dirette
responsabilità civili, politiche e sociali - i conflitti nei quali saranno
chiamati ad intervenire o, almeno, ad esprimersi individuando altre
15
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cornici di senso e ipotizzando, proponendo e appoggiando, interventi
creativi e nonviolenti. Perché le avranno studiate, ma anche vissute
direttamente sulla propria pelle.
cornici di senso e ipotizzando, proponendo e appoggiando, interventi
creativi e nonviolenti. Perché le avranno studiate, ma anche vissute
direttamente sulla propria pelle.
Un ultimo passo
Infine, poiché l’educazione alla pace è tanto più efficace quanto più
riesce a collegarsi anche alla ricerca ed all’azione, sarebbe utile che gli
educatori – giunti a questo punto - facessero un ultimo passo insieme ai
loro ragazzi: misurare lo sguardo della complessità e la pedagogia della
nonviolenza con i conflitti reali che si svolgono tutti i giorni nelle nostre
città.
Per esempio confrontandosi con il tema caldo della sicurezza. Allora si
potrebbe scoprire che al fondo dell’insicurezza diffusa c’è la frantumazione
dei legami sociali, la perdita delle solide certezze, la trasformazione e
complicazione del tessuto sociale e culturale dei quartieri. Si scoprirebbe
ancora che l’incontro con gli altri, quanto più differenti da noi, non è
indolore, perché la differenza è di per se stessa portatrice di conflitti.
Ma se i conflitti sono abbandonati a se stessi, o addirittura alimentati,
diventano patologici e portano al razzismo; se mediati e trasformati in
maniera nonviolenta possono condurre al passaggio dalla società multiculturale a quella inter-culturale.
Insomma se gli educatori di pace facessero quest’ultimo passo,
uscendo dalle aule scolastiche, le nostre città potrebbero diventare un
grande laboratorio collettivo di nonviolenza.
Un ultimo passo
Infine, poiché l’educazione alla pace è tanto più efficace quanto più
riesce a collegarsi anche alla ricerca ed all’azione, sarebbe utile che gli
educatori – giunti a questo punto - facessero un ultimo passo insieme ai
loro ragazzi: misurare lo sguardo della complessità e la pedagogia della
nonviolenza con i conflitti reali che si svolgono tutti i giorni nelle nostre
città.
Per esempio confrontandosi con il tema caldo della sicurezza. Allora si
potrebbe scoprire che al fondo dell’insicurezza diffusa c’è la frantumazione
dei legami sociali, la perdita delle solide certezze, la trasformazione e
complicazione del tessuto sociale e culturale dei quartieri. Si scoprirebbe
ancora che l’incontro con gli altri, quanto più differenti da noi, non è
indolore, perché la differenza è di per se stessa portatrice di conflitti.
Ma se i conflitti sono abbandonati a se stessi, o addirittura alimentati,
diventano patologici e portano al razzismo; se mediati e trasformati in
maniera nonviolenta possono condurre al passaggio dalla società multiculturale a quella inter-culturale.
Insomma se gli educatori di pace facessero quest’ultimo passo,
uscendo dalle aule scolastiche, le nostre città potrebbero diventare un
grande laboratorio collettivo di nonviolenza.
IL GRUPPO DI LAVORO
“EDUCAZIONE FORMAZIONE”
DELLA SCUOLA DI PACE
IL GRUPPO DI LAVORO
“EDUCAZIONE FORMAZIONE”
DELLA SCUOLA DI PACE
1
Joan Galtung, Pace con mezzi pacifici, Esperia edizioni, 2000
1
Joan Galtung, Pace con mezzi pacifici, Esperia edizioni, 2000
4
Edgar Morin, La testa ben fatta
4
Edgar Morin, La testa ben fatta
16
16
PER LE SCUOLE DELL’INFANZIA
IL POPOLO SARAWI
LINGUAGGIO GIRAFFA
PER LE SCUOLE DELL’INFANZIA
30
32
PER LE SCUOLE ELEMENTARI
EDUCAZIONE AI DIRITTI
IL POPOLO SARAWI
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
LINGUAGGIO GIRAFFA
UNO, DUE E TRE ... CONTO ANCH’IO!
IL POPOLO SARAWI
LINGUAGGIO GIRAFFA
30
32
PER LE SCUOLE ELEMENTARI
22
30
32
47
PER LE SCUOLE MEDIE
EDUCAZIONE AI DIRITTI
IL POPOLO SARAWI
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
LINGUAGGIO GIRAFFA
UNO, DUE E TRE ... CONTO ANCH’IO!
22
30
32
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PER LE SCUOLE MEDIE
CRESCERE PERSONE DI PACE
EDUCARE ALLA PACE PARTENDO
DAI CONFLITTI QUOTIDIANI
IL POPOLO SARAWI
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
LINGUAGGIO GIRAFFA
TUTTI UGUALI SULLA CARTA
20
24
30
32
45
CRESCERE PERSONE DI PACE
EDUCARE ALLA PACE PARTENDO
DAI CONFLITTI QUOTIDIANI
IL POPOLO SARAWI
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
LINGUAGGIO GIRAFFA
TUTTI UGUALI SULLA CARTA
PER LE SCUOLE SUPERIORI
PER LE SCUOLE SUPERIORI
EDUCARE ALLA PACE PARTENDO
DAI CONFLITTI QUOTIDIANI
IL POPOLO SARAWI
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
LINGUAGGIO GIRAFFA
LA GUERRA CONTRO I BAMBINI
L’INTERCULTURA ATTORNO A ME
IL MONDO CON OCCHI DI DONNA
LA GESTIONE DEI CONFLITTI
DIRITTI E DOVERI
VITTIME DI GUERRA
TERRA SANTA
H2Oro: acqua bene comune fonte di democrazia
EDUCARE ALLA PACE PARTENDO
DAI CONFLITTI QUOTIDIANI
IL POPOLO SARAWI
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
LINGUAGGIO GIRAFFA
LA GUERRA CONTRO I BAMBINI
L’INTERCULTURA ATTORNO A ME
IL MONDO CON OCCHI DI DONNA
LA GESTIONE DEI CONFLITTI
DIRITTI E DOVERI
VITTIME DI GUERRA
TERRA SANTA
H2Oro: acqua bene comune fonte di democrazia
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PER GLI STUDENTI UNIVERSITARI
IL CONFLITTO TRATTATO CON IL TEATRO DI BOAL
IL POPOLO SARAWI
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
LINGUAGGIO GIRAFFA
PACHA MAMA
IL FASCINO DELLA DIVERSITA’ IN CLASSE
VADO AL MINIMO
SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE
PER GLI STUDENTI UNIVERSITARI
28
30
32
36
37
38
55
PER GLI INSEGNATI E GENITORI
EDUCARE ALLA PACE PARTENDO
DAI CONFLITTI QUOTIDIANI
IL CONFLITTO TRATTATO CON IL TEATRO DI BOAL
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
LINGUAGGIO GIRAFFA
TERRA SANTA
SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE
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IL CONFLITTO TRATTATO CON IL TEATRO DI BOAL
IL POPOLO SARAWI
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
LINGUAGGIO GIRAFFA
PACHA MAMA
IL FASCINO DELLA DIVERSITA’ IN CLASSE
VADO AL MINIMO
SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE
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PER GLI INSEGNATI E GENITORI
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EDUCARE ALLA PACE PARTENDO
DAI CONFLITTI QUOTIDIANI
IL CONFLITTO TRATTATO CON IL TEATRO DI BOAL
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
LINGUAGGIO GIRAFFA
TERRA SANTA
SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE
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NOTE TECNICHE
NOTE TECNICHE
I PERCORSI EDUCATIVI E FORMATIVI HANNO
I SEGUENTI COSTI ORARI (iva inclusa)
I PERCORSI EDUCATIVI E FORMATIVI HANNO
I SEGUENTI COSTI ORARI (iva inclusa)
• I percorsi per gli studenti sono gratuiti *
• I percorsi per gli studenti sono gratuiti *
Ogni scuola può usufruire al massino di 2 percorsi gratuiti
Ogni scuola può usufruire al massino di 2 percorsi gratuiti
• Il costo dei percorsi dalle associazioni per gli insegnati e i genitori
è di 60 €
• Il costo dei percorsi dalle associazioni per gli insegnati e i genitori
è di 60 €
• Il costo dell’iscrizione al progetto della Scuola di Pace “Se vuoi la
pace educa la pace” (pag. ) è di:
25 € per i percorsi relativi alle aree “nonviolenza” e “intercultura”;
20 € per il percorso relativo all’area “ambiente”
• Il costo dell’iscrizione al progetto della Scuola di Pace “Se vuoi la
pace educa la pace” (pag. ) è di:
25 € per i percorsi relativi alle aree “nonviolenza” e “intercultura”;
20 € per il percorso relativo all’area “ambiente”
* fino a esaurimento del budget
* fino a esaurimento del budget
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I PROGETTI PROPOSTI
I PROGETTI PROPOSTI
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Progetto
Progetto
CRESCERE PERSONE DI PACE
CRESCERE PERSONE DI PACE
Associazione: Comitato provinciale Unicef di Reggio Emilia
referente: Albarosa Paganelli Davoli
Associazione: Comitato provinciale Unicef di Reggio Emilia
referente: Albarosa Paganelli Davoli
A partire dal vissuto degli alunni, evidenziare ed analizzare situazioni e
modalità comportamentali che favoriscono od ostacolano la formazione
di persone di pace. Conoscere ed imparare ad applicare strumenti ,
tecniche, linguaggi che promuovono rapporti di pace tra le persone e
sostengono soluzioni pacifiche dei conflitti.
A partire dal vissuto degli alunni, evidenziare ed analizzare situazioni e
modalità comportamentali che favoriscono od ostacolano la formazione
di persone di pace. Conoscere ed imparare ad applicare strumenti ,
tecniche, linguaggi che promuovono rapporti di pace tra le persone e
sostengono soluzioni pacifiche dei conflitti.
DESTINATARI:
DESTINATARI:
Alunni delle scuole medie
Alunni delle scuole medie
OBIETTIVI
OBIETTIVI
• Far prendere coscienza agli alunni del proprio modo di essere e di
agire come persona
• Far prendere coscienza agli alunni del proprio modo di essere e di
agire come persona
• Saper valorizzare e rispettare la propria ed altrui differenza personale
e culturale
• Acquisire competenze comunicative di pace
• Analizzare e comprendere le cause e gli effetti delle varie forme di
violenza sugli altri
• Prevenire ogni forma di bullismo.
• Saper valorizzare e rispettare la propria ed altrui differenza personale
e culturale
• Acquisire competenze comunicative di pace
• Analizzare e comprendere le cause e gli effetti delle varie forme di
violenza sugli altri
• Prevenire ogni forma di bullismo.
ARTICOLAZIONE DEL PERCORSO
ARTICOLAZIONE DEL PERCORSO
• Presentazione, attraverso un gioco di simulazione, delle situazioni
conflittuali più ricorrenti nella classe
• Scambio di riflessioni ed osservazioni sulla situazione evocata
• Proposte di comportamenti alternativi possibili a quelli descritti nella
rappresentazione
• Esposizione e comprensione di vari meccanismi e tecniche di soluzione
pacifica dei conflitti (compromesso, mettersi nei panni degli altri, cambiare
punto di vista, mediazione, arbitrato, ricorso a terzi…)
• Applicazione di una di queste tecniche su una situazione di conflitto
simulata
• L’insegnamento della nonviolenza attiva di Gandhi, Martin Luther King,
Capitini, Don Milani….
• Presentazione, attraverso un gioco di simulazione, delle situazioni
conflittuali più ricorrenti nella classe
• Scambio di riflessioni ed osservazioni sulla situazione evocata
• Proposte di comportamenti alternativi possibili a quelli descritti nella
rappresentazione
• Esposizione e comprensione di vari meccanismi e tecniche di soluzione
pacifica dei conflitti (compromesso, mettersi nei panni degli altri, cambiare
punto di vista, mediazione, arbitrato, ricorso a terzi…)
• Applicazione di una di queste tecniche su una situazione di conflitto
simulata
• L’insegnamento della nonviolenza attiva di Gandhi, Martin Luther King,
Capitini, Don Milani….
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• Progettazione e realizzazione di prodotto comune, utilizzando
competenze e capacità diverse
• La soluzione pacifica dei conflitti tra le persone, tra i popoli, tra i governi…
Istituzioni nazionali ed internazionali preposte a questo scopo
• Progettazione e realizzazione di prodotto comune, utilizzando
competenze e capacità diverse
• La soluzione pacifica dei conflitti tra le persone, tra i popoli, tra i governi…
Istituzioni nazionali ed internazionali preposte a questo scopo
RIFERIMENTI METODOLOGICI
RIFERIMENTI METODOLOGICI
• Sintetiche e brevi presentazioni frontali dell’insegnante e dell’educatore
Unicef
• Raccolta di riflessioni spontanee degli alunni, sia per le ricognizioni
conoscitive, sia per le discussioni e il dibattito di gruppo
• Valorizzazione costante del contributo e del pensiero di ognuno
• Giochi di ruolo e di simulazione, funzionali alla comprensione di
significati specifici
• Tabulazione dei risultati emersi dalle ricognizioni, dalle ricerche, dalle
discussioni e dal dibattito
• Gestione partecipata di alcune esperienze disciplinari, concordemente
progettate
• Utilizzo di linguaggi verbali e non verbali, gestuali e ludici, mutuati e
attinti da contesti culturali diversi
• Applicazione di specifiche competenze acquisite in contesti disciplinari
diversi
• Riflessioni scritte in relazione al personale vissuto o a situazioni
conosciute e/o sperimentate.
• Sintetiche e brevi presentazioni frontali dell’insegnante e dell’educatore
Unicef
• Raccolta di riflessioni spontanee degli alunni, sia per le ricognizioni
conoscitive, sia per le discussioni e il dibattito di gruppo
• Valorizzazione costante del contributo e del pensiero di ognuno
• Giochi di ruolo e di simulazione, funzionali alla comprensione di
significati specifici
• Tabulazione dei risultati emersi dalle ricognizioni, dalle ricerche, dalle
discussioni e dal dibattito
• Gestione partecipata di alcune esperienze disciplinari, concordemente
progettate
• Utilizzo di linguaggi verbali e non verbali, gestuali e ludici, mutuati e
attinti da contesti culturali diversi
• Applicazione di specifiche competenze acquisite in contesti disciplinari
diversi
• Riflessioni scritte in relazione al personale vissuto o a situazioni
conosciute e/o sperimentate.
Tempi previsti dei tre percorsi:
I percorsi educativi proposti si articolano in tre/cinque incontri tra gli
alunni, gli insegnanti e l’educatore dell’Unicef. Ogni incontro si estende
in un arco di due ore ciascuno.
Tempi previsti dei tre percorsi:
I percorsi educativi proposti si articolano in tre/cinque incontri tra gli
alunni, gli insegnanti e l’educatore dell’Unicef. Ogni incontro si estende
in un arco di due ore ciascuno.
L’UNICEF devolverà il compenso al progetto “Bambini di strada del
Congo”
L’UNICEF devolverà il compenso al progetto “Bambini di strada del
Congo”
24
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Progetto
Progetto
EDUCAZIONE AI DIRITTI
COME EDUCAZIONE ALLA PACE
EDUCAZIONE AI DIRITTI
COME EDUCAZIONE ALLA PACE
Associazione: Comitato provinciale Unicef di Reggio Emilia
referente: Albarosa Paganelli Davoli
Associazione: Comitato provinciale Unicef di Reggio Emilia
referente: Albarosa Paganelli Davoli
La conoscenza e il rispetto dei propri ed altrui diritti sono fondamento di
educazione alla pace. Le Nazioni Unite hanno approvato e promulgato
nel 1989 la Convenzione Internazionale sui Diritti dei Bambini e degli
Adolescenti, che il governo italiano ha ratificato e accolto nel proprio
codice giuridico nel maggio del 1991. E’ necessario che tutti i bambini
e gli adolescenti ne siano a conoscenza quale importante strumento
della loro crescita e della loro formazione e che la scuola si faccia carico
di questo importante compito.
La conoscenza e il rispetto dei propri ed altrui diritti sono fondamento di
educazione alla pace. Le Nazioni Unite hanno approvato e promulgato
nel 1989 la Convenzione Internazionale sui Diritti dei Bambini e degli
Adolescenti, che il governo italiano ha ratificato e accolto nel proprio
codice giuridico nel maggio del 1991. E’ necessario che tutti i bambini
e gli adolescenti ne siano a conoscenza quale importante strumento
della loro crescita e della loro formazione e che la scuola si faccia carico
di questo importante compito.
DESTINATARI
DESTINATARI
Alunni delle scuole elementari, particolarmente le classi IV e V.
Alunni delle scuole elementari, particolarmente le classi IV e V.
OBIETTIVI
OBIETTIVI
• Comprensione del significato di “diritto”
• Conoscenza dei propri ed altrui diritti
• Acquisizione della consapevolezza che i diritti sono un legane che
unisce tutti i bambini del mondo
• Evidenziare l’interconnessione tra diritto e dovere
• Maturare la convinzione che la tutela dei diritti di tutti è la migliore
garanzia di pace
• Promuovere l’impegno personale e collettiva a contribuire alla difesa
dei diritti di tutti.
• Comprensione del significato di “diritto”
• Conoscenza dei propri ed altrui diritti
• Acquisizione della consapevolezza che i diritti sono un legane che
unisce tutti i bambini del mondo
• Evidenziare l’interconnessione tra diritto e dovere
• Maturare la convinzione che la tutela dei diritti di tutti è la migliore
garanzia di pace
• Promuovere l’impegno personale e collettiva a contribuire alla difesa
dei diritti di tutti.
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
• Ricerca individuale e di gruppo dei bisogni fondamentali di ogni
bambino e bambina
• Formulazione da parte della classe di un possibile testo di legge che
riconosca e sancisca questi bisogni
• Lettura del testo della Convenzione Internazionale sui diritti dei bambini
e degli adolescenti sancita dalle Nazioni Unite
• Confronto tra il testo ufficiale e quello formulato dai bambini
• Conoscenza più approfondita dei contenuti della Convenzione
attraverso il raggruppamento dei diritti per categoria
• Ricerca individuale e di gruppo dei bisogni fondamentali di ogni
bambino e bambina
• Formulazione da parte della classe di un possibile testo di legge che
riconosca e sancisca questi bisogni
• Lettura del testo della Convenzione Internazionale sui diritti dei bambini
e degli adolescenti sancita dalle Nazioni Unite
• Confronto tra il testo ufficiale e quello formulato dai bambini
• Conoscenza più approfondita dei contenuti della Convenzione
attraverso il raggruppamento dei diritti per categoria
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• Analisi della propria realtà di vita alla luce dei diritti sanciti nella
Convenzione, quali quelli rispettati e quali quelli meno e per chi
• Ricerca e analisi della situazione riguardante i bambini che vivono sul
proprio territorio
• Conoscenza della realtà riguardante i bambini nel mondo
• Adozione da parte della classe di un progetto a favore dei bambini da
sostenere con attività promozionali da essa preparati e realizzati.
• Analisi della propria realtà di vita alla luce dei diritti sanciti nella
Convenzione, quali quelli rispettati e quali quelli meno e per chi
• Ricerca e analisi della situazione riguardante i bambini che vivono sul
proprio territorio
• Conoscenza della realtà riguardante i bambini nel mondo
• Adozione da parte della classe di un progetto a favore dei bambini da
sostenere con attività promozionali da essa preparati e realizzati.
RIFERIMENTI METODOLOGICI
RIFERIMENTI METODOLOGICI
• Sintetiche e brevi presentazioni frontali dell’insegnante e dell’educatore
Unicef
• Raccolta di riflessioni spontanee degli alunni, sia per le ricognizioni
conoscitive, sia per le discussioni e il dibattito di gruppo
• Valorizzazione costante del contributo e del pensiero di ognuno
Giochi di ruolo e di simulazione, funzionali alla comprensione di significati
specifici
• Tabulazione dei risultati emersi dalle ricognizioni, dalle ricerche, dalle
discussioni e dal dibattito
• Gestione partecipata di alcune esperienze disciplinari, concordemente
progettate
• Utilizzo di linguaggi verbali e non verbali, gestuali e ludici, mutuati e
attinti da contesti culturali diversi
• Applicazione di specifiche competenze acquisite in contesti disciplinari
diversi
• Riflessioni scritte in relazione al personale vissuto o a situazioni
conosciute e/o sperimentate.
• Sintetiche e brevi presentazioni frontali dell’insegnante e dell’educatore
Unicef
• Raccolta di riflessioni spontanee degli alunni, sia per le ricognizioni
conoscitive, sia per le discussioni e il dibattito di gruppo
• Valorizzazione costante del contributo e del pensiero di ognuno
Giochi di ruolo e di simulazione, funzionali alla comprensione di significati
specifici
• Tabulazione dei risultati emersi dalle ricognizioni, dalle ricerche, dalle
discussioni e dal dibattito
• Gestione partecipata di alcune esperienze disciplinari, concordemente
progettate
• Utilizzo di linguaggi verbali e non verbali, gestuali e ludici, mutuati e
attinti da contesti culturali diversi
• Applicazione di specifiche competenze acquisite in contesti disciplinari
diversi
• Riflessioni scritte in relazione al personale vissuto o a situazioni
conosciute e/o sperimentate.
TEMPI PREVISTI DEI TRE PERCORSI
TEMPI PREVISTI DEI TRE PERCORSI
I percorsi educativi proposti si articolano in tre/cinque incontri tra gli
alunni, gli insegnanti e l’educatore dell’Unicef. Ogni incontro si estende
in un arco di due ore ciascuno.
I percorsi educativi proposti si articolano in tre/cinque incontri tra gli
alunni, gli insegnanti e l’educatore dell’Unicef. Ogni incontro si estende
in un arco di due ore ciascuno.
L’UNICEF devolverà il compenso al progetto “Bambini di strada del
Congo”
L’UNICEF devolverà il compenso al progetto “Bambini di strada del
Congo”
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Progetto
Progetto
EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI
CONFLITTI QUOTIDIANI
EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI
CONFLITTI QUOTIDIANI
Associazione: Onlus Centro Sociale Papa Giovanni XXIII e
Cooperativa Sociale Libera-Mente
referente: Matteo Iori e Mirko Baccarani
Associazione: Onlus Centro Sociale Papa Giovanni XXIII e
Cooperativa Sociale Libera-Mente
referente: Matteo Iori e Mirko Baccarani
Il percorso formativo che noi proponiamo è riferito ai micro conflitti,
piuttosto che ai macro, riferendoci a tutte quelle “guerre e a quei
conflitti” che si vivono nel quotidiano: a scuola, in famiglia, nei centri di
aggregazione, in strada, nella città, ecc.
Proprio perché la vita ha più protagonisti e non consiste in un monologo,
ma dovrà essere sempre un dialogo, a Reggio Emilia, come altrove, c’è
un gran bisogno di essere in tanti a pensare ed a intraprendere iniziative
che contrastino in molti modi il fenomeno doloroso delle guerra in tutte le
sue forme, per prevenire ed arginare i danni inflitti a persone che vivono
con noi la città.
E’ dimostrato che non ci sono saperi assoluti, modi garantiti, soluzioni
certe; c’è invece un gran bisogno di confrontarsi con l’altro per crescere
insieme nel dialogo e nel confronto accettando le diversità.
Ci pare, inoltre, necessario riconoscere che se, ciascuno nel suo
ambiente e nel suo ruolo sociale e familiare, si convincerà che può fare
personalmente qualche piccola cosa o qualche onesta riflessione per
far sì che si possa promuovere una vera cultura della Pace e della non
violenza, la nostra città, così straordinaria per tanti versi, potrà diventare
speranza ed esempio per molti altri.
Il percorso formativo che noi proponiamo è riferito ai micro conflitti,
piuttosto che ai macro, riferendoci a tutte quelle “guerre e a quei
conflitti” che si vivono nel quotidiano: a scuola, in famiglia, nei centri di
aggregazione, in strada, nella città, ecc.
Proprio perché la vita ha più protagonisti e non consiste in un monologo,
ma dovrà essere sempre un dialogo, a Reggio Emilia, come altrove, c’è
un gran bisogno di essere in tanti a pensare ed a intraprendere iniziative
che contrastino in molti modi il fenomeno doloroso delle guerra in tutte le
sue forme, per prevenire ed arginare i danni inflitti a persone che vivono
con noi la città.
E’ dimostrato che non ci sono saperi assoluti, modi garantiti, soluzioni
certe; c’è invece un gran bisogno di confrontarsi con l’altro per crescere
insieme nel dialogo e nel confronto accettando le diversità.
Ci pare, inoltre, necessario riconoscere che se, ciascuno nel suo
ambiente e nel suo ruolo sociale e familiare, si convincerà che può fare
personalmente qualche piccola cosa o qualche onesta riflessione per
far sì che si possa promuovere una vera cultura della Pace e della non
violenza, la nostra città, così straordinaria per tanti versi, potrà diventare
speranza ed esempio per molti altri.
DESTINATARI
DESTINATARI
Crediamo che la sensibilizzazione su questi temi sia da rivolgere prima di
tutto ai bambini (in età scolare) e ai giovani (studenti e non), e non ultimi
gli adulti (in particolare insegnanti). Il nostro percorso è molto flessibile e
adattabile alle diverse tipologie di destinatari.
Pensiamo che occorra calarla nell’esperienza quotidiana, senza riferirsi
ai solo grandi conflitti, e avvalersi delle scuole e delle Circoscrizioni con i
suoi centri sociali, le sue parrocchie (punti di aggregazione dei cittadini),
ecc.
Importante sarà adattare l’intervento a seconda della tipologia di persone
che ci troveremo ad affrontare, pur mantenendo lo stesso obiettivo.
I nostri operatori, che tutti i giorni lavorano “con e per” i giovani, si
trovano ad affrontare piccoli e grandi conflitti che nascondono spesso
tanta sofferenza e povertà.
Crediamo che la sensibilizzazione su questi temi sia da rivolgere prima di
tutto ai bambini (in età scolare) e ai giovani (studenti e non), e non ultimi
gli adulti (in particolare insegnanti). Il nostro percorso è molto flessibile e
adattabile alle diverse tipologie di destinatari.
Pensiamo che occorra calarla nell’esperienza quotidiana, senza riferirsi
ai solo grandi conflitti, e avvalersi delle scuole e delle Circoscrizioni con i
suoi centri sociali, le sue parrocchie (punti di aggregazione dei cittadini),
ecc.
Importante sarà adattare l’intervento a seconda della tipologia di persone
che ci troveremo ad affrontare, pur mantenendo lo stesso obiettivo.
I nostri operatori, che tutti i giorni lavorano “con e per” i giovani, si
trovano ad affrontare piccoli e grandi conflitti che nascondono spesso
tanta sofferenza e povertà.
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OBIETTIVI
OBIETTIVI
Non ci proponiamo solo di realizzare seminari e dibattiti nelle scuole e
nei centri di aggregazione ma questa formazione crediamo che debba
diventare uno strumento per:
Suscitare una vasta mobilitazione in tutta la città diretta principalmente
a diffondere tra i giovani la cultura della pace, della non violenza e del
rispetto dell’altro;
Promuovere un ampio dibattito sul ruolo della scuola nella costruzione
della pace e nella promozione dei diritti umani, partendo dai piccoli
conflitti che viviamo quotidianamente nella nostra città;
Coinvolgere il maggior numero di scuole di ogni ordine e grado,
sollecitando l’avvio di concrete attività di educazione alla pace e alla
non violenza, partendo dalle realtà del quotidiano per arrivare ai grandi
conflitti;
Promuovere la collaborazione tra studenti, insegnanti, Enti Locali e
associazioni per diffondere la Scuola di Pace;
Coinvolgere le realtà di quartiere (circoscrizioni, centri sociali, parrocchie,
ecc.) perché diventino parte attiva e sostenitori della scuola di pace;
Non ci proponiamo solo di realizzare seminari e dibattiti nelle scuole e
nei centri di aggregazione ma questa formazione crediamo che debba
diventare uno strumento per:
Suscitare una vasta mobilitazione in tutta la città diretta principalmente
a diffondere tra i giovani la cultura della pace, della non violenza e del
rispetto dell’altro;
Promuovere un ampio dibattito sul ruolo della scuola nella costruzione
della pace e nella promozione dei diritti umani, partendo dai piccoli
conflitti che viviamo quotidianamente nella nostra città;
Coinvolgere il maggior numero di scuole di ogni ordine e grado,
sollecitando l’avvio di concrete attività di educazione alla pace e alla
non violenza, partendo dalle realtà del quotidiano per arrivare ai grandi
conflitti;
Promuovere la collaborazione tra studenti, insegnanti, Enti Locali e
associazioni per diffondere la Scuola di Pace;
Coinvolgere le realtà di quartiere (circoscrizioni, centri sociali, parrocchie,
ecc.) perché diventino parte attiva e sostenitori della scuola di pace;
PUNTI CHE VERRANNO SVILUPPATI
PUNTI CHE VERRANNO SVILUPPATI
1. Educare al rispetto di ogni vita. Rispettare la vita e la dignità di ogni
essere umano di qualunque nazione o colore esso sia.
2. Educare al rispetto della non violenza. Praticare la non violenza attiva,
rifiutare la violenza in tutte le sue forme: fisica, sessuale, psicologica,
economica e sociale, in particolare nei confronti dei più deboli e
vulnerabili, come i bambini, i giovani (in situazione di disagio e non) e
gli anziani.
3. Educare alla condivisione con gli altri. Condividere il tempo ma
soprattutto le risorse materiali coltivando la generosità, allo scopo di
porre fine all’esclusione, all’ingiustizia, all’oppressione, alla povertà, alla
fame, alla violenza, ecc.
4. Educare all’ascolto per capire ed aiutare. Difendere chi non è ascoltato,
difendere la libertà di espressione e la diversità culturale cercando
sempre il dialogo.
5. Educare al rispetto e al preservare il nostro pianeta. Promuovere un
consumo equo e responsabile e un modo di sviluppo che tenga conto
dell’importanza di tutte le forme di vita.
6. Educare alla riscoperta della solidarietà, contribuendo allo sviluppo
della propria comunità con la piena partecipazione di tutti gli uomini e le
1. Educare al rispetto di ogni vita. Rispettare la vita e la dignità di ogni
essere umano di qualunque nazione o colore esso sia.
2. Educare al rispetto della non violenza. Praticare la non violenza attiva,
rifiutare la violenza in tutte le sue forme: fisica, sessuale, psicologica,
economica e sociale, in particolare nei confronti dei più deboli e
vulnerabili, come i bambini, i giovani (in situazione di disagio e non) e
gli anziani.
3. Educare alla condivisione con gli altri. Condividere il tempo ma
soprattutto le risorse materiali coltivando la generosità, allo scopo di
porre fine all’esclusione, all’ingiustizia, all’oppressione, alla povertà, alla
fame, alla violenza, ecc.
4. Educare all’ascolto per capire ed aiutare. Difendere chi non è ascoltato,
difendere la libertà di espressione e la diversità culturale cercando
sempre il dialogo.
5. Educare al rispetto e al preservare il nostro pianeta. Promuovere un
consumo equo e responsabile e un modo di sviluppo che tenga conto
dell’importanza di tutte le forme di vita.
6. Educare alla riscoperta della solidarietà, contribuendo allo sviluppo
della propria comunità con la piena partecipazione di tutti gli uomini e le
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donne di buona volontà.
7. Educare all’integrazione di tutti gli individui perché ognuno è portatore
di una ricchezza che condivisa porta beneficio a tutti.
8. Educare alla legalità: ha come obiettivi il dare coscienza ai ragazzi sui
problemi legati alle realtà criminali organizzate e non, con un attenzione
particolare alle vittime di esse. In un cammino di presa di coscienza della
responsabilità collettiva e del proprio potere per un cambiamento reale e
concreto delle società corrotte.
donne di buona volontà.
7. Educare all’integrazione di tutti gli individui perché ognuno è portatore
di una ricchezza che condivisa porta beneficio a tutti.
8. Educare alla legalità: ha come obiettivi il dare coscienza ai ragazzi sui
problemi legati alle realtà criminali organizzate e non, con un attenzione
particolare alle vittime di esse. In un cammino di presa di coscienza della
responsabilità collettiva e del proprio potere per un cambiamento reale e
concreto delle società corrotte.
INOLTRE VERRANNO APPROFONDITI I SEGUENTI ARGOMENTI
INOLTRE VERRANNO APPROFONDITI I SEGUENTI ARGOMENTI
1. Genesi del conflitto, dal globale al locale: il sistema sociale globalizzato
porta all’interno delle case tutte le conflittualità presenti nel mondo che
diventano quindi vicine e visibili. Non è più possibile pensare che guerre,
conflitti, ingiustizie, anche se non agite in prossimità dei nostri luoghi di
vita, siano lontane e non condizionino il nostro sistema di vita relazionale.
Quanto questo fenomeno incide sulle conflittualità locali? Le relazioni
locali vengono inquinate da questo sentimento di insicurezza globale?
Quanto la logica del nemico incide sulle nostre relazioni?
2. Identità personale, uguaglianza e diritto di diversità: in un contesto
sociale, in cui l’evoluzione demografica tende all’innalzamento dell’età,
la percezione del futuro è peggiorativa o di mantenimento dello status
quo, i problemi e fenomeni sociali vengono individualizzati e privatizzati,
l’identità al consumo e al consumare è funzionale alla sopravvivenza
del sistema, esiste ancora il concetto di uguaglianza? L’incontro con
la diversità, con chi è portatore di altre istanze culturali, religiose,
comportamentali è una minaccia?
3. L’incontro con l’altro, il riconoscimento: le giovani generazioni vengono
percepite come “un brodo di cultura di problemi”, come un soggetto in
divenire e non interlocutore “politico” attuale, le mode e le tendenze
vengono vissute come pericolose per il sistema sociale, i giovani vengono
spesso rappresentati come non responsabili, dediti al consumo di
sostanze, con problemi, ecc.. Le relazioni tra adulti e giovani, nei contesti
di vita, sono spesso conflittuali con una grossa difficoltà di riconoscimento
reciproco. Come riattivare la comunicazione tra le generazioni? Come
riconoscere alle giovani generazioni cittadinanza e diritto di essere nel
sistema società alla pari delle altre categorie sociali?
4. La promozione della salute, dell’integrazione, della solidarietà:
riconoscere l’altro nella sua unicità e diversità, accettare le contraddizioni,
promuovere i legami sociali, produrre inclusione, sono responsabilità,
1. Genesi del conflitto, dal globale al locale: il sistema sociale globalizzato
porta all’interno delle case tutte le conflittualità presenti nel mondo che
diventano quindi vicine e visibili. Non è più possibile pensare che guerre,
conflitti, ingiustizie, anche se non agite in prossimità dei nostri luoghi di
vita, siano lontane e non condizionino il nostro sistema di vita relazionale.
Quanto questo fenomeno incide sulle conflittualità locali? Le relazioni
locali vengono inquinate da questo sentimento di insicurezza globale?
Quanto la logica del nemico incide sulle nostre relazioni?
2. Identità personale, uguaglianza e diritto di diversità: in un contesto
sociale, in cui l’evoluzione demografica tende all’innalzamento dell’età,
la percezione del futuro è peggiorativa o di mantenimento dello status
quo, i problemi e fenomeni sociali vengono individualizzati e privatizzati,
l’identità al consumo e al consumare è funzionale alla sopravvivenza
del sistema, esiste ancora il concetto di uguaglianza? L’incontro con
la diversità, con chi è portatore di altre istanze culturali, religiose,
comportamentali è una minaccia?
3. L’incontro con l’altro, il riconoscimento: le giovani generazioni vengono
percepite come “un brodo di cultura di problemi”, come un soggetto in
divenire e non interlocutore “politico” attuale, le mode e le tendenze
vengono vissute come pericolose per il sistema sociale, i giovani vengono
spesso rappresentati come non responsabili, dediti al consumo di
sostanze, con problemi, ecc.. Le relazioni tra adulti e giovani, nei contesti
di vita, sono spesso conflittuali con una grossa difficoltà di riconoscimento
reciproco. Come riattivare la comunicazione tra le generazioni? Come
riconoscere alle giovani generazioni cittadinanza e diritto di essere nel
sistema società alla pari delle altre categorie sociali?
4. La promozione della salute, dell’integrazione, della solidarietà:
riconoscere l’altro nella sua unicità e diversità, accettare le contraddizioni,
promuovere i legami sociali, produrre inclusione, sono responsabilità,
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non solo di chi “governa”, ma soprattutto di un soggetto sociale che nei
propri contesti di vita agisce relazioni, comunicazioni, emozioni. Come
promuovere relazioni che permettano a tutti di essere dentro e non
fuori? Come modificare i contesti ambientali per renderli più accoglienti
e accettanti?
5. Verso un sistema partecipato: la partecipazione alla vita sociale dei
territori, riannodare i legami sociali, ritornare a vivere in contesti collettivi,
riformulare le città a misura d’uomo sono le “conditio sine qua non” per
la promozione di contesti di vita accoglienti, valorizzanti, conflittuali ma
pacifici, accettanti. Quali sono le azioni, le indicazioni, i punti essenziali
per costruire contesti sociali, relazionali, ambientali che perseguano
questi obiettivi?
non solo di chi “governa”, ma soprattutto di un soggetto sociale che nei
propri contesti di vita agisce relazioni, comunicazioni, emozioni. Come
promuovere relazioni che permettano a tutti di essere dentro e non
fuori? Come modificare i contesti ambientali per renderli più accoglienti
e accettanti?
5. Verso un sistema partecipato: la partecipazione alla vita sociale dei
territori, riannodare i legami sociali, ritornare a vivere in contesti collettivi,
riformulare le città a misura d’uomo sono le “conditio sine qua non” per
la promozione di contesti di vita accoglienti, valorizzanti, conflittuali ma
pacifici, accettanti. Quali sono le azioni, le indicazioni, i punti essenziali
per costruire contesti sociali, relazionali, ambientali che perseguano
questi obiettivi?
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
Le tematiche proposte all’interno del nostro modulo (un modulo composto
da cinque incontri della durata di 3 ore ciascuno) riguardano ambiti che
l’Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” e la Coop. Sociale
“Libera-Mente” affrontano quotidianamente nei loro percorsi progettuali
con i giovani e le persone con disagio sociale.
Si ritiene che i temi siano trasversali e quindi si possano adattare
rivolgendosi sia al mondo giovanile sia al mondo adulto; le modalità di
conduzione degli incontri si modificherà e adatterà al pubblico a cui ci si
rivolge (sia esso studenti, insegnanti o adulti significativi).
Le tematiche proposte all’interno del nostro modulo (un modulo composto
da cinque incontri della durata di 3 ore ciascuno) riguardano ambiti che
l’Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” e la Coop. Sociale
“Libera-Mente” affrontano quotidianamente nei loro percorsi progettuali
con i giovani e le persone con disagio sociale.
Si ritiene che i temi siano trasversali e quindi si possano adattare
rivolgendosi sia al mondo giovanile sia al mondo adulto; le modalità di
conduzione degli incontri si modificherà e adatterà al pubblico a cui ci si
rivolge (sia esso studenti, insegnanti o adulti significativi).
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Progetto
Progetto
IL CONFLITTO TRATTATO COL TEATRO BOAL
IL CONFLITTO TRATTATO COL TEATRO BOAL
Associazione: Giolli cooperativa sociale – Centro Permanente di
Ricerca e Sperimentazione teatrale sui Metodi Boal e Freire
referente: Roberto Mazzini
Associazione: Giolli cooperativa sociale – Centro Permanente di
Ricerca e Sperimentazione teatrale sui Metodi Boal e Freire
referente: Roberto Mazzini
A partire dall’analisi delle proprie modalità di gestione dei conflitti e
dalla messa in scena di situazioni conflittuali specifiche, i partecipanti
rifletteranno in modo attivo con le tecniche del TdO (Teatro-Forum,
Immagine ed esercizi) per trovare possibili soluzioni ed arricchire il
proprio repertorio strategico.
Possono essere inseriti a richiesta dei moduli sulla comunicazione, in
base alle teorie più accreditate (Gordon, Sistemica, Comunicazione
ecologica…).
A partire dall’analisi delle proprie modalità di gestione dei conflitti e
dalla messa in scena di situazioni conflittuali specifiche, i partecipanti
rifletteranno in modo attivo con le tecniche del TdO (Teatro-Forum,
Immagine ed esercizi) per trovare possibili soluzioni ed arricchire il
proprio repertorio strategico.
Possono essere inseriti a richiesta dei moduli sulla comunicazione, in
base alle teorie più accreditate (Gordon, Sistemica, Comunicazione
ecologica…).
Altri temi possibili sono: la collaborazione tra colleghi e il lavoro di équipe;
il rapporto scuola-famiglia; la dispersione scolastica, la mediazione dei
conflitti tra studenti.
Altri temi possibili sono: la collaborazione tra colleghi e il lavoro di équipe;
il rapporto scuola-famiglia; la dispersione scolastica, la mediazione dei
conflitti tra studenti.
DESTINATARI:
DESTINATARI:
Gruppo di massimo 25 insegnanti e/o genitori o studenti universitari.
Il gruppo può essere misto e riflettere sul conflitto generato dagli stili
educativi e dal rapporto scuola-famiglia, oppure omogeneo.
Gruppo di massimo 25 insegnanti e/o genitori o studenti universitari.
Il gruppo può essere misto e riflettere sul conflitto generato dagli stili
educativi e dal rapporto scuola-famiglia, oppure omogeneo.
OBIETTIVI:
OBIETTIVI:
• Analizzare il proprio modo di gestione dei conflitti nel confronto con gli
altri
• Arricchire le proprie capacità strategiche e il repertorio di soluzioni ai
conflitti
• Arricchire le proprie capacità comunicative in contesti conflittuali.
• Analizzare il proprio modo di gestione dei conflitti nel confronto con gli
altri
• Arricchire le proprie capacità strategiche e il repertorio di soluzioni ai
conflitti
• Arricchire le proprie capacità comunicative in contesti conflittuali.
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ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO:
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO:
Il percorso può durare da 12 a 24 ore, suddiviso in incontri almeno
settimanali, di almeno 3 ore l’uno.
Può o meno concludersi con uno spettacolo finale di Teatro-Forum che
presenti un conflitto al pubblico.
Nella prima parte si lavora sul gruppo per renderlo coeso e espressivo.
Nella seconda parte si cercano i nodi irrisolti del proprio ruolo educativo,
i conflitti con cui ci si scontra e si mettono in scena.
Nella parte finale si cercano delle possibili soluzioni e si chiude il percorso
eventualmente con uno spettacolo di Teatro-Forum per un pubblico
ristretto e invitato, in modo da discutere il tema conflittuale con altri.
Il percorso può durare da 12 a 24 ore, suddiviso in incontri almeno
settimanali, di almeno 3 ore l’uno.
Può o meno concludersi con uno spettacolo finale di Teatro-Forum che
presenti un conflitto al pubblico.
Nella prima parte si lavora sul gruppo per renderlo coeso e espressivo.
Nella seconda parte si cercano i nodi irrisolti del proprio ruolo educativo,
i conflitti con cui ci si scontra e si mettono in scena.
Nella parte finale si cercano delle possibili soluzioni e si chiude il percorso
eventualmente con uno spettacolo di Teatro-Forum per un pubblico
ristretto e invitato, in modo da discutere il tema conflittuale con altri.
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Progetto
Progetto
IL POPOLO SARAWI
IL POPOLO SARAWI
Associazione: Jaima Sahrawi per una soluzione giusta e
nonviolenta in Sahara Occidentale
referente: Cinzia Terzi
Associazione: Jaima Sahrawi per una soluzione giusta e
nonviolenta in Sahara Occidentale
referente: Cinzia Terzi
Il tema del percorso formativo verte essenzialmente sulla conoscenza
della storia e della cultura del Popolo Sahrawi mediante l’esperienza di
un’associazione di volontariato: Jaima Sahrawi. Si propone di favorire la
crescita e lo sviluppo dei valori della pace e della nonviolenza.
Il tema del percorso formativo verte essenzialmente sulla conoscenza
della storia e della cultura del Popolo Sahrawi mediante l’esperienza di
un’associazione di volontariato: Jaima Sahrawi. Si propone di favorire la
crescita e lo sviluppo dei valori della pace e della nonviolenza.
DESTINATARI
DESTINATARI
Scuole di ogni ordine e grado. Gli interventi saranno naturalmente
realizzati tenendo conto dell’età e degli interessi dei bambini/ragazzi e
dei loro insegnanti.
Scuole di ogni ordine e grado. Gli interventi saranno naturalmente
realizzati tenendo conto dell’età e degli interessi dei bambini/ragazzi e
dei loro insegnanti.
OBIETTIVI
OBIETTIVI
Educare alla pace le nuove generazioni, favorire la crescita e
l’affermazione di una cultura di pace e di tutela dei diritti umani; diffondere
il volontariato.
Fare conoscere le vicende del Popolo Sahrawi, sostenere l’impegno
del volontariato è una forma di educazione alla pace (accoglienza dei
bambini, campi di lavoro), così come è educazione alla pace diffondere
la conoscenza della scelta nonviolenta del Fronte Polisario che, dopo
l’armistizio del 1991, ha costantemente cercato l’affermazione del diritto
all’autodeterminazione del Popolo Sahrawi attraverso il dialogo nelle
sedi istituzionali internazionali, sopportando con tenacia la mancata
applicazione delle risoluzioni dell’ONU e la feroce violazione dei diritti
umani.
Educare alla pace le nuove generazioni, favorire la crescita e
l’affermazione di una cultura di pace e di tutela dei diritti umani; diffondere
il volontariato.
Fare conoscere le vicende del Popolo Sahrawi, sostenere l’impegno
del volontariato è una forma di educazione alla pace (accoglienza dei
bambini, campi di lavoro), così come è educazione alla pace diffondere
la conoscenza della scelta nonviolenta del Fronte Polisario che, dopo
l’armistizio del 1991, ha costantemente cercato l’affermazione del diritto
all’autodeterminazione del Popolo Sahrawi attraverso il dialogo nelle
sedi istituzionali internazionali, sopportando con tenacia la mancata
applicazione delle risoluzioni dell’ONU e la feroce violazione dei diritti
umani.
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
L’associazione Jaima Sahrawi intende dar vita a percorsi che sviluppino
la conoscenza del Popolo Sahrawi, che informino sui progetti di
solidarietà avviati e sul loro esito. Al tempo stesso i percorsi potranno
essere supportati da reportage, proiezioni, testimonianze italiane e
sahrawi garantendo scambi di esperienze e di conoscenze. Il tempo ed
il numero degli incontri saranno concordati con i referenti della scuola
interessata.
L’associazione Jaima Sahrawi dipendentemente dai volontari disponibili
potrà gestire durante anche più percorsi durante l’anno scolastico.
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
L’associazione Jaima Sahrawi intende dar vita a percorsi che sviluppino
la conoscenza del Popolo Sahrawi, che informino sui progetti di
solidarietà avviati e sul loro esito. Al tempo stesso i percorsi potranno
essere supportati da reportage, proiezioni, testimonianze italiane e
sahrawi garantendo scambi di esperienze e di conoscenze. Il tempo ed
il numero degli incontri saranno concordati con i referenti della scuola
interessata.
L’associazione Jaima Sahrawi dipendentemente dai volontari disponibili
potrà gestire durante anche più percorsi durante l’anno scolastico.
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Scuole d’Infanzia: proiezione di diapositive/immagini, narrazioni
(racconti popolari del Sahara Occidentale). Coinvolgimento delle
famiglie attraverso un incontro di sensibilizzazione finalizzato anche alla
individuazione di iniziative di solidarietà a sostegno dei bambini e delle
scuole Sahrawi
(con i bambini: 1 incontro, tempo: 45 min / 1 ora; con le famiglie: 1
incontro, tempo: 2 ore)
Scuole d’Infanzia: proiezione di diapositive/immagini, narrazioni
(racconti popolari del Sahara Occidentale). Coinvolgimento delle
famiglie attraverso un incontro di sensibilizzazione finalizzato anche alla
individuazione di iniziative di solidarietà a sostegno dei bambini e delle
scuole Sahrawi
(con i bambini: 1 incontro, tempo: 45 min / 1 ora; con le famiglie: 1
incontro, tempo: 2 ore)
Scuola Elementare: proiezione di video e/o diapositive, presentazione
della cultura Sahrawi e della vita ai campi di rifugiati. Presentazione del
progetto di accoglienza estiva delle bambine e dei bambini Sahrawi.
(1 incontro, tempo: 1.30/2 ore)
Scuola Elementare: proiezione di video e/o diapositive, presentazione
della cultura Sahrawi e della vita ai campi di rifugiati. Presentazione del
progetto di accoglienza estiva delle bambine e dei bambini Sahrawi.
(1 incontro, tempo: 1.30/2 ore)
Scuola Media Inferiore: supporto video, presentazione della situazione
Sahrawi con attenzione alla vicenda storica, alla collocazione geografica,
alla vita nei campi di rifugiati. Importante ed interessante, se possibile,
una testimonianza sahrawi.
(1/2 incontri, tempo: 1.30/2 ore cad.)
Scuola Media Inferiore: supporto video, presentazione della situazione
Sahrawi con attenzione alla vicenda storica, alla collocazione geografica,
alla vita nei campi di rifugiati. Importante ed interessante, se possibile,
una testimonianza sahrawi.
(1/2 incontri, tempo: 1.30/2 ore cad.)
Scuola Media Superiore: supporto video, presentazione della
situazione sahrawi, presentazione del progetto Jalla Gumu campo di
lavoro ai campi di rifugiati Sahrawi, testimonianze italiana e/o sahrawi,
l’Associazione Jaima Sahrawi.
(tutte le tematiche potrebbero essere affrontate in modo più sintetico
in un unico incontro di almeno 3 ore; meglio se diluito in 2/3 incontri: 1
incontro storia del Popolo Sahrawi tempo: 2 ore; 1 incontro l’Associazione
Jaima Sahrawi attività e progetti, testimonianza tempo: 2 ore; eventuale
incontro in più per dedicare più tempo alle testimonianze tempo: 2 ore.
Scuola Media Superiore: supporto video, presentazione della
situazione sahrawi, presentazione del progetto Jalla Gumu campo di
lavoro ai campi di rifugiati Sahrawi, testimonianze italiana e/o sahrawi,
l’Associazione Jaima Sahrawi.
(tutte le tematiche potrebbero essere affrontate in modo più sintetico
in un unico incontro di almeno 3 ore; meglio se diluito in 2/3 incontri: 1
incontro storia del Popolo Sahrawi tempo: 2 ore; 1 incontro l’Associazione
Jaima Sahrawi attività e progetti, testimonianza tempo: 2 ore; eventuale
incontro in più per dedicare più tempo alle testimonianze tempo: 2 ore.
Università: approfondimento della situazione sahrawi e dell’esperienza
dell’Associazione Jaima Sahrawi (donne, diritti umani, diritto
internazionale, progettazione, giovani, disabilità, accoglienza, jalla
gumu: campo di lavoro ai campi di rifugiati sahrawi, islam,..)
(1 incontro tempo: 3 ore circa seguito da altri incontri di approfondimento
anche a piccolo gruppo se richiesti).
Università: approfondimento della situazione sahrawi e dell’esperienza
dell’Associazione Jaima Sahrawi (donne, diritti umani, diritto
internazionale, progettazione, giovani, disabilità, accoglienza, jalla
gumu: campo di lavoro ai campi di rifugiati sahrawi, islam,..)
(1 incontro tempo: 3 ore circa seguito da altri incontri di approfondimento
anche a piccolo gruppo se richiesti).
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Progetto
Progetto
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
LINGUAGGIO GIRAFFA
LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
LINGUAGGIO GIRAFFA
Associazione: Centro Esserci e Esserci Edizioni
referente: Vilma Costetti
Associazione: Centro Esserci e Esserci Edizioni
referente: Vilma Costetti
Il progetto mira a sensibilizzare le persone alle basi della Comunicazione
Nonviolenta Gli argomenti saranno affrontati sia a livello teorico che
pratico, utilizzando situazioni concrete nate dall’esperienza quotidiana.
Esercitazioni individuali, a coppie, in piccoli gruppi o grande gruppo,
giochi di ruolo.
Il progetto mira a sensibilizzare le persone alle basi della Comunicazione
Nonviolenta Gli argomenti saranno affrontati sia a livello teorico che
pratico, utilizzando situazioni concrete nate dall’esperienza quotidiana.
Esercitazioni individuali, a coppie, in piccoli gruppi o grande gruppo,
giochi di ruolo.
DESTINATARI
DESTINATARI
• Bambini e studenti dalla scuola materna all’Università.
• Insegnanti e dirigenti dall’Asilo Nido all’Università.
• Genitori di ogni ordine di scuola
• Bambini e studenti dalla scuola materna all’Università.
• Insegnanti e dirigenti dall’Asilo Nido all’Università.
• Genitori di ogni ordine di scuola
OBIETTIVI
OBIETTIVI
Far crescere e consolidare modi di pensare e di comunicare collegati
a ciò che è vivo in noi, bisogni e sentimenti.
Far crescere e consolidare modi di pensare e di comunicare collegati
a ciò che è vivo in noi, bisogni e sentimenti.
Favorire un sistema scolastico basato:
• sulla partecipazione di tutti i protagonisti della vita scolastica;
• sulla condivisione degli obiettivi e dei mezzi per raggiungerli;
• sul rispetto e la fiducia reciproci;
• sulla gestione del potere “con” gli altri.
Favorire un sistema scolastico basato:
• sulla partecipazione di tutti i protagonisti della vita scolastica;
• sulla condivisione degli obiettivi e dei mezzi per raggiungerli;
• sul rispetto e la fiducia reciproci;
• sulla gestione del potere “con” gli altri.
Considerare in ambito educativo i diversi piani della persona: corpo,
cuore, mente, spirito. Valorizzare e gioire delle differenze.Ri-scoprire il
piacere d’insegnare e di imparare. Creare una rete di sostegno nella
propria scuola.
Considerare in ambito educativo i diversi piani della persona: corpo,
cuore, mente, spirito. Valorizzare e gioire delle differenze.Ri-scoprire il
piacere d’insegnare e di imparare. Creare una rete di sostegno nella
propria scuola.
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
Ogni modulo completo prevede i sottoelencati punti 1, 2, 3, 4, ma ogni
punto del modulo può essere realizzato anche autonomamente:
Ogni modulo completo prevede i sottoelencati punti 1, 2, 3, 4, ma ogni
punto del modulo può essere realizzato anche autonomamente:
1.Laboratori per bambini e/o giovani (4 incontri di 1 ora)
2.Formazione insegnanti (6 incontri di 3 ore)
3.Formazione dirigenti di varie scuole (6 incontri di 3 ore)
1.Laboratori per bambini e/o giovani (4 incontri di 1 ora)
2.Formazione insegnanti (6 incontri di 3 ore)
3.Formazione dirigenti di varie scuole (6 incontri di 3 ore)
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35
4.Formazione per genitori (4 incontri di 2 ore)
4.Formazione per genitori (4 incontri di 2 ore)
Qualora vi sia l’interesse da parte dell’Università: percorso sperimentale
da concordare con la Facoltà di Scienze della Formazione od altre
Facoltà.
Qualora vi sia l’interesse da parte dell’Università: percorso sperimentale
da concordare con la Facoltà di Scienze della Formazione od altre
Facoltà.
L’Associazione è disponibile a gestire durante l’anno scolastico:
1 modulo completo per 10 Scuole, Istituti.
1 progetto sperimentale con l’Università
L’Associazione è disponibile a gestire durante l’anno scolastico:
1 modulo completo per 10 Scuole, Istituti.
1 progetto sperimentale con l’Università
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Progetto
Progetto
LA GUERRA CONTRO I BAMBINI
LA GUERRA CONTRO I BAMBINI
Associazione: Comitato provinciale Unicef di Reggio Emilia
referente: Albarosa Paganelli Davoli
Associazione: Comitato provinciale Unicef di Reggio Emilia
referente: Albarosa Paganelli Davoli
Ogni guerra, di sua natura, è una guerra contro i bambini perché
distrugge tutte le condizioni indispensabili perché essi possano vivere la
loro infanzia. Il riconoscimento e la tutela dell’essere “uomo” proprio del
bambino e della bambina sono la condanna più diretta di ogni guerra.
Se i popoli e i governi avessero veramente a cuore i loro bambini non
ricorrerebbero mai alla guerra . I bambini, di loro natura, sono “zona di
pace”, l’ultima frontiera invalicabile della guerra.
Ogni guerra, di sua natura, è una guerra contro i bambini perché
distrugge tutte le condizioni indispensabili perché essi possano vivere la
loro infanzia. Il riconoscimento e la tutela dell’essere “uomo” proprio del
bambino e della bambina sono la condanna più diretta di ogni guerra.
Se i popoli e i governi avessero veramente a cuore i loro bambini non
ricorrerebbero mai alla guerra . I bambini, di loro natura, sono “zona di
pace”, l’ultima frontiera invalicabile della guerra.
DESTINATARI
DESTINATARI
Alunni delle scuole superiori
Alunni delle scuole superiori
OBIETTIVI
OBIETTIVI
• Conoscere e comprendere il modo di essere “uomo” proprio del
bambino e della bambina
• Analisi delle condizioni sociali e ambientali indispensabili alla vita
propria dei bambini.
• Confronto con i diritti sanciti nella Convenzione Internazionale sui diritti
dei bambini
• Conoscere e comprendere la natura della guerra in rapporto al modo di
essere “uomo” dei bambini e ai loro diritti sanciti dalla Convenzione
• Maturare un senso di responsabilità e di volontà personale e collettiva
nella partecipazione alla promozione del diritto alla pace dei bambini.
• Conoscere e comprendere il modo di essere “uomo” proprio del
bambino e della bambina
• Analisi delle condizioni sociali e ambientali indispensabili alla vita
propria dei bambini.
• Confronto con i diritti sanciti nella Convenzione Internazionale sui diritti
dei bambini
• Conoscere e comprendere la natura della guerra in rapporto al modo di
essere “uomo” dei bambini e ai loro diritti sanciti dalla Convenzione
• Maturare un senso di responsabilità e di volontà personale e collettiva
nella partecipazione alla promozione del diritto alla pace dei bambini.
ARTICOLAZIONE
ARTICOLAZIONE
• Conoscenza delle guerre oggi in atto nel mondo
• Analisi del coinvolgimento dei bambini e delle bambine in queste
guerre moderne:(bambini soldato, bambini bersaglio di guerra, bambini
sminatori, bambini profughi e separati dalle loro famiglie, bambine
abusate)
• Analisi del testo Unicef sugli effetti delle guerre sui bambini
• Conoscenza ed analisi dei progetti di recupero socio-psicologico dei
bambini traumatizzati dalla guerra e dei bambini soldato
• Ricerca ed analisi dell’utilizzo dei bambini da parte della criminalità
• Conoscenza delle guerre oggi in atto nel mondo
• Analisi del coinvolgimento dei bambini e delle bambine in queste
guerre moderne:(bambini soldato, bambini bersaglio di guerra, bambini
sminatori, bambini profughi e separati dalle loro famiglie, bambine
abusate)
• Analisi del testo Unicef sugli effetti delle guerre sui bambini
• Conoscenza ed analisi dei progetti di recupero socio-psicologico dei
bambini traumatizzati dalla guerra e dei bambini soldato
• Ricerca ed analisi dell’utilizzo dei bambini da parte della criminalità
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37
organizzata nei nostri paesi
• Visione della mostra fotografica Unicef sulla situazione dei bambini
italiani ed europei durante l’ultima guerra mondiale
• Conoscenza di “codici d’onore” presenti in molte culture e tradizioni
di popoli che escludono i bambini come bersaglio di guerra e di violenza
criminale
• Art. 38 e 39 della Convenzione: diritto ad una protezione speciale dei
bambini nei conflitti armati
• Protocolli e Convenzioni specifiche firmate dai governi
• La guerra è contro i bambini perché trasmette ed impone atteggiamenti
e comportamenti disumanizzanti: odio verso il diverso, ideologia del
nemico, esaltazione del potere delle armi, insensibilità e assuefazione
alla sofferenza altrui….
organizzata nei nostri paesi
• Visione della mostra fotografica Unicef sulla situazione dei bambini
italiani ed europei durante l’ultima guerra mondiale
• Conoscenza di “codici d’onore” presenti in molte culture e tradizioni
di popoli che escludono i bambini come bersaglio di guerra e di violenza
criminale
• Art. 38 e 39 della Convenzione: diritto ad una protezione speciale dei
bambini nei conflitti armati
• Protocolli e Convenzioni specifiche firmate dai governi
• La guerra è contro i bambini perché trasmette ed impone atteggiamenti
e comportamenti disumanizzanti: odio verso il diverso, ideologia del
nemico, esaltazione del potere delle armi, insensibilità e assuefazione
alla sofferenza altrui….
Riferimenti metodologici
Riferimenti metodologici
• Sintetiche e brevi presentazioni frontali dell’insegnante e dell’educatore
Unicef
• Raccolta di riflessioni spontanee degli alunni, sia per le ricognizioni
conoscitive, sia per le discussioni e il dibattito di gruppo
• Valorizzazione costante del contributo e del pensiero di ognuno
• Giochi di ruolo e di simulazione, funzionali alla comprensione di
significati specifici
• Tabulazione dei risultati emersi dalle ricognizioni, dalle ricerche, dalle
discussioni e dal dibattito
• Gestione partecipata di alcune esperienze disciplinari, concordemente
progettate
• Utilizzo di linguaggi verbali e non verbali, gestuali e ludici, mutuati e
attinti da contesti culturali diversi
• Applicazione di specifiche competenze acquisite in contesti disciplinari
diversi
• Riflessioni scritte in relazione al personale vissuto o a situazioni
conosciute e/o sperimentate.
• Sintetiche e brevi presentazioni frontali dell’insegnante e dell’educatore
Unicef
• Raccolta di riflessioni spontanee degli alunni, sia per le ricognizioni
conoscitive, sia per le discussioni e il dibattito di gruppo
• Valorizzazione costante del contributo e del pensiero di ognuno
• Giochi di ruolo e di simulazione, funzionali alla comprensione di
significati specifici
• Tabulazione dei risultati emersi dalle ricognizioni, dalle ricerche, dalle
discussioni e dal dibattito
• Gestione partecipata di alcune esperienze disciplinari, concordemente
progettate
• Utilizzo di linguaggi verbali e non verbali, gestuali e ludici, mutuati e
attinti da contesti culturali diversi
• Applicazione di specifiche competenze acquisite in contesti disciplinari
diversi
• Riflessioni scritte in relazione al personale vissuto o a situazioni
conosciute e/o sperimentate.
TEMPI PREVISTI DEI TRE PERCORSI
TEMPI PREVISTI DEI TRE PERCORSI
I percorsi educativi proposti si articolano in tre/cinque incontri tra gli
alunni, gli insegnanti e l’educatore dell’Unicef. Ogni incontro si estende
in un arco di due ore ciascuno.
I percorsi educativi proposti si articolano in tre/cinque incontri tra gli
alunni, gli insegnanti e l’educatore dell’Unicef. Ogni incontro si estende
in un arco di due ore ciascuno.
L’UNICEF devolverà il compenso al progetto “Bambini di strada del
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Congo”
L’UNICEF devolverà il compenso al progetto “Bambini di strada del
38
Congo”
Progetto
Progetto
PACHA MAMA
PACHA MAMA
Associazione:Granello di Senapa
referente: Elisa Cavandoli e Matteo Gandini
Associazione:Granello di Senapa
referente: Elisa Cavandoli e Matteo Gandini
Si propone ai ragazzi un percorso di tre incontri per approfondire il
tema della salvaguardia del creato, con particolare attenzione alla
responsabilità individuale nei confronti dell’ambiente e della terra.
Analizzando il nostro approccio al consumo delle risorse ,in particolare
consumo-risparmio idrico, energetico e dei rifiuti, si cerca di far scaturire
nei ragazzi una riflessione sulla necessità di un diverso approccio
,individuale e collettivo, al consumo.
Si propone ai ragazzi un percorso di tre incontri per approfondire il
tema della salvaguardia del creato, con particolare attenzione alla
responsabilità individuale nei confronti dell’ambiente e della terra.
Analizzando il nostro approccio al consumo delle risorse ,in particolare
consumo-risparmio idrico, energetico e dei rifiuti, si cerca di far scaturire
nei ragazzi una riflessione sulla necessità di un diverso approccio
,individuale e collettivo, al consumo.
DESTINATARI
DESTINATARI
Per studenti studenti universitari
Per studenti studenti universitari
OBIETTIVI
OBIETTIVI
• Approfondire le conoscenze legate alla situazione ambientale del
nostro pianeta, con particolare attenzione a consumo-risparmio idrico,
energetico e dei rifiuti. Prendere coscienza del livello di consumo di
risorse da noi attuato.
• Approfondire il concetto di “impronta ecologica” e di impatto ambientale
soprattutto in relazione ai nostri consumi quotidiani
• Divenire coscienti della propria responsabilità e della possibilità di
impegnarsi, sia come singoli che come gruppi, nella realizzazione di stili
di vista più sostenibili.
• Presentare ,per i vari aspetti approfonditi, alcune campagne di
sensibilizzazione nazionali a cui fare riferimento per continuare a
informarsi e impegnarsi.
• Approfondire le conoscenze legate alla situazione ambientale del
nostro pianeta, con particolare attenzione a consumo-risparmio idrico,
energetico e dei rifiuti. Prendere coscienza del livello di consumo di
risorse da noi attuato.
• Approfondire il concetto di “impronta ecologica” e di impatto ambientale
soprattutto in relazione ai nostri consumi quotidiani
• Divenire coscienti della propria responsabilità e della possibilità di
impegnarsi, sia come singoli che come gruppi, nella realizzazione di stili
di vista più sostenibili.
• Presentare ,per i vari aspetti approfonditi, alcune campagne di
sensibilizzazione nazionali a cui fare riferimento per continuare a
informarsi e impegnarsi.
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
• Terra casa mia, tua, sua…. ( presentazione in power point per riflettere
sui problemi ambientali della terra, simulata sul calcolo dell’impronta
ecologica )
• Rifiuti o risorse? (presentazione in power point sul consumo delle
risorse e dinamiche corporee sulla raccolta differenziata)
• H2O più o meno (presentazione in power point sulla risorsa acqua e
dinamiche corporee sul valore dell’acqua)
• Terra casa mia, tua, sua…. ( presentazione in power point per riflettere
sui problemi ambientali della terra, simulata sul calcolo dell’impronta
ecologica )
• Rifiuti o risorse? (presentazione in power point sul consumo delle
risorse e dinamiche corporee sulla raccolta differenziata)
• H2O più o meno (presentazione in power point sulla risorsa acqua e
dinamiche corporee sul valore dell’acqua)
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Progetto
Progetto
IL FASCINO DELLA DIVERSITA’ IN CLASSE
IL FASCINO DELLA DIVERSITA’ IN CLASSE
Associazione:Granello di Senapa
referente: EIisa Cavndoli e Matteo Gandini
Associazione:Granello di Senapa
referente: EIisa Cavndoli e Matteo Gandini
DESTINATARI
DESTINATARI
preferibilmente studenti universitari della facoltà di scienza della
formazione
preferibilmente studenti universitari della facoltà di scienza della
formazione
OBIETTIVI
OBIETTIVI
Il laboratorio intende far comprendere i mezzi che abbiamo a disposizione
per affrontare quotidianamente la diversità in classe, creando interesse
nella conoscenza, ricerca e sperimentazione delle tecniche proposte. I
contenti trattati saranno affrontati mediante l’uso di metodologie attive,
dinamiche ed esperienze pratiche di sperimentazione diretta di percorsi
operativi per stimolare i partecipanti in un cammino di formazione
professionale
Il laboratorio intende far comprendere i mezzi che abbiamo a disposizione
per affrontare quotidianamente la diversità in classe, creando interesse
nella conoscenza, ricerca e sperimentazione delle tecniche proposte. I
contenti trattati saranno affrontati mediante l’uso di metodologie attive,
dinamiche ed esperienze pratiche di sperimentazione diretta di percorsi
operativi per stimolare i partecipanti in un cammino di formazione
professionale
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
1° sessione (6ore)
presentazione personale (esercitazione)
presentazione del percorso
cos’è la diversità (power point e metodologie attive)
accoglienza interculturale
la metodologia delle “borse magiche” (laboratorio e visione di filmati)
1° sessione (6ore)
presentazione personale (esercitazione)
presentazione del percorso
cos’è la diversità (power point e metodologie attive)
accoglienza interculturale
la metodologia delle “borse magiche” (laboratorio e visione di filmati)
2° sessione
cerchio magico (esercitazione)
il contesto culturale e le influenze sulla visione interculturale (power
point)
la gestione delle diversità interculturali in classe (incontro)
la metodologia delle “fiabe animate” (laboratorio e visione filmati)
2° sessione
cerchio magico (esercitazione)
il contesto culturale e le influenze sulla visione interculturale (power
point)
la gestione delle diversità interculturali in classe (incontro)
la metodologia delle “fiabe animate” (laboratorio e visione filmati)
3° sessione
la famiglia immigrata (incontro)
l’intercultura nel contesto scolastico (simulate)
conclusioni del percorso
3° sessione
la famiglia immigrata (incontro)
l’intercultura nel contesto scolastico (simulate)
conclusioni del percorso
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Progetto
Progetto
VADO AL MINIMO
VADO AL MINIMO
Associazione:Granello di Senapa
referente: Elisa Cavandoli e Matteo Gandini
Associazione:Granello di Senapa
referente: Elisa Cavandoli e Matteo Gandini
Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sul concetto di sviluppo
e sulle sue implicazioni nella vita quotidiana.
Il percorso inizia con una analisi della situazione ambientale del mondo
come stimolo per decostruire la nostra idea di sviluppo e si conclude con
una presentazione del concetto di “decrescita felice”.
Verranno ampiamente affrontate le tematiche legate al consumo critico
e al concetto di “stili di vita”.
Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sul concetto di sviluppo
e sulle sue implicazioni nella vita quotidiana.
Il percorso inizia con una analisi della situazione ambientale del mondo
come stimolo per decostruire la nostra idea di sviluppo e si conclude con
una presentazione del concetto di “decrescita felice”.
Verranno ampiamente affrontate le tematiche legate al consumo critico
e al concetto di “stili di vita”.
DESTINATARI
DESTINATARI
Per studenti universitarI
Per studenti universitarI
OBIETTIVI
OBIETTIVI
• Sviluppare un atteggiamento analitico e di critica costruttiva nei confronti
del concetto di sviluppo.
• Riflettere sul concetto di stile di vita e sul nostro rapporto con le
risorse
• Approfondire le conoscenze legate alla situazione ambientale del
nostro pianeta, con particolare attenzione al livello di consumo di risorse
da noi attuato.
• Approfondire il concetto di “impronta ecologica” e di impatto ambientale
soprattutto in relazione ai nostri consumi quotidiani
• Sviluppare un atteggiamento analitico e di critica costruttiva nei confronti
del concetto di sviluppo.
• Riflettere sul concetto di stile di vita e sul nostro rapporto con le
risorse
• Approfondire le conoscenze legate alla situazione ambientale del
nostro pianeta, con particolare attenzione al livello di consumo di risorse
da noi attuato.
• Approfondire il concetto di “impronta ecologica” e di impatto ambientale
soprattutto in relazione ai nostri consumi quotidiani
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
• Terra casa mia, tua ,sua… ( presentazione in power point per riflettere
sui problemi ambientali della terra, simulata sul calcolo dell’impronta
ecologica )
• Comun-I-CARE il cambiamento ( presentazione in power point per
riflettere sul consumo critico e la sobrietà come stile di vita , è previsto
l’utilizzo di dinamiche di problem solving )
• Introduzione alla decrescita felice ( Gioco di ruolo per introdurre il
concetto di “decrescita felice”
• Terra casa mia, tua ,sua… ( presentazione in power point per riflettere
sui problemi ambientali della terra, simulata sul calcolo dell’impronta
ecologica )
• Comun-I-CARE il cambiamento ( presentazione in power point per
riflettere sul consumo critico e la sobrietà come stile di vita , è previsto
l’utilizzo di dinamiche di problem solving )
• Introduzione alla decrescita felice ( Gioco di ruolo per introdurre il
concetto di “decrescita felice”
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Progetto
Progetto
L’INTERCULTURA ATTORNO A ME
L’INTERCULTURA ATTORNO A ME
Associazione: Granello di Senapa
referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli
Associazione: Granello di Senapa
referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli
Si propone per i ragazzi un percorso di 5 incontri alla scoperta dei
meccanismi che ci portano a creare giudizi e pregiudizi sugli altri,a come
e perché nascono gli stereotipi.
Allenandosi ad avere una visione critica nel ricercare una conoscenza
reale e autentica dell’altro.
Con la possibilità di ascoltare la testimonianza di chi ha vissuto queste
cose sulla propria pelle.
Si propone per i ragazzi un percorso di 5 incontri alla scoperta dei
meccanismi che ci portano a creare giudizi e pregiudizi sugli altri,a come
e perché nascono gli stereotipi.
Allenandosi ad avere una visione critica nel ricercare una conoscenza
reale e autentica dell’altro.
Con la possibilità di ascoltare la testimonianza di chi ha vissuto queste
cose sulla propria pelle.
Il percorso prosegue con la possibilità di effettuare due varianti:
1. Una riflessione sulle difficoltà e sullo stato di vita delle donne nel
mondo.
Osservando i fenomeni globali con gli occhi delle donne, spesso anello
debole di molte società o nuova risorsa per altre.
Con la possibilità di ascoltare la testimonianza di chi ha vissuto queste
cose sulla propria pelle.
2. Una riflessione sul mondo delle informazioni e dei mass media e che
immagine
riceviamo sul volto dell’altro, dello straniero.
Allenandosi ad avere una visione critica nel ricercare una
conoscenza reali e autentica dell’altro.
Il percorso prosegue con la possibilità di effettuare due varianti:
1. Una riflessione sulle difficoltà e sullo stato di vita delle donne nel
mondo.
Osservando i fenomeni globali con gli occhi delle donne, spesso anello
debole di molte società o nuova risorsa per altre.
Con la possibilità di ascoltare la testimonianza di chi ha vissuto queste
cose sulla propria pelle.
2. Una riflessione sul mondo delle informazioni e dei mass media e che
immagine
riceviamo sul volto dell’altro, dello straniero.
Allenandosi ad avere una visione critica nel ricercare una
conoscenza reali e autentica dell’altro.
DESTINATARI
DESTINATARI
Ragazzi delle scuole superiori
Ragazzi delle scuole superiori
OBIETTIVI
OBIETTIVI
• Riflettere sulla diversità, sul significato di stereotipi e pregiudizi.
• Mettersi nei panni dell’altro, sperimentare il decentramento emotivo e
cognitivo.
• Esercitarsi nella “cultura della prudenza” , assumendo un atteggiamento
di curiosità, di attenzione e di fascino per la diversità.
• Considerare le diversità come una potenzialità e non come un limite.
• Percepire la grande influenza mass-mediatica su questi contenuti.
• Conoscere la realtà migratoria del territoriale reggiana e le problematiche
legate ai progetti migrante.
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• Riflettere sulla diversità, sul significato di stereotipi e pregiudizi.
• Mettersi nei panni dell’altro, sperimentare il decentramento emotivo e
cognitivo.
• Esercitarsi nella “cultura della prudenza” , assumendo un atteggiamento
di curiosità, di attenzione e di fascino per la diversità.
• Considerare le diversità come una potenzialità e non come un limite.
• Percepire la grande influenza mass-mediatica su questi contenuti.
• Conoscere la realtà migratoria del territoriale reggiana e le problematiche
legate ai progetti migrante.
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ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
• Le diversità (Presentazione in Power Point per riflettere sui concetti
di stereotipi e preigiudizi, visione di cortometraggi, lavori di gruppo,
debrifing finale)
• Le diversità (Presentazione in Power Point per riflettere sui concetti
di stereotipi e preigiudizi, visione di cortometraggi, lavori di gruppo,
debrifing finale)
• Lo sbarco (Dinamica di simulazione sulle problematiche migratorie,
debrifing finale)
• Lo sbarco (Dinamica di simulazione sulle problematiche migratorie,
debrifing finale)
• Testimonianza di realtà a contatto con le problematiche di accoglienza
migratorie (centro di accoglienza, dormitorio, ecc)
• Testimonianza di realtà a contatto con le problematiche di accoglienza
migratorie (centro di accoglienza, dormitorio, ecc)
VARIANTE 1
• Le donne nel mondo (Power point sul ruolo della donna nel mondo,
lavoro di gruppo e lettura di alcuni brani testimonianza)
VARIANTE 1
• Le donne nel mondo (Power point sul ruolo della donna nel mondo,
lavoro di gruppo e lettura di alcuni brani testimonianza)
• Testimonianza di realtà che lavorano con donne provenienti da contesti
problematici e di emarginazione(rabbunì)
• Testimonianza di realtà che lavorano con donne provenienti da contesti
problematici e di emarginazione(rabbunì)
VARIANTE 2
• Costruiamo una news (Power Point conoscenza di alcune parole chiavi
del mondo del giornalismo le 5W, lavoro di gruppo e strutturazione di un
articolo oggettivo)
VARIANTE 2
• Costruiamo una news (Power Point conoscenza di alcune parole chiavi
del mondo del giornalismo le 5W, lavoro di gruppo e strutturazione di un
articolo oggettivo)
• Addetti al lavoro (Power Point conoscenza sui canali di influenza e
manipolazione delle notizie che riguardano la diversità, lo straniero)
• Addetti al lavoro (Power Point conoscenza sui canali di influenza e
manipolazione delle notizie che riguardano la diversità, lo straniero)
43
43
Progetto
Progetto
IL MONDO CON OCCHI DI DONNA
IL MONDO CON OCCHI DI DONNA
Associazione: Granello di Senapa
referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli
Associazione: Granello di Senapa
referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli
Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sulle difficoltà e sulla
condizione delle donne nel mondo. Osservando i fenomeni globali con
gli occhi delle donne, spesso anello debole di molte società o nuova
risorsa per altre,
Ci allenandosi ad avere una visione critica nel ricercare una conoscenza
reale e autentica dell’altro.
Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sulle difficoltà e sulla
condizione delle donne nel mondo. Osservando i fenomeni globali con
gli occhi delle donne, spesso anello debole di molte società o nuova
risorsa per altre,
Ci allenandosi ad avere una visione critica nel ricercare una conoscenza
reale e autentica dell’altro.
DESTINATARI
DESTINATARI
Ragazzi delle scuole superiori
Ragazzi delle scuole superiori
OBIETTIVI
OBIETTIVI
• Riflettere sul modello di relazione uomo\donna che ci viene proposto
dai mass media e sugli
stereotipi che lo caratterizzano.
• Riflettere sull’attrazione verso la diversità e cercare di valorizzare la
ricchezza proveniente dall’alterità.
• Creare nei ragazzi una coscienza per poter prendere posizione sul
tema della condizione della donna e fornire loro strumenti per leggere la
realtà che vivono.
• Favorire una discussione di gruppo su episodi problematici e
discriminanti.
• Conoscere le condizioni in cui vivono le donne in alcuni paesi del mondo
in cui i diritti di uguaglianza e di emancipazione non sono rispettati.
• Riflettere sul modello di relazione uomo\donna che ci viene proposto
dai mass media e sugli
stereotipi che lo caratterizzano.
• Riflettere sull’attrazione verso la diversità e cercare di valorizzare la
ricchezza proveniente dall’alterità.
• Creare nei ragazzi una coscienza per poter prendere posizione sul
tema della condizione della donna e fornire loro strumenti per leggere la
realtà che vivono.
• Favorire una discussione di gruppo su episodi problematici e
discriminanti.
• Conoscere le condizioni in cui vivono le donne in alcuni paesi del mondo
in cui i diritti di uguaglianza e di emancipazione non sono rispettati.
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
• Oltre l’immagine riflessa ( presentazione in power point per riflettere sul
ruolo della donna nei vari contesti sociali, lavori di gruppo)
• Al posto mio (dinamiche di problem solving attraverso le tecniche del
teatro dell’oppresso)
• Sotto i piedi, sopra la testa ( presentazione in power point per conoscere
alcune situazioni sulla condizione della donna, lettura di testimonianze
e dinamiche di gruppo)
• Oltre l’immagine riflessa ( presentazione in power point per riflettere sul
ruolo della donna nei vari contesti sociali, lavori di gruppo)
• Al posto mio (dinamiche di problem solving attraverso le tecniche del
teatro dell’oppresso)
• Sotto i piedi, sopra la testa ( presentazione in power point per conoscere
alcune situazioni sulla condizione della donna, lettura di testimonianze
e dinamiche di gruppo)
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44
Progetto
Progetto
LA GESTIONE DEI CONFLITTI
LA GESTIONE DEI CONFLITTI
Associazione:Granello di Senapa
referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli
Associazione:Granello di Senapa
referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli
Il percorso si propone di rendere consapevoli i giovani di alcune
dinamiche psicologiche che determinano la loro vita. Tra queste il
conflitto è sicuramente una delle più significative e pregnanti. Per questa
ragione il Granello di Senapa si propone di aiutare i giovani a costruire
degli strumenti, criteri, consapevolezze per poter affrontare in maniera
positiva il conflitto. Quest’ultimo da potenziale pericolo può trasformarsi
in una preziosa risorsa per vivere positivamente la propria esperienza
di vita.
Il percorso si propone di rendere consapevoli i giovani di alcune
dinamiche psicologiche che determinano la loro vita. Tra queste il
conflitto è sicuramente una delle più significative e pregnanti. Per questa
ragione il Granello di Senapa si propone di aiutare i giovani a costruire
degli strumenti, criteri, consapevolezze per poter affrontare in maniera
positiva il conflitto. Quest’ultimo da potenziale pericolo può trasformarsi
in una preziosa risorsa per vivere positivamente la propria esperienza
di vita.
DESTINATARI
DESTINATARI
Ragazzi delle scuole superiori
Ragazzi delle scuole superiori
OBIETTIVI
OBIETTIVI
Riconoscere che la pace si può costruire a piccoli passi e che ognuno
può contribuire nel suo piccolo a crearla; riflettere sul concetto di pace
come processo di cui è parte fondamentale la gestione delle situazioni
conflittuali.
Sperimentare alcuni strumenti di base per una analisi critica delle situazioni
di conflitto; saper scegliere piccoli gesti di pace nel quotidiano.
Riuscire ad accogliere la diversità dell’altro come ricchezza
Misurarsi con dinamiche di gestione del conflitto
Riconoscere che la pace si può costruire a piccoli passi e che ognuno
può contribuire nel suo piccolo a crearla; riflettere sul concetto di pace
come processo di cui è parte fondamentale la gestione delle situazioni
conflittuali.
Sperimentare alcuni strumenti di base per una analisi critica delle situazioni
di conflitto; saper scegliere piccoli gesti di pace nel quotidiano.
Riuscire ad accogliere la diversità dell’altro come ricchezza
Misurarsi con dinamiche di gestione del conflitto
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
• Facciamo pace
• Altrimenti ci arrabbiamo
• Il valore di una scelta
Nei singoli incontri i verrano utilizzate metodologie attive, dinamiche di
gruppo, simulazioni con l’ausilio di strumenti audiovisivi.
• Facciamo pace
• Altrimenti ci arrabbiamo
• Il valore di una scelta
Nei singoli incontri i verrano utilizzate metodologie attive, dinamiche di
gruppo, simulazioni con l’ausilio di strumenti audiovisivi.
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Progetto
Progetto
DIRITTI E DOVERI
DIRITTI E DOVERI
Associazione: Granellod di Senapa
referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli
Associazione: Granellod di Senapa
referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli
Il percorso ha come obiettivi la responsabilizzazione dei ragazzi verso il
contesto in cui si vive e la coscentizzazione alla propria responsabilità
civile e di cittadini. Siamo in un cammino di presa di coscienza della
responsabilità collettiva e del proprio potere per un cambiamento reale
e concreto delle società corrotte.
Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sul significato della parola
Regola e sulla forte connessione tra regole e valori. Sarà importante
riconoscere che le regole racchiudono diritti e doveri, e che, per far
si che un soggetto rispetti dei doveri e li faccia propri, è necessario
riconoscergli i propri diritti.
Il percorso ha come obiettivi la responsabilizzazione dei ragazzi verso il
contesto in cui si vive e la coscentizzazione alla propria responsabilità
civile e di cittadini. Siamo in un cammino di presa di coscienza della
responsabilità collettiva e del proprio potere per un cambiamento reale
e concreto delle società corrotte.
Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sul significato della parola
Regola e sulla forte connessione tra regole e valori. Sarà importante
riconoscere che le regole racchiudono diritti e doveri, e che, per far
si che un soggetto rispetti dei doveri e li faccia propri, è necessario
riconoscergli i propri diritti.
DESTINATARI
DESTINATARI
Ragazzi delle scuole superiori
Ragazzi delle scuole superiori
OBIETTIVI
OBIETTIVI
• Conoscere il significato della parola Regola della forte connessione tra
regole e valori. Riconoscere che le regole racchiudono diritti e doveri, in
quanto ogni mio dovere è un diritto per l’altro.
• Riconoscere che per rispettare delle regole è necessario che siano
condivise le regole stesse e i valori che le determinano. Riconoscere
che, perché un soggetto rispetti dei doveri e li faccia propri, è necessario
riconoscergli i propri diritti.
• Favorire una discussione di gruppo su episodi problematici e
discriminanti. Esporre modi di reagire, valutandone le conseguenze.
• Riflettere sul concetto di giustizia, sul valore delle leggi all’interno di un
ordinamento democratico, sui diritti e sui doveri di ogni persona.
• Conoscere il significato della parola Regola della forte connessione tra
regole e valori. Riconoscere che le regole racchiudono diritti e doveri, in
quanto ogni mio dovere è un diritto per l’altro.
• Riconoscere che per rispettare delle regole è necessario che siano
condivise le regole stesse e i valori che le determinano. Riconoscere
che, perché un soggetto rispetti dei doveri e li faccia propri, è necessario
riconoscergli i propri diritti.
• Favorire una discussione di gruppo su episodi problematici e
discriminanti. Esporre modi di reagire, valutandone le conseguenze.
• Riflettere sul concetto di giustizia, sul valore delle leggi all’interno di un
ordinamento democratico, sui diritti e sui doveri di ogni persona.
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
• Le regole (dinamiche attive, lavori di gruppo)
• Incidenti critici (dinamiche di problem
teatralizzazione)
• Pensa ( simulazioni e role playing)
• Le regole (dinamiche attive, lavori di gruppo)
• Incidenti critici (dinamiche di problem
teatralizzazione)
• Pensa ( simulazioni e role playing)
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solving,
tecniche
di
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solving,
tecniche
di
Progetto
Progetto
VITTIME DI GUERRA
VITTIME DI GUERRA
Associazione:Granello di Senapa
referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoi
Associazione:Granello di Senapa
referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoi
Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sul significato del termine
guerra dandogli la sua vera identità mettendosi nei panni delle vittime,
cercando di immedesimarsi in esse per capire la crudeltà di ogni conflitto
armato.
Si potrà sperimentare la responsabilità di ciascuno nella costruzione del
mosaico di pace.
Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sul significato del termine
guerra dandogli la sua vera identità mettendosi nei panni delle vittime,
cercando di immedesimarsi in esse per capire la crudeltà di ogni conflitto
armato.
Si potrà sperimentare la responsabilità di ciascuno nella costruzione del
mosaico di pace.
DESTINATARI
DESTINATARI
Ragazzi delle scuole superiori
Ragazzi delle scuole superiori
OBIETTIVI
OBIETTIVI
• Conoscere la veridicità della guerra dandole un significato più
passionale.
• Divenire più critici sulle informazioni che i media fanno passare
riguardanti la guerra.
• Vedere le guerre attuali nel mondo; riflettere sul perché ne conosciamo
alcune e altre no (guerre dimenticate); sapere quali conflitti ci sono nel
mondo
• Essere consapevoli che nel mondo non ci sono solo i conflitti di cui
ci parlano i mass-media, divenire più critici nei confronti delle notizie
che si ascoltano dai mass media; sentire sempre più parti e non solo
un’opinione; sapersi cercare le informazioni.
• Divenire empatici; sapersi mettere nei panni degli altri, soprattutto in
quelli delle persone che hanno vissuto o vivono ancora situazioni di
conflitto.
• Conoscere la veridicità della guerra dandole un significato più
passionale.
• Divenire più critici sulle informazioni che i media fanno passare
riguardanti la guerra.
• Vedere le guerre attuali nel mondo; riflettere sul perché ne conosciamo
alcune e altre no (guerre dimenticate); sapere quali conflitti ci sono nel
mondo
• Essere consapevoli che nel mondo non ci sono solo i conflitti di cui
ci parlano i mass-media, divenire più critici nei confronti delle notizie
che si ascoltano dai mass media; sentire sempre più parti e non solo
un’opinione; sapersi cercare le informazioni.
• Divenire empatici; sapersi mettere nei panni degli altri, soprattutto in
quelli delle persone che hanno vissuto o vivono ancora situazioni di
conflitto.
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
• Cos’è la guerra? (presentazione in power point, visione di filmati, lavori
di gruppo)
• I conflitti dimenticati (dinamiche di gruppo)
• Vittime di guerra ( presentazione in power point, dinamiche di gruppo,
testimonianze)
• Cos’è la guerra? (presentazione in power point, visione di filmati, lavori
di gruppo)
• I conflitti dimenticati (dinamiche di gruppo)
• Vittime di guerra ( presentazione in power point, dinamiche di gruppo,
testimonianze)
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Progetto
Progetto
TUTTI UGUALI SULLA CARTA
TUTTI UGUALI SULLA CARTA
Associazione: ProgettoMondo MLAL
referente: Rossella Lomuscio
Associazione: ProgettoMondo MLAL
referente: Rossella Lomuscio
La voglia di viaggiare, di scoprire, di capire, di ascoltare, di osservare,
di annusare, di assaggiare sono l’espressione della curiosità verso il
mondo, che spinge a conoscerlo meglio da un punto di vista geografico,
sociale, artistico, naturalistico, e ad apprezzare e valorizzare le differenze
da un lato, scoprire e approfondire le somiglianze dall’altro.
Il laboratorio propone un piccolo viaggio alla scoperta del mondo, per
stimolare la curiosità e la conoscenza da parte dei ragazzi.
Lo strumento che sta alla base del laboratorio è la carta Peters, una
proiezione cartografica realizzata nel 1973 dallo storico Arno Peters. Essa,
oltre ad essere occasione di riflessione sulle diverse rappresentazioni
del mondo esistenti, fornisce l’occasione per soffermarsi sulle posizioni
etnocentriche che da sempre hanno accompagnato l’uomo nelle sue
proiezioni e per ridare dignità e giustizia al Sud del mondo. Il laboratorio
offre dunque l’occasione per una lettura interculturale non solo della
geografia fisica, ma anche di quella culturale.
La voglia di viaggiare, di scoprire, di capire, di ascoltare, di osservare,
di annusare, di assaggiare sono l’espressione della curiosità verso il
mondo, che spinge a conoscerlo meglio da un punto di vista geografico,
sociale, artistico, naturalistico, e ad apprezzare e valorizzare le differenze
da un lato, scoprire e approfondire le somiglianze dall’altro.
Il laboratorio propone un piccolo viaggio alla scoperta del mondo, per
stimolare la curiosità e la conoscenza da parte dei ragazzi.
Lo strumento che sta alla base del laboratorio è la carta Peters, una
proiezione cartografica realizzata nel 1973 dallo storico Arno Peters. Essa,
oltre ad essere occasione di riflessione sulle diverse rappresentazioni
del mondo esistenti, fornisce l’occasione per soffermarsi sulle posizioni
etnocentriche che da sempre hanno accompagnato l’uomo nelle sue
proiezioni e per ridare dignità e giustizia al Sud del mondo. Il laboratorio
offre dunque l’occasione per una lettura interculturale non solo della
geografia fisica, ma anche di quella culturale.
DESTINATARI
DESTINATARI
Il laboratorio didattico è pensato per i ragazzi della scuola media
inferiore.
Il laboratorio didattico è pensato per i ragazzi della scuola media
inferiore.
OBIETTIVI
OBIETTIVI
a)FORMATIVI (i valori formativi che il lavoro può raggiungere, l’importanza
rispetto al percorso, risposta ai bisogni formativi)
Riconoscere il valore della diversità come ricchezza
Stimolare approcci relazionali interculturali
Introdurre la molteplicità dei punti di vista
b)COGNITIVI (le informazioni e le conoscenze offerte)
Conoscere aspetti diversi del mondo (favole, cibi, musica, giochi,
curiosità, notizie, luoghi…)
Introdurre un primo approccio geografico al mondo, o un diverso
approccio attraverso la carta Peters, nel caso si tratti di classi che hanno
già affrontato a livello curriculare la rappresentazione cartografica del
globo terrestre
a)FORMATIVI (i valori formativi che il lavoro può raggiungere, l’importanza
rispetto al percorso, risposta ai bisogni formativi)
Riconoscere il valore della diversità come ricchezza
Stimolare approcci relazionali interculturali
Introdurre la molteplicità dei punti di vista
b)COGNITIVI (le informazioni e le conoscenze offerte)
Conoscere aspetti diversi del mondo (favole, cibi, musica, giochi,
curiosità, notizie, luoghi…)
Introdurre un primo approccio geografico al mondo, o un diverso
approccio attraverso la carta Peters, nel caso si tratti di classi che hanno
già affrontato a livello curriculare la rappresentazione cartografica del
globo terrestre
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c)STRUMENTALI (le abilità e le capacità operative che possono essere
apprese ed esercitate durante il lavoro)
Favorire il senso dello “stare in gruppo”
Acquisire elementi per un’analisi interculturale dei fenomeni
Stimolare alla collaborazione attraverso la proposta, durante tutto il
percorso, di obiettivi generali e specifici comuni
Stimolare approcci di tipo cooperativo
d)COMPORTAMENTALI (assunzione o trasformazione di atteggiamenti
e comportamenti realisticamente ipotizzabili e verificabili alla fine del
lavoro)
Avviare atteggiamenti di valorizzazione della diversità
Riconoscere il mondo a partire dal proprio contesto di riferimento
Diffondere comportamenti di attenzione e rispetto per l’ambiente e per
le persone
Stimolare a tentativi di decentramento e cambio di punti di vista.
c)STRUMENTALI (le abilità e le capacità operative che possono essere
apprese ed esercitate durante il lavoro)
Favorire il senso dello “stare in gruppo”
Acquisire elementi per un’analisi interculturale dei fenomeni
Stimolare alla collaborazione attraverso la proposta, durante tutto il
percorso, di obiettivi generali e specifici comuni
Stimolare approcci di tipo cooperativo
d)COMPORTAMENTALI (assunzione o trasformazione di atteggiamenti
e comportamenti realisticamente ipotizzabili e verificabili alla fine del
lavoro)
Avviare atteggiamenti di valorizzazione della diversità
Riconoscere il mondo a partire dal proprio contesto di riferimento
Diffondere comportamenti di attenzione e rispetto per l’ambiente e per
le persone
Stimolare a tentativi di decentramento e cambio di punti di vista.
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
Il laboratorio si articola in un unico modulo della durata di 3 ore.
Nella prima parte (2h) i ragazzi ricostruiranno il mondo attraverso un
gioco puzzle gigante contenente tante tappe quanti sono i continenti.
Ogni tappa sarà occasione di gioco e di approfondimento di una tematica
specifica relativa al continente individuato.
Nella seconda parte (1 h), si approfondirà con i ragazzi il tema della
rappresentazione cartografica di Peters dal punto di vista dei contenuti
e dei significati che essa porta con sé, legandosi necessariamente alla
nostra visione del Sud e al tema dei diritti umani.
Il laboratorio si articola in un unico modulo della durata di 3 ore.
Nella prima parte (2h) i ragazzi ricostruiranno il mondo attraverso un
gioco puzzle gigante contenente tante tappe quanti sono i continenti.
Ogni tappa sarà occasione di gioco e di approfondimento di una tematica
specifica relativa al continente individuato.
Nella seconda parte (1 h), si approfondirà con i ragazzi il tema della
rappresentazione cartografica di Peters dal punto di vista dei contenuti
e dei significati che essa porta con sé, legandosi necessariamente alla
nostra visione del Sud e al tema dei diritti umani.
Lo svolgimento del laboratorio è supportato da materiale didattico fornito
agli insegnanti, che potranno così continuare a lavorare sui temi legati
all’educazione interculturale e allo sviluppo anche durante il loro normale
curricolo scolastico annuale.
Lo svolgimento del laboratorio è supportato da materiale didattico fornito
agli insegnanti, che potranno così continuare a lavorare sui temi legati
all’educazione interculturale e allo sviluppo anche durante il loro normale
curricolo scolastico annuale.
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Progetto
Progetto
UNO, DUE E TRE ... CONTO ANCH’IO!
UNO, DUE E TRE ... CONTO ANCH’IO!
Associazione: ProgettoMondo MLAL
referente: Rossella Lomuscio
Associazione: ProgettoMondo MLAL
referente: Rossella Lomuscio
Il percorso vuole dar vita ad un primo e semplice approccio al tema e
alla conoscenza dei diritti dell’infanzia. A partire dai bisogni dei bambini
partecipanti al laboratorio, si ricostruiranno i bisogni primari e secondari
di tutti i bambini del mondo, codificandoli nei diritti corrispondenti. Un
passaggio importante che parte dal sé per condurre all’universalità dei
diritti in questione e per far riflettere sull’importanza del rispetto dei diritti
per ogni bambino del mondo e sulla presa di coscienza delle violazioni
purtroppo esistenti nel mondo di oggi.
Nella seconda parte del laboratorio i bambini potranno sperimentare i
diritti dei bambini attraverso un divertente gioco dell’oca che li ricondurrà
anche alle responsabilità personali di ciascuno di noi e, soprattutto, del
mondo dei grandi.
Il percorso vuole dar vita ad un primo e semplice approccio al tema e
alla conoscenza dei diritti dell’infanzia. A partire dai bisogni dei bambini
partecipanti al laboratorio, si ricostruiranno i bisogni primari e secondari
di tutti i bambini del mondo, codificandoli nei diritti corrispondenti. Un
passaggio importante che parte dal sé per condurre all’universalità dei
diritti in questione e per far riflettere sull’importanza del rispetto dei diritti
per ogni bambino del mondo e sulla presa di coscienza delle violazioni
purtroppo esistenti nel mondo di oggi.
Nella seconda parte del laboratorio i bambini potranno sperimentare i
diritti dei bambini attraverso un divertente gioco dell’oca che li ricondurrà
anche alle responsabilità personali di ciascuno di noi e, soprattutto, del
mondo dei grandi.
DESTINATARI
DESTINATARI
Il laboratorio didattico è pensato per i bambini della scuola elementare.
Il laboratorio didattico è pensato per i bambini della scuola elementare.
OBIETTIVI
OBIETTIVI
a) FORMATIVI (i valori formativi che il lavoro può raggiungere,
l’importanza rispetto al percorso, risposta ai bisogni formativi)
• Valorizzare la ricchezza che il mondo offre
• Introdurre la distinzione tra bisogni primari e bisogni accessori
• Far uscire i bambini da una visione della propria realtà come unica e
da alcuni stereotipi sociali
• Aprirsi alla conoscenza e all’incontro con culture altre
• Valorizzare il punto di vista altrui.
a) FORMATIVI (i valori formativi che il lavoro può raggiungere,
l’importanza rispetto al percorso, risposta ai bisogni formativi)
• Valorizzare la ricchezza che il mondo offre
• Introdurre la distinzione tra bisogni primari e bisogni accessori
• Far uscire i bambini da una visione della propria realtà come unica e
da alcuni stereotipi sociali
• Aprirsi alla conoscenza e all’incontro con culture altre
• Valorizzare il punto di vista altrui.
b) COGNITIVI (le informazioni e le conoscenze offerte)
• Conoscere aspetti diversi del mondo
• Conoscere la situazione di altri bambini nel mondo
• Introdurre un primo approccio”geografico” al mondo
b) COGNITIVI (le informazioni e le conoscenze offerte)
• Conoscere aspetti diversi del mondo
• Conoscere la situazione di altri bambini nel mondo
• Introdurre un primo approccio”geografico” al mondo
c) STRUMENTALI (le abilità e le capacità operative che possono essere
apprese ed esercitate durante il lavoro)
c) STRUMENTALI (le abilità e le capacità operative che possono essere
apprese ed esercitate durante il lavoro)
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• Stimolare l’espressione manuale dei partecipanti
• Favorire il senso dello “stare in gruppo”
• Stimolare approcci di tipo cooperativo
• Stimolare la collaborazione e l’aiuto
• Stimolare l’espressione manuale dei partecipanti
• Favorire il senso dello “stare in gruppo”
• Stimolare approcci di tipo cooperativo
• Stimolare la collaborazione e l’aiuto
d) COMPORTAMENTALI (assunzione o trasformazione di atteggiamenti
e comportamenti realisticamente ipotizzabili e verificabili alla fine del
lavoro)
• Avviare atteggiamenti di valorizzazione della diversità
• Riconoscere il mondo a partire dal proprio contesto di riferimento
• Diffondere comportamenti di attenzione e rispetto per l’ambiente
• Stimolare l’ascolto reciproco
d) COMPORTAMENTALI (assunzione o trasformazione di atteggiamenti
e comportamenti realisticamente ipotizzabili e verificabili alla fine del
lavoro)
• Avviare atteggiamenti di valorizzazione della diversità
• Riconoscere il mondo a partire dal proprio contesto di riferimento
• Diffondere comportamenti di attenzione e rispetto per l’ambiente
• Stimolare l’ascolto reciproco
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO
Il laboratorio si articola in un unico modulo della durata di 3 ore.
Nella prima parte (2h) i bambini affronteranno, attraverso giochi e video,
il tema dei diritti dell’infanzia, a partire dalla presa di coscienza dei
bisogni di ciascuno. La riflessione sulla diversità- unicità che caratterizza
ogni bambino consentirà di procedere verso la presa di coscienza
dell’universalità dei diritti e della Convenzione che li contiene. Un breve
video fornirà gli strumenti per discutere di alcune violazioni subite da
alcuni bambini a causa degli adulti. Un ultimo passaggio, ma molto
importante, sarà una riflessione sulle responsabilità che ciascuno di
noi ha, nel proprio quotidiano, nei confronti del mondo dell’infanzia ed
anche nella relazione bambino- bambino. Una riflessione importante per
calare nel concreto la tematica affrontata e per iniziare a sperimentare
da protagonisti il tema dei diritti umani e dell’infanzia; un modo per far
nascere quel “laboratorio dei diritti” che aiuta a far crescere i cittadini di
domani.
Il laboratorio si articola in un unico modulo della durata di 3 ore.
Nella prima parte (2h) i bambini affronteranno, attraverso giochi e video,
il tema dei diritti dell’infanzia, a partire dalla presa di coscienza dei
bisogni di ciascuno. La riflessione sulla diversità- unicità che caratterizza
ogni bambino consentirà di procedere verso la presa di coscienza
dell’universalità dei diritti e della Convenzione che li contiene. Un breve
video fornirà gli strumenti per discutere di alcune violazioni subite da
alcuni bambini a causa degli adulti. Un ultimo passaggio, ma molto
importante, sarà una riflessione sulle responsabilità che ciascuno di
noi ha, nel proprio quotidiano, nei confronti del mondo dell’infanzia ed
anche nella relazione bambino- bambino. Una riflessione importante per
calare nel concreto la tematica affrontata e per iniziare a sperimentare
da protagonisti il tema dei diritti umani e dell’infanzia; un modo per far
nascere quel “laboratorio dei diritti” che aiuta a far crescere i cittadini di
domani.
Nella seconda parte (1 h), i bambini “giocheranno” i diritti attraverso un
divertente gioco dell’oca che aiuterà a creare gli ultimi collegamenti tra
le tematiche affrontate.
Nella seconda parte (1 h), i bambini “giocheranno” i diritti attraverso un
divertente gioco dell’oca che aiuterà a creare gli ultimi collegamenti tra
le tematiche affrontate.
Lo svolgimento del laboratorio è supportato da materiale didattico fornito
agli insegnanti, che potranno così continuare a lavorare sui temi legati
all’educazione interculturale e allo sviluppo anche durante il loro normale
curricolo scolastico annuale.
Lo svolgimento del laboratorio è supportato da materiale didattico fornito
agli insegnanti, che potranno così continuare a lavorare sui temi legati
all’educazione interculturale e allo sviluppo anche durante il loro normale
curricolo scolastico annuale.
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Progetto
Progetto
TERRA SANTA
TERRA SANTA
Associazione: Giorgio La Pira
referente: Pierluigi Bortolotti e Anna Maria Grassi
Associazione: Giorgio La Pira
referente: Pierluigi Bortolotti e Anna Maria Grassi
L’oggetto del percorso formativo è la vicenda storica che ha caratterizzato
e caratterizza quell’area territoriale del cosiddetto Medio Oriente che
comprende i luoghi della vicenda terrena del Cristo, la nascita e lo
svilupparsi del Cristianesimo, ma che sono pure la culla dell’ebraismo
(antico e moderno) e che rappresentano uno dei fulcri dell’Islam.
In particolare la proposta vuol riferirsi alla storia più recente di questi
luoghi, in coincidenza con il 60 ° anniversario della fondazione dello
Stato di Israele (1948 – 2008) e, di converso, dell’inizio della diaspora
palestinese e della drammatica vicenda del cosiddetto conflitto araboisraeliano.
L’oggetto del percorso formativo è la vicenda storica che ha caratterizzato
e caratterizza quell’area territoriale del cosiddetto Medio Oriente che
comprende i luoghi della vicenda terrena del Cristo, la nascita e lo
svilupparsi del Cristianesimo, ma che sono pure la culla dell’ebraismo
(antico e moderno) e che rappresentano uno dei fulcri dell’Islam.
In particolare la proposta vuol riferirsi alla storia più recente di questi
luoghi, in coincidenza con il 60 ° anniversario della fondazione dello
Stato di Israele (1948 – 2008) e, di converso, dell’inizio della diaspora
palestinese e della drammatica vicenda del cosiddetto conflitto araboisraeliano.
DESTINATARI
DESTINATARI
Ultime due classi (4^ e 5^) delle Scuole medie superiori; modulo formativo
specifico per gli insegnanti.
Ultime due classi (4^ e 5^) delle Scuole medie superiori; modulo formativo
specifico per gli insegnanti.
OBIETTIVI
OBIETTIVI
Fornire elementi di conoscenza storica, geografica, religiosa, culturale
e sociale di una delle realtà geografiche e politiche che maggiormente
hanno influenzato e continuano ad influenzare, nel bene e nel male, la
storia del mondo.
In particolare si intende fornire elementi di conoscenza su:
• la storia dello Stato di Israele, dal momento della sua definizione come
aspirazione nella volontà dei fondatori del movimento sionista (fine
‘800 – inizi ‘900), alla sua costituzione (1947/1948), alla sua tribolata
esistenza sino ai giorni nostri;
• la vicenda delle popolazioni palestinesi che abitavano e abitano le aree
territoriali su cui si è insediato lo stato d’Israele;
• i fondamenti e la storia delle tre religioni monoteiste (ebraismo,
cristianesimo, islam) che, avendo avuto comune origine in Abramo e
nel suo “unico” Dio in quel contesto geografico, oggi sono alla radice del
conflitto di civiltà che caratterizza la storia recente del mondo.
Fornire elementi di conoscenza storica, geografica, religiosa, culturale
e sociale di una delle realtà geografiche e politiche che maggiormente
hanno influenzato e continuano ad influenzare, nel bene e nel male, la
storia del mondo.
In particolare si intende fornire elementi di conoscenza su:
• la storia dello Stato di Israele, dal momento della sua definizione come
aspirazione nella volontà dei fondatori del movimento sionista (fine
‘800 – inizi ‘900), alla sua costituzione (1947/1948), alla sua tribolata
esistenza sino ai giorni nostri;
• la vicenda delle popolazioni palestinesi che abitavano e abitano le aree
territoriali su cui si è insediato lo stato d’Israele;
• i fondamenti e la storia delle tre religioni monoteiste (ebraismo,
cristianesimo, islam) che, avendo avuto comune origine in Abramo e
nel suo “unico” Dio in quel contesto geografico, oggi sono alla radice del
conflitto di civiltà che caratterizza la storia recente del mondo.
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La conoscenza di fatti, avvenimenti, culture, dottrine religiose, ecc.,
rappresenta un elemento essenziale di un percorso di educazione alla
pace per le nuove generazioni che spesso basano tutto sull’informazione
giornalistica dell’attualità quotidiana, che quasi mai si spinge ad analizzare
le cause e le ragioni vere degli avvenimenti.
La conoscenza di fatti, avvenimenti, culture, dottrine religiose, ecc.,
rappresenta un elemento essenziale di un percorso di educazione alla
pace per le nuove generazioni che spesso basano tutto sull’informazione
giornalistica dell’attualità quotidiana, che quasi mai si spinge ad analizzare
le cause e le ragioni vere degli avvenimenti.
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
L’Associazione Giorgio La Pira gestirà il progetto direttamente, tramite i
propri aderenti volontari; nello stesso tempo utilizzerà esperti e testimoni
diretti delle vicende oggetto del progetto, che verranno invitati e con i
quali si potranno organizzare incontri e conferenze specifiche.
L’Associazione Giorgio La Pira gestirà il progetto direttamente, tramite i
propri aderenti volontari; nello stesso tempo utilizzerà esperti e testimoni
diretti delle vicende oggetto del progetto, che verranno invitati e con i
quali si potranno organizzare incontri e conferenze specifiche.
I moduli formativi saranno due:
1.per insegnanti;
2.per gli studenti delle ultime due classi delle scuole medie superiori.
I moduli formativi saranno due:
1.per insegnanti;
2.per gli studenti delle ultime due classi delle scuole medie superiori.
Verranno utilizzati percorsi bibliografici, supporti fotografici e video, film
(parti e interi). Verranno create delle schede informative che potranno
essere fornite ai partecipanti e che resteranno a disposizione come
strumenti didattici e di informazione.
Verranno utilizzati percorsi bibliografici, supporti fotografici e video, film
(parti e interi). Verranno create delle schede informative che potranno
essere fornite ai partecipanti e che resteranno a disposizione come
strumenti didattici e di informazione.
Per gli insegnanti si prevedono due incontri e la partecipazione ad
altri incontri (almeno 2) con gli “esperti/testimoni” che saranno invitati
dall’Associazione.
Per gli insegnanti si prevedono due incontri e la partecipazione ad
altri incontri (almeno 2) con gli “esperti/testimoni” che saranno invitati
dall’Associazione.
Per gli studenti si prevedono 3 / 4 incontri, di cui almeno uno dedicato
esclusivamente alla visione di film.
Anche per gli studenti potranno essere organizzati incontri/assemblee
con gli “esperti/testimoni” invitati, a livello di istituto o di località (città o
altri comuni sede di distretto scolastico).
Per gli studenti si prevedono 3 / 4 incontri, di cui almeno uno dedicato
esclusivamente alla visione di film.
Anche per gli studenti potranno essere organizzati incontri/assemblee
con gli “esperti/testimoni” invitati, a livello di istituto o di località (città o
altri comuni sede di distretto scolastico).
L’Associazione propone sin d’ora una conclusione “attiva” del progetto
formativo, offrendo la possibilità di partecipare ad uno viaggio in
Terra Santa specificamente previsto per giovani e adolescenti, la cui
realizzazione è prevista per l’estate 2009, secondo uno schema già da
tempo collaudato, che unisce gli aspetti del pellegrinaggio religioso e del
turismo storico alla conoscenza delle esperienze di vita delle popolazioni
che vivono in Israele e in Palestina.
L’Associazione propone sin d’ora una conclusione “attiva” del progetto
formativo, offrendo la possibilità di partecipare ad uno viaggio in
Terra Santa specificamente previsto per giovani e adolescenti, la cui
realizzazione è prevista per l’estate 2009, secondo uno schema già da
tempo collaudato, che unisce gli aspetti del pellegrinaggio religioso e del
turismo storico alla conoscenza delle esperienze di vita delle popolazioni
che vivono in Israele e in Palestina.
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Progetto
Progetto
DA SCHIAVI A BAMBINI
DA SCHIAVI A BAMBINI
Sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali:prevenzione,
contrasto e intervento
Sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali:prevenzione,
contrasto e intervento
Associazione: ECPAT
referente: Yasmin Abo Loha
Associazione: ECPAT
referente: Yasmin Abo Loha
Si propone a bambini e gli adolescenti un percorso che li sensibilizzi sul
tema dello sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciale (SSCM).
Si tratta di uno dei peggiori reati che si possa commettere, e che trova
terreno sia in Italia (prostituzione minorile, produzione e detenzione di
materiale pedopornografico) che all’estero (sfruttamento sessuale dei
minori nei viaggi e nel turismo, tratta di minori a scopo di sfruttamento
sessuale).
Sensibilizzare i piccoli e i giovani su questi vuol dire contribuire alla
crescita degli adulti di domani, affinché siano cittadini consapevoli e
rispettosi dei diritti e delle culture altrui
Si propone a bambini e gli adolescenti un percorso che li sensibilizzi sul
tema dello sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciale (SSCM).
Si tratta di uno dei peggiori reati che si possa commettere, e che trova
terreno sia in Italia (prostituzione minorile, produzione e detenzione di
materiale pedopornografico) che all’estero (sfruttamento sessuale dei
minori nei viaggi e nel turismo, tratta di minori a scopo di sfruttamento
sessuale).
Sensibilizzare i piccoli e i giovani su questi vuol dire contribuire alla
crescita degli adulti di domani, affinché siano cittadini consapevoli e
rispettosi dei diritti e delle culture altrui
DESTINATARI
DESTINATARI
Studenti di ogni ordine e grado scolastico.
Studenti di ogni ordine e grado scolastico.
DESTINATARI
DESTINATARI
• Fare chiarezza sullo sfruttamento sessuale a fini commerciali rispetto
alle altre forme di violenza sull’infanzia e l’adolescenza
• Rendere consapevoli i bambini e gli adolescenti dei propri diritti
• Imparare a denunciare il fatto, in Italia o all’estero
• Fare chiarezza sullo sfruttamento sessuale a fini commerciali rispetto
alle altre forme di violenza sull’infanzia e l’adolescenza
• Rendere consapevoli i bambini e gli adolescenti dei propri diritti
• Imparare a denunciare il fatto, in Italia o all’estero
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
• Presentazione dell’associazione e della sua mission. Cos’è lo
sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali (SSCM). Differenza
tra SSCM, abusi e violenze sui minori.
• Il turismo sessuale a danno di minori: fenomeno ( paesi; profilo cliente
e vittima). Domanda e offerta: la prevenzione ed il contrasto. Il turismo
responsabile.
• Il sostegno a distanza: la prevenzione nei paesi del sud del mondo
• La pedopornografia: il fenomeno e le sue varianti (pedopornografia
virtuale). Internet e telefonia mobile: nuovi canali di diffusione del
materiale pedopornografico. L’utilizzo sicuro delle nuove tecnologie: la
prevenzione e la denuncia
• Presentazione dell’associazione e della sua mission. Cos’è lo
sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali (SSCM). Differenza
tra SSCM, abusi e violenze sui minori.
• Il turismo sessuale a danno di minori: fenomeno ( paesi; profilo cliente
e vittima). Domanda e offerta: la prevenzione ed il contrasto. Il turismo
responsabile.
• Il sostegno a distanza: la prevenzione nei paesi del sud del mondo
• La pedopornografia: il fenomeno e le sue varianti (pedopornografia
virtuale). Internet e telefonia mobile: nuovi canali di diffusione del
materiale pedopornografico. L’utilizzo sicuro delle nuove tecnologie: la
prevenzione e la denuncia
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• La tratta di minori a scopo di sfruttamento sessuale: fenomeno
(differenza tra i minori vittime di tratta e i minori stranieri su territorio
nazionale). Prevenzione nei paesi di origine e percorsi di recupero e
reintegrazione delle vittime in Italia. L’importanza della collaborazione
tra i vari attori
• La prostituzione minorile in Italia: analisi del fenomeno e della vittima.
Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il rispetto dell’altro.
• La tratta di minori a scopo di sfruttamento sessuale: fenomeno
(differenza tra i minori vittime di tratta e i minori stranieri su territorio
nazionale). Prevenzione nei paesi di origine e percorsi di recupero e
reintegrazione delle vittime in Italia. L’importanza della collaborazione
tra i vari attori
• La prostituzione minorile in Italia: analisi del fenomeno e della vittima.
Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il rispetto dell’altro.
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Progetto
Progetto
H2Oro: acqua bene comune fonte di democrazia
H2Oro: acqua bene comune fonte di democrazia
Associazione: Progetto del Comitato Acqua Bene Comune
della Provincia di Reggio Emilia, Attac di RE, Rete di
Lilliput nodo di RE, Editrice Missionaria Italiana, Campagna
per il Contratto Mondiale sull’Acqua, Cipsi, T.V. B. Ti
Voglio Bere-Progetto per l’uso consapevole dell’acqua,
Imbrocchiamola!, Granello di Senapa
referente:Emiliano Codeluppi
Associazione: Progetto del Comitato Acqua Bene Comune
della Provincia di Reggio Emilia, Attac di RE, Rete di
Lilliput nodo di RE, Editrice Missionaria Italiana, Campagna
per il Contratto Mondiale sull’Acqua, Cipsi, T.V. B. Ti
Voglio Bere-Progetto per l’uso consapevole dell’acqua,
Imbrocchiamola!, Granello di Senapa
referente:Emiliano Codeluppi
Il percorso si propone di sensibilizzare i ragazzi al tema dell’acqua
e questione di carattere ecologico ma anche dai risvolti etici, politici
e sociali. Costituisce un buon punto di partenza per attivare percorsi
territoriali di educazione alla cittadinanza attiva.
La realizzazione del progetto consente inoltre di connettere il mondo
della scuola, l’associazionismo, gli enti locali su progetti di educazione
alla mondialità, allo sviluppo e alla cooperazione Nord/Sud, alla
responsabilizzazione territoriale.
Il percorso si propone di sensibilizzare i ragazzi al tema dell’acqua
e questione di carattere ecologico ma anche dai risvolti etici, politici
e sociali. Costituisce un buon punto di partenza per attivare percorsi
territoriali di educazione alla cittadinanza attiva.
La realizzazione del progetto consente inoltre di connettere il mondo
della scuola, l’associazionismo, gli enti locali su progetti di educazione
alla mondialità, allo sviluppo e alla cooperazione Nord/Sud, alla
responsabilizzazione territoriale.
DESTINATARI
DESTINATARI
Studenti e (insegnanti) delle classi Terze e Quarte delle scuole
superiori.
Studenti e (insegnanti) delle classi Terze e Quarte delle scuole
superiori.
OBIETTIVI
OBIETTIVI
Riflettere sul fattore acqua come elemento cruciale per estendere diritti,
prevenire conflitti, migliorare le condizioni di vita, valutare comportamenti
sostenibili.
Approfondire le conoscenze sugli argomenti trattati favorendo,
promuovendo e costruendo percorsi di sensibilizzazione, educazione
e informazione su ambiti che spaziano tra storia, diritto, economia,
geografia, antropologia, storia, ecologia, geopolitica.
Sviluppare senso critico e nuovi punti di vista: la cultura dell’acqua
come bene comune e come occasione di partecipazione ed esercizio
di cittadinanza attiva in un’ottica di democrazia reale, cooperazione e
solidarietà con tutti popoli del mondo, a partire dall’acqua del rubinetto.
Conoscere la situazione mondiale, le problematiche dei paesi impoveriti
e i meccanismi che generano ingiustizie e dipendenza, partendo dai
problemi che ha l’acqua anche nel nostro paese.
Riflettere sul valore della solidarietà tra i popoli, della convivenza, della
Riflettere sul fattore acqua come elemento cruciale per estendere diritti,
prevenire conflitti, migliorare le condizioni di vita, valutare comportamenti
sostenibili.
Approfondire le conoscenze sugli argomenti trattati favorendo,
promuovendo e costruendo percorsi di sensibilizzazione, educazione
e informazione su ambiti che spaziano tra storia, diritto, economia,
geografia, antropologia, storia, ecologia, geopolitica.
Sviluppare senso critico e nuovi punti di vista: la cultura dell’acqua
come bene comune e come occasione di partecipazione ed esercizio
di cittadinanza attiva in un’ottica di democrazia reale, cooperazione e
solidarietà con tutti popoli del mondo, a partire dall’acqua del rubinetto.
Conoscere la situazione mondiale, le problematiche dei paesi impoveriti
e i meccanismi che generano ingiustizie e dipendenza, partendo dai
problemi che ha l’acqua anche nel nostro paese.
Riflettere sul valore della solidarietà tra i popoli, della convivenza, della
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pluralità culturale e della globalizzazione analizzandone anche le attuali
contraddizioni.
Presentare ai ragazzi un percorso che li stimoli a continuare a informarsi
e ad impegnarsi partendo dalla scuola, per arrivare alla propria citta’ fino
al volontariato internazionale nei paesi del sud del mondo.
pluralità culturale e della globalizzazione analizzandone anche le attuali
contraddizioni.
Presentare ai ragazzi un percorso che li stimoli a continuare a informarsi
e ad impegnarsi partendo dalla scuola, per arrivare alla propria citta’ fino
al volontariato internazionale nei paesi del sud del mondo.
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO
Il percorso, disponibile tra Febbraio e Aprile 2010, prevede 8 incontri
da 2:30 ciascuno anche se, previo accordo, puo’ essere ridotto e
puo’coinvolgere insieme massimo due classi.
Il percorso, disponibile tra Febbraio e Aprile 2010, prevede 8 incontri
da 2:30 ciascuno anche se, previo accordo, puo’ essere ridotto e
puo’coinvolgere insieme massimo due classi.
Trattazione delle tematiche sopra riportate attraverso lezioni frontali
dialogate, discussioni di gruppo e possibili approfondimenti e progetti
realizzati dai ragazzi stessi. A supporto degli incontri verranno forniti
testi, dispense fornite, file, dvd, proiezione di slide.
Allestimento nel plesso scolastico della mostra fotografica “scritto
sull’acqua” (catalogo Edizioni Aire): romanzo breve e racconto per
immagini della vita delle popolazioni seminomadi del Borana, regione
etiope segnata dalla cronica carenza idrica.
Incontro finale con gli autori della mostra: il fotoreporter Uliano Lucas e
Annalisa Vandelli, direttrice della rivista Afromagazine.
Trattazione delle tematiche sopra riportate attraverso lezioni frontali
dialogate, discussioni di gruppo e possibili approfondimenti e progetti
realizzati dai ragazzi stessi. A supporto degli incontri verranno forniti
testi, dispense fornite, file, dvd, proiezione di slide.
Allestimento nel plesso scolastico della mostra fotografica “scritto
sull’acqua” (catalogo Edizioni Aire): romanzo breve e racconto per
immagini della vita delle popolazioni seminomadi del Borana, regione
etiope segnata dalla cronica carenza idrica.
Incontro finale con gli autori della mostra: il fotoreporter Uliano Lucas e
Annalisa Vandelli, direttrice della rivista Afromagazine.
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Progetto
Progetto
SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE
SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE
Associazione: Scuola di Pace del comune di Reggio Emilia
Associazione: Scuola di Pace del comune di Reggio Emilia
La Scuola di Pace attiva tre percorsi formativi intorno alle tre principali
aree tematiche indicate dalle “Linee guida sull’educazione alla Pace
ed ai Diritti Umani” emanate dal Ministero della Pubblica Istruzione il 4
ottobre 2007: la trasformazione nonviolenta dei conflitti, l’intercultura e
l’ambiente.
La Scuola di Pace attiva tre percorsi formativi intorno alle tre principali
aree tematiche indicate dalle “Linee guida sull’educazione alla Pace
ed ai Diritti Umani” emanate dal Ministero della Pubblica Istruzione il 4
ottobre 2007: la trasformazione nonviolenta dei conflitti, l’intercultura e
l’ambiente.
I tre percorsi, seppur autonomi e distinti, sono caratterizzati da un
approccio comune fondato sulla pedagogia della nonviolenza che si
caratterizza, tra l’altro, per i seguenti elementi:
• la cura e la comprensione delle cause profonde,relazionali e sistemiche,
dei conflitti;
• un approccio teorico-pratico ai conflitti in maniera che da eventi
potenzialmente distruttivi evolvano verso dinamiche costruttive;
• la ricomposizione metodologica delle scissioni tra le dimensioni
personali e strutturali, etiche e politiche, razionali ed emotive;
• il superamento della visione settoriale e disciplinare delle questioni
complesse in un’ottica di trasversalità e inter-disciplinarietà.
I tre percorsi, seppur autonomi e distinti, sono caratterizzati da un
approccio comune fondato sulla pedagogia della nonviolenza che si
caratterizza, tra l’altro, per i seguenti elementi:
• la cura e la comprensione delle cause profonde,relazionali e sistemiche,
dei conflitti;
• un approccio teorico-pratico ai conflitti in maniera che da eventi
potenzialmente distruttivi evolvano verso dinamiche costruttive;
• la ricomposizione metodologica delle scissioni tra le dimensioni
personali e strutturali, etiche e politiche, razionali ed emotive;
• il superamento della visione settoriale e disciplinare delle questioni
complesse in un’ottica di trasversalità e inter-disciplinarietà.
In questo senso, in ciascun percorso si parte da una dimensione
introduttiva di carattere macro culturale e internazionale e si discende
man mano verso dimensioni di carattere sociale e interpersonale.
I percorsi si sviluppano attraverso laboratori teorico-pratici, di due ore
ciascuno, condotti da formatori della Scuola di Pace.
In questo senso, in ciascun percorso si parte da una dimensione
introduttiva di carattere macro culturale e internazionale e si discende
man mano verso dimensioni di carattere sociale e interpersonale.
I percorsi si sviluppano attraverso laboratori teorico-pratici, di due ore
ciascuno, condotti da formatori della Scuola di Pace.
.area nonviolenza
1.teoria e pratica della nonviolenza in un’ottica pedagogica
2.la trasformazione nonviolenta dei conflitti internazionali
3.oppressione e liberazione col Teatro dell´Oppresso
4.diventare costruttori di pace
5.nonviolenza ed educazione
.area nonviolenza
1.teoria e pratica della nonviolenza in un’ottica pedagogica
2.la trasformazione nonviolenta dei conflitti internazionali
3.oppressione e liberazione col Teatro dell´Oppresso
4.diventare costruttori di pace
5.nonviolenza ed educazione
.area intercultura
1.trasformazione nonviolenta dei conflitti interculturali
2.costruzione massmediatica del nemico
.area intercultura
1.trasformazione nonviolenta dei conflitti interculturali
2.costruzione massmediatica del nemico
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3.differenza di genere in un’ottica nonviolenta
4.teatro-immagine e pregiudizi
5.comunicazione nonviolenta in classe
3.differenza di genere in un’ottica nonviolenta
4.teatro-immagine e pregiudizi
5.comunicazione nonviolenta in classe
.area ambiente
1.nonviolenza strutturale: energia, equità, sostenibilità
2.stili di vita
3.sviluppo o decrescita?
4.comunicazione nonviolenta nella relazione con il corpo e con gli
elementi della natura
.area ambiente
1.nonviolenza strutturale: energia, equità, sostenibilità
2.stili di vita
3.sviluppo o decrescita?
4.comunicazione nonviolenta nella relazione con il corpo e con gli
elementi della natura
I formatori della Scuola di Pace che condurranno i diversi laboratori
I formatori della Scuola di Pace che condurranno i diversi laboratori
Fabiana Bruschi
Laureata in Medicina e Chirurgia, lavora per l’Az. USL di Reggio Emilia come specialista
in Medicina dello Sport.Membro del Laboratorio per la Nonviolenza Ass. Mag 6 di RE, dal
2005 è presidente dell’Ass. Berretti Bianchi, per l’intervento nonviolento in zone di conflitto
armato e la realizzazione dei Corpi Civili di Pace. Nell’anno accademico 2005-2006
ha partecipato al Corso di perfezionamento post laurea “Formatori alla Trasformazione
Nonviolenta dei Conflitti” presso il Dipartimento di Studi Sociali dell’Università degli Studi
di Firenze.
Fabiana Bruschi
Laureata in Medicina e Chirurgia, lavora per l’Az. USL di Reggio Emilia come specialista
in Medicina dello Sport.Membro del Laboratorio per la Nonviolenza Ass. Mag 6 di RE, dal
2005 è presidente dell’Ass. Berretti Bianchi, per l’intervento nonviolento in zone di conflitto
armato e la realizzazione dei Corpi Civili di Pace. Nell’anno accademico 2005-2006
ha partecipato al Corso di perfezionamento post laurea “Formatori alla Trasformazione
Nonviolenta dei Conflitti” presso il Dipartimento di Studi Sociali dell’Università degli Studi
di Firenze.
Elisa Cavandoli
Educatrice Professionale, Terapista della riabilitazione e Psicomotricista.
Referente del settore Educazione del Granello di Senapa (dal 2006) con la progettazione e
realizzazione di incontri formativi per adulti, ragazzi e bambini con progetti di educazione
alla mondialità, alla pace e al servizio. E’ formatrice accreditata per la formazione al
Servizio Civile presso Ufficio Nazionale del Servizio Civile.
Elisa Cavandoli
Educatrice Professionale, Terapista della riabilitazione e Psicomotricista.
Referente del settore Educazione del Granello di Senapa (dal 2006) con la progettazione e
realizzazione di incontri formativi per adulti, ragazzi e bambini con progetti di educazione
alla mondialità, alla pace e al servizio. E’ formatrice accreditata per la formazione al
Servizio Civile presso Ufficio Nazionale del Servizio Civile.
Marco Cervino
Laureato in fisica, ricercatore di ruolo presso il Consiglio Nazionale delle
Ricerche, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima. Responsabile scientifico
di diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali. Membro dell’associazione
Scienziate/i responsabili autore di pubblicazioni scientifiche (peer-reviewed)
nazionali e internazionali, e di monografie e interventi sui temi in oggetto.
A Reggio Emilia è membro attivo nell’associazione MAG6, “laboratorio per la nonviolenza”.
Per CNR-ISAC è responsabile del progetto PEDAL
Marco Cervino
Laureato in fisica, ricercatore di ruolo presso il Consiglio Nazionale delle
Ricerche, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima. Responsabile scientifico
di diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali. Membro dell’associazione
Scienziate/i responsabili autore di pubblicazioni scientifiche (peer-reviewed)
nazionali e internazionali, e di monografie e interventi sui temi in oggetto.
A Reggio Emilia è membro attivo nell’associazione MAG6, “laboratorio per la nonviolenza”.
Per CNR-ISAC è responsabile del progetto PEDAL
Vilma Costetti
dirige il CENTRO EDIZIONI ESSERCI - Spazio di Ricerca e Creatività
di Reggio Emilia, che ha creato nel 1991.
E’ dott.ssa in psicologia, psicomotricista, insegnante internazionale certificata in
Comunicazione Nonviolenta (CNV), Ricercatrice in Evoluzione, scrittrice.
Da anni conduce, in Italia e all’estero, formazioni nelle Scuole di ogni ordine e grado,
rivolte a dirigenti, docenti, studenti e genitori. In collaborazione con colleghi di Israele,
Serbia e Palestina ha realizzato in Italia una sperimentazione internazionale finanziata
Vilma Costetti
dirige il CENTRO EDIZIONI ESSERCI - Spazio di Ricerca e Creatività
di Reggio Emilia, che ha creato nel 1991.
E’ dott.ssa in psicologia, psicomotricista, insegnante internazionale certificata in
Comunicazione Nonviolenta (CNV), Ricercatrice in Evoluzione, scrittrice.
Da anni conduce, in Italia e all’estero, formazioni nelle Scuole di ogni ordine e grado,
rivolte a dirigenti, docenti, studenti e genitori. In collaborazione con colleghi di Israele,
Serbia e Palestina ha realizzato in Italia una sperimentazione internazionale finanziata
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dalla Comunità Europea e ne ha pubblicato i risultati nel l’opera: “Comunicazione
Nonviolenta, sperimentazione nella scuola elementare”.
dalla Comunità Europea e ne ha pubblicato i risultati nel l’opera: “Comunicazione
Nonviolenta, sperimentazione nella scuola elementare”.
Matteo Gandini
Laureato in
Dal 2002 sono stato assunto come responsabile dei progetti formativi presso l’Ufficio di
Pastorale Giovanile, realizzazione di conferenze e corsi e della ricerca intervento; inoltre
sono stato assunto presso la Caritas come formatore dell’ente “Granello di senapa”
preposta alla formazione e animazioni delle tematiche legate al servizio e alla mondialità
presso le scuole, parrocchie, enti di formazione, case di recupero ex tossico dipendenti,
ecc.
Attualmente sono stato incaricato dalla Caritas di accompagnare e seguire la formazione
delle numerose caritas parrocchiali. Dal 1999 sono un co-fondatore dell’associazione di
volontariato Piccola Scuola di pace di Scandiano.
Matteo Gandini
Laureato in
Dal 2002 sono stato assunto come responsabile dei progetti formativi presso l’Ufficio di
Pastorale Giovanile, realizzazione di conferenze e corsi e della ricerca intervento; inoltre
sono stato assunto presso la Caritas come formatore dell’ente “Granello di senapa”
preposta alla formazione e animazioni delle tematiche legate al servizio e alla mondialità
presso le scuole, parrocchie, enti di formazione, case di recupero ex tossico dipendenti,
ecc.
Attualmente sono stato incaricato dalla Caritas di accompagnare e seguire la formazione
delle numerose caritas parrocchiali. Dal 1999 sono un co-fondatore dell’associazione di
volontariato Piccola Scuola di pace di Scandiano.
Caterina Lusuardi
Educatrice di territorio, esperta di teatro presso “Città Educativa” servizio del Comune
di Reggio Emilia, ha iniziato il percorso sulla nonviolenza con il nodo di Reggio Emilia
della Rete di Lilliput ed ha continuato con il Laboratorio per la Nonviolenza dell’Ass. Mag
6. Svolge esperienze teatrali a partire dall’82, contemporaneamente svolge un costante
impegno di formazione Nel 2006 è co-fondatrice del Teatro del Guindolo, compagnia di
teatro sociale e politico di approfondimento sul tema della nonviolenza. Opera prima è
“Por Algo Serà”, spettacolo sulle donne di Plaza de Mayo.
Ha contribuito alla realizzazione del numero monografico di “Pollicino gnus” su “donne e
nonviolenza” di marzo 2008.
Caterina Lusuardi
Educatrice di territorio, esperta di teatro presso “Città Educativa” servizio del Comune
di Reggio Emilia, ha iniziato il percorso sulla nonviolenza con il nodo di Reggio Emilia
della Rete di Lilliput ed ha continuato con il Laboratorio per la Nonviolenza dell’Ass. Mag
6. Svolge esperienze teatrali a partire dall’82, contemporaneamente svolge un costante
impegno di formazione Nel 2006 è co-fondatrice del Teatro del Guindolo, compagnia di
teatro sociale e politico di approfondimento sul tema della nonviolenza. Opera prima è
“Por Algo Serà”, spettacolo sulle donne di Plaza de Mayo.
Ha contribuito alla realizzazione del numero monografico di “Pollicino gnus” su “donne e
nonviolenza” di marzo 2008.
Roberto Mazzini
Animatore teatrale e formatore. Ha collaborato negli anni ´90 con Centro Psicopedagogico
per la Pace di Piacenza condotto da Daniele Novara e con la Rivista Cem Mondialità.
Ha fondato Giolli, associazione che ha diffuso il Teatro di Boal
(TdO) in Italia dal 1992. Responsabile per Giolli sia della formazione interna che
della supervisione dei progetti. Conduttore a sua volta diprogetti di educazione
alla pace nelle scuole, di coscientizzazione nelle carceri nelle comunità per
tossicodipendenti, nei centri psichiatrici. Conduttore di corsi di formazione
educatori, genitori, insegnanti, assistenti sociali, agenti penitenziari, sindacalisti.
Roberto Mazzini
Animatore teatrale e formatore. Ha collaborato negli anni ´90 con Centro Psicopedagogico
per la Pace di Piacenza condotto da Daniele Novara e con la Rivista Cem Mondialità.
Ha fondato Giolli, associazione che ha diffuso il Teatro di Boal
(TdO) in Italia dal 1992. Responsabile per Giolli sia della formazione interna che
della supervisione dei progetti. Conduttore a sua volta diprogetti di educazione
alla pace nelle scuole, di coscientizzazione nelle carceri nelle comunità per
tossicodipendenti, nei centri psichiatrici. Conduttore di corsi di formazione
educatori, genitori, insegnanti, assistenti sociali, agenti penitenziari, sindacalisti.
Pasquale Pugliese
Laureato in Filosofia e perfezionato in “Teorie e tecniche di gruppo”, si occupa da molti
anni di formazione ed educazione sui temi della pace e della nonviolenza in vari ambiti:
educativo, sociale e politico.
Dal 1995 è membro del Comitato di coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento
e collabora alla rivista “Azione nonviolenta” (mensile fondato nel 1964 da Aldo Capitini),
nella quale cura la rubrica “educazione”. A Reggio Emilia, oltre ad essere il referente
locale del Movimento Nonviolento, è tra i fondatori del “laboratorio per la nonviolenza”
nell’Ass. Mag6 Professionalmente coordina diversi progetti educativi per il Comune
di Reggio Emilia, anche sulla medizione dei conflitti. E’ formatore per la formazione
generale del Servizio Civile accreditato dall’Ufficio Nazionale del Servizio Civile.
Pasquale Pugliese
Laureato in Filosofia e perfezionato in “Teorie e tecniche di gruppo”, si occupa da molti
anni di formazione ed educazione sui temi della pace e della nonviolenza in vari ambiti:
educativo, sociale e politico.
Dal 1995 è membro del Comitato di coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento
e collabora alla rivista “Azione nonviolenta” (mensile fondato nel 1964 da Aldo Capitini),
nella quale cura la rubrica “educazione”. A Reggio Emilia, oltre ad essere il referente
locale del Movimento Nonviolento, è tra i fondatori del “laboratorio per la nonviolenza”
nell’Ass. Mag6 Professionalmente coordina diversi progetti educativi per il Comune
di Reggio Emilia, anche sulla medizione dei conflitti. E’ formatore per la formazione
generale del Servizio Civile accreditato dall’Ufficio Nazionale del Servizio Civile.
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LE ASSOCIAZIONI PROPONENTI
LE ASSOCIAZIONI PROPONENTI
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Associazione
Associazione
CENTRO ESSERCI E ESSERDI EDIZIONI
CENTRO ESSERCI E ESSERDI EDIZIONI
via Caleri 14 - 42100 Reggio Emilia
Tel e fax 0522 943053
http://www.centroesserci.it
e-mail [email protected]
via Caleri 14 - 42100 Reggio Emilia
Tel e fax 0522 943053
http://www.centroesserci.it
e-mail [email protected]
Il Centro Esserci propone momenti di formazione e di crescita sia
personale che professionale ed é uno spazio di avanguardia in Italia
nell’utilizzo in ambito educativo e formativo delle più recenti tecniche
comunicative verbali e non verbali, in una visione globale della
persona.
Il Centro Esserci é in Italia l’unico punto di riferimento, di coordinamento
e di direzione delle attività di Comunicazione Nonviolenta-Linguaggio
Giraffa del prof. Marshall Rosenberg e del The Center for Nonviolent
Communication- USA.
Il Centro Esserci propone momenti di formazione e di crescita sia
personale che professionale ed é uno spazio di avanguardia in Italia
nell’utilizzo in ambito educativo e formativo delle più recenti tecniche
comunicative verbali e non verbali, in una visione globale della
persona.
Il Centro Esserci é in Italia l’unico punto di riferimento, di coordinamento
e di direzione delle attività di Comunicazione Nonviolenta-Linguaggio
Giraffa del prof. Marshall Rosenberg e del The Center for Nonviolent
Communication- USA.
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
Vilma Costetti (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE EDUCA
ALLA PACE a pagina 58)
Vilma Costetti (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE EDUCA
ALLA PACE a pagina 58)
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Associazione
Associazione
GIOLLI
GIOLLI
cooperativa sociale – Centro Permanente di
Ricerca e Sperimentazione teatrale sui Metodi Boal e Freire
cooperativa sociale – Centro Permanente di
Ricerca e Sperimentazione teatrale sui Metodi Boal e Freire
Via Chiesa 12, 43022 Montechiarugolo (Parma)
[email protected]
www.giollicoop.it
Via Chiesa 12, 43022 Montechiarugolo (Parma)
[email protected]
www.giollicoop.it
Giolli è un’Associazione culturale non a scopo di lucro che dal 1992
opera in campo sociale, politico, educativo attraverso l’uso prioritario del
metodo di Boal, ovvero il Teatro dell’Oppresso, ma alla luce dell’approccio
pedagogico della Coscientizzazione Freiriana, dell’Approccio di
Comunità, della Nonviolenza
Giolli è un’Associazione culturale non a scopo di lucro che dal 1992
opera in campo sociale, politico, educativo attraverso l’uso prioritario del
metodo di Boal, ovvero il Teatro dell’Oppresso, ma alla luce dell’approccio
pedagogico della Coscientizzazione Freiriana, dell’Approccio di
Comunità, della Nonviolenza
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
Roberto Mazzini (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE
EDUCA ALLA PACE a pagina 58)
Roberto Mazzini (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE
EDUCA ALLA PACE a pagina 58)
Massimiliano Filoni: laureato al Dams, attore e formatore col metodo Boal lavora con
Giolli dal 1993. Opera prevalentemente nelle scuole di ogni ordine e grado, conducendo
laboratori per studenti, insegnanti e genitori.
Massimiliano Filoni: laureato al Dams, attore e formatore col metodo Boal lavora con
Giolli dal 1993. Opera prevalentemente nelle scuole di ogni ordine e grado, conducendo
laboratori per studenti, insegnanti e genitori.
Silvia Scotti: laureata in Scienze della Formazione, divenuta operatrice con Giolli nella
scuola biennale. Conduce laboratori con giovani e adulti in svariati progetti.
Silvia Scotti: laureata in Scienze della Formazione, divenuta operatrice con Giolli nella
scuola biennale. Conduce laboratori con giovani e adulti in svariati progetti.
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Associazione
Associazione
ASSOCIAZIONE GIORGIO LA PIRA
ASSOCIAZIONE GIORGIO LA PIRA
via Tassoni 2 – 42100 Reggio Emilia
(presso i locali della Parrocchia di San Pellegrino)
tel. e fax 0522 323134 – cell 3493211583
http://www.sanpelle.it
e-mail [email protected]
via Tassoni 2 – 42100 Reggio Emilia
(presso i locali della Parrocchia di San Pellegrino)
tel. e fax 0522 323134 – cell 3493211583
http://www.sanpelle.it
e-mail [email protected]
L’Associazione e’ dedicata a Giorgio La Pira perché, come egli credeva,
la nostra vita e i nostri rapporti con il mondo e con le altre persone sono
sempre, in un qualche modo misterioso, custoditi e presenti in Gesù
Cristo che e’ il Signore della storia.
L’associazione è senza fini di lucro e ha finalità essenzialmente
formative dirette sia alla comunità civile che alla comunità ecclesiale; tali
finalità vengono perseguite tramite la diffusione dello spirito evangelico
di attenzione ai poveri, l’approfondimento della ricchezza espressa nei
secoli da tutti coloro che si sono posti alla sequela di Cristo, lo studio di
nuovi fenomeni sociali e culturali a livello nazionale ed internazionale.
Le iniziative dell’Associazione sono finalizzate alla valorizzazione delle
comunità intermedie con particolare riferimento alla comunità famigliare,
alla comunità di lavoro ed alla comunità religiosa, in armonia con quanto
stabilito dall’articolo 2 della Costituzione della Repubblica Italiana;
hanno come scopo ultimo il favorire la partecipazione dei cittadini alla
vita della comunità civile, alle sue risorse ed ai suoi valori.L’Associazione
promuove con ogni mezzo la cultura della Pace, favorisce la conoscenza
di culture diverse, lo scambio vicendevole fra comunità civili ed ecclesiali
di paesi diversi uniti dalla comune appartenenza alla famiglia umana
L’Associazione si propone di promuovere la diffusione di notizie
ed informazioni che possano indurre il superamento di logiche di
divisione e sfruttamento. L’Associazione può intraprendere iniziative
di collaborazione e di sostegno a gruppi ecclesiali, comunità civili e
religiose, organismi ed enti sia a livello nazionale che internazionale.
L’Associazione e’ dedicata a Giorgio La Pira perché, come egli credeva,
la nostra vita e i nostri rapporti con il mondo e con le altre persone sono
sempre, in un qualche modo misterioso, custoditi e presenti in Gesù
Cristo che e’ il Signore della storia.
L’associazione è senza fini di lucro e ha finalità essenzialmente
formative dirette sia alla comunità civile che alla comunità ecclesiale; tali
finalità vengono perseguite tramite la diffusione dello spirito evangelico
di attenzione ai poveri, l’approfondimento della ricchezza espressa nei
secoli da tutti coloro che si sono posti alla sequela di Cristo, lo studio di
nuovi fenomeni sociali e culturali a livello nazionale ed internazionale.
Le iniziative dell’Associazione sono finalizzate alla valorizzazione delle
comunità intermedie con particolare riferimento alla comunità famigliare,
alla comunità di lavoro ed alla comunità religiosa, in armonia con quanto
stabilito dall’articolo 2 della Costituzione della Repubblica Italiana;
hanno come scopo ultimo il favorire la partecipazione dei cittadini alla
vita della comunità civile, alle sue risorse ed ai suoi valori.L’Associazione
promuove con ogni mezzo la cultura della Pace, favorisce la conoscenza
di culture diverse, lo scambio vicendevole fra comunità civili ed ecclesiali
di paesi diversi uniti dalla comune appartenenza alla famiglia umana
L’Associazione si propone di promuovere la diffusione di notizie
ed informazioni che possano indurre il superamento di logiche di
divisione e sfruttamento. L’Associazione può intraprendere iniziative
di collaborazione e di sostegno a gruppi ecclesiali, comunità civili e
religiose, organismi ed enti sia a livello nazionale che internazionale.
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
Pier Luigi Bertolotti, presidente dell’Associazione. Per la sua realizzazione ci si
avvarrà di membri dell’Associazione che hanno condiviso e vissuto direttamente e da
anni l’esperienza di conoscenza diretta della realtà della Terra Santa attraverso viaggi,
contatti personali e aggiornamenti di studio.
Pier Luigi Bertolotti, presidente dell’Associazione. Per la sua realizzazione ci si
avvarrà di membri dell’Associazione che hanno condiviso e vissuto direttamente e da
anni l’esperienza di conoscenza diretta della realtà della Terra Santa attraverso viaggi,
contatti personali e aggiornamenti di studio.
65
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Associazione
Associazione
GRANELLO DI SENAPA
GRANELLO DI SENAPA
Via dell’Aeronautica, 4, 42100 Reggio Emilia
Tel 0522 516163
Email: [email protected]
http://www.granello.re.it
Via dell’Aeronautica, 4, 42100 Reggio Emilia
Tel 0522 516163
Email: [email protected]
http://www.granello.re.it
Il Granello di Senapa è il coordinamento diocesano nato nel 2001 con
l’obiettivo di creare
momenti formativi sul territorio sulle tematiche che costituiscono
l’impegno delle diverse
organizzazioni.
Il Granello di Senapa è formato da cinque uffici pastorali della Diocesi di
Reggio Emilia (Caritas Diocesana, Centro Missionario Diocesano, Ufficio
Catechistico, Ufficio Pastorale Giovanile, Ufficio Pastorale Scolastica) e
dalla Coop. sociale Ravinala, dall’ong Reggio Terzo Mondo e dal Centro
di Cooperazione Missionaria dei Cappuccini Emiliani.
Il Granello di Senapa è il coordinamento diocesano nato nel 2001 con
l’obiettivo di creare
momenti formativi sul territorio sulle tematiche che costituiscono
l’impegno delle diverse
organizzazioni.
Il Granello di Senapa è formato da cinque uffici pastorali della Diocesi di
Reggio Emilia (Caritas Diocesana, Centro Missionario Diocesano, Ufficio
Catechistico, Ufficio Pastorale Giovanile, Ufficio Pastorale Scolastica) e
dalla Coop. sociale Ravinala, dall’ong Reggio Terzo Mondo e dal Centro
di Cooperazione Missionaria dei Cappuccini Emiliani.
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
PROGETTO:
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
PROGETTO:
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL
Elisa Cavandoli e Matteo Gandini (per il profile del formatore vedere il progetto SE
VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58) con il coinvolgimento di alcuni
formatori e volontari di cui, Il Granello di Senapa cura la formazione e si rende garante.
Elisa Cavandoli e Matteo Gandini (per il profile del formatore vedere il progetto SE
VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58) con il coinvolgimento di alcuni
formatori e volontari di cui, Il Granello di Senapa cura la formazione e si rende garante.
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Associazione
Associazione
ASSOCIAZIONE JAIMA SAHRAWI
ASSOCIAZIONE JAIMA SAHRAWI
per una soluzione giusta e nonviolenta in Sahara Occidentale
per una soluzione giusta e nonviolenta in Sahara Occidentale
Via Vincenzi 10/a 42100 Reggio Emilia
Tel e fax: 0522 430307
Email: [email protected]
http://www.jaimasahrawi.altervista.org
Via Vincenzi 10/a 42100 Reggio Emilia
Tel e fax: 0522 430307
Email: [email protected]
http://www.jaimasahrawi.altervista.org
L’Associazione Jaima Sahrawi per una soluzione giusta e non violenta in Sahara
Occidentale è stata fondata nel 2000. In questi anni ha sviluppato un’intensa
attività volta a far conoscere la vicenda del Popolo Sahrawi ed a costruire
iniziative di solidarietà con il Popolo Sahrawi.In questa attività l’associazione ha
via via coinvolto enti pubblici ed istituzioni, associazioni, forze politiche e sindacali.
In questo quadro di iniziative dodici enti locali reggiani hanno sottoscritto patti di
amicizia con tendopoli sahrawi.Sono poi stati realizzati progetti di cooperazione
in campo socio-sanitario, ambientale, educativo. Nel portare avanti queste
attività l’associazione ha potuto contare sul tradizionale spirito solidaristico che
da sempre ha caratterizzato la nostra comunità. Nondimeno molto resta da fare
perché la situazione del Popolo Sahrawi sia finalmente affrontato e risolto dalla
comunità internazionale.
L’Associazione Jaima Sahrawi per una soluzione giusta e non violenta in Sahara
Occidentale è stata fondata nel 2000. In questi anni ha sviluppato un’intensa
attività volta a far conoscere la vicenda del Popolo Sahrawi ed a costruire
iniziative di solidarietà con il Popolo Sahrawi.In questa attività l’associazione ha
via via coinvolto enti pubblici ed istituzioni, associazioni, forze politiche e sindacali.
In questo quadro di iniziative dodici enti locali reggiani hanno sottoscritto patti di
amicizia con tendopoli sahrawi.Sono poi stati realizzati progetti di cooperazione
in campo socio-sanitario, ambientale, educativo. Nel portare avanti queste
attività l’associazione ha potuto contare sul tradizionale spirito solidaristico che
da sempre ha caratterizzato la nostra comunità. Nondimeno molto resta da fare
perché la situazione del Popolo Sahrawi sia finalmente affrontato e risolto dalla
comunità internazionale.
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
Gli educatori/formatori italiani sono volontari dell’Associazione Jaima Sahrawi
che da anni svolgono attività di solidarietà politica ed umanitaria nei confronti del
Popolo Sahrawi. Molti soci attivi dell’associazione sono educatori e/o insegnanti.
Referenti per il progetto educativo:
Gli educatori/formatori italiani sono volontari dell’Associazione Jaima Sahrawi
che da anni svolgono attività di solidarietà politica ed umanitaria nei confronti del
Popolo Sahrawi. Molti soci attivi dell’associazione sono educatori e/o insegnanti.
Referenti per il progetto educativo:
Cinzia Terzi: presidente dell’Associazione Jaima Sahrawi e coordinatrice regionale delle
Associazioni di Solidarietà con il Popolo Sahrawi dell’Emilia Romagna. Conosce la situazione
sahrawi dal 1995. Ha coordinato e coordina tuttora alcuni progetti di cooperazione ai campi di
rifugiati sahrawi, le attività dell’associazione nel suo complesso, compresa la relazione con gli enti
locali e le istituzioni. Insegnante di Scuola d’Infanzia.
Cinzia Terzi: presidente dell’Associazione Jaima Sahrawi e coordinatrice regionale delle
Associazioni di Solidarietà con il Popolo Sahrawi dell’Emilia Romagna. Conosce la situazione
sahrawi dal 1995. Ha coordinato e coordina tuttora alcuni progetti di cooperazione ai campi di
rifugiati sahrawi, le attività dell’associazione nel suo complesso, compresa la relazione con gli enti
locali e le istituzioni. Insegnante di Scuola d’Infanzia.
Alboni Eleonora: conosce la situazione sahrawi da circa tre anni, ha partecipato al campo di lavoro
Jalla Gumu nell’edizione 2005/2006. E’ una delle referenti dell’Associazione alla Scuola di Pace.
Archeologa.
Alboni Eleonora: conosce la situazione sahrawi da circa tre anni, ha partecipato al campo di lavoro
Jalla Gumu nell’edizione 2005/2006. E’ una delle referenti dell’Associazione alla Scuola di Pace.
Archeologa.
67
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Associazione
Associazione
BERRETTI BIANCHI
BERRETTI BIANCHI
Referente per Reggio Emilia:
Fabiana Bruschi
Via Fornacelle 26
Correggio (RE)
Cell:3386928606
http://www.berrettibianchi.org
e-mail:[email protected]
Referente per Reggio Emilia:
Fabiana Bruschi
Via Fornacelle 26
Correggio (RE)
Cell:3386928606
http://www.berrettibianchi.org
e-mail:[email protected]
I “Berretti Bianchi” nascono da un’idea maturata all’interno della Campagna
Nazionale di Obiezione di Coscienza alle Spese Militari e per la Difesa Popolare
Nonviolenta e in particolare da alcune persone che già, a partire dal 1990, si erano
recate in Iraq con l’intento di opporsi alla guerra che si stava allora preparando. Alla
nascita dell’Associazione, maggio del 1999, segue la creazione di una ambasciata
di pace a Belgrado unitamente con la riapertura di una nuova ambasciata a Pristina..
L’intenzione dei Berretti Bianchi è di indicare ai governi strade nuove per
l’eliminazione della guerra dal pianeta, senza soffocare i conflitti. Per fare questo
si intende costruire nuovi strumenti d’intervento nonarmati e nonviolenti che
stimolino i cambiamenti necessari per prevenire ed inibire i conflitti armati.
A tal proposito i Berretti Bianchi hanno individuato una forza politica d’intervento
nonarmata e nonviolenta nella realizzazione dei Corpi civili di Pace e nelle
Ambasciate di Pace, quali strumenti di interposizione e della diplomazia dei
popoli.Per interposizione si intende qualsiasi azione umana od elemento ideale
o simbolico che intervenga a bloccare un possibile conflitto armato tra due o più
parti.Per diplomazia popolare si intende qualsiasi intervento della società civile
teso a ricostruire o consolidare un tessuto di rapporti umani pacifici e solidali tra
gruppi diversi nel rispetto dei bisogni delle persone e delle loro aspirazioni ideali.
L’associazione, per realizzare i suoi obiettivi in zona di possibile conflitto,
intrattiene i rapporti con le Istituzioni Politiche, Sociali e Religiose delle Comunità
Locali e l’appoggio a tutte le Associazioni del Volontariato, presenti sul territorio,
che lottano in difesa dei diritti umani.
I “Berretti Bianchi” nascono da un’idea maturata all’interno della Campagna
Nazionale di Obiezione di Coscienza alle Spese Militari e per la Difesa Popolare
Nonviolenta e in particolare da alcune persone che già, a partire dal 1990, si erano
recate in Iraq con l’intento di opporsi alla guerra che si stava allora preparando. Alla
nascita dell’Associazione, maggio del 1999, segue la creazione di una ambasciata
di pace a Belgrado unitamente con la riapertura di una nuova ambasciata a Pristina..
L’intenzione dei Berretti Bianchi è di indicare ai governi strade nuove per
l’eliminazione della guerra dal pianeta, senza soffocare i conflitti. Per fare questo
si intende costruire nuovi strumenti d’intervento nonarmati e nonviolenti che
stimolino i cambiamenti necessari per prevenire ed inibire i conflitti armati.
A tal proposito i Berretti Bianchi hanno individuato una forza politica d’intervento
nonarmata e nonviolenta nella realizzazione dei Corpi civili di Pace e nelle
Ambasciate di Pace, quali strumenti di interposizione e della diplomazia dei
popoli.Per interposizione si intende qualsiasi azione umana od elemento ideale
o simbolico che intervenga a bloccare un possibile conflitto armato tra due o più
parti.Per diplomazia popolare si intende qualsiasi intervento della società civile
teso a ricostruire o consolidare un tessuto di rapporti umani pacifici e solidali tra
gruppi diversi nel rispetto dei bisogni delle persone e delle loro aspirazioni ideali.
L’associazione, per realizzare i suoi obiettivi in zona di possibile conflitto,
intrattiene i rapporti con le Istituzioni Politiche, Sociali e Religiose delle Comunità
Locali e l’appoggio a tutte le Associazioni del Volontariato, presenti sul territorio,
che lottano in difesa dei diritti umani.
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
Fabiana Bruschi, Caterina Lusuardi (per il profile del formatore vedere il progetto SE
VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58)
Fabiana Bruschi, Caterina Lusuardi (per il profile del formatore vedere il progetto SE
VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58)
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Associazione
Associazione
MOVIMETO NONVIOLENTO
MOVIMETO NONVIOLENTO
Sede nazionale:
via Spagna 8 37123 Verona
tel. 045 8009803
www.nonviolenti.org
A Reggio Emilia
Pasquale Pugliese
tel 338 1019695
[email protected]
Sede nazionale:
via Spagna 8 37123 Verona
tel. 045 8009803
www.nonviolenti.org
A Reggio Emilia
Pasquale Pugliese
tel 338 1019695
[email protected]
Il Movimento Nonviolento lavora – dal 1961 anno della sua fondazione
- per l’esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore
della vita sociale, al livello locale, nazionale e internazionale, e per il
superamento dell’apparato di potere che trae alimento dallo spirito di
violenza. Per questa via il Movimento persegue lo scopo della creazione
di una comunità mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo
di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d’azione del Movimento Nonviolento sono:
Il Movimento Nonviolento lavora – dal 1961 anno della sua fondazione
- per l’esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore
della vita sociale, al livello locale, nazionale e internazionale, e per il
superamento dell’apparato di potere che trae alimento dallo spirito di
violenza. Per questa via il Movimento persegue lo scopo della creazione
di una comunità mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo
di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d’azione del Movimento Nonviolento sono:
1. L’opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l’oppressione politica
ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate
alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di
organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti
del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell’ambiente naturale, che sono pratimonio
prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un’altra
delle forme di violenza dell’uomo.
1. L’opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l’oppressione politica
ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate
alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di
organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti
del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell’ambiente naturale, che sono pratimonio
prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un’altra
delle forme di violenza dell’uomo.
Il Movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il
rifiuto dell’uccisione e della lesione fisica, dell’odio e della menzogna,
dell’impedimento del dialogo e della libertà di informazione e di
critica. Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l’esempio,
l’educazione, la persuazione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.
Il Movimento Nonviolento edita “Azione nonviolenta. Rivista mensile
fondata nel 1964 da Aldo Capitini” e i “Quaderni di Azione nonviolenta”.
Il Movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il
rifiuto dell’uccisione e della lesione fisica, dell’odio e della menzogna,
dell’impedimento del dialogo e della libertà di informazione e di
critica. Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l’esempio,
l’educazione, la persuazione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.
Il Movimento Nonviolento edita “Azione nonviolenta. Rivista mensile
fondata nel 1964 da Aldo Capitini” e i “Quaderni di Azione nonviolenta”.
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
Pasquale Pugliese, Marco Cervino (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI
LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58)
Pasquale Pugliese, Marco Cervino (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI
LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58)
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Associazione
Associazione
ProgettoMondo MLAL
ProgettoMondo MLAL
Viale Palladio 16, 37138 Verona
Tel 045 8102105, fax 045 8103181
Email: [email protected]
http:// www.mlal.org
Viale Palladio 16, 37138 Verona
Tel 045 8102105, fax 045 8103181
Email: [email protected]
http:// www.mlal.org
Il Mlal ProgettoMondo è un’Organizzazione non governativa (Ong) di
volontariato nazionale e internazionale. Costituita nel 1966, con sede a
Verona, promuove e sostiene l’impegno dei volontari in America Latina
e in Africa, stimola e rafforza il volontariato sul territorio.
In Italia il Mlal promuove l’incontro e lo scambio fra culture differenti. Con
attività di informazione, educazione alla pace e allo sviluppo, organizzate
in percorsi formativi, dibattiti, incontri, seminari, campagne e capiscuola,
si punta a coinvolgere la società civile in generale, le comunità, le
associazioni e il mondo della scuola.
Il Mlal ProgettoMondo è un’Organizzazione non governativa (Ong) di
volontariato nazionale e internazionale. Costituita nel 1966, con sede a
Verona, promuove e sostiene l’impegno dei volontari in America Latina
e in Africa, stimola e rafforza il volontariato sul territorio.
In Italia il Mlal promuove l’incontro e lo scambio fra culture differenti. Con
attività di informazione, educazione alla pace e allo sviluppo, organizzate
in percorsi formativi, dibattiti, incontri, seminari, campagne e capiscuola,
si punta a coinvolgere la società civile in generale, le comunità, le
associazioni e il mondo della scuola.
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
Lovato Marina: laurea in Scienze Politiche- indirizzo internazionale presso Università
di Padova. Master post universitario in Gestione interculturale dei conflitti e mediazione
presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Verona. Dal 2003
collabora con l’Ufficio Educazione e Formazione del Mlal ProgettoMondo.
Lovato Marina: laurea in Scienze Politiche- indirizzo internazionale presso Università
di Padova. Master post universitario in Gestione interculturale dei conflitti e mediazione
presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Verona. Dal 2003
collabora con l’Ufficio Educazione e Formazione del Mlal ProgettoMondo.
Zampieri Elly: laurea in Lettere – indirizzo classico presso l’Università di Trento.
Master post universitario in Studi Interculturali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università di Padova.Dal 2003 collabora con la cooperativa sociale Hermete nella
gestione di servizi socio-educativi per minori. Dal 2006 collabora con l’Ufficio Educazione
e Formazione del Mlal ProgettoMondo.
Zampieri Elly: laurea in Lettere – indirizzo classico presso l’Università di Trento.
Master post universitario in Studi Interculturali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università di Padova.Dal 2003 collabora con la cooperativa sociale Hermete nella
gestione di servizi socio-educativi per minori. Dal 2006 collabora con l’Ufficio Educazione
e Formazione del Mlal ProgettoMondo.
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Associazione
Associazione
ASSOCIAZIONE ONLUS CENTRO SOCIALE
PAPA GIOVANNI XXIII E
COOPERATIVA SOCIALE LIMERA-MENTE
ASSOCIAZIONE ONLUS CENTRO SOCIALE
PAPA GIOVANNI XXIII E
COOPERATIVA SOCIALE LIMERA-MENTE
Via Dorso, 14 – 42100 Reggio Emilia
Tel. 0522-383170 Fax 0522-934854
e.mail: [email protected]
Via Dorso, 14 – 42100 Reggio Emilia
Tel. 0522-383170 Fax 0522-934854
e.mail: [email protected]
Dal 1977 l’Associazione Onlus “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII”
unitamente alla Società Cooperativa Sociale “Libera-Mente” gestiscono
interventi destinati a tossicodipendenti, centri di accoglienza per immigrati,
interventi educativi per giovani in situazione di disagio, comunità
terapeutiche, interventi ad alta accessibilità, dormitori, appartamenti
protetti, ludoteche, ha educatori nelle scuole della Provincia di Reggio
Emilia, gestisce in convenzione con il Comune di Reggio Emilia l’Unità di
Prevenzione e l’Unità di Strada, attraverso la Coop Libera-Mente gestisce
laboratori di assemblaggio e progetti di ristorazione, è la comunità
pioniera nel trattamento per i dipendenti da gioco d’azzardo e ha aperto
al proprio interno una agenzia di prevenzione e intervento sulle patologie
compulsive (A.P.I.Pa.C.), la quale fornisce un programma di trattamento
rivolto alle persone con problematiche riguardanti la dipendenza dal
gioco d’azzardo
Dal 1977 l’Associazione Onlus “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII”
unitamente alla Società Cooperativa Sociale “Libera-Mente” gestiscono
interventi destinati a tossicodipendenti, centri di accoglienza per immigrati,
interventi educativi per giovani in situazione di disagio, comunità
terapeutiche, interventi ad alta accessibilità, dormitori, appartamenti
protetti, ludoteche, ha educatori nelle scuole della Provincia di Reggio
Emilia, gestisce in convenzione con il Comune di Reggio Emilia l’Unità di
Prevenzione e l’Unità di Strada, attraverso la Coop Libera-Mente gestisce
laboratori di assemblaggio e progetti di ristorazione, è la comunità
pioniera nel trattamento per i dipendenti da gioco d’azzardo e ha aperto
al proprio interno una agenzia di prevenzione e intervento sulle patologie
compulsive (A.P.I.Pa.C.), la quale fornisce un programma di trattamento
rivolto alle persone con problematiche riguardanti la dipendenza dal
gioco d’azzardo
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
Marco Battini: educatore Professionale – responsabile area lavoro di strada Ass.
Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” - responsabile progetti Up, Us, InfoBus,
SpaceLab in convenzione con Comune di RE, coordinatore Coordinamento
Regionale Unità di Strada, responsabile progetto operatori di strada distretto
Castelnovo Monti, responsabile progetto operatori di strada distretto Val d’Enza,
consulente Ass. Prodigio, formatore.
Vito Zironi: educatore Professionale – responsabile programma terapeutico e
progetto gioco d’azzardo Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” –
formatore.
Serena Ligabue: laurea in Servizi Sociali – Coordinatrice Progetto UP in convenzione
con Comune di Reggio Emilia – Formatrice.
Alberto Pioppi: Sociologo – Operatore di strada, Sociologo di territorio, ricercatore,
formatore.
Olga Valeriani: educatrice Professionale – responsabile del Centro di Accoglienza
Immigrati di Cavazzoli gestito dall’Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII”
in convenzione con il Comune di Reggio Emilia.
Marco Battini: educatore Professionale – responsabile area lavoro di strada Ass.
Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” - responsabile progetti Up, Us, InfoBus,
SpaceLab in convenzione con Comune di RE, coordinatore Coordinamento
Regionale Unità di Strada, responsabile progetto operatori di strada distretto
Castelnovo Monti, responsabile progetto operatori di strada distretto Val d’Enza,
consulente Ass. Prodigio, formatore.
Vito Zironi: educatore Professionale – responsabile programma terapeutico e
progetto gioco d’azzardo Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” –
formatore.
Serena Ligabue: laurea in Servizi Sociali – Coordinatrice Progetto UP in convenzione
con Comune di Reggio Emilia – Formatrice.
Alberto Pioppi: Sociologo – Operatore di strada, Sociologo di territorio, ricercatore,
formatore.
Olga Valeriani: educatrice Professionale – responsabile del Centro di Accoglienza
Immigrati di Cavazzoli gestito dall’Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII”
in convenzione con il Comune di Reggio Emilia.
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Associazione
Associazione
COMITATO PROVINCIALE UNICEF di
COMITATO PROVINCIALE UNICEF di
Reggio Emlia
Reggio Emlia
Comitato Regionale
Emilia Romagna per l’UNICEF
Comitato Provinciale di Reggio Emilia
Via Campo Samarotto, 4/C
42100 Reggio Emilia
Tel. e Fax: +39.0522.454841
E-mail: [email protected]
Comitato Regionale
Emilia Romagna per l’UNICEF
Comitato Provinciale di Reggio Emilia
Via Campo Samarotto, 4/C
42100 Reggio Emilia
Tel. e Fax: +39.0522.454841
E-mail: [email protected]
Il comitato provinciale per l’UNICEF di RE è uno dei 101 comitati
provinciali dell’Unicef Italia e uno dei nove della nostra regione.
Si occupa di progetti educativi sui diritti di bambini e adolescenti
e dei “ bambini invisibili “ del mondo favorendo in ciò un rapporto di
collaborazione con istituzioni pubbliche ed enti privati.
E’ in prima linea nella raccolta fondi nei casi di emergenza nel mondo.
Sostiene economicamente dal 2004 due centri di accoglienza e recupero
per “ bambini di strada “ nella capitale del Congo ( Kinshasa - centro
Inoaf e Moje) : a questi sono rivolti tutti i fondi provenienti da : offerte,
manifestazioni ed eventi; impegno forte , poiché portano l’intitolazione
di “Reggio Emilia”.
Infatti i proventi della vendite di prodotti UNICEF sono indirizzati alla
attuazione degli altri progetti Unicef-Italia.
Di tali proventi , solo una minima parte è concessa al comitato per le
spese di gestione corrente. I volontari dell’Unicef prestano tutti la loro
opera , anche fuori del “ punto incontro”, del tutto gratuitamente e senza
rimborso spese.
Il comitato provinciale per l’UNICEF di RE è uno dei 101 comitati
provinciali dell’Unicef Italia e uno dei nove della nostra regione.
Si occupa di progetti educativi sui diritti di bambini e adolescenti
e dei “ bambini invisibili “ del mondo favorendo in ciò un rapporto di
collaborazione con istituzioni pubbliche ed enti privati.
E’ in prima linea nella raccolta fondi nei casi di emergenza nel mondo.
Sostiene economicamente dal 2004 due centri di accoglienza e recupero
per “ bambini di strada “ nella capitale del Congo ( Kinshasa - centro
Inoaf e Moje) : a questi sono rivolti tutti i fondi provenienti da : offerte,
manifestazioni ed eventi; impegno forte , poiché portano l’intitolazione
di “Reggio Emilia”.
Infatti i proventi della vendite di prodotti UNICEF sono indirizzati alla
attuazione degli altri progetti Unicef-Italia.
Di tali proventi , solo una minima parte è concessa al comitato per le
spese di gestione corrente. I volontari dell’Unicef prestano tutti la loro
opera , anche fuori del “ punto incontro”, del tutto gratuitamente e senza
rimborso spese.
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
Albarosa Paganelli Davoli : presidente comitato provinciale
Donatella Zecchini e Orlando Ghirardi : membri del settore scuola del Comitato.
Gli educatori Unicef impegnati sul progetto, oltre alla loro qualifica e competenza
professionale, si avvalgono della loro consolidata esperienza di volontariato all’interno
dell’Unicef da cui attingono adeguate conoscenze dei contenuti, principi e modalità
operative che ispirano tutte le attività dell’Unicef a favore dei bambine e delle bambine
di tutto il mondo e che costituiscono un importante fattore educativo offerto a sostegno
dei programmi scolastici
Albarosa Paganelli Davoli : presidente comitato provinciale
Donatella Zecchini e Orlando Ghirardi : membri del settore scuola del Comitato.
Gli educatori Unicef impegnati sul progetto, oltre alla loro qualifica e competenza
professionale, si avvalgono della loro consolidata esperienza di volontariato all’interno
dell’Unicef da cui attingono adeguate conoscenze dei contenuti, principi e modalità
operative che ispirano tutte le attività dell’Unicef a favore dei bambine e delle bambine
di tutto il mondo e che costituiscono un importante fattore educativo offerto a sostegno
dei programmi scolastici
72
72
Associazione
Associazione
ECPAT
ECPAT
ECPAT-Italia
Vicolo Scavolino, 61
00187 - Roma (RM)
Tel: (+39) 06.97277372
Fax: (+39) 06.69380406
E-mail: [email protected]
ECPAT-Italia
Vicolo Scavolino, 61
00187 - Roma (RM)
Tel: (+39) 06.97277372
Fax: (+39) 06.69380406
E-mail: [email protected]
ECPAT-Italia è parte della rete internazionale ECPAT (End Child
Prostitution, Child Pornography and Trafficking in Children for Sexual
Purposes) che comprende organizzazioni impegnate nella lotta contro
lo sfruttamento sessuale di minori a fini commerciali in oltre 70 Paesi
del mondo. ECPAT-Italia è un’organizzazione nazionale nata nel 1994
come campagna di sensibilizzazione contro lo sfruttamento sessuale
dei minori a fini commerciali, nel 1998 ha assunto lo status giuridico
di ONLUS. ECPAT ha anche una dimensione internazionale: lavora
in coordinamento con ECPAT–International e con tutti gli altri gruppi
nazionali ECPAT.
Lavora con Istituzioni ed Enti governativi italiani, con diverse Agenzie
delle Nazioni Unite (UNICEF, ILO,OMT), con ONG impegnate nella
protezione dei diritti dell’infanzia, con diversi gruppi di coordinamento del
Terzo Settore. Sostiene l’approvazione di nuove leggi e il miglioramento
di quelle esistenti per assicurare un’efficace protezione dei diritti dei
minori.
ECPAT-Italia è parte della rete internazionale ECPAT (End Child
Prostitution, Child Pornography and Trafficking in Children for Sexual
Purposes) che comprende organizzazioni impegnate nella lotta contro
lo sfruttamento sessuale di minori a fini commerciali in oltre 70 Paesi
del mondo. ECPAT-Italia è un’organizzazione nazionale nata nel 1994
come campagna di sensibilizzazione contro lo sfruttamento sessuale
dei minori a fini commerciali, nel 1998 ha assunto lo status giuridico
di ONLUS. ECPAT ha anche una dimensione internazionale: lavora
in coordinamento con ECPAT–International e con tutti gli altri gruppi
nazionali ECPAT.
Lavora con Istituzioni ed Enti governativi italiani, con diverse Agenzie
delle Nazioni Unite (UNICEF, ILO,OMT), con ONG impegnate nella
protezione dei diritti dell’infanzia, con diversi gruppi di coordinamento del
Terzo Settore. Sostiene l’approvazione di nuove leggi e il miglioramento
di quelle esistenti per assicurare un’efficace protezione dei diritti dei
minori.
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
Il progetto verrà coordinato direttamente dalla coordinatrice dei programmi Yasmin Abo
Loha, dalla coordinatrice dei volontari, Letizia Taroni, con il coinvolgimento di alcuni
dei volontari del gruppo di Ecpat di Reggio Emilia, di cui l’associazione ne cura la
formazione e si rende garante. I volontari Ecpat di Reggio Emilia impegnati sul progetto
si avvalgono della loro esperinza consolidata in anni di partecipazioni a incontri formativi
nelle scuole di tutte le età
Il progetto verrà coordinato direttamente dalla coordinatrice dei programmi Yasmin Abo
Loha, dalla coordinatrice dei volontari, Letizia Taroni, con il coinvolgimento di alcuni
dei volontari del gruppo di Ecpat di Reggio Emilia, di cui l’associazione ne cura la
formazione e si rende garante. I volontari Ecpat di Reggio Emilia impegnati sul progetto
si avvalgono della loro esperinza consolidata in anni di partecipazioni a incontri formativi
nelle scuole di tutte le età
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Associazione
Associazione
Progetto del Comitato Acqua Bene Comune della Provincia di
Reggio Emilia, Attac di RE, Rete di Lilliput nodo di RE, Editrice
Missionaria Italiana, Campagna per il Contratto Mondiale
sull’Acqua, Cipsi, T.V. B. Ti Voglio Bere-Progetto per l’uso
consapevole dell’acqua, Imbrocchiamola!, Granello di Senapa
Progetto del Comitato Acqua Bene Comune della Provincia di
Reggio Emilia, Attac di RE, Rete di Lilliput nodo di RE, Editrice
Missionaria Italiana, Campagna per il Contratto Mondiale
sull’Acqua, Cipsi, T.V. B. Ti Voglio Bere-Progetto per l’uso
consapevole dell’acqua, Imbrocchiamola!, Granello di Senapa
Comitato Acqua Bene Comune di Reggio Emilia
http://www.acquapubblica.re.it/
[email protected], cell 348 4932443
Sede: c/o Centro don Gualdi, Via del Guazzatoio 24 - 42100 Reggio
Emilia
Comitato Acqua Bene Comune di Reggio Emilia
http://www.acquapubblica.re.it/
[email protected], cell 348 4932443
Sede: c/o Centro don Gualdi, Via del Guazzatoio 24 - 42100 Reggio
Emilia
Tutte le diverse realta’ che collaborano alla realizzazione del progetto, si
occupano con modalita’ diverse e centrando la loro attenzione su aspetti
peculiari, della salvaguardia dell’acqua come bene comune.
Tutte le diverse realta’ che collaborano alla realizzazione del progetto, si
occupano con modalita’ diverse e centrando la loro attenzione su aspetti
peculiari, della salvaguardia dell’acqua come bene comune.
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
PROFILO PROFESSIONALE DEGLI
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO:
Le associazioni proponenti si compongono di membri qualificati esperti
in materia, di rappresentanti di ong nazionali, di docenti universitari,
nell’ambito del progetto internazionale “Acqua: bene comune dell’umanità,
diritto di tutti”, della campagna triennale “Libera l’acqua”, del progetto
“T.V.B. Ti Voglio Bere” e dell’iniziativa nazionale “Imbrocchiamola”.
Le associazioni proponenti si compongono di membri qualificati esperti
in materia, di rappresentanti di ong nazionali, di docenti universitari,
nell’ambito del progetto internazionale “Acqua: bene comune dell’umanità,
diritto di tutti”, della campagna triennale “Libera l’acqua”, del progetto
“T.V.B. Ti Voglio Bere” e dell’iniziativa nazionale “Imbrocchiamola”.
Referente per il progetto:
Referente per il progetto:
Emiliano Codeluppi:
E’ tra i fondatori e tra i referenti del Comitato Acqua Bene Comune della provincia
di Reggio Emilia. Si occupa, in particolare, all’interno di questa realta’, degli aspetti
internazionali e legati alle cosiddette guerre per l’acqua.
E’ tra i fondatori del Comitato di Reggio Emilia di Attac, di cui e’ anche membro a livello
del coordinamento regionale, ed e’ attivo nel Reggio Emilia Social Forum, in Amnesty
International e nella rete Lilliput. Ha seguito la campagna Control Arms e il progetto
Economie Arcobaleno contro la guerra collaborando alla stesura della prima edizione
delle pagine arcobaleno e alla produzione e veicolazione di incontri, libri, materiali e una
mostra fotografica sul Caucaso del fotoreporter Livio Senigalliesi.
Ha collaborato, alla realizzazione di due edizioni della marcia Perugia Assisi e dell’Onu
dei Popoli, e all’organizzazione del convegno nazionale “Economia, energia, petrolio,
guerre: le alternative della nonviolenza” patrocinato dalla regione, dall’assessorato
provinciale alle politiche sociali e dall’assessorato all’ambiente del comune di Reggio
Emilia.
Ancora, e’ tra i promotori della rete Noguerre di Reggio Emilia che si occupa di conflitti
dimenticati, guerre e mezzi di comunicazione, antropologia della violenza e di campagne
nazionali quali quella sul tema delle spese militari e dell’economia a mano armata.
Emiliano Codeluppi:
E’ tra i fondatori e tra i referenti del Comitato Acqua Bene Comune della provincia
di Reggio Emilia. Si occupa, in particolare, all’interno di questa realta’, degli aspetti
internazionali e legati alle cosiddette guerre per l’acqua.
E’ tra i fondatori del Comitato di Reggio Emilia di Attac, di cui e’ anche membro a livello
del coordinamento regionale, ed e’ attivo nel Reggio Emilia Social Forum, in Amnesty
International e nella rete Lilliput. Ha seguito la campagna Control Arms e il progetto
Economie Arcobaleno contro la guerra collaborando alla stesura della prima edizione
delle pagine arcobaleno e alla produzione e veicolazione di incontri, libri, materiali e una
mostra fotografica sul Caucaso del fotoreporter Livio Senigalliesi.
Ha collaborato, alla realizzazione di due edizioni della marcia Perugia Assisi e dell’Onu
dei Popoli, e all’organizzazione del convegno nazionale “Economia, energia, petrolio,
guerre: le alternative della nonviolenza” patrocinato dalla regione, dall’assessorato
provinciale alle politiche sociali e dall’assessorato all’ambiente del comune di Reggio
Emilia.
Ancora, e’ tra i promotori della rete Noguerre di Reggio Emilia che si occupa di conflitti
dimenticati, guerre e mezzi di comunicazione, antropologia della violenza e di campagne
nazionali quali quella sul tema delle spese militari e dell’economia a mano armata.
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Appendice
Appendice
MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
Dipartimento per L’Istruzione _ Direzione generale per lo studente
Dipartimento per L’Istruzione _ Direzione generale per lo studente
PREMESSA
PREMESSA
Educare il cuore e l’intelligenza della persona alla comprensione delle diversità
è l’ impegno che la scuola, da tempo, si è posto e che i suoi insegnanti, insieme
agli studenti ed alle famiglie, hanno perseguito con passione ed impegno in
vista dello sviluppo integrale della persona umana.
Si è così formato un patrimonio che, accumulato negli anni, oggi ci consente di
godere di numerose, consolidate e proficue attività scolastiche di educazione
alla Pace, al rispetto ed alla solidarietà tra i popoli; è un patrimonio che oggi deve
essere sistematicamente ed organicamente integrato con quanto realizzato,
analogamente ma con modalità ed in contesti diversi, da organizzazioni sociali,
istituzioni e associazioni che operano nella società italiana.
Da un tale incontro dovrà nascere quella sinergia che consentirà all’Italia di
rispondere fattivamente e con grande incisività alla risoluzione ONU 53/25 del
10 novembre 1998 (con cui il periodo 20012010 è stato proclamato Decennio
Internazionale per una Cultura di Pace e Nonviolenza per le Bambine e i
Bambini del Mondo), alla .Dichiarazione per una Cultura di Pace. dell’ONU del
il 13 settembre 1999 ed al collegato .Piano di Azione per la Cultura della Pace..
Sarà così possibile, quindi, dare una risposta concreta a quanto già affermato
in precedenza dall’ONU, e precisamente nella costituzione dell’ Organizzazione
delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, in cui si dichiarava
che .dal momento che la guerra ha inizio nelle teste degli uomini è nella mente
degli esseri umani che bisogna iniziare a costruire la pace..
Educare il cuore e l’intelligenza della persona alla comprensione delle diversità
è l’ impegno che la scuola, da tempo, si è posto e che i suoi insegnanti, insieme
agli studenti ed alle famiglie, hanno perseguito con passione ed impegno in
vista dello sviluppo integrale della persona umana.
Si è così formato un patrimonio che, accumulato negli anni, oggi ci consente di
godere di numerose, consolidate e proficue attività scolastiche di educazione
alla Pace, al rispetto ed alla solidarietà tra i popoli; è un patrimonio che oggi deve
essere sistematicamente ed organicamente integrato con quanto realizzato,
analogamente ma con modalità ed in contesti diversi, da organizzazioni sociali,
istituzioni e associazioni che operano nella società italiana.
Da un tale incontro dovrà nascere quella sinergia che consentirà all’Italia di
rispondere fattivamente e con grande incisività alla risoluzione ONU 53/25 del
10 novembre 1998 (con cui il periodo 20012010 è stato proclamato Decennio
Internazionale per una Cultura di Pace e Nonviolenza per le Bambine e i
Bambini del Mondo), alla .Dichiarazione per una Cultura di Pace. dell’ONU del
il 13 settembre 1999 ed al collegato .Piano di Azione per la Cultura della Pace..
Sarà così possibile, quindi, dare una risposta concreta a quanto già affermato
in precedenza dall’ONU, e precisamente nella costituzione dell’ Organizzazione
delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, in cui si dichiarava
che .dal momento che la guerra ha inizio nelle teste degli uomini è nella mente
degli esseri umani che bisogna iniziare a costruire la pace..
PACE COME EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO
PACE COME EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO
Grazie anche alle possibilità offerte dall’autonomia scolastica e in linea con
le nuove indicazioni nazionali per la scuola primaria e con lo sviluppo di
quelle .competenze di cittadinanza. che il nuovo obbligo scolastico persegue,
le scuole possono e devono prevedere occasioni in cui poter sviluppare la
trasversalità dell’insegnamento coinvolgendo familiari, autorità amministrative
locali e soprattutto esperti, organi di stampa e ONG che possano arricchire il
bagaglio di conoscenze dello studente. A tal fine esistono tante .buone pratiche.
sperimentate nel tempo dalle scuole e che vanno disseminate, proiettate
all’esterno e riproposte sistematicamente con la massima diffusione.
Se il fenomeno della globalizzazione, che ha assunto spesso ed a ragione
una connotazione negativa di tipo economico . consumistico, potesse essere
indirizzato alla condivisione di valori comuni, di esperienze e di scelte di vita,
in cui la qualità sia prevalente sulla quantità,l’educazione potrebbe assumere
75
Grazie anche alle possibilità offerte dall’autonomia scolastica e in linea con
le nuove indicazioni nazionali per la scuola primaria e con lo sviluppo di
quelle .competenze di cittadinanza. che il nuovo obbligo scolastico persegue,
le scuole possono e devono prevedere occasioni in cui poter sviluppare la
trasversalità dell’insegnamento coinvolgendo familiari, autorità amministrative
locali e soprattutto esperti, organi di stampa e ONG che possano arricchire il
bagaglio di conoscenze dello studente. A tal fine esistono tante .buone pratiche.
sperimentate nel tempo dalle scuole e che vanno disseminate, proiettate
all’esterno e riproposte sistematicamente con la massima diffusione.
Se il fenomeno della globalizzazione, che ha assunto spesso ed a ragione
una connotazione negativa di tipo economico . consumistico, potesse essere
indirizzato alla condivisione di valori comuni, di esperienze e di scelte di vita,
in cui la qualità sia prevalente sulla quantità,l’educazione potrebbe assumere
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un ruolo forte per una nuova e positiva accezione del termine. Il processo
di globalizzazione, facilitato dal rapido sviluppo delle nuove tecnologie
dell’informazione e della comunicazione, benché rappresenti una sfida per
le differenze culturali, crea allo stesso tempo le condizioni per un rinnovato
dialogo fra le varie culture e civiltà. Si rende pertanto necessario il superamento
della prospettiva locale, italiana o europea, per maturare uno sguardo globale
sulla realtà e per contrastare forme di pregiudizio e discriminazione, educando i
ragazzi a sviluppare la consapevolezza dell’essere soggetti interdipendenti.
Educare alla pace significa anche pensare allo sviluppo economicosociale in
termini nuovi.
Per lungo tempo si è creduto che il benessere economico fosse la componente
essenziale dello sviluppo; oggi si ritiene che debbano essere prese in
considerazione non solo le istanze economiche ma tutto il complesso delle
esigenze umane ed ambientali.
La società industriale non è l’unico modello di comunità sviluppata e le popolazioni
dei paesi del Terzo Mondo devono essere incoraggiate a ricercare propri modelli
originali, fondati sul duplice principio dell’autosufficienza e dell’interdipendenza.
L’educazione allo Sviluppo Sostenibile, aspetto chiave dell’educazione alla
Pace, riflette l’impegno ad un’educazione di qualità caratterizzata dall’interdisci
plinarità, da un approccio olistico e dallo sviluppo del pensiero critico. In questa
prospettiva sarà opportuno favorire reti, connessioni e interazioni tra classi,
scuole e istituzioni anche di Paesi in via di sviluppo per incrementare la qualità
dell’insegnamento e l’interiorizzazione dei principi su cui si basa l’educazione
allo Sviluppo Sostenibile.
Inoltre, un rapporto corretto con l’ambiente è già un passo verso la pace proprio
perché il territorio in cui viviamo è un bene collettivo, imparare a conoscerlo e a
rispettarlo significa umanizzare la nostra qualità di vita e difendere la Natura.
un ruolo forte per una nuova e positiva accezione del termine. Il processo
di globalizzazione, facilitato dal rapido sviluppo delle nuove tecnologie
dell’informazione e della comunicazione, benché rappresenti una sfida per
le differenze culturali, crea allo stesso tempo le condizioni per un rinnovato
dialogo fra le varie culture e civiltà. Si rende pertanto necessario il superamento
della prospettiva locale, italiana o europea, per maturare uno sguardo globale
sulla realtà e per contrastare forme di pregiudizio e discriminazione, educando i
ragazzi a sviluppare la consapevolezza dell’essere soggetti interdipendenti.
Educare alla pace significa anche pensare allo sviluppo economicosociale in
termini nuovi.
Per lungo tempo si è creduto che il benessere economico fosse la componente
essenziale dello sviluppo; oggi si ritiene che debbano essere prese in
considerazione non solo le istanze economiche ma tutto il complesso delle
esigenze umane ed ambientali.
La società industriale non è l’unico modello di comunità sviluppata e le popolazioni
dei paesi del Terzo Mondo devono essere incoraggiate a ricercare propri modelli
originali, fondati sul duplice principio dell’autosufficienza e dell’interdipendenza.
L’educazione allo Sviluppo Sostenibile, aspetto chiave dell’educazione alla
Pace, riflette l’impegno ad un’educazione di qualità caratterizzata dall’interdisci
plinarità, da un approccio olistico e dallo sviluppo del pensiero critico. In questa
prospettiva sarà opportuno favorire reti, connessioni e interazioni tra classi,
scuole e istituzioni anche di Paesi in via di sviluppo per incrementare la qualità
dell’insegnamento e l’interiorizzazione dei principi su cui si basa l’educazione
allo Sviluppo Sostenibile.
Inoltre, un rapporto corretto con l’ambiente è già un passo verso la pace proprio
perché il territorio in cui viviamo è un bene collettivo, imparare a conoscerlo e a
rispettarlo significa umanizzare la nostra qualità di vita e difendere la Natura.
PACE COME PROMOZIONE DEL DIALOGO INTERCULTURALE
PACE COME PROMOZIONE DEL DIALOGO INTERCULTURALE
La scuola ha sempre avuto un ruolo fondamentale per incoraggiare la
creatività e per ispirare un dialogo autentico tra le culture e per questo tutte
le scuole devono essere messe in condizione di poter attuare programmi di
scambi culturali con altri Paesi. Le nuove società multietniche, multireligiose e
multiculturali, che si stanno consolidando a seguito degli inarrestabili processi di
globalizzazione e dei nuovi flussi migratori, costituiscono i principi fondanti di una
nuova cittadinanza consapevole e solidale cui le nuove generazioni in nessun
modo possono restare estranee. Anche per questo, la Commissione Europea
ha dichiarato che il 2008 sarà .Anno del dialogo interculturale.: la promozione
di un anno europeo è infatti finalizzata allo sviluppo della consapevolezza, tra i
cittadini europei e, in particolare tra i giovani, della rilevanza, nei diversi ambiti
della vita associata e individuale, della differenza culturale.
La scuola è quindi chiamata con maggior forza a contribuire fattivamente
proponendo ulteriori attività di promozione del dialogo interculturale per
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La scuola ha sempre avuto un ruolo fondamentale per incoraggiare la
creatività e per ispirare un dialogo autentico tra le culture e per questo tutte
le scuole devono essere messe in condizione di poter attuare programmi di
scambi culturali con altri Paesi. Le nuove società multietniche, multireligiose e
multiculturali, che si stanno consolidando a seguito degli inarrestabili processi di
globalizzazione e dei nuovi flussi migratori, costituiscono i principi fondanti di una
nuova cittadinanza consapevole e solidale cui le nuove generazioni in nessun
modo possono restare estranee. Anche per questo, la Commissione Europea
ha dichiarato che il 2008 sarà .Anno del dialogo interculturale.: la promozione
di un anno europeo è infatti finalizzata allo sviluppo della consapevolezza, tra i
cittadini europei e, in particolare tra i giovani, della rilevanza, nei diversi ambiti
della vita associata e individuale, della differenza culturale.
La scuola è quindi chiamata con maggior forza a contribuire fattivamente
proponendo ulteriori attività di promozione del dialogo interculturale per
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contribuire allo sviluppo di una cittadinanza europea attiva, aperta al mondo,
rispettosa della differenza culturale e basata su valori condivisi.
contribuire allo sviluppo di una cittadinanza europea attiva, aperta al mondo,
rispettosa della differenza culturale e basata su valori condivisi.
PACE COME GESTIONE COSTRUTTIVA E NONVIOLENTA DEI CONFLITTI
PACE COME GESTIONE COSTRUTTIVA E NONVIOLENTA DEI CONFLITTI
Il conflitto . se incanalato nelle corrette forme di rappresentanza e di esercizio
democratico delle proprie libertà è un fenomeno fisiologico nella vita degli
individui e delle società: in caso contrario, può degenerare facilmente nella
violenza distruttiva.
Come ha anche osservato Gandhi, spesso con l’utilizzo di metodi violenti i conflitti
non giungono ad una vera soluzione, ma vengono solo temporaneamente
tacitati per evolvere poi in ulteriori momenti di scontro. Per fortuna di noi tutti,
nella vita degli individui e delle società troviamo innumerevoli casi in cui la
nonviolenza ha consentito di gestire e risolvere costruttivamente i conflitti: è per
questo che il cuore dell.educazione alla pace è l’insegnamento a combattere
le ingiustizie e le violenze senza usare le stesse armi, utilizzando gli strumenti
della nonviolenza attiva.
Di qui l’importanza di acquisire conoscenze e tecniche per la comprensione, in
tutti gli ambiti e a tutti i livelli, dei processi conflittuali in atto, delle relative cause
e della individuazione delle soluzioni nonviolente potenzialmente disponibili.
La pace si insegna e si impara, per questo la scuola ha una responsabilità
speciale Interiorizzare il concetto, ampio e complesso, di pace e riconoscere
l’importanza sostanziale dei diritti umani crea le basi per la formazione di
cittadini responsabili, consapevoli dei diritti e dei doveri di ciascuno e impegnati
per la loro tutela, cittadini impegnati nella propria realtà ma aperti al mondo.
Le istituzioni scolastiche, gli Enti Locali, le Regioni, il mondo dell’informazione
e più in generale, tutte le agenzie educative devono contribuire a sviluppare la
cultura della pace,della nonviolenza e dei diritti umani.
In questo senso la scuola è il luogo privilegiato dove poter migliorare la qualità
della vita delle persone e dove poter accrescere le loro capacità di partecipare
ai processi decisionali che guidano le politiche sociali, culturali ed economiche
della nostra società. Studenti, insegnanti, autorità scolastiche, associazioni
ed enti locali possono unire competenze, esigenze, risorse, valorizzando il
protagonismo di ciascuno e costruendo una fitta rete di attività che deve divenire
sempre più quotidiana e ordinaria.
Il conflitto . se incanalato nelle corrette forme di rappresentanza e di esercizio
democratico delle proprie libertà è un fenomeno fisiologico nella vita degli
individui e delle società: in caso contrario, può degenerare facilmente nella
violenza distruttiva.
Come ha anche osservato Gandhi, spesso con l’utilizzo di metodi violenti i conflitti
non giungono ad una vera soluzione, ma vengono solo temporaneamente
tacitati per evolvere poi in ulteriori momenti di scontro. Per fortuna di noi tutti,
nella vita degli individui e delle società troviamo innumerevoli casi in cui la
nonviolenza ha consentito di gestire e risolvere costruttivamente i conflitti: è per
questo che il cuore dell.educazione alla pace è l’insegnamento a combattere
le ingiustizie e le violenze senza usare le stesse armi, utilizzando gli strumenti
della nonviolenza attiva.
Di qui l’importanza di acquisire conoscenze e tecniche per la comprensione, in
tutti gli ambiti e a tutti i livelli, dei processi conflittuali in atto, delle relative cause
e della individuazione delle soluzioni nonviolente potenzialmente disponibili.
La pace si insegna e si impara, per questo la scuola ha una responsabilità
speciale Interiorizzare il concetto, ampio e complesso, di pace e riconoscere
l’importanza sostanziale dei diritti umani crea le basi per la formazione di
cittadini responsabili, consapevoli dei diritti e dei doveri di ciascuno e impegnati
per la loro tutela, cittadini impegnati nella propria realtà ma aperti al mondo.
Le istituzioni scolastiche, gli Enti Locali, le Regioni, il mondo dell’informazione
e più in generale, tutte le agenzie educative devono contribuire a sviluppare la
cultura della pace,della nonviolenza e dei diritti umani.
In questo senso la scuola è il luogo privilegiato dove poter migliorare la qualità
della vita delle persone e dove poter accrescere le loro capacità di partecipare
ai processi decisionali che guidano le politiche sociali, culturali ed economiche
della nostra società. Studenti, insegnanti, autorità scolastiche, associazioni
ed enti locali possono unire competenze, esigenze, risorse, valorizzando il
protagonismo di ciascuno e costruendo una fitta rete di attività che deve divenire
sempre più quotidiana e ordinaria.
CHE COS’È LA PACE CHE VOGLIAMO INSEGNARE?
CHE COS’È LA PACE CHE VOGLIAMO INSEGNARE?
È necessario partire da una definizione di pace positiva, per cui la pace non è
da difendere, ma da costruire insieme. La pace non è solo assenza di guerre,
ma un processo che tende ad eliminare o a ridurre il più possibile le situazioni
di violenza. La pace, infatti .è un ordine sociale e internazionale nel quale tutti i
diritti umani possano essere pienamente realizzati per tutti gli uomini e tutte le
donne. (articolo 28 della Dichiarazione Universale dei diritti umani).
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È necessario partire da una definizione di pace positiva, per cui la pace non è
da difendere, ma da costruire insieme. La pace non è solo assenza di guerre,
ma un processo che tende ad eliminare o a ridurre il più possibile le situazioni
di violenza. La pace, infatti .è un ordine sociale e internazionale nel quale tutti i
diritti umani possano essere pienamente realizzati per tutti gli uomini e tutte le
donne. (articolo 28 della Dichiarazione Universale dei diritti umani).
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La cultura della pace positiva, della pace come progetto ed impegno nasce
nel cuore dell’uomo, si trasferisce nella società e deve essere considerata
nell’azione politica degli stati e delle istituzioni politiche che possono divenire
portatrici di una cultura di pace.
L’apprendimento e la pratica dell’azione per la pace e la nonviolenza e per i
diritti umani devono essere finalizzati all’acquisizione del senso di responsabilità
e devono contribuire all’educazione del rispetto dell’Altro. Si tratta di uno .stile
di vita., di un .modo di essere. che non si apprende attraverso lo studio astratto
di particolari discipline ma che si .assorbe per contatto., perché si è immersi
in un .clima di vita e di apprendimento. in cui quotidianamente i valori della
pace, del rispetto dell’altro e delle regole, del benessere inteso come .stare
bene insieme., vengano vissuti e respirati a pieni polmoni. Anche la scuola (che
forse è il .luogo. in cui fino ad oggi una tale consapevolezza è maggiormente
maturata e maggiormente praticati ne sono i principi) è chiamata a rivedere
taluni suoi meccanismi di relazione e a convertire verso la Pace la sua proposta
di vita (in accordo con le famiglie e il territorio, altrimenti sarebbe vano ogni suo
sforzo) e ad offrire un quadro in cui ci sia opportunità di cooperare ed educarsi
alla pratica dei diritti umani e civili.
La cultura della pace positiva, della pace come progetto ed impegno nasce
nel cuore dell’uomo, si trasferisce nella società e deve essere considerata
nell’azione politica degli stati e delle istituzioni politiche che possono divenire
portatrici di una cultura di pace.
L’apprendimento e la pratica dell’azione per la pace e la nonviolenza e per i
diritti umani devono essere finalizzati all’acquisizione del senso di responsabilità
e devono contribuire all’educazione del rispetto dell’Altro. Si tratta di uno .stile
di vita., di un .modo di essere. che non si apprende attraverso lo studio astratto
di particolari discipline ma che si .assorbe per contatto., perché si è immersi
in un .clima di vita e di apprendimento. in cui quotidianamente i valori della
pace, del rispetto dell’altro e delle regole, del benessere inteso come .stare
bene insieme., vengano vissuti e respirati a pieni polmoni. Anche la scuola (che
forse è il .luogo. in cui fino ad oggi una tale consapevolezza è maggiormente
maturata e maggiormente praticati ne sono i principi) è chiamata a rivedere
taluni suoi meccanismi di relazione e a convertire verso la Pace la sua proposta
di vita (in accordo con le famiglie e il territorio, altrimenti sarebbe vano ogni suo
sforzo) e ad offrire un quadro in cui ci sia opportunità di cooperare ed educarsi
alla pratica dei diritti umani e civili.
LA PACE A SCUOLA
LA PACE A SCUOLA
E. fondamentale che la scuola sia un luogo di pace, un luogo dove si apprende
il valore della pace, dove si vive e si cresce in pace ovvero nel riconoscimento
e nel rispetto dei diritti umani.
E quando diciamo scuola, pensiamo a tutta la comunità scolastica: in primo
luogo gli studenti, da cui molto ci si aspetta ed a cui molto si chiede in termini di
maturazione personale e di condivisione degli sforzi che l’ istituzione fa per la
loro crescita; pensiamo alle famiglie, chiamate a maturare la condivisione delle
finalità educative della scuola con entusiasmo e lealtà, rinunciando a residuali e
distruttive tentazioni egoistiche; pensiamo ai collaboratori scolastici, da sempre
il .biglietto da visita. delle scuole, chiamati a creare in ogni spazio dell’edificio il
.clima giusto. ed a trasmettere con il proprio lavoro il senso del rispetto per le cose
e le persone; pensiamo al personale amministrativo, chiamato a gestire compiti
e ad organizzare lavori che l’autonomia scolastica vuole sempre più complessi
e trasparenti;pensiamo ai docenti, chiamati ancora una volta a dare il meglio di
sé come educatori e come persone portatrici di valori, ben sapendo che a loro
la società già chiede molto pur non essendo sempre disposta a restituire quanto
riceve; pensiamo ai Dirigenti Scolastici,impegnati a dare gambe e respiro ad
un’.autonomia scolastica che . se è foriera di grandi potenzialità e possibilità
educative . richiede loro un impegno ed una .fatica. prima sconosciuta ai vecchi
.capi di istituto..
Una scuola di pace è, infatti, una scuola che riflette su sé stessa e che .si
ripensa..
Tutti, dal dirigente scolastico agli insegnanti, dagli studenti, ai collaboratori e ai
E. fondamentale che la scuola sia un luogo di pace, un luogo dove si apprende
il valore della pace, dove si vive e si cresce in pace ovvero nel riconoscimento
e nel rispetto dei diritti umani.
E quando diciamo scuola, pensiamo a tutta la comunità scolastica: in primo
luogo gli studenti, da cui molto ci si aspetta ed a cui molto si chiede in termini di
maturazione personale e di condivisione degli sforzi che l’ istituzione fa per la
loro crescita; pensiamo alle famiglie, chiamate a maturare la condivisione delle
finalità educative della scuola con entusiasmo e lealtà, rinunciando a residuali e
distruttive tentazioni egoistiche; pensiamo ai collaboratori scolastici, da sempre
il .biglietto da visita. delle scuole, chiamati a creare in ogni spazio dell’edificio il
.clima giusto. ed a trasmettere con il proprio lavoro il senso del rispetto per le cose
e le persone; pensiamo al personale amministrativo, chiamato a gestire compiti
e ad organizzare lavori che l’autonomia scolastica vuole sempre più complessi
e trasparenti;pensiamo ai docenti, chiamati ancora una volta a dare il meglio di
sé come educatori e come persone portatrici di valori, ben sapendo che a loro
la società già chiede molto pur non essendo sempre disposta a restituire quanto
riceve; pensiamo ai Dirigenti Scolastici,impegnati a dare gambe e respiro ad
un’.autonomia scolastica che . se è foriera di grandi potenzialità e possibilità
educative . richiede loro un impegno ed una .fatica. prima sconosciuta ai vecchi
.capi di istituto..
Una scuola di pace è, infatti, una scuola che riflette su sé stessa e che .si
ripensa..
Tutti, dal dirigente scolastico agli insegnanti, dagli studenti, ai collaboratori e ai
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genitori devono rispondere alla domanda: cosa possiamo fare per trasformare
la nostra scuola in un luogo di pace?
È quindi necessario che si pensi alla pace in tutti i momenti della vita
scolastica:
• dal momento in cui si organizza l’accoglienza degli studenti;
• all’accoglienza e l’integrazione dei ragazzi non italiani nelle scuole;
• all’attivazione di percorsi specifici necessari al rispetto delle pari opportunità;
• alla quotidiana gestione delle relazioni all’interno della scuola;
• alla costruzione comune del sapere e della cultura come processo di
cittadinanza;
• alle scelte didattiche volte a dare spazio e cittadinanza alle culture;
• alla cura della partecipazione alla vita scolastica delle varie componenti
(studenti, genitori,docenti, territorio, ecc.);
• alla cura per l’orientamento e le iniziative di contrasto alla dispersione
scolastica;
• al momento in cui i problemi esplodono e devono essere affrontati con
strumenti di pace.
Una cultura di pace, che ha anche lo scopo di preservare le future generazioni
dallo spettro della guerra, si raggiunge attraverso l’interiorizzazione dei valori
e l’acquisizione di atteggiamenti e comportamenti che riflettano e ispirino
interazione sociale e condivisione. Il rispetto per la differenza, la tolleranza, il
dialogo e la cooperazione, in un clima di fiducia e comprensione reciproca, è il
presupposto per favorire la coesione sociale e lo sviluppo di un’economia fondata
sulla conoscenza. Anche lo studio di talune discipline, quelle più propriamente
impegnate nella ricostruzione del senso della comunità (la Storia, l’Educazione
Civica, la Letteratura e, per i più grandi, il Diritto, la Filosofia, la Storia dell’Arte,
l’Economia, le Scienze naturali.) sono chiamate a connettere la dimensione
personale dei conflitti vissuti dai ragazzi e le modalità di trasformazione
nonviolenta da loro sperimentate, con dimensioni più ampie come i conflitti tra
popoli o tra Stati, il disvelamento dei processi macroeconomici, le contaminazioni
artistiche, la testimonianza letteraria, la tutela dell’ecosistema, favorendo così
negli studenti prospettive nuove nella capacità di lettura della realtà globale e
nella immaginazione di soluzioni alternative a quelle regressive (o patologiche)
della guerra e della violenza.
Il pluralismo e il dialogo culturale sono oggi strumenti preminenti per arginare e
scoraggiare fenomeni di estremismo e fanatismo e per favorire la coesistenza
pacifica e l’arricchimento reciproco. La cultura, quella strutturata e finalizzata
alla realizzazione della persona è propria della Scuola (ed è così diversa
dalla casualità, dal relativismo scientifico e morale, dalla superficialità di tanta
.pseudocultura. che circola con ogni mezzo, tra i nostri ragazzi) ed è una delle
poche carte (ma una carta .forte., piena di significati) che abbiano oggi per
superare e vincere anche i tanti .fondamentalismi. che inquinano la nostra
coscienza civile.
genitori devono rispondere alla domanda: cosa possiamo fare per trasformare
la nostra scuola in un luogo di pace?
È quindi necessario che si pensi alla pace in tutti i momenti della vita
scolastica:
• dal momento in cui si organizza l’accoglienza degli studenti;
• all’accoglienza e l’integrazione dei ragazzi non italiani nelle scuole;
• all’attivazione di percorsi specifici necessari al rispetto delle pari opportunità;
• alla quotidiana gestione delle relazioni all’interno della scuola;
• alla costruzione comune del sapere e della cultura come processo di
cittadinanza;
• alle scelte didattiche volte a dare spazio e cittadinanza alle culture;
• alla cura della partecipazione alla vita scolastica delle varie componenti
(studenti, genitori,docenti, territorio, ecc.);
• alla cura per l’orientamento e le iniziative di contrasto alla dispersione
scolastica;
• al momento in cui i problemi esplodono e devono essere affrontati con
strumenti di pace.
Una cultura di pace, che ha anche lo scopo di preservare le future generazioni
dallo spettro della guerra, si raggiunge attraverso l’interiorizzazione dei valori
e l’acquisizione di atteggiamenti e comportamenti che riflettano e ispirino
interazione sociale e condivisione. Il rispetto per la differenza, la tolleranza, il
dialogo e la cooperazione, in un clima di fiducia e comprensione reciproca, è il
presupposto per favorire la coesione sociale e lo sviluppo di un’economia fondata
sulla conoscenza. Anche lo studio di talune discipline, quelle più propriamente
impegnate nella ricostruzione del senso della comunità (la Storia, l’Educazione
Civica, la Letteratura e, per i più grandi, il Diritto, la Filosofia, la Storia dell’Arte,
l’Economia, le Scienze naturali.) sono chiamate a connettere la dimensione
personale dei conflitti vissuti dai ragazzi e le modalità di trasformazione
nonviolenta da loro sperimentate, con dimensioni più ampie come i conflitti tra
popoli o tra Stati, il disvelamento dei processi macroeconomici, le contaminazioni
artistiche, la testimonianza letteraria, la tutela dell’ecosistema, favorendo così
negli studenti prospettive nuove nella capacità di lettura della realtà globale e
nella immaginazione di soluzioni alternative a quelle regressive (o patologiche)
della guerra e della violenza.
Il pluralismo e il dialogo culturale sono oggi strumenti preminenti per arginare e
scoraggiare fenomeni di estremismo e fanatismo e per favorire la coesistenza
pacifica e l’arricchimento reciproco. La cultura, quella strutturata e finalizzata
alla realizzazione della persona è propria della Scuola (ed è così diversa
dalla casualità, dal relativismo scientifico e morale, dalla superficialità di tanta
.pseudocultura. che circola con ogni mezzo, tra i nostri ragazzi) ed è una delle
poche carte (ma una carta .forte., piena di significati) che abbiano oggi per
superare e vincere anche i tanti .fondamentalismi. che inquinano la nostra
coscienza civile.
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LA PACE COME BASE DELL’OFFERTA FORMATIVA
LA PACE COME BASE DELL’OFFERTA FORMATIVA
L’educazione alla pace, intesa così come abbiamo tentato di specificare sinora,
oltre ad essere il valore fondamentale di riferimento per la definizione di ogni
Piano dell’offerta formativa scolastica, nasce da una consapevole definizione
delle competenze che ogni cittadino deve possedere per essere capace di
mettersi in gioco nella democrazia glocale.
Il concetto di pace all’interno della comunità scolastica può contribuire a mutare
la dimensione organizzativa e relazionale all’interno della scuola e anche a
favorire il protagonismo giovanile, non più inteso come preconcetto contraltare
del .protagonismo degli adulti. ma in chiave di una rinnovata e consapevole
partecipazione alla comunità scolastica e civile.
Affinché si possano costruire i saperi di una cultura figlia della logica della Pace
è necessario realizzare percorsi di .cittadinanza critica. offrendo anche nella
scuola visibilità ai soggetti che fattivamente operano per la pace ed i diritti sul
territorio, costruendo reti tra scuole, enti locali e società civile.
Le competenze da acquisire nel quadro di questi saperi sono di più ordini, come
ben segnalato dalla Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio
del 18 dicembre 2006 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento
permanente e riprese sia dall.indicazioni nazionali per il Curricolo della scuola
dell’infanzia e della scuola del Primo Ciclo oltre che dal Regolamento per
l’innalzamento dell’obbligo di istruzione. Esse vanno dalle competenze centrate
sul sé a quelle rivolte verso il mondo, passando attraverso quelle che consentono
l’attenzione all’altro, al gruppo e all’organizzazione sociale.
Nel rendere effettive tutte queste indicazioni concrete le scuole potranno
avvalersi del fondamentale apporto degli Enti Locali che in questi anni hanno
già reso possibile l’attuazione di importanti progetti di educazione alla pace.
L’educazione alla pace, intesa così come abbiamo tentato di specificare sinora,
oltre ad essere il valore fondamentale di riferimento per la definizione di ogni
Piano dell’offerta formativa scolastica, nasce da una consapevole definizione
delle competenze che ogni cittadino deve possedere per essere capace di
mettersi in gioco nella democrazia glocale.
Il concetto di pace all’interno della comunità scolastica può contribuire a mutare
la dimensione organizzativa e relazionale all’interno della scuola e anche a
favorire il protagonismo giovanile, non più inteso come preconcetto contraltare
del .protagonismo degli adulti. ma in chiave di una rinnovata e consapevole
partecipazione alla comunità scolastica e civile.
Affinché si possano costruire i saperi di una cultura figlia della logica della Pace
è necessario realizzare percorsi di .cittadinanza critica. offrendo anche nella
scuola visibilità ai soggetti che fattivamente operano per la pace ed i diritti sul
territorio, costruendo reti tra scuole, enti locali e società civile.
Le competenze da acquisire nel quadro di questi saperi sono di più ordini, come
ben segnalato dalla Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio
del 18 dicembre 2006 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento
permanente e riprese sia dall.indicazioni nazionali per il Curricolo della scuola
dell’infanzia e della scuola del Primo Ciclo oltre che dal Regolamento per
l’innalzamento dell’obbligo di istruzione. Esse vanno dalle competenze centrate
sul sé a quelle rivolte verso il mondo, passando attraverso quelle che consentono
l’attenzione all’altro, al gruppo e all’organizzazione sociale.
Nel rendere effettive tutte queste indicazioni concrete le scuole potranno
avvalersi del fondamentale apporto degli Enti Locali che in questi anni hanno
già reso possibile l’attuazione di importanti progetti di educazione alla pace.
IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI
IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI
Come ampiamente dimostrato dall’esperienza educativa delle scuole italiane,
l’insegnante, è il principale protagonista della diffusione di una cultura di pace
a scuola. È compito degli insegnanti gestire le classi in modo da promuovere la
comprensione, il rispetto reciproco delle differenze, la tolleranza, l’eguaglianza
di genere e l’amicizia e la solidarietà. Gli insegnanti, sostenuti dagli organismi
direttivi e dalle Istituzioni, hanno infatti la responsabilità di trasformare la classe
in una comunità facendo emergere la consapevolezza dell’importanza dei valori
della pace, della cooperazione, della coesistenza e della condivisione.
Realizzare e favorire un reale processo educativo nei giovani è già di per sé
cosa complessa e irta di difficoltà, come ben sanno i nostri insegnati. Figurarsi le
difficoltà di un’.educazione alla Pace in una società, come la nostra, attraversata
da sempre più forti e contradditori segnali ad essa contrastanti. Non si tratta
infatti di inserire nell’offerta formativa una materia in più, un progetto in più.
Non è una nuova materia da aggiungere agli altri insegnamenti, né si tratta di
Come ampiamente dimostrato dall’esperienza educativa delle scuole italiane,
l’insegnante, è il principale protagonista della diffusione di una cultura di pace
a scuola. È compito degli insegnanti gestire le classi in modo da promuovere la
comprensione, il rispetto reciproco delle differenze, la tolleranza, l’eguaglianza
di genere e l’amicizia e la solidarietà. Gli insegnanti, sostenuti dagli organismi
direttivi e dalle Istituzioni, hanno infatti la responsabilità di trasformare la classe
in una comunità facendo emergere la consapevolezza dell’importanza dei valori
della pace, della cooperazione, della coesistenza e della condivisione.
Realizzare e favorire un reale processo educativo nei giovani è già di per sé
cosa complessa e irta di difficoltà, come ben sanno i nostri insegnati. Figurarsi le
difficoltà di un’.educazione alla Pace in una società, come la nostra, attraversata
da sempre più forti e contradditori segnali ad essa contrastanti. Non si tratta
infatti di inserire nell’offerta formativa una materia in più, un progetto in più.
Non è una nuova materia da aggiungere agli altri insegnamenti, né si tratta di
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riproporre la vecchia logica delle .educazioni., finalmente scomparsa . con le
nuove indicazioni nazionali . dalla prospettiva curricolare della scuola italiana.
L’operazione che abbiamo sinora delineato, e che viene rilanciata oggi, è . come
abbiamo visto . molto profonda e complessa e dunque non può essere affidata
in modo esclusivo alla responsabilità e all’attività di un solo insegnante.
riproporre la vecchia logica delle .educazioni., finalmente scomparsa . con le
nuove indicazioni nazionali . dalla prospettiva curricolare della scuola italiana.
L’operazione che abbiamo sinora delineato, e che viene rilanciata oggi, è . come
abbiamo visto . molto profonda e complessa e dunque non può essere affidata
in modo esclusivo alla responsabilità e all’attività di un solo insegnante.
VALORIZZARE LE INNUMEREVOLI ESPERIENZE REALIZZATE DALLE SCUOLE
VALORIZZARE LE INNUMEREVOLI ESPERIENZE REALIZZATE DALLE SCUOLE
Ogni spontanea iniziativa di pace e di educazione alla pace è un fatto positivo e,
come abbiamo visto, per la sua realizzazione occorre la collaborazione di tutto il
personale della scuola, soprattutto per promuovere il passaggio dalle iniziative
occasionali alla sistematicità dell’agire pedagogico per la pace.
E. necessario inserire i percorsi di educazione alla pace nei Piani dell’Offerta
formativa promuovendo attività che facilitino la partecipazione attiva degli
studenti e il coinvolgimento dei genitori. Per quanto detto prima, per essere
efficace l’educazione alla pace non deve limitarsi allinsegnamento dei valori e
dei principi ma essere orientata all’azione.
E. importante essere disponibili e pronti ad utilizzare positivamente le
.emergenze. interne ed esterne creando sinergie con gli enti locali per far fronte
alle esigenze specifiche del territorio.
La Scuola, infatti, può contribuire concretamente alla costruzione della pace,
della solidarietà e dei diritti umani favorendo l’accoglienza e l’integrazione dei
ragazzi non italiani nelle scuole tramite gemellaggi e scambi culturali con le scuole
dell’Europa, dell’Africa, del Mediterraneo e con scuole di paesi in conflitto; può
coinvolgere gli studenti a partecipare direttamente a progetti di cooperazione
internazionale per favorire lo sviluppo di un dialogo interculturale e interreligioso
e può incentivare iniziative di ripudio della violenza e di boicottaggio dell’uso
delle armi.
Né è da sottovalutare l’ importanza che avrebbe, sia per i bambini che per gli
adolescenti, la conoscenza e lo studio . ognuno con le modalità proprie della
sua età . di personalità come Gandhi, La Pira, Capitini, Lorenzo Milani, Spinelli
(solo per citarne alcuni), personalità di cui oggi difficilmente è possibile uno
studio approfondito nella scuola. La ridefinizione delle indicazioni nazionali
e l’attenzione posta allo studio del Novecento già vanno in questa direzione:
sarebbe auspicabile e ci aspettiamo che anche altri (specie gli autori e gli editori
dei libri scolastici, che tanta parte hanno avuto ed hanno nel miglioramento
dell’offerta formativa) facciano la loro proponendo con maggiore attenzione
non solo la tematica della pace ma anche quegli .operatori di pace. che hanno
marcato la nostra storia e la nostra cultura. [...]
Ogni spontanea iniziativa di pace e di educazione alla pace è un fatto positivo e,
come abbiamo visto, per la sua realizzazione occorre la collaborazione di tutto il
personale della scuola, soprattutto per promuovere il passaggio dalle iniziative
occasionali alla sistematicità dell’agire pedagogico per la pace.
E. necessario inserire i percorsi di educazione alla pace nei Piani dell’Offerta
formativa promuovendo attività che facilitino la partecipazione attiva degli
studenti e il coinvolgimento dei genitori. Per quanto detto prima, per essere
efficace l’educazione alla pace non deve limitarsi allinsegnamento dei valori e
dei principi ma essere orientata all’azione.
E. importante essere disponibili e pronti ad utilizzare positivamente le
.emergenze. interne ed esterne creando sinergie con gli enti locali per far fronte
alle esigenze specifiche del territorio.
La Scuola, infatti, può contribuire concretamente alla costruzione della pace,
della solidarietà e dei diritti umani favorendo l’accoglienza e l’integrazione dei
ragazzi non italiani nelle scuole tramite gemellaggi e scambi culturali con le scuole
dell’Europa, dell’Africa, del Mediterraneo e con scuole di paesi in conflitto; può
coinvolgere gli studenti a partecipare direttamente a progetti di cooperazione
internazionale per favorire lo sviluppo di un dialogo interculturale e interreligioso
e può incentivare iniziative di ripudio della violenza e di boicottaggio dell’uso
delle armi.
Né è da sottovalutare l’ importanza che avrebbe, sia per i bambini che per gli
adolescenti, la conoscenza e lo studio . ognuno con le modalità proprie della
sua età . di personalità come Gandhi, La Pira, Capitini, Lorenzo Milani, Spinelli
(solo per citarne alcuni), personalità di cui oggi difficilmente è possibile uno
studio approfondito nella scuola. La ridefinizione delle indicazioni nazionali
e l’attenzione posta allo studio del Novecento già vanno in questa direzione:
sarebbe auspicabile e ci aspettiamo che anche altri (specie gli autori e gli editori
dei libri scolastici, che tanta parte hanno avuto ed hanno nel miglioramento
dell’offerta formativa) facciano la loro proponendo con maggiore attenzione
non solo la tematica della pace ma anche quegli .operatori di pace. che hanno
marcato la nostra storia e la nostra cultura. [...]
Assisi 4 Ottobre 2007
Assisi 4 Ottobre 2007
Ministro Generale F. M. Conventuali, F.to P. Marco Tasca
Custode della Basilica di San Francesco F.to P. Vincenzo Coli
Il Ministro della Pubblica Istruzione F.to Giuseppe Fioroni
Ministro Generale F. M. Conventuali, F.to P. Marco Tasca
Custode della Basilica di San Francesco F.to P. Vincenzo Coli
Il Ministro della Pubblica Istruzione F.to Giuseppe Fioroni
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Centro Stampa Comune di Reggio Emilia
Maggio 2009
Centro Stampa Comune di Reggio Emilia
Maggio 2009
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Vincitore del primo premio del concorso “Un logo per la pace” realizzato da
Emmanuele Marchi della classe 2° F dell’Istituto d’Arte Chierici
Vincitore del primo premio del concorso “Un logo per la pace” realizzato da
Emmanuele Marchi della classe 2° F dell’Istituto d’Arte Chierici
Comune di Reggio Emilia
Scuola di Pace di Reggio Emilia
Villa Counget, Via Adua 57 , 42100 Reggio Emilia
www.comune.re.it/scuoladipace
[email protected]
Tel 0522516860
Comune di Reggio Emilia
Scuola di Pace di Reggio Emilia
Villa Counget, Via Adua 57 , 42100 Reggio Emilia
www.comune.re.it/scuoladipace
[email protected]
Tel 0522516860
Presso la sede è disponibile un’emeroteca con possibilità di consultazione
di vari materiali riguardanti le tematiche dell’educazione alla Pace e alla
trasformazione non violenta dei conflitti.
Presso la sede è disponibile un’emeroteca con possibilità di consultazione
di vari materiali riguardanti le tematiche dell’educazione alla Pace e alla
trasformazione non violenta dei conflitti.
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