1 Sabato 17 ottobre 2015 ore 20,45 TEATRO SOCIALE SONDRIO 53ª Stagione 2015-2016 In collaborazione con As.Li.Co Teatro Sociale di Como Ludwig van Beethoven IX SINFONIA per soli, coro e orchestra La 53ª stagione 2015-2016 è realizzata con il sostegno di: MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI Direzione generale per lo spettacolo dal vivo REGIONE LOMBARDIA Direzione Generale Culture, Identità e Autonomie della Lombardia COMUNITÀ MONTANA ALTA VALTELLINA DI BORMIO COMUNE DI SONDRIO COMUNE DI SONDALO B.I.M. Bacino Imbrifero Montano dell’Adda Fondazione Pro Valtellina Fondazione Credito Valtellinese Con la collaborazione di: ASSOCIAZIONE AMICI DEL TEATRO SOCIALE DI SONDRIO Associazione Amici della Musica, Sondalo Via Vanoni, 32 - 23035 Sondalo (SO) Tel. 348 3256939 - Fax 0342 803082 www.amicidellamusica.org - info@ amicidellamusica.org Cod. Fisc.: 83002220149 - P. IVA 00553720145 Federica Lombardi, soprano - Cecilia Bernini, mezzosoprano Ugo Tarquini, tenore - Vincenzo Nizzardo, basso CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA Corrado Casati, maestro del coro ORCHESTRA ANTONIO VIVALDI LORENZO PASSERINI, direttore PROGRAMMA PIERGIORGIO RATTI (1991) I lussuriosi, per voce narrante, soprano, coro e orchestra, op. 15b (2013-2015) - prima esecuzione - ✽ LUDWIG van BEETHOVEN (1770-1827) Sinfonia n. 9 in re minore, per soli, coro e orchestra op.125, «Corale» Allegro ma non troppo, un poco maestoso Molto vivace Adagio molto e cantabile Presto - Allegro assai - Recitativo per baritono: O Freunde, nicht diese Töne Coro: Freude, schöner Götterfunken IL CONCERTO E’ PRECEDUTO DALL’ESECUZIONE DELL’INNO NAZIONALE AN DIE FREUDE INNO ALLA GIOIA Testo di Friedrich Schiller Basso solo – Recitativo Basso solo - Recitativo O Freunde, nicht diese Töne! Sondern lasst uns angenehmere anstimmen, und freudenvollere. Amici, non queste note, intoniamone altre più grate e gioiose. Basso solo e Coro - Allegro assai Basso solo e Coro - Allegro assai Freude, schöner Götterfunken, Tochter aus Elysium, wir betreten feuertrunken, himmlische, dein Heiligtum! Deine Zauber binden wieder was die Mode streng geteilt, alle Menschen werden Brüder wo dein sanfter Flügel weilt. Gioia, bella scintilla degli dèi, figlia dell’Elisio, ebbri e ardenti noi entriamo, creatura celeste, nel tuo santuario! I tuoi incantesimi tornano a legare ciò che la moda ha severamente diviso; tutti gli uomini divengono fratelli dove la tua dolce ala si posa. Soli e Coro Soli e Coro Wem der grosse Wurf gelungen, eines Freundes Freund zu sein, Wer ein holdes Weib errungen, mische seinen Jubel ein! Ja, wer auch nur eine Seele sein nennt auf dem Erdenrund! Und wer’s nie gekonnt, der stehle weinend sich aus diesem Bund. Freude trinken alle Wesen an den Brüsten der Natur; alle Guten, alle Bösen Folgen ihrer Rosenspur. Küsse gab sie uns und Reben, einen Freund, geprüft im Tod; Wollust ward dem Wurm gegeben, und der Cherub steht vor Gott. Chi ha sortito la gran ventura d’esser amico di un amico, chi s’è conquistata una dolce compagna, mescoli nella folla il suo giubilo! Sì, chi anche un’anima sola possa dir sua sul globo terrestre! E chi non l’ha mai potuto s’allontani in lacrime da questo sodalizio. Gioia bevono tutti gli esseri dal seno della natura, tutti i buoni, tutti i malvagi seguono la sua traccia fiorita di rose. Baci ci ha offerto la natura, e viti, e un amico a tutta prova; voluttà fu concessa al verme, e il cherubino è al cospetto di Dio! Tenore solo e Coro maschile Allegro assai vivace alla marcia Tenore solo e Coro maschile Allegro assai vivace alla marcia Froh, wie seine Sonnen fliegen durch des Himmels prächt’gen Plan, wandelt, Brüder, eure Bahn, freudig, wie ein Held zum Siegen. Lieti, come i suoi soli trascorrenti per la splendida pianura del cielo, seguite, fratelli, il vostro cammino, gioiosi come l’eroe della vittoria. Coro Coro Freude, schöner Götterfunken, Tochter aus Elysium, wir betreten feuertrunken, himmlische, dein Heiligtum! Deine Zauber binden wieder was die Mode streng geteilt, alle Menschen werden Brüder wo dein sanfter Flügel weilt. Gioia, bella scintilla degli dèi, figlia dell’Elisio, ebbri e ardenti noi entriamo, creatura celeste, nel tuo santuario! I tuoi incantesimi tornano a legare ciò che la moda ha severamente diviso; tutti gli uomini divengono fratelli dove la tua dolce ala si posa. Coro - Andante Maestoso Coro - Andante Maestoso Seid umschlungen, Millionen! Diesen Kuss der ganzen Welt! Brüder, über’m Sternenzelt muss ein lieber Vater wohnen. Abbracciatevi, moltitudini! Un bacio al mondo intero! Fratelli! Oltre il firmamento deve abitare un padre amato. Adagio ma non troppo, ma devoto Adagio ma non troppo, ma devoto Ihr stürzt nieder, Millionen? ahnest du den Schöpfer, Welt? Such ihn über’m Sternenzelt! Über Sternen muss er wohnen. Non vi prostrate, moltitudini? Non senti la presenza del creatore,mondo? Cercalo oltre il firmamento! Oltre il firmamento deve abitare. Soli e Coro Allegro energico sempre ben marcato Allegro ma non tanto - Poco adagio - Tempo I Poco adagio - Prestissimo - Maestoso Prestissimo Soli e Coro Allegro energico sempre ben marcato Allegro ma non tanto - Poco adagio - Tempo I Poco adagio - Prestissimo - Maestoso Prestissimo Seid umschlungen, Millionen! Diesen Kuss der ganzen Welt! Freude, schöner Götterfunken, Tochter aus Elysium, wir betreten feuertrunken, himmlische, dein Heiligtum! Ihr stürzt nieder, Millionen? ahnest du den Schöpfer, Welt? Such ihn überm Sternenzelt! Über Sternen muss er wohnen. Abbracciatevi, moltitudini! Un bacio al mondo intero! Gioia, bella scintilla degli dèi, figlia dell’Elisio, ebbri e ardenti noi entriamo, creatura celeste, nel tuo santuario! Non vi prostrate, moltitudini? Non senti la presenza del creatore, mondo? Cercalo oltre il firmamento! Oltre il firmamento deve abitare. Inventare il nuovo L a musica di Beethoven è una sfida alla forma. Lo è sempre stata, fin dall’inizio; ma lo diventa sempre più man mano che si va avanti, e si giunge all’ultimo dei “tre stili” nei quali si è soliti tradizionalmente scandire il percorso. L’ultimo periodo beethoveniano, che comprende le ultime sonate per pianoforte, gli ultimi quartetti, la Missa solemnis e la Nona sinfonia, le forme le trasforma completamente, facendole per così dire esplodere. La forma: quella maniera di disporre gli oggetti musicali a comporre un tutto sensato, che per gli “altri” compositori equivale non di rado a un semplice «si fa così» o tutt’al più «finora si è fatto così: tu pure perciò puoi fare così». Mentre per il grande creatore è ogni volta diverso, ogni volta «si fa» diversamente, superando in vari modi ciò che è già stato, traendo conseguenze impensate dal già detto, oppure rovesciandolo senza timore. Una sonata, che come l’op. 110 o l’op. 106, si ibridi con la forma della fuga, genere arcaico che comparendo nel percorso di una composizione diventa un luminoso punto di riferimento. Delle variazioni che non si limitano a esplorare, in maniera pur ardita, le possibili trasformazioni di un tema, ma addirittura ne mettano in scena il totale scioglimento e trasfigurazione (sonate op. 109 e op. 111, Variazioni su un valzer di Diabelli). Un quartetto in sei movimenti, come l’op. 131, e composizioni che comunque debordano dai consueti concetti di durata, giungendo ai quarantacinque–cinquanta minuti della sonata op. 106. Infine, una sinfonia con voci soliste e coro. Cosa si può immaginare di più eversivo e sorprendente? Una sorpresa che in verità non ha luogo «in diretta»: «in diretta», se si vuole, una terribile meraviglia coglie l’ascoltatore ipoteticamente ignaro della Sonata op. 106 di Beethoven, quando si palesa la sterminata fuga finale – invece l’ascoltatore della Nona sinfonia op. 125, anche se, supponiamo, fosse ignaro della sua particolarità, avrebbe modo di leggerla sul programma di sala e soprattutto di vederla concretamente davanti a sé, nella forma di quelle decine di coristi schierati su un palcoscenico dove non dovrebbero stare. Eppure – e qui non si può che parlare dell’esperienza personale, ma si ha la presunzione di volerla estendere all’esperienza di tanti fra gli ascoltatori della Nona – anche nella «diretta» vi è un momento in cui l’eversione diventa choc fisico: quel momento in cui i molti coristi, nel punto prefissato dal direttore d’orchestra, prendono e si alzano in piedi. La muta presenza, che fino a quel momento ha qualcosa di inspiegabile, si trasforma in attiva partecipazione, e quel suono (quel rumore) di decine di persone che si alzano, teoricamente estraneo all’architettura di suoni della sinfonia, però ne fa parte integrante in quanto segnale di rottura. È il segnale di un genere musicale di cui sono stati piegati i confini, in maniera persino titanica, per l’ampliarsi delle forze musicali chiamate in causa (significativo è un appunto del 1818 in cui Beethoven si interroga proprio su un possibile ampliamento «titanico» dell’orchestra: «L’orchestra violini etc. vengono decuplicati nell’ultimo movimento»). Ma sorprendente ed eversivo, nel finale della Nona sinfonia, è anche il modo con cui questo movimento dialoga con i precedenti. Il primo, grande formasonata dai temi scultorei, con la caratteristica singolarissima di aprirsi su una sonorità indefinita che ancora, nello stato informe in cui è, può diventare (armonicamente) una cosa oppure un’altra; una sorta di materiale originario da cui plasmare la musica, e difatti nell’Ottocento diversi commentatori chiamarono in causa per questo inizio il mito della creazione del mondo – lo scherzo, molto noto al grande pubblico e spesso impiegato in contesti extramusicali per le sue caratteristiche di energia fulminea e dirompente – il movimento lento, che esso pure scardina forme perché in una serie di variazioni incastona un secondo tema estraneo al processo – tutti e tre questi movimenti, dicevamo, tornano in forma di reminiscenze poco dopo l’inizio del finale (aperto da un accordo che persino alle orecchie moderne suona stridente, dissonante – e che all’epoca di Beethoven dovette apparire del tutto cacofonico). Queste reminiscenze dei primi tre movimenti, inframmezzati da un recitativo degli archi gravi, è come se l’orchestra volesse spazzarle via una dopo l’altra con gesti spazientiti. Difatti, quando la voce di basso irrompe nel tessuto orchestrale, le sue prime parole (non di Schiller, ma di Beethoven) sono: «Non più questi suoni, amici! Lasciateci intonare canti più graditi, e gioiosi!» Ecco perciò che appare l’ode di Schiller, intonata dai quattro cantanti solisti e dal coro. È da molti anni che Beethoven pensa a quella poesia, fin da quando la mette in musica in un Lied a ventiquattro anni. E l’embrione di melodia passa poi attraverso la tappa intermedia della Fantasia per pianoforte, orchestra e coro op. 80 – altra forma singolare, che Beethoven ha fatto esplodere: è un concerto per pianoforte? un pezzo sinfonico? oppure un pezzo corale? – nella quale comincia a prendere alcune delle movenze definitive. Nella Nona sinfonia la gioia è una «bella scintilla divina, figlia dell’Elisio» e nel suo tempio noi entriamo «ebbri e frementi». Su come, più precisamente, interpretare quella gioia, non c’è accordo fra storici e musicologi. Troppo questo problema si intreccia con le vicende storiche e con la difficoltà di ricostruire precisamente la posizione, l’atteggiamento psicologico di Beethoven nei confronti di tali vicende: le guerre napoleoniche, il Congresso, la situazione frantumata della Germania. La gioia della Nona è la gioia illuminista dell’utopia di una società in cui non esistono barriere fra nazioni (in questo senso, evidentemente, l’ha interpretata chi ha pensato di associare l’Inno della Nona alla moderna Europa)? Oppure è un genere del tutto diverso di utopia, che riguarda il sogno di una Germania non più frantumata, che possa esprimere pienamente un’unità e identità nazionale? «Sinfonia tedesca» la chiama Beethoven, in maniera insistente, in alcune fasi del percorso. Sospendendo il giudizio su come questa «gioia» si inserisca nella storia, essa è nella composizione un punto di luminosità via via crescente, che attraverso intensificazioni, rotture (a un certo punto una straordinaria cesura blocca il fluire della musica), trasformazioni di carattere (alla cesura fa seguito una sorta di “turcheria”) ed esplorazioni di forme e generi diversi giunge a un’elettrizzante affermazione finale. Qualche parola sulla vicenda concreta della Nona sinfonia, che ha inizio quanto meno dal 1817 quando Ferdinand Ries dall’Inghilterra invita Beethoven a «venire a Londra l’inverno prossimo» e «scrivere due grandi sinfonie». Al che il lettore moderno ha un sobbalzo, considerando quanto per Beethoven il genere della sinfonia sia diventato la rappresentazione di un intero mondo e perciò sia singolare, diciamola così, chiederne non una ma due, a gruppi, come ancora tutto sommato sarebbe stato normale fare con Haydn. Più avanti, la vicenda della prima esecuzione poi non riguarderà più l’Inghilterra, bensì Vienna e, visto che qui il progetto incontra opposizioni, l’alternativa Berlino. Ma un conto è opporsi, un altro conto è rinunciare a un’occasione capace di portare grande prestigio. Ecco perciò che trenta facoltosi viennesi indirizzano a Beethoven un appello: «Sappiamo che la corona delle Sue grandi sinfonie si è arricchita di un fiore immortale. [...] Riapra per noi il tesoro della Sua ispirazione, lo spartisca con noi come in passato. [...] Da Lei la Nazione attende nuove glorie e un nuovo regno del bello e del vero contro la moda giornaliera. [...] Possa l’anno che ora cominciamo non aver fine senza averci rallegrato coi frutti della nostra preghiera, e la primavera che viene veder sbocciare almeno uno dei frutti promessi e così doppiamente fiorire, per noi e per l’intero mondo dell’arte». L’appello ha successo e la prima esecuzione ha luogo a Vienna il 7 maggio 1824 al Theater an der Wien. Uno dei resoconti della serata ci tramanda l’immagine del trionfo di Beethoven intrecciata con l’immagine della sua sordità. «Purtroppo, il Grandissimo Uomo non aveva potuto udire nulla di quel che più contava, e lo dimostrò continuando a voltare le spalle al pubblico mentre scrosciavano gli applausi a salutare il suo trionfo. Allora, Caroline Unger ebbe la buona idea di prendere il Maestro per le spalle e voltarlo verso il proscenio perché, dalle grida di invocazione e dall’agitarsi di cappelli e fazzoletti, potesse rendersene conto. Con un inchino fece conoscere la sua riconoscenza, e fu il segnale di una nuova, raramente udita, esplosione, che mai finiva, di applausi e ovazioni». In questo evento, che rivela al mondo un immortale capolavoro, si uniscono a dirla tutta trionfo e disfatta. L’esito pratico, economico, di questo concerto e della sua replica con programma di poco mutato, concerti di cui in termini moderni diremmo che Beethoven è il produttore, è fallimentare. Le stesse persone, gli stessi enti che poco prima avevano firmato l’«appello dei trenta», ora applicano tariffe massime, tasse, balzelli. La corte imperiale, a cui Beethoven si prodiga a portare inviti personali, non si presenta. «Riapra per noi il tesoro della Sua ispirazione, lo spartisca con noi come in passato» gli si diceva. Però la gratitudine dei potenti e il riconoscimento pubblico dell’arte quella vera, non sono di questo mondo. Anche oggi i governanti si inchinano a una comoda e popolare mediocrità, e alle eccellenze riservano nemmeno indifferenza, quanto proprio derisione. Di un brano come la Nona di Beethoven è cosa comoda e popolare glorificare la facciata da «grande evento»; l’auspicio, qui, è che invece la si possa ascoltare come il momento in cui un grande creatore piega ciò che esiste, e inventa il nuovo. Alfonso Alberti Il programma è completato dalla prima esecuzione della composizione di Piergiorgio Ratti, della quale forniamo la presentazione dell’autore. I lussuriosi, poema sinfonico per voce narrante, soprano, orchestra e coro, op.15b. Il brano è un poema sinfonico ispirato al girone infernale dei lussuriosi, in particolare alla vicenda di Paolo e Francesca. Sono previsti in partitura un narratore, che reciti il quinto canto della “Commedia” accompagnato dalla musica, ed un soprano che interpreti i versi in cui Francesca da Rimini risponde alle domande di Dante. Teatro, poesia e musica si fondono per rappresentare le vicende di Dante Alighieri. La regia è affidata a Marco Venturi. Piergiorgio Ratti, nato nel 1991, si diploma in oboe nel 2011 al conservatorio di Como sotto la direzione di Adriano Mondini. Comincia a comporre da autodidatta nell’estate del 2007, dopo aver partecipato al corso estivo di orchestra a Lanciano sotto la direzione del maestro Massimiliano Caldi. Nel 2009 completa la Prima sinfonia per grande orchestra. Studia composizione con Antonio Eros Negri, di cui attualmente è stretto collaboratore. Ha partecipato a masterclass con Andrea Portera. Assieme all’amico trombonista e direttore d’orchestra Lorenzo Passerini ha costituito l”Orchestra Giovanile Antonio Vivaldi” che lo vede in veste di compositore, arrangiatore e oboista. Ha scritto brani per solisti di fama internazionale come Giampaolo Pretto e Francesco Manara. Alcune sue composizioni sono state eseguite al Teatro della Triennale a Milano, all’Auditorium Sant’Antonio di Morbegno, al Teatro Nuovo e a Villa Olmo a Como, al Teatro Comunale di Vicenza, al Teatro di Monza, a Villa Castiglione a Firenze. E’ attivo anche in veste di elaboratore. E’ edito dalla “Preludio Edizioni Musicali”. Frequenta fisica all’Università statale di Milano. FEDERICA LOMBARDI, soprano Ha intrapreso gli studi di canto presso il Liceo Musicale Masini di Forlì, partecipando poi a diverse masterclasses tenute da Fiorenza Cossotto, Mirella Freni e Raina Kabaivanska. Dal 2010 studia presso l’Accademia A.R.T. Musica di Roma con Romualdo Savastano. Nel 2013 ha partecipato con successo a concorsi lirici internazionali tenuti in Italia: ha vinto il Premio Tuccari ed il premio del pubblico al Concorso Ottavio Ziino di Roma, il secondo premio al concorso Fausto Ricci di Viterbo e due premi speciali al concorso Benvenuto Franci di Pienza. Nel 2014 al Concorso Francisco Viñas di Barcellona le è stato conferito uno speciale riconoscimento da parte dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena, e subito dopo è stata vincitrice del Concorso per giovani cantanti lirici d’Europa per il ruolo di Donna Elvira (Don Giovanni). E’ vincitrice della scorsa edizione del concorso As.Li. Co. per il ruolo di Contessa di Almaviva ne Le nozze di Figaro di Mozart. CECILIA BERNINI, mezzosoprano Laureata in Biotecnologie all’Università di Pavia, si è perfezionata nel repertorio barocco con Sara Mingardo ed in quello lirico con Marjana Lipovsek (Mozarteum di Salisburgo). Ha preso parte al Festival Urbino Musica Antica , al Piccolo Festival del Friuli 2014 (Sogno di una notte di mezza estate di Mendelssohn). Ha inciso con l’ensemble Il Demetrio, in prima esecuzione moderna, mottetti sacri di Hasse (rivista Amadeus). Fra i ruoli ricoperti: Arsace nel Demetrio di Myslivecek , Orfeo nell’Orfeo ed Euridice di Gluck. Ha vinto il concorso per il ruolo di Clarice ne Il mondo della luna di Galuppi (Piccolo Festival del Friuli 2014). Nel repertorio contemporaneo è stata Sharma in Milo, Maya e il giro del mondo di Franceschini, (Teatro Sociale di Como, Opera Domani 2015). In ambito sacro, ha cantato la Messa dell’incoronazione di Mozart al Teatro Fraschini in collaborazione con il Collegio Ghislieri di Pavia e la Petite Messe Solennelle di Rossini (Teatro Lirico di Cagliari). E’ stata finalista al 5° concorso internazionale P.A.Cesti ad Innsbruck. UGO TARQUINI, tenore Dopo aver conseguito il diploma di conservatorio, compie gli studi di perfezionamento sotto la guida del tenore Nicola Martinucci e del basso Alfredo Zanazzo. Dal 2013 collabora attivamente con la “Fondazione Luciano Pavarotti”. Per conto della suddetta Fondazione, debutta all’Arena di Verona nella serata di apertura della stagione 2013 e al Teatro Bolshoj di Mosca in due prestigiosi concerti celebrativi per Pavarotti. A seguito del concorso internazionale As.Li.Co. 2013 viene scritturato per il ruolo di Erik ne “L’olandese volante” di Wagner presso il Teatro Sociale di Como per il progetto “Opera Domani”, interpretando quindi il ruolo presso alcuni tra i più importanti teatri italiani e a Magdeburg, in Germania. Tra gli altri primi ruoli interpretati, è Tamino ne Il flauto magico di Mozart presso la Muscat Opera House in Oman, Rinuccio in Gianni Schicchi a Torre del Lago, Rodolfo in Bohème e Pinkerton in Butterfly di Puccini. Ai titoli di studio artistici affianca una laurea in ingegneria delle telecomunicazioni. . VINCENZO NIZZARDO, baritono Nato a Locri nel 1987, si avvicina alla musica in giovanissima età per proseguire gli studi al Conservatorio “F.Cilea” di Reggio Calabria dove si diploma in canto con il massimo dei voti e la menzione speciale. Nel 2013 è vincitore del Torneo “Conservatori a Confronto”, poi è Figaro ne Il barbiere di Siviglia al Rendano di Cosenza e, sempre con questo ruolo, nel 2014 al Teatro Valle di Roma. Nello stesso anno canta nel Don Checco al San Carlo di Napoli e ne Les contes d’Hofmann. Nel 2015 è Dulcamara ne L’elisir d’amore per il progetto Opera Pocket, quindi il Conte ne Le nozze di Figaro al 66° Concorso AsLiCo, e Apollo e il Gran sacerdote di Apollo in Alceste al Teatro La Fenice di Venezia; Silvio in Pagliacci all’Arena del Teatro Sociale di Como; Accademia Rossiniana al ROF di Pesaro e Trombonok ne Il viaggio a Reims. CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA Le prime notizie sul Coro del Teatro Municipale di Piacenza risalgono al 1804, anno dell’inaugurazione del nuovo teatro. L’impegno prioritario è sempre stato quello di partecipare alle diverse stagioni operistiche del Teatro Municipale, oltre a svolgere un’intensa attività concertistica a favore della città e della provincia. Gli ultimi anni hanno visto intensificarsi notevolmente l’attività del Coro, a seguito delle collaborazioni con la Fondazione Arturo Toscanini e con il Ravenna Festival, acquisendo così una dimensione non più soltanto locale, bensì nazionale ed internazionale, sotto la direzione di Corrado Casati. Tra le più prestigiose esibizioni si ricordano il Requiem di Verdi diretto da Rostropovich, e Nabucco diretto da Daniel Oren , Don Pasquale e Il matrimonio inaspettato di Paisiello diretti da Riccardo Muti e, neI 2011, il concerto ”Le Vie dell’Amicizia” con la direzione di Riccardo Muti a Ravenna e a Nairobi (Kenia). Ha partecipato al Festival della Valle d’Itria nella realizzazione di Zaira di Bellini, alle produzioni de Le nozze di Figaro dei Teatri di Piacenza e Modena, alla trilogia verdiana con la regia di Cristina Mazzavillani, con rappresentazioni in vari teatri italiani e trasferte in Oman e Bahrein. Nella scorsa stagione è stato in tournée con le produzioni Luisa Miller, Macbeth, Otello e Falstaff di Verdi con l’Orchestra Cherubini. Ha eseguito la IX Sinfonia di Beethoven con la Filarmonica ArturoToscanini diretta dal Kazushi Ono, Simon Boccanegra di Verdi con Leo Nucci. Recentemente ha preso parte all’esecuzione in forma di concerto di I due Foscari , con Leo Nucci e a Falstaff diretto da RiccardoMutia nell’ambito del Ravenna Festival. Ha al suo attivo numerosi concerti sinfonici e molteplici registrazioni audio e video attualmente in commercio, tra cui il nuovo cd di Arie Verdiane di Jonas Kaufmann, registrato nel 2013 a Parma per la Sony. CORRADO CASATI, maestro del coro Diplomato in pianoforte al Conservatorio “Giuseppe Nicolini” di Piacenza, nel 1986 ha cominciato la sua carriera in teatro come Maestro collaboratore; dal 1992 è Maestro del coro in vari teatri italiani , tra i quali Comunale di Piacenza, Regio di Parma, Comunale di Modena, Grande di Brescia, Ponchielli di Cremona, Fraschini di Pavia, Donizetti di Bergamo, Comunale di Ferrara, Alighieri di Ravenna, a fianco di importanti direttori d’orchestra quali Riccardo Muti, Daniel Oren, Mstislav Rostropovich, Günter Neuhold, Alberto Zedda. Con il Coro del Teatro Municipale ha partecipato alla produzione di diverse opere di Verdi e di altri compositori quali Puccini, Mascagni, Cilea, Leoncavallo, Rossini, Donizetti, Strauss , Gounod. Al Teatro Regio di Parma ha diretto il coro nell’ultima produzione in italiano del Lohengrin di Wagner. Come direttore del Coro del Teatro Municipale di Piacenza ha all’attivo alcune registrazioni video tra cui Aroldo e Nabucco di Verdi e Le convenienze ed inconvenienze teatrali di Donizetti, Don Pasquale di Donizetti diretto da Riccardo Muti, La traviata di Verdi e la sopracitata raccolta di Arie Verdiane di Jonas Kaufmann. ORCHESTRA ANTONIO VIVALDI L’Orchestra Antonio Vivaldi nasce nel dicembre 2011 e in poco tempo diventa una stabile realtà che vanta collaborazioni con importanti associazioni, festival e istituzioni italiane. Attualmente consta di una sessantina di elementi, selezionati tra i più promettenti giovani musicisti del panorama italiano. Ha all’attivo più di cento concerti sinfonici, tenutisi in importanti teatri e luoghi concertistici quali la Sala Verdi del Conservatorio di Milano, il Teatro dell’Arte di Milano, l’Auditorium de La Gran Guardia di Verona, il Teatro Sociale di Como, il Teatro Comunale di Vicenza, il Teatro Manzoni di Monza, il Teatro Civico di Tortona e il Teatro Juan Bravo di Segovia (Spagna). Il repertorio dell’Orchestra Antonio Vivaldi spazia dalla musica barocca a quella romantica, sino ad abbracciare la musica contemporanea. L’orchestra è stata dedicataria di brani dei compositori Piergiorgio Ratti, Antonio Eros Negri, Andrea Battistoni e Silvia Colasanti. Vanta collaborazioni con direttori d’orchestra di calibro internazionale e con musicisti di fama mondiale, quali Andrea Battistoni, José Luis Gomez, Francesco Manara, Giampaolo Pretto, Giuliano Sommerhalder, Francesco Tamiati, Stefan Schulz, Michel Becquet e Leonora Armellini. In ottobre 2015 l’Orchestra eseguirà la Nona Sinfonia di Beethoven in occasione del concerto inaugurale della Stagione delle Serate Musicali di Milano e della Stagione Sinfonica dell’As.Li.Co. di Como. L’Orchestra Antonio Vivaldi, diretta da Lorenzo Passerini, per la stagione 2015/2016 è l’orchestra residente della stagione concertistica milanese di Serate Musicali con tre differenti programmi sinfonici. L’attività dell’Orchestra Antonio Vivaldi è sostenuta dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dalla Regione Lombardia. LORENZO PASSERINI, direttore Nato a Morbegno nel 1991, si diploma a pieni voti in trombone al Conservatorio di Como nell’anno 2009. Consegue nel 2014 il Diploma Accademico di II Livello presso il Conservatorio d’Aosta con il massimo dei voti e lode. Come trombonista ha intrapreso tournées sotto la direzione di maestri quali John Axelrod, Andrey Boreyko, Fabio Luisi e Riccardo Muti. Parallelamente alla professione da strumentista, nel 2010 inizia lo studio della direzione d’orchestra con Ennio Nicotra. Ha frequentato lezioni con John Axelrod, Massimiliano Caldi, Gilberto Serembe e Antonio Eros Negri. Attualmente studia con Pietro Mianiti e Oleg Caetani. Si è esibito in importanti teatri quali il Teatro dell’Arte di Milano, il Comunale di Vicenza, il Manzoni di Monza e il Sociale di Como. Nel dicembre 2013 è stato invitato come direttore ospite a Padova con l’Orchestra Giovanile della Saccisica. Alla guida dell’Orchestra Antonio Vivaldi, ha diretto in prestigiosi luoghi concertistici quali la Sala Verdi del Conservatorio di Milano e il Teatro Juan Bravo di Segovia. ABBONAMENTI: INTERA STAGIONE (12 concerti) - POSTO NUMERATO Tipo abbonamento plateagalleria SOCIO ORDINARIO (da 26 a 64 anni) 200 € 180 € Importi comprensivi SOCIO ORDINARIO (oltre il primo) 140 € 120 € di quota associativa e SOCIO TERZA ETA’ (da 65 anni) 140 € 120 € quota abbonamento SOCIO GIOVANE (fino a 25 anni) 90 € 80 € 12 concerti Compilare il modulo di richiesta di abbonamento alla 53^ Stagione da consegnare con il contestuale al pagamento a: SONDRIO - Ufficio Relazioni con il Pubblico presso il Comune di Sondrio - tel. 0342 526311 - La Pianola - Via Battisti 66 - tel.0342 219515 MORBEGNO - Biblioteca “E.Vanoni” - Via Cortivacci, 4 - tel. 0342 610323 TIRANO - Libreria Marcom -P.za Basilica, 41 - tel. 0342 052386 SONDALO - Ufficio APT -Via Verdi 2/a - tel.0342 801816 BORMIO - Ufficio Turistico -Via Roma, 131/b - tel.0342 903300 L’abbonamento può essere sottoscritto anche presso: • Biglietteria del Teatro Sociale, Sondrio: dalle ore 18 dei giorni di spettacolo, anche tramite POS • oppure, tramite bonifico bancario sul c/c intestato “Amici della Musica -Sondalo” presso CREDITO VALTELLINESE/Sondalo e BANCA POPOLARE DI SONDRIO/Sondalo. BIGLIETTI PER I NON SOCI - SINGOLI CONCERTI - POSTO NUMERATO platea galleria (1° settore) galleria (2° settore) INTERO 25 € 22 € 18 € RIDOTTO (studenti e giovani fino a 25 anni) 15 € 12 € 8 € • In vendita presso la Biglietteria del Teatro, dalle ore 18 dei giorni di spettacolo, anche tramite POS; • in prevendita presso Ufficio URP presso il Comune di Sondrio tel. 0342 526311-526312; • o nline sul sito www.teatrosocialesondrio.it (non solo acquistabili online i biglietti che godono di riduzioni) o presso i seguenti Punti Vendita VivaTicket: SONDRIO: La Pianola -Via Battisti, 66 - tel. 219515 MORBEGNO: VanRadio - Via Vanoni 44 - tel. 0342 612788 CHIAVENNA: Musica - Via Dolzino, 14 - tel. 0343 32629 TIRANO: Libreria Il Mosaico - v.le Italia, 29 - tel. 0342 719785 PROGETTO “UNDER 25” Prezzi agevolati agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado, universitari e allievi delle scuole di musica. Ingresso singolo concerto: euro 5 (genitore accompagnatore del minorenne: ingresso 8 euro). Abbonamento Stagione: 30 euro. Per Informazioni e iscrizioni: Segreteria della Civica Scuola di Musica di Sondrio (tel. 0342 213136) SERVIZIO BUS NAVETTA (gratuito per i Soci) COLICO, p.le Stazione 19,45 SEMOGO 19,00 Delebio, bivio per Stazione 19,50 Isolaccia 19,07 Regoledo di Cosio, bivio 19,55 Premadio, bivio 19,10 MORBEGNO, stazione FS 20,00 BORMIO, Perego 19,15 Talamona, stazione FS 20.05 Cepina 19,20 Ardenno, bivio centro 20,10 SONDALO, v.le Libertà 19,33 S.Pietro, bivio 20,15 Grosio 19,38 Castione, bivio centro 20,20 Grosotto 19,41 Sondrio, rotonda via Milano 20,25 Mazzo/Tovo/Lovero 19,45 SONDRIO, TEATRO (via Alessi) 20,30 Sernio , Valchiosa 19,50 TIRANO, p.za Marinoni 19,55 Madonna, rotonda 20,00 Villa Tirano, stazione 20,03 Bianzone, stazione 20,05 Tresenda, stazione 20,08 PARCHEGGIO AUTO S.Giacomo,stazione 20,12 Parcheggio interrato P.za Garibaldi, Chiuro/Ponte, stazione 20,16 aperto 24 ore, dopo le ore 19: Montagna piano, Trippi 20,20 € 0,50/ora (entrata da Via Alessi) Sondrio, p.le Bertacchi 20,25 SONDRIO, TEATRO (Via Alessi) 20,30 AMICI DELLA MUSICA - SONDALO Periodico di cultura musicale e spettacolo Direttore Responsabile: IRENE TUCCI Editore: AMICI DELLA MUSICA, Sondalo Autorizzazione Tribunale di Sondrio nr. 214 Registro Stampa del 2.10.1990 Stampa: Lito Polaris - Sondrio PROVINCIA DI SONDRIO PROVINCIA SONDRIO COMUNE DIDISONDRIO COMUNEDI DISONDALO SONDRIO COMUNE COMUNE DI SONDALO N. 4 - 2015 N. 10 - 2014 SUPPLEMENTO NR.1S.p.A. AL PERIODICO Poste Italiane Spedizione in Abbonamento Postale Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento Postale “AMICI DELLA MUSICA-SONDALO” NR. 5/2014 D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Sondrio art. 1, comma 1, DCB Sondrio