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In collaborazione con:
FONDAZIONE GLOCAL FORUM ITALY
CATTEDRA UNESCO “GIOVANNI XXIII”
sul pluralismo religioso e la pace
1
COMUNITÀ EBRAICA DI TRIESTE
ASSOCIAZIONE WEDOCARE
in collaborazione con
FONDAZIONE GLOCAL FORUM ITALY
CATTEDRA UNESCO “GIOVANNI XXIII” sul pluralismo religioso e la pace
Decima Giornata Europea della Cultura Ebraica
Conoscere e accogliere l’altro
Trieste, 5 e 6 settembre 2009
Progetto e realizzazione di
Ron Fremder
ideato e curato da
Maria Nicoletta Gaida
con il personale contributo di
Andrea Mariani
Associazione WeDoCARE:
Produzione e Organizzazione
Ron Fremder
Aiuto produzione
Mario Matta
Segreteria Organizzativa
Angela Leo
Segreteria – Amministrazione
Giulio Garau
Promozione, Comunicazione e Ufficio Stampa
Paola Sain / Studio Volpe & Sain
Clara Giangaspero / ConnectEventi
Comunità Ebraica:
Coordinamento
Andrea Mariani
Produzione e Organizzazione
Eugenio Bevitori
Organizzazione
Gabriella Kropf
Segreteria – Amministrazione
Eliahu Giorgi
Segreteria
Pacifico Funaro
Comunicazione, Ufficio Stampa e Organizzazione
Daniela Gross / Ufficio Stampa Comunità Ebraica
Coordinamento volontari comunità
Alessandro Salonicchio, Paolo Levi
Stampa
Graphart / David Stupar
Webmaster
Bi@work / Massimo Gregori
Grafica e illustrazioni
Pika / Chiara Sepin
Riprese e Webcast
Andrea Sivini – Regia / Antonio Giacomin – Webcast
Un particolare ringraziamento
per le mostre:
Museo Ebraico per la Mostra “Besa” – Gianna De Polo; Ariel Hadad; Daniela Gross
per la Mostra “Memorie di Pietra”:
signori Claudio Ernè e Fulvio Rogantin
i volontari della Comunità Ebraica
per il momento ecumenico di piazza S. Antonio Nuovo:
S.E. Eugenio Ravignani; Padre Rasko; Pastore Kampen
per il particolare contributo al momento dell’accoglienza della “Tenda di Abramo”:
tutte le Comunità di Trieste e dintorni che hanno aderito e partecipato
Claudio Caramia (Religioni per la Pace W.C.R.P. FVG) per il coordinamento
Gabriele Marini e la Rinascente cooperativa sociale per l’organizzazione ed il servizio catering
Manuel Osmo - produzione ed allestimenti
Ben Zur – allestimenti
la società israeliana Shantipi per i materiali mandati da Israele
la Compagnia di navigazione Zim Israely Navigation Company per il Container messo a disposizione
ed trasporto degli allestimenti fino a Trieste
La Società Alpe Adria Spa – Logistica e servizi intermodali per il trasporto degli allestimenti dal porto di Trieste fino in Piazza
S. Antonio Nuovo
dott. Renzo Tondo
Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia
La Giornata europea della cultura ebraica,
che coinvolge quest’anno Trieste assieme a
tante altre città italiane, è stata sin dall’inizio concepita come momento di dialogo e
di confronto, di apertura al pubblico delle
sinagoghe e degli altri luoghi della vita
ebraica. La Giornata è stata concepita insomma come occasione per promuovere
la conoscenza delle tradizioni e della cultura di questa comunità che, soprattutto in
Italia, è stata sempre fortemente integrata
nel tessuto sociale del Paese, parte significativa della sua storia, eppure capace di
mantenere tenacemente la propria identità anche se spesso in forme poco visibili.
Questo desiderio di aprirsi alla società è
confermato dal tema scelto per la decima
edizione 2009 della Giornata europea: “Conoscere e accogliere l’altro”. Un tema con il
quale si vuole sottolineare, appunto, come
al centro della cultura ebraica ci sia proprio
lo spirito di accoglienza.
Non si può tuttavia dimenticare che Trieste,
accanto ai segni della vivace e attiva presenza della comunità ebraica nel tessuto
sociale ed economico cittadino, porta anche altre e più terribili testimonianze della
storia e della tragedia di questo popolo:
la Risiera di San Sabba, unico esempio di
lager nazista in Italia, oggi monumento nazionale, luogo simbolo delle celebrazioni
annuali in occasione del Giorno della Memoria. E non si può dimenticare che proprio da Trieste, in un discorso in piazza Unità d’Italia, Mussolini annunciò per la prima
volta la promulgazione delle leggi razziali,
un’infamia che non può essere cancellata
neppure dagli atti di resistenza individuale
e collettiva, in qualche caso di vero e proprio eroismo, che tanti italiani hanno compiuto spesso silenziosamente per difendere e salvare i concittadini ebrei.
I segni del radicamento storico degli ebrei
in Friuli Venezia Giulia sono molti e numerosi, e soprattutto diffusi su tutto il territorio, non solo nei capoluoghi di provincia
ma anche in diversi centri minori. Ma è
indubbiamente Trieste a rappresentare il
fulcro di questa presenza, il più importante
centro ebraico dell’Italia orientale. È proprio qui, a partire dallo sviluppo del porto
franco nel ‘700, che giunsero ebrei da altre
regioni dell’Impero asburgico, per integrarsi con la componente italiana fino a costituire una comunità molto ampia, articolata, pienamente inserita nell’élite cittadina
e protagonista dell’ascesa economica di
Trieste, a cominciare per esempio da quel
settore delle assicurazioni che ancora oggi
la qualifica sul piano internazionale.
Biografia del dott. Renzo Tondo a pag 48
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prof. Maria Teresa Bassa Poropat
Presidente della Provincia di Trieste
Ogni iniziativa che consenta alla gente
della nostra Provincia di avvicinarsi a tradizioni e culture diverse, a stili di vita che
non ci appartengono, a modi diversi di
concepire la spiritualità deve essere sostenuta e promossa. Ecco perché la Provincia
di Trieste ha voluto essere vicina alla Comunità Ebraica che propone un tema così
straordinariamente attuale come quello
della conoscenza e accoglienza dell’altro
all’interno delle celebrazioni Triestine della Decima Giornata Europea della Cultura
Ebraica, per cercare di sensibilizzare una
nuova coscienza multiculturale. Il nostro
è un territorio che per la sua posizione geografica, la sua morfologia ed ovviamente
la sua storia è particolarmente sensibile ai
temi della convivenza e dell’accoglienza
attraverso la conoscenza delle molteplicità delle identità. La nostra Provincia deve
essere un esempio per far sì che non si
parli più di tolleranza ma di accoglienza.
Occorre oggi affermare il concetto di inclusione nelle diversità a cui associare quello
di ospitalità. L’Altro deve essere parte integrante del nostro territorio rispettando regole di comportamento, e al tempo stesso
noi dobbiamo accoglierlo senza pregiudizi.
Purtroppo, in molti casi, la politica avanza,
chiusa nel suo individualismo esasperato
mentre l’etica dovrebbe manifestarsi con
la rivelazione del volto dell’Altro. Nel momento in cui l’Altro si mostra, con il suo volto, e questo volto solleva in noi un enigma,
si rende esplicita l’etica, ossia, il farsi carico
della vita degli altri. Sono profondamente
addolorata per quello che sta accadendo
in Italia, com’è possibile che la politica assista inerme alle tragedie di migliaia di immigrati abbandonati al largo delle nostre
coste, com’è possibile restare insensibili a
tragedie come quella accaduta al largo di
Lampedusa alcuni giorni fa? Come facciamo a non vedere gente in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla miseria in cerca di serenità e pace? Le morti assurde di bambini,
donne, innocenti gettati in mare è davvero
la visione di una società che decade e che
ha perso il senso dell’esistenza umana. La
nostra Provincia deve essere promotrice di
pace e convivenza e quello che possiamo
fare è cercare di informare, sensibilizzare e
educare l’opinione pubblica, a partire dalle
giovani generazioni, affinché siano strumento di promozione di una nuova era, di
una nuova società globale, in cui siano rispettati i diritti umani di tutti, senza distinzione di razza, sesso o religione. Educare
significa conoscere; conoscere le diverse
realtà che ci circondano, scoprirle ed apprezzarle proprio in virtù della loro diversità e della possibilità di un reciproco arricchimento. Ecco perché voglio ringraziare
La Comunità Ebraica di Trieste per questo
importante evento che ci consentirà momenti di approfondimento e conoscenza.
Nata il 23 novembre 1946 a Trieste.
Laureata in Psicologia presso l’Università degli
Studi di Trieste e specializzata in Psicopedagogia
presso l’Università degli Studi di Torino Scienze
dell’educazione, insegna presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Trieste.
Dal 1989 al 2003 ha presieduto il Comitato pedagogico ed organizzativo dei nidi della Regione Friuli
Venezia Giulia ed è stata responsabile della formazione regionale dei nidi; ha coordinato la Scuola di
Specializzazione per l’handicap; ha svolto attività di
consulenza e formazione per gli operatori dei servizi socioeducativi e sanitari.
Iscritta all’albo degli psicologi, è stata Giudice privato del Tribunale dei minori della provincia di Trieste
e Consulente psicopedagogico dell’Area educativa
del Comune di Trieste.
Dal 1996 al 2001 è stata Assessore all’Educazione,
Condizione giovanile e Pari opportunità del Comune di Trieste, per la Giunta Illy.
Nel 2003 è stata eletta in Consiglio Regionale nella
lista civica “Cittadini per il Presidente”; ha fatto parte di due Commissioni consiliari quella relativa alle
Politiche sociali, sanità e istruzione e quella relativa
alle Attività produttive, commercio, industria e turismo.
Nell’aprile 2006 è stata eletta Presidente della Provincia di Trieste, mantenendo le seguenti deleghe:
Cultura, Università e Ricerca, Marketing territoriale,
Pari Opportunità, Rapporti Istituzionali. È stata Presidente dell’Unione delle Province del Friuli Venezia
Giulia. È un componente del Fondo Trieste, organismo del quale è stata Presidente.
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Roberto Dipiazza
Sindaco di Trieste
La Decima Giornata Europea della Cultura
Ebraica, organizzata a Trieste il 5 e 6 settembre, rappresenta un’occasione importante
per ribadire la centralità della presenza di
una delle comunità più appartenenti alla
storia e alla cultura della città. Ed è significativo che il tema delle riflessioni proposte
nel corso delle due giornate sia quello della conoscenza e dell’accoglienza, un argomento, peraltro, che si innesta all’attualità
e ai riflessi che le decisioni politiche hanno
poi in materia.
Ma dicevamo di Trieste, che ha vissuto il
suo sviluppo nell’800 sullo slancio di un impulso generato da forze e intelligenze provenienti proprio dalla comunità ebraica. Ad
essa infatti si associano i nomi dei fondatori
delle più famose compagnie assicurative
che negli anni a seguire hanno, con successo, ampliato e diffuso la propria attività in
tutto il mondo. Parte di questa energia venne generata da un clima di armonica convivenza, in cui l’alto grado di civiltà, associato
a un pragmatismo proprio di chi è imprenditore, ha fatto sì che uomini di religioni e
culture diverse abbiano convissuto fianco
a fianco senza che le diversità diventassero
causa di scontro o di emarginazione. Vorremmo definirlo un “modello Trieste”, che
ancor oggi viene ricordato nei libri di storia come un esempio di civile convivenza.
Compito nostro, adesso, è riaccompagnare
la città verso quel clima, dopo un ‘900 in
cui i drammi delle dittature e delle guerre
hanno segnato gli animi di chi ha vissuto
con dolore i lutti e le ingiustizie subite. Per
questo l’appuntamento offerto nel primo
fine settimana di settembre ha incontrato
l’appoggio convinto dell’amministrazio
ne comunale: il dialogo, il confronto e la
memoria sono gli elementi fondanti di un
percorso di cui Trieste si sente quel crocevia europeo strategicamente collocato nel
cuore dell’Europa.
Merita senza dubbio un’ulteriore riflessione la tematica che farà da base al dibattito
delle due giornate triestine: la conoscenza
e l’accoglienza nei confronti dell’altro. Credo, a tal riguardo, che due siano gli approcci alla questione, non contrapposti ma da
integrare in un’unica sintesi: il primo, squisitamente di principio, non può non essere
che quello dell’umana solidarietà, al rispetto della quale siamo chiamati a non essere
insensibili a chi bussa alle nostre porte in
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cerca di un lavoro o di una vita migliore. Ma,
da un punto di vista più pragmatico, invece,
chi amministra ha anche il dovere di tutelare la propria comunità e di impedire che un
afflusso indiscriminato generi un clima di
insicurezza, di fronte al quale i primi a pagare le conseguenza sarebbero le fasce meno
abbienti della popolazione locale. Servono
quindi politiche di integrazione applicate
all’interno di una cornice di legalità, dove
chi viene nel nostro Paese deve inderogabilmente osservare le regole.
Trieste, quindi, sarà al centro di questo importante dialogo. Da qui partirà un segnale
forte ed inequivocabile di civiltà, di cultura
e di partecipazione. Di questo, come Sindaco di questa straordinaria città, non posso che essere orgoglioso e, ringraziando
gli organizzatori e la Comunità Ebraica per
l’impegno profuso, auguro il miglior successo possibile alla manifestazione.
Roberto Dipiazza nasce ad Aiello del Friuli (Ud), il
1° febbraio 1953. La sua attività professionale inizia
in qualità di dirigente nella grande distribuzione, in
seguito crea una propria catena di esercizi commerciali operanti nella provincia di Trieste.
Nel 1996 si candida a sindaco di Muggia e vince a
capo di una coalizione di centro-destra. Nei cinque
anni del mandato si occupa della la ristrutturazione
del centro storico,del rilancio turistico, dell’apertura
di Porto San Rocco. Nel quadro di migliori relazioni transfrontaliere intraprende con i vicini comuni
sloveni significative operazioni legate alla gestione
di pubblici servizi. Nel 2000 viene insignito del titolo di Commendatore della Repubblica dall’allora
Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Nel 2001 diviene,
sempre riferimento dello schieramento di centrodestra, Sindaco di Trieste.
Un nuovo ruolo per Trieste nell’ambito dell’ampliamento a Est della UE, lo sviluppo dei traffici portuali
e la contestuale riconversione di Porto vecchio
sono il perno programmatico dell’azione politicoamministrativa. Consapevole della rilevante presenza a Trieste di centri scientifici di eccellenza,
Dipiazza si impegna per rafforzare il rapporto tra
città e ricerca.
Durante il mandato avviene la fusione tra Acegas e
la padovana Aps, che dà vita alla più grande multiutility del Nordest quotata in Borsa.
Nel 2004 progetta e gestisce le celebrazioni in occasione del Cinquantenario del ritorno di Trieste
all’Italia. Specifiche graduatorie de Il Sole 24 ore
classificano Trieste al primo posto in Italia per vivibilità urbana e qualità dei servizi. Del 2004 la nomina a Grande Ufficiale da parte del Presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Del 2006 la rielezione a Sindaco del capoluogo giuliano. In qualità
di Sindaco di Trieste presiede il Teatro lirico comunale Giuseppe Verdi.
comm. Antonio Paoletti
Presidente della Camera di Commercio di Trieste
La cultura dell’accoglienza e del dialogo
sono i presupposti su cui si basa la pacificazione sociale. Una società senza dialogo non può portare sviluppo e benessere
alla comunità che in quel contesto vive
e opera. Con questo spirito la Camera di
Commercio di Trieste ha voluto essere concretamente vicina alla Comunità Ebraica e
all’Associazione WeDoCARE nell’organizzazione della Decima Giornata Europea della
Cultura Ebraica. Conoscere e approfondire
tematiche inerenti le diverse religioni, per
comprendere al meglio ciò che unisce
piuttosto di ciò che divide è la via giusta da
perseguire. Il percorso ecumenico è fondamentale, da approfondire e diffondere nel
rispetto delle singole identità, attraverso
incontri, dibattiti e concerti in un continuo
confronto tra religioni, culture, musica che
sono patrimonio di diverse identità ma che
tutte assieme costituiscono un insieme
unico e meraviglioso.
Nato il 29 luglio 1949 a Trieste, è imprenditore
commerciale e industriale nel settore del bricolage
e delle vernici ed è attivamente impegnato nella
gestione di aziende che spaziano dal settore del
commercio a quello della produzione.
Presidente della Confcommercio di Trieste dal 1999,
è anche membro della Giunta e del Consiglio della
Confcommercio Nazionale e, dal 2006, del Board
di Presidenza, componente del Consiglio di Amministrazione di Enasco e Presidente di Euromed
TDS, Euro-Mediterranean Trade Distribution and
Services Initiative, organizzazione che raggruppa le
unioni nazionali delle camere di commercio e industria, le confederazioni e le associazioni di categoria
dei paesi dell’area euro-mediterranea che ha come
mission superare le barriere ancora esistenti per
realizzare nella migliore maniera possibile la libera
circolazione di beni e servizi in tutta l’area (dal 23
novembre 2007).
All’interno del sistema camerale, è Presidente della
Camera di Commercio di Trieste dal 20 novembre
2000 (rieletto il 6 marzo 2006) e delle Aziende Speciali Aries, Trieste On line, Trieste Benzina Agevolata;
Presidente di Unioncamere Friuli Venezia Giulia dal
1° gennaio 2009 per il biennio 2009-2010; membro
del Consiglio di Unioncamere Nazionale dal 2001
e, dal 2004, del Comitato di presidenza; Vicepresidente di Unioncamere Nazionale dal 22 luglio 2009;
membro del Consiglio Direttivo del Consorzio Camerale per il Credito e la Finanza dal 2005; membro
del Consiglio di Amministrazione di Tecno Holding
Spa dal 2006; membro del Consiglio di Amministrazione di Assocamerestero – Associazione tra Unioncamere e le Camere di Commercio Italiane all’Estero; membro del Consiglio direttivo di Assonautica
– Associazione Nazionale per la Nautica da Diporto
dal 2002 e, da gennaio 2006, del Comitato Esecuti-
vo; componente del Consiglio di Amministrazione
e del Comitato Esecutivo di Infocamere - Societa’
Consortile di Informatica delle Camere di Commercio Italiane per azioni.
A livello nazionale annovera le deleghe di Presidente della “Commissione per l’Internazionalizzazione
delle Imprese del Terziario e la Tutela dei Prodotti
made in Italy” della Confcommercio Nazionale
(dal 2006) e di delegato Unioncamere per i Balcani e il Mediterraneo, in materia di infrastrutture e
trasporti nell’Area dei Balcani e dell’Est Europa e
nell’attuazione della Legge 84/2001 “Disposizioni
per la partecipazione italiana alla stabilizzazione,
alla ricostruzione e allo sviluppo dei paesi dell’area
balcanica” (dal 2001).
Nel settore della logistica e dei trasporti è Presidente di Alpe Adria S.p.A., società di Logistica e Servizi
Intermodali; dal 19 maggio 2009 è Presidente del
Comitato Promotore Transpadana, associazione
pubblico-privata che promuove l’alta velocità/
alta capacità ferroviaria lungo la direttrice LioneTorino-Milano/Genova-Venezia-Trieste-Lubiana; è
Consigliere nazionale di Uniontrasporti dal 2005.
Dal 2001 al 2003 è stato Presidente del Napan (Northern Adriatic Port Area Network), associazione volta a favorire l’integrazione dei porti del nord Adriatico. Dal 25 giugno 2008 è membro del Consiglio di
Assoporti, su delega di Unioncamere Nazionale.
Tra gli incarichi e le partecipazioni ad organismi
pubblici e privati è stato incaricato Presidente di
Confidi Trieste nel 2008; Consigliere di amministrazione dell’Autorità Portuale di Trieste, di Aeroporto
Friuli Venezia Giulia Spa, del Teatro Stabile del Friuli
Venezia Giulia “Il Rossetti” di Trieste e del Consorzio
MIB School of Management; dal 2004 è componente del Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare Friuladria; dal 2006 è membro del Consiglio
di Amministrazione di Globus et Locus.
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Andrea Mariani
Presidente della Comunità Ebraica di Trieste
Decimo appuntamento con la Giornata
Europea della Cultura Ebraica, dedicata
quest’anno al tema delle feste e delle tradizioni, cui partecipano 59 città italiane e 28
paesi europei. In quest’occasione Trieste si
vuole esprimere attraverso il messaggio
che più le appartiene: l’accoglienza e la
multiculturalità.
Trieste vuole proporsi così all’insegna della sua tradizione migliore, ripartendo dai
propri punti di forza che nel passato hanno
creato le condizioni necessarie alla prosperità e alla civiltà, fattori che sono imprescindibilmente legati alla libertà di ogni uomo.
Prendendo le mosse da questa premessa, la
novità da evidenziare quest’anno è la condivisione tra la Comunità Ebraica di Trieste,
il Comune di Trieste, la Provincia di Trieste
e la Regione Friuli Venezia Giulia nel promuovere e sostenere un programma articolato che coniuga sia il profilo dell’evento,
sia il significativo contenuto delle diversità
religiose caratterizzanti la ricchezza esemplare della triestinità. La volontà comune è
di segnare una fondamentale tappa, nella
prospettiva di una visione futura aperta;
un impegno collettivo all’ottimismo, soprattutto per quanto riguarda il senso sociale di giustizia, di progresso, di tolleranza
e di dignità per tutti gli esseri umani.
La Giornata della Cultura Ebraica dunque
come punto di partenza sostanziale, capace di esprimere la devozione necessaria ai
principi etici e morali radicati nella cultura del dialogo e nella cultura del rispetto
dell’altro. Il riferimento alla diversità religiosa non può infatti essere irriverente:
sentirsi lontani da una tradizione che non
è la propria deve comunque spingere parallelamente alla sincera attrazione verso
la volontà di conoscere il proprio vicino,
minoritaria o maggioritaria sia la sua appartenenza.
Alcuni temi di congiunzione sono l’unicità
di Dio, il rispetto della sacralità della vita,
il rifiuto delle strumentalizzazioni ideologiche delle religioni, la promozione della
conoscenza reciproca, il rigetto costante
di ogni stereotipo negativo, la lotta senza
riserve contro ogni forma di razzismo.
Penso sia apprezzabile da chiunque la
scelta di aderire quest’evento che vede la
Comunità Ebraica esprimere i suoi tratti
distintivi, quest’anno riguardo le feste e le
tradizioni, e diviene al tempo stesso anche
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l’occasione e la cornice per la consapevolezza, l’incontro e il rispetto degli altri.
Sottolineo il grande entusiasmo che in
questo progetto la Comunità Ebraica ha
incontrato nei partner istituzionali, in
modo determinante nel Sindaco Dipiazza
e nel Presidente della Regione e in tutti i
partecipanti attivi di questa Giornata culturale specialmente in monsignor Eugenio
Ravignani e in padre Rasko Radovic come
generoso e dinamico è stato l’apporto del
Presidente della commissione cultura della
Regione FVG Piero Camber.
Voglio ringraziare anche e particolarmente
l’associazione WeDoCARE nella persona di
Ron Fremder, che con un contributo professionale di grande livello e con il convinto
coinvolgimento nelle tematiche da noi presentate, ha saputo essere uno strumento
eccezionale per soddisfare le esigenze tecniche e il delicato sviluppo relazionale di
tutto il contesto interessato al programma.
Ho la convinzione che quest’appuntamento di settembre sarà il raggiungimento di
un’esperienza speciale, lontano dalla quotidiana ricerca delle cose materiali, piuttosto
lo immagino come una nemesi tra parole
ed eternità. Le religioni essenzialmente
sono il nesso alla continuità, ma anche
al nostro mondo più intimo, dove troviamo un senso all’idea della fine, così come
all’idea dell’inizio.
Per chi ha una visione diversa delle cose, mi
viene da riproporre una risposta che uno
scrittore di Gerusalemme dette quando gli
si chiese se credesse in Dio: “Non lo so. Sarei
tentato di dire di no, se non avessi paura di
una sua reazione”.
Penso che questo tipico humour ebraico,
egualmente comico quanto serio, dichiari
i conflitti che tutti noi percorriamo, con gli
alti e bassi delle certezze e delle incertezze,
giuste o sbagliate che siano. È comunque
impossibile rimanere neutrali rispetto a
qualunque cosa riguardi la nostra esistenza
nello spirito e nella carne.
Nella nostra epoca fatta di diritti e di aperture, di orizzonti che si allargano oltre molte frontiere, ma dove troviamo a volte muri
di diffidenza dobbiamo tutti noi ascoltare
attentamente chi ci circonda. Vogliamo tutti essere accettati, avere dei riconoscimenti,
esprimerci. E per raggiungere serenità e felicità dobbiamo capire cosa gli altri cercano,
per sapere cosa di noi possiamo offrire.
Faremo un grande passo avanti quando
sapremo essere rispettosi anche laddove
non saremo d’accordo, in modo particolare
quando rafforzeremo la giustizia plasmando su di essa la nostra coerenza.
Combattere il concetto del soli contro tutti, dove il silenzio collettivo ha il peggiore
rimbombo nei drammi dei popoli. Questa
città ha conosciuto tanti di questi silenzi,
ogni gruppo culturale, ogni gruppo religioso, ogni gruppo minoritario o diverso e
l’insieme tutto di tutti noi ha lasciato alle
spalle tragedie scolpite nella nostre memorie di oggi. Questa ragione può renderci ancora più forti e determinati nel porre
le fondamenta di un incontro che ci trovi
uniti e curiosi, senza che nessuno rinunci
alla propria identità.
Fare questo significa anche riflettere a fondo sulle occasioni in cui a volte ci si schiera
troppo banalmente sul fronte del bene o
del male. Ci sembra normale adesso la condanna dei razzismi biologici e su questo
progresso la migliore e fortunata testimonianza è che l’uomo più potente del mondo sia di colore. Ma abbiamo superato quel
livello di conoscenza e di predisposizione a
ragionare in termini di categorie discriminatorie che sempre è pronto a condurci nel
buio della xenofobia?
Credo che Trieste, i suoi rappresentanti
delle istituzioni e tutti coloro che hanno
partecipato alla stesura e all’attuabilità di
questo programma per la decima Giornata della Cultura Ebraica abbiano trovato
un’opportunità per rispondere a questa
domanda.
Forse veramente sta iniziando una nuova
epoca per questa città, probabilmente questo lembo d’estremo Est d’italianità, questo
luogo crocevia della nuova Europa potrà
fare capire a tanti di più, quanto grande
sia la propria potenzialità dimostrando gli
immensi vantaggi dell’essere insieme ma
diversi e di essere solidali perché ci sono
sempre cose più importanti delle tempeste contingenti.
Il più cordiale shalom, salam, mir, pace.
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Ron Fremder
Fondatore dell’associazione WeDoCARE
(progetto e realizzazione della Decima Giornata Europea
della Cultura Ebraica “Conoscere e accogliere l’altro”)
WeDoCARE: “a noi importa, interessa”; ma
anche “noi ci prendiamo cura”. Un’associazione che ha scopi concreti, che a Trieste
mette a frutto – di concerto e con la preziosa collaborazione della Comunità Ebraica –
in un’occasione importante e significativa
come quella della celebrazione europea
della cultura ebraica.
La scelta di parlare oggi di accoglienza è
una necessità. In un mondo dove l’”ignoranza” (intesa letteralmente come mancata
conoscenza) permette che la diversità diventi conflitto anziché ricchezza, la conoscenza è lo strumento vincente per mettersi in relazione con se stessi e con gli altri.
Perché conoscere significa comprendere,
ascoltare, osservare, rispettare, accettare
qualcosa di diverso da sé. Conoscere e accogliere, in questo senso, possono diventare la stessa cosa.
Ecco perché, dunque, questo evento che
abbiamo creato insieme con la Comunità
Ebraica di Trieste e con la collaborazione
della Fondazione Glocal Forum Italy e la
Cattedra Unesco “Giovanni XXIII” sul pluralismo religioso e la pace, è particolarmente
emozionante per noi.
Esserci quando un’istituzione come la Comunità Ebraica apre le proprie porte e fa
conoscere i propri luoghi, disponendosi
all’incontro.
Esserci quando la preghiera accomuna;
esserci quando protagonisti di spicco della cultura, dei media, delle istituzioni, delle religioni, si incontrano per “riflettere” e
spiegare cosa significa per loro oggi, ben
lontanamente da ogni facile retorica, accogliere l’altro.
E ancora esserci quando cantanti e musicisti che delle proprie tradizioni hanno fatto
ricerca, pregio, vanto e soprattutto arte si
dispongono a cantare insieme, a fondere i
loro suoni, le loro emozioni, le loro radici
per uscirne più ricchi.
Anche la città di Trieste è sembrata da subito una “necessità”, il luogo giusto per dire
ed amplificare: “a noi importa” comprendere e conoscere, perché la sua fisionomia è
tra le più variegate e affascinanti che la storia abbia mai disegnato; perché il suo crogiuolo di etnie, religioni, culture ha dietro
a sé un percorso complesso e molto forte
di interculturalità, di convivenza e sovrapposizione. Un percorso che va compreso,
vissuto e condiviso.
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Che sia dunque, questo, il primo passo,
verso un percorso di approfondimento di
cui Trieste e tutti gli “attori” di questa manifestazione siano solo i primi protagonisti.
L’augurio è di essere tutti più aperti e consapevoli e di poter dire tutti veramente “we
do care”.
WeDoCARE è un’associazione senza scopo di lucro che nasce a Trieste all’inizio del
2009 con lo scopo di favorire, divulgare e
sollecitare la sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti delle tematiche dell’accoglienza e della convivenza, del rispetto e
dell’accettazione delle diversità siano esse
di tipo culturale, religioso, ideologico, sociale, fisico o di altra natura.
Diverse le strategie che l’associazione si
prefigge di mettere in atto nella sua attività.
Dalla proposta di attività culturali di varia
natura (spettacoli musicali e di teatro, mostre d’arte visiva, incontri e convegni di studio, meeting tra personalità dell’opinione
pubblica, del giornalismo, della letteratura,
del mondo politico, universitario e scientifico), fino a iniziative didattiche, sportive e
sociali che si occupino di approfondire di
volta in volta diverse situazioni di conflitto, di intolleranza, di non accettazione che
affliggono diverse comunità a livello internazionale.
Particolare attenzione WeDoCARE vuole
dedicare, inoltre, al mondo dell’infanzia
meno fortunato: a quei bambini che si vedono costretti a una vita “diversa” a causa
di malattie, di ingiuste e trascurate condizioni di vita, di soprusi e costrizioni. Anche
in questo caso le intenzioni volgono alla
creazione di progetti locali ed internazionali comuni tra fondazioni, ospedali, centri
specializzati che dedicano le loro attività ai
bambini ed ai loro diritti.
Maria Nicoletta Gaida
Presidente della Fondazione Glocal Forum Italy
(ideatrice e curatrice progetto “Conoscere e accogliere l’altro”)
In questo momento in cui l’Italia e il mondo sembrano dare ascolto al richiamo della
paura - nome che prestiamo alle nostre incertezze, alla nostra ignoranza, a minacce
vere o percepite - la storia ci insegna che i
fantasmi resuscitati di nemici dimenticati,
nemici immaginati e capri espiatori, accrescono la violenza nei confronti dei più
deboli: i bambini, le donne, gli immigrati e
le minoranze.
Quando Ron Fremder, a nome dell’Associazione WeDoCARE, e Andrea Mariani, Presidente della Comunità Ebraica di Trieste,
mi hanno chiesto di concepire un progetto per la Decima Giornata Europea della
Cultura Ebraica non ho avuto esitazioni: il
tema doveva essere l’accoglienza.
Troppo spesso lo straniero viene rappresentato come una minaccia alla nostra
“identità” la quale viene definita di matrice giudaico cristiana. Ebbene, guardiamo
questa nostra identità più da vicino e scopriamo che il cuore dell’ebraismo e del cristianesimo è l’accoglienza, al punto che la
parola “altro “(in ebraico acher) contiene la
parola “fratello” (in ebraico ach), e che una
delle parabole più conosciute è propria
quella del “buon samaritano”. Allora forse
non è lo straniero che minaccia la nostra
identità, siamo noi che la ignoriamo, e si
sa, chi perde contatto con se stesso perde
la propria anima – e questo è un rischio che
le città di frontiera contese e violate anche
a causa della loro identità plurima o “contaminata”, conoscono bene.
Da qui l’idea che una minuscola comunità
ebraica lanciasse un messaggio di accoglienza al paese e al mondo, da una città,
Trieste, che ha fatto delle proprie minoranze la pietra d’angolo di una rinascita pacifica e multiculturale, e che questo messaggio fosse accolto in primis dalla comunità
serbo ortodossa, che porta nella propria
carne l’esperienza della sopraffazione che
deriva dal tentativo di separare e di rendere “pure” le identità dei popoli: questa
è sembrata una sfida a cui non si poteva e
non si doveva rinunciare.
Per citare il bel libro di uno dei protagonisti
del nostro evento, Marco Aime, La Macchia
della Razza, “…le razze sono nella testa di
certa gente, o peggio nella loro pancia,
come un male incurabile. È una battaglia
persa, lo so, … però facciamola”. Desidero
ringraziare la Comunità Ebraica di Trieste e
le istituzioni civili e religiose per aver “accolto” il messaggio, e per aver permesso a
tutti noi di uscire dall’indifferenza, e ,armati
di comprensione e di rispetto, di combattere la giusta battaglia.
Maria Nicoletta Gaida è nata a Tacoma, Washington
(USA) il 5 dicembre 1961.
Giunta in Italia nel 1979 , lavora come attrice di teatro e di televisione; traduttrice e adattatrice di testi
letterari, teatrali e cinematografici (conosce, oltre
all’italiano e all’inglese anche il francese e lo spagnolo). Tra il 1991 ed il 2006, costituisce, diventandone presidente e direttore artistico, l’Associazione
Dionysia (in seguito Centro Internazionale Dionysia
per le Arti e le Culture), associazione culturale senza
fine di lucro dedicata alla ideazione e realizzazione
di progetti artistici e culturali nella convinzione
che l’arte sia un mezzo necessario ed efficace per
esaltare e proteggere i valori più alti dello spirito
dell’uomo, nonché strumento indispensabile per la
costruzione di ponti di dialogo e di pace.
Dal 2007 è responsabile delle relazioni internazionali della Casa delle Regioni del Mediterraneo,
fondazione senza fine di lucro presieduta dal Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Dal
2008 ricopre la carica di presidente e direttore dei
programmi della Fondazione Glocal Forum Italy,
ente riconosciuto, creato dall’Amb. Uri Savir (Presidente del Centro Peres per la Pace e capo negoziatore per gli israeliani nei negoziati di Oslo). Il Glocal
Forum assiste le popolazioni e le comunità di tutto
il mondo a trovare un equilibrio tra le opportunità
globali e le priorità locali e a superare le divisioni
ed i conflitti.
Con il Glocal Forum la Gaida ha ideato e sta portando avanti quattro macro progetti: la creazione e la
diffusione di una free press in Africa; con il Fondo
Sociale Europeo iniziative mirate alla formazione
e all’inclusione sociale delle popolazioni Rom (in
collaborazione con la European Roma and Travelers
Forum, organizzazione Rom con sede al Consiglio
d’Europa) oltre ad una campagna antidiscriminazione dei nomadi da realizzare in collaborazione
con la Nazionale Italiana Cantanti; sempre con il
Fondo Sociale Europeo, e sempre con la NIC, è in
via di realizzazione il Progetto Mistica, Campus della legalità e della Solidarietà, inedito e creativo approccio al disagio sociale che nascerà su un terreno
di 32 ettari concesso dal Comune di Roma (casolari
in corso di restauro); l’Iniziativa Ara Pacis, propone
di utilizzare il perdono come strumento per giungere alla riconciliazione, progetto sostenuto dal
Presidente dello Stato d’Israele, Simon Peres e dal
Presidente dell’ANP, Mahmoud Abbas, sotto l’Alto
Patronato del Presidente della Repubblica e con i
patrocini della Presidenza del Consiglio dei Ministri
e del Ministero degli Affari Esteri.
11
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Progetto e realizzazione di
Ron Fremder
ideato e curato da
Maria Nicoletta Gaida
con il personale contributo di
Andrea Mariani
La celebrazione della Decima Giornata Europea della Cultura Ebraica (celebrata contemporaneamente in 28 paesi europei e in 59 città italiane) è organizzata nel capoluogo giuliano dalla Comunità Ebraica di Trieste con l’Associazione WeDoCARE.
Nel fine settimana del 5 e 6 settembre la Comunità Ebraica apre le proprie
porte alla città e condivide i propri luoghi con tutti i cittadini.
Vengono inoltre proposti alla città una serie di appuntamenti che vogliono
focalizzare l’attenzione - attraverso il dialogo, la diffusione della conoscenza,
gli approfondimenti culturali, e lo spettacolo - sull’accoglienza nella sua definizione più profonda: una predisposizione dello spirito all’ascolto e all’apertura verso il prossimo.
Solo riscoprendo le radici della nostra autentica identità, si potrà infatti praticare e agire l’accoglienza, nelle nostre famiglie e nella società.
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il programma
sabato 5 settembre 2009, ore 20.32, Piazza Giotti
Davanti alla Sinagoga, il rito dell’Havdalah si apre alla città
La cerimonia d’apertura della Decima Giornata della Cultura Ebraica si svolge alla
presenza delle autorità religiose e civili della città, degli ospiti della manifestazione e dei cittadini. La sera del Sabato, all’uscita dello Shabbat (le 20.31 è l’orario
di uscita dalla festività del giorno santo), nella piazza antistante la Sinagoga, si
celebra un rito ebraico dal profondo significato simbolico: l’Havdalah (questo il
nome del rito che in ebraico significa “differenza”) segna l’uscita dal giorno santo
e il rientro nel tempo ordinario.
L’augurio comune è di accogliere il nostro prossimo nella quotidianità come
nell’ospitalità dei giorni santi.
Maria Nicoletta Gaida, presidente del Glocal Forum Italy, introduce la Decima
giornata della Cultura Ebraica di Trieste e Andrea Mariani, presidente della Comunità Ebraica di Trieste apre ufficialmente la manifestazione.
La serata si apre con un suggestivo canto interpretato da David D’Or che lascia
spazio al cuore della celebrazione dell’Havdalah. La funzione, che alterna canti
e preghiere, si svolge solitamente all’interno della Sinagoga, ma per l’occasione
viene officiata nel piazzale antistante, affinchè tutti possano assistervi.
La cerimonia si svolge alla presenza di Itzhak David Margalit, Rabbino capo
della Comunità ebraica di Trieste e del Friuli Venezia Giulia.
Alla fine del rito il Maestro Haim Baharier, tra i maggiori studiosi di ermeneutica
biblica e studi ebraici, oltre che avvincente narratore, spiega l’Havdalah e ne racconta i significati nel contesto dell’accoglienza e delle tradizioni ebraiche.
La serata si chiude con due ulteriori momenti musicali, interpretati dalla straordinaria voce di David D’Or accompagnato dal suo ensemble, e lascia il passo ai
successivi appuntamenti che riempiono la città fino alla sera della domenica.
domenica 6 settembre 2009, ore 9.45, Sinagoga di Piazza Giotti
Inaugurazione della mostra “Memorie di Pietra”
domenica 6 settembre 2009, ore 12.30, Piazza S. Antonio Nuovo
Una preghiera ecumenica cristiana è condivisa con la collettività.
Segue, nella Tenda di Abramo, un ulteriore simbolico messaggio
di ospitalità e di accoglienza.
Il messaggio dell’accoglienza, proposto dalla Comunità Ebraica, viene accolto
dalle guide spirituali della Chiesa Serbo Ortodossa che dà vita a una preghiera
ecumenica. La Chiesa Serbo Ortodossa è rappresentata dal suo parroco, padre
Rasko Radovic; insieme a lui sono presenti S.E. il Vescovo di Trieste, Monsignor
Eugenio Ravignani e i rappresentanti di tutte le comunità cristiane della città.
Al termine della Celebrazione del rito ecumenico, la Comunità Ebraica dispone
“un assaggio” di ospitalità e accoglienza: nella Tenda di Abramo, appositamente
allestita nella stessa piazza, la Comunità offre del cibo e disseta i suoi ospiti, come
nella migliore tradizione ebraica. Nella Tenda sono ospiti anche le altre comunità
religiose e laiche e tutti i presenti in piazza. In segno di ospitalità reciproca acqua,
bibite e frutta saranno condivise dalle varie comunità.
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il programma
domenica 6 settembre 2009, ore 16.30, Teatro Verdi
Alcune letture sull’accoglienza tratte dei Testi Sacri, alternate
a quattro canti appositamente scelti dalla letteratura sacra,
introducono una conversazione a più voci sul tema “L’accoglienza:
le fonti spirituali, le paure, la sicurezza e le prospettive”, che vede
confrontarsi personaggi di primissimo piano.
Le letture e i canti (interpretati, questi ultimi, dagli artisti d’eccezione che seguono tutta la manifestazione: David D’Or, Dragan Dautovski Quartet, Miriam Tukan e
Bilja Krstić) aprono il pomeriggio e si alternano in una suggestiva sequenza.
L’esordio è affidato a una lettura tratta dai testi sacri cristiani, cui segue un’antica
preghiera interpretata da Bilja Krstić; ad esse si avvicendano un brano letto dai
sacri testi ebraici e un’intima preghiera offerta dal canto di David D’Or. Seguono
alcuni brani sull’accoglienza tratti dal Corano cui fa eco una preghiera intonata
dalla voce vellutata di Miriam Tukan; a chiudere un ultimo testo recitato dal Nuovo Testamento cui segue un brano cantato dal quartetto macedone di Dragan
Dautovski che si accompagna con uno strumento unico al mondo per il suo pregio: un’ocarina di oltre 6000 anni.
Nella breve pausa che segna il passaggio alla seconda parte del pomeriggio al
Teatro Verdi, il presidente della Comunità Ebraica, Andrea Mariani, saluta il pubblico e introduce il Sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, che rivolge alla platea il
suo messaggio sull’accoglienza.
Si apre poi il confronto a più voci sul tema “L’accoglienza: le fonti spirituali, le paure, la sicurezza e le prospettive”. Il dibattito, moderato da Alberto Melloni, vede
l’intervento di: Marco Aime, Haim Baharier, Giovanna Botteri, Ismet Bušatlić, Ivan
Jakovčić, Drago Jančar, Enes Karić, Trajko Petrovski, S.E. Amfilohije Radović, S.E.
Eugenio Ravignani, Renzo Tondo.
domenica 6 settembre 2009, ore 21.00, piazza Giotti
Un palcoscenico simbolico – la piazza davanti alla Sinagoga –
si riempie di festa, di suggestione, di musica
La Decima Giornata delle Cultura Ebraica si chiude con un grande concerto.
David D’Or, la voce israeliana più celebre e acclamata del momento; Bilja Krstić,
la quintessenza musicale della Serbia; Dragan Dautovski Quartet, straordinaria
testimonianza delle tradizioni musicali macedoni e Miriam Tukan, cantante araba dalla voce vellutata e struggente cantano le proprie tradizioni.
Culture, religioni, sonorità, colori diversi si uniscono in un sentire comune guidato
dal rispetto, dalla conoscenza e dal confronto.
La piazza è allestita con un maestoso palco (corredato da un megaschermo) sul
quale gli interpreti si alternano e si uniscono, cantano ognuno il proprio repertorio, ma suonano assieme in molti momenti comuni, in diverse formazioni, aprendosi ognuno alla sonorità, alla lingua, al sentire dell’altro.
Un saluto degli organizzatori a suggello della manifestazione anticipa il concerto
finale e introduce l’intervento del Presidente della Provincia di Trieste, prof.ssa
Maria Teresa Bassa Poropat.
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero
16
le mostre
Sinagoga, piazza Giotti
Memorie di pietra
Inaugurazione: domenica 6 settembre, ore 9.45
I vicoli dietro piazza Unità, l’antica Sinagoga, i ristoranti kasher lungo il corso Italia e le insegne storiche di tanti
negozi ora scomparsi. Una carrellata
d’immagini d’epoca tratte dalle collezioni di Claudio Ernè e Fulvio Rogantin
ricostruisce scorci inediti e atmosfere
di una città ricca di presenze ebraiche
cancellate dallo sventramento edilizio
degli anni Trenta.
Fino all’8 novembre.
Museo ebraico “Carlo e Vera
Wagner”, via del Monte 7
Besa, un codice d’onore.
Albanesi musulmani che
salvarono gli ebrei dalla
Shoah
Una mostra fotografica a cura di Yad
Vashem, dal Museo dell’Olocausto
di Gerusalemme, documenta la straordinaria vicenda che negli anni della seconda guerra mondiale vide la
popolazione albanese musulmana
proteggere e mettere in salvo dallo
sterminio oltre duemila ebrei in nome
di un antico ideale d’accoglienza e solidarietà.
Fino al 15 ottobre.
APERTURA AL PUBBLICO
DEI LUOGHI EBRAICI
domenica 6 settembre i principali luoghi ebraici sono aperti al pubblico
- Nella Sinagoga di piazza Giotti:
visite guidate gratuite alle ore 10, 11, 12, 19, 20.
Alle ore 12, dopo la visita della Sinagoga, passeggiata nei luoghi ebraici e visita
del ghetto.
Alle ore 17.30 visita del ghetto, passeggiata nei luoghi ebraici e visita della
Sinagoga.
- Al Cimitero ebraico di via della Pace 4, visite guidate gratuite alle ore 10, 11, 16.
- Il Museo ebraico, in via del Monte 7, è aperto dalle ore 10 alle ore 18.
L’accoglienza del pubblico e le visite guidate sono affidate ad alcuni volontari
della Comunità Ebraica di Trieste, che prestano gentilmente il loro servizio e le
loro conoscenze in occasione dell’apertura straordinaria di questi luoghi.
Mostre e visite guidate sono a ingresso gratuito
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tradizioni e
musica
SABATO
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tradizioni e musica
SABATO
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ore 20.32
Piazza Giotti
Davanti alla Sinagoga, il rito dell’Havdalah si apre alla città
La sera del Sabato, all’uscita dello
Shabbat (le 20.31 è l’orario di uscita
dalla festività del giorno santo), nella
piazza antistante la Sinagoga, si celebra un rito ebraico dal profondo significato simbolico: l’Havdalah (questo il
nome del rito che in ebraico significa
“differenza”) segna l’uscita dal giorno
santo e il rientro nel tempo ordinario.
L’augurio comune è di accogliere il nostro prossimo nella quotidianità come
nell’ospitalità dei giorni santi.
La serata
La cerimonia d’apertura della X Giornata della Cultura Ebraica si svolge alla
presenza delle autorità religiose e civili
della città, degli ospiti della manifestazione e dei cittadini.
Maria Nicoletta Gaida, presidente
del Glocal Forum Italy, presenta il
programma della manifestazione e
Andrea Mariani, presidente della Comunità Ebraica di Trieste apre ufficialmentel’evento.
Ai presenti in piazza vengono offerti
dei sacchettini contenenti delle essenze profumate, piccoli simboli che
fanno parte della cerimonia.
La serata si apre con una speciale interpretazione di David D’Or che con la
preghiera cantata Shemà Israel (Ascolta Israele), introduce la celebrazione
dell’Havdalah. I canti e la preghiera della cerimonia si svolgono nella piazza
20
(anziché, come d’uso, all’interno della
Sinagoga) perché un ampio pubblico
possa condividere la funzione.
David D’Or e il triestino Shai Misan
interpretano insieme la parte cantata
dell’Havdalah, alternandosi alla preghiera; quest’ultima viene officiata dal
Rabbino capo della Comunità ebraica
di Trieste, Itzhak David Margalit.
Di seguito il Maestro Haim Baharier,
massimo esperto di ebraismo e avvincente narratore, spiega al pubblico la
funzione e la tradizione ebraica legata
ad essa.
Chiude la serata la voce di David D’Or
che omaggia la tradizione ebraica con
due ulteriori bellissimi canti.
tradizioni e musica
L’Havdalah
Havdalah è il nome del rito che segna
l’uscita dal giorno santo e il rientro nel
tempo ordinario (le 20.31 è l’orario di
uscita dalla festività del Sabato).
“Osservare il Sabato significa anche
“santificarlo” (in ebraico Kidush), cioè
“tenerlo separato” (in ebraico, appunto, Havdalà) dalle altre giornate. "Ricordati del giorno di Sabato per santificarlo” (Esodo 20, 10). Si tratta di fare
del sabato un giorno completamente
differente dagli altri giorni della settimana, “un giorno di riposo e di santità”
che comincia con il rito del Kidush e
termina con il rito del Havdalah.
Nella religione ebraica, l’andamento
della casa e della vita familiare ruota
attorno allo Shabbat: i cibi migliori, i
canti più gioiosi, la compagnia, l’attenzione dei genitori verso i figli: tutto ciò
che colpisce e rallegra i cuori si ritrova
insieme in queste ventiquattro ore. Ma
il momento più toccante della giornata è forse proprio la sua conclusione;
quando la famiglia riunita da’ l’addio
alla festa celebrando il rito della Havdalah. La luce della candela che illumina la stanza buia, il vino e i profumi
sono l’ultima immagine dello Shabbat
che rimarrà nel cuore e negli occhi dei
padri e dei figli e li guiderà nel loro
rapporto durante la settimana entrante. “Ecco io mando a voi il profeta Elia
prima che venga il giorno del Signore,
grande e venerando. E ricondurrò il
cuore dei padri verso i figli ed il cuore
dei figli verso il loro padre” (Malachì 3°,
22-23).
Come l’inizio dello Shabbat è segnalato da alcuni atti che devono essere
eseguiti secondo norme rigorosamente codificate (l’accensione dei
lumi e il Kidush) che ne sottolineano
l’importanza e la particolare sacralità,
così la sua fine viene accompagnata
dalla cerimonia - breve e di origine
antichissima – che costituisce appunto l’Havdalah che marca la differenza
tra il sabato che sta per terminare e i
giorni feriali che stanno per iniziare. La
celebrazione consiste nel recitare delle brevi benedizioni su una coppa di
vino, su delle erbe profumate e sulla
luce del fuoco.
Il cuore più profondo e simbolico del
significato dell’Havdalah è insito proprio nell’idea della separazione: separare per distinguere tra il sabato e
i giorni della settimana, separare per
distinguere la luce e il buio, il sacro e
il profano.
21
tradizioni e musica
Le musiche per l’Havdalah
In occasione della cerimonia triestina,
accanto alle parole del Maestro Haim
Baharier e alla celebrazione del Rabbino Margalit, la musica è parte integrante della celebrazione.
Il canto, dolce e solenne assieme, di
David D’Or – “voce” protagonista della
scena musicale israeliana e tra i protagonisti del concerto conclusivo – si
inserisce nel rito con alcuni canti tratti
dalla tradizione ebraica. Con lui Shai
Misan interpreta in musica due significative preghiere.
Shai Misan Medico chirurgo e Baritono,
Primo cantore della Sinagoga maggiore di Trieste, ha studiato canto lirico con
il maestro Ennio Silvestri con il quale si e
esibito in vari concerti di musica ebraica e
operistica in Italia e all’estero. Appassionato della musica tradizionale oggi uno dei
depositari dei canti tradizionali della comunità ebraica triestina che gelosamente
custodisce e tramanda in famiglia.
“Ecco io mando a voi il profeta Elia
prima che venga il giorno del Signore, grande e venerando. E ricondurrò
il cuore dei padri verso i figli ed il cuore dei figli verso il loro padre”: questi i
22
versi augurali per un buon inizio della nuova settimana, con l’auspicio di
veder rinsaldare l’unione tra i padri e
i figli.
“Colui che distingue tra il sacro e il
profano; che accrescerà i propri meriti
come le stelle nel cielo” sono invece
alcuni versi della preghiera conclusiva,
che consacra la differenza tra il Sabato
e il tempo ordinario.
Rav Itzhak David Margalit, Rabbino Capo
della Comunità Ebraica di Trieste e del Friuli Venezia Giulia. Nato nel 1950, attualmente è sposato e ha due figli; tra i suoi studi,
oltre alla Laurea Rabbinica, si ricordano lo
Yeshiva ad Alto Livello e il servizio di Assistente Sociale all’università di Ben Gurion;
ha inoltre seguito dei corsi per la direzione
amministrativa di grandi istituti e ha ottenuto il brevetto di pilotaggio di aerei (israeliano e americano).
In Italia, oltre alla carica triestina, che ricopre dal 2007, è stato Vice Rabbino capo a
Torino tra il 1999 e il 2007. Tra le sue attività pubbliche e di volontariato è stato
Consigliere Comunale della località di Tifrah (Israele), Consigliere Provinciale della
località di Merhavim (Israele); nella città di
Yamit è stato Tesoriere della Stella di Davide Rossa (istituzione omologa alla Croce
Rossa Italiana), Consigliere Comunale, Presidente del Consiglio Comunale.
preghiere e
musica
DOMENICA
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ore 12.30
Piazza S. Antonio Nuovo se
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preghiere e musica
DOMENICA
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ore 12.30
Piazza S. Antonio Nuovo
settembre
Una preghiera ecumenica cristiana è condivisa
con la collettività. Segue, nella Tenda di Abramo, un ulteriore
simbolico messaggio di ospitalità e di accoglienza
Il messaggio dell’accoglienza, proposto dalla Comunità Ebraica, viene accolto
dalle guide spirituali della Chiesa Serbo Ortodossa che dà vita a una preghiera
ecumenica.
Insieme alla Chiesa Serbo ortodossa che è rappresentata dal suo parroco, padre
Rasko Radovic, sono presenti S.E. il Vescovo di Trieste, Monsignor Eugenio Ravignani e i rappresentanti di tutte le comunità cristiane della città.
Al termine della Celebrazione del rito ecumenico, la Comunità Ebraica dispone
“un assaggio” di ospitalità e accoglienza: nella Tenda di Abramo, appositamente
allestita nella stessa piazza, la Comunità offre del cibo e disseta i suoi ospiti, come
nella migliore tradizione ebraica.
Nella Tenda sono ospiti anche le altre comunità religiose e laiche e tutti i presenti
in piazza. In segno di ospitalità reciproca acqua, bibite e frutta sono condivise
dalle varie comunità.
Padre Rasko Radovic
Nato l’11 ottobre del 1953 a Tulare (Serbia del sud)
ha seguito le scuole primarie e le superiori nel luogo di nascita e ha frequentato il seminario a Prizren
(Kosovo e Metochia); ha studiato alla Facoltà teologica dell’Università di Belgrado. Ordinato parroco a
Belgrado dal Patriarca Germano nel 1980 e poi Parroco di Bezania (periferia di Belgrado), nel 1990 si è
trasferito a Trieste dove è stato nominato Parroco
della Chiesa di San Spiridione. Dal 1993 è Parroco
amministrativo (nominato dal Vescovo Kostantino)
della piccola parrocchia serbo-ortodossa di Roma.
Nel 1993 è stato incaricato dallo stesso Vescovo a
fondare ed organizzare la parrocchia serba a Vicenza e nel 2000 è stato incaricato dal Metroplita Jovan
a organizzare la parrocchia serba a Milano. Nel 2003
è stato nominato dal Sinodo della Chiesa serbo-ortodossa, su invito del Metrolita Jovan, Vicario generale della Diocesi di Zagabria, Lubiana e d’Italia. Nel
2006 il Vescovo lo ha invitato a organizzare la Parrocchia serba a Udine. Oltre all’operato pastorale,
ha partecipato attivamente alla vita culturale triestina e dell’intero Paese, prestando il suo contributo
con interventi di vario genere e su diversi argomenti (tavole rotonde, conferenze, convegni). Nell’arco
di diciannove anni in Italia ha tenuto una ventina
di conferenze su vari temi (gli atti di alcune di esse
24
sono state pubblicate). Tra queste si ricordano: nel
2000 a Chianciano Terme una conferenza sul tema
“Identità religiosa e convivenza”, organizzata e pubblicata dal SAE 2006 e un intervento sull’Eucaristia
pubblicato da parte del Centro Studi “Abert Schweitzer” di Trieste, nel 2008, a cura di Dario Fiorensoli.
Bilja Krstić ha una voce bellissima e
un’intensità emotiva travolgente caratterizza le sue interpretazioni.
Alcune canzoni sono state scelte da
Bilja e dal suo gruppo per accompagnare il rito ecumenico.
Un insieme di sonorità tradizionali (raccolte dalla Serbia, dal Kossovo, dalla
Macedonia, dalla Romania orientale),
di musica sacra a cappella, di elementi
etnici e di improvvisazione riempie di
suggestione l’incontro collettivo nella
preghiera.
preghiere e musica
La tenda dell’accoglienza - La tenda di Abramo
Al termine del momento ecumenico, tutti i presenti in piazza
sono invitati, nel nome dell’accoglienza, nella Tenda dell’accoglienza (simbolicamente chiamata “La tenda di Abramo”). Qui
si può gustare del cibo e bere del vino offerti dalla Comunità
Ebraica di Trieste. Acqua, bibite e frutta sono offerte dalle altre
comunità presenti.
Nella nostra breve vita siamo di passaggio e come
viaggiatori siamo accolti nell’ambiente in cui viviamo, siamo ospiti della natura che ci circonda ed
impariamo ad esserlo gli uni con gli altri.
Da Abramo provengono le tre religioni monoteiste Ebraismo, Cristianesimo e Islam. È scritto di
Abramo che l’ospitalità era talmente importante
per lui che un giorno mentre il Signore gli si rivelò
nella sua tenda, Abramo notò tre forestieri che si
stavano avvicinando e senza esitare, si scusò con
il Signore e si affrettò a dare loro di persona il benvenuto.
1200 anni dopo i tempi di Abramo, Gesù di Nazareth, che nasce ebreo, non solo continua la tradizione di Abramo, ma ne approfondisce il significato. Per Gesù non basta essere ligi ed obbedire
ai comandamenti divini: egli insegna che l’essenza
dell’ospitalità e dell’accoglienza sta nella purezza
delle intenzioni e nell’apertura del cuore.
Esempi moderni di queste radicate tradizioni antiche sono riportati nei comportamenti delle tribù
beduine in Arabia: esse infatti ritengono che la
sicurezza degli ospiti sia più importante della loro
stessa vita e ritengono che poter accordare ospitalità all’altro sia il più grande dei privilegi.
Anche la mostra fotografica in corso fino alla metà
di ottobre al Museo Ebraico di Trieste è un’eccel-
lente testimonianza della manifestazione assoluta
di ospitalità e accoglienza: qui si racconta come
i musulmani albanesi, durante la seconda guerra
mondiale, salvarono gli ebrei dalla Shoà: nel nome
dell’ospitalità e del suo codice d’onore chiamato
“Besa”, rischiarono la loro vita nascondendo e proteggendo gli ebrei dai nazisti.
In occasione delle celebrazioni triestine della Giornata Europea della Cultura Ebraica, nei pressi della
fontana situata tra le chiese di Sant’Antonio Nuovo e San Spiridione a Ponterosso, l’organizzazione
propone la grande tenda dell’accoglienza, che
nomina simbolicamente “La tenda di Abramo”. In
questa tenda la Comunità Ebraica di Trieste offre il
proprio cibo a tutti coloro che passano. Anche le
varie comunità religiose e laiche presenti a Trieste
sono chiamate, nel nome dell’accoglienza, a portare le loro bevande e della frutta per offrirle agli
avventori: nutrire e dissetare il prossimo, un gesto
assieme simbolico e concreto.
Ognuno di noi offre ospitalità all’altro, così come
l’altro la offre a noi: ospite è colui che accoglie, ma
anche chi riceve l’ospitalità. Questo atteggiamento è il cuore dell’accoglienza: un concetto universale secondo il quale noi siamo l’altro e l’altro è lo
stesso per noi.
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parole e
musica
ore 16.30
Teatro Verdi
DOMENICA
6
settembre
parole e musica
DOMENICA
6
ore 16.30
Teatro Verdi
settembre
Parlare di Accoglienza può essere facile e rischia di essere banale; è un concetto che
si accetta e si comprende volentieri. Ma praticare l’accoglienza nel suo significato più
profondo è invece un compito tutt’altro che immediato.
Altrettanto si può dire per l’ospitalità, per la tolleranza, per l’attitudine all’ascolto e alla
conoscenza che del più vasto concetto di accoglienza sono parte integrante.
Ciò che riteniamo giusto nel nostro intimo e che nei nostri principi sembra essere radicato e imprescindibile, nel quotidiano non è in realtà sufficientemente tenuto in evidenza e spesso viene spodestato dalle necessità spicciole, da una sorta di autodifesa o
dall’urgenza immediata dell’affermazione di sé, delle proprie azioni.
Una soluzione perché la riflessione sulle tematiche dell’accoglienza non sfugga alla
vita di ogni giorno è quella di parlarne, di mantenere alto il livello di attenzione, di
far sì che le coscienze siano costantemente sollecitate ad aver presente la necessità
di praticare l’accoglienza, senza relegarla al ruolo di un principio astratto e sterile, per
quanto nobile.
Ron Fremder
Il pomeriggio organizzato nella preziosa cornice del Teatro
Verdi prende il via con una serie di letture dai testi sacri, alternate a quattro canti eseguiti dagli interpreti musicali protagonisti dell’intero evento: David D’Or, Dragan Dautovski Quartet,
Miriam Tukan, Bilja Krstić. A seguire una conversazione a più
voci sul tema “L’accoglienza: le fonti spirituali, le paure, la sicurezza e le prospettive” che vede protagonisti alcuni personaggi
di assoluta eccellenza.
I canti e le letture
Le letture dei testi sacri introducono
il pomeriggio al Teatro Verdi e sono
alternate con canti scelti dalle diverse letterature musicali sacre.
Alla prima lettura di un canto cristiano segue una preghiera antica, interpretata da Bilja Krstić. La seconda
lettura è tratta dal sacro testo ebraico e si avvicenda con una preghiera
ebraica cantata da David D’Or. È poi
la volta della lettura di alcuni brani
del Corano, incentrati sull’accoglien-
28
za cui fa eco un canto affidato alla
voce vellutata della cantante araba
Miriam Tukan. Chiude la serie delle
letture un testo recitato dal dal Nuovo Testamento cui segue un brano
originale interpretato dal Dragan
Dautovski Quartet, che già in questa
occasione si accompagna in modo
mirabile con uno strumento unico al
mondo: un’ocarina di oltre 6000 anni,
originaria delle terre di Macedonia.
parole e musica
Un testo cristiano
Luca 10, 25-37
Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: “Maestro, che devo fare per ereditare la
vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”. Costui rispose:
“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza
e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”. E Gesù: “Hai risposto bene; fa’ questo
e vivrai”. Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”. Gesù riprese:
“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per
quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in
quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto
lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi,
caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in
più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è
incappato nei briganti?”. Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’
e anche tu fa’ lo stesso”.
Un canto
Tebe Pojem (Bilja Krstić)
Un inno antichissimo, tra i più celebrati e al centro di alcune importanti pagine della storia
della musica (è stato ripreso, tra gli altri, da Sergej Rachmaninov e Pëtr Il’ič Čajkovskij).
Gli angeli sono messaggeri di Dio e portano la gioia del messaggio “Cantate questa preghiera. Glorificate il vostro Dio”.
Un testo ebraico
Dalla Gmarà – Masechet Shabat – 27 p. 1 – Ricevere gli ospiti:
Il precetto di Ospitalità è tanto importante da esserlo anche più che pregare il Signore.
E dissero di questo Rabbi Yehuda figlio di Rav Shilo e Rabbi Assi e Rabbi Yochanan: ci sono
sei precetti dei quali, rispettandoli, l’uomo mangerà i frutti già in questo regno e si assicurerà di farlo anche nel prossimo. Sono i precetti dell’Ospitalità … e gli altri.
Il Rambam ha classificato in 8 gradini i gradi della carità. Questi gradi non riguardano solo
l’elemosina in termini economici ma toccano tutti i settori del dare e della carità tra i quali
l’accoglienza.
Si racconta che dopo le terribili vicissitudini che si abbatterono su Giobbe, egli interpellò
il Signore chiedendogli se non fosse vero che anch’egli come Abramo aveva nutrito, dissetato e vestito i poveri.
Il Signore gli rispose che lui, Giobbe, non era arrivato neanche lontanamente al livello di
Abramo, perchè egli aveva dato a coloro che erano abituati a mangiare poco, quel poco
necessario e a quelli che erano abituati a mangiare carne aveva dato loro anche la carne,
mentre Abramo aveva dato subito tutto il meglio che poteva. Disse anche che lui, Giobbe,
attendeva nella sua casa che qualche ospite entrasse, mentre Abramo era seduto sull’uscio
della tenda e cercava l’ospite da invitare e quando poteva gli andava anche incontro.
Nei libri della Torà sono scritte sull’ospitalità delle iniziali che corrispondono a quelle delle parole “mangiare”, “bere” e “accompagnare”. Perchè Abramo dava da mangiare ai suoi
ospiti, dava loro da bere e li accompagnava per un tratto nel prosieguo della loro strada.
Quindi il precetto dell’ospitalità per completezza prevede anche l’accompagnare l’ospite
per un tratto.
29
parole e musica
Un canto
Avinu malkeinu (David D’Or)
Tradotto comunemente in Padre Nostro è una preghiera altamente simbolica, recitata in
diversi momenti dei servizi religiosi ebraici. “Abbi pietà di noi e dei nostri bambini, aiutaci a
liberarci dalle pestilenze, dalla guerra, dalla carestia. Fa’ che l’odio e l’oppressione lascino il
mondo”: queste alcune invocazioni dei versi della preghiera.
Una versione del canto di Avinu Malkeinu è stata resa celebre dall’interpretazione di Barbara Streisand.
Un testo dell’Islam
O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli
e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo
teme. In verità Allah è sapiente, ben informato. {Al-Hujuraat, 13}
Ti è giunta la storia degli ospiti onorati di Abramo? Quando entrarono da lui dicendo:
“Pace”, egli rispose: “Pace, o sconosciuti”. Poi andò discretamente dai suoi e tornò con un
vitello grasso, e l’offrì loro... [Disse]: “Non mangiate nulla?”. {Adh-Dhariyat, 24-27}
La carità non consiste nel volgere i volti [in preghiera] verso l’Oriente e l’Occidente, ma nel
credere in Allah e nell’Ultimo Giorno, negli Angeli, nel Libro e nei Profeti e nel dare, dei propri beni, per amore Suo, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti diseredati, ai mendicanti e per liberare gli schiavi; assolvere l’orazione e pagare la decima. Coloro che mantengono fede agli impegni presi, coloro che sono pazienti nelle avversità e nelle ristrettezze, e
nella guerra, ecco coloro che sono veritieri, ecco i timorati. {Al-Baqarah, 177}
Ti chiederanno: “Cosa dobbiamo dare in elemosina?” Di’: “I beni che erogate siano destinati
ai genitori, ai parenti, agli orfani, ai poveri e ai viandati diseredati. E Allah conosce tutto il
bene che fate”. {Al-Baqarah, 215}
Rendi il loro diritto ai parenti, ai poveri e al viandante, senza [per questo] essere prodigo.
{Al-Isra’ , 26}
Adorate Allah e non associateGli alcunché. Siate buoni con i genitori, i parenti, gli orfani, i
poveri, i vicini vostri parenti e coloro che vi sono estranei, il compagno che vi sta accanto ,
il viandante e chi è schiavo in vostro possesso. In verità Allah non ama l’insolente, il vanaglorioso. {An-Nisa , 36}
Sura 2, al-Baqara (Capitolo 2 - La Giovenca) versetto 62 - Certo, quelli che hanno creduto,
quelli che praticano l’ebraismo, i cristiani, i sabei, chiunque ha creduto in Dio e nel Giorno
ultimo e compie opera buona, avranno la loro ricompensa presso il Signore. Per loro nessun timore, e non verranno afflitti.
Un canto
Nasheed Lel Hob - Un canto per l’amore (Miriam Tukan)
musiche di Joseph Khaleefa, arrangiamento di Kamal Siqely, testo tratto dall’introduzione
di Una lacrima e un sorriso di Khalil Gibran.
Un canto che inneggia all’amore, alla gloria della fede, alla sua luce. Un inno di gioia e luce
nel nome di Dio, salvatore di tutti i cuori.
Un brano tratto dal testo sacro ai cristiani
Giovanni 15, 9-17
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato
voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho
detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei
amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello
30
parole e musica
che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio
l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate
frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome,
ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”.
Un canto
Psalm (Dautoski Quartet)
musiche di Stojan Stojkov, arrangiamento di Dragan Dautovski e Aleksandra Popovska,
testo di P. Rendzov.
Un canto di preghiera, che alterna l’intimità del silenzio e delle atmosfere raccolte alle
esplosioni sincere e luminose della gioia della fede.
Nella pausa che segna il passaggio alla seconda parte del pomeriggio il presidente
della Comunità Ebraica, Andrea Mariani, saluta il pubblico e introduce l’intervento
del Sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, che rivolge alla platea un personale messaggio sull’accoglienza.
“L’accoglienza: le fonti spirituali, le paure, la sicurezza e le prospettive”: un confronto a più voci
Terminati letture e canti, si apre un incontro tra molti personaggi di primissimo
piano che si confrontano sul tema: "L’accoglienza: le fonti spirituali, le paure,
la sicurezza e le prospettive".
Moderatore dell’incontro:
Alberto Melloni, titolare della Cattedra Unesco per il pluralismo religioso e la
pace, docente di Storia del Cristianesimo all’Università di Modena - Reggio Emilia, Direttore della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna,
editorialista Corriere della Sera.
Partecipano:
Marco Aime - Scrittore e docente di antropologia culturale all’Università di Genova
Haim Baharier - Maestro di ermeneutica biblica e studi ebraici
Giovanna Botteri - Giornalista RAI corrispondente dagli Stati Uniti
Ismet Bušatlić - Decano della facoltà di studi islamici dell’Università di Sarajevo
Ivan Jakovčić - Presidente della Regione Istriana
Drago Jančar - Autore e drammaturgo
Enes Karić - Professore di studi coranici all’Università di Sarajevo
Trajko Petrovski - Storico ed etnologo, esperto di cultura Rom
S.E. Amfilohije Radović - Metropolita di Crna Gora e Primorje
S.E. Eugenio Ravignani - Vescovo di Trieste
Renzo Tondo - Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia
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i protagonisti
Alberto
Melloni
Titolare della Cattedra Unesco per il pluralismo religioso e la pace, docente
di Storia del Cristianesimo all’Università di Modena - Reggio Emilia,
Direttore della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di
Bologna, editorialista Corriere della Sera.
Nato a Reggio Emilia nel 1959, è ordinario di Storia
del cristianesimo all’Università di Modena - Reggio
Emilia e dirige la Fondazione per le scienze religiose
Giovanni XXIII di Bologna.
È membro dell’Académie des sciences réligieuses di
Bruxelles e fa parte del consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Ha fatto parte della
direzione di “Concilium” e ora siede nella redazione
di “Cristianesimo nella storia”, della “Schweizerische
Zeitschrift für Religions- und Kulturgeschichte” e
nel consiglio internazionale della “Revue d’histoire
ecclésiastique”.
Ha curato l’edizione italiana della Storia del Concilio Vaticano II, diretta da Giuseppe Alberigo (5 voll.,
il Mulino, 1995-2001) e ha pubblicato saggi sulle
istituzioni e le politiche ecclesiastiche, fra i quali Il
conclave. Storia di una istituzione (Mulino, Bologna
2003: Premio Capri), L’altra Roma. Politica e santa
sede al concilio (Mulino, Bologna 2000), La storia che
giudica la storia che assolve (Laterza, Bari 2007) e
Papa Giovanni. Un cristiano e il suo concilio (Einaudi,
Torino 2009).
Collabora con Rai e dal 2001 scrive per Il Corriere
della Sera.
È curatore della serie Conciliorum Oecumenicorum
Generaliumque Decreta, nel Corpus Christianorum
(Brepols 2007-) e ha presieduto la Commissione
per l’edizione nazionale dei diari di A.G. RoncalliGiovanni XXIII e del Comitato internazionale per il
bilancio delle scienze religiose del Novecento.
...Sull’accoglienza
da Simon Weil
Poiché quaggiù il bene puro non si trova
da nessuna parte, o Dio non è onnipotente
o non è assolutamente buono, o non comanda ovunque ne avrebbe il potere. Pertanto l’esistenza del male in questo mondo,
lungi dall’essere una prova contro la realtà
di Dio, è ciò che ce la svela nella sua verità.
La creazione è da parte di Dio non un atto
di espansione di sé, ma un ritrarsi, un atto
di rinuncia. Dio insieme a tutte le creature
è meno di Dio da solo.
Egli ha accettato questa diminuzione. Ha
svuotato di sé una parte dell’essere.
Egli si è svuotato già in quest’atto della sua
divinità: per questo san Giovanni afferma
che l’agnello è stato sgozzato fin dalla creazione del mondo. Dio ha permesso che esistessero cose altre da lui e di valore infinitamente minore. Attraverso l’atto creatore
egli ha negato se stesso, così come il Cristo
32
ha prescritto a noi di negare noi stessi. Dio
si è negato in nostro favore per dare a noi
la possibilità di negarci a nostra volta per
lui. Questa risposta, quest’eco che dipende
da noi rifiutare, è l’unica risposta possibile
alla follia d’amore dell’atto creatore.
(Simon Weil, Forme dell’amore implicito di
Dio, in “Attesa d’amore”, Sanpaolo 2009,
pp. 106-107)
i protagonisti
Marco Aime
Scrittore e docente di antropologia culturale all’Università di Genova
Laureato presso la Facoltà di Lettere
dell’Università di Torino con una tesi in
antropologia culturale sulle credenze di
stregoneria in una valle alpina del cuneese.
Nel 1996 ha conseguito il dottorato di
ricerca in “Antropologia culturale ed Etnografia: teoria e pratica della ricerca”
presso l’Università di Torino.
Durante questo periodo ha condotto
ricerche tra i tangba (taneka) del Benin
settentrionale.
I risultati della ricerca sono contenuti nel
testo Il mercato e la collina. Il sistema politico dei Tangba (Taneka) del Benin settentrionale. Passato e presente (Il Segnalibro,
1997).
Nel 1998-99 ha condotto una ricerca
sull’impatto turistico e sulla reazione dei
locali nella regione del Mali, abitata dai
dogon, da cui è nato Diario Dogon (Bollati Boringhieri, 2000).
Nel 1999 vince il concorso da ricercatore
presso l’Università di Genova, e dall’anno successivo tiene regolarmente corsi
di Antropologia culturale nel triennio e
di Antropologia delle società complesse
nella laurea magistrale.
Nel 1999 ha condotto una ricerca con
Stefano Allovio e Pier Paolo Viazzo sui
pastori transumanti di Roaschia e sulle
dinamiche di trasformazione di quella
comunità, che si è tradotta nel libro Sapersi muovere. Pastori transumanti di Roaschia in collaborazione con S. Allovio e
P.P. Viazzo (Meltemi, Roma, 2001).
Successive ricerche condotte in Africa
occidentale hanno prodotto La casa di
nessuno. Mercati in Africa occidentale,
(Bollati Boringhieri, 2002), un testo di antropologia economica e Timbuctu (Bollati
Boringhieri, 2008), in cui si riprendono le
tematiche legate al turismo e all’immaginario turistico. Nel frattempo ha pubblicato diversi articoli scientifici e alcuni
testi di carattere teorico come Eccessi di
culture (Einaudi, 2004), in cui ha affrontato i nuovi scenari disegnati da migrazioni, tensioni internazionali, scambi di
idee e di immagini; parole come “cultura”, “etnia”, “identità” riempiono sempre
più i discorsi dei politici e le colonne dei
giornali.
Tra i libri usciti negli ultimi anni si ricordano Sensi di viaggio. Il piacere di girare
il mondo (Ponte alle Grazie, 2005), L’incontro mancato. Turisti, nativi, immagini
(Bollati Boringhieri, 2005); Gli specchi di
Gulliver. In difesa del relativismo (Bollati
Boringhieri, 2006); Gli stranieri portano
fortuna, con Tokou Lawa (Epoché, 2007);
Il lato selvatico del tempo (Ponte alle Grazie, 2008); Il diverso come icona del male
(Bollati Boringhieri, 2009); Una bella differenza (Einaudi, 2009).
Il suo scritto più recente è La macchia
della razza. Lettera alle vittime della paura e dell’intolleranza, Ponte alle Grazie,
2009.
33
i protagonisti
Haim Baharier
Maestro di ermeneutica biblica e di studi ebraici
Nato a Parigi nel 1947, ha compiuto studi scientifici
in Francia e negli Stati Uniti (phd al Mit di Boston).
È stato allievo dei filosofi Emmanuel Lévinas e Léon
Askenazi e del Maestro Israel di Gur. Attualmente
Haim Baharier è tra i principali studiosi di ermeneutica biblica e di pensiero ebraico.
Matematico, si è anche abilitato in Francia alla psicanalisi. Interviene come visiting professor in diverse
facoltà italiane ed estere (scienze della formazione,
sociologia, arte) e in summit mondiali.
Dopo aver diretto a lungo l’impresa di famiglia, ha
fondato un centro per la formazione manageriale.
Gli interventi e i percorsi di formazione da lui elaborati si ispirano alla saggezza biblica e si fondano
sull’approccio ermeneutico: percorsi di gruppo e
individual coaching, percorsi nella leadership, nella
comunicazione, analisi e elaborazione della conflittualità, della precarietà; accompagna i processi
d’integrazione in azienda e tra aziende. Ultimamente rivolge la sua attenzione all’etica, in termini di
credibilità e di linguaggio per le imprese e i grandi
gruppi bancari del Terzo Millennio.
Nel campo dello sviluppo delle abilità cognitive,
Haim Baharier opera insieme ai suoi formatori lavorando sia con high performers e high potentials, sia
con soggetti in situazioni di deficit.
Ha tenuto cicli domenicali di lezioni nella primavera
2006 e 2007 al Teatro Dal Verme di Milano che ha
registrato ogni volta con pubblico pagante il tutto
esaurito. Al primo ciclo di lezioni ha fatto seguito
il libro La Genesi spiegata da mia figlia (Garzanti,
2006). Nel 2008 è uscito, sempre per Garzanti, Il
Tacchino pensante. È autore e regista della pièce
Chisimb’arca, recitata dall’attore Eugenio De Giorgi,
presentata con successo il 25 maggio 2008 a Venezia nell’ambito del “Festival dell’Arca”.
Il massimo conoscitore di sapienza ebraica
tra noi. (Erri De Luca, Il Mattino di Napoli, 2
luglio 2008)
Saggio che attrae e respinge, oppure semplice veicolo per far luce dentro di noi, Baharier - ascoltare Baharier - resta una delle
più alte esperienze che si possono fare
a Milano. (Corriere della Sera 5 febbraio
2007)
Un racconto, quello di Baharier, che letteralmente è pieno di “colpi di teatro” (Il Giornale, 1 febbraio 2007)
È annunciato, con quattro lezioni sulla Genesi, il ciclone Haim Baharier, l’esegeta biblico da grandi folle che sta diventando il
Vittorio Sermonti della Torah. (L’Espresso, 1
febbraio 2007 )
Parla, e ovunque parli riesce a tenere il suo
pubblico, così variegato per età, professione, cultura, nazionalità e fede, inchiodato
al suo posto, nel denso silenzio che richiede ogni ascolto. (L’Osservatore Romano, 19
ottobre 2006)
Uno dei massimi interpreti viventi della tradizione ebraica. Una manciata di lucciole,
per stupirsi delle profondità (Erri De Luca,
Vanity Fair, 21 settembre 2006)
Ciò che colpiva, per sei domeniche mattina al Teatro Dal Verme a Milano, non erano
tanto le millecinquecento persone che si
accalcavano ad ascoltare Haim Baharier.
Stupiva piuttosto che a fine lezione in tre o
quattrocento si mettessero in fila per pagare., non avendolo fatto prima per la ressa
alla cassa. (L’Espresso, 7 settembre 2006)
Baharier, matematico e psicoanalista, allievo di Emmanuel Lévinas, è davvero un maestro. (Avvenire, 31 gennaio 2006)
Il suo insegnamento non facile, le sue parole esigenti e tormentate, il suo pensiero
che sfida la banalità dei luoghi comuni offrono percorsi di senso vertiginosi e illuminanti. (La Repubblica, 27 gennaio 2006)
34
i protagonisti
...Sull’ accoglienza
Non nominerai il nome di Dio invano, recita il
terzo comandamento. Non si tratta soltanto
del divieto di strumentalizzare il divino ma
di cautelare i percorsi dell’identità umana
sottraendoli al marchio dell’assoluto. Una
cosa è il valore assoluto, altra cosa è la specificità di tutti i singoli percorsi che cercano la
realizzazione di questo valore. Percorsi identitari immersi nella storia, fatti di conquiste,
dubbi, derive, e talvolta anche di ripensamenti.
Un esempio: tutti noi reputiamo la giustizia
un valore assoluto. Invochiamo la giustizia
come un valore assoluto perché giusto è il
Dio che vorremmo al nostro fianco. Ma appellarsi e agire in nome di un Dio giusto aggrappato perennemente alla sua creatura significa contrarre lo spazio e il tempo, negarsi
e negare agli altri la dignità del percorso. La
vita umana, se non si dispiega in cammino
identitario, perde ogni valore. La vita delle vittime innocenti o quella dei kamikaze,
è valutata dal terrorista solo in termini di
adeguamento o meno al divino-secondo-ilterrorista. Ogni suo intento di proselitismo
universale, di espansione, non è che la caricatura di un percorso, la negazione della storia. Perché il cammino verso la realizzazione
dei valori assoluti è fatto di passi ponderati,
di tappe intermedie consolidate dalla verifica e dalla condivisione.
Anche il popolo d’Israele subì la tentazione
di adorare un Dio schierato. Nella Bibbia, per
esempio, questo avvenne dopo le manifestazioni di potenza divina delle piaghe inferte all’Egitto e del mare che si apriva davanti
agli schiavi liberati. Che queste non fossero
manifestazioni elettive e che Dio non fosse
un nume tutelare, il popolo d’Israele lo capì
presto. Appena uscito dall’Egitto, sul suo
cammino si materializzarono all’improvviso
le orde del nemico Amalec. Chi era Amalec?
Soffermiamoci sui versetti precedenti la sua
comparsa, e che narrano di come il popolo
mormorasse contro Mosè, domandandogli:
Dio è o non è con noi?
È da questa domanda che procede il nemico
di ogni percorso identitario. Concepire una
relazione univoca e lineare di captazione e
di possesso, pensare che possa esistere una
relazione all’altro così riduttiva: con noi o
contro di noi, dentro di noi o fuori da noi? È
questo che la Torah chiama Amalec. È un nemico che va combattuto incessantemente,
senza mai rinunciare alla progettualità. Narra
infatti la Bibbia che mentre il popolo d’Israe-
le combatteva contro Amalec, Mosè teneva
le braccia alzate: ogni qual volta le braccia si
abbassavano, le orde di Amalec prendevano
il sopravvento; sollevate di nuovo, il popolo
d’Israele ritornava vincitore. Mosè - e Amalec è lì a confermarlo - non pregava. Il testo
biblico non menziona implorazioni rivolte a
Dio. Quella postura - secondo la tradizione
qabalista – indica quanto sia vitale, anche in
guerra, rimanere concentrati sulla progettualità del percorso.
Il percorso identitario ebraico ha un imprescindibile postulato: ogni altra identità deve
potersi cercare, legittimare in questo percorso e la legittimazione altrui deve diventare
il parametro per verificare la propria. Ogni
identità deve sentirsi elevata dall’altra nella
ricerca continua dei ‘massimi’ comuni denominatori. Si capisce come l’imposizione
dell’assoluto, vuoi sotto forma di guerra santa, di religione, vuoi di sistema economico,
di globalizzazione, sia aliena a questa visione. L’incapacità di sottoporsi continuamente
a una reciproca verifica non solo si traduce
spesso in scontro ma conferma nel vincitore la certezza di adorare il vero Dio, e nello
sconfitto lascia la convinzione che il proprio
Dio, mettendolo a dura prova, lo invita a reagire con maggiore determinazione.
Tre libri dopo la guerra a Amalec, nel Deuteronomio, viene enunciato in un modo assai ambiguo uno dei precetti fondamentali
di Israele: ricordati di cancellare il ricordo di
Amalec. Poco prima invece una prescrizione
risuona forte e chiara: avrai un peso integro e
giusto, una misura integra e giusta.
Il peso in ebraico è even, che significa letteralmente ‘pietra’, utilizzata come misura del
commercio onesto. Se dovessi avere due
pesi e due misure sei in pieno Amalec! Ecco
dunque un impegno che richiede una verifica interiore continua: ricordati di cancellare.
Even, il peso o la pietra, è un chiasmo tra due
parole: av e ben, padre e figlio. La tradizione
ebraica insegna che, quando ci si reca in visita a un defunto, prima di congedarsi, si seminano sulla tomba due o tre piccole pietre. È il
segno della continuità tra le generazioni. Per
la Torah il senso dell’anteriorità deve essere
integro; un’anteriorità che non è un viaggio
nel tempo ma è presa di coscienza di una
responsabilità e di un progetto, la continua
verifica richiesta al popolo viaggiatore. Non
può essere l’opera di una singola vita umana.
35
i protagonisti
Giovanna Botteri
Giornalista RAI corrispondente dagli Stati Uniti
Giovanna Botteri, triestina, è laureata in filosofia
con il massimo dei voti e ottiene un Dottorato di
ricerca in Storia del cinema alla Sorbonne - Paris. Ha
collaborato con “Il Piccolo” di Trieste e “L’Altoadige”
di Bolzano. È stata assunta alla RAI, al Tg3 redazione
esteri, nel 1989. Da allora, come inviata, ha coperto
la crisi balcanica in tutte le sue tragiche vicende. Ha
filmato, assieme a Miran Horovatin, ucciso a Mogadiscio insieme con Ilaria Alpi nel 1994, l’incendio
della biblioteca nazionale di Sarajevo, la strage del
pane e quella del mercato che portò all’intervento
Americano, la fuga da Sebrenica e le fosse comuni.
È stata poi in Albania, dove ha seguito la rivolta di
Valona, e in Kossovo, dai primi massacri dell’89 fino
alla guerra, entrando con i primi blindati dell’esercito italiano a Pec’ e scoprendo gli eccidi ed i morti.
E ancora: a Mosca nel 1991, durante il tramonto
dell’era Gorbaciov; Algeria, Iran, Sudafrica sono le
successive tappe. In Afghanistan fino al crollo del
regime talebano. È stata inviata molte volte in Iraq,
anche quando Saddam aprì le prigioni nell’ottobre
del 2002 per le ispezioni ONU e poi a Baghdad durante la guerra ed i bombardamenti, che ha filmato
per prima il 20 marzo 2003, fino all’arrivo dei carri
armati americani, anche questa volta mostrati in
esclusiva RAI il 9 aprile di quell’anno. È tornata più
volte in Iraq, ed ha continuato a coprire l’area medio orientale, il Libano, la Siria, e anche l’Iran.
Dal 2004 al 2007 ha condotto l’edizione principale
del TG3. Dal giugno 2007 è corrispondente della
RAI dagli Stati Uniti.
...Sull’ accoglienza
Un sabato di settembre, a Trieste, nel piazzale antistante la Sinagoga, un Rabbino
capo e uno studioso di ermeneutica biblica
spiegano alla città il significato simbolico
dell’Havdalah, la differenza.
A questa stessa città che meno di settant’anni prima vide la propria risiera trasformarsi
in un campo di sterminio, l’unico in Italia,
per punire quella ed altre diversità.
La domenica, nel glorioso Teatro Lirico dedicato a Giuseppe Verdi, ebrei, musulmani,
cristiani e ortodossi e cattolici, italiani, serbi
e bosniaci raccontano come nelle diverse
religioni e culture si educhi alla conoscenza al rispetto dell’altro, del diverso.
In platea c’è ancora quella stessa città che
scoprì le fosse comuni delle foibe sul suo
carso, che accolse sgomenta migliaia di
profughi, moltiplicando divisioni, Zone A,
Zone B, per segnare i suoi nuovi confini. La
città che ha continuato a vedere profughi
e a sentire racconti di campi di concentramento.
Anche se ormai i nuovi profughi sono semplicemente clandestini, illegali e dei loro
racconti di paura e fuga nessuno si interessa più.
A Trieste ho conosciuto la linea invisibile che viene tracciata attorno ai diversi. È
importante riconoscerla perché non accorgersene è sempre pericoloso. Rischi di
oltrepassarla e di ritrovarti al di là, magari
36
anche in buona compagnia, maggioranza
deviante, come teorizzava Franco Basaglia.
Sui fronti di guerra ho visto quella linea
invisibile diventare trincea, baratro, abisso.
Così profonda e smisurata da rendere impossibile non la conoscenza, ma nemmeno la vista di chi sta dall’altra parte.
E continuo a pensare che un giorno potrei
svegliarmi e ritrovarmi come Peter, il bambino protagonista del film di Joseph Losey,
The boy with the green hair, con i capelli verdi, e la vita segnata per sempre da questa
diversità.
Passare attraverso la disperazione, e la fuga
prima di capire che proprio questa diversità può diventare un simbolo di pace.
i protagonisti
Ismet Bušatlić
Decano della facoltà di studi islamici dell’Università di Sarajevo
È nato il 7 agosto del 1948 a Zastinju, Gornji Vakuf
(Bosnia ed Erzegovina). A Sarajevo ha terminato la
Medresa (Scuola Superiore Islamica) e si è laureato
all’Università degli Studi Islamici.
A Belgrado si è laureato anche in Giornalismo e a
Madrid ha compiuto gli studi di post laurea e post
dottorato all’Universidad Complutense de Madrid
dottorali. La sua tesi di dottorato è dedicata a Obras
andalusies conocidas en Bosnia e inluyentes en su desarollo religioso e intelectual.
È Decano dell’Università degli Studi Islamici a Sarajevo dove insegna Storia e civilità della cultura islamica ed è docente della medesima disciplina presso
l’Università di Pedagogia di Bihac e presso l’Accademia di Pedagogia “Džemal Bijedić” di Mostar.
Ha collaborato con l’Università diTeheran e di Tübingen e ha paretcipato ai diversi incontri, conferenze, seminari e colloqui in Bosnia ed Erzegovina
ed all’estero.
Sono stati pubblicati diversi suoi testi riguardanti
gli Studi dei seguaci del Libro (Studije o sljedbenicima
knjige). È membro del Direttivo della Comunità Islamica in Bosnia ed Erzegovina.
Fa parte della redazione dei seguenti periodici: Annali della Biblioteca di Husrevbey (Anali Gazi Husrevbegove biblioteke), dell’Università degli Studi Islamici di Sarajevo (Zbornik radova Fakulteta islamskih
nauka), Nuovi Mualli (Novi Muallim), Annuario BZK
Rinascita (Godišnjak BZK Preporod) ed I Segni del
tempo (Znakovi vremena).
Conoscere e accogliere l’altro
nell’eredità storica della Bosnia ed Erzegovina
È comunemente risaputo che le fonti
dell’Islam, del Corano in quanto libro sacro
e della Sunnah in quanto tradizione illuminata, considerano il pluralismo religioso
etnico e razziale come espressione della
volontà divina ed una conseguenza della creazione divina che dovrebbe indurre
l’uomo al rispetto reciproco ed alla cooperazione e non all’odio e alla guerra. Le autorità politiche e religiose avevano questo in
mente quando redigevano documenti - in
luoghi e tempi specifici - che confermavano i diritti degli altri di vivere in terre islamiche continuando a osservare la propria
legge religiosa e le proprie tradizioni.
L’Europa ha la sua millenaria esperienza di
coesistenza tra cristiani ebrei e musulmani in al-Andalus (Andalusia), Malta, Sicilia,
Cipro, e nei Balcani, dove, frequente era lo
scambio ideologico, di conoscenze, di arti,
di musica, di stile e di moda. Dall’eredità
storica di queste regioni e micro-regioni
possiamo ricavare un’importanti lezioni sul
conoscere e accogliere l’altro.
La maniera in cui il Sultano Mehmed II
trattò gli ortodossi, gli ebrei e gli armeni
dopo l’entrata vittoriosa a Costantinopoli,
e i cattolici dopo la conquista della Bosnia
divenne un uso comune tra i millet degli
ottomani nei Balcani.
Benchè lo stesso sistema venne ufficialmente applicato in Bosnia ed Erzegovina a
partire dal 1463 e fino al 1878, la maniera e
la consistenza della sua implementazione
dipese dall’avidità dei rappresentanti locali
del governo ottomano e dall’interpretazio
ne delle autorità religiose bosniache.
È stata questa specificità locale che ha indebolito l’interesse di ciascuno nella ricerca approfondita e nell’oggettiva valutazione di conoscenza e accoglienza dell’altro
nella tradizione storica di questa regione.
Dal momento che non ci sono stati studi
del genere ad oggi, crediamo che sia interessante, in questa occasione, citare alcuni
esempi e parlare dello status dei non-musulmani rispetto alla proprietà di tipo waqf
e dell’attitudine dei mufti della Bosnia ed
Herzegovina nei confronti dei diritti degli
ortodossi, degli ebrei e dei cattolici in Bosnia ed Eerzegovina sotto il dominio islamico-ottomano.
- NDT millet (dall’arabo milla, “confessione
religiosa”) si indicano quelle comunità religiose
dell’impero ottomano che godevano di una serie
di diritti e di prerogative nel quadro del sistema
istituzionale complessivo dell’impero.
- 2 NDT Il termine Waqf indica l’“immobilizzazione”
di un bene per sfruttarlo e quindi donarne il
ricavato ai poveri. Il waqf è una sadaqah jariah
(elemosina continua) i cui effetti benefici e l’utilità
aumentano durante tutta la vita del donatore e
soprattutto continuano anche dopo la sua morte.
37
i protagonisti
Ivan Jakovčić
Presidente della Regione Istriana
Nato a Parenzo il 15 novembre 1957, si è
laureato nel nel 1980 presso la Facoltà di
commercio estero dell’Università degli
Studi di Zagabria. È sposato e ha tre figli.
Ha una conoscenza attiva nel parlato e nello scritto delle lingue italiana, tedesca, francese e inglese. Dal 1981 al 1986 ha lavorato
all’impresa pisinese “Pazinka” come addetto all’esportazione e al marketing; nel 1987
si è trasferito in Austria diventando imprenditore privato; continua quest’attività
anche nel 1989 quando ritorna in Croazia.
Alle elezioni amministrative del 2001 viene
eletto Presidente della Regione Istriana e
attualmente svolge questa mansione già
per il terzo mandato.
Nel giugno del 2006 è stato eletto presidente provvisorio dell’Euroregione Adriatica, mentre il 21 settembre 2007 nella città
albanese di Scutari, gli è stato confermato
il mandato biennale di Presidente della
stessa Euroregione. Quest’organizzazione,
quale cornice istituzionale per identificare e risolvere le più importanti questioni
comuni sull’Adriatico, rappresenta un modello d’interazione che riunisce la collaborazione transnazionale, transfrontaliera e
interregionale, conformemente agli standard moderni ed ai numerosi esempi in
tutta Europa: è costituita da 25 membri,
rappresentanti di città e regioni, provenienti da Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia ed
Erzegovina, Montenegro, Albania e Grecia.
Nel 1994 la Regione Istriana entra a far
parte di una delle più grosse e rispettabili
organizzazioni europee, l’Assemblea delle
Regioni Europee – Assembly of European
Regions (AER), diventando così la prima regione della Repubblica di Croazia ad aderire a questa prestigiosa organizzazione.
Nell’ambito dell’Assemblea delle Regioni
Europee Ivan Jakovčić ha svolto dal 1998 al
1999 l’incarico di Presidente della Commissione II, dal 1999 al 2000 è stato Presidente
della Commissione A per la collaborazione
fra oriente e occidente, mentre dal 2003 al
2007 è stato eletto Vicepresidente dell’Assemblea delle Regioni Europee. È stato
nominato membro associato del Presidio
nel 2006, svolgendo quest’incarico fino al
2008; attualmente ne è membro onorario.
Nell’autunno del 2004 il Presidente della
Regione Ivan Jakovčić ha appoggiato fortemente il dott. Franz Schausberger nell’ini-
38
ziativa mirata alla costituzione dell’Istituto
delle Regioni Europee – Institut der Regionen Europas (IRE). La Regione Istriana
come uno dei fondatori dell’IRE, è membro
di quest’organizzazione dal 2004, mentre il
Presidente della Regione Ivan Jakovčić fa
parte del Comitato consultivo. Alle elezioni parlamentari è stato eletto
deputato nella seconda sessione della Camera dei deputati del Parlamento croato,
dall’agosto 1992 fino al 1995; in quel periodo ha fatto parte anche del Comitato per la
politica estera del Parlamento croato. È stato eletto anche nella terza sessione del Parlamento, dall’ottobre 1995 fino a novembre
1999 e nella quarta, da febbraio 2000 fino
a giugno 2001 quando ha assunto l’incarico di Ministro del neocostituito Ministero
alle integrazioni europee, diventando così
il primo Ministro alle integrazioni europee
presso il Governo della Repubblica di Croazia.
Alle elezioni amministrative del 1993, 1997
e 2001 è stato eletto consigliere dell’Assemblea della Regione Istriana e dal 1993
al 1997 è stato presidente del Comitato
regionale per la collaborazione interregionale e i rapporti con gli emigrati della Regione Istriana.
Dal 1991 fino ad oggi è presidente della
Dieta Democratica Istriana – Istarski demokratski sabor (IDS-DDI).
Quale politico e funzionario eminente, ha
partecipato a numerose conferenze nazionali e internazionali nel campo della
democrazia, dei diritti dell’uomo e delle
minoranze, del regionalismo, della tutela
ambientale, della libertà dei mass media e
dell’economia.
Nell’ottobre del 2008 il Presidente dell’Assemblea della Provincia Autonoma della
Voivodina gli conferisce il Riconoscimento
dell’Assemblea della Provincia Autonoma
della Voivodina per la tolleranza. Nell’aprile del 2009 la Federazione dei cuochi delle
regioni mediterranee ed europee gli conferisce il titolo onorario di Cavaliere dell’arte culinaria. Fra i suoi interessi particolari,
spicca l’amore per il golf; è anche un noto
e affermato sommelier.
i protagonisti
...Sull’accoglienza
La Giornata Europea della Cultura ebraica
rappresenta l’occasione per valorizzare il
grande contributo dato dagli Ebrei alla civiltà europea. Oggi, sollevati dal fardello
del passato che spesso ci ha più divisi che
uniti, grazie alla cultura, possiamo valutare
tutta l’inutilità procurataci da una tale divisione e costruire legami di collaborazione
in tutti i settori. La cultura contribuirà sicuramente ad allentare le differenze e rappresenterà un campo nel quale ci sarà una
migliore comprensione.
È nostro desiderio che questo luogo, caratterizzato da una storia comune e spesso
turbolenta, sia per sempre in funzione della pace, della stabilità, della collaborazione,
della prosperità e di una vita sicura e felice:
ciononostante, ognuno custodirà accuratamente le sue peculiarità.
L’Istria con il suo paesaggio, l’eredità storico-culturale e i traguardi di civiltà raggiunti, rappresenta una ricchezza per l’Europa: nel suo impegno a rappacificare gli
eterni scontri di civiltà – slave, romaniche
e germaniche – l’Istria è rimasta segnata
da numerose ferite e cicatrici, ma ha pure
acquistato un grosso patrimonio spirituale
e materiale. Situata nel cuore dell’Europa,
l’Istria oggi rappresenta un ponte di pace e
collaborazione fra i popoli e i paesi, è una
regione rinomata e riconosciuta sulla carta
politica, culturale, scientifica ed economica
europea.
Seguendo attentamente i notevoli mutamenti nel mondo e specialmente in Europa, siamo pronti ad accettare la sfida della
globalizzazione e perciò costruiamo la nostra competitività regionale, ma in questo
mondo pieno di legami, custodiamo gelosamente i nostri buoi istriani, le nostre casite e le nostre battane, le particolarità e i
gioielli del nostro ambiente istriano. L’Istria
è la prima regione in questi luoghi che ha
articolato il fenomeno della peculiarità
locale che distingue un luogo dall’altro,
come precursore del moderno regionalismo europeo; per questo motivo, oltre a
ciò che è pertinente a noi, dobbiamo custodire e apprezzare anche quello che appartiene agli altri perché la nuova Europa è
una comunità di paesi con le loro particolarità che si rispettano e completano, creando da una moltitudine di differenze, un
nuovo mosaico europeo più suggestivo.
Per questo motivo, appoggio gli sforzi con
i quali ogni anno, agli inizi di settembre, attraverso una delle tematiche appartenenti
al ricco patrimonio culturale ebreo, emergono le particolarità storiche e le ricchezze
del nostro continente al quale siamo legati
da un comune destino.
39
i protagonisti
Drago Jančar
Autore e drammaturgo
Nato a Maribor, Slovenia, nel 1948, Drago Jančar è lo scrittore sloveno più conosciuto nella sua terra e all’estero. Ha
studiato Legge e ha lavorato come giornalista, redattore editoriale e scrittore.
Durante il regime comunista, è stato
condannato per “propaganda al servizio
del nemico”. Nel 1985 è stato Fulbright
fellow negli Stati Uniti, e nel 1988 in Germania.
Come Presidente del Slovenian P.E.N.
Center (1987-91) ha avuto parte attiva
nella crescita della democrazia in Slovenia e in Jugoslavia.
I romanzi ed i racconti di Drago Jančar
sono stati tradotti e pubblicati in vari
lingue europee e negli Stati Uniti, cosi
come le sue opere teatrali che sono state
prodotte spesso all’estero e sono considerate il punto di forza della stagione
teatrale slovena.
Nel 1993 lo scrittore ha ricevuto il premio Preseren (il più prestigioso premio
letterario sloveno).
Nel 1994 ha vinto il premio Europeo della città di Arnsberg (Germania), per il miglior racconto dell’anno. Nel 2003 Jančar
ha ricevuto il premio Herder per la letteratura e nel 2007 ha vinto il premio Jean
40
Amery per la saggistica alla Fiera del Libro di Francoforte.
Oggi Drago Jančar risiede a Lubiana. Tra
i suoi romanzi si ricordano Il galeotto,
1978; Aurora boreale, 1984; Brama Schernitrice, 1994; Catarina, il pavone e il gesuita, 2000; Il Costruttore, 2006; L’albero senza nome, 2008. Le sue novelle più famose
sono Del pallido malfattore, 1978; Morte
a Santa Maria delle Nevi, 1985; Lo sguardo
dell’angelo, 1992. I saggi: Terra incognita,
1989; Il vaso in cocci, 1993; Ricordi sulla
Jugoslavia, 1991; La Disputa (con Adam
Michnik), 1993; Pentole di carne egizia,
1995; Un rapporto corto da una città assediata a lungo, 1996; Brioni, 2002; L’anima
d’ Europa, 2006. Gli scritti per il teatro: Il
dissidente Arnoz e i suoi, 1982; Gran valzer
brillante, 1985; Pedinando Godot, 1987;
Dedalus, 1988; Hallstatt, 1994; Cavalleria
leggera, 2008; L’orologio batte in silenzio,
2009. In italiano sono stati tradotti: Aurora boreale, tradotto da Enrico Lenaz e
Darja Betocci. Milano: Bompiani, 2007; Il
ronzio, tradotto da Roberto Dapit. Udine:
Forum Editrice, 2007; L’allievo di Joyce,
tradotto da Veronika Brecelj. Firenze: Ibiskos Editrice Risolo, 2006.
i protagonisti
Un
pensiero sull’accoglienza
(Tratto dagli appunti sul tema: Conoscere e accettare l’altro )
“Eppure, per poter capire l’altro, il presupposto necessario è proprio questo: parlare
e ascoltarsi. Non occorre che gli interlocutori siano propriamente amici, ma se
conoscono le reciproche esperienze, le reciproche vicissitudini, l’ambiente in cui l’altro è vissuto, sarà per loro molto più facile
parlare anche di ciò che vogliono, di ciò
che sperano e di dove intendono arrivare.
Nell’Europa odierna la gente parla soprattutto allo scopo di promuovere i propri e i
reciproci interessi. Nell’Europa odierna, chi
proviene dalla sua parte orientale in genere sa quel che vuole: benessere e determinati standard nella vita pubblica. Anche
chi proviene dalla sua parte occidentale
sa cosa vuole: i mercati dell’Est, un’Europa
senza confini, il mantenimento di uno stato di non-conflittualità politica nella vasta
area che congiunge l’Adriatico al Baltico.
Ma questo non basta. È necessario che
ognuno degli interlocutori capisca l’altro
nel complesso del suo contesto, per così
dire, umano e storico. Per una conversazione di questo genere è necessaria la curiosità nei confronti dell’altro. E una comune
battaglia contro la tendenza a dimenticare.
L’ignoranza e il dimenticare rendono l’individuo supponente e borioso. La letteratura
può quindi dare a un dialogo europeo un
apporto molto maggiore rispetto a quanto
possano fare gli interessi. Essa può introdurvi una particolare sensibilità per le condizioni di debolezza dell’altro, per l’alterità,
ma soprattutto può essere veicolo della
memoria.
Memoria a questo proposito la parola chiave. Solo chi crede di edificare il mondo ex
novo la evita. O la misitifica. O semplicemente dimentica”.
(Traduzione Darja Betocchi)
Il testo completo, redatto in occasione della Decima Giornata della Cultura Ebraica, sarà consegnato agli spettatori durante l’incontro.
41
i protagonisti
Enes Karić
Professore di studi coranici all’Università di Sarajevo
Nato a Višnjevo (Bosnia ed Erzegovina) il 16 maggio
1958, ha compiuto i suoi studi a Sarajevo presso la
Facoltà di studi islamici e presso le Facoltà di Scienze Politiche e di Filosofia: in quest’ultimo ambito si
è laureato con una tesi su Il rapporto tra la filosofia
greca ed islamica nelle Epistole degli Ikhwan al-Safa
(Fratelli della purità). All’Università di Belgrado ha
ottenuto un dottorato presso la Facoltà di filologia
con una tesi in Ermeneutica e problemi di traduzione
dei testi sacri (con particolare riferimento al corano)
nella lingua serbo croata (direttore della ricerca Prof.
Rade Božović).
Si è poi specializzato presso le Univeristà del Cairo
(Egitto) Università al-Azhar (Il Cairo, Egitto), Yale
University (USA), Oxford University (UK) ed è attualmente professore ordinario di Studi coranici e storia dell’interpretazione coranica presso la Facoltà di
Studi Islamici dell’Università di Sarajevo, oltre che
docente in corsi post laurea in Filosofia e Filosofia
della Shari’a presso la Facoltà di Filosofia e Legge
dell’Università di Sarajevo. Nel 2003 è stato nominato decano della Facoltà di Studi Islamici a Sarajevo.
In ambito politico, tra il 1994-1996, durante il governo della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina
guidato da Haris Silajdžić, è stato Ministro di Educazione, Scienza, Cultura e Sport.
Molte le sue pubblicazioni: libri ed articoli di filosofia, teologia ed ideologia moderna e traduzioni
dall’inglese e dall’arabo. La sua traduzione del corano in lingua bosniaca è stata recentemente pubblicata in due volumi ed è la prima edizione nel suo
genere. Alcuni dei suoi articoli e trattati sono stati
anche pubblicati in inglese, e alcuni di essi tradotti
da lui stesso. Altri articoli sono stati pubblicati an-
che in tedesco.
Dal 1976 al 1978 Karić è stato capo editore di ZEMZEM, mensile pubblicato da Ghazi Husraw-bey Madrasah a Sarajevo. Dal 1988 al 1990 è stato editore
capo di Islamska misao (Islamic Thought- pensiero
islamico), mensile dedicato al mondo islamico contemporaneo e alle moderne correnti ideologiche e
politiche e dal 2002 al 2005 è stato capo editore di
Annals della Ghazi Husrawbey Library a Sarajevo.
Negli anni che vanno dal 1984 al 2002 Karić ha
intervistato molti studiosi e personalità di prestigio sia del mondo islamico che occidentale tra cui
Annemarie Schimmel, Seyyed Hossein Nasr, Fathi
Osman, Seyd Naquib al-Attas, Tim J Winter, Abdalwahab Bouhdiba, Ahmed Zeki Yamani, Gilles
Keppel, Re Hassan II del Morocco, ed altri. Tutte le
interviste sono state pubblicate in diverse riviste
jugoslave e bosniache.
Nel 1990, Karić è stato eletto membro del collegio
consultivo di “Al-Furqan” (Fondazione per la conservazione dei manoscritti islamici), fondata a Londra
da Ahmed Zeki Yamani. È anche membro della
commissione editoriale di “Islamic Studies” (Islamabad, Pakistan).
È membro attivo di Aalu l-Bayt – Jordanian Royal
Academy di Amman e membro esperto del programma UNESCO I differenti Aspetti della cultura
islamica, pubblicato in sei volumi. Il suo trattato Il
significato del sufismo nella storia della civiltà islamica: il suo ruolo e il suo valore nel processo universale
e perenne della ricerca spirituale è stato pubblicato
nel vol. IV, il cui editore capo è il Prof. Ekmeleddin
Ihsanoglu, già direttore dell’ IRCICA, Istanbul, Turkey, ora Segretario Generale dell’ OIC (Organization
of Islamic Conference).
… Sull’accoglienza
Accogliere l’altro in Europa
I. Di primo acchito ciò che una persona coglie dell’attuale mosaico europeo, quando
prende in considerazione l’aspetto religioso,
è la nozione di un’Europa come un continente che è stato colonizzato, per più di due
millenni, dalla religione. Dall’Enciclopedia
delle religioni (ed. Mircea Eliade) si evince
che l’Europa non ha dato i natali a nessuna
delle maggiori religioni del mondo. In altre
parole, le religioni che hanno assunto un
ruolo significativo in Europa (Giudaismo,
Cristianesimo ed Islam) sono nate e si sono
sviluppate tutte in Asia, in quel magnifico
‘’contenitore di fedi e nazioni”. Le principali terre e città che sono definite terre sante
e città sante dall’odierna Europa, non sono
in Europa. Si trovano in Asia. I fiumi sacri, le
pietre sante, gli edifici sacri delle maggiori
religioni del mondo trovarono luogo di divulgazione in Europa. Esse furono accolte
dagli europei che decisero di riporre in loro
la propria fede. Ciascuna di esse ebbe origine in Asia e non in Europa. Si può, invece,
42
affermare che l’unico ruolo religioso significativo che si può riconoscere all’Europa è
quello di aver visto fiorire numerose sette
religiose che hanno influenzato, in questo
continente, la visione delle cose. L’origine di
queste sette resta sempre al di là dei confini europei. Si può confermare, senza timore
di cadere in contraddizione, la tesi di Edgar
Morin, in un contesto leggermente diverso,
che l’Europa non è altro che un pezzo importante di “penisola asiatica”.
Il grande ristagno religioso così come le
principali correnti degli sviluppi religiosi e
storici sono giunte indubbiamente e principalmente dall’Asia. I linguisti affermano che
la famiglia delle lingue indoeuropee fornisce una solida base attraverso cui possiamo
capire chiaramente che le nazioni europee
devono la loro origine biologica e il loro sviluppo storico, al grande albero delle nazioni
asiatiche.
È in questo contesto che dovremmo notare la morbida irrazionalità della teoria delle
i protagonisti
religioni straniere e indigene in Europa o
in qualsiasi altra parte del mondo. Chiunque accolga l’altro rigetterà la teoria delle
religioni straniere e indigene in Europa, o
in qualsiasi altra parte del mondo. Chiunque aderisca ad una teoria del genere sarà
incapace di fermarsi ad essa, ma comincerà
inevitabilmente a parlare di lingue indigene
come opposte a straniere sullo stesso suolo
europeo, o di razze indigene opposte a straniere. Non è difficile immaginare che tipo di
Europa sarebbe, se questa mostruosa dottrina si sviluppasse in tutto il continente. Coloro che hanno vissuto o conoscono bene i
fatti della seconda guerra mondiale e l’olocausto di certo rabbrividiranno al pensiero
di una dottrina distintamente simile al razzismo sciovinista del nazismo in un momento
in cui l’Europa, come il resto del mondo, stava per incamminarsi verso il XXI secolo.
II. Sono un musulmano di fede e bosniaco in
virtù del mio background etnico, e grazie a
questa doppia caratteristica non ho nessuna esitazione nell’affermare che quando si
arriva a parlare di religione, l’Europa condivide il destino dell’Asia, che è stata la culla
delle tradizioni religiose che hanno ispirato
noi europei. Ciò significa che l’Europa, come
l’Asia, è anche il continente dell’Islam e del
Giudaismo anche se è il continente dell’Ortodossia Cristiana e del Cattolicesimo e, in
futuro potrebbe diventare, chi può dirlo, la
casa del Buddhismo... le foglie vengono dai
rami, i rami dall’albero, e l’albero dalle sue
radici. Il Giudaismo e l’Islam sono nati in
Asia, ma ciò non toglie che l’Asia sia stata anche la culla del Cristianesimo. Il Giudaismo e
l’Islam hanno trovato la loro via verso l’Europa ed hanno saputo trovare una regione in
cui è fiorita la loro civiltà. Si può negare che
la Spagna islamica ha scritto uno dei capitoli
più gloriosi della storia europea?
Chiunque accolga l’Altro rifiuterà qualsiasi
giustificazione che consideri l’Europa come
un continente esclusivamente cristiano!
Per accogliere l’Altro dobbiamo cominciare
a concepire più di un occidente e più di un
oriente in tutte le parti del globo. Dobbiamo
promuovere una consapevolezza del dialogo per la salvaguardia di un futuro migliore.
Dal momento che l’oriente islamico non implica la negazione né dell’oriente cristiano
né dell’oriente giudaico, allo stesso modo
l’espressione dell’occidente cristiano non
dovrebbe negare né l’occidente islamico né
l’occidente giudaico.
III. Il Giudaismo, il Cristianesimo e l’Islam, religioni universali che portano un messaggio
universale, dovrebbero opporsi al progetto che cerca di riservare alcune zone, per
non parlare di un intero continente, come
esclusive di una religione. Questo sarebbe
il progetto più ridicolo ed anacronistico che
possa mai essere concepito. Perché insisto su questo punto? Perché ci sono alcuni
gravi errori di interpretazione e, ancora più
importante, nella pratica dell’universalità
occidentale ed europea. Questa universalità
per alcuni significa “nessun altro” e “nient’altro” tra noi e cioè “un cerchio europeo di
universalità”. Un progetto universalista del
genere riduce la cristianità ad un credo
esclusivamente europeo, ad una fede solo
europea ed occidentale. Come musulmano,
noto che teorie di questo genere e progetti
di questo tipo si ritorcono contro la cristianità e minacciano pericolosamente il suo
vero spirito universalista.. Se si prende in
considerazione il tempo in cui l’uomo è sulla terra, si può dire che l’Islam è nato ieri, ma
ciò non significa nient’altro se non che il Cristianesimo è arrivato in Europa l’altro ieri e il
Giudaismo ancora un giorno prima. Quindi,
questa semplificazione temporale di venti
secoli di cristianesimo e quattordici d’Islam
può essere utile a coloro che non sostengono chi designa una regione ad una sola fede.
L’Europa moderna, particolarmente dopo la
seconda Guerra mondiale, ha basato il suo
sviluppo e il suo progetto di crescita sull’universalismo, che implica la multi- etnicità, il
pluralismo religioso e il multi-culturalismo.
In altre parole la nostra ricerca della felicità, alla quale ogni uomo può liberamente partecipare, può essere basata solo sul
multilateralismo e sull’accoglienza dell’Altro. Comprendiamo che il vero significato
dell’universalità consiste nel riconoscere
il diritto (di quelle fedi e culture alle quali
non apparteniamo) di avere una esistenza
libera, condivisa e parallela in un ambiente
che accoglie la diversità e contribuisce a far
sbocciare centinaia di fiori diversi. Avere una
visione religiosa universale significa accettare di vivere di fianco alle idee e ai credo di
coloro che sono diversi da noi. Deve essere
totalmente rispettato il diritto di vivere secondo la propria luce e di inseguire la felicità nella maniera che ciascuno percepisce.
Le profezie apocalittiche, dello “scontro di
civiltà” dovrebbero essere sostituite da idee
che creino le basi intellettuali del vivere sulla terra in armonia e cooperazione. Milioni
di cristiani in Egitto, Iraq, Libano, Siria, Nord
Africa, e milioni di musulmani in Francia,
Gran Bretagna, Germania, Bosnia ed Erzegovina, insieme a milioni di ebrei in Israele e in
occidente sono pronti ad intraprendere un
dialogo che assicuri il diritto di ogni uomo a
onorare Dio in diverse maniere.
43
i protagonisti
Trajko Petrovski
Storico ed etnologo, esperto di cultura Rom
Trajko Petrovski, è uno dei massimi esperti della
cultura e delle popolazioni Rom, e si è occupato
con particolare attenzione della loro vita in Macedonia. Originario di una famiglia Rom cristiana, è
cresciuto a Skopje, dove si è formato, terminando
gli studi alla Accademia Pedagogica (indirizzo storico – geografico) e laureandosi alla Facoltà di Filosofia dell’Università della stessa città.
Ha completato un Master in etnologia all’Università di Belgrado con una tesi su I costumi quotidiani
dei Rom a Skopje e nei suoi quartieri. Ha ottenuto
il PhD all’Università di Zagabria, presso il Dipartimento di Etnologia, con una tesi di dottorato su Le
caratteristiche etniche e culturali dei Rom di Macedonia. Dal 1974 al 1980 ha insegnato storia e geo-
grafia a Skopje e dal 1980 ha dato il proprio contributo scientifico agli studi sulla lingua dei Rom, sul
folklore e sull’etnologia, lavorando presso l’Istituto
del folklore a Skopje. Ha pubblicato oltre 300 saggi
scientifici sui Rom, molti articoli sulla cultura, l’etnologia e il linguaggio Rom (presentati a diversi
meeting, conferenze, simposi e congressi in tutto
il mondo). Ha pubblicato anche una grammatica
di lingua Rom e un dizionario Rom – Italiano e uno
Rom – Macedone. Ha infine scritto tre volumi sui
Rom in Macedonia oggi e sul loro attuale folklore.
...Sull’accoglienza
I Rom sono la popolazione più povera, discriminata e meno istruita in Europa. Nel
corso della loro storia sono sempre stati
perseguitati, maltrattati ed hanno timore
di tutto quanto li circonda. Da sempre hanno avuto paura di ribellarsi contro le ingiustizie che hanno subito. I Rom non hanno
un proprio paese e forse, o proprio, per
questo motivo non sono stati mai accettati
dagli altri.
A causa della scarsa istruzione sono in ritardo nei confronti degli altri popoli in Europa. Il 90% circa della popolazione Rom,
su un totale di 13 milioni presenti in Europa, è analfabeta.
I Rom hanno una cultura molto ricca, un
folclore incantevole, una musica che fa venire i brividi; è un popolo pacifico che ama
la vita, vuole essere in pace con i popoli
con i quali convive, e non pensa male di
nessuno.
I popolo Rom è simpatico, molto vivace,
con una grande tradizione musicale. Le sue
origini sono in India.
Per quale motivo non sono accettati dagli
altri? Perche non sono istruiti.
L’Europa di oggi deve prendersi cura dei
Rom e risolvere il problema della loro istruzione. È necessaria e urgente l’istituzione
di cattedre per l’insegnamento della lingua
e della cultura rom.
I giovani Rom devono studiare per diventare essi stessi insegnanti, ovvero protagonisti della propria cultura.
L’Unione Europea ha il dovere di risolvere il
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problema dell’istruzione dei Rom. Io, come
esperto, sono disponibile a collaborare per
aiutare a risolvere questo problema. Una
volta risolto il nodo dell’istruzione, sarà
molto più facile affrontare le altre problematiche della popolazione Rom. L’Europa
deve impegnarsi ad integrare i Rom nella
sua Famiglia.
Quindi i Rom devono sapere e curare la
loro lingua e la lingua del paese dove vivono.
Bisognerebbe pubblicare studi sui Rom,
conoscere la loro storia e farla conoscere
agli altri. È necessario anche pubblicare il
vocabolario della lingua romanés in inglese, tedesco, francese e russo.
Se la cultura Rom continua a rimanere sconosciuta agli altri e soprattutto se le nuove
generazioni non sono istruite, si corre il
rischio che i Rom perdano la propria identità e, dall’altra parte, saranno sempre più
sconosciuti agli altri. Il pregiudizio e la discriminazione nei loro confronti aumenteranno.
Sono dell’opinione che oggi un grande
numero della popolazione europea ami il
popolo Rom e che sia pronto ad aiutarli nel
loro cammino verso un futuro migliore.
i protagonisti
S.E. Amfilohije Radović
Metropolita di Crna Gora e Primorje
Sua Eminenza il Metropolita Amfilohije (Risto)
Radović è nato il giorno di Natale, il 7 gennaio 1938
(25 dicembre secondo il calendario Gregoriano)
nel villaggio di Bare in Moraca, Montenegro. È discendente diretto del duca Mina Radović, che fu un
importante membro del primo Senato dello Stato
montenegrino, originariamente fondato dal principe del Montenegro e Metropolita St. Peter I di Cetinje. Ha frequentato il Seminario Teologico di San
Sava a Belgrado. Nel 1958 ha intrapreso gli studi
presso la Facoltà Teologica della Chiesa Ortodossa
Serba di Belgrado. Nel 1962 si è laureato in Teologia
e agli studi teologici ha accostato quelli di Filologia
Classica presso l’Università di Belgrado.
Dopo la laurea, nel 1963 ha intrapreso studi postlaurea prima presso l’Università di Berna e poi presso il Pontificio Istituto Orientale a Roma. Da qui si
è trasferito ad Atene dove ha ricevuto una chierica
monastica nel 1966, e poco più tardi è stato ordinato sacerdote e archimandrita. Insieme al suo quotidiano ministero in una parrocchia ortodossa di
Atene è riuscito a terminare il lavoro di tesi di dottorale dal titolo Il mistero della Santissima Trinità nella
teologia di San Gregorio Palamas, presso la Facoltà
Teologica dell’Università di Atene.
Per tutto il 1973 è rimasto sul Monte Athos e in questo periodo ha ricevuto l’invito ad insegnare all’Accademia Teologica Russa St. Sergius a Parigi, dove è
rimasto dal 1974 al 1976.
Dopo il ritorno a Belgrado ha cominciato ad insegnare presso la Facoltà teologica della Chiesa Ortodossa Serba di Belgrado ed è diventato il preside
di questa Facoltà nei primi anni Ottanta, quando ha
svolto un lavoro divulgativo molto importante presso l’Università di Belgrado, organizzando discussioni pubbliche e aperte sul cristianesimo ortodosso e
invitando molti artisti, intellettuali e dissidenti politici a prendere parte in queste discussioni.
Nel 1985 l’archimandrita Amfilohije è stato eletto
vescovo di Vrsac nel Banato. Ha lavorato con entusiasmo per ripristinare la vita della Chiesa Ortodossa e il tempo trascorso in questa diocesi sarà
ricordato come un momento di dinamismo e di
cambiamento, il momento in cui la Chiesa ortodossa ha iniziato a venire fuori dall’isolamento per stare
in prima linea nella vita sociale.
Nel 1991 Amfilohije è stato eletto Metropolita del
Montenegro e del litorale. La sua nomina ha coinciso con la progressiva decostruzione del vecchio regime comunista che ha portato alle prime elezioni
libere e democratiche. Il Metropolitanato ortodosso del Montenegro e del litorale hanno cominciato
rapidamente a fiorire. Il numero di sacerdoti, monaci e monache, così come il numero dei fedeli è
aumentato rapidamente. Lo stesso si può dire per
molti monasteri e chiese parrocchiali che sono stati ristrutturati e riportati al loro antico splendore.
Con solo 10 monasteri attivi circa 20 tra monaci e
monache nel 1991, il Montenegro ha ora più di 30
monasteri attivi dove più di 160 monaci e monache
vivono e pregano. Il numero dei parroci si è incrementato: da meno di 20 nel 1991, a più di 80 nel
2002. Il seminario ortodosso che porta il nome di
San Pietro di Cetinje è stato completamente restaurato nel 1993.
Sua Eminenza il Metropolita Amfilohije conosce
il greco, il russo, l’italiano, il tedesco e il francese e
ha un’ottima base di slavo antico, greco classico e
latino classico.
Da due anni è Deputato del Patriarca Serbo e ricopre la carica di Presidente del Sacro Sinodo della
Chiesa Ortodossa Serba.
Tra le sue opere si ricordano: Il Segreto della Santissima Trinità nella teologia di San Gregorio Palamas,
in greco, 1973 (tesi del Dottorato); Significato della Liturgia, studio dal greco, 1974; I Sinaiti e la loro
importanza nella Serbia nel XIV secolo, studio, 1981;
Movimento Filokalijski del XVIII e XIX secolo, studio
dal greco, 1982; Significato spirituale del tempio di
San Sava sul Vracar, Vrsac 1989; Venerabile Rafailo di
Banat, Vrsac, 1988; Il ritorno delle anime alla purezza,
Podgorica, 1992; Fondamenti di istruzione ortodossa, Vrnjacka Banja,1993; Tradizioni nell’istruzioni di
San Sava e l’illuminismo del Dositej Obradovic, Vrnjacka Banja, 1994; L’agnello è la salvezza, poesie,
1996; Interpretazione Storica del Vecchio Testamento,
Niksic, 1996; Il Segreto della Santissima Trinità nella
teologia di San Gregorio Palamas, traduzione da Bp.
Athanasius Jevtic, 2006.
Molte anche le sue traduzioni: dal Vescovo Nikolaj,
Cassiana romanzo tradotto dal serbo al greco 1973.
dall’archimandrita Justin Popovic: Agiografia di San
Simeone e San Sava dal serbo al greco 1974. Dal Greco al serbo: Vecchio Arsenios Capadocian; dal Metropolita di Pergamon John Ziziulas, Da maschera alla
persona, 1993; Sapienza di Salomone; Alphavitic Paternik; Sapienza di Gesù Sirach; Libro di Tobia; Libro
di Giuditta; Libro di Baruch; Libro di Daniel (con aggiunte), Libro di Ester; 2 Esedras; Lettera di Geremia;
Le omelie di San Gregorio Palamas. Numerosi anche
altri saggi, studi e contributi a pubblicazioni incentrati sulla teologia, sulla cultura e sulla storia.
45
i protagonisti
S.E. Eugenio Ravignani
Vescovo di Trieste
Mons. Eugenio Ravignani è nato a Pola
il 30 dicembre 1932; è stato ordinato sacerdote a Trieste il 3 luglio 1955 e si è laureato in teologia dogmatica nel 1961. È
stato docente nello Studio teologico del
Seminario vescovile di Trieste, di cui divenne nel 1968 Rettore e Prefetto degli
Studi. Eletto vescovo di Vittorio Veneto il
7 marzo 1983 e consacrato vescovo nella Cattedrale di San Giusto a Trieste il 24
aprile 1983, venne trasferito alla sede di
Trieste il 4 gennaio 1997 e fece l’ingresso
in diocesi il 2 febbraio.
È membro della Commissione episcopale della CEI per l’Ecumenismo e il Dialogo,
Vicepresidente della Conferenza Episcopale Triveneta, membro della Commissione Episcopale per la Facoltà Teologica
del Triveneto e vescovo delegato per la
Commissione regionale triveneta del
dialogo ecumenico e interreligioso.
Per raggiunti limiti d’età ha rinunciato
alla guida della diocesi che, dal 4 luglio
2009 fino all’ingresso del suo Successore,
regge quale Amministratore Apostolico.
...Sull’accoglienza
Trieste è una città per tanti aspetti singolare. La sua posizione geografica, le sue
vicende storiche, ne fanno un crocevia di
lingue, culture e tradizioni diverse. Ma ne
fanno pure il luogo del loro incontro, in
un dialogo rispettoso e aperto, che delle
diversità fa una ricchezza condivisa e diventa un’esperienza vissuta nella concordia e nella pace. Ciò che può far provare a
quanti qui viviamo non solo compiacimento e soddisfazione per una realtà presente,
ma impegna ad assicurarle una continuità
promuovendo un’autentica disponibilità
all’accoglienza rispettosa delle persone e
dei valori di cui sono portatrici, pronti pure
ad ampliare gli spazi dal dialogo al di là dei
confini verso l’Est e il Centro Europa.
La nostra città viene definita multietnica
e multiculturale, e lo è. Ma non possiamo
non tenere presente che essa è pure multi-
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religiosa. Ciò che, analogamente a quanto
richiesto dalla diversa composizione etnica
e dalla pluralità delle culture, postula pure
un dialogo ecumenico e interreligioso. Nella sua storia è attestata, fin dal ‘700, la presenza della Chiesa Ortodossa nelle due Comunità greco-orientale e serbo-ortodossa
(recentemente vi si è aggiunta quella romena); le Chiese evangeliche sono presenti con la Comunità Luterana di confessione
augustana, la Comunità Elvetica e Valdese
e le Comunità Metodista, Battista e Avventista; vi sono pure alcuni fedeli della Chiesa Anglicana. Un posto particolare lo ha la
Comunità Israelitica, che ha conosciuto la
tragedia della persecuzione antiebraica e
nella cui memoria vivono oggi ancora le
vittime dell’Olocausto.
La presenza di religioni diverse nel passato non creava difficoltà particolarmente
i protagonisti
gravi né ancor meno conflitti. Alcuni interventi dell’allora Impero Austro-Ungarico
avevano creato condizioni di vita serena.
E sostanzialmente rispettoso era l’atteggiamento dei cittadini di fronte a tale pluralismo religioso, anche se si viveva quasi
ignorandosi. Sarà stato così anche altrove,
ma il reciproco ignorarsi era qui certo più
avvilente che là dove cattolici e non cattolici vivevano l’uno accanto all’altro. Mentre
ad esigere un dialogo fra religioni diverse
era ed è tuttora la loro presenza che si è
andata intrecciando con la storia stessa
della nostra città. Nessuno, penso, ignori
il contributo da loro dato alla cultura, al
progresso morale, alla stessa prosperità di
Trieste. E qui va doverosamente ricordato il
significativo apporto della Comunità Israelitica che, agli altri meriti, aggiunse quello
dell’inestimabile esempio di fedeltà di tanti suoi membri sacrificati nei giorni bui della persecuzione razziale
Se c’è un interrogativo e un rammarico che
avverto è questo: siamo vissuti per secoli
accanto gli uni agli altri, cristiani cattolici,
ortodossi, evangelici, ebrei e non ci siamo
parlati. Come potevamo conoscerci? E poi
accoglierci? E tutto ciò – oggi ancora sorprende, ma non sorprendeva cinquant’anni fa – in una città in cui si viveva fianco a
fianco, si intessevano amicizie personali
che superavano la diversità della confessione religiosa, si andavano formando famiglie miste che, come avevano trovato
difficoltà a nascere, così vivevano spesso
inquietudini spirituali che non è lecito sottovalutare.
I primi contatti, seguendo le indicazioni
del Concilio Vaticano II, risalgono al 1967.
Fu l’inizio di rapporti che via via si fecero
sempre più cordiali e fraterni. Il cammino
non fu sempre facile, con qualche ritardo e
qualche stanchezza, ma ricco di speranza,
severo ed insieme lieto, fraterno ed amico.
Il dialogo ecumenico e interreligioso ormai
non è più una scelta di vertici, è divenuto
esigenza sentita e vissuta da ampia parte
della nostra Chiesa. Forte e fedele rimane
l’amicizia che ci lega alla Comunità Israelitica, mentre ora si è aggiunta l’attenzione
alla presenza islamica nella nostra città e
alle altre esperienze religiose, tra cui quella
del centro buddista.
A questo cammino occorre dare continuità ed incremento. Non solo continuità, ma
nuovo slancio e novità di iniziative. Non si
assicura, però, continuità al dialogo che favorisce conoscenza ed accoglienza, se non
si conferma responsabilmente l’impegno
fondamentale del sincero rispetto. Che è
anzitutto rispetto dell’altro, della sua fede
religiosa, della sua sensibilità spirituale,
delle sue posizioni di fronte ai tanti problemi che si pongono all’uomo d’oggi. Ma che
è pure rispetto della propria convinzione
di fede, della propria spiritualità, della propria coerente testimonianza di vita, della
propria chiara presa di posizione di fronte a tutto ciò che possa umiliare l’uomo e
lacerare il tessuto di una concorde serena
pacifica convivenza. E ad assicurare la crescita di un autentico dialogo ecumenico
e interreligioso si chiede il rispetto della
libertà: chi vuole davvero dialogare, non
impone nulla all’altro, bensì con fermezza
e con chiarezza non disgiunta da delicata
discrezione, espone il suo pensiero ed apre
l’animo ad accogliere quello dell’altro, in
spirito di stima, di gratitudine, di simpatia. A me piace molto sottolineare che in
questi ormai lunghi anni di dialogo ecumenico e interreligioso a Trieste non si è
mai mancato da parte di chiunque al dovere di esporre integra la verità, in fedeltà
alla propria Chiesa o alla propria Comunità
religiosa, senza che mai ciò potesse rappresentare un giudizio sulla fede dell’altro
o una sia pur velata e non voluta forma di
condizionamento della libertà altrui. Ciò
che ha favorito la conoscenza e l’affermarsi di una cordiale comprensione, non solo,
ma una vera amicizia. Ed è così che si dovrà
continuare a crescere insieme.
47
i protagonisti
dott. Renzo Tondo
Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia
Nato a Tolmezzo il 7 agosto 1956, è sposato con Anna, dalla quale ha avuto tre
figli: Giulia, Simone e Matteo. Diplomatosi al Liceo Scientifico di Tolmezzo, ha
frequentato i corsi di Scienze Politiche a
Trieste lavorando nel contempo nell’impresa di famiglia e laureandosi a 23 anni.
Iniziata da giovanissimo l’attività politica, a soli 19 anni è già consigliere comunale a Tolmezzo, cittadina di cui diventa
sindaco nel 1990. Otto anni più tardi, nel
1998, l’elezione al Consiglio regionale
del Friuli Venezia Giulia e la nomina ad
assessore, prima al Lavoro e poi alla Sanità. Nel 2001 diviene Presidente della
Regione fino alla fine della legislatura,
nel 2003.
Deputato nella XV Legislatura, è sempre
rimasto molto legato alla propria regione, difendendone le istanze alla Camera
dei deputati. Candidato della coalizione
di Centrodestra composta da PdL, Lega
Nord, Udc e Pensionati alla presidenza
della Regione, è eletto Presidente nella
consultazione elettorale del 13 e 14 aprile 2008.
Continua ad occuparsi dell’impresa alberghiera di famiglia, che conduce da
oltre vent’anni.
è presidente della Federazione Italiana
Dama e del coordinamento nazionale
delle federazioni discipline sportive associate del CONI.
Da quando il fratello Giovanni ha adottato due bimbi indiani, si è interessato in
prima persona di adozioni internazionali,
collaborando con l’associazione International Adoption e compiendo numerosi
viaggi in India e Guatemala per favorire
l’arrivo in Italia di bambini abbandonati. Nel 1986, di ritorno dal primo volo a
Delhi, ha raccolto le sue esperienze di
viaggio nel libro “Chapati, dieci giorni a
Delhi”.
Dall’introduzione di pag. 4
“ … Questo desiderio di aprirsi alla società
è confermato dal tema scelto per la decima
edizione 2009 della Giornata europea: “Conoscere e accogliere l’altro”. Un tema con il
quale si vuole sottolineare, appunto, come
al centro della cultura ebraica ci sia proprio
lo spirito di accoglienza. … ”
48
grande musica
DOMENICA
ore 21.00
Piazza Giotti
6
settembre
La Decima Giornata della Cultura Ebraica si chiude con un grande
concerto.
Un palcoscenico simbolico – la piazza davanti alla Sinagoga – si riempie
di festa, di suggestione, di musica.
David D’Or, Bilja Krstić, Dragan Dautoski Quartet e Miriam Tukan sono
protagonisti di una spettacolare performance di world music in cui
suggestioni e armonie di tutto il mondo si uniscono per un comune
messaggio di conoscenza e accoglienza
Dopo il loro personale saluto a suggello della manifestazione, gli organizzatori introducono l’intervento del Presidente della Provincia di Trieste, prof. Maria Teresa
Bassa Poropat.
La musica prende vita con l’attesissima voce di David D’Or che con il suo ensemble interpreta alcuni brani del proprio repertorio e invita sul palcoscenico Miriam
Tukan che con lui duetta in due canzoni, cantando in inglese e in ebraico. A seguire sale sul palcoscenico Bilja Krstić che con il suo ensemble regala una parte
delle sue musiche e chiama a salire sul palcoscenico David D’Or.
D’Or è ospite anche della tranche successiva, chiamato dagli artisti del Dragan
Dautovski Quartet che proseguono il concerto. Miriam Tukan chiude la serata
con alcuni brani in arabo e in ebraico. Un festoso canto collettivo finale vede
ospiti sul palcoscenico assieme a Miriam Tukan anche David D’Or, Aleksandra Popovska e Bilja Krstić.
50
grande musica
David D’Or
David D’Or è la voce più rappresentativa
della musica israeliana di oggi: il suo timbro straordinario (gli studi classici gli hanno restituito un meraviglioso canto di contro-tenore) è conosciuto in tutto il mondo
e lo ha portato ad esibirsi nelle location più
suggestive e importanti, tra cui la corte del
re della Thailandia e in Vaticano alla presenza del Santo Padre.
Tuttavia le luci della ribalta di una carriera
internazionale nel mondo dell’opera (è stato chiamato, tra gli altri, anche dal Metropolitan Opera di New York) non lo hanno
distratto dalla sua vera passione, non lo
hanno fatto desistere dall’andare, per mezzo della musica e della ricerca, alla riscoperta delle proprie radici.
Nato in Israele (dove è una star riconosciuta e affermata) da una famiglia di cantori
ebrei libici con un background andaluso, la
ricerca delle proprie origini lo ha portato a
mettere in luce un tesoro unico, che evoca
il canto salmodiato del Sacro Tempio. David scopre che il suo bisnonno fu uno dei
più importanti Rabbi in Libia, originari di
una famiglia di ebrei espulsa dalla Spagna
durante il periodo dell’Inquisizione. È così
che si avvicina proprio al Rabbi della comunità libica, con l’intenzione di conoscere le vere origini delle bellissime preghiere
cantate che ascoltava da piccolo, a casa e
nella sinagoga. La tradizione racconta che
quei magici canti sacri furono tramandati
oralmente da padre in figlio e si riconducono ai canti di preghiera dei leviti del Sacro
Tempio di Gerusalemme: oggi quegli stessi canti sono usati dalla comunità ebraica
libica nelle preghiere di Yom Kippur e nei
giorni sacri.
David ha raccolto questo tesoro musicale
e di tradizioni, e insieme ad esso altri canti
sacri, i canti di preghiera yemeniti, i canti di
Shabbat – indimenticabile, per esempio, la
melodia di Lecha Dodi scoperta in un’antica sinagoga. Con il suo gruppo di giovani
ma esperti musicisti di origini differenti
(Nord Africa, Medio oriente, Balcani) ha
così creato una nuova performance, ricca
di emozioni ed energia: un vivido “melting
pot” di suoni, ritmi e colori cui non mancano scelte tecniche innovative e intelligenti.
Accanto agli strumenti musicali e tecnologici contemporanei, infatti, l’ensemble di
D’Or usa anche strumenti della tradizione
come il gumbush (simile al banjo turco), la
fisarmonica, il duduk, il clarinetto, il violino,
le diverse percussioni mediorientali e persino lo shofar, il tradizionale corno d’ariete che viene soffiato durante i giorni sacri
ebraici e “sa aprire il cielo per preghiere e
auguri”.
È in uscita un nuovo lavoro di David che
presenterà un raccolta di preghiere e canti
in una celebrazione di emozione ed energia.
www.daviddor.com
51
grande musica
Bilja Krstić
Bilja Krstić esegue canzoni che sin
dall’infanzia sono state vicine al suo
cuore, sono le canzoni più belle della
Serbia, del Kosovo, della Macedonia
e della Romania orientale che ha raccolto pazientemente per anni. Ecco
perché le sue interpretazioni sono
toccanti e travolgenti, perché toccano
il cuore delle radici e delle tradizioni
più antiche e sincere della Serbia e
di tutta l’area balcanica ed est europea. La musica che esegue con il suo
gruppo, Bistrik, è una miscela di musica tradizionale, canzoni a cappella
ed ethno-groove con elementi di
improvvisazione e di nuova musica;
il loro obiettivo è tradurre il folklore in
arte contemporanea, risvegliare i cuori e dare nuovo vigore ed energia alle
emozioni dimenticate. Il canto di Bilja
è stato paragonato, per originalità ed
impatto, a quello di Shella Chandra e
Lorenna McKennit.
Bilja Krstić è stata a lungo sulla scena
della musica pop in Jugoslavia. La sua
esperienza è cominciata da giovanissima tra le file del Coro della Gioventù. Più tardi, negli anni ’70, ha cantato
con le band dei Sunflowers e di Early
Frost. Intrapresa la carriera da solista,
nel 1983 incide il suo primo album, cui
seguono altri tre lavori di musica pop.
Negli stessi anni scrive le musiche per
52
gli spettacoli del Teatro Nazionale di
Belgrado e si laurea presso la University of Musical Arts, e comincia a lavorare
come editore musicale presso la National Radio Broadcast.
Dopo una carriera di successo nella musica pop, Bilja Krstic decide di incidere
un tipo di musica più vicina alla sua anima e legata alla sua infanzia. Per più di
cinque anni raccoglie con pazienza certosina canti popolari sconosciuti delle
zone di Kosovo, Serbia orientale, Macedonia, Romania, Bulgaria e Ungheria.
Colleziona il suo lavoro negli album Bistrik (2001) e Zapisi (2003). Bistrik viene
distribuito dall’etichetta V2-Greece record, nel maggio 2002.
La presenza scenica autentica e spontanea unitamente alla sua voce superba
restituiscono a Bilja Krstić entusiastici
consensi nei suoi tantissimi concerti nel
suo paese natale e nel resto del mondo.
A livello internazionale un passo da ricordare è la partecipazione come unica
voce femminile del mediterraneo al festival “Mostra Sesc de Artes” a São Paulo:
è il periodo in cui fa parte della Mediterraneo Orchestra, composta da 25 musicisti tra i più importanti del mondo.
Il suo terzo CD Tarpos è uscito nel 2007
per Intuition/Schott Music e ha ottenuto ottimo riscontro in tutta Europa.
www.bilja.rs
53
grande musica
Dautovski Quartet
Dragan Dautovski, Aleksandra Popovska,
Bajsa Arifovska, Ratko Dautovski
Dragan Dautovski
Dragan Dautovski è uno dei più accreditati ambasciatori della musica macedone nel mondo ed è tra i più scrupolosi e raffinati studiosi delle tradizioni
musicali della sua terra. Nato nel 1957
nel piccolo villaggio di Rusinovo (Berovo, Macedonia) si diploma in Teoria
Musicale nel 1984 presso l’Università
dei Santi Cirillo e Metodio a Skopje.
È compositore e valido polistrumentista: compone numerose opere per
solista (strumentale e vocale), per
gruppi e orchestre, destinate a un organico di strumenti della tradizione
popolare: esegue o registra le proprie
composizioni all’inizio in Macedonia
e nelle aree limitrofe per poi portarle
in tutto il mondo. Oltre che autore e
interprete è anche docente di kaval,
gajda e tambura (strumenti tradizionali) presso l’Università dei Santi Cirillo
e Metodio di Skopje. Nel 1992 fonda l’
ensemble Mile Kolarovski con il quale
suona molto in Macedonia e all’estero e partecipa alla colonna sonora del
film Before the Rain. Nel 1995 fonda
il gruppo DD Synthesis che riscuote
ottimo riscontro internazionale che
arriva fino al Giappone: il fine costante
di tutte le attività musicali di Dragan è
sempre quello di esplorare in profondità la cultura popolare macedone e i
suoi tesori. La fondazione del Dragan
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Dautovski Quartet (Dragan ha scelto
tre giovani collaboratori, preparatissimi e molto motivati), oggi formazione
riconosciuta e consolidata, risale al
2000 e da allora ha mantenuto lo stesso organico.
Aleksandra Popovska, è un’artista
completa, e oltre al campo musicale
estende la sua creatività in vari ambiti:
canta e compone, ma anche dipinge
e si occupa di video arte. Il suo studio
sulla vocalità ne ha fatto una pioniera
– nel contesto balcanico – dell’esplorazione delle tecniche vocali. Nelle sue
performance l’interdisciplinarietà è al
primo posto e la musica e le immagini
sono intersecate e usate assieme per
sondare nuove modalità percettive.
La sua espressione artistica travalica i
confini di genere e crea diverse esperienze per gli ascoltatori. La sua voce è
uno strumento e come tale viene utilizzata; i campi musicali nei confronti
dei quali si esprime sono i più diversi,
dal folk, al pop, al jazz, fino all’elettronica live sperimentale.
La sua carriera di respiro internazionale è esplosa a partire dal 2000 sia come
solista collaborando con diversi ensemble, sia come vocalist e tastierista
del Dragan Dautovsky Quartet.
Bajsa Arifovska è una delle più famose musiciste macedoni delle nuove generazioni. È cresciuta tra i miglio-
ri strumentisti di zurla (uno speciale
flauto in cocco o legno) e tapan (un
tamburo a doppia pelle), nel villaggio
di Ratevo, nella Macedonia dell’est.
Nella sua famiglia la musica si pratica
da generazioni: il padre, Dželo Destanovski, è tra i maggiori esecutori di
zurla in Macedonia e Bajsa cominicò
a suonare quando aveva solo sette
anni. Dragan Dautovski è stato il suo
insegnante, e oltre che con lui oggi
Bajsa suona anche con Goran Alachki
e in altri gruppi. È anche compositrice, oltre che ammirevole esecutrice
di diversi strumenti tradizionalo come
kaval, tarabuka ma anche di clarinetto,
violino e tambura; insegna alla State
High School di Macedonia nella classe
di strumenti folk tradizionali.
Ratko Dautovski è un percussionista
tra i migliori delle nuove generazioni
di strumentisti macedoni. Si è esibito
in più di 100 concerti in tutto il mondo
e collabora con molti musicisti, orchestre, e compositori, oltre ad annoverare
tantissime esibizioni da solista. È membro del Dautovski Quartet dall’anno
della sua fondazione, il 2000.
L’ ocarina
Dragan Dautovski è un musicista di grande genio
pratico che padroneggia sapientemente più di
venti diversi strumenti musicali. Non è caratteristica diffusa quella di essere in grado di suonare uno
strumento a fiato che risale a circa 6000 anni fa. Dragan Dautovski, infatti, è stato il musicista più adatto a dare un soffio di vita ad un’ocarina risalente al
periodo Neolitico, rinvenuta in un sito vicino alla
città di Veles, Macedonia, dall’archeologo Trajanka
Jovcevska e dalla sua equipe. Dragan Dautovski, è
l’unico flautista neolitico. È stato il primo musicista
a studiare uno strumento di 6000 anni, sferico, di
ceramica. “Ha un suono leggero e musicale” afferma Dautowsky, che suona strumenti musicali della tradizione macedone “il suo sound è quello di
6000 anni fa”. Lo strumento è stato ritrovato in uno
scrigno che nascondeva oggetti rituali: i suonatori
del Neolitico, dunque, lo usavano per officiare cerimonie religiose. “Suonare questo flauto richiede
profonda concentrazione” continua Dautowsky “è
necessario essere preparati spiritualmente per poterlo suonare”.
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Miriam Tukan
Miriam Tukan è una giovane cantante
cristiana araba del piccolo paese israeliano I’billin.
Ha avuto l’onore di essere la prima
cantante araba a partecipare a Kokhav Nolad, un programma israeliano
di grande successo che presenta le
migliori voci e i migliori interpreti del
paese (strutturato sull’esempio del
celebre format American Idol) e per
la prima volta canta in arabo nel corso
della trasmissione.
Ha una qualità vocale unica, un timbro
dolcissimo e struggente, e una tecnica
e una pulizia di suono ineccepibili.
Il suo stile combina spesso stili della
musica araba con canzoni della tradizione ebraica e della musica westernstyle israeliana: ne risulta un’impronta
convincente e non convenzionale.
Nonostante la giovane età, le sue performance delle poesie di Bialik e delle
melodie di Arik Einstein Hachnisini Tachat Knafech, hanno già ottenuto molti riconoscimenti dal pubblico e dalla
critica, sia per la scelta dei titoli, sia per
le interpretazioni originalissime.
Miriam, attualmente, studia Giurisprudenza all’Università di Haifa e sta registrando il suo primo album.
56
le mostre
MEMORIE DI PIETRA
Una carrellata d’immagini d’epoca inedite ricostruisce la Trieste ebraica
cancellata dallo sventramento edilizio degli anni Trenta
Inaugurazione domenica 6 settembre
alle ore 9.45, Sinagoga di piazza Giotti
I vicoli dietro piazza Unità, l’antica Sinagoga, i ristoranti kasher lungo il
Corso Italia e le insegne storiche di
tanti negozi ora scomparsi. Una carrellata d’immagini d’epoca, tratte dalle collezioni di Claudio Ernè e Fulvio
Rogantin, ricostruisce scorci inediti e
atmosfere di una Trieste ricca di presenze ebraiche cancellate dallo sventramento edilizio degli anni Trenta in
una mostra di grande suggestione
allestita negli ambienti della Sinagoga
di piazza Giotti.
Visitabile fino a domenica 8 novembre, l’esposizione offre uno spaccato
emozionante e finora poco conosciuto del violento impatto che ebbe sulla
realtà ebraica l’intervento edilizio che
tra il 1934 e il 1937 vide a Trieste all’abbattimento di 181 case, due edifici di
culto, tra una Sinagoga, sette magazzini, negozi e stalle, un albergo e dieci
case di tolleranza.
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L’area su cui si accanisce il “piccone risanatore” è quella di Cittavecchia. Qui
viene distrutta la “piccola e modesta
Trieste medioevale, groviglio di viuzze
e casupole” sbrigativamente definite
“malsane e sovraffollate” nei resoconti
pubblicati sui giornali dell’epoca. Una
parte della città, con la sua gente, la
sua tradizione e suoi luoghi di culto e
di riunione, viene così cancellata per
offrire nuovi spazi a quanto la politica
fascista ha deciso di realizzare.
Il cuore della mostra è costituita dalle
immagini scattate dal fotografo triestino Francesco Penco che torna così
alla ribalta con una selezione di alcune
delle sue opere più belle. Nato il 10 ottobre 1871 e troppo a lungo dimenticato, Penco col suo apparecchio ha
“congelato” nella gelatina di migliaia di
lastre e pellicole, con una modernità
di composizione notevole, gli avvenimenti cittadini più importanti e drammatici della prima metà dello scorso
secolo: dallo sciopero dei fuochisti del
le mostre
Lloyd, finito in tragedia con 14 manifestanti uccisi dalle truppe austriache,
ai funerali dell’erede al trono imperiale
Francesco Ferdinando assassinato a
Sarajevo, all’occupazione militare jugoslava della città del maggio 1945,
alle manifestazioni per il ritorno della
città all’Italia.
Negli scatti relativi allo sventramento
edilizio finora salvati dall’oblio Penco,
avvezzo non a scattare da lontano ma
a scendere tra la gente, appare attratto
soprattutto dagli aspetti urbanisticoarchitettonici delle demolizioni e delle
successive scenografiche riedificazioni volute dal regime fascista che nella
zona di Cittavecchia aprirà gli spazi di
una via triumphalis su cui affacceranno i nuovi monumentali edifici. Non
sono infatti emerse finora fotografie
che mostrino qualche fase della risistemazione della popolazione in altri
rioni della città di ben diecimila persone o della distruzione del ghetto.
La qualità delle immagini proposte
dall’esposizione è straordinaria perché Francesco Penco usava lastre di
grandissimo formato, anche di 20X30
centimetri che dopo essere state recuperate sono state digitalizzate e
restaurate con cura. Ricavate da negativi in vetro di 13x18 centimetri, le sue
foto consentono una lettura perfetta
di ogni dettaglio.
È invece ancora ignoto l’autore delle
altre foto che compongono la mostra.
Gli oltre trecento negativi da cui sono
state tratte costituiscono in ogni caso
un unico “corpus” messo di recente in
vendita a Trieste. Le immagini sono
state conservate in tre piccoli album
di identica fattura e dimensione, dove
ogni negativo del formato 6x9 centimetri, è inserito in una tasca di pergamino (carta oliata trasparente) su cui
l’autore ha indicato la data dello scatto
usando una penna stilografica riempita di inchiostro blu.
Tutti questi negativi sono stati digitalizzati ad altissima risoluzione e poi
restaurati per consentirne la migliore
lettura.
“Memorie di pietra”
fino all’8 novembre alla Sinagoga
di piazza Giotti (Trieste)
tel. 040 632119
[email protected]
[email protected] - www.triestebraica.it
Orario:
lunedì - giovedì 10.00 -11.00.
Domenica 10.00 -12.00 (visite guidate
della Sinagoga con partenza
alle 10.00, 11.00, 12.00).
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BESA, UN CODICE D’ONORE
ALBANESI MUSULMANI CHE SALVARONO GLI EBREI DALLA SHOAH
Un’esposizione a cura di Yad Vashem,
il museo dell’Olocausto di Gerusalemme
In mostra fino al 15 ottobre al Museo
ebraico Carlo e Vera Wagner di Trieste
Negli anni drammatici della seconda
guerra mondiale fu un rigido codice d’onore, detto Besa, a decretare la
salvezza degli ebrei di Albania. Mentre nel resto d’Europa la persecuzione mieteva le sue vittime lì gli ebrei
vennero infatti considerati ospiti e in
quanto tali da proteggere e preservare. Fino al punto di donare loro abiti e
nomi musulmani.
A raccontare questa vicenda, ancora
poco nota all’opinione pubblica occidentale, è la mostra “Besa, un codice
d’onore. Albanesi musulmani che salvarono gli ebrei dalla Shoah” in esposizione per la prima volta in Italia al Museo ebraico Carlo e Vera Wagner fino al
15 ottobre.
Realizzata da Yad Vashem, il museo
dell’Olocausto di Gerusalemme, la rassegna propone le suggestive immagini
del fotografo americano Norman Gershman che per cinque anni ha percorso
l’Albania recuperando le testimonianze
di questo straordinario salvataggio che
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riguardò quasi 2 mila ebrei e documentandolo attraverso i ritratti dei salvatori
e dei loro discendenti.
La storia appare ancora più sorprendente se si considera che nei primi decenni del Novecento l’Albania, paese
a maggioranza musulmana, contava
una popolazione di 803 mila abitanti di
cui solo 200 erano ebrei. Dopo l’ascesa
al potere di Hitler nel 1933 molto ebrei
trovarono però rifugio in Albania. Diverse fonti stimano che vi affluirono da
600 a 1800 a rifugiati ebrei provenienti
da Germania, Austria, Serbia, Grecia e
Jugoslavia nella speranza di proseguire alla volta d’Israele o di altri paesi.
Dopo l’occupazione nazista nel 1943
gli albanesi, con un atto di grande
generosità, rifiutarono di consegnare
le liste degli ebrei che vivevano nel
paese. Varie agenzie governative fornirono a molti ebrei documenti falsi
che consentirono loro di mescolarsi al
resto della popolazione. E gli albanesi non solo protessero i loro cittadini
ebrei ma diedero rifugio ai tanti ebrei
giunti in Albania quando ancora era
sotto il dominio italiano, che ora rischiavano la deportazione nei campi
di sterminio.
le mostre
A proteggere gli ebrei fu Besa, l’antico
codice d’onore del popolo albanese,
profondamente radicato nella cultura
e nelle usanze. Besa alla lettera significa “mantenere la promessa”. Chi si
comporta secondo Besa è qualcuno
che tiene fede alla parola data, a cui
si può affidare la propria vita e quella
della propria famiglia.
Quasi tutti gli ebrei che si trovavano
entro i confini dell’Albania durante
l’occupazione tedesca furono salvati,
fatta eccezione per poche famiglie.
L’Albania, unico paese europeo a maggioranza musulmana riuscì così dove
le altre nazioni europee fallirono.
Sembra che il codice Besa si sia sviluppato dalla fede musulmana secondo
un’interpretazione tipica degli albanesi. Ma l’aiuto prestato agli ebrei e
ai non ebrei può anche essere inteso
come una sorta di onore nazionale in
nome del quale gli albanesi si prodigarono nel prestare aiuto e addirittura
entrarono in competizione per il privilegio di salvare gli ebrei con atti che
nacquero dalla compassione, dalla
bontà e dal desiderio di sostenere chi
si trovava in una situazione di bisogno
anche se di altra fede o altra origine.
“Besa – spiega il fotografo Norman
Gershman – è molto più della semplice ospitalità. È un sentimento che ti
lega a chi entra nella tua sfera contro
ogni avversità”. Non a caso nel 1934
Herman Bernstein, l’ambasciatore
degli Stati Uniti in Albania scrisse “In
Albania non vi è traccia di alcuna discriminazione contro gli ebrei perchè
l’Albania è oggi uno dei pochi paesi
in Europa in cui il pregiudizio e l’odio
religioso non esiste benchè gli stessi
albanesi siano divisi in tre fedi”.
Il FOTOGRAFO NORMAN GERSHMAN
Norman H. Gershman ha cominciato la sua carriera
di fotografo relativamente tardi. Ha studiato con
fotografi come Ansel Adams, Roman Vishniac e Arnold Newman ed è stato influenzato dai loro lavori.
È stato anche sotto la tutela di Cornell Capa, il fondatore e direttore dell’International Center of Photography a New York. Gershman ha sviluppato un
suo stile personale incentrato sul ritratto, nel quale
lascia il suo tocco enfatizzando la speciale personalità del soggetto. Oggi vive e lavora ad Aspen in
Colorado.
Per quattro anni Gershman ha fotograto famiglie
musulmane che salvarono ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, facendo convergere due mondi apparentemente in contrasto. Da questo lavoro
è nata la mostra “Besa, un codice d’onore. Albanesi
musulmani che salvarono gli ebrei dalla Shoah” presentata a Trieste per la prima volta in Italia. “Le famiglie musulmane – racconta Gershman - mi ripetevano in continuazione che salvare una vita umana
è andare in paradiso. I figli di un salvatore mi dissero
che il principio insegnatogli dal padre, secondo cui
vivono, è ‘se qualcuno bussa alla tua porta, devi assumerti la responsabilità’”.
I lavori di Norman Gershman si trovano presso molte collezioni pubbliche tra cui l’International Center
of Photography, New York; il Brooklyn Museum;
l’Aspen Museum of Art e molte gallerie in Russia.
“Besa, un codice d’onore.
Albanesi musulmani che salvarono
gli ebrei dalla Shoah”
fino al 15 ottobreMuseo ebraico Carlo
e Vera Wagner
via del Monte 7 (Trieste)
tel. 040 633819
[email protected]
www.triestebraica.it
Orario:
lunedì, mercoledì, giovedì,
venerdì e domenica: 10.00 - 13.00
martedì: 16.00 - 19.00
61
Con il patrocinio e il sostegno di:
Con il contributo di:
PER GLI STUDI SULLA COESISTENZA TRA I POPOLI
Con il supporto di:
Savoia Excelsior Palace
GIEMME
ALLESTIMENTI
Media partner:
62
i sostenitori
LE ASSICURAZIONI GENERALI:
UNA TRADIZIONE DI CULTURA
Il Gruppo Generali, consapevole della responsabilità sociale propria di un
assicuratore leader a livello europeo,
ha sempre avuto un ruolo attivo nel
sostenere e sviluppare iniziative ed
eventi culturali di rilievo.
L’impegno delle Assicurazioni Generali si è caratterizzato negli anni in varie
attività di sostegno a premi letterari,
quali il Campiello, uno dei più importanti appuntamenti culturali in Italia,
nonché a premi giornalistici come il
Premio Amalfi Internazionale di Giornalismo e il Premio Luchetta dedicato
ai reportage sui minori vittime di ogni
violenza.
Inoltre, Generali è presente in numerose iniziative editoriali e festival che
offrono un contributo alla diffusione
della cultura e della storia, nonché in
eventi di respiro internazionale come
il Forum Economia e Società Aperta
e la collaborazione con la Comunità
Ebraica di Trieste per l’organizzazione
della decima edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, che
promuove il dialogo e l’interculturalità
propria di una città come Trieste.
ASSICURAZIONI GENERALI
Costituite a Trieste il 26 dicembre 1831, le Generali
sono oggi a capo di un Gruppo internazionale presente in oltre 64 Paesi. Nel corso degli ultimi anni,
il Gruppo ha consolidato la propria posizione tra i
maggiori gruppi assicurativi europei ed ha ricostituito una significativa presenza nei paesi dell’Europa centro-orientale così come ha cominciato a svilupparsi nei principali mercati nell’Estremo Oriente,
tra cui la Cina e l’India. Oggi il Gruppo Generali,
leader di mercato in Italia, si colloca al terzo posto
a livello europeo con una raccolta premi di 69 miliardi di euro.
63
i sostenitori
FONDAZIONE STOCK
PER GLI STUDI SULLA COESISTENZA TRA I POPOLI
La Fondazione Stock per gli studi sulla coesistenza
tra i popoli nasce a Trieste sulla base di un fondamentale intento programmatico: perseguire la coesistenza pacifica ed il dialogo costruttivo tra popoli.
Un proposito che non è soltanto un ideale, ma si
basa su alcune azioni concrete che la Fondazione
ha svolto e continua a svolgere, fondate su tre assi
portanti: l’educazione, le scienze le arti.
Nell’ambito di queste tre discipline la Fondazione
promuove incontri, eventi, collaborazioni, scambi
ad alto livello per far sì che le diverse parti (culture,
etnie, religioni) si confrontino e dialoghino per un
fruttuoso scambio di idee.
I giovani vengono prevalentemente orientati allo
studio, allo sport, al lavoro, con particolare attenzione alle realtà arabe e israeliane, per creare team
e progetti comuni. In particolare, per quanto riguarda la formazione e l’istruzione dei giovani, la Fondazione attinge alle preziose risorse degli insegnanti e
degli allievi del Collegio del Mondo Unito di Trieste,
quintessenza della coesistenza matura e ponderata
tra i popoli, ed investe nell’educazione con un fiore all’occhiello quale la scuola secondaria di primo
grado di Campi Elisi, intestata alla memoria di Lionello Stock.
Tra le testimonianze, le attività e i riconoscimenti
della Fondazione Stock si ricordano:
- la conquista del primo premio al concorso nazionale “I giovani ricordano la Shoah”, affidato nel gennaio 2009 dal Ministero dell’Istruzione alla classe III
D della stessa scuola Lionello Stock;
- l’istituzione del Premio Lionello Stock per giovani
imprenditori che il Consorzio per l’Area di Ricerca
assegna a un giovane studioso che abbia contribuito alla ricerca e all’applicazione dei risultati nell’ambito industriale-scientifico;
- l’intitolazione del reparto di dermatologia pediatrica nell’ospedale di Tel Aviv al dr. Gino Stock, che
da sempre aveva concepito il proprio lavoro (medico dermatologo) come una vera missione;
- una targa ricordo nel nome della generosità di
Enzo e Renata Cantarutto per il supporto prestato
all’ospedale Alyn di Gerusalemme, l’unico ospedale
dove medici israeliani e palestinesi operano fianco
a fianco;
- una targa che dedica la sala prove cantanti del Teatro Verdi di Trieste a Emilio Weinberg, ricordato per
64
i suoi studi musicali e per il suo mecenatismo e un
premio intitolato allo stesso Weinberg nell’ambito
del Concorso Lirico Internazionale Carlo Cossutta
che ha portato a Trieste le più belle voci di tutto il
mondo;
- un importante riconoscimento del Presidente Shimon Peres all’attività della Fondazione per il profondo impegno nei confronti della coesistenza, del
dialogo e della tolleranza.
“Accogliere per conoscere
o conoscere per accogliere?”
Intervento di Liliana Stock
Fino al secolo scorso nelle scuole di insegnavano
soprattutto la storia Patria e la religione di Stato,
questo presupponeva un peccato d’orgoglio e una
scelta che era stata fatta senza termini di paragone,
del tipo: il mio Paese e è il migliore, la mia Religione
la più vera. Ma oggi non è più così.
Finita l’era dei contrasti sanguinosi e delle oppressioni totalitarie, i giovani possono finalmente soddisfare le proprie curiosità per quanto avviene al di là dei
confini. La cultura del viaggio li porta a vivere nuove
esperienze nell’incontro con l’altro. Hanno compreso
la fatuità dei pre-giudizi, giudizi dati a priori senza
conoscere l’argomento cui si riferivano.
Nuovi concetti si sono diffusi nelle scuole e nelle
università, contagiando anche i genitori e interessando particolarmente gli intellettuali. Oggi, parole
come multiculturalità e identità plurima, così come
simposio, fondazione, convegno, fanno ormai parte
del frasario e dell’esperienza quotidiani. La facilità di
spostarsi in aereo da un Paese all’altro ha reso il mondo più piccolo e l’orizzonte personale più grande.
Già Stendhal affermava che “il viaggio è una metafora della vita e l’esilio è una metafora del viaggio”
e, aggiungiamo noi, “l’accoglienza è una metafora
della coesistenza”.
Quindi “conoscere per accogliere” o “accogliere per
conoscere”? In qualsiasi modo si presenti, il concetto va bene comunque.
i sostenitori
FONDAZIONE BENEFICA
KATHLEEN FOREMAN CASALI
La Fondazione Benefica Kathleen Foreman Casali
è stata istituita nel 2001 per volontà della signora
Kathleen Foreman Casali che - sulla scia di quanto
fatto dal marito, Cavaliere del Lavoro Alberto Casali, che ancora nel 1966 aveva costituito una Fondazione a sostegno delle persone indigenti della
città – dispose che dopo la sua morte nascesse a
Trieste una seconda Fondazione Casali, ma con un
indirizzo ben diverso. Gli interventi della Fondazione Benefica Kathleen Foreman Casali hanno infatti
lo scopo di favorire ogni espressione culturale, di
promuovere la scienza e la ricerca scientifica a livello nazionale ed anche internazionale, senza mai
operare alcuna discriminazione ricollegantesi alla
fede religiosa, alla nazionalità, alla razza o al credo
politico delle persone e delle istituzioni che, direttamente o indirettamente, vengono beneficiate dalle
erogazioni.
Dal 2002 ad oggi i fondi lasciati Fondatrice hanno permesso di devolvere in beneficenza una
somma che complessivamente ammonta ad €
1.912,431,47.
Molte le iniziative fino ad oggi realizzate nel settore
della cultura, della scienza e della ricerca.
È il Consiglio d’Amministrazione della Fondazione,
presieduto dall’avv. Gianni Sadar, che valuta le richieste che pervengono alla Fondazione ed adotta
tutte le deliberazioni del caso, coadiuvato dal Collegio dei Revisori dei Conti, che esercita funzioni
di controllo sulla gestione amministrativa e finanziaria della Fondazione e sul perseguimento degli
scopi fondazionali.
L’obiettivo della Fondazione Benefica Kathleen Foreman Casali è e sarà sempre quello di porsi quale
sicuro sostegno per iniziative culturali e scientifiche
che importanti Enti od Organizzazioni cittadine e
della Provincia di Trieste dovessero promuovere,
ottemperando così alla volontà espressa dalla sua
Fondatrice, signora Kathleen Casali.
PALAZZO TERGESTEO
Situato nel cuore di Trieste, Palazzo Tergesteo fu
eretto tra il 1840 e il 1842 su progetto dell’architetto e ingegnere triestino Francesco Brujn quale
nodo ideale della Trieste ottocentesca, raffinato
equilibrio di attività commerciali e vita culturale.
Edificato secondi i dettami dell’architettura neoclassica, il Palazzo fu dunque pensato come trait
d’union tra le due anime della città: la Borsa, centro
dell’attività finanziaria da un lato, e il Nuovo Teatro
della Città, fulcro della vita artistica dall’altro. L’unione tra i due si concretizzò in quella che ancora oggi
rappresenta un importante punto d’incontro per la
vita cittadina, la galleria a crociera aperta sui quattro lati del complesso edilizio.
Ed è precisamente questo ruolo di connettivo urbano e polo funzionale che The Carlyle Group intende
restituire a Palazzo Tergesteo attraverso un’attenta
opera di restauro volta a ripristinare il prestigio e i
fasti di un’epoca passata ad un immobile che connota la città tanto da prenderne il nome.
Opere strutturali, interventi di restauro architettonico delle facciate, dei gruppi scultorei e dei fregi,
interventi sulle quattro torri e al passage sono le
basi di un complesso progetto - pianificato in stretto coordinamento con l’amministrazione comunale
e con la Soprintendenza - che prevede alcune fasi
particolarmente delicate per riportare l’immobile
alla veste ottocentesca originale, merito di un attento quanto scrupoloso studio dei disegni dell’epoca.
In particolare, la galleria commerciale, inizialmente
in ferro e vetro ma sostituita con una copertura in
vetrocemento negli anni ‘50, sarà riportata al disegno originario e nella posizione originaria in modo
da ridare ariosità al passaggio e risalto alla galleria,
che nelle intenzioni del progetto apparirà come
una via cittadina coperta.
Al suo interno Palazzo Tergesteo ospiterà circa ottanta appartamenti di pregio (dagli 80 mq in su) distribuiti su tre torri, uffici nella quarta torre, e spazi
commerciali al piano terra e ammezzato a conferma
della vocazione trasversale del sito: spazio pubblico
e privato, di svago e lavoro.
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i sostenitori
SAVOIA EXCELSIOR PALACE / STARHOTELS
RIVA DEL MANDRACCHIO 4 - TRIESTE
Edificio monumentale e interni d’autore. ll totale
restauro della struttura sede dell’hotel ha seguito
scelte architettoniche ed estetiche che restituiscono all’edificio la maestosità e il rigore formale,
creando al contempo nuove funzionalità. Le pareti
interne sono state di nuovo rivestite di un’avvolgente boiserie con disegno e lavorazioni classiche
per ricreare l’atmosfera calda e discreta degli interni
mitteleuropei. Tutto ricorda lo stile impareggiabile
e lussuoso dei Grand Hotel, che si andava delineando alla fine dell’800.
La storia. L’albergo è un edificio monumentale progettato dall’architetto austriaco Ladislaus Fiedler,
inaugurato nel 1912. Fu definito “il più imponente
e lussuoso hotel dell’Austria Ungheria”. La facciata
decorata con sculture e colonne viene delineata da
ampi balconi che si affacciano sul golfo di Trieste e
regalano un impareggiabile colpo d’occhio sul porto e sul Castello di Miramare.
Camere e Suites. Le 142 camere sono arredate in
stile classico, con accenti contemporanei, che ha
visto l’utilizzo di materiali eleganti e pregiati come
la pelle, la seta e il marmo Calacatta dei bagni. Particolare importanza è stata data alla scelta cromatica
della tappezzeria e ai dettagli, dai cuscini cifrati ai
rulli imbottiti, alle applicazioni di nappe e frange
che arricchiscono le tappezzerie. Le ampie terrazze
delle camere si affacciano sul lungomare e sono arredate per offrire un angolo di relax sul panorama
del golfo. La Cruise Suite è un grande appartamento di 106 mq., in puro stile nautico, che ricorda la
cabina armatoriale di un grande yacht.
Bar e ristorante. La zona lobby, che comprende il
bar e il ristorante, è stata realizzata nella parte che
si affaccia sul lungomare. Sotto il maestoso soffitto
a conchiglia, il bar “Savoy lounge” diventa un luogo
di alta rappresentanza, aperto alla città. Gli ampi
finestroni regalano un’incomparabile vista sul golfo di Trieste. Il ristorante può accogliere fino a 150
persone placé.
Relax. Il giardino d’inverno, illuminato dal grande
lucernario, riprende lo stile dei padiglioni espositivi
ottocenteschi e diventa grande biblioteca dell’hotel. Di prossima apertura: all’ultimo piano, con vista
mare, un centro benessere dotato di piscina.
Meetings & incentives. Il centro congressi è composto di 9 sale riunioni e può accogliere complessivamente fino a 650 persone, con una capacità in
sala plenaria fino a 320. Le sale riunioni sono state
oggetto di un recupero architettonico degli affreschi, dei corpi illuminanti e delle boiseries. Tutte le
sale e gli spazi sono a luce naturale e godono del
panorama.
URBAN HOTEL DESIGN,
VIA ANDRONA CHIUSA, 4 - TRIESTE
Situato a pochi passi dalla piazza Unita' d'Italia e dai
suoi meravigliosi palazzi settecenteschi, lo distinguono stile contemporaneo, eleganza e tecnologia
per le 40 stanze, con rifiniture ricercate nei materiali
e nello stile, dotate di tutti i confort.
Nell'antica cornice del Borgo tergestino Urban Hotel Design propone ai suoi clienti un'atmosfera moderna e rilassante.
www.urbanhotel.it
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i sostenitori
BI@WORK
BI@Work è una società che opera nel settore dei
servizi informatici e delle telecomunicazioni e assiste le piccole e medie imprese nell’individuazione
e nell’implementazione delle soluzioni tecnologiche
più adatte alle proprie esigenze. BI@Work (Business
Intelligence at Work) sviluppa soluzioni web personalizzate, fornisce servizi di assistenza e consulenza
sia nel settore informatico che in quello delle telecomunicazioni, realizza e gestisce l’hosting di siti
web aziendali, portali informativi e siti e-commerce
chiavi in mano offrendo, inoltre, servizi avanzati per
la gestione delle mail e dell’archiviazione documentale dematerializzata su server remoti. BI@Work è un
system integrator che sviluppa soluzioni e servizi
intelligenti che migliorano le performance operative
delle aziende in modo che possano concentrarsi sul
proprio “core business” usando strumenti all’avanguardia che permettono un’operatività efficiente,
sicura, delocalizzata e condivisa.
Nell’ottica di una razionalizzazione della gestione
delle telecomunicazioni aziendali BI@Work ha sviluppato BI4Data (Business Intelligence for Data),
una soluzione software integrata, a supporto delle
decisioni, per il controllo di gestione in ambito telefonico sia per sistemi tradizionali che per sistemi
telefonici VoIP evoluti.
BI4Data è un’applicazione web, fruibile anche in
modalità S.a.a.S. (Software as a Service), che risponde alle esigenze di maggior consapevolezza nel
controllo di gestione relativo ai costi ed alle performance di un sistema telefonico sia di medie o
piccole aziende che di pubbliche amministrazioni,
ma anche di multinazionali.
www.biatwork.com
www.bi4data.com.
GRAPHART
GRAPHART nasce a Trieste nel 1971 come tipografia tradizionale. Negli ultimi anni l’azienda ha subito
un grosso salto di qualità grazie a David Stupar, figlio del fondatore, Vinicio Stupar, che assieme alla
sua famiglia ed ad uno staff altamente qualificato
ha introdotto in Graphart una ventata di rinnovamento e sopratutto una spinta verso nuove tecnologie d’avanguardia.
dere nel modo migliore alle loro aspettative, di soddisfare ogni requisito di disposizioni contrattuali o
di esigenze che sopravvengono nel corso di realizzazione dei prodotti, e di promuovere ogni azione
diretta a proteggere la salute e l’ambiente in favore
di tutte le parti interessate:
dipendenti e comunità;
clienti e fornitori.
Attraverso una moderna politica aziendale GRAPHART si è inserita in un mercato globale sempre
più competitiva in cui il trinomio “qualità-ambiente-sicurezza” è stato ad essa conferito attraverso il
prestigioso riconoscimento della certificazione ISO
14001, ISO 9001 e OHSAS 18001. Tutto ciò a testimonianza di una costante crescita industriale che
va di pari passo con un concreto sviluppo sostenibile a favore della qualità del prodotto finito, della
salvaguardia dell’ambiente e della sicurezza della
produzione.
La missione della GRAPHART srl è di fornire ai Clienti
prodotti di qualità avanzata, in grado di corrispon-
Al fine di garantire forniture con livello d’eccellenza,
in qualità, affidabilità, flessibilità, prezzo e valore
aggiunto, in modo da mantenere consolidata la
scelta e l’apprezzamento dei Clienti la GRAPHART
srl, agli effetti dell’impiego efficiente e pianificato
di adeguate risorse tecnologiche e di migliorare
costantemente la qualità dei prodotti offerti onde
evitare ogni carenza organizzativa, promuove e si
ispira a solidi e fondati principi manageriali per la
gestione di qualità, ambiente e sicurezza.
www.graphart.it
67
i sostenitori
IL GIULIA
In occasione della Decima Giornata Europea della
Cultura Ebraica, il Centro Commerciale IL GIULIA di
Trieste ha accettato con entusiasmo ed interesse
la proposta di sostenere le iniziative realizzate per
l’occasione, contribuendo agli eventi ed incontri
che si svolgono il 5 e 6 settembre 2009.
“Conoscere ed accogliere l’altro. Il cuore della cultura ebraica è l’accoglienza” è un assunto molto semplice ma allo stesso tempo profondo che rispecchia
il significato specifico di solidarietà, convivenza e
rispetto delle culture e religioni dei popoli e delle
società multietniche. Il Presidente del Consorzio,
dott. Marco Donda, ha voluto prestare la giusta attenzione a queste tematiche inserendo tale evento
nel progetto IL GIULIA per Trieste.
Il progetto, ideato proprio dallo stesso Donda in
collaborazione con l’intero direttivo del Consorzio
stesso, ha come finalità lo sviluppo delle iniziative
cittadine, provinciali e regionali legate al miglioramento della società, dando risalto alle tematiche
inerenti i giovani, l’istruzione abbinata alla ricerca,
i valori morali ed etici, la cultura e lo sport.
Il Centro IL GIULIA si è reso promotore e sponsor di
innumerevoli eventi a tema, allargano il progetto IL
GIULIA per Trieste con IL GIULIA per lo sport ed IL
GIULIA per la cultura.
Gli incontri del 5 e 6 settembre, dunque, apportano
ulteriore ricchezza di contenuti al calendario di iniziative ed eventi legati al progetto del Consorzio.
GM ALLESTIMENTI
di Fabio Guastini
Piazza Foraggi, 1 - Trieste
68
i sostenitori
RADIOATTIVITÀ
Il Gruppo Radioattività raggruppa due emittenti: Radioattività News e Radioattività Solo Musica
Italiana, che operano da 32 anni sul territorio della provincia di Trieste, su parte della provincia di
Gorizia e sulle zone costiere dell’Istria (Slovenia e
Croazia).
Radioattività News nasce nel 1977. La programmazione di musica e intrattenimento è gestita in modo
completamente digitale dai suoi tre studi di produzione, con trasmissioni in diretta dalle 7.00 alle
24.00. La fascia media d’età dell’utenza è compresa
tra i 18 e i 55 anni.
Radioattività News trasmette sullefrequenze 97.5 e
97.9 MHZ.
Radioattività Solo Musica Italiana nasce nel 1996,
con una programmazione totalmente dedicata alla
musica italiana. È arricchita da news nazionali ed
internazionali e da rubriche redazionali di vario tipo
dalla cultura allo spettacolo al sociale. La fascia media d’età dell’utenza è compresa tra i 15 e i 75 anni.
Radioattività Solo Musica Italiana trasmette sulle
frequenze 97.00 e 98.3 MHZ.
Dal 2001 è possibile ascoltare le emittenti in streaming su www.radioattivita.com
69
Alcune curiosità sulla manifestazione …
- Servizio di Webcast
Tutti gli appuntamenti della Decima Giornata della Cultura Ebraica sono ripresi da una
troupe con regia mobile e vengono trasmessi in diretta in streaming su www.wedocare.
eu, sito della manifestazione.
- Una gara - public contest - è stata lanciata sul social network Twitter
Twitter è un servizio di social network e microblogging che fornisce agli utenti una pagina
personale aggiornabile tramite brevi messaggi di testo. Blogger da tutto il mondo, che
trattano temi religiosi e di accoglienza, hanno diffuso nel network - che conta molti milioni
di iscritti - la notizia della manifestazione e del concorso. Utenti di tutto il mondo si sono
cimentati a scrivere frasi inerenti al tema dell’accoglienza. Il concorrente vincitore della
gara è invitato dall’organizzazione a partecipare alla manifestazione triestina.
- Una mostra fotografica
Coordinati da Alberto Jona Falco, diversi fotografi professionisti sono stati chiamati da tutta Italia a immortalare la manifestazione con il loro obiettivo. Un’importante testimonianza
artistica che vedrà raccolte in una mostra fotografica, allestita a posteriori, tutti i migliori
lavori dei fotografi presenti.
70
Ringrazio!!
di Ron Fremder
Mi sono tenuto questa ultima pagina… per chiudere con alcune riflessioni personali quella che per me è stata
un'esperienza esaltante, un progetto che ha richiesto da parte mia 10 mesi di dedizione quasi totale e di un duro
lavoro preparatorio ed organizzativo. Sono però già sicuro che ne sia valsa la pena - pur scrivendo queste riflessioni
alcuni giorni prima dell'evento - per due ottimi motivi: il primo per i contenuti importanti che sono trattati e divulgati con questo evento.
Contenuti che hanno avuto il consenso di tutti! Contenuti che per come è stato prodotto l'evento avranno in esso
un'ottima cassa di risonanza, sia immediata che futura.
Il secondo motivo, riguarda le persone incontrate in questi 10 mesi, persone che nei modi più differenti hanno contribuito, chi più e chi meno attivamente, ma tutti convinti che per gli argomenti trattati valeva la pena schierarsi dalla
parte di chi fa.
È quindi certo che mi sento di dover ringraziare coloro che mi hanno aiutato a realizzare questo mio sogno … e qui
cito mio fratello, un vero fratello anche se siamo di madri diverse, che suole dividere i sognatori in due categorie: i
sognatori veri, quelli puri dai sognatori stolti “the dreamer fool” … i primi sono quelli che riconoscono che i sogni
in quanto tali sono irraggiungibili e sono belli anche per questo .. i secondi sono quelli “fool” che i sogni cercano di
trasformarli in realtà. Naturalmente io mi sento assolutamente un “fool” rendendomi conto che per giuste cause è
assolutamente necessario esserlo.
Come fondatore di WeDoCARE, ideatore e produttore di questa edizione della Decima Giornata Europea della Cultura Ebraica di Trieste, mi sento in dovere di presentare una lista di nomi più o meno conosciuti a Trieste che mi hanno
sostenuto, incitato e sopratutto aiutato: senza di loro mi sarebbe stato estremamente difficile creare questa particolare manifestazione in questa splendida città.
Quindi nello spirito e nel tema di questa Giornata tutti quelli che cito qui di seguito sono “l'Altro” che mi ha accolto ed
aiutato e che qui in queste poche righe voglio ringraziare (naturalmente in ordine alfabetico!):
Eugenio Bevitori – per la sua grande disponibilità e generosità
Raffaella Brigio – per il coordinamento iniziale, la supervisione dei testi... e la grande buona volontà
Piero Camber – persona generosa e dinamica, un amico acquisito
Loredana D'Andrea – per la pazienza, la dedizione e la fedeltà
Miriam Dellasorte – per il logo e la generosa disponibilità personale nella gestione grafica iniziale
Patrizia Fasolato – che dall'alto della sua carica di Capo Gabinetto della Provincia, instancabile e paziente si è resa
sempre disponibile aiutando fattivamente… e con lei anche il suo staff
Fiorella Fontanot – titolare di Radioattività, che con passione e pazienza mi ha dato una mano dovunque potesse
aiutare, proponendo anche Radioattività come Media Partner
Nicoletta Gaida – compagna di ventura, colei che senza un briciolo di pazienza ma con assoluta integrità, esperienza e professionalità ha ideato e curato gli importanti contenuti dell'evento
Guido Galetto – Portavoce del Sindaco di Trieste che dalla primissima bozza del progetto ha coinvolto con il suo
entusiasmo il Comune, aiutando a far succedere le cose con calma e positività
Giulio Garau – veterano giornalista de Il Piccolo di Trieste e grande conoscitore del mondo triestino che ha contribuito in prima persona dedicandosi al progetto anche nelle ore piccole
Yossi Ghinsberg – cittadino cosmopolita, tra i primi e più quotati “Inspirational-motivational
speakers” nel mondo, che da amico fraterno mi ha aiutato specialmente nei contenuti in inglese.
Clara Giangaspero – una delle anime buone, nel progetto dal primo momento come responsabile dei contenuti dei
vari stampati, incluso questo libretto e come ufficio stampa
Daniela Gross – sincera e professionale
Massimo Gregori... e Michela – ottima persona, gentile e grande professionista
Gabriella Kropf – disponibile e premurosa
Angela Leo – peperino efficiente e laborioso
Andrea Mariani – come uomo ed amico prima e Presidente della Comunità ebraica poi, ha
condiviso da subito programma e contenuti contribuendo in prima persona a realizzarlo
Shai Misan – per la sincera amicizia
Liora Misan – per la costante disponibilità ad aiutare
Antonio ed Annamaria Piemontesi – perchè mi stanno vicini
Paola Sain – per la sua tranquillità e disponibilità
Tiziana Sandrinelli – per lo slancio nel voler aiutare e per l'aiuto fattivo
Chiara Sepin – brillante grafica, paziente e disponibile
Andrea Sivini – che mi ha già aiutato in passato e si è proposto immediatamente mettendo al servizio del progetto
grande professionalità e disponibilità... ed anche la sua unità mobile di regia
David Stupar – titolare della Tipografia Graphart ottimo amico persona disponibile e di animo nobile che ha sponsorizzato tutti gli stampati affinchè “il messaggio arrivasse a tutti”
infine velocemente… auspicando di non dimenticare nessuno di coloro che nell'ultimo anno mi hanno aiutato a
realizzare il progetto nelle sue varie fasi: Francesca Vigori, Xenia Bevitori, Davide Casali, Sara di Radioattività,
Altea Ariano, Alessandro Vitrani, Claudio Caramia, Padre Rasko, Barbara Candotti
e … last but not least, in ultimo ringrazio la mia meravigliosa famiglia: Ariela, Shaily, Moran e Danny e con loro, il
resto della famiglia, coloro che subiscono in silenzio, ma che sono un sostegno solido … e mio padre che guarisca
completamente e presto.
Un grazie di cuore a tutti… e chiedo perdono se ho dimenticato qualcuno.
www.wedocare.eu - [email protected]
tel. +39 040 368521 - cel. +39 349 2634190
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Libretto Conoscere e accogliere l`altro libretto