IN QUESTO PERIODO DI QUARESIMA
LA PARROCCHIA TI PROPONE:
SANTA MESSA:
Nei giorni feriali: ore 08:30 \ 18:00 (E’ possibile accostarsi al
sacramento della Penitenza mezz’ora prima della Santa Messa)
Nei giorni festivi: ore 08:30 \ 09:30 (zona S. Giovanni) 11:00 \ 18:00
ADORAZIONE EUCARISTICA:
Ogni giovedì sera dalle ore 18:30 alle ore 22:00
(durante l’Adorazione è possibile accostarsi al sacramento della
Penitenza).
OGNI VENERDI’ VIA CRUCIS:
Ore 17:15 Adulti
Ore 19:00 Bambini e Adolescenti insieme ai Genitori
Ore 21:00 Adulti Contrade (a partire da Venerdì 04 Marzo)
OGNI SABATO ALLE ORE 19:00 CHIESA MATRICE
INCONTRO SUL TEMA: “ Benedizione e Maledizione”.
PROGRAMMA:
ANNUNZIO DELLA PASQUA NELLE CONTRADE
(a partire dal 29 Febbraio)
 Martedì
 Venerdì
ore 19:00 Centro d’ascolto nelle famiglie
ore 21:00 Via Crucis
Il programma dell’annunzio Pasquale nelle contrade si
svolgerà secondo il seguente calendario:
- martedì 1 marzo e venerdì 4 marzo: C\da Ferraro
- martedì 8 marzo e venerdì 11 marzo: C\de Santa Marina e Torre
- martedì 15 marzo e sabato 19 marzo: C\da San Donato.
QUARESIMA DI SOLIDARIETA’
Ai piedi del Crocifisso sarà posto il Salvadanaio per la raccolta delle
offerte per la carità: frutto delle rinunce e dei piccoli sacrifici
“Dio ha riconciliato a sé il mondo in
Cristo Crocifisso e Risorto”
QUARESIMA 2016
Carissimi,
come ben sapete la Quaresima è il tempo liturgico voluto dalla
Chiesa perché, attraverso la conversione, possiamo prepararci alla grande
festa della Pasqua. E’ tempo di pentirci dei nostri peccati e di cambiare
qualcosa di noi per essere migliori e potere vivere più vicino a Cristo.
La Quaresima dura 40 giorni; comincia il mercoledì delle Ceneri e si
conclude il Giovedì Santo, con la Messa vespertina della “Coena
Domini”. Durante questo tempo, soprattutto nella liturgia della domenica,
facciamo uno sforzo per recuperare il ritmo e lo stile dei veri credenti che
devono vivere come figli di Dio.
Il colore liturgico di questo tempo è il viola che significa penitenza e
conversione .
E’ un tempo di riflessione, di penitenza, di conversione spirituale; tempo
di preparazione al mistero pasquale.
Nella Quaresima, Cristo c'invita a cambiare vita. La Chiesa c'invita a
vivere la Quaresima come un itinerario che porta a Gesù Cristo, attraverso
l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera, la condivisione col prossimo e il
compimento di opere buone. C'invita a vivere una serie di atteggiamenti
cristiani che ci aiutano ad assomigliare di più a Gesù Cristo, dal momento
che, a causa del nostro peccato, ci siamo allontanati da Dio.
Perciò, la Quaresima è il tempo del perdono e della riconciliazione
fraterna. Ogni giorno, durante tutta la vita, dobbiamo strappare dai nostri
cuori l'odio, il rancore, l'invidia, la gelosia che in questi ultimi tempi
stanno affliggendola nostra amata San Giorgio oltre che ad ostacolare il
nostro amore a Dio. In Quaresima, impariamo a conoscere e ad apprezzare
la Croce di Gesù. Con questo impariamo anche a portare la nostra croce
con serenità, per raggiungere la gloria della resurrezione.
MERCOLEDI’ DELLE CENERI
Vangelo Mt 6,1-6.16-18
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per
essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il
Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare
la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle
strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto
la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua
sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e
il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non
siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze,
amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico:
hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra
nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il
Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non
diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per
far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto
la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il
volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è
nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
PER RIFLETTERE:
«Un cammino di vera conversione»
Il digiuno non si fa per «risparmiare», cioè per motivi economici, ma per
amore di Dio. Un amore che si fa preghiera, ma che reclama la
sollecitudine per il prossimo, la solidarietà con i più poveri, un maggiore
senso di giustizia (cf Is 1,17; Zc 7,5-9). «Il nutrimento di chi ha bisogno
sia sostenuto dai nostri digiuni» (s. Leone Magno). In questo senso sono
lodevoli le iniziative individuali e comunitarie per una «quaresima di
fraternità»; e la partecipazione alla Cena del Signore diventa un gesto di
povertà, di pentimento, di speranza, di annuncio. Chi partecipa seriamente
alla passione del Signore, tutt’oggi viva nei poveri della terra, sa che il
ritorno al Padre (quello proprio, come quello della comunità) è cominciato,
e che nella mortificazione della carne può fiorire lo Spirito della
risurrezione e della vita. Sulla scia dell’odierna pagina evangelica
si possono verificare le espressioni di una vita di fede autentica: carità
fraterna, preghiera, digiuno. E’ questo «Il trinomio per cui sta salda la
fede... Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia è la vita del
digiuno. Nessuno le divida... Chi prega digiuni... Chi digiuna comprenda
bene cosa significa per gli altri non avere da mangiare. Ascolti chi ha
fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno... » (s. Pier Crisologo). Chi
pone questi segni sa che il ritorno al Padre è cominciato e che la
risurrezione e la vita sono già germogliate.
PREGHIAMO
O Dio, nostro Padre, concedi, al popolo cristiano di iniziare con questo
digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente
con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male.
Per il nostro Signore.
VENERDI’ DOPO LE CENERI
Vangelo Mt 9, 14-15
Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero:
«Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non
digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere
in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo
sarà loro tolto, e allora digiuneranno».
PER RIFLETTERE:
La domanda di Gesù nel Vangelo di oggi rivela una verità fondamentale
della vita spirituale cristiana: Dio è con noi! Dal momento
dell'incarnazione, Gesù Uomo/ Dio è entrato nella storia umana per
risanarla e divinizzarla. Come dice un canto: Dio si è fatto come noi per
farci come lui; è un capovolgimento davvero. Durante la sua vita terrena
Gesù favoriva la mensa come luogo di incontro familiare con le persone e
in quel contesto iniziava dialoghi di conversione e di approfondimento di
vita. Poi, ha scelto di rimanere come ‘Pane di Vita' per sfamare i discepoli
di tutti i tempi. In questo senso non c'è motivo per i discepoli di digiunare:
lo Sposo era con loro, ed è con noi oggi in modo diverso ma altrettanto
reale. Ecco perché quando si ha Gesù con sé non è necessario digiunare.
Ma siccome il nostro essere con Lui non è in pienezza, allora il digiuno è
un modo per privarci di qualcosa per concentrare il nostro cuore in Lui:
metterci in attesa, in ascolto... Oggi, nel mio rientro al cuore, mi fermo
qualche momento davanti a Gesù Eucaristia, presente al Presente, e Gli
chiedo di saziare la mia fame di Lui. Saziami di Te, Signore Gesù: possa
sedere alla tua mensa con cuore puro e riconoscente!
PREGHIAMO
Accompagna con la tua benevolenza, Padre misericordioso, i primi passi
del nostro cammino penitenziale, perché all’osservanza esteriore
corrisponda un profondo rinnovamento dello spirito. Per il nostro Signore.
I DOMENICA DI QUARESIMA
Vangelo Lc 4,1-13
Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed
era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal
diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati,
ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa
pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane
vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti
i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria,
perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in
adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il
Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a
Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei
Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà
ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti
porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una
pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il
Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si
allontanò da lui fino al momento fissato.
PER RIFLETTERE:
In Cristo siamo stati tentati e in lui abbiamo vinto il diavolo
Dal «Commento sui salmi» di sant'Agostino, vescovo (Sal 60, 2-3; CCL
39, 766)
«Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera» (Sal 60, 1).
Chi è colui che parla? Sembrerebbe una persona sola. Ma osserva bene se
si tratta davvero di una persona sola. Dice infatti: «Dai confini della terra
io t'invoco; mentre il mio cuore è angosciato» (Sal 60, 2).
Dunque non si tratta già di un solo individuo: ma, in tanto sembra uno, in
quanto uno solo è Cristo, di cui noi tutti siamo membra. Una persona
sola, infatti, come potrebbe gridare dai confini della terra? Dai confini
della terra non grida se non quella eredità, di cui fu detto al Figlio stesso:
«Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della
terra» (Sal 2, 8). Dunque, è questo possesso di Cristo, quest'eredità di
Cristo, questo corpo di Cristo, quest'unica Chiesa di Cristo, quest'unità,
che noi tutti formiamo e siamo, che grida dai confini della terra. E che
cosa grida? Quanto ho detto sopra: «Ascolta, o Dio, il mio grido, sii
attento alla mia preghiera; dai confini della terra io t'invoco». Cioè,
quanto ho gridato a te, l'ho gridato dai confini della terra: ossia da ogni
luogo. Ma, perché ho gridato questo? Perché il mio cuore è in angoscia.
Mostra di trovarsi fra tutte le genti, su tutta la terra non in grande gloria,
ma in mezzo a grandi prove. Infatti la nostra vita in questo pellegrinaggio
non può essere esente da prove e il nostro progresso si compie attraverso
la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, né può
essere coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere; ma il
combattimento suppone un nemico, una prova. Pertanto si trova in
angoscia colui che grida dai confini della terra, ma tuttavia non viene
abbandonato. Poiché il Signore volle prefigurare noi, che siamo il suo
corpo mistico, nelle vicende del suo corpo reale, nel quale egli morì,
risuscitò e salì al cielo. In tal modo anche le membra possono sperare di
giungere là dove il Capo le ha precedute. Dunque egli ci ha come
trasfigurati in sé, quando volle essere tentato da Satana. Leggevamo ora
nel vangelo che il Signore Gesù era tentato dal diavolo nel deserto.
Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche
tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te
la morte, da sé la tua vita, da te l'umiliazione, da sé la tua gloria, dunque
prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria. Se siamo stati tentati in
lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo. Tu fermi la tua
attenzione al fatto che Cristo fu tentato; perché non consideri che egli ha
anche vinto? Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in
lui tu sei vincitore. Egli avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma,
se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere,
quando sei tentato.
PREGHIAMO
O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno
sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere
nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna
condotta di vita. Per il nostro Signore...
VENERDI’ DELLA PRIMA SETTIMANA
Vangelo Mt 5, 20-26
Va' prima a riconciliarti con il tuo fratello.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non
entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non
ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi
dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al
giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al
sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello
ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’
prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con
lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia,
e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché
non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
PER RIFLETTERE:
Dopo questo testo, cominceranno le controversie di Gesù con gli scribi e
farisei, personaggi sempre presenti nei quattro evangelisti: gli scribi,
persone che dedicavano tutta la vita a studiare la Sacra Scrittura. A
quarant’anni, con un rito simile al nostro dell’imposizione delle mani,
ricevevano ‘lo spirito di Mosè’ e quindi dal quel momento erano ‘la legge
d’Israele’, la legge del sinedrio, la loro autorità era superiore a quella del
sommo sacerdote e a quella del re. Quindi avevano una potenza veramente
enorme. Governavano la vita politica, religiosa ed economica d’Israele;
quanto dicevano era ‘legge’ di fatto. Gesù prende in mano questa loro
attitudine e dice: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e
dei farisei…» il regno dei cieli vi viene precluso. La legge che gli scribi
ostentavano sempre era l’osservanza ‘maniacale’ della legge di Mosè, una
legge molto minuziosa che governava la vita in casa, la vita sociale, quella
economica… quali vesti mettere quali non mettere, quali animali mangiare
quali no, quali pesci prendere… obbedienza a norme esterne con la
convinzione di rendere gloria a Dio. Questo è l’errore micidiale che c’era
al tempo di Gesù, al tempo di Mosè, e c’è ancora ai tempi nostri. Che
l’osservanza esteriore sia sufficiente e spalanchi le porte del cielo è una
menzogna molto forte. L’osservanza della legge non può mai essere fine a
se stessa: è sempre a sevizio di una libertà. Ecco perché Gesù diventa
molto esigente e conclude questa pericope sintetizzando in modo totale,
complessivo, tutta la legge, quindi il Pentateuco e i Profeti maggiori e
minori che noi conosciamo, dando ‘anima’ a questa legge. Matteo elenca
alcuni elementi a lui molto cari: non basta non uccidere: il sinedrio
condannava alla morte perchè c’era le legge ‘occhio per occhio, dente per
dente’- non basta non uccidere, ma bisogna anche non adirarsi
ecc…bisogna mettere il bene del fratello al di sopradi tutto perché il bene
dell’uomo va sempre messo al sopra ogni azione. Deve esserci una legge
che promuove l’uomo ed aiuta l’uomo ad arrivare alla libertà interiore.
Perciò Matteo ci dice: “Tu non vai all’altare perché sei a posto con la
legge, non serve questo, perché la gloria di Dio è l’uomo vivente. Gesù ci
lascia un solo comandamento: “Amatevi come io vi ho amato”. Se andare
all’altare significa comunione totale con Dio, come vi possiamo andare se
non siamo in comunione col fratello? Sarebbe scissione ed ipocrisia che
inquina il fatto religioso, il condividere il Pane della vita. Quando si
schiaccia la dignità di una persona, si è distrutto una creatura di Dio e non
si può andare all’altare. Attingiamo al Pane della vita per avere vita in noi
e per darla ai fratelli, per essere pane per il fratello, per essere vita per il
fratello: “L’avete fatto a me”.
PREGHIAMO
Concedi, Signore alla tua Chiesa di prepararsi interiormente alla
celebrazione della Pasqua, perché il comune impegno nella mortificazione
corporale porti a tutti noi un vero rinnovamento dello spirito. Per il nostro
Signore.
II DOMENICA DI QUARESIMA
Vangelo Lc 9,28b-36
Mentre Gesù pregava, il suo volto cambio d'aspetto.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul
monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua
veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano
con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo
esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si
svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello
per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una
per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra.
All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che
diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non
riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
PER RIFLETTERE:
La legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo
Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa (Disc. 51, 3-4. 8; PL 54, 310311.
313)
Il Signore manifesta la sua gloria alla presenza di molti testimoni e fa
risplendere quel corpo, che gli è comune con tutti gli uomini, di tanto
splendore, che la sua faccia diventa simile al fulgore del sole e le sue
vesti uguagliano il candore della neve. Questa trasfigurazione, senza
dubbio, mirava soprattutto a rimuovere dall'animo dei discepoli lo
scandalo della croce, perché l'umiliazione della Passione, volontariamente
accettata, non scuotesse la loro fede, dal momento che era stata rivelata
loro la grandezza sublime della dignità nascosta del Cristo. Ma, secondo
un disegno non meno previdente, egli dava un fondamento solido alla
speranza della santa Chiesa, perché tutto il Corpo di Cristo prendesse
coscienza di quale trasformazione sarebbe stato soggetto, e perché anche
le membra si ripromettessero la partecipazione a quella gloria, che era
brillata nel Capo. Di questa gloria lo stesso Signore, parlando della
maestà della sua seconda venuta, aveva detto: «Allora i giusti
splenderanno come il sole nel regno del Padre loro» (Mt 13, 43). La
stessa cosa affermava anche l'apostolo Paolo dicendo: «Io ritengo che le
sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura
che dovrà essere rivelata in noi» (Rm 8, 18). In un altro passo dice
ancora: «Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con
Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche
voi sarete manifestati con lui nella gloria» (Col 3, 3. 4). Ma, per
confermare gli apostoli nella fede e per portarli ad una conoscenza
perfetta, si ebbe in quel miracolo un altro insegnamento. Infatti Mosè ed
Elia, cioè la legge e i profeti, apparvero a parlare con il Signore, perché in
quella presenza di cinque persone di adempisse esattamente quanto è
detto: «Ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni» (Mt 18,
16). Che cosa c'è di più stabile, di più saldo di questa parola, alla cui
proclamazione si uniscono in perfetto accordo le voci dell'Antico e del
Nuovo Testamento e, con la dottrina evangelica, concorrono i documenti
delle
antiche
testimonianze?
Le pagine dell'uno e dell'altro Testamento si trovano vicendevolmente
concordi, e colui che gli antichi simboli avevano promesso sotto il velo
viene rivelato dallo splendore della gloria presente. Perché, come dice san
Giovanni: «La Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità
vennero per mezzo di Gesù Cristo» (Gv 1, 17). In lui si sono compiute le
promesse delle figure profetiche e ha trovato attuazione il senso dei
precetti legali: la sua presenza dimostra vere le profezie e la grazia rende
possibile l'osservanza dei comandamenti. All'annunzio del Vangelo si
rinvigorisca dunque la fede di voi tutti, e nessuno si vergogni della croce
di Cristo, per mezzo della quale è stato redento il mondo. Nessuno esiti a
soffrire per la giustizia, nessuno dubiti di ricevere la ricompensa
promessa, perché attraverso la fatica si passa al riposo e attraverso la
morte si giunge alla vita. Avendo egli assunto le debolezze della nostra
condizione, anche noi, se persevereremo nella confessione e nell'amore di
lui, riporteremo la sua stessa vittoria e conseguiremo il premio promesso.
Quindi, sia per osservare i comandamenti, sia per sopportare le
contrarietà, risuoni sempre alle nostre orecchie la voce del Padre, che
dice: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto.
Ascoltatelo» (Mt 17, 5).
PREGHIAMO
O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede
con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo
godere la visione della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo
Figlio, che è Dio ...
VENERDI’ DELLA SECONDA SETTIMANA
Vangelo Mt 21, 33-43. 45
Costui è l'erede. Su uccidiamolo!
Dal vangelo secondo Matteo.
In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del
popolo: «Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una
vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una
torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei
frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei
vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo
lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si
comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio
dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio,
dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità.
E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero.Quando dunque
verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». Gli rispondono:
«Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli
che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete
mai letto nelle Scritture: "La pietra che i costruttori hanno scartata è
diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile
agli occhi nostri"? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato
a un popolo che lo farà fruttificare».Udite queste parabole, i sommi
sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo;
ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.
PER RIFLETTERE:
«Un uomo comprò un terreno e lo piantò a vigneti, vi edificò la casa per i
coloni, una torre per i sorveglianti, cantine e luoghi per torchiare le uve, e
lo diede a lavorare a dei coloni nei quali aveva fiducia. Poi se ne andò
lontano. Quando venne il tempo che i vigneti potevano dare del frutto,
essendo ormai le viti cresciute sino ad esser fruttifere, il padrone della
vigna mandò i suoi servi dai coloni per ritirare gli utili del raccolto fatto.
Ma i coloni circondarono quei servi e parte li presero a bastonate, parte li
lapidarono con pietre pesanti ferendoli molto, parte li uccisero del tutto.
Coloro che poterono tornare vivi dal padrone raccontarono ciò che era loro
accaduto. Il padrone li curò e consolò e mandò altri servi ancor più
numerosi. E i coloni trattarono questi come avevano trattato i primi. Allora
il padrone della vigna disse: "Manderò loro il mio figliuolo. Certo essi
avranno riguardo al mio erede". Ma i coloni, vistolo venire e saputo che
era l'erede, si chiamarono l'un l'altro dicendo: "Venite. Riuniamoci per
essere in molti. Trasciniamolo fuori, in un luogo remoto, e uccidiamolo.
La sua eredità resterà a noi". E, accogliendolo con ipocriti onori, lo
circondarono come per fargli festa, poi lo legarono dopo averlo baciato e
lo picchiarono forte e lo portarono con mille motteggi al luogo del
supplizio e l'uccisero. Ora ditemi voi. Quel padre e padrone che un giorno
si accorgerà che il figlio ed erede del suo avere non torna, e scopre che i
suoi servi-coloni, coloro ai quali aveva dato la terra ferace perché la
coltivassero in suo nome, godendone per quanto era giusto e dandone
quanto era giusto al loro signore, sono stati gli uccisori del figlio suo, che
farà?». E Gesù dardeggia le iridi zaffiree, accese come da un sole, sui
convenuti e specie sui gruppi dei più influenti giudei, farisei e scribi, sparsi
fra la folla. Nessuno parla. «Dite, dunque? Voi almeno, rabbi di Israele.
Dite parola di giustizia che persuada il popolo a giustizia. Io potrei dire
parola non buona, secondo il vostro pensiero. Dite dunque voi, acciò il
popolo non sia tratto in errore». Gli scribi rispondono, costretti, così:
«Punirà gli scellerati facendoli perire in modo atroce e darà la vigna ad
altri coloni, che onestamente gliela coltivino, dandogli il frutto della terra
avuta in consegna». «Avete detto bene. Così è scritto nella Scrittura: "La
pietra che i costruttori hanno scartata è divenuta pietra angolare.
Questa è opera fatta dal Signore ed è cosa meravigliosa agli occhi
nostri". Poiché dunque così è scritto, e voi lo sapete, e giudicate giusto
che siano puniti atrocemente quei coloni uccisori del figlio erede del
padrone della vigna ed essa sia data ad altri coloni che onestamente la
coltivino, ecco, per questo vi dico: "Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà
dato a gente che ne produca i frutti. E chi cadrà contro questa pietra si
sfracellerà, e colui sopra il quale la pietra cadrà sarà stritolato"». I capi dei
sacerdoti, i farisei e scribi, con atto veramente… eroico non reagiscono.
Tanto può la volontà di raggiungere uno scopo! Per molto meno altre volte
lo hanno avversato, e oggi che apertamente il Signore Gesù dice loro che
verrà tolto ad essi il potere non scattano in improperi, non fanno atti
violenti, non minacciano, falsi agnelli pazienti che sotto un'ipocrita veste
di mitezza nascondono l'immutabile cuore di lupo. Si limitano ad
accostarsi a Lui, che ha ripreso a camminare avanti e indietro ascoltando
questo e quello dei molti pellegrini che sono raccolti nell'ampio cortile….
PREGHIAMO
Dio onnipotente e misericordioso, concedi ai tuoi fedeli di essere
intimamente purificati dall’impegno penitenziale della Quaresima, per
giungere con spirito nuovo alle prossime feste di Pasqua. Per il nostro
Signore
III DOMENICA DI QUARESIMA
Vangelo Lc 13,1-9
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei
Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro
sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei
fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi
dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle
diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che
fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico,
ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche
questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna
e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco,
sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo.
Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose:
“Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e
avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo
taglierai”».
PER RIFLETTERE:
Arrivò una donna di Samaria ad attingere acqua
Dai «Trattati su Giovanni» di sant'Agostino, vescovo
(Trattato 15, 10-12. 16-17; CCl 36, 154-156)
«E arrivò intanto una donna» (Gv 4, 7): figura della Chiesa, non ancora
giustificata, ma ormai sul punto di esserlo. E' questo il tema della
conversione. Viene senza sapere, trova Gesù che inizia il discorso con lei.
Vediamo su che cosa, vediamo perché «Venne una donna di Samaria ad
attingere acqua». I samaritani non appartenevano al popolo giudeo: erano
infatti degli stranieri. E' significativo il fatto che questa donna, la quale
era figura della Chiesa, provenisse da un popolo straniero. La Chiesa
infatti sarebbe venuta dai pagani, che, per i giudei erano stranieri.
Riconosciamoci in lei, e in lei ringraziamo Dio per noi. Ella era una
figura non la verità, perché anch'essa prima rappresentò la figura per
diventare in seguito verità. Infatti credette in lui, che voleva fare di lei la
nostra figura. «Venne, dunque, ad attingere acqua». Era semplicemente
venuta ad attingere acqua, come sogliono fare uomini e donne.
«Gesù le disse: Dammi da bere. I suoi discepoli infatti erano andati in
città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: Come mai tu, che
sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana? I Giudei
infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani» (Gv 4, 7-9).
Vedete come erano stranieri tra di loro: i giudei non usavano neppure i
recipienti dei samaritani. E siccome la donna portava con sé la brocca con
cui attingere l'acqua, si meravigliò che un giudeo le domandasse da bere,
cosa che i giudei non solevano mai fare. Colui però che domandava da
bere, aveva sete della fede della samaritana. Ascolta ora appunto chi è
colui che domanda da bere. «Gesù le rispose: Se tu conoscessi il dono di
Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti
chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva» (Gv 4, 10). Domanda da bere
e promette di dissetare. E' bisognoso come uno che aspetta di ricevere, e
abbonda come chi è in grado di saziare. «Se tu conoscessi», dice, «il dono
di Dio». Il dono di Dio è lo Spirito Santo. Ma Gesù parla alla dottrina in
maniera ancora velata, e a poco a poco si apre una via al cuore di lei.
Forse già la istruisce. Che c'è infatti di più dolce e di più affettuoso di
questa esortazione: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti
dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe
dato acqua viva»? Quale acqua, dunque, sta per darle, se non quella di cui
è scritto: «E' in te sorgente della vita»? (Sal 35, 10).
Infatti come potranno aver sete coloro che «Si saziano dell'abbondanza
della tua casa»? (Sal 35, 9). Prometteva una certa abbondanza e sazietà di
Spirito Santo, ma quella non comprendeva ancora, e, non comprendendo,
che cosa rispondeva? La donna gli dice: «Signore dammi di quest'acqua,
perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua»
(Gv 4, 15). Il bisogno la costringeva alla fatica, ma la sua debolezza non
vi si adattava volentieri. Oh! se avesse sentito: «Venite a me, voi tutti,
che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò»! (Mt 11, 28). Infatti Gesù
le diceva questo, perché non dovesse più faticare, ma la donna non capiva
ancora.
PREGHIAMO
Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del
peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna; guarda a noi
che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre
colpe, ci sollevi la tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo
Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per
tutti i secoli dei secoli.
VENERDI’ DELLA TERZA SETTIMANA
Vangelo Mc 12, 28-34
Il Signore nostro Dio è l'unico Signore: lo amerai.
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è
il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è
l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta
la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è
questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro
comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è
unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta
l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale
più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei
lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
PER RIFLETTERE:
Gesù viene interrogato da uno scriba. Non si capisce se la sua domanda a
Gesù è fatta con semplicità o per metterlo alla prova, ma volge
sull'argomento che è padre di tutti gli argomenti: l'importanza dei
comandamenti. Qual è, chiede dunque lo scriba, il comandamento più
importante da rispettare e da mettere in pratica? Gesù si presta a questa
conversazione e risponde semplicemente con le parole dello Shemà Israel,
la preghiera più importante degli ebrei che sono, allo stesso tempo, le
parole del primo fra i comandamenti, quello che ha veramente più valore
in assoluto perché coinvolge totalmente il fedele, lo unisce nel profondo a
Dio, lo lega intimamente a Lui. E di seguito a questo il comandamento che
completa il nostro rapporto con Dio e con i fratelli: amare il prossimo
come se stessi. Lo scriba ha compreso che Gesù è davvero un grande
Maestro e che le sue parole sono piene di fede e di amore verso Dio, così,
egli stesso, conferma l'importanza e la grandezza di queste parole, più
importanti di olocausti e sacrifici. Ecco che, allora, il Signore conclude con
parole semplici ma epigrafiche: chi sente e comprende questo è sulla
strada del Regno.Sleghiamoci, dunque, dall'abitudinario modo di essere
praticanti, smettiamo di fare della nostra religiosità solo una consuetudine,
non servono le pratiche abituali di ogni giorno se poi non siamo capaci di
sentire, nel nostro cuore, con prepotenza, il richiamo a questi due
comandamenti, i più importanti: amare "il Signore Dio tuo con tutto il tuo
cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza" e il nostro prossimo
come se stessi. Non è il numero di messe a cui partecipiamo, né il numero
di candele che accendiamo che ci può avvicinare di più a Dio, è, invece il
nostro sentire interiore, il nostro avvicinarsi a Lui con il desiderio di
amarlo, di farlo essere la cosa più importante della nostra esistenza. Noi
saremo realmente "figli" quando impareremo a chiamarlo Padre con tutto
il cuore e quindi ad ascoltarlo a cercare le sue parole di vita, a farci degni
del suo amore senza fine. Sono con questo sforzo proteso verso Lui,
inizieremo a camminare sulla strada che porta al Regno.
PREGHIAMO
Infondi benigno, Signore, la tua grazia nei nostri cuori, perché possiamo
salvarci dagli sbandamenti umani e restare fedeli alla tua parola di vita
eterna. Per il nostro Signore.
IV DOMENICA DI QUARESIMA
Vangelo Lc 15,1-3.11-32
Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per
ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i
peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più
giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che
mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il
figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là
sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso
tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a
trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti
di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma
nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio
padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò
da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non
sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi
salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse
incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho
peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere
chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il
vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali
ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo
festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto
ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa,
udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa
fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha
fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli
si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma
egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai
disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far
festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha
divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello
grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è
mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello
era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
PER RIFLETTERE:
Un padre attende il ritorno del figlio
La parabola del vangelo odierno mette di fronte tre protagonisti che
potrebbero contendersi il titolo del brano: il padre misericordioso, il figlio
prodigo, il figlio maggiore. Forse impropriamente è stata chiamata come
«parabola del figlio prodigo»; in realtà il primo prodigo è il padre,
talmente «prodigo nell’amore» da scandalizzare il figlio maggiore.
Proprio per i presunti giusti, impersonati dal primogenito, Gesù delinea
una sconcertante immagine di Dio. Un Dio la cui paternità valica i limiti
del «buon senso» e le ragioni dei «benpensanti» (scribi e farisei) al punto
da suscitare la loro irritazione e da metterne a nudo l’intolleranza. In
Gesù che accoglie i peccatori, gli stranieri, le donne di strada, gli esclusi,
in Gesù che siede a mensa con gente disprezzata e impura si manifesta un
Dio che a tutti offre la sua ospitalità, il suo perdono e la capacità di
rinnovarsi perché tutti sono da lui amati. Se dunque nella parabola c’è un
rimprovero, esso è rivolto al primogenito e a chi come lui pensa che
l’osservanza esteriore della legge sia fonte di merito e autorizzi il
disprezzo nei confronti dei fratelli peccatori. Il peccato sta anche nel
servire «con l’animo del mercenario» (B. Maggioni), nel rimanere in casa
senza apprezzarne il dono, nel respingere e condannare senza appello il
fratello che ha sbagliato.
Misericordia invincibile
Nella parabola viene anzitutto esaltata la «misericordia» divina. Dentro
una storia di rifiuto dell’amore, di miseria e di peccato, Dio risalta per il
suo amore infinitamente più grande di ogni chiusura umana. Il figlio
minore che rifiuta di essere amato e reclama per sé un’illusoria libertà «è
in certo senso l’uomo di tutti i tempi» (cf Dio ricco di misericordia, 5).
Non sapendo valutare il rapporto con il Padre come una relazione
liberante, il figlio si allontana, ma la sua stessa avventura si incaricherà di
far crollare le illusioni e di sottolineare l’insipienza del gesto. «Il dramma
della dignità perduta, la coscienza della figliolanza sciupata» (ivi) viene a
galla nel momento dell’abiezione, della solitudine, della fame. Nell'animo
del prodigo matura la decisione del ritorno che sembra obbedire più a un
calcolo opportunistico che a una profonda convinzione; nei suoi calcoli
non rientra l'ipotesi di una piena reintegrazione. Ma l'atteggiamento del
padre mostra che «un figlio, anche prodigo non cessa di essere figlio» e
che tale rapporto di amore «non poteva essere né alienato, né distrutto da
nessun comportamento»
Eucaristia: luogo di perdono
La parabola si conclude nel convito festoso di famiglia. Il dinamismo della
riconciliazione trova il suo sigillo nell'Eucaristia: «Gustate e vedete come è
buono il Signore!». Al banchetto di festa la dissennatezza del prodigo e
l'intransigenza del primogenito presuntuoso trovano il loro superamento
nella paternità di Colui che li accoglie e li riconcilia in una ritrovata
fraternità. Nella partecipazione all'Eucaristia il cristiano è interiormente
rinnovato perché i suoi «pensieri siano sempre conformi alla... sapienza»
divina e impari ad amare Dio «con cuore sincero».
PREGHIAMO
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra
redenzione, concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e
generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina. Per il nostro Signore...
VENERDI’ DELLA QUARTA SETTIMANA
Vangelo Gv 7, 1-2. 10. 25-30
Cercavano di arrestare Gesù, ma non era ancora giunta la sua ora.
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più
percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i
suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma
quasi di nascosto. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui
quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non
gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il
Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà,
nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi
conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma
chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco,
perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». Cercavano allora di arrestarlo,
ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta
la sua ora.
PER RIFLETTERE:
Gesù sa che tira una bruttissima aria in Giudea. La capitale del Regno non
ha accolto il profeta, non ha riconosciuto i segni dei tempi. Gesù agisce
con prudenza, sale a Gerusalemme, per la festa delle capanne, di nascosto,
senza farsi riconoscere, anche se un ennesimo dibattito al tempio (è
bellissimo vedere che Gesù frequenta tanto il tempio!) lo porta alla soglia
della rissa. Viviamo tempi difficili, amici, tempi ostili ai cristiani. Certo, a
parole va tutto bene, ma respiriamo, se davvero abbiamo scelto il Signore,
una forte ostilità verso il cristianesimo e i suoi discepoli. Battute, accuse
alla Chiesa (alle volte motivate, ma il più delle volte frutto di
un'informazione scorretta ed infantile), astio... molte persone pensano alla
Chiesa come ad una specie di immensa struttura gerarchica che emana
improbabili direttive seguite da un branco di beoti (noi) e a se stessi come
ad un glorioso baluardo dell'intelligenza e dell'anticonformismo. Amici in
ascolto, non so dove voi viviate, ma dalle mie parti la Chiesa è una piccola
comunità di persone molto motivate, preti e laici, che devono tirare avanti
una struttura del passato senza più grande senso, conservando la fede e
accontentando un sacco di gente che pretende servizi. Bene: esercitiamo la
prudenza, là dove viviamo, comportiamoci con semplicità senza ostentare
la fede, non apriamo dibattiti in ambienti che sappiamo palesemente ostili
ma viviamo con autenticità la nostra appartenenza al Maestro, rendendo
ragione della nostra speranza solo se ci viene richiesto. Con la preghiera e
la semplicità di vita il Signore ci chiede oggi di essere testimoni, con
l'amore e il perdono potremo dire e ridire a chi crede di credere o a chi ha
in testa una pessima idea di Dio, qual'è la luce che ha cambiato la nostra
vita. Non è ancora giunta la tua ora, Signore, tu non sei in balia del
giudizio delle persone e della loro ira. Sarai tu, e solo tu, a capire quando il
tempo sarà compiuto per donarti all'umanità...
PREGHIAMO
O Dio, che nei tuoi sacramenti hai posto il rimedio alla nostra debolezza,
fa che accogliamo con gioia i frutti della redenzione e li manifestiamo nel
rinnovamento della vita. Per il nostro Signore.
V DOMENICA DI QUARESIMA
Vangelo Gv 8,1-11
Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si
recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette
e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una
donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro,
questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella
Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne
dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di
accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra.
Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi
di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E,
chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono
uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la
donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove
sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore».
E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare
più».
PER RIFLETTERE:
Celebriamo la vicina festa del Signore con autenticità di fede
Dalle «Lettere pasquali» di sant'Atanasio, vescovo (Lett. 14, 1-2; PG 26,
1419-1420) Il Verbo, Cristo Signore, datosi a noi interamente ci fa dono
della sua visita. Egli promette di restarci ininterrottamente vicino. Per
questo dice: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del
mondo» (Mt 28, 20). Egli è pastore, sommo sacerdote, via e porta e come
tale si rende presente nella celebrazione della solennità. Viene fra noi
colui che era atteso, colui del quale san Paolo dice: «Cristo, nostra
Pasqua, è stato immolato» (1 Cor 5, 7). Si verifica anche ciò che dice il
salmista: O mia esultanza, liberami da coloro che mi circondano (cfr. Sal
31, 7). Vera esultanza e vera solennità è quella che libera dai mali. Per
conseguire questo bene ognuno si comporti santamente e dentro di sé
mediti nella pace e nel timore di Dio. Così facevano anche i santi. Mentre
erano in vita si sentivano nella gioia come in una continua festa. Uno di
essi, il beato Davide, si alzava di notte non una volta sola ma sette volte e
con la preghiera si rendeva propizio Dio. Un altro, il grande Mosè,
esultava con inni, cantava lodi per la vittoria riportata sul faraone e su
coloro che avevano oppresso gli Ebrei. E altri ancora, con gioia
incessante attendevano al culto sacro, come Samuele ed il profeta Elia.
Per questo loro stile di vita essi raggiunsero la libertà e ora fanno festa in
cielo. Ripensano con gioia al loro pellegrinaggio terreno, capaci ormai di
distinguere ciò che era figura e ciò che è divenuto finalmente realtà.
Per prepararci, come si conviene, alla grande solennità che cosa
dobbiamo fare? Chi dobbiamo seguire come guida? Nessun altro
certamente, o miei cari, se non colui che voi stessi chiamate, come me,
«Nostro Signore Gesù Cristo». Egli per l'appunto dice: «Io sono la via»
(Gv 14, 6). Egli è colui che, al dire di san Giovanni, «toglie il peccato del
mondo» (Gv 1, 29). Egli purifica le nostre anime, come afferma il profeta
Geremia: «Fermatevi nelle strade e guardate, e state attenti a quale sia la
via buona, e in essa troverete la rigenerazione delle vostre anime» (cfr.
Ger 6, 16). Un tempo era il sangue dei capri e la cenere di un vitello ad
aspergere quanti erano immondi. Serviva però solo a purificare il corpo.
Ora invece, per la grazia del Verbo di Dio, ognuno viene purificato in
modo completo nello spirito. Se seguiremo Cristo potremo sentirci già
ora negli altri della Gerusalemme celeste e anticipare e pregustare anche
la festa eterna. Così fecero gli apostoli, costituiti maestri della grazia per i
loro coetanei ed anche per noi. Essi non fecero che seguire il Salvatore:
«Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito »(Mt 19, 27).
Seguiamo anche noi il Signore, cioè imitiamolo, e così avremo trovato il
modo di celebrare la festa non soltanto esteriormente, ma nella maniera
più fattiva, cioè non solo con le parole, ma anche con le opere.
PREGHIAMO
Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e
agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi.
Egli è Dio...
19 MARZO
SAN GIUSEPPE SPOSO
DELLA BEATA VERGINE MARIA
PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE
Vangelo Mt 1,16.18-21.24a
Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore.
Dal vangelo secondo Matteo
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù,
chiamato Cristo.Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo
promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò
incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo
giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in
segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in
sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non
temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è
generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo
chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato
l’angelo del Signore.
PER RIFLETTERE:
Il fedele nutrizio e custode
Dai «Discorsi» di san Bernardino da Siena, sacerdote (Disc. 2 su san
Giuseppe; Opera 7,16.27-30)
Regola generale di tutte le grazie singolari partecipate a una creatura
ragionevole è che quando la condiscendenza divina sceglie qualcuno per
una grazia singolare o per uno stato sublime, concede alla persona così
scelta tutti i carismi che le sono necessari per il suo ufficio. Naturalmente
essi portano anche onore al prescelto. Ecco quanto si è avverato
soprattutto nel grande san Giuseppe, padre putativo del Signore Gesù
Cristo e vero sposo della regina del mondo e signora degli angeli. Egli fu
scelto dall'eterno Padre come fedele nutrizio e custode dei suoi principali
tesori, il Figlio suo e la sua sposa, e assolse questo incarico con la più
grande assiduità. Perciò il Signore gli dice: Servo buono e fedele, entra
nella gioia del tuo Signore (cfr. Mt 25,21). Se poni san Giuseppe dinanzi
a tutta la Chiesa di Cristo, egli è l'uomo eletto e singolare, per mezzo del
quale e sotto il quale Cristo fu introdotto nel mondo in modo ordinato e
onesto. Se dunque tutta la santa Chiesa è debitrice alla Vergine Madre,
perché fu stimata degna di ricevere Cristo per mezzo di lei, così in verità
dopo di lei deve a Giuseppe una speciale riconoscenza e riverenza.
Infatti egli segna la conclusione dell'Antico Testamento e in lui i grandi
patriarchi e i profeti conseguono il frutto promesso. Invero egli solo poté
godere della presenza fisica di colui che la divina condiscendenza aveva
loro promesso. Certamente Cristo non gli ha negato in cielo quella
familiarità, quella riverenza e quell'altissima dignità che gli ha mostrato
mentre viveva fra gli uomini, come figlio a suo padre, ma anzi l'ha portata
al massimo della perfezione. Perciò non senza motivo il Signore
soggiunge: «Entra nella gioia del tuo Signore». Sebbene sia la gioia della
beatitudine eterna che entra nel cuore dell'uomo, il Signore ha preferito
dire: «Entra nella gioia», per insinuare misticamente che quella gioia non
solo è dentro di lui, ma lo circonda ed assorbe da ogni parte e lo
sommerge come un abisso infinito. Ricordati dunque di noi, o beato
Giuseppe, ed intercedi presso il tuo Figlio putativo con la tua potente
preghiera; ma rendici anche propizia la beatissimo Vergine tua sposa, che
è Madre di colui che con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei
secoli infiniti. Amen.
SETTIMANA SANTA
DOMENICA DELLE PALME
In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso
Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte
detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di
fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito
nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché
lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano
il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi
risposero: «Il Signore ne ha bisogno». Lo condussero allora da Gesù; e
gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli
avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla
discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di
gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano
veduto, dicendo:«Benedetto colui che viene,il re, nel nome del Signore.
Pace in cieloe gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi
discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno,
grideranno le pietre».
PER RIFLETTERE:
Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele
Dai «Discorsi» di sant'Andrea di Creta, vescovo
(Disc. 9 sulle Palme; PG 97, 990-994)
Venite, e saliamo insieme sul monte degli Ulivi, e andiamo incontro a
Cristo che oggi ritorna da Betània e si avvicina spontaneamente alla
venerabile e beata passione, per compiere il mistero della nostra salvezza.
Viene di sua spontanea volontà verso Gerusalemme. E' disceso dal cielo,
per farci salire con sé lassù «al di sopra di ogni principato e autorità, di
ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare»
(Ef 1, 21). Venne non per conquistare la gloria, non nello sfarzo e nella
spettacolarità, «Non contenderà», dice, «né griderà, né si udrà sulle
piazze la sua voce» (Mt 12, 19). Sarà mansueto e umile, ed entrerà con un
vestito dimesso e in condizione di povertà. Corriamo anche noi insieme a
colui che si affretta verso la passione, e imitiamo coloro che gli andarono
incontro. Non però per stendere davanti a lui lungo il suo cammino rami
d'olivo o di palme, tappeti o altre cose del genere, ma come per stendere
in umile prostrazione e in profonda adorazione dinanzi ai suoi piedi le
nostre persone. Accogliamo così il Verbo di Dio che si avanza e
riceviamo in noi stessi quel Dio che nessun luogo può contenere. Egli,
che è la mansuetudine stessa, gode i venire a noi mansueto. Sale, per così
dire, sopra il crepuscolo del nostro orgoglio, o meglio entra nell'ombra
della nostra infinita bassezza, si fa nostro intimo, diventa uno di noi per
sollevarci e ricondurci a sé. Egli salì «verso oriente sopra i cieli dei cieli»
(cfr. Sal 67, 34) cioè al culmine della gloria e del suo trionfo divino,
come principio e anticipazione della nostra condizione futura. Tuttavia
non abbandona il genere umano perché lo ama, perché vuole sublimare
con sé la natura umana, innalzandola dalle bassezze della terra verso la
gloria. Stendiamo, dunque, umilmente innanzi a Cristo noi stessi,
piuttosto che le tuniche o i rami inanimati e le verdi fronde che rallegrano
gli occhi solo per poche ore e sono destinate a perdere, con la linfa, anche
il loro verde. Stendiamo noi stessi rivestiti della sua grazia, o meglio, di
tutto lui stesso poiché quanti siamo stati battezzati in Cristo, ci siamo
rivestiti di Cristo (cfr. Gal 3, 27) e prostriamoci ai suoi piedi come
tuniche distese. Per il peccato eravamo prima rossi come scarlatto, poi in
virtù del lavacro battesimale della salvezza, siamo arrivati al candore
della lana per poter offrire al vincitore della morte non più semplici rami
di palma, ma trofei di vittoria. Agitando i rami spirituali dell'anima, anche
noi ogni giorno, assieme ai fanciulli, acclamiamo santamente: «Benedetto
colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele».
PREGHIAMO
O Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il
Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di
croce, fa' che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua
passione, per partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio...
LUNEDI’ SANTO
“PADRE, PERDONALI, PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO”
Dal Vangelo di Luca
“Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due
malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre,
perdonali, perché non sanno quello che fanno”
PER RIFLETTERE:
Dopo aver detto, con lacrime e sudore di sangue, il suo sì filiale al Padre,
Gesù acquista forza ed è pronto ad affrontare la Passione tacendo davanti
alla menzogna e all’umiliazione, deciso a portare a compimento la sua
missione salvifica. Condannato a morte senza un regolare processo, si
avvia, portando la croce, verso il Calvario. Durante la faticosa salita, egli è
il buon Pastore che porta sulle sue spalle non tanto una croce di legno
quanto l’umanità, ossia la pecorella smarrita che è venuto a cercare per
riportarla nell’ovile del Padre sulle proprie spalle. Siamo dunque noi la sua
vera croce. Il Calvario, luogo della più ingiusta esecuzione capitale, in
forza di questo «più grande» amore, spinto fino all’estremo dono di sé, si
trasforma nel monte del sacrificio redentore, nel monte dell’intercessione e
del perdono. Colui che durante il processo «non aprì la sua bocca» e,
spogliato delle sue vesti, si rivestì di sacro silenzio – «Gesù taceva», dice
l’evangelista Matteo usando qui l’imperfetto a sottolinearne la profondità e
la durata – ora che è reso del tutto impotente ed è là sospeso tra cielo e
terra, inchiodato e senza alcuna difesa, in una disfatta che sembra totale,
ora egli parla. E la prima parola che udiamo da lui sulla croce è perdono,
vale a dire «per-dono», dono al superlativo, dono di quell’amore che l’ha
spinto lì: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
Commenta l’abate Elredo di Rievaulx: «'Padre', dice, 'perdonali'. Che cosa
si poteva aggiungere di dolcezza, di carità a una siffatta preghiera?
Tuttavia egli aggiunse qualcosa. Gli sembrò poco pregare, volle anche
scusare. 'Padre, disse, perdona loro perché non sanno quello che fanno'. E
invero sono grandi peccatori, ma poveri conoscitori. Perciò: 'Padre,
perdonali'. Crocifiggono, ma non sanno chi crocifiggono, perché 'se
l’avessero conosciuto, giammai avrebbero crocifisso il Signore della
gloria' (cfr. 1Cor 2,8); perciò: 'Padre, perdonali'. Lo ritengono un
trasgressore della legge, un presuntuoso che si fa Dio, lo stimano un
seduttore del popolo. 'Ma io ho nascosto loro il mio volto, non riconobbero
la mia maestà'. Perciò: 'Padre, perdonali, perché non sanno quello che
fanno'».
PREGHIAMO
Signore Gesù, Signore crocifisso, dall’alto della croce tu ci insegni a
perdonare, a perdonare tutti e sempre, a costo di passare per deboli. Donaci
la forza dell’amore perché sappiamo trasmettere quel perdono illimitato
che riceviamo da te.
MARTEDI’ SANTO
“OGGI SARAI CON ME NEL PARADISO”
Dal Vangelo di Luca
“Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava, ma l’altro lo
rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla
stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre
azioni, egli, invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù,
ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose. “In verità ti
dico: oggi sarai con me nel paradiso”.
PER RIFLETTERE:
Sull’alto monte del Calvario, quasi alberi nudi contro il cielo primaverile,
si stagliano tre croci. La tradizione artistica, con giusta intuizione, ha
sempre voluto che quella posta al centro fosse più alta; su di essa si
impone all’attenzione una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Gesù è là,
inchiodato alla croce tra due malfattori, provocato e deriso dai capi e dai
soldati, abbandonato dai discepoli, guardato da lontano dalla folla che
prima l’aveva seguito, ascoltato e osannato per le sue parole e i suoi
miracoli: ecco ora il più inconcepibile scandalo dell’impotenza. Un «re da
burla» che non si difende e che non è difeso da nessuno, nemmeno con una
parola… È una condizione estremamente umiliante, ma è la vera via regale
scelta da Cristo per sé e da lui proposta ai suoi discepoli: «Se uno mi vuole
servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore»
( Gv 12,26). E ancora: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore»
( Mt 11,29). Soltanto la fede ci fa intuire che in tale stato di povertà e di
umiliazione, di spogliazione e di morte è nascosto un grande mistero di
grazia, una realtà bella e desiderabile. Fu questa la fede del «buon ladrone»
che, solo, riconobbe nel suo compagno di sventura un vero re, un re
paziente, che pativa ingiustamente misconoscimento e ingratitudine da
parte di coloro – noi tutti – che egli non si vergognava di chiamare fratelli.
E per quella sua fede il ladro ebbe il coraggio, in mezzo alle bestemmie e
alle parole irrisorie, di chiamarlo per nome, di riconoscerlo «salvatore» e
di rivolgergli un’umile preghiera di supplica: «Gesù, ricòrdati di me
quando entrerai nel tuo regno», rubando così all’ultimo istante il
passaporto per entrare nel più bello di tutti i regni e ricevere in eredità una
ricchezza incalcolabile. Ebbe, infatti, la grazia di sentirsi dire: «Oggi con
me sarai nel paradiso» ( Lc 23,43). Il ladrone entra con il Re nel regno
della gloria! Così il Cristo esercita la sua regale autorità. Nell’umiltà del
suo amore egli arriva all’estremo sacrificio per dare all’uomo la libertà, la
salvezza, la vita nel suo regno glorioso. Un inno della Liturgia delle Ore
così ci fa cantare: «Egli non con stragi, con violenza e terrore ha
soggiogato i regni: sollevato sull’alto della croce, tutto ha tratto a sé con
forza d’amore».
PREGHIAMO
Signore Gesù, tu hai sempre mostrato compassione verso i poveri, gli
infelici, gli emarginati, i peccatori. Tu hai trattato con tenerezza quelli che
portavano a te pensando che tu li avessi giudicati e condannati. Per questo
osiamo venire a te, perché sappiamo di essere accolti e amati. Nonostante
tutto: il tuo amore è più grande del nostro peccato.
MERCOLEDI’ SANTO
“DONNA, ECCO TUO FIGLIO!”
Dal Vangelo di Giovanni
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto il discepolo che egli amava,
disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo:
«Ecco tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua
casa.
PER RIFLETTERE:
Tutto il tumulto della più tragica giornata della storia sembra ora placarsi.
Sulla vetta del Golgota verso sera spiccano soltanto tre persone, tre esili
figure: Gesù agonizzante, la Madre e Giovanni, il discepolo dal cuore
vergine, capace di amare con totalità di dedizione, senza paura di morirne.
Come Maria. E si distinguono ormai soltanto alcune brevi parole: brevi ma
intense, essenziali, cariche di potenza creatrice, perché cariche d’amore:
«Donna, ecco tuo figlio!… Ecco tua madre!». La consegna della Madre al
discepolo è il supremo testamento d’amore lasciatoci da Gesù. Nelle
tenebre del Venerdì Santo una luce rifulge; in un raccapricciante scenario
di morte avviene un mirabile atto creativo. Maria rappresenta qui la nuova
Eva dalla quale nasce una prole nuova: la stirpe dei figli di Dio. Donna,
ecco tuo figlio! Mentre sta presso la croce e consuma nel cuore l’immenso
dolore della Passione del Figlio, dal Figlio stesso Maria è investita di una
maternità spirituale e universale che la rende davvero grande più di ogni
altra creatura. Diventa madre di tutta l’umanità, perché – come dice
sant’Agostino – Gesù, in forza del suo amore, essendo unico presso il
Padre non ha voluto rimanere solo (cfr. Discorsi, 194,3). Ecco tua madre!
Quale pegno e quale responsabilità! Giovanni la prende con sé per
riceverne le cure quale figlio, ma anche per averne cura come di una madre
cui è dovuto immenso amore, profonda riverenza e devozione. Da questo
momento Maria è la Madre della Chiesa; è la nostra Madre nella misura in
cui noi instauriamo con Gesù una relazione vitale, prendendo parte al suo
mistero di redenzione come membra del suo stesso corpo. La nostra vita ha
quindi le sue radici nella croce di Gesù, nella stabilità di Maria, nella
fedeltà di Giovanni. Siamo nati là, in quell’ora, dal cuore trafitto di Cristo
e siamo stati affidati da lui al cuore della Madre. Così siamo nati quali figli
di Dio e siamo nati anche come Chiesa; perciò siamo nati anche come
madri, perché Maria è Madre e Figlia della Chiesa, com’è Madre e Figlia
del suo Figlio. Affidàti a lei, riceviamo a nostra volta in lei e da lei la santa
Chiesa; la riceviamo come Madre da amare, da onorare; la riceviamo per
darle ascolto, per obbedire ai suoi suggerimenti, per camminare con la sua
guida nella via della luce quali veri figli di Dio.
PREGHIAMO
Signore Gesù, tu re di gloria, non possiedi più nulla: sei stato spogliato
della stima e dell’affetto dei tuoi seguaci, ti hanno strappato i vestiti
portandoti via la dignità, la tue mani e i tuoi piedi fissati alla croce ti
tolgono la libertà di qualsiasi movimento. Tu, povero più di qualunque
povero, ci riservi ancora un dono: tua madre. Maria, madre tua, la doni al
discepolo, a ogni discepolo, perché la senta come sua propria madre e
riconosca in te il fratello amato e fedele.
TRIDUO PASQUALE
GIOVEDI’ SANTO
Dal Vangelo di Giovanni
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di
passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel
mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo
aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù
sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da
Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un
asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e
cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di
cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: "Signore,
tu lavi i piedi a me?". Rispose Gesù: "Quello che io faccio, tu ora non lo
capisci, ma lo capirai dopo". Gli disse Simon Pietro: "Non mi laverai mai i
piedi!". Gli rispose Gesù: "Se non ti laverò, non avrai parte con me".Gli
disse Simon Pietro: "Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il
capo!". Soggiunse Gesù: "Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi
se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti". Sapeva
infatti chi lo tradiva; per questo disse: "Non tutti siete mondi". Quando
dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse
loro: "Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite
bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i
vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.
Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.
PER RIFLETTERE:
Gesù lava i piedi ai suoi: è un gesto di amore
E’ significativo il fatto che Giovanni, nel riferire le ultime ore di Gesù con
i suoi discepoli e nel raccogliere nei «discorsi dell’ultima cena» i temi
fondamentali del suo vangelo, non riferisca i gesti rituali sui pane e sul
vino come gli altri evangelisti: eppure era questo un dato antichissimo
della tradizione, riportato in una forma ben definita dal primo documento
che ne parla, la lettera di Paolo ai Corinzi (prima lettura). Giovanni
richiama l’attenzione sul gesto di Gesù che lava i piedi ai suoi e lascia,
come suo testamento di parola e di esempio, di fare altrettanto tra i fratelli.
Non comanda di ripetere un rito, ma di fare come lui, cioè di rifare in ogni
tempo e in ogni comunità gesti di servizio vicendevole — non
standardizzati, ma sgorgati dall’inventiva di chi ama — attraverso i quali
sia reso presente l’amore di Cristo per i suoi («li amò sino alla fine»). Ogni
gesto di amore diventa così «sacramento», cioè visibilizzazione,
incarnazione, linguaggio simbolico dell’unica realtà: l’amore del Padre in
Cristo, l’amore in Cristo dei credenti.
Gesù dà se stesso in cibo: è il sacramento dell’amore
Il Giovedì santo, con il suo richiamo «anniversario» all’evento dell’ultima
cena, pone al centro della memoria ecclesiale il segno dell’amore gratuito,
totale e definitivo: Gesù è l’Agnello pasquale che porta a compimento il
progetto di liberazione iniziato nel primo esodo (cf prima lettura); il suo
donarsi nella morte è l’inizio di una presenza nuova e permanente; «il suo
corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza, il suo sangue per noi
versato è la bevanda che ci redime da ogni colpa» (prefazio della ss.
Eucaristia I). Partecipare consapevolmente all’Eucaristia, memoriale dei
Sacrificio di Gesù, implica avere per il corpo ecclesiale di Cristo quel
rispetto che si porta al suo corpo eucaristico. La presenza reale del Signore
morto e risuscitato nel pane e nel vino su cui si pronuncia l’azione di
grazie (cf seconda lettura), si estende, sia pure in altro modo, alla persona
dei fratelli, specialmente dei più poveri (cf tutto il contesto della 1 Cor 11).
«In questo grande mistero tu (o Padre) nutri e santifichi i tuoi fedeli,
perché una sola fede illumini e una sola carità riunisca l’umanità diffusa su
tutta la terra» (prefazio della ss. Eucaristia II). Chi dunque fa
discriminazioni, chi disprezza gli altri, chi mantiene le divisioni nella
comunità «non riconosce il corpo del Signore». La sua non è più la Cena
dei Signore, ma un rito vuoto che segna la sua condanna.
Il sacerdozio nasce dall’Eucaristia: è il dono per l’unità
All’interno della comunità, i rapporti reciproci sono valutati in chiave di
servizio e non di potere, e trovano la loro più perfetta espressione nel
momento dell’azione eucaristica. Chi «presiede» la comunità e
ne èresponsabile, presiede anche l’Eucaristia: la raccoglie nella preghiera
comune, come la unisce nelle diverse attività della parola e dell’aiuto
reciproco. Il Concilio Vaticano II afferma: «I Presbiteri... ad immagine di
Cristo, sommo ed eterno Sacerdote, sono consacrati per predicare il
vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti dei
Nuovo Testamento... Esercitando, secondo la loro parte di autorità,
l’ufficio di Cristo Pastore e Capo, raccolgono la famiglia di Dio, quale
insieme di fratelli animati da un solo spirito, e per mezzo di Cristo nello
Spirito li portano al Padre... » (LG 28). «Il senso ultimo del sacerdozio di
Cristo e di ogni sacerdozio che da lui trae origine, è quello di essere
modello per tutti coloro che offrendosi in lui, con lui, per lui in sacrificio a
Dio gradito, mettono la loro vita a servizio dei fratelli.... Cristo e il suo
mistero vive e perdura nella Chiesa; la Chiesa non fa altro che rendere
attuale questo mistero di salvezza mediante la Parola, il Sacrificio, i
Sacramenti, mentre riceve in sé per la forza dello Spirito Santo, la vita del
suo Signore da testimoniare nel mondo... Da questa sacramentalità della
Chiesa... scaturisce il significato essenziale della consacrazione-missione
di quanti sono chiamati a predicare il Vangelo, a presiedere le azioni di
culto e a svolgere un ruolo di guida del popolo di Dio»
PREGHIAMO
O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena nella quale il tuo unico
Figlio, prima di consegnarsi alla morte, affidò alla Chiesa il nuovo ed
eterno sacrificio, convito nuziale del suo amore, fa' che dalla
partecipazione a così grande mistero attingiamo pienezza di carità e di vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...
VENERDI’ SANTO
“PADRE, NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO”
Dal Vangelo di Luca
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la
terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo.
Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio
spirito”. Detto questo, spirò.
PER RIFLETTERE:
Quando tutto è compiuto, quando il sacrificio di amore è pienamente
consumato, quando non c’è più un «oltre» nell’offerta e nel dolore, ecco
l’ultimissima parola di Gesù: «Padre, nelle tue mani consegno il mio
spirito». Grido di fiducia erompente dal cuore di un Povero che, percosso,
disprezzato, senza via di salvezza umana, si rifugia in Dio, getta in lui ogni
suo affanno. E in questa totale consegna di sé trova la pienezza della pace,
si ritrova figlio. La Passione di Gesù non si conclude con un «perché»
rivolto a un Dio sentito lontano, assente, ma con un atto di abbandono
filiale: «Nelle tue mani consegno il mio spirito». Gesù spira
riconsegnandosi alle mani del Padre, a cui aveva sempre obbedito, la cui
volontà era stata tutto il suo desiderio, la sua unica gioia. Per questo la sua
agonia è come una notte che sfocia nell’alba della risurrezione. Dalla
cattedra della Croce, il Giusto, che si è caricato di tutte le nostre sofferenze
perché ha preso su di sé tutte le nostre colpe, ci insegna a sperare contro
ogni speranza, a sentire che le mani di Dio sono più forti di qualsiasi mano
potente degli uomini, più forti di ogni tentazione che possa sopraggiungere
e abbattersi su di noi. Perciò anche quando la prova è dura, terribile e
angosciosa, noi dobbiamo gridare: nelle tue mani, Signore, sono al sicuro.
Tuttavia, il grido di Gesù esprime pure lo sgomento di un figlio che sa di
dover ancora compiere un viaggio nell’oscurità per poter ritornare a casa.
Dopo la sua consegna, infatti, il Verbo della vita, colui che il Padre ha
mandato a parlare direttamente all’umanità per rivelarle il suo amore, si
immerge nel silenzio della morte. E con il calar della sera, dopo gli ultimi
atti compiuti dall’umana pietà, un profondo silenzio avvolge anche il
monte delle croci e penetra nei cuori. Noi, che siamo entrati con Gesù in
quest’ora, crediamo davvero che solo apparentemente le tenebre stanno
prevalendo, poiché in esse già si fa strada la luce? Noi, che conosciamo la
morsa dell’angoscia, crediamo che nel grido di Gesù morente si fa strada
la speranza della Vita? Noi, che pure facciamo l’esperienza del turbamento
per tanti sconvolgimenti che avvengono nel mondo, ne sappiamo trarre
motivo di pentimento per convertirci a una più grande fede e soprattutto a
un più grande amore? Mentre il velo del tempio dell’antica Legge si
squarcia, che cosa avviene in noi? Se viviamo davvero il mistero della
Croce, si può finalmente squarciare il nostro vecchio mondo, il nostro
vecchio uomo, il velo della nostra sufficienza; si può spaccare la roccia del
nostro cuore per lasciar scaturire da essa una sorgente d’acqua viva. Presi
da santo timore, allora gridiamo con il centurione: «Costui è veramente il
Figlio di Dio!»; poi, insieme con le pie donne, continuiamo a sostare
presso la croce e presso il sepolcro, sicuri che Gesù, caduto nel silenzio
della morte, non è perduto per noi, perché l’Amore è il più forte e ha vinto.
PREGHIAMO
Signore Gesù, all’ultimo tu raccogli le tue forze per affidarti al Padre.
Quando arriva il tempo della sofferenza e della prova, donaci di aver
fiducia, sicuri di essere in buone mani: le mani di un Dio che non
disprezza neanche il più piccolo gesto d’amore.
SABATO SANTO
Riflettiamo il grande silenzio di Dio
DOMENICA DI PASQUA
Dal Vangelo di Marco
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome
comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon
mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del
sole. Esse dicevano tra loro: "Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del
sepolcro?".Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via,
benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane,
seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli
disse loro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È
risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. Ora andate, dite ai
suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come
vi ha detto".
PREGHIAMO
O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la
morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che
celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere rinnovati nel tuo Spirito,
per rinascere nella luce del Signore Risorto. Egli è Dio, e vive e regna con
te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
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PER RIFLETTERE - Parrocchia Maria SS. Assunta