PERCORSI DI PACE PERCORSI DI PACE Proposte educative e formative della Scuola di Pace di Reggio Emilia A. S. 2009-2010 Proposte educative e formative della Scuola di Pace di Reggio Emilia A. S. 2009-2010 1 1 2 2 Cari insegnanti delle scuole reggiane, Cari insegnanti delle scuole reggiane, la Scuola di Pace è un progetto aperto di educazione alla nonviolenza volto a promuovere la diffusione di una sensibilità collettiva riguardante tutti i conflitti e lo sviluppo di pratiche di prevenzione, mediazione e riconciliazione delle situazioni conflittuali, attraverso momenti di ricerca, educazione e azione che la nostra Amministrazione ha fortemente voluto per coniugare, in maniera stabile e strutturale, i due temi che da sempre caratterizzano la Città di Reggio: l’attenzione alla crescita educativa dei nostri ragazzi e l’aspirazione ad una politica di pace. la Scuola di Pace è un progetto aperto di educazione alla nonviolenza volto a promuovere la diffusione di una sensibilità collettiva riguardante tutti i conflitti e lo sviluppo di pratiche di prevenzione, mediazione e riconciliazione delle situazioni conflittuali, attraverso momenti di ricerca, educazione e azione che la nostra Amministrazione ha fortemente voluto per coniugare, in maniera stabile e strutturale, i due temi che da sempre caratterizzano la Città di Reggio: l’attenzione alla crescita educativa dei nostri ragazzi e l’aspirazione ad una politica di pace. Oggi la scuola di pace raggruppa circa 30 associazioni, ha un proprio coordinamento e tre gruppi di lavoro stabili, un sito internet ed una sede (Villa Cougnet, in via Adua n. 57), e soprattutto tanti progetti in cantiere che man mano stanno crescendo. Oggi la scuola di pace raggruppa circa 30 associazioni, ha un proprio coordinamento e tre gruppi di lavoro stabili, un sito internet ed una sede (Villa Cougnet, in via Adua n. 57), e soprattutto tanti progetti in cantiere che man mano stanno crescendo. Il libretto che avete tra le mani, e che voglio presentarvi personalmente, raccoglie le proposte educative e formative sui temi della pace e della nonviolenza che la Scuola di Pace di Reggio Emilia rivolge a tutte le scuole della nostra Città, per l’anno scolastico2009-2010. Il libretto che avete tra le mani, e che voglio presentarvi personalmente, raccoglie le proposte educative e formative sui temi della pace e della nonviolenza che la Scuola di Pace di Reggio Emilia rivolge a tutte le scuole della nostra Città, per l’anno scolastico2009-2010. Tali proposte sono il frutto delle molte realtà cittadine che con impegno e competenza lavoravano già sui questi temi: abbiamo loro chiesto di costruire insieme a noi un progetto partecipato di Scuola di Pace e dalle loro risposte sono nate le proposte illustrate nel libretto. Tali proposte sono il frutto delle molte realtà cittadine che con impegno e competenza lavoravano già sui questi temi: abbiamo loro chiesto di costruire insieme a noi un progetto partecipato di Scuola di Pace e dalle loro risposte sono nate le proposte illustrate nel libretto. Il progetto “PerCorsi di Pace”, mi sembra un’occasione educativa particolarmente importante per le nostre scuole. Esso raccoglie sia Il progetto “PerCorsi di Pace”, mi sembra un’occasione educativa particolarmente importante per le nostre scuole. Esso raccoglie sia 3 3 percorsi educativi, rivolti a bambini e ragazzi, sia precorsi formativi, rivolti agli insegnanti, che vogliono affrontare il tema della pace in maniera non retorica, ma capace di attivare processi di consapevolezza e azione. percorsi educativi, rivolti a bambini e ragazzi, sia precorsi formativi, rivolti agli insegnanti, che vogliono affrontare il tema della pace in maniera non retorica, ma capace di attivare processi di consapevolezza e azione. L’approccio all’educazione alla pace proprio della Scuola di Pace di Reggio Emilia - e quindi dei progetti qui presentati - è infatti fondato sulla trasformazione nonviolenta dei conflitti e sul tenere insieme le dimensioni interpersonale, sociale e internazionale. Si tratta cioè di un approccio non banale ma complesso e, mi sembra, adeguato alle sfide impegnative con le quali oggi la nostra città e in particolare i suoi luoghi educativi si stanno confrontando. L’approccio all’educazione alla pace proprio della Scuola di Pace di Reggio Emilia - e quindi dei progetti qui presentati - è infatti fondato sulla trasformazione nonviolenta dei conflitti e sul tenere insieme le dimensioni interpersonale, sociale e internazionale. Si tratta cioè di un approccio non banale ma complesso e, mi sembra, adeguato alle sfide impegnative con le quali oggi la nostra città e in particolare i suoi luoghi educativi si stanno confrontando. Troverete in queste pagine proposte di approfondimento sui temi più importanti, tanto sul piano sociale che internazionale, e lavori di metodo per acquisire (e far acquisire) competenze relazionali costruttive; percorsi di educazione alla comunicazione e proposte di strumenti educativi e didattici; elementi di analisi dei conflitti e indicazione di buone prassi per la loro gestione creativa. Insomma quanto di meglio la società civile e la cultura pedagogica hanno fin’ora elaborato per educare ad una cittadinanza responsabile e attiva. Troverete in queste pagine proposte di approfondimento sui temi più importanti, tanto sul piano sociale che internazionale, e lavori di metodo per acquisire (e far acquisire) competenze relazionali costruttive; percorsi di educazione alla comunicazione e proposte di strumenti educativi e didattici; elementi di analisi dei conflitti e indicazione di buone prassi per la loro gestione creativa. Insomma quanto di meglio la società civile e la cultura pedagogica hanno fin’ora elaborato per educare ad una cittadinanza responsabile e attiva. Anche quest’anno, la Scuola di Pace propone un progetto di formazione pr adulti che si ispira alle linee guida sull’educazione alla pace amanate dal Ministero della Pubblica Istruzione. Anche quest’anno, la Scuola di Pace propone un progetto di formazione pr adulti che si ispira alle linee guida sull’educazione alla pace amanate dal Ministero della Pubblica Istruzione. Graziano Delrio Graziano Delrio 4 4 ELENCO ASSOCIAZIONI ARCI SOLIDARIETA’ ASSOCIAZIONE ONLUS ARCOBALENO ATTAC REGGIO EMILIA AUSER ASSOCIAZION BERRETTI BIANCHI CENTRO ESSERCI CISV CNA AREA CITTADINA CONSORZIO OSCAR ROMERO DONNE IN NERO ECPAT EMERGENCY GIOLLI COOPERATIVA SOCIALE ASSOCIAZIONE GIORGIO LA PIRA GRANELLO DI SENAPA GRUPPO LAICO MISSIONARIO INCONTROTEMPO INFOSHOP MAG6 ASSOCAZIONE JAIMA SAHRAWI COOPERATIVA LIBERAMENTE MEDICI PER L’AFRICA PROGETTOMONDO MLAL MOVIMENTO NONVIOLENTO OSTELLO PER LA GIOVENTU’ ASSOCIAZIONE PANE, PACE E LAVORO PAX CHRISTI REGGIO EMILIA REGGIO CHILDREN UNICEF REGGIO EMILIA 5 ELENCO ASSOCIAZIONI ARCI SOLIDARIETA’ ASSOCIAZIONE ONLUS ARCOBALENO ATTAC REGGIO EMILIA AUSER ASSOCIAZION BERRETTI BIANCHI CENTRO ESSERCI CISV CNA AREA CITTADINA CONSORZIO OSCAR ROMERO DONNE IN NERO ECPAT EMERGENCY GIOLLI COOPERATIVA SOCIALE ASSOCIAZIONE GIORGIO LA PIRA GRANELLO DI SENAPA GRUPPO LAICO MISSIONARIO INCONTROTEMPO INFOSHOP MAG6 ASSOCAZIONE JAIMA SAHRAWI COOPERATIVA LIBERAMENTE MEDICI PER L’AFRICA PROGETTOMONDO MLAL MOVIMENTO NONVIOLENTO OSTELLO PER LA GIOVENTU’ ASSOCIAZIONE PANE, PACE E LAVORO PAX CHRISTI REGGIO EMILIA REGGIO CHILDREN UNICEF REGGIO EMILIA 5 6 6 INDICE INDICE Presentazione Introduzione Riepilogo progetti Note tecniche 9 11 17 19 Presentazione Introduzione Riepilogo progetti Note tecniche 9 11 17 19 I progetti CRESCERE PERSONE DI PACE EDUCAZIONE AI DIRITTI COME EDUCAZIONE ALLA PACE EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI CONFLITTI QUOTIDIANI IL CONFLITTI TRATTATO CON IL TEATRO BOAL IL POPOLO SARAWI LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA LA GUERRA CONTRO I BAMBINI PACHA MAMA IL FASCINO DELLA DIVERSITA’ IN CLASSE VADO AL MINIMO L’INTERCULTURA ATTORNO A ME IL MONDO CON OCCHI DI DONNA LA GESTIONE DEI CONFLITTI DIRITTI E DOVERI VITTIME DI GUERRA TUTTI UGUALI SULLA CARTA UNO, DUE E TRE ... CONTO ANCH’IO! TERRA SANTA DA SCHIAVI A BAMBINI H2Oro: acqua bene comune fonte di democrazia SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE 23 25 27 31 33 35 37 39 40 41 42 44 45 46 47 48 50 52 54 56 58 I progetti CRESCERE PERSONE DI PACE EDUCAZIONE AI DIRITTI COME EDUCAZIONE ALLA PACE EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI CONFLITTI QUOTIDIANI IL CONFLITTI TRATTATO CON IL TEATRO BOAL IL POPOLO SARAWI LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA LA GUERRA CONTRO I BAMBINI PACHA MAMA IL FASCINO DELLA DIVERSITA’ IN CLASSE VADO AL MINIMO L’INTERCULTURA ATTORNO A ME IL MONDO CON OCCHI DI DONNA LA GESTIONE DEI CONFLITTI DIRITTI E DOVERI VITTIME DI GUERRA TUTTI UGUALI SULLA CARTA UNO, DUE E TRE ... CONTO ANCH’IO! TERRA SANTA DA SCHIAVI A BAMBINI H2Oro: acqua bene comune fonte di democrazia SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE 23 25 27 31 33 35 37 39 40 41 42 44 45 46 47 48 50 52 54 56 58 Le associazioni proponeneti CENTRO ESSERCI E ESSERDI EDIZIONI GIOLLI cooperativa sociale – Centro Permanente di Ricerca e Sperimentazione teatrale sui Metodi Boal e Freire ASSOCIAZIONE GIORGIO LA PIRA GRANELLO DI SENAPA ASSOCIAZIONE JAIMA SAHRAWI per una soluzione giusta e nonviolenta in Sahara Occidentale BERRETTI BIANCHI MOVIMETO NONVIOLENTO ProgettoMondo MLAL ASSOCIAZIONE ONLUS CENTRO SOCIALE PAPA GIOVANNI XXIII E COOPERATIVA SOCIALE LIMERA-MENTE COMITATO PROVINCIALE UNICEF di Reggio Emlia ECPAT AA.VV Appendice MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE 7 71 72 73 74 Le associazioni proponeneti CENTRO ESSERCI E ESSERDI EDIZIONI GIOLLI cooperativa sociale – Centro Permanente di Ricerca e Sperimentazione teatrale sui Metodi Boal e Freire ASSOCIAZIONE GIORGIO LA PIRA GRANELLO DI SENAPA ASSOCIAZIONE JAIMA SAHRAWI per una soluzione giusta e nonviolenta in Sahara Occidentale BERRETTI BIANCHI MOVIMETO NONVIOLENTO ProgettoMondo MLAL ASSOCIAZIONE ONLUS CENTRO SOCIALE PAPA GIOVANNI XXIII E COOPERATIVA SOCIALE LIMERA-MENTE COMITATO PROVINCIALE UNICEF di Reggio Emlia ECPAT AA.VV 75 Appendice MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE 63 64 65 66 67 68 69 70 7 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 8 8 PRESENTAZIONE PRESENTAZIONE La Scuola di Pace di Reggio Emilia, promosa dall’Amministrazione Comunale e da molte associazioni cittadine e costituitasi ufficialmente il 30 gennaio 2006, è un progetto aperto di educazione alla nonviolenza e un luogo d’incontro, valorizzazione e promozione delle esperienze che lavorano sul tema della pace. La Scuola di Pace di Reggio Emilia, promosa dall’Amministrazione Comunale e da molte associazioni cittadine e costituitasi ufficialmente il 30 gennaio 2006, è un progetto aperto di educazione alla nonviolenza e un luogo d’incontro, valorizzazione e promozione delle esperienze che lavorano sul tema della pace. La Scuola di Pace si fonda sui seguanti principi ispiratori: 1. Rifiuto della guerra e del sistema di violenza, sia qquesta diretta, culturale o stutturale, che la sostiene e l’alimenta. 2. Affermazione dei valori sui quali è fondata la Costituzione italiana, a partire dall’art. 11. 3. Difesa dei principi sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e di Cittadinanza e della Carta delle Nazioni Unite. 4. Promozione di una sensibilità collettiva riguardante tutti i conflitti (dalla dimensione interpersonale a quella internazionale) e sviluppo delle pratiche di prevenzione, mediazione e riconciliazione. 5. Diffusione di una cultura della giustizia sociale a livello globale, della cooperazione internazionale e dell’economia non violenta, che garantisca una qualità della vita e relazini sostenibili tra le persone. 6. Sostegno aòòa costruzione di una Citta inclusiva e rispettosa delle differenze, siano esse politiche, culturali, religiose o sociali. 7. Tutela di ogni tipo di libertà di espressione. 8. Valorizzazione di pratiche e relazioni sostenibili tra persone e ambiente. La Scuola di Pace si fonda sui seguanti principi ispiratori: 1. Rifiuto della guerra e del sistema di violenza, sia qquesta diretta, culturale o stutturale, che la sostiene e l’alimenta. 2. Affermazione dei valori sui quali è fondata la Costituzione italiana, a partire dall’art. 11. 3. Difesa dei principi sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e di Cittadinanza e della Carta delle Nazioni Unite. 4. Promozione di una sensibilità collettiva riguardante tutti i conflitti (dalla dimensione interpersonale a quella internazionale) e sviluppo delle pratiche di prevenzione, mediazione e riconciliazione. 5. Diffusione di una cultura della giustizia sociale a livello globale, della cooperazione internazionale e dell’economia non violenta, che garantisca una qualità della vita e relazini sostenibili tra le persone. 6. Sostegno aòòa costruzione di una Citta inclusiva e rispettosa delle differenze, siano esse politiche, culturali, religiose o sociali. 7. Tutela di ogni tipo di libertà di espressione. 8. Valorizzazione di pratiche e relazioni sostenibili tra persone e ambiente. La Scuola di Pace si pone i seguanti obiettivi: • Partecipare attivamente alla crescita politica, sociale e culturale della cittadinanza reggiana adottando e promuovendo la pratica della trasformazione non violenta dei conflitti • Promuovere programmi di ricerca, formazione ed azione nell’ambito della non violenza, dell’educazione alla pace, dell’interculturalità e dell’ecologia. • Creare un dialogo privilegiato con le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado nel comune intento di educare a una cultura di pace e di nonviolenza. La Scuola di Pace si pone i seguanti obiettivi: • Partecipare attivamente alla crescita politica, sociale e culturale della cittadinanza reggiana adottando e promuovendo la pratica della trasformazione non violenta dei conflitti • Promuovere programmi di ricerca, formazione ed azione nell’ambito della non violenza, dell’educazione alla pace, dell’interculturalità e dell’ecologia. • Creare un dialogo privilegiato con le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado nel comune intento di educare a una cultura di pace e di nonviolenza. 9 9 • Favorire occasioni di dialogo tra soggetti coinvolti in situazioni di conflitto degenerati verso la violenza e la guerra. • Proporre iniziative pubbliche di coscientizzazione e partecipazione sulle tematiche della pace e della nonvilenza. • Contriuire a promuovere sinergie con altri enti o istituzioni di vario genere, a livello locale, nazionale ed internazionale, che sostengono il disarmo, la pace e la nonviolenza. • Impegnarsi affinchè le relazioni internazionali del Comune di Reggio Emilia e di tutti gli Enti associati siano caratterizzati dal rifiuto della guerra, dal tema della nonviolenza e dalla difesa e rispetto dei Diritti Umani. • Favorire occasioni di dialogo tra soggetti coinvolti in situazioni di conflitto degenerati verso la violenza e la guerra. • Proporre iniziative pubbliche di coscientizzazione e partecipazione sulle tematiche della pace e della nonvilenza. • Contriuire a promuovere sinergie con altri enti o istituzioni di vario genere, a livello locale, nazionale ed internazionale, che sostengono il disarmo, la pace e la nonviolenza. • Impegnarsi affinchè le relazioni internazionali del Comune di Reggio Emilia e di tutti gli Enti associati siano caratterizzati dal rifiuto della guerra, dal tema della nonviolenza e dalla difesa e rispetto dei Diritti Umani. Coerentemente con questi obiettivi la Scuola di ace ha scelto di focalizzare la propria attività di ricerca, edcazione ed azione su tre piani interconnessi: • Il piano del contesto internazionale attraverso la !£adozione di uno o più conflitti armati. • Il piano del contesto locale, della dimensione urbana e della convivenza civile. • Il piano dell’educazione e della formazione in collaborazione con le istituzioni formative presenti sul territorio. Coerentemente con questi obiettivi la Scuola di ace ha scelto di focalizzare la propria attività di ricerca, edcazione ed azione su tre piani interconnessi: • Il piano del contesto internazionale attraverso la !£adozione di uno o più conflitti armati. • Il piano del contesto locale, della dimensione urbana e della convivenza civile. • Il piano dell’educazione e della formazione in collaborazione con le istituzioni formative presenti sul territorio. La Scuola di Pace ha avviato su tutti e tre i piani cantieri aperti di studio e lavoro. La Scuola di Pace ha avviato su tutti e tre i piani cantieri aperti di studio e lavoro. 10 10 Una nuova stagione di educazione alla pace Una nuova stagione di educazione alla pace Essere contro la guerra è una posizione moralmente lodevole, ma non è sufficiente a risolvere i problemi delle alternative alla guerra Essere contro la guerra è una posizione moralmente lodevole, ma non è sufficiente a risolvere i problemi delle alternative alla guerra e delle condizioni per la sua abolizione1 e delle condizioni per la sua abolizione1 Per fare educazione alla pace in maniera non retorica ma efficace - cioè incisiva rispetto alla prospettiva dell’abolizione della guerra e della costruzione delle sue alternative - è necessario affrontare parallelamente la questione su tre piani, considerando contestualmente tre forme di violenza, e sviluppando due indispensabili acquisizioni: da un lato il confronto con la complessità, che richiede risposte di carattere multidisciplinare e dall’altra il confronto con i conflitti reali, a tutti i livelli, che richiede l’apprendimento di modalità nonviolente. Per fare educazione alla pace in maniera non retorica ma efficace - cioè incisiva rispetto alla prospettiva dell’abolizione della guerra e della costruzione delle sue alternative - è necessario affrontare parallelamente la questione su tre piani, considerando contestualmente tre forme di violenza, e sviluppando due indispensabili acquisizioni: da un lato il confronto con la complessità, che richiede risposte di carattere multidisciplinare e dall’altra il confronto con i conflitti reali, a tutti i livelli, che richiede l’apprendimento di modalità nonviolente. I tre piani il piano della ricerca; il piano dell’educazione; il piano dell’azione I tre piani il piano della ricerca; il piano dell’educazione; il piano dell’azione Non necessariamente chi opera su uno di questi tre piani deve farlo contemporaneamente sugli altri tre, ma deve essere almeno informato ed aggiornato. Per esempio chi educa alle materie scientifiche non è necessariamente un ricercatore o uno sperimentatore, ma – se è un buon insegnante - non può non essere informato su cosa si muove all’interno della ricerca scientifica e sulle conseguenti applicazioni tecnologiche. Allo stesso modo un educatore di pace non può improvvisarsi ma deve essere, almeno un po’, informato sull’avanzamento dei peace studies internazionali e sulle sperimentazioni delle grandi lotte nonviolente della storia passata e recente che hanno affrontato tanti conflitti senza l’uso della guerra. Le tre forme di violenza Non necessariamente chi opera su uno di questi tre piani deve farlo contemporaneamente sugli altri tre, ma deve essere almeno informato ed aggiornato. Per esempio chi educa alle materie scientifiche non è necessariamente un ricercatore o uno sperimentatore, ma – se è un buon insegnante - non può non essere informato su cosa si muove all’interno della ricerca scientifica e sulle conseguenti applicazioni tecnologiche. Allo stesso modo un educatore di pace non può improvvisarsi ma deve essere, almeno un po’, informato sull’avanzamento dei peace studies internazionali e sulle sperimentazioni delle grandi lotte nonviolente della storia passata e recente che hanno affrontato tanti conflitti senza l’uso della guerra. Le tre forme di violenza 11 11 Questi tre piani si intrecciano poi con le tre forme di violenza con le quali ci si deve confrontare, di cui la guerra non è che una espressione: la violenza diretta; la violenza strutturale; la violenza culturale, Questi tre piani si intrecciano poi con le tre forme di violenza con le quali ci si deve confrontare, di cui la guerra non è che una espressione: la violenza diretta; la violenza strutturale; la violenza culturale, Secondo Galtung generalmente i sistemi di violenza si sviluppano attraverso un modello triangolare di cui la violenza diretta, quella che spara e uccide, è solo il vertice superiore più visibile, mentre ai vertici di base sono posizionate le altre due violenze più radicate, quella strutturale e quella culturale, che oltre a consentire e legittimare la prima sono violenze esse stesse ed agiscono in profondità. Secondo Galtung generalmente i sistemi di violenza si sviluppano attraverso un modello triangolare di cui la violenza diretta, quella che spara e uccide, è solo il vertice superiore più visibile, mentre ai vertici di base sono posizionate le altre due violenze più radicate, quella strutturale e quella culturale, che oltre a consentire e legittimare la prima sono violenze esse stesse ed agiscono in profondità. Il ruolo degli educatori Per affrontare le questioni delle alternative alla guerra, in maniera non retorica ma efficace, è necessario avere contemporaneamente presenti l’insieme dei piani e l’insieme delle forme di violenza, anche se ciascuno – il ricercatore, l’insegnante, l’attivista - darà il contributo specifico nel campo che gli è proprio. All’interno di questa mappa, il contributo specifico che possono dare gli educatori di pace, siano essi insegnanti, educatori o volontari si situa naturalmente sul piano dell’educazione, e può avere un’efficacia tanto sia sul versante della violenza culturale quanto su quello della violenza diretta. Perché si situi sul piano dell’educazione è immediatamente evidente: la scuola è la principale agenzia educativa: veicola valori, conoscenze, modelli e norme di comportamento. Educa tanto agli apprendimenti cognitivi, e cioè ai contenuti, che a quelli relazionali, e cioè ai comportamenti sociali, perciò ha un ruolo prioritario sia rispetto alla trasmissione della cultura che rispetto alla costruzione delle modalità di relazione, tanto nei confronti dei pari che nei confronti dell’autorità. Il ruolo degli educatori Per affrontare le questioni delle alternative alla guerra, in maniera non retorica ma efficace, è necessario avere contemporaneamente presenti l’insieme dei piani e l’insieme delle forme di violenza, anche se ciascuno – il ricercatore, l’insegnante, l’attivista - darà il contributo specifico nel campo che gli è proprio. All’interno di questa mappa, il contributo specifico che possono dare gli educatori di pace, siano essi insegnanti, educatori o volontari si situa naturalmente sul piano dell’educazione, e può avere un’efficacia tanto sia sul versante della violenza culturale quanto su quello della violenza diretta. Perché si situi sul piano dell’educazione è immediatamente evidente: la scuola è la principale agenzia educativa: veicola valori, conoscenze, modelli e norme di comportamento. Educa tanto agli apprendimenti cognitivi, e cioè ai contenuti, che a quelli relazionali, e cioè ai comportamenti sociali, perciò ha un ruolo prioritario sia rispetto alla trasmissione della cultura che rispetto alla costruzione delle modalità di relazione, tanto nei confronti dei pari che nei confronti dell’autorità. Sulla cultura Nel preambolo della costituzione dell’UNESCO del 1945 è scritto il famoso assunto: “poiché le guerre cominciano nelle menti degli uomini, è nelle menti degli uomini che si devono costruire le difese della Pace” Negli anni ‘80 l’UNESCO ha pensato di verificare se ciò che è dichiarato nella sua Carta fondante corrisponda al vero ed ha chiesto ad un cospicuo numero di studiosi di varie parti del mondo e di varie discipline Sulla cultura Nel preambolo della costituzione dell’UNESCO del 1945 è scritto il famoso assunto: “poiché le guerre cominciano nelle menti degli uomini, è nelle menti degli uomini che si devono costruire le difese della Pace” Negli anni ‘80 l’UNESCO ha pensato di verificare se ciò che è dichiarato nella sua Carta fondante corrisponda al vero ed ha chiesto ad un cospicuo numero di studiosi di varie parti del mondo e di varie discipline 12 12 di fare una ricerca multidisciplinare sulle cause della violenza. Da questa ricerca è scaturita la cosiddetta “Dichiarazione di Siviglia” che, dopo aver spazzato via molti luoghi comuni sulla inevitabilità biologica delle violenza, si conclude così: Concludiamo affermando che la biologia non condanna l’umanità alla guerra. Così come “le guerre cominciano nella mente degli esseri umani”, anche la pace comincia nella nostra mente. La stessa specie che ha inventato la guerra può inventare la pace. In questo compito ciascuno di noi ha la sua parte di responsabilità. di fare una ricerca multidisciplinare sulle cause della violenza. Da questa ricerca è scaturita la cosiddetta “Dichiarazione di Siviglia” che, dopo aver spazzato via molti luoghi comuni sulla inevitabilità biologica delle violenza, si conclude così: Concludiamo affermando che la biologia non condanna l’umanità alla guerra. Così come “le guerre cominciano nella mente degli esseri umani”, anche la pace comincia nella nostra mente. La stessa specie che ha inventato la guerra può inventare la pace. In questo compito ciascuno di noi ha la sua parte di responsabilità. Ciò significa che la violenza, ed in particolare la sua forma organizzata che è la guerra, non è un fenomeno naturale ma una costruzione storico/ culturale. Dunque perché le persone uccidono? Perché sono educate a farlo: non educate direttamente ad uccidere, ma a considerare legittimo uccidere in determinate circostanze. Questo ci riporta alla cultura, grande legittimatrice di violenza, o levatrice di pace (Galtung)2. Ciò significa che la violenza, ed in particolare la sua forma organizzata che è la guerra, non è un fenomeno naturale ma una costruzione storico/ culturale. Dunque perché le persone uccidono? Perché sono educate a farlo: non educate direttamente ad uccidere, ma a considerare legittimo uccidere in determinate circostanze. Questo ci riporta alla cultura, grande legittimatrice di violenza, o levatrice di pace (Galtung)2. E’ esattamente questa la categorie della “violenza culturale”: essa racchiude quelle manifestazioni culturali, in senso lato, che fanno sì che la violenza diretta e strutturale appaiano e addirittura vengano sentite come giuste, o almeno non sbagliate. Possiamo, anzi, parlare di una sorta di gradualità nella profondità e nel radicamento della violenza, e perciò definire la violenza diretta come un evento, la violenza strutturale come un processo, e la violenza culturale come una permanenza (Galtung)3. E’ esattamente questa la categorie della “violenza culturale”: essa racchiude quelle manifestazioni culturali, in senso lato, che fanno sì che la violenza diretta e strutturale appaiano e addirittura vengano sentite come giuste, o almeno non sbagliate. Possiamo, anzi, parlare di una sorta di gradualità nella profondità e nel radicamento della violenza, e perciò definire la violenza diretta come un evento, la violenza strutturale come un processo, e la violenza culturale come una permanenza (Galtung)3. Da ciò deriva il senso di impotenza che ci invade quando ci illudiamo di bloccare una guerra con le grandi manifestazioni pacifiste: con queste – pur necessarie nell’immediato - ci opponiamo solo all’evento emergente, mentre è attraverso la ricerca e l’educazione che possiamo lavorare sui piani più profondi della struttura e della cultura. Da ciò deriva il senso di impotenza che ci invade quando ci illudiamo di bloccare una guerra con le grandi manifestazioni pacifiste: con queste – pur necessarie nell’immediato - ci opponiamo solo all’evento emergente, mentre è attraverso la ricerca e l’educazione che possiamo lavorare sui piani più profondi della struttura e della cultura. LA PRIMA ACQUISIZIONE: LO SGUARDO DELLA COMPLESSITA LA PRIMA ACQUISIZIONE: LO SGUARDO DELLA COMPLESSITA A questo punto mi sembra evidente la responsabilità degli insegnanti e degli educatori sul piano culturale: è quella di svolgere una grande operazione pedagogica che ha due momenti logicamente distinti ma contemporanei nello svolgimento: A questo punto mi sembra evidente la responsabilità degli insegnanti e degli educatori sul piano culturale: è quella di svolgere una grande operazione pedagogica che ha due momenti logicamente distinti ma contemporanei nello svolgimento: 13 13 aggredire la violenza culturale attraverso una de-costruzione delle categorie consolidate, nell’ottica betsoniana dell’apprendimento di terzo livello: apprendere a disapprendere e di sostituzione della legittimazione culturale della guerra con la ricerca e la proposta delle sue alternative nonviolente, nella lettura e nell’interpretazione dei contenuti didattici. aggredire la violenza culturale attraverso una de-costruzione delle categorie consolidate, nell’ottica betsoniana dell’apprendimento di terzo livello: apprendere a disapprendere e di sostituzione della legittimazione culturale della guerra con la ricerca e la proposta delle sue alternative nonviolente, nella lettura e nell’interpretazione dei contenuti didattici. Naturalmente, se questa è la portata del compito è chiaro che, per dirla con Morin, c’è un’inadeguatezza sempre più ampia, profonda e grave tra i nostri saperi disgiunti, frazionati, suddivisi in discipline da una parte, e realtà e problemi sempre più polidisciplinari, trasversali, multidimensionali, transnazionali, globali, planetari dall’altra4. Anzi spesso l’iperspecializzazione impedisce di vedere tanto il globale quanto l’essenziale e induce a risposte riduzioniste e semplificatorie. I temi dei conflitti e delle guerre proprio perché rimandano, contemporaneamente, a più ambiti di questioni - politiche, economiche, ecologiche, energetiche, storiche, geografiche, antropologiche ecc - richiedono invece l’acquisizione di una visione complessa e interdisciplinare della realtà. Anzi le buone prassi di educazione alla pace devono tendere a ricomporre i saperi in un’ottica di trasversalità, per rendere i ragazzi, da un lato, capaci di cogliere la complessità e le connessioni presenti tra gli avvenimenti locali e globali e, dall’altro, di agire al loro interno con uno sguardo consapevole e un fare efficace. Lo sguardo della complessità è pertanto la prima acquisizione di cui gli insegnanti devono dotarsi, per delegittimare la cultura di violenza e promuovere cultura di pace. Questa è un’acquisizione necessaria ma non ancora sufficiente, bisogna accompagnarla ad una seconda. Naturalmente, se questa è la portata del compito è chiaro che, per dirla con Morin, c’è un’inadeguatezza sempre più ampia, profonda e grave tra i nostri saperi disgiunti, frazionati, suddivisi in discipline da una parte, e realtà e problemi sempre più polidisciplinari, trasversali, multidimensionali, transnazionali, globali, planetari dall’altra4. Anzi spesso l’iperspecializzazione impedisce di vedere tanto il globale quanto l’essenziale e induce a risposte riduzioniste e semplificatorie. I temi dei conflitti e delle guerre proprio perché rimandano, contemporaneamente, a più ambiti di questioni - politiche, economiche, ecologiche, energetiche, storiche, geografiche, antropologiche ecc - richiedono invece l’acquisizione di una visione complessa e interdisciplinare della realtà. Anzi le buone prassi di educazione alla pace devono tendere a ricomporre i saperi in un’ottica di trasversalità, per rendere i ragazzi, da un lato, capaci di cogliere la complessità e le connessioni presenti tra gli avvenimenti locali e globali e, dall’altro, di agire al loro interno con uno sguardo consapevole e un fare efficace. Lo sguardo della complessità è pertanto la prima acquisizione di cui gli insegnanti devono dotarsi, per delegittimare la cultura di violenza e promuovere cultura di pace. Questa è un’acquisizione necessaria ma non ancora sufficiente, bisogna accompagnarla ad una seconda. Sulle relazioni Oltre che sul piano culturale, gli insegnanti e gli educatori svolgono un ruolo importante anche sul piano della prevenzione della “violenza diretta”. Vediamo perché. La violenza a tutti i livelli, da quello interpersonale a quello internazionale, è sempre un tentativo di risolvere un conflitto: dove c’è una contraddizione tra due o più bisogni ed un vissuto personale o storico, di una persona o di un popolo, di modalità violente (subite e/o agite) di affrontare i conflitti, il comportamento violento - nelle diverse intensità e modalità è quello che (apparentemente) naturalmente viene messo in campo. Ma l’entrata in campo dei comportamenti violenti è proprio ciò che provoca la degenerazione del conflitto da evento fisiologico nelle relazioni umane Sulle relazioni Oltre che sul piano culturale, gli insegnanti e gli educatori svolgono un ruolo importante anche sul piano della prevenzione della “violenza diretta”. Vediamo perché. La violenza a tutti i livelli, da quello interpersonale a quello internazionale, è sempre un tentativo di risolvere un conflitto: dove c’è una contraddizione tra due o più bisogni ed un vissuto personale o storico, di una persona o di un popolo, di modalità violente (subite e/o agite) di affrontare i conflitti, il comportamento violento - nelle diverse intensità e modalità è quello che (apparentemente) naturalmente viene messo in campo. Ma l’entrata in campo dei comportamenti violenti è proprio ciò che provoca la degenerazione del conflitto da evento fisiologico nelle relazioni umane 14 14 verso la dinamica perversa dell’escalation . verso la dinamica perversa dell’escalation . Per questo è necessario che, oltre ad una rilettura nonviolenta della Storia e della cultura, i bambini e i ragazzi siano aiutati a fare esperienza diretta di gestione positiva e creativa dei conflitti, per poter sedimentare un vissuto personale di esperienze positive. Tra le competenze degli insegnanti infatti non c’è solo quella di favorire l’acquisizione di apprendimenti cognitivi, ma anche quella di favorire l’acquisizione di apprendimenti relazionali e perciò, dopo lo sguardo della complessità, la pedagogia della nonviolenza è l’altra acquisizione di cui insegnanti ed educatori devono dotarsi. Per questo è necessario che, oltre ad una rilettura nonviolenta della Storia e della cultura, i bambini e i ragazzi siano aiutati a fare esperienza diretta di gestione positiva e creativa dei conflitti, per poter sedimentare un vissuto personale di esperienze positive. Tra le competenze degli insegnanti infatti non c’è solo quella di favorire l’acquisizione di apprendimenti cognitivi, ma anche quella di favorire l’acquisizione di apprendimenti relazionali e perciò, dopo lo sguardo della complessità, la pedagogia della nonviolenza è l’altra acquisizione di cui insegnanti ed educatori devono dotarsi. LA SECONDA ACQUISIZIONE: LA PEDAGOGIA DELLA NONVIOLENZA LA SECONDA ACQUISIZIONE: LA PEDAGOGIA DELLA NONVIOLENZA Lungi dal demonizzare i conflitti o da ritenerli tout-court sinonimo di guerra, l’approccio nonviolento all’educazione introduce tre elementi fondamentali: 1. propone una visione generativa del conflitto, in quanto moltiplicatore di energie; 2. svolge una analisi comparata delle dinamiche conflittuali che si sviluppano ai diversi livelli dalle relazioni interpersonali (micro), intergruppali (meso) e internazionali (macro) 3. educa all’apprendimento di modalità di trasformazione dei conflitti, da eventi potenzialmente distruttivi dei soggetti coinvolti in occasione di incontro più profondo con l’altro/gli altri, a tutti i livelli. L’intervento educativo che tende a connettere la dimensione personale dei conflitti vissuti, per esempio, dai ragazzi e le modalità di trasformazione nonviolenta che siamo capaci di far loro sperimentare, con dimensioni più ampie come i conflitti tra i popoli o gli Stati apre prospettive nuove nella loro capacità di immaginare soluzioni alternative a quelle regressive (o patologiche) della guerra e della violenza. Voglio dire che - accanto alle acquisizioni relative ad una cultura improntata finalmente a categorie di analisi di carattere nonviolento la sperimentazione diretta di relazioni improntate alla nonviolenza nel proprio quotidiano, e specialmente nei momenti di crisi quali sono i conflitti a scuola, in famiglia, tra amici, aiuta i ragazzi a rileggere oggi e sopratutto domani - quando saranno diventati cittadini con dirette responsabilità civili, politiche e sociali - i conflitti nei quali saranno chiamati ad intervenire o, almeno, ad esprimersi individuando altre Lungi dal demonizzare i conflitti o da ritenerli tout-court sinonimo di guerra, l’approccio nonviolento all’educazione introduce tre elementi fondamentali: 1. propone una visione generativa del conflitto, in quanto moltiplicatore di energie; 2. svolge una analisi comparata delle dinamiche conflittuali che si sviluppano ai diversi livelli dalle relazioni interpersonali (micro), intergruppali (meso) e internazionali (macro) 3. educa all’apprendimento di modalità di trasformazione dei conflitti, da eventi potenzialmente distruttivi dei soggetti coinvolti in occasione di incontro più profondo con l’altro/gli altri, a tutti i livelli. L’intervento educativo che tende a connettere la dimensione personale dei conflitti vissuti, per esempio, dai ragazzi e le modalità di trasformazione nonviolenta che siamo capaci di far loro sperimentare, con dimensioni più ampie come i conflitti tra i popoli o gli Stati apre prospettive nuove nella loro capacità di immaginare soluzioni alternative a quelle regressive (o patologiche) della guerra e della violenza. Voglio dire che - accanto alle acquisizioni relative ad una cultura improntata finalmente a categorie di analisi di carattere nonviolento la sperimentazione diretta di relazioni improntate alla nonviolenza nel proprio quotidiano, e specialmente nei momenti di crisi quali sono i conflitti a scuola, in famiglia, tra amici, aiuta i ragazzi a rileggere oggi e sopratutto domani - quando saranno diventati cittadini con dirette responsabilità civili, politiche e sociali - i conflitti nei quali saranno chiamati ad intervenire o, almeno, ad esprimersi individuando altre 15 15 cornici di senso e ipotizzando, proponendo e appoggiando, interventi creativi e nonviolenti. Perché le avranno studiate, ma anche vissute direttamente sulla propria pelle. cornici di senso e ipotizzando, proponendo e appoggiando, interventi creativi e nonviolenti. Perché le avranno studiate, ma anche vissute direttamente sulla propria pelle. Un ultimo passo Infine, poiché l’educazione alla pace è tanto più efficace quanto più riesce a collegarsi anche alla ricerca ed all’azione, sarebbe utile che gli educatori – giunti a questo punto - facessero un ultimo passo insieme ai loro ragazzi: misurare lo sguardo della complessità e la pedagogia della nonviolenza con i conflitti reali che si svolgono tutti i giorni nelle nostre città. Per esempio confrontandosi con il tema caldo della sicurezza. Allora si potrebbe scoprire che al fondo dell’insicurezza diffusa c’è la frantumazione dei legami sociali, la perdita delle solide certezze, la trasformazione e complicazione del tessuto sociale e culturale dei quartieri. Si scoprirebbe ancora che l’incontro con gli altri, quanto più differenti da noi, non è indolore, perché la differenza è di per se stessa portatrice di conflitti. Ma se i conflitti sono abbandonati a se stessi, o addirittura alimentati, diventano patologici e portano al razzismo; se mediati e trasformati in maniera nonviolenta possono condurre al passaggio dalla società multiculturale a quella inter-culturale. Insomma se gli educatori di pace facessero quest’ultimo passo, uscendo dalle aule scolastiche, le nostre città potrebbero diventare un grande laboratorio collettivo di nonviolenza. Un ultimo passo Infine, poiché l’educazione alla pace è tanto più efficace quanto più riesce a collegarsi anche alla ricerca ed all’azione, sarebbe utile che gli educatori – giunti a questo punto - facessero un ultimo passo insieme ai loro ragazzi: misurare lo sguardo della complessità e la pedagogia della nonviolenza con i conflitti reali che si svolgono tutti i giorni nelle nostre città. Per esempio confrontandosi con il tema caldo della sicurezza. Allora si potrebbe scoprire che al fondo dell’insicurezza diffusa c’è la frantumazione dei legami sociali, la perdita delle solide certezze, la trasformazione e complicazione del tessuto sociale e culturale dei quartieri. Si scoprirebbe ancora che l’incontro con gli altri, quanto più differenti da noi, non è indolore, perché la differenza è di per se stessa portatrice di conflitti. Ma se i conflitti sono abbandonati a se stessi, o addirittura alimentati, diventano patologici e portano al razzismo; se mediati e trasformati in maniera nonviolenta possono condurre al passaggio dalla società multiculturale a quella inter-culturale. Insomma se gli educatori di pace facessero quest’ultimo passo, uscendo dalle aule scolastiche, le nostre città potrebbero diventare un grande laboratorio collettivo di nonviolenza. IL GRUPPO DI LAVORO “EDUCAZIONE FORMAZIONE” DELLA SCUOLA DI PACE IL GRUPPO DI LAVORO “EDUCAZIONE FORMAZIONE” DELLA SCUOLA DI PACE 1 Joan Galtung, Pace con mezzi pacifici, Esperia edizioni, 2000 1 Joan Galtung, Pace con mezzi pacifici, Esperia edizioni, 2000 4 Edgar Morin, La testa ben fatta 4 Edgar Morin, La testa ben fatta 16 16 PER LE SCUOLE DELL’INFANZIA IL POPOLO SARAWI LINGUAGGIO GIRAFFA PER LE SCUOLE DELL’INFANZIA 30 32 PER LE SCUOLE ELEMENTARI EDUCAZIONE AI DIRITTI IL POPOLO SARAWI LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA UNO, DUE E TRE ... CONTO ANCH’IO! IL POPOLO SARAWI LINGUAGGIO GIRAFFA 30 32 PER LE SCUOLE ELEMENTARI 22 30 32 47 PER LE SCUOLE MEDIE EDUCAZIONE AI DIRITTI IL POPOLO SARAWI LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA UNO, DUE E TRE ... CONTO ANCH’IO! 22 30 32 47 PER LE SCUOLE MEDIE CRESCERE PERSONE DI PACE EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI CONFLITTI QUOTIDIANI IL POPOLO SARAWI LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA TUTTI UGUALI SULLA CARTA 20 24 30 32 45 CRESCERE PERSONE DI PACE EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI CONFLITTI QUOTIDIANI IL POPOLO SARAWI LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA TUTTI UGUALI SULLA CARTA PER LE SCUOLE SUPERIORI PER LE SCUOLE SUPERIORI EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI CONFLITTI QUOTIDIANI IL POPOLO SARAWI LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA LA GUERRA CONTRO I BAMBINI L’INTERCULTURA ATTORNO A ME IL MONDO CON OCCHI DI DONNA LA GESTIONE DEI CONFLITTI DIRITTI E DOVERI VITTIME DI GUERRA TERRA SANTA H2Oro: acqua bene comune fonte di democrazia EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI CONFLITTI QUOTIDIANI IL POPOLO SARAWI LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA LA GUERRA CONTRO I BAMBINI L’INTERCULTURA ATTORNO A ME IL MONDO CON OCCHI DI DONNA LA GESTIONE DEI CONFLITTI DIRITTI E DOVERI VITTIME DI GUERRA TERRA SANTA H2Oro: acqua bene comune fonte di democrazia 17 24 30 32 34 39 41 42 43 44 49 53 17 20 24 30 32 45 24 30 32 34 39 41 42 43 44 49 53 PER GLI STUDENTI UNIVERSITARI IL CONFLITTO TRATTATO CON IL TEATRO DI BOAL IL POPOLO SARAWI LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA PACHA MAMA IL FASCINO DELLA DIVERSITA’ IN CLASSE VADO AL MINIMO SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE PER GLI STUDENTI UNIVERSITARI 28 30 32 36 37 38 55 PER GLI INSEGNATI E GENITORI EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI CONFLITTI QUOTIDIANI IL CONFLITTO TRATTATO CON IL TEATRO DI BOAL LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA TERRA SANTA SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE 18 IL CONFLITTO TRATTATO CON IL TEATRO DI BOAL IL POPOLO SARAWI LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA PACHA MAMA IL FASCINO DELLA DIVERSITA’ IN CLASSE VADO AL MINIMO SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE 28 30 32 36 37 38 55 PER GLI INSEGNATI E GENITORI 24 28 32 49 55 EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI CONFLITTI QUOTIDIANI IL CONFLITTO TRATTATO CON IL TEATRO DI BOAL LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA TERRA SANTA SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE 18 24 28 32 49 55 NOTE TECNICHE NOTE TECNICHE I PERCORSI EDUCATIVI E FORMATIVI HANNO I SEGUENTI COSTI ORARI (iva inclusa) I PERCORSI EDUCATIVI E FORMATIVI HANNO I SEGUENTI COSTI ORARI (iva inclusa) • I percorsi per gli studenti sono gratuiti * • I percorsi per gli studenti sono gratuiti * Ogni scuola può usufruire al massino di 2 percorsi gratuiti Ogni scuola può usufruire al massino di 2 percorsi gratuiti • Il costo dei percorsi dalle associazioni per gli insegnati e i genitori è di 60 € • Il costo dei percorsi dalle associazioni per gli insegnati e i genitori è di 60 € • Il costo dell’iscrizione al progetto della Scuola di Pace “Se vuoi la pace educa la pace” (pag. ) è di: 25 € per i percorsi relativi alle aree “nonviolenza” e “intercultura”; 20 € per il percorso relativo all’area “ambiente” • Il costo dell’iscrizione al progetto della Scuola di Pace “Se vuoi la pace educa la pace” (pag. ) è di: 25 € per i percorsi relativi alle aree “nonviolenza” e “intercultura”; 20 € per il percorso relativo all’area “ambiente” * fino a esaurimento del budget * fino a esaurimento del budget 19 19 20 20 I PROGETTI PROPOSTI I PROGETTI PROPOSTI 21 21 22 22 Progetto Progetto CRESCERE PERSONE DI PACE CRESCERE PERSONE DI PACE Associazione: Comitato provinciale Unicef di Reggio Emilia referente: Albarosa Paganelli Davoli Associazione: Comitato provinciale Unicef di Reggio Emilia referente: Albarosa Paganelli Davoli A partire dal vissuto degli alunni, evidenziare ed analizzare situazioni e modalità comportamentali che favoriscono od ostacolano la formazione di persone di pace. Conoscere ed imparare ad applicare strumenti , tecniche, linguaggi che promuovono rapporti di pace tra le persone e sostengono soluzioni pacifiche dei conflitti. A partire dal vissuto degli alunni, evidenziare ed analizzare situazioni e modalità comportamentali che favoriscono od ostacolano la formazione di persone di pace. Conoscere ed imparare ad applicare strumenti , tecniche, linguaggi che promuovono rapporti di pace tra le persone e sostengono soluzioni pacifiche dei conflitti. DESTINATARI: DESTINATARI: Alunni delle scuole medie Alunni delle scuole medie OBIETTIVI OBIETTIVI • Far prendere coscienza agli alunni del proprio modo di essere e di agire come persona • Far prendere coscienza agli alunni del proprio modo di essere e di agire come persona • Saper valorizzare e rispettare la propria ed altrui differenza personale e culturale • Acquisire competenze comunicative di pace • Analizzare e comprendere le cause e gli effetti delle varie forme di violenza sugli altri • Prevenire ogni forma di bullismo. • Saper valorizzare e rispettare la propria ed altrui differenza personale e culturale • Acquisire competenze comunicative di pace • Analizzare e comprendere le cause e gli effetti delle varie forme di violenza sugli altri • Prevenire ogni forma di bullismo. ARTICOLAZIONE DEL PERCORSO ARTICOLAZIONE DEL PERCORSO • Presentazione, attraverso un gioco di simulazione, delle situazioni conflittuali più ricorrenti nella classe • Scambio di riflessioni ed osservazioni sulla situazione evocata • Proposte di comportamenti alternativi possibili a quelli descritti nella rappresentazione • Esposizione e comprensione di vari meccanismi e tecniche di soluzione pacifica dei conflitti (compromesso, mettersi nei panni degli altri, cambiare punto di vista, mediazione, arbitrato, ricorso a terzi…) • Applicazione di una di queste tecniche su una situazione di conflitto simulata • L’insegnamento della nonviolenza attiva di Gandhi, Martin Luther King, Capitini, Don Milani…. • Presentazione, attraverso un gioco di simulazione, delle situazioni conflittuali più ricorrenti nella classe • Scambio di riflessioni ed osservazioni sulla situazione evocata • Proposte di comportamenti alternativi possibili a quelli descritti nella rappresentazione • Esposizione e comprensione di vari meccanismi e tecniche di soluzione pacifica dei conflitti (compromesso, mettersi nei panni degli altri, cambiare punto di vista, mediazione, arbitrato, ricorso a terzi…) • Applicazione di una di queste tecniche su una situazione di conflitto simulata • L’insegnamento della nonviolenza attiva di Gandhi, Martin Luther King, Capitini, Don Milani…. 23 23 • Progettazione e realizzazione di prodotto comune, utilizzando competenze e capacità diverse • La soluzione pacifica dei conflitti tra le persone, tra i popoli, tra i governi… Istituzioni nazionali ed internazionali preposte a questo scopo • Progettazione e realizzazione di prodotto comune, utilizzando competenze e capacità diverse • La soluzione pacifica dei conflitti tra le persone, tra i popoli, tra i governi… Istituzioni nazionali ed internazionali preposte a questo scopo RIFERIMENTI METODOLOGICI RIFERIMENTI METODOLOGICI • Sintetiche e brevi presentazioni frontali dell’insegnante e dell’educatore Unicef • Raccolta di riflessioni spontanee degli alunni, sia per le ricognizioni conoscitive, sia per le discussioni e il dibattito di gruppo • Valorizzazione costante del contributo e del pensiero di ognuno • Giochi di ruolo e di simulazione, funzionali alla comprensione di significati specifici • Tabulazione dei risultati emersi dalle ricognizioni, dalle ricerche, dalle discussioni e dal dibattito • Gestione partecipata di alcune esperienze disciplinari, concordemente progettate • Utilizzo di linguaggi verbali e non verbali, gestuali e ludici, mutuati e attinti da contesti culturali diversi • Applicazione di specifiche competenze acquisite in contesti disciplinari diversi • Riflessioni scritte in relazione al personale vissuto o a situazioni conosciute e/o sperimentate. • Sintetiche e brevi presentazioni frontali dell’insegnante e dell’educatore Unicef • Raccolta di riflessioni spontanee degli alunni, sia per le ricognizioni conoscitive, sia per le discussioni e il dibattito di gruppo • Valorizzazione costante del contributo e del pensiero di ognuno • Giochi di ruolo e di simulazione, funzionali alla comprensione di significati specifici • Tabulazione dei risultati emersi dalle ricognizioni, dalle ricerche, dalle discussioni e dal dibattito • Gestione partecipata di alcune esperienze disciplinari, concordemente progettate • Utilizzo di linguaggi verbali e non verbali, gestuali e ludici, mutuati e attinti da contesti culturali diversi • Applicazione di specifiche competenze acquisite in contesti disciplinari diversi • Riflessioni scritte in relazione al personale vissuto o a situazioni conosciute e/o sperimentate. Tempi previsti dei tre percorsi: I percorsi educativi proposti si articolano in tre/cinque incontri tra gli alunni, gli insegnanti e l’educatore dell’Unicef. Ogni incontro si estende in un arco di due ore ciascuno. Tempi previsti dei tre percorsi: I percorsi educativi proposti si articolano in tre/cinque incontri tra gli alunni, gli insegnanti e l’educatore dell’Unicef. Ogni incontro si estende in un arco di due ore ciascuno. L’UNICEF devolverà il compenso al progetto “Bambini di strada del Congo” L’UNICEF devolverà il compenso al progetto “Bambini di strada del Congo” 24 24 Progetto Progetto EDUCAZIONE AI DIRITTI COME EDUCAZIONE ALLA PACE EDUCAZIONE AI DIRITTI COME EDUCAZIONE ALLA PACE Associazione: Comitato provinciale Unicef di Reggio Emilia referente: Albarosa Paganelli Davoli Associazione: Comitato provinciale Unicef di Reggio Emilia referente: Albarosa Paganelli Davoli La conoscenza e il rispetto dei propri ed altrui diritti sono fondamento di educazione alla pace. Le Nazioni Unite hanno approvato e promulgato nel 1989 la Convenzione Internazionale sui Diritti dei Bambini e degli Adolescenti, che il governo italiano ha ratificato e accolto nel proprio codice giuridico nel maggio del 1991. E’ necessario che tutti i bambini e gli adolescenti ne siano a conoscenza quale importante strumento della loro crescita e della loro formazione e che la scuola si faccia carico di questo importante compito. La conoscenza e il rispetto dei propri ed altrui diritti sono fondamento di educazione alla pace. Le Nazioni Unite hanno approvato e promulgato nel 1989 la Convenzione Internazionale sui Diritti dei Bambini e degli Adolescenti, che il governo italiano ha ratificato e accolto nel proprio codice giuridico nel maggio del 1991. E’ necessario che tutti i bambini e gli adolescenti ne siano a conoscenza quale importante strumento della loro crescita e della loro formazione e che la scuola si faccia carico di questo importante compito. DESTINATARI DESTINATARI Alunni delle scuole elementari, particolarmente le classi IV e V. Alunni delle scuole elementari, particolarmente le classi IV e V. OBIETTIVI OBIETTIVI • Comprensione del significato di “diritto” • Conoscenza dei propri ed altrui diritti • Acquisizione della consapevolezza che i diritti sono un legane che unisce tutti i bambini del mondo • Evidenziare l’interconnessione tra diritto e dovere • Maturare la convinzione che la tutela dei diritti di tutti è la migliore garanzia di pace • Promuovere l’impegno personale e collettiva a contribuire alla difesa dei diritti di tutti. • Comprensione del significato di “diritto” • Conoscenza dei propri ed altrui diritti • Acquisizione della consapevolezza che i diritti sono un legane che unisce tutti i bambini del mondo • Evidenziare l’interconnessione tra diritto e dovere • Maturare la convinzione che la tutela dei diritti di tutti è la migliore garanzia di pace • Promuovere l’impegno personale e collettiva a contribuire alla difesa dei diritti di tutti. ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO • Ricerca individuale e di gruppo dei bisogni fondamentali di ogni bambino e bambina • Formulazione da parte della classe di un possibile testo di legge che riconosca e sancisca questi bisogni • Lettura del testo della Convenzione Internazionale sui diritti dei bambini e degli adolescenti sancita dalle Nazioni Unite • Confronto tra il testo ufficiale e quello formulato dai bambini • Conoscenza più approfondita dei contenuti della Convenzione attraverso il raggruppamento dei diritti per categoria • Ricerca individuale e di gruppo dei bisogni fondamentali di ogni bambino e bambina • Formulazione da parte della classe di un possibile testo di legge che riconosca e sancisca questi bisogni • Lettura del testo della Convenzione Internazionale sui diritti dei bambini e degli adolescenti sancita dalle Nazioni Unite • Confronto tra il testo ufficiale e quello formulato dai bambini • Conoscenza più approfondita dei contenuti della Convenzione attraverso il raggruppamento dei diritti per categoria 25 25 • Analisi della propria realtà di vita alla luce dei diritti sanciti nella Convenzione, quali quelli rispettati e quali quelli meno e per chi • Ricerca e analisi della situazione riguardante i bambini che vivono sul proprio territorio • Conoscenza della realtà riguardante i bambini nel mondo • Adozione da parte della classe di un progetto a favore dei bambini da sostenere con attività promozionali da essa preparati e realizzati. • Analisi della propria realtà di vita alla luce dei diritti sanciti nella Convenzione, quali quelli rispettati e quali quelli meno e per chi • Ricerca e analisi della situazione riguardante i bambini che vivono sul proprio territorio • Conoscenza della realtà riguardante i bambini nel mondo • Adozione da parte della classe di un progetto a favore dei bambini da sostenere con attività promozionali da essa preparati e realizzati. RIFERIMENTI METODOLOGICI RIFERIMENTI METODOLOGICI • Sintetiche e brevi presentazioni frontali dell’insegnante e dell’educatore Unicef • Raccolta di riflessioni spontanee degli alunni, sia per le ricognizioni conoscitive, sia per le discussioni e il dibattito di gruppo • Valorizzazione costante del contributo e del pensiero di ognuno Giochi di ruolo e di simulazione, funzionali alla comprensione di significati specifici • Tabulazione dei risultati emersi dalle ricognizioni, dalle ricerche, dalle discussioni e dal dibattito • Gestione partecipata di alcune esperienze disciplinari, concordemente progettate • Utilizzo di linguaggi verbali e non verbali, gestuali e ludici, mutuati e attinti da contesti culturali diversi • Applicazione di specifiche competenze acquisite in contesti disciplinari diversi • Riflessioni scritte in relazione al personale vissuto o a situazioni conosciute e/o sperimentate. • Sintetiche e brevi presentazioni frontali dell’insegnante e dell’educatore Unicef • Raccolta di riflessioni spontanee degli alunni, sia per le ricognizioni conoscitive, sia per le discussioni e il dibattito di gruppo • Valorizzazione costante del contributo e del pensiero di ognuno Giochi di ruolo e di simulazione, funzionali alla comprensione di significati specifici • Tabulazione dei risultati emersi dalle ricognizioni, dalle ricerche, dalle discussioni e dal dibattito • Gestione partecipata di alcune esperienze disciplinari, concordemente progettate • Utilizzo di linguaggi verbali e non verbali, gestuali e ludici, mutuati e attinti da contesti culturali diversi • Applicazione di specifiche competenze acquisite in contesti disciplinari diversi • Riflessioni scritte in relazione al personale vissuto o a situazioni conosciute e/o sperimentate. TEMPI PREVISTI DEI TRE PERCORSI TEMPI PREVISTI DEI TRE PERCORSI I percorsi educativi proposti si articolano in tre/cinque incontri tra gli alunni, gli insegnanti e l’educatore dell’Unicef. Ogni incontro si estende in un arco di due ore ciascuno. I percorsi educativi proposti si articolano in tre/cinque incontri tra gli alunni, gli insegnanti e l’educatore dell’Unicef. Ogni incontro si estende in un arco di due ore ciascuno. L’UNICEF devolverà il compenso al progetto “Bambini di strada del Congo” L’UNICEF devolverà il compenso al progetto “Bambini di strada del Congo” 26 26 Progetto Progetto EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI CONFLITTI QUOTIDIANI EDUCARE ALLA PACE PARTENDO DAI CONFLITTI QUOTIDIANI Associazione: Onlus Centro Sociale Papa Giovanni XXIII e Cooperativa Sociale Libera-Mente referente: Matteo Iori e Mirko Baccarani Associazione: Onlus Centro Sociale Papa Giovanni XXIII e Cooperativa Sociale Libera-Mente referente: Matteo Iori e Mirko Baccarani Il percorso formativo che noi proponiamo è riferito ai micro conflitti, piuttosto che ai macro, riferendoci a tutte quelle “guerre e a quei conflitti” che si vivono nel quotidiano: a scuola, in famiglia, nei centri di aggregazione, in strada, nella città, ecc. Proprio perché la vita ha più protagonisti e non consiste in un monologo, ma dovrà essere sempre un dialogo, a Reggio Emilia, come altrove, c’è un gran bisogno di essere in tanti a pensare ed a intraprendere iniziative che contrastino in molti modi il fenomeno doloroso delle guerra in tutte le sue forme, per prevenire ed arginare i danni inflitti a persone che vivono con noi la città. E’ dimostrato che non ci sono saperi assoluti, modi garantiti, soluzioni certe; c’è invece un gran bisogno di confrontarsi con l’altro per crescere insieme nel dialogo e nel confronto accettando le diversità. Ci pare, inoltre, necessario riconoscere che se, ciascuno nel suo ambiente e nel suo ruolo sociale e familiare, si convincerà che può fare personalmente qualche piccola cosa o qualche onesta riflessione per far sì che si possa promuovere una vera cultura della Pace e della non violenza, la nostra città, così straordinaria per tanti versi, potrà diventare speranza ed esempio per molti altri. Il percorso formativo che noi proponiamo è riferito ai micro conflitti, piuttosto che ai macro, riferendoci a tutte quelle “guerre e a quei conflitti” che si vivono nel quotidiano: a scuola, in famiglia, nei centri di aggregazione, in strada, nella città, ecc. Proprio perché la vita ha più protagonisti e non consiste in un monologo, ma dovrà essere sempre un dialogo, a Reggio Emilia, come altrove, c’è un gran bisogno di essere in tanti a pensare ed a intraprendere iniziative che contrastino in molti modi il fenomeno doloroso delle guerra in tutte le sue forme, per prevenire ed arginare i danni inflitti a persone che vivono con noi la città. E’ dimostrato che non ci sono saperi assoluti, modi garantiti, soluzioni certe; c’è invece un gran bisogno di confrontarsi con l’altro per crescere insieme nel dialogo e nel confronto accettando le diversità. Ci pare, inoltre, necessario riconoscere che se, ciascuno nel suo ambiente e nel suo ruolo sociale e familiare, si convincerà che può fare personalmente qualche piccola cosa o qualche onesta riflessione per far sì che si possa promuovere una vera cultura della Pace e della non violenza, la nostra città, così straordinaria per tanti versi, potrà diventare speranza ed esempio per molti altri. DESTINATARI DESTINATARI Crediamo che la sensibilizzazione su questi temi sia da rivolgere prima di tutto ai bambini (in età scolare) e ai giovani (studenti e non), e non ultimi gli adulti (in particolare insegnanti). Il nostro percorso è molto flessibile e adattabile alle diverse tipologie di destinatari. Pensiamo che occorra calarla nell’esperienza quotidiana, senza riferirsi ai solo grandi conflitti, e avvalersi delle scuole e delle Circoscrizioni con i suoi centri sociali, le sue parrocchie (punti di aggregazione dei cittadini), ecc. Importante sarà adattare l’intervento a seconda della tipologia di persone che ci troveremo ad affrontare, pur mantenendo lo stesso obiettivo. I nostri operatori, che tutti i giorni lavorano “con e per” i giovani, si trovano ad affrontare piccoli e grandi conflitti che nascondono spesso tanta sofferenza e povertà. Crediamo che la sensibilizzazione su questi temi sia da rivolgere prima di tutto ai bambini (in età scolare) e ai giovani (studenti e non), e non ultimi gli adulti (in particolare insegnanti). Il nostro percorso è molto flessibile e adattabile alle diverse tipologie di destinatari. Pensiamo che occorra calarla nell’esperienza quotidiana, senza riferirsi ai solo grandi conflitti, e avvalersi delle scuole e delle Circoscrizioni con i suoi centri sociali, le sue parrocchie (punti di aggregazione dei cittadini), ecc. Importante sarà adattare l’intervento a seconda della tipologia di persone che ci troveremo ad affrontare, pur mantenendo lo stesso obiettivo. I nostri operatori, che tutti i giorni lavorano “con e per” i giovani, si trovano ad affrontare piccoli e grandi conflitti che nascondono spesso tanta sofferenza e povertà. 27 27 OBIETTIVI OBIETTIVI Non ci proponiamo solo di realizzare seminari e dibattiti nelle scuole e nei centri di aggregazione ma questa formazione crediamo che debba diventare uno strumento per: Suscitare una vasta mobilitazione in tutta la città diretta principalmente a diffondere tra i giovani la cultura della pace, della non violenza e del rispetto dell’altro; Promuovere un ampio dibattito sul ruolo della scuola nella costruzione della pace e nella promozione dei diritti umani, partendo dai piccoli conflitti che viviamo quotidianamente nella nostra città; Coinvolgere il maggior numero di scuole di ogni ordine e grado, sollecitando l’avvio di concrete attività di educazione alla pace e alla non violenza, partendo dalle realtà del quotidiano per arrivare ai grandi conflitti; Promuovere la collaborazione tra studenti, insegnanti, Enti Locali e associazioni per diffondere la Scuola di Pace; Coinvolgere le realtà di quartiere (circoscrizioni, centri sociali, parrocchie, ecc.) perché diventino parte attiva e sostenitori della scuola di pace; Non ci proponiamo solo di realizzare seminari e dibattiti nelle scuole e nei centri di aggregazione ma questa formazione crediamo che debba diventare uno strumento per: Suscitare una vasta mobilitazione in tutta la città diretta principalmente a diffondere tra i giovani la cultura della pace, della non violenza e del rispetto dell’altro; Promuovere un ampio dibattito sul ruolo della scuola nella costruzione della pace e nella promozione dei diritti umani, partendo dai piccoli conflitti che viviamo quotidianamente nella nostra città; Coinvolgere il maggior numero di scuole di ogni ordine e grado, sollecitando l’avvio di concrete attività di educazione alla pace e alla non violenza, partendo dalle realtà del quotidiano per arrivare ai grandi conflitti; Promuovere la collaborazione tra studenti, insegnanti, Enti Locali e associazioni per diffondere la Scuola di Pace; Coinvolgere le realtà di quartiere (circoscrizioni, centri sociali, parrocchie, ecc.) perché diventino parte attiva e sostenitori della scuola di pace; PUNTI CHE VERRANNO SVILUPPATI PUNTI CHE VERRANNO SVILUPPATI 1. Educare al rispetto di ogni vita. Rispettare la vita e la dignità di ogni essere umano di qualunque nazione o colore esso sia. 2. Educare al rispetto della non violenza. Praticare la non violenza attiva, rifiutare la violenza in tutte le sue forme: fisica, sessuale, psicologica, economica e sociale, in particolare nei confronti dei più deboli e vulnerabili, come i bambini, i giovani (in situazione di disagio e non) e gli anziani. 3. Educare alla condivisione con gli altri. Condividere il tempo ma soprattutto le risorse materiali coltivando la generosità, allo scopo di porre fine all’esclusione, all’ingiustizia, all’oppressione, alla povertà, alla fame, alla violenza, ecc. 4. Educare all’ascolto per capire ed aiutare. Difendere chi non è ascoltato, difendere la libertà di espressione e la diversità culturale cercando sempre il dialogo. 5. Educare al rispetto e al preservare il nostro pianeta. Promuovere un consumo equo e responsabile e un modo di sviluppo che tenga conto dell’importanza di tutte le forme di vita. 6. Educare alla riscoperta della solidarietà, contribuendo allo sviluppo della propria comunità con la piena partecipazione di tutti gli uomini e le 1. Educare al rispetto di ogni vita. Rispettare la vita e la dignità di ogni essere umano di qualunque nazione o colore esso sia. 2. Educare al rispetto della non violenza. Praticare la non violenza attiva, rifiutare la violenza in tutte le sue forme: fisica, sessuale, psicologica, economica e sociale, in particolare nei confronti dei più deboli e vulnerabili, come i bambini, i giovani (in situazione di disagio e non) e gli anziani. 3. Educare alla condivisione con gli altri. Condividere il tempo ma soprattutto le risorse materiali coltivando la generosità, allo scopo di porre fine all’esclusione, all’ingiustizia, all’oppressione, alla povertà, alla fame, alla violenza, ecc. 4. Educare all’ascolto per capire ed aiutare. Difendere chi non è ascoltato, difendere la libertà di espressione e la diversità culturale cercando sempre il dialogo. 5. Educare al rispetto e al preservare il nostro pianeta. Promuovere un consumo equo e responsabile e un modo di sviluppo che tenga conto dell’importanza di tutte le forme di vita. 6. Educare alla riscoperta della solidarietà, contribuendo allo sviluppo della propria comunità con la piena partecipazione di tutti gli uomini e le 28 28 donne di buona volontà. 7. Educare all’integrazione di tutti gli individui perché ognuno è portatore di una ricchezza che condivisa porta beneficio a tutti. 8. Educare alla legalità: ha come obiettivi il dare coscienza ai ragazzi sui problemi legati alle realtà criminali organizzate e non, con un attenzione particolare alle vittime di esse. In un cammino di presa di coscienza della responsabilità collettiva e del proprio potere per un cambiamento reale e concreto delle società corrotte. donne di buona volontà. 7. Educare all’integrazione di tutti gli individui perché ognuno è portatore di una ricchezza che condivisa porta beneficio a tutti. 8. Educare alla legalità: ha come obiettivi il dare coscienza ai ragazzi sui problemi legati alle realtà criminali organizzate e non, con un attenzione particolare alle vittime di esse. In un cammino di presa di coscienza della responsabilità collettiva e del proprio potere per un cambiamento reale e concreto delle società corrotte. INOLTRE VERRANNO APPROFONDITI I SEGUENTI ARGOMENTI INOLTRE VERRANNO APPROFONDITI I SEGUENTI ARGOMENTI 1. Genesi del conflitto, dal globale al locale: il sistema sociale globalizzato porta all’interno delle case tutte le conflittualità presenti nel mondo che diventano quindi vicine e visibili. Non è più possibile pensare che guerre, conflitti, ingiustizie, anche se non agite in prossimità dei nostri luoghi di vita, siano lontane e non condizionino il nostro sistema di vita relazionale. Quanto questo fenomeno incide sulle conflittualità locali? Le relazioni locali vengono inquinate da questo sentimento di insicurezza globale? Quanto la logica del nemico incide sulle nostre relazioni? 2. Identità personale, uguaglianza e diritto di diversità: in un contesto sociale, in cui l’evoluzione demografica tende all’innalzamento dell’età, la percezione del futuro è peggiorativa o di mantenimento dello status quo, i problemi e fenomeni sociali vengono individualizzati e privatizzati, l’identità al consumo e al consumare è funzionale alla sopravvivenza del sistema, esiste ancora il concetto di uguaglianza? L’incontro con la diversità, con chi è portatore di altre istanze culturali, religiose, comportamentali è una minaccia? 3. L’incontro con l’altro, il riconoscimento: le giovani generazioni vengono percepite come “un brodo di cultura di problemi”, come un soggetto in divenire e non interlocutore “politico” attuale, le mode e le tendenze vengono vissute come pericolose per il sistema sociale, i giovani vengono spesso rappresentati come non responsabili, dediti al consumo di sostanze, con problemi, ecc.. Le relazioni tra adulti e giovani, nei contesti di vita, sono spesso conflittuali con una grossa difficoltà di riconoscimento reciproco. Come riattivare la comunicazione tra le generazioni? Come riconoscere alle giovani generazioni cittadinanza e diritto di essere nel sistema società alla pari delle altre categorie sociali? 4. La promozione della salute, dell’integrazione, della solidarietà: riconoscere l’altro nella sua unicità e diversità, accettare le contraddizioni, promuovere i legami sociali, produrre inclusione, sono responsabilità, 1. Genesi del conflitto, dal globale al locale: il sistema sociale globalizzato porta all’interno delle case tutte le conflittualità presenti nel mondo che diventano quindi vicine e visibili. Non è più possibile pensare che guerre, conflitti, ingiustizie, anche se non agite in prossimità dei nostri luoghi di vita, siano lontane e non condizionino il nostro sistema di vita relazionale. Quanto questo fenomeno incide sulle conflittualità locali? Le relazioni locali vengono inquinate da questo sentimento di insicurezza globale? Quanto la logica del nemico incide sulle nostre relazioni? 2. Identità personale, uguaglianza e diritto di diversità: in un contesto sociale, in cui l’evoluzione demografica tende all’innalzamento dell’età, la percezione del futuro è peggiorativa o di mantenimento dello status quo, i problemi e fenomeni sociali vengono individualizzati e privatizzati, l’identità al consumo e al consumare è funzionale alla sopravvivenza del sistema, esiste ancora il concetto di uguaglianza? L’incontro con la diversità, con chi è portatore di altre istanze culturali, religiose, comportamentali è una minaccia? 3. L’incontro con l’altro, il riconoscimento: le giovani generazioni vengono percepite come “un brodo di cultura di problemi”, come un soggetto in divenire e non interlocutore “politico” attuale, le mode e le tendenze vengono vissute come pericolose per il sistema sociale, i giovani vengono spesso rappresentati come non responsabili, dediti al consumo di sostanze, con problemi, ecc.. Le relazioni tra adulti e giovani, nei contesti di vita, sono spesso conflittuali con una grossa difficoltà di riconoscimento reciproco. Come riattivare la comunicazione tra le generazioni? Come riconoscere alle giovani generazioni cittadinanza e diritto di essere nel sistema società alla pari delle altre categorie sociali? 4. La promozione della salute, dell’integrazione, della solidarietà: riconoscere l’altro nella sua unicità e diversità, accettare le contraddizioni, promuovere i legami sociali, produrre inclusione, sono responsabilità, 29 29 non solo di chi “governa”, ma soprattutto di un soggetto sociale che nei propri contesti di vita agisce relazioni, comunicazioni, emozioni. Come promuovere relazioni che permettano a tutti di essere dentro e non fuori? Come modificare i contesti ambientali per renderli più accoglienti e accettanti? 5. Verso un sistema partecipato: la partecipazione alla vita sociale dei territori, riannodare i legami sociali, ritornare a vivere in contesti collettivi, riformulare le città a misura d’uomo sono le “conditio sine qua non” per la promozione di contesti di vita accoglienti, valorizzanti, conflittuali ma pacifici, accettanti. Quali sono le azioni, le indicazioni, i punti essenziali per costruire contesti sociali, relazionali, ambientali che perseguano questi obiettivi? non solo di chi “governa”, ma soprattutto di un soggetto sociale che nei propri contesti di vita agisce relazioni, comunicazioni, emozioni. Come promuovere relazioni che permettano a tutti di essere dentro e non fuori? Come modificare i contesti ambientali per renderli più accoglienti e accettanti? 5. Verso un sistema partecipato: la partecipazione alla vita sociale dei territori, riannodare i legami sociali, ritornare a vivere in contesti collettivi, riformulare le città a misura d’uomo sono le “conditio sine qua non” per la promozione di contesti di vita accoglienti, valorizzanti, conflittuali ma pacifici, accettanti. Quali sono le azioni, le indicazioni, i punti essenziali per costruire contesti sociali, relazionali, ambientali che perseguano questi obiettivi? ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO Le tematiche proposte all’interno del nostro modulo (un modulo composto da cinque incontri della durata di 3 ore ciascuno) riguardano ambiti che l’Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” e la Coop. Sociale “Libera-Mente” affrontano quotidianamente nei loro percorsi progettuali con i giovani e le persone con disagio sociale. Si ritiene che i temi siano trasversali e quindi si possano adattare rivolgendosi sia al mondo giovanile sia al mondo adulto; le modalità di conduzione degli incontri si modificherà e adatterà al pubblico a cui ci si rivolge (sia esso studenti, insegnanti o adulti significativi). Le tematiche proposte all’interno del nostro modulo (un modulo composto da cinque incontri della durata di 3 ore ciascuno) riguardano ambiti che l’Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” e la Coop. Sociale “Libera-Mente” affrontano quotidianamente nei loro percorsi progettuali con i giovani e le persone con disagio sociale. Si ritiene che i temi siano trasversali e quindi si possano adattare rivolgendosi sia al mondo giovanile sia al mondo adulto; le modalità di conduzione degli incontri si modificherà e adatterà al pubblico a cui ci si rivolge (sia esso studenti, insegnanti o adulti significativi). 30 30 Progetto Progetto IL CONFLITTO TRATTATO COL TEATRO BOAL IL CONFLITTO TRATTATO COL TEATRO BOAL Associazione: Giolli cooperativa sociale – Centro Permanente di Ricerca e Sperimentazione teatrale sui Metodi Boal e Freire referente: Roberto Mazzini Associazione: Giolli cooperativa sociale – Centro Permanente di Ricerca e Sperimentazione teatrale sui Metodi Boal e Freire referente: Roberto Mazzini A partire dall’analisi delle proprie modalità di gestione dei conflitti e dalla messa in scena di situazioni conflittuali specifiche, i partecipanti rifletteranno in modo attivo con le tecniche del TdO (Teatro-Forum, Immagine ed esercizi) per trovare possibili soluzioni ed arricchire il proprio repertorio strategico. Possono essere inseriti a richiesta dei moduli sulla comunicazione, in base alle teorie più accreditate (Gordon, Sistemica, Comunicazione ecologica…). A partire dall’analisi delle proprie modalità di gestione dei conflitti e dalla messa in scena di situazioni conflittuali specifiche, i partecipanti rifletteranno in modo attivo con le tecniche del TdO (Teatro-Forum, Immagine ed esercizi) per trovare possibili soluzioni ed arricchire il proprio repertorio strategico. Possono essere inseriti a richiesta dei moduli sulla comunicazione, in base alle teorie più accreditate (Gordon, Sistemica, Comunicazione ecologica…). Altri temi possibili sono: la collaborazione tra colleghi e il lavoro di équipe; il rapporto scuola-famiglia; la dispersione scolastica, la mediazione dei conflitti tra studenti. Altri temi possibili sono: la collaborazione tra colleghi e il lavoro di équipe; il rapporto scuola-famiglia; la dispersione scolastica, la mediazione dei conflitti tra studenti. DESTINATARI: DESTINATARI: Gruppo di massimo 25 insegnanti e/o genitori o studenti universitari. Il gruppo può essere misto e riflettere sul conflitto generato dagli stili educativi e dal rapporto scuola-famiglia, oppure omogeneo. Gruppo di massimo 25 insegnanti e/o genitori o studenti universitari. Il gruppo può essere misto e riflettere sul conflitto generato dagli stili educativi e dal rapporto scuola-famiglia, oppure omogeneo. OBIETTIVI: OBIETTIVI: • Analizzare il proprio modo di gestione dei conflitti nel confronto con gli altri • Arricchire le proprie capacità strategiche e il repertorio di soluzioni ai conflitti • Arricchire le proprie capacità comunicative in contesti conflittuali. • Analizzare il proprio modo di gestione dei conflitti nel confronto con gli altri • Arricchire le proprie capacità strategiche e il repertorio di soluzioni ai conflitti • Arricchire le proprie capacità comunicative in contesti conflittuali. 31 31 ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO: ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO: Il percorso può durare da 12 a 24 ore, suddiviso in incontri almeno settimanali, di almeno 3 ore l’uno. Può o meno concludersi con uno spettacolo finale di Teatro-Forum che presenti un conflitto al pubblico. Nella prima parte si lavora sul gruppo per renderlo coeso e espressivo. Nella seconda parte si cercano i nodi irrisolti del proprio ruolo educativo, i conflitti con cui ci si scontra e si mettono in scena. Nella parte finale si cercano delle possibili soluzioni e si chiude il percorso eventualmente con uno spettacolo di Teatro-Forum per un pubblico ristretto e invitato, in modo da discutere il tema conflittuale con altri. Il percorso può durare da 12 a 24 ore, suddiviso in incontri almeno settimanali, di almeno 3 ore l’uno. Può o meno concludersi con uno spettacolo finale di Teatro-Forum che presenti un conflitto al pubblico. Nella prima parte si lavora sul gruppo per renderlo coeso e espressivo. Nella seconda parte si cercano i nodi irrisolti del proprio ruolo educativo, i conflitti con cui ci si scontra e si mettono in scena. Nella parte finale si cercano delle possibili soluzioni e si chiude il percorso eventualmente con uno spettacolo di Teatro-Forum per un pubblico ristretto e invitato, in modo da discutere il tema conflittuale con altri. 32 32 Progetto Progetto IL POPOLO SARAWI IL POPOLO SARAWI Associazione: Jaima Sahrawi per una soluzione giusta e nonviolenta in Sahara Occidentale referente: Cinzia Terzi Associazione: Jaima Sahrawi per una soluzione giusta e nonviolenta in Sahara Occidentale referente: Cinzia Terzi Il tema del percorso formativo verte essenzialmente sulla conoscenza della storia e della cultura del Popolo Sahrawi mediante l’esperienza di un’associazione di volontariato: Jaima Sahrawi. Si propone di favorire la crescita e lo sviluppo dei valori della pace e della nonviolenza. Il tema del percorso formativo verte essenzialmente sulla conoscenza della storia e della cultura del Popolo Sahrawi mediante l’esperienza di un’associazione di volontariato: Jaima Sahrawi. Si propone di favorire la crescita e lo sviluppo dei valori della pace e della nonviolenza. DESTINATARI DESTINATARI Scuole di ogni ordine e grado. Gli interventi saranno naturalmente realizzati tenendo conto dell’età e degli interessi dei bambini/ragazzi e dei loro insegnanti. Scuole di ogni ordine e grado. Gli interventi saranno naturalmente realizzati tenendo conto dell’età e degli interessi dei bambini/ragazzi e dei loro insegnanti. OBIETTIVI OBIETTIVI Educare alla pace le nuove generazioni, favorire la crescita e l’affermazione di una cultura di pace e di tutela dei diritti umani; diffondere il volontariato. Fare conoscere le vicende del Popolo Sahrawi, sostenere l’impegno del volontariato è una forma di educazione alla pace (accoglienza dei bambini, campi di lavoro), così come è educazione alla pace diffondere la conoscenza della scelta nonviolenta del Fronte Polisario che, dopo l’armistizio del 1991, ha costantemente cercato l’affermazione del diritto all’autodeterminazione del Popolo Sahrawi attraverso il dialogo nelle sedi istituzionali internazionali, sopportando con tenacia la mancata applicazione delle risoluzioni dell’ONU e la feroce violazione dei diritti umani. Educare alla pace le nuove generazioni, favorire la crescita e l’affermazione di una cultura di pace e di tutela dei diritti umani; diffondere il volontariato. Fare conoscere le vicende del Popolo Sahrawi, sostenere l’impegno del volontariato è una forma di educazione alla pace (accoglienza dei bambini, campi di lavoro), così come è educazione alla pace diffondere la conoscenza della scelta nonviolenta del Fronte Polisario che, dopo l’armistizio del 1991, ha costantemente cercato l’affermazione del diritto all’autodeterminazione del Popolo Sahrawi attraverso il dialogo nelle sedi istituzionali internazionali, sopportando con tenacia la mancata applicazione delle risoluzioni dell’ONU e la feroce violazione dei diritti umani. ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO L’associazione Jaima Sahrawi intende dar vita a percorsi che sviluppino la conoscenza del Popolo Sahrawi, che informino sui progetti di solidarietà avviati e sul loro esito. Al tempo stesso i percorsi potranno essere supportati da reportage, proiezioni, testimonianze italiane e sahrawi garantendo scambi di esperienze e di conoscenze. Il tempo ed il numero degli incontri saranno concordati con i referenti della scuola interessata. L’associazione Jaima Sahrawi dipendentemente dai volontari disponibili potrà gestire durante anche più percorsi durante l’anno scolastico. ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO L’associazione Jaima Sahrawi intende dar vita a percorsi che sviluppino la conoscenza del Popolo Sahrawi, che informino sui progetti di solidarietà avviati e sul loro esito. Al tempo stesso i percorsi potranno essere supportati da reportage, proiezioni, testimonianze italiane e sahrawi garantendo scambi di esperienze e di conoscenze. Il tempo ed il numero degli incontri saranno concordati con i referenti della scuola interessata. L’associazione Jaima Sahrawi dipendentemente dai volontari disponibili potrà gestire durante anche più percorsi durante l’anno scolastico. 33 33 Scuole d’Infanzia: proiezione di diapositive/immagini, narrazioni (racconti popolari del Sahara Occidentale). Coinvolgimento delle famiglie attraverso un incontro di sensibilizzazione finalizzato anche alla individuazione di iniziative di solidarietà a sostegno dei bambini e delle scuole Sahrawi (con i bambini: 1 incontro, tempo: 45 min / 1 ora; con le famiglie: 1 incontro, tempo: 2 ore) Scuole d’Infanzia: proiezione di diapositive/immagini, narrazioni (racconti popolari del Sahara Occidentale). Coinvolgimento delle famiglie attraverso un incontro di sensibilizzazione finalizzato anche alla individuazione di iniziative di solidarietà a sostegno dei bambini e delle scuole Sahrawi (con i bambini: 1 incontro, tempo: 45 min / 1 ora; con le famiglie: 1 incontro, tempo: 2 ore) Scuola Elementare: proiezione di video e/o diapositive, presentazione della cultura Sahrawi e della vita ai campi di rifugiati. Presentazione del progetto di accoglienza estiva delle bambine e dei bambini Sahrawi. (1 incontro, tempo: 1.30/2 ore) Scuola Elementare: proiezione di video e/o diapositive, presentazione della cultura Sahrawi e della vita ai campi di rifugiati. Presentazione del progetto di accoglienza estiva delle bambine e dei bambini Sahrawi. (1 incontro, tempo: 1.30/2 ore) Scuola Media Inferiore: supporto video, presentazione della situazione Sahrawi con attenzione alla vicenda storica, alla collocazione geografica, alla vita nei campi di rifugiati. Importante ed interessante, se possibile, una testimonianza sahrawi. (1/2 incontri, tempo: 1.30/2 ore cad.) Scuola Media Inferiore: supporto video, presentazione della situazione Sahrawi con attenzione alla vicenda storica, alla collocazione geografica, alla vita nei campi di rifugiati. Importante ed interessante, se possibile, una testimonianza sahrawi. (1/2 incontri, tempo: 1.30/2 ore cad.) Scuola Media Superiore: supporto video, presentazione della situazione sahrawi, presentazione del progetto Jalla Gumu campo di lavoro ai campi di rifugiati Sahrawi, testimonianze italiana e/o sahrawi, l’Associazione Jaima Sahrawi. (tutte le tematiche potrebbero essere affrontate in modo più sintetico in un unico incontro di almeno 3 ore; meglio se diluito in 2/3 incontri: 1 incontro storia del Popolo Sahrawi tempo: 2 ore; 1 incontro l’Associazione Jaima Sahrawi attività e progetti, testimonianza tempo: 2 ore; eventuale incontro in più per dedicare più tempo alle testimonianze tempo: 2 ore. Scuola Media Superiore: supporto video, presentazione della situazione sahrawi, presentazione del progetto Jalla Gumu campo di lavoro ai campi di rifugiati Sahrawi, testimonianze italiana e/o sahrawi, l’Associazione Jaima Sahrawi. (tutte le tematiche potrebbero essere affrontate in modo più sintetico in un unico incontro di almeno 3 ore; meglio se diluito in 2/3 incontri: 1 incontro storia del Popolo Sahrawi tempo: 2 ore; 1 incontro l’Associazione Jaima Sahrawi attività e progetti, testimonianza tempo: 2 ore; eventuale incontro in più per dedicare più tempo alle testimonianze tempo: 2 ore. Università: approfondimento della situazione sahrawi e dell’esperienza dell’Associazione Jaima Sahrawi (donne, diritti umani, diritto internazionale, progettazione, giovani, disabilità, accoglienza, jalla gumu: campo di lavoro ai campi di rifugiati sahrawi, islam,..) (1 incontro tempo: 3 ore circa seguito da altri incontri di approfondimento anche a piccolo gruppo se richiesti). Università: approfondimento della situazione sahrawi e dell’esperienza dell’Associazione Jaima Sahrawi (donne, diritti umani, diritto internazionale, progettazione, giovani, disabilità, accoglienza, jalla gumu: campo di lavoro ai campi di rifugiati sahrawi, islam,..) (1 incontro tempo: 3 ore circa seguito da altri incontri di approfondimento anche a piccolo gruppo se richiesti). 34 34 Progetto Progetto LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA LINGUAGGIO GIRAFFA Associazione: Centro Esserci e Esserci Edizioni referente: Vilma Costetti Associazione: Centro Esserci e Esserci Edizioni referente: Vilma Costetti Il progetto mira a sensibilizzare le persone alle basi della Comunicazione Nonviolenta Gli argomenti saranno affrontati sia a livello teorico che pratico, utilizzando situazioni concrete nate dall’esperienza quotidiana. Esercitazioni individuali, a coppie, in piccoli gruppi o grande gruppo, giochi di ruolo. Il progetto mira a sensibilizzare le persone alle basi della Comunicazione Nonviolenta Gli argomenti saranno affrontati sia a livello teorico che pratico, utilizzando situazioni concrete nate dall’esperienza quotidiana. Esercitazioni individuali, a coppie, in piccoli gruppi o grande gruppo, giochi di ruolo. DESTINATARI DESTINATARI • Bambini e studenti dalla scuola materna all’Università. • Insegnanti e dirigenti dall’Asilo Nido all’Università. • Genitori di ogni ordine di scuola • Bambini e studenti dalla scuola materna all’Università. • Insegnanti e dirigenti dall’Asilo Nido all’Università. • Genitori di ogni ordine di scuola OBIETTIVI OBIETTIVI Far crescere e consolidare modi di pensare e di comunicare collegati a ciò che è vivo in noi, bisogni e sentimenti. Far crescere e consolidare modi di pensare e di comunicare collegati a ciò che è vivo in noi, bisogni e sentimenti. Favorire un sistema scolastico basato: • sulla partecipazione di tutti i protagonisti della vita scolastica; • sulla condivisione degli obiettivi e dei mezzi per raggiungerli; • sul rispetto e la fiducia reciproci; • sulla gestione del potere “con” gli altri. Favorire un sistema scolastico basato: • sulla partecipazione di tutti i protagonisti della vita scolastica; • sulla condivisione degli obiettivi e dei mezzi per raggiungerli; • sul rispetto e la fiducia reciproci; • sulla gestione del potere “con” gli altri. Considerare in ambito educativo i diversi piani della persona: corpo, cuore, mente, spirito. Valorizzare e gioire delle differenze.Ri-scoprire il piacere d’insegnare e di imparare. Creare una rete di sostegno nella propria scuola. Considerare in ambito educativo i diversi piani della persona: corpo, cuore, mente, spirito. Valorizzare e gioire delle differenze.Ri-scoprire il piacere d’insegnare e di imparare. Creare una rete di sostegno nella propria scuola. ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO Ogni modulo completo prevede i sottoelencati punti 1, 2, 3, 4, ma ogni punto del modulo può essere realizzato anche autonomamente: Ogni modulo completo prevede i sottoelencati punti 1, 2, 3, 4, ma ogni punto del modulo può essere realizzato anche autonomamente: 1.Laboratori per bambini e/o giovani (4 incontri di 1 ora) 2.Formazione insegnanti (6 incontri di 3 ore) 3.Formazione dirigenti di varie scuole (6 incontri di 3 ore) 1.Laboratori per bambini e/o giovani (4 incontri di 1 ora) 2.Formazione insegnanti (6 incontri di 3 ore) 3.Formazione dirigenti di varie scuole (6 incontri di 3 ore) 35 35 4.Formazione per genitori (4 incontri di 2 ore) 4.Formazione per genitori (4 incontri di 2 ore) Qualora vi sia l’interesse da parte dell’Università: percorso sperimentale da concordare con la Facoltà di Scienze della Formazione od altre Facoltà. Qualora vi sia l’interesse da parte dell’Università: percorso sperimentale da concordare con la Facoltà di Scienze della Formazione od altre Facoltà. L’Associazione è disponibile a gestire durante l’anno scolastico: 1 modulo completo per 10 Scuole, Istituti. 1 progetto sperimentale con l’Università L’Associazione è disponibile a gestire durante l’anno scolastico: 1 modulo completo per 10 Scuole, Istituti. 1 progetto sperimentale con l’Università 36 36 Progetto Progetto LA GUERRA CONTRO I BAMBINI LA GUERRA CONTRO I BAMBINI Associazione: Comitato provinciale Unicef di Reggio Emilia referente: Albarosa Paganelli Davoli Associazione: Comitato provinciale Unicef di Reggio Emilia referente: Albarosa Paganelli Davoli Ogni guerra, di sua natura, è una guerra contro i bambini perché distrugge tutte le condizioni indispensabili perché essi possano vivere la loro infanzia. Il riconoscimento e la tutela dell’essere “uomo” proprio del bambino e della bambina sono la condanna più diretta di ogni guerra. Se i popoli e i governi avessero veramente a cuore i loro bambini non ricorrerebbero mai alla guerra . I bambini, di loro natura, sono “zona di pace”, l’ultima frontiera invalicabile della guerra. Ogni guerra, di sua natura, è una guerra contro i bambini perché distrugge tutte le condizioni indispensabili perché essi possano vivere la loro infanzia. Il riconoscimento e la tutela dell’essere “uomo” proprio del bambino e della bambina sono la condanna più diretta di ogni guerra. Se i popoli e i governi avessero veramente a cuore i loro bambini non ricorrerebbero mai alla guerra . I bambini, di loro natura, sono “zona di pace”, l’ultima frontiera invalicabile della guerra. DESTINATARI DESTINATARI Alunni delle scuole superiori Alunni delle scuole superiori OBIETTIVI OBIETTIVI • Conoscere e comprendere il modo di essere “uomo” proprio del bambino e della bambina • Analisi delle condizioni sociali e ambientali indispensabili alla vita propria dei bambini. • Confronto con i diritti sanciti nella Convenzione Internazionale sui diritti dei bambini • Conoscere e comprendere la natura della guerra in rapporto al modo di essere “uomo” dei bambini e ai loro diritti sanciti dalla Convenzione • Maturare un senso di responsabilità e di volontà personale e collettiva nella partecipazione alla promozione del diritto alla pace dei bambini. • Conoscere e comprendere il modo di essere “uomo” proprio del bambino e della bambina • Analisi delle condizioni sociali e ambientali indispensabili alla vita propria dei bambini. • Confronto con i diritti sanciti nella Convenzione Internazionale sui diritti dei bambini • Conoscere e comprendere la natura della guerra in rapporto al modo di essere “uomo” dei bambini e ai loro diritti sanciti dalla Convenzione • Maturare un senso di responsabilità e di volontà personale e collettiva nella partecipazione alla promozione del diritto alla pace dei bambini. ARTICOLAZIONE ARTICOLAZIONE • Conoscenza delle guerre oggi in atto nel mondo • Analisi del coinvolgimento dei bambini e delle bambine in queste guerre moderne:(bambini soldato, bambini bersaglio di guerra, bambini sminatori, bambini profughi e separati dalle loro famiglie, bambine abusate) • Analisi del testo Unicef sugli effetti delle guerre sui bambini • Conoscenza ed analisi dei progetti di recupero socio-psicologico dei bambini traumatizzati dalla guerra e dei bambini soldato • Ricerca ed analisi dell’utilizzo dei bambini da parte della criminalità • Conoscenza delle guerre oggi in atto nel mondo • Analisi del coinvolgimento dei bambini e delle bambine in queste guerre moderne:(bambini soldato, bambini bersaglio di guerra, bambini sminatori, bambini profughi e separati dalle loro famiglie, bambine abusate) • Analisi del testo Unicef sugli effetti delle guerre sui bambini • Conoscenza ed analisi dei progetti di recupero socio-psicologico dei bambini traumatizzati dalla guerra e dei bambini soldato • Ricerca ed analisi dell’utilizzo dei bambini da parte della criminalità 37 37 organizzata nei nostri paesi • Visione della mostra fotografica Unicef sulla situazione dei bambini italiani ed europei durante l’ultima guerra mondiale • Conoscenza di “codici d’onore” presenti in molte culture e tradizioni di popoli che escludono i bambini come bersaglio di guerra e di violenza criminale • Art. 38 e 39 della Convenzione: diritto ad una protezione speciale dei bambini nei conflitti armati • Protocolli e Convenzioni specifiche firmate dai governi • La guerra è contro i bambini perché trasmette ed impone atteggiamenti e comportamenti disumanizzanti: odio verso il diverso, ideologia del nemico, esaltazione del potere delle armi, insensibilità e assuefazione alla sofferenza altrui…. organizzata nei nostri paesi • Visione della mostra fotografica Unicef sulla situazione dei bambini italiani ed europei durante l’ultima guerra mondiale • Conoscenza di “codici d’onore” presenti in molte culture e tradizioni di popoli che escludono i bambini come bersaglio di guerra e di violenza criminale • Art. 38 e 39 della Convenzione: diritto ad una protezione speciale dei bambini nei conflitti armati • Protocolli e Convenzioni specifiche firmate dai governi • La guerra è contro i bambini perché trasmette ed impone atteggiamenti e comportamenti disumanizzanti: odio verso il diverso, ideologia del nemico, esaltazione del potere delle armi, insensibilità e assuefazione alla sofferenza altrui…. Riferimenti metodologici Riferimenti metodologici • Sintetiche e brevi presentazioni frontali dell’insegnante e dell’educatore Unicef • Raccolta di riflessioni spontanee degli alunni, sia per le ricognizioni conoscitive, sia per le discussioni e il dibattito di gruppo • Valorizzazione costante del contributo e del pensiero di ognuno • Giochi di ruolo e di simulazione, funzionali alla comprensione di significati specifici • Tabulazione dei risultati emersi dalle ricognizioni, dalle ricerche, dalle discussioni e dal dibattito • Gestione partecipata di alcune esperienze disciplinari, concordemente progettate • Utilizzo di linguaggi verbali e non verbali, gestuali e ludici, mutuati e attinti da contesti culturali diversi • Applicazione di specifiche competenze acquisite in contesti disciplinari diversi • Riflessioni scritte in relazione al personale vissuto o a situazioni conosciute e/o sperimentate. • Sintetiche e brevi presentazioni frontali dell’insegnante e dell’educatore Unicef • Raccolta di riflessioni spontanee degli alunni, sia per le ricognizioni conoscitive, sia per le discussioni e il dibattito di gruppo • Valorizzazione costante del contributo e del pensiero di ognuno • Giochi di ruolo e di simulazione, funzionali alla comprensione di significati specifici • Tabulazione dei risultati emersi dalle ricognizioni, dalle ricerche, dalle discussioni e dal dibattito • Gestione partecipata di alcune esperienze disciplinari, concordemente progettate • Utilizzo di linguaggi verbali e non verbali, gestuali e ludici, mutuati e attinti da contesti culturali diversi • Applicazione di specifiche competenze acquisite in contesti disciplinari diversi • Riflessioni scritte in relazione al personale vissuto o a situazioni conosciute e/o sperimentate. TEMPI PREVISTI DEI TRE PERCORSI TEMPI PREVISTI DEI TRE PERCORSI I percorsi educativi proposti si articolano in tre/cinque incontri tra gli alunni, gli insegnanti e l’educatore dell’Unicef. Ogni incontro si estende in un arco di due ore ciascuno. I percorsi educativi proposti si articolano in tre/cinque incontri tra gli alunni, gli insegnanti e l’educatore dell’Unicef. Ogni incontro si estende in un arco di due ore ciascuno. L’UNICEF devolverà il compenso al progetto “Bambini di strada del 38 Congo” L’UNICEF devolverà il compenso al progetto “Bambini di strada del 38 Congo” Progetto Progetto PACHA MAMA PACHA MAMA Associazione:Granello di Senapa referente: Elisa Cavandoli e Matteo Gandini Associazione:Granello di Senapa referente: Elisa Cavandoli e Matteo Gandini Si propone ai ragazzi un percorso di tre incontri per approfondire il tema della salvaguardia del creato, con particolare attenzione alla responsabilità individuale nei confronti dell’ambiente e della terra. Analizzando il nostro approccio al consumo delle risorse ,in particolare consumo-risparmio idrico, energetico e dei rifiuti, si cerca di far scaturire nei ragazzi una riflessione sulla necessità di un diverso approccio ,individuale e collettivo, al consumo. Si propone ai ragazzi un percorso di tre incontri per approfondire il tema della salvaguardia del creato, con particolare attenzione alla responsabilità individuale nei confronti dell’ambiente e della terra. Analizzando il nostro approccio al consumo delle risorse ,in particolare consumo-risparmio idrico, energetico e dei rifiuti, si cerca di far scaturire nei ragazzi una riflessione sulla necessità di un diverso approccio ,individuale e collettivo, al consumo. DESTINATARI DESTINATARI Per studenti studenti universitari Per studenti studenti universitari OBIETTIVI OBIETTIVI • Approfondire le conoscenze legate alla situazione ambientale del nostro pianeta, con particolare attenzione a consumo-risparmio idrico, energetico e dei rifiuti. Prendere coscienza del livello di consumo di risorse da noi attuato. • Approfondire il concetto di “impronta ecologica” e di impatto ambientale soprattutto in relazione ai nostri consumi quotidiani • Divenire coscienti della propria responsabilità e della possibilità di impegnarsi, sia come singoli che come gruppi, nella realizzazione di stili di vista più sostenibili. • Presentare ,per i vari aspetti approfonditi, alcune campagne di sensibilizzazione nazionali a cui fare riferimento per continuare a informarsi e impegnarsi. • Approfondire le conoscenze legate alla situazione ambientale del nostro pianeta, con particolare attenzione a consumo-risparmio idrico, energetico e dei rifiuti. Prendere coscienza del livello di consumo di risorse da noi attuato. • Approfondire il concetto di “impronta ecologica” e di impatto ambientale soprattutto in relazione ai nostri consumi quotidiani • Divenire coscienti della propria responsabilità e della possibilità di impegnarsi, sia come singoli che come gruppi, nella realizzazione di stili di vista più sostenibili. • Presentare ,per i vari aspetti approfonditi, alcune campagne di sensibilizzazione nazionali a cui fare riferimento per continuare a informarsi e impegnarsi. ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO • Terra casa mia, tua, sua…. ( presentazione in power point per riflettere sui problemi ambientali della terra, simulata sul calcolo dell’impronta ecologica ) • Rifiuti o risorse? (presentazione in power point sul consumo delle risorse e dinamiche corporee sulla raccolta differenziata) • H2O più o meno (presentazione in power point sulla risorsa acqua e dinamiche corporee sul valore dell’acqua) • Terra casa mia, tua, sua…. ( presentazione in power point per riflettere sui problemi ambientali della terra, simulata sul calcolo dell’impronta ecologica ) • Rifiuti o risorse? (presentazione in power point sul consumo delle risorse e dinamiche corporee sulla raccolta differenziata) • H2O più o meno (presentazione in power point sulla risorsa acqua e dinamiche corporee sul valore dell’acqua) 39 39 Progetto Progetto IL FASCINO DELLA DIVERSITA’ IN CLASSE IL FASCINO DELLA DIVERSITA’ IN CLASSE Associazione:Granello di Senapa referente: EIisa Cavndoli e Matteo Gandini Associazione:Granello di Senapa referente: EIisa Cavndoli e Matteo Gandini DESTINATARI DESTINATARI preferibilmente studenti universitari della facoltà di scienza della formazione preferibilmente studenti universitari della facoltà di scienza della formazione OBIETTIVI OBIETTIVI Il laboratorio intende far comprendere i mezzi che abbiamo a disposizione per affrontare quotidianamente la diversità in classe, creando interesse nella conoscenza, ricerca e sperimentazione delle tecniche proposte. I contenti trattati saranno affrontati mediante l’uso di metodologie attive, dinamiche ed esperienze pratiche di sperimentazione diretta di percorsi operativi per stimolare i partecipanti in un cammino di formazione professionale Il laboratorio intende far comprendere i mezzi che abbiamo a disposizione per affrontare quotidianamente la diversità in classe, creando interesse nella conoscenza, ricerca e sperimentazione delle tecniche proposte. I contenti trattati saranno affrontati mediante l’uso di metodologie attive, dinamiche ed esperienze pratiche di sperimentazione diretta di percorsi operativi per stimolare i partecipanti in un cammino di formazione professionale ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO 1° sessione (6ore) presentazione personale (esercitazione) presentazione del percorso cos’è la diversità (power point e metodologie attive) accoglienza interculturale la metodologia delle “borse magiche” (laboratorio e visione di filmati) 1° sessione (6ore) presentazione personale (esercitazione) presentazione del percorso cos’è la diversità (power point e metodologie attive) accoglienza interculturale la metodologia delle “borse magiche” (laboratorio e visione di filmati) 2° sessione cerchio magico (esercitazione) il contesto culturale e le influenze sulla visione interculturale (power point) la gestione delle diversità interculturali in classe (incontro) la metodologia delle “fiabe animate” (laboratorio e visione filmati) 2° sessione cerchio magico (esercitazione) il contesto culturale e le influenze sulla visione interculturale (power point) la gestione delle diversità interculturali in classe (incontro) la metodologia delle “fiabe animate” (laboratorio e visione filmati) 3° sessione la famiglia immigrata (incontro) l’intercultura nel contesto scolastico (simulate) conclusioni del percorso 3° sessione la famiglia immigrata (incontro) l’intercultura nel contesto scolastico (simulate) conclusioni del percorso 40 40 Progetto Progetto VADO AL MINIMO VADO AL MINIMO Associazione:Granello di Senapa referente: Elisa Cavandoli e Matteo Gandini Associazione:Granello di Senapa referente: Elisa Cavandoli e Matteo Gandini Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sul concetto di sviluppo e sulle sue implicazioni nella vita quotidiana. Il percorso inizia con una analisi della situazione ambientale del mondo come stimolo per decostruire la nostra idea di sviluppo e si conclude con una presentazione del concetto di “decrescita felice”. Verranno ampiamente affrontate le tematiche legate al consumo critico e al concetto di “stili di vita”. Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sul concetto di sviluppo e sulle sue implicazioni nella vita quotidiana. Il percorso inizia con una analisi della situazione ambientale del mondo come stimolo per decostruire la nostra idea di sviluppo e si conclude con una presentazione del concetto di “decrescita felice”. Verranno ampiamente affrontate le tematiche legate al consumo critico e al concetto di “stili di vita”. DESTINATARI DESTINATARI Per studenti universitarI Per studenti universitarI OBIETTIVI OBIETTIVI • Sviluppare un atteggiamento analitico e di critica costruttiva nei confronti del concetto di sviluppo. • Riflettere sul concetto di stile di vita e sul nostro rapporto con le risorse • Approfondire le conoscenze legate alla situazione ambientale del nostro pianeta, con particolare attenzione al livello di consumo di risorse da noi attuato. • Approfondire il concetto di “impronta ecologica” e di impatto ambientale soprattutto in relazione ai nostri consumi quotidiani • Sviluppare un atteggiamento analitico e di critica costruttiva nei confronti del concetto di sviluppo. • Riflettere sul concetto di stile di vita e sul nostro rapporto con le risorse • Approfondire le conoscenze legate alla situazione ambientale del nostro pianeta, con particolare attenzione al livello di consumo di risorse da noi attuato. • Approfondire il concetto di “impronta ecologica” e di impatto ambientale soprattutto in relazione ai nostri consumi quotidiani ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO • Terra casa mia, tua ,sua… ( presentazione in power point per riflettere sui problemi ambientali della terra, simulata sul calcolo dell’impronta ecologica ) • Comun-I-CARE il cambiamento ( presentazione in power point per riflettere sul consumo critico e la sobrietà come stile di vita , è previsto l’utilizzo di dinamiche di problem solving ) • Introduzione alla decrescita felice ( Gioco di ruolo per introdurre il concetto di “decrescita felice” • Terra casa mia, tua ,sua… ( presentazione in power point per riflettere sui problemi ambientali della terra, simulata sul calcolo dell’impronta ecologica ) • Comun-I-CARE il cambiamento ( presentazione in power point per riflettere sul consumo critico e la sobrietà come stile di vita , è previsto l’utilizzo di dinamiche di problem solving ) • Introduzione alla decrescita felice ( Gioco di ruolo per introdurre il concetto di “decrescita felice” 41 41 Progetto Progetto L’INTERCULTURA ATTORNO A ME L’INTERCULTURA ATTORNO A ME Associazione: Granello di Senapa referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli Associazione: Granello di Senapa referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli Si propone per i ragazzi un percorso di 5 incontri alla scoperta dei meccanismi che ci portano a creare giudizi e pregiudizi sugli altri,a come e perché nascono gli stereotipi. Allenandosi ad avere una visione critica nel ricercare una conoscenza reale e autentica dell’altro. Con la possibilità di ascoltare la testimonianza di chi ha vissuto queste cose sulla propria pelle. Si propone per i ragazzi un percorso di 5 incontri alla scoperta dei meccanismi che ci portano a creare giudizi e pregiudizi sugli altri,a come e perché nascono gli stereotipi. Allenandosi ad avere una visione critica nel ricercare una conoscenza reale e autentica dell’altro. Con la possibilità di ascoltare la testimonianza di chi ha vissuto queste cose sulla propria pelle. Il percorso prosegue con la possibilità di effettuare due varianti: 1. Una riflessione sulle difficoltà e sullo stato di vita delle donne nel mondo. Osservando i fenomeni globali con gli occhi delle donne, spesso anello debole di molte società o nuova risorsa per altre. Con la possibilità di ascoltare la testimonianza di chi ha vissuto queste cose sulla propria pelle. 2. Una riflessione sul mondo delle informazioni e dei mass media e che immagine riceviamo sul volto dell’altro, dello straniero. Allenandosi ad avere una visione critica nel ricercare una conoscenza reali e autentica dell’altro. Il percorso prosegue con la possibilità di effettuare due varianti: 1. Una riflessione sulle difficoltà e sullo stato di vita delle donne nel mondo. Osservando i fenomeni globali con gli occhi delle donne, spesso anello debole di molte società o nuova risorsa per altre. Con la possibilità di ascoltare la testimonianza di chi ha vissuto queste cose sulla propria pelle. 2. Una riflessione sul mondo delle informazioni e dei mass media e che immagine riceviamo sul volto dell’altro, dello straniero. Allenandosi ad avere una visione critica nel ricercare una conoscenza reali e autentica dell’altro. DESTINATARI DESTINATARI Ragazzi delle scuole superiori Ragazzi delle scuole superiori OBIETTIVI OBIETTIVI • Riflettere sulla diversità, sul significato di stereotipi e pregiudizi. • Mettersi nei panni dell’altro, sperimentare il decentramento emotivo e cognitivo. • Esercitarsi nella “cultura della prudenza” , assumendo un atteggiamento di curiosità, di attenzione e di fascino per la diversità. • Considerare le diversità come una potenzialità e non come un limite. • Percepire la grande influenza mass-mediatica su questi contenuti. • Conoscere la realtà migratoria del territoriale reggiana e le problematiche legate ai progetti migrante. 42 • Riflettere sulla diversità, sul significato di stereotipi e pregiudizi. • Mettersi nei panni dell’altro, sperimentare il decentramento emotivo e cognitivo. • Esercitarsi nella “cultura della prudenza” , assumendo un atteggiamento di curiosità, di attenzione e di fascino per la diversità. • Considerare le diversità come una potenzialità e non come un limite. • Percepire la grande influenza mass-mediatica su questi contenuti. • Conoscere la realtà migratoria del territoriale reggiana e le problematiche legate ai progetti migrante. 42 ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO • Le diversità (Presentazione in Power Point per riflettere sui concetti di stereotipi e preigiudizi, visione di cortometraggi, lavori di gruppo, debrifing finale) • Le diversità (Presentazione in Power Point per riflettere sui concetti di stereotipi e preigiudizi, visione di cortometraggi, lavori di gruppo, debrifing finale) • Lo sbarco (Dinamica di simulazione sulle problematiche migratorie, debrifing finale) • Lo sbarco (Dinamica di simulazione sulle problematiche migratorie, debrifing finale) • Testimonianza di realtà a contatto con le problematiche di accoglienza migratorie (centro di accoglienza, dormitorio, ecc) • Testimonianza di realtà a contatto con le problematiche di accoglienza migratorie (centro di accoglienza, dormitorio, ecc) VARIANTE 1 • Le donne nel mondo (Power point sul ruolo della donna nel mondo, lavoro di gruppo e lettura di alcuni brani testimonianza) VARIANTE 1 • Le donne nel mondo (Power point sul ruolo della donna nel mondo, lavoro di gruppo e lettura di alcuni brani testimonianza) • Testimonianza di realtà che lavorano con donne provenienti da contesti problematici e di emarginazione(rabbunì) • Testimonianza di realtà che lavorano con donne provenienti da contesti problematici e di emarginazione(rabbunì) VARIANTE 2 • Costruiamo una news (Power Point conoscenza di alcune parole chiavi del mondo del giornalismo le 5W, lavoro di gruppo e strutturazione di un articolo oggettivo) VARIANTE 2 • Costruiamo una news (Power Point conoscenza di alcune parole chiavi del mondo del giornalismo le 5W, lavoro di gruppo e strutturazione di un articolo oggettivo) • Addetti al lavoro (Power Point conoscenza sui canali di influenza e manipolazione delle notizie che riguardano la diversità, lo straniero) • Addetti al lavoro (Power Point conoscenza sui canali di influenza e manipolazione delle notizie che riguardano la diversità, lo straniero) 43 43 Progetto Progetto IL MONDO CON OCCHI DI DONNA IL MONDO CON OCCHI DI DONNA Associazione: Granello di Senapa referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli Associazione: Granello di Senapa referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sulle difficoltà e sulla condizione delle donne nel mondo. Osservando i fenomeni globali con gli occhi delle donne, spesso anello debole di molte società o nuova risorsa per altre, Ci allenandosi ad avere una visione critica nel ricercare una conoscenza reale e autentica dell’altro. Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sulle difficoltà e sulla condizione delle donne nel mondo. Osservando i fenomeni globali con gli occhi delle donne, spesso anello debole di molte società o nuova risorsa per altre, Ci allenandosi ad avere una visione critica nel ricercare una conoscenza reale e autentica dell’altro. DESTINATARI DESTINATARI Ragazzi delle scuole superiori Ragazzi delle scuole superiori OBIETTIVI OBIETTIVI • Riflettere sul modello di relazione uomo\donna che ci viene proposto dai mass media e sugli stereotipi che lo caratterizzano. • Riflettere sull’attrazione verso la diversità e cercare di valorizzare la ricchezza proveniente dall’alterità. • Creare nei ragazzi una coscienza per poter prendere posizione sul tema della condizione della donna e fornire loro strumenti per leggere la realtà che vivono. • Favorire una discussione di gruppo su episodi problematici e discriminanti. • Conoscere le condizioni in cui vivono le donne in alcuni paesi del mondo in cui i diritti di uguaglianza e di emancipazione non sono rispettati. • Riflettere sul modello di relazione uomo\donna che ci viene proposto dai mass media e sugli stereotipi che lo caratterizzano. • Riflettere sull’attrazione verso la diversità e cercare di valorizzare la ricchezza proveniente dall’alterità. • Creare nei ragazzi una coscienza per poter prendere posizione sul tema della condizione della donna e fornire loro strumenti per leggere la realtà che vivono. • Favorire una discussione di gruppo su episodi problematici e discriminanti. • Conoscere le condizioni in cui vivono le donne in alcuni paesi del mondo in cui i diritti di uguaglianza e di emancipazione non sono rispettati. ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO • Oltre l’immagine riflessa ( presentazione in power point per riflettere sul ruolo della donna nei vari contesti sociali, lavori di gruppo) • Al posto mio (dinamiche di problem solving attraverso le tecniche del teatro dell’oppresso) • Sotto i piedi, sopra la testa ( presentazione in power point per conoscere alcune situazioni sulla condizione della donna, lettura di testimonianze e dinamiche di gruppo) • Oltre l’immagine riflessa ( presentazione in power point per riflettere sul ruolo della donna nei vari contesti sociali, lavori di gruppo) • Al posto mio (dinamiche di problem solving attraverso le tecniche del teatro dell’oppresso) • Sotto i piedi, sopra la testa ( presentazione in power point per conoscere alcune situazioni sulla condizione della donna, lettura di testimonianze e dinamiche di gruppo) 44 44 Progetto Progetto LA GESTIONE DEI CONFLITTI LA GESTIONE DEI CONFLITTI Associazione:Granello di Senapa referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli Associazione:Granello di Senapa referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli Il percorso si propone di rendere consapevoli i giovani di alcune dinamiche psicologiche che determinano la loro vita. Tra queste il conflitto è sicuramente una delle più significative e pregnanti. Per questa ragione il Granello di Senapa si propone di aiutare i giovani a costruire degli strumenti, criteri, consapevolezze per poter affrontare in maniera positiva il conflitto. Quest’ultimo da potenziale pericolo può trasformarsi in una preziosa risorsa per vivere positivamente la propria esperienza di vita. Il percorso si propone di rendere consapevoli i giovani di alcune dinamiche psicologiche che determinano la loro vita. Tra queste il conflitto è sicuramente una delle più significative e pregnanti. Per questa ragione il Granello di Senapa si propone di aiutare i giovani a costruire degli strumenti, criteri, consapevolezze per poter affrontare in maniera positiva il conflitto. Quest’ultimo da potenziale pericolo può trasformarsi in una preziosa risorsa per vivere positivamente la propria esperienza di vita. DESTINATARI DESTINATARI Ragazzi delle scuole superiori Ragazzi delle scuole superiori OBIETTIVI OBIETTIVI Riconoscere che la pace si può costruire a piccoli passi e che ognuno può contribuire nel suo piccolo a crearla; riflettere sul concetto di pace come processo di cui è parte fondamentale la gestione delle situazioni conflittuali. Sperimentare alcuni strumenti di base per una analisi critica delle situazioni di conflitto; saper scegliere piccoli gesti di pace nel quotidiano. Riuscire ad accogliere la diversità dell’altro come ricchezza Misurarsi con dinamiche di gestione del conflitto Riconoscere che la pace si può costruire a piccoli passi e che ognuno può contribuire nel suo piccolo a crearla; riflettere sul concetto di pace come processo di cui è parte fondamentale la gestione delle situazioni conflittuali. Sperimentare alcuni strumenti di base per una analisi critica delle situazioni di conflitto; saper scegliere piccoli gesti di pace nel quotidiano. Riuscire ad accogliere la diversità dell’altro come ricchezza Misurarsi con dinamiche di gestione del conflitto ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO • Facciamo pace • Altrimenti ci arrabbiamo • Il valore di una scelta Nei singoli incontri i verrano utilizzate metodologie attive, dinamiche di gruppo, simulazioni con l’ausilio di strumenti audiovisivi. • Facciamo pace • Altrimenti ci arrabbiamo • Il valore di una scelta Nei singoli incontri i verrano utilizzate metodologie attive, dinamiche di gruppo, simulazioni con l’ausilio di strumenti audiovisivi. 45 45 Progetto Progetto DIRITTI E DOVERI DIRITTI E DOVERI Associazione: Granellod di Senapa referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli Associazione: Granellod di Senapa referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoli Il percorso ha come obiettivi la responsabilizzazione dei ragazzi verso il contesto in cui si vive e la coscentizzazione alla propria responsabilità civile e di cittadini. Siamo in un cammino di presa di coscienza della responsabilità collettiva e del proprio potere per un cambiamento reale e concreto delle società corrotte. Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sul significato della parola Regola e sulla forte connessione tra regole e valori. Sarà importante riconoscere che le regole racchiudono diritti e doveri, e che, per far si che un soggetto rispetti dei doveri e li faccia propri, è necessario riconoscergli i propri diritti. Il percorso ha come obiettivi la responsabilizzazione dei ragazzi verso il contesto in cui si vive e la coscentizzazione alla propria responsabilità civile e di cittadini. Siamo in un cammino di presa di coscienza della responsabilità collettiva e del proprio potere per un cambiamento reale e concreto delle società corrotte. Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sul significato della parola Regola e sulla forte connessione tra regole e valori. Sarà importante riconoscere che le regole racchiudono diritti e doveri, e che, per far si che un soggetto rispetti dei doveri e li faccia propri, è necessario riconoscergli i propri diritti. DESTINATARI DESTINATARI Ragazzi delle scuole superiori Ragazzi delle scuole superiori OBIETTIVI OBIETTIVI • Conoscere il significato della parola Regola della forte connessione tra regole e valori. Riconoscere che le regole racchiudono diritti e doveri, in quanto ogni mio dovere è un diritto per l’altro. • Riconoscere che per rispettare delle regole è necessario che siano condivise le regole stesse e i valori che le determinano. Riconoscere che, perché un soggetto rispetti dei doveri e li faccia propri, è necessario riconoscergli i propri diritti. • Favorire una discussione di gruppo su episodi problematici e discriminanti. Esporre modi di reagire, valutandone le conseguenze. • Riflettere sul concetto di giustizia, sul valore delle leggi all’interno di un ordinamento democratico, sui diritti e sui doveri di ogni persona. • Conoscere il significato della parola Regola della forte connessione tra regole e valori. Riconoscere che le regole racchiudono diritti e doveri, in quanto ogni mio dovere è un diritto per l’altro. • Riconoscere che per rispettare delle regole è necessario che siano condivise le regole stesse e i valori che le determinano. Riconoscere che, perché un soggetto rispetti dei doveri e li faccia propri, è necessario riconoscergli i propri diritti. • Favorire una discussione di gruppo su episodi problematici e discriminanti. Esporre modi di reagire, valutandone le conseguenze. • Riflettere sul concetto di giustizia, sul valore delle leggi all’interno di un ordinamento democratico, sui diritti e sui doveri di ogni persona. ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO • Le regole (dinamiche attive, lavori di gruppo) • Incidenti critici (dinamiche di problem teatralizzazione) • Pensa ( simulazioni e role playing) • Le regole (dinamiche attive, lavori di gruppo) • Incidenti critici (dinamiche di problem teatralizzazione) • Pensa ( simulazioni e role playing) 46 solving, tecniche di 46 solving, tecniche di Progetto Progetto VITTIME DI GUERRA VITTIME DI GUERRA Associazione:Granello di Senapa referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoi Associazione:Granello di Senapa referente: Andrea Gollini e Elisa Nicoi Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sul significato del termine guerra dandogli la sua vera identità mettendosi nei panni delle vittime, cercando di immedesimarsi in esse per capire la crudeltà di ogni conflitto armato. Si potrà sperimentare la responsabilità di ciascuno nella costruzione del mosaico di pace. Si propone ai ragazzi un percorso di riflessione sul significato del termine guerra dandogli la sua vera identità mettendosi nei panni delle vittime, cercando di immedesimarsi in esse per capire la crudeltà di ogni conflitto armato. Si potrà sperimentare la responsabilità di ciascuno nella costruzione del mosaico di pace. DESTINATARI DESTINATARI Ragazzi delle scuole superiori Ragazzi delle scuole superiori OBIETTIVI OBIETTIVI • Conoscere la veridicità della guerra dandole un significato più passionale. • Divenire più critici sulle informazioni che i media fanno passare riguardanti la guerra. • Vedere le guerre attuali nel mondo; riflettere sul perché ne conosciamo alcune e altre no (guerre dimenticate); sapere quali conflitti ci sono nel mondo • Essere consapevoli che nel mondo non ci sono solo i conflitti di cui ci parlano i mass-media, divenire più critici nei confronti delle notizie che si ascoltano dai mass media; sentire sempre più parti e non solo un’opinione; sapersi cercare le informazioni. • Divenire empatici; sapersi mettere nei panni degli altri, soprattutto in quelli delle persone che hanno vissuto o vivono ancora situazioni di conflitto. • Conoscere la veridicità della guerra dandole un significato più passionale. • Divenire più critici sulle informazioni che i media fanno passare riguardanti la guerra. • Vedere le guerre attuali nel mondo; riflettere sul perché ne conosciamo alcune e altre no (guerre dimenticate); sapere quali conflitti ci sono nel mondo • Essere consapevoli che nel mondo non ci sono solo i conflitti di cui ci parlano i mass-media, divenire più critici nei confronti delle notizie che si ascoltano dai mass media; sentire sempre più parti e non solo un’opinione; sapersi cercare le informazioni. • Divenire empatici; sapersi mettere nei panni degli altri, soprattutto in quelli delle persone che hanno vissuto o vivono ancora situazioni di conflitto. ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO • Cos’è la guerra? (presentazione in power point, visione di filmati, lavori di gruppo) • I conflitti dimenticati (dinamiche di gruppo) • Vittime di guerra ( presentazione in power point, dinamiche di gruppo, testimonianze) • Cos’è la guerra? (presentazione in power point, visione di filmati, lavori di gruppo) • I conflitti dimenticati (dinamiche di gruppo) • Vittime di guerra ( presentazione in power point, dinamiche di gruppo, testimonianze) 47 47 Progetto Progetto TUTTI UGUALI SULLA CARTA TUTTI UGUALI SULLA CARTA Associazione: ProgettoMondo MLAL referente: Rossella Lomuscio Associazione: ProgettoMondo MLAL referente: Rossella Lomuscio La voglia di viaggiare, di scoprire, di capire, di ascoltare, di osservare, di annusare, di assaggiare sono l’espressione della curiosità verso il mondo, che spinge a conoscerlo meglio da un punto di vista geografico, sociale, artistico, naturalistico, e ad apprezzare e valorizzare le differenze da un lato, scoprire e approfondire le somiglianze dall’altro. Il laboratorio propone un piccolo viaggio alla scoperta del mondo, per stimolare la curiosità e la conoscenza da parte dei ragazzi. Lo strumento che sta alla base del laboratorio è la carta Peters, una proiezione cartografica realizzata nel 1973 dallo storico Arno Peters. Essa, oltre ad essere occasione di riflessione sulle diverse rappresentazioni del mondo esistenti, fornisce l’occasione per soffermarsi sulle posizioni etnocentriche che da sempre hanno accompagnato l’uomo nelle sue proiezioni e per ridare dignità e giustizia al Sud del mondo. Il laboratorio offre dunque l’occasione per una lettura interculturale non solo della geografia fisica, ma anche di quella culturale. La voglia di viaggiare, di scoprire, di capire, di ascoltare, di osservare, di annusare, di assaggiare sono l’espressione della curiosità verso il mondo, che spinge a conoscerlo meglio da un punto di vista geografico, sociale, artistico, naturalistico, e ad apprezzare e valorizzare le differenze da un lato, scoprire e approfondire le somiglianze dall’altro. Il laboratorio propone un piccolo viaggio alla scoperta del mondo, per stimolare la curiosità e la conoscenza da parte dei ragazzi. Lo strumento che sta alla base del laboratorio è la carta Peters, una proiezione cartografica realizzata nel 1973 dallo storico Arno Peters. Essa, oltre ad essere occasione di riflessione sulle diverse rappresentazioni del mondo esistenti, fornisce l’occasione per soffermarsi sulle posizioni etnocentriche che da sempre hanno accompagnato l’uomo nelle sue proiezioni e per ridare dignità e giustizia al Sud del mondo. Il laboratorio offre dunque l’occasione per una lettura interculturale non solo della geografia fisica, ma anche di quella culturale. DESTINATARI DESTINATARI Il laboratorio didattico è pensato per i ragazzi della scuola media inferiore. Il laboratorio didattico è pensato per i ragazzi della scuola media inferiore. OBIETTIVI OBIETTIVI a)FORMATIVI (i valori formativi che il lavoro può raggiungere, l’importanza rispetto al percorso, risposta ai bisogni formativi) Riconoscere il valore della diversità come ricchezza Stimolare approcci relazionali interculturali Introdurre la molteplicità dei punti di vista b)COGNITIVI (le informazioni e le conoscenze offerte) Conoscere aspetti diversi del mondo (favole, cibi, musica, giochi, curiosità, notizie, luoghi…) Introdurre un primo approccio geografico al mondo, o un diverso approccio attraverso la carta Peters, nel caso si tratti di classi che hanno già affrontato a livello curriculare la rappresentazione cartografica del globo terrestre a)FORMATIVI (i valori formativi che il lavoro può raggiungere, l’importanza rispetto al percorso, risposta ai bisogni formativi) Riconoscere il valore della diversità come ricchezza Stimolare approcci relazionali interculturali Introdurre la molteplicità dei punti di vista b)COGNITIVI (le informazioni e le conoscenze offerte) Conoscere aspetti diversi del mondo (favole, cibi, musica, giochi, curiosità, notizie, luoghi…) Introdurre un primo approccio geografico al mondo, o un diverso approccio attraverso la carta Peters, nel caso si tratti di classi che hanno già affrontato a livello curriculare la rappresentazione cartografica del globo terrestre 48 48 c)STRUMENTALI (le abilità e le capacità operative che possono essere apprese ed esercitate durante il lavoro) Favorire il senso dello “stare in gruppo” Acquisire elementi per un’analisi interculturale dei fenomeni Stimolare alla collaborazione attraverso la proposta, durante tutto il percorso, di obiettivi generali e specifici comuni Stimolare approcci di tipo cooperativo d)COMPORTAMENTALI (assunzione o trasformazione di atteggiamenti e comportamenti realisticamente ipotizzabili e verificabili alla fine del lavoro) Avviare atteggiamenti di valorizzazione della diversità Riconoscere il mondo a partire dal proprio contesto di riferimento Diffondere comportamenti di attenzione e rispetto per l’ambiente e per le persone Stimolare a tentativi di decentramento e cambio di punti di vista. c)STRUMENTALI (le abilità e le capacità operative che possono essere apprese ed esercitate durante il lavoro) Favorire il senso dello “stare in gruppo” Acquisire elementi per un’analisi interculturale dei fenomeni Stimolare alla collaborazione attraverso la proposta, durante tutto il percorso, di obiettivi generali e specifici comuni Stimolare approcci di tipo cooperativo d)COMPORTAMENTALI (assunzione o trasformazione di atteggiamenti e comportamenti realisticamente ipotizzabili e verificabili alla fine del lavoro) Avviare atteggiamenti di valorizzazione della diversità Riconoscere il mondo a partire dal proprio contesto di riferimento Diffondere comportamenti di attenzione e rispetto per l’ambiente e per le persone Stimolare a tentativi di decentramento e cambio di punti di vista. ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO Il laboratorio si articola in un unico modulo della durata di 3 ore. Nella prima parte (2h) i ragazzi ricostruiranno il mondo attraverso un gioco puzzle gigante contenente tante tappe quanti sono i continenti. Ogni tappa sarà occasione di gioco e di approfondimento di una tematica specifica relativa al continente individuato. Nella seconda parte (1 h), si approfondirà con i ragazzi il tema della rappresentazione cartografica di Peters dal punto di vista dei contenuti e dei significati che essa porta con sé, legandosi necessariamente alla nostra visione del Sud e al tema dei diritti umani. Il laboratorio si articola in un unico modulo della durata di 3 ore. Nella prima parte (2h) i ragazzi ricostruiranno il mondo attraverso un gioco puzzle gigante contenente tante tappe quanti sono i continenti. Ogni tappa sarà occasione di gioco e di approfondimento di una tematica specifica relativa al continente individuato. Nella seconda parte (1 h), si approfondirà con i ragazzi il tema della rappresentazione cartografica di Peters dal punto di vista dei contenuti e dei significati che essa porta con sé, legandosi necessariamente alla nostra visione del Sud e al tema dei diritti umani. Lo svolgimento del laboratorio è supportato da materiale didattico fornito agli insegnanti, che potranno così continuare a lavorare sui temi legati all’educazione interculturale e allo sviluppo anche durante il loro normale curricolo scolastico annuale. Lo svolgimento del laboratorio è supportato da materiale didattico fornito agli insegnanti, che potranno così continuare a lavorare sui temi legati all’educazione interculturale e allo sviluppo anche durante il loro normale curricolo scolastico annuale. 49 49 Progetto Progetto UNO, DUE E TRE ... CONTO ANCH’IO! UNO, DUE E TRE ... CONTO ANCH’IO! Associazione: ProgettoMondo MLAL referente: Rossella Lomuscio Associazione: ProgettoMondo MLAL referente: Rossella Lomuscio Il percorso vuole dar vita ad un primo e semplice approccio al tema e alla conoscenza dei diritti dell’infanzia. A partire dai bisogni dei bambini partecipanti al laboratorio, si ricostruiranno i bisogni primari e secondari di tutti i bambini del mondo, codificandoli nei diritti corrispondenti. Un passaggio importante che parte dal sé per condurre all’universalità dei diritti in questione e per far riflettere sull’importanza del rispetto dei diritti per ogni bambino del mondo e sulla presa di coscienza delle violazioni purtroppo esistenti nel mondo di oggi. Nella seconda parte del laboratorio i bambini potranno sperimentare i diritti dei bambini attraverso un divertente gioco dell’oca che li ricondurrà anche alle responsabilità personali di ciascuno di noi e, soprattutto, del mondo dei grandi. Il percorso vuole dar vita ad un primo e semplice approccio al tema e alla conoscenza dei diritti dell’infanzia. A partire dai bisogni dei bambini partecipanti al laboratorio, si ricostruiranno i bisogni primari e secondari di tutti i bambini del mondo, codificandoli nei diritti corrispondenti. Un passaggio importante che parte dal sé per condurre all’universalità dei diritti in questione e per far riflettere sull’importanza del rispetto dei diritti per ogni bambino del mondo e sulla presa di coscienza delle violazioni purtroppo esistenti nel mondo di oggi. Nella seconda parte del laboratorio i bambini potranno sperimentare i diritti dei bambini attraverso un divertente gioco dell’oca che li ricondurrà anche alle responsabilità personali di ciascuno di noi e, soprattutto, del mondo dei grandi. DESTINATARI DESTINATARI Il laboratorio didattico è pensato per i bambini della scuola elementare. Il laboratorio didattico è pensato per i bambini della scuola elementare. OBIETTIVI OBIETTIVI a) FORMATIVI (i valori formativi che il lavoro può raggiungere, l’importanza rispetto al percorso, risposta ai bisogni formativi) • Valorizzare la ricchezza che il mondo offre • Introdurre la distinzione tra bisogni primari e bisogni accessori • Far uscire i bambini da una visione della propria realtà come unica e da alcuni stereotipi sociali • Aprirsi alla conoscenza e all’incontro con culture altre • Valorizzare il punto di vista altrui. a) FORMATIVI (i valori formativi che il lavoro può raggiungere, l’importanza rispetto al percorso, risposta ai bisogni formativi) • Valorizzare la ricchezza che il mondo offre • Introdurre la distinzione tra bisogni primari e bisogni accessori • Far uscire i bambini da una visione della propria realtà come unica e da alcuni stereotipi sociali • Aprirsi alla conoscenza e all’incontro con culture altre • Valorizzare il punto di vista altrui. b) COGNITIVI (le informazioni e le conoscenze offerte) • Conoscere aspetti diversi del mondo • Conoscere la situazione di altri bambini nel mondo • Introdurre un primo approccio”geografico” al mondo b) COGNITIVI (le informazioni e le conoscenze offerte) • Conoscere aspetti diversi del mondo • Conoscere la situazione di altri bambini nel mondo • Introdurre un primo approccio”geografico” al mondo c) STRUMENTALI (le abilità e le capacità operative che possono essere apprese ed esercitate durante il lavoro) c) STRUMENTALI (le abilità e le capacità operative che possono essere apprese ed esercitate durante il lavoro) 50 50 • Stimolare l’espressione manuale dei partecipanti • Favorire il senso dello “stare in gruppo” • Stimolare approcci di tipo cooperativo • Stimolare la collaborazione e l’aiuto • Stimolare l’espressione manuale dei partecipanti • Favorire il senso dello “stare in gruppo” • Stimolare approcci di tipo cooperativo • Stimolare la collaborazione e l’aiuto d) COMPORTAMENTALI (assunzione o trasformazione di atteggiamenti e comportamenti realisticamente ipotizzabili e verificabili alla fine del lavoro) • Avviare atteggiamenti di valorizzazione della diversità • Riconoscere il mondo a partire dal proprio contesto di riferimento • Diffondere comportamenti di attenzione e rispetto per l’ambiente • Stimolare l’ascolto reciproco d) COMPORTAMENTALI (assunzione o trasformazione di atteggiamenti e comportamenti realisticamente ipotizzabili e verificabili alla fine del lavoro) • Avviare atteggiamenti di valorizzazione della diversità • Riconoscere il mondo a partire dal proprio contesto di riferimento • Diffondere comportamenti di attenzione e rispetto per l’ambiente • Stimolare l’ascolto reciproco ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL CORSO Il laboratorio si articola in un unico modulo della durata di 3 ore. Nella prima parte (2h) i bambini affronteranno, attraverso giochi e video, il tema dei diritti dell’infanzia, a partire dalla presa di coscienza dei bisogni di ciascuno. La riflessione sulla diversità- unicità che caratterizza ogni bambino consentirà di procedere verso la presa di coscienza dell’universalità dei diritti e della Convenzione che li contiene. Un breve video fornirà gli strumenti per discutere di alcune violazioni subite da alcuni bambini a causa degli adulti. Un ultimo passaggio, ma molto importante, sarà una riflessione sulle responsabilità che ciascuno di noi ha, nel proprio quotidiano, nei confronti del mondo dell’infanzia ed anche nella relazione bambino- bambino. Una riflessione importante per calare nel concreto la tematica affrontata e per iniziare a sperimentare da protagonisti il tema dei diritti umani e dell’infanzia; un modo per far nascere quel “laboratorio dei diritti” che aiuta a far crescere i cittadini di domani. Il laboratorio si articola in un unico modulo della durata di 3 ore. Nella prima parte (2h) i bambini affronteranno, attraverso giochi e video, il tema dei diritti dell’infanzia, a partire dalla presa di coscienza dei bisogni di ciascuno. La riflessione sulla diversità- unicità che caratterizza ogni bambino consentirà di procedere verso la presa di coscienza dell’universalità dei diritti e della Convenzione che li contiene. Un breve video fornirà gli strumenti per discutere di alcune violazioni subite da alcuni bambini a causa degli adulti. Un ultimo passaggio, ma molto importante, sarà una riflessione sulle responsabilità che ciascuno di noi ha, nel proprio quotidiano, nei confronti del mondo dell’infanzia ed anche nella relazione bambino- bambino. Una riflessione importante per calare nel concreto la tematica affrontata e per iniziare a sperimentare da protagonisti il tema dei diritti umani e dell’infanzia; un modo per far nascere quel “laboratorio dei diritti” che aiuta a far crescere i cittadini di domani. Nella seconda parte (1 h), i bambini “giocheranno” i diritti attraverso un divertente gioco dell’oca che aiuterà a creare gli ultimi collegamenti tra le tematiche affrontate. Nella seconda parte (1 h), i bambini “giocheranno” i diritti attraverso un divertente gioco dell’oca che aiuterà a creare gli ultimi collegamenti tra le tematiche affrontate. Lo svolgimento del laboratorio è supportato da materiale didattico fornito agli insegnanti, che potranno così continuare a lavorare sui temi legati all’educazione interculturale e allo sviluppo anche durante il loro normale curricolo scolastico annuale. Lo svolgimento del laboratorio è supportato da materiale didattico fornito agli insegnanti, che potranno così continuare a lavorare sui temi legati all’educazione interculturale e allo sviluppo anche durante il loro normale curricolo scolastico annuale. 51 51 Progetto Progetto TERRA SANTA TERRA SANTA Associazione: Giorgio La Pira referente: Pierluigi Bortolotti e Anna Maria Grassi Associazione: Giorgio La Pira referente: Pierluigi Bortolotti e Anna Maria Grassi L’oggetto del percorso formativo è la vicenda storica che ha caratterizzato e caratterizza quell’area territoriale del cosiddetto Medio Oriente che comprende i luoghi della vicenda terrena del Cristo, la nascita e lo svilupparsi del Cristianesimo, ma che sono pure la culla dell’ebraismo (antico e moderno) e che rappresentano uno dei fulcri dell’Islam. In particolare la proposta vuol riferirsi alla storia più recente di questi luoghi, in coincidenza con il 60 ° anniversario della fondazione dello Stato di Israele (1948 – 2008) e, di converso, dell’inizio della diaspora palestinese e della drammatica vicenda del cosiddetto conflitto araboisraeliano. L’oggetto del percorso formativo è la vicenda storica che ha caratterizzato e caratterizza quell’area territoriale del cosiddetto Medio Oriente che comprende i luoghi della vicenda terrena del Cristo, la nascita e lo svilupparsi del Cristianesimo, ma che sono pure la culla dell’ebraismo (antico e moderno) e che rappresentano uno dei fulcri dell’Islam. In particolare la proposta vuol riferirsi alla storia più recente di questi luoghi, in coincidenza con il 60 ° anniversario della fondazione dello Stato di Israele (1948 – 2008) e, di converso, dell’inizio della diaspora palestinese e della drammatica vicenda del cosiddetto conflitto araboisraeliano. DESTINATARI DESTINATARI Ultime due classi (4^ e 5^) delle Scuole medie superiori; modulo formativo specifico per gli insegnanti. Ultime due classi (4^ e 5^) delle Scuole medie superiori; modulo formativo specifico per gli insegnanti. OBIETTIVI OBIETTIVI Fornire elementi di conoscenza storica, geografica, religiosa, culturale e sociale di una delle realtà geografiche e politiche che maggiormente hanno influenzato e continuano ad influenzare, nel bene e nel male, la storia del mondo. In particolare si intende fornire elementi di conoscenza su: • la storia dello Stato di Israele, dal momento della sua definizione come aspirazione nella volontà dei fondatori del movimento sionista (fine ‘800 – inizi ‘900), alla sua costituzione (1947/1948), alla sua tribolata esistenza sino ai giorni nostri; • la vicenda delle popolazioni palestinesi che abitavano e abitano le aree territoriali su cui si è insediato lo stato d’Israele; • i fondamenti e la storia delle tre religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo, islam) che, avendo avuto comune origine in Abramo e nel suo “unico” Dio in quel contesto geografico, oggi sono alla radice del conflitto di civiltà che caratterizza la storia recente del mondo. Fornire elementi di conoscenza storica, geografica, religiosa, culturale e sociale di una delle realtà geografiche e politiche che maggiormente hanno influenzato e continuano ad influenzare, nel bene e nel male, la storia del mondo. In particolare si intende fornire elementi di conoscenza su: • la storia dello Stato di Israele, dal momento della sua definizione come aspirazione nella volontà dei fondatori del movimento sionista (fine ‘800 – inizi ‘900), alla sua costituzione (1947/1948), alla sua tribolata esistenza sino ai giorni nostri; • la vicenda delle popolazioni palestinesi che abitavano e abitano le aree territoriali su cui si è insediato lo stato d’Israele; • i fondamenti e la storia delle tre religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo, islam) che, avendo avuto comune origine in Abramo e nel suo “unico” Dio in quel contesto geografico, oggi sono alla radice del conflitto di civiltà che caratterizza la storia recente del mondo. 52 52 La conoscenza di fatti, avvenimenti, culture, dottrine religiose, ecc., rappresenta un elemento essenziale di un percorso di educazione alla pace per le nuove generazioni che spesso basano tutto sull’informazione giornalistica dell’attualità quotidiana, che quasi mai si spinge ad analizzare le cause e le ragioni vere degli avvenimenti. La conoscenza di fatti, avvenimenti, culture, dottrine religiose, ecc., rappresenta un elemento essenziale di un percorso di educazione alla pace per le nuove generazioni che spesso basano tutto sull’informazione giornalistica dell’attualità quotidiana, che quasi mai si spinge ad analizzare le cause e le ragioni vere degli avvenimenti. ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO L’Associazione Giorgio La Pira gestirà il progetto direttamente, tramite i propri aderenti volontari; nello stesso tempo utilizzerà esperti e testimoni diretti delle vicende oggetto del progetto, che verranno invitati e con i quali si potranno organizzare incontri e conferenze specifiche. L’Associazione Giorgio La Pira gestirà il progetto direttamente, tramite i propri aderenti volontari; nello stesso tempo utilizzerà esperti e testimoni diretti delle vicende oggetto del progetto, che verranno invitati e con i quali si potranno organizzare incontri e conferenze specifiche. I moduli formativi saranno due: 1.per insegnanti; 2.per gli studenti delle ultime due classi delle scuole medie superiori. I moduli formativi saranno due: 1.per insegnanti; 2.per gli studenti delle ultime due classi delle scuole medie superiori. Verranno utilizzati percorsi bibliografici, supporti fotografici e video, film (parti e interi). Verranno create delle schede informative che potranno essere fornite ai partecipanti e che resteranno a disposizione come strumenti didattici e di informazione. Verranno utilizzati percorsi bibliografici, supporti fotografici e video, film (parti e interi). Verranno create delle schede informative che potranno essere fornite ai partecipanti e che resteranno a disposizione come strumenti didattici e di informazione. Per gli insegnanti si prevedono due incontri e la partecipazione ad altri incontri (almeno 2) con gli “esperti/testimoni” che saranno invitati dall’Associazione. Per gli insegnanti si prevedono due incontri e la partecipazione ad altri incontri (almeno 2) con gli “esperti/testimoni” che saranno invitati dall’Associazione. Per gli studenti si prevedono 3 / 4 incontri, di cui almeno uno dedicato esclusivamente alla visione di film. Anche per gli studenti potranno essere organizzati incontri/assemblee con gli “esperti/testimoni” invitati, a livello di istituto o di località (città o altri comuni sede di distretto scolastico). Per gli studenti si prevedono 3 / 4 incontri, di cui almeno uno dedicato esclusivamente alla visione di film. Anche per gli studenti potranno essere organizzati incontri/assemblee con gli “esperti/testimoni” invitati, a livello di istituto o di località (città o altri comuni sede di distretto scolastico). L’Associazione propone sin d’ora una conclusione “attiva” del progetto formativo, offrendo la possibilità di partecipare ad uno viaggio in Terra Santa specificamente previsto per giovani e adolescenti, la cui realizzazione è prevista per l’estate 2009, secondo uno schema già da tempo collaudato, che unisce gli aspetti del pellegrinaggio religioso e del turismo storico alla conoscenza delle esperienze di vita delle popolazioni che vivono in Israele e in Palestina. L’Associazione propone sin d’ora una conclusione “attiva” del progetto formativo, offrendo la possibilità di partecipare ad uno viaggio in Terra Santa specificamente previsto per giovani e adolescenti, la cui realizzazione è prevista per l’estate 2009, secondo uno schema già da tempo collaudato, che unisce gli aspetti del pellegrinaggio religioso e del turismo storico alla conoscenza delle esperienze di vita delle popolazioni che vivono in Israele e in Palestina. 53 53 Progetto Progetto DA SCHIAVI A BAMBINI DA SCHIAVI A BAMBINI Sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali:prevenzione, contrasto e intervento Sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali:prevenzione, contrasto e intervento Associazione: ECPAT referente: Yasmin Abo Loha Associazione: ECPAT referente: Yasmin Abo Loha Si propone a bambini e gli adolescenti un percorso che li sensibilizzi sul tema dello sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciale (SSCM). Si tratta di uno dei peggiori reati che si possa commettere, e che trova terreno sia in Italia (prostituzione minorile, produzione e detenzione di materiale pedopornografico) che all’estero (sfruttamento sessuale dei minori nei viaggi e nel turismo, tratta di minori a scopo di sfruttamento sessuale). Sensibilizzare i piccoli e i giovani su questi vuol dire contribuire alla crescita degli adulti di domani, affinché siano cittadini consapevoli e rispettosi dei diritti e delle culture altrui Si propone a bambini e gli adolescenti un percorso che li sensibilizzi sul tema dello sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciale (SSCM). Si tratta di uno dei peggiori reati che si possa commettere, e che trova terreno sia in Italia (prostituzione minorile, produzione e detenzione di materiale pedopornografico) che all’estero (sfruttamento sessuale dei minori nei viaggi e nel turismo, tratta di minori a scopo di sfruttamento sessuale). Sensibilizzare i piccoli e i giovani su questi vuol dire contribuire alla crescita degli adulti di domani, affinché siano cittadini consapevoli e rispettosi dei diritti e delle culture altrui DESTINATARI DESTINATARI Studenti di ogni ordine e grado scolastico. Studenti di ogni ordine e grado scolastico. DESTINATARI DESTINATARI • Fare chiarezza sullo sfruttamento sessuale a fini commerciali rispetto alle altre forme di violenza sull’infanzia e l’adolescenza • Rendere consapevoli i bambini e gli adolescenti dei propri diritti • Imparare a denunciare il fatto, in Italia o all’estero • Fare chiarezza sullo sfruttamento sessuale a fini commerciali rispetto alle altre forme di violenza sull’infanzia e l’adolescenza • Rendere consapevoli i bambini e gli adolescenti dei propri diritti • Imparare a denunciare il fatto, in Italia o all’estero ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO • Presentazione dell’associazione e della sua mission. Cos’è lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali (SSCM). Differenza tra SSCM, abusi e violenze sui minori. • Il turismo sessuale a danno di minori: fenomeno ( paesi; profilo cliente e vittima). Domanda e offerta: la prevenzione ed il contrasto. Il turismo responsabile. • Il sostegno a distanza: la prevenzione nei paesi del sud del mondo • La pedopornografia: il fenomeno e le sue varianti (pedopornografia virtuale). Internet e telefonia mobile: nuovi canali di diffusione del materiale pedopornografico. L’utilizzo sicuro delle nuove tecnologie: la prevenzione e la denuncia • Presentazione dell’associazione e della sua mission. Cos’è lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali (SSCM). Differenza tra SSCM, abusi e violenze sui minori. • Il turismo sessuale a danno di minori: fenomeno ( paesi; profilo cliente e vittima). Domanda e offerta: la prevenzione ed il contrasto. Il turismo responsabile. • Il sostegno a distanza: la prevenzione nei paesi del sud del mondo • La pedopornografia: il fenomeno e le sue varianti (pedopornografia virtuale). Internet e telefonia mobile: nuovi canali di diffusione del materiale pedopornografico. L’utilizzo sicuro delle nuove tecnologie: la prevenzione e la denuncia 54 54 • La tratta di minori a scopo di sfruttamento sessuale: fenomeno (differenza tra i minori vittime di tratta e i minori stranieri su territorio nazionale). Prevenzione nei paesi di origine e percorsi di recupero e reintegrazione delle vittime in Italia. L’importanza della collaborazione tra i vari attori • La prostituzione minorile in Italia: analisi del fenomeno e della vittima. Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il rispetto dell’altro. • La tratta di minori a scopo di sfruttamento sessuale: fenomeno (differenza tra i minori vittime di tratta e i minori stranieri su territorio nazionale). Prevenzione nei paesi di origine e percorsi di recupero e reintegrazione delle vittime in Italia. L’importanza della collaborazione tra i vari attori • La prostituzione minorile in Italia: analisi del fenomeno e della vittima. Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il rispetto dell’altro. 55 55 Progetto Progetto H2Oro: acqua bene comune fonte di democrazia H2Oro: acqua bene comune fonte di democrazia Associazione: Progetto del Comitato Acqua Bene Comune della Provincia di Reggio Emilia, Attac di RE, Rete di Lilliput nodo di RE, Editrice Missionaria Italiana, Campagna per il Contratto Mondiale sull’Acqua, Cipsi, T.V. B. Ti Voglio Bere-Progetto per l’uso consapevole dell’acqua, Imbrocchiamola!, Granello di Senapa referente:Emiliano Codeluppi Associazione: Progetto del Comitato Acqua Bene Comune della Provincia di Reggio Emilia, Attac di RE, Rete di Lilliput nodo di RE, Editrice Missionaria Italiana, Campagna per il Contratto Mondiale sull’Acqua, Cipsi, T.V. B. Ti Voglio Bere-Progetto per l’uso consapevole dell’acqua, Imbrocchiamola!, Granello di Senapa referente:Emiliano Codeluppi Il percorso si propone di sensibilizzare i ragazzi al tema dell’acqua e questione di carattere ecologico ma anche dai risvolti etici, politici e sociali. Costituisce un buon punto di partenza per attivare percorsi territoriali di educazione alla cittadinanza attiva. La realizzazione del progetto consente inoltre di connettere il mondo della scuola, l’associazionismo, gli enti locali su progetti di educazione alla mondialità, allo sviluppo e alla cooperazione Nord/Sud, alla responsabilizzazione territoriale. Il percorso si propone di sensibilizzare i ragazzi al tema dell’acqua e questione di carattere ecologico ma anche dai risvolti etici, politici e sociali. Costituisce un buon punto di partenza per attivare percorsi territoriali di educazione alla cittadinanza attiva. La realizzazione del progetto consente inoltre di connettere il mondo della scuola, l’associazionismo, gli enti locali su progetti di educazione alla mondialità, allo sviluppo e alla cooperazione Nord/Sud, alla responsabilizzazione territoriale. DESTINATARI DESTINATARI Studenti e (insegnanti) delle classi Terze e Quarte delle scuole superiori. Studenti e (insegnanti) delle classi Terze e Quarte delle scuole superiori. OBIETTIVI OBIETTIVI Riflettere sul fattore acqua come elemento cruciale per estendere diritti, prevenire conflitti, migliorare le condizioni di vita, valutare comportamenti sostenibili. Approfondire le conoscenze sugli argomenti trattati favorendo, promuovendo e costruendo percorsi di sensibilizzazione, educazione e informazione su ambiti che spaziano tra storia, diritto, economia, geografia, antropologia, storia, ecologia, geopolitica. Sviluppare senso critico e nuovi punti di vista: la cultura dell’acqua come bene comune e come occasione di partecipazione ed esercizio di cittadinanza attiva in un’ottica di democrazia reale, cooperazione e solidarietà con tutti popoli del mondo, a partire dall’acqua del rubinetto. Conoscere la situazione mondiale, le problematiche dei paesi impoveriti e i meccanismi che generano ingiustizie e dipendenza, partendo dai problemi che ha l’acqua anche nel nostro paese. Riflettere sul valore della solidarietà tra i popoli, della convivenza, della Riflettere sul fattore acqua come elemento cruciale per estendere diritti, prevenire conflitti, migliorare le condizioni di vita, valutare comportamenti sostenibili. Approfondire le conoscenze sugli argomenti trattati favorendo, promuovendo e costruendo percorsi di sensibilizzazione, educazione e informazione su ambiti che spaziano tra storia, diritto, economia, geografia, antropologia, storia, ecologia, geopolitica. Sviluppare senso critico e nuovi punti di vista: la cultura dell’acqua come bene comune e come occasione di partecipazione ed esercizio di cittadinanza attiva in un’ottica di democrazia reale, cooperazione e solidarietà con tutti popoli del mondo, a partire dall’acqua del rubinetto. Conoscere la situazione mondiale, le problematiche dei paesi impoveriti e i meccanismi che generano ingiustizie e dipendenza, partendo dai problemi che ha l’acqua anche nel nostro paese. Riflettere sul valore della solidarietà tra i popoli, della convivenza, della 56 56 pluralità culturale e della globalizzazione analizzandone anche le attuali contraddizioni. Presentare ai ragazzi un percorso che li stimoli a continuare a informarsi e ad impegnarsi partendo dalla scuola, per arrivare alla propria citta’ fino al volontariato internazionale nei paesi del sud del mondo. pluralità culturale e della globalizzazione analizzandone anche le attuali contraddizioni. Presentare ai ragazzi un percorso che li stimoli a continuare a informarsi e ad impegnarsi partendo dalla scuola, per arrivare alla propria citta’ fino al volontariato internazionale nei paesi del sud del mondo. ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO ARTICOLAZIONE DEI MODULI DEL PERCORSO Il percorso, disponibile tra Febbraio e Aprile 2010, prevede 8 incontri da 2:30 ciascuno anche se, previo accordo, puo’ essere ridotto e puo’coinvolgere insieme massimo due classi. Il percorso, disponibile tra Febbraio e Aprile 2010, prevede 8 incontri da 2:30 ciascuno anche se, previo accordo, puo’ essere ridotto e puo’coinvolgere insieme massimo due classi. Trattazione delle tematiche sopra riportate attraverso lezioni frontali dialogate, discussioni di gruppo e possibili approfondimenti e progetti realizzati dai ragazzi stessi. A supporto degli incontri verranno forniti testi, dispense fornite, file, dvd, proiezione di slide. Allestimento nel plesso scolastico della mostra fotografica “scritto sull’acqua” (catalogo Edizioni Aire): romanzo breve e racconto per immagini della vita delle popolazioni seminomadi del Borana, regione etiope segnata dalla cronica carenza idrica. Incontro finale con gli autori della mostra: il fotoreporter Uliano Lucas e Annalisa Vandelli, direttrice della rivista Afromagazine. Trattazione delle tematiche sopra riportate attraverso lezioni frontali dialogate, discussioni di gruppo e possibili approfondimenti e progetti realizzati dai ragazzi stessi. A supporto degli incontri verranno forniti testi, dispense fornite, file, dvd, proiezione di slide. Allestimento nel plesso scolastico della mostra fotografica “scritto sull’acqua” (catalogo Edizioni Aire): romanzo breve e racconto per immagini della vita delle popolazioni seminomadi del Borana, regione etiope segnata dalla cronica carenza idrica. Incontro finale con gli autori della mostra: il fotoreporter Uliano Lucas e Annalisa Vandelli, direttrice della rivista Afromagazine. 57 57 Progetto Progetto SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE Associazione: Scuola di Pace del comune di Reggio Emilia Associazione: Scuola di Pace del comune di Reggio Emilia La Scuola di Pace attiva tre percorsi formativi intorno alle tre principali aree tematiche indicate dalle “Linee guida sull’educazione alla Pace ed ai Diritti Umani” emanate dal Ministero della Pubblica Istruzione il 4 ottobre 2007: la trasformazione nonviolenta dei conflitti, l’intercultura e l’ambiente. La Scuola di Pace attiva tre percorsi formativi intorno alle tre principali aree tematiche indicate dalle “Linee guida sull’educazione alla Pace ed ai Diritti Umani” emanate dal Ministero della Pubblica Istruzione il 4 ottobre 2007: la trasformazione nonviolenta dei conflitti, l’intercultura e l’ambiente. I tre percorsi, seppur autonomi e distinti, sono caratterizzati da un approccio comune fondato sulla pedagogia della nonviolenza che si caratterizza, tra l’altro, per i seguenti elementi: • la cura e la comprensione delle cause profonde,relazionali e sistemiche, dei conflitti; • un approccio teorico-pratico ai conflitti in maniera che da eventi potenzialmente distruttivi evolvano verso dinamiche costruttive; • la ricomposizione metodologica delle scissioni tra le dimensioni personali e strutturali, etiche e politiche, razionali ed emotive; • il superamento della visione settoriale e disciplinare delle questioni complesse in un’ottica di trasversalità e inter-disciplinarietà. I tre percorsi, seppur autonomi e distinti, sono caratterizzati da un approccio comune fondato sulla pedagogia della nonviolenza che si caratterizza, tra l’altro, per i seguenti elementi: • la cura e la comprensione delle cause profonde,relazionali e sistemiche, dei conflitti; • un approccio teorico-pratico ai conflitti in maniera che da eventi potenzialmente distruttivi evolvano verso dinamiche costruttive; • la ricomposizione metodologica delle scissioni tra le dimensioni personali e strutturali, etiche e politiche, razionali ed emotive; • il superamento della visione settoriale e disciplinare delle questioni complesse in un’ottica di trasversalità e inter-disciplinarietà. In questo senso, in ciascun percorso si parte da una dimensione introduttiva di carattere macro culturale e internazionale e si discende man mano verso dimensioni di carattere sociale e interpersonale. I percorsi si sviluppano attraverso laboratori teorico-pratici, di due ore ciascuno, condotti da formatori della Scuola di Pace. In questo senso, in ciascun percorso si parte da una dimensione introduttiva di carattere macro culturale e internazionale e si discende man mano verso dimensioni di carattere sociale e interpersonale. I percorsi si sviluppano attraverso laboratori teorico-pratici, di due ore ciascuno, condotti da formatori della Scuola di Pace. .area nonviolenza 1.teoria e pratica della nonviolenza in un’ottica pedagogica 2.la trasformazione nonviolenta dei conflitti internazionali 3.oppressione e liberazione col Teatro dell´Oppresso 4.diventare costruttori di pace 5.nonviolenza ed educazione .area nonviolenza 1.teoria e pratica della nonviolenza in un’ottica pedagogica 2.la trasformazione nonviolenta dei conflitti internazionali 3.oppressione e liberazione col Teatro dell´Oppresso 4.diventare costruttori di pace 5.nonviolenza ed educazione .area intercultura 1.trasformazione nonviolenta dei conflitti interculturali 2.costruzione massmediatica del nemico .area intercultura 1.trasformazione nonviolenta dei conflitti interculturali 2.costruzione massmediatica del nemico 58 58 3.differenza di genere in un’ottica nonviolenta 4.teatro-immagine e pregiudizi 5.comunicazione nonviolenta in classe 3.differenza di genere in un’ottica nonviolenta 4.teatro-immagine e pregiudizi 5.comunicazione nonviolenta in classe .area ambiente 1.nonviolenza strutturale: energia, equità, sostenibilità 2.stili di vita 3.sviluppo o decrescita? 4.comunicazione nonviolenta nella relazione con il corpo e con gli elementi della natura .area ambiente 1.nonviolenza strutturale: energia, equità, sostenibilità 2.stili di vita 3.sviluppo o decrescita? 4.comunicazione nonviolenta nella relazione con il corpo e con gli elementi della natura I formatori della Scuola di Pace che condurranno i diversi laboratori I formatori della Scuola di Pace che condurranno i diversi laboratori Fabiana Bruschi Laureata in Medicina e Chirurgia, lavora per l’Az. USL di Reggio Emilia come specialista in Medicina dello Sport.Membro del Laboratorio per la Nonviolenza Ass. Mag 6 di RE, dal 2005 è presidente dell’Ass. Berretti Bianchi, per l’intervento nonviolento in zone di conflitto armato e la realizzazione dei Corpi Civili di Pace. Nell’anno accademico 2005-2006 ha partecipato al Corso di perfezionamento post laurea “Formatori alla Trasformazione Nonviolenta dei Conflitti” presso il Dipartimento di Studi Sociali dell’Università degli Studi di Firenze. Fabiana Bruschi Laureata in Medicina e Chirurgia, lavora per l’Az. USL di Reggio Emilia come specialista in Medicina dello Sport.Membro del Laboratorio per la Nonviolenza Ass. Mag 6 di RE, dal 2005 è presidente dell’Ass. Berretti Bianchi, per l’intervento nonviolento in zone di conflitto armato e la realizzazione dei Corpi Civili di Pace. Nell’anno accademico 2005-2006 ha partecipato al Corso di perfezionamento post laurea “Formatori alla Trasformazione Nonviolenta dei Conflitti” presso il Dipartimento di Studi Sociali dell’Università degli Studi di Firenze. Elisa Cavandoli Educatrice Professionale, Terapista della riabilitazione e Psicomotricista. Referente del settore Educazione del Granello di Senapa (dal 2006) con la progettazione e realizzazione di incontri formativi per adulti, ragazzi e bambini con progetti di educazione alla mondialità, alla pace e al servizio. E’ formatrice accreditata per la formazione al Servizio Civile presso Ufficio Nazionale del Servizio Civile. Elisa Cavandoli Educatrice Professionale, Terapista della riabilitazione e Psicomotricista. Referente del settore Educazione del Granello di Senapa (dal 2006) con la progettazione e realizzazione di incontri formativi per adulti, ragazzi e bambini con progetti di educazione alla mondialità, alla pace e al servizio. E’ formatrice accreditata per la formazione al Servizio Civile presso Ufficio Nazionale del Servizio Civile. Marco Cervino Laureato in fisica, ricercatore di ruolo presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima. Responsabile scientifico di diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali. Membro dell’associazione Scienziate/i responsabili autore di pubblicazioni scientifiche (peer-reviewed) nazionali e internazionali, e di monografie e interventi sui temi in oggetto. A Reggio Emilia è membro attivo nell’associazione MAG6, “laboratorio per la nonviolenza”. Per CNR-ISAC è responsabile del progetto PEDAL Marco Cervino Laureato in fisica, ricercatore di ruolo presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima. Responsabile scientifico di diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali. Membro dell’associazione Scienziate/i responsabili autore di pubblicazioni scientifiche (peer-reviewed) nazionali e internazionali, e di monografie e interventi sui temi in oggetto. A Reggio Emilia è membro attivo nell’associazione MAG6, “laboratorio per la nonviolenza”. Per CNR-ISAC è responsabile del progetto PEDAL Vilma Costetti dirige il CENTRO EDIZIONI ESSERCI - Spazio di Ricerca e Creatività di Reggio Emilia, che ha creato nel 1991. E’ dott.ssa in psicologia, psicomotricista, insegnante internazionale certificata in Comunicazione Nonviolenta (CNV), Ricercatrice in Evoluzione, scrittrice. Da anni conduce, in Italia e all’estero, formazioni nelle Scuole di ogni ordine e grado, rivolte a dirigenti, docenti, studenti e genitori. In collaborazione con colleghi di Israele, Serbia e Palestina ha realizzato in Italia una sperimentazione internazionale finanziata Vilma Costetti dirige il CENTRO EDIZIONI ESSERCI - Spazio di Ricerca e Creatività di Reggio Emilia, che ha creato nel 1991. E’ dott.ssa in psicologia, psicomotricista, insegnante internazionale certificata in Comunicazione Nonviolenta (CNV), Ricercatrice in Evoluzione, scrittrice. Da anni conduce, in Italia e all’estero, formazioni nelle Scuole di ogni ordine e grado, rivolte a dirigenti, docenti, studenti e genitori. In collaborazione con colleghi di Israele, Serbia e Palestina ha realizzato in Italia una sperimentazione internazionale finanziata 59 59 dalla Comunità Europea e ne ha pubblicato i risultati nel l’opera: “Comunicazione Nonviolenta, sperimentazione nella scuola elementare”. dalla Comunità Europea e ne ha pubblicato i risultati nel l’opera: “Comunicazione Nonviolenta, sperimentazione nella scuola elementare”. Matteo Gandini Laureato in Dal 2002 sono stato assunto come responsabile dei progetti formativi presso l’Ufficio di Pastorale Giovanile, realizzazione di conferenze e corsi e della ricerca intervento; inoltre sono stato assunto presso la Caritas come formatore dell’ente “Granello di senapa” preposta alla formazione e animazioni delle tematiche legate al servizio e alla mondialità presso le scuole, parrocchie, enti di formazione, case di recupero ex tossico dipendenti, ecc. Attualmente sono stato incaricato dalla Caritas di accompagnare e seguire la formazione delle numerose caritas parrocchiali. Dal 1999 sono un co-fondatore dell’associazione di volontariato Piccola Scuola di pace di Scandiano. Matteo Gandini Laureato in Dal 2002 sono stato assunto come responsabile dei progetti formativi presso l’Ufficio di Pastorale Giovanile, realizzazione di conferenze e corsi e della ricerca intervento; inoltre sono stato assunto presso la Caritas come formatore dell’ente “Granello di senapa” preposta alla formazione e animazioni delle tematiche legate al servizio e alla mondialità presso le scuole, parrocchie, enti di formazione, case di recupero ex tossico dipendenti, ecc. Attualmente sono stato incaricato dalla Caritas di accompagnare e seguire la formazione delle numerose caritas parrocchiali. Dal 1999 sono un co-fondatore dell’associazione di volontariato Piccola Scuola di pace di Scandiano. Caterina Lusuardi Educatrice di territorio, esperta di teatro presso “Città Educativa” servizio del Comune di Reggio Emilia, ha iniziato il percorso sulla nonviolenza con il nodo di Reggio Emilia della Rete di Lilliput ed ha continuato con il Laboratorio per la Nonviolenza dell’Ass. Mag 6. Svolge esperienze teatrali a partire dall’82, contemporaneamente svolge un costante impegno di formazione Nel 2006 è co-fondatrice del Teatro del Guindolo, compagnia di teatro sociale e politico di approfondimento sul tema della nonviolenza. Opera prima è “Por Algo Serà”, spettacolo sulle donne di Plaza de Mayo. Ha contribuito alla realizzazione del numero monografico di “Pollicino gnus” su “donne e nonviolenza” di marzo 2008. Caterina Lusuardi Educatrice di territorio, esperta di teatro presso “Città Educativa” servizio del Comune di Reggio Emilia, ha iniziato il percorso sulla nonviolenza con il nodo di Reggio Emilia della Rete di Lilliput ed ha continuato con il Laboratorio per la Nonviolenza dell’Ass. Mag 6. Svolge esperienze teatrali a partire dall’82, contemporaneamente svolge un costante impegno di formazione Nel 2006 è co-fondatrice del Teatro del Guindolo, compagnia di teatro sociale e politico di approfondimento sul tema della nonviolenza. Opera prima è “Por Algo Serà”, spettacolo sulle donne di Plaza de Mayo. Ha contribuito alla realizzazione del numero monografico di “Pollicino gnus” su “donne e nonviolenza” di marzo 2008. Roberto Mazzini Animatore teatrale e formatore. Ha collaborato negli anni ´90 con Centro Psicopedagogico per la Pace di Piacenza condotto da Daniele Novara e con la Rivista Cem Mondialità. Ha fondato Giolli, associazione che ha diffuso il Teatro di Boal (TdO) in Italia dal 1992. Responsabile per Giolli sia della formazione interna che della supervisione dei progetti. Conduttore a sua volta diprogetti di educazione alla pace nelle scuole, di coscientizzazione nelle carceri nelle comunità per tossicodipendenti, nei centri psichiatrici. Conduttore di corsi di formazione educatori, genitori, insegnanti, assistenti sociali, agenti penitenziari, sindacalisti. Roberto Mazzini Animatore teatrale e formatore. Ha collaborato negli anni ´90 con Centro Psicopedagogico per la Pace di Piacenza condotto da Daniele Novara e con la Rivista Cem Mondialità. Ha fondato Giolli, associazione che ha diffuso il Teatro di Boal (TdO) in Italia dal 1992. Responsabile per Giolli sia della formazione interna che della supervisione dei progetti. Conduttore a sua volta diprogetti di educazione alla pace nelle scuole, di coscientizzazione nelle carceri nelle comunità per tossicodipendenti, nei centri psichiatrici. Conduttore di corsi di formazione educatori, genitori, insegnanti, assistenti sociali, agenti penitenziari, sindacalisti. Pasquale Pugliese Laureato in Filosofia e perfezionato in “Teorie e tecniche di gruppo”, si occupa da molti anni di formazione ed educazione sui temi della pace e della nonviolenza in vari ambiti: educativo, sociale e politico. Dal 1995 è membro del Comitato di coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento e collabora alla rivista “Azione nonviolenta” (mensile fondato nel 1964 da Aldo Capitini), nella quale cura la rubrica “educazione”. A Reggio Emilia, oltre ad essere il referente locale del Movimento Nonviolento, è tra i fondatori del “laboratorio per la nonviolenza” nell’Ass. Mag6 Professionalmente coordina diversi progetti educativi per il Comune di Reggio Emilia, anche sulla medizione dei conflitti. E’ formatore per la formazione generale del Servizio Civile accreditato dall’Ufficio Nazionale del Servizio Civile. Pasquale Pugliese Laureato in Filosofia e perfezionato in “Teorie e tecniche di gruppo”, si occupa da molti anni di formazione ed educazione sui temi della pace e della nonviolenza in vari ambiti: educativo, sociale e politico. Dal 1995 è membro del Comitato di coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento e collabora alla rivista “Azione nonviolenta” (mensile fondato nel 1964 da Aldo Capitini), nella quale cura la rubrica “educazione”. A Reggio Emilia, oltre ad essere il referente locale del Movimento Nonviolento, è tra i fondatori del “laboratorio per la nonviolenza” nell’Ass. Mag6 Professionalmente coordina diversi progetti educativi per il Comune di Reggio Emilia, anche sulla medizione dei conflitti. E’ formatore per la formazione generale del Servizio Civile accreditato dall’Ufficio Nazionale del Servizio Civile. 60 60 LE ASSOCIAZIONI PROPONENTI LE ASSOCIAZIONI PROPONENTI 61 61 62 62 Associazione Associazione CENTRO ESSERCI E ESSERDI EDIZIONI CENTRO ESSERCI E ESSERDI EDIZIONI via Caleri 14 - 42100 Reggio Emilia Tel e fax 0522 943053 http://www.centroesserci.it e-mail [email protected] via Caleri 14 - 42100 Reggio Emilia Tel e fax 0522 943053 http://www.centroesserci.it e-mail [email protected] Il Centro Esserci propone momenti di formazione e di crescita sia personale che professionale ed é uno spazio di avanguardia in Italia nell’utilizzo in ambito educativo e formativo delle più recenti tecniche comunicative verbali e non verbali, in una visione globale della persona. Il Centro Esserci é in Italia l’unico punto di riferimento, di coordinamento e di direzione delle attività di Comunicazione Nonviolenta-Linguaggio Giraffa del prof. Marshall Rosenberg e del The Center for Nonviolent Communication- USA. Il Centro Esserci propone momenti di formazione e di crescita sia personale che professionale ed é uno spazio di avanguardia in Italia nell’utilizzo in ambito educativo e formativo delle più recenti tecniche comunicative verbali e non verbali, in una visione globale della persona. Il Centro Esserci é in Italia l’unico punto di riferimento, di coordinamento e di direzione delle attività di Comunicazione Nonviolenta-Linguaggio Giraffa del prof. Marshall Rosenberg e del The Center for Nonviolent Communication- USA. PROFILO PROFESSIONALE DEGLI PROFILO PROFESSIONALE DEGLI EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: Vilma Costetti (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58) Vilma Costetti (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58) 63 63 Associazione Associazione GIOLLI GIOLLI cooperativa sociale – Centro Permanente di Ricerca e Sperimentazione teatrale sui Metodi Boal e Freire cooperativa sociale – Centro Permanente di Ricerca e Sperimentazione teatrale sui Metodi Boal e Freire Via Chiesa 12, 43022 Montechiarugolo (Parma) [email protected] www.giollicoop.it Via Chiesa 12, 43022 Montechiarugolo (Parma) [email protected] www.giollicoop.it Giolli è un’Associazione culturale non a scopo di lucro che dal 1992 opera in campo sociale, politico, educativo attraverso l’uso prioritario del metodo di Boal, ovvero il Teatro dell’Oppresso, ma alla luce dell’approccio pedagogico della Coscientizzazione Freiriana, dell’Approccio di Comunità, della Nonviolenza Giolli è un’Associazione culturale non a scopo di lucro che dal 1992 opera in campo sociale, politico, educativo attraverso l’uso prioritario del metodo di Boal, ovvero il Teatro dell’Oppresso, ma alla luce dell’approccio pedagogico della Coscientizzazione Freiriana, dell’Approccio di Comunità, della Nonviolenza PROFILO PROFESSIONALE DEGLI PROFILO PROFESSIONALE DEGLI EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: Roberto Mazzini (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58) Roberto Mazzini (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58) Massimiliano Filoni: laureato al Dams, attore e formatore col metodo Boal lavora con Giolli dal 1993. Opera prevalentemente nelle scuole di ogni ordine e grado, conducendo laboratori per studenti, insegnanti e genitori. Massimiliano Filoni: laureato al Dams, attore e formatore col metodo Boal lavora con Giolli dal 1993. Opera prevalentemente nelle scuole di ogni ordine e grado, conducendo laboratori per studenti, insegnanti e genitori. Silvia Scotti: laureata in Scienze della Formazione, divenuta operatrice con Giolli nella scuola biennale. Conduce laboratori con giovani e adulti in svariati progetti. Silvia Scotti: laureata in Scienze della Formazione, divenuta operatrice con Giolli nella scuola biennale. Conduce laboratori con giovani e adulti in svariati progetti. 64 64 Associazione Associazione ASSOCIAZIONE GIORGIO LA PIRA ASSOCIAZIONE GIORGIO LA PIRA via Tassoni 2 – 42100 Reggio Emilia (presso i locali della Parrocchia di San Pellegrino) tel. e fax 0522 323134 – cell 3493211583 http://www.sanpelle.it e-mail [email protected] via Tassoni 2 – 42100 Reggio Emilia (presso i locali della Parrocchia di San Pellegrino) tel. e fax 0522 323134 – cell 3493211583 http://www.sanpelle.it e-mail [email protected] L’Associazione e’ dedicata a Giorgio La Pira perché, come egli credeva, la nostra vita e i nostri rapporti con il mondo e con le altre persone sono sempre, in un qualche modo misterioso, custoditi e presenti in Gesù Cristo che e’ il Signore della storia. L’associazione è senza fini di lucro e ha finalità essenzialmente formative dirette sia alla comunità civile che alla comunità ecclesiale; tali finalità vengono perseguite tramite la diffusione dello spirito evangelico di attenzione ai poveri, l’approfondimento della ricchezza espressa nei secoli da tutti coloro che si sono posti alla sequela di Cristo, lo studio di nuovi fenomeni sociali e culturali a livello nazionale ed internazionale. Le iniziative dell’Associazione sono finalizzate alla valorizzazione delle comunità intermedie con particolare riferimento alla comunità famigliare, alla comunità di lavoro ed alla comunità religiosa, in armonia con quanto stabilito dall’articolo 2 della Costituzione della Repubblica Italiana; hanno come scopo ultimo il favorire la partecipazione dei cittadini alla vita della comunità civile, alle sue risorse ed ai suoi valori.L’Associazione promuove con ogni mezzo la cultura della Pace, favorisce la conoscenza di culture diverse, lo scambio vicendevole fra comunità civili ed ecclesiali di paesi diversi uniti dalla comune appartenenza alla famiglia umana L’Associazione si propone di promuovere la diffusione di notizie ed informazioni che possano indurre il superamento di logiche di divisione e sfruttamento. L’Associazione può intraprendere iniziative di collaborazione e di sostegno a gruppi ecclesiali, comunità civili e religiose, organismi ed enti sia a livello nazionale che internazionale. L’Associazione e’ dedicata a Giorgio La Pira perché, come egli credeva, la nostra vita e i nostri rapporti con il mondo e con le altre persone sono sempre, in un qualche modo misterioso, custoditi e presenti in Gesù Cristo che e’ il Signore della storia. L’associazione è senza fini di lucro e ha finalità essenzialmente formative dirette sia alla comunità civile che alla comunità ecclesiale; tali finalità vengono perseguite tramite la diffusione dello spirito evangelico di attenzione ai poveri, l’approfondimento della ricchezza espressa nei secoli da tutti coloro che si sono posti alla sequela di Cristo, lo studio di nuovi fenomeni sociali e culturali a livello nazionale ed internazionale. Le iniziative dell’Associazione sono finalizzate alla valorizzazione delle comunità intermedie con particolare riferimento alla comunità famigliare, alla comunità di lavoro ed alla comunità religiosa, in armonia con quanto stabilito dall’articolo 2 della Costituzione della Repubblica Italiana; hanno come scopo ultimo il favorire la partecipazione dei cittadini alla vita della comunità civile, alle sue risorse ed ai suoi valori.L’Associazione promuove con ogni mezzo la cultura della Pace, favorisce la conoscenza di culture diverse, lo scambio vicendevole fra comunità civili ed ecclesiali di paesi diversi uniti dalla comune appartenenza alla famiglia umana L’Associazione si propone di promuovere la diffusione di notizie ed informazioni che possano indurre il superamento di logiche di divisione e sfruttamento. L’Associazione può intraprendere iniziative di collaborazione e di sostegno a gruppi ecclesiali, comunità civili e religiose, organismi ed enti sia a livello nazionale che internazionale. PROFILO PROFESSIONALE DEGLI PROFILO PROFESSIONALE DEGLI EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: Pier Luigi Bertolotti, presidente dell’Associazione. Per la sua realizzazione ci si avvarrà di membri dell’Associazione che hanno condiviso e vissuto direttamente e da anni l’esperienza di conoscenza diretta della realtà della Terra Santa attraverso viaggi, contatti personali e aggiornamenti di studio. Pier Luigi Bertolotti, presidente dell’Associazione. Per la sua realizzazione ci si avvarrà di membri dell’Associazione che hanno condiviso e vissuto direttamente e da anni l’esperienza di conoscenza diretta della realtà della Terra Santa attraverso viaggi, contatti personali e aggiornamenti di studio. 65 65 Associazione Associazione GRANELLO DI SENAPA GRANELLO DI SENAPA Via dell’Aeronautica, 4, 42100 Reggio Emilia Tel 0522 516163 Email: [email protected] http://www.granello.re.it Via dell’Aeronautica, 4, 42100 Reggio Emilia Tel 0522 516163 Email: [email protected] http://www.granello.re.it Il Granello di Senapa è il coordinamento diocesano nato nel 2001 con l’obiettivo di creare momenti formativi sul territorio sulle tematiche che costituiscono l’impegno delle diverse organizzazioni. Il Granello di Senapa è formato da cinque uffici pastorali della Diocesi di Reggio Emilia (Caritas Diocesana, Centro Missionario Diocesano, Ufficio Catechistico, Ufficio Pastorale Giovanile, Ufficio Pastorale Scolastica) e dalla Coop. sociale Ravinala, dall’ong Reggio Terzo Mondo e dal Centro di Cooperazione Missionaria dei Cappuccini Emiliani. Il Granello di Senapa è il coordinamento diocesano nato nel 2001 con l’obiettivo di creare momenti formativi sul territorio sulle tematiche che costituiscono l’impegno delle diverse organizzazioni. Il Granello di Senapa è formato da cinque uffici pastorali della Diocesi di Reggio Emilia (Caritas Diocesana, Centro Missionario Diocesano, Ufficio Catechistico, Ufficio Pastorale Giovanile, Ufficio Pastorale Scolastica) e dalla Coop. sociale Ravinala, dall’ong Reggio Terzo Mondo e dal Centro di Cooperazione Missionaria dei Cappuccini Emiliani. PROFILO PROFESSIONALE DEGLI PROGETTO: PROFILO PROFESSIONALE DEGLI PROGETTO: EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL Elisa Cavandoli e Matteo Gandini (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58) con il coinvolgimento di alcuni formatori e volontari di cui, Il Granello di Senapa cura la formazione e si rende garante. Elisa Cavandoli e Matteo Gandini (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58) con il coinvolgimento di alcuni formatori e volontari di cui, Il Granello di Senapa cura la formazione e si rende garante. 66 66 Associazione Associazione ASSOCIAZIONE JAIMA SAHRAWI ASSOCIAZIONE JAIMA SAHRAWI per una soluzione giusta e nonviolenta in Sahara Occidentale per una soluzione giusta e nonviolenta in Sahara Occidentale Via Vincenzi 10/a 42100 Reggio Emilia Tel e fax: 0522 430307 Email: [email protected] http://www.jaimasahrawi.altervista.org Via Vincenzi 10/a 42100 Reggio Emilia Tel e fax: 0522 430307 Email: [email protected] http://www.jaimasahrawi.altervista.org L’Associazione Jaima Sahrawi per una soluzione giusta e non violenta in Sahara Occidentale è stata fondata nel 2000. In questi anni ha sviluppato un’intensa attività volta a far conoscere la vicenda del Popolo Sahrawi ed a costruire iniziative di solidarietà con il Popolo Sahrawi.In questa attività l’associazione ha via via coinvolto enti pubblici ed istituzioni, associazioni, forze politiche e sindacali. In questo quadro di iniziative dodici enti locali reggiani hanno sottoscritto patti di amicizia con tendopoli sahrawi.Sono poi stati realizzati progetti di cooperazione in campo socio-sanitario, ambientale, educativo. Nel portare avanti queste attività l’associazione ha potuto contare sul tradizionale spirito solidaristico che da sempre ha caratterizzato la nostra comunità. Nondimeno molto resta da fare perché la situazione del Popolo Sahrawi sia finalmente affrontato e risolto dalla comunità internazionale. L’Associazione Jaima Sahrawi per una soluzione giusta e non violenta in Sahara Occidentale è stata fondata nel 2000. In questi anni ha sviluppato un’intensa attività volta a far conoscere la vicenda del Popolo Sahrawi ed a costruire iniziative di solidarietà con il Popolo Sahrawi.In questa attività l’associazione ha via via coinvolto enti pubblici ed istituzioni, associazioni, forze politiche e sindacali. In questo quadro di iniziative dodici enti locali reggiani hanno sottoscritto patti di amicizia con tendopoli sahrawi.Sono poi stati realizzati progetti di cooperazione in campo socio-sanitario, ambientale, educativo. Nel portare avanti queste attività l’associazione ha potuto contare sul tradizionale spirito solidaristico che da sempre ha caratterizzato la nostra comunità. Nondimeno molto resta da fare perché la situazione del Popolo Sahrawi sia finalmente affrontato e risolto dalla comunità internazionale. PROFILO PROFESSIONALE DEGLI PROFILO PROFESSIONALE DEGLI EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: Gli educatori/formatori italiani sono volontari dell’Associazione Jaima Sahrawi che da anni svolgono attività di solidarietà politica ed umanitaria nei confronti del Popolo Sahrawi. Molti soci attivi dell’associazione sono educatori e/o insegnanti. Referenti per il progetto educativo: Gli educatori/formatori italiani sono volontari dell’Associazione Jaima Sahrawi che da anni svolgono attività di solidarietà politica ed umanitaria nei confronti del Popolo Sahrawi. Molti soci attivi dell’associazione sono educatori e/o insegnanti. Referenti per il progetto educativo: Cinzia Terzi: presidente dell’Associazione Jaima Sahrawi e coordinatrice regionale delle Associazioni di Solidarietà con il Popolo Sahrawi dell’Emilia Romagna. Conosce la situazione sahrawi dal 1995. Ha coordinato e coordina tuttora alcuni progetti di cooperazione ai campi di rifugiati sahrawi, le attività dell’associazione nel suo complesso, compresa la relazione con gli enti locali e le istituzioni. Insegnante di Scuola d’Infanzia. Cinzia Terzi: presidente dell’Associazione Jaima Sahrawi e coordinatrice regionale delle Associazioni di Solidarietà con il Popolo Sahrawi dell’Emilia Romagna. Conosce la situazione sahrawi dal 1995. Ha coordinato e coordina tuttora alcuni progetti di cooperazione ai campi di rifugiati sahrawi, le attività dell’associazione nel suo complesso, compresa la relazione con gli enti locali e le istituzioni. Insegnante di Scuola d’Infanzia. Alboni Eleonora: conosce la situazione sahrawi da circa tre anni, ha partecipato al campo di lavoro Jalla Gumu nell’edizione 2005/2006. E’ una delle referenti dell’Associazione alla Scuola di Pace. Archeologa. Alboni Eleonora: conosce la situazione sahrawi da circa tre anni, ha partecipato al campo di lavoro Jalla Gumu nell’edizione 2005/2006. E’ una delle referenti dell’Associazione alla Scuola di Pace. Archeologa. 67 67 Associazione Associazione BERRETTI BIANCHI BERRETTI BIANCHI Referente per Reggio Emilia: Fabiana Bruschi Via Fornacelle 26 Correggio (RE) Cell:3386928606 http://www.berrettibianchi.org e-mail:[email protected] Referente per Reggio Emilia: Fabiana Bruschi Via Fornacelle 26 Correggio (RE) Cell:3386928606 http://www.berrettibianchi.org e-mail:[email protected] I “Berretti Bianchi” nascono da un’idea maturata all’interno della Campagna Nazionale di Obiezione di Coscienza alle Spese Militari e per la Difesa Popolare Nonviolenta e in particolare da alcune persone che già, a partire dal 1990, si erano recate in Iraq con l’intento di opporsi alla guerra che si stava allora preparando. Alla nascita dell’Associazione, maggio del 1999, segue la creazione di una ambasciata di pace a Belgrado unitamente con la riapertura di una nuova ambasciata a Pristina.. L’intenzione dei Berretti Bianchi è di indicare ai governi strade nuove per l’eliminazione della guerra dal pianeta, senza soffocare i conflitti. Per fare questo si intende costruire nuovi strumenti d’intervento nonarmati e nonviolenti che stimolino i cambiamenti necessari per prevenire ed inibire i conflitti armati. A tal proposito i Berretti Bianchi hanno individuato una forza politica d’intervento nonarmata e nonviolenta nella realizzazione dei Corpi civili di Pace e nelle Ambasciate di Pace, quali strumenti di interposizione e della diplomazia dei popoli.Per interposizione si intende qualsiasi azione umana od elemento ideale o simbolico che intervenga a bloccare un possibile conflitto armato tra due o più parti.Per diplomazia popolare si intende qualsiasi intervento della società civile teso a ricostruire o consolidare un tessuto di rapporti umani pacifici e solidali tra gruppi diversi nel rispetto dei bisogni delle persone e delle loro aspirazioni ideali. L’associazione, per realizzare i suoi obiettivi in zona di possibile conflitto, intrattiene i rapporti con le Istituzioni Politiche, Sociali e Religiose delle Comunità Locali e l’appoggio a tutte le Associazioni del Volontariato, presenti sul territorio, che lottano in difesa dei diritti umani. I “Berretti Bianchi” nascono da un’idea maturata all’interno della Campagna Nazionale di Obiezione di Coscienza alle Spese Militari e per la Difesa Popolare Nonviolenta e in particolare da alcune persone che già, a partire dal 1990, si erano recate in Iraq con l’intento di opporsi alla guerra che si stava allora preparando. Alla nascita dell’Associazione, maggio del 1999, segue la creazione di una ambasciata di pace a Belgrado unitamente con la riapertura di una nuova ambasciata a Pristina.. L’intenzione dei Berretti Bianchi è di indicare ai governi strade nuove per l’eliminazione della guerra dal pianeta, senza soffocare i conflitti. Per fare questo si intende costruire nuovi strumenti d’intervento nonarmati e nonviolenti che stimolino i cambiamenti necessari per prevenire ed inibire i conflitti armati. A tal proposito i Berretti Bianchi hanno individuato una forza politica d’intervento nonarmata e nonviolenta nella realizzazione dei Corpi civili di Pace e nelle Ambasciate di Pace, quali strumenti di interposizione e della diplomazia dei popoli.Per interposizione si intende qualsiasi azione umana od elemento ideale o simbolico che intervenga a bloccare un possibile conflitto armato tra due o più parti.Per diplomazia popolare si intende qualsiasi intervento della società civile teso a ricostruire o consolidare un tessuto di rapporti umani pacifici e solidali tra gruppi diversi nel rispetto dei bisogni delle persone e delle loro aspirazioni ideali. L’associazione, per realizzare i suoi obiettivi in zona di possibile conflitto, intrattiene i rapporti con le Istituzioni Politiche, Sociali e Religiose delle Comunità Locali e l’appoggio a tutte le Associazioni del Volontariato, presenti sul territorio, che lottano in difesa dei diritti umani. PROFILO PROFESSIONALE DEGLI PROFILO PROFESSIONALE DEGLI EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: Fabiana Bruschi, Caterina Lusuardi (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58) Fabiana Bruschi, Caterina Lusuardi (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58) 68 68 Associazione Associazione MOVIMETO NONVIOLENTO MOVIMETO NONVIOLENTO Sede nazionale: via Spagna 8 37123 Verona tel. 045 8009803 www.nonviolenti.org A Reggio Emilia Pasquale Pugliese tel 338 1019695 [email protected] Sede nazionale: via Spagna 8 37123 Verona tel. 045 8009803 www.nonviolenti.org A Reggio Emilia Pasquale Pugliese tel 338 1019695 [email protected] Il Movimento Nonviolento lavora – dal 1961 anno della sua fondazione - per l’esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, al livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell’apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il Movimento persegue lo scopo della creazione di una comunità mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti. Le fondamentali direttrici d’azione del Movimento Nonviolento sono: Il Movimento Nonviolento lavora – dal 1961 anno della sua fondazione - per l’esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, al livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell’apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il Movimento persegue lo scopo della creazione di una comunità mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti. Le fondamentali direttrici d’azione del Movimento Nonviolento sono: 1. L’opposizione integrale alla guerra; 2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l’oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione; 3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario; 4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell’ambiente naturale, che sono pratimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un’altra delle forme di violenza dell’uomo. 1. L’opposizione integrale alla guerra; 2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l’oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione; 3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario; 4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell’ambiente naturale, che sono pratimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un’altra delle forme di violenza dell’uomo. Il Movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell’uccisione e della lesione fisica, dell’odio e della menzogna, dell’impedimento del dialogo e della libertà di informazione e di critica. Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l’esempio, l’educazione, la persuazione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli. Il Movimento Nonviolento edita “Azione nonviolenta. Rivista mensile fondata nel 1964 da Aldo Capitini” e i “Quaderni di Azione nonviolenta”. Il Movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell’uccisione e della lesione fisica, dell’odio e della menzogna, dell’impedimento del dialogo e della libertà di informazione e di critica. Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l’esempio, l’educazione, la persuazione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli. Il Movimento Nonviolento edita “Azione nonviolenta. Rivista mensile fondata nel 1964 da Aldo Capitini” e i “Quaderni di Azione nonviolenta”. PROFILO PROFESSIONALE DEGLI PROFILO PROFESSIONALE DEGLI EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: Pasquale Pugliese, Marco Cervino (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58) Pasquale Pugliese, Marco Cervino (per il profile del formatore vedere il progetto SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE a pagina 58) 69 69 Associazione Associazione ProgettoMondo MLAL ProgettoMondo MLAL Viale Palladio 16, 37138 Verona Tel 045 8102105, fax 045 8103181 Email: [email protected] http:// www.mlal.org Viale Palladio 16, 37138 Verona Tel 045 8102105, fax 045 8103181 Email: [email protected] http:// www.mlal.org Il Mlal ProgettoMondo è un’Organizzazione non governativa (Ong) di volontariato nazionale e internazionale. Costituita nel 1966, con sede a Verona, promuove e sostiene l’impegno dei volontari in America Latina e in Africa, stimola e rafforza il volontariato sul territorio. In Italia il Mlal promuove l’incontro e lo scambio fra culture differenti. Con attività di informazione, educazione alla pace e allo sviluppo, organizzate in percorsi formativi, dibattiti, incontri, seminari, campagne e capiscuola, si punta a coinvolgere la società civile in generale, le comunità, le associazioni e il mondo della scuola. Il Mlal ProgettoMondo è un’Organizzazione non governativa (Ong) di volontariato nazionale e internazionale. Costituita nel 1966, con sede a Verona, promuove e sostiene l’impegno dei volontari in America Latina e in Africa, stimola e rafforza il volontariato sul territorio. In Italia il Mlal promuove l’incontro e lo scambio fra culture differenti. Con attività di informazione, educazione alla pace e allo sviluppo, organizzate in percorsi formativi, dibattiti, incontri, seminari, campagne e capiscuola, si punta a coinvolgere la società civile in generale, le comunità, le associazioni e il mondo della scuola. PROFILO PROFESSIONALE DEGLI PROFILO PROFESSIONALE DEGLI EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: Lovato Marina: laurea in Scienze Politiche- indirizzo internazionale presso Università di Padova. Master post universitario in Gestione interculturale dei conflitti e mediazione presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Verona. Dal 2003 collabora con l’Ufficio Educazione e Formazione del Mlal ProgettoMondo. Lovato Marina: laurea in Scienze Politiche- indirizzo internazionale presso Università di Padova. Master post universitario in Gestione interculturale dei conflitti e mediazione presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Verona. Dal 2003 collabora con l’Ufficio Educazione e Formazione del Mlal ProgettoMondo. Zampieri Elly: laurea in Lettere – indirizzo classico presso l’Università di Trento. Master post universitario in Studi Interculturali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova.Dal 2003 collabora con la cooperativa sociale Hermete nella gestione di servizi socio-educativi per minori. Dal 2006 collabora con l’Ufficio Educazione e Formazione del Mlal ProgettoMondo. Zampieri Elly: laurea in Lettere – indirizzo classico presso l’Università di Trento. Master post universitario in Studi Interculturali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova.Dal 2003 collabora con la cooperativa sociale Hermete nella gestione di servizi socio-educativi per minori. Dal 2006 collabora con l’Ufficio Educazione e Formazione del Mlal ProgettoMondo. 70 70 Associazione Associazione ASSOCIAZIONE ONLUS CENTRO SOCIALE PAPA GIOVANNI XXIII E COOPERATIVA SOCIALE LIMERA-MENTE ASSOCIAZIONE ONLUS CENTRO SOCIALE PAPA GIOVANNI XXIII E COOPERATIVA SOCIALE LIMERA-MENTE Via Dorso, 14 – 42100 Reggio Emilia Tel. 0522-383170 Fax 0522-934854 e.mail: [email protected] Via Dorso, 14 – 42100 Reggio Emilia Tel. 0522-383170 Fax 0522-934854 e.mail: [email protected] Dal 1977 l’Associazione Onlus “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” unitamente alla Società Cooperativa Sociale “Libera-Mente” gestiscono interventi destinati a tossicodipendenti, centri di accoglienza per immigrati, interventi educativi per giovani in situazione di disagio, comunità terapeutiche, interventi ad alta accessibilità, dormitori, appartamenti protetti, ludoteche, ha educatori nelle scuole della Provincia di Reggio Emilia, gestisce in convenzione con il Comune di Reggio Emilia l’Unità di Prevenzione e l’Unità di Strada, attraverso la Coop Libera-Mente gestisce laboratori di assemblaggio e progetti di ristorazione, è la comunità pioniera nel trattamento per i dipendenti da gioco d’azzardo e ha aperto al proprio interno una agenzia di prevenzione e intervento sulle patologie compulsive (A.P.I.Pa.C.), la quale fornisce un programma di trattamento rivolto alle persone con problematiche riguardanti la dipendenza dal gioco d’azzardo Dal 1977 l’Associazione Onlus “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” unitamente alla Società Cooperativa Sociale “Libera-Mente” gestiscono interventi destinati a tossicodipendenti, centri di accoglienza per immigrati, interventi educativi per giovani in situazione di disagio, comunità terapeutiche, interventi ad alta accessibilità, dormitori, appartamenti protetti, ludoteche, ha educatori nelle scuole della Provincia di Reggio Emilia, gestisce in convenzione con il Comune di Reggio Emilia l’Unità di Prevenzione e l’Unità di Strada, attraverso la Coop Libera-Mente gestisce laboratori di assemblaggio e progetti di ristorazione, è la comunità pioniera nel trattamento per i dipendenti da gioco d’azzardo e ha aperto al proprio interno una agenzia di prevenzione e intervento sulle patologie compulsive (A.P.I.Pa.C.), la quale fornisce un programma di trattamento rivolto alle persone con problematiche riguardanti la dipendenza dal gioco d’azzardo PROFILO PROFESSIONALE DEGLI PROFILO PROFESSIONALE DEGLI EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: Marco Battini: educatore Professionale – responsabile area lavoro di strada Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” - responsabile progetti Up, Us, InfoBus, SpaceLab in convenzione con Comune di RE, coordinatore Coordinamento Regionale Unità di Strada, responsabile progetto operatori di strada distretto Castelnovo Monti, responsabile progetto operatori di strada distretto Val d’Enza, consulente Ass. Prodigio, formatore. Vito Zironi: educatore Professionale – responsabile programma terapeutico e progetto gioco d’azzardo Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” – formatore. Serena Ligabue: laurea in Servizi Sociali – Coordinatrice Progetto UP in convenzione con Comune di Reggio Emilia – Formatrice. Alberto Pioppi: Sociologo – Operatore di strada, Sociologo di territorio, ricercatore, formatore. Olga Valeriani: educatrice Professionale – responsabile del Centro di Accoglienza Immigrati di Cavazzoli gestito dall’Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” in convenzione con il Comune di Reggio Emilia. Marco Battini: educatore Professionale – responsabile area lavoro di strada Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” - responsabile progetti Up, Us, InfoBus, SpaceLab in convenzione con Comune di RE, coordinatore Coordinamento Regionale Unità di Strada, responsabile progetto operatori di strada distretto Castelnovo Monti, responsabile progetto operatori di strada distretto Val d’Enza, consulente Ass. Prodigio, formatore. Vito Zironi: educatore Professionale – responsabile programma terapeutico e progetto gioco d’azzardo Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” – formatore. Serena Ligabue: laurea in Servizi Sociali – Coordinatrice Progetto UP in convenzione con Comune di Reggio Emilia – Formatrice. Alberto Pioppi: Sociologo – Operatore di strada, Sociologo di territorio, ricercatore, formatore. Olga Valeriani: educatrice Professionale – responsabile del Centro di Accoglienza Immigrati di Cavazzoli gestito dall’Ass. Onlus Centro Sociale “Papa Giovanni XXIII” in convenzione con il Comune di Reggio Emilia. 71 71 Associazione Associazione COMITATO PROVINCIALE UNICEF di COMITATO PROVINCIALE UNICEF di Reggio Emlia Reggio Emlia Comitato Regionale Emilia Romagna per l’UNICEF Comitato Provinciale di Reggio Emilia Via Campo Samarotto, 4/C 42100 Reggio Emilia Tel. e Fax: +39.0522.454841 E-mail: [email protected] Comitato Regionale Emilia Romagna per l’UNICEF Comitato Provinciale di Reggio Emilia Via Campo Samarotto, 4/C 42100 Reggio Emilia Tel. e Fax: +39.0522.454841 E-mail: [email protected] Il comitato provinciale per l’UNICEF di RE è uno dei 101 comitati provinciali dell’Unicef Italia e uno dei nove della nostra regione. Si occupa di progetti educativi sui diritti di bambini e adolescenti e dei “ bambini invisibili “ del mondo favorendo in ciò un rapporto di collaborazione con istituzioni pubbliche ed enti privati. E’ in prima linea nella raccolta fondi nei casi di emergenza nel mondo. Sostiene economicamente dal 2004 due centri di accoglienza e recupero per “ bambini di strada “ nella capitale del Congo ( Kinshasa - centro Inoaf e Moje) : a questi sono rivolti tutti i fondi provenienti da : offerte, manifestazioni ed eventi; impegno forte , poiché portano l’intitolazione di “Reggio Emilia”. Infatti i proventi della vendite di prodotti UNICEF sono indirizzati alla attuazione degli altri progetti Unicef-Italia. Di tali proventi , solo una minima parte è concessa al comitato per le spese di gestione corrente. I volontari dell’Unicef prestano tutti la loro opera , anche fuori del “ punto incontro”, del tutto gratuitamente e senza rimborso spese. Il comitato provinciale per l’UNICEF di RE è uno dei 101 comitati provinciali dell’Unicef Italia e uno dei nove della nostra regione. Si occupa di progetti educativi sui diritti di bambini e adolescenti e dei “ bambini invisibili “ del mondo favorendo in ciò un rapporto di collaborazione con istituzioni pubbliche ed enti privati. E’ in prima linea nella raccolta fondi nei casi di emergenza nel mondo. Sostiene economicamente dal 2004 due centri di accoglienza e recupero per “ bambini di strada “ nella capitale del Congo ( Kinshasa - centro Inoaf e Moje) : a questi sono rivolti tutti i fondi provenienti da : offerte, manifestazioni ed eventi; impegno forte , poiché portano l’intitolazione di “Reggio Emilia”. Infatti i proventi della vendite di prodotti UNICEF sono indirizzati alla attuazione degli altri progetti Unicef-Italia. Di tali proventi , solo una minima parte è concessa al comitato per le spese di gestione corrente. I volontari dell’Unicef prestano tutti la loro opera , anche fuori del “ punto incontro”, del tutto gratuitamente e senza rimborso spese. PROFILO PROFESSIONALE DEGLI EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: PROFILO PROFESSIONALE DEGLI EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: Albarosa Paganelli Davoli : presidente comitato provinciale Donatella Zecchini e Orlando Ghirardi : membri del settore scuola del Comitato. Gli educatori Unicef impegnati sul progetto, oltre alla loro qualifica e competenza professionale, si avvalgono della loro consolidata esperienza di volontariato all’interno dell’Unicef da cui attingono adeguate conoscenze dei contenuti, principi e modalità operative che ispirano tutte le attività dell’Unicef a favore dei bambine e delle bambine di tutto il mondo e che costituiscono un importante fattore educativo offerto a sostegno dei programmi scolastici Albarosa Paganelli Davoli : presidente comitato provinciale Donatella Zecchini e Orlando Ghirardi : membri del settore scuola del Comitato. Gli educatori Unicef impegnati sul progetto, oltre alla loro qualifica e competenza professionale, si avvalgono della loro consolidata esperienza di volontariato all’interno dell’Unicef da cui attingono adeguate conoscenze dei contenuti, principi e modalità operative che ispirano tutte le attività dell’Unicef a favore dei bambine e delle bambine di tutto il mondo e che costituiscono un importante fattore educativo offerto a sostegno dei programmi scolastici 72 72 Associazione Associazione ECPAT ECPAT ECPAT-Italia Vicolo Scavolino, 61 00187 - Roma (RM) Tel: (+39) 06.97277372 Fax: (+39) 06.69380406 E-mail: [email protected] ECPAT-Italia Vicolo Scavolino, 61 00187 - Roma (RM) Tel: (+39) 06.97277372 Fax: (+39) 06.69380406 E-mail: [email protected] ECPAT-Italia è parte della rete internazionale ECPAT (End Child Prostitution, Child Pornography and Trafficking in Children for Sexual Purposes) che comprende organizzazioni impegnate nella lotta contro lo sfruttamento sessuale di minori a fini commerciali in oltre 70 Paesi del mondo. ECPAT-Italia è un’organizzazione nazionale nata nel 1994 come campagna di sensibilizzazione contro lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali, nel 1998 ha assunto lo status giuridico di ONLUS. ECPAT ha anche una dimensione internazionale: lavora in coordinamento con ECPAT–International e con tutti gli altri gruppi nazionali ECPAT. Lavora con Istituzioni ed Enti governativi italiani, con diverse Agenzie delle Nazioni Unite (UNICEF, ILO,OMT), con ONG impegnate nella protezione dei diritti dell’infanzia, con diversi gruppi di coordinamento del Terzo Settore. Sostiene l’approvazione di nuove leggi e il miglioramento di quelle esistenti per assicurare un’efficace protezione dei diritti dei minori. ECPAT-Italia è parte della rete internazionale ECPAT (End Child Prostitution, Child Pornography and Trafficking in Children for Sexual Purposes) che comprende organizzazioni impegnate nella lotta contro lo sfruttamento sessuale di minori a fini commerciali in oltre 70 Paesi del mondo. ECPAT-Italia è un’organizzazione nazionale nata nel 1994 come campagna di sensibilizzazione contro lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali, nel 1998 ha assunto lo status giuridico di ONLUS. ECPAT ha anche una dimensione internazionale: lavora in coordinamento con ECPAT–International e con tutti gli altri gruppi nazionali ECPAT. Lavora con Istituzioni ed Enti governativi italiani, con diverse Agenzie delle Nazioni Unite (UNICEF, ILO,OMT), con ONG impegnate nella protezione dei diritti dell’infanzia, con diversi gruppi di coordinamento del Terzo Settore. Sostiene l’approvazione di nuove leggi e il miglioramento di quelle esistenti per assicurare un’efficace protezione dei diritti dei minori. PROFILO PROFESSIONALE DEGLI PROFILO PROFESSIONALE DEGLI EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: Il progetto verrà coordinato direttamente dalla coordinatrice dei programmi Yasmin Abo Loha, dalla coordinatrice dei volontari, Letizia Taroni, con il coinvolgimento di alcuni dei volontari del gruppo di Ecpat di Reggio Emilia, di cui l’associazione ne cura la formazione e si rende garante. I volontari Ecpat di Reggio Emilia impegnati sul progetto si avvalgono della loro esperinza consolidata in anni di partecipazioni a incontri formativi nelle scuole di tutte le età Il progetto verrà coordinato direttamente dalla coordinatrice dei programmi Yasmin Abo Loha, dalla coordinatrice dei volontari, Letizia Taroni, con il coinvolgimento di alcuni dei volontari del gruppo di Ecpat di Reggio Emilia, di cui l’associazione ne cura la formazione e si rende garante. I volontari Ecpat di Reggio Emilia impegnati sul progetto si avvalgono della loro esperinza consolidata in anni di partecipazioni a incontri formativi nelle scuole di tutte le età 73 73 Associazione Associazione Progetto del Comitato Acqua Bene Comune della Provincia di Reggio Emilia, Attac di RE, Rete di Lilliput nodo di RE, Editrice Missionaria Italiana, Campagna per il Contratto Mondiale sull’Acqua, Cipsi, T.V. B. Ti Voglio Bere-Progetto per l’uso consapevole dell’acqua, Imbrocchiamola!, Granello di Senapa Progetto del Comitato Acqua Bene Comune della Provincia di Reggio Emilia, Attac di RE, Rete di Lilliput nodo di RE, Editrice Missionaria Italiana, Campagna per il Contratto Mondiale sull’Acqua, Cipsi, T.V. B. Ti Voglio Bere-Progetto per l’uso consapevole dell’acqua, Imbrocchiamola!, Granello di Senapa Comitato Acqua Bene Comune di Reggio Emilia http://www.acquapubblica.re.it/ [email protected], cell 348 4932443 Sede: c/o Centro don Gualdi, Via del Guazzatoio 24 - 42100 Reggio Emilia Comitato Acqua Bene Comune di Reggio Emilia http://www.acquapubblica.re.it/ [email protected], cell 348 4932443 Sede: c/o Centro don Gualdi, Via del Guazzatoio 24 - 42100 Reggio Emilia Tutte le diverse realta’ che collaborano alla realizzazione del progetto, si occupano con modalita’ diverse e centrando la loro attenzione su aspetti peculiari, della salvaguardia dell’acqua come bene comune. Tutte le diverse realta’ che collaborano alla realizzazione del progetto, si occupano con modalita’ diverse e centrando la loro attenzione su aspetti peculiari, della salvaguardia dell’acqua come bene comune. PROFILO PROFESSIONALE DEGLI PROFILO PROFESSIONALE DEGLI EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: EDUCATORI/FORMATORI IMPEGNATI SUL PROGETTO: Le associazioni proponenti si compongono di membri qualificati esperti in materia, di rappresentanti di ong nazionali, di docenti universitari, nell’ambito del progetto internazionale “Acqua: bene comune dell’umanità, diritto di tutti”, della campagna triennale “Libera l’acqua”, del progetto “T.V.B. Ti Voglio Bere” e dell’iniziativa nazionale “Imbrocchiamola”. Le associazioni proponenti si compongono di membri qualificati esperti in materia, di rappresentanti di ong nazionali, di docenti universitari, nell’ambito del progetto internazionale “Acqua: bene comune dell’umanità, diritto di tutti”, della campagna triennale “Libera l’acqua”, del progetto “T.V.B. Ti Voglio Bere” e dell’iniziativa nazionale “Imbrocchiamola”. Referente per il progetto: Referente per il progetto: Emiliano Codeluppi: E’ tra i fondatori e tra i referenti del Comitato Acqua Bene Comune della provincia di Reggio Emilia. Si occupa, in particolare, all’interno di questa realta’, degli aspetti internazionali e legati alle cosiddette guerre per l’acqua. E’ tra i fondatori del Comitato di Reggio Emilia di Attac, di cui e’ anche membro a livello del coordinamento regionale, ed e’ attivo nel Reggio Emilia Social Forum, in Amnesty International e nella rete Lilliput. Ha seguito la campagna Control Arms e il progetto Economie Arcobaleno contro la guerra collaborando alla stesura della prima edizione delle pagine arcobaleno e alla produzione e veicolazione di incontri, libri, materiali e una mostra fotografica sul Caucaso del fotoreporter Livio Senigalliesi. Ha collaborato, alla realizzazione di due edizioni della marcia Perugia Assisi e dell’Onu dei Popoli, e all’organizzazione del convegno nazionale “Economia, energia, petrolio, guerre: le alternative della nonviolenza” patrocinato dalla regione, dall’assessorato provinciale alle politiche sociali e dall’assessorato all’ambiente del comune di Reggio Emilia. Ancora, e’ tra i promotori della rete Noguerre di Reggio Emilia che si occupa di conflitti dimenticati, guerre e mezzi di comunicazione, antropologia della violenza e di campagne nazionali quali quella sul tema delle spese militari e dell’economia a mano armata. Emiliano Codeluppi: E’ tra i fondatori e tra i referenti del Comitato Acqua Bene Comune della provincia di Reggio Emilia. Si occupa, in particolare, all’interno di questa realta’, degli aspetti internazionali e legati alle cosiddette guerre per l’acqua. E’ tra i fondatori del Comitato di Reggio Emilia di Attac, di cui e’ anche membro a livello del coordinamento regionale, ed e’ attivo nel Reggio Emilia Social Forum, in Amnesty International e nella rete Lilliput. Ha seguito la campagna Control Arms e il progetto Economie Arcobaleno contro la guerra collaborando alla stesura della prima edizione delle pagine arcobaleno e alla produzione e veicolazione di incontri, libri, materiali e una mostra fotografica sul Caucaso del fotoreporter Livio Senigalliesi. Ha collaborato, alla realizzazione di due edizioni della marcia Perugia Assisi e dell’Onu dei Popoli, e all’organizzazione del convegno nazionale “Economia, energia, petrolio, guerre: le alternative della nonviolenza” patrocinato dalla regione, dall’assessorato provinciale alle politiche sociali e dall’assessorato all’ambiente del comune di Reggio Emilia. Ancora, e’ tra i promotori della rete Noguerre di Reggio Emilia che si occupa di conflitti dimenticati, guerre e mezzi di comunicazione, antropologia della violenza e di campagne nazionali quali quella sul tema delle spese militari e dell’economia a mano armata. 74 74 Appendice Appendice MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE Dipartimento per L’Istruzione _ Direzione generale per lo studente Dipartimento per L’Istruzione _ Direzione generale per lo studente PREMESSA PREMESSA Educare il cuore e l’intelligenza della persona alla comprensione delle diversità è l’ impegno che la scuola, da tempo, si è posto e che i suoi insegnanti, insieme agli studenti ed alle famiglie, hanno perseguito con passione ed impegno in vista dello sviluppo integrale della persona umana. Si è così formato un patrimonio che, accumulato negli anni, oggi ci consente di godere di numerose, consolidate e proficue attività scolastiche di educazione alla Pace, al rispetto ed alla solidarietà tra i popoli; è un patrimonio che oggi deve essere sistematicamente ed organicamente integrato con quanto realizzato, analogamente ma con modalità ed in contesti diversi, da organizzazioni sociali, istituzioni e associazioni che operano nella società italiana. Da un tale incontro dovrà nascere quella sinergia che consentirà all’Italia di rispondere fattivamente e con grande incisività alla risoluzione ONU 53/25 del 10 novembre 1998 (con cui il periodo 20012010 è stato proclamato Decennio Internazionale per una Cultura di Pace e Nonviolenza per le Bambine e i Bambini del Mondo), alla .Dichiarazione per una Cultura di Pace. dell’ONU del il 13 settembre 1999 ed al collegato .Piano di Azione per la Cultura della Pace.. Sarà così possibile, quindi, dare una risposta concreta a quanto già affermato in precedenza dall’ONU, e precisamente nella costituzione dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, in cui si dichiarava che .dal momento che la guerra ha inizio nelle teste degli uomini è nella mente degli esseri umani che bisogna iniziare a costruire la pace.. Educare il cuore e l’intelligenza della persona alla comprensione delle diversità è l’ impegno che la scuola, da tempo, si è posto e che i suoi insegnanti, insieme agli studenti ed alle famiglie, hanno perseguito con passione ed impegno in vista dello sviluppo integrale della persona umana. Si è così formato un patrimonio che, accumulato negli anni, oggi ci consente di godere di numerose, consolidate e proficue attività scolastiche di educazione alla Pace, al rispetto ed alla solidarietà tra i popoli; è un patrimonio che oggi deve essere sistematicamente ed organicamente integrato con quanto realizzato, analogamente ma con modalità ed in contesti diversi, da organizzazioni sociali, istituzioni e associazioni che operano nella società italiana. Da un tale incontro dovrà nascere quella sinergia che consentirà all’Italia di rispondere fattivamente e con grande incisività alla risoluzione ONU 53/25 del 10 novembre 1998 (con cui il periodo 20012010 è stato proclamato Decennio Internazionale per una Cultura di Pace e Nonviolenza per le Bambine e i Bambini del Mondo), alla .Dichiarazione per una Cultura di Pace. dell’ONU del il 13 settembre 1999 ed al collegato .Piano di Azione per la Cultura della Pace.. Sarà così possibile, quindi, dare una risposta concreta a quanto già affermato in precedenza dall’ONU, e precisamente nella costituzione dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, in cui si dichiarava che .dal momento che la guerra ha inizio nelle teste degli uomini è nella mente degli esseri umani che bisogna iniziare a costruire la pace.. PACE COME EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO PACE COME EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO Grazie anche alle possibilità offerte dall’autonomia scolastica e in linea con le nuove indicazioni nazionali per la scuola primaria e con lo sviluppo di quelle .competenze di cittadinanza. che il nuovo obbligo scolastico persegue, le scuole possono e devono prevedere occasioni in cui poter sviluppare la trasversalità dell’insegnamento coinvolgendo familiari, autorità amministrative locali e soprattutto esperti, organi di stampa e ONG che possano arricchire il bagaglio di conoscenze dello studente. A tal fine esistono tante .buone pratiche. sperimentate nel tempo dalle scuole e che vanno disseminate, proiettate all’esterno e riproposte sistematicamente con la massima diffusione. Se il fenomeno della globalizzazione, che ha assunto spesso ed a ragione una connotazione negativa di tipo economico . consumistico, potesse essere indirizzato alla condivisione di valori comuni, di esperienze e di scelte di vita, in cui la qualità sia prevalente sulla quantità,l’educazione potrebbe assumere 75 Grazie anche alle possibilità offerte dall’autonomia scolastica e in linea con le nuove indicazioni nazionali per la scuola primaria e con lo sviluppo di quelle .competenze di cittadinanza. che il nuovo obbligo scolastico persegue, le scuole possono e devono prevedere occasioni in cui poter sviluppare la trasversalità dell’insegnamento coinvolgendo familiari, autorità amministrative locali e soprattutto esperti, organi di stampa e ONG che possano arricchire il bagaglio di conoscenze dello studente. A tal fine esistono tante .buone pratiche. sperimentate nel tempo dalle scuole e che vanno disseminate, proiettate all’esterno e riproposte sistematicamente con la massima diffusione. Se il fenomeno della globalizzazione, che ha assunto spesso ed a ragione una connotazione negativa di tipo economico . consumistico, potesse essere indirizzato alla condivisione di valori comuni, di esperienze e di scelte di vita, in cui la qualità sia prevalente sulla quantità,l’educazione potrebbe assumere 75 un ruolo forte per una nuova e positiva accezione del termine. Il processo di globalizzazione, facilitato dal rapido sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, benché rappresenti una sfida per le differenze culturali, crea allo stesso tempo le condizioni per un rinnovato dialogo fra le varie culture e civiltà. Si rende pertanto necessario il superamento della prospettiva locale, italiana o europea, per maturare uno sguardo globale sulla realtà e per contrastare forme di pregiudizio e discriminazione, educando i ragazzi a sviluppare la consapevolezza dell’essere soggetti interdipendenti. Educare alla pace significa anche pensare allo sviluppo economicosociale in termini nuovi. Per lungo tempo si è creduto che il benessere economico fosse la componente essenziale dello sviluppo; oggi si ritiene che debbano essere prese in considerazione non solo le istanze economiche ma tutto il complesso delle esigenze umane ed ambientali. La società industriale non è l’unico modello di comunità sviluppata e le popolazioni dei paesi del Terzo Mondo devono essere incoraggiate a ricercare propri modelli originali, fondati sul duplice principio dell’autosufficienza e dell’interdipendenza. L’educazione allo Sviluppo Sostenibile, aspetto chiave dell’educazione alla Pace, riflette l’impegno ad un’educazione di qualità caratterizzata dall’interdisci plinarità, da un approccio olistico e dallo sviluppo del pensiero critico. In questa prospettiva sarà opportuno favorire reti, connessioni e interazioni tra classi, scuole e istituzioni anche di Paesi in via di sviluppo per incrementare la qualità dell’insegnamento e l’interiorizzazione dei principi su cui si basa l’educazione allo Sviluppo Sostenibile. Inoltre, un rapporto corretto con l’ambiente è già un passo verso la pace proprio perché il territorio in cui viviamo è un bene collettivo, imparare a conoscerlo e a rispettarlo significa umanizzare la nostra qualità di vita e difendere la Natura. un ruolo forte per una nuova e positiva accezione del termine. Il processo di globalizzazione, facilitato dal rapido sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, benché rappresenti una sfida per le differenze culturali, crea allo stesso tempo le condizioni per un rinnovato dialogo fra le varie culture e civiltà. Si rende pertanto necessario il superamento della prospettiva locale, italiana o europea, per maturare uno sguardo globale sulla realtà e per contrastare forme di pregiudizio e discriminazione, educando i ragazzi a sviluppare la consapevolezza dell’essere soggetti interdipendenti. Educare alla pace significa anche pensare allo sviluppo economicosociale in termini nuovi. Per lungo tempo si è creduto che il benessere economico fosse la componente essenziale dello sviluppo; oggi si ritiene che debbano essere prese in considerazione non solo le istanze economiche ma tutto il complesso delle esigenze umane ed ambientali. La società industriale non è l’unico modello di comunità sviluppata e le popolazioni dei paesi del Terzo Mondo devono essere incoraggiate a ricercare propri modelli originali, fondati sul duplice principio dell’autosufficienza e dell’interdipendenza. L’educazione allo Sviluppo Sostenibile, aspetto chiave dell’educazione alla Pace, riflette l’impegno ad un’educazione di qualità caratterizzata dall’interdisci plinarità, da un approccio olistico e dallo sviluppo del pensiero critico. In questa prospettiva sarà opportuno favorire reti, connessioni e interazioni tra classi, scuole e istituzioni anche di Paesi in via di sviluppo per incrementare la qualità dell’insegnamento e l’interiorizzazione dei principi su cui si basa l’educazione allo Sviluppo Sostenibile. Inoltre, un rapporto corretto con l’ambiente è già un passo verso la pace proprio perché il territorio in cui viviamo è un bene collettivo, imparare a conoscerlo e a rispettarlo significa umanizzare la nostra qualità di vita e difendere la Natura. PACE COME PROMOZIONE DEL DIALOGO INTERCULTURALE PACE COME PROMOZIONE DEL DIALOGO INTERCULTURALE La scuola ha sempre avuto un ruolo fondamentale per incoraggiare la creatività e per ispirare un dialogo autentico tra le culture e per questo tutte le scuole devono essere messe in condizione di poter attuare programmi di scambi culturali con altri Paesi. Le nuove società multietniche, multireligiose e multiculturali, che si stanno consolidando a seguito degli inarrestabili processi di globalizzazione e dei nuovi flussi migratori, costituiscono i principi fondanti di una nuova cittadinanza consapevole e solidale cui le nuove generazioni in nessun modo possono restare estranee. Anche per questo, la Commissione Europea ha dichiarato che il 2008 sarà .Anno del dialogo interculturale.: la promozione di un anno europeo è infatti finalizzata allo sviluppo della consapevolezza, tra i cittadini europei e, in particolare tra i giovani, della rilevanza, nei diversi ambiti della vita associata e individuale, della differenza culturale. La scuola è quindi chiamata con maggior forza a contribuire fattivamente proponendo ulteriori attività di promozione del dialogo interculturale per 76 La scuola ha sempre avuto un ruolo fondamentale per incoraggiare la creatività e per ispirare un dialogo autentico tra le culture e per questo tutte le scuole devono essere messe in condizione di poter attuare programmi di scambi culturali con altri Paesi. Le nuove società multietniche, multireligiose e multiculturali, che si stanno consolidando a seguito degli inarrestabili processi di globalizzazione e dei nuovi flussi migratori, costituiscono i principi fondanti di una nuova cittadinanza consapevole e solidale cui le nuove generazioni in nessun modo possono restare estranee. Anche per questo, la Commissione Europea ha dichiarato che il 2008 sarà .Anno del dialogo interculturale.: la promozione di un anno europeo è infatti finalizzata allo sviluppo della consapevolezza, tra i cittadini europei e, in particolare tra i giovani, della rilevanza, nei diversi ambiti della vita associata e individuale, della differenza culturale. La scuola è quindi chiamata con maggior forza a contribuire fattivamente proponendo ulteriori attività di promozione del dialogo interculturale per 76 contribuire allo sviluppo di una cittadinanza europea attiva, aperta al mondo, rispettosa della differenza culturale e basata su valori condivisi. contribuire allo sviluppo di una cittadinanza europea attiva, aperta al mondo, rispettosa della differenza culturale e basata su valori condivisi. PACE COME GESTIONE COSTRUTTIVA E NONVIOLENTA DEI CONFLITTI PACE COME GESTIONE COSTRUTTIVA E NONVIOLENTA DEI CONFLITTI Il conflitto . se incanalato nelle corrette forme di rappresentanza e di esercizio democratico delle proprie libertà è un fenomeno fisiologico nella vita degli individui e delle società: in caso contrario, può degenerare facilmente nella violenza distruttiva. Come ha anche osservato Gandhi, spesso con l’utilizzo di metodi violenti i conflitti non giungono ad una vera soluzione, ma vengono solo temporaneamente tacitati per evolvere poi in ulteriori momenti di scontro. Per fortuna di noi tutti, nella vita degli individui e delle società troviamo innumerevoli casi in cui la nonviolenza ha consentito di gestire e risolvere costruttivamente i conflitti: è per questo che il cuore dell.educazione alla pace è l’insegnamento a combattere le ingiustizie e le violenze senza usare le stesse armi, utilizzando gli strumenti della nonviolenza attiva. Di qui l’importanza di acquisire conoscenze e tecniche per la comprensione, in tutti gli ambiti e a tutti i livelli, dei processi conflittuali in atto, delle relative cause e della individuazione delle soluzioni nonviolente potenzialmente disponibili. La pace si insegna e si impara, per questo la scuola ha una responsabilità speciale Interiorizzare il concetto, ampio e complesso, di pace e riconoscere l’importanza sostanziale dei diritti umani crea le basi per la formazione di cittadini responsabili, consapevoli dei diritti e dei doveri di ciascuno e impegnati per la loro tutela, cittadini impegnati nella propria realtà ma aperti al mondo. Le istituzioni scolastiche, gli Enti Locali, le Regioni, il mondo dell’informazione e più in generale, tutte le agenzie educative devono contribuire a sviluppare la cultura della pace,della nonviolenza e dei diritti umani. In questo senso la scuola è il luogo privilegiato dove poter migliorare la qualità della vita delle persone e dove poter accrescere le loro capacità di partecipare ai processi decisionali che guidano le politiche sociali, culturali ed economiche della nostra società. Studenti, insegnanti, autorità scolastiche, associazioni ed enti locali possono unire competenze, esigenze, risorse, valorizzando il protagonismo di ciascuno e costruendo una fitta rete di attività che deve divenire sempre più quotidiana e ordinaria. Il conflitto . se incanalato nelle corrette forme di rappresentanza e di esercizio democratico delle proprie libertà è un fenomeno fisiologico nella vita degli individui e delle società: in caso contrario, può degenerare facilmente nella violenza distruttiva. Come ha anche osservato Gandhi, spesso con l’utilizzo di metodi violenti i conflitti non giungono ad una vera soluzione, ma vengono solo temporaneamente tacitati per evolvere poi in ulteriori momenti di scontro. Per fortuna di noi tutti, nella vita degli individui e delle società troviamo innumerevoli casi in cui la nonviolenza ha consentito di gestire e risolvere costruttivamente i conflitti: è per questo che il cuore dell.educazione alla pace è l’insegnamento a combattere le ingiustizie e le violenze senza usare le stesse armi, utilizzando gli strumenti della nonviolenza attiva. Di qui l’importanza di acquisire conoscenze e tecniche per la comprensione, in tutti gli ambiti e a tutti i livelli, dei processi conflittuali in atto, delle relative cause e della individuazione delle soluzioni nonviolente potenzialmente disponibili. La pace si insegna e si impara, per questo la scuola ha una responsabilità speciale Interiorizzare il concetto, ampio e complesso, di pace e riconoscere l’importanza sostanziale dei diritti umani crea le basi per la formazione di cittadini responsabili, consapevoli dei diritti e dei doveri di ciascuno e impegnati per la loro tutela, cittadini impegnati nella propria realtà ma aperti al mondo. Le istituzioni scolastiche, gli Enti Locali, le Regioni, il mondo dell’informazione e più in generale, tutte le agenzie educative devono contribuire a sviluppare la cultura della pace,della nonviolenza e dei diritti umani. In questo senso la scuola è il luogo privilegiato dove poter migliorare la qualità della vita delle persone e dove poter accrescere le loro capacità di partecipare ai processi decisionali che guidano le politiche sociali, culturali ed economiche della nostra società. Studenti, insegnanti, autorità scolastiche, associazioni ed enti locali possono unire competenze, esigenze, risorse, valorizzando il protagonismo di ciascuno e costruendo una fitta rete di attività che deve divenire sempre più quotidiana e ordinaria. CHE COS’È LA PACE CHE VOGLIAMO INSEGNARE? CHE COS’È LA PACE CHE VOGLIAMO INSEGNARE? È necessario partire da una definizione di pace positiva, per cui la pace non è da difendere, ma da costruire insieme. La pace non è solo assenza di guerre, ma un processo che tende ad eliminare o a ridurre il più possibile le situazioni di violenza. La pace, infatti .è un ordine sociale e internazionale nel quale tutti i diritti umani possano essere pienamente realizzati per tutti gli uomini e tutte le donne. (articolo 28 della Dichiarazione Universale dei diritti umani). 77 È necessario partire da una definizione di pace positiva, per cui la pace non è da difendere, ma da costruire insieme. La pace non è solo assenza di guerre, ma un processo che tende ad eliminare o a ridurre il più possibile le situazioni di violenza. La pace, infatti .è un ordine sociale e internazionale nel quale tutti i diritti umani possano essere pienamente realizzati per tutti gli uomini e tutte le donne. (articolo 28 della Dichiarazione Universale dei diritti umani). 77 La cultura della pace positiva, della pace come progetto ed impegno nasce nel cuore dell’uomo, si trasferisce nella società e deve essere considerata nell’azione politica degli stati e delle istituzioni politiche che possono divenire portatrici di una cultura di pace. L’apprendimento e la pratica dell’azione per la pace e la nonviolenza e per i diritti umani devono essere finalizzati all’acquisizione del senso di responsabilità e devono contribuire all’educazione del rispetto dell’Altro. Si tratta di uno .stile di vita., di un .modo di essere. che non si apprende attraverso lo studio astratto di particolari discipline ma che si .assorbe per contatto., perché si è immersi in un .clima di vita e di apprendimento. in cui quotidianamente i valori della pace, del rispetto dell’altro e delle regole, del benessere inteso come .stare bene insieme., vengano vissuti e respirati a pieni polmoni. Anche la scuola (che forse è il .luogo. in cui fino ad oggi una tale consapevolezza è maggiormente maturata e maggiormente praticati ne sono i principi) è chiamata a rivedere taluni suoi meccanismi di relazione e a convertire verso la Pace la sua proposta di vita (in accordo con le famiglie e il territorio, altrimenti sarebbe vano ogni suo sforzo) e ad offrire un quadro in cui ci sia opportunità di cooperare ed educarsi alla pratica dei diritti umani e civili. La cultura della pace positiva, della pace come progetto ed impegno nasce nel cuore dell’uomo, si trasferisce nella società e deve essere considerata nell’azione politica degli stati e delle istituzioni politiche che possono divenire portatrici di una cultura di pace. L’apprendimento e la pratica dell’azione per la pace e la nonviolenza e per i diritti umani devono essere finalizzati all’acquisizione del senso di responsabilità e devono contribuire all’educazione del rispetto dell’Altro. Si tratta di uno .stile di vita., di un .modo di essere. che non si apprende attraverso lo studio astratto di particolari discipline ma che si .assorbe per contatto., perché si è immersi in un .clima di vita e di apprendimento. in cui quotidianamente i valori della pace, del rispetto dell’altro e delle regole, del benessere inteso come .stare bene insieme., vengano vissuti e respirati a pieni polmoni. Anche la scuola (che forse è il .luogo. in cui fino ad oggi una tale consapevolezza è maggiormente maturata e maggiormente praticati ne sono i principi) è chiamata a rivedere taluni suoi meccanismi di relazione e a convertire verso la Pace la sua proposta di vita (in accordo con le famiglie e il territorio, altrimenti sarebbe vano ogni suo sforzo) e ad offrire un quadro in cui ci sia opportunità di cooperare ed educarsi alla pratica dei diritti umani e civili. LA PACE A SCUOLA LA PACE A SCUOLA E. fondamentale che la scuola sia un luogo di pace, un luogo dove si apprende il valore della pace, dove si vive e si cresce in pace ovvero nel riconoscimento e nel rispetto dei diritti umani. E quando diciamo scuola, pensiamo a tutta la comunità scolastica: in primo luogo gli studenti, da cui molto ci si aspetta ed a cui molto si chiede in termini di maturazione personale e di condivisione degli sforzi che l’ istituzione fa per la loro crescita; pensiamo alle famiglie, chiamate a maturare la condivisione delle finalità educative della scuola con entusiasmo e lealtà, rinunciando a residuali e distruttive tentazioni egoistiche; pensiamo ai collaboratori scolastici, da sempre il .biglietto da visita. delle scuole, chiamati a creare in ogni spazio dell’edificio il .clima giusto. ed a trasmettere con il proprio lavoro il senso del rispetto per le cose e le persone; pensiamo al personale amministrativo, chiamato a gestire compiti e ad organizzare lavori che l’autonomia scolastica vuole sempre più complessi e trasparenti;pensiamo ai docenti, chiamati ancora una volta a dare il meglio di sé come educatori e come persone portatrici di valori, ben sapendo che a loro la società già chiede molto pur non essendo sempre disposta a restituire quanto riceve; pensiamo ai Dirigenti Scolastici,impegnati a dare gambe e respiro ad un’.autonomia scolastica che . se è foriera di grandi potenzialità e possibilità educative . richiede loro un impegno ed una .fatica. prima sconosciuta ai vecchi .capi di istituto.. Una scuola di pace è, infatti, una scuola che riflette su sé stessa e che .si ripensa.. Tutti, dal dirigente scolastico agli insegnanti, dagli studenti, ai collaboratori e ai E. fondamentale che la scuola sia un luogo di pace, un luogo dove si apprende il valore della pace, dove si vive e si cresce in pace ovvero nel riconoscimento e nel rispetto dei diritti umani. E quando diciamo scuola, pensiamo a tutta la comunità scolastica: in primo luogo gli studenti, da cui molto ci si aspetta ed a cui molto si chiede in termini di maturazione personale e di condivisione degli sforzi che l’ istituzione fa per la loro crescita; pensiamo alle famiglie, chiamate a maturare la condivisione delle finalità educative della scuola con entusiasmo e lealtà, rinunciando a residuali e distruttive tentazioni egoistiche; pensiamo ai collaboratori scolastici, da sempre il .biglietto da visita. delle scuole, chiamati a creare in ogni spazio dell’edificio il .clima giusto. ed a trasmettere con il proprio lavoro il senso del rispetto per le cose e le persone; pensiamo al personale amministrativo, chiamato a gestire compiti e ad organizzare lavori che l’autonomia scolastica vuole sempre più complessi e trasparenti;pensiamo ai docenti, chiamati ancora una volta a dare il meglio di sé come educatori e come persone portatrici di valori, ben sapendo che a loro la società già chiede molto pur non essendo sempre disposta a restituire quanto riceve; pensiamo ai Dirigenti Scolastici,impegnati a dare gambe e respiro ad un’.autonomia scolastica che . se è foriera di grandi potenzialità e possibilità educative . richiede loro un impegno ed una .fatica. prima sconosciuta ai vecchi .capi di istituto.. Una scuola di pace è, infatti, una scuola che riflette su sé stessa e che .si ripensa.. Tutti, dal dirigente scolastico agli insegnanti, dagli studenti, ai collaboratori e ai 78 78 genitori devono rispondere alla domanda: cosa possiamo fare per trasformare la nostra scuola in un luogo di pace? È quindi necessario che si pensi alla pace in tutti i momenti della vita scolastica: • dal momento in cui si organizza l’accoglienza degli studenti; • all’accoglienza e l’integrazione dei ragazzi non italiani nelle scuole; • all’attivazione di percorsi specifici necessari al rispetto delle pari opportunità; • alla quotidiana gestione delle relazioni all’interno della scuola; • alla costruzione comune del sapere e della cultura come processo di cittadinanza; • alle scelte didattiche volte a dare spazio e cittadinanza alle culture; • alla cura della partecipazione alla vita scolastica delle varie componenti (studenti, genitori,docenti, territorio, ecc.); • alla cura per l’orientamento e le iniziative di contrasto alla dispersione scolastica; • al momento in cui i problemi esplodono e devono essere affrontati con strumenti di pace. Una cultura di pace, che ha anche lo scopo di preservare le future generazioni dallo spettro della guerra, si raggiunge attraverso l’interiorizzazione dei valori e l’acquisizione di atteggiamenti e comportamenti che riflettano e ispirino interazione sociale e condivisione. Il rispetto per la differenza, la tolleranza, il dialogo e la cooperazione, in un clima di fiducia e comprensione reciproca, è il presupposto per favorire la coesione sociale e lo sviluppo di un’economia fondata sulla conoscenza. Anche lo studio di talune discipline, quelle più propriamente impegnate nella ricostruzione del senso della comunità (la Storia, l’Educazione Civica, la Letteratura e, per i più grandi, il Diritto, la Filosofia, la Storia dell’Arte, l’Economia, le Scienze naturali.) sono chiamate a connettere la dimensione personale dei conflitti vissuti dai ragazzi e le modalità di trasformazione nonviolenta da loro sperimentate, con dimensioni più ampie come i conflitti tra popoli o tra Stati, il disvelamento dei processi macroeconomici, le contaminazioni artistiche, la testimonianza letteraria, la tutela dell’ecosistema, favorendo così negli studenti prospettive nuove nella capacità di lettura della realtà globale e nella immaginazione di soluzioni alternative a quelle regressive (o patologiche) della guerra e della violenza. Il pluralismo e il dialogo culturale sono oggi strumenti preminenti per arginare e scoraggiare fenomeni di estremismo e fanatismo e per favorire la coesistenza pacifica e l’arricchimento reciproco. La cultura, quella strutturata e finalizzata alla realizzazione della persona è propria della Scuola (ed è così diversa dalla casualità, dal relativismo scientifico e morale, dalla superficialità di tanta .pseudocultura. che circola con ogni mezzo, tra i nostri ragazzi) ed è una delle poche carte (ma una carta .forte., piena di significati) che abbiano oggi per superare e vincere anche i tanti .fondamentalismi. che inquinano la nostra coscienza civile. genitori devono rispondere alla domanda: cosa possiamo fare per trasformare la nostra scuola in un luogo di pace? È quindi necessario che si pensi alla pace in tutti i momenti della vita scolastica: • dal momento in cui si organizza l’accoglienza degli studenti; • all’accoglienza e l’integrazione dei ragazzi non italiani nelle scuole; • all’attivazione di percorsi specifici necessari al rispetto delle pari opportunità; • alla quotidiana gestione delle relazioni all’interno della scuola; • alla costruzione comune del sapere e della cultura come processo di cittadinanza; • alle scelte didattiche volte a dare spazio e cittadinanza alle culture; • alla cura della partecipazione alla vita scolastica delle varie componenti (studenti, genitori,docenti, territorio, ecc.); • alla cura per l’orientamento e le iniziative di contrasto alla dispersione scolastica; • al momento in cui i problemi esplodono e devono essere affrontati con strumenti di pace. Una cultura di pace, che ha anche lo scopo di preservare le future generazioni dallo spettro della guerra, si raggiunge attraverso l’interiorizzazione dei valori e l’acquisizione di atteggiamenti e comportamenti che riflettano e ispirino interazione sociale e condivisione. Il rispetto per la differenza, la tolleranza, il dialogo e la cooperazione, in un clima di fiducia e comprensione reciproca, è il presupposto per favorire la coesione sociale e lo sviluppo di un’economia fondata sulla conoscenza. Anche lo studio di talune discipline, quelle più propriamente impegnate nella ricostruzione del senso della comunità (la Storia, l’Educazione Civica, la Letteratura e, per i più grandi, il Diritto, la Filosofia, la Storia dell’Arte, l’Economia, le Scienze naturali.) sono chiamate a connettere la dimensione personale dei conflitti vissuti dai ragazzi e le modalità di trasformazione nonviolenta da loro sperimentate, con dimensioni più ampie come i conflitti tra popoli o tra Stati, il disvelamento dei processi macroeconomici, le contaminazioni artistiche, la testimonianza letteraria, la tutela dell’ecosistema, favorendo così negli studenti prospettive nuove nella capacità di lettura della realtà globale e nella immaginazione di soluzioni alternative a quelle regressive (o patologiche) della guerra e della violenza. Il pluralismo e il dialogo culturale sono oggi strumenti preminenti per arginare e scoraggiare fenomeni di estremismo e fanatismo e per favorire la coesistenza pacifica e l’arricchimento reciproco. La cultura, quella strutturata e finalizzata alla realizzazione della persona è propria della Scuola (ed è così diversa dalla casualità, dal relativismo scientifico e morale, dalla superficialità di tanta .pseudocultura. che circola con ogni mezzo, tra i nostri ragazzi) ed è una delle poche carte (ma una carta .forte., piena di significati) che abbiano oggi per superare e vincere anche i tanti .fondamentalismi. che inquinano la nostra coscienza civile. 79 79 LA PACE COME BASE DELL’OFFERTA FORMATIVA LA PACE COME BASE DELL’OFFERTA FORMATIVA L’educazione alla pace, intesa così come abbiamo tentato di specificare sinora, oltre ad essere il valore fondamentale di riferimento per la definizione di ogni Piano dell’offerta formativa scolastica, nasce da una consapevole definizione delle competenze che ogni cittadino deve possedere per essere capace di mettersi in gioco nella democrazia glocale. Il concetto di pace all’interno della comunità scolastica può contribuire a mutare la dimensione organizzativa e relazionale all’interno della scuola e anche a favorire il protagonismo giovanile, non più inteso come preconcetto contraltare del .protagonismo degli adulti. ma in chiave di una rinnovata e consapevole partecipazione alla comunità scolastica e civile. Affinché si possano costruire i saperi di una cultura figlia della logica della Pace è necessario realizzare percorsi di .cittadinanza critica. offrendo anche nella scuola visibilità ai soggetti che fattivamente operano per la pace ed i diritti sul territorio, costruendo reti tra scuole, enti locali e società civile. Le competenze da acquisire nel quadro di questi saperi sono di più ordini, come ben segnalato dalla Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente e riprese sia dall.indicazioni nazionali per il Curricolo della scuola dell’infanzia e della scuola del Primo Ciclo oltre che dal Regolamento per l’innalzamento dell’obbligo di istruzione. Esse vanno dalle competenze centrate sul sé a quelle rivolte verso il mondo, passando attraverso quelle che consentono l’attenzione all’altro, al gruppo e all’organizzazione sociale. Nel rendere effettive tutte queste indicazioni concrete le scuole potranno avvalersi del fondamentale apporto degli Enti Locali che in questi anni hanno già reso possibile l’attuazione di importanti progetti di educazione alla pace. L’educazione alla pace, intesa così come abbiamo tentato di specificare sinora, oltre ad essere il valore fondamentale di riferimento per la definizione di ogni Piano dell’offerta formativa scolastica, nasce da una consapevole definizione delle competenze che ogni cittadino deve possedere per essere capace di mettersi in gioco nella democrazia glocale. Il concetto di pace all’interno della comunità scolastica può contribuire a mutare la dimensione organizzativa e relazionale all’interno della scuola e anche a favorire il protagonismo giovanile, non più inteso come preconcetto contraltare del .protagonismo degli adulti. ma in chiave di una rinnovata e consapevole partecipazione alla comunità scolastica e civile. Affinché si possano costruire i saperi di una cultura figlia della logica della Pace è necessario realizzare percorsi di .cittadinanza critica. offrendo anche nella scuola visibilità ai soggetti che fattivamente operano per la pace ed i diritti sul territorio, costruendo reti tra scuole, enti locali e società civile. Le competenze da acquisire nel quadro di questi saperi sono di più ordini, come ben segnalato dalla Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente e riprese sia dall.indicazioni nazionali per il Curricolo della scuola dell’infanzia e della scuola del Primo Ciclo oltre che dal Regolamento per l’innalzamento dell’obbligo di istruzione. Esse vanno dalle competenze centrate sul sé a quelle rivolte verso il mondo, passando attraverso quelle che consentono l’attenzione all’altro, al gruppo e all’organizzazione sociale. Nel rendere effettive tutte queste indicazioni concrete le scuole potranno avvalersi del fondamentale apporto degli Enti Locali che in questi anni hanno già reso possibile l’attuazione di importanti progetti di educazione alla pace. IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI Come ampiamente dimostrato dall’esperienza educativa delle scuole italiane, l’insegnante, è il principale protagonista della diffusione di una cultura di pace a scuola. È compito degli insegnanti gestire le classi in modo da promuovere la comprensione, il rispetto reciproco delle differenze, la tolleranza, l’eguaglianza di genere e l’amicizia e la solidarietà. Gli insegnanti, sostenuti dagli organismi direttivi e dalle Istituzioni, hanno infatti la responsabilità di trasformare la classe in una comunità facendo emergere la consapevolezza dell’importanza dei valori della pace, della cooperazione, della coesistenza e della condivisione. Realizzare e favorire un reale processo educativo nei giovani è già di per sé cosa complessa e irta di difficoltà, come ben sanno i nostri insegnati. Figurarsi le difficoltà di un’.educazione alla Pace in una società, come la nostra, attraversata da sempre più forti e contradditori segnali ad essa contrastanti. Non si tratta infatti di inserire nell’offerta formativa una materia in più, un progetto in più. Non è una nuova materia da aggiungere agli altri insegnamenti, né si tratta di Come ampiamente dimostrato dall’esperienza educativa delle scuole italiane, l’insegnante, è il principale protagonista della diffusione di una cultura di pace a scuola. È compito degli insegnanti gestire le classi in modo da promuovere la comprensione, il rispetto reciproco delle differenze, la tolleranza, l’eguaglianza di genere e l’amicizia e la solidarietà. Gli insegnanti, sostenuti dagli organismi direttivi e dalle Istituzioni, hanno infatti la responsabilità di trasformare la classe in una comunità facendo emergere la consapevolezza dell’importanza dei valori della pace, della cooperazione, della coesistenza e della condivisione. Realizzare e favorire un reale processo educativo nei giovani è già di per sé cosa complessa e irta di difficoltà, come ben sanno i nostri insegnati. Figurarsi le difficoltà di un’.educazione alla Pace in una società, come la nostra, attraversata da sempre più forti e contradditori segnali ad essa contrastanti. Non si tratta infatti di inserire nell’offerta formativa una materia in più, un progetto in più. Non è una nuova materia da aggiungere agli altri insegnamenti, né si tratta di 80 80 riproporre la vecchia logica delle .educazioni., finalmente scomparsa . con le nuove indicazioni nazionali . dalla prospettiva curricolare della scuola italiana. L’operazione che abbiamo sinora delineato, e che viene rilanciata oggi, è . come abbiamo visto . molto profonda e complessa e dunque non può essere affidata in modo esclusivo alla responsabilità e all’attività di un solo insegnante. riproporre la vecchia logica delle .educazioni., finalmente scomparsa . con le nuove indicazioni nazionali . dalla prospettiva curricolare della scuola italiana. L’operazione che abbiamo sinora delineato, e che viene rilanciata oggi, è . come abbiamo visto . molto profonda e complessa e dunque non può essere affidata in modo esclusivo alla responsabilità e all’attività di un solo insegnante. VALORIZZARE LE INNUMEREVOLI ESPERIENZE REALIZZATE DALLE SCUOLE VALORIZZARE LE INNUMEREVOLI ESPERIENZE REALIZZATE DALLE SCUOLE Ogni spontanea iniziativa di pace e di educazione alla pace è un fatto positivo e, come abbiamo visto, per la sua realizzazione occorre la collaborazione di tutto il personale della scuola, soprattutto per promuovere il passaggio dalle iniziative occasionali alla sistematicità dell’agire pedagogico per la pace. E. necessario inserire i percorsi di educazione alla pace nei Piani dell’Offerta formativa promuovendo attività che facilitino la partecipazione attiva degli studenti e il coinvolgimento dei genitori. Per quanto detto prima, per essere efficace l’educazione alla pace non deve limitarsi allinsegnamento dei valori e dei principi ma essere orientata all’azione. E. importante essere disponibili e pronti ad utilizzare positivamente le .emergenze. interne ed esterne creando sinergie con gli enti locali per far fronte alle esigenze specifiche del territorio. La Scuola, infatti, può contribuire concretamente alla costruzione della pace, della solidarietà e dei diritti umani favorendo l’accoglienza e l’integrazione dei ragazzi non italiani nelle scuole tramite gemellaggi e scambi culturali con le scuole dell’Europa, dell’Africa, del Mediterraneo e con scuole di paesi in conflitto; può coinvolgere gli studenti a partecipare direttamente a progetti di cooperazione internazionale per favorire lo sviluppo di un dialogo interculturale e interreligioso e può incentivare iniziative di ripudio della violenza e di boicottaggio dell’uso delle armi. Né è da sottovalutare l’ importanza che avrebbe, sia per i bambini che per gli adolescenti, la conoscenza e lo studio . ognuno con le modalità proprie della sua età . di personalità come Gandhi, La Pira, Capitini, Lorenzo Milani, Spinelli (solo per citarne alcuni), personalità di cui oggi difficilmente è possibile uno studio approfondito nella scuola. La ridefinizione delle indicazioni nazionali e l’attenzione posta allo studio del Novecento già vanno in questa direzione: sarebbe auspicabile e ci aspettiamo che anche altri (specie gli autori e gli editori dei libri scolastici, che tanta parte hanno avuto ed hanno nel miglioramento dell’offerta formativa) facciano la loro proponendo con maggiore attenzione non solo la tematica della pace ma anche quegli .operatori di pace. che hanno marcato la nostra storia e la nostra cultura. [...] Ogni spontanea iniziativa di pace e di educazione alla pace è un fatto positivo e, come abbiamo visto, per la sua realizzazione occorre la collaborazione di tutto il personale della scuola, soprattutto per promuovere il passaggio dalle iniziative occasionali alla sistematicità dell’agire pedagogico per la pace. E. necessario inserire i percorsi di educazione alla pace nei Piani dell’Offerta formativa promuovendo attività che facilitino la partecipazione attiva degli studenti e il coinvolgimento dei genitori. Per quanto detto prima, per essere efficace l’educazione alla pace non deve limitarsi allinsegnamento dei valori e dei principi ma essere orientata all’azione. E. importante essere disponibili e pronti ad utilizzare positivamente le .emergenze. interne ed esterne creando sinergie con gli enti locali per far fronte alle esigenze specifiche del territorio. La Scuola, infatti, può contribuire concretamente alla costruzione della pace, della solidarietà e dei diritti umani favorendo l’accoglienza e l’integrazione dei ragazzi non italiani nelle scuole tramite gemellaggi e scambi culturali con le scuole dell’Europa, dell’Africa, del Mediterraneo e con scuole di paesi in conflitto; può coinvolgere gli studenti a partecipare direttamente a progetti di cooperazione internazionale per favorire lo sviluppo di un dialogo interculturale e interreligioso e può incentivare iniziative di ripudio della violenza e di boicottaggio dell’uso delle armi. Né è da sottovalutare l’ importanza che avrebbe, sia per i bambini che per gli adolescenti, la conoscenza e lo studio . ognuno con le modalità proprie della sua età . di personalità come Gandhi, La Pira, Capitini, Lorenzo Milani, Spinelli (solo per citarne alcuni), personalità di cui oggi difficilmente è possibile uno studio approfondito nella scuola. La ridefinizione delle indicazioni nazionali e l’attenzione posta allo studio del Novecento già vanno in questa direzione: sarebbe auspicabile e ci aspettiamo che anche altri (specie gli autori e gli editori dei libri scolastici, che tanta parte hanno avuto ed hanno nel miglioramento dell’offerta formativa) facciano la loro proponendo con maggiore attenzione non solo la tematica della pace ma anche quegli .operatori di pace. che hanno marcato la nostra storia e la nostra cultura. [...] Assisi 4 Ottobre 2007 Assisi 4 Ottobre 2007 Ministro Generale F. M. Conventuali, F.to P. Marco Tasca Custode della Basilica di San Francesco F.to P. Vincenzo Coli Il Ministro della Pubblica Istruzione F.to Giuseppe Fioroni Ministro Generale F. M. Conventuali, F.to P. Marco Tasca Custode della Basilica di San Francesco F.to P. Vincenzo Coli Il Ministro della Pubblica Istruzione F.to Giuseppe Fioroni 81 81 Centro Stampa Comune di Reggio Emilia Maggio 2009 Centro Stampa Comune di Reggio Emilia Maggio 2009 82 82 Vincitore del primo premio del concorso “Un logo per la pace” realizzato da Emmanuele Marchi della classe 2° F dell’Istituto d’Arte Chierici Vincitore del primo premio del concorso “Un logo per la pace” realizzato da Emmanuele Marchi della classe 2° F dell’Istituto d’Arte Chierici Comune di Reggio Emilia Scuola di Pace di Reggio Emilia Villa Counget, Via Adua 57 , 42100 Reggio Emilia www.comune.re.it/scuoladipace [email protected] Tel 0522516860 Comune di Reggio Emilia Scuola di Pace di Reggio Emilia Villa Counget, Via Adua 57 , 42100 Reggio Emilia www.comune.re.it/scuoladipace [email protected] Tel 0522516860 Presso la sede è disponibile un’emeroteca con possibilità di consultazione di vari materiali riguardanti le tematiche dell’educazione alla Pace e alla trasformazione non violenta dei conflitti. Presso la sede è disponibile un’emeroteca con possibilità di consultazione di vari materiali riguardanti le tematiche dell’educazione alla Pace e alla trasformazione non violenta dei conflitti. 83 83