1 Comitato organizzatore Manlio Marini, Sindaco di Foligno Giovanni Carnevali, Assessore alla Cultura e al Turismo Piero Lai, Dirigente Area Cultura, Turismo e Sport Massimo Stefanetti, Soprintendente Artistico Comitato per la programmazione del Festival Francesco Masciolini, Coordinatore Enrica Bizzarri, Ambretta Ciccolari Micaldi, Robeto Lazzerini, Curatore della Rassegna Cinematografica, Stefano Trabalza, Franco Valentini Segreteria del Festival Ermanno Ercolani, Angela Monetti Organizzazione Carlotta Aristei, Carolina Boco, Cristiana Felicioni (Fulginart) Promozione e Stampa Luciano Mattioli, Saulo Stoppini (Ufficio Cultura) Romano Carloni (Ufficio Stampa) Francesco Masciolini, coordinatore per la programmazione del Festival il 19 giugno 2008 ci ha lasciato. Il festival di quest’anno è dedicato al suo ricordo. 2 La ventinovesima edizione del Festival Segni Barocchi propone un programma di grande qualità multidisciplinare, diffuso sul territorio, arricchito quest’anno dalla partecipazione illustre dei “Gilles” del carnevale di La Louvière, la città belga con cui siamo gemellati. Prosegue e si rafforza, inoltre, la collaborazione con il Comune di Montefalco, a segnalare la capacità del nostro territorio di fare sempre di più sistema anche sul versante delle manifestazioni culturali. Purtroppo l’edizione di quest’anno è ammantata di tristezza. Francesco Masciolini, Coordinatore del Comitato per la Programmazione del Festival, ci ha lasciato prematuramente. Figura importante della vita culturale e politica folignate, da sempre legato al Festival Segni Barocchi, Francesco Masciolini era capace di trascinare tutti con il dinamismo e la simpatia che lo contraddistinguevano. Proprio negli ultimi mesi di vita aveva lavorato fortemente all’idea di allargare il comitato per la programmazione del Festival aprendolo ad energie giovani. Caro Francesco, questa edizione del Festival, che fu anche tuo, la dedichiamo a te. Giovanni Carnevali Assessore alla Cultura del Comune di Foligno 3 SEGNI BAROCCHI FESTIVAL XXIX Foligno - Montefalco - Scopoli - Colfiorito - Sterpete 30 agosto - 21 settembre 2008 «Musica e Poesia son due sorelle ristoratrici de l’afflitte genti…» Giovan Battista Marino, L’Adone, 1623 Tra le migliaia di festival che ormai esistono in Italia, Segni Barocchi, come scrive anche Ettore Zocaro nel suo saggio “Per una storia dei festival italiani” (www.italiafestival.it), si caratterizza per la sua polidisciplinarità: le “arti sorelle” antiche e nuove, poesia, musica, teatro, danza, cinema e arti visive dialogano e interagiscono per diventare strumenti di conoscenza e di divertimento. La ventinovesima edizione di Segni Barocchi Festival si apre a Foligno il 30 agosto alle ore 21.15 con il Teatro Paravento di Locarno che presenta all’Auditorium San Domenico “Il medico per forza” di Molière. La commedia fu rappresentata per la prima volta nel 1666 dalla stessa compagnia dell’autore che interpretò il personaggio principale Sganarello: uno spettacolo dinamico, agile e scintillante, con musiche e canzoni dal vivo. Domenica 31 agosto, alle ore 21.15, prende avvio un nuovo progetto triennale del festival “La musica barocca nei film”: in esclusiva per Segni Barocchi e per la rassegna “Isole” della Provincia di Perugia, la Rosa dell’Umbria ensemble barocco con strumenti antichi, propone la musica di Johann Sebastian Bach nei film di Pier Paolo Pasolini. Percorrendo “le cattive strade italiane” e l’Umbria, con una vecchia Giulietta “che sa di cicche”, nel “Poema per un verso di Shakespeare”, Pasolini urla dentro la macchina e grida, ad Assisi, “all’altezza del Portico della Chiesa Superiore” di San Francesco, mentre “Da Foligno o Perugia giunge per la sonorità della neve, / un suono di campane, con lai di motorette / in accorate officine, / aperte su valli, su strade in curve deserte, / o strade secondarie di terra che vanno / verso paesetti agghiacciati, nel colorino marrone / delle caserme, delle centrali elettriche...”. Pasolini e Bach vi aspettano a Scopoli di Foligno, nella Chiesa di Maria SS. Assunta. Liberamente tratto da “Conversazioni sulla pluralità dei mondi” di Bernard Le Bovier De Fontenelle (1686), la Compagnia teatrale Don Chisciotte, diretta da Maria Rita Cacchione, presenta in prima assoluta lo spettacolo “La pluralità dei mondi”: un’intrapresa teatrale nata in un laboratorio (mercoledì 3 settembre, ore 18.00, Foligno, Auditorium San Domenico). La rassegna cinematografica curata da Roberto Lazzerini prevede la proiezione dei seguenti film: • “Le avventure galanti del giovane Molière”, di Laurent Tirard (giovedì 4 settembre, Colfiorito di Foligno, Palestra comunale, ore 21.15): alla proiezione del film seguirà il “Dessert del Re Sole”; • “Le flame del Paradis”, di Luciano Emmer (giovedì 11 settembre, Foligno, Multisala Supercinema, ore 17.30 e 21.30); • “Gli amori di Astrea e Celadon”, di Eric Romher (giovedì 18 settembre, Foligno, Multisala Supercinema, ore 17.30 e 21.30). Venerdì 5 settembre sono previsti due appuntamenti: • alle ore 17.15 si inaugura la mostra “Balli popolari e feste reali” che propone tutte le stampe del XVI, XVII e XVIII secolo acquisite dal Comune di Foligno per il Museo multimediale dei Tornei delle Giostre e dei Giochi (Palazzo Trinci, 5 – 21 settembre); • alle ore 21.15, la compagnia Pantakin da Venezia, con la drammaturgia e la regia di Roberto Cuppone e di Michele Modesto Casarin, presenta, al Teatro San Carlo, lo straordinario spettacolo “Arlecchino / Don Giovanni”, prima ricostruzione moderna del “Convitato di Pietra” di Giuseppe Domenico Biancolelli, rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1668 con tale successo che le repliche e le riprese continuarono fino alla fine del settecento. Da venerdì 5 settembre a domenica 14 settembre comincia il percorso di sperimentazione nel Centro Storico di Foligno del progetto “Barocco e Neobarocco in vetrina”. L’iniziativa viene realizzata in collaborazione con l’Ente Giostra della Quintana, con le associazioni del commercio e dell’artigianato e con l’associazione “Innamorati del Centro”. Dopo lo straordinario successo dell’anno scorso, torna nel centro storico di Foligno la Notte Barocca, ideata e progettata da Segni Barocchi e realizzata in collaborazione con l’Ente Giostra della Quintana. La Notte Barocca coinvolge quest’anno le principali vie e piazze della città, ma il centro della festa è piazza della Repubblica, che viene attraversata da tutti gli spettacoli itineranti e dove vengono proiettate meravigliose visioni a grande formato. Il programma del festival prevede le seguenti iniziative: • dalle 17.30 alle 19.30 di sabato 6 settembre le “Statue viventi” di Henry White trasformano il Parco dei Canapè in Giardino Barocco; dalle ore 24.00 alle ore 02.00 le Statue viventi si trasferiscono in Piazza Matteotti che diventa così “Piazza Barocca”; • dalle 17.45 Valter Conti e Daniela Garosi propongono a Porta Romana fino a tarda notte le pantomime “Leonardo e la Primavera” e “Eros e Psiche”: un viaggio dal Rinascimento al Barocco e all’interno della favola di Amore e Psiche; 4 • alle 18.00, nella Sala delle Conferenze di Palazzo Trinci Raffaele Riccio presenta la conferenza-spettacolo “L’occhio e la tavola”: tra letteratura, arte, musica e banco d’assaggio la protagonista di quest’anno è la pasticceria; • alle 21.00 l’Associazione Commedia Harmonica propone all’Auditorium San Domenico lo spettacolo ideato e realizzato per Segni Barocchi “Le veglie di Siena” (1604) di Orazio Vecchi: una rappresentazione, in prima assoluta, da non perdere; • dalle 21.00 alle 23.30 e dalle 01.30 alle 03.00, nella Corte di Palazzo Trinci vengono proiettati i video di Segni Barocchi Festival e del Carnevale di La Louvière; • alle 22.30, con partenza da Porta Romana e conclusione in Piazza della Repubblica, Azar Teatro di Valladolid presenta “Barroco Roll”: uno spettacolo itinerante meraviglioso e sorprendente che viene riproposto alle ore 01.00 in Piazza San Domenico per arrivare all’incontro con i Gilles del Carnevale di La Louvière, a Largo Carducci alle ore 01.45 e per accompagnarli in Piazza della Repubblica; • dalle 23.00 alle 02.15 suoni e immagini accolgono in via Saffi chi desidera visitare la Scuola comunale di Musica; • alle 23.45 dal Portico delle Logge la Compagnia La Paranza del Geco inizia il suo percorso con lo spettacolo itinerante “Carnascialìa: il rito, la festa, la strada” che si conclude alle 01.45 a Largo Carducci; • la Corte di Palazzo Trinci, alle 23.45, ospita il concerto di Almalatina dedicato alla poesia e alla musica di una capitale antica: Napoli. La Notte Barocca diventa inoltre l’occasione per favorire l’incontro con altre città: quest’anno “Foligno incontra i Gilles del Carnevale di La Louvière” anche per sviluppare ulteriormente gli scambi culturali, sociali ed economici con la città belga gemellata. Gille è il personaggio principale del carnevale in Belgio, a cominciare dalla città di Binche nella quale il 22 agosto 1549, Maria d’Ungheria, allora Signora di Binche, organizzò sette giorni di feste con balli, banchetti, parate militari e fuochi artificiali, in onore di suo fratello Carlo V. I Gilles sono anche i protagonisti del grandioso Carnevale di La Louvière. Il corteo del Groupe folklorique de gilles de La Louvière parte da Palazzo Pierantoni alle ore 01.00 per incontrare a Piazza Garibaldi i grandi protagonisti della commedia dell’arte, Arlecchino e Pulcinella. Il corteo, alle 01.45, viene accolto al “trivio” da Azar Teatro di Valladolid e dalla Compagnia La Paranza del Geco, raggiungendo Piazza della Repubblica che fino alle 02.50 sarà animata dai ritmi cadenzati del Groupe folklorique de gilles de La Louvière. La Notte Barocca si conclude, a Porta Firenze, con “Le Brûlage des Bosses” e con il rientro, alle “quattr’hore di notte”, del Groupe folklorique de gilles de La Louvière a Palazzo Pierantoni. Durante la Notte Barocca resteranno aperti, con ingresso gratuito, dalle 18.00 “fin alle quattr’hore di notte” il Museo della Città e il Museo Multimediale dei Tornei, delle Giostre e dei Giochi: resteranno altresì aperti negozi, ristoranti e Taverne dei Rioni che saranno animate da giochi, spettacoli e gruppi musicali itineranti. Domenica 7 settembre il festival si trasferisce a Montefalco: nella chiesa-museo di San Francesco alle ore 21.15 Romabarocca Ensemble presenta, con la concertazione e la direzione di Lorenzo Tozzi, sopranista Angelo Manzotti, soprano Alla Gof, la serenata a due voci “Marc’Antonio e Cleopatra” (1725) di John Adolph Hasse, libretto di Francesco Ricciardi. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il Comune di Montefalco e con la rassegna “Isole” della Provincia di Perugia. Venerdì 12 settembre, alle ore 21.15, all’Auditorium San Domenico di Foligno, Vittorio De Scalzi e Nico Di Palo, voci dei New Trolls, con il gruppo rock e l’ensemble barocco, presentano “Concerto Grosso Trilogy Live”: una grande serata per gli appassionati delle contaminazioni musicali. Dalla Francia torna la compagnia di danza L’Eclat des Muses diretta dalla coreografa Christine Bayle con il concerto-spettacolo “Genre Medianoche”: un viaggio per ripercorrere la storia della danza barocca tra conoscenza e divertimento (prima italiana, Foligno, Auditorium San Domenico, venerdì 19 settembre, ore 21.15). Sabato 20 settembre, ore 21.15, all’Auditorium San Domenico il Centro Culturale di Teatro Onlus, in collaborazione con l’Accademia Teatrale di Firenze, presenta lo spettacolo “Bacco in Toscana” (1685) di Francesco Redi. Pur essendo Francesco Redi rimasto fondamentalmente estraneo alla temperie barocca, il ditirambo, per i suoi mutabili pensieri e ritmi, per il suo ondeggiante movimento, per il conviviale e giocoso delirio, offre un brillante spaccato della società secentesca e barocca. Il 2 settembre 2005 Segni Barocchi organizzò un convegno per sostenere l’istituzione della Strada Europea della Pace Lubecca-Roma: il 27 dicembre 2007 è stata costituita, con sede a Gubbio, l’Associazione Europea della Strada alla quale il Comune di Foligno ha aderito. Dal 2005 al 2007 Segni Barocchi ha inoltre proposto sette percorsi di musica barocca da Lubecca a Roma. Anche per sottolineare questo primo risultato il festival presenta, domenica 21 settembre, ore 21.15, a Sterpete di Foligno, il concerto, in esclusiva, “À la manière italienne” del Laus Concentus dedicato alle influenze italiane nell’itinerario culturale europeo con musiche di compositori attivi a Lubecca, Bonn, Colonia, Strasburgo, Roma: la musica, “anima della poesia”, può dialogare nella Chiesa di San Michele Arcangelo con la pittura che, come afferma Giovan Battista Marino, è “poesia taciturna” che raggiunge ogni essere umano. In silenzio le opere di Noël Quillerier, Giovanni Battista Michelini, Tommaso Nasini e della cerchia di Giacomo Giorgetti, stanno già aspettando la musica barocca. Il festival si conclude, alle ore 23.15, a Sterpete di Foligno, con lo spettacolo pirotecnico “La Meraviglia barocca”. Ci auguriamo che, anche quest’anno, il mescolamento delle arti sorelle, gli innesti e gli intrecci tra i diversi generi e i differenti stili, riescano a conquistare nuovo pubblico a Montefalco e “dentro e fuori le mura” di Foligno. Massimo Stefanetti Soprintendente Artistico 5 SABATO 30 AGOSTO ORE 21.15 Foligno, Auditorium San Domenico Teatro Paravento Locarno IL MEDICO PER FORZA di Molière. Regia di Miguel Ángel Cienfuegos Personaggi ed interpreti Sganarello, marito di Martina Martina, moglie di Sganarello Il signor Roberto, vicino di Martina e Sganarello Valerio, domestico di Geronte Luca, marito di Giacomina e domestico di Geronte Geronte, padre di Lucinda Giacomina, balia di casa Geronte e moglie di Luca Lucinda, figlia di Geronte Leandro, innamorato di Lucinda Tebalda, una contadina, madre di Pierina Pierina, sua figlia Un commissario Gente del popolo Miguel Ángel Cienfuegos Clotilde Pichonnaz David Matthäus Zurbuchen Luisa Ferroni Jakob Surbeck David Matthäus Zurbuchen Luisa Ferroni Clotilde Pichonnaz Jakob Surbeck Luisa Ferroni Clotilde Pichonnaz Luisa Ferroni tutti Scenografia e costumi Deborah Parini Musiche originali Oliviero Giovannoni Fotografia Fausto Marchionni La commedia fu rappresentata per la prima volta nel 1666 dalla stessa compagnia di Molière il quale interpretò il personaggio principale, Sganarello. Fu uno dei lavori più replicati dell’autore francese nella sua epoca e ancora oggi 6 continua a essere spesso messo in scena. Il medico per forza è sempre ben accolto dalle platee, perché narra vicende molto godibili, coinvolge immancabilmente il pubblico grazie a irresistibili meccanismi di comicità, provoca risate catartiche e rasserenanti. Il testo è ricco di finezze, che richiedono l’intervento dell’azione scenica, ed è perciò dinamico, agile e scintillante. In ogni scena c’è una nuova situazione comica, un nuovo ostacolo che Sganarello deve superare, mantenendo lo spettatore col fiato sospeso. Il medico per forza è Teatro allo stato puro. Teatro del ridere per far ridere, per divertire. Per gli attori, una palestra dove sbizzarrirsi, dove provare la bravura tramite i lazzi e l’improvvisazione. L’inventiva comica di tutti i tempi è qui presente dal buffone al clown. Queste prospettive danno forza ed entusiasmo al nostro allestimento, perché il Teatro Paravento mostra le sue migliori armi nella comicità. La trama Due domestici di Geronte, nobile ricco e ingenuo, cercano un medico per guarire sua figlia, affetta da una strana malattia: ha perso l’uso della parola. Giunti i due domestici nei pressi della casa di Sganarello - un contadino ubriacone e manesco - incontrano Martina sua moglie. Per vendicarsi delle sberle ricevute, quest’ultima spaccia il marito per medico. Teatro Paravento Locarno, Il medico per forza Martina racconta ai due che questo medico è un po’ particolare. Occorre bastonarlo perché riconosca la sua condizione di medico e la sua bravura come tale. I due domestici lo bastonano e lo conducono in casa Geronte per guarire la ragazza ammalata. A Sganarello non rimane che accettare il gioco onde evitare di prendersi altre bastonate. A partire da questo momento le beffe, gli inganni, i rimedi in extremis di Sganarello si susseguono in un crescendo esilarante finché il “medico per forza” commetterà un’imprudenza dopo la quale risulterà chiaro chi è davvero. Gli eterni ed efficaci meccanismi della farsa sono presenti in questo allestimento del Teatro Paravento, per suscitare quel riso liberatorio che un po’ tutti cerchiamo. Lo spettacolo comprende musiche e canzoni dal vivo. Il movimento, il ritmo della recita e il piacere del gioco sono proposti al pubblico nel solco della tradizione artistica peculiare del Paravento. Miguel Ángel Cienfuegos 7 DOMENICA 31 AGOSTO ORE 21.15 Foligno, Loc. Scopoli, Chiesa di Maria SS. Assunta La Rosa dell’Umbria Ensemble barocco con strumenti originali BACH & PASOLINI Musica di Johann Sebastian Bach nei film di Pier Paolo Pasolini In collaborazione con “Isole. Approdi di suoni e voci nelle abbazie umbre” della Provincia di Perugia La Rosa dell’Umbria Programma J.S. Bach Sonatina da Actus Tragicus Bwv 106 Pastorella per organo Bwv trascritta per ensemble Bwv 590 (arrangiamento di Luca Marzetti) Concerto in Mi maggiore per violino, archi e bc Bwv 1042 Intervallo Concerto in Sol Min per clavicembalo e archi Bwv 1058 Ricercare 1 à tre per cembalo dall’Offerta Musicale Bwv 1079 Concerto in Re minore per oboe, violino, archi e bc Bwv 1060 Solisti Onno Verschoor, oboe barocco Gianclaudio Del Moro, violino barocco Alessandra Iovino, clavicembalo Valerio Losito, Alberto Caponi, violini barocchi Gabriele Croce, viola da braccio Renato Criscuolo, violoncello barocco Luca Marzetti, violone e contrabbasso barocco 8 L’interesse di Pier Paolo Pasolini per l’immediatezza comunicativa del linguaggio musicale accompagnerà e sarà parte integrante di tutta la produzione letteraria e della realizzazione cinematografica, di cui curava in prima persona la scelta delle colonne sonore. L’arte dei suoni musicali Chiesa di Maria SS. Assunta viene concepita da Pasolini come sintomo del mondo in evoluzione; ed è per questo che egli non ha disdegnato alcun genere musicale, anche se ha avuto una particolare predilezione per Mozart e per Vivaldi, ma soprattuto per Johann Sebastian Bach, la cui influenza caratterizza la produzione pasoliniana fin dal 1947, anno in cui il grande letterato cominciò a scrivere il romanzo autobiografico Atti Impuri, in cui ricorrono tematiche riguardanti i sensi e la poesia, magistralmente sintetizzati dalla musica del grande maestro di Eisenach. L’interesse per Bach, di cui Pasolini dà prova fin dall’esordio nella prosa giovanile, non si esaurirà mai, proseguendo costantemente lungo l’intero percorso produttivo dell’autore. Questo interesse si esprimerà principalmente nella produzione cinematografica, infatti la musica del compositore tedesco è utilizzata a colonna sonora in molti lavori, quali ad esempio Accattone e Il Vangelo secondo Matteo. La Rosa dell’Umbria, ensemble barocco con strumenti originali, propone un programma interamente strumentale che accosta composizioni bachiane celeberrime, come il concerto per violino, archi e basso continuo BWV 1042 ad altre meno conosciute, come la Pastorella per organo in Fa maggiore BWV 590, qui presentata in una trascrizione per ensemble strumentale. Tutte le composizioni presentate hanno come caratteristica comune quella di essere state utilizzate da Pier Paolo Pasolini come colonna sonora di opere cinematografiche. La sonatina dell’Actus Tragicus BWV 106 appare in Accattone e in Appunti per un film sull’India; ne Il Vangelo secondo Matteo sono utilizzati il concerto per violino, oboe, archi e basso continuo BWV 1060, la Fuga ricercata dall’Offerta Musicale (Pasolini ne utilizza una versione orchestrale realizzata da Anton Webern), mentre la Pastorella in Fa maggiore è eseguita come colonna sonora de Le centoventi giornate di Sodoma in una singolare trascrizione per fisarmonica. Renato Criscuolo 9 La Rosa dell’Umbria Nasce nel 2004 per la volontà di Renato Criscuolo, violoncellista barocco, e Alessandra Iovino, clavicembalista, con l’obiettivo di proporre un repertorio strettamente connesso alla musica barocca nel rispetto della corretta prassi esecutiva storica. Da subiRenato Criscuolo to il gruppo ha potuto avvalersi della significativa collaborazione della prof. Biancamaria Brumana, titolare della cattedra di Storia della Musica dell’Università degli Studi di Perugia, con la quale ha dato inizio ad un processo di ricerca storico-musicologica sul repertorio umbro del XVII secolo, esteso successivamente a tutta l’area dell’Italia centrale. Sono stati condotti studi, e conseguentemente proposti concerti, incentrati sul compositore perugino Giovanni Andrea Angelini Bontempi, su Antonio Maria Abbatini, originario di Città di Castello e sull’artista folignate Antimo Liberati, sul quale è in corso di studio un più ampio approfondimento. Nella creazione dei programmi si è incentrata l’attenzione alle coincidenze con date significative. Nel 2005 sono stati realizzati programmi relativi al III anniversario della morte di Andrea Angelini Bontempi, al IV centenario dalla nascita di Giacomo Carissimi e al III centenario della nascita di Carlo Broschi detto Farinelli, eseguendo un concerto a lui dedicato presso il festival Musica a Corte di Andria (Ba), città natale del celebre cantante castrato. Il gruppo dedica una parte dei propri studi alla ricostruzione di antichi strumenti, comuni nel XVII secolo e successivamente caduti in disuso, come ad esempio il basso di violino, la lyra da braccio ed altri. Diversi i festival incentrati sul tema del barocco cui il gruppo ha partecipato tra i quali Segni Barocchi (Foligno), Isole (promosso dalla Provincia di Perugia), Festival Farinelli (Andria), Festival di Castellana Grotte (nell’omonima città pugliese). 10 MERCOLEDÌ 3 SETTEMBRE ORE 18.00 Foligno, Auditorium San Domenico Compagnia teatrale Don Chisciotte Asl 3 - Comune di Foligno Circoscrizione n. 2 - Ambito 8 Dinamica Cooperativa sociale LA PLURALITÀ DEI MONDI Per un’intrapresa teatrale realizzata in un laboratorio Regia di Maria Rita Cacchione Prima assoluta Liberamente tratto da Entretiens sur la pluralité des mondes (1686) di Bernard Le Bovier De Fontanelle (1657-1757); (trad.it. Conversazioni sulla pluralità dei mondi di Elisabetta Cocanari a cura di Corrado Rosso, Edizioni Teoria, Roma-Napoli 1984) Consulenza letteraria Roberto Lazzerini Consulenza scientifica Nicoletta Bottalla, Antares, Laboratorio di Scienze sperimentali di Foligno Consulenza tecnica Renato Castellani Costumi Laboratorio di Borroni con la collaborazione del Carnevale di S. Eraclio, dei Rioni Croce Bianca, Giotti, La Mora Scenografia Luigi Frappi Lavagna luminosa Stefania Mazzantini Documentazione del percorso Vanessa Frappi, Daniela Petruccioli Regia musicale Eleonora Beddini Service Musica 80 Voci recitanti Claudio Massimo Paternò, Giulia Zeetti Si ringraziano per la collaborazione Carla Caroli, Walter e Chiara, il circolo I DARDI, Scout Foligno 3 I protagonisti Annamaria Angeli, Giuseppe Antonini, Maria Grazia Bartocci, Laura Belardoni, Fabio Bertani, Alessandro Bonucci, Alessandra Cappelletti, Paolo Cesaroni, Leonardo Checchè, Anna Cicio, Gianni Ciliani, Antonio Cingolani, Angelo Costa, Bruno Desideri, Emiliano Fancelli, Serenella Filangeri, Giorgio Franchi, Vanessa Frappi, Antonella Galardini, Sandra Ghidelli, Rita Gili, Gezim Kakorri, Walter Lolli, Riccardo Maresi, Diana Marke, Silvio Mazzoli, Mara Menghini, Marco Mola, Maria Muzi, Daniela Petruccioli, Marco Pimpinicchi, Mauro Pinchi, Luca Profidia, Giuseppina Romanelli, Alberto Scarabattoli, Paola Scolastico, Cristiana Sforna, Luca Soli, Daniele Speranza, Mario Viola. 11 Lieve e nitido, il libro del saggio letterato francese può impegnare nella lettura, apparentemente facile, per una duplice ragione. Innanzitutto, come esposizione della nuova teoria copernicana, non solamente a scopo istruttivo ma ludico, introduce nell’ambito della divulgazione scientifica, inaugura un genere che farà fortuna nell’epoca dei lumi. Ormai universalmente nota, la teoria ci offre l’occasione di ricercarne risvolti e connessioni non solo letterari e pedagogici, costituisce una riserva aperta di senso. Se non temiamo il tempo, però dobbiamo impiegare altre ore nella lettura seconda. Questa seconda lettura, rispetto alla prima - legata maggiormente alla chiarificazione degli enunciati - conduce invece l’attenzione all’osservazione tecnica dell’altra ragione, sottesa al testo, al modo cioè di raffigurare da parte di un autore, eccentrico e classico al tempo stesso, di ambientare ed inscenare la materia trattata, nei riguardi della quale opera sottili manipolazioni e assume un’identificazione immediata con il protagonista curioso, sapiente, gettato nella storia come pedagogo galante, abituato da sempre all’arte della divagazione e della seduzione. Poiché il tempo dispotico aborre la noia (abbiamo poche ore a disposizione per catturare l’attenzione), siamo sospinti in un processo inventivo, dobbiamo scegliere la via che suggerisce l’idea di volgere in sceneggiatura teatrale il testo d’elezione: sceneggiare la ricerca espositiva con la tecnica dell’intreccio galante. Il nostro autore introduce la dotta conversazione in sei serate, passate in una dimora di campagna, come un dialogo con l’ospite, una donna, la marchesa di G. (si congettura ancora sull’identità di questa marchesa). Questa soluzione teatrale del saggio permette di esporre e divagare, rappresentare ed evocare. Nei margini del testo fiorisce una polifonia che promette un mondo impegnato nello sguardo dell’altrove, che è anche la verità più profonda della perdita antropocentrica. Nella scansione teatrale, che vogliamo realizzare, si manterrà intatta la struttura delle sei serate (la prima serata: intorno al sole; la seconda serata: sulla luna abitata; la terza serata: sulla luna in particolare e su altri pianeti; la quarta serata: la processione di Venere, Mercurio, Marte, Giove e Saturno; la quinta serata: le stelle fisse come altri soli di altri mondi; la sesta serata: le ultime scoperte fatte nel cielo) con un prologo che evoca il mito di Fetonte (figlio di Elio e della ninfa Roda) che, incoraggiato dalla madre o dalle sorelle, chiede l’uso della quadriga solare ma, inesperto, raffredda e inaridisce la terra con goffi movimenti finché Zeus lo folgora, precipitandolo nel fiume Eridano, dove viene compianto dalle sorelle in ordinate file di pioppi o ontani. Questo mito, musicato nell’opera omonima di Jean-Baptiste Lully (1632-1687), serve da pretesto per un ragionamento sul vedere e sul disputare su ciò che si vede ed introduce all’apertura del sipario della mente. Ogni serata sarà strutturata intorno ad una visione e sarà giocata e commentata dai due interlocutori, che presto saranno molti, a significare il fatto che all’ombra della coppia dialogante fiorisce una moltitudine che essa autorizza a raffigurare. Ma qui siamo già in una fase che non possiamo an12 ticipare, perché il senso riposa nel processo di ideazione e di scrittura e il prodotto non lo può precedere, se non falsificando la pratica laboratoriale. Roberto Lazzerini Compagnia teatrale Don Chisciotte L’esperienza di Borroni nasce nel 1984, quando venne finanziato dal Consorzio Urbanistico Valle Umbra Sud un corso per disabili che avrebbero potuto occuparsi della manutenzione del verde. Avendo suscitato l’interesse di chi frequentava, dei famigliari e dell’Ente, l’iniziativa venne riproposta ed ottenne ulteriori finanziamenti. Col tempo, il corso si trasformò in un Laboratorio protetto. Le attività del Laboratorio, per molto tempo, furono: il lavoro di serra per la produzione di piante e fiori per la vendita e per l’allestimento di giardini pubblici, la manutenzione del verde, che trovò effettiva realizzazione grazie al Comune di Foligno che accettò la collaborazione del Laboratorio, la corniceria e il laboratorio di artigianato, con la produzione di migliaia di esemplari di tipici vassoi con fiori secchi. Alla fine degli anni ’90, il Laboratorio Protetto cambiò gradualmente la sua configurazione, trasformandosi in Servizio Socio Riabilitativo e, pur essendo aumentato il numero degli ospiti, che sono attualmente 25, e di conseguenza, il grado di disabilità, alcune attività storiche sono rimaste e continuano ad essere praticate da molti ospiti del Servizio, permettendo così il mantenimento delle autonomie di base e di quelle acquisite nel corso di tutti questi anni. Il Laboratorio, oggi, continua ad operare nella rete dei Servizi ASL 3 ed è gestito dalla Cooperativa La Dinamica. Tra le diverse occasioni educative, con valore sociale ed artistico, una delle più positive è stata quella del Laboratorio teatrale con Maria Rita Cacchione. Formatosi negli anni ’90, grazie alla collaborazione di volontari, operatori, giovani del servizio civile, il Laboratorio mise in scena, nell’Aula Magna della Scuola Media G. Carducci di Foligno, lo spettacolo Oissa, issaò. Per ragazze e ragazzi fu un’esperienza molto positiva perché finalmente “sono loro a parlare, ascoltati in silenzio da tutta quella gente che vorrebbe anche ridere perché ‘la follia’ fa ridere”(Il Giorno, lunedì 3 Giugno 1996). Nel ’99, poi, con Mariella Battistelli e Maria Rita Cacchione, tutti i ragazzi si ritrovarono sul palco dell’Auditorium S. Domenico per uno spettacolo musicale, insieme agli studenti delle scuole medie di Foligno. Ed ora, grazie alla fiducia di molti e, in primo luogo, del Direttore artistico del Festival Segni Barocchi, Massimo Stefanetti, è iniziato il viaggio per una nuova avventura teatrale. Note di regia L’improvvisazione è il più grande talento della ragazze e dei ragazzi di Borroni: chi lavora con loro deve essere disponibile all’interplay ludicoartistico; il pubblico stesso deve mettersi in gioco per accogliere quelle speciali emozioni che arrivano da un fuoritesto che è, poi, la vera essenza dell’accadimento teatrale. Maria Rita Cacchione 13 GIOVEDÌ 4 SETTEMBRE ORE 21.15 Colfiorito di Foligno, Palestra Comunale Azioni e passioni. Tre film sotto cieli diversi LE AVVENTURE GALANTI DEL GIOVANE MOLIÈRE Di Laurent Tirard Con Romain Duris, Fabrice Luchini, Laura Morante Colore, 120’ - Francia, 2006 Alla proiezione del film seguirà il “Dessert del Re Sole” In collaborazione con il Parco Regionale di Colfiorito e la Circoscrizione Annifo-Colfiorito (Altopiano) La Rassegna Azioni e passioni. Tre film sotto cieli diversi “Et in Arcadia ego” è un dipinto del Guercino, esposto nel 1618, che ora si trova a Roma, alla Galleria Nazionale d’Arte Antica: due giovani pastori contemplano un teschio, posato su un basamento di pietra, sul cui bordo è incisa la sentenza che dà il titolo al quadro. Se ci atteniamo al riferimento citato e alla corretta lettura grammaticale della sentenza, non abbiamo alcun dubbio, e, come fece già Giorgio III d’Inghilterra nel 1769 commentandola iscritta in un quadro di Sir Joshua Reynolds, dobbiamo affermare la signoria della morte anche in Arcadia e il cinema non farebbe che ripetere il suo nero lavoro. Ma se consentiamo ad un fraintendimento grammaticale e lasciamo che la sentenza sia trasportata e lasciata cadere nel quadro che Nicolas Poussin intorno al 1630 dipinse, e che oggi possiamo ammirare al Louvre, allora questi ci proclama con lampante chiarezza che anch’Egli è vissuto in Arcadia. In questo caso il cinema non sarebbe che una riprovisione differente. In questa edizione moltiplichiamo i passi che ci conducono in prossimità di questa biforcazione interpretativa e la leggiamo come una possibilità presente in ogni azione, nella riuscita e nella deriva. Il romanzo pastorale di Honoré D’Urfé, trasmutato in film dalle alchimie di Rohmer, chiude la rassegna e al contempo ne è il nucleo radiante. Contrariamente al romanzo ellenistico, che delinea con precisione l’individualità romanzesca, forte, costante e simile al dio che presiede al destino, il romanzo arcadico inventa una personalità più divisa, trova una scissione nell’individuo che potrà ricomporsi soltanto a patto di un processo di formazione e guarigione: una maturazione individuale nel patto di relazione sociale, nel cerchio degli scambi amorosi. Poiché gli amanti, non sapendo se stessi né comprendendo coloro che amano, divisi tra le spinte pulsionali e l’ideale cui aspirano, cercano la perfezione con forza ma sono incapaci di procurarsi i mezzi con cui conseguirla. Soltanto nel nascondimento, nel travestimento, nell’oblio di sé e della propria passione, nella figura di un altro si giunge a comprendere un diverso punto di vista, ad integrarsi nella norma comune. In fondo i romanzi pastorali non sono che anticipazioni dei romanzi moderni di formazione. Questa cerchia di affetti e di percetti, che si chiude in quella comunione ritrovata, in quella peripezia 14 condotta a buon fine, trova nella sovversione comica e nel documento storico un’altra risposta, un avvertimento ilare o drammatico sulle ombre che ancora perdurano, non domate né vinte. Non bisogna affrettarsi alle conclusioni, che sciolgono ma anche recludono, ma nelle peripezie afferrare tutte le occasioni per moltiplicare gli sguardi critici sulla bella unità del mondo prospettato. Il film - una commedia intrigante, divertente, spigliatamente ludica, antiaccademica per giunta - volge in intreccio persuasivo il vuoto biografico della vita del signor Jean-Baptiste Poquelin (Molière), di cui attestiamo la riuscita critica. Il progetto cinematografico del soggettista e sceneggiatore Tirard (Le plus beau jour de ma vie, 2005 e Prête-moi ta main, 2006) si avvale, innanzitutto nella scrittura, dell’abbrivio e dell’energia delle precedenti commedie sopracitate, di un cast straordinario e di una formula ad incastri, richiami letterari e biografici, non sempre espliciti ma efficaci (la vita che imita l’arte, l’arte che imita la vita). Con il salto all’indietro dell’inizio del racconto siamo gettati subito in quel vuoto biografico richiamato e al tempo stesso in un compendio del repertorio comico di Molière, cosicché è la formula stessa ad agire e a permettere una benefica distillazione degli elementi in gioco. Se le disavventure del giovane Molière, prima del tardivo successo teatrale (un misurato Romain Duris, attore di Tony Gatlif in Gadjo dilo, 1997 ed Exils 2004, ma anche di Cédric Klapisch in L’auberge espagnole 2002, e Les poupées russes 2005) ruotano attorno ai debiti e alla ricerca della gloria letteraria, che sembra disdegnare il comico e reclamare il tragico, le sue avventure, dopo l’uscita dalla prigione, per insolvenza, con un bizzarro contratto stipulato con un pretenzioso signorotto di campagna ci precipitano d’incanto nel più tipico dei mondi comici moliereschi. In verità, l’insolvenza debitoria fu sanata dall’intervento del padre, un agiato artigiano delle Halles parigine e dalla compagna del giovane attore, Madeleine Béjart. L’espediente letterario del racconto (il signor Jourdain [Fabrice Luchini], all’insaputa della signora Jourdain [Laura Morante] recluta il giovane attore per apprendere l’arte della drammaturgia perché vuole conquistare con la tecnica appresa la bella vedova Célimène dai rossi capelli [Ludivine Sagnier] di cui si è invaghito) serve ad accendere l’intreccio di fuochi numerosi. Introdotto nel concitato menage come il precettore Tartuffe, l’impostore, imposto però da questo bourgeois gentilhomme, non desidera che fuggire se non fosse improvvisamente spinto da passione amorosa per la bella signora Jourdain, non tanta ignara della comédie-ballet che s’inscena nella sua casa. A far da Tartuffe vero provvede un altro personaggio, lo spiantato aristocratico, ruffiano e avido, Bonnefoy (Philippe Du Janerand), alle cui dubbie escogitazioni ricorre l’ingenuo signor Jourdain. Tutta la casa è scossa dall’intrigo dei raddoppiamenti: la figlia maggiore dei coniugi Jourdain è promessa sposa al figlio di Bonnefoy, ma spasima per il suo maestro di musica. Retoriche e persuasioni per far quadrare il cerchio degli interessi e delle passioni: il falso Tartuffe si confronterà con il vero Tartuffe, madame con monsieur, Célimène con la verità, purché trionfi almeno l’amor giovane e tutto torni al punto di partenza. Il giovane Molière al teatro in cui riceve, tredici anni dopo, una chiamata sorprendente: madame dichiara all’attore ormai affermato l’antica felicità, ricevuta ora con quella vena di malinconia che è la brace drammatica sotto la cenere comica, la polvere teatrale delle commedie di Jean-Baptiste Poquelin, in arte Molière. Roberto Lazzerini 15 VENERDÌ 5 SETTEMBRE ORE 17.15 Foligno, Palazzo Trinci, Sala Sisto IV Inaugurazione della mostra BALLI POPOLARI E FESTE REALI A cura del Museo Multimediale dei Tornei, delle Giostre e dei Giochi Incisioni di Hans Burgkmair, Jost Amman, Jacques Callot, Stefano della Bella, François Chauveau, Israel Silvestre, Gilles Rousselet La mostra resterà aperta tutti i giorni, con esclusione del lunedì, fino al 21 settembre, orario 9-13 / 15-19 Balli popolari e feste reali Immagini dal tempo L’esposizione Balli popolari e feste reali. Immagini dal tempo suggerisce un percorso attraverso tre secoli di storia, sullo sfondo di alcuni grandi centri europei quali Vienna, Parigi, Firenze per concludersi in una piccola città dello Stato Pontificio: Foligno. Ne sono protagonisti rappresentazioni della festa, del gioco, dello sfarzo reale, dei costumi della nobiltà e del popolo. Un’arte del guardare attraverso le riprese fotografiche dell’incisione. Ma può trattarsi benissimo anche di una guida e di una sceneggiatura per la festa da approntare. Le incisioni esposte appartengono al patrimonio del Museo Multimediale dei Tornei, delle Giostre e dei Giochi del Comune di Foligno. Si inizia con alcune incisioni tratte dai Trionfi di Massimiliano I d’Asburgo. Attraverso 137 immagini la corte imperiale allestisce il suo sontuoso corteggio. Hans Burgkmair è autore di 66 incisioni, le altre sono opera di Albrecht Altdorfer, Hans Springinklee, Leonhard Beck, Hans Schäufelein, Wolf Huber. Le due riferite al matrimonio dell’Imperatore portano il marchio di Albert Dürer. Apre la scena Herald, il banditore, a cavallo di un grifone, seguono trombettieri e tamburini, falconieri, cervi, cinghiali, orsi, quindi, collocati su dei carri, i musicisti di corte, gli attori, i torneatori. Al centro del corteo si colloca la rappresentazione del matrimonio di Massimiliano I con l’erede del Regno di Borgogna. Su imponenti carri trionfali sono infine raffigurate le grandi imprese politiche e di guerra. Come dei grandi carillons i carri si aprono a scene di battaglia e al trascorrere di eserciti attraverso i mille paesi di Europa. I cartigli che annunciano ogni schiera del corteggio dovevano accogliere i testi, estremamente suggestivi, dettati direttamente dall’Imperatore al suo segretario. Hans Burgkmair (1473 – 1531), nato ad Augusta fu uno dei più importanti pittori del Rinascimento tedesco. Per Massimiliano I d’Asburgo realizzò, oltre ai Trionfi, 16 numerose incisioni per romanzi encomiastici dedicati all’autobiografia e alla giovinezza dell’Imperatore. Nel suo Kunst und Lehrbuchlein (Libro d’Arte per l’apprendimento dei giovani), pubblicato nel 1578, Jost Amman allestisce un vero e proprio repertorio per l’illustratore del suo tempo, oltre a darci uno spaccato indelebile di storia e documentazione del costume. La società del tempo amava (come avviene tuttora) le raffigurazioni eleganti di uomini e donne alla moda, il passeggiare di cavalli altezzosi, i costumi sfarzosi ed esotici. Le 62 incisioni in mostra raffigurano duelli, uomini e donne a cavallo, soldati, guerrieri in abiti turchi. Jost Amman nato a Zurigo nel 1539 fu capo artista dello stampatore Sigismund Feierabend a Francoforte. Illustrò una versione della Bibbia ed un libro dedicato ad artigiani e a mercanti del passato. I Balli di Sfessania di Jacques Callot consistono di 23 stampe ad acquaforte, più un frontespizio ritoccato a bulino, di formato 72 x 97 mm. Le figurine appartenevano originariamente a fogli a stampa, destinati poi a venire ritagliati, così come avviene per le carte da gioco. I piccoli fogli assomigliano così ai fotogrammi di un film e l’album ha la funzione di un vero e proprio reportage fotografico. Jacques Callot era nato a Nancy nel 1592. Dopo le primissime esperienze nell’ambiente manieristico di Bellange e nella bottega dell’incisore di medaglie Demande Crocq, si trasferì presto in Italia, a Roma, dove trovò impiego presso un venditore di immagini sacre. Lasciata Roma per Firenze nel 1611, vi ebbe dal Granduca Cosimo II de’ Medici una pensione e l’alloggio al Palazzo. Su consiglio di Giulio Parigi, organizzatore ed architetto delle feste di Corte, iniziò un’opera personale di raffigurazioni e memorie. I Balli vennero appunto realizzati a Firenze negli anni 1615 - 1617 e stampati a Nancy nel 1621, dopo il suo ritorno alla città natale. I Balli di Sfessania sono una danza simile alla moresca e rappresentano le dispute e i contrasti, accompagnati da musiche e lazzi, di maschere della Commedia dell’arte. Nell’etimologia del nome è probabile si nasconda un riferimento “osceno” alla “sfesa”, organo sessuale femminile. Per cui Sfessania sarebbe una specie di paese di Bengodi. Del resto pesanti allusioni ai più bassi fatti fisiologici e sessuali, sono presenti nelle stampe. L’origine di tali contrasti è probabilmente da far risalire ai fescennini latini, carmi campestri satirici a cui si abbandonavano, dopo il lavoro, gli agricoltori, scurendosi il volto con il mosto o ricoprendolo con una maschera di corteccia. Così i protagonisti dei Balli sono in origine mori che parlavano un linguaggio straniero, da cui l’importanza dei movimenti espressivi e forsennati. Le scene hanno una costante compositiva. In primo piano, ai lati, compaiono i due protagonisti dell’incontro-scontro, che vengono così ad assumere una funzione di prospettiva 17 teatrale. Sullo sfondo si apre una piazza o la campagna con altri attori in azione e spettatori in osservazione. Il movimento, insomma, è collettivo, la festa è globale e ci si può attendere, sfogliando l’album, che i nostri protagonisti si spostino verso il fondo, continuando il loro balletto, mentre altri attori si fanno avanti a svolgere il loro tema. Figure vitali e guizzanti, in primo piano, insieme a spazi dilatati, costituiscono le componenti di queste scenette. La Nobiltà è una serie di 12 acqueforti in cui Jacques Callot (1592 – 1635), con la solita raffinatezza grafica, raffigura i costumi delle dame e dei signori della Lorena. Il Catalogue raisonné d’objets d’arts du cabinet de feu M. de Silvestre, edito a Parigi nel 1810, chiama infatti questa serie Habillement de la Noblesse française sous Louis XIII. In effetti, il costume è soltanto uno degli elementi che sostanziano queste eleganti figurine. Accanto ad esso hanno un peso rilevante nell’ideazione la tipologia dei diversi personaggi (spesso connotati da un oggetto che li distingue), il loro posizionamento ed atteggiamento nella scena, la nobiltà insita nei loro gesti. Per non dire poi degli sfondi che, come sempre in Callot, hanno una funzione fondamentale di ambientazione, oltre Il Gentiluomo con la pettorina di pelliccia a costituire un vero e proprio banco di prova per la sua tecnica raffinata. Si tratta di sei figure maschili e sei femminili fermate in un’istantanea, un fermo immagine che li ritrae ora frontalmente, ora di profilo, ora di tre quarti: bloccati in un atteggiamento statuario o rotanti in un gesto grazioso ed emblematico. Il personaggio viene ritratto in primo piano, su un vero e proprio boccascena, in una prospettiva di grandiosità ed imponenza. Sullo sfondo si perdono fantastiche scenografie: minuti personaggi in movimento tra le vie di una città o su stradine di campagna. Con un effetto che crea l’illusione della staticità della figura in primo piano e del movimento indaffarato della vita quotidiana che si svolge sullo sfondo. Personaggi, situazioni e scene di ambiente sono strettamente correlati. Di ognuno di essi ci colpisce e resta nella memoria un elemento o una circostanza che lo connota. Può trattarsi di un oggetto che caratterizza la professione, come la spada per i due soldati, o una maschera per due diverse dame. Può essere rappresentata una situazione particolare della vita umana come la partecipazione ad un lutto e ad un funerale, oppure un semplice gesto quotidiano, come fare la spesa al mercato o salutare graziosamente con il cappello in mano. Più spesso, però, è un elemento dell’abbigliamento a caratterizzare l’immagine e ad oscurare tutto il resto: cuffiette, veli, collari, manicotti per le dame; piume, cappelli, mantelli per i cavalieri. 18 Stefano Della Bella (1610 –1674) autore di più di mille incisioni che riproducono i più svariati soggetti con acutezza di osservazione e piglio narrativo, non tralascia di analizzare nelle sue “figurine”, delizia di collezionisti e negozianti, gli esercizi della cavalleria. Lo stampatore dei Diverses Exercises de Cavalerie è Israel Silvestre. Influenzato da Callot, che del resto aveva operato ampiamente nella sua Firenze, Della Bella si distingue per la nitidezza e la finissima tecnica delle sue acqueforti. Il cavallo (la situazione studiata e raffigurata) campeggia in primo piano, mentre sullo sfondo, con brevissimi e rapidi tratti, si evocano un paesaggio e un ambiente che danno la prospettiva ed animano la scena. Cavalli e cavalieri al passo, presi di fronte, verso destra o verso sinistra; oppure cavalli al galoppo sfrenato e cavalieri che fanno sollevare o caracollare il cavallo: queste le situazioni evocate. Ma non tralasciano neanche momenti, per cosi dire, più familiari e domestici, come il cavaliere con donna in groppa o la cavalla che allatta il puledro, cavalli che s’azzuffano e perfino lo scuoiamento di un cavallo. Queste ultime tre immagini segnalate nel De VesmeMassar (1971) non fanno parte, purtroppo, della nostra raccolta che conta 14 incisioni. L’autore insomma, non si limita a fornire le informazioni tecniche richieste, ma suggerisce situazioni diverse per un’economia domestica della cavalleria. Nel 1662 il re Luigi XIV ventiduenne, salito al trono appena l’anno prima, dedicò a M.lle de la Vallière, sua favorita che gli darà quattro figli illegittimi nel corso della loro relazione, un sontuoso carosello dai costumi di fiaba. Lungo rue de Richelieu e rue Saint-Honoré sfilarono gli eserciti di ogni parte del mondo vestiti con abiti di fantasia. Il re comandava le schiere dei Romani, Condé i Turchi, Monsieur i Persiani, Engliene gli Indiani, Guisa gli Americani. I costumi furono disegnati da Jean Berain (1639–1711), incisore e stampatore, organizzatore di feste e di spettacoli, disegnatore di costumi e di stoffe, di mobili e gioielli. Balletti equestri si tennero in una zona riservata a 15.000 spettatori. I giochi si protrassero per tre giorni, con corse all’anello, alla medusa e al facchino. Tutto il mondo rese omaggio con una splendida mascherata al giovane re e alla sua dama: cavalli ingualdrappati, cavalieri sovrastati da audaci pennacchi, trombe e tamburi, esotismi di fantasia. Questo grandioso evento spettacolare fu oggetto di una ricca iconografia e di una relazione ufficiale dovuta a Charles Perrault. François Chauveau, Israel Silvestre e Gilles Rousselet accompagnarono quel racconto con novantasette incisioni pubblicate a Parigi dalla Stampa reale nel 1670 nel volume Courses de testes et de bague faites par le roy, et par les princes et seigneurs de sa cour, en l’année 1662. La nostra raccolta comprende 16 incisioni sciolte. “Corse di teste e di anello”, cioè giostre, così come avvenne a Foligno nel 1613 quando nobili cavalieri si affrontarono in schiere contrapposte per decidere se fosse più confacente ad un cavaliere d’onore la fedeltà al principe o quella alla dama. All’interno delle feste di palazzo, o comunque di piazza, che vedevano protagonisti i nobili, vennero ad assumere un ruolo sempre più rilevante le Mascherate, trasformatesi progressivamente in veri e propri eventi teatrali. Pur non richiedendo, necessariamente, l’intervento di attori protagonisti, pure erano sostenute da un canovaccio scritto, in cui si definivano motivi, testi, scene, costumi, movenze dell’azione spettacolare. Le tematiche del mascheramento venivano inoltre ad assumere, sempre più insistentemente, i caratteri dotti ispirati alla mitologia classica, prediligendo 19 la raffinatezza del riferimento culturale all’immediatezza dell’effetto comico. I fogli volanti che a Foligno ne hanno conservato la memoria, dovettero avere una funzione di tracciato e di guida della rappresentazione. Pure, al di là di quest’aspetto meramente informativo, non nascondevano un certo decoro letterario. Così nel 1685 per La vita humana in maschera, le tre Parche Lachesi, Cloto e Atropo danno l’abbrivo, con un gesto simbolico e con una sentenza di definitiva saggezza, ai quadri che simboleggiano le diverse fasi della vita umana. Sebbene l’elemento mitologico predomini in questa rappresentazione, pure vi compaiono ancora alcune figure legate alla commedia dell’arte. Dei e maschere borghesi avranno suscitato, con il loro contrasto, irrefrenabile ilarità. Ne L’inventione in maschera del 1689, il carattere legato alla commedia dell’arte è ancora più evidente. Diversi personaggi, che rappresentano dei tipi, esprimono in versi il proprio modus vivendi. Nelle Mascherate settecentesche l’elemento decorativo e quello letterario hanno il sopravvento in un contesto decisamente più raffinato. Flora dea dei fiori conduce nel 1712 Le giardiniere in maschera. Ognuna di esse porta in un canestrino un fiore. Un motto serve ad identificarlo. L’atmosfera che aleggia è di fresca e gioiosa leggerezza. Nel 1748 La bellezza accompagnata dalla gelosia e dall’invidia sfila per le vie della città, specchio e monito per ogni dama ed ogni cavaliere. Nel 1749 Giove giudice nella contesa degli elementi al primato supera brillantemente la dura prova di assegnare un primo posto, dovendo scegliere tra l’acqua, il fuoco, l’aria, la terra. Mascherarsi la notte e torneare di giorno, questo sembra essere un buon programma di festa per una nobiltà che ama mostrare il suo buon gusto e la sua distinzione anche in periodo di carnevale. Nella dotta Foligno dei primi del Settecento si tengono, rispettivamente negli anni 1712 e 1718, due Giostre la cui invenzione letteraria e filosofica è senz’altro da ricondurre al mondo delle accademie. I cartelli di disfida stampati in quelle occasioni rappresentano un prezioso documento culturale. Nel 1712 i Cavalieri della Rosa e i Cavalieri del Giglio si affrontarono in giostra per decidere se “dimostra maggior amore l’amante che arrossisce” o “quello che impallidisce alla presenza di bella donna”. Per la giostra del 1718 i Cavalieri di Pallade sostengono “che ha maggior forza in una Donna per farsi amare la Virtù, che la Bellezza”, i Cavalieri di Venere rispondono “che ha maggior forza in una Donna per farsi amare la Bellezza, che la Virtù”. Temi di estrema raffinatezza: orgoglio e consapevolezza di appartenere ad un ambiente che tali quesiti edotti dalla storia, non lesina, anzi è solito affrontare. Le sfide sono state annunciate. Finalmente si corre la giostra. Piero Lai 20 VENERDÌ 5 SETTEMBRE ORE 21.15 Foligno, Teatro San Carlo Pantakin da Venezia ARLECCHINO/DON GIOVANNI prima ricostruzione del canovaccio “Le Festin de Pierre” di Dominique Biancolelli Drammaturgia e regia di Roberto Cuppone, Michele Modesto Casarin In collaborazione con Accademia di Belle Arti di Venezia; Università Ca’ Foscari di Venezia; Assessorato alla Produzione Culturale Comune di Venezia; Produttori Professionali Teatrali Veneti; Regione del Veneto; Ministero per i Beni e le Attività Culturali Personaggi ed interpreti Arlecchino, Michele Modesto Casarin Evira, Abbondanza, Doña Aña, Diavolessa, Manuela Massimi Don Pedro, Capitan Ottavio, Pulcinella, Appestato, Sicario, Federico Scridel Re Sole, Don Giovanni, Roberto Serpi Maschere Stefano Perocco di Meduna Musiche originali Michele Moi Duelli Alberto Bellandi Assistente alla regia Marilena Crosato Scene e costumi Chiara Benedetti, Marianna Fernetich, Lorenzo Giacomello, Marco Grison, Irene Guerra, Anna Lazzarini, Giulia Mio, Federica Rigon, Stefania Tosi Coordinamento scenografia Popi Ranchetti, Edoardo Sanchi Coordinamento costumi Giovanna Fiorentini Realizzazione costumi Antonia Munaretti Disegno Luci Paolo Battistel Responsabile tecnico Roberto Rossetto La storia di Don Giovanni, forse la più bella e famosa di tutto il teatro, deve questa straordinaria popolarità ai comici dell’arte italiani che per due secoli ne fecero in tutta Europa un cavallo di battaglia: fra tutte, la versione di mag21 gior successo fu Le Festin de Pierre (Il Convitato di Pietra) di Domenico “Dominique” Biancolelli, il più grande arlecchino secentesco, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1668, con tale successo che ebbe infinite repliche e riprese fino alla fine del Settecento. Oggi non poteva toccare che a Pantakin da Venezia, la compagnia italiana di maggior tradizione nella commedia dell’arte, di riesumare questo antico e leggendario canovaccio. La ricostruzione che qui propongo in prima assoluta moderna - non a caso con la preziosa collaborazione di Michele Modesto Casarin, il più famoso arlecchino veneziano operante oggi in Italia - è naturalmente libera e ispirata a rimettere in scena tutta la godibilità del racconto e la spettacolarità dei lazzi: una girandola di maschere (sette) e dialetti (sei), di virtuosismi (quattro attori in dodici personaggi, ventinove cambi di costume) e di musicalità (cinque musiche originali, cantate dal vivo). Ma nello stesso tempo credo che presenti alcuni motivi di interesse culturale. Per la prima volta si possono apprezzare in scena alcune invenzioni di Biancolelli (un arlecchino narratore di grande modernità, il naufragio, la favola del maialino) e in particolare la maschera che fu dell’attore italo-francese, in una esatta ricostruzione appositamente realizzata da uno dei più prestigiosi mascherari italiani, Stefano Perocco di Meduna. È anche una occasione di apprezzare il rapporto che ebbe Molière, e il suo Don Giovanni, con il mestiere dei comici italiani, in particolare nell’episodio del Povero e in alcuni monologhi di Don Giovanni. E infine di riscoprire il rapporto che possiamo ancora avere noi, spettatori mediatici e dimidiati, con queste antiche favole. Roberto Cuppone La Compagnia Nasce nel 1995 dall’associazione di un gruppo di attori, con lo scopo di mantenere viva la tradizione della Commedia dell’Arte, rispettandone i canoni e ricercando nel contempo nuovi percorsi per renderla attuale. Pantakin da Venezia è entrata a far parte dei gruppi associati di Tedarco Veneto Teatri d’Arte Contemporanea e dell’Agis ed è tra i fondatori dell’Associazione PPTV (Produttori Professionali Teatrali Veneti). A partire dal 2003 Pantakin da Venezia è tra le compagnie riconosciute dal Ministero dei Beni e Attività Culturali. Gli attori, per la maggior parte provenienti da uno dei gruppi di Commedia dell’Arte più apprezzati negli anni ’80 (il TAG Teatro di Venezia), si sono formati su un repertorio tradizionale che parte dalla Commedia dell’Arte di cui hanno sperimentato la potenzialità sovralinguistica anche in numerose tournée all’estero e lavorano in sinergia creativa ed organizzativa, senza tralasciare il confronto con altre realtà professionali. 22 Per questo motivo fin dal principio la compagnia si è caratterizzata per una forte apertura nei confronti della città in cui opera e delle risorse artistiche e culturali ad essa connesse. Pantakin da Venezia, facendo parte dell’Associazione Piuttosto Puck, a partire dal dicembre 2004 gestisce a Venezia il Teatro Junghans della Giudecca, in convenzione con il Comune di Venezia. La compagnia è attiva a Venezia e nel territorio regionale e nazionale su diversi fronti che vanno dalla produzione e distribuzione di spettacoli all’organizzazione di eventi speciali e rassegne teatrali realizzate in collaborazione con importanti partner culturali come il Comune di Venezia - Cultura e Spettacolo, l’Assessorato al Turismo, la Regione e le Provincie di Venezia e Padova, Arteven, la Biennale di Venezia ed altri importanti enti pubblici e privati come il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile delle Marche. Sotto il profilo didattico i professionisti della compagnia tengono laboratori formativi all’arte del teatro presso istituti scolastici (medie e superiori) e presso strutture teatrali riconosciute. Il percorso artistico della compagnia indaga, tra spettacoli e laboratori, le modalità espressive legate all’enorme patrimonio italiano della Commedia dell’Arte, quale territorio di sperimentazione interdisciplinare delle arti dell’attore. Dal 2000, dalla collaborazione tra la compagnia di teatro Pantakin da Venezia e Alessandro Serena, quest’indagine sul teatro di tradizione popolare si è intersecata con quella legata all’arte circense, dando vita al progetto Arcipelago Circo Teatro e aprendo in Italia un nuovo capitolo sulla sperimentazione legata alle arti performative, in particolare al Nuovo Circo. La progettualità artistica di Arcipelago è volta a trovare nuovi percorsi per lo spettacolo dal vivo, partendo da forme e tradizioni popolari come la commedia dell’arte e il circo. La compagnia ha replicato i propri spettacoli su tutto il territorio nazionale ed è stata ambasciatrice della cultura italiana, ospite degli istituti di Cultura di Beyruth (Libano), Il Cairo (Egitto), La Valletta (Malta), Nicosia (Cipro), Smirne (Tunisia), Chambéry, Grenoble (Francia), Pantakin da Venezia, Arlecchino/Don Giovanni 23 Basilea (Svizzera). La compagnia ha partecipato a diversi festivals, tra i quali: Festival di Santarcangelo di Romagna (luglio ‘96), Urbino Rinascimenti (Urbino - luglio ‘96), Segni Barocchi (Foligno - agosto ‘97), Festival del teatro Medioevale e Rinascimentale (Anagni - settembre ‘97 e ‘00), Festivalul de Teatru (Piatra Neamt, Romania - maggio ‘96), Mostra International de mimo a Sueca (Sueca, Spagna - settembre ‘96), Alles Theater (Gera, Germania - luglio ‘97), Performances (Ottignies, Belgio - novembre ‘97), Kyiv Travnevy ‘99 (Kiev, Ucraina - maggio ‘99), XXII Festival de Teatro Clàsico (Almagro, Spagna - luglio ‘99), OperaEstateFestival (Bassano - agosto ‘00), Biennale Teatro (Venezia - settembre ‘00), Zomer van Antwerpen (Anversa - agosto 2002). Un viaggio lungo la maschera Se si ipotizza l’esistenza di una forma teatrale che attraversa tutta la nostra storia il cui percorso sia rintracciabile nelle manifestazioni più moderne di “teatro popolare”, questa è senza dubbio la Commedia dell’Arte. Un genere teatrale che nasce come teatro profano e popolare di piazza, e successivamente va a complementarsi con la “tradizione colta” che da Molière arriva a Goldoni, fino alla riscoperta dei russi dei primi anni del novecento. La Commedia dell’Arte segna l’inizio del professionismo teatrale occidentale e proprio il suo schema di opera aperta, cioè in grado di trasformarsi secondo le fasi storiche e culturali che ha attraversato, ha permesso alle pratiche artigianali dei comici di giungere fino a noi. È questa straordinaria eredità artistica che Pantakin ha voluto raccogliere, potenziando e rendendo attuale un genere teatrale che oltrepassa le barriere linguistiche e culturali, utilizzando le maschere al fine di raggiungere un livello di discussione profonda ed universale che metta in scena dibattiti attuali e contrasti sociali col fascino avvincente della drammaturgia d’attore. Commedia dell’Arte e Venezia: un binomio a cui la compagnia Pantakin ha restituito nel corso degli anni forza e significato. DA VENERDÌ 5 SETTEMBRE A DOMENICA 14 SETTEMBRE Foligno, Centro Storico BAROCCO E NEOBAROCCO IN VETRINA In collaborazione con: Ente Giostra della Quintana, associazioni del commercio e dell’artigianato, associazione “Innamorati del Centro” [email protected] - tel. 0742.354000 24 NOTTE BAROCCA A FOLIGNO In collaborazione con l’Ente Giostra della Quintana SABATO 6 SETTEMBRE dalle ore 17.30 “fin alle quattr’hore di notte” FG Parco dei Canapè, entrata da Via Chiavellati DALLE ORE 17.30 ALLE ORE 19.30 Statue viventi di Henry White GIARDINO BAROCCO Il Giardino Barocco Un gruppo di statue viventi crea la magia dell’epopea barocca in giardini, parchi, cortili e saloni, con il bianco marmoreo e il manierismo dei personaggi classici o allegorici. Lo spettatore incontra il paradosso del monumento vivo e l’ironia anti-retorica dell’immobilismo. Gli eventi più importanti organizzati da Henry White sono stati: la settimana della moda a Milano per la casa Dondup nel 2006; l’inaugurazione dei giardini della Reggia di Venaria Reale a Torino nel 2007. Henry White White abita vicino a Treviso, è insegnante e consulente educativo. Ha tre figli maschi. Ha frequentato numerosi percorsi di formazione personale e sulla mediazione corporea e dopo la laurea in Filosofia, il diploma in Scienze Religiose e la specializzazione in Counseling Educativo, ha deciso di chiudere i libri e mettersi in strada. È diventato una Statua Vivente coniugando la passione per la scrittura e il cinema, la storia del costume e l’epopea barocca, la meditazione spirituale e il Tai chi kung. Ha elaborato la rappresentazione di sculture bianche, marmoree, ispirate al ricco patrimonio di statue delle piazze e dei 25 palazzi italiani, svolgendo una ricerca sistematica sui materiali, il trucco, i tessuti, i personaggi e gli stilemi dell’arte figurativa europea. Si esibisce dal 1999 in personaggi storici e costumi d’epoca, completamente immobile oppure mimando posizioni diverse. È l’artista italiano che ha sviluppato più compiutamente il Teatro Inerte (espressione dell’arte di strada sviluppata da Alessio Michelotti), nella versione dei monumenti pubblici, storici e politici. Ma la sua tecnica va oltre l’immobilismo: consiste in una ricerca meditativa e di comunicazione del “silenzio”, attraverso l’iconografia classica della statuaria. Lo spettacolo si basa sulla provocazione dell’essere umano completamente, volutaMercurio Barocco mente immobile e passivo, che tuttavia si espone e propone un messaggio fortemente interattivo. Il suo corredo di scena comprende tre piedistalli e una dozzina di costumi completi, confezionati da una sartoria specializzata, con cappelli, parrucche, stivali e accessori, con i quali rappresenta trenta personaggi della storia e cultura europee. Henry White organizza eventi culturali con altre statue viventi, di immagine o nelle piazze. FG Porta Romana ORE 17.45 - ORE 21.15 “Leonardo e la Primavera” ORE 23.45 - ORE 02.30 “Eros e Psiche” Art-it PANTOMIME di e con Valter Conti e Daniela Garosi La nostra Pantomima di figura è una forma di spettacolo con le caratteristiche della statuaria mobile (Decroux) e musiche di scena. Il movimento fluido e continuo crea la base di narrazione dei gesti delle coppie di personaggi in relazione tematica tra loro. Leonardo e la Primavera Il Maestro e l’Opera, la libertà del pensiero e la forza della creazione, il diritto di seguito dell’opera ed il dovere di comunicazione dell’artista nello spazio pubblico, la solidarietà tra artisti del passato e del presente per un futuro più giusto e ricco di espressioni. Il Maestro e l’Opera si “incontrano” per una 26 felice sincronia della fiction, e anche se l’opera fosse sopravvissuta al maestro, il maestro è comunque sopravvissuto alla sua fama...Il personaggio di Leonardo, distribuisce al pubblico degli scritti da un libro simbolico del Codice da Vinci rappresentato dall’immagine dell’uomo vitruviano e interagisce con la Primavera del Botticelli. Leonardo e la Primavera Eros e Psiche Dal momento che ciò che è più erotico non è sempre amorevole e viceversa, non si può solo per questo andare a ricercare le cause dell’effetto dell’uno nell’effetto delle cause dell’altro... Per questo, la favola spiega quello che il mito raccoglie... Eros e Psiche, la messa in opera di un alfabeto emotivo, una sintassi ed una partitura “neoclassica” di ciò che indica cosa può essere una psiche senza eros e a sua volta un eros senza psiche. Pantomima breve, mitologica. Non breve: psicologica... Consigliato ad un pubblico di adulti non rimasti bambini... Eros e Psiche 27 Palazzo Trinci, Sala delle Conferenze ORE 18.00 Conferenza spettacolo con degustazione Raffaele Riccio “L’OCCHIO E LA TAVOLA”: TRIONFI DI PASTICCERIA ED ARTISTI DELLA TAVOLA IN EPOCA BAROCCA L’arte della tavola manifestata, sia nella qualità dei cibi, sia negli effetti scenografici creati da molti artisti e pasticceri per stupire e meravigliare invitati e commensali, raggiunse nel Seicento l’apogeo dell’invenzione scenografica. Nell’organizzazione del banchetto, accanto al cuoco, acquistarono sempre più importanza le figure del pasticcere e del maestro di tavola. A questi due personaggi nuovi spettavano il compito di “movimentare” il convito, diremmo noi oggi, con effetti speciali. Il maestro di tavola sovrintendeva alla preparazione del banchetto nei minimi dettagli: dall’apparecchiatura vera e propria, alla disposizione ed all’ordine dei cibi da servire in tavola. Soprattutto doveva provvedere all’abbellimento della mensa con decorazioni floreali, con statue di zucchero e animali e frutta di marzapane, e si doveva impegnare nel trasformare e rendere irriconoscibili anche le suppellettili ed i tovaglioli. La scenografia barocca della mensa prevedeva, infatti, che anche oggetti assai semplici, quali i tovaglioli prendessero vita e forma... Come apprendiamo dal trattato di Mattia Giegher, attivo a Padova negli anni ’20 del Seicento, i tovaglioli di lino inamidati e piegati, secondo una tecnica che ricorda quella dell’origami, potevano diventare, aquile, leoni, Ercoli, struzzi, facendo da pendant alle varie figure di zucchero o di pasta frolla, che i pasticceri preparavano e collocavano sulle tavole e sulle credenze. La disposizione della tavola doveva colpire anzitutto l’occhio e poi soddisfare il palato. Per questo nei banchetti seicenteschi si diede l’avvio ad una collaborazione strettissima tra gli artisti di corte e tutte le maestranze addette al servizio di tavola, collaborazione che raggiungeva il culmine nella preparazione dei trionfi di pasticceria. Per elaborare e realizzare questi trionfi si scomodavano a Firenze ed a Roma anche grandi scultori, come il Giambologna ed il Tacca - e poi in pieno Seicento lo stesso Bernini - i quali dovevano approntare i bozzetti ed i disegni preparatori che pasticceri e cuochi dovevano trasformare in trionfi di zucchero e marzapane. Trionfi effimeri, dato che duravano poche ore. Probabilmente, durante o alla fine del pranzo, essendo in sostanza dei dolci, venivano graziosamente ingurgitati dagli ospiti o dal personale di cucina. Michelangelo Buonarroti, il giovane, ha lasciato un resoconto dei prodigi realizzati dai pasticceri medicei per il banchetto, servito a Firenze nel 1600, in occasione delle nozze di Maria de’ Medici ed Enrico IV di Borbone. L’estro inventivo dei due scultori citati si era sbizzarrito nel produrre bozzetti che divennero poi, come scrive lo stesso Buonarroti: “Una confettura raffinata, tutta di statue a sembiante d’architettura. Animali in più gruppi sparsi, 28 e cacce, uccellagioni diverse con molti uomini, a varie operazioni intenti, vi furono: forze d’Ercole, uccisioni di leoni e di tori, Eroi, Idoli, femmine vaghe, amoretti, fontane, mostri, edifici, templi (…)”. Tutto questo era sicuramente eccellente, ma poteva rientrare ancora nella categoria del conosciuto, mentre il seguito, come annota ancora il Buonarroti, suscitò l’autentico stupore degli astanti i quali notarono che: “Le salviette, le coppe e i vasellamenti che tenevano le altre confezioni, coltelli e tutti gl’arnesi da tavola vi fossero di zuccaro, e ciascuna cosa lavorata finissamente a meraviglia, e recò a tutti piacere…”. La tavola seicentesca diventava così un’appendice del teatro, ed il banchetto un momento in cui la recita incessante della corte continuava a produrre artifici, perché l’occhio, sollecitato da immagini e colori, sovvertendo l’ordine dei sensi e occupando il posto di olfatto e gusto, diventava l’organo di senso privilegiato. Le “invenzioni” dei pasticceri, degli artisti e la vista dei commensali agivano all’unisono. Stimolavano e smarrivano, come in un labirinto, gli altri sensi determinando una soddisfazione corporea, che andava al di là del solo gusto alimentare. Nella tavola seicentesca di corte, infatti, come ebbe a notare il cardinale Mazzarino: “Si pregiava più il meraviglioso che il buono”, con buona pace dei fautori della semplicità. L’importanza della vista, legata alla tavola, venne recepita immediatamente dai pittori del Seicento. L’attenzione ed il gusto tutto seicentesco per le nature morte si rifletteva nella cura particolare e nella rappresentazione delle suppellettili da tavola, tanto che nella pittura del XVII secolo si può assistere ad una profusione di oggetti dipinti tra cui primeggiano la presentazione dei cibi, delle suppellettili, di bottiglie e di bicchieri. Le nature morte, le incisioni ed i bozzetti delle sculture da tavola, trovati negli archivi, diventano per noi documento degli usi alimentari e dei costumi sociali in voga in Italia, in Spagna, in Francia e nel resto d’Europa nel Seicento e le immagini di queste opere verranno proiettate e commentate durante la conferenza spettacolo. Anche i compositori di corte dedicarono molta attenzione alla produzione di musica da ballo per rallegrare le feste e di composizioni strumentali, da eseguirsi durante i conviti pubblici, così che anche l’udito partecipasse alla gran festa rappresentata dal banchetto. Sempre durante la conferenza verranno fatti ascoltare vari brani musicali che ricreeranno l’atmosfera delle feste, in modo da toccare, anche fuggevolmente, la gradualità e poi l’unisono 29 dei cinque sensi, selezionati dai seguenti cd: El Cancionero de Medinaceli musica tra XV e XVII sec., a cura di Jordi Savall (Hespèrion XX); Arie e danze cortigiane, a cura del complesso La Rossignol (2003); Tientos y batallas, La Real Càmara (Madrid 2000, Anonimo, Espaņoleta); G.Ph. Telemann, Musiche da Tavola, Drottingholm baroque ensemble. FG Auditorium San Domenico ORE 21.00 Associazione Commedia Harmonica LE VEGLIE DI SIENA Ovvero I Vari Humori della Musica Moderna Ovvero I Giuochi (o Scherzi) di Siena di Orazio Vecchi Con Claudio Carini, la Compagnia Le Voci di Dentro, l’insieme polifonico Commedia Harmonica e l’insieme di strumenti antichi Cantores Umbri Regia Giampiero Frondini Prima assoluta Spettacolo ideato e realizzato per Segni Barocchi Personaggi ed interpreti Il Principe de li Giochi Claudio Carini I Vegliatori Gianni Bevilacqua, Giuseppe Brizi, Francesco Madeo Le Vegliatrici Luana Brozzetti, Ilaria Coresi, Anna Lucia Fuso Cortigiani Lorenzo Berretta, Elena Brizi, Andrea Cipriani, Francesca Cleri, Emanuele Ferrucci, Andrea Lombardi, Anna Laura Sorbo, Sofia Elena Sorbo, Marta Volpi Diana Atteone Amore Marcella Dominici Rodolfo Mantovani Edoardo Rondoni Insieme Polifonico Commedia Harmonica - mastrocantore Umberto Rinaldi Bianca Ciancio, Brunella Micciarelli, Giulia Rinaldi, Sonia Rossi, soprani Catia Ceccarani, Loredana Mantovani, Scilla Muccino, Maura Pettirossi, contralti Tommaso Baronti (autore dei testi recitati), Michele Capece, Luca Fucchi, Andrea Mattielli, Vincenzo Schiantella, tenori Francesco Antonini, Marco Buzzao, Francesco Pecetta, Umberto Rinaldi, bassi Insieme di strumenti antichi Cantores Umbri - direttore Filippo Salemmi Filippo Salemmi, I° bombarda, piffero, consort di flauti Alessio Nalli, II° bombarda, piffero, consort di flauti Danilo Tamburo, tromba a tirarsi, liuto, vihuela Mario Lolli, II° liuto 30 con la partecipazione di Luca Venturi, violino Ivo Scarponi, viola da gamba Fabrizio D’Antoni, percussioni Maestro al clavicembalo Linda Di Carlo Coreografie Daniela Rosati Costumi Daniele Gelsi Attrezzeria CH Spettacolo realizzato con il contributo della Fondazione Cassa Risparmio Perugia Le Veglie di Siena ovvero i Vari Humori della Musica Moderna di Orazio Vecchi (1604) è l’ultima opera del grande polifonista modenese. La storia raccontata prende origine ed ispirazione dal libro di Girolamo Bargagli dell’Accademia degli Intronati di Siena (tuttora esistente) Dialogo de’ giochi che nelle veglie sanesi si usano fare (1572). Tali giochi, licenziosi e permissivi tanto che ne decretarono la chiusura per lunghi anni e ai quali prendevano parte uomini e donne, Orazio Vecchi durante il suo soggiorno a Siena li conobbe da vicino e pertanto deduciamo che egli metta in musica situazioni e argomenti verosimili. Una specie di Decamerone dunque è la storia che l’Autore ci racconta. Il Principe de’ Giochi raduna tre coppie di Vegliatori e comanda loro ad uno ad una di imitare i caratteri del tempo: il siciliano, la villanella, il tedesco, lo spagnolo, il francese, il veneziano, gli ebrei. Scorrono le imitazioni nell’ilarità e nell’applauso, mentre crescono affinità e licenziosità. Ormai è notte tarda e il Principe comanda che si dia inizio al più bel gioco: la Caccia all’Amore, per catturarlo e consumarlo. Durante la caccia, oltre ai cani e ai cacciatori, compaiono deità quali Diana e Atteòne di cui si racconta l’atroce mito ed armato di frecce appare il temibile Amore. La caccia va a buon fine: Amore è catturato e non potrà più ferire mortalmente alcuno. I Vegliatori e le Vegliatrici hanno compreso che Amore è solo piume, perché in verità egli risiede nelle beltà dell’amata. La Veglia è quindi alla conclusione e il Principe comanda che il gioco si concluda nella danza e nella gioia dell’amplesso “sin che in ciel fuggon le stelle”. E rivolti al pubblico “… è tempo di far partita… sia la veglia qui finita”. Le Veglie di Siena Tra colto e popolare, il gran theatro del mondo di Orazio Vecchi Se dovessimo definire un periodo storico attraverso un genere musicale, potremmo tranquillamente affermare che il Rinascimento è l’epoca del madrigale: un “prodotto” colto e aristocratico che rispose ad un’esigenza di sentimentalità e di espressione degli “affetti”. Non destinato ad una cappella di cantori e di voci bianche, il madrigale cinquecentesco è concepito per l’intrattenimento e il diletto, ed è riservato ad una ristretta cerchia di dame e di cavalieri. Nelle mani di Luca Marenzio 31 il madrigale raggiunge il suo massimo splendore: grazie a lui assistiamo al trionfo dell’amore, della natura e a quella raffinatissima esaltazione del “femmineo”, cifra dominante del Rinascimento. Il madrigale marenziano trova la sua ragione d’essere nella cura del particolare, nella continua invenzione delle combinazioni vocali, nell’estrema ricerca dell’imitazione “pittorica” del testo per esaltare concetti, movimenti, aspetti della natura. Ma la cultura musicale rinascimentale non può essere ricondotta unicamente alla forma del madrigale e ai madrigalisti, seppur eccelsi; le villanelle, le canzonette e i prodotti musicali ad esse assimilabili, sono tangibili testimonianze dell’esistenza di un modo “altro” di intendere la musica profana nel XVI secolo. I risultati più significativi di questa azione controcorrente si hanno nei cosiddetti madrigali in dialogo e madrigali in stile rappresentativo, espressioni, in realtà, coniate da musicologi e storici della musica, ma non attestati in documenti musicali del tempo. Con queste ambigue espressioni si vuole comunque definire un Carlo Saraceni, Venere e Marte tipo particolare di madrigale drammatico che, seppure non destinato ad una vera e propria rappresentazione scenica, si caratterizza per la presenza di un intreccio, più o meno sviluppato. Di questo madrigale, o meglio di questa comedia harmonica, tanto per usare le parole del suo più famoso autore, fu autentico e insuperato maestro Orazio Vecchi (1550-1605). A lui si deve la mirabile commistione e fusione di esperienze diverse, attraverso una personalissima poetica del “molteplice”: fu così che i presupposti espressivi del madrigale furono “innestati” su di un canovaccio mutuato dalla commedia dell’arte, mettendo a frutto stimoli provenienti da fonti diverse. Il prete Orazio Vecchi, colto e bizzarro, sanguigno e raffinato contrappuntista, a differenza di altri grandi polifonismi del suo tempo, non fu musicista di corte ma visse in un ambiente non particolarmente rilevante nella vita politica e culturale dell’epoca. La sua vita si svolse essenzialmente a Correggio e a Modena, la sua città natale, dove fu maestro di cappella nel Duomo. Per tutto il XVI secolo, Modena - che passò solo alla fine del secolo da città di provincia a capitale del ducato estense - era riuscita a mantenersi fedele alle sue radici popolari, attraverso feste in maschera, spettacoli comici, manifestazioni in piazza. I “luoghi” di Modena divenivano così uno splendido palcoscenico dove Orazio Vecchi poteva ambientare le sue comedie harmoniche ed esaltare i bizzarri umori, gli scoppiettanti linguaggi dell’humus culturale della sua fertile terra. La vocazione alla mescolanza dei generi, a quella che noi oggi definiremmo - con un brutto termine - contaminazione, sono una costante dell’opera del modenese: solo per fare qualche esempio, nell’Amfiparnaso (1597), l’opera che lo ha consegnato alla storia, Vecchi dà voce alle maschere più 32 popolari del suo tempo; ne Le veglie di Siena (1604), il signorile gioco di società, si sviluppa sulle imitazioni dei caratteri e dei linguaggi propri della cultura popolare, come il siciliano, la villanella, il tedesco italianato, la veneziana... o le imitazioni dei vari Humori della musica moderna. Orazio Vecchi, con la sua comedia harmonica, non ha avuto degni seguaci e la sua opera è stata vinta dal corso della storia e dall’incalzare della tarda stagione del madrigale che presagiva l’inarrestabile avvento del teatro musicale e del melodramma. Eppure la sua musica, o meglio il suo mondo, che si mira più con la mente che... non cogli occhi, continua ad affascinare lo spettatore moderno grazie alla forza di un linguaggio coltissimo e perfettamente plasmato da un’intima esigenza di coniugare colto e popolare, “alto” e “basso”, malinconico e grottesco, perché cielo e terra sono terribilmente vicini ne…il gran theatro del mondo. Fabiana Cruciani Note alla musica Ovvero i vari humori della musica moderna , così recita il sottotitolo dell’ultima opera del modenese Orazio Vecchi, a cui il maestro di cappella Melchior Borchgrecinck aveva procurato il patrocinio di Cristiano IV di Danimarca, grande protettore della musica italiana, con il privilegio dell’editore veneziano Angelo Gardano (1604). Ultima composizione di Vecchi, completa il ciclo iniziato con la Selva di varia ricreatione quindi proseguito con L’Amfiparnaso e il Convito musicale: musica per l’orecchie e non per gli occhi. Al pari delle precedenti, anche Le Veglie di Siena è quindi concepita non per essere rappresentata ma soltanto udita, pur contenendo anch’essa una forte proposta scenica (una specie di Decamerone). È un’opera madrigalesca le Veglie che fa esplicito riferimento al Dialogo de’ giuochi che nelle veglie sanesi si usano di fare (1572) di uno dei principali animatori degli Intronati di Siena Girolamo Bargagli in cui si raccontano e si magnificano i fasti dell’Accademia (talmente “licenziosi” che provocarono la sua chiusura da parte di Cosimo I nel 1568 fino al 1603). Orazio Vecchi certamente ne aveva assaporato i piaceri (gli auguriamo) durante il suo soggiorno a Siena e dunque le fantasie musicali che ha espresso nelle Veglie crediamo siano ricostruzioni attendibili… Nel frontespizio delle Veglie l’Autore illustra la sua poetica, o la matrice letteraria polilinguistica, e rivela la sua adesione alla contaminazione del “piacevole e grave” in aperta polemica contro coloro che gli rimproveravano di dare pari dignità a generi musicali diversi e contrastanti, ossia quelli d’ispirazione popolare e quelli aulici. Le Veglie si articolano in due parti: nella prima, “gli humori faceti”, vengono presentati il Gioco del contraffare, cioè imitazioni dei diversi dialetti o meglio le lingue della società del tempo (si faccia attenzione all’eccezionale presenza delle donne fra gli Intronati) e la Caccia d’amore, gioco collettivo di stampo mitologico nella quale oltre ai cacciatori e ai cani appaiono deità come Amore, Diana e Atteòne. Nella seconda parte delle Veglie il Principe dei Giochi invita tutti, IntronatiVegliatori e Invitati-Pubblico, a godere dell’Amore ormai catturato e ad esprimersi liberamente nell’allegrezza della danza. Nelle Veglie Orazio Vecchi fa sfoggio di tutta la sua molteplice capacità e competenza compositiva e della sua originale 33 creatività. Nelle “imitazioni” (ciascuna tripartita: invito-imitazione-applauso) egli usa generi musicali d’ambiente popolare quali la villanella, la giustiniana, il villançico, la chançon, il corale alla tedesca… o madrigali, autentico palcoscenico di colui che sa giostrare abilmente il proprio mestiere da trasformarlo in gioco! La caccia a 6 voci, in tre parti, è un monumento del genere imitativo in cui le voci si rincorrono fra l’abbaiare dei cani e l’incitare dei cacciatori. Conclude l’opera una serie di danze a 5/6 voci di pura rappresentazione barocca. La presente realizzazione musicale segue la libera scelta di un insieme di esecutori nutrito e variato nelle timbriche nonché differenziato e alternato negli interventi: 16 cantanti (soprani I e II, contralti, tenori I e II, bassi), archi, liuto, chitarra spagnola, fiati e percussioni, clavicembalo. La trascrizione dall’originale spartito (Orazio Vecchi ha scritto per sole voci polifoniche) ha talora adattato le parti (a 3/5/6 voci) in organico fonicamente omogeneo (voci femminili o voci maschili) per far risaltare con maggiore chiarezza dialoghi o personaggi, a servizio della pantomima e della coreografia scenica. Umberto Rinaldi FG Spettacolo itinerante da Porta Romana a Piazza della Repubblica - ORE 22.30 da Piazza San Domenico a Piazza della Repubblica - ORE 01.00 Azar Teatro Valladolid BARROCO-ROLL Personaggi ed interpreti Re Distintus I, Francisco Mateo Dottor Van Kenstein, César Martín Militare Lamar Cop, Alejandro Cano Meninyn Monroe, Abigail Alonso Damina velenosa, Verónica Ronda Amadeus Alfonsus, Óscar de la Fuente Direzione Javier Esteban Lamarca Monitor del pattinaggio Ángel Ruiz Registrazioni musicali Jesús María Ronda Costumista Mario Pérez Sarto Ángeles Jiménez Costruttori della carrozza Txema Rico, Juan Carlos Pastor Parrucchiere Mercè Fandos Attrezzatura Juan Carlos Pastor Trucco Nati González Disegno grafico Pablo Prestifilippo Fotografia Gerardo Sanz Video Mundimag Azar Teatro Valladolid, Barroco-Roll Si ringrazia per la collaborazione Reparauto e Gonzalo Granados. 34 È uno spettacolo “che ruota”, basato su stile barocco, modernizzato e aggiornato; gli attori si spostano su pattini a rotelle, con ritmo agile, attraverso un’azione molto dinamica, incontrandosi tra le esagerazioni e lo stridore del barocco in tutto il suo splendore e gli aspetti più “casual” dell’epoca moderna. È un divertimento arguto, una satira bizzarra, un gioco cortese, una Corte disposta a scherzare con tutti. È uno spettacolo adatto a qualsiasi tipo di pubblico. La Corte Reale di Sua Maestà è costituita dall’amato Ministro, dal coraggioso Medico di Corte e da due damine, che in compagnia del Re, escono in strada dai loro alloggi reali, per entrare in contatto con il popolo. Ma durante la passeggiata il Monarca comincia a soffrire di evidenti problemi intestinali, che avranno conseguenze molto prevedibili e contageranno tutti quelli che gli si avvicineranno. La compagnia L’Azar Teatro inizia la sua attività professionale nel 1990. Da allora sino ad oggi, ha seguito sempre un andamento ascendente sia per la qualità che la quantità delle proposte e per la presenza della compagnia nei circuiti nazionali e internazionali come dimostrano i debutti e le tournée realizzati in questi ultimi anni in Spagna, ed in altri paesi come il Portogallo, la Francia, L’Inghilterra, l’Italia, Malta, Cuba, gli Emirati Arabi, la Germania, l’Irlanda, l’Uruguay, la Peonia, la Svezia e gli Stati Uniti... La compagnia nasce con vocazione eclettica, abbraccia tutti gli stili e le proposte, servendosi di attori classici e contemporanei, senza trascurare nessun linguaggio e nessun epoca, salvaguardando però la libertà di espressione nei temi, nelle tecniche e nelle modalità di realizzazione, alla ricerca di un personale stile interpretativo, unico nel suo genere. L’Azar Teatro realizza produzioni teatrali sia in spazi aperti che chiusi, cercando sempre nuove forme di comunicazione con il pubblico. Nelle proposte di sala il testo e il corpo hanno la stessa importanza, con l’intento di offrire allo spettatore uno spettacolo capace di attrarlo sia per l’aspetto visivo che per il contenuto. Negli spettacoli realizzati per le strade, la partecipazione e la complicità con il pubblico sono fondamentali e l’elemento ludico è sempre parte integrante del gioco scenico. Sia l’aspetto estetico che la musica sono per codesta compagnia elementi essenziali. Azar Teatro è una compagnia di lavoro stabile e aperta, dove il costante flusso di idee e di esperienze genera uno spirito dinamico e creativo che esplora tutte le possibilità di espressione teatrali. 35 Via A. Saffi n. 33 - DALLE ORE 23.00 ALLE ORE 02.15 SUONI E IMMAGINI: VISITA GUIDATA ALLA SCUOLA COMUNALE DI MUSICA Percussioni Paolo Giri, Voce Elisabetta Pallucchi Spinetta Sabina Belei Programma G. F. Händel Verdi prati Cara sposa A. Vivaldi Perfidissimo cor! Iniquo fato - RV 674 Alla caccia dell’alme e de’ cori - RV 670 Care selve, amici prati - RV 671 N. Porpora Dal povero mio cor Scuola Comunale di Musica “A. Biagini” Sorta in forma del tutto privata nel 1848, ricevette i crismi ufficiali nel 1868, anno in cui il Consiglio Municipale, il 23 novembre, deliberava l’impianto in questa città di un “Istituto Musicale” dettandone le norme in relazione al reclutamento dei “quattro maestri” che dovevano essere di “ben nota e sperimentale capacità”. Tra i maestri che dettero lustro alla scuola ricordiamo Marino Mancinelli, nato in Brasile, autore di intermezzi, opere, oratori e di musiche per i film Frate Sole (1918) e Giuliano l’Apostata (1920). Alessandro Biagini, al cui nome è intitolata la scuola, fu autore di romanze, preghiere, canti religiosi, inni patriottici, musicò anche alcune brillanti operette tra cui Quando il cuore si innamora e la Bellanotte. La Scuola Comunale di Musica fornì il suo alimento alla Banda Militare, all’Orchestra Filarmonica di Foligno, alla Banda Cittadina. Nel mese di novembre 2007 è stata inaugurata la nuova sede all’interno della nuova struttura di via Aurelio Saffi n. 33, restaurata con un intervento di recupero post sismico dal Comune di Foligno. La struttura, mette a disposizione dei frequentatori 17 aule, più ulteriori spazi di pertinenza per docenti e, ovviamente, i servizi. A questo si aggiungono nuovi arredi, moderni e funzionali. L’intero piano terra è stato concepito privo di barriere architettoniche, per consentire un’agevole frequenza anche ai disabili. La scuola, uno spazio ampio distribuito su tre piani, vibrerà per il suono della voce del mezzo soprano Elisabetta Pallucchi, della spinetta della pianista Sabina 36 Belei e del flauto basso del maestro Paolo Giri su composizioni di Vivaldi, Porpora, Händel. L’itinerario si snoderà tra le aule ed i corridoi visivamente ed uditivamente animati dalle macchine sonore inventate e costruite, con gusto barocco, dal maestro Paolo Giri. Nell’aula magna scorreranno le immagini, realizzate dal Centro Video del Consiglio Regionale dell’Umbria, degli spettacoli della Notte Barocca del 2006 e della Notte Barocca del 2007. FG Corte di Palazzo Trinci ORE 23.45 Almalatina VILLANELLA CHE ALL’ACQUA VAJE POESIA E MUSICA DI UNA CAPITALE ANTICA Prima Parte Anonimo del 1200 Anonimo del 1500 Anonimo del 1600 Gianleonardo dell’Arpa (1500) Anonimo del 1600 Orlando Di Lasso (1550) Anonimo della metà del 1600 Sbruffapappa (1580) Anonimo del 1700 Canto delle lavandaie del Vomero Madonna nun è cchiù Michelammà Villanella che all’acqua vaje Tarantella di Masaniello ‘Sto core mio La nova gelosia Vurria ca fosse ciàola Cicerenella Seconda parte Piccinni (1766) Piccinni - Bolognese (1766) A. Piscopo - L. Vinci (1719) De Leva - Elab. Morricone D. Cimarosa - M. Zezza (fine ‘700) Cerlone - Paisiello (1783) Anonimo del 1500 Anonimo del 1700 D’Arienzo - Ricci (fine 700) Comme da lo molino Palummella So’ le sorbe e le nespole amare ‘E Spingole francese Serenata di Pullecenella Amice nun credite alle zitelle Fenesta Vascia Lo Guarracino Tarantella di Piedigrotta Solisti Emanuele Buzi, mandolino Valdimiro Buzi, mandolino e mandola Costantino Buzi, Andrea Fasola, chitarra Walter Planamente, contrabbasso Andrea Bonioli, percussioni Maria Ausilia D’Antona, voce 37 L’Ensemble Almalatina è costituito da un gruppo di musicisti che si sono riuniti dieci anni fa mossi soprattutto dall’interesse per la Canzone Napoletana d’Autore non disgiunto da quello per il repertorio internazionale che ha come denominatore comune l’anima latina da cui ha preso il nome la formazione. I musicisti, dopo gli studi al conservatorio e le varie esperienze professionali di ciascuno, si sono incontrati grazie alla comune passione per la ricerca musicale intesa come vero e proprio laboratorio, sotto la guida artistica dell’illustre maestro Giuseppe Anedda, figura di riferimento internazionale per la cultura mandolinistica. Partendo dall’analisi del repertorio sotto il profilo stilistico e filologico, il gruppo si è prefisso lo scopo di giungere ad esaltare la Canzone Napoletana quale Canzone d’Arte attraverso la cura particolare nella realizzazione delle elaborazioni e nella fedeltà dell’esecuzione. Il gruppo è composto nella sua formazione “tipo” da sette elementi: mandolini, mandola, chitarre, contrabbasso, percussioni e voce solista. L’utilizzo di strumenti a corde pizzicate è frutto di precise scelte: da un lato, in quanto le atmosfere che scaturiscono dal suono dei plettri sono le più idonee ad esaltare la musicalità e l’anima latina tipica di popolazioni con tanti aspetti in comune, quali Grecia, Spagna, Portogallo, America Latina e Italia; dall’altro, per dare il proprio contributo al rilancio della lunga tradizione mandolinistica che il nostro Paese può vantare e che ha rischiato di andare perduta. Non è casuale, poi, che la voce solista del gruppo sia femminile, in quanto è proprio dalla dolcezza espressiva di questa che si enfatizza la mediterraneità della quale la donna è simbolo da sempre. In linea con lo spirito di ricerca, di valorizzazione e di divulgazione del genere musicale scelto dal gruppo, durante i concerti ogni brano viene presentato al pubblico dalla cantante con riferimenti circa l’epoca, il contesto, l’aneddotica ed eventuali note di colore. Ciò consente di creare un particolare canale di comunicazione con la platea che si predispone così ad una più consapevole ed attiva partecipazione. Almalatina Ensemble Almalatina Vero e proprio laboratorio di ricerca musicale, l’Ensemble Almalatina, da più di dieci anni presente sulla scena musicale, ha al suo attivo numerose collaborazioni ed esperienze. Il gruppo ha curato (nel 1996) per l’Università di Napoli, gli interventi musicali del Seminario “Napoli Nobi- 38 lissima” dedicato, appunto, alla valorizzazione della Cultura Partenopea. Nel 1997 è stato premiato dal “Foyer des Artistes” presso l’Università La Sapienza di Roma, e nell’arco di questo decennio di attività è stato ospite di numerose Associazioni, rassegne musicali e festivals: A.Gi.MUS, Estate Romana ’98 e ’99, A.S.A.M. di Siracusa, Associazione “Amadè” Mozart di Roma, Accademia Amadeus di Roma, Istituto Culturale dell’Ambasciata d’Austria, A.M.A. Calabria, Istituto Culturale dell’Ambasciata Cinese, Amici della Musica (Albano, Ragusa, Caltagirone, Modica, Vittoria, Gressoney, Vibo Valentia, Palmi e Catanzaro), Genzano Musica, “Musica Insieme” di Bologna, Circolo Filarmonico Astigiano, Società del Quartetto di Vercelli, Accademia Filarmonica di Messina, Accademia del Ricercare di Torino, Ass. “O. Collice” di Cosenza (Teatro Rendano), Ente Concerti di Oristano (Teatro Garau), Festival Pontino di Musica, Istituto Tostiano di Ortona, Conservatorio “G. B. Martini” di Bologna, Fondazione Piccinni di Bari, Stagione del Teatro Comunale di Carpi, Camerata Musicale Sulmonese, Società Filarmonica Ascolana, Festivals Internazionali di Tagliacozzo (Edizioni 2001 e 2002) e di Udine. L’Ensemble è stato selezionato ed inserito tra le proposte del cartellone del Festival Euro Mediterraneo edizione 2004, della stagione 2007 dei concerti dell’Oratorio del Gonfalone (Roma) e del Luglio Musicale Trapanese; ha inaugurato la Stagione 2004 - 2005 dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese con la quale collaborerà stabilmente da dicembre 2008 per dare vita ad un progetto musicale integrato che ha come oggetto la canzone d’autore mediterranea. Nella Primavera 1999 l’Ensemble si è esibito a Montecarlo in un concerto in onore di S.A.R. Principe Alberto di Monaco; nel novembre dello stesso anno è stato invitato dal Ministero degli Esteri a tenere concerti nel Saarland, in Germania. Nell’estate 2006 il gruppo ha rappresentato la cultura Italiana all’interno della Rassegna Internazionale Musica de la mediterrania che si tiene annualmente a Palma de Mallorca. Ha preso parte a trasmissioni radiofoniche (RadioRai 1) e televisive (Rai 1, Telemontecarlo International e Tv France). Nel 2001 il Complesso ha condensato il proprio lavoro di ricerca storica e musicale sulla canzone napoletana, nella realizzazione di un Cd ROM prodotto e distribuito dalla “Shooting Star” di Parigi, dal titolo Canzone Napoletana. Il Cd propone una selezione di Canzoni d’autore rappresentative delle varie epoche storiche (dal 1500 alla prima metà del ‘900) supportate da una presentazione multimediale dei contesti storici e culturali all’interno dei quali questi brani si sono sviluppati. Nel 2004 è stato pubblicato un altro album (cd live) dal titolo Il Canto di Partenope che è entrato a far parte dell’Archivio Sonoro del Museo della Canzone Napoletana creato dalla Rai. 39 Spettacolo itinerante DALLE ORE 23.45 ALLE ORE 01.45 per incontrare il Carnevale di La Louvière Corso Cavour, Portico delle Logge - Via Rutili - Piazzetta Beata Angela (prima scena) - Piazza San Francesco (seconda scena) - Via Cairoli - Via A. Saffi - Via Palestro - Portico delle Conce (terza scena) - Chiesa di Santa Margherita Via Scarpellini - Via XX Settembre - Piazza del Grano (quarta scena) - Via del Teatro - Corte di Palazzo Trinci (quinta scena) - Piazza della Repubblica (sesta scena) - Largo Carducci (settima scena) Compagnia artistica La Paranza del Geco CARNASCIALÌA: IL RITO, LA FESTA, LA STRADA Musicisti Gaia Mobilij, Sergio Caputo, Angelo Palma, Francesco Vigna, Simone Campa Maschere Davide Ancora - Pulcinella, Paola Carbone - Zumpariello Danzatrice Serena Artom Carnascialìa Il rito, la festa, la strada È un contenitore di varie forme di espressione artistica popolare, tra cui la musica, il teatro e la danza e coinvolge artisti provenienti da diversi ambienti professionali ed artistici, con una vasta esperienza nell’ambito del Teatro di Strada, del Teatro e del La Paranza del Geco, Carnascialìa: il rito, la festa, la strada Concerto. Questa ricchezza permette di poter organizzare le performance nella maniera più adatta rispetto al contesto della manifestazione in cui si va ad inserire, ad esempio concordando diversi momenti di realizzazione in movimento, in forma di parata, ed altri in forma stabile, creando il cerchio di pubblico. Carnascialìa: il rito, la festa, la strada è una performance dove la forza travolgente dei ritmi veloci ed incalzanti come la tarantella, la pizzica salentina, la tammurriata, sono portati in strada da una banda di musicisti e dalle maschere che li accompagnano. Un gruppo di artisti che creano un’atmosfera ed un’energia 40 uniche, vicine tanto al pathos della rappresentazione teatrale, quanto all’energia vitale, corporea, dinamica, delle feste popolari dell’animo più profondo del più intimo Sud. La parata è anche l’occasione per valorizzare l’aspetto teatrale e mimico delle situazioni create dalle “Maschere Improvvise”, personaggi e maschere rielaborati e reinventati sulla base dei personaggi tipici della Commedia dell’Arte, prima e originale forma nostrana di teatro ed artisti di strada, dando libera espressione all’improvvisazione, alla comicità popolare e alla spontaneità carnevalesca, attraverso cui si coinvolge il pubblico in un’animazione dove la strada diventa lo spazio per l’esibizione e la festa popolare. Il risultato è una rappresentazione artistica di alto livello qualitativo e di sicuro coinvolgimento del pubblico, che dà vita a uno spettacolo da vedere e da vivere nella sua poliedrica varietà e ricchezza. Una performance che unisce la musica, la teatralità e la danza, elementi che si fondono e si complementano in una attuazione ricca e colorata, piena di vita. I Musicisti Sono la colonna portante della performance ed hanno l’incarico di invadere la strada con le percussioni e gli strumenti tradizionali, con un repertorio di musiche per danza della tradizione del Sud Italia, creando un movimento musicale fortemente dinamico. Il loro impatto sonoro è ricco e deciso e si basa su un’ avvincente alchimia di brani per la danza, che sottolineano e incalzano le movenze delle danzatrici e le situazioni teatralizzate e di interazione tra le maschere ed il pubblico. Gli strumenti usati sono quelli tradizionali come tammorre, tamburelli, organetti diatonici, chitarre battenti e flauti in canna, che interpretano ritmi coinvolgenti come la pizzica salentina, la tammurriata napoletana e le tarantelle antiche e popolari. Le Maschere Improvvise Nascono dall’ispirazione e dalla rielaborazione di maschere tradizionali e rituali del Sud Italia e da quelle della Commedia dell’Arte e dei Saltimbanchi. Personaggi come Pulcinella, La Vecchia o lo Zanni Siciliano danno vita a situazioni comiche e imprevedibili, interagendo con il pubblico e portando in strada la ricca tradizione del teatro italiano più popolare. Grazie alla loro forza comica e grottesca, creano dei lazzi che richiamano l’atmosfera dissacrante e satiresca della carnascialàta, riprendendo una ritualità arcaica e primordiale, già documentata al tempo delle processioni e trasformatasi in figure pazze e divertenti. Le Danzatrici La loro presenza impreziosisce la performance, donando una forte interpretazio- 41 ne dinamica e visiva alle musiche decise e veloci, aumentando il già forte impatto scenico del ricco spettacolo musicale. Le danzatrici si esibiscono in assoli ed in danze di coppia, ed attraverso i loro movimenti e passi di danza coinvolgono il pubblico nel ritmo della danza, svegliando la voglia di partecipare e di danzare sul ritmo. Il loro costume è di ispirazione popolare e zingaresca, arricchito di foulards colorati e ampie gonne e sottogonne, create per sottolineare ed esaltare i continui movimenti rotatori presenti in queste danze. La Paranza del Geco È la più importante Compagnia Artistica del Nord Italia attiva nella rappresentazione e nella salvaguardia delle tradizioni popolari musicali e coreutiche dell’Italia del Sud: un laboratorio artistico unico nel suo genere, ormai solido punto di riferimento della scena torinese, attivo in Italia ed all’estero dal 1999. Fondata da Simone Campa, attuale direttore artistico e musicista della compagnia, oggi conta tra le sue fila una trentina di artisti tra musicisti, cantanti, percussionisti, attori, danzatori, performers ed artisti di strada. Con i suoi spettacoli ripropone l’atmosfera delle più coinvolgenti feste popolari del Sud, garantendo performance di altissimo valore culturale, grazie all’approfondito lavoro di ricerca, e di grande energia e forza dinamica, grazie all’esperienza professionale dei componenti nell’ambito della musica e della danza. La produzione artistica de la Paranza del Geco è frutto del continuo lavoro di ricerca e di studio delle tradizioni popolari del Sud Italia ed è caratterizzata da una forte sperimentazione e commistione di diversi stili e linguaggi espressivi legati alle più disparate forme di spettacolo e performance, sia contemporanei che tradizionali, nonché ai contesti artistici più svariati e apparentemente distanti tra loro: dalla rassegna teatrale al festival musicale etnico, folk e di world music, dalla festa popolare patronale ai festival buskers e di teatro di strada internazionali, riuscendo sempre a mantenere costante nelle proprie esibizioni la caratteristica di un alto il livello di spontaneità artistica e di forte impatto e coinvolgimento diretto del pubblico. Tutti gli spettacoli di questo colorato e variopinto ensemble, ambasciatore sotto le Alpi di pizziche, tarantelle, tammurriate & co., ricreano fedelmente l’atmosfera delle più coinvolgenti feste popolari del Sud Italia, coniugando il valore culturale della ricerca e della riproposta all’energia ed alla forza dinamica di performance di alto livello artistico. Un’occasione unica di venire a contatto con una cultura considerata ormai lontana, ma in realtà solida componente del nostro retroscena culturale. 42 Piazza della Repubblica DALLE ORE 21.00 ALLE ORE 03.00 VISIONI D’INCANTO Proiezioni di immagini fisse di grande formato a cura della Pirotecnica Morsani L’irripetibile spettacolo che il più nobile dei sensi riesce a percepire viene donato in segno di pace da madre natura con il gigantesco arco multicolore presente nei cieli dopo lampi di tempesta. L’80% delle sensazioni fisiche di un essere umano è di natura ottica e la massima sensibilità della vista viene ottenuta a 500 manometri, che corrispondono alla gamma dei colori gialli all’interno dello spettro visibile. La luce, la matrice dell’Inventore di tutte le cose donateci attraverso il sole, con l’energia termica e luminosa chiamata dai fisici irraggiamento, primaria fonte dell’Universo... È questo l’elemento che ci dà la possibilità di creare delle ambientazioni uniche e soprattutto di personalizzare lo spettacolo con illuminazioni e proiezioni a tema. È nostra intenzione rendere omaggio al soffio vitale dell’esistenza con un grandioso concerto per immagini, il quale ha lo scopo di raccontare il percorso terrestre della festa, con innumerevoli colpi di scena composti da sensazionali proiezioni. FG Corte di Palazzo Trinci DALLE ORE 21.00 ALLE ORE 23.30 E DALLE ORE 01.30 ALLE ORE 03.00 Proiezioni video • SEGNI BAROCCHI FESTIVAL 25 ANNI (1981-2006) A cura del Consiglio regionale dell’Umbria - Realizzazione del Centro Video • CARNEVALE DI LA LOUVIÈRE Segni Barocchi 25 anni (1981-2006) Un DVD a cura del Consiglio Regionale dell’Umbria, realizzato dal Centro Video (www.telecru.it). Il filmato ripercorre le tappe fondamentali della manife- 43 stazione attraverso gli spettacoli e le iniziative che meglio rappresentano l’evoluzione del festival. Nato come segnale culturale della identità folignate, il festival si è sempre più connotato come punto di riferimento, a livello nazionale e internazionale, degli studi e delle espressioni artistiche del barocco, qualificando in tal senso l’intera regione. Marina Ricciarelli Carnevale di La Louvière Il video riassume tutti i preparativi del Carnevale, a cominciare dalle prime prove strumentali (solo tamburi), le quali seguono dei rituali ben definiti e precisi. I gilles devono danzare seguendo i ritmi sostenuti dei tamburi e in nessun caso si spostano senza l’accompagnamento musicale. Durante la prova generale, i gilles indossano dei costumi fantasiosi, suddivisi in piccoli gruppi e la tradizione vuole che ciascun gruppo non sveli agli altri il tema del proprio travestimento. Ciò che contribuisce ad aumentare l’allegria è il fatto di ritrovarsi tutti insieme, con il pubblico, gli amici, la famiglia, i quali seguono anch’essi il corteo e danzano, ma non possono entrare a far parte della società dei gilles. Gilles, musicisti, pubblico, tutti sanno ciò che devono fare. La domenica del Carnevale, a partire dalle due o dalle tre del mattino, il gille diventa il re e tutta la città gli rende omaggio. I gilles partono da casa (il cui numero varia da uno a tre o più) e si spostano di quartiere in quartiere per raggrupparsi tutti insieme. Il gille non è che un solo personaggio: dietro questa maschera può celarsi un dottore, un ingegnere, un operaio, un impiegato, senza nessuna distinzione. Segue la colazione. Le danze si susseguono dalla domenica mattina fino alla sera (circa le 23.30). Il lunedì si svolge lo stesso programma, ma in aggiunta tutti i gruppi di gilles si riuniscono per il prestigioso corteo (solo La Louvière conta più di 800 gilles!) che ha inizio alle ore 16.00 fino alle ore 19.30 circa, poi le differenti società di gilles si separano e continuano per tutta la notte (circa le 04.00 del mattino). Il martedì il Carnevale riprende nel pomeriggio per terminare con la “bruciatura delle gobbe”, anche se i gilles continuano a festeggiare fino al mattino del mercoledì. 44 Piazza Matteotti DALLE ORE 24.00 ALLE ORE 02.00 Statue viventi di Henry White PIAZZA BAROCCA FG ORE 01.00 partenza del corteo da Palazzo Pierantoni Dal Carnevale di La Louvière Groupe folklorique de gilles de La Louvière FOLIGNO INCONTRA I GILLES DEL CARNEVALE DI LA LOUVIÈRE ORE 01.05 Piazza Garibaldi (intermezzo musicale), la compagnia Pantakin da Venezia, con Arlecchino, Pulcinella e le maschere della Commedia dell’Arte, incontra e accompagna i Gilles ORE 01.40 ripresa del corteo ORE 01.45 Largo Carducci (intermezzo teatrale e musicale) ORE 02.00 ripresa del corteo ORE 02.05 Piazza della Repubblica (intermezzo musicale) ORE 02.50 ripresa del corteo Via XX Settembre, Piazza S.Giacomo, Via F. Ciri Il Carnevale di La Louvière ha luogo alla fine dell’inverno e i gilles, calzati i loro zoccoli di legno (antiche scarpe dei poveri), battono i piedi danzando, per annunciare l’arrivo della primavera. Il rumore del battito dei piedi e la musica che li accompagna suscita una gioia senza eguali, che potrete constatare voi stessi. I gilles tengono in mano un ramoscello di legno che rappresenta simbolicamente un pezzo di scopa, con la quale si vuole spazzare via l’inverno e salutare allegramente l’inizio della primavera. Storicamente i gilles sono associati alla figura di Pulcinella e di Arlecchino. FG ORE 03.00 - Via F. Ciri LE BRÛLAGE DES BOSSES (La Bruciatura delle Gobbe) a cura del Groupe folklorique de gilles de La Louvière ORE 03.20 ripresa del corteo e rientro a Palazzo Pierantoni del Groupe folklorique de gilles de La Louvière Durante la “Notte Barocca” resteranno aperti, con ingresso gratuito, dalle 18.00 “fin alle quattr’hore di notte” il Museo della Città e il Museo Multimediale dei Tornei, delle Giostre e dei Giochi (Palazzo Trinci), prenotazione consigliata tel. 0742.330584, fax 0742.330599; e-mail: [email protected] Resteranno altresì aperti negozi, ristoranti e Taverne dei Rioni della Giostra della Quintana, che saranno animate con giochi, spettacoli e gruppi musicali itineranti. 45 DOMENICA 7 SETTEMBRE ORE 21.15 Montefalco, Chiesa Museo di San Francesco Romabarocca Ensemble MARC’ANTONIO E CLEOPATRA Serenata a due voci di Johann Adolph Hasse Libretto di Francesco Ricciardi In collaborazione con “Isole. Approdi di suoni e voci nelle abbazie umbre” della Provincia di Perugia e con il Comune di Montefalco Prima parte Sinfonia (Spiritoso e staccato - Allegro-Grazioso) Aria di Marc’Antonio Pur ch’io possa Aria di Cleopatra Morte col fiero aspetto Aria di Marc’Antonio Fra le pompe peregrine Aria di Cleopatra Un sol tuo sospiro Duetto (Marc’Antonio-Cleopatra) Attendi ad amarmi Seconda parte Aria di Cleopatra Aria di Marc’Antonio Aria di Cleopatra Aria di Marc’Antonio Duetto (Cleopatra- Marc’Antonio) Addio trono, impero addio Come veder potrei Quel candido armellino Là tra i mirti degli Elisi Bella etade avventurosa Personaggi ed interpreti Marc’Antonio Angelo Manzotti, sopranista Cleopatra Alla Gof, soprano Romabarocca Ensemble Laura Scipioni, Gabriele Benigni, violini Gianfranco Russo, viola Matteo Scarpelli, violoncello Luca Cola, violone Cecilia Montanaro, cembalo Concertazione e direzione Lorenzo Tozzi Prima parte La scena si svolge in Alessandria d’Egitto. Johann Adolph Hasse Marc’Antonio è di ritorno dalla battaglia navale di Azio, che lo ha contrapposto alle navi di Ottaviano. Cleopatra, ancora ignara 46 sull’esito della battaglia, chiede notizie ad Antonio, che racconta di essersi allontanato dal luogo dello scontro per seguire l’amata: l’amore di Cleopatra vale certo più della vittoria e del regno. Segue una dichiarazione indiretta d’amore (n. 1 Aria di Antonio: Pur ch’io possa). Cleopatra si sente così in colpa per la sconfitta e si scusa di essersi allontanata (ma al solo fine di evitare una sgradita schiavitù). Dichiara la sua noncuranza della morte, poiché la libertà è più importante della vita stessa (n. 2 Aria di Cleopatra: Morte col fiero aspetto). La mente di Antonio ritorna a cari ricordi ed al suo priG. B. Tiepolo, L’incontro di Antonio e Cleopatra mo folgorante incontro con la regina egiziana (n. 3 Aria di Marc’Antonio: Fra le pompe peregrine). Cleopatra si dichiara interessata solo ad Antonio ed anch’ella ritorna a ricordi d’amore (n. 4 Aria di Cleopatra: Un sol tuo sospiro). Ma ai due amanti restano ormai solo i ricordi e per Cleopatra è invece ora il momento del coraggio per morire in libertà. Antonio però spera ancora in una riscossa nonostante i fondati dubbi della regina (n. 5 Duetto: Attendi ad amarmi). Seconda parte La speranza è invece vana per Cleopatra, poiché l’arrivo di Ottaviano vincitore è ormai imminente. Si prepara quindi all’addio al trono ed alla vita (n. 6 Aria di Cleopatra: Addio trono, impero addio). Ma Antonio non dispera ancora, pur esprimendo il suo dolore dinanzi alla disfatta imminente (n. 7 Aria di Marc’Antonio: Come veder potrei). Cleopatra ribadisce la sua noncuranza della morte in un’aria di paragone (n. 8 Aria di Cleopatra: Quel candido armellino). Antonio accetta allora di morire insieme, perché l’amore trionfi oltre la morte (n. 9 Aria di Marc’ Antonio: Là tra i mirti degli Elisi). Allora la Alla Gof comune decisione è presa, perché questo è il volere del Cielo. Dall’eredità di questa vittoria scaturirà nei secoli la nascita dell’Impero asburgico di cui Carlo VI “il sovrumano”, il “fulgido sole” del tempo presente e la “lucente stella” di sua moglie Elisabetta (che attualmente governano anche nel vicereame di Napoli) sono splendidi rappresentanti. La cantata si chiude con una esaltazione dell’età presente (n.10 Duetto: Bella etade avventurosa). Nel 1772, quando ebbe ad incontrarlo a Vienna ormai alla fine della sua carriera di operista, il musicografo inglese Charles Burney definì Hasse senza mezzi termini come “il più spontaneo, il più elegante, il più esperto compositore di musica vocale ed anche il più fecondo compositore vivente” ormai “universalmente conosciuto sul continente per il suo talento”. La sua preparazione musicale era avvenuta prima ad Amburgo forse con Mattheson e poi a Napoli con Alessandro 47 Scarlatti e ben presto le esibizioni teatrali come tenore avevano lasciato il posto alla composizione. Più che nell’ Antioco (1721) di Brunschweig, adattamento da Zeno e Pariati, sopravvissuto solo parzialmente ed all’epoca cantato dall’autore, è nella successiva serenata a due voci napoletana Marc’Antonio e Cleopatra che possiamo ravvisare il debutto compositivo del sassone Johann Adolph Hasse (Bergedorf 1699 - Venezia 1783), allora ventiseienne, nell’agone lirico. Un battesimo foriero nel lustro successivo (1725-30) di una nutrita produzione comprendente ben sette drammi, otto intermezzi comici, due commedie per musica e tre serenate. Dedicata alla illustre coppia austriaca reCarlo Broschi detto Farinelli gnante anche nel viceregno di Napoli dal 1713 (l’imperatore Carlo VI di Asburgo ed Elisabetta Cristina di Braunschweig Wolfenbüttel ), la Serenata a due voci di Johann Adolph Hasse, commissionata dal consigliere regio Carlo Carmignano e presentata a Napoli in un contesto privato nell’ estate 1725 (forse in settembre nel “casino di campagna” dei Carmignano), segna dunque l’ inizio di una luminosa carriera, prima napoletana poi italiana, per il compositore tedesco che l’anno successivo è già presente col suo Sesostrate sul palcoscenico del Teatro S. Bartolomeo sotto diretta gestione vicereale (per il nono compleanno della principessa Maria Antonietta). Si trattava dunque di una sorta di battesimo operistico (senza scene) ma in dimensioni più ridotte (solo due personaggi e un’ora e mezza di musica in totale) con tanto di encomio finale della coppia regnante. La Serenata si compone equilibratamente di quattro arie (due per personaggio) e di un duetto finale per ciascuno dei due brevi atti, intercalati da recitativi secchi o accompagnati. La sfida si avvaleva anche di eccezionali interpreti, seppur giovanissimi: la parte della seduttiva regina egizia era affidata all’astro emergente del belcanto, l’evirato cantore pugliese appena ventenne Carlo Broschi, detto il Farinelli, allievo di Porpora (aveva debuttato cinque anni prima nel ruolo del pastorello Tirsi nell’ Angelica e Medoro di Porpora), mentre Marc’Antonio era il venticinquenne contralto, eccellente in ruoli en travesti, Vittoria Tesi, detta la Moretta per le origini africane del padre. Il libretto di Francesco Ricciardi (l’anno dopo scriverà per Hasse anche il libretto della serenata La Semele), già impresario del Teatro dei Fiorentini e più tardi del Teatro San Bartolomeo, rievoca gli ultimi drammatici momenti della storica vicenda del contrastato amore tra il triumviro romano e l’avvenente regina Angelo Manzotti 48 egizia seguiti alla sconfitta navale di Azio (31 a.C.) ad opera di Ottaviano, oggetto un ventennio dopo del celebre ciclo di scenografici affreschi di Giambattista Tiepolo a Palazzo Labia a Venezia (L’Incontro e il Banchetto). In una sorta di confronto tra la ragione politica e quella del cuore di fronte alla disfatta ormai inevitabile, quasi in un paradossale scambio Angelo Manzotti, Lorenzo Tozzi, Alla Gof dei ruoli, l’eroica Cleopatra ostenta sicurezza e stoico disprezzo per la morte, mentre Antonio si dimostra ancora vincolato dalle catene amorose ed in vena di effusioni sentimentali. La Serenata si apre con una Sinfonia in due movimenti: una eroica e cerimoniosa Ouverture alla francese (Spiritoso e staccato) ed un grazioso fugato (Allegro). Un’aria per ciascuno delinea subito i due caratteri contrapposti: in un ritmo di aggraziato minuetto il triumviro ( Pur ch’io possa) si dichiara vinto dall’amore, mentre la regina dopo un drammatico recitativo nella sua aria in sol minore (Morte col fiero aspetto) dichiara di preferire la morte al disonore. E la diversità di scrittura permea di sé le rispettive arie dei due amanti, Cleopatra - Farinelli e Marc’Antonio - Tesi. Per chi volesse meglio approfondire la figura e la vasta opera musicale di Hasse si consiglia il prezioso volume di Raffaele Mellace pubblicato dalla Epos di Palermo nel 2004. L’esecuzione del Romabarocca Ensemble è affidata al ben noto sopranista Angelo Manzotti nel ruolo di Marc’Antonio ed all’emergente soprano russo Alla Gof (Cleopatra), distintasi allo Sperimentale di Spoleto nel ruolo principale della Didone abbandonata di Galuppi. Romabarocca Ensemble E’ stato fondato nel 1994 da Lorenzo Tozzi insieme ad altri specialisti della musica antica per la riscoperta del vasto repertorio musicale italiano centro-meridionale e soprattutto romano del Sei-Settecento in esecuzione filologica. Ha nel suo vasto repertorio, con strumenti originali o copie, musiche inedite e rare, strumentali e vocali, sacre e profane, del barocco italiano, oratori, cantate, melodrammi ed intermezzi comici anche in forma scenica. Il gruppo debutta nel 1994 con la prima esecuzione moderna della favola boschereccia Diana schernita (Roma 1629) di Giacinto Cornacchioli con la regia di Vera Bertinetti e si impone successivamente all’ attenzione per la versatilità ed originalità dei suoi programmi musicali. Ha tenuto ormai concerti in tutta Italia, dalla Val d’Aosta alla Sicilia ed anche per istituzioni prestigiose come la Settimana musicale senese della prestigiosa Accademia musicale chigiana (nel 1997 l’Eumelio di Agazzari registrato da Raitre), il Festival barocco di Viterbo (La foresta incantata di Geminiani e La Giuditta di Cambridge di Alessandro Scarlatti), la Fondazione Piccinni di Bari (2006). Ha portato alla luce molte musiche inedite o rare come l’intermezzo L’Avaro (1720) di Gasparini (regia di Ugo Gregoretti). Nel febbraio 2000 per i Concerti del Giubileo esegue nella patriarcale basilica di San Paolo dinanzi a oltre duemila persone La Rappresentazione di Anima e di Corpo (Roma 1600) di 49 Emilio de’ Cavalieri con Cecilia Gasdia e Furio Zanasi nel quarto centenario dell’opera. L’esecuzione è registrata dalla Pan Dream in DVD stereo. Nel 2005 il RBE sotto la direzione di Tozzi registra per Bongiovanni in prima esecuzione moderRomabarocca Ensemble na la “festa teatrale” Decebalo (Napoli 1743) di Leonardo Leo con il controtenore Angelo Manzotti in una coproduzione italo-rumena. Nel 2007 registra in DVD per il Festival barocco di Viterbo in prima esecuzione moderna la favola boschereccia Il pastor di Corinto (1701) di Alessandro Scarlatti con la regia di Tito Schipa jr. Nel giugno 2006 inaugura con un concerto dedicato a musiche dell’architetto Carlo Rainaldi la mostra “Roma Barocca” a Castel S. Angelo su Borromini, Bernini e Pietro da Cortona curata da Paolo Portoghesi e Marcello Fagiolo. A Roma è presente ripetutamente per la stagione dell’Oratorio del Gonfalone, per la Grande musica in chiesa e la rassegna Concerti e Palazzi. Ha in corso di stampa per il 2008 l’incisione di un CD per la Tactus in prima esecuzione moderna di inedite cantate, duetti e lamentazioni dell’architetto seicentesco romano Carlo Rainaldi in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Roma e Lazio e la Sovrintendenza alle Belle Arti di Roma. Importanti anche le sue presenze all’ estero: partecipa al XVII Festival Internazionale dell’arte e dell’amicizia di PyongYang (Corea del Nord) ottenendo il Primo Premio (medaglia d’oro) per la sezione musica strumentale, ma suona anche per la Filarmonica di Minsk (Bielorussia) su invito dell’ Ambasciata italiana con grande successo di critica e pubblico. Nel 2004 ha compiuto una tournée in estremo Oriente (Cina, Mongolia, Corea) su invito dall’ Ambasciata Italiana a Pechino. Nel dicembre 2005 il gruppo si esibisce al Conservatorio di Musica di Astrakan (Russia) e nell’aprile 2008 a Lusaka in Zambia. Il RBE è stato ospite per Videosapere della rubrica Maestrissimo su Raiuno e più volte di rubriche musicali radiofoniche (ad esempio la rubrica I grandi interpreti) e alla Radio Vaticana. E’ stato invitato a suonare anche in Campidoglio in occasione della sfilata dello stilista Gai Mattiolo. Tra i progetti prossimi futuri opere di Vivaldi, Hasse, Domenico Scarlatti e Porpora. 50 GIOVEDÌ 11 SETTEMBRE ORE 17.30 E 21.30 Foligno, Multisala Supercinema Azioni e passioni. Tre film sotto cieli diversi LE FLAME DEL PARADIS Di Luciano Emmer Con Roberta Fattor, Massimo Paoli, Miriam Rossi, Andrea Castelli Colore, 95’ - Italia, 2006 La proiezione delle ore 21.30 sarà preceduta da una presentazione del regista Di questo film - scheggia appuntita dell’opus sperimentale emmeriano, presenza fuoriconcorso alla ventiquattresima edizione (10-18 novembre 2006) del Torino Film Festival (in cui si è completata la retrospettiva a lui dedicata dallo stesso festival due anni prima) - giunge opportuna la sua proiezione anche nel nostro piccolo festival, favorita dalla plenitudine di Luciano Emmer (1918) - grande vecchio del nostro cinema nazionale - per le ormai note ragioni della nostra rassegna cinematografica. Al barocco improprio del cinema capita che questa storia in costume si trasferisca e si raffiguri nel XVII secolo in una valle del Trentino, la Valle di Non, perché raccontata e parlata al regista dagli abitanti nella loro lingua, sulla base di documenti e leggende risalenti al periodo indicato. […] Ho sempre preferito nei miei film immergermi nella realtà del tempo in cui mi trovavo a vivere. Questa volta ho tratto spunto dalle cronache dell’epoca (gli inizi del ‘600) e precisamente dal processo a una povera contadina, conclusosi con la condanna a essere abbruciata viva. Non sono attratto dalle pene truculente come il rogo di una presunta strega; mi ha incuriosito il mondo dei paesani, rivelato dalle testimonianze di accusa. Sono state queste a permettermi di costruire la storia del film e le vicende dei protagonisti sullo sfondo della natura immutabile della Valle di Non […], secondo un frammento di dichiarazione di Emmer sul suo film. Le fiamme 51 del Paradiso son quelle che avvolgeranno il corpo di Zappina (Roberta Fattor), una giovane contadina che vive con la sua capra, esperta di erbe medicinali, cui ricorrono gli abitanti dei borghi per sollievi e cure. Il latte del suo animale, i decotti delle sue erbe, i consigli della sua conoscenza non hanno prezzo, soltanto il baratto più elementare, il dono più comune, più disponibile. Ma il frutto che si riceve in cambio nella buona sorte, spesso si muta in frutto avvelenato se le disgrazie e le malattie colpiscono ancora e duramente. Allora ciò che sembrava buono e giusto, ora appare malvagio e iniquo: la libertà e la generosità di Zappina, condizione essenziale per il suo fare bene, agli occhi accecati dal male, un tempo benevoli per il bene ricevuto, si trasfigurano in licenza e patto demoniaco. Ci vuol poco a trasformare una giovane donna – in armonia con la natura, da cui trae conoscenze che volge in buone pratiche – in strega perseguibile: due gendarmi armati alla porta denunciano l’acclarata stregoneria delle sue arti. A nulla valgono l’amore del cacciatore né la sollecitudine disperata di un’amica per scongiurare l’esito del processo. Le menzogne degli accusatori, la spietata esattezza del clero, le torture insostenibili, la fredda precisione inquisitoriale, conducono la giovane al rogo: vittima sacrificale di un legame sociale sempre precario ed incerto, dominato e controllato da un potere che rinsalda i vincoli solo espellendo il designato, ripetendo il meccanismo vittimario, che sembrava assunto e superato per sempre dalla figura del crocifisso. Il film di Emmer porta la sua attenzione, come in un quadro dell’epoca, in un affresco minore per un film d’arte, su questo meccanismo elementare, con la semplicità e la sagacia di un antropologo: se lo annoiano i dettagli e fugge le minuziose (e costose) ricostruzioni non è per trascuratezza o povertà. Il fatto è che da lungo tempo ne conosce le ricorrenze: il desiderio mimetico e l’invidia strutturano da sempre le relazioni sociali e sono un pericolo mortale per la libertà individuale. L’ottimo René Girard ha dedicato a questo tema capitale, in un tomo ponderoso, l’analisi minuziosa di alcune opere di Shakespeare; tanto meglio se uno sguardo saggio da novantacinque minuti lo mostra in un piccolo grande film. (r.l.) 52 VENERDÌ 12 SETTEMBRE ORE 21.15 Foligno, Auditorium San Domenico Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo Le voci NEW TROLLS con Ensemble barocco CONCERTO GROSSO TRILOGY LIVE Nico Di Palo e Vittorio De Scalzi Concerto Grosso Trilogy Live comprende sia brani tratti da Concerto Grosso per i New Trolls di Bacalov, sia dal Concerto Grosso n. 2, che dall’ultimo album Concerto Grosso - The Seven Seasons, con gli Gnu Quartet. Roberto Izzo, 1 violino Silvia Trabucco, 2 violino Raffaele Rebaudengo, viola Stefano Cabrera, violoncello Adriano Mondini, oboe Il Direttore d’Orchestra e violoncellista Stefano Cabrera ed il primo violino Roberto Izzo, entrambi dell’Orchestra del Carlo Felice di Genova Continua…La Leggenda New Trolls! Era il 1967 quando Vittorio De Scalzi e Nico Di Palo si incontrarono per creare il suono di una delle band più rappresentative del panorama italiano: I New Trolls. Il gruppo ha entusiasmato il pubblico con una vocalità raffinata ed un repertorio di grandi brani che spaziano dalla musica classica alla canzone d’autore, passando per i molti successi di grande impatto emotivo. A distanza di circa dieci anni dall’ultima collaborazione, le due voci storiche Nico e Vittorio si riuniscono ufficialmente, mettendo fine al lungo periodo di attesa del pubblico. Vittorio e Nico sono di nuovo insieme. Cosa li ha riuniti? La voglia di creare a quattro mani, scambiarsi quella musicalità che ha 53 entusiasmato il pubblico per due decadi ed il desiderio di aggiungere un nuovo capitolo al loro percorso artistico. Non si tratta di una semplice reunion, ma di un progetto preciso ed affascinante, che ha già avuto un’appendice internazionale. Nell’Aprile 2007 infatti, hanno ottenuto un grandissimo successo in Corea e Giappone, dove hanno presentato in anteprima mondiale il nuovo Concerto Grosso - The Seven Seasons. Di recente pubblicazione è anche la biografia Dal Pesto al Sushi di Riccardo Storti (edizioni aereostella) che racconta i New Trolls dalle origini (Genova) ad oggi (tour in Giappone). A Febbraio 2008 è stata la volta del Messico, dove sono stati il gruppo più acclamato da critica e pubblico del prestigioso Baja Prog Festival, mentre quest’estate li potremo ascoltare nel tour estivo italiano. Insieme a Vittorio De Scalzi (voce, tastiere, flauto, chitarra) e Nico Di Palo (voce, tastiere), nella formazione attuale sono: Alfio Vitanza (batteria, voce) , Andrea Maddalone (chitarra, voce), Mauro Sposito (chitarra, voce), Francesco Bellia (basso, voce). Nico Di Palo 54 GIOVEDÌ 18 SETTEMBRE ORE 17.30 E 21.30 Foligno, Multisala Supercinema Azioni e passioni. Tre film sotto cieli diversi GLI AMORI DI ASTREA E CELADON Di Eric Romher Con Stéphanie de Crayencour, Andy Gillet Colore, 109’ - Francia, Italia, Spagna, 2007 La formula estetica del grande Eric Rohmer, anche e soprattutto nei film in costume, come questo, è giocare contro la convenzione psicologica per la consistenza psicologica del personaggio, mostrare degli individui dotati di psiche, lottare contro la dedrammatizzazione dell’intreccio e dei personaggi a vantaggio di caratterizzazioni efficaci, di elaborazioni cartesiane. Come correlato di questa posizione, il richiamo ad una caratteristica strutturale (il suo côté balzacchiano, come lo definisce lui stesso) del composto cinematografico: l’evidenza del complotto, del fraintendimento, della trama fortuita sotto il dominio di un caso organizzato. Questo schema, estremamente sintetico, antiesistenzialista, lo conduce spesso in terre letterarie incognite: niente lo infastidisce più che il cinema come sistema chiuso. Perciò se in precedenti esperienze cinematografiche aveva spaziato dal poema medioevale del dodicesimo secolo, in ottonari, di Chretien de Troyes, Perceval le gallois (1978) al racconto del diciannovesimo secolo, scritto in antico tedesco, di Heinrich von Kleist della Marquise von O (1976); dal Kammerspiel sulla rivoluzione francese L’Anglaise et le Duc (2001), ispirato al libro della scozzese Grace Elliot Journal of my life during the French Revolution, all’intrigo romanzesco da spy story di Triple Argent (2004) nella Francia degli 55 anni trenta del secolo scorso, non ci sorprende affatto nella scelta di questo nuovo film, tratto da un dimenticato romanzo pastorale, L’Astrée di Honoré d’Urfé, pubblicato fra il 1607 e il 1627 e terminato da Balthazar Baro, segretario dello scrittore, nel 1628. Come è arcadicamente ovvio, la storia si svolge in un passato remoto (nel Forez francese del quinto secolo, in un enclave celtodruidica, idillica e lontana dai sommovimenti politici e militari dell’epoca) e narra le peripezie amorose di due giovani pastori, di nobili origini e incuranti perciò del gregge, Astrea e Celadone, intercalate da innumerevoli digressioni romanzesche, in numerosi volumi, di altrettali storie d’amore e cavalleria e punteggiate da sonetti e svariate altre poesie. Rohmer riesce nell’impresa razionalizzante, senza perdere il filo dell’opera che l’intriga, al cui centro sta la prova amorosa senza contrasti esterni, che ne ostacolino la libertà, come in ogni romanzo pastorale canonico: Astrea, nella dedizione amorosa reciproca, crede di scorgere la prova di infedeltà di Celadone (in verità il suo sguardo è impedito doppiamente, dalla visione ostacolata e dalla finzione inscenata dalla riprovazione familiare) e l’abbandona. Inizia così un errare dei protagonisti nello struggimento amoroso (Celadon trascinato dalle acque in un mondo sconosciuto, in un castello popolato da ninfe e druidi e dalla figlia del re, Galatea che, secondo i vaticini, attende lo straniero; Astrea invece soggiorna nel suo dolore e nel suo desiderio di morte, attorniata da dispute amorose) che si scioglie infine con delicata grazia perturbante. Rohmer, attratto dal trattamento della verosimiglianza, risolta in raffinata artificiosità per narrazione e argomentazione, approfondisce e scioglie cinematograficamente, in maniera sublime, la tensione tra apparenza e realtà, il fuoco del problema nascosto in un congegno narrativo: la capacità di discernere diventa una questione di vita e di morte; la deviazione iniziale e l’erranza conseguente non sono che condizioni essenziali per conseguire un’esatta e giusta visione, poiché la verosimiglianza è una costruzione artificiale, il cui valore è sempre instabile e incerto. (r.l.) 56 VENERDÌ 19 SETTEMBRE ORE 21.15 Foligno, Auditorium San Domenico L’Eclat des Muses Compagnie Christine Bayle GENRE MEDIANOCHE Spettacolo di danza barocca in concerto Prima italiana Ideazione e coreografie, Christine Bayle Direzione musicale, Patrice Boinet Musica estratti da Opéras-ballets: Lully, Colasse, Delalande, Marais, Gervaise, Phalèse, Mersenne Danzatori Christine Bayle, Morgane Légaret, Irène Feste, Pierre-François Dollé, Hubert Hazebroucq Musicisti con strumenti antichi Patrice Boinet, clavicembalo e i musicisti della Compagnie Les Violons du Roy (2 violini, 1 viola contralto, 1 quinte de violon, 1 basso di violino, 2 oboi/flauti dolci) Costumi creazioni di Marie-Hélène Perrier, noleggio dal Château de Maisons-Lafitte Tratto dal Dictionnaire de Furetière, testi di Pierre Rameau, Michel de Pure, Weaver, Ménestrier, La Princesse Palatine, Molière, Voltaire... Questo spettacolo è stato sostenuto da Aide au Projet DRAC Ile-de-France Château de Maisons-Laffitte, Château de Bussy-Rabutin, MONUM Conseil Général des Yvelines, Mairie de Maisons-Laffitte Programma Courante du Ballet de l’Impatience, Lully, coreografia di Ballo Sarabande de Polyxène et Pyrrhus*, Pascal Colasse Pavane des Saisons*, Aria per la signora La Dauphine, Lully La Bocanne, ispirata al nome del maestro di danza Bocan Pavane d’Espagne, anonimo***, Basse-Dance «Jouissance vous donneray», Gaillarde *** de Claude de Sermisy, Courante Daphné, anonimo *** Menuet del Bourgeois gentilhomme, Lully-Molière «Dieux des Enfers», Sarabande La Royalle*, Orphée, Ballet de la Naissance de Vénus, 1665, et Ballet des Saisons, Colasse, compositore collaboratore di Lully, 1675 Chaconne, Ballet de Sigalion, Colasse, Entrée (assolo femminile)*, Atys, Tragédie lyrique, Lully Scene: Clymène, Contes et Nouvelles en vers, La Fontaine Piarrot et Charlotte, Le Festin de Pierre, Molière 57 Gavotte d’Atys*, Tragédie lyrique, Lully Entrée Le paysan**, L’Opéra-Ballet L’Europe galante, 1697 Marche La Seconde et Nouvelle Mariée*, Ballet de la Mascarade, Lully Certain jaloux : racconto di La Fontaine Forlane (per due donne)*, L’Europe galante, Opéra Ballet, 1697, Campra Rigaudon à Quatre*, Philomèle, Tragédie lyrique, Lacoste Entrée «Le roi représentant le Soleil»**, Ballet de Flore, Lully Chaconne**, Les Symphonies de Delalande Passacaille d’Armide*, 1686, Lully, Loure (per una donna), Entrée espagnole (per due uomini)*, L’Europe Galante, Entrée Aimable vainqueur*, Hésione, Tragédie lyrique, Marin Marais, 1700 Musette*, Opéra de Sémélée, Marin Marais Sarabande (per una donna)**, Chaconne d’Arlequin, Le Bourgeois gentilhomme, Lully Chaconne d’Arlequin, Charpentier, Le Malade imaginaire Loure espagnole (per una donna), Forlana (per due donne)* , L’Europe Galante Chaconnes d’Arlequin*, Lully, Le Bourgeois gentilhomme Duo la Rissole, Le Mercure galant, Boursaut, La Veuve, idem Entrée espagnole, L’Europe Galante, arrangiamento C. Bayle secondo Pécour * Coreografie di Louis-Guillaume Pécour, compositore dei Ballets de l’Académie Royale de Musique. ** Coreografie di Raoul Auger Feuillet, compositore e autore con Pierre Beauchamp del sistema di scrittura della danza, La Chorégraphie (1700) e del Traité de la Cadence, (1704) *** Estratti dall’’Orchésographie di Thoinot-Arbeau, 1588 **** Coreografie di Christine Bayle Questo spettacolo presenta un pot-pourri d’Entrées de Bal et de Ballets tra i più famosi di un’epoca che, mentre inventava la tragedia lirica, amava la danza al di sopra di tutto perché il pubblico stesso era amante del ballo. Il pot-pourri, molto apprezzato alla Corte di Luigi XIV, veniva eseguito durante feste occasionali, avvenimenti famigliari, battesimi, matrimoni e soprattutto durante il Carnevale e riprendeva le migliori musiche di Lully, “per il piacere degli occhi e delle orecchie”. È a questo genere che oggi si ispirano i danzatori e i musicisti della compagnia L’Eclat des Muses, ponendo l’accento sugli elementi-chiave dell’arte barocca, con l’idea di realizzare un divertissement in musica. Il viaggio ha inizio prendendo spunto da un gioco sulle parole del dizionario (precisamente il Dictionnaire de Furetière dell’epoca barocca) e trasporta lo spettatore nel contesto delle Pavanes, Basse-Dances, Gaillardes del Rinascimento, fino alle danze delle opere di Lully, Campra, Marais: coreografie a due, assoli, a quattro, dei grandi coreografi quali Pécour, Feuillet... Corrente, Sarabanda, Minuetto, Giga, sono dei veri tesori del patrimonio dell’umanità. Si può ben dire che “i balletti entrano a far parte di ogni sorta di rappresentazione. La Commedia e la Tragedia ne fanno uso nei 58 loro cori e negli intermezzi. Le Azioni in musica li includono nei loro Prologhi e li mescolano alle parti recitate” (Ménéstrier, Dei Balletti antichi e moderni). L’idea da cui nasce lo spettacolo è quella di approcciarsi agevolmente al XVII-XVIII sec. con l’intento di renderli attuali e di integrare musica, danza e teatro, al fine di divertire lo spettatore e condividere con lui l’intelligenza e il gusto dell’epoca. Le coreografie proposte nella loro versione originale e interpretate osservando rigorosamente i principi di danza dei Balli di Pierre Rameau e del Balletto di Claude - François Ménestrier, rivelano una danza estremamente naturale nella sua raffinatezza e caratterizzata da figure quali Arlecchino, Colombina e Spavento, figli della commedia dell’arte. La Spagna è ugualmente presente per l’influenza che ha esercitato sul gusto francese: la Pavane d’Espagne, la Sarabande, la Chaconne echeggiano dolcemente nelle opere di Marin Marais e di uno dei primi discepoli di Lully, Pascal Colasse, propagatore di questo stile tipicamente francese nel suo Florilegium. La compagnia L’Eclat des Muses è stata fondata da Christine Bayle nel 1983 con l’intento di dare vita a delle creazioni partendo dai testi di musica, danza e teatro del XVI, XVII e XVIII sec. La compagnia si è impegnata su più fronti: la creazione dove collocare la danza nel contesto di una scrittura plurima comprendente la musica, la poesia, il testo e il teatro; la ricerca che trae spunto dalle notazioni coreografiche e dagli scritti dei Maestri di danza dell’epoca che diventa essa stessa oggetto di creazione artistica o al contrario è la creazione che seguendo l’ispirazione, si libera dai condizionamenti formali dell’epoca; la messa in scena di balletti, commedie, tragedie liriche che favorisce la comprensione dei balletti di Corte e dell’Opera. La compagnia ha organizzato numerose tournée partecipando a festival nazionali e internazionali in Europa e in America (Festival degli Strumenti Antichi a Parigi, Festival di Danza di Lille, Festival delle Fiandre, Festival di Musica Barocca di Pontoise, festivals di danza barocca in Germania, in Italia...) e ha ottenuto numerosi riconoscimenti sia in Francia che all’estero. 59 SABATO 20 SETTEMBRE ORE 21.15 Foligno, Auditorium San Domenico Centro Culturale di Teatro Onlus, in collaborazione con Accademia Teatrale di Firenze, Centro Culturale di Teatro Contemporanea Comedy and Drama BACCO IN TOSCANA di Francesco Redi Regia, musica ed effetti digitali Pietro Bartolini Organizzazione Ludovica Sanalitro Con Amita Barbieri, Gloria Liccioli, Matilde Sanquerin, Ester Sigillò, Anna Laura Rassu, Viola Baldi, Filippo Marini, Giacomo Giuntini, Lorenzo Lepori, Daniele Fanelli, Leonardo Masini, Emanuele De Luca Danzatrici dirette da Beatrice Paoleschi Commedia di poesia, danza e musica Ditirambo di Francesco Redi, tripudiante elogio del vino, capolavoro della letteratura d’evasione. L’arrivo di Bacco ed Arianna alle pendici del monte di Fiesole, con tutto il seguito dei satiri, offre il pretesto per cantare i pregi e i difetti dei grandi vini di toscana. La versificazione viene tradotta scenicamente nello spetta- 60 colo con una interpretazione mimico coreutica continua e ricchissima di variazioni ritmiche, stilistiche e cromatiche. Fedele al testo di F. Redi si avvale anche di musiche ispirate al rinascimento fiorentino. Pietro Bartolini Attore, scenografo, regista e autore teatrale e multimediale, direttore Artistico del Centro Culturale di Teatro Onlus, ente riconosciuto dalla Regione Toscana, ha cominciato la sua carriera molto giovane, si è diplomato alla Bottega Teatrale di Firenze diretta da Vittorio Gassman (1984); in quegli anni è stato assistente e collaboratore personale del maestro Orazio Costa, insegnando anche alla sua scuola, ed ha poi lavorato a lungo (10 anni) come attore professionista in ruoli principali in compagnie di giro nelle principali città europee, con Vittorio Gassman, Gabriele Lavia, Peter Stein, Mariangela Melato, Giancarlo Sepe, Rossella Falk, Raf Vallone e molti altri. Ha preso parte a numerose registrazioni televisive, radiofoniche e discografiche (12 puntate per Rai 2 - voce recitante in Storie di uomini e di mare, anno 2002), attualmente è direttore fondatore dell’Accademia Teatrale di Firenze, scuola di teatro e centro di produzione di spettacoli e documentari. Come regista teatrale ha realizzato per il Comune di Firenze oltre 180 spettacoli dal 1992 ad oggi attirando sempre l’attenzione della stampa e del pubblico. Come regista cinematografico ha realizzato documentari (uno su Telemaco Signorini nel 1998 e selezionato per l’inaugurazione del Parco delle Cinque Terre nel 2002, un altro sulla Valle del Mensola a Firenze nel 2004); un lungometraggio su sceneggiatura ricavata dagli autori toscani dell’800 Acqua Passata; l’ultimo sul pittore Galileo Chini prodotto dal Comune di Firenze che è stato presentato recentemente con successo a Salsomaggiore, al Forte Belvedere per Fiesta 2007 e il 24 novembre 2007 al Museo Manifattura Chini dal Comune di Borgo S. Lorenzo in Toscana. Come autore ha curato, dopo una lunga frequentazione e collaborazione con lo scrittore Vasco Pratolini, il volume edito dalla biblioteca di Prato Vasco Pratolini fra cinema e teatro. Ha realizzato per il Centro Culturale di Teatro impianti scenografici e macchinerie teatrali, oltre ad aver progettato e realizzato per il Comune di Firenze il Teatrodilegno trasferito ora a Terracina in provincia di Roma. Ha collaborato con il prof. Giancarlo Quiriconi, drammaturgo e ordinario di letteratura italiana moderna all’Università di Chieti e Pescara con cui ha realizzato due CD audio con i poeti Piero Bigongiari e Mario Luzi con le loro voci e la partecipazione della propria compagnia. Scrittore di testi teatrali originali: Don Chisciotte di M. De Cervantes (più volte rappresentato nei principali teatri toscani con la partecipazione di 40 attori - anno 2002) e Fiaba (anno 1989 - rappresentato con successo al Festival di Radicondoli con la sua regia e recensito da RAI 1) e Festa Decadentista al Teatro 13 di Firenze (anno 1991). Musicista e clarinettista dal 1975 al 1984, compositore, compone musiche per le produzioni del Centro Culturale di Teatro. Interprete nella parte di Creonte del DVD Medea in distribuzione nelle librerie ed edicole, regia di Giancarlo Sepe con Mariangela Melato. 61 DOMENICA 21 SETTEMBRE ORE 21.15 Sterpete di Foligno, Chiesa di San Michele Arcangelo Laus Concentus La Strada Europea della Pace Lubecca-Roma: percorsi di musica barocca À LA MANIÈRE ITALIENNE Influenze italiane nell’itinerario musicale europeo Programma Jean-Baptiste Besard (1567 ca - 1625 ca; attivo a Roma e a Colonia) Fantasia per liuto (da Thesaurus harmonicus divini Laurencini Romani, Colonia,1603) Claudio Monteverdi (1567 - 1643) Ecce sacrum paratum per soprano e continuo (in Ghirlanda Sacra, Venezia, 1625) Philipp Friedrich Böddecker (1607 - 1683; organista nella Cattedrale di Strasburgo) Sonata per violino solo Ecce sacrum paratum convivium per soprano e continuo (da Claudio Monteverdi, in Sacra Partitura, Strasburgo, 1651) Massimiliano Neri (1615 - 1666; maestro della cappella musicale del principe elettore di Colonia) Ad Charismata coelorum a due voci e continuo (per soprano, flauto e continuo) Carl Rosier (Liegi 1640 - Colonia 1725; maestro di cappella a Colonia) Sonata in re minore per violino, flauto e continuo da Pièces choisies à la manière italienne (Amsterdam, 1691) Francesco Foggia (Roma 1604 - 1688; attivo a Colonia e Bonn) De valle lacrimarum, mottetto per soprano e continuo Johannes Hieronymus Kapsberger (1580 - 1651; detto “Il Tedesco della Tiorba” fu attivo a Roma) Intavolature per chitarrone Francesco Foggia Cessate, deh cessate, mottetto per soprano e continuo Carl Rosier Sonata a 2 (CXLIV) per violino, viola da gamba e continuo Dietrich Buxtheude (1637 ca - 1707; organista a Lubecca) Aria italiana Deh credete il vostro vanto per soprano, violino, flauto e continuo (Bux WV117) 62 Laus Concentus Annamaria Calciolari, soprano Maurizio Piantelli, arciliuto e tiorba Maurizio Less, viola da gamba Luca Giardini, violino Giorgio Merati, flauto Laus Concentus Gli scambi culturali fra i diversi paesi ebbero da sempre nella musica uno degli emblemi più significativi; ed ecco quindi che lo spazio di attività, di conoscenza e di confronto di musicisti e compositori non fu quasi mai relegata agli angusti limiti del luogo natio ma si dimostrò sempre capace di travalicare regni e confini. E se nel periodo barocco il punto di riferimento è senza dubbio la musica italiana, i suoi “innesti” nelle composizioni tedesche, francesi, svizzere si mostrano in una straordinaria varietà di connessioni. Ed ecco quindi che musicisti italiani vengono chiamati come maestri di cappella a Bonn e a Colonia, che l’organista di Strasburgo Friedrich Böddecker riscriva un mottetto di Claudio Monteverdi, ma anche che liutisti come Jean-Baptiste Besard e Johannes Hieronymus Kapsberger (detto il “Tedesco della Tiorba”) vengano a studiare e lavorare a Roma. Insomma un intreccio di culture, di stili e di suggestioni che sancisce il panorama musicale europeo ben prima di ogni storia politica e geografica. Laus Concentus L’ensemble vocale e strumentale Laus Concentus (che prende il nome dall’antica Lodi), è un gruppo di musica antica fondato nel 1992 dal liutista Maurizio Piantelli e che fa riferimento all’Associazione Culturale Musicarte della stessa città. Il gruppo, ad organico variabile utilizza strumenti originali e loro copie e segue una prassi esecutiva filologica. Il repertorio del Laus Concentus va dal periodo tardo medioevale al rinascimento e barocco. Il Laus Concentus è chiamato regolarmente a partecipare a importanti festival nazionali ed internazionali (Landshut in Germania, Praga Europa Festival, Autunno Musicale a Como, Il Canto delle Pietre, Festival di Musica Antica di Cremona, Festival dei Saraceni, etc.). Il CD I canti di Euterpe. Musiche di donne fra Rinasci63 mento e Barocco (Milano, La Bottega Discantica, 1998) si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica per l’originalità del tema e la pregevole esecuzione artistica. La tipicità del gruppo è quella di elaborare programmi musicali “ad hoc” sulla storia, architettura e ambientazione dei diversi luoghi dove viene chiamato ad operare. Questa sua caratteristica, fondata su un’ampia e approfondita ricerca musicologica, lo ha portato negli ultimi anni ad esibirsi con successo in alcuni dei luoghi più belli del patrimonio culturale italiano. In occasione dell’anno giubilare con lo spettacolo Ognun driza al ciel el viso il Laus Concentus è stato protagonista di una importante tournée italiana che lo ha visto ospite della rassegna De ignotu cantu (Monastero di Fonte Avellana - Pesaro), del festival dell’Abbazia di Pomposa (Ferrara) e del festival della Badia di Ganna (Varese). Nel dicembre 2002 ha partecipato alla rassegna collegata alla mostra Le stanze della musica di Bologna con un originale programma sui teorici musicali fra ‘500 e ‘600. Dal 2003 al 2006 al gruppo è stata affidata la programmazione dei concerti inseriti nella rassegna Lodi e i suoi tesori per il Mese dei Beni Culturali e nell’estate 2003 è stato protagonista di un’altra tournée con un programma di musica sacra mariana che lo ha portato fra l’altro nel Duomo di Varazze (per la rassegna internazionale di Musica Sacra) e nel Duomo di Vernazza (per il Festival delle Cinque Terre). Fra maggio e giugno 2004 è stato ospite a Faenza (a Palazzo Milzetti sede della Soprintendenza dell’Emilia Romagna in occasione dei recenti lavori di restauro), a Cremona (in occasione della Giornata Nazionale della Musica Popolare con un programma sull’Amor barocco), a Santa Margherita Ligure (all’interno del Festival Internazionale del Tigullio inserito nelle Manifestazione per Genova Capitale della Cultura 2004). Con il programma All’ombra del chiostro. Musiche di monache fra ‘600 e ‘700 è stato ospite nel 2003 a Lecco al Festival internazionale manzoniano (La pietra e l’acqua…) e Castello Sforzesco di Milano in uno spettacolo dal titolo I Promessi Sposi. Storia d’amore e d’avventure. La fortuna di questo concerto è stata suggellata nel luglio 2004 con la presenza del Laus Concentus al Festival dei Due Mondi di Spoleto (Ora Mistica - I Concerti di mezzanotte). Nell’estate 2005 il Laus Concentus ha partecipato alla rassegna La Notte dei Musei promossa dalla Regione Lombardia, alla rassegna musicale nei parchi archeologici della Regione Toscana ed è stato invitato al Festival Barocco di Viterbo. Il 17 dicembre 2006 il gruppo è stato ospite al Castello Sforzesco a Milano con il nuovo programma Vanitas Vanitatum. Tempi terreni e infinità celesti spettacolo che ha dato il nome all’intera rassegna. Sia nel 2006 che nel 2007 ha realizzato il ciclo Concerti nel Chiostro presso il Museo Diocesano di Brescia, la rassegna Affreschi che cantano e Ponti sonori presso il Castello Mediceo di Melegnano (MI) e la rassegna ConcertinCorte per il Comune di Lodi. Nell’estate 2007 è presente ancora a Milano nella rassegna Notturni in villa presso la Villa Reale, nel prestigioso festival presso l’Abbazia di Monteveglio (BO) e in Sicilia con gli Amici della Musica di Trapani. 64 DOMENICA 21 SETTEMBRE - ORE 23.15 Sterpete di Foligno Spettacolo pirotecnico LA MERAVIGLIA BAROCCA a cura della Pirotecnica Morsani La Meraviglia Barocca La cultura del nostro Paese, l’Italia, ha estremo bisogno di essere rivalutata e rivitalizzata a livello mondiale. Le generazioni future dovrebbero prendere coscienza dell’importanza della cultura e della lingua italiana quali vettori di tradizione e modernità allo stesso tempo. È infatti attraverso la conoscenza del nostro passato che riusciamo ogni giorno a costruire il futuro! Noi, come Pirotecnica Morsani S.r.l., abbiamo applicato questo concetto anche alla nostra arte. Attraverso un’attenta ricerca storica e lo studio dell’antica manualistica pirotecnica, abbiamo ricostruito una tipologia di spettacolo pirotecnico molto vicina a quella dell’epoca settecentesca. Nel disegno “scenografico” del fuoco abbiamo infatti adottato un sistema di simmetria prospettica e profondità che prevede l’accensione contemporanea da più postazioni e da diverse altezze, in modo da “incastonare” lo spettacolo nell’ambiente che lo circonda esaltandone le caratteristiche. Per non parlare poi dell’uso di macchine barocche che ci permettono di esprimere al massimo la teatralità pirotecnica sfruttando le infinite combinazioni possibili tra i fuochi e ci permettono di dare vita a innumerevoli giochi pirici. Il fascino e la bizzarria, il calore e la passione...sono questi gli elementi della nostra cultura a cui ci piace rendere omaggio. Lo spettacolo sarà articolato in diverse scene pirotecniche che andranno a rispettare ogni frase musicale [Georg Friedrich Händel (16851759) Music for the Royal Fireworks, 1749]; ogni immagine accompagnerà la timbrica e la ritmica del brano. Archi di fuoco sovrastati da aperture di sfere pirotecniche ad effetto palma, bouquet di fiori di fuoco, fontane d’oro e d’argento e candele romane, macchine pirotecniche danno inizio alla macrodimensione del fuoco d’artificio. Assieme alla musica si fonderà l’allegrezza dei fuochi d’artificio per un “concerto” visivo e sonoro. 65 SABATO 30 AGOSTO, ORE 21.15 Foligno, Auditorium San Domenico Teatro Paravento Locarno IL MEDICO PER FORZA Ingresso € 10,00 - Ridotto € 7,00 DOMENICA 31 AGOSTO, ORE 21.15 Foligno, Loc. Scopoli, Chiesa di Santa Maria Assunta La Rosa dell’Umbria Ensemble barocco con strumenti originali BACH & PASOLINI Ingresso gratuito Prenotazione consigliata tel. 075.3681792 - 075.3681468 MERCOLEDÌ 3 SETTEMBRE, ORE 18.00 Foligno, Auditorium San Domenico Compagnia teatrale Don Chisciotte Asl 3 - Comune di Foligno - Circoscrizione n. 2 Ambito 8 - Dinamica Cooperativa sociale LA PLURALITÀ DEI MONDI Ingresso € 10,00 - Ridotto € 7,00 GIOVEDÌ 4 SETTEMBRE, ORE 21.15 Colfiorito di Foligno, Palestra Comunale Azioni e passioni. Tre film sotto cieli diversi LE AVVENTURE GALANTI DEL GIOVANE MOLIÈRE di Laurent Tirard Alla proiezione del film seguirà il “Dessert del Re Sole” Ingresso libero VENERDÌ 5 SETTEMBRE, ORE 17.15 Foligno, Palazzo Trinci, Sala Sisto IV Inaugurazione della mostra BALLI POPOLARI E FESTE REALI La mostra resterà aperta tutti i giorni, con esclusione del lunedì, fino al 21 settembre, orario 9-13 / 15-19 Ingresso gratuito in occasione dell’inaugurazione e durante la Notte Barocca del 6 settembre dalle ore 18.00 alle 04.00 di notte. Ingresso con modalità di accesso al Museo di Palazzo Trinci negli altri giorni VENERDÌ 5 SETTEMBRE, ORE 21.15 Foligno, Teatro San Carlo Pantakin da Venezia ARLECCHINO / DON GIOVANNI Ingresso € 10,00 - Ridotto € 7,00 DA VENERDÌ 5 A DOMENICA 14 SETTEMBRE Foligno, Centro Storico BAROCCO E NEOBAROCCO IN VETRINA Informazioni Ente Giostra della Quintana [email protected], tel. 0742.354000 66 NOTTE BAROCCA A FOLIGNO In collaborazione con l’Ente Giostra della Quintana SABATO 6 SETTEMBRE DALLE ORE 17.30 “FIN ALLE QUATTR’HORE DI NOTTE” ORE 17.30 Parco dei Canapè, entrata da Via Chiavellati Statue viventi di Henry White GIARDINO BAROCCO ORE 17.45 Porta Romana Art-it LEONARDO E LA PRIMAVERA (replica ore 21.15) ORE 18.00 Palazzo Trinci, Sala delle Conferenze Conferenza spettacolo con degustazione di Raffaele Riccio “L’OCCHIO E LA TAVOLA”: TRIONFI DI PASTICCERIA ED ARTISTI DELLA TAVOLA IN EPOCA BAROCCA Ingresso libero ORE 21.00 Auditorium San Domenico Associazione Commedia Harmonica LE VEGLIE DI SIENA Ovvero I Vari Humori della Musica Moderna Ovvero I Giuochi (o Scherzi) di Siena Ingresso € 10,00 - Ridotto € 7,00 Piazza della Repubblica VISIONI D’INCANTO Proiezioni di immagini fisse di grande formato Ingresso libero Corte di Palazzo Trinci Proiezioni video • SEGNI BAROCCHI FESTIVAL 25 ANNI (1981-2006) • CARNEVALE DI LA LOUVIÈRE ORE 22.30 Spettacolo itinerante da Porta Romana a Piazza della Repubblica Azar Teatro Valladolid BARROCO-ROLL ORE 23.00 Via A. Saffi n. 33 SUONI E IMMAGINI: VISITA GUIDATA ALLA SCUOLA COMUNALE DI MUSICA Ingresso a gruppi di 30 persone, prenotazione consigliata tel. 0742.344563 ORE 23.45 Porta Romana Art it EROS E PSICHE (replica ore 02.30) Corte di Palazzo Trinci Almalatina VILLANELLA CHE ALL’ACQUA VAJE POESIA E MUSICA DI UNA CAPITALE ANTICA Ingresso gratuito Spettacolo itinerante per le vie del Centro Storico da Corso Cavour a Largo Carducci Compagnia artistica La Paranza del Geco CARNASCIALÌA: IL RITO, LA FESTA, LA STRADA 67 ORE 24.00 Piazza Matteotti Statue viventi di Henry White PIAZZA BAROCCA ORE 01.00 Corteo per le vie del Centro Storico da Palazzo Pierantoni a via F. Ciri dal Carnevale di La Louvière Groupe folklorique de gilles de La Louvière FOLIGNO INCONTRA I GILLES DEL CARNEVALE DI LA LOUVIÈRE Spettacolo itinerante da Piazza San Domenico a Piazza della Repubblica Azar Teatro Valladolid BARROCO-ROLL ORE 01.05 Piazza Garibaldi La compagnia Pantakin da Venezia, con Arlecchino, Pulcinella e le maschere della Commedia dell’Arte, incontra e accompagna i Gilles ORE 01.45 Largo Carducci La compagnia artistica La Paranza del Geco incontra il Carnevale di La Louvière ORE 03.00 Via F. Ciri Groupe folklorique de gilles de La Louvière LE BRÛLAGE DES BOSSES (La bruciatura delle gobbe) ORE 03.20 Ripresa del corteo e rientro a Palazzo Pierantoni del Groupe folklorique de gilles de La Louvière DOMENICA 7 SETTEMBRE, ORE 21.15 Montefalco, Chiesa Museo di San Francesco Romabarocca Ensemble MARC’ANTONIO E CLEOPATRA Ingresso gratuito Prenotazione consigliata tel. 075.3681792 - 075.3681468 - 0742.379598 GIOVEDÌ 11 SETTEMBRE, ORE 17.30 E 21.30 Foligno, Multisala Supercinema Azioni e passioni. Tre film sotto cieli diversi LE FLAME DEL PARADIS di Luciano Emmer Ingresso unico € 4,50 La proiezione delle ore 21.30 sarà preceduta da una presentazione del regista VENERDÌ 12 SETTEMBRE, ORE 21.15 Foligno, Auditorium San Domenico Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo Le voci NEW TROLLS con Ensemble barocco CONCERTO GROSSO TRILOGY LIVE Ingressi: Parterre I settore (da fila C a fila H) € 20,00 - rid. € 14,00 Parterre II settore (da fila I a fila R) € 18,00 - rid. € 12,00 Tribuna I settore (da fila S a fila AE, esclusa la fila Z) € 16,00 - rid. € 11,00 Tribuna II settore (da fila AF a fila AQ) € 10,00 - rid. €7,00 Posti non numerati 68 GIOVEDÌ 18 SETTEMBRE, ORE 17.30 E 21.30 Foligno, Multisala Supercinema Azioni e passioni. Tre film sotto cieli diversi GLI AMORI DI ASTREA E CELADON di Eric Romher Ingresso unico € 4,50 VENERDÌ 19 SETTEMBRE, ORE 21.15 Foligno, Auditorium San Domenico L’Eclat des Muses Compagnie Christine Bayle GENRE MEDIANOCHE Spettacolo di danza barocca in concerto Ingresso € 10,00 - Ridotto € 7,00 SABATO 20 SETTEMBRE, ORE 21.15 Foligno, Auditorium San Domenico Centro Culturale di Teatro Onlus, in collaborazione con Accademia Teatrale di Firenze, Centro Culturale di Teatro Contemporanea Comedy and Drama BACCO IN TOSCANA Ingresso € 10,00 - Ridotto € 7,00 DOMENICA 21 SETTEMBRE, ORE 21.15 Sterpete di Foligno, Chiesa di San Michele Arcangelo Laus Concentus La Strada Europea della Pace Lubecca-Roma: percorsi di musica barocca À LA MANIÈRE ITALIENNE Influenze italiane nell’itinerario musicale europeo Ingresso gratuito, prenotazione consigliata tel. 0742.344563 DOMENICA 21 SETTEMBRE, ORE 23.15 Sterpete di Foligno Spettacolo pirotecnico LA MERAVIGLIA BAROCCA a cura della Pirotecnica Morsani BIGLIETTI Nei luoghi di spettacolo dalle ore 17.00 (Multisala Supercinema orario botteghino) RIDUZIONI Spettatori fino ai 25 anni e oltre i 60 anni, abbonati alla Stagione Teatrale di Foligno 2007/2008, soci associazioni di Foligno Amici della Musica e Il Muro di Bottom, titolari di tessera Ostello per la Gioventù e Touring Club, gruppi organizzati superiori a 10 persone PRENOTAZIONI E INFORMAZIONI Auditorium San Domenico - Largo F. Frezzi n. 8 - Foligno Dal martedì al sabato ore 10.00-12.30, martedì e giovedì ore 15.30-17.30 Tel. e fax n. 0742.344563 e-mail: [email protected] http://www.comune.foligno.pg.it/canale.asp?id=49 INFORMAZIONI Ufficio Relazioni con il Pubblico - Piazza della Repubblica n.10 - Foligno Dal lunedì al giovedì ore 8.30-13.30/15.30-18.30, venerdì e sabato ore 8.30-13.30 Tel. 0742.330299 - Fax n. 0742.330282 - e-mail: [email protected] http://www.comune.foligno.pg.it/canale.asp?id=70 Servizio Turistico Associato - Porta Romana, Corso Cavour n. 126 Dal lunedì al sabato ore 10.00-13.00/16.00-19.00, domenica ore 10.00-13.00 Tel. 0742.354459, 0742.354165 - Fax 0742.340545 e-mail: [email protected] oppure [email protected] http://www.comune.foligno.pg.it/canale.asp?id=3273 69 I luoghi del Festival Montefalco Chiesa Museo di S. Francesco 4 1 VI IV 5 I II II 2 3 V 1 Palazzo Trinci Piazza della Repubblica 2 Parco dei Canapè Via Chiavellati 3 Multisala Supercinema Corso Cavour 4 Auditorium San Domenico Piazza San Domenico 5 Teatro S. Carlo e Scuola Comunale di Musica Via Saffi Sterpete di Foligno Chiesa di S. Michele Arcangelo I Piazza Matteotti II Corso Cavour III Largo Carducci VIII 1 V VII III II Scopoli di Foligno Chiesa di Maria SS. Assunta Colfiorito di Foligno Palestra comunale IV Piazza della Repubblica VII Piazza Garibaldi V Porta Romana VIII Via F. Ciri VI Piazza San Domenico Si ringraziano: • la Parrocchia di Scopoli per aver messo a disposizione la Chiesa di Maria SS. Assunta per il concerto del 31.08.08 • la Parrocchia di Sterpete per aver messo a disposizione la Chiesa di San Michele Arcangelo per il concerto del 21.09.08 • 01 Distribution srl per aver consentito la proiezione del DVD “Le avventure galanti del giovane Molière” del 04.09.08 • il Consiglio Regionale dell’Umbria per aver autorizzato il Centro Video a realizzare le videoriprese degli spettacoli del festival • Nino Bartoli per le foto degli affreschi (sec. XVIII) di Palazzo Lezi Marchetti - Foligno (Visioni d’Incanto / Morsani Project) • Samanta Monetti per la traduzione dei testi dello spettacolo spagnolo “Barroco-Roll” • Artuà comunication per il progetto Notte Barocca “Real Time Video”