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Comitato organizzatore
Manlio Marini, Sindaco di Foligno
Giovanni Carnevali, Assessore alla Cultura e al Turismo
Piero Lai, Dirigente Area Cultura, Turismo e Sport
Massimo Stefanetti, Soprintendente Artistico
Comitato per la programmazione del Festival
Francesco Masciolini, Coordinatore
Enrica Bizzarri, Ambretta Ciccolari Micaldi,
Robeto Lazzerini, Curatore della Rassegna Cinematografica,
Stefano Trabalza, Franco Valentini
Segreteria del Festival
Ermanno Ercolani, Angela Monetti
Organizzazione
Carlotta Aristei, Carolina Boco, Cristiana Felicioni (Fulginart)
Promozione e Stampa
Luciano Mattioli, Saulo Stoppini (Ufficio Cultura)
Romano Carloni (Ufficio Stampa)
Francesco Masciolini, coordinatore per la programmazione del Festival
il 19 giugno 2008 ci ha lasciato. Il festival di quest’anno è dedicato al suo
ricordo.
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La ventinovesima edizione del Festival Segni Barocchi propone un
programma di grande qualità multidisciplinare, diffuso sul territorio,
arricchito quest’anno dalla partecipazione illustre dei “Gilles” del carnevale di La Louvière, la città belga con cui siamo gemellati.
Prosegue e si rafforza, inoltre, la collaborazione con il Comune di Montefalco, a segnalare la capacità del nostro territorio di fare sempre di
più sistema anche sul versante delle manifestazioni culturali.
Purtroppo l’edizione di quest’anno è ammantata di tristezza. Francesco Masciolini, Coordinatore del Comitato per la Programmazione del
Festival, ci ha lasciato prematuramente.
Figura importante della vita culturale e politica folignate, da sempre
legato al Festival Segni Barocchi, Francesco Masciolini era capace di
trascinare tutti con il dinamismo e la simpatia che lo contraddistinguevano. Proprio negli ultimi mesi di vita aveva lavorato fortemente
all’idea di allargare il comitato per la programmazione del Festival
aprendolo ad energie giovani.
Caro Francesco, questa edizione del Festival, che fu anche tuo, la dedichiamo a te.
Giovanni Carnevali
Assessore alla Cultura del Comune di Foligno
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SEGNI BAROCCHI FESTIVAL XXIX
Foligno - Montefalco - Scopoli - Colfiorito - Sterpete
30 agosto - 21 settembre 2008
«Musica e Poesia son due sorelle ristoratrici de l’afflitte genti…»
Giovan Battista Marino, L’Adone, 1623
Tra le migliaia di festival che ormai esistono in Italia, Segni Barocchi, come scrive anche Ettore Zocaro nel
suo saggio “Per una storia dei festival italiani” (www.italiafestival.it), si caratterizza per la sua polidisciplinarità: le “arti sorelle” antiche e nuove, poesia, musica, teatro, danza, cinema e arti visive dialogano e interagiscono per diventare strumenti di conoscenza e di divertimento.
La ventinovesima edizione di Segni Barocchi Festival si apre a Foligno il 30 agosto alle ore 21.15 con il Teatro
Paravento di Locarno che presenta all’Auditorium San Domenico “Il medico per forza” di Molière. La commedia fu rappresentata per la prima volta nel 1666 dalla stessa compagnia dell’autore che interpretò il personaggio principale Sganarello: uno spettacolo dinamico, agile e scintillante, con musiche e canzoni dal vivo.
Domenica 31 agosto, alle ore 21.15, prende avvio un nuovo progetto triennale del festival “La musica barocca
nei film”: in esclusiva per Segni Barocchi e per la rassegna “Isole” della Provincia di Perugia, la Rosa dell’Umbria ensemble barocco con strumenti antichi, propone la musica di Johann Sebastian Bach nei film di Pier
Paolo Pasolini. Percorrendo “le cattive strade italiane” e l’Umbria, con una vecchia Giulietta “che sa di cicche”, nel “Poema per un verso di Shakespeare”, Pasolini urla dentro la macchina e grida, ad Assisi, “all’altezza del Portico della Chiesa Superiore” di San Francesco, mentre “Da Foligno o Perugia giunge per la sonorità della neve, / un suono di campane, con lai di motorette / in accorate officine, / aperte su valli, su
strade in curve deserte, / o strade secondarie di terra che vanno / verso paesetti agghiacciati, nel colorino
marrone / delle caserme, delle centrali elettriche...”. Pasolini e Bach vi aspettano a Scopoli di Foligno, nella Chiesa di Maria SS. Assunta.
Liberamente tratto da “Conversazioni sulla pluralità dei mondi” di Bernard Le Bovier De Fontenelle (1686),
la Compagnia teatrale Don Chisciotte, diretta da Maria Rita Cacchione, presenta in prima assoluta lo spettacolo “La pluralità dei mondi”: un’intrapresa teatrale nata in un laboratorio (mercoledì 3 settembre, ore 18.00,
Foligno, Auditorium San Domenico).
La rassegna cinematografica curata da Roberto Lazzerini prevede la proiezione dei seguenti film:
• “Le avventure galanti del giovane Molière”, di Laurent Tirard (giovedì 4 settembre, Colfiorito di Foligno,
Palestra comunale, ore 21.15): alla proiezione del film seguirà il “Dessert del Re Sole”;
• “Le flame del Paradis”, di Luciano Emmer (giovedì 11 settembre, Foligno, Multisala Supercinema, ore
17.30 e 21.30);
• “Gli amori di Astrea e Celadon”, di Eric Romher (giovedì 18 settembre, Foligno, Multisala Supercinema,
ore 17.30 e 21.30).
Venerdì 5 settembre sono previsti due appuntamenti:
• alle ore 17.15 si inaugura la mostra “Balli popolari e feste reali” che propone tutte le stampe del XVI, XVII
e XVIII secolo acquisite dal Comune di Foligno per il Museo multimediale dei Tornei delle Giostre e dei
Giochi (Palazzo Trinci, 5 – 21 settembre);
• alle ore 21.15, la compagnia Pantakin da Venezia, con la drammaturgia e la regia di Roberto Cuppone e
di Michele Modesto Casarin, presenta, al Teatro San Carlo, lo straordinario spettacolo “Arlecchino / Don
Giovanni”, prima ricostruzione moderna del “Convitato di Pietra” di Giuseppe Domenico Biancolelli, rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1668 con tale successo che le repliche e le riprese continuarono fino alla fine del settecento.
Da venerdì 5 settembre a domenica 14 settembre comincia il percorso di sperimentazione nel Centro Storico di Foligno del progetto “Barocco e Neobarocco in vetrina”. L’iniziativa viene realizzata in collaborazione con l’Ente Giostra della Quintana, con le associazioni del commercio e dell’artigianato e con l’associazione “Innamorati del Centro”.
Dopo lo straordinario successo dell’anno scorso, torna nel centro storico di Foligno la Notte Barocca, ideata e progettata da Segni Barocchi e realizzata in collaborazione con l’Ente Giostra della Quintana. La Notte
Barocca coinvolge quest’anno le principali vie e piazze della città, ma il centro della festa è piazza della Repubblica, che viene attraversata da tutti gli spettacoli itineranti e dove vengono proiettate meravigliose visioni a grande formato.
Il programma del festival prevede le seguenti iniziative:
• dalle 17.30 alle 19.30 di sabato 6 settembre le “Statue viventi” di Henry White trasformano il Parco dei Canapè in Giardino Barocco; dalle ore 24.00 alle ore 02.00 le Statue viventi si trasferiscono in Piazza Matteotti che diventa così “Piazza Barocca”;
• dalle 17.45 Valter Conti e Daniela Garosi propongono a Porta Romana fino a tarda notte le pantomime
“Leonardo e la Primavera” e “Eros e Psiche”: un viaggio dal Rinascimento al Barocco e all’interno della favola di Amore e Psiche;
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• alle 18.00, nella Sala delle Conferenze di Palazzo Trinci Raffaele Riccio presenta la conferenza-spettacolo “L’occhio e la tavola”: tra letteratura, arte, musica e banco d’assaggio la protagonista di quest’anno è la pasticceria;
• alle 21.00 l’Associazione Commedia Harmonica propone all’Auditorium San Domenico lo spettacolo ideato e realizzato per Segni Barocchi “Le veglie di Siena” (1604) di Orazio Vecchi: una rappresentazione, in
prima assoluta, da non perdere;
• dalle 21.00 alle 23.30 e dalle 01.30 alle 03.00, nella Corte di Palazzo Trinci vengono proiettati i video di Segni Barocchi Festival e del Carnevale di La Louvière;
• alle 22.30, con partenza da Porta Romana e conclusione in Piazza della Repubblica, Azar Teatro di Valladolid presenta “Barroco Roll”: uno spettacolo itinerante meraviglioso e sorprendente che viene riproposto alle ore 01.00 in Piazza San Domenico per arrivare all’incontro con i Gilles del Carnevale di La Louvière, a Largo Carducci alle ore 01.45 e per accompagnarli in Piazza della Repubblica;
• dalle 23.00 alle 02.15 suoni e immagini accolgono in via Saffi chi desidera visitare la Scuola comunale di Musica;
• alle 23.45 dal Portico delle Logge la Compagnia La Paranza del Geco inizia il suo percorso con lo spettacolo itinerante “Carnascialìa: il rito, la festa, la strada” che si conclude alle 01.45 a Largo Carducci;
• la Corte di Palazzo Trinci, alle 23.45, ospita il concerto di Almalatina dedicato alla poesia e alla musica
di una capitale antica: Napoli.
La Notte Barocca diventa inoltre l’occasione per favorire l’incontro con altre città: quest’anno “Foligno incontra i Gilles del Carnevale di La Louvière” anche per sviluppare ulteriormente gli scambi culturali, sociali ed
economici con la città belga gemellata. Gille è il personaggio principale del carnevale in Belgio, a cominciare
dalla città di Binche nella quale il 22 agosto 1549, Maria d’Ungheria, allora Signora di Binche, organizzò sette giorni di feste con balli, banchetti, parate militari e fuochi artificiali, in onore di suo fratello Carlo V. I Gilles sono anche i protagonisti del grandioso Carnevale di La Louvière. Il corteo del Groupe folklorique de gilles de La Louvière parte da Palazzo Pierantoni alle ore 01.00 per incontrare a Piazza Garibaldi i grandi protagonisti della commedia dell’arte, Arlecchino e Pulcinella. Il corteo, alle 01.45, viene accolto al “trivio” da
Azar Teatro di Valladolid e dalla Compagnia La Paranza del Geco, raggiungendo Piazza della Repubblica che
fino alle 02.50 sarà animata dai ritmi cadenzati del Groupe folklorique de gilles de La Louvière. La Notte Barocca si conclude, a Porta Firenze, con “Le Brûlage des Bosses” e con il rientro, alle “quattr’hore di notte”,
del Groupe folklorique de gilles de La Louvière a Palazzo Pierantoni. Durante la Notte Barocca resteranno
aperti, con ingresso gratuito, dalle 18.00 “fin alle quattr’hore di notte” il Museo della Città e il Museo Multimediale dei Tornei, delle Giostre e dei Giochi: resteranno altresì aperti negozi, ristoranti e Taverne dei Rioni
che saranno animate da giochi, spettacoli e gruppi musicali itineranti. Domenica 7 settembre il festival si trasferisce a Montefalco: nella chiesa-museo di San Francesco alle ore 21.15 Romabarocca Ensemble presenta,
con la concertazione e la direzione di Lorenzo Tozzi, sopranista Angelo Manzotti, soprano Alla Gof, la serenata a due voci “Marc’Antonio e Cleopatra” (1725) di John Adolph Hasse, libretto di Francesco Ricciardi. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il Comune di Montefalco e con la rassegna “Isole” della Provincia
di Perugia. Venerdì 12 settembre, alle ore 21.15, all’Auditorium San Domenico di Foligno, Vittorio De Scalzi e
Nico Di Palo, voci dei New Trolls, con il gruppo rock e l’ensemble barocco, presentano “Concerto Grosso Trilogy Live”: una grande serata per gli appassionati delle contaminazioni musicali. Dalla Francia torna la compagnia di danza L’Eclat des Muses diretta dalla coreografa Christine Bayle con il concerto-spettacolo “Genre Medianoche”: un viaggio per ripercorrere la storia della danza barocca tra conoscenza e divertimento (prima italiana, Foligno, Auditorium San Domenico, venerdì 19 settembre, ore 21.15). Sabato 20 settembre, ore
21.15, all’Auditorium San Domenico il Centro Culturale di Teatro Onlus, in collaborazione con l’Accademia
Teatrale di Firenze, presenta lo spettacolo “Bacco in Toscana” (1685) di Francesco Redi. Pur essendo Francesco Redi rimasto fondamentalmente estraneo alla temperie barocca, il ditirambo, per i suoi mutabili pensieri e ritmi, per il suo ondeggiante movimento, per il conviviale e giocoso delirio, offre un brillante spaccato
della società secentesca e barocca. Il 2 settembre 2005 Segni Barocchi organizzò un convegno per sostenere
l’istituzione della Strada Europea della Pace Lubecca-Roma: il 27 dicembre 2007 è stata costituita, con sede
a Gubbio, l’Associazione Europea della Strada alla quale il Comune di Foligno ha aderito. Dal 2005 al 2007 Segni Barocchi ha inoltre proposto sette percorsi di musica barocca da Lubecca a Roma. Anche per sottolineare questo primo risultato il festival presenta, domenica 21 settembre, ore 21.15, a Sterpete di Foligno, il concerto, in esclusiva, “À la manière italienne” del Laus Concentus dedicato alle influenze italiane nell’itinerario culturale europeo con musiche di compositori attivi a Lubecca, Bonn, Colonia, Strasburgo, Roma: la musica, “anima della poesia”, può dialogare nella Chiesa di San Michele Arcangelo con la pittura che, come afferma Giovan Battista Marino, è “poesia taciturna” che raggiunge ogni essere umano. In silenzio le opere di
Noël Quillerier, Giovanni Battista Michelini, Tommaso Nasini e della cerchia di Giacomo Giorgetti, stanno già
aspettando la musica barocca. Il festival si conclude, alle ore 23.15, a Sterpete di Foligno, con lo spettacolo
pirotecnico “La Meraviglia barocca”.
Ci auguriamo che, anche quest’anno, il mescolamento delle arti sorelle, gli innesti e gli intrecci tra i diversi generi e i differenti stili, riescano a conquistare nuovo pubblico a Montefalco e “dentro e fuori le mura”
di Foligno.
Massimo Stefanetti
Soprintendente Artistico
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SABATO 30 AGOSTO
ORE 21.15
Foligno, Auditorium San Domenico
Teatro Paravento Locarno
IL MEDICO PER FORZA
di Molière.
Regia di Miguel Ángel Cienfuegos
Personaggi ed interpreti
Sganarello, marito di Martina
Martina, moglie di Sganarello
Il signor Roberto, vicino di Martina e Sganarello
Valerio, domestico di Geronte
Luca, marito di Giacomina e domestico di Geronte
Geronte, padre di Lucinda
Giacomina, balia di casa Geronte e moglie di Luca
Lucinda, figlia di Geronte
Leandro, innamorato di Lucinda
Tebalda, una contadina, madre di Pierina
Pierina, sua figlia
Un commissario
Gente del popolo
Miguel Ángel Cienfuegos
Clotilde Pichonnaz
David Matthäus Zurbuchen
Luisa Ferroni
Jakob Surbeck
David Matthäus Zurbuchen
Luisa Ferroni
Clotilde Pichonnaz
Jakob Surbeck
Luisa Ferroni
Clotilde Pichonnaz
Luisa Ferroni
tutti
Scenografia e costumi Deborah Parini
Musiche originali Oliviero Giovannoni
Fotografia Fausto Marchionni
La commedia fu rappresentata per la prima volta nel 1666 dalla stessa compagnia di Molière il quale interpretò il personaggio principale, Sganarello. Fu
uno dei lavori più replicati dell’autore francese nella sua epoca e ancora oggi
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continua a essere spesso messo in scena.
Il medico per forza è sempre ben accolto
dalle platee, perché narra vicende molto
godibili, coinvolge immancabilmente il
pubblico grazie a irresistibili meccanismi
di comicità, provoca risate catartiche e
rasserenanti. Il testo è ricco di finezze, che
richiedono l’intervento dell’azione scenica,
ed è perciò dinamico, agile e scintillante.
In ogni scena c’è una nuova situazione
comica, un nuovo ostacolo che Sganarello
deve superare, mantenendo lo spettatore
col fiato sospeso. Il medico per forza è Teatro allo stato puro. Teatro del ridere per far ridere, per divertire. Per gli attori,
una palestra dove sbizzarrirsi, dove provare la bravura tramite i lazzi e l’improvvisazione. L’inventiva comica di tutti i tempi è qui presente dal buffone al
clown. Queste prospettive danno forza ed entusiasmo al nostro allestimento,
perché il Teatro Paravento mostra le sue migliori armi nella comicità.
La trama
Due domestici di Geronte, nobile
ricco e ingenuo, cercano un medico per guarire sua figlia, affetta
da una strana malattia: ha perso
l’uso della parola. Giunti i due
domestici nei pressi della casa di
Sganarello - un contadino ubriacone e manesco - incontrano Martina sua moglie. Per vendicarsi
delle sberle ricevute, quest’ultima spaccia il marito per medico.
Teatro Paravento Locarno, Il medico per forza
Martina racconta ai due che questo medico è un po’ particolare. Occorre bastonarlo perché riconosca la sua
condizione di medico e la sua bravura come tale. I due domestici lo bastonano
e lo conducono in casa Geronte per guarire la ragazza ammalata. A Sganarello
non rimane che accettare il gioco onde evitare di prendersi altre bastonate.
A partire da questo momento le beffe, gli inganni, i rimedi in extremis di Sganarello si susseguono in un crescendo esilarante finché il “medico per forza”
commetterà un’imprudenza dopo la quale risulterà chiaro chi è davvero.
Gli eterni ed efficaci meccanismi della farsa sono presenti in questo allestimento del Teatro Paravento, per suscitare quel riso liberatorio che un po’ tutti
cerchiamo. Lo spettacolo comprende musiche e canzoni dal vivo. Il movimento, il ritmo della recita e il piacere del gioco sono proposti al pubblico nel solco
della tradizione artistica peculiare del Paravento.
Miguel Ángel Cienfuegos
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DOMENICA 31 AGOSTO
ORE 21.15
Foligno, Loc. Scopoli,
Chiesa di Maria SS. Assunta
La Rosa dell’Umbria
Ensemble barocco con strumenti
originali
BACH & PASOLINI
Musica di Johann Sebastian Bach nei
film di Pier Paolo Pasolini
In collaborazione con “Isole.
Approdi di suoni e voci nelle abbazie
umbre” della Provincia di Perugia
La Rosa dell’Umbria
Programma
J.S. Bach
Sonatina da Actus Tragicus Bwv 106
Pastorella per organo Bwv trascritta per ensemble Bwv 590
(arrangiamento di Luca Marzetti)
Concerto in Mi maggiore per violino, archi e bc Bwv 1042
Intervallo
Concerto in Sol Min per clavicembalo e archi Bwv 1058
Ricercare 1 à tre per cembalo dall’Offerta Musicale Bwv 1079
Concerto in Re minore per oboe, violino, archi e bc Bwv 1060
Solisti
Onno Verschoor, oboe barocco
Gianclaudio Del Moro, violino barocco
Alessandra Iovino, clavicembalo
Valerio Losito, Alberto Caponi, violini barocchi
Gabriele Croce, viola da braccio
Renato Criscuolo, violoncello barocco
Luca Marzetti, violone e contrabbasso barocco
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L’interesse di Pier Paolo
Pasolini per l’immediatezza comunicativa del
linguaggio musicale accompagnerà e sarà parte integrante di tutta la
produzione letteraria e
della realizzazione cinematografica, di cui curava
in prima persona la scelta delle colonne sonore.
L’arte dei suoni musicali
Chiesa di Maria SS. Assunta
viene concepita da Pasolini come sintomo del mondo in evoluzione; ed è per questo che egli non ha
disdegnato alcun genere musicale, anche se ha avuto una particolare predilezione per Mozart e per Vivaldi, ma soprattuto per Johann Sebastian Bach, la
cui influenza caratterizza la produzione pasoliniana fin dal 1947, anno in cui il
grande letterato cominciò a scrivere il romanzo autobiografico Atti Impuri, in
cui ricorrono tematiche riguardanti i sensi e la poesia, magistralmente sintetizzati dalla musica del grande maestro di Eisenach. L’interesse per Bach, di cui
Pasolini dà prova fin dall’esordio nella prosa giovanile, non si esaurirà mai, proseguendo costantemente lungo l’intero percorso produttivo dell’autore. Questo
interesse si esprimerà principalmente nella produzione cinematografica, infatti
la musica del compositore
tedesco è utilizzata a colonna sonora in molti lavori,
quali ad esempio Accattone
e Il Vangelo secondo Matteo. La Rosa dell’Umbria,
ensemble barocco con strumenti originali, propone un
programma interamente
strumentale che accosta composizioni bachiane celeberrime, come il concerto
per violino, archi e basso continuo BWV 1042 ad altre meno conosciute, come
la Pastorella per organo in Fa maggiore BWV 590, qui presentata in una trascrizione per ensemble strumentale. Tutte le composizioni presentate hanno
come caratteristica comune quella di essere state utilizzate da Pier Paolo Pasolini come colonna sonora di opere cinematografiche. La sonatina dell’Actus
Tragicus BWV 106 appare in Accattone e in Appunti per un film sull’India; ne
Il Vangelo secondo Matteo sono utilizzati il concerto per violino, oboe, archi e
basso continuo BWV 1060, la Fuga ricercata dall’Offerta Musicale (Pasolini ne
utilizza una versione orchestrale realizzata da Anton Webern), mentre la Pastorella in Fa maggiore è eseguita come colonna sonora de Le centoventi giornate
di Sodoma in una singolare trascrizione per fisarmonica.
Renato Criscuolo
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La Rosa dell’Umbria
Nasce nel 2004 per la volontà di Renato Criscuolo,
violoncellista barocco, e
Alessandra Iovino, clavicembalista, con l’obiettivo
di proporre un repertorio
strettamente
connesso
alla musica barocca nel rispetto della corretta prassi
esecutiva storica. Da subiRenato Criscuolo
to il gruppo ha potuto avvalersi della significativa collaborazione della prof. Biancamaria Brumana, titolare della cattedra di Storia della Musica dell’Università degli Studi di Perugia,
con la quale ha dato inizio ad un processo di ricerca storico-musicologica sul
repertorio umbro del XVII secolo, esteso successivamente a tutta l’area dell’Italia centrale. Sono stati condotti studi, e conseguentemente proposti concerti,
incentrati sul compositore perugino Giovanni Andrea Angelini Bontempi, su
Antonio Maria Abbatini, originario di Città di Castello e sull’artista folignate
Antimo Liberati, sul quale è in corso di studio un più ampio approfondimento.
Nella creazione dei programmi si è incentrata l’attenzione alle coincidenze con date significative. Nel 2005 sono stati realizzati programmi relativi
al III anniversario della morte di Andrea Angelini Bontempi, al IV centenario dalla nascita di Giacomo Carissimi e al III centenario della nascita di
Carlo Broschi detto Farinelli, eseguendo un concerto a lui dedicato presso
il festival Musica a Corte di Andria (Ba), città natale del celebre cantante castrato. Il gruppo dedica una parte dei propri studi alla ricostruzione di antichi strumenti, comuni nel XVII secolo e successivamente caduti
in disuso, come ad esempio il basso di violino, la lyra da braccio ed altri.
Diversi i festival incentrati sul tema del barocco cui il gruppo ha partecipato
tra i quali Segni Barocchi (Foligno), Isole (promosso dalla Provincia di Perugia), Festival Farinelli (Andria), Festival di Castellana Grotte (nell’omonima città pugliese).
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MERCOLEDÌ 3 SETTEMBRE
ORE 18.00
Foligno, Auditorium San Domenico
Compagnia teatrale Don Chisciotte
Asl 3 - Comune di Foligno Circoscrizione n. 2 - Ambito 8 Dinamica Cooperativa sociale
LA PLURALITÀ DEI MONDI
Per un’intrapresa teatrale realizzata
in un laboratorio
Regia di Maria Rita Cacchione
Prima assoluta
Liberamente tratto da Entretiens sur la pluralité des mondes (1686) di Bernard Le
Bovier De Fontanelle (1657-1757); (trad.it. Conversazioni sulla pluralità dei mondi
di Elisabetta Cocanari a cura di Corrado Rosso, Edizioni Teoria, Roma-Napoli 1984)
Consulenza letteraria Roberto Lazzerini
Consulenza scientifica Nicoletta Bottalla, Antares, Laboratorio di Scienze sperimentali
di Foligno
Consulenza tecnica Renato Castellani
Costumi Laboratorio di Borroni con la collaborazione del Carnevale di S. Eraclio, dei
Rioni Croce Bianca, Giotti, La Mora
Scenografia Luigi Frappi
Lavagna luminosa Stefania Mazzantini
Documentazione del percorso Vanessa Frappi, Daniela Petruccioli
Regia musicale Eleonora Beddini
Service Musica 80
Voci recitanti Claudio Massimo Paternò, Giulia Zeetti
Si ringraziano per la collaborazione Carla Caroli, Walter e Chiara, il circolo I DARDI,
Scout Foligno 3
I protagonisti
Annamaria Angeli, Giuseppe Antonini, Maria Grazia Bartocci, Laura Belardoni, Fabio
Bertani, Alessandro Bonucci, Alessandra Cappelletti, Paolo Cesaroni, Leonardo Checchè, Anna Cicio, Gianni Ciliani, Antonio Cingolani, Angelo Costa, Bruno Desideri, Emiliano Fancelli, Serenella Filangeri, Giorgio Franchi, Vanessa Frappi, Antonella Galardini, Sandra Ghidelli, Rita Gili, Gezim Kakorri, Walter Lolli, Riccardo Maresi, Diana Marke, Silvio Mazzoli, Mara Menghini, Marco Mola, Maria Muzi, Daniela Petruccioli, Marco
Pimpinicchi, Mauro Pinchi, Luca Profidia, Giuseppina Romanelli, Alberto Scarabattoli,
Paola Scolastico, Cristiana Sforna, Luca Soli, Daniele Speranza, Mario Viola.
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Lieve e nitido, il libro del saggio letterato francese può impegnare nella lettura, apparentemente facile, per una duplice
ragione. Innanzitutto, come
esposizione della nuova teoria
copernicana, non solamente
a scopo istruttivo ma ludico,
introduce nell’ambito della divulgazione scientifica, inaugura un genere che farà fortuna
nell’epoca dei lumi. Ormai universalmente nota, la teoria ci offre l’occasione di
ricercarne risvolti e connessioni non solo letterari e pedagogici, costituisce una
riserva aperta di senso. Se non temiamo il tempo, però dobbiamo impiegare altre ore nella lettura seconda. Questa seconda lettura, rispetto alla prima - legata
maggiormente alla chiarificazione degli enunciati - conduce invece l’attenzione
all’osservazione tecnica dell’altra ragione, sottesa al testo, al modo cioè di raffigurare da parte di un autore, eccentrico e classico al tempo stesso, di ambientare ed
inscenare la materia trattata, nei riguardi della quale opera sottili manipolazioni e
assume un’identificazione immediata con il protagonista curioso, sapiente, gettato
nella storia come pedagogo galante, abituato da sempre all’arte della divagazione
e della seduzione. Poiché il tempo dispotico aborre la noia (abbiamo poche ore a
disposizione per catturare l’attenzione), siamo sospinti in un processo inventivo,
dobbiamo scegliere la via che suggerisce l’idea di volgere in sceneggiatura teatrale
il testo d’elezione: sceneggiare la ricerca espositiva con la tecnica dell’intreccio
galante. Il nostro autore introduce la dotta conversazione in sei serate, passate in
una dimora di campagna, come un dialogo con l’ospite, una donna, la marchesa
di G. (si congettura ancora sull’identità di questa marchesa). Questa soluzione
teatrale del saggio permette di esporre e divagare, rappresentare ed evocare. Nei
margini del testo fiorisce una polifonia che promette un mondo impegnato nello
sguardo dell’altrove, che è anche la verità più profonda della perdita antropocentrica. Nella scansione teatrale, che vogliamo realizzare, si manterrà intatta
la struttura delle sei serate (la prima serata: intorno al sole; la seconda serata:
sulla luna abitata; la terza serata: sulla luna in particolare e su altri pianeti;
la quarta serata: la processione di Venere, Mercurio, Marte, Giove e Saturno; la
quinta serata: le stelle fisse come altri soli di altri mondi; la sesta serata: le ultime scoperte fatte nel cielo) con un prologo che evoca il mito di Fetonte (figlio
di Elio e della ninfa Roda) che, incoraggiato dalla madre o dalle sorelle, chiede
l’uso della quadriga solare ma, inesperto, raffredda e inaridisce la terra con goffi
movimenti finché Zeus lo folgora, precipitandolo nel fiume Eridano, dove viene
compianto dalle sorelle in ordinate file di pioppi o ontani. Questo mito, musicato
nell’opera omonima di Jean-Baptiste Lully (1632-1687), serve da pretesto per un
ragionamento sul vedere e sul disputare su ciò che si vede ed introduce all’apertura del sipario della mente. Ogni serata sarà strutturata intorno ad una visione
e sarà giocata e commentata dai due interlocutori, che presto saranno molti, a
significare il fatto che all’ombra della coppia dialogante fiorisce una moltitudine
che essa autorizza a raffigurare. Ma qui siamo già in una fase che non possiamo an12
ticipare, perché il senso riposa nel processo di ideazione e di scrittura e il prodotto
non lo può precedere, se non falsificando la pratica laboratoriale.
Roberto Lazzerini
Compagnia teatrale Don Chisciotte
L’esperienza di Borroni nasce nel 1984, quando venne finanziato dal Consorzio
Urbanistico Valle Umbra Sud un corso per disabili che avrebbero potuto occuparsi
della manutenzione del verde. Avendo suscitato l’interesse di chi frequentava, dei
famigliari e dell’Ente, l’iniziativa venne riproposta ed ottenne ulteriori finanziamenti. Col tempo, il corso si trasformò in un Laboratorio protetto. Le attività del
Laboratorio, per molto tempo, furono: il lavoro di serra per la produzione di piante
e fiori per la vendita e per l’allestimento di giardini pubblici, la manutenzione del
verde, che trovò effettiva realizzazione grazie al Comune di Foligno che accettò la
collaborazione del Laboratorio, la corniceria e il laboratorio di artigianato, con la
produzione di migliaia di esemplari di tipici vassoi con fiori secchi. Alla fine degli
anni ’90, il Laboratorio Protetto cambiò gradualmente la sua configurazione, trasformandosi in Servizio Socio Riabilitativo e, pur essendo aumentato il numero degli ospiti, che sono attualmente 25, e di conseguenza, il grado di disabilità, alcune
attività storiche sono rimaste e continuano ad essere praticate da molti ospiti del
Servizio, permettendo così il mantenimento delle autonomie di base e di quelle
acquisite nel corso di tutti questi anni. Il Laboratorio, oggi, continua ad operare
nella rete dei Servizi ASL 3 ed è gestito dalla Cooperativa La Dinamica. Tra le
diverse occasioni educative, con valore sociale ed artistico, una delle più positive
è stata quella del Laboratorio teatrale con Maria Rita Cacchione. Formatosi negli
anni ’90, grazie alla collaborazione di volontari, operatori, giovani del servizio civile, il Laboratorio mise in scena, nell’Aula Magna della Scuola Media G. Carducci
di Foligno, lo spettacolo Oissa, issaò. Per ragazze e ragazzi fu un’esperienza molto
positiva perché finalmente “sono loro a parlare, ascoltati in silenzio da tutta quella gente che vorrebbe anche ridere perché ‘la follia’ fa ridere”(Il Giorno, lunedì 3
Giugno 1996). Nel ’99, poi, con Mariella Battistelli e Maria Rita Cacchione, tutti
i ragazzi si ritrovarono sul palco dell’Auditorium S. Domenico per uno spettacolo
musicale, insieme agli studenti delle scuole medie di Foligno. Ed ora, grazie alla fiducia di molti e, in primo luogo, del Direttore artistico del Festival Segni Barocchi,
Massimo Stefanetti, è iniziato il viaggio per una nuova avventura teatrale.
Note di regia
L’improvvisazione è il più grande talento della ragazze e dei ragazzi di
Borroni: chi lavora con loro deve essere disponibile all’interplay ludicoartistico; il pubblico stesso deve mettersi in gioco per accogliere quelle
speciali emozioni che arrivano da un
fuoritesto che è, poi, la vera essenza
dell’accadimento teatrale.
Maria Rita Cacchione
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GIOVEDÌ 4 SETTEMBRE
ORE 21.15
Colfiorito di Foligno, Palestra Comunale
Azioni e passioni.
Tre film sotto cieli diversi
LE AVVENTURE GALANTI DEL
GIOVANE MOLIÈRE
Di Laurent Tirard
Con Romain Duris, Fabrice Luchini,
Laura Morante
Colore, 120’ - Francia, 2006
Alla proiezione del film seguirà il
“Dessert del Re Sole”
In collaborazione con il Parco
Regionale di Colfiorito e la
Circoscrizione Annifo-Colfiorito
(Altopiano)
La Rassegna
Azioni e passioni. Tre film sotto cieli diversi
“Et in Arcadia ego” è un dipinto del Guercino, esposto nel 1618, che ora si trova
a Roma, alla Galleria Nazionale d’Arte Antica: due giovani pastori contemplano un
teschio, posato su un basamento di pietra, sul cui bordo è incisa la sentenza che
dà il titolo al quadro. Se ci atteniamo al riferimento citato e alla corretta lettura
grammaticale della sentenza, non abbiamo alcun dubbio, e, come fece già Giorgio III
d’Inghilterra nel 1769 commentandola iscritta in un quadro di Sir Joshua Reynolds,
dobbiamo affermare la signoria della morte anche in Arcadia e il cinema non farebbe
che ripetere il suo nero lavoro. Ma se consentiamo ad un fraintendimento grammaticale e lasciamo che la sentenza sia trasportata e lasciata cadere nel quadro che Nicolas Poussin intorno al 1630 dipinse, e che oggi possiamo ammirare al Louvre, allora
questi ci proclama con lampante chiarezza che anch’Egli è vissuto in Arcadia. In questo caso il cinema non sarebbe che una riprovisione differente. In questa edizione
moltiplichiamo i passi che ci conducono in prossimità di questa biforcazione interpretativa e la leggiamo come una possibilità presente in ogni azione, nella riuscita e
nella deriva. Il romanzo pastorale di Honoré D’Urfé, trasmutato in film dalle alchimie
di Rohmer, chiude la rassegna e al contempo ne è il nucleo radiante. Contrariamente
al romanzo ellenistico, che delinea con precisione l’individualità romanzesca, forte,
costante e simile al dio che presiede al destino, il romanzo arcadico inventa una personalità più divisa, trova una scissione nell’individuo che potrà ricomporsi soltanto
a patto di un processo di formazione e guarigione: una maturazione individuale nel
patto di relazione sociale, nel cerchio degli scambi amorosi. Poiché gli amanti, non
sapendo se stessi né comprendendo coloro che amano, divisi tra le spinte pulsionali e
l’ideale cui aspirano, cercano la perfezione con forza ma sono incapaci di procurarsi i
mezzi con cui conseguirla. Soltanto nel nascondimento, nel travestimento, nell’oblio
di sé e della propria passione, nella figura di un altro si giunge a comprendere un
diverso punto di vista, ad integrarsi nella norma comune. In fondo i romanzi pastorali
non sono che anticipazioni dei romanzi moderni di formazione. Questa cerchia di
affetti e di percetti, che si chiude in quella comunione ritrovata, in quella peripezia
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condotta a buon fine, trova nella sovversione comica e nel documento storico un’altra
risposta, un avvertimento ilare o drammatico sulle ombre che ancora perdurano, non
domate né vinte. Non bisogna affrettarsi alle conclusioni, che sciolgono ma anche
recludono, ma nelle peripezie afferrare tutte le occasioni per moltiplicare gli sguardi
critici sulla bella unità del mondo prospettato.
Il film - una commedia intrigante, divertente,
spigliatamente ludica, antiaccademica per giunta - volge in intreccio persuasivo il vuoto biografico della vita del signor Jean-Baptiste Poquelin
(Molière), di cui attestiamo la riuscita critica. Il
progetto cinematografico del soggettista e sceneggiatore Tirard (Le plus beau jour de ma vie,
2005 e Prête-moi ta main, 2006) si avvale, innanzitutto nella scrittura, dell’abbrivio e dell’energia
delle precedenti commedie sopracitate, di un cast
straordinario e di una formula ad incastri, richiami letterari e biografici, non sempre espliciti ma
efficaci (la vita che imita l’arte, l’arte che imita
la vita). Con il salto all’indietro dell’inizio del racconto siamo gettati subito in quel vuoto biografico
richiamato e al tempo stesso in un compendio del
repertorio comico di Molière, cosicché è la formula stessa ad agire e a permettere una
benefica distillazione degli elementi in gioco. Se le disavventure del giovane Molière,
prima del tardivo successo teatrale (un misurato Romain Duris, attore di Tony Gatlif
in Gadjo dilo, 1997 ed Exils 2004, ma anche di Cédric Klapisch in L’auberge espagnole
2002, e Les poupées russes 2005) ruotano attorno ai debiti e alla ricerca della gloria
letteraria, che sembra disdegnare il comico e reclamare il tragico, le sue avventure,
dopo l’uscita dalla prigione, per insolvenza, con un bizzarro contratto stipulato con un
pretenzioso signorotto di campagna ci precipitano d’incanto nel più tipico dei mondi
comici moliereschi. In verità, l’insolvenza debitoria fu sanata dall’intervento del padre,
un agiato artigiano delle Halles parigine e dalla compagna del giovane attore, Madeleine
Béjart. L’espediente letterario del racconto (il signor Jourdain [Fabrice Luchini], all’insaputa della signora Jourdain [Laura Morante] recluta il giovane attore per apprendere
l’arte della drammaturgia perché vuole conquistare con la tecnica appresa la bella vedova Célimène dai rossi capelli [Ludivine Sagnier] di cui si è invaghito) serve ad accendere l’intreccio di fuochi numerosi. Introdotto nel concitato menage come il precettore
Tartuffe, l’impostore, imposto però da questo bourgeois gentilhomme, non desidera che
fuggire se non fosse improvvisamente spinto da passione amorosa per la bella signora
Jourdain, non tanta ignara della comédie-ballet che s’inscena nella sua casa. A far da
Tartuffe vero provvede un altro personaggio, lo spiantato aristocratico, ruffiano e avido,
Bonnefoy (Philippe Du Janerand), alle cui dubbie escogitazioni ricorre l’ingenuo signor
Jourdain. Tutta la casa è scossa dall’intrigo dei raddoppiamenti: la figlia maggiore dei
coniugi Jourdain è promessa sposa al figlio di Bonnefoy, ma spasima per il suo maestro
di musica. Retoriche e persuasioni per far quadrare il cerchio degli interessi e delle passioni: il falso Tartuffe si confronterà con il vero Tartuffe, madame con monsieur, Célimène con la verità, purché trionfi almeno l’amor giovane e tutto torni al punto di partenza.
Il giovane Molière al teatro in cui riceve, tredici anni dopo, una chiamata sorprendente:
madame dichiara all’attore ormai affermato l’antica felicità, ricevuta ora con quella
vena di malinconia che è la brace drammatica sotto la cenere comica, la polvere teatrale
delle commedie di Jean-Baptiste Poquelin, in arte Molière.
Roberto Lazzerini
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VENERDÌ 5 SETTEMBRE
ORE 17.15
Foligno, Palazzo Trinci, Sala Sisto IV
Inaugurazione della mostra
BALLI POPOLARI E
FESTE REALI
A cura del Museo Multimediale dei Tornei,
delle Giostre e dei Giochi
Incisioni di Hans Burgkmair, Jost Amman,
Jacques Callot, Stefano della Bella,
François Chauveau, Israel Silvestre,
Gilles Rousselet
La mostra resterà aperta tutti i giorni, con
esclusione del lunedì, fino al 21 settembre,
orario 9-13 / 15-19
Balli popolari e feste reali
Immagini dal tempo
L’esposizione Balli popolari e feste reali. Immagini dal tempo suggerisce un percorso attraverso tre secoli di storia, sullo sfondo di alcuni grandi centri europei quali
Vienna, Parigi, Firenze per concludersi in una piccola città dello Stato Pontificio:
Foligno. Ne sono protagonisti rappresentazioni della festa, del gioco, dello sfarzo
reale, dei costumi della nobiltà e del popolo. Un’arte del guardare attraverso le riprese fotografiche dell’incisione. Ma può trattarsi benissimo anche di una guida e
di una sceneggiatura per la festa da approntare. Le incisioni esposte appartengono
al patrimonio del Museo Multimediale dei Tornei, delle Giostre e dei Giochi del
Comune di Foligno.
Si inizia con alcune incisioni tratte dai Trionfi di Massimiliano I d’Asburgo. Attraverso 137 immagini la corte imperiale allestisce il suo sontuoso corteggio. Hans
Burgkmair è autore di 66 incisioni, le altre sono opera di Albrecht Altdorfer, Hans
Springinklee, Leonhard Beck, Hans Schäufelein, Wolf Huber. Le due riferite al matrimonio dell’Imperatore portano il marchio di Albert Dürer. Apre la scena Herald,
il banditore, a cavallo di un grifone, seguono trombettieri e tamburini, falconieri,
cervi, cinghiali, orsi, quindi, collocati su dei carri, i musicisti di corte, gli attori, i
torneatori. Al centro del corteo si colloca la rappresentazione del matrimonio di
Massimiliano I con l’erede del Regno di Borgogna. Su imponenti carri trionfali sono
infine raffigurate le grandi imprese politiche e di guerra. Come dei grandi carillons i
carri si aprono a scene di battaglia e al trascorrere di eserciti attraverso i mille paesi
di Europa. I cartigli che annunciano ogni schiera del corteggio dovevano accogliere i
testi, estremamente suggestivi, dettati direttamente dall’Imperatore al suo segretario. Hans Burgkmair (1473 – 1531), nato ad Augusta fu uno dei più importanti pittori
del Rinascimento tedesco. Per Massimiliano I d’Asburgo realizzò, oltre ai Trionfi,
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numerose incisioni per romanzi encomiastici dedicati all’autobiografia e alla giovinezza dell’Imperatore.
Nel suo Kunst und Lehrbuchlein (Libro d’Arte per l’apprendimento dei giovani),
pubblicato nel 1578, Jost Amman allestisce un vero e proprio repertorio per l’illustratore del suo tempo, oltre a darci uno spaccato indelebile di storia e documentazione
del costume. La società del tempo amava (come avviene tuttora) le raffigurazioni
eleganti di uomini e donne alla moda, il passeggiare di cavalli altezzosi, i costumi
sfarzosi ed esotici. Le 62 incisioni in mostra raffigurano duelli, uomini e donne a
cavallo, soldati, guerrieri in abiti turchi. Jost Amman nato a Zurigo nel 1539 fu capo
artista dello stampatore Sigismund Feierabend a Francoforte. Illustrò una versione
della Bibbia ed un libro dedicato ad artigiani e a mercanti del passato.
I Balli di Sfessania di Jacques Callot consistono di 23 stampe ad acquaforte, più
un frontespizio ritoccato a bulino, di formato 72 x 97 mm. Le figurine appartenevano
originariamente a fogli a stampa, destinati poi a venire ritagliati, così come avviene
per le carte da gioco. I piccoli fogli assomigliano così
ai fotogrammi di un film e
l’album ha la funzione di
un vero e proprio reportage
fotografico. Jacques Callot
era nato a Nancy nel 1592.
Dopo le primissime esperienze nell’ambiente manieristico di Bellange e nella bottega dell’incisore di
medaglie Demande Crocq,
si trasferì presto in Italia,
a Roma, dove trovò impiego
presso un venditore di immagini sacre. Lasciata Roma per Firenze nel 1611, vi ebbe
dal Granduca Cosimo II de’ Medici una pensione e l’alloggio al Palazzo. Su consiglio di Giulio Parigi, organizzatore ed architetto delle feste di Corte, iniziò un’opera
personale di raffigurazioni e memorie. I Balli vennero appunto realizzati a Firenze
negli anni 1615 - 1617 e stampati a Nancy nel 1621, dopo il suo ritorno alla città
natale. I Balli di Sfessania sono una danza simile alla moresca e rappresentano le
dispute e i contrasti, accompagnati da musiche e lazzi, di maschere della Commedia
dell’arte. Nell’etimologia del nome è probabile si nasconda un riferimento “osceno”
alla “sfesa”, organo sessuale femminile. Per cui Sfessania sarebbe una specie di
paese di Bengodi. Del resto pesanti allusioni ai più bassi fatti fisiologici e sessuali,
sono presenti nelle stampe. L’origine di tali contrasti è probabilmente da far risalire
ai fescennini latini, carmi campestri satirici a cui si abbandonavano, dopo il lavoro,
gli agricoltori, scurendosi il volto con il mosto o ricoprendolo con una maschera di
corteccia. Così i protagonisti dei Balli sono in origine mori che parlavano un linguaggio straniero, da cui l’importanza dei movimenti espressivi e forsennati. Le scene
hanno una costante compositiva. In primo piano, ai lati, compaiono i due protagonisti dell’incontro-scontro, che vengono così ad assumere una funzione di prospettiva
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teatrale. Sullo sfondo si apre una piazza o la campagna con altri attori in azione e
spettatori in osservazione. Il movimento, insomma, è collettivo, la festa è globale e ci
si può attendere, sfogliando l’album, che i nostri protagonisti si spostino verso il fondo, continuando il loro balletto, mentre altri attori si fanno avanti a svolgere il loro
tema. Figure vitali e guizzanti, in primo piano, insieme a spazi dilatati, costituiscono
le componenti di queste scenette.
La Nobiltà è una serie di 12 acqueforti
in cui Jacques Callot (1592 – 1635), con
la solita raffinatezza grafica, raffigura i
costumi delle dame e dei signori della
Lorena. Il Catalogue raisonné d’objets
d’arts du cabinet de feu M. de Silvestre,
edito a Parigi nel 1810, chiama infatti
questa serie Habillement de la Noblesse française sous Louis XIII. In effetti,
il costume è soltanto uno degli elementi che sostanziano queste eleganti figurine. Accanto ad esso hanno un peso
rilevante nell’ideazione la tipologia dei
diversi personaggi (spesso connotati
da un oggetto che li distingue), il loro
posizionamento ed atteggiamento nella scena, la nobiltà insita nei loro gesti.
Per non dire poi degli sfondi che, come
sempre in Callot, hanno una funzione
fondamentale di ambientazione, oltre
Il Gentiluomo con la pettorina di pelliccia
a costituire un vero e proprio banco di
prova per la sua tecnica raffinata. Si tratta di sei figure maschili e sei femminili
fermate in un’istantanea, un fermo immagine che li ritrae ora frontalmente, ora di
profilo, ora di tre quarti: bloccati in un atteggiamento statuario o rotanti in un gesto
grazioso ed emblematico. Il personaggio viene ritratto in primo piano, su un vero e
proprio boccascena, in una prospettiva di grandiosità ed imponenza. Sullo sfondo si
perdono fantastiche scenografie: minuti personaggi in movimento tra le vie di una
città o su stradine di campagna. Con un effetto che crea l’illusione della staticità
della figura in primo piano e del movimento indaffarato della vita quotidiana che si
svolge sullo sfondo. Personaggi, situazioni e scene di ambiente sono strettamente
correlati. Di ognuno di essi ci colpisce e resta nella memoria un elemento o una circostanza che lo connota. Può trattarsi di un oggetto che caratterizza la professione,
come la spada per i due soldati, o una maschera per due diverse dame. Può essere
rappresentata una situazione particolare della vita umana come la partecipazione
ad un lutto e ad un funerale, oppure un semplice gesto quotidiano, come fare la
spesa al mercato o salutare graziosamente con il cappello in mano. Più spesso, però,
è un elemento dell’abbigliamento a caratterizzare l’immagine e ad oscurare tutto il
resto: cuffiette, veli, collari, manicotti per le dame; piume, cappelli, mantelli per i
cavalieri.
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Stefano Della Bella (1610 –1674) autore di più di mille incisioni che riproducono i
più svariati soggetti con acutezza di osservazione e piglio narrativo, non tralascia di
analizzare nelle sue “figurine”, delizia di collezionisti e negozianti, gli esercizi della cavalleria. Lo stampatore dei Diverses Exercises de Cavalerie è Israel Silvestre.
Influenzato da Callot, che del resto aveva operato ampiamente nella sua Firenze,
Della Bella si distingue per la nitidezza e la finissima tecnica delle sue acqueforti. Il
cavallo (la situazione studiata e raffigurata) campeggia in primo piano, mentre sullo
sfondo, con brevissimi e rapidi tratti, si evocano un paesaggio e un ambiente che
danno la prospettiva ed animano la scena. Cavalli e cavalieri al passo, presi di fronte,
verso destra o verso sinistra; oppure cavalli al galoppo sfrenato e cavalieri che fanno
sollevare o caracollare il cavallo: queste le situazioni evocate. Ma non tralasciano
neanche momenti, per cosi dire, più familiari e domestici, come il cavaliere con
donna in groppa o la cavalla che allatta il puledro, cavalli che s’azzuffano e perfino
lo scuoiamento di un cavallo. Queste ultime tre immagini segnalate nel De VesmeMassar (1971) non fanno parte, purtroppo, della nostra raccolta che conta 14 incisioni. L’autore insomma, non si limita a fornire le informazioni tecniche richieste,
ma suggerisce situazioni diverse per un’economia domestica della cavalleria.
Nel 1662 il re Luigi XIV ventiduenne, salito al trono appena l’anno prima, dedicò a
M.lle de la Vallière, sua favorita che gli darà quattro figli illegittimi nel corso della
loro relazione, un sontuoso carosello dai costumi di fiaba. Lungo rue de Richelieu
e rue Saint-Honoré sfilarono gli eserciti di ogni parte del mondo vestiti con abiti di
fantasia. Il re comandava le schiere dei Romani, Condé i Turchi, Monsieur i Persiani,
Engliene gli Indiani, Guisa gli Americani. I costumi furono disegnati da Jean Berain
(1639–1711), incisore e stampatore, organizzatore di feste e di spettacoli, disegnatore di costumi e di stoffe, di mobili e gioielli. Balletti equestri si tennero in una
zona riservata a 15.000 spettatori. I giochi si protrassero per tre giorni, con corse
all’anello, alla medusa e al facchino. Tutto il mondo rese omaggio con una splendida
mascherata al giovane re e alla sua dama: cavalli ingualdrappati, cavalieri sovrastati da audaci pennacchi, trombe e tamburi, esotismi di fantasia. Questo grandioso
evento spettacolare fu oggetto di una ricca iconografia e di una relazione ufficiale
dovuta a Charles Perrault. François Chauveau, Israel Silvestre e Gilles Rousselet
accompagnarono quel racconto con novantasette incisioni pubblicate a Parigi dalla
Stampa reale nel 1670 nel volume Courses de testes et de bague faites par le roy, et
par les princes et seigneurs de sa cour, en l’année 1662. La nostra raccolta comprende 16 incisioni sciolte. “Corse di teste e di anello”, cioè giostre, così come avvenne
a Foligno nel 1613 quando nobili cavalieri si affrontarono in schiere contrapposte
per decidere se fosse più confacente ad un cavaliere d’onore la fedeltà al principe o
quella alla dama.
All’interno delle feste di palazzo, o comunque di piazza, che vedevano protagonisti i
nobili, vennero ad assumere un ruolo sempre più rilevante le Mascherate, trasformatesi progressivamente in veri e propri eventi teatrali. Pur non richiedendo, necessariamente, l’intervento di attori protagonisti, pure erano sostenute da un canovaccio
scritto, in cui si definivano motivi, testi, scene, costumi, movenze dell’azione spettacolare. Le tematiche del mascheramento venivano inoltre ad assumere, sempre
più insistentemente, i caratteri dotti ispirati alla mitologia classica, prediligendo
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la raffinatezza del riferimento culturale all’immediatezza dell’effetto comico. I fogli
volanti che a Foligno ne hanno conservato la memoria, dovettero avere una funzione
di tracciato e di guida della rappresentazione. Pure, al di là di quest’aspetto meramente informativo, non nascondevano un certo decoro letterario. Così nel 1685
per La vita humana in maschera, le tre Parche Lachesi, Cloto e Atropo danno
l’abbrivo, con un gesto simbolico e con una sentenza di definitiva saggezza, ai quadri
che simboleggiano le diverse fasi della vita umana. Sebbene l’elemento mitologico
predomini in questa rappresentazione, pure vi compaiono ancora alcune figure legate alla commedia dell’arte. Dei e maschere borghesi avranno suscitato, con il loro
contrasto, irrefrenabile ilarità. Ne L’inventione in maschera del 1689, il carattere
legato alla commedia dell’arte è ancora più evidente. Diversi personaggi, che rappresentano dei tipi, esprimono in versi il proprio modus vivendi. Nelle Mascherate
settecentesche l’elemento decorativo e quello letterario hanno il sopravvento in un
contesto decisamente più raffinato. Flora dea dei fiori conduce nel 1712 Le giardiniere in maschera. Ognuna di esse porta in un canestrino un fiore. Un motto serve
ad identificarlo. L’atmosfera che aleggia è di fresca e gioiosa leggerezza. Nel 1748
La bellezza accompagnata dalla gelosia e dall’invidia sfila per le vie della città,
specchio e monito per ogni dama ed ogni cavaliere. Nel 1749 Giove giudice nella
contesa degli elementi al primato supera brillantemente la dura prova di assegnare
un primo posto, dovendo scegliere tra l’acqua, il fuoco, l’aria, la terra.
Mascherarsi la notte e torneare di giorno, questo sembra essere un buon programma
di festa per una nobiltà che ama mostrare il suo buon gusto e la sua distinzione anche in periodo di carnevale. Nella dotta Foligno dei primi del Settecento si tengono,
rispettivamente negli anni 1712 e 1718, due Giostre la cui invenzione letteraria e
filosofica è senz’altro da ricondurre al mondo delle accademie. I cartelli di disfida
stampati in quelle occasioni rappresentano un prezioso documento culturale. Nel
1712 i Cavalieri della Rosa e i Cavalieri
del Giglio si affrontarono in giostra per
decidere se “dimostra maggior amore
l’amante che arrossisce” o “quello che
impallidisce alla presenza di bella donna”. Per la giostra del 1718 i Cavalieri
di Pallade sostengono “che ha maggior
forza in una Donna per farsi amare la
Virtù, che la Bellezza”, i Cavalieri di
Venere rispondono “che ha maggior
forza in una Donna per farsi amare la
Bellezza, che la Virtù”. Temi di estrema
raffinatezza: orgoglio e consapevolezza
di appartenere ad un ambiente che tali
quesiti edotti dalla storia, non lesina,
anzi è solito affrontare. Le sfide sono
state annunciate. Finalmente si corre
la giostra.
Piero Lai
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VENERDÌ 5 SETTEMBRE
ORE 21.15
Foligno, Teatro San Carlo
Pantakin da Venezia
ARLECCHINO/DON GIOVANNI
prima ricostruzione del canovaccio
“Le Festin de Pierre” di Dominique
Biancolelli
Drammaturgia e regia di Roberto
Cuppone, Michele Modesto Casarin
In collaborazione con
Accademia di Belle Arti di Venezia;
Università Ca’ Foscari di Venezia;
Assessorato alla Produzione Culturale Comune di Venezia;
Produttori Professionali Teatrali Veneti;
Regione del Veneto; Ministero per i Beni e
le Attività Culturali
Personaggi ed interpreti
Arlecchino, Michele Modesto Casarin
Evira, Abbondanza, Doña Aña, Diavolessa,
Manuela Massimi
Don Pedro, Capitan Ottavio, Pulcinella,
Appestato, Sicario, Federico Scridel
Re Sole, Don Giovanni, Roberto Serpi
Maschere Stefano Perocco di Meduna
Musiche originali Michele Moi
Duelli Alberto Bellandi
Assistente alla regia Marilena Crosato
Scene e costumi Chiara Benedetti, Marianna Fernetich, Lorenzo Giacomello, Marco Grison, Irene Guerra, Anna Lazzarini, Giulia Mio, Federica Rigon, Stefania Tosi
Coordinamento scenografia Popi Ranchetti, Edoardo Sanchi
Coordinamento costumi Giovanna Fiorentini
Realizzazione costumi Antonia Munaretti
Disegno Luci Paolo Battistel
Responsabile tecnico Roberto Rossetto
La storia di Don Giovanni, forse la più bella e famosa di tutto il teatro, deve
questa straordinaria popolarità ai comici dell’arte italiani che per due secoli
ne fecero in tutta Europa un cavallo di battaglia: fra tutte, la versione di mag21
gior successo fu Le Festin
de Pierre (Il Convitato
di Pietra) di Domenico
“Dominique” Biancolelli,
il più grande arlecchino
secentesco, rappresentata per la prima volta a
Parigi nel 1668, con tale
successo che ebbe infinite repliche e riprese fino
alla fine del Settecento.
Oggi non poteva toccare
che a Pantakin da Venezia, la compagnia italiana di maggior tradizione nella
commedia dell’arte, di riesumare questo antico e leggendario canovaccio. La
ricostruzione che qui propongo in prima assoluta moderna - non a caso con la
preziosa collaborazione di Michele Modesto Casarin, il più famoso arlecchino
veneziano operante oggi in Italia - è naturalmente libera e ispirata a rimettere in scena tutta la godibilità del racconto e la spettacolarità dei lazzi: una
girandola di maschere (sette) e dialetti (sei), di virtuosismi (quattro attori
in dodici personaggi, ventinove cambi di costume) e di musicalità (cinque
musiche originali, cantate dal vivo). Ma nello stesso tempo credo che presenti
alcuni motivi di interesse culturale. Per la prima volta si possono apprezzare
in scena alcune invenzioni di Biancolelli (un arlecchino narratore di grande
modernità, il naufragio, la favola del maialino) e in particolare la maschera
che fu dell’attore italo-francese, in una esatta ricostruzione appositamente
realizzata da uno dei più prestigiosi mascherari italiani, Stefano Perocco di
Meduna. È anche una occasione di apprezzare il rapporto che ebbe Molière, e
il suo Don Giovanni, con il mestiere dei comici italiani, in particolare nell’episodio del Povero e in alcuni monologhi di Don Giovanni. E infine di riscoprire
il rapporto che possiamo ancora avere noi, spettatori mediatici e dimidiati,
con queste antiche favole.
Roberto Cuppone
La Compagnia
Nasce nel 1995 dall’associazione di un gruppo di attori, con lo scopo di mantenere viva la tradizione della Commedia dell’Arte, rispettandone i canoni
e ricercando nel contempo nuovi percorsi per renderla attuale. Pantakin
da Venezia è entrata a far parte dei gruppi associati di Tedarco Veneto Teatri d’Arte Contemporanea e dell’Agis ed è tra i fondatori dell’Associazione
PPTV (Produttori Professionali Teatrali Veneti). A partire dal 2003 Pantakin
da Venezia è tra le compagnie riconosciute dal Ministero dei Beni e Attività Culturali. Gli attori, per la maggior parte provenienti da uno dei gruppi
di Commedia dell’Arte più apprezzati negli anni ’80 (il TAG Teatro di Venezia), si sono formati su un repertorio tradizionale che parte dalla Commedia dell’Arte di cui hanno sperimentato la potenzialità sovralinguistica
anche in numerose tournée all’estero e lavorano in sinergia creativa ed organizzativa, senza tralasciare il confronto con altre realtà professionali.
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Per questo motivo fin dal principio la compagnia si è caratterizzata per una
forte apertura nei confronti della città in cui opera e delle risorse artistiche e
culturali ad essa connesse. Pantakin da Venezia, facendo parte dell’Associazione Piuttosto Puck, a partire dal dicembre 2004 gestisce a Venezia il Teatro
Junghans della Giudecca, in convenzione con il Comune di Venezia. La compagnia è attiva a Venezia e nel territorio regionale e nazionale su diversi fronti
che vanno dalla produzione e distribuzione di spettacoli all’organizzazione di
eventi speciali e rassegne teatrali realizzate in collaborazione con importanti
partner culturali come il Comune di Venezia - Cultura e Spettacolo, l’Assessorato al Turismo, la Regione e le Provincie di Venezia e Padova, Arteven, la
Biennale di Venezia ed altri importanti enti pubblici e privati come il Teatro
Stabile del Veneto e il Teatro Stabile delle Marche. Sotto il profilo didattico i professionisti della compagnia tengono laboratori formativi all’arte del
teatro presso istituti scolastici (medie e superiori) e presso strutture teatrali
riconosciute. Il percorso artistico della compagnia indaga, tra spettacoli e laboratori, le modalità espressive legate all’enorme patrimonio italiano della
Commedia dell’Arte, quale territorio di sperimentazione interdisciplinare
delle arti dell’attore. Dal 2000, dalla collaborazione tra la compagnia di teatro Pantakin da Venezia e Alessandro Serena, quest’indagine sul teatro di
tradizione popolare si è intersecata con quella legata all’arte circense, dando
vita al progetto Arcipelago Circo Teatro e aprendo in Italia un nuovo capitolo
sulla sperimentazione legata alle arti performative, in particolare al Nuovo
Circo. La progettualità artistica di Arcipelago è volta a trovare nuovi percorsi
per lo spettacolo dal vivo, partendo da forme e tradizioni popolari come la
commedia dell’arte e il circo. La compagnia ha replicato i propri spettacoli
su tutto il territorio nazionale ed è stata ambasciatrice della cultura italiana,
ospite degli istituti di Cultura di Beyruth (Libano), Il Cairo (Egitto), La Valletta (Malta), Nicosia (Cipro), Smirne (Tunisia), Chambéry, Grenoble (Francia),
Pantakin da Venezia, Arlecchino/Don Giovanni
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Basilea (Svizzera). La compagnia ha partecipato a diversi festivals, tra i quali: Festival di Santarcangelo di Romagna (luglio ‘96), Urbino Rinascimenti
(Urbino - luglio ‘96), Segni Barocchi (Foligno - agosto ‘97), Festival del teatro
Medioevale e Rinascimentale (Anagni - settembre ‘97 e ‘00), Festivalul de
Teatru (Piatra Neamt, Romania - maggio ‘96), Mostra International de mimo
a Sueca (Sueca, Spagna - settembre ‘96), Alles Theater (Gera, Germania - luglio ‘97), Performances (Ottignies, Belgio - novembre ‘97), Kyiv Travnevy ‘99
(Kiev, Ucraina - maggio ‘99), XXII Festival de Teatro Clàsico (Almagro, Spagna - luglio ‘99), OperaEstateFestival (Bassano - agosto ‘00), Biennale Teatro
(Venezia - settembre ‘00), Zomer van Antwerpen (Anversa - agosto 2002).
Un viaggio lungo la maschera
Se si ipotizza l’esistenza di una forma teatrale che attraversa tutta la nostra
storia il cui percorso sia rintracciabile nelle manifestazioni più moderne di
“teatro popolare”, questa è senza dubbio la Commedia dell’Arte. Un genere
teatrale che nasce come teatro profano e popolare di piazza, e successivamente
va a complementarsi con la “tradizione colta” che da Molière arriva a Goldoni, fino alla riscoperta dei russi dei primi anni del novecento. La Commedia
dell’Arte segna l’inizio del professionismo teatrale occidentale e proprio il suo
schema di opera aperta, cioè in grado di trasformarsi secondo le fasi storiche e
culturali che ha attraversato, ha permesso alle pratiche artigianali dei comici
di giungere fino a noi. È questa straordinaria eredità artistica che Pantakin
ha voluto raccogliere, potenziando e rendendo attuale un genere teatrale che
oltrepassa le barriere linguistiche e culturali, utilizzando le maschere al fine
di raggiungere un livello di discussione profonda ed universale che metta in
scena dibattiti attuali e contrasti sociali col fascino avvincente della drammaturgia d’attore. Commedia dell’Arte e Venezia: un binomio a cui la compagnia
Pantakin ha restituito nel corso degli anni forza e significato.
DA VENERDÌ 5 SETTEMBRE
A DOMENICA 14 SETTEMBRE
Foligno, Centro Storico
BAROCCO E NEOBAROCCO IN VETRINA
In collaborazione con: Ente Giostra della Quintana, associazioni del
commercio e dell’artigianato, associazione “Innamorati del Centro”
[email protected] - tel. 0742.354000
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NOTTE BAROCCA A FOLIGNO
In collaborazione con l’Ente Giostra della Quintana
SABATO 6 SETTEMBRE
dalle ore 17.30 “fin alle quattr’hore di notte”
FG
Parco dei Canapè, entrata da Via Chiavellati
DALLE ORE 17.30 ALLE ORE 19.30
Statue viventi di Henry White
GIARDINO BAROCCO
Il Giardino Barocco
Un gruppo di statue viventi crea la magia dell’epopea barocca in giardini, parchi, cortili e saloni, con il bianco marmoreo e il manierismo dei personaggi
classici o allegorici. Lo spettatore incontra il paradosso del monumento vivo
e l’ironia anti-retorica dell’immobilismo. Gli eventi più importanti organizzati da Henry White sono stati: la settimana della moda a Milano per la casa
Dondup nel 2006; l’inaugurazione dei giardini della Reggia di Venaria Reale a
Torino nel 2007.
Henry White
White abita vicino a Treviso, è insegnante e consulente educativo. Ha tre figli
maschi. Ha frequentato numerosi percorsi di formazione personale e sulla mediazione corporea e dopo la laurea in Filosofia, il diploma in Scienze Religiose
e la specializzazione in Counseling Educativo, ha deciso di chiudere i libri e
mettersi in strada. È diventato una Statua Vivente coniugando la passione per
la scrittura e il cinema, la storia del costume e l’epopea barocca, la meditazione spirituale e il Tai chi kung. Ha elaborato la rappresentazione di sculture
bianche, marmoree, ispirate al ricco patrimonio di statue delle piazze e dei
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palazzi italiani, svolgendo una ricerca sistematica sui
materiali, il trucco, i tessuti, i personaggi e gli stilemi dell’arte figurativa europea. Si esibisce dal 1999 in
personaggi storici e costumi d’epoca, completamente
immobile oppure mimando posizioni diverse. È l’artista
italiano che ha sviluppato più compiutamente il Teatro Inerte (espressione dell’arte di strada sviluppata
da Alessio Michelotti), nella versione dei monumenti
pubblici, storici e politici. Ma la sua tecnica va oltre
l’immobilismo: consiste in una ricerca meditativa e di
comunicazione del “silenzio”, attraverso l’iconografia
classica della statuaria. Lo spettacolo si basa sulla provocazione dell’essere umano completamente, volutaMercurio Barocco
mente immobile e passivo, che tuttavia si espone e propone un messaggio fortemente interattivo. Il suo corredo di scena comprende
tre piedistalli e una dozzina di costumi completi, confezionati da una sartoria
specializzata, con cappelli, parrucche, stivali e accessori, con i quali rappresenta trenta personaggi della storia e cultura europee. Henry White organizza
eventi culturali con altre statue viventi, di immagine o nelle piazze.
FG
Porta Romana
ORE 17.45 - ORE 21.15 “Leonardo e la Primavera”
ORE 23.45 - ORE 02.30 “Eros e Psiche”
Art-it
PANTOMIME
di e con Valter Conti e Daniela Garosi
La nostra Pantomima di figura è una forma di spettacolo con le caratteristiche
della statuaria mobile (Decroux) e musiche di scena. Il movimento fluido e
continuo crea la base di narrazione dei gesti delle coppie di personaggi in
relazione tematica tra loro.
Leonardo e la Primavera
Il Maestro e l’Opera, la libertà del pensiero e la forza della creazione, il diritto
di seguito dell’opera ed il dovere di comunicazione dell’artista nello spazio
pubblico, la solidarietà tra artisti del passato e del presente per un futuro
più giusto e ricco di espressioni. Il Maestro e l’Opera si “incontrano” per una
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felice sincronia della fiction, e
anche se l’opera fosse sopravvissuta al maestro, il maestro
è comunque sopravvissuto alla
sua fama...Il personaggio di
Leonardo, distribuisce al pubblico degli scritti da un libro
simbolico del Codice da Vinci
rappresentato dall’immagine
dell’uomo vitruviano e interagisce con la Primavera del Botticelli.
Leonardo e la Primavera
Eros e Psiche
Dal momento che ciò che è più erotico non è sempre amorevole e viceversa, non si può solo per questo andare a ricercare le cause dell’effetto dell’uno nell’effetto delle cause dell’altro... Per questo, la favola
spiega quello che il mito raccoglie... Eros e Psiche, la messa in opera di
un alfabeto emotivo, una sintassi ed una partitura “neoclassica” di ciò
che indica cosa può essere una psiche senza eros e a sua volta un eros
senza psiche. Pantomima breve, mitologica. Non breve: psicologica...
Consigliato ad un pubblico di adulti non rimasti bambini...
Eros e Psiche
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Palazzo Trinci, Sala delle Conferenze
ORE 18.00
Conferenza spettacolo con degustazione
Raffaele Riccio
“L’OCCHIO E LA TAVOLA”: TRIONFI DI PASTICCERIA ED
ARTISTI DELLA TAVOLA IN EPOCA BAROCCA
L’arte della tavola manifestata, sia nella qualità dei cibi, sia negli effetti
scenografici creati da molti artisti e pasticceri per stupire e meravigliare invitati
e commensali, raggiunse nel Seicento l’apogeo dell’invenzione scenografica.
Nell’organizzazione del banchetto, accanto al cuoco, acquistarono sempre
più importanza le figure del pasticcere e del maestro di tavola. A questi
due personaggi nuovi spettavano il compito di “movimentare” il convito,
diremmo noi oggi, con effetti speciali. Il maestro di tavola sovrintendeva alla
preparazione del banchetto nei minimi dettagli: dall’apparecchiatura vera e
propria, alla disposizione ed all’ordine dei cibi da servire in tavola. Soprattutto
doveva provvedere all’abbellimento della mensa con decorazioni floreali, con
statue di zucchero e animali e frutta di marzapane, e si doveva impegnare nel
trasformare e rendere irriconoscibili anche le suppellettili ed i tovaglioli. La
scenografia barocca della mensa prevedeva, infatti, che anche oggetti assai
semplici, quali i tovaglioli prendessero vita e forma... Come apprendiamo
dal trattato di Mattia Giegher, attivo a Padova negli anni ’20 del Seicento,
i tovaglioli di lino inamidati e piegati, secondo una tecnica che ricorda
quella dell’origami, potevano diventare, aquile, leoni, Ercoli, struzzi, facendo
da pendant alle varie figure di zucchero o di pasta frolla, che i pasticceri
preparavano e collocavano sulle tavole e sulle credenze. La disposizione della
tavola doveva colpire anzitutto l’occhio e poi soddisfare il palato. Per questo
nei banchetti seicenteschi si diede l’avvio ad una collaborazione strettissima
tra gli artisti di corte e tutte le maestranze addette al servizio di tavola,
collaborazione che raggiungeva il culmine nella preparazione dei trionfi di
pasticceria. Per elaborare e realizzare questi trionfi si scomodavano a Firenze
ed a Roma anche grandi scultori, come il Giambologna ed il Tacca - e poi in
pieno Seicento lo stesso Bernini - i quali dovevano approntare i bozzetti ed i
disegni preparatori che pasticceri e cuochi dovevano trasformare in trionfi
di zucchero e marzapane. Trionfi effimeri, dato che duravano poche ore.
Probabilmente, durante o alla fine del pranzo, essendo in sostanza dei dolci,
venivano graziosamente ingurgitati dagli ospiti o dal personale di cucina.
Michelangelo Buonarroti, il giovane, ha lasciato un resoconto dei prodigi
realizzati dai pasticceri medicei per il banchetto, servito a Firenze nel 1600,
in occasione delle nozze di Maria de’ Medici ed Enrico IV di Borbone. L’estro
inventivo dei due scultori citati si era sbizzarrito nel produrre bozzetti che
divennero poi, come scrive lo stesso Buonarroti: “Una confettura raffinata,
tutta di statue a sembiante d’architettura. Animali in più gruppi sparsi,
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e cacce, uccellagioni diverse con
molti uomini, a varie operazioni
intenti, vi furono: forze d’Ercole,
uccisioni di leoni e di tori,
Eroi, Idoli, femmine vaghe,
amoretti, fontane, mostri, edifici,
templi (…)”. Tutto questo era
sicuramente eccellente, ma poteva
rientrare ancora nella categoria del
conosciuto, mentre il seguito, come
annota ancora il Buonarroti, suscitò
l’autentico stupore degli astanti i
quali notarono che: “Le salviette, le
coppe e i vasellamenti che tenevano
le altre confezioni, coltelli e tutti
gl’arnesi da tavola vi fossero di
zuccaro, e ciascuna cosa lavorata
finissamente a meraviglia, e recò a
tutti piacere…”. La tavola seicentesca diventava così un’appendice del teatro,
ed il banchetto un momento in cui la recita incessante della corte continuava a
produrre artifici, perché l’occhio, sollecitato da immagini e colori, sovvertendo
l’ordine dei sensi e occupando il posto di olfatto e gusto, diventava l’organo
di senso privilegiato. Le “invenzioni” dei pasticceri, degli artisti e la vista
dei commensali agivano all’unisono. Stimolavano e smarrivano, come in un
labirinto, gli altri sensi determinando una soddisfazione corporea, che andava
al di là del solo gusto alimentare. Nella tavola seicentesca di corte, infatti, come
ebbe a notare il cardinale Mazzarino: “Si pregiava più il meraviglioso che il
buono”, con buona pace dei fautori della semplicità. L’importanza della vista,
legata alla tavola, venne recepita immediatamente dai pittori del Seicento.
L’attenzione ed il gusto tutto seicentesco per le nature morte si rifletteva nella
cura particolare e nella rappresentazione delle suppellettili da tavola, tanto
che nella pittura del XVII secolo si può assistere ad una profusione di oggetti
dipinti tra cui primeggiano la presentazione dei cibi, delle suppellettili, di
bottiglie e di bicchieri. Le nature morte, le incisioni ed i bozzetti delle
sculture da tavola, trovati negli archivi, diventano per noi documento degli usi
alimentari e dei costumi sociali in voga in Italia, in Spagna, in Francia e nel
resto d’Europa nel Seicento e le immagini di queste opere verranno proiettate
e commentate durante la conferenza spettacolo.
Anche i compositori di corte dedicarono molta attenzione alla produzione
di musica da ballo per rallegrare le feste e di composizioni strumentali,
da eseguirsi durante i conviti pubblici, così che anche l’udito partecipasse
alla gran festa rappresentata dal banchetto. Sempre durante la conferenza
verranno fatti ascoltare vari brani musicali che ricreeranno l’atmosfera delle
feste, in modo da toccare, anche fuggevolmente, la gradualità e poi l’unisono
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dei cinque sensi, selezionati dai seguenti cd: El Cancionero de Medinaceli
musica tra XV e XVII sec., a cura di Jordi Savall (Hespèrion XX); Arie e danze
cortigiane, a cura del complesso La Rossignol (2003); Tientos y batallas, La
Real Càmara (Madrid 2000, Anonimo, Espaņoleta); G.Ph. Telemann, Musiche
da Tavola, Drottingholm baroque ensemble.
FG
Auditorium San Domenico
ORE 21.00
Associazione Commedia Harmonica
LE VEGLIE DI SIENA
Ovvero I Vari Humori della Musica Moderna
Ovvero I Giuochi (o Scherzi) di Siena
di Orazio Vecchi
Con Claudio Carini, la Compagnia Le Voci di Dentro, l’insieme
polifonico Commedia Harmonica e l’insieme di strumenti antichi
Cantores Umbri
Regia Giampiero Frondini
Prima assoluta
Spettacolo ideato e realizzato per Segni Barocchi
Personaggi ed interpreti
Il Principe de li Giochi Claudio Carini
I Vegliatori
Gianni Bevilacqua, Giuseppe Brizi, Francesco Madeo
Le Vegliatrici
Luana Brozzetti, Ilaria Coresi, Anna Lucia Fuso
Cortigiani
Lorenzo Berretta, Elena Brizi, Andrea Cipriani, Francesca
Cleri, Emanuele Ferrucci, Andrea Lombardi, Anna Laura
Sorbo, Sofia Elena Sorbo, Marta Volpi
Diana
Atteone
Amore
Marcella Dominici
Rodolfo Mantovani
Edoardo Rondoni
Insieme Polifonico Commedia Harmonica - mastrocantore Umberto Rinaldi
Bianca Ciancio, Brunella Micciarelli, Giulia Rinaldi, Sonia Rossi, soprani
Catia Ceccarani, Loredana Mantovani, Scilla Muccino, Maura Pettirossi, contralti
Tommaso Baronti (autore dei testi recitati), Michele Capece, Luca Fucchi, Andrea
Mattielli, Vincenzo Schiantella, tenori
Francesco Antonini, Marco Buzzao, Francesco Pecetta, Umberto Rinaldi, bassi
Insieme di strumenti antichi Cantores Umbri - direttore Filippo Salemmi
Filippo Salemmi, I° bombarda, piffero, consort di flauti
Alessio Nalli, II° bombarda, piffero, consort di flauti
Danilo Tamburo, tromba a tirarsi, liuto, vihuela
Mario Lolli, II° liuto
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con la partecipazione di
Luca Venturi, violino
Ivo Scarponi, viola da gamba
Fabrizio D’Antoni, percussioni
Maestro al clavicembalo Linda Di Carlo
Coreografie Daniela Rosati
Costumi Daniele Gelsi
Attrezzeria CH
Spettacolo realizzato con il contributo della
Fondazione Cassa Risparmio Perugia
Le Veglie di Siena ovvero i Vari Humori della Musica Moderna di Orazio Vecchi (1604) è l’ultima opera del grande polifonista modenese. La storia raccontata prende origine ed ispirazione dal libro di Girolamo Bargagli dell’Accademia
degli Intronati di Siena (tuttora esistente) Dialogo de’ giochi che nelle veglie
sanesi si usano fare (1572). Tali giochi, licenziosi e permissivi tanto che ne
decretarono la chiusura per lunghi anni e ai quali prendevano parte uomini
e donne, Orazio Vecchi durante il suo soggiorno a Siena li conobbe da vicino
e pertanto deduciamo che egli metta in musica situazioni e argomenti verosimili. Una specie di Decamerone dunque è la storia che l’Autore ci racconta.
Il Principe de’ Giochi raduna tre coppie di Vegliatori e comanda loro ad uno
ad una di imitare i caratteri del tempo: il siciliano, la villanella, il tedesco, lo
spagnolo, il francese, il veneziano, gli ebrei. Scorrono le imitazioni nell’ilarità e
nell’applauso, mentre crescono affinità e licenziosità. Ormai è notte tarda e il
Principe comanda che si dia inizio al più bel gioco: la Caccia all’Amore, per catturarlo e consumarlo. Durante la caccia, oltre ai cani e ai cacciatori, compaiono
deità quali Diana e Atteòne di cui si racconta l’atroce mito ed armato di frecce
appare il temibile Amore. La caccia va a buon fine: Amore è catturato e non potrà più ferire mortalmente alcuno. I Vegliatori e le Vegliatrici hanno compreso
che Amore è solo piume, perché in verità egli risiede nelle beltà dell’amata. La
Veglia è quindi alla conclusione e il Principe comanda che il gioco si concluda
nella danza e nella gioia dell’amplesso “sin che in ciel fuggon le stelle”. E rivolti
al pubblico “… è tempo di far partita… sia la veglia qui finita”.
Le Veglie di Siena
Tra colto e popolare, il gran theatro del mondo di Orazio Vecchi
Se dovessimo definire un periodo storico attraverso un genere musicale, potremmo
tranquillamente affermare che il Rinascimento è l’epoca del madrigale: un “prodotto” colto e aristocratico che rispose ad un’esigenza di sentimentalità e di espressione degli “affetti”. Non destinato ad una cappella di cantori e di voci bianche, il
madrigale cinquecentesco è concepito per l’intrattenimento e il diletto, ed è riservato ad una ristretta cerchia di dame e di cavalieri. Nelle mani di Luca Marenzio
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il madrigale raggiunge il suo massimo splendore: grazie a lui assistiamo al trionfo
dell’amore, della natura e a quella raffinatissima esaltazione del “femmineo”, cifra
dominante del Rinascimento. Il madrigale marenziano trova la sua ragione d’essere nella cura del particolare, nella continua invenzione delle combinazioni vocali,
nell’estrema ricerca dell’imitazione “pittorica” del testo per esaltare concetti, movimenti, aspetti della natura. Ma la cultura musicale rinascimentale non può essere ricondotta unicamente alla forma del madrigale e ai madrigalisti, seppur eccelsi;
le villanelle, le canzonette e i prodotti musicali ad esse assimilabili, sono tangibili
testimonianze dell’esistenza di un modo “altro” di intendere la musica profana nel
XVI secolo. I risultati più significativi di questa azione
controcorrente si hanno nei
cosiddetti madrigali in dialogo e madrigali in stile rappresentativo, espressioni, in
realtà, coniate da musicologi
e storici della musica, ma
non attestati in documenti
musicali del tempo. Con queste ambigue espressioni si
vuole comunque definire un
Carlo Saraceni, Venere e Marte
tipo particolare di madrigale drammatico che, seppure non destinato ad una vera e propria rappresentazione
scenica, si caratterizza per la presenza di un intreccio, più o meno sviluppato.
Di questo madrigale, o meglio di questa comedia harmonica, tanto per usare le
parole del suo più famoso autore, fu autentico e insuperato maestro Orazio Vecchi
(1550-1605). A lui si deve la mirabile commistione e fusione di esperienze diverse, attraverso una personalissima poetica del “molteplice”: fu così che i presupposti espressivi del madrigale furono “innestati” su di un canovaccio mutuato dalla
commedia dell’arte, mettendo a frutto stimoli provenienti da fonti diverse. Il prete
Orazio Vecchi, colto e bizzarro, sanguigno e raffinato contrappuntista, a differenza
di altri grandi polifonismi del suo tempo, non fu musicista di corte ma visse in un
ambiente non particolarmente rilevante nella vita politica e culturale dell’epoca.
La sua vita si svolse essenzialmente a Correggio e a Modena, la sua città natale,
dove fu maestro di cappella nel Duomo. Per tutto il XVI secolo, Modena - che passò
solo alla fine del secolo da città di provincia a capitale del ducato estense - era
riuscita a mantenersi fedele alle sue radici popolari, attraverso feste in maschera,
spettacoli comici, manifestazioni in piazza. I “luoghi” di Modena divenivano così
uno splendido palcoscenico dove Orazio Vecchi poteva ambientare le sue comedie
harmoniche ed esaltare i bizzarri umori, gli scoppiettanti linguaggi dell’humus
culturale della sua fertile terra. La vocazione alla mescolanza dei generi, a quella
che noi oggi definiremmo - con un brutto termine - contaminazione, sono una costante dell’opera del modenese: solo per fare qualche esempio, nell’Amfiparnaso
(1597), l’opera che lo ha consegnato alla storia, Vecchi dà voce alle maschere più
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popolari del suo tempo; ne Le veglie di Siena (1604), il signorile gioco di società, si
sviluppa sulle imitazioni dei caratteri e dei linguaggi propri della cultura popolare,
come il siciliano, la villanella, il tedesco italianato, la veneziana... o le imitazioni
dei vari Humori della musica moderna. Orazio Vecchi, con la sua comedia harmonica, non ha avuto degni seguaci e la sua opera è stata vinta dal corso della
storia e dall’incalzare della tarda stagione del madrigale che presagiva l’inarrestabile avvento del teatro musicale e del melodramma. Eppure la sua musica, o
meglio il suo mondo, che si mira più con la mente che... non cogli occhi, continua
ad affascinare lo spettatore moderno grazie alla forza di un linguaggio coltissimo e
perfettamente plasmato da un’intima esigenza di coniugare colto e popolare, “alto”
e “basso”, malinconico e grottesco, perché cielo e terra sono terribilmente vicini
ne…il gran theatro del mondo.
Fabiana Cruciani
Note alla musica
Ovvero i vari humori della musica moderna , così recita il sottotitolo dell’ultima
opera del modenese Orazio Vecchi, a cui il maestro di cappella Melchior Borchgrecinck aveva procurato il patrocinio di Cristiano IV di Danimarca, grande protettore della musica italiana, con il privilegio dell’editore veneziano Angelo Gardano (1604). Ultima composizione di Vecchi, completa il ciclo iniziato con la Selva
di varia ricreatione quindi proseguito con L’Amfiparnaso e il Convito musicale:
musica per l’orecchie e non per gli occhi. Al pari delle precedenti, anche Le Veglie
di Siena è quindi concepita non per essere rappresentata ma soltanto udita, pur
contenendo anch’essa una forte proposta scenica (una specie di Decamerone). È
un’opera madrigalesca le Veglie che fa esplicito riferimento al Dialogo de’ giuochi
che nelle veglie sanesi si usano di fare (1572) di uno dei principali animatori degli
Intronati di Siena Girolamo Bargagli in cui si raccontano e si magnificano i fasti
dell’Accademia (talmente “licenziosi” che provocarono la sua chiusura da parte
di Cosimo I nel 1568 fino al 1603). Orazio Vecchi certamente ne aveva assaporato
i piaceri (gli auguriamo) durante il suo soggiorno a Siena e dunque le fantasie
musicali che ha espresso nelle Veglie crediamo siano ricostruzioni attendibili…
Nel frontespizio delle Veglie l’Autore illustra la sua poetica, o la matrice letteraria
polilinguistica, e rivela la sua adesione alla contaminazione del “piacevole e grave” in aperta polemica contro coloro che gli rimproveravano di dare pari dignità a
generi musicali diversi e contrastanti, ossia quelli d’ispirazione popolare e quelli
aulici. Le Veglie si articolano in due parti: nella prima, “gli humori faceti”, vengono
presentati il Gioco del contraffare, cioè imitazioni dei diversi dialetti o meglio le
lingue della società del tempo (si faccia attenzione all’eccezionale presenza delle
donne fra gli Intronati) e la Caccia d’amore, gioco collettivo di stampo mitologico
nella quale oltre ai cacciatori e ai cani appaiono deità come Amore, Diana e Atteòne. Nella seconda parte delle Veglie il Principe dei Giochi invita tutti, IntronatiVegliatori e Invitati-Pubblico, a godere dell’Amore ormai catturato e ad esprimersi
liberamente nell’allegrezza della danza. Nelle Veglie Orazio Vecchi fa sfoggio di
tutta la sua molteplice capacità e competenza compositiva e della sua originale
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creatività. Nelle “imitazioni” (ciascuna tripartita: invito-imitazione-applauso) egli
usa generi musicali d’ambiente popolare quali la villanella, la giustiniana, il villançico, la chançon, il corale alla tedesca… o madrigali, autentico palcoscenico di
colui che sa giostrare abilmente il proprio mestiere da trasformarlo in gioco! La
caccia a 6 voci, in tre parti, è un monumento del genere imitativo in cui le voci si
rincorrono fra l’abbaiare dei cani e l’incitare dei cacciatori. Conclude l’opera una
serie di danze a 5/6 voci di pura rappresentazione barocca. La presente realizzazione musicale segue la libera scelta di un insieme di esecutori nutrito e variato
nelle timbriche nonché differenziato e alternato negli interventi: 16 cantanti (soprani I e II, contralti, tenori I e II, bassi), archi, liuto, chitarra spagnola, fiati e
percussioni, clavicembalo. La trascrizione dall’originale spartito (Orazio Vecchi
ha scritto per sole voci polifoniche) ha talora adattato le parti (a 3/5/6 voci) in
organico fonicamente omogeneo (voci femminili o voci maschili) per far risaltare
con maggiore chiarezza dialoghi o personaggi, a servizio della pantomima e della
coreografia scenica.
Umberto Rinaldi
FG
Spettacolo itinerante
da Porta Romana a Piazza della Repubblica - ORE 22.30
da Piazza San Domenico a Piazza della Repubblica - ORE 01.00
Azar Teatro Valladolid
BARROCO-ROLL
Personaggi ed interpreti
Re Distintus I, Francisco Mateo
Dottor Van Kenstein, César Martín
Militare Lamar Cop, Alejandro Cano
Meninyn Monroe, Abigail Alonso
Damina velenosa, Verónica Ronda
Amadeus Alfonsus, Óscar de la Fuente
Direzione Javier Esteban Lamarca
Monitor del pattinaggio Ángel Ruiz
Registrazioni musicali Jesús María Ronda
Costumista Mario Pérez
Sarto Ángeles Jiménez
Costruttori della carrozza Txema Rico,
Juan Carlos Pastor
Parrucchiere Mercè Fandos
Attrezzatura Juan Carlos Pastor
Trucco Nati González
Disegno grafico Pablo Prestifilippo
Fotografia Gerardo Sanz
Video Mundimag
Azar Teatro Valladolid, Barroco-Roll
Si ringrazia per la collaborazione Reparauto e Gonzalo Granados.
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È uno spettacolo “che ruota”, basato su stile barocco, modernizzato e aggiornato;
gli attori si spostano su pattini a rotelle, con ritmo agile, attraverso un’azione
molto dinamica, incontrandosi tra le esagerazioni e lo stridore del barocco
in tutto il suo splendore e gli aspetti più “casual” dell’epoca moderna. È un
divertimento arguto, una satira bizzarra, un gioco cortese, una Corte disposta a
scherzare con tutti. È uno spettacolo adatto a qualsiasi tipo di pubblico.
La Corte Reale di Sua Maestà è costituita dall’amato Ministro, dal coraggioso
Medico di Corte e da due damine, che in compagnia del Re, escono in strada
dai loro alloggi reali, per entrare in contatto con il popolo. Ma durante la
passeggiata il Monarca comincia a soffrire di evidenti problemi intestinali, che
avranno conseguenze molto prevedibili e contageranno tutti quelli che gli si
avvicineranno.
La compagnia
L’Azar Teatro inizia la sua attività professionale nel 1990. Da allora sino
ad oggi, ha seguito sempre un andamento ascendente sia per la qualità che
la quantità delle proposte e per la presenza della compagnia nei circuiti
nazionali e internazionali come dimostrano i debutti e le tournée realizzati in
questi ultimi anni in Spagna, ed in altri paesi come il Portogallo, la Francia,
L’Inghilterra, l’Italia, Malta, Cuba, gli Emirati Arabi, la Germania, l’Irlanda,
l’Uruguay, la Peonia, la Svezia e gli Stati Uniti... La compagnia nasce con
vocazione eclettica, abbraccia tutti gli stili e le proposte, servendosi di attori
classici e contemporanei, senza trascurare nessun linguaggio e nessun epoca,
salvaguardando però la libertà di espressione nei temi, nelle tecniche e nelle
modalità di realizzazione, alla ricerca di un personale stile interpretativo, unico
nel suo genere. L’Azar Teatro realizza produzioni teatrali sia in spazi aperti che
chiusi, cercando sempre nuove forme di comunicazione con il pubblico. Nelle
proposte di sala il testo e il corpo hanno la stessa importanza, con l’intento di
offrire allo spettatore uno spettacolo capace di attrarlo sia per l’aspetto visivo
che per il contenuto. Negli spettacoli realizzati per le strade, la partecipazione
e la complicità con il pubblico sono fondamentali e l’elemento ludico è sempre
parte integrante del gioco scenico. Sia l’aspetto estetico che la musica sono per
codesta compagnia elementi essenziali. Azar Teatro è una compagnia di lavoro
stabile e aperta, dove il costante flusso di idee e di esperienze genera uno spirito
dinamico e creativo che esplora tutte le possibilità di espressione teatrali.
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Via A. Saffi n. 33 - DALLE ORE 23.00 ALLE ORE 02.15
SUONI E IMMAGINI: VISITA GUIDATA ALLA SCUOLA
COMUNALE DI MUSICA
Percussioni Paolo Giri, Voce Elisabetta Pallucchi
Spinetta Sabina Belei
Programma
G. F. Händel
Verdi prati
Cara sposa
A. Vivaldi
Perfidissimo cor! Iniquo fato - RV 674
Alla caccia dell’alme e de’ cori - RV 670
Care selve, amici prati - RV 671
N. Porpora
Dal povero mio cor
Scuola Comunale di Musica
“A. Biagini”
Sorta in forma del tutto privata
nel 1848, ricevette i crismi ufficiali nel 1868, anno in cui il
Consiglio Municipale, il 23 novembre, deliberava l’impianto
in questa città di un “Istituto
Musicale” dettandone le norme
in relazione al reclutamento
dei “quattro maestri” che dovevano essere di “ben nota e sperimentale capacità”. Tra i maestri che dettero
lustro alla scuola ricordiamo Marino Mancinelli, nato in Brasile, autore di intermezzi, opere, oratori e di musiche per i film Frate Sole (1918) e Giuliano
l’Apostata (1920). Alessandro Biagini, al cui nome è intitolata la scuola, fu
autore di romanze, preghiere, canti religiosi, inni patriottici, musicò anche
alcune brillanti operette tra cui Quando il cuore si innamora e la Bellanotte.
La Scuola Comunale di Musica fornì il suo alimento alla Banda Militare, all’Orchestra Filarmonica di Foligno, alla Banda Cittadina. Nel mese di novembre
2007 è stata inaugurata la nuova sede all’interno della nuova struttura di via
Aurelio Saffi n. 33, restaurata con un intervento di recupero post sismico dal
Comune di Foligno. La struttura, mette a disposizione dei frequentatori 17
aule, più ulteriori spazi di pertinenza per docenti e, ovviamente, i servizi. A
questo si aggiungono nuovi arredi, moderni e funzionali. L’intero piano terra
è stato concepito privo di barriere architettoniche, per consentire un’agevole
frequenza anche ai disabili.
La scuola, uno spazio ampio distribuito su tre piani, vibrerà per il suono della
voce del mezzo soprano Elisabetta Pallucchi, della spinetta della pianista Sabina
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Belei e del flauto basso del maestro Paolo Giri su composizioni di Vivaldi, Porpora,
Händel. L’itinerario si snoderà tra le aule ed i corridoi visivamente ed uditivamente animati dalle macchine sonore inventate e costruite, con gusto barocco, dal maestro Paolo Giri. Nell’aula magna scorreranno le immagini, realizzate
dal Centro Video del Consiglio Regionale dell’Umbria, degli spettacoli della Notte
Barocca del 2006 e della Notte Barocca del 2007.
FG
Corte di Palazzo Trinci
ORE 23.45
Almalatina
VILLANELLA CHE ALL’ACQUA VAJE
POESIA E MUSICA DI UNA CAPITALE ANTICA
Prima Parte
Anonimo del 1200
Anonimo del 1500
Anonimo del 1600
Gianleonardo dell’Arpa (1500)
Anonimo del 1600
Orlando Di Lasso (1550)
Anonimo della metà del 1600
Sbruffapappa (1580)
Anonimo del 1700
Canto delle lavandaie del Vomero
Madonna nun è cchiù
Michelammà
Villanella che all’acqua vaje
Tarantella di Masaniello
‘Sto core mio
La nova gelosia
Vurria ca fosse ciàola
Cicerenella
Seconda parte
Piccinni (1766)
Piccinni - Bolognese (1766)
A. Piscopo - L. Vinci (1719)
De Leva - Elab. Morricone
D. Cimarosa - M. Zezza (fine ‘700)
Cerlone - Paisiello (1783)
Anonimo del 1500
Anonimo del 1700
D’Arienzo - Ricci (fine 700)
Comme da lo molino
Palummella
So’ le sorbe e le nespole amare
‘E Spingole francese
Serenata di Pullecenella
Amice nun credite alle zitelle
Fenesta Vascia
Lo Guarracino
Tarantella di Piedigrotta
Solisti
Emanuele Buzi, mandolino
Valdimiro Buzi, mandolino e mandola
Costantino Buzi, Andrea Fasola, chitarra
Walter Planamente, contrabbasso
Andrea Bonioli, percussioni
Maria Ausilia D’Antona, voce
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L’Ensemble Almalatina è costituito da un gruppo di musicisti che si sono
riuniti dieci anni fa mossi soprattutto dall’interesse per la Canzone Napoletana d’Autore non disgiunto da quello per il repertorio internazionale
che ha come denominatore comune l’anima latina da cui ha preso il nome
la formazione. I musicisti, dopo gli studi al conservatorio e le varie esperienze professionali di ciascuno, si sono incontrati grazie alla comune passione per la ricerca musicale intesa come vero e proprio laboratorio, sotto
la guida artistica dell’illustre maestro Giuseppe Anedda, figura di riferimento internazionale per la cultura mandolinistica. Partendo dall’analisi
del repertorio sotto il profilo stilistico e filologico, il gruppo si è prefisso lo
scopo di giungere ad esaltare la Canzone Napoletana quale Canzone d’Arte
attraverso la cura particolare nella realizzazione delle elaborazioni e nella
fedeltà dell’esecuzione. Il gruppo è composto nella sua formazione “tipo”
da sette elementi: mandolini, mandola, chitarre, contrabbasso, percussioni e voce solista. L’utilizzo di strumenti a corde pizzicate è frutto di precise
scelte: da un lato, in quanto le atmosfere che scaturiscono dal suono dei
plettri sono le più idonee ad esaltare la musicalità e l’anima latina tipica
di popolazioni con tanti aspetti in comune, quali Grecia, Spagna, Portogallo, America Latina e Italia; dall’altro, per dare il proprio contributo
al rilancio della lunga tradizione mandolinistica che il nostro Paese può
vantare e che ha rischiato di andare perduta. Non è casuale, poi, che la
voce solista del gruppo sia femminile, in quanto è proprio dalla dolcezza
espressiva di questa che si enfatizza la mediterraneità della quale la donna è simbolo da sempre. In linea con lo spirito di ricerca, di valorizzazione
e di divulgazione del genere musicale scelto dal gruppo, durante i concerti
ogni brano viene presentato al pubblico dalla cantante con riferimenti
circa l’epoca, il contesto, l’aneddotica ed eventuali note di colore. Ciò consente di creare un particolare canale di comunicazione con la platea che
si predispone così ad una più consapevole ed attiva partecipazione.
Almalatina
Ensemble Almalatina
Vero e proprio laboratorio di ricerca musicale, l’Ensemble Almalatina,
da più di dieci anni presente sulla scena musicale, ha al suo attivo numerose collaborazioni ed esperienze. Il gruppo ha curato (nel 1996) per
l’Università di Napoli, gli interventi musicali del Seminario “Napoli Nobi-
38
lissima” dedicato, appunto, alla valorizzazione della Cultura Partenopea.
Nel 1997 è stato premiato dal “Foyer des Artistes” presso l’Università La
Sapienza di Roma, e nell’arco di questo decennio di attività è stato ospite
di numerose Associazioni, rassegne musicali e festivals: A.Gi.MUS, Estate
Romana ’98 e ’99, A.S.A.M. di Siracusa, Associazione “Amadè” Mozart di
Roma, Accademia Amadeus di Roma, Istituto Culturale dell’Ambasciata
d’Austria, A.M.A. Calabria, Istituto Culturale dell’Ambasciata Cinese, Amici della Musica (Albano, Ragusa, Caltagirone, Modica, Vittoria, Gressoney,
Vibo Valentia, Palmi e Catanzaro), Genzano Musica, “Musica Insieme” di
Bologna, Circolo Filarmonico Astigiano, Società del Quartetto di Vercelli,
Accademia Filarmonica di Messina, Accademia del Ricercare di Torino,
Ass. “O. Collice” di Cosenza (Teatro Rendano), Ente Concerti di Oristano
(Teatro Garau), Festival Pontino di Musica, Istituto Tostiano di Ortona,
Conservatorio “G. B. Martini” di Bologna, Fondazione Piccinni di Bari,
Stagione del Teatro Comunale di Carpi, Camerata Musicale Sulmonese,
Società Filarmonica Ascolana, Festivals Internazionali di Tagliacozzo
(Edizioni 2001 e 2002) e di Udine. L’Ensemble è stato selezionato ed inserito tra le proposte del cartellone del Festival Euro Mediterraneo edizione
2004, della stagione 2007 dei concerti dell’Oratorio del Gonfalone (Roma)
e del Luglio Musicale Trapanese; ha inaugurato la Stagione 2004 - 2005
dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese con la quale collaborerà stabilmente
da dicembre 2008 per dare vita ad un progetto musicale integrato che
ha come oggetto la canzone d’autore mediterranea. Nella Primavera 1999
l’Ensemble si è esibito a Montecarlo in un concerto in onore di S.A.R. Principe Alberto di Monaco; nel novembre dello stesso anno è stato invitato
dal Ministero degli Esteri a tenere concerti nel Saarland, in Germania.
Nell’estate 2006 il gruppo ha rappresentato la cultura Italiana all’interno
della Rassegna Internazionale Musica de la mediterrania che si tiene
annualmente a Palma de Mallorca. Ha preso parte a trasmissioni radiofoniche (RadioRai 1) e televisive (Rai 1, Telemontecarlo International e Tv
France). Nel 2001 il Complesso ha condensato il proprio lavoro di ricerca storica e musicale sulla canzone napoletana, nella realizzazione di un
Cd ROM prodotto e distribuito dalla “Shooting Star” di Parigi, dal titolo
Canzone Napoletana. Il Cd propone una selezione di Canzoni d’autore
rappresentative delle varie epoche storiche (dal 1500 alla prima metà del
‘900) supportate da una presentazione multimediale dei contesti storici
e culturali all’interno dei quali questi brani si sono sviluppati. Nel 2004 è
stato pubblicato un altro album (cd live) dal titolo Il Canto di Partenope
che è entrato a far parte dell’Archivio Sonoro del Museo della Canzone
Napoletana creato dalla Rai.
39
Spettacolo itinerante
DALLE ORE 23.45 ALLE ORE 01.45
per incontrare il Carnevale di La Louvière
Corso Cavour, Portico delle Logge - Via Rutili - Piazzetta Beata Angela (prima
scena) - Piazza San Francesco (seconda scena) - Via Cairoli - Via A. Saffi - Via
Palestro - Portico delle Conce (terza scena) - Chiesa di Santa Margherita Via Scarpellini - Via XX Settembre - Piazza del Grano (quarta scena) - Via del
Teatro - Corte di Palazzo Trinci (quinta scena) - Piazza della Repubblica (sesta
scena) - Largo Carducci (settima scena)
Compagnia artistica La Paranza del Geco
CARNASCIALÌA: IL RITO, LA FESTA, LA STRADA
Musicisti Gaia Mobilij, Sergio Caputo, Angelo Palma,
Francesco Vigna, Simone Campa
Maschere Davide Ancora - Pulcinella, Paola Carbone - Zumpariello
Danzatrice Serena Artom
Carnascialìa
Il rito, la festa, la strada
È un contenitore di varie forme di espressione artistica
popolare, tra cui la musica, il
teatro e la danza e coinvolge
artisti provenienti da diversi ambienti professionali ed
artistici, con una vasta esperienza nell’ambito del Teatro
di Strada, del Teatro e del
La Paranza del Geco, Carnascialìa: il rito, la festa, la strada
Concerto. Questa ricchezza
permette di poter organizzare le performance nella maniera più adatta rispetto al
contesto della manifestazione in cui si va ad inserire, ad esempio concordando diversi momenti di realizzazione in movimento, in forma di parata, ed altri in forma
stabile, creando il cerchio di pubblico.
Carnascialìa: il rito, la festa, la strada è una performance dove la forza travolgente dei ritmi veloci ed incalzanti come la tarantella, la pizzica salentina, la
tammurriata, sono portati in strada da una banda di musicisti e dalle maschere
che li accompagnano. Un gruppo di artisti che creano un’atmosfera ed un’energia
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uniche, vicine tanto al pathos della rappresentazione teatrale, quanto all’energia
vitale, corporea, dinamica, delle feste popolari dell’animo più profondo del più
intimo Sud. La parata è anche l’occasione per valorizzare l’aspetto teatrale e mimico delle situazioni create dalle “Maschere Improvvise”, personaggi e maschere
rielaborati e reinventati sulla base dei personaggi tipici della Commedia dell’Arte,
prima e originale forma nostrana di teatro ed artisti di strada, dando libera espressione all’improvvisazione, alla comicità popolare e alla spontaneità carnevalesca,
attraverso cui si coinvolge il pubblico in un’animazione dove la strada diventa
lo spazio per l’esibizione e la festa popolare. Il risultato è una rappresentazione
artistica di alto livello qualitativo e di sicuro coinvolgimento del pubblico, che dà
vita a uno spettacolo da vedere e da vivere nella sua poliedrica varietà e ricchezza.
Una performance che unisce la musica, la teatralità e la danza, elementi che si
fondono e si complementano in una attuazione ricca e colorata, piena di vita.
I Musicisti
Sono la colonna portante
della performance ed hanno l’incarico di invadere la
strada con le percussioni e
gli strumenti tradizionali,
con un repertorio di musiche per danza della tradizione del Sud Italia, creando un movimento musicale
fortemente dinamico. Il
loro impatto sonoro è ricco e deciso e si basa su un’ avvincente alchimia di brani
per la danza, che sottolineano e incalzano le movenze delle danzatrici e le situazioni teatralizzate e di interazione tra le maschere ed il pubblico. Gli strumenti
usati sono quelli tradizionali come tammorre, tamburelli, organetti diatonici, chitarre battenti e flauti in canna, che interpretano ritmi coinvolgenti come la pizzica salentina, la tammurriata napoletana e le tarantelle antiche e popolari.
Le Maschere Improvvise
Nascono dall’ispirazione e dalla rielaborazione di maschere tradizionali e rituali
del Sud Italia e da quelle della Commedia dell’Arte e dei Saltimbanchi. Personaggi
come Pulcinella, La Vecchia o lo Zanni Siciliano danno vita a situazioni comiche e
imprevedibili, interagendo con il pubblico e portando in strada la ricca tradizione
del teatro italiano più popolare. Grazie alla loro forza comica e grottesca, creano
dei lazzi che richiamano l’atmosfera dissacrante e satiresca della carnascialàta,
riprendendo una ritualità arcaica e primordiale, già documentata al tempo delle
processioni e trasformatasi in figure pazze e divertenti.
Le Danzatrici
La loro presenza impreziosisce la performance, donando una forte interpretazio-
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ne dinamica e visiva alle musiche decise e veloci, aumentando il già forte impatto scenico del ricco spettacolo musicale. Le danzatrici si esibiscono in assoli ed
in danze di coppia, ed attraverso i loro movimenti e passi di danza coinvolgono il
pubblico nel ritmo della danza, svegliando la voglia di partecipare e di danzare
sul ritmo. Il loro costume è di ispirazione popolare e zingaresca, arricchito di
foulards colorati e ampie gonne e sottogonne, create per sottolineare ed esaltare
i continui movimenti rotatori presenti in queste danze.
La Paranza del Geco
È la più importante Compagnia
Artistica del Nord Italia attiva
nella rappresentazione e nella
salvaguardia delle tradizioni
popolari musicali e coreutiche
dell’Italia del Sud: un laboratorio artistico unico nel suo
genere, ormai solido punto di
riferimento della scena torinese, attivo in Italia ed all’estero
dal 1999. Fondata da Simone Campa, attuale direttore artistico e musicista
della compagnia, oggi conta tra le sue fila una trentina di artisti tra musicisti,
cantanti, percussionisti, attori, danzatori, performers ed artisti di strada. Con
i suoi spettacoli ripropone l’atmosfera delle più coinvolgenti feste popolari del
Sud, garantendo performance di altissimo valore culturale, grazie all’approfondito lavoro di ricerca, e di grande energia e forza dinamica, grazie all’esperienza professionale dei componenti nell’ambito della musica e della danza.
La produzione artistica de la Paranza del Geco è frutto del continuo lavoro di
ricerca e di studio delle tradizioni popolari del Sud Italia ed è caratterizzata
da una forte sperimentazione e commistione di diversi stili e linguaggi espressivi legati alle più disparate forme di spettacolo e performance, sia contemporanei che tradizionali, nonché ai contesti artistici più svariati e apparentemente distanti tra loro: dalla rassegna teatrale al festival musicale etnico,
folk e di world music, dalla festa popolare patronale ai festival buskers e di
teatro di strada internazionali, riuscendo sempre a mantenere costante nelle
proprie esibizioni la caratteristica di un alto il livello di spontaneità artistica
e di forte impatto e coinvolgimento diretto del pubblico. Tutti gli spettacoli
di questo colorato e variopinto ensemble, ambasciatore sotto le Alpi di pizziche, tarantelle, tammurriate & co., ricreano fedelmente l’atmosfera delle più
coinvolgenti feste popolari del Sud Italia, coniugando il valore culturale della
ricerca e della riproposta all’energia ed alla forza dinamica di performance di
alto livello artistico. Un’occasione unica di venire a contatto con una cultura
considerata ormai lontana, ma in realtà solida componente del nostro retroscena culturale.
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Piazza della Repubblica
DALLE ORE 21.00 ALLE ORE 03.00
VISIONI D’INCANTO
Proiezioni di immagini fisse di grande formato
a cura della Pirotecnica Morsani
L’irripetibile spettacolo che il più nobile
dei sensi riesce a percepire viene donato
in segno di pace da madre natura con il
gigantesco arco multicolore presente nei
cieli dopo lampi di tempesta. L’80% delle
sensazioni fisiche di un essere umano è di
natura ottica e la massima sensibilità della vista viene ottenuta a 500 manometri,
che corrispondono alla gamma dei colori
gialli all’interno dello spettro visibile. La luce, la matrice dell’Inventore di tutte
le cose donateci attraverso il sole, con l’energia termica e luminosa chiamata
dai fisici irraggiamento, primaria fonte dell’Universo... È questo l’elemento che
ci dà la possibilità di creare delle ambientazioni uniche e soprattutto di personalizzare lo spettacolo con illuminazioni e
proiezioni a tema. È nostra intenzione
rendere omaggio al soffio vitale dell’esistenza con un grandioso concerto per
immagini, il quale ha lo scopo di raccontare il percorso terrestre della festa,
con innumerevoli colpi di scena composti da sensazionali proiezioni.
FG
Corte di Palazzo Trinci
DALLE ORE 21.00 ALLE ORE 23.30
E DALLE ORE 01.30 ALLE ORE 03.00
Proiezioni video
• SEGNI BAROCCHI FESTIVAL 25 ANNI (1981-2006)
A cura del Consiglio regionale dell’Umbria - Realizzazione del Centro Video
• CARNEVALE DI LA LOUVIÈRE
Segni Barocchi 25 anni (1981-2006)
Un DVD a cura del Consiglio Regionale dell’Umbria, realizzato dal Centro Video (www.telecru.it). Il filmato ripercorre le tappe fondamentali della manife-
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stazione attraverso gli spettacoli e le iniziative che meglio rappresentano l’evoluzione
del festival. Nato come segnale culturale
della identità folignate, il festival si è sempre
più connotato come punto di riferimento, a
livello nazionale e internazionale, degli studi e delle espressioni artistiche del barocco,
qualificando in tal senso l’intera regione.
Marina Ricciarelli
Carnevale di La Louvière
Il video riassume tutti i preparativi del Carnevale, a cominciare dalle prime prove strumentali (solo tamburi), le quali seguono dei
rituali ben definiti e precisi. I gilles devono
danzare seguendo i ritmi sostenuti dei tamburi e in nessun caso si spostano
senza l’accompagnamento musicale. Durante la prova generale, i gilles indossano dei costumi fantasiosi, suddivisi in piccoli gruppi e la tradizione vuole che
ciascun gruppo non sveli agli altri il tema del proprio travestimento. Ciò che
contribuisce ad aumentare l’allegria è il fatto di ritrovarsi tutti insieme, con il
pubblico, gli amici, la famiglia, i quali seguono anch’essi il corteo e danzano,
ma non possono entrare a far parte della società dei gilles. Gilles, musicisti,
pubblico, tutti sanno ciò che devono fare. La domenica del Carnevale, a partire dalle due o dalle tre del mattino, il gille diventa il re e tutta la città gli rende
omaggio. I gilles partono da casa (il cui numero varia da uno a tre o più) e si
spostano di quartiere in quartiere
per raggrupparsi tutti insieme. Il
gille non è che un solo personaggio: dietro questa maschera può
celarsi un dottore, un ingegnere,
un operaio, un impiegato, senza
nessuna distinzione. Segue la colazione. Le danze si susseguono
dalla domenica mattina fino alla
sera (circa le 23.30). Il lunedì si
svolge lo stesso programma, ma in
aggiunta tutti i gruppi di gilles si
riuniscono per il prestigioso corteo (solo La Louvière conta più di
800 gilles!) che ha inizio alle ore 16.00 fino alle ore 19.30 circa, poi le differenti
società di gilles si separano e continuano per tutta la notte (circa le 04.00 del
mattino). Il martedì il Carnevale riprende nel pomeriggio per terminare con
la “bruciatura delle gobbe”, anche se i gilles continuano a festeggiare fino al
mattino del mercoledì.
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Piazza Matteotti
DALLE ORE 24.00 ALLE ORE 02.00
Statue viventi di Henry White
PIAZZA BAROCCA
FG
ORE 01.00
partenza del corteo da Palazzo Pierantoni
Dal Carnevale di La Louvière
Groupe folklorique de gilles de La Louvière
FOLIGNO INCONTRA I GILLES DEL CARNEVALE
DI LA LOUVIÈRE
ORE 01.05 Piazza Garibaldi (intermezzo musicale), la compagnia Pantakin
da Venezia, con Arlecchino, Pulcinella e le maschere della Commedia
dell’Arte, incontra e accompagna i Gilles
ORE 01.40 ripresa del corteo
ORE 01.45 Largo Carducci (intermezzo teatrale e musicale)
ORE 02.00 ripresa del corteo
ORE 02.05 Piazza della Repubblica (intermezzo musicale)
ORE 02.50 ripresa del corteo Via XX Settembre, Piazza S.Giacomo, Via F. Ciri
Il Carnevale di La Louvière ha luogo alla fine
dell’inverno e i gilles, calzati i loro zoccoli di
legno (antiche scarpe dei poveri), battono i
piedi danzando, per annunciare l’arrivo della primavera. Il rumore del battito dei piedi
e la musica che li accompagna suscita una
gioia senza eguali, che potrete constatare voi
stessi. I gilles tengono in mano un ramoscello di legno che rappresenta simbolicamente un pezzo di scopa, con la quale si vuole spazzare via l’inverno e salutare
allegramente l’inizio della primavera. Storicamente i gilles sono associati alla figura di Pulcinella e di Arlecchino.
FG
ORE 03.00 - Via F. Ciri LE BRÛLAGE DES BOSSES (La Bruciatura delle
Gobbe) a cura del Groupe folklorique de gilles de La Louvière
ORE 03.20 ripresa del corteo e rientro a Palazzo Pierantoni del Groupe
folklorique de gilles de La Louvière
Durante la “Notte Barocca” resteranno aperti, con ingresso gratuito, dalle 18.00 “fin alle quattr’hore di notte” il Museo della Città e il Museo Multimediale dei Tornei, delle Giostre e dei
Giochi (Palazzo Trinci), prenotazione consigliata tel. 0742.330584, fax 0742.330599; e-mail:
[email protected] Resteranno altresì aperti negozi, ristoranti e Taverne dei
Rioni della Giostra della Quintana, che saranno animate con giochi, spettacoli e gruppi musicali itineranti.
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DOMENICA 7 SETTEMBRE
ORE 21.15
Montefalco,
Chiesa Museo di San Francesco
Romabarocca Ensemble
MARC’ANTONIO E CLEOPATRA
Serenata a due voci di
Johann Adolph Hasse
Libretto di Francesco Ricciardi
In collaborazione con “Isole. Approdi di
suoni e voci nelle abbazie umbre”
della Provincia di Perugia e con il
Comune di Montefalco
Prima parte
Sinfonia (Spiritoso e staccato - Allegro-Grazioso)
Aria di Marc’Antonio
Pur ch’io possa
Aria di Cleopatra
Morte col fiero aspetto
Aria di Marc’Antonio
Fra le pompe peregrine
Aria di Cleopatra
Un sol tuo sospiro
Duetto (Marc’Antonio-Cleopatra)
Attendi ad amarmi
Seconda parte
Aria di Cleopatra
Aria di Marc’Antonio
Aria di Cleopatra
Aria di Marc’Antonio
Duetto (Cleopatra- Marc’Antonio)
Addio trono, impero addio
Come veder potrei
Quel candido armellino
Là tra i mirti degli Elisi
Bella etade avventurosa
Personaggi ed interpreti
Marc’Antonio
Angelo Manzotti, sopranista
Cleopatra
Alla Gof, soprano
Romabarocca Ensemble
Laura Scipioni, Gabriele Benigni, violini
Gianfranco Russo, viola
Matteo Scarpelli, violoncello
Luca Cola, violone
Cecilia Montanaro, cembalo
Concertazione e direzione Lorenzo Tozzi
Prima parte
La scena si svolge in Alessandria d’Egitto.
Johann Adolph Hasse
Marc’Antonio è di ritorno dalla battaglia navale
di Azio, che lo ha contrapposto alle navi di Ottaviano. Cleopatra, ancora ignara
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sull’esito della battaglia, chiede notizie ad Antonio, che racconta di essersi allontanato dal
luogo dello scontro per seguire l’amata: l’amore di Cleopatra vale certo più della vittoria e
del regno. Segue una dichiarazione indiretta
d’amore (n. 1 Aria di Antonio: Pur ch’io possa).
Cleopatra si sente così in colpa per la sconfitta
e si scusa di essersi allontanata (ma al solo fine
di evitare una sgradita schiavitù). Dichiara la
sua noncuranza della morte, poiché la libertà
è più importante della vita stessa (n. 2 Aria di
Cleopatra: Morte col fiero aspetto). La mente
di Antonio ritorna a cari ricordi ed al suo priG. B. Tiepolo,
L’incontro di Antonio e Cleopatra
mo folgorante incontro con la regina egiziana
(n. 3 Aria di Marc’Antonio: Fra le pompe peregrine). Cleopatra si dichiara interessata solo ad Antonio ed anch’ella ritorna a ricordi d’amore (n. 4 Aria di
Cleopatra: Un sol tuo sospiro). Ma ai due amanti restano ormai solo i ricordi e
per Cleopatra è invece ora il momento del coraggio per morire in libertà. Antonio però spera ancora in una riscossa nonostante i fondati dubbi della regina
(n. 5 Duetto: Attendi ad amarmi).
Seconda parte
La speranza è invece vana per Cleopatra, poiché
l’arrivo di Ottaviano vincitore è ormai imminente.
Si prepara quindi all’addio al trono ed alla vita (n. 6
Aria di Cleopatra: Addio trono, impero addio). Ma
Antonio non dispera ancora, pur esprimendo il suo
dolore dinanzi alla disfatta imminente (n. 7 Aria di
Marc’Antonio: Come veder potrei). Cleopatra ribadisce la sua noncuranza della morte in un’aria di
paragone (n. 8 Aria di Cleopatra: Quel candido armellino). Antonio accetta allora di morire insieme,
perché l’amore trionfi oltre la morte (n. 9 Aria di
Marc’ Antonio: Là tra i mirti degli Elisi). Allora la
Alla Gof
comune decisione è presa, perché questo è il volere
del Cielo. Dall’eredità di questa vittoria scaturirà nei secoli la nascita dell’Impero asburgico di cui Carlo VI “il sovrumano”, il “fulgido sole” del tempo presente
e la “lucente stella” di sua moglie Elisabetta (che attualmente governano anche
nel vicereame di Napoli) sono splendidi rappresentanti. La cantata si chiude
con una esaltazione dell’età presente (n.10 Duetto: Bella etade avventurosa).
Nel 1772, quando ebbe ad incontrarlo a Vienna ormai alla fine della sua carriera
di operista, il musicografo inglese Charles Burney definì Hasse senza mezzi termini come “il più spontaneo, il più elegante, il più esperto compositore di musica vocale ed anche il più fecondo compositore vivente” ormai “universalmente
conosciuto sul continente per il suo talento”. La sua preparazione musicale era
avvenuta prima ad Amburgo forse con Mattheson e poi a Napoli con Alessandro
47
Scarlatti e ben presto le esibizioni teatrali come tenore avevano lasciato il posto
alla composizione. Più che nell’ Antioco
(1721) di Brunschweig, adattamento da
Zeno e Pariati, sopravvissuto solo parzialmente ed all’epoca cantato dall’autore, è
nella successiva serenata a due voci napoletana Marc’Antonio e Cleopatra che possiamo ravvisare il debutto compositivo del
sassone Johann Adolph Hasse (Bergedorf
1699 - Venezia 1783), allora ventiseienne,
nell’agone lirico. Un battesimo foriero nel
lustro successivo (1725-30) di una nutrita produzione comprendente ben sette
drammi, otto intermezzi comici, due commedie per musica e tre serenate.
Dedicata alla illustre coppia austriaca reCarlo Broschi detto Farinelli gnante anche nel viceregno di Napoli dal
1713 (l’imperatore Carlo VI di Asburgo ed Elisabetta Cristina di Braunschweig
Wolfenbüttel ), la Serenata a due voci di Johann Adolph Hasse, commissionata
dal consigliere regio Carlo Carmignano e presentata a Napoli in un contesto
privato nell’ estate 1725 (forse in settembre nel “casino di campagna” dei Carmignano), segna dunque l’ inizio di una luminosa carriera, prima napoletana poi
italiana, per il compositore tedesco che l’anno successivo è già presente col suo
Sesostrate sul palcoscenico del Teatro S. Bartolomeo sotto diretta gestione vicereale (per il nono compleanno della principessa Maria Antonietta). Si trattava
dunque di una sorta di battesimo operistico (senza scene) ma in dimensioni
più ridotte (solo due personaggi e un’ora e mezza di musica in totale) con tanto
di encomio finale della coppia regnante. La Serenata si compone equilibratamente di quattro arie (due per personaggio) e di un duetto finale per ciascuno dei due brevi atti, intercalati da recitativi secchi o accompagnati. La sfida
si avvaleva anche di eccezionali interpreti, seppur giovanissimi: la parte della
seduttiva regina egizia era affidata all’astro emergente del belcanto, l’evirato
cantore pugliese appena ventenne Carlo Broschi, detto il Farinelli, allievo di
Porpora (aveva debuttato cinque anni prima
nel ruolo del pastorello Tirsi nell’ Angelica e
Medoro di Porpora), mentre Marc’Antonio era
il venticinquenne contralto, eccellente in ruoli
en travesti, Vittoria Tesi, detta la Moretta per
le origini africane del padre.
Il libretto di Francesco Ricciardi (l’anno dopo
scriverà per Hasse anche il libretto della serenata La Semele), già impresario del Teatro
dei Fiorentini e più tardi del Teatro San Bartolomeo, rievoca gli ultimi drammatici momenti
della storica vicenda del contrastato amore
tra il triumviro romano e l’avvenente regina
Angelo Manzotti
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egizia seguiti alla sconfitta navale
di Azio (31 a.C.) ad opera di Ottaviano, oggetto un ventennio dopo
del celebre ciclo di scenografici
affreschi di Giambattista Tiepolo
a Palazzo Labia a Venezia (L’Incontro e il Banchetto). In una
sorta di confronto tra la ragione
politica e quella del cuore di fronte alla disfatta ormai inevitabile,
quasi in un paradossale scambio
Angelo Manzotti, Lorenzo Tozzi, Alla Gof
dei ruoli, l’eroica Cleopatra ostenta sicurezza e stoico disprezzo per la morte,
mentre Antonio si dimostra ancora vincolato dalle catene amorose ed in vena di
effusioni sentimentali. La Serenata si apre con una Sinfonia in due movimenti:
una eroica e cerimoniosa Ouverture alla francese (Spiritoso e staccato) ed un
grazioso fugato (Allegro). Un’aria per ciascuno delinea subito i due caratteri
contrapposti: in un ritmo di aggraziato minuetto il triumviro ( Pur ch’io possa)
si dichiara vinto dall’amore, mentre la regina dopo un drammatico recitativo
nella sua aria in sol minore (Morte col fiero aspetto) dichiara di preferire la
morte al disonore. E la diversità di scrittura permea di sé le rispettive arie dei
due amanti, Cleopatra - Farinelli e Marc’Antonio - Tesi. Per chi volesse meglio
approfondire la figura e la vasta opera musicale di Hasse si consiglia il prezioso
volume di Raffaele Mellace pubblicato dalla Epos di Palermo nel 2004. L’esecuzione del Romabarocca Ensemble è affidata al ben noto sopranista Angelo
Manzotti nel ruolo di Marc’Antonio ed all’emergente soprano russo Alla Gof
(Cleopatra), distintasi allo Sperimentale di Spoleto nel ruolo principale della
Didone abbandonata di Galuppi.
Romabarocca Ensemble
E’ stato fondato nel 1994 da Lorenzo Tozzi insieme ad altri specialisti della musica antica per la riscoperta del vasto repertorio musicale italiano centro-meridionale e soprattutto romano del Sei-Settecento in esecuzione filologica. Ha nel suo
vasto repertorio, con strumenti originali o copie, musiche inedite e rare, strumentali e vocali, sacre e profane, del barocco italiano, oratori, cantate, melodrammi
ed intermezzi comici anche in forma scenica. Il gruppo debutta nel 1994 con la
prima esecuzione moderna della favola boschereccia Diana schernita (Roma
1629) di Giacinto Cornacchioli con la regia di Vera Bertinetti e si impone successivamente all’ attenzione per la versatilità ed originalità dei suoi programmi
musicali. Ha tenuto ormai concerti in tutta Italia, dalla Val d’Aosta alla Sicilia ed
anche per istituzioni prestigiose come la Settimana musicale senese della prestigiosa Accademia musicale chigiana (nel 1997 l’Eumelio di Agazzari registrato
da Raitre), il Festival barocco di Viterbo (La foresta incantata di Geminiani e
La Giuditta di Cambridge di Alessandro Scarlatti), la Fondazione Piccinni di
Bari (2006). Ha portato alla luce molte musiche inedite o rare come l’intermezzo L’Avaro (1720) di Gasparini (regia di Ugo Gregoretti). Nel febbraio 2000 per i
Concerti del Giubileo esegue nella patriarcale basilica di San Paolo dinanzi a oltre duemila persone La Rappresentazione di Anima e di Corpo (Roma 1600) di
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Emilio de’ Cavalieri con Cecilia Gasdia e Furio Zanasi
nel quarto centenario dell’opera.
L’esecuzione
è
registrata dalla
Pan Dream in DVD
stereo. Nel 2005
il RBE sotto la
direzione di Tozzi
registra per Bongiovanni in prima
esecuzione moderRomabarocca Ensemble
na la “festa teatrale” Decebalo (Napoli 1743) di Leonardo Leo con il controtenore Angelo Manzotti
in una coproduzione italo-rumena. Nel 2007 registra in DVD per il Festival barocco di Viterbo in prima esecuzione moderna la favola boschereccia Il pastor di
Corinto (1701) di Alessandro Scarlatti con la regia di Tito Schipa jr. Nel giugno
2006 inaugura con un concerto dedicato a musiche dell’architetto Carlo Rainaldi la mostra “Roma Barocca” a Castel S. Angelo su Borromini, Bernini e Pietro
da Cortona curata da Paolo Portoghesi e Marcello Fagiolo. A Roma è presente
ripetutamente per la stagione dell’Oratorio del Gonfalone, per la Grande musica
in chiesa e la rassegna Concerti e Palazzi. Ha in corso di stampa per il 2008
l’incisione di un CD per la Tactus in prima esecuzione moderna di inedite cantate, duetti e lamentazioni dell’architetto seicentesco romano Carlo Rainaldi in
collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Roma e Lazio e la Sovrintendenza
alle Belle Arti di Roma. Importanti anche le sue presenze all’ estero: partecipa
al XVII Festival Internazionale dell’arte e dell’amicizia di PyongYang (Corea
del Nord) ottenendo il Primo Premio (medaglia d’oro) per la sezione musica
strumentale, ma suona anche per la Filarmonica di Minsk (Bielorussia) su invito dell’ Ambasciata italiana con grande successo di critica e pubblico. Nel 2004
ha compiuto una tournée in estremo Oriente (Cina, Mongolia, Corea) su invito
dall’ Ambasciata Italiana a Pechino. Nel dicembre 2005 il gruppo si esibisce
al Conservatorio di Musica di Astrakan (Russia) e nell’aprile 2008 a Lusaka in
Zambia. Il RBE è stato ospite per Videosapere della rubrica Maestrissimo su
Raiuno e più volte di rubriche musicali radiofoniche (ad esempio la rubrica I
grandi interpreti) e alla Radio Vaticana. E’ stato invitato a suonare anche in
Campidoglio in occasione della sfilata dello stilista Gai Mattiolo. Tra i progetti
prossimi futuri opere di Vivaldi, Hasse, Domenico Scarlatti e Porpora.
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GIOVEDÌ 11 SETTEMBRE
ORE 17.30 E 21.30
Foligno, Multisala Supercinema
Azioni e passioni.
Tre film sotto cieli diversi
LE FLAME DEL PARADIS
Di Luciano Emmer
Con Roberta Fattor, Massimo Paoli,
Miriam Rossi, Andrea Castelli
Colore, 95’ - Italia, 2006
La proiezione delle ore 21.30 sarà
preceduta da una presentazione del
regista
Di questo film - scheggia appuntita dell’opus sperimentale emmeriano, presenza fuoriconcorso alla ventiquattresima edizione (10-18 novembre 2006)
del Torino Film Festival (in cui si è completata la retrospettiva a lui dedicata
dallo stesso festival due anni prima) - giunge opportuna la sua proiezione anche nel nostro piccolo festival, favorita dalla plenitudine di Luciano Emmer
(1918) - grande vecchio del nostro cinema nazionale - per le ormai note ragioni della nostra rassegna cinematografica. Al barocco improprio del cinema
capita che questa storia in costume si trasferisca e si raffiguri nel XVII secolo
in una valle del Trentino, la Valle di Non, perché raccontata e parlata al regista
dagli abitanti nella loro lingua, sulla base di documenti e leggende risalenti al
periodo indicato. […] Ho sempre preferito nei miei film immergermi nella
realtà del tempo in cui mi trovavo a vivere. Questa volta ho tratto spunto
dalle cronache dell’epoca (gli inizi
del ‘600) e precisamente dal processo
a una povera contadina, conclusosi
con la condanna a essere abbruciata viva. Non sono attratto dalle
pene truculente come il rogo di una
presunta strega; mi ha incuriosito
il mondo dei paesani, rivelato dalle
testimonianze di accusa. Sono state
queste a permettermi di costruire la
storia del film e le vicende dei protagonisti sullo sfondo della natura
immutabile della Valle di Non […],
secondo un frammento di dichiarazione di Emmer sul suo film. Le fiamme
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del Paradiso son quelle
che avvolgeranno il corpo di Zappina (Roberta
Fattor), una giovane
contadina che vive con
la sua capra, esperta
di erbe medicinali, cui
ricorrono gli abitanti
dei borghi per sollievi e
cure. Il latte del suo animale, i decotti delle sue
erbe, i consigli della sua
conoscenza non hanno
prezzo, soltanto il baratto più elementare, il dono più comune, più disponibile.
Ma il frutto che si riceve in cambio nella buona sorte, spesso si muta in frutto
avvelenato se le disgrazie e le malattie colpiscono ancora e duramente. Allora
ciò che sembrava buono e giusto, ora appare malvagio e iniquo: la libertà e la
generosità di Zappina, condizione essenziale per il suo fare bene, agli occhi
accecati dal male, un tempo benevoli per il bene ricevuto, si trasfigurano in
licenza e patto demoniaco. Ci vuol poco a trasformare una giovane donna – in
armonia con la natura, da cui trae conoscenze che volge in buone pratiche – in
strega perseguibile: due gendarmi armati alla porta denunciano l’acclarata
stregoneria delle sue arti. A nulla valgono l’amore del cacciatore né la sollecitudine disperata di un’amica per scongiurare l’esito del processo. Le menzogne degli accusatori, la spietata esattezza del clero, le torture insostenibili, la
fredda precisione inquisitoriale, conducono la giovane al rogo: vittima sacrificale di un legame sociale sempre precario ed incerto, dominato e controllato
da un potere che rinsalda i vincoli solo espellendo il designato, ripetendo il
meccanismo vittimario, che sembrava assunto e superato per sempre dalla
figura del crocifisso. Il film di Emmer porta la sua attenzione, come in un quadro dell’epoca, in un affresco minore per un film d’arte, su questo meccanismo
elementare, con la semplicità e la sagacia di un antropologo: se lo annoiano i
dettagli e fugge le minuziose (e costose) ricostruzioni non è per trascuratezza
o povertà. Il fatto è che da lungo tempo ne conosce le ricorrenze: il desiderio
mimetico e l’invidia strutturano da sempre le relazioni sociali e sono un pericolo mortale per la libertà individuale. L’ottimo René Girard ha dedicato
a questo tema capitale, in un tomo ponderoso, l’analisi minuziosa di alcune
opere di Shakespeare; tanto meglio se uno sguardo saggio da novantacinque
minuti lo mostra in un piccolo grande film. (r.l.)
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VENERDÌ 12 SETTEMBRE
ORE 21.15
Foligno, Auditorium San Domenico
Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo
Le voci NEW TROLLS con Ensemble
barocco
CONCERTO GROSSO TRILOGY
LIVE
Nico Di Palo e Vittorio De Scalzi
Concerto Grosso Trilogy Live comprende sia brani tratti da Concerto Grosso
per i New Trolls di Bacalov, sia dal Concerto Grosso n. 2, che dall’ultimo album Concerto Grosso - The Seven Seasons, con gli Gnu Quartet.
Roberto Izzo, 1 violino
Silvia Trabucco, 2 violino
Raffaele Rebaudengo, viola
Stefano Cabrera, violoncello
Adriano Mondini, oboe
Il Direttore d’Orchestra e violoncellista Stefano Cabrera ed il primo violino
Roberto Izzo, entrambi dell’Orchestra del Carlo Felice di Genova
Continua…La Leggenda New Trolls!
Era il 1967 quando Vittorio De Scalzi e Nico Di Palo si incontrarono per creare il suono di una delle band più rappresentative del panorama italiano: I
New Trolls. Il gruppo ha entusiasmato il pubblico con una vocalità raffinata ed un repertorio di grandi brani che spaziano dalla musica classica alla
canzone d’autore, passando per i molti successi di grande impatto emotivo.
A distanza di circa dieci anni dall’ultima collaborazione, le due voci storiche
Nico e Vittorio si riuniscono ufficialmente, mettendo fine al lungo periodo
di attesa del pubblico. Vittorio e Nico sono di nuovo insieme. Cosa li ha riuniti? La voglia di creare a quattro mani, scambiarsi quella musicalità che ha
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entusiasmato il pubblico per due decadi ed il desiderio di aggiungere un nuovo
capitolo al loro percorso artistico. Non si tratta di una semplice reunion, ma
di un progetto preciso ed affascinante, che ha già avuto un’appendice internazionale. Nell’Aprile 2007 infatti, hanno ottenuto un grandissimo successo
in Corea e Giappone, dove hanno presentato in anteprima mondiale il nuovo
Concerto Grosso - The Seven Seasons. Di recente pubblicazione è anche la
biografia Dal Pesto al Sushi di Riccardo Storti (edizioni aereostella) che racconta i New Trolls dalle origini (Genova) ad oggi (tour in Giappone). A Febbraio 2008 è stata la volta del Messico, dove sono stati il gruppo più acclamato
da critica e pubblico del prestigioso Baja Prog Festival, mentre quest’estate li
potremo ascoltare nel tour estivo italiano. Insieme a Vittorio De Scalzi (voce,
tastiere, flauto, chitarra) e Nico Di Palo (voce, tastiere), nella formazione attuale sono: Alfio Vitanza (batteria, voce) , Andrea Maddalone (chitarra, voce),
Mauro Sposito (chitarra, voce), Francesco Bellia (basso, voce).
Nico Di Palo
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GIOVEDÌ 18 SETTEMBRE
ORE 17.30 E 21.30
Foligno, Multisala Supercinema
Azioni e passioni.
Tre film sotto cieli diversi
GLI AMORI DI ASTREA
E CELADON
Di Eric Romher
Con Stéphanie de Crayencour, Andy Gillet
Colore, 109’ - Francia, Italia, Spagna, 2007
La formula estetica del grande Eric Rohmer,
anche e soprattutto nei film in costume, come
questo, è giocare contro la convenzione psicologica per la consistenza psicologica del
personaggio, mostrare degli individui dotati
di psiche, lottare contro la dedrammatizzazione dell’intreccio e dei personaggi a vantaggio di caratterizzazioni efficaci, di
elaborazioni cartesiane. Come correlato di questa posizione, il richiamo ad
una caratteristica strutturale (il suo côté balzacchiano, come lo definisce lui
stesso) del composto cinematografico: l’evidenza del complotto, del fraintendimento, della trama fortuita sotto il dominio di un caso organizzato. Questo
schema, estremamente sintetico, antiesistenzialista, lo conduce spesso in
terre letterarie incognite: niente lo infastidisce più che il
cinema come sistema chiuso.
Perciò se in precedenti esperienze cinematografiche aveva
spaziato dal poema medioevale
del dodicesimo secolo, in ottonari, di Chretien de Troyes,
Perceval le gallois (1978) al
racconto del diciannovesimo
secolo, scritto in antico tedesco, di Heinrich von Kleist della Marquise von O (1976); dal
Kammerspiel sulla rivoluzione
francese L’Anglaise et le Duc
(2001), ispirato al libro della
scozzese Grace Elliot Journal
of my life during the French
Revolution, all’intrigo romanzesco da spy story di Triple Argent (2004) nella Francia degli
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anni trenta del secolo scorso, non ci sorprende affatto nella scelta di questo
nuovo film, tratto da un dimenticato romanzo pastorale, L’Astrée di Honoré
d’Urfé, pubblicato fra il 1607 e il 1627 e terminato da Balthazar Baro, segretario dello scrittore, nel 1628. Come è arcadicamente ovvio, la storia si svolge in
un passato remoto (nel Forez francese del quinto secolo, in un enclave celtodruidica, idillica e lontana dai sommovimenti politici e militari dell’epoca) e
narra le peripezie amorose di due giovani pastori, di nobili origini e incuranti
perciò del gregge, Astrea e Celadone, intercalate da innumerevoli digressioni romanzesche, in numerosi volumi, di altrettali storie d’amore e cavalleria
e punteggiate da sonetti e svariate altre poesie. Rohmer riesce nell’impresa
razionalizzante, senza perdere il filo dell’opera che l’intriga, al cui centro sta
la prova amorosa senza contrasti esterni, che ne ostacolino la libertà, come in
ogni romanzo pastorale canonico: Astrea, nella dedizione amorosa reciproca,
crede di scorgere la prova di infedeltà di Celadone (in verità il suo sguardo è
impedito doppiamente, dalla visione ostacolata e dalla finzione inscenata dalla riprovazione familiare) e l’abbandona. Inizia così un errare dei protagonisti
nello struggimento amoroso (Celadon trascinato dalle acque in un mondo sconosciuto, in un castello popolato da ninfe e druidi e dalla figlia del re, Galatea
che, secondo i vaticini, attende lo straniero; Astrea invece soggiorna nel suo
dolore e nel suo desiderio di morte, attorniata da dispute amorose) che si
scioglie infine con delicata grazia perturbante. Rohmer, attratto dal trattamento della verosimiglianza, risolta in raffinata artificiosità per narrazione e
argomentazione, approfondisce e scioglie cinematograficamente, in maniera
sublime, la tensione tra apparenza e realtà, il fuoco del problema nascosto
in un congegno narrativo: la capacità di discernere diventa una questione di
vita e di morte; la deviazione iniziale e l’erranza conseguente non sono che
condizioni essenziali per conseguire un’esatta e giusta visione, poiché la verosimiglianza è una costruzione artificiale, il cui valore è sempre instabile e
incerto. (r.l.)
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VENERDÌ 19 SETTEMBRE
ORE 21.15
Foligno, Auditorium San Domenico
L’Eclat des Muses Compagnie
Christine Bayle
GENRE MEDIANOCHE
Spettacolo di danza barocca in concerto
Prima italiana
Ideazione e coreografie, Christine Bayle
Direzione musicale, Patrice Boinet
Musica estratti da Opéras-ballets: Lully, Colasse,
Delalande, Marais, Gervaise, Phalèse, Mersenne
Danzatori Christine Bayle, Morgane Légaret,
Irène Feste, Pierre-François Dollé, Hubert
Hazebroucq
Musicisti con strumenti antichi
Patrice Boinet, clavicembalo e i musicisti della Compagnie Les Violons du Roy
(2 violini, 1 viola contralto, 1 quinte de violon, 1 basso di violino, 2 oboi/flauti dolci)
Costumi creazioni di Marie-Hélène Perrier, noleggio dal Château de Maisons-Lafitte
Tratto dal Dictionnaire de Furetière, testi di Pierre Rameau, Michel de Pure, Weaver,
Ménestrier, La Princesse Palatine, Molière, Voltaire...
Questo spettacolo è stato sostenuto da Aide au Projet DRAC Ile-de-France Château de
Maisons-Laffitte, Château de Bussy-Rabutin, MONUM Conseil Général des Yvelines,
Mairie de Maisons-Laffitte
Programma
Courante du Ballet de l’Impatience, Lully, coreografia di Ballo
Sarabande de Polyxène et Pyrrhus*, Pascal Colasse
Pavane des Saisons*, Aria per la signora La Dauphine, Lully
La Bocanne, ispirata al nome del maestro di danza Bocan
Pavane d’Espagne, anonimo***,
Basse-Dance «Jouissance vous donneray», Gaillarde *** de Claude de
Sermisy,
Courante Daphné, anonimo ***
Menuet del Bourgeois gentilhomme, Lully-Molière
«Dieux des Enfers», Sarabande La Royalle*, Orphée, Ballet de la Naissance
de Vénus, 1665, et Ballet des Saisons, Colasse, compositore collaboratore di
Lully, 1675
Chaconne, Ballet de Sigalion, Colasse,
Entrée (assolo femminile)*, Atys, Tragédie lyrique, Lully
Scene: Clymène, Contes et Nouvelles en vers, La Fontaine
Piarrot et Charlotte, Le Festin de Pierre, Molière
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Gavotte d’Atys*, Tragédie lyrique, Lully
Entrée Le paysan**, L’Opéra-Ballet L’Europe galante, 1697
Marche La Seconde et Nouvelle Mariée*, Ballet de la Mascarade, Lully
Certain jaloux : racconto di La Fontaine
Forlane (per due donne)*, L’Europe galante, Opéra Ballet, 1697, Campra
Rigaudon à Quatre*, Philomèle, Tragédie lyrique, Lacoste
Entrée «Le roi représentant le Soleil»**, Ballet de Flore, Lully
Chaconne**, Les Symphonies de Delalande
Passacaille d’Armide*, 1686, Lully,
Loure (per una donna), Entrée espagnole (per due uomini)*, L’Europe
Galante,
Entrée Aimable vainqueur*, Hésione, Tragédie lyrique, Marin Marais, 1700
Musette*, Opéra de Sémélée, Marin Marais
Sarabande (per una donna)**, Chaconne d’Arlequin, Le Bourgeois
gentilhomme, Lully
Chaconne d’Arlequin, Charpentier, Le Malade imaginaire
Loure espagnole (per una donna), Forlana (per due donne)* , L’Europe
Galante
Chaconnes d’Arlequin*, Lully, Le Bourgeois gentilhomme
Duo la Rissole, Le Mercure galant, Boursaut, La Veuve, idem
Entrée espagnole, L’Europe Galante, arrangiamento C. Bayle secondo Pécour
* Coreografie di Louis-Guillaume Pécour, compositore dei Ballets de
l’Académie Royale de Musique.
** Coreografie di Raoul Auger Feuillet, compositore e autore con Pierre
Beauchamp del sistema di scrittura della danza, La Chorégraphie (1700) e
del Traité de la Cadence, (1704)
*** Estratti dall’’Orchésographie di Thoinot-Arbeau, 1588
**** Coreografie di Christine Bayle
Questo spettacolo presenta un pot-pourri d’Entrées de Bal et de Ballets tra
i più famosi di un’epoca che, mentre inventava la tragedia lirica, amava la
danza al di sopra di tutto perché il pubblico stesso era amante del ballo. Il
pot-pourri, molto apprezzato alla Corte di Luigi XIV, veniva eseguito durante
feste occasionali, avvenimenti famigliari, battesimi, matrimoni e soprattutto
durante il Carnevale e riprendeva le migliori musiche di Lully, “per il piacere
degli occhi e delle orecchie”. È a questo genere che oggi si ispirano i danzatori
e i musicisti della compagnia L’Eclat des Muses, ponendo l’accento sugli
elementi-chiave dell’arte barocca, con l’idea di realizzare un divertissement
in musica. Il viaggio ha inizio prendendo spunto da un gioco sulle parole del
dizionario (precisamente il Dictionnaire de Furetière dell’epoca barocca) e
trasporta lo spettatore nel contesto delle Pavanes, Basse-Dances, Gaillardes
del Rinascimento, fino alle danze delle opere di Lully, Campra, Marais:
coreografie a due, assoli, a quattro, dei grandi coreografi quali Pécour,
Feuillet... Corrente, Sarabanda, Minuetto, Giga, sono dei veri tesori del
patrimonio dell’umanità. Si può ben dire che “i balletti entrano a far parte di
ogni sorta di rappresentazione. La Commedia e la Tragedia ne fanno uso nei
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loro cori e negli intermezzi. Le Azioni in musica li includono nei loro Prologhi e
li mescolano alle parti recitate” (Ménéstrier, Dei Balletti antichi e moderni).
L’idea da cui nasce lo spettacolo è quella di approcciarsi agevolmente al
XVII-XVIII sec. con l’intento di renderli attuali e di integrare musica, danza
e teatro, al fine di divertire lo spettatore e condividere con lui l’intelligenza
e il gusto dell’epoca. Le coreografie proposte nella loro versione originale e
interpretate osservando rigorosamente i principi di danza dei Balli di Pierre
Rameau e del Balletto di Claude - François Ménestrier, rivelano una danza
estremamente naturale nella sua raffinatezza e caratterizzata da figure quali
Arlecchino, Colombina e Spavento, figli della commedia dell’arte. La Spagna
è ugualmente presente per l’influenza che ha esercitato sul gusto francese: la
Pavane d’Espagne, la Sarabande, la Chaconne echeggiano dolcemente nelle
opere di Marin Marais e di uno dei primi discepoli di Lully, Pascal Colasse,
propagatore di questo stile tipicamente francese nel suo Florilegium.
La compagnia
L’Eclat des Muses è stata fondata da Christine Bayle nel 1983 con l’intento
di dare vita a delle creazioni partendo dai testi di musica, danza e teatro del
XVI, XVII e XVIII sec. La compagnia si è impegnata su più fronti: la creazione
dove collocare la danza nel contesto di una scrittura plurima comprendente la
musica, la poesia, il testo e il teatro; la ricerca che trae spunto dalle notazioni
coreografiche e dagli scritti dei Maestri di danza dell’epoca che diventa essa
stessa oggetto di creazione artistica o al contrario è la creazione che seguendo
l’ispirazione, si libera dai condizionamenti formali dell’epoca; la messa in
scena di balletti, commedie, tragedie liriche che favorisce la comprensione dei
balletti di Corte e dell’Opera. La compagnia ha organizzato numerose tournée
partecipando a festival nazionali e internazionali in Europa e in America
(Festival degli Strumenti Antichi a Parigi, Festival di Danza di Lille, Festival
delle Fiandre, Festival di Musica Barocca di Pontoise, festivals di danza
barocca in Germania, in Italia...) e ha ottenuto numerosi riconoscimenti sia
in Francia che all’estero.
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SABATO 20 SETTEMBRE
ORE 21.15
Foligno, Auditorium San Domenico
Centro Culturale di Teatro Onlus,
in collaborazione con Accademia
Teatrale di Firenze, Centro
Culturale di Teatro Contemporanea
Comedy and Drama
BACCO IN TOSCANA
di Francesco Redi
Regia, musica ed effetti digitali Pietro Bartolini
Organizzazione Ludovica Sanalitro
Con
Amita Barbieri, Gloria Liccioli,
Matilde Sanquerin, Ester Sigillò,
Anna Laura Rassu, Viola Baldi, Filippo Marini,
Giacomo Giuntini, Lorenzo Lepori, Daniele Fanelli, Leonardo Masini,
Emanuele De Luca
Danzatrici dirette da Beatrice Paoleschi
Commedia di poesia, danza e musica
Ditirambo di Francesco Redi, tripudiante elogio del vino, capolavoro della letteratura d’evasione. L’arrivo di Bacco ed Arianna alle pendici del monte di Fiesole,
con tutto il seguito dei satiri, offre il pretesto per cantare i pregi e i difetti dei
grandi vini di toscana. La versificazione viene tradotta scenicamente nello spetta-
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colo con una interpretazione mimico
coreutica continua e ricchissima di
variazioni ritmiche, stilistiche e cromatiche. Fedele al testo di F. Redi si
avvale anche di musiche ispirate al
rinascimento fiorentino.
Pietro Bartolini
Attore, scenografo, regista e autore
teatrale e multimediale, direttore
Artistico del Centro Culturale di Teatro Onlus, ente riconosciuto dalla
Regione Toscana, ha cominciato la sua carriera molto giovane, si è diplomato alla
Bottega Teatrale di Firenze diretta da Vittorio Gassman (1984); in quegli anni è
stato assistente e collaboratore personale del maestro Orazio Costa, insegnando anche alla sua scuola, ed ha poi lavorato a lungo (10 anni) come attore professionista
in ruoli principali in compagnie di giro nelle principali città europee, con Vittorio
Gassman, Gabriele Lavia, Peter Stein, Mariangela Melato, Giancarlo Sepe, Rossella
Falk, Raf Vallone e molti altri. Ha preso parte a numerose registrazioni televisive, radiofoniche e discografiche (12 puntate per Rai 2 - voce recitante in Storie di uomini
e di mare, anno 2002), attualmente è direttore fondatore dell’Accademia Teatrale di
Firenze, scuola di teatro e centro di produzione di spettacoli e documentari. Come
regista teatrale ha realizzato per il Comune di Firenze oltre 180 spettacoli dal 1992
ad oggi attirando sempre l’attenzione della stampa e del pubblico. Come regista cinematografico ha realizzato documentari (uno su Telemaco Signorini nel 1998 e
selezionato per l’inaugurazione del Parco delle Cinque Terre nel 2002, un altro sulla
Valle del Mensola a Firenze nel 2004); un lungometraggio su sceneggiatura ricavata
dagli autori toscani dell’800 Acqua Passata; l’ultimo sul pittore Galileo Chini prodotto dal Comune di Firenze che è stato presentato recentemente con successo a
Salsomaggiore, al Forte Belvedere per Fiesta 2007 e il 24 novembre 2007 al Museo
Manifattura Chini dal Comune di Borgo S. Lorenzo in Toscana. Come autore ha curato, dopo una lunga frequentazione e collaborazione con lo scrittore Vasco Pratolini,
il volume edito dalla biblioteca di Prato Vasco Pratolini fra cinema e teatro. Ha
realizzato per il Centro Culturale di Teatro impianti scenografici e macchinerie teatrali, oltre ad aver progettato e realizzato per il Comune di Firenze il Teatrodilegno
trasferito ora a Terracina in provincia di Roma. Ha collaborato con il prof. Giancarlo
Quiriconi, drammaturgo e ordinario di letteratura italiana moderna all’Università
di Chieti e Pescara con cui ha realizzato due CD audio con i poeti Piero Bigongiari
e Mario Luzi con le loro voci e la partecipazione della propria compagnia. Scrittore
di testi teatrali originali: Don Chisciotte di M. De Cervantes (più volte rappresentato nei principali teatri toscani con la partecipazione di 40 attori - anno 2002) e
Fiaba (anno 1989 - rappresentato con successo al Festival di Radicondoli con la
sua regia e recensito da RAI 1) e Festa Decadentista al Teatro 13 di Firenze (anno
1991). Musicista e clarinettista dal 1975 al 1984, compositore, compone musiche per
le produzioni del Centro Culturale di Teatro. Interprete nella parte di Creonte del
DVD Medea in distribuzione nelle librerie ed edicole, regia di Giancarlo Sepe con
Mariangela Melato.
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DOMENICA 21 SETTEMBRE
ORE 21.15
Sterpete di Foligno, Chiesa di San
Michele Arcangelo
Laus Concentus
La Strada Europea della Pace
Lubecca-Roma: percorsi di musica
barocca
À LA MANIÈRE ITALIENNE
Influenze italiane nell’itinerario musicale
europeo
Programma
Jean-Baptiste Besard (1567 ca - 1625 ca; attivo
a Roma e a Colonia)
Fantasia per liuto
(da Thesaurus harmonicus divini Laurencini Romani, Colonia,1603)
Claudio Monteverdi (1567 - 1643)
Ecce sacrum paratum per soprano e continuo (in Ghirlanda Sacra, Venezia, 1625)
Philipp Friedrich Böddecker (1607 - 1683; organista nella Cattedrale di Strasburgo)
Sonata per violino solo
Ecce sacrum paratum convivium per soprano e continuo
(da Claudio Monteverdi, in Sacra Partitura, Strasburgo, 1651)
Massimiliano Neri (1615 - 1666; maestro della cappella musicale del principe
elettore di Colonia)
Ad Charismata coelorum a due voci e continuo (per soprano, flauto e continuo)
Carl Rosier (Liegi 1640 - Colonia 1725; maestro di cappella a Colonia)
Sonata in re minore per violino, flauto e continuo
da Pièces choisies à la manière italienne (Amsterdam, 1691)
Francesco Foggia (Roma 1604 - 1688; attivo a Colonia e Bonn)
De valle lacrimarum, mottetto per soprano e continuo
Johannes Hieronymus Kapsberger (1580 - 1651; detto “Il Tedesco della Tiorba” fu attivo a Roma)
Intavolature per chitarrone
Francesco Foggia
Cessate, deh cessate, mottetto per soprano e continuo
Carl Rosier
Sonata a 2 (CXLIV) per violino, viola da gamba e continuo
Dietrich Buxtheude (1637 ca - 1707; organista a Lubecca)
Aria italiana Deh credete il vostro vanto per soprano, violino, flauto e continuo (Bux WV117)
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Laus Concentus
Annamaria Calciolari, soprano
Maurizio Piantelli, arciliuto e tiorba
Maurizio Less, viola da gamba
Luca Giardini, violino
Giorgio Merati, flauto
Laus Concentus
Gli scambi culturali fra i diversi paesi ebbero da sempre nella musica uno
degli emblemi più significativi; ed ecco quindi che lo spazio di attività, di conoscenza e di confronto di musicisti e compositori non fu quasi mai relegata
agli angusti limiti del luogo natio ma si dimostrò sempre capace di travalicare
regni e confini. E se nel periodo barocco il punto di riferimento è senza dubbio
la musica italiana, i suoi “innesti” nelle composizioni tedesche, francesi, svizzere si mostrano in una straordinaria varietà di connessioni. Ed ecco quindi
che musicisti italiani vengono chiamati come maestri di cappella a Bonn e a
Colonia, che l’organista di Strasburgo Friedrich Böddecker riscriva un mottetto di Claudio Monteverdi, ma anche che liutisti come Jean-Baptiste Besard e
Johannes Hieronymus Kapsberger (detto il “Tedesco della Tiorba”) vengano a
studiare e lavorare a Roma. Insomma un intreccio di culture, di stili e di suggestioni che sancisce il panorama musicale europeo ben prima di ogni storia
politica e geografica.
Laus Concentus
L’ensemble vocale e strumentale Laus Concentus (che prende il nome dall’antica Lodi), è un gruppo di musica antica fondato nel 1992 dal liutista Maurizio
Piantelli e che fa riferimento all’Associazione Culturale Musicarte della stessa
città. Il gruppo, ad organico variabile utilizza strumenti originali e loro copie
e segue una prassi esecutiva filologica. Il repertorio del Laus Concentus va
dal periodo tardo medioevale al rinascimento e barocco. Il Laus Concentus è
chiamato regolarmente a partecipare a importanti festival nazionali ed internazionali (Landshut in Germania, Praga Europa Festival, Autunno Musicale
a Como, Il Canto delle Pietre, Festival di Musica Antica di Cremona, Festival
dei Saraceni, etc.). Il CD I canti di Euterpe. Musiche di donne fra Rinasci63
mento e Barocco (Milano, La Bottega Discantica, 1998) si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica per l’originalità del tema e la pregevole
esecuzione artistica. La tipicità del gruppo è quella di elaborare programmi
musicali “ad hoc” sulla storia, architettura e ambientazione dei diversi luoghi
dove viene chiamato ad operare. Questa sua caratteristica, fondata su un’ampia e approfondita ricerca musicologica, lo ha portato negli ultimi anni ad
esibirsi con successo in alcuni dei luoghi più belli del patrimonio culturale
italiano. In occasione dell’anno giubilare con lo spettacolo Ognun driza al
ciel el viso il Laus Concentus è stato protagonista di una importante tournée
italiana che lo ha visto ospite della rassegna De ignotu cantu (Monastero di
Fonte Avellana - Pesaro), del festival dell’Abbazia di Pomposa (Ferrara) e del
festival della Badia di Ganna (Varese). Nel dicembre 2002 ha partecipato alla
rassegna collegata alla mostra Le stanze della musica di Bologna con un originale programma sui teorici musicali fra ‘500 e ‘600. Dal 2003 al 2006 al gruppo
è stata affidata la programmazione dei concerti inseriti nella rassegna Lodi e
i suoi tesori per il Mese dei Beni Culturali e nell’estate 2003 è stato protagonista di un’altra tournée con un programma di musica sacra mariana che lo
ha portato fra l’altro nel Duomo di Varazze (per la rassegna internazionale di
Musica Sacra) e nel Duomo di Vernazza (per il Festival delle Cinque Terre).
Fra maggio e giugno 2004 è stato ospite a Faenza (a Palazzo Milzetti sede della
Soprintendenza dell’Emilia Romagna in occasione dei recenti lavori di restauro), a Cremona (in occasione della Giornata Nazionale della Musica Popolare
con un programma sull’Amor barocco), a Santa Margherita Ligure (all’interno
del Festival Internazionale del Tigullio inserito nelle Manifestazione per Genova Capitale della Cultura 2004). Con il programma All’ombra del chiostro.
Musiche di monache fra ‘600 e ‘700 è stato ospite nel 2003 a Lecco al Festival
internazionale manzoniano (La pietra e l’acqua…) e Castello Sforzesco di
Milano in uno spettacolo dal titolo I Promessi Sposi. Storia d’amore e d’avventure. La fortuna di questo concerto è stata suggellata nel luglio 2004 con
la presenza del Laus Concentus al Festival dei Due Mondi di Spoleto (Ora
Mistica - I Concerti di mezzanotte). Nell’estate 2005 il Laus Concentus ha
partecipato alla rassegna La Notte dei Musei promossa dalla Regione Lombardia, alla rassegna musicale nei parchi archeologici della Regione Toscana ed
è stato invitato al Festival Barocco di Viterbo. Il 17 dicembre 2006 il gruppo
è stato ospite al Castello Sforzesco a Milano con il nuovo programma Vanitas
Vanitatum. Tempi terreni e infinità celesti spettacolo che ha dato il nome
all’intera rassegna. Sia nel 2006 che nel 2007 ha realizzato il ciclo Concerti
nel Chiostro presso il Museo Diocesano di Brescia, la rassegna Affreschi che
cantano e Ponti sonori presso il Castello Mediceo di Melegnano (MI) e la
rassegna ConcertinCorte per il Comune di Lodi. Nell’estate 2007 è presente
ancora a Milano nella rassegna Notturni in villa presso la Villa Reale, nel
prestigioso festival presso l’Abbazia di Monteveglio (BO) e in Sicilia con gli
Amici della Musica di Trapani.
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DOMENICA 21 SETTEMBRE - ORE 23.15
Sterpete di Foligno
Spettacolo pirotecnico
LA MERAVIGLIA BAROCCA
a cura della Pirotecnica Morsani
La Meraviglia Barocca
La cultura del nostro Paese, l’Italia, ha estremo bisogno di essere rivalutata e rivitalizzata a livello mondiale. Le generazioni future dovrebbero
prendere coscienza dell’importanza della cultura e della lingua italiana
quali vettori di tradizione e modernità allo stesso tempo. È infatti attraverso la conoscenza del nostro passato che riusciamo ogni giorno a costruire il futuro! Noi, come Pirotecnica Morsani S.r.l., abbiamo applicato questo concetto anche alla nostra arte. Attraverso un’attenta ricerca storica
e lo studio dell’antica manualistica pirotecnica, abbiamo ricostruito una
tipologia di spettacolo pirotecnico molto vicina a quella dell’epoca settecentesca. Nel disegno “scenografico” del fuoco abbiamo infatti adottato
un sistema di simmetria prospettica e profondità che prevede l’accensione contemporanea da più postazioni e da diverse altezze, in modo da
“incastonare” lo spettacolo nell’ambiente che lo circonda esaltandone le
caratteristiche. Per non parlare poi dell’uso di macchine barocche che ci
permettono di esprimere al massimo la teatralità pirotecnica sfruttando
le infinite combinazioni possibili tra i fuochi e ci permettono di dare vita
a innumerevoli giochi pirici. Il fascino e la bizzarria, il calore e la passione...sono questi gli elementi della nostra cultura a cui ci piace rendere
omaggio. Lo spettacolo sarà articolato in diverse scene pirotecniche che
andranno a rispettare ogni frase musicale [Georg Friedrich Händel (16851759) Music for the Royal Fireworks, 1749]; ogni immagine accompagnerà la timbrica e la ritmica del brano. Archi di fuoco sovrastati da aperture
di sfere pirotecniche ad effetto palma, bouquet di fiori di fuoco, fontane
d’oro e d’argento e candele romane, macchine pirotecniche danno inizio
alla macrodimensione del fuoco d’artificio. Assieme alla musica si fonderà l’allegrezza dei fuochi d’artificio per un “concerto” visivo e sonoro.
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SABATO 30 AGOSTO, ORE 21.15
Foligno, Auditorium San Domenico
Teatro Paravento Locarno
IL MEDICO PER FORZA
Ingresso € 10,00 - Ridotto € 7,00
DOMENICA 31 AGOSTO, ORE 21.15
Foligno, Loc. Scopoli,
Chiesa di Santa Maria Assunta
La Rosa dell’Umbria
Ensemble barocco con strumenti originali
BACH & PASOLINI
Ingresso gratuito
Prenotazione consigliata tel. 075.3681792 - 075.3681468
MERCOLEDÌ 3 SETTEMBRE, ORE 18.00
Foligno, Auditorium San Domenico
Compagnia teatrale Don Chisciotte
Asl 3 - Comune di Foligno - Circoscrizione n. 2 Ambito 8 - Dinamica Cooperativa sociale
LA PLURALITÀ DEI MONDI
Ingresso € 10,00 - Ridotto € 7,00
GIOVEDÌ 4 SETTEMBRE, ORE 21.15
Colfiorito di Foligno, Palestra Comunale
Azioni e passioni. Tre film sotto cieli diversi
LE AVVENTURE GALANTI DEL GIOVANE MOLIÈRE
di Laurent Tirard
Alla proiezione del film seguirà il “Dessert del Re Sole”
Ingresso libero
VENERDÌ 5 SETTEMBRE, ORE 17.15
Foligno, Palazzo Trinci, Sala Sisto IV
Inaugurazione della mostra
BALLI POPOLARI E FESTE REALI
La mostra resterà aperta tutti i giorni, con esclusione del lunedì, fino al 21 settembre, orario
9-13 / 15-19
Ingresso gratuito in occasione dell’inaugurazione e durante la Notte Barocca del 6 settembre
dalle ore 18.00 alle 04.00 di notte. Ingresso con modalità di accesso al Museo di Palazzo Trinci
negli altri giorni
VENERDÌ 5 SETTEMBRE, ORE 21.15
Foligno, Teatro San Carlo
Pantakin da Venezia
ARLECCHINO / DON GIOVANNI
Ingresso € 10,00 - Ridotto € 7,00
DA VENERDÌ 5 A DOMENICA 14 SETTEMBRE
Foligno, Centro Storico
BAROCCO E NEOBAROCCO IN VETRINA
Informazioni Ente Giostra della Quintana
[email protected], tel. 0742.354000
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NOTTE BAROCCA A FOLIGNO
In collaborazione con l’Ente Giostra della Quintana
SABATO 6 SETTEMBRE
DALLE ORE 17.30 “FIN ALLE QUATTR’HORE DI NOTTE”
ORE 17.30
Parco dei Canapè, entrata da Via Chiavellati
Statue viventi di Henry White
GIARDINO BAROCCO
ORE 17.45
Porta Romana
Art-it
LEONARDO E LA PRIMAVERA (replica ore 21.15)
ORE 18.00
Palazzo Trinci, Sala delle Conferenze
Conferenza spettacolo con degustazione di Raffaele Riccio
“L’OCCHIO E LA TAVOLA”: TRIONFI DI PASTICCERIA ED ARTISTI DELLA
TAVOLA IN EPOCA BAROCCA
Ingresso libero
ORE 21.00
Auditorium San Domenico
Associazione Commedia Harmonica
LE VEGLIE DI SIENA
Ovvero I Vari Humori della Musica Moderna
Ovvero I Giuochi (o Scherzi) di Siena
Ingresso € 10,00 - Ridotto € 7,00
Piazza della Repubblica
VISIONI D’INCANTO
Proiezioni di immagini fisse di grande formato
Ingresso libero
Corte di Palazzo Trinci
Proiezioni video
• SEGNI BAROCCHI FESTIVAL 25 ANNI (1981-2006)
• CARNEVALE DI LA LOUVIÈRE
ORE 22.30
Spettacolo itinerante da Porta Romana a Piazza della Repubblica
Azar Teatro Valladolid
BARROCO-ROLL
ORE 23.00
Via A. Saffi n. 33
SUONI E IMMAGINI: VISITA GUIDATA ALLA SCUOLA COMUNALE DI
MUSICA
Ingresso a gruppi di 30 persone, prenotazione consigliata tel. 0742.344563
ORE 23.45
Porta Romana
Art it
EROS E PSICHE (replica ore 02.30)
Corte di Palazzo Trinci
Almalatina
VILLANELLA CHE ALL’ACQUA VAJE
POESIA E MUSICA DI UNA CAPITALE ANTICA
Ingresso gratuito
Spettacolo itinerante per le vie del Centro Storico da Corso Cavour a Largo
Carducci
Compagnia artistica La Paranza del Geco
CARNASCIALÌA: IL RITO, LA FESTA, LA STRADA
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ORE 24.00
Piazza Matteotti
Statue viventi di Henry White
PIAZZA BAROCCA
ORE 01.00
Corteo per le vie del Centro Storico da Palazzo Pierantoni a via F. Ciri
dal Carnevale di La Louvière
Groupe folklorique de gilles de La Louvière
FOLIGNO INCONTRA I GILLES DEL CARNEVALE DI LA LOUVIÈRE
Spettacolo itinerante da Piazza San Domenico a Piazza della Repubblica
Azar Teatro Valladolid
BARROCO-ROLL
ORE 01.05
Piazza Garibaldi
La compagnia Pantakin da Venezia, con Arlecchino, Pulcinella e le maschere
della Commedia dell’Arte, incontra e accompagna i Gilles
ORE 01.45
Largo Carducci
La compagnia artistica La Paranza del Geco incontra il Carnevale di La
Louvière
ORE 03.00
Via F. Ciri
Groupe folklorique de gilles de La Louvière
LE BRÛLAGE DES BOSSES (La bruciatura delle gobbe)
ORE 03.20
Ripresa del corteo e rientro a Palazzo Pierantoni del Groupe folklorique de
gilles de La Louvière
DOMENICA 7 SETTEMBRE, ORE 21.15
Montefalco, Chiesa Museo di San Francesco
Romabarocca Ensemble
MARC’ANTONIO E CLEOPATRA
Ingresso gratuito
Prenotazione consigliata
tel. 075.3681792 - 075.3681468 - 0742.379598
GIOVEDÌ 11 SETTEMBRE, ORE 17.30 E 21.30
Foligno, Multisala Supercinema
Azioni e passioni. Tre film sotto cieli diversi
LE FLAME DEL PARADIS
di Luciano Emmer
Ingresso unico € 4,50
La proiezione delle ore 21.30 sarà preceduta
da una presentazione del regista
VENERDÌ 12 SETTEMBRE, ORE 21.15
Foligno, Auditorium San Domenico
Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo
Le voci NEW TROLLS con Ensemble barocco
CONCERTO GROSSO TRILOGY LIVE
Ingressi:
Parterre I settore (da fila C a fila H)
€ 20,00 - rid. € 14,00
Parterre II settore (da fila I a fila R)
€ 18,00 - rid. € 12,00
Tribuna I settore (da fila S a fila AE, esclusa la fila Z)
€ 16,00 - rid. € 11,00
Tribuna II settore (da fila AF a fila AQ)
€ 10,00 - rid. €7,00
Posti non numerati
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GIOVEDÌ 18 SETTEMBRE, ORE 17.30 E 21.30
Foligno, Multisala Supercinema
Azioni e passioni. Tre film sotto cieli diversi
GLI AMORI DI ASTREA E CELADON
di Eric Romher
Ingresso unico € 4,50
VENERDÌ 19 SETTEMBRE, ORE 21.15
Foligno, Auditorium San Domenico
L’Eclat des Muses Compagnie Christine Bayle
GENRE MEDIANOCHE
Spettacolo di danza barocca in concerto
Ingresso € 10,00 - Ridotto € 7,00
SABATO 20 SETTEMBRE, ORE 21.15
Foligno, Auditorium San Domenico
Centro Culturale di Teatro Onlus,
in collaborazione con Accademia Teatrale di Firenze, Centro Culturale di Teatro Contemporanea
Comedy and Drama
BACCO IN TOSCANA
Ingresso € 10,00 - Ridotto € 7,00
DOMENICA 21 SETTEMBRE, ORE 21.15
Sterpete di Foligno, Chiesa di San Michele Arcangelo
Laus Concentus
La Strada Europea della Pace Lubecca-Roma:
percorsi di musica barocca
À LA MANIÈRE ITALIENNE
Influenze italiane nell’itinerario musicale europeo
Ingresso gratuito, prenotazione consigliata tel. 0742.344563
DOMENICA 21 SETTEMBRE, ORE 23.15
Sterpete di Foligno
Spettacolo pirotecnico
LA MERAVIGLIA BAROCCA
a cura della Pirotecnica Morsani
BIGLIETTI
Nei luoghi di spettacolo dalle ore 17.00 (Multisala Supercinema orario botteghino)
RIDUZIONI
Spettatori fino ai 25 anni e oltre i 60 anni, abbonati alla Stagione Teatrale di Foligno 2007/2008,
soci associazioni di Foligno Amici della Musica e Il Muro di Bottom, titolari di tessera Ostello per la
Gioventù e Touring Club, gruppi organizzati superiori a 10 persone
PRENOTAZIONI E INFORMAZIONI
Auditorium San Domenico - Largo F. Frezzi n. 8 - Foligno
Dal martedì al sabato ore 10.00-12.30, martedì e giovedì ore 15.30-17.30
Tel. e fax n. 0742.344563
e-mail: [email protected]
http://www.comune.foligno.pg.it/canale.asp?id=49
INFORMAZIONI
Ufficio Relazioni con il Pubblico - Piazza della Repubblica n.10 - Foligno
Dal lunedì al giovedì ore 8.30-13.30/15.30-18.30, venerdì e sabato ore 8.30-13.30
Tel. 0742.330299 - Fax n. 0742.330282 - e-mail: [email protected]
http://www.comune.foligno.pg.it/canale.asp?id=70
Servizio Turistico Associato - Porta Romana, Corso Cavour n. 126
Dal lunedì al sabato ore 10.00-13.00/16.00-19.00, domenica ore 10.00-13.00
Tel. 0742.354459, 0742.354165 - Fax 0742.340545
e-mail: [email protected] oppure [email protected]
http://www.comune.foligno.pg.it/canale.asp?id=3273
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I luoghi del Festival
Montefalco
Chiesa Museo di S. Francesco
4
1
VI
IV
5
I
II
II
2
3
V
1
Palazzo Trinci
Piazza della Repubblica
2
Parco dei Canapè
Via Chiavellati
3
Multisala Supercinema
Corso Cavour
4
Auditorium San Domenico
Piazza San Domenico
5
Teatro S. Carlo e Scuola Comunale di Musica
Via Saffi
Sterpete di Foligno
Chiesa di S. Michele Arcangelo
I
Piazza Matteotti
II
Corso Cavour
III
Largo Carducci
VIII
1
V
VII
III
II
Scopoli di Foligno
Chiesa di Maria SS. Assunta
Colfiorito di Foligno
Palestra comunale
IV
Piazza della Repubblica
VII
Piazza Garibaldi
V
Porta Romana
VIII
Via F. Ciri
VI
Piazza San Domenico
Si ringraziano:
• la Parrocchia di Scopoli per aver messo a disposizione la Chiesa di Maria SS. Assunta per il concerto del 31.08.08
• la Parrocchia di Sterpete per aver messo a disposizione la Chiesa di San Michele
Arcangelo per il concerto del 21.09.08
• 01 Distribution srl per aver consentito la proiezione del DVD “Le avventure galanti
del giovane Molière” del 04.09.08
• il Consiglio Regionale dell’Umbria per aver autorizzato il Centro Video a realizzare
le videoriprese degli spettacoli del festival
• Nino Bartoli per le foto degli affreschi (sec. XVIII) di Palazzo Lezi Marchetti - Foligno (Visioni d’Incanto / Morsani Project)
• Samanta Monetti per la traduzione dei testi dello spettacolo spagnolo
“Barroco-Roll”
• Artuà comunication per il progetto Notte Barocca “Real Time Video”
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Libretto Segni Barocchi 2008.indd