22 .Società
.MARTEDÌ 12 NOVEMBRE 2013
Carrozza: “La finanza
nei programmi di studio”
Intervista
FLAVIA AMABILE
ROMA
M
aria Chiara Carrozza, ministro dell’Istruzione, solo
quattro italiani su dieci sanno che cos’è il tasso di interesse. Un’altra forma di
analfabetismo si diffonde nel nostro
Paese, l’analfabetismo finanziario.
«È un problema serio. L’analisi di Deaglio mi ha colpito, ha messo in evidenza
un tema importante che avevo notato.
Quando ero docente parlavo molto con
gli studenti, mi rendevo conto che alcuni erano più curiosi e informati, la media invece era poco informata. Questo
provoca conseguenze, diventa difficile
anche scegliere un partito se non si
hanno nozioni di economia».
Il ministro risponde all’intervento di Deaglio sull’analfabetismo economico
Dal libretto di risparmio che un tempo i nonni regalavano ai nipotini
per trasmettere il valore del denaro alla «paghetta» di oggi, che
insegna solo a spendere: parte da una semplice ed efficace annotazione sociologica la riflessione di Mario Deaglio (La Stampa di ieri) su
quella che lui definisce «un’assenza di nozioni finanziare di base»
Che, spesso, ha un impatto con la vita quotidiana: cos’è il Taeg
(il vero costo dei finanziamenti)? O il tasso d’interesse, l’inflazione,
i fattori di rischio? L’Italia è in coda alla classifica dei cittadini che
sanno dare risposte corrette a queste domande. «Alfabetizzazione
finanziaria fa rima con democrazia», scrive Deaglio, che chiama poi
in causa la scuola: i dati disegnano il ritratto di un Paese in cui la
maggiore conoscenza si ha tra i cittadini tra 35 e 50 anni, più tra gli
uomini che tra le donne, e che in generale è largamente in ritardo
su Australia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi e Svizzera, per non parlare
della solita Germania. Come si può riguadagnare terreno?
Un tempo almeno una parte degli adolescenti leggeva «Il Capitale» di Marx,
Keynes. Forse qualcuno lo fa ancora.
fatto aprire un conto in banca perché volevo che capissero che cosa significava
«È un problema di formazione. Conosco- gestire dei soldi. All’inizio non erano d’acno la filosofia ma manca la parte pratica cordo, avrebbero preferito continuare ad
che è essenziale per capire le decisioni avere la paghetta. Poi invece hanno capiprese dalle banche
to e hanno imparato
centrali o dalle istituNON SOLO IN AULA il senso del risparzioni finanziarie, per
C’è un grande
«Giornali, tv, canali tematici mio.
capire che cosa signilavoro da fare a liveltutti devono collaborare lo educativo».
fica democrazia e trasparenza. Anche chi alla campagna di formazione» E nelle scuole?
si affida agli opinioni«Quest’anno non ho
sti spesso non riesce a capire il significa- fatto in tempo, ma è uno dei temi di cultuto di quello che scrivono. È un problema ra generale da affrontare nelle scuole. Biche riguarda la formazione dei giovani sogna fare in modo da inserire l’economia
ma anche degli adulti».
e la finanza nei programmi nazionali.
Su La Stampa
La Rai e la scuola
ci devono aiutare
ANTONIO PATUELLI*
Penso anche che la Settimana della cultu- che caricare gli studenti e i professori
ra scientifica e tecnologica che ogni anno con una nuova materia di studio penso
si organizza nelle scuole e nelle universi- che sia efficace agire attraverso idee e
tà non debba affrontare solo temi teorici progetti trasversali. E potenziando gli
ma vada declinata invece su più ambiti. E insegnamenti tradizionali applicandoli
quindi vorrei al suo
a concetti di econointerno la Settimana
PROGETTI TRASVERSALI mia. Mi piacerebbe
dell’Economia, o
per capire il ca«Aggiungere nuove materie che
quella sulla gestione
pitalismo si leggesse
non serve: meglio potenziare Dickens: le pagine di
dei rifiuti per uscire
dalla formazione te- gli insegnamenti tradizionali» “David Copperfield”
orica e inserire le nosono molto più chiazioni nella vita di tutti i giorni».
re di tanti trattati in materia. Oppure
E una nuova materia da inserire nei pro- per capire il concetto di Pil vorrei che
lo si affrontasse durante le lezioni di
grammi scolastici?
«Non penso che sia la soluzione. Più matematica».
Come si può colmare questo
analfabetismo?
«Penso che si
debba fare un’operazione con i giornali, con canali Rai
come Rai Educational o Rai Storia. O,
ancora, con l’Ansa,
che ha ottimi canali
tematici che potrebbero essere
sfruttati per organizzare seminari,
per fare lezioni su
temi di attualità
economica. Ricordo alcune lezioni di
economia di Giuliano Amato su Rai Educational, molto utili, molto ben fatte. Ricordo anche degli inserti del Sole 24 Ore
sull’Economia spiegata ai ragazzi che in
realtà andavano molto bene anche per i
loro genitori. Sono tutte iniziative che
hanno lo stesso obiettivo, far avvicinare
tutti al mondo dell’Economia. Penso che
si debba collaborare con tutti per fare
una grande campagna in questo senso, è
una questione di gestione dei propri soldi, in fondo, un modo per capire qualcosa che tocca tutti da vicino e che ha un
grande peso nelle nostre vite».
Deaglio spiega molto bene la differenza rispetto al passato ricorrendo ad un
esempio molto vero: quando eravamo
piccoli abbiamo avuto in regalo un libretto di risparmio, ai nostri figli diamo
la paghetta.
Professore
La neurorobotica è l’ambito
di ricerca
di Maria Chiara
Carrozza,
che ha diretto
vari progetti
internazionali;
docente di
Bioingegneria
industriale,
dal 28 aprile
è ministro
dell’Istruzione,
dell’Università
e della Ricerca
«Anch’io avevo un libretto di risparmio da piccola. Ai miei figli a 18 anni ho
Corsi, spettacoli, musei: ecco chi cerca di spiegare il valore del denaro
Tutti in classe a lezione di risparmio
SANDRA RICCIO
iochi, applicazioni, video ma anchespettacoliteatraliolibriafumetti.Sononumeroseleiniziative messe in campo dalle banche, negli
ultimi anni, per migliorare la consapevolezza sul valore del risparmio. Diversificazione del rischio, interesse composto o tasso d’interesse sono concetti che
possono essere trattati anche in forma
«leggera» senza essere per forza superficiali. L’importante è riuscire a parlarne e a far assimilare nozioni basilari che
spesso sono sconosciute ai più.
«Non è facile riuscire a coinvolgere il
pubblico su questi temi – racconta Gio-
G
vanna Paladino, direttrice del Museo del
Risparmio di Intesa Sanpaolo a Torino -.
Soprattutto gli adulti, quelli, dunque, che
ne avrebbero più bisogno, fanno fatica ad
avvicinarsi.Nonvoglionoparlaredidenaroperchénehannopocooperchél’ideadi
risparmio è associata a esperienze negative del passato».
L’obiettivo è di fornire elementi di valutazione anche per la finanza personale,
strumenti di difesa che dopo la crisi sono
diventati ancora più importanti. Prima il
risparmiatore delegava le scelte al consulente bancario. Oggi è chiaro che è una
materia troppo delicata per trascurarla e
che il cittadino, per diventare consapevole, deve conoscere più a fondo la materia.
L’ad di Enel
«300milioniperlaricerca»
1 «Per innovazione tecnologica e
ricerca strategica prevediamo investimenti per oltre 300 milioni di euro
fino al 2017», ha detto l’ad di Enel,
Fulvio Conti, nel corso della sua lectio magistralis alla cerimonia di
inaugurazione dell’Anno accademico dell’Imt Alti Studi di Lucca. «I nuovi modelli di business danno un ruolo attivo al cliente e rendono la parola “innovare” un imperativo».
Il Presidente Abi
Ma l’educazione al risparmio inizia
sempre di più dai banchi di scuola. Spesso sono le banche a farla, dall’istituto più
piccolo a quello più grande. Con l’avvio
dell’anno scolastico riprendono le lezioni
di educazione finanziaria realizzate dalla
Fondazione e dalla Cassa di Risparmio di
Fossano. I progetti riguardano le scuole
elementari, medie e superiori della città
in cui l’istituto opera da oltre cento anni.
Nelle aule va anche Unicredit: «Stiamo portando nelle scuole i temi più attuali per i giovani di diciassette, diciott’anni, per renderli cittadini consapevoli
e responsabili nell’utilizzo del denaro»,
dice Emanuela Angori, a capo della
struttura di Unicredit che in Italia ha la
responsabilità dell’educazione finanziaria. L’istituto con il suo progetto «In-formati», negli ultimi due anni, ha girato
l’Italia da Nord a Sud. Ora sta ampliando
questo programma anche sul versante
dell’autoimprenditorialità, per facilitare
la creazione di nuove aziende.
Caro Direttore,
ho molto apprezzato l’approfondita riflessione di Mario Deaglio sul pesante costo dell’analfabetismo finanziario in Italia, a cominciare dalla generalità del pubblicoedeipolitici.Moltosignificative sono altresì le tabelle con le statistiche sulle carenze conoscitive
sull’educazione finanziaria, nelle
qualil’Italianonfaunabellafigura.
Quellafinanziarianonèl’unica
carente: nessuno, o quasi, insegnapiùl’educazionecivileecivica
e in questo quadro di superficialità e trascuratezza si inquadra anche il mancato insegnamento, innanzitutto scolastico, dell’educazione finanziaria e al risparmio.
Le preziose iniziative del ConsorzioBancarioPattiChiari,benpresieduto e rinnovato dal Presidente Andrea Beltratti, non sono in
grado di sopperire da sole a queste mancanze addebitabili innanzitutto alle istituzioni.
Fin dalle prime settimane della
mia presidenza ho indirizzato un
costante impegno a dare impulso
a ogni possibile iniziativa per sviluppare sensibilità all’educazione
finanziaria e al risparmio; credo,
infatti, si tratti di un fattore «fondante»diculturacivile,strumento
essenziale di consapevolezza civica, antidoto alla demagogia, elemento determinante per favorire
il benessere delle famiglie e dei
consumatori, per promuovere la
crescita economica e sociale dei
cittadini italiani e di coloro che intendono diventarvi.
In tal senso, ci siamo rivolti ai
vertici della Rai (che è tuttora il
servizio pubblico radiotelevisivo),
prima come Associazione Bancaria e subito dopo in unione con diverse e autorevoli associazioni di
consumatori affinché si dedichi
maggiore spazio all’educazione finanziaria e al risparmio; più in generale ci rivolgiamo alla comunità
economica tutta, nella consapevolezza che solo attraverso la conoscenza e un più diffuso senso di responsabilità si possa realizzare
quella tutela del risparmio e dei
consumatori,che è alla base di una
duratura crescita del Paese.
Tutto ciò significa fare propri,
promuovere e sostenere, iniziative, strumenti di comunicazione e
linguaggi del tutto antitetici a talune volgarità che caratterizzano,
talvolta,discussioninoncertoeducative in materia economica; tutto
ciò favorirebbe, inoltre, quella collaborazionegiàinattofrailmondo
bancario e le associazioni dei consumatori che da diversi anni sono
impegnati, in misura crescente, in
iniziative di informazione e di formazioneinmateriafinanziariaein
programmi destinati alle diverse
fasce di età, nonché al sostegno di
insegnanti escuole.
Ora confido che l’autorevole
«grido di dolore» di Mario Deaglio
e de La Stampa contribuisca in
maniera determinante, presso le
istituzioni, il servizio pubblico radiotelevisivo e presso tutti coloro
chehannounaresponsabilitàdiinformazionedeicittadini,afarcompierefinalmenteunsaltodiqualità
per l’educazione finanziaria e al risparmio inItalia.
*Presidente dell’Associazione
BancariaItaliana
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La Finanza nei Programmi di Studio