GUIDA
ALLA
LIBRERIA
DEI SOGNI
LE PRIME PAGINE
DEI LIBRI PIÙ BELLI
PER RAGAZZI
LIBREMIA.LAFELTRINELLI.IT
Ciao!
Ecco qui la Guida alla libreria dei sogni, una piccola ma preziosa
raccolta degli inizi di libri per ragazzi più belli di sempre. Leggila,
scoprirai avventure meravigliose e mondi fantastici.
Ma non solo! Oltre a fantasticare in tutta libertà, leggendo questo
libretto potrai partecipare al concorso promosso da la Feltrinelli
e vincere tantissimi buoni regalo tutti per te! Prova a immaginare la
libreria dei tuoi sogni e raccontaci com’è fatta!
COME SI FA?
È FACILISSIMO!
Per prima cosa, stacca la Scheda
di partecipazione da questa Guida
o scaricala dal sito libremia.lafeltrinelli.it
Leggi i 10 inizi dei più bei libri
per ragazzi della Guida
alla libreria dei sogni.
Poi scrivi il titolo di quello
che ti è piaciuto di più nella Scheda
di partecipazione.
PROVA
A IMMAGINARE
LA LIBRERIA
DEI TUOI SOGNI!
SCEGLI
LA TUA
STORIA
PREFERITA
Libera la fantasia
e comincia a immaginare!
Raccontaci la tua libreria
in uno scritto o in un disegno,
oppure in un video
o una canzone.
HAI FATTO
TUTTO?
Grande! Puoi consegnare
il tuo lavoro nelle urne Libremia
che trovi nelle librerie la Feltrinelli
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sul sito Libremia.
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2° classificato:
una Carta Regalo la Feltrinelli del valore di 100€
3° classificato:
una Carta Regalo la Feltrinelli del valore di 50€
CI VEDIAMO
IN LIBRERIA!
IN FELTRINELLI I SOGNI POSSONO DIVENTARE REALTÀ!
LE IDEE PIÙ BELLE ISPIRERANNO LE FUTURE SEZIONI
“RAGAZZI” DELLE LIBRERIE LA FELTRINELLI.
POTRESTI VEDERE REALIZZATE DAVVERO LE TUE IDEE!
L. Frank Baum
IL MERAVIGLIOSO
MAGO DI OZ
D
orothy abitava in mezzo alle grandi praterie
del Kansas, con lo Zio Henry, che faceva il fattore, e la Zia Em, che faceva la moglie del fattore. La casa era piccola, perché la legna per costruirla
l’avevano dovuta portare col carro, da molto lontano.
C’erano quattro pareti, un pavimento e un tetto, dal
che risultava una stanza; e questa conteneva un fornello arrugginito, un armadio per i piatti, un tavolo,
4
tre o quattro sedie, e i letti. Lo Zio Henry e la Zia Em
avevano un letto grande in un angolo, e Dorothy un
letto piccolo in un altro angolo. Non c’erano soffitta
né cantina, c’era soltanto una piccola buca scavata
nella terra e chiamata “cantina da ciclone”, per dare
rifugio alla famiglia nel caso arrivasse una di quelle grandi bufere di vento, tanto forti da schiantare
qualsiasi edificio. Era una buca stretta e buia, e ci si
arrivava attraverso una botola in mezzo al pavimento, e una scala a pioli.
Quando Dorothy si fermava sulla soglia di casa e
si guardava intorno da ogni lato, non vedeva altro
che la grande prateria grigia. Né un albero né una
casa interrompevano la vasta pianura che arrivava in
ogni direzione fino al limite del cielo.
Il sole aveva arrostito la terra rimossa dall’aratro
fino a farne una massa grigia, percorsa da piccole
spaccature. Nemmeno l’erba era verde, perché il sole
aveva bruciato le punte dei lunghi fili fino a renderle
dello stesso color grigio che si vedeva dappertutto.
Una volta la casa era stata verniciata, ma poi il sole
aveva disseccato il colore, e la pioggia lo
aveva lavato, e ora anche la casa era
smorta e grigia come tutto il resto.
Quando era venuta ad abitare lì,
la Zia Em era una sposa giovane e
carina. Sole e vento avevano cambiato anche lei.
5
Lewis Carroll
nel
A
ALICE
paese m
delle
eraviglie
lice cominciava ad averne abbastanza di
starsene seduta presso sua sorella sull’argine
erboso, senza aver nulla da fare. Una o due
volte aveva sbirciato nel libro che la sorella stava
leggendo, ma in esso non c’erano né illustrazioni,
né dialoghi e ‘a che servono poi dei libri’ pensava
Alice ‘senza illustrazioni e dialoghi?’
Aveva preso allora a considerare nella sua testolina (che ragionava come poteva, giacché per la
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giornata afosa era completamente istupidita e insonnolita) se il piacere di farsi
una corona di margherite
valeva la fatica di alzarsi e
di cogliere i fiori, quando
improvvisamente, vicinissimo a lei, sbucò correndo
un Coniglio Bianco con
gli occhietti rossi.
In questo non c’era
niente di tanto strano, e Alice pensò che non era
nemmeno tanto fuori del comune che il Coniglio
borbottasse fra sé: «Povero me! Povero me! Arriverò in ritardo!» (quando ci ripensò più tardi, si
meravigliò di non essersi meravigliata, ma in quel
momento la cosa le parve più che naturale). Quando però il Coniglio trasse nientemeno che un orologio dal taschino del panciotto, e lo guardò allungando poi il passo, Alice balzò in piedi, essendole
balenato alla mente che mai fino a quel momento
aveva visto un coniglio che avesse sia una tasca di
panciotto, sia un orologio da estrarne e, ardendo
di curiosità, corse attraverso il prato dietro a esso,
giungendo appena in tempo per vederlo scomparire in una profonda tana, sotto una siepe.
Subito dopo anche Alice vi si infilava, senza nemmeno considerare come avrebbe potuto uscirne.
7
Carlo Collodi
LE AVVENTURE DI
PINOCCHIO
8
C’
era una volta....
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un
pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo
da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle
stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per
riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un
bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome
mastr’Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era
sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.
Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo
di legno, si rallegrò tutto; e dandosi una fregatina
di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:
– Questo legno è capitato a tempo: voglio servirmene per fare una gamba di tavolino. –
Detto fatto, prese subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a disgrossarlo, ma
quando fu lì per lasciare andare la prima asciata,
rimase col braccio sospeso in aria, perchè sentì una
vocina sottile sottile, che disse raccomandandosi:
– Non mi picchiar tanto forte! –
Figuratevi come rimase quel buon vecchio di
maestro Ciliegia!
9
Roald Dahl
LA FABBRICA
DI
CIOCCOLATO
10
Q
ueste due persone molto anziane
sono il padre e la
madre del signor Bucket.
Si chiamano Nonno Joe e
Nonna Josephine.
Invece queste altre due
persone molto anziane
sono il padre e la madre
della signora Bucket. Si
chiamano Nonno George
e Nonna Georgina.
Questo è il signor Bucket. E
questa è la signora Bucket.
Il signor Bucket e sua
moglie hanno un figlio che
si chiama Charlie Bucket.
Questo qui è Charlie. Piacere. Molto piacere. Molto, molto piacere. È molto
lieto di conoscervi.
11
Antoine de Saint-Exupéry
IL PICCOLO
PRINCIPE
U
n tempo lontano, quando avevo sei anni, in
un libro sulle foreste primordiali, intitolato
«Storie vissute della natura», vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa
nell’atto di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno. C’era scritto:
«I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non
riescono più a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede».
12
Meditai a lungo sulle avventure della jungla. E a
mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il
mio disegno numero uno. Era così:
Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava. Ma mi risposero: «Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere
spaventato da un cappello?» Il mio disegno non era
il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa
che digeriva un elefante. Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa. Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi. Il mio
disegno numero due si presentava così:
Questa volta mi risposero di lasciare da parte i boa,
sia di fuori che di dentro, e di applicarmi invece alla
geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica.
Fu così che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe
potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore.
13
Rudyard Kipling
IL LIBRO DELLA
GIUNGLA
E
rano le sette di una sera molto calda, sulle colline di Seeonee, quando Padre Lupo si destò
dal suo riposo quotidiano. Si grattò, sbadigliò
e stirò una dopo l’altra le zampe per scioglierle dal
torpore. Mamma Lupa se ne stava distesa col grosso
muso grigio abbandonato sui suoi quattro cuccioli
che ruzzolavano squittendo, e la luna entrava dalla
bocca della tana dove la famigliola viveva.
«Augrh» disse Padre Lupo. «È ora di rimettersi
in caccia.»
Stava per balzare giù per il pendio quando una
piccola ombra dalla coda folta varcò la soglia.
«Buona fortuna a te, Capo dei Lupi» piagnucolò.
«E buona fortuna e forti denti bianchi ai tuoi nobili
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figli, ché possano non dimenticare mai gli affamati
di questo mondo.»
Era lo sciacallo, Tabaqui il Leccapiatti. I lupi
dell’India lo disprezzano perché va attorno a combinare tiri maligni, a raccontare fandonie e a mangiare gli stracci e i brandelli di pelle che trova negli
immondezzai dei villaggi. Ma lo temono, anche,
perché più di ogni altro animale della giungla Tabaqui va soggetto alla pazzia, e allora dimentica di
aver sempre avuto paura di tutti e vaga per la foresta mordendo chiunque incontri sul suo cammino.
Anche la tigre corre a nascondersi quando il piccolo Tabaqui impazzisce, perché la pazzia è la cosa
più terribile che possa colpire un animale selvaggio.
Noi la chiamiamo idrofobia, ma loro la chiamano
dewanee – la follia – e fuggono.
«Entra, allora, e guarda» disse Padre Lupo con
freddezza «ma qui non c’è niente da mangiare.»
«Per un lupo, forse» replicò Tabaqui «ma per una
creatura meschina come me un osso spolpato è già un
banchetto. Chi siamo noi, i Gidur-log (il popolo degli
sciacalli) per fare gli schizzinosi?» Si affrettò verso il
fondo della tana, dove trovò un osso di capriolo con
ancora un po’ di carne attaccata e si mise a
sedere, rosicchiandolo allegramente.
15
Bianca Pitzorno
ASCOLTA IL MIO
CUORE
Q
uando era piccola, Prisca si era sempre rifiutata di imparare a nuotare con la testa
sott’acqua, come pretendevano suo padre e
suo nonno. Era convinta che il mare, attraverso i
buchi delle orecchie, potesse entrarle nel cervello.
16
E un cervello annacquato, si sa, funziona male.
Forse che il nonno, quando lei non capiva al volo
qualcosa, non le diceva spazientito: – Ma ti è andato in brodo il cervello?
Per lo stesso motivo Prisca non voleva mai tuffarsi dalla barca o dal molo, come facevano suo
fratello Gabriele e gli altri bambini. E, naturalmente, c’era sempre qualche dispettoso che mentre
lei nuotava tranquilla con il mento sollevato, le arrivava zitto zitto alle spalle, le metteva una mano
sulla testa e la cacciava sotto.
Quanti pianti si era fatta! Di paura, ma soprattutto di rabbia impotente. Tanto più che quando
andava a protestare dalla madre sotto l’ombrellone,
quella, invece di difenderla o consolarla, la sgridava:
– Non sai stare agli scherzi. Sei troppo permalosa.
In fondo cosa ti hanno fatto? Finirai per diventare
lo zimbello della spiaggia.
Poi era cresciuta e aveva capito che l’acqua non
può assolutamente entrare nel cervello. Né attraverso le orecchie, né attraverso gli altri buchi che
abbiamo in faccia. Glielo aveva spiegato, mostrandole anche un disegno scientifico su un libro di medicina, il dottor Maffei, zio della sua amica Elisa.
– Dalla bocca e dal naso l’acqua potrebbe entrarti semmai nei polmoni, oppure nello stomaco – le
aveva spiegato – ma nel cervello assolutamente no.
Era un pensiero rassicurante.
17
Gianni Rodari
FAVOLE AL
TELEFONO
18
C’
era una volta...
il ragionier Bianchi, di Varese. Era un
rappresentante di commercio e sei giorni su sette girava l’Italia intera, a Est, a Ovest, a
Sud, a Nord e in mezzo, vendendo medicinali. La
domenica tornava a casa sua, e il lunedì mattina
ripartiva. Ma prima che partisse la sua bambina
gli diceva: – Mi raccomando, papà: tutte le sere
una storia.
Perché quella bambina non poteva dormire senza una storia, e la mamma, quelle che sapeva, gliele aveva già raccontate tutte anche tre volte. Così
ogni sera, dovunque si trovasse, alle nove in punto
il ragionier Bianchi chiamava al telefono Varese
e raccontava una storia alla sua bambina. Questo
libro contiene appunto le storie del ragionier Bianchi. Vedrete che sono tutte un po’ corte: per forza,
il ragioniere pagava il telefono di tasca sua, non
poteva mica fare telefonate troppo lunghe. Solo
qualche volta, se aveva concluso buoni affari, si
permetteva qualche «unità» in più. Mi hanno detto che quando il signor Bianchi chiamava Varese
le signorine del centralino sospendevano tutte le
telefonate per ascoltare le sue storie. Sfido: alcune
sono proprio belline.
19
Geronimo Stilton
NEL REGNO DELLA
FANTASIA
... AUFF, MA PERCHÉ PROPRIO OGGI?
Era la mattina del 21 giugno...
... ma appena entrai in ufficio, capii al volo che sarebbe stata anche una giornata TREMENDA.
– Geronimo, si è rotta l’aria condizionata!
– Geronimo, si è allagata la cantina!
– Geronimo, è finito il caffè!
– Geronimo, sono andati in tilt i computer!
20
– Geronimo, un giornalista ti vuole intervistare!
– Geronimo, la nuova copertina è orrenda!
– Geronimo, ma quando finisci il nuovo libro?
– Geronimo, devi firmare trecentotré contratti!
– Geronimo, hai preso una multa!
– Geronimo, vorrei un aumento!
– Geronimo, lo sai che hai un brufolo sul naso?
Corsi a controllare se davvero avevo un brufolo sul naso (purtroppo sì)! – Aufffff! Per
mille mozzarelle, ma perché deve succedere tutto proprio oggi?
In qualche modo quella TREMENDA giornata passò (non chiedetemi come).
Verso sera decisi di tornare a casa, ma
scoprii che c’era lo sciopero del metrò!
Io strillai: – Proprio oggi?
Mi incamminai, ma iniziò a piovere!
lo sospirai – Proprio oggi che ho dimenticato
l’ombrello!
Un TREMENDO fulmine cadde mooolto mooolto
mooolto vicino a me.
Un TREMENDO fracasso mi fece vibrare i baffi.
Mi ritrovai TREMENDAMENTE inzuppato.
A LUCI SPENTE IN SOFFITTA
Entrai in casa, ma la luce non funzionava!
– Per mille mozzarelle, proprio oggi!
21
Vamba
IL GIORNALINO DI
GIAN
BURRASCA
SETTEMBRE 20, MERCOLEDì
Ecco fatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio
giornalino il foglietto del calendario d’oggi, che segna l’entrata delle truppe italiane in Roma e che è
anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto
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sotto, perchè gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo.
Ecco intanto la nota dei regali avuti finora:
1° Una bella pistola da tirare al bersaglio che mi ha
dato il babbo;
2° Un vestito a quadrettini che mi ha dato mia sorella Ada, ma di questo non me ne importa nulla,
perché non è un balocco;
3° Una stupenda canna da pescare con la lenza e
tutto l’occorrente e che si smonta e diventa un bastone, che mi ha dato mia sorella Virginia, e questo
è il regalo che mi ci voleva, perché io vado matto
per la pesca;
4° Un astuccio con tutto l’occorrente per scrivere,
e con un magnifico lapis rosso e blù, regalatomi da
mia sorella Luisa;
5° Questo giornalino che mi ha regalato la mamma
e che è il migliore di tutti.
Ah sì ! La mia buona mamma me ne ha fatto uno
proprio bello, dandomi questo giornalino perché
ci scriva i miei pensieri e quello che mi succede. Che bel libro, con la rilegatura di tela verde e
tutte le pagine bianche che non so davvero come
farò a riempire! Ed era tanto che mi struggevo
di avere un giornalino mio, dove scriverci le mie
memorie...
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STUDIO DISPARI
L. FRANK BAUM
IL MAGO DI OZ
R. KIPLING
IL LIBRO DELLA GIUNGLA
L. CARROLL
ALICE NEL PAESE
DELLE MERAVIGLIE
B. PITZORNO
ASCOLTA IL MIO CUORE
C. COLLODI
PINOCCHIO
R. DAHL
LA FABBRICA
DI CIOCCOLATO
A. DE SAINT-EXUPÉRY
IL PICCOLO PRINCIPE
G. RODARI
FAVOLE AL TELEFONO
GERONIMO STILTON
NEL REGNO
DELLA FANTASIA
VAMBA
IL GIORNALINO
DI GIAN BURRASCA
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