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Domenica 20 aprile
Pasqua del Signore
Gv 20,1-9
+ Dal vangelo secondo Giovanni
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù
amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si
recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo
corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli
posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva,
ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul
suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora
entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e
credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Gesù è risorto!
Forse questa è l'ennesima Pasqua in cui ci sentiamo ripetere che Gesù è
davvero risorto e che questo è il cuore della fede cristiana e noi accettiamo senza problemi la cosa e viviamo così la nostra ennesima Pasqua.
Eppure Maria di Magdala non ha creduto in ciò che ha visto e nemmeno
Pietro ha compreso cosa significasse quel sepolcro vuoto. Evidentemente
non basta aver conosciuto e frequentato, non basta nemmeno aver visto, per
credere occorre uno sguardo diverso, quello dell'altro discepolo: quello che
Gesù amava. &on può essere un caso che amare e credere siano così prossimi, che la fede sia in qualche modo la risposta al sentirsi amati. E' l'amore
che rende visibile il senso delle cose.
Se fossimo consapevoli dell'amore di Dio, i nostri occhi si aprirebbero, allora forse potremmo intravvedere anche nel buio del sepolcro la luce del risorto.
Preghiamo
Signore apri i nostri cuori, perché i nostri occhi possano contemplare la tua
gloria e le nostre mani lodarti e servirti ogni giorno.
Amen
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Mercoledì 5 marzo
Mt 6,1-6.16-18
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per
essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il
Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te,
come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati
dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa
la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo,
che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e
negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti
dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti
ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che
assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In
verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando
tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda
che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo,
che vede nel segreto, ti ricompenserà».
In varie parti del Vangelo viene affrontato il tema dell’umiltà; in questi versetti di Matteo vengono presi in considerazione l’elemosina, il
digiuno e la preghiera. Questi tre aspetti sono la manifestazione del
rapporto con Dio e di come nel concreto la condivisione dei beni, la
rinuncia volontaria e il ricordo costante della presenza di un Entità
superiore ci possono condurre a quella salvezza tanto bramata quanto
dimenticata. A questo scopo l’evangelista ci ricorda che non è sufficiente compiere le tre opere per guadagnare il regno dei cieli, ma
quello che facciamo ha una rilevanza salvifica solo se compiuto con
vera umiltà, con la consapevolezza che anche quando avremo fatto
tutto questo, non avremo fatto nulla di eccezionale: avremo fatto il
nostro dovere.
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Preghiamo:
Se mi dimentico di Te, aiutami a ricordarTi
Se mi dimentico del prossimo, fa che l’amore del prossimo nei miei
confronti mi faccia ricordare
Se non mi faccio mancare niente, fa che non mi manchi la cosa più
importante: il Tuo amore
Giovedì 6 Marzo
Lc 9,22-25
Chi perderà la propria vita per me, la salverà
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo
deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi
se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole
salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per
causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».
Rifiuto e sofferenza in cambio della vita o guadagno e agiatezza e
perdizione?La società attuale ci propone valori e modelli non sempre integri ma spesso invidiati per fama, successo e soldi. L’inganno della ricchezza può accecare anche chi ha poco denaro da
spendere, anche chi fatica ad arrivare a fine mese. La felicità che
ci propone il Vangelo parte da una condizione interiore di pace,
con se stessi e con il prossimo, per poter apprezzare il molto che si
ha anche quando si fatica a vederlo. Se ognuno di noi prendesse
solo quello che gli serve e lasciasse il superfluo non avremmo ricchi, ma non ci sarebbero neppure poveri perché quello che rimane
basterebbe per tutti. Invece un numero sparuto di persone, pur
brave, capaci e fortunate posseggono circa metà dei beni della
terra. Forse che questi pochi con la loro ricchezza possono acquistare il Regno dei Cieli? Sicuramente lasceranno i loro beni ai loro
eredi e porteranno con se solo le opere. Essere ricchi non è una
colpa o una condanna aprioristica, rappresenta un’opportunità da
cogliere per poter guadagnare ancor di più: la vita eterna.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran
terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra
e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So
che cercate Gesù il crocifisso.
Non è qui. E' risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era
deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E' risuscitato dai morti, e ora
vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». Abbandonato in
fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a
voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù
disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in
Galilea e là mi vedranno».
Il sabato è passato: non è un sabato qualunque quello dei discepoli di Gesù, non è il sabato della festa e del riposo ma è il sabato del sepolcro, della
sconfitta, del “tutto è finito”. Le donne vanno al sepolcro per completare i
riti della sepoltura ed ecco che davanti a loro si apre l'alba di un giorno
nuovo, il giorno del Signore risorto.
Davanti ai loro occhi ancora segnati dal pianto si compie l'evento: Dio è
presente con la sua potenza e la sua luce in quel luogo di morte, la pietra è
rovesciata, il sepolcro è vuoto, Gesù, il crocifisso, è risorto.
&on è più il tempo della tristezza e della paura, bisogna correre e annunciare, è il tempo della testimonianza e della missione, il suo volto è quello
della gioia. E mentre si va, lungo la strada, Gesù ci viene incontro, si lascia
abbracciare e ci incoraggia nel portare l'annuncio ai suoi fratelli, fratelli
del crocifisso, fratelli del risorto.
Preghiamo
Signore, rendici capaci di vivere la gioia del vangelo nelle strade polverose
della vita e di lasciare entrare in ogni nostro giorno la luce del Tuo giorno.
Amen
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Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di
nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di
Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi
andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di
notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi
presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi,
come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove
era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo,
nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno
della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.
E’ il Venerdì Santo. E’ il giorno delle emozioni forti, che ognuno di noi
porta con sé fin dagli anni della lontana infanzia. Con i genitori o i nonni
entravamo nelle nostre chiese spoglie: senza la lampada accanto all’altare; le statue coperte da un velo violaceo; niente fiori; solo la croce di
Gesù morto.
E poi la lettura del “Passio”: il Getsemani con il goffo tentativo di difesa
di Pietro, il processo a Gesù, la flagellazione, ancora Pietro che rinnega
il Maestro, la meschinità di Pilato, il Calvario e la morte del Signore.
Un susseguirsi di emozioni e sentimenti intensi, troppo personali per essere commentati. Ognuno di noi ama custodirli con discrezione e pudore.
Preghiamo
Padre, dopo le forti grida, e le lacrime
di tuo Figlio in croce, Ti chiediamo di essere fedeli come lui
e che Tu ci esaudisca nella tua pietà.
Così, pure noi, possiamo cantare l’inno della Pasqua
Insieme a tutti poveri e gli oppressi.
Amen.
Sabato 19 aprile
Preghiamo:
Vorrei avere la semplicità di essere un bambino,
vorrei avere la saggezza di un anziano per poter tornare bambino,
vorrei avere la salute per poter lavorare ed essere al Tuo servizio,
vorrei… vorrei che sia fatta la Tua volontà, non secondo i miei ma secondo i piani che hai preparato per me.
Venerdì 7 Marzo
Mt 9,14-15
Quando lo sposo sarà tolto, allora gli invitati digiuneranno
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto
finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà
loro tolto, e allora digiuneranno».
La capacità di astenersi dal cibo, e cioè da un bisogno fisico, è la capacità che il cristiano esercita per ribadire la sua libertà rispetto anche ai
suoi bisogni. &on di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce
dalla bocca di Dio…che tradotto significa che non ci renderà mai felice
riempire solo lo stomaco, meglio piuttosto nutrirci di qualcosa che
riempia di senso la nostra vita. Attraverso il digiuno rimettiamo al centro qualcosa, anzi Qualcuno, che può riempire di senso la nostra vita.
Il digiuno è inutile e anche dannoso per chi non ne conosce i caratteri e
le condizioni; «È meglio mangiare carne e bere vino piuttosto che divorare con la maldicenza i propri fratelli» (Abba Iperechio). Con il digiuno noi impariamo a conoscere e a moderare i nostri molteplici appetiti
attraverso la moderazione di quello primordiale e vitale: la fame, e
impariamo a disciplinare le nostre relazioni con gli altri, con la realtà
esterna e con Dio, relazioni sempre tentate di voracità.
Preghiamo:
Fammi vivere il quotidiano alla Tua presenza,
affinché possa essere un giorno di nozze alla Tua presenza,
e così facendo possa essere nella pienezza di amore con il mio prossimo
Mt 28,1-10
È risorto e vi precede in Galilea.
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Sabato 8 Marzo
Lc 5,27-32
Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco
delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e
lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla
numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I
farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come
mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati;
io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».
La chiamata e il perbenismo; ovvero i richiami di questo brano che ci
ammoniscono sulla condotta della nostra vita. Mi chiedo a volte come
sia difficile rispondere alle chiamate, perché non è facile riconoscerle;
non è il Signore in persona che viene a toccarti la spalla, ma un amico,
un conoscente o addirittura uno sconosciuto che bussa alla porta nel
momento che non ti aspetti. Per questo è difficile rispondere, perché è
difficile capire se non si è in ascolto, se non ci si pone nella condizione
di aprire il cuore e lasciare che sia Gesù farsi spazio, ad entrare in punta di piedi e lasciare a noi il compito di dire: vieni amico vieni più avanti perché sei importante.
Se il cuore è aperto allora anche gli occhi vedono con prospettiva diversa e lo spazio che diamo a Gesù ci fa vedere in modo diverso anche gli
atteggiamenti delle persone. Mi sono chiesto a volte cosa ci fa quel tizio
con quelle persone, magari poco raccomandabili, magari chiacchierate
e quasi sempre sono portato a dare un giudizio negativo. Davo lasciare
i giudizi a Dio e aprire di più il mio cuore al prossimo.
Preghiamo:
Ti prego affinché sia chiara in me la convinzione di quanto scritto nel
Vangelo: 'Non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o
padre o madre o figli o campi a causa mia e a causa del Vangelo, che
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loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti:
«Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse
crocifisso.
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto
del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno
da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re
dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove
Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in
greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”».
Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero
quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era
senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra
loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva
la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica
hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria
madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e
accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco
tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il
discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si
compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto;
posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela
accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero
sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –,
chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via.
Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che
erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che
era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una
lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne
dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero,
perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la
Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
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re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno
parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi
dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo
mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato
ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse:
«Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io
sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla
verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che
cos’è la verità?».
E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in
lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io
rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per
voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma
Barabba!». Barabba era un brigante.
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata
una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!».
E gli davano schiaffi.
Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco
l’uomo!».
Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo!
Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui
non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel
pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta.
Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti
in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo
chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette
contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e
sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era
la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei:
«Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse
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non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e
madre e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna'.
Domenica 9 Marzo
Mt 4,1-11
Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere
tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei
Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose:
«Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce
dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del
tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:
“Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro
mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose:
«Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i
regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò
se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose:
«Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui
solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo
servivano.
Le tentazioni, ovvero le manifestazioni del diavolo per sviarci dalla santità. Detta così sembra semplice ma la realtà è molto più dura, subdola
e difficile; quando si presenta la possibilità di un piccolo guadagno aggiuntivo, magari infrangendo qualche piccola norma, che fare? Quando
un amico/a si avvicina in modo eccessivo facendo rinverdire sentimenti
giovanili, come reagire? Quando il lavoro, oggi bene prezioso, ti chiede
sempre di più facendo sacrificare tempo alla famiglia e alle altre attività
di relazione, come dire di no? E quante altre occasioni e possibilità si
possono presentare; allora abbiamo solo un modo per contrastare tutto
questo: imitare Gesù che si ritira in preghiera e con la forza e la comunione con il Padre riesce a resistere e scacciare satana. Credo sia im7
portante ricordarsi che da soli possiamo fare poco, possiamo anche conquistare il mondo ma se perdiamo l’anima?
Preghiamo:
Signore aiutaci a pregare, non per chiedere soltanto, ma per ringraziarti e
contemplarti, per entrare in comunione con Te, per saper entrare in comunione tra noi stessi. Insegnami ad amare di un amore che vuole il bene
dell’altro senza egoismi e che sappia vivere il “sia fatta la tua volontà”
Lunedì 10 Marzo
Mt 25,31-46
Ogni volta che avete fatto qualcosa a uno solo di questi miei fratelli più
piccoli, l’avete fatto a me.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con
lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i
popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore
dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del
Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione
del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto
sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi
avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti
abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo
venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto
a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché
ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi
avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi
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disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha
dato, non dovrò berlo?».
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono
Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero
di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva
consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo
discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta.
Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò
alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro:
«Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non
lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al
suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente;
ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si
riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me?
Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che
cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno
schiaffo a Gesù, dicendo: « Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato
bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a
Caifa, il sommo sacerdote.
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu
uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei
servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato
l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò
di nuovo, e subito un gallo cantò.
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi
non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la
Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate
contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore,
non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e
giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non
è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che
Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il
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Gesù.
Il Signore dice che la lavanda dei piedi l’ha inventata per “ dare un esempio”.
L’anno scorso, per dare un esempio, papa Francesco, per la lavanda dei
piedi, ha pensato ai carcerati.
Quest’anno…vediamo quale esempio inventerà.
avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo
servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che
non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Preghiamo
Signore, c’è qualcuno che ha il cuore troppo devastato,
ci sono troppi poveri che si sentono abbandonati.
Ma pure quando scende il buio sui nostri occhi
e non solo non scorgiamo il tuo Volto
ma neppure un debole segno della tua presenza,
donaci Padre di credere ancora, di continuare a credere.
Donaci una fede incrollabile
per superare così la notte e sperare
che anche per i poveri ci sarà salvezza.
Venerdì 18 aprile
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron,
dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda,
il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con
i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il
Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il
traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra.
Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno».
Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che
questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto:
«Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro,
che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e
gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora
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Il vangelo di oggi ci viene incontro, ponendoci davanti al giudizio ultimo,
inappellabile, nel quale saremo valutati sui nostri gesti di sensibilità nei
confronti degli altri. "Avevo fame e mi avete dato da mangiare; ho avuto
sete e mi avete dato da bere". L'uomo deve imitare, nel suo comportamento verso gli altri, l'amore di Dio. &on si tratta solo di una buona opera o
di qualche cosa che noi facciamo in modo eccezionale. Il discorso di Gesù
è molto più ampio. Sullo sfondo c'è il Regno di Dio verso il quale la storia
cammina. Il Cristo da amare e servire lo incontriamo nel fatto concreto,
quotidiano, così come si presenta, non in modo accomodato, non altrove.
Da quando è divenuto uomo, si è fatto nostro fratello, uomo come noi e
bisognoso come noi, non c'è altro modo di raggiungerlo e di amarlo.
"Ogni volta che avete fatto queste cose ai miei fratelli, l'avete fatto a me".
&on dimentichiamo però la magnanimità di Dio per tutti gli uomini, sue
creature, nel pensiero di raggiungere la vita eterna. In confronto che cos'è
l'opera delle nostre mani? Eppure chi agisce da lode a Dio e chi riceve
l'ottiene dalla Provvidenza divina, che ha mosso per mezzo dello Spirito
all'atto caritatevole. Allora bisogna credere che il problema di chi ci vive
accanto, a cui possiamo portare rimedio con l'amore, anche con un semplice "bicchiere d'acqua fresca", è il secreto della storia umana.
Preghiamo:
Fa o Signore che possa vederTi, anche nella persona che chiede la carità,
anche nell’insistente che mi chiede aiuto, anche nel noioso che mi ripete le
stesse cose, anche nel vecchio che non so accudire.
Aiutami a non essere cieco, a non trovarmi a dover dire: quando non ti ho
riconosciuto?
Martedì 11 Marzo
Mt 6,7-15
Voi pregate così
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Giovedì 17 aprile
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Gv 13,1-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire
ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre
vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei
cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure
il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
Come deve essere, allora, la preghiera? I discepoli di Gesù sono ammirati e spaventati dalla forza delle sue parole. Sono tutti abituati, come
noi, spesso, a vedere i devoti e i sacerdoti ostentare la loro preghiera,
recitare una parte, svolgere un ruolo. Com'è, allora, la preghiera autentica? Gesù insegna ai suoi a pregare: non occorrono riti o fiumi di parole, strani gesti o vesti o la conoscenza di formule magiche. La preghiera è e resta un incontro intimo, un colloquio personale con Dio scoperto come padre/madre.
E Gesù va oltre: consegna ai suoi discepoli una preghiera. Le preghiere
da mandare a memoria c'erano ed erano i salmi. Gesù aggiunge alla
Parola una nuova parola e una preghiera che sintetizza tutta la sua predicazione su Dio. Dio che è un padre di tutti, celato, a cui si chiede di
farsi conoscere da tutti, a cui si chiede il pane, non la ricchezza smisurata, il perdono proporzionato alla nostra volontà di perdonare e la
costanza nella prova. Una preziosa preghiera, la più preziosa, da ripetere e da meditare perché contiene in sé tutto ciò che ci è necessario per
vivere.
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Gesù lava i piedi.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di
passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio
di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato
tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola,
depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi
versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad
asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a
me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai
dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose
Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro:
«Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse
Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è
tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per
questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e
disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro
e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri.
Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a
voi».
Impagabile, Pietro: “ Tu non mi laverai i piedi in eterno! “. Sembra di
vederli: Gesù che lo guarda bonario e il pescatore di Galilea che balza in
piedi, scostandosi. E sembra di vedere anche Giovanni che racconta divertito.
E allora permettiamoci, almeno oggi, Giovedì Santo, di sorridere anche
noi. Avremo tempo domani a pensare al Calvario, alla croce, alla morte di
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dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I
discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse:
«In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?».
Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello
che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma
guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per
quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì,
sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Preghiamo:
E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o persistente.
Ma liberaci dal male: passato, presente e futuro.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio e
ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Mercoledì 12 Marzo
Lc 11,29-32
Quanto mi date? Cioè: quanto ci guadagno? cosa ci rimetto? quanto mi
costa? Sono anche i nostri interrogativi. &on drammatici, come è successo a Giuda. Tuttavia è la storia quotidiana di noi tutti: l’occasione di
monetizzare una situazione favorevole si presenta a tutti. A volte nel lavoro, nelle relazioni sociali, nelle esperienze di vita.
Gli “ altri “ ci interrogano. Molti ci chiedono fiducia, ci vogliono coinvolgere. Spesso si tratta di sconosciuti. E’ facile vedere attorno a noi avversari, nemici, competitori.
E’certo che Gesù sapeva del tradimento del suo “ cassiere “. Eppure
invita a cena anche colui che l’aveva appena valutato 30 denari. E…gli
accarezza la mano nel piatto conviviale.
Sono queste le scelte che rendono il cristiano diverso.
D’altro canto, se stiamo leggendo questo fraterno libretto di commenti al
Vangelo, significa che abbiamo almeno il desiderio di confrontarci con
questi messaggi.
A questa generazione non sarà dato che il segno di Giona
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno,
ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come
Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo
sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di
questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è
uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa
generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si
convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».
Preghiamo
Cerco Dio, mi sforzo di sentirlo, ho bisogno di un segno evidente della
sua presenza e vicinanza , ma spesso non sono abbastanza attento da
scorgerlo nel mio prossimo.
Signore, c’è sempre qualcuno che si sente solo ed abbandonato:
è per lui che noi ti preghiamo;
e un altro è troppo calunniato, offeso, indifeso, Signore:
per lui noi ti preghiamo;
e altri che pure si era dedicato al bene dei fratelli;
e altri che non ha fatto altro se non del bene nella vita,
e ora non riceve che male:
perché non abbia a pentirsi di avere riposto in te la fiducia,
noi ti preghiamo, Signore.
Preghiamo
Fa che chi mi guarda non veda che te
fa che chi mi ascolta non senta che te
fa splendere il tuo volto, Signore, su di me
fammi essere un tuo segno.
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Giovedì 13 Marzo
Mt 7,7-12
Chiunque chiede, riceve.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.
Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete
dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli
darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro:
questa infatti è la Legge e i Profeti».
Quanto è forte la preghiera? Quando prego pretendo che Dio sia al mio
servizio per soddisfare i miei bisogni? Egli sicuramente concede tutto ciò
che mi porta alla salvezza , ma io so qual'è davvero il mio bene ?
avrebbero affidato la “ cassa “.
Perché Giuda “teneva la cassa”. E il brano di Vangelo sembra indicare
con chiarezza che Giuda si era sempre comportato bene. I discepoli, infatti, hanno pensato che …” dovesse dare qualcosa ai poveri “. Vuol dire
che questa era una abitudine del gruppo che Giuda praticava da sempre.
Sembra che “ tenere la cassa “ sia una maledizione. &on passa giorno
senza la notizia di uno che ha usato male la cassa che gli era stata affidata. Politici, in genere; spesso professionisti; a volte preti; da ultimo, monsignori.
Deve essere una tentazione forte: manovrare soldi significa potere, forza,
prestigio. Per questo mentre ascoltiamo questo brano di Vangelo così
tragico ( si inizia con una cena di amicizia e fraternità e si chiude annunciando tradimenti e abbandoni), ripensiamo allo stile di vita richiesto a
noi cristiani: al posto della forza, l’amore; al posto del potere, l’umiltà;
al posto del prestigio, il servizio”
Preghiamo
Signore, illumina i nostri occhi,
perché possiamo cogliere
nella nostra vita e nella nostra storia
il mistero della tua azione incessante:
il tuo fedele disegno d’amore per l’uomo
apra le nostre labbra al canto di lode.
Mercoledì 16 aprile
Preghiamo
Mt 26,14-25
Sia fatta la tua volontà o Padre.
Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale viene tradito.
Venerdì 14 Marzo
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,20-26
Va a riconciliarti con tuo fratello
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non
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In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi
dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E
quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava
l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro
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Martedì 15 aprile
Gv 13,21-33.36-38
Uno di voi mi tradirà... Non canterà il gallo prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi
tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse.
Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco
di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui
parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?».
Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E,
intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta.
Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei
commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano
che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello
che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato,
e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio
lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per
poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo
dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io
vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse:
«Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose
Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà
il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».
Eppure anche lui aveva, quello che si dice, il suo lato positivo. Anche Giuda aveva creduto in Gesù; l’aveva seguito per alcuni anni. &ulla autorizza
a pensare male di lui. Gesù e gli altri undici lo stimavano; se no, non gli
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entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso
dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il
proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”,
sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello
ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’
prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con
lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia,
e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché
non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
“Attenzione”, dice Gesù, a chi osserva la legge solo superficialmente. Se
vogliamo che la nostra giustizia superi quella degli scribi e dei farisei,
conviene che essa abbia sede nei nostri cuori e si manifesti nella nostra
vita con gesti semplici e concreti.
Preghiamo
Aiutami, o Padre, a perdonare il mio fratello che sbaglia così come mi
perdoni tu.
Sabato 15 Marzo
Mt 5,43-48
Siate perfetti come il Padre vostro celeste
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sor13
gere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non
fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli,
che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Per me è dura amare chi mi fa del male ; tu sei buono, perfetto , ma io no.
Dovrei cambiare il mio modo di essere : ho bisogno del tuo aiuto! A volte
anch'io faccio del male al mio fratello ; dovrei saper chiedere perdono :
ho bisogno del tuo aiuto! A volte il mio prossimo dovrebbe aver misericordia per un mio piccolo errore : ha bisogno del tuo aiuto !
Preghiamo
Padre perdona noi che non sappiamo quello che facciamo.
Domenica 16 Marzo
Mt 17,1-9
Il suo volto brillò come il sole
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello
e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro:
il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la
luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere
qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la
sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio
mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da
grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno
di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
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+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta
serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la
casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse:
«Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono
dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma
perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della
mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete
me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e
accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva
risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche
Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in
Gesù.
Gesù è a casa di Lazzaro, tra amici e ci presenta il suo volto di amico.
Apriamo la porta anche noi a Gesù perchè si sieda alla nostra tavola con
la nostra famiglia.
Marta serve e Maria adora : accogliamo Gesù come un amico vero per il
quale non lesinare cura e attenzione. &ella settimana santa che oggi inizia facciamo spazio alla presenza di Gesù nella nostra vita nel servizio e
nell'adorazione facendoci guidare dalla liturgia.
Preghiamo
Il Signore è mia luce e mia salvezza : di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita : di chi avrò paura?
Il mio cuore non teme e spera nel Signore.
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arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai
morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!».
Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza
come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba,
sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.
Il pensiero che affiora leggendo questo brano della Passione è che Gesù
va ad affrontare tutto questo in maniera consapevole.
Ci domandiamo... ma davvero ce n'era bisogno?
Ma ci sono le scritture da compiere, c'è la gente umile da incontrare e da
cui farsi riconoscere.
Allora tutto si inverte, è per noi ce n'era bisogno: noi non avremmo capito, non avremmo potuto avvicinarci con stupore al mistero della Pasqua,
al mistero di un Dio che si fa Uomo per condividere le nostre sofferenze e
darci una speranza più grande.
Gesù in questo modo prende su di Lui tutto il nostro “brutto”...papa
Francesco dice “la sporcizia”, il peccato del mondo.
E' come se mettesse un punto da cui ripartire per ritornare all'essenziale:
alla gioia che può scaturire dall'incontro con Dio Padre.
Ascoltiamolo ! Per ascoltare devo: porre attenzione , aprire bene le orecchie e il cuore. La tua parola non sia come una pioggia che mi bagna la
pelle e i vestiti , ma sia come acqua che penetra in una spugna , come acqua che bevo nell'arsura . La tua parola entri in me.
Preghiamo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà
versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
E' un affare : non giudicare , non condannare per non essere giudicato e
condannato. Perché allora giudico , condanno e faccio fatica a perdonare ? &on è che mi ritengo perfetto ?
...Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?...
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.
Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.
Preghiamo
Tu o Dio hai rispetto per me e non mi obblighi ad ascoltarti , ma io ti chiedo di riempirmi di Te.
Lunedì 17 Marzo
Lc 6,36-38
Perdonate e vi sarà perdonato
+ Dal Vangelo secondo Luca
Preghiamo
Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.
Lunedì 14 aprile
Martedì 18 Marzo
Gv 12,1-11
Mt 23,1-12
Lasciatela fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
Dicono e non fanno
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15
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi
dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li
pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure
con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro
filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche
di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e
voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra,
perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare
“guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».
Apparenza contro autenticità ! C'è chi vive una fede apparente beandosi
del consenso degli uomini. L'unico giudizio importante è quello di Dio che
conosce il mio cuore : a Lui non posso mentire.
Preghiamo
Che io sappia aderire al tuo progetto , o Dio , anche se non faccio cose importanti agli occhi della gente. Che io sappia amare, che io sappia perdonare, che io sappia che devo tutto a te.
Mercoledì 19 Marzo
Mt 1,16.18-21.24
Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù,
chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di
16
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo:
«Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso,
se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla
croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol
bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi
con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio.
Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?»,che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di
loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia
a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra
tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi,
che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e
quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di
quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano:
«Davvero costui era Figlio di Dio!». ]
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano
seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di
Zebedèo.
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe;
anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e
chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato.
Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel
suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una
grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla
tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i
capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che
quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non
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Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di
te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore
rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in
libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano
un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o
Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere
a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata
per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a
chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò
loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli
risposero: «Barabba!».
Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti
risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi
allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese
dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il
suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per
loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse
crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un
mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul
capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi
davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo
deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo
costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele.
Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero
le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di
sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è
Gesù, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
56
Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera
dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un
angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di
prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei
viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo
del Signore.
Giuseppe è l'ultimo patriarca che riceve la comunicazione del Signore attraverso l'umile via dei sogni.
Dio lo ha posto custode della sua casa, collega Gesù alla discendenza di
Davide.
Sposo di Maria e padre putativo di Gesù, guida la sacra famiglia nella
fuga e nel ritorno dall'Egitto.
&ella linea dei grandi amici di Dio, uomo giusto, un servo fedele, Giuseppe
come Maria accoglie la missione che Dio gli affida.
&ella sua memoria la chiesa domanda anche a noi, quella stessa fedeltà e
purezza di cuore che lo animò nel servire il figlio di Dio.
Preghiamo
Egli mi invocherà : Tu sei mio padre
mio Dio e roccia della mia salvezza.
Gli conserverò sempre il mio amore
la mia alleanza gli sarà fedele.
Giovedì 20 Marzo
Lc 16,19-31
Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è
consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo,
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e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che
cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le
sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo.
Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò
gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro
terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i
tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu
invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un
grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né
di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di
mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché
non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”.
Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si
convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non
saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».
Chi si affida all'uomo, alle sue capacità, ai suoi disegni, resterà deluso,
la sua vita alla fine sarà un insuccesso, un fallimento.
Chi ha il cuore egoista, si illude che la propria condizione di prosperità
possa continuare.
Alla luce dell'esperienza di Lazzaro, siamo invitati ad ascoltare gli ammonimenti di Dio: «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo», e l'esortazione di Gesù: «Date e vi sarà dato... »
In questo cammino verso la Pasqua, chiediamo a Gesù di incontrarlo nel
prossimo e in ogni povertà.
Preghiamo
Scrutami o Dio, e conosci il mio cuore;
vedi se percorro una vita di menzogna
e guidami sulla via della vita.
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taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio
vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». Gli rispose Gesù:
«Tu l’hai detto; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato!
Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora
gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo:
«Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli
si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò
davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù,
il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È
vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce». Allora
egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E
subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva
detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito
fuori, pianse amaramente.
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo
condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei
sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue
innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli
allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito
metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio,
comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno
d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal
prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio,
come mi aveva ordinato il Signore».
[ Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E
mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.
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Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così,
non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate,
per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».
Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo
calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si
erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza
volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro:
«Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo
viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui
che mi tradisce è vicino».
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui
una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e
dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo:
«Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse:
«Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei
qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la
estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio.
Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti
quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non
possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più
di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture,
secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù
disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con
spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi
avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti».
Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote
Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto
lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e
stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza
contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che
affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e
ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non
rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù
54
Venerdì 21 Marzo
Mt 21,33-43.45
Costui è l’erede. Su, uccidiamolo!
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi
piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò
lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri
servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio
figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede.
Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono
fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto
la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo
che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava
di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo
considerava un profeta.
Il figlio del padrone, l'erede che viene ingiustamente eliminato è figura di
Gesù. Anche Gesù, come Giuseppe figlio di Giacobbe verrà eliminato, ma
proprio lui «la pietra che i costruttori hanno scartato diventerà la testa19
ta d'angolo sulla costruzione del disegno di Dio».
La salvezza infatti poggia su Cristo morto e risorto.
Per noi fare la quaresima con Signore,, con letture bibliche e l'Eucarestia
è ripre3ndere l'energia per progredire nella vita spirituale pur in mezzo ai
pericoli e alle insidie.
Preghiamo
In te mi rifugio, Signore,
che io non resti confuso in eterno;
mi salverai dalla rete che mi hanno teso i nemici,
perché tu sei la mia difesa.
Sabato 22 Marzo
Lc 15,1-3.11-32
Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i
peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre,
dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue
sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose,
partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo
dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande
carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al
servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse:
“Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di
fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il
Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trat20
l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli
dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la
Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”».
I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse:
«In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è
quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui;
ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio
per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse:
«Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo
spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo
è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo:
«Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non
berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con
voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso
il monte degli Ulivi.
Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore
del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che
il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se
dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai
discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé
Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E
disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate
con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non
come voglio io, ma come vuoi tu!».
53
così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro
tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro:
«Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che
un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!».
Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per
la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da
quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella
regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i
discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel
tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».
Gesù porta la gioia nella vita delle persone che lo vogliono incontrare, le
riporta alla vita vera. Ma questo crea sospetto, paura, non viene riconosciuto, viene considerato pericoloso e quindi da eliminare.
Domandiamoci quanto anche noi siamo disposti a lasciarci travolgere dalla speranza che è dentro le sue parole, il suo sguardo, la sua vita.
Ci fidiamo di Lui?
O vogliamo anche noi eliminarlo dalla nostra vita?
Preghiamo
“...il Signore custodisce come un pastore il suo gregge...
...Cambierò il loro lutto in gioia,
li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni”
tami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse
incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato
tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più
bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi.
Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato
ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa
fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha
fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli
si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma
egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far
festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha
divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello
grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è
mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello
era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Come il figlio, con illusa fantasia e incantata determinazione parte da
casa, il punto di arrivo non potrebbe essere più misero: la fame, l'umiliazione, la vergogna.
Allora, ritorna la memoria, la coscienza si illumina e comincia il cammino
a ritroso alla casa del Padre, che non ha mai cessato di attendere quel
figlio sbandato ma sempre amato, che al suo ritorno non trova un castigo,
ma un abbraccio commosso e un gioioso convito.
&oi non dimentichiamo mai l'amore e la pazienza infinita di Dio, che sempre ci attende con le braccia aperte, anche quando rallentiamo il passo
verso di lui.
Domenica 13 aprile LE PALME
Preghiamo
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei
sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E
quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava
52
Egli perdona tutte le tue colpe
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.
21
Domenica 23 Marzo
Gv 4,5-42
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina
al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo
di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo.
Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le
dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare
provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei
giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice:
“Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo;
da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro
padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo
bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi
berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua
che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita
eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non
abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’
a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto
cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il
vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in
cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su
questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non
conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai
Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il
Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo
adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e
verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cri22
Per i giudei il proclamarsi figlio di Dio era una bestemmia, punibile con la
lapidazione.
Il dibattito tra Gesù e i giudei assume l’andamento di un processo.
L’affermazione della divinità di Gesù, che i giudei prendono per bestemmia, è ribattuta con il riferimento alle opere compiute: simili meraviglie
non possono che venire dal Padre, e quindi provano che Gesù e il Padre
sono una cosa sola.
Come i farisei, siamo sempre chiamati a giudicare sulla forma e non sulla
sostanza, pronti a chiedere prove. Se ci lasciassimo guidare dalla fede,
dall’amore e dal cuore, forse tutto ci sarebbe più chiaro, come quando si
aprono i cieli e compare il sole.
Preghiamo
O Signore,
dissolvi dal nostro cuore il dubbio
rendici semplici ed umili di cuore.
Rendici capaci di comprendere dalle Tue opere,
dalle Tue meraviglie, il Tuo profondo amore.
Come nel Magnificat,
anche noi dovremmo essere capaci di dire
“Grandi cose ha fatto il Signore su ognuno di noi”.
Amen
Sabato 12 aprile
Gv 11,45-46
Gesù doveva morire per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò
che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in
lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù
aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che
cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare
51
Preghiamo
O Signore,
illuminaci con la Tua parola.
Rendici capaci di testimoniarla
con le nostre opere,
con la nostra vita,
ai nostri fratelli ,
ai più bisognosi, ai più umili,
ai sofferenti, agli afflitti,
a coloro che sono nel dubbio.
Amen
Venerdì 11 aprile
Gv 10,31-42
Cercavano di prendere Gesù, ma egli sfuggì dalle loro mani
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse
loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di
esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi
siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di
Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto:
“Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché
sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono
nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni
non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di
costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.
50
sto: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che
parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse
con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa
parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse
alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho
fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io
ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse
loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la
sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura?
Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita
eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si
dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a
mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna,
che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due
giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non
è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo
udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Siamo peccatori ma Dio non ci abbandona alla solitudine della nostra colpa, ci offre la sua misericordia, come un giorno alla samaritana, ha offerto
l'acqua che purifica e rigenera con lo Spirito Santo.
Ancora adesso egli elargisce all'umanità l'acqua viva della grazia; diventiamo Co Sì tempio vivo dell'amore di Dio. La conversione passa attraverso
il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna.
Su questa strada, con una esperienza concreta di vita, viene vinto il nostro
egoismo e infranta la durezza della mente e del cuore.
Preghiamo
I miei occhi sono sempre rivolti al Signore
perché libera dal laccio i miei piedi.
Volgiti a me e abbi misericordia, Signore
perché sono povero e solo.
23
Lunedì 24 Marzo
Giovedì 10 aprile
Lc 4,24-30
Gv 8,51-59
Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei.
+ Dal Vangelo secondo Luca
Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno
+ Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità
io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io
vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu
chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma
a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne.
C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di
loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in
mezzo a loro, si mise in cammino.
Il Siro &aamàn fu risanato a preferenza degli ebrei. La salvezza oltrepassò
in confini dell'antica alleanza.
Gesù non è accettato dai suoi, e la sua allusione alla destinazione, di là
d'Israele invece della salvezza, suscita lo sdegno. Già comincia l'allusione
al passaggio del regno e la discriminazione non in base all'appartenenza
etnica, ma secondo la disponibilità del cuore ad accogliere il vangelo.
La guarigione miracolosa di &aamàn il Siro ci fa presentire la dimensione
universale della salvezza.
Accogliere l'altro chiunque esso sia.
Preghiamo
Manda la tua luce e la tua verità:
siano esse a guidarmi,
mi conducano alla tua santa montagna,
alla tua dimora.
24
In quel tempo, disse Gesù ai Giudei: «In verità, in verità vi dico: se uno
osserva la mia parola, non vedrà mai la morte».
Gli dissero i Giudei: «Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto,
come anche i profeti, e tu dici: "Chi osserva la mia parola non conoscerà
mai la morte". Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto?
Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: "E' nostro Dio!", e
non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco,
sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se
ne rallegrò».
Gli dissero allora i Giudei: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo
fosse, Io Sono».
Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e
uscì dal tempio.
Il brano è la continuazione di quello precedente; il contenuto di esso è la
spiegazione logica di quello che lo precede. Se la verità farà libero l’uomo,
e la verità è nella Parola di Gesù, all’uomo è data di custodirla per non
morire. I versi 31-36 del brano precedente sviluppano tre pensieri, consequenziali: la Parola di Verità ( l’unica, quella del Cristo) rende liberi; chi
commette il peccato è schiavo; solo il Figlio rende davvero liberi. In questo brano vi è il compimento, la conclusione: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte.” In altra traduzione si legge “chi custodisce la
mia parola…”
Osservare, custodire la parola sono il viatico per la salvezza.
Al di fuori di essa non c’è speranza e c’è solo la morte.
49
la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e
non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa;
il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi
davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho
visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal
padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli
di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere
me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non
l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo
padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste,
perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi
ha mandato».
“La verità vi farà liberi”; in un’epoca in cui il concetto di libertà è spesso
snaturato dal suo contenuto essenziale, relativizzato ed adattato agli scopi
e alle situazioni più vari, solo la verità che ci propone Gesù resta ferma e
immutabile. Oggi si parla sempre e comunque di libertà, ed il concetto è
inteso a volte in senso nobile, laddove guardi alla collettività (sistemi politici, economici); più spesso, quando si rivolge al singolo, è il singolo stesso
a non comprenderne il significato profondo, confondendolo con la licenza
di fare qualsiasi cosa: da qui il permissivismo, l’abuso, la prevaricazione
del proprio “io” sull’altro, il delirio di onnipotenza.
Ed allora, quale ricetta? E’ una sola, ed è la parola di Gesù , ferma ed
immutabile nel tempo. Lui ce lo ha detto: “I cieli e la terra passeranno, ma
le mie parole non passeranno”.
Preghiamo
O Signore, dacci un cuore semplice,
capace di ascoltare
capace di amare.
Dai a noi la grazia di poter accogliere la Tua parola,
la sola che dà la vita eterna.
Amen
48
Martedì 25 Marzo
Lc 1,26-38
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della
casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un
saluto come questo.
l’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso
Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà
il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e
il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco
uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra.
Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco,
Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la
tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
“La potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Lo Spirito Santo
scenderà su di te “: è l’ombra di Dio che nella storia della salvezza sempre custodisce il mistero, l’ombra di Dio che accompagnò il popolo nel
deserto. Tutta la storia della salvezza mostra che il Signore ha sempre
avuto cura del mistero, lo ha coperto, non ne ha fatto pubblicità. Infatti il
mistero che fa pubblicità di sé non è cristiano, non è mistero di Dio, è una
finta. Proprio quando la Madonna riceve dall’angelo l’annuncio del Figlio il mistero della sua maternità personale rimane nascosto.
E questa è una verità che riguarda anche tutti noi. Quest’ombra di Dio in
noi, nella nostra vita ci aiuta a scoprire il nostro mistero dell’incontro col
Signore, del cammino della vita col Signore. Ognuno di noi sa come mi25
steriosamente opera il Signore nel suo cuore, nella sua anima. E qual è la
nube, la potenza, com’è lo stile dello Spirito Santo per coprire il nostro
mistero. Questa nube in noi, nella nostra vita, si chiama silenzio, è la nube
che copre il mistero del nostro rapporto col Signore, della nostra santità e
dei nostri peccati.
La Madonna ha vissuto fino in fondo questo silenzio in tutta la sua vita,
quante volte ha taciuto, quante volte non ha detto quello che sentiva per
custodire il mistero del rapporto con suo Figlio; era silenziosa, ma dentro
il suo cuore quante cose diceva al Signore. Con il silenzio ha coperto il
mistero che non capiva. E con il silenzio ha lasciato che il mistero potesse
crescere e fiorire, portando a tutti una grande speranza.
(da una meditazione di Papa Francesco)
Preghiamo
Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con Te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte.
Mercoledì 26 Marzo
Mt 5,17-19
Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei
cieli.
rono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora
conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha
lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste
sue parole, molti credettero in lui.
Il brano pone l’accento sull’incomprensione tra Gesù e i giudei. Sono due
mondi diversi, due atteggiamenti diversi, inconciliabili, perché diversa è la
chiave di lettura. L’opposizione dei giudei è sottolineata tre volte in pochi
versi. Essi non possono comprendere Gesù perché sono “di quaggiù” e,
inoltre, giudicano “secondo la carne”(v.15). E’ l’apparenza, la manifestazione esteriore a guidare le scelte; ma Gesù ci indica la via, che è quella
della profondità e colpisce il fariseismo di allora e, attualizzando il discorso, la nostra superficialità di oggi.
E’ necessario un cambio di rotta e, come allora, ancora oggi Gesù ci propone un’autentica esperienza religiosa che impone la sequela, perché Lui
solo è in grado di segnare la via della conversione.
Preghiamo
O Signore, aiutaci a non essere increduli, ma credenti;
nella vita di tutti i giorni, nella tribolazione,
i Tuoi disegni spesso sono incomprensibili,
i nostri cuori sono smarriti,
e disperiamo.
Aiutaci a guardare con gli occhi della fede,
gli unici che possono darci la vera conoscenza.
Amen
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Mercoledì 9 aprile
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono
venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché
non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli
altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi
invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei
cieli».
26
Gv 8,31-42
Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e
47
venienza, il socialmente diffuso. Ci resta la scelta del cuore: il perdono e la
misericordia. La presa di coscienza della possibilità di sbagliare e della
necessità di un serio impegno, fatto anche di fede e di speranza, per riuscire a migliorare, per cercare la via della santità.
Preghiamo
Ascolta la musica,c’è una melodia che abita dentro di te. E’ un insieme di
accordi che superano la solitudine, che assumono valore nell’incontro con
altri accordi. Non sei solo nel tuo dolore, solleva lo sguardo e vedrai l’aspettativa. Vivi con fiducia sapendo che non sempre ci è chiara la partitura
che ci è affidata. Perdona le stonature tue e altrui: la vendetta sarà anche
dolce ma solo il perdono insegna la strada dell’amore, allunga la vita ed è
terapeutico. Non dimenticare mai che tu sei fatto per la bellezza e la melodia. Tu sei una cassa di risonanza del concerto del cosmo, dello splendore
dell’universo, consonanza dell’amore. Non smettere di alzare lo sguardo
verso il maestro di coro. Lasciati dirigere e guidare dalla sua mano forte e
delicata. Vivi la tua vita come la più bella melodia del grande maestro, Dio
un altro volto sofferente. Da’ il giusto peso e valore alle tue note, non dimenticare quelle altrui. Riconosci le diversità
Martedì 8 aprile
Gv 8,21-30
Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono
La legge è frutto dell’alleanza, è un po’ la strada per andare nell’alleanza, quella iniziata con una promessa in quel pomeriggio nel paradiso terrestre, poi è andata avanti con l’arca di &oè, con Mosè nel deserto, e ancora come legge di Israele per fare la volontà di Dio.
Questa legge è sacra perché porta il popolo a Dio. Dunque non si può
toccare. C’era chi diceva che Gesù cambiava questa legge; egli invece
cercava di far capire che c’era una strada che avrebbe portato alla crescita, anzi, alla piena maturità di quella legge. Così come il germoglio che
“scoppia” e nasce il fiore, così è la continuità della legge verso la sua
maturità.
La legge dello Spirito ci porta sulla strada del discernimento continuo per
fare la volontà di Dio: anche questo ci spaventa un po’, ma quando siamo
assaliti da questa paura corriamo il rischio di soccombere a due tentazioni. La prima è quella di tornare indietro perché non siamo sicuri e interrompiamo il cammino: è la paura della libertà, dello Spirito Santo. La
seconda tentazione è un “progressismo adolescente”, non un autentico
progresso: è una cultura che va avanti, dalla quale non riusciamo a distaccarci e della quale prendiamo le leggi e i valori che ci piacciono di
più, come fanno appunto gli adolescenti. Alla fine il rischio che si corre è
di scivolare, così come la macchina scivola sulla strada gelata e va fuori
strada. La strada è quella della libertà nello Spirito Santo, che ci fa liberi,
nel discernimento continuo sulla volontà di Dio, per andare avanti, senza
andare indietro e senza scivolare. Chiediamo lo Spirito Santo che ci dà
vita, che ci porta avanti, che porta alla piena maturità la legge, quella
legge che ci fa liberi.
(da una meditazione di Papa Francesco)
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Preghiamo
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano
allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado
io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo
mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri
peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi
dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capi46
O Signore Dio, che ci hai affidato la tua legge per la nostra vita, aiutaci a
non disprezzare nessuno dei tuoi comandi, e a migliorare sempre più il
nostro amore al prossimo.
Giovedì 27 Marzo
Lc 11,14-23
Chi non è con me è contro di me.
27
+ Dal Vangelo secondo Luca
così avremo il tuo timore.
In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il
demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma
alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno
dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso
va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se
stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro
i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è
giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che
possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa
via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».
Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
I discepoli sperimentano in sé e nella realtà una parte tenebrosa, malvagia, dissociante, che essi riconoscono come opera del demonio. È una considerazione nata dall'esperienza, non da fantasiose teorie. Se ci avviciniamo alla luce la tenebra reagisce, si ribella e dobbiamo affrontare una lotta
intellettuale ed emotiva con la parte oscura della realtà. &on va tutto liscio, insomma, e può accadere che alla scoperta della luce di Dio, cominciamo a sentirci turbati e tentati. Chi resta nella nebbia e nello stordimento, come spesso accade per la nostra contemporaneità, non vede né luce né
tenebra, né riesce a distinguerle. Gesù ci offre un suggerimento: per affrontare la tenebra ci aiuta la vigilanza nella preghiera e la fedeltà al vangelo. Gli uomini forti sono quelli che si fidano di Dio e a lui si affidano,
senza presumere della propria dimensione spirituale.
Preghiamo
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. (Salmo 147)
28
Lunedì 7 aprile
Gv 8,1-11
Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei.
+ Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba
si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi,
li ammaestrava.
Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e,
postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in
flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare
donne come questa. Tu che ne dici?».
Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma
Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano
nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per
terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai
più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse:
«Donna, dove sono?
Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù
le disse: «Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più».
Anche nel Vangelo, come nella nostra vita odierna i problemi che ci creiamo sono ancora gli stessi.
I rapporti spesso conflittuali e prevaricativi nei confronti delle donne; e
quelli con le leggi, con cui ci facciamo spesso barriera e di cui al contempo siamo spesso indefessi violatori.
Per sciogliere gli interrogativi (tu che ne dici?) e dissolvere o risolvere le
difficoltà ci resta l'esempio di un Uomo, del Cristo.
La sua solitudine resta a dimostrare che non serve seguire la moda, la con45
cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù:
«Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore,
manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti
ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la
pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché
mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per
la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i
piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù
disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli
aveva compiuto, credettero in lui. ]
Camminare nella luce, significa scegliere nel tempo della nostra vita, di
credere al Bene vero per avere la vita eterna. Scegliere ora, mentre viviamo, di risorgere, di seguire l'invito a gran voce inviato a Lazzaro: uscire
dall'intorpidimento, liberarci da ciò che ci ostacola a "muoversi verso gli
altri"; andare nel mondo con Fede e speranza.
Come Marta e Maria. Tutto parte dalla fede incrollabile di queste donne
nel Figlio, e del Figlio nel Padre.
Misericordia e fede si saldano qui, passando proprio dalla figura del Cristo: è Lui il tratto d'unione di un' umanità e divinità perfettamente avverata ma a cui ogni uomo, fatto a Sua immagine può aspirare. Passando attraverso le proprie imperfezioni e debolezze e credendo nella forza dell'amore, si può ritrovare la vita persa e scoprire la vita nuova nello spirito.
Preghiamo
Il Signore è bontà e misericordia.
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
44
Venerdì 28 Marzo
Mc 12,28-34
Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: lo amerai.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è
il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico
Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua
anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo:
“Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più
grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è
unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta
l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale
più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei
lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Allo scriba Gesù non risponde con una spiegazione, ma usando la parola
di Dio: «Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore». utilizzando il credo d’Israele, quello che gli ebrei tutti i giorni, e parecchie volte
al giorno, dicono. E quando lo scriba gli dice: «Hai detto bene Maestro»,
dando l’impressione di approvarne la risposta, Gesù gli risponde «&on sei
lontano dal Regno di Dio. Tu sai bene la teoria, tu sai bene che questo è
così, ma non sei lontano. Ancora ti manca qualcosa per arrivare al Regno
di Dio». Questo significa che c’è da intraprendere un cammino per arrivare al Regno di Dio: occorre mettere in pratica questo comandamento.
Di conseguenza la confessione di Dio si fa nella vita, nel cammino della
vita; non basta dire: “Io credo in Dio, l’unico”; ma bisogna chiedersi come si vive questo comandamento. In realtà, spesso si continua a vivere
come se lui non fosse l’unico Dio e come se ci fossero altre divinità a nostra disposizione: è il sottile pericolo dell’idolatria, portata a noi con lo
spirito del mondo. La strada della vita per non essere lontani dal Regno di
Dio è una strada che comporta scoprire gli idoli nascosti. Come smascherarli? Sono quelli che fanno fare il contrario del comandamento: “Ascolta,
Israele!” Perciò la strada dell’amore a Dio - “Amerai il Signore tuo Dio
29
con tutto il tuo cuore e tutta la tua anima “- è una strada d’amore; è una
strada di fedeltà.
(da una meditazione di Papa Francesco)
Preghiamo
Signore, insegnaci la strada per essere ogni giorno meno lontani dal regno
di Dio, la strada per cacciare via tutti gli idoli.
Sabato 29 Marzo
Lc 18,9-14
Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano
l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché
non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come
questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di
tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli
occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Il fariseo incarna un atteggiamento che non esprime il rendimento di grazie a Dio per i suoi benefici e la sua misericordia, ma piuttosto soddisfazione di sé. Il fariseo si sente giusto, si sente a posto, si pavoneggia di questo e giudica gli altri dall’alto del suo piedestallo. Il pubblicano, al contrario, non moltiplica le parole. La sua preghiera è umile, sobria, pervasa
dalla consapevolezza della propria indegnità, delle proprie miserie: quest’uomo davvero si riconosce bisognoso del perdono di Dio, della misericordia di Dio.
Alla luce di questa Parola, vorrei chiedere a voi, care famiglie: pregate
30
Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». ] I discepoli gli
dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno
cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;
ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è
addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli:
«Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della
morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno.
Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento
per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!».
Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo
anche noi a morire con lui!».
[ Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel
sepolcro. ] Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e
molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello.
Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato
qui, mio fratello non sarebbe morto!
Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che
risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se
muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi
questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». ]
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le
disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e
andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là
dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con
lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono,
pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai
suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non
sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i
Giudei che erano venuti con lei, [ si commosse profondamente e, molto
turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a
vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come
lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al
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tato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno
tornò a casa sua.
Cristo da sempre crea dissenso: non è come lo aspettavamo. È un re
senza regno, senza ricchezze e non parla come parlano gli altri uomini.
&on c'è neppure una legge che giustifichi tutto ciò. Il nostro errore sta
proprio in questo
La sola Legge non è sufficiente per determinare la verità di una persona .Solo la Fede ci può salvare: solo la Fede e la comprensione amorevole. Ogni giudizio deve essere sospeso se non si usano questi parametri
che vanno oltre la lettera della legge, oltre l'intelligenza e soprattutto,
oltre alla superbia umana.
Preghiamo
Perché Ognuno di noi non si stanchi di annunciare al mondo il valore
unico ed insostituibile di ogni persona agli occhi di Dio. preghiamo.
Domenica 6 aprile
Gv 11,1-45
Io sono la risurrezione e la vita
qualche volta in famiglia? Qualcuno sì, lo so. Ma tanti mi dicono: ma
come si fa? Ma si fa come il pubblicano, è chiaro: umilmente, davanti a
Dio. Ognuno con umiltà si lascia guardare dal Signore e chiede la sua
bontà, che venga a noi. Ma in famiglia, come si fa? Perché sembra che la
preghiera sia una cosa personale, e poi non c’è mai un momento adatto,
tranquillo, in famiglia … Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di
riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano! E tutte le
famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della
sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono.
E ci vuole semplicità: per pregare in famiglia, ci vuole semplicità! Pregare insieme il “Padre nostro”, intorno alla tavola, non è una cosa straordinaria: è facile. E pregare insieme il Rosario, in famiglia, è molto bello, dà
tanta forza! E anche pregare l’uno per l’altro: il marito per la moglie, la
moglie per il marito, ambedue per i figli, i figli per i genitori, per i nonni
… Pregare l’uno per l’altro. Questo è pregare in famiglia, e questo fa
forte la famiglia: la preghiera.
(Dall’omelia di papa Francesco per la Giornata della Famiglia)
Preghiamo
Santa Famiglia di Nazareth,
custode fedele del mistero della salvezza:
fa’ rinascere in noi la stima del silenzio,
rendi le nostre famiglie cenacoli di preghiera
e trasformale in piccole Chiese domestiche,
rinnova il desiderio della santità,
sostieni la nobile fatica del lavoro, dell’educazione,
dell’ascolto, della reciproca comprensione e del perdono.
+ Dal vangelo secondo Giovanni
Domenica 30 Marzo
In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di
Marta sua sorella, era malato.
Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. [ Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte,
ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio
venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando
sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava.
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Gv 9,1-41
Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi
discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori,
perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genito31
ri, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi
compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene
la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la
luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango
sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che
significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che
modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama
Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’
a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista».
Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno
in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli
disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo».
Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché
non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore
compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di
lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono:
«È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci
vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e
che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia
aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui
di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei;
infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto
come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori
dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’
gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete
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durante il battesimo nel Giordano.
C'è quindi una conoscenza più immediata ma parziale, quella di chi si
accontenta di ciò che ha imparato da piccolo o di ciò che pensa di sapere
e non si preoccupa di andare più in là; e una conoscenza che si approfondisce progressivamente e che spinge a cercare ancora.
Il cammino di fede fa passare dalla prima alla seconda forma di conoscenza di Cristo e si realizza col sostegno dello Spirito Santo: è dono del
Padre e non conquista personale, anche se richiede la disponibilità ad
accogliere il dono e a non considerarsi mai degli arrivati.
Preghiamo
Padre, tu ci hai donato Gesù perché attraverso Lui potessimo conoscere
Te, il mistero di amore della tua vita a cui ci chiami a partecipare.
Con la luce del Tuo Spirito, dacci la forza di non fermarci a una conoscenza secondo la carne, ma di protenderci verso la contemplazione del Tuo
autentico volto.
Sabato 5 aprile
Gv 7,40-53
Il Cristo viene forse dalla Galilea?
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano:
«Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri
invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il
Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le
guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero
loro: «Perché non lo avete condotto qui?».
isposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui
qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di
loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascol41
Preghiamo
Signore Gesù, accresci in noi la fede e l'amore per Te, per poterti incontrare
non solo nelle Scritture, ma anche e soprattutto nella realtà della nostra vita
quotidiana.
Venerdì 4 aprile
Gv 7,1-2.10.25-30
Cercavano di arrestare Gesù, ma non era ancora venuta la sua ora
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più andare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne. Andati i suoi
fratelli alla festa, vi andò anche lui; non apertamente però, di nascosto.
Alcuni di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, e non gli dicono niente. Che forse i
capi abbiano riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo
di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure io non sono venuto da me e chi mi ha
mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io però lo conosco, perché
vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Allora cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora.
Gesù cerca di far comprendere a quelli che dicono "ma costui sappiamo di
dov'è" , che la loro conoscenza è parziale. La sua vera provenienza è da
Dio che lo ha mandato ed egli è veritiero. Gesù non nomina Dio in questo
brano ma gli ascoltatori capiscono bene a chi si riferisce.
Gesù è venuto proprio per aprire tutti ad una conoscenza più completa di
Dio, per rivelare in forma umana l'amore di Dio per noi.
Il rischio più grande che possiamo correre anche oggi, è proprio quello di
credere di conoscere Gesù. Lo stesso Giovanni Battista, pur essendo suo
cugino, riconobbe umilmente il limite della sua conoscenza, dichiarando:
"Io non lo conoscevo" (Gv 1,31), finché Dio stesso non lo ha illuminato
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udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè!
Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove
sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete
di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i
peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da
che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi
a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu,
credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli
disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È
per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non
vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei
che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche
noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma
siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
In queste domeniche di Quaresima la liturgia ci fa percorrere un vero e
proprio itinerario battesimale: domenica scorsa, Gesù ha promesso alla
Samaritana il dono dell’acqua viva; oggi, guarendo il cieco nato, si rivela
come la luce del mondo; domenica prossima, risuscitando l’amico Lazzaro,
si presenterà come la risurrezione e la vita. Acqua, luce, vita: sono simboli
del Battesimo, sacramento che immerge i credenti nel mistero della morte e
resurrezione di Cristo, liberandoli dalla schiavitù del peccato e donando
loro la vita eterna. La liturgia di questa domenica, denominata ”Laetare”,
invita a rallegrarci, a gioire. Qual è la ragione profonda di questa gioia?
Ce lo dice il Vangelo odierno, nel quale Gesù guarisce un uomo cieco dalla
nascita. La domanda che il Signore Gesù rivolge a colui che era stato cieco
costituisce il culmine del racconto: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?” Quell’uomo riconosce il segno operato da Gesù e passa dalla luce degli occhi
alla luce della fede: “Credo, Signore!” Lasciamoci guarire da Gesù, che
può e vuole donarci la luce di Dio!
(da un’omelia di papa Benedetto XVI)
33
Preghiamo
O Dio, Padre della luce,
tu vedi le profondità del nostro cuore:
non permettere che ci domini il potere delle tenebre,
ma apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito,
perché vediamo colui che ci hai mandato a illuminare il mondo,
e crediamo in lui solo, Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore
Lunedì 31 Marzo
Gv 4,43-54
Va’, tuo figlio vive.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria.
Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano
visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in
vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao.
Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e
gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino
muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla
parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo
figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo
figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in
Galilea.
C’è un rapporto stretto fra questa narrazione e il primo segno, quello
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Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza
alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose
perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per
un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il
Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi
non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua
parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per
avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di
Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un
altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi
che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa:
Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».
Ieri, il Vangelo riportava una chiara proclamazione dell'identità e della missione di Gesù.
Oggi, Gesù testimonia la veracità delle sue parole: chiama a testimoniare
Giovanni Battista, Dio Padre, e Mosè, colui che ha ricevuto la legge in cui i
Giudei di quel tempo mettevano tutta la loro speranza, citandola sovente nei
loro tentativi di condannare Gesù. Ma, dirà Gesù, Mosè stesso vi dichiarerà
increduli.
&elle parole di Gesù c'è una vena di dolore: "Ma voi non volete venire a me
per avere la vita". &onostante l'Amore di Dio si sia incarnato in Lui per salvarci, le sue parole di verità che cercano di aprire i cuori, le sue azioni misericordiose che perdonano e guariscono, non vengono accolte:molti stentano
a credere. Gesù rimprovera la loro cecità, poiché vedono e non credono!
Anche oggi, dopo secoli di segni e di ascolto della Parola, quante volte ci
capita di stentare a credere!
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I Giudei imperversano sempre di più e cercano di uccidere Gesù perché
chiama Dio suo Padre. Capiscono bene la serietà delle sue parole: sta
proclamando, senza equivoci, la sua uguaglianza con Dio.
Il brano del Vangelo di oggi è la spiegazione puntuale della situazione di
Gesù, di chi Egli è in verità: Figlio di Dio, uno con il Padre, uguale a Lui,
capace come il Padre di far risuscitare i morti e dare la vita; è anche Figlio dell'uomo ed ha ricevuto il potere di giudicare l'umanità. E il suo
giudizio è giusto perché non fa altro che la volontà del Padre e conosce
per esperienza, fino in fondo, la natura e l'esistenza umana.
Da parte sua, il Padre vuole che tutti diano onore al Figlio prediletto, non
solo a parole ma con la propria vita, accogliendolo come l'Amato, mandato da Lui e da accogliere come il fine ultimo della propria esistenza. Infatti Dio lo ha mandato per rivelarci il Suo amore, salvarci dal peccato e
unirci a Dio nel Suo regno di amore e di pace senza fine.
Preghiamo
delle nozze di Cana; è lo stesso autore che suggerisce un legame. In entrambi i racconti è presente il medesimo contesto geografico (Cana di Galilea), in entrambi abbiamo un’ambasciata che pone una necessità (Maria, il
padre), in entrambi Gesù esprime un dissenso, però subito dopo la richiesta
opera e dà un ordine che dia fiducia alla sua parola. In entrambi dopo il
miracolo c’è una reazione: la fede.
La fede permette al funzionario del re di giungere anche a una diversa
conoscenza di se stesso,cioè nell’incontro con il Signore la sua dignità cresce di pari passo con il crescere della sua fede: all’inizio viene chiamato
“funzionario regio”; nel momento in cui si dimentica di se stesso per aderire alla parola di Gesù, diventa “uomo”; ma solo la pienezza della fede lo fa
diventare “padre”.
&ell’apprendere che il figlio era guarito nell’ora nella quale Gesù gli aveva
parlato, il funzionario
crede e con lui tutta la sua famiglia. La fede piena convince e coinvolge
fino a diventare comunione
per lui e per tutta la sua famiglia.
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O Signore, Figlio di Dio che per dirci tutto il tuo amore hai preso su di Te
tutta la nostra natura, riponiamo in Te la nostra fiducia:
perché a Te, che sei pienamente uomo, possiamo consegnare la nostra vita
anche nella sua fragilità e debolezza;
in Te, che sei veramente Dio, possiamo alimentare la certezza che, quando
Ti preghiamo, ci ascolti.
Preghiamo
Donaci o Padre la fede che mette in cammino, che apre al futuro e alla speranza, perché possiamo
diventare veri discepoli del tuo Figlio, e la nostra vita possa diventare un’immagine vivente della
tua misericordia che salva.
Giovedì 3 aprile
Martedì 1 Aprile
Gv 5,31-47
Gv 5,1-16
Vi accusa Mosè, nel quale avete posto la vostra speranza
Guarigione di un infermo alla piscina di Betzatà
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
+ Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe
vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza
che egli dà di me è vera.
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Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi,
ciechi, zoppi e paralitici.
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Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo
giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?».
Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina».
E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era
stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli
rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e
cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto:
“Prendi e cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse;
Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non
peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne
andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei
perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.
Il Vangelo di oggi ci insegna una grandissima verità. L'uomo non pensa
all'altro uomo. &on ne ha le capacità per natura. Un paralitico non può
soccorrere un altro paralitico e un povero cosa potrà mai donare ad un
altro povero? &on è però solo per motivi di volontà. Si tratta di vera impossibilità di natura, di essenza. L'uomo è sostanza povera, misera, incapace. Giace dinanzi alla piscina e lì rimane per molti anni. Questa è la
condizione della nostra natura umana.
Affinché noi possiamo fare il bene, sempre, verso tutti, è necessaria la trasformazione, la guarigione, il risanamento di natura. Quest'opera è solo di
Cristo Gesù e del suo Santo Spirito. Se Cristo non passa accanto a noi e
non ci guarisce, se lo Spirito di Dio non entra nel nostro cuore e non lo
cambia, nessuno di noi potrà fare il vero bene. Abbiamo il desiderio di
farlo, ma non la capacità. Rafforziamo la nostra fede, riconoscendola dono
dello Spirito, e facciamoci portatori di Cristo agli altri.
Preghiamo
Signore Gesù, tu sei Salvatore di tutti noi, ma con una predilezione particolare per i deboli, quelli che si trovano abbandonati e soli per qualsiasi motivo.
Aiutaci a rivolgerci a Te consapevoli dei nostri limiti, dell'impossibilità di
farcela da soli!
Aiutaci ad agire affinché le leggi e le tradizioni umane non si oppongano ai
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disegni di Dio che superano spesso le nostre visuali e i nostri programmi.
Mercoledì 2 Aprile
Gv 5,17-30
Come il padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a
chi vuole.
+ Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché
non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio
da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello
che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il
Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più
grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a
chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non
onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che
mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è
questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché
è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti
coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero
il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il
mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di
colui che mi ha mandato.
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