72 1 2 71 Domenica 20 aprile Pasqua del Signore Gv 20,1-9 + Dal vangelo secondo Giovanni Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. Gesù è risorto! Forse questa è l'ennesima Pasqua in cui ci sentiamo ripetere che Gesù è davvero risorto e che questo è il cuore della fede cristiana e noi accettiamo senza problemi la cosa e viviamo così la nostra ennesima Pasqua. Eppure Maria di Magdala non ha creduto in ciò che ha visto e nemmeno Pietro ha compreso cosa significasse quel sepolcro vuoto. Evidentemente non basta aver conosciuto e frequentato, non basta nemmeno aver visto, per credere occorre uno sguardo diverso, quello dell'altro discepolo: quello che Gesù amava. &on può essere un caso che amare e credere siano così prossimi, che la fede sia in qualche modo la risposta al sentirsi amati. E' l'amore che rende visibile il senso delle cose. Se fossimo consapevoli dell'amore di Dio, i nostri occhi si aprirebbero, allora forse potremmo intravvedere anche nel buio del sepolcro la luce del risorto. Preghiamo Signore apri i nostri cuori, perché i nostri occhi possano contemplare la tua gloria e le nostre mani lodarti e servirti ogni giorno. Amen 70 Mercoledì 5 marzo Mt 6,1-6.16-18 Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. + Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». In varie parti del Vangelo viene affrontato il tema dell’umiltà; in questi versetti di Matteo vengono presi in considerazione l’elemosina, il digiuno e la preghiera. Questi tre aspetti sono la manifestazione del rapporto con Dio e di come nel concreto la condivisione dei beni, la rinuncia volontaria e il ricordo costante della presenza di un Entità superiore ci possono condurre a quella salvezza tanto bramata quanto dimenticata. A questo scopo l’evangelista ci ricorda che non è sufficiente compiere le tre opere per guadagnare il regno dei cieli, ma quello che facciamo ha una rilevanza salvifica solo se compiuto con vera umiltà, con la consapevolezza che anche quando avremo fatto tutto questo, non avremo fatto nulla di eccezionale: avremo fatto il nostro dovere. 3 Preghiamo: Se mi dimentico di Te, aiutami a ricordarTi Se mi dimentico del prossimo, fa che l’amore del prossimo nei miei confronti mi faccia ricordare Se non mi faccio mancare niente, fa che non mi manchi la cosa più importante: il Tuo amore Giovedì 6 Marzo Lc 9,22-25 Chi perderà la propria vita per me, la salverà + Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?». Rifiuto e sofferenza in cambio della vita o guadagno e agiatezza e perdizione?La società attuale ci propone valori e modelli non sempre integri ma spesso invidiati per fama, successo e soldi. L’inganno della ricchezza può accecare anche chi ha poco denaro da spendere, anche chi fatica ad arrivare a fine mese. La felicità che ci propone il Vangelo parte da una condizione interiore di pace, con se stessi e con il prossimo, per poter apprezzare il molto che si ha anche quando si fatica a vederlo. Se ognuno di noi prendesse solo quello che gli serve e lasciasse il superfluo non avremmo ricchi, ma non ci sarebbero neppure poveri perché quello che rimane basterebbe per tutti. Invece un numero sparuto di persone, pur brave, capaci e fortunate posseggono circa metà dei beni della terra. Forse che questi pochi con la loro ricchezza possono acquistare il Regno dei Cieli? Sicuramente lasceranno i loro beni ai loro eredi e porteranno con se solo le opere. Essere ricchi non è una colpa o una condanna aprioristica, rappresenta un’opportunità da cogliere per poter guadagnare ancor di più: la vita eterna. + Dal Vangelo secondo Matteo Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E' risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E' risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno». Il sabato è passato: non è un sabato qualunque quello dei discepoli di Gesù, non è il sabato della festa e del riposo ma è il sabato del sepolcro, della sconfitta, del “tutto è finito”. Le donne vanno al sepolcro per completare i riti della sepoltura ed ecco che davanti a loro si apre l'alba di un giorno nuovo, il giorno del Signore risorto. Davanti ai loro occhi ancora segnati dal pianto si compie l'evento: Dio è presente con la sua potenza e la sua luce in quel luogo di morte, la pietra è rovesciata, il sepolcro è vuoto, Gesù, il crocifisso, è risorto. &on è più il tempo della tristezza e della paura, bisogna correre e annunciare, è il tempo della testimonianza e della missione, il suo volto è quello della gioia. E mentre si va, lungo la strada, Gesù ci viene incontro, si lascia abbracciare e ci incoraggia nel portare l'annuncio ai suoi fratelli, fratelli del crocifisso, fratelli del risorto. Preghiamo Signore, rendici capaci di vivere la gioia del vangelo nelle strade polverose della vita e di lasciare entrare in ogni nostro giorno la luce del Tuo giorno. Amen 4 69 Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù. E’ il Venerdì Santo. E’ il giorno delle emozioni forti, che ognuno di noi porta con sé fin dagli anni della lontana infanzia. Con i genitori o i nonni entravamo nelle nostre chiese spoglie: senza la lampada accanto all’altare; le statue coperte da un velo violaceo; niente fiori; solo la croce di Gesù morto. E poi la lettura del “Passio”: il Getsemani con il goffo tentativo di difesa di Pietro, il processo a Gesù, la flagellazione, ancora Pietro che rinnega il Maestro, la meschinità di Pilato, il Calvario e la morte del Signore. Un susseguirsi di emozioni e sentimenti intensi, troppo personali per essere commentati. Ognuno di noi ama custodirli con discrezione e pudore. Preghiamo Padre, dopo le forti grida, e le lacrime di tuo Figlio in croce, Ti chiediamo di essere fedeli come lui e che Tu ci esaudisca nella tua pietà. Così, pure noi, possiamo cantare l’inno della Pasqua Insieme a tutti poveri e gli oppressi. Amen. Sabato 19 aprile Preghiamo: Vorrei avere la semplicità di essere un bambino, vorrei avere la saggezza di un anziano per poter tornare bambino, vorrei avere la salute per poter lavorare ed essere al Tuo servizio, vorrei… vorrei che sia fatta la Tua volontà, non secondo i miei ma secondo i piani che hai preparato per me. Venerdì 7 Marzo Mt 9,14-15 Quando lo sposo sarà tolto, allora gli invitati digiuneranno + Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno». La capacità di astenersi dal cibo, e cioè da un bisogno fisico, è la capacità che il cristiano esercita per ribadire la sua libertà rispetto anche ai suoi bisogni. &on di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio…che tradotto significa che non ci renderà mai felice riempire solo lo stomaco, meglio piuttosto nutrirci di qualcosa che riempia di senso la nostra vita. Attraverso il digiuno rimettiamo al centro qualcosa, anzi Qualcuno, che può riempire di senso la nostra vita. Il digiuno è inutile e anche dannoso per chi non ne conosce i caratteri e le condizioni; «È meglio mangiare carne e bere vino piuttosto che divorare con la maldicenza i propri fratelli» (Abba Iperechio). Con il digiuno noi impariamo a conoscere e a moderare i nostri molteplici appetiti attraverso la moderazione di quello primordiale e vitale: la fame, e impariamo a disciplinare le nostre relazioni con gli altri, con la realtà esterna e con Dio, relazioni sempre tentate di voracità. Preghiamo: Fammi vivere il quotidiano alla Tua presenza, affinché possa essere un giorno di nozze alla Tua presenza, e così facendo possa essere nella pienezza di amore con il mio prossimo Mt 28,1-10 È risorto e vi precede in Galilea. 68 5 Sabato 8 Marzo Lc 5,27-32 Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori + Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano». La chiamata e il perbenismo; ovvero i richiami di questo brano che ci ammoniscono sulla condotta della nostra vita. Mi chiedo a volte come sia difficile rispondere alle chiamate, perché non è facile riconoscerle; non è il Signore in persona che viene a toccarti la spalla, ma un amico, un conoscente o addirittura uno sconosciuto che bussa alla porta nel momento che non ti aspetti. Per questo è difficile rispondere, perché è difficile capire se non si è in ascolto, se non ci si pone nella condizione di aprire il cuore e lasciare che sia Gesù farsi spazio, ad entrare in punta di piedi e lasciare a noi il compito di dire: vieni amico vieni più avanti perché sei importante. Se il cuore è aperto allora anche gli occhi vedono con prospettiva diversa e lo spazio che diamo a Gesù ci fa vedere in modo diverso anche gli atteggiamenti delle persone. Mi sono chiesto a volte cosa ci fa quel tizio con quelle persone, magari poco raccomandabili, magari chiacchierate e quasi sempre sono portato a dare un giudizio negativo. Davo lasciare i giudizi a Dio e aprire di più il mio cuore al prossimo. Preghiamo: Ti prego affinché sia chiara in me la convinzione di quanto scritto nel Vangelo: 'Non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o padre o madre o figli o campi a causa mia e a causa del Vangelo, che 6 loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto». I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto». 67 re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante. Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio». All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande». Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse 66 non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madre e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna'. Domenica 9 Marzo Mt 4,1-11 Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato. + Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. Le tentazioni, ovvero le manifestazioni del diavolo per sviarci dalla santità. Detta così sembra semplice ma la realtà è molto più dura, subdola e difficile; quando si presenta la possibilità di un piccolo guadagno aggiuntivo, magari infrangendo qualche piccola norma, che fare? Quando un amico/a si avvicina in modo eccessivo facendo rinverdire sentimenti giovanili, come reagire? Quando il lavoro, oggi bene prezioso, ti chiede sempre di più facendo sacrificare tempo alla famiglia e alle altre attività di relazione, come dire di no? E quante altre occasioni e possibilità si possono presentare; allora abbiamo solo un modo per contrastare tutto questo: imitare Gesù che si ritira in preghiera e con la forza e la comunione con il Padre riesce a resistere e scacciare satana. Credo sia im7 portante ricordarsi che da soli possiamo fare poco, possiamo anche conquistare il mondo ma se perdiamo l’anima? Preghiamo: Signore aiutaci a pregare, non per chiedere soltanto, ma per ringraziarti e contemplarti, per entrare in comunione con Te, per saper entrare in comunione tra noi stessi. Insegnami ad amare di un amore che vuole il bene dell’altro senza egoismi e che sappia vivere il “sia fatta la tua volontà” Lunedì 10 Marzo Mt 25,31-46 Ogni volta che avete fatto qualcosa a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. + Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi 8 disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?». Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo». Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava. Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: « Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote. Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò. Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il 65 Gesù. Il Signore dice che la lavanda dei piedi l’ha inventata per “ dare un esempio”. L’anno scorso, per dare un esempio, papa Francesco, per la lavanda dei piedi, ha pensato ai carcerati. Quest’anno…vediamo quale esempio inventerà. avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna». Preghiamo Signore, c’è qualcuno che ha il cuore troppo devastato, ci sono troppi poveri che si sentono abbandonati. Ma pure quando scende il buio sui nostri occhi e non solo non scorgiamo il tuo Volto ma neppure un debole segno della tua presenza, donaci Padre di credere ancora, di continuare a credere. Donaci una fede incrollabile per superare così la notte e sperare che anche per i poveri ci sarà salvezza. Venerdì 18 aprile Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora 64 Il vangelo di oggi ci viene incontro, ponendoci davanti al giudizio ultimo, inappellabile, nel quale saremo valutati sui nostri gesti di sensibilità nei confronti degli altri. "Avevo fame e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e mi avete dato da bere". L'uomo deve imitare, nel suo comportamento verso gli altri, l'amore di Dio. &on si tratta solo di una buona opera o di qualche cosa che noi facciamo in modo eccezionale. Il discorso di Gesù è molto più ampio. Sullo sfondo c'è il Regno di Dio verso il quale la storia cammina. Il Cristo da amare e servire lo incontriamo nel fatto concreto, quotidiano, così come si presenta, non in modo accomodato, non altrove. Da quando è divenuto uomo, si è fatto nostro fratello, uomo come noi e bisognoso come noi, non c'è altro modo di raggiungerlo e di amarlo. "Ogni volta che avete fatto queste cose ai miei fratelli, l'avete fatto a me". &on dimentichiamo però la magnanimità di Dio per tutti gli uomini, sue creature, nel pensiero di raggiungere la vita eterna. In confronto che cos'è l'opera delle nostre mani? Eppure chi agisce da lode a Dio e chi riceve l'ottiene dalla Provvidenza divina, che ha mosso per mezzo dello Spirito all'atto caritatevole. Allora bisogna credere che il problema di chi ci vive accanto, a cui possiamo portare rimedio con l'amore, anche con un semplice "bicchiere d'acqua fresca", è il secreto della storia umana. Preghiamo: Fa o Signore che possa vederTi, anche nella persona che chiede la carità, anche nell’insistente che mi chiede aiuto, anche nel noioso che mi ripete le stesse cose, anche nel vecchio che non so accudire. Aiutami a non essere cieco, a non trovarmi a dover dire: quando non ti ho riconosciuto? Martedì 11 Marzo Mt 6,7-15 Voi pregate così 9 Giovedì 17 aprile + Dal Vangelo secondo Matteo Gv 13,1-15 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe». Come deve essere, allora, la preghiera? I discepoli di Gesù sono ammirati e spaventati dalla forza delle sue parole. Sono tutti abituati, come noi, spesso, a vedere i devoti e i sacerdoti ostentare la loro preghiera, recitare una parte, svolgere un ruolo. Com'è, allora, la preghiera autentica? Gesù insegna ai suoi a pregare: non occorrono riti o fiumi di parole, strani gesti o vesti o la conoscenza di formule magiche. La preghiera è e resta un incontro intimo, un colloquio personale con Dio scoperto come padre/madre. E Gesù va oltre: consegna ai suoi discepoli una preghiera. Le preghiere da mandare a memoria c'erano ed erano i salmi. Gesù aggiunge alla Parola una nuova parola e una preghiera che sintetizza tutta la sua predicazione su Dio. Dio che è un padre di tutti, celato, a cui si chiede di farsi conoscere da tutti, a cui si chiede il pane, non la ricchezza smisurata, il perdono proporzionato alla nostra volontà di perdonare e la costanza nella prova. Una preziosa preghiera, la più preziosa, da ripetere e da meditare perché contiene in sé tutto ciò che ci è necessario per vivere. 10 Gesù lava i piedi. + Dal Vangelo secondo Giovanni Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». Impagabile, Pietro: “ Tu non mi laverai i piedi in eterno! “. Sembra di vederli: Gesù che lo guarda bonario e il pescatore di Galilea che balza in piedi, scostandosi. E sembra di vedere anche Giovanni che racconta divertito. E allora permettiamoci, almeno oggi, Giovedì Santo, di sorridere anche noi. Avremo tempo domani a pensare al Calvario, alla croce, alla morte di 63 dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto». Preghiamo: E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o persistente. Ma liberaci dal male: passato, presente e futuro. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Mercoledì 12 Marzo Lc 11,29-32 Quanto mi date? Cioè: quanto ci guadagno? cosa ci rimetto? quanto mi costa? Sono anche i nostri interrogativi. &on drammatici, come è successo a Giuda. Tuttavia è la storia quotidiana di noi tutti: l’occasione di monetizzare una situazione favorevole si presenta a tutti. A volte nel lavoro, nelle relazioni sociali, nelle esperienze di vita. Gli “ altri “ ci interrogano. Molti ci chiedono fiducia, ci vogliono coinvolgere. Spesso si tratta di sconosciuti. E’ facile vedere attorno a noi avversari, nemici, competitori. E’certo che Gesù sapeva del tradimento del suo “ cassiere “. Eppure invita a cena anche colui che l’aveva appena valutato 30 denari. E…gli accarezza la mano nel piatto conviviale. Sono queste le scelte che rendono il cristiano diverso. D’altro canto, se stiamo leggendo questo fraterno libretto di commenti al Vangelo, significa che abbiamo almeno il desiderio di confrontarci con questi messaggi. A questa generazione non sarà dato che il segno di Giona + Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona». Preghiamo Cerco Dio, mi sforzo di sentirlo, ho bisogno di un segno evidente della sua presenza e vicinanza , ma spesso non sono abbastanza attento da scorgerlo nel mio prossimo. Signore, c’è sempre qualcuno che si sente solo ed abbandonato: è per lui che noi ti preghiamo; e un altro è troppo calunniato, offeso, indifeso, Signore: per lui noi ti preghiamo; e altri che pure si era dedicato al bene dei fratelli; e altri che non ha fatto altro se non del bene nella vita, e ora non riceve che male: perché non abbia a pentirsi di avere riposto in te la fiducia, noi ti preghiamo, Signore. Preghiamo Fa che chi mi guarda non veda che te fa che chi mi ascolta non senta che te fa splendere il tuo volto, Signore, su di me fammi essere un tuo segno. 62 11 Giovedì 13 Marzo Mt 7,7-12 Chiunque chiede, riceve. + Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti». Quanto è forte la preghiera? Quando prego pretendo che Dio sia al mio servizio per soddisfare i miei bisogni? Egli sicuramente concede tutto ciò che mi porta alla salvezza , ma io so qual'è davvero il mio bene ? avrebbero affidato la “ cassa “. Perché Giuda “teneva la cassa”. E il brano di Vangelo sembra indicare con chiarezza che Giuda si era sempre comportato bene. I discepoli, infatti, hanno pensato che …” dovesse dare qualcosa ai poveri “. Vuol dire che questa era una abitudine del gruppo che Giuda praticava da sempre. Sembra che “ tenere la cassa “ sia una maledizione. &on passa giorno senza la notizia di uno che ha usato male la cassa che gli era stata affidata. Politici, in genere; spesso professionisti; a volte preti; da ultimo, monsignori. Deve essere una tentazione forte: manovrare soldi significa potere, forza, prestigio. Per questo mentre ascoltiamo questo brano di Vangelo così tragico ( si inizia con una cena di amicizia e fraternità e si chiude annunciando tradimenti e abbandoni), ripensiamo allo stile di vita richiesto a noi cristiani: al posto della forza, l’amore; al posto del potere, l’umiltà; al posto del prestigio, il servizio” Preghiamo Signore, illumina i nostri occhi, perché possiamo cogliere nella nostra vita e nella nostra storia il mistero della tua azione incessante: il tuo fedele disegno d’amore per l’uomo apra le nostre labbra al canto di lode. Mercoledì 16 aprile Preghiamo Mt 26,14-25 Sia fatta la tua volontà o Padre. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale viene tradito. Venerdì 14 Marzo + Dal Vangelo secondo Matteo Mt 5,20-26 Va a riconciliarti con tuo fratello + Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non 12 In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù. Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro 61 Martedì 15 aprile Gv 13,21-33.36-38 Uno di voi mi tradirà... Non canterà il gallo prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte. + Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire». Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte». Eppure anche lui aveva, quello che si dice, il suo lato positivo. Anche Giuda aveva creduto in Gesù; l’aveva seguito per alcuni anni. &ulla autorizza a pensare male di lui. Gesù e gli altri undici lo stimavano; se no, non gli 60 entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!». “Attenzione”, dice Gesù, a chi osserva la legge solo superficialmente. Se vogliamo che la nostra giustizia superi quella degli scribi e dei farisei, conviene che essa abbia sede nei nostri cuori e si manifesti nella nostra vita con gesti semplici e concreti. Preghiamo Aiutami, o Padre, a perdonare il mio fratello che sbaglia così come mi perdoni tu. Sabato 15 Marzo Mt 5,43-48 Siate perfetti come il Padre vostro celeste + Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sor13 gere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Per me è dura amare chi mi fa del male ; tu sei buono, perfetto , ma io no. Dovrei cambiare il mio modo di essere : ho bisogno del tuo aiuto! A volte anch'io faccio del male al mio fratello ; dovrei saper chiedere perdono : ho bisogno del tuo aiuto! A volte il mio prossimo dovrebbe aver misericordia per un mio piccolo errore : ha bisogno del tuo aiuto ! Preghiamo Padre perdona noi che non sappiamo quello che facciamo. Domenica 16 Marzo Mt 17,1-9 Il suo volto brillò come il sole + Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». 14 + Dal Vangelo secondo Giovanni Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù. Gesù è a casa di Lazzaro, tra amici e ci presenta il suo volto di amico. Apriamo la porta anche noi a Gesù perchè si sieda alla nostra tavola con la nostra famiglia. Marta serve e Maria adora : accogliamo Gesù come un amico vero per il quale non lesinare cura e attenzione. &ella settimana santa che oggi inizia facciamo spazio alla presenza di Gesù nella nostra vita nel servizio e nell'adorazione facendoci guidare dalla liturgia. Preghiamo Il Signore è mia luce e mia salvezza : di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita : di chi avrò paura? Il mio cuore non teme e spera nel Signore. 59 arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie. Il pensiero che affiora leggendo questo brano della Passione è che Gesù va ad affrontare tutto questo in maniera consapevole. Ci domandiamo... ma davvero ce n'era bisogno? Ma ci sono le scritture da compiere, c'è la gente umile da incontrare e da cui farsi riconoscere. Allora tutto si inverte, è per noi ce n'era bisogno: noi non avremmo capito, non avremmo potuto avvicinarci con stupore al mistero della Pasqua, al mistero di un Dio che si fa Uomo per condividere le nostre sofferenze e darci una speranza più grande. Gesù in questo modo prende su di Lui tutto il nostro “brutto”...papa Francesco dice “la sporcizia”, il peccato del mondo. E' come se mettesse un punto da cui ripartire per ritornare all'essenziale: alla gioia che può scaturire dall'incontro con Dio Padre. Ascoltiamolo ! Per ascoltare devo: porre attenzione , aprire bene le orecchie e il cuore. La tua parola non sia come una pioggia che mi bagna la pelle e i vestiti , ma sia come acqua che penetra in una spugna , come acqua che bevo nell'arsura . La tua parola entri in me. Preghiamo In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio». E' un affare : non giudicare , non condannare per non essere giudicato e condannato. Perché allora giudico , condanno e faccio fatica a perdonare ? &on è che mi ritengo perfetto ? ...Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?... Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto. Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all'assemblea. Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome. Preghiamo Tu o Dio hai rispetto per me e non mi obblighi ad ascoltarti , ma io ti chiedo di riempirmi di Te. Lunedì 17 Marzo Lc 6,36-38 Perdonate e vi sarà perdonato + Dal Vangelo secondo Luca Preghiamo Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Lunedì 14 aprile Martedì 18 Marzo Gv 12,1-11 Mt 23,1-12 Lasciatela fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. Dicono e non fanno 58 15 + Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato». Apparenza contro autenticità ! C'è chi vive una fede apparente beandosi del consenso degli uomini. L'unico giudizio importante è quello di Dio che conosce il mio cuore : a Lui non posso mentire. Preghiamo Che io sappia aderire al tuo progetto , o Dio , anche se non faccio cose importanti agli occhi della gente. Che io sappia amare, che io sappia perdonare, che io sappia che devo tutto a te. Mercoledì 19 Marzo Mt 1,16.18-21.24 Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore. + Dal Vangelo secondo Matteo Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di 16 Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?»,che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. (Qui si genuflette e si fa una breve pausa) Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!». ] Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo. Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria. Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non 57 Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. 56 Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore. Giuseppe è l'ultimo patriarca che riceve la comunicazione del Signore attraverso l'umile via dei sogni. Dio lo ha posto custode della sua casa, collega Gesù alla discendenza di Davide. Sposo di Maria e padre putativo di Gesù, guida la sacra famiglia nella fuga e nel ritorno dall'Egitto. &ella linea dei grandi amici di Dio, uomo giusto, un servo fedele, Giuseppe come Maria accoglie la missione che Dio gli affida. &ella sua memoria la chiesa domanda anche a noi, quella stessa fedeltà e purezza di cuore che lo animò nel servire il figlio di Dio. Preghiamo Egli mi invocherà : Tu sei mio padre mio Dio e roccia della mia salvezza. Gli conserverò sempre il mio amore la mia alleanza gli sarà fedele. Giovedì 20 Marzo Lc 16,19-31 Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. + Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, 17 e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”». Chi si affida all'uomo, alle sue capacità, ai suoi disegni, resterà deluso, la sua vita alla fine sarà un insuccesso, un fallimento. Chi ha il cuore egoista, si illude che la propria condizione di prosperità possa continuare. Alla luce dell'esperienza di Lazzaro, siamo invitati ad ascoltare gli ammonimenti di Dio: «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo», e l'esortazione di Gesù: «Date e vi sarà dato... » In questo cammino verso la Pasqua, chiediamo a Gesù di incontrarlo nel prossimo e in ogni povertà. Preghiamo Scrutami o Dio, e conosci il mio cuore; vedi se percorro una vita di menzogna e guidami sulla via della vita. 18 taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». Gli rispose Gesù: «Tu l’hai detto; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?». Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente. Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore». [ Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. 55 Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino». Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono. Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù 54 Venerdì 21 Marzo Mt 21,33-43.45 Costui è l’erede. Su, uccidiamolo! + Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta. Il figlio del padrone, l'erede che viene ingiustamente eliminato è figura di Gesù. Anche Gesù, come Giuseppe figlio di Giacobbe verrà eliminato, ma proprio lui «la pietra che i costruttori hanno scartato diventerà la testa19 ta d'angolo sulla costruzione del disegno di Dio». La salvezza infatti poggia su Cristo morto e risorto. Per noi fare la quaresima con Signore,, con letture bibliche e l'Eucarestia è ripre3ndere l'energia per progredire nella vita spirituale pur in mezzo ai pericoli e alle insidie. Preghiamo In te mi rifugio, Signore, che io non resti confuso in eterno; mi salverai dalla rete che mi hanno teso i nemici, perché tu sei la mia difesa. Sabato 22 Marzo Lc 15,1-3.11-32 Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita. + Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trat20 l’occasione propizia per consegnare Gesù. Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto». Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli. Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». 53 così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo. Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Gesù porta la gioia nella vita delle persone che lo vogliono incontrare, le riporta alla vita vera. Ma questo crea sospetto, paura, non viene riconosciuto, viene considerato pericoloso e quindi da eliminare. Domandiamoci quanto anche noi siamo disposti a lasciarci travolgere dalla speranza che è dentro le sue parole, il suo sguardo, la sua vita. Ci fidiamo di Lui? O vogliamo anche noi eliminarlo dalla nostra vita? Preghiamo “...il Signore custodisce come un pastore il suo gregge... ...Cambierò il loro lutto in gioia, li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni” tami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». Come il figlio, con illusa fantasia e incantata determinazione parte da casa, il punto di arrivo non potrebbe essere più misero: la fame, l'umiliazione, la vergogna. Allora, ritorna la memoria, la coscienza si illumina e comincia il cammino a ritroso alla casa del Padre, che non ha mai cessato di attendere quel figlio sbandato ma sempre amato, che al suo ritorno non trova un castigo, ma un abbraccio commosso e un gioioso convito. &oi non dimentichiamo mai l'amore e la pazienza infinita di Dio, che sempre ci attende con le braccia aperte, anche quando rallentiamo il passo verso di lui. Domenica 13 aprile LE PALME Preghiamo Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava 52 Egli perdona tutte le tue colpe guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia. 21 Domenica 23 Marzo Gv 4,5-42 Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna. + Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cri22 Per i giudei il proclamarsi figlio di Dio era una bestemmia, punibile con la lapidazione. Il dibattito tra Gesù e i giudei assume l’andamento di un processo. L’affermazione della divinità di Gesù, che i giudei prendono per bestemmia, è ribattuta con il riferimento alle opere compiute: simili meraviglie non possono che venire dal Padre, e quindi provano che Gesù e il Padre sono una cosa sola. Come i farisei, siamo sempre chiamati a giudicare sulla forma e non sulla sostanza, pronti a chiedere prove. Se ci lasciassimo guidare dalla fede, dall’amore e dal cuore, forse tutto ci sarebbe più chiaro, come quando si aprono i cieli e compare il sole. Preghiamo O Signore, dissolvi dal nostro cuore il dubbio rendici semplici ed umili di cuore. Rendici capaci di comprendere dalle Tue opere, dalle Tue meraviglie, il Tuo profondo amore. Come nel Magnificat, anche noi dovremmo essere capaci di dire “Grandi cose ha fatto il Signore su ognuno di noi”. Amen Sabato 12 aprile Gv 11,45-46 Gesù doveva morire per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. + Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare 51 Preghiamo O Signore, illuminaci con la Tua parola. Rendici capaci di testimoniarla con le nostre opere, con la nostra vita, ai nostri fratelli , ai più bisognosi, ai più umili, ai sofferenti, agli afflitti, a coloro che sono nel dubbio. Amen Venerdì 11 aprile Gv 10,31-42 Cercavano di prendere Gesù, ma egli sfuggì dalle loro mani + Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui. 50 sto: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». Siamo peccatori ma Dio non ci abbandona alla solitudine della nostra colpa, ci offre la sua misericordia, come un giorno alla samaritana, ha offerto l'acqua che purifica e rigenera con lo Spirito Santo. Ancora adesso egli elargisce all'umanità l'acqua viva della grazia; diventiamo Co Sì tempio vivo dell'amore di Dio. La conversione passa attraverso il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna. Su questa strada, con una esperienza concreta di vita, viene vinto il nostro egoismo e infranta la durezza della mente e del cuore. Preghiamo I miei occhi sono sempre rivolti al Signore perché libera dal laccio i miei piedi. Volgiti a me e abbi misericordia, Signore perché sono povero e solo. 23 Lunedì 24 Marzo Giovedì 10 aprile Lc 4,24-30 Gv 8,51-59 Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei. + Dal Vangelo secondo Luca Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno + Dal vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. Il Siro &aamàn fu risanato a preferenza degli ebrei. La salvezza oltrepassò in confini dell'antica alleanza. Gesù non è accettato dai suoi, e la sua allusione alla destinazione, di là d'Israele invece della salvezza, suscita lo sdegno. Già comincia l'allusione al passaggio del regno e la discriminazione non in base all'appartenenza etnica, ma secondo la disponibilità del cuore ad accogliere il vangelo. La guarigione miracolosa di &aamàn il Siro ci fa presentire la dimensione universale della salvezza. Accogliere l'altro chiunque esso sia. Preghiamo Manda la tua luce e la tua verità: siano esse a guidarmi, mi conducano alla tua santa montagna, alla tua dimora. 24 In quel tempo, disse Gesù ai Giudei: «In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte». Gli dissero i Giudei: «Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte". Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: "E' nostro Dio!", e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò». Gli dissero allora i Giudei: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio. Il brano è la continuazione di quello precedente; il contenuto di esso è la spiegazione logica di quello che lo precede. Se la verità farà libero l’uomo, e la verità è nella Parola di Gesù, all’uomo è data di custodirla per non morire. I versi 31-36 del brano precedente sviluppano tre pensieri, consequenziali: la Parola di Verità ( l’unica, quella del Cristo) rende liberi; chi commette il peccato è schiavo; solo il Figlio rende davvero liberi. In questo brano vi è il compimento, la conclusione: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte.” In altra traduzione si legge “chi custodisce la mia parola…” Osservare, custodire la parola sono il viatico per la salvezza. Al di fuori di essa non c’è speranza e c’è solo la morte. 49 la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato». “La verità vi farà liberi”; in un’epoca in cui il concetto di libertà è spesso snaturato dal suo contenuto essenziale, relativizzato ed adattato agli scopi e alle situazioni più vari, solo la verità che ci propone Gesù resta ferma e immutabile. Oggi si parla sempre e comunque di libertà, ed il concetto è inteso a volte in senso nobile, laddove guardi alla collettività (sistemi politici, economici); più spesso, quando si rivolge al singolo, è il singolo stesso a non comprenderne il significato profondo, confondendolo con la licenza di fare qualsiasi cosa: da qui il permissivismo, l’abuso, la prevaricazione del proprio “io” sull’altro, il delirio di onnipotenza. Ed allora, quale ricetta? E’ una sola, ed è la parola di Gesù , ferma ed immutabile nel tempo. Lui ce lo ha detto: “I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Preghiamo O Signore, dacci un cuore semplice, capace di ascoltare capace di amare. Dai a noi la grazia di poter accogliere la Tua parola, la sola che dà la vita eterna. Amen 48 Martedì 25 Marzo Lc 1,26-38 Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce. + Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. l’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. “La potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Lo Spirito Santo scenderà su di te “: è l’ombra di Dio che nella storia della salvezza sempre custodisce il mistero, l’ombra di Dio che accompagnò il popolo nel deserto. Tutta la storia della salvezza mostra che il Signore ha sempre avuto cura del mistero, lo ha coperto, non ne ha fatto pubblicità. Infatti il mistero che fa pubblicità di sé non è cristiano, non è mistero di Dio, è una finta. Proprio quando la Madonna riceve dall’angelo l’annuncio del Figlio il mistero della sua maternità personale rimane nascosto. E questa è una verità che riguarda anche tutti noi. Quest’ombra di Dio in noi, nella nostra vita ci aiuta a scoprire il nostro mistero dell’incontro col Signore, del cammino della vita col Signore. Ognuno di noi sa come mi25 steriosamente opera il Signore nel suo cuore, nella sua anima. E qual è la nube, la potenza, com’è lo stile dello Spirito Santo per coprire il nostro mistero. Questa nube in noi, nella nostra vita, si chiama silenzio, è la nube che copre il mistero del nostro rapporto col Signore, della nostra santità e dei nostri peccati. La Madonna ha vissuto fino in fondo questo silenzio in tutta la sua vita, quante volte ha taciuto, quante volte non ha detto quello che sentiva per custodire il mistero del rapporto con suo Figlio; era silenziosa, ma dentro il suo cuore quante cose diceva al Signore. Con il silenzio ha coperto il mistero che non capiva. E con il silenzio ha lasciato che il mistero potesse crescere e fiorire, portando a tutti una grande speranza. (da una meditazione di Papa Francesco) Preghiamo Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con Te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Mercoledì 26 Marzo Mt 5,17-19 Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli. rono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui. Il brano pone l’accento sull’incomprensione tra Gesù e i giudei. Sono due mondi diversi, due atteggiamenti diversi, inconciliabili, perché diversa è la chiave di lettura. L’opposizione dei giudei è sottolineata tre volte in pochi versi. Essi non possono comprendere Gesù perché sono “di quaggiù” e, inoltre, giudicano “secondo la carne”(v.15). E’ l’apparenza, la manifestazione esteriore a guidare le scelte; ma Gesù ci indica la via, che è quella della profondità e colpisce il fariseismo di allora e, attualizzando il discorso, la nostra superficialità di oggi. E’ necessario un cambio di rotta e, come allora, ancora oggi Gesù ci propone un’autentica esperienza religiosa che impone la sequela, perché Lui solo è in grado di segnare la via della conversione. Preghiamo O Signore, aiutaci a non essere increduli, ma credenti; nella vita di tutti i giorni, nella tribolazione, i Tuoi disegni spesso sono incomprensibili, i nostri cuori sono smarriti, e disperiamo. Aiutaci a guardare con gli occhi della fede, gli unici che possono darci la vera conoscenza. Amen + Dal Vangelo secondo Matteo Mercoledì 9 aprile In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli». 26 Gv 8,31-42 Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. + Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e 47 venienza, il socialmente diffuso. Ci resta la scelta del cuore: il perdono e la misericordia. La presa di coscienza della possibilità di sbagliare e della necessità di un serio impegno, fatto anche di fede e di speranza, per riuscire a migliorare, per cercare la via della santità. Preghiamo Ascolta la musica,c’è una melodia che abita dentro di te. E’ un insieme di accordi che superano la solitudine, che assumono valore nell’incontro con altri accordi. Non sei solo nel tuo dolore, solleva lo sguardo e vedrai l’aspettativa. Vivi con fiducia sapendo che non sempre ci è chiara la partitura che ci è affidata. Perdona le stonature tue e altrui: la vendetta sarà anche dolce ma solo il perdono insegna la strada dell’amore, allunga la vita ed è terapeutico. Non dimenticare mai che tu sei fatto per la bellezza e la melodia. Tu sei una cassa di risonanza del concerto del cosmo, dello splendore dell’universo, consonanza dell’amore. Non smettere di alzare lo sguardo verso il maestro di coro. Lasciati dirigere e guidare dalla sua mano forte e delicata. Vivi la tua vita come la più bella melodia del grande maestro, Dio un altro volto sofferente. Da’ il giusto peso e valore alle tue note, non dimenticare quelle altrui. Riconosci le diversità Martedì 8 aprile Gv 8,21-30 Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono La legge è frutto dell’alleanza, è un po’ la strada per andare nell’alleanza, quella iniziata con una promessa in quel pomeriggio nel paradiso terrestre, poi è andata avanti con l’arca di &oè, con Mosè nel deserto, e ancora come legge di Israele per fare la volontà di Dio. Questa legge è sacra perché porta il popolo a Dio. Dunque non si può toccare. C’era chi diceva che Gesù cambiava questa legge; egli invece cercava di far capire che c’era una strada che avrebbe portato alla crescita, anzi, alla piena maturità di quella legge. Così come il germoglio che “scoppia” e nasce il fiore, così è la continuità della legge verso la sua maturità. La legge dello Spirito ci porta sulla strada del discernimento continuo per fare la volontà di Dio: anche questo ci spaventa un po’, ma quando siamo assaliti da questa paura corriamo il rischio di soccombere a due tentazioni. La prima è quella di tornare indietro perché non siamo sicuri e interrompiamo il cammino: è la paura della libertà, dello Spirito Santo. La seconda tentazione è un “progressismo adolescente”, non un autentico progresso: è una cultura che va avanti, dalla quale non riusciamo a distaccarci e della quale prendiamo le leggi e i valori che ci piacciono di più, come fanno appunto gli adolescenti. Alla fine il rischio che si corre è di scivolare, così come la macchina scivola sulla strada gelata e va fuori strada. La strada è quella della libertà nello Spirito Santo, che ci fa liberi, nel discernimento continuo sulla volontà di Dio, per andare avanti, senza andare indietro e senza scivolare. Chiediamo lo Spirito Santo che ci dà vita, che ci porta avanti, che porta alla piena maturità la legge, quella legge che ci fa liberi. (da una meditazione di Papa Francesco) + Dal Vangelo secondo Giovanni Preghiamo In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capi46 O Signore Dio, che ci hai affidato la tua legge per la nostra vita, aiutaci a non disprezzare nessuno dei tuoi comandi, e a migliorare sempre più il nostro amore al prossimo. Giovedì 27 Marzo Lc 11,14-23 Chi non è con me è contro di me. 27 + Dal Vangelo secondo Luca così avremo il tuo timore. In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde». Io spero, Signore. Spera l’anima mia, I discepoli sperimentano in sé e nella realtà una parte tenebrosa, malvagia, dissociante, che essi riconoscono come opera del demonio. È una considerazione nata dall'esperienza, non da fantasiose teorie. Se ci avviciniamo alla luce la tenebra reagisce, si ribella e dobbiamo affrontare una lotta intellettuale ed emotiva con la parte oscura della realtà. &on va tutto liscio, insomma, e può accadere che alla scoperta della luce di Dio, cominciamo a sentirci turbati e tentati. Chi resta nella nebbia e nello stordimento, come spesso accade per la nostra contemporaneità, non vede né luce né tenebra, né riesce a distinguerle. Gesù ci offre un suggerimento: per affrontare la tenebra ci aiuta la vigilanza nella preghiera e la fedeltà al vangelo. Gli uomini forti sono quelli che si fidano di Dio e a lui si affidano, senza presumere della propria dimensione spirituale. Preghiamo Celebra il Signore, Gerusalemme, loda il tuo Dio, Sion, perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. (Salmo 147) 28 Lunedì 7 aprile Gv 8,1-11 Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. + Dal vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più». Anche nel Vangelo, come nella nostra vita odierna i problemi che ci creiamo sono ancora gli stessi. I rapporti spesso conflittuali e prevaricativi nei confronti delle donne; e quelli con le leggi, con cui ci facciamo spesso barriera e di cui al contempo siamo spesso indefessi violatori. Per sciogliere gli interrogativi (tu che ne dici?) e dissolvere o risolvere le difficoltà ci resta l'esempio di un Uomo, del Cristo. La sua solitudine resta a dimostrare che non serve seguire la moda, la con45 cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. ] Camminare nella luce, significa scegliere nel tempo della nostra vita, di credere al Bene vero per avere la vita eterna. Scegliere ora, mentre viviamo, di risorgere, di seguire l'invito a gran voce inviato a Lazzaro: uscire dall'intorpidimento, liberarci da ciò che ci ostacola a "muoversi verso gli altri"; andare nel mondo con Fede e speranza. Come Marta e Maria. Tutto parte dalla fede incrollabile di queste donne nel Figlio, e del Figlio nel Padre. Misericordia e fede si saldano qui, passando proprio dalla figura del Cristo: è Lui il tratto d'unione di un' umanità e divinità perfettamente avverata ma a cui ogni uomo, fatto a Sua immagine può aspirare. Passando attraverso le proprie imperfezioni e debolezze e credendo nella forza dell'amore, si può ritrovare la vita persa e scoprire la vita nuova nello spirito. Preghiamo Il Signore è bontà e misericordia. Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica. Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi ti può resistere? Ma con te è il perdono: 44 Venerdì 28 Marzo Mc 12,28-34 Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: lo amerai. + Dal Vangelo secondo Marco In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. Allo scriba Gesù non risponde con una spiegazione, ma usando la parola di Dio: «Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore». utilizzando il credo d’Israele, quello che gli ebrei tutti i giorni, e parecchie volte al giorno, dicono. E quando lo scriba gli dice: «Hai detto bene Maestro», dando l’impressione di approvarne la risposta, Gesù gli risponde «&on sei lontano dal Regno di Dio. Tu sai bene la teoria, tu sai bene che questo è così, ma non sei lontano. Ancora ti manca qualcosa per arrivare al Regno di Dio». Questo significa che c’è da intraprendere un cammino per arrivare al Regno di Dio: occorre mettere in pratica questo comandamento. Di conseguenza la confessione di Dio si fa nella vita, nel cammino della vita; non basta dire: “Io credo in Dio, l’unico”; ma bisogna chiedersi come si vive questo comandamento. In realtà, spesso si continua a vivere come se lui non fosse l’unico Dio e come se ci fossero altre divinità a nostra disposizione: è il sottile pericolo dell’idolatria, portata a noi con lo spirito del mondo. La strada della vita per non essere lontani dal Regno di Dio è una strada che comporta scoprire gli idoli nascosti. Come smascherarli? Sono quelli che fanno fare il contrario del comandamento: “Ascolta, Israele!” Perciò la strada dell’amore a Dio - “Amerai il Signore tuo Dio 29 con tutto il tuo cuore e tutta la tua anima “- è una strada d’amore; è una strada di fedeltà. (da una meditazione di Papa Francesco) Preghiamo Signore, insegnaci la strada per essere ogni giorno meno lontani dal regno di Dio, la strada per cacciare via tutti gli idoli. Sabato 29 Marzo Lc 18,9-14 Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo. + Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato». Il fariseo incarna un atteggiamento che non esprime il rendimento di grazie a Dio per i suoi benefici e la sua misericordia, ma piuttosto soddisfazione di sé. Il fariseo si sente giusto, si sente a posto, si pavoneggia di questo e giudica gli altri dall’alto del suo piedestallo. Il pubblicano, al contrario, non moltiplica le parole. La sua preghiera è umile, sobria, pervasa dalla consapevolezza della propria indegnità, delle proprie miserie: quest’uomo davvero si riconosce bisognoso del perdono di Dio, della misericordia di Dio. Alla luce di questa Parola, vorrei chiedere a voi, care famiglie: pregate 30 Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». ] I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». [ Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. ] Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». ] Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, [ si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al 43 tato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua. Cristo da sempre crea dissenso: non è come lo aspettavamo. È un re senza regno, senza ricchezze e non parla come parlano gli altri uomini. &on c'è neppure una legge che giustifichi tutto ciò. Il nostro errore sta proprio in questo La sola Legge non è sufficiente per determinare la verità di una persona .Solo la Fede ci può salvare: solo la Fede e la comprensione amorevole. Ogni giudizio deve essere sospeso se non si usano questi parametri che vanno oltre la lettera della legge, oltre l'intelligenza e soprattutto, oltre alla superbia umana. Preghiamo Perché Ognuno di noi non si stanchi di annunciare al mondo il valore unico ed insostituibile di ogni persona agli occhi di Dio. preghiamo. Domenica 6 aprile Gv 11,1-45 Io sono la risurrezione e la vita qualche volta in famiglia? Qualcuno sì, lo so. Ma tanti mi dicono: ma come si fa? Ma si fa come il pubblicano, è chiaro: umilmente, davanti a Dio. Ognuno con umiltà si lascia guardare dal Signore e chiede la sua bontà, che venga a noi. Ma in famiglia, come si fa? Perché sembra che la preghiera sia una cosa personale, e poi non c’è mai un momento adatto, tranquillo, in famiglia … Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano! E tutte le famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono. E ci vuole semplicità: per pregare in famiglia, ci vuole semplicità! Pregare insieme il “Padre nostro”, intorno alla tavola, non è una cosa straordinaria: è facile. E pregare insieme il Rosario, in famiglia, è molto bello, dà tanta forza! E anche pregare l’uno per l’altro: il marito per la moglie, la moglie per il marito, ambedue per i figli, i figli per i genitori, per i nonni … Pregare l’uno per l’altro. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera. (Dall’omelia di papa Francesco per la Giornata della Famiglia) Preghiamo Santa Famiglia di Nazareth, custode fedele del mistero della salvezza: fa’ rinascere in noi la stima del silenzio, rendi le nostre famiglie cenacoli di preghiera e trasformale in piccole Chiese domestiche, rinnova il desiderio della santità, sostieni la nobile fatica del lavoro, dell’educazione, dell’ascolto, della reciproca comprensione e del perdono. + Dal vangelo secondo Giovanni Domenica 30 Marzo In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. [ Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 42 Gv 9,1-41 Andò, si lavò e tornò che ci vedeva. + Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genito31 ri, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete 32 durante il battesimo nel Giordano. C'è quindi una conoscenza più immediata ma parziale, quella di chi si accontenta di ciò che ha imparato da piccolo o di ciò che pensa di sapere e non si preoccupa di andare più in là; e una conoscenza che si approfondisce progressivamente e che spinge a cercare ancora. Il cammino di fede fa passare dalla prima alla seconda forma di conoscenza di Cristo e si realizza col sostegno dello Spirito Santo: è dono del Padre e non conquista personale, anche se richiede la disponibilità ad accogliere il dono e a non considerarsi mai degli arrivati. Preghiamo Padre, tu ci hai donato Gesù perché attraverso Lui potessimo conoscere Te, il mistero di amore della tua vita a cui ci chiami a partecipare. Con la luce del Tuo Spirito, dacci la forza di non fermarci a una conoscenza secondo la carne, ma di protenderci verso la contemplazione del Tuo autentico volto. Sabato 5 aprile Gv 7,40-53 Il Cristo viene forse dalla Galilea? + Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». isposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascol41 Preghiamo Signore Gesù, accresci in noi la fede e l'amore per Te, per poterti incontrare non solo nelle Scritture, ma anche e soprattutto nella realtà della nostra vita quotidiana. Venerdì 4 aprile Gv 7,1-2.10.25-30 Cercavano di arrestare Gesù, ma non era ancora venuta la sua ora + Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più andare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne. Andati i suoi fratelli alla festa, vi andò anche lui; non apertamente però, di nascosto. Alcuni di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, e non gli dicono niente. Che forse i capi abbiano riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure io non sono venuto da me e chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io però lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». Allora cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora. Gesù cerca di far comprendere a quelli che dicono "ma costui sappiamo di dov'è" , che la loro conoscenza è parziale. La sua vera provenienza è da Dio che lo ha mandato ed egli è veritiero. Gesù non nomina Dio in questo brano ma gli ascoltatori capiscono bene a chi si riferisce. Gesù è venuto proprio per aprire tutti ad una conoscenza più completa di Dio, per rivelare in forma umana l'amore di Dio per noi. Il rischio più grande che possiamo correre anche oggi, è proprio quello di credere di conoscere Gesù. Lo stesso Giovanni Battista, pur essendo suo cugino, riconobbe umilmente il limite della sua conoscenza, dichiarando: "Io non lo conoscevo" (Gv 1,31), finché Dio stesso non lo ha illuminato 40 udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane». In queste domeniche di Quaresima la liturgia ci fa percorrere un vero e proprio itinerario battesimale: domenica scorsa, Gesù ha promesso alla Samaritana il dono dell’acqua viva; oggi, guarendo il cieco nato, si rivela come la luce del mondo; domenica prossima, risuscitando l’amico Lazzaro, si presenterà come la risurrezione e la vita. Acqua, luce, vita: sono simboli del Battesimo, sacramento che immerge i credenti nel mistero della morte e resurrezione di Cristo, liberandoli dalla schiavitù del peccato e donando loro la vita eterna. La liturgia di questa domenica, denominata ”Laetare”, invita a rallegrarci, a gioire. Qual è la ragione profonda di questa gioia? Ce lo dice il Vangelo odierno, nel quale Gesù guarisce un uomo cieco dalla nascita. La domanda che il Signore Gesù rivolge a colui che era stato cieco costituisce il culmine del racconto: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?” Quell’uomo riconosce il segno operato da Gesù e passa dalla luce degli occhi alla luce della fede: “Credo, Signore!” Lasciamoci guarire da Gesù, che può e vuole donarci la luce di Dio! (da un’omelia di papa Benedetto XVI) 33 Preghiamo O Dio, Padre della luce, tu vedi le profondità del nostro cuore: non permettere che ci domini il potere delle tenebre, ma apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito, perché vediamo colui che ci hai mandato a illuminare il mondo, e crediamo in lui solo, Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore Lunedì 31 Marzo Gv 4,43-54 Va’, tuo figlio vive. + Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea. C’è un rapporto stretto fra questa narrazione e il primo segno, quello 34 Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?». Ieri, il Vangelo riportava una chiara proclamazione dell'identità e della missione di Gesù. Oggi, Gesù testimonia la veracità delle sue parole: chiama a testimoniare Giovanni Battista, Dio Padre, e Mosè, colui che ha ricevuto la legge in cui i Giudei di quel tempo mettevano tutta la loro speranza, citandola sovente nei loro tentativi di condannare Gesù. Ma, dirà Gesù, Mosè stesso vi dichiarerà increduli. &elle parole di Gesù c'è una vena di dolore: "Ma voi non volete venire a me per avere la vita". &onostante l'Amore di Dio si sia incarnato in Lui per salvarci, le sue parole di verità che cercano di aprire i cuori, le sue azioni misericordiose che perdonano e guariscono, non vengono accolte:molti stentano a credere. Gesù rimprovera la loro cecità, poiché vedono e non credono! Anche oggi, dopo secoli di segni e di ascolto della Parola, quante volte ci capita di stentare a credere! 39 I Giudei imperversano sempre di più e cercano di uccidere Gesù perché chiama Dio suo Padre. Capiscono bene la serietà delle sue parole: sta proclamando, senza equivoci, la sua uguaglianza con Dio. Il brano del Vangelo di oggi è la spiegazione puntuale della situazione di Gesù, di chi Egli è in verità: Figlio di Dio, uno con il Padre, uguale a Lui, capace come il Padre di far risuscitare i morti e dare la vita; è anche Figlio dell'uomo ed ha ricevuto il potere di giudicare l'umanità. E il suo giudizio è giusto perché non fa altro che la volontà del Padre e conosce per esperienza, fino in fondo, la natura e l'esistenza umana. Da parte sua, il Padre vuole che tutti diano onore al Figlio prediletto, non solo a parole ma con la propria vita, accogliendolo come l'Amato, mandato da Lui e da accogliere come il fine ultimo della propria esistenza. Infatti Dio lo ha mandato per rivelarci il Suo amore, salvarci dal peccato e unirci a Dio nel Suo regno di amore e di pace senza fine. Preghiamo delle nozze di Cana; è lo stesso autore che suggerisce un legame. In entrambi i racconti è presente il medesimo contesto geografico (Cana di Galilea), in entrambi abbiamo un’ambasciata che pone una necessità (Maria, il padre), in entrambi Gesù esprime un dissenso, però subito dopo la richiesta opera e dà un ordine che dia fiducia alla sua parola. In entrambi dopo il miracolo c’è una reazione: la fede. La fede permette al funzionario del re di giungere anche a una diversa conoscenza di se stesso,cioè nell’incontro con il Signore la sua dignità cresce di pari passo con il crescere della sua fede: all’inizio viene chiamato “funzionario regio”; nel momento in cui si dimentica di se stesso per aderire alla parola di Gesù, diventa “uomo”; ma solo la pienezza della fede lo fa diventare “padre”. &ell’apprendere che il figlio era guarito nell’ora nella quale Gesù gli aveva parlato, il funzionario crede e con lui tutta la sua famiglia. La fede piena convince e coinvolge fino a diventare comunione per lui e per tutta la sua famiglia. 37 O Signore, Figlio di Dio che per dirci tutto il tuo amore hai preso su di Te tutta la nostra natura, riponiamo in Te la nostra fiducia: perché a Te, che sei pienamente uomo, possiamo consegnare la nostra vita anche nella sua fragilità e debolezza; in Te, che sei veramente Dio, possiamo alimentare la certezza che, quando Ti preghiamo, ci ascolti. Preghiamo Donaci o Padre la fede che mette in cammino, che apre al futuro e alla speranza, perché possiamo diventare veri discepoli del tuo Figlio, e la nostra vita possa diventare un’immagine vivente della tua misericordia che salva. Giovedì 3 aprile Martedì 1 Aprile Gv 5,31-47 Gv 5,1-16 Vi accusa Mosè, nel quale avete posto la vostra speranza Guarigione di un infermo alla piscina di Betzatà + Dal Vangelo secondo Giovanni + Dal vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. 38 Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. 35 Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Il Vangelo di oggi ci insegna una grandissima verità. L'uomo non pensa all'altro uomo. &on ne ha le capacità per natura. Un paralitico non può soccorrere un altro paralitico e un povero cosa potrà mai donare ad un altro povero? &on è però solo per motivi di volontà. Si tratta di vera impossibilità di natura, di essenza. L'uomo è sostanza povera, misera, incapace. Giace dinanzi alla piscina e lì rimane per molti anni. Questa è la condizione della nostra natura umana. Affinché noi possiamo fare il bene, sempre, verso tutti, è necessaria la trasformazione, la guarigione, il risanamento di natura. Quest'opera è solo di Cristo Gesù e del suo Santo Spirito. Se Cristo non passa accanto a noi e non ci guarisce, se lo Spirito di Dio non entra nel nostro cuore e non lo cambia, nessuno di noi potrà fare il vero bene. Abbiamo il desiderio di farlo, ma non la capacità. Rafforziamo la nostra fede, riconoscendola dono dello Spirito, e facciamoci portatori di Cristo agli altri. Preghiamo Signore Gesù, tu sei Salvatore di tutti noi, ma con una predilezione particolare per i deboli, quelli che si trovano abbandonati e soli per qualsiasi motivo. Aiutaci a rivolgerci a Te consapevoli dei nostri limiti, dell'impossibilità di farcela da soli! Aiutaci ad agire affinché le leggi e le tradizioni umane non si oppongano ai 36 disegni di Dio che superano spesso le nostre visuali e i nostri programmi. Mercoledì 2 Aprile Gv 5,17-30 Come il padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole. + Dal vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 37