Tu vedi più lontano di me Avevo agito bene, avevo le risposte, la strada era quella giusta, ma mi ha portato qua. Conosci le mie pene, per questo chiedo aiuto, adesso che ho rinunciato, io so la verità: Tu vedi più lontano di me!!! Tu sai la via Non voglio sapere i perché Tu vedi più lontano di me. Se questo è un saggio ne vedo la ragione c' ho messo tutta l'intenzione ma forse no, non basta non voglio fare peggio la fede sai, mi aiuta ripongo in Te la mia fiducia è tutto ciò che resta... Ma Tu vedi più lontano di me... Credevo di poter spiccare il volo ma Tu puoi plasmarmi, ed insegnarmi... Tu vedi più lontano di me... Tu sai la via Non voglio sapere i perché Ti ascolterò Io credo in Te... Tu vedi più lontano di me... INNO 2013 Cari Sacerdoti e cari Educatori, anche quest’anno l’Azione Cattolica Diocesana propone un sussidio per l’animazione del Grest parrocchiale. È sempre un momento molto significativo, e per questo importante, dell’anno pastorale, capace di coinvolgere molti ragazzi, adolescenti animatori e genitori. Sperando che possa esservi di aiuto, vi forniamo una traccia che ha come protagonista Giuseppe, figlio di Giacobbe, venduto per gelosia dai suoi fratelli a dei mercanti. Una bellissima storia (cfr. Gen 37,2-48,22), ricca di colpi di scena che porteranno i ragazzi a riflettere su temi quali il valore e la bellezza della vita, la fedeltà, la bellezza di donare con umiltà, il perdono… e tanto altro ancora. Come lo scorso anno, avendo comunque come punto di appoggio imprescindibile il testo biblico di Genesi, mettiamo come filo rosso un filmato: è il cartoon della DreamWorks Giuseppe il Re dei Sogni (anno 2000). Siamo sicuri che questo aiuterà i ragazzi ad avvicinarsi con semplicità ed immediatezza a questa bellissima e ricca storia. A questo punto non ci resta che augurarvi un buon lavoro! Il Signore accompagni ogni nostro passo e ogni nostro pensiero, moltiplichi le nostre energie per il bene della chiesa diocesana e parrocchiale e renda sempre più operosa la nostra carità. Un caro saluto a tutti! Gli amici dell’’Azione Cattolica Diocesana Spezzoni del Film Titolo Tema Parola di Dio 00,00 – 06,20 C’è un miracolo in me Il dono della vita Lc 1,8-25.57-66 06,21 - 17,45 Ognuno è speciale I doni per i quali ognuno è speciale 1 Cor 12,12-27 Il tradimento Mt 26,1416.27,1-2 (Giuda) Mt 26,32-35.6975 (Pietro) 17,45 – 26,18 26,19 – 31,52 31,53 – 38,42 38,43 – 45,10 Ho venduto mio fratello Ridona quello che hai Saldi nella prova Tu vedi più lontano di me 45,11 – 53,00 Il dono diventa salvezza 53,00 – 1,06,00 Il perdono e la gioia - Ritrovati nel perdono I talenti donati con umiltà; mettere a frutto quello che si è imparato; i frutti del dono La prova e la fedeltà La notte della fede, la fatica Il talento, quello che ho te lo do perché non è mio ma viene da Dio” Il perdono dona la gioia 1 Re 17,7-16 Mt 7,21.24-29 Lc 24,13-24(35) At 3,1-10 Lc 19,1-10 C CE E U UN NM MI IR RA AC CO OL LO O I IN NM ME E [dal film Giuseppe il Re dei Sogni: 00,00 – 06,20] T Tr ra am ma a Giuseppe il re dei sogni è un film d’animazione del 2000 che presenta, con alcune licenze, la vicenda biblica di Giuseppe narrata nella Genesi. Giacobbe, già padre di dieci figli, vede avverarsi il sogno della sua vita quando la sua moglie prediletta, Rachele, ritenuta sterile, dà alla luce un figlio. Il bambino, la cui nascita è stata in qualche modo presagita da Dio, viene chiamato Giuseppe. Giacobbe ha una vera predilezione per Giuseppe, a cui risparmia i lavori più faticosi e lo istruisce al meglio affinché possa un giorno occupare il posto tra i grandi che gli spetta in quanto miracolo divino, ma più il figlio cresce più si fanno forti gli attriti coi suoi fratelli che sono sempre più gelosi di lui e dei suoi privilegi. T Te em ma a “Nessuno viene al mondo per sua scelta”: all’origine di ogni vita c’è Qualcuno che, da sempre, ci ha pensati e voluti, un Amore che ha creato ogni cosa e la mantiene in vita. Ogni essere che respira sulla terra non è frutto del caso, ma nasce dal cuore di Dio. Senza di Lui non potremmo esistere! Solo in Dio, nostro Padre, troviamo la spiegazione e il senso della nostra esistenza, che è interamente nelle sue mani, dal suo inizio al suo termine: “Nessuno può pagare il riscatto di una vita o chiederne a Dio il prezzo, per quanto si paghi il riscatto di una vita non potrà mai bastare per vivere senza fine” (Sal 49,8-10). “Non per meriti si nasce e non per colpa”: la gratuità è la dimensione più importante della vita, che è un dono. Nessuno di noi ha fatto niente per venire al mondo, per “meritarsi” di vivere! Siamo un regalo a noi stessi! E lo stupore è l’atteggiamento giusto da coltivare davanti a un dono così grande. “La vita è un dono legato a un respiro / dovrebbe ringraziare chi si sente vivo”: in una società che mercifica anche le relazioni e dà a tutto un prezzo, la gratitudine spesso non trova cittadinanza. “Grazie”, invece, è la parola che dovremmo pronunciare di più, nella consapevolezza che niente ci è dovuto, ma tutto ci è regalato. Ringraziare è sorprendersi continuamente di fronte alla vita e ai gesti che rompono la catena del “do ut des” e del puro calcolo. D Da al ll la aP Pa ar ro ol la ad di iD Di io o NASCITA DI GIOVANNI BATTISTA dal Vangelo di Luca (1,57-66) In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei. All'ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: “No, si chiamerà Giovanni”. Le dissero: “Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome”. Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: “Giovanni è il suo nome”. Tutti furono meravigliati. In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: “Che sarà mai questo bambino?” si dicevano. E davvero la mano del Signore stava con lui. At tt ti iv vi iT TA A C’È UN MIRACOLO IN ME Ognuno di noi è una persona speciale, cioè irripetibile, unica al mondo. Pur essendo miliardi sulla Terra e pur avendo avuto miliardi di persone che ci hanno preceduto (e che verranno dopo di noi) sono unico al mondo e nella storia del mondo. Ogni ragazzo porta una foto attorno alla quale, nell’attività, realizzerà una cornice. Potrà utilizzare materiali che gli educatori forniranno (legumi, pasta, fogli colorati, perline, ecc.) e materiali che potranno liberamente reperire sul posto. Lo scopo è che ogni ragazzo evidenzi la bellezza che gli appartiene, la sua unicità. Nel frattempo, un educatore fotoreporter, scatta una foto a ciascuno dei ragazzi per l’attività del giorno successivo. Ogni ragazzo potrà scegliere di farsi fotografare nella posa che più gli piacerà e che meglio lo esprime. G Gi io oc co o PESCA IL PUZZLE Si prepara un percorso a ostacoli. Alla fine del percorso c’è uno scatolone pieno di cianfrusaglie, il ragazzo che arriva viene bendato e deve cercare di pescare i pezzi di un puzzle nel quale ci saranno scritte alcune frasi dello spezzone di film visto la mattina. Vince per la squadra che per prima ricompone il o i puzzle. Esempio di frasi: C’è un miracolo in me / La vita è un dono. P Pr re eg gh hi ie er ra a SALMO 8 O Signore nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra Se guardo il cielo, il sole, gli astri, io dico: sono opera delle tue mani. Tu hai creato ogni uomo, a lui hai affidato tutte le cose. Ci hai fatti quasi come angeli, hai messo nelle nostre mani il mondo intero. Gli animali della montagna, quelli della pianura; gli uccelli del cielo e i pesci del mare. Tutto hai dato in nostro potere, perché ogni essere vivente ti lodi. O Signore nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra O OG GN NU UN NO OE ES SP PE EC CI IA AL LE E [dal film Giuseppe il Re dei Sogni: 06,21 – 17,45] T Tr ra am ma a Giuseppe sogna e in seguito si accorge che i suoi sogni sono delle vere previsioni del futuro. Quando rivela questi suoi sogni alla famiglia, i fratelli lo deridono pesantemente; quando poi quello che Giuseppe ha sognato si avvera, il padre comprende che egli possiede un dono speciale, un dono che viene direttamente da Dio: interpretare i sogni e prevedere il futuro. Tale dono però costituisce un ulteriore motivo di invidia per i fratelli, invidia che compromette definitivamente l’armonia della famiglia. T Te em ma a Quando ci accorgiamo di ciò che è stato donato, cominciamo a guardarci intorno e ci chiediamo “Cosa Dio ha donato agli altri” , pensiamo di poter misurare l’amore di Dio per noi a partire dai doni che egli ci ha dato e ha dato agli altri; dobbiamo però considerare che Dio ci ha dato “i germi” e attende che noi li facciamo sviluppare. Il problema non è allora cosa ho ricevuto ma fino a che punto io saprò valorizzarla. Ciascuno di noi ha un compito diverso e irrepetibile, stabilito da Dio prima della nostra nascita e a seconda di questo ruolo che Dio ci ha affidato, abbiamo ricevuto da Lui i doni corrispondenti; Dio ha dato a ciascuno ciò che davvero gli serve. È importante non essere gelosi dei doni degli altri, ma apprezzarli e rispettare il piano di Dio e la risposta che ciascuno dà nella piena libertà. Nessuno è privo di doni e nessuno li possiede tutti, per questo è importante imparare a “servire” con i doni che abbiamo. Le diverse membra del corpo hanno bisogno le une delle altre, allo stesso modo nel corpo della Chiesa: i membri dipendono gli uni dagli altri, nessuno può dire all’altro: “non ho bisogno di te”. Pensiamo ad un’orchestra; i singoli musicisti che la formano non possono essere semplici solisti; devono essere in grado di suonare insieme, ognuno con il proprio strumento e secondo le proprie doti. L’accordo e l’equilibrio dei diversi strumenti, che richiede molto esercizio, mette in risalto la capacità dei musicisti e la qualità dell’orchestra. D Da al ll la aP Pa ar ro ol la ad di iD Di io o UN CORPO DI MOLTE MEMBRA Dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinti (12,12-27) Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. E se l'orecchio dicesse: «Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l'udito? Se fosse tutto udito, dove l'odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte. At tt ti iv vi iT TA A LA SCOPERTA DEI PROPRI DONI - E tu che animale sei? 1 - Il conduttore prende tanti fogli quanti sono i partecipanti e su ciascun foglio scrive un nome, poi li distribuisce in modo che ogni persona ne abbia uno con il nome di un compagno. Il conduttore chiede al gruppo di disegnare un animale che abbia le caratteristiche psicologiche e di comportamento del partecipante che trova scritto sul foglio. Il disegno dovrà risultare chiaro, se così non fosse, conviene scrivervi sotto di quale animale si tratta. Il lavoro viene consegnato anonimo. Una volta raccolti i disegni, il conduttore ne mostrerà uno per volta facendoli passare da un componente all'altro. Su un foglio grande vengono scritte tutte le osservazioni riguardanti il disegno e le caratteristiche dell'animale-persona. 2 - Finita questa fase, il conduttore distribuirà a ciascuno dei presenti un foglio bianco e chiederà di disegnare, questa volta, un animale che rappresenti se stesso così come si percepisce. 3 - Al termine ciascuno avrà davanti a sé due disegni di animali: quello del compagno e il proprio. A questo punto si prende una persona per volta e si mettono a confronto l'animale disegnato dall'altro e la propria rappresentazione grafica. Quindi ognuno è invitato ad esprimersi sulle singole persone: se aggiungerebbe qualche aggettivo o ne toglierebbe qualcuno, ovviamente motivando il tutto. Al termine ogni singolo è invitato a dichiarare se è d'accordo o meno e quindi accetta, gli aggettivi con i quali gli altri lo hanno definito. 4 - Da tutto questo gioco se ne trae spunto per fare percepire la differenza tra "come uno si sente e come lo vedono gli altri", cioè il gioco tra autoattribuzione e attribuzione esterna nella costruzione dell’identità. È possibile variare il gioco in modo divertente e creativo proponendo stimoli alternativi all'animale come ad esempio un'opera letteraria o teatrale, una canzone, una pianta, una macchina, una città, una nazione, ecc. -----------Alla fine di questa attività vengono prese le foto fatte il giorno prima ai ragazzi. Esse verranno stampate e incollate sulla sagoma di un corpo, fino a riempirlo. Ognuno di noi, speciale, costituisce un membro del Corpo di Cristo che è la Chiesa. Il Capo del di questo Corpo sarà, infine, il volto di Cristo (vedi scheda allegata TAPPA 2). G Gi io oc co o LE OLIMPIADI DEI TALENTI La tappa prevede di dare risalto ai talenti e ai doni di ciascun bambino, doni per i quali è una persona speciale. Il gioco consiste in diverse prove per le quali i ragazzi saranno scelti in base alle loro capacità, interessi, qualità e attitudini personali. Per far sì che non vengano scelti solo i ragazzi “sportivamente più portati”, verranno creati e ideati giochi capaci di coinvolgere tutti, di fare comprendere a tutti che nessuno è escluso e che nessuno è privo di doni e qualità da mettere in gioco, anche per il bene di tutti. Forniamo alcune proposte di gioco: La barzelletta più divertente I più bei gesti per il ritornello dell’inno del grest Il più bel disegno La più bella canzone Tiro con l’arco Freccette Tiro al barattolo (i barattoli potrebbero essere pure “caratterizzati” con immagini relative all’antico Egitto ad esempio) Tiro alla fune P Pr re eg gh hi ie er ra a DAI IL MEGLIO DI TE... L'uomo ha tanti difetti: NON IMPORTA, AMALO Se fai il bene, ti diranno che lo fai solo per te stesso: NON IMPORTA, FA' IL BENE Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici: NON IMPORTA, REALIZZALI Il bene che fai verrà domani dimenticato: NON IMPORTA, FA' IL BENE L'onestà e la sincerità a volte non sono rispettate: NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo: NON IMPORTA, COSTRUISCI Se aiuti la gente, a volte gli darà fastidio: NON IMPORTA, AIUTALA Da' al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci NON IMPORTA, DA' IL MEGLIO DI TE H HO OV VE EN ND DU UT TO O M MI IO OF FR RA AT TE EL LL LO O [dal film Giuseppe il Re dei Sogni: 17,45 – 26,18] T Tr ra am ma a Giuseppe cerca i suoi fratelli per riconciliarci con loro ma i fratelli non lo accolgono: lo gettano, anzi, in fondo ad un pozzo. Il giorno seguente i fratelli lo vendono a dei mercanti per trenta monete d’argento; inizia così per Giuseppe la sua esperienza di schiavitù in un paese straniero. Intanto i fratelli fanno credere al padre che Giuseppe è morto, ucciso da una bestia feroce. T Te em ma a Il tradimento è chiusura alla relazione: è considerare le cose e l’affermazione di sé più importanti delle cose che ci sono accanto. D Da al ll la aP Pa ar ro ol la ad di iD Di io o TRADITO PERCHÉ… Dal Vangelo di Matteo (26,14-16.27,1-2) – Giuda Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: "Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?". E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo. Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato. Dal Vangelo di Matteo (26,32-35.69-75) – Pietro Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea". Pietro gli disse: "Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai". Gli disse Gesù: "In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte". Pietro gli rispose: "Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò". Lo stesso dissero tutti i discepoli. Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: "Anche tu eri con Gesù, il Galileo!". Ma egli negò davanti a tutti dicendo: "Non capisco che cosa dici". Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: "Costui era con Gesù, il Nazareno". Ma egli negò di nuovo, giurando: "Non conosco quell'uomo!". Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: "È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!". Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: "Non conosco quell'uomo!". E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: "Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte". E, uscito fuori, pianse amaramente. At tt ti iv vi iT TA A Vengono forniti ai ragazzi due fumetti con le immagine che descrivono rispettivamente la storia di Pietro e quella di Giuda. I ragazzi dovranno inserire nelle nuvolette i dialoghi relativi ad ogni scena: questi dialoghi sono forniti a parte (vedi schede allegate TAPPA 3). I ragazzi devono individuare le ragioni che hanno spinto i fratelli di Giuseppe, Pietro e Giuda a tradire. Successivamente dovranno definire gli atteggiamenti, le azioni e le parole che possono riparare il tradimento. Per ogni definizione otterranno dei bonus che serviranno per il gioco. G Gi io oc co o GAVETTONE A TRADIMENTO Atteso momento per un campo estivo è il momento dei gavettoni... ma come la prendono i ragazzi se ad iniziare sono proprio gli animatori che li colgono di sorpresa e alla sprovvista? Materiale necessario: Bottiglie di plastica/ bicchieri / secchi / una fontanella d'acqua per i rifornimenti / costume da bagno per tutti Regole: Si avvertono i ragazzi di indossare i costumi da bagno e le scarpe chiuse perché nel gioco che si svolgerà bisognerà correre e ci si potrebbe bagnare. Si dividono i ragazzi in squadre e si dispongono in fila indiana. Davanti a loro si posa una bottiglia di plastica vuota e un bicchiere. Un metro più avanti si posa un secchio pieno d'acqua, con accanto un animatore che lo sorveglia. Si dice ai ragazzi che dovranno riempire la bottiglia attingendo l'acqua dal secchio con il bicchiere. Vincerà chi avrà riempito di più la bottiglia. Al via i ragazzi partono, ma gli animatori più veloci prendono il secchio e lo svuotano sulla propria squadra. Inizia la battaglia. La lotta potrebbe essere più impegnativa e divertente se i ragazzi si trovassero sotto delle finestre da dove arrivano altri getti d'acqua. Ricordarsi di nascondere delle bottiglie piene d'acqua in modo da farle trovare ai ragazzi dopo l'inizio della battaglia, in modo da giocare ad armi pari! Vince chi... si diverte di più! P Pr re eg gh hi ie er ra a SALMO 50 Pietà di me o Dio nel tuo grande amore, poiché sei stato tanto buono cancella il mio errore, lavami da tutte le mie mancanze, purificami dal mio peccato. Riconosco la mia colpa, il mio capriccio è sempre davanti a te, contro te, contro te solo ho sbagliato, ho agito contro la tua volontà. Purificami dal peccato e sarò buono perdonami e sarò più bianco della neve. R RI ID DO ON NA AQ QU UE EL LL LO OC CH HE EH HA AI I [dal film Giuseppe il Re dei Sogni: 26,19 – 31,52] T Tr ra am ma a I mercanti vendono Giuseppe come schiavo a Potifar, comandante delle guardie del faraone. Nella casa di Potifar vengono affidati a Giuseppe vari incarichi nei quali egli sempre, con umiltà, si distingue per capacità e spirito di servizio. Potifar ne apprezza le doti e lo nomina suo servitore personale, affidandogli la gestione di tutti i suoi beni. T Te em ma a Giuseppe impara a donare con umiltà e questa è una sostanziale differenza con l’atteggiamento che aveva prima rispetto ai suoi fratelli. Ai ragazzi è richiesto di riflettere sul loro modo di porsi nei confronti degli altri, soprattutto rispetto a delle capacità che hanno (saper fare qualcosa, essere bravi a scuola o abili in alcuni sport, ecc.). D Da al ll la aP Pa ar ro ol la ad di iD Di io o FIDARSI E DARE TUTTO Dal Primo libro dei Re (17,7-16) Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla terra. Fu rivolta a lui la parola del Signore: "Àlzati, va' a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti". Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: "Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere". Mentre quella andava a prenderla, le gridò: "Per favore, prendimi anche un pezzo di pane". Quella rispose: "Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo". Elia le disse: "Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: "La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra"". Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia. At tt ti iv vi iT TA A TI FACCIO UN DONO Ogni ragazzo di ogni gruppo realizzerà per gli altri un dono. In ogni gruppo verranno messi a disposizione dei materiali per poter realizzare differenti tipi di doni. I lavori saranno poi messi tutti quanti insieme e pescati da ogni bambino casualmente, di modo che ogni bambino abbia un suo dono ricevuto gratuitamente da un altro. Diamo alcuni suggerimenti per i lavori che possono essere fatti: Scooby-doo Segnalibri Disegni Poesia Maglietta bianca da personalizzare Braccialetti Cappellini da personalizzare Sassi da decorare Lavori da eseguire con decoupage G Gi io oc co o GRANDE GIOCO DELL’OCA Il gioco è pensato così come quello da tavola, con sfide, domande, penitenze ed imprevisti. In allegato trovate il materiale necessario (vedi schede allegate TAPPA 4). P Pr re eg gh hi ie er ra a PREGHIERA SEMPLICE (S. FRANCESCO) Per fare di noi stessi dono agli altri… Oh Signore, fa di me uno strumento della tua pace dove è odio, fa che io porti l'amore dove è offesa, che io porti il perdono, dove è discordia, che io porti l'unione, dove è dubbio, che io porti la fede, dove è errore, che io porti la verità, dove è disperazione, che io porti la speranza, dove è tristezza, che io porti la gioia, dove sono le tenebre, che io porti la luce. Maestro, fa che io non cerchi tanto di essere consolato, quanto di consolare, di essere compreso, quanto di comprendere, di essere amato, quanto di amare. Perché è dando, che si riceve, perdonando, che si è perdonati, morendo, che si resuscita a vita eterna. S SA AL LD DI IN NE EL LL LA AP PR RO OV VA A [dal film Giuseppe il Re dei Sogni: 31,53 – 38,42] T Tr ra am ma a Mentre Giuseppe era intento a completare alcuni affreschi nella casa di Potifar, la moglie di quest'ultimo gli si fa avanti e tenta di sedurlo; però lui respinge i tentativi di questa donna e scappa lontano, lasciando tra le sue mai un lembo del suo vestito. La consorte di Potifar, offesa dal rifiuto dello schiavo, tra grandi grida chiama le guardie e accusa Giuseppe di aver tentato di abusare della sua persona. Saputa l'accaduto, Potifar condanna il povero Giuseppe alla prigione, pur sapendo della sua innocenza. Nelle galere Giuseppe incontra il coppiere e il panettiere del faraone che gli raccontano dei sogni che da diverso tempo li tormentavano; lui interpreta questi sogni che, in pochi giorni, diventano realtà proprio come li aveva interpretati. T Te em ma a La fiducia nelle parole di Gesù, via, verità e vita, ci permette di vivere la nostra vita saldi nella fede, soprattutto nei momenti della prova. Vivere la propria vita nella Verità, con la V maiuscola, e come costruire la propria casa sulla roccia: “cadde la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono sulla casa; essa però non crollò ” (Mt 7, 25). Ognuno di noi, anche i ragazzi, vive i suoi momenti di prova e di tentazione ai quali potrà resistere se avrà forte il motivo per cui essere fedele: fedeli a un amico perché si vuole bene all’amico, fedeli alle regole di un gioco se si ha rispetto degli altri e si vogliono ottenere risultati nella verità, ecc. Questo anche a costo di dover pagare dei prezzi personalmente, proprio come ha fatto Giuseppe nella nostra storia. D Da al ll la aP Pa ar ro ol la ad di iD Di io o SALDI PERCHÉ FONDATI Dal Vangelo di Matteo (7,21.24-29) Non chiunque mi dice: "Signore, Signore" entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. [...] Perciò, chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, io lo paragono ad un uomo avveduto, che ha edificato la sua casa sopra la roccia. Cadde la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa; essa però non crollò, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque invece ode queste parole non le mette in pratica, sarà paragonato ad un uomo stolto, che ha edificato la sua casa sulla sabbia. Cadde poi la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa; essa crollò e la sua rovina fu grande. Ora, quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle stupivano della sua dottrina, perché egli le ammaestrava, come, uno che ha autorità e non come gli scribi. At tt ti iv vi iT TA A QUIZZETTONE L’attività potrebbe consistere in un semplice Quiz da proporre ai ragazzi divisi in gruppo. A partire dal Cartoon e/o dalla Parola di Dio, preparerete delle domande curiose e non troppo semplici da fare ai gruppi. Vincerà il gruppo che risponderà correttamente al maggior numero di domande. Potete inserire nel quiz dei passaggi “divertenti” tipo Rischia tutto, jolly da giocare… G Gi io oc co o TI FIDI DI ME? Si costruisca un percorso minato posando a terra rovesciati dei piatti di plastica usa e getta. Si dividono i ragazzi a coppie di cui uno viene bendato e farà la parte del cieco, mentre l’altro dovrà fare la parte della sua guida. Il gioco consiste nel far percorrere tutto il tragitto nel campo minato dal ragazzo bendato sotto la guida della sola voce del suo compagno: ogni volta che una mina verrà calpestata l’eventuale concorrente perderà una gamba dovendo saltellare; nel momento in cui il ragazzo dovesse perdere entrambe le gambe dovrà ri-iniziare il percorso (i ragazzi si possono anche alternare nei ruoli). Se i ragazzi sono divisi in squadre, vince quella che fa percorrere l’intero tratto minato al maggior numero di componenti. P.s. Il gioco risulterà più efficace se la posizione delle mine viene cambiata una volta che il bambino è stato bendato. P Pr re eg gh hi ie er ra a Signore, tu lo sai, il momento della tentazione è un momento oscuro e difficile. Nella tentazione, Signore, entro in crisi. Sono incapace di amare. Signore tu mi conosci, sai chi sono e quello che faccio, sai che spesso pur volendo il bene faccio il male. Non mettermi alla prova perché sono debole Non abbandonarmi perché da solo non ce la faccio. T TU UV VE ED DI I P PI IU UL LO ON NT TA AN NO OD DI IM ME E [dal film Giuseppe il Re dei Sogni: 38,43 – 45,10] T Tr ra am ma a Giuseppe, dopo che i sogni da lui interpretati si sono avverati, rimane completamente solo nella prigione. Ha la sensazione di aver perso ormai tutto; anche i topi lo privano di quel poco cibo che la ragazza aveva tentato di fargli arrivare; perde ogni speranza e fiducia negli altri, nella vita e in Dio, fino a quando da una piantina che sembrava ormai morta vede spuntare una fogliolina verde. È il segno della speranza che ridona a Giuseppe la voglia di lottare per qualche cosa. Così, con pazienza, mette un sostegno alla pianta e inizia a curarla e a farla crescere; la pianta diventa rigogliosa e forte, non ha bisogno più di sostegni; nel frattempo Giuseppe ripercorre tutti i momenti della sua travagliata vita. T Te em ma a Vi sono percorsi della nostra storia che fatichiamo a comprendere, tappe che non vorremmo mai attraversare, e ci sentiamo lacerati dalla domanda più amara: Perché?Anche Giuseppe sperimenta tutto questo, in particolare nella lunga prigionia, ed è lì che impara la preghiera della fiducia e dell’abbandono nelle mani di Qualcuno più grande:“Non voglio sapere il perché: Tu vedi più lontano di me!”. Si è proprio così, Egli vede più lontano di noi, noi siamo limitati e non comprendiamo a volte il perché ci succedono certe cose, ma Dio sa cosa è meglio per ciascuno dei suoi figli. Non sempre quello che desideriamo è quello di cui veramente abbiamo bisogno. Non bisogna mai lasciarsi prendere dalla paura, il Signore ci e’ sempre vicino. Pensiamo ai due discepoli di Emmaus: hanno il volto triste, un camminare vuoto, senza speranza; Gesù però non li abbandona: percorre insieme la strada con pazienza, questo è lo stile di Dio: non è impaziente come noi, che spesso vogliamo tutto e subito, anche con le persone. Dio è paziente con noi perché ci ama, e chi ama comprende, spera, dà fiducia. Ricordiamolo: Dio ci aspetta sempre, anche quando ci siamo allontanati! Lui non è mai lontano anche quando ai nostri occhi così può sembrare. D Da al ll la aP Pa ar ro ol la ad di iD Di io o APRI I TUOI OCCHI Dal Vangelo di Luca (24,13-35) Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. At tt ti iv vi iT TA A IMPARARE A PRENDERSI CURA… Proponiamo per questa tappa di riprendere un gesto che Giuseppe compie nella parte di filmato che si è vista: in carcere si prende cura di una pianta… Invitiamo i ragazzi a fare due cose: Piantare un seme in un bicchiere di plastica con l’idea di imparare a prendersi cura, con pazienza, di quello che si è seminato. Solo se si innaffierà, si farà prendere il sole, ecc. la piantina crescerà: essa non è frutto del caso ma della cura che gli è stata data. Piantare una pianta in un giardino (potrebbe essere quello della parrocchia, dell’oratorio, di un parco pubblico, ecc.) con l’idea che non sia solo una persona a prendersi cura di essa ma una comunità. G Gi io oc co o IL PALIO DEI POMPIERI I giocatori per ciascuna squadra sono pari al numero degli angoli di un poligono più uno (nel caso suddetto sono sette): essi si piazzano ciascuno a un angolo del poligono tranne che nella base di partenza in cui vi sono quindi due giocatori. Come testimone si usa un bicchierino di plastica da caffè. Lungo il primo lato del percorso vi è un secchio d'acqua. Al via, il primo staffettista corre al secchio, riempie il bicchiere e lo consegna al secondo ed occupa la base nella quale è giunto. Il secondo lo porta al terzo dopo essere passato sopra un'asse di equilibrio che si trova lungo il secondo lato. Il terzo, sempre col bicchiere pieno (o quasi!), fa uno slalom tra i paletti posti sul terzo lato del percorso. Il quarto, ricevuta l'acqua, deve far passare il bicchiere sopra tre corde tese perpendicolarmente al quarto lato. Il quinto posa a terra il bicchiere, fa tre capriole e lo consegna al sesto il quale farà l'ultimo lato di corsa, giungendo così al punto di partenza dove per ogni squadra vi è una bottiglia e ivi verserà l'acqua rimasta; consegnerà il testimone al secondo nella fila del primo gruppetto il quale darà inizio a un secondo percorso... Vince la squadra che per prima riempirà la bottiglia. E probabile che ogni concorrente debba fare più di una volta il percorso, ma ogni volta sarà diverso in quanto si sarà spostato da una postazione alla successiva. Anche se, durante il percorso, il bicchierino rimanesse senza un goccio d'acqua, il tracciato con le relative prove deve essere effettuato. E’ probabile che il bicchierino si rompa: ogni squadra ha a disposizione un tot numero i bicchierini (ad es.: 5), rotti i quali non se ne possono avere altri e la squadra è costretta a ritirarsi. E’ importante spiegare in modo chiaro il percorso facendolo vedere da una staffetta fuori concorso. Chiarire subito tutti i dubbi! P Pr re eg gh hi ie er ra a AD OCCHI APERTI Signore, se penso alla mia vita lo sai che cosa mi viene in mente? Una corsa ad ostacoli! Tra la scuola, lo sport, la musica... non riesco mai a fermarmi un po' e a guardarmi intorno. Mi sembra di essere come uno di quei discepoli che andavano a Emmaus: cammino con Te a fianco senza riconoscerti. Aiutami allora, Signore, a rimanere sempre "ad occhi aperti" per poter vedere il tuo volto riflesso in quello dei miei genitori, dei miei amici, del mio parroco e, soprattutto, nelle facce sofferenti degli ultimi: i poveri, i malati, i carcerati... Fa', o Signore, che riesca sempre a mettere in pratica con tutti il tuo comandamento più grande: l'amore I Il lt ta al le en nt to o d di iv ve en nt ta a s sa al lv ve ez zz za a [dal film Giuseppe il Re dei Sogni: 45,11 – 53,00] T Tr ra am ma a Potifar libera Giuseppe dalla prigione e lo conduce di fronte al Faraone perché aiuti quest’ultimo ad interpretare i due sogni che lo tormentano ormai da alcune notti. La spiegazione del giovane annuncia che l’Egitto vedrà sette anni di grande abbondanza nei raccolti a cui seguiranno sette anni di grande carestia. Così Giuseppe consiglia al Faraone di individuare un uomo di fiducia che faccia razionare il grano durante l’abbondanza perché possa essere ridistribuito durante la carestia : viene scelto proprio lui e nominato vice-faraone. Il progetto riesce. Vengono riempiti fino all’orlo i granai con soddisfazione del Faraone e di Giuseppe stesso per aver messo con successo i propri talenti a servizio del popolo egiziano. T Te em ma a Giuseppe spiega al Faraone che la sapienza e il discernimento sono doni gratuiti di Dio. In quest’ottica è da leggere l’impegno del giovane a mettere, con umiltà e semplicità, il proprio ingegno e la propria intelligenza a servizio del bene di tutto il popolo d’Egitto. Anche i bambini sono chiamati a scoprire e riconoscere quali talenti hanno ricevuto da Dio e ad interrogarsi su come poterli impiegare efficacemente a servizio non di se stessi, ma per il bene di ogni uomo. D Da al ll la aP Pa ar ro ol la ad di iD Di io o L’HO GUARITO COL DONO CHE DIO MI HA FATTO Dagli Atti degli Apostoli (3,1-10) Un giorno Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera verso le tre del pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita e lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta «Bella» a chiedere l'elemosina a coloro che entravano nel tempio. Questi, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, domandò loro l'elemosina. Allora Pietro fissò lo sguardo su di lui insieme a Giovanni e disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse verso di loro, aspettandosi di ricevere qualche cosa. Ma Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!». E, presolo per la mano destra, lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e balzato in piedi camminava; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio. Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era quello che sedeva a chiedere l'elemosina alla porta Bella del tempio ed erano meravigliati e stupiti per quello che gli era accaduto. At tt ti iv vi iT TA A I bambini vengono invitati ad allestire una scenetta in cui, prendendo spunto da una situazione del loro vissuto quotidiano (scuola, famiglia, parrocchia, sport) possano mettere in risalto la creatività, i sogni e le capacità di ogni personaggio nell’impegno di mettere i talenti ricevuti a servizio del bene comune. G Gi io oc co o 1 - TI RINGRAZIO PER.. Ragazzi in cerchio, ognuno con un foglio in mano. Ci scrivono il proprio nome in cima e poi ne piegano a fisarmonica il pezzo superiore, in modo che il nome resti bene in vista. Fatto questo, lo passano al compagno alla loro sinistra. Ogni ragazzo deve guardare il foglio, leggere il nome che c'è sopra, scrivere una qualità, un aspetto positivo, un motivo per cui vorrebbe dire grazie al compagno di cui ha letto il nome, poi lo piega a fisarmonica (in modo da far sparire ciò che ha scritto, lasciando in vista il nome) e lo passa al compagno alla sua sinistra. Quando il giro è completato, si mettono tutti i foglietti in mezzo e si leggono pescandoli a caso. Sarebbe cosa buona e giusta che alla fine l’animatore facesse notare quante cose positive sono venute fuori: ve le aspettavate? Valori educativi: ottimismo; saper guardare l'aspetto positivo, il bello che c'è in noi 2 - CHE MUSICA È? Gioco sulla musica, liberamente ispirato dall'omonimo programma televisivo. Le squadre si sfidano grazie a sei differenti prove di tipo musicale. Ecco le prove da svolgere : 1. La squadra deve indovinare il titolo ed il cantante di una canzone ascoltando solamente gli accordi della chitarra. Vince chi indovina più canzoni. 2. La squadra (avendo a propria disposizione 15 minuti di tempo) deve mimare la prima strofa', il ritornello e la seconda strofe di 'Hanno ucciso l'uomo ragno'. Un gruppo di animatori costituisce la 'giuria di qualità' che giudicherà i lavori. 3. Partendo da una parola, la squadra deve dire (a rotazione) una canzone che contiene quella determinata parola. Sentita la parola, la prima squadra canta una canzone contenente la parola, poi (dopo pochi secondi) parte la seconda squadra. Si prosegue in questo modo e, poi, si riprende il giro. Quando una squadra non conosce più canzoni viene eliminata. Si procede fin quando rimane una sola squadra. Si possono effettuare più manches: parola: SOLE, MARE, AMORE.... 4. L'animatore legge alcune parole tratte casualmente dal testo di una canzone, le squadre devono indovinare titolo e cantante della canzone. Vengono lette sei gruppi di parole (corrispondenti a sei canzone). Vince chi dà più risposte esatte. 5. La squadra deve eseguire un bans, comprensivo di testo e gesti. (Cow-boy Arturo, Conosco un cocomero, Zio Caiman...). Una giuria di qualità ( composta dagli animatori ) giudicherà l'esecuzione ed esprimerà i giudizi in base a volume dell'esecuzione (volume altissimo!) e al livello di partecipazione di tutti (tutti devono gridare e fare i gesti). 6. Un animatore mugugna il testo di alcune canzoni. Vince chi indovina il titolo di più canzoni. P Pr re eg gh hi ie er ra a Signore Gesù, riempici dei tuoi doni! Alimenta in noi la capacità di credere in un mondo diverso e di continuare a sognare la felicità. Suscita in ciascuno di noi il desiderio di fare della nostra vita qualcosa di grande per te e per tutti. Donaci la gioia di impegnare le nostre energie, i nostri talenti e capacità, per migliorare le nostre relazioni e per rendere la nostra società più umana e fraterna. Amen. I IL LP PE ER RD DO ON NO OE EL LA AG GI IO OI IA A [dal film Giuseppe il Re dei Sogni: 53,01 – 1,06,00] T Tr ra am ma a Arriva la carestia preannunciata da Giuseppe. Vengono prese le scorte di grano che erano state messe da parte e distribuite alla popolazione in base ai singoli bisogni familiari e tutti sono grati a Giuseppe. In fila per la distribuzione si trovano anche i suoi fratelli ai quali però non spettano le razioni di grano non avendo contribuito all’approvvigionamento. Quando gli sta per essere consegnato il grano Giuseppe, avendo sentito parlare da loro di un fratello minore, interviene perché non crede a quello che dicono e decide che gli concederà il grano solo se torneranno con il fratello minore. Intanto arresta uno di loro finché questi non ritornano. La moglie di Giuseppe cerca di farlo riflettere sulla possibilità che dopo tanti anni anche loro possano essere cambiati e magari possano essere pentiti per ciò che hanno fatto... Dopo vari colpi di scena Giuseppe esce allo scoperto e lo fa quando capisce il vero pentimento dei fratelli. Questi allora, finalmente, gli chiedono perdono, tornano in Israele per prendere le loro famiglie ed il padre e ritornano da Giuseppe. T Te em ma a La tappa vuole invitare i ragazzi a comprendere quanto sia difficile perdonare: il travaglio di Giuseppe prima di perdonare i fratelli lo fa capire molto bene. Ma la storia è necessario leggerla anche dalla parte dei fratelli che devono imparare a chiedere perdono. Sono tante le situazioni in cui possiamo vivere questo e ci piace sempre che il passo di perdonare e/o chiedere perdono lo facciano gli altri prima di noi o al posto nostro. La gioia ritrovata nella famiglia ricostituita fa comprendere la bellezza del perdono. È così anche per te? D Da al ll la aP Pa ar ro ol la ad di iD Di io o IL PERDONO MI DÀ UNA GIOIA CHE MI CAMBIA LA VITA Dal Vangelo di Luca 19,1-10 In quel tempo Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: "È entrato in casa di un peccatore!". Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto". Gesù gli rispose: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto". At tt ti iv vi iT TA A BELLEZZA DEL PERDONO Obiettivo: far scoprire ai ragazzi la bellezza del perdono dato e ricevuto 1. Dividere i ragazzi in tre o quattro gruppi a seconda del numero e dell’età (stando attenti che siano misti.. di grandi e di piccoli) 2. Dare loro il compito di pensare e realizzare una scenetta (o mimo o …) su temi diversi: litigio tra fratelli, discussione accesa con genitori, litigio a scuola, discussione con insegnanti, etc… evidenziando il momento della richiesta di SCUSA… 3. Per innescare il dialogo: a. Come ti sei sentito quando hai perdonato? b. Come ti sei sentito una volta in cui non hai perdonato? c. Come ti sei sentito quando sei stato perdonato? d. Come ti sei sentito quando hai chiesto scusa ma le tue scuse non sono state accettate? G Gi io oc co o In questa giornata attraverso due giochi proveremo a richiamare l‟attenzione dei ragazzi sull’inutilità della vendetta e sull’importanza fondamentale del perdono e della riconciliazione. 1° Gioco: FRASI FLASH Giocatori: dai 4 ai 10 giocatori. Occorrente: frasi sulla vendetta (già fornite dagli animatori) Preparazione: ai ragazzi verranno fornite delle frasi inerenti al tema della vendetta, e gli stessi sceglieranno quella che li ha più colpiti. Da qui partiranno le riflessioni individuali sulla tematica. Si potranno utilizzare, ad esempio, i seguenti spunti: 1. Che frase hai scelto? Perché? 2. Sapete cosa è la vendetta? Hai mai vissuto una situazione simile? 3. Conosci altre soluzioni per risolvere alcune situazioni oltre la vendetta? Concluso il momento di riflessione si procederà con il secondo gioco. 2° Gioco: IL TELEFONO DELLE EMOZIONI Giocatori: dai 4 ai 10 giocatori. Occorrente: smile (fornite dal team Esistiamo) Preparazione: ai ragazzi verranno fornite degli smile con su raffigurate delle emozioni/azioni che i ragazzi dovranno mimare al fine di rappresentare le seguenti espressioni: 1. Arrabbiato; 2. Titubante; 3. Felice; 4. Perdono; 5. Riconciliazione. Al termine del gioco i ragazzi si confronteranno seguendo i seguenti punti di riflessione: 1. Ti rivedi nel percorso? 2. Sei in grado di perdonare? 3. Sei mai stato perdonato? 4. Hai mai perdonato? Come ti sei sentito? P Pr re eg gh hi ie er ra a LE MANI IN ALTO Padre, alzo le mie mani davanti a te come quando ci si arrende perché l’altro è più forte, perché sono finite le munizioni, perché è finita la voglia di combattere. Padre, so distinguere il bene dal male, ma perché apprezzo il bene e faccio il male? So che è bello essere amico di tutti, ma resto imprigionato in poche simpatie. So che è giusto collaborare in famiglia, ma mi faccio servire senza dare niente di mio. Capisco che è importante studiare, e coltivare interessi nel tempo libero, ma rimando sempre a domani, e consumo la poltrona davanti alla tivù. Padre, eccomi: io sono cosi. Con i genitori, con gli amici, con i professori, mi giustifico, invento scuse, do la colpa agli altri, assumo atteggiamenti fasulli, ricorro alle bugie. Ho voglia di combattere, ma non ci riesco: rimango sempre senza munizioni. Per questo alzo le mani davanti a te. Padre, guarda! Io mi arrendo a te, alla tua bontà, alla tua forza, alla tua grandezza. Fammi tuo prigioniero e portami nel campo del bene. LA STORIA DI GIUSEPPE E DEI SUOI FRATELLI Giacobbe, già padre di dieci figli, vede avverarsi il sogno della sua vita quando la sua moglie prediletta, Rachele, ritenuta sterile, dà alla luce un figlio. Il bambino, la cui nascita è stata in qualche modo presagita da Dio, viene chiamato Giuseppe. Giacobbe ha una vera predilizione per Giuseppe, a cui risparmia i lavori più faticosi e lo istruisce al meglio affinché possa un giorno occupare il posto tra i grandi che gli spetta in quanto miracolo divino, ma più il figlio cresce più si fanno forti gli attriti coi suoi fratelli che sono sempre più gelosi di lui e dei suoi privilegi. Divenuto adulto Giuseppe scopre di poter prevedere il futuro attraverso i sogni, ma questo dono, ritenuto da suo padre la prova che Giuseppe è un prediletto di Dio, lo rende ancora più invidiato dai suoi fratelli, che alla fine decidono di liberarsi di lui: dopo averlo gettato in un burrone lo vendono ad un mercante di schiavi, quindi riportano la sua tunica, macchiata del sangue di una capra, a Giacobbe, a cui fanno credere che il figlio prediletto sia morto ucciso dai lupi. Giuseppe intanto arriva a Menfi, capitale del glorioso regno d'Egitto, e qui viene acquistato da Potifar, comandante delle guardie reali; la sua arguzia e la sua intelligenza, frutto degli insegnamenti del padre, vengono ben presto notate dal suo padrone, che ne fa il capo degli schiavi e il custode della sua casa. Tuttavia Giuseppe, in virtù della sua bellezza, è anche sottoposto alla corte della moglie di Potifar, ma il giovane, sia per rispettare la sua religione sia per la fedeltà dovuta al suo padrone, si sottrae alle sue attenzioni. Alla fine la donna, infuriata, lo accusa di averla molestata, e Potifar, pur sapendo che Giuseppe non sarebbe mai stato capace di fare una cosa del genere, è costretto a farlo arrestare. In prigione Giuseppe conosce due servitori del faraone, il capo-coppiere e il capopanettiere, e interpretando i loro sogni preannuncia al primo l'imminente perdono e al secondo la condanna a morte. Il capo-coppiere promette di parlare di lui al faraone e di farlo liberare, ma una volta scarcerato si dimentica di quella promessa. Passano due anni, e il faraone comincia ad essere tormentato da un sogno ricorrente in cui sette vacche grasse vengono divorate da sette vacche magre e sette spighe piene vengono inghiottite da sette spighe sterili. Il capo-coppiere a quel punto si ricorda di Giuseppe, che viene scarcerato e interpreta il sogno come il presagio di sette anni di abbondanza che stanno per venire, a cui faranno seguito però sette anni di carestia. Per permettere all'Egitto di sopravvivere Giuseppe consiglia al faraone di scegliere un uomo di fiducia che faccia razionare il grano durante l'abbondanza perché possa essere distribuito durante la carestia, e il faraone, dopo essersi consultato con Potifar, sceglie proprio lui. Giuseppe diventa quindi viceré con potere di decisione e di azione sull'intero regno, e con il solo faraone a cui debba rendere conto; sposa Asenath, nipote di Potifar, che intanto si è scusato con lui per averlo fatto imprigionare pur sapendolo innocente, e ha da lei due figli, Manasse ed Efraim. Come previsto arriva la carestia, ma grazie alla saggia gestione di Giuseppe il grano non manca. Un giorno, durante una distribuzione pubblica, Giuseppe incontra nientemeno che i suoi fratelli, che, non riconoscendolo, lo supplicano di concedere loro del grano (si avvera così il sogno di molti anni prima in cui Giuseppe aveva visto i suoi fratelli prostrarsi dinnanzi a lui). Giuseppe però è ancora infuriato con loro per averlo tradito, venduto e strappato alla sua famiglia, e accusandoli di essere spie gli ordina di portare alla sua presenza il loro fantomatico fratello minore come prova della loro buona fede; inoltre, si prende una piccola rivincita arrestando e facendo gettare in prigione come ostaggio il fratello Simeone, che era stato l'ideatore del tradimento. Dopo poco i fratelli ritornano portando con sé Beniamino, il secondo figlio di Rachele e fratello minore di Giuseppe, il quale, spinto dalle preghiere della moglie, decide di scoprire se essi siano davvero pentiti di averlo tradito. Fa nascondere quindi la sua pregiata coppa d'oro nel sacco di grano di Beniamino, che accusa di furto, e quando tutti i fratelli si dicono pronti a morire pur di impedire che il minore venga imprigionato Giuseppe capisce che sono davvero cambiati. Rivelatosi, si scusa per essersi sempre ritenuto un gradino sopra di loro, e i suoi fratelli a loro volta si scusano per averlo tradito, e lo confortano, non era mai stato al di sopra di loro, poiché Dio lo ha scelto per salvare l'Egitto e la loro terra e vi è riuscito, essendo egli un miracolo divino. Giacobbe e tutta la sua tribù alla fine si trasferiscono in Egitto, e finalmente, dopo tanti anni, Giuseppe può riabbracciare suo padre. PPIICCCCO OLLAA RRAACCCCO OLLTTAA D DII PPRREEG GH HIIEERREE SSA ALLM MO O 111111 Ti ringrazio, Signore, con tutto il cuore. Ti voglio lodare quando sono solo e quando sono insieme agli amici. BBU UO ON NG GIIO ORRN NO OG GEESSÙ Ù Fin dal risveglio, prima che le attività del giorno inizino, il mio pensiero si volge a te, Gesù. Tu fai bene tutte le cose. Ti affido tutto ciò Sei giusto con tutti, che mi attende in questo giorno, ricolmi di doni ciascuno di noi. ti affido coloro che amo, Non fai del male quelli che incontrerò, a coloro che Ti rifiutano. quelli per cui forse soffrirò. La tua legge non è pesante. Proteggili da ogni male. Sei paziente, ami i deboli. Così a te mi rivolgo Ti ricordi sempre di me. all'inizio di questa giornata: Quando dormo vegli al mio fianco. in te pongo la mia fiducia. Quando sono sveglio mi tratti da amico. Serviti dunque di me perché io possa compiere il bene. Voglio amarti ogni giorno perché non tradisci Questo giorno è tuo. chi ha fiducia nel tuo aiuto. Fa' che trascorra secondo la tua volontà. Amen. PPRREEG GH HIIEERRA A DDII M MA ADDRREE TTEERREESSA A Fa’, o Signore, che chiunque venga a stare con noi se ne vada sentendosi meglio e più felice. Tutti devono vedere la bontà sul nostro viso, nei nostri occhi, nel nostro sorriso. Fa’ o Signore, che la gioia brilli dagli occhi, si manifesti quando parliamo e quando camminiamo. La gioia non può essere rinchiusa dentro di noi: trabocca ed è molto contagiosa. Aiutaci a diventare strumenti nelle tue mani, ed insegnaci a fare con amore immenso quel poco che possiamo. (M. Teresa) PPRREEG GH HIIEERRA A A casa, a scuola, con gli amici, ovunque io possa andare sempre in mente ho un pensiero che è bene ricordare. È vivo nel mio cuore questo gioioso canto che, per l'intero giorno, il Signore mi sia sempre accanto. Signore, sii nella mia mente e nelle mie azioni. Nei miei occhi e nel mio sguardo. Sii sulle mie labbra e nelle mie parole. Nel mio cuore e nei miei pensieri. Amen U UN NG GIIO ORRN NO O TTU UTTTTO O PPEERR N NO OII Signore, Tu ci affidi il giorno, ogni giorno: lo metti nelle nostre mani affinché noi lo rendiamo bello, utile, ricco. Signore, ogni giorno è un dono che Tu ci fai per la nostra gioia. Tu infatti non hai bisogno di niente perché non potresti essere più grande, perché non potresti essere più felice. Il tuo unico desiderio è che noi siamo felici. Signore, aiutaci a conquistare la nostra gioia, perché ogni momento possiamo lodarti e ringraziarti. CCH HIIEESSII A A DDIIO O..... di essere forte per eseguire progetti grandiosi: Egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà. Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese: egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio. Gli domandai la ricchezza per possedere tutto: mi ha fatto povero per non essere egoista. Preghiera Gli domandai il potere scritta da famoso perché gli uomini avessero bisogno di me: campione olimpionico egli mi ha dato l'umiliazione della pallacanestro perché io avessi bisogno di loro. rimasto paralizzato nel '76 a seguito di un Domandai a Dio tutto per godere la vita: incidente durante un mi ha lasciato la vita allenamento. perché potessi apprezzare tutto. La preghiera Signore, non ho ricevuto niente è stata letta dall'autore di quello che chiedevo, ma mi hai dato in sedia a rotelle tutto quello di cui avevo bisogno di fronte al Papa durante il Giubileo dei e quasi contro la mia volontà. malati a Roma. Le preghiere che non feci furono esaudite. Sii lodato; o mio Signore, fra tutti gli uomini nessuno possiede quello che ho io! Kirk Kilgour IILL PPA ADDRREE N NO OSSTTRRO O ““RREECCIITTA ATTO O”” DDA A DDIIO O Figlio mio, che sei in terra preoccupato, sfiduciato, triste e tentato; conosco bene il tuo nome, perché ti amo. Non sarai mai solo; io abito in te, mi prendo cura di te, che sei mio figlio. Ho piacere che tu faccia la mia volontà, infatti io voglio la tua felicità. Avrai il pane di ogni giorno, non ti preoccupare; però io ti chiedo di spartirlo con i tuoi fratelli. Sappi che ti perdono tutti i peccati, anche prima che tu li commetta, ma ti chiedo che anche tu perdoni a quelli che ti offendono. E per non soccombere alla tentazione afferra con tutta la tua forza la mia mano e ti libererò dal male, mio povero e caro figlio. Ti voglio bene !!! G GEESSU U’’ M MA AEESSTTRRO O DDII VVIITTA A SSA ALLM MO O 110033 Benedici il Signore, anima mia: dal profondo del cuore loda il Dio santo. Benedici il Signore, anima mia: non dimenticare tutti i suoi doni. Egli perdona tutte le mie colpe, guarisce ogni mia malattia. Mi strappa dalla fossa della morte, mi circonda di bontà e tenerezza, mi colma di beni nel corso degli anni, mi fa giovane come l'aquila in volo. Il Signore è bontà e misericordia; è paziente, costante nell'amore. Non rimane per sempre in lite con noi, non conserva a lungo il suo rancore. Non ci ha trattati secondo i nostri errori, non ci ha ripagati secondo le nostre colpe. Come il cielo è alto sulla terra, grande è il suo amore per chi gli è fedele. Come è lontano l'oriente dall'occidente, egli allontana da noi le nostre colpe. Come è buono un padre con i figli, è tenero il Signore con i suoi fedeli. Egli sa come siamo fatti, non dimentica che noi siamo polvere. Ma l'amore del Signore dura per sempre per quelli che credono in lui. A Te, Gesù, maestro di vita, io dono con gioia e con rinnovato entusiasmo ogni momento della mia giornata di oggi. Rendimi libero dall’egoismo e dalla tristezza. Rendimi capace di generosità senza misura, di aiutare gli altri, senza vedere che cosa ci guadagno. Rendimi impegnato ad amare e a farTi amare, Signore Gesù. in Te pongo la mia speranza e tutta la mia vita. PPRREEG GH HIIEERRA AA ALLLL’’IIN NIIZZIIO O DDEELL G GRREESSTT Padre, creatore del mondo, accolgo con gioia questo grest che oggi inizio con Te e con tutti questi amici. PPRREEG GH HIIEERRA AA ALLLLA A FFIIN NEE DDEELL G GRREESSTT Gesù, spesso mi ricordo di parlare con te solo quando mi serve qualcosa, invece oggi è l’ultimo giorno di questa esperienza Prendo questo tuo dono nelle mie mani, e se ripenso a queste settimane.. nel mio cuore, nella mia mente. mi viene proprio voglia di dirti: Grazie!! Aiutami a fare di questa avventura Grazie per avermi fatto vivere un bel momento di incontro con Te e con tutti i fratelli. questa esperienza! È stato proprio un mix: Stammi vicino. C’è stata soddisfazione Dammi orecchi per ascoltarti, occhi per vederti, quando non mi sono lasciato affondare nelle cose, nei fatti, nelle persone. dalla frase “non ho voglia di fare questo”. Ci sono stati successi Stammi vicino. quando ho trovato il coraggio Aiutami ad impegnarmi insieme a tutti nel gioco, nella preghiera, nel lavoro. di mettermi in gioco Rendimi responsabile nelle mie azioni, e superare la timidezza. attento a chi mi è vicino. Ci sono state anche le arrabbiature E quando ogni sera perché perdendo la pazienza ti riconsegnerò la mia giornata mi chiudevo in me fa’ che io non possa rimproverarmi invece di confrontarmi con i miei amici. di aver sciupato il tuo dono. Ci sono stati tanti sentimenti e sensazioni che non mi aspettavo e tutto ciò Amen! ha reso questa esperienza unica! Grazie per tutti gli amici, che conoscevo già e quelli nuovi, con cui ho vissuto questa settimana; ma altri sono rimasti a casa, aiutami a portare un po’ di questa esperienza anche a loro. Spero di non dimenticare ogni momento, bello o brutto, perché tutti sono stati utili e spero di ricordarmi i “suggerimenti per vivere meglio” che ci hanno dato gli animatori; ma nella mia testa non c’entra tutto, quindi.. questa esperienza l’affido a Te! Ridammela un poco alla volta, nella vita di tutti i giorni, quando ne avrò più bisogno! Grazie! PPRREEG GH HIIEERRA A DDEELLLL''A AN NIIM MA ATTO ORREE SIGNORE GESÙ, NONOSTANTE I MIEI LIMITI, LE MIE INCERTEZZE E I MIEI DIFETTI, ACCETTO DI ESSERE ANIMATORE DI QUESTO GREST, PERCHÉ TU, LASCIANDO LA TERRA, HAI DETTO AI TUOI: "ANDATE IN TUTTO IL MONDO E PREDICATE IL VANGELO A OGNI CREATURA". PER POTER SVOLGERE AL MEGLIO QUESTO SERVIZIO TI CHIEDO ALLORA DI CONCEDERMI PAZIENZA, IMPEGNO, GIOIA E PAROLA EFFICACE PER FARTI CONOSCERE E SCEGLIERE COME “VIA VERITÀ E VITA” DA TUTTI QUESTI RAGAZZI CHE TU OGGI MI AFFIDI. G GIIU URRA AM MEEN NTTO O DDEEG GLLII A ARRBBIITTRRII SIGNORE GESÙ, NONOSTANTE I MIEI LIMITI, LE MIE INCERTEZZE E I MIEI DIFETTI, ACCETTO DI ESSERE ARBITRO DEI GIOCHI DI ORTESTATE, PROMETTO DI ESSERE GIUSTO, ONESTO ED IMPARZIALE; PROMETTO DI NON FAVORIRE NESSUNA SQUADRA; PROMETTO DI FARE DEL MIO MEGLIO !!! PER POTER SVOLGERE BENE QUESTO SERVIZIO TI CHIEDO ALLORA DI CONCEDERMI PAZIENZA, IMPEGNO, GIOIA E GIUDIZIO RETTO PER FAR GIOCARE E DIVERTIRE TUTTI QUESTI RAGAZZI CHE TU OGGI MI AFFIDI. L LE ES ST TE EL LL LE EM MA AR RIIN NE E Una terribile tempesta si abbatté sul mare e le onde portavano sulla spiaggia molluschi, crostacei: una distesa di fango in cui si contorcevano migliaia e migliaia di stelle marine. Erano tante che la spiaggia sembrava colorata di rosa. Il fenomeno attirò molta gente da tutte le parti della costa. Arrivò persino la tv per filmare lo strano fenomeno: le stelle marine intanto erano quasi immobili, stavano morendo. Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c’era anche Giuseppe, un bambino sensibile e sveglio, che fissava con gli occhi pieni di tristezza le piccole stelle di mare. Tutti stavano a guardare e nessuno faceva niente. All’improvviso, Giuseppe lasciò la mano del papà, si tolse le scarpe e corse sulla spiaggia. Si chinò, raccolse con le piccole mani tre piccole stelle del mare e, sempre correndo, le portò nell’acqua. Poi tornò indietro e ripeté l’operazione. Da lontano un uomo lo chiamò: «Ma che fai ragazzino?». «Ributto in mare le stelle marine, altrimenti muoiono tutte sulla spiaggia», rispose Giuseppe senza smettere di correre. «Ma ci sono migliaia di stelle marine, non puoi certo salvarle tutte, sono troppe! Non puoi cambiare le cose!». Giuseppe sorrise, si chinò a raccogliere un’altra stella marina e disse: «Ho cambiato le cose per questa qui!». L’uomo rimase un attimo in silenzio, poi si chinò e cominciò ad aiutare Giuseppe. Un istante dopo scesero in spiaggia due ragazze ed erano in quattro a raccogliere le stelle marine e a gettarle in mare. Qualche minuto dopo erano in cinquanta, poi cento, duecento, migliaia di persone che buttavano stelle di mare nell’acqua. Così furono salve tutte. Perché un bambino aveva avuto il coraggio di cominciare. IIL LB BE EN NE ED DE EL LL L’’A AL LT TR RO O… … Due fratelli, uno scapolo e l’altro sposato, possedevano una fattoria dal suolo fertile, che produceva grano in abbondanza. A ciascuno dei due fratelli spettava metà del raccolto. All’inizio andò tutto bene. Poi, di tanto in tanto, l’uomo sposato cominciò a svegliarsi di soprassalto durante la notte e a pensare: «Non è giusto così. Mio fratello non è sposato e riceve metà di tutto il raccolto. Io ho moglie e cinque figli, non avrò quindi da preoccuparmi per la vecchiaia. Ma chi avrà cura del mio povero fratello quando sarà vecchio? Lui deve mettere da parte di più per il futuro di quanto non faccia ora, è logico quindi che ha più bisogno di me». E con questo pensiero, si alzava dal letto, entrava furtivamente in casa del fratello e gli versava un sacco di grano nel granaio. Anche lo scapolo cominciò ad avere questi attacchi durante la notte. Ogni tanto si svegliava e diceva tra sé: «Non è affatto giusto così. Mio fratello ha moglie e cinque figli e riceve metà di quanto la terra produce. Io non ho nessun altro oltre me stesso da mantenere. È giusto allora che il mio povero fratello, che ha evidentemente molto più bisogno di me, riceva la stessa parte?». Quindi si alzava dal letto e andava a portare un sacco di grano nel granaio del fratello. Un giorno si alzarono alla stessa ora e si incontrarono, ciascuno con in spalla un sacco di grano! Molti anni più tardi, dopo la morte, si venne a sapere la loro storia. Così, quando i concittadini decisero di costruire una chiesa, essi scelsero il punto in cui i due fratelli si erano incontrati, poiché secondo loro non vi era luogo più santo di quello in tutta la città. II D DU UE EB BO OS SC CA AIIO OL LII Due boscaioli lavoravano nella stessa foresta ad abbattere alberi. I tronchi erano imponenti, solidi e tenaci. I due boscaioli usavano le loro asce con identica bravura, ma con una diversa tecnica: il primo colpiva il suo albero con incredibile costanza, un colpo dietro l’altro, senza fermarsi se non per riprendere fiato rari secondi. Il secondo boscaiolo faceva una discreta sosta ogni ora di lavoro. Al tramonto, il primo boscaiolo era a metà del suo albero. Aveva sudato sangue e lacrime e non avrebbe resistito cinque minuti di più. il secondo era incredibilmente al termine del suo tronco. Avevano cominciato insieme e i due alberi erano uguali! Il primo boscaiolo non credeva ai suoi occhi. «Non ci capisco niente! Come hai fatto ad andare così veloce se ti fermavi tutte le ore?». L’altro sorrise: «Hai visto che mi fermavo ogni ora. Ma quello che non hai visto è che approfittavo della sosta per affilare la mia ascia». U UN NC CIIE EC CO OS ST TR RA AN NO O… … Un’antica fiaba persiana racconta di un uomo che aveva un unico pensiero: possedere oro, tutto l’oro possibile. Era un pensiero vorace che gli divorava il cervello e il cuore. Non riusciva così ad avere nessun altro pensiero, nessun altro desiderio per altre cose che non fossero oro. Quando passava davanti alle vetrine della sua città, vedeva solo quelle degli orefici. Non si accorgeva di tante altre cose meravigliose. Non si accorgeva delle persone, non badava al cielo azzurro o al profumo dei fiori. Un giorno non seppe resistere: entrò di corsa in una gioielleria e cominciò a riempirsi le tasche di bracciali d’oro, anelli e spille. Naturalmente, mentre usciva dal negozio, fu arrestato. I gendarmi gli dissero: «Ma come potevi credere di farla franca? Il negozio era pieno di gente!». «Davvero?», fece l’uomo stupito. «Non me ne sono accorto. Io vedevo soltanto l’oro». A AP PIIC CC CO OL LII P PA AS SS SII Un giovane studente che aveva una gran voglia di impegnarsi per il bene dell'umanità, si presentò un giorno da San Francesco di Sales e gli chiese: "Che cosa devo fare per la pace nel mondo?". San Francesco di Sales gli rispose sorridendo: "Non sbattere la porta così forte...". IIL LR RIIC CA AM MO OD DII D DIIO O Quando io ero piccolo mia madre era solita cucire tanto. Io mi sedevo vicino a lei e le chiedevo cosa stesse facendo. Lei mi rispondeva che stava ricamando. Osservavo il lavoro di mia madre da un punto di vista più basso rispetto a dove stava seduta lei, cosicché ogni volta mi lamentavo dicendole che dal mio punto di vista ciò che stava facendo mi sembrava molto confuso. Lei mi sorrideva, guardava verso il basso e gentilmente mi diceva: "Figlio mio, vai fuori a giocare un po' e quando avrò terminato il mio ricamo ti metterò sul mio grembo e ti lascerò guardare dalla mia posizione". Mi domandavo perché utilizzava dei fili di colore scuro e perché mi sembravano così disordinati visti da dove stavo io. Alcuni minuti dopo sentivo la voce di mia madre che mi diceva: "Figlio mio, vieni qua e siediti sul mio grembo". Io lo facevo immediatamente e mi sorprendevo e mi emozionavo al vedere i bei fiori o il bel tramonto nel ricamo. Non riuscivo a crederci; da sotto si vedeva così confuso. Allora mia madre mi diceva: "Figlio mio, di sotto si vedeva confuso e disordinato ma non ti rendevi conto che di sopra c'era un progetto. C'era un disegno, io lo stavo solo seguendo. Adesso guardalo dalla mia posizione e saprai ciò che stavo facendo". Molte volte lungo gli anni ho guardato il cielo e ho detto: "Padre, che stai facendo?". E Lui risponde: "Sto ricamando la tua vita". Allora io replico: "Ma si vede così confuso, è tutto un disordine. I fili sembrano così scuri, perché non sono più brillanti?". E Dio sembra dirmi: "Figliolo mio, occupati del tuo lavoro... e io faccio il mio. Un giorno ti porterò in cielo e ti metterò sul mio grembo e vedrai il disegno dalla mia posizione... E allora capirai...!!!". Nei giorni in cui sembra che nemmeno Dio si ricordi di te, invece di angustiarti ripeti con certezza: "Signore, io confido in te". 1 - CAMMINERÒ 2 - E’ BELLO LODARTI Camminerò, camminerò sulla Tua strada, Signor. Dammi la mano, voglio restar per sempre insieme a Te. Quando ero solo, solo e stanco del mondo, quando non c'era l'Amor, tante persone vidi intorno a me, sentivo cantare così. Io non capivo ma rimasi a sentire quando il Signore mi parlò: Lui mi chiamava, chiamava anche me e la mia risposta s'alzò. Or non importa se uno ride di me, lui certamente non sa del gran regalo che ebbi quel dì che dissi al Signore così. È' bello cantare il Tuo amore, è bello lodare il Tuo nome. E' bello cantare il Tuo amore, è bello lodarti Signore, è bello cantare a Te ! Tu che sei l’amore infinito che neppure il cielo può contenere, Ti sei fatto uomo, Tu sei venuto qui ad abitare in mezzo a noi, allora... Tu che conti tutte le stelle e le chiami ciascuna per nome, da mille sentieri ci hai radunati qui ci hai chiamati figli tuoi, allora... 4 - POPOLI TUTTI Mio Dio, Signore, nulla è pari a Te. A volte sono triste, ma mi guardo intorno, Ora e per sempre, voglio lodare scopro il mondo e l'amor; il Tuo grande amor per noi. son questi i doni che Lui fa a me Mia roccia Tu sei, pace e conforto mi dai. felice ritorno a cantar. Con tutto il cuore e le mie forze, sempre io ti adorerò. 3 - COME FUOCO VIVO Come fuoco vivo s’accende in noi un'immensa felicità che mai più nessuno ci toglierà perché tu sei ritornato. Chi potrà tacere da ora in poi, che sei tu in cammino con noi, che la morte è vinta per sempre, che ci hai ridonato la vita? Spezzi il pane davanti a noi mentre il sole è al tramonto: ora gli occhi ti vedono, sei tu! Resta con noi. Popoli tutti acclamate al Signore, gloria e potenza cantiamo al Re, mari e monti si prostrino a te, al tuo nome, o Signore. Canto di gioia per quello che fai, per sempre Signore con te resterò, non c’è promessa, non c’è fedeltà che in te. E per sempre ti mostrerai in quel gesto d'amore: mani che ancora spezzano pane d'eternità. 5 - ACQUA SIAMO NOI Acqua siamo noi dall'antica sorgente veniamo, fiumi siamo noi se i ruscelli si mettono insieme, mari siamo noi se i torrenti si danno la mano vita nuova c'è se Gesù è in mezzo a noi 6 – SAI COSA TI DICO Sai cosa ti dico, sai cosa ti dico dico che se accogli tu sarai un vero amico puoi comunicare, puoi comunicare balla insieme a noi e poi mettiti a cantare... AH, OH, AH, OH, AH, OH, AH Sai sorridere ai colori, sai imitare i professori sai danzare le parole, sai sognare sulle suole sai captare un S.O.S., sai sfidare le promesse sai cuccare in versi o in rima, sai mimare la gallina E allora salta salta, è un mezzo per parlare salta salta, si può decollare... E allora diamoci la mano e tutti insieme camminiamo Cosa suona la tua radio, cosa gridi allo stadio ed un oceano di pace nascerà cosa vedi a "Chi l'ha visto", cosa aspetti nella posta E l'egoismo cancelliamo cosa salvi nel cervello, cosa banfo a mio fratello un cuore limpido sentiamo cosa mandi alla tua zia, cosa piango per Lucia è Dio che bagna del suo amor E allora salta salta, è un mezzo per parlare l'umanità salta salta, si può decollare... Su nel cielo c'è Ti trascino a Ortestate, ti racconto nuove terre Dio Padre che vive per l'uomo ti addormenti con la fiaba, ti saluto dalla strada crea tutti noi ti spedisco la mia foto, ti richiamo io tra poco e ci ama di amore infinito ti aiuto se lo vuoi, ti diverti qui con noi figli siamo noi E allora salta salta, è un mezzo per parlare e fratelli di Cristo Signore, salta salta, si può decollare… vita nuova c'è Dico ciao per cominciare, dico "Urka! Si può fare!" quando lui è in mezzo a noi Nuova umanità oggi nasce da chi crede in lui nuovi siamo noi se l'amore è la legge di vita, figli siamo noi se non siamo divisi da niente vita eterna c'è quando lui è dentro noi dico "Alé, we are the champions", dico "I care" mi piace dico basta alla minestra, dico ancora un'altra festa dico bello io coloro, dico senti il nostro coro E allora salta salta, è un mezzo per parlare salta salta, si può decollare... Sai mi piace da impazzire, cosa stiamo per creare ti scongiuro non fiatare, dico sì senza parlare sai vogliamo idee toste, cosa c'è nella tua testa ti avvicino piano piano, dico allora quà la mano E allora salta salta, è un mezzo per parlare salta salta, si può decollare... 7 - APOSTOLI DI GIOIA Apostoli di Gioia apostoli d'amore cantiamo insieme alleluia apriamo i nostri cuori ad una vita nuova tutti fratelli dell'umanità Noi siamo il sorriso che porta la speranza a chi la pace più non ha. E se il futuro è incerto tu ci terrai per mano cammineremo insieme a te Tu sei la vera luce che illumina la strada ai nostri passi stanchi ormai nel buio della notte nel sogno di ogni uomo per sempre in noi risplenderà La festa dell'incontro è festa dell'amore trionfo della Tua bontà. Resta con noi Signore e non ci abbandonare vogliamo vivere con te. 9 - VOCAZIONE Era un giorno come tanti altri e quel giorno Lui passò. Era un uomo come tutti gli altri e passando mi chiamò. Come lo sapesse che il mio nome era proprio quello. Come mai volesse proprio me nella sua vita, non lo so. Era un giorno come tanti altri e quel giorno mi chiamò. 8 - LUI CI HA DATO I CIELI Non so proprio cosa far per ringraziare il mio Signor: ci ha dato i cieli da guardar e tanta gioia dentro il cuor. Lui ci ha dato i cieli da guardar. Lui ci ha dato la bocca per cantar. Lui ci ha dato il mondo per amar e tanta gioia dentro il cuor. Si è chinato su di noi, ed è disceso giù dal ciel per abitare in mezzo a noi e per salvare tutti noi. E quando un dì con lui sarò nella sua casa abiterò,' e canterò il suo grande amor con tanta gioia dentro al cuor. E quando un dì con Lui sarem, nella sua casa abiterem nella sua casa tutta d'or con tanta gioia dentro il cuor. Tu, Dio, che conosci il nome mio, fa’ che ascoltando la tua voce io ricordi dove porta la mia strada nella vita, all’incontro con Te. Era l’alba triste e senza vita e quel giorno Lui passò era un uomo come tanti altri ma la voce, quella no. Quante volte un uomo con il nome giusto mi ha chiamato; una volta sola l’ho sentito pronunciare con amore. Era un uomo come nessun altro e passando mi chiamò. 11 - HO UN AMICO 10 - MATTONE SU MATTONE Ho un amico grande, grande; di più giusti non ce n’è: mi ha donato tutto il mondo, è più forte anche di un re. Ho tante, tante cose, tantissimo da fare; ho tutto il giorno pieno, ho anche da studiare! Se io tremo Lui è sicuro e non ha paura mai; Ma in fondo, in fondo al cuore, è l’amico più sincero, sai, e ti segue ovunque vai. non ti scordare che.. Però talvolta lo sfuggo e voglio fare da me, Mattone su mattone ma crolla presto il mio mondo viene su la grande casa, perché Lui è più forte di me. che fatica, che fatica che si fa! Perché? Una volta io credevo di poter amare da me; Mattone su mattone non pensavo non sapevo che non può nemmeno un re. viene su la grande casa, Però talvolta lo sfuggo è il Signore che ci vuole abitar e voglio fare da me, con te. ma crolla presto il mio mondo Ma fermati un momento, perché Lui è più forte di me. e provati a pensare, che cosa c'è che importa di tutto questo fare? E ti dirò un segreto che è quel che fa per te.. 12 - ANNUNCEREMO CHE TU Spalanca la tua porta, ANNUNCEREMO CHE TU SEI VERITÀ, e prova a guardar fuori, LO GRIDEREMO DAI TETTI e guarda tutti gli altri DELLE NOSTRE CITTÀ, che stanno ad aspettare SENZA PAURA ANCHE TU LO PUOI CANTARE... un poco del tuo tempo E non temere, dai, che non ci vuole poi tanto, da fare a metà Metà dei miei mattoni io li regalo a te, per fare la tua casa, per far contento te, e intanto la mia casa vien su tutta da se. quello che non si sa non resterà nascosto, se ti parlo nel buio, lo dirai nella luce, ogni giorno è il momento di credere in me. E con coraggio tu porterai la Parola che salva, anche se ci sarà chi non vuole accogliere il dono, tu non devi fermarti, ma continua a lottare, il mio Spirito sempre ti accompagnerà ... Non ti abbandono mai, io sono il Dio fedele, conosco il cuore tuo, ogni tuo pensiero mi è noto, la tua vita è preziosa, vale più di ogni cosa, ed è il segno più grande del mio amore per te... 13 - RESTA QUI CON NOI Le ombre si distendono, scende ormai la sera e s’allontanano dietro i monti i riflessi di un giorno che non finirà, di un giorno che ora correrà sempre, perché sappiamo che una nuova vita da qui è partita e mai più si fermerà. Resta qui con noi, il sole scende già, resta qui con noi, Signore è sera ormai. Resta qui con noi, il sole scende già, se tu sei tra noi la notte non verrà. S’allarga verso il mare il tuo cerchio d’onda che il vento spingerà fino a quando giungerà ai confini di ogni cuore, alle porte dell’amore vero, come una fiamma che dove passa brucia così il tuo amore tutto il mondo invaderà. Davanti a noi l’umanità lotta, soffre e spera, come una terra che nell’arsura chiede l’acqua da un cielo senza nuvole, ma che sempre le può dare vita, con te saremo sorgente d’acqua pura, con te fra noi il deserto fiorirà. 15 - TI RINGRAZIO MIO SIGNORE 14 - SU ALI D’AQUILA Tu che abiti al riparo del Signore e che dimori alla Sua ombra, dì al Signore: "Mio rifugio, mia roccia in cui confido". E ti rialzerà, ti solleverà su ali d'aquila ti reggerà, sulla brezza dell'alba ti farà brillar come il sole, così nelle sue mani vivrai. Dal laccio del cacciatore ti libererà e dalla carestia che distrugge. Poi ti coprirà con le sue ali e rifugio troverai. Non devi temere i terrori della notte, nè freccia che vola di giorno. Mille cadranno al tuo fianco, ma nulla ti colpirà. Perchè ai Suoi angeli ha dato un comando di preservarti in tutte le tue vie. Ti porteranno sulle loro mani, contro la pietra non inciamperai. E ti rialzerò, ti solleverò su ali d'aquila, ti reggerò, sulla brezza dell'alba ti farò brillar come il sole, così nelle mie mani vivrai. Amatevi l'un l'altro come Lui ha amato noi: e siate per sempre suoi amici; Se amate veramente e quello che farete al più piccolo tra voi, perdonatevi tra voi: credete l'avete fatto a Lui. nel cuore di ognuno ci sia pace; il Padre che è nei cieli Ti ringrazio mio Signore vede tutti i figli suoi non ho più paura, perché, con gioia a voi perdonerà. con la mia mano nella mano degli amici miei, Sarete suoi amici cammino fra la gente della mia città se vi amate fra voi e non mi sento più solo; e questo è tutto il suo Vangelo; non sento la stanchezza l'amore non ha prezzo, e guardo dritto avanti a me, non misura ciò che dà: perché sulla mia strada ci sei Tu. l'amore, confini non ne ha. 17 - CANZONE DELL’AMICIZIA 16 - VIVA LA GENTE In un mondo di maschere dove sembra impossibile riuscire a sconfiggere tutto ciò che annienta l'uomo. Il potere, la falsità, la violenza, l'avidità, sono mostri da abbattere, noi però non siamo soli. Ho visto stamattina mentre andavo a lavorar il lattaio, il postino e la guardia comunal. Per la prima volta vedo gente intorno a me. Ieri non ci badavo non so proprio perché. Viva la gente la trovi ovunque vai viva la gente simpatica più che mai! Se più gente guardasse alla gente con favor avremo meno gente difficile e più gente di cuor avremo meno gente difficile e più gente di cuor. Dal nord e dal sud li vedevo arrivar come grandi fiumi che discendon verso il mar. Quasi una gran festa fatta apposta per un re. Vale più delle cose la gente intorno a me. Dentro tutti quanti c'è del bene c'è del mal, ma in fondo ad ogni cuore è nascosto un capital. Ed ora un sol pensiero mi assilla notte e dì: renderli sempre più grandi, che Dio vuole così. Canta con noi, batti le mani, alzale in alto, muovile al ritmo del canto. Stringi la mano del tuo vicino e scoprirai che è meno duro il cammino così. Ci hai promesso il tuo spirito, lo sentiamo in mezzo a noi e perciò possiam credere che ogni cosa può cambiare. Non possiamo più assistere impotenti ed attoniti perché siam responsabili della vita intorno a noi. 18 - TE AL CENTRO DEL MIO CUORE Ho bisogno di incontrarti nel mio cuore di trovare Te, di stare insieme a Te unico riferimento del mio andare, unica ragione Tu, unico sostegno Tu Al centro del mio cuore ci sei solo Tu Anche il cielo gira intorno e non ha pace, ma c’è un punto fermo è quella stella là. La stella polare è fissa ed è la sola, la stella polare Tu, la stella sicura Tu, al centro del mio cuore ci sei solo Tu. Tutto ruota intorno a Te, in funzione di Te, e poi non importa il come, il dove e il se Che Tu splenda sempre al centro del mio cuore, il significato allora sarai Tu, quello che farò sarà soltanto amore. Unico sostegno Tu, la stella polare Tu Al centro del mio cuore ci sei solo Tu. 19 - VIENI E SEGUIMI Lascia che il mondo vada per la sua strada , lascia che l’uomo ritorni alla sua casa , lascia che la gente accumuli la sua fortuna . Ma tu, tu, vieni e seguimi. Tu, vieni e seguimi! Lascia che la barca in mare spieghi la vela , lascia che trovi affetto chi segue il cuore , lascia che dall’albero cadano i frutti maturi . Ma tu, tu, vieni e seguimi. Tu, vieni e seguimi! E sarai , luce per gli uomini e sarai sale della terra e nel mondo deserto aprirai una strada nuova (2v.) E per questa strada va , va e non voltarti indietro mai. 21 – SE SARETE AMORE Se sarete sale della terra, se sarete seme che germoglia, se sarete amore che si dona un mondo nuovo nascerà. E se lascerete che l’amore entri in voi e riscaldi il cuore avrete un sorriso da donare e un mondo nuovo nascerà. L’uomo è come un seme della terra: muore e poi rinasce a primavera, cresce e matura sotto il sole e pian piano prende il suo colore. L’amore è il dono più prezioso che Dio ha donato ad ogni uomo per camminare insieme verso l’unità senza più rancori e divisioni. L’amore è fedele nel servire e non si stanca mai di perdonare, è immenso e profondo come il mare ed è sempre ciò che dà sapore. 20 – SEGUI ME! Un giorno sei passato per la via e ti ho riconosciuto tra la gente; con gli occhi di chi ama mi hai guardato e poi mi hai fatto il dono di un sorriso. Ed io già sentivo dentro il cuore la forza delle tue parole: Segui me, segui me! Lascia ciò che hai e vieni dietro di me; ti amerò per sempre ed il regno ti darò, ma tu segui me! Tu dopo mi hai parlato del tuo regno di pace di giustizia e verità; mi hai detto che la forza dell’amore può cambiare ogni realtà. Ed io già sentivo dentro il cuore la forza delle tue parole: E poi tu mi hai detto di seguirti fidando solo nella tua parola: hai stretto la mia mano nella tua e mi hai promesso la tua fedeltà. Ed io già sentivo dentro il cuore la forza delle tue parole: 22 – EFFONDERÒ IL MIO SPIRITO E' la mia strada che porta a te (3v.) E' la mia strada, Signor, che porta a Te, che porta a Te Effonderò il mio Spirito su ogni creatura, effonderò la mia gioia, la mia pace sul mondo. E mio fratello viene con me (3v.) Per la mia strada, Signor, che porta a Te, che porta a Te Vieni, o Spirito Consolatore, vieni effondi sul mondo la tua dolcezza. Vieni e dona ai tuoi figli la pace, vieni e donaci la tua forza. Vieni, o Spirito Consolatore, vieni, e crea negli uomini un cuore nuovo. Vieni e dona ai tuoi figli l'amore, vieni riscalda il cuore del mondo. 24 – IL CANTO DELLA CREAZIONE Laudato sii, Signore mio Laudato sii, Signore mio Laudato sii, Signore mio Laudato sii, Signore mio. Per il sole d'ogni giorno che riscalda e dona vita; egli illumina il cammino di chi cerca te, Signore. Per la luna e per le stelle, io le sento mie sorelle; le hai formate su nel cielo e le doni a chi è nel buio. Per la nostra madre terra che ci dona fiori ed erba; su di lei noi fatichiamo per il pane d'ogni giorno. Per chi soffre con coraggio e perdona nel tuo amore: tu gli dai la pace tua alla sera della vita. 23 – È LA MIA STRADA E mia sorella, viene con me (3v.) Per la mia strada, Signor, che porta a Te, che porta a Te E la mia gente, viene con me (3v.) Per la mia strada, Signor, che porta a Te, che porta a Te E batte le mani, chi viene con me (3v.) Per la mia strada, Signor, che porta a Te, che porta a Te Per la morte che è di tutti, io la sento ogni istante; ma se vivo nel tuo amore dona un senso alla sua vita. Per l'amore che è nel mondo tra una donna e l'uomo suo, per la vita dei bambini che il mondo fanno nuovo. Io ti canto, mio Signore, e con me la creazione ti ringrazia umilmente perché tu sei il Signore. 25 – VIVERE LA VITA Vivere la vita con le gioie e coi dolori di ogni giorno è quello che Dio vuole da te. Vivere la vita e inabissarti nell’amore è il tuo destino è quello che Dio vuole da te. Fare insieme agli altri la tua strada verso Lui correre con i fratelli tuoi... Scoprirai allora il cielo dentro di te, una scia di luce lascerai. 26 - LAUDATO SII Laudato sii, o mi Signore. (4v) E per tutte le tue creature Vivere la vita è l’avventura più stupenda dell’amore, per il sole e per la luna è quello che Dio vuole da te. per le stelle e per il vento Vivere la vita e generare ogni momento il Paradiso e per l’acqua e per il fuoco. è quello che Dio vuole da te. Vivere perché ritorni al mondo l’unità perché Dio sta nei fratelli tuoi... Scoprirai allora il cielo dentro di te, una scia di luce lascerai… una scia di luce lascerai… 27 – COME MARIA Vogliamo vivere, Signore, offrendo a Te la nostra vita con questo pane e questo vino accetta quello che noi siamo. Vogliamo vivere, Signore, abbandonati alla tua voce, staccati dalle cose vane, fissati nella vita vera. Vogliamo vivere come Maria, l’irraggiungibile, la Madre amata che vince il mondo con l’Amore e offrire sempre la Tua vita che viene dal cielo. Per sorella madre terra ci alimenta e ci sostiene per i frutti, i fiori e l’erba per i monti e per il mare. Perché‚ il senso della vita è cantare e lodarti e perché la nostra vita sia sempre una canzone. E per quelli che ora piangono, e per quelli che ora soffrono, e per quelli che ora nascono, e per quelli che ora muoiono. Accetta dalle nostre mani come un’offerta a Te gradita i desideri di ogni cuore, le ansie della nostra vita. Vogliamo vivere, Signore, accesi dalle Tue parole per riportare in ogni uomo la fiamma del tuo amore. 28 – ECCO IL NOSTRO SÌ Fra tutte le donne scelta in Nazareth, sul tuo volto risplende il coraggio di quando hai detto “Sì”. In segna a questo cuore l’umiltà, il silenzio d’amore, la Speranza nel figlio tuo Gesù Ecco il nostro Sì, nuova luce che rischiara il giorno, è bellissimo regalare al mondo la Speranza. Ecco il nostro Sì, camminiamo insieme a te Maria, Madre di Gesù, madre dell’umanità Nella tua casa il verbo si rivelò nel segreto del cuore il respiro del figlio Emmanuel. In segna a queste mani la fedeltà, a costruire la pace, una casa comune insieme a te. Donna dei nostri giorni sostienici, guida il nostro cammino con la forza di quando hai detto “Sì”. Insegnaci ad accogliere Gesù, noi saremo Dimora, la più bella poesia dell’anima 30 – PANE DEL CIELO Pane del cielo sei tu Gesù via d’amore, tu ci fai come te. 29 – TU SEI Tu sei la prima stella del mattino, Tu sei la nostra grande nostalgia, Tu sei il cielo chiaro dopo la paura, dopo la paura di esserci perduti e tornerà la vita su questo mare. Soffierà, soffierà Il vento forte della vita, soffierà sulle vele e le gonfierà di Te (2v). Tu sei l’unico volto della pace, Tu sei speranza nelle nostre mani, Tu sei il vento nuovo sulle nostre ali, sulle nostre ali… e soffierà la vitae gonfierà le vele su questo mare. No, non è rimasta fredda la terra: tu sei rimasto con noi per nutrirci di te, pane di vita ed infiammare col tuo amore tutta l’umanità. Sì, il cielo è qui su questa terra: tu sei rimasto con noi ma ci porti con te nella tua casa dove vivremo insieme a te tutta l’eternità. No, la morte non può farci paura: tu sei rimasto con noi e chi vive di te, vive per sempre, sei Dio con noi, sei Dio per noi, Dio in mezzo a noi 31 - TI R AC C O N TO U N A G R AN D E G I O I A Prendi nota, prendi nota, per volare ad alta quota, non fermare la tua mano, scrivi tutto piano piano. Prendi un foglio di quaderno, una biro e lascia il segno, apri bene le tue orecchie, questa sta a sentire... 32 - IL DISEGNO Prendi nota, prendi nota se non vuoi bucar la ruota Io ti parlo piano piano, quel che dico non è strano Nel mare del silenzio Metti punto, scrivi sotto che gridiamo un nuovo motto una voce si alzò Noi sappiamo cosa fare, sì sappiamo ragionare… da una notte senza confini Ti racconto La GIOIA Ti racconto la grande gioia Di un Bambino ke e nato Nei tuoi okki io l’ho incontrato Lui ti parla nel cuore Ti dà forza con il suo amore Quindi ascoltami amico Dammi retta se io ti dico Portalo agli altri perché Adesso sai che lui è Il segreto della gioia…. Il segreto della gioia… UOOOOOOOOOO SI SI SI SI (x2) Noi vogliamo raccontare quello che ci piace fare Non ci son solo parole, ma tante tante tante storie Segna bene con il rosso, sottolinea a più non posso I ragazzi san cercare e girando san trovare Quel che noi portiamo dentro è il più grande sentimento, c’è chi non lo sa mostrare, ma possiamo rimediare, forza dai mettiti in moto, che riempiamo questo vuoto scrivi bene senza errori o la pace o son dolori... allora: Rit. una luce brillò dove non c'era niente quel giorno. Avevi scritto già il mio nome lassù nel cielo avevi scritto già la mia vita insieme a te avevi scritto già di me... E quando la tua mente fece splendere le stelle e quando le tue mani modellarono la terra dove non c'era niente quel giorno. E quando hai calcolato la profondità del cielo e quando hai colorato ogni fiore della terra dove non c'era niente quel giorno. E quando hai disegnato le nubi e le montagne e quando hai disegnato il cammino di ogni uomo l’avevi fatto anche per me. Se ieri non sapevo oggi ho incontrato Te, e la mia libertà è il tuo disegno su di me. Non cercherò più niente perché Tu mi salverai. 33 – HOP HOP HOP SOMARELLO 34 – INSIEME Lento, lento, sulla strada di Gerusalemme Sulla sella di un somaro viene l'uomo di Betlemme C’E’ PIU’ FESTA Un gran santo, un mendicante Oggi sai che cosa ho scoperto Un pellegrino, un gran furfante è un tam-tam che corre nel vento Un' artista, un cantante di novelle bocca, orecchio passa il segreto Hop hop hop somarello c’è una grande festa e tu: Trotta, trotta, il mondo è bello Dammi le tue mani Hop hop hop somarello qui fino a domani Trotta, trotta, tu porti l'Agnello. non puoi restare solo, I miracoli li fa da se con le sue mani qui con noi Ma qualcuno per tre volte lo rinnegherà domani tu prendi il volo-o ... Questo è Pietro, il pescatore, poi c'è Giuda il traditore Insieme c’è più festa, Tutti amici finchè si raccoglie gloria e onore che gioia è bello essere amici, Ma c'è un prezzo per l'amore, gridiamo a chi viene all’A.C.R. tre monete d'oro, no, no, no. e anche a chi non è con noi. Hop hop hop … Se lo vuoi puoi metterti in gioco tutti insieme siamo un gran fuoco Alla piazza l'han portato per giudizio di Pilato chi non rischia non si diverte Chi sarà questo pezzente, questo uomo è innocente non pensarci troppo su. Per Barabba hanno votato E’ speciale questa gran festa ed il Cristo han condannato nel mio cuore è certo che resta Che il sangue suo ricada alla nostra gente. l’A.C.R. tutti ci unisce Costui parla della pace, sia sulla croce, no, no, no. non la scorderemo mai. Hop hop hop … Io se penso cosa ho scoperto il mio cuore certo si è aperto con Gesù amico che accoglie ho capito cosa far ... - Siamo andati alla caccia del leon - Pem pem Un sorriso per chi ha sofferto Singing ja ja yuppj yuppj ja ja anche a chi ha un futuro un po’ incerto Singing ja ja yuppj yuppj ja “mi smo s vama” siamo con voi Singing ja ja yuppj ja ja puoi contare su di noi! Yuppj yiuppj ja ja - Yuppj yuppj ja! Io mi sento molto cambiato - Toglie l'ancora la nave per partir – Tu tu… tanti volti oggi ho incontrato - Sulla riva son gli amici a salutar – Bye bye è una festa da continuare - Siamo ormai nella foresta equatorial – Brrr brr ogni giorno più che mai. - Un leone sta dormendo non lontan – Ron ron 35 – SIN GING - JA - JA - Se si sveglia ci divora in un boccon – Gnam gnam - Cari amici non facciamolo svegliar – No no 36 – LA MACCHINA DEL CAPO 12 La macchina del capo 34 ha un buco nella gomma (3 v.) 5 ripariamola col chewing-gum. Movimenti: 1. tenere le mani su un volante immaginario e fare bruuumm 2. saluto militare e"mm" 3. indicare con l'indice e fare "pssss". 4. descrivere una circonferenza con le braccia e fare "mm" 5. pasticciare con il chewing-gum. Lo si canta una volta, tutto intero, poi si toglie di volta in volta una delle parti numerate sostituendola con il mimo. 37 – IL COCOMERO PIU' FORTE DEL MONDO 38 - UN ELEFANTE Un elefante si dondolava sopra il filo di una ragnatela e trovando la cosa interessante andò a chiamare un altro elefante. Due elefanti.......... Tre elefanti.......... ... E così via finchè si raggiunge il numero degli elementi del gruppo. Cantando, formare una catena umana "legando" tutti in modo che la mano destra di ognuno prenda, passando sotto le proprie gambe, la mano sinistra del compagno che sta dietro. Formata la catena, provare a "dondolarsi" e... buona fortuna !!! 12 Un cocomero tondo, tondo, che voleva essere il più forte del mondo 3 che voleva tutti quanti superare, un bel giorno si mise a cantare: la... la...la...la... si mise a cantare. Un cocomero ..... un bel giorno si mise a belare: be... be... si mise a belare, la...la...la...la... si mise a cantare. Un cocomero .... un bel giorno si mise a mangiare: gnam...gnam... si mise a mangiare, be... be... si mise a belare, la...la...la...la... si mise a cantare. Movimenti: 1. braccia in avanti come per tenere un cocomero 2. prova muscoli 3. indicare tutti gli altri. Di volta in volta si mimeranno tutte le azioni del... cocomero! 39 - QUATTRO PIRATI 41 – NON C’È FALLIMENTO La nci a i n al to l a t ua v i ta 123 com e una mon eta Quattro pirati nel mar dei Sargassi e l asc ial a vol ar e p iù su 4 la pau ra d i c ade r e con una zattera fatta di assi non pot rà ma i fa rt i ma le se tu c h i ed i a iut o l ass ù 5 6 stanno remando, dicono loro, E c ad i, po i p ia n gi , m a cred i … mi 78 Lu i è g ià lì co n t e alla ricerca di un grande tesoro. e a nc h e s e p oi n on lo v ed i, s i ! 9 10 11 Lu i è g ià lì pe rc hé Però...uno è alto, uno è basso e uno è zoppo Non c’ è f al l i m en to 12 s e p o rt i D io d e n tr o pe rc h é ed il quarto ha una benda sull'occhio m i s on o v ist o a nc h ’ i o 56 qu a n do e ro s e nz a D io e cos ì … ec co m i qu a stanno remando, dicono loro, 78 S e u n es am e ti va ma le alla ricerca di un grande tesoro e l a d e pr es si on e sal e tu n on fa rc i c aso pe rc hé Movimenti: 1. indicare "quattro" con le dita 2. mano anc h e qu and o s b ag li m ossa destra occhio destro 3. mano destra ondulante 4. e g ià fe r mi la tua co rs a muovere alternativamente le mani messe "di taglio" 5. tu n on d is p era rt i p erc hé S e s of fr i , po i p ia n g i, e ste nti remare 6. indicare con i pollici dietro le spalle 7. mano Lu i è g ià lì pe r t e alla fronte tipo vedetta 8. mimare qualcosa di grande 9. e a nc h e s e p oi n on lo s ent i , sì ! indice in alto 10. indicare con la mano rispettivamente Lu i è g ià lì pe rc hé in alto in basso 11. Toccarsi la caviglia destra. Lo si canta una volta tutto intero, poi si togie di volta in Non c’ è f al l i m en to volta una delle parti numerate, sostituendola con il s e po rt i D io d e n tr o di t e mimo. m i s on o v ist o a nc h ’ i o 40 – SE SEI FELICE Se sei felice, tu lo sai batti le mani! Se sei felice, tu lo sai batti le mani! Se sei felice, tu lo sai e mostrarmelo dovrai, se sei felice, tu lo sai batti le mani. Poi si aggiunge: batti i piedi, schiocca la lingua, lavati i denti, dillo a me, fa tutto insieme... qu a n do e ro s e nz a D io e cos ì … Non c’ è f al l i m en to s e m ett i Di o al c e n t ro d i t e Ed ecc o mi q ua sedu to i n fo ndo a c ent o mila "s e " Ecco mi qua sedu to i n fo ndo a ll’a ni ma co n T e "E ccot i q ua sedu to a f i anc o a m e " Ma no n c’ è fa l l i me n to se t u mi p o rti d e nt r o d i t e… No n c ’ è fa l l i m en to se t u mi p o rti d e nt r o p e r c hé No n c ’ è fa l l i m en to … ( x4 ) Ed e c c om i q ua …