MARTEDI’ 6 GENNAIO
No, non crediate che io sia un mago da fiaba. Non ho bacchetta fatata né faccio incantesimi. Nel nostro paese,
che è la Persia, mago vuol dire sapiente, cioè studioso. Anche noi avevamo molto studiato, specialmente sul libro
chiamato Avesta. Le nostre spalle si erano incurvate su quel libro. Le nostre barbe erano diventate bianche nello
studio. Il libro annunziava la venuta di un "saggio signore o, di un "vittorioso Liberatore" degli uomini.
Prima di noi, generazioni e generazioni di sapienti avevano atteso questo miracoloso personaggio, ma sempre invano. Ormai
eravamo vecchi, e temevamo di dover chiudere gli occhi senza aver visto il Liberatore. Guardavamo il cielo, in attesa di un
segno annunziante la sua venuta. Ed ecco una stella di straordinario splendore farci segno di seguirla. Partimmo felici, montati
sulle migliori cavalcature, vestiti riccamente con le corone in testa e i doni in mano. Non sarebbe stato conveniente presentarsi a
quel gran personaggio senza regali. Uno di noi prese una coppa d'oro simbolo di potenza regale, un altro prese un'anfora piena
d'incenso simbolo d'onore sacerdotale, l'altro ancora prese un calice di mirra simbolo di redenzione.
La stella ci faceva da guida. Nessun corteo aveva mai potuto vantare un simile battistrada. Valicammo monti, attraversammo
pianure, guadammo fiumi e incontrammo città, senza che la stella accennasse a fermarsi. Giunti a Gerusalemme, il re Erode fu
avvertito del nostro arrivo. Seppe che cercavamo il Re dei Giudei e chiese ai suoi sapienti: - Dove dicono i libri che deve
nascere il Redentore?
Anche gli ebrei avevano un libro chiamato Bibbia, dove era annunziata la venuta del Salvatore. Perciò i sapienti risposero al re
Erode: - Betlem sarà la sua culla. - Andate a Betlem, - ci disse Erode - e al ritorno mi narrerete di lui.
Riprendemmo a viaggiare, e la stella viaggiava con noi, finché non si fermò sopra una povera stalla. Trovammo il Bambino
fasciato e deposto nella mangiatoia, fra due animali. Quale abbandono e quanta miseria! Il Re del mondo giaceva su paglia
trita, senza corte d'attorno e senza onori. A quella vista, la nostra sapienza si confuse. Avevamo sperato di trovare un potente Re
in una reggia sfarzosa, in mezzo a ricchezze e a splendori.
Vedendo tanta umiltà ci sentimmo umiliati. Mettemmo fuori i nostri doni: oro, incenso e mirra. Il Bambino ci guardò come per
accettarli, ma noi sentimmo che non bastava offrir quei soli doni. Egli non s'appagava né d'oro né d'incenso né di mirra. Voleva
insieme il nostro cuore, e lo voleva ripieno di quella ricchezza che non s'estingue mai, e che si chiama Amore.
A questo Amore, che si traduce in Carità, la nostra scienza di vecchi sapienti non aveva mai pensato. Ce lo insegnò un bambino,
nato da poco, in una stalla, con un sorriso che ringiovanì il nostro vecchissimo cuore.
SABATO 27 DICEMBRE
Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto coi nostri occhi,
ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita
(poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi
annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo
veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La
nostra comunione è col Padre e il Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra
gioia sia perfetta. (1Gv 1,1 – 4)
Giovanni ha l’animo pieno dell’incontro con Gesù e non può tenersi questa felicità tutta per sé, deve
annunciare a gran voce ciò che ha udito, visto, toccato… Così come noi sentiamo l’esigenza di
condividere con i nostri amici le gioie che proviamo, ecco che Giovanni ci rende partecipi della più
bella esperienza della sua vita: la comunione d’amore con il Padre e il Figlio.
Ho mai vissuto esperienze di Fede così intense da volerne parlare con qualcuno? Quali?
Chi sono stati nella mia vita i “testimoni” che mi hanno parlato di Gesù? C’è qualcosa che mi ha
colpito di queste persone e del loro annuncio?
“Dio è venuto. Di persona. È compiuto. È finito. Egli è venuto in mezzo a noi sulla terra. Inutile cercarlo in cielo: egli è
con noi. È come noi. Vicinissimo a noi. Egli è diventato uomo, corpo e sangue, spirito e fragilità, in piedi e vacillante,
debolezza e forza. Dio è diventato vicinissimo. Come un fratello. Dio l’ha voluto così, unicamente per amore. Perché
fin dall’aurora dei tempi il suo amore è infinito per i suoi figli sulla terra. Si avvicina a loro per incontrarli fino a toccarli
il più possibile, fino alla fusione estrema, fino all’Incarnazione. Dio e gli uomini si incontrano! Gente del mio popolo ne
siete davvero coscienti?
Vi alzerete gente del mio popolo, e con gli occhi alzati e il cuore in attesa, andrete incontro a Colui che viene per
chiamarvi alla meraviglia del suo amore?”
PRANZO DI NATALE
Avvertenze e istruzioni per l’uso
Anche quest’anno la vostra amata AC non vi lascia soli nel cammino verso il Natale: ecco tra le vostre
mani un preziosissimo ricettario che vi permetterà, passo dopo passo, non solo di preparare tutte le
portate di un sontuoso pranzo natalizio, ma anche di digerirlo nei giorni immediatamente successivi!
Altrimenti detto, quello che vorremmo offrirvi è un aiuto per togliere l’eventuale ruggine dai meccanismi
magari poco utilizzati della preghiera, per oliare gli ingranaggi talvolta inceppati dalla polvere del
rapporto con Dio, per poter percorrere insieme alla Chiesa tutta intera il cammino dell’Avvento, che ci
prepara all’immensa gioia di accogliere nella nostra vita Gesù, il Signore che si fa uno di noi.
Per utilizzare al meglio questo sussidio, ecco subito qualche avvertenza per chi non fosse troppo
pratico di cucina… in questo caso siete avvantaggiati, perché avete già a disposizione in questo
libricino non solo le ricette, ma anche gli ingredienti e gli utensili necessari, che saranno illustrati tra
qualche riga!
Tempi di preparazione e di cottura
Per poter preparare un piatto a regola d’arte, non basta avere tutti gli ingredienti e gli
utensili, ma occorre ritagliarsi un momento di tempo in cui, con ragionevole certezza,
sapete che non sarete disturbati dalla mamma che vi chiede se volete la merenda,
dall’amico del cuore che deve assolutamente raccontarvi tutti i dettagli della sua ultima
conquista, né da qualsiasi altra fonte di distrazione. La cucina esige che vi dedichiate
interamente, corpo ed anima, mente e cuore, a quel che state facendo. Tenete conto del tempo
necessario a leggere la ricetta, ma anche di quello, decisamente più importante, che vi servirà per
lavorare gli ingredienti, amalgamarli, farli cuocere, finalmente gustarli e, con il nutrimento di quel cibo,
poter tornare più forti alla vita di tutti i giorni. Insomma, vi proponiamo di scegliere un momento da
SECONDA SETTIMANA: I PRIMI PIATTI
All’inizio di questa settimana, il giorno dell’Immacolata Concezione di Maria,
incontriamo una donna che ha molto da insegnarci sul nostro particolare tipo di
cucina… la madre di Gesù ha saputo attendere con pazienza e fiducia che la notizia
sconvolgente portatale dall’angelo (sarai madre del Figlio dell’Altissimo!) prendesse
lentamente forma dentro di lei… nei mesi della gravidanza, e poi nei primi mesi e
anni di vita del piccolo Gesù, Maria non ha cessato di interrogarsi, di farsi sempre
più accogliente nei confronti del mistero che cresceva nella sua vita: il Vangelo ci
dice che “serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Quando si cuoce
un soufflé, occorre avere pazienza e fiducia, rinunciando alla tentazione di aprire il
forno prima del tempo per controllare se davvero tutto sta funzionando…
impariamo allora da Maria a vivere l’attesa non come un tempo morto, da
abbreviare per arrivare prima al traguardo, ma come un tempo di grazia, che ci è
offerto per preparare il nostro cuore ad accogliere la grandezza del Signore che
viene.
dedicare alla preghiera, senza fretta, senza pensare a tutte le cose che dovete ancora fare: un
momento, anche breve, in cui mettervi alla presenza del Signore per ascoltarlo, confidargli ciò che vi
preoccupa, ma anche ciò che vi rallegra e vi fa battere forte il cuore: un momento per un incontro così
importante che vale la pena di chiudere temporaneamente fuori tutto il resto.
Precauzioni
Mai scottati perché non avete saputo aspettare prima di assaggiare un piatto appena
uscito dal forno? Occorre imparare ad avere pazienza, a non aspettarsi subito grandi
rivelazioni, visioni mistiche, illuminazioni su cosa dovete fare della vostra vita… e occorre
abituarsi pian piano agli ingredienti più “strani”, che subito hanno un gusto che sconcerta: alcuni brani
della Parola di Dio ad una prima lettura lasciano davvero perplessi, se non addirittura un po’
spaventati o arrabbiati… occorre allora l’umiltà di chiedere al Signore di aprirci gli occhi, di condurci
per mano, un passettino dopo l’altro, ad acquisire il suo sguardo, il suo modo di guardare al mondo e
al cuore degli uomini… solo così riusciremo a diventare ogni giorno un po’ più simili a Lui, e
scopriremo di apprezzare sempre di più anche quei sapori che all’inizio ci sembravano così strani!
I simboli che incontrerete in questo ricettario
LUNEDI’ 5 GENNAIO
Solo per oggi crederò fermamente,
nonostante le apparenze contrarie,
che la Provvidenza di Dio si occupi di me
come se nessun altro esistesse al mondo.
Solo per oggi avrò cura del mio aspetto;
non alzerò la voce, sarò cortese nei modi,
non criticherò nessuno,
non pretenderò di migliorare nessuno se non me stesso.
Solo per oggi compirò una buone azione e non lo dirò a nessuno.
Solo per oggi dedicherò dieci minuti
a qualche buone lettura ricordando che,
come il cibo è necessario al corpo,
così la buona lettura alla vita dell’anima.
Solo per oggi non avrò timori.
Non avrò paura di godere
Ciò che è bello e di credere alla bontà.
Solo per oggi mi farò un programma:
forse non lo seguirò a puntino ma lo farò
e mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.
Ingredienti
Gli ingredienti di queste ricette sono i brani della Parola di Dio che la liturgia ci presenta
nei giorni dell’Avvento e del Tempo di Natale: è questo il vero cibo che può nutrirci, darci
forza per non stancarci lungo il cammino… e anche se a volte può sembrare amaro,
quasi come una medicina o un piatto di verdure che si mangia solo perché si sa che fa
bene, altre volte scoprirete che, come dicono i Salmi, la Parola del Signore può essere “più dolce del
miele” e deliziarvi più di un panino alla Nutella!
LUNEDI’ 8 DICEMBRE
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata
Nàzaret, a una vergine promessa sposa. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, le
disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Lc 1, 26-38
In questo brano Maria ha tre nomi diversi: “Maria” è il nome che le hanno dato i suoi
genitori; “Piena di Grazia” è il nome che le viene dato da Dio: dà l’idea di pienezza, di una
perfezione che può avere origine solo in Dio; lei è infatti infinitamente amata da Dio,
guardata con tenerezza; ed è proprio questo sentirsi amata che la porta a definire se
stessa “la serva del Signore”: Maria ha capito che questo amore non può che generare in lei il
servizio, verso gli altri, e quindi verso Dio. Così anche noi siamo chiamati ad amare gli altri e a
metterci umilmente al loro servizio, consapevoli che l’amore che abbiamo ricevuto è un dono che
siamo chiamati a condividere con tutti.
.. Non sarebbe forse il caso, in una festa importante come questa, di provare a
prendersi un impegno concreto, anche piccolo, di servizio nei confronti di
qualcuno (…Familiari? ..Amici? ..Compagni? …) per il periodo di Avvento?
Posso ben fare per dodici ore ciò che mi sgomenterei
Se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.
( Giovanni XXIII)
VENERDI’ 26 DICEMBRE
E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa
dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete
infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Matteo 10, 19-20
Gesù, nel Vangelo, dice ai suoi discepoli di non preoccuparsi di quello che dovranno dire
quando saranno nei tribunali, perché lo Spirito li assisterà. Pensando alle difficoltà dei
primi cristiani e in particolare dei primi martiri come Santo Stefano può sembrarci un
consiglio assurdo, ma risponde alla logica dell'amore. Quando due persone si amano si
donano una all'altra e se uno è in difficoltà l'altro non può restare indifferente.
I primi cristiani si sono donati totalmente a Dio e Dio che è amore infinito non li ha mai abbandonati. Il
suo amore, “lo Spirito santo”, li ha aiutati e sostenuti nei momenti difficili. Lo stesso vale per noi: Dio
non ci lascia soli se nel nostro cuore c'è amore per lui e per chi abbiamo intorno.
Vieni Spirito Santo, spirito di preghiera, e valorizza con la tua preghiera divina la nostra povera preghiera umana.
Vieni Spirito Santo e insegnaci a pregare, a dialogare con il Signore, a rimanere silenziosi accanto a Lui.
Vieni Spirito Santo, sostieni nella preghiera il nostro cuore, liberalo da ogni preoccupazione e immergilo in Dio.
Vieni Spirito Santo, aiutaci a contemplare l'amore infinito del Padre.
DOMENICA 4 GENNAIO
7
Figlioli, nessuno v'inganni. Chi pratica la giustizia è giusto com'egli è giusto. 8 Chi
commette il peccato viene dal diavolo, perché il diavolo è peccatore fin dal principio. Ora il
Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo. 9 Chiunque è nato da Dio non
commette peccato, perché un germe divino dimora in lui, e non può peccare perché è nato
da Dio.
1Gv 3,7-10
Ora che ormai Il Figlio di Dio, che abbiamo tanto atteso fino a qualche giorno fa, è
arrivato non possiamo più permetterci di continuare a vivere come prima. La scelta che
propone Giovanni è molto drastica: o figli di Dio o figli del diavolo. è molto sconvolgente il
versetto 9 perchè immagino che tutti voi in questo momento state pensando di essere
peccatori e quindi non figli di Dio. Giovanni intendeva affermareche nella misura in cui il
cristiano fa spazio a Dio, accogliendo la Sua parola, è nella situzione di vincere il male e di resistere al
daivolo. la posizione dell'apostolo è fondata sulla comunione con Dio e implica un continuo sforzo
ascetico, a Dio bisogna aderire momento per momento. Ecco perchè chi pecca è figlio del diavolo,
perchè in quel momento si è allontanato da Dio non ricordandosi più di essere suo figlio.
Cosa posso fare io quindi per ricordarmi di essere un figlio di Dio?
Quali sono i momenti durante la giornata nei quali me ne dimentico?
Potrei fare qualcosa per aiutarmi (o qualcuno potrebbe aiutarmi) in quei
momenti e così non comportarmi più come prima della venuta del Signore?
IL TEMPO DI NATALE: I DIGESTIVI
Chi di voi non si è mai alzato dal pranzo di Natale sentendosi incapace di
muovere un dito, tanto era sazio? Abbiamo avuto talmente tanto cibo, per il nostro
corpo e la nostra anima, in questi giorni di festa, che c’è davvero bisogno di
tempo per digerirlo, per assimilarlo e renderlo utile per la nostra vita. Ecco allora
che la Chiesa ci propone un tempo per “incassare il colpo” del Natale, per
soffermarci a riflettere su cosa significa, per la nostra vita, un Dio che viene ad
abitare in mezzo a noi, e che promette di rimanere con noi per sempre… In queste
settimane, in cui c’è ancora aria di festa e di vacanza, siamo invitati a non
appisolarci in poltrona, ma a continuare a meditare su quanto il Signore non si
stanca di comunicarci, perché il ritorno alla quotidianità, dopo la parentesi delle
feste, non diventi un peso, ma l’occasione per mettere a frutto tutto quello che
abbiamo ricevuto in questo tempo speciale.
Utensili
Molti ingredienti non si possono mangiare così come sono: occorre lavarli, sbucciarli,
sgusciarli, tagliarli, pestarli, frullarli, sminuzzarli… ecco allora che servono degli
strumenti che aiutino a rendere commestibile la Parola di Dio: troverete delle domande,
dei brevi commenti, dei suggerimenti pensati per voi dai vostri animatori, per aiutarvi ad
“addomesticare” le parole della Bibbia, perché diventino davvero cibo che sazia.
I consigli dello chef
In questo cammino non siamo da soli: ci hanno preceduti fior fiore di uomini e donne che
hanno percorso le stesse strade, macinato gli stessi ingredienti, cercato di preparare le
stesse ricette: sotto questo simbolo troverete delle preghiere o riflessioni di alcuni Santi, o di altri
personaggi che si sono lasciati interpellare dalla Parola di Dio: le loro parole possono arricchire ed
aiutare anche noi…
Suggerimenti di presentazione
Quando il vostro piatto è pronto, il lavoro non è mica finito! Occorre disporlo sul
piatto per poterlo portare in tavola e offrire il frutto di tanta fatica ai vostri
ospiti… In questa sezione troverete alcuni suggerimenti per aiutarvi a passare
dalla preghiera e dall’ascolto della Parola di Dio alla vita concreta, che è fatta di incontri, di azioni, di
scelte… raccogliete l’invito e provate a prendervi dei piccoli impegni per questo periodo di Avvento e
di Natale: non ve ne pentirete! Può essere semplicemente il portare nel cuore, e nella preghiera, le
persone che vi sono care o che vivono una situazione difficile, oppure il pensare ad un impegno
concreto, a qualcosa da offrire a chi, vicino o lontano, potrebbe avere bisogno proprio di voi…
MARTEDI’ 9 DICEMBRE
Gesù disse ai suoi discepoli: “Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne
smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella
perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le
novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si
perda neanche uno solo di questi piccoli”
Mt 18, 12-14
Una pecora scoprì un buco nel recinto e scivolò fuori.
Era così felice di andarsene.
Si allontanò molto e si perse.
Si accorse allora di essere seguita da un lupo.
Corse e corse, ma il lupo continuava ad inseguirla, finché il pastore arrivò e la salvò riportandola
amorevolmente all'ovile.
E nonostante che tutti l'incitassero a farlo, il pastore non volle riparare il buco nel recinto.
(Antony De Mello)
Sì, Dio ci vuole liberi: liberi di scegliere se stare nel suo recinto o andare via.
Provo a fermarmi sulla frase del testo di Matteo in cui si dice che il Padre “si rallegrerà”:
cos’è che fa rallegrare il mio Dio? e cosa suscita in me?
Mi fermo a meditare e sinceramente dialogo con Lui, dicendogli quello che in questo
momento sento dentro di me.
PRIMA SETTIMANA: GLI ANTIPASTI
SABATO 3 GENNAIO
«Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo
realmente!»
(1Gv 2,30)
Non si può mica iniziare subito coi piatti “tosti”! Occorre preparare lo
stomaco a ricevere i cibi più sostanziosi, stuzzicare prima l’appetito con
piccoli assaggi sfiziosi: ecco che queste prime pagine vi offrono
l’occasione di iniziare a prendere dimestichezza con questi momenti di
riflessione e di preghiera, sono un allenamento per arrivare preparati al
grande incontro del Natale. Niente fretta, dunque: impariamo a goderci le
parole che ci sono offerte, ad assaporarle e gustarle fino in fondo… e
magari capiterà di scoprire che, come spesso accade con gli antipasti, ci
si prende gusto e se ne vorrebbe sempre “ancora un po’ ”…
Ebbene ci crediamo o no che siamo figli di Dio. Non è solo un modo di dire... «lo
siamo realmente!» tuona Giovanni nella sua prima lettera, quasi quasi sembra
dire «Uè cristiano, ti svegli?!». Credo che dobbiamo essere più convinti di questo
e dobbiamo fare un passo in più: essere figli di Dio non è un punto di arrivo, ma
un punto di partenza. È questa l’identità profonda del cristiano, che non dobbiamo
conquistare, che non dobbiamo meritare, ma che ci è già data dall’amore gratuito
del Padre. Ci dichiariamo figli di Dio ogni volta che preghiamo il Padre Nostro!
Proposito: Cercherò di pregare il Padre Nostro con la consapevolezza di figlio,
impegnandomi ad essere fedele a quanto dichiaro nella preghiera.
MERCOLEDI’ 10 DICEMBRE
Rispondendo Gesù disse: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi
ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di
cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico
leggero".
Mt 11, 28-30
Gesù ci dice “imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Ma che cos’è l’umiltà?
Essere umili non significa essere scontenti di sé e neppure riconoscere la propria miseria
o il proprio peccato né, per certi versi, la propria piccolezza. In fondo l’umiltà comporta
che si guardi a Dio prima che a se stessi e che si misuri l’abisso che separa il finito
dall’infinito. Più ci si rende conto di questo, più si è disposti ad accettarlo, più si diventa umili. Quando
si è ben compreso questo aspetto, si diventa intelligenti. Gli esseri più intelligenti sono i più umili e
viceversa. (). La vera intelligenza, che va distinta da qualsiasi forma di intellettualismo, è il candore
dello sguardo di un bimbo che penetra l’essenza delle cose. (J. Lafrance).
In questa giornata provo a mantenere questo “sguardo di un bimbo”, libero da
pregiudizi e schiavitù, su ciò che vivo, su chi incontro, su me stesso, sulle mie
attese e speranze.
Mi ripeto all’inizio della giornata e alla fine il semplice invito di Gesù: “imparate
da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime”.
NATALE: IL BRINDISI
GIOVEDI’ 25 DICEMBRE
Il giorno tanto atteso è arrivato! I bambini hanno trovato i loro regali e li scartano felici… e ognuno di noi ha
trovato il Regalo per eccellenza, l’ospite che viene a rallegrare la nostra tavola e la nostra vita, il Dio
imprevedibile che ci stupisce scegliendo di farsi piccolo e fragile come noi, per non lasciarci mai soli nelle
fatiche e nelle sofferenza della vita. Vale davvero la pena di stappare una bottiglia per festeggiare, insieme a tutti
gli “uomini di buona volontà” che accolgono l’annuncio degli angeli: “Oggi vi è nato un Salvatore”
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte
facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore
li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi
annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi
un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce,
adagiato in una mangiatoia».
Lc 2,8-12
I presepi pieni di mille personaggi mi hanno sempre lasciata un po’interdetta. Adesso però
comincio a pensare che il fabbro, la lavandaia e il pescatore abbiano un messaggio per noi: son
lì, in bilico nel muschio, per dirci che l’invito fatto dall’angelo ai pastori è in realtà rivolto a tutti
noi: i vagiti di Quel bimbo risuonano ancora oggi nell’aria per annunciarci la salvezza.
Chiudi gli occhi e tendi le orecchie, non ti viene da sorridere per la bella notizia?
VENERDI’ 2 GENNAIO
Dal Vangelo di Giovanni sappiamo che il Battista era solito battezzare (da qui il suo soprannome) di
fronte a Gerico, «al di là del Giordano», e precisamente a Betania, cioè "casa delle barche" a motivo
del grande traffico di barche che traghettavano persone e merci da uno sponda all'altra del Giordano.
La "vocazione del Battista" era quella di preannunciare Colui che avrebbe battezzato «in Spirito Santo
e fuoco»; non è da escludere che questa figura non fosse né il Gesù storico né alcun'altra figura
messianica, ma Dio stesso, di cui egli si considerava l'annunciatore e colui che preparava la strada.
Ed io?
Mi sono mai chiesto se nella mia vita ho il desiderio di
annunciare Gesù agli altri? Cosa vorrei annunciare agli altri?
Come spiegherei cos’è per me Gesù? A chi vorrei farlo
conoscere?
Ho mai pensato che con la mia vita, ogni giorno, a scuola e in famiglia, posso
essere anche io testimone dell’amore di Dio per tutti noi, così grande da donarci suo
figlio?
Quando, invece, dire agli altri che per me Gesù conta, che Lui ha un posto speciale
nella mia vita, mi ha fatto sentire diverso, giudicato, etichettato? Riesco sempre con
orgoglio a dire di essere cattolico?
" Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io
comincerò ad essere felice."
(Il piccolo principe, Antoine de Saint Exupéry)
MERCOLEDI’ 24 DICEMBRE
“… grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,
per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge
per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte
e dirigere i nostri passi sulla via della pace».
Lc 1, 78-79
Natale è certamente la gioia di stare insieme, di far festa in famiglia, in comunità, con
gli amici. Ma questa gioia dello stare con gli altri viene dall'accogliere il mistero, la luce
del mistero, il Signore Gesù "sole che sorge per illuminare". Gesù viene ad illuminare
quello che dentro di noi tende ad essere tenebra di ansia, di dubbio, di chiusura, di
angoscia. Gesù viene a indicarci i passi da fare sulla via della pace. Questo sole ci
tiene lontani da oscurità e confusioni e ci dice: Sei amato e la tua destinazione è un'eternità di gioia
nell'amore.
Cosa posso fare per rendere vero e bello il Natale a quanti vivono con me? E ad altri?
Quali gesti di bontà e di gioia?
Un premio Nobel per la pace, Madre Teresa di Calcutta, avrebbe risposto:
È Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano; ogni volta che rimani in
silenzio per ascoltare un altro; ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua
debolezza. È Natale ogni volta che permetti al Signore di amare gli altri attraverso di te.
Preghiamo di essere capaci di accogliere Gesù a Natale non nella fredda mangiatoia del nostro cuore,
ma in un cuore pieno di amore e di umiltà, un cuore caldo di amore reciproco.
DOMENICA 30 NOVEMBRE
Fratelli, è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina
ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo
via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci
onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non
fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù
Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri.
Rm 13,11-14
Gesù, nascendo, porta la Luce nel mondo, Luce che ci permette di risvegliarci dal
sonno che ci teneva nelle tenebre. Siamo però noi che dobbiamo decidere se seguire
la luce o stare nelle tenebre: è una lotta continua, per le quali servono armi e scudi, in
quanto siamo sempre tentati di ritornare a dormire o di riprendere le armi delle tenebre.
Quali sono i segnali (fatti, persone, desideri) che mi inducono a svegliarmi e a
lasciarmi coinvolgere in questo cammino verso la Luce?
Quali sono le armi della luce che ho a disposizione per lottare contro le tenebre
che sono presenti in me e per non perdermi lungo il cammino?
GIOVEDI’ 11 DICEMBRE
Andiamo fino a Betlem, come i pastori. L'importante è muoversi. Per Gesù Cristo
vale la pena lasciare tutto: ve lo assicuro. E se, invece di un Dio glorioso, ci
imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria,
non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso.
Perché, da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono
divenuti i simboli nuovi dell'onnipotenza di Dio. Anzi, da quel Natale, il volto
spaurito degli oppressi, le membra dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l'amarezza di tutti gli
ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove egli continua a vivere in clandestinità. A noi il
compito di cercarlo. E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita.
Mettiamoci in cammino, senza paura. Il Natale di quest'anno ci farà trovare Gesù e, con lui, il
bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell'essenziale, il sapore delle cose
semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia
dell'impegno storico, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera.
Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello della nostra anima sarà
libero di smog, privo di segni di morte, e illuminato di stelle.
E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la speranza.
(don Tonino Bello)
LUNEDI’ 1 DICEMBRE
Ora quand’Egli fu entrato in Capernaum, un centurione venne a lui pregandolo e
dicendo: Signore, il mio servitore giace in casa paralitico, gravemente tormentato. Gesù
gli disse: Io verrò e lo guarirò. Ma il centurione, rispondendo disse: Signore, io non son
degno che tu entri sotto al mio tetto ma di’ soltanto una parola e il mio servitore sarà
guarito. Poiché anch’io son uomo sottoposto ad altri ed ho sotto di me dei soldati; e dico
a uno: Va’, ed egli va; e ad un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo, ed egli lo fa. E
Gesù, udito questo, ne restò meravigliato, e disse a quelli che lo seguivano: Io vi dico in verità che in
nessuno, in Israele, ho trovato cotanta fede. Or io vi dico che molti verranno di Levante e di Ponente e
sederanno a tavola con Abramo e Isacco e Giacobbe, nel regno dei cieli.
Mt 8,5-11
Il Signore può.
Gesù può.
Gli basta una parola per guarire il nostro animo quando è turbato, come ha
fatto con il servo del centurione, se solo ci affidiamo a Lui.
Affidiamo con fiducia al Signore per questa settimana una persona a noi
cara, che sappiamo turbata, che ha bisogno di trovare la Pace da un tormento, fisico o
mentale, Pace che il Signore può donare con la sola Sua Parola.
VENERDI’ 12 DICEMBRE
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «A chi paragonerò io questa generazione? Essa è
simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono: Vi
abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete
pianto. E' venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio.
E' venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un
beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle
sue opere».
Mt 11, 16-19
Questo brano fa pensare a quanto a volte siamo difficili da accontentare, e al tempo
stesso alla facilità con cui giudichiamo gli altri. Due atteggiamenti da cui possiamo
guarire se riusciamo a fermarci un attimo e guardare la nostra vita come un
osservatore esterno. Come se fossimo, appunto, qualcun'altro. Credo che sia un
passaggio molto difficile, in quanto richiede un po' di silenzio, non ascoltando le
emozioni che spesso ci travolgono come un fiume in piena e ci portano a scelte dettate più dalla paura
o dalla fretta che da una reale decisione da parte nostra.
L'invito in questo tempo di avvento credo sia anche trovare un po' di tempo per
fermarci a pensare alla nostra vita. L'attesa del Signore ci richiede anche di
fare un po' d'ordine nei nostri valori e dei nostri modi di fare, e di prendere
coscienza di quello che davvero abbiamo e che ci rende le persone che siamo.
VENERDI’ 2 GENNAIO
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e
leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo».
Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?».
Rispose: «No». Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci
hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Essi erano stati mandati da parte dei
farisei. Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il
profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che
viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo» . Questo avvenne in Betània, al di
là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Gv 1, 19-28
San Giovanni Battista (venerato da tutte le chiese cristiane e santo per tutte quelle
che ammettono il culto dei Santi) è una delle personalità più importanti dei Vangeli, e la
sua vita e predicazione sono costantemente intrecciate con l'opera di Gesù. Insieme a
quest'ultimo, Giovanni Battista è presente anche nel Corano, come uno dei massimi
profeti che precedettero Maometto.
Fonte principale sulla vita e la figura del Battista sono i Vangeli. Essi affermano che era figlio di
Zaccaria e di Elisabetta e fu generato quando i genitori erano in tarda età. La notizia, di per sé non
inverosimile, è interpretabile come a sottolineare l'eccezionalità del personaggio. La sua nascita fu
annunciata dallo stesso arcangelo Gabriele che diede l'annuncio a Maria; quando questa andò a
visitare Elisabetta, il nascituro balzò di gioia nel ventre materno. Per aver conosciuto direttamente
Gesù, e per averne annunciato l'arrivo ancor prima di nascere, Giovanni è ricordato come "il più
grande dei profeti".
MARTEDI’ 23 DICEMBRE
In quei giorni, per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i
parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei.
All'ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre,
Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della
tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come
voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono
meravigliati. In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i
loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose.
Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del
Signore stava con lui.
(Lc 1, 57-66)
Zaccaria di fronte al miracolo della nascita del Battista non può trattenere la sua gioia. Ha
riconosciuto - dopo il momento della incredulità - che la Parola di Dio è forte ed efficace. È ora
diventato un credente. Non è più muto, la sua lingua si scioglie, e può parlare. E la nascita di
Giovanni crea meraviglia non solo nella casa di Zaccaria, ma anche tra i vicini, come sempre
accade ogni volta che il Vangelo viene ascoltato e messo in pratica. Il Vangelo crea sempre un
clima nuovo tra la gente. E noi siamo chiamati ad accoglierlo nel nostro cuore e a comunicarlo a
chiunque incontriamo. Fare strada al Signore, preparargli la strada è la missione che dobbiamo adempiere anche
noi, ciascuno secondo la propria vocazione. Capita ancora di frequente che molti che non leggono la parola di Dio
scritta, prestano ancora attenzione a quella vissuta in autenticità. L'esempio e la testimonianza hanno la forza di
convincere e di attrarre più di molte parole. L’esempio della nostra vita è lo strumento semplice ed efficace che tutti
possiamo usare per preparare la strada al Signore, per indicare la via del Natale.
Diceva un santo mistico:
"Nascesse Cristo mille volte, ma non nel tuo cuore, saresti perduto per sempre".
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.
Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.
(salmo 66)
GIOVEDI’ 1 GENNAIO
Ho dipinto la pace
Avevo una scatola di colori,
brillanti decisi e vivi
avevo una scatola di colori,
alcuni caldi, alcuni molto freddi.
Non avevo il rosso
per il sangue dei feriti,
non avevo il nero
per il pianto degli orfani,
non avevo il bianco
per i volti dei morti
non avevo il giallo
per le sabbie ardenti.
Ma avevo l'arancio
per la gioia della vita,
e il verde per i germigli e per i nidi,
e il celeste per i chiari
cieli splendenti
e il rosa per il sogno e il riposo.
Mi son seduta e ho dipinto la pace.
(Tali Sorek, 12 anni, Medio Oriente)
LUNEDI’ 22 DICEMBRE
Nel sesto mese l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a
una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si
chiamava Maria. Entrando da lei disse:"Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te". A queste
parole rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse:"Non
temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo
chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide
suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". Allora Maria
disse al'angelo:"Com'è possibile? non conosco uomo". Le rispose l'angelo:"Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te
stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio".
Allora Maria disse:"Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei.
(Lc 1,26-35,38)
"Maria sta davanti a noi come segno di consolazione, di incoraggiamento, di speranza. Ella si rivolge a noi dicendo:
"Abbi il coraggio di osare con Dio! Provaci! Non avere paura di Lui!
Abbi il coraggio di rischiare con la fede!
Abbi il coraggio di rischiare con la bontà!
Abbi il coraggio di rischiare con il cuore puro!
Compromettiti con Dio, allora vedrai che proprio con ciò la tua vita diventa ampia ed illuminata, non
noiosa, ma piena di infinite sorprese, perché la bontà infinita di Dio non si esaurisce mai!"
(Benedetto XVI)
Cosa significa avere il coraggio di osare con Dio?
E compromettersi con Dio?
MARTEDI’ 2 DICEMBRE
Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Is 11, 1-9
Il profeta Isaia,in tempi di violenza e desolazione, era capace di cantare la speranza in un futuro di
vita, di riconciliazione. Dove tutti vedono soltanto negatività, i profeti vedono oltre, lontano, una
storia ed una speranza diversa: la storia del Dio che conduce tutti alla salvezza. Isaia inoltre
descrive la convivenza pacifica dei viventi e ci lancia un messaggio: soltanto un popolo che vive
nella giustizia e nell’armonia dei rapporti ha qualcosa di bello e di vero da dire agli altri.
E io sono un profeta?cioè,so andare oltre alle difficoltà che incontro giorno dopo giorno senza
abbattermi?
“La salvezza ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù
della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può
essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri,
se questa metà è così grande da giustificare la fatica del cammino. […] Qui compare come elemento
distintivo dei cristiani il fatto che essi hanno un futuro: non è che sappiano nei particolari ciò che li
attende, ma sanno nell’insieme che la loro vita non finisce nel vuoto. Solo quando il futuro è certo
come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente”
(da “Spe Salvi”, seconda enciclica di Benedetto XVI)
Dal Salmo 79:
Fà splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi.
SABATO 13 DICEMBRE
Tu, pastore d'Israele, ascolta,
tu che guidi Giuseppe come un gregge.
Assiso sui cherubini rifulgi;
risveglia la tua potenza e vieni in nostro soccorso.
Dio delle schiere, volgiti,
guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna,
proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato,
il germoglio che ti sei coltivato.
Sia la tua mano sull'uomo della tua destra,
sul figlio dell'uomo che per te hai reso forte.
Da te più non ci allontaneremo,
ci farai vivere e invocheremo il tuo nome.
A volte sentiamo in maniera particolare il bisogno di Dio, abbiamo bisogno della Sua protezione, del Suo aiuto, del
Suo consiglio, o semplicemente di sentire la Sua presenza accanto a noi. A volte è proprio in questi momenti che lo
preghiamo in maniera più forte, nei momenti in cui lo sentiamo più lontano. Ci rendiamo conto di quanto siamo piccoli
e fragili, del bisogno che abbiamo di Qualcuno di più grande di noi che ci tiene per mano e ci accompagna nel
cammino della vita. Forse è proprio nella preghiera stessa che possiamo trovare questa risposta, come consolazione
ai problemi che ci affliggono e come momento di riflessione personale, in cui non siamo soli ma Qualcuno riflette con
noi. I salmi ci aiutano a dire quello che davvero abbiamo dentro, con le parole di altri uomini che hanno provato
sensazioni simili alle nostre e le hanno tradotte in una preghiera.
Prova ad aggiungere una strofa al salmo, in cui sei tu a formulare una richiesta al Signore
seguendo quello che ti dice il tuo cuore.
MERCOLEDI’ 3 DICEMBRE
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Allontanatosi di là, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là.
Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li
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E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che
deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì.
parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il
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Dio di Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla:
ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano
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lungo la strada». E i discepoli gli dissero: «Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla
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così grande?».
Ma Gesù domandò: «Quanti pani avete?». Risposero: «Sette, e pochi pesciolini».
Dopo aver
ordinato alla folla di sedersi per terra, 36 Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e
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i discepoli li distribuivano alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte
piene.
(Mt 15, 29-37)
Compassione. E’ questa la parola che mi è saltata agli occhi. Questo è l’atteggiamento con cui la
folla seguiva Gesù durante i suoi spostamenti, questo è il modo in cui noi, tutti i giorni, dovremmo
metterci alla sequela di Gesù. Compassione letteralmente significa “patire con”; quello che siamo
chiamati a fare è diventare partecipi dello stato d’animo dell’altro, è tendere la mano agli amici e
decidere di camminare insieme lungo la strada che Lui ci ha mostrato, condividendo gioie e dolori.
Ma “compassione” è anche “con passione” . Ecco dunque che la folla,abitata da questo sentimento irrefrenabile, non
solo segue Gesù,ma diventa anche testimone della Sua parola. Oggi quella folla siamo noi, “con passione” e
“compassione”.
Sono capace a fare mie le sofferenze degli amici? Riesco a gioire dei successi dei miei
amici?
Quali atteggiamenti (gesti,frasi, stile di vita,ecc..) fanno di me un testimone del Vangelo?
Riesco ad essere testimone del Vangelo in tutto i luoghi che frequento?
DOMENICA 14 DICEMBRE
“Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è la
volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegente lo Spirito, non disprezzate le profezie.
Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi
santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la
venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo! “
(1 Tessalonicesi 5,16-24)
2)
3)
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5)
6)
7)
Le parole che Paolo scrive agli abitanti di Tessalonica sembrano quasi un vademecum su come vivere il periodo di avvento
(ma vanno bene anche per tutta la nostra vita!!!):
1)
vivere ogni momento con gioia, sempre, nonostante le preoccupazioni, i brutti voti, i cuori spezzati, le litigate
in famiglia o con gli amici…
pregare ininterrottamente, non un’ora al giorno/alla settimana/al mese. Ininterrottamente! La nostra intera giornata
trasformata in preghiera a Dio. Sembra impossibile? No, ma come negli sport o nello studio ci vuole tanto allenamento!
ringraziare di ogni cosa, e non viene specificato di dire grazie solo di quelle belle, ma di tutte, proprio di tutte…
non spegnere lo Spirito, cioè non spegnere quella lampadina che abbiamo dentro, che è in grado di illuminare le nostre
scelte, specie le più difficili. Quella lucetta che ci tiene compagnia quando abbiamo paura del buio o quando ci sentiamo
soli. Quella luce che quando stiamo facendo qualcosa di sbagliato vorremmo tanto spegnere perché ci fa vedere
chiaramente il nostro sbaglio.
non disprezzare le profezie, cioè essere sempre attenti a quello che succede nel mondo, non rifugiarci nel nostro piccolo;
guardare sempre al futuro, il mio e quello degli altri.
esaminare ogni cosa e tenere ciò che è buono, vale a dire non accettare passivamente gli avvenimenti, ma essere
protagonisti della nostra vita e scegliere sempre per il meglio, anche se fosse la scelta più difficile o la più faticosa.
evitare il male, sembra facile a parole, ma quante cose negative ci attraggono perché ci danno l’illusione di farci diventare
più liberi, più grandi, più popolari, mentre invece ci rendono solo dipendenti fino a non poterne più fare a meno, perché
senza ci sentiamo piccoli o esclusi.
Ora rileggi questi 7 punti e per ognuno fatti la domanda: Come posso applicarlo
nella mia vita ?
MERCOLEDI’ 31 DICEMBRE
Ogni uomo è fatto per la luce ed è chiamato ad essere illuminato dal Verbo con la luce eterna del
Signore, che è la vita stessa del Padre donata al Figlio. La luce di Cristo splende su ogni uomo che
viene nel mondo e le tenebre lottano per eliminarla. Tuttavia l'ambiente del male, che si oppone alla
luce e alla parola di Gesù-Verbo, non riesce ad avere il sopravvento e a vincere.
Gesù è la luce autentica e perfetta che appaga le aspirazioni umane; la sola che dà senso a tutte le
altre luci che appaiono nella scena del mondo. Questa luce divina illumina ogni uomo che nasce in
questo mondo. E' la luce che si offre nell'intimo di ogni essere come presenza, stimolo e salvezza.
Tutta la vita di Gesù è manifestazione di Dio, ma per l'evangelista il momento centrale in cui si
manifesta la gloria di Dio un tutta la sua potenza è la croce: l'innalzamento di Gesù è la sua
glorificazione. Può sembrare paradossale dire che la croce è la glorificazione, ma tutto diventa
luminoso se pensiamo che Dio è amore e la sua manifestazione è dunque là dove appare l'Amore. E'
sulla croce che l'amore di Dio rifulge in tutta la sua penetrante luce e pienezza. Ogni credente può
attingere a piene mani da questa fonte di vita ed essere partecipe del dono della verità che è in Gesù.
La vita di figlio di Dio entra nell'uomo mediante la fede. Il Figlio di Dio infatti si è fatto uomo per
rendere tutti gli uomini partecipi della sua realtà di Figlio e introdurli nella vita di Dio.
Domande:
> in quale ambito della mia vita ho bisogno della Luce di Cristo?
> cerco una situazione del mondo in cui mi sembra che il male abbia vinto e
prego per questa, con la certezza che Dio andrà a visitare e a curare il cuore di
chi sta vivendo tale momento.
QUARTA SETTIMANA: I DOLCI
Siamo ormai ben allenati, stiamo imparando a degustare i cibi senza
ingozzarci di quel che capita, ma scegliendo, dedicando del tempo a
cucinare, assaporando ogni cosa, ogni parola… Ecco allora che in questi
ultimi giorni l’attesa si fa davvero dolce, della dolcezza di quando si
attende un amico che abbiamo a lungo desiderato di rivedere… si contano
i giorni, si immagina l’incontro, si pensa a come vestirsi, a cosa offrirgli per
dirgli tutta la gioia che ci dà il poterlo finalmente riabbracciare! Lasciamoci
allora avvolgere dalla dolcezza di questi giorni, cullata dall’atmosfera
natalizia delle luci, delle decorazioni, delle musiche: è vero, rischiano di
essere solo espedienti della pubblicità per farci spendere sempre di più,
ma se abbiamo coltivato in queste settimane l’attesa del Signore, per noi
possono diventare l’espressione del nostro desiderio di incontrarlo.
MERCOLEDI’ 31 DICEMBRE
In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la
vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere
testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva
render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era
nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi
non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel
suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il
Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal
Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che
viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me» . Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e
grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.
Gv 1,1-18
In questo brano di vangelo, Giovanni vuole dirci molteplici cose sulla natura di Dio e sul mistero
della sua incarnazione, che avviene attraverso la nascita di Gesù. Per prima cosa, l'apostolo parla
di Verbo, afferma quindi che il nostro Dio è un Dio di comunicazione, di scambio, di movimento e di
comprensione della diversità: un Dio unico in cui esiste una pluralità di persone. Per l'uomo della
Bibbia "la parola" è l'espressione più profonda e intima di una persona, e lo stesso Dio non sarebbe
Dio se non comunicasse la sua Parola dal fondo del suo essere. Il Verbo è generato eternamente
dal profondo del seno del Dio-Amore; egli è il volto del Padre, è l'uguaglianza nella diversità delle due persone che si
amano e si comunicano.
Il Verbo è Gesù, "persona" legata a Dio e mandata da Dio nel mondo per orientare tutti verso la vita. Il Verbo è forza
che crea, rivelazione che illumina, persona che comunica la vita di Dio.
DOMENICA 21 DICEMBRE
Il re, quando fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato tregua da tutti i suoi
nemici all'intorno, disse al profeta Natan:"Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre
l'arca di Dio sta sotto una tenda". Ma quella stessa notte questa parola del Signore fu
rivolta a Natan:"Va' e riferisci al mio servo Davide: Dice il Signore: Forse tu mi costruirai
una casa, perché io vi abiti?Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi il capo
d'Israele mio popolo; sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro distruggerò davanti a
te tutti i tuoi nemici e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò
un luogo a Israele mio popolo e ve lo pianterò perché abiti in casa sua e non sia più agitato e gli iniqui
non lo opprimano come in passato. Te poi il Signore farà grande, poiché una casa farà a te il Signore.
2Sam 7,1-5,8-11
Davide desidera costruire un trempio per manifestare la sua devozione a Dio. Ma Dio
lo spiazza, ricordandogli che è Lui a prendersi cura del suo popolo (noi!). Non è un Dio
che vuole stare rinchiuso in un tempio, vuole stare accanto a noi. Non vuole che
Davide costruisca un edificio imponente per dimostrare la sua devozione, ma gli chiede
di fidarsi. Gli chiede di affidarsi a Lui e di aderire al suo progetto. Non è un salto nel
vuoto: il Signore ha già dimostrato a Davide che sa aver cura di lui, che conosce il suo bene e lo guida
nella giusta direzione. La dificoltà sta nel fidarsi, nel credere che Dio ci sta conducendo a casa.
Vedo Dio come compagno di cammino?
Sono pronto a fidarmi di Lui?
GIOVEDI’ 4 DICEMBRE
Dal Vangelo secondo Matteo 7, 24-27
“Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha
costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si
abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito
la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed
essa cadde, e la sua rovina fu grande”.
Siamo chiamati a costruire la nostra vita sulla roccia, ponendo su di essa le nostre speranze e la nostra
fiducia. Gesù ci invita a mettere la Parola di Dio alla base della nostra esistenza, come un solido
fondamento. Egli ci fa riflettere che la salvezza e la felicità non possono che venire dal Padre. In questo
periodo di Avvento, oltre ad attendere la Sua Venuta nella nostra vita , dobbiamo imparare ad affidarci
completamente a Lui. E' come se Dio volesse abbracciarci e dirci di non temere; nulla può intimorirci se gli
permettiamo di guidarci nelle scelte e nelle nostre paure. Solo in questo modo possiamo sentirci appartenenti a Lui
ed essere finalmente forti di fronte alla vita.
“La carne non è il tutto dell'essere umano, egli diventa pienamente vivo quando scopre, al di là di sé, un perché e un per
chi esistere. Da solo, senza altra ragione di vivere, non troverà la forza e la motivazione per impegnarsi su una strada
immancabilmente segnata dalla sofferenza. Ancorare in Dio le proprie forze e il perché vivere vuol dire permettere al
desiderio di orientarsi durante tutta l' esistenza. Stare al suo seguito vuol dire essere liberati dal potere del male, dalle
paure, dalla morte per partecipare alla sua resurrezione fin da ora. Cerchiamo di aprire la nostra attesa, all'attesa di un Altro che ci fa
inevitabilmente entrare in una comunione. Questo vuol dire ascoltare, nel silenzio e nella pace, la chiamata di Cristo che ci tira fuori
dall'isolamento”
(Taizé – Chiamati alla fiducia)
Quali sono le fondamenta, i valori su cui baso la mia vita? Dove ho costruito la mia casa ?
Quando ho sentito l' abbraccio di Dio? Quale felicità cerco? Che cosa o chi mi aiuta ad orientarmi?
Quali sono le mie sofferenze e paure in cui vorrei che Dio mi desse la forza per affrontarle?
Signore Gesù, ti ringraziamo perché tu sei la nostra forza, la roccia su cui ci fondiamo e costruiamo. Cristo, cercare te è scoprire la tua
presenza anche nelle nostre più intime solitudini. Felice chi si abbandona in te.
TERZA SETTIMANA: SECONDI E CONTORNI
Cosa sarebbe un secondo senza il suo contorno? Man mano che procediamo nel
nostro cammino di preghiera che ci prepara al Natale, ci rendiamo conto che non
basta leggere in fretta la paginetta del sussidio: è già qualcosa, ma… manca il
condimento, il contorno che dà sapore a quel piatto! Il Signore ci chiede, quando
ci disponiamo ad incontrarlo, di essere “tutti per Lui”, e di avere il coraggio,
almeno qualche volta, di osare, di correre il rischio di fare qualcosa di più del
solito tran tran… un piccolo gesto di gentilezza non richiesto, un offrirsi
spontaneamente di dare una mano in casa prima che siano i genitori a chiedercelo,
un rinunciare ad uno sfizio per fare un’offerta a chi è meno fortunato…
scopriremo così che sono proprio questi “di più”, questi “contorni” che danno
gusto alla vita, nostra e degli altri!
Il Signore è la mia speranza.
Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.
Salmo 26,1-4; 14-14
VENERDI’ 5 DICEMBRE
Noi cristiani non dobbiamo più cercare fuori di noi stessi la casa del
Signore. Il nostro corpo stesso, con la chiesa, forma il tempio di Dio.
Dio dimora in ognuno di noi. Il Cristo abita in me come colui che mi
ama. C' è qualcosa di più povero e di più gratuito di aprire la porta a
qualcuno che è già in casa?
(Credo, sostieni la mia fede. I quaderni di Taizé)
Cosa mi impedisce di aprire la porta al Signore? Quando invece ho
lasciato entrare in me il suo amore e la sua dolcezza?
La luce dà vita. Non può forzare l' oscurità, ma è sufficiente un minimo
spiraglio perché essa invada tutta una stanza. Non solo riscalda e ci
permette di orientarci, ma ci fa scoprire chi è Dio. Accoglierla è entrare
nell'amore di Dio che ridona vita a quanto sembra indurito.
(Il fuoco della festa. Don Tonino Bello)
Chi è Dio per me? Quando l' ho riconosciuto come luce e salvezza?
L' INTERO SALMO È UN' ESPRESSIONE DI FIDUCIA VERSO DIO, UNA CERTEZZA
DELLA SUA PRESENZA E DEL SUO RIFUGIO. E' UNA FEDE CHE HA RESISTITO E CHE
... LA SECONDA
HA CONOSCIUTO DIO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTA’ DELLA VITA.
FONTANA DI GIOIA E’ LA FEDELTA’ CHE NOI DOBBIAMO CONSERVARE NEI
CONFRONTI NEL SIGNORE, FINO A QUANDO EGLI TORNERA’: << SIATE PAZIENTI
FINO ALLA VENUTA DEL SIGNORE>> UNA PAZIENZA CHE VUOL DIRE
PERSEVERANZA, FIDUCIA INCROLLABILE E PERDURANTE, CAPACITA’ DI SUPERARE
LA PROVA, ATTITUDINE ALLA TENACIA ANCHE NELLE AVVERSITA’, FORZA CHE NON
SI AFFIEVOLISCE. A QUESTO PUNTO RIFLETTIAMO SE ALLE RADICI DI TANTE
COMPORTAMENTI DI
NOSTRE TRISTEZZE NON CI SIANO FORSE INFEDELTÀ,
TRADIMENTO
CRONICO
E
DI
SLEALTÀ
SISTEMATICA
(AVVENTO – NATALE DON TONINO BELLO)
CONFITEMINI DOMINO, QUONIAM BONUS. COFITEMINI DOMINO ALLELUIA
Contemplare la bontà del Signore è
“non dimenticare mai che Dio si occupa
di ciò che ci preoccupa, che Egli ci
chiama per nome, che il suo amore è
per noi come un fuoco che non dice mai
basta”.
(Le fonti di Taizé)
Quando ho contemplato la bontà del
Signore?
Quando ho avuto la
sensazione che
Dio si stesse
occupando di me?
MARTEDI’ 30 DICEMBRE
Figlioli, vi scrivo perché i vostri peccati sono perdonati in virtù del suo nome. Padri, vi scrivo perché
avete conosciuto colui che è fin dal principio. Giovani, vi scrivo perché avete vinto il maligno. Ragazzi,
vi ho scritto perché avete conosciuto il Padre. Padri, vi ho scritto perché avete conosciuto colui che è fin
dal principio. Giovani, vi ho scritto perché siete forti, e la parola di Dio rimane in voi, e avete vinto il maligno. Non
amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui. Perché tutto
ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene
dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.
1Gv 2,12-17
“Amare il mondo” significa rifiutare Dio, ovvero porre la creatura al posto del Creatore,
entrare in un regime di idolatria. Non si tratta però di rifiutare il mondo o di combatterlo, ma
di rifiutare le logiche del mondo che pongono noi stessi al posto di Dio. Quest'esortazione
da parte di Giovanni ci mette in crisi perché spesso la via più facile è far ciò che ci piace o che porta
alla nostra sola felicità. La vera sfida del cristiano è stare nel mondo senza essere del mondo.
Imparare ad analizzare e capire con verità la nostra vita. Sapere che essa non ha bisogno di futili
accessori e oggetti sempre nuovi per essere pienamente vissuta, non farsi trasportare dalle mode.
Tutto questo è veramente difficile se non ci affidiamo ogni giorno a Dio, se non alimentiamo la
preghiera e la carità con piccoli gesti, spesso ci sentiremo soli e non capiti, ma quello che dobbiare
sforzarci di vivere ogni giorno è alzare il nostro sguardo al cielo, a Cristo, non solo perché Lui è la
nostra speranza ma proprio perché Lui solo è essenziale e porta alla totale felicità.
Riguardando alla mia vita in quest'anno che si sta concludendo, focalizzo la mia preghiera su quando
non sono stato capace di vivere con verità la mia vita e quando ho seguito le logiche del mondo....
Mi prendo un momento di silenzio e preghiera in cui scegliere un piccolo impegno concreto per vivere
in modo essenziale l'anno che sta arrivando...
LUNEDI’ 15 DICEMBRE
Salmo 24
Sei tu, Signore, la via della vita.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
in te ho sempre sperato.
Ricòrdati, Signore, del tuo amore,
della tua fedeltà che è da sempre.
Non ricordare i peccati della mia
giovinezza:
ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;
guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.
Il salmo di oggi ci propone di affidarci completamente a Dio, perché è buono, perché ci vuole bene,
anche quando ci allontaniamo da Lui. Non è lì a contare quanto sbagliamo o quante volte facciamo del
bene, ma aspetta fiducioso, a braccia aperte, che ci avviciniamo a Lui. Ci ha dato talmente tanta libertà
che siamo noi a decidere se amarlo oppure no. Nonostante tutte le nostre cadute o i nostri tradimenti, non ci dirà
mai : “Mi dispiace, adesso è troppo tardi per dirmi che mi vuoi bene”. Ci accoglierà sempre come il padre
misericordioso ha accolto il figliol prodigo che torna a casa: con una grande festa!
Prendi un foglio, in alto scrivi “casa del Padre” e traccia un sentiero dal fondo del foglio fino a lì.
Ora pensa a quanto vicino o lontano a Dio ti senti in questo momento e disegnati sul sentiero.
Infine rifletti se in questo periodo di avvento ti sei avvicinato, allontanato o sei rimasto nello stesso
punto sulla strada verso la casa del padre e scrivine sul foglio i motivi.
SABATO 20 DICEMBRE
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.
(Salmo 23)
Questo salmo ruota intorno alla figura del buon pastore, che è Gesù, il costante compagno di viaggio,
che condivide con ciascuno di noi ogni giorno ed ogni notte della nostra vita, non perdendoci mai di vista.
Solo lui sa dare sicurezza e certezza, perché conosce la strada da percorrere, lasciandoci comunque la
libertà di scegliere se seguirlo oppure no. Al di là dei percorsi che scegliamo di intraprendere, comunque
il Signore resta nostro compagno di vita e continua ad amarci sempre, qualunque sia la valle in cui ci troviamo.
Perché solo il suo è un amore gratuito: egli ci accompagna nei momenti più belli e ci porta sulle spalle (come la
pecorella smarrita) nei momenti più difficili.
Spunti per una riflessione personale
“Le piccole lanterne della nostra abilità e della nostra ragione illuminano solo un piccolo tratto della strada, non
saprebbero portarci alla meta ove è pronto per noi un coperto ed un banchetto; esse impallidiscono di fronte a Dio, che
è nostra luce e nostra fortezza”. (Sant’Agostino)
Quando senti la vicinanza di Dio?
Quando, invece, ti sei sentito abbandonato?
Hai mai pensato al fatto che lui ti è sempre vicino anche nei momenti in cui non lo senti?
In questi momenti di abbandono, cos’è che ti impedisce di sentirlo?
Oggi potresti ricordare nella preghiera tutti coloro che soffrono e che si sentono abbandonati da Dio
LUNEDI’ 29 DICEMBRE
Da questo sappiamo d’averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi
dice: “Lo conosco” e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è
in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da
questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi
come lui si è comportato.
Carissimi, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che
avete ricevuto fin da principio. Il comandamento antico è la parola che avete udito. E tuttavia è un
comandamento nuovo quello di cui vi scrivo, il che è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno
diradandosi e la vera luce già risplende. Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora
nelle tenebre. Chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v’è in lui occasione di inciampo. Ma chi
odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno
accecato i suoi occhi.
(1 Gv 2, 3-11)
Prego dunque Te, Dio amorevole e buono, per quelli che mi amano a causa tua e che in te amo.
Prego più intensamente per quelli dei quali tu conosci l’affetto verso di me, e per i quali il mio affetto è
più sincero. Non lo faccio, mio Signore, come se fossi giusto, al sicuro dai miei peccati, ma come uno
che si dà pensiero degli altri, con un po’ di carità. Amali dunque Tu, sorgente d’amore, Tu che mi
comandi e mi doni di amarli. Anche se la mia preghiera, rivolta a te da un peccatore, non ha meriti per
ottenere qualcosa, tuttavia porti loro un po’ di bene poiché lo faccio sotto la tua azione e per tuo comando. A motivo
di te stesso, dunque, che sei l’origine e il dispensatore dell’amore, a motivo di te stesso e non di me, amali. E fa’ che
essi ti amino con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta l’anima; che vogliano, che dicano e facciano quelle sole
cose che a te piacciono e a loro tornano utili.
S. Anselmo
Oggi prego per …
VENERDI’ 19 DICEMBRE
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Al tempo di Erode, re della Giudea, c'era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e
aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta. 6 Erano giusti davanti a Dio,
osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. 7 Ma non avevano figli, perché
Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. 8 Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore
nel turno della sua classe, 9 secondo l'usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel
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tempio per fare l'offerta dell'incenso. Tutta l'assemblea del popolo pregava fuori nell'ora dell'incenso. Allora gli
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apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso
da timore. 13 Ma l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti
darà un figlio, che chiamerai Giovanni. 14 Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, 15 poiché
egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di
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sua madre e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di
Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo
ben disposto». 18 Zaccaria disse all'angelo: «Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è
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avanzata negli anni». [...] Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria, e si meravigliava per il suo indugiare nel
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tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro
dei cenni e restava muto. 23 Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. 24 Dopo quei giorni Elisabetta, sua
moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: 25 «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei
giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna tra gli uomini».
L'attesa. Ecco cosa caratterizza l'intero Avvento. L'attesa del Salvatore che dona nuova Luce al mondo, nuova speranza,
nuovo senso all'esistenza. Attendere non è mai semplice, perché l'impazienza abita l'essenza dell'uomo da sempre. ma
questo brano di Vangelo ci insegna che l'attesa vissuta con speranza può riservare sorprese inaspettate. A volte quello
che sembra a noi impossibile diventa possibile sa affidato alle mani di Dio.
Ogni nostra speranza è riassunta nel dono che Dio ci ha fatto: Gesù. Cristo è l'espressione dell'avverarsi di ogni spepranza e di ogni
attesa perchè è il dono dell'Amore di Dio. Un Amore che va oltre i confini del comprensibile fino al dono della stessa vita sulla croce,
simbolo della nostra salvezza.
E allora come Elisabetta che custodisce nel suo grembo il figlio in cui non sperava più, per questo Avvento custodiamo anche noi nel
cuore le nostre richieste più vere e profonde, fiduciosi che verranno accolte da Dio, capace di sorprenderci con la Sua bontà quando
meno ce lo aspettiamo.
SABATO 6 DICEMBRE
Non solo “Santa Claus”, o meglio, non per niente “Santa Claus”!
Il sei dicembre si celebra la memoria di san Nicola, da noi spesso associato
esclusivamente alla figura di santa Claus, ovvero il Babbo Natale dei bambini
anglosassoni. San Nicola però non è solo questo e ho pensato di rinfrescare un po’ la
nostra memoria su cosa fu davvero questo grande santo.
Nacque in Turchia, verso il 270 da una famiglia nobile. Usava i suoi beni per soccorrere bambini orfani
di famiglie povere, per salvarli da sfruttamento e criminalità. Dopo essersi distinto per carità e fedeltà
allo spirito evangelico fu ordinato prima presbitero e poi Vescovo. La devozione verso San Nicola si
diffuse ben presto prima in Asia Minore poi in Occidente.
Dalle immagini che lo ritraggono vestito di rosso, mentre elargisce doni ai poveri, deriva la tradizionale
figura natalizia di “Santa Claus”.
Forse proprio nel periodo che ci attende, fatto di doni, spese, capricci e piccoli egoismi potrebbe
essere utile ispirarci a san Nicola per ricordarci che esistono anche gli altri!!! E non intendo solo il
fidanzato/a, gli amici e tutte le persone che ci sono vicine, ma penso anche a chi, vicino o lontano che
sia, merita che gli si tenda la mano in qualche modo.
MARTEDI’ 16 DICEMBRE
Era il 1917, uno dei terribili anni della prima guerra mondiale. Sulle trincee spirava un vento gelido e c'era tanta neve.
I soldati si muovevano cauti, la notte era senza luna, ma serena e tutti avevano paura di incontrare delle pattuglie
nemiche, perché il nemico era lì davanti a loro.
Ad un tratto un caporale disse sotto voce: «è nato!». «Eh?» fece un altro senza afferrare l'allusione. «Deve essere la
mezzanotte passata perbacco. La notte di Natale! Al mio paese mia moglie e mia madre saranno già in chiesa». Un
altro compagno osservò: «Guardate là, c'è una grotta. Andiamo dentro un momento, saremo riparati dal vento».
Entrarono nella grotta e il più giovane del gruppo si tolse l'elmetto, si sfilò il passamontagna e si inginocchiò in un
cantuccio. Il caporale rimase all'entrata e voltò le spalle all'interno con fare superiore: ma era perché aveva gli occhi
pieni di lacrime.
Il più vecchio del gruppo si tolse i guantoni, raccolse un po' di terra umida e manipolandola qualche minuto le diede
la forma approssimativa di un bambinello da presepio. Poi stese il fazzoletto nell'elmetto del compagno e vi depose il
Gesù bambino. Si scorgeva appena nella fioca luce delle stelle riflessa dalla neve. Il caporale trascurando ogni
prudenza tolse di tasca un mozzicone di candela, l'accese e la pose vicino all'insolita culla. Poi sottovoce uno
cominciò a recitare: "Padre nostro che sei nei cieli...". Tutti continuarono e avevano il cuore grosso da far male. Il
raccoglimento durò ancora dopo la preghiera. Nessuno voleva spezzare l'atmosfera che si era creata.
Improvvisamente alle loro spalle una voce disse.«Fröhliche Weihnachten» (Buon Natale).
Una pattuglia austriaca li aveva colti alla sprovvista. Con le armi puntate stavano all'imboccatura della grotta. Mentre
i soldati scattavano in piedi la voce ripeté con dolcezza: «Buon Natale ».
I nemici abbassarono le armi e guardarono la povera culla. Erano tre giovani e avevano bisogno anche loro di un po'
di presepio, anche se povero. Si guardarono confusi, poi si segnarono e cominciarono a cantare «Stille Nacht», la
bella melodia natalizia che tutti conoscevano. Tutti si unirono al coro anche se si cantava in lingue diverse. Poi
quando si spense l'ultima nota del canto il caporale si avvicinò a uno dei giovani nemici e gli tese la mano che l'altro
strinse con calore. Tutti fecero altrettanto, augurandosi il Buon Natale. Poi uno degli austriaci trasse da dentro il
pastrano una piccola scarpina da neonato. Doveva essere quella del suo bambino e se la teneva sul cuore, e dopo
averla baciata la depose accanto al Bambino Gesù rimanendo per alcuni attimi in preghiera.
Poi si voltò di scatto e seguito dai compagni si allontanò voltando le spalle, senza timore, e scomparve nella notte di
quel gelido Natale di guerra.
MARTEDI’ 9 DICEMBRE
DOMENICA 28 DICEMBRE
Dal Salmo 104: Gli splendori della creazione
“Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di
lentezza.”
2 Pt 3, 9
Sovente capita, magari in periodi particolarmente difficili della nostra vita, di pregare
molto, di chiedere un aiuto dal Signore.. e ancora più sovente sembra che questo aiuto
tardi ad arrivare, che il Signore non ci ascolti; Pietro nella lettura di oggi ci ricorda che
Dio ha una nozione del tempo molto diversa dalla nostra, che attendere l’Avvento del
Signore significa avere fiducia in Lui sempre, avere la certezza che Lui arriverà, anche
se non con i tempi che vorremmo noi.
Ecco perché sono così belle, anche se difficili, le parole del Padre Nostro, quando diciamo “Sia fatta la
Tua volontà”: chiediamo al Signore di aiutarci a dire con verità e tanta fede queste poche semplici
parole. Padre Nostro…
MERCOLEDI’ 17 DICEMBRE
Salmo Responsoriale Dal Salmo 71 : Venga il tuo regno di giustizia e di pace.
Dio, da' al re il tuo giudizio,
al figlio del re la tua giustizia;
regga con giustizia il tuo popolo
e i tuoi poveri con rettitudine.
Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.
Ai miseri del suo popolo renderà giustizia,
salverà i figli dei poveri.
Nei suoi giorni fiorirà la giustizia
e abbonderà la pace,
finché non si spenga la luna.
E dominerà da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole persista il suo nome.
In lui saranno benedette tutte le stirpi
della terra
e tutti i popoli lo diranno beato.
Giustizia e pace: due parole che assumono un significato primario ai giorni nostri. Quante volte nei telegiornali e nei
quotidiani troviamo scritto che la gente è stufa di lotte, guerre e ingiustizie? Eppure di queste notizie si sente sempre
parlare…
Le scritture rispondono a questa nostra sete di verità e ci fanno capire che dobbiamo sempre sperare e fare del nostro meglio per
migliorare la vita di tutti.
Questo giorno d’Avvento concediamocelo per fare qualcosa di bene per gli altri, partendo dai semplici gesti quotidiani, con lo
scopo di portare un po’ di pace e di giustizia in questo mondo.
PACE E GIUSTIZIA: che significato hanno per me queste due parole?
Come posso agire per portare giustizia e pace nel mondo?
Mi sento una persona GIUSTA e PORTATRICE DI PACE? Cosa posso fare per migliorarmi?
Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto.
Tu stendi il cielo come una tenda,
costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento;
fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.
Signore Gesù Cristo,
mia redenzione, mia misericordia e salvezza,
io ti lodo e ti rendo grazie.
Per quanto lontanissime dai doni che tu fai,
per quanto molto inferiori alla dedizione che tu meriti,
per quanto troppo scarse davanti alla generosità del tuo affetto dolcissimo,
che pur vorrei avere, tuttavia ti rende ora la mia anima queste povere lodi e questa povera gratitudine:
non è quello che so di doverti,
ma è quello che posso tentare.
Signore, ti lodo e ti ringrazio per …
Da un’orazione di S. Anselmo
GIOVEDI’ 18 DICEMBRE
Dio, da' al re il tuo giudizio,
al figlio del re la tua giustizia;
2
regga con giustizia il tuo popolo
e i tuoi poveri con rettitudine.
3
Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.
4
Ai miseri del suo popolo renderà giustizia,
salverà i figli dei poveri
e abbatterà l'oppressore.
5
Il suo regno durerà quanto il sole,
quanto la luna, per tutti i secoli.
6
Scenderà come pioggia sull'erba,
come acqua che irrora la terra.
7
Nei suoi giorni fiorirà la giustizia
e abbonderà la pace,
finché non si spenga la luna.
Questo salmo è stato composto da un uomo giunto al termine della sua vita e ricorda i benefici
ricevuti dal Signore nel passato, sicuro che Dio continuerà a stargli vicino fino al traguardo
dell’esistenza. È un inno a non dimenticarci di Dio, ad affidarci totalmente a Lui quando, al termine
della giornata, siamo oppressi dalla stanchezza, dalla noia e forse anche dalla desolazione: non
siamo soli, “poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza”, eppure troppo spesso il Signore non è
presente nelle nostre vite. Cerchiamo allora, almeno in questo giorno, di applicare il forte messaggio che questa
preghiera ci trasmette, “In te mi rifugio, Signore”, e soprattutto lodiamo e rendiamo gloria al Signore Dio nostro:
“Della tua lode è piena la mia bocca, della tua gloria, tutto il giorno”.
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i primi piatti