Concerto del Coro della Società Filarmonica Pisana 20 Maggio 20112011- Ore 19.00 Scuola Superiore Sant'Anna Cortile del Pozzo Coro della Società Filarmonica Pisana Pianista e direttore: Giovanni Del Vecchio (mezzosoprano solista e preparatrice vocale: Anna Maria Guarducci) Il Canto degli Italiani inno italiano musica di Michele. Novaro, testo di Goffredo Mameli Addio mia bella addio (Addio del volontario)/L’innamorata al volontario melodia popolare testo di Carlo Alberto Bosi, musica di Anonimo (mix-rielaborazione di Giovanni Del Vecchio) Inno degli studenti canto popolare Io vorrei che a Metternìcche La bella Gigogìn canto del battaglione pisano a Curtatone e Montanara canto popolare testo di Anonimo, musica di Paolo Giorza O Venezia che sei la più bella canto popolare testo e musica di Anonimo Terra adorata de' padri miei aria dall'opera Don Sebastiano musica di Gaetano Donizetti, libretto di Francesco Maria Piave (m.sopr.: Anna Maria Guarducci) Chi per la patria muor (Aspra del militar) coro dall’opera Caritea musica di Saverio Mercadante, libretto di Paolo Pola vegliardi di Preghiam pei vegliar coro dall’opera I Lituani musica di Amilcare Ponchielli, libretto di Antonio Ghislanzoni Il brigidino aria da camera per voce solista e pianoforte musica di Giuseppe Verdi, testo di Francesco Dell'Ongaro (m.sopr.: Anna Maria Guarducci) oppressa Patria opp ressa coro dall’opera Macbeth (versione 1847) musica di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave Patria oppressa coro dall’opera Macbeth (versione 1864) musica di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave O Signore, dal tetto natìo coro dall’opera I Lombardi alla prima Crociata musica di Giuseppe Verdi, libretto di Temistocle Solera Va' pensiero coro dall’opera Nabucco musica di Giuseppe Verdi, libretto di Temistocle Solera Quanto vaglian gl’Italiani coro e Rondò dall’opera L’Italiana in Algeri musica di Gioacchino Rossini, libretto di Angelo Anelli (m.sopr.: Anna Maria Guarducci) Il Coro della Società Filarmonica Pisana, da sempre diretto da Giovanni Del Vecchio (docente titolare di Lettura della Partitura al Conservatorio Cherubini di Firenze) si è specializzato negli anni in repertori in genere poco frequentati dalle associazioni corali tradizionali ma di estremo interesse storico e culturale. Frequenta autori quali Bernstein (Mass, Missa brevis, Chichester Psalms), Britten (Voices for today, A Ceremony of Carols, Festival Te Deum), Stravinsky (Symphonie des Psaumes, Variazioni corali, Ave Maria), Prokofiev (Aleksandr Nevskij), Janacek (Otcenas), Shostakovich, Ramirez (Misa criolla), Romero, Villa-lobos ed altri, senza ovviamente tralasciare anche grandi autori come Mozart (Litaniae Lauretane) e Schubert (Deutsche Messe) o grandi capolavori più o meno di repertorio, come i Carmina Burana di Orff, ed il Requiem di Fauré : tutti i brani citati sono stati eseguiti con grandi consensi negli ultimi anni. Il Coro si distingue inoltre per aver sempre affrontato le partiture originali dei lavori prescelti (caratteristica di particolare impegno se si pensa ad esempio alla Deutsche Messe di Schubert, al Requiem di Fauré o alla Sinfonia di Salmi ed alle Variazioni Corali di Stravinsky, che richiedono un’orchestra di oltre 45 elementi); o quantomeno le versioni “ridotte” dagli autori stessi (come nel caso di Mass e Chichester Psalms di Bernstein e dei Carmina di Orff, o della Misa Criolla di Ramirez che comunque impegnano ensembles strumentali di molti elementi). L'unica eccezione è stata l'esecuzione della grande cantata Aleksandr Nevskij di Prokofiev per la quale il M° Del Vecchio ha pensato di adattare la parte strumentale ad un organico del tutto simile a quello dei Carmina di Orff (2 pianoforti e percussioni), in modo da renderlo eseguibile per una compagine corale pur sempre composta da non professionisti ed in numero relativamente limitato: in quell'occasione l'esecuzione era accompagnata da suggestive immagini tratte proprio dall'omonimo film di Eisenstein. Il coro della Società Filarmonica Pisana è stato invitato dall'Editore Pagani nell'Ottobre 2009 a cantare nella prima esecuzione italiana dell'oratorio profano “El Pueblo Joven” di Astor Piazzolla per voce recitante, coro, solo, bandoneon, chitarra, pianoforte e orchestra d'archi, avvenuta presso il Teatro Verdi di Pisa sotto la direzione di Roberto Salvalaio, curatore della prima edizione del lavoro appena pubblicato postumo, con Giovanni Del Vecchio come Maestro del coro e pianista. Nel gennaio scorso il Coro della Società Filarmonica Pisana ha affrontato per la prima volta il repertorio dell'opera e del canto popolare italiano partecipando ad uno spettacolo teatralemusicale nel quale si racconta una parte dell'epopea Risorgimentale partendo dalla partecipazione, nel 1848, degli studenti pisani alla battaglia di Curtatone e Montanara, dal titolo ”Io vorrei che a Metternicche” (autore della drammaturgia e regista Franco Farina): da quell'esperienza e dalla successiva “notte bianca, rossa e Verdi” che ha celebrato il 150° compleanno dell'Italia (in entrambi i casi il Teatro era stracolmo di pubblico) nasce il programma celebrativo di questa serata, che mette insieme brani più e meno noti, tutti quanti legati in qualche modo al tema del Risorgimento italiano o comunque all'idea di Patria. Se La bella Gigogìn, l'Inno degli studenti, O Venezia ed anche L'addio del volontario (Addio mia bella addio) sono canti più o meno universalmente noti, o se non altro riportati in auge alle nuove generazioni dal sano revival che stiamo vivendo, occorre sottolineare che invece canti semplici e dissacranti come Io vorrei che a Metternicche ed il testo de L'innamorata al volontario non sono invece così conosciuti. Altrettanto poco eseguiti sono alcuni dei cori (e delle arie) d'opera presenti nel programma: Terra adorata dei padri miei è l'aria che Zaida, infelice protagonista dell'opera Don Sebastiano di Donizetti, canta all'inizio del secondo atto nel rimettere piede, dopo essere stata generosamente (ed interessatamente) graziata (per il momento, perché tra un colpo di scena e l'altro finirà uccisa), nella sua città, Fez, in Marocco, da cui era stata portata via come schiava dai portoghesi. Aspra del militar è l'incipit di un coro dell'opera Caritea di Saverio Mercadante, brano celebre ai tempi dei fratelli Bandiera: questi, veneziani disertori della marina austriaca, furono fucilati dai Borboni nel 1844 per aver aiutato la rivolta di Cosenza, e mentre venivano portati davanti al plotone d'esecuzione cantavano proprio questo coro, cambiandone alcune parole (Patria invece di gloria, “morir sotto ai tiranni” invece che “morir per lunghi affanni”) e suscitando l'ammirazione persino dei propri carnefici. Preghiam pei vegliardi è invece un brano dall'armonia elaborata e di grande espansività melodica, in cui Ponchielli, dopo momenti di raccolta preghiera per i caduti per la Patria (la Lituania del XIII secolo, in questo caso, oppressa dai cavalieri teutoni ) e per le loro vedove ed orfani, riesce a dare nel finale potente forza espressiva di riscossa alle parole “Va fuori straniero!”. Su Giuseppe Verdi e sul suo contributo musicale ed extra-musicale al Risorgimento italiano non occorre dilungarsi: brani come O Signore dal tetto natìo, Va' pensiero e Patria oppressa assunsero fin dall'inizio valore patriottico, seppur riferiti a comunità che ripensano alla propria patria rispettivamente nel mezzo del deserto di Palestina (i Crociati lombardi), sulle rive dell'Eufrate (il popolo ebraico) o in Scozia (i profughi esiliati da Macbeth). Ma è interessante anche il grazioso stornello Il brigidino, un'aria da camera (non da opera) che Verdi scrisse per canto e pianoforte con l'intento di inneggiare simpaticamente ed ironicamente al tricolore; ed altrettanto interessante perché quasi mai eseguita la prima versione di Patria oppressa (1847), che è già di grande forza espressiva e bellezza, ma che Verdi volle sostituire quando anni dopo fece un'ampia revisione dell'opera, forse per ragioni drammaturgiche o forse perché con la seconda versione, completamente diversa sotto il profilo musicale (altra tonalità, altri temi musicali, altra armonizzazione, altro andamento ritmico) riesce ancor più profondamente a marcare il dolore ed il pathos nostalgico. Di Rossini si può tranquillamente affermare che fu completamente “smarcato” durante tutta la sua esistenza dal Risorgimento italiano, che visse quasi con indifferenza da Parigi, città nella quale si era stabilito fin dal 1829, dopo aver cessato di comporre opere proprio all'apice del successo a soli 37 anni (si dedicò nella maturità e nella vecchiaia ad una densa produzione musicale “umoristica” pianistica e vocale, lasciandoci poi come capolavoro finale la Petite Messe solennelle); certamente era lungi da lui l'idea di patriottismo quando, nel 1813 a 21 anni (pare in soli 18 giorni!) scrisse L'Italiana in Algeri. Ci piace tuttavia pensare che quelle parole Quanto vaglian gl'Italiani al cimento si vedrà, seppure inserite nel contesto di un'opera buffa, col loro evidente incitamento al riscatto da parte della protagonista Isabella agli italiani fatti schiavi in Algeri, possano aver in qualche modo solleticato qualche sentimento a Rossini ed al pubblico che acclamò l'opera al teatro San Benedetto di Venezia: e senza dubbio avranno infastidito (anche se non fino a spingerla ad intervenire) l'occhiuta censura austro-ungarica, già operante capillarmente in tutto l'impero a reprimere eventuali accenni di rivolta patriottica, e che sarà spietata ad esempio con Verdi, che proprio dalla censura austriaca a Venezia si vide costretto a stravolgere completamente il libretto del suo Rigoletto nel 1851 per poterlo rappresentare. Giovanni Del Vecchio