L’OPERA LIBERA 2014/2015 SUOR ANGELICA Opera in un atto Musica: Giacomo Puccini Libretto: Giovacchino Forzano Prima rappresentazione: New York, Metropolitan Opera 14 dicembre 1918 IN BIBLIOTECA SPIGOLATURE TRAMA L’OPERA LIBERA 2014/2015 SUOR ANGELICA Oltre al libretto vi proponiamo alcune letture di approfondimento che potete trovare presso la Biblioteca del CRAL : SULL’OPERA: SUL COMPOSITORE: - Aldo Nicastro (a cura di), Guida al teatro d’opera, Varese, Zecchini, 2011, pagg. 356-357 - Eduardo Rescigno, Una voce poco fa. 550 frasi celebri del melodramma italiano, Milano, Hoepli, 2007, pagg. 357 - Piero Gelli (a cura di), Dizionario dell’opera, Milano, Baldini & Castoldi, 1996 pagg. 1204-1207 - Michele Porzio (a cura di), Dizionario dell’opera lirica, Milano, A. Mondadori,1991, pagg. 542-543 - Silvestro Severgnini, Invito all’ascolto di Giacomo Puccini, Milano, Mursia, 1984, pagg. 159;163-165 - Enrico Maria Ferrando (a cura di), Suor Angelica (“Schede delle opere”) in Tutti i libretti di Puccini, Milano, Garzanti, 1984, pagg. 569-570 - Claudio Casini, Giacomo Puccini, Torino, UTET,1978, pagg. 413-417 - Giacomo Puccini, Epistolario (a cura di Giuseppe Adami, introduzione di Enzo Siciliano),Milano, A. Mondadori, 1982, pagg. 131-135 - Giacomo Puccini, Epistolario (a cura di Giuseppe Adami),Milano, A. Mondadori, 1928, pagg. 210- 212 - Alberto Basso (diretto da), Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti, Le biografie, vol. VI, Torino, UTET,1988, pagg.149-156 - Silvestro Severgnini, Invito all’ascolto di Giacomo Puccini, Milano, Mursia, 1984 - Claudio Casini, Giacomo Puccini, Torino, UTET, 1978 - René Leibowitz, L’opera di Puccini e i problemi del teatro lirico contemporaneo e L’arte di Giacomo Puccini e l’essenza dell’opera in Storia dell’opera, Milano, Garzanti, 1966, pagg. 353-397 NARRATIVA E DINTORNI: - Pietro Panichelli, Il ”pretino” di Giacomo Puccini, Pisa, PlusPisa university press, 2008 - Helmut Krausser, I demoni di Puccini, Siena, Barbera, 2008 - Pier Marco De Santi (a cura di), Puccini al cinema, Firenze, Aska, 2008 - Giacomo Puccini, Epistolario (a cura di Giuseppe Adami, introduzione di Enzo Siciliano),Milano, A. Mondadori, 1982 - Giacomo Puccini, Epistolario (a cura di Giuseppe Adami),Milano, A. Mondadori, 1928 ALL’INIZIO L’OPERA LIBERA 2014/2015 SUOR ANGELICA SPIGOLATURE 1/5 Humus autobiografico in «Suor Angelica» “È comprensibile che l'atto unico pucciniano ambientato in convento sia sempre stato posto in relazione con la vita monacale della sorella Iginia, più grande del maestro di due anni. Ciò nonostante, pensare che Puccini per questa ragione sentisse vicino l'ambiente monastico solleva non pochi dubbi. Iginia, infatti, quando Puccini affrontò il tema proposto da Forzano, viveva in convento già da quasi quaranta anni; inoltre, al cuore della vicenda non c'è la vita conventuale, bensì il dubbio morale se sia da ritenere colpevole o meno una donna che, senza sposarsi, vive un amore il cui frutto è un figlio illegittimo. Puccini, per quasi venti anni, nella sua situazione irregolare con Elvira e Antonio visse lo stesso problema sulla propria pelle, potendo fra l'altro riconoscere il figlio solo quando questi era già adulto. È chiaro quindi che l'argomento lo toccava da vicino.” (1) Un’opera al femminile “L'opera è […] una sfida […] all'idea data di teatro musicale: un lavoro ‘tutto al femminile’ fra soprani (la protagonista e le sorelle più giovani), mezzosoprani (in genere le suore che incarnano l'autorità) e - lo scarto timbrico e vocale più netto - un contralto, la crudele Zia Principessa, cartone preparatorio di Turandot. Il tutto mettendo in campo ben diciotto personaggi e tutti ‘importanti’”. (2) _____ (1) Dieter Schickling, Giacomo Puccini: la vita e l’arte, Ghezzano (PI), Felici, 2008 (2) Alberto Cantù, L’universo di Puccini: da Le Villi a Turandot, Varese, Zecchini, 2008 ALL’INIZIO L’OPERA LIBERA 2014/2015 . SUOR ANGELICA SPIGOLATURE 2/5 Lo sfondo religioso del soggetto “Il compositore aveva altre volte progettato di musicare soggetti a sfondo religioso (La faute de l'abbé Mouret di Zola nel 1895, in seguito Margherita da Cortona), rendendosi conto della suggestione esercitata dalla musica religiosa in scena, già provata d'altra parte in Tosca. […] Previa consulenza di don Panichelli, che aveva aiutato a suo tempo Puccini in Tosca, venne trovata la preghiera che accompagna l'apparizione della Madonna (Marcia reale della Madonna, secondo la definizione del musicista) […]. Sono evidenti i punti di contatto fra il breve dramma di Forzano [autore del libretto di «Suor Angelica», ndr] e l'episodio della monaca di Monza nei Promessi Sposi; stesso ambiente e stessa epoca, per i quali il librettista ha trovato un punto di riferimento […] verosimilmente nel romanzo di Manzoni […].” (1) “L'atmosfera peculiare dell'ambiente pervade l'intero dramma e avviluppa i personaggi, che in un certo senso ne sono un'emanazione. Il colorito religioso della musica, benché non ossessivo, è quindi uno dei tratti caratteristici più cospicui dell'opera. [Puccini ], l'ex compositore sacro e organista della cattedrale di Lucca[,] deve aver visto nel soggetto un'ottima occasione per mettere a frutto la sua vecchia abilità nella musica liturgica, e può darsi benissimo che per risparmiare fatica abbia [fatto] ricorso a qualche «prestito» dai suoi juvenilia inediti, adattandoli ai nuovi scopi.” (2) _____ (1) Claudio Casini, Il trittico in Gioacchino Lanza Tomasi (a cura di), Guida all’opera, Volume secondo, A. Mondadori Editore, 1971 (2) Mosco Carner, Giacomo Puccini. Biografia critica, Milano, Il Saggiatore, 1961 ALL’INIZIO L’OPERA LIBERA 2014/2015 . SUOR ANGELICA SPIGOLATURE 3/5 «Suor Angelica» come «Madama Butterfly» “Analogie e perfino identità mostra […] Suor Angelica con la Butterfly. Ambedue sono incentrate su un solo personaggio e questo personaggio è femminile. In ambedue, la ragione principale del suicidio della protagonista è la crudele frustrazione c he la colpisce nel suo amore materno. Ambedue contengono una scena nella quale la protagonista è sottoposta a una tremenda tortura morale: la visita di Sharpless che informa la geisha dell'abbandono di Pinkerton e la visita della Zia che informa la nipote della morte del figlioletto. Infine, all'addio di Butterfly al figlio prima del suicidio corrisponde il lamento di Angelica, indirizzato al figlio morto prima di prendere il veleno. Queste forti analogie con l'opera favorita di Puccini mettono chiaramente in rilievo la parte attiva che egli sostenne nell'elaborazione del libretto di Suor Angelica.” (1) Zia Principessa: il personaggio «cattivo» “Come nella Tosca, il «cattivo» attira fatalmente la nostra attenzione per primo. La Zia Principessa è uno dei saggi pucciniani più riusciti nel campo del ritratto psicologico ed è la sola parte di spicco per voce bassa femminile. Questa bigotta fredda e crudele, nella quale per la prima volta prende forma l'odiosa immagine di Madre-e-Moglie, è resa con un'idea che sembra evocare un rettile nell'atto di sollevar lentamente la testa per assestare il colpo mortale. […] La scena tra la Zia ed Angelica è simile alla scena della tortura di Tosca con la differenza che qui gli strumenti di tortura sono mere parole e la crudeltà morale della Principessa prende il posto della crudeltà fisica di Scarpia. Puccini qui si eleva al culmine della sua arte drammatica; l'incisività e l'economia della caratterizzazione raggiungono un livello superiore a qualunque espressione pucciniana precedente dello stesso tono. Già la muta entrata della Zia diffonde un'atmosfera di freddo glaciale e di disastro imminente […]. La Zia comincia e finisce questa scena cruciale in note ribattute, fredde e inespressive, la cui inumanità raggiunge il massimo quando la notizia della morte del figlioletto getta suor Angelica nella disperazione.[…] Nel complesso la Zia rappresenta una delle creazioni più originali nella […] galleria dei personaggi femminili di Puccini.” (1) _____ (1) Mosco Carner, Giacomo Puccini. Biografia critica, Milano, Il Saggiatore, 1961 ALL’INIZIO L’OPERA LIBERA 2014/2015 SUOR ANGELICA SPIGOLATURE 4/5 Il linguaggio del libretto “Giovacchino Forzano pensò che occorresse una lingua speciale, per dare un colore antico alla vicenda conventuale ambientata nel XVII secolo. […] Forzano, senza andare tanto per il sottile, inventò una specie di trecentismo fatto soprattutto di […] [motti espressivi]; era evidentemente convinto che bastasse essere linguaioli per diventare preziosi. […] Nelle parti iniziali si sbizzarrì a verseggiare di rose scarlattine, della spèra di sole, di sole sull'acòro, di erba calenzòla col latticcio. I suoi versi, leggermente ampollosi, erano anche sentenziosi: «I desideri sono i fior dei vivi », afferma Suor Angelica, concludendo «O sorella, la morte è vita bella »; e quando vuol sapere chi sposerà la sorella Anna Viola, domanda: «E chi la ingemma? ». Questa specie di Crusca spiegata al popolo probabilmente non dispiacque a Puccini, anche perché suonava meno impropria ad orecchie toscane.” (1) _____ (1) Claudio Casini, Giacomo Puccini, Torino, UTET, 1978 ALL’INIZIO L’OPERA LIBERA 2014/2015 SUOR ANGELICA SPIGOLATURE 5/5 Prova generale al convento “ Non è sul palcoscenico di un teatro qualsiasi che viene effettuata la «prova generale» di Suor Angelica, ma in un convento, un convento vero e proprio, e con un pubblico del tutto particolare: di monache vere. Ciò accade a Vicopelago […]. Al tempo di c ui si parla (è il 1917, l'anno di Suor Angelica) il chiostro ospita una comunità di monache agostiniane. Ne è camerlenga, cioè amministratrice - dopo esserne stata madre badessa - Suor Maria Enrichetta che «al secolo» […] si chiamava Iginia Puccini […]. Al Maestro piace soffermarsi a Vicopelago, tra le suore che, celiando affettuosamente, chiama «le mie cuffie». […] Per Suor Angelica, questa sua nuova opera tutta imperniata sul peccato e sulla salvezza di una suora, Puccini desidera il giudizio immediato delle anime di queste religiose, dedite alla meditazione ed all'orazione, sulla vicenda di colpa e di perdono da lui trasfigurata in musica. Così, in un giorno di sole, sale al chiostro con lo spartito appena ultimato di scrivere, raccoglie attorno a sé le sue «cuffie», attente, senza quasi respiro, e, in un silenzio davvero religioso, comincia a suonare. Accenna appena le parole del libretto ma fa ascoltare tutta l'onda di musica assorta ed ispirata, con cui ha cantato il dramma di Suor Angelica. Alla fine le monache che, con umano e cristiano sentimento, hanno vissuto il calvario e la redenzione di quella loro sorella dipinti da Puccini con una tavolozza di limpide armonie, tramate di luci e di ombre - piangono, magari senza lacrime, ma proprio col cuore.” (1) _____ (1) Silvestro Severgnini, Invito all’ascolto di Giacomo Puccini, Milano, Mursia, 1984 ALL’INIZIO L’OPERA LIBERA 2014/2015 SUOR ANGELICA TRAMA 1/2 Atto unico L'Interno di un monastero. La chiesetta e il chiostro. Nel fondo, oltre gli archi di destra, il cimitero; oltre gli archi di sinistra, l'orto. Nel mezzo della scena, cipressi, una croce, erbe e fiori. Nel fondo, a sinistra, fra piante di acoro, una fonte. In un giorno di maggio, al tramonto, le suore recitano l'Ave Maria. Suor Angelica intona la preghiera, fuori scena. Quindi, durante la ricreazione, si svolgono i piccoli avvenimenti della vita conventuale: la suora zelatrice rimprovera due novizie, che sono state assenti alla "quindèna", suor Osmina, che nascondeva due rose nelle maniche, nel corso della funzione, e suor Lucilla, che ha fatto ridere le compagne nel coro; suor Genovieffa annuncia alle suore che "una spera di sole" ha raggiunto le piante di acoro, e propone di portare un po' d'acqua alle piante della tomba di suor Bianca Rosa. La conversazione cade sui desideri: e suor Angelica ammonisce che "i desideri sono i fiori dei vivi" e che "la morte è vita bella"; suor Genovieffa ricorda i suoi piccoli piaceri di pastora ; suor Dolcina viene rimproverata a causa della sua golosità. Suor Angelica dichiara di non aver desideri, ma le compagne non le credono: è noto che attende notizie dalla famiglia, una casata di principi, e che da sette anni non ne riceve. ALL’INIZIO L’OPERA LIBERA 2014/2015 SUOR ANGELICA TRAMA 2/2 Suor Chiara, punta da una vespa, viene curata con le erbe di suor Angelica, che è provetta erborista. Entrano le suore cercatrici e, dopo aver mostrato i frutti della giornata, annunciano che c'è una carrozza fuori della porta. Suor Angelica, dopo essersi fatta descrivere lo stemma della carrozza, sa che qualcuno della sua famiglia è al monastero. Infatti, la badessa viene ad annunciarle che è attesa in parlatorio. Suor Angelica si incontra con la principessa zia che le chiede di firmare la spartizione dell'eredità, secondo la volontà dei defunti genitori di suor Angelica. Alle domande di Angelica, la zia risponde che Anna Viola, la sorella più giovane, si è sposata, malgrado la grave colpa con cui Angelica ha macchiato il "bianco "stemma" della casata. Nel corso del conflitto tra nipote e zia, quest'ultima comunica ad Angelica che suo figlio, frutto della colpa, è morto di "fiero morbo". Angelica "cade di schianto", e intona un lamento sulla sorte del bimbo che non ha visto né da vivo né da morto, mentre la principessa zia esce. Suor Angelica ha deciso di uccidersi, per raggiungere il figlio. Ma, una volta bevuto il veleno da lei stessa confezionato con i fiori e le piante del giardino, implora grazia per il peccato di suicidio: tra cori celestiali e luci intensissime appare la Vergine, che sospinge con dolce gesto un bimbo verso la suora morente. _____ da: Claudio Casini, Il trittico in Gioacchino Lanza Tomasi (a cura di), Guida all’opera, Volume secondo, Milano, A. Mondadori, 1971 ALL’INIZIO