DIVOZIONE
ALLE TRE ORA DELL’AGONIA
DI GESU CRISTO
NOSTRO REDENTORE
Composta in Lima nel Perù in Lingua Spagnola
DAL P. ALFONSO MESSIA
Della Compagnia di Gesù
E maniera usata dallo stesso Autore
Come si pratica nel giorno di Ven. Santo
Dalle ore 18 sino alle ore 21.
In Roma nella Venerabile Chiesa del Gesù in
Perpetuo,ed in oltre in molte altre Chiese.
Con Indulgenza Plenaria per tutti quelli,
che v’intercerranno : concesse dalla Santa
memoria di Papa Pio IV.
NAPOLI
A spese di Luigi Russo
Strada S. Biagio de’Libraj n. 5.
PREFAZIONE
L’Apostolico uomo Alfonso Messia della compagnia di Gesù fu il primo ad ideare, o promuovere
in Lima sua Patria la divozione delle Tre Ore che
cominciano dalle ore diciotto, e fu ricevuta con tanto piacere : e profitto di quei che intervennero, che
poi si estese con gran progresso. Il servo di Di o
nella sua Chiesa il primo anno lo praticò dalla sedia con alcune sue divote persone : ma gli auni appseso gli fu necessario montare in pulpito, tanto ch e
si empiva la chiesa di gente ad una devozione si propria di giorno sì sacro, qual è il Venerdì Santo. Si
venne poi ampliando per tutta la Città di Lima in
quasi tutte le Parrocchie, e nei monasteri di reli giose, passò in tutto il Perù, al Chili, al Quarto ,
e si trasferì eziandio a Cartagine, Panama, Messico ed altri luoghi.
Ma poiché i geni degli uomini son vari , e l a
divozione si trapiantò in luoghi, e tra persone, che
non videro come in Lima si costumava , è not o
l’inconveniente, che nel libretto delle Tre Ore s i
è introdotta divərsità di grande , che si ravvisan o
nel Perù ; e il modo ne divenue gravoso , quanlo
era il primo piacevole. E sembrato però ben fatto
tradusre stampare il libretto medesimo dell’au tore, ed avvisare il metodo ch’ egli teneva, sì per chè l’uniformità senza tal divozione in ogni luogo
la stessa ; sì perché pubblicandosi col libretto l a
notizia di una Divozione si conveniente , sì utile.
Sempreppiù si dilati a nuove Chiese, e Città. Giacchè essendo sì Venerabile il Venerdì Santo, è d a
spərare che vogliano tutt’ i Cristiani spendere divotamente sì sante Ore ed in un dì si distinto di stinguerlo anch’essi nella memoria del nostro Redentore.
Il metopo è il seguentə. Apparecchiato l’altare
Con un immagino di Gesù Crocifisso e coi lumi
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convenienti ( apparecchio che si fa in alcuni luo ghi con tal decoro, che il sol vederlo mette ri spetto e divozione ) va all’altare ed in pulpito i l
Sacerdote Dirctiore della funzione, e dando principio col Per signum Crucis, o coll’ invocazione
dello Spirito Sa nto ; fa una bre ve esortazione, con la quale persuade a quei che lo ascoltano, quanto
sia giusta cosa, e divota che i cristiani accompagnano il lor Redentore che in queste ore tenerissime dell’agonia patì sulla Croce per la sua carità,
e per la nostra Redenzione. Spiega loro ciò , ch e
i Santi ne ha hanno detto ed appresso le Sante nelle loro Rivelazioni sulla utilità, che produce l’ac compagnar G. C. nella sua morte affinché si degni
di accompagnarci Egli poi nella nostra, di che s i
può trovar molto nel B. Abb. M. in S. Ber. nell e
vite di S. Cat. da Siena, di S- Gelt. di S. M. Maddalena de Pazzi, e di altre. Recita poscia il S acerdote col popolo cosa cosa adatta, come sarebbe
la Salve, o altra Orazione a nostra Signora dei dolori ecc. Dopo di ciò mettendo a sedere, e tutti gli
altri con esso, comincia a leggere l’introduzione
posta al principio di questo Librett o. Letto s’inginocchiano tutti ed in silenzio meditano qualch e
punto della passione , mentre nel coro tra dolc i
alcuna cosa si canta propria nella Passione medesi m a .
Postosi il Sacerdote a sedere, ed insieme tutt i
gli altri, legge dall’altare, o dal pulpito posatamente, con tenera voce, la prima parola tal qual e
sta nel Libretto terminata, tutti si pongono ginocchioni, e si cantano nel Coro alquanti versi, ch e
alludano alla stessa prima parola. Finito il canto si
cerdote restaudo il popolo ginocchione, e recita a
vicenda con esso qualche orazione, come a dire un
Pater noster, e dieci Ave Maria, o alcuni effetti, come si verrà suggerendo a ciascuna parola.
Tutti posti a sedere, leggan la seconda la qual finita , s’inginocchiano e si canta nel coro cosa ri -
breve: v capov.
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guardante la medesima. Di poi si recita ec. e i n
ciascun delle parole si serba lo stesso metodo.
Qui si avverta, che il Direttore dee andarsi conformando al tempo, talche non ne manchi alle Tre
fore , nè sovravvanzi, poichè questa divozione vuol
terminarsi nel tempo appunto che spirò. Quindi, o
più adagio dee andare ; o più presto in quel che
legga, o che reciti come la misura del tempo ri chiederà conoscendo che tuttavia ne rimanga as sai, potrà frammischiare il canto dei versi con una
esortazioncella, o due, dove andranno a proposito
ed impiegherà a questa maniera più tempo per arrivare al termine delle Tre ore.
Allorchè si avvicina, finita la settima parola s i
pongano tutti a sedere e legga il Sacerdote co n
molta paosa e divozione l’ultima strofa che sta alla
fine del libretto. Si avanza anche tempo dica in piedi la Salutazione alle piaghe di G. C. poste in ultimo e dove il tempo manchi si tralasciano .
Presso alle Tre ore s’inginocchiano tutti, e s i
intona nel coro con tenera voce il Credo, misurandosi per maniera, che siano le Tre ore al temp o
dell’Incarnatus est etc.
Quì alzatosi il Sacerdote : dica con alta, e compassienevole voce ; già morì G. C. già spirò il
nostro padre ; e con grande affetto segue esortando
al pianto, alla tenerezza, alla contrizione, ora parlando con G. C. ora colla sua Madre Addolorata,
colli peccatori ec. poi tutto conchiude un fervid o
atto di Contrizione.
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INTRODUZIONE
A ciò, che si dee fare, e contemplare il Venerdì Santo nelle Tre ore dell’ Agonia, cominciando e
dall e ore 18.
INVITO
Già trafitto in duro legno ,
Dall’indegno Popolo rio,
La grand’alma l’Uomo Dio
Va sul golgota a spirare.
Voi, che a lui fedele siete,
Non perdete a Dio, i momenti,
Di Gesù gli ultimi accenti
Deh venite ad ascoltar.
Si darà principio con un breve ragionamente per
disporre alla venerazione, e al profitto di queste
Tre ore terminato il quale si leggerà quant o
siegue.
Noi tutti fedeli Cristiani amanti del nostro Salvatore Gesù, rendeuti , e riscattati a costo del sangue
suo preziosissimo; dalla sua Passione, e Morte dalla
schiavitù della colpa, del Demonio, dobbiam contemplare con somma attenzione, e riverenza i tormenti,
le ambasce, e le anguste mortali , nello spazio d i
queste Tre Ore d’Agonia. che patì sulla Croce il nostro amorosissimo Redentore. Furono tanti crudeli,
ed orrende, che, al dire di S. Bernardo, non vi h a
intelletto umano, che voglia a comprenderle, né lingua creata a spiegarle. Dalla pianta del piede alla
sommità della testa nulla avea il Salvatore di sano.
Guardalo bene, o Anima; su quella Croce: tutto da
capo a piedi fatto una piaga, le spalle e tutto il corpo
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lacerato dai flagelli, i petto snervato dalle percosse,
il capo trapassato orribilmento dalle spine, i capelli
strappati la barba schiantata , il volto ferito dall e
guanciate, le vene vuote df sangue, la bocca inarridita dalla sete, la lingua amareggata dal fiele, e dall’aceto le mani ed i piedi crivellati, e trafitti da fieri
chiodi, e questi squarci inaspriti anchè più dal peso
del suo medesimo corpo: i cuore afflitto, e l’anima ,
sul punto di spirare, involta ad una indicibile tri stezza, ed angoscia. Ma ciò non era veramente quel
che più lo cruciava, poiché si era offerto di voler
soffrire i tormenti della Croce, quello che più gl i
trafiggeva il cuore nell’agonia di queste Tre Ore ,
era la nostra villana corrispondenza : era la nostra
ingratitudine che gli cagionava quelle tremende agonio di morte. Ah! chi non abborriva, o anima , con
tutto il suo cuorele colpe, se furon cagione d’agonie
rì mortali al nostro amorosissimo Salvatore.
In queste Tre Ore di un sì lungo tormento, senza
che le acque di tante amarezze potesser ammorzare
le vampi della sua carità, tutti ci ebbe davanti a se
per offrire a pro nostro con amore sviscerato il suo
sangue e la vita in sacrifizio all’Eterno suo Padre.
In quaste Tre Ore, benchè con occhi nostri noi nol
vedessimo colla immensa sua vista ben vide egli noi,
r tenne presenti per offrirsi in favor di ciascuno ,
come si ciascuno dio noi fosse lunico al mondo, e l’unico amato di lui. In queste Tre Ore vide chiaramente ciascuna delle nostre colpe con tutte le sue circostanze, come le vide allora, che si commettono; e
ne fu intimamente penetrato, ed affltto , che mosso
a pietà di noi il sangue suo preziosissimo , in pagamento pei nostri delitti. In queste Tre Ore coll’amarezza delle sue agonie levò di mano al Demonio
principe del mondo la scrittura, e le obbligazion e
delle nostre colpe; e seco inchiodiadole sulla Croce,
la cancellò col suo sangue. In queste Tre Ore col
prezzo delle agonie ci guadagnò coll’ Eterno suo Padre i tesori tutti della sua clemenza ; tutt’i buoni
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pensieri, e le sante ispirazioni; tutti gli ajuti dell a
sua grazia. O avventurosa memoria del nostro dolcissimo Redentore! O beate Tre preziose Ore, nelle
quali a causa dei nostri falli meditar dobbiamo di
star presente sul Monte Salvario, e noi da lontano,
non da vicinop alla Croce, ma nel cuore stesso, nella
stessa memoria del nostro amorosissimo Redentore
per acquistare tutta la grazia dell’amor suo, e della
infinita sua carità! Davvero, o Anime, non soddi sfacciano abbastanza per quel, che dobbiamo al dolcissimo nostro Gesù, se in queste Tre Ore non moriamo noi d’amore.
Voltiamoci Anime, all’Etrno Padre nostro Dio,
e nostro Giudice e fatti animosi delle agonie del nostro Redentore Gesù, diciamogli con tutto l’affetto,
e l’umiltà del nostro cuore. O Eterno Podre , Giudice, o Signore delle anime nostre, la cui giustizia è
incomprensibile! Giacchè ordinaste, o Signore , che
l’innocentissimo Figlio, vostro pagasse i nostri debiti, guardate, o Signore, o Parde nostro. alla sì tremenda agnoia nella quale per la vostra ubbidienza,
e per la nostre colpe si trova in qu este Tre Ore:
guardate al sì pietoso pagamento che si offre nel suo
sangue, e nelle sue agonio, affinchè si paghi così la
vostra giustizia. Cessi, o Signore la vostra indignazione, e poiché vi vedete pagato , e soddisfatto si abbondantemente noi debitori restiamo liberi: e per
queste Tre Ore d’agonie dell’amatissimo Figlio vostro Gesù meritiamo noi tutto quello, che vi chiese
per noi, il perdono delle nostre colpe, e gli ajuti effieaci della vostra grazia adesso, e nell’ora della nostra morte. Amen.
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Qui tutti si pongono ginocchioni a domandare quel
che si è detto, intanto si canta la strofa, che sta
nella pagina della introduzione poi si mettano a
sedere, e si legge:
LA PRIMA PAROLA
Che disse il signore sulla Croce!
Padre perdonate loro, perchè non sanno
quello che si fanno.
Posto in nostro Signor Gesù Cristo, come celeste
Maestro sulla cattedra della Croce; avendo fin allora
taciuto con si profondo silenzio , aprì le divine sue
labbra per insegnare al mondo in sette parole la dotttrina più alta dell’amor suo. Bada, o Anima, dunque
ravviva le tue potenze; guarda bene, che ti ammaestra, e stretto conto ti chiederà di queste sette Lezioni. O Gesù amoroso. O Maesto Divino! parla pure,
o Signore, che i vostri figli vi ascoltano.
Tutta la natura commoveasi uel vedere il suo
Creatore patire aggravi sì atroci. Si offusca il Cielo
di totre ombre; stava per dar la terra orribili scorse,
per cozzar tra loro le pietre, per aprirsi le sepolture; sono gli Angeli stupiditi mirando il lor Signore
tra si crudeli tormenti, i Demonii poi pieni di rabbia, ed invidia per non veder eseguire sopra degl i
uomini in castigo, che meritavano lo loro colpe; come si erano eseguito sopra di essi. Possono immaginare, che irritata la Natura contro de’peccatori ,
domandasse al Padro Eterno giustizia e vendetta:
Usquequo, Domine sanctus et verus non vindicas
sanguinem Filii tui, e quande ancora tarderete, giusto Signore, e Santo; a prendere nei peccatori vendetta del sangne, e delle ingiurie doll’innocente vostro Figliuolo? e che quando ad un tal clamore l a
Divina Giustizia stava già per vibrar il fulmine del-
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l’ira sua per vendicarsi, allora il Redentore del mondo mostrando la carità sua infinita alzando gli oscurati suoi occhi all’Eterno suo Padre, e rappresen tandogli la sua ubbidienza; ed i suoi meriti , gli dicesse. Padre; e Signore mio , trattənete il broccio
della vostra giustizia; per questa Croce, in cui muoio.
pel sangue, che vado in esso spargendo, vi domande,
Signore, e vi prego di perdonare ai peccatori le colpe, colle quali mi han messo in questa Croce; perdonate loro o Padre perdonate, che non sanno quello
che si fanno.
O anima peccatrice, apri gli occhi e le orecchie,
ed ascolta in questa prima parola Gesù, che chiama
Padre tuo, e di tutti l’ Eterno suo Padre, riconosci
l’altezza della tua origine! Non d’altro Padre sei figlio, che dell’Eterno Iddio. O Padre Eterno! Mi o
Padre, voi; od io figluolo sì reo? Qual cecità m’al
lontana da’vostri o chi? Che stoltezza è la mia lasciar fe vostre carezze, e lavostra grazia pel vile amore delle creature? Dove sto colle mie passioni? In
che stato mi trovo, da che vi offesi? O Padre amoroso! Io perisco qui miserabile ne’ miei delitti! A chi
volterò gli occhi?A voi li volterò io, Padre benignissimo. Ma come ha da aver orecchi, un ingrato per
ritornare alla presenza di un Padre, che ha tanto difeso? Ritorna sì, anima afflitta , ritorna che final mente è tuo Padre. Andrò, ma ohimè Dio mio! che
mimanca la pena; perché son senza numero le mie
malvagità, le mie scelleratezze, e temo , che i suoi
sguardinon sieuo per me fulmini spaventevoli. morir
sarà meglio, e non andare! Via ritorna, Anima pentita; ritorna che egliin fine è tuo Padre: e frate l
Gesù, che ai crocifisso aolle tue colpe è quegli, che
t’introduce, e prega il Padre Sovrano a perdonarti;
offrendo per le tue colpe il suo sangue. O mio Gesù!
O fratello amorosissimo! A me cotesti piedi; che li
baci con le mie labbra, e lo bagni con le mie lagrime.
Voi domandate il perdono delle mie abbominazioni;
e d’amore io qui non muojo per voi? Ahimè! qua
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durezza è la mia! Su; va con fiducia, anima pentita
andate peccatori tutti, a procacciarvi misericordia ,
che già strabacca il Cielo in pietà, perché l’amorosissimo Gesù prega l’Eterno Padre per tutti e con profonda riverenza gli dice: O Padre pietosissimo, ecco
che avete già qui i miseri peccatori! Non guardate,
Signere , che abbian essi; crocifisso me, ma che muojo
per loro vivano essi; non guardate alla loro ignoranza, ma all’amor mio, non guardate alla loro ingratitudine, ma il sangue, che io ho versato; non guardate alle loro colpe; ma a questa vita, che vi offre per
loro su questa Croce: perdonate, che non sanno quel
che si fanno.
O carità infinita dell’ amantissimo nostro Gesù! il
cui incendio non poterone estinguere le acque d i
tata crudeltà e tribulazione. O che alla dottrin a
ch’insegna egli in questa prima parola! Osserva. Antma , come scusa alla maniera che può quelli che io
croclfiggono , e come perdona a’ suoi crudeli nemici ;
ed in essi a tutt’i peccatori, che l’offendono e che
conle loro offese l’han messo in Croce. Padre, dice,
perdonate loro, perché non sanno quello, che si fanuo Impara, iutando, da questo esempio a non accusare né esagerare gli altrui difetti, né gli affronti ,
che ti vengono fatti; impara a scusar le mancanze
de’tuoi prossimi, benchè ti siano nemici, attribuendole non al peggio; ma ad ignoranza, ed inavvertenza, a zelo, o ad altra men cattiva intenzione. O carico spaventoso, che per questa prima parola dee
vendicativo: ultima v capov.
f a rs i a l v e n d i c a t i v o , e p i e n d i r a n c o r e ! G e s ù C r i s t o
prega l’Eterno Padre, che ti perdoni tante ree parole, tante malvagie opere con cui l’oltraggi e crocifiggi: e tu poi anima vendicativa , e fomentatrice di
odii, non perdoni una lieve parola e un lieve affronto
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per Gesù Cristo. Che ostinazione è cotesta , o cuore
cattolico. Che hai di Cristiano chi non ha pietà verso del suo nemico! Se accarezzi chi ti lusinghi, e
mordi chi ti offende, che hai tu più del bruto? E perchè consevi il nome di Cristiano? Guarda ben, che
Gesù Cristo ti tratterrà dello stesso modo; negherà
a te tutto quello, che negherai al tuo prossimo. Gli
neghi tu la parola, gli neghi il guardo, non gli porgi
la mano? Neppur a te porgerà la mano Gesù non ne
udirai una buona parola non vedrai che ti guardi :
perdona, o Cristiano se vuoi, che Gesù ti perdoni. O
Padre Eterno! Già, o Signore, a tutt’i m iei
nemici una e mille volte in riverenza del Santissimo
Figlio vostro, acciocché mi perdonate voi pure le innumerabili colpe che ho commesse contra la divina
vostra Maestà perdonatemi, o Signore, che non seppi
quel che mi feci; quando io vi offesi; e se per essere
stato a voi ingrato non merita, il preziosissimo vostro Figliuole , che per il suo sangue, e per le sue angoscie in quest’Ora vi prego di perdonarmi; perdonatemi, o Signore che non seppi quel che mi feci;
misericordia, pietosissimo Padre, per l’amatfssimo
Figlio vostro Gesù.
Qui si inginocchiano tutti per meritare alquanto
su questa parola: si canta frattanto questa strofa
Di mille colpe ree,
Lo, so, Signor, io sono.
Non merito perdono,
No più li potrei sperar.
Ma senti quella voce,
Che per me prega e poi.
» Lascia, Signor se puoi;
» Larcia di perdonar.
Poi in rendimento di grazie del perdono che il Signore dimandò per noi, si recita cinque, o più volte
quello che siegue
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Siete infinitamente lodato, o mio Gesù Crocifisso
del perodono , che domandaste per noi di tutti i nostri peccati,
Si fanno poscia gli atti seguenti
Credo in Dio; spero in Dio; amo Dio sopra tutte
le cose; mi dolgo d’aver essere quel Dio: che è, propongo di non offenderlo mai più: Maria Madra ammirabile; Avvocata dei peccatori! Deh per Gesù Crocifisso impetrateci perdono, grazia efficace di non
cadere mai più in peccato.
LA SECONDA PAROLA
Che disse il Signore al buon Ladro;
Oggj sarai meco in Paradiso.
Considerando anima divota; Gesù in mezzo a due
peccatori: l’uno pentito; l’altro indurito; l’uno pentito; l’altro indurito; l’uno che si arrende, l’altro,
che si ostina; l’uno che si solva , l’altro, che sì ostina; l’uno che si salva, l’altro, che si danna. O misteri profondi della predestinazione! Ma o trascuratezza la più lagrimevole de’ mortali! Anime , ch e
ascolti a differenza di queste serti impenetrabili osservati beu nel tuo interno, a quale clessa appartieni
tu? A quella del buon Ladro, che si salvò: o a quella
del cattivo, che si dannò? Ti salverai tu coll’uno, o
pur coll’altro ti dannerai? Quanti de’qui presenti andranno a farsi compagni col Ladro misero nell’inferno? Oh punto spaventosissimo! Uomo come vivi
sì negligente? E tu Donna, sì spiensierata in materia sì incerta e dubbiosa? Rifletti a qual di questi due
ladri abbi invidia, allo sciaurato ; ribelle, ovvero all’umile? E se all’umile, come non sei tu umile? coma anzi tu stai in cotesta croce dei tuoi vizi tant o
ribelle? Peccatore; e superbo? cattivo ladro; peccatore, e umile? facile uomo. Il cattivo, si rivolta contro a Gesù e come niegandolo ingiuria, e maltrattata
qual finto Dio. Questo fa chi pecca, e chi maledice;
questo fa chi rinega, e chi bestemmia, aggiungendo
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all’ offesa dei vizi la contumelia dei disprezzi. Non
così il Ladro felice, che illuminato da’raggi divini di
Gesù Cristo, lo riconosce: lo adora per suo vero Dio.
Il lume vostro, o Dio a quanto è mai efficace! a’vastri ajuti chi sarà, che resista? Deh! non rendere vane, o anima, le chiamate. Sentitela. L’uomo felice
si rivolge a Cristo, e gli dice con tenera voce: Signore, in voi confido, io spero in voi, il mio Signore voi
siete il mio Dio, ed il mio Redentore, ricordatevi di
me quanto sarete nel vostro Regno. O fortunatissimo peccatore. E chi ti disse, o uomo facinoroso, che
cotesto Crocifisso fosse il tuo Signore, il tuo Dio, e’l
il tuo Redentore? Che gran vergogna per li Giudei,
veder che un Ladro confessa Gesù Cristo in un a
Croce, e negando essi dopo tanti miracoli! ma quanti
Cristiani lo confessano colle labbra, e negan colle
opere? Che confesssione è la tua, uomo turpe, e vizioso? Sfacciata donna; e scandalosa, come ti confessi? Se nella tua confessione non sei tanto stabile
da morirvi come il buon Ladro, ma anzi ti confessi
appena, che fai ritorno ai tuoi vizi, ed ai tuoi scandali, che confessare è coteste? No, non è confssar
da buon Ladro cattive, ostinato, reprobo. Sul mo mento dell’udir Cristo la voce del Ladro, che lo
confessa, che lo confessa, e che lo confessa, e che
gli domanda perdono, senza il minimo indugio gli
perdona le colpe, e le pene. Oggi gli dice, sarai meco in Paradiso, oggi stesso il Venerdì de’ miei dolori.
Ah giorno! chi ci sarà, che non s’approfitti di te ?
O peccatore felice! O penitente avventurato arrivasti
quando stava il Redentore colle chiavi in mano ,
e colla porta non solo aperta, ma spalancata. Oggi
a Anime, non è giorno di pene per l’uomo, ch e
le pene se l’addossò tutte Gesù: oggi, o Anime ,
non è giorno di pene per l’uomo, che se l’addossò
tutte Gesù: oggi non v’è pur gocciolo di tormen to ; che Gesù si ha assorbito tutt’i tormenti : og gi per peccatore tutto è Paradiso, tutto soavità ,
tutto gloria Venite dunque a godere di sì buon tem-
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po. enormissimi peccatori : con poco costo, con un
buon cuore, con una parola, con un tenero sguardo amoroso, con un sospiro di èpetto penetrato si
consegnisce. E come oggi potrà esserci cuore, che
non vi curi, o Gesù benignissimo ? Quando siet e
mai liberale e profuso, prodigio del Cielo! o cuo r
dolcissimo tutto amore, tutto ansietà, di salvar peccatori ! Comunicate al mondo, o Signore, cotesta
pietà, accendete di cotesto affetto ogni cuore : s i
converta oggi il mondo. Signore grande: mirat e
come s’ empie l’Inferno non pur di Gentili, d’Eretici di Giudei, ma ancor di Cristiani : qual crepacuore ! oggi o Gesù mio, si hanno a dannare moltissimi ; Basta così, o Signore, ch’è danno, e do lore insopportabile, che in tanti si disperda il vostro
sangue. Pietà, o Signor grande, verso i Cristiani ,
mirate la vostra greggia : non si vanti il Demoni o
dii veder tanto trionfo ; tutti si salvino oggi, che
a larga man perdonate ; e tutti già, o Signore, co l
buon Ladro pentiti ci confessino per vostro Dio, e
nostro Redentore ; proponiamo di fare una confessione vera ; per questo, Signore, vi chiediamo u n
vero dolore, e che oggi vi ricordiate di noi ne l
vostro Regno.
Posti qui inginocchioni per meditar a questa parola
si canta poi la sua strofa.
Quando morto coll’o rrido artiglio
La mia vita a perder ne vənga
Deh ! Signor, ti sovvenga in me.
Tu mi assisti nel fier periglio
E deposta ìa suallida salma
Venga l ’alma a regnare con Te.
Ed appresso cinque volte si fa al Signore la preghier a de l b uo n La d ro c on di r e:
Ricordatevi di me, o Signore nel vostro Regno per
vostra pietà, e misericordia.
oi si dice Credo ec. Alla pag, 14.
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LA TER ZA PAROLA
Che disse il Signore alla Sua Madre SS .
Venendo il Salvatore dall’alta Croce in un profondo
pelago d’amarezza la madre sua amorosissima , le
gittò nell’addolorato suo seno un’altra pena di sollecitudine,e di ambasce consegnando a lei per figliuoli
in persona di Giovanni tutt’ i mortali. O madre affittissima ! quale spada è cotesta; che nuovamente vi
passa il cuore? Per figli il vostro divino Figlio Gesù
vi raccomanda tutt’ i peccatori affinché per figli liriceviate in suo luogo. o cambio sensibilissimo ! Perdere in Gesù un Figlio sì amabile; e per figli avete da
accogliere nei peccatori alcuni figli sì villani, e perversi, che han crocifisso colle lor colpe il Figlio vostro medesimo;o Signora dolorosissima!che tormento è cotesto? Non siate voi addolorata abbastanza.
Un tanto ingrato, come io sono ; si vuole di più a
vostro carico? Al vostro seno trafitto un figlio si scelerato? Ò carità infinita del Salvatore verso de’ peccatori, poiché lascia loro per madre la Madre sua
stessa! O somma pietà della Madre,che pietosa compassionevole, amorosa, tenera , accetta sin da quel
punto,e qual Madre sollecita stringe al seno su tutto
il mondo! o rifugio universale del mondo intero! come potrà i! nostro cuore mostrarvi la riconoscenza ,
che merita l’accettar noi per figliuoli ? Con quali
ossequi potrem noi corrispondervi ? o felici peccatori! Guardate bene alla Madre , che avete , la Madre
vostra è Maria, quella, che è madre di Dio una madre tutta piena di grazie, uua madre specchio di Santità, e di purezza , non dice bene madre sì santa e
figli sì perversi. Madre si pura , e figli si deformi e
si immondi; o gran Signora! pigliateci ora sotto il
vostro patrocinio, affinché siamo degli figli vostri,
che già con gran sommissione, e fiducia Madre vi ha
da confessar tutto il mondo. Qui senza dubbio dovette tremar l’inferno all’udir di Cristo questa pa -
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rola; dovettero senza dubbio brugiar d’invidia i demoni, uomini udite; Inferno ascolta ; Maria è madre
de’ peccatori, madre de’giusti, di tutti madre. o Signora, una volta vi bacio e mille cotesti sacri piedi ,
e con un grido, che si oda in terra, o in cielo, esclamo; si sono figlio quantunque indegno di Maria. O
Signora! impetratemi voi, che qual figlio vi riguarDi, e vi serva; e che vi ami quanto mi sia possibile:
come vi ama il vostro Figlio Gesù.
Gli affetti vostri più teneri; Anime divote; debbon
essere per la vostra madre, alzate gli occhi a Gesù,
che ve la dà . e consegna per Madre , ed in essa
tutti raccolti i beni della sua misericordia per la vostra salvezza; perché nessun si salva, purchè pe r
mezzo di Maria¸e beneficio alcuno,nessuno no n
impetra, purchè per mezzo di Maria , o amorosissimo, e liberalissimo Gesù! che amor fu quello, che vi
impegnò a tal tenerezza, tal eccesso, a tal beneficenza? Ecce mater tua, si dice Anima mira tua Madre.
o madre! Vi rimiro coll’amor più fervido del cuore.
coll’anima mia. Guarda bene, o Auima , Maria ;
alza gli occhi verso di lei ed il cuore che ella ancor
ti dice : Ecce Mater tua : guardami per tua Madre.
Guardala addolorata per le tue colpe ; accompagnata col suo stesso , dolore giacchè Ella per te, chiedeli misericordia, e perdono , domandale da’ suoi
dolori ajuti afficaci, che ti guardi qual figlio nel l’ora terribile della morte, o Signore ! o Madre mia
adesso, e nell’ora della mia morte mostrate d’ es ser mia Madre, a me volgete cotesti misericordiosi
vostri occhi di Madre amorosa ; guardate a qu ell’inesplicabile dolore, ehe vi costammo a piè della
Croce ; no, a voto non vadano i vostri dolori ; giovino a me col vostro patrocinio adesso, e nel mi o
bisogno estremo. Ma oggi vorrei, Madre amabilissima, per mostrar, che son vostro fi glio, morire
con voi d’amore, e di dolore a piè do cotesta Croce ! o morte tenerissima vieni tu adesso, e di do -
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lore, e di amor, fa che io muoia a piedi della mi a
Madre Maria, o dell’amorosissimo mio Gesù.
Inginocchiati a meditare su questa:
si c ant i p o i l a su a st r of a .
Volgi, deh volgi
A me il tuo ciglio ;
Madre pietosa,
Poichè amorosa
Ma qual tuo figlio,
Devi guardar
Ei tant’onore
Degno mi rendi :
Del santo amore
Tu il cor m’ accendi
Nè un solo istante
Freddo, incostante
Ah mai non si a.
Gesù ; e Maria
Lascia d’ amar.
Ed in ringraziamento a Gesù d’ averci data Maria
per Madre, ed a Maria implorandola per Madre
si recita cinque volte questo che segue.
Gesù dolcissimo. vi ringraziamo che ci daste per
Madre, la vostra Madre Maria.
A Lei poi si dirà.
Madre dolcissima, Madre nostra, pregate per vostri figli peccatori adesso e nell’ora della nostra
morte.
Poi, credo in Dio, ec. come alla pag. 14.
Ei: i capov.
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LA QUARTA PAROLA
Che disse il Si gnore
Dio mio, Dio mio, perché mi avete abbandonato
Dopo di avere il Salvatore soddisfatto a tutte le
più attende sollecitudini di Redentore del mondo,
domandò già perdono per gli peccatori, ed elett a
a Madre universale di tutti Maria sua madre, co minciarono nell’intimo dell’anima sua santissim a
a farsi più vive le pene, gli sconforti più intensi .
Esausto già, e consumato per le perdite del sangue, principiano i deliqui, e le agonie della mort e
più avvalorata la fantasia gli ravviva la memori a
delle ingratitudini degli uomini : se gli rappresentano da una parte le ingiurie gravissime dei mal vaggi, le tepidità , e debolezze dei buoni : e dall’altra parte vede intutivamente l’ amor infinit o
del padre versa degli uomini, la ribella ostinazione degli empii, la dimenticanza di finezze sì grandi, lo sprezzo della santissima sua Passione, i po chi a profittare della sua Croce, della sua morte,
gl’ innumerabili, che si sarebbero dannati , il do lore della sua Madre Santissima la timidità de’ suoi
eletti discepoli, le at† persecuzioni della sua Sposa la Chiesa, ed aggiunti tutti questi motivi a’ suoi
tormenti, e dolori con la testa trafitta da una co rona di spine, colle tempia penetrate da quelle punte acutissime, con gli occhi ingombrati dal polverio
e dal sangue, con le spalle squarciate, col pett o
oppresso, come le mani, e piedi traforati ; ( o Gesu mio infinito nei dolori, come immenso nella pazienza ) in questo stato domandò al Padre la sal vezza di tutto il mondo, che al vedere, il suo san gue , e la sua morte sarebbe stata infruttuosa i n
anime senza numero, che per colpa loro si sarebbero perdute , cominciò con questo maggior tormento ad agonizzare nell’anima : ed un sì profondo
cordoglio più se gli accrebbe, quando vide che i l
21
padre lo lasciava patire senza conforto tanti tor menti nel corpo tanti affanni nell’anima : ed al vedersi abbandonato così fin dall’ Eterno suo Padre
così meditando i peccatori : che caricavano la sua
Croce : per tanto sensibile , ed amare abbandono
cadde in tanta angustia, e travaglio, che prorom pendo in un tristo, e doloroso gemito, se ne lagn ò
coll’ Eterno suo Padre dicendo : Dio mio, Dio mio,
perchè mi avete abbandonato ?
O amabilissimo mio Gesù : la cagione, o Signore, del vostro abbandouo furono i miei peccati .
Ah! Anima traviata, guarda all’orrendo abbandono, che soffre il Figlio di Dio per tuo traviamen to : trema, che Iddio te pure nan abbandoni, trema, che abbandonato da Dio, non avrai a chi voltar l’occhio. E perchè dunque, o Anima ti vuo i
perdere ? Ut quid ? Rispondi, e Gesù, che agonizzando, te ancora interroga da quella Croce ; perchè vorrai rendere infruttuoso il mio sangue, e
la mia Redenzione ? Perchè vorrai tu dannarti ?
Ut quid ? Per cose della terra tanto vili? Per qualche interesse tanto caduco, che svanisce nell’aria,
e sgraziatamente finisce ? Ut quid ? Su rispondi ,
o Anima, sciolta in dolore, ed in pianto. Ah Ge su mio ? Ut quid ? E perchè m’ avrò io da per dere, o Signore, stante voi in cotesta Croce pe r
me ? Perchè m’ avrò io a dannare, spargendo voi
per me cotesto preziosissimo sangue ? Perchè a vrò io da mandarlo male ? No, Salvatore mio non
sarà così, lo dicono questi miei occhi ; il mio dolore ed il mio pentimento lo dica, non mi abban donate, Gesù mio del santissimo vostro abbandono.
Qui la meditazione ; e la strofa
Dunque dal Padre ancor
Abbandonato sei?
R i d ot t o t ’ ha l ’ am o r
A questo, o buon Gesù ?
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Ed io coi falli miei
Per misero gioir
Potrotti abbandonar ?
Piuttosto, o Dio morir.
Non più, non più peccar.
Non più peccar, non più.
Indi a pregare il Signore che non ci abbandoni,
cinque volte si recita quel che segue.
Gesù dolcissimo, pel santissimo vostro abbandono non ci abbandonate nè in vita, nè in morte.
Ed una volta a nostra Signora.
Maria Madre di grazia, Madre di misericordia
ed in vita, ed in morte, o Signora, proteggeteci.
Poi Credo in Dio, ec. come alla pag. 14.
LA QUINTA PAROLA
Che disse il Signore sulla Croce.
Ho Sete.
Qual intelletto vi sarà : che comprenda le ca la: a capov.
gioni : se, in questo estremo fecer più viva la sete
del nostro dolcissimo Salvatore ? affaticata al palato quella lingua, che fu strumento di tante me raviglie sicchè per l’ amarezze di tanti torment i
quelle labbra amorose, esausto di sangue e di su dore era indicibile la sete che lo cruciava con nuova pena, e maggiore ; e però con roca voce, m a
tenera esclamò, dicendo : Sitio ho sete : O dolcissimo mio Gesù, che sete è cotesta, che tanto vi molesta ed addolora ? Che sete ha da essere ? Set e
insaziabile di anche maggior tormento per la no stra salute sete accesa, e cocente di anime, o d i
lagrime, come se dicesse. In questa ambascia, ed
agonia altra consolazione non ci è per me, che i l
pianto dei miei cari divoti. Piangete adunque ani me amanti, di Gesù piangete, che arido, e sitibon-
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do è il buon Gesù agonizzante, fondi ruscelli flumi, date acqua a’ miei occhi. O Signore chi porgerà qualche sollievo alla vostra sete ? Chi lascer à
un peccato ? Che questa è la sete, che dà a Cri sto più pena ; la sete : che non si pecchi : SitioO Gesù mio, chi vi darà refrigerio ? Chi cercherca
una pecorella smarrita ? che questa è la sete, ch e
vi tormenta, la sete di guadagnar anime, Or io, o
Signore, io vi cercherò anime, io insegnerò a’ zotici, ed ai fanciulletti le vostre vie : io esorterò i
cattivi colla parola e coll’e sempio ; si converti ranno molti. Sitio. Ho sete. O mio Gesù, di che
mai siete tanto assetato ? D’ amor, d’ amor gran de.O sù mirate dunque, o Signore, che un eser cito avrete di Vergini, di Martiri, di Confessori,
che morran per impulso di un fervido vostro a more. Di un amore inesplicabile morrà Maria vostra Madre ; d’ un amore vivissimo, morrà la cara vostra Maddalena, vostre Spose Caterina Lutgarda, Teresa : ed altre innumerabili. Sitio. Ho
sete ; anche più amore, che mai amore non dic e
basta. Deh ! Ahimè, a morir d’amore con Ges ù
Crìsto, che ha sete molta, e v’è poco amore. Sitio. Ho sete. Di che o Signore ? che il mondo s i
salvi, Consolatevi dunque so mio bene, che i vostri
Apostoli , e discepoli convertiranno Regni interi
ed anime a migliaia. Sitio ; Ho sete ; più anime
ancora. O via, Signor mio ; il gran Domenico, e
il gran Francesco innumerabili ve ne guadagne ranno sino alla fine del mondo. Sitio. Ho sete ;
vengono ancorpiù anime ; mirate, o Signore, ch e
l’infiammato Ignazio vi condurrà eretici senza numero, infedeli, e peccatori, attaccando fuoco i n
ogni Stato e Nazione, ed il gran Saverio figlio d i
lui vi conquisterà colla sua vampa un nuovo mondo:
Sitio.Ho sete: anche più anime, ancor più vèngono
ancora più peccatori. O induriti peccatori, ponet e
mente alla sete insaziabile, e che ha della vostr a
salvezza il vostro amorosissimo Redentore, ed alla
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poca, che avete voi di salvarvi. E come mai tanta
sete di ricchezze e di vanità, di ribalderie, che vi spingono a perdizione? Fine una volta, fine al peccare,
che arde di sete Gesù per salvarvi. Schiudete codeste fontane de’vostri occhi. Per quante furon le lagrime? Purgate le vostre colpe, che di cotest’acqua
vuole appagar la sua sete il nostro amorosissim o
Redentore. Ma, o mio Gesù, chi vi potrà sollevare,
se mai amore non dice basta; siate voi il sollievo
della sete vostra medesima col dare a noi di cotesta
sete una sete ardente di morir prima, che offendervi. Moriam dunque o anime, morìam, d’amore, e
sciogliendo in pianto di tenerezza il vostro cuore,
alleviamo la sete a Gesù colle lagrime del nostro
pentimento e dolore.
Qui Meditazione e Strofa
Qual giglio candido,
Allorchè il Cielo
N e m i c o n e ga r gl i
Il fresco umor.
Il capo languido
Sul verde stelr
Nel raggio fervido
Posa talor.
Fra mille spasimi
Tal pur’esangue
Di sete lagnasi
Il mio Signor.
Ov’è quel barbaro,
Che mentr’ ei langue,
Il refrigerio
Di poche lagrime
Gli neg’ancor?
Indi per alleviar la sete a Gesù gli si dà il cuor e
cinque volte, dicendo quello, che siegue.
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Gesù mio dolcissimo, ed assetato io vi consegno il
mio cuore.
Poi Creto etc. come alla pag. 14.
LA SESTA PAROLA
Che disse il Signore sulla Croce.
È tutto già terminato.
Già o anima, si rdempirono le profezie delle antiche Scritture, il fine gia si compie degli alti decreti
di Dio, furon pagati già alla divina Giustizia i debiti
de’peccatori: fu già comperata al vero suo prezzo il
premio della beatitudine per li giusti, si è dato già
fine alla schiavitù del Demonio e principio al trionfo
della gloria; già il dolcissimo nostro Gesù è nell’ultimo estremo agonizzando tra orribili svenimenti
dopo di aver terminati gli ufficii tutti di Redentore;
e già dentro le porte della morte, sta finalment e
offerendo la dolce sua vita in pro de’peccatori. Entra
anima, nell’intima sua memoria, e tutti vedrai presente le petizioni, che dovranno farsi all’Eterne Padre sino alla fine del mondo; tutte le fa Gesù Cristo,
e per lui, e per la morte sua tutte hanno le suppliche un fevorevole rescritto: già il dispaccio spedito
di tutte le alte disposizioni del mondo finchè starà
in piedi, e da questa morte, che già si compie, tutta
dipende la nobil restaurazione de’saggi del Cielo.
Guarda quel gran Signore, che in questo punio vide
colla sua alta sapienza tutte le tue battaglie, e tentazioni, le tue più segrete cadute, i tuoi più occulti
pensieri, tutti gli avvenimenti della tua vita, tutti i
tuoi pericoli di peccare, e di dannarti. Guarda come
applica a te tutta la sua passione, e morte come fossi tu solo l’oggetto unico dell’amor suo. Rendigli
infinite grazie di quella, ch’ebbe per te si special:
come fossi al mondo tuo solo. Adesso è, che il sovrano tuo Padre gli conceda la salvazione di quei
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gran peccatori, che son dalle storie riferiti, e l’eroiche
imprese de’Santi: adesso è, che dà valore a’ suoi
Apostoli, e fortezza a’Martiri, purità alle Vergini, e
raggio a’confessori, ed a’Penitenti; adesso è che
vedi pien i campi delle raccotte dei giusti erett’i suoi
templi, popolate le religioni, abbattuti gl’idoli, e
inalberata in ogni parte la trionfale insegna della
sua Croce; adesso è che vedo dover pel la sua morte
ricever lume Nazioni moltissimi e salvarsi ancor le
più barbare. E nel mirar l’adempimento di questi si
alti fini della sua Redenzione, si raccolse quasi come
nell’intime del suo cuore a vedere se altra cosa gli
mancasse di fare, e di partire per li peccator; Quid
ultra debui facere, et non feci? Che doveva io fare
per i peccatori, che non feci? Che altro mancami a
fare¡ o Redentore dell’anima mia! no non vi resta a
fare più altro. Arrivaste alla cima più alta della carità, al segno ultimo dell’amore: quanto potea far
l’amor vostro, tanto avete voi fatto, e patito, osservando dunque il Salvatore che niente più gli rimaneva di fare in ubbidienza al Padre, ed in riparo degli
uomini, alzò la voce, e con generoso affetto disse.
consumatum est. Tutto è già terminato, tutto è conchiuso. Siate benedetto, o Redentore dell’anima mia
per un beneficio, e per una carità così immensa:
Concedetemi o Signore che pel preziosissimo vostro
sangue poss’anch’io della mia vita dirvi con pentimento vero; gia tutto è finito l’offendervi: son finiti
i miei scandali, finite le mie iniquita : tutto è conchiuso per amor vostro, tutto è terminato .
Ah¡ come sarà stato, anime in questo momento
quel cuore, quella volontà di Gesù Cristo? Che fuoco
che amorevolezza, che tenerezza? Questo anime, è
il tempo di far provvisioni di amore, che sta avvampando Gesù. Tutto, dice, è già terminato: tutto è
compiuto: non mi resta più nulla, brugio già i l
fuoco fin dove potè; il cuor già bollo dentro il
petto nel suo accendimento maggiore. All’incendio
o cuori amati, petti gelati, al petto di Gesù. O
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tiepidi cuori! Questo è già terminato. O peccatori
insensibili¡ Questo è già conchiuso. la fiamma è già
nel suo punto; gettatevi nell’incendio del cuor d i
Gesù amore, e più. Sia così, Gesù mio. Esso pur
finisco il mio cuore disfatto di dolore, ed arso nel
vostro amore.
Qui meditazione e strofa.
L’ al t a i m presa è gi à com pi t a;
E Gesù con braccio forte
Negli abissi la ria morte
Vincitor precipitò.
Chi alle colpe ormai ritorna
Della morte brama il regno,
E di quella via è indegno,
Poi in rendimento di grazie per avere compita l a
nostra Redenzione cinque volte si secita .
Vi ringrazio Signore, che compiste la mia Redenzione sia, o mio Gesù ler la salvezza mia .
In d i C r e d o e t c , c o m e n e l l a p a g. 1 4 .
LA S E T T IM A P A R O LA
Che disse il Signore sulla Croce.
Padre, nelle vostre mani raccomando
il mio spirito.
In quest’ultima sua parola ci da il nostro amo rosissimo Redentore l’ultimo documento dell’amor
suo, insegnandoci l’atta il più importante, e sublime
per l’ora estrema della morte, abbandonarsi cioè, e
mettersi tutto quanto con umile confidenza nelle mani di Dio, come nelle mani del nostro Padre Gesù
Cristo insegna a morire impariamo. O Cristiano ciò
che è la morte, da quella del nostro Salvatore o che
arduo punto! nol accostarvisi un Uomo Dio si alte-
Q capov.
28
ra la Santissima Umanità; perdv la faccia il suo colore, s’anneran le labbra, tra le angustie, ed egonie
scuotesi tutto il corpo, Anche quel atto, e animoso
grido, con cot glà vicino, a spirare, raccomandò il
suo Spirito nelle mani del Eterno padre, che lopotea
liberar dalla morte, fu accompagnato da tenere lagrime. oum clamore valido, et lagrymis. Muore così un
Uomo Dio E voi o uomini riguardate, la morte con
tale indifferenza? Siete mortaii, e vivete si trascurati
E come potete mostrarvi insensibile alla considerazione di un momento così terribile? Anima cosa sia
il morire osservatelo in Gesù mirate come sia agoni z z ar e. Ch e c h ə au gu s ti e. c h e d el or i o pa s so f or t e terzo che: c capov.
come ci prò esser persona, che differisce le sue di-f
peosizioni a quel tempo in mezzo ad amarezze di
tutto affanno? Come ci è uomo che riservi a quell’ora, fra tali e tante ambasce, l’affar più serio e
più difficile della salute? Ora ahimè d’agonia c i
potrà ponderarvi? Quali battaglie non son quell e
della separazione dell’anima di Gesù, e del sacro
suo corpo : L’anima Santissima riguardava i n
quel corpo il suo prezioso compagno, vi riguar dava quella carne pura di Maria, quella strett a
unione, ed al volersene distaccare, la separazione
era si dolorosa. Che obbligò a tramutarsi, e tre mare tutta la sagratissima Umanità; O forza del
morire! O duro colpo, che fa scuotere un uom o
Dio! Ma siate benedetto, o mio Gesù, che lo
mettesto voi in coteste agonie per ajutar me a passar il fiume delle mie miserie. Voi, o Signore, i l
tragittaste per addolcir a me le amarezze della mia
morte.
Or trovandosi in questo estremo il Redentore nostro Gesù fece silenzio, e domandò ai mortali at tenzione, con quell’alto e rigoroso grido, e significando di voler morire; e per insegnarne a noi
la più sublime, e più sincera maniera, prima ch e
spiri, raccomanda e pone il suo Spirito nelle mani
dell’ Eterno suo Padre, dicendogli con gran rive-
29
renza Padre nelle vostre mani raccomando lo Spirito mio. O ch’eccelso e divino ammaestramento;
Gesù Cristo onora in quest’atto il suo Eterno Padre col maggior onore, che può rendergli; perch é
mettendo nelle mani di lui il suo Spirito mostr a
verso del padre l’ immenso amor suo, la sua pro fonda umiltà, la sua totale sommissione; giacchè
si consegna egli tutto alla disposizione, e prov videnza di lui, come di Padre fedele, giusto, santo,
potente che mancar non può mai a chi gli s i
affida ne lascia di essere felice, e beata. Col pi ù
sublime atto della sua dottrina, e perfezione co sì
ci insegna Cristo a morire! O Eterno Padre, e
giusto e santo! Col sacro Spirito dell’amabilissimo
vostro Gesù pongo anch’io, e raccomando il mio
spirito nelle vostre mani: ricevetemi, o Signore,
sia da quest’ora per sempre miratemi agon izzante fra tanti pericoli di offendervi: miratem i
fra le battaglie , e gli sbigottimenti delle mi e
tentazioni , e cadute, non mi lasciate andar gi ù
Padre pietosissimo, che insieme con dolcissimo
Figlio vostro Gesù raccomando il mio Spirito nelle vostre mani non solo nell’ora della mia mort e
ma in tutto il tempo ancora della mia vita. Nell e
mani vostre raccomando, o Signore, lo Spirit o
mio, quanto ho quanto sono. Abbiate di me mi sericordia.
Avendo il nostro Redèntore raccomandat o
i l s u e S p i r it o n e l l e m a n i d e l l’ E t er n o P a d r e , v i d e , nelle: prima l capov.
che l’ora si andava già accostando di renderlo, ed
affinché tutto il mondo conoscesse, che moriva di
spontanea volontà, per ubbidienza al padre e per
amore verso degli uomini, alla morte dieda licendi giungere, innanzi però di morire, per mostrar ,
che non era la morte, che egli facesse piegar l a
testa, ma il peso immenso dell’amor s uo, egli
siesso prima di spirare inchinò dolcemente su l
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petto la testa sua sacrosanta. O inchinamento pieno di profondi misteri! Con tale inclinazioni significò il Salvatore la sua │ubbidienza all’Eterno suo
Padre. la sua propensione, la sua povertà, e d
umiltà, col non avere in Croce ove posar la su a
testa, gravità delle nostre colpe che col loro pes o
gli facean chinar il capo, e morire. La chinò alingrata terra per concedarsi da lei; e darle ne l
suo spirare, come al principio del mondo. spirito di
nuova vita. La chinò inoltre per chiamar con ta l
segno i peccatori dell’amor suo, invitandoli alle carezze e tenerezze del suo cuo re. Rivelse per ultimo questa inchinazione alla sua dolcissima Madre
Maria (che trafitta dal dolore stava a piè dell a
Croce), per forle questa riverenza profonda, prenDere da lei congedo dirigendo a lei l’estremo stato del viver sue , anche per insegnare agli uomini,
che non può veruno partir bene dal mondo, s e
non col dirigere a Maria, e per mezzo di Mari a
l’ultimo respiro della sua vita. Siate benedotto, o
M a e s t r o d e l l a m i a v i t a , p e r g f ’ in s e g n a m en t i , c h e in insegnamenti: t capov.
essa mi dà la carità vostra infinita.
Chinata in tal modo con tanti misteri la test a
del nostro amorosissimo Redentore, non rimanendogli, più che fare, per rendere l’Anima; comin cia a tramutarsi, e tutto trema il Sacro suo Corpo al volersone distaccare l’Anima Sacratissim a
Gla la morte per esercitare il suo ufficio principia
a spogliar di colore il suo bellissimo volto, gi à
gli affita il naso, già gli fa livide le labbra, gi à
gli sfigura il sembiante, già gli esalta il potto, già
gli va togliendo il respiro, e tutte le insensibil i
creature all’accorgersi, che già vuole spirare il lor
Creatore, non possono trattenersi di risentirsene,
e cominciarono a cangiarsi gli elementi: il sole s i
ottenebra la luua si fa sanguigna, i cieli si oscu rano, gem a e t rem a l a t err a, e t ut t o i l m ond o
piange, e si scuote. Deh! Gesù mio! aspettate u n
31
un poco, o Signore ohe voglio anch’ io morir con
voi: moriamo insieme, o mio Gesù, chè se voi morite di amore per me, io voglio morir di amore per
voi, non più non mi curo di vivere, o mio Dio s e
vi ho da tornar ad offendero; o crocifiggere.
O Gesù del mio cuore, veggo già, che l’ ora si
Affretta, ben voi potete mor† o Redentore dell anima mia, che tutto il cielo, la terra tutta stann o
con grande aspettazione attendendo la vostra morte. Con le braccia aperte l’attende il vostro Eterno
Padre per accogliere il vostro Spirito, l’attendono
gli Angeli per applaudire alla vostra vittoria: l’at tendono i Padri Santi del Limbo per risplendere
alla vista di voi in libertà gloriosa, l’attendon o
tutti i Giusti per reudervi eterne grazie e lodi, si
l’attendono tutti i peccatori per spezzare il cuo r
di dolore, con fermo proponimento di più non es servi ingrati, tutto finalmente l’attende il mond o
per rinnovarsi, e gli uomini tutti per vedersi redenti dalla schiavitù del peccato.
Vedendo per tanto il Signore l’ansietà, ed i sospiri, con cui tutto il mondo aspetta la sua mor te già si arrende alle brame, ed in mezzo al su o
affetto, ed alla tenerezza verso i peccatori con segna il suo Spirito all’Eterno Padre, e la sua
vita, e il suo sangue pel general rimedio di tutti gli
uomini. Via dunque, dolcissimo mio Gesù già è
ora Morite dunque, o Redentore dell’anima mia;
ed allorché dopo morto, sarete col vostro etern o
Padre pregatelo, O Signore che sempre siamo con
Voi, che viviamo, moriamo nella grazia vostra ,
e nel vostro amore pel vostro preziosissimo San gue Passione, e Morte; che per la vostra gran riverenza sarete ben ascoltato, e favorito per noi vostri
peccatori, vostri redenti e cari.
Oh Altissimo Iddio¡ Oh incomprensibile Maestà; voi solo, o Signor grande: potete intendre, ed
apprezzare la morte del vostro Figlio; il nostr o
Signor Gesù Cristo. L’uomo l’ascolta, e si rimane
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insensibile, cieco sordo, e muto. Vede morire
suo Dio, non sospira, non piange, non si ravvede
mentre sa che muore il suo Dio, perchè non muoja egli eternamente nell’Inferno oh che obbligazione
tremenda! oh Venerdì Santo¡ oh tre ore di Agonia.
Svegliate o mortali, cotesti occhi dell’addormen tata vostrar fede; muore il vostro Dio per voi e al cun non avvi, che muoja d’am ore, e di dolor e
col suo Dio? Pe’vostri peccati, egli muore, e non
avvi alcun che non muoja disgustato di aver peccato? oh Dio¡ oh Cieli! Oh pietre presentateci voi
la vostra commozione per morir oggi col nostro
Redentore Gesù Cristo d’amore, o di dolore. A morir, Anime con Gesù Cristo a morir d’amore a morir
di dispiacere d’averlo offeso.
Qui inginocchiandosi tutti, cantano i Musici
Jesus autem emissa voce magna e Y piravit. Dopo
qualche minuto di silenzio ripiglieranno.
Gesù morì! Ricopresi.
Di nero ammanto il Cielo,
I duri sassi spezzansi ,
S i s q u a rc i a i l S a c r o v e l o ,
E l’universo attonito.
C om p i a n ge i l su o S i gn or .
Gesù morì… insensibile.
In mezzo a tanto duolo,
Più de’macigni stupido,
Resterà l’uomo solo,
Che coi suoi falli origin e
Fu del comun dolor.
Prima della Terza ora si canta il Credo e d alla
Terza in punto che fu quella; in cui ill Signore spirò
si fa fervoroso Atto di contrizione, ed in tutto questo si dice a proporzione in tempo delle Tre ore,
Finalmente si dà la Benedizione con Santo Legno
della Croce del nostro Signore Gesù Cristo.
33
ADORAZIONE
ALLE
Sacratissime Piaghe di Gesù Cristo
N O S T R O
S I G N O R E
—
A quella del Piede sinistro
Vi adoro, Piaga santissima, e per essa o Signore, vi rende grazie. Per essa, e pel dolore, che cagionò alla santissima vostra Madre, vi domando
una fede viva; e vi prego di perdonarmi le offese
fattevi con i miei passi, e movimenti. Pater noster.
Gloria etc.
A q u e l la d e l Pi ed e d e st ro
Vi adoro, Piaga santissima, e per essa o Signore,
vi rendo grazie. Per essa e pel dolore che cagionò
alal santissima vostra Madre, vi domanda una santa
speranza, e vi prego di perdonarmi le offeso fattemi
con tutte le mie azioni, e parole. Pater noster Gloria etc.
A quella della Mano sinistra
Vi adoro piaga santissima, e per essa o Signore,
vi rendo grazie: e per essa e pel dolore, che cagionò
alal santissima vostra Madra ; vi domando un’ardentissima carità, e vi prego di perdonarmi le offes e
fattevi coi miei occhi, e con gli altri sentimenti .
Pater nostere, Gloria etc.
34
A q u e l l a d el la m an o de st ra
Vi adoro piaga santissima, e per essa o Signore
vi rendo grazie, per esse e pel doloro, che cagionò
alla santissima vostro Madre, e domando una vera
contrazione delle mie colpe, e vi prego di perdonare
tutte te offese fattevi coll’abuso della mia memoria
e del mio intelletto e della mia volontà. Pater noster
Gloria etc.
A qu ella del Sa cro Costato
Vi adoro piaga santissima, e per essa, o Signore,
vi rendo grazie per essa, e pel dolore, che cagionò
alla SS. vostra Madre, dimando la filial perseveranza
nella vostra grazia; vi prego che siccome fu il vostro
cuore ferito dal ferro della lancia, e quello della
dolcissima vostra Madre dal coltello del dolore così
penetrino il mio, i vostri lumi sovrani per sempre
amarvi, né mai offendervi, volendo prima morire
che più peccare.
Tre Ave con un Gloria a Maria SS. in riverenza
di quanto Ella patì in queste Tre ore.
Preghiera alla SS. Vergine
Afflittissima Madre, e Signora per quanto patiste
a piè della Croce in queste tre ore, e specialmente
per l’Ultima Agonia e pel sommo vostro dolore ,
allo spirar del vostro Divin Figlio Gesù vi supplico
di scolpir le sue piaghe, e i vostri dolori nel mi o
cuoro, e di assistermi nell’ultima mia agonia per
ottene re colla vostra assistenza una buona morte
Amen.
FINE.
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DE SIMONE VI III