INDICE 1. PRESENTAZIONE DEL SUSSIDIO pag. 03 2. PER ORIENTARSI NEL PERCORSO DEL SINODO pag. 05 SEZIONE 1 - Materiali della 2a tappa di avvicinamento al Sinodo 3. PREGHIERA PER LA 2a TAPPA DI AVVICINAMENTO AL pag. 11 SINODO (nei 2 appuntamenti) Martedì 04/02 - preghiera in Duomo di inizio della seconda catechesi sinodale pag. 12 Giovedì 06/02 (o in altro appuntamento) - preghiera nelle pag. 16 parrocchie e/o Unità Pastorali 4. INCONTRO DEL VENERDÌ pag. 23 4.1 - sussidio introduttivo all’attività pag. 24 4.2 - introduzione al lavoro del «Piccolo Gruppo Sinodale» pag. 28 4.3 - scheda per il lavoro di gruppo pag. 31 5. SPECIALE GIOVANI pag. 33 SEZIONE 2 - Indicazioni diocesane per vivere la Quaresima 6. ASPETTI LITURGICI DA VALORIZZARE nel tempo di pag. 43 Quaresima/Pasqua/Pentecoste (nel contesto del Sinodo) 6.1 - alcune indicazioni liturgiche pag. 44 6.2 - valorizzare il carisma di presidenza pag. 49 6.3 - il Mercoledì delle Ceneri e i giorni seguenti pag. 53 6.4 - iniziative a livello parrocchiale pag. 55 6.5 - iniziative a livello personale pag. 59 7. SCHEDE BIBLICHE pag. 61 8. QUARESIMA DI CARITÀ pag. 77 1 WWW.SINODODIMANTOVA.IT 1. PRESENTAZIONE DEL SUSSIDIO di mons. Claudio Cipolla Con il presente fascicolo vorremmo contribuire ad accompagnare la tua comunità lungo quest’ anno liturgico. Accompagnare vuol dire mettersi accanto, fare compagnia lungo la strada. Contiene l’idea del sostegno più che l’imposizione. La strada è la stessa ed è faticosa, ma, se può esserti gradito, accanto a te c’è qualcun altro, anche lui con le sue fatiche, disposto a due chiacchiere, ad un aiuto, ad un suggerimento. E per un credente può essere richiamo a Colui che ti ha chiamato a servire, che è fedele sempre, che vede e sostiene con parole cariche di vera autorità. In effetti la fatica di tenere unita una comunità e di rispondere ai suoi tanti ed impellenti bisogni, l’impegno di guidare verso la stessa direzione gruppi e famiglie, bambini ed anziani, la continuità nei ritmi celebrativi e la costanza nell’assolvere agli obblighi amministrativi, tutto questo, e tanto altro ancora, nessun compagno di viaggio può evitarlo a nessuno. Quello che si può fare è contribuire spiritualmente: ma non è poco. L’incoraggiamento che nasce dalla stima e dalla condivisione sono importanti quanto la sicurezza che la strada intrapresa è quella giusta. La stima può soltanto essere testimoniata dai fatti. Accompagnare, dando certezza che l’orientamento ed il senso seguiti sono quelli giusti, può avvenire anche con semplici parole, con spunti, imbeccate come quelli che sono contenuti in questo fascicolo. Servono ad attivare il nostro protagonismo e la nostra creatività. Non possono sostituire l’iniziativa e la responsabilità personali. L’intenzione è di dire che quello che stiamo realizzando è adatto a raggiungere la meta che insieme, come diocesi, ci stiamo proponendo. Non prospettiamo dunque altre cose, ma offriamo il nostro impegno per dare un senso alle cose già impegnative della vita normale di una parrocchia. La Quaresima e la Pasqua sono quelle di sempre ma sono anche occasioni per maturare nella fede e rinsaldare la nostra appartenenza al Signore e alla comunità. Non riti imposti e da ripetere, ma occasioni di crescita e quindi di vita. La settimana di sensibilizzazione sul sinodo, la seconda tappa, collocata all’inizio di questo periodo, vuole portare un contributo al nostro cammino comunitario e permettere a chiunque lo desideri di vivere l’esperienza e le 3 esperienze di sempre arricchendole di un significato nuovo: quello di unirsi alle altre comunità di tutta la diocesi, di condividere il percorso di coinvolgimento attraverso i piccoli gruppi, di contribuire alla ricerca di nuove forme, adatte al nostro contesto attuale, per incontrare e vedere Gesù. Un compagno di viaggio ti invita ad alzare lo sguardo e ad apprezzare quanto incontri lungo il cammino. Saprà anche riconoscere le espressioni della stanchezza e non offendersi se, per caso, sono un po’ fuori dalle righe … Il tema che viene introdotto in quest’occasione è parte dell’esperienza di tutti coloro che hanno abitudine alla vita comunitaria. In una comunità infatti si insiste molto sulla corresponsabilità, sul coinvolgimento di tutti. Ciò avviene anche nella parrocchia. La figura del parroco-padrone è ormai superata, lasciando il posto a quella del padre di famiglia che attende la crescita e la maturazione dei propri figli, aspettando il giorno in cui potrà affidare loro ogni cosa, anche quei progetti che per il momento possono solo essere sogni. 4 La corresponsabilità nelle decisioni e la partecipazione di tutti infatti non annullano il dono del servizio di autorità, necessario perché la comunità resti unita e in cammino, rispettosa di tutti, anche dei più lenti, senza adagiarsi e senza correre troppo; strumento di comunione con tutte le altre comunità e con il Vescovo. Riflettere su questa dimensione porta ad arricchire la propria vita comunitaria e a vivere il tempo di Quaresima e Pasqua conferendo un senso ed un orizzonte nuovi, forse anche belli da intuire ed assaporare. Affidiamo questo sussidio ai parroci e con loro a quanti servono il cammino delle nostre comunità. WWW.SINODODIMANTOVA.IT 2. PER ORIENTARSI NEL PERCORSO DEL SINODO La fase della preparazione Quello che sta a cuore non si improvvisa. È pensato, progettato e messo in cantiere. Se ne valutano i tempi, se ne curano gli strumenti. Si fa in modo che abbia il posto di cui è degno, gli si riconosce l’importanza dovuta. Gli si riservano risorse, fantasia, impegno. Se quello che sta a cuore poi riguarda non la persona individualmente, ma le persone nel loro essere unite da vincoli di fraternità, dall’ascolto di Dio, dal battesimo, in una parola nel loro essere comunità di fede… e se ha un nome speciale, quello di Sinodo, che trascina con sé altri nomi, come quello di Chiesa, Gesù, Spirito santo, profezia, discernimento, missione… allora fermarsi è un piacere, perché quello che sta a cuore lo si ama. Sottrarsi al ritmo dell’abitudine e della ripetizione (pure importanti sia nella vita spirituale che nell’esperienza pastorale), lasciarsi pro-vocare, nel senso di lasciarsi chiamare da… e chiamare per…, non è privilegio di pochi, ma è esperienza della fede che sempre accetta di ripartire dalle radici, dalla sua sostanza, dal suo peso e da qui pensa, discerne, sceglie. La fase della preparazione ci fa gustare già il clima sinodale. Come quando si prepara una festa: nel tempo necessario che la precede, i sentimenti sono già quelli della festa. Ciò a cui ci si sta preparando, ciò che si sta preparando entra pian piano nell’immaginazione, nel desiderio, nella trepidazione per la riuscita. Questo perché si crede nella sua validità, si ha fiducia, si ha volontà buona di affrontare anche le difficoltà e di superarle per avanzare nel cammino di discepoli, di missionari, di comunità che testimonia il Vangelo. Alcune dimensioni della fase di preparazione Nella fase di preparazione possiamo cogliere alcune dimensioni di cui si è allo stesso tempo destinatari e protagonisti, perché non si può proporre nulla agli altri in modo convincente se non si è personalmente convinti: - La sensibilizzazione: le corde emotive, si sa, hanno poca durata nel tempo e sono vulnerabili rispetto alle impressioni, all’immagine, a ciò che appare immediatamente ed è fruibile in breve. Andando oltre, la sensibilità è disposizione all’interesse, è avere un occhio aldilà del solito perimetro frequentato, 5 è sfida all’‘impermeabilità’, all’autosufficienza, al metodo del dubbio sistematico, all’estraneità. Essere sensibili, ed esserlo nei confronti dello Spirito che, nella sua imprevedibilità, ha dei canali ‘speciali’ con cui agisce, è una via per cogliere e lasciar emergere il valore oggettivo delle realtà che viviamo, anche il Sinodo. - I gesti di coinvolgimento: sono l’invito e la risposta a questo; non un invito generico, impersonale, in terza persona; ma invito e risposta dal tono missionario, cioè capaci di veicolare quelle parole e quei gesti che rimandano al Signore Gesù, alla sua presenza in mezzo a noi. In fondo è Lui al centro di ogni cosa, ma rischia di rimanere nell’anonimato, all’angolo, senza avere parola. Sono i gesti dell’accoglienza in prima persona che supera pregiudizi, dispone all’ascolto e al dialogo, che osa sperare la novità. 6 - Le scelte di partecipazione: sono le proposte che vanno a inserirsi nel cammino della comunità, nei suoi calendari, nelle sue relazioni. Incoraggiano e motivano il senso di appartenenza alla comunità più grande - la Diocesi - e a quelle più piccole - le comunità parrocchiali, con il convincimento che tra queste c’è un legame di fraternità. Sono quelle scelte in cui l’ io e il noi si incontrano nell’assunzione di responsabilità come frutto di libertà, di spontanea adesione, dove lo ‘spontaneo’ non il facile o il semplice, ma il ‘desiderato’ e perciò cercato generosamente. - La formazione: è una dinamica di crescita, personale e comunitaria, che si realizza nel gusto di ascoltare, comprendere, approfondire, esercitarsi... Formativo è il momento in cui il contenuto cresce, si amplia attraverso il dialogo fra tutti, l’apporto dell’esperienza di tutti, il servizio di chi aiuta a cogliere nel gruppo la continuità, le convergenze nelle diversità, fa opera di inclusione, anche di ciò che sembra banale. Non ci sono allora disparità e selezioni, che provocano solo fastidiosi confronti. Ma c’è un sentirsi tutti, gli uni affianco agli altri, nel bisogno di apprendere e di imparare la sapienza della fede e della vita: preti, laici, religiosi/e, insieme nell’attitudine a formarsi all’ascolto, al dialogo, ad elaborare decisioni, in una parola al discernimento, dove i criteri sono quelli suscitati e orientati dallo Spirito e dalla vita che in Lui si cerca di realizzare. I luoghi della preparazione Queste (e altre) dimensioni caratterizzano i luoghi nei quali avviene la fase della preparazione, alcuni più esposti e visibili, altri meno: - la preghiera, la vita sacramentale, l’esercizio della ministerialità e della testimonianza: in sostanza continuando cioè il cammino di fede e di servizio, WWW.SINODODIMANTOVA.IT personale e della comunità, ma ponendolo nella prospettiva sinodale. - le tappe di avvicinamento al Sinodo (la seconda in febbraio) con i diversi momenti previsti e che fanno sperimentare come ogni cosa ha bisogno, contemporaneamente, di essere pregata, approfondita, discussa, custodita. - l’esplorazione di quelle relazioni, o spazi e ambiti (civili, sociali …) che non sembrerebbero immediatamente connessi all’esperienza sinodale e che possono dare invece stimoli, provocazioni, critiche… interessanti. A chi è affidata la preparazione in questo anno - Alle comunità cristiane con la sua vita, i suoi organismi di partecipazione… - Ai piccoli gruppi sinodali - Alla commissione preparatoria - Agli organismi e alle diverse espressioni pastorali diocesane I compiti e le competenze sono distinti. Ciò che preme sottolineare è che nessuno è responsabile da solo e per proprio conto. Ogni soggetto riceve dall’altro e affida all’altro. Mentre è poi necessario il servizio di chi fa in modo che la circolarità e lo scambio facciano progredire e crescere verso il compito ultimo da realizzare, il bene di tutta la comunità diocesana. La fase della preparazione allora già fa capolino nell’orizzonte celebrativo del Sinodo. 7 8 WWW.SINODODIMANTOVA.IT SEZIONE 1 Materiali della 2a tappa di avvicinamento al Sinodo dal 4 al 7 febbraio 2014 “Allo scopo di edificare il corpo di Cristo” (Ef 4,11) Responsabilità battesimale e servizio di autorità nella Chiesa 9 10 WWW.SINODODIMANTOVA.IT 3. PREGHIERA PER LA 2a TAPPA DI AVVICINAMENTO AL SINODO (nei 2 appuntamenti) 11 MARTEDÌ 04 FEBBRAIO 2014 Preghiera di inizio della seconda catechesi sinodale INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO CANTO: Vieni, Santo Spirito di Dio T: F. Buttazzo M: D. Scarpa Elab: F. Meneghello 12 2.Tu sei coraggio e forza nelle lotte della vita; tu sei l’amore vero, sostegno nella prova. Spirito d’amore, scendi su di noi! 3.Tu bruci tutti i semi di morte e di peccato; tu scuoti le certezze che ingannano la vita. fonte di sapienza, scendi su di noi! WWW.SINODODIMANTOVA.IT 4.Tu, fonte di unità, rinnova la tua Chiesa, illumina le menti, dai pace al nostro mondo. O Consolatore, scendi su di noi. SALMO 98 Santo è il Signore Dio nostro Tu sei sopra i cherubini, tu che hai cambiato la miserabile condizione del mondo quando ti sei fatto come noi. (sant’Atanasio) Il Signore regna, tremino i popoli; * siede sui cherubini, si scuota la terra. Grande è il Signore in Sion, * eccelso sopra tutti i popoli. Lodino il tuo nome grande e terribile, * perché è santo. Re potente che ami la giustizia, † tu hai stabilito ciò che è retto, * diritto e giustizia tu eserciti in Giacobbe. Esaltate il Signore nostro Dio, † prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, * perché è santo. Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti, † Samuele tra quanti invocano il suo nome: * invocavano il Signore ed egli rispondeva. Parlava loro da una colonna di nubi: † obbedivano ai suoi comandi * e alla legge che aveva loro dato. Signore, Dio nostro, tu li esaudivi, † eri per loro un Dio paziente, * pur castigando i loro peccati. Esaltate il Signore nostro Dio, † prostratevi davanti al suo monte santo, * perché santo è il Signore, nostro Dio. Gloria … ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO Efesini 4,1-16 Per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo. Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conser- 13 14 vare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità. Si fa una pausa di silenzio. Segue un breve commento-esortazione del vescovo. ORAZIONE Viene letta la colletta alternativa della III domenica del Tempo Ordinario, in cui Cristo appare come luce, e associa nella sua missione gli apostoli. Celebrante: O Dio, che hai fondato la tua Chiesa sulla fede degli apostoli, fa’ che le nostre comunità, illuminate dalla tua parola e unite nel vincolo del tuo amore, diventino segno di salvezza e di speranza per tutti coloro che dalle tenebre anelano alla luce. Per il nostro Signore Gesù Cristo … PRESENTAZIONE DELLA RELAZIONE WWW.SINODODIMANTOVA.IT Preghiera di conclusione della catechesi sinodale Mandato-avviso per la risonanza nelle unità pastorali e nelle parrocchie A cura del Vicario per la Pastorale. Rendimento di grazie Celebrante: Ti rendiamo grazie, per tutti i tuoi benefici, Dio onnipotente. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Tutti: Amen. Benedizione episcopale Celebrante: Sia Benedetto il nome del Signore... etc. Celebrante: Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Tutti: Amen. Antifona mariana O Santa Madre del Redentore, porta dei cieli, stella del mare, soccorri il tuo popolo che anela a risorgere. Tu che accogliendo il saluto dell’angelo nello stupore di tutto il Creato hai generato il tuo Creatore Madre sempre vergine Pietà di noi peccatori. 15 GIOVEDÌ 06 FEBBRAIO 2014 (o in altro appuntamento) Preghiera nelle parrocchie e/o Unità Pastorali INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO CANTO: Vieni, Santo Spirito di Dio T: F. Buttazzo M: D. Scarpa Elab: F. Meneghello 16 2.Tu sei coraggio e forza nelle lotte della vita; tu sei l’amore vero, sostegno nella prova. Spirito d’amore, scendi su di noi! 3.Tu bruci tutti i semi di morte e di peccato; tu scuoti le certezze che ingannano la vita. fonte di sapienza, scendi su di noi! WWW.SINODODIMANTOVA.IT 4.Tu, fonte di unità, rinnova la tua Chiesa, illumina le menti, dai pace al nostro mondo. O Consolatore, scendi su di noi. PRIMA POSSIBILITÀ SALMO 117 Canto di gioia e di vittoria Gesù è la pietra che, scartata da voi costruttori, è diventata testata d’angolo (At 4, 11) Celebrate il Signore, perché è buono; * eterna è la sua misericordia. Dica Israele che egli è buono: * eterna è la sua misericordia. Lo dica la casa di Aronne: * eterna è la sua misericordia. Lo dica chi teme Dio: * eterna è la sua misericordia. Nell’angoscia ho gridato al Signore, * mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo. Il Signore è con me, non ho timore; * che cosa può farmi l’uomo? Il Signore è con me, è mio aiuto, * sfiderò i miei nemici. È meglio rifugiarsi nel Signore * che confidare nell’uomo. È meglio rifugiarsi nel Signore * che confidare nei potenti. Tutti i popoli mi hanno circondato, * ma nel nome del Signore li ho sconfitti. Mi hanno circondato, mi hanno accerchiato, * ma nel nome del Signore li ho sconfitti. Mi hanno circondato come api, † come fuoco che divampa tra le spine, * ma nel nome del Signore li ho sconfitti. Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, * ma il Signore è stato mio aiuto. Mia forza e mio canto è il Signore, * egli è stato la mia salvezza. 17 Grida di giubilo e di vittoria, * nelle tende dei giusti: la destra del Signore ha fatto meraviglie, † la destra del Signore si è alzata, * la destra del Signore ha fatto meraviglie. Non morirò, resterò in vita * e annunzierò le opere del Signore. Il Signore mi ha provato duramente, * ma non mi ha consegnato alla morte. Apritemi le porte della giustizia: * entrerò a rendere grazie al Signore. È questa la porta del Signore, * per essa entrano i giusti. Ti rendo grazie, perché mi hai esaudito, perché sei stato la mia salvezza. 18 La pietra scartata dai costruttori * è divenuta testata d’angolo; ecco l’opera del Signore: * una meraviglia ai nostri occhi. Questo è il giorno fatto dal Signore: * rallegriamoci ed esultiamo in esso. Dona, Signore, la tua salvezza, * dona, Signore, la tua vittoria! Benedetto colui che viene nel nome del Signore. * Vi benediciamo dalla casa del Signore; Dio, il Signore è nostra luce. † Ordinate il corteo con rami frondosi * fino ai lati dell’altare. Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie, * sei il mio Dio e ti esalto. Celebrate il Signore, perché è buono: * eterna è la sua misericordia. Gloria … WWW.SINODODIMANTOVA.IT Pregi - L’introduzione del salmo è un potente invito liturgico-celebrativo. - Viene presentata una comunità ricca e articolata: un destinatario universale e generico, il popolo di Israele, la “casa di Aronne”, il gruppo più esteso di chi “teme Dio”. - Si alternano diverse voci: un singolo (che parla per se stesso? Che parla a nome del popolo?) un invito rivolto a “voi”, un “noi”. Il salmo mostra in azione una comunione che non è appiattimento, ma si articola in una pluralità di voci e responsabilità. SECONDA POSSIBILITÀ SALMO 98 Santo è il Signore Dio nostro Tu sei sopra i cherubini, tu che hai cambiato la miserabile condizione del mondo quando ti sei fatto come noi. (sant’Atanasio) Il Signore regna, tremino i popoli; * siede sui cherubini, si scuota la terra. Grande è il Signore in Sion, * eccelso sopra tutti i popoli. Lodino il tuo nome grande e terribile, * perché è santo. Re potente che ami la giustizia, † tu hai stabilito ciò che è retto, * diritto e giustizia tu eserciti in Giacobbe. Esaltate il Signore nostro Dio, † prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, * perché è santo. Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti, † Samuele tra quanti invocano il suo nome: * invocavano il Signore ed egli rispondeva. Parlava loro da una colonna di nubi: † obbedivano ai suoi comandi * e alla legge che aveva loro dato. Signore, Dio nostro, tu li esaudivi, † eri per loro un Dio paziente, * pur castigando i loro peccati. Esaltate il Signore nostro Dio, † prostratevi davanti al suo monte santo, * perché santo è il Signore, nostro Dio. Gloria … Il salmo scelto viene recitato nella forma solista-assemblea. Pregi Il salmo sottolinea la santità di Dio, che si afferma su tutta la terra. Solo lui è grande e potente, solo lui esercita “diritto e giustizia”, solo lui “regna”. Nel contesto dell’affermazione del primato di Dio, comprendiamo il ricordo di uomini illustri, che esercitavano il servizio di intercessione a favore del popolo. Alla grandiosità della lode si collega la percezione della fragilità del popolo; c’è bisogno della pazienza di Dio, che si manifesta nell’intercessione di chi guida il popolo. Lo sfondo della fragilità fa comprendere ancora meglio la misericordia di Dio: “Eri per loro un Dio paziente… ”; fa parte della pazienza di Dio anche il dono di uomini responsabili, capaci di aiutare il popolo a ritrovare la giusta direzione nella giustizia di Dio. Superando la sua condizione di autoesclusione, con l’aiuto delle sue guide, il popolo può tornare alla sua missione di testimonianza e di lode di Dio. 19 ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO Efesini 4,1-16 Per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo. 20 Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità. Si fa una pausa di silenzio. MOMENTO DI CATECHESI Riprendendo i temi dell’incontro del martedì, si propone una catechesi sul brano e sul tema della tappa sinodale. WWW.SINODODIMANTOVA.IT INTERCESSIONE La forma della preghiera si ispira alla preghiera universale del Venerdì Santo; essa mette in evidenza da un lato la preghiera silenziosa e incessante di tutta l’assemblea riunita nel nome di Cristo; dall’altro il ministero di sintesi affidato a chi presiede. Guida: Fratelli e sorelle carissimi, invochiamo Dio nostro Padre, che nella forza dello Spirito ci chiama a compiere il ministero, perché possiamo formare il corpo di Cristo, e testimoniarlo in mezzo alle genti. Lettore: Preghiamo per il nostro vescovo Roberto, e per tutto il presbiterio mantovano. pausa di silenzio Guida: Padre, che hai inviato il tuo Figlio ad annunciare il tuo Regno di giustizia e di pace, concedi la luce del tuo Spirito al nostro vescovo Roberto e a tutti i presbiteri, suoi collaboratori, perché splenda in essi la tua amorevole cura per il tuo popolo. Per Cristo nostro Signore. Tutti: Amen. Lettore: Preghiamo per le famiglie, in particolare quelle in difficoltà. Guida: Padre di infinita tenerezza, dona alle famiglie cristiane, che hai consacrato con il vincolo del matrimonio, di crescere nella consapevolezza della comunione con te. Per Cristo nostro Signore. Tutti: Amen. Lettore: Preghiamo per chi non vive la pienezza della comunione con la Chiesa Guida: Padre, che in Cristo, buon pastore, vai in cerca di chi si è disperso, e rialzi chi è caduto, mostrati a coloro che ti cercano, perché tutta la tua Chiesa possa gioire per il ritorno di chi era perduto. Per Cristo nostro Signore. Tutti: Amen. A cura di alcuni incaricati del gruppo liturgico, si individuano alcune altre intenzioni di preghiera, e si prepara l’invocazione che sarà affidata a chi presiede. Seguono alcuni esempi, liberamente modificabili e personalizzabili. 21 Lettore: Preghiamo per tutti coloro che nella nostra comunità svolgono un servizio particolare (...) Lettore: Preghiamo perché tutti abbiano una casa, un lavoro, e sia riconosciuta la loro dignità nella società (...) Lettore: Per i governanti e chi ha un posto di responsabilità nell’economia e nella società (...) PADRE NOSTRO Il vertice della preghiera comune è la recita, a una sola voce, del Padre Nostro, (eventualmente anche cantato). Tendono qui a scomparire le differenze ministeriali, e ci si ritrova, come un unico corpo, nella glorificazione e invocazione del Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito. 22 ORAZIONE È la colletta alternativa della III domenica del Tempo Ordinario, in cui Cristo appare come luce, e associa nella sua missione gli apostoli. Sacerdote: O Dio, che hai fondato la tua Chiesa sulla fede degli apostoli, fa’ che le nostre comunità, illuminate dalla tua parola e unite nel vincolo del tuo amore, diventino segno di salvezza e di speranza per tutti coloro che dalle tenebre anelano alla luce. Per il nostro Signore Gesù Cristo … WWW.SINODODIMANTOVA.IT 4. INCONTRO DEL VENERDÌ 23 4.1 - SUSSIDIO INTRODUTTIVO ALL’ATTIVITÀ Dopo la catechesi di martedì sera in Duomo animata da Marco Vergottini e il momento di preghiera e ascolto della Parola nelle Unità Pastorali o nelle parrocchie, l’attività del venerdì ha come oggetto la verifica delle prassi della comunità. La funzione di questa attività è anche quella di favorire la costituzione dei «piccoli gruppi sinodali» che ogni parrocchia è invitata a formare e che saranno consultati nel corso del prossimo anno quando con l’apertura del Sinodo verrà avviata la Consultazione della diocesi. Ciascuna delle tappe, quindi, è propedeutica alla formazione del maggior numero possibile di «piccoli gruppi sinodali» che possono costituirsi liberamente nel corso dell’anno sotto l’impulso e la promozione del parroco e del consiglio pastorale. Cosa sono i «piccoli gruppi sinodali»? 24 Sono gruppi dalle 5 alle 20 persone che chiedono al Vescovo Roberto di essere riconosciuti come realtà da coinvolgere nella fase della Consultazione diocesana dopo il 14 settembre 2014, giorno in cui il Vescovo celebrerà l’apertura del Sinodo diocesano, sino al settembre del 2015. Essi sono gruppi di lavoro in cui i partecipanti contribuiscono con il loro apporto al percorso del Sinodo facendo esperienza di riflessione e confronto ed esprimendo una posizione comune in ordine alle questioni che saranno poste al Sinodo. Le riflessioni dei «piccoli gruppi sinodali» verranno poi affidate agli organismi sinodali il cui compito sarà quello di trovare una sintesi da proporre al Vescovo come frutto del Sinodo. Perché «piccoli gruppi sinodali»? Il Sinodo deve saper coinvolgere e chiamare alla partecipazione il maggior numero di cristiani possibile perché una Chiesa è sinodale (ovvero è una comunità che cammina insieme) solo se fa una esperienza allargata di comunione. Perché ciò sia vero è evidente che al Sinodo è chiamato a partecipare tutto il popolo di Dio che è nella diocesi di Mantova. Infatti è nel popolo che il Signore si manifesta e il Suo popolo, tutto insieme, dal Vescovo agli ultimi fedeli laici, rappresenta, esprime, concretizza in modo perfetto la fede nel Signore (cfr. LG 12). Ciascuno di noi, dunque, in virtù del battesimo ricevuto è chiamato WWW.SINODODIMANTOVA.IT a vivere la propria fede con responsabilità nella comunità per edificare il «corpo di Cristo» tra noi che è la comunità dei credenti. Dunque il piccolo gruppo è un luogo concreto in cui: - si vive un’esperienza di fraternità - si può ascoltare ed essere ascoltati - si è accolti per quello che si è e non per i meriti o i ruoli che si ricopre - tutti possono dare un loro contributo in altri termini si fa un’esperienza di comunione e di fraternità concrete e alla misura di tutti: un bel atteggiamento anche per guardare al futuro della nostra Chiesa. Quali sono i criteri per la loro costituzione? 1. La partecipazione: il criterio che guida la costituzione di questi gruppi è quello della massima partecipazione, del massimo coinvolgimento possibile. 2. La capillarità: in ogni parrocchia, in ogni comunità, si costituiscano il maggior numero possibile di «piccoli gruppi sinodali» in modo tale che si arrivi a coinvolgere la comunità fino alle sue esperienze ed espressioni capillari; in modo da abitare il territorio in cui si vive, dove le persone famiglie vivono e si incontrano. 3. L’orizzonte missionario: una comunità che sa accogliere e ascoltare, sperimenta forme diffuse di fraternità e assume un atteggiamento missionario perché è più inclusiva ed estroversa e si presenta come una Chiesa «in uscita». Chi sono i destinatari di questa proposta? Le persone che svolgono un servizio, un ministero, a favore della comunità, i cristiani che partecipano alla messa domenicale e che non svolgono particolari ruoli o mansioni in parrocchia, le persone che frequentano la comunità in modo sporadico o saltuario o che la incrociano, anche in modo provvisorio per qualche ragione (pensiamo ai genitori dei bambini nei percorsi dell’iniziazione cristiana, …), le persone che non si riconoscono nella comunità dei credenti, ma che con onestà vogliano o possano dare il loro contributo a questo cammino della nostra Chiesa locale. Più alto è il numero dei gruppi più ampia è la possibilità di ascoltare e chiamare tutte le espressioni della nostra Chiesa. 25 Quali tipi di «piccoli gruppi sinodali» si potrebbero costituire? Possiamo individuare a titolo esemplificativo e non esaustivo, alcune situazioni in cui è possibile e auspicabile che si possano formare «piccoli gruppi sinodali»: - Gruppi sovra-territoriali: vivono esperienze di comunione ecclesiale a livelli non sovrapponibili con la parrocchia o UP (associazioni e movimenti ecclesiali non presenti nelle parrocchie, gruppi vicariali, istituti di vita consacrata, gruppi etnici, …) - Gruppi ministeriali: vivono l’esperienza di una ministerialità nella comunità (cpp o cpu, educatori o animatori alla fede, MSCE, lettori, cantori, gruppi liturgici, caritas/missioni, ...) - Gruppi tematici o settoriali: vivono e si riconoscono nella comunità per una data condizione, carisma, … (anziani, giovani, famiglie, gruppi di associazioni e movimenti ecclesiali, gruppi di ascolto della parola, gruppi di preghiera, …) 26 - Gruppi di nuova edificazione: realtà di persone che si avvicinano alla parrocchia o alla comunità per diversi motivi, ma che vivono forme, anche temporanee di partecipazione (genitori di bambini nel percorso di iniziazione cristiana, fidanzati in formazione, gruppi che insistono nel territorio della parrocchia come un quartiere o un gruppo di vie, …) Chi prende l’iniziativa? Il parroco col consiglio pastorale o col gruppo ministeriale parrocchiale, (gli organismi direttivi, per le associazioni e i movimenti), si preoccupano di suscitare la formazione nella parrocchia del maggior numero possibile di gruppi ministeriali. Se l’azione di coinvolgimento e di promozione è efficace è auspicabile che possano formarsi anche gruppi ministeriali spontanei. Come avviene il riconoscimento da parte del Vescovo? Ogni piccolo gruppo ministeriale inoltra alla segreteria del Sinodo la richiesta di costituzione in piccolo gruppo sinodale (via mail: [email protected] o via fax a 0376 402 269) indicando un referente o animatore del gruppo a cui verranno inviate e informazioni. Il Vescovo, tramite gli uffici preposti, risponderà per iscritto dando ufficializzazione della costituzione del gruppo. WWW.SINODODIMANTOVA.IT E le parrocchie? I piccoli gruppi che hanno a riferimento la parrocchia verranno iscritti in un registro parrocchiale in cui verranno annotati i nominativi di tutti i componenti (che non saranno comunicati a livello diocesano). In modo analogo anche per le associazioni e i movimenti. Sarà cura delle parrocchie e della segreteria del Sinodo coordinarsi affinché ci sia un allineamento delle informazioni circa il numero e la natura dei «piccoli gruppi sinodali» che si sono costituiti. Quando possono iniziare a costituirsi? Durante quest’anno sino ai primi mesi dopo l’apertura del Sinodo potranno costituirsi i piccoli gruppi sinodali. Le tappe di avvicinamento al Sinodo sono un’occasione per formare e cominciare a far lavorare i «piccoli gruppi sinodali» ed abituare i loro componenti ad un lavoro di confronto e di riflessione comune. Pur non essendo necessario, le sintesi dei lavori svolti in occasione delle tre tappe possono essere trasmessi alla segreteria del sinodo. Ciò consentirà anche di calibrare le interpellanze del vescovo alla luce della idoneità e delle qualificazioni del singolo piccolo gruppo sinodale. Quale scopo hanno i «piccoli gruppi sinodali» oltre il Sinodo? La proposta del metodo di consultazione dei «piccoli gruppi sinodali» è quello di favorire un’esperienza di Chiesa a partire da forme allargate di partecipazione responsabile dei cristiani alla vita della comunità. In questo modo si vuole dare valore anche alle esperienze delle comunità più piccole che rischiano di scomparire per il venir meno della presenza di un parroco residente. Infatti, la comunità è vitale quanto più i suoi componenti partecipano alla sua edificazione ed alla sua cura. Il Sinodo può essere un’occasione per sperimentare forme di partecipazione allargata alla vita della comunità cristiana che possono perdurare oltre questa esperienza. Dal Sinodo possiamo apprendere uno stile permanente di sinodalità in cui, da semplici fruitori di servizi religiosi, impariamo a diventare protagonisti partecipi e costruttori delle nostre comunità alla cui cura tutti possono partecipare. I «piccoli gruppi sinodali» possono rimanere, nelle forme possibili, anche ben oltre il Sinodo, come modalità attraverso la quale viviamo e riconosciamo la vita della comunità e la necessità di forme di ascolto e partecipazione alla sua cura che siano permanenti ed allargate. 27 4.2 - INTRODUZIONE AL LAVORO DEL «PICCOLO GRUPPO SINODALE» Indicazioni per l’animatore del gruppo Il tema della tappa Il tema della seconda tappa è riflettere su «Responsabilità battesimale e servizio di autorità nella Chiesa». Il brano-guida è Ef 4,1-16: Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, 2con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, 3avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. 4Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; 5un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. 6Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. 7 A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. 8Per questo è detto: Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. 9 Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? 10Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. 11 Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, 12 per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, 13finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. 14Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. 15Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. 16Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità. 1 28 WWW.SINODODIMANTOVA.IT In questa seconda tappa, l’attività del venerdì verifica come i membri della comunità vivono la responsabilità che deriva dal loro battesimo e che li chiama ad essere protagonisti e testimoni della fede nella comunità, in rapporto al servizio di autorità che Vescovo e preti e vari altri ministeri svolgono a favore della comunità. La responsabilità per la vita e la missione della Chiesa discende dal battesimo e quindi tutti ne sono portatori perché ciascun battezzato è partecipe per dono di Dio delle le tre dimensioni fondamentali del Signore Gesù: la dimensione regale (una prassi di vita il più possibile conforme al Vangelo); la dimensione sacerdotale (una prassi di preghiera, ascolto della Parola, vita spirituale che siano capace di dare un senso e un ritmo alla vita di ciascuno in ragione dei possiamo fare della nostra vita l’anticipazione del Regno di Dio); la dimensione profetica (la capacità di leggere e interpretare il nostro tempo alla luce del Vangelo). Siamo chiamati inoltre a verificare come questo protagonismo a cui il battesimo ci chiama anche personalmente viene vissuto in armonia con gli altri componenti della comunità. Sarà importante anche comprendere la relazione con il servizio di autorità che nella Chiesa è svolto dal Vescovo e dei presbiteri. Il nostro protagonismo nella comunità e nella vita cristiana non può risolversi infatti nell’esercizio di un libero arbitrio scollegato con le esigenze della comunione con la comunità dei credenti. Alla comprensione di queste dinamiche è orientata la relazione del prof. Marco Vergottini. 29 30 Di seguito un possibile schema da seguire per l’attività (questa traccia è suggerita per chi non ha esperienza di confronto comunitario): a) preghiera iniziale: dopo un breve momento di silenzio e di preghiera silenziosa, si recita assieme la preghiera del Sinodo (5 minuti): Santissima Trinità, e in tutti i Battezzati Dio unico ed eterno, un sincero desiderio Amore creatore e redentore; di conversioni e di novità di vita. Padre che ci hai amato tanto da darci il Tuo Figlio; Donaci l’umiltà di riconoscere i mali, i peccati e le omissioni Gesù Via, Verità e Vita che affliggono la nostra Diocesi, che ci hai amato fino alla fine e il coraggio di rinnovare col sacrificio di te stesso l’azione pastorale secondo le attese e col dono della Tua Parola e le esigenze dei tempi. e del Tuo Corpo; Fa’ che diventiamo pietre vive Spirito Santo, che ci fai Chiesa di comunione fraterna per renderci partecipi instancabili di testimoni del Vangelo della vita di amore e di grazia della carità del Padre e del Figlio, per essere, come Maria, illumina e guida Madre e Modello della Chiesa, questo tuo popolo costruttori di cieli nuovi in cammino sinodale. e terra nuova. Suscita nei Sacerdoti, Amen. nei Consacrati b) presentazione del tema e del senso della riunione secondo le indicazioni dalla diocesi (possono essere d’aiuto i testi e le domande della scheda successiva); (10 minuti) c) ciascuno espone la sua valutazione (al termine preferibilmente di ciascun intervento oppure alla fine l’animatore si fa voce della parola grazie e comunque favorisce non la discussione, ma l’ascolto di ciascuno) e, dopo che tutti hanno parlato, si apre l’approfondimento tramite un dibattito per arrivare ad una sintesi condivisa che includa e tenga conto anche delle opinioni non maggioritarie; (40-45 minuti) d) Si tenta di formulare in poche righe da inviare al vescovo e alla parrocchia (su cui si esprime l’accordo; possono esserci delle riserve -questo è normale-, ma se si promuove uno stile di ascolto e non di accanimento sulle proprie idee, è più facile arrivare ad un buon consenso); (5-10 minuti) e) l’animatore, al termine dell’incontro, chiede a ciascuno la disponibilità ad incontrarsi nuovamente a maggio; (5 minuti) f) si conclude con un preghiera mariana (Ave Maria). WWW.SINODODIMANTOVA.IT 4.3 - SCHEDA PER IL LAVORO DI GRUPPO L’autorità divina non è una forza della natura. È il potere dell’amore di Dio che crea l’universo e, incarnandosi nel Figlio Unigenito, scendendo nella nostra umanità, risana il mondo corrotto dal peccato. Scrive Romano Guardini: «L’intera esistenza di Gesù è traduzione della potenza in umiltà… è la sovranità che qui si abbassa alla forma di servo» (Il Potere, Brescia 1999, 141.142). Spesso per l’uomo l’autorità significa possesso, potere, dominio, successo. Per Dio, invece, l’autorità significa servizio, umiltà, amore; significa entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi dei discepoli (cfr. Gv 13,5), che cerca il vero bene dell’uomo, che guarisce le ferite, che è capace di un amore così grande da dare la vita, perché è Amore. In una delle sue Lettere, santa Caterina da Siena scrive: «È necessario che noi vediamo e conosciamo, in verità, con la luce della fede, che Dio è l’Amore supremo ed eterno, e non può volere altro se non il nostro bene» (Ep. 13 in: Le Lettere, vol. 3, Bologna 1999, 206). Benedetto XVI, Angelus del 29 gennaio 2012 Domande per la discussione del gruppo Le domande seguenti sono una traccia che può tornare utile alla riflessione del gruppo. Si suggerisce di scegliere quelle domande che meglio si adattano alla natura del gruppo e dei suoi componenti. a) responsabilità personale, libertà e autorità (soprattutto per gruppi di riflessione, di preghiera, di ascolto) Ogni battezzato, discepolo di Gesù e suo missionario, partecipa dell’ autorità del Signore. Quando hai esercitato questo servizio in famiglia, nel lavoro, nella società, nella comunità cristiana? Vuoi scegliere una esperienza e raccontarla? Che valutazione puoi darne (ad esempio dove hai sbagliato o hai fatto bene? che cosa hai imparato?) A partire dalla tua esperienza hai qualche suggerimento da offrire agli altri della tua comunità? In che cosa la comunità mi può aiutare? Oppure: Come vivo la mia libertà di credente nella Chiesa e nel mondo? In che modo le mie scelte sono in relazione con la Chiesa e col suo Magistero? È possibile e, se sì, in che modo, vivere la libertà nella Chiesa? Cosa significa e che spazio trova nella mia prassi di vita cristiana l’obbedienza? Fino a che punto essa è un valore e quando è un ostacolo? 31 b) L’autorità come servizio e come dono per la vita della comunità.(per gruppi che svolgono un servizio come Consigli pastorali, gruppi catechistici, liturgici, caritas e missioni, per educatori alla fede…) Ti sei trovato nella condizione di dover esercitare un servizio di autorità? Come lo hai vissuto? Ti ha aiutato a crescere nella conoscenza della Parola e della carità? Alla luce della tua esperienza puoi fare qualcosa per condividere il peso di chi è chiamato al servizio di autorità dentro la tua comunità (parrocchia, gruppo ministeriale, gruppo di animazione…)? E se tu svolgi un servizio che partecipa di questo peso cosa ti aspetti dagli altri? Se rilevi problemi o tensioni nella tua realtà ecclesiale, hai suggerimenti da dare per correggere e migliorare? Il Vescovo e la diocesi possono essere di aiuto in qualcosa? c) l’esercizio collegiale del servizio di autorità 32 Ogni servizio rischia di portare all’isolamento, anche il servizio di autorità. La sinodalità è espressione di cammino comunitario, collegiale. Come garantire a chi svolge un servizio di autorità il sostegno, la condivisione, la fedeltà della comunità; a quali condizioni l’autorità serve la comunione? Nella nostra prassi si è sottolineato l’apporto del Consiglio Pastorale di comunità parrocchiali, di Unità pastorali. Si parla anche di “gruppo ministeriale parrocchiale”. A quali condizioni queste proposte pastorali possono aiutare ad essere comunità che custodisce la fede in Gesù e nella sua parola al punto da diventare “attraente” per chi è sofferente? In che misura sono espressione “comunitarie”? Non solo il prete, ma anche il fedele laico, se investito di un ruolo nella comunità, sperimenta forme di autorità rispetto a coloro verso cui si mette a disposizione; nella mia esperienza, in che forme l’esercizio dell’autorità può essere visto come un servizio all’edificazione della comunità e non un’espressione di potere e di arbitrio? Nella mia esperienza, mi sono sentito valorizzato e coinvolto nella vita della comunità da coloro che esercitano in qualche forma un servizio di autorità verso di essa? In che modo il servizio di autorità può essere d’aiuto alla comunità per far crescere consapevolezza, responsabilità e partecipazione dei laici alla vita della comunità? WWW.SINODODIMANTOVA.IT 5. SPECIALE GIOVANI 33 34 WWW.SINODODIMANTOVA.IT Presentiamo una scheda di riflessione per gli educatori alla fede da utilizzare per affrontare qualche incontro con adolescenti degli ultimi anni delle scuole superiori e/o giovani sul tema dell’autorità in genere, per arrivare a quello del servizio dell’autorità nella chiesa. Il testo presenta alcune tesi dello psicanalista Massimo Recalcati, amico del nostro don Ulisse Bresciani al quale ha dedicato un incontro pubblico durante il Festival Letteratura lo scorso Settembre. Le tesi dell’autore servono per introdurre un dibattito tra i partecipanti. Sappiamo che la scelta di introdurre il tema dell’autorità a partire da questo testo è del tutto discutibile e presenta diverse criticità, ma abbiamo volutamente scelto di introdurre l’argomento con una riflessione che non provenisse dal “nostro mondo”, quanto piuttosto da un pensiero proveniente dal mondo laico. Nel libro il “Complesso di Telemaco”, l’autore parte dalla constatazione di una sorta di paradosso: una «inedita e pressante domanda di padre» che giunge dalla società civile, in un’epoca in cui «l’autorità simbolica del padre ha perso peso, si è eclissata, è irreversibilmente tramontata... i padri latitano, si sono eclissati o sono divenuti compagni di giochi dei loro figli» (è quella che il suo maestro Lacan ha definito “l’evaporazione del padre”). La figura del padre non è solo quella biologica che vale per l’individuo: essa, a livello collettivo, è metafora della Legge, di regole che valgano per tutti, di una giustizia che assicuri a ciascuno il godimento dei diritti ed imponga a tutti l’osservanza dei doveri. La soluzione del paradosso costituito dall’inattesa e per certi versi sorprendente “domanda di padre” sta, per l’autore, in una nuova figura di figlio, quella che egli definisce il “figlio-Telemaco”, mutuandola dall’Odissea, il celebre libro che ha accompagnato la nostra adolescenza. Nella parte “centrale” del libro, intitolata “Da Edipo a Telemaco”, Recalcati descrive “Quattro figure di figlio”, che hanno caratteristiche e valori simbolici completamente diversi. Esse sono, nell’ordine: il figlio-Edipo, il figlio-Anti-Edipo, il figlio-Narciso, ed il figlio-Telemaco. 1. Il figlio-Edipo deriva dalla famosa tragedia di Sofocle: Edipo, figlio di Laio re di Tebe e di Giocasta, uccide Laio senza sapere che è suo padre; va poi a Tebe e sposa Giocasta – divenendo così re della città -, senza sapere che è sua madre, dalla quale avrà anche dei figli (di questo mito si servì Freud per teorizzare il “complesso edipico”); quando l’indovino Tiresia gli svela la verità della sua storia Edipo, impazzito dal dolore, si cava gli occhi ed abbandona, esule, la sua terra. Questa tragica figura sofoclea è stata assunta (da Freud, il padre della 35 psicoanalisi) a simbolo del tragico «conflitto fra generazioni: i figli contro i padri e i padri contro i figli». E’ quanto è avvenuto, osserva Recalcati, nelle «grandi contestazioni del 1968: i figli che contro i padri reclamavano la possibilità di un mondo diverso e i padri che reagivano negando i diritti dei loro figli». Ma quella lettura a Recalcati non basta più, perché secondo lui «al posto di questo conflitto abbiamo una confusione della differenza generazionale», come è stato già osservato (i padri che o si sono eclissati o sono divenuti compagni di giochi dei loro figli); al posto del conflitto contro i padri c’è la volontà dei figli di rinnegare la provenienza dai padri; e così quella contro i padri è «una pura opposizione nei confronti della Legge», il cui fine ultimo è la «liberazione da ogni limite» nel cammino verso la «realizzazione del proprio desiderio». 36 2. La seconda tipologia, il figlio-Anti-Edipo è già contenuta in germe nella prima, della quale è come uno sviluppo, una radicalizzazione: mentre Edipo uccide, nel padre, la Legge al fine di poter realizzare il proprio desiderio senza che a questo vengano frapposti limiti, Anti-Edipo «vorrebbe fuggire dalla Legge, fare a meno della Legge, liberarsi di concetti come “limite” o “Nome del Padre”… egli vive la Legge come un incubo repressivo»: sogna un mondo senza Legge, nel nome di una libertà priva di qualunque vincolo sociale e civile, identificando nella legge il nemico. E’ stata questa la differenza fra il ’68 ed il ’77. 3. La terza tipologia, il figlio-Narciso, accende una luce su scenari che abbiamo vissuto di recente e nei quali siamo ancora immersi. La figura di Narciso, come si ricorderà, deriva dalla mitologia greca: insensibile all’amore, Narciso non ricambiò la travolgente passione della ninfa Eco, per cui fu punito dalla dea Nemesi che lo fece innamorare della propria immagine riflessa in una fonte; morì consumato da questa passione, trasformandosi nel fiore omonimo. Da quà il termine “narcisismo”, che in psichiatria è considerato un disturbo della personalità: “Le persone affette tendono a esagerare le proprie capacità e i propri talenti, sono assorbite da fantasie di successo illimitato, manifestano un bisogno quasi esibizionistico di attenzione e di ammirazione. Recalcati fa un discorso molto interessante, nel quale ci sembra di poter cogliere il seguente nocciolo centrale: mentre nelle due precedenti tipologie ci sono da una parte i padri e dall’altra i figli, ed i figli cercano nel primo caso di prendere il posto dei padri e nel WWW.SINODODIMANTOVA.IT secondo caso di rinnegarli (e quindi sono, in un certo senso, entrambi soggetti forti), nel caso del figlio-Narciso sono, in fondo, i padri a creare quel tipo di figlio, e siamo perciò in presenza di soggetti deboli. Sono deboli i padri che, in quanto “evaporati” (sia come genitori che come adulti), si sottraggono «all’angoscia di dover incarnare il limite» che servirebbe ad inculcare nei figli il desiderio (di superarlo), facendo di tutto per evitare loro l’incontro con il reale, creando un “bozzolo protettivo” che risparmi loro il dolore di esistere, ma vengono così meno al «compito educativo decisivo degli adulti, la trasmissione del desiderio da una generazione all’altra»; sono deboli i figli che vedono se stessi al centro del mondo, crescono senza desiderio e sono «potenziati nel loro narcisimo insofferente ad ogni esperienza del limite». Il risultato è che viene meno, nei figli, «la forza generativa del desiderio» (non si può fare nulla di importante se non c’è un desiderio a “spingere”) e che essi restano agganciati «a un’immagine perennemente giovane di sé... eternamente vitale». E, privi dell’esperienza «del limite e della mancanza», vanno alla continua ricerca del godimento: «il godimento privo e inconcludente del vivacchiare, dello sprecare, del vivere senza desideri». Non è l’immagine di questi nostri ultimi decenni? Non corrisponde all’esempio dato da molti “padri” ed al modello che si è largamente diffuso fra numerosi “figli”? 4. L’ultima tipologia che l’Autore ravvisa è quella del figlio-Telemaco, figura anch’essa derivante dalla classicità: come si ricorda dall’Odissea, Telemaco era il figlio di Ulisse e Penelope; suo padre era partito, quando lui era ancora bambino, per la guerra di Troia; da allora erano passati vent’anni, Ulisse non era ancora tornato ad Itaca; intanto i “Proci” (i “pretendenti”: giovani nobili e sfaccendati, veri e propri parassiti), aspiranti a sposare Penelope nella comune convinzione che Ulisse fosse ormai morto, si erano installati da anni nella reggia di Itaca abusando indecorosamente dell’ospitalità e compiendo ogni sorta di violazione, di cose e di persone; Telemaco era anche partito alla ricerca del padre, convinto, o sperando, che fosse ancora vivo, ma era dovuto tornare a casa senza alcun risultato; eppure sia Penelope che suo figlio non demordevano, e continuavano a sperare nel ritorno di Ulisse, che ponesse fine allo scempio che i Proci compivano senza ritegno. Ecco, questo è il punto che Recalcati evidenzia, la differenza fondamentale fra il figlio-Telemaco e gli altri: il suo desiderio è il “ritorno del padre”. Di qua la tesi che l’Autore declina: «Lo sguardo di 37 38 Telemaco scruta l’orizzonte, è aperto sull’avvenire… il nostro tempo è sotto il segno di Telemaco. Telemaco domanda giustizia: nella sua terra non c’è più legge, non c’è più rispetto, non c’è più ordine. Telemaco guarda il mare. I suoi occhi sono aperti sull’orizzonte e non accecati dalla colpa per il proprio desiderio criminale [Edipo] né sedotti mortalmente dal fascino della sua bellezza sterile [Narciso]. Telemaco, diversamente da Edipo, non vive il padre come un ostacolo, come il luogo di una Legge ostile alla pulsione, non sperimenta il conflitto con il padre. Attende il padre… che potrà rimettere ordine nella sua casa usurpata, offesa, devastata dai Proci. Ricerca il padre come luogo di una possibile legge giusta». E’ come una folgorazione, la rinascita di una speranza: «E’ indubbio che le giovani generazioni assomiglino più a Telemaco che a Edipo. Esse domandano che qualcosa faccia da padre, domandano una Legge che possa riportare un nuovo ordine e un nuovo orizzonte nel mondo». Recalcati non lo dice esplicitamente, ma lo sa: sa che gli si potrebbe obiettare che ci sono state e ci sono altre “narrazioni”, di varia natura, che hanno promesso l’instaurarsi di un mondo che risponda a quei desideri. Ed a questa possibile obiezione egli così risponde: «Il desiderio di Telemaco è desiderio… non di un Altro mondo, di una realtà utopica che non esiste, di una città ideale impossibile da raggiungere. Telemaco esige giustizia “adesso”! La sua indignazione rifiuta l’esistente non in nome di un ideale impossibile da raggiungere… Non invoca una Legge astratta, ma una giustizia che protegga la sua casa… La sua indignazione è smossa dall’offesa che colpisce la gente che ama». Il desiderio di Telemaco è quello di una giustizia che si realizzi qui ed ora: non la promessa, sembra di poter aggiungere, di un luogo ultraterreno, né quella di un mondo in cui risplende, chissà dove e chissà quando e come, un “sol dell’avvenire”, intanto che la violenza e l’arroganza dei Proci (ce ne sono in tutte le epoche, aggiungeremmo noi) continua ad umiliare la sua gente ed a devastare la sua casa. In questo senso è comprensibile il sentimento che ispira l’affermazione di Recalcati: «Come figli siamo stati tutti Telemaco; abbiamo tutti aspettato un padre che doveva ritornare dal mare». Ma forse non tutti, obietteremmo bonariamente all’Autore: perché non tutti, come Telemaco, anelano a «riportare la Legge nella propria casa e nella propria città», c’è al contrario chi spera che l’assenza di Ulisse si protragga, per continuare a saccheggiarne la casa, ad insidiarne la moglie ed a violarne le serve. Chi da una parte, chi dall’altra. Come Telemaco ed i Proci, che sono tutti giovanetti, WWW.SINODODIMANTOVA.IT coetanei: ma l’uno desidera il ritorno del padre per ansia di giustizia, gli altri praticano invece «Parricidio ed incesto: calpestare il padre morto che non tornerà più, dissacrarne la memoria e possedere la sua sposa… Non riconoscono la Legge che limita il godimento». Telemaco simboleggia dunque, per Recalcati, una nuova “domanda di padre” che c’è nei nostri tempi: occorre vedere se ad essa c’è risposta, e quale. Vorremo perciò inserire il tema del servizio dell’autorità nella chiesa dentro questa “domanda diffusa” che sembra abitare il nostro tempo e le cui risposte mancate non stanno certo portando segnali di felicità! Forse anche il servizio di autorità nella chiesa ha bisogno di recuperare questo “servizio del padre”, che sembra un po’ “evaporato”… anche tra coloro che “tradizionalmente” erano ritenuti e chiamati tali! Alcune domande guida per la riflessione nel gruppo sinodale giovani: - Condividi questa lettura? Davvero c’è bisogno di padri oggi? - A quale dei 4 figli assomiglia maggiormente il tuo tempo? - Chi sono i padri riconosciuti oggi? E nella chiesa? - Esistono nella tua parrocchia figure riconosciute di padri? - Come immagineresti il servizio dell’autorità nella chiesa? M.RECALCATI, “Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonti del padre” Feltrinelli, Milano - 2013 39 40 WWW.SINODODIMANTOVA.IT SEZIONE 2 41 Indicazioni diocesane per vivere la Quaresima nel percorso del Sinodo 42 WWW.SINODODIMANTOVA.IT 6. ASPETTI LITURGICI DA VALORIZZARE nel tempo di Quaresima/Pasqua/Pentecoste (nel contesto del Sinodo) 43 6.1 - ALCUNE INDICAZIONI LITURGICHE A) nella Quaresima RITI INIZIALI Processione di ingresso: seguire la croce - Durante la processione di ingresso entra il presbitero che presiede, accompagnato dai ministri. Essi, insieme, rappresentano l’azione di Cristo-servo. - La processione di ingresso è preceduta dalla croce. Il fatto di portare un oggetto non è un fatto idolatrico, ma serve appunto ad evitare una sorta di idolatria del ministero: né il presbitero, né gli altri ministri, e neppure il vescovo, sono i padroni della fede, ma compiono il loro incarico seguendo la croce di Cristo; anche il ministero ordinato, che conferisce una configurazione particolare a Cristo, può viverla unicamente nella dinamica di un autentico discepolato, seguendo i passi di Cristo, stando ai piedi della sua croce. 44 - La croce attraversa l’assemblea, ponendosi per tutti come punto di riferimento. Anche i fanciulli lo comprendono se il gesto è compiuto con tranquillità e dignità, senza fretta. Un accorgimento utile, ma il più delle volte disatteso, è di distanziare i componenti della processione di ingresso, anche per evitare un fastidioso effetto di intruppamento. Atto penitenziale Si propongono due forme, ripartite nelle varie domeniche: - Prima, seconda e quinta domenica di Quaresima: seconda formula (“Pietà di noi, Signore - Contro di te abbiao peccato. Mostraci Signore la tua misericordia - E donaci la tua salvezza”). Con Kyrie cantato. - Terza e quarta domenica di Quaresima: aspersione con l’acqua benedetta. ASCOLTO DELLA PAROLA DA PARTE DI TUTTA L’ASSEMBLEA - Come da tempo ricordiamo, protagonista della liturgia della Parola non è chi “fa la predica”, e neppure i lettori e i salmisti: protagonista è il Cristo sposo, che parla alla sua Chiesa, Dio che coinvolge il suo popolo in un dialogo di amore. - Non è un proclama da stabilire una volta per tutte, con un intervento di autorità, ma un dinamismo che cresce nel tempo, da attuare e promuovere con pazienza: da realizzare umilmente, senza clamori. WWW.SINODODIMANTOVA.IT Alcuni accorgimenti: a) Proclamazione ben preparata, da parte di incaricati competenti. b) Uso sapiente del foglietto per i non udenti, i bambini, gli incapaci. Rinuncia sapiente al foglietto da parte di chi vuole crescere nell’ascolto. Foglietto o non foglietto, veramente beato è chi mette in pratica. Di solito però, nella vita quotidiana, non sta scritto in nessun foglietto che cosa dobbiamo dire o fare ... c) Sussidi iconografici. Cura dell’Ambone come luogo della Parola. d) Il canto delle acclamazioni “Parola di Dio” - “Rendiamo grazie a Dio”. e) Il canto (se possibile) del salmo responsoriale. f) Il servizio dell’omelia, compito specifico affidato al presbitero che presiede. g) Occasioni di risonanza (catechesi durante la Settimana, in cui viene ripresa la parola ascoltata, in cui avviene una predicazione esortativa, in cui si compie un discernimento a partire dalla Parola). Sospendere la “preparazione” delle letture della domenica. Privilegiare il “discernimento” a partire dalla Parola ascoltata e commentata autorevolmente. h) Uso del Simbolo apostolico alla Professione di fede, preparando un opportuno sussidio. Al termine del tempo pasquale, risulterà probabilmenmte imparato a memoria. LITURGIA EUCARISTICA - Il canto del Santo. Con questa acclamazione si riconosce la santità di Dio, che alimenta costantemente il nostro cammino di conversione. Si suggerisce di individuare una modalità corretta, da cantare per tutta la Quaresima. - Acclamazione di Anamnesi (Mistero della fede). Si suggerisce di usare l’acclamazione cantata “Tu ci hai redenti con la tua croce ...” - Dossologia (Per Cristo, con Cristo, in Cristo...). Si suggerisce un semplice Amen cantato, al termine della preghiera eucaristica. Nel tempo pasquale si potrà eventualmente proporre una forma più solenne e festosa. - Scambio della pace. Nel tempo quaresimale, conviene richiamare la profondità e semplicità di questo gesto, raccomandando di scambiarla soltanto a chi è più vicino, in modo sobrio (OGMR 82). Effettivamente, non solo nella liturgia, ma anche nella vita quotidiana, ci si può prendere cura solo di poche persone alla volta. 45 - Frazione del pane. Il n. 83 di OGMR prevede che “non si dia esagerata importanza” al gesto. Forse questa indicazione viene presa troppo alla lettera. La rubrica precisa che “deve essere compiuta con il necessario rispetto”. Il tempo di Quaresima è il tempo opportuno per valorizzare la forma cantata, e tutti i gesti necessari alla partecipazione alla mensa eucaristica. Si ricorda anche che non è consentito ai ministri straordinari della Comunione Eucaristica di compiere la funzione degli accoliti, in presenza dei ministri propri, mentre è estremamente raccomandato che si accresca il loro ministero di relazione tra la comunità e gli ammalati. RITI DI CONCLUSIONE - Gli avvisi. Al n. 166 di OGMR si dice che “Detta l’orazione dopo la Comunione si possono dare, se occorre, brevi comunicazioni al popolo”. Nel tempo quaresimale si potrebbe fare un esercizio di discernimento, per individuare quali siano, settimana per settimana, le comunicazioni veramente necessarie e significative per tutta la comunità, e quali strumenti utilizzare per dare modo a tutta l’asssemblea domenicale di conoscere la vita complessiva della comunità. 46 B) nella Settimana Santa - Stabilire prima dell’inizio della Quaresima orari e luoghi delle celebrazioni della Settimana Santa e del Triduo. - Può risultare particolarmente significativa la scelta per la Domenica delle Palme: la prima forma proposta è quella di una vera processione, che parte da una “chiesa succursale” o “un altro luogo adatto”, per esempio un quartiere o una piazza o un altro luogo rilevante di un paese o di una città. La preparazione di una vera processione richiede solitamente una autentica responsabilizzazione comunitaria, e non può essere improvvisata dal presbitero o dalla cerchia dei suoi vicini: perciò è più difficile, ma è raccomandata. - Una vera processione delle Palme richiede anche canti adatti, da preparare per tempo. - Fin dall’inizio della Quaresima occorrerà individuare i vari lettori necessari: a) per la lettura della Passione nella Domenica delle Palme e nel Venerdì Santo b) per le letture del Triduo Pasquale c) in assenza del diacono, per la preghiera universale del Venerdì Santo WWW.SINODODIMANTOVA.IT - Sempre all’inizio della Quaresima è opportuno individuare: a) chi farà la lavanda dei piedi (prendere in considerazione anche persone adulte) b) il cantore dell’Exultet nella veglia pasquale c) chi preparerà il fuoco per la veglia pasquale d) se avverrà il battesimo di fanciulli durante la veglia pasquale C) nel Tempo di Pasqua Un segno che attraversa tutta la celebrazione: Il canto delle acclamazioni e dei dialoghi - Il tempo pasquale è il tempo adatto per riscoprire il canto delle acclamazioni e dei dialoghi tra il presbitero e l’assemblea. Questo richiede una adeguata preparazione da parte del presbitero, e la ripetizione nel tempo perché sia assimilata dall’assemblea. RITI DI INGRESSO Processione di ingresso: l’evangeliario - L’evangeliario è portato alla processione di ingresso, dopo la croce. Può essere portato dal lettore istituito, o dal lettore incaricato. Il Risorto, donando il suo Spirito, apre le nostre menti alla comprensione della Scrittura. Di per sé non è previsto che si porti in processione il lezionario. Il canto del Gloria - Il Gloria, che non si canta durante la Quaresima, si canta il Giovedì Santo alla Messa della Cena del Signore, accompagnato dal suono delle campane; poi le campane non si suonano più per tutto il Venerdì Santo e il Sabato Santo, fino alla Veglia Pasquale. È bene cantare una forma particolarmetne festosa del Gloria per tutto il tempo pasquale. LITURGIA DELLA PAROLA Il canto dell’Alleluia L’Alleluia è il canto tipico del Tempo Pasquale. Si suggerisce di individuare alcune forme, liturgicamente corrette e particolarmente festose, da utilizzare solo per questo tempo. 47 LITURGIA EUCARISTICA Anamnesi (Mistero della fede) - All’anamnesi suggeriamo di cantare la prima risposta: “Annunziamo la tua morte, Signore...”. Dossologia (Per Cristo...) Si può individuare un triplice amen, da cantare per tutto il tempo pasquale. Il canto di comunione - Il canto di comunione comincia “mentre il presbitero si comunica” (OGMR 86 e 159). “Con esso si esprime, mediante l’accordo delle voci, l’unione spirituale di coloro che si comunicano, si manifesta la gioia del cuore e si pone maggiormente in luce il carattere comunitario della processione di coloro che si accostano a ricevere l’Eucaristia. 48 - Si precisa poi: “Si faccia in modo che anche i cantori possano ricevere agevolmente la Comunione” (OGMR 86). Al termine del canto, anch’essi possono inserirsi nella processione, o un ministro può recarsi da loro. Dopo il canto infatti non disturba una pausa silenziosa, o un misurato accompagnamento musicale (tranne che nel tempo di quaresima). RITI DI CONCLUSIONE La benedizione solenne - Sono previste nel Messale alcune benedizioni solenni appropriate: a) per la Veglia pasquale e il giorno di Pasqua b) per il tempo pasquale c) per il giorno dell’Ascensione d) per la domenica di Pentecoste Congedo Nell’Ottava di Pasqua è prevista una formula propria: - Andate, e portate a tutti la gioia del Signore risorto. Alleluia Alleluia. Si consiglia di usare la formula raccomandata per il tempo pasquale: - Portate a tutti la gioia del Signore risorto. Andate in pace. WWW.SINODODIMANTOVA.IT 6.2 - VALORIZZARE IL CARISMA DI PRESIDENZA Per approfondire la seconda tappa di preparazione: autorità e servizio di presidenza Si era già anticipato nel fascicolo della prima tappa questo schema: Il servizio dell’autorità - Allo scopo di edificare il corpo di Cristo - Valorizzare il compito specifico del vescovo e dei presbiteri - Riscoprire il carisma di insegnamento e predicazione autorevole La seconda tappa di preparazione al Sinodo mette in evidenza la responsabilità di chi è chiamato a compiere nella Chiesa il servizio dell’autorità. Se si desidera una crescita nella comunione e nella capacità di missione, non è in nessun modo augurabile la svalutazione del ruolo del vescovo e dei presbiteri. È al contrario indispensabile la loro valorizzazione. Per il vescovo e i presbiteri la penitenza quaresimale assume dunque aspetti specifici: per loro la conversione riguarderà non solo aspetti personali e spirituali, ma anche la qualità del loro servizio. Un punto particolare su cui occorrerà insistere è il ministero della predicazione, soprattutto liturgica; sarebbe tuttavia il caso di riscoprire che esiste anche la possibilità della predicazione extra-liturgica. Curare la predicazione è soprattutto questione di tempo: servono tempi di assimilazione, di silenzio, di studio, di ascolto tranquillo. E poi anche tempi di dialogo, di scambio, di confronto. È anche molto utile poter ascoltare un confratello, ed è rischioso che, nonostante la relativa abbondanza di preti che ancora permane, alcuni trascorrano lunghi periodi impegnati nelle rispettive parrocchie, senza poter ascoltare la parola di un altro: nessuno può annunciarsi il vangelo da solo… Fa parte della tradizione più antica e sana l’ospitalità degli annunciatori della Parola, raccomandata anche nelle lettere apostoliche. Essa diviene occasione insieme di carità e di approfondimento della Parola di Dio. Essa si può realizzare nella celebrazione domenicale, se un altro presbitero è invitato a presiedere e a predicare, ma ancor più significativamente si realizza in occasioni speciali: incontri missionari, ritiri per gli adulti, momenti di lectio divina, celebrazioni penitenziali, e tutto ciò che la sana fantasia pastorale può suggerire. Davvero il Vangelo è il dono più grande che abbiamo da scambiarci. E probabilmente 49 non è necessario andare a pescare il missionario da terre lontane, il personaggio famoso, il testimone sorprendente che è apparso già in televisione: a pochi chilometri da casa, dentro la nostra diocesi, ci sono molti testimoni nascosti… Temi di predicazione per il tempo di Quaresima: le azioni del discernimento - Il discernimento, come ricordava il cardinale Scola, è un cammino. - Si esprime in “azioni”, che possono essere “raccontate” Prima domenica di Quaresima: resistere alla tentazione Non sappiamo in realtà resistere alla tentazione. Innanzitutto perché non sappiamo neppure identificarla, riconoscerla. Gesù, buon pastore, ci precede: smaschera le illusioni, le promesse di felicità che diventano una trappola, la pretesa di benessere che genera oppressione, schiavitù, rancore; la domanda di giustizia che nasce solo dal risentimento o dalla ricerca di potere. Una lieta notizia ci raggiunte: è possibile sconfiggere il male, perché Gesù ci ha preceduto, ha vinto per primo le tentazioni. La stessa sapienza è comunicata a noi. 50 Seconda domenica di Quaresima: contemplare la bellezza di Cristo La contemplazione della bellezza di Cristo è in realtà il punto di arrivo di un percorso più ampio: si comincia con una sua specifica elezione, si comincia a seguirlo, si va sul monte con lui, si entra nella sua preghiera… solo al termine lo si “vede”. La bellezza divina di Cristo è la bellezza di un volto umano e rimanda alla bellezza di ogni persona. Ogni creatura umana infatti è posta da Gesù in una relazione di figliolanza nei confronti dell’unico Padre e può riconoscere in Cristo il proprio fratello. Come la bellezza di Cristo si nasconde nei limiti della sua umanità, così la bellezza di ogni persona rischia di essere nascosta, a volte anche calpestata, oppressa, misconosciuta. Senza un riferimento oggettivo a Cristo, il fratello, il crocifisso, il Risorto, si perde il punto di riferimento: si diventa selettivi, finendo per scartare gli altri in base alla bellezza-bruttezza, alla simpatia-antipatia, alla convenienza-fastidiosità. La ricerca di una bellezza e di una fruibilità effimera conducono, presto o tardi, alla solitudine. L’incontro con Gesù, con la sua storia di salvezza, rivelata dalla Scrittura, WWW.SINODODIMANTOVA.IT delineata dalla Legge e dai Profeti, rende possibile accettare la propria fragilità e anche quella dei fratelli e sorelle che abbiamo avuto in dono. Il nostro sguardo è purificato: se nel volto sfigurato del Crocifisso possiamo vedere il Risorto, sarà possibile riconoscere la figliolanza divina in ogni persona, per quanto sfigurata dai colpi dell’esistenza, o dalla miseria del peccato. Terza domenica di Quaresima: attingere alla fonte dell’acqua viva L’itinerario propriamente battesimale della Quaresima A si apre con il vangelo della Samaritana: in esso Gesù si rivela, progressivamente, come l’“acqua viva”, che sazia la sete profonda di chi lo accoglie. Il discernimento qui prende la forma di un riconoscimento progressivo: lo sconosciuto straniero-nemico si svela prima come profeta, poi come inviato di Dio, poi come depositario del dono autentico dell’acqua, e infine come “salvatore del mondo”. Al riconoscimento da parte della Samaritana e del villaggio, corrisponde un “discernimento pastorale” da parte di Gesù, in cui sono coinvolti i discepoli: «Mio cibo è fare la volont del Padre. Alzate gli occhi e guardate i campi che biondeggiano per la mietitura». Il passaggio in territorio nemico, l’incontro apparentemente insignificante con una donna, si trasformano in una grande occasione di evangelizzazione. Anche la fragilità di Gesù, seduto assetato ai bordi del pozzo, si trasforma nell’occasione dell’incontro. Si pone pertanto una domanda alle nostre comunità, soprattutto da parte di chi è più direttamente impegnato nell’azione di evangelizzazione: non ci stiamo forse troppo facilmente rassegnando alla presunta “indifferenza” e “ostilità” da parte del mondo in cui viviamo? Non stiamo tralasciando alcune concrete occasioni di evangelizzazione? Non stiamo forse esagerando alcune nostre fragilità, che potrebbero essere occasioni positive di incontro? Quarta domenica di Quaresima: aprire gli occhi alla luce Quinta domenica di Quaresima: risorgere a vita nuova Settimana Santa: riconoscere e accogliere la croce La narrazione evangelica testimonia alcune occasioni in cui Gesù si ritira e sfugge dalle insidie di coloro che gli sono diventati avversari. Il vangelo di Giovanni dice che “non era ancora giunta la sua ora”. Mentre nel momento decisivo ricorda “questa è la vostra ora, l’ora delle tenebre”. 51 TEMI DI PREDICAZIONE PER IL TEMPO DI PASQUA: VIVERE ESPERIENZE DI RISURREZIONE II domenica di Pasqua: accogliere lo Spirito di riconciliazione III domenica di Pasqua: lasciarsi infiammare il cuore dal Risorto IV domenica di Pasqua: seguire il Buon Pastore V domenica di Pasqua: credere e compiere le opere del Risorto VI domenica di Pasqua: accogliere la pace dello Spirito Ascensione: accettare il distacco, riconoscere la presenza Pentecoste: lasciarsi incendiare dallo Spirito Giugno-settembre: cominciare a camminare nel discernimento 52 WWW.SINODODIMANTOVA.IT 6.3 - IL MERCOLEDÌ DELLE CENERI E I GIORNI SEGUENTI La penitenza che nasce dall’ascolto Dio desidera la vita nuova per noi. La desidera forse anche più di noi stessi: perché è più facile adagiarsi, scusarsi, adeguarsi allo stile corrente. Dio invece, attraverso la carità di Cristo, ci invita a ripartire, a guardare avanti, a ricominciare. Il giorno di Pasqua l’annuncio positivo prevale sul rimprovero: «Andate, annunciate… ». Il senso della penitenza quaresimale non è dunque uno sforzo di automiglioramento, ma consiste innanzitutto nell’accoglienza del desiderio di Dio, che vuole rinnovarci, farci ripartire. Da qui nasce la penitenza: riconosco che Dio mi vuole rinnovare con il suo amore; ed entro in sintonia con la sua azione. Per questo la penitenza è più un lasciar-fare che un agire, uno svuotarsi, prima che un rinforzarsi. Il mercoledì delle Ceneri e i giorni successivi, fino alla prima domenica, possono essere occasione favorevole di ascolto più intenso della Parola di Dio, aiutato da una appropriata predicazione. La penitenza quaresimale può essere presentata nella sua dimensione evangelica, che unisce da un lato la gioia di aderire più strettamente alla Buona Notizia, e dall’altro la serietà che comporta una più stretta vicinanza a Cristo, colui che “si è fatto povero per arricchirci”. Sullo sfondo dell’esperienza di Gesù comprendiamo che la penitenza ha una dimensione di rinuncia: si tratta di svuotarsi, di fare spazio alla carità di Cristo. Occorre inevitabilmente togliere ingombro, lottare contro ciò che ostacola, perché possa risplendere la bellezza del vangelo anche nella nostra carne: - con la preghiera si svuota il tempo da attività inutili, o anche utili, perché sia Dio ad agire in noi; - con l’elemosina ci si svuota dei propri beni a favore dei poveri, per essere riempiti della sua carità; - con il digiuno ci si abbassa al livello della cenere, della polvere, perché sia più chiaramente riconoscibile l’azione creatrice e ricreatrice di Dio che continuamente ci sorregge. Il tempo della Confessione e del dialogo spirituale I presbiteri offriranno all’inizio della Quaresima tempi opportuni dedicati alla confessione e al dialogo spirituale, raccomandato anche a chi non può ricevere l’assoluzione sacramentale. Ciò comporterà da parte loro rinunciare ad altre attività meno necessarie e meno direttamente legate al loro ministero. 53 Il rito delle ceneri 54 Il rito delle ceneri affonda le sue radici nella Scrittura e ha profonde risonanze antropologiche. Gesti simili si trovano anche in altre culture e in altre religioni: si potrebbe forse rischiare di affermare che ha una valenza praticamente universale. La liturgia cattolica lo riserva ad un giorno specifico: il mercoledì in cui comincia la Quaresima, nella tradizione romana (il rito Ambrosiano ha una sua propria caratterizzazione del tempo quaresimale, e riprende il rito delle ceneri in modo accessorio, al di fuori e in maniera ben distinta dalla celebrazione eucaristica). Il fatto di essere conferito ad un giorno speciale è uno degli elementi di forza del rito. L’assemblea che riceve le ceneri è pertanto qualificata e distinta rispetto all’assemblea domenicale. Occorrerebbe essere attenti alla sua particolare configurazione: sono coloro che si rendono disponibili a uno specifico cammino penitenziale. Potrebbero essere coloro che in qualche modo coinvolgono anche altri nel cammino di conversione. Ricevere le ceneri significa che, senza la forza creatrice che proviene da Dio, senza il suo Spirito che ci rinnova, siamo un nulla. Porsi in atteggiamento penitenziale significa disporsi ad accogliere in profondità la grazia che proviene dal Padre. Alcune precisazioni Non si danno le ceneri la domenica, nella tradizione romana. La penitenza, in effetti, è volontaria. Quindi, chi ha in animo di fare penitenza, venga il mercoledì. Ogni unità pastorale troverà il modo di offrire a tutti la possibilità di una celebrazione penitenziale, con il conferimento delle ceneri (anche al di fuori della celebrazione eucaristica) che diventi accessibile a tutti. Non si portano le ceneri agli ammalati, impossibilitati a venire alla celebrazione. Mentre infatti l’Eucaristia è un segno di comunione e di conforto, la cenere è segno penitenziale volontario, di chi è sano e riconosce la propria infermitànel peccato. Chi vive nella malattia vive già una sufficiente penitenza. È raccomandata la visita e la preghiera insieme agli ammalati, all’inizio e nel contesto della Quaresima. Si può affidare a ciascun ammalato un impegno di preghiera per qualche aspetto della vita della chiesa locale o universale. Occorrerà comunicare per tempo al sito della diocesi gli orari del mercoledì delle Ceneri. WWW.SINODODIMANTOVA.IT 6.4 - INIZIATIVE A LIVELLO PARROCCHIALE UNA STAFFETTA DI PREGHIERA Il suggerimento della liturgia: lodi e vespri tutti i giorni PNLO 20. La Liturgia delle Ore, come tutte le altre azioni liturgiche, non è un’azione privata, ma appartiene a tutto il Corpo della Chiesa, lo manifesta e influisce in esso. La sua celebrazione ecclesiale è posta nella sua più piena luce - e per questo è sommamente consigliata - quando la compie la chiesa locale con il proprio vescovo, circondato dai presbiteri e dai ministri; «in essa è veramente presente e opera la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica, apostolica». Questa celebrazione, anche quando, in assenza del vescovo, è fatta dal Capitolo dei canonici o da altri sacerdoti, si svolga sempre rispettando la corrispondenza delle Ore al loro vero tempo, e per quanto è possibile, con la partecipazione del popolo. La medesima cosa si dica dei Capitoli collegiali. PNLO 21. Le altre assemblee di fedeli curino anch’esse, e possibilmente in chiesa, la celebrazione comunitaria delle Ore principali. Fra queste assemblee hanno un posto preminente le parrocchie, vere cellule della diocesi, organizzate localmente sotto la guida di un pastore che fa le veci del vescovo. Esse «rappresentano in certo modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra». Come celebrare tutti i giorni le lodi mattutine? La tradizione del passato ci consegna queste modalità: - appaltare al solo prete. Ciò aveva e ha tuttora un senso, laddove il lavoro e gli impegni della vita impediscono alla maggior parte della comunità di accedere alla preghiera comune. - appaltare ad una comunità religiosa, monastica, contemplativa, o di altro tipo. Anche questo ha tuttora un grande valore, ed è praticato nella nostra diocesi. Questi luoghi divengono oasi di preghiera, dove chiunque può rifugiarsi. - impegnarsi in un piccolo gruppo, attorno al presbitero o al diacono o alle figure di vita consacrata locale. Anche questo ha un grande valore. - fondere messa quotidiana e liturgia delle ore. In pratica è una variante della precedente: il piccolo gruppo chiuso che partecipa alla Messa quotidiana celebra anche la liturgia delle ore. 55 Problemi legati a queste soluzioni: la progressiva esclusione della comunità dalla preghiera quotidiana. La progressiva chiusura in una élite, incapace di allargarsi e fare da traino. Oppure avviene che si costituiscano comunità esemplari, ma solo per il tempo della “vacanza spirituale”. Si va al monastero a respirare l’aria pura della preghiera monastica, ma poi ci si tuffa di nuovo a pieni polmoni nell’inquinamento della convulsione della vita moderna. Ammesso che si possa definire moderna una vita sempre più agitata (e per di più, in molti casi, anche sottopagata). POSSIBILITÀ DI APERTURA - La Messa per i defunti. Ad essa spesso partecipa anche chi non vive la vita comunitaria. Sembra però inopportuno forzare unendo anche la liturgia delle ore. - La celebrazione delle Ore nei vari gruppi parrocchiali. IL CANTO DELLA MESSA Il canto della Messa nel tempo di Quaresima 56 Non si canta l’Alleluia. Non si eseguono (questo dovrebbe essere ovvio) canti sguaiati e superficialmente festosi. Non si eseguono neppure i canti abituali del Tempo Ordinario. Sarebbe consigliabile individuare alcuni canti appropriati, da usare solo in questo tempo dell’anno. Si limita l’uso dell’organo e degli altri strumenti (solo per accompagnare il canto). Tali limitazioni sono un invito a riscoprire l’essenzialità del canto liturgico, e la forza dello strumento fondamentale: la voce umana. Nella catechesi ai fanciulli e ai giovani si può proporre una o più esperienze di avvicinamento al canto, a partire dalla forza e dalla potenza della voce umana. A tale scopo può essere utile l’incontro con un vero professionista della voce, più che l’ascolto di musica registrata (che può essere peraltro interessante). Lo stile essenziale della Quaresima esige il contatto con la realtà. La tradizione più genuina di musica liturgica prevede l’uso della sola voce (così si è mantenuto nelle comunità ortodosse). Tra i canti più appropriati al tempo penitenziale troviamo il Kyrie eleison (la WWW.SINODODIMANTOVA.IT preghiera del povero) e l’Agnus Dei (l’annuncio della liberazione dal peccato). È bene cantarli in tutto il tempo quaresimale, anche nelle Messe feriali. Il canto della Messa nel Triduo Pasquale Sul sito dell’Ufficio Liturgico saranno resi disponibili per tempo alcuni canti appropriati alle celebrazioni del Triduo. È bene che si formi un repertorio di canti che vengono eseguiti esclusivamente in queste celebrazioni. Il canto della Messa nel Tempo Pasquale Nel tempo pasquale si propone un segno che riguarda contemporaneamente il presbitero e l’assemblea: cantare cioè i saluti e le introduzioni. Il Messale propone vari moduli, adatti a diverse tessiture vocali. Aiutato da persone competenti il presbitero si preparerà a cantare i saluti e le introduzioni; eventualmente (in assenza del diacono) anche il Vangelo. Rieducare la propria voce e rieducarsi al canto liturgico può essere considerata una buona penitenza quaresimale. In ogni parrocchia e per ogni celebrazione eucaristica si adotterà un Alleluia specificamente pasquale, da non adottare negli altri tempi liturgici. Sul sito dell’Ufficio saranno disponibili i riferimenti opportuni. UNA MICROREALIZZAZIONE DELLA PARROCCHIA Valutare le proposte della Caritas Il parroco, o il presbitero incaricato nell’unità pastorale, o il diacono, e il gruppo caritas, o se non c’è alcune persone incaricate, o in assenza anche di questo, alcune persone fidate, valutano le proposte della Caritas, e le riducono a due, tre iniziative al massimo. Sottoporre la scelta al consiglio pastorale Il consiglio pastorale (parrocchiale, o dell’unità pastorale secondo i casi) opera un discernimento e individua la proposta che si ritiene più adatta alla parrocchia, sia come possibilità di realizzazione, sia come valore educativo. Sottoporre la proposta ai vari gruppi La proposta viene presentata, nei modi opportuni, ai vari gruppi della parrocchia. I responsabili caritas, comunque configurati (gruppo caritas, gruppo di animazione, gruppo informale) forniscono il materiale per segnalarla nelle 57 varie diramazioni della vita parrocchiale. È importante che l’iniziativa sia motivata non solo come attività pratica, di raccolta di denaro o altro tipo di solidarietà, ma anche come modalità di conversione e di formazione, per crescere insieme nella carità. Esecuzione e personalizzazione Ogni gruppo o singola famiglia o persona della comunità è invitato a recepire l’iniziativa, anche personalizzandola, secondo la propria disponibilità. Ciò vale soprattutto per i gruppi della catechesi dei fanciulli e degli adolescenti e giovani. Ogni gruppo o singolo può anche eventualmente documentare e far conoscere come ha accolto la proposta parrocchiale. Resta importante la possibilità di una adesione personale e silenziosa. Conclusione e verifica 58 Al termine del percorso, è importante un rendiconto, non solo economico o pratico, ma anche educativo. E quindi verificare insieme se e in che modo l’iniziativa ha contribuito a crescere nella carità. Anche un’iniziativa che non avesse dato i risultati sperati può essere un momento importante di crescita formativa: può essere l’occasione per capire di dover correggere il tiro, di migliorare la comunicazione, di individuare e motivare persone responsabili… WWW.SINODODIMANTOVA.IT 6.5 - INIZIATIVE A LIVELLO PERSONALE Fin dall’inizio della Quaresima si è invitati a uno spazio personale di penitenza, da svolgere “nel segreto”. VIVERE OGNI GIORNO LA PREGHIERA L’ideale da perseguire è che ogni giorno si partecipi alla preghiera della comunità: le Lodi, i Vespri, la celebrazione eucaristica. Una vita ritmata dalla preghiera, non potrà che essere una vita pervasa dalla carità, che si manifesta nel lavoro (manuale e intellettuale) e nella cura dei fratelli. Non tutti i giorni si può andare a Messa. Non tutti tutti i giorni possono essere presenti alla preghiera comunitaria. Come trovare il proprio ritmo di preghiera quotidiano? Partire dalla domenica Si comincia dalla celebrazione domenicale. Si distilla un elemento della liturgia della Parola, soprattutto dall’omelia. Si recepiscono le iniziative della comunità. Proseguire con la famiglia Per qualcuno è possibile pregare in famiglia. Per qualcun altro no. Ma il vivere in famiglia non può lasciare indifferente la nostra preghiera. DIGIUNO QUOTIDIANO Anche il digiuno riguarda ogni giorno. Al di là del suo ruolo pratico (risparmiare, dare ai poveri) ha una funzione simbolica: riconoscimento della propria povertà, invocazione del dono dello Spirito, che è il solo che ci dà vita. VIVERE QUOTIDIANAMENTE LA CARITÀ La carità non vive di solo di grandi slanci. Possono servire a schiodarsi da una situazione di stallo; ma essenzialmente la loro funzione è di riprendere il cammino, passo passo. La conversione è autentica se riguarda qualcosa che ci coinvolge, giorno per giorno. 59 60 WWW.SINODODIMANTOVA.IT 7. SCHEDE BIBLICHE 61 SCHEDA I Fidarsi del Padre per vincere il demonio I Domenica di Quaresima IL VANGELO Matteo 4, 1-11 Contesto. Il vangelo della prima domenica di quaresima ci riporta ai capitoli introduttivi dell’opera. Siamo agli inizi della vita pubblica di Gesù e l’evangelista Matteo sta tracciando le coordinate del ministero del Messia, che poi si svilupperanno per tutta l’opera. Gesù ha ormai vissuto il battesimo al fiume Giordano, con la rivelazione ad esso collegata. Ora incontriamo un racconto pure importante e nodale per la vita di Gesù e per quella dei discepoli. 62 Contenuto. Il racconto delle tentazioni secondo Matteo è costituito da un’introduzione, da tre scene centrali collegate tra loro e da una conclusione. Nel deserto, sul Tempio di Gerusalemme e sul monte alto si affrontano i due personaggi principali: Gesù ed il diavolo. Vediamo meglio il testo nei suoi particolari. Nei primi due versetti si presenta dapprima Gesù che è “condotto dallo Spirito nel deserto”. Egli, dopo essere stato investito ufficialmente dallo Spirito al Giordano, è da lui quasi spinto con forza nel deserto. È qui che sicuramente, come gli antichi profeti, ha la possibilità di approfondire ulteriormente la sua missione, delineatasi col battesimo. Il deserto, come lo fu per Israele, è anche per Gesù il luogo della tentazione. Questa è attuata “dal diavolo” - traduzione greca del termine ebraico ‘satana’ - dopo che Gesù, come Mosé sul Sinai (cf Es 34,28), ha digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, perché afferrato unicamente dal rapporto esclusivo col Padre. Tre sono le tentazioni del demonio. La prima si aggancia ad un bisogno primario provato da Gesù: la fame. Il demonio, proponendo la sua soluzione - “di che questi sassi diventino pane” -, non solo tende a risolvere il problema della fame, ma offre a Gesù l’opportunità di manifestare finalmente la sua identità di Messia - Figlio di Dio, così come Dio manifestò la sua grandezza a Israele nel deserto, donando la manna. Gesù non ci sta. Egli, come ogni credente, sa che Dio provvede a tutte le necessità dell’uomo, anche a quelle materiali, le quali non devono mai offuscare il primo compito di tutti: vivere “di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. La seconda tentazione ha come sfondo Gerusalemme e precisamente la parte più alta del Tempio. Il demonio, con una citazione presa dalla Bibbia, chiede a Gesù di realizzare un gesto spettacolare: buttarsi giù dal pinnacolo. Era, infatti, convinzione in Israele che la rivelazione del Messia avrebbe avuto inizio dal Tempio della Città santa. E quale occasione migliore di quella poteva presentarsi a Gesù per manifestarsi a tutti? La risposta è ancora categorica: “non tentare il Signore Dio tuo”. Così Gesù smaschera da un lato l’uso sbagliato che il demonio fa della Scrittura (quando serve soltanto a giustificare i progetti umani) e dall’altro una WWW.SINODODIMANTOVA.IT spiritualità fasulla che, dietro a gesti religiosi, di fatto vuole usare Dio e desidera piegare Dio ai propri interessi. Qui abbiamo contenute tutte le tentazioni insite in una religiosità formale, alla ricerca solo di se stessi e dei propri interessi di parte, e non veramente finalizzata alla comunione autentica con Dio. L’ultima tentazione avviene su “un monte altissimo” che richiama ancora il monte Sion, sul quale sarebbe stato intronizzato il Messia discendente di Davide. Da quella postazione il diavolo, mostrando a Gesù “tutti i regni del mondo con la loro gloria”, promette che tutte quelle cose sarebbero state sue a condizione che Gesù si fosse prostrato davanti a lui in adorazione. È chiesto a Gesù di sostituire l’adorazione dell’unico Dio e Padre con la prostrazione davanti ad una divinità forte, che dà potere agli uomini. Anche questa è tentazione costante per l’uomo e si trovano le sue tracce fin dalla vicenda dei progenitori nel giardino primordiale. È facile abbandonare Dio, le sue promesse e la sua fedeltà per seguire invece chi, illudendo, vuole offrire materialmente e concretamente sicurezza, potere, tranquillità, benessere e ordine. Gesù smaschera la pretesa idolatrica del diavolo: “vattene satana!”. Gesù partecipa alla signoria di Dio non percorrendo facili scorciatoie, ma restando Figlio fedele al Padre, fino all’ubbidienza estrema del Calvario. Questo per altro è il senso di: “adora il Signore tuo Dio e a lui solo rendi culto”. La conclusione della pericope, presentando la fuga del diavolo e la comparsa degli angeli che servono Gesù, richiama la sua vittoria definitiva sul male e la realizzazione delle promesse del Padre fedele. Conclusione. Le tentazioni vissute da Gesù riassumono le prove sperimentate da Israele e anticipano quelle incontrate dai suoi discepoli. La fiducia totale nel Padre fedele, come scelta prioritaria nella vita, e le motivazioni forti trovate nella Scrittura permettono a chiunque, come ha fatto Gesù, di non soccombere al maligno. PER ATTUALIZZARE - Com’è il nostro rapporto con Dio? È per noi un peso, che ci toglie libertà e serenità, oppure è il soffio vitale del quale non possiamo fare a meno per vivere? - In che misura i bisogni, il potere, l’affermazione di sé ostacolano il nostro cammino di fede? Che cosa facciamo concretamente per porre rimedio a queste situazioni? - Nei nostri servizi ecclesiali siamo portati ad esercitare un potere prettamente umano, che isola e crea solitudine, o scegliamo di servire nella comunità con gli altri? - La Scrittura è per noi fonte primaria in cui troviamo linfa vitale e motivazioni per la nostra fede? Ad essa ricorriamo quando siamo in difficoltà o incerti nella vita? PER APPROFONDIRE CdA nn. 181-185: Tentato come noi 63 SCHEDA II Solo Gesù può donare la salvezza del Padre II Domenica di Quaresima IL VANGELO Matteo 17, 1-9 Contesto. Dopo il tredicesimo capitolo, in cui Gesù attraverso parabole parla del regno dei cieli, seguono altri due dove l’evangelista ha raccolto episodi di conflitto e di rivelazione. I conflitti sono con gli abitanti di Nazaret o con altri connazionali, nei confronti dei quali Gesù contesta il modo di applicare la legge. Attraverso miracoli egli si manifesta sempre più alle genti fino ad arrivare a parlare direttamente e personalmente con i discepoli. Infatti, dopo aver chiesto ad essi ed in particolare a Pietro di professare la fede, nel famoso dialogo avvenuto a Cesarea di Filippo, Gesù fa conoscere ai discepoli che egli dovrà morire e che anch’essi nella vita porteranno la croce dietro a lui. 64 Contenuto. Il brano della seconda domenica di quaresima è abitualmente chiamato “vangelo della trasfigurazione”. Questa, di fatto, costituisce soltanto uno degli aspetti in cui si articola il racconto di Matteo. Il primo versetto funge da introduzione. Qui l’evangelista colloca geograficamente la scena - “in disparte, su un alto monte” - e presenta i personaggi. Gesù è il protagonista. Egli, prendendo l’iniziativa, porta “con sé Pietro, Giacomo e Giovanni”, tre dei suoi discepoli. La vicenda sul monte si snoda in tre sequenze. Nella prima troviamo presentata la trasfigurazione di Gesù, attraverso la quale egli cambia radicalmente il suo volto ed anche le vesti, e l’apparizione di Mosé ed Elia, che si intrattengono amabilmente con lui. Alla scena assistono direttamente i discepoli, perché tutto avviene “davanti a loro”. La seconda si apre con le parole di Pietro rivolte a Gesù. Egli, che desidera prolungare quell’esperienza, perché era per loro bello stare sul monte, propone la costruzione di tre capanne per i personaggi celesti, affinché la loro presenza potesse perdurare. Segue poi una nuova apparizione: “una nube luminosa li avvolse con la sua ombra”. La nube, nella tradizione biblica, è il segno concreto della presenza di Dio. È Dio Padre, quindi, che in quel momento si fa presente sul monte e la voce udita ne è la conferma. Le parole pronunciate da Dio riguardano Gesù, il quale non è come Mosé ed Elia, anche se si colloca in quella scia luminosa. Egli è proclamato “Figlio prediletto”, amato e scelto dal Padre per rivelare e realizzare la salvezza definitiva degli uomini. Per questo occorre ascoltarlo. La WWW.SINODODIMANTOVA.IT sequenza si chiude riportando l’attenzione sui discepoli che, “presi da grande timore cadono con la faccia a terra”, in quanto non riescono a reggere davanti al mistero di Dio che si rivela. Nell’ultima sequenza Gesù prende nuovamente l’iniziativa e, coerentemente con la missione ricevuta dal Padre, si avvicina ai discepoli, li tocca, risollevandoli dalla prostrazione in cui erano caduti, e con le sue parole li invita a non aver paura. I discepoli, infatti, d’ora in poi vedranno solo Gesù e nessun altro potrà far giungere fino a loro la salvezza dono del Padre. La conclusione del brano presenta il gruppetto che scende dal monte e le consegne date da Gesù ai suoi: “non parlate a nessuno di questa visione ...”. Infatti, soltanto dopo la resurrezione di Gesù essi avranno piena consapevolezza del dono ricevuto e dell’esperienza fatta; allora saranno anche in grado di parlare in modo significativo, cioè essere testimoni. Conclusione. Ai discepoli, chiamati a seguire il maestro da vicino condividendo anche la croce, affinché non si perdano d’animo, Gesù concede di vivere, ad alcuni, la forte esperienza sul monte. In quel luogo egli non solo è presentato continuazione e compimento della storia della salvezza, ma, attraverso la parole del Padre, è indicato come l’unico che possa risollevare i suoi, dar loro coraggio, interpretare le parole del Padre e rendere partecipe della salvezza. Questa sarà sperimentata pienamente soltanto con la resurrezione di Gesù e dei discepoli, di cui la vicenda sul monte è un anticipo. Nel frattempo Gesù continua a camminare amorevolmente con i suoi discepoli per i sentieri del mondo e del tempo. PER ATTUALIZZARE - Che posto occupano nella nostra vita la figura di Gesù Cristo, i suoi insegnamenti ed il suo modello di vita? - In che misura siamo disponibili a riprendere il nostro cammino di fede con Gesù Cristo, se si fosse un po’ allentato, e con quali modalità? - Riteniamo che la Parola di Dio sia uno dei cammini fondamentali nella vita di fede? Quali scelte possiamo attuare al riguardo? - La celebrazione della Eucaristia domenicale dovrebbe essere sempre più come l’esperienza sul Tabor per i tre discepoli. Ci disponiamo a vivere così la s. Messa domenicale? Cerchiamo in tutti i modi di renderla una esperienza gioiosa e di festa che rende presente il Signore? PER APPROFONDIRE CdA nn. 221-224: Il Figlio dell’uomo, umiliato e glorioso 65 SCHEDA III Si converte chi sta col Signore III Domenica di Quaresima IL VANGELO Giovanni 4, 5-42 Contesto. Nella terza domenica di quaresima s’incontra il passo dell’evangelista Giovanni detto “della samaritana”. Nel racconto troviamo però presentate anche altre scene, che capitano attorno al pozzo di Giacobbe. Il brano si trova nella grande sezione del vangelo, dopo il prologo (Gv 1, 1-18), indicata come “Il libro dei segni” (Gv 1, 19-12, 50). In questa parte l’evangelista presenta il ministero pubblico di Gesù attraverso il quale, con segni e parole, mostra se stesso al popolo come rivelazione del Padre. Tale manifestazione produce di conseguenza il rifiuto da parte della gente: “venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”. 66 Contenuto. Nei primi versetti (Gv 4, 4-6) l’introduzione inquadra il racconto dal punto di vista geografico e degli spostamenti di Gesù. Egli, che è in viaggio verso Gerusalemme, deve attraversare la Samaria e, durante il tragitto, si ferma al pozzo di una città chiamata Sicàr. Questa è probabilmente da identificare col piccolo abitato di Sichem, che sorgeva a duecento metri dal pozzo di Giacobbe. Il villaggio ebbe nell’antichità un posto molto importante perché legato alle vicende dei patriarchi e perché costruito ai piedi del monte Garizìm, su cui sorgeva il tempio dei samaritani. A Sichem, dopo la distruzione di Samaria, si radunò la comunità samaritana, la quale riteneva di discendere da Giuseppe figlio del patriarca Giacobbe. A questo punto il racconto presenta tre scene avvenute attorno al pozzo. La prima (Gv 4, 7-26) è dominata dal dialogo di Gesù con la samaritana, che oltre ad essere donna appartiene ad un popolo considerato di razza inquinata e quindi pagano. Di conseguenza tra ebrei e samaritani non c’erano rapporti facili. Per tale ragione la donna rimane stupita dalla domanda fattale da un ebreo di nome Gesù: “dammi da bere”. Il resto del dialogo vuole portare la samaritana ad incontrare autenticamente Gesù. La donna ha molte difficoltà ad accogliere la comunicazione di Gesù perché condizionata dalle sue esperienze ed esigenze materiali (“Signore tu non hai un mezzo per attingere ed il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? ... dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”), dalle vicende affettive (aveva avuto cinque mariti) e dalle tradizioni religiose (“i nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte...”). Gesù, con grande pazienza ed amabilità, spiega ogni cosa e prepara così il terreno perché la sua interlocutrice possa riconoscere in lui il Messia: “sono io che ti parlo”. La seconda scena (Gv 4, 27-38) vede interagire WWW.SINODODIMANTOVA.IT Gesù ed i discepoli. Anch’essi si rivolgono al maestro partendo da un problema concreto: “Rabbi, mangia”; egli risponde portando la conversazione su di un piano diverso: “ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. I discepoli non colgono lo spessore delle parole di Gesù ed egli interviene nuovamente per chiarire il suo pensiero, sottolineando la sua preoccupazione principale che consiste nel fare la volontà del Padre: “mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera”. Per spiegarsi meglio cita due detti proverbiali. Come la natura lentamente svolge il suo corso, così anche la volontà di Dio gradualmente si realizza in pienezza nella storia delle persone. Di conseguenza, coloro che sono chiamati a lavorare nell’«azienda del Signore» non devono essere preoccupati della mansione da svolgere, ma di mettersi al servizio della volontà del Padre che, da protagonista, è all’opera in tutti: “levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura”. L’ultima scena (Gv 4, 39-42), già anticipata nei vv. 29-30, presenta “molti samaritani di quella città”, che vanno da Gesù stimolati dalle parole della donna. Costoro credono in Gesù attraverso la testimonianza della samaritana, ma la loro fede si stabilizza dopo essere stati due giorni con lui. Infatti essi dicono: “Non è più per la tua parola che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”. Conclusione. Ogni itinerario di vita cristiana deve portare ad un incontro autentico con Gesù Cristo. Egli è riconosciuto ed accolto soltanto quando, anche col suo aiuto, ci si libera da tutte le sovrastrutture che impediscono un rapporto immediato, libero e decisivo. Chi sta al suo gioco diventa, di conseguenza, testimone ed evangelizzatore, perché altri lo possano incontrare. Al riguardo è necessario vigilare attentamente, perché la salvezza non è data dai discepoli, ma da Gesù Cristo che porta gli uomini in comunione col Padre. Per questo ogni esperienza ecclesiale diventa significativa ed incisiva se porta le persone a “stare” in compagnia assidua con Gesù Cristo. PER ATTUALIZZARE - Il cammino quaresimale invita nuovamente a verificare il nostro rapporto con Gesù Cristo e l’impegno da noi profuso per renderlo sempre più autentico, libero e decisivo. - Nelle nostre comunità parrocchiali chiediamoci se le proposte formative, le esperienze di gruppo, le scelte di fondo portano a Gesù Cristo. Quali cambiamenti sono necessari perché ciò si realizzi? - Guardiamo con speranza evangelica la nostra vita, le nostre famiglie, le comunità parrocchiali, la Chiesa ed il mondo? È lui che salva e noi siamo soltanto dei collaboratori, anche se necessari. PER APPROFONDIRE CdA nn. 36-39: Incontro a colui che dona l’acqua viva 67 SCHEDA IV Gesù Cristo educa alla fede IV Domenica di Quaresima IL VANGELO Giovanni 9, 1-41 Contesto. Anche il testo del vangelo di questa domenica si colloca nel “Libro dei segni” del vangelo di Giovanni. L’evangelista presenta Gesù che si rivela al popolo come inviato del Padre. In questa parte del vangelo hanno un posto determinante le feste giudaiche. La guarigione del cieco dalla nascita avviene a Gerusalemme durante la festa autunnale delle capanne o dei tabernacoli, in cui si festeggia per i raccolti di fine estate, facendo memoria del permanere degli israeliti sotto le tende nel deserto per quarant’anni. 68 Contenuto. Nei primi cinque versetti l’evangelista presenta la vicenda che riguarda Gesù, un uomo ceco dalla nascita ed i discepoli. Partendo da una loro domanda, che sottolinea il problema del rapporto esistente tra peccato e malattia fisica, Gesù risponde affermando che la cecità non è conseguenza di qualche peccato commesso. Essa è una delle tante situazioni nelle quali si evidenzia il limite umano creaturale. Nel nostro caso, attraverso l’opera di Gesù, è messo in risalto l’azione benefica di Dio creatore. É così delineato il significato del segno che Gesù sta per compiere; è un esempio della luce che viene nelle tenebre: “finché sono nel mondo sono la luce del mondo”. Nei vv. 6-7 troviamo la sobria narrazione del miracolo. Gesù, come un terapeuta, applica del fango sugli occhi del cieco, comunicando così al poveretto la certezza che la sua condizione è presa in seria considerazione. Poi lo invia a lavarsi nella piscina di Siloe, che si trova ai piedi della collina su cui sorge Gerusalemme, a sud-ovest di essa. Questo fatto si collega ad altre guarigioni famose narrate dalla Bibbia. Pensiamo per esempio a Naaman il siro, che è guarito dalla lebbra dopo essersi immerso nel Giordano, su consiglio del profeta Eliseo (cf 2 Re 5, 10-14). Così anche il nostro cieco, immersosi nella piscina, guarisce dalla cecità fisica attraverso l’opera di Gesù, l’inviato di Dio. Da questo momento inizia una serie di confronti - inchieste (vv. 8-34) tra alcuni gruppi di persone e l’uomo guarito. Dapprima è interrogato dai curiosi, che vogliono sapere e conoscere tutti i particolari dell’avvenimento per avere l’esclusiva della notizia. A costoro l’uomo sa dire soltanto che egli è guarito attraverso l’opera di un uomo di nome Gesù. Poi viene esaminato WWW.SINODODIMANTOVA.IT dai farisei, che contestano la guarigione avvenuta di sabato. In questo giorno, infatti, non è permesso alcun lavoro ed impastare del fango è proibito. Essi consultano anche i genitori dell’uomo guarito, per avere ulteriori spiegazioni. Di fronte all’insistenza dei farisei e alle loro contestazioni, l’uomo afferma, partendo dall’esperienza fatta, che Gesù è Dio: “Da che mondo e mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Infine (vv. 35-41) Gesù incontra nuovamente il cieco guarito. A costui si rivela e si manifesta nella sua identità di “Figlio dell’uomo”. L’uomo guarito è desideroso di credere in lui e afferma, prostrandosi: “Io credo, Signore”. Ora la guarigione è completa. Ha ricevuto la vista fisica ed ora vede anche con la fede che Gesù è il Signore, il Figlio di Dio. Nello stesso tempo l’evangelista presenta i farisei che si fissano inesorabilmente nella loro cecità. Così diventano vere le parole dette da Gesù: “sono venuto... perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi”. Conclusione. Dio Padre, per mezzo di Gesù, è sempre vicino a coloro che soffrono a causa dei limiti della natura umana. Chi incontra Gesù e si lascia curare da lui arriva sicuramente ad uscire dal buio fisico per raggiungere anche la luce della fede. In questo cammino si incontrano pure molte difficoltà che vengono dall’esterno: il giudizio degli altri, le tradizioni, i condizionamenti familiari o dei gruppi di appartenenza, le nostre attività. Se si persevera nello stare con Gesù Cristo, ascoltando la sua parola ed eseguendo le sue indicazioni, ogni difficoltà si ridimensiona e si procede nell’itinerario di fede. PER ATTUALIZZARE - Davanti a Gesù Cristo ci riteniamo cechi o vedenti? Siamo bisognosi d’essere sanati da Lui o riteniamo di non avere alcuna necessità nei suoi confronti? - Consideriamo la fede un bene acquisito una volta per sempre, del quale poi si vive di rendita, oppure è un dono da scoprire continuamente facendosi aiutare dalla parola di Gesù Cristo e dalla sua Chiesa? - Qual è l’impegno personale e comunitario per risollevare le miserie dell’umanità, come segno di salvezza che oggi Cristo porta nel mondo? PER APPROFONDIRE CdA nn. 664-668: L’iniziazione cristiana: itinerario che porta alla fede 69 SCHEDA V Gesù Cristo dona la vita eterna V Domenica di Quaresima IL VANGELO Giovanni 11, 1-45 Contesto. La liturgia quaresimale continua a proporre passi dal vangelo di Giovanni. Nel “Libro dei segni” troviamo narrati sette miracoli di Gesù a fronte dei ventinove presenti nei vangeli sinottici. La scelta di sette miracoli-segno evidenzia l’intenzione simbolica dell’autore. Sette è il numero che indica perfezione e compiutezza. I sette miracoli-segno sono sufficienti per Giovanni a comunicare ai credenti la pienezza di grazia e di verità che la Parola incarnata ha portato agli uomini. Vediamo ora l’ultimo miracolo narrato: Lazzaro richiamato in vita da Gesù. 70 Contenuto. Il racconto giovanneo inizia con alcuni versetti di ambientazione. Sono presentati i personaggi della scena (Gesù, Lazzaro, Marta e Maria) e la località dove si realizza la vicenda: Betania. Lazzaro è ammalato e quindi le sorelle si premurano di informare Gesù della situazione: “Signore, ecco, il tuo amico è malato”. Qui Lazzaro è chiamato l’amico, colui che è amato da Gesù. Sicuramente Lazzaro è qui da considerare come il rappresentante di tutti quelli che Gesù ama: i cristiani. Subito dopo l’evangelista presenta lo scopo del miracolo-segno, che sta avvenendo per mezzo di Gesù: “questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato”. La malattia di Lazzaro non finisce con la morte. Gesù ridà al suo amico diletto la vita fisica, segno di quella eterna. La vita ridata a Lazzaro è il motivo immediato che fa precipitare la vicenda e che porterà Gesù alla morte, come primo atto della sua glorificazione, nella quale si manifesta la gloria di Dio. I versetti che seguono (vv. 7-16), infatti, sottolineano l’andare a morire di Gesù: “i giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo? ... allora Tommaso disse: «andiamo anche noi a morire con lui»”. É evidente l’intersecarsi di tre temi: la morte di Lazzaro, quella di Gesù e quella dei discepoli. Tutto il movimento descritto è finalizzato alla fede dei discepoli: “perché voi crediate”. Nei vv. 17-33 troviamo presentato l’arrivo di Gesù a Betania ed il suo incontro con Marta e Maria, sorelle di Lazzaro. Il dialogo con le due donne permette a Gesù di far conoscere che lui non è un profeta come tutti gli altri. Egli può dare la vita, quella vera, a condizione che WWW.SINODODIMANTOVA.IT si creda in lui. Infine nei vv. 34-40 si presentano il dolore di Gesù per l’amico che amava (“si commosse profondamente... e scoppiò in pianto”) e l’obiezione di Marta circa l’opportunità di togliere la pietra, perché Lazzaro ormai era morto da quattro giorni. Gesù risponde ancora una volta chiedendo di aver fede: “se credi vedrai la gloria di Dio”. La fede di Marta non solo permetterà di vedere manifestata la grandezza di Dio nel miracolo che sta per realizzarsi, ma anche è condizione per contemplare direttamente Dio nella resurrezione finale. Il brano si chiude narrando brevemente il miracolo. È Dio Padre che ridà la vita fisica a Lazzaro per mezzo di Gesù. Il “grido a gran voce” di Gesù, può essere benissimo collegato col grido del Calvario, attraverso il quale tutti i discepoli, animati dalla fede, vengono tirati fuori dal buio del sepolcro e liberati dai legami della morte. Conclusione. Dio Padre, attraverso l’azione di Gesù, ridà la vita fisica a Lazzaro. Il miracolo è un segno che richiama la vita eterna donata a tutti i credenti. Chi crede in Gesù e si fida di lui partecipa della redenzione da lui ottenuta per tutti i suoi amici, attraverso la morte e la resurrezione. Ai discepoli è chiesto di perseverare perché così incontreranno definitivamente la vita vera. PER ATTUALIZZARE - Che spessore hanno la risurrezione di Gesù e la nostra risurrezione nel cammino di fede di ciascuno e delle comunità? - Rimuoviamo i temi della morte e della risurrezione, aspetti centrali della nostra identità cristiana, oppure mettiamo in atto strategie per comprenderli, approfondirli e assimilarli? Quali? - La cura del corpo dell’uomo nelle varie strutture sanitarie pubbliche e private è un segno della fede nella risurrezione. In che modo i cristiani svolgono il loro servizio professionale o volontario in queste realtà? - Il servizio nella chiesa lo svolgiamo per liberare dal male e dare sperana, come ha fatto Gesù? PER APPROFONDIRE CdA nn. 1167-1168: E Dio sarà tutto in tutti 71 SCHEDA VI Crocefisso secondo le scritture Domenica delle Palme IL VANGELO Matteo 26, 14-27, 66 Contesto. Il racconto della passione e morte di Gesù di Matteo, pur articolandosi secondo lo schema caratteristico di Marco e Luca, presenta un orientamento proprio. È necessario quindi leggere con attenzione la narrazione perché dai fatti, dai personaggi, dai discorsi e dallo stile si evidenzia che tutto è costruito per una comunità di credenti che celebra, conosce e vive il mistero centrale della salvezza. La struttura del racconto può essere così articolata: la cena di addio 26, 14-29, l’agonia e l’arresto 26, 30-56; il processo davanti ai giudei 26, 57-27, 10; il processo davanti ai romani 27, 11-31; il calvario 27,3254 e la tomba sigillata 27, 32-66. Ci soffermeremo soltanto sulla penultima parte, iniziando da quando Gesù, schernito e spogliato del mantello, va verso la crocefissione. 72 Contenuto. La prima scena è costituita da un insieme di fatti che capitano durante il tragitto verso la crocefissione. Simone di Cirene porta la croce di Gesù; sul Golgota con la bevanda di vino mescolato a fiele e con lo spartirsi le vesti, tirandole a sorte, si concretizza quanto detto dai salmi 68,22 e 22,19. Gli aguzzini, che fanno la guardia al crocefisso ed i due malfattori, innalzati accanto a Gesù, sottolineano che il “re dei giudei” è esposto alla pubblica infamia. La croce, come ogni mezzo di tortura, prima di annientare la vita fisica del condannato, lo espropria della sua dignità umana. La seconda scena presenta gli insulti indirizzati a Gesù dai passanti, dai sommi sacerdoti e dai concrocefissi. Tutti costoro, in sintonia con l’immagine del “giusto” sfidato dagli empi (cf Sal 22), chiedono che Gesù manifesti la sua grandezza evitando una morte ignominiosa e degradante. Egli invece sceglie di rivelare la sua identità di figlio di Dio, rimanendo fedele al Padre anche nella condizione di estrema impotenza e miseria, caratteristiche di molti uomini. L’ultima scena narra la morte di Gesù. Il quadro complessivo è dato dalla tenebra che ricopre tutta la terra da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio. Questo segno si collega con le tradizionali immagini bibliche della manifestazione di Dio. In mezzo alla tenebra Gesù, ispirandosi al salmo 22, lancia un grido che da un lato rivela la prova in cui giace l’orante e dall’altro indica la piena fiducia WWW.SINODODIMANTOVA.IT in uno sbocco positivo, anche se ci si trova in una situazione estrema. Alcuni dei presenti fraintendono il grido di Gesù cercano, con interventi umani di alleviare le sue sofferenze. Ma egli, lanciando un altro grido, muore. Alla sua morte seguono dei segni apocalittici. Il velo del tempio si spezza ed il terremoto annuncia la resurrezione dei morti, secondo la profezia di Ezechiele 37,12. La tenebra con gli altri segni muove la reazione del centurione e di coloro che erano con lui. Costoro, assieme alle donne, costituiscono il primo gruppo di persone che, pieni di timore religioso, riconoscono in Gesù il Figlio di Dio. Conclusione. Tutto quanto accade sul Calvario è il compimento delle Scritture, che Gesù ha seguito fedelmente per compiere con amore la volontà del Padre. Questa ha la preminenza anche nell’umiliazione della croce. Anche il lettore cristiano, che incontra gli insulti rivolti al crocefisso, nutre sempre più la certezza che il giusto è effettivamente liberato da Dio. Di conseguenza la morte di Gesù, con i segni ad essa collegati, diventa la dichiarazione ufficiale della fine del compito del tempio e di tutte le tradizioni antiche, perché da quel momento inizia, per mezzo di Gesù, la vittoria definitiva di Dio sulla morte. Allora chi incontra autenticamente la morte di Gesù, sperimentando la liberazione dal male, diventa iniziatore di un movimento di conversione e di fede destinato a diffondersi sempre più. PER ATTUALIZZARE - Davanti a Gesù Cristo in croce, pensiamo anche noi che la salvezza consista nell’essere esonerati da qualsiasi prova o dolore oppure, come Lui, restiamo fedeli a Dio anche nella condizione di estrema debolezza? - Le tradizioni, i riti, gli usi ed i costumi, così fiorenti in questo periodo, sono momenti di crescita nella fede oppure restano dei gesti esteriori che non intaccano le scelte fondamentali della vita? - Quanto doniamo ai fratelli nel nostro servizio comunitario? Oppure ricerchiamo approvazioni, consensi e affermazione di noi stessi PER APPROFONDIRE CdA nn. 233-252: La passione e la morte di Gesù 73 SCHEDA VII Il Signore è risorto: ditelo a tutti! Pasqua di Risurrezione IL VANGELO Matteo 28, 1-10 Contesto. Il brano commentato è Matteo 28, 1-10. Siamo nell’ultimo capitolo di Matteo. Ormai si è consumata l’offerta di Cristo al Padre ed è iniziato il corso nuovo della storia, segnato dalla vittoria definitiva sulla morte. Già ai piedi della croce si sono viste le prime avvisaglie di novità: pagani che credono, un nuovo popolo che si raduna, donne che tengono il collegamento col maestro. Il racconto pasquale esplicita ulteriormente la nuova vicenda che dal Calvario ha ormai preso le mosse. 74 Contenuto. Il racconto si apre presentando un nuovo giorno. È ormai il “primo giorno della settimana”. Il sabato è passato con tutte le tradizioni ad esso collegate, ed inizia un tempo nuovo nella storia della salvezza. Nella nuova fase che si apre, protagoniste sono due donne: Maria di Magdala e l’altra Maria. Costoro vanno al sepolcro per “visitare la tomba”. Qui Matteo si scosta da Marco e Luca, che sottolineano piuttosto l’unzione della salma. Il nostro evangelista riporta invece l’usanza giudaica di visitare fino al terzo giorno la tomba di un defunto, per verificare se per caso fosse ancora vivo. Così egli prepara l’evento straordinario a cui le donne assisteranno. Arrivate al sepolcro le donne vedono una teofania, cioè una manifestazione di Dio. Questa è descritta attraverso elementi caratteristici del genere apocalittico: il terremoto, l’angelo, il suo aspetto come folgore ed il suo vestito come neve. “L’angelo del Signore”, che nella Bibbia indica la presenza di Dio che interviene nella storia degli uomini, appare in una cornice di grande sconvolgimento. Egli, aprendo la tomba e sedendosi poi sulla pietra, dichiara ormai definitiva la vittoria sulla morte. La rappresentazione visiva del trionfo di Dio sulla morte suscita la reazione delle guardie e delle donne. Le prime, a causa della paura, sono sconvolte e cadono a terra come morte, non comprendono nulla e restano al di fuori del mistero che si rivela. Le donne, anch’esse piene di paura, sono invece disponibili al dialogo e ricevono la comunicazione del significato di quanto è accaduto. L’angelo, infatti, con tutta la sua autorità, proclama l’interpretazione autentica della tomba aperta e vuota: “Gesù il crocefisso non è qui. È risorto”. L’annuncio pasquale fa passare i credenti dalla paura alla fede WWW.SINODODIMANTOVA.IT gioiosa: “non abbiate paura, voi!”. La gioia dei cristiani scaturisce dal sapere che anch’essi partecipano della stessa risurrezione di Gesù. Chi crede nelle parole che Gesù ha detto, non solo lo incontra risorto, ma partecipa anche della sua risurrezione. La conseguenza che scaturisce, anche se il sepolcro è vuoto, non è la tristezza o lo scoraggiamento, ma la forza dirompente dell’annuncio, dell’evangelizzazione: “andate a dire ai suoi discepoli: è risorto e vi precede in Galilea”. È in questa dimensione fondamentale della vita della Chiesa che si fa esperienza del Risorto e che gli uomini di ogni tempo e luogo hanno la possibilità di incontrarlo. Mentre le donne vanno a portare l’annuncio ai discepoli, Gesù in persona viene loro incontro e conferma con le sue parole che l’evangelizzazione è l’esperienza qualificante la vita della comunità, nata dalla sua morte e risurrezione. Conclusione. Con la risurrezione del Signore la comunità dei credenti, nata ai piedi della croce, viene riconfermata e consolidata. Essa non deve più temere perché la morte è stata sconfitta ed i suoi componenti sono chiamati a condividere la stessa sorte del maestro. La forza della risurrezione del Signore è sperimentata direttamente dai cristiani quando annunciano con fede il vangelo a tutti. 75 PER ATTUALIZZARE - La nostra vita cristiana si caratterizza dalla paura, dal nascondimento, dal rinchiudersi nel privato, o in virtù della risurrezione del Signore è testimonianza gioiosa e coraggiosa della nostra fede in Lui? - Come pensiamo alla nostra morte e come ad essa ci prepariamo? - La forza della risurrezione sta nell’annuncio del vangelo. È il vangelo il punto che qualifica la nostra vita, le nostre relazioni, le nostre scelte di vita? - È il vangelo che regola il nostro servizio ecclesiale o prevalgono logiche efficientistiche e organizzative? PER APPROFONDIRE CdA nn. 260-271: Risorto per la nostra salvezza 76 WWW.SINODODIMANTOVA.IT 8. QUARESIMA DI CARITÀ 77 78 WWW.SINODODIMANTOVA.IT Dovremmo imparare a guardarci attorno, deciderci a muovere occhi e cuore e dare concretezza alla nostra solidarietà e vicinanza a coloro a cui mancano le cose necessarie. Anzitutto guardare alle Comunità cristiane della nostra Chiesa, che il terremoto tiene nella precarietà di una tenda, con tutte le difficoltà ancora attuali che allontanano il momento di ritornare a casa. Ma, ancor più a chi ha perso il lavoro e con esso il senso di dignità che ogni uomo e donna scoprono e alimentano quando riescono a badare a se stessi, alla propria famiglia e alla propria casa. E agli anziani non più capaci di autonomia, agli ammalati piccoli e grandi il cui futuro è incerto, alla gente senza casa, senza patria, senza le più elementari certezze. Quant’è ancora buia questa notte, quante povertà Gesù riveste ancora oggi! “Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri – scrive Papa Francesco – non si risolveranno i problemi del mondo e, in definitiva, nessun problema” (EG n. 202). Così ci ha detto il Vescovo Roberto nella omelia nella notte del Natale scorso, ribadendo un impegno già evidente nella Chiesa mantovana. Impegno ancor più atteso dai poveri nell’estremo acutizzarsi dei problemi in questi tempi duri. Impegno che abbisogna di essere sostenuto dalla “dimensione educativa che conferisce senso e prospettiva ecclesiale”. Perché, certo, anche questo impegno costituisce un aspetto importante - indispensabile! - della grande aspirazione posta dal Vescovo col titolo generale del Sinodo diocesano: “vogliamo vedere Gesù” (Gv. 12,21). La nostra Chiesa – attraverso la fraternità delle Comunità particolari – è impegnata a mostrare il vero volto di Gesù con segni (liturgia), parole (catechesi) ed opere (carità). Può dunque accrescere la consapevolezza educativa di tale compito. Può individuare figure preposte alla animazione della carità nei gruppi ministeriali e nei Consigli pastorali parrocchiali. Può quindi allargare il novero delle opere e degli ambienti in cui manifestarsi. Per ciò l’ufficio della Caritas insieme ai Centri pastorali dell’ambito della carità propone di recuperare appieno le Opere di misericordia della antica tradizione (corporali e spirituali), per verificare quali sono ben presenti (o meno), quali da caratterizzare e da sviluppare. Il Tempo di Quaresima – quest’anno dedicato al discernimento comunitario – risulta particolarmente propizio al riguardo. La lettura del libretto “Le opere di misericordia” possono aiutare nella analisi e nel discernimento. I Parroci, i membri dei consigli pastorali, gli animatori ed operatori pastorali della carità che non ne fossero ancora dotati possono facilmente reperirlo presso i nostri uffici. 79