L’ECONOMIA raccontata ai bambini
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Gellindo Ghiandedoro
in cerca di lavoro
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Pensiero nascosto
Quella mattina tiepida di primavera Gellindo Ghiandedoro si svegliò al
suono della terza sveglia e balzò dal letto per correre a spegnere le altre
quattro. Aprì i battenti della finestrella che dava sul prato e respirò a
pieni polmoni l’aria profumata di fiori. Era proprio un bel posto, il suo
Bosco delle Venti Querce!
Fece colazione, si lavò i dentoni e s’impomatò l’enorme coda con due
tubetti interi di gel “ultra-forte”, dandole quel giorno la forma di una
bella nuvola cicciottona e vaporosa.
– Adesso sono pronto per affrontare il mondo! – esclamò Gellindo,
guardandosi allo specchio prima di uscire dalla tana. Mise la zampetta
sul pomolo della porta, fece per girare e aprire, quando un improvviso
peso al cuore gli tolse quasi il fiato.
Un pensiero oscuro gli bloccò la bocca dello stomaco,
il ricordo di un incubo notturno gli mise addosso un po’ d’ansia,
l’impressione che qualcosa non andasse per il verso giusto
lo costrinse a fermarsi sulla porta,
mentre il malessere di un pensiero nascosto
lo obbligò a grattarsi il ciuffo in testa…
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– Chissà perché non mi ricordo quel che stavo pensando ieri sera,
prima di addormentarmi! – disse Gellindo ad alta voce. – Ehilà, Tisana
la Dolce, dove stai saltellando di buon mattino?
– Sto correndo al boschetto qui sopra, per raccogliere di buon mattino
alcune gemme di pino che mi servono per un decotto contro la tosse…
– Posso venire ad aiutarti? – strillò Gellindo chiudendo la porta della
tana e raggiungendo l’amica. – Quante gemme ti servono?
– Otto gemme sono sufficienti, ma devono essere staccate dai rami
più alti dei pini, quelli che ricevono tutta la luce del sole…
– Ma se non venivo io, come facevi tu, da sola, a saltellare fin lassù
in cima?
– Eh che vuoi che sia: avrei chiesto aiuto a qualche uccellino,
oppure a un ghiro mezzo addormentato. Però se ci sei tu, ad
aiutarmi nel lavoro, sono cont…
– Lavoroooo! – urlò Gellindo bloccandosi in mezzo alla
strada. – Ecco cosa mi ero dimenticato: ieri sera, prima di
addormentarmi, ho fatto a me stesso la promessa di trovarmi
un lavoro! Oggi stesso!
– E perché, poi? Devi proprio?
– Beh, a dire il vero no, non mi serve un lavoro. Ho già
tutto quello di cui ho bisogno e anche un gruzzoletto custodito
alla Cassa Rurale per i momenti di necessità… No, lavorare non mi
servirebbe, ma siccome lo fanno tutti! Tutti hanno un lavoro: Casoletta
alla latteria, tu nel tuo orto di erbe medicinali, Rosso-Verde-Giallo dirige
il traffico, Passion di Fiaba deve inventare almeno una fiaba al giorno
da raccontare la sera agli amici, Din Dòndolo tiene pulita la chiesa del
Villaggio, Abbecedario fa scuola agli spaventapulcini… E io chi sono?
No no: Gellindo Ghiandedoro da oggi comincia lavorare!
– E che lavoro ti piacerebbe? – chiese Tisana la Dolce, riprendendo
a saltellare in direzione del boschetto dei pini.
– Ecco, non lo so… Forse, potrei… Mah, secondo te che lavoro potrebbe piacere a uno scoiattolo?
Tisana la Dolce giunse proprio in quel momento ai piedi di un pino
alto fino al cielo e si fermò ai suoi piedi.
– Ad esempio potresti salire fin lassù e raccogliermi otto belle gemme
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fresche di giornata!
– Vorresti dire che potrei diventare un tuo… un tuo aiutante? – balbettò
Gellindo, che non osava credere d’aver già trovato un lavoro. – Da oggi
potrei dire a tutti che sono l’Aiutante di Tisana la Dolce? Che quello è
il mio lavoro?
– D’accordo – acconsentì la spaventapasseri con un sorriso. – Non
avevo previsto di assumere qualcuno che mi desse una mano, ma va
bene: Gellindo, tu sei il mio nuovo collaboratore!
– Da subito? Da adesso?
– Come no: anzi, arrampicati veloce e portami le gemme che ci
servono!
Cento lavori: uno
Il lavoro di aiutante di Tisana la Dolce durò meno di una
giornata intera, che Gellindo passò su e giù per gli alberi dei
dintorni a raccoglier foglie e rametti di quercia, a strappar
cortecce di nocciòlo, a far mazzolini d’erba medica e a riempir sacchetti con foglie di lavanda selvatica… Poi, per tutto
il pomeriggio il poveretto dovette sudare vicino al fuoco per
tener sotto controllo i decotti che gorgogliavano nelle pentole e
nei pentolini di rame e solo verso a sera…
– Ecco, Gellindo: per oggi abbiamo terminato… – esclamò Tisana
la Dolce togliendosi il grembiule. – Anzi no: prendi la scopa, pulisci
per terra, riordina tutti quei vasetti che sono sul tavolo e mettili nella
credenza in ordine di grandezza, dal più piccolo al più grande. Quando
hai finito, corri alla fontana a prendere un po’ d’acqua, così preparo la
camomilla per il vecchio Empedocle: quando è pronta gliela porti, lo
saluti a nome mio e, non appena torni, ti darò due soldi di paga per il
lavoro di oggi! Poi ci rivediamo domani mattina all’alba, ché andiamo
a fare una capatina al ruscello qui sotto, in cerca di carotine selvatiche
per una torta che voglio regalare a Casoletta…
Per carità: non che due soldi di paga fossero pochi, anzi: quel che era
troppo, invece, era il lavoro!
– Ma scusa, Tisana, – mormorò Gellindo mentre scopava per terra,
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– tu lavori così tanto tutti i giorni? Sempre, dall’alba al tramonto? Sette
giorni la settimana?
– Sei giorni, caro mio: la domenica la dedico a rimetter ordine in casa
e a far visita agli amici!
– Ascolta – disse allora lo scoiattolo smettendo per un attimo di riordinare i vasetti nella credenza, – se ti dico una cosa, poi non ti offendi?
– E cosa vorresti dirmi?
– Che forse provo a cambiar lavoro! – buttò lì Gellindo, diventando
rosso per l’agitazione.
Tisana la Dolce ammutolì, rimase silenziosa per alcuni istanti e poi
con un dolce sorriso si chinò a baciare l’amico sulla fronte.
– Tu puoi fare tutto quel che vuoi, amico mio! Oggi hai provato
a lavorare con me, e questi sono i tuoi due soldi di paga. Domani
prova pure con qualcun altro e dopodomani con altri ancora,
e vedrai che prima o poi troverai il lavoro che fa per te!
Due
Fu così che per Gellindo Ghiandedoro, la mattina dopo, cominciò una vera e propria giostra di lavori da far girare quasi
la testa.
– Maestro Abbecedario, che ne diresti se oggi vengo ad aiutarti
a far scuola agli spaventapulcini?
– E quale materia ti piacerebbe insegnare?
– Potrei… ad esempio potrei insegnare ai tuoi scolari come ci si
orienta nel bosco!
– Bene – rispose Abbecedario, chiudendo il libro di matematica e
rivolgendosi ai dieci spaventapulcini seduti sui banchi di scuola. – Oggi
basta aritmetica e niente lezione di storia degli Spaventapasseri famosi,
perché il nostro amico scoiattolo vi insegnerà a non perdervi quando
camminate in un bosco. Gellindo: tocca a te!
– Dunque… ehm, allora fate attenzione: quando camminate in un
bosco e arrivate a un bivio, vedrete una strada che va a destra e una che
gira a sinistra. Va bene? Avete capito? Allora vuol dire che fin qui non
ci siamo persi: se prendete la strada di destra, fate attenzione al ritorno,
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perché quel bivio lo vedrete diverso e potreste sbagliar strada. Per evitare
di perdervi, se all’andata avete girato a sinistra, quando tornerete a casa,
giunti al bivio, prendete la strada di destra… no, cioè, scusatemi, la strada
di sinistra e girate poi a destra… ma quando sarete a casa, forse… no,
anzi... Sigh! Se continua così, a casa non ci arriverete mai!
– Stop! – intervenne Abbecedario, quando si accorse che la sua presenza metteva in difficoltà Gellindo. – Sapete cosa dovete fare, adesso?
Lasciate i libri sul banco e andate a fare una passeggiata qui attorno accompagnati dal vostro nuovo insegnante. Vedrete che a Gellindo verrà
senz’altro in mente quale strada scegliere, quando si ritorna a casa…
Quella sera, ahimè, gli Spaventapasseri del Villaggio attesero
fin dopo notte che gli spaventapulcini e Gellindo facessero ritorno a casa e dovettero muoversi Abbecedario, Quantobasta e
Candeloro per andare a recu­pe­rarli al di là del ruscello, oltre
il Bosco delle Venti Querce.
Dopo che i piccoli ebbero abbracciato i loro genitori in
lacrime e furono tornati sani e salvi ognuno nel proprio orto,
Abbecedario prese in un angolo Gellindo, gli mise due soldi
in mano e…
– Bisogna sempre scoprire quali sono i propri limiti, caro
il mio scoiattolo. Tu sei bravo e sei volonteroso, ma in quanto a
orientamento ti perderesti dal tuo letto alla porta di casa, perciò ti
saluto e domani cerca qualcos’altro da fare!
Tre
– Quantobasta, a me sono sempre piaciute le bottigliette di vetro di tutti
i colori, i bilancini d’ottone piccoli piccoli, i pestelli per tritare le erbe…
Mi prenderesti con te come aiutante?
Quantobasta non aveva bisogno di alcun aiuto, nella sua farmacia, ma
siccome all’occorrenza era bravo a fare anche il medico, l’infermiere, il
barbiere e il meccanico…
– D’accordo, Gellindo: sei assunto come aiutante farmacista, così
quando qualcuno mi chiama per il mal di pancia, per aggiustargli il tosaerbe o per accorciargli il ciuffo dei capelli, ci sarà qualcuno che tiene
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aperta la farmacia…
I guai cominciarono di lì a un paio d’ore quando, rimasto solo in negozio, Gellindo vide entrare Chiomadoro.
– Ciao, Gellindo: ho sentito che hai un nuovo lavoro, oggi! Mi daresti
uno shampo per capelli biondi?
– Ai tuoi ordini, Chiomadoro! – esclamò Gellindo, che si precipitò
allo scaffale nel quale erano allineati tutti gli shampo della bottega. –
Dunque: vuoi uno shampo a presa rapida, uno shampo per capelli tinti,
uno shampo per capelli secchi, uno shampo per capelli storti, uno shampo
per capelli unti, uno shampo per capelli secchi, uno shampo per capelli
corti, per capelli lunghi, per capelli medi, a riccioli, annodati, con
pulci, senza pulci, di fieno, di paglia, di…
– Férmati! Di paglia, i miei capelli sono di paglia…
– Bene, però vuoi uno shampo per paglia chiara, per paglia
scura, per paglia stagionata, per paglia a strisce, per paglia
a boccoli, per…
– Alt! Vorrei uno shampo per capelli di paglia a boccoli!
– Allora questo è lo shampo che fa per te – esclamò
soddisfatto Gellindo, consegnando a Chiomadoro un vasetto
sul quale c’era scritto: “Shampo per capelli di paglia a boccoli
piccoli”…
Siccome, però, i capelli di Chiomadoro erano di “paglia a boccoli
grandi”!, lo shampo ebbe un effetto disastroso su quella bella capigliatura…
– Aiutooooo! Quantobastaaaa, guarda come si sono ridotti i miei
stupendi capelli! – si mise a strillare di lì a poco la povera Chiomadoro,
saltellando fino alla farmacia con una massa di capelli arruffati e diritti
in testa!
– Lo so che sei stato sfortunato, Gellindo – disse quella sera Quantobasta, dopo aver chiuso i battenti della farmacia, – ma forse il lavoro di
farmacista non fa per te! Ecco qui due soldi di paga e vedrai che domani
sarai più fortunato!
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Quattro
– Din Dòndolo, sono certo che il tuo è un lavoro che fa per me! Mi assumeresti come aiutante? Sono un campanaro nato, io!
– Non c’è problema, Gellindo, anche perché ho il lavoro che fa per te.
Vedi queste due corde? – disse Din Dòndolo, dopo aver accompagnato lo
scoiattolo nel campanile della chiesetta del Villaggio. – La corda sottile
è quella della campanella dei quarti d’ora; la corda più grossa, invece, è
attaccata alla campana delle ore. Allora: tra un po’ saranno le otto e un
quarto… Ecco, guardami e ascolta…
Din Dòndolo afferrò la corda grossa e al momento giusto… Donnn… (– Uno! – urlò Din Dòndolo)… Donnn… (Due!)… Donnn…
(Tre!)… Donnn… (Quattro!)… Donnn… (Cinque!)… Donnn…
(Sei!)… Donnn… (Sette!)… Donnn… (E otto!)…
Afferrò poi la corda più sottile e… Dinnn…
– Ecco, hai visto? Abbiamo avvisato l’intero villaggio che
sono esattamente le otto e un quarto. Fra un quarto d’ora toccherà a te: dovrai tirare otto volte la corda grossa e due volte
quella sottile e così via, per tutta la giornata…
– Ma è semplicissimo – esclamò Gellindo battendo le zampette di gioia. Aveva finalmente trovato un lavoro intelligente,
utile, divertente e soprattutto facile!
Facile? Mah…
Quando fu il momento di battere le dieci e mezzo, Gellindo s’attaccò
alla fune grossa e cominciò a tirare e contare a voce alta…
– Uno!… Due… Tre… Ma tre l’avevo già detto, o no’? Be’, lo dico
adesso: Tre!… E poi quattro… Quattro però mi sembra di non averlo
detto e allora: Quattro… Cinque!…
Insomma, quando gli spaventapasseri del Villaggio contarono i rintocchi del campanile…
– Ma come fanno a essere le ventisette e sei quarti! – esclamarono
sbalorditi, e scoppiò una sommossa: si radunarono tutti in piazza e
chiamarono a gran voce Din Dòndolo, che arrivò di corsa con gli occhi
fuori dalla testa.
– Scusatemi, amici, il fatto è che Gellindo Ghiandedoro…
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– Non dirci che hai assunto Gellindo come aiuto-cam­pa­na­ro!! – esclamarono gli Spaventapasseri.
– Il fatto è che, poverino, lui stamattina mi ha chiesto…
– Allora è tutto chiaro: lascia perdere e non arrabbiarti troppo con
lui! È un pasticcione, quello scoiattolo, ma è nostro amico, e un amico
simpatico per giunta!
– Come è andata, oggi, Din Dòndolo? – chiese quella sera Gellindo,
che non aveva il coraggio di guardare quell’altro negli occhi.
– Secondo me poteva andare peggio – rispose il campanaro, annodando le funi delle due campane. – Potevi suonare le quarantotto e
dodici quarti, oppure il mezzodì con settantasette rintocchi grossi
e ventiquattro piccoli… No no: vedrai che con l’esperienza le
cose miglioreranno e… e questi sono i tuoi due soldi di paga.
Domani mattina…
– Domattina è meglio che cambi lavoro, vero?
– Beh, ecco, quasi quasi… io direi di sì! – sussurrò Din
Dòndolo, abbracciando forte forte il suo amico scoiattolo.
Cinque
– Rosso-Giallo-Verde, che ne diresti se ti aiutassi a regolare il
traffico del Villaggio? – chiese la mattina dopo Gellindo, andando
a svegliare lo spaventapasseri vigile urbano.
– Che traffico vuoi che ci sia, nel nostro Villaggio – rispose RossoGiallo-Verde. – Nessuno qui ha l’automobile e l’unico pericolo per i
pedoni è la bicicletta color argento con cui Bellondina ogni tanto va a
fare i suoi giretti… Comunque sappi che il lavoro del vigile urbano non
è solo quello di dirigere il traffico: noi aiutiamo i vecchietti ad attraversare la strada, accorriamo quando c’è un incendio, aiutiamo i bambini a
tornare a casa senza perdersi, recuperiamo le cose che gli altri lasciano
in giro… Ecco un’idea, Gellindo: potresti aiutarmi a raccogliere i portafogli, i cappelli o gli occhiali che gli Spaventapasseri dimenticano sui
muretti o sulle panchine. Il tuo compito sarà quello di restituire gli oggetti
smarriti a casa dei rispettivi proprietari!
Fu così che da quel giorno Gellindo Ghiandedoro divenne il “re­cu­
peratore” ufficiale del Villaggio degli Spaventapasseri. Si appostò in
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piazza nascondendosi dietro all’angolo di una casa e si mise a osservare
tutti quelli che passavano di lì, pronto a intervenire se qualcuno avesse
perso qualcosa… un fazzoletto, un cappellino, una pipa…
Dopo tre ore di inutile attesa…
– Certo che mi sono scelto un lavoro proprio barboso, eh! – si lamentò
Gellindo, che proprio in quell’istante vide Paciocco, lo spaventapasseri
che non s’arrabbiava mai, appoggiare il giornale arrotolato sull’orlo della
fontana per sistemarsi un po’ la vecchia giacchetta che gli pendeva di
lato.
Gellindo gli piombò alle spalle, afferrò la Gazzetta degli Spaventapasseri e scappò via urlando: – Se vuoi riavere il giornale che hai
lasciato in giro, torna a casa ché io ti aspetto là!
Paciocco, che stava ancora mettendosi a posto la giacchetta, si girò e vide lo scoiattolo scappar via con il suo giornale
in mano. Ma non si arrabbiò, perché lui era un tipo proprio
tranquillo. Piano piano, invece, zampettò fino al suo orto,
dove trovò ad attenderlo Gellindo con il giornale in mano.
E Paciocco lo ringraziò, perfino, per la premura dimostrata
e per il bel pensiero!
Andò però peggio, poco dopo, con Pagliafresca: arrivò in
piazza sfoggiando la sua nuova pipa di ciliegio, se la tolse di
bocca, l’appoggiò con cura al davanzale di una finestra lì accanto e
si piegò per bere un lungo sorso d’acqua alla fontana. Quando si tirò su
e si girò… la pipa non c’era più! Sparita dal davanzale in meno di mezzo
secondo! Ma com’era possibile? Certo che era possibile, perché in fondo
alla piazza Gellindo lo stava a guardare con la pipa in mano!
– Caro il mio Pagliafresca – esclamò lo scoiattolo con un sorrisetto
felice, – tu hai lasciato in giro la pipa e io te la riporto, ma a casa tua!
Così m’ha detto di fare Rosso-Verde-Giallo e io obbedisco!
Ci volle tutta la pazienza di Empedocle e la dolcezza di Mangiatorte
per calmare un Pagliafresca infuriato.
– Questa volta non gliela faccio passare liscia, a quello lì! Una bella
sculacciata non gliela toglie nessuno!
– Ma cosa dici! – lo rimproverò bonariamente Empedocle. – È pur
sempre un nostro amico, no? E agli amici bisogna voler bene! Aspetta,
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invece: vado a parlare con Rosso-Giallo-Verde e forse riusciremo a fargli
cambiar lavoro…
– Caro Gellindo – sospirò quella sera Rosso-Giallo-Verde, mettendo
due soldi di paga in mano allo scoiattolo, – penso che dovrai dire addio
alla tua carriera di vigile urbano e di “recuperatore” ufficiale di oggetti
smarriti! Non è una professione che fa per te, anche se devo dire che mi
hai obbedito esattamente, forse troppo! Ma domani sarai più fortunato,
ne sono certo…
Sei
– Saresti contenta, Casoletta, se oggi venissi a lavorare da te in
latteria?
Un colpo al cuore fece tremare le mani della povera spaventapasseri: da alcuni giorni Casoletta stava seguendo da lontano
le peripezie di Gellindo e tutti i guai combinati lavorando
qui e là. «E adesso tocca a me – pensò senza fiato. – Dovevo
immaginarmelo che, prima o poi…».
– Va bene, Gellindo: ho proprio bisogno di qualcuno che
mescoli il latte sul fuoco per trasformarlo in buon formaggio.
Ti faccio vedere come si fa e cominci subito!
Ecco: non era quel che si dice un “bel lavoro”, un lavoro di concetto, un lavoro impegnativo, insomma… Con il mestolo in mano e un
grembiule bianco sul davanti, Gellindo se ne stava in piedi sul bordo del
focolare e mescolava, mescolava, mescolava, mescolava…
Il fatto è che con tutto quel mescolare in tondo… in tondo… in tondo… lentamente le palpebre dello scoiattolo divennero pesanti come
il piombo, finché gli occhi si spalancarono come ipnotizzati. Dire che
Gellindo s’addormentò di sasso con il mestolo in mano è dir poco, visto
che il nostro amico, non appena scivolò nel sonno, si piegò in avanti e…
Spluffff!… cadde senza un lamento nel latte tiepido che attendeva di
diventar formaggio!
Casoletta lo ripescò di lì a pochi minuti, sentendo che qualcuno annaspava sputacchiando nel pentolone. Lo ripulì in silenzio, lo asciugò
dal latte e gli tolse il mestolo di mano.
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– Mi dispiace, Gellindo – esclamò a malincuore Casoletta, – ma nemmeno il lattaio è un lavoro che fa per te! Questi sono i due soldi promessi
e ti auguro d’esser più fortunato, domani!
Il lavoro giusto
Còntolo era intento a mettere in fila, uno sopra l’altro, una lista eterna di
numeri, quando la campanella della porta della Cassa Rurale del Villaggio
suonò argentina, annunciando l’arrivo del primo cliente di quel giorno.
– Ehilà, chi si vede! – esclamò lo spaventapasseri-ragioniere, vedendo
Gellindo farsi avanti col musetto triste. – Come mai quell’aria da
scoiattolo bastonato?
– Sono venuto a depositare questi dodici soldi sul mio conto…
– Dodici soldi sono tanti… Come li hai guadagnati?
– Facendo sei lavori diversi in sei giorni!
– Bravo, hai quasi battuto un record, sai?
– Ti riferisci al record della sfortuna, vero? Al record di
quelli a cui va tutto storto! Ecco qua i miei dodici soldi: méttili
con gli altri e non se ne parli più! – e fece per andarsene.
– Aspetta, aspetta… Hai fretta di andartene? Non vuoi fermarti
a far due chiacchiere?
– Cosa vuoi chiacchierare – rispose Gellindo. – Una sera sono andato
a dormire con l’idea che sarebbe stato bello cominciare a lavorare… Mi
sarebbe andato bene qualsiasi lavoro, e invece ho solo combinato un
guaio dietro l’altro.
– Già, mi hanno detto qualcosa a questo proposito… – mormorò
Cóntolo. – Però c’è da dire che forse non hai ancora trovato il lavoro
che fa per te! Si tratta di avere costanza, di non abbattersi alle prime
difficoltà…
– E secondo te dovrei distruggere il Villaggio degli Spaventapasseri,
dovrei dar fuoco al Bosco delle Venti Querce e restare senza amici, prima
di trovare finalmente un lavoro che fa per me?
– Beh, non tutte queste cose assieme, però io non mi arrenderei… Sai
dirmi quanto fa dieci per due? – chiese Cóntolo, cambiando tono di voce
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e diventando all’improvviso serio.
– Venti – rispose Gellindo senza nemmeno pensarci.
– E quaranta diviso otto?
– Cinque.
– Ottantuno diviso nove?
– Nove.
– Venti più quindici meno otto più uno?
– Ventotto – calcolò Gellindo in meno di mezzo secondo.
– Diviso quattro?
– Sette… – rispose senza alcuna indecisione.
Solo a quel punto, di fronte a quel Sette che gli era sgorgato
dal cuore e che aveva esclamato senza esitazione, Gellindo capì
d’esser finalmente arrivato nel posto giusto! Erano i numeri,
il suo pane! Era far di conto, il suo lavoro! Era la Cassa Rurale del Villaggio, il luogo in cui avrebbe potuto finalmente
lavorare senza combinare guai!
– Gellindo: sei assunto all’istante come aiutante cassiere,
con uno stipendio di venti soldi la settimana!
Non vi dico la felicità, lo stupore e l’incredulità con cui
Gellindo accolse la notizia. E non vi sto nemmeno a dire le
urla, gli strilli e i pianti di gioia con cui lo scoiattolo corse per
tutto il Villaggio a dare la bella notizia!
– Ci sarà da fidarsi, d’ora in poi, ad andare alla Cassa Rurale? – sussurrò Palosghembo rivolgendosi a Lingualunga, lo spaventapasseri che
sapeva tutto di tutti, che era al corrente dei misteri e di tutti i segreti dei
dintorni, che conosceva le cose ancor prima che accadessero!
– A me hanno riferito che qualcuno, parlando in gran segreto, ha
confidato di nascosto a qualcun altro che Gellindo avrebbe pagato dodici
soldi nuovi di zecca, pur di essere assunto come aiuto-cassiere! – buttò
lì Lingualunga con l’aria di chi la sapeva ancor più lunga…
In realtà Gellindo, da quel giorno, si trasformò nello scoiattolo più
felice della Valle di Risparmiolandia e nell’aiuto-cassiere più bravo e
premuroso di tutte le Casse Rurali della Valle.
Cóntolo gli spiegò ogni cosa, della banca. Gli parlò dei soldi depositati
da chi voleva conservarli nel tempo e dei soldi dati in prestito a chi ne
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aveva bisogno; gli spiegò degli interessi, e cioè di quei soldini in più che
venivano aggiunti a tutti i conti correnti e a tutti i libretti di risparmio
dei vari spaventapasseri e dei vari spaventapulcini…
– Ma sì: anche i più piccoli possono avere un loro libretto di risparmio,
nella nostra Cassa – gli disse qualche giorno dopo Cóntolo. – E sei così
bravo e simpatico, che sarai proprio tu, piccolo scoiattolo, a spiegare
d’ora in poi ai bambini perché è importante risparmiare, perché è utile
pensare al nostro futuro e perché è bello farlo tutti assieme in una Cassa
Rurale!
– E queste che cosa sono? – esclamò Gellindo prendendo in mano
alcune tesserine di plastica.
– Quelle sono le carte di credito e le tessere del Bancomat…
Sono sistemi per poter andare in giro senza tanti soldi in tasca,
evitando rischio di perderli o di farteli rubare. Inserisci le tesserine del Bancomat nelle macchinette giuste, e riceverai le
banconote che desideri, oppure consegni la carta di credito
al negoziante presso il quale hai fatto una spesa, e paghi
senza denaro in mano! Automaticamente quello che prelevi
dal Bancomat oppure quello che paghi con la carta di credito
viene tolto dal tuo conto corrente, e il gioco è fatto!
Gellindo Ghiandedoro era entusiasta di quel nuovo lavoro.
Accoglieva tutti i clienti sempre con un sorriso sulle labbra; aiutò
il vecchio Empedocle a compilare le carte con cui ordinava un “bonifico”
per pagare l’affitto dell’orto in cui viveva; diede una mano a Casoletta,
per ricevere un prestito dalla Cassa Rurale, grazie al quale ingrandì la
latteria e si comprò una macchina nuova per fare le cioccolate; fu Gellindo a convincere Cóntolo a regalare alla piccola scuola di Abbecedario
uno scatolone pieno di libri di fiabe da leggere, matite colorate, fogli per
dipingere e una fotocopiatrice nuova di zecca…
Pensate un po’: introdusse anche un sistema automatico per pagare
le bollette…
– Perché gli spaventapasseri devono scomodarsi ogni mese per venire
a pagare la luce, l’acqua e le spese dei rifiuti? – propose Gellindo al suo
capo-cassiere. – Basta che ci lascino la loro firma e ci penseremo noi,
automaticamente, a pagare ogni mese quel che sarà necessario, prele-
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vando i soldi dal loro conto corrente…
Avete mai visto uno scoiattolo finalmente felice? Avreste dovuto
esserci, ieri sera, ad aspettare Gellindo su, al vecchio albero del Bosco
delle Venti Querce, al termine di una giornata di lavoro. L’avreste sentito arrivare fischiettando gioioso in compagnia di Bellondina; l’avreste
visto salutare Brigida la civetta, grattare la pancia alla talpa Mele­senda,
agitare la mano per dar la buonanotte alla bella spaventapasseri sua
amica che tornava al Villaggio e chiudersi finalmente nella tana per il
meritato riposo.
Nel pieno della notte, poi, se vi foste avvicinati alla finestrella della
camera da letto, avreste sentito Gellindo Ghiandedoro parlare nel
sonno, anzi: cantilenare una filastrocca allegra…
Uno non è nessuno
Due puzza come un bue
Tre è forte come quel re
Quattro e Cinque si fa prima
a dir che non fanno rima
Sei mi chiede se ci sei
Sette lo si taglia a fette
Otto è piccolo e tracagnotto
Nove sta fermo anche quando si muove
e se col Dieci mangi pasta e ceci,
solo con lo Zero ti dirò chi ero!
22
fine della
quinta puntata
(nella prossima puntata
“Gellindo Ghiandedoro e il cugino Bollicino”)
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5. I prodotti bancari
Come mettere
i soldi in banca
ll giorno in cui decidi di portare i tuoi
risparmi in banca, devi anche stabilire
in quale modo vuoi che la banca te
li custodisca e li faccia fruttare. Il
Libretto di risparmio, per te che sei
minorenne, è la forma più semplice
e immediata per mettere i soldi al sicuro. Su questo libretto, una specie di
quadernetto che la banca ti consegna e
ti porti a casa, vengono annotati tutti
i versamenti che fai, ovvero tutti i
risparmi che consegni alla banca, ma
anche tutti i soldi che prelevi quando
devi fare qualche spesa particolare: ad
esempio quando decidi di comprarti
“proprio con i tuoi risparmi” quel
nuovo bellissimo gioco…
Ricordati che se perdi il Libretto, devi
avvisare subito la banca, perché così
il “tuo tesoro” ti verrà trasferito su un
altro libretto per metterlo nuovamente
al sicuro.
I tuoi genitori, invece, tra le varie
forme di deposito di soldi in banca,
avranno senz’altro scelto quella di
aprire un conto corrente, un conto
cioè contrad­distinto da un numero,
sul quale vanno a confluire i risparmi
della famiglia e i guadagni (lo stipendio…), ma dal quale – richiedendolo
– possono essere automaticamente
detratte anche le varie spese famigliari, come le bollette della luce, del
telefono, l’affitto della casa… Grazie
all’estratto conto, un foglio che riassume le entrate/uscite (guadagni/spese)
e il saldo (conto finale), i tuoi genitori
hanno sempre una panoramica sulla
propria situazione finanziaria. È un
po’ l’evoluzione del quadernetto sul
quale la tua nonna annotava giornalmente le spese, per non trovarsi con
brutte sorprese alla fine del mese.
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I soldi... c’è chi li chiama così
Ancora oggi, in Italia, i soldi vengono indicati con termini dialettali o nomignoli. Eccone alcuni ma anche a te, magari, ne vengono in mente degli
altri. Prova ad aggiungerli a questo elenco:
Banconote; Baiocchi; Bezzi; Capitale; Cartamoneta; Cash; Con­qui­bus;
Contante; Cucuzze; Denaro; Dindi; Dinero; Liquidi; Malloppo; Palanche;
I vantaggi
del correntista
Sul denaro depositato sul conto
corrente, ovviamente, i tuoi genitori
ricevono dalla ban­ca gli interessi:
una specie di piccola ricompensa per
aver prestato i propri soldi. Ma non
solo. Ogni correntista – è così che si
chiama chi ha un conto corrente – ha
infatti diritto a diversi vantaggi, ed è
per questo che tutte le banche devono
essere chiare nel mostrare ai clienti le
offerte dei propri servizi e, soprattutto, la loro totale sicurezza.
Tra questi, ad esempio, insieme al
conto corrente i tuoi genitori possono
chiedere di avere anche il Libretto
degli assegni, la tessera per il Bancomat e una o più carte di credito.
L’assegno, entrato in circolazione
in Italia nel 1882, è un foglietto che
sostituisce il denaro al momento del
pagamento; oggi, però, il suo posto è
preso spesso dalle carte di pagamento.
Va compilato correttamente in ogni
sua parte – data e luogo, cifra da pagare, nome del beneficiario (chi riceve
il denaro), firma del correntista (chi
paga) – e presentandolo in qualsia­si
banca questo viene “trasformato” in
denaro, purché non sia “a vuoto” (si
dice anche “scoperto”); la cifra indicata sull’assegno deve infatti essere
sempre inferiore alla somma che il
correntista ha sul proprio conto. Un
assegno è invece inutiliz­za­bi­le se,
mostrando la scritta “non trasferibile”, viene presentato in banca da
una persona diversa dal bene­fi­cia­rio.
Un’altra forma di pagamento senza
il passaggio diretto delle banconote,
soprattutto quando la cifra risulta
piuttosto alta, è quella rappresentata
dal bonifico che, tradotto, significa
trasferimento di denaro da un conto
corrente (quello di chi paga) a un altro
conto (quello di chi riceve i soldi).
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5. I prodotti bancari
Il denaro
elettronico
Con sempre più frequenza, dunque,
i pagamenti vengono oggi eseguiti
con le carte elettroniche, tesserine di
plastica che, tramite una “memoria”,
permettono a speciali apparecchi di
lettura – i Pos (Point of sale, punti
vendita in inglese) che avrai visto
al supermercato quando vai a fare
la spesa con la mamma – di riconoscerne il codice segreto (PIN) e
prelevare così il denaro direttamente
dal conto corrente al quale la tessera
è collegata. Ve ne sono di tanti tipi:
la tessera Bancomat, ad esempio, che
per le Casse Rurali si chiama Globo,
Il distributore
di soldi
Nella tua regione, così come in
Italia e in Europa, te ne sarai
accorto anche tu, si vive in modo
sempre più tecnologico. Un esempio lo troviamo nello sportello
Bancomat, un servizio bancario
automatizzato che funziona 24 ore
su 24 e senza la presenza dell’impiegato. Quest’invenzione, che
ha notevolmente ridotto le code
di clienti in banca, consente di
prelevare denaro fino a una certa
quantità stabilita dalla banca, di
conoscere le spese e le entrate sul
proprio conto, di pagare la ri­ca­
rica del cellulare e molto altro
è una carta che però ha un limite di
prelievo più basso rispetto alle carte di
credito. Con queste ultime, i cui nomi
più famosi sono quelli di CartaSì,
American Express, il titolare (proprietario) della carta può fare acquisti nei
negozi, pagare il pranzo al ristorante,
i pedaggi ai caselli dell’autostrada, la
vacanza al mare all’agenzia di viaggi... senza però, anche in questo caso,
superare un limite massimo di spesa;
periodicamente riceverà il resoconto
di quanto speso in Italia ed eventualmente all’estero.
Le Casse Rurali, per evitare che voi
ragazzi andiate in giro con tanti soldi
in tasca, anche per motivi di sicurezza ha inventato la carta prepagata
Ri-carica: il “pieno” lo potete fare in
banca con una somma prefissata.
Non svelare mai a nessuno il numero
di codice segreto della tua carta e,
come per il Libretto di risparmio,
ricordati che, se la perdi o ti viene
rubata, con una telefonata al numero
indicato al momento della consegna,
puoi subito bloccarne l’utilizzo da
parte di estranei.
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Il denaro
“invisibile”
Se in passato la “mazzetta di soldoni”
sventolata davanti agli occhi, come
nei fumetti di Paperon de’ Paperoni,
era segno di grande ricchezza, oggi il
denaro si presenta sotto forme diverse,
spesso “invisibili”! Ad esempio, forse
ti sarà capitato di sentire alla radio o
tuo papà che legge sul giornale di sigle
strane come “Bot” (Buoni Ordinari
del Tesoro), “Bitipì” (Buoni del Tesoro Poliennali) o “Cicitì” (Certificati di
Credito del Tesoro)…: sono sigle che
indicano un particolare investimento
fatto presso la banca. Sono i cosiddetti
Titoli di Stato, un’altra forma assai
redditizia di risparmio: come a scuola,
infatti, dove il tuo rendimento è proporzionale al tempo che dedichi allo
studio – più studi, più i tuoi voti sono
alti! – così il rendimento dei titoli,
ovvero il guadagno che procurano,
è più alto in base al tempo che passa
da quando li si acquista a quando li
Le differenze
si rivende.
Il luogo ove, attraverso potenti computer, si svolge un mercato mondiale
tra chi vende e chi compra (anche
Titoli) con le valute dei diversi Paesi,
si chiama Borsa; in Italia la Borsa si
trova a Milano (si chiama anche Piazza Affari). “Giocare in borsa”, frase
utilizzata per indicare questo giro di
grandi affari, è un’azione però tutt’altro che divertente: si corrono infatti
grossi rischi, perché si può vincere
tanto, come perdere tutto.
Confronta tra di loro queste due immaginarie tessere
Bancomat dedicate a Gellindo: vi troverai 8 differenze!
SOLUZIONE: 1: il logo della Cassa Rurale; 2) il dente di Gellindo; 3) la scritta “Salvadanaio”;
4) la mano destra di Gellindo; 5) il sopracciglio di Gellindo; 6) il ricciolo della coda.
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5. I prodotti bancari
La banca
del computer
Lo sai che, standosene tranquillamente a casa, i tuoi genitori possono
controllare la situazione dei propri
conti in banca, archiviare dati e anche fare pagamenti? Questo servizio
bancario si chiama InBank: basta
avere un computer ed essere collegati
a Internet, dopo­diché si inserisce una
“pass­word” – vocabolo che forse hai
già conosciuto in qualche tuo gioco
elettronico – e si ha accesso diretto al
proprio conto corrente.
La “navigazione” è semplice e i
tuoi genitori possono star sicuri che
tutte le operazioni che eseguono via
In­ternet saranno protette da occhi
curiosi. Magari anche tu, con il tuo
intuito giovanile, puoi dare un aiuto
a mamma e papà!
Vocaboli
Cambiale pagherò: promessa scritta di pagamento di una certa somma entro
una data precisa.
Fisco: in epoca romana indicava il patrimonio personale dell’imperatore,
mentre oggi è riferito allo Stato inteso in tutta la sua attività finanziaria.
Mora: ritardo nel pagamento di un debito.
Traveller’s cheque: sono assegni che si acquistano prima della partenza
per un Paese straniero; quando si è sul posto, la banca locale li cambia nella
corrispondente valuta straniera.
I
R
A
T
A O R
T
R
A M N A
E
R
A
R
R O B
A N
I
R O A N A
B A
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I
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L
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I
E D
P
E
O C N
R
I
T
A M V A
I
E
C
N A
T
O C O R N O
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La parola
misteriosa
Cancella dallo schema tutte le
parole elencate qui sotto (attento:
sono scritte in tutte le direzioni,
dall’alto verso il basso o viceversa, da sinistra verso destra o viceversa), leggi le lettere rimaste e
saprai dove deve andare Gel­lindo
per usare la sua carta Globo.
Tram, Orario, Libretto,
ba­ia, erario, denaro, liocorno, cena, identiCO, vai,
ape, Tirana.
(Soluzione: Bancomat)
O
Il labirinto
Gellindo Ghiandedoro non vede l’ora di arrivare alla Cassa Rurale per ritirate la nuova casetta
salvadanaio di Risparmiolandia. Vuoi aiutarlo a uscire da questo complicato labirinto?
...e per i giovani...
Per principio le Casse Rurali, che per
i Soci tengono sempre una corsia preferenziale, sono attente al mondo dei
giovani. È per questo che i tuoi genitori possono aprire per te un Libretto
di deposito Rispar­miolandia, sul quale raccogliere i tuoi piccoli risparmi
fino a quando hai 10 anni. Poi anche
tu, fino ai 18 anni, puoi avere un tuo
deposito: si chiama Primoconto.
Per iniziare a imparare a gestire le
tue spesucce in modo autonomo ti
verrà infatti consegnata una card, per
prelevare piccole somme agli sportelli
Bancomat, controllare quanti soldi
hai sul tuo Primoconto e godere di
sconti per alcune iniziative di studio,
come corsi di lingue straniere o viaggi
all’estero; a richiesta, inoltre, potrai
avere una carta ri-carica prepagata,
con la quale potrai anche “ricaricare”
il cellulare.
E ancora a proposito di scuola, se
sei un giovane Socio delle Casse
Rurali, ricordati che c’è la possibilità
di ricevere un premio in denaro per
una buona promozione all’esame di
maturità nelle scuole medie superiori
e anche per la laurea all’Università; se
poi vorrai ancora proseguire gli studi
con una specializzazione, le Casse
Rurali continueranno ad aiutarti con
contributi economici (sono le borse
di studio).
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