INDICE
1. PRESENTAZIONE DEL SUSSIDIO
pag. 03
2. PER ORIENTARSI NEL PERCORSO DEL SINODO
pag. 05
SEZIONE 1 - Materiali della 2a tappa di avvicinamento al Sinodo
3. PREGHIERA PER LA 2a TAPPA DI AVVICINAMENTO AL
pag. 11
SINODO (nei 2 appuntamenti)
Martedì 04/02 - preghiera in Duomo di inizio della
seconda catechesi sinodale
pag. 12
Giovedì 06/02 (o in altro appuntamento) - preghiera nelle
pag. 16
parrocchie e/o Unità Pastorali
4. INCONTRO DEL VENERDÌ
pag. 23
4.1 - sussidio introduttivo all’attività
pag. 24
4.2 - introduzione al lavoro del «Piccolo Gruppo Sinodale»
pag. 28
4.3 - scheda per il lavoro di gruppo
pag. 31
5. SPECIALE GIOVANI
pag. 33
SEZIONE 2 - Indicazioni diocesane per vivere la Quaresima
6. ASPETTI LITURGICI DA VALORIZZARE nel tempo di
pag. 43
Quaresima/Pasqua/Pentecoste (nel contesto del Sinodo)
6.1 - alcune indicazioni liturgiche
pag. 44
6.2 - valorizzare il carisma di presidenza
pag. 49
6.3 - il Mercoledì delle Ceneri e i giorni seguenti
pag. 53
6.4 - iniziative a livello parrocchiale
pag. 55
6.5 - iniziative a livello personale
pag. 59
7. SCHEDE BIBLICHE
pag. 61
8. QUARESIMA DI CARITÀ
pag. 77
1
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
1. PRESENTAZIONE DEL SUSSIDIO
di mons. Claudio Cipolla
Con il presente fascicolo vorremmo contribuire ad accompagnare la tua
comunità lungo quest’ anno liturgico.
Accompagnare vuol dire mettersi accanto, fare compagnia lungo la strada.
Contiene l’idea del sostegno più che l’imposizione. La strada è la stessa ed è
faticosa, ma, se può esserti gradito, accanto a te c’è qualcun altro, anche lui
con le sue fatiche, disposto a due chiacchiere, ad un aiuto, ad un suggerimento.
E per un credente può essere richiamo a Colui che ti ha chiamato a servire,
che è fedele sempre, che vede e sostiene con parole cariche di vera autorità.
In effetti la fatica di tenere unita una comunità e di rispondere ai suoi tanti
ed impellenti bisogni, l’impegno di guidare verso la stessa direzione gruppi e
famiglie, bambini ed anziani, la continuità nei ritmi celebrativi e la costanza
nell’assolvere agli obblighi amministrativi, tutto questo, e tanto altro ancora,
nessun compagno di viaggio può evitarlo a nessuno.
Quello che si può fare è contribuire spiritualmente: ma non è poco. L’incoraggiamento che nasce dalla stima e dalla condivisione sono importanti quanto
la sicurezza che la strada intrapresa è quella giusta.
La stima può soltanto essere testimoniata dai fatti. Accompagnare, dando certezza che l’orientamento ed il senso seguiti sono quelli giusti, può avvenire anche con semplici parole, con spunti, imbeccate come quelli che sono contenuti
in questo fascicolo. Servono ad attivare il nostro protagonismo e la nostra creatività. Non possono sostituire l’iniziativa e la responsabilità personali.
L’intenzione è di dire che quello che stiamo realizzando è adatto a raggiungere
la meta che insieme, come diocesi, ci stiamo proponendo.
Non prospettiamo dunque altre cose, ma offriamo il nostro impegno per dare
un senso alle cose già impegnative della vita normale di una parrocchia. La
Quaresima e la Pasqua sono quelle di sempre ma sono anche occasioni per
maturare nella fede e rinsaldare la nostra appartenenza al Signore e alla
comunità. Non riti imposti e da ripetere, ma occasioni di crescita e quindi
di vita.
La settimana di sensibilizzazione sul sinodo, la seconda tappa, collocata
all’inizio di questo periodo, vuole portare un contributo al nostro cammino
comunitario e permettere a chiunque lo desideri di vivere l’esperienza e le
3
esperienze di sempre arricchendole di un significato nuovo: quello di unirsi
alle altre comunità di tutta la diocesi, di condividere il percorso di coinvolgimento attraverso i piccoli gruppi, di contribuire alla ricerca di nuove forme,
adatte al nostro contesto attuale, per incontrare e vedere Gesù.
Un compagno di viaggio ti invita ad alzare lo sguardo e ad apprezzare quanto
incontri lungo il cammino. Saprà anche riconoscere le espressioni della stanchezza e non offendersi se, per caso, sono un po’ fuori dalle righe …
Il tema che viene introdotto in quest’occasione è parte dell’esperienza di tutti
coloro che hanno abitudine alla vita comunitaria. In una comunità infatti si
insiste molto sulla corresponsabilità, sul coinvolgimento di tutti. Ciò avviene anche nella parrocchia. La figura del parroco-padrone è ormai superata,
lasciando il posto a quella del padre di famiglia che attende la crescita e la
maturazione dei propri figli, aspettando il giorno in cui potrà affidare loro
ogni cosa, anche quei progetti che per il momento possono solo essere sogni.
4
La corresponsabilità nelle decisioni e la partecipazione di tutti infatti non
annullano il dono del servizio di autorità, necessario perché la comunità resti
unita e in cammino, rispettosa di tutti, anche dei più lenti, senza adagiarsi e
senza correre troppo; strumento di comunione con tutte le altre comunità e
con il Vescovo.
Riflettere su questa dimensione porta ad arricchire la propria vita comunitaria e a vivere il tempo di Quaresima e Pasqua conferendo un senso ed un
orizzonte nuovi, forse anche belli da intuire ed assaporare.
Affidiamo questo sussidio ai parroci e con loro a quanti servono il cammino
delle nostre comunità.
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
2. PER ORIENTARSI NEL PERCORSO DEL SINODO
La fase della preparazione
Quello che sta a cuore non si improvvisa. È pensato, progettato e messo in
cantiere. Se ne valutano i tempi, se ne curano gli strumenti. Si fa in modo
che abbia il posto di cui è degno, gli si riconosce l’importanza dovuta. Gli si
riservano risorse, fantasia, impegno.
Se quello che sta a cuore poi riguarda non la persona individualmente, ma
le persone nel loro essere unite da vincoli di fraternità, dall’ascolto di Dio,
dal battesimo, in una parola nel loro essere comunità di fede… e se ha un
nome speciale, quello di Sinodo, che trascina con sé altri nomi, come quello
di Chiesa, Gesù, Spirito santo, profezia, discernimento, missione… allora fermarsi è un piacere, perché quello che sta a cuore lo si ama.
Sottrarsi al ritmo dell’abitudine e della ripetizione (pure importanti sia nella
vita spirituale che nell’esperienza pastorale), lasciarsi pro-vocare, nel senso
di lasciarsi chiamare da… e chiamare per…, non è privilegio di pochi, ma
è esperienza della fede che sempre accetta di ripartire dalle radici, dalla sua
sostanza, dal suo peso e da qui pensa, discerne, sceglie.
La fase della preparazione ci fa gustare già il clima sinodale. Come quando si
prepara una festa: nel tempo necessario che la precede, i sentimenti sono già
quelli della festa.
Ciò a cui ci si sta preparando, ciò che si sta preparando entra pian piano
nell’immaginazione, nel desiderio, nella trepidazione per la riuscita. Questo
perché si crede nella sua validità, si ha fiducia, si ha volontà buona di affrontare anche le difficoltà e di superarle per avanzare nel cammino di discepoli,
di missionari, di comunità che testimonia il Vangelo.
Alcune dimensioni della fase di preparazione
Nella fase di preparazione possiamo cogliere alcune dimensioni di cui si è
allo stesso tempo destinatari e protagonisti, perché non si può proporre nulla
agli altri in modo convincente se non si è personalmente convinti:
- La sensibilizzazione: le corde emotive, si sa, hanno poca durata nel tempo
e sono vulnerabili rispetto alle impressioni, all’immagine, a ciò che appare
immediatamente ed è fruibile in breve. Andando oltre, la sensibilità è disposizione all’interesse, è avere un occhio aldilà del solito perimetro frequentato,
5
è sfida all’‘impermeabilità’, all’autosufficienza, al metodo del dubbio sistematico,
all’estraneità. Essere sensibili, ed esserlo nei confronti dello Spirito che, nella
sua imprevedibilità, ha dei canali ‘speciali’ con cui agisce, è una via per cogliere
e lasciar emergere il valore oggettivo delle realtà che viviamo, anche il Sinodo.
- I gesti di coinvolgimento: sono l’invito e la risposta a questo; non un invito
generico, impersonale, in terza persona; ma invito e risposta dal tono missionario, cioè capaci di veicolare quelle parole e quei gesti che rimandano al Signore Gesù, alla sua presenza in mezzo a noi. In fondo è Lui al centro di ogni
cosa, ma rischia di rimanere nell’anonimato, all’angolo, senza avere parola.
Sono i gesti dell’accoglienza in prima persona che supera pregiudizi, dispone
all’ascolto e al dialogo, che osa sperare la novità.
6
- Le scelte di partecipazione: sono le proposte che vanno a inserirsi nel cammino della comunità, nei suoi calendari, nelle sue relazioni. Incoraggiano
e motivano il senso di appartenenza alla comunità più grande - la Diocesi
- e a quelle più piccole - le comunità parrocchiali, con il convincimento che
tra queste c’è un legame di fraternità. Sono quelle scelte in cui l’ io e il noi si
incontrano nell’assunzione di responsabilità come frutto di libertà, di spontanea adesione, dove lo ‘spontaneo’ non il facile o il semplice, ma il ‘desiderato’
e perciò cercato generosamente.
- La formazione: è una dinamica di crescita, personale e comunitaria, che si
realizza nel gusto di ascoltare, comprendere, approfondire, esercitarsi...
Formativo è il momento in cui il contenuto cresce, si amplia attraverso il dialogo fra tutti, l’apporto dell’esperienza di tutti, il servizio di chi aiuta a cogliere
nel gruppo la continuità, le convergenze nelle diversità, fa opera di inclusione,
anche di ciò che sembra banale. Non ci sono allora disparità e selezioni, che
provocano solo fastidiosi confronti. Ma c’è un sentirsi tutti, gli uni affianco agli
altri, nel bisogno di apprendere e di imparare la sapienza della fede e della vita:
preti, laici, religiosi/e, insieme nell’attitudine a formarsi all’ascolto, al dialogo,
ad elaborare decisioni, in una parola al discernimento, dove i criteri sono quelli
suscitati e orientati dallo Spirito e dalla vita che in Lui si cerca di realizzare.
I luoghi della preparazione
Queste (e altre) dimensioni caratterizzano i luoghi nei quali avviene la fase
della preparazione, alcuni più esposti e visibili, altri meno:
- la preghiera, la vita sacramentale, l’esercizio della ministerialità e della
testimonianza: in sostanza continuando cioè il cammino di fede e di servizio,
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
personale e della comunità, ma ponendolo nella prospettiva sinodale.
- le tappe di avvicinamento al Sinodo (la seconda in febbraio) con i diversi
momenti previsti e che fanno sperimentare come ogni cosa ha bisogno, contemporaneamente, di essere pregata, approfondita, discussa, custodita.
- l’esplorazione di quelle relazioni, o spazi e ambiti (civili, sociali …) che non
sembrerebbero immediatamente connessi all’esperienza sinodale e che possono dare invece stimoli, provocazioni, critiche… interessanti.
A chi è affidata la preparazione in questo anno
- Alle comunità cristiane con la sua vita, i suoi organismi di partecipazione…
- Ai piccoli gruppi sinodali
- Alla commissione preparatoria
- Agli organismi e alle diverse espressioni pastorali diocesane
I compiti e le competenze sono distinti. Ciò che preme sottolineare è che nessuno è responsabile da solo e per proprio conto. Ogni soggetto riceve dall’altro
e affida all’altro. Mentre è poi necessario il servizio di chi fa in modo che la
circolarità e lo scambio facciano progredire e crescere verso il compito ultimo
da realizzare, il bene di tutta la comunità diocesana.
La fase della preparazione allora già fa capolino nell’orizzonte celebrativo del
Sinodo.
7
8
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
SEZIONE 1
Materiali
della 2a tappa
di avvicinamento
al Sinodo
dal 4 al 7 febbraio 2014
“Allo scopo di edificare il corpo di Cristo” (Ef 4,11)
Responsabilità battesimale
e servizio di autorità nella Chiesa
9
10
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
3. PREGHIERA
PER LA 2a TAPPA
DI AVVICINAMENTO
AL SINODO
(nei 2 appuntamenti)
11
MARTEDÌ 04 FEBBRAIO 2014
Preghiera di inizio della seconda catechesi sinodale
INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO
CANTO: Vieni, Santo Spirito di Dio
T: F. Buttazzo
M: D. Scarpa
Elab: F. Meneghello
12
2.Tu sei coraggio e forza
nelle lotte della vita;
tu sei l’amore vero,
sostegno nella prova.
Spirito d’amore,
scendi su di noi!
3.Tu bruci tutti i semi
di morte e di peccato;
tu scuoti le certezze
che ingannano la vita.
fonte di sapienza,
scendi su di noi!
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
4.Tu, fonte di unità,
rinnova la tua Chiesa,
illumina le menti,
dai pace al nostro mondo.
O Consolatore,
scendi su di noi.
SALMO 98 Santo è il Signore Dio nostro
Tu sei sopra i cherubini, tu che hai cambiato la miserabile condizione del mondo
quando ti sei fatto come noi. (sant’Atanasio)
Il Signore regna, tremino i popoli; *
siede sui cherubini, si scuota la terra.
Grande è il Signore in Sion, *
eccelso sopra tutti i popoli.
Lodino il tuo nome grande e terribile, *
perché è santo.
Re potente che ami la giustizia, †
tu hai stabilito ciò che è retto, *
diritto e giustizia tu eserciti in Giacobbe.
Esaltate il Signore nostro Dio, †
prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, *
perché è santo.
Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti, †
Samuele tra quanti invocano il suo nome: *
invocavano il Signore ed egli rispondeva.
Parlava loro da una colonna di nubi: †
obbedivano ai suoi comandi *
e alla legge che aveva loro dato.
Signore, Dio nostro, tu li esaudivi, †
eri per loro un Dio paziente, *
pur castigando i loro peccati.
Esaltate il Signore nostro Dio, †
prostratevi davanti al suo monte santo, *
perché santo è il Signore, nostro Dio.
Gloria …
ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO
Efesini 4,1-16 Per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo.
Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in
maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e
magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conser-
13
14
vare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un
solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella
della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un
solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed
è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono
di Cristo. Per questo è detto:
Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri,
ha distribuito doni agli uomini.
Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra?
Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per
essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri
ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare
i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo,
finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio,
fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.
Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina
all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di
crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo,
ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo
l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella
carità.
Si fa una pausa di silenzio.
Segue un breve commento-esortazione del vescovo.
ORAZIONE
Viene letta la colletta alternativa della III domenica del Tempo Ordinario, in
cui Cristo appare come luce, e associa nella sua missione gli apostoli.
Celebrante: O Dio, che hai fondato la tua Chiesa sulla fede degli apostoli, fa’
che le nostre comunità, illuminate dalla tua parola e unite nel vincolo del tuo
amore, diventino segno di salvezza e di speranza per tutti coloro che dalle
tenebre anelano alla luce. Per il nostro Signore Gesù Cristo …
PRESENTAZIONE DELLA RELAZIONE
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
Preghiera di conclusione della catechesi sinodale
Mandato-avviso per la risonanza nelle unità pastorali e nelle parrocchie
A cura del Vicario per la Pastorale.
Rendimento di grazie
Celebrante: Ti rendiamo grazie, per tutti i tuoi benefici, Dio onnipotente.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Tutti: Amen.
Benedizione episcopale
Celebrante: Sia Benedetto il nome del Signore... etc.
Celebrante: Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.
Tutti: Amen.
Antifona mariana
O Santa Madre del Redentore,
porta dei cieli,
stella del mare,
soccorri il tuo popolo
che anela a risorgere.
Tu che accogliendo il saluto dell’angelo
nello stupore di tutto il Creato
hai generato il tuo Creatore
Madre sempre vergine
Pietà di noi peccatori.
15
GIOVEDÌ 06 FEBBRAIO 2014 (o in altro appuntamento)
Preghiera nelle parrocchie e/o Unità Pastorali
INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO
CANTO: Vieni, Santo Spirito di Dio
T: F. Buttazzo
M: D. Scarpa
Elab: F. Meneghello
16
2.Tu sei coraggio e forza
nelle lotte della vita;
tu sei l’amore vero,
sostegno nella prova.
Spirito d’amore,
scendi su di noi!
3.Tu bruci tutti i semi
di morte e di peccato;
tu scuoti le certezze
che ingannano la vita.
fonte di sapienza,
scendi su di noi!
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
4.Tu, fonte di unità,
rinnova la tua Chiesa,
illumina le menti,
dai pace al nostro mondo.
O Consolatore,
scendi su di noi.
PRIMA POSSIBILITÀ
SALMO 117 Canto di gioia e di vittoria
Gesù è la pietra che, scartata da voi costruttori, è diventata testata d’angolo (At 4, 11)
Celebrate il Signore, perché è buono; *
eterna è la sua misericordia.
Dica Israele che egli è buono: *
eterna è la sua misericordia.
Lo dica la casa di Aronne: *
eterna è la sua misericordia.
Lo dica chi teme Dio: *
eterna è la sua misericordia.
Nell’angoscia ho gridato al Signore, *
mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo.
Il Signore è con me, non ho timore; *
che cosa può farmi l’uomo?
Il Signore è con me, è mio aiuto, *
sfiderò i miei nemici.
È meglio rifugiarsi nel Signore *
che confidare nell’uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore *
che confidare nei potenti.
Tutti i popoli mi hanno circondato, *
ma nel nome del Signore li ho sconfitti.
Mi hanno circondato, mi hanno accerchiato, *
ma nel nome del Signore li ho sconfitti.
Mi hanno circondato come api, †
come fuoco che divampa tra le spine, *
ma nel nome del Signore li ho sconfitti.
Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, *
ma il Signore è stato mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore, *
egli è stato la mia salvezza.
17
Grida di giubilo e di vittoria, *
nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto meraviglie, †
la destra del Signore si è alzata, *
la destra del Signore ha fatto meraviglie.
Non morirò, resterò in vita *
e annunzierò le opere del Signore.
Il Signore mi ha provato duramente, *
ma non mi ha consegnato alla morte.
Apritemi le porte della giustizia: *
entrerò a rendere grazie al Signore.
È questa la porta del Signore, *
per essa entrano i giusti.
Ti rendo grazie, perché mi hai esaudito,
perché sei stato la mia salvezza.
18
La pietra scartata dai costruttori *
è divenuta testata d’angolo;
ecco l’opera del Signore: *
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno fatto dal Signore: *
rallegriamoci ed esultiamo in esso.
Dona, Signore, la tua salvezza, *
dona, Signore, la tua vittoria!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore. *
Vi benediciamo dalla casa del Signore;
Dio, il Signore è nostra luce. †
Ordinate il corteo con rami frondosi *
fino ai lati dell’altare.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie, *
sei il mio Dio e ti esalto.
Celebrate il Signore, perché è buono: *
eterna è la sua misericordia.
Gloria …
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
Pregi
- L’introduzione del salmo è un
potente invito liturgico-celebrativo.
- Viene presentata una comunità ricca e articolata: un destinatario universale e generico,
il popolo di Israele, la “casa di
Aronne”, il gruppo più esteso
di chi “teme Dio”.
- Si alternano diverse voci:
un singolo (che parla per se
stesso? Che parla a nome del
popolo?) un invito rivolto a
“voi”, un “noi”. Il salmo mostra
in azione una comunione che
non è appiattimento, ma si articola in una pluralità di voci e
responsabilità.
SECONDA POSSIBILITÀ
SALMO 98 Santo è il Signore Dio nostro
Tu sei sopra i cherubini, tu che hai cambiato la miserabile condizione del mondo
quando ti sei fatto come noi. (sant’Atanasio)
Il Signore regna, tremino i popoli; *
siede sui cherubini, si scuota la terra.
Grande è il Signore in Sion, *
eccelso sopra tutti i popoli.
Lodino il tuo nome grande e terribile, *
perché è santo.
Re potente che ami la giustizia, †
tu hai stabilito ciò che è retto, *
diritto e giustizia tu eserciti in Giacobbe.
Esaltate il Signore nostro Dio, †
prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, *
perché è santo.
Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti, †
Samuele tra quanti invocano il suo nome: *
invocavano il Signore ed egli rispondeva.
Parlava loro da una colonna di nubi: †
obbedivano ai suoi comandi *
e alla legge che aveva loro dato.
Signore, Dio nostro, tu li esaudivi, †
eri per loro un Dio paziente, *
pur castigando i loro peccati.
Esaltate il Signore nostro Dio, †
prostratevi davanti al suo monte santo, *
perché santo è il Signore, nostro Dio.
Gloria …
Il salmo scelto viene recitato
nella forma solista-assemblea.
Pregi
Il salmo sottolinea la santità di
Dio, che si afferma su tutta la
terra. Solo lui è grande e potente, solo lui esercita “diritto e
giustizia”, solo lui “regna”.
Nel contesto dell’affermazione
del primato di Dio, comprendiamo il ricordo di uomini
illustri, che esercitavano il servizio di intercessione a favore
del popolo.
Alla grandiosità della lode si
collega la percezione della fragilità del popolo; c’è bisogno
della pazienza di Dio, che si
manifesta nell’intercessione di
chi guida il popolo.
Lo sfondo della fragilità fa
comprendere ancora meglio
la misericordia di Dio: “Eri
per loro un Dio paziente… ”;
fa parte della pazienza di Dio
anche il dono di uomini responsabili, capaci di aiutare il
popolo a ritrovare la giusta direzione nella giustizia di Dio.
Superando la sua condizione
di autoesclusione, con l’aiuto
delle sue guide, il popolo può
tornare alla sua missione di testimonianza e di lode di Dio.
19
ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO
Efesini 4,1-16 Per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo.
20
Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in
maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e
magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un
solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella
della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un
solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed
è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono
di Cristo. Per questo è detto:
Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri,
ha distribuito doni agli uomini.
Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra?
Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per
essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri
ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare
i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo,
finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio,
fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.
Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina
all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di
crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo,
ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo
l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella
carità.
Si fa una pausa di silenzio.
MOMENTO DI CATECHESI
Riprendendo i temi dell’incontro del martedì, si propone una catechesi sul brano
e sul tema della tappa sinodale.
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
INTERCESSIONE
La forma della preghiera si ispira alla preghiera universale del Venerdì Santo;
essa mette in evidenza da un lato la preghiera silenziosa e incessante di tutta
l’assemblea riunita nel nome di Cristo; dall’altro il ministero di sintesi affidato
a chi presiede.
Guida: Fratelli e sorelle carissimi, invochiamo Dio nostro Padre, che nella
forza dello Spirito ci chiama a compiere il ministero, perché possiamo formare
il corpo di Cristo, e testimoniarlo in mezzo alle genti.
Lettore: Preghiamo per il nostro vescovo Roberto, e per tutto il presbiterio
mantovano.
pausa di silenzio
Guida: Padre, che hai inviato il tuo Figlio ad annunciare il tuo Regno di giustizia e di pace, concedi la luce del tuo Spirito al nostro vescovo Roberto e a
tutti i presbiteri, suoi collaboratori, perché splenda in essi la tua amorevole
cura per il tuo popolo. Per Cristo nostro Signore.
Tutti: Amen.
Lettore: Preghiamo per le famiglie, in particolare quelle in difficoltà.
Guida: Padre di infinita tenerezza, dona alle famiglie cristiane, che hai consacrato con il vincolo del matrimonio, di crescere nella consapevolezza della
comunione con te. Per Cristo nostro Signore.
Tutti: Amen.
Lettore: Preghiamo per chi non vive la pienezza della comunione con la Chiesa
Guida: Padre, che in Cristo, buon pastore, vai in cerca di chi si è disperso, e
rialzi chi è caduto, mostrati a coloro che ti cercano, perché tutta la tua Chiesa
possa gioire per il ritorno di chi era perduto. Per Cristo nostro Signore.
Tutti: Amen.
A cura di alcuni incaricati del gruppo liturgico, si individuano alcune altre intenzioni di preghiera, e si prepara l’invocazione che sarà affidata a chi presiede.
Seguono alcuni esempi, liberamente modificabili e personalizzabili.
21
Lettore: Preghiamo per tutti coloro che nella nostra comunità svolgono un
servizio particolare
(...)
Lettore: Preghiamo perché tutti abbiano una casa, un lavoro, e sia riconosciuta
la loro dignità nella società
(...)
Lettore: Per i governanti e chi ha un posto di responsabilità nell’economia e
nella società
(...)
PADRE NOSTRO
Il vertice della preghiera comune è la recita, a una sola voce, del Padre Nostro,
(eventualmente anche cantato). Tendono qui a scomparire le differenze ministeriali, e ci si ritrova, come un unico corpo, nella glorificazione e invocazione
del Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito.
22
ORAZIONE
È la colletta alternativa della III domenica del Tempo Ordinario, in cui Cristo
appare come luce, e associa nella sua missione gli apostoli.
Sacerdote: O Dio, che hai fondato la tua Chiesa sulla fede degli apostoli, fa’
che le nostre comunità, illuminate dalla tua parola e unite nel vincolo del tuo
amore, diventino segno di salvezza e di speranza per tutti coloro che dalle
tenebre anelano alla luce. Per il nostro Signore Gesù Cristo …
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
4. INCONTRO
DEL VENERDÌ
23
4.1 - SUSSIDIO INTRODUTTIVO ALL’ATTIVITÀ
Dopo la catechesi di martedì sera in Duomo animata da Marco Vergottini e il
momento di preghiera e ascolto della Parola nelle Unità Pastorali o nelle parrocchie, l’attività del venerdì ha come oggetto la verifica delle prassi della comunità. La funzione di questa attività è anche quella di favorire la costituzione dei
«piccoli gruppi sinodali» che ogni parrocchia è invitata a formare e che saranno
consultati nel corso del prossimo anno quando con l’apertura del Sinodo verrà
avviata la Consultazione della diocesi. Ciascuna delle tappe, quindi, è propedeutica alla formazione del maggior numero possibile di «piccoli gruppi sinodali» che possono costituirsi liberamente nel corso dell’anno sotto l’impulso e la
promozione del parroco e del consiglio pastorale.
Cosa sono i «piccoli gruppi sinodali»?
24
Sono gruppi dalle 5 alle 20 persone che chiedono al Vescovo Roberto di essere
riconosciuti come realtà da coinvolgere nella fase della Consultazione diocesana dopo il 14 settembre 2014, giorno in cui il Vescovo celebrerà l’apertura
del Sinodo diocesano, sino al settembre del 2015.
Essi sono gruppi di lavoro in cui i partecipanti contribuiscono con il loro
apporto al percorso del Sinodo facendo esperienza di riflessione e confronto
ed esprimendo una posizione comune in ordine alle questioni che saranno
poste al Sinodo.
Le riflessioni dei «piccoli gruppi sinodali» verranno poi affidate agli organismi
sinodali il cui compito sarà quello di trovare una sintesi da proporre al Vescovo
come frutto del Sinodo.
Perché «piccoli gruppi sinodali»?
Il Sinodo deve saper coinvolgere e chiamare alla partecipazione il maggior
numero di cristiani possibile perché una Chiesa è sinodale (ovvero è una
comunità che cammina insieme) solo se fa una esperienza allargata di
comunione.
Perché ciò sia vero è evidente che al Sinodo è chiamato a partecipare tutto il
popolo di Dio che è nella diocesi di Mantova. Infatti è nel popolo che il Signore
si manifesta e il Suo popolo, tutto insieme, dal Vescovo agli ultimi fedeli laici,
rappresenta, esprime, concretizza in modo perfetto la fede nel Signore (cfr.
LG 12). Ciascuno di noi, dunque, in virtù del battesimo ricevuto è chiamato
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
a vivere la propria fede con responsabilità nella comunità per edificare il
«corpo di Cristo» tra noi che è la comunità dei credenti.
Dunque il piccolo gruppo è un luogo concreto in cui:
- si vive un’esperienza di fraternità
- si può ascoltare ed essere ascoltati
- si è accolti per quello che si è e non per i meriti o i ruoli che si ricopre
- tutti possono dare un loro contributo
in altri termini si fa un’esperienza di comunione e di fraternità concrete e
alla misura di tutti: un bel atteggiamento anche per guardare al futuro della
nostra Chiesa.
Quali sono i criteri per la loro costituzione?
1. La partecipazione: il criterio che guida la costituzione di questi gruppi è
quello della massima partecipazione, del massimo coinvolgimento possibile.
2. La capillarità: in ogni parrocchia, in ogni comunità, si costituiscano il
maggior numero possibile di «piccoli gruppi sinodali» in modo tale che si
arrivi a coinvolgere la comunità fino alle sue esperienze ed espressioni capillari; in modo da abitare il territorio in cui si vive, dove le persone famiglie
vivono e si incontrano.
3. L’orizzonte missionario: una comunità che sa accogliere e ascoltare, sperimenta forme diffuse di fraternità e assume un atteggiamento missionario
perché è più inclusiva ed estroversa e si presenta come una Chiesa «in uscita».
Chi sono i destinatari di questa proposta?
Le persone che svolgono un servizio, un ministero, a favore della comunità, i
cristiani che partecipano alla messa domenicale e che non svolgono particolari ruoli o mansioni in parrocchia, le persone che frequentano la comunità
in modo sporadico o saltuario o che la incrociano, anche in modo provvisorio
per qualche ragione (pensiamo ai genitori dei bambini nei percorsi dell’iniziazione cristiana, …), le persone che non si riconoscono nella comunità
dei credenti, ma che con onestà vogliano o possano dare il loro contributo a
questo cammino della nostra Chiesa locale. Più alto è il numero dei gruppi
più ampia è la possibilità di ascoltare e chiamare tutte le espressioni della
nostra Chiesa.
25
Quali tipi di «piccoli gruppi sinodali» si potrebbero costituire?
Possiamo individuare a titolo esemplificativo e non esaustivo, alcune situazioni
in cui è possibile e auspicabile che si possano formare «piccoli gruppi sinodali»:
- Gruppi sovra-territoriali: vivono esperienze di comunione ecclesiale a livelli
non sovrapponibili con la parrocchia o UP (associazioni e movimenti ecclesiali non presenti nelle parrocchie, gruppi vicariali, istituti di vita consacrata,
gruppi etnici, …)
- Gruppi ministeriali: vivono l’esperienza di una ministerialità nella comunità
(cpp o cpu, educatori o animatori alla fede, MSCE, lettori, cantori, gruppi
liturgici, caritas/missioni, ...)
- Gruppi tematici o settoriali: vivono e si riconoscono nella comunità per una
data condizione, carisma, … (anziani, giovani, famiglie, gruppi di associazioni
e movimenti ecclesiali, gruppi di ascolto della parola, gruppi di preghiera, …)
26
- Gruppi di nuova edificazione: realtà di persone che si avvicinano alla parrocchia o alla comunità per diversi motivi, ma che vivono forme, anche temporanee di partecipazione (genitori di bambini nel percorso di iniziazione
cristiana, fidanzati in formazione, gruppi che insistono nel territorio della
parrocchia come un quartiere o un gruppo di vie, …)
Chi prende l’iniziativa?
Il parroco col consiglio pastorale o col gruppo ministeriale parrocchiale,
(gli organismi direttivi, per le associazioni e i movimenti), si preoccupano
di suscitare la formazione nella parrocchia del maggior numero possibile di
gruppi ministeriali. Se l’azione di coinvolgimento e di promozione è efficace è
auspicabile che possano formarsi anche gruppi ministeriali spontanei.
Come avviene il riconoscimento da parte del Vescovo?
Ogni piccolo gruppo ministeriale inoltra alla segreteria del Sinodo la richiesta di
costituzione in piccolo gruppo sinodale (via mail: [email protected]
o via fax a 0376 402 269) indicando un referente o animatore del gruppo a cui
verranno inviate e informazioni.
Il Vescovo, tramite gli uffici preposti, risponderà per iscritto dando ufficializzazione della costituzione del gruppo.
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
E le parrocchie?
I piccoli gruppi che hanno a riferimento la parrocchia verranno iscritti in un
registro parrocchiale in cui verranno annotati i nominativi di tutti i componenti (che non saranno comunicati a livello diocesano). In modo analogo
anche per le associazioni e i movimenti.
Sarà cura delle parrocchie e della segreteria del Sinodo coordinarsi affinché ci
sia un allineamento delle informazioni circa il numero e la natura dei «piccoli
gruppi sinodali» che si sono costituiti.
Quando possono iniziare a costituirsi?
Durante quest’anno sino ai primi mesi dopo l’apertura del Sinodo potranno
costituirsi i piccoli gruppi sinodali. Le tappe di avvicinamento al Sinodo sono
un’occasione per formare e cominciare a far lavorare i «piccoli gruppi sinodali» ed abituare i loro componenti ad un lavoro di confronto e di riflessione
comune. Pur non essendo necessario, le sintesi dei lavori svolti in occasione
delle tre tappe possono essere trasmessi alla segreteria del sinodo. Ciò consentirà anche di calibrare le interpellanze del vescovo alla luce della idoneità
e delle qualificazioni del singolo piccolo gruppo sinodale.
Quale scopo hanno i «piccoli gruppi sinodali» oltre il Sinodo?
La proposta del metodo di consultazione dei «piccoli gruppi sinodali» è quello di favorire un’esperienza di Chiesa a partire da forme allargate di partecipazione responsabile dei cristiani alla vita della comunità. In questo modo
si vuole dare valore anche alle esperienze delle comunità più piccole che rischiano di scomparire per il venir meno della presenza di un parroco residente. Infatti, la comunità è vitale quanto più i suoi componenti partecipano
alla sua edificazione ed alla sua cura.
Il Sinodo può essere un’occasione per sperimentare forme di partecipazione
allargata alla vita della comunità cristiana che possono perdurare oltre questa
esperienza. Dal Sinodo possiamo apprendere uno stile permanente di sinodalità in cui, da semplici fruitori di servizi religiosi, impariamo a diventare
protagonisti partecipi e costruttori delle nostre comunità alla cui cura tutti
possono partecipare.
I «piccoli gruppi sinodali» possono rimanere, nelle forme possibili, anche
ben oltre il Sinodo, come modalità attraverso la quale viviamo e riconosciamo
la vita della comunità e la necessità di forme di ascolto e partecipazione alla
sua cura che siano permanenti ed allargate.
27
4.2 - INTRODUZIONE AL LAVORO
DEL «PICCOLO GRUPPO SINODALE»
Indicazioni per l’animatore del gruppo
Il tema della tappa
Il tema della seconda tappa è riflettere su «Responsabilità battesimale e servizio
di autorità nella Chiesa». Il brano-guida è Ef 4,1-16:
Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi
in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, 2con ogni umiltà,
dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, 3avendo
a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della
pace. 4Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza
alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; 5un solo
Signore, una sola fede, un solo battesimo. 6Un solo Dio e Padre di tutti,
che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
7
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura
del dono di Cristo. 8Per questo è detto:
Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri,
ha distribuito doni agli uomini.
9
Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù
sulla terra? 10Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra
di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
11
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti,
ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri,
12
per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare
il corpo di Cristo, 13finché arriviamo tutti all’unità della fede e della
conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere
la misura della pienezza di Cristo. 14Così non saremo più fanciulli in
balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina,
ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. 15Al
contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. 16Da lui tutto il
corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni
giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo
da edificare se stesso nella carità.
1
28
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
In questa seconda tappa, l’attività del venerdì verifica come i membri della comunità vivono la responsabilità che deriva dal loro battesimo e che li
chiama ad essere protagonisti e testimoni della fede nella comunità, in
rapporto al servizio di autorità che Vescovo e preti e vari altri ministeri svolgono a favore della comunità.
La responsabilità per la vita e la missione della Chiesa discende dal battesimo e quindi tutti ne sono portatori perché ciascun battezzato è partecipe
per dono di Dio delle le tre dimensioni fondamentali del Signore Gesù: la
dimensione regale (una prassi di vita il più possibile conforme al Vangelo);
la dimensione sacerdotale (una prassi di preghiera, ascolto della Parola, vita
spirituale che siano capace di dare un senso e un ritmo alla vita di ciascuno in
ragione dei possiamo fare della nostra vita l’anticipazione del Regno di Dio);
la dimensione profetica (la capacità di leggere e interpretare il nostro tempo
alla luce del Vangelo).
Siamo chiamati inoltre a verificare come questo protagonismo a cui il battesimo ci chiama anche personalmente viene vissuto in armonia con gli altri
componenti della comunità. Sarà importante anche comprendere la relazione con il servizio di autorità che nella Chiesa è svolto dal Vescovo e dei presbiteri. Il nostro protagonismo nella comunità e nella vita cristiana non può
risolversi infatti nell’esercizio di un libero arbitrio scollegato con le esigenze
della comunione con la comunità dei credenti.
Alla comprensione di queste dinamiche è orientata la relazione del prof.
Marco Vergottini.
29
30
Di seguito un possibile schema da seguire per l’attività (questa traccia è suggerita
per chi non ha esperienza di confronto comunitario):
a) preghiera iniziale: dopo un breve momento di silenzio e di preghiera silenziosa, si recita assieme la preghiera del Sinodo (5 minuti):
Santissima Trinità,
e in tutti i Battezzati
Dio unico ed eterno,
un sincero desiderio
Amore creatore e redentore;
di conversioni
e di novità di vita.
Padre che ci hai amato tanto
da darci il Tuo Figlio;
Donaci l’umiltà di riconoscere
i mali, i peccati e le omissioni
Gesù Via, Verità e Vita
che affliggono la nostra Diocesi,
che ci hai amato fino alla fine
e il coraggio di rinnovare
col sacrificio di te stesso
l’azione pastorale secondo le attese
e col dono della Tua Parola
e le esigenze dei tempi.
e del Tuo Corpo;
Fa’ che diventiamo pietre vive
Spirito Santo, che ci fai Chiesa
di comunione fraterna
per renderci partecipi
instancabili di testimoni del Vangelo
della vita di amore e di grazia
della carità
del Padre e del Figlio,
per essere, come Maria,
illumina e guida
Madre e Modello della Chiesa,
questo tuo popolo
costruttori di cieli nuovi
in cammino sinodale.
e terra nuova.
Suscita nei Sacerdoti,
Amen.
nei Consacrati
b) presentazione del tema e del senso della riunione secondo le indicazioni
dalla diocesi (possono essere d’aiuto i testi e le domande della scheda successiva); (10 minuti)
c) ciascuno espone la sua valutazione (al termine preferibilmente di ciascun
intervento oppure alla fine l’animatore si fa voce della parola grazie e comunque favorisce non la discussione, ma l’ascolto di ciascuno) e, dopo che tutti
hanno parlato, si apre l’approfondimento tramite un dibattito per arrivare ad
una sintesi condivisa che includa e tenga conto anche delle opinioni non maggioritarie; (40-45 minuti)
d) Si tenta di formulare in poche righe da inviare al vescovo e alla parrocchia
(su cui si esprime l’accordo; possono esserci delle riserve -questo è normale-,
ma se si promuove uno stile di ascolto e non di accanimento sulle proprie idee,
è più facile arrivare ad un buon consenso); (5-10 minuti)
e) l’animatore, al termine dell’incontro, chiede a ciascuno la disponibilità ad
incontrarsi nuovamente a maggio; (5 minuti)
f) si conclude con un preghiera mariana (Ave Maria).
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
4.3 - SCHEDA PER IL LAVORO DI GRUPPO
L’autorità divina non è una forza della natura. È il potere dell’amore di
Dio che crea l’universo e, incarnandosi nel Figlio Unigenito, scendendo nella nostra umanità, risana il mondo corrotto dal peccato. Scrive
Romano Guardini: «L’intera esistenza di Gesù è traduzione della potenza in umiltà… è la sovranità che qui si abbassa alla forma di servo»
(Il Potere, Brescia 1999, 141.142).
Spesso per l’uomo l’autorità significa possesso, potere, dominio, successo.
Per Dio, invece, l’autorità significa servizio, umiltà, amore; significa
entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi dei discepoli
(cfr. Gv 13,5), che cerca il vero bene dell’uomo, che guarisce le ferite,
che è capace di un amore così grande da dare la vita, perché è Amore.
In una delle sue Lettere, santa Caterina da Siena scrive: «È necessario
che noi vediamo e conosciamo, in verità, con la luce della fede, che Dio è
l’Amore supremo ed eterno, e non può volere altro se non il nostro bene»
(Ep. 13 in: Le Lettere, vol. 3, Bologna 1999, 206).
Benedetto XVI, Angelus del 29 gennaio 2012
Domande per la discussione del gruppo
Le domande seguenti sono una traccia che può tornare utile alla riflessione
del gruppo. Si suggerisce di scegliere quelle domande che meglio si adattano
alla natura del gruppo e dei suoi componenti.
a) responsabilità personale, libertà e autorità (soprattutto per gruppi di
riflessione, di preghiera, di ascolto)
Ogni battezzato, discepolo di Gesù e suo missionario, partecipa dell’ autorità
del Signore. Quando hai esercitato questo servizio in famiglia, nel lavoro, nella
società, nella comunità cristiana? Vuoi scegliere una esperienza e raccontarla?
Che valutazione puoi darne (ad esempio dove hai sbagliato o hai fatto bene?
che cosa hai imparato?)
A partire dalla tua esperienza hai qualche suggerimento da offrire agli altri
della tua comunità? In che cosa la comunità mi può aiutare?
Oppure:
Come vivo la mia libertà di credente nella Chiesa e nel mondo? In che modo
le mie scelte sono in relazione con la Chiesa e col suo Magistero? È possibile
e, se sì, in che modo, vivere la libertà nella Chiesa? Cosa significa e che spazio
trova nella mia prassi di vita cristiana l’obbedienza? Fino a che punto essa è
un valore e quando è un ostacolo?
31
b) L’autorità come servizio e come dono per la vita della comunità.(per
gruppi che svolgono un servizio come Consigli pastorali, gruppi catechistici, liturgici, caritas e missioni, per educatori alla fede…)
Ti sei trovato nella condizione di dover esercitare un servizio di autorità?
Come lo hai vissuto? Ti ha aiutato a crescere nella conoscenza della Parola
e della carità? Alla luce della tua esperienza puoi fare qualcosa per condividere il peso di chi è chiamato al servizio di autorità dentro la tua comunità
(parrocchia, gruppo ministeriale, gruppo di animazione…)? E se tu svolgi un
servizio che partecipa di questo peso cosa ti aspetti dagli altri?
Se rilevi problemi o tensioni nella tua realtà ecclesiale, hai suggerimenti da
dare per correggere e migliorare?
Il Vescovo e la diocesi possono essere di aiuto in qualcosa?
c) l’esercizio collegiale del servizio di autorità
32
Ogni servizio rischia di portare all’isolamento, anche il servizio di autorità. La
sinodalità è espressione di cammino comunitario, collegiale. Come garantire
a chi svolge un servizio di autorità il sostegno, la condivisione, la fedeltà della
comunità; a quali condizioni l’autorità serve la comunione?
Nella nostra prassi si è sottolineato l’apporto del Consiglio Pastorale di comunità parrocchiali, di Unità pastorali. Si parla anche di “gruppo ministeriale
parrocchiale”. A quali condizioni queste proposte pastorali possono aiutare
ad essere comunità che custodisce la fede in Gesù e nella sua parola al punto
da diventare “attraente” per chi è sofferente? In che misura sono espressione
“comunitarie”?
Non solo il prete, ma anche il fedele laico, se investito di un ruolo nella comunità, sperimenta forme di autorità rispetto a coloro verso cui si mette a disposizione; nella mia esperienza, in che forme l’esercizio dell’autorità può essere
visto come un servizio all’edificazione della comunità e non un’espressione di
potere e di arbitrio?
Nella mia esperienza, mi sono sentito valorizzato e coinvolto nella vita della
comunità da coloro che esercitano in qualche forma un servizio di autorità
verso di essa?
In che modo il servizio di autorità può essere d’aiuto alla comunità per far
crescere consapevolezza, responsabilità e partecipazione dei laici alla vita
della comunità?
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
5. SPECIALE
GIOVANI
33
34
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
Presentiamo una scheda di riflessione per gli educatori alla fede da utilizzare
per affrontare qualche incontro con adolescenti degli ultimi anni delle scuole
superiori e/o giovani sul tema dell’autorità in genere, per arrivare a quello del
servizio dell’autorità nella chiesa. Il testo presenta alcune tesi dello psicanalista
Massimo Recalcati, amico del nostro don Ulisse Bresciani al quale ha dedicato
un incontro pubblico durante il Festival Letteratura lo scorso Settembre. Le tesi
dell’autore servono per introdurre un dibattito tra i partecipanti. Sappiamo che
la scelta di introdurre il tema dell’autorità a partire da questo testo è del tutto
discutibile e presenta diverse criticità, ma abbiamo volutamente scelto di introdurre l’argomento con una riflessione che non provenisse dal “nostro mondo”,
quanto piuttosto da un pensiero proveniente dal mondo laico.
Nel libro il “Complesso di Telemaco”, l’autore parte dalla constatazione di una
sorta di paradosso: una «inedita e pressante domanda di padre» che giunge
dalla società civile, in un’epoca in cui «l’autorità simbolica del padre ha perso
peso, si è eclissata, è irreversibilmente tramontata... i padri latitano, si sono
eclissati o sono divenuti compagni di giochi dei loro figli» (è quella che il suo
maestro Lacan ha definito “l’evaporazione del padre”). La figura del padre
non è solo quella biologica che vale per l’individuo: essa, a livello collettivo,
è metafora della Legge, di regole che valgano per tutti, di una giustizia che
assicuri a ciascuno il godimento dei diritti ed imponga a tutti l’osservanza dei
doveri. La soluzione del paradosso costituito dall’inattesa e per certi versi sorprendente “domanda di padre” sta, per l’autore, in una nuova figura di figlio,
quella che egli definisce il “figlio-Telemaco”, mutuandola dall’Odissea, il celebre
libro che ha accompagnato la nostra adolescenza. Nella parte “centrale” del
libro, intitolata “Da Edipo a Telemaco”, Recalcati descrive “Quattro figure di
figlio”, che hanno caratteristiche e valori simbolici completamente diversi.
Esse sono, nell’ordine: il figlio-Edipo, il figlio-Anti-Edipo, il figlio-Narciso, ed
il figlio-Telemaco.
1. Il figlio-Edipo deriva dalla famosa tragedia di Sofocle: Edipo, figlio di Laio re di Tebe e di Giocasta, uccide Laio senza sapere che è
suo padre; va poi a Tebe e sposa Giocasta – divenendo così re della
città -, senza sapere che è sua madre, dalla quale avrà anche dei figli
(di questo mito si servì Freud per teorizzare il “complesso edipico”);
quando l’indovino Tiresia gli svela la verità della sua storia Edipo, impazzito dal dolore, si cava gli occhi ed abbandona, esule, la sua terra.
Questa tragica figura sofoclea è stata assunta (da Freud, il padre della
35
psicoanalisi) a simbolo del tragico «conflitto fra generazioni: i figli
contro i padri e i padri contro i figli». E’ quanto è avvenuto, osserva
Recalcati, nelle «grandi contestazioni del 1968: i figli che contro i padri reclamavano la possibilità di un mondo diverso e i padri che reagivano negando i diritti dei loro figli». Ma quella lettura a Recalcati
non basta più, perché secondo lui «al posto di questo conflitto abbiamo una confusione della differenza generazionale», come è stato già
osservato (i padri che o si sono eclissati o sono divenuti compagni di
giochi dei loro figli); al posto del conflitto contro i padri c’è la volontà
dei figli di rinnegare la provenienza dai padri; e così quella contro i
padri è «una pura opposizione nei confronti della Legge», il cui fine
ultimo è la «liberazione da ogni limite» nel cammino verso la «realizzazione del proprio desiderio».
36
2. La seconda tipologia, il figlio-Anti-Edipo è già contenuta in germe
nella prima, della quale è come uno sviluppo, una radicalizzazione:
mentre Edipo uccide, nel padre, la Legge al fine di poter realizzare il
proprio desiderio senza che a questo vengano frapposti limiti, Anti-Edipo «vorrebbe fuggire dalla Legge, fare a meno della Legge, liberarsi di concetti come “limite” o “Nome del Padre”… egli vive la Legge
come un incubo repressivo»: sogna un mondo senza Legge, nel nome
di una libertà priva di qualunque vincolo sociale e civile, identificando
nella legge il nemico. E’ stata questa la differenza fra il ’68 ed il ’77.
3. La terza tipologia, il figlio-Narciso, accende una luce su scenari che abbiamo vissuto di recente e nei quali siamo ancora immersi.
La figura di Narciso, come si ricorderà, deriva dalla mitologia greca:
insensibile all’amore, Narciso non ricambiò la travolgente passione
della ninfa Eco, per cui fu punito dalla dea Nemesi che lo fece innamorare della propria immagine riflessa in una fonte; morì consumato
da questa passione, trasformandosi nel fiore omonimo. Da quà il termine “narcisismo”, che in psichiatria è considerato un disturbo della
personalità: “Le persone affette tendono a esagerare le proprie capacità e i propri talenti, sono assorbite da fantasie di successo illimitato, manifestano un bisogno quasi esibizionistico di attenzione e di
ammirazione. Recalcati fa un discorso molto interessante, nel quale
ci sembra di poter cogliere il seguente nocciolo centrale: mentre nelle
due precedenti tipologie ci sono da una parte i padri e dall’altra i figli,
ed i figli cercano nel primo caso di prendere il posto dei padri e nel
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
secondo caso di rinnegarli (e quindi sono, in un certo senso, entrambi
soggetti forti), nel caso del figlio-Narciso sono, in fondo, i padri a
creare quel tipo di figlio, e siamo perciò in presenza di soggetti deboli.
Sono deboli i padri che, in quanto “evaporati” (sia come genitori che
come adulti), si sottraggono «all’angoscia di dover incarnare il limite» che servirebbe ad inculcare nei figli il desiderio (di superarlo),
facendo di tutto per evitare loro l’incontro con il reale, creando un
“bozzolo protettivo” che risparmi loro il dolore di esistere, ma vengono
così meno al «compito educativo decisivo degli adulti, la trasmissione
del desiderio da una generazione all’altra»; sono deboli i figli che
vedono se stessi al centro del mondo, crescono senza desiderio e sono
«potenziati nel loro narcisimo insofferente ad ogni esperienza del limite». Il risultato è che viene meno, nei figli, «la forza generativa del
desiderio» (non si può fare nulla di importante se non c’è un desiderio a “spingere”) e che essi restano agganciati «a un’immagine perennemente giovane di sé... eternamente vitale». E, privi dell’esperienza
«del limite e della mancanza», vanno alla continua ricerca del godimento: «il godimento privo e inconcludente del vivacchiare, dello
sprecare, del vivere senza desideri». Non è l’immagine di questi nostri
ultimi decenni? Non corrisponde all’esempio dato da molti “padri” ed
al modello che si è largamente diffuso fra numerosi “figli”?
4. L’ultima tipologia che l’Autore ravvisa è quella del figlio-Telemaco,
figura anch’essa derivante dalla classicità: come si ricorda dall’Odissea, Telemaco era il figlio di Ulisse e Penelope; suo padre era partito,
quando lui era ancora bambino, per la guerra di Troia; da allora erano passati vent’anni, Ulisse non era ancora tornato ad Itaca; intanto
i “Proci” (i “pretendenti”: giovani nobili e sfaccendati, veri e propri
parassiti), aspiranti a sposare Penelope nella comune convinzione
che Ulisse fosse ormai morto, si erano installati da anni nella reggia
di Itaca abusando indecorosamente dell’ospitalità e compiendo ogni
sorta di violazione, di cose e di persone; Telemaco era anche partito
alla ricerca del padre, convinto, o sperando, che fosse ancora vivo, ma
era dovuto tornare a casa senza alcun risultato; eppure sia Penelope
che suo figlio non demordevano, e continuavano a sperare nel ritorno
di Ulisse, che ponesse fine allo scempio che i Proci compivano senza
ritegno. Ecco, questo è il punto che Recalcati evidenzia, la differenza fondamentale fra il figlio-Telemaco e gli altri: il suo desiderio è il
“ritorno del padre”. Di qua la tesi che l’Autore declina: «Lo sguardo di
37
38
Telemaco scruta l’orizzonte, è aperto sull’avvenire… il nostro tempo è
sotto il segno di Telemaco. Telemaco domanda giustizia: nella sua terra
non c’è più legge, non c’è più rispetto, non c’è più ordine. Telemaco
guarda il mare. I suoi occhi sono aperti sull’orizzonte e non accecati
dalla colpa per il proprio desiderio criminale [Edipo] né sedotti mortalmente dal fascino della sua bellezza sterile [Narciso]. Telemaco,
diversamente da Edipo, non vive il padre come un ostacolo, come
il luogo di una Legge ostile alla pulsione, non sperimenta il conflitto
con il padre. Attende il padre… che potrà rimettere ordine nella sua
casa usurpata, offesa, devastata dai Proci. Ricerca il padre come luogo
di una possibile legge giusta». E’ come una folgorazione, la rinascita
di una speranza: «E’ indubbio che le giovani generazioni assomiglino
più a Telemaco che a Edipo. Esse domandano che qualcosa faccia da
padre, domandano una Legge che possa riportare un nuovo ordine e
un nuovo orizzonte nel mondo». Recalcati non lo dice esplicitamente,
ma lo sa: sa che gli si potrebbe obiettare che ci sono state e ci sono
altre “narrazioni”, di varia natura, che hanno promesso l’instaurarsi
di un mondo che risponda a quei desideri. Ed a questa possibile obiezione egli così risponde: «Il desiderio di Telemaco è desiderio… non
di un Altro mondo, di una realtà utopica che non esiste, di una città
ideale impossibile da raggiungere. Telemaco esige giustizia “adesso”!
La sua indignazione rifiuta l’esistente non in nome di un ideale impossibile da raggiungere… Non invoca una Legge astratta, ma una
giustizia che protegga la sua casa… La sua indignazione è smossa
dall’offesa che colpisce la gente che ama». Il desiderio di Telemaco
è quello di una giustizia che si realizzi qui ed ora: non la promessa,
sembra di poter aggiungere, di un luogo ultraterreno, né quella di un
mondo in cui risplende, chissà dove e chissà quando e come, un “sol
dell’avvenire”, intanto che la violenza e l’arroganza dei Proci (ce ne
sono in tutte le epoche, aggiungeremmo noi) continua ad umiliare la
sua gente ed a devastare la sua casa. In questo senso è comprensibile
il sentimento che ispira l’affermazione di Recalcati: «Come figli siamo stati tutti Telemaco; abbiamo tutti aspettato un padre che doveva
ritornare dal mare». Ma forse non tutti, obietteremmo bonariamente
all’Autore: perché non tutti, come Telemaco, anelano a «riportare la
Legge nella propria casa e nella propria città», c’è al contrario chi spera che l’assenza di Ulisse si protragga, per continuare a saccheggiarne
la casa, ad insidiarne la moglie ed a violarne le serve. Chi da una parte,
chi dall’altra. Come Telemaco ed i Proci, che sono tutti giovanetti,
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
coetanei: ma l’uno desidera il ritorno del padre per ansia di giustizia,
gli altri praticano invece «Parricidio ed incesto: calpestare il padre
morto che non tornerà più, dissacrarne la memoria e possedere la sua
sposa… Non riconoscono la Legge che limita il godimento».
Telemaco simboleggia dunque, per Recalcati, una nuova “domanda di padre” che c’è nei nostri tempi: occorre vedere se ad essa c’è risposta, e quale.
Vorremo perciò inserire il tema del servizio dell’autorità nella chiesa dentro
questa “domanda diffusa” che sembra abitare il nostro tempo e le cui risposte
mancate non stanno certo portando segnali di felicità! Forse anche il servizio
di autorità nella chiesa ha bisogno di recuperare questo “servizio del padre”,
che sembra un po’ “evaporato”… anche tra coloro che “tradizionalmente” erano ritenuti e chiamati tali!
Alcune domande guida per la riflessione nel gruppo sinodale giovani:
- Condividi questa lettura? Davvero c’è bisogno di padri oggi?
- A quale dei 4 figli assomiglia maggiormente il tuo tempo?
- Chi sono i padri riconosciuti oggi? E nella chiesa?
- Esistono nella tua parrocchia figure riconosciute di padri?
- Come immagineresti il servizio dell’autorità nella chiesa?
M.RECALCATI, “Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonti del padre”
Feltrinelli, Milano - 2013
39
40
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
SEZIONE 2
41
Indicazioni diocesane
per vivere la Quaresima
nel percorso del Sinodo
42
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
6. ASPETTI LITURGICI
DA VALORIZZARE
nel tempo di
Quaresima/Pasqua/Pentecoste
(nel contesto del Sinodo)
43
6.1 - ALCUNE INDICAZIONI LITURGICHE
A) nella Quaresima
RITI INIZIALI
Processione di ingresso: seguire la croce
- Durante la processione di ingresso entra il presbitero che presiede, accompagnato dai ministri. Essi, insieme, rappresentano l’azione di Cristo-servo.
- La processione di ingresso è preceduta dalla croce. Il fatto di portare un oggetto non è un fatto idolatrico, ma serve appunto ad evitare una sorta di idolatria del ministero: né il presbitero, né gli altri ministri, e neppure il vescovo,
sono i padroni della fede, ma compiono il loro incarico seguendo la croce di
Cristo; anche il ministero ordinato, che conferisce una configurazione particolare a Cristo, può viverla unicamente nella dinamica di un autentico discepolato, seguendo i passi di Cristo, stando ai piedi della sua croce.
44
- La croce attraversa l’assemblea, ponendosi per tutti come punto di riferimento. Anche i fanciulli lo comprendono se il gesto è compiuto con tranquillità e dignità, senza fretta. Un accorgimento utile, ma il più delle volte
disatteso, è di distanziare i componenti della processione di ingresso, anche
per evitare un fastidioso effetto di intruppamento.
Atto penitenziale
Si propongono due forme, ripartite nelle varie domeniche:
- Prima, seconda e quinta domenica di Quaresima: seconda formula (“Pietà
di noi, Signore - Contro di te abbiao peccato. Mostraci Signore la tua misericordia - E donaci la tua salvezza”). Con Kyrie cantato.
- Terza e quarta domenica di Quaresima: aspersione con l’acqua benedetta.
ASCOLTO DELLA PAROLA DA PARTE DI TUTTA L’ASSEMBLEA
- Come da tempo ricordiamo, protagonista della liturgia della Parola non è chi
“fa la predica”, e neppure i lettori e i salmisti: protagonista è il Cristo sposo, che
parla alla sua Chiesa, Dio che coinvolge il suo popolo in un dialogo di amore.
- Non è un proclama da stabilire una volta per tutte, con un intervento di autorità, ma un dinamismo che cresce nel tempo, da attuare e promuovere con
pazienza: da realizzare umilmente, senza clamori.
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
Alcuni accorgimenti:
a) Proclamazione ben preparata, da parte di incaricati competenti.
b) Uso sapiente del foglietto per i non udenti, i bambini, gli incapaci.
Rinuncia sapiente al foglietto da parte di chi vuole crescere nell’ascolto.
Foglietto o non foglietto, veramente beato è chi mette in pratica. Di solito
però, nella vita quotidiana, non sta scritto in nessun foglietto che cosa dobbiamo dire o fare ...
c) Sussidi iconografici. Cura dell’Ambone come luogo della Parola.
d) Il canto delle acclamazioni “Parola di Dio” - “Rendiamo grazie a Dio”.
e) Il canto (se possibile) del salmo responsoriale.
f) Il servizio dell’omelia, compito specifico affidato al presbitero che
presiede.
g) Occasioni di risonanza (catechesi durante la Settimana, in cui viene ripresa la parola ascoltata, in cui avviene una predicazione esortativa, in cui
si compie un discernimento a partire dalla Parola). Sospendere la “preparazione” delle letture della domenica. Privilegiare il “discernimento” a
partire dalla Parola ascoltata e commentata autorevolmente.
h) Uso del Simbolo apostolico alla Professione di fede, preparando un
opportuno sussidio. Al termine del tempo pasquale, risulterà probabilmenmte imparato a memoria.
LITURGIA EUCARISTICA
- Il canto del Santo. Con questa acclamazione si riconosce la santità di Dio,
che alimenta costantemente il nostro cammino di conversione. Si suggerisce
di individuare una modalità corretta, da cantare per tutta la Quaresima.
- Acclamazione di Anamnesi (Mistero della fede). Si suggerisce di usare
l’acclamazione cantata “Tu ci hai redenti con la tua croce ...”
- Dossologia (Per Cristo, con Cristo, in Cristo...). Si suggerisce un semplice
Amen cantato, al termine della preghiera eucaristica. Nel tempo pasquale si
potrà eventualmente proporre una forma più solenne e festosa.
- Scambio della pace. Nel tempo quaresimale, conviene richiamare la profondità e semplicità di questo gesto, raccomandando di scambiarla soltanto a
chi è più vicino, in modo sobrio (OGMR 82). Effettivamente, non solo nella
liturgia, ma anche nella vita quotidiana, ci si può prendere cura solo di poche
persone alla volta.
45
- Frazione del pane. Il n. 83 di OGMR prevede che “non si dia esagerata
importanza” al gesto. Forse questa indicazione viene presa troppo alla lettera. La rubrica precisa che “deve essere compiuta con il necessario rispetto”. Il
tempo di Quaresima è il tempo opportuno per valorizzare la forma cantata,
e tutti i gesti necessari alla partecipazione alla mensa eucaristica. Si ricorda
anche che non è consentito ai ministri straordinari della Comunione Eucaristica di compiere la funzione degli accoliti, in presenza dei ministri propri,
mentre è estremamente raccomandato che si accresca il loro ministero di relazione tra la comunità e gli ammalati.
RITI DI CONCLUSIONE
- Gli avvisi. Al n. 166 di OGMR si dice che “Detta l’orazione dopo la Comunione si possono dare, se occorre, brevi comunicazioni al popolo”. Nel tempo
quaresimale si potrebbe fare un esercizio di discernimento, per individuare
quali siano, settimana per settimana, le comunicazioni veramente necessarie e significative per tutta la comunità, e quali strumenti utilizzare per dare
modo a tutta l’asssemblea domenicale di conoscere la vita complessiva della
comunità.
46 B) nella Settimana Santa
- Stabilire prima dell’inizio della Quaresima orari e luoghi delle celebrazioni
della Settimana Santa e del Triduo.
- Può risultare particolarmente significativa la scelta per la Domenica delle
Palme: la prima forma proposta è quella di una vera processione, che parte
da una “chiesa succursale” o “un altro luogo adatto”, per esempio un quartiere
o una piazza o un altro luogo rilevante di un paese o di una città. La preparazione di una vera processione richiede solitamente una autentica responsabilizzazione comunitaria, e non può essere improvvisata dal presbitero o dalla
cerchia dei suoi vicini: perciò è più difficile, ma è raccomandata.
- Una vera processione delle Palme richiede anche canti adatti, da preparare
per tempo.
- Fin dall’inizio della Quaresima occorrerà individuare i vari lettori necessari:
a) per la lettura della Passione nella Domenica delle Palme e nel Venerdì Santo
b) per le letture del Triduo Pasquale
c) in assenza del diacono, per la preghiera universale del Venerdì Santo
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
- Sempre all’inizio della Quaresima è opportuno individuare:
a) chi farà la lavanda dei piedi (prendere in considerazione anche persone
adulte)
b) il cantore dell’Exultet nella veglia pasquale
c) chi preparerà il fuoco per la veglia pasquale
d) se avverrà il battesimo di fanciulli durante la veglia pasquale
C) nel Tempo di Pasqua
Un segno che attraversa tutta la celebrazione: Il canto delle acclamazioni
e dei dialoghi
- Il tempo pasquale è il tempo adatto per riscoprire il canto delle acclamazioni
e dei dialoghi tra il presbitero e l’assemblea. Questo richiede una adeguata
preparazione da parte del presbitero, e la ripetizione nel tempo perché sia
assimilata dall’assemblea.
RITI DI INGRESSO
Processione di ingresso: l’evangeliario
- L’evangeliario è portato alla processione di ingresso, dopo la croce. Può
essere portato dal lettore istituito, o dal lettore incaricato. Il Risorto, donando
il suo Spirito, apre le nostre menti alla comprensione della Scrittura. Di per sé
non è previsto che si porti in processione il lezionario.
Il canto del Gloria
- Il Gloria, che non si canta durante la Quaresima, si canta il Giovedì Santo
alla Messa della Cena del Signore, accompagnato dal suono delle campane;
poi le campane non si suonano più per tutto il Venerdì Santo e il Sabato Santo, fino alla Veglia Pasquale. È bene cantare una forma particolarmetne festosa
del Gloria per tutto il tempo pasquale.
LITURGIA DELLA PAROLA
Il canto dell’Alleluia
L’Alleluia è il canto tipico del Tempo Pasquale. Si suggerisce di individuare
alcune forme, liturgicamente corrette e particolarmente festose, da utilizzare
solo per questo tempo.
47
LITURGIA EUCARISTICA
Anamnesi (Mistero della fede)
- All’anamnesi suggeriamo di cantare la prima risposta: “Annunziamo la tua
morte, Signore...”.
Dossologia (Per Cristo...)
Si può individuare un triplice amen, da cantare per tutto il tempo pasquale.
Il canto di comunione
- Il canto di comunione comincia “mentre il presbitero si comunica” (OGMR
86 e 159). “Con esso si esprime, mediante l’accordo delle voci, l’unione spirituale di coloro che si comunicano, si manifesta la gioia del cuore e si pone
maggiormente in luce il carattere comunitario della processione di coloro che
si accostano a ricevere l’Eucaristia.
48
- Si precisa poi: “Si faccia in modo che anche i cantori possano ricevere agevolmente la Comunione” (OGMR 86). Al termine del canto, anch’essi possono inserirsi nella processione, o un ministro può recarsi da loro. Dopo il
canto infatti non disturba una pausa silenziosa, o un misurato accompagnamento musicale (tranne che nel tempo di quaresima).
RITI DI CONCLUSIONE
La benedizione solenne
- Sono previste nel Messale alcune benedizioni solenni appropriate:
a) per la Veglia pasquale e il giorno di Pasqua
b) per il tempo pasquale
c) per il giorno dell’Ascensione
d) per la domenica di Pentecoste
Congedo
Nell’Ottava di Pasqua è prevista una formula propria:
- Andate, e portate a tutti la gioia del Signore risorto. Alleluia Alleluia.
Si consiglia di usare la formula raccomandata per il tempo pasquale:
- Portate a tutti la gioia del Signore risorto. Andate in pace.
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
6.2 - VALORIZZARE IL CARISMA DI PRESIDENZA
Per approfondire la seconda tappa di preparazione: autorità
e servizio di presidenza
Si era già anticipato nel fascicolo della prima tappa questo schema:
Il servizio dell’autorità
- Allo scopo di edificare il corpo di Cristo
- Valorizzare il compito specifico del vescovo e dei presbiteri
- Riscoprire il carisma di insegnamento e predicazione autorevole
La seconda tappa di preparazione al Sinodo mette in evidenza la responsabilità di chi è chiamato a compiere nella Chiesa il servizio dell’autorità. Se si
desidera una crescita nella comunione e nella capacità di missione, non è in
nessun modo augurabile la svalutazione del ruolo del vescovo e dei presbiteri.
È al contrario indispensabile la loro valorizzazione.
Per il vescovo e i presbiteri la penitenza quaresimale assume dunque aspetti
specifici: per loro la conversione riguarderà non solo aspetti personali e spirituali, ma anche la qualità del loro servizio. Un punto particolare su cui occorrerà insistere è il ministero della predicazione, soprattutto liturgica; sarebbe
tuttavia il caso di riscoprire che esiste anche la possibilità della predicazione
extra-liturgica.
Curare la predicazione è soprattutto questione di tempo: servono tempi di
assimilazione, di silenzio, di studio, di ascolto tranquillo. E poi anche tempi
di dialogo, di scambio, di confronto.
È anche molto utile poter ascoltare un confratello, ed è rischioso che, nonostante la relativa abbondanza di preti che ancora permane, alcuni trascorrano
lunghi periodi impegnati nelle rispettive parrocchie, senza poter ascoltare la
parola di un altro: nessuno può annunciarsi il vangelo da solo…
Fa parte della tradizione più antica e sana l’ospitalità degli annunciatori della
Parola, raccomandata anche nelle lettere apostoliche. Essa diviene occasione
insieme di carità e di approfondimento della Parola di Dio. Essa si può realizzare nella celebrazione domenicale, se un altro presbitero è invitato a presiedere
e a predicare, ma ancor più significativamente si realizza in occasioni speciali:
incontri missionari, ritiri per gli adulti, momenti di lectio divina, celebrazioni
penitenziali, e tutto ciò che la sana fantasia pastorale può suggerire. Davvero
il Vangelo è il dono più grande che abbiamo da scambiarci. E probabilmente
49
non è necessario andare a pescare il missionario da terre lontane, il personaggio famoso, il testimone sorprendente che è apparso già in televisione:
a pochi chilometri da casa, dentro la nostra diocesi, ci sono molti testimoni
nascosti…
Temi di predicazione per il tempo di Quaresima: le azioni del discernimento
- Il discernimento, come ricordava il cardinale Scola, è un cammino.
- Si esprime in “azioni”, che possono essere “raccontate”
Prima domenica di Quaresima: resistere alla tentazione
Non sappiamo in realtà resistere alla tentazione. Innanzitutto perché non
sappiamo neppure identificarla, riconoscerla. Gesù, buon pastore, ci precede:
smaschera le illusioni, le promesse di felicità che diventano una trappola, la
pretesa di benessere che genera oppressione, schiavitù, rancore; la domanda
di giustizia che nasce solo dal risentimento o dalla ricerca di potere.
Una lieta notizia ci raggiunte: è possibile sconfiggere il male, perché Gesù ci
ha preceduto, ha vinto per primo le tentazioni. La stessa sapienza è comunicata a noi.
50
Seconda domenica di Quaresima: contemplare la bellezza di Cristo
La contemplazione della bellezza di Cristo è in realtà il punto di arrivo di un
percorso più ampio: si comincia con una sua specifica elezione, si comincia a
seguirlo, si va sul monte con lui, si entra nella sua preghiera… solo al termine
lo si “vede”.
La bellezza divina di Cristo è la bellezza di un volto umano e rimanda alla
bellezza di ogni persona. Ogni creatura umana infatti è posta da Gesù in una
relazione di figliolanza nei confronti dell’unico Padre e può riconoscere in
Cristo il proprio fratello.
Come la bellezza di Cristo si nasconde nei limiti della sua umanità, così la
bellezza di ogni persona rischia di essere nascosta, a volte anche calpestata,
oppressa, misconosciuta. Senza un riferimento oggettivo a Cristo, il fratello,
il crocifisso, il Risorto, si perde il punto di riferimento: si diventa selettivi,
finendo per scartare gli altri in base alla bellezza-bruttezza, alla simpatia-antipatia, alla convenienza-fastidiosità. La ricerca di una bellezza e di una fruibilità effimera conducono, presto o tardi, alla solitudine.
L’incontro con Gesù, con la sua storia di salvezza, rivelata dalla Scrittura,
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
delineata dalla Legge e dai Profeti, rende possibile accettare la propria fragilità e anche quella dei fratelli e sorelle che abbiamo avuto in dono. Il nostro
sguardo è purificato: se nel volto sfigurato del Crocifisso possiamo vedere il
Risorto, sarà possibile riconoscere la figliolanza divina in ogni persona, per
quanto sfigurata dai colpi dell’esistenza, o dalla miseria del peccato.
Terza domenica di Quaresima: attingere alla fonte dell’acqua viva
L’itinerario propriamente battesimale della Quaresima A si apre con il vangelo della Samaritana: in esso Gesù si rivela, progressivamente, come l’“acqua
viva”, che sazia la sete profonda di chi lo accoglie.
Il discernimento qui prende la forma di un riconoscimento progressivo: lo
sconosciuto straniero-nemico si svela prima come profeta, poi come inviato
di Dio, poi come depositario del dono autentico dell’acqua, e infine come
“salvatore del mondo”.
Al riconoscimento da parte della Samaritana e del villaggio, corrisponde un
“discernimento pastorale” da parte di Gesù, in cui sono coinvolti i discepoli:
«Mio cibo è fare la volont del Padre. Alzate gli occhi e guardate i campi che
biondeggiano per la mietitura». Il passaggio in territorio nemico, l’incontro
apparentemente insignificante con una donna, si trasformano in una grande
occasione di evangelizzazione. Anche la fragilità di Gesù, seduto assetato ai
bordi del pozzo, si trasforma nell’occasione dell’incontro.
Si pone pertanto una domanda alle nostre comunità, soprattutto da parte
di chi è più direttamente impegnato nell’azione di evangelizzazione: non ci
stiamo forse troppo facilmente rassegnando alla presunta “indifferenza” e
“ostilità” da parte del mondo in cui viviamo? Non stiamo tralasciando alcune
concrete occasioni di evangelizzazione? Non stiamo forse esagerando alcune
nostre fragilità, che potrebbero essere occasioni positive di incontro?
Quarta domenica di Quaresima: aprire gli occhi alla luce
Quinta domenica di Quaresima: risorgere a vita nuova
Settimana Santa: riconoscere e accogliere la croce
La narrazione evangelica testimonia alcune occasioni in cui Gesù si ritira e
sfugge dalle insidie di coloro che gli sono diventati avversari. Il vangelo di
Giovanni dice che “non era ancora giunta la sua ora”. Mentre nel momento
decisivo ricorda “questa è la vostra ora, l’ora delle tenebre”.
51
TEMI DI PREDICAZIONE PER IL TEMPO DI PASQUA:
VIVERE ESPERIENZE DI RISURREZIONE
II domenica di Pasqua: accogliere lo Spirito di riconciliazione
III domenica di Pasqua: lasciarsi infiammare il cuore dal Risorto
IV domenica di Pasqua: seguire il Buon Pastore
V domenica di Pasqua: credere e compiere le opere del Risorto
VI domenica di Pasqua: accogliere la pace dello Spirito
Ascensione: accettare il distacco, riconoscere la presenza
Pentecoste: lasciarsi incendiare dallo Spirito
Giugno-settembre: cominciare a camminare nel discernimento
52
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
6.3 - IL MERCOLEDÌ DELLE CENERI
E I GIORNI SEGUENTI
La penitenza che nasce dall’ascolto
Dio desidera la vita nuova per noi. La desidera forse anche più di noi stessi:
perché è più facile adagiarsi, scusarsi, adeguarsi allo stile corrente. Dio invece,
attraverso la carità di Cristo, ci invita a ripartire, a guardare avanti, a ricominciare. Il giorno di Pasqua l’annuncio positivo prevale sul rimprovero:
«Andate, annunciate… ». Il senso della penitenza quaresimale non è dunque
uno sforzo di automiglioramento, ma consiste innanzitutto nell’accoglienza
del desiderio di Dio, che vuole rinnovarci, farci ripartire.
Da qui nasce la penitenza: riconosco che Dio mi vuole rinnovare con il suo
amore; ed entro in sintonia con la sua azione. Per questo la penitenza è più un
lasciar-fare che un agire, uno svuotarsi, prima che un rinforzarsi.
Il mercoledì delle Ceneri e i giorni successivi, fino alla prima domenica, possono essere occasione favorevole di ascolto più intenso della Parola di Dio,
aiutato da una appropriata predicazione.
La penitenza quaresimale può essere presentata nella sua dimensione evangelica, che unisce da un lato la gioia di aderire più strettamente alla Buona
Notizia, e dall’altro la serietà che comporta una più stretta vicinanza a Cristo,
colui che “si è fatto povero per arricchirci”. Sullo sfondo dell’esperienza di
Gesù comprendiamo che la penitenza ha una dimensione di rinuncia: si tratta
di svuotarsi, di fare spazio alla carità di Cristo. Occorre inevitabilmente
togliere ingombro, lottare contro ciò che ostacola, perché possa risplendere
la bellezza del vangelo anche nella nostra carne:
- con la preghiera si svuota il tempo da attività inutili, o anche utili, perché
sia Dio ad agire in noi;
- con l’elemosina ci si svuota dei propri beni a favore dei poveri, per essere
riempiti della sua carità;
- con il digiuno ci si abbassa al livello della cenere, della polvere, perché sia
più chiaramente riconoscibile l’azione creatrice e ricreatrice di Dio che continuamente ci sorregge.
Il tempo della Confessione e del dialogo spirituale
I presbiteri offriranno all’inizio della Quaresima tempi opportuni dedicati
alla confessione e al dialogo spirituale, raccomandato anche a chi non può
ricevere l’assoluzione sacramentale.
Ciò comporterà da parte loro rinunciare ad altre attività meno necessarie e
meno direttamente legate al loro ministero.
53
Il rito delle ceneri
54
Il rito delle ceneri affonda le sue radici nella Scrittura e ha profonde risonanze antropologiche. Gesti simili si trovano anche in altre culture e in altre
religioni: si potrebbe forse rischiare di affermare che ha una valenza praticamente universale.
La liturgia cattolica lo riserva ad un giorno specifico: il mercoledì in cui
comincia la Quaresima, nella tradizione romana (il rito Ambrosiano ha una
sua propria caratterizzazione del tempo quaresimale, e riprende il rito delle
ceneri in modo accessorio, al di fuori e in maniera ben distinta dalla celebrazione eucaristica). Il fatto di essere conferito ad un giorno speciale è uno degli
elementi di forza del rito.
L’assemblea che riceve le ceneri è pertanto qualificata e distinta rispetto all’assemblea domenicale. Occorrerebbe essere attenti alla sua particolare configurazione: sono coloro che si rendono disponibili a uno specifico cammino
penitenziale. Potrebbero essere coloro che in qualche modo coinvolgono anche
altri nel cammino di conversione.
Ricevere le ceneri significa che, senza la forza creatrice che proviene da Dio,
senza il suo Spirito che ci rinnova, siamo un nulla. Porsi in atteggiamento penitenziale significa disporsi ad accogliere in profondità la grazia che proviene
dal Padre.
Alcune precisazioni
Non si danno le ceneri la domenica, nella tradizione romana.
La penitenza, in effetti, è volontaria. Quindi, chi ha in animo di fare penitenza,
venga il mercoledì. Ogni unità pastorale troverà il modo di offrire a tutti la
possibilità di una celebrazione penitenziale, con il conferimento delle ceneri
(anche al di fuori della celebrazione eucaristica) che diventi accessibile a tutti.
Non si portano le ceneri agli ammalati, impossibilitati a venire alla celebrazione. Mentre infatti l’Eucaristia è un segno di comunione e di conforto, la
cenere è segno penitenziale volontario, di chi è sano e riconosce la propria infermitànel peccato. Chi vive nella malattia vive già una sufficiente penitenza.
È raccomandata la visita e la preghiera insieme agli ammalati, all’inizio e nel
contesto della Quaresima. Si può affidare a ciascun ammalato un impegno di
preghiera per qualche aspetto della vita della chiesa locale o universale.
Occorrerà comunicare per tempo al sito della diocesi gli orari del mercoledì
delle Ceneri.
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
6.4 - INIZIATIVE A LIVELLO PARROCCHIALE
UNA STAFFETTA DI PREGHIERA
Il suggerimento della liturgia: lodi e vespri tutti i giorni
PNLO 20. La Liturgia delle Ore, come tutte le altre azioni liturgiche, non è
un’azione privata, ma appartiene a tutto il Corpo della Chiesa, lo manifesta e
influisce in esso. La sua celebrazione ecclesiale è posta nella sua più piena luce
- e per questo è sommamente consigliata - quando la compie la chiesa locale
con il proprio vescovo, circondato dai presbiteri e dai ministri; «in essa è veramente presente e opera la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica, apostolica».
Questa celebrazione, anche quando, in assenza del vescovo, è fatta dal Capitolo dei canonici o da altri sacerdoti, si svolga sempre rispettando la corrispondenza delle Ore al loro vero tempo, e per quanto è possibile, con la
partecipazione del popolo. La medesima cosa si dica dei Capitoli collegiali.
PNLO 21. Le altre assemblee di fedeli curino anch’esse, e possibilmente in
chiesa, la celebrazione comunitaria delle Ore principali. Fra queste assemblee
hanno un posto preminente le parrocchie, vere cellule della diocesi, organizzate localmente sotto la guida di un pastore che fa le veci del vescovo. Esse
«rappresentano in certo modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra».
Come celebrare tutti i giorni le lodi mattutine?
La tradizione del passato ci consegna queste modalità:
- appaltare al solo prete. Ciò aveva e ha tuttora un senso, laddove il lavoro e
gli impegni della vita impediscono alla maggior parte della comunità di accedere alla preghiera comune.
- appaltare ad una comunità religiosa, monastica, contemplativa, o di altro
tipo. Anche questo ha tuttora un grande valore, ed è praticato nella nostra
diocesi. Questi luoghi divengono oasi di preghiera, dove chiunque può rifugiarsi.
- impegnarsi in un piccolo gruppo, attorno al presbitero o al diacono o alle
figure di vita consacrata locale. Anche questo ha un grande valore.
- fondere messa quotidiana e liturgia delle ore. In pratica è una variante della
precedente: il piccolo gruppo chiuso che partecipa alla Messa quotidiana celebra anche la liturgia delle ore.
55
Problemi legati a queste soluzioni: la progressiva esclusione della comunità
dalla preghiera quotidiana. La progressiva chiusura in una élite, incapace
di allargarsi e fare da traino. Oppure avviene che si costituiscano comunità
esemplari, ma solo per il tempo della “vacanza spirituale”. Si va al monastero
a respirare l’aria pura della preghiera monastica, ma poi ci si tuffa di nuovo
a pieni polmoni nell’inquinamento della convulsione della vita moderna.
Ammesso che si possa definire moderna una vita sempre più agitata (e per di
più, in molti casi, anche sottopagata).
POSSIBILITÀ DI APERTURA
- La Messa per i defunti. Ad essa spesso partecipa anche chi non vive la vita
comunitaria. Sembra però inopportuno forzare unendo anche la liturgia delle
ore.
- La celebrazione delle Ore nei vari gruppi parrocchiali.
IL CANTO DELLA MESSA
Il canto della Messa nel tempo di Quaresima
56
Non si canta l’Alleluia.
Non si eseguono (questo dovrebbe essere ovvio) canti sguaiati e superficialmente festosi. Non si eseguono neppure i canti abituali del Tempo Ordinario.
Sarebbe consigliabile individuare alcuni canti appropriati, da usare solo in
questo tempo dell’anno.
Si limita l’uso dell’organo e degli altri strumenti (solo per accompagnare il
canto).
Tali limitazioni sono un invito a riscoprire l’essenzialità del canto liturgico, e
la forza dello strumento fondamentale: la voce umana.
Nella catechesi ai fanciulli e ai giovani si può proporre una o più esperienze di
avvicinamento al canto, a partire dalla forza e dalla potenza della voce umana.
A tale scopo può essere utile l’incontro con un vero professionista della voce,
più che l’ascolto di musica registrata (che può essere peraltro interessante). Lo
stile essenziale della Quaresima esige il contatto con la realtà.
La tradizione più genuina di musica liturgica prevede l’uso della sola voce
(così si è mantenuto nelle comunità ortodosse).
Tra i canti più appropriati al tempo penitenziale troviamo il Kyrie eleison (la
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
preghiera del povero) e l’Agnus Dei (l’annuncio della liberazione dal peccato).
È bene cantarli in tutto il tempo quaresimale, anche nelle Messe feriali.
Il canto della Messa nel Triduo Pasquale
Sul sito dell’Ufficio Liturgico saranno resi disponibili per tempo alcuni canti
appropriati alle celebrazioni del Triduo. È bene che si formi un repertorio di
canti che vengono eseguiti esclusivamente in queste celebrazioni.
Il canto della Messa nel Tempo Pasquale
Nel tempo pasquale si propone un segno che riguarda contemporaneamente
il presbitero e l’assemblea: cantare cioè i saluti e le introduzioni. Il Messale propone vari moduli, adatti a diverse tessiture vocali. Aiutato da persone competenti il presbitero si preparerà a cantare i saluti e le introduzioni; eventualmente (in assenza del diacono) anche il Vangelo.
Rieducare la propria voce e rieducarsi al canto liturgico può essere considerata
una buona penitenza quaresimale.
In ogni parrocchia e per ogni celebrazione eucaristica si adotterà un Alleluia
specificamente pasquale, da non adottare negli altri tempi liturgici. Sul sito
dell’Ufficio saranno disponibili i riferimenti opportuni.
UNA MICROREALIZZAZIONE DELLA PARROCCHIA
Valutare le proposte della Caritas
Il parroco, o il presbitero incaricato nell’unità pastorale, o il diacono, e il
gruppo caritas, o se non c’è alcune persone incaricate, o in assenza anche di
questo, alcune persone fidate, valutano le proposte della Caritas, e le riducono
a due, tre iniziative al massimo.
Sottoporre la scelta al consiglio pastorale
Il consiglio pastorale (parrocchiale, o dell’unità pastorale secondo i casi) opera
un discernimento e individua la proposta che si ritiene più adatta alla parrocchia, sia come possibilità di realizzazione, sia come valore educativo.
Sottoporre la proposta ai vari gruppi
La proposta viene presentata, nei modi opportuni, ai vari gruppi della parrocchia. I responsabili caritas, comunque configurati (gruppo caritas, gruppo
di animazione, gruppo informale) forniscono il materiale per segnalarla nelle
57
varie diramazioni della vita parrocchiale.
È importante che l’iniziativa sia motivata non solo come attività pratica, di
raccolta di denaro o altro tipo di solidarietà, ma anche come modalità di
conversione e di formazione, per crescere insieme nella carità.
Esecuzione e personalizzazione
Ogni gruppo o singola famiglia o persona della comunità è invitato a recepire
l’iniziativa, anche personalizzandola, secondo la propria disponibilità. Ciò
vale soprattutto per i gruppi della catechesi dei fanciulli e degli adolescenti
e giovani.
Ogni gruppo o singolo può anche eventualmente documentare e far conoscere
come ha accolto la proposta parrocchiale.
Resta importante la possibilità di una adesione personale e silenziosa.
Conclusione e verifica
58
Al termine del percorso, è importante un rendiconto, non solo economico
o pratico, ma anche educativo. E quindi verificare insieme se e in che modo
l’iniziativa ha contribuito a crescere nella carità.
Anche un’iniziativa che non avesse dato i risultati sperati può essere un
momento importante di crescita formativa: può essere l’occasione per capire
di dover correggere il tiro, di migliorare la comunicazione, di individuare e
motivare persone responsabili…
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
6.5 - INIZIATIVE A LIVELLO PERSONALE
Fin dall’inizio della Quaresima si è invitati a uno spazio personale di penitenza,
da svolgere “nel segreto”.
VIVERE OGNI GIORNO LA PREGHIERA
L’ideale da perseguire è che ogni giorno si partecipi alla preghiera della
comunità: le Lodi, i Vespri, la celebrazione eucaristica.
Una vita ritmata dalla preghiera, non potrà che essere una vita pervasa dalla carità, che si manifesta nel lavoro (manuale e intellettuale) e nella cura dei fratelli.
Non tutti i giorni si può andare a Messa. Non tutti tutti i giorni possono essere
presenti alla preghiera comunitaria.
Come trovare il proprio ritmo di preghiera quotidiano?
Partire dalla domenica
Si comincia dalla celebrazione domenicale. Si distilla un elemento della liturgia
della Parola, soprattutto dall’omelia. Si recepiscono le iniziative della comunità.
Proseguire con la famiglia
Per qualcuno è possibile pregare in famiglia. Per qualcun altro no. Ma il vivere
in famiglia non può lasciare indifferente la nostra preghiera.
DIGIUNO QUOTIDIANO
Anche il digiuno riguarda ogni giorno.
Al di là del suo ruolo pratico (risparmiare, dare ai poveri) ha una funzione
simbolica: riconoscimento della propria povertà, invocazione del dono dello
Spirito, che è il solo che ci dà vita.
VIVERE QUOTIDIANAMENTE LA CARITÀ
La carità non vive di solo di grandi slanci. Possono servire a schiodarsi da
una situazione di stallo; ma essenzialmente la loro funzione è di riprendere il
cammino, passo passo.
La conversione è autentica se riguarda qualcosa che ci coinvolge, giorno
per giorno.
59
60
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
7. SCHEDE BIBLICHE
61
SCHEDA I
Fidarsi del Padre per vincere il demonio
I Domenica di Quaresima
IL VANGELO
Matteo 4, 1-11
Contesto. Il vangelo della prima domenica di quaresima ci riporta ai capitoli
introduttivi dell’opera. Siamo agli inizi della vita pubblica di Gesù e l’evangelista Matteo sta tracciando le coordinate del ministero del Messia, che poi si
svilupperanno per tutta l’opera. Gesù ha ormai vissuto il battesimo al fiume
Giordano, con la rivelazione ad esso collegata. Ora incontriamo un racconto
pure importante e nodale per la vita di Gesù e per quella dei discepoli.
62
Contenuto. Il racconto delle tentazioni secondo Matteo è costituito da un’introduzione, da tre scene centrali collegate tra loro e da una conclusione. Nel
deserto, sul Tempio di Gerusalemme e sul monte alto si affrontano i due personaggi principali: Gesù ed il diavolo. Vediamo meglio il testo nei suoi particolari. Nei primi due versetti si presenta dapprima Gesù che è “condotto dallo
Spirito nel deserto”. Egli, dopo essere stato investito ufficialmente dallo Spirito
al Giordano, è da lui quasi spinto con forza nel deserto. È qui che sicuramente,
come gli antichi profeti, ha la possibilità di approfondire ulteriormente la sua
missione, delineatasi col battesimo. Il deserto, come lo fu per Israele, è anche
per Gesù il luogo della tentazione. Questa è attuata “dal diavolo” - traduzione
greca del termine ebraico ‘satana’ - dopo che Gesù, come Mosé sul Sinai (cf
Es 34,28), ha digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, perché afferrato
unicamente dal rapporto esclusivo col Padre. Tre sono le tentazioni del demonio. La prima si aggancia ad un bisogno primario provato da Gesù: la fame. Il
demonio, proponendo la sua soluzione - “di che questi sassi diventino pane” -,
non solo tende a risolvere il problema della fame, ma offre a Gesù l’opportunità
di manifestare finalmente la sua identità di Messia - Figlio di Dio, così come
Dio manifestò la sua grandezza a Israele nel deserto, donando la manna. Gesù
non ci sta. Egli, come ogni credente, sa che Dio provvede a tutte le necessità
dell’uomo, anche a quelle materiali, le quali non devono mai offuscare il primo
compito di tutti: vivere “di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. La seconda
tentazione ha come sfondo Gerusalemme e precisamente la parte più alta del
Tempio. Il demonio, con una citazione presa dalla Bibbia, chiede a Gesù di realizzare un gesto spettacolare: buttarsi giù dal pinnacolo. Era, infatti, convinzione in Israele che la rivelazione del Messia avrebbe avuto inizio dal Tempio della
Città santa. E quale occasione migliore di quella poteva presentarsi a Gesù per
manifestarsi a tutti? La risposta è ancora categorica: “non tentare il Signore Dio
tuo”. Così Gesù smaschera da un lato l’uso sbagliato che il demonio fa della
Scrittura (quando serve soltanto a giustificare i progetti umani) e dall’altro una
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
spiritualità fasulla che, dietro a gesti religiosi, di fatto vuole usare Dio e desidera piegare Dio ai propri interessi. Qui abbiamo contenute tutte le tentazioni
insite in una religiosità formale, alla ricerca solo di se stessi e dei propri interessi di parte, e non veramente finalizzata alla comunione autentica con Dio. L’ultima tentazione avviene su “un monte altissimo” che richiama ancora il monte
Sion, sul quale sarebbe stato intronizzato il Messia discendente di Davide. Da
quella postazione il diavolo, mostrando a Gesù “tutti i regni del mondo con
la loro gloria”, promette che tutte quelle cose sarebbero state sue a condizione
che Gesù si fosse prostrato davanti a lui in adorazione. È chiesto a Gesù di sostituire l’adorazione dell’unico Dio e Padre con la prostrazione davanti ad una
divinità forte, che dà potere agli uomini. Anche questa è tentazione costante
per l’uomo e si trovano le sue tracce fin dalla vicenda dei progenitori nel giardino primordiale. È facile abbandonare Dio, le sue promesse e la sua fedeltà
per seguire invece chi, illudendo, vuole offrire materialmente e concretamente
sicurezza, potere, tranquillità, benessere e ordine. Gesù smaschera la pretesa
idolatrica del diavolo: “vattene satana!”. Gesù partecipa alla signoria di Dio non
percorrendo facili scorciatoie, ma restando Figlio fedele al Padre, fino all’ubbidienza estrema del Calvario. Questo per altro è il senso di: “adora il Signore
tuo Dio e a lui solo rendi culto”. La conclusione della pericope, presentando la
fuga del diavolo e la comparsa degli angeli che servono Gesù, richiama la sua
vittoria definitiva sul male e la realizzazione delle promesse del Padre fedele.
Conclusione. Le tentazioni vissute da Gesù riassumono le prove sperimentate
da Israele e anticipano quelle incontrate dai suoi discepoli. La fiducia totale nel
Padre fedele, come scelta prioritaria nella vita, e le motivazioni forti trovate
nella Scrittura permettono a chiunque, come ha fatto Gesù, di non soccombere
al maligno.
PER ATTUALIZZARE
- Com’è il nostro rapporto con Dio? È per noi un peso, che ci toglie libertà e
serenità, oppure è il soffio vitale del quale non possiamo fare a meno per vivere?
- In che misura i bisogni, il potere, l’affermazione di sé ostacolano il nostro
cammino di fede? Che cosa facciamo concretamente per porre rimedio a queste
situazioni?
- Nei nostri servizi ecclesiali siamo portati ad esercitare un potere prettamente
umano, che isola e crea solitudine, o scegliamo di servire nella comunità con gli
altri?
- La Scrittura è per noi fonte primaria in cui troviamo linfa vitale e motivazioni per
la nostra fede? Ad essa ricorriamo quando siamo in difficoltà o incerti nella vita?
PER APPROFONDIRE
CdA nn. 181-185: Tentato come noi
63
SCHEDA II
Solo Gesù può donare la salvezza del Padre
II Domenica di Quaresima
IL VANGELO
Matteo 17, 1-9
Contesto. Dopo il tredicesimo capitolo, in cui Gesù attraverso parabole parla
del regno dei cieli, seguono altri due dove l’evangelista ha raccolto episodi
di conflitto e di rivelazione. I conflitti sono con gli abitanti di Nazaret o con
altri connazionali, nei confronti dei quali Gesù contesta il modo di applicare
la legge. Attraverso miracoli egli si manifesta sempre più alle genti fino ad
arrivare a parlare direttamente e personalmente con i discepoli. Infatti, dopo
aver chiesto ad essi ed in particolare a Pietro di professare la fede, nel famoso
dialogo avvenuto a Cesarea di Filippo, Gesù fa conoscere ai discepoli che egli
dovrà morire e che anch’essi nella vita porteranno la croce dietro a lui.
64
Contenuto. Il brano della seconda domenica di quaresima è abitualmente
chiamato “vangelo della trasfigurazione”. Questa, di fatto, costituisce soltanto
uno degli aspetti in cui si articola il racconto di Matteo. Il primo versetto funge da introduzione. Qui l’evangelista colloca geograficamente la scena - “in
disparte, su un alto monte” - e presenta i personaggi. Gesù è il protagonista.
Egli, prendendo l’iniziativa, porta “con sé Pietro, Giacomo e Giovanni”, tre
dei suoi discepoli. La vicenda sul monte si snoda in tre sequenze. Nella prima
troviamo presentata la trasfigurazione di Gesù, attraverso la quale egli cambia
radicalmente il suo volto ed anche le vesti, e l’apparizione di Mosé ed Elia, che
si intrattengono amabilmente con lui. Alla scena assistono direttamente i discepoli, perché tutto avviene “davanti a loro”. La seconda si apre con le parole
di Pietro rivolte a Gesù. Egli, che desidera prolungare quell’esperienza, perché
era per loro bello stare sul monte, propone la costruzione di tre capanne per
i personaggi celesti, affinché la loro presenza potesse perdurare. Segue poi
una nuova apparizione: “una nube luminosa li avvolse con la sua ombra”. La
nube, nella tradizione biblica, è il segno concreto della presenza di Dio. È Dio
Padre, quindi, che in quel momento si fa presente sul monte e la voce udita
ne è la conferma. Le parole pronunciate da Dio riguardano Gesù, il quale
non è come Mosé ed Elia, anche se si colloca in quella scia luminosa. Egli
è proclamato “Figlio prediletto”, amato e scelto dal Padre per rivelare e realizzare la salvezza definitiva degli uomini. Per questo occorre ascoltarlo. La
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
sequenza si chiude riportando l’attenzione sui discepoli che, “presi da grande
timore cadono con la faccia a terra”, in quanto non riescono a reggere davanti
al mistero di Dio che si rivela. Nell’ultima sequenza Gesù prende nuovamente
l’iniziativa e, coerentemente con la missione ricevuta dal Padre, si avvicina ai
discepoli, li tocca, risollevandoli dalla prostrazione in cui erano caduti, e con
le sue parole li invita a non aver paura. I discepoli, infatti, d’ora in poi vedranno solo Gesù e nessun altro potrà far giungere fino a loro la salvezza dono del
Padre. La conclusione del brano presenta il gruppetto che scende dal monte e
le consegne date da Gesù ai suoi: “non parlate a nessuno di questa visione ...”.
Infatti, soltanto dopo la resurrezione di Gesù essi avranno piena consapevolezza del dono ricevuto e dell’esperienza fatta; allora saranno anche in grado
di parlare in modo significativo, cioè essere testimoni.
Conclusione. Ai discepoli, chiamati a seguire il maestro da vicino condividendo anche la croce, affinché non si perdano d’animo, Gesù concede di
vivere, ad alcuni, la forte esperienza sul monte. In quel luogo egli non solo è
presentato continuazione e compimento della storia della salvezza, ma, attraverso la parole del Padre, è indicato come l’unico che possa risollevare i suoi,
dar loro coraggio, interpretare le parole del Padre e rendere partecipe della
salvezza. Questa sarà sperimentata pienamente soltanto con la resurrezione
di Gesù e dei discepoli, di cui la vicenda sul monte è un anticipo. Nel frattempo Gesù continua a camminare amorevolmente con i suoi discepoli per i
sentieri del mondo e del tempo.
PER ATTUALIZZARE
- Che posto occupano nella nostra vita la figura di Gesù Cristo, i suoi insegnamenti ed il suo modello di vita?
- In che misura siamo disponibili a riprendere il nostro cammino di fede con
Gesù Cristo, se si fosse un po’ allentato, e con quali modalità?
- Riteniamo che la Parola di Dio sia uno dei cammini fondamentali nella vita
di fede? Quali scelte possiamo attuare al riguardo?
- La celebrazione della Eucaristia domenicale dovrebbe essere sempre più
come l’esperienza sul Tabor per i tre discepoli. Ci disponiamo a vivere così la
s. Messa domenicale? Cerchiamo in tutti i modi di renderla una esperienza
gioiosa e di festa che rende presente il Signore?
PER APPROFONDIRE
CdA nn. 221-224: Il Figlio dell’uomo, umiliato e glorioso
65
SCHEDA III
Si converte chi sta col Signore
III Domenica di Quaresima
IL VANGELO
Giovanni 4, 5-42
Contesto. Nella terza domenica di quaresima s’incontra il passo dell’evangelista
Giovanni detto “della samaritana”. Nel racconto troviamo però presentate anche
altre scene, che capitano attorno al pozzo di Giacobbe. Il brano si trova nella
grande sezione del vangelo, dopo il prologo (Gv 1, 1-18), indicata come “Il libro
dei segni” (Gv 1, 19-12, 50). In questa parte l’evangelista presenta il ministero
pubblico di Gesù attraverso il quale, con segni e parole, mostra se stesso al popolo
come rivelazione del Padre. Tale manifestazione produce di conseguenza il rifiuto
da parte della gente: “venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”.
66
Contenuto. Nei primi versetti (Gv 4, 4-6) l’introduzione inquadra il racconto dal
punto di vista geografico e degli spostamenti di Gesù. Egli, che è in viaggio verso
Gerusalemme, deve attraversare la Samaria e, durante il tragitto, si ferma al pozzo
di una città chiamata Sicàr. Questa è probabilmente da identificare col piccolo
abitato di Sichem, che sorgeva a duecento metri dal pozzo di Giacobbe. Il villaggio ebbe nell’antichità un posto molto importante perché legato alle vicende dei
patriarchi e perché costruito ai piedi del monte Garizìm, su cui sorgeva il tempio
dei samaritani. A Sichem, dopo la distruzione di Samaria, si radunò la comunità
samaritana, la quale riteneva di discendere da Giuseppe figlio del patriarca
Giacobbe. A questo punto il racconto presenta tre scene avvenute attorno al pozzo. La prima (Gv 4, 7-26) è dominata dal dialogo di Gesù con la samaritana, che
oltre ad essere donna appartiene ad un popolo considerato di razza inquinata e
quindi pagano. Di conseguenza tra ebrei e samaritani non c’erano rapporti facili.
Per tale ragione la donna rimane stupita dalla domanda fattale da un ebreo di
nome Gesù: “dammi da bere”. Il resto del dialogo vuole portare la samaritana
ad incontrare autenticamente Gesù. La donna ha molte difficoltà ad accogliere
la comunicazione di Gesù perché condizionata dalle sue esperienze ed esigenze
materiali (“Signore tu non hai un mezzo per attingere ed il pozzo è profondo; da
dove hai dunque quest’acqua viva? ... dammi di quest’acqua, perché non abbia più
sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”), dalle vicende affettive (aveva
avuto cinque mariti) e dalle tradizioni religiose (“i nostri padri hanno adorato
Dio sopra questo monte...”). Gesù, con grande pazienza ed amabilità, spiega ogni
cosa e prepara così il terreno perché la sua interlocutrice possa riconoscere in lui
il Messia: “sono io che ti parlo”. La seconda scena (Gv 4, 27-38) vede interagire
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
Gesù ed i discepoli. Anch’essi si rivolgono al maestro partendo da un problema
concreto: “Rabbi, mangia”; egli risponde portando la conversazione su di un piano diverso: “ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. I discepoli non colgono lo spessore delle parole di Gesù ed egli interviene nuovamente per chiarire
il suo pensiero, sottolineando la sua preoccupazione principale che consiste nel
fare la volontà del Padre: “mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato
e compiere la sua opera”. Per spiegarsi meglio cita due detti proverbiali. Come la
natura lentamente svolge il suo corso, così anche la volontà di Dio gradualmente
si realizza in pienezza nella storia delle persone. Di conseguenza, coloro che sono
chiamati a lavorare nell’«azienda del Signore» non devono essere preoccupati della mansione da svolgere, ma di mettersi al servizio della volontà del Padre che, da
protagonista, è all’opera in tutti: “levate i vostri occhi e guardate i campi che già
biondeggiano per la mietitura”. L’ultima scena (Gv 4, 39-42), già anticipata nei
vv. 29-30, presenta “molti samaritani di quella città”, che vanno da Gesù stimolati
dalle parole della donna. Costoro credono in Gesù attraverso la testimonianza
della samaritana, ma la loro fede si stabilizza dopo essere stati due giorni con lui.
Infatti essi dicono: “Non è più per la tua parola che noi crediamo, ma perché noi
stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.
Conclusione. Ogni itinerario di vita cristiana deve portare ad un incontro autentico con Gesù Cristo. Egli è riconosciuto ed accolto soltanto quando, anche
col suo aiuto, ci si libera da tutte le sovrastrutture che impediscono un rapporto immediato, libero e decisivo. Chi sta al suo gioco diventa, di conseguenza,
testimone ed evangelizzatore, perché altri lo possano incontrare. Al riguardo
è necessario vigilare attentamente, perché la salvezza non è data dai discepoli,
ma da Gesù Cristo che porta gli uomini in comunione col Padre. Per questo
ogni esperienza ecclesiale diventa significativa ed incisiva se porta le persone a
“stare” in compagnia assidua con Gesù Cristo.
PER ATTUALIZZARE
- Il cammino quaresimale invita nuovamente a verificare il nostro rapporto con Gesù
Cristo e l’impegno da noi profuso per renderlo sempre più autentico, libero e decisivo.
- Nelle nostre comunità parrocchiali chiediamoci se le proposte formative, le
esperienze di gruppo, le scelte di fondo portano a Gesù Cristo. Quali cambiamenti sono necessari perché ciò si realizzi?
- Guardiamo con speranza evangelica la nostra vita, le nostre famiglie, le comunità parrocchiali, la Chiesa ed il mondo? È lui che salva e noi siamo soltanto dei
collaboratori, anche se necessari.
PER APPROFONDIRE
CdA nn. 36-39: Incontro a colui che dona l’acqua viva
67
SCHEDA IV
Gesù Cristo educa alla fede
IV Domenica di Quaresima
IL VANGELO
Giovanni 9, 1-41
Contesto. Anche il testo del vangelo di questa domenica si colloca nel “Libro
dei segni” del vangelo di Giovanni. L’evangelista presenta Gesù che si rivela al
popolo come inviato del Padre. In questa parte del vangelo hanno un posto
determinante le feste giudaiche. La guarigione del cieco dalla nascita avviene
a Gerusalemme durante la festa autunnale delle capanne o dei tabernacoli, in
cui si festeggia per i raccolti di fine estate, facendo memoria del permanere
degli israeliti sotto le tende nel deserto per quarant’anni.
68
Contenuto. Nei primi cinque versetti l’evangelista presenta la vicenda che
riguarda Gesù, un uomo ceco dalla nascita ed i discepoli. Partendo da una
loro domanda, che sottolinea il problema del rapporto esistente tra peccato
e malattia fisica, Gesù risponde affermando che la cecità non è conseguenza
di qualche peccato commesso. Essa è una delle tante situazioni nelle quali si
evidenzia il limite umano creaturale. Nel nostro caso, attraverso l’opera di
Gesù, è messo in risalto l’azione benefica di Dio creatore. É così delineato il
significato del segno che Gesù sta per compiere; è un esempio della luce che
viene nelle tenebre: “finché sono nel mondo sono la luce del mondo”. Nei
vv. 6-7 troviamo la sobria narrazione del miracolo. Gesù, come un terapeuta, applica del fango sugli occhi del cieco, comunicando così al poveretto la
certezza che la sua condizione è presa in seria considerazione. Poi lo invia
a lavarsi nella piscina di Siloe, che si trova ai piedi della collina su cui sorge
Gerusalemme, a sud-ovest di essa. Questo fatto si collega ad altre guarigioni famose narrate dalla Bibbia. Pensiamo per esempio a Naaman il siro, che
è guarito dalla lebbra dopo essersi immerso nel Giordano, su consiglio del
profeta Eliseo (cf 2 Re 5, 10-14). Così anche il nostro cieco, immersosi nella piscina, guarisce dalla cecità fisica attraverso l’opera di Gesù, l’inviato di
Dio. Da questo momento inizia una serie di confronti - inchieste (vv. 8-34)
tra alcuni gruppi di persone e l’uomo guarito. Dapprima è interrogato dai
curiosi, che vogliono sapere e conoscere tutti i particolari dell’avvenimento
per avere l’esclusiva della notizia. A costoro l’uomo sa dire soltanto che egli
è guarito attraverso l’opera di un uomo di nome Gesù. Poi viene esaminato
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
dai farisei, che contestano la guarigione avvenuta di sabato. In questo giorno,
infatti, non è permesso alcun lavoro ed impastare del fango è proibito. Essi
consultano anche i genitori dell’uomo guarito, per avere ulteriori spiegazioni.
Di fronte all’insistenza dei farisei e alle loro contestazioni, l’uomo afferma,
partendo dall’esperienza fatta, che Gesù è Dio: “Da che mondo e mondo, non
s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui
non fosse Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Infine (vv. 35-41) Gesù incontra
nuovamente il cieco guarito. A costui si rivela e si manifesta nella sua identità
di “Figlio dell’uomo”. L’uomo guarito è desideroso di credere in lui e afferma,
prostrandosi: “Io credo, Signore”. Ora la guarigione è completa. Ha ricevuto
la vista fisica ed ora vede anche con la fede che Gesù è il Signore, il Figlio di
Dio. Nello stesso tempo l’evangelista presenta i farisei che si fissano inesorabilmente nella loro cecità. Così diventano vere le parole dette da Gesù: “sono
venuto... perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino
ciechi”.
Conclusione. Dio Padre, per mezzo di Gesù, è sempre vicino a coloro che
soffrono a causa dei limiti della natura umana. Chi incontra Gesù e si lascia
curare da lui arriva sicuramente ad uscire dal buio fisico per raggiungere anche la luce della fede. In questo cammino si incontrano pure molte difficoltà
che vengono dall’esterno: il giudizio degli altri, le tradizioni, i condizionamenti familiari o dei gruppi di appartenenza, le nostre attività. Se si persevera nello stare con Gesù Cristo, ascoltando la sua parola ed eseguendo le sue
indicazioni, ogni difficoltà si ridimensiona e si procede nell’itinerario di fede.
PER ATTUALIZZARE
- Davanti a Gesù Cristo ci riteniamo cechi o vedenti? Siamo bisognosi d’essere
sanati da Lui o riteniamo di non avere alcuna necessità nei suoi confronti?
- Consideriamo la fede un bene acquisito una volta per sempre, del quale poi
si vive di rendita, oppure è un dono da scoprire continuamente facendosi
aiutare dalla parola di Gesù Cristo e dalla sua Chiesa?
- Qual è l’impegno personale e comunitario per risollevare le miserie dell’umanità, come segno di salvezza che oggi Cristo porta nel mondo?
PER APPROFONDIRE
CdA nn. 664-668: L’iniziazione cristiana: itinerario che porta alla fede
69
SCHEDA V
Gesù Cristo dona la vita eterna
V Domenica di Quaresima
IL VANGELO
Giovanni 11, 1-45
Contesto. La liturgia quaresimale continua a proporre passi dal vangelo di
Giovanni. Nel “Libro dei segni” troviamo narrati sette miracoli di Gesù a
fronte dei ventinove presenti nei vangeli sinottici. La scelta di sette miracoli-segno evidenzia l’intenzione simbolica dell’autore. Sette è il numero che
indica perfezione e compiutezza. I sette miracoli-segno sono sufficienti per
Giovanni a comunicare ai credenti la pienezza di grazia e di verità che la Parola incarnata ha portato agli uomini. Vediamo ora l’ultimo miracolo narrato:
Lazzaro richiamato in vita da Gesù.
70
Contenuto. Il racconto giovanneo inizia con alcuni versetti di ambientazione.
Sono presentati i personaggi della scena (Gesù, Lazzaro, Marta e Maria) e
la località dove si realizza la vicenda: Betania. Lazzaro è ammalato e quindi
le sorelle si premurano di informare Gesù della situazione: “Signore, ecco,
il tuo amico è malato”. Qui Lazzaro è chiamato l’amico, colui che è amato
da Gesù. Sicuramente Lazzaro è qui da considerare come il rappresentante
di tutti quelli che Gesù ama: i cristiani. Subito dopo l’evangelista presenta
lo scopo del miracolo-segno, che sta avvenendo per mezzo di Gesù: “questa
malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio
di Dio venga glorificato”. La malattia di Lazzaro non finisce con la morte.
Gesù ridà al suo amico diletto la vita fisica, segno di quella eterna. La vita
ridata a Lazzaro è il motivo immediato che fa precipitare la vicenda e che
porterà Gesù alla morte, come primo atto della sua glorificazione, nella quale
si manifesta la gloria di Dio. I versetti che seguono (vv. 7-16), infatti, sottolineano l’andare a morire di Gesù: “i giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai
di nuovo? ... allora Tommaso disse: «andiamo anche noi a morire con lui»”.
É evidente l’intersecarsi di tre temi: la morte di Lazzaro, quella di Gesù e
quella dei discepoli. Tutto il movimento descritto è finalizzato alla fede dei
discepoli: “perché voi crediate”. Nei vv. 17-33 troviamo presentato l’arrivo di
Gesù a Betania ed il suo incontro con Marta e Maria, sorelle di Lazzaro. Il
dialogo con le due donne permette a Gesù di far conoscere che lui non è un
profeta come tutti gli altri. Egli può dare la vita, quella vera, a condizione che
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
si creda in lui. Infine nei vv. 34-40 si presentano il dolore di Gesù per l’amico
che amava (“si commosse profondamente... e scoppiò in pianto”) e l’obiezione
di Marta circa l’opportunità di togliere la pietra, perché Lazzaro ormai era
morto da quattro giorni. Gesù risponde ancora una volta chiedendo di aver
fede: “se credi vedrai la gloria di Dio”. La fede di Marta non solo permetterà
di vedere manifestata la grandezza di Dio nel miracolo che sta per realizzarsi,
ma anche è condizione per contemplare direttamente Dio nella resurrezione
finale. Il brano si chiude narrando brevemente il miracolo. È Dio Padre che
ridà la vita fisica a Lazzaro per mezzo di Gesù. Il “grido a gran voce” di Gesù,
può essere benissimo collegato col grido del Calvario, attraverso il quale tutti
i discepoli, animati dalla fede, vengono tirati fuori dal buio del sepolcro e
liberati dai legami della morte.
Conclusione. Dio Padre, attraverso l’azione di Gesù, ridà la vita fisica a Lazzaro. Il miracolo è un segno che richiama la vita eterna donata a tutti i credenti.
Chi crede in Gesù e si fida di lui partecipa della redenzione da lui ottenuta per
tutti i suoi amici, attraverso la morte e la resurrezione. Ai discepoli è chiesto
di perseverare perché così incontreranno definitivamente la vita vera.
PER ATTUALIZZARE
- Che spessore hanno la risurrezione di Gesù e la nostra risurrezione nel cammino di fede di ciascuno e delle comunità?
- Rimuoviamo i temi della morte e della risurrezione, aspetti centrali della
nostra identità cristiana, oppure mettiamo in atto strategie per comprenderli,
approfondirli e assimilarli? Quali?
- La cura del corpo dell’uomo nelle varie strutture sanitarie pubbliche e private è un segno della fede nella risurrezione. In che modo i cristiani svolgono
il loro servizio professionale o volontario in queste realtà?
- Il servizio nella chiesa lo svolgiamo per liberare dal male e dare sperana,
come ha fatto Gesù?
PER APPROFONDIRE
CdA nn. 1167-1168: E Dio sarà tutto in tutti
71
SCHEDA VI
Crocefisso secondo le scritture
Domenica delle Palme
IL VANGELO
Matteo 26, 14-27, 66
Contesto. Il racconto della passione e morte di Gesù di Matteo, pur articolandosi secondo lo schema caratteristico di Marco e Luca, presenta un orientamento proprio. È necessario quindi leggere con attenzione la narrazione
perché dai fatti, dai personaggi, dai discorsi e dallo stile si evidenzia che tutto
è costruito per una comunità di credenti che celebra, conosce e vive il mistero
centrale della salvezza. La struttura del racconto può essere così articolata: la
cena di addio 26, 14-29, l’agonia e l’arresto 26, 30-56; il processo davanti ai
giudei 26, 57-27, 10; il processo davanti ai romani 27, 11-31; il calvario 27,3254 e la tomba sigillata 27, 32-66. Ci soffermeremo soltanto sulla penultima
parte, iniziando da quando Gesù, schernito e spogliato del mantello, va verso
la crocefissione.
72
Contenuto. La prima scena è costituita da un insieme di fatti che capitano
durante il tragitto verso la crocefissione. Simone di Cirene porta la croce di
Gesù; sul Golgota con la bevanda di vino mescolato a fiele e con lo spartirsi
le vesti, tirandole a sorte, si concretizza quanto detto dai salmi 68,22 e 22,19.
Gli aguzzini, che fanno la guardia al crocefisso ed i due malfattori, innalzati
accanto a Gesù, sottolineano che il “re dei giudei” è esposto alla pubblica
infamia. La croce, come ogni mezzo di tortura, prima di annientare la vita
fisica del condannato, lo espropria della sua dignità umana. La seconda scena
presenta gli insulti indirizzati a Gesù dai passanti, dai sommi sacerdoti e dai
concrocefissi. Tutti costoro, in sintonia con l’immagine del “giusto” sfidato
dagli empi (cf Sal 22), chiedono che Gesù manifesti la sua grandezza evitando una morte ignominiosa e degradante. Egli invece sceglie di rivelare la sua
identità di figlio di Dio, rimanendo fedele al Padre anche nella condizione di
estrema impotenza e miseria, caratteristiche di molti uomini. L’ultima scena
narra la morte di Gesù. Il quadro complessivo è dato dalla tenebra che ricopre tutta la terra da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio. Questo segno
si collega con le tradizionali immagini bibliche della manifestazione di Dio.
In mezzo alla tenebra Gesù, ispirandosi al salmo 22, lancia un grido che da
un lato rivela la prova in cui giace l’orante e dall’altro indica la piena fiducia
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
in uno sbocco positivo, anche se ci si trova in una situazione estrema. Alcuni
dei presenti fraintendono il grido di Gesù cercano, con interventi umani di
alleviare le sue sofferenze. Ma egli, lanciando un altro grido, muore. Alla sua
morte seguono dei segni apocalittici. Il velo del tempio si spezza ed il terremoto annuncia la resurrezione dei morti, secondo la profezia di Ezechiele
37,12. La tenebra con gli altri segni muove la reazione del centurione e di
coloro che erano con lui. Costoro, assieme alle donne, costituiscono il primo
gruppo di persone che, pieni di timore religioso, riconoscono in Gesù il
Figlio di Dio.
Conclusione. Tutto quanto accade sul Calvario è il compimento delle Scritture, che Gesù ha seguito fedelmente per compiere con amore la volontà del
Padre. Questa ha la preminenza anche nell’umiliazione della croce. Anche il
lettore cristiano, che incontra gli insulti rivolti al crocefisso, nutre sempre più
la certezza che il giusto è effettivamente liberato da Dio. Di conseguenza la
morte di Gesù, con i segni ad essa collegati, diventa la dichiarazione ufficiale
della fine del compito del tempio e di tutte le tradizioni antiche, perché da
quel momento inizia, per mezzo di Gesù, la vittoria definitiva di Dio sulla
morte. Allora chi incontra autenticamente la morte di Gesù, sperimentando
la liberazione dal male, diventa iniziatore di un movimento di conversione e
di fede destinato a diffondersi sempre più.
PER ATTUALIZZARE
- Davanti a Gesù Cristo in croce, pensiamo anche noi che la salvezza consista
nell’essere esonerati da qualsiasi prova o dolore oppure, come Lui, restiamo
fedeli a Dio anche nella condizione di estrema debolezza?
- Le tradizioni, i riti, gli usi ed i costumi, così fiorenti in questo periodo, sono
momenti di crescita nella fede oppure restano dei gesti esteriori che non intaccano le scelte fondamentali della vita?
- Quanto doniamo ai fratelli nel nostro servizio comunitario? Oppure ricerchiamo approvazioni, consensi e affermazione di noi stessi
PER APPROFONDIRE
CdA nn. 233-252: La passione e la morte di Gesù
73
SCHEDA VII
Il Signore è risorto: ditelo a tutti!
Pasqua di Risurrezione
IL VANGELO
Matteo 28, 1-10
Contesto. Il brano commentato è Matteo 28, 1-10. Siamo nell’ultimo capitolo
di Matteo. Ormai si è consumata l’offerta di Cristo al Padre ed è iniziato il corso nuovo della storia, segnato dalla vittoria definitiva sulla morte. Già ai piedi
della croce si sono viste le prime avvisaglie di novità: pagani che credono, un
nuovo popolo che si raduna, donne che tengono il collegamento col maestro.
Il racconto pasquale esplicita ulteriormente la nuova vicenda che dal Calvario ha ormai preso le mosse.
74
Contenuto. Il racconto si apre presentando un nuovo giorno. È ormai il
“primo giorno della settimana”. Il sabato è passato con tutte le tradizioni ad
esso collegate, ed inizia un tempo nuovo nella storia della salvezza. Nella
nuova fase che si apre, protagoniste sono due donne: Maria di Magdala e
l’altra Maria. Costoro vanno al sepolcro per “visitare la tomba”. Qui Matteo
si scosta da Marco e Luca, che sottolineano piuttosto l’unzione della salma.
Il nostro evangelista riporta invece l’usanza giudaica di visitare fino al terzo
giorno la tomba di un defunto, per verificare se per caso fosse ancora vivo.
Così egli prepara l’evento straordinario a cui le donne assisteranno. Arrivate
al sepolcro le donne vedono una teofania, cioè una manifestazione di Dio.
Questa è descritta attraverso elementi caratteristici del genere apocalittico: il
terremoto, l’angelo, il suo aspetto come folgore ed il suo vestito come neve.
“L’angelo del Signore”, che nella Bibbia indica la presenza di Dio che interviene nella storia degli uomini, appare in una cornice di grande sconvolgimento.
Egli, aprendo la tomba e sedendosi poi sulla pietra, dichiara ormai definitiva la vittoria sulla morte. La rappresentazione visiva del trionfo di Dio sulla
morte suscita la reazione delle guardie e delle donne. Le prime, a causa della
paura, sono sconvolte e cadono a terra come morte, non comprendono nulla
e restano al di fuori del mistero che si rivela. Le donne, anch’esse piene di paura, sono invece disponibili al dialogo e ricevono la comunicazione del significato di quanto è accaduto. L’angelo, infatti, con tutta la sua autorità, proclama
l’interpretazione autentica della tomba aperta e vuota: “Gesù il crocefisso non
è qui. È risorto”. L’annuncio pasquale fa passare i credenti dalla paura alla fede
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
gioiosa: “non abbiate paura, voi!”. La gioia dei cristiani scaturisce dal sapere
che anch’essi partecipano della stessa risurrezione di Gesù. Chi crede nelle parole che Gesù ha detto, non solo lo incontra risorto, ma partecipa anche della
sua risurrezione. La conseguenza che scaturisce, anche se il sepolcro è vuoto,
non è la tristezza o lo scoraggiamento, ma la forza dirompente dell’annuncio,
dell’evangelizzazione: “andate a dire ai suoi discepoli: è risorto e vi precede
in Galilea”. È in questa dimensione fondamentale della vita della Chiesa che
si fa esperienza del Risorto e che gli uomini di ogni tempo e luogo hanno la
possibilità di incontrarlo. Mentre le donne vanno a portare l’annuncio ai discepoli, Gesù in persona viene loro incontro e conferma con le sue parole che
l’evangelizzazione è l’esperienza qualificante la vita della comunità, nata dalla
sua morte e risurrezione.
Conclusione. Con la risurrezione del Signore la comunità dei credenti, nata
ai piedi della croce, viene riconfermata e consolidata. Essa non deve più temere perché la morte è stata sconfitta ed i suoi componenti sono chiamati a
condividere la stessa sorte del maestro. La forza della risurrezione del Signore è sperimentata direttamente dai cristiani quando annunciano con fede il
vangelo a tutti.
75
PER ATTUALIZZARE
- La nostra vita cristiana si caratterizza dalla paura, dal nascondimento, dal
rinchiudersi nel privato, o in virtù della risurrezione del Signore è testimonianza gioiosa e coraggiosa della nostra fede in Lui?
- Come pensiamo alla nostra morte e come ad essa ci prepariamo?
- La forza della risurrezione sta nell’annuncio del vangelo. È il vangelo il punto che qualifica la nostra vita, le nostre relazioni, le nostre scelte di vita?
- È il vangelo che regola il nostro servizio ecclesiale o prevalgono logiche
efficientistiche e organizzative?
PER APPROFONDIRE
CdA nn. 260-271: Risorto per la nostra salvezza
76
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
8. QUARESIMA
DI CARITÀ
77
78
WWW.SINODODIMANTOVA.IT
Dovremmo imparare a guardarci attorno, deciderci a muovere occhi e cuore e
dare concretezza alla nostra solidarietà e vicinanza a coloro a cui mancano le
cose necessarie. Anzitutto guardare alle Comunità cristiane della nostra Chiesa, che il terremoto tiene nella precarietà di una tenda, con tutte le difficoltà
ancora attuali che allontanano il momento di ritornare a casa.
Ma, ancor più a chi ha perso il lavoro e con esso il senso di dignità che ogni
uomo e donna scoprono e alimentano quando riescono a badare a se stessi, alla
propria famiglia e alla propria casa. E agli anziani non più capaci di autonomia,
agli ammalati piccoli e grandi il cui futuro è incerto, alla gente senza casa, senza patria, senza le più elementari certezze.
Quant’è ancora buia questa notte, quante povertà Gesù riveste ancora oggi!
“Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri – scrive Papa
Francesco – non si risolveranno i problemi del mondo e, in definitiva, nessun
problema” (EG n. 202).
Così ci ha detto il Vescovo Roberto nella omelia nella notte del Natale scorso,
ribadendo un impegno già evidente nella Chiesa mantovana. Impegno ancor più
atteso dai poveri nell’estremo acutizzarsi dei problemi in questi tempi duri. Impegno che abbisogna di essere sostenuto dalla “dimensione educativa che conferisce
senso e prospettiva ecclesiale”. Perché, certo, anche questo impegno costituisce un
aspetto importante - indispensabile! - della grande aspirazione posta dal Vescovo
col titolo generale del Sinodo diocesano: “vogliamo vedere Gesù” (Gv. 12,21).
La nostra Chiesa – attraverso la fraternità delle Comunità particolari – è impegnata a mostrare il vero volto di Gesù con segni (liturgia), parole (catechesi) ed
opere (carità). Può dunque accrescere la consapevolezza educativa di tale compito. Può individuare figure preposte alla animazione della carità nei gruppi
ministeriali e nei Consigli pastorali parrocchiali. Può quindi allargare il novero
delle opere e degli ambienti in cui manifestarsi.
Per ciò l’ufficio della Caritas insieme ai Centri pastorali dell’ambito della carità
propone di recuperare appieno le Opere di misericordia della antica tradizione
(corporali e spirituali), per verificare quali sono ben presenti (o meno), quali
da caratterizzare e da sviluppare.
Il Tempo di Quaresima – quest’anno dedicato al discernimento comunitario –
risulta particolarmente propizio al riguardo.
La lettura del libretto “Le opere di misericordia” possono aiutare nella analisi
e nel discernimento. I Parroci, i membri dei consigli pastorali, gli animatori
ed operatori pastorali della carità che non ne fossero ancora dotati possono
facilmente reperirlo presso i nostri uffici.
79
Scarica

libretto della seconda tappa